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AGENTI FISICI:

RADIAZIONI E DISPOSITIVI DI
PROTEZIONE
Per questo corso non si consiglia nessun libro di testo pertanto il file contiene sia
pagine didattiche sia pagine di approfondimento messe a punto con l’obiettivo
di migliorare la comprensione delle problematiche presentate.

A cura di:
Dr. Manuel Fernández
Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi”
Università del Salento
Pagina didattica
Quali sono gli agenti fisici?
Ionizzanti (D. Lgs. 230/1995 e s.m.i.)
Naturali
Radiazioni Coerenti (Laser)
Non Ottiche Artificiali
Ionizzanti (Capo V) Non coerenti
Agenti Campi elettromagnetici (Capo IV)
fisici
Rumore e acustica (Capo II)
Onde Infrasuoni e ultrasuoni
meccaniche
Vibrazioni meccaniche (Capo III)
Microclima e illuminamento (Titolo II)
Qualità dell’aria (anche chimici/biologici)
Atmosfere iperbariche

In base al Capo I del Titolo VIII del D. Lgs. 81/2008 vanno valutati tutti!
Pagina di approfondimento

Modalità di valutazione del rischio


La valutazione dei rischi:
 va programmata ed effettuata ogni 4 anni;
 va eseguita da personale qualificato nell’ambito del servizio di
prevenzione e protezione in possesso di specifiche conoscenze
in materia;
 dev’essere aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che
potrebbero renderla obsoleta, ovvero, quando i risultati della
sorveglianza sanitaria rendano necessaria la sua revisione;
I dati ottenuti dalla valutazione, misurazione e calcolo dei livelli di
esposizione costituiscono parte integrante del documento di
valutazione del rischio.
Occorre tener conto dei soggetti particolarmente sensibili (ad
esempio le donne in stato di gravidanza).
Pagina di approfondimento

Grandezze di riferimento
Il Titolo VIII introduce delle grandezze di riferimento per i vari
agenti fisici:
 I Valori Limite di Esposizione (VLE) non devono essere oltrepassati
deliberatamente in nessun caso e richiedono, in caso di un
potenziale superamento:
 l’adozione di misure immediate per riportare l’esposizione al di
sotto dei VLE,
 l’individuazione delle cause del superamento dei VLE;
 l’adeguamento delle misure di protezione e prevenzione per evitare
un nuovo superamento;
 I Valori di Azione (VA), il cui superamento può essere tollerato
in determinati casi, a condizione di adottare/programmare azioni
nell’immediato. Talvolta si distingue tra valori di azione inferiori
e valori di azione superiore.
Pagina di approfondimento

Obblighi generali del DdL


Nel caso in cui vi siano dei Lavoratori esposti ad agenti fisici scattano per il Datore di
Lavoro (DdL) automaticamente due obblighi:
 garantire la formazione e l’informazione su diverse tematiche tra cui:
 le misure adottate per ridurre i rischi;
 l’entità e il significato dei VLE e VA;
 i risultati della valutazione, misurazione o calcolo dei livelli d’esposizione ai
singoli agenti fisici;
 le modalità per individuare e segnalare gli effetti negativi dell’esposizione
per la salute;
 le circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza
sanitaria e agli obiettivi della stessa;
 le procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti
dall’esposizione;
 l’uso corretto di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI) e alle
relative indicazioni e controindicazioni sanitarie all’uso.
 assicurare la sorveglianza sanitaria – in genere annuale.
AGENTI FISICI:
CAMPI ELETTROMAGNETICI
Pagina didattica

Interazione delle radiazioni con la materia:


Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti
Pagina di approfondimento

Spettro elettromagnetico

Energie basse Energie elevate


Frequenze basse Frequenze elevate
Lunghezze d’onda elevate Lunghezze d’onda basse

La parte ‘visibile’ dello spettro delle radiazioni


rappresenta solo una “fetta” minuscola.
Pagina didattica

Campi elettromagnetici
La classificazione dei campi elettromagnetici è descritta nella
seguente tabella:

Tipo di radiazioni Frequenze Sorgenti

CMS (Campi Risonanza magnetica nucleare


0 Hz
magnetici statici) (NMR), celle elettrolitiche

ELF-VLF (frequenze Rete elettrica (50 Hz),


1 Hz – 300 kHz
estremamente basse) Videoterminali (CRT)

RF-MW Radio-TV, cellulari,


(radiofrequenze, 300 kHz – 300 GHz marconiterapia, radarterapia,
microonde) forni a MW
Pagina di approfondimento

Sorgenti di campi magnetici


Tra le principali sorgenti di campi magnetici
vi sono gli apparecchi per risonanza
magnetica nucleare (NMR) in cui sono
presenti varie sorgenti di campo magnetico
per produrre immagini diagnostiche:
 Un campo statico elevatissimo (≤ 10 T),
generato da un magnete superconduttore;
 Un campo magnetico variabile nel tempo;
 Un campo a radiofrequenze (30 MHz –
600 MHz) con potenze medie fino a
100 Watt e potenze istantanee di picco
di 10 kW.
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Sorgenti a basse frequenze (ELF-VLF)

Tra le sorgenti di campi elettromagnetici


a basse frequenze più comuni vi sono:
 Linee elettriche aeree ed interrate;
 Apparecchiature che fanno uso della
rete elettrica, anche ad alte tensioni
e che operano quindi a 50 Hz;
 Videoterminali. In quelli che fanno uso
di tubi a raggi catodici (CRT);
 Nei moderni monitor a cristalli liquidi
(LCD) sono presenti solo emissioni alla
frequenza di dot-clock.
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Sorgenti di radiofrequenze e microonde

Tra le sorgenti di radiofrequenze e


microonde più frequenti vi sono:
 Forni a microonde: vengono usati per
riscaldare o portare a alte
temperature prodotti ben definiti o
per sterilizzare o cuocere. Operano
intorno a 2,45 GHz.
 Apparecchi sanitari: Servono per
riscaldare tessuti (ad es.
marconiterapia ~ 35 MHz oppure
radarterapia ~ 2,45 GHz)
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Tipologie di sorgenti in
base alla funzionalità
Le sorgenti di campi elettromagnetici possono essere suddivise in base
alla loro funzionalità:
 Radiatori intenzionali: hanno come scopo l’emissione di NIR (ad es.
sistemi di telecomunicazione). Hanno caratteristiche note e
delimitate di potenza d’emissione, stabilità in frequenza, emissione
di armoniche spurie, etc.
 Radiatori non intenzionali: emettono radiazioni come effetto
secondario ed indesiderato (perdite di radiazione) rispetto al loro
uso primario. Esempi sono gli apparecchi di riscaldamento ad
induzione, forni a microonde e videoterminali.
Sono radiatori non intenzionali anche tutti gli oggetti riflettenti
che agiscono da sorgenti secondarie quando investite da radiazioni.
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Tipologie di sorgenti in
base alla geometria

Una diversa classificazione delle sorgenti può essere fatta in base alla
loro geometria. Esistono:
 Sorgenti localizzate, che occupano un volume limitato e per le quali i
campi hanno un andamento del tipo E, H ∝ 1/r2. Rientrano in questa
categoria, ad esempio, le antenne, le apparecchiature, ecc.
 Sorgenti lineari, in cui la sorgente può essere assimilata ad una
retta infinita. L’andamento in questo caso è del tipo E, H ∝ 1/r. In
questa categoria rientrano elettrodotti aerei ed interrati.
In ogni caso i campi decrescono con la distanza.
Pagina di approfondimento

Tipologie di sorgenti in
base alla reattività
Un’ulteriore classificazione può essere condotta in base alla
reattività della radiazione con ciò che la circonda:
 Radiazioni nel campo delle microonde (MW):
 λ < 1 m : Condizioni di campo radiativo (E e H legati)
 Radiazioni nel campo delle radiofrequenze (RF):
 1 km > λ > 1 m : Valutazione caso per caso
 Radiazioni nel campo delle frequenze molto basse (ELF/VLF):
 λ > 1 km: Condizioni di campo reattivo (E e H indipendenti)
Pagina didattica

Effetti biologici nell’organismo (ELF-VLF)


A basse frequenze (ELF – VLF) prevale il
fenomeno di induzione di correnti a livello
generalizzato nell’organismo. Poiché in
questo caso il campo elettrico e il campo
magnetico non sono correlati, anche gli
effetti sono indipendenti. Essi consistono
in:
 Effetti sanitari, legati alla stimolazione
del tessuto nervoso o muscolare;
 Effetti sensoriali, dovuti a disturbi
transitori delle percezioni sensoriali e a
modifiche minori nelle funzioni cerebrali.
Quelli più significativi sono legati al campo
magnetico.
Pagina didattica (solo effetto riscaldamento tessuti)

Effetti biologici nell’organismo (RF-MW)


Alle RF e MW prevale il riscaldamento dei tessuti. L’assorbimento di
energia non si traduce proporzionalmente in aumento della temperatura
del tessuto. I meccanismi di termoregolazione dell’organismo tendono a
contenere questo effetto.
 Da 20 MHz a 300 MHz l’assorbimento è relativamente elevato sul
corpo intero con particolare riguardo a zone localizzate a causa di
risonanze;
 Da 300 MHz a 10 GHz si hanno assorbimenti localizzati non
uniformi.
Particolare attenzione merita il caso di impulsi di radiazioni che possono
generare aumenti di temperatura in tempi inferiori a quelli di risposta
dell’organismo.
Inoltre tra 10 MHz e 110 MHz si possono manifestare delle correnti
indotte attraverso gli arti (IL).
Pagina didattica

Grandezze dosimetriche e grandezze operative


 Tenuto conto della tipologia degli effetti biologici che si riscontrano, le
grandezze dosimetriche più adatte sono la densità di corrente (J) per le basse
frequenze ELF/VLF, il tasso di assorbimento specifico (SAR), che rappresenta
la potenza assorbita per unità di massa per le RF e MW ed infine la potenza
assorbita per unità di superficie (S) per le radiazioni ottiche ROA.
 Tali grandezze dosimetriche sono difficilmente misurabili. Tuttavia esse posso-
no essere messe in relazione con altre grandezze, il campo elettrico (in V/m) ed
il campo magnetico (in A/m), che sono più operative.
 Il superamento di un limite di grandezza dosimetrica implica forzosamente il
superamento di una grandezza operativa, mentre il contrario non è obbligatorio
(principio di cautela).
Range di frequenze Effetti riscontrati Grandezza Dosimetrica Grandezza operativa

ELF-VLF Elettrostimolazione delle cellule dovuto alle Campo elettrico (E) e


Densità di corrente (J).
(10 Hz – 100 kHz) correnti indotte nei tessuti. campo magnetico (H)

RF – MW Surriscaldamento localizz. di organi e tessuti Tasso di assorbimento


(100 kHz – 10 GHz) per assorbimento di energia elettromagnetica. specifico (SAR). Campo elettrico (E)
o campo magnetico
IR – VIS – UV Surriscaldamento superficiale dei tessuti Potenza assorbita per (H)
(> 10 GHz) esterni. unità di superficie (S).
Pagina di approfondimento
Effetti indiretti
Sono gli effetti provocati dalla presenza di un oggetto in un campo
elettromagnetico, che potrebbe essere causa di un pericolo per la salute e
sicurezza, quali:
1) interferenza con attrezzature e dispositivi medici elettronici, compresi
stimolatori cardiaci e altri impianti o dispositivi medici portati sul corpo;
2) rischio propulsivo di oggetti ferromagnetici all'interno di campi magnetici statici;
3) innesco di dispositivi elettro-esplosivi (detonatori);
4) incendi ed esplosioni dovuti all'accensione di materiali infiammabili a causa di
scintille prodotte da campi indotti, correnti di contatto o scariche elettriche;

5) correnti di contatto (IC), tramite il


passaggio di corrente elettrica verso
terra attraverso la persona che è a con-
tatto con l’oggetto caricato. L’intensità di
questa corrente dipende dalla quantità di
carica sull’oggetto, che a sua volta
dipende dalle caratteristiche geome-
triche ed elettriche dell’oggetto, della
frequenza e intensità del campo e della
resistenza elettrica della persona.
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Norme di prevenzione per CEM


 Predisporre un’adeguata schermatura delle sorgenti (normalmente
garantita dal costruttore, prestare particolare attenzione nel caso
di prototipi);
 Durante il funzionamento degli apparecchi mantenere una certa
distanza di sicurezza (≥ 2 m);
 Limitare o vietare l’accesso a portatori di pacemaker e di protesi
metalliche (solo CMS-ELF-VLF);
 Evitare l’uso di oggetti conduttori (soprattutto se ferromagnetici)
vicino all’area di lavoro;
 Non posizionare più macchinari vicini tra loro;
 Evitare postazioni di lavoro permanenti vicine al macchinario (ad es.
scrivania sul muro adiacente alla stanza in cui vi è il macchinario,
oppure postazione di lavoro alle spalle di un videoterminale con tubo
a raggi catodici).
Pagina di approfondimento

Norme di prevenzione specifiche


per i CMS

Per i campi magnetici statici


(CMS) e/o operanti a basse
frequenze sono obbligatorie
delle limitazioni di accesso
(zone di accesso controllato),
viste le difficoltà di
schermare i campi magnetici.
Pagina di approfondimento

Norme di protezione per CEM


Nel caso dei CEM l’efficacia dei dispositivi di protezione riguarda
principalmente la riduzione delle correnti di contatto (IC) ed attraverso gli
arti (IL) che si ottiene mediante la messa a terra degli oggetti di lavoro, il
collegamento elettrico dei lavoratori con gli oggetti di lavoro e con
l'impiego di scarpe e guanti isolanti e di indumenti protettivi.
In genere si preferisce adottare delle soluzioni impiantistiche che sono
sostanzialmente riconducibili ai seguenti approcci:
 Agire sulla disposizione delle apparecchiature e delle loro connessioni;
 Schermare le sorgenti principali con materiali conduttori e/o
ferromagnetici;
 Riconfigurare lo schema dei conduttori.
Spesso si fa uso di una combinazione di questi metodi.
Pagina di approfondimento

Norme di protezione per CEM

Per quanto riguarda le schermature, teniamo anche conto che:


• I campi elettrici vengono fortemente attenuati dagli oggetti materiali
non conduttivi che si interpongono tra le sorgenti e gli individui: una
parete o un edificio sono utili attenuatori di campo elettrico;
• i campi magnetici, invece, non subiscono attenuazione da parte degli
oggetti materiali. Pertanto si ritrovano quasi inalterati all'interno e
all'esterno di un edificio.
Pagina didattica

Norme di buon comportamento


In conclusione, all’interno dei luoghi di lavoro i livelli di esposizione
dipendono non solo dalle caratteristiche delle sorgenti ma anche da:
 le misure di protezione o contenimento adottate;
 la corretta installazione e stato di manutenzione degli apparati;
 le procedure di utilizzo;
 le caratteristiche degli ambienti;
 la disposizione delle postazioni di lavoro;
 le particolari abitudini di ogni singolo lavoratore.
L’attuazione di semplici interventi di bonifica e contenimento e l’adozione
di più corrette procedure di impiego, possono produrre una significativa
riduzione dell’esposizione.
Pagina di approfondimento

Riferimenti
 D. Lgs. n° 81 del 9 aprile 2008, Titolo VIII, Capo IV, come modificato
dal D. Lgs. n° 159 del 1° agosto 2016;
 “D. Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo I, II e III, IV e V sulla prevenzione
e protezione dai rischi dovuti all’esposizione ad agenti fisici nei luoghi di
lavoro – Prime indicazioni operative – Rev. feb. 2014”, Coordinamento
tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province
Autonome in collaborazione con INAIL;
 “Rischi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo”, INAIL, ISS,
Elettra2000, ASL Siena, ASL Modena, Coordinamento tecnico per la
sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province Autonome;
 “Salute e campi elettromagnetici: dalla ricerca alla protezione”, di
Rosaria Falsaperla - INAIL, Centro Ricerche Monteporzio Catone
(Roma).
AGENTI FISICI:
RADIAZIONI OTTICHE
ARTIFICIALI
Pagina didattica

Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)


Definizione: sono le radiazioni prodotte
dall’uomo che hanno una lunghezza d’onda
compresa tra 100 nm ed 1 mm (UV-VIS-IR)
e che dunque rispettano le leggi dell’ottica
geometrica.
Pagina didattica

Radiazioni Ottiche Artificiali (ROA)


Classificazione - Si dividono in due grandi sottogruppi:
• Radiazioni ottiche non coerenti – l’emissione avviene in modo caotico,
non esiste una relazione di fase tra le radiazioni, ovvero massimi e
minimi tendono a compensarsi in alcuni punti e a sommarsi in altri;
• Radiazioni ottiche coerenti (Laser) – esiste una quasi perfetta
relazione di fase tra le radiazioni, l’onda risultante si rafforza
sempre, dunque massimi e minimi delle onde coincidono.

Radiazione incoerente: Radiazione coerente:


- Assenza di ordine interno; - Presenza di ordine interno;
- Frequenza e fasi diverse. - Frequenza e fasi identiche.
Pagina di approfondimento

Esempi di sorgenti non coerenti


Infrarosso (λ > 780 nm):
 Riscaldatori radianti;
 Forni di fusione metalli e vetro;
 Lampade per il riscaldamento ad incandescenza;
 Dispositivi militari per la visione notturna.
Visibile ( 780 nm > λ > 400 nm):
 Sorgenti di illuminazione artificiale (Lampade ad alogenuri metallici, al
mercurio, sistemi LED);
 Lampade per uso medico e/o estetico (anche UV);
 Saldatura.
Ultravioletta (λ < 400 nm):
 Sterilizzazione (ad es. lampade germicide su cappe biologiche);
 Lampade spettroscopiche;
 Agitatori termici;
 Flash per laser;
 Saldatura ad arco.
Pagina di approfondimento

Esempi di sorgenti coerenti (Laser)


 Applicazioni mediche e medico-estetiche;
 Applicazioni per solo uso estetico (depilazione);
 Telecomunicazioni, informatica;
 Lavorazioni di metalli (taglio, saldatura, marcatura e incisione);
 Metrologia e misure;
 Applicazioni nei laboratori di ricerca;
 Beni di consumo (lettori CD e “Bar code”);
 Intrattenimento (Laser per discoteche e concerti).
Pagina didattica

Effetti dannosi per l’uomo


Lunghezza d’onda della Tipologia di effetti
radiazione incidente dell’esposizione
Intensità della Probabilità e gravità
radiazione incidente degli effetti
Regione spettrale Occhio Pelle (lievi) Pelle (gravi)
UV-C (100-280 nm) Fotocheratite, Eritema (scottatura Tumori cutanei,
fotocongiuntivite della pelle) processo accelerato
UV-B (280-315 nm)
di invecchiamento
UV-A (315-400 nm) Cataratta fotochimica della pelle
Reazione di
Lesione fotochimica e fotosensibilità
VIS (400-780 nm)
termica della retina
Cataratta, bruciatura
IR-A (780-1400 nm)
della retina Bruciatura della
Cataratta, bruciatura pelle
IR-B (1400-3000 nm)
della cornea
Bruciatura della
IR-C (3000 nm - 1 mm)
cornea
Pagina di approfondimento

Penetrazione delle radiazioni nell’occhio

Cornea

Cornea

Cristallino Retina
Pagina di approfondimento

Penetrazione delle radiazioni nella pelle

Strato germinativo della pelle

Epidermide

Derma

Sottocute
Pagina didattica (solo concetti di radianza e di irradianza)

Grandezze radiometriche
Energia radiante (Q):
 È l’energia trasportata da un qualunque campo di radiazione elettromagn. [J];
Flusso radiante (W):
 È l’energia radiante nell’unità di tempo (potenza) [W];
Emettenza radiante (M):
 È il flusso radiante emesso da una sorgente estesa per unità di area [W/m2];
Radianza (L):
 È il flusso radiante emesso da una sorgente estesa per unità di angolo solido e
per unità di area proiettata su un piano normale alla direzione considerata
[W/(m2sr)];

Intensità radiante (I):


 È il flusso radiante emesso da una sorgente puntiforme in una certa direzione
per unità di angolo solido [W/sr];
Irradianza (E):
 È il flusso radiante incidente su una superficie per unità di area [W/m2].
Pagina di
Grandezze di sorgente e
approfondimento
grandezze di bersaglio

Grandezze di sorgente

Grandezze di bersaglio
Pagina didattica

Normativa e grandezze fisiche


Le grandezze fisiche principali su cui sono definiti dei Valori Limite
di Esposizione (VLE) per le sorgenti di radiazione, previsti
nell’Allegato XXXVII del D. Lgs. 81/2008 sono:
 La Radianza (E), che non varia con la distanza dalla sorgente;
 L’Irradianza (L); quella che cade su una superficie varia con il
coseno dell’angolo d’incidenza dalla sorgente e ha un andamento
inversamente proporzionale alla distanza.
Pagina didattica
Radianza ed Irradianza
Perché l’irradianza?
 L’irradianza è una misura sulla superficie investita e quindi tiene conto
del danno su zone non focalizzate (cornea, cristallino, pelle);
Perché la radianza?
 La radianza è utilizzata per caratterizzare le sorgenti che possono
produrre danno sulla retina (dove si ha la formazione dell’immagine).
Nel caso della radianza ha senso distinguere tra sorgente puntiforme
e sorgente estesa. Il confine stabilito dall’Allegato XXXVII è fissato
in 11 mrad:
Pagina didattica

LASER
Light Amplification by Stimulated Emission
of Radiation
Amplificazione di Luce tramite Emissione
Stimolata di Radiazione
Proprietà:
 Monocromaticità (emette su una banda molto stretta di
lunghezze d’onda);
 Coerenza (i fotoni sono in fase tra di loro);
 Collimazione (ovvero molto direzionale).
Mentre la radiazione incoerente si disperde con il
quadrato della distanza, la radiazione laser lo fa
con la sola divergenza (spesso trascurabile).
Pagina didattica

Classificazione dei LASER


I laser vengono classificati tenendo in conto:
 Il tipo di funzionamento (continuo o impulsato);
 La lunghezza d’onda emessa:
 Ultravioletta (140 – 400 nm) – Radiazione non visibile!;
 Visibile (400 – 700 nm);
 Infrarossa (700 nm – 300 mm) - Radiazione non visibile!.
 La potenza del fascio (è il fattore + importante).
Pagina didattica (solo tipologia di classe)

Classificazione secondo norma


La norma CEI EN 60125 suddivide i laser in 7 classi:

 Classe 1 – Laser esente:


 Il fascio laser è considerato sicuro in qualsiasi condizione
d'uso. Questo perché la radiazione emessa è sempre
inferiore alla massima esposizione permessa, oppure perché il
fascio è sempre confinato. Utilizzando laser di classe 1 non
sono necessari interventi di protezione aggiuntivi.
 Classe 1M – Laser esente con ottiche di focalizzazione:
 È equivalente al laser di classe 1, ma all’interno del dispositivo
sono presenti delle ottiche di focalizzazione (ad es. lenti).
Pagina didattica (solo tipologia di classe)

Classificazione secondo norma


 Classe 2 – Laser di bassa potenza, emissione nel visibile,
funzionamento in corrente continua :
 Laser ad emissione continua e nel visibile, (400-700 nm) con
potenza ≤ 1 mW.
 La radiazione emessa da questi laser può essere pericolosa, tuttavia
la loro potenza è sufficientemente bassa da consentire, con
un'azione di riflesso incondizionato, di evitare esposizioni inattese.
 Questo non esclude la possibilità di riportare danni nel caso di
esposizione prolungata (> 0.25 s, tempo entro il quale si ha il
riflesso incondizionato).
 Classe 2M – Laser di bassa potenza con ottiche di
focalizzazione:
 È equivalente al laser di classe 2, ma all’interno del dispositivo sono
presenti delle ottiche di focalizzazione (ad es. lenti).
Pagina didattica (solo tipologia di classe)

Classificazione secondo norma


 Classe 3R – Laser di potenza medio-bassa:
 Laser e sistemi laser operanti nel visibile con potenza ottica fino a 5 mW.
 Può essere pericolosa l’osservazione del fascio laser con l’ausilio di ottiche
di amplificazione quali binocoli e telescopi.
 L’osservazione accidentale ad occhio nudo non risulta dannosa grazie al
riflesso palpebrale.
 Include anche laser che emettono nell’UV e nell’IR.

 Classe 3B - Laser di potenza medio-alta:


 In generale appartengono a questa classe i laser con potenza ottica fino a
500 mW.
 È sempre pericolosa l’osservazione diretta del fascio laser.
 La visione di radiazione diffusa non è normalmente pericolosa; nel visibile la
visione riflessa/rifratta non è normalmente a rischio purché la distanza
minima di visione non sia inferiore a 13 cm e il tempo di visione non
superiore a 10 s.
Pagina didattica (solo tipologia di classe)

Classificazione secondo norma


 Classe 4 – Laser di alta potenza:
 A questa classe appartengono tutti i laser e sistemi laser che
superano i limiti della Classe 3B, che hanno quindi in generale una
potenza ottica superiore a 500 mW.
 Sono i laser di potenza tale da causare seri danni ad occhi e pelle
anche per esposizione al fascio diffuso.
 Possono anche costituire un potenziale rischio d'incendio.
 Inoltre, in molti casi le tensioni e le correnti di alimentazione o di
scarica sono molto elevate.
Pagina didattica

Requisiti di sicurezza
 Classe 2/2M:
 Il fascio laser non deve mai essere diretto verso gli occhi di una
persona.
 Sul laser deve essere posto un cartello di pericolo, in bene
evidenza, con la scritta: “ATTENZIONE! NON STAZIONARE IN
PROSSIMITA’ DEL FASCIO LASER”.
 Tutti gli ingressi e gli schermi di osservazione inclusi come parte
del laser, nonché l’ottica collegata (lenti, microscopi, etc.) utilizzata
come punto di osservazione, dovranno incorporare connessioni,
filtri, attenuatori od altri dispositivi atti a mantenere l’intensità
della radiazione entro i livelli di sicurezza durante tutte le
situazioni di utilizzo e di manutenzione.
Pagina didattica

Requisiti di sicurezza
 Classe 3R:
 Devono essere prese tutte le precauzioni previste per la classe
2/2M.
 Bisogna evitare di fissare il fascio ad occhio nudo.
 Per esposizioni dirette e continuative è obbligatorio l’uso di appositi
filtri di protezione per gli occhi.
Pagina didattica

Requisiti di sicurezza
 Classe 3B:
 Devono essere prese tutte le precauzioni previste per la classe 3R.
 Il fascio deve essere bloccato alla fine del suo percorso utile da
un materiale di colore tale da permetterne il posizionamento con
una riflessione minima.
 I laser devono essere utilizzati in luoghi ad accesso controllato.
 Sono necessarie protezioni per gli occhi se è possibile che l’occhio
possa intercettare accidentalmente il fascio.
 È richiesta la sorveglianza medica per prevenire od evidenziare
eventuali danni agli occhi.
 Tutte le parti dell’alloggiamento che durante le operazioni di
manutenzione vengono rimosse, consentendo così l’accesso alla
radiazione, devono essere fornite di connessioni di sicurezza, per
impedire l’accesso all’interno durante il funzionamento.
Pagina didattica

Requisiti di sicurezza
 Classe 4:
 Devono essere prese tutte le precauzioni previste per la classe 3B.
 Il laser deve essere utilizzato in un’area ad accesso controllato;
devono essere previste chiusure di sicurezza per evitare l’ingresso
di persone non autorizzate nell’area di funzionamento del laser;
l’accesso deve essere limitato a persone che indossino dispositivi di
protezione individuali (DPI) per la protezione degli occhi quando il
laser è in funzione.
 Per laser impulsati tali connessioni devono impedire la focalizza-
zione del fascio, scaricando l’energia immagazzinata; nei laser in
continua i sistemi di sicurezza dovranno essere tali da spegnere il
laser o da interrompere il fascio.
 devono essere forniti di una chiave di sicurezza o di un dispositivo
di accensione e spegnimento; la chiave deve essere custodita da
persona autorizzata.
Pagina didattica

Requisiti di sicurezza
 Classe 4 (segue):
 I laser devono essere forniti di un sistema di bloccaggio o
attenuazione del fascio.
 Durante l’attivazione e la procedura di avviamento devono essere
utilizzati sistemi di allarme, luci di segnalazione e comando di
conto alla rovescia; questo sistema di segnalazione va attivato
prima che si abbia l’emissione laser, in modo da consentire ai
presenti di prendere le misure appropriate per evitare l’esposizione
al fascio.
 devono essere disponibili procedure scritte per l’allineamento del
fascio, il suo utilizzo e la manutenzione.
 il personale addetto deve essere sottoposto a sorveglianza medica
per prevenire o evidenziare eventuali danni agli occhi.
Pagina didattica

Norme di prevenzione per ROA: DPI


 In tutte le situazioni che possono provocare
l’esposizione a sorgenti intense di radiazione IR,
VIS, UV (ad es. lampade spettroscopiche) vanno
usati camici per difendere la pelle ed opportuni
occhiali protettivi. In particolare, la visione
diretta di sorgenti UV deve essere fatta
attraverso schermi opachi alla radiazione stessa.
 Gli occhiali protettivi devono sempre essere
adeguati dal punto di vista dello spettro alle
sorgenti;
 Nel caso di esposizioni a livelli di radiazione
nocivi si dovrebbe procedere ad una visita
medica specialistica.
 Visita periodiche sono consigliabili a chi lavora
usualmente con sorgenti di radiazioni IR-VIS-
UV.
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DPI per gli occhi e il viso


I DPI per la protezione della vista sono costituiti da occhiali
protettivi e visiere. Essi ci possono proteggere da rischi:
• meccanici;
• elettrici;
• chimici;
• da abbagliamento;
• da saldatura;
• termici/antiappannamento;
• da verniciatura;
• da radiazioni laser;
• da radiazioni ultravioletta;
• da raggi X.
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DPI per la pelle


La protezione della pelle è necessaria
quando si fanno delle lavorazioni con
radiazioni ottiche, specialmente nel
campo dell’ultravioletta, oppure quando
vi è il rischio di proiezione di schegge
meccaniche oppure ustionanti.
Nel primo caso può essere sufficiente
l’uso di creme specifiche.
Nel secondo caso sono necessari degli
indumenti di maggiore consistenza.
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Segnaletica per ROA


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Soggetti particolarmente sensibili


Esistono una serie di soggetti particolarmente sensibili al rischio, per i quali
l’esposizione deve essere gestita con particolare attenzione. Ecco alcuni
esempi:
 Donne in gravidanza;
 Minorenni;
 Albini e individui di fototipo 1 (soggetti di pelle particolarmente chiara)
per esposizione a radiazione UV;
 Portatori di malattie del collagene per esposizione a radiazione UV;
 Soggetti in trattamento con farmaci fotosensibilizzanti (tetracicline,
ibuprofene, ecc.).
In tutti questi casi, in assenza di sicure informazioni reperibili dalla
letteratura scientifica, sarà cura del Medico Competente valutare
l’eventuale adozione di cautele specifiche.
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Riferimenti
 D. Lgs. n° 81 del 9 aprile 2008, Titolo VIII, Capo V;
 “D. Lgs. 81/2008, Titolo VIII, Capo I, II e III, IV e V sulla prevenzione
e protezione dai rischi dovuti all’esposizione ad agenti fisici nei luoghi di
lavoro – Prime indicazioni operative – Rev. feb. 2014”, Coordinamento
tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province
Autonome in collaborazione con INAIL.
AGENTI FISICI:
RADIAZIONI IONIZZANTI
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Interazione delle radiazioni con la materia:


Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti
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Spettro elettromagnetico
Rad. Ottiche CEM
Ionizzanti Non Ionizzanti

Energie elevate Energie basse


Frequenze elevate Frequenze basse
Lunghezze d’onda basse Lunghezze d’onda elevate
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Curva di stabilità dei nuclei


decadimento β -
n → p+ + e - + ν
(60Co → 60Ni +e-+ν)

decadimento β +
p+ → n + e + + ν
(22Na → 22Ne +e++ν)

decadimento α++
A− 4
A
Z X → X − − + 24He + +
Z −2

(241Am → 237Np + α)
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Tipologie di radiazioni ionizzanti:


riassunto e classificazione
Riassunto:
• Raggi X : Fotoni dovuti a transizioni elettroniche
• Raggi γ : Fotoni dovuti a transizioni nucleari
• Neutroni (N )
• Protoni ( p+)
• Particelle α++ : Nuclei di elio (He++)
• Particelle β- e β+ : Elettroni o positroni (elettroni con carica
positiva).
Criterio di classificazione – massa, densità, tipologia, …???
 p+, α++ e β+ hanno carica positiva
Sulla base
 β- hanno carica negativa
della carica Perché ?
 X, γ e N sono privi di carica
Approfondimento Radiazioni direttamente ed
indirettamente ionizzanti
Dimensioni dell’atomo >> Dimensioni del nucleo
L’atomo è sostanzialmente vuoto!
Molto intense a dimensioni nucleari
Forze nucleari:
Trascurabili a dimensioni atomiche
Meno intense a dimensioni nucleari
Forze elettromagnetiche:
Le più intense a dimensioni atomiche
Particelle cariche (p+, α++, β+, β-) :
• Interagiscono appena vengono generate direttamente
• Cedono energia in più processi graduali ionizzanti
Neutroni:
• Interagiscono a distanza (solo forze nucleari) indirettamente
• Cedono energia in unico processo ionizzanti
Fotoni (X, γ ):
• Interagiscono sostanzialmente a distanza indirettamente
• Cedono energia in unico processo ionizzanti
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Ionizzazione diretta ed indiretta


Potere di penetrazione
Interazione Potere di Percorso
Ionizzazione
con il mezzo penetrazione massimo in aria
α ~ 4 cm
Diretta (α,β) Continua Basso
β~4m
Solo attraverso
Indiretta
particelle cariche Alto Qualunque
(N,γ,X)
secondarie

Elevato
rischio di
irraggiamento
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Nuclei instabili
decadimento β -
n → p+ + e - + ν
(60Co → 60Ni +e-+ν)

decadimento β +
p+ → n + e+ + ν
(22Na → 22Ne +e++ν)

decadimento α
A− 4
A
Z X → X − − + 24He + +
Z −2

(241Am → 237Np + α)

Elevato rischio di contaminazione


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Vie di penetrazione nel corpo umano


Irraggiamento:
 La sorgente è esterna all’organismo;
 Le radiazioni incidono sul soggetto.
ingestione inalazione esalazione
Contaminazione interna: cute
 La sorgente entra nell’organismo
a seguito di: polmoni linfonodi
 Inalazione; ferita

 Ingestione;
apparato polmoni tiroide
 Ferite della cute. gastro e
intest. liquidi ..….......
Si osservi che: intercell.
 Neutroni, Raggi X e γ sono
ossa
principalmente pericolosi per
irraggiamento;
 Particelle α++ e particelle β± sono fegato reni
pericolosi soprattutto per
contaminazione interna. feci urine
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Effetti delle radiazioni sull’uomo


Attraverso la ionizzazione ed eccitazione delle
molecole del tessuto si ha danno cellulare, che
può essere:
 danno diretto al DNA per rottura dei legami
molecolari;
 danno indiretto con la ionizzazione delle
molecole di H2O (65 % del peso corporeo) e
produzione di radicali liberi (H+ e OH-) molto
reattivi, che attaccano chimicamente la cellula.
La conseguenza è la generazione di mutazione
genetiche e quindi l’induzione di tumori.

Attenzione: L’effetto è privo di soglia


(bastano due raggi γ per provocare danno).
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Principi fondamentali di
radioprotezione

La circostanza che qualunque esposizione alle radiazioni


ionizzanti, per quanto modesta, possa produrre detrimento
(assenza di soglia), ha spinto la International Commission on
Radiation Protection (I.C.R.P.) a raccomandare un sistema di
protezione radiologica basato su tre principi fondamentali:
• giustificazione della pratica;
• ottimizzazione della protezione (principio noto anche con
l'acronimo ALARA – As Low As Reasonably Achievable);
• limitazione delle dosi individuali.
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Sorgenti di radiazioni
Esempi di Rischio di
Tipologia Carattere
applicazioni esposizione

Artificiale
Macchine Diagnostica su Irraggiamento
(emettono
radiogene materiali esterno
solo raggi X)

Sorgenti orfane,
Irraggiamento
Sostanze ricerca su cavie
Naturale e/o
radioattive (traccianti),
contaminazione
radon

Artificiale Principalmente
Radiodiagnostica
Acceleratori (emettono irraggiamento
e radioterapia
X, γ, α, β, p, n) esterno
Pagina di approfondimento

Sorgenti sigillate e non sigillate


Una sorgente sigillata è una sorgente
formata da materie radioattive
fermamente incorporate in materie
solide e di fatto inattive, o sigillate in
un involucro inattivo che presenti una
resistenza sufficiente per evitare, in
condizioni normali di impiego,
dispersione di materie radioattive
superiori ai valori stabiliti dalle norme
di buona tecnica applicabili.

La sigillatura evita la dispersione di materie radioattive (contaminazione) ,


ma non è un mezzo di protezione contro le radiazioni prodotte dalla
sorgente (irraggiamento).
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Unità di misura della radioprotezione


Le grandezze di interesse in radioprotezione
sono:
• Le grandezze di sorgente, che servono per
descrivere le caratteristiche di una
sorgente irradiante (ad es. attività);
• Le grandezze dosimetriche, che misurano
l’energia (per unità di massa) ceduta alla
materia irradiata:
– La dose assorbita misura l’energia per
unità di massa fornita al mezzo indi-
pendentemente dalla natura di questo;
– La dose equivalente tiene conto degli
effetti sul corpo umano in base al tipo
di radiazione incidente su un dato
tessuto interessato;
– La dose efficace è la somma delle dosi
equivalenti nei diversi organi o tessuti,
ponderata con opportuni coefficienti.
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Dose equivalente
Per valutare il danno che le radiazioni possono recare all’essere umano occorre tenere in conto:
– che diverse tipologie di radiazioni (raggi X, raggi γ, particelle α, particelle β e neutroni)
hanno un diverso effetto sull’uomo;
– che il danno prodotto è diverso a secondo del tessuto colpito.

HT = ∑R WR DT ,R
La dose equivalente è data da:

dove
DT,R è la dose assorbita nel tessuto T e dovuta alla radiazione R;
WR è il fattore di ponderazione dovuto al tipo di radiazione.
Tipo di radiazione WR
Fotoni (X,γ) 1
Elettroni e positroni (β-,β+) 1
Protoni 5 (per energie ≥ 2 MeV)
Neutroni (N) 5-20 (dipende dall’energia)
Particelle α 20

Grandezza dosimetrica Unità di misura


Esposizione (E) C/kg
Dose assorbita (D) Gray = J/kg
Dose equivalente (HT) / Dose efficace (H) Sievert (dimensionalmente = J/kg)
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Dose efficace
La dose efficace è data da: WT
Tessuto
230/95 ICRP 103
H = ∑T WT HT = ∑T ,RW WR DT ,R
dove T Gonadi 0,20 0,08

DT,R è la dose assorbita nel tessuto T e dovuta alla Midollo osseo rosso 0,12 0,12
radiazione R; Colon 0,12 0,12
WR è il fattore di ponderazione dovuto al tipo di Polmone 0,12 0,12
radiazione;
Stomaco 0,12 0,12
WT è il fattore di ponderazione dovuto al tessuto
considerato sulla base del D. Lgs. 230/95 o della Mammelle 0,05 0,12
più recente norma ICRP 103 adottata dalla Vescica 0,05 0,04
Direttiva Europea 2013/59/EURATOM. Fegato 0,05 0,04
I fattori di ponderazione sono adimensionali.
Esofago 0,05 0,04
Tiroide 0,05 0,04
I tessuti specificati in tabella tra i rimanenti
Pelle 0,01 0,01
(14 in totale, 13 per ciascun sesso) sono:
Superficie ossea 0,01 0,01
ghiandole surrenali, tessuto extratoracico,
cistifellea, cuore, reni, linfonodi, muscolo, Cervello --- 0,01

mucosa orale, pancreas, intestino tenue, Ghiandole salivari --- 0,01


milza, timo, utero/cervice (F), prostata (M). Tessuti rimanenti 0,05 (ICRP 60) 0,12
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Metodi di protezione dalle radiazioni


 Aumentare la distanza tra soggetto e sorgente;
 Ridurre i tempi di esposizione alla sorgente;
 Interporre ostacoli appropriati tra la sorgente ed il soggetto.

Flusso Φ: numero di particelle per unità di superficie

Tale grandezza aumenta al diminuire


della distanza dalla sorgente!

10 4 2
Pagina di approfondimento

Schermature
DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI
Sono costituiti da indumenti in piombo, bario, bismuto e/o
antimonio principalmente rivolti alla protezione del tronco, tiroide
e gonadi e quindi costituiti da camici, collari e gonnelli. I fattori più
importanti da tenere in considerazione sono:
Acquisto,
conservazione,
utilizzo,
valutazione in itinere del grado di efficienza,
smaltimento e
ricambio.
I problemi principali nell’uso dei DPI sono:
Peso eccessivo che genera disturbi a carico della colonna;
deterioramento, con la formazione di fori o crepe che ne
riducono l’efficienza.
Pagina di approfondimento

DPI per le radiazioni ionizzanti

Sono costituiti da indumenti in


piombo, bario, bismuto e/o antimonio
principalmente rivolti alla protezione
del tronco, tiroide e gonadi e quindi
costituiti da:
• camici;
• collari;
• gonnelli.
I problemi principali nell’uso di questi
DPI sono:
• peso eccessivo che genera disturbi
a carico della colonna;
• deterioramento, con la formazione
di fori o crepe che ne riducono
l’efficienza.
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Simboli radiazioni ionizzanti


Simbolo generico Irraggiamento

Simbolo futuro Contaminazione


Pagina di approfondimento

Norme di sicurezza e di protezione


In ogni laboratorio devono essere redatte delle norme
specifiche che tengono conto della situazione
particolare esistente.

Piano di emergenza
Va redatto inoltre un piano d’emergenza per indicare i
comportamenti da tenere in caso di incidenti.
Pagina di approfondimento

Riferimenti
 D. Lgs. 230/1995 “Attuazione delle direttive 89/618/EURATOM,
90/641/EURATOM, 92/3/EURATOM e 96/29/EURATOM in materia di
radiazioni ionizzanti” e successive modificazioni ed integrazioni;
 “Proposta di procedura per la gestione dei dispositivi di protezione
individuale dalla radiazione X per uso medico-diagnostico: camici e
collari per la protezione del lavoratore”, INAIL - Dipartimento di
medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale - Coordinamento
scientifico di Sergio Iavicoli, collaborazione di Francesco Campanella,
Maria Antonietta D’Avanzo, Laura Moretti, Domenico Acchiappati, Paolo
Giuliani, Fabriziomaria Gobba;
 “Il rischio fisico nel settore della bonifica dei siti industriali di origine
non nucleare contaminati da radiazioni ionizzanti’’, INAIL - Dipartimento
Innovazioni Tecnologiche e Sicurezza degli Impianti, Prodotti ed
Insediamenti Antropici – Carmine Zicari.
DISPOSITIVI DI PROTEZIONE
INDIVIDUALI E COLLETTIVI
Pagina didattica

Dispositivi di Protezione Individuali e Collettivi


Per Dispositivi di Protezione Collettivi (DPC) si intendono i sistemi che interve-
nendo direttamente sulla fonte inquinante riducono o eliminano il rischio di espo-
sizione del lavoratore e la contaminazione dell’ambiente di lavoro. Rientrano in
questa categoria le barriere protettive, gli armadi ventilati e di sicurezza, …
Si definisce Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) ‘‘qualsiasi attrezzatura
destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo
contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute duran-
te il lavoro, nonché ogni completamento o accessorio destinato a tale scopo’’.
I DPI, quindi, sono necessari per evitare o ridurre i danni conseguenti ad
eventi accidentali o per tutelare l’operatore dall’azione nociva di agenti
dannosi presenti nell’attività lavorativa.
I DPI rappresentano l’ultimo baluardo protettivo rispetto al rischio residuale,
dopo l’applicazione dei sistemi di protezione collettiva.
In caso di rischi multipli, può essere necessario l’uso di DPI multifunzione o
l’uso simultaneo di più DPI che devono risultare tra loro compatibili e tali da
mantenere la propria efficacia.
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Dispositivi di Protezione Individuali e Collettivi


Il Datore di Lavoro, a seguito del processo di Valutazione dei Rischi, ha l’obbligo di
indicare nel relativo Documento, in base all’art. 28, comma 2, punto b) del D. Lgs.
81/2008 e s.m.i., i DPI adottati. Deve individuare le caratteristiche dei DPI e DPC
necessari, individuare le condizioni di utilizzo, assicurare l’efficienza, igiene e
sostituzione, fornire istruzioni per l’uso corretto, informare, formare e addes-
trare i Lavoratori, accertarsi del regolare uso dei DPI da parte dei Lavoratori.
Il Datore di Lavoro può delegare ai Dirigenti, che a loro volta possono demandare ai
Preposti.
Si tenga in conto che:
• resta in capo al Datore di Lavoro l’obbligo di vigilare sulla corretta scelta e
utilizzo dei DPC e DPI;
• la scelta dei DPI dev’essere fatta consultando anche i Lavoratori ed i
Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS);
• i Preposti sono i soggetti che hanno nel concreto l’obbligo di supervisionare il
corretto e regolare utilizzo dei DPC e DPI da parte dei Lavoratori, tenendo in
conto le indicazioni e le controindicazioni sanitarie all’uso.
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Dispositivi di Protezione Individuali


Nel Capo II del Titolo III del D. Lgs. 81/2008 e s.m.i. vengono definiti
gli obblighi relativi all’uso dei DPI, i loro requisiti e i criteri per
l’individuazione e l’uso.
I DPI devono:
• essere conformi alle norme previste nel D. Lgs. 475/1992;
• possedere le certificazioni previste e la marcatura CE;
• essere accompagnati da chiare istruzioni di impiego in lingua italiana;
• essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé
un rischio maggiore;
• essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
• tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
• poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.
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Dispositivi di Protezione Individuali


Nel D. Lgs. 475/1992 sono definite le procedure di certificazione e
vengono individuate 3 categorie in funzione del tipo di rischio.
Nella I categoria - rischio lieve - rientrano i DPI di progettazione
semplice, autocertificati dal produttore e destinati a salvaguardare il
lavoratore dai rischi di danni fisici di lieve entità quali:
• rischi presenti nella manipolazione di pezzi caldi che non espongano
ad una temperatura maggiore di 50°C;
• agenti atmosferici non eccezionali (copricapo, indumenti per la
stagione, scarpe e stivali, ecc.);
• raggi solari (occhiali da sole).
Nella II categoria - rischio significativo - sono compresi i DPI che non
rientrano nelle altre due categorie, ovvero i DPI utilizzati per la prote-
zione di occhi, mani, braccia, viso. In questo caso il prototipo dovrà
essere certificato da un organismo di controllo autorizzato e notificato.
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Dispositivi di Protezione Individuali


Nella III categoria rientrano i DPI di progettazione complessa,
destinati a salvaguardare i lavoratori dal rischio di morte o di lesioni
gravi, di carattere permanente. Anche in questo caso il prototipo
dovrà essere certificato da un organismo di controllo autorizzato e
notificato, e dovrà essere garantito il controllo della produzione.
Rientrano, ad esempio, in questa categoria:
• i dispositivi di protezione delle vie respiratorie;
• i dispositivi di protezione contro le condizioni estreme di tempe-
ratura (ambienti freddi con temperatura non superiore a -50°C o
per ambienti caldi con temperature superiori a +100°C);
• i dispositivi di protezione contro le radiazioni ionizzanti;
• i dispositivi di protezione contro i rischi elettrici (lavori con
tensioni pericolose).
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Tipologie di DPI
I DPI vengono classificati in genere in base alla parte del corpo
che proteggono:
• testa;
• udito;
• occhi e viso;
• vie respiratorie;
• arti superiori – mani e braccia;
• arti inferiori – gambe e piedi;
• pelle;
• tronco e addome;
• corpo intero.
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Addestramento sui DPI


È previsto per i DPI dell’udito e per quelli di
3ª categoria, ovvero:
• apparecchi di protezione respiratoria,
filtranti contro gli aerosol solidi, liquidi o
contro i gas irritanti, pericolosi, tossici o
radiotossici;
• quelli destinati a salvaguardare dalle cadute
dall'alto;
• quelli destinati a salvaguardare dai rischi
connessi ad attività che espongano a tensioni
elettriche pericolose o utilizzati come
isolanti per alte tensioni elettriche;
• quelli connessi alle radiazioni ionizzanti;
• quelli destinati ad ambienti con temperature
estreme (> 100 °C oppure < -50 °C).