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Ascoltare gli Dèi / Divos Audire
Costruzione e Percezione della Dimensione
Sonora nelle Religioni del Mediterraneo Antico

a cura di Igor Baglioni

Primo volume
(Egitto, Vicino Oriente Antico,
Area Storico-Comparativa)
Es
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© Roma 2015, Edizioni Quasar di Severino Tognon s.r.l.


via Ajaccio 41-43, 00198 Roma
tel. 0685358444, fax 0685833591
email: info@edizioniquasar.it

ISBN 978-88-7140-675-6
Finito di stampare nel mese di Novembre 2015
presso Global Print - Gorgonzola (MI)
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Il liuto di Resheph.
Come suona un dio siriano in Egitto

tra
Francesca Iannarilli

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1. Premessa

Partiture e trattati sulla musica sono assenti dalla documentazione scritta dell’Antico
Egitto e la tradizione orale è oramai troppo distante perché si possa concepire quella dimen-
sione sonora che pur era, non solo presente, ma forte e necessaria in manifestazioni di varia
natura, inerenti la sfera umana quanto quella divina1.
«Egypt has not for long been reckoned with the musical nations. It was not until James
Bruce discovered the harps represented on the tombs of Thebes that any idea was harboured that
on the Nile there must have flourished a state of music that would surprise us were we only able
to learn all about it. It could scarcely have been otherwise...» affermava J. Pulver nel 19212; ed è
proprio la rappresentazione figurata, in modo particolare pittura e rilievo, a fornirci informazioni
sostanziali sull’impiego di determinati strumenti e sull’eventuale valore rituale che il loro suono
poteva rivestire in specifici contesti o in associazione a divinità, del pantheon egiziano e non.
Non sono gli spartiti ad eternare la musica, quel compito è affidato alle immagini, le
quali immortalano gli strumenti e, soprattutto, il musicista, colui che personifica «la vera
natura del suono»3.
La presente trattazione ha per oggetto la questione riguardante uno specifico strumento
musicale a corde, il liuto, e il ruolo che esso doveva assumere in connessione con una divinità
asiatica “adottata” dal pantheon egiziano, Resheph.
Una relazione questa, desumibile esclusivamente dalla documentazione figurata del
Nuovo Regno e più specificatamente da sei stele a rilievo ascrivibili alle dinastie XVIII-XX4. Il

1  Plutarco narrava in De Iside et Osiride 356 B che lo stesso Osiride, divenuto re dell’Egitto, avrebbe percorso tutto
il paese per “addomesticarlo”, insegnando le arti alla popolazione proprio con l’ausilio del canto e della musica. È
visibile dal suo ruolo preminente nelle rappresentazioni figurate sulle pareti dei monumenti pubblici e privati che la
musica permeasse ogni aspetto della vita antico-egiziana, dall’intrattenimento personale alla celebrazione di festività
pubbliche e vittorie militari, dal culto funerario alla venerazione delle divinità. Una concisa, ma esauriente rassegna
della figura del musicista nell’Antico Egitto è stata recentemente offerta da Simini - Betrò 2009: 17-67. Studi più mirati
alla ricostruzione del suono sulla base della documentazione materiale e figurativa e di confronti con sistemi musicali
successivi sono stati condotti da Hickmann principalmente tra gli anni ’40 e ’70 del Novecento (1949, 1952, 1970).
2  Pulver 1921-1922: 29. James Bruce visitò la Valle dei Re nella seconda metà del ‘700; in particolare ebbe modo di
esplorare la KV 11, attribuita a Ramesse III e meglio nota come “Tomba degli Arpisti” per la presenza di due belle,
ma danneggiate, pitture di suonatori d’arpa affiancati dalle divinità Shu, Ra-Horakhty e Atum (Cfr. http://www.
thebanmappingproject.com/).
3  Simini - Betrò 2009: 20.
4  Cfr. paragrafo 2.1.
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ristretto numero di attestazioni, se da un lato consente di circoscrivere la questione, dall’altro
ne rappresenta certamente il limite.

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Resheph, dio di origine siriana con caratteristiche “ctonie” e guerriere, appare nell’ico-
nografia egiziana nella forma di uno smiting god: posa aggressiva, passo incedente, braccio
sollevato a brandire un’ascia, una mazza, una lancia; eppure, nei sei casi su citati, egli è ac-

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compagnato anche da un “lutelike object”5, dalla cassa tondeggiante e dal lungo manico, sulla
cui estremità si avvolgeva un nastro con terminazione a nappe.
Tenendo conto del fatto che questo sembrerebbe essere l’unico abbinamento noto in Egitto
tra questo oggetto e una figura divina, è interessante riflettere su quale valore possa assumere lo
strumento musicale associato a un dio straniero e abitualmente marziale, e come possa contri-
buire a definirne gli aspetti meno manifesti, non ultima una sua eventuale “dimensione sonora”.

2. Chi è Resheph?
Resheph si affaccia in evidenze di natura archeologica e testuale riferibili a un ampio
arco cronologico, dalla metà del III alla fine del I millennio a.C., in diversi contesti storico-
culturali pertinenti alle aree siro-palestinese ed egiziana6.
Le prime attestazioni risalgono agli archivi della Ebla protosiriana in cui il dio appare
tra le divinità più frequentemente menzionate nei rendiconti dei beni offerti dal sovrano:
Ishar-Damu gli dona tessuti, ovini, corna di buoi, manufatti di valore7. E, soprattutto, in un
testo lessicale bilingue eblaita-sumerico, Resheph è identificato con Nergal, dio poliade di
Kutha, noto più tardi come sovrano dell’Oltretomba babilonese.
Una venerazione quella di Resheph che non si circoscrive al periodo Protosiriano, ma che,
anzi, risulta più manifesta nell’onomastica ugaritica di II millennio8 e nella menzione dello stes-
so nei testi di Ugarit in qualità di dio delle pestilenze, portatore di morte (Leggenda di Keret)9.
L’iconografia di questa entità divina, di origine evidentemente siriana, ci è, però, me-
glio nota dalle raffigurazioni, principalmente su stele, ascrivibili al Nuovo Regno egiziano, in
modo particolare a partire dalla XVIII Dinastia (1552-1323 a.C.), quando l’Egitto è aperto ai
contatti con il Vicino Oriente e all’ingresso di nuove divinità nel pantheon locale.

5  Schulmann 1979: 72.


6  La figura divina è stata oggetto di studi via via più approfonditi. Senza pretesa di esaustività, si segnala quanto
segue: la prima monografia dedicata alla divinità risale all’inizio del secolo scorso ed è merito dell’egittologo polacco
B. Grdseloff (1942: 1-2), il quale documentò l’emergere della presenza di Resheph in Egitto nella XVIII dinastia e,
in particolare, durante il regno di Amenhotep II, basandosi su un sigillo d’argilla recante l’iscrizione aA-xprw-Ra mry
RSp (“Amenhotep II, amato da Resheph”). Tra gli autori che si sono occupati del dio Resheph in tempi più recenti, è
bene ricordare: I. Cornelius, con il suo esame approfondito delle fonti iconografiche riguardanti le rappresentazioni
di Reshep e Ba’al (1994, 1998: 167-177); Leitz, che ha curato la voce “ršp” nel Lexikon der ägyptischen Götter und
Götterbezeichnungen (2002); e Judit Blair (2009), la quale, analizzando cinque figure considerate “demoniache”
nell’Antico Testamento, prende in considerazione anche gli studi principali riguardanti il Resheph eblaita, egiziano
e ugaritico. Degna di nota anche l’interpretazione delle divinità siro-palestinesi in Egitto di K. Tazawa (2009), in cui
l’autore raccoglie e analizza le evidenze egiziane relative a Baal, Reshef, Hauron, Anat, Astarte e Qadesh; il lavoro
monografico contemporaneo più mirato è però quello di E. Lipinski (2009).
7  Matthiae 2008: 147; 247; 250-251; 255-257.
8  Xella 1979-1980: 145-162; Ribichini - Xella 1991: 167.
9  Gibson 1977.
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  71

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I Thutmosidi e Amenhotep II si contraddistinsero, infatti, per lo sguardo rivolto a nord-
est, sia per la conquista militare dei territori asiatici10 che per l’introduzione di attività rituali

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a carattere, potremmo dire, “sportivo”, quali la caccia del leone, il tiro con l’arco e l’equitazio-
ne, legate ai culti di Astarte, “la dea a cavallo”11, e di Resheph.
In contesto faraonico il ruolo del dio e i suoi attributi subiscono, dunque, un muta-

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mento, poiché, da alter-ego siriano del sovrano degli Inferi mesopotamico, Resheph diviene
guerriero protettore della regalità egiziana in battaglia, come le iscrizioni reali sembrano sot-
tolineare12.
Un’identità che rimane, comunque, ambivalente, come sottolineato anche dalla proba-
bile connessione o, in taluni casi, identificazione con il “caotico” Seth.
In qualità di dio che sovrintendeva ai paesi stranieri e al deserto, infatti, Seth poteva
fungere da rappresentante delle divinità venerate all’estero13; Te Velde osservava come, nella
Stele dell’anno 40014, egli fosse raffigurato non con l’usuale testa di canide, bensì proprio
come un dio asiatico, con l’alta tiara conica dalla quale pendeva un lungo nastro.
L’immagine più ricorrente di Resheph nelle stele del Nuovo Regno è quella di una figu-
ra antropomorfa, in atteggiamento bellicoso e abbigliamento asiatico; ha una barba siriana
ed è armato; cinge la corona dell’Alto Egitto, sulla quale, al posto del tradizionale ureo, si erge
una testa di gazzella15.
Ciò che interessa il presente contributo, però, è una variante formale della rappresen-
tazione usuale di Resheph: in connessione alla più nota tipologia che mostra il dio stante
nell’atto di sollevare qualcosa nella mano destra, si può osservare la presenza di un oggetto,
identificabile con un liuto sulla base di riscontri con altre rappresentazioni dello strumento16.

2.1. Resheph e il liuto: evidenze iconografiche


I documenti figurativi che attestano la presenza di un liuto associato al dio Resheph
sono piuttosto rari: Schulman nel 1979 riconosceva cinque stele a rilievo17 (Doc. 1-5), poi
Cornelius18 e Tazawa19, in anni più recenti, includono una sesta (Doc. 6).

10  Amenhotep II si impegnò in ben tre campagne siriane contro il dominio mitannico, una delle quali provocò la
caduta di Qadesh (Grimal 2003: 277).
11  Grimal 2003: 276. La connessione con il cavallo sembra essere caratteristica, non solo di Astarte, ma anche di
Resheph stesso come rilevarono Stadelmann prima (1967: 57-58) e Cornelius poi, discutendo la stele frammentaria
Sai S.108 in cui si riconoscerebbe l’immagine di Resheph a cavallo munito di scudo (1994: 84-85, RR 38, pl. 27).
12  In particolare nel tempio di Ramses III a Medinet Habu (Munnich 2009: 55) e di Amenhotep II a Karnak, in cui
un rilievo della corte IV, tra IX e X pilone, mostra un carro trainato da due cavalli e si riconosce parte di uno scudo
e di una lancia; nonostante l’immagine del cocchiere non sia conservata, l’iscrizione sottostante lo identifica con RSp
(Lipinski 2009: 169).
13  Te Velde 1967: 109.
14  JE 60539, Montet 1931:191-215, pls. 11-14.
15  Si può ipotizzare che anche questo animale richiami l’origine desertica del dio e, dunque, la sua affinità con Seth.
16  Tazawa 2009: 117.
17  Schulman 1979: 72, 75-77.
18  Cornelius 1994: 29.
19  Tazawa 2009: 117-118.
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Fig. 1: Stele UC 14400 (Stewart 1976: pl. 35.2). Fig. 2: Stele Philadelphia E. 13620 (Tazawa 2009: pl. 6).
2021222324

Doc. 1 Stele UC 1440020 (Fig. 1)


Conservazione University College, London
Provenienza Memphis (Tempio di Ptah)
Datazione Nuovo Regno, XVIII din.
Iscrizione rSp nTr aA rdi anx nfr … Sdw … (H)tp
«Reshep, il grande dio, colui che dà una vita felice (da) Shedu……(kh)
etep».
Descrizione L’orante è in ginocchio di fronte a Resheph, il quale è in piedi, indossa la
Corona Bianca con l’Ureo e un gonnellino al ginocchio, nella mano si-
nistra tiene uno scudo, nella destra una mazza piriforme21; sospeso alla
cintura è un liuto22, dal cui manico pendono delle nappe.

Doc. 2 Stele Philadelphia E. 1362023 (Fig. 2)


Conservazione Penn Museum, Philadelphia
Provenienza Memphis
Datazione Nuovo Regno, XIX-XX din.
Iscrizione … [pA q]wr (?) … Nb nHH (?)
«… il personale dei minatori d’oro (?)…Nebneheh (?)»24

20  Stewart 1976: 44, pl. 35.2.; Tazawa 2009: 39 Doc. 3.


21  Cornelius 1994: 54.
22  Stadelmann (1967: 79) interpretava l’oggetto come un’arma; Fulco (1976: 11) utilizzava la già citata espressione
“lute-like object”.
23  Fulco 1976: 15 (E 30) pl. 2.; Cornelius 1994: 65; Tazawa 2009: 51 Doc. 35; Porter - Moss 1964: 860.
24  La stele è quasi totalmente illeggibile, la parziale ricostruzione del dedicante si deve a Schulman (1979: 79 e nota 55).
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  73

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Descrizione La stele è danneggiata, ma permette di riconoscere, nel registro superiore,
una figura a piedi nudi con barba egiziana, gonnellino striato a nappe ed
ampio collare, recante un’ascia nella mano destra e una lancia nella sinistra.

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Alla destra del soggetto, identificabile con il dio Resheph25, si trovano tre
oranti, alla sua sinistra un liuto è appoggiato sulla cassa armonica con il
manico rivolto verso l’alto. Nel registro inferiore sono rappresentati altri

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offerenti.
2526

Doc. 3 Stele Hildesheim 110026 (Fig. 3)


Conservazione Roemer- Pelizaeus-Museum, Hildesheim
Provenienza Qantir
Datazione Nuovo Regno, XIX din. (Ramesse II)
Iscrizione Htp di nsw rSpw nTr aA (sDm nHwt)
«Un’offerta che il re dà (a) Reshpu, il grande dio (colui che ascolta le pre-
ghiere)»
Descrizione Resheph è in posa stante, indossa un gonnellino privo di decorazioni con
cintura alla vita, un collare, la Corona Bianca da cui pendono dei nastri.
Nella mano destra tiene uno scudo e una lancia, nella sinistra brandi-
sce una lunga arma, anch’essa simile a una lancia, ma non chiaramente
identificabile27. Dietro la divinità, un liuto galleggia nell’aria, con la cassa
armonica rivolta a terra e il manico verso l’alto, dal quale pendono due
nappe. Vista la sua provenienza, è possibile che la stele fosse in uso tra
i soldati residenti a Pi-Ramesse, nuova capitale e centro militare rames-
side.
27282930

Doc. 4 Stele OIC 1056928 (Fig. 4)


Conservazione Oriental Institute, Chicago
Provenienza Qantir
Datazione Nuovo Regno, XIX-XX din. (1275-1150 a.C.)29
Iscrizione rSpw qAb.f nTr aA di.f n.k anx snb nb ra nb n kA n wab Hr xnti Xty nb kA-km
mrr-ra swr mAa-xrw
«Reshpu colui che raddoppia/moltiplica30, il grande dio, possa egli dare a te
vita e salute ogni giorno, per il ka del sacerdote-wab di Horus-Khenty-Khety,
signore del Toro-Nero (Athribis), Merera, figlio di Sūr, giusto di voce»

25  Il nome del dio non è leggibile, ma l’iconografia e la stessa presenza del liuto ne rendono abbastanza chiara l’i-
dentificazione, cfr. Cornelius 1994: 66.
26 L’interpretazione dell’espressione qAb.f è piuttosto complessa e dibattuta: Faulkner (1962: 275) riporta come
traduzioni del verbo “piegare” o “raddoppiare”; Stadelmann (1967: 70) propose “quando egli moltiplica”, traduzione
accolta da Tazawa (2009: 49) il quale, però, riporta anche l’ipotesi di Giveon (1980: 146-147) di identificare nel ter-
mine il sostantivo per “intestino”, sulla base del fatto che il campo d’azione di Resheph sembrerebbe influire anche
sul corpo umano.
27  Schulman 1979: 76; Cornelius 1994: 28-29; Tazawa 2009: 40, Doc. 5
28  Cornelius non si espone nell’interpretazione dell’oggetto, mentre secondo Schulman (1979: 75) si tratta di una
ascia/mazza.
29  Schulman 1979: 76; Tazawa 2009:48-49, Doc. 28.
30  Lipinski 2009: 190.
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Fig. 3: Stele Hildesheim
1100 (http://www.globa-
legyptianmuseum.org).
Fig. 4: Stele OIC 10569
(Teeter 2003: 60).

Descrizione Resheph è stante, nella posa del menacing god, con un’ascia fenestrata sol-
levata nella destra, lo scudo e la lancia nella sinistra. Un piccolo liuto pende
dal suo gomito destro. L’abbigliamento è quello ricorrente: Corona Bianca
da cui pendono dei nastri, gonnellino al ginocchio adorno di nappe e col-
lare. Poiché il dedicante è dichiaratamente un sacerdote, è verosimile che
la stele avesse una funzione cultuale.
3132

Doc. 5 Stele Varille31 (Fig. 5)


Conservazione M. A. Varille private collection
Provenienza Deir el-Medina (?)
Datazione Nuovo Regno, XIX Dinastia (Ramesse II)
Iscrizione ir.n sS m st mAat ra-ms
«Fatto dallo scriba nel “Luogo della verità” (Deir el-Medina), Rames»
Descrizione La stele è ridotta a un frammento per cui è impossibile riconoscere i piedi,
il braccio sinistro e la mano destra. Tuttavia, è possibile intendere il brac-
cio destro sollevato, probabilmente a brandire un’arma e una faretra sulle
spalle. L’abbigliamento del soggetto è visibile: la Corona Bianca con nastri
pendenti, il gonnellino con cintura e il collare ampio. Dal braccio destro
pende un liuto con la cassa di risonanza rivolta a terra.
Doc.6 Stele Leipzig 361932 (Fig. 6)
Conservazione Ägyptisches Museum, Leipzig
Provenienza Qantir(?)
Datazione Nuovo Regno, XIX din. (Seti I)
Iscrizione Htp di nsw iri n ... msi ... mAa- xrw
«Un’offerta che il re dà, fatta da ... nato da ... il giusto di voce».

31  Leibovitch 1941: 489-490; Schulman 1979: 77; Cornelius 1994: 43-44; Tazawa 2009: 41, Doc. 7.
32  Cornelius 1994: 29; Krauspe 1987: 50 [68]; Tazawa 2009: 43-44, Doc. 14.
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  75

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Fig. 5: Stele Varille (Leibo-
vitch 1941: 493)
Fig. 6: Stele Leipzig 3619
(Cornelius 1994: pl. 2)
Descrizione La raffigurazione mostra il soggetto (presumibilmente Resheph) che avan-
za indossando la Corona Bianca con un nastro attaccato alla sommità e
un gonnellino guarnito di nappe con terminazione a fiore. Egli brandisce
un’ascia-mazza nella mano destra e con la sinistra impugna lo scudo; alle
sue spalle sta un liuto con la cassa armonica rivolta a terra e il manico
verso l’alto; di fronte un adorante reca un loto nella mano destra. Come
per il Doc. 3, anche la provenienza di questa stele potrebbe indicare un suo
impiego in ambito militare.

3. Il liuto in Egitto: introduzione, diffusione e valore del suo suono

Nonostante gran parte degli strumenti a corde fossero già noti in Egitto sin dall’Antico
Regno, non si hanno attestazioni della presenza e dell’utilizzo del liuto anteriori al Secondo
Periodo Intermedio.
W. Stauder propose come sua regione d’origine il Caucaso33, indi il liuto si sarebbe
diffuso nella Mesopotamia settentrionale e in Siria, a seguito dell’infiltrazione delle “genti di
montagna” di ceppo indo-europeo alla metà del II millennio a.C.
Sachs scriveva che il liuto era già noto ai Babilonesi ben mille anni prima rispetto agli
Egiziani (quindi intorno al 2500 a.C.)34. L’ipotesi più accreditata sull’introduzione dello stru-
mento in Egitto è che esso fosse stato importato da quei forestieri, residenti nel nord già dalla
fine della XII Dinastia, che presero ad espandere il proprio controllo sul Delta nella XV: i noti
Hyksos, il cui nome aggrega tutti coloro che gli egiziani definivano “Asiatici”35.
Il più antico modello di liuto egiziano attestato, riferibile proprio al Secondo Periodo
Intermedio, è costituito da due o tre corde tese su un lungo manico connesso a una cassa ar-

33  Stauder 1961: 23.


34  Sachs 1921: 56.
35  Grimal 2003: 243.
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monica ovale, fabbricata in legno o in carapace
di tartaruga rivestito di pelle; al Nuovo Regno

tra
risalgono rappresentazioni di tipologie diffe-
renti, con casse di risonanza piriformi o conca-
ve, simili all’attuale chitarra36.

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Il suono del liuto, come di altri strumen-
ti cordofoni, dipende essenzialmente dal tocco
esercitato sulle corde dalle dita dell’esecutore; la
novità sostanziale rispetto alla lira o all’arpa37,
però, consisteva nel fatto che, premendo una
corda del liuto su altezze diverse del lungo collo
e pizzicandola con un plettro a livello della cassa,
era possibile produrre note differenti. Tutto que-
sto senza il bisogno di aggiungere corde, quindi
peso, allo strumento.
«In consequence, because of its lightness,
the lute became the ideal instrument for solo-
ists, who could dance, play and sing at one and
the same time»38.
Le rappresentazioni sugli ostraka e sulle Fig. 7: Stele Torino 50066, stele dedicata da Ramose
(XIX Dinastia) raffigurante, da sinistra: Min, Qa-
pareti delle tombe tebane mostrano sia liutisti desh sul dorso del leone e Resheph (Zivie-Coche
uomini che donne, inseriti in orchestre o solisti, 2011: fig. 7).
in scene di banchetto o processione39; elemento interessante è che, spesso, le belle suonatrici
sono poco vestite o totalmente nude (Fig. 7). L’associazione del liuto all’ambito erotico è stata,
in effetti, evidenziata da Manniche (la quale descrive due oggetti da belletto in cui lo strumento
musicale è investito di una simbologia particolare, che lo inquadrerebbe tra gli “instruments
of love”40) e più tardi discussa dalla Betrò in connessione ai canti amorosi del Papiro Harris41.
Ma come si accorderebbe tutto questo a Resheph?

4. Ipotesi sull’associazione Resheph-liuto: la contraddizioni e la dimensione sonora del dio

Si può affermare che il liuto sia caratteristico di Resheph sulla base dell’assenza di te-
stimonianze che associno questo strumento a un’altra divinità, ma la scarsa ricorrenza dei
documenti, purtroppo, ne rende complessa la comprensione.

36  Simini - Betrò 2009: 34.


37 L’arpa e la lira hanno la possibilità di produrre un solo suono per corda; volendone emettere più di uno per volta
era necessario, quindi, aumentare il numero delle corde, con la conseguenza che lo strumento poteva risultare molto
ingombrante.
38  Bosse - Griffiths 1980: 73.
39  Manniche 1975: 80.
40  Manniche 1987: 44-46.
41  Simini - Betrò 2009: 133-138.
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  77

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È necessario ricordare che le figurazioni rappresentanti liuti e le decorazioni degli stru-
menti stessi possono, a volte, suggerire relazioni con altre divinità: una suonatrice rappresen-

tra
tata nel tempio di Medamûd (periodo tardo) con un liuto a testa hatorica, ispira una connes-
sione con Hator; i babbuini suonatori di liuto del tempio di Philae, invece, lo connetterebbero
a Thot; così come il coccodrillo del papiro satirico di Torino42 può richiamare il dio Sobek43.

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Ma si tratta di casi isolati e nessuno di loro ha il liuto per attributo iconografico, come sem-
brerebbe, invece, essere per Resheph nelle stele menzionate.
La complessità di un’interpretazione convincente è data, poi, dal fatto che le sei eviden-
ze iconografiche a noi note non danno informazioni dirimenti: la provenienza delle stele è di-
versificata (Memphis, Qantir, Deir el-Medina, Athribis) e talora incerta; i dedicanti, quando
menzionati, risultano rivestire i ruoli più disparati (il sacerdote-wab, lo scriba, forse dei mi-
natori d’oro); la posizione stessa occupata dal liuto nelle immagini varia senza un’apparente
giustificazione: in un caso lo strumento è legato a una cintura alla vita di Resheph (Doc. 1); in
altri due pende dal suo braccio, all’altezza del gomito (Doc. 4-5); in due circostanze, ancora,
è sospeso a mezz’aria dietro la divinità (Doc. 3-6).
Può risultare imprudente, dunque, attribuire un’interpretazione univoca al fenomeno.
Perciò, in questa sede, si tenterà solo di fornire una possibile chiave di lettura che presenti un
punto di vista diverso rispetto a quelli precedentemente offerti.
Sinora le proposte sono state principalmente tre44:

1. Gli elementi connessi a Resheph, che esulano dall’abituale vestiario e armamentario,


sono: il liuto; l’anx munito di braccia che sostiene un ventaglio xw; un fiore di loto45. Sia
l’anx personificato che il loto sono “allegoria” di vitalità e salute; è stato proposto, dun-
que, che anche il liuto sia, come gli altri, semplicemente un emblema di forza vitale46.
2. Il liuto è uno strumento di origine straniera, così come Resheph è una divinità prove-
niente dalla Siria; l’associazione dello strumento al dio non farebbe altro che enfatizzare
il suo carattere di forestiero, tanto più che la diffusione dei due risulterebbe più o meno
contemporanea. Il liuto fa la sua comparsa in Egitto nel Secondo Periodo Intermedio,
ma trova maggior fortuna nel Nuovo Regno, quando le figure di liutisti assumono im-
portanza tale sì che ce ne pervengono persino i nomi propri47. Resheph, dal canto suo,
è attestato già dalla XIII Dinastia nei nomi teofori degli immigrati asiatici48, ma è solo

42  Papiro Torino Cat. 2031 RCGE 46617, Deir el-Medina, Nuovo Regno (http://collezioni.museoegizio.it).
43  Manniche 1975: 80-81.
44  Va rilevato che Lipinski (2009: 188) propone di vedere nell’oggetto non un liuto, bensì una fionda, “the implement
for casting missiles”, una sorta di sacca in cuoio cui erano attaccate due corde; ma l’autore si basa principalmente su un
confronto con le fionde di cui narra la Bibbia (vedi la battaglia tra Davide e Golia, I Sam. 17, 38-50) e su un esemplare
rinvenuto nella tomba di Tutankhamon. Tuttavia, le rappresentazioni figurate di questa arma non sono frequenti e non
è facile stabilire una connessione tra queste e l’oggetto che accompagna Resheph, ma dal confronto con le immagini
contemporanee di liuti, invece abbondanti, sembrerebbe più plausibile continuare ad identificarlo con essi.
45  Cornelius 1994: 56; Tazawa 2009: 117.
46  Tazawa 2009: 117.
47  Simini - Betrò 2009: 52.
48  Lipinski 2009: 161-162.
78 F. Iannarilli

Es
con l’avvento della XVIII, quando l’Egitto intensifica i contatti con l’Oriente, che appa-
re nei rilievi reali e che il re gli si rivolge in occasione delle campagne militari nei paesi

tra
stranieri.
3. Probabilmente il liuto, al tempo della sua introduzione in Egitto, fu utilizzato per be-
neficio dei soldati in avanzata49, come mostra una rappresentazione di marcia nella

tto
processione della Festa Opet a Luxor50. Poiché Resheph viene “adottato” dal pantheon
egiziano in qualità di dio guerriero, protettore del sovrano in battaglia51, l’associazione
con il liuto troverebbe una valida motivazione proprio in questo carattere prettamente
marziale, che peraltro induce a considerarlo come una controparte del dio tebano Mon-
tu, venerato, però, a Memphis. Il dio, infatti, doveva sostenere i sovrani al momento che
decidevano di estendere le proprie mire espansionistiche verso Canaan e la Siria52.

Queste possibili spiegazioni, per quanto fondate su elementi degni di nota, non risulta-
no del tutto convincenti.
Il liuto potrebbe sì essere emblema di forza vitale, come l’anx o il loto, ma questi ultimi
sono simboli diffusi anche nelle rappresentazioni di altre divinità, mentre il liuto sembrereb-
be associarsi esclusivamente a Resheph.
È vero, poi, che l’introduzione del dio sembra coincidere cronologicamente con quel-
la dello strumento, ma è anche vero che Resheph non è l’unico straniero a trovare fortuna
durante il Nuovo Regno: l’apertura alle frontiere culturali e religiose asiatiche, promossa so-
prattutto da Amenhotep II, vide l’ingresso in Egitto di molte altre divinità vicino-orientali:
prima tra tutte Astarte, poi Baal, Horun, Anat, Qadesh. Perché, quindi, non rappresentare il
liuto con un’altra divinità straniera, magari più idonea ad associarsi alla musica dolce di un
cordofono, rispetto a un dio prevalentemente guerriero?
Proprio questo carattere bellicoso di Resheph è stato preso a giustificazione della sua
associazione al liuto, che, come già detto, avrebbe avuto tra i primi impieghi quello di accom-
pagnare musicalmente gli eserciti; tuttavia questa affermazione non può esser data per certa,
visto che le attestazioni relative risultano insufficienti.
La sola rappresentazione figurata che ne darebbe prova è quella già citata del Tempio di
Luxor, in cui tre liutisti (definiti xsw) completano la processione di musici per la celebrazione
dell’Opet. La Emeryt riporta questa immagine in un suo recentissimo contributo53, ma affer-
ma anche che l’unico musicista a seguire il sovrano in guerra fosse il trombettista54.
Inoltre, a mio parere, andrebbe valutato con attenzione ciò che Münnich ha ben rilevato
in un recente scritto in merito al dualismo di Resheph: «On the basis of the above mentioned
written and iconographic sources one should conclude, that at the courts of Pharaohs of the

49  Hickmann - Stauder 1970: 194-197.


50  Bosse - Griffith 1980: 72-73.
51  In particolare nella XVIII Dinastia, sotto il regno di Amenhotep II, noto per le sue doti combattive e per la sua
propensione ad attività militaresche di sapore asiatico: tiro con l’arco, caccia, equitazione. Cfr. Grimal 2003: 276.
52  Lipinski 2009: 168-169.
53  Emeryt 2013: 4, fig. 7.
54  Emeryt 2013: 9. Cfr. anche Lawergren 2001: 450-455.
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  79

Es
18th dynasty, Resheph was regarded as the god helpful during fights with enemies. Especially
close for him was the fight on the chariots or riding, as he was depicted on reliefs or royal

tra
stelae. But when one look at the private stelae from the times from the end of the 18th dynasty
till the 20th dynasty, one can easily find the fundamental difference: none of them has any
connection with war. However, as a rule the requests for prosperity or health occur»55.

tto
Resheph è venerato, dunque, come divinità guerriera in ambito regale, ma i “privati” si
rivolgono a lui nelle stele dedicatorie semplicemente come depositario di prosperità e salute
(“il grande dio, che dà vita e salute ogni giorno”; “il grande dio, colui che dà una vita feli-
ce”…); di contro, la rappresentazione iconografica che lo vede armato e incedente non muta,
rimanendo quella tipica della corte fiorita nella XVIII Dinastia, forse a causa di una fedeltà ai
modelli insita nell’arte egiziana56.
Peraltro la natura protettrice e guaritrice di Resheph è documentata anche dal Papiro
Chester Beatty VII57, in cui il dio appare in qualità di patrono di una parte del corpo denomi-
nata Ast, di dubbio significato, ma che potrebbe identificare i testicoli.
Le linee 4,7-8-9 del verso, infatti, riportano la formula seguente contro la febbre dovuta
al veleno di scorpione:
4,7 nn aHa.t m pHwy.f @t-Hr r.t nbt pHwy
4,8 nn aHa.t m Hnn.f @r r.t nbt Hnn
4,9 nn aHa.t m Ast.f RSpw r.t nbt Ast

«Tu non devi stare nei suoi quarti posteriori; Hathor è contro di te, signora dei quarti
posteriori.
Tu non devi stare nel suo fallo; Horus è contro di te, Signore del fallo.
Tu non devi stare nei suoi testicoli / midollo osseo (?); Reshpu è contro di te, signore dei
testicoli / midollo osseo (?)»58.

Altro elemento da rilevare sono le rappresentazioni in cui Resheph si associa a Min e


Qadesh (Fig. 7). La triade avrebbe l’obiettivo di rafforzare i campi d’azione delle tre divinità –
la salute, la sessualità e la fertilità – trasformandole in un’unità; Qadesh sarebbe perno centra-
le della scena, in quanto simbolo di amore sensuale e salute, mentre gli dèi che la affiancano
rimarcano entrambi gli aspetti59.
Te Velde suggeriva che l’unione tra Qadesh, Resheph e Min potesse rappresentare una
“triad of sexuality”, collocabile in una realtà sociale in cui le relazioni extra-coniugali non

55  Münnich 2009: 57.


56  Münnich 2009: 61.
57 Il Papiro Chester Beatty VII (British Museum 10687), databile alla XX Dinastia, riporta sul recto una formula
magica contro il veleno di scorpione, sul verso il seguito della stessa formula, ma più specificatamente mirata contro
la febbre provocata da quel veleno. Proprio nel verso sono elencate le diverse parti del corpo umano che potrebbero
essere affette dal morbo e le divinità che presiedono ad ognuna di esse.
58  Il termine As(t) è tradotto da Faulkner (1962: 5) con “viscere” e considerato una variante di iAs (“calvo”,
“nudo”, “rasato”) e Ais (“cervello”). La traduzione “midollo osseo” si deve a Gardiner (1935: 64 e nota 3); la tra-
duzione “genitali”, invece, è stata più recentemente proposta da Walker (1996: 265), sulla base del fatto che Ast
ricorre in due liste anatomiche in associazione a “bacino”, “pene” e “cosce”, e accolta da Münnich 2009: 58-59 e
Daccache 2010: 11.
59  Münnich 2009: 62; Tazawa 2009: 165-167.
80 F. Iannarilli

Es
tra
tto
Fig. 8: Immagini di liutiste raffigurate su: una pit-
tura della Tomba Tebana n. 93 (in alto a sinistra);
un ostrakon da Deir el-Medina (in alto a destra);
una pittura della Tomba Tebana n. 75 (in basso)
(Simini - Betrò 2009: tavv. 2-9-10).

erano represse con eccessivo rigore60; anche Stadelmann aveva rilevato che, in Egitto, si cono-
scevano due forme di Resheph: la tipologia di dio-guerriero e la tipologia di dio dell’erotismo
e della fertilità, quando associato in una triade all’egiziano Min e alla siriana Qadesh61. «Eros
e musica sono uniti nell’Antico Egitto da un legame indissolubile che più di un richiamo
iconografico e testuale contribuisce ad evidenziare»62.
Quindi, dalle ultime osservazioni, risulta esplicita la “personalità doppia” di Resheph,
armato e combattivo, ma anche dio patrono della vita: un dualismo in cui potrebbe celarsi la
risposta all’associazione del dio col liuto e col suo suono.
Come rileva la Betrò63, non è possibile ravvisare nei testi notizie sugli strumenti che
accompagnavano i canti amorosi, ma è pur vero che l’iconografia induce a ipotizzare che si
trattasse proprio del liuto, date le frequenti rappresentazioni di giovani liutiste lascive e di
bell’aspetto (Fig. 8).
Il liuto di Resheph, dunque, potrebbe sottendere la relazione simbolica a quella sfera
erotico-amorosa legata alla salute e alla fertilità di cui il dio fa parte quando è insieme all’iti-
fallico Min e alla florida Qadesh; un richiamo necessario nel momento in cui Resheph, inve-
ce, è rappresentato solo, sulla stele di un dedicante privato.

60  Te Velde 1971: 84.


61  Stadelmann 1967: 47.
62  Simini - Betrò 2009: 134.
63  Simini - Betrò 2009: 135.
Il liuto di Resheph. Come suona un dio siriano in Egitto  81

Es
Ed ecco come il timbro dolce di quello strumento a corde che, attraverso la voce di
donne sensuali64, cantava le gesta degli amanti, diviene anche il mezzo tramite il quale un dio

tra
straniero, giunto dalla Siria come portatore di piaghe e pestilenze65 e ritratto come un com-
battente, può rendere manifesto il proprio aspetto benevolo di dispensatore di salute e vita
feconda per coloro che lo venerano.

tto
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64  È bene rilevare che alcuni canti d’amore erano destinati a una recitazione doppia, contemplando, dunque,
anche l’interpretazione maschile; ma, a favore del ruolo preminente della donna in alcuni contesti musicali
(primo tra tutti quello dell’harem reale, ma anche dei banchetti e delle feste), si deve tener conto dell’aumento del
numero di donne impiegate come musiciste proprio a partire dal Nuovo Regno (Emeryt 2013: 8; Simini - Betrò
2009: 51-52).
65  Daccache 2010: 5-6.
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