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Karl Marx (1818-1883)

• Caratteristiche del marxismo.


Il primo punto del pensiero di marx è la sua irriducibilità alla
dimensione puramente filosofica, sociologica, o economica. Egli
vuole fare un’analisi globale della società e della storia.
Un secondo punto del marxismo è il suo legame con la prassi:
ovvero la tendenza a fornire un’interpretazione dell’uomo e del suo
mondo che sia anche impegno di trasformazione rivoluzionaria.
Ma il punto chiave del marxismo è l’ideale di tradurre in atto
quell’incontro tra realtà e razionalità mediante l’edificazione di una
nuova società. Le influenze culturali del marxismo sono: la filosofia
classica tedesca, l’economia politica borghese e il pensiero
socialista.
• La critica della civiltà moderna e del liberalismo
Alla base dell’adesione al comunismo di marx c’è una critica
globale della civiltà moderna e dello stato liberale. Marx pensava
che la categoria del moderno si identifica con quella della scissione
fra società civile e stato(poleis greca). Lo stato non fa che riflettere
e sanzionare gli interessi particolari dei gruppi e delle classi, tant’è
vero che la stessa proclamazione dell’uguaglianza formale dei
cittadini di fronte alla legge non fa che presupporre e ratificare la
loro disuguaglianza sostanziale.Siccome lo stato post-rivoluzionario
legalizza la separazione del singolo dal tessuto comunitario
riconoscendo la libertà individuale e la propreità privata esso non è
altro che la proiezione politica di una società strutturalmente a-
sociale. L’idea di società che marx ha in mente si identifica con un
modello di democrazia in cui esiste una sorta di compenetrazione
perfetta tra singolo e genere, individuo e comunità e nella quale
ciascuno è veramente solo un momento dell’intero demos. L’unico
modo per realizzare tale modello di comunità solidale è
l’eliminazione delle diseguaglianze fra gli uomini e in particolare il
principio stesso di diseguaglianza: la proprietà privata.
• La base della dottrina marxiana: l’alienazione del lavoro.
Secondo Marx l’uomo dovrebbe realizzare se stesso umanizzando
la natura, ovvero rendendola, grazie al proprio lavoro, rispondente
ai propri bisogni e necessità. Quindi il lavoro dovrebbe essere
autorealizzazione ed ha anche un significato sociale poiché ricade
sulla collettività. Ma il Lavoro è divenuto alienato, l’uomo non
lavora per realizzarsi ma per sopravvivere.
• Cosa intende Marx per lavoro alienato.
Dato che l’operaio non dispone dei mezzi di produzione e gli è tutto
fornito dal capitalista, allora ne è dipendente ed inoltre il frutto del
suo lavoro non gli appartiene; oltre a questo fatto , a causa della
divisione del lavoro il prodotto non è frutto della creatività di chi lo
produce, il lavoro stesso si disumanizza dato che è considerato
merce di scambio, “forza lavoro” che il capitalista compra.
• Le conseguenze del lavoro alienato.
L’operaio non afferma se stesso producendo ma si nega , è come se
l’operaio si estraniasse dalla propria essenza (si aliena), si sente al
pari di un animale da soma a cui non resta che difendere la sua
sussistenza. L’operaio si accorge che l’oggetto prodotto gli è
estraneo, ostile; si capovolge il concetto di lavoro, non è l’uomo che
col suo lavoro piega la natura ma si finisce col far prevalere gli
oggetti sull’uomo. Il parere di Marx è che il lavoro è alienato a
causa dalla proprietà privata e del salario. In questa visione Marx
vede la storia come collegata al sistema hegeliano, la vede come “il
teatro di un’alienazione e di un ritorno a sé dell’uomo”.
• Marx contro Feuerbach
Marx sostiene le tesi di F. “la religione è l’illusione che copre la
realtà”. La base della critica marxiana è politica. “ Gli esseri umani
si alienano nella religione quando i rapporti economici classisti
dell’esistenza reale impediscono la loro piena realizzazione
umana”. Quindi per Marx il fenomeno religioso è qualcosa di serio
e grave specchio di un’umanità sofferente.
• Materialismo storico e nascita delle ideologie.
L’analisi dell’alienazione del lavoro mostra come la situazione
economica abbia pesanti influenze antropologiche e sociali. Il
Materialismo storico è la tesi secondo la quale la non è la coscienza
a determinare la vita ma la vita a determinare la coscienza. Questo
significa che le idee, tutta la produzione spirituale è l’eco delle
condizioni di vita reali. Si distingue allora una sovrastruttura e
una struttura. La base economico produttiva funge da struttura,
tutte le altre produzioni dello spirito (religione, ideologie etc) sono
la sovrastruttura. Non è quindi più possibile l’analisi di produzioni
spirituali al di fuori del contesto storico reale. Nasce il concetto di
Totalità insieme di struttura e sovrastruttura. Marx non specifica se
il rapporto tra struttura e sovrastruttura sia si di condizionamento o
di determinazione, è da notarsi comunque che egli non nega
l’importanza dei fenomeni culturali né tanto meno che essi possano
avere un ritorno sugli avvenimenti storici, quindi sulla base
materiale.
Materialismo dialettico.
Marx inserisce tra la base materiale e l’ideologia la dialettica
hegeliana. Col materialismo storico non aveva spiegato il motivo
per cui talvolta le basi economico-materiali talvolta mutino. La
risposta è che ogni momento storico contiene in sé alcune
contraddizioni che lo portano a mutare, e il successivo mutamento,
che Marx ritiene inevitabile, sarà l’avvento del comunismo. Il cuore
della filosofia-politica di Marx sta nella continua lotta (dialettica)
tra classi sociali.
• Marx contro la sinistra hegeliana.
La ragione del suo attacco alla s.h. è che secondo lui, questo
movimento così rivoluzionario si è limitato a criticare ogni cosa. In
sostanza la S.h. lotta contro le idee, non contro il mondo che le
produce. La vera liberazione dell’uomo deve essere
necessariamente non una filosofia ma un evento storico.

• La lotta di classe, cuore della storia.


• La lotta di classe.
Nel manifesto del partito Comunista, Marx e Engels affermano che
la storia altro non è stato se non Lotta di classe. Il cuore del
manifesto non è l’affermazione della lotta di classe, ma è la ricerca
degli elementi su cui si basa in modo scientifico. Solo in questo
modo diviene interessante un’analisi poiché se basata su basi
scientifiche può prevedere lo sviluppo della lotta di classe (al
limite…). La lotta di classe è la chiave di ogni sviluppo storico: in
ogni sistema produttivo si sviluppano progressivamente nuove forze
che si mettono in conflitto con la classe dominante al culmine della
lotta ci sarà la rivoluzione che modificherà il vecchio sistema
produttivo. Se ne deduce che la storia altro non è se non un
“successione rivoluzionaria di modi di produzione”.
• Il ruolo della Borghesia.
Anche la B. è un prodotto di questo fenomeno rivoluzionario a cui
Marx addirittura riconosce un ruolo rivoluzionario per vari motivi: -
ha ridotto a rapporti di denaro i rapporti umani, non che Marx
consideri ciò positivo, ma sicuramente un fattore di futuro sviluppo
del proletariato. –la Borghesia è in continuo movimento, in
continua innovazione, cambiando continuamente i rapporti sociali e
le mentalità. -Il vero merito è stato quello di mettere a nudo la realtà
dei rapporti basati sullo sfruttamento. – in ultimo luogo la B. ha
dato alla produzione un carattere universale.
• L’emergere del proletariato.
Il proletariato costituisce il prodotto e la condizione di esistenza
stessa del capitalismo. Per Marx la lotta avviene per tappe
successive. –dapprima qualche proletario contro qualche borghese.
–poi segue una fase di subordinazione del proletario. –infine i
proletari prendono coscienza della loro forza e formano una sola
classe rivoluzionaria.
• Critica dei falsi socialismi.
In questa sezione del manifesto marx critica i socialismi precedenti
divisi in tre gruppi:1) reazionario- attacca la borghesia secondo
parametri conservatori (feudale: abolizione della società
capitalistica moderna; piccolo-borghese: esprime il punto di vista
della piccola borghesia rovinata dal capitalismo industriale;
tedesco: parla più dell’uomo che dei proletari)
2) conservatore(borghese)- rimediare agli inconvenienti sociali del
capitalismo senza distruggere il capitalismo stesso:borghesia senza
proletariato 3) socialismo e comunismo critico utopistico- il limite
delle correnti pre-marxiane è quello di non riconoscere al
proletariato una funzione storica e rivoluzionaria autonoma.
• La rivoluzione diviene “scientifica”: il Capitale.
Il capitale consiste nell’analisi scientifica dei processi strutturali
propri dell’economia borghese. E’ importante sottolineare come il
Capitale non sia un testo solo economico e non potrebbe esserlo
come già spiegato per il principio di Totalità.(struttura legata a
sovrastruttura).
• Legami tra merce –valore- lavoro.
Si dà, nel sistema capitalista, massima importanza alla
produzione delle merci, alle quali si può attribuire un duplice
valore: un valore d’uso (che consiste nella capacità della merce
di soddisfare un bisogno) ed un valore di scambio( valore della
merce in rapporto ad un’altra. Come attribuire tale valore? “il
valore di scambio di una merce dipende dalla quantità di lavoro
socialmente necessaria per produrla”. Questo non equivale al suo
prezzo dato che agiscono altre variabili (domanda, offerta etc).
• La teoria del plusvalore.
Il sistema capitalista non produce per il consumo ma per
l’accumulazione di denaro. Secondo la schematizzazione D – M
– D’ (con D’>D). una certa somma è spesa per comprare merce
(forza lavoro, materie, macchine) si ottiene un prodotto che
venduto procura al capitalista una quantità di denaro superiore.
Ma da dove deriva il plusvalore?. Il plusvalore non può dipendere
dallo scambio, non dal denaro che è solo il mezzo di scambio,
allora deve necessariamente dipendere dal processo produttivo. Il
valore di scambio della forza-lavoro dell’operaio è dato dal
valore dei beni che servono a mantenere integra tale forza-lavoro
(ovvero la casa, il cibo etc). Il Plus valore si determina perché la
somma pagata dal capitalista è inferiore al valore delle merci
prodotte. Il plusvalore è dunque l’effetto del pluslavoro
fornito dall’operaio a vantaggio del capitalista.
• Plusvalore, profitto e reinvestimento.
Si può ottenere il plusvalore o aumentando la durata della
giornata lavorativa o diminuendo le ore necessarie a produrre la
quantità di merce equivalente al valore di scambio della forza-
lavoro. È da sottolinearsi che il plusvalore non è il profitto del
capitalista poiché egli ha dei costi fissi, tra questi reinveste
incrementando il circolo D – M – D’ e annientando i suoi
concorrenti capitalisti.
• Dalla rivoluzione alla dittatura del proletariato.
In quale modo si sarebbe dovuta attuare la società comunista non fu
chiarito da Marx che con molto realismo sostenne che non c’è un
modo univoco per ogni situazione storico-sociale, ma il problema
più importante era sull’uso della violenza nella rivoluzione. Gli
obiettivi della rivoluzione erano abbattere lo stato borghese e le sue
istituzioni; iniziare la fase di dittatura del proletariato.
Su come sarebbe stata la società comunista Marx non si volle
pronunciare, limitandosi a descrivere il nuovo mondo come il
superamento della proprietà e della dimensione dell’avere. Un
mondo a misura d’uomo in cui si terrà debito conto dei bisogni e
delle capacità di ciascuno.