Sei sulla pagina 1di 9

CRISTINA CECCARINI 2017/2018

SEE WHAT I HAVE DONE
AVETE VISTO COSA HO FATTO?

UNO
LIZZIE
4 agosto 1892

Sanguinava ancora. ­ Qualcuno ha ucciso mio Padre. ­ Strillai. Respirai l’aria pregna di

cherosene   passando   la   lingua   sopra   i   denti.   L’orologio   sulla   mensola   ticchettava.

Guardai mio Padre, il modo in cui le mani tenevano cosce e come il piccolo anello d’oro

infilato   in   una   delle   dita   rosee   risplendeva   come   il   sole.     Ero   stata   io   a   donargli

quell’anello per il suo compleanno quando ormai non lo volevo più. – Papà ­ gli avevo

detto ­ Te lo regalo perché ti voglio bene. ­ Mi aveva sorriso e baciato la fronte. 

Questo tanto tempo fa, ma adesso.

Guardai mio Padre. Toccai la mano sanguinante, quanto tempo ci impiega un corpo a

diventare freddo? mi piegai verso la sua faccia, cercai il contatto con gli occhi e aspettai

di vedere se riuscisse a sbattere le palpebre e a riconoscermi. Strofinai la mano contro la

bocca e sentii il sapore del sangue. Il mio cuore aveva superato le paure,  cloppete,

cloppete, mentre fissavo ancora mio Padre, guardavo il sangue scorrere via dal collo e

scomparire all’interno del suo completo. L’orologio sulla mensola ticchettava. Uscii

dalla stanza, chiusi la porta dietro di me e mi diressi verso le scale di servizio urlando

ancora una volta a Bridget. ‘Muoviti. Qualcuno ha ucciso mio Padre’. Strofinai la mano

contro la bocca e passai la lingua sopra i denti.

Bridget scese giù, portandosi dietro il suo odore di carne putrida. ­ Miss Lizzie, che

cos… ­

­ E’ in soggiorno. ­ Puntai il dito verso il muro spesso e ricoperto dalla carta da parati.

­ Chi? – domandò Bridget con il volto punto dalla confusione.
­ Pensavo si fosse sentito male, ma finchè non mi sono avvicinata, non credevo fosse

così grave ­ Il caldo estivo pesava sul mio collo come un coltello. Le mani indolenzite.

­ Miss Lizzie, mi state spaventando ­ 

­ Mio Padre è in soggiorno – Era difficile pronunciare qualsiasi altra parola.

Bridget corse dalla scale e attraverso la cucina e io la segui. Corse verso il soggiorno,

mise la mano sopra la maniglia, girala, girala.

­ Gli hanno tagliato la testa. – C’era una parte di me che voleva spingere Bridget dentro

la stanza e farle vedere quello che avevo scoperto.

Tirò via la mano dalla maniglia, si girò puntandomi gli occhi addosso e fissandomi

come un gufo. Una riga di sudore le correva giù dalla tempia fino alla clavicola. – Che

cosa significa? –

Come se avessi avuto un piccolo specchio dentro la mia testa, vidi tutto il sangue di mio

Padre, un pasto, gli avanzi del banchetto di un cane selvaggio. Un pezzo di pelle sul

petto,   gli   occhi   che   si   riposano   appoggiati   sulla   spalla.   Il   suo   corpo:   il   Libro

dell’Apocalisse. 

– Qualcuno è entrato e l’ha colpito.  ­ 

Bridget ebbe un fremito. – Che cosa significa, Miss Lizzie?. Come può qualcuno avergli

tagliato la testa? – La sua voce si era fatta roca e apparve una lacrima. Non volevo

piangesse, non avrei avuto nessuna voglia di consolarla.

­ Non sono sicura – le dissi – Probabilmente devono aver usato un’ascia. Una di quelle

per abbattere gli alberi ­ 

Bridget cominciò a piangere e strani pensieri attraversarono le mie ossa. Si voltò verso

la porta e girò il polso, permettendo alla porta di aprirsi di un dito.

­ Va’ a chiamare il dottor Bowen – le ordinai. Guardai oltre la sua figura, nel tentativo

di vedere il corpo di mio Padre, ma non ci riuscii.

Bridget si voltò verso di me grattandosi le mani. – Dovremmo occuparci noi di vostro

padre, Miss Lizzie… ­

­ Faccia  venire  il  dottor  Bowen.  – Afferrai  le  sue  mani,  ruvide  e  appiccicose,  e  la

accompagnai alla porta sul lato della casa. – Fai in fretta, Bridget! ­
­ Non dovreste restare sola, Miss Lizzie –

­ E se Mrs. Borden tornasse? Non dovrei essere qui a spiegargli l’accaduto? – I denti

stretti in un gelido sorriso.   

Guardò verso il sole. – D’accordo, cercherò di fare il più presto possibile –

Bridget corse via dal lato della casa, lasciando che la porta la colpisse da dietro, una

sculacciata che la fece sobbalzare mentre si dirigeva in Second Street, la cuffietta bianca

sembrava un vela in mezzo al vento. Bridget guardò oltre le sue spalle verso di me,

un’espressione ammutolita sul volto mista a preoccupazione, e la scaccia via, il mio

polso   fece   uno   scatto   e   scrocchiò.   Continuò   ad   andare   e   colpì   un’anziana   signora

facendole cadere il suo bastone da passeggio, ­ Cos’è tutta questa fretta, signorina? –

Bridget non rispose,  ragazza cattiva, scomparve dalla mia vista, e la donna una volta

raccolto il bastone lo sbatté contro l’asfalto, producendo un suono sordo.

Guardai le persone che mi passavano accanto, il modo in cui le loro voci riempivano

l’aria, rendendo ogni cosa un tutt’uno, e sentii le mie labbra formare un sorriso mentre

sugli alberi degli uccelli saltellavano tra un ramo e l’altro. Per un momento pensai di

catturarli   per   metterli   nelle   gabbie   per   piccioni   nel   fienile.   Come   sarebbero   stati

fortunati con me che li badavo. Pensai a mio Padre, il mio stomaco brontolò affamato e

mi diressi verso il secchio d’acqua vicino al pozzo, immergendo le mani dentro per

raccoglierne un sorso. Portai le mani alla bocca e comincia a bere raccogliendo l’acqua

con la lingua. Era dolce e limpida. Tutto rallentò. Vidi un piccione ingrigito e immobile

che giaceva morto in giardino e il mio stomaco borbottò. Guardai verso il sole. Pensai a

mio Padre cercando di ricordare le ultime parole che gli avevo detto. Raccolsi una pera

da un ramo e ritornai in casa.

Sul ripiano della cucina c’erano delle ciambelline. Infilai le dita dentro fino a ridurle in

pezzi. Tirai un po’ di quell’impasto contro il muro e sentii il rumore che fece nel cadere

a terra e un’ondata della loro fragranza. Andai alla stufa, tirai a me la pentola contenente

carne di montone e respirai profondamente.

Non vi era nient’altro se non i miei pensieri e mio Padre. Camminai verso il soggiorno,

affondai i denti nella pera e mi fermai davanti alla porta. L’orologio sulla mensola
ticchettava. Le gambe cominciarono a vacillare e a tamburellare contro il pavimento e

presi un morso di pera per calmarle. Da dietro la porta del soggiorno proveniva l’odore

di pipa.

­ Padre, siete voi? ­

Aprii la porta un poco alla volta con i denti affondati nella pera. Mio Padre era sul sofà.

Non si era mosso. La buccia della pera scricchiolò in bocca e percepii ancora una volta

quell’odore  –  Dovreste  smetterla  col  tabacco,  Padre.  Vi fa  odorare  la  pelle  di roba

vecchia. ­

Sul pavimento, accanto al sofà, la pipa di mio Padre. La strinsi tra i denti con la lingua

premuta contro il bocchino. Aspirai. Da fuori sentii Bridget gridare come un’ossessa –

Miss Lizzie! Miss Lizzie! – Nel rimettere la pipa a terra vidi le mie dita scorticate cerchi

sanguinolenti; nell’uscire dalla stanza, con la porta aperta per metà, diedi un’occhiata

veloce a mio Padre.

Aprii la porta sul lato della casa. Bridget sembrava un fuoco, una fiamma rossa – Il

dottor Bowen non è a casa –

La   sua   risposta   mi   scatenò   la   voglia   di   sputarle   addosso   –   Vai   a   cercarlo.   Trova

qualcuno. Vai. – le ordinai.

Portò la testa all’indietro – Miss Lizzie, non dovremmo invece cercare Mrs Borden? –

una domanda che risuonò come un’eco in una grotta, basta con le domande.

Sbattei il piede contro le assi del pavimento producendo un suono simile ad un lamento

di un gufo in tutta casa. – Ti ho detto che non è qui! –

Bridget corrugò la fronte – Dov’è? Bisogna che le sia qui, ora – Fastidiosa e insistente. 

­ Non dirmi quello che devo fare, Bridget. – Sentii la mia voce espandersi in ogni

angolo e avvolgere le porte. La casa: un osso fragile sotto il mio piede. Tutto sembrava

più rumoroso di quanto fosse in realtà, questo infastidiva l’udito.

­ Scusatemi, Miss Lizzie – Bridget si sfregò la mano.

­ Vai a cercare qualcun altro. Mio padre ha davvero bisogno di aiuto –

Bridget sospirò e la guardai correre giù in strada e superare un gruppo di bambini che

giocavano a campana. Detti un altro morso alla pera e mi allontanai dalla porta.
Dall’altra parte della staccionata sentii la voce di una donna pronunciare il mio nome in

maniera insistente – Lizzie. Lizzie. Lizzie. – mi perforò il timpano. Misi a fuoco una

figura che s’incamminava verso di me. Premetti la faccia contro la porta a zanzariera,

riconoscendo una figura familiare. – Mrs. Churchill? – 

­ E’ tutto a posto, cara? Ho sentito Bridget gridare su e giù per la strada e poi vi ho visto

alla porta con lo sguardo così perso. – Mrs. Churchill si avvicinò alla casa spingendosi

dentro la sua camicia rossa.

Dall’ultimo gradino domandò ancora – Cara, è tutto a posto? – ed il mio cuore cominciò

a battere veloce, veloce, veloce e le risposi – Mrs. Churchill, prego si accomodi dentro.

Qualcuno ha ucciso mio Padre. –

I suoi occhi e il suo naso si arricciarono, mentre la bocca formò un’O. Dal seminterrato

arrivò un forte rumore; il mio collo si contrasse. 

­ Non ha alcun senso – pronunciò a bassa voce. Aprii la porta lasciandola entrare. –

Lizzie cosa è successo? ­ 

­ Non lo so. Sono arrivata e l’ho visto completamente ferito.  È laggiù. – Indicai il

soggiorno.

Mrs. Churchill rallentò in cucina, si strofinò la pancia, le dita curate sulle guance da

regina di cuori, accarezzava il cameo d’oro della sua collana, coprendo il petto con le

mani. Stava lì in tutto il suo splendore e con la fede d’oro e di diamanti, mi piacerebbe

averla.  Il petto le si gonfiava, morbido, e un seno che aveva allattato dei bambini;

aspettai   che   il   suo   cuore   scoppiò   nella   sua   cassa   toracica   sopra   al   pavimento   della

cucina.

­ E’ solo? ­ squittì

­ Si. Esatto –

Mrs. Churchill fece qualche passo verso il soggiorno quando all’improvviso si fermò

guardandomi. – Dovrei entrare? –

­ E’ ferito gravemente, Mrs. Churchill. Però può entrare. Se vuole. ­

Indietreggiò e ritornò vicino a me. Contai le volte in cui avevo visto il corpo di mio

Padre da quando lo avevo trovato. Il mio stomaco brontolò.
­ Dov’è vostra madre? ­ chiese

Piegai il collo verso il soffitto, detestavo quella parola, chiusi gli occhi. – E’ in visita da

un parente malato. –

­ Dobbiamo assolutamente avvertirla, Lizzie. – Mrs. Churchill afferrò la mia mano e

strattonandomi tentò di smuovermi.

La pelle cominciò a prudermi. Scacciai via la sua presa e mi sfregai il palmo della

mano. – Non voglio disturbarla adesso – 

­ Lizzie, non siate ridicola. Questa è un’emergenza – Mi rimproverò come se fossi stata

una bambinetta.

­ Se volete. Potete vederlo. –

Scrollò la testa per la confusione – Non credo di poter…­

­ Quello che voglio dire è che se lo vedrete capirete il motivo per cui avvertire Mrs.

Borden non sia una buona idea ­

Mrs. Churchill appoggiò il retro della mano sulla mia fronte – Voi scottate, Lizzie. Non

state affatto pensando in maniera corretta –

­ Sto bene. – La mia pelle scivolò da sotto la sua mano.

Gli occhi le si allargarono, quasi da superare i limiti anatomici, ed io mi inclinai verso di

lei.  Trasalì – Forse dovremmo uscire fuori, Lizzie… ­

Scrollai la testa, che sciocchezza. – No, mio Padre non può rimanere solo – 

Mrs.   Churchill   e   io   stavamo   in   piedi   una   a   fianco   dell’altra,   davanti   alla   porta   del

soggiorno. Potevo percepire il suo respiro, la saliva viscosa sopra le gengive e l’odore di

garofano e di sapone Castile nei suoi capelli. Il soffitto scricchiò facendo aprire di un

soffio la porta e le mie dita dei piedi ondeggiarono di due o tre passi finché fui un po’

più vicina a mio Padre. – Mrs. Churchill – dissi – credete che sarà necessario lavarlo

quando sarà il momento? – 

Mi guardò come se stessi parlando una lingua straniera. – Io…non so davvero –

­ Magari potrà farlo mia sorella. – Mi voltai verso di lei e vidi una silenziosa malinconia

farsi strada attraverso la fronte e farla sorridere, adesso vi calmate, coraggio!

Le sue labbra si separarono, un mare – Non preoccupatevi di questo. –
­ Oh. D’accordo. – Ritornai col volto verso la porta del soggiorno.

Rimanemmo in silenzio per un attimo. Il palmo della mano mi prudeva. Pensai di usare

i denti per grattarmi e stavo per avvicinare la mano alla bocca quando Mrs. Churchill

domandò – Quando è accaduto, Lizzie? –

Portai con velocità la mano sul fianco. – Non lo so. Ero fuori quando sono entrata e l’ho

trovato ferito. Bridget era di sopra. Ora è morto. – Cercai di riflettere, ma i pensieri

rallentavano. – Non è strano? Non riesco a ricordare che cosa stessi facendo. Vi è mai

successo di dimenticare le cose più semplici? – 

­ Credo proprio di si. – Le parole le fuoriuscirono rumorosamente.
­ Mi disse che non si sentiva bene e che voleva restarsene solo. Perciò gli diedi un

bacio, lasciando che si addormentasse sul sofà e sono uscita. – Il soffitto scricchiò –

Questo è tutto quello che ricordo. –
Mrs.   Churchill   pose   una   mano   sulla   mia   spalla,   mi   diede   dei   colpetti   leggeri

procurandomi una sensazione di caldo e di fastidio. – Non vi affliggete, cara. Questo è

tutto molto…innaturale –
­ Avete ragione ­
Mrs.   Churchill   si   asciugò   gli   occhi   diventati   rossi   per   le   lacrime   e   lo   sfregamento.

Appariva   stranita.   –   Non   può   essere   successo   –   disse   perplessa   e   io   cercai   di   non

pensare a mio Padre solo sul sofà. 
Il prurito alla pelle. Mi grattai. – Sono assetata, Mrs. Churchill ­ 

Mi fissò con gli occhi rossi e si diresse vero il ripiano della cucina. Versò l’acqua da una

brocca in un bicchiere e me lo porse. Ne bevvi un sorso. Pensai a mio Padre. L’acqua

sembrava catrame giù per la mia gola. Avrei dovuto gettarla sul pavimento per poi

chiedere a Mrs. Churchill di pulire e darmi qualcosa di fresco. Bevvi ancora. – Grazie –

dissi sorridendo.

Mrs. Churchill si avvicinò, strinse il suo braccio attorno alle mie spalle e strinse forte. Si

piegò   verso   di   me   comincio   a   sussurrare,   ma   da   una   qualche   parte   del   suo   corpo

proveniva l’odore aspro di yoghurt e questo mi infastidì. La spinsi via.

­ Avete bisogno di vostra madre, Lizzie ­
Un rumore giunse da fuori, arrivando poi vicino al lato della casa e Mrs. Churchill corse

verso la porta e la aprì. Davanti a me ora c’erano Mrs. Churchill, Bridget e il Dottor

Bowen. – L’ho trovato, miss. – Cercò di rallentare il respiro, sembri un cane. – Ho fatto

più in fretta che potevo. –

Il Dottor Bowen appoggiò sul naso stretto gli occhiali argento dalla montatura tonda e

chiese – Dov’è? –

Indicai il soggiorno.

Il Dottor Bowen corrugò la fronte – Tu stai bene, Lizzie? Hanno cercato di colpire

anche te? – domandò con tono mellifluo e dolce come il miele.

­ Colpito me? –
­ La persona che ha colpito suo padre. Ha provato a colpire anche lei? –
­ Io   non   ho   visto   nessuno.   Solo   mio   Padre   è   stato   ferito   –   ammisi.   Le   assi   del

pavimento scricchiolarono sotto i miei piedi e per un attimo pensai di accasciarmi a

terra.

Il Dottor Bowen stava di fronte a me e afferrò il mio polso,  mani grosse, espirò e

inspirò, il suo fiato raggiunse le mie labbra. Le inumidii con la lingua. Le sue dita

spinsero contro la mia pelle fino a che non sentirono il flusso di sangue – Il vostro

battito  è  troppo veloce,  Lizzie.  Appena  avrò  controllato  vostro  padre  porrò rimedio

anche a questo. –

Annuii. – Volete entrare insieme a me? –

­ Non è…necessario. – rispose.
­ Oh – 

Il dottore si tolse la giacca e l’allungò a Bridget. Si diresse verso il soggiorno portandosi

dietro la sua borsa di cuoio marrone scolorita. Trattenni il respiro. Aprì la porta come di

nascosto, spingendo la sua figura all’interno della stanza. Lo sentii rimanere senza fiato

e dire “Mio Dio”. La porta era aperta quanto bastava. Da qualche parte dietro di me

Mrs. Churchill urlò e la mia testa scattò verso di lei. Urlò ancora come fanno le persone

dentro   un   incubo,   e   quel   rumore   risuonò   in   me,   facendo   contrarre   e   dolere   i   miei

muscoli.