Sei sulla pagina 1di 4

PROPOSTA DI SOLUZIONE PER LA SIMULAZIONE PRIMA PROVA DI MATURITÀ 2019

TRACCIA: Italiano
ARGOMENTO: Esempio Tipologia A - Analisi e interpretazione di un testo letterario

italiano - Giovanni Pascoli, Patria.

Comprensione e analisi

1. Individua brevemente i temi della poesia.


2. In che modo il titolo «Patria» e il primo verso «Sogno d'un dí d'estate» possono
essere entrambi riassuntivi dell'intero componimento?
3. La realtà è descritta attraverso suoni, colori, sensazioni. Cerca di individuare con
quali soluzioni metriche ed espressive il poeta ottiene il risultato di trasfigurare la
natura, che diventa specchio del suo sentire.
4. Qual è il significato dell'interrogativa "dov'ero" con cui inizia l'ultima strofa?
5. Il ritorno alla realtà, alla fine, ribadisce la dimensione estraniata del poeta, anche
oltre il sogno. Soffermati su come è espresso questo concetto e sulla definizione di
sé come "forestiero", una parola densa di significato.
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che
comprenda le risposte alle domande proposte.

Risposte

1. La poesia Patria di Giovanni Pascoli presenta come principali tematiche il sogno di qualcosa di
lontano, qualcosa che manca al poeta in quel momento e che gli fa provare un forte sento di
nostalgia, altro tema importante del componimento. La nostalgia provata dal poeta è sia per la sua
patria (il suo paese natale San Mauro di Romagna), sia per la sua giovinezza, questi due temi sono
concomitanti poiché il poeta ha vissuto la propria giovinezza a San Mauro. Mentre i temi di queste
prime strofe sono espresse dal poeta in maniera positiva, le tematiche dell’ultima strofa cambiano
completamente, infatti il tema espresso è quello dell’esilio, il poeta risvegliandosi dal sogno iniziale
si sente come un forestiero che non può tornare in patria.

Simona Pani
2. Il titolo “Patria” e il primo verso “sogno d’un di d’estate” sono riassuntivi dell’intero componimento
poiché il poeta si trova a sognare la propria patria in un giorno d’estate, la patria del poeta è come
già detto San Mauro in Romagna che l’autore rivede in un sogno nel momento estivo che è per
eccellenza il momento più felice dell’anno. Pascoli descrive dettagliatamente la sua Patria d’estate
evidenziandone tutte le caratteristiche positive soprattutto la tranquillità che la contraddistingue e
per fare ciò si avvale del sogno: un mezzo attraverso cui il nostro inconscio ci trasmette ciò che
desideriamo maggiormente.
3. Pascoli utilizza in questo componimento la forma della descrizione; l’autore tramite un sogno
descrive il proprio paese nel dettaglio. Il Poeta descrive il paesaggio tipico dell’estate al suo paese
evidenziandone i suoni (positivi) come lo “scampanellare delle cicale”, il “palpito della trebbiatrice”,
suoni tipici dell’estate; il palpito inoltre rimanda al cuore e ci induce a pensare che il cuore del
poeta in quei momenti provasse emozioni più forti e palpitasse di gioia; ma descrive in ultima fase
anche i suoni (negativi) della realtà in cui si trova come le campane che lo risvegliano dal sogno;
quando sente queste campane infatti Pascoli si chiede dove sia e sono proprio le campane che gli
danno risposta riportandolo alla realtà in cui si trova, quella realtà in cui lui però si sente un
forestiero del tutto estraneo, evidenziando quindi la vera condizione interiore in cui si trova: quella
di esule lontano dalle cose che lo rendevano felice e rendendolo consapevole del fatto che non
potrà mai più riaverle. Anche i colori evidenziati dallo scrittore rimandano a un senso di serenità e
pace che lui stesso viveva in quelle estati al suo paese natale come le poche nuvole bianche che si
trovavano sole in cielo quasi completamente terso come a richiamare il proprio stato d’animo che
in quei momenti eri privo di ugni turbamento come il cielo privo di nubi; anche le campane
(ricorrenti in tutto il componimento), in questo momento suonano all’ora dell’angelus, sono
associate a un colore che è l’argento, quindi qualcosa di luminoso e di positivo, ma contrasta con il
momento della giornata in cui le campane dell’angelus suonano: al tramonto, quindi il monto in cui
la luce va via ma anche il momento felice in cui le famiglie si ricongiungono. All'interno del
componimento sono poi inserite anche altre immagine che il poeta descrive come se riflettessero il
proprio stato d’animo (anche in questo caso abbiamo la divisione tra positivo e negativo); il vento
che muove le foglie, il sole che cala e la trebbiatrice che va sono sensazioni positive inserite nella
parte positiva del componimento ma che anticipano e spiegano lo stato d’animo del Poeta; il vento
infatti muove le foglie ma queste sono “accartocciate” quindi chiuse in se; il sole sta calando e si
nasconde tra gli olmi quindi la luce sta iniziando a scomparire come la luce interiore del
protagonista; lo stesso avviene per l’immagine della trebbiatrice che palpita come un cuore e
riflette proprio il cuore del protagonista/scrittore che palpitava per quelle emozioni e ora non
prova più quelle sensazioni. Nella parte negativa del componimento il poeta esprime chiaramente
le proprie sensazioni non più mascherandole come positive. Qui infatti il Poeta si chiede dove sia e
si accorge subito di non essere in quel paesaggio che stava sognando ma di essere nella realtà in cui
viene immerso con forza dalle campane che in questo caso piangono e quindi il loro suono è
espresso con negatività come la negatività e il dolore che l’autore prova in quel momento
trovandosi in una condizione in cui si sente esule, condizione espressa due versi dopo dal forestiero
a cui il cane abbaia e che passa con il capo chino. Sono proprio questi ultimi cinque versi che
esprimo la condizione in cui si trova l’autore/protagonista: una condizione negativa in cui è
evidenziato il pianto e un capo chino di chi non vuole guardare ciò che lo circonda perché si sente
estraneo a quella realtà.
4. L'espressione interrogativa “dov’ero” con cui inizia l’ultima strofa racchiude un forte significato
poiché è proprio in questo momento che Pascoli prende coscienza della propria condizione sia

Simona Pani
interiore che esteriore trovandosi infatti in un luogo diverso da quello che stava sognando (San
Mauro) e sentendosi estraneo a questa realtà in cui si trova quindi possiamo sostenere che in
questo primo verso dell’ultima strofa è quasi racchiuso l’intero significato del componimento: la
nostalgia e la malinconia che il Poeta prova nei confronti di ciò che viveva prima e ciò che vive ora e
la presa di coscienza del fatto che tutto ciò che prima gli procurava serenità e gioia ora non potrà
più riaverlo.
5. Come già espresso precedentemente il poeta prova un forte senso di alienazione verso la realtà in
cui si accorge di essere in seguito al sogno. Questo senso viene espresso dall’autore nell’ultima
strofa in cui il risveglio brusco procuratogli dal pianto delle campane lo riporta alla realtà, è proprio
questo improvviso risveglio che accentua maggiormente questo senso provato da lui; ma questo
concetto viene espresso chiaramente dal poeta quando utilizza il termine “forestiero” poiché lui si
sente proprio così, il suo stato d’animo infatti è proprio quello di un forestiero, di un esule
impossibilitato al ritorno in patria. Possiamo dire dunque che proprio il termine forestiero che
racchiude quasi totalmente lo stato d’animo di Pascoli; il forestiero è in fatti per etimologia
qualcuno che sta fuori, qualcuno che si trova in un luogo differente da quello in cui è nato, in cui
abita, ed è proprio questo quello che prova l’autore: si sente fuori, estraneo a quella realtà in cui si
trova, diversa dalla realtà sognata che rappresentava la sua casa.

Interpretazione

Il tema dello sradicamento in questa e in altre poesie di Pascoli diventa

l'espressione di un disagio esistenziale che travalica il dato biografico del poeta e

assume una dimensione universale. Molti testi della letteratura dell'Ottocento e del

Novecento affrontano il tema dell'estraneità, della perdita, dell'isolamento

dell'individuo, che per vari motivi e in contesti diversi non riesce a integrarsi nella

realtà e ha un rapporto conflittuale con il mondo, di fronte al quale si sente un

"forestiero".

Approfondisci l'argomento in base alle tue letture ed esperienze.

In questo componimento di Giovanni Pascoli è fortemente evidenziato il tema dello


sradicamento e dell’alienazione che il poeta prova nei confronti della realtà; la concentrazione
del poeta su questi temi è sicuramente influenza dalle esperienze di vita del poeta stessa; lui
infatti perde il padre molto presto a causa di un omicidio, a cui non è mai stata fatta giustizia, e
che gli farà perdere quasi totalmente la fiducia sia nella giustizia (in seguito anche a una sua

Simona Pani
breve carcerazione), sia nelle persone; il poeta inoltre vive il problema dello sradicamento
dalla famiglia proprio per la perdita del padre e le successive perdite della madre e dei fratelli
che fanno sì che la propria famiglia si sgretoli e che lui inizia provare un attaccamento morboso
nei confronti di una delle due sorelle ancora in vita. Centrale nella poetica di Pascoli è
sicuramente il tema del paesaggio presente anche in questo componimento, il paesaggio
proprio in questo caso è strettamente collegato al ricordo altro tema presente nella poetica
dell’autore, è proprio il ricordo di quei paesaggi idilliaci che fanno sentire il poeta ancora più
estraneo al mondo in cui si trova in quel momento.
Pascoli però non è l’unico autore che esprime nei propri testi questi temi, lungo tutto
l’Ottocento e il Novecento infatti numerosi autori hanno descritto paesaggi ricordando il loro
luogo natale come Foscolo nel celebre componimento “A Zacinto” in cui come Ulisse si trova a
non poter fare ritorno nella sua petrosa Itaca anche lui non può più tornare nella sua madre
patri ed esprime la sua condizione di esule proprio come Pascoli; anche Leopardi esprime
spesso tramite la descrizione di paesaggi il senso di malinconia e di estraneazione che prova
sentendosi appunto distaccato completamente dal contesto in cui si trova; e lo stesso
D’Annunzio in alcuni componimenti come “L’ala sul mare” in cui racconta di Icaro esprime quel
senso di “non poter ritornare” e di ricerca costante del ritorno verso un luogo o verso
qualcuno, ricerca continua che non avrà mai però un lieto fine; è quindi questo un tema
ricorrente nella letteratura italiana sia in versi che in prosa, espressa anche in opere come “Se
questo è un uomo” di Levi in cui però il senso di esilio e estraniazione è molto più profondo e
doloroso poiché causato da circostanze politiche che non permettono all’autore di non fare
ritorno a casa.

Simona Pani