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Fucile e

candela: Una simbologia che sintetizza i due capisaldi ideologici degli


ustascia: la lotta armata (pugnale,
fucile) e la fede cattolica (la croce, la candela accesa)
il frate francescano Miroslav Filipovic Majstorovic. Il successore di Milos al
comando del lager ustascia di Jasenovac è il frate francescano Miroslav
Filipovic Majstorovic, chiamato "Fra' Satana" e amico personale del
Poglavnik (che arriverà a insignirlo con il grado di maggiore della Milizia
ustascia). Quando assume il comando del campo di sterminio,
"Fra' Satana" ha già una reputazione che non lascia dubbi: il cattolico
francescano è stato comandante di una brigata delle "Guardie del corpo
del Poglavnik", squadracce ustascia della morte che nell'ottobre
1941, nella zona compresa tra Banja Luka e Motica, hanno massacrato
oltre 4.800 serbi, e che nel novembre 1941, nella scuola elementare di
Krivaja, hanno massacrato a pugnalate gruppi di bambini
serbo-ortodossi. Nel lager, "Fra' Satana" non si limita a comandare:
provvede di persona a uccidere gli internati. Lo testimonierà Sime Riboli,
prigioniero nel campo di Jasenovac: «E' semplicemente impensabile che
un francescano potesse dimostrarsi tanto sanguinario.
(Nota: Nel corso dell'eccidio di Motica, frate Miroslav Filipovic uccide a
pugnalate il bambino Dura Glamocan, e di fronte all'orrore che turba
perfino alcuni dei suoi sottoposti ustascia, il religioso urla: «Io
sto convertendo il Diavolo in nome di Dio, seguite il mio esempio!»
All'episodio accenna brevemente anche l'apologeta di monsignor Stepinac
Fiorello Cavalli, che definisce il massacro dei serbi di Motica
«una spedizione punitiva», originata da un attentato serbo a una miniera di
carbone della zona, e finalizzata anche a «proteggere gli abitanti cattolici»
della città. Un testimone oculare di quel massacro racconterà: «Vestito in
abiti da frate ma con la bustina ustascia in testa, Filipovic entrò in classe
seguito da alcuni ustascia: ordinò alla maestra di separare i bambini
ortodossi da quelli cattolici e musulmani. La maestra, nulla sospettando,
chiamò fuori dai banchi gli alunni serbi. Quando i ragazzi uscirono nel
corridoio. Fra' Filipovic si scagliò sul gruppo col pugnale e li
scannò tutti alla presenza degli altri ragazzi, che urlavano dal terrore. Con
le gole e i petti squarciati e sanguinanti, i ragazzi correvano impazziti per il
corridoio, tornavano nell'aula urlando di dolore e in preda al terrore»
(Dokumenti, cit.).

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