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Appunti integrativi a cura di L.

Garro

Cenni di acustica
Pagine tratte da:
M.Fulgoni, A.Sorrento Manuale di teoria musicale – volume secondo Santa Vittoria (Re) 2002
Edizioni Musicali- La Nota
Appunti integrativi a cura di L.Garro
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A queste puntuali e precise indicazioni di Fulgoni, possiamo aggiungere qualche nota riguardo i
temperamenti e le scale. Abbiamo visto come, con l’alterazione di alcuni intervalli in sede di
accordatura, si consolidarono scale e temperamenti che meglio risposero alle esigenze musicali dei
compositori. Facendo una sintesi molto sommaria, possiamo elencare i temperamenti e scale più
importanti:

Accordatura Pitagorica:
si ottiene con la sovrapposizione di intervalli di quinta. In questo modo le consonanze forti sono
l’ottava e la quinta. Questo sistema rimase in uso per tutto l’alto medioevo per le esigenze della
musica monodica e la polifonia medievale e venne integrato con note alterate (Do#, Mib, Fa#, Sol#
o Lab, Sib) che portarono l’ottava ad essere suddivisa in 12 note.
Tuttavia, con questa sovrapposizione di quinte, matematicamente non si chiudeva regolarmente il
“ciclo” ottenendo il cosidetto comma pitagorico (23,5 cent) tra il si# e il do.
Con il secolo XV, inoltre vi è l’esigenza di avere degli intervalli di terza e sesta più consonanti (che
il sistema pitagorico non possedeva) con la conseguente modifica, da parte degli strumentisti,
dell’accordatura degli strumenti musicali andando ad alterare empiricamente l’intonazione
“matematica” delle quinte.

Accordatura pura o naturale (Zarliniana):


l’accordo perfetto maggiore sul I grado, proposto una quinta sopra e sotto, porta ad avere gli
elementi necessari per ottenere la scala diatonica zarliniana. In pratica la terza maggiore e minore
vengono incluse insieme alla quinta e all’ottava come elementi fondamentali per la costituzione
della scala. E’ un sistema che Zarlino codificò nel trattato Le istituzioni armoniche (1558) e durò
poco più di un secolo e non ebbe larga diffusione. La differenza tra tono maggiore (9/8) e tono
minore (10/9) considerati giusti insieme agli altri intervalli rispetto alla tonica di partenza, portava
ad avere degli intervalli stonati. Questo, successivamente indusse Vincenzo Galilei all’adozione
dell’intervallo di semitono pari a 17/18, nel tentativo di ottenere intervalli giusti a partire da
qualsiasi nota, con la conseguenza inevitabile però di avere 31 tasti diversi per ottava.
Il limite di questo sistema infatti, pur avendo delle terze e seste perfettamente consonanti, stava nel
presentare ambiguità nella gestione del tono, con la distinzione tra semitono diatonico e cromatico
causando gravi problemi d’intonazione per tutti gli strumenti a tastiera. Lo stesso Zarlino
comunque, citava nel suo trattato come modo pratico di accordatura il sistema mesotonico.

Temperamento mesotonico:
con il temperamento mesotonico, sistema di intonazione utilizzato alla fine del Rinascimento e agli
inizi del periodo barocco, i gradi della scala vengono ottenuti attraverso cicli di quinte.
La sua ideazione, attribuita a Pietro Aron nel 1523, porta ad ottenere delle terze “naturali”, ovvero
delle terze che non presentano poca consonanza tra loro (cosa che avveniva nel sistema pitagorico).
Con il “temperamento” calante delle quinte infatti, si ottennero delle terze maggiori perfettamente
consonanti, che ormai erano parte fondamentale del repertorio tardo medievale polifonico. Il
semitono diatonico e cromatico, così come nel sistema pitagorico, non coincidono e pertanto
l’accordatura sui dodici tasti della tastiera deve avvenire scegliendo o il diesis o il bemolle per
ciascuna delle note alterate. Questo porta, dopo dodici quinte in successione accordate calanti, ad
avere la “quinta del lupo” (in realtà una sesta diminuita) ovvero un punto in cui avremo una quinta
fortemente dissonante.
Da questo ne consegue, che nel sistema mesotonico il semitono diatonico è pari a 117 cents e quello
cromatico a 76 cents, quando in quello equabile sono pari a 100 cents e in quello pitagorico
rispettivamente pari a 90, 114 cents (praticamente il contrario).
A causa di questa problematicità nel poter suonare alcune note, i compositori e gli strumentisti
decisero di adottare i cosiddetti buoni temperamenti che, con la combinazione di quinte
mesotoniche e quinte giuste, portarono ad un buon compromesso musicale.
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Werckmeister:
con Andreas Werckmeister, nel 1691, con l’adozione di un’accordatura che prevedeva cinque
quinte mesotoniche alle quali seguivano cinque quinte pitagoriche, si arrivò ad ottenere quasi una
chiusura esatta del circolo delle quinte. In questo modo si elimina la “quinta del lupo” permettendo
un utilizzo indiscriminato di tutte le tonalità.
Su questo sistema furono ideate numerose varianti da parte dello stesso Werkcmeister, oggi più
comunemente conosciuti come i buoni temperamenti o i temperamenti inequabili.
Il primo numero è riferibile alla catalogazione con i quali i temperamenti vengono presentati nel
trattato di Werckmeister, il secondo si riferisce all’ordine sul monocordo:

Werkcmeister I (III) comma pitagorico diviso a ¼ su do-sol, sol-re, re-la, si fa#. L’ultima quinta è
trasposta di un tono verso l’alto e si ottengono otto quinte pure su dodici.
Werkcmeister II (IV) comma pitagorico diviso a 1/3 su quinte alternate do-sol, re-la, mi-si, fa#-do#,
sib-fa con 1/3 di comma in meno e sol#-re#, mib-sib a 1/3 in più. Si ottengono nove quinte pure su
dodici.
Werkcmeister III (V)
Il comma pitagorico è diviso a ¼ su re-la, la-mi, fa#-do#, do#-sol#, fa-do, si fa#. Tutte le altre
quinte sono pure.
Werkcmeister IV (VI)
In questo sistema il monocordo è sudiviso in 196 parti uguali.

Possiamo aggiungere infine che, il temperamento equabile giunse alla sua completa teorizzazione
ed applicazione verso la fine del XIX secolo.
In generale oggi vi è la tendenza ad utilizzare l’accordatura pitagorica per la musica
prerinascimentale, mesotonica per quella del XVI e XVII secolo ed inequabile per la musica
barocca.
Diversi organi d’epoca ultimamente sono stati riaccordati con i temperamenti originali.

Aggiungiamo ulteriori indicazioni su altri parametri acustici

Contenuti tratti:
da F.Gallo Elementi Fondamentali di Teoria – Parte Prima. Napoli, 1995 Edizioni S.Simeoli

Vibrazioni:
Si chiamano vibrazioni i piccoli movimenti isocroni compiuti dalle particelle (molecole) di un
corpo sonoro che si spostano relativamente poco da quella che era la posizione di quiete.
Esse si dicono: longitudinali se la propagazione ha la stessa direzione del moto vibratorio, come le
vibrazioni di un tubo sonoro; trasversali se le vibrazioni sono perpendicolari alla direzione di
propagazione, come le vibrazioni di una corda. La vibrazione è l’insieme di due oscillazioni.

Propagazione del suono:


Il suono si propaga solo attraverso mezzi elastici, ossia capaci di vibrare (gas, liquidi o solidi). Le
vibrazioni provocano onde di compressione e di rarefazione che, partendo dalla sorgente sonora
raggiungono l’organo di percezione. Es. Se un campanello entra in vibrazione, trasmette il moto
vibratorio alle molecole dell’aria che lo avvolge e le vibrazioni si propagano in sfere concentriche
fino a raggiungere l’organo di percezione.

Velocità di propagazione:
E’ lo spazio che percorre l’onda sonora in un minuto secondo. Essa varia a seconda della densità e
della temperatura del corpo elastico che trasmette le vibrazioni, e, precisamente la velocità è
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maggiore quanto maggiore è la densità del corpo, e quanto più alta è la sua temperatura. Nell’aria,
alla temperatura ordinaria di 15°C. è di 340 m. al secondo, e tale velocità aumenta di 60 cm. al
secondo per ogni grado di temperatura.

Riflessione:
E’ un fenomeno acustico che avviene quando l’onda sonora muove dal corpo vibrante, urta contro
un ostacolo e retrocede formando col suo movimento due angoli uguali uno d’incidenza, l’altro di
riflessione.

Eco:
Altro fenomeno di riflessione è l’eco, che si produce quando un suono incontra un ostacolo, si
riflette e torna al punto di origine, provocando la ripetizione del suono stesso. Affinchè l’eco
monosillabico abbia luogo è necessario che la distanza tra corpo vibrante e l’ostacolo non sia
inferiore ai 17 m. (17x2=34) – percorso di un suono in un decimo di secondo).

Risonanza:
Detta anche rimbombo, prolungamento del suono o coda è una conseguenza della riflessione che
avviene quando l’ostacolo si trova ad una distanza inferiore ai 17 metri. In questo caso il suono
ritorna senza alcun distacco dal suono emesso. Questo si verifica in ambienti vuoti; difatti una sala
vuota ci dà maggiore risonanza di una sala piena poiché in questa le onde urtando contro persone od
oggetti si disperdono.

Vibrazioni simpatiche:
Sono fenomeni di risonanza che aumentano l’intensità di un suono. Esse avvengono quando un
corpo vibrante fa vibrare altri corpi vicini, capaci di produrre lo stesso suono.

Interferenza:
L’interferenza è un fenomeno acustico per cui due onde sonore incontrandosi possono sovrapporsi
ed annullarsi a vicenda.Es. quando due corpi iniziano un moto vibratorio nello stesso istante, si
dicono in concordanza di fase; se iniziano il moto in movimenti diversi si dicono in opposizione di
fase. Quando avviene l’opposizione di fase, ossia quando l’onda compressa si sovrappone all’onda
rarefatta o viceversa, si ha l’interferenza, cioè l’annullamento del suono. Quando avviene la
concordanza di fase due onde si fondono e danno origine ad un suono più intenso.

Battimenti:
E’ l’unione di due suoni di uguale nome ma non perfettamente accordati all’unisono i quali
vibrando danno la sensazione di un unico suono caratterizzato da indebolimenti e rinforzi periodici.
Questo fenomeno si osserva soprattutto nelle campane e nell’organo, nel registro “voce umana” ove
ad ogni tasto corrispondono due canne accordate in modo che una compia qualche vibrazione in più
dell’altra. Il numero dei battimenti in un secondo è uguale alla differenza delle vibrazioni che
passano fra due suoni.

Suoni risultanti:
Due suoni d’altezza diversa che risuonano simultaneamente producono un terzo suono più grave
che dicesi suono risultante. Le vibrazioni del suono risultante sono uguali alla differenza dei due
suoni generatori. Questo fenomeno fu osservato per la prima volta da Tartini (violinista del 700);
ecco perché è detto anche “terzo suono di Tartini”. Se tale differenza è superiore alle sedici
vibrazioni al secondo si ha il suono risultante, se la differenza è inferiore alle sedici vibrazioni al
secondo si hanno i battimenti.