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SCENARI

Cittadinanza digitale

A cura di Claudio Forghieri

Saremo tutti
cittadini digitali?
Ne parliamo con Gianluigi Cogo, innovatore autentico
nel mondo della rete, autore del libro “La cittadinanza
digitale. Nuove opportunità tra diritti e doveri”
e membro del comitato scientifico di E-Gov

Gianluigi, nel tuo testo ci parli di un nuovo


umanesimo. È un concetto interessante con-
siderando che stiamo parlando di nuove tec-
nologie che cambiano il modo di vivere delle
persone. Ci puoi approfondire meglio la con-
nessione con i paradigmi del web 2.0?

Il concetto è di per sé molto semplice anche


se, ovviamente, nel mondo accademico non
viene accettato. Nel dicembre del 2006, Time
pubblicò la famosa copertina (Time’s Person
of the Year) dedicata alla persona (You) con
l’iconografia che richiamava un servizio del
web sociale molto in voga come You Tube.
Quel Welcome to your world risuonò come un
richiamo all’umanesimo, vale a dire all’era in
cui l’uomo uscì da un periodo, spesso defi-
nito buio e dove era succube dell’ignoto, del
trascendente, del misterioso e della religione.
Egli, infatti, era relegato a un ruolo passivo che
non gli permetteva di esprimere né creatività né
talento. Lo stesso dicasi per il primo periodo di
internet e del web (anni ’90), dove la maggior
parte degli utenti erano passivi, travolti da una
marea di informazioni e di contenuti sui quali
non avevano nessun controllo né tantomeno ad allora. Nuovi “abitanti” del web, creativi e ta-
accesso in fase di produzione. lentuosi hanno iniziato a sviluppare servizi e ap-
Il risveglio del web sociale (o web 2 come an- plicazioni basati su un concetto di “conoscenza
cora molti si ostinano a definirlo) ha innescato collettiva” molto più democratico e non sogget-
una vivacità e un interattività impensabili, sino to a palinsesti e processi di erogazione rigidi.
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SCENARI
Cittadinanza digitale

L’uomo (grazie alla rete) è tornato ancora una Pensiamo ora invece al futuro della P.A. Ci
volta al centro della società della conoscenza interessa immaginare come saranno i servizi
e ha abbandonato (forse per sempre) il ruolo del futuro. A E-Gov piacciono molto due con-
passivo a cui lo aveva relegato la società dell’in- cetti di cui parli: l’open government e la cre-
formazione. E grazie a questa consapevolezza, azione di servizi con una logica SaaS. Cosa
hanno ripreso vigore anche la partecipazione, lo manca in Italia perché si realizzino queste
scambio e la condivisione, elementi fondamen- idee? Dove sono i nodi da sciogliere?
tali per lo sviluppo e la circolazione delle idee.
Ora sarò un po’ polemico, è giusto premetterlo.
Nel mio libro parlo spesso di co-progettazione
Proviamo a fare i futurologhi. Ci puoi traccia- che, volendo banalizzare il concetto, consiste-
re un affresco di come sarà la società italiana rebbe più semplicemente in “analisi dei fabbi-
tra il 2010 e il 2030 dal punto di vista dell’uso sogni” o “ascolto”. È una prassi quasi del tutto
e della consapevolezza di queste nuove tec- assente nella P.A. Purtroppo gli attori coinvolti
nologie? Secondo te che differenze ci saran- nella gestione della P.A. (amministratori, mana-
no tra i cittadini italiani e quelli USA e cinesi? ger, operatori, ecc.) vivono inconsapevolmente
Sei davvero convinto come scrivi che si stia in uno stato di boria e prepotenza che li induce
aprendo una stagione di maggiore dialogo a pensare, costruire ed erogare servizi senza
tra cittadini e P.A.? minimamente mettersi in ascolto dell’utenza a
cui questi stessi servizi sono dedicati.
L’entusiasmo mi porterebbe ad immaginare In questo specifico caso, il web sociale può
una stagione esaltante dove l’economia imma- fare poco perché è basato su altri paradigmi.
teriale (basta sui paradigmi del digitale e del In primis la partecipazione condivisa a tutti i
web) riuscirà a trasformare in meglio le persone processi (ante, durante e post) che incidono
e le organizzazioni, nonché i luoghi dove vivere sullo sviluppo di un servizio di e-gov. Il web
(in primis le città). Il pragmatismo e lo studio sociale prevede l’adesione incondizionata alle
delle attitudini mi porta, però, ad essere più filosofie di usabilità, accessibilità, user expe-
prudente. Infatti, quando si eleva la partecipa- rience, consumerization, services on the cloud,
zione a supporto fondamentale per lo svilup- perpetual beta, ecc. Come è possibile attuare
po della democrazia, e in primis quella digitale questo disegno fin tanto che le leve sono in
(e-democracy), mi accorgo che le differenze ci mano a decisori che non hanno la più pallida
sono. Quello che per i nordici o per gli anglo- idea di cosa rappresentino queste filosofie e
sassoni è “senso civico”, per noi è “delazione”. che si affidano costantemente a produttori in-
Quello che per i nostri cugini europei è “traspa- dustriali che del cloud computing e della beta
renza”, per noi è “privacy” e potrei continuare a perpetua non vogliono (per convenienza) nem-
descrivere ulteriori prospettive diverse su temi meno sentir parlare? Il miglior servizio di e-gov
analoghi. Questo è un freno perché, ammettia- è quello vestito sull’utente, non sull’ammini-
molo, siamo una società vivace, fantasiosa e strazione. Qui sta la sfida. Per fortuna l’utente
spesso creativa, ma non aperta. Spiace dirlo “empowered” è sempre più attento e rumoro-
ma noi italiani non siamo “open minded”. Sarà so e il suo giudizio, per ora non parificabile al
colpa della storia, del fatto che abbiamo trop- consenso in sede di suffragio, diventerà sem-
po spesso delegato in passato e non ci sia- pre più importante.
mo quasi mai assunti responsabilità collettive. Prevedo dunque una lenta ma scontata parifi-
Dunque il cittadino digitale italiano sarà sempre cazione ai modelli di open government che, in
più pronto a rivendicare diritti, ma poco pro- ogni angolo del mondo, stanno letteralmente
penso a prendersi responsabilità nell’interesse travolgendo i modelli di servizio a cui eravamo
di una “cosa pubblica” che sente poco sua. abituati.
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