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Il Canto degli Italiani

L'Inno nazionale italiano fu scritto in pieno Risorgimento (1847) da Goffredo Mameli un poeta che compose Il Canto degli Italiani , poesia meglio conosciuta con il titolo “Fratelli d'Italia” . Qui sotto puoi vedere il testo autografo scritto da Mameli.

Qui sotto puoi vedere il testo autografo scritto da Mameli. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo

Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, il 10 novembre lo inviò al maestro Michele Novaro , che scrisse la musica.

Mancavano pochi mesi al celebre 1848 che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così ben 30000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica). Durante le Cinque giornate di Milano , gli insorti lo intonarono a squarciagola: il canto degli italiani era già diventato un simbolo del Risorgimento.

Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) ebbero il merito di propagandare gli ideali del Risorgimento e di incitare la popolazione all'insurrezione, senza di che certamente non sarebbe stato emanato lo Statuto albertino , né il re si sarebbe impegnato in un rischioso

progetto di riunificazione nazionale che lo interessava poco. Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura cogli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neanche in questo si ebbe successo.

Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che il Re fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere la coccarda azzurra, rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico.

In seguito, fu intonando l'inno di Mameli che Garibaldi coi Mille intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale. Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del 1870 , fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.

Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale:

l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione che infiammava molti uomini nutrendo così gli eserciti italiani, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani

Testo originale

Parafrasi

Fratelli d'Italia

L'Italia s'è desta Dell'elmo di Scipio S'è cinta la testa Dov'è la vittoria?

Gli italiani sono ora fratelli l'Italia si è risvegliata

é

pronta alla guerra

e

indossa l'elmo di Scipione l'Africano

La

vittoria è di Roma

Le

porga la chioma [1]

Perché Dio ha voluto così.

Ché schiava di Roma Iddio la creò

Stringiamoci a coorte [2] Siam pronti alla morte L'Italia chiamò

Uniamoci in battaglia Siamo pronti a morire per l'Italia

Noi siamo da secoli Calpesti, derisi Perché non siam Popolo Perché siam divisi Raccolgaci un'Unica Bandiera una Speme

Noi siamo da secoli sottomessi e presi in giro perché non siamo un popolo unito

perché siamo divisi in tanti Stati.

Ci

sotto un'unica bandiera e un'unica speranza È arrivato il momento di unirci.

dobbiamo raccogliere

Di

fonderci insieme

Già l'ora suonò

 

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò

Uniamoci in battaglia Siamo pronti a morire per l'Italia.

Uniamoci, amiamoci L'unione e l'amore Rivelano ai Popoli

Uniamoci, amiamoci l'unione e l'amore rivelano ai Popoli le vie del Signore.

Le

vie del Signore

Giuriamo far Libero Il suolo natio Uniti, per Dio, Chi vincer ci può?

Giuriamo di liberare la patria dove siamo nati.

Se

siamo uniti da Dio,

Chi ci può sconfiggere?

Stringiamci a coorte, Siam pronti alla morte, L'Italia chiamò.

Uniamoci in battaglia Siamo pronti a morire per l'Italia.

Dall'Alpi a Sicilia Dovunque è Legnano, [3] Ogn'uom di Ferruccio [4] Ha il core, ha la mano, I bimbi d'Italia

Dalle Alpi alla Sicilia Dovunque si vuole lottare contro l'oppressore come nella battaglia di Legnano. Ogni uomo è coraggioso come lo fu il Ferrucci.

Si chiaman Balilla [5] Il suon d'ogni squilla I Vespri suonò [6]

I bimbi d'Italia li chiamano Balilla (soprannome di Perasso, uomo che nel ‘700 iniziò a Genova la rivolta contro gli austriaci). Il suono di ogni campana ha suonato la rivolta come nei Vespri Siciliani.

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò

Son giunchi che piegano Le spade vendute Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute [7] Il sangue d'Italia Il sangue Polacco Bevé col cosacco Ma il cor le bruciò [8]

Stringiamci a coorte Siam pronti alla morte L'Italia chiamò Sì

Uniamoci in battaglia Siamo pronti a morire per l'Italia.

Le spade dei mercenari (austriaci) Sono come canne che si piegano L'aquila dell'Austria Ha già perso le penne L'Austria ha sparso il sangue dell'Italia e, con l'aiuto della Russia, anche il sangue della Polonia ma (presto) morirà.

Uniamoci per la battaglia Simo pronti a morire per l'Italia. Sì

1. Qui il poeta si riferisce all'uso antico di tagliare le chiome alle schiave per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi. Dunque la Vittoria deve porgere la chioma perché le venga tagliata quale schiava di Roma sempre vittoriosa. Torna alla poesia di Mameli

2. La coorte (cohors, cohortis) era un'unità da combattimento dell'esercito romano, decima parte di una legione. Questo riferimento militare molto forte, rafforzato poi dal richiamo alla gloria e alla potenza militare dell'antica Roma, ancora una volta chiama tutti gli uomini alle armi contro l'oppressore.

3. La Battaglia di Legnano (29 maggio 1176), con cui la Lega Lombarda sconfisse Barbarossa , qui simbolo dell'oppressione straniera.

4. Francesco Ferrucci , simbolo dell' Assedio di Firenze (2 agosto 1530), con cui le truppe dell' Imperatore volevano abbattere la Repubblica fiorentina per restaurare la signoria dei Medici. In questa circostanza, il Ferrucci morente venne vigliaccamente finito con una pugnalata da Fabrizio Maramaldo , un capitano di ventura al servizio di Carlo V. «Vile, tu uccidi un uomo morto», furono le celebri parole d'infamia che l'eroe rivolse al suo assassino. È da notare come in seguito il nome maramaldo sia stato associato a termini quali vile , traditore , fellone .

5. Soprannome di Giovan Battista Perasso che il 5 dicembre 1746 diede inizio, col lancio di una pietra ad un ufficiale, alla rivolta genovese che si concluse colla scacciata degli austriaci, che da alcuni mesi occupavano la città.

6. I Vespri siciliani , l'insurrezione del Lunedì di Pasqua del 1282 contro i francesi estesasi a tutta la Sicilia dopo essere cominciata a Palermo, scatenata dal suono di tutte le campane della città.

7. Anche la Polonia era stata invasa dall'Austria, che coll'aiuto della Russia l'aveva smembrata. Il destino della Polonia è singolarmente legato a quello dell'Italia: anche nel suo inno ( Mazurca di Dabrowski ) c'è un riferimento agli italiani, e dei soldati polacchi combatterono in Italia con le truppe alleate contro i tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale, partecipando anche all' assalto finale a Montecassino .

8. Un augurio e un presagio: il sangue dei popoli oppressi, che si solleveranno contro l'Austria, ne segnerà la fine.

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