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CREARE RELAZIONI RITMICHE.

I materiali di base.

Gli ostinati.
Presenti in tutte le culture musicali, gli ostinati sono alla base del discorso ritmico e
vengono utilizzati in diversi ambiti, spesso come accompagnamento al discorso melodico.

Possiamo definirli "strutture modulari" in quanto nascono dalla prolungata ripetizione di una
breve idea ritmica o ritmico-melodica che funge da modulo costruttivo. Proprio la ripetitività, il
concetto più elementare nella costruzione del discorso, li rende immediati e istintivi.
(Il concetto di modularità è comune a diversi linguaggi: poetico, grafico-pittorico, tecnico-
matematico...).

Per introdurre il discorso sugli ostinati partiamo da un esempio.


La Habanera di Bizet inizia con un ostinato dei violoncelli su cui si appoggia la melodia
vocale. Due parti ben distinte e facili da seguire. Proponiamo l'inizio del brano e chiediamo
ai ragazzi di spiegare "come è fatto". Saranno loro a definire cosa è un ostinato, noi
dovremo solo aggiustare la definizione con la terminologia corretta.

> G. Bizet: Carmen "Habanera" (322 kB)

Dunque abbiamo un "modulo" ritmico-melodico che, ripetuto, dà luogo a un "ostinato".

Ma l'idea di modularità è strettamente legata al concetto di combinazione: il primo passo di un


processo costruttivo.

A caccia di ostinati
Un ultimo ascolto attivo prima di partire con le attività strumentali.
In All Blues di Miles Davis il discorso musicale viene costruito per gradi
sovrapponendo ostinati diversi.
Consegna: in questo brano la melodia è affidata a una tromba, tutti gli altri
strumenti eseguono diversi ostinati, quanti sono?

> M. Davis: All Blues (599 kB)

Sovrapporre ostinati ritmici.


Dunque possiamo sovrapporre diversi ostinati, come le strutture modulari nella
costruzione di un edificio.
Importante è trovare una strategia per costruire bene.
Utilizziamo percussioni ad altezza indeterminata. Chiediamo ad un alunno di inventare un
modulo ritmico per il primo ostinato. A quello sovrapporremo altri ostinati basati su moduli
differenti. Quanti ostinati riusciremo a combinare?
Può sembrare una specie di sfida (che i ragazzi raccolgono volentieri), ma lo scopo è quello di
giungere al punto di rottura. Se i primi ostinati si combinano facilmente - e spesso con risultati
stimolanti - proseguendo nel gioco si arriva presto ad un momento di "confusione ritmica" in
cui la costruzione sembra non reggere oltre: le parti si confondono, alcuni moduli vengono
inghiottiti dagli altri... più mettiamo e meno sentiamo.
Occorre una strategia costruttiva.

Scegliere gli strumenti


Il primo passo è caratterizzare i diversi ostinati attraverso una scelta motivata dei timbri: dopo
il primo ostinato come continuare? Con suoni simili o diversi? Di cosa senti bisogno? Suoni "di
legno", "di pelle" o "di metallo"?

Scegliere gli spazi


Dopo le prime sovrapposizioni diamo una indicazione: sfruttare gli "spazi" lasciati dagli altri,
cioè tentare di inserirsi nelle pause (se qualcuno lo ha già fatto istintivamente, facciamo notare
che è una buona scelta).
Questa soluzione consente di dare equilibrio alla costruzione:

> Esempi (64 kB)

Elaborare i moduli.

Raggruppare:
spesso due ostinati semplici creati da suonatori diversi possono essere raggruppati e
affidati ad un solo suonatore. Chi cede il proprio ostinato può creare un nuovo modulo. In
questo modo, se suoniamo in piccolo gruppo, possiamo "ottimizzare" il ruolo di ognuno e
sviluppare più idee.

Distribuire:
percorso inverso: un ostinato può essere elaborato timbricamente. Dopo aver concepito il
modulo su uno strumento singolo, il suonatore cercherà di distribuirlo su più strumenti, ad
esempio diversi tamburi, diversi piatti, oppure insiemi misti: tamburi e piatti, piatti e
triangoli, tamburi e woodbloks, ecc.

> Esempi (118 kB)

A livelli semplici, distribuire e raggruppare portano a risultati simili, ma mentre il primo viene dall'elaborazione timbrica
di una idea ritmica, il secondo è la sintesi di idee ritmiche diverse. Quindi i percorsi logici sono molto differenti.

Riassumendo:
nella sovrapposizione di ostinati ogni modulo ritmico deve essere caratterizzato timbricamente,
deve cercare un "incastro" con gli altri moduli e può essere elaborato attraverso
raggruppamenti o distribuzioni.

Il procedimento porta alla creazione di "parti in relazione".


Con queste tecniche possiamo combinare idee semplici per produrre tracce ritmiche complesse
ed utilizzarle, ad esempio, come accompagnamento ritmico per una melodia.

Annotazioni: suonare insieme


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Come abbiamo detto l'obiettivo di queste attività è stabilire relazioni tra parti strumentali
differenti, quindi si tratta di vere e proprie esperienze di musica d'insieme che richiedono -
e tendono a sviluppare - una buona capacità di ascolto. Chi è abituato ad un ascolto
passivo può incontrare difficoltà.
In queste annotazioni riporto i problemi che si presentano più di frequente e che è bene
risolvere subito.

"Occhio" al tempo.
Trascriviamo i moduli di ogni ostinato. Oltre all'esercizio sulla notazione, la scrittura può
rendere visibile ciò che fatichiamo a sentire.
Può capitare infatti che qualcuno tenti di inserire il proprio modulo lavorando su un tempo
diverso da quello di partenza (ad esempio binario su ternario o viceversa) e che pur
sentendo che qualcosa non va, non riesca a capire dove sta l'errore. Qualcuno può anche
lavorare istintivamente in modo polimetrico, ma assicuriamoci sempre che la scelta non
sia casuale o frutto di un ascolto sbagliato.
(Se l'effetto è voluto, benissimo! Se è un errore, meglio correggerlo).

Dall'occhio all'orecchio.
Capita spesso lo studente che sembra non avere alcun senso ritmico. Sembra...
Non riesce ad eseguire il proprio ostinato in sincronia col gruppo (ritarda, anticipa, si
ferma...).
Osserviamolo mentre suona con gli altri. Nella maggior parte dei casi ci accorgeremo che
sta fissando un compagno del gruppo per trovare una sincronia visiva, in pratica che sta
suonando "a occhio".

La vista è il senso primario con cui ci rapportiamo alle cose, quindi perché non alla
musica? Lo sa bene chi produce la cosiddetta musica "di consumo", spesso banale e
sempre più al servizio di messaggi visivi: gestualità, luci, immagini, ambienti, effetti
speciali...
Del resto la nostra vita è ormai accompagnata da un costante sottofondo musicale: al
supermercato, nelle sale d'aspetto, in negozi e uffici. Per non dire delle suonerie
telefoniche che ci perseguitano ovunque. Situazioni a cui siamo completamente assuefatti.

Dunque non è poi così scontato per tutti che la musica sia un linguaggio autonomo che ci
impegna ad ascoltare (sentire non basta!).

In questo caso facciamo notare al nostro studente che sta usando gli occhi e non le
orecchie, quindi proponiamogli un semplice giochino: suonare con le spalle al gruppo
(precisando che non si tratta di una misura punitiva!).
Spesso il trucco funziona quasi subito. Ovviamente chi ha scarsa abitudine all'ascolto
consapevole oppone maggiore resistenza, ma in generale questo è un buon sistema per
sviluppare un ascolto attivo mentre si suona.

Lo "strumento amico".
Solitamente i primi suonatori non hanno problemi a sovrapporre i propri ostinati (c'è
spazio!). Più difficile il compito per chi deve inserirsi quando la trama ritmica è fitta: troppi
stimoli possono disorientare e farci perdere la sincronia (la nostra "posizione" ritmica). In
questo caso suggeriamo a chi è in difficoltà di cercare nel gruppo uno "strumento amico",
cioè chi esegue un modulo che possa orientarlo nella trama ritmica: qual è l'ostinato che si
"incastra" meglio col tuo? Quello che può darti l'imbeccata?
Dunque un orecchio al gruppo e uno allo strumento amico!