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laboratorio culturale

RIVOLUZIONI PASSIVE
IN AMERICA LATINA
Massimo Modonesi

Una interpretazione delle esperienze latinoamericane di questo inizio di secolo


alla luce di alcune fondamentali categorie gramsciane.
Rivoluzione come neosviluppismo e statalismo.
Smobilitazione dei movimenti di massa, trasformismo e cesarismo.
Nella lotta egemonica le sedimentazioni ideologiche di fondo
non hanno cessato di avere una chiara accezione neoliberista.

Nel primo lustro del 2000 si è prodotta in America La- rendaria per la rielezione di Evo Morales in Bolivia e il
tina un’ondata di sconfitte elettorali per i partiti delle rafforzamento delle destre in Ecuador e si presenta at-
diverse destre neoliberiste e la corrispondente apertura tualmente in forma esplosiva nella crisi venezuelana.
di uno tra i più grandi processi di ricambio relativo dei In questo articolo cerco di abbozzare, in forma estre-
gruppi dirigenti della storia latinoamericana – proba- mamente sintetica, una linea di interpretazione di que-
bilmente paragonabile solo alla svolta antioligarchica sti governi a partire dal concetto gramsciano di rivolu-
degli anni Trenta-Quaranta. La maggior parte di essi ha zione passiva e da quelli ad esso correlati di cesarismo
già compiuto un ciclo temporale relativamente esteso – progressivo e trasformismo1.
che varia tra i dieci e i quasi venti anni di governo – che Sebbene possa risultare imprudente un esercizio
contiene, oltre a tre processi costituenti, varie rielezioni interpretativo che tenda ad assimilare processi di-
presidenziali e rinnovamenti dei mandati di governato- stinti come quelli dei governi guidati da Lula-Dilma
ri e legislatori, e perfino il ricambio del titolare dell’Ese- in Brasile, Chávez-Maduro in Venezuela, Tabaré Váz-
cutivo nella maggioranza dei paesi. Negli ultimi anni, quez-Pepe Mujica in Uruguay, Evo Morales in Bolivia,
questo processo di media durata che era stato annun- Rafael Correa-Lenin Moreno in Ecuador, Néstor-Cri-
ciato come una nuova epoca è entrato in una fase di esau- stina Kirchner in Argentina, Daniel Ortega in Nica-
rimento, di fine del ciclo, con la sconfitta elettorale in Ar- ragua, Mauricio Funes-Salvador Sánchez Cerén in
gentina, il “golpe bianco” in Brasile, la sconfitta refe- Salvador 2 – che include la maggior parte dei paesi del-

* Questo testo riformula in maniera sintetica e originale alcune guori, P. Voza (a cura di), Dizionario gramsciano 1926-1937, Roma,
tesi contenute nel mio volume Revoluciones pasivas en América La- Carocci, 2009.
tina (Itaca, México, 2017). 2 Non includo l’Honduras e il Paraguay che, sotto i governi di M.
1 Su queste e sulle altre categorie gramsciane che cito in segui- Celaya e F. Lugo, per un breve periodo, prima dei cosiddetti “golpe
to vi è una letteratura sterminata. Mi limito qui a rinviare a G. Li- bianchi”, hanno fatto parte del “ciclo”, né il Perù, poiché il governo di
Massimo Modonesi 2

l’America del Sud – sostengo la possibilità e la neces- 1. Le trasformazioni avvenute per impulso dei go-
sità di pensarli trasversalmente per riconoscerne gli verni progressisti latinoamericani possono essere de-
elementi comuni e, muovendo da lì, calibrare diffe- nominate rivoluzioni – adottando un accezione ampia
renze e specificità. e strettamente descrittiva del termine – in quanto han-
Senza pretendere di esaurire qui un esercizio che ri- no promosso cambiamenti significativi di modernizza-
chiederebbe uno sviluppo ampio e minuzioso onde evi- zione capitalista in senso anti-neoliberista, post-neoli-
tare il rischio di irrigidire teoricamente realtà storiche berista e neosviluppista che si possono raffigurare in
traboccanti di specificità, ritengo che le categorie gram- uno spettro di oscillazione che va, a seconda dei casi,
sciane che proponiamo come chiave di lettura permet- dalle riforme profonde e sostanziali a un «conservato-
tano, in termini analitici, di andare oltre la formula “go- rismo riformistico temperato»4 – usando un’espressio-
verni progressisti” convenzionalmente adottata e tut- ne di Gramsci. Il Brasile potrebbe rappresentare un
tora utilizzata nell’intenso dibattito in corso sull’epoca punto di riferimento del conservatorismo e il Venezue-
e la congiuntura latinoamericane. la uno del riformismo forte di respiro strutturale. Ep-
Mentre sul versante più politico-ideologico il dibat- pure, quando si tratta di valutare la portata del cam-
tito si è definito lungo alcune posizioni che possiamo de- biamento, soppesare e misurare il rilancio della spesa
finire tipiche: appoggio incondizionato, appoggio criti- pubblica che ha alimentato il consumo e il mercato in-
co, opposizione di destra, opposizione di sinistra3, in terno non è lo stesso che riconoscere la scarsa dinami-
campo analitico il problema teorico principale pare es- cizzazione del settore produttivo o la ri-primatizzazio-
sere quello di sintetizzare le contraddizioni e le ambi- ne nel settore delle esportazioni. Tutto sommato, assu-
guità che contraddistinguono tali esperienze politiche. mendo a questo proposito la posizione più equanime
In questo senso, i concetti gramsciani aprono una linea possibile, bisogna riconoscere una svolta – sebbene re-
di interpretazione originale e feconda. lativa – rispetto al neoliberismo, per quanto concerne
l’enfasi nazionalista e sociale che si riflette in un insie-
me di misure sovraniste e redistributive, mentre ri-
Rivoluzione come neosviluppismo guardo al rilancio della produzione industriale l’inseri-
e statalismo mento nel mercato mondiale e la persistenza e perfino
il rafforzamento di un profilo primario-esportatore –
La questione della portata trasformativa o rivoluzio- con conseguenti costi ambientali – non si sono osserva-
naria ha occupato gran parte del dibattito sulla defini- ti cambiamenti sostanziali o degni di apprezzamento e
zione dei governi progressisti tra coloro che ne esalta- c’è anche chi sostiene, dati e argomenti alla mano, l’i-
vano la rilevanza post-neoliberale e coloro che ne pone- potesi di una sostanziale continuità e persino di una re-
vano in discussione i limiti neosviluppisti. Senza pre- gressione in termini di disuguaglianze.
tendere di apportare una lettura originale in questo am- Se questo neosviluppismo sia coerente o antitetico
bito, vari elementi avvalorano l’ipotesi della rivoluzio- rispetto agli orizzonti post-neoliberisti, anticapitalisti e
ne passiva. socialisti, e se quest’ultima alternativa sia praticabile

Ollanta Humala non ha avuto un momento progressista sufficiente- ambientalista convergono e si differenziano e le opposizioni di destra
mente chiaro e duraturo. Non si può annoverare neanche il Cile, per possono essere più liberali o più conservatrici su tematiche differen-
il profilo neoliberale dei governi della Concertación precedenti a quel- ti come quelle economiche o sociali e culturali. Allo stesso modo esi-
lo più recente della Nueva Mayoría guidata da Bachelet che, al di là stono variazioni significative – particolarmente interessanti e poco
della sua caratterizzazione, risulta cronologicamente sfasato rispetto analizzate e studiate – del sostegno critico all’interno delle coalizio-
alla temporalità del processo e all’emergere congiunturale del ciclo. ni sociali e partitarie che appoggiano tali governi.
3 Ciascuna di esse con le proprie sfumature interne e differenze. 4 A. Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica a cura di V.

Per esempio, le critiche di taglio autonomista, marxista-leninista o Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, p. 1221 (Q. 10 § 6).
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nel breve periodo, sono temi che esulano dall’esercizio verni espressi direttamente o completamente dalle
analitico che voglio sviluppare. Persino nello spettro di classi dominanti, sono governi la cui relativa autono-
oscillazione tra riforme strutturali e «conservatorismo mia non si è tradotta in una contrapposizione frontale
riformistico temperato», i processi in corso continuano e sistematica agli interessi delle classi dominanti loca-
a indicare una svolta significativa che conduce oltre il li – salvo nel caso del Venezuela –, e che hanno invece
neoliberismo così come si è implementato in America cercato di forgiare un’egemonia inter o transclassista,
Latina a partire dagli anni Ottanta e che, adottando la che rompesse l’unità delle classi dominanti stesse per
formula gramsciana, possiamo definire rivoluzione nel promuovere la separazione di un settore progressista o
suddetto significato circoscritto e limitato, cioè con tut- nazionalista delle stesse in direzione di un progetto
ta la sua controparte conservatrice, come rivoluzione riformista conservatore da realizzare in forma di rivo-
neosviluppista, ovvero una variante progressista della luzione passiva. Una volta compiuta questa alleanza o
modernizzazione capitalista che in America Latina si fusione, si è modificata sensibilmente la composizione
era già diffusa a metà del secolo scorso, in un’altra sta- politica del campo progressista in senso conservatore.
gione di rivoluzioni passive. 3. Dall’altro lato, sempre in relazione alla dinamica
2. Al tempo stesso, indotta inizialmente dall’attiva- e al procedimento politico, i cambiamenti e le riforme
zione antagonista di mobilitazioni popolari, ma in se- sono state promosse rigorosamente dall’alto, attraver-
guito contrapposta a esse per via delle loro limitazioni, so l’apparato dello Stato, il governo e, in particolare, il
la guida e realizzazione del processo è stata sostenuta potere presidenziale, facendo uso dell’istituzionalità e
dall’alto. Benché alcune istanze formulate dal basso legalità liberal-democratiche esistenti come risorsa e
dalle classi subalterne siano state incorporate, le forze strumento fondamentale e praticamente esclusivo del-
politiche progressiste, dall’alto dell’iniziativa di gover- l’iniziativa politica. Vi è consenso nel riconoscere che le
no, hanno realizzato alleanze e perfino incorporato nel- trasformazioni avvenute passano attraverso un’inizia-
le loro file settori delle classi dominanti, e così pure han- tiva che muove dall’alto e pone al centro, come motore
no favorito l’emergere di nuovi gruppi tanto in termini delle pratiche riformiste e conservatrici, l’apparato e l’a-
di accumulazione del capitale quanto di rafforzamento zione statale. Che piaccia o meno, è indiscutibile che,
di nuovi ceti burocratici. con differente intensità, i governi progressisti latinoa-
In questo senso i limiti conservatori delle rivoluzio- mericani, in contrapposizione ai precetti neoliberisti,
ni passive latinoamericane si riscontrano nella compo- hanno ricollocato lo Stato – e le politiche pubbliche che
sizione e ricomposizione di classe delle forze che le ali- da esso emanano – come strumento centrale di inter-
mentano. Non è possibile affermare categoricamente vento sociale ed economico.
che i governi progressisti qui considerati siano espres- Al di là del dibattito sui vizi e/o le virtù di una scom-
sione delle classi dominanti e della borghesia latinoa- messa o illusione neosviluppista, lo statalismo o stato-
mericana, così come non potremmo sostenere il contra- latria attualmente in voga in America latina corri-
rio, ovvero che sorgano esclusivamente dalle classi su- sponde al modello della rivoluzione passiva nella misu-
balterne e dai lavoratori. Ciononostante, tra le media- ra in cui combina efficacemente la capacità di innova-
zioni e le contraddizioni interclassiste che, con diverse zione dall’alto con il controllo verso il basso. Ciò non im-
sfumature e intensità, appaiono in tutti questi casi, si plica una condanna ideologica di principio del ruolo del-
percepiscono chiaramente un ancoraggio organico nel- lo Stato, ma il semplice e pieno riconoscimento del ruo-
le classi subalterne e una dimensione progressista, ma lo che esso sta svolgendo nel contesto delle esperienze
anche dei limiti conservatori nell’orizzonte di trasfor- dei governi progressisti latinoamericani. Una delle pro-
mazione e nel colore ideologico del progetto e, in questi blematiche più note e documentate riguarda l’uso del-
ultimi, si intravede un evidente carattere di classe che le politiche sociali assistenziali – che rispondono in par-
è condizionante e tende a essere determinante. Detto te a istanze formulate dal basso – a cui hanno fatto ri-
altrimenti, pur non arrivando a dire che si tratti di go- corso abbondantemente tutti questi governi e che, da
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una parte, attuano una redistribuzione della ricchezza litiche pubbliche orientate alla redistribuzione e di ta-
– di cui bisogna dare atto –, mentre, d’altra parte, non glio assistenzialista, quanto i corrispondenti processi di
solo non garantiscono ai poveri dei mezzi propri e du- smobilitazione e controllo sociale o, eventualmente, di
raturi che ne assicurino il benessere, ma operano come mobilitazione controllata.
potenti dispositivi clientelari e di costruzione di dipen- 3. La modalità di rivoluzione passiva si è nutrita del-
denza politiche. la tradizione caudillista latinoamericana e si è presen-
tata sotto forma di cesarismo progressivo, nella misura
in cui l’equilibrio catastrofico tra neoliberismo e anti-
Smobilitazione, neoliberismo si è risolto attraverso una sintesi pro-
trasformismo e cesarismo gressiva di riforma e modernizzazione capitalista in
senso neosviluppista retta da una figura carismatica,
Oltre alla valutazione della portata trasformativa e del un ago della bilancia collocato nel centro dinamico del
carattere di classe di tali processi, è ugualmente im- processo. I governi progressisti, in effetti, ruotano in-
portante, benché sia stata posta in secondo piano nel torno alla figura di un caudillo popolare che garantisce
dibattito, un’analisi dei limiti sociopolitici delle rivolu- non solo il rapporto di equilibrio tra trasformazione e
zioni passive latinoamericane di inizio secolo. conservazione, ma rende anche possibile e assicura il
In questo senso, possiamo indicare tre aspetti che suo carattere fondamentalmente passivo e delegativo,
pongono in evidenzia la caratteristica predominante nonostante sappia e possa ricorrere sporadicamente a
dell’iniziativa dall’alto, da parte di nuove e vecchie éli- forme di mobilitazione puntuali e contenute.
tes, dello Stato o della società politica, e la corrispon- È un dato di fatto che i governi progressisti latinoa-
dente o parallela costruzione della passività delle clas- mericani siano sorti dopo le ondate di mobilitazione po-
si subalterne. polare che hanno segnato un decennio tra la metà de-
1. Le forze politiche instauratesi in questa fase di go- gli anni Novanta e la metà degli anni Duemila, con dif-
verno hanno sfruttato e promosso una smobilitazione ferenti ritmi, forme e intensità nazionali. Questo ante-
più o meno pronunciata dei movimenti popolari e eser- cedente è rilevante in quanto pone un problema inter-
citato un efficace controllo sociale o, se si vuole, un’ege- pretativo fondamentale – sul quale vogliamo richiama-
monia sulle classi subalterne che ha eroso – in misura re l’attenzione – che corrisponde all’aggettivo che ca-
parziale, ma significativa – la loro fragile e incipiente ratterizza il concetto di rivoluzione passiva: la presen-
autonomia e la loro capacità antagonista, di fatto ge- za e l’azioni dei cosiddetti governi progressisti in Ame-
nerando e non contrastando una ri-subalternizzazione rica latina hanno sfruttato/incoraggiato/promosso una
funzionale alla stabilità del nuovo equilibrio politico. A relativa smobilitazione e spoliticizzazione o, nel miglior
ciò si deve se la connotazione di passività – il riflusso dei casi, una mobilitazione e politicizzazione controlla-
da una politicizzazione antagonista a una spoliticizza- ta e subalterna dei settori popolari e di movimenti e or-
zione subalterna – è divenuta caratteristica preminen- ganizzazioni sociali. Se nei primi anni, in particolare in
te, decisiva e comune alla configurazione delle differenti Venezuela, Ecuador e Bolivia, quando le destre tenta-
versioni di rivoluzione passiva in America latina dall’i- rono la via del conflitto sociale e istituzionale per de-
nizio del secolo. stabilizzare i governi anti-neoliberisti, i livelli di mobi-
2. Parallelamente hanno operato fenomeni di tra- litazione si sono mantenuti relativamente alti, da quan-
sformismo per mezzo dei quali elementi, gruppi o set- do questa offensiva è stata frenata e le opposizioni con-
tori interi dei movimenti popolari sono stati cooptati e servatrici o neoliberisti sono tornate a giocarsi le pro-
assorbiti da forze, alleanze e progetti che combinavano prie carte principalmente a livello elettorale5, la dimi-
aspetti progressisti e conservatori e si sono “trasferiti” nuzione quantitativa della conflittualità sociale è stata
sul terreno dell’istituzionalità e degli apparati statali evidente, come hanno documentato gli analisti, mentre
generalmente per attuare o rendere effettivi tanto le po- negli ultimi anni, dal 2013 in particolare, si è verifica-
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to un ritorno a un nuovo aumento degli episodi di pro- sostengono; quelle portate avanti dalle opposizioni di
testa per impulso sia della riattivazione delle destre sia destra; e quelle che vengono promosse dalla dissidenza
di organizzazioni e movimenti popolari. Allo stesso tem- e dalle opposizioni sociali di sinistra.
po, il processo di smobilitazione e passivizzazione, al di Le prime due sono andate diminuendo non appena
là dell’aspetto quantitativo, si riflette in un chiaro pas- si sono stipulati accordi e pratiche di governabilità, di
saggio da una politicizzazione antagonista a una su- pax progressista (a eccezione delle congiunture eletto-
balterna. È questa discrepanza qualitativa che per- rali e della routinaria ginnastica di mobilitazione che vi
mette di riconoscere, pur in presenza di forme subal- sono implicite) per riapparire nel momento di crisi di
terne di azione, di resistenza e di protesta, una ten- egemonia e di controffensiva delle destre. Le mobilita-
denza generale alla smobilitazione e passivizzazione. zioni di ultimo tipo, ovvero di antagonistiche e relati-
Per quanto riguarda le cause, tra le valutazioni cri- vamente autonome delle classi subalterne, potrebbe
tiche che circolano con sempre maggior frequenza nei sembrare una confutazione dell’ipotesi della passività,
paesi dove vi sono stati o vi sono ancora governi pro- ma non sono altro che una reazione alle rivoluzioni pas-
gressisti, appaiono spesso le seguenti: il contesto di cri- sive in corso, l’embrione di una antitesi che non riesce
si delle istituzioni politiche e dei partiti; l’instaurazio- a concretizzarsi e occupa un posto marginale nella con-
ne di governi e leader carismatici che hanno dato sfogo tesa politica attuale, almeno fino a prova contraria. A
a tensioni e istanze catalizzate negli anni precedenti da margine della loro valutazione, bisogna riconoscere che
organizzazioni e movimenti sociali; la cooptazione e l’in- non si tratta, salvo eccezioni e congiunture, di fenome-
gresso entusiasta e volontario di dirigenti e militanti di ni di massa, prolungati o, a differenza degli inizi degli
movimenti popolari nelle istituzioni statali in vista di anni Duemila, con effetti significativi in termini di equi-
una traduzione delle rivendicazioni in politiche pubbli- libri politici generali. Né da un punto di vista dell’in-
che; e la pressione e l’uso clientelare degli attori gover- tensità né da quello dell’estensione riescono a invertire
nativi e eventualmente una “repressione selettiva”. la tendenza generale che, piuttosto, conferma l’ipotesi
L’epoca dei cosiddetti governi progressisti, ancora della ri-subalternizzazione, ovvero della riconfigura-
nel loro apogeo egemonico, nel momento più propizio, è zione della subalternità come matrice soggettiva della
stata invece l’epoca della smobilitazione e della depoli- dominazione, come condizione generale di sostenibilità
ticizzazione, della fallita opportunità di tentare la via della rivoluzione passiva.
di una democrazia partecipativa basata sull’organizza- D’altro canto non si può evitare di ricordare i limiti
zione, la mobilitazione e la politicizzazione come vetto- propri dei movimenti popolari, che hanno permesso la
ri di un processo di rafforzamento e di presa di potere realizzazione di esperienze di rivoluzione passiva che
da parte delle classi popolari. Al contrario, le forze po- potremmo riassumere, parafrasando Gramsci, in as-
litiche arroccatesi al governo, non si contrapposero, ma senza di iniziativa popolare unitaria e con un sovversi-
sfruttarono o addirittura promossero la tendenza al ri- vismo sporadico, elementare e inorganico. Elementi a
piegamento corporativo-clientelare di gran parte delle partire dai quali va configurandosi la possibilità della
organizzazioni e dei movimenti che erano stati prota- rivoluzione passiva e, al contempo, condizioni necessa-
gonisti delle fasi precedenti. In questa generalizzazio- rie per la sua continuità e il suo prolungamento. Infine,
ne, che pone in rilievo la tendenza prevalente, non si come punto intermedio nella tendenza alla passivizza-
deve perdere di vista tuttavia che esistono anche diversi zione, si trova il ricorso alla mobilitazione controllata,
tipi di mobilitazione in corso nei paesi che stiamo ana- un’alchimia propria del populismo latinoamericano, ge-
lizzando: le mobilitazioni promosse da questi governi neralmente in chiave difensiva a fronte di offensive di
progressisti e dalle istanze di partito e sindacali che li restaurazione oligarchica, come quella in corso.

5 Quando non hanno aderito pragmaticamente o si sono felice- aspettando che arrivasse il momento di una rivincita o che fosse più
mente articolate in alleanze con le forze progressiste governative redditizia un’altra opzione politica, cosa puntualmente avvenuta.
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La non riforma dello Stato o si trasformino in semplici maglie burocratich, con-


vertendosi in meccanismi di controllo sociale.
Conferma l’ipotesi generale sul carattere passivo dei D’altra parte, evitando il manicheismo proprio del-
processi politici stimolati dal progressismo latinoame- la dicotomia istituzionalizzazione-autonomia, diventa-
ricano l’assenza di reali riforme democratizzanti dello no visibili le tendenze di fondo della sfiducia politica,
Stato, dei sistemi politici e di partito e della parteci- della crisi delle istituzioni politiche occidentali, che
pazione o democrazia diretta. In un primo momento, si spingono a formulare la tesi della passività come ten-
è manifestata una certa disposizione e si sono perfino denza sociale. Infine, bisogna riconoscere che in buona
generate ipotesi innovative che hanno avuto eco nelle misura sono stati proprio i movimenti popolari a cerca-
tre nuove costituzioni (Venezuela, Ecuador e Bolivia), re e, in misura differente, trovare la via verso le istitu-
come riflesso degli slogan e rivendicazioni dei movi- zioni, in una prospettiva di costruzione del potere che è
menti popolari che avevano messo in discussione gli risultata tendenzialmente di successo, ma che ha im-
elettoralismi e le partitocrazie proprie delle transizio- plicato un’istituzionalizzazione dell’azione politica con
ni democratiche latinoamericane, ma hanno finito con relativa smobilitazione e perdita di protagonismo delle
l’essere diluite in pratiche e iniziative di governo no- organizzazioni e movimenti sociali.
nostante continuino a essere riprodotte discorsiva- In queste circostanze, il trasformismo ha giocato un
mente o a ergersi a vessillo di alcuni settori o gruppi ruolo fondamentale. L’istaurazione di governi progres-
interni alle coalizioni di governo, gruppi non sufficien- sisti ha prodotto fenomeni di cooptazione da parte del-
temente forti o influenti per determinare la direzione l’apparato statale che hanno drenato settori e gruppi
generale. La democratizzazione intesa come socializ- importanti e persino imponenti di dirigenti e militanti
zazione del potere e come spinta verso l’autodetermi- delle organizzazioni popolari al punto di frantumare il
nazione è rimasta lettera morta delle costituzioni o pro- movimento sociale nel suo insieme. Questo processo è
messa incompiuta del progressismo latinoamericano. centrale per spiegare passivizzazione, subalternizza-
Solo in Venezuela, la democrazia diretta è stata posta zione, controllo sociale o mobilizzazione controllata o
a un certo punto in una posizione prioritaria, sia a li- eteronoma.
vello simbolico sia nel piano del finanziamento pubbli- Allo stesso modo, è particolarmente risaputo che la
co, attraverso la creazione dei consigli comunali. Tut- forma politica assunta da questi avvenimenti riman-
tavia, questo importante passo in avanti in senso par- da a una forma caudillista e, nei termini che propo-
tecipativo è stato temperato e viziato da logiche clien- niamo, a un cesarismo progressivo che svolge una fun-
telari e dalla verticalità tanto governativa quando del zione fondamentale in quanto non solo riequilibra e
Partito Socialista Unificado de Venezuela, braccio po- stabilizza il conflitto, ma afferma e sanziona la verti-
litico del chavismo, creato come momento di centraliz- calità, la delega e la passività come caratteristiche
zazione del potere che compensasse la decentralizza- centrali e decisive.
zione del potere nelle Comunas. In conclusione, incentrando dunque la questione
Detto questo, bisogna considerare che il riflusso dei nell’ambito dei processi di soggettivazione politica che
processi spontanei di partecipazione legati a congiun- ci interessa evidenziare, si deve riconoscere un riflus-
ture non si risolve meccanicamente aggiungendo e so- so verso la subalternità, una perdita della capacità an-
vrapponendo dispositivi di ingegneria istituzionale di tagonista e dei margini di autonomia degli attori e mo-
impronta partecipativa. Al tempo stesso, benché qual- vimenti sociali che sono stati protagonisti delle lotte
siasi forma di istituzionalizzazione comporti necessa- antiliberiste in America latina negli anni Novanta e
riamente un grado di passività e di passivizzazione, ciò nel primo lustro del XXI secolo. Come controparte, si
non significa che sia irrilevante l’esistenza di impalca- sono rese evidenti le tendenze all’istituzionalizzazio-
ture istituzionali che contemplano e includono istanze ne, alla delega, alla smobilitazione e alla spoliticizza-
partecipative, a patto che non si svuotino di contenuto zione (quando non all’autoritarismo, alla burocratiz-
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zazione, al clientelismo, alla cooptazione e alla re- Dal momento che la rivoluzione passiva è una for-
pressione selettiva) che hanno caratterizzato gli sce- mula che cerca e ottiene uno sbocco egemonico da una
nari politici dominati dalla presenza di governi pro- situazione di equilibrio di forze, o di “equilibrio cata-
gressisti. Sono affiorate le “perversioni” di progetti di strofico”, possiamo problematizzare e approfondire l’i-
trasformazione che, a margine delle dichiarazioni di potesi di fine del ciclo, ponendo in evidenza, oltre alle
intenti, hanno disprezzato, negato o limitato l’emer- sconfitte elettorali o parlamentari avvenute in Argen-
gere e il fiorire della soggettività politica delle classi tina, Venezuela e Brasile, un tratto centrale e determi-
subalterne, concentrandosi in iniziative e dinamiche nante della congiuntura: la relativa perdita di egemo-
dall’alto che lungi dal promuovere processi democra- nia, ovvero la crescente incapacità di costruzione e so-
tici emancipatori, hanno riprodotto la subalternità stentamento dell’ampio consenso interclassista e di for-
come condizione di esistenza della dominazione. te radicamento popolare che ha caratterizzato la fase di
A fianco alle valutazioni dei risultati e della portata consolidazione di tali governi.
socio-economica delle politiche pubbliche promosse dai Da qualche anno è infatti definitivamente termina-
governi progressisti, sono emerse le miserie di forme ta la fase di consolidamento egemonico che si era
storiche di statalismo e partitismo che lungi dall’ope- espressa in reiterati risultati elettorali plebiscitari ma
rare come dispositivi di democratizzazione reale e di so- che si cristallizzò fondamentalmente nell’esercizio effi-
cializzazione della politica si convertono in ostacoli e in cace di una serie di intermediazioni statali e partitiche,
strumenti della rivoluzione passiva. Sfruttando, con- rimuovendo le destre dai gangli istituzionali strategici
trollando, limitando e, in fondo, ostacolando qualsiasi e dagli apparati ideologici dello Stato e instaurando una
apertura alla partecipazione, alla conquista di spazi di serie di idee, forze, slogan e valori politici di taglio “na-
esercizio dell’autodeterminazione, alla conformazione zionale-popolare” come quelli di sovranità, nazionali-
del potere popolare o di contropoteri dal basso – o qua- smo, progresso, sviluppo, giustizia sociale, redistribu-
lunque altra definizione si preferisca – non si è solo ne- zione, dignità plebea, ecc. In alcuni paesi questa tran-
gato un elemento fondamentale di qualsiasi ipotesi pie- sizione è stata accompagnata da un confronto diretto
namente emancipatrice, ma si è anche indebolita la pos- con tentativi restauratori di carattere golpista o extra
sibile continuità di iniziative di riforma – per non par- istituzionali – come nel caso di Bolivia, Ecuador e Ve-
lare di una radicalizzazione in chiave rivoluzionaria – nezuela ma anche in Argentina con il caso del conflitto
nella misura in cui si è eclissata o è semplicemente agrario del 2008 –, i cui risultati hanno lasciato le de-
scomparsa dalla scena una risorsa politica fondamen- stre di questi paesi molto debilitate e, di conseguenza,
tale per la storia delle classi subalterne: l’iniziativa dal hanno aperto la strada a un insediamento egemonico
basso, la capacità di organizzazione, di mobilitazione e delle forze progressiste che ha comportato la riformu-
di lotta. lazione delle strutture costituzionali generando lo sce-
nario del “cambio di epoca”.
Questa fase si è conclusa. Sul piano economico, si è
La fine del ciclo visto come il cambiamento di clima nel mercato capi-
talista mondiale abbia portato al crollo del cosiddetto
A causa degli effetti della crisi economica, del logora- consenso de los commodities, limitando gli introiti pub-
mento politico di più di un decennio di governo e delle blici e, dunque, l’iniziativa produttiva e la capacità re-
contraddizioni proprie dei fenomeni di rivoluzione pas- distributiva di tali governi, che si sostenevano sul prin-
siva, l’esperienza dei cosiddetti governi progressisti in cipio della crescita di dimensione della torta e della por-
America latina è entrata in una fase critica che alcuni zione di ciascuno dei commensali. La congiuntura at-
autori hanno denominato fine del ciclo, aprendo un di- tuale è segnata dall’affermazione ineluttabile della lo-
battito sul carattere della congiuntura con forti impli- gica di cicli e crisi capitaliste, possibilità che probabil-
cazioni strategiche rispetto all’immediato avvenire. mente non era stata presa in considerazione per mio-
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pia pianificativa o perché si riteneva che non rientras- ta politico-culturale, la questione egemonica di fondo,
se nei margini di intervento e azione dei governi di tur- nella quale le sedimentazioni ideologiche di periodo me-
no. Tuttavia, nonostante si potesse giustificare in tale dio-lungo non hanno cessato di avere una chiara acce-
maniera, la stessa considerazione non venne resa zione neoliberista e, a un livello ancora più profondo, di
esplicita al momento di progettare e difendere la pro- conservatorismo storico.
spettiva neosviluppista che essi assunsero e che, come Almeno dal 2013 si è cominciato a percepire un pun-
il suo antecedente storico degli anni Quaranta e Cin- to di inflessione, con alcune variazioni temporali e for-
quanta, ha finito per scontrarsi con la persistenza del- mali da paese a paese, a partire da una virata da un
la dipendenza. profilo progressivo a uno tendenzialmente più regres-
D’altra parte, in campo politico, coerentemente con sivo delle rivoluzioni passive latinoamericane. Una
quanto descritto in precedenza, i risultati recenti di- svolta che risulta particolarmente percepibile tanto nel-
mostrano che si è sopravvalutata la capacità di gover- le risposte finanziarie alla crisi economica che colpisce
no e di costruzione di maggioranze elettorali – non la regione, che privilegiano il capitale rispetto al lavo-
esenti dall’essere gonfiate artificialmente attraverso ro e all’ambiente, quanto nell’attitudine verso le orga-
pratiche assistenziali e clientelari –, si è ignorata la nizzazioni e i movimenti sociali situati alla loro sinistra,
possibilità di puntare sulla mobilitazione, l’attivazio- che tende a indurirsi sia discorsivamente che mate-
ne e l’organizzazione autonoma delle classi subalterne rialmente, come nel caso delle misure repressive adot-
e si è sottovalutata la capacità di reazione delle destre tate con sempre maggior frequenza e durezza.
nella regione. Gramsci sosteneva che si poteva/doveva distingue-
E giustamente, in assenza di contrappesi da sini- re tra cesarismi progressivi e cesarismi regressivi. Que-
stra, di vasti e combattivi movimenti popolari, le destre sta antinomia delinea una chiave di lettura che si può
latinoamericane, che in vari paesi (Argentina, Brasile, applicare anche all’analisi delle diverse forme e delle di-
Bolivia, Ecuador e Venezuela in particolare) erano sta- stinte fasi delle rivoluzioni passive poiché permette di
te apertamente sconfitte nella seconda metà della pri- riconoscere diverse combinazioni di tratti progressivi e
ma decade degli anni 2000, hanno finito per riprender- regressivi e la predominanza di uno di essi in momen-
si. Ciò è avvenuto tanto per l’inevitabile logoramento ti successivi del processo storico.
proprio dell’esercizio di governo delle forze progressiste, Fin dal loro emergere hanno convissuto all’interno
quanto per il fatto che i discorsi e le pratiche naziona- dei blocchi e alleanze sociali e politiche che hanno trai-
li-popolari non sono riuscite a penetrare sufficiente- nato i governi progressisti latinoamericani tendenze di
mente a fondo in termini sociali e i valori e le credenze segno opposto. Se nella fase iniziale ha dominato l’a-
non sono state sostanzialmente modificate. Il conser- spetto progressista, facendo in modo che fossero chia-
vatorismo sociale seminato e raccolto nel ciclo di istau- mati così, si può identificare una virata successiva ten-
razione del neoliberalismo tra gli anni Ottanta e No- denzialmente conservatrice che opera in senso regres-
vanta si è mantenuto grazie alla sua solidità intrinse- sivo rispetto al carattere progressivo della fase egemo-
ca e perché alcuni dei suoi principi non sono stati mes- nica di esercizio del potere. Questa svolta si manifesta
si in discussione frontalmente bensì, più di una volta, organicamente in seno ai blocchi e alleanze che sosten-
utilizzati strumentalmente, come per esempio nel caso gono i governi e si esprime nelle variazioni di orienta-
del consumismo, che ha costituito una delle chiavi del mento delle politiche pubbliche, giustificandosi, in
successo politico-elettorale centrato sulla crescita dei un’ottica di difesa delle posizioni di potere, secondo la
ceti medi del progetto neosviluppista per più di un de- necessità di compensare la perdita di egemonia tra-
cennio. E così dietro processi che parevano aver suc- sversale mediante un movimento verso il centro.
cesso in termini di costruzione dell’egemonia nel breve Questo accentramento, detto per inciso, sembrereb-
periodo, sotto forma di voti, alleanze e consenso inter- be contrastare con la logica delle polarizzazioni sini-
classista, è emersa fatalmente, nel terreno della dispu- stra-destra e popolo-oligarchia che ha caratterizzato la
9 laboratorio culturale

stessa nascita di questi governi, sospinti dall’irruzione delle rivoluzioni passive. Tuttavia, per mancanza di du-
di forti movimenti anti-neoliberisti e dal successivo con- rata nel tempo, di consistenza organizzativa e di arti-
fronto con i conati restauratori delle destre che hanno colazione politica, non sembra delinearsi all’orizzonte
aperto la porta alla consolidazione egemonica. Al tem- uno scenario di radicalizzazione a sinistra della politi-
po stesso, un ritorno dei dispositivi populisti, un movi- ca latinoamericana. In effetti, nonostante un lento re-
mento reale, organico e politico verso il centro non esclu- cupero di autonomia e di capacità di lotta, non si osser-
de l’uso di una retorica dello scontro, tipica del formato vano rilevanti e significativi processi di accumulazione
populista, sebbene tendenzialmente dovrebbe mode- di forza politica in questi ultimi anni di perdita di ege-
rarsi, e probabilmente si modererà, per perseguire una monia del progressismo.
maggiore coerenza tra forma e contenuto. Questa difficoltà si deve in parte all’effetto di riflus-
In ogni caso, assistiamo a una svolta fondamentale, so, dopo l’ondata ascendente delle lotte anti-neoliberi-
storica e strutturale nella composizione politica di tali ste, dei settori popolari in direzione di clientelismo e cor-
governi e pertanto a un passaggio significativo nella porativismo, originati da una cultura politica subalter-
storia politica del presente latinoamericano. na, ma, d’altro lato e in buona misura, conseguenza di
Lo slittamento verso un profilo regressivo è stato più iniziative, o di mancanza di iniziative, di governi pro-
marcato in alcuni paesi (Argentina, Brasile, Ecuador) gressisti più interessati a costruire sostegno elettorale
che in altri (Venezuela, Bolivia e Uruguay) dato che in e garantire una governabilità senza conflitti sociali che
questi ultimi si sono mantenuti relativamente compat- a promuovere, o semplicemente rispettare, le dinami-
ti i blocchi sociali e politici di potere progressisti, non si che di organizzazione antagoniste e autonome e la co-
sono aperte forti spaccature a sinistra e le destre sono struzione di canali e forme di partecipazione e autode-
relativamente più deboli (salvo che nell’incerto scena- terminazione al fine di trasformare profondamente le
rio venezuelano, in cui questa valutazione è discutibi- condizioni di vita, e non solo la capacità di consumo, del-
le). Il fenomeno di fondo sono stati gli spostamenti mo- le classi subalterne.
lecolari a livello di alleanze sociali e politiche, di in- Questo indebolimento in termini di soggettivazione
fluenza di classi, frazioni di classi e gruppi sociali e po- politica è ciò che impedisce, al momento, di far fronte a
litici, e la loro controparte in termini di riorientamento una doppia deriva a destra: per il relativo rafforza-
delle politiche pubbliche; i loro riflessi più visibili si sono mento delle destre politiche e per la svolta conservatri-
percepiti nella sfera politica partitaria e del ricambio ce e regressiva che modifica gli equilibri e l’orienta-
delle dirigenze. mento politico dei blocchi di potere che sostengono i go-
Nelle differenze nazionali si riflette la maggiore o verni progressisti latinoamericani.
minore influenza della riattivazione di una opposizione Parte della tragedia in corso consiste nel fatto che,
sociale e/o politica di sinistra. Bisogna infatti registra- contraddittoriamente, le rivoluzioni passive latinoa-
re il fatto che nella maggioranza di questi paesi, oltre mericane che abbiamo definito progressiste per quel
al relativo recupero di forze delle destre, si assiste da che riguarda i loro aspetti riformisti, hanno dimostra-
qualche anno a una ripresa della protesta da parte di to di non esserlo in termini storici, se stanno cedendo il
attori, organizzazioni e movimenti popolari, in cui tor- passo a progetti restauratori alla loro destra invece che
na a evidenziarsi un profilo antagonistico e autonomo all’emergere di forze e orizzonti emancipatori alla loro
in contrapposizione alla subalternizzazione propria sinistra.