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Giappone Terzo Piano, Di madre


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July 2, 2013

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断捨離 o della bellezza del vuoto
.
.
Buttare, buttare e liberarsi di tutto. Svuotare, scegliere con attenzione quel che si vuole che resti e
lasciar andare tutte le altre cose. Ridurre i bisogni all’essenziale e intorno a quello lasciar navigare Cerca
l’immaginazione.
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Wa – La via giapponese all’armonia

Dei tanti significati della parola zen quello che si collega al sentimento del vuoto, che è bisogno dello
spirito ed equilibrio del cosmo, è per me di maggiore impatto. Coltivare il minimalismo e non
adombrarsi di oggetti è la filosofia del danshari 断捨離.
Tre kanji, uno accanto all’altro che, come sanno fare solo gli ideogrammi, spiegano molto più di quel Non oso dire la gioia
dicono nel suono. C’è kotowaru 断る che è “rifiutare”, c’è suteru 捨てる ovvero “buttare, gettar via” e

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infine hanareru 離れる che significa “allontanarsi, prendere distanze”.

Una casa piccola va annaffiata di spazi, di cavità. Lasciata svillupparsi in lungo e largo. Una camera
deve essere soprattutto aria, luogo dove muovere il corpo. E a Tokyo, dove gli appartamenti sono di
pochi metri quadrati, diviene una necessità che si fa virtù.

sakura cucina giapponese treno bellezza


ferrovia maternità fotografia tempo monte foto
Tokyo Orizzontale festa romanzo neve
autunno kanji terremoto pioggia che
giorno è oggi in Giappone kichijoji
libro capodanno tsunami ciliegi shibuya
quotidiano cultura bambini estate caffè tohoku
matsuri primavera passeggiata shinjuku tokyo
Ho cercato di dare un nome a questo sentimento che mi ha sopraffatta a marzo scorso, al ritorno
lingua giapponese kawaii armonia
dall’Italia: forte, assolutamente inedito, il bisogno di ridurre all’essenziale, di liberarmi degli orpelli, di
universita
sfrondare appendici e mirare fluida e sottile verso l’alto. Ho capito infine che l’abbondanza, l’opulenza
cui anelo è quella del tempo, della serenità e non quella delle cose. Archivio
E allora ecco sacchi, enormi sacchi dell’immondizia. Uno, due, tre poi quattro e anche cinque. Arriva il
sesto e poi il settimo. E la gioia dell’occhio e del corpo inizia a farsi sentire. Leggera, potrei December 2018 (3)
sollevarmi da terra. Fluttuare in questo mondo pieno di cose, di colori rutilanti che spingono come October 2018 (2)
palmi e sussurrano “guardami!”, “desiderami!”. September 2018 (2)
July 2018 (1)
Grazie al danshari, applicato con una sorta di June 2018 (1)
ferocia in casa nostra per una decina di giorni, May 2018 (1)
ho riaperto cassetti, scatoloni che attendevano March 2018 (2)
dagli anni del trasloco, astucci, file strabordanti February 2018 (2)
di fogli, armadi gonfi di abiti che per troppo January 2018 (1)
tempo ho tenuto senza mai indossarli. December 2017 (1)
Ho gettato via tante scarpe. Averle amate, mi November 2017 (1)
sono detta, non significa doverle tenere October 2017 (2)
con sè per tutta la vita. Accade anche agli August 2017 (1)
amori, ad alcune relazioni intensissime che July 2017 (2)
naturalmente finiscono e non è giusto June 2017 (1)
perpetuarle solo perchè ci si è abituati alla loro May 2017 (1)
presenza, perchè è doloroso doverle gettare via. April 2017 (1)
Le si sfibra soltanto; lise e lustre mostrano March 2017 (1)
toppe, strappi. Ammaccature. February 2017 (1)
December 2016 (1)
Danshari è scegliere, selezionare il meglio, October 2016 (1)
separarsi anche con dolore da ciò che nel September 2016 (1)
quotidiano, nel tempo che è adesso e per quelli August 2016 (1)
che siamo ora, non ha più significato. Il July 2016 (1)
senso negli anni e nei mesi si perde, come May 2016 (1)
acqua filtrata da un rubinetto guasto. Goccia a April 2016 (1)
goccia, martellante. E ci si accorge che tanto March 2016 (1)
quanto le cose aumentano, il volume della February 2016 (1)
nostra vita diminuisce. Le cose richiedono cura, spazio, rubano tempo anche solo a cercarle tra gli January 2016 (1)
altri oggetti. November 2015 (1)
October 2015 (1)
Ecco allora che finiscono nel sacco anche i soprammobili, le stoviglie che ci hanno accompagnato per
September 2015 (1)
anni ma che si sono sbreccate, hanno perso la funzionalità e restano a invecchiare nel ripiano di una
August 2015 (1)
credenza. Per accettare la vita bisogna accettare anche la morte, la fine di ogni cosa. Accade
July 2015 (1)
per gli esseri umani, per gli altri animali, per le piante. E accade anche agli oggetti. Sprecare non è
June 2015 (1)
solo usare troppo ma è anche tenere.
May 2015 (1)
April 2015 (1)
March 2015 (1)
February 2015 (1)
January 2015 (1)
December 2014 (2)
November 2014 (2)
October 2014 (1)
September 2014 (2)
August 2014 (1)
July 2014 (2)

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June 2014 (2)


May 2014 (2)
April 2014 (2)
March 2014 (3)
February 2014 (1)
January 2014 (2)
December 2013 (2)
November 2013 (1)
October 2013 (3)
September 2013 (2)
August 2013 (1)
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May 2013 (3)
April 2013 (3)
March 2013 (4)
February 2013 (1)
January 2013 (3)
December 2012 (4)
November 2012 (5)
October 2012 (4)
September 2012 (5)
Dopo il danshari, che richiede una buona dose di coraggio iniziale, si compra meno, si ricorda con August 2012 (6)
orrore lo sforzo e il dispiacere di buttare, si risparmia addirittura. Si iniziano a prediligere le cose belle. July 2012 (5)
Si acquista solo ciò che piace davvero. Non si compra più tanto per comprare. E la casa, come per June 2012 (5)
magia, resta sempre in ordine. May 2012 (7)
Lo si comunica con dolcezza anche agli amici, che i regalini simbolici non li si vuole più. Che basta il April 2012 (5)
pensiero, davvero, magari un mazzo di fiori, del cibo da consumare. Gli oggetti belli ma inutilizzati li si March 2012 (9)
dona a chi li vuole, li si porta a un mercatino o, fuori dalla porta, li si appoggia in un vassoio con un February 2012 (8)
cartello “Potete portare via quello che vi piace, a me non servono più. Grazie”. January 2012 (14)
December 2011 (14)
A guardare adesso il nostro piccolo appartamento in affitto penso a un vaso. Che era ostruito da cose
November 2011 (14)
e l’acqua al suo interno inevitabilmente sporca, poca. Il fiore languiva. Così ero anch’io, e languivo. Ora
October 2011 (28)
mi sento rinata.
September 2011 (7)
♪ twenty one pilots: Guns For Hands August 2011 (6)
July 2011 (9)
June 2011 (3)
May 2011 (7)
April 2011 (7)
March 2011 (12)
February 2010 (1)
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やました ひでこ 『断捨断 新・片づけ術』;
近藤 麻理恵 『人生がときめく 片付けの魔法』 ;
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44 commenti su “断捨離 o della bellezza del vuoto”

3 di 11 12/01/19, 21:46
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1. Giappone Mon Amour says:


July 2, 2013 at 23:26

Dei tre libri che ho consigliato il secondo ha un approccio estremamente pratico


all’arte del mettere in ordine, best seller in Giappone lo scorso anno; l’ultimo, tradotto
dal francese, benche’ pecchi di non poche ingenuità e’ piacevole da leggere. Non
nomina il concetto del danshari ma analizza la sua filosofia.

Il primo e’ il migliore, a mio parere

Reply

2. Giappone Mon Amour says:


July 2, 2013 at 23:37

*** in fotografia quel meraviglioso angolo di mondo che e’ Kawaguchiko.

Reply

3. Unknown says:
July 2, 2013 at 23:40

Oh come mi piacerebbe riuscirci anche io. Ma non sono ancora pronta, temo.

Reply

1. Giappone Mon Amour says:


July 3, 2013 at 00:29

Quando arriva il momento poi, tornare indietro, e’ praticamente impossibile

Arrivera’ se lo vorrai.

Reply

4. iulia lampone says:


July 2, 2013 at 23:41

Bella la filosofia del danshari, anch’io ho iniziato a fare un po’ di ordine tra le mie
cose, sto regalando diversi oggetti che non uso, ci si sente più liberi.

Reply

5. Nana Seven says:


July 3, 2013 at 00:03

e come sempre mi stregano le tue parole e questo concetto, quando si è arrivato al


discorso della scelta mi ha chiuso la gola.

Facile da raccontare ma difficile l’agire.


Il discorso del buttare, del sistemare, del respirare nella propria casa dove,come dici
tu, il corpo deve muoversi liberamente, tutto questo è nella mia mente, concetto
chiaro.

Quando subentra il lasciar andare per me si trasforma in abbandono, in pezzi di me


che senza vederli non mi ricorderebbero quel momento della mia vita con la stessa
intensità, ma diventerebbe satinato e poi vapore.

Non tutto riesco a togliere oggi, ma la crescita interiore me lo permetterà un giorno,


quando sarò arrivata ad essere ancora più matusa, ancora più leggera di concetti.

Reply

6. automaticjoy says:
July 3, 2013 at 00:18

Alcune parti del tuo post mi hanno toccata nel profondo, e ho dovuto rileggerle con
più distacco, soppesare di nuovo le tue parole.
Sono da sempre di questa stessa opinione riguardo agli oggetti, alle cose che non
servono. Ci vuole coraggio, certo, a iniziare a disfarsene, come ci vuole forza per non
soccombere al desiderio di “possedere”. Però ne vale la pena, e le cose che si
scelgono con cura e amore assumono poi un valore del tutto speciale.
Magari dovrò tornare a rileggerlo ancora, questo post, perché ho l’impressione che
potrei trovarci qualcosa di nuovo, tra qualche giorno o qualche mese.
Un abbraccio,
e.

Reply

7. Manuela says:
July 3, 2013 at 00:49

4 di 11 12/01/19, 21:46
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Queste immagini sono un viaggio introspettivo, toccano l’anima. Sto leggendo un


libro di Murakami e mi porta ogni giorno in Giappone con le sue parole e le sue
minuziose descrizioni. Con queste immagini riesco a dare vita e colore a quelle
parole. grazie!

Reply

8. Mary Healy says:


July 3, 2013 at 05:06

Diciamo che in parte sto abbracciando questa filosofia di vita. Piano piano sto
lasciando dietro di me cose, persone e sentimenti che ho portato con me fino a poco
tempo fa, ma che ora è giusto che siano finalmente sorpassate. Vivere in semplicità,
vivere con ciò che realmente è necessario…

Reply

9. Hachi says:
July 3, 2013 at 15:56

Che bello iniziare la giornata con un tuo post nuovo di zecca e così bello! Quindi io sin
da piccola ho praticato lo zen senza saperlo! Mettere in ordine, scegliere cosa
tenere e cosa buttare è una cosa che mi rilassa tantissimo…è come mettere ordine
dentro me stessa, fare silenzio nei pensieri che turbinano nella mia testolina! Buttare
il vecchio serve per fare spazio al nuovo, al bello o brutto che verrà, è guardare al
futuro con speranza….buttate gente buttate!!!

Reply

10. Danilo Benci says:


July 3, 2013 at 16:49

ah gli oggetti, case piene di oggetti e poi soffitte, e poi cantine…e poi…ieri mio padre
(la nostra è una palazzina dove in vari appartamenti è dislocato buona parte del ramo
paterno) è sceso dalla soffitta con uno scatolone, mi ha detto: “sono i miei appunti
dell’università, li butto” ma non era convinto…con Yumiko un paio di volte all’anno
facciamo il repulisti e ho cominciato a non inscatolare più nulla, quello che non ho
usato da un anno non lo uso più…e va buttato…solo i libri, i tanti, tantissimi, libri che
si accumulano in una vita non butto, anche se molti, sopratutto romanzi di un tempo
che fu, li ho sistemati in delle scatole e messi in cantina…verranno a prenderli per
portarli in una biblioteca scolastica a breve…
ci sono degli oggetti però che conservo gelosamente…perché mi ricordano delle
persone che non ci sono più…

Reply

11. Mara Cara says:


July 3, 2013 at 20:20

Concordo pienamente, è un passo importante, lasciare andare il passato e vivere il


presente…

Reply

12. Giappone Mon Amour says:


July 3, 2013 at 21:09

Ma quanto amo i vostri commenti….

Reply

13. Federica Assirelli says:


July 3, 2013 at 21:26

E’ una filosofia che ho fatto mia da qualche anno, da quando ho iniziato a cambiare
spesso casa e vita. Non lo faccio spesso, solo una volta all’anno, ma che senso di
leggerezza che mi viene dopo… E quanto adoro stare a casa mia in Italia, dove in
mezzo a pochi mobili ed oggetti essenziali, a farla da padrone è il bianco delle pareti
e di molto mobili su cui far riposare lo sguardo.

Reply

1. Giappone Mon Amour says:


July 3, 2013 at 23:45

Leggerezza. Proprio quella. Il bianco poi e’ un toccasana per lo spirito.

Reply

14. giulia de santi says:

5 di 11 12/01/19, 21:46
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July 3, 2013 at 21:36

Un concetto tanto interessante quanto difficilmente applicabile nella realtà, in quanto


tutto ciò che ciascuno di noi conserva, lo fa per mantenere vivido il ricordo di una
persona, di una situazione, del proprio passato, che con il trascorrere del tempo
perde forma. E ogni volta che un oggetto conservato in qualche scatolone, disperso o
accuratamente sistemato in qualche soffitta o in qualche cassetto riaffiora, ecco la
nostalgia, anche piacevole sensazione nel ricordare ciò che è stato… e cosa si fa poi?
Ci si chiede “lo tengo, non lo tengo”… Sono riuscita qualche volta ad applicare questo
concetto, perchè ne ho sentito davvero la neccessità, perchè la mia nuova casa ne
aveva bisogno, bisogno di spazio, anche per creare nuovi ricordi, ma come dici tu
cara Laura, prestando più attenzione a ciò che piace davvero, che è utile…

Reply

15. LiV says:


July 4, 2013 at 01:23

“il bisogno di ridurre all’essenziale, di liberarmi degli orpelli, di sfrondare appendici e


mirare fluida e sottile verso l’alto. Ho capito infine che l’abbondanza, l’opulenza cui
anelo è quella del tempo, della serenità e non quella delle cose.”
Grazie di averlo scritto tu, e come solo tu sai scriverlo. Hai descritto mirabilmente un
sentimento che mi muove da un po’ e che solo ora, qui, leggendo le tue parole, ho
saputo riconoscere appieno. E avendolo riconosciuto potrò ora, finalmente, agirlo.
Grazie di saper parlare al cuore e all’anima con tanta poesia e tanta comprensione
della vita e delle emozioni.

Reply

16. diego says:


July 4, 2013 at 03:48

mi fido.. provo anche io

Reply

17. Hana says:


July 4, 2013 at 04:50

L’arte del danshari ancora non la padroneggio come si deve, finisco sempre per
accumulare “troppo”. Quando riesco ad applicarmi in questo esercizio poi la
soddisfazione è grande ma ancora ricasco nelle vecchie abitudini. Di questo post mi
ha colpito in particolare questa frase:- Gli oggetti belli ma inutilizzati li si dona a chi li
vuole, li si porta a un mercatino o, fuori dalla porta, li si appoggia in un vassoio con
un cartello “Potete portare via quello che vi piace, a me non servono più. Grazie” –
Perché è una cosa bella da fare, donare qualcosa di bello a chiunque la voglia, senza
tenerla egoisticamente per sè a prender polvere su una mensola o su un ripiano dove
magari finisce per essere dimenticata. Questa frase fa coppia con una di un altro post
in cui dicevi che ami fotografare le cose che non puoi comprare, per averle in qualche
modo con te e lasciarle andare senza troppi rimpianti. Anche questo è un
bell’esercizio da fare. E poi come sempre adoro e amo quando spieghi il significato
dei kanji <33

Reply

18. Kuuki wo yomu says:


July 4, 2013 at 06:54

A trovarmi davanti agli occhi i tuoi pensieri, le tue idee, le filosofie di vita che
appartengono a questa terra meravigliosa, mi vengono sempre in mente tanti
pensieri. Rfletto, sempre. E’ questo quello che ci si propone quando si scrive, no? Che
l’inchiostro, seppur virtuale, gettato lì per comporre parole – parole che si fanno
portatrici del tuo pensiero – sia in grado di trasmettere qualcosa, che sia capace di
portare ad una riflessione. Molto spesso non capita, e quando non succede non è
colpa di chi scrive, semplicemente non si è pronti a capire o non ci si impegna
abbastanza. Oppure non si vuole comprendere. Mi ritengo una persona fortunata
perchè ogni qual volt mi trovo davanti un tuo pensiero, una tua emozione trasformata
in parole, mi viene sempre da pensare. Il mio cuore sussulta, la mia fantasia freme e
il mio sapere si sente appagato.

Sentirsi leggeri nel liberarsi, non tutti ne sono capaci. Mi vengono in mente alcuni
momenti della mia vita, penso agli oggetti di cui vorrei liberarmi ma non sono ancora
pronta. Credo che quando lo sarò e quando lo vorrò davvero mi sentirò proprio come
te.

Carolina

Reply

19. Kizzy says:


July 4, 2013 at 21:51

6 di 11 12/01/19, 21:46
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Anch’io sto facendo danshari, complice il fatto che devo x forza dimezzare i miei spazi
x finire in una casa + piccola, sennò credo che non l’avrei fatto… Ho già dato via un
sacco di roba ma farò un’ulteriore cernita e poi un’altra ancora fino a tenere solo ciò a
cui tengo veramente. Non è facile specie x chi, come me, ha accumulato varia roba
nel corso della vita ma davvero poi ci si sente meglio, + leggeri… Per facilitarmi la
cosa ho poi fotografato tante cose prima di darle via, così ne ho cmq il ricordo ed e
funziona, davvero. Se non avessi avuto l’opportunità di fotografare sarebbe stato +
difficile e anche doloroso, in certi casi… Benedette le macchine digitali che ci
consentono di scattare tonnellate di foto, pensate se ancora ci fossero le fotocamere
a rullini: altro spazio x le foto ‘fisiche’ e relativi rullini (e relativo costo $$$) e quindi
danshari vanificato… Grazie Laura x questa lezione di vita e mi stupisce anche che si
ringrazia chiunque si porti via le cose lasciate in strada ma d’altronde siamo in Japan,
dove sennò nessuno tocca niente, vero? Qui invece ci sarebbe stata la corsa ad
accaparrarsi tutto e chi s’è visto s’è visto…

Reply

20. Clara says:


July 11, 2013 at 03:09

Ho sempre fatto danshari fuori, nelle mie tante stanze in affitto, nei miei armadi, nei
miei scatoloni, fino a diventare una regina dello svuotamento. Ma ora sto iniziando,
con consapevolezza e dolore e gioia – sì, tutto insieme, a farlo dentro di me. Che
fatica, chissà quanto ci metterò, e se ci riuscirò. Ma leggere questi post per me è
come immergersi nella poesia del vivere. Grazie Laura!

Reply

21. Betti says:


July 13, 2013 at 03:01

Che bello questo concetto del ripulire.


Bisognerebbe farlo più spesso, troppe cose ci oscurano la vista e troppe ci
seppelliscono i desideri più reali.
Ancora una volta leggo questo post, chissà poi perché questo (che si è aperto a caso
scivolando con le dita sullo schermo del telefono) ed è il momento giusto perché lo
legga.
Arrivata a Tokyo, finalmente, di nuovo. Tutto in discussione… Per cosa poi? Per me
sola. Con cosa? Con nulla. Sarà la scelta giusta?
E una discussione a distanza con un’amica mi porta proprio a riflettere su quello che
negli ultimi mesi ho volutamente buttato via, cose che non m’interessavano più, che
erano solo orpelli, pesi, portati per gli altri più che per me stessa, situazioni fastidiose
lavate via con la consapevolezza di far più spazio dentro di me per le cose belle. Un
confronto che mi ha fatto crollare in un pianto nella stazione di Tokyo, dove ho
sentito la mancanza di quella coperta di inutilità, di rapporti inutili, di chiacchiere
sterili, un attimo in cui mi è mancato il fiato e ho temuto di aver buttato tutto quello
che conoscevo per cosa? pazza.
Ho fatto così tanto spazio che ora la visuale è talmente ampia che non so dove
andare. Anche il rifugio, è così vuoto che a volte mi chiedo se è il mio.
Ma, mentre imbarazzata cercavo di non mostrare il viso a questo popolo così delicato
ed estraneo agli eccessi emotivi, mi sono calmata. Perché alla fine non ho perso
nulla, le cose importanti ci sono tutte, non le ho buttate via anche se sono lontane.
Buttare fa bene, a volte spaventa, dispiace, ma quando poi lo fai ti rendi conto che è
più difficile pensare di farlo, che metterlo davvero in atto.
Proprio come fare le pulizie: si rimanda fino a che si può, poi quando ci si mette
sotto, non ci si ferma finché tutto non brilla di nuovo!

I tuoi post sono sempre d’ispirazione, e di grande conforto.


Betti

Reply

22. Giappone Mon Amour says:


July 14, 2013 at 12:06

Io ho iniziato con l’azione, poi, solo dopo, e’ arrivato il pensiero ed ho trovato – nel
mentre del danshari – questa parola e questo concetto che spiegavano il sentimento
che provavo e le esigenze profonde che si mascherano dietro al rapporto con le cose.

Leggendo i vostri commenti scopro diversi modi di approcciarsi al mondo materiale,


l’esigenza di liberarsi degli orpelli, la gioia di riconoscersi in una necessita’ comune.

Vi leggo e VOI, per me, siete sempre di grande ispirazione. Tutti, nessuno escluso.
Grazie davvero dei vostri commenti e della vostra partecipazione.

Un abbraccio a questa minuta comunita’ di viandanti del web,


Laura (Ryosuke e pure la Gigia)

Reply

23. Nadia Green says:

7 di 11 12/01/19, 21:46
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July 17, 2013 at 03:00

Cara Laura,
come sempre spieghi così facilmente emozioni davvero complesse! In effetti non
pensavo potesse essere una filosofia di vita. Mi è capitato di trovarmi in questo stato
d’animo: gettare via un oggetto legato a un ricordo per me è sempre stato come
dimenticare, doloroso e quasi ingiusto. Non so come arrivai a questo bisogno di
“alleggerirmi” e rinnovare, ma un giorno mi ritrovai a sbarazzarmi di tonnellate di
“ricordi”, e solo in seguito capii che questa mia esigenza “dell’essenziale” era una
proiezione di ciò che stava accadendo nella mia vita in generale. Credo sia una tappa
di un percorso personale, difficilissimo, almeno per me, ma è stato come un nuovo
inizio, tant’è che mi sento di consigliarlo!! Ahahah Si riparte con molta più grinta!

Grazie per condividere con noi le tue parole e questi pensieri!

“ho capito infine che l’abbondanza, l’opulenza cui anelo è quella del tempo”

Ti seguo ormai da moltissimo, il tuo blog è diventato una lettura irrinunciabile!


P.s. sempre foto bellissime, la seconda è spettacolare!

Reply

24. DAIJIRO 85 says:


July 21, 2013 at 05:35

Meraviglioso!! Quello che scrivi è sempre pura poesia.


Io la penso esattamente come te: detesto il futile, il “troppo”.
L’unico “che” di materiale al quale mai potrei rinunciare sono i libri… Più ne ho
attorno, e meglio mi sento.
A presto cara Laura, sto sistemando le ultime cose con i visti della severa
immigrazione nipponica, dopodiché inizierà l’avventura più bella della mia vita. Un
abbraccio a tuo marito.

Reply

25. Ronin2032 says:


December 27, 2013 at 00:10

Uno dei tuoi post più belli.

Reply

26. Marco Gohatto says:


March 4, 2014 at 03:28

Spesso lo spazio limitato è inversamente proporzionale al senso di libertò e poi il


vuoto si colma con il pieno di consapevolezza..e di equlibrio tra noi stessi e il resto..

Reply

27. Paola Di Folco says:


March 4, 2014 at 03:28

断わる捨てる離れる

Reply

28. Silvia Celeste says:


March 4, 2014 at 03:29

Un concetto a cui penso spesso quando riordino la casa…a volte però ci sono degli
oggetti che sono legati a dei ricordi a cui proprio non riesci a staccarti ed
egoisticamente, e con un pizzico di masochismo, continui a lasciar prendere polvere
sia agli oggetti che ai ricordi…bisogna lavorare su questo concetto. Parte tutto da
dentro.
Ti prego non buttare via la mini Gigia che ti ho regalato

Reply

29. Laura Imai Messina says:


March 4, 2014 at 03:29

Ma come puoi mai pensare lo farei???????? Silvia Celeste

Reply

30. Silvia Celeste says:


March 4, 2014 at 03:30

\*-*/ abbraccio!

Reply

8 di 11 12/01/19, 21:46
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31. Moky 76 says:


May 23, 2014 at 05:19

La consapevolezza della profonda verità di questo concetto è pesantissima….e la cosa


brutta ahimè è proprio essere consci che bisognerebbe lasciare andare certe
cose….emozioni….persone…purtroppo la paura del gesto a volte è paralizzante…
E dopo cosa ne sarà di me? Della mia vita? Di quelle piccole rassicuranti certezze
seppur forse illusorie?

Reply

32. luisella says:


June 23, 2014 at 23:54

Eccellente filosofia di vita.


Ma, se fosse così per tutti, non potrebbe esistere l’antiquariato (un concetto forse
molto mediterraneo), e la ricostruzione archeologica sarebbe difficilissima.
Avendo navigato su piccole barche a vela, conosco l’essenzialità, ed avendo praticato
l’alpinismo, conosco la bellezza di avere “casa” – indispensabile alla sopravvivenza –
dentro il piccolo e leggero zaino che ti porti sulle spalle, mentre ascendi in parete.
L’abbondanza, sta nell’essere presenti allo spazio attorno che si apre a noi
manifestandosi in migliaia di modi differenti sperimentabili dalla nostra maggiore o
minore sensibilità.

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1. Laura Imai Messina says:


June 24, 2014 at 07:58

E la tua è una eccellente riflessione. Gli esempi che hai portato sono
assolutamente ficcanti. Grazie del tuo bel contributo!

P.S. L’antiquariato certamente vi è anche qui e credo si tratti di oggetti


selezionati, curati e conservati nel tempo. Quindi non credo che il danshari
vada in contrasto con l’antiquariato. Purchè gli oggetti in casa siano pochi, a
quale epoca appatengano credo sia del tutto indifferente.

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33. Barbara says:


August 23, 2014 at 06:06

Mi piacciono sempre tantissimo i tuoi post e mi aiutano a mettere ordine soprattutto


in me stessa cosa che nel caos del quotidiano non riesco spesso a fare. E un passo
alla volta proprio grazie al tuo blog sto “abbracciando” la filosofia di vita nipponica,
così differente dalla nostra, ma che personalmente mi calma e soprattutto mi aiuta
moltissimo. Un bacio cara Laura!

Reply

1. Laura Imai Messina says:


August 23, 2014 at 09:21

Questo tuo impegno mi rende orgogliosa. Il danshari ha migliorato


profondamente la mia vita e sono certa avra’ lo stesso effetto su di te, che sei
cosi’ pronta e aperta al nuovo.
Un abbraccio e, se ti va, fammi sapere come evolve la tua vita~

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34. annuli says:


August 26, 2014 at 22:55

Grazie!sei poesia e ispirazione,mi fai aprire gl occhi a cose che il cuore già
sapeva!grazie!

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1. Laura Imai Messina says:


September 2, 2014 at 00:04

Grazie a te!!! :***

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35. Francesco says:


September 25, 2014 at 02:59

Grazie per questa meravigliosa riflessione!

9 di 11 12/01/19, 21:46
GIAPPONE MON AMOUR : 断捨離 o della bellezza del vuoto http://www.lauraimaimessina.com/giapponemonamour/断捨離-o-d...

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36. Fra says:


September 25, 2014 at 04:08

Se ci fosse un “altrove” nella mia vita, vorrei fosse nel Giappone che racconti.
La sua bellezza è di per se unica, raccontata da te, si supera e tristemente mi accorgo
che tutto, l’altrove, resterà dov’è, e io anche

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37. Carlotta says:


August 31, 2016 at 02:33

Mi hai fatto riflettere. Adoro il modo in cui i giapponesi affrontano e concepiscono la


vita;Adotto da poco questa filosofia.. vorrei immergermi in questo mondo per riuscire
finalmente a sentirmi libera e serena. Grazie per descrivere così bene tutto.. per un
attimo mi sembra di star bene con il mondo !

Reply

1. Laura Imai Messina says:


August 31, 2016 at 13:39

Grazie Carlotta. Mi fa piacere che questo scritto ti abbia ispirato. L’obiettivo in


fondo ad ogni post, in effetti, e’ proprio questo: condividere il meglio di
questa cultura afficnhe’ chi vuole lo possa comprendere ed eventualmente
anche adottare. Non si finisce mai di migliorare la propria vita e il proprio
modo di pensare. Un abbraccio, L.

Reply

38. Nadia says:


October 16, 2016 at 17:30

Non so come ho fatto ad imbattermi ora, dopo anni, nel tuo articolo. Forse è il segno
che sono pronta a lasciar andare, togliere, fare spazio…da tanto tempo mi sentivo
soffocare ma non sono mai riuscota ad affrontare questo lavoro. Giusto qualche
cassetto, dopo “il magico potere del riordino”, ha iniziato a svuotarsi… C’e troppo di
tutto nella mia casa e fino ad ora non ho avuto l’energia necessaria per affrontarla.
Ma proverò, le tue parole sono state illuminanti. Grazie Laura

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