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Imparare ed insegnare l'italiano come L2 -

strumenti, metodologie, modelli ed approcci didattici


da usare e a disposizione nelle scuole

di
Anabela Ferreira

Università Degli Studi di Bologna


Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
DILM - Corso di Perfezionamento in Didattica delle Lingue Straniere
Ottobre 2002
Indice

1 - Introduzione pg.3
2 - La presenza straniera nella scuola italiana pg.4
2.1 - Quadro illustrativo delle lingue parlate nel sistema scolastico italiano pg.5
3 - L'evoluzione dell'insegnamento delle lingue pg.6
4 - Breve presentazione di alcuni metodi per l'insegnamento delle lingue straniere pg.7
5 - Intervista a Barbara Alessandrini - una maestra d'asilo pg.8
6 - La Storia di Pilotino di Leo Leoni - una storia per l'inserimento scolastico pg.19
6.1 - Gli elementi chiave della storia pg.20
7 - Un vademecum da usare in classe pg.21
7.1. - Un'idea venuta dall'estero pg.22
7.2. - Tre suggerimenti pg.23
7.2.1 - I luoghi e gli oggetti della casa pg.23
7 .2.2 - I mestieri del padre pg.24
7.2.3 - Le faccende di casa pg.25
8 - Dati:
8.1 - Bibliografia pg.26
8.2 - Pubblicazioni pg.26
8.3 - Siti web pg.26
8.4 - Da visitare pg.26
La scuola non deve avere la malinconia della prigione.
José Maria Eça de Queirós (1845-1900)

1 - Introduzione

Dice una recente statistica che nella scuola italiana a metà del 2002 ci sono circa 180.000
studenti stranieri, divisi tra scuola materna, elementare e quella dell'obbligo. Ciò ci fa riflettere.
Riflettere è chiedersi se davvero la scuola italiana è pronta ad accogliere e a seguire tante culture e
realtà differenti e per certi versi, diametralmente opposte. Questo interrogativo non è di facile
risposta, né tanto meno si pretende darne una qui, tuttavia questa tesina ha portato ad un
ragionamento e ad alcune conclusioni. Ha fatto pensare sulle metodologie adottate e sui sistemi
seguiti. Sappiamo che imparare una lingua straniera non è un procedimento naturale, e che molto
dipende dal metodo utilizzato e dall'approccio scelto dall'insegnante, ma come procedere?
Come vedremo lungo gli ultimi anni l'insegnamento delle lingue ha avuto un notevole
cambiamento dovuto, senza ombra di dubbio, allo sviluppo dei mezzi di trasporto, alle nuove
tecnologie, ma sopratutto, per quanto riguarda l'Italia, dovuto al fatto che sono venuti a vivere nel
nostro paese persone oriunde da diverse nazioni straniere e, spesso e volentieri, tanto lontane e
addirittura sconosciute. Per cui le cause dello sviluppo dell'insegnamento delle lingue straniere si
possono considerare di carattere politico, economico e sociale.
Molte sono state le iniziative pensate al cambiamento o innovazione (per quello che era
possibile) dell'insegnamento delle lingue straniere, e questa tesina riguarda per l'appunto gli
strumenti, le metodologie, i modelli ed gli approcci didattici che ho potuto rilevare. Riguarda più
concretamente l'insegnamento dell'italiano come L2 a bambini dell'asilo o dell'elementare, ma
quanto presentato può essere adattato sia ai giovanissimi sia agli apprendenti poco alfabetizzati e
non solo per l'italiano. Oserei dire che l'intenzione è quella di fornire una specie di vademecum utile
a chi insegna l'italiano come L2 in Italia attraverso anche la testimonianza vera di una maestra
d'asilo.
Dall'analisi di questa intervista possiamo trarre diversi spunti per una riflessione
sull'insegnamento a bambini stranieri poiché trattasi di una testimonianza reale. E non solo. Ci sono
anche alcuni esempi di supporti didattici usati in diversi momenti: al momento dell'integrazione
iniziale, per trovarsi tutti insieme, per consolidare diversi concetti, per rendere la scuola un luogo
pieno di affetto.
2 - La presenza straniera nella scuola italiana

La presenza nelle nostre scuole di bambini che vengono da lontano, i loro sguardi smarriti,
la loro parlata incomprensibile per la maggior parte di noi, il loro a volte conseguente italiano
stentato e il loro mutismo diffidente, porta a quello che Graziella Favaro (vedi bibliografia) chiama
lo "spiazzamento comunicativo e didattico" che provano molti insegnanti che hanno a che fare ogni
giorno con questi interlocutori. Questo ci porta dunque alle seguenti domande:
* cosa insegnare a questi bambini?
* come e quando farlo?
* insieme ai loro coetanei italiani, in una classe mista oppure raggruppati in una classe composta
solo da bambini stranieri?
* che tipo di attività scegliere?
* il docente deve essere un insegnante di italiano oppure una delle nuove figure professionali nate di
recente?
* quale il ruolo dei genitori?

In molte scuole italiane sono nate recentemente due figure nuove a seguito della costante
richiesta di aiuto da parte degli insegnanti, le quali, a mio parere sono di fondamentale importanza
per i nuovi apprendenti, e sono:
- il facilitatore linguistico
e
- il mediatore linguistico-culturale

Il primo ha soltanto un compito didattico e si occupa di insegnare l'italiano come L2 ai bambini


stranieri; li divide in piccoli gruppi a seconda della loro scolarizzazione e provenienza, oppure nei
casi più difficili, se ne occupa anche singolarmente. Così può più "facilmente" individuare quali
materiali usare e quali approccio specifico da utilizzare, sempre all'interno del programma
scolastico. Sono delle ore in più che il bambino e l'insegnante dedicano al apprendimento della L2 e
alla integrazione personale. Se i bambini sono divisi in piccoli gruppi più facilmente avviene lo
scambio tra il facilitatore e i bambini stessi.

Invece il mediatore linguistico-culturale ha un ruolo un pò diverso perché è una persona anch'essa


t i l t i i t bili i it li t t h l li d l
piccolo gruppo. Ha la funzione di accogliere i neoarrivati, di conoscere un pò la famiglia di
provenienza (soprattutto trattandosi di bambini piccoli), accompagnarli e seguirli cercando di
mantenere un buon rapporto sia di fiducia sia di informazione costante facilitando primordialmente
il rapporto tra l'apprendente e l'istituto scolastico.

Aggiungerei che in Romagna questa figura esiste già da tempo anche in istituzioni che hanno una
costante presenza di stranieri, come ad esempio la Questura o i centri di accoglienza, di ascolto e di
appoggio per le donne, in certi uffici comunali, e addirittura in grandi aziende, nelle quali la
manodopera straniera ha una presenza consistente.

2.1 - Vediamo ora il seguente quadro illustrativo delle lingue parlate nel sistema scolastico
italiano dagli alunni con cittadinanza non italiana, e possiamo condividere che dovuto alla varietà
di lingue ne derivano molte problematiche, anche perché molto spesso queste persone non si
esprimono bene nella loro lingua di provenienza o sono poco alfabetizzati:

Amarico Cinese Georgiano Lituano Portoghese Tagiko


Arabo Coreano Giapponese Lussemburghese Romeno Tedesco
Armeno Creolo/francese Greco Macedone Russo Thai
Azero Croato Hindi Malese Serbo Tigrino
Bengali Danese Indonesiano Malgascio SeSwati Tongano
Bielorusso Dari Inglese Maltese Singalese Tosco
Birmano Divehi Islandese Moldavo Slovacco Turco
Bislama Dzongka Italiano Mongolo Sloveno Turkmeno
Bosniaco Ebraico Kazako Nauruano Somalo Ucraino
Bulgaro Estone Khmer Nederlandese Spagnolo Ungherese
Castigliano Farsi Kirghiso Nepalese Svedese Urdu
Catalano Finlandese Lao Norvegese Swahili Uzbeko
Ceco Francese Lattone Polacco Tagalog Vietnamita

Fonte: Ministero della Pubblica Istruzione - ottobre 2002 tratto da Favaro, Graziella, Insegnare
l'italiano agli alunni stranieri , p.31
3 - L'evoluzione dell'insegnamento delle lingue

Negli anni '70 all'inizio del suo saggio riguardante le lingue vive Denis Girard (vedi
bibliografia) introduce una frase del linguista Noam Chomsky la quale, a parere mio, riassume tutta
un'epoca di studi e di considerazioni teoriche portandoci dritti alla concezione attuale:
" E' di competenza del professore di lingue rendere valido o rifiutare qualsiasi suggerimento che gli
venga fatto, e ce n'è ben poco nel campo della psicologia e della linguistica che egli possa
accettare ciecamente".
Già all'epoca della pubblicazione del suo libro Denis Girad era assolutamente convinto che durante
gli ultimi anni l'insegnamento delle lingue avesse avuto uno sviluppo considerevole, sopratutto a
partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, con l'aereo in cima alla lista, ha reso più comune e facile
la passione per i viaggi e lo scambio delle persone su e giù per il pianeta. Si rese allora necessario
imparare di più e meglio le lingue, l'inglese sopratutto, per poter andare a lavorare nei paesi più
ricchi, ma anche per poter rimanere uniti e integrati: questo fu il caso dei paesi scandinavi, nei quali
i bambini già nei primi anni di scuola studiano l'inglese, rendendoli perfettamente, a lungo andare,
bilingui. Poi, l'arrivo della televisione, quale mezzo straordinario per poter viaggiare e conoscere
altri popoli, attraverso i documentari ma anche attraverso i tanti film prodotti dalle case
cinematografiche americane.
Fu attorno al 1950 che lo studio della linguistica divenne una vera scienza, la quale assieme
ai progressi della tecnologia, per quanto riguarda la possibilità di registrare e di riprodurre dei suoni,
vide nascere i primi laboratori applicati all'insegnamento delle lingue.
Con la nascita della Unione Europea e l'adozione del francese come lingua ufficiale, presto
nelle scuole è rinato l'interesse verso quella lingua e verso i suoi autori più rinomati, e non solo.
Non ci possiamo dimenticare che molti dei lavoratori che arrivano in Europa parlano il francese
poiché provengono da paesi di lingua ufficiale francese: Senegal, Tunisia, Algeria, Marocco, ecc.
Poi non dobbiamo nè possiamo non ricordare i più di 200 milioni di sudamericani che parlano il
portoghese e tutti quei milioni che parlano la lingua spagnola.
E che dire della nascita di quella straordinaria invenzione che è stato il computer e di conseguenza il
mondo internet, che ci fa viaggiare costantemente in luoghi-siti in lingua straniera?
Dunque viaggiare ci piace, dei film ne vediamo di tanti paesi diversi e di altrettante culture, vicini
ne abbiamo che parlano altre lingue, per motivi di lavoro o per necessità dobbiamo trasferirci
all'estero, computer in casa l'abbiamo..... cosa non possiamo fare a meno? Imparare le lingue
straniere!! Anche perché la funzione essenziale del linguaggio umano é quella di facilitare la
comunicazioni tra le persone.

4 - Breve presentazione di alcuni metodi per l'insegnamento delle lingue straniere

Solo l' interno di un linguaggio può descrivere un sistema, e più che un


significato verbale, il linguaggio è la trasmissione dello spirito.
Agustina Bessa-Luís (1922)

Partendo dal principio che l'età dell'apprendente non è l'unico fattore da tenere in
considerazione nell'apprendimento di una lingua straniera, Jakobovits nel suo Foreign Language
Learning1, distingue cinque categorie di fattori riguardanti l'apprendente che, a mio avviso, non si
possono non tenere in conto:
1 - la capacità di comprensione in generale;
2 - il fatto di essere portato per le lingue straniere;
3 - la perseveranza, che dipende dall'atteggiamento dello studente verso l'insegnante, il tipo di
lingua che si studia, e la propria cultura;
4 - le strategie che l'alunno utilizza per l'apprendimento;
5 - la personalità dell'alunno e i progressi raggiunti.

Certamente che tutto ciò deve essere "amalgamato" ad un insegnante con una certa dose di passione
per il proprio lavoro ed una naturale spontaneità e simpatia, ed è assolutamente da evitare l'antica
concezione di A. V. Elliot che in un articolo The End of an Epoch della rivista English Language
Teaching2 diceva:
"Un'abitudine linguistica comporta quattro caratteristiche: non richiede nessun sforzo cosciente, si
ripete, si acquisisce con la ripetizione, appare sempre nello stesso tipo di struttura o contesto
verbale."
Come vediamo Elliot ha costatato un dato di fatto ma è partito da un principio che oggi giorno può
non essere così. E cioè che non tutti gli apprendenti possiedono un primo sistema linguistico, poiché
non tutti hanno studiato la loro lingua o hanno acquisito un sistema linguistico in maniera definita.
Le abitudini linguistiche non devono fare parte del reale e proficuo apprendimento di una lingua
straniera. Non tutte le lingue possiedono un sistema caratterizzato dall'economia, bensì sono ricche
di sistemi e significati.
Con il passare degli anni divenne più chiaro il fatto che non è possibile apprendere una
lingua straniera senza la presenza fisica dell'insegnante. Certo che non possiamo dimenticare metodi
del tipo autonomo più o meno efficaci come Linguaphone o Assimil, oppure metodi che attraverso il
sonno permettevano di "arrivare" al subconscio e di farci "diventare bilingui", per arrivare poi ai
modernissimi cdrom, i quali sono del tutto validissimi ma che richiedono, a mio parere, prima o poi,
il conforto dell'insegnante. Certamente che tutti questi non possono essere un supporto, un aiuto, un
metodo valido per bambini o apprendenti poco scolarizzati o addirittura poco alfabetizzati. Hanno
bisogno quest'ultimi della presenza più o meno tradizionale del maestro di lingua. Ma perché? Cosa
manca di così importante in tutti questi strumenti presentati? Facile: la pedagogia. La sensibilità di
saper come fare innanzi una o un'altra personalità, di saper venir incontro ai bisogni e di saper
essere presenti in caso di necessità, in conclusione di saper rispondere.

5 - Intervista a Barbara Alessandrini - una maestra d'asilo

Ma abbandoniamo per un attimo queste teorie che possiamo condannare o criticare per
riflettere su un esempio pratico ed attuale.

Barbara Alessandrini è una giovane e bravissima maestra d'asilo in un istituto scolastico


cattolico a Forlì, dove ha avuto per un certo periodo di tempo, una esperienza con dei bambini
stranieri. Recentemente ha avuto anche un'esperienza di volontariato in un asilo nido in Brasile,
dove ha potuto confrontare i diversi approcci e metodologie usati.
Parlandone insieme, presto ci siamo accorte che ci sono diversi modi di pensare
l'insegnamento dell'italiano come L2 ai bambini, e che ci sono varie strategie che si potrebbero
usare in quel contesto. Allora, sicura che la sua esperienza avrebbe servito a tante maestre o
insegnanti che hanno a che fare con dei bambini stranieri, magari in una realtà ancora più grande e
difficile di Forli', le chiesi un'intervista che lei gentilmente accettò. Certamente trattasi di un
approccio didattico ed un punto di vista interpretativo dell'educazione personali, basati
sull'esperienza e sui propri studi, condivisibili o meno. Come potremmo di seguito vedere, alcune
cose andrebbero riviste come, ad esempio, i modi di rapportarsi con alcune delle famiglie di
provenienza straniera, o le soluzioni adottate nei casi di totale mancanza di comunicazione tra gli
insegnanti e i bambini. Come spesso succede nelle piccole realtà dove la presenza straniera non è
molto folta, non ci sono linee di guida o metodi consolidati. Si procede per tentativi e per intuito, in
una maniera più o meno professionale, cosa che si dovrebbe in breve tempo cercare di colmare,
i id l t t t d ll di b bi i t i i ll t l
- Di che cosa ti occupi concretamente nel mondo della scuola?
B - Sono un insegnante di scuola materna. E tengo un gruppo di bambini che vanno dai 3 ai
5 anni, e seguo il coordinamento sia della materna che del nido.
- E come si svolgono le lezioni? C'è un progetto, un programma o dipende?
B - Sì, noi normalmente teniamo sempre il primo periodo dell'anno, diciamo comunque
tutto il mese di settembre per l'osservazione dei bambini, sopratutto per l'inserimento dei bambini di
2/3 anni e poi vediamo un attimo che bambini abbiamo di fronte e poi partiamo con il nostro
progetto educativo. Noi lavoriamo molto utilizzando delle storie per cui ....
- Raccontate o audiocassette, film ...?
B - No, no, raccontate; poi le scegliamo, le scegliamo noi adulti queste storie che non sono
propriamente storie per bambini della materna perché possono anche essere romanzi per bambini di
9, 10, 11 anni che poi noi adeguiamo all'età dei bambini; partiamo da una storia, facciamo prima un
lavoro fra noi adulti, per cui leggiamo la storia, vediamo quali sono i messaggi che vogliamo
tramandare ai bambini, quali sono i punti su cui soffermarci ...
- Allora è un progetto comune per tutte le classi, diciamo, lavorate tutti insieme?
B - Sì, le due sezioni della materna sì. Invece la sezione dei bambini piccoli, il nido, seguono
lo stesso metodo educativo però con storie e percorsi diversi.
- Diversi, sì. Per cui una classe quanti bambini potrà avere?
B - Noi abbiamo due sezioni con 55 bambini nelle due sezioni.
- Maschi e femmine?
B - Sì, maschi e femmine. Venti nella sezione Primavera che è la sezione dei 2 anni, e
adesso quaranta al nido. Da 10 mesi a 3 anni.

Come abbiamo potuto leggere, spesso e volentieri il materiale utilizzato deve essere "lavorato" e
adattato ai bambini che abbiamo di fronte. Trattasi di un importante lavoro di collaborazione tra
insegnanti e un momento di scambio di vedute e interpretazioni proficuo, il quale dovrebbe esistere
sempre all'interno degli istituti scolastici.

- E quanto tempo stanno a scuola? Arrivano al mattino presto?


B - Apriamo alle 7.30 e il nido chiude alle 15.30, invece la materna chiude alle 16.30.
- E i bambini stanno sempre lì sempre tutto il giorno? Possono portare da casa le loro
i hi ?
B - Sì, sì, ... stanno lì.... alcuni escono subito dopo pranzo, tra l'una e le due, altri invece
escono dopo. Possono portare da casa ..... cioè, siamo partite facendo portare da casa, diciamo, il
loro oggetto preferito durante l'inserimento perché questo aiutava, comunque nel distacco con la
mamma.
- A non perdersi troppo...
B - Sì, poi invece i più grandi avevano proprio voglia di portare delle cose da usare con i
loro amici, e allora abbiamo acconsentito anche a questa cosa, però lì possono usare in alcuni
momenti della giornata. Non sempre.
- Sì perché così non si distraggono dal progetto iniziale che avete.
B - Sì perché abbiamo una scansione comunque della giornata .... perché dalle 7.30 alle 9 c'è
l'ingresso dei bambini, poi alle 9 si riordina tutto, facciamo la preghiera e una cosa che noi
chiamiamo il gioco del "chi c'è" che è l'appello, e poi iniziano le attività che possono essere il
racconto della storia, può essere un gioco, può essere dipingere, fare dei lavori particolari.
- Anche da soli, cioè colorare ...?
B - Sì, sì, e poi alle 11.30 c'è il pranzo e poi nel pomeriggio, invece appunto o chi esce o chi
si ferma può essere messo a letto se ha bisogno di dormire, oppure chi non ha bisogno di dormire
rimane alzato e dopo si scelgono dei giochi, però sono i bambini che scelgono quali giochi fare.

Riflette molta sensibilità questo momento dove le maestre vengono incontro ai bisogni dei bambini,
permettendoli di creare all'interno di un luogo a loro nuovo - l'asilo -, un ambiente familiare con
alcuni degli oggetti che possono portare da casa, lasciando molto spazio al loro modo di essere
senza però perdere di vista il progetto didattico di base e il percorso comune.

- Allora ti è mai capitato qualche bambino straniero?


B - Sì, non abbiamo avuti moltissimi. Abbiamo avuto una bimba argentina, una bimba degli
Stati Uniti e qualche bambino della Costa d'Avorio, e anche dal Marocco.
- E che età avevano? Erano piccini, piccini?
B - Dipende. I bambini africani erano tutti piccoli, avevano intorno ai 2 anni, al nido
qualcuno più piccino.
- Avevano tu dici , perché non sono rimasti?
B - No, non sono rimasti. Sono rimasti solo per il nido, poi sono andati in strutture comunali.
Il nostro problema con i bambini appunto, essendo una scuola cattolica e questi bambini che
arrivano di religione musulmana poi preferiscono andare nelle scuole statali o nelle scuole comunali
hé lì li l' d i li i S d i li i di "
non capisce" anche se fate la preghiera "comunque è lo stesso", quello che a loro dà, diciamo tra
virgolette, fastidio è il segno della croce. Perché loro pregano in una maniera diversa, con altri gesti,
per cui proprio quello che ci è stato detto varie volte è che non vogliono che i bambini imparino il
gesto del segno della croce.
- Questi genitori lo hanno imposto, diciamo così ....
B - Sì, poi per il resto il fatto che noi a Natale abbiamo raccontato la storia di Gesù, questo a
loro non fa problema perché intanto dicono che pure nel Corano c'è la figura di Gesù, per cui è
logico che noi la presentiamo in un certo modo, però avendo anche loro il personaggio e poi si parla
dell'aspetto storico più che religioso.

La presenza di bambini di religione diversa è gestito in maniera attenta in questo istituto cattolico,
e questo si vede dal fatto che tutti i bambini vengono accolti favorevolmente. Il Comune li aiuta
economicamente e la scuola pratica dei prezzi ridotti per venir incontro a queste famiglie. Si cerca
di conoscere tutte le realtà e in questo modo è frequente lo scambio di esperienze tra i bambini
stessi, sopratutto nei momenti delle feste o della preghiera.

- C'è qualche gioco che voi usate o anche nella vostra programmazione didattica che
non va bene per i bambini stranieri?
B - No. Con i giochi per le attività, le storie, la programmazione didattica non abbiamo mai
avuti problemi.
- E come reagiscono questi bambini, diciamo, insieme ai bambini italiani? Si
inseriscono bene?
B - I più piccoli fanno fatica. Infatti mi diceva la mia collega del nido, e questo mi è rimasto
impresso, mi ha detto che un anno c'era un bimbo che ha cominciato a parlare quando è arrivato un
altro bambino di colore. Prima non parlava con nessuno, ma poi è cominciato a parlare italiano,
però. Hanno cominciato a parlare loro due in italiano, però ha cominciato a parlare soltanto dopo
che è arrivato un altro bambino di colore come lui.
- E si è adattato proprio perfettamente, diciamo così, si è inserito bene.
B - Sì. Perché prima stava, faceva le cose, ma non era un bambino che piangeva, non è che
si rifiutava di fare le cose, ...
- Non era aggressivo?
B - No, anche se c'era anche un'attività da fare la faceva però sempre molto silenzioso non
riuscivamo a entrare in contatto linguistico! Tra l'altro non pensavamo neanche che un bambino
ì i l f di i hé li lt i t tti l di i tt l i
Certo che questo è un problema non di poco conto e fortunatamente tutto si è risolto per il meglio
dovuto all'arrivo di un altro bambino di colore, ma se non ci fosse stato un altro bambino? Come
affrontare la situazione? L'integrazione dei bambini nelle classi è uno dei compiti delle maestre che
li devono seguire più da vicino cercando di coinvolgerli costantemente. "Fare gruppo" è la parola
d'ordine, con attività collettive, dando la possibilità per esempio, al bambino di esprimersi per
primo, facendolo diventare il portavoce o il rappresentante del gruppo.

- Per cui i bambini stranieri sono sempre stati integrati nelle classi dei bambini
italiani?
B - Sì, anche perché appunto ne capitavano in questo caso uno al nido dove ce n'erano due o
tre, però alla materna, per esempio, erano due in due momenti diversi. E la prima bambina aveva la
mamma che parlava bene l'italiano, per cui quella bambina parlava in argentino però con noi
parlava italiano, e quindi poi le abbiamo spiegato che era meglio se cominciava a parlare anche con
la bambina in italiano e lì, il passaggio dalla lingua spagnola alla lingua italiana poi è avvenuto
proprio in giro di breve. Invece con l'altra bambina è stato un po' più difficile perché la madre
parlava solo inglese.
- Esclusivamente l'inglese. Ma forse non sapeva l'italiano.
B - Non lo sapeva l'italiano. Infatti era il padre che faceva da tramite per cui tutti i colloqui
li ho fatti con la mamma, però sempre con la traduzione del padre.
- Faceva da interprete, in poche parole. E quello ha fatto rallentare un pochettino di
più l'apprendimento della bambina?
B - Hummm.... perché a casa loro continuavano a parlare in inglese, sempre. Però,
comunque, è stata lo stesso veloce. E' arrivata ad aprile questa bambina, quando è tornata a
settembre parlava bene anche l'italiano. Però appunto avevamo pensato di inserire, siccome
avevamo le sezioni di due età, però comunque l'ho presa io con i più grandi, con i bambini di 5 anni,
perché conoscevo qualcosa e riuscivo a capire qualcosa di inglese. Perché la mia collega sapeva
solo il francese, quindi, mettersi poi in contatto...

Molto importante il ruolo e la presenza dei genitori. La collaborazione tra l'insegnante e i genitori
a volte non è immediato o facile, sopratutto trattandosi di bambini stranieri. Tutto è più facile se
entrambi i genitori parlano l'italiano perché aiuta il bambino nell'inserimento, non escludendolo
del tutto dalla vita scolastica. Tocca un'altra volta, secondo me, all'insegnante cercare di conoscere
le famiglie di provenienza e di coinvolgere, per quanto sia possibile, nella vita scolastica del
bambino.

- Infatti quello è l'altra cosa, voi maestre, diciamo così, dovete anche sapere le lingue?!
B - Infatti, bisognerebbe proprio a questo punto.
- Tra di voi ne parlate, pensate di imparare le lingue, o forse lo sapete già?
B - No, io ho visto che, è vero che, quando devi usare una cosa poi ti vengono in mente, cioè
ti ricordi di tutto quello che hai studiato, perché lì mi sono dovuta proprio attivare, mi sono venuti
in mente tante cose che pensavo di essermi dimenticata. E' un buon esercizio, avendo tutti i giorni il
continuo contatto, fra l'altro era arrivata che aveva 3 anni questa bambina, ma parlava l'inglese
benissimo, era proprio brava.
- E quanto tempo c'è stata?
B - Due anni e tre mesi, perché poi era arrivata verso la fine dell'anno scolastico.
- Ma lei non è andata via per problemi di religione, vero?
B - Non, è andata via proprio quando doveva andare alla scuola elementare.

La bambina di cui parla Barbara è una bambina america, proveniente da Boston, zona nella quale
si sono fatti molti studi ed esperimenti innovativi per quanto riguarda le attività scolastiche
pensando all'integrazione dei bambini stranieri ma non solo, anche quelli meno abbienti.
Trattasi di una zona da sempre molto attenta ai bambini e ai giovanissimi dove, a titolo
esemplificativo, i musei sono quasi esclusivamente pensati a loro. A Boston i musei sono interattivi,
sono strutture che si possono toccare con mano, nel senso più concreto e letterale del termine.
Presso il Science Museum i bambini assieme ai loro genitori o maestre che volentieri passano delle
giornate intere dentro al museo, imparano a fare degli esperimenti scientifici, a creare delle
formule matematiche, a provocare delle reazioni chimiche, a costruire un corpo umano, a
comporre la natura, a creare da soli e a capire un mondo sconosciuto.
Don Davies fondatore del Institute for Responsive Education in USA e professore di Scienze
dell'Educazione alla Boston University, è stato il promotore ed acerrimo difensore della
collaborazione tra le famiglie e la scuola, difendendo la partecipazione di queste come "elemento
decisivo nella vita democratica delle società moderne"3 .
A Boston e anche in tutta la zona del New England esiste anche una struttura parallela alla scuola
nella quale i bambini dopo la scuola si divertono a imparare. Cioè trattasi di un ambiente dove
interattivamente i bambini sviluppano la loro creatività e capacità di ragionamento, gratificati
sempre dalla presenza delle loro maestre o persone addette alla scuola che si occupano solo ed
esclusivamente di questa parte del percorso educativo.Questa potrebbe essere un'altra idea utile e
sensibile per l'apprendimento dell'italiano L2.

- E i bambini tra di loro non fanno differenza se uno è straniero? Se ne accorgono?


B - Sì. Io ho visto con questi due bambini più grandi che c'è anche molta curiosità da parte
dei nostri bambini. Per cui chiedono subito ma che lingua parla, perché parla così strano, fanno
questo tipo di domanda proprio per curiosità e poi vogliono sapere. Del tipo ma che cosa ha detto,
allora si dice così e poi imparano anche loro delle parole.
- Allora c'è proprio uno scambio con gli altri bambini che imparano anche loro delle
piccole parole. Allora hai detto che usi le favole, le cose più recenti? Del tipo il teatro, fare
delle piccole rappresentazioni, film, videocassette?
B - No, film e videocassette no. Noi quando raccontiamo le storie le raccontiamo sempre
travestendoci noi, per cui creiamo la scenografia che ci interessa, quella dell'ambiente della storia,
per esempio la foresta, e poi qualcuno di noi si traveste e impersoniamo i personaggi della storia.
- E a loro non fatte fare mai niente, entrare nella storia, cioè essere attori?
B - Loro non fanno gli attori però la storia è narrata assieme ai bambini. C'è uno scambio
con i bambini per cui io che faccio un personaggio vado e ..... per esempio l'ultima storia che ho
fatto è questa: c'è un bambino che a casa della sua zia trova un baule con una bandiera pirata, una
mappa del tesoro e c'è tutta questa ricerca del tesoro. Io mi sono travestita da bambino e mi sono
presentata ai bambini della scuola chiedendogli di aiutarmi, di venire a conoscere la mia zia, di
venire con me, per cui loro sono stati coinvolti. La caccia al tesoro l'hanno fatta loro, dove c'era da
scoprire la cassa del tesoro, che questo bambino della storia aveva trovato nella soffitta e abbiamo
così creato un percorso nel quartiere per cui tutti i bambini erano coinvolti nella ricerca dei
bigliettini e delle tracce.
- Dovevano trovare certe cose che dopo andavano a finire dentro al baule?
B - Sì. I bambini sono sempre e comunque coinvolti nelle storie. Soprattutto i piccoli se si
legge solo non ce la fanno. Fanno anche fatica quelli di cinque anni solo leggendo. Infatti quando
raccontiamo le storie classiche io non li leggo mai. Me li leggo io e poi le racconto a loro.
Comunque per me in questo modo si coinvolgono anche i bambini che non capiscono bene ancora
tutte le parole. Perché così guardano, vedono come ti muovi, ci sono i gesti, ecc.

Bellissimo esempio questo ed efficace anche con i giovani che si vedono protagonisti e perciò
t i i d ll t i C t t è f il bi t d d t tti i
possono muovere, ma anche all'interno di un piccolo spazio si possono fare delle piccole
rappresentazioni.

- Ma c'è differenza tra bambino e bambina? Cioè imparano più facilmente gli uni degli
altri?
B - No, sono molto interessati a questo tipo di cosa nonostante si pensi che stiano bene
soltanto davanti alla televisione e che facciano fatica. Adesso per esempio ci sono molti attori che
quando andiamo a teatro hanno questa fissa di dire prima degli spettacoli che questo non è la
televisione, quindi non si possono mangiare le patatine e non si può parlare, cose che i bambini
sanno benissimo. E io vedo che non è un di meno, perché loro proprio stanno attenti e se io faccio
una domanda a loro, loro rispondono e se gli chiedo come possono fare certe cose, loro rispondono
cercando di trovare delle riposte. Certo che è un percorso che si fa da quando sono piccoli, fino
all'ultimo anno di scuola materna.
- Le lingue straniere non fanno parte del vostro percorso?
B - No, non abbiamo mai fatto laboratori anche perché non lavoriamo per laboratori, per cui
non abbiamo mai inserito nemmeno questa cosa qua. Già quando andiamo in piscina con i bambini
già dai primi anni, perché questo era inserito dentro al lavoro, adesso che è richiesto dai genitori già
è qualche cosa che lo vedi un po' appiccicato, per cui se si creasse un percorso all'interno della
scuola, studiato e integrato, allora potrebbe essere interessante altrimenti diventano delle cose da far
fare ai bambini per imparare forzatamente, oppure perché va di moda.
- Se nelle storie che leggete ci sono dei nomi stranieri voi li traducete?
B - No, no. Lasciamo così. Ma è successo anche nelle canzoni, soprattutto quando c'era
questa bambina inglese per Natale abbiamo fatto una canzone in italiano e in inglese.
- E loro hanno imparato?
B - Sì. Se è una cosa inserita in un percorso tipo questo, allora sì.

Interessante questo punto che Barbara marcatamente ripete durante l'intervista: "inserito in un
percorso". Molto spesso non ci rendiamo conto che va bene improvvisare e tentare cose nuove, ma
avere un percorso ben definito e delineato, spesso e volentieri porta dei vantaggi e dei successi.

- Per cui tu dici che deve essere un percorso motivato, che ci sia un motivo logico non
appiccicato, ad hoc diciamo.
B - Sì. Io ho visto una differenza tra i bambini africani e i gli altri bambini. La mia collega
h t ib bi i di d i i di t i ti ti b bi i I ff tti
bambini ombrosi ma si vede una nota di tristezza, però secondo me, al meno io mi sono fatta questo
viaggio e può essere solo un viaggio, mi sembra che i genitori abbiano come perso un po' la loro
radice. E questi sono ancora molto attaccati alle tradizioni, alla loro cultura, e quindi si sentono
proprio sradicati.
- Non sono estroversi.
B - No, per niente. Fanno gruppo fra di loro. Fanno molto gruppo fra di loro.
- Pur parlando tutti in italiano, come dicevamo prima. Invece i sudamericani magari
sono diversi?
B - No, sì, sì, guarda. Quella signora sudamericana è venuta subito a scuola a chiedere se
poteva fare delle cose, perché mi ha anche detto che in Argentina il pomeriggio lo gestiscono
proprio i genitori, per cui a turno andiamo e facciamo delle cose con i bambini. "Io insegnavo i
canti" mi ha detto, in effetti è venuta e ci ha insegnato delle canzoni, perché io gli ho detto "vieni".
Per cui è stata lei proprio che si è proposta. Mi ricordo anche di questa cosa: un'insegnante che mi
ha detto "ho chiesto a tutti i genitori di scrivermi una tradizione di casa" per cui è una cosa che
coinvolge le famiglie italiane ma che coinvolge anche le famiglie straniere, e una mamma aveva
detto "io non mi ricordo neanche una". Al di che lei ha detto "ma come? non è possibile!".
- E questa signora da che paese veniva?
B - Non mi ricordo bene, ma credo dalla Costa D'Avorio.
- E molto bello coinvolgere anche i genitori, perché portano una grande ricchezza. E
non è mai successo che i bambini stranieri avessero dei giochi diversi da insegnare agli altri?
B - Ma sai sono piccoli, molto piccoli. Poi i bambini giocano e si vedono le differenze
perché giocano come vedono fare a casa loro. Le nostre bambine che portano a spasso i bambolotti
sul passeggino e invece le altre bambine che se li mettono sulla schiene, fasciati. Perché vedono le
donne che lo fanno in quel modo. E così si vedono le differenze culturali dentro al gioco. Però
comunque i giochi sono sempre fatti per riprendere quello che vedono fare, sopratutto quando sono
così piccoli. Per esempio da noi va di moda stare al telefono o in una riunione, devo andare al
lavoro, oppure ho un corso, tutto quello che vedono fare ai grandi.

Ora l'intervista si sposta in un'altra direzione: l'esperienza di Barbara in Brasile, dove ha potuto
confrontarsi e accorgersene di un altro modo di concepire l'educazione scolastica dei bambini.
Differenza questa dovuta maggiormente alle difficoltà economiche, l'asprezza del territorio nel
quale si trovano gli istituti scolastici e la mancata professionalità degli operatori che devono
lavorare con tantissimi bambini, da autodidattici e senza poter aggiornarsi poiché manca proprio
l fi d l d it i li ll d i i ll'i t d ll t tt did tti h
- Tu hai avuto anche un'esperienza all'estero, no? I metodi che usano, in questo caso
era il Brasile, sono molto diversi da quelli che usate a scuola?
B - Loro hanno proprio l'impostazione diversa. Ci sono delle cose diverse. A parte il fatto
che il materiale è proprio poco per cui è tenuto come se fosse oro. Per cui non ci sono giochi
all'interno delle classi, solo nella sezione dei bambini piccoli, quella da 0 a 2 anni, c'erano alcuni
giochi di iniziazione che venivano dati ai bambini dalle insegnanti in momenti particolari della
giornata. Nelle altri sezioni non ci sono. I giochi sono tenuti in direzione, se un'insegnante vuole,
non so, il cesto delle costruzioni o le bambole, deve andare a chiederlo in direzione e dopo può
portarlo.
- Per cui da casa i bambini non portano niente.
B - No, anche perché lì è una "favela" e non hanno proprio niente. Cantano molto, ascoltano
molta musica, fanno dei giochi del tipo saltare la corda, far volare gli aquiloni, fanno giochi con dei
materiali poveri.
- Anche perché non ci sono molti materiali del tipo carta, cartoncino, per poter anche
ricreare la foresta come dicevi tu prima, per quella storia. E come preparazione delle
maestre?
B - Fino adesso non c'era una scuola equivalente alle nostre magistrali che dà un titolo per
l'insegnamento per le maestre della materna, ci sono solo per gli insegnanti dei bambini delle medie.
Lì c'era la professoressa di portoghese, il professore di matematica e così c'è un'istruzione
equivalente alla nostra. Però adesso si stanno attivando, è proprio lo Stato che si sta interessando
alla formazione degli insegnanti. Infatti solo gli enti possono promuovere la formazione e l'unica
clausola che è stata messa è che i docenti siano brasiliani, solo i pedagogisti possono essere stranieri
perché non esistono pedagogisti nel luogo.
- Mi sembra di averti chiesto tutto....
B - E' stato bellissimo con questa bambina inglese perché ho dovuto comprare delle storie
(giacché lei parlava solo inglese), e mi chiedeva di raccontarle! Ma un conto è stare lì, dire due
parole e fare una chiaccheratina mentre giochi, e un conto è dover tradurre una storia! Allora ho
comprato qualche libro in inglese, e ho comprato anche Bianca Neve. Prima mi chiedeva sempre di
leggerglielo, poi a un certo punto ha cominciato a chiedermi di drammatizzarlo con lei, per cui
diceva "io sono Bianca Neve e tu sei la Matrigna". E poi rovesciava le parti, e io dovevo fare
sempre la parte dove la Matrigna portava la mela a Bianca Neve, Bianca Nave moriva e poi il
Principe la salvava. Per ben venti volte e tutti i giorni!
E li i ?
B - Sì, appunto perché eravamo io e lei e non era ammesso nessuno. Solo qualcuno che
facesse il Principe. Perché troppa gente attorno in quel momento lì lei non lo voleva. Perché aveva
bisogno di un rapporto esclusivo con me. Noi recitavamo questa parte in inglese e poi siamo passate
all'italiano quando lei lo ha imparato.

La scuola di Barbara da sempre si è data molto da fare per quanto riguarda la preparazione e
l'aggiornamento del corpo degli insegnanti, e così è nata una pubblicazione che a dire il vero è
molto apprezzata anche dai genitori e dai bambini stessi che si vedono rappresentati e oggetto di
apprezzamento. Ci sono dei racconti per bambini, resoconti di attività svolte, relazioni di
esperienze e metodologie varie, spunti per percorsi alla scuola materna, ed altro.

- So anche all'interno della tua scuola c'è una pubblicazione, una rivista. Tratta di
questi argomenti dei bambini stranieri o non si è mai occupata di questa cosa?
B - Praticamente la rivista è stata .... cioè, il dott. Crema che è un professore della Cattolica e
la d.ssa Rioli che invece è una pedagogista che segue le scuole e il coordinamento delle scuole in
Italia, sia per il nido che la materna e poi adesso anche all'estero, sono i direttori della rivista che è
partita proprio da loro e da questa associazione che si chiama B.S. che è un'associazione di
insegnanti. L'abbiamo suddivisa in varie sezioni per cui c'è una parte dove sono raccolti articoli
della questione che vogliamo trattare, e poi ci sono le esperienze di chi fa scuola che invece
declinano questi articoli dentro la scuola, quindi sono fatti da insegnanti. Ci sono state delle cose
che sono venute fuori anche rispetto ai bambini stranieri però non in un numero monotematico.
- Bene, io ti ringrazio della disponibilità e per le risposte esaurienti e interessantissime.
B - Grazie a te e buon lavoro!
6 - Una storia per l'inserimento scolastico

La Storia di Pilotino
di
Leo Leoni*

In un angolo di mare viveva una famiglia di pesciolini tutti rossi.


Solo uno era verde. Nuotava più veloce degli altri.
Si chiamava Pilotino.

Un brutto giorno un pesce, feroce e molto affamato, apparve tra le onde.


In un solo boccone ingoiò tutti i pesciolini rossi.
Solo Pilotino riuscì a fuggire. Nuotò lontano.
Era spaventato e si sentì solo e molto triste.
Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco, nuotando fra una meraviglia e l'altra. Pilotino
tornò ad essere felice.

Ed ecco che nell'ombra degli scogli e delle alghe scoprì una famiglia di pesciolini rossi proprio
come quelli del suo branco.
"Andiamo a nuotare nel sole e a vedere il mondo" disse felice.
"Non si può", risposero i pesciolini, "i pescecani ci mangerebbero!"
"Ma non si può vivere nella paura, bisogna inventare qualcosa":
E Pilotino pensò a lungo.

Improvvisamente disse:"Ho trovato! Noi nuoteremo tutti insieme come il più grande pesce del
mare".
E spiegò che dovevano nuotare tutti insieme vicini, ognuno al suo posto.

Quando ebbero imparato a nuotare vicini disse: "io sono l'occhio".

Nuotarono nel grande freddo del mattino e nel sole del mezzogiorno, ma uniti riuscirono a caciare i
grandi pesci cattivi.

*C t t
Questa è la storia che Barbara racconta di solito per la prima volta ai bambini, all'inizio
dell'anno, durante la prima settimana che corrisponde alla fase della loro ambientazione nella scuola
e al momento del confronto con i compagni.
La si può adattare scegliendo un altro soggetto o protagonista a seconda della classe, usando un
referente magari più vicino alla cultura dei bambini se sono stranieri, oppure rendendola più ricca di
personaggi e di conseguenza, con altro tipo di messaggio a seconda l'età dei bambini.
Con questa storia si pretende insegnare a stare tutti insieme, ad aiutare chi si trova in difficoltà, ad
essere generosi e disponibili, ad imparare a sapere ascoltare. Ci aiutano i numerosi elementi chiave
sui quali insistere e parlare suddivisi, secondo me, in questo modo:

6.1 - * elementi positivi: famiglia, branco, posto, sole, mondo, felice, insieme, vicini;
* elementi negativi: brutto, feroce, solo, spaventato, triste, paura, lontano, pesci cattivi;
* elementi temporali: giorno, mattino, mezzogiorno,
* elementi morfologici usati anche al passato remoto - questo tempo verbale è molto
usato nelle storie creative e di fantasia, e adatto anche ai bambini piccoli: apparire, vivere,
pensare, inventare, trovare, nuotare;
* elementi coinvolgenti o enfatici: sorprese, meraviglia, boccone, ombre, scogli, alghe;

Tutte le storie hanno un massaggio da trasmettere ed è importante sapere raccontarle. Aiuta i


bambini e i giovani a sedersi un attimo, tutti insieme, uniti, ad ascoltare un adulto e a sentire cose
nuove. Alla fine dovrebbero essere loro a raccontare, a loro volta, un'altra storia, protagonisti di
un'avventura per esempio, dimodoché siano loro ora ad avere il ruolo di "insegnanti" e a farsi
sentire. Aiuta la conversazione e il rapporto con gli altri, ma gli sprona soprattutto a non essere
timidi e a parlare in pubblico.

7 - Un vademecum da usare in classe

Pensando sempre al fatto che fare, creare, ricercare sia di fondamentale importanza
all'interno di un percorso educativo per lo sviluppo dei bambini e giovanissimi, vengono presentati
di seguito, anche se brevemente, alcune esercitazioni da proporre in classe.
Per i bambini della scuola materna l'espressione artistica, senza ombra di dubbio, rimane
l'attrattiva principale per i bambini, e cioè:
* i l t i i
* recite di poesie
* la natura nel mondo da creare e colorare
* la riproduzione dei suoni degli animali
* il nome degli animali da associare alle foto
* la registrazione della propria voce mentre si canta o si parla
* costruzioni
* parti del corpo umano

Per i giovanissimi ecco alcuni suggerimenti da proporre e da fare in gruppo:


* "brainstorming"
* le culture a confronto attraverso il festeggiamento di feste o ricorrenze locali
* le tradizioni
* l'artigianato e un piccolo laboratorio-mostra
* ascolto di canzoni e il ballo
* il teatro e il circo - da rappresentare e da vedere
* scrivere un diario
* i "puzzles" con immagini di altri paesi
* i musei delle tradizioni locali
* meccanismi da montare e smontare
* descrizione di quadri, disegni o foto

Per i ragazzi o adulti si possono fare anche:


* ricerche tematiche, ad esempio, il giorno della mamma, il giorno del professore che è festeggiato
in molti paesi del Sudamerica, la fauna e la flora dei paesi d'origine, il clima, l'artigianato, la musica
tradizionale, le abitudini culinarie.

7.1. - Un'idea venuta dall'estero

In Portogallo da molto che nelle scuole si è contato con la presenza di bambini provenienti
d i i fi i di li t h i tti did tti i i è t di t t di
questa realtà. Come esempio di una interessante attività per l'integrazione e l'espressione, è stata
messa in scena con grande successo una rappresentazione musicale scritta dai bambini, tratta da un
racconto tradizionale africano che è servito come punto di partenza per un lavoro creativo. I
bambini hanno dovuto scrivere il testo, la musica, la scenografia, essere attori e registi:
"Spidaranha" (Spideragno) è la storia di un ragno con otto zampe che era un percussionista con un
talento inusuale, molto richiesto nelle feste paesane.
Come possiamo concludere la drammatizzazione è un passaggio fondamentale nel momento
dell'apprendimento scolastico. Drammatizzare è4 :

1° Fare
Creare
Ricercare
nel contesto --------------------------------------------------------------
immaginato |
del dramma |
↑ |
3° Reagire ↓
Riflettere 2° Rappresentare
Apprezzare ←------------------------------------------------------------------Compromesso
Valorizzare in un ruolo/personaggio

7.2. - Tre suggerimenti

Pensando sempre alla scuola come un ambiente pieno di affetto, familiare e un ritrovo
gioioso potrebbe essere interessante far conoscere e imparare:
7.2.1 - I luoghi e gli oggetti della casa

Fonte: ed. Lidel


7 .2.2 - I mestieri del padre

Fonte: ed Lidel
7.2.3 - Le faccende di casa

Fonte: ed. Lidel


Bibliografia

AAVV, a cura della Commissione Regionale per la Certificazione dei Materiali Didattici per la
Formazione a Distanza (CERFAD), Regione Emilia-Romagna, 1997
AAVV, a cura di Favaro, Graziella, imparare l'italiano, imparare in italiano, ed. Guerini E
Associati, Milano, 1999
Balboni, Paolo E., Didattica dell'italiano a stranieri, Bonacci Editore, Siena, 2002
Favaro, Graziella, Insegnare l'italiano agli alunni stranieri, Progettare la scuola - n° 32, ed. La
Nuova Italia, 2002
Girad, Denis, As línguas vivas - ensino e pedagogia, ed. Livraria Almedina, Coimbra, 1976
Lemos, Helena, Comunicar em Português, ed. Lidel, Lisbona, 2000

Pubblicazioni

INIZIARE - significati e percorsi del bambino e della scuola materna, Edizioni RED, Milano, n. 2 e
n. 3, 1999
NOESIS - a educação em revista, Instituto de Inovação Educacional - Ministério da Educação,
Lisbona, n. 53-60-61
AA.VV. - Intercultura e formazione nella scuola materna - Esperienze a confronto, Atti del Corso
Nazionale di Aggiornamento, Università Cattolica Del Sacro Cuore, Milano, aprile, 1998

Siti web

- http//www.iie.min-edu.pt
- http//www.planeta.clix.pt
- http//www.netdays.fdti.pt
-http//www.eun.org
- http//www.globalclassroom.org
- http//www.sofweb.vic.edu.au
- http//www.iearn.org
- http//www.esp.educ.uva.nl
Da visitare
"Sportello Intercultura" c/o Centro di Documentazione Educativa
Vi A F k 185 C (FC)