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Keynote per il Forum Risorse Umane 2010

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1.

Henri De Man, sociologo belga e docente presso l'Accademia del Lavoro di Francoforte sul Meno ,
tra il 1924 e il 1926 svolse una pionieristica ricerca sulla ³gioia nel lavoro´, chiedendo ai suoi
studenti, tutti lavoratori destinati a dirigere i sindacati dell¶epoca, di descrivere i sentimenti che
provavano verso il proprio lavoro. Egli ottenne, in tal modo, uno spaccato de i problemi tipici
dell'operaio dell'industria, le sue insoddisfazioni, la sua "alienazione latente".

L'analisi di De Man parte dall'assunto che, benché possa sembrare che vi sia "uno stato di
equilibrio instabile, di tensione, tra fattori dei quali taluni sono favor evoli ed altri sfavorevoli alla
gioia nel lavoro" 1, la realtà è ben diversa, in quanto

  
 
   .
Sono presenti, invece, quelli contrari. Da ciò discende che "Ogni lavoratore tende verso la gioia nel
lavoro, come ogni uomo tende verso la felicità. La gioia nel lavoro non pretende affatto di venir
2
'favorita', la sola cosa che importa è che non le siano frapposti ostacoli."

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2.

. La flessibilità, introdotta nella prima metà degli anni Novanta dai gioverni tecnici e di
centro sinistra con nobili fini (ridurre la disoccupazione giovanile che nel 1990 sfiorava il 20%;
assicurare una copertura pensionistica ai CoCoCo) è diventata una vera piaga sociale. Non per
l¶intera popolazione (sono infatti precari circa il 20% dei lavoratori, una quota tutto sommato simile
in tutta Europa) ma soprattutto per i giovani: oggi, specialm ente i giovani scolarizzati, entrano nel
60% dei casi in azienda con un contratto flessibile, e molti vi rimangono per 5 -8-10 anni: i lavoratori
a progetto con un unico datore di lavoro (sono quasi 850 mila) hanno una età media di 34 anni , ed
una retribuzi one di 8.122 Euro /anno. A questi giovani, quindi, è stato offerto un lavoro, ma senza
nessuna garanzia per il futuro. Gli anni passano ed il lavoro precario non permette di accendere
mutui per acquistare case, ed  avere un figlio, progettare una famiglia diventa un miraggio . E in

1
H. De Man,    

, Bari, Laterza, 1931, pagg. 173
2
Ivi, pag. 174
questa fase di crisi occupazionale, i primi a perdere il posto sono stati ± e senza cassa
integrazione ± proprio i precari. Poi, ironia della sorte, li chiamiamo ³bamboccioni´ se abitano in
casa con i genitori.

In Italia volevamo rendere il lavoro flessibile, e abbiamo reso precarie le vite dei giovani. Abbiamo
inventato la 
  , di cui dovremmo chiedere il copyright nel mondo.

3.

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. Se il lavoro flessibile/precario era nato per ridurre la disoccupazione g iovanile,
non si può dire che abbia raggiunto l¶obiettivo. La disoccupazione giovanile sfiora oggi in Italia il
30%, a fronte di un tasso medio del 8 ,7%. Quindi e¶ circa 3,3 volte la media. Nel 199 3, quando fu
introdotta la flessibilita¶, la disoccupazione giovanile era all¶incirca agli stessi livelli di oggi : 30,2%.
Secondo l¶Istat oltre due milioni di giovani, terminati gli studi, non hanno avuto alcuna esperienza
di lavoro di durata superiore ai tre mesi . Il 60 per cento di questo gruppo è rappresentato da donne
e giovani del Mezzogiorno . Inoltre, meno di un giovane su tre trova un lavoro entro 12 mesi dal
termine degli studi . In definitiva, seppur oggi il lavoro dei giovani sia ± grazie alla flessibilità -
contrattualmente più conveniente che non alla fi ne degli anni Ottanta, molti di essi rimangono
comunque in ³dolce e inutile attesa´ per anni.

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. L¶Italia, nei 20 anni passati, ha riformato
profondamente i Servizi pubblici per l¶Impiego, aprendo ai privati, e ristrutturando il sistema del
collocamento, anche creando un ³borsa telematica del lavoro´ . Con risultati risibili sotto il profilo
dell¶efficienza. L¶Istat 3 fa notare che la maggior parte dei primi ingressi nel mercato del lavoro
avviene, grazie alle conoscenze dirette: circa il 55 per cento dei giovani trova la prima occupazione
attraverso le segnalazioni di parenti e amici ; molti altri fanno da sé: il 16,6% inviando curriculum
visitando un datore di lavoro, il 6,8% usa internet e il web. I Centri per l¶Impiego trovano lavoro a
1,5% dei giovani disoccupati (nel 1990 il dato era del 3%), le Agenzie private per il lavoro al 3,1%.
Un po¶ meglio fanno le Università: 3,8%. Specialmente quando mettono in campo servizi integrati
come SOUL, il sistema di Ô
 che coinvolge le sette università della Regione Lazio.

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. In Italia essere giovani è un serio handicap. Nonostante la preparazione
professionale che si può avere, nonostante gli studi, nonostante l¶impegno, si è destinatari dei
lavori meno retribuiti, in una sorta di gavetta che sembra non dover finire mai. Sempre l¶Istat

3
Istat, ͞L͛ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Anno 2009͟, in è   
 , 30 settembre 2010
ricorda: ³Il conseguimento del titolo universitario, come pure di quello secondario superiore,
dovrebbe consentire un più ampio ingresso nelle professioni a media e alta specializzazione. In
realtà, la mancata corrispondenza tra il titolo di studio e la professione svolta segnala la presenza
di fenomeni di sottoinquadramento e sottoutilizzo del capitale umano disponibile. Nel 2009 circa
2,2 milioni giovani fino a 34 anni non più in istruzione laureati e diplomati (il 47,1 per cento del
totale) possiede un titolo superiore a quello maggiormente richiesto per svolgere quella
professione´. L¶inadeguatezza del primo lavoro rispetto al livello di istruzione è diffusa su t utto il
territorio nazionale e interessa sia chi ha un lavoro dipendente a tempo indeterminato sia quella
atipica. Al di là delle forme contrattuali, è evidente la presenza di un bacino di offerta di lavoro
giovanile con inquadramenti non adeguati alle pro prie competenze e aspettative.

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. Nel contesto appena delineato sembra incomprensibile non la cosiddetta
³fuga dei cervelli´, ma il fatto che alcuni cervelli pensanti rimangano in Italia, nonostante tutto.
Volano all¶estero migliaia di laureati e dottori di ricerca ogni anno, mentre sono ben pochi coloro
che tornano indietro. Tra le cause della fuga vi sono tre cause principali: la difficoltà di trovare un
lavoro adeguato alle proprie aspettative; il differenziale nelle retribuzioni (al l¶estero lo stipendio di
un buon laureato con Master o PHD è più elevato del 50% ); l¶ambiente favorevole ai giovani, ai
quali vengono subito affidati lavori importanti e sfidanti. Basti a tal scopo ricordare la storia della
planetologa Amara Grasp, che dopo il dottorato al Max Planck I nstitute in Germania decise, tra il
2003 e il 2006, di lavorare al CNR a Frascati. Amara nel luglio 2005 scrisse alla rivista Scienze: ³se
sapesse che cosa significa tentare una carriera scientifica in Italia, nessuna persona sana di mente
accetterebbe l¶impiego´. Poi volò a Pasadena, per uno stipendio doppio e un laboratorio quadruplo.
E qualche speranza di ottenere un Nobel.

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  . Se vi è un fatto sulla quale possiamo scommettere qualsiasi cifra è che
le retribuzioni italiane siano tra le più basse tra quelle europee. Secondo l¶OCSE un italiano medio
guadagna 21.374 dollari (14.700 ¼) ogni anno, trovandosi al 23° posto tra i 30 paesi più ricchi d el
mondo. Meglio di noi stanno i lavoratori del Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063),
Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda
(31.337), Paesi Bassi (30.796) , Usa (30.774), Germania (29.570), Francia (26.010) e Spagna
(24.632). Con percentuali variabili tra il 40 e il 14 % in più. I giovani, i precari, le donne, hanno
stipendi notevolmente più bassi rispetto ai valori medi. Secondo gli economisti de La Voce.info ciò
dipende sia dalle forte tassazione, sia dalla scarsa produttività tipica del tessuto produttivo italiano,
fatto di PMI. Qualunque sia la ragione, ovviamente le basse retribuzioni non aiutano i consumi e la
ripresa economica. Henry Ford, nel 1916, decise di ridurre l¶orario ad 8 ore, e aumentare lo
stipendio a 5 dollari al giorno. Alcuni dissero che e ra impazzito e sarebbe fallito in pochi mesi. Lui
stava solo facendo il suo lavoro di imprenditore, e voleva vendere le auto che produceva anche ai
propri operai. Ovviamente quanto detto non si applica ai top manager, che come noto in un giorno
incassano quanto un loro dipendente in un anno.

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 c . Nell¶ultimo decennio tutti i paesi europei hanno massicciamente investito
in nuove tecnologie, in particolare nell¶aumento della capacità di internet di trasmettere segnali a
larga banda, mult imediali e in tempo reale. Ciò ha permesso di sviluppare ± tra l¶altro ± anche il
telelavoro, che comporta un aumento della produttività variabile, in funzione delle attività che si
svolgono, tra il 15 e il 30 %. Con una riduzione contemporanea del traffic o e dell¶inquinamento. In
Italia il ministro Scajola aveva proposto nel 2009 di finanziare lo sviluppo della rete con 800 milioni.
Poi la promessa e¶ stata spostata al 2010. Poi ancora al 2011« Nel frattempo rimane in vigore il
decreto Pisanu, che dal 2005 , con la giustificazione dell¶antiterrorismo, ha introdotto una serie di
gabbie burocratiche che hanno di fatto bloccato lo sviluppo del WiFi in Italia. Negli Usa, dove certo
non sono meno nell¶occhio dei terroristi, basta entrare in un bar, una chiesa o altro locale pubblico
per collegarsi gratuitamente alla rete.

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 . Molti manager, pubblici e privati, non si sono accorti di vivere nella società
della conoscenza, e si ostinano a gestire le risorse umane come ai tempi dell¶industria e della
catena di montaggio. Quindi impongono ai propri dipendenti orari rigidi, e li fanno rispettare a forza
di multe per i ritardatari . Per questi manager è facile capire la flessibilità, se si traduce nella
possibilità di retribuire di meno i nuovi ingressi in azienda, facendoli lavorare di più o usando
metriche lavorative studiate al calcolatore. Perchè non è altrettanto facile parlare di flessibilità
quando sono le persone che la chiedono, per poter conciliare i propri tempi di vita con quelli di
lavoro? In Italia il part-time e¶ offerto da una minoranza di imprese. L¶orario flessibile interessa
meno del 35% dei lavoratori , e la banca delle ore è attiva nel 1% delle imprese. Addirittura per
incentivare la fl essibilità serve una legge (art . 9 legge 53 del 2000).

     


   
 
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