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Venga il tuo Regno!

Tema 5- ENTE E CAUSALITÀ

Problematica
La filosofia ha come compito fondamentale la ricerca delle cause delle cose e spetta alla metafisica lo studio
della causa in quanto causa. Questo compito non è facile, poiché i problemi della natura della causalità, della
possibilità della mente umana di risalire dall‘effetto alla causa, dei tipi di causalità e della formulazione del
principio di causalità sono problemi intimamente legati ai principi noetici e ontologici dei diversi sistemi
filosofici. In alcuni sistemi, ad esempio, la causalità viene ridotta ad un solo aspetto: successione temporale,
spiegazione razionale, occasione, probabilità, condizione, oppure ad una categoria dell‘intelletto.
Un primo problema risiede nell‘investigare e spiegare le cause del divenire accidentale e di quello sostanziale (cf.
Tema 1). Si tratta della risoluzione fisica del movimento.
Il secondo problema consiste nella ricerca metafisica delle cause dell‘ente in quanto ente, fino alla scoperta di
Dio (cf. Temi 2 e 4). Si arriva così alla dottrina della creazione (l‘exitus della creatura) e del governo divino
provvidenziale (il reditus della creatura). Si deve spiegare la causalità efficiente (produzione e relazione di
dipendenza), esemplare (misurazione e imitazione) e finale (ordinazione e assimilazione dinamica) della
creazione. Un problema fondamentale in ogni pensiero metafisico è sempre la spiegazione del rapporto fra
causalità divina e causalità seconda.
Il terzo problema riguarda la nostra conoscenza del rapporto causale e la giustificazione del principio di causalità.
Diversi filosofi e scienziati negano all‘uomo la possibilità di risalire dall‘effetto alla sua causa. Da affrontare,
pertanto, sono le critiche di Hume al principio di causalità, la teoria kantiana della causalità e il dibattito
sull‘analiticità del principio di causalità nel tomismo del Novecento.

Quadro storico
Per ogni punto si presenti il nucleo essenziale.
1. La causalità platonica e la causalità aristotelica:
a) le spiegazioni platoniche della causalità dell‘Uno, delle Idee, del Demiurgo, dell‘anima, e della chora;

Nel Timeo Platone espone il principio “ciò che nasce bispgnoa che nasce da una causa” insiema alla prima
distinzione tra causa prima e cause seconde, anche chiamato da lui “concausa”. Benche Aristotele criticarà a
Platone de avere soltante delle due cause, ciò è la causa materiale e la cause formale, è possibile di fare un
schema comparativo tra vause menzionate da Platone e le cuatro cause aristoteliche. Il problema grosso sempre è
la forte separazione del mondo sensible materiale con il mondo ideale, intelligible. C’è non soltanto una
dipendenza stretta fra una cosa materiale e le sue idee, ma anchè un accento più forte sul mondo ideale, come più
reale.

Teoria del Bene/idee Causa formale Ma anche teleologica, dunque certa causa finale
Partecipazione nell’idee Causa efficente Benche non ha rivelanza il aspecto motrice della realtà
Chora Causa materiale Principio materiale ed eterno, preesistente al cosmo,
capace di accogliere l’intelligibile.
1) “Ciò in cui tutto nasce”
2) “Ciò da cui tutto e tratto”
3) “Ciò di cui tutto è constituito”

La funzione del Demiurgo è una funzione mediatrice fra Dio come causa prima e la diversità ordinata del mondo
sensibile.

b) le dottrine aristoteliche delle quattro cause del divenire e delle cause dell‘ente, in chiave atto-potenza.

Articolo di Fabro:
1. La materia, sostrato o “potenza” recettiva delle perfezioni o forme. Intrinseco
2. La forma, “atto” e perfezione che determina qualcosa ad essere ciò che è, che ne costituisce la essenza o
specie
3. L’efficente, ciò “da cui” proviene l’impulso al movimento estrinseco
4. Il fine che è lo scopo “per ragione del quale” l’efficente passa all’azione.
Aristotele:
Aristotele: 4 cause, 3 principi (intrinseche + privazione)
"sunt quatuor causae: scilicet materialis,efficiens, formalis et finalis. Licet autem principium et causa dicantur
convertibiliter, ut dicitur in quinto Metaph., tamen Aristoteles in lib. Physic., ponit quatuor causas et tria principia.
Causas autem accipit tam pro extrinsecis quam pro intrinsecis. Materia et forma dicuntur intrinsecae rei, eo quod sunt
partes constituentes rem; efficiens et finalis dicunturn extrinsecae, quia sunt extra rem. Sed principia accipit solum
causas intrinsecas. Privatio autem non nominatur inter causas, quia est principium per accidens...”

2. La causalità neoplatonica nella tradizione cristiana; a) la causalità esemplare secondo sant‘Agostino; b) la


causalità del Bene secondo Dionigi.

Agostino:
San Agostino integra le diverse forme di causalità nella causalità esemplare. Dio è la “vis divina effectiva” che
atua sulla forma come causa efficente. La forma “diventa” la misura finita della possibilità, impronto esemplare,
estetica rivelabile (esse come splendore dell’esse) e tensione verso il fine (causalità finale). Tutto in una
concezione piuttosto platonica, nella quale la forma è come ordinatrice immanente a tutta la natura creata e si può
risolvere in misura, numero e “pons”.
La relazione tra Dio e le creature e di participazione, me con un risalto più sulla somiglianza, quindi la
dimensione formale, che sull’esse. Me dice chiaramente che in questa somiglianza di due realtà, una è la causa
d’altra.

Dionigi

3. La causalità secondo san Tommaso d‘Aquino, Ockham e Suárez: a) la sintesi tomista di causalità aristotelica
e partecipazione platonica; b) la negazione della causalità in Ockham; c) la mozione divina tomista e il
concorso divino suareziano.

Ockham
Il nominalismo di Ockham si avvicina abastanza a una concezione occasionalista. Non c’è una causalità in se, ma
piuttosto una consecuenza necessaria che nasce dalla stessa natura delle cose.

Suarez e il concorso divino


Veda il quadro sistematico

4. La causalità nel razionalismo continentale: a) la causalità cartesiana; b) l‘occasionalismo di Malebranche; c)


il panteismo di Spinoza; d) la causalità leibniziana.

Cartesio
Il forte razionalismo di Cartesio si applica anche al concetto di causalità. La grande svolta è di fare dalla
dipendenza nell’essere una pura ragione di conessione. Su visione del mondo è fortemente meccanico, quindi
diretto da una legalità meccanica dentro di un quadro di nessi necesarie, e non di dipendenza. Cartesio ancora
cerca l’ultima fondazione in Dio, ma piu come condizione di possibilità del nostro pensiero, applicata
consecuentemente anche alla realtà degli leggi fisici.

Malebranche
É il piu representativo del “ocasionalismo”. Nega ogni causa seconda, ed admette soltanto la causa prima. Le
relazioni “causali” tra l’essere materiali se riducono a pure “ocasioni” per Dio di agire. L’unico capace di agire
nel senso propio è Dio stesso. Malebranche non toglie il nesso meccanico, ma difende che questo non ha
consistenza in un nesso causale.

Spinoza
Parlando del panteismo di Spinoza è chiaro che per la ausenza di una possible trascendenza dell’ente verso altro,
si nega anche ogni nesso o relazione di causalità. Dio è tutto e quindi contiene in se tutti l’effetti. C’è pura
necessità, perfezione assoluta e ausenza di ogni distinzione. Tutte le quattro cause sono assorbite in un tutto
univoco.
Leibniz
La monade secondo Leibniz è “un’essere completo, la cui nozione è sufficiente a comprendere e a far dedurre
tutti i predicati dal soggetto a cui questa nozione è attribuita.” Questa definizione logica ha delle implicazioni
metafisici. La monade già contiene tutti i possibili effetti in se. Quindi se cancela la causalità tra due monadi,
senza negare l’unico nesso causale “intra rem” con Dio. Soltanto l’ordine messo nella natura da Dio (ragione di
coordinazione) si può admetter come causa finale.
Importante è evidenziare il termine “ragione sufficiente”. Piu di affermare attuazione causale nel senso
artistotelico, Leibniz parla di ragione. Ogni evento e successo ha una ragione, che alla fine soltante Dio sa. Siamo
di fronte di un sistema piuttosto logico nella quale tutto è ordinato logicamente da Dio. Ma i conessioni sono piu
conessioni dirette a Dio, e non tra i monadi.

5. La causalità nell‘empirismo britannico: la conoscenza del rapporto di causalità secondo Hume.


Centro del empirismo di Hume sono i dati di fatto: mentre in Leibniz si trova una assoluta necessità assoluta
nella monade come un ente che contiene tutto i sui effetti, in Hume è impossibile di conoscere nessi necesari tra
due eventi. La contingienza è dei dati di conoscienza è insuperabile. Quindi applicato alla causalità: si diciamo A
è B, forse c’è una evidenza empirica del dato. Ma non possiamo arrivare alla conclusione che B diviene da A. Si
constata una successione, ma non un nesso causale, e meno di dipendenza nell’essere.

6. Il problema della causalità in Kant.


Kant intenta di riconciliare le due estremi: la necessità assoluta di Leibniz e la contingenza “assoluta” di Hume.
La diversità di S e P lo unifica nella legge universale del intelletto. Due dati empirici con un rapporto empirico
(pe. fuoco ed acque calda), dai quali non possiamo trarrne una legge universale (causalità), vengono assunto in
un schema di rapporto: “successione non falsificata”. Questo schema di rapporto viene applicata alla categoria di
“causalità”.
La grande differenza è questa: la sintesi che unisce i dati di esperienza (fuoco e acque calda) e il concetto di
“causalità”, non è piu da trovare nella sostanza, come in Aristotele e Tommaso, ma nel atto di giudizio puro, che
è identico all “io penso trascendentale”. Causalità quindi viene trasferita al livello del “io penso”, e gia non è un
aspetto della realtà astratto da nostro intelletto.

7. La causalità nella fisica contemporanea e nella filosofia analitica.

Fisica contemporanea

Le sfide poste dalla fisica contemporanea hanno provocato anche varie negazioni di causalità. Specialmente il
indeterminismo di Heisenberg mette apparentemente in crisi un nesso di dipendenza logica. Problema di fondo è
certamente la manchanza di distinzioni tra il livello fisico di indagine e il livello metafisico.

Filosofia analitica

8. La causalità nel tomismo del Novecento: il rapporto fra la partecipazione e la causalità.

Tomismo formalista
Esse “forma dat esse”:
existentia= positio extra
causas (accidental,...)
Essentia Acto formal
Forma dat esse Esencia da el acto de ser
Substancia Tres “constitutivos”: esse,
subsistencia, essentia
operación Cada acto es directamente
creado por Dios; el
accidente tiene actus
essendi.
Prueba de existencia de 4ª vía: causa eficiente
Dios
Autores Tyn, Gaetano, Maritain,
Langrange
Quadro sistematico

1. La causalità in genere. Cos‘è una causa? Qual è la differenza fra una causa e un principio, un‘occasione, una
condizione? In che consiste il rapporto di causalità? Quali sono le principali specie e i modi di causalità?

1. Principio: id, ex quo aliquid procedit quocumque modo.


Secondo Fabro, il giudizio è ciò che sta all’inizio di un ordine o di una successione così nell’essere, come
nel divernire e nel conoscere.
2. Causa: Principium (id, ex quo aliquid procedit quocumque modo) [reale e] positivum unde aliquid
procedit secundum dependentian in esse.
Principio di dipendenza ed è propio dell’ordine dell’essere.
3. Condizione: disposizione necesaria per l’esercizio di una causalità; un che di estriseco richiesto affinché
la causa causi, secondo Fabro.
4. Occasione: favorisce l’azzione della causa.
5. Ragione: ciò che dà una spiegazione nell’ordine del conoscere.

Proprietà
1. Priorità di natura rispetto all’effetto: dipendenza effettiva nell’essere: una certa analogia ma non più con l'idea di
anteriore e posteriore.
2. Simultaneità quanto al tempo (correlativi):
- la causa in tanto che causa è simultanea dell'effetto i.t.c. effetto: A comincia a essere causa di B, quando B
comincia a esistere: A poteva essere prima (in quanto ente, ma non in quanto causa)
- N.B.: la posteriorità dell'effetto in tanto che effetto non ha niente a che vedere con la cronologia: l'effetto non
è un dopo ma un subordinato: la subordinazione non implica necesariamente una sequenza ma una
consequenza: Un mondo eterno è effetto e dipendente di Dio, benché non possiamo qui parlare de prima e
dopo: che faceva Dio prima della creazione?

Due binari
A. Se consideriamo l'essere delle cose staticamente
- Materia e forma bastano per spiegarlo
- B. Se consideriamo le cose dinamicamente, ossia nel loro svolgimento, nel loro divenire, nel loro prodursi e nel loro
corrompersi,
- occorrono due ulteriori ragioni o cause: la causa efficiente o motrice e la causa finale, ossia il fine o lo scopo cui
tende l’agente

Fabro: “Ogni gruppo poi una causa ha la sua corrispondenza nell’altra. Le cause nell’essere non sono perciò
giustapposte ma si compenetrano “causalmente”. Tommaso: efficiens es principium motus, fini autem terminus...
forma dat esse, materia autem recipit.

Altre divisioni: causa “per se” / causa “per accidens”, prima/seconda, immediata/mediata, diretta/indiretta.

2. Cause del movimento: Quali sono le cause del movimento accidentale e del cambiamento sostanziale?

Sia nel movimento accidentale, sia nel cambiamento sostanziale, entranno le cuatro cause: material, efficente,
formale e finale.

Un schema generale:

Materiale ciò da cui una cosa si genera Causa recettiva della forma
Efficente ciò da cui proviene il principio di mutamento Principio esterno di movimento
Formale costitutivo dell’essere della cosa verso il fine proprio Principio interno di movimento
Finale Ciò in vista di cui avviene il mutamento Teleologia della forma/
Movimento accidentale- livello sostanza/accidenti:
 Nell ordine dell’essere, la sostanza fondamenta i accidenti: quindi ogni movimento accidentale, che si
espressa nelle categorie (segue la lista dei categorie/predicamenti), trova sua sostegno ( sustentamentum)
nella sostanza.
 Nell ordine della perfezione: Subiectum accidenti subiicitur, sicut quaedam potentia activi; unde et
accidens forma dicitur. Quindi nell’ordine della perfezione (secondaria), è l’operazione accidentale che
attualiza la sostanza, la quale in riferimento all’accidente è una potenzia attiva.
 Predicamenti/accidenti: instrinseco- quantità (consecutivo della materia), qualità (consecutivo della
forma), relazione; estrinseco- habitus, tempo, luogo, posizione, azione, passione.
 Il movimento locale si definisce comunemente come l’atto dell’ente in quanto potenza. Sempre si trova
nel livello dell’accidente, specialmente della categoria del luogo. La formula esprime la necesaria
tensione intriseca fra atto e potenza che lascia spazio a un svillupo verso un’ulteriore
perfezzione/attualisazione accidentale.
 Ogni movimento, secondo la formula aristotelica, ha bisogno di una causa efficente: omne quod movetur
ab alio movetur. Nella metafisica XII Aristotele parla della fondazione ultima che può essere soltanto il
Motore immobile.

Cambiamento sostanziale- livello materia/forma:


Il cambiamento sostanziale si realisce nel livello più fondamentale: materia e forma sostanziale.

La forma sostanziale è l’atto che informa la materia prima e quindi è principio di specialisazione (l’ente
appartente ad una specie). La materia prima, come informata e attuata dalla forma sostanziale, è principio
d’individuazione e quindi della molteplicità intrinseca ed individuale. Ogni cambiamento sostanziale si realizza
nel livello della forma sostanziale, cambiando così anche lo statuto della materia prima.

3. Cause dell‘ente: Quali sono le cause ultime dell‘ente? Perché Dio non è causa sui? Il mondo è eterno?

Limite
Ci troviamo davanti a due limitazione nella causalità al livello materiale (quindi di corruzione e generazione):
l’impossibilità di spiegare l’essere, ed impossibilità di spiegare il movimento senza una causa immobile ultima.

Soluzione
1. Livello del movimento:
Argomentazione di Aristotele è la seguente: parte da su visione ciclica del mondo, nella quale sia movimento sia
tempo sono eterne. Ma considera che un movimento non possa essere causato in ultima instanza da qualcosa che
sia in potenza (por lo meno parzialmente). Dice: “si sua essenza (della causa) fosse potenza, il movimento non
sarebbe eterno, giacche lo che è in potenza anche si non si può realizzare. É preciso quindi che ci sia un principio
tale che la sua essenza sia l’atto stesso.”

2. Livello dell’essere:
Portando lo stesso discorso di Aristotele al livello dell’essere, si deriva la necesità di un Essere per essenza che
sia causa ultima dell’essere per partecipazione. Questa causa è l’ultima, universale (comprende tutte e ciascuna
perfezzione creata), trascendentale (il suo effetto proprio, l’essere, trascende tutti i predicamenti), per essenza (in
contrasto con le cause per partecipazione).

Dio causa sui?

Abbiamo detto che il primo motore, per poter essere causa ultima del movimento deve essere atto puro, ciò’è un
essere necesario. Ma l’essere necesario allo stesso tempo è l’unico essere non causato. La necessità porta alla
incausalità, giacche esclude ogni potenzialità, presuposto per la contingenza, che a sua volta sempre è causata da
qualcosa.

Che Dio, come non causato, sia causa sui, sarebbe una contradizzione logica ed ontologica. Si caderebbe in un
processo infinito, che secondo Aristotele non si può ammettere come argomento che spiega la realtà.
De aeternitate mundi
Sto. Tommaso
Primo ostendam quod non est necesse ut causa agens, scilicet Deus, praecedat duratione suum causatum si
ipse voluisset. Primo sic: nulla causa producens suum effectum subito necessario praecedit duratione suum
effectum; sed Deus est causa producens effectum suum non per motum, sed subito: ergo non est
necessarium quod duratione praecedat effectum suum. Prima per inductionem patet in omnibus mutationibus
subitis, sicut est illuminatio et huiusmodi; nihilominus tamen potest probari per rationem sic.

Benche Sto. Tommaso parla qui della possibilità della eternità del mondo senza negare la creazione, si deve
chiarire due punti:
Primo è che la creazione con inizio propriamente detto è una verità di fede. E conseguentemente che una
dimostrazione, secondo Sto. Tommaso, dell’universo con inizio temporale, sempre è di stampa probablie e di
nessuna maniera apoditico, vuole a dire rigorosamente logico e quindi evidente.
Con l’argomento di sopra e tutta la sua filosofia basata sull’esse, Tommaso certamente supera la concessione di
Aristotele che soltante è possibile esercitare la causalità su qualcosa preesistente.

4. Causa e partecipazione: Qual è il rapporto fra la causalità estrinseca e la partecipazione nell‘exitus e nel
reditus della creazione?

“Non è chiaro nel testo di san Tommaso, ma sembra che si può parlare analogamente di una
partecipazione dell’essere secondo tutte e tre modi.
1) Si può dire che gli enti concreti partecipano nell’essere comune analogamente come il concreto
partecipa nell’astratto (communanza dell’essere);
2) si può dire che l’ente partecipa del suo atto di essere analogamente come il soggetto nella sua forma
(sapendo, pure, che in questo caso di essere-essenza è la potenza a determinare l’atto) (determinazione
dell’essere); e
3) si può dire che l’ente finito partecipa una somiglianza dell’essere divino secondo la causalità analoga
(dipendenza e somiglianza dell’essere.” P. Jason Mitchell

Il problema della dupplice partecipazione


Geiger parla, seguendo il terzo tipo di partecipazion, di due partecipazioni: “per composizione” (l’atto d’essere) e
“per somiglianza” (essenza-idea divina); la prima si referisce alla causalità efficente di Dio, la seconda alla
causalità esemplare. Nella sua critica di questa teoria, Fabro evidenza che c’è soltanto una partecipazione, come
unico ultimo principio dell’essere per l’ente per partecipazione, che comporta l’effetto della somiglianza. In se
stessa l’essenza ha la capacità (potenza) di somiglianza alla idea divina, e in quanto è sotto il proprio essere
somiglia in atto al suo esemplare increato.

Due esemplarismi distinti


1. Esemplarismo della natura divina in riferimento all’atto d’essere (perfezioni trascendentali).
2. Esemplarismo della idea divina in riferimento all’essenza dell’ente.
C’è quindi una dipendenza mutua, che certamente non può ammettere una duplice linea di partecipazione, come
detto prima.

Momenti di partecipazione
Se consideriamo la fondazione dell’esemplarismo e la partecipazione reale, troviamo i seguenti “momenti”
logici:
1) nel primo momento, c’è l’essenza divina, o natura, che è imitabile in se stessa;
2) nel secondo momento, Dio conosce la sua natura come imitabile e così “scopre” le idee;
3) nel terzo momento, egli vede queste idee e, per un atto della sua volontà, crea le essenze nella loro
somiglianza, simultaneamente creando gli atti di essere corrispondenti che queste essenze ricevono in quanto,
come enti creati, partecipano in una somiglianza della natura divina.
Dunque, gli enti creati simultaneamente hanno una somiglianza alla loro esemplare e alla natura divina.
5. Causalità divina: Perché Dio ha creato il mondo? In che modo è Dio la causa dell‘agire della creatura?
Perché la causalità divina non toglie la libertà della creatura razionale? In che modo Dio realizza il suo piano
provvidenziale? Qual è la causa del male?

Dio come causa dell’agire


Dio opera in tutte le cose come causa prima. St. Tommaso in più afferma la possibilità di Dio di muovere
immediatamente in questi cinque aspetti: materia vero la forma (materia portata all’atto attraverso la forma);
movimento corporale (normalmente prodotta da cause secondo); intelleto creato (ogni virtù intelletiva proviene
da Dio); volontà creata (come bene universale Dio muovo verso di se la voluntà creata); secondo le tre generi di
causalità (fine, causa agente, principio formale)

Problematica: concorso divino


La problematica si riassume nella sufficienza della grazia e la efficacia della stessa, sia in riferimento alla
conversione, sia alla virtù. Dio da ad ogni uomo la grazia sufficiente per salvarsi, afferma il Concilio di Trento.
Ma la questione è cosa rende questa grazia sufficiente anche efficace?

Secondo i gesuiti, ripresentato da Luis de Molina, la efficienza della grazia è ab extrinseco, lo che significa que
la grazia sufficiente è fecondata o sterilizata interamente dalla libertà umana. Ma da questa posizione deriva un
“plus ontologico” che non proviene da Dio; comporta un problema metafisico serio.

Secondo Báñez abbiamo una praemotio physica antecedens. Secondo liu la grazia sufficiente da una spinta, un
proposito, ma ha necesità di una seconda grazia, una grazia efficace ab instrinseco, che precede l’atto al livello
fisico ed ontologico: la praemotio physica antecedens. Fondazione della teoria di Báñez è la visione che non ci
sono passaggi della potenza all’atto che non possa essere in ultima istanza ricondotta a Dio. Quindi la voluntà
creata e con questo la libertà è sempre sotto la mozione divina.

Come compromisso di questo apparente dilema, si deve cercare la vera essenza della libertà. L’essercizio
dipende da Dio, come causa ultima, ma non la specificazione. L’agente libero trova il suo campo di libertà su
questo livello della specificazione dei operazioni propri; un livello non secundario, giacchè ha una repercussione
morale non da sottovalutare.

Provvidenza e governo di Dio


Come atto per se sussistente Dio è fonte di ogni attualità, quindi causa ultima di tutto, sia al livello sostanziale,
sia al livello dell’agire; è la conservazione nell’essere, equivalente con la creazione. Come bene summo tutto,
spinto alla propria perfezzione tende a Dios, fine ultimo di tutto ciò che esiste. Questa tendenza intrinseca di tutto
verso Dio si chiama anche ratio ordinis rerum in finem. È la ordinazione divina dei cose verso il suo fine, che è
Lui stesso; in altre parole la providenza divina.

Il governo divino è il già esposto esercizio come causa ultima e prima, attuando in gran parte attraverso le cause
seconde. Non si tratta di una instrumentazione, ma piuttosto della partecipazione della propia causa per essenza
agli cause agenti per partecipazione. Qui si parla del governo divino.

Ontologicamente il male non ha consistenza, ciò è realtà sostanziale. È la privazione di un bene dovuto (I, q. 48,
a. 1 e De Malo, q. 1). La permissione del male di parte di Dio si spiega per il fatto che ce una distanza voluta da
Dio fra Lui stesso come causa prima di tutto, e la causa partecipata, la causa secondo. A questo livello c’è la
possibilità di errore (se si parla del male fisica), o nel caso di un ente spirituale de peccare, quindi del male
spirituale o morale; il peccato è un disordine di un individuo libero rispetto al suo fine dovuto.

6. Conoscenza della causalità: Quali sono le principali formulazioni del principio di causalità? Qual è la
giustificazione critica del principio di causalità? Qual è il fondamento ontologico del principio di causalità?

Principali formulazioni del principio di causalità:

1. Omne quod movetur ab alio movetur


2. Omne quod incipit exigit causam
3. Omne quod est in potential no fit actu nisi per aliquod ens actu
4. Omne contingens habet causam
5. Omne compositum, indigent causa componente.

Fondazione del principio di causalità

Fondare ultimamente il principio di causalità si può soltanto avendo in mente l’essenza di Dio come l’Essere assoluto
e non causato. Come abbiamo visto, per non ricorrere ad un processo ad infinitum, si deve admettere Dio come non
causato, benchè è la sua raggione. Il secondo passaggio nel ragionamento è il capire chiaramente che l’essere come
tale non esige ne si riduce ad “essere causato”. Non tutto ciò che esiste è causato; perchè Dio esiste e non è causato.
Ma se l’ente per partecipazione non si può chiamare causato per il fatto d’essere, deve essere chiamato causato per il
fatto di essere limitato. Il fatto d’essere un essere per partecipazione, e quindi di non esaurire tutta la virtù dell’essere
in se, rimanda a un Essere per se, che esaurisce l’intera virtù dell’essere, e causa attraverso la partecipazione l’ente
per partecipazione.

“Anche se la relazione ad una causa non entra nella definizione dell’ente causato [in quanto ente], segue però
dalla sua natura [in quanto è limitato]: proprio dal fatto che qualcosa sia ente per partecipazione, si conclude che
è causato da altro. Per cui tale tipo di ente non può darsi se non come causato, così come non può esistere un
uomo che non sia capace di ridere” (I, q. 44, a. 1 ad 1).