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La «Volontà Generale» contro Bagnasco

Maurizio Blondet

10/04/2007

Monsignor Bagnasco

Le minacce di morte contro monsignor Bagnasco possono non essere seguite dai fatti.

In ogni caso, non possono essere sottovalutate: segnalano il ritorno della «Volontà Generale».
(1)

Il che non è cosa da poco, dato che il trionfo della «Volontà Generale» si configura, fin dai tempi
di Robespierre che la incarnò, con la forma di governo chiamata Terrore.

Andiamo per ordine.

Chiunque siano, coloro che ritengono degno di esecuzione monsignor Bagnasco (ovviamente,
per la sua posizione sui DICO) sono convinti di avere il diritto, o anche il dovere di farlo.

Come le BR, anche costoro ritengono di dover agire in nome di un principio superiore alla singola
vita umana.

Li guida l'adesione a un principio morale, o pseudo-morale.

Essi sono convinti che ad esigere le nozze gay sia la «Volontà Generale» di questo momento
storico.

Naturalmente, con ciò non intendono la volontà della maggioranza, verificata col voto o il
referendum.

Già Lenin non aveva che disprezzo per la «democrazia formale»: e infatti anch'egli era al servizio
della «Volontà Generale», che ai suoi tempi si chiamava «il proletariato» o anche «la direzione
ineluttabile della storia», o anche la «concezione scientifica della storia».

I nomi possono variare, per Robespierre era la dittatura della virtù, per Hegel lo Spirito Assoluto,
per Spinoza il Tutto, per i totalitarismi del Novecento lo Stato.

Ma qualunque nome assuma, per suoi assertori è chiaro che la «Volontà Generale» è
«originaria» (non deriva da alcuna volontà particolare, né è definibile con procedure
convenzionali), mistica e «profetica»: nel senso che è «profezia» di un ordine nuovo e futuro,
non ancora incarnato, ma che deve diventare reale.

I DICO sono evidentemente, oggi, proprio questo: non qualcosa voluto dalla maggioranza, ma
una profezia che deve farsi realtà.
E chi si oppone, non è il portatore di una opinione lecita nella società pluralista: è un nemico
della «Volontà Generale», e come tale va eliminato.

Senza pietà, come già fecero Cromwell, Robespierre, Lenin e le Brigate Rosse.

Perché la «Volontà Generale», attraverso i suoi depositari, dice in fondo questo: che ai singoli
non è permesso agire in nome proprio.

Che le volontà individuali non hanno il diritto di contrastare la «Volontà Generale».

E siccome l'esercizio delle volontà individuali altro non è che «la libertà privata», i profeti della
«Volontà Generale» vogliono sopprimere la libertà.

Non lo si proclama apertamente, ovvio, perché non farebbe una bella impressione in un'età, la
nostra, che si crede «libertaria», ed è convinta di aver rigettato per sempre i totalitarismi.

Inoltre, se si attuasse fino alle ultime conseguenze tale principio («Al singolo è vietato agire in
nome proprio, solo la Volontà generale ha diritto ad agire») renderebbe impossibile la vita e la
società.

Lenin, che abolì la proprietà privata, dovette ripristinarla per breve tempo («Nuova politica
economica»), perchè la Russia cominciava a morire di fame.

Per questo i filosofi dicono che nello Stato della «Volontà Generale» «l'essenza è nemica
dell'esistenza».

Ossia: quanto più lo Stato marxista o giacobino si avvicina al suo «ideale» (la sua essenza) e
quanto più perfettamente la impone alla società sottostante, tanto meno la società riesce ad
esistere, ed anzi tende a morire.

Per questo, lo Stato della perfetta «Volontà Generale» non può realmente esistere.

Esso è presente come «tendenza», come «profezia», come un «ideale a cui tendere».

E' questo il programma del governo giacobino, cosiddetto «delle sinistre», in Italia.

Nelle sue azioni e nella sua legislazione, esso manifesta la «tendenza» a imporre la mistica
«Volontà Generale», mascherandola sotto pretesti.

La ipertassazione di rapina instaurata da Visco mira appunto a diminuire agli individui i mezzi per
agire secondo la propria singola volontà.

L'ossessione per «evasione fiscale», immaginata miticamente come colossale, esprime in realtà il
(giustificato) sospetto, da parte dello Stato giacobino, che troppi di noi abbiano ancora i mezzi
per «fare di testa propria», e che stiamo tutti nascondendo qualcosa alla «Volontà Generale».

Sicchè con la «lotta all'evasione» il governo emana norme che gli permettono, se vuole, di
incriminarci tutti.

O almeno di spiarci, intercettarci tutti; di spulciare nei nostri conti correnti e ficcare il naso nelle
nostre contabilità e persino liberalità e donazioni, anch'esse tassate.

Qualunque cosa facciamo è sospetta, perché qualunque esercizio di volontà privata (ossia
libertà) è un crimine contro la «Volontà Generale».

Nessuno in Italia, se paga le tasse, può diventare ricco: la fiscalità giacobina è fatta per impedire
proprio questo.

Poiché esistono ricchissimi, è chiaro che questi sono evasori.

Ma lo Stato giacobino non li persegue, perchè, poniamo, la ricchezza di queste persone è


intestata a società.

Anche gli aerei executive e gli yacht non sono di proprietà privata, ma risultano intestati a società
di comodo; e sono così praticamente esenti da tributi.

Perché?

Perché ciò significa che questi miliardari non dispongono dello yacht «in quanto privati»: il
principio è salvo, e la «Volontà Generale» è placata.

I magistrati sono i più fanatici sorveglianti della «Volontà Generale»: se potessero


intercetterebbero tutti quanti noi, spierebbero ogni nostra azione o intenzione, perché ogni
azione personale è un delitto.

Seguono, come servitori della «Volontà Generale» i burocrati statali: essi considerano lo Stato
come l'incarnazione della «Volontà generale», o sua approssimazione meno imperfetta.

Seguono i sindacati.

Seguono i brigatisti rossi: non a caso i brigatisti dell'ultima generazione sono dipendenti statali e
sindacalisti.

Essi si incaricano dell'esecuzione capitale di coloro che sindacati, giacobini al potere e nei
giornali, e magistrati e grand commis additano come «nemici della Volontà Generale».

Ora, con la stella delle BR, hanno minacciato di morte il presidente della CEI.
Evidentemente, perché ritengono i DICO un volere della «Volontà Generale».

La cosa può sembrare strana e contraria al principio inconfessato del giacobinismo, secondo cui
«l'individuo non ha il permesso di agire», di esercitare la sua privata volontà.

Ora, gli omosessuali pretendono appunto di «fare quello che vogliono», e nel modo più
trasgressivo.

Come mai la «Volontà Generale» concede loro quella libertà privata che nega a tutti gli altri
cittadini?

In realtà, proprio legalizzando le nozze gay la «Volontà Generale» riafferma il suo principio
fondamentale.

Tutto è consentito, purchè «sia voluto per legge».

Appunto perché la legge è (o viene intesa) l'espressione della «Volontà Generale»; per i giacobini
è essenziale «legalizzare» i comportamenti trasgressivi: perché così non sono più espressione
selvaggia della volontà degli individui, ma «legge dello Stato».

Per questo è stato legalizzato l'aborto.

Per questo è stato legalizzato lo spaccio e il consumo di droghe.

Per questo si vuole legalizzare l'eutanasia: perché nessun comportamento, anche aberrante e
delittuoso, sfugga alla gabbia della «Volontà Generale».

Se ti droghi, se sposi un tuo amico dello stesso sesso, è la «Volontà Generale» che te lo concede.

Tanto, ai giacobini legalizzare queste libertà non costa nulla.

Sono le altre libertà, politiche e civili, che hanno un costo in quanto possono detronizzare la
«Volontà Generale» con una maggioranza di volontà.

Per questo il pluralismo, e le posizioni della Chiesa, vengono ammesse in teoria, ma soppresse in
pratica.

Ma perché tanto odio verso il mite Bagnasco, ancor più che verso Ruini?

Perchè Bagnasco ha commesso il delitto principale contro il giacobinismo.

Egli ha detto: se si legalizzano le unioni omosessuali, nulla impedisce che si legalizzino la


pedofilia e l'incesto, visto che anche l'unione sessuale tra due fratelli è già una «coppia di fatto».
Ora, come spiega Vittorio Mathieu, «tutta la nostra società si basa sul divieto di trarre le
conseguenze dei principii che assume».

Come nel marxismo vigeva «il divieto di far domande», così nella società giacobina vige il divieto
di trarre le conseguenze logiche delle norme che il giacobinismo vara via via.

Perché trarre le conseguenze significa mostrare dove va a parare l'imperio della «Volontà
Generale»: alla eliminazione della società, alla sua morte e alla morte dell'uomo in quanto
creatura libera e responsabile, in quanto cioè qualcosa di superiore ad un qualunque «materiale
biologico».

In altre parole, «trarre le conseguenze logiche» dalle libertà che la «Volontà Generale» ci
concede anzi legalizza per noi, equivale a toglierle la maschera e a darle il suo vero nome: la
«Volontà Generale» è «Omicida fin dall'inizio».

Detto questo, occorre aggiungere che la stessa Chiesa gerarchica non è esente da questo male.

Nel gergo conciliare si parlò e si parla di un «popolo di Dio» che è più «avanzato» della Chiesa-
istituzione.

Certe asserzioni che negano e contestano i dogmi e la fede cattolica bimillenaria vengono
definite, untuosamente, come «profezia».

Personaggi come Enzo Bianchi e il cardinal Martini vengono descritti come animati da uno spirito
di «profezia»: in pratica, si vuol insinuare che ciò che affermano, e che è condannato dalla Chiesa
oggi, sarà la verità accettata e santificata dalla Chiesa di domani.

Quella che non c'è ancora, ma che ci sarà.

I «profeti» sono infatti i contestatori dell'«istituzione».

Ossia della Chiesa rappresentata dal Papa, contestata in nome di una mistica idealità che -
guarda caso - viene lodata dai giacobini laicisti ed atei.

Questi buoni cristiani stanno, come minimo, equivocando: prendono la «Volontà Generale» del
momento per la volontà di Dio.

Fu già, in un certo senso, l'errore di Robespierre, che non era affatto un ateo, come sappiamo,
che impose il culto dell'Essere Supremo.

Per lui, questo era un Dio cristiano, depurato però di tutto ciò che è «superstizione» e «contrario
a ragione»; Dio impersonale e «Volontà Generale».

Ma non a caso, Dio ci ha fatto sapere che lui non è una «Volontà generale», ma proprio il
contrario: è Persona.
Una persona è una entità capace di agire in nome proprio, di esercitare la propria volontà: e
come abbiamo visto, è ciò che la «Volontà Generale» vuole annullare.

Maurizio Blondet

Note

1) Il liberismo selvaggio e senza limiti ha eclissato per due decenni l'ideologia della «Volontà
Generale», in quanto esaltava l'individuo contro lo Stato. Norma del liberismo ideologico è che la
somma delle volontà individuali spontaneamente esercitantesi, perseguendo ciascuna il suo
egoistico interesse con piena efficienza, ottiene il bene comune meglio di quanto sappia fare lo
Stato, inefficiente. Le vergognose rapine e colossali truffe del liberismo terminale (Enron,
Parmalat, retribuzione del capitale a danno del lavoro, iniquità sociali crescenti e scandalose)
stanno facendo tramontare la «legittimità» dell'ideologia ultracapitalista. Ciò riapre uno spazio
allo «statalismo giacobino», sedicente di «sinistra», e al suo anti-individualismo illiberale.

2) Vittorio Mathieu, «Cancro in Occidente», Milano, 1980.

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