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ERNEST HEMINGWAY.

I racconti di Nick Adams.

TRASCRIZIONE ELETTRONICA CURATA DA EZIO GALIANO PER LA


LETTURA CON LA SINTESI VOCALE O LA BARRA BRAILLE
USATE DAI NON VEDENTI.

Prefazione di Philip Young.


Traduzione di Giuseppe Trevisani.
Introduzione di Vincenzo Mantovani.

NeLl'autunno del 1923 Ernest Hemingway era un giovane


giornalista scontento e deluso che si aggirava come un lupo
in gabbia nella redazione di un giornale canadese ruminan-
do in silenzio sprezzanti osservazioni sui colleghi. � Aveva
due occhi cupi � scrisse uno di questi pi� di quarant'anni
dopo, � una carnagione rosa carico, una sorta di aria latina
e un'espressione intensa... Era un uomo tutt'altro che elo-
quente. Doveva provare tre o quattro volte prima di poter
dire tutto quello che voleva. �
Tornato in settembre da Parigi con la moglie incinta e
una borsa di scartoffie, il ventiquattrenne americano di
Oak Park si era subito accorto di odiare il Canada. Se fosse
stato un essere umano, diceva scherzando agli amici, gli
avrebbe mollato volentieri un crochet alla punta del men-
to. Ma pi� ancora del Canada Hemingway odiava il proprio
mestiere, quel massacrante lavoro di giornalista che, assol
bendo tutto il suo tempo e tutte le sue energie, gli impediva
di dedicarsi all'unica cosa che gli sembrasse importante
in quel momento: scrivere.
Eppure Hemingway era gi� uno scrittore. In un armadio
dell'appartamento di Bathurst Street, accanto alla riserva
di pannolini del piccolo Bumby, nato nel frattempo, custo-
diva gelosamente un mucchietto di copie del suo primo
libro, Three Stories and Ten Poems, uscito quell'estate a
Parigi. Ma per i critici e i recensori americani era come
se i tre racconti e le dieci poesie contenuti in quello smilzo
libriccino non fossero mai esistiti. Solo Burton Rascoe, il
titolare di una rubrica mondano-letteraria che usciva la
domenica sulla "New York Tribune", ammetteva di aver-
ne ricevuto una copia, che per� non si era ancora deciso
a leggere. Mentre a un critico dal fiuto molto fine, Edmund
Wilson, non erano sfuggiti (anche se non aveva ancora avuto
occasione di parlarne) i sei bozzetti in prosa che quello
scrittore sconosciuto aveva pubblicato in aprile su una
rivista letteraria piccola anche nella testata: "The Little
Reviewn.
Questi bozzetti in prosa, detti anche � miniature �, erano
sei dei diciotto capitoli in our tinZe, il secondo libro di
Hemingway che proprio in quel momento un suo amico edi-
tore stava componendo a Parigi. Quando le bozze arriva-
rono a Toronto, il giovane giornalista perse un po' della
sua scontentezza e le mostr� fieramente ai colleghi. � Che
ne dicono i tuoi arnici di Parigi? � gli chiese uno di essi,
Morley Callaghan. L'indifferente risposta di Hemingway
conteneva una buona dose di affettazione: � Ezra Pound
sostiene che � la prosa migliore che abbia letto negli ultimi
quarant'anni �.
Le prime copie di in our time arrivarono per Natale.
� Era un bel volumetto � assicura Carlos Baker, � con in
copertina un montaggio di titoli giornalistici. � Dentro, tra
i diciotto bozzetti/capitoli che ne costituivano il testo, ce
n'era-uno, il settimo, che (senza titolo come gli altri) inizia-
va con le parole: � Nick se ne stava seduto contro il mu-
ro... �. Nelle poche righe di quella pagina Hemingway pre-
sentava per la prima volta ai suoi lettori un personaggio
sul quale avrebbe continuato a scrivere, a intervalli, per
una decina d'anni, ma che in quel momento era soltanto un
nome. Nulla infatti era dato apprendere, sul conto di que-
sto Nick, se non che lo avevano ferito gravemente alla
spina dorsale sul fronte austro-italiano durante la Grande
Guerra; che in seguito a questa dolorosa esperienza egli
aveva stipulato quella che chiamava una � pace separata �
col nemico; e che, qualunque cosa intendesse con questa
parola, non si considerav pi� un � patriota �.
Il 26 dicembre 1923, come se l'arrivo delle copie del suo
secondo libro lo avesse definitivamente convinto della pro-
pria vocazione di scrittore, Ernest Hemingway dava le di-
missioni dal "Toronto Star". Meno di un mese dopo era
di nuovo a Parigi, con Hadiey e il bambino, fermamente
deciso a diventare quel grande artista che gi� da anni, in
cuor suo, sapeva di essere.
Il primo racconto che Hemingway scrisse a Parigi, dopo
essersi stabilito con la famiglia nel rumoroso appartamen-
tino sopra la segheria di rue Notre-Dame-des-Champs, usc�
in aprile, col generico titolo di Work in Progress (Lavoro
in corso), nel primo numero della "transatlantic review di
Ford Madox Ford, accanto ai contributi di grossi calibri
come Joyce e Gertrude Stein; e solo pi� tardi fu ribattez-
zato Ca~lpo i~diano. Apparentemente era la storia di un
medico che, durante una partita di pesca con il fratello
e un figlio bambino, aveva dovuto aiutare un'indiana a
partorire praticandole un taglio cesareo con un coltello
a serramamco e senza anestesia, e cucendo infine la ferita
con un pezzo di filo da lenza. Solo al termine della cruenta
operazione, peraltro felicemente riuscita, il medico aveva
scoperto che il marito della donna, sconvolto dai suoi la-
menti e torse oppresso da un intollerabile senso di colpa,
si era tagliato la gola.
A ben guardare, per�, n� il medico n� gli indiani erano
i veri protagonisti del racconto. Quelle che contavano, nel-
l'economia di Canlpo illdia)zo, erano le reazioni del bambino
davanti al duplice mistero della vita e della morte: reazioni
che peraltro venivano lasciate all'immaginazione del lettore.
Di conseguenza, il vero protagonista del racconto era Nick.
E con la parte che Hemingway tagli�, qui intitolata Tre
spari, Ca111pO i1ldiano poteva fin da allora definirsi il primo
capitolo di un vero e proprio romanzo su di lui: quel ro-
manzo che Philip Young avrebbe dato alle stampe dopo
la morte dello scrittore ordinando tutti i racconti di Nick
Adams secondo la loro cronologia interiore e integrandoli
con gli otto inediti che qui si presentano.
Canlpl) i11diano ha dunque il valore di un'iniziazione:
l'iniziazione di Nick al dolore, e alla violenza della nascita
e della morte. Insieme all'inedito Tre spari esso comincia
a dirci qualcosa sul conto di quel Nick che avevamo gi�
incontrato in Italia, seduto contro un muro nel frastuono
e nella polvere delle esplosioni, con le gambe paralizzate
da una lesione alla colonna vertebrale. Nick e un ragazzo
fifone e bugiardo, con una gran paura del buio e della
morte, e con una paura ancora pi� grande: quella di essere
giudicato Ull codardo. Figlio di un medico, pescatore e
cacciatore sfegatato, amante dei campeggi, delle escursioni
e della vita all'aria aperta, Nick somiglia maledettamente
a un altro ragazzino bugiardo e fifone: il figlio di un certo
dottor Hemingway.
Il carattere di Nick si sviluppa e si chiarisce nei racconti/
capitoli che seguono. Il dot~ore e sua nlo~lie--che Heming-
way scrisse nel '24 a Parigi e che per Mario Corona, uno
dei nostri � americanisti � pi� preparati, � � fondamental-
mente un episodio di disonest� e di impotente umiliazione
sull'orlo di un omicidio o forse di un suicidio �--descriv�
i primi contatti del ragazzo con cose che, pur non essendo
violente di per s�, complicano notevolmente la sua vita
inducendolo, come suggerisce Young, a una � profonda
perplessit� �. Qui Hemingway introduce altri due temi della
sua narrativa che sono fondamentali e tra loro strettamen-
te imparentati: il ripudio della donna (che si continua a
identificare con la madre, voce incorporea in una stanza
buia) e l'appassionata difesa della solidariet� virile (in un
rapporto padre-figlio che, se siamo per davvero alla vigilia
di un suicidio, va gi� inevitabilmente assumendo l'aspetto
paritario di un rapporto tra compagni).
Gli stessi temi sono presenti nel racconto successivo,
Dieci irldi i, scritto nel 1925. Qui � la presunta infedelt�
di Prudence Mitchell, la ragazza indiana di Nick, ad accen-
tuare la sua misoginia. Il tradimento della donna-bambina
(vero o solo immaginato che sia) lascia un segno incancel-
labile nell'animo dell'eroe, spingendolo a rendere ancora
pi� stretto il proprio sodalizio con i compagni dello stesso
sesso e insieme agevolandogli il distacco dal mondo del-
l'infanzia e degli affetti familiari. anche per sfuggire a
questo ricordo doloroso, e non soltanto per arri�hirsi di
nuove esperienze, che l'eroe hemingwayano, solo o con qual-
che amico fed�le, si d� a girare il mondo, venendo cos� a
contatto con il male e la violenza in tutte le sue molteplici
manifestazioni: l'alcolismo, la fornicazione, l'adulterio, il
carcere, la prostituzione, la sopraffazione fisica, la pazzia
e l'omosessualit� maschile, che per Hcmingway rappresenta
� il peggior male �. (Si vedano, a tale proposito, i due rac-
conti Le luci del mondo e It gratlde lottatore, scritti rispet-
tivamente nel '33 e nel '25.)
Ma la visione della violenza � per Nick qualcosa di intol-
lerabile. Quando l'ex-pugile Ole Andreson--nel primo rac-
conto di Hemingwav pubblicato da una rivista americana,
Gli uccisori, del '26--accetta di farsi ammazzare dai sicari
con la stessa rassegnazione di un bue condotto al macello,
Nick ha uno scatto di ribellione: �"Voglio andarmene da
questa citt�" fece Nick. "S�" disse George, "sarebbe una
buona cosa." "Non posso resistere a pensarlo l� nella sua
stanza che aspetta, sapendo di dover morire. troppo ter-
ribile.9 �.
Meglio a non pensarci �, come consiglia George. Ma non
� facile non pensare a queste cose--la violenza, l'orrore,
la morte--quando tutto, intorno a noi, � violenza, orrore,
morte. Che i temi della morte e della violenza (la quale,
came ha osservato Frederick Hoffman, � solo una forma
di morte in cui la vittima sopravvive) siano sempre al cen-
tro della narrativa hemingwayana � gi� stato ampiam~nte
sottolineato. Per trent'anni, da Cam po ir~d ia~10 al Vecchio
e il mare, la morte segue il cieco dibattersi dei suoi perso-
naggi come un avvoltoio, dal ramo sul quale si � posato,
assisterebbe all'agonia di un animale. Non sarebbe facile
--ha scritto homas Cash jr. -- trovare un altro autore
che abbia scritto su questo argomento, la morte, con la
frequenza e la coerenza di Ernest Hemingway. � In un
momento o in un altro egli ha descritto la morte di for-
miche, salamandre, cavallette e pesci; come muoiono le
iene, come si uccidono i kud�, come si d� il colpo di grazia
ai cavalli azzoppati, come si ammazzano i tori, come muo-
iono i soldati; morte in Italia, a Cuba, in Africa e Spagna;
morte di parto e morte per suicidio, morte in solitudine
e morte in compagnia; la morte egoista, la morte disinte-
ressata e la bella morte. �
E chi non ricorda le vecchie ma sempre attuali osserva-
zioni di Malcom Cowley? Scrittore a spiritato e notturno �
come Poe, Havvthorne, Melville, Hemingway proietta una
a luce mortuaria � sugli ambienti e sui personaggi che de-
scrive. � In nessun altro scrittore del nostro tempo si pu�
trovare una simile profusione di cadaveri: donne morte
sotto la piog_ia; soldati morti oonfi nelle divise e circondati
da carte strappate; battelli affondati pieni di corpi che
fluttuano dietro gli obl� chiusi. In nessun altro scrittore si
possono trovare tanti animali sofferenti: muli con le zampe
anteriori spezzate che affogano nell'acqua bassa davanti al
quai di Smirne; cavalli sbudellati nell'arena iene ferite che
prima azzannano le proprie viscere e poi ie mangiano di
~usto. E persone ferite nel morale che si divorano come
loro: pugili suonati, soldati sotto choc, reduci resi folli dalla
guerra, lesbiche, ninfomani, toreri che hanno perduto il co-
raggio, uomini che passano tutta la notte in bianco mentre
il loro cervello si mette a correre ' come un volano col peso
staccato": ecco visioni terrificanti come quelle del Pozzo e
il petzdolo, anche se per la mao~ior parte sono copiate dalla
vita; ecco incuhi diurni, accuratamente descritti, dipinti
senza una sbavatura, ma con la natura di ossessioni o di
visioni ipnagogiche tra il sonno e la ve~lia. �
Violenza, orrore, morte. L'Iltimo paesaggio vero, l'inedito
pi� lungo tra gli otto scoperti da Philip Young, � un mo-
mento particolarmente significativo nell'evolversi del per-
sonaggio di Nick prima che la violenza abbia ragione anche
di lui imprimendooli nelle carni le sue stimmate indelebili.
L'intreccio � semplicissimo. Un Nick ormai al limite tra
infanzia e adolescenza scappa di casa con la sorellina per
non essere agguantato da due guardacaccia che lo accusano
di avere cacciato e pescato di frodo. Ritorna dunque il tema
della fuga: fuga da una violenza compiuta da Nick (l'ucci-
sione del daino); fuga dalla violenza che i guardacaccia
potrebbero commettere su di lui. vero, Nick ha ucciso
l'animale. Ma quell'uccisione--che potrebbe essere la pri-
ma della sua vita, se si eccettuano le trote e gli scoiattoli:
il suo primo vero � delitto �--ha avuto su di lui un effetto
traumatizzante. � Disse di aver letto in un libro come si
poteva abbattere qualcosa con un proiettile senza far male �
racconter� poi Suzy a Mr. John. � Dava solo una forma
di stordimento e Nick voleva provare. Disse che era una
cosa da pazzi. Per� voleva provare. Allora colp� il daino
e gli spezz� il collo. Poi stette malissimo. Soprattutto stette
malissimo all'idea di averlo voluto abbattere. �
La violenza fa star male, sia quando ne siamo vittime
sia quando la commettiamo noi. Alcuni vi sono portati pi�
che altri. Ci� non significa che soffrano meno. La fuga di
Nick nell'Ultimo paesaggio vero � una fuga dalla realt�,
con tutte le sue brutture, in quel paradiso terrestre che
ancora rappresentano, per lui, gli incontaminati boschi del
Michigan. Qui per� il ragazzo si rifugia non con Trudy,
l'innamorata indiana (Trudy e Prudence sono ovviamente
la stessa persona), ma con la sorellina. Qui la sorellina (che
parla di Trudy col tono di una fidanzata gelosa) si taglia
i capelli per sembrare un maschio: �" molto eccitante"
disse. "Adesso io sono tua sorella ma sono anche un ra-
gazzo" �. Qui sarebbe bello sparire, e per sempre, sposando
(per legge naturale, come gli indiani) la propria sorella
mutata in maschio, se gi� non si sapesse che � impossibile.
Non soltanto, infatti, n� Nick n� sua sorella sono indiani;
ma addirittura il primo dei due risulta avere gi� imboccato
la strada della letteratura, anche se le cose che scrive sono
poco � allegre � e molto � complicate �.
i subito dopo questa fuga--fuga dalla realt�, evasione
nella nostalgia--che sul fronte austro-italiano una mitra-
gliatrice austriaca sgrana la sua rosa micidiale. Appoggiato
al muro nella smemoratezza dello choc, mentre aspetta
che i portaferiti lo vengano a prendere, Nick rinuncia alla
condizione di � patriota � e fa la sua � pace separata � col
nemico. La ferita alla spina dorsale ha avuto l'effetto di
separarlo traumaticamente dagli altri esseri umani. La vio-
lenza compiuta su di lui lo ha isolato dalla massa. � Egli
non cercher� pi� l'oggettivit� � scrive John Killinger, � nel-
l'astratto e insensato sostantivo "patriottismo", n� in un
esercito di numeri dove la responsabilit� non spetta all'in-
dividuo. � Con l'unilaterale dichiarazione di pace (che sar�
pi� ampiamente ripresa in Addio alle armi), e soprattutto
col ripudio del patriottismo, comincia, secondo Philip
Young, � la lunga rottura con la societ� che porter� l'eroe
di Hemingway all'espatrio di Fiesta, Ghe si ripeter� in Addio
alle armi, che avviciner� lo stesso autore alla caccia grossa
di Verdi colline d'Africa e alle corride di Morte nel pome-
riggio, e che lo aiuter� a fare di Harry Morgan, in Avere e
non avere, un fuorilegge fino al momento della sua morte �.
Questo � il nucleo della filosofia della violenza di Ernest
Hemingway, il suo � esistenzialismo �. L'uomo affronta la
propria libert� nel lampo accecante di uno scoppio, nel-
l'urto di un proiettile, nella pericolosa vicinanza di un leone
ferito, nel contatto improvviso con le corna di un toro: in
quel vago crepuscolo tra vita e morte dove spazio e tempo
diventano problemi irrilevanti. � Nulla ha pi� senso in quel-
l'attirno � scrive Killinger, � a parte sopravvivere ed esiste-
re. Cultura, razza, tradizione, religione, lutto sparisce da-
vanti a una sola realt� soverchiante: ia necessit� di esistere
su asi individuali. � Ecco che cos'� la � pace separata �,
l'unica pace possibile in our time, nel nostro tempo.
La ferita di Nick � dunque solo il punto di arrivo di una
lunga familiarit� con gli orrori della vita. Il piombo che
l'ha aperta ha avuto su di lui un effetto quantitativamente
maggiorc ma qualitalivamente non dissimile da quello delle
urla della partoriente, della gola tagliata dell'indiano, del-
l'orecchio deforme dell'ex-pugile, del pugno del frenatore.
La ferita che inchioda Nick ai piedi del muro � la stessa
che castra Jake in Fiesta, che manda all'ospedale il tenente
Henry in Addio alle armi e la cui cicatrice sar� ancora ben
visibile, pi� di trent'anni dopo, sulla pelle del colonnello
Cantwell.
D'ora in poi Nick non potr� non essere diverso. Rimettersi
dallo choc, guarire dalla ferita fisica e psichica, sar� la sua
preoccupazione principale. Spiegazione di me stesso (scritto
nel 1927), Qualcosa che mai proverete (1932), In paese stra-
niero (1926) e Il gran fiur/te dai due cuori (1924) sono le tappe
di questa lunga convalescenza. Vi si ri.rovano tutti i terrori
e tutte le ossessioni di chi, temendo di poter impazzire, si
guarda vivere come un infermiere seguirebbe le mosse di
un malato: l'insonnia, la paura del buio; le mille furbizie
per impedirsi di pensare; l'iterazione come esorcismo e
come terapia; i gesti lenti, sobri e meticolosi dei malati di
mente in libera uscita. Torna il tema della codardia (o me-
glio della paura di essere codardi); torna l'assillante ricor-
do del ferimento (la lunga casa gialla sul canale); torna
l'antico terrore della donna, il rifiuto della paternit�.
Gi� Edmund Wilson, in un celebre saggio di tanti anni
fa, aveva richiamato l'attenzione dei lettori su quello che
Philip Young commentando i primi racconti di Nick Adams,
avrebbe poi indicato come � un atteggiamento alquanto pe-
culiare verso le donne �. Questo � atteggiamento peculiare �,
gi� visibile in Campo indiano e nel Dottore e sua moglie,
era in altre parole una � crescente avversione �. Hemingway
sembrava pensare delle donne ci� che Berdiaev aveva scrit-
to delle donne di Dostoevski: che � la donna � un ostacolo
sulla strada del destino dell'uomo �. � Le sole donne con
le quali i rapporti di Nick Adams siano perfettamente sod-
disfacenti � scriveva Edmund Wilson, � sono le ragazzine
indiane della sua adolescenza, che vivono in una condizione
sociale di disperato svantaggio e non hanno alcun influsso
sul comportamento del maschio di razza bianca: sicch�
questi pu� liberarsene quando esse hanno servito al suo
scopo. �
Le pagine pi� acute e divertenti su questo tema le ha
scritte Leslie Fiedier nel suo celebre Amore e morte nel
romanzo americano. Anche lui era pronto a riconoscere la
straordinaria autenticit� con cui Hemingway riusciva a de-
scrivere il rapporto tra un padre e un figlio, tra due com-
pagni d'arme o due amici pescatori, tra un torero e il suo
manager, tra un ragazzo e un gangster. Ma non poteva far
a meno di osservare che le cose si complicavano ogni volta
che entrava in sccna una donna. Trappola mortale, tomba
dell'amore, distruzione delle amicizie virili, la donna era
per Hemingway ci� che in questo libro essa � per Nick:
una nostalgica figurina relegata tra i ricordi dell'adolescen-
za di cui parlare col figlio bambino durante un giro in
m�cchina nei luoghi dell'infanzia senza potergli dire che
cosa essa fu veramente: � Come dire che lei aveva fatto per
prima ci� che nessun'altra, poi, seppe far meglio, e descri-
vere le gambe brune e robuste, il ventre piatto, i seni pic-
coli e duri, le braccia forti, la lingua guiz~ante, gli occhi
socchiusi, il buon sapore della sua bocca...? �.
Cos�, in Padri e figli (che non a caso conclude la sua sto-
ria), Nick torna con la mente all'unica donna del suo pas-
sato con la quale l'amore fosse bello: � Tanto tempo fa era
bello. Oggi non pi� �. Ma l'amore adolescente dura poco.
E solo la donna morta, nota Fiedier, non diventa n� una
seccatura n� una madre. In questo senso la Trudy di
Hemingway e l'Annabel Lee di Poe sono due sorelle � pro-
iezioni del rifiuto di rinunciare all'innocenza dell'inf�nzia �-
del rifiuto di � abbandonare la riva del mare o il boscos�
paradiso terrestre dove il bambino ama il bambino �- proie-
zioni, tutt'e due, di un vero e proprio � desiderio di morte �.
Sistemati cronologicamente, i diversi momenti della vita
di Nick Adams costituiscono, secondo Philip Young, � una
significativa narrazione nella quale un personaggio indimen-
ticabile da bambino diventa adolescente e poi soldato re-
duce, scrittore e padre, una sequenza strettamente para�lela
agli avvenimenti della stessa vita di Hemingway �. In questa
sistemazione Nick Adams emerge con chiarezza come il
primo autentico eroe hemingwayano. Le esperienze fatte
da Nick sono alla base della formazione anche del tenente
Henry, di Jake Barnes, del colonnello Cantwell e di Thomas
Hudson. Tutti hanno avuto l'infanzia di Nick, l'adolescenza
di Nick, la prima virilit� di Nick. Millantatore e sbruffone
atletico, manesco e attaccabrighe, l'uomo di Hemingway
� anche e sempre un uomo ferito che, come ha scritto il
critico americano, morir� mille volte prima della sua morte
ma dalle sue ferite non si riavr� mai.
Nello studio da lui dedicato a questo Bildungsroman che
sono i racconti di Nick Adams, Mario Corona giustamente
sottolinea il parallelismo esistente tra le vicende di Nick
e la vita reale del suo autore. � Lo scatto iniziale � egli
scrive, � avviene in Hemingway al momento della ferita
subita sul fronte italiano nel 1918: essa fa crollare di colpo
l'atteggiamento un po' da boy scout che l'autore aveva ver-
so la guerra. � Posto bruscamente dalla ferita di fronte alla
realt� della sofferenza e della morte, Hemingway stenta a
riprendersi. � Mettendosi alla mac~hina da scrivere, egli d�
inizio ad un'operazione di auto-psicanalisi. � Ad Andr�
Maurois, quando vorr� sapere da lui chi � il suo psicana-
lista, Hemingway dar� una risposta che rimane famosa:
� Una portatile Corona n. 3 �.
Il triplice parallelismo tra scrittore, personaggio e let-
tore finisce cos� per essere l'aspetto pi� affascinante di quel-
la che si rivela gradualmente come un'opera aperta, un
work in progress. Il momento culminante di questa ardita
autoanalisi � rappresentato dal racconto Qualcosa che mai
proverete, dove Nick rischia veramente di impazzire. Padri
e figli � invece il segno che l'operazione � riuscita: molti
anni sono trascorsi, Nick ha ritrovato l'equilibrio e la fidu-
cia in se stesso.

PREFAZIONE.
Dei posti dove era stato da ragazzo, aveva scritta
piuttosto bene. Bene quanto era stato capace. � Questo
pensava uno scrittore in punto cli morte, in una prima
versione di Le Nevi del ChilimaMgiaro. Lo scrittore
naturalmente, era Hemingway. Il posto era il Michigan
delle sue estati di ragazzo dove ricordava se stesso
come Nick Adams. E quant� a scrivere bene, aveva di-
mostrato di esserne capace.
Finora tuttavia, i racconti che riguardano Nick sono
apparsi in moltissimi libri, in sequenze variamente di-
sposte. Il risultato � stato che l'unit� delle sue avven-
ture si � confusa, frammentandone l'effetto. In Men
Without Women (Uomini senza donne), la seconda rac-
colta dei racconti di Hemingway, Nick compare prima
come soldato in Italia, subito dopo come adolescente a
Summit, nell'Illinois, poi nei ruoli successivi di giova-
netto nel Michigan, uomo sposato in Austria, e nuova-
mente soldato in Italia. Si pensi al caso del Gran fiume
dai due cuori, uno dei racconti pi� conosciuti di He-
mingway. Collocato alla fine della prima raccolta In
Our Time (Nel nostro tempo) mise in imbarazzo molti
lettori. Collocato dove gli spetta per cronologia, dopo i
racconti della prima guerra mondiale e delle sue ten-
sioni represse, l'impressione che Nick stia esorcizzando
una angoscia senza nome, diviene perfettamente com-
prensibile. Ma Quatcosa che mai proverete, che precede
Il gran fiume dai due cuori, e nell'ordine lo spiega, fu
pubblicato otto anni e diversi libri dopo.
Sistemati in sequenza cronologica gli avvenimenti del-
la vita di Nick costituiscono una significativa narrazione
nella quale un personaggio indimenticabile da bambino
diventa adolescente e poi soldato, reduce, scrittore e pa-
dre, una sequenza strettamente parallela agli avveni-
menti della stessa vita di Hemingway. In questa siste-
mazione Nick Adams, che per lungo tempo pi� d'uno
si rifiut� di accettare come personaggio dotato di una
propria forza, emerge invece con chiarezza come il pri-
mo di una lunga serie di personaggi romanzeschi aut~
biografici di Hemingway. Versioni successive, da Jake
Barnes a Frederic Henry fino a Richard Cantwell e a
Thomas Hudson, erano destinate tutte ad avere dietro
di s� qualcosa della storia di Nick e, di conseguenza,
una parte di quella di Hemingway.
Come accade per molti scrittori di narrativa, il rap-
porto tra l'opera di Hemingway e gli avvenimenti della
sua vita � un rapporto imlmediato e complesso. In alcuni
racconti, egli ha l'aria di riferire esperienze autentiche
fedelmente come se le avesse annotate in un diario. In
altri, il gioco della sua immaginazione ha trasformato
l'esperienza in una realt� nuova e diversa. Analizzare i
legami tra la fantasia e la realt� di Hemingway, pu�
essere affascinante, e i lettori che volessero approfon-
dire questo studio sono rinviati alle opere biografiche
elencate alla fine di questa prefazione. Ma Hemingway
voleva che i suoi racconti fossero letti con semplicit� e
goduti senza troppe preoccupazioni di quel tipo. Ed �
infatti cos� che da molto tempo la gente li legge.
Il primo racconto di Nick Adams apparve quasi mezzo
secolo fa, l'ultimo nel 1933, e da allora se ne � scritto
molto. Fra i manoscritti inediti che Hemingway ha la-
sciato, sono stati scoperti otto nuovi brani. Presentati
qui per la prima volta, inseriti dove gli avvenimenti ca-
dono, hanno lunghezze diverse e appaiono di varia in-
tenzione. Tre brani, gli indiani che lasciano il paese del-
l'infanzia di Nick, la prima occhiata di Nick al Missis-
sippi, e quel che accade prima e dopo il suo matrimonio,
sono molto brevi. Non � dato sapere se l'autore per
qualcuno di questi avesse piani pi� vasti; si possono
leggere come semplici schizzi dal taccuino di un artista.
In altri due casi il progetto � dichiarato, perch� abbia-
mo l'inizio di opere che non furono mai completate.
Nick sul ponte del Chicago, diretto in Francia durante
la prima guerra mondiale, era l'inizio di un romanzo
intitolato Along with Youth (� Via con la giovinezza �) che
fu prestissimo abbandonato. Parimenti, anche se molto

dopo, l'intreccio di L'ultimo paesaggio vero fu lasciato


a mezz'aria e molte pagine sarebbero necessarie per ri-
solverlo. Altri due pezzi sono conosciuti come nati al-
l'interno di racconti gi� pubblicati. Tre spari racconta
come il ragazzo si spaventi durante un campeggio. Una
volta precedeva il racconto intitolato Campo indiano.
E le considerazioni stile "stream of consciousness" sul-
la sua carriera di scrittore concludevano una volta, in
modo anacronistico Il gran fiume dai due cuori. Di que-
ste nuove opere, soltanto Gente d'estate, molto proba-
bilmente il primo racconto che Hemingway abbia mai
scritto su Nick Adams, pu� essere considerato un rac-
conto completo, di taglio normale.
~er distinguerlo dalle opere pubblicate in precedenza,
tutto il materiale nuovo di questo libro � stato compo-
sto in corsivo. Se poi si vuol mettere in discussione la
decisione di pubblicarlo, una giustirlcazione esiste. Per
un verso, il piano di sistemazione organica dei racconti
di Nick Adams si avvale di materiale che colma effet-
tive lacune della narrazione. Per l'altro, tutti i nuovi
brani di narrativa riguardano in qualche modo gli av-
venimenti della vita dell'autore, ai quali i lettori conti-
nuano a interessarsi. Ultima importante cosa � il fatto
che questi brani gettano una luce nuova sulla persona-
lit� di uno dei nostri scrittori pi� illustri e ne facilitano
'autentica comprensione.
Philip Young.

I racconti di Nick Adams.

Nick si stava spogtiando dentro la tenda. Vide le


ombre del padre e dello zio George che il fuoco dise-
gnava sulla parete di tela. Prov� un senso di imba-
razzo e di vergogna e si spogli� pi� in fretta che
pot�, piegando i vestiti per bene. Si vergognava per-
ch� spogliarsi gli faceva venire in mente la sera pri-
ma. Per tutto il giorno era riuscito a non pensarci.
Dopo cena il padre e lo zio erano usciti in barca
sul lago a pescare con la lampada. Prima di spin-
gere la barca in acqua, il padre gli disse che se capi-
tava qualcosa mentre loro erano via lui non doveva
fare altro che sparare tre colpi di fucile in aria e
loro tornavano subito.
Nick torn� per il bosco dalla riva del lago alla
tenda Di notte nel bosco era sempre un po' terro-
rizzato Apr� il telo della tenda e si spogli� e rimase
disteso sotto le coperte, quieto nel buio. Fuori il
fuoco finiva di bruciare nel letto di carbone. Nick
se ne stette fermo, cercando di addormentarsi. Fuori
non c'era rumore da nessuna parte. Nick pens� che
per stare bene gli bastava sentire una volpe latrare
o una civetta o qualcos'altro. Ancora non aveva
paura di niente di preciso. Per� paura stava comin-
ciando ad averne. All'improvviso ebbe paura di mo-
rire Solo poche settimane prima al paese, in chiesa,
avevanO cantato un inno, "L'argentea corda un d�
si spezzer�". Mentre cantavano l'inno, Nick cap� che
un giorno doveva morire anche lui.
Quella sera era rimasto in soggiorno vicino alla
lampada a leggere Robinson Crusoe e a cercare di
farsi uscire dalla testa l'idea che un giorno l'argen-
tea corda doveva spezzarsi. Lo trov� la governante,
e minacci� di dirlo at padre se non andava a letto.
Lui and� a letto e, appena la governante fu andata
in camera sua, usc� di nUovo dalla stanza e lesse alla
luce della lampada fino al mattino.
La notte prima in tenda aveva avuto lo stesso ter-
rore. Non gli capitava che di notte. In principio fu
pi� un senso di consapevolezza che di paura. Ma ben
presto varc� il confine della paura e divent� ter-
rore. Appena stretto dal terrore autentico, lui af-
ferr� il fucile"nise fuori la canna dall'apertura della
tenda e spar� tre volte. Il rinculo del fucile gli fece
male. Sent� l'eco degli spari perdersi tra gli alberi.
Appena ebbe sparato i tre colpi si sent� bene.
Si sdrai� ad aspettare il ritorno del padre, e dal-
l'altra parte del lago il padre e lo zio non avevano
ancora spento la lampada che lui nella tenda si era
gi� addormentato.
� Quell'accidente di ragazzo � disse zio George
mentre remavano per tornare. �Per cosa ci avr�
chiamato? Magari avr� fatto dei brutti sogni. �
Zio George era un pescatore fanatico e il padre
di Nick era il fratello minore.
� ancora piccolo � il padre disse.
� Allora mica � giusto che ce lo portiamo in fo-
resta. �
� Lo so che � un pauroso tremendo, � il padre dis-
se � ma tutti siamo dei fifoni a quell'et�. �
� A me lui non va mica � George disse. a E un bu-
giardo tremendo. �
�Oh, bene, lascia perdere� il padre disse. �Pe-
scare potrai sempre abbastanza. �

Arrivarono alla tenda e zio George punt� la luce


della torcia elettrica in faccia a Nick.
� Che � stato, Nickie? � disse il padre. Nick si tir�
a sedere sul giaciglio.
�Pareva un incrocio tra un lupo e una volpe e
girava intorno alla tenda � Nick disse. � Era piccolo
come una volpe ma pareva pi� un lupo. � Aveva im-
parato quel giorno il vocabolo "incrocio" dallo zio
�Magari ha sentito un barbagianni � zio George
dzsse.
La mattina dopo il padre scopr� due grossi tigli
cos� addosso l'uno all'altro che il vento li faceva
stridere.
� Poteva essere questo, Nick? � il padre chiese.
� Pu� darsi � Nick disse. Non aveva voglia di pen-
sarci pi�.
� Non c'� mica bisogno che tu ti spaventi in fore-
sta, Nick � il padre disse. � Mica c'� niente che pu�
farti del male. �
� I fulmini nemmeno? � disse Nick.
� No, i fulmini nemmeno. Se c'� un temporale coi
tuoni tu mettiti allo scoperto. Oppure sotto un fag
gio. Il fulmine non lo colpisce mai. �
� Mai proprio? � Nick disse.
� Mai saputo di un faggio colpito � disse il padre.
�Oh, meno male che adesso so questa cosa dei
faggi � Nick disse.
Adesso era di nuovo in tenda che si spogliava. An-
che senza guardarle sapeva che c'erano le due ombre
sulla parete di tela. Poi sent� tirare sulla riva una
barca e le due ombre scomparvero. Sent� il padre
parlare con qualcuno.
Poi il padre grid�: � Vestiti, Nick! �.
Lui si vest� pi� in fretta che pot�. Entr� il padre
e si mise a frugare nei sacchi delle coperte.
� Nick, mettiti il giaccone � il padre disse.

30 31
Campo indiano

Sulla sponda del lago c'era un'altra barca a remi in


secco. I due indiani, in piedi, aspettavano.
Nick e suo padre presero posto a poppa, gli in-
diani spinsero in acqua la barca ed uno di loro salt�
dentro per remare. Zio George si sedette a poppa
nell'altra barca. L'indiano giovane spinse la barca
in acqua, poi salt� dentro e si mise ai remi per por-
tare zio George.
Le due barche partirono nel buio. Nick udiva da-
vanti a loro nella nebbia gli scalmi dell'altra barca.
Gli indiani remavano con colpi veloci e taglienti.
Nick stava appoggiato indietro, suo padre gli teneva
intorno un braccio. Faceva freddo sull'acqua. L'in-
diano che li portava remava sodo, ma l'altra barca
li precedeva sempre nella nebbia.
� Dove stiamo andando, pap�? � chiese Nick.
" Al campo indiano. C'� una donna indiana molto
ammalata. �
� Oh � disse Nick.
Traversata la baia trovarono l'altra barca gi� a
riva. Zio Geor~e stava fumando un sigaro nel buio.
L'indiano giovane tir� la barca sulla spiaggia e zio
George dette agli indiani un sigaro per uno.
S'incamminarono dalla spiaggia, attraverso un
prato inzuppato di rugiada, seguendo l'indiano gio-
vane che portava una lanterna. Poi entrarono nel
bosco e seguendo una traccia giunsero alla strada
che serviva per il trasporto dei tronchi tagliati. La
strada scendeva nelle colline e c'era molta pi� luce
poich� sui due lati gli alberi erano stati tagliati. L'in-
diano giovane si ferm� e soffi� sulla lanterna, e tutti
proseguirono lungo qu~lla strada.
Giunsero ad una curva e un cane si fece avanti
abbaiando. Pi� in l� erano le luci delle capanne de-
gli inidani scuoiatori d'orsi. Altri cani si precipita-
rono incontro a loro, i due indiani li respinsero ver-
so le capanne. Nella capanna pi� vicina alla strada
c'era una luce alla finestra. Sulla porta c'era una
vecchia che reggeva una lanterna.
Nell'interno su un giaciglio di legno stava distesa
una giovane indiana. Da due giorni cercava di avere
il bambino. Tutte le vecchie del campo avevano cer-
cato di darle aiuto. Gli uomini se ne erano andati
lungo la strada, a sedersi nel buio ed a fumare la
pipa, per sottrarsi al chiasso che la donna faceva.
Nel momento in cui Nick coi due indiani entrava
nella capanna seguendo suo padre e zio George, la
donna grid�. Grossa sotto la coperta, stava distesa
nella cuccetta di sotto. Teneva voltata dall'altra parte
la faccia. Nella cuccetta di sopra c'era il marito, il
quale tre giorni prima si era malamente ferito un
piede con l'ascia ed ora se ne stava disteso fumando
la pipa. La stanza aveva un odore molto cattivo.
Il padre di Nick disse di mettere dell'acqua sulla
stufa ed aspettando che si riscaldasse si rivolse a
Nick: � Nick, � disse � questa donna sta per avere
un bambino �.
� Lo so � disse Nick.
a Non sai niente, invece � il padre disse. � Ascolta.
Quel che lei ha ora si chiama aver le doglie. Il bam-
bino vuol nascere e anche lei vuole che il bambino
nasca. Tutti i suoi muscoli si sforzano di far nascere
il bambino. Questo succede quando lei grida. �

32 33
� Capisco � disse Nick.
La donna url�.
� Oh, pap�, � chiese Nick � non puoi mica darle
qualcosa per farla smettere di gridare? �
� Non ho anestetici � disse il padre. � Ma non sono
gli urli la cosa importante. Io neanche li sento, per-
ch� non sono la cosa importante. �
Il marito nella cuccetta di sopra si rotol� contro
il muro.
La donna dalla cucina fece segno al dottore che
l'acqua era calda. Il padre di Nick entr� in cucina
e vers� nel catino met� dell'acqua dalla grande pen-
tola. Nell'acqua rimasta nella pentola pose alcuni
oggetti che aveva tolti dal fazzole to.
� Questi devono bollire � disse, e cominci� a stro-
picciarsi le mani nel catino d'acqua calda, con una
saponetta che aveva portato con s�. Nick guardava
le mani del padre stropicciarsi l'un l'altra col sapo-
ne. Mentre si lavava le mani con cura e minuziosa-
mente, il padre parlava.
� Sai, Nick, di regola i bambini nascono prima
con la testa, ma non sempre � cos�. Quando cos�
non �, � una complicazione. Dovr� forse operare
questa donna. Tra poco lo sapremo. �
Quando fu soddisfatto della pulizia delle mani,
rientr� e si mise al lavoro.
� Vuoi togliere la coperta, George? � disse. � Pre-
ferisco non toccarla io. �
Poco dopo, quando cominci� ad operare, zio Geor-
ge e tre indiani dovettero tener ferma la donna. La
donna morse zio George al braccio e zio George
disse: � Puttana d'una squavv! �. E l'indiano giovane
che aveva portato in barca zio George rise. Nick
reggeva il catino al padre. Ci volle molto tempo.
Il padre di Nick raccolse il bambino, gli dette
qualche schiaffetto perch� respirasse e lo pass� alla
vecchia.

34

� Guarda, Nick, � un maschio � disse. � Ti piace


fare l'assistente ? �
Nick disse: � Certamente �. Guardava dall'altra
parte per non vedere quel che suo padre stava fa-
cendo.
� L�. andata � disse il padre, e depose qualcosa
nel catino. Nick non guard�.
� Ora � disse il padre di Nick � ci son da dare dei
punti. Puoi guardare o no, Nick, come ti pare. Devo
ricucire il taglio che ho fatto.
Nick non guard�. Gli.era passata ogni curiosit�
per un bel pezzo.
Il padre fin� e si rialz�. Si rialzarono anche zio
George e i tre indiani. Nick and� a posare il catino
in cucina.
Zio George si guard� il braccio. L'indiano giovane
sorrise al ricordo.
� Ti metter� del disinfettante, George� disse il
dottore.
Si chin� sulla donna indiana. Era tranquilla,
adesso, teneva gli occhi chiusi. Era molto pallida.
Del bambino e di tutto il resto non aveva capito
nulla.
� Torner� domattina � disse il dottore, alzandosi.
� L'infermiera arriver� da Sant'Ignazio a mezzogior-
no e porter� tutto quanto occorre. �
Si sentiva eccitato e chiacchierone come un gioca-
tore di football nello spogliatoio dopo la partita.
� un caso da segnalare alla gazzetta medica,
George � disse. � Fare un cesareo con un temperino
e ricucirlo con del filo da lenza. �
Zio George in piedi si appoggiava al muro, e si
guardava il braccio.
� Oh, sei un grand'uomo, sicuro � disse.
� Bisognerebbe dare uno sguardo al padre felice.
Di solito sono quelli che ci soffrono di pi� in queste
faccenduole � disse il dottore. � Direi che se l'� presa
col molta calma. �
Sollev� dal capo dell'indiano la coperta. Ritir� ba-
gnata la mano. Mont� in piedi sul bordo della cuc-
cetta di sotto con la lampada in mano e guard�. L'in-
diano giaceva faccia al muro. La sua gola era ta,
gliata da un orecchio all'altro. Il sangue era scorso
a formare una pozza dove il peso del corpo piegava
il giaciglio. La testa era appoggiata sul braccio sini-
stro. Tra le coperte, con la lama rivolta in alto, c'era
il rasoio aperto.
� Non far entrare Nick, George � disse il dottore.
Era inutile. Nick, dalla porta della cucina, aveva
potuto veder tutto bene quando il padre, reggendo
con l'altra mano la lampada, aveva sollevato la testa
dell'indiano.
Cominciava appena l'alba mentre camminavano
per la strada dei tronchi, tornando verso il lago.
� Mi dispiace molto di averti portato, Nick � disse
il padre, senza pi� nulla dell'eccitazione post-opera-
toria. � stata una brutta faccenda. �
� Fanno sempre tanta fatica le donne ad aver bam-
bini? � Nick chiese.
� No, questo � un caso speciale. Molto speciale. �
� Perch� lui si � ucciso, pap�? �
� Non lo so, Nick. Forse non ce la faceva a sop-
portare. �
� Son molti gli uomini che si uccidono, pap�? �
� Non molti, Nick. �
� Molte le donne? �
� Quasi nessuna. �
� Nessuna proprio? �
� Oh, s�. Qualcuna s�. �
� Pap�? �
� S�. �
� Dov'� andato zio George? �
a Ci raggiunger�. �

� difficile morire, pap�? �


� No, suppongo che � molto facile, Nick. Tutto di-
pende. �
Erano seduti nella barca, Nick a poppa, suo padre
ai remi. Il sole spuntava dietro le colline. Un pesce
salt�, formando un circolo nell'acqua. Nick mise in
acqua una mano facendo scia. Nel freddo pungente
del mattino, l'acqua sembrava tiepida.
In quell'alba sul lago, seduto a poppa della barca
mentre suo padre remava, Nick aveva l'assoluta cer-
tezza che non sarebbe morto mai.
Il dottore e sua moglie

Dick Boulton venne dal campo indiano a tagliar


tronchi per il padre di Nick. Port� con s� suo figlio
Eddy e un altro indiano di nome Billy Tabeshavv.
Entrarono dal cancello posteriore che dava sui bo-
schi. Eddy portava a spalla la grande sega a due
manici, che mentr'egli camminava si fletteva produ-
eendo un suono musicale. Billy portava due grandi
leve. Dick aveva tre asce sottobraccio.
Dick si volt� a chi udere il eancello. Gli altri lo
precedettero verso la sponda del lago dov'erano tron-
chi sepolti nella sabbia.
Erano tronchi staccatisi dai grandi carichi che il
battello Magic rimorchiava dalla cascata discen-
dendo il lago. Si erano arenati sulla spiaggia e prima
o poi se nessuno li avesse toccati la gente del Magic
costeggiando la riva in barca a remi avrebbe tro-
vato i tronchi e, piantato un gancio di ferro con un
anello in ciascuno di essi, li avrebbe rimorchiati in
mezzo al lago per formare un carico nuovo. Ma po-
teva anche darsi che non venissero, dato che pochi
tronchi non valevano la spesa di un equipaggio per
recuperarli. Se nessuno fosse venuto i tronchi sa-
rebbero rimasti a marcire nell'acqua.
Il padre di Nick decideva abitualmente che questo
era quel che sarebbe avvenuto, e chiamava gli in-
diani dal campo a segare i tronchi ed a ridurli in

pezzi con le accette per farne legna da ardere. Dick


Boulton pass� il cottage, dirigendosi verso il lago.
C'erano quattro grossi tronchi di faggio, quasi se-
polti nella sabbia. Eddy appese la sega per uno dei
manici al ramo d'un albero. Dick depose le tre asce
sul piccolo molo. Dick era di sangue misto e molti
da quelle parti ritenevano che fosse in realt� un
bianco. Era molto pigro ma era anche un gran lavo-
ratore quando ci si metteva. Prese una tavoletta di
tabacco dalla tasca, ne mastic� un pezzo e si rivolse
in dialetto ojibway a Eddy e a Billy Tabeshavv.
Questi puntarono le leve contro uno dei tronchi e
premettero per sollevare il tronco dalla sabbia. Il
tronco si mosse. Dick Boulton si rivolse al padre
di Nick.
a Bravo Doc, � disse a � bella questa legna che ti
sei fregato. �
a Mica vero, Dick. Non puoi dir questo � il dot-
tore disse.
a legna portata dalla corrente. �
Eddy e Billy Tabeshavv avevano sollevato il tron-
co dalla sabbia umida e lo facevano rotolare verso
1 acqua.
a Mandatecelo dentro � Dick Boulton grid�.
Disse il dottore: a Perch� questo? �.
a Per lavarlo. Togliere la sabbia per salvare la se-
gatura. Voglio vedere di chi � � disse Dick.
Il tronco era a fior d'acqua nel lago. Eddy e Billy
Tabeshavv, sudati sotto il sole, si appoggiarono alle
leve. Dick s'inginocchi� nella sabbia e cerc� il mar-
chio della ditta all'estremit� del tronco.
a di White e McNally � disse alzandosi e spol-
verandosi i calzoni sulle ginocchia.
Il dottore si sentiva molto a disagio.
�Allora farai bene a non segarlo, Dick � disse
I brusco.
Non fare il permaloso, Doc � disse Dick. a A me

38 1l 39
non importa niente a chi l'hai fregato. Non � affar
mio. �
� Se tu credi che i tronchi siano rubati, lasciali
stare e riportati i tuoi arnesi al campo � disse rosso
in faccia il dottore.
� Non tirarti indietro a met� strada, Doc � disse
Dick. Sput� sul tronco sugo di tabacco, che scivol�
lentamente, filando, nell'acqua. � Lo sai bene come
me che sono fregati. Soltanto a me non me ne im-
porta niente. �
� Benissimo. Se credi che i tronchi siano rubati,
prenditi la tua roba e vattene. �
� Senti, Doc... �
a Prenditi la tua roba e vattene. �
a Ascolta, Doc... �
a Se mi chiami Doc ancora una volta ti faccio in-
goiare i denti. �
a Oh, no, mica sei capace di farlo, Doc. �
Dick Boulton guard� il dottore. Dick era un uomo
grosso, e sapeva di esser un uomo grosso. Gli pia-
ceva fare a botte. Era felice. Eddy e Billy Tabeshavv
si appoggiarono alle loro leve e guardarono il dot-
tore. Il dottore si morse le labbra sul labbro infe-
riore e guard� Dick Boulton. Poi si volt� e s'incam-
min� sll per la collina verso il cottage. Guardandolo
di schiena si poteva capire quanto fosse in collera.
L'osser~arono salire la collina ed entrare nel cottage.
Dick disse qualcosa in ojibway. Eddy rise, ma Billy
TabeshaW rirnase serio; non sapeva l'inglese ma ave-
va sudato durante tutto il tempo dell'alterco. Era
grasso ed aveva i baff� sottili come un cinese. Rac-
colse le due leve, Dick le asce, e Eddy prese dall'al-
bero la sega. S'incamminarono, passarono davanti al
cottage e uSCirono dal cancello verso i boschi. Dick
lasci� aperto il cancello. Billy Tabeshavv torn� in-
dietro a richiuderlo. Scomparvero nel bosco.
Nel cOttage il dottore, seduto sul letto in camera
sua, vide un mucchio di riviste di medicina per terra
accanto al tavolo. Erano ancora nelle buste chiuse.
Questo lo irrit�.
a Non torni al lavoro, caro? � chiese dall'altra
stanza dove stava sdraiata con le imposte socchiuse
la moglie del dottore.
�No! �
� successo qualcosa? �
� Ho avuto una discussione con Dick Boulton. �
� Oh � disse la moglie. � Voglio sperare che tu non
abbia perso la calma, caro. �
� No � disse il dottore.
� Ricorda che colui che domina il proprio spirito
� pi� grande di colui che conquista una citt� � disse
la moglie. Era del gruppo Scienza Cristiana. La sua
Bibbia, la sua copia di "Scienza e salute" e il suo
"Quarterly" erano sul tavolo accanto al suo letto,
nella stanza semibuia.
Il marito non rispose. Stava seduto sul letto, ora,
e ripuliva un fucile. Spinse nel caricatore le pesanti
cartucce gialle e le tir� fuori di nuovo. Erano l�,
sparse sul letto.
� Henry � sua moglie chiam�. Attese un momen-
to: � Henry! �
� S� � disse il dottore.
� Non hai detto niente a Boulton che potesse farlo
andare in collera? �
� No � disse il dottore.
a Perch� avete discusso, caro? �
a Niente di grave. �
a Dimmelo, Henry. Per piacere, non cercare di na-
scondermi qualcosa. Di che avete discusso? �
a Bene, Dick mi deve un bel po' di denaro perch�
gli ho salvato la sua squavv dalla polmonite e credo
che cercasse di litigare per non dovermi pagare con
del lavoro. �
La moglie rimase silenziosa. Il dottore pul� accu-
ratameDte il fucile con uno straccio. Rimise le car-
tucce nel caricatore premendo la molla. Si sedette,
col fucile sulle ginocch-a. Quel fucile gli piaceva pro-
prio. Poi sent� la voce della moglie dalla stanza buia.
a Caro, non credo, davvero non credo che qualcuno
possa voler fare una cosa simile. �
a No? � disse il dottore.
a No. Davver� non posso credere che qualcuno
possa voler fare apposta una cosa simile.
I] dottore si alz� e mise il fucile nell'angolo dietro
l'armadio.
a Esci, caro? � la moglie disse.
a Credo che far� due passi � disse il dottore.
a Se vedi Nick caro, vuoi dirgli che sua madre lo
vuol vedere? � disse la moglie.
11 dottore uSC� sotto il portico. La porta si chiuse
bruscamente dietro di lui. Egli sent� la moglie trat-
tenerC il respir� al rumore.
a Scusa � disse fuori della finestra con le imposte
socchiuse.
a Niente, car� � disse lei.
11 dottore s~incammin� nel caldo, uscendo dal can
cello e prendendo il sentiero della pineta. Faceva fre-
sco nel bosco, persino in un giorno cos� caldo. Trov�
Nick che leggeva, seduto sotto un albero.
a Tua madre vuole che tu vada da lei disse il
dottore.
a Io voglio venire con te � disse Nick.
Il padre lo guard�.
a Benissimo, � disse a vieni. Dammi il tuo libro.
Lo metter� in tasca io. �
Disse Nick: � Pap�, so dove sono degli scoiattoli
neri �.
a Benissimo � disse il padre. a Andiamo a vedere. �

Dieci indiani

Alla fine di un Quattro Luglio Nick, tornando tardi


a casa dalla citt� nel grande carro dei Garner insie
me a Joe Garner e alla sua famiglia, lungo la strada
sorpass� nove indiani ubriachi. Si rammentava che
erano nove perch� Joe Garner, guidando nell'oscu-
rit�, ferm� i cavalli, salt� gi� nella strada e tir� via
un indiano quasi da sotto le ruote. L'indiano era
addormentato col viso sulla sabbia. Joe lo trascin�
in un cespuglio e rimont� sul carro.
� Con questo siamo a nove, � disse a dalla periferia
a qui. �
a Questi indiani! � esclam� la signora Garner.
Nick era sul sedile posteriore con i due ragazzi
Garner. Guard� indietro, sporgendosi, per vedere
dove Joe avesse trascinato l'indiano al lato della
strada.
a Era Billy Tabeshavv? � chiese Carl.
� No. �
a I suoi pantaloni erano larghi come quelli di
Billy. �
a Tutti gli indiani indossano la stessa specie di
pantaloni. �
a Non l'ho proprio visto � disse Frank. a Pap� �
sceso nella strada e tornato su di nuovo prima che
potessi veder qualcosa. Credevo che uccidesse una
serpe. �

42 43
a Parecchi indiani uccideranno delle serpi stanot-
te, credo � disse Joe Garner.
� Questi indiani! � esclam� la Garner.
Proseguirono. La strada devi� da quella principale
salendo su verso le colline. Era una salita faticosa
per i cavalli e i ragazzi scesero e 1 fecero a piedi.
La strada era sabbiosa. Nick si volt� a guardare in-
dietro dalla cima della collina, accanto alla scuola.
Vide le luci di Petoskey e, lontano oltre la Piccola
Baia, quelle di Porto Spring. Salirono di nuovo sul
carro.
� Avrebbero potuto metterci della ghiaia su que-
sto tratto � disse Joe Garner. La strada andava ora
in mezzo ai boschi. Joe e sua moglie sedevano ac-
canto sul sedile davanti. Nick sedeva tra i due ra
gazzi. La strada attravers� una radura.
� proprio qui che pap� trov� 1 puzzola. �
� pi� lontano. �
� Non ha importanza il luogo preciso � disse Joe
senza voltarsi. � Un posto � buono quanto un altro
per trovarci una puzzola. �
� Ne ho viste due l'altra notte � disse Nick.
� Dove? �
� Gi�, vicino al lago. Cercavano dei pesci morti
sulla riva. �
� Probabilmente non erano puzzole � disse Carl.
� Erano. Credo di riconoscerle bene. �
� Dovresti infatti saperlo � disse Carl. � Ti sei
messo con una ragazza indiana. �
� Smetti di parlare a questo modo, Carl � disse
la signora Garner.
� Hanno lo stesso odore! �
Joe Garner dette in una risata.
� Smetti di ridere, Joe � disse la moglie. � Non
voglio che Carl parli cos�. �
� Ti sei messo con una ragazza indiana, Nickie? �
chiese Joe.
a No. �
� Non � vero, pap� � disse Frank. � Prudence Mit-
chell � la sua innamorata. �
�Non lo �.�
� Va a trovarla ogni giorno. �
� Non � vero. �
Nick, seduto tra i due ragazzi nel buio, si sent�
dentro vuoto e felice a essere stuzzicato su Prudence
Mitchell.
� Non � la mia ragazza � disse.
� Non dargli retta � disse Carl. a Li vedo insieme
tutti i giorni. �
a Carl non ha il coraggio di mettersi con una ra-
gazza, � disse sua madre a neanche un'indiana. �
Carl stette %itto.
� Carl non ci sa fare con le ragazze � disse Frank.
� Sta' zitto, tu. �
� Hai ragione, Carl � disse Joe Garner. a Le ragaz-
ze non sono mai niente di buono. Guarda tuo padre. �
� S�, � proprio quello che dovevi fare. � La Gar-
ner a un sobbalzo del carro cadde addosso a Joe.
� Eri pieno di ragazze ai tuoi tempi. �
� Non crederlo � disse Joe. � Faresti bene a stare
pi� attento che non te la portino via, Nick. �
Sua moglie gli bisbigli� qualcosa nell'orecchio e
Joe si mise a ridere.
� Di che cosa ridi? � chiese Frank.
� Non dirlo, Garner � lo avvert� la moglie.
Joe rise ancora.
� Nickie pu� tener la sua Prudie � disse. a Ho sa-
puto ora che � una brava ragazza. �
a In questo modo lo fai capire � disse la Garner.
I cavalli facevano molta fatica a tirare nella sab-
bia. Joe si sporse fuori nel buio con la frusta.
a Forza, tirate! Dovrete tirare molto pi� forte do-
mani! �
Ora trottavano gi� per la lunga discesa, dall'altra

45
parte della collina e il carro sobbalzava violente-
mente. Giunti alla fattoria scesero tutti. La signora
Garner apr� la porta, entr� in casa e torn� fuori con
un lume in mano. Carl e Nick scaricarono la roba
dalla parte posteriore del carro. Frank sedette sul
sedile davanti per condurlo nella stalla e slegare i
cavalli. Nick sal� gli scalini, apr� la porta di cucina
e trov� la Garner che stava accendendo il fuoco
nella stufa. Si tir� indietro mentre versava il petro-
lio sui pezzi di legna.
� Arrivederla, Mrs. Garner � disse Nick. � Grazie
per avermi portato con voi. �
� Ma figurati, Nickie. �
� Mi son proprio divertito. �
� Siamo stati contenti di averti con noi. Vuoi re-
stare a mangiare un po' di minestra? �
� E meglio che vada. Pap� probabilmente mi sta
aspettando. �
� Bene, allora vai pure. Vuoi dire a Carl di venire
qua, per favore? �
� Con piacere. �
� Buona notte, Nickie. �
� Buona notte, Mrs. Garner. �
Nick usc� dal cortile e scese nella stalla. Joe e
Frank stavano mungendo.
� Buona notte � disse Nick. a Ho passato proprio
una bella giornata. �
� Buona notte, Nick � grid� Joe Garner. � Non vuoi
restare a mangiare? �
� No, non posso. Vuol dire a Carl che sua madre
lo cerca? �
� Va bene. Buona notte, Nick. �
Nick cammin� con i piedi scalzi lungo il sentiero
che attraversava il prato dietro la stalla. Il sentiero
era soflice e la rugiada era fresca sotto i piedi nudi.
Scavalc� uno steccato alla fine del prato, scese fino
in fondo a un burrone bagnandosi i piedi nel fango
e si arrampic� dall'altra parte per un bosco di faggi
arsi dalla siccit�, finch� non vide le luci della sua
casetta. Scavalc� la siepe e gir� intorno alla casa fino
al portico d'entrata. Attraverso la finestra vide suo
padre seduto accanto alla tavola che leggeva alla
luce della lampada grande. Nick apr� la porta ed
entr�.
� Salute, Nickie � disse suo padre. a Hai passato
una bella giornata? �
a S�, proprio bella, pap�. E stato un bel Quattro
Luglio. �
a Hai fame? �
� Puoi dirlo. �
� Cosa ne hai fatto delle scarpe? �
� Le ho lasciate sul carro dei Garner. �
� Andiamo in cucina. �
Il padre di Nick and� avanti col lume. Si ferm�
e sollcv� il coperchio della ghiacciaia. Nick entr� in
cucina. Suo padre port� un pezzo di pollo freddo su
un piatto e una brocca di latte e pos� tutto sul ta-
volo davanti a Nick. Mise gi� il lume.
� C'� anche un pezzo di torta � disse. � Ti ba-
ster�? �
� E anche troppo. �
Suo padre sed� su una sedia accanto al tavolo co-
perto di tela cerata. La sua grande ombra si riflet-
teva sulla parete della cucina.
� Chi ha vinto la gara al pallone? �
� Petoskey 5 a 3. �
Suo padre lo guardava mangiare e gli riemp� di
latte il bicchiere. Nick bevve e si pul� la bocca col
tovagliolo. Suo padre si sporse verso la credenza
per prendere la torta. Ne tagli� a Nick un bel pezzo.
� E tu che hai fatto, pap�? �
� Stamani sono stato a pescare. �
� Cosa hai preso? �
� Robetta. �
Suo padre lo guardava mangiare la torta.
� E nel pomeriggio che hai fatto? � chiese Nick.
� Sono andato a passeggio vicino al campo degli
indiani. �
� Hai visto nessuno? �
� Gli indiani erano tutti in citt� a ubriacarsi. �
� Non hai visto proprio nessuno? �
� Ho visto la tua amica Prudie. �
� Dov'era? �
� Per i boschi con Frank Washburn. Me li sono
trovati davanti mentre si davano bel tempo. �
Suo padre non lo guardava.
� Cosa facevano? �
� Non ero l� per spiarli. �
� Dimmi cosa facevano. �
� Non so, � disse suo padre � li ho sentiti muo-
versi tra i cespugli. �
� Come fai a sapere che eran loro? �
� Li ho visti. �
� Credevo che tu avessi detto di non averli pro-
prio visti. �
� Oh, s� che li ho visti. �
� Chi era con lei? � chiese Nick.
� Frank Washburn. �
� Erano... Erano... �
� Erano cosa? �
� Erano felici? �
� Credo di s�. �
Suo padre si alz� da tavola e usc� dalla porta di
servizio della cucina.
Quando torn� Nick stava fissando il piatto. Aveva
pianto.
� Ne vuoi dell'altra? � e suo padre prese il coltello
per tagliare un altro pezzo di torta.
� No � rispose Nick.
� Faresti bene a prenderne ancora. �
� No, non ne voglio pi�. �

Suo padre sparecchi� la tavola.


� In che parte erano del bosco? � chiese Nick.
� Dietro l'accampamento. �
Nick fissava il piatto.
� Faresti rneglio ad andare a letto, Nick. �
� Ora vado. �
Nick and� in camera sua, si spogli� e si mise a
letto. Sent� suo padre che si muoveva nel salotto.
Stava sdraiato sul letto con il viso contro il cuscino.
Il mio cuore � spezzato, pens�, se sto cos� male
vuol dire che il mio cuore � spezzato.
Dopo un poco sent� suo padre spegnere il lume e
andare nella sua camera. Ud� una raffica di vento
tra gli alberi e ne sent� l'aria fresca attraverso la
persiana. Stette sdraiato a lungo con il viso contro
il cuscino: dopo un poco si dimentic� di pensare a
Prudie e finalmente si addorment�. Quando si sve-
gli� a notte alta sent� il rumore del vento, fuori, tra
gli alberi e le onde del lago rompersi sulla riva e si
riaddorment�. Al mattino il vento era fortissimo, le
onde rompendosi coprivano la spiaggia e stette sve-
glio a lungo prima di ricordarsi che il suo cuore era
spezzato.
48 49
Gli indiani andarono via

La strada di Petoskey correva dritta salendo dalla


fattoria di Nonno Bacon. La fattoria era al termine
della strada. L'impressione, invece, era sempre che
dalla fattoria di Nonno Bacon la strada partisse e
corresse a Petoskey, passando erta e polverosa tra
i filari di alberi sulla collina lunga, per scomparire
nella foresta dove il vasto declivio dei campi finiva
bruscamente davanti ai tronchi di mogano.
Quando entrava nella foresta la strada era fresca
e per l'umidit� il terreno sabbioso sotto i piedi era
compatto. La strada saliva e scendeva le colline at-
traverso i boschi e da urta parte e dall'altra c'erano
cespugli di more e rami di faggio che si dovevano
periodicamente tagliare perch� altrimenti sbarra
vano la strada. D'estate gli indiani coglievano le bac-
che e le venivano a vendere gi� al cottage, messe nei
secchi, rossi lamponi selvatici dei quali bastava il
peso a spremere il sugo, coperti con foglie di tiglio
per tenerli freschi; e more nere di rovo, asciutte e
lucide, nei secchi. Traversando la foresta gli indiani
le portavano al cottage sul lago. Non si sentivano
mai arrivare ma all'improvviso erano l�, in piedi da-
vanti alla porta della cucina, con i secchi di latta
pieni di more. A volte Nick, sdraiato sull'amaca a
leggere, sentiva l'odore degli indiani arrivare dal
cancello oltre la catasta della legnaia dietro casa. Gli
indiani avevano tutti lo stesso odore. Era un odore
�olciastro sempre uguale. Aveva sentito per la pri-
ma volta quell'odore quando Nonno Bacon aveva af-
fittato agli indiani la baracca sulla punta e quando
quellz se ne andarono lui entr� e tutto aveva quel-
l'odore. Da quella volta Nonno Bacon non pot� pi�
affittare la baracca ai bianchi e non la vollero nem-
meno pi� gli indiani, perch� l'indiano che l'aveva
presa in affitto era andato a Petoskey il Quattro
Luglio a ubriacarsi e al ritorno s'era sdraiato a dor-
mtre sulle rotate della ferrovia di Pere Marquette e
il treno di mezzanotte gli era passato sopra. Era un
indiano molto alto e aveva fabbricato per Nick una
pagaia di frassino. Nella baracca viveva solo, beveva
infusi per ammazzare i dolori e di notte camminava
solo nella foresta. Molti indiani erano cosi.
Gli indiani non facevano mai fortuna. Antica-
mente ce n'erano stati, vecchi indiani che erano pa-
droni di fattorie e le mandavano avanti e aiventa-
vano vecchi e grassi con tanti gli e nipoti. Indiani
come Simon Green che aveva vissuto a Hortons Creek
e aveva una grossa fattoria. Simon Green per� era
morto e i figli avevano venduto la fattoria per spar-
tirsi i soldi e andarsene chiss� dove.
Nick ricordava Simon Green seduto su una panca
davanti alla bottega del maniscalco di Hortons Bay,
lo ricordava sudato sotto il sole, mentre dentro gli
ferravano i cavalli. Nick che scava in cerca di vermi
nel fango umido e fresco delle gronde della stalla
frugava il fango col dito e sentiva gli squilli del ferro
sotto i colpi rapidi del martello. Sistemava il fango
nel barattolo dei vermi e rimetteva a posto la terra
che aveva smosso, tirandola liscia con la paletta.
Fuori Simon Green se ne stava seduto al sole.
� Ciao, Nick � disse quando Nick usci.
� Ciao, signor Green � Nick disse.
� Vai a pesca? �

50 1 51
� si. �
� Bella giorna~a calda. � Simon sorrise. � Dl' a tuo
padre che quest'autunno ci saranno tanti uccelli. �
Nick travers� il prato dietro la bottega del mani-
scalco per prendere in casa la canna e il paniere.
Sulla via del ritorno alla caletta di Hortons Creek,
Simon Green pass� col calesse. Nick stava entrando
in quel momento nella macchia e Simon Green non
lo vide. Quella fu l'ultima votta che Nick vide Simon
Green. Quell'inverno Simon Green mori e la stessa
estate fu venduta la fattoria. Non lasci� altro che la
fattoria. Nella fattoria aveva messo tutto. Uno dei
ragazzi voleva continuare a mandarla avanti ma gli
altri si imposero e la fattoria fu venduta. Non rese
nemmeno la met� di quanto tutti si aspettavano.
Il ragazzo Green, Eddy, che voleva continuare a
fare il contadino, compr� un pezzo di terra sopra
Spring Brook. Gli altri due ragazzi comprarono una
sala da biliardo a Pellston. Persero i soldi e fu-
rono dichiarati falliti. Cosi andavano sempre a finire
le cose degli indiani.
Quando ci vide entrare dalla porta l'uomo del bar
alz� lo sguardo. Poi si chin� avant; e mise i coper-
chi di vetro sulle due scodelle della colazione.
a Per me una birra � dissi io.
L'uomo del bar vers� la birra, ne tagli� la schiu-
ma con la spatola e rimase fermo col bicchiere in
mano. Io misi sul banco il nichelino ed egli fece sci-
volare il bicchiere sul bancone verso di me.
a Tu che vuoi? � disse a Tom.
� Birra. �
Vers� la birra e la tagli� e, quando vide il denaro
la spinse verso Tom.
� Cosa c'�? � Tom chiese.
L'uomo del bar non rispose. Alz� lo sguardo al
di sopra delle nostre teste e: a Tu che vuoi? � disse
a un uomo che stava entrando.
a Rye � l'uomo disse. Il barista prese bottiglia e
bicchiere ed un bicchiere d'acqua.
Tom allung� la mano e tolse il coperchio di vetro
dalla scodella della colazione. Era una scodella di
piede di porco salato e c'era un oggetto di legno che
funzionava come un paio di forbici, con due for-
chette di legno all'estremit� per infilzare il cibo.
a No � disse il barista e rimise il coperchio di ve-
tro sulla scodella.
Tom rimase con le forbici-forchetta in mano.
a Metti a posto il barista disse.
a Lo sai tu dove � disse Tom.
L'uomo del bar allung� una mano sotto il banco
e c� fissava. Io misi cinquanta cents sul banco ed
egli torn� a rizzarsi.
� Volevate allora? � disse.
a Birra � dissi io. Prima di versare la birra l'uomo
del bar scoperse le scodelle.
� Questo fottuto piede di porco puzza � disse Tom,
e Sput� sul pavimento quel che aveva in bocca. L'uo-
mo del bar non disse nulla. L'uomo che aveva be-
vuto il rye pag� ed usc� senza voltarsi indietro.
� Sei tu che puzzi � disse l'uomo del bar. a Puz
zate tutti voi, stronzi. �
l'om si rivolse a me.
� Dammi retta � dissi. a Andiamocene via.
Ci ha chiamati stronzi � disse.
Ora toglietevi dalle scatole, stronzi � disse luo- � No � dissi.
mo del bar.
Avevo gi� detto che ce ne andavamo � dissi io.
� L idea non � stata vostra. �
" Ritorneremo � Tommy disse.
" No che non tornerai � disse guardandolo l'uomo
del bar.
Spiegagli tu che � in errore � Tom disse a me.
Cammina � dissi io.
Fuori era buio e si stava bene. Disse Tom: a Ma
che razza di posto � questo? �.
Non lo so � dissi io. aAndiamocene alla sta-
zione. �
~ravamo entrati in quella citt� da una parte e
or stavamo uscendo dalla parte opposta. C'era l'o-
dore del cuoio e delle pelli conciate e dei grandi
m~lcchi di segatura. Stava venendo buio quando era-
vaInO arrivati, ed ora che era buio faceva freddo e
le pozzanghere delle strade cominciavano a gelare
gli orli.

Alla stazione ad aspettare il treno c'erano cinque


puttane, sei bianchi e quattro indiani. L'ambiente
era affollato, riscaldato dalla stufa, e pieno di fumo
cattivo. Quando entrammo nessuno stava parlando
e lo sportello della biglietteria era chiuso.
� Non siete capaci di chiudere la porta? � disse
qualcuno.
Guardai chi aveva parlato. Era uno dei bianchi.
Aveva come gli altri calzoni di fustagno, scarpe da
taglialegna ed un camiciotto-tuta; ma non aveva ber-
retto e la sua faccia era bianca, e le mani bianche
e delicate.
� Insomma, chiudete o no? �
� Ma certo � dissi io; e chiusi la porta.
� Oh, grazie � disse l'uomo. Uno degli altri fece
una risatina.
� Mai avuto rapporti con un cuoco? � disse.
� Questo � un cuoco e puoi avere rapporti con lui �
l'uomo disse voltandosi dalla parte del cuoco: � Gli
fa piacere �.
Il cuoco a labbra strette guard� da un'altra parte.
� Si mette sulle mani il sugo di limone � disse
l'uomo. � Per nessuna ragione al mondo vorrebbe
ficcarle nella lavatura dei piatti. Guarda come sono
bianche. �
Una delle puttane scoppi� a ridere forte. Era la
pi� grossa puttana che mai abbia visto in vita mia,
e anche, la pi� grossa donna. Aveva un vestito di
seta cangiante. C'erano altre due puttane grosse
quasi come quella; ma la gigantesca doveva pesare
pi� di un quintale. A guardarla, c'era da non crede-
re che fosse vera. Tutte e tre avevano vestiti di seta
cangiante scolorita. Erano sedute vicine sulla panca,
enormi. Le altre due erano puttane come tutte le al-
tre, bionde ossigenate.
a Guardate che mani � disse l'uomo ed accenn� col
capo in dire%ione del cuoco. La grande puttana rise
di nuovo scuotendosi tutta. Il cuoco si volt� verso
di lei e disse in fretta: a Schifosa montagna di carne
che non sei altro �.
Lei seguit� a ridere e a scuotersi.
a Oh Ges� mio � disse. Aveva una bella voce. a Oh
buon Ges�. �
Le altre due puttane grosse rimasero calme e pla-
cide come se la cosa non le riguardasse; pure erano
grosse, quasi grosse quanto la prima. Certo pesa-
vano pi� di ottanta chili. Le altre due si sentivano
molto onorate.
Di uomini, oltre il cuoco e quello che parlava,
c'erano altri due ta~lialegna, dei quali uno ascoltava
con timido interesse e l'altro sembrava stesse stu-
diando qualcosa da dire, e due svedesi. In fondo alla
panca c'erano seduti due indiani, e un terzo se ne
stava in piedi appoggiato al muro.
L'uomo che studiava qualcosa da dire si rivolse a
me, con voce molto bassa. a Dev'essere come salire
in cima a un covone di fieno � disse.
Io risi e lo ripetei a Tommy.
a Sa Dio se mi sono mai trovato in un posto si-
mile � disse lui. a Guarda quelle tre. � Allora parl�
il cuoco.
a Quanti anni avete, ragazzi? � chiese.
a Io novantasei e lui sessantanove � Tommy disse.
a Oh! Oh! Oh! � rise la grossa puttana sussul-
tando. Aveva proprio una bella voce. Le altre nep-
pure sorrisero.
a Non sei capace di essere pi� educato? � disse il
cuoco. a Te l'avevo chiesto amichevolmente. �
a Io diciassette e lui diciannove anni � dissi io.
a Cosa ti ha preso? � Tommy disse.
a :E cos� � dissi io.
a Potete chiamarmi Alice � disse la grossa putta-
na; e di nuovo cominci� a scuotersi.

a il tuo nome? � Tommy chiese.


� Sicuro � disse lei. a Alice. Vero? � si rivolse al-
l'uomo seduto accanto al cuoco.
a E cos�: Alice. �
� Che razza di nome ti hanno dato � disse il cuoco.
a : il mio nome vero � Alice disse.
Chiese Tommy: a E i nomi delle altre ragazze? �.
a Hazei ed Ethel � disse Alice. Hazel ed Ethel sor-
risero. Non erano molto disinvolte.
a Tu come ti chiami? � chiesi io a una delle bionde.
� Frances � disse lei.
� Frances come? �
� Frances Wilson. Che te ne importa? �
� E tu? � chiesi all'altra.
� Oh, non fare il frescone � disse quella.
� Lui vuole soltanto che facciamo tutti amicizia �
disse l'uomo che aveva parlato.
� Non vuoi fare amicizia? �
� No � disse la prima delle ossigenate. � Con te
no. �
� Che vipera! � disse l'uomo. � Proprio una piccola
vipera. �
La bionda guard� l'amica e scosse il capo.
� Sporchi molluschi! � disse.
Alice cominci� di nuovo a ridere scuotendosi tutta.
� Non c'� niente da ridere � disse il cuoco. a Tutti
ridete ma non c'� proprio da ridere. Voi due ragazzi
dove andate? �
a Dove vai tu? � Tom gli chiese.
� Io vado a Cadillac � disse il cuoco. � Ci siete mai
stati? Mia sorella vive l�. �
� gi� lui una specie di sorella � disse l'uomo dai
calzoni di fustagno.
� Non sei capace di smetterla? � il cuoco chiese.
� Non sei capace di parlare con un po' di educa-
zione? �
� Cadillac � il posto da dove veniva Steve Ketchel

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e da dove veniva Ad Wolgast disse il taglialegna
timido.
a Steve Ketchel � disse una delle bionde a voce
alta come se quel nome avesse fatto scattare un gril
letto in lei. � Lo ammazz� suo padre. Cristo, il suo
proprio padre. Non ci sono pi� al mondo uomini
come Steve Ketchel. �
Chiese il cuoco: a Ma non si chiamava Stanley
Ketchel? .
a Oh, pianta]a � disse la bionda. a Che ne sai tu
di Steve? Stanley. Macch� Stanley. Steve Ketchel era
l'uomo pi� bello e pi� meraviglioso che sia vissuto
mai. Non ho visto mai un uomo cos� bello, bianco e
pulito, come Steve Ketchel. Non c'� mai stato un
uomo come lui. Lui sembrava una tigre quando si
muoveva, ed era il cliente pi� distinto e pi� generoso
che potesse esistere. �
� Tu l'hai conosciuto? � chiese uno degli uomini.
� Conosciuto? Conosciuto e amato? Questo vuoi
sapere? L'ho conosciuto come nessun altro al mondo
e l'ho amato come si ama Dio. Era il pi� grande, il
pi� bianco, il pi� bell'uomo che mai sia esistito,
Steve Ketchel; e lo ammazz� suo padre come un
cane. �
� C'eri anche tu sulla costa con lui? �
a No. L'avevo conosciuto tempo prima. stato
l'unico uomo che io abbia amato mai. �
Tutti erano pieni di rispetto per la bionda ossige-
nata, che raccontava queste cose in modo molto tea-
trale; ma Alice cominci� a sussultare di nuovo. Io
che ero vicino a lei me ne accorsi.
� Avresti dovuto sposarlo � disse il cuoco.
� Non volevo rovinargli la carriera � disse l'ossige-
nata. � Non volevo essergli di peso. Mica di una mo-
glie lui aveva bisogno. Oh Dio, che uomo era! �
� Fu senza dubbio un nobile pensiero � il cuoco

a Ma non l'aveva messo a terra Jack Johnson? �


� Fu un trucco � disse l'ossigenata. � Quel fetente
lo prese a tradimento. Lui gi� aveva messo a terra
quel grosso bastardo negro di Jack Johnson. Quel
negro ce la fece per miracolo. �
Lo sportello della biglietteria si alz� ed i tre in-
diani si diressero da quella parte.
� Steve lo mise a terra e si volt� per sorridere a
me � disse Ossigenata.
� Ma non avevi detto � disse qualcuno � che non
eri l�? �
� C'ero andata solo per quell'incontro. Steve si
volt� per sorridere a me e quel figlio di puttana del
diavolo si tir� su e lo colp� a tradimento. Steve se
ne metteva sotto i piedi cento di bastardi negri come
quello. �
� Era un bel pugile � disse il taglialegna.
a Com'� vero Iddio � disse Ossigenata. � Com'�
vero Dio che oggi non ce n'� pi� di pugili come
quello. Era un dio, era. Bianco, pulito, bello mor-
bido e veloce come una tigre o come un lampo! �
� Io l'ho visto nel film quell'incontro � disse Tom.
Eravamo tutti commossi. Alice sussultava accanto a
me ed io guardandola mi accorsi che piangeva.
Gl'indiani erano usciti fuori sotto la pensilina.
� Per me fu pi� di quel che un marito potrebbe
mai essere � disse Ossigenata.
� Eravamo sposati davanti agli occhi del Signore
ed io ancora oggi appartengo a lui e sempre gli ap-
parterr� con tutta me stessa. Del mio corpo non
m'importa. Il mio corpo possono prenderselo. La
mia anima appartiene a Steve Ketchel. Perdio, quel-
lo s� era un uomo. �
Tutti eravamo molto a disagio. La cosa era triste
e imbarazzante. Allora Alice, sussultando ancora,
parl�. � Sei una sporca bugiarda � disse con la sua
voce profonda. � Tu non sei mai stata a letto con

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Steve Ketchel in tutta la tua vita e lo sai benissimo. �
� Come fai a dirlo? � disse con fierezza Ossigenata.
� Lo dico perch� � vero � Alice disse. � Sono io
l'unica qui ad aver conosciuto Steve Ketchel e vengo
da Mancelona e l� l'ho conosciuto ed � vero e tu lo
sai e Dio pu� fulminarmi in questo istante se non
� vero. �
� Pu� fulminare anche me � disse Ossigenata.
� vero, � vero, � vero e tu lo sai benissimo. Non
l'ho inventata io, e so anche quel che mi disse. �
� Che ti disse? � chiese compiacentemente Ossi
genata.
Alice piangeva e per i sussu;ti riusciva appena a
parlare. � Quel che mi disse? Disse: "Sei un be~
pezzo, Alice". Proprio questo mi disse. �
Ossigenata disse: � falso �.
� vero � disse Alice. � Questo esattamente
disse. �
� falso � disse Ossigenata innessibile.
� vero, � vero, come sono veri Ges� Cristo e la
Madonna. �
� Steve non l'avrebbe detto. Non era cos� che par-
lava. �
� vero � disse Alice con la sua bella voce. � E
che ci crediate o no, non ha importanza. � Ora non
piangeva pi� ed era calma.
� Impossibile che Steve dicesse una cosa simile �
dichiar� Ossigenata.
� La disse invece � conferm� Alice e sorrise. � E
mi ricordo quando la disse e a quel tempo ero pro-
prio un bel pezzo come diceva lui, e anche adesso
sono sempre un pezzo migliore di te, vecchia botti-
glia vuota che non sei altro. �
� Non hai diritto di insultarmi � disse Ossigenata.
� Proprio tu grossa montagna di pus. Io ho i miei
ricordi. �
a No, � disse Alice con la voce dolce e simpatica
a gli unici veri ricordi tuoi sono di quando dovesti
curarti lo scolo. Tutto il resto l'hai letto sul gior-
nale. Io sono pulita e tu lo sai, piaccio agli uomini
anche se sono grossa, e tu lo sai; e non dico mai
bugie e tu lo sai benissimo. �
� Lasciami in pace coi miei ricordi � disse Bionda
Ossigenata. � Con i miei veri e meravigliosi ricordi. �
Alice guard� prima lei e poi noi e la sua faccia
prese l'espressione offesa; infine sorrise e la sua era
quasi la pi� graziosa faccia che io abbia visto mai.
Aveva una faccia graziosa, una pelle liscia ed una
voce gradevole ed era tanto perbene, davvero sim-
patica e gentile. Ma Dio, se era grossa! Era grossa
come tre donne messe insieme. Tom mi vide guar-
dar lei e disse: a Vieni, ce ne andiamo �.
� Ciao � disse Alice. Proprio aveva una bella voce.
� Ciao � dissi io.
� Da che parte andate, ragazzi? � chiese il cuoco.
� Dalla parte opposta a quella dove vai tu � Tom
disse.
Il grande lottatore
Nick si rialz�. Non s'era fatto niente. Guard� le
luci del vagone lungo la ferrovia scomparire alla vi-
sta oltre la curva. C'era dell'acqua ai due lati della
strada ferrata, e pi� in l� palude.
Si tast� il ginocchio. I pantaloni si erano strac-
ciati e la pelle scorticata. Si era graffiato le mani e
sotto le unghie gli s'erano ficcate sabbia e polvere
di carbone. Si port� sull'orlo del terrapieno scen-
dendo il piccolo argine fino all'acqua e si lav� le
mani. Se le lav� con cura nell'acqua fredda, toglien-
do lo sporco di sotto le unghie. Chinatosi si bagn�
il ginocchio.
Quel bastardo lurido d'un frenatore! L'avrebbe
trovato un giorno. L'avrebbe riconosciuto. Bei modi
di fare!
� Vien qua, bimbo � aveva detto. � Ho da dirti una
cosa. �
Lui ci era cascato. Come un bambino. Nessuno
gliel'avrebbe pi� fatta a quel modo.
� Vien qua, bimbo, ho da dirti una cosa. � Poi bam
e s'era ritrovato sulle mani e sulle ginocchia accanto
al binario
Nick si pass� la mano sull'occhio. Gli si stava gon-
fiando. Avrebbe avuto un occhio nero, dunque. Gi�
gli faceva male. Quel figlio di un frenatore bastardo!
Si tocc� con le dita il gonfiore sull'occhio. Be', non
era che un occhio nero. Dopotutto se l'era cavata a
buon mercato. Avrebbe voluto vederlo. Non riusci-
va a vederlo, nell'acqua. L'acqua era scura ed egli
si trovava molto lontano da qualsiasi luogo. Si
asciug� le mani sui pantaloni e si rialz�, poi si ar-
rampic� sul terrapieno fino alle rotaie.
S'incammin� lungo la strada ferrata. Sabbia e
ghiaia premute bene e compatte tra le traversine
permettevano di camminare comodamente. Il terra-
pieno percorreva la palude come una strada selciata.
Nick camminava. In qualche posto doveva arrivare.
Nick era sa]tato sul treno merci quando aveva ral-
lentato nel tratto prima dello scambio di Walton. Il
treno, con Nick a bordo, era passato da Kalkaska
mentre cominciava a far buio. Ora Nick doveva tro-
varsi dalle parti di Mancelona. Tre o quattro miglia
di palude. Camminava lungo i binari, muovendo i
passi in modo da tenersi sul selciato fra le traver-
sine, la palude spettrale nella foschia che si levava.
Gli faceva male l'occhio e aveva fame. Marci� per
un pezzo, lasciandosi alle spalle i chilometri di stra-
da ferrata. La palude era tutta uguale, da una parte
e dall'altra del terrapieno.
Trov� un ponte e l'attravers�, gli scarponi risuo-
narono a vuoto sul ferro. Sotto, l'acqua appariva
nera fra le traversine. Nick dette un calcio a un
chiodo lento, che cadde in acqua. Al di l� del ponte
c'erano colline, alte e scure ai due lati della ferro-
via. Pi� su, in direzione dei binari, Nick vide un
fuoco.
Prosegu� lungo i binari con attenzione, verso il
fuoco. Questo era da una parte della strada ferrata
discese con attenzione il terrapieno e tagli� attra-
verso una spaccatura e l� dove ardeva quel fuoco la
campagna si apriva distendendosi in boschi. Nick
discese con attenzione il terrapieno e tagli� attra-
verso i boschi per arrivare al fuoco tra gli alberi.
Era una foresta di faggi; mentre camminava sen-
tiva sotto i piedi le cortecce delle ghiande di faggio.
Ora il fuoco appariva brillante, sul limite dei boschi.
C'era un uomo accanto al fuoco. Nick si ferm� die-
tro un albero a guardare. L'uomo sembrava solo.
Stava seduto l� con la testa fra le mani fissando il
fuoco. Nick si fece avanti comparendo alla luce della
fiamma.
L'uomo seduto fissava il fuoco. Nemmeno quando
Nick gli fu quasi addosso si mosse.
� Hello � disse Nick.
L'uomo alz� lo sguardo.
� Chi ti ha lucidato quell'occhio? � disse.
� Un frenatore mi ha pestato. �
� Gi� dal merci? �
� S�. �
� L'ho visto il bastardo. E passato di qui sar�
un'ora e mczzo fa � l'uomo disse. � Passeggiava sui
vagoni, agitava le braccia e cantava. �
� Quel bastardo! �
� Deve essersi sentito contento di averti pestato �
disse l'uomo con seriet�.
� Pester� io lui. �
� Beccalo con la canna una volta che passa � l'uo-
mo consigli�.
� Lo beccher�. �
� Tu sei uno di quei tipi decisi, vero? �
� No � rispose Nick.
� Tutti voi ragazzi siete tipi decisi. �
� Qualche volta bisogna � Nick disse.
� quel che ho detto. �
L'uomo guard� Nick e sorrise. Alla luce del fuoco
Nick vide che la faccia di quell'uomo era sfigurata.
Aveva il naso schiacciato, gli occhi come due feri-
toie, le labbra dalla forma strana. Nick non si ac-
corse subito di tutto questo, vide soltanto che la
faccia di quell'uomo era deformata e mutilata in un
modo curioso. Aveva il colore del mastice. Appariva
cadaverica alla luce del fuoco.
L'uomo disse: � Ti piace la mia faccia? �.
Nick era imbarazzato.
� Certamente � disse.
� Guarda qui! � L'uomo si tolse il berretto.
Aveva un orecchio soltanto, grosso e aderente alla
testa. Al posto dell'altro orecchio c'era un monche-
rino.
a Mai visto uno cos�? �
a No � disse Nick. Gli faceva un po' senso.
a Potrei darmi delle arie � disse l'uomo. a Non cre-
di che potrei darmi delle arie, ragazzo? �
a Certamente! �
a Si spaccano tutti le mani addosso a me disse
il piccolo uomo. a Mica riescono a farmi male. �
Guard� Nick. a Siediti � disse. � Vuoi mangiare? �
� Oh, non disturbatevi � disse Nick. � Sono diretto
in citt�. �
� Senti � disse l'uomo. � Chiamami Ad. �
� Benissimo. �
� Senti � disse il piccolo uomo. � Io non sto trop-
po bene. �
� Che cos'avete? �
a Sono matto. �
Si rimise il berretto. Nick ebbe voglia di ridere.
a State ben;ssimo � disse.
aNon � vero: sono matto. Senti, sei mai stato
matto tu? �
a No � disse Nick. a A voi come � successo? �
a Non so mica � disse Ad. a Quando succede, mica
si sa com'� successo. Tu sai chi sono io, vero? �
a No. �
a Sono Ad Francis. �
a Davvero? �

� Non ci credi? �
� S�, ci credo. �
Nick capiva che doveva essere vero.
a Sai come faccio a batterli tutti? �
a No � disse Nick.
a Ho il cuore lento. Fa soltanto quaranta colpi
al minuto. Sentilo. �
Nick esit�.
� Avanti � l'uomo gli prese la mano. � Prendimi il
polso. Metti l� le dita. �
Il polso del piccolo uomo era grosso e i muscoli
facevano groppo sull'osso. Nick sent� sotto le dita il
battito lento.
� Hai l'orologio? �
� No. �
� Nemmeno io � disse Ad. � E inutile se tu non hai
un orologio. �
Nick abbandon� il polso.
� Senti, � disse Ad Francis a prendimi il polso con
la mano. Tu conta, e io conter� fino a sessanta. �
Sentendo il battito lento sotto le dita Nick comin-
ci� a contare. Udiva il piccolo uomo contare lenta-
mente, uno, due, tre, quattro, cinque cos� via, ad
alta voce.
a Sessanta � Ad annunci�. a Fa un minuto. Quanto
hai contato tu? �
� Quaranta � disse Nick.
� E cos� � Ad disse felice. a Non accelera mai. �
Un uomo discese il terrapieno della ferrovia ed at-
traversando la radura si diresse verso il fuoco.
� Hello, Bugs � disse Ad.
� Hello � Bugs rispose. Era la voce di un negro.
Dal modo di camminare Nick aveva capito che si
trattava di un negro. Il negro si ferm� volgendo loro
la schiena, e si chin� sul fuoco. Poi si rialz�.
� Questo � il mio grande amico Bugs � disse Ad.
a E matto anche lui. �
� Piacere di conoscervi � Bugs disse. a Di dove ve-
nite, avete detto? �
a Da Chicago � disse Nick.
a Bella citt� � disse il negro. a Non ho afferrato
bene il vostro nome. �
a Adams. Nick Adams. �
a Sai, Bugs, costui dice che non � mai stato mat-
to � disse Ad.
a Ha tempo, ha tempo � il negro disse. Stava
aprendo un pacchetto accanto al fuoco.
a Quando mangiamo, Bugs? � chiese il pugilatore.
a Subito. �
a Hai fame, Nick? �
a Una fame d'inferno. �
� Sentito, Bugs? �
� Sento tutto, io. �
� Non � questo che ti ho chiesto. �
� S�. Ho sentito quello che ha detto il signore. �
Stava mettendo fette di prosciutto in un tegame.
Scaldandosi il tegame il grasso cominci� a friggere
e Bugs, piegato accanto al fuoco sulle lunghe gambe
nere, volt� il prosciutto e ruppe delle uova nel te-
game, scuotendo il recipiente perch� le uova si im-
pregnassero di grasso caldo.
� Volete tagliare un po' del pane che � in quel
sacco, Mr. Adams? � Bugs si volt�.
� Sicuro. �
Nick cerc� nel sacco e tir� fuori una forma di
pane. Ne tagli� sei fette. Ad lo guardava e si chin�
avanti.
a Dammi quel coltello, Nick � disse.
a Oh, no � disse il negro. a Tenetevi stretto il vo-
stro coltello, Mr. Adams. �
Il pugilatore si rimise a sedere.
a Volete darmi il pane, Mr. Adams? � Bugs disse.
Nick glielo dette.
avi piace inzuppare il pane nel grasso di pro-
sciutto? � il negro disse.
a Come no? � disse Nick.
a Forse sar� bene aspettare un poco. E meglio
farlo a termine del pasto. Ecco. �
Il negro prese una fetta di prosciutto e la stese
su una delle fette di pane, poi vi fece scivolare sopra
un uovo.
a Chiudete questo sandwich, per piacere, e datelo
a Mr. Francis. �
Ad prese il sandwich e cominci� a mangiare.
a Attenzione che 1 uovo scappa fuori � il negro av-
vis�. � Questo � per voi, Mr. Adams. Il resto per
me. �
Nick dette al sandwich un morso. Il negro era se-
duto di fronte a lui vicino a Ad. Il prosciutto fritto
e le uova erano molto buoni.
� Mr. Adams ha proprio fame � disse il negro.
Il piccolo uomo che Nick conosceva di nome come
ex campione di pugilato stava in silenzio. Non aveva
detto nulla dopo che il negro aveva parlato del col-
tello.
� Gradite una fetta di pane inzuppata nel grasso
di prosciutto? � disse Bugs.
� Molte grazie. �
Il piccolo uomo bianco guard� Nick.
� Ne volete, Mr. Adolph Francis? � Bugs offr�.
Ad non rispose. Guardava Nick.
� Mr. Francis? � prosegu� la voce gentile del negro.
Ad non rispose. Guardava Nick.
a Parlo con voi, Mr. Francis � disse il negro gen-
tilmente.
Ad continuava a guardare Nick. Aveva il berretto
calato sugli occhi. Nick si sentiva a disagio.
a Che diavolo credi di fare? � di sotto il berretto
usc� improvvisamente questa frase rivolta a Nick.
� Chi diavolo credi di essere? Sei un bastardo ca-
-ogna. Sei venuto qui senza che nessuno ti chiamas-
se e mangi la roba di uno e quando ti chiede di pre-
stargli il coltello ti metti a fare la carogna. �

Fiss� Nick. La sua faccia era bianca, gli occhi


scomparivano quasi sotto il cappello.
� Sei una carogna fetente. Chi diavolo ti ha chiesto
di venire qua? �
� Nessuno. �
a Proprio cos�, nessuno te l'ha chiesto. Nessuno ti
ha nemmeno chiesto di restare. Ci sei venuto da te,
e ti sei portato come una carogna rispetto alla rnia
faccia e ti sei messo a fumare i miei sigari e a bere
i miei liquori e poi a parlare come un fetente. Dove
diavolo credi di poter arrivare? �
Nick non disse niente. Ad si alz�.
a Te io dico io, bastardo d'un fegato giallo d'una
carogna di Chicago. Dove arrivi te lo dico io. Ora
ti prendi una scarica. Capito? �
Nick fece un passo indietro. Il piccolo uomo gli si
avvicin� lentamente, tenendosi saldo sulle gambe,
portando avanti il piede sinistro e strisciando il de-
stro fino a riunirli.
a Picchia � disse muovendo la testa. a Provati a
picchiarmi. �
� Io non voglio picchiarvi, Mr. Adolph Francis. �
� Mica te la puoi cavare cos�. Devi prendere la bat-
tuta, capito? Avanti, picchia. �
Il piccolo uomo guard� i piedi di Nick. Mentre
guardava in basso il negro che gli s'era messo dietro
quand'egli si era allontanato dal fuoco lo colp� alla
nuca. Egli cadde avanti e Bugs gett� lo sfollagente
coperto di stoffa. Il piccolo uomo rimase disteso,
con la faccia nell'erba. Il negro lo sollev� e con la
testa penzoloni lo riport� accanto al fuoco. Aveva
una brutta faccia, Mr. Adolpn Francis; e teneva gli
occhi aperti. Bugs lo adagi� delicatamente.
a Volete darmi il secchio dell'acqua, Mr. Adams? �
disse. a Temo d'averlo colpito un po' troppo forte. �
Il negro gett� acqua con le mani sulla faccia del
l'uomo e gli tir� con delicatezza le orecchie. Gli oc-
chi si chiusero.
Bugs si alz�.
a , a posto � disse. � Non c'� da stare in pensiero.
Mi spiace, Mr. Adams.
a Niente. � Nick guardava il piccolo uomo a terra.
Vide sull'erba lo sfollagente e lo raccolse. Il manico
era flessibile. Era fatto di cuoio nero arrotolato e
l'estremit� era avvolta da un fazzoletto.
a Il manico � d'osso di balena � disse il negro sor-
ridendo. a Ormai non se ne fabbricano pi� cos�. Io
non sapevo se voi eravate in grado di difendervi e
comunque non volevo che gli faceste del male o lo
conciaste peggio di quel ch'� gi� conciato. �
Di nuovo il negro sorrise.
a Ma gli avete fatto male voi � disse Nick.
a Io so come farlo. Lui non ricorder� niente. Devo
sempre farlo quando lui si mette a far cos�. �
Nick stava ancora fissando il piccolo uomo disteso
con gli occhi chiusi nella luce del fuoco. Bugs gett�
nel fuoco un po' di legna.
a Non datevi pensiero per lui, Mr. Adams � disse.
a L'ho visto cos� gi� molte volte ormai. �
a Che cosa lo ha fatto diventar matto? � chiese
Nick.
� Oh, un sacco di cose � rispose il negro, dal fuo-
co. � Gradite una tazza di questo caff�, Mr. Adams? �
Tese a Nick la tazza e accomod� la giacca che
aveva sistemato sotto il capo dell'uomo privo di
sensi.
� Prima cosa, troppe battute ha preso � disse il ne-
gro sorseggiando il caff�. � Ma questo lo faceva diven-
tare soltanto un po' grullo. Poi sua sorella gli faceva
da assistente e di loro parlavano sempre tutti i gior-
nali, dell'amore fraterno di quel fratello che amava
tanto la sorella e di quella sorella che amava tanto il
fratello e quando loro due si unirono in matrimonio
a Ne York successero un sacco di cose spiacevoli. �
� Ricordo. �
� Certamente. Si capisce che non erano fratello e
sorella pi� che non fossero due conigli ma c'era un
sacco di gente a cui la cosa non andava lo stesso, e
loro cominciarono a non andare pi� d'accordo e in-
fine un giorno lei se ne and� e non ritorn� pi�. �
Bevve il caff� e si asciug� la bocca col palmo ro-
seo della mano.
� Lui divent� matto. Gradite ancora un po' di
caff�, Mr. Adams? �
� Grazie. �
� Io ho visto quella donna un paio di volte � con-
tinu� il negro. a Era una bella donna davvero. Somi-
gliava tanto a lui che avrebbero potuto essere ge-
melli. Lui mica sarebbe brutto senza quella faccia
rovinata. �
Si ferm�. La storia sembrava finita.
a Dove l'avete conosciuto voi? � chiese Nick.
a In prigione l'ho conosciuto � disse il negro.
a Non faceva altro dopo la partenza di lei che pic-
chiar gente e lo misero in prigione. Io ero dentro
per aver bucato un uomo. �
Sorrise e continu� con la sua voce gentile:
a Subito lui mi piacque e quando venni fuori cercai
di lui. A lui fa piacere pensare che io sono matto e
a me non importa. Mi piace stare con lui e vedere
i1 paese e non devo per far questo commettere la-
drocinii. Mi piace vivere come un gentiluomo. �
a E cosa fate, voi due? � Nick chiese.
a Oh, niente. Nient'altro che girare. Lui ha soldi. �
a Deve aver fatto un sacco di soldi. �
a Sicuro. Per� li ha spesi tutti. Oppure devono
averglieli portati via. lei che gli manda dei soldi. �
Attizz� il fuoco.
� Davvero una bella donna formidabile � disse.
a Gli somiglia tanto che potrebbero essere gemelli. �
Il negro guard� il piccolo uomo disteso a terra,
che respirava pesantemente. Aveva sulla fronte i ca-
pelli biondi. Nel riposo la faccia mutilata appariva
infantile.
a Ora posso svegliarlo quando voglio, Mr. Adams.
Se non vi dispiace vorrei che voi vi levaste per dir
cos� di mezzo. Mi dispiace di non essere ospitale, ma
vedervi qui, potrebbe fargli male di nuovo. Non pos-
so soffrire di doverlo picchiare in testa ed � l'unica
cosa da fare quando lui comincia. Io devo per dir
cos� tenerlo lontano dalla gente. Non vi dispiace,
vero, Mr. Adams? No, non ringraziatemi, Mr. Adams.
Io avrei voluto mettervi in guardia ma lui sembrava
avervi preso tanto in simpatia che pensavo dovesse
andar bene. Troverete una citt� a due miglia da qui,
lungo la ferrovia. Mancelona la chiamano. Arrive-
derci. Vorrei potervi invitare a passar qui la notte
ma proprio non � possibile. Volete prendere con voi
un po' di quel prosciutto e del pane? No? Sar� me-
glio che lo prendiate, un sandwich � disse tutto que-
sto con voce bassa e gentile da negro.
a Bene. Arrivederci, Mr. Adams. Arrivederci e buo-
na fortuna. �
Nick si allontan� dal fuoco dirigendosi attraverso
la radura verso i binari. Uscito dalla luce del fuoco
si ferm� ad ascoltare. La voce bassa e gentile de]
negro stava parlando. Nick non sent� le parole. Poi
sent� il piccolo uomo dire: a Ho un terribile mal di
testa, Bugs �.
a Passer�, Mr. Francis � disse la voce del negro.
a Bevete questa tazza di caff� caldo. �
Nick si arrampic� sul terrapieno e s'incammin�
lungo i binari. Si accorse di avere in mano un sand-
wich al prosciutto e se lo mise in tasca. Guardando
indietro dal terrapieno in salita prima che la ferro-
via voltasse tra le colline poteva vedere la luce del
fuoco nella radura.

Gli uccisori

La porta della Trattoria Enrico si apr� ed entrarono


due uomini. Si sedettero al banco.
a Cosa desiderate? � chiese George.
a Non saprei � uno dei due disse. a Cosa vuoi da
mangiare, Al? �
a Per me � lo stesso, � disse Al a non lo so proprio
cos'� che voglio. �
Fuori stava facendosi buio. La luce di un lampione
brill� attraverso la finestra. I due uomini si misero
a leggere il men� mentre all'altra estremit� del
banco Nick Adams li stava a guardare. Parlava con
George quando erano entrati.
a Voglio una braciola di maiale arrosto con salsa
di mele e pur� di patate � disse il primo.
a Non � pronto. �
a E allora perch� diavolo sta scritto sul men�? �
a Ma � per il pranzo, � spieg� George a sar� pronto
alle sei. �
George dette un'occhiata all'orologio appeso a]
muro che stava dietro al banco.
a Sono solo le cinque. �
a L'orologio fa le cinque e venti � disse il secondo.
a Va avanti venti minuti. �
a Oh, al diavolo l'orologio� disse il primo. a Si
pu� sapere cosa hai di pronto? �
a Vi posso dare dei panini di ogni specie, � rispose
George a e poi uova al prosciutto, uova al lardo, fe
gato e lardo, una braciola ai ferri.
a Dammi delle crocchette di pollo con piselli, salsa
di crema e pur� di patate. �
a Ma anche questo � per il pranzo. �
a Tutto quello che vogliamo � per il pranzo, eh?
cos� che fai il tuo mestiere?
a Posso darvi uova al prosciutto, uova al lardo,
fegato... �
a Vada per le uova al prosciutto disse l'uomo
chiamato Al. Portava la bombetta e un soprabito
nero a doppio petto. Il suo viso era piccolo e pal
lidissimo, con le labbra sottili. Aveva un fazzoletto
di seta al collo e i guanti.
a Io le voglio con il lardo � disse l'altro. Aveva
circa la stessa statura di Al. I loro volti erano di-
versi ma vestivano come gemelli. Avevano tutti e due
dei soprabiti troppo stretti e stavano l� seduti, sporti
in avanti, con i gomiti sul banco.
a C'� niente da bere? � chiese Al.
a Birra, bibite, ginger-ale � rispose George.
� Voglio dire se c'� niente da bere. �
a Ve l'ho gi� detto. �
a Ma in che diavolo di citt� siamo capitati? � disse
l'altro. a Si pu� sapere come si chiama? �
a Summit. �
a L'hai mai sentita nominare? � chiese Al al suo
amico.
a No � rispose questo.
a Che si fa qui la notte? � domand� Al.
a Si mangia � rispose l'amico. a Vengono qui e
mangiano come porci. �
a Esatto � fece George.
a Cos� per te va tutto bene? � chiese Al a George.
a Sicuro. �
a Sei un ragazzo sveglio, no? �
a Sicuro. �

a Invece no, te lo dico io � fece l'altro ometto.


a No, Al? �
� E scemo � rispose Al. Si volse a Nick: a Come ti
chiami? �
� Adams. �
� Un altro ragazzo sveglio � fece Al. � Non trovi,
Max? �
� La citt� � piena di ragazzi svegli � Al disse.
George pos� sul banco due piatti: uno con le uova
al prosciutto e l'altro con le uova al lardo. Vi mise
vicino due piccoli vassoi con le patate fritte e chiuse
lo sportello che dava in cucina.
� Qual � il suo? � chiese a Al.
� Non te lo ricordi? �
� Le uova al prosciutto, mi pare. �
� Sei proprio sveglio � disse Max. Si sporse in
avanti e prese le uova al lardo. Si misero a mangiare
entrambi senza togliersi i guanti mentre George
stava l� a guardarli.
� Cosa c'� da guardare? � chiese Max fissandolo.
� Niente. �
� Ti dico che mi guardavi, perdio. �
� Forse lo faceva solo per scherzo, Max � disse Al.
George si mise a ridere.
� Non c'� niente da ridere � gli disse Max. � Non
c'� proprio niente da ridere, hai capito? �
� E va bene. �
� Cos� lui pensa che va tutto bene, capisci? � disse
Max volgendosi a Al. � Questa s� che � buona! Tutto
bene, lui pensa. �
� E un pensatore � Al disse. Seguitarono a man-
giare.
� Come si chiama quel ragazzo sveglio che sta in
fondo al banco? � chiese Al a Max.
� Ehi, ragazzo sveglio � disse Max a Nick. � Gira
subito dall'altra parte del banco e mettiti vicino al
Luo amico. �

76 77
� E perch� poi? � chiese Nick.
� Non c � nessun perch�. �
� F~resti meglio a far quello che ha detto � disse
Al. NiCk pass� dall'altra parte del banco.
� PerCh� poi? � chiese George.
� Niente che t interessi � rispose Al. � Chi diavolo
c'� in cucina? �
� Il negrO. �
� cOsa vuoi dire? �
� Il cuoco negro. �
� Fallo venir qui. �
� E perch�? �
� Fallo venir qui ti ho detto. �
� M dove credete di essere? �
� Lo sappiamo benissimo, perdio, dove siamo � ri-
spose 1 uomo chiamato Max. � Abbiamo la faccia da
fessi? t
� Tu parli, come un fesso � gli disse Al. � Perch�
diavolo ti metti a discutere con questo ragazzo?
Senti" e si rivolse a George � dl' subito al negro di
venir qua. �
� cO5a gli volete fare? �
� Ma niente. Adopera il cervello, ragazzo. Cosa
vuoi c~e facciamo a un negro? �
GeOr~e apr� lo sportello che dava in cucina.
� Sam, chiam� � vieni qui un momento. �
La porta si apr� ed entr� il negro. � Cosa c'�? �
chiese. I due uomini al banco gli dettero un'occhiata.
� Bene, bene. Non muoverti di l� � disse Al.
Sam �n piedi, nel suo grembiale, guard� i due uo-
mini seduti al banco.
� Va bene, signore � disse. Al scese gi� dallo sga-
bello.
� Io andr� in cucina con il negro e questo ragazzo
sve lio disse. � Torna in cucina, negro. E tu segui-
lo. � Se ne and� dietro a Nick e Sam il cuoco. La
porta s� richiuse Luomo di nome Max rimase se-

duto al banco proprio di fronte a George, senza guar-


darlo, con gli occhi fissi allo specchio che stava die-
tro al ragazzo (la trattoria era stata prima un bar).
� Bene, ragazzo mio, � disse Max fissando lo spec-
chio � perch� non dici niente? �
� Cosa vuol dire, tutto questo? �
� Ehi, Al, � chiam� Max � il ragazzo sveglio vuol
sapere cosa vuol dire tutto questo. �
� E perch� non glielo dici? � rispose Al dalla cu-
cina.
� Tu cosa ne pensi? � chiese Max a George.
� Non saprei. �
� Un'idea te la sarai pur fatta. �
Fissava lo specchio mentre parlava.
� Non vorrei dirlo. �
� Ehi, Al, il ragazzo sveglio dice che non vorrebbe
dire che cosa ne pensa della faccenda. �
� Vi sento, vi sento � disse Al dalla cucina. Aveva
poggiato una bottiglia di salsa contro lo sportello
per cui passavano i vassoi. � Senti, ragazzo, � disse
a George dalla cucina � vai un po' pi� in l�, e anche
tu, Max, spostati un po' a sinistra. � Sembrava un
fotografo che disponesse un gruppo.
� Dimmi un po', bello mio, � disse Max � che cosa
credi che succeder� adesso? �
George non apr� bocca.
� Te lo dir� io, allora � continu� Max. � Uccide-
remo uno svedese. Conosci uno svedese grande e
grosso chiamato Ole Andreson? �
� S�. �
� Viene qui a mangiare tutte le sere, no? �
� A volte. Non tutte le sere. �
� Viene alle sei, non � vero? �
� Quando viene, s�. �
� Ma tutto questo lo sappiamo benissimo, ragazzo
sveglio. Parliamo d'altro. Vai mai al cinema? �
� Qualche volta. �

78 79
� Dovresti andarci pi� spesso. Il cinema fa bene a
un ragazzo sveglio come te. �
� Per che ragione volete uccidere Ole Andreson?
Che cosa vi ha fatto? �
� Non ha mai avuto nemmeno l'occasione di farci
qualcosa. Non ci ha neanche ma visto. �
� E ci vedr� solo una volta � fece Al dalla cucina.
� Perch� mai lo volete uccide;e, allora? � chiese
George.
� Per un amico. Cos� per far piacere a un amico,
mio caro. �
� Chiudi il becco, � disse Al dalla cucina �parli
troppo, perdio. �
� Cerco di far stare allegro il ragazzo. Non � vero,
mio caro ? �
� Parli troppo, ti dico. Il negro e questaltro ra-
gazzo sveglio stanno allegri da s�. Li ho legati che
sembrano due educande in un convento. �
� A sentirti si direbbe che ci sei stato. �
� Non si pu� mai dire. �
� Sarai stato in un convento di ebrei. Ecco dove
sarai stato. �
George alz� gli occhi verso l'orologio.
� Se entra qualcuno gli dirai che il cuoco � uscito
e se insister� gli dirai che devi andare in cucina a
far tu da mangiare. Hai capito, ragazzo sveglio? "
� Va bene, � rispose George � e dopo cosa ci fa-
rete? �
� Vedremo, � disse Max � � di quelle cose che non
si sanno mai prima. �
George guard� di nuovo l'orologio. Erano le sei e
un quarto. La porta che dava nella strada si apr� ed
entr� un tranviere. � Ciao, George, � disse a � pronta
la cena? �
a Sam � uscito, � rispose George � sar� di ritorno
tra mezz'ora. �
a Allora � meglio che vada in qualche altro posto �
disse il tranviere. George guard� l'orologio: erano le
sei e venti.
a Molto bene, ragazzo sveglio, � disse Max � sei
proprio un piccolo vero gentiluomo. �
� Sapeva benissimo che gli avrei fatto saltare im-
mediatamente le cervella � disse Al dalla cucina.
� No, � fece Max � non � solo questo. Questo ra-
gazzo � bravo: � proprio un bravo ragazzo. Mi va a
genio. �
A cinque minuti alle sette-George disse: � Stasera
ormai non verr� �.
Altre due persone erano entrate nell'osteria. Una
volta George era dovuto andare in cucina a prepa-
rare un panino con uovo e prosciutto che un cliente
-oleva portar via con s�. In cucina aveva visto Al
con la bombetta all'indietro, seduto su un panchetto
davanti allo sportello, con una pistola mitragliatrice
appoggiata all'orlo di questo. Nick e il cuoco erano
in un angolo, a schiena a schiena, con la bocca im-
bavagliata da un tovagliolo. George aveva preparato
il panino, lo aveva avvolto nella carta oleata, messo
dentro un sacchetto e portato in sala. L'uomo aveva
pagato e se n'era andato.
� Questo ragazzo sa fare di tutto, � disse Max � sa
perfino cucinare. Dovresti prenderti una bella mo-
glietta, mio caro. �
� Davvero? � fece George. � Il vostro amico Ole
Andreson, ormai non viene pi�. �
� Aspettiamo ancora dieci minuti � disse Max fis-
sando lo specchio e l'orologio. Le lancette segnarono
le sette, poi le sette e cinque.
� Andiamocene, Al, � meglio. Ormai non viene
pi�. �
� Ancora cinque minuti � disse Al dalla cucina.
In quei cinque minuti entr� un uomo e George gli
spieg� che il cuoco era malato.
� Perch� diavolo non ne prendi un altro? � aveva
detto l'uomo. � un'osteria questa s� o no? � Se ne
and� via.
� Andiamocene, Al � disse Max.
� Cosa ne facciamo di questi ragazzi e del negro? �
a Staranno buoni. �
� Ne sei sicuro? �
a Ma s�. Andiamocene. �
� Non mi piace questa faccenda. Non ci vedo chia-
ro. Tu parli sempre troppo. �
a Oh, al diavolo! Bisogna pur tenerli allegri, no? �
� Parli troppo lo stesso � disse Al. Usc� dalla cu-
cina. La pistola mitragliatrice gli faceva un piccolo
rigonfiamento sotto il soprabito troppo attillato. Si
aggiust� con le mani inguantate.
� Addio, raga~zo sveglio, � disse a George � sei sta-
to fortunato. �
� Davvero, � fece Max � dovresti giocare alle
corse. �
Uscirono fuori entrambi. George dalla finestra li
segu� con lo sguardo e li vide passare sotto il lam-
pione e attraversare la strada. Nei loro stretti sopra-
biti e con le bombette sembravano degli attori da
vaudeville. George and� in cucina e sleg� Nick e il

cuoco .
� Non ne voglio pi� sapere di questa faccenda �
disse Sam. � Pi� niente. �
Nick si alz�. Non era mai stato imbavagliato
prima.
� Dimmi un po', � disse � che diavolo volevano? �
Cercava di rimettersi un po'.
� Volevano uccidere Ole Andreson � rispose Geor-
ge. � Volevano sparargli quando sarebbe entrato per
cenare. �
� Ole Andreson? �
� Sicuro. �
Il cuoco si tocc� gli angoli della bocca con i pol-

lici.

� Se ne sono proprio andati tutti e due? � chiese.


� S� � rispose George. � Se ne sono andati. �
� Non mi piace questo affare � disse il cuoco.
a Non mi piace proprio niente. �
� Senti un po' � fece George a Nick. � Faresti bene
ad andare da Ole Andreson. �
� Benissimo. �
� Fareste meglio a non immischiarvi nella faccen-
da � disse Sam. � Non conviene mettercisi in mezzo. �
� Non andarci se non ti va � fece George.
� Non ne ricaverete niente di buono, ve lo dico
io � disse il cuoco. � Non vi occupate di ci� che non
vi riguarda. �
� Ci andr� � disse Nick. � Dove abita? �
Il cuoco se ne and�.
� Questi ragazzini sanno sempre meglio di tutti
quello che vogliono fare. �
� Abita alla pensione Hirsch � rispose George.
� Ci vado subito. �
Fuori la luce del lampione brillava attraverso i ra-
mi nudi di un albero.
Nick segu� la strada lungo le rotaie del tram e al
primo lampione svolt� in una traversa. La terza casa
era la pensione Hirsch. Sal� due gradini e suon� il
campanello.
Venne ad aprire una donna.
� C'� Ole Andreson? �
� Volete vederlo? �
� S�, se � in casa. �
Nick segu� la donna per le scale fino al primo pia-
no e poi in fondo a un corridoio. Buss� a una porta.
� Chi c'�? �
� C'� qualcuno che vuol vedervi, Mr. Andreson �
disse la donna.
� Avanti. �
Nick apr� la porta ed entr� nella stanza. Ole An-
dreson stava sdraiato sul letto, tutto vestito. Era

82 83
stato un peso massimo e il letto era troppo corto
per lui. Teneva due guanciali sotto la testa. Non
guard� neanche Nick.
a Che c'�? � domand�.
� Ero da Enrico � disse Nick � quando sono en-
trati due individui e hanno legato me e il cuoco di-
cendo che erano venuti per uccidere voi. � Gli sem-
brava stupido ci� che stava dicendo. Ole Andreson
non disse una parola.
� Ci hanno tenuti in cucina � seguit� Nick. � Vole-
vano spara~vi addosso quando voi sareste entrato
per la cena. �
Ole Andreson continuava a fissare la parete senza
dire nulla.
� George ha pensato che avrei fatto bene a venirvi
a raccontare tutto. �
� Non posso farci niente � disse Ole Andreson.
� Vi racconter� com'erano. �
� Non me ne importa � disse Ole Andreson con gli
occhi fissi sulla parete. � Grazie di essere venuto. �
� Oh, di niente. �
Nick guardava quell'uomo grande e grosso disteso
sul letto.
� Non volete che vada ad avvertire la polizia? �
� No. Non servirebbe a niente. �
� Non c'� proprio niente che possa fare per voi? �
� No, niente. �
� Forse � stato solo un bluff. �
� No. Non era un bluff. �
Ole Andreson si gir� contro la parete.
� La sola cosa � disse parlando voltato dall'altra
parte � � che non posso neanche pensarci a uscir
fuori di qui. Sono rimasto in questa stanza tutto il
giorno.
� Non potreste andarvene dalla citt�? �
� No. Sono stufo di questo girare da un posto al-
I altro.

Fissava la parete.
� Non c'� niente da fare, ora. �
� Non potete proprio uscire in qualche modo? �
� No. Mi sono messo dalla parte del torto. � Par-
lava sempre con la stessa voce monotona. � Non c'�
pi� niente da fare. Tra poco mi decider� a uscire. �
� Sar� meglio che io torni da George � disse Nick.
� Arrivederci � disse Ole Andreson senza voltarsi.
� Grazie per il disturbo. �
Nick usc�. Mentre richiudeva la porta dette un'ul-
tima occhiata a Ole Andreson tutto vestito, disteso
sul letto, che fissava la parete.
� restato nella stanza tutto il giorno � gli disse
l'affittacamere a pianterreno. � Scommetto che non
si sente bene. Gli ho detto: "Mr. Andreson, dovreste
uscire a fare una passeggiata, con una bella giornata
d'autunno come questa", ma si vede che non � dello
stesso parere. �
� Non vuole andar fuori. �
� Mi spiace che non stia bene � seguit� la donna.
� proprio un uomo come si deve. stato un pu-
gile, lo sapevate? �
� S�. �
� Non si direbbe davvero se non fosse dalla fac-
cia. �
Stavano parlando proprio davanti alla porta che
dava sulla strada. � sempre cos� cortese. �
� Bene, buona notte, Mrs. Hirsch � fece Nick.
� Non sono Mrs. Hirsch � disse la donna. � Lei �
la proprietaria, io mi occupo dei suoi affari. Sono
Mrs. Bell. �
� Bene, allora buona notte, Mrs. Bell. �
� Buona notte. �
Nick segu� la strada buia fino all'angolo del lam-
pione, e poi, lungo le rotaie del tram, torn� alla
Trattoria Enrico. Trov� George dietro al banco.
� Hai visto Ole? �
� S�, � rispose Nick � � chiuso nella sua stanza e
non vuole uscire. �
Il cuoco apr� la porta della cucina appena sent� la
voce di Nick.
� Non voglio nemmeno stare a sentire � disse e
sbatt� la porta.
� Gli hai detto tutto? � chiese George.
� Sicuro, ma sa benissimo di che si tratta. �
� Cosa fare? �
� Niente. �
� Ma l'uccideranno. �
� Ci puoi scommettere. �
� Si deve essere messo in qualche pasticcio a Chi-
cago. �
� Credo anch'io � disse Nick.
� un brutto affare. �
� Terribile, puoi dire. �
Rimasero in silenzio. George raccolse un tovaglio-
lo e pul� il banco.
� Vorrei sapere che cosa avr� fatto � disse Nick.
� Avr� tradito qualcuno. In genere � per questo
che uccidono. �
� Voglio andar via da questa citt� � fece Nick.
� S�, � disse George � sarebbe una buona cosa. �
� Non posso resistere a pensarlo l� nella sua stan-
za che aspetta, sapendo di dover morire. troppo
terribile. �
� Gi�, � disse George � fareste meglio a non pen-
sarci. �

L'ultimo paesaggio vero

�Nickie, � disse la sorella a Nick � stamnli a sen-


tire, Nickie. �
� Non ho nessuna voglia di starti a sentire � Nick
disse.
Nick stava fissando il fondo della sorgente dove
la sabbia si sollevava in piccoli spruzzi nei punti do-
ve sgorgava l'acqua. Su un bastone a forcella pian-
tato netla ghiaia vicino alla sorgente c'era un bic-
chiere di rame. Nick guardava l'acqua salire fino a
quel punto e scorrere poi limpida nel letto di ghiaia
lungo la strada.
Poteva vedere la strada nelle due direzioni, guard�
in su verso la collina, poi guard� in gi� il molo sul
lago, il promontorio tutto alberi nella baia e la gran-
de distesa del lago oltre la quale sfilavano le cime
bianche delle colline. Stava appoggiato col dorso a
un cedro, dietro aveva la palude fitta di cedri. La
sorella era seduta accanto a lui sul muschio e gli
teneva U1Z braccio intorno alle spalle.
� Aspettano che vieni a casa per cena � la sorella
disse. � Sono in due. Sono venuti in calesse e hanno
chiesto dov'eri. �
�Glielo ha detto qualcuno?�
� Nessuno sapeva dov'eri, tranne io. Ne hai prese
molte, Nickie? �
� Ventisei, ne ho prese. �

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� Di quelle grandi? �
� Della misura giusta che vogliono per servire in
tavola. �
� Oh, Nickie. Vorrei che tu non le vendessi. �
Lei mi d� un dollaro la libbra � disse Nick.
La sorella era molto abbronzata, aveva occhi ca-
stani e castano scuro i capelli, con striature gialle
fatte dal gran sole. Lei e Nick si amavano molto e
non anzavano gli altii Per loro, anche le persone
della famiglia facevano parte degli altri.
� Sanno tutto, Nickie � disse la sorella con voce
disperata. � Hanno detto che si serviranno di te per
dare un esempio e che ti manderanno al riforma-
torio. �
� Devono avere almeno una prova � Nick disse.
� Per� credo che per un p� me ne andr� via di qui. �
� lo posso venire ? �
� No, mi dispiace, Pupa. Quanti soldi abbiamo? �
� Quattordzci dollari e sessantacinque cents. Li ho
qui. �
� Hanno detto altro? �
� No. Soltanto che aspettano finch� torni a casa. �
� Mamma si stancher� di dargli da mangiare. �
� Gli ha dato gi� il pranzo. �
� Che facevano? �
� Nient'altro che starsene seduti sotto il portico
della veranda. Hanno chiesto il tuo fucile atla mam-
ma, ma io quando ti avevo visti arrivare l'avevo na-
scosto nella catasta della legna. �
� Tu li aspettavi? �
�Io s�, tu no?�
� In fondo s�. Accidenti a loro. �
� Accidenti a loro, anche per me � la sorella disse.
� Non sono grande abbastanza per venire anch'io?
Ho nascosto io il fucile, ho portato io i soldi. �
� Starei in pensiero per te � Nick Adams disse alla
sorella. � Non so nemmeno dove vado. �

� Ma s� che lo sai. �
� Se siamo in due, ci danno pi� forte la caccia.
Un ragazzo e una ragazza si notano. �
�Ma io vengo travestita da ragazzo. Mi � sempre
piaciuta l'idea di essere un ragazzo. Se mi taglio i
capelli, mica si accorgono di niente. �
� Per�, � Nick disse � questo � vero. �
� Cerchiamo un modo che vada bene, Nick � disse
la sorella. � Ti prego, Nick, ti prego. Nickie, porta-
mi via con te. �
Lo baci� e lo strinse a s� tra le braccia. Nick
Adams la guardava e cercava un'idea. Era difficile.
Ma c'era poco da scegliere.
�Non ti dovrei portare. Ma allora non avrei do-
vuto nemmeno cacciarmi in questa storia � lui disse.
� Ti porto. Magari solo per un paio di giorni, per�. �
� Benissimo � lei disse. � Appena non mi vuoi pi�
io torno dritta a casa. E torno a casa appena ti sono
di peso o ti do noia o ti costo dei soldi. �
�Pensiamoci su un p� � Nick disse. Guard� la
strada nelle due direzioni e guard� alte nel cielo
veleggiare le grandi nuvole pomeridiane e oltre la
punta, al di l� del lago, le cime bianche delle colline.
� Passando per il bosco, andr� alla locanda dietro
la punta, e vender� le trote alla padrona � disse Nick
alla sorella. � Le ha ordinate per la cena di stasera.
Ormai tutti per cena vogliono pi� trote che polli.
Chiss� perch�. Le trote sono belle. Le ho pulite e in-
voltate nella carta d'argento, saranno freschissime.
Alla donna dir� che sono un p� nei guai con le
guardie che mi cercano e devo andar via di qui per
un p� di tempo. Da lei mi far� dare anche una
padella piccola, col treppiede, sale, pepe, un p� di
bacon, strutto e farina. E poi mi far� dare un
sacco per metterci dentro tutto, e albicocche, pru-
gne secche, t�, fiammiferi e un'accetta. Ma posso far-
mi dare una coperta sola. Lei mi aiuter� perch� com-
perare le trote � altrettanto difficile che pescarle. �
� Una coperta la trovo io � la sorella disse. � Ci in-
volter� il fucile dentro, porter� i tuoi mocassini e i
miei, mi cambier� i calzoni e la camicia e questi li
nasconder�, cos� toro penseranno che li ho addosso
e porter� sapone, pettine e forbici, e anche due libri,
Lorna Doone e Swiss Family Robinson. �
�Porta tutte le cartucce da 22 che trovi� Nick
~dams disse. Poi in fretta: � Tirati indietro, non
farti vedere �. Aveva visto un calesse salire la strada.
Rimasero appiattati dietro i cedri con la faccia
gi� sul muschio umido ad ascoltare il calpestio attu-
tito nella ghiaia degli zoccoli dei cavalli e il rumore
lieve delle ruote. Nessuno dei due uomini sul calesse
parlava ma Nick mentre passavano sent� il loro odo-
re e l'odore dei cavalli sudati. Sud� freddo anche
lui, finch� quelli non furono ben lontani sulla via
del molo, perch� aveva paura che si fermassero alla
Sorgente a prender acqua o a bere.
� Sono loro, Pupa? � domand�.
� S� � disse lei.
�Striscia indietro� Nick disse. Strisci� indietro
nella palude spingendo il sacco con le trote. La pa-
lude in quel posto era tutto muschio, non c'era fan-
go. Nick si alz� in piedi, nascose il sacco dietro il
tronco di un cedro e fece cenno alla ragazza di ve-
nire. Si muovevano nella palude fra gli alberi di ce-
dro, lievi corne cerbiatti.
� Uno lo conosco � Nick disse. � E un brutto figlio
d i puttana. �
� Ha detto che ti sta dietro da quattro anni. �
�Lo so.�
� L'altro, quello grosso con la faccia da sputata-
bacco e il vestito blu, � del sud. �
�Bene� Nick disse. �Adesso che li abbiamo an-
che visti sar� bene che io me ne vada. Tu sai andare
dritta a casa? �

aCerto. Taglio per la cima della collina e seguo


la strada. Dove ti trovo stasera, Nickie? �
a Io non credo che dovresti venire, Pupa. �
Devo venire. Tu lo sai che devo. Lascer� un bi-
glietto per la mamma dicendo che vengo con te e
che a me pensi tu. �
� Bene � Nick Adams disse. � Sar� dov'� il grande
abete che fu colpito dal fulmine. l'unico abbat-
tuto. Tu vieni dritta alla valletta. La conosci? Per la
scorciatoia della strada. �
� Ma � terribilmente vicino a casa. �
�Non voglio farti portare per troppa strada la
roba. �
� Far� come dici tu. Ma non correre rischi,
Nickie. �
� Vorrei avere il mio fucile adesso e scendere per
il bosco da questa collina e andarli ad ammazzare
tutti e due, quei bastardi, l� sul molo, e legargli un
rottame di ferro del vecchio mulino e affondarli in
acqua. �
� E a che servirebbe? � la sorella disse. a Qualcu-
no li ha mandati. �
a Il primo figlio di puttana non lo ha mandato nes-
suno. �
�Ma tu hai ucciso l'alce e venduto le trote, e hai
ucciso quello che loro hanno portato via dalla tua
barca. �
� Andava benissimo uccidere quello. �
Non gli andava di dire che cos'era quello, perch�
era la prova in nzano loro.
� Lo so. Ma adesso mica andrai in giro ad ammaz-
zare la gente, ed � per questo che io vengo con te. �
� Basta parlarne � Nick disse. � Per� quei due figli
di puttana mi piacerebbe ammazzarli. �
� Lo so � disse lei. � Piacerebbe anche a me. Ma
invece noi non ammazzeremo nessuno, Nickie. Me
lo prometti? �
aNo. Non so nemmeno se � prudente portare te
trote alla donna. �
a Gliele porto io. �
aNo, pesano troppo. Le porter� per la palude e
per il bosco fin dietro l'albergo. Tu vai all'albergo a
vedere se c'� la donna e se tutto va bene. Mi tro-
verai vicino al grande tiglio. �
� Per la palude la strada � lunga, Nick. �
� lunga anche la strada per tornare dal rifor-
matorio. �
� Non posso venire con te per la palude? Andrei
dentro io a vedere se lei c'�, e poi verrei a chiamarti
e rientrerei con te a portare le trote. �
� Certo � Nick disse. � Per� preferirei l'altro mo-
do. �
� Perch�, Nick? �
a Perch� magari vedi sulla strada quei due e puoi
dirmi dove sono andati. Io ti aspetter� nel boschetto
dietro la locanda, dove c'� il grande tiglio. �

Nel boschetto Nick aspett� l'arrivo della sorella


per pi� di un'ora e quando la vide arrivare cap� che
era stanca.
a Sono a casa nostra � lei disse. � Stanno sotto il
portico all'ombra a bere whisky e ginger ale, e han-
no staccato i cavalli. Dicono che ti aspettano finch�
arrivi. Era stata la mamma a dirgli che eri andato
a pescare nella baia. Ma non credo che l'ha fatto
apposta. Almeno spero. �
� E Mrs. Packard? �
a L'ho vista nelta cucina dett'atbergo e mi ha chie-
sto se ti avevo visto e io ho detto no. Ha detto che
ti aspettava cot pesce per stasera. Era preoccupata.
Potresti andargtiete a portare. �
a Bene � disse tui. � Sono bette fresche. Le ho in-
vottate di nuovo nelle felci. �
� Posso venire con te? �

� Certo � disse Nick.


L'albergo era una lunga costruzione di legno con
un portico dalta parte del lago. Larghi scatini di te-
gno portavano al molo che si spingeva fuori nett'ac-
qua e c'erano balaustre di cedro grezzo ai lati detta
scala e tutto in giro al portico. Sotto il portico c'era-
no poltrone di legno grezzo dove si sedevano te per-
sone di mezz'et� vestite di bianco. C'erano piantati
in mezzo al prato tre tubi dai quati sgorgava l'acqua
facendo le bolle e ad ognuna dette tre sorgenti si
arrivava per un sentierino. L'acqua sapeva di uova
marce perch� erano sorgenti minerati e per Nick e
la sorella bere quell'acqua era una specie di dovere
da compiere. Avvicinandosi al retro dett'atbergo,
dov'era la cucina, passarono per un ponticetto di
tavote sopra un piccolo canale che finiva nel lago
accanto all'albergo e s'infilarono in cucina dalla
porta posteriore.
� Lavale e mettile in ghiacciaia, Nick � disse ta si-
gnora Packard. � Le peser� dopo. �
� Mrs. Packard � Nick disse. � Posso partarvi un

minuto? �
� Parla � disse lei. � Non vedi che ho da fare? �
� Se potessi avere adesso i sotdi. �
La signora Packard era una belta donna e portava
un grembiale a quadretti. Aveva una betla figura,
aveva molto da fare e c'era t� anche ta donna di
cucina.
� Non vorrai dire che vuoi vendere te trote. Non
lo sai che � contro ta legge? �
� Lo so � Nick disse. �Il pesce l'ho portato per
farvi Un regalo. Dico i soldi per la tegna che ho
spaccato e legato in fascine. �
� Vado a prenderli � lei disse. � Devo andare net
capanno. �
Nick e la sorella la seguirono fuori. Sut targo mar-
ciapiede che portava dalta cucina alla ghiacciaia ta
donna si ferm�, infit� ta mano netta tasca del grem-
biale e ne tir� fuori un portafogti.
� Vattene di qui � disse in fretta e con affetto � e
fila via subito. Di quanto hai bisogno? �
� Ho sedici dollari � Nick disse.
� Prendine venti � disse lei. � E tieni ta piccota
fuori dai pasticci. Fatla andare a casa a tener d'oc-
chio quelli l� finch� tu sei at sicuro. �
a Quando avete saputo di quelli l�? �
Lei scosse il capo.
� Comprare � come vendere o peggio � disse. � Tu
stai via finch� le cose si calmeranno. Nick, tu sei un
bravo ragazzo, non conta quet che dice ta gente.
Vieni da Packard se le cose si mettono male. Se hai
bisogno di qualcosa vieni di notte. Io ho il sonno
leggero. Basta bussare alla finestra. �
� Non le servirete n2ica stasera, Mrs. Packard,
vero? Mica le se~virete stasera a cena. �
� No, � disse lei � ma nemi12eno le sprecher�. Pack-
ard pu� mangiarne una mezza dozzina e conosco
altra gente capace di farlo. Sta' attento, Nick, aspet-
ta che il vento cambi. Non farti vedere. �
� Pupa vuol venire con me � Nick disse.
�Non ti arrischiare a portarla con te � disse la
signora Packard. � Vieni stanotte e ti far� trovare
della roha. �
� Potrei prendermi una casseruola piccola? �
� Ti preparer� quello che ti serve. Packard sa che
cosa ti serve. Non ti do altri soldi, cos� non ti met-
terai nei pasticci. �
� Vorrei vedere Mr. Packard per un paio di cose. �
� Lui ti far� avere tutto quel che ti serve. Ma non
andar vicino al negozio, Nick. �
� Posso mandare Pupa da lui con un biglietto. �
� Ogni volta che ne hai bisogno � disse la signora
Packard. � Non preoccuparti. Packard ci penser�. �
� Arrivederci, zia Halley. �

� Arrivederci � disse lei e lo baci�. Aveva un buon


profumo. Era come l'odore della cucina quando c'�
il pane in fori20. La signora Packard aveva l'odore
della sua cucina e la sua cucina aveva sempre un
profu1no molto bu0120.
� Non preoccuparti e non fare sciocchezze. �
� Sar� bravo � disse lui.
� Certamente � disse lei. � E Packard quatcosa in-

vel1ter�. �

Adesso erano tra gti alti abeti sulla collina dietro


la casa. Era sera e il sole era sceso dietro le colline
dall'altra parte del lago.
� Ho trovato tutto � la sorella disse. �E adesso
faccio un bel pacco, Nick. �
� Bene. Che fanno quelli? �
� Hanno n2angiato tanto per cena e adesso sono
nella vera12da seduti a bere. Ognuno dei due rac-
conta all'altro quanto � in gamba lui. �
� Finora molto in gan2ba non sono stati. �
� Ti pre12cleranno per fame � disse la sorella � Un
paio di notti nella foresta e tu ritornerai. Basta che
tu senta un paio di volte, di notte, a stomaco vuoto,
lo Si1 illo di un uccello pescatore, e torni a casa. �
� Cosa gli ha dato per cena la mamma? �
� Roba 01 r encla. �
� Bcne. �
� Ho trovato tutto quel che era segnato sulla lista.
La man a � andata a letto con un mal di testa ter-
ribile. Ha scri~to a pap�. �
� Hai visto la lettera? �
� No. in can2era sua insien2e con la lista delle
cose che deve c0117p1a1e al negozio do112ani. Quando
domatti12a si acco1ge1� di tutta la roba che � spa-
rita, do1~r� fare U12a 12UOVa lista. �
� Quanto bevo120 quelli? �
� U11a bottiglia finora, credo. �
� Vorrei poterci mettere delle gocce di sogni-
doro �
� Posso mettercele io se tu mi dici come. Si met-
tono nella bottiglia? �
� No, nel bicchiere. Ma non ne abbiamo. �
� Nemmeno nell'armadietto delle medicine? �
� No. �
� Potrei metterci del laudano. Hanno un'altra bot-
tiglia. O del calomelano. Questi so che ci sono. �
�No � disse Nick. � Cerca di portanni met� del-
l'altra bottiglia di whisky quando si addormentano.
Mettila in una qualsiasi vecch,a bottiglia di medi-
cina. �
� Vado a vedere che fanno � disse la sorella. � Vor-
rei tanto avere delle gocce di sognidoro. Ma non ne
ho mai sentito parlare. �
� Non sono proprio gocce � disse Nick. � E idrato
di cloralio. Lo danno le puttane nelle bevande ai
rompiscatole quando non c'� al~ro modo di farli star
buoni. �
� Mi pare una cosa brutta � la sorella disse. � Per�
dovremmo tenerne per casi di emergenza. �
� Dammi un bacio, � il fratello disse � per un caso
di emergenza. Andiamo gi� a vederli bere. Mi va
l'idea di sentirli parlare seduti in casa nostra. �
� Prometti di non arrabbiarti e di non far niente
di male ? �
� Certo. �
� Nemmeno ai cavalli. Mica � colpa dei cavalli. �
� Nemmeno ai cavalli. �
� Vorrei avere quelle gocce di sognidoro � la so-
rella disse con convinzione.
� Ma non le abbiamo � disse Nick. � E credo che
non se ne trovino da queste parti fino a Boyne City. �
Seduti sullo steccato guardavano i due uomini al
tavolo sotto la veranda. La luna non era ancora
sorta ed era buio, ma le figure dei due uomini si
profilavano contro il chiarore del lago dietro di loro.
Adesso non parlavano, erano tutti e due piegati sul
tavolo. Poi Nick sent� il rumore del ghiaccio nel sec-
chiello.
� E finito il ginger ale � disse uno dei due uomini.
� Io l'ho detto che non bastava � l'altro disse. � Ma
sei stato tu a dire che era abbastanza. �
� Vai a prendere dell'acqua. In cucina c'� un ba-
cile C01Z il mestolo. �
� Io ho bevuto abbastanza. Vado dentro. �
a E non stai su ad aspettare il ragazzo? �
� No. Io vado a dormire. Stai su tu. �
� Credi che verr� stanotte? �
� Non lo so. Io vado a dormire. Tu svegliami
quando ti viene sonno. �
� Io posso star su anche tutta la notte � disse il
guardiacaccia locale. � Son stato su tante notti per
i pescatori di frodo senza chiudere occhio mai. �
� Io anche � disse l'uomo del sud. � Ma adesso va-
do a dormire un p�. �
Nick e la sorella lo guardarono varcare la porta.
La madre aveva detto ai due che potevano dormire
nella stanza da letto vicino al soggiorno. Lo videro
accendere un fiammifero. Poi la finestra fu di nuovo
buia. Guardarono l'altro guardiacaccia seduto al ta-
volo finch� lui pos� la testa sulle braccia. Lo senti-
rono russare.
� Gli diamo un p� di tempo per essere sicuri che
dorme sodo, � Nick disse � e poi prendiamo la roba. �
� Tu stai fuori dello steccato � la sorella disse. � Se
io gli giro intorno non importa. Ma pu� svegliarsi e
vedere te. �
� Bene � acconsent� Nick. � Prender� tutto di qui.
Il pi� � qui fuori. �
� Riesci a trovar tutto senza luce? �
� Certo. Dov'� il fucile? �
� E steso piatto in alto sopra la catasta. Attento
a non scivolare e a non far cadere la legna, Nick. �
� Non preoccuparti. �
Dallo steccato lei and� fin dove Nick stava facendo
il sacco vicino al grande abete che era stato colpito
dal fulmine l'estate prima e in autunno era crollato
per un temporale. La luna stava sorgendo in quel
momento dietro le colline lontane e il chiarore ba-
stava a Nick per vedere che cosa metteva nel sacco.
La sorella pos� in terra il sacco che aveva portato
e disse: a Dormono come maiali, Nick �.
� Bene. �
� Quello del sud russa come quello di fuori. Credo
di avere preso tutto. �
� Brava Pupa. �
� Ho lasciato un biglietto per la mamma dicendo
che vengo con te per non farti mettere nei pasticci
e di non dirlo a nessuno e che a me pensi tu. L'ho
if lfilato sotto la porta. chiusa a chiave. �
� Oh, diavolo � Nick disse. � Mi spiace, Pupa. �
� Adesso non � colpa tua e io mica posso peggio
rare la tua situazione. �
� Sei tremenda. �
�Non possiamo stare di buon umore, adesso?�
� Certo. �
� Ho portato il whisky � disse lei speranzosa. � Ne
ho lasciato un p� nella bottiglia. gnuno dei due
creder� di sicuro che l'ha bevuto l'altro. Ad ogni
modo ne hanno una bottiglia ancora. �
�Hai portato una coperta per te?
� Naturalmente. �
� Meglio che andiamo. �
" Va tutto bene se andiamo dove dico io. L'unica
cosa che fa grosso il mio sacco � la coperta. Porto
io il fucile. �
� Bene. Che scarpe hai? �
� o portato i mocassini da fatica. �
� Che cos'hai portato da leggere? �

� Ho pOl'tatO Lorna Doone, Rapito e Cime tempe-


stose. �
� Sono tutti troppo vecchi per te, meno Rapito. �
� Lorna Doone no. �
� Bene, li leggerenzo ad alta voce � disse Nick.
� Cos� durano di pi�. Per�, Pupa, adesso tu hai nzes-
so le cose in U1l 1flOdO che farenzo 11leglio a bat-
tercela. Quei bastardi n1ica possorzo essere stupidi
conze senzbrafzo. Magari � soltanto perch� avevano
bevuto. �
Nick aveva arrotolato il fagotto e tirato le cin-
ghie e si sedette a mettersi i mocassini. Pose un
braccio into1 no alle spalle della sorella: � Sei sicura
di voler venire? �.
� Devo, Nickie. Non essere debole e indeciso, ades-
so. Ho lasciato il biglietto. �
� Bene, andiamo. Puoi tenere il fucile finch� rzon
sei stanca. �
� Sono pronta per partire � la sorella disse. � Ti
aiuto a stringere le cinghie del sacco. �
� Ti rendi conto che non hai dornzito zeafzche un
minuto e che dobbiamo cafn1ninare? �
� Lo so. Sono un p� conte diceva di essere quello
che russa sul t~volo. �
� Magari una volta era davvero cos� � Nick disse.
"Ma tutto quel che devi fare tu � preoccuparti di
avere i piedi a posto. I mocassini ti grattano? �
� No. E i miei piedi, a forza d'andar scalza tutta
l'estate, hanno la pelle dura. �
� I miei afzche. Su, andiamo. �
Si misero in cammino sul tappeto soffice di aghi
di pino e gli alberi erano alti e fra i tronchi non
c'era sottobosco. Salirono la collina e tra gli alberi
la luna apparve a illuminare Nick col fagotto grosso
e la sorella col fucile 22. Quando furono in cima alla
collina si voltarono a guardare indietro e videro il
lago al chiaro di luna. C'era luce abbastanza da ve-
dere la punta nera del lago e dall'altra parte le alte
colline.
� Possiamo dir ciao a tutto questo � Nick disse.
� Ciao � disse Pupa. � Sai, ti voglio molto bene. �
Discesero la collina, traversarono la distesa dei
canzpi e i frutteti, e superando uno steccato entra-
rono in un campo di stoppie. Mentre traversavano
il canzpo di stoppie guardarono sulla destra il mat-
tatoio e il grande granaio nella valletta e la vecchia
fattoria li tronchi sull'altura che sovrastava il lago.
La lunga strada lra i due filari di pioppi lombardi
fino al lago si disegnava al chiaro di luna.
� Ti fanno nzale i piedi, Pupa? � disse Nick.
� No � la sorella disse.
� Sono passato di qua per via dei cani� Nick
disse. � Appena avrebbero capito che eravamo noi,
sarehber o subito stati zitti, ma intanto qualcuno po-
teva sentirli abbaiare. �
� Capisco � d�sse lei. � E se poi fossero stati zitti,
tutti avrebbero capilo che eravamo noi. �
Davanti vedevano il buio delle colline che sorge-
vano in fondo alla strada. Arrivarono alla fine di un
campo di grano tagliato e traversarono un ruscel-
letto interrato che scelzdeva alla fontana. Poi risali-
rono per un altro campo di stoppie e trovarono un
altro .steccato oltre il quale la strada sabbiosa tra i
tronchi era compatta.
� Aspetta che mi arrampico e ti aiuto � Nick disse.
� Voglio dare un'occhiata alla strada. �
Dall'alto dello steccato vide le ondulazioni del pae-
saggio e i tronchi scuri accanto a casa loro e i ri-
/7essi del lago sotto la luna. Poi guard� la strada.
� Non possono trovare le nostre orme dove siamo
passati e non credo che sarebbero capaci di trovarle
in questo sentiero di sabbia compatta � disse alla so-
rella. � Possiamo canz1ninare ai due lati del sentiero,
se non ci si g1aflia. �

� Nickie, sul serio io non credo che quelli abbiano


l'intelligenza sufficiente per trovar le orme di nes-
suno. Guarda come sono stati l� ad aspettare il tuo
ritorno e si sono sbronzati praticamente sia prima
che dopo cena. �
� Sono venuti gi� al molo � Nick disse. � Ed era
I� che io dovevo essere. Se non mi avessi avvertito
tu, mi avrebbero preso. �
� Non ci voleva troppa intelligenza per pensare
che magari eri al grande fiume quando la mamma
gli aveva detto che eri andato a pescare. Quando
sono andata via io, si potevano accorgere che non
mancava nessuna barca e capire che tu eri andato
a pescare alla caletta. Lo sanno tutti che hai l'abitu-
dine di andare a pescare vicino al mulino della fa-
rina e al frantoio delle mele. Quelli l� sono soltanto
lenti a capire. �
� Gi�, � disse Nick � per� ci sono arrivati terribil-
mente vicino. �
La sorella gli pass� il fucile, dalla parte del cal-
cio, e poi strisci� tra i tronchi dello steccato. Si
rialz� in piedi accanto a lui, sulla strada. Lui le pos�
una mano sulla testa e l'accarezz�.
� Sei molto stanca, Pupa? �
� No. Sto bene. Mi fa anche piacere di essere
stanca. �
� Finch� non sei troppo stanca cammina nella
striscia sabbiosa del sentiero, dove gli zoccoli dei ca-
valli fanno il buco. soffice e le orme asciutte non
si vedono. Io camminer� sul bordo, dove il terreno
� compatto. �
� Posso camminare sul bordo anch'io. �
� No, non voglio che ti graffi. �
Salirono, ma con piccole discese di continuo, ver-
so l'altura che separa i due laghi. C'erano ai lati
della strada alberi grossi e fitti, e dalla strada ai
tronchi fio;ivano cespugli di more e lamponi. Oltre

100 101
il folto degli alberi spiccavano una per una le cime
delle colline. La luna stava gi� calando.
� Come ti senti, Pupa? � Nick chiese alla sorella.
� Meravigliosamente, Nickie. E sempre cos� bello
scappare di casa? �
� No. In genere uno si sente solo. �
� Tu ti sei sentito molto solo? �
� Solo da matti. Di un solo spaventoso. �
a E con me ti sentirai solo? �
aMa no.�
� Non ti dispiace di essere con me invece che con
Trudy? �
� Ma perch� parli continuamente di Trudy? �
� Non ne ho mai parlato. Magari hai pensato tu
a lei e ti � parso che ne parlassi io. �
� Quanto sei intelligente � Nick disse. a Ci pensavo
perch� tu mi avevi detto dov'� e siccome sapevo
dov'� mi veniva da pensare chiss� cosa fa e cos�
via. �
� Forse non dovevo venire. �
� Ti avevo detto che non dovevi venire. �
� Oh, al diavolo � la sorella disse. � Vogliamo fare
come fanno tu~ti e metterci a litigare? Adesso me ne
torno indietro. Tu non hai bisogno di me. �
� Sta' zitta � Nick disse.
� Per piacere, non dire cos�, Nick � disse lei. � Io
me ne vado o rimango come tu vuoi. In qualunque
momento mi dici di andarmene, io me ne vado. Ma
non litighiamo. Non abbiamo visto abbastanza litigi
nelle famiglie? �
� S� � Nick disse.
� Lo so che ti ho costretto io a portarmi con te.
Ma ho fatto tutto in modo da non metterti nei pa-
sticci. E a quelli l� ho impedito di prenderti. �
Avevano raggiunto l'altura e di It si vedeva il lago,
anche se adesso visto di li sembrava stretto e lungo,
quasi un grosso fiume.

�Di qui tagtiamo per ta campagna � Nick disse.


� Poi facciamo la vecchia strada per il trasporto dei
tronchi. di qui che devi tornare indietro se vuoi
tornare. �
Si tolse di dosso il bagaglio e lo deposit� sotto gli
alberi. La sorella vi appoggi� sopra it fucile.
� Siediti, Pupa, e riposati un p� � Nick disse. � Sia-
7no stanchi tutti e due. �
Nick si sdrai� con ta testa sul bagaglio e la so-
rella gli si sdrai� vicino COIZ ta testa sulla spalla.
� Non torno indietro, Nick, a meno che lo vuoi
tu � disse. � Solo non vogtio litigare. Mi prometti
che non litighiamo? �
� Promesso. �
� Io non parter� di Trudy. �
� Al diavolo Trudy. �
� Voglio essere una compagna buona e utile. �
� Lo sei gi�. Non ci farai caso se io sar� inquieto
e mi sembrer� di sentirn1i anche solo? �
� No. AVre1110 cura uno dell'altro e ci divertiremo.
Possiamo divertirci moltissimo. �
�Bene. Comi11cia1no subito a divertirci, allora. �
� Ma io finora mi sono gi� divertita. �
� Abbiamo da fare un pezzo abbastanza difficile e
poi un altro pezzo veramente duro. Poi basta, siamo
arrivati. Per cominciare possian10 aspettare che sia
chiaro. Tu nlettiti a dormire. Pupa. Sei coperta ab-
bastanza? �
� Oh, s�, Nickie. Mo il mio maglione. �
Si gir� sul fianco accanto a lui e si addorment�.
Poco dopo dornliva anche Nick. Dorm� due ore, fin-
ch� la luce del mattino lo svegli�.

Nick aveva fatto il giro intorno agli alberi per ar-


rivare alla vecchia strada per il trasporto del le-
� gname.
� Non dovevamo lasciare tracce arrivando dalla
strada principale � disse alla sorella.
La vecchia strada era cos� inselvatichita che pi�
volte Nick si dovette fermare per non sbattere nei
rami.
� una specie di tunnel � disse la sorella.
� Tra poco si apre. �
� Io sono mai stata qui? �
� No. Di qui si arriva in un posto dove ti portai
a caccia. �
� Si sbuca nel posto segreto? �
�No, Pupa. Dobbiamo passare per posti bruttis-
simi. Non la fa nessuno questa strada che facciamo
7'1oi. �
Proseguirono per quella strada, e ne presero poi
un'altra che era ancora pi� inselvatichita. Sbuca-
rono in una radura. In mezzo alla radura c'erano le-
gna da ardere e fascine, e intorno le vecchie capan-
ne dei boscaioli. Erano vecchissime, e alcuni tetti
erano crollati. Ma lungo la strada c'era una sorgente
e tutti e due bevvero. Il sole non era ancora alto e
tutti e due si sentivano deboli e svuotati dopo la
notte di cammino.
� Di qui in poi era tutta una foresta di tigli � Nick
disse. � Li tagliavano solo per la corteccia e non se
ne facevano niente dei tronchi. �
� E la strada come c'entra? �
� Dovettero tagliare gli alberi in fondo alla strada,
e poi trainare e ammucchiare la corteccia sulla stra-
da per fare la traccia. Poi tagliarono tutto lungo la
strada in linea retta, e ammucchiavano qui la cor-
teccia e la spingevano gi�. �
�Il posto segreto � dietro tutto questo sventra-
mento? �
� S�. Dobbiamo traversare questo squarcio del bo-
sco, poi fare un po' di strada e passare un altro
bosco squarciato finch� arriviamo al bosco vergine. �

� Come mai lasciarono tagliati tanti alberi?


� Non lo so. Era propriet� di qualcuno che non
voleva vendere, penso. Ne rubarono una quantit�
tutto in giro, e su quello pagarono la tassa dema-
niale. Ma la parte migliore � ancora l�, e non ci passa
nessuna strada. �
� Ma perch� non si pu� andare al fiume? Da qual-
che parte il fiume arriva. �
Si stavano riposando prima di affrontare la mar-
cia difficile per il bosco sventrato, e Nick aveva vo-
glia di spiegare.
� Senti, Pupa. Il fiume attraversa la strada princi-
pale che abbiamo fatto noi ed entra nei prati di un
contadino. Il contadino ha alzato intorno ai prati
uno steccato per farne pascolo, e manda via la gente
che vuol pescare. Cos� la gente si ferma al ponticello
prima del suo terreno. Di l� dal fiume, dove la gente
potrebbe andare, oltre i campi che stanno dietro la
casa, il contadino tiene un toro. E un toro cattivo e
carica proprio tutti. Mai visto un toro cos� cattivo.
Sta l�, con l'aria feroce, e corre dietro la gente. Dopo
il toro, finisce la terra del contadino, e c'� un tratto
paludoso di cedri, con delle buche profonde che bi-
sogna conoscere per poter passare. L�, anche per chi
� pratico, � difficile. Noi scavalcheremo le colline e
sbucheremo dalla parte di dietro. L7, ai piedi del
posto segreto, c'� la vera palude. Una brutta palude
che non si passa. Adesso sar� bene che attacchiamo
il pezzo difficile. �

Il pezzo difficile e il pezzo ancora pi� brutto l'ave-


vano ormai passato. Nick s'era arrampicato su tron-
chi abbattuti pi� alti di lui e su altri che gli arriva-
vano al petto. Posava sopra il tronco il fucile e ti-
rava su la sorella, che si lasciava poi scivolare dal-
l'altra parte, oppure scendeva prima lui, prendeva il
fucile, e aiutava la sorella a scendere. Passarono so-
pra e intorno a cataste di rami secchi e in tutto
quelto sventramento faceva caldo, e il polline delle
erbacce selvatiche riempiva i capelli della ragazza e
la faceva starnutire.
� Ma guarda qui che disastro � disse lei a Nick. Si
stavano riposando sopra un gran tronco abbattuto,
seduti proprio sul taglio fatto dagli scortecciatori. Il
taglio era grigio nel tronco di un grigio marcio, e
tutt'intorno c'erano altri tronchi grigi, e mucchi gri-
gi di rami spezzati, e altri rami fioriti di rigogliose
e inutili erbacce.
� E l'ultimo passaggio � Nick disse.
� Li odio � lei disse. � E queste maledette erbacce
sembrano fiori selvatici in un cimitero d'alberi. �
� Hai capito adesso perch� non volevo passare col
buio. �
� Non ce la potevamo fare. �
� Certo. E di qui nessuno ci verr� dietro. Adesso
arriviamo al pezzo facile. �
Dal sole caldo e dalle rovine della foresta usci-
rono all'ombra di grandi alberi. Lo sventramento
era arrivato fin sulla cresta e oltre, e l� ricominciava
la foresta. Camminavano ora sul suolo bruno del bo-
sco, soffice e fresco sotto i piedi. Non c'era sotto-
bosco e i tronchi salivano anche per venti metri fino
all'inizio dei rami. All'ombra degli alberi faceva fre-
sco e in alto Nick sentiva levarsi la brezza. Non eb-
bero mai sole mentre marciavano e Nick sapeva che
tra i rami degli alberi il sole non si affaccia prima
di mezzogiorno. La sorella gli aveva preso la mano
e camminava accanto a lui.
� Non ho mica paura, Nick. Ma mi d� una sensa-
zione curiosa. �
� Anche a me � Nick disse. � Sempre. �
� Non ero mai stata in una foresta cos�. �
� E l'unica foresta vergine rimasta da queste
parti. �
� E una traversata lunga? �
� Abbastanza. �
� Se lossi sola avrei paura. �
� A me d� una sensazione curiosa, ma non di
paura. �
� Questo l'ho gi� detto io. �
� E vero. Ma forse diciamo cos� proprio perch�
abbiamo paura. �
� No. Io non ho paura perch� sono con te. Ma so
che se jossi sola avrei paura. Sei mai venuto qui con
qualcun altro? �
� No. Sempre da solo. �
� E non avevi paura? �
� No. Ma la sensazione curiosa l'avevo. Un po'
co71le ci si sente in chiesa. �
� Nick, dove andiamo a stare non � mica solenne
come qui, vero? �
� No. Non ti preoccupare. E allegrissimo. Ti pia-
cer�, Pupa. Cos� � co7ne erano le foreste nei tempi
antichi. Questo � forse l'ultimo paesaggio vero che
� rimasto. Non ci viene mai nessuno. �
� I tempi antichi mi piacciono. Ma non mi piace
questa cosa cos� solenne. �
� Mica era tutto solenne. Ma le foreste di tigli s�. �
� E bellissimo camminare qui. Dietro casa nostra
a me pareva meraviglioso. Ma qui � meglio. Nickie,
tu credi in Dio? Mica devi rispondernli se non vuoi. �
� Non lo so. �
� Bene. Non sei obbligato a dirlo. Ma non ti di-
spiace se io la sera dico le mie preghiere? �
� No. Te lo ricorder� io se te lo dimentichi. �
� Grazie. Perch� questo tipo di bosco mi fa sen-
tire spaventosamente religiosa. �
� k per que~sto che le cattedrali le costruiscono in
moclo da rassonligliare a questi posti. �
� Tu non hai mai visto una cattedrale, vero? �
� No. Ma ho letto di cattedrali, e riesco a figurar-

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mele. La migliore che abbiamo qui nei dintorni �
questa. �
� Credi che un giorno riusciremo ad andare in Eu-
ropa a vedere cattedrali? �
� Certo di s�. Ma prima devo riuscire a togliermi
da questo pasticcio e imparare a guadagnare un po'
di soldi. �
� Pensi che potrai fare soldi scrivendo? �
� Se divento bravo abbastanza. �
� Non � che magari riusciresti a farne se scrivessi
cose un po' pi� allegre? Mica lo dico io. La mamma
dice che tutto quello che scrivi tu � complicato. �
�Complicato per il "St. Nicholas" � Nick disse.
� Non lo hanno detto. Ma la roba non gli � piaciuta. �
� Ma il "St. Nicholas" � la nostra rivista preferita. �
� Lo so � Nick disse. � Ma io sono gi� troppo com-
plicato per loro. E non sono nemmeno un adulto. �
�Quand'� che un uomo diventa adulto? Quando
si sposa? �
� No. Finch� non sei adulto ti mandano al rifor-
matorio. Quando sei adulto ti mandano al peniten-
ziario. �
� Allora sono contenta che non sei adulto. �
� Non mi manderanno in nessun posto vedrai �
Nick disse. � E smettiamola di parlare complicato
anche se io scrivo complicato. �
� Io non ho mica detto che tu scrivi complicato. �
� Tu no. Tutti gli altri per� s�. �
� Stiamo allegri, Nick � la sorella disse. � Questo
bosco ci fa diventare troppo solenni. �
� Ne saremo fuori presto � Nick disse. � Allora ve-
drai dove andiamo a stare. Hai fame, Pupa? �
� Un poco. �
� Ci credo � Nick disse. �Adesso mangiamo un
paio di mele. �

Stavano scendendo una collina lunga e vedevano


il sole in alto fra i tronchi degli alberi. Ora, at limi-
tare della foresta, cresceva il sempreverde, fiorivano
bacche da selvaggina, e tutto il suolo della foresta
cominciava a ravvivarsi di vegetazione che spuntava
qua e l�. Di l� dai tronchi degti alberi videro un
prato aperto che scendeva fin dove le bianche be-
tulle si allineavano sulla riva del fiume. Oltre il prato
e il filare delle betulle c'era il verde scuro di una
palude di cedri e al di l� della palude c'erano le col-
line azzurre. Tra la palude e le colline c'era un ramo
del lago. Ma dal punto dov'erano non potevano ve-
derlo. Solo dalla distanza capivano che c'era.
� Ecco la sorgente � Nick disse alla sorella. � Ed
ecco le pietre dove ho gi� fatto il campo una volta. �
� un posto bello, bellissimo � la sorella disse.
� Non si pu� vedere anche il lago? �
� C'� un punto da cui si vede � Nick disse. � Ma il
campo � meglio farlo qui. Vado a prendere della le-
gna e facciamo colazione. �
� Le pietre per il fuoco sono molto antiche. �
� un posto antico, questo � Nick disse. � Le pie-
tre sono degli indiani. �
� Come hai fatto ad arrivare diretto qui per la fo-
resta senza pista e senza segnali? �
� Non hai visto in alto sugli alberi i legni che se-
gnavano la direzione? �
� No. �
� Un'altra volta te li far� vedere. �
� Li hai messi tu? �
� No. Sono molto antichi. �
� Perch� non me li hai fatti vedere? �
� Non so � Nick disse. � Magari pensavo ad andare
avanti. �
�Nickie, qui non ci troveranno mai. �
� Lo spero � Nick disse.

Nel preciso momento in cui Nick e la sorella en-

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travano nel primo tratto devastato della foresta il
guardiano addormentato nella veranda della casa al-
l'ombra degli alberi che sovrastavano il lago fu sve-
gliato dal sole che sorgeva dietro la casa e lo colpiva
in pieno volto.
Nella notte il guardiano s'era alzato per prendere
un bicchier d'acqua e quando era tornato dalla cu-
cina si era disteso sul pavimento usando come guan-
ciale il cuscino di una poltrona. Ora, sveglio, cap�
dove si trovava e si alz� in piedi. Aveva dormito sul
fianco destro perch� sotto l ascella sinistra aveva
una Smith and Wesson 38 in una fondina a tracolla.
Tocc� la pistola, distolse lo sguardo dal sole che gli
faceva male agli occhi ed entr� in cucina dove col
mestolo prese una gran sorsata d'acqua dal secchio
vicino al tavolo di cucina. La ragazza di servizio
stava facendo il fuoco nella stufa e il guardiano le
disse: � E la colazione, allora? �.
� Niente colazione � disse la ragazza. Dormiva in
una capanna vicino alla casa ed era entrata in cu-
cina da mezz'ora. La vista del guardiacaccia che dor-
miva sdraiato sul pavimento della veranda e della
bottiglia di whisky quasi vuota sul tavolo l'aveva
spaventata e disgustata. Poi l'aveva fatta infuriare.
� Che vuol dire, niente colazione? � il guardiacac-
cia disse, ancora col mestolo in mano.
� Questo, vuol dire � la ragazza disse.
� Perch�? �
� Non c'� niente da mangiare.
� E il caff�? �
� Niente caffe. �
�T�?�
�Niente t�. Niente bacon. Niente farina. Niente
sale. Niente pepe. Niente caff�. Niente panna in sca-
tola. Niente farina di saraceno. Niente di niente. �
� Ma che cosa dici? C'era tanta roba da mangiare
ieri sera. �

a E adesso non c'�. Avranno portato via tutto i fan-


taSn?i. ),
Il guardiacaccia del sud si era alzato e sentendoli
parlare era ent?ato in cucina.
�Come vi sentite stamattina? � domand� la ra-
gazza.
Il guardiacaccia ignor� la ragazza e disse: �Che
c'�, Evans? �.
� 11 figlio di Iroia � stato qui stanotte e s'� por-
tato via tutta la roba da mangiare. �
� Non si dicono le parolacce nella mia cucina �
disse la ragazza.
� Vieni fuori � disse il guardiacaccia del sud. Usci-
rono tutti e due sotto il portico e chiusero la porta
della cucina.
� Che significa questo, Evans? � l'uomo del sud
indic� il litro di Old Green River dove c'era molto
meno di un lilro. � Fino a che punto eri ubriaco fra-
dicio? �
� Ho bevuto quanto te. Ero seduto a tavola... �
� A far che? �
� Ad aspettare che comparisse il maledetto ragaz-
zo Adams. �
� E a bere. �
� A bere no. Poi mi sono alzato e S0110 andato in
cucina a prendermi un mestolo d'acqua, saranno
state le quattro e mezzo, e per essere pi� sicuro mi
50770 sdraiato davanti alla porta. �
� Perch� non ti sei sdraiato davanti alla porta
della cucina? �
� Lo vedevo meglio di qui se arrivava. �
� E allora com'� andata? �
� Dev'essere entrato in cucina, magari dalla fine-
stra, e ha fatto il carico di tutta la roba. �
� Merda. �
� E tu cosa facevi? � disse il guardiacaccia locale.
a lo dormivo come te. �
� Okay Smettiamola di litigare. Non serve a

niente. �
Venne f~ori la ragazza e l'uomo del sud le disse:
�Dite a rs. Adams che abbiamo bisogno di par-

larle �.
La raga~za non disse niente, ma entr� nella parte

centrale della casa sbattendosi dietro la porta.


�Farai tneglio a raccogliere le bottiglie piene e
quelle VuOte� disse l'uomo del sud. �Ce n'� cos�

poco che rl�n serve. Ne vuoi? �


� No, grazie Oggi devo lavorare. �
�lo ne bevo uno� disse l'uomo del sud. �Mica

son state Satte bene le parti. �


� Io no, ne ho bevuto pi� dopo che te ne sei an-
dato tu � disse ostinato il guardiacaccia locale.

� Perch� dici stronzate? �


� Non � una stronzata �
L'I~omo del sud pos� la bottiglia. �Bene � disse
alla ragaz~a che aveva aperto la porta e se l'era ri-

chiusa alle spalle � Che ha detto? �


� Ha dett� che ha un mal di testa terribile e non

pu� riceveri~i Dice che voi avete un mandato Dice


di perquisire tutto il posto come vi pare e poi an-

darvene. �
� Che ha detto del ragazzo? �
� No1l h visto il ragazzo e non sa niente di lui. � bene �.

� Dove s�~l� gli altri ragazzi? �


� In visita a Charlevoix �

� A viSit~re chi? �
�lo non lo so e lei non lo sa. Sono andati a un

ballo e si fermeranno fino a domenica con amici. �


� Chi era la ragazza che ieri girava qua intorno. �
� Non h� visto nessuna ragazza qua intorno. �
� C'era.
� Magari un'al11ica dei ragazzi che chiedeva di loro.
Magari una ragazza di una famiglia di passaggio
Siete sicur� che era una ragazza? �

Una ragazza che poteva avere undici o dodici


anni. Capelli castani e occhi scuri. Con le lentiggini.
Molto abbronzata. Con una camicia e un paio di
calzoni da ragazzo. Scalza. �
� Potrebbe essere chiunque � la ragazza disse.
� Avete detto che aveva undici a dodici anni? �
a Oh, merda, � disse l'uomo del sud � non si riesce
a tirar fuori niente da una palude cos�. �
aSe io sono una palude, lui cos'�? � la ragazza
fiss� il guardiacaccia locale. � Che cos'� Mr. Evans?
I suoi ragazzi e io siamo andati a scuola insieme. �
� Chi era la ragazza? � Evans domand�. � Avanti,
Suzy, tanto riesco a saperlo lo stesso. �
� Proprio non saprei � disse la ragazza Suzy. � Pa-
re che adesso qui arrivi gente d'ogni tipo. Mi pare
di essere in una grande citt�. �
� Non vuoi passare dei guai, vero Suzy? � Evans
disse.
� No, signore. �
� Parlo sul serio. �
� Allora neanche voi volete mettervi nei guai, ve-
ro? � Suzy gli disse.

Fuori dal granaio, dopo aver attaccato i cavalli,


quello del sud disse: � Non ci � mica andata troppo

� L'abbiamo perduto � disse Evans. � Ha preso le


provviste e deve avere il fucile. Ma � ancora in zona.
Posso trovarlo. Tu sai seguire una pista? �
� No, proprio no. E tu? �
�Nella neve � rise l'altro guardiacaccia.
a Ma non dobbiamo seguire una pista. Dobbiamo
solo indovinare dove si trova. �
�Non si � caricato di tutta quella roba per an-
dare a sud. Altrimenti prendeva poca roba e puntava
sulla ferrovia. �
aNon potrei dire che cosa esattamente mancava
dalla madia. Certo per� che lui in cucina ha fatto
un bel carico. Si nasconde da qualche parte. Vedr�
di controllare abitudini, amici, e luoghi frequentati.
Si pu� beccarlo a Charlevoix, Petoskey, St. Ignace
o Sheboygan. Nei panni suoi dove andresti tu? �
� Andrei nella Penisola Superiore. �
�Anch'io. E anche lui la conosce. Il posto pi� fa-
cile dove beccarlo � il traghetto. Ma c'� tanta di
quelta terra in mezzo tra qui e Sheboygan, e lui co-
nosce anche quei posti. �
� Sar� meglio che andiamo gi� a trovare Packard.
Oggi dobbiamo beccarlo. "
� Si potrebbe aspettarlo sull'East Jordan o alla
Grand Traverse? �
� S�, ma quelle non sono zone sue. Lui andr� in
posti che conosce. �
Mentre stavano aprendo il cancello dello steccato
venne fuori Suzy.
� Posso venire gi� al negozio in calesse con voi?
Devo f are s pese. �
�Che cosa ti fa pensare che noi andiamo al ne-
gozio? �
� Ieri parlavate di andare a trovare Mr. Packard. �
� E come pensi di riportare la tua spesa fin qui? �
� Penso che per strada mi dar� un passaggio qual-
cuno che viene al lago. Oggi � sabato. �
�Bene, sali allora� disse it guardiacaccia locale.
� Grazie signor Evans � disse Suzy.

Arrivati al negozio e uJficio postale, Evans attacc�


la pariglia alla stanga, e lui e l'uomo del sud si fer-
marono a parlare un momento prima di entrare.
� Non dire niente, con quella maledetta Suzy pre-
sente. �
� Certo. �
�Packard � un tipo molto per bene. Non c'� in
paese nessuno benvoluto come lui. Non si riesce mai
a trovare una prova contro di lui per la storia delle
tro~e. Non ha paura di nessuno e a noi non conviene
metterci contro di lui. �
� Pensi che collaborer�? �
� Se lo tratti male, no. �
�Andiamo da lui. �
Nel negozio Suzy aveva oltrepassato in f retta le
vetrinette d'esposizione, i barili aperti, gli scaffali
dello scatolame, senza badare a niente e a nessuno
prima di arrivare al recinto chiuso dell'ufficio po-
stale con lo sportello della consegna e dei franco-
bolli. Lo sportello era gi�, Suzy fece il giro e sbuc�
sul retro del negozio. Packard stava aprendo una
scatola d'imballaggio con un piede di porco. La
guard� e le sorrise.
� Mr. John, � disse la ragazza parlando in fretta
� ci sono due guardacaccia che stanno cercando
Nickie. Lui se l'� squagliata stanotte e la sorella �
andata con lui. La madre lo sa e tutto � a posto. Non
lo dir� a nessuno. �
� Ha preso tutte le vostre provviste? �
� Quasi tutte. �
�Allora scegli quello che ti serve e fai una lista,
poi la guardiamo insieme. �
� Stanno arrivando. �
� Tu passa dietro e rientra dal davanti. Vado io a
parlare con quelli. �
Suzy fece il giro del lungo edificio di legno e risal�
gli scalini dell'ingresso. Questa volta entrando not�
tutte le cose, riconobbe gli indiani che avevano por-
tato i secchi e i ragazzi indiani che fissavano gli ar-
nesi da pesca sulla prima vetrinetta di sinistra. Ri-
conobbe tutte le medicine brevettate sul bancone vi-
cino, sapeva chi di solito le comprava. Un'estate ave-
va fatto la commessa nel negozio e perci� sapeva
che cosa significavano le lettere e i numeri in co-
dice scritti a matita sulle scatole di cartone che

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contenevano scarpe, soprascarpe, calze di lana, guan-
toni, berretti e maglioni. Sapeva quanto valevano i
secchi portati dagli indiani e sapeva che la stagione
era ormai tarda per tenere alto il prezzo.
�Perch� le portate cos� tardi, Mrs. Tabeshavv?�
domand�.
� Troppo divertimento il Quattro Luglio � la don-
na indiana rise.
� Come sta Billy? � Suzy domand�.
� Non so, Suzy. Non lo vedo ormai da quattro set-
timane. �
� Perch� non le portate gi� all'albergo e non cer-
cate di venderle ai turisti? � Suzy disse.
� Magari � la signora Tabeshavv disse. � L'ho fatto
una volta. �
� Dovreste portargliele tutti i giorni. �
� Strada lunga � la signora Tabeshat disse.
Mentre Suzy parlava con le persone che conosceva
e faceva la lista della roba che le serviva per casa,
i due guardiacaccia erano nel retrohottega con
Packard.
John Packard aveva gli occhi azzurri, i capelli e
i baffi castani, e aveva sempre l'aria di essere capi-
tato in quel grande negozio assolutame?1te per caso.
Da giovane era stato via per diciotto anni nel nord
del Michigan e aveva l'aria del giudice di pace o
del giocatore impassibile pi� che del bottegaio. Ai
suoi tempi era stato proprietario di grossi locali e
li aveva gestiti bene. Ma quando era arrivato il ta-
glio dei boschi, s'era stabilito l� e aveva comprato
dei terreni. Infine quando la contea aveva concesso
delle opzioni locali, aveva comprato quella bottega.
Gi� mandava avanti l'albergo. Ma diceva che un al-
~ergo senza bar n�n gli andava, e perci� non vi
metteva quasi mai piede. L'albergo lo gestiva la si-
gnora Packard. Lei era pi� ambiziosa di suo marito
John, e John diceva che lui non voleva buttar via
il tempo con persone che avevano soldi abbastanz~
per prendersi una vacanza in qualunque posto della
regione e invece venivano in un albergo senza bar
a passare il tempo seduti sotto il portico sulle sedie
a dondolo. Chiamava i turisti "i menopausisti" e ci
scherzava sopra, ma la signora Packard gli voleva
bene e non si arrabbiava quando lui la prendeva in
giro.
� Non me ne importa niente se tu li chiami "i me-
nopausisti" � gli disse una notte lei a letto. � Io sono
pur sempre la donna che va bene per te, no?�
A lei i turisti piacevano perch� alcuni di loro por-
tavano un senso di cultura, e John diceva che sua
moglie amava la cultura come un boscaiolo pu�
amare il Peerles, che � il miglior tabacco da masti-
care. In realt� rispettava l'amore di lei per la cul-
tura come lui amava il whisky buono, e gli diceva:
aPackard, non devi darti pensiero per la cultura.
Io non voglio dar fastidio a te. Ma per me � una cosa
meravigliosa �.
John diceva che lei poteva permettersi tutto il ca-
volo di cultura che voleva finch� non era obbligato
lui ad andare ad un Chautauqua o a un corso per il
miglioramento di se stessi. Era stato in campeggi e
revival ma non era mai stato in un Chautauqua. Di-
ceva che anche i campeggi e i revival erano abba-
stanza uno schifo ma almeno alla fine tra quelli pi�
svegli ci scappava fatto qualcosa di sessuale, anche
se poi non si trovava mai nessuno che dopo un cam-
peggio o un revival pagasse il conto. La signora
Packard, disse una volta a Nick Adams, era tutta
preoccupata per la salvezza della sua anima immor-
tale dopo essere stata al grande revival di un tipo
come Gypsy Smith, il famoso evangelista, ma poi
salt� fuori che lui, Packard, era una specie di Gypsy
Smith e cos� tutto si mise a posto. Ma un Chautau-
qua era qualcosa di strano. La cultura poteva es-

116 1 117
sere rrl?eglio della religione, John pens�. Era la pro-
spetti1~a di qualcosa di gelido, eppure c'era chi ci
diventava matto. Si riusciva a capire che non era
tutto n trucco, per�.
� Di sicuro c'� che li a~erra � aveva detto a Nick
Adam5- � Dev'essere una specie di rito sacro che
prende al cervello. Tu studia un po' la cosa e vie-
nimi a dire che te ne pare. Devi fare lo scrittore e
perci� � meglio che di queste cose ti occupi presto.
Non restare ind ietro. �
A J~hn praceva Nick Adams perch� diceva che
Nick aveva il peccato originale. Nick non capiva il
senso della frase, ma ne era molto orgoglioso.
� Ci sono cose di cui dovrai pentirti � John disse
a Nick- � Questa � una delle cose pi� belle che esi-
ste. puoi sempre decidere poi se pentirtene o no.
Ma in~anto la cosa � da fare. �
� Io non voglio far niente di male � Nick disse.
� N~mmeno io voglio fartene fare � disse John.
a Ma tu sei un essere vivente e ci sono cose che devi
fare. on dire bugie e non rubare. Bugie tocca a
chiunqUe dirne. Ma tu scegliti qualcuno al quale non
dici r~ai bugie. �
� scelgo voi. �
� Bene. Tu non dire mai bugie a me e io non ne
dir� t~ai a te. �
� Ci prover� � Nick disse.
� Non cos� � John disse. � Dev'essere stabilito. �
� va bene � Nick disse. � Non vi dir� bugie mai. �
� c~e fine ha fatto la tua ragazza? �
� Sentito dire che lavorava al Soo. �
� Era una bella ragazza e mi piaceva � John disse.
�A7lche a me� disse Nick.
� cerca d i non prend ertela. �
� Not posso farci niente � Nick disse. � Mica �
stata colpa sua. fatta cos�. Se me la trovo di nuo-
vo daVanti, secondo me ci ricasco. �

� Magari no. �
� Magari s�. Mica lo farei apposta. �

John stava pensando a Nick quando si avvicin�


al bancone di fondo dove i due uomini lo stavano
aspettando. In piedi dietro il banco li guard� e non
gli piacquero n� l'uno n� l'altro. Gli era sempre stato
antipatico l'uomo del posto, Evans, e non aveva nes-
sun riguardo per lui, ma si rendeva conto che t'uomo
del sud poteva essere pericoloso. Non l'aveva osser-
vato troppo bene, ma si era accorto che l'uomo ave-
va gli occhi verde-opaco e la bocca pi� sottile di
quanto pu� essere la bocca di uno che mastica ta-
bacco. Aveva ancile appeso alla catena un vero dente
d'alce. Era il clente di un alce maschio che poteva
aver avuto cinque anni. Un dente bellissimo e John
lo osserv�, fissando anche il grosso rigonfiamento
prodotto dalla fondina a tracolla sotto la giacca.
� Avete ucciso quell'alce con quel cannone che
portate a tracolla? � domand� John all'uomo del
sud.
� No � rispose quello. � L'ho ucciso nello Wyoming,
itt zo11a dove � permessa la caccia, C07l un Winche-
ster 45-70. �
� Siete un gran cacciatore, eh? � disse John. Guar-
do sotto il bancone. �Avete anche dei piedi molto
grossi. Avete bisogno di quel cannone per andare a
caccia di ragazzi? �
�Che volete dire con ragazzi?� disse l'uomo del
sud. Incassava gi� un colpo.
� Voglio dire il ragazzo al quale date la caccia. �
� Ragazzi, avete detto � disse l'uomo del sud.
John continu� l'al tacco. Era necessario. � E che
arma porta Evans quando d� la caccia a un ragazzo
che a StlO figlio le ha gi� date due volte? Dovete es-
sere ben armato, Evans. Quel ragazzo potrebbe darle
anche a voi. �

118 119
� Perch� non lo tirate fuori, cos� vediamo? � Evans

disse.
� Ragazzi, avete detto, Mr. Jackson � l'uomo del

sud disse. � Che cosa ve lo ha fatto dire? �


� La vostra faccia da pompinari � John disse.

� Razza di piedipiatti. �
� Perch� non uscite da dietro il banco, se avete

voglia di parlare cos�? � disse l'uomo del sud.


� Voi state parlando con l'Ufficiale di Posta degli

Stati Uniti � disse John. � State parlando senza altri


testimOni che Evans detto Faccia di Merda. Imma-
ginO che riuscirete a indovinare perch� la chiamano
FacCia di Merda. In fondo, siete un detective. �
Adesso era felice. Aveva sferrato lui l'attacco e si
sen~iva come ai vecchi tempi prima di ridursi a gua-

dagnarsi da vivere dando cibo e letto a turisti che


se 1e stavano sulle sedie a dondolo sotto il portico
a gtlardare il lago.
� Ascoltate, Piedone. Adesso mi ricordo bene di

voi. Voi non vi ricordate di me, Piedone? �


L'uomo del sud lo fiss�. Ma non si ricordava di lui.
� Mi ricordo di voi a Cheyenne il giorno che im-
piCcarono Tom Horn � disse John. � Voi foste uno

di quelli che lo inca.strarono con le promesse del-


l'associazione. Di chi era il locale a Medicine Bow
quando voi lavoravate per quelli che fregarono

Ton? i per questo che siete finito a fare quello che


f ate ? Non avete pi� memoria? �
� Quando siete arrivato qui? �
� Due anni dopo che impiccarono Tom. �
� Accidenti a m e. �
� Non vi ricordate che vi detti io quel dente d'alce
quando facemmo fagotto per andarcene da Grey-

bull? �
� Certo. Sentite, Jim. Devo prendere questo ra-

gaz~� �
�Mi chiamo John � disse John. � John Packard

Tornate a bere qualcosa, un'attra volta. Dovrete co-


noscere un p� meglio quest'altro personaggio. Fac-
cia di Palta si chiama. Veramente noi di solito lo
chiamiamo Faccia di Merda, ma gli ho cambiato un
po' il nome per essere gentile. �
� Mr. John, � disse Evans � non potreste tenere un
atteggiamento pi� amichevole e collaborativo? �
�Vi ho anche cambiato nome, no?� John disse.
� Che tipo di collaborazione vorreste voi due? �
Dal fondo del negozio John prese una bottiglia da
uno scaffale basso d'angolo e la porse all'uomo del
sud.
� Bevete, Piedone � disse. � Avete l'aria di averne
bisogno. �
Bevvero tutti e tre, poi John disse: �Perch� cer-
cate quel ragazzo? �.
� Inf razioni alle leggi sulla caccia � l'uomo del sud
d isse.
�Che infrazione in particolare?�
� Ha ucciso un daino il dodici del mese scorso. �
� Due uomini armati alla ricerca di un ragazzo che
ha ucciso un daino il dodici del mese scorso � disse
John.
� Ci sono anche altre infrazioni. �
� Ma questa � l'unica di cui avete una prova. �
� Certo che l'abbiamo. �
�E le altre infrazioni che cos'erano?�
� Una quantit�. �
� Ma mica avete le prove. �
�Non ho detto questo� Evans rispose. �Ma del
daino le prove l'abbiamo. �
� E la data era il dodici? �
� Esatto � d isse Evans.
� Perch� non fai delle domande invece di rispon-
dere alla sue? � disse al collega l'uomo del sud. John
rise. �Lasciatelo fare, Piedone. Mi piace veder lavo-
rare un cervellone cos�. �
�Come con�Scete it ragazzo? chiese l'uomo del
sud.
� Piuttosto bene. �
� Mai avuto con lui rapporti d'af~ari? �
� Ogni tant� lui fa qui qualche piccolo acquisto.
Paga in contanti. �
�Avete u~idea di dove possa essersi diretto?�
� Ha dei parenti nell'Oklahoma. �
� Vieni Evans. Stai sprecando il tempo � disse
l'uomo d�l sud. � Grazie del whisky, Jim. �
� John � diSse John. � E voi, Piedone, come vi chia-
mate? �
� Porter. Henry J. Porter. �
� Piedone, non avete mica l'intenzione di sparare
a quel ragazZ�- �
� Lo prender� e lo metter� dentro. �
� Siete sempre stato una carogna di bastardo. �
� Andiamo, Evans � disse l uomo del sud. � Qui
perdiamO ternpo. �
�RicordateVi quel che ho detto sul fatto di spa-
rare � disse tt701to tranquillamente John.
� Ho sentito l'uomo del sud disse.
I due uomini uscirono traversando il negozio, stac-
carono il calesSe e se ne andarono. John li segu� con
lo sguardo. Guidava Evans e l'uomo del sud gli par-
lava.
Henry J. Porter, pens� John. L unico nome che
di lui mi ricordo � Piedone. Aveva dei piedi cos�
grandi che doveva farsi fare gli stivali su misura. Lo
chiamavano Piedone. Piedone come? Non devo aver-
lo saputo mai- Piedone Porter? No, non era Porter.
� Mi dispiaCe per quei secchi, Mrs. Tabeshavv
disse. � Sian~� troppo avanti ormai nella stagione e
non vanno pi�- Ma se avete la pazienza di portarli
all'albergo riUscirete a darli via. �
� Comprateli voi, da vendere all'albergo � suggeri
la signora Tabeshavv.

� No. Li compreranno meglio da voi � John disse.


a Siete sempre una bella donna. �
� Tanto tempo fa � disse la signora Tabeshavv.
aSuzy, vorrei parlarti� disse John.
Nel retrobottega le disse: �Dimmi tutto�.
� Ho gi� detto tutto. Sono venuti a cercare Nickie
e lo hanno aspettato a casa. La sorella minore � an-
data a dirgli che lo aspettavano. Mentre quelli dor-
mivarlo ubriachi, Nick � venuto, ha preso la roba e
se n'� andato. Ha provviste abbondanti per un paio
di settimane e ha il fucile, e Pupa � andata con lui. �
�Perch� lo ha fatto?�
�Non lo so, Mr. John. Credo che volesse tenerlo
d'occhio e impedirgli di fare sciocchezze. Voi lo co-
noscete. �
� Tu abiti dalle parti di Evans. Secondo te, quanto
ne sa lui delle zone dove si trova Nick? �
� Parecchio. Ma quanto non so. �
� Dove credi che saranno andati? �
� Non so, Mr. John. Nick conosce una quantit� di
posti. �
� Quell'uomo con Evans non mi va. E un vero ma-
scalzone. �
� Non ha l'aria intelligente. �
� E pi� intelligente di quanto pare. La sbornia lo
sbatte gi�. Ma � intelligente ed � un mascalzone. Io
lo conoscevo gi�. �
� Che cosa devo fare io? �
� Niente, Suzy. Farmi sapere tutto. �
� Vi dir� tutto quel che mi capita di sapere, cos�
potrete controllare. �
� Come vai a casa? �
� Posso prendere una barca dal molo di Henry e
venire a remi dal cottage a prendere le provviste.
Mr. John, che cosa faranno quelli l� a Nick? �
� E questo che mi preoccupa. �
�Parlavano di mandarlo al riformatorio.�

122 1: 123
� Vorrei tanto che non avesse ammazzato quel
daino. �
� vorrebbe anche lui. Disse di aver letto in un li-
bro come si poteva abbattere qualcosa con un pro-
iettile senza far male. Dava solo una forma di stor-
dimento e Nick voleva provare. Disse che era una
cosa da paz~i. Per� voleva provare. Allora colp� il
daino e gli spezz� il collo. Poi stette malissimo. So-
prattutto stette malissimo all'idea di averlo voluto
abbattere. �
� Ca pisco. �
� Dovette esser Evans a trovare la bestia dove lui
l'aveva nascosta, al vecchio lavatoio. Qualcuno co-
munq~e la trov�. �
� Chi pot� avvertire Evans? �
� Dovette essere il ragazzo di Evans a trovarla.
Non fa altro che seguire le tracce di Nick. Pu� aver
visto ick uccidere il daino. Quel ragazzo non vale
niente, Mr. John. Per� di seguire le tracce di chiun-
que � capace. Magari in questo momento � in questa
stanza. �
�Qui no,� John disse �ma potrebbe esser fuori
ad ascoltare. �
� Magari anche adesso sta seguendo Nick. �
� Ne hai sentito mai parlare da quelli l� a casa? �
� Non l'hanno nominato mai � Suzy disse.
�Evans deve averlo lasciato a fare i mestieri di
casa. lon credo che dobbiamo preoccuparci di lui
finch� quelli non arrivano a casa di Evans. �
� Posso andare in barca sul lago nel pomeriggio e
cercar di sapere da qualcuno dei nostri ragazzi se
Evans ha preso qualcuno per fare i mestieri di casa.
Cos� sapremo se ha lasciato libero il ragazzo. �
�Tutti e due quegli uomini sono troppo vecchi
per seguire le tracce di chiunque. �
�Ma il ragazzo � terribile, Mr. John, e sa molte

cose su Nick e sui posti dove lui va. Li trover� e


condurr� da loro gli uomini. �
� Vieni nel retro dell'ufficio postale � disse John.
Dietro il raccoglitore a scomparti, le cassette di
sicurezza, il libro delle registrazioni e i libri dei fran-
cobolli insieme con timbri e tamponi, con lo spor
tello abbassato della Consegna Pubblica, che a Suzy
dava la sensazione di rivivere la gloria dell'ufficio
che era stato suo quando aveva aiutato nel negozio,
John disse: �Dove pensi che siano andati, Suzy?.
� Non saprei bene. Non troppo lontano, altrimenti
non portava Pupa con s�. Un posto buono, se no non
la portava. Sanno anche delle trote per le cene del-
l'albergo, Mr. John. �
� Quel ragazzo? �
� Certo. �
� Forse faremo bene a occuparci del ragazzo
Evans. �
�Io lo ammazzerei. Sono sicura che per questo
Pupa � andata con lui. Per impedire a Nick di am-
mazzarlo. �
�Cerca di trovare un modo per seguire le toro
~racce. �
� Lo far�, ma voi dovete inventare qualcosa, Mr.
John. Mrs. Adams � crollata. Ha sempre un mal di
testa terribile. Ecco. Prendete questa lettera. �
�Imbucala nella cassetta� John disse. �E posta
degli Stati Uniti. �
� Li avrei ammazzati tutti e due stanotte, quando
li ho visti addormentati. �
�No� disse John. �Non dire cose simili e non
pensarle nemmeno. �
; � Voi avete mai ammazzato qualcuno, Mr. John?
� S�. Ma � sbagliato e non serve. �
� Mio padre ha ammazzato uno. �
� Non gli � servito a niente. �
� Non poteva evitarlo. �

124 125
� Bisogna imparare a evitarlo � disse John. � Ades-
so vai, Suzy. �
� Vengo a trovarvi stasera o domattina � Suzy
disse. � Mi piacerebbe lavorare ancora qui, Mr.
John. �
�Piacerebbe anche a me, Suzy. A~a Mrs. Packard
non � di questo parere. �
� Lo so � Suzy disse. � sempre cos� che vanno le
cose. �

Nick e la sorella erano sdraiati su un giaciglio di


foglie sotto una tettoia che insieme avevano costrui-
to al margine della foresta di tigli nel punto in cui
oltre il pend�o della collina si vedevano gi� le paludi
dei cedri e le colline azzurre in lontananza.
� Se non stiamo comodi, Pupa, potremo mettere
delle altre foglie. Per stanotte, stanchi come siamo,
andr� bene. Ma domani metteremo a posto molto
meglio. �
� magnifico � la sorella disse. � Stare tranquilli
e sentirsi davvero in pace. �
� un bu07t accampamento � Nick disse. � E non
si vede. Faremo soltanto fuochi piccoli. �
� Si vede un fuoco al di l� dalle colline? �
� Pu� succedere � Nick disse. � Di notte il fuoco
si vede da lontano. Ma io metter� dietro una coperta
tesa. Cos� non si vedr�. �
� Nick, non sarebbe bello che nessuno ci desse la
caccia e che noi fossimo qui solo per divertirci? �
� Non farti venire cos� presto di questi pensieri �
Nick disse. � Abbiamo appena cominciato. E poi se
fossimo qui solo per divertirci non saremmo qui. �
� Mi spiace, Nick. �
�Non devi scusarti. Senti, Pupa, io vado gi� a
prendere qualche trota per cena. �
� Posso venire anch'io? �
� No. Tu stai qui e riposati. Hai avuto una gior-

nata dura. Leggi un poco, o anche solo riposati.


� Era brutto in quegli squarci della foresta, vero?
L� davvero me la son vista brutta. Sono stata bra-
va? �
� Sei stata magnifica, e magnifica sei stata anche
a fare il campo. Ma adesso riposati un po'. �
� Abbiamo un nome per questo campo? �
� Lo chiameremo campo numero uno � Nick disse.
Scese lungo il fiume e quando fu arrivato quasi
alla sponda del lago si tagli� un bastone di salice e
lo rifin� alle estremit�, lasciandoci la corteccia. Ve-
deva l'acqua del fiume scorrere veloce e limpida. Il
fiume era stretto e profondo e le rive, prima che il
corso d'acqua entrasse nella palude, erano coperte
di muschio. L'acqua limpidissima fluiva rapida e la
velocit� creava rigonfiamenti in superficie. Nick non
si avvicin� perch� sapeva che sotto le rive l'acqua
scorreva e non voleva spaventare qualche pesce pas-
sando sulla riva.
"Devono essercene parecchi in acqua scoperta"
pens�. "Ormai l'estate � avanti."
Prese il capo di un filo di seta da una scatola di
tabacco che teneva nel taschino in alto a sinistra del-
la camicia, ne tagli� un pezzo meno lungo del ba-
stone di salice e lo fiss� all'estremit� dove aveva
/atto una piccola tacca. Poi assicur� al filo un amo
che prese dall'astuccio e tirando l'attacco dell'amo
prov� la tensione del filo e la flessibilit� dei salice.
A questo punto pos� in terra la canna e si diresse
: dove il tronco di un piccola betulla, morta ormai da
anni, era disteso tra le betulle che costeggiavano i
1 cedri lungo il torrente. Fece rotolare il tronco e vi
trov� sotto molti vermi di terra. Non erano grossi.
Ma erano rossi e si muovevano molto, e Nick li mise
in una scatola rotonda, con tanti piccoli buchi nel
Coperchio che un tempo aveva contenuto tabacco
danese. Era questo il terzo anno che trovava l'esca
allo stesso posto e questo succedeva perch� lui ave-
va sempre rimesso a posto il tronco.
Chiss� la portata che ha questo fiume, pens�. Deve
prenderne una quantit� terribile d'acqua da quella
palude a monte. Guard� lungo il corso d'acqua, in
gi� e in su, fino alla foresta di tigli dov'era il campo.
Poi torn� al posto dove aveva lasciato il bastone col
filo e l'amo, infil� con cura l'esca sull'amo e ci sput�
sopra per buon augurio. Tenendo con la destra il ba-
stone e la lenza con l'amo innescato, si avvi� con
passo leggero lungo la riva del corso stretto e ve-
loce dell'acqua.
Era cosi stretto che il suo ramo di salice bastava
a misurarne la larghezza, e Nick avvicinandosi alla
riva sent� il lqutto turbolento dell'acqua. Si ferm�
sulla sponda, dove non vedeva niente dentro l'ac-
qua, tir� fuori dalla scatola di tabacco due piombi
con una tacca da un lato e li pieg� sulla lenza a un
paio di spanne dall'amo, stringendo con i denti.
Fece roteare l'amo coi due vermi infilati sopra l'ac-
qua in modo da farlo cadere leggero e affondare
nell'acqua, poi abbass� il ramo di salice in modo
che la corrente portasse sotto la riva la lenza con
gli ami innescati. Senti il filo tendersi e poi irrigi-
dirsi al peso. Alz� la canna che quasi gli si pieg�
in due tra le mani. Senti lo strappo ritmico, a scatti,
che tirava senza cedere. Poi cedette, venendo su nel-
l'acqua con la lenza. Vi fu un salto scattante nella
corrente stretta e profonda, e la trota fu strappata
fuori dall'acqua e, sferzando l'aria, vol� sulla spallo
di Nick e sulla sponda dietro di lui. Nick la vide
brillare al sole e l'af~err� che si dimenava tra le
felci. 11t mano a Nick era robusta e pesante e aveva
un buon odore e Nick not� com'era scuro il dorso,
che colori brillanti avevano le squame e come spic-
cavano i margini delle pinne. Erano bianchi, con
una ri,a nera dietro, e la pancia aveva un bellissimo
colore dorato come un tramonto. Nick la teneva con
la mano destra e riusciva appena a chiuderle intorno
la mano.
E un p� grossa per la padella, pens�. Ma ormai
l'ho ferita e debbo farla fuori.
Sbatt� forte la testa della trota contro il manico
del coltello da caccia e la pos� contro il tronco di
una betulla.
� Accidenti � disse. � E la misura perfetta per
Mrs. Packard e per la cena dei suoi mangiatori di
trote. Ma � ben grossa per Pupa e per me. �
Farei meglio a risalire il fiume e a cercare un po-
sto di acqua bassa dove pescarne un paio piccole
per Pupa e per me, pens�. Accidenti, ma che cosa
� stato quando ho dovuto dargli lo strappo fuori.
Hanno un bel dire quanto vogliono che � un gio-
chetto, ma quelli che non hanno mai dovuto dargli
una strappata mica sanno come �. E se va per le
lunghe? quetlo allora il momento di non mollare
finch� piano piano comincia a venire e poi salta
fuori e per ar~a.
Strano questo fiume, pens�. E buffo che le pic-
cole uno debba andarsele a cercare.
Trov� la canna che aveva buttato in terra. L'amo
era storto e lui lo raddrizz�. Poi raccolse il grosso
pesce e s'avvi� in su lungo il fiume.
C'� un punto d'acqua bassa, col fondo di sassi, l�
dove esce dalla palude di sopra, pens�. L� posso
prenderne un paio piccole. Magari a Pupa questa
grossa non piace. Se le viene la nostalgia di casa
devo riportarla indietro. Chiss� cosa stanno facendo
in questo momento quelli l�. Non credo che il ma-
ledetto ragazzo Evans conosca questo posto. Quel
figlio di puttana. Credo che qui non abbiano mai pe-
scato altro che gli indiani. Era meglio essere indiani,
pens�. Uno si risparmiava un sacco di pasticci.
Continu� a risalire il fiume, tenendosi lontano dal

128 129

f
corso dell'acqua, ma una volta pos� il piede sopra
un pezzo di riva muschiosa sotto il quale fluiva la
corrente. Una grossa trota salt� Stl con un guizzo
che fece nell'acqua una specie di vortice. Era una
trota cos`t grossa da non credere che potesse muo-
versi in quella poca acqua.
� Di dove salti fuori? � disse Nick, quando il pe-
sce fu di nuovo sparito sotto la sponda, pi� a monte.
� Che trota, ragazzi. �
Dove l'acqua era bassa prese due piccole trote.
Erano belle anche queste, piene e sode, e Nick tolse
ai tre pesci le interiora e le gett� nel fiume, poi lav�
con cura le trote nell'acqua fredda e le involt� in
un vecchio sacchetto di tela che prese dalla tasca.
Meno male che a questa ragazza il pesce piace,
pens�. Avrei voluto cogliere delle more. Per� io so
dove ne posso sempre trovare. Attacc� a risalire il
pend`to della collina verso il campo. Il sole era sceso
dietro la colli7za e il tempo era bu01lo. Nick guard�
oltre la palude e verso il cielo lontano, sotto il quale
doveva essere il ramo del lago, e vide volare un falco
pescatore.
Arriv� al rif ugio camntinando piano e la sorella
non lo sent`t. Era sdraiata sul fianco e leggeva. Al
vederla lui le parl� piano per non farla sobbalzare.
� Che hai fatto, scimnzietta? �
Lei si volt� a guardarlo e sorridendo scosse il
capo.
� Li ho tagliati � disse.
�E con che?�
�Con UM paio di forbici. Con che credevi?�
� Con1e ci sei riuscita? �
� Tenendoli stretti e tagliando. facile. Adesso
non sono un ragazzo? �
� Un ragazzo selvaggio del Borneo. �
� Mica posso farlo come un ragazzo dell'oratorio.
troppo selvaggio? �

�No. �
� molto eccitante� lei disse. �Adesso io sono
tua sorella ma sono anche un ragazzo. Pensi che
questo mi far� diventare un ragazzo? �
�No. �
� Mi piacerebbe. �
� Sei pazza, Pu pa. �
�Forse s�. Sembro un ragazzo slupido?�
� Un p�. �
�Puo, fare di meglio tu. Puoi provare a tagliarli
aiutandoti con un pettine. �
� Non riuscirei a far poi molto meglio. Hai fame,
fratello stupido?�
�Non potrei essere un fratello non stupido?�
� Non m i va di scambiarti con un fratello. �
� Ormai � COS`t, Nick, non capisci? Dovevamo.
Avrei dovuto chiede1 telo, ma siccome sapevo che do-
veva11to, ti ho fatto la sorpresa. �
� Mi piace � Nick disse. � Al diavolo il resto. Mi
piace nl ol to. �
� Grazie Nick, davvero. Me ne stavo sdraiata a
cercare di riposare come avevi detto tu. Ma tutto
quel che riuscivo a immaginare erano cose da fare
per te. Andavo a prenderti una scatola di tabacco
da masticare piena di gocce di sognidoro in qual-
che grosso locale in posti come Sheboygan. �
� E dove le trovavi? �
Nick adesso era seduto in terra e la sorella gli se-
deva in gren1bo, gli teneva le braccia intorno al collo
e gli strofinava sulla guancia la testa tosata.
�Le prendevo dalla Regina delle Prostitute� lei
d isse. � E sai il nome d el locale ? �
� No. �
� Reale Locanda ed Emporio della Moneta d'Oro
da Dieci Dollari. �
�Che cosa facevi l�?�
� Ero assistente di una rostituta. �
� Che cosa fa l'assistente di una prostituta? �
� Oh, porta i bagagli della prostituta in viaggio,
apre la porta della carrozza, indica la stanza giu-
sta. come una dama di compagnia, direi. �
� Che cosa dice alla prostituta? �
�Dice tutto quel che le viene in mente pur che
sia gentile. �
� Come che cosa, fratello? �
� Come: "Certo, signora, in una giornata calda co-
me oggi deve essere molto faticoso fare l'uccellino
in una gabbia d'or�'. Cose COSt. �
� Che cosa dice la prostituta? �
�Dice: "Per la verit� s`t, � proprio cost, carina".
Questo perch� la prostituta della quale io faccio l'as-
Sistente � di umili origini. �
� E tu di che origini sei? �
�Io sono la sorella o il fratello di uno scrittore
troppo complicato e sono cresciuta nella grande raf-
finatezza. Questo mi rende immensamente desidera-
bile dalla prostituta principale e da tutto il suo
gtro. �
� E ti fai dare le gocce di sognidoro? �
� Si capisce. Lei dice: "Tesoro, prendi queste vec-
chie pastigliett�'. "Grazi�' dico io. "Porta i miei sa-
luti al tuo complicato fratello e chiedigli di fermarsi
all Emporio ogni volta che viene a Sheboygan." �
� Scendimi di dosso � Nick disse.
� Proprio come parlano all'Emporio � Pupa disse.
� Io devo cenare. Tu non hai fame? �
� Preparo la cena. �
� No � Nick disse. � Tu continua a parlare. �
� Non pensi che ci divertiremo, Nickie? �
� Ci stiamo ,i� divertendo adesso. �
� Vuoi che ti racconti le altre cose che ho fatto
per te? �
� Vuoi dire prima di deciderti a far qualcosa di
pratico e di tagliarti i capelli? �

�No, anche questa era una cosa pratica. Aspetta


di sentire. Posso darti un bacio mentre prepari la
cena? �
� Aspetta un p� e te lo dir�. Che cosa hai fatto
allora? �
� Ecco, io penso di essere nella rovina morale dal-
la notte scorsa quando ho rubato il whisky. Credi
che per una cosa simile si possa precipitare nella
rovina morale?�
� No. E poi la bottiglia era aperta. �
� S`t, ma io ho preso la bottiglia vuota da una
pinta, e la bottiglia da un quarto di gallone col
whisky dentro e le ho portate in cucina e ho ver-
sato il whisky riempiendo la bottiglia da una pinta
e un p� me ne � andato sulla mano e io l'ho leccato
e ho pensato che probabilmente COS`t cadevo nella
rovtna morale. �
� Che sapore aveva? �
� Spaventosamente forte e curioso e un p� da
star male. �
� Questo- non ti porta alla rovina morale. �
� Bene, son contenta perch� se ero nella rovina
morale come potevo esercitare una buona influenza
su di te? �
� Non so � Nick disse. � Che cosa volevi fare? �
Lui aveva acceso il fuoco sotto la padella col trep-
piede, e stava posando strisce di bacon nella padella.
La sorella lo guardava e teneva le mani intrecciate
sulle ginocchia, e a questo punto Nick la vide di-
sgiungere le mani, posare in terra il braccio, appog-
giarvisi e tendere una gamba. Si esercitava a fare il
ragazzo.
� Devo imparare a tenere bene le mani. �
� Tienle lontane dalla testa. �
� Lo so, sarebbe facile se avessi da copiare qual-
che ragazzo della mia et�. �
� Copia me. �
� Sarebbe logico, vero? Ma a te non verrebbe da
ridere? �
� Forse. �
� Oh, spero di non avere l'aria di una ragazza
quando ci mettiamo in viaggio. �
a Non preoccuparti. �
� Abbiamo le stesse spalle e lo stesso tipo di
gambe. �
� Che altre cose facevi? �
Nick adesso stava cucinando le trote. Il bacon,
scuro e contorto, era su un pezzetto di legno rica-
vato da un tronco caduto che si usava per brucia-
re, e i due ragazzi sentivano l'odore delle trote che
cuocevano nel grasso del bacon. Nick le bagn� col
grasso, le rivolt� e le bagn� di nuovo. Imbruniva e
Nick aveva steso un pezzo di tela dietro il piccolo
fuoco per non farlo vedere.
� E che altro facevi? � domand� ancora. Pupa si
sporse avanti e sput� in direzione del fuoco.
� Come era? �
� La padella l'hai nlancata. �
� Una cosa un p� brutta. L'avevo trovata nella
Bibbia. Prendevo tre chiodi, uno per ciascurto di
loro, e li piantavo nella tempia di quei due e di quel
ragazzo mentre dormivano. �
� E con che cosa li piantavi? �
� Con un martello fa,sciato. �
� Come si fascia un martello? �
� Saprei fasciarlo benissimo. �
� l~n p� dura da fare, questa del chiodo. �
� La ragazza della Bibbia lo fece, e dato che io ho
visto gli uomini armati e addormentati e ho girato
di notte in mezzo a loro rubandogli il whisky, per-
ch� non posso andare fino in fondo, se l'ho imparato
dalla Bibbia? �
� Nella Bibbia non c'erano martelli fasciati. �
� Forse ho confuso con qualcos'altro. �

� Pu� essere. E poi noi non vogliamo ammazzare


nessuno. t per questo che sei venuta con me. �
� Lo so. Ma per me e te il delitto viene facile, Nick.
Noi siamo diversi dagli altri. E poi io ho pensato
che se ero caduta nella rovina morale tanto valeva
fare qualcosa di utile. �
� Tu sei matta, Pupa � lui disse. � Senti, ti fa star
sveglia il t�? �
� Non lo so. Non lo prendo mai la sera. Solo t�
di menta. �
� Lo far� molto leggero e ci metter� della panna
in scatola. �
� Non occorre, Nick, se ne abbiamo poca. �
� Servir� giusto a dargli un p� di sapore di latte. �
Mangiavano. Nick aveva tagliato due fette di pane
di segale, una per ciascuno, e le tuff� nel grasso di
bacon nella padella. Mangiarono il pane e le trote
che fuori erano croccanti e dentro ben cotte e tene-
re. Misero le lische delle trote nel fuoco e mangia-
rono il bacon in un sandwich fatto con altri pezzi
di pane, Pupa bevve il t� leggero col latte conden-
sato e Nick ficc� due schegge di legno nei buchi
che aveva fatto nella scatola.
� Mangiato abbastanza? �
� Sicuro. La trota era magnifica e il bacon anche.
E non � stata una fortuna trovare il pane di se-
gale? �
� Mangia una mela � Nick disse. � Magari domani
avremo qualcosa di buono. Magari domani ti faccio
una cena pi� abbondante, Pupa. �
� No. Mi � bastato. �
� Sei sicura di non aver fame? �
� No. Sono piena. Ho della cioccolata se ne vuoi. �
a Dove l'hai presa? �
� Dal serbatoio. �
� Dove? �
� Il mio serbatoio. Quello dove io conservo tutto. �

134 , 135
� Oh. �
� Questa � cioccolata fresca. Ce n'� anche di dura
presa in cucina. Possiamo cominciare con questa
fresca e serbare l'altra per un'occasione speciale.
Guarda, il mio serbatoio si stringe con un laccio
come una borsa da tabacco. Possiamo metterci an-
che pepite d'oro e cose del genere. Pensi che andre-
mo all'ovest, Nick, in questo viaggio? �
� Non ci ho ancora pensato. �
� Mi piacerebbe riempire il mio serbatoio zeppo
di pepite d'oro da sedici dollari l'oncia. �
Nick pul� la padella e appese il sacco in fondo alla
tettoia. Una coperta era gi� stesa sul giaciglio di
foglie, Nick stese l'altra e dalla parte di Pupa, la
rimbocc�. Pul� il secchiello di stagno dove aveva
fatto il t� e lo riemp� con l'acqua fresca della sor-
gente. Tornando dalla sorgente trov� la sorella ad-
dormentata a letto, con la testa sul cuscino che si
era fatta arrotolando i blue-jeans intorno ai mocas-
sini. Le dette un bacio senza svegliarla s'infil� la
vecchia giacca Mackinavv e frug� nel s�cco finch�
�rovo la bottiglia da una pinta piena di whisky.
L'apr� per sentire il profumo e il profumo era
buono. Vers� mezzo bicchiere d'acqua dal secchiello
che aveva portato dalla sorgente e vi mise un p�
di whisky. Poi si sedette e lo sorseggi� lentamente,
lasciandolo sotto la lingua prima di portarlo sopra
la lingua e inghiottirlo.
Osserv� la carbonella del fuoco ardere sotto la
brezza lieve della sera, assapor� il whisky con l'ac-
qua fredda e guardando i carboni pensava. Fin� il
bicchiere, lo riemp� di nuovo d'acqua fredda, la:
bevve e and� a letto. Aveva il fucile sotto la gamba
sinistra, e sotto la testa aveva un buon cuscino duro
fatto coi mocassini e i pantaloni arrotolati e si copr�
bene con la sua parte di coperta e, dette le pre-
ghiere, si addorment�.

136

Di notte ebbe freddo, stese sopra la sorella la sua


giacca Mackinavv, e si strinse di pi� col dorso a lei
in modo da avere pi� coperta sotto. Cerc� il fucile
e lo piazz� nteglio so�to la gamba sinistra. L'aria era
fredda e pungente da respirare e Nick sentiva il
profumo dei tigli tagliati e dei rami di balsamo. Non
si era reso conto di quanto era stanco finch� non lo
aveva svegliato il freddo. Ora, di nuovo disteso co-
modo col calore del corpo della sorella contro la
schiena, pens�, devo occuparmi di lei e farla stare
contenta e riportarla indietro sana e salva. Rimase
in ascolto del respiro di lei e del silenzio della notte
e si riaddorment�.
Quando si svegli� c'era appena la luce sufficiente
per vedere le colline lontane oltre la palude. Rimase
sdraiato quieto e stiracchi� le membra irrigidite. Poi
si tir� su a sedere, si infil� i calzoni cachi e mise i
mocassini. Guard� la sorella che dormiva col bavero
della calda giacca Mackinavv sotto il mento e gli
zigomi sporgenti e la pelle rosa con le lentiggini
brune sotto i capelli castani tosati che mettevano in
evidenza il bel disegno della testa, il naso diritto e
le orecchie piccole e graziose. Gli sarebbe piaciuto
saperle fare il ritratto e osserv� come spiccavano
sulle guance le lunghe ciglia.
Sembra un animaletto selvaggio, pens�, anche per
il modo in cui dorme. Non si saprebbe dire che
aspetto ha la sua testa adesso, pens�. La cosa pi�
vicina alla realt� � che qualcuno le abbia tagliato i
capelli su un ceppo di legno con un'ascia. Sembrano
scolpiti.
Voleva molto bene alla sorella e anche lei gli vo-
leva molto bene. Forse, pens�, cose cos� servono per
diventare migliori. Almeno si spera.
Non c'� senso a svegliare nessuno, pens�. Doveva
- essere stanca davvero se sono stanco cos� io. Se qui
stiamo bene, abbiamo fatto tutto quel che doveva-
mo fare: restare fuori vista finch� le cose si cal-
mano e quell'uomo del sud si toglie di mezzo. Devo
darle da mangiare meglio, per�. un peccato che
non sono organizzato davvero bene.
Abbiamo un sacco di cose, per�. Il sacco era ab-
bastanza pesante. Ma quel che ci serve oggi sono
delle more. Se ci riesco far� bene a prendere unq
pernice o due. Possiamo trovare anche dei buoni
funghi. Dobbia?no stare attenti col bacon ma possia-
mo cavarcela con lo strutto. Forse le ho dato da
mangiare poco ieri sera. i abituata a tanto latte e
dolci. Ma non fa niente, ce la caveremo bene per
mangiare. E una buona cosa che le trote le piaccia-
no. Erano proprio buone. Inutile preoccuparsi per
lei. Manger� benissimo. Certo che tu, ragazzo Nick,
ieri sera mica le hai dato troppo da mangiare. Me-
glio lasciarla dormire adesso che svegliarla. C'� un
sacco di cose da fare.
Cominci� a tirare fuori con molta cautela alcune
cose dal sacco e la sorella sorrise nel sonno. Al sor-
riso la pelle bruna si tese sugli zigomi e apparve il
colorito. Non si svegli�. E lui cominci� a darsi da
fare per la colazione e per preparare il fuoco. C'era
una quantit� di legna tagliata e Nick fece un pic-
colo fuoco e il t� mentre aspettava di cominciare
ad occuparsi della colazione. Bevve liscio il suo t�,
mangiO tre albicocche secche e cerc� di leggere qual-
che pagina di Lorna Doone. Ma l'aveva gi� letto e
perci� non c'era pi� l'incanto, e lui cap� che questa
era una cosa sbagliata dell'avventura.
Nel tardo pomeriggio, dopo aver piantato il cam-
po, lui aveva messo a mollo delle prugne in un pen-
tolino e ora le piazz� sul fuoco a cuocere lenta-
mente. Nel sacco trov� la farina preparata di grano
saraceno e la tir� fuori con un tegamino smaltato e
una tazzina di stagno per fare la pasta con acqua e
farina. Aveva il barattolo di grasso vegetale e tagli�
un pezzo di tela dall'orlo di un sacco vuoto di fa-
rina e lo avvolse intorno a un bastoncino di legno
tagliato legandolo stretto con un pezzo di lenza da
pesca. Pupa aveva portato quattro vecchi sacchi da
farina e di questo Nick era molto orgoglioso.
Mescol� la pasta e mise la padella sul fuoco un-
gendola col grasso che spalmava con la tela legata
stll bastoncino. Prima fece prendere alla padella un
riflesso scuro, poi la fece sfrigolare, la ingrass� an-
cora, e vers� dolcemente la pasta e la guard� far
le bolle e cominciare a rassodarsi intorno all'orlo.
Guard� la frittella montare prendendo forma e co-
lor grigio. La stacc� dal fondo con un bastoncino
di legno pulito, la tir� su e la tenne con la faccia
ben brunita di sopra e quella di sotto che sfrigo-
lava. Ne sentiva il peso ma la vedeva crescere gioio-
samente nella padella.
� Buongiorno � la sorella disse. � Ho dormito ter-
ribilmente troppo? �
�No. �
Lei si alz� in piedi e dalla camicia spuntavano le
gambe brune.
� Hai fatto tutto tu. �
� No. Ho soltanto cominciato a fare le frittelle. �
� Quella non ha un odore stupendo? Vado alla sor-
gente a lavarmi e vengo ad aiutarti. �
� Non lavarti nella sorgente. �
�Mica sono uomo bianco � lei disse. Era scom-
parsa dietro il riparo.
� Dove hai lasciato il sapone? � chiese.
� vicino alla sorgente. C'� un barattolo di lardo
vuoto. Portami il burro, per piacere. nella sor-

gente. �
� Torno subito. �
C'era mezza libbra di burro e lei la port�, involta
nella carta oleata, nel barattolo vuoto.
Mangiarono le frittelle di saraceno col burro e sci-
ropp� Log Cabin preso da un barattolo di latta a
forma di capanna. La cima del comignolo si svitava
e dal comignolo si versava lo sciroppo. Avevano
molta fame tutti e due e le frittelle erano deliziose
col burro sciolto che andava a colare nei buchi fatti
dallo Sciroppo. Mangiarono le prugne nelle tazzi~e
e bevvero il sugo. Nelle stesse tazze bevvero il t�.
� Le prugne danno l'idea del giorno di festa �
Pupa disse. � Che strano. Come hai dormito, Nick? �
� Bene. �
� Grazie di avermi messo addosso la Mackinavv.
Per� � stata una bella notte, vero? �
� S�. Hai dormito tutta la notte? �
� Sto ancora dormendo. Nickie, non possiamo re-
stare qui per sempre? �
�~on credo. Tu diventerai grande e dovrai spo-
sarti- �
� 10 comunque sposer� te. Voglio essere tua mo-
glie per legge naturale. L'ho letto sul giornale. �
� l� che hai letto della legge naturale? �
� CertO. Per la legge naturale, io sar� tua moglie.
Non posso, Nickie? �
� No. �
�E invece s�. Ti far� vedere. Tutto quel che oc-
corre � di vivere per un certo tempo come marito
e moglie. Io adesso far� contare il tempo. E come
avere una residenza. �
�lo non te lo lascer� fare. �
� Non puoi farci niente. E la legge naturale. Ci ho
penSato tante volte. Faccio stampare i biglietti da
visita con la scritta "Mrs. Nick Adams, Cross Vil-
tage, Michigan moglie per legge naturale". Ne di-
stribuisco alcuni pubblicamente ogni anno finch�
scadono i termini. �
� Non so se funziona. �
�C� un altro sistema. Noi abbiamo un paio di

bambini e io sono minorenne. Allora tu, per legge


naturale, devi sposarmi. �
� Questo non c'entra con la legge naturale. �
� Ho messo un po' insieme le cose. �
� Per�, nessuno sa se funziona. �
� Deve � disse lei. � Mr. Thavv � sicuro. �
� Mr. Thavv pu� sbagliarsi. �
� Ma, Nick, � praticamente Mr. Thavv che ha in-
ventato la legge naturale. �
� Lo credevo solo un difensore. �
� stato comunque Mr. Thavv a tirarla fuori. �
� Non mi piace Mr. Thavv � Nick Adams disse.
� E vero, c'� qualcosa in lui che non piace neanche
a me. Certo per� ha reso pi� interessante da leggere
il giornale. �
� Ha dato alla gente qualcos'altro da odiare. �
� Adesso odiano anche Mr. Stanford White. �
� Per me sono soltanto gelosi uno dell'altro. �
� Credo che sia vero, Nick. Cos� c'� chi � geloso
di noi. �
� Qualcuno che � geloso di noi? �
�Magnri non in questo momento. Nostra madre
pensa che noi siamo fuggiaschi fuorilegge, avviati
verso il precipizio del peccato e della iniquit�. Per
fortuna non sa che io ti ho portato quel whisky. �
� L'ho assaggiato ieri sera. molto buono. �
�Oh, sono contenta. E il primo whisky che ho
rubato in vita mia. Sono proprio contenta se � buo-
no. Pensavo che niente di quei due l� potesse essere
buono. �
�A quelli l� ho pensato fin troppo. Non parlia-
mone. �
� Bene. Che facciamo oggi? �
' � Che ti piacerebbe fare? �
� Mi piacerebbe andare al negozio di Mr. John a
: prendere tutto quel che ci pare. �
� Questo non possiamo. �

141
� Lo so. Che cosa invece pensi di fare davvero? �
�Cogliere more e io potrei cercare di prendere
un gallo di bosco o due. Non abbiamo che trote. Io
non voglio che tu di trote ti stanchi. �
� Ti sei mai stancato di rota, tu? �
" Io no. Ma la gente di trota si stanca. �
� Io mica mi stancherei � Pupa disse. � I~i luccio
uno si stanca. Ma mica uno si stanca di trota o di
persico. Sul serio. �
� Mica di tutti i lucci uno si stanca � Nick disse.
� Solo dei lucci col muso piatto. Quelli s�, ragazzi,
che stancano subito. �
� Non mi piacciono i pesci con la lisca grossa � la
sorella disse. � un pesce che sazia subito. �
�Faremo un p� di pulizia qui. Trover� un posto
per nascondere le cartucce e faremo una passeg-
giata per cogliere more e prendere qualche uccello. �
�Porter� due secchielli e un paio di sacchi� la
sorella disse.
� Pupa, � disse Nick � ti ricorderai di andare alla
toletta? �
� Certamente. �
� importante. �
� Lo so. Ricordatene anche tu. �
� Certo. �
Nick entr� nel bosco e seppell� sotto lo strato di i
aghi scuri ai piedi di un grande tiglio, il cartone del
22 lungo � le scatole sciolte del 22 corto. Rimise a
posto la zolla compatta di aghi che aveva tagliato
col coltello e fece una piccola incisione pi� in alto
che pot� sulla corteccia spessa di un albero. Prese
~entalmente nota della posizione dell'albero e ridi-
scese il pend�o fino al rifugio.
Era una bella mattina. Il cielo era limpido in di-
stanza, non erano ancora comparse nuvole. Nick
con la sorella era felice e non importa come va a fi

nire questa storia, pens�, ma possianlo divertirci


per un p�.
Aveva gi� imparato che esiste un solo giorno alla
volta ed � sempre il giorno in cui ci sei. oggi fino
a stasera e domani � oggi di nuovo. Era questa la
cosa pi� importante che finora aveva imparato.
Oggi era una bella giornata e scendendo al campo
col fucile Nick era felice anche se i loro guai erano
come un amo che gli si era impigliato in tasca e
che di quando in quando, mentre camminava, lo
pungeva. Lasciarono il sacco dentro il rifugio. Non
era probabile che arrivasse un orso durante il gior-
no, perch� di giorno gli orsi dovevano essere a man-
giar more intorno alla palude. Ma Nick seppell� la
bottiglia di tl~hisky dietro la sorgente. Pupa non era
ancora tornata, Nick si sedette sul tronco dell'albero
abbattuto che serviva come legna da ardere e con-
troll� il fucile. Andavano per galli di bosco, perci�
Nick estrasse il caricatore per svuotarlo delle car-
tucce del 22 lungo e le mise in una sacca di camo-
scio, quindi riemp� il caricatore con le cartucce del
22 corto. Facevano meno rumore e, se non gli riu-
sciva di centrare la testa, non spappolavano la carne.
Adesso era pronto e aveva voglia di muoversi.
r Dove d iavoto � quella ragazza, pens�. Non ti agi-
tare, pens� poi. Le hai detto tu di fare con comodo.
Non farti venire i nervi. Ma i nervi li aveva e que-
1 sto lo faceva arrabbiare con se stesso.
� Eccomi � la sorella disse. � Mi dispiace di averci
t messo tanto. Credo di essere andata troppo lon-
tana. �
a Va benissimo � Nick disse. � Andiamo. Hai i
secchi? �
� S�, e coi coperchi, pure. �
Per la collina si avviarono verso il fiume. Nick
guardava con attenzione il corso d'acqua e il fianco
L della collina. La sorella guardava lui. Aveva i secchi
in uno dei sacchi e lo portava, con l'altro sacco vuo-
to, a tracolla.
� Non prendi una canna, Nick? � domand�.
� No. Me ne taglier� una se peschiamo. �
Si incammin� precedendo la sorella, reggendo con
una mano il fucile e tenendo d'occhio la riva del
fiume. In quel momento era un cacciatore.
� E un fiume strano � la sorella disse.
� E il pi� grosso fiumicello che ho visto mai �
disse Nick.
� Per essere cos� piccolo � profondo da far paura. �
�Continua a prendere da sorgenti nuove � Nick
disse. �E passa sotto le sponde e si scava la via.
L'acqua � di un freddo tremendo, Pupa. Sentila.�
� Ah � lei disse. Gelava la mano.
� 11 sole la scalda un p� � Nick disse. � Ma mica
tanto. Faremo una buona caccia. C'� un sentiero di
more proprio l� sotto. �
Continuarono a scendere lungo il fiume. Nick stu-
diava le rive. Videro la pista di un visone e lui la
indic� alla sorella, videro gli uccelli l�� con le cre-
ste rosse che cacciavano insetti e lasciavano avvici-
nare il ragazzo e la ragazza mentre si spostavano
leggeri e a scatti tra i cedri. Videro i beccofrusoni
dei cedri, con il loro volo di squisita eleganza, calmo
e garbato, con quel magico splendore come di cera
sulle penne delle ali e sulla coda, e Pupa aveva
detto: �Sono questi i pi� belli di tutti, Nick. Non
possono esistere uccelli pi� belli di questi�.
� Sono belli come il tuo viso � disse lui.
� No, Nickie. Non scherzare. I beccofrusoni dei
cedri mi danno un senso tale di felicit� che pian-
gerei. �
� Quando volteggiano leggeri e si muovono cos�
piano, eleganti e sicuri � Nick disse.
Erano andati avanti e all'improvviso Nick alz� it
fucile e spar�, prima che la sorella vedesse a cosa

aveva mirato. Poi sent� il rumore di un grosso uc-


cello che cadeva a terra sbattendo le ali. Vide Nick
ricaricare il fucile e sparare altre due volte e ogni
volta sent� uno sbattere d'ali fra la fitta ramaglia dei
salici. Poi ci fu il rumore di un frullo d'ali mentre
grossi uccelli scuri saettarono fuori dai cespugli e
uno fece un volo breve fino ai rami bassi di un sa-
lice e si pos� a guardar gi�, la cresta della testa pie-
gata in gi� e il collarino di penne arrufFato, mentre
gli altri uccelli ancora sbattevano le ali. L'uccello
che guardava gi� dalla ramaglia del salice rosso era
bello, grande e grasso e aveva un'aria cos� stupida
con la testa piegata in gi� che Nick alz� di nuovo
lentamente il f ucile, e la sorella mormor�: � No,
Nick, per piacere, no. Ne abbiamo abbastanza �.
� Bene � Nick disse. � Vuoi prenderlo? �
� No, Nickie, no. �
Nick entr� nei cespugli e prese i tre galli cedroni,
gli sbatl� la testa contro il calcio del fucile, poi li
pos� sul muschio. La sorella li tocc�, ancora caldi,
carnosi e con le belle penne.
� Aspetta che li mangiamo � Nick disse. Era molto
!r contento.
�Adesso mi dispiace per loro� la sorella disse.
~Stavano soltanto godendosi la mattinata proprio
come noi. �
Guard� l'uccello ancora sull'albero.
� Ha un'aria cos� stupida a star l� a guardar gi� �
tei disse.
c, �In questo periodo dell'anno gli indiani li chia-
mano galline pazze. A vedersi dar la caccia, per�, si
fanno furbi. Ma non sono proprio queste le vere gal-
line pazze. Le vere galline pazze sono 2 galli cedroni
del salice. Questi sono invece galli cedroni dal col-
~lare. �
L �Speriamo di farci furbi anche noi� la sorella
~lisse. � Digli di andarsene, Nick. �
� Diglielo tu. �
� Vai via, uccelto. �
L'uccello non si mosse.
Nick alz� il fucile e l'uccello lo guard�. Nick sa-
peva di non potergli sparare senza dare un dispia-
cere alla sorella e fece un rumore con la lingua e
le labbra simile a quello di un uccello che frulla via
dal nascondiglio e l'uccello lo guard� affascinato.
� Sar� meglio non seccarlo pi� � Nick disse.
� Mi dispiace, Nick � la sorella disse. � 1 stupido. �
� Aspetta che li mangiamo � Nick disse. � Capirai
perch� gli si d� la caccia. �
�Ci sono anche fuori stagione?�
a CeYto, ma allora sono grossi e duri e nessuno
tranne noi gli darebbe la caccia. Io uccido una quan-
tit� di allocchi, perch� un grande allocco si fa fuori
una pernice al giori20 se gli riesce. Sono sempre in
caccia e si fanno fuori tutti gli uccelli migliori. �
� Questo lo farebbe fuori come niente � la sorella
disse. � Non sto pi� male adesso. Vuoi un sacco per

metterli? �
� Adesso li pulisco e li metto in un sacco con delle
felci. Le more ormai sono lontane. �
Si sedettero contro un cedro e Nick apr� gli uc-
celli, tir� fuori le interiora tiepide e tastando dentro
la bestia calda con la mano destra estrasse le parti
n2angiabili delle frattaglie, le pul� e le lav� nel fiu-
me. Puliti gli uccelli gli lisci� le penne, li avvolse
nelle felci e li mise nel sacco da farina. Leg� l'im-
boccatura del sacco e due angoli con un pezzo di
lenza e se lo pose a tracolla, and� al fiume e vi
butt� le interiora, butt� anche in acqua qualche
pezzo buono di polmone per veder salire a galla le
trote nella corrente veloce del fiume.
� Sarebbe esca buona, ma adesso non ci serve
esca � disse. � Le nostre trote sono tutte nel fiume e
noi qua7ldo ci servono le prendiamo. �

� Questo fiume ci farebbe diventar ricchi se fosse


vicino a casa nostra � la sorella disse.
�Allora ci pescherebbero tutti. Questo � l'ultimo
vero fiume selvaggio che esista, con un altro in un
posto dov'� terribile andarci, dall'altra parte del
lago. Io qui a pescare non ho mai portato nessuno. �
� Chi altri pesca? �
� Nessuno che sappia io. �
� un fiume vergine? �
� No. Ci pescano gli indiani. Ma se ne sono andati
ormai, da quando si � smesso di tagliare corteccia
di tiglio e gli accampamenti hanno chiuso. �
� Lo conosce il ragazzo Evans? �
� Quello no � Nick disse. Ma ci pens� e la cosa gli
dette fastidio. Gli pareva di vedere il ragazzo Evans.
� A che stai pensando, Nick? �
� A niente sto pensando. �
� Stavi pensando. Su, dimmelo. Siamo insieme. �
� Magari lo sa � Nick disse. � Maledetto. Magari
losa.�
� Ma tu non sai se lui lo sa? �
� No, e questo � il guaio. Se lo sapessi andrei via. �
� Magari adesso � al nostro campo � la sorella
5 disse.
� Non parlare cos�. Vuoi mica tirarlo qui? �
� No � disse lei. � Ti prego, Nick, mi spiace di
averne parlato. �
� A me non spiace mica che l'hai fatto. Grazie,
L anzi. Gi� lo sapevo. Solo che avevo smesso di pen-
sarci. Adesso per il resto della mia vita voglio sem-
pre pensare alle cose. �
�Alle cose tu pensi sempre. �
� Non alle cose cos�. �
~i �Intanto andiamo gi� a prender le n20re � Pupa
~disse. � Mica adesso possiamo fare altro, o s�? �
Ma Nick stava cercando di accogliere l'idea e di
t~pensarci nel modo n2igliore. Non doveva farsi pren-
dere dal panico. Niente era cambiato. Tutto era
uguale come al momento in cui lui era venuto qui
e aveva deciso di lasciare andare per il verso suo la
storia. Poteva il ragazzo Evans averli seguiti qui dal
principio. Ma non era probabile. Poteva esserglisi
messo dietro a un certo punto, quando aveva tra-
versato la terra degli Hodges, ma non era probabile.
In quel fiume nessuno aveva pescato, ne era sicuro.
Ma di pescare al ragazzo Evans non importava.
�A quel bastardo importa solo beccarmi� Nick
disse.
� Lo so, Nickie. �
� Questa � la terza volta che ci mette nei pasticci. �
� Lo so, Nickie. Ma tu non ammazzarlo. �
Per questo lei era venuta, Nick pens�. Per questo
� qui. Mica posso farlo finch� c'� lei.
� Lo so che non lo devo ammazzare � Nick disse.
� Ma adesso mica possiamo farci niente. Non ne par-
liamo. �
� Basta che tu non lo ammazzi � la sorella disse.
� Tanto mica possiamo farci niente e soprattutto
niente di buono. �
� Torniamo al cam po � Nick d isse.
� Senza le more? �
� Le more le prenderemo un altro giorno. �
� S`ei nervoso, Nick? �
� S�, scusa. �
� Ma a che ci serve tornare al campo? �
� A saperlo prima. �
� Non possiamo continuare il cammino che stiamo
facendo? �
� Adesso no. Non � che ho paura, Pupa. E non
aver paura neanche tu. Ma c'� qualcosa che mi rende
nervoso. �
Dal fiume Nick aveva tagliato per il margine della
foresta e adesso camminavano all'ombra. Al campo
ora sarebbero arrivati per la via di sopra.

Dal bosco si avvicinarono al campo con prudenza.


And� avanti Nick con il fucile. Il campo non era
stato visitato da nessuno.
a Tu stai qui� Nick disse alla sorella. �Vado a
dare un'occhiata dietro. � Lasci� accanto a Pupa il
sacco con gli uccelli e i secchi per le more, e si avvi�
su per il fiume. Appena uscito dalla vista della so-
rella cambi� nel fucile le cartucce del 22 corto con
quelle del 22 lungo. Non lo ammazzer�, ma questo
� meglio comunque farlo. Fece una ricerca minu-
ziosa nel terreno intorno. Non vide tracce di nes-
suno, e tornato sulla riva del fiume scese fino al
cam po.
� Scusa se ero nervoso, Pupa � disse. � Cos� adesso
possiamo fare una bella colazione e possiamo non
temere sparatorie di notte. �
� Anch'io sono in pensiero � lei disse.
� Non stare in pensiero. Tutto � tale e quale a
prima. �
� Ma lui intanto � riuscito a portarci via dalle
more senza nen~meno essere qui. �
� Lo so. Ma non � stato qui. Magari non � stato
mai in questo posto. Magari non lo incontreremo
mai. �
�Mi fa pi� paura quando non c'�, Nick, che se
ci fosse. �
� Lo so. Ma non serve a niente aver paura. �
a Che cosa facciamo adesso? �
� Sar� bene che aspettiamo la sera per cucinare. �
� Perch� hai cambiato idea? �
�Di sera lui non sar� qui intorno di certo. Non
pu� passare la palude col buio. Possiamo non darci
pensiero di lui al mattino presto o la sera tardi o
col buio. Dobbiamo fare come i daini e uscire solo
a quell'ora. Di giorno ce ne staremo qui sdraiati. �
� Magari lui non verr� mai. �
� Magari no. �

148 149
� Ma io posso restare qui, vero? �
� Tu dovresti tornare a casa. �
�No, ti prego, Nick. Che cosa ti terrebbe allora
dall'ammazzarlo? �
� Senti Pupa, non parlare mai pi� di ammazzare
e ricordati che di ammazzare io non ho partato rnai.
Non c'� nessun ammazzamento in corso n� ce ne
saranno. �
a Davvero? �
� Davvero. �
� Allora sono contenta. �
� Non dire nemmeno questo. tutta una cosa di
cui nessuno ha parlato. �
� Sta bene. Non ci ho mai pensato e non ne ho
mai parlato. �
� Neanch'io. �
� sic~lro. �
� Non ci ho mai pensato nemmeno. �
Mai, pens�. Non ci hai pensato mai. Solo giorno e
notte. Ma non devi pensarci quando c'� lei perch�
lei se n'accorge, perch� � tua sorella e vi volete bene.
� Hai f ame, Pupa? �
� Non proprio. �
� Mangia della cioccolata, vado alla sorgente a
prendere l'ac~ua fresca. �
� Non ho bisogno di niente. �
Guardarono il cielo dove si raccoglievano, oltre Z
la palude e sopra le colline azzurre, i nuvoloni bian-
chi della brezza delle undici. Il cielo era~azzurro e i
terso, le nuvole bianche decollavano da dietro le col-
line, salivano in alto mentre la brezza rinfrescava e
le ombre delle nuvole si spostavano sulla palude e
sul fianco della collina. Ora il vento soffiava tra gli
alberi, loro stavano sdraiati all'ombra e faceva fre-
sco. L'acqua della sorgente era fredda e limpida net,
secchiello e la cioccolata non era troppo amara, era
dura e croccante da masticare.

� L'acqua della sorgente � buona come la prima


volta che l'abbiamo trovata � la sorella disse. � Dopo
la cioccolata � anche migliore. �
� Sei hai f ame possiamo cucinare. �
� Ti ho detto che non ho fame. �
�Io ho sempre fame. Sono stato stupido a non
anda1 e a prendere le more. �
� No. Sei tornato per guardare. �
� Senti, Pupa. Conosco un posto dietro lo squarcio
della foresta dove possiamo prendere delle more.
Adesso nascondo tutto e poi andiamo I� passando
per la foresta e ne prendian?o un paio di bei secchi,
cos� ne abbiamo anche per domani. Non � una stra-
da difficile. �
� D'accordo. Ma io sto bene. �
�Non hai fan?e?�
� Adesso no, dopo tutta quella cioccolata. Mi pia-
cerebbe star tranquilla a leggere. Abbiamo gi� fatto
U7?a bella passeggiata quando siamo andati a cac-
cia. �
� Bene � Nick disse. � Sei stanca dopo ieri? �
�Forse un pO . �
� Allora prendian?ocela caln?a. Ti legger� Cime
tempestose. �
� E troppo vecchio per leggermelo ad alta voce? �
�No. �
� Me lo leggi? �
� Certo. �
Passare il Mississippi

Il treno di Kansas City si ferm� a uno scambio sulla


riva est del fiume Mississippi e Nick dette gi� un'oc-
chiata alla strada che era coperta da una spanna di
polvere. Non c'era da vedere altro che la strada e
pochi alberi con le foglie grigie di polvere. Trabal-
lante nelle carreggiate procedeva un carro, il carret-
tiere sobbalzava dinoccolato sulle molle del sedile
e teneva lasche le redini sul dorso dei cavalli.
Nick guard� il carro e si chiese chiss� dove an-
dava, se il carrettiere viveva sul Mississippi e se pe-
scava nel fiume. Il carro sulla strada scomparve
alla vista e Nick pens� al campionato del mondo che
si disputava a New York. Pens� allo home run di
Happy Felsch nel primo game che lui aveva visto
al White Sox Park, con Slim Solee che slittava via
in avanti, il ginocchio quasi a terra e il punto bian-
co della palla dritto sulla sua traiettoria verso la
barriera verde a centro campo, Felsch che a testa
bassa sfrecciava verso il quadrato pitturato di bian-
co della prima base e infine il boato esMItante degli
spettatori quando la palla cadeva in mezzo a un
grappolo di tifosi urlanti sulle gradinate scoperte.
Quando il treno si mosse e ripresero a passare gli
alberi impolverati e la strada di terra bruna, arriv�
ondeggiando per il corridoio il venditore di riviste.
� Niente sul campionato? � Nick domand�.

� Gli White Sox hanno vinto la finale � disse il di-


spensatore di notizie, allontanandosi col passo dc
marinaio nel corridoio della vettura a poltrone. La
risposta dette a Nick un lampo di compiacimento.
Gli White Sox gliele avevano date che era un pia-
cere. Nick apr� il "Saturday Evening Post", di quan-
do in quando guardando gi� dal finestrino per dare
un'altra occhiata al Mississippi. Passare il Missis-
sippi era un grosso avvenimento, pens�, e lui voleva
goderselo attimo per attimo.
Il paesaggio pareva f.7uire indietro co7ne un fiume
di terra, pali del telegrafo, una casa ogni tanto e
campi piatti di terra bruna. Nick continuava ad
aspettare le coste a picco sulle rive sabbiose del
Mississippi e Jinalmente dopo aver passato una lun-
ga distesa che pareva interminabile vide dal fine-
strino la locomotiva curvare entrando su un lungo
ponte al di sopra di una larga striscia d'acqua fan-
gosa. Lo sfondo che Nick adesso vedeva era di col-
line spoglie, e pi� vicino c'era una sponda piatta di
fango. Il fiume pareva muoversi compatto in gi�,
non scorrere ma spostarsi come una specie di lago
denso e in espansione, con qualche piccolo vortice
dove emergevano i piloni del ponte. Mark Twain,
Huck Finn, Tom Savvyer e La Salle si a~ollarono di-
sordinatamente nella testa di Nick che guardava la
scura e liscia distesa d'acqua lentamente in moto.
Intanto ho visto il Mississippi, pens� felice.
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La notte prima dello sbarco

Nick, gironzolando sul ponte nel buio, pass� vicino


agli u~iciali polacchi che sedevano su un fila di
sdraio. Qualcuno suonava il mandolino. Leon Cho-
cianowicz sporse il piede nel buio.
� Ehi, Nick � d isse. � Dove te ne vai? �
� In nessun posto. Passeggio. �
� Siedi. C'� una sdraio. �
Nick si sedette nella sdraio vuota e guard� gli
uomini che passavano controluce sullo sfondo del
mare.
� Domani ci siamo � Leon disse. � L'ho saputo dal
telegrafista. �
� Io l'ho saputo dal barbiere � disse Nick.
Leon rise e disse una frase in polacco all'uomo
della sdraio vicina. Questi si chin� in avanti e sor-
rise a Nick.
� Lui non sa l'inglese � Leon disse. � Dice che lui
l'ha saputo da Gaby. �
� Dov'� Gaby? �
�In una scialuppa con qualcuno. �
� Dov'� Galinski? �
� Magari con Gaby. �
�No� disse Nick. �Mi ha detto che non lo pu�
so~rire. �
Gaby era l'unica ragazza sulla nave. Aveva i ca-
pelli biondi che le stavano sempre gi�, un bel modo

157
di ridere, un bel corpo e uno strano cattivo odore.
Una sua zia, che non era uscita dalla cabina fin da
quando la nave era salpata, la riportava in famiglia
a Parigi. Il padre c'entrava in qualche modo con la
French Line e lei mangiava alla tavola del capitano.
� Perch� non le piace Galinski? � Leon domand�.
� Dice che le sembra un tricheco. �
Di nuovo Leon rise. � Vieni, � disse � andiamo a
cercarlo per d irglielo. �
Si alzarono e si avviarono lungo il ponte. Al di
sopra del parapetto le scialuppe erano gi� sciolte,
pronte per essere calate. La nave era sbandata, il
ponte in pendenza, e le scialuppe pendevano da una
parte con ampi ondeggiamenti. L'acqua filava liscia,
grandi chiazze fosforescenti di animalucci marini
venivano a galla, sparivano nel risucchio e riaffio-
ravano.
� divertente � Nick disse guardando l'acqua.
� Siamo nel Golfo di Biscaglia � Leon disse. � Do-
mani dovremo vedere la terra. �
Fecero il giro del ponte e scesero per una scaletta
a poppa a vedere la scia fosforescente che a distan-
za formava solchi come terra arata. Sopra di loro
avevano la piattaforma del cannone con i due ma-
rinai che camminavano su e gi� accanto alla sagoma
del cannone, nera nel bagliore tenue del mare.
� Andiamo a zigzag � Leon disse guardando la scia.
� E tutto oggi che andiamo a zigzag. �
� Dicono cl~e queste navi portano la posta tede-
sca e che perci� non le affondano mai. �
� Sar�, � Nick disse � ma io non ci credo. �
�Nemmeno io. Per�, � una bella idea. Andiamo a
cercare Galinski. �
Trovarono Galinski nella sua cabina con una bot-
tiglia di cognac. Beveva in una coppa d'avorio.
� Ciao, Anton. �
� C`iao, Nick. Ciao Leon. Voi pure bevete. �

� Diglielo, Nick. �
� Senti, Anton. Abbiamo un messaggio per te da
una donna bellissima. �
� Io conosco tua donna bellissima. Tu prendi tua
donna bellissima e ficcala in fumaiolo. �
Sdraiato sul dorso, punt� i piedi contro le molle
del materasso della cuccetta di sopra e spinse.
� Carper! � url�. � Ehi, Carper! Sveglia e bevi. �
Dal bordo della cuccetta di sopra spunt� una fac-
cia. Era una faccia rotonda con gli occhiali cerchiati
di metallo.
�Non dirmi di bere quando sono ubriaco.�
� Tu vieni gi� e bevi � Galinski mugg�.
� No � si sent� dalla cuccetta di sopra. � Passami
da bere qui. �
Era rotolato di nuovo contro la parete.
� E ubriaco da due settimane � Galinski disse.
� Mi spiace, � disse la voce dalla cuccetta di sopra
� questa tua a~ermazione non pu� essere veritiera
perch� io ti conosco solo da dieci giorni. �
�Non � vero che sei ubriaco da due settimane,
Carper?� Nick disse.
� S� � Carper disse parlando alla parete. � Ma Ga-
linski non ha il diritto di dirlo. �
Galinski lo fece andare su e gi� spingendo con i
pied i.
�Io ritiro, Carper� disse. �Io dico che tu non
ubriaco. �
� Non fare affermazioni ridicole � Carper disse de-
bolmente.
�Che stai facendo, Anton?� Leon disse.
� Penso mia ragazza a cascate del Niagara. �
� Vieni, Nick � disse Leon. � Abbandoniamo il tri-
checo. �
� Ha detto lei che io sono tricheco? � Galinski do-
mand�. � A me lei ha detto che io sono tricheco. Sai
cosa ho detto io in francese: "Signorina Gaby, voi

158 . 159
non avere per me il minimo interesse". Prendi e
bevi, Nick. �
Tese la bottiglia e Nick prese un sorso di brandy.
� Leon? �
� No. Vieni, Nick. Abbandoniamolo. �
� Sono di guardia con uomini a mezzanotte � Ga-
l inski d isse.
� Non ti ubriacare � Nick disse.
� Io mai ubriacato. �
Nella cuccia superiore Carper borbott� qualcosa.
� Che hai detto, Carper? �
� Ho chiesto a Dio di fulminarlo. �
�Io mai ubriacato, io mai� ripet� Galinski e di
nuovo riemp� per met� di brandy la coppa d'avorio.
� D�i, Dio � Carper disse. � F�lminalo. �
� Mai ubriacato io. Mai nemmeno dormito con
donna. �
� D�i, fai la tua parte, Dio. F�lminalo. �
� Vieni, Nick. Andiamo fuori. �
Galinski porse di nuovo la bottiglia. Nick bevve
ancora un sorso e segu� fuori il polacco.
Fuori della porta sentirono dentro la voce di Ga-
linski urlare: � Mai ubriacato. Mai dormito con don-
na. Mai detto bugia �.
� F�lminalo, f�lminalo � disse la voce sottile di
Carper. � Non sopportare questo da lui, Dio. F�l-
minalo. �
� Una bella coppia � Nick disse.
� E questo Carper? Da dove viene? �
�E stato due anni in sanit� la prima volta. Poi
lo avevano mandato a casa. E stato cacciato dal col-
lege e cos� ora ritorna. �
� Beve troppo. �
�Non� felice.�
� Prendiamo una bottiglia di vino e andiamo a
dormire in una scialuppa. �
a Vieni.�

Si fermarono al bar della sala ritrovo e Nick com-


pr� una bottiglia di vino rosso. Leon si accost� al
banco del bar, slanciato nell'uniforme francese.
Nella sala ritrovo due formidabili giocatori di
poker erano a confronto. A Nick sarebbe piaciuto
giocare, ma non l'ultima notte. Giocavano tutti.
C'era fumo e faceva caldo, con tutti gli obl� chiusi
e oscurati. Nick si rivolse a Leon. � Hai voglia di
giocare? �
� No. Beviamo il vino e parliamo. �
� Allora prendiamo due bottiglie. �
Uscirono sul ponte dalla sala calda, portando le
bottiglie. Non fu difficile arrampicarsi in una delle
scialuppe anche se a Nick fece paura guardar gi�
l'acqua quando dovette fare il passo dalla gru. Nella
scialuppa si sistemarono comodamente con le cin-
ture di salvataggio per stare sdraiati senza soffrire
gli scossoni. Si aveva un p� la sensazione di stare
tra cielo e mare, non c'era il solito continuo roll�o
delle navi.
� Si sta bene qui � Nick d isse.
� Tutte le notti io dormo in una di queste. �
� Io avrei paura di mettermi a camminare nel
sonno � Nick disse. Stava stappando il vino. � Io
dormo sul ponte. �
Tese la bottiglia a Leon. � Tieni questa e apri l'al-
tra per me � disse il polacco.
� Prendila tu � Nick disse. Stapp� la seconda bot-
tiglia e nel buio fece tintinnare con Leon il vetro,
bottiglia contro bottiglia. Bevvero.
� In Francia troverai vino migliore di questo �
Leon disse.
� Io non andr� in Francia. �
�L'avevo scordato. Vorrei che facessimo il mili-
tare insieme. �
�Non servirebbe a niente� Nick disse. Oltre la
sponda della scialuppa guard� sotto l'acqua buia.

160 161
Egli aveva avuto paura nel fare il passo dalla gru.
� Chiss� se avr� paura � d isse.
� No � Leon disse. � Non credo. �
� Non sar� divertente vedere tutti quegli aeropla-
ni e utta quell'altra roba. �
� Ma s� � Leon disse. � Io far� l'aviatore appena
riuscir� a f armi trasf erire. �
� Io non potrei. �
� Perch�? �
� Non lo so. �
� Basta che non pensi di aver paura. �
� Ma io non ci penso. Davvero non ci penso mai.
Ci ho pensato soltanto perch� mi ha dato proprio
ora una sensazione curiosa passare nella scialuppa. �
Leon stava sdraiato sul fianco, con la bottiglia
ritta vicino alla testa.
� Noi non dobbiamo pensare di aver paura � dis-
se. � Non siamo di quelli. �
� Carper ha paura � Nick d isse.
� E vero. Galinski me l'ha detto. �
� E per questo che lo rimandarono a casa. E per
questo che � tutto il giorno ubriaco. �
� Mica � come noi � Leon disse. � Tu e io abbia-
mo qualcosa dentro. �
� Certo. Io me lo sento. Altri possono morire am-
mazzati, noi no. Me lo sento con certezza. �
� Ecco. Ecco cos'abbiamo noi. �
�Io volevo arruolarmi nell'esercito canadese ma
non mi hanno preso. �
� Lo so. Me lo hai detto. �
Bevvero tutti e due. Nick era sdraiato e guardava
ta nuvola di fumo del fumaiolo contro il cielo. Il
cielo cominciava a rischiararsi. Forse stava per sor-
gere la luna.
� Tu hai una ragazza, Leon? �
� No. �
� Proprio per niente? �

� Per niente. �
� Io ce l'ho � disse Nick.
� Vivi con lei? �
� Siamo fidanzati. �
� Io non ho mai dormito con una ragazza. �
� Io ci sono stato al casino.
Leon bevve un sorso. La bottiglia che inclinava
dalla sua bocca era scura contro il cielo.
�Non � questo che voglio dire. Questo l'h� fatto
anch'io. Io dico dormire una notte intera con una
a cui vuoi bene. �
� La mia ragazza avrebbe anche dormito con me. �
� Sicuro. Se ti vuot bene ci sta a dormire con te. �
� Lei e io ci sposeremo. �

162 163
Nick se ne stava seduto contro il muro...

Nick se ne stava seduto contro il muro della chiesa


dove lo avevano trascinato per metterlo al sicuro
dal fuoco della mitragliatrice che batteva la strada.
Sentiva le gambe attaccate al corpo come pesi mor-
ti. Era stato colpito alla spina dorsale. Sulla faccia
sudata e sporca gli batteva il sole. Era una giornata
molto calda. Rinaldi, dalle grandi spalle, giaceva fac-
cia a terra contro il muro della chiesa, con addosso
il bagaglio. Nick guard� davanti a s�. Il muro rosa
della casa di fronte era crollato sotto il tetto ed un
letto di ferro pendeva contorto sulla strada. Due
austriaci giacevano morti nel rigagnolo all'ombra
della casa. Su per la strada c'erano altri morti. In
paese le cose procedevano. Si andava bene. Ormai
potevano arrivare da un momento all'altro i por-
taferiti. Nick volt� con fatica il capo e guard� Ri-
naldi: � Sentite, Rinaldi. Sentite. Noi due abbiamo
fatto una pace separata �. Rinaldi restava sdraia-
to al sole respirando con difficolt�. a Mica patrio-
ti. � Nick distolse con fatica la testa sorridendo su-
dato. Rinaldi non era gradevole come uditorio.

Spiega~ione di me stesso

Quella notte eravamo sdraiati sul pavimento della


stanza e ascoltavo i bachi da seta ruminare. I bachi
da seta si nutrivano di foglie di gelso e tutta la notte
si poteva sentirli ruminare con un rumore simile a
quando cade la pioggia sulle foglie. Non volevo dor-
mire perch� ero vissuto per un lungo periodo con la
convinz;one che se avessi chiuso gli occhi al buio e
mi fossi lasciato prendere dal sonno, la mia anima
se ne sarebbe andata via dal corpo. Ero stato con
quella certezza per molto tempo, fin da quando ero
stato atterrito in piena notte e avevo sentito la mia
anima uscire dal corpo, andarsene via e tornare di
nuovo. Cercavo di non pensarci mai, ma quando co-
minciava ad andarsene, in quelle notti, proprio nel
momento che stavo per cadere nel sonno, e potevo
impedirlo solo con un grandissimo sforzo. Cos� men-
tre ora sono convinto che in realt� non se ne sa-
rebbe andata via, allora, anche durante quell'estate,
non volevo davvero farne l'esperimento.
Avevo diversi modi per tenere occupata la mente
mentre stavo sdraiato senza dormire. Pensavo a un
torrente pieno di trote lungo il quale avevo pescato
quand'ero ragazzo; e la pesca lungo tutto il torrente
si svolgeva nella mia mente con tutti i particolari.
Pescavo con attenzione sotto ogni tronco, in ogni si-
nuosit� della riva, in o~ni buca profonda e nei tratti
dove l'acqua chiara era bassa, a volte riuscendo ad
acchiappare le trote, a volte lasciandomele scap-
pare. Srnettevo di pescare a mezzogiorno per fare la
colazione: a volte su un tronco sopra il torrente, a
volte sulla riva sotto un albero, e sempre mangiavo
lentamente guardando scorrere l'acqua. Spesso re-
stavo senza esca perch� quando partivo avevo por-
tato soltanto dieci bachi con me in una scatola da
tabacco. Quando li avevo finiti, dovevo andare a cer-
carne degli altri: a volte era molto diff�cile scavare
sul]a riva del fiume dove gli alberi nascondevano il
sole e non c'era erba ma solo la terra umida e spesso
non ne trovavo punti. Ma mi arrangiavo lo stesso
con qualche altro genere di esca. Solo una volta non
potei trovare niente nel fango e dovetti tagliare a
pezzetti e usare come esca una trota che avevo preso.
Spesso trovavo degli insetti nei prati bagnati tra
l'erba o sotto le felci, e mi servivo di quelli. C'erano
scarabei e altri insetti con le zampe simili a fili di
erba e anche vermi nei vecchi tronchi spaccati;
vermi bianchi con la testa picchiettata di nero che
non stavano sull'amo e si svuotavano appena dentro
l'acqua fredda, e piccoli insetti che stanno nel legno
e che trovavo spesso sotto i tronchi ma che spari-
vano sotto terra appena il tronco veniva sollevato.
Una volta mi servii di una salamandra trovata sotto
un tronco molto vecchio. La salamandra era picco-
lissima e si muoveva con grazia e agilit� mostrando
il bel colore della pelle. Aveva zampe sottili con cui
cercava di attaccarsi all'amo, e dopo quella volta
non adoprai mai pi� come esca le salamandre ben-
ch� ne trovassi spesso. Non usai mai neanche i grilli
per il modo con cui si muovevano sull'amo.
Qualche volta il torrente scorreva per un prato
scoperto; allora nell'erba asciutta davo la caccia alle
cavallette spesso le prendevo e le gettavo nell'acqua
e le guardavo galleggiare e girare su se stesse ap-
pena erano prese dalla corrente e poi sparire men-
tre veniva alla superficie una trota. C'erano notti in
cui pescavo in quattro o cinque torrenti diversi;
partivo quanto pi� vicino era possibile alla sorgente
e ne seguivo il corso pescando. Quando avevo finito
troppo presto e il tempo non passava, pescavo nel
torrente di nuovo partendo da dove si gettava nel
lago e risalendo contro corrente, e cercavo di pren-
dere le trote che mi erano scappate nel venir gi�.
Altre notti inventavo torrenti e alcuni mi riuscivano
cos� belli da riempirmi di gioia: era come star sve-
glio e sognare nello stesso teri!po. Alcuni di questi
torrenti li ricordo ancora e pen�o di avervi pescato,
e si confondono nella mia mente con quelli che co-
nosco veramente. Davo a tutti loro un nome e vi
giungevo in treno ma qualche volta dovevo cammi-
nare per miglia e miglia prima di arrivarci.
Ma c'erano notti in cui non potevo pescare e stavo
completamente sveglio: allora dicevo le preghiere
tante volte e cercavo di pregare per tutte le persone
che avevo mai conosciuto. Questo prendeva un sacco
di tempo, perch� se si cerca di ricordare tutte le per-
sone che si sono conosciute risalendo fino al tempo
pi� lontano - che era per me la soffitta della casa
dove son nato e la torta nuziale di mio padre e mia
madre in una scatola di latte appesa a una trave, e
nella soffitta i vasi di serpi e di altri esemplari di
cui mio padre da ragazzo aveva fatto collezione e
che aveva immerso nell'alcool dentro dei vasi cos�
che la parte posteriore di qualcuno appariva e s'era
fatta bianca - se si arriva a ricordar cose cos� lon-
tarle viene in mente un numero infinito di persone.
A pregare per tutte e dire un'Ave Maria e un Pater-
noster per ognuna passavo moltissimo tempo e final-
mente si faceva giorno e allora potevo addormen-
tarmi, se ero in un posto dove si potesse dormire
durante il giorno.

166 167
In queste notti cercavo di ricordare tutto quello
che mi era capitato partendo da quando ero andato
alla guerra e risalendo indietro da un fatto all'altro.
Riuscivo ad arrivare con la mente solo fino alla sof-
fitta della casa del nonno. Allora ripartivo di l� e ri-
facevo di nuovo la strada invers finch� non giun-
gevo ancora alla guerra.
Ricordavo che dopo la morte del nonno eravamo
andati via da quella casa per abitarne una nuova
progettata e fatta costruire dalla mamma. Molte
cose che non si potevano trasportare furono bru-
ciate nel cortile di dietro: mi rammento che vennero
gettati nel fuoco i vasi della soffitta e come scop-
piarono al calore e le fiamme s'innalzarono improv-
visamente per l'alcool. Ricordo le serpi che brucia-
vano nel fuoco in mezzo al cortile. Ma in tutto que-
sto la mia mente non vedeva persone, ma solo cose.
Non riuscivo a ricordare chi fosse a bruciare quelle
cose e andavo avanti nel tempo finch� non giungevo
a ricordi dove ci fossero anche persone, allora mi
fermavo e pregavo per loro.
Della casa nuova ricordo come mia madre la te-
nesse sempre pulita sbarazzandosi delle cose inutili.
Una volta mentre mio padre era a una gita di caccia
ripul� da cima a fondo il sottosuolo e fece un fal�
di tutto ci� che non avrebbe dovuto starci. Quando
mio padre torn� a casa, fu sceso dal calesse ed ebbe
legato il cavallo, il fuoco stava ancora bruciando
nella strada al lato della casa. Uscii per andargli in-
contro. Mi porse il fucile e guard� il fuoco. � Cos'�? �
domand�.
� Ho pulito il sottosuolo, caro � disse la mamma
dal portico. Stava l� sorridendo, venendogli incon-
tro. Mio padre guard� il fuoco e brontol� qualcosa.
Dopo si curv� e raccolse qualcosa dalla cenere.
� Portami un rastrello, Nick � mi disse. Andai nel sot-
tosuolo e gli portai un rastrello e mio padre si mise

a rastrellare con la massima attenzione tra la cene-


re. Raccolse accette di pietra e coltelli per scoten-
nare e strumenti per fare la punta alle frecce e cocci
di vasellame e molte frecce. Tutto era annerito e
spezzato dal fuoco. Mio padre raccolse ogni cosa con
cura e sparse gli oggetti sull'erba accanto alla stra-
da. Il suo fucile da caccia dentro la custodia di cuoio
e le borse da caccia erano sull'erba dove le aveva
lasciate quando era sceso dal calesse.
� Porta il fucile e le borse in casa, Nick, e portami
un pezzo di carta � disse. Mia madre intanto era
rientrata. Presi il fucile, che era pesante a portarsi
e mi faceva piegare le gambe, e le due borse e mi
diressi verso casa. � Prendi una cosa per volta, �
disse mio padre �non sforzarti a portare troppe
cose tutte insieme. � Riposi le borse, portai dentro
il fucile e portai a mio padre un giornale da un muc-
chio che c'era nel suo ufficio. Mise gli oggetti anne-
riti e spezzati sul foglio e ne fece un fagotto. � Le
frecce migliori sono andate in pezzi � disse. Entr� in
casa con il pacco e io rimasi fuori sull'erba con le
due borse. Dopo un poco le portai dentro. In questi
ricordi trovavo solo due persone e pregavo per en-
trambe.
Altre notti, tuttavia, non riuscivo a dire le pre-
ghiere. Potevo arrivare appena a "cos� in Cielo come
in terra" e dovevo ricominciare da capo senza es-
sere assolutamente capace di andare avanti. Allora
mi rassegnavo a non dire le preghiere per quella
notte e a cercare qualcos'altro. Cos� certe notti cer-
cavo di rammentare i nomi di tutti gli animali vi-
venti, degli uccelli dei pesci dei paesi delle citt� e
. dei vari generi di cibo` e infine i nomi di tutte le
L strade di Chicago che riuscivo a farmi tornare in
mente, e quando poi non riuscivo a ricordare asso-
lutamente pi� niente mi mettevo ad ascoltare. Non
ricordo una notte in cui non si potesse sentire qual
168 ' 169
cosa. Se potevo avere una luce non avevo paura di
dormire perch� sapevo che la mia anima se ne sa-
rebbe andata solo al buio. Cos�, naturalmente, molte
notti capitavo dove potevo avere un lume e allora
dormivo perch� ero quasi sempre stanco e pieno di
sonno. E sono sicuro anche che spesso mi addor-
mentavo senza accorgermene. Ma mai dormivo sa-
pendolo e quella notte ascoltavo i bachi da seta. Si
possono udire molto chiaramente i bachi da seta
mangiare lc foglie di notte e io stavo sdraiato con
gli occhi aperti ad ascoltarli.
C'era solo un'altra persona nella stanza e anch'es-
sa non dormiva. Non poteva star ferma e quieta
come me perch� forse non aveva tanta pratica nello
star sveglia. Eravamo sdraiati su coperte distese
sulla paglia e, quando quello si muoveva, la paglia
faceva rumore ma i bachi da seta non avevano
paura di nessun rumore che si potesse fare e conti-
nuavano a mangiare senza smettere un attimo. Fuori
c'erano i soliti rumori notturni di un posto a sette
chilometri dal fronte, ma erano ben diversi dai pic-
coli rumori dentro la camera, nel buio. L'altro, che
era nella stanza, cercava di star fermo. Dopo un po'
si mosse di nuovo. Mi mossi anch'io, in modo che
potesse capire che non dormivo. Aveva vissuto dieci
anni a Chicago. Lo avevano preso soldato nel 1914
mentre era tornato a fare una visita alla famiglia e
me lo avevano assegnato come attendente perch�
parlava inglese. Udii che tendeva l'orecchio e mi
mossi sulle coperte.
a Non potete dormire, signor tenente? � domand�.
a No. �
a Neanch'io. �
a Come mai? �
a Non so. Non~mi riesce. �
a Ti senti bene? �
a Benissimo. Solamente non posso dormire. �

a Vuoi parlare un poco? � chiesi.


a Magari. Di che cosa si pu� parlare in questo po-
sto maledetto ? �
a Questo posto � molto carino. �
a Sicuro � disse. a E bellissimo. �
a Raccontami di Chicago � dissi.
a Oh, � rispose a vi ho gi� raccontato tutto un'al
tra volta. �
� Raccontami come � andata che ti sei sposato. �
� Vi ho raccontato anche questo. �
� Era di tua moglie la lettera che hai ricevuto lu-
ned�? �
� Sicuro. Mi scrive continuamente. Sta guada-
gnando molto denaro con quel locale. �
� Cos� lo ritroverai pi� bello al tuo ritorno. �
a Certamente. Lo dirige bene. Sta facendo un sac-
co di denaro. �
a Non credi che sveglieremo gli altri parlando?
domandai.
a No. Non possono sentire. In ogni modo dormono
come porci. Per me � diverso,� disse a sono ner
voso. �
a Parla piano. Vuoi una sigaretta? �

Ci mettemmo a fumare nel buio.


a Voi fumate molto, signor tenente. �
a No. Ho quasi smesso. �

a Non vi fa mica bene � disse a e penso che sia


per questo che non ne sentite bisogno. Avete mai
sentito dire che un cieco non pu� fumare perch�
non pu� vedere il fumo uscir dalla bocca? �
a Non ci credo. �

a Penso anch'io che sia una balla � disse. � L'ho


sentito dire in qualche posto. Sapete come va che si
sentono dir tante cose. �

Rimanemmo tutti e due in silenzio e ascoltai i ba-


chi da seta.

170 171
�Li sentite questi dannati bachi?� chiese. �Si
possono sentire perfino masticare. �
a lE divertente � risposi.
a Dite, signor tenente, c'� qualcosa che non va nel
fatto che non potete dormire? Non vi ho mai visto
dormire. Non avete dormito per notti intere da
quando sono con voi. �
a Non saprei, John � dissi. a Sono andato gi� di
~orma al principio della scorsa primavera e di notte
ho tanti pensieri. �
a Proprio come me � disse. a Non sarei dovuto ve-
nire in guerra. Son troppo nervoso. �
a Forse ora andr� meglio.
a Dite, signor tenente, cosa siete venuto a fare in
questa guerra? �
a Non saprei, John. Desideravo venirci, allora. �
a Desideravate � disse. a Questa non � una ragione,
perdio! �
a Non parlare cos� ad alta voce � dissi.
a Dormono come porci. In ogni modo non capi-
scono l'inglese. Non sanno un cavolo di niente. Cosa
farete quando sar� finita e torneremo in America? �
a Lavorer� in un giornale. �
a A Chicago? �
a Pu� darsi. �
a Avete letto mai quello che scrive quel Brisbane?
Mia moglie mi ritaglia i suoi articoli e me li manda. �
a Come stanno i tuoi figlioli? �
a Stanno bene. Una delle bimbe fa la quarta, ora.
Sapete, signor tenente, se non avessi avuto figli non
sarei vostro attendente, ora. Mi avrebbero fatto
stare in prima linea fino alla fine. �
a Sono contento che tu li abbia avuti. �
a Anch'io. Sono bei figlioli ma voglio un maschio.
Tre femmine e nessun maschio. una lista che non
va. �
a Perch� non cerchi di dormire? �

a No. Non posso dormire ora. Sono sveglio del


tutto, signor tenente. Sono invece preoccupato per
voi che non dormite. �
a Non fa niente, John. �
a Pensare, un giovane come voi che non pu� dor-
mire! �
a Non fa niente. Finir� un bel giorno. �
a Deve finire. Un uomo non pu� andare avanti se
non dorme. Avete qualcosa che vi preoccupa? �
a No, John, proprio niente. �
a Dovreste sposarvi, signor tenente. Allora non sa-
reste preoccupato. �
a Non saprei. �
a Dovreste sposarvi. Perch� non vi scegliete qual-
che bella ragazza italiana piena di soldi? Potreste
prendere quella che volete. Siete giovane, avete tante
decorazioni e poi siete bello. Siete stato anche ferito
due volte. �
a Non so abbastanza bene l'italiano. �
aMa se lo parlate benissimo. E poi al diav�l�
l'italiano! Non dovete mica parlare: dovete spo-
sarvi. �
a Ci penser�. �
a Ne conoscete di ragazze, no? �
a Sicuro che ne conosco. �
a Bene, sposate quella che ha pi� soldi. Da queste
parti hanno un modo di allevarle che sarebbero tutte
buonissime mogli per voi. �
a Ci penser�. �
a Non pensateci, signor tenente. Fa$elo. �
a E va bene. �
a Un uomo deve sposarsi. Non lo rimpianger� mai
Tutti dovrebbero sposarsi. �
a Bene � ripetei. a Proviamo a dormire un poco,
ora. �
a Come volete, signor tenente. Prover� di nUOvO-
Ma ricordatevi di ci� che vi ho detto. �

172 173
aMe ne ricorder� � risposi. � Ora cerchiamo di
dormire un poco, John.
� Va bene � disse. � Spero che riuscirete ad addor-
mentarvi anche voi, signor tenente. �
Lo sentii rigirarsi nelle coperte sulla paglia e dopo
rimase fermo e lo sentii respirare regolarmente. Pi�
tardi cominci� a russare. Lo stetti a sentir russare
a lungo, poi cessai di ascoltarlo e di nuovo mi misi
ad ascoltare i bachi da seta. Mangiavano senza mai
fermarsi facendo un rumore come di gocce di piog-
gia sulle foglie. Avevo una cosa nuova a cui pensare
e stetti nel buio con gli occhi aperti a pensare a tutte
le ragazze che avevo conosciuto nella mia vita e a
che genere di mogli sarebbero diventate. Era una
cosa molto interessante e per un certo tempo tenne
lontana dalla mia mente la pesca alle trote e prese
il posto delle preghiere. Tuttavia alla fine tornai alla
pesca perch� potevo ricordare tutti i torrenti senza
mai stancarmi e trovandoci sempre qualcosa di nuo-
vo, mentre le ragazze dopo che per un po' di tempo
avevo pensato a loro, mi si confondevano nella
mente finch� si sovrapponevano tutte diventando
una sola persona e smisi di pensare a loro quasi del
tutto. Ma continuai con le preghiere e pregai spes-
sissimo per John in quelle notti, e la sua classe fu
esonerata dal servizio attivo prima dell'offensiva
autunnale. Fui contento che non ci fosse perch� sa-
rebbe stato molto in pena per me. Venne a trovarmi
all'ospedale di Milano parecchi mesi dopo e rest�
molto male a vedere come non mi fossi ancora spo-
sato, e so che ci rimarrebbe molto male se sapesse
ora, dopo tanto tempo, che non mi sono mai spo-
sato. Stava per tornare in America ed era cos� sicuro
che il matrimonio avrebbe messo a posto ogni cosa.

Qualcosa che mai proverete

L'attacco era passato attraverso il campo, sostenuto


dalle mitragliatrici che facevano fuoco dalla strada
incassata e dal gruppo dei casolari, non aveva in-
contrato resistenza nel paese, e aveva raggiunto la
riva del fiume. Percorrendo la strada in bicicletta, e
portando la bicicletta a mano quando la strada era
troppo accidentata, Nicholas Adams capiva dalla po-
sizione dei morti quel che era avvenuto.
Giacevano isolati e a gruppi nell'erba alta dei
campi e lungo la strada, con le tasche rovesciate e
mosche sopra di loro, e presso ogni cadavere o
gruppo di cadaveri c'erano le carte sparpagliate.
Nell'erba e nel grano ai lati della strada, ed anche
sparpagliato sulla strada, c'era molto materiale:
una cucina da campo, doveva esser giunta fin l�
quando le cose andavano bene; molti zaini di pelle
di vacchetta, bombe a mano, elmetti, fucili qualcu-
no col calcio in aria e la baionetta piar;tata nel
fango, s'erano ficcati dentro un bel po'; bombe a
mano, elmetti, fucili, arnesi per far trincee, scatole
di munizioni, pistole a tamburo, le pallottole sparse
intorno; pacchetti di medicamenti, maschere anti-
gas, custodie vuote di maschere antigas, una tozza
mitragliatrice a treppiede in un lago di bossoli, na-
stri pieni, sporgenti dalle casse, il recipiente per il
raffreddamento ad acqua vuoto e rovesciato, scom-

i74 L 175
parso l'otturatore, e la squadra degli uomini in posi-
zioni strane ed intorno a loro, fra l'erba, altri di
quei caratteristici fogli di carta.
C'erano libri da messa, gruppi formato cartolina
con la squadra dei mitraglieri allegri e robusti come
una squadra di calcio nella foto per l'annuario di
un collegio; ora erano contorti e tumefatti nell'erba;
cartoline di propaganda nelle quali un soldato in
uniforme austriaca rovesciava una donna sopra un
letto; le figure erano un po' impressionisticamente,
graziosamcnte disegnate e non avevano nulla in co-
mune con la vera e propria violenza carnale, in cui
alla donna si tirano le sottane fin sulla testa perch�
non possa gridare, e qualche volta sulla testa si siede
un amico. C'erano molte di quelle cartoline ecci-
tanti, distribuite evidentemente poco prima dell'of-
fensiva. Erano accanto a oscene cartoline fotografi-
che; a piccole foto di ragazze di paese eseguite da
�otografi di paese, a ritratti di circostanza dei figlioli,
e a lettere, lettere, lettere... C'era sempre tanta carta
attornO ai morti e gli avanzi di quell'attacco non fa-
cevano eccezione.
Erano altri morti e nessuno s'era occupato d'altro
che delle loro tasche. I nostri morti, o meglio quelli
che egli considerava ancora come "nostri morti",
eranO inaspettatamente pochi, constatava Nick. An-
che le loro giacche erano state aperte e le loro tasche
rovesciate e, dalle posizioni in cui si trovavano, si
capiva il modo in cui s'era svolto l'attacco. Il gran
caldo li putrefaceva tutti senza distinzione di na-
zionalit�.
Evidentemente il paese era stato difeso, verso la
fine, dalle posizioni della strada incassata e pochis-
simi austriaci c'erano rimasti. Sulla strada c'erano
soltanto tre cadaveri di austriaci, che sembrava fos-
sero stati colpiti mentre scappavano. Le case del
paese erano tutte colpite dai proiettili, le vie erano
piene di pezzi d'intonaco e schegge di mortaio, e
travi spezzate e tegole rotte e molte buche, alcune
orlate di giallo del gas d'iprite. C'erano anche fram-
menti di proiettili e, sparse tra i rottami, pallottole
di shrapnel. Nel paese non c'era anima viva.
Nick Adams non aveva visto nessuno da quando
aveva lasciato Fornaci, e soltanto, percorrendo la
strada attraverso la campagna ricca di verde, aveva
visto a sinistra della strada, pezzi d'artiglieria celati
da ripari di frasche, notandoli per i lampi di calore
che si alzavano in aria sopra le frasche, l� dove il
sole batteva sul metallo. Ora Nick s'inoltr� nel pae-
se, sorpreso di trovarlo deserto, ed usc� sulla strada
bassa accanto all'argine del fiume. Appena fuori del-
la citt� e prima che la strada declinasse, c'era una
radura, e di qui egli pot� osservare la placida distesa
del fiume e la curva bassa dell'opposta riva e il fan-
go, tutto bianco e arso di sole, dove gli austriaci
s'erano trincerati. La vegetazione era molto cresciu-
ta da quando egli aveva lasciato quei luoghi e, pur
acquistando importanza storica, il corso inferiore
del fiume non era mutato.
Il battaglione era lungo la riva sinistra. C'era una
serie di buche sulla sommit� dell'argine, con pochi
uomini dentro. Nick not� le posizioni delle mitra-
gliatrici e i razzi per i segnali pronti nelle ruote. Gli
uomini nelle buche sul fianco dell'argine, dormi-
vano. Nessuno gl'intim� nulla ed egli prosegu�, fin-
ch�, svoltata una curva dell'argine fangoso, un sot-
totenente con la barbetta e gli occhi cerchiati di
rosso punt� la pistola contro di lui.
� Chi sei? �
Nick glielo disse.
� Come faccio a esserne sicuro? �
Nick gli mostr� la tessera con la fotografia e i con-
notati, e il timbro della terza armata. L'altro l'af-
ferr�.
a La tengo io � disse.
a Questo no � disse Nick. a Lascia questa carta e
metti via l'arma. L�: nel fodero. �
a E come faccio a sapere chi sei? �
a Te lo dice la tessera. �
a E se la tessera � falsa? Dammi quella carta. �
a Non fare il fesso � disse cordialmente Nick.
a Portami dai tuo comandante di compagnia. �
a Dovrei mandarti al comando di battaglione. �
a Benissimo � disse Nick. a Senti, lo conosci il ca-
pitano Paravicini? Quello alto coi baffetti, che era
architetto e parla l'inglese? �
a Tu lo conosci? �
a Un poco. �
a Che compagnia comanda? �
a La seconda. �
a Adesso comanda il battaglione. �
a Bene � disse Nick. Si sent� sollevato sentendo
che il Para stava bene. aAndiamo al battaglione,
dunque. �
Quando Nick si era lasciato alle spalle le ultime
case della citt�, tre shrapnel erano scoppiati in alto
alla sua destra, sopra una delle case distrutte, e da
quel momento non c'eran pi� stati spari. La faccia
dell'ufficiale, tuttavia, pareva la faccia di un uomo
durante il bombardamento. C'era in quella faccia la
medesima tensione, e la voce non aveva un suono
naturale. La pistola dava sui nervi a Nick.
a Mettila via � disse. a C'� di mezzo l'intero fiume,
loro e te. �
a Se pensassi che sei una spia, ti sparerei subito �
disse il sottotenente.
a Suvvia � Nick disse. a Andiamo al battaglione. �
Quell'ufficiale gli dava sui ne~rvi.
Il capitano Paravicini, facente funzione di mag-
giore, pi� smilzo e all'apparenza pi� inglese che mai,
allorch� Nick lo salut� nel ricovero che fungeva da
quartier generale del battaglione, si lev� in piedi die-
tro la tavola.
� Salute! � disse. � Non ti avevo riconosciuto. Che
cosa fai in quella divisa? �
� Mi ci hanno messo. �
� Sono molto contento di vederti, Nicola. �
� Ti trovo benissimo. Com'� andato lo spetta-
colo? �
� Abbiamo fatto un gran bell'attacco. Davvero un
gran bell'attacco. Voglio mostrartelo. Guarda qui. �
Mostr� sulla carta come l'attacco s'era svolto.
� Vengo da Fornaci � Nick disse. � Ho potuto ren-
dermi conto di com'� andata. lE stata una cosa in
gamba. �
� i stato straordinario. Straordinario davvero. Tu
sei alle dipendenze del reggimento? �
� No. Io devo soltanto andare in giro a far vedere
la divisa. �
� Che strano. �
� Vedere una divisa americana deve far loro cre-
dere che ne stanno per arrivare altre. �
� Ma come faranno a sapere che si tratta di una
divisa americana? �
� Glielo dirai tu. �
� Ah, ecco ! Capisco. Mander� con te un caporale che
ti faccia vedere a tutti e farete il giro delle linee. �
� Come un lurido uomo politico � disse Nick.
� Saresti molto pi� distinto in abito borghese.
Quello s� che � distinto. �
a Con un homburg in testa � disse Nick.
a O con una bella feluca con tanto pelo. �
a Dovrei anche avere le tasche piene di sigarette,
cartoline e cose del genere � disse Nick. a E un ta-
scapane pieno di cioccolata. Dovrei distribuire il
tutto con una parolina gentile ed uno scappellotto
sulla spalla. Ma non c'erano n� sigarette n� cartoline

178 179
n� cioccolata. Cos� mi han detto di andare in giro lo
stesso. �
a Sono sicuro che la tua apparizione dar� molto
coraggio alle truppe. �
a Non dirlo � disse Nick. a Mi sento gi� abba-
stanza male per la cosa cos� com'�. E, anzitutto,
avrei voluto portarti una bottiglia di brandy. �
a Anzitutto � Para disse, e sorrise per la prima
volta, mostrando dei denti gialli. a Che bella espres-
sione. Non ti andrebbe un po' di grappa? �
a No, grazie � disse Nick.
a Senza etere dentro. �
a Sento anCora quel sapore. � Nick riebbe il ri-
cordo, improvviso e perfetto.
a Sai che non m'ero mai accorto della tua ubria-
chezza fino a quando durante quel ritorno sul
camion, non ti mettesti a parlare? �
a Ad ogni attacco puzzavo � Nick disse.
a Io non sono capace � disse Para. a Lo feci sol-
tanto la prima volta, proprio la primissima, ed il
solo risultato fu che mi mise tutto sottosopra e poi
mi fece venire una sete d'inferno. �
a Tu non ne hai bisogno. �
a In un attacco sei pi� coraggioso tu di me. �
a No � Nick disse. a Lo so io come sono e so che
preferisco puzzare. Non me ne vergogno. �
a Non t'ho mai visto ubriaco. �
a No? � disse Nick. a Mai? Nemmeno quella notte
che andavamo da Mestre a Portogrande e io volevo
mettermi a dormire e adoperai la bicicletta come
coperta, tirandomela fino sotto il mento? �
a Quella volta non eravamo in linea. �
a Non parliamo di come sono io � Nick disse. a
un argomento che conosco troppo bene per aver vo-
glia di pensarci ancora. �
a Potresti benissimo rimanere qui un poco � disse
Paravicini. a Puoi fare un pisolino, se vuoi. Qui non

hanno fatto molti danni, con l'ultimo bombarda-


mento. Fa ancora troppo caldo per uscire.
a Non c'� fretta, mi pare. �
a Come ti senti veramente? �
a Bene. Sto proprio bene. �
a No, dico veramente. �
� Sto benissimo. Non riesco a dormire senza una
luce qualsiasi. tutto qui quel che ho adesso. �
a Lo dicevo io che bisognava trapanare. Io non
sono dottore, ma lo sapevo. �
a Be', han creduto pi� opportuno lasciarlo assor-
bire, e cos� ho fatto. Ma perch�? Ti sembro forse
pazzo, ti sembro? �
a Mi sembri spaventosamente gi�. �
a una bella seccatura quanto ti dichiarano mat-
to � Nick disse. a Nessuno ha pi� fiducia in te. �
a Vorrei fare un sonnellino � disse Paravicini. a Que-
sto non � un comando di battaglione di quelli a cui
eravamo abituati noi. Qui stiamo aspettando solo
che ci sbattano via. Non ti conviene uscire adesso
col caldo; � proprio sciocco. Mettiti qui su questa
branda. �
Nick si sdrai� sulla branda. Davvero gli dispia-
ceva sentirsi in quel modo e pi� ancora gli dispia-
ceva che la cosa fosse tanto evidente per il capitano
Paravicini. Questo ricovero non era grande come
quello dove quel plotone del '99 appena arrivato al
fronte fu preso da ister�a durante il bombardamento
che precedeva l'attacco, e il Para li aveva fatti usci-
re a due per volta per dimostrar loro che non suc-
t cedeva nulla, tenendo lui stesso il sottogola stretto
in bocca affinch� le sue labbra restassero calme. Sa-
F, pendo che quelli al momento giusto non ce l'avreb-
bero fatta. Se non la pianta di gridare, rompigli il
muso per obbligarlo a pensare a qualcos'altro. Ne
ammazzerei uno, ma � troppo tardi adesso. Sarebbe
peggiO. Rompigli il muso. L'hanno anticipato alle

180 181
cinque e venti. Abbiamo ancora quattro minuti sol
tanto. Rompi il muso anche a quel frignone e sbat-
tilo fuori di qua, quel somaro. Andranno avanti? Se
non vanno avanti fanne fuori un paio e cerca di spin-
gere gli altri in qualche modo. Tienti dietro di loro,
sergente. Non c'� senso a camminare avanti per sco-
prire che non c'� nessuno dietro di te. Assicurati
che siano usciti, prima d'andare. Bene. Cos� va bene.
Poi, guardando l'orologio, in quel tono calmo, in
quel tono calmo davvero pregevole: a Savoia �. Fa-
cendolo a freddo, senza aver potuto bere, egli non
aveva pi� saputo rinnovare se stesso dopo il salto
nel vuoto; un'intera ala era stata ingoiata ed era
questo che li aveva messi in moto; movendosi a
freddo su per quel pend�o l'unica volta che non
l'aveva fatto da fradicio... E quando gli altri torna-
vano indietro, il casotto della teleferica bruciava, pa-
reva, e certi feriti tornarono gi� quattro giorni dopo
ed altri invece non tornarono, ma noi andammo su
e tornammo indietro, tornammo gi�: noi sempre
tornavamo gi�. E c'era anche Gaby Deslys, in un
modo un po' strano c'era, colle piume in testa; mi
chiamavi bamboluccia l'anno scorso trallal�, dicevi
che conoscendomi ero mica male trallal� con su le
piume, senza le piume, la grande Gaby, ed io mi
chiamo pure Harry Pilcer, noi scendevamo dal lato
opposto del tass� quando la strada diventava ripida
arrampicandosi su per la collina, e ogni notte, in
sogno, egli la rivedeva quella collina, col Sacr�
Coeur, bianco e gonfio come una bolla di sapone. A
volte la sua ragazza era l� e a volte era con qualcun
altro ed egli non capiva perch�, ma quelle eran le
notti in cui il fiume scorreva pi� ampio e tranquillo
e fuori di Fossalta c'era una casa bassa dipinta di
giallo con salici tutt'intorno e una scuderia bassa e
c'era pure un canale, ed egli c'era stato un migliaio
di volte senza vederla, ma ogni notte ecco ritornava,

chiara come la collina, soltanto faceva paura. Quella


casa significava pi� di tutto il resto ed ogni notte
egli la ritrovava. Era questo proprio che gli occor-
reva, ma lo spaventava anche, specialmente quando
c'era la barca ferma laggi�, tra i salici ricurvi sul
canale, ma le rive non erano quelle di questo fiume.
Era tutto pi� calmo, come a Portogrande, dove li
avevano visti avanzare attraverso il terreno inon-
dato, reggendo in alto i fucili, finch� con tutti i fu-
cili erano caduti in acqua. Chi dette quell'ordine?
Se non fosse successa una tale confusione avrebbe
potuto ricordarsene. Proprio per questo egli osser-
vava tutto con tanta minuzia, per avere, al momento,
tutto a portata di mano, tanto per ravvisare subito
dove si trovava, ma ecco improvvisamente e senza
ragione la cosa farglisi confusa come ora, ora ch'egli
giaceva su una branda nel comando di battaglione,
col Para che comandava e con indosso a se stesso
una ignobile uniforme americana. Si lev� a sedere
e si guard� intorno: tutti lo guardavano. Il Para se
n'era andato ed egli di nuovo si sdrai�.
Prima era venuta la parte di Parigi ed egli aveva
avuto paura soltanto quando la ragazza se ne an-
dava con altri ed aveva avuto paura che capitassero
due volte con lo stesso conducente di tass�. Di Pa-
rigi questo soltanto gli aveva fatto paura. Del fronte
mai niente. Del fronte ormai non sognava pi�, ma
ci� che gli metteva paura e di cui non sapeva sba-
razzarsi era quella lunga casa gialla e la diversa lar-
ghezza del fiume. Ora egli era di nuovo l�, sul fiume,
dopo avere attraversato la stessa citt�, ma nessuna
casa c'era. E nemmeno il fiume era il medesimo.
Dove andava, allora, ogni notte, e qual era il peri-
L colo, e perch� si svegliava, sudando freddo, pi� at-
territo che se si fosse trovato sotto u`n bombarda-
mentO, e tutto questo per una casa con una lunga
scuderia e un canale?
Si lev� a sedere, lentamente mise gi� le gambe;
erano un po' indolenzite per essere rimaste a lungo
inerti; ricambi� lo sguardo dell'aiutante, dei segna-
latori e delle due staffette, fermi sotto la porta, e
infine si mise in testa l'elmetto da trincea, ricoperto
di panno.
� Sono dolente della mancanza di cioccolata, car-
toline e sigarette � disse. � Ad ogni modo, ho la di-
visa. �
� Il maggiore torna subito � disse l'aiutante. In
quell'esercito l'aiutante non era un ufficiale adetto.
� La divisa non � proprio in regola � Nick disse.
� Ma pu� darvene l'idea. Fra poco avrete qui parec-
chi milioni di americani. �
� Credete che manderanno quaggi� gli america-
ni? � chiese l'aiutante.
� Ma certamente. Americani grandi il doppio di
me, robusti, dal cuore d'oro, che dormono di notte,
mai stati feriti, mai saltati in aria, che non hanno
mai avuto la testa interrata, non hanno mai provato
paura, niente beoni, fedeli alle ragazze che lasciano
a casa, molti di loro che neppure sanno cosa signi-
fichi essere di cattivo umore... Magnifici figlioli, ve-
drete. �
� Siete italiano voi? � chiese l'aiutante.
� No, americano. Guardate la divisa. Me l'ha fatta
Spagnolini, ma non � troppo in regola. �
� Americano del nord o del sud? �
� Del nord � disse Nick. Lo sentiva arrivare, ora.
Doveva calmarsi.
� Ma parlate italiano. �
� Perch� no? Vi rincresce se parlo italiano? Non
ne ho il diritto, forse? �
� Avete le medaglie italiane. �
� Solo i nastrini e le carte. Le medaglie vengono
dopo. Eppoi o le date a qualcuno e quello se ne va,
oppure vanno perdute col vostro bagaglio. Potrete

poi acquistarne delle altre a Milano. Ma sono le


carte quelle che contano. Non dovete prendervela.
Potrete averne anche voi se restate al fronte abba-
stanza a lungo. �
� Io sono un reduce dell'Eritrea � disse l'aiutante
risentito. � E ho combattuto a Tripoli. �
� davvero un avvenimento l'avervi conosciuto
disse Nick stendendo la mano. � Quelli s� che dove-
vano essere giorni duri. Gi�, avevo notato i nastrini.
Eravate, per caso, sul Carso? �
� Sono appena stato richiamato in questa guerra.
La mia classe era troppo anziana. �
� Io, invece, non avevo ancora l'et� � Nick disse.
� Ma adesso mi hanno riformato. �
� Perch� siete qui allora? �
� Devo illustrare la divisa americana � disse Nick.
� Non vi pare una cosa interessante? un po' stret-
ta nel collo ma presto vedrete innumerevoli milioni
di individui con questa divisa addosso, sciamare qui
come locuste. La cavalletta, sapete, quella che noi in
America chiamiamo cavalletta, �, in realt�, una lo-
custa. La cavalletta vera � piccola e verde e, al con-
fronto, debole. Non dev'essere, comunque, confusa
con la locusta settenne o cicala, la quale emette un
peculiare, continuo suono che, in questo momento,
non mi riesce di ricordare. Cerco di ricordarmelo,
ma non posso. Mi pare gi� d'udirlo ed ecco che sva-
nisce. Volete scusarmi se interrompo la nostra con-
versazione? �
� Guarda se puoi trovare il maggiore � disse l'aiu
tante ad una delle staffette.
� Vedo che siete stato ferito � disse poi a Nick.
� In diversi posti � Nick disse. � Se v'interessate
ii di cicatrici posso mostrarvene di molto interessanti,
ma preferirei parlare di cavallette. O meglio di quel-
le che noi chiamiamo cavallette e che sono, in realt�,
locuste. Entrambi questi insetti giocarono una parte

184 185
molto importante nella mia vita. La cosa potrebbe
interessarvi e, intanto ch'io vi parler�, voi potrete
guardare la divisa. �
L'aiutante fece un cenno colla mano all'altra delle
staffette, la quali usc� fuori.
� Osservatc dunque la divisa. Come sapete, l'ha
fatta Spagnolini. Potete benissimo osservare anche
voi � disse Nick ai due segnalatori. � Io non ho gra-
do. Noi siamo alle dipendenze del console ameri-
cano. perfettamente regolare, quindi, se voi osser-
vate. Potete anche, se vi piace, esaminare. Io, in-
tanto, vi parler� della locusta americana. Noi, in ge-
nere, si preferiva quella che chiamavamo la "mar-
roncina". Nell'acqua, si conservano meglio e i pesci
le prediligono. Quelle pi� grosse che volano facendo
un rumore quasi simile un poco a quello prodotto
dal serpente a sonagli che scuote la coda, un suono
molto secco, hanno ali dai colori vivaci, alcune rosso
ViYo, altre giallo striato di nero, ma queste ali al
contatto dell'acqua vanno subito in briciole ed esse,
quindi, costituiscono un'esca assolutamente inconsi-
stente, mentre la "marroncina" � il pi� solido, com-
patto, succulento saltatore ch'io vi possa raccoman-
dare, per quanto si possa far raccomandazione a
vossignori di una cosa che, con ogni probabilit�, non
avrete mai occasione d'incontrare. Tuttavia, debbo
insistere sul fatto che mai potrete fare di questi in-
setti una provvista bastevole per un giorno di pesca,
qualora li voleste raggiungere con le mani o magari
vi provaste a colpirli con un bastone. Codesta � una
mera sciocchezza e inutile spreco di tempo. Vi ri-
peto, signori, che, cos� facendo, non approderete a
nulla. Il procedimento esatto, ed ecco uno delle cose
che vorrei s'insegnassero agli allievi ufficiali in ogni
corso dedicato alle armi leggere qualora avessi voce
in capitolo e nessuno pu� dire che non giunga ad
averla, � l'impiego di una rete o reticella fatta di co-
mune maglia per zanzare. Due ufficiali, tenendo
ognuno, alle opposte estremit�, un lembo di rete, si
chinano, prendono l'estremit� inferiore della rete in
una mano e l'estremit� superiore nell'altra e cor-
rono incontro al vento. I saltamartini, che volano
col vento, incappano nella rete spiegata restando
prigionieri nelle maglie. Nessun segreto speciale per
accalappiarne, in gran quantit�, ed ogni u~ciale, a
mio parere, dovrebbe sempre portare con s� un qual-
che metro di rete per zanzare adatto, all'occorrenza,
ad una di queste improvvisate cacce alla cavalletta.
Spero, signori, d'essermi spiegato chiaramente. Ave-
te domande da rivolgermi? Se c'� qualcosa del corso
che non vi riesce chiaro, vi prego di chiedere. Par-
late pure senza paura. Niente dunque? Allora, si-
gnori, vorrei concludere questo discorso con le pa-
role di quel grande soldato e gentiluomo che fu
Sir Henry Wilson: Signori miei, o dobbiamo gover-
nare o dobbiamo essere governati. Lasciatemelo ri-
petere. C'� una sola cosa, signori, della quale io vor-
rei vi ricordaste. Solo una cosa vorrei che vi re-
stasse impressa nel lasciare quest'aula. Signori miei,
o dobbiamo governare o dobbiamo essere governati.
Questo � tutto, signori. Buongiorno. � Ci� detto si
tolse l'elrr~tto ricoperto di panno, se lo mise di nuo-
vo in capo e, chinatosi, usc� dalla porta bassa del
ricovero. Il Para, accompagnato dalle due staffette,
giungeva lungo la strada incassata. Faceva molto
caldo al sole e Nick si tolse l'elmetto.
� Ci dev'essere pure il sistema per rinfrescare que-
sti aggeggi � disse. � Lo bagner� nel fiume. � E s'ar-
rampic� su per l'argine.
� Nicola � chiam� il Para. � Dove stai andando? �
� Veramente, non mi � indispensabile andarci. �
Nick ridiscese il pend�o, tenendo l'elmetto in mano.
a Bagnati o asciutti sono una bella noia. Il tuo lo
porti sempre? �
� Sempre � disse il Para. � Sto diventando calvo
per questo. Vieni dentro. �
Entrati, il Para lo invit� a sedere.
� Non valgono niente � Nick disse. � Le prime
volte che li portavamo, mi ricordo, erano una forza
per noi, ma troppe volte ormai li ho visti ripieni di
cervella. �
� Nicola, � disse il Para � io penso che tu dovresti
tornare. Penso che sarebbe stato meglio che tu non
fossi venuto in linea, senza quelle provviste. Qui per
te non c'� niente da fare. E quand'anche andassi in
giro con qualcosa di buono da distribuire, gli uomi-
ni si aggrupperebbero e questo vorrebbe dire bom-
bardamento. Io non ci tengo, capisci. �
a Lo so che � sciocco � Nick disse. a Non � stata
mia l'idea. Io ho sentito che la brigata era qui e cos�
ho pensato che avrei trovato te o qualcun altro che
conoscevo. Avrei potuto andare a Zenzon o a San
Don�. Mi piacerebbe andare a San Don� a rivedere
il ponte. �
a Non � mia intenzione farti andare in giro senza
scopo � disse il capitano Paravicini.
a Bene, bene � disse Nick. Di nuovo lo sentiva ar-
rivare.
a Tu capisci, non � vero? �
a Ma certo � disse Nick. Faceva ogni sforzo per
trattenerlo.
a Cose di quel genere si dovrebbero fare di notte. �
a Naturalmente � disse Nick. Ora, sapeva che non
avrebbe pi� potuto trattenerlo.
a Ho il comando del battaglione, capisci? � disse
il Para.
a E perch� non dovresti averlo? � Nick disse. (Ec-
co che arrivava.) a Sei capace di leggere e scrivere,
no? �
a S� � assent� il Para cortesemente.
� Il guaio � che devi comandare un battaglione

maledettamente piccolo. Non appena avranno rico-


stituita la forza, ti ridaranno indietro la tua compa-
gnia. Perch� non seppelliscono i morti? Li ho veduti
adesso adesso. E non mi � che mi faccia impressione
rivederli. Per quanto mi riguarda, per�, possono
seppellirli quando vogliono e sarebbe anche molto
meglio per noi. Finirete tutti per sbattervi maledet-
tamente gi�. �
� Dov'hai lasciato la tua bicicletta? �
� Dietro l'ultima casa. �
� Credi che sar� al sicuro? �
� Non preoccuparti � Nick disse. � Me ne vado im-
mediatamente. �
� Riposati un po', Nicola. �
� Va bene. �
Chiuse gli occhi e, invece dell'uomo con la barba
che l'osservava attraverso la mira del fucile, calmis-
simo prima di premere; invece della bianca vampa-
ta e dell'urto seguente simile a una bastonata, nelle
ginocchia, invece del languido, caldo soffocare e del
vomitare, tossendo, sulla pietra, mentre gli altri lo
sorpassavano, egli vide una lunga casa gialla con
una bassa scuderia ed il fiume pi� ampio del solito,
e pi� tranquillo.
a Cristo � disse. � Farei meglio ad andare. �
Si alz�.
� Me ne vado, Para � disse. � Arriver� l� nel po-
meriggio. Se sar� arrivata qualche provvista la por-
ter� gi� stanotte. Altrimenti arriver� di notte quan-
do avr� qualcosa da portare. �
� Fa ancora caldo per entrare � disse il capitano
Paravicini.
�Non occorre che ti preoccupi� Nick disse. �Ades-
t so star� bene per un bel po'. Ne ho avuto uno pri-
ma ma � stato da poco. Cominciano ad andare molto
meglio. Quando sto per averne uno me ne accorgo
perch� parlo tanto. �

188 : 189
� Mander� con te un portaordini. �
� Preferirei di no. La strada la conosco. �
� Tornerai presto? �
� Senz'altro. �
� Lascia che mandi con te... �
� No � disse Nick. � In segno di fiducia. �
� E va bene. Ciao, allora. �
� Ciao � disse Nick. Lungo la strada distrutta, egli
si diresse di nuovo al posto dove aveva lasciato la
bicicletta. Nel pomeriggio, una volta passato il ca-
nale, la strada sarebbe stata all'ombra. Al di l� di
quello, c'erano alberi su ambo i lati della via, che il
bombardamento aveva lasciato completamente in-
tatti. Era su quel corso che una volta, in marcia,
avevano sorpassato il terzo reggimento Savoia Ca-
valleria che cavalcava nella neve ed aveva le lance.
Il fiato dei cavalli formava pennacchi nell'aria fred-
da. Ma no, non era stato l�, era stato da qualche
altra parte. Dov'era stato?
" meglio che vada a prendere quell'accidente di
bicicletta" Nick disse tra s�. "Non ho voglia di per-
dere la strada per Fornaci."

In paese straniero

Alla fine d'autunno c'era sempre la guerra, ma noi


non dovevamo andarci pi�. Faceva freddo a Milano,
alla fine d'autunno, e molto presto faceva buio. Al-
lora si accendevano le luci ed era piacevole cammi-
nare per le strade guardando dentro le vetrine. C'era
molta selvaggina appesa fuori dei negozi, la neve
spolverava di bianco il pelo delle volpi e il vento
muoveva le loro code. I cervi pendevano rigidi, pe-
santi e inanimati e gli uccelli erano mossi dal vento
che scompigliava le loro piume. Era una fredda fine
d'autunno, il vento scendeva dalle montagne.
Ogni pomeriggio andavamo tutti all'ospedale e
c'erano diverse vie per arrivarci attraverso la citt�,
nel buio. Due di queste vie seguivano il Naviglio, ma
erano lunghe. Qualunque strada si facesse dove-
vamo in ogni modo attraversare un ponte sul Navi-
glio per entrare nell'ospedale. Si poteva scegliere fra
tre ponti. Su uno di essi una donna vendeva le cal-
darroste. Dava un po' di calore stare davanti al suo
fornello a carbone, e poi le castagne erano calde
nella tasca. L'ospedale era molto antico e bellissi-
mo: si entrava attraverso un cancello, si attraver-
sava un cortile e si passava da un secondo cancello.
Uscivano spesso dei funerali dal cortile. Oltre il vec-
chio ospedale sorgevano i padiglioni nuovi costruiti
in mattoni, ed era l� che c'incontravamo ogni pome-
riggio e si era tutti molto premurosi e interessati di
ci� che si doveva fare e sedevamo agli apparecchi
che sembravano avere una cos� grande importanza.
Il dottore venne all'apparecchio al quale stavo se-
duto e mi domand�: � Che cosa preferivate fare
prima della guerra? Praticavate qualche sport? �.
� S�, � risposi � il football. �
� Bene, potrete di nuovo giocare a football meglio
che mai. �
Il mio ginocchio non si piegava pi� e la gamba
pendeva irrigidita dal ginocchio alla caviglia, senza
la curva del polpaccio: l'apparecchio doveva pie-
garla e farla muovere come andassi in bicicletta.
Ma ancora l'apparecchio s'inceppava ogni volta che
giungeva al punto in cui il ginocchio doveva pie-
garsi. Il dottore m'incoraggi�:
� Tutto questO passer�. Voi siete un giovane for-
tunato. Giocherete di nuovo a football come un cam-
pione. �
All'apparecchio vicino c'era un maggiore che ave-
va una mano piccola come quella di un bambino. Mi
ammicc� mentre il dottore esaminava la sua mano
chiusa fr� due cinghie di cuoio che si alzavano e ab-
bassavano facendo muovere le dita irrigidite, e
chiese: � Anch'io potr� giocare a football, capita-
no? �. Era stato un famosissimo schermitore e, pri-
ma della guerra, il pi� grande schermitore italiano.
Il dottore and� nel suo ufficio nell'altra stanza e
port� una fotografia che mostrava una mano ridot-
ta, prima della cura, quasi come quella del mag-
giore, e, dopo, un po' pi� grande. Il maggiore tenne
la fotografia con la mano sana e la guard� con
molta attenzione. � Ferita? � chiese.
� Un incidente di lavoro � rispose il dottore.
� Molto interessante, molto interessante. � E rese
la fotografia al dottore.
� Avete fiducia nella guarigione? � domand� questi.

� No � rispose il maggiore.
C'erano tre ragazzi che venivano ogni giorno e
avevano circa la mia et�. Erano tutti e tre di Mi-
lano: uno doveva diventare avvocato, l'altro pittore
e il terzo aveva voluto intraprendere la carriera mi-
litare. Quando avevamo finito con gli apparecchi,
andavamo insieme qualche volta al caff� Cova, ac-
canto alla Scala. Si faceva la strada pi� breve attra-
versando il quartiere comunista, poich� eravamo in
quattro. La gente non ci poteva soffrire perch� era-
vamo ufficiali e da una mescita di vino qualcuno gri-
dava: � Abbasso gli ufliciali! � mentre passavamo.
Un altro ragazzo, che veniva talvolta con noi e al-
lora eravamo in cinque, portava un nero fazzoletto
di seta attraverso il viso perch� non aveva pi� il
naso e glielo dovevano rifare con la plastica. Era
partito per il fronte direttamente dall'Accademia mi-
litare ed era stato ferito un'ora dopo esser giunto in
linea. Avevano gi� tentato di rifargli il viso ma ve-
niva da un'antichissima famiglia e non riuscivano
mai a fargli il naso giusto. And� poi nell'America
del Sud e seppi che lavorava in una banca. Ma que-
sto accadde molto tempo dopo e allora nessuno di
noi sapeva ancora come sarebbero andate le cose in
futuro. Si sapeva solamente che c'era sempre la
guerra ma che noi non ci saremmo pi� andati.
Avevamo tutti le stesse medaglie, a eccezione del
ragazzo con la benda di seta nera attraverso il viso:
lui non era stato al fronte abbastanza a lungo per
poterle avere. Il ragazzo alto e pallidissimo che d~
veva diventare avvocato, era stato sottotenente ne-
gli arditi e aveva tre medaglie della specie di cui
ognuno di noi ne aveva soltanto una. Aveva vissuto
molto tempo vicino alla morte ed era un poco lon-
tano e isolato da noi. Del resto eravamo tutti un
poco isolati, e niente ci teneva uniti se non il fatto
che ci incontravamo ogni pomeriggio all'ospedale.
Tuttavia mentre si camminava verso il caff� Cova
attraverso la parte pi� brutta della citt�, immersi
nel buio e nel silenzio rotti soltanto dalle luci e dai
canti delle bettole, e qualche volta dovendo cammi-
nare in mezzo alla strada quando uomini e donne si
affollavano sul marciapiede s� che avremmo dovuto
urtarli per passare, ci sentivamo uniti dal fatto che
qualcosa ci era accaduto che gli altri, quelli ai quali
eravamo antipatici, non potevano comprendere.
Noi invece comprendevamo il caff� Cova dove
c'era un ambiente ricco, caldo e non troppo sfarzo-
samente illuminato, pieno di rumore e di fumo in
certe ore, e c'erano sempre delle ragazze ai tavolini
e i giornali illustrati in una rastrelliera alla parete.
Le ragazze del Cova erano molto patriottiche. Sco-
prii allora che le persone pi� patriottiche in Italia
erano le ragazze dei caff�, e credo che ancora lo
siano.
I compagni da principio erano molto interessati
delle mie medaglie e mi chiesero che cosa avessi
fatto per guadagnarmele. Mostrai loro i documenti
che erano scritti in un bellissimo stile pieno di pa-
role come "fratellanza" e "abnegazione" ma che di-
cevano in realt�, lasciando da parte gli aggettivi, che
avevo avuto le medaglie perch� ero americano. Dopo
di ci�, le loro maniere cambiarono un poco nei miei
riguardi, sebbene continuassi ad essere loro amico
di fronte agli estranei. Ero un amico ma non ero
pi� in realt� uno di loro da quando avevano letto
quelle motivazioni perch� la cosa era stata diversa
per loro e avevano fatto cose ben differenti per ave-
re le loro medaglie. Io ero stato ferito, � vero; ma
sapevamo tutti che per esser feriti, in fondo, non �
che un caso. Non mi vergognai mai dei nastrini, tut-
tavia, e qualche volta, dopo l'ora del cocktail, fanta-
sticavo di aver fatto tutto ci� che essi avevano fatto
per guadagnarsi le medaglie; ma camminando verso

casa di notte attraverso le strade vuote con il vento


gelato e tutti i negozi chiusi, cercando di tenermi
sotto la luce dei lampioni, sapevo che non avrei mai
fatto quelle cose e avevo paura di morire e spesso
di notte, solo, sdraiato sul letto temevo di morire e
mi domandavo dove sarei stato destinato quando
fossi di nuovo tornato al fronte.
I tre con le medaglie erano come falchi cacciatori,
e io non ero un falco, sebbene potessi sembrare tale
a quelli che non erano mai stati a caccia. Essi, i tre,
lo sapevano bene, e cos� le nostre vie si separavano.
Invece mi trovavo bene col ragazzo che era stato
ferito nel suo primo giorno al fronte, perch�, ora,
non avrebbe mai pi� saputo ch� cosa avrebbe po-
tuto far lass�; e cos� neanche lui lo accettarono e
gli volevo bene perch� pensavo che forse non sa-
rebbe mai diventato un falco.
Il maggiore, che era stato un grande schermitore,
non credeva al coraggio e passava molto tempo,
mentre sedevamo agli apparecchi, a correggere la
mia grammatica. Mi aveva fatto i complimenti per
come parlavo in italiano e si conversava insieme con
molto facilit�. Un giorno avevo detto che l'italiano
mi sembrava una lingua cos� facile da non poterci
prendere un grande interesse- tutto era cos� sem-
plice a dirsi. a Oh, s�, � disse il maggiore a e allora
i perch� non imparate la grammatica? � Cos� incomin-
ciammo a far lezione di grammatica e presto l'ita-
liano divent� una lingua cos� difficile che ebbi paura
a parlare con lui finch� non seppi la grammatica.
1 Il maggiore veniva molto regolarmente all'ospe-
dale. Credo che non abbia mai saltato un giorno,
t sebbene sia sicuro che egli non avesse nessuna fidu-
cia negli apparecchi. C'era un tempo che nessuno di
noi credeva negli apparecchi`, e un giorno il maggio-
' re disse che era tutta un'assurdit�. Gli apparecchi
eranO nuovi, allora ed eravamo noi che dovevamo
farne la prova. Era un'idea idiota, egli disse. a
una teoria, come un'altra. � Non avevo quel giorno
imparato la grammatica e disse che ero uno stupi-
do, un individuo insopportabile, che mi dovevo ver-
gognare e che era stato un pazzo ad occuparsi di
me. Era un uomo piccolo e sedeva rigido sulla sua
sedia con la mano destra compressa nell'apparec-
chio e fissava la parete davanti a s� mentre le strisce
di cuoio si alzavano e si abbassavano facendogli sus-
sultare le dita.
a Cosa avete intenzione di fare quando la guerra
sar� finita, se finir�? � mi domand�. a Parlate senza
fare errori � aggiunse.
a Torner� in America. �
a Siete sposato? �
a No. Ma spero di esserlo presto. �
a Pi� pazzo di cos� non potreste essere � disse, e
sembrava molto arrabbiato. a Un uomo non deve
sposarsi. �
a Perch�, signor maggiore? �
a Non chiamatemi signor maggiore. �
a Perch� un uomo non deve sposarsi? �
a Non pu� sposarsi. Non pu� sposarsi � ripet� con
rabbia. a Se l'uomo � destinato a perdere tutto ci�
che ha, non dovrebbe da se stesso porsi nella condi-
zione di perderlo. Non dovrebbe porsi in questa con-
dizione. Dovrebbe trovar cose che non pu� perdere. �
Parlava con molta foga e amaramente guardando
fisso davanti a s�.
a Ma perch� dovrebbe necessariamente perderlo? �
a Lo perder� � disse. Stava fissando la parete. Poi
abbass� lo sguardo sull'apparecchio, liber� la sua
piccola mano dalle strisce di cuoio, e la batt� forte
contro la coscia. a Lo perder� � ripet�. Stava quasi
urlando. a Non discutete con me. � Chiam� il pianto-
ne addetto agli apparecchi. a Vieni a spegnere queStO
dannato affare. �

And� nell'altra stanza per i raggi e il massaggio.


Dopo sentii che chiedeva al dottore di telefonare e
chiuse la porta. Quando ritorn� nella stan7 io ero
seduto a un altro apparecchio. Indossava il cappotto
e aveva il cappello, venne direttamente verso di me
e mi pose la mano sulla spalla.
a Mi rincresce molto � disse, e mi batt� la spalla
con la mano sana. a Non avrei dovuto essere scorte-
se. Mia moglie � morta adesso. Dovete perdonarmi.
a Oh � esclamai e mi sentii male per lui. a Mi rin-
cresce tanto. �
Stava l� mordendosi il labbro inferiore. a molto
difficile � mormor�. a Non posso rassegnarmi. �
~` Guardava fisso dietro di me attraverso la finestra.
Poi cominci� a piangere. a Sono veramente incapace
di rassegnarmi � e gli manc� la voce. Poi, pian-
gendo, con la testa alta, senza vedere, camminando
,, con rigidezza militare, con le lacrime che gli bagna-
vano le guance e mordendosi le labbra, pass� tra gli
apparecchi e usc� dalla stanza.
Il dottore mi disse poi che la moglie del maggiore,
giovanissima e che lui non aveva sposato finch� non
era stato definitivamente esentato dal servizio, era
morta di polmonite. Una malattia di pochi giorni.
Nessuno si aspettava la sua morte. Il maggiore non
venne all'ospedale per tre giorni. Poi torn� alla
stessa ora con una banda nera al braccio. Quando
- torn� c'erano grandi fotografie incorniciate, appese
alle pareti, di ogni specie di ferite prima e dopo la
cura con gli apparecchi. Davanti all'apparecchio del
maggiore c'erano tre fotografie di mani uguali alla
sua completamente guarite. Non so dove il dottore
le avesse trovate. Avevo sempre creduto che fossimo
' i primi curati con gli apparecchi.
I` Le fotografie non contarono gran che per il mag-
I giore, perch� lui, ora, guardava soltanto fuori dalla
finestra.
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Il gran fiume dai due cuori

Prima parte

Il treno si allontan� lungo il binario, scomparendo


alla vista dietro la collina dai tronchi bruciati. Nick
sedeva sul fagotto della tenda e delle coperte che
l'uomo del bagagliaio gli aveva calato gi� dallo spor-
tello. Non c'era paese, c'erano soltanto i binari e la
campagna bruciata. Dei tredici negozi che si allinea-
vano lungo la strada principale di Seney non era
rimasta traccia. Le fondamenta dell'albergo Maison
House sorgevano dal terreno. La pietra era scheg-
ti giata e spezzata dal fuoco. Quello era tutto quanto
restava del paese di Seney. Persino la superficie era
scomparsa dal terreno nell'incendio.
; Nick guard� il fianco bruciato della collina, dove
s'era aspettato di vedere le case sparse del paese,
t poi s'incammin� lungo le rotaie verso il ponte sul
fiume. Il fiume c'era. Formava vortici intorno ai pi-
loni di legno del ponte. Nick guard� gi� l'acqua lim-
pida e bruna, che i sassi del fondo coloravano, e
vide le trote mantenersi ferme nella corrente muo-
vendo le pinne. Guardandole vide che mutavano po-
sizione con angoli improvvisi, per mantenersi ferme
nella corrente veloce. Nick rimase a guardarle per
molto tempo.
, Le osserv� fronteggiare col muso la corrente, mol-
~te trote nell'acqua veloce e profonda, appena defor-
fmate dal fatto che egli le guardava da lontano at-
traverso la superficie dell'acqua, superficie convessa
per la pressione esercitata contro i piloni di legno
del ponte. In fondo al fiume c'erano le trote grosse.
Nick non le vide subito. Poi le scorse sul fondo,
grosse trote che si tenevano sul fondo di sassi, in
un misto di sassi e di terriccio che la corrente solle-
vava a spruzzi.
Nick guardava l'acqua dal ponte. Era una giornata
calda. Un uccello pescatore arriv� in volo sul fiume.
Era molto tempO che Nick non vedeva un fiume e
delle trote nell~acqua del fiume. Era sempre una sod-
disfazione. Quando l'ombra dell'uccello pescatore
pass� sul fiumc, una grossa trota scatt� contro cor-
rente con un forte angolo, e soltanto la sua ombra
segnava l'angolo, poi perse l'ombra quando com-
parve alla superficie dell'acqua, nel sole; poi quando
torn� sott'acqua, l'ombra sembr� trasportata gi� so-
praffatta dalla corrente fino a ridursi di nuovo sotto
il ponte dove si ferm� stretta accanto al pilone
fronteggiando la corrente.
Il cuore di Nick batt� quando la trota si mosse.
Di nuovo provava la sensazione di un tempo.
Si volt� ed osserv� il fiume a valle. Si allontanava
col fondo di sassi, alte rive a strapiombo ed un pro-
fondo stagno dove girava ai piedi di uno sperone.
Nick ritorn� lungo le traversine fin dove il suo
sacco era pOSato tra la cenere accanto ai binari del-
la ferrovia. Nick era felice. Accomod� le cinghie del
sacco intorno al fagotto, tirandole bene, si gett� il~
sacco sulla schiena infil� le braccia nelle bretelle e
liber� le spalle da una parte della tensione appog-
giando la fronte contro una larga striscia di stoffa.
Pure, era troppo pesante. Era davvero troppo pe-
sante. Aveva in mano l'astuccio delle canne da pesca
e chinato avanti per tener in alto sulle spalle il peso~
del sacco Nick s'incammin� lungo la strada che cor
reva parallela ai binari, lasciandosi alle spalle nel

sole il paese bruciato, e svolt� poi intorno a una col-


lina prendendo una strada che tra due colline alte e
scarnite dal fuoco si spingeva verso l'interno. Cam-
min� lungo quella strada, sentendo male per la ten-
sione delle cinghie del sacco sulle spalle. La strada
si arrampicava ripida. Era faticoso camminare in sa-
lita. I muscoli gli dolevano e faceva un gran caldo,
ma Nick si sentiva felice. Sentiva di aver lasciato
tutto dietro di s�, il bisogno di pensare, il bisogno
di scrivere, gli altri bisogni. Tutto era dietro di lui.
Dal momento in cui era sceso dal treno e l'uomo
del bagagliaio gli aveva calato il sacco dallo spor-
tello aperto del vagone tutto era stato diverso.
Seney era bruciata e mutata, ma non importava.
Non poteva essere bruciato tutto. Nick lo sapeva.
Marciava lungo la strada, sudando al sole, salendo
per attraversare la catena di colline che separavano
la ferrovia dalla pianura dei pini.
La strada continuava, con brevi tratti di discesa
ma salendo sempre. Nick continuava a salire. Infine
la strada dopo aver proceduto di costa sul fianco
i bruciato della collina raggiunse la sommit�. Nick si
appoggi� ad un ceppo e si liber� dalle cinghie del
sacco. Davanti, fin dove giungeva il suo sguardo,
aveva la pianura dei pini. Il paesaggio bruciato si
fermava a sinistra con la catena delle colline. Da-
vanti, isole di pini scuri sorgevano nella pianura.
Lontana a sinistra era la linea del fiume. Nick la
segu� con lo sguardo e scorse i riflessi dell'acqua
sotto il sole.
Non c'era davanti a lui altro che la pianura dei
pini, fino alle colline azzurre che indicavano il Lago
Superiore. Poteva scorgerle appena, sbiadite e di-
stanti nella gran luce calda che sovrastava la pia-
nura. Se le guardava troppo fisso sparivano. Ma se
gettava appena uno sguardo erano l�, le colline del
Lago Superiore.
Nick sedette appoggiandosi al ceppo carbonizzato
e fum� una sigaretta. Il sacco era piazzato sul ceppo,
con le cinghie pronte, ed una cavit� modellata dalla
schiena. Nick sedeva fumando e guardando il pae-
saggio. Non aveva bisogno di tirar fuori la cartina.
Capiva dov'era dalla posizione del fiume.
Mentre con le gambe tese avanti fumava scorse
una cavalletta muoversi sul terreno e cominciare ad
arrampicarsi sul suo calzettone di lana. Era una ca-
valletta nera. Durante il cammino Nick aveva fatto
saltar fuori dalla polvere della strada molte caval-
lette; ed erano tutte nere. Non erano le grosse ca-
vallette con ali gialle e nere o rosse e nere che in
volo si protendono fuori dalla corazza nera per muo-
versi vorticosamente. Erano cavallette comuni, ma
tutte di color nero fuliggine. Nick camminando le
aveva notate, con un certo stupore, ma senza pen-
sarci molto. Ora, guardando la cavalletta nera che
cercava di rosicchiare la lana del suo calzettone,
comprese che diventavano nere perch� vivevano nel-
la campagna bruciata. Riflett� che l'incendio doveva
esser avvenuto l'anno prima ma che le cavallette
erano ancora tutte nere. Si chiese per quanto tempo
sarebbero state cos�.
Cautamente allung� la mano ed afferr� la caval-
letta per le ali. La rovesci�, con tutte le zampine
che si muovevano nell'aria, ed osserv� l'addome
segmentato. S�, era nero anch'esso, ma iridescente
mentre il dorso e il capo erano opachi.
� Vai, insetto � disse Nick parlando per la prima
volta a voce alta. � Vola via in qualche posto. �
Gett� in aria la cavalletta e la guard� volare fino
ad un ceppo carbonizzato sull'altro lato della strada.
Nick si alz�. Si appoggi� contro il peso del sacco
che era in bilico sul ceppo ed infil� le braccia nelle
cinghie. Fu in piedi col sacco in spalla sulla cresta
della collina e guard� la campagna verso il fiume
lontano, poi cominci� a scendere il fianco della col-
lina abbandonando la strada. Su quel terreno si
camminava bene. Duecento metri pi� gi�, sul fianco
della collina, si fermava la linea dell'incendio. Si
camminava poi tra felci morbide, alte fino alla ca-
viglia, e gruppi di pini, una lunga campagna ondu-
lata con frequenti salite e discese, e terreno sabbio-
so; il nuovo paesaggio vivente.
Nick manteneva la direzione osservando il sole.
Sapeva in quale punto voleva raggiungere il fiume e
continuava il cammino attraverso la pianura dei
pini, salendo una montagnola per vederne altre da-
vanti a s� e qualche volta dalla sommit� di una mon-
tagnola vedere a destra o a sinistra una grande com-
patta isola di pini. Colse rami di felci selvatiche e
li pose sotto la cinghia del sacco: lo sfregamento li
schiacci� ed egli sempre camminando ne sent� il
profumo.
Era stanco e aveva molto caldo, marciando attra-
verso l'interminabile assolata pianura dei pini. Sa-
peva di poter raggiungere il fiume quando voleva,
voltando a sinistra. Non poteva essere pi� lontano
di un chilometro. Ma continu� verso nord per arri-
vare sul fiume quanto pi� a monte fosse possibile
con una sola iornata di marcia.
Per qualche tempo Nick camminando aveva scor-
to una delle grandi isole di pini ergersi sopra il ter-
reno ondulato che attraversava. Discese e quando fu
lentamellte salito in cima alla montagnola volt� e si
diresse verso i pini.
Non c'era sottobosco nell'isola dei pini. I tronchi
degli alberi salivano diritti oppure inclinati l'uno
verso l'altro. Erano diritti e scuri senza rami. I ra-
mi erano in alto. Alcuni s'intrecciavano formando
un'ombra compatta sul terreno scuro. Intorno al
gruppo dei pini c'era una zona bruna. Nick la sent�
soffice sotto i piedi mentre l'attraversava. Era la
continuazione del tappeto d'aghi di pino, che si sten-
deva oltre l'ombrello dei rami. Gli alberi erano cre-
sciuti, e i rami erano saliti in alto lasciando al sole
quello spazio brullo che un tempo avevano coperto
con la propria ombra. Bruscamente al margine di
quella striscia cominciavano le felci.
Nick si sfil� il sacco e si sdrai� all'ombra. Rimase
disteso supino e guard� i rami degli alberi. Il collo
la schiena le reni di Nick si riposavano mentr'egli
si stirava. Era piacevole la terra sotto la schiena.
Guard� il cielo attraverso i rami, poi chiuse gli oc-
chi. Li apr� e guard� di nuovo in alto. C'era vento
in alto tra i rami. Chiuse di nuovo gli occhi e si
addorment�.
Si svegli� indolenzito. Il sole era quasi tramon-
tato. Il sacco era pesante e le cinghie gli fecero male
quando lo sollev�. Si chin� col sacco in spalla, rac-
colse il fodero di cuoio delle canne ed usc� dai pini
attraversando la distesa di felci, verso il fiume. Sa-
peva che non poteva essere pi� lontano di un chi-
lometro.
Dal fianco di una collina coperta di ceppi d'albero
discese in un prato. Al margine del prato scorreva
il fiume. Nick fu contento d'essere arrivato al fiume.
Attravers� il prato dirigendosi verso monte, i cal-
zoni gli s'inzuppavano di rugiada mentre cammina-
va. Dopo la giornata calda la rugiada era venuta
presto ed abbondante. Il fiume non faceva rumore.
Era troppo veloce e tranquillo. Al margine del prato,
prima di salire su un rialzo di terreno per piantarvi
la tenda, Nick guard� nel fiume le trote che affiora-
vano. Venivano alla superficie per gli insetti che al
calar del sole giungevano dalla palude posta oltre
il fiume. Le trote saltavano fuori dell'acqua per af-
ferrarli. Mentre Nick percorreva la stretta striscia
di prato lungo il fiume, alcune trote erano saltate
alte fuor d'acqua. Ora, mentre guardava il fiume, gli
insetti dovevano essersi disposti su tutta la super-
ficie, perch� in tutta l'acqua le trote si muovevano
alla conquista del cibo. Fin dove egli poteva vedere
c'erano trote che saltavano, formando circoli su
tutta la superficie dell'acqua, come se stesse per
piovere.
Il rialzo, di sabbia e d'arbusti, sorgeva a dominare
il prato, il tratto di fiume e la palude. Nick mise a
terra il sacco e l'astuccio delle canne e cerc� uno
spazio di terreno pianeggiante. Aveva molta fame e
voleva piantare la tenda prima di far da mangiare.
Fra due pini il terreno era quasi sgombro. Nick
prese dal sacco un'accetta e recise due radici che
sporgevano. Ne risultava uno spazio di terreno ab-
bastanza ampio per potervi dormire. Spian� con le
mani il suolo sabbioso e strapp� con le radici tutte
le felci. Le mani avevano un buon odore di felci.
Spian� il terreno dove aveva tolto le radici. Non vo-
leva punti duri sotto le coperte. Quand'ebbe ben
spianato il terreno distese le tre coperte. Ne pieg�
una in due, la prima sul suolo, e vi distese sopra le
altre due.
Con l'accetta stacc� una grossa scheggia di pino
da uno dei ceppi e ne fece paletti per la tenda. Li
voleva lunghi e robusti perch� si conficcassero bene.
Slegata la tenda e stesala per terra, il sacco appog-
giato a un pino sembrava molto pi� piccolo. Nick
leg� a un pino la corda che serviva da sostegno della
tenda, e ne leg� l'altra estremit� ad un altro albero
sollevando cos� la tenda dal suolo. La tenda rimase
sulla corda come un lenzuolo di tela messo ad asciu-
gare. Nick mise un palo che aveva tagliato sotto la
tela e ne fece una tenda fissandone i lembi al suolo.
Tir� bene la stoffa e ficc� profondamente nel ter-
reno i paletti battendoli con la parte piatta dell'ac-
cetta finch� gli anelli delle corde furono interrati e
la tela tesa come un tamburo.

206 207
Sull'imboccatura della tenda Nick fiss� una rete
per le zanzare. Strisciando pass� sotto la zanza-
riera con diverse cose del sacco da mettere accanto
al letto sotto la tela inclinata. Nell'interno della
tenda la luce filtrava attraverso la tela scura. C'era
un buon odore di tela. Gi� c'era un che di domestico
e di misterioso. Muovendosi carponi sotto la tenda
Nick si sent� felice. Non era mai stato infelice, du-
rante tutta la giornata. Questo per� era diverso. Ora
la cosa era fatta. C'era stata questa cosa da fare ed
ora era fatta. Era stata una marcia dura. Era molto
stanco ma la cosa era fatta. Si era fatto la tenda.
S'era piazzato. Niente poteva pi� toccarlo. Quello
era un posto buono per piantare la tenda. Era l�,
nel posto buono. Era in casa sua dove se l'era co-
struita. Ora aveva fame.
Usc�, strisciando carponi sotto la rete. Fuori era
quasi buio. C'era pi� luce sotto la tenda.
Nick si accost� al sacco e prese, cercando con le
dita, un lungo chiodo da un sacchetto di carta in
fondo al sacco. Lo piant� in un pino, tenendolo con
una mano e con l'altra battendo piano con l'accetta.
Al chiodo appese il sacco. Aveva nel sacco tutte le
sue provviste. Ora erano sollevate da terra ed al
sicuro.
Nick aveva fame. Gli pareva di non aver avuto mai
tanta fame. Apr� nella padella una scatola di carne
di maiale con fagioli ed una scatola di spaghetti.
� Ho ben diritto di mangiar questa roba se me la
sono portata in spalle io � disse Nick. La voce ri-
suon� stranamente nel bosco sempre pi� buio. Nick
non parl� pi�.
Accese un fuoco con delle schegge di pino che
con l'accetta stacc� da un ceppo. Sul fuoco mise
una graticola, ficcandone in terra col tacco della~
scarpa le quattro gambe. Sulla graticola sopra la
fiamma mise la Padella. Aveva sempre pi� fame. I

fagioli e gli spaghetti si scaldarono. Nick li mescol�


insieme. Cominciarono a friggere, facendo piccole
bollicine che venivano faticosamente alla superficie.
L'odore era buono. Nick estrasse una bottiglia di
tomato catchup e tagli� quattro fette di pane. Le
bollicine ora erano in numero maggiore. Nick si se-
dette accanto al fuoco e prese in mano la padella.
Vers� nel piatto di stagno met� del contenuto, che
distese lentamente. Nick sapeva che era troppo
caldo. Vers� sopra un po' di tomato catchup. Sa-
peva che i fagioli e gli spaghetti erano ancora troppo
caldi. Guard� il fuoco, poi la tenda, non voleva ro-
vinare tutto scottandosi la lingua. Per anni non ave-
va potuto gustare le banane fritte perch� non era
stato mai capace di aspettare che si raffreddassero.
La sua era una lingua molto delicata. Aveva una
i! gran fame. Sulla palude oltre il fiume, nel buio qua-
si, vide levarsi la foschia. Guard� di nuovo la tenda.
1 Bene. Prese una cucchiaiata dal piatto.
a Ges�, Ges� � disse. a Ges�, Ges� � disse felice.
Mangi� tutto il contenuto del piatto prima di ricor-
darsi del pane. Fin� col pane il secondo piatto, pu-
lendolo perfettamente. Non aveva preso altro dopo
una tazza di caff� e un panino al prosciutto al buffet
E della stazione di St. Ignace. Era stata una bella espe-
rienza. Gi� altre volte aveva avuto una fame simile
ma non era stato capace di saziarla. Avrebbe potuto
piantare la tenda alcune ore prima, se avesse voluto.
C'erano tanti bei posti dove piantar la tenda in riva
al fiume. Ma questo era buono.
L Nick ficc� sotto la graticola due grosse schegge
di pino. Il fuoco divamp�. Si era dimenticato di
I prendere l'acqua per il caff�. Dal sacco estrasse un
secchio pieghevole di tela e s'incammin� scendendo
~verso il margine del prato e verso il fiume. L'altra
-riva era nascosta dalla foschia bianca. L'erba era
~umida e fresca quando egli s'inginocchi� sulla riva
e immerse il secchio di tela nel fiume. Il secchio si
gonfi� e la corrente lo trascinava via. L'acqua era
fredda come ghiaccio. Nick sciacqu� il secchio, lo
port�, pieno, fino alla tenda. Via dal fiume, l'acqua
non era tanto fredda.
Nick estrasse un altro grosso chiodo e appese il
secchio pieno d'acqua. Vi tuff� la caffettiera riem-
piendola a met�, mise dell'altra legna sotto la gra-
ti~cola e vi mise sopra la caffettiera. Non ricordava
in che modo fare il caff�. Ricordava una discussione
con Hopkins, ma non che posizione avesse preso.
Decise di farlo bollire una volta. Si ricord� che
quello era il sistema di Hopkins. C'era stato un pe-
riodo in cui discuteva con Hopkins per qualunque
cosa. Mentre aspettava che il caff� bollisse apr� una
scatola piccola di albicocche. Gli piaceva aprire sca-
tole. Vuot� la scatola di albicocche in una tazza di
stagno. Guardando il caff� sul fuoco, bevve lo sci-
roppo delle albicocche, dapprima con cura per non
versarne, poi con attento studio, succhiando le al-
bicocche. Erano me lio le albicocche fresche.
Il caff� boll� mentr'egli guardava. Il coperchio si
sollev� ed il caff� trabocc� dal recipiente. Nick tolse
la caffettiera dalla graticola. Era un trionfo per
Hopkins. Mise zucchero nella tazza delle albicocche
vuota e vers� un po' di caff� che si raffreddasse. Era
troppo caldo da versare e Nick si serv� del berretto
per afferrare il manico delia caffettiera. Non avreb-
be lasciato che si sciupasse nella caffettiera. La pri-
ma tazza, almeno. Doveva essere in perfetto stile
Hopkins. Hop meritava questo. Era sul serio un
bevitore di caff�, Hopkins. Era l'uomo pi� serio che
Nick avesse conosciuto mai. Non pesante: serio. Era
una cosa di tanto tempo prima. Hopkins parlava
senza muovere le labbra. Giocava al polo. Guada-
gnava i milioni di doliari nel Texas. Quand'era giun-
to il telegramma che era arrivato il primo grande

serbatoio, si era fatto prestare i soldi per andare in


macchina a Chicago. Avrebbe potuto telegrafare
chiedendo denaro ma ci sarebbe voluto troppo tem-
po. La ragazza di Hopkins la chiamavano la Bionda
Venere. Hop non ci badava perch� non era le sua
vera ragazza. Diceva in tono confidenziale che nes-
suno avrebbe preso in giro la sua vera ragazza. Ave-
va ragione. Se ne and� quando arriv� il telegramma
Questo fu sul Black River. Ci mise otto giorni il te
legramma. Hopkins dette a Nick la Colt calibro ven-
tidue. Dette la macchina fotografica a Bill. Perch� si
ricordassero sempre di lui. Dovevano tutti andare a
pescare insieme l'estate dopo. Hop era ricco. Doveva
prendere un panfilo e tutti dovevano con lui fare la
riva settentrionale del Lago Superiore. Era entusia-
smabile, ma serio. Lo salutarono e restarono mclto
male. Guast� la gita. Non rividero mai pi� Hopkins.
Questo era stato molto tempo tempo prima sul Fiu-
me Nero.
Nick bevve il caff�, caff� preparato col metodo di
Hopkins. Il caff� era amaro. Nick rise. Questa po-
teva essere una buona fine per il racconto.
La testa cominciava a funzionare, ma Nick sapeva
di poterne fare a meno perch� era stanco abbastan-
za. Vers� il caff� dalla caffettiera e gett� i granelli
nella fiamma. Accese una sigaretta ed entr� nella
tenda. Si tolse le scarpe e i calzoni, seduto sulle co-
perte, arrotol� le scarpe dentro i calzoni per farsi
un guanciale e s'infil� sotto le coperte.
' Fuori attraverso l'imboccatura della tenda osser-
t, v� il bagliore del fuoco, quando il vento della notte
vi sof~iava sopra. Era una notte calma. La palude
1 era silenziosa. Nick si distese comodamente sotto le
coperte. Una zanzara gli ronz� vicino a un orecchio.
Nick si sedette ed accese un fiammifero. La zanzara
era sulla tela sopra la sua testa. Nick le accost� in
fretta il fiammifero. La zanzara nella fiamma pro-
dusse un sibilo soddisfacente. Il fiammifero si spen-
se. Nick si sdrai� di nuovo sotto la coperta. Si volt�
sul fianco e chiuse gli occhi. Aveva sonno. Sentiva
il sonno arrivare. Si rannicchi� sotto la coperta e
si addorment�.

Seconda parte

Al mattino il sole era alto e la tenda incominciava


a riscaldarsi. Nick strisci� sotto la rete per le zan-
zare tesa all'imboccatura della tenda ed usc� fuori
a osservare il mattino. Uscendo sent� l'erba umida
sotto le mani. Teneva in mano i calzoni e le scarpe.
Il sole era appena sopra la collina. Nick vide il pra-
to, il fiume, la palude. Vide alcune betulle nel verde
della palude al di l� del fiume.
Il fiume era limpido e scorreva tranquillo nel pri-
mo mattino. Duecento metri pi� a valle c'erano tre
tronchi che sbarravano da una riva all'altra il fiume.
Prima dei tronchi l'acqua era profonda e senza
onde. Mentre Nick guardava, un visone pass� sui
tronchi attraversando il fiume e scomparve nella pa-
lude. Nick era emozionato. Lo emozionavano il pri-
mo mattino e il fiume. Aveva troppa fretta per far
colazione, ma capiva che sarebbe stato meglio. Fece
un fuocherello e vi mise sopra la caffettiera.
Mentre l'acqua si scaldava nella caffettiera, Nick
prese una bottiglia vuota e scese nel prato. Il prato
era umido di rugiada e Nick voleva prendere caval-
lette per esca prima che il sole asciugasse l'erba.
Trov� molte ottime cavallette. Erano alla base degli
steli d'erba, qualcuna si teneva aggrappata allo stelo.
Erano fredde e bagnate, non potevano saltare prima
di essere state riscaldate dal sole. Nick le racco-
glieva, prendendo solo quelle scure di media gran-
dezza, e le metteva nella bottiglia. Smosse un tronco
e al riparo appena sotto il margine del legno c'erano
diverse centinaia di cavallette. Era un albergo per
cavallette. Nick ne mise nella bottiglia una cinquan-
tina, scure e di media grandezza. Mentre le racco-
glieva le altre si riscaldavano al sole e cominciavano
a saltare. Saltando si mettevano a volare. Dopo il
primo volo atterravano rigide e restavano immobili
come morte.
Nick sapeva che nel tempo in cui egli avrebbe fi-
nito di far colazione quelle cavallette sarebbero tor-
nate vive come sempre. Senza rugiada nell'erba gli
sarebbe stato necessario un giorno intero per riem-
pire di cavallette una bottiglia ed avrebbe dovuto
schiacciarne parecchie, prendendole a colpi di ber-
retto. Si lav� le mani nel fiume. Lo emozionava la
vicinanza dell'acqua. Poi torn� alla tenda. Le caval
lette stavano gi� saltando nell'erba. Nella bottiglia,
che il sole riscaldava, saltavano tutte insieme. Nick
vi mise come turacciolo una scheggia di pino. Chiu-
deva abbastanza bene la bottiglia, in modo da non
far scappare le cavallette ma da lasciare spazio suf-
ficiente per il passaggio dell'aria.
Aveva rimesso a posto il tronco e sapeva che
avrebbe potuto trovare cavallette in quel posto ogni
mattina.
Nick appoggi� ad un tronco di pino la bottiglia
piena di cavallette che saltavano. Rapidamente me-
scol� farina di grano con acqua e gir�, una tazza
d'acqua e una tazza di farina. Mise nella caffettiera
una manciata di grani di caff�, prese da un barat-
tolo un pezzetto di grasso e lo spalm� sulla lastra
di metallo gi� calda. Sulla lastra vers� l'impasto di
farina. Si stendeva come lava, e il grasso friggeva.
Ai margini la focaccia cominci� a diventar dura, poi
scura, poi a incresparsi. Bollicine venivano alla su-
perficie. Nick infil� sotto la focaccia un rametto fre-
sco di pino. Scosse ai due lati la lastra e la focaccia

212 213
si stacc�. Non cerchiamo di farla saltare, pens�
Nick. Infil� sotto la focaccia il pezzo di legno pulito
e la volt�.
Quando fu cotta la prima, Nick ingrass� di nuovo
la lastra di metallo. Us� tutta la farina impastata.
~ece un'altra focaccia grossa e una piccola.
Nick mangi� una delle grosse e quella piccola spal-
mandole di marmellata. Mise la marmellata sulla
terza focaccia, poi la pieg� in due, l'involt� in carta
oleosa e se la mise nella tasca della camicia. Rimise
nel sacco il barattolo della marmellata e tagli� pane
per due sandwiches.
Nel sacc� trov� una grossa cipolla. La tagli� in
due e pel� il primo involucro sottile. Poi afferr� una
delle due met� e fece due sandwiches alla cipolla.
Li involt� in carta oleata e se li mise nell'altra ta-
sca della camicia cachi. Volt� sul fuoco la lastra di
metallo, bevve il caff�, dolce e di un bruno giallastro
per il latte condensato che conteneva; poi rimise in
ordine il campeggio. Era un campeggio mica male.
Nick prese la canna da pesca dall'astuccio di
cuoio, ne un� i pezzi e rimise l'astuccio nella tenda.
Sistem� il rocchetto e fece passare il filo attraverso
le guide. Doveva passarlo da una mano all'altra,
mentre lo infilava, altrimenti sarebbe stato tirato
indietro dal suo stesso peso. Era un filo pesante e
rinforzato. Nick l'aveva pagato otto dollari molto
tempo prima. Era pesante perch� fosse possibile lan-
ciarlo lontano. Nick apr� la custodia dall'alluminio
delle lenze. Le lenze erano arrotolate in mezzo alla
flanella umida. Nick aveva bagnato la flanella sul
treno a St. Ignace. Nella stoffa umida le lenze si
erano ammorbidite e Nick ne svolse una e la fiss�
con un cappio all'estremit� del filo. In fondo alla
lenza fiss� un amo. Era un amo piccolo; molto sot-
tile ed acuminato.
Nick lo prese dal libretto degli ami, stando seduto
con la canna posata sulle gambe. Prov� il nodo e la
tensione della canna arrotolando strettamente il filo.
Fu una sensazione piacevole. Fece attenzione a non
pungersi il dito con l'amo.
S'incammin� verso il fiume con la canna in mano
e la bottiglia delle cavallette appesa al collo con un
laccio. Alla cintola teneva appesa la rete. Sulla schie-
na aveva un lungo sacco di farina legato agli angoli
con una corda che gli passava sopra le spalle. Il
sacco gli batteva sulle gambe.
Con tutto l'equipaggiamento su di s� Nick si sen-
tiva impacciato e professionalmente felice. La botti-
glia delle cavallette gli batteva sul petto. La cola-
zione e il libretto degli ami gli gonfiavano`le tasche
della camicia.
Entr� nell'acqua. Fu un colpo freddo. I calzoni gli
aderivano alle gambe. Sotto le scarpe sentiva la
ghiaia. L'acqua era un colpo freddo, prolungato.
La corrente premeva contro le gambe di Nick.
Dov'era entrato, l'acqua gli arrivava alle ginocchia.
Nick cammin� seguendo la corrente. Sentiva la
ghiaia fuggire sotto le scarpe. Guard� i mulinelli che
l'acqua formava intorno a ciascuna delle sue gambe
e stapp� la bottiglia per prendere una cavalletta.
La prima cavalletta salt� dal collo della bottiglia
e cadde in acqua. Fu succhiata nel mulinello presso
la gamba destra di Nick e ricomparve alla superficie
un po' pi� a valle. Galleggiava veloce, muovendo le
zampe. In un circolo improvviso che ruppe la su-
perficie liscia dell'acqua scomparve. Era stata presa
da una trota.
Un'altra cavalletta mise la testa fuori dalla botti-
glia. Agit� le antenne. Stava mettendo fuori le zam-
pe anteriori per spiccare il~salto. Nick la prese per
la testa e la tenne ferma mentre le infilava l'amo
sotto il mento facendolo passare attraverso il to-
race e giungere fino agli ultimi segmenti dell'addo-

i
me. La cavalletta afferr� l'amo con le zampe ante-
riori sbavando un sugo color tabacco. Nick la tuff�
nell'acqua.
Tenendo la canna con la destra moll� del filo alla
cavalletta portata dalla corrente. Con la sinistra
svolse del filo dal rocchetto e lo lasci� libero: ve-
deva la cavalletta sulle piccole onde della corrente.
Poi spar� alla vista.
Sent� uno strappo al filo. Nick tir�. Era il primo
colpo. Tenendo contro corrente la canna ora viva,
ritir� il filo con la mano sinistra. La canna si cur-
vava a scatti, come la trota puntava contro corrente.
Nick capiva che era una trota piccola. Sollev� di-
ritta la canna, che si curv� per la tensione.
Vide nell'acqua la trota puntare a scatti col muso
e col corpo contro la mutevole tangente del filo nel
fiume.
Nick prese con la sinistra il filo e tir� alla super-
ficie la trota che si dibatteva estenuata contro cor-
rente. Aveva il dorso colore chiaro dell'acqua fra i
sassi, i fianchi luccicavano al sole. Con la canna sot-
tobraccio Nick immerse nell'acqua la mano destra.
Tenne con la mano bagnata la trota che guizzava e
stacc� l'amo dalla bocca del pesce e lo lasci� rica-
dere nel fiume.
La trota oscill� nella corrente, poi si ferm� sul
fondo dietro un sasso. Nick allung� la mano per toc-
carla, infilando nell'acqua il braccio fino al gomito.
La trota era immobile nel fiume in movimento, se ne
stava sulla ghiaia dietro un sasso. Quando le dita di
Nick la toccarono, toccarono il suo senso di tran-
quillit� e di freschezza sott'acqua, la trota guizz� e
scomparve, veloce come un'ombra sul fondo del
fiume.
"Sta benone" Nick pens�. "Era soltanto stanca."
Si era bagnato la mano prima di toccare la trota
m modo da non rovinare il muco delicato che la co-
priva. Se si tocca una trota con la mano asciutta,
un fungo bianco attacca il punto rimasto senza pro-
tezione. Anni prima quando pescava su fiumi fre-
quentati, con pescatori a monte e a valle di lui, a
Nick era capitato moltissime volte di trovare trote
morte, pelose per il fungo bianco, portate alla deriva
contro una roccia oppure galleggianti col ventre in
aria in qualche stagno. A Nick non piaceva pescare
quando c'era altra gente sul fiume. A meno che fos-
sero della vostra comitiva, rovinavano tutto.
Cammin� nel fiume, immerso nell'acqua fino alle
ginocchia, traversando i cinquanta metri di acqua
bassa prima della diga di tronchi che sbarrava il
fiume. Non rimise l'esca sull'amo e lo tenne in mano
mentre camminava. Nell'acqua bassa sapeva di po-
ter prendere trote piccole ma non le voleva. Non
potevano esserci trote grosse nell'acqua bassa a
quell'ora.
L'acqua divenne pi� alta, fredda intorno alle cosce.
Davanti a lui c'era il flusso compatto dell'acqua oltre
i tronchi. L'acqua era scura e senza onde; a sinistra
c'era la riva bassa del prato; a destra la palude.
Nick punt� i piedi contro corrente e prese una
cavalletta dalla bottiglia. Infil� la cavalletta sull'amo
e ci sput� sopra per scaramanzia. Poi moll� dal roc-
chetto parecchi metri di filo e lanci� la cavalletta
nell'acqua scura e veloce. La cavalletta galleggi�
verso i tronchi, poi il peso del filo tir� l'esca sot-
t'acqua. Nick tenne nella mano destra la canna, la-
sciando scorrere tra le dita il filo.
Sent� un lungo strappo. Nick tir� e la canna di-
vent� viva, si pieg� in due, col filo pericolosamente
teso. Nick sapeva in che momento la lenza poteva
spezzarsi per l'aumento della tensione e moll� filo.
Col rocchetto quasi vuoto, sentendo il cuore fermo
per l'emozione e puntando i piedi nell'acqua gelata
che gli arrivava alle cosce, Nick cerc� di fermare i]

216 217
rocchetto col pollice. Non era facile tenere il pollice
infilato nel rocchetto.
Mentre Nick cercava di tirare, la tensione aumen-
t� improvvisamente e una grossa trota salt� fuori
dell'acqua. Vedendo il salto Nick abbass� l'estremit�
della canna. Ma sent� mentre l'abbassava che la ten-
sione era troppo forte. Logicamente la lenza si rom-
peva. Non c'era da sbagliarsi quando il filo diventa-
va rigido e asciutto. Poi improvvisamente si allent�.
Con la bocca secca e il cuore in gola Nick ritir� il
filo facendo girare il rocchetto. Non aveva mai visto
una trota cos� grossa. Aveva un tal peso, una forza
ed un volume tale che non si poteva frenare mentre
saltava. Pareva grossa come un salmone.
A Nick tremava la mano, mentre riavvolgeva len-
tamente il filo. L'emozione era stata troppo forte.
Egli si sent� vagamente a disagio come se avesse vo-
glia di mettersi seduto.
La lenza s'era rotta dov'era attaccato l'amo. Nick
la prese in mano. Pens� alla trota chiss� dove sul
fondo, che si teneva gi� sulla ghiaia, lontano dalla
luce sotto i tronchi, con l'amo in bocca. Nick sapeva
che l'amo si sarebbe piantato irrimediabilmente nel
palato della trota. Ci avrebbe scommesso che la
trota era infuriata. Si sarebbe infuriata qualunque
cosa che fosse di quelle dimensioni. Che trota. An-
corata forte. Come uno scoglio. Uno scoglio pareva,
prima che si liberasse. Perdio, se era grossa. Perdio,
era la pi� grossa che avesse mai sentito.
Nick si arrampic� sul prato e rimase in piedi, con
l'acqua che gli scorreva dai pantaloni e dalle scarpe.
And� a sedersi sui tronchi. Non voleva affrettare le
proprie sensazioni.
Mosse le dita dei piedi nell'acqua dentro le scarpe
ed estrasse una sigaretta dal taschino della camicia.
L'accese e gett� il fiammifero nell'acqua che scor-
reva veloce sotto i tronchi. Una minuscola trota
venne a galla per prenderlo e gli gir� intorno nella
corrente. Nick rise. Prima voleva finire la sigaretta.
Rimase seduto sui tronchi, fumando, lasciandosi
asciugare al sole, il sole caldo sulla schiena, il fiume
basso prima d'infilarsi curvando tra i boschi, grandi
scogli lisciati dalle acque e luccicanti al sole, cedri
lungo la riva e betulle bianche, i tronchi tiepidi al
sole lisci da starci seduti, senza corteccia, grigi da
toccare; lentamente il senso di disillusione gli pass�.
Scomparve lentamente, il senso di disillusione se-
guito al momento d'emozione che gli aveva fatto do-
lere le spalle. Ora tutto era passato. La canna posata
sui tronchi, Nick leg� alla lenza un amo nuovo, fis-
sandolo con un nodo molto stretto.
Mise l'esca, poi prese la canna e si diresse verso
l'altra estremit� dei tronchi per scendere nel fiume,
dove l'acqua non era troppo profonda. Sotto i tron-
chi c'era uno stagno profondo. Nick fece il giro nel-
l'acqua bassa costeggiando la palude e ritrovandosi
sul letto poco profondo del fiume.
Sulla sinistra, dove finiva il prato e incomincia-
vano i boschi, c'era un grande olmo sradicato. Ca-
duto durante un temporale, era disteso nel bosco,
con le radici piene di melma e di erba, formando una
riva compatta per il fiume. Il fiume scorreva in mar-
gine all'albero sradicato. Nick dal punto dov'era
scorgeva solchi fondi come carreggiate che la cor-
rente aveva scavato nel letto del fiume. Dov'egli
stava il fiume era pieno di ciottoli; dove il fiume gi-
rava intorno alle radici dell'albero il letto era mel-
moso e tra i solchi scavati nel fondo si muovevano
con la corrente ciuffi di erba verde.
Nick appoggi� sulla spalla e spinse avanti la can-
na, e il filo lanciato avanti depose la cavalletta su
uno dei solchi profondi tra l'erba. Abbocc� una trota
e Nick tir�.
Tenendo la canna puntata verso l'albero caduto e
indietreggiando nella corrente Nick manovr� la trota
tirandola fuori dal pericolo delle e'rbe nel fiume
aperto. Tenendo la canna che si agitava come viva
contro corrente, Nick tir� la trota, che si dibatteva
ma lentamente si avvicinava; la punta della canna
s'impigliava nell'erba, ogni tanto scompariva sot-
t'acqua, ma sempre tirava. Nick indietreggi� e te-
nendo la canna alta sopra il capo guid� la trota so-
pra la rete, poi la sollev�.
La trota era pesante nella rete, aveva il dorso scre-
ziato e i fianchi argentei tra le maglie. Nick la stacc�
dall'amo; fianchi grossi, facili da tener con la mano,
grandi mandibole. La fece scivolare nel lungo sacco
che dalle spalle gli pendeva in acqua.
Nick apr� incontro alla corrente la bocca del sacco
che si riemp� gonfiandosi d'acqua. Lo sollev�, la-
sciandone la parte inferiore nel fiume, e l'acqua si
vers� dai fianchi. Dentro sul fondo c'era la grossa
trota, viva nell'acqua.
Nick si mosse verso la valle. Il sacco gli pendeva
pesante dalle spalle in acqua.
Cominciava a far caldo, sentiva il sole scottare
sulla nuca.
Nick aveva preso una trota buona. Non gl'impor-
tava di prenderne molte. Ora il fiume era ampio e
poco profondo. C'erano alberi su entrambe le rive.
Gli alberi della riva sinistra gettavano ombre corte
nella corrente al sole di mezzogiorno. Nick sapeva
che in ciascuna di quelle ombre c'erano trote. Nel
pomeriggio, quando il sole sarebbe andato verso le
colline, le trote sarebbero state nelle ombre fresche
dall'altra parte del fiume.
Le pi� grosse stavano distese molto vicino alla
riva. Era sempre l� che si pigliavano sul Black River.
Quando il sole era tramontato tutte si spostavano
nella corrente. Proprio quando il sole rendeva acce-
cante l'acqua col suo bagliore prima di tramontare,
era quello il momento in cui in qualunque punto
del fiume si potevano prendere trote grosse. Era
quasi`impossibile pescare allora, la superficie del-
l'acqua era accecante come uno specchio di sole. Na-
turalmente si poteva pescare in mezzo al fiume, ma
in un fiume come il Black, o come questo, bisognava
camminare contro corrente in un punto profondo, e
l'acqua vi premeva addosso. Non era divertente pe-
scare in mezzo al fiume con una corrente tanto forte.
Nick camminava sul fondo basso cercando buchi
profondi presso le rive. Un faggio cresceva accanto
al fiume, protendendo i rami sull'acqua. Il fiume si
spingeva un pezzo sotto le foglie. Quelli erano posti
dove c'erano sempre trote.
Nick non aveva voglia di pescare in quel buco. Era
sicuro di restare impigliato nei rami.
Sembrava profondo, per�. Nick lasci� cadere la
cavalletta in modo che la corrente la portasse sot-
t'acqua, sotto i rami sporgenti. Il filo si tese e Nick
tir�. La trota si dibatteva violentemente, fuor d'ac-
qua a met� tra le foglie e i rami. Il filo s'impigli�.
Nick tir� forte e la trota fu libera. Nick riavvolse il
filo e tenendo l'amo in mano si mosse in direzione
della valle.
Davanti a lui, presso la riva sinistra, c'era un
grosso tronco. Nick vide che era cavo; la corrente
vi entrava liscia, con piccole crespe soltanto ai due
lati del tronco. L'acqua si faceva pi� profonda. La
superficie del tronco cavo era grigia ed asciutta. Il
tronco era quasi tutto all'ombra.
Nick tolse il turacciolo alla bottiglia delle caval-
lette. Una cavalletta rimase afferrata al turacciolo.
Nick la prese, l'infil� sull'amo, e lanci� l'amo in
acqua. Tese avanti la canna in modo che la caval-
letta galleggiando sulla corrente entrasse nel tronco
cavo. Ci fu un forte strappo. Nick tir� in senso con-
trario. Sembrava che l'amo si fosse impigliato nel

220 221

~1~
legno del tronco, se non ci fosse stata una sensa-
zione di cosa vivente.
Nick cerc� di trascinare il pesce nella corrente, e
faticosamente vi riusc�.
Il filo si allent� improvvisamente e Nick credette
che la trota si fosse staccata. Poi la vide, molto vi-
cina nella corrente, scuotere il mu :o cercando di li-
berarsi dall'amo. Teneva la bocca serrata e si dibat-
teva attaccata alla lenza nell'acqua limpida in mo-
vimento.
Tenendo il filo con la sinistra Nick gir� la canna
per tendere il filo e cerc� di tirare verso la rete la
trota, ma questa scomparve alla vista tirando a
strappi il filo. Nick manovr� contro corrente, facen-
do in modo che la trota si portasse presso l'estre-
mit� della canna. Poi pass� la canna nella mano si-
nistra, trascinando la trota la fece entrare nella rete.
La sollev� dall'acqua, semicerchio pesante nella rete,
la rete gocciolante, la stacc� dall'amo e la mise nel
sacco.
Spieg� l'imboccatura del sacco e guard� le due
grosse trote, vive nell'acqua.
Camminando nell'acqua sempre pi� profonda,
Nick si diresse verso il tronco cavo. Si tolse il sacco
sfilandolo dalla testa, le trote si dibattevano uscendo
dall'acqua, e lo appese in modo che le trote restas-
sero ad una buona profondit�. Poi si tir� sul tronco
e si sedette, dalle scarpe e dai calzoni gli scorse
l'acqua del fiume. Depose la canna, si spost� verso
l'estremit� in ombra del tronco, ed estrasse dalla ta-
sca della camicia i sandwiches. Bagn� i sandwiches
nell'acqua fredda. La corrente trascin� via le bri-
ciole. Mangi� i sandwiches e riemp� d'acqua il cap-
pello per bere, l'acqua scorreva dal capello men-
tr'egli beveva.
Faceva freddo all'ombra, seduti sul tronco. Nick
tir� fuori una sigaretta e sfreg� un fiammifero per
accenderlo. Il fiammifero affond� nel legno grigio,
graffiandolo. Nick si chin� da un lato, cercando un
punto duro e accese il fiammifero. Rimase seduto fu-
mando ed osservando il fiume.
Pi� avanti il fiume si stringeva ed entrava in una
palude. Il fiume diventava liscio e profondo e la pa-
lude appariva fitta di cedri, tronchi vicini e rami in-
trecciati. Non era possibile camminare in una pa-
lude come quella. I rami crescevano troppo in basso.
Bisognava camminare quasi a fior di terra per po-
tersi muovere. Attraverso i rami non ci si poteva
far strada. Per questo forse gli animali che vivono
in palude sono fatti cos�, Nick pens�.
Avrebbe voluto aver portato qualcosa da leggere
con s�. Aveva quasi voglia di leggere. Non aveva vo-
glia di entrare nella palude. Osserv� il fiume. C'era
un grosso cedro che sbarrava il fiume. Oltre quello
il fiume entrava nella palude.
Nick non aveva voglia di entrarci. Pensava con
disagio al cammino da compiere nell'acqua profon-
da, con l'acqua alle ascelle, per prendere trote gros-
se in posti dov'era impossibile portarle a terra. ID
palude le rive sono spoglie, i grandi cedri si univano
stretti sopra il capo, il sole non batteva che a mac-
chie; nella penombra e nell'acqua fonda e veloce la
pesca avrebbe preso un tono tragico. Pescare in pa-
lude era un'avventura drammatica. Nick non ne
aveva voglia. Non aveva pi� voglia per quel giorno
di scendere in acqua.
Estrasse il coltello, lo apr� e lo piant� nel tronco.
Poi tir� a s� il sacco, vi frug� dentro e tir� fuori
una delle trote. Tenendola presso la coda, difficile
da tenere, viva, in mano, la sbatt� sul tronco. La
trota con un fremito s'irrigid�. Nick la pos� all'om-
bra e spezz� nello stesso modo il collo all'altro pe-
sce. Le dispose l'una accanto all'altra sul tronco.
Erano belle trote.

222 1 223
Nick le pul�, aprendole dal ventre alla bocca. Tutte
le interiora uscirono in un blocco solo. Erano due
maschi; lunghe strisce grigiastre di latte, lisce e pu-
lite. Tutte le interiora erano pulite e compatte,
uscendo fuori insieme. Nick gett� i rifiuti sulla riva
dove li avrebbero trovati i visoni.
Lav� le trote nel fiume. Mentre le teneva nell'ac-
qua sembravano pesci vivi. Il loro colore non era
ancora scomparso. Nick si lav� le mani e le asciug�
sul tronco. Poi pos� le trote sul sacco disteso sul
tronco, ve le involt�, leg� il rotolo e lo mise nella
rete. Il coltello era ancora con la lama piantata nel
tronco. Nick lo pul� sul legno e se lo mise in tasca.
Si alz� in piedi sul tronco, tenendo in mano la
canna e la rete pesante alla cintola, poi entr� nel-
l'acqua e venne a riva. Tagliando attraverso i boschi
si diresse verso la montagnola. Tornava alla sua
tenda. Si volt� a guardare. Il fiume si scorgeva ap-
pena tra gli alberi. C'erano ancora tanti di quei
giorni per pescare in palude.

La fine di qualcosa

Molti anni fa Hortons Bay era un paese rumoroso.


Chiunque abitasse a Hortons Bay non poteva non
udire il rumore delle grandi seghe del mulino sul
lago. Poi, un anno, non vi furono pi� tronchi per
far legna. I battelli della legna vennero nella baia e
furono caricati con tutto il taglio del mulino acca-
tastato nel cantiere. Tutte le cataste di legna furono
portate via. Dal grande edificio del mulino fu tolto
tutto il macchinario che si poteva asportare e issato
a bordo dei battelli dagli operai che avevano fatto
funzionare il mulino. Il battello usc� dalla baia verso
il lago aperto rimorchiando le due grandi seghe, il
carrello che portava i tronchi sotto le seghe circo-
lari, e tutte le ruote, gli ingranaggi, le travi di ferro;
il tutto sistemato sopra un pesante carico di legna
che appena emergeva dall'acqua.
Le vele si gonfiarono ed il battello si mosse verso
il lago aperto, portando con s� tutto quello che
aveva fatto del mulino e di Hortons Bay una cit-
tadina.
Le case-dormitorio ad un sol piano, la mensa, il
magazzino della compagnia, gli uffici del mulino ed
il grande mulino stesso rimasero abbandonati in
mezzo alla distesa di segatura che copriva il terreno
paludoso presso la spiaggia della baia.
Dieci anni dopo non c'era rimasto nulla del mu-

224 1 225
lino, tranne il perimetro bianchiccio delle fonda-
menta di pietra, che appariva tra la ricresciuta bo-
scaglia mentre Nick e Marjorie remavano lungo la
spiaggia. Si tenevano sull'orlo del canale, dove il
fondo calava improvvisamente dai banchi di sabbia
quasi a fior d'acqua fino a dodici piedi nell'acqua
oscura. Andavano alla punta a piazzare le lenze di
notte per le trote.
� Eccolo l� il nostro vecchio rudere, Nick � Ma-
rjorie disse.
Nick, remando, guard� le pietre bianche tra il
verde.
� Eccolo l� � disse.
Disse Marjorie: � Ti ricordi quand'era un mu-
lino? �.
� Me ne ricordo appena � disse Nick.
� Sembrerebbe piuttosto � disse Marjorie � un ca-
stello. �
Nick non disse nulla. Rem� e persero di vista il
mulino, seguendo la linea della spiaggia. Poi Nick
tagli� attraverso la baia.
� Non abboccano � disse.
� No � disse Marjorie. Stava sempre attenta alla
canna, anche mentre parlava. Le piaceva pescare. Le
piaceva pescare con Nick.
Molto vicina alla barca una grossa trota apparve
un attimo alla superficie. Nick rem� forte con un
remo girando la barca in modo che l'esca che filava
dietro passasse dove la trota era intenta a mangia-
re. Quando il dorso della trota comparve a fior
d'acqua i pesciolini saltarono spaventati. Punteggia-
rono la superficie come una manciata di pallini get-
tati in acqua. Un'altra trota affior� in cerca di cibo
dall'altro lato della barca.
� Mangiano � Marjorie disse.
� Ma non abboccano � disse Nick.
Rem� oltrepassando la zona delle due trote, poi
si diresse verso la punta. Marjorie non ritir� la lenza
finch� la barca non ebbe toccato la spiaggia.
Tirarono in secco la barca e Nick prese il seCchi�
dei pesci persici vivi. I pesciolini nuGtavano nell ac~
qua del secchio. Nick con le mani ne afferr� re, li
decapit� e tolse loro le pinne mcntre Mariorie fru
gava con le mani nel secchio ed infine afferi� un
pesce persico e gli tolse testa e pinne. Nick gtlard�
il pesciolino.
� Non vorrai mica togliergli la pinna di s�tt� �
disse.
� Andrebbe bene lo stesso come esca ma con la
pinna di sotto � meglio. �
Adatt� per la coda all'amo i pesci preparati. Ogni
lenza portava due ami. Poi Marjorie si allontan�
con la barca remando e reggendo tra i denti �l filo,
guardando Nick che fermo sulla spiaggia reggeva la
canna e lasciava il filo srotolarsi dal rocchetto-
� Cos� basta � Nick grid�.
� Lascio andare? � grid� Marjorie, prendendo ln
mano il filo.
� Sicuro. Lascia. �
Mariorie lasci� cadere il filo fuori bordo ed os~
serv� le esche che calavano in acqua.
Torn� a riva e rifece il percorso con la barca per
la seconda lenza. Tutte e due le volte Nick s�Stem�
alla base della canna un grosso pezzo di legIl� per
tenerla ferma e con un pezzo pi� piccolo detl~e l'in~
clinazione voluta. Gir� il rocchetto riprende~d� la
lenza lasca in modo che il filo corresse teso dove
l'esca giaceva sul fondo sabbioso del canale e mise
il click al rocchetto. Quando una trota in cerca di
cibo sul fondo avesse preso l'esca se la sare~be ti~
rata con s� svolgendo la lenza in velocit� e f~Cendo
cantare il rocchetto munito di click.
Marjorie accost� alla punta un po' pi� in l�, per
non disturbare le lenze. Con qualche remat forte
feee salire pareechi o la prua sulla spiaggia. Pieeole
onde giunsero eon la barca. Marjorie mise piede a
terra e Nick tir� la barca completamente in secco.
� Cos'hai, Nick? � Marjorie disse.
a Non lo so � disse Nick, raccogliendo legna per
fare un fuoco.
Feeero un fuoeo con legna secca di risacca. Marjo-
rie and� a prendere nella barca una coperta. La
brezza della sera portava il fumo verso la punta, eosi
Marjorie distese la coperta tra il fuoco e il lago.
Marjorie si sedette sulla eoperta voltando la schie-
na al fuoco ed aspettava Nick. Nick venne e si se-
dette accanto a lei sulla coperta. Dietro di loro ave-
vano la punta dove gi� gli alberi cominciavano a
ricrescere, davanti la baia con la gola di Hortons
Creek. Non era ancora buio del tutto. La luce del
fuoco giungeva fino all'orlo dell'acqua. Nick e Ma-
rjorie potevano vedere le due canne d'acciaio incli-
nate sull'acqua oscura. Il fuoco faceva luccicare i
rocchetti.
Marjorie apr� il cestino della cena.
a Non ho voglia di mangiare � disse Nick.
a Avanti, mangia, Nick. �
a Va bene. �
Mangiarono senza parlare, guardavano le due
canne e la luce del fuoco nell'acqua.
a Ci sar� la luna, stanotte � Nick disse. Guard� ol-
tre la baia le coiline che cominciavano a profilarsi
contro il cielo. Egli sapeva che dietro le colline la
luna stava salendo.
� Lo so � Marjorie disse, felice.
� Sai tutto � disse Nick.
� Oh, Nick, per piacere piantala! Per piacere non
essere cosi! �
� Mica posso farci niente io � Nick disse. � Sta a
te. Tu sai tutto. Questo � il guaio. Lo sai che sta
a te.�

228

Marjorie non disse niente.


� Ti ho insegnato tutto ormai. Tu lo sai che sta a
te. Che cos'� che non sai? �
� Oh, piantala � disse Marjorie. � Ecco che spunta
la luna. �
Stavano seduti sulla coperta senza toccarsi e guar-
dando la luna salire.
Disse Marjorie: � Non � necessario che tu dica
stupidaggini. Che cos'hai, insomma? �.
� Non lo so. �
� Invece lo sai. �
�No, io no.�
� Avanti, dillo. �
Nick guard� la luna, che saliva in alto sopra le
colline.
� Non � pi� divertente � disse.
Aveva paura di guardare Marjorie. Poi la guard�.
Seduta gli voltava la schiena. Guard� la schiena di
Marjorie: � Proprio non � pi� divertente � disse.
� Nemmeno un po'. �
Lei non disse niente. Egli continu�. � Mi pare co-
me se tutto dentro di me fosse andato al diavolo.
Non so, Marge. Non so proprio cosa dire. �
Continu� a fissare la schiena di lei.
Chiese Marjorie: � Non � divertente l'amore? �.
� No � disse Nick.
Marjorie si alz�. Nick rimase seduto, con la testa
tra le mani.
� Prendo io la barca � Marjorie avvert�. � Tu puoi
fare a piedi il giro della punta. �
� Bene � disse Nick. � Te la spingo in acqua. �
� Non c'� bisogno � disse lei. E fu sull'acqua in
barca, sotto la luce della luna. Nick torn� indietro
e si distese con la faccia gi� sulla coperta accanto
al fuoco. Sentiva Marjorie remare sull'acqua.
Rimase disteso per molto tempo. Era ancora di-
steso quando sent� Bill giungere allo scoperto dal
bosco. Sent� Bill avvicinarsi al fuoco. Non si mosse,
non gli importava di Bill.
� Allora � andata via? � disse Bill.
� S� � Nick disse, disteso, con la faccia sulla co-
perta.
� Successe scene? �
� No, nessuna scena. �
� Come ti senti? �
� Oh, va' via, Bill! Va' via per un po'. �
Bill scelse un sandwich dal cestino della cena e si
mosse per andare a dare un'occhiata alle canne.

Tre giorni di burrasca

Quando Nick imbocc� la strada che saliva attraverso


il frutteto, la pioggia smise. La frutta era stata eolta
e il vento d'autunno soffiava tra gli alberi nudi. Nick
si ferm� a raeeogliere sul margine della strada una
mela, lueida tra l'erba seura di pioggia. Si mise la
mela nella tasca della giacea.
In eima alla eollina la strada useiva dal frutteto.
L� e'era il eottage, eol portico deserto, e fumo che
usciva dal camino. Dietro c'erano il garage, la stia
del pollame e gli alberi giovani che formavano quasi
una siepe davanti al bosco. Le eime dei grandi al-
beri oscillavano nel vento. Era quello il primo dei
temporali di autunno.
Mentre Nick, useito dal frutteto, attraversava lo
spazio seoperto, la porta del e�ttage si apr� e eom
parve Bill. Si ferm� sotto il portieo, guardando.
� Bravo Wemedge � disse.
� Ciao, Bill � disse Nick salendo i gradini.
Insieme, dal portieo, rimasero a guardare la eam
pagna, gi� oltre il frutteto e la strada, i campi sotto-
stanti e i boschi della punta fino al lago. Il vento
soffiava diritto sul lago. Vedevano la risacca lungo
la punta Diecimiglia.
� Soffia � disse Nick.
� Soffier� eos� per tre giorni � Bill disse.
� lE in easa tuo padre? � Nick chiese.

230 231
� No. fuori col fucile. Entra. �
Nick entr� nel cottage. C'era un gran fuoco nel ca-
minetto, e il vento lo faceva ruggire. Bill chiuse la
porta.
a Bevi qualcosa? � disse.
And� in cucina e ritorn� con due bicchieri e una
caraffa d'acqua. Nick tese la mano verso la bottiglia
del whisky che era sulla mensola del caminetto.
� Posso? � disse.
� Fai � disse Bill.
Si sedettero davanti al fuoco e bevvero il whisky
irlandese con l'acqua.
� Ha un buon sapore, come di fumo � Nick disse.
E guard� il fuoco attraverso il bicchiere.
� la torba � disse Bill.
� Mica si pu� mettere la torba nel liquore � dis-
se Nick.
� Non ha importanza � disse Bill.
� Hai mai visto della torba? � Nick chiese.
� No � Bill disse.
� Nemmeno io � disse Nick.
Le sue scarpe, tese verso il caminetto, comincia-
rono a fumare davanti al fuoco.
� Meglio che tu ti levi le scarpe � Bill disse.
� Non ho le calze. �
� Levatele e mettile ad asciugare, te ne dar� un
paio io � disse Bill. Sal� di sopra e Nick lo sent�
camminare sopra la testa. Il piano di sopra era
aperto sotto il tetto ed era l� che Bill e suo padre
e qualche volta Nick dormivano. Dietro c'era lo spo-
gliatoio.
Tiravano indietro le brande, togliendole dalla
pioggia, e le coprivano con delle coperte d'incerata.
Bill discese con un paio di pesanti calze di lana.
� Ormai non � pi� tempo `d'andare in giro senza
calze � disse.
� Non ho voglia di ricominciare a metterle � disse
Nick. Infil� le calze e si abbandon� indietro sulla
poltrona, posando i piedi sulla graticola davanti al
ruoco.
� Attento che lo sfondi � disse Bill. Nick spost� i
piedi sul fianco del caminetto.
� Hai niente da leggere? � chiese.
� Soltanto il giornale. �
� Che hanno fatto i Cards? �
� Le hanno date ai Giants. �
� Dovrebbe bastargli. �
� Facile � disse Bill. � Finch� McGravv pu� com-
prare tutti i giocatori in gamba non c'� niente da
fare. �
� Pu� comprarli tutti � disse Nick.
� Compra tutti quelli che vuole � Bill disse. � Op-
pure li rende malcontenti, cos� devono cederglieli. �
� Come per Henie Zim � Nick acconsent�.
� Quel testa di legno non gli servir� a niente. �
Bill si alz�.
� Sa battere � concesse Nick. Il calore del fuoco
gli stava arrostendo le gambe.
� bravo in campo � Bill disse. � Ma perde le
partite. �
a Forse � per questo che McGravv lo vuole � sug-
ger� Nick.
� Pu� darsi � disse Bill.
� C'� sempre qualcosa che noi non possiamo sa-
pere � Nick disse.
� Si capisce. Ma ne sappiamo sempre abbastanza,
lontani come siamo. �
� Sai, si punta meglio senza vedere i cavalli. �
� Cos� �. �
Bill prese la bottiglia del whisky, circondandola
completamente con la grossa mano. Vers� del whisky
nel bicchiere che Nick reggeva.
� Quanta acqua? �
� Uguale. �

233
Bill si sedette sul pavimento accanto alla poltrona
di Nick.
� bello quando vengono i temporali d'autunno,
vero? � disse Nick.
� fantastico. �
� il tempo migliore dell'anno. �
� Non sarebbe una peste essere in citt�? � Bill
disse.
� Mi piacerebbe vedere il campionato mondiale �
disse Nick.
� Bene, ora giocano sempre a Filadelfia o a New
York � Bill disse. � E a noi non va bene lo stesso. �
� Chiss� se i Cards vinceranno mai un trofeo? �
� Mai, finch� vivremo � Bill disse.
� Dio, diventerebbero pazzi � disse Nick.
� Ti ricordi quella volta che ce l'avevano quasi
fatta se non gli capitava lo scontro dei treni? �
� Dio! � disse Nick, ricordando.
Bill tese la mano per prendere dal tavolo accanto
alla finestra il libro che era posato, aperto e capo-
volto, dov'egli l'aveva messo quando era andato ad
aprire la porta. Tenne in una mano il bicchiere e
nell'altra il libro, appoggiandosi con la schiena alla
poltrona di Nick.
� Che cosa leggi? �
� R~chard Ferevel. �
� Non sono riuscito a cominciarlo. �
� buono � disse Bill. � Non � mica un brutto
libro, sai Wemedge. �
� Che altro hai da leggere che io non abbia letto? �
Nick chiese.
� Hai letto Gli amanti della foresta? �
� Sicuro. quello dove vanno a letto tutte le notti
con la spada sguainata tra loro. �
� : un buon libro, Wemedge. �
� un libro fantastico. Quel che non rlusclvo 3
capire era a che cosa servisse quella sna~a. Avreooe
dovuto restare sempre col taglio in alto perch� se
per caso si fosse messa piatta uno ci si poteva ro-
tolare sopra senza che gli desse nessun fastidio. �
� un simbolo � disse Bill.
� Sicuro � disse Nick. � Ma � poco pratico. �
� Hai letto Ard imento ? �
� Bello � disse Nick. � Quello � un libro sul serio.
i quello dove il vecchio gli sta continuamente alle
costole, a badare a lui. Ne hai altri di Walpole? �
� La foresta nera � Bill disse. � sulla Russia. �
� Che ne sa lui della Russia? � Nick chiese.
� Non saprei. Non si pu� mai sapere con quella
gente. Magari c'� stato da ragazzo. Ha l'aria di sa-
perne un sacco di cose. �
� Mi piacerebbe conoscerlo � disse Nick.
� A me piacerebbe conoscere Chesterton � Bill
disse.
� Vorrei che fosse qui con noi � Nick disse. � Lo
porteremmo a pescare a Charlevoix domani. �
� Chiss� se gli piacerebbe andare a pescare � disse
Bill.
� Come no � Nick disse. � Dev'essere uno dei tipi
pi� in gamba del mondo. Ti ricordi l'Albergo vo-
lante?
Quando un angelo dal cielo
t'offre un altro bicchierino
tu ringrazialo del pensiero
ma vuotalo nel lavandino. �

� Esatto � disse Nick. � Secondo me dev'essere un


tipo anche pi� in gamba di Walpole. �
� Pi� in gamba certamente � disse Bill. � Ma Wal-
t)ole � meglio come scrittore. �
� Non saprei � disse Nick. � Chesterton � un clas-

c;co "
� Anche Walpole � un classico � insistette Bill.
� Vorrei che fossero tutti e due qui con noi � disse

234 235
Nick. � Li porteremmo a pescare a Charlevoix do-
mani. �
� D�i che ci ubriachiamo � Bill disse.
� D�i � disse Nick.
� Il mio vecchio non dice niente � disse Bill.
� Sei sicuro? � Nick disse.
Disse Bill: � Lo so �.
� Io gi� sono ubriaco un poco � disse Nick.
� Non sei ubriaco � disse Bill.
Si alz� da terra e prese la bottiglia del whisky.
Nick tese il bicchiere. Fiss� il bicchiere mentre Bill
versava.
Bill riemp� a met� il bicchiere di whisky.
� Mettici acqua � disse. � Ce n'� appena un altro
sorso. �
� Non ne hai pi�? � chiese Nick.
� Ce n'� tanto ma pap� vuole che io beva soltanto
quando la bottiglia � aperta. �
� Sicuro � disse Nick.
� Dice che � ad aprir bottiglie che si diventa ubria-
coni � Bill spieg�.
� giustissimo � Nick disse. Era impressionato di
non averci mai pensato prima. Aveva sempre pen-
sato che fosse a bere soli che si diventa ubriaconi.
� Come sta tuo padre? � chiese rispettosamente.
� Benissimo e in gamba � disse Bill. � Un po' mat-
to qualche volta. �
� un tipo fantastico � Nick disse. Vers� acqua
nel bicchiere dalla bottiglia. Lentamente l'acqua si
mescolava al whisky. C'era pi� whisky che acqua.
� Sicuro che lo � � Bill disse.
� Anche mio padre � in gamba � disse Nick.
� Puoi dirlo � disse Bill.
� Dice che non ha mai bevuto in vita sua � Nick
disse, come se enunciasse una verit� scientifica.
� Be', � un dottore. Il mio vecchio invece � un pit
tore. La cosa � diversa. �

� Ha perduto una gran cosa � disse Nick con tri-


stezza.
� Non si pu� dire � Bill disse. � Ogni cosa ha il
suo rovescio. �
� Lo dice lui stesso che ha perduto una gran cosa �
Nick confess�.
� Be', pap� ha avuto dei momenti brutti � disse
Bill.
� Una cosa vale l'altra � disse Nick.
Rimasero seduti a guardare il fuoco e a meditare
su questa profonda verit�.
� Vado a prendere un ceppo dal portico � disse
Nick. Si era accorto, guardando il fuoco, che questo
stava morendo. Voleva anche dimostrare che sapeva
tener bene il liquore ed esser capace di agire al
tempo stesso. Anche se suo padre non aveva mai
toccato alcool Bill non sarebbe riuscito ad averlo
ubriaco prima d'essere ubriaco egli stesso.
� Prendi uno di quelli grossi di faggio � Bill disse.
Anch'egli conservava coscienza delle necessit� pra-
tiche.
Nick rientr� con un grosso ceppo e passando in
cucina urt� una casseruola che era sul tavolo get-
tandola a terra. Pos� il ceppo e raccolse la casse-
ruola. C'erano state dentro albicocche secche messe
a mollo nell'acqua. Nick raccolse con cura tutte le
albicocche dal pavimento, alcune erano finite sotto
la stufa, e le rimise nella casseruola. Vi mise altra
acqua versandola dal secchio che era sul tavolo. Si
sent� orgoglioso di s�. Sapeva ancora cavarsela.
Entr� portando il ceppo e Bill si alz� dalla pol-
trona per aiutarlo a metterlo nel fuoco.
� un bel pezzo � disse Nick.
� L'avrei tenuto per la stagione cattiva � Bill disse.
� Un ceppo cos� dura una notte intera. �
� Ci sar� il carbone domattina per riaccenderlo
disse Nick.
� Pi� che giusto � Bill disse. Decisamente la con-
versazione si stava mettendo su un piano molto
elevato.
� Beviamone un altro � disse Nick.
� Ci dev'essere un'altra bottiglia aperta � disse Bill.
Si inginocchi� davanti all'armadietto nell'angolo
e tir� fuori una bottiglia quadrata.
� Scotch � disse.
� Vado a prendere dell'altra acqua � disse Nick.
Torn� in cucina. Riemp� la caraffa con acqua del
secchio. Tornando nella stanza pass� davanti a uno
specchio e si guard�. Aveva urta faccia strana. Fece
una smorfia alla sua faccia nello specchio e la faccia
gli restitu� la smorfia. Nick strizz� l'occhio e si al-
lontan�. Non era la sua faccia, quella, ma la cosa
non aveva nessuna importanza.
Bill aveva gi� versato il rhisky.
� Ne hai versato un po' tanto � disse Nick.
� Mai troppo per noi � Bill disse.
� A che cosa beviamo? � chiese Nick, alzando il
bicchiere.
� Beviamo alla pesca � disse Bill.
� Benone � Nick disse. � Signore e signori, brindo
alla pesca. �
� Tutta pesca � disse Bill. � E dappertutto. �
� La pesca � Nick disse. � Alla pesca, noi brin-
diamo. �
Disse Bill: � E meglio la pesca che il baseball �.
� Neanche da fare il confronto � Nick disse. � Co-
me diamine ci siamo messi a parlare prima di ba-
seball? �
� stato per sbaglio � Bill disse. � Il baseball �
uno sport da cafoni. �
Vuotarono i bicchieri.
� E adesso beviamo a Chesterton. �
a E a Walpole � aggiunse Nick.

Nick vers� il whisky, Bill l'acqua. Si guardarono.


Si sentivano proprio bene.
� Signore e signori � disse Bill. � Brindo a Chester-
ton e a Walpole. �
� Precisamente, signore e signori � disse Nick.
Bevvero. Bill riemp� i bicchieri. Si sedettero nelle
grandi poltrone davanti al fuoco.
Disse Bill: � Hai fatto proprio bene, Wemedge �.
� A far cosa? � chiese Nick.
� A piantarla con quel]a faccenda di Marge � disse
Bill.
� Credo anch'io � disse Nick.
� Era l'unica cosa da fare. Se non l'avessi fatto,
adesso saresti a casa a cercar di fare soldi per spo-
sarti. �
Nick non disse niente.
� Quando un uomo si sposa � fregato per sem-
pre � Bill continu�. � Non gli resta pi� altro. Niente.
Un accidente di niente. fregato. Tu li hai visti
quelli che si sono sposati. �
Nick non disse niente.
� Si riconoscono dalla faccia � disse Bill. � Fanno
tutti quella faccia grassa da uomini sposati. Sono
fregati. �
� Sicuro � disse Nick.
� Forse � stato poco bello piantar tutto � Bill dis-
se. � Ma si finisce sempre per prendere qualche altra
cotta e tutto si aggiusta. Va bene prender le cotte,
ma non bisogna farsi rovinare dalle donne. �
� S� � disse Nick.
� Se tu l'avessi sposata avresti dovuto sposare tut-
ta la famiglia. Ricordati della madre e di quel tizio
che ha sposato. �
Nick annu�.
� Figurati averli sempre intorno per casa e la do-
menica andare a pranzo da loro, con la madre che
dice a Marge che cosa deve fare. �

238 239
Nick stava seduto, tranquillo.
� Te la sei cavata proprio bene � Bill disse. � Ora
lei pu� sposare qualcuno del suo tipo, metter su
casa ed esser felice. Mica si pu� mescolare l'odio
con l'acqua e mica si possono mescolare cose del ge-
nere pi� che io non possa sposare Ida, quella che
lavora in casa Stratton. A lei magari farebbe pia-
cere, oltre tutto. �
Nick non disse niente.
Il whisky era passato, l'aveva lasciato solo. Bill
non era presente. Egli non era pi� seduto davanti
al fuoco, non sarebbe andato a pescare il giorno
dopo con Bill o suo padre o chi altro. Non era ubria-
co: era tutto finito. Tutto quel che sapeva era che
una volta aveva avuto Marjorie e che ora l'aveva
perduta. Ora lei se n'era andata, era stato lui a man-
darla via. Questo soltanto contava. Poteva anche non
rivederla pi�. Probabilmente mai pi� l'avrebbe rivi-
sta. Finito. Era finito tutto.
� Beviamone un altro � Nick disse.
Bill vers�. Nick mise un po' d'acqua.
� Se avessi continuato per quella strada, � Bill dis-
se � mica ti troveresti qui adesso. �
Questo era vero. Il suo progetto primitivo era
stato quello di tornare a casa a cercar lavoro. Poi
aveva deciso di restare a Charlevoix tutto l'inverno
per essere vicino a Marge. Ora non sapeva che cosa
avrebbe fatto.
� Probabilmente mica saremmo andati a pescare
domani � disse Bill. � Avevi proprio preso la cotta. �
� Non posso farci niente � disse Nick.
� Lo so � Bill disse. � So come vanno queste
cose. �
a E da un momento all'altro � finito tutto � disse
Nick. a Non so perch�. Non potevo farci niente. Pro-
prio come quando vengono queste burrasche di tre
giorni e fanno cadere tutte le foglie dagli alberi. �

a Be', � finita. Questo � quel che conta � Bill disse.


Disse Nick: � E stata colpa mia �.
� Di chi la colpa non ha importanza � disse Bill.
� Non credo � disse Nick.
La cosa importante era che Marjorie se n'era an-
data e che probabilmente egli non l'avrebbe rivista
mai pi�. Con lei aveva parlato d'andare in Italia as-
sieme e di quanto si sarebbero divertiti. Dei posti
dove assieme sarebbero andati. Adesso era finito
tutto.
� Dato che tutto � finito questo � quel che conta �
disse Bill. � Ti dico, Wemedge. Io ero preoccupato
finch� la cosa durava. Tu facevi proprio sul serio.
Capisco che sua madre si sia presa una arrabbiatura
infernale. Aveva detto a un sacco di gente che era-
vate fidanzati. �
� Non eravamo fidanzati � disse Nick.
� In giro tutti sapevano che lo eravate. �
� Non posso farci niente � disse Nick. � Non lo era-
vamo. �
� Ma non avevi intenzione di sposarla? � Bill
chiese.
Vuot� il bicchiere.
a Mi dispiace terribilmente per lei, � disse Nick
ama che cosa potevo fare? Tu sai com'� sua madre! �
� E terribile � Bill disse.
� Da un momento all'altro era finito � disse Nick.
� Non dovrei parlarne pi�. �
a Non sei tu a parlarne � disse Bill. � Sono stato
io, e adesso ho finito. Non ne parleremo mai pi�. Tu
puoi anche non pensarci nemmeno. Magari una vol-
ta o l'altra riattaccherai. �
Nick non ci aveva pensato. Pareva una cosa cos�
definitiva! Questa era un'idea buona. Lo fece sentir
meglio.
� Sicuro � disse. � C'� sempre quel pericolo. �
Si sentiva felice ora. Non c'era niente di irrevo-
cabile. Poteva andare in paese sabato notte. Oggi era
marted�.
� C'� sempre una probabilit� � disse.
� Devi stare attento � disse Bill.
� Star� attento � Nick disse.
Si sentiva felice. Non era finito niente. Niente era
perduto. Sarebbe andato in paese sabato. Si sent�
pi� leggero, come prima che Bill cominciasse quel
discorso. C'era sempre una via d'uscita.
� Prendiamo i fucili e scendiamo alla punta a cer-
care tuo padre � Nick disse.
� Bene. �
Bill prese i fucili dalla rastrelliera sul muro. Apr�
una scatola di cartucce. Nick si rimise la giacca e
le scarpe. Le scarpe asciugandosi erano divenute ri-
gide. Ancora era completamente ubriaco ma senti-
va sgombra la testa.
� Tu come ti senti? � Nick chiese.
� Fantasticamente. Lo tengo benissimo. � Bill si
stava abbottonando il maglione.
� Non vale la pena di ubriacarsi. �
� No. Meglio far due passi all'aria. �
Uscirono sulla porta. Il vento sofliava con vio-
len%a.
� Gli uccelli staranno gi� sull'erba con questo ven-
to � disse Nick.
S'incamminarono attraverso il frutteto.
� Ho visto un gallo di bosco stamattina � disse
Bill.
� Magari adesso lo calpesteremo � disse Nick.
� Non si pu� sparare con questo vento � Bill disse.
Ora all'aperto la faccenda di Marge non era pi�
cos� tragica. Non aveva nemmeno pi� tanta impor-
tanza. Il vento la soffiava via con tutto il resto.
� Viene direttamente dal lago grande � disse Nick.
Controvento sentirono un colpo di fucile.
� mio padre � disse Bill. � gi� in palude. �

� Tagliamo da quella parte � disse Nick.


� Tagliamo per i prati a vedere se capitiamo ad-
dosso a qualcosa � Bill disse.
� Bene � disse Nick.
Ormai la cosa non aveva la minima importanza.
Il vento gliela soffiava via dalla testa. Tuttavia po-
teva sempre andare in paese sabato notte. Era una
buona cosa da tenere di riserva.
Gente d'estate

A met� della strada di sassi che dal paese di Hor-


tons Bay portava al lago c'era una sorgente. L'acqua
sgorgava Sll una tegola interrata a lato della strada
e precipitando dall'orlo scheggiato della tegota scor-
reva via per il campo fitto di menta verso la palude.
Nel buio Nick mise il braccio nella sorgente ma non
pot� tenervelo per il freddo. Sent� sotto le dita gli
spruzzi di sabbia che sul fondo della sorgente sgor-
gavano da piccoli coni. Vorrei potermici metter den-
tro tutto intero, Nick pens�. Sono sicuro che mi fa-
rebbe bene. Tir� fuori il braccio e si sedette al mar-
gine della strada. Era una notte calda.
Gi� per la strada lungo gli alberi vedeva il bianco
della casa dei Bean sui piloni in acqua. Non aveva
voglia di scendere al molo. Erano tutti l� a fare il
bagno. Non aveva voglia di Kate con Odgar in giro.
Vedeva la macchina ferma sulla strada vicino al ma-
gazzino. Odgar e Kate erano l�. Odgar con quell'oc-
chio da- pesce bollito, quando guardava Kate. Ma
non capiva proprio niente Odgar? Kate non l'avreb-
be sposato mai. Non avrebbe sposato mai uno che
non faceva per lei. E se cercavano di forzarla era
capace di chiudersi tutta, dura e sfuggente. Nick ci
sapeva fare e lei, invece di chiudersi, di sfuggire, si
apriva dolce e distesa, sciolta, facile da tenere.
Odgar pensava che era l'amore a far quell'effetto.
Odgar era strabico e aveva gli orli delle palpebre
rossi. Lei non sopportava che Odgar la toccasse. Le
bastava vedere quegli occhi. Odgar allora voleva che
restassero amici come prima. Giocare sulla spiag-
gia, far figure nella sabbia, gite in barca tutto il
giorno. Kate sempre in costume da bagno. Odgar
sempre a guardarla.
Odgar aveva trentadue anni ed era stato operato
due volte di varicocele. Era proprio brutto e alla
gente piaceva la sua faccia. Odgar non ce la faceva,
proprio e farcela sarebbe stata per lui la cosa pi�
importante del mondo. Ogni estate era peggio. Era
pietoso. Odgar era spaventosamente gentile e per
bene. Con Nick era stato pi� gentile di chiunque al-
tro. Nick ce la faceva quando voleva. Odgar si sareb-
be ucciso se l'avesse saputo, Nick pens�. Chiss� in
che modo si ucciderebbe. Non riusciva a pensare a
Odgar morto. Magari non si sarebbe ucciso. Pure
la gente lo fa. Il trucco non era solo l'amore. Odgar
credeva che l'amore bastasse per farcela. Odgar la
amava tanto, Dio solo sapeva quanto. Il trucco era
trovar tutto bello, bello il corpo e goderlo e convin-
cere e cogliere le occasioni e non aver mai paura
ed esser sicuro dell'altra persona e accettare sem-
pre senza chiedere mai, ed era garbo e maniera,
dare felicit� e piacere, ed era scherzo senza mai far
paura a nessuno. E andare avanti sempre cos�. Ma
mica era amore. Amore era emozione, era far paura.
Lui Nicholas Adams, poteva aver quel che voleva
perch� aveva qualcosa dentro. Magari non per sem-
pre. Magari l'avrebbe perduta un giorno. Gli sarebbe
piaciuto darla a Odgar, o magari parlargliene. Non
si riesce mai a parlare di una cosa con nessuno. Spe-
cialmente con Odgar. Ma forse non specialmente con
Odgar, proprio con nessuno. Era stato sempre que-
sto il suo grosso sbaglio, parlare. Troppe cose sue
aveva sempre tirato fuori per parlare. Per� si do-
veva pure far qualcosa per i vergini di Princeton,

244 245
di Yale e di Harvard. Come mai non c'erano pi�
vergini nelle universit�? La scuola mista, f orse.
Quelli incontravano ragazze che si facevano avanti
in cerca di marito e le ragazze li aiutavano a sve-
gliarsi e poi se li sposavano. Che fine avrebbero
f atto i tipi come Odgar, Harvey, Mike e tutti gli
altri? Lui non lo sapeva. Mica aveva ancora vissuto
abbastanza. Erano la miglior gente del mondo, quel-
li. Che fine avrebbero fatto? Come poteva saperlo
lui. Come poteva scrivere come Hardy o come Ham-
sun quando aveva l'esperienza di una decina d'anni
soltanto di vita? Mica poteva. Meglio aspettare fino
a cinquant'anni.
Nel buio s'inginocchi� e bevve alla sorgente. Si
sentiva in forma. Sentiva che sarebbe diventato un
grande scrittore. Lui conosceva le cose e non c'era
niente che potesse fermarlo. E nessuno. Solo che
lui non ne sapeva abbastanza. Sarebbe andata be-
nissimo. Lo sentiva. L'acqua era fredda e gli fece
dolere gli occhi. Ne aveva ingollato un sorso troppo
grande. Come fa il gelato. come bere col naso sot-
t'acqua. Era meglio andare a fare una nuotata nel
lago. Pensare non serve. Dove si parte, li si rimane.
Discese la strada, oltrepass� l'auto e ii grande ma-
gazzino sulla sinistra dove in autunno si caricavano
nelle barche le mele e le patate e la casa bianca dei
Bean dove qualche volta si ballava sul pavimento
di mogano alla luce della lanterna, e arriv� al molo
dove tutti facevano il bagno.
Erano tutti in acqua che nuotavano, in fondo al
molo. Cam.ntinando sulle tavole grezze senti un dop-
pio cigol�o della tavola trampolino e un tonfo in
acqua. Lo spruzzo arriv� alto sui pali del molo.
Dev'essere il Moscio, Nick pens�. Dall'acqua usc�
Kate come una foca e si tir� su per la scaletta.
� C'� Wemedge � grid� lei agli altri. � Vieni den-
tro, Wemedge, � magnifico. �

246

� Ciao, Wemedge � Odgar disse. �E una bellezza,


sat. �
� Dov'� Wemedge? � Era il Moscio, che nuotava al
largo.
�Ma questo Wemedge � uno che non sa nuota-
re? � La voce di Bill sull'acqua risuonava forte e
prof onda.
Nick si senti a suo agio. Era bello aver gente che
vi urla cosi. Via le scarpe di tela, si sfil� dalla testa
ta camicia e usc� fuori dai calzoni calati. Sotto i
piedi nudi senti le tavole polverose del molo. Corse
veloce sulla tavola del trampolino, si dette lo slan-
cio, si stese e fu in acqua, profondo e leggero senza
essersi quasi accorto del tuffo compiuto. Aveva in-
spirato profondan2ente al momento del salto e ades-
so prosegui dritto avanti sott'acqua, tenendo la
schiena inarcata, i piedi rigidi e lasciandosi filare.
Giunto in superficie, rest� a galla con la faccia in
acqua. Poi si gir� sul dorso e apri gli occhi. Non gli
interessava nuotare, gli piaceva solo fare i tuffi e
stare sott'acqua.
� Com'�, Wemedge? � Il Moscio gli stava appena
dietro.
� Calda come pipi � Nick disse.
Inspir� forte, si prese le caviglie con le mani, pie-
g� le ginocchia sotto il mento e lentamente si lasci�
andare a fondo nell'acqua. Sopra era calda, ma su-
bito Nick scendendo fu in acqua fresca, poi in
acqua fredda. Pi� si avvicinava al fondo, pi� fredda
diventava l'acqua. Sul fondo Nick si pos� ondeg-
giando lieve. Il fondo era di terreno grasso e la sen-
sazione fu piacevole sotto le punte dei piedi quando
Nick si protese e si dette una spinta forte per risa-
lire all'aria. Era strano sbucare da sott'acqua nel
buio. Nick rest� in acqua a riposare, pedalando ap-
pena a suo completo agio. Sopra di lui, sul molo,
Odgar e Kate parlavano fra loro.
� Hai mai nuotato nel mare quando � fosfore-
scente, Carl ? �
� No. � La voce di Odgar quando lui parlava con
Kate mancava di naturalezza.
Potremmo strofinarci tutto il corpo col fosforo
dei fiammiferi, Nick pens�. Inspir� forte, tir� su le
ginocchia, si rannicchi� stretto e and� a fondo, que-
sta volta con gli occhi aperti. And� gi� dolcemente,
prima di fianco, poi a testa in gi�. Nel buio sott'ac-
qua non vedeva niente. Aveva fatto bene a tener gli
occhi chiusi quando era andato sotto la prima volta.
C'era qualcosa di strano in reazioni di questo tipo.
Mica erano sempre giuste, pens�. Non scese fino in
fondo ma si raddrizz� e nuot� orizzontalmente nel-
l'acqua fresca, tenendosi appena sotto la superficie
calda. Era strano quanto fosse divertente nuotare
sott'acqua e quanto poco fosse invece divertente
nuotare normale. Divertente era nuotare in super-
ficie nell'oceano. Era pi� forte la spinta dell'acqua
che teneva a galla. Ma c'era il sapore di salmastro
che faceva venir sete. L'acqua dolce era meglio. Co-
me adesso in una notte di gran caldo. Nick venne a
galla sotto il bordo sporgente del molo e si arram-
pic� per la scaletta.
� Tuffati, Wemedge, d�i � Kate disse. � Fai un bel
tuffo. � Erano seduti vicini sul molo, con la schiena
appoggiata a uno dei grossi pali.
� Fai uno di quelli senza rumore � Odgar disse.
� Va bene.
Nick gocciolante arriv� sul trampolino, cercando
di ricordare come fare il tuffo. Odgar e Kate lo guar-
darono, sagoma scura nel buio, in piedi all'estremit�
del trampolino, saltare e tufJarsi come aveva impa-
parato a fare osservando una lontra di mare. Ruo-
tando in acqua per risalire alla superficie di scatto,
sentendo l'acqua negli occhi e nelle orecchie. Dove-

248

va aver cominciato a respirare un attimo troppo


presto.
�Era perfetto. Assolutamente perfetto� grid� Kate
dal molo.
Nick sal� la scaletta.
� Dove sono gli uomini? � domand�.
� Stanno nuotando pi� al largo nella baia � Odgar
d isse.
Nick si sdrai� sul molo accanto a Kate e Odgar.
Sentiva il Moscio e Bill nuotare al largo nel buio.
� Sei un tuffatore meraviglioso, Wemedge � Kate
disse, toccandogli la schiena col piede. Nick al con-
tatto si irrigid`t.
� No � d isse.
� Sei una meraviglia, Wemedge � Odgar disse.
� Macch� � disse Nick. Stava pensando, pensava
se si poteva stare sott'acqua insieme con qualcuno,
lui il respiro poteva tenerlo tre minuti sulla sabbia
del fondo, in due in acqua insieme potevano pren-
dere aria e scendere sotto, era facile andar sotto, a
saperci fare. Una volta lui aveva bevuto latte da una
bottiglia sott'acqua e sempre sott'acqua aveva sbuc-
ciato e mangiato una banana, anche se per stare
sotto aveva sul fondo un anello, qualcosa dove infi-
lare il braccio, e ci era riuscito benissimo. Certo che
sarebbe stato qualcosa ma mica si poteva farlo fare
a una ragazza, perch� una ragazza non ci riesce e
beve, e Kate poteva annegare per la verit� Kate sot-
t'acqua non valeva niente, gli sarebbe piaciuta una
ragazza capace di farlo ma poteva non trovarla mai
perch� nessuno oltre lui era capace di fare quelle
cose sott'acqua. I nuotatori erano solo schiappe, in
realt� nessuno sapeva stare in acqua come lui, c'era
un tale a Evanston che sapeva tenere il fiato sei mi-
nuti, ma era matto. Voleva essere un pesce, o ma-
gari chiss�. Nick rise.

249
� Perch� ridi? � disse Odgar vicino a Kate con la
sua voce in falsetto.
� Vorrei essere un pesce � Nick disse.
� da ridere � disse Odgar.
� Sicuro � disse Nick.
� Non essere stupido, Wemedge � disse Kate.
� A te non piacerebbe essere un pesce, Patata? �
disse lui, disteso con la testa sulle tavole vicino a
loro ma guardando da un'altra parte.
�No � disse Kate. � Stanotte no. �
Nick premette forte la schiena contro il piede di
lei.
� Che animale ti piacerebbe essere, Odgar? � disse.
� J. P. Morgan � Odgar disse.
�Sei carino, Odgar� Kate disse. A Nick sembr�
di vedere Odgar radioso.
"Io vorrei essere Wemedge� Kate disse.
� Potresti sempre essere Mrs. Wemedge � disse
Odgar.
� Non ci sar� mai nessuna Mrs. Wemedge � Nick
disse. Irrigid`t i muscoli della schiena. Kate gli te-
neva contro il dorso tutte e due le gambe tese come
se le tenesse contro un tronco davanti al fuoco.
� Non esserne troppo sicuro � Odgar disse.
� Pi� che sicuro sono � Nick disse. � Io sposer�
una sirena. �
� Che cosi diventer� Mrs. Wemedge � Kate disse.
�Invece no� Nick disse. �Glielo impedir�.�
� Come gl ielo im ped irai? �
� Glielo impedir� e basta. Se ci prova, vedi. �
� Le sirene mica si sposano � Kate disse.
� Questo mi andrebbe bene � Nick disse.
� Ti colpirebbe il Mann Act � disse Odgar.
�Resteremo quattro miglia fuori del limite terri-
toriale � Nick disse. � Ci porteranno da mangiare i
contrabbandieri di rum. Tu potrai metterti in co-
stume da bagno e venirci a trovare. Porta con te Pa-

tata se vuol venire. Riceviamo il giovedt pomerig-


gio. �
�Che cosa facciamo domani?� Odgar disse, con
la voce che gli diventava in falsetto, rivolto a Kate.
�Oh, accidenti, non parliamo di domani� Nick
disse. � Parliamo della mia sirena. �
� Abbiamo chiuso con la tua sirena. �
�Bene� Nick disse. �Continuate tu e Odgar a
parlare. Io continuo a pensare a lei. �
� Sei immorale, Wemedge. Sei disgustosamente
~mmorale. �
� No, non � vero. Io sono molto per bene. � Poi di-
steso con gli occhi chiusi, disse: �Non seccatemi
Sto pensando a lei �.
Rimase disteso a pensare alla sirena mentre le
punte dei piedi di Kate gli premevano la schiena e
lei e Odgar parlavano.
Odgar e Kate parlavano ma lui non li sentiva. Ora
era sdraiato, senza pensare pi� a niente, assoluta-
mente felice.
Bill e il Moscio erano usciti dall'acqua sulla spiag-
gi� pi� in l�, traversarono la riva fino all'automo-
bile e la portarono al molo a marcia indietro. Nick
si alz� in piedi e si infil� i vestiti. Bill e il Moscio
erano sui sedili davanti, stanchi per la lunga nuo-
tata. Nick si mise dietro con Kate e Odgar, abban-
donandosi allo schienale. Bill guid� rombando su
per la collina ed entr� sulla strada principale. Nick
sulla strada grande vedeva le luci di altre auto pi�
avanti allontanarsi alla vista, poi sparire se loro sa-
livano un dosso, lampeggiare quando erano vicini,
abbassarsi al passaggio di Bill. La strada correva
alta sulla riva del lago. Grandi automobili che veni-
vano da Charlevoix, con a bordo ricchi idioti seduti
dietro i loro autisti venivano avanti arando la pol-
vere e senza abbassare le luci. Passavano ccme treni
sulla ferrovia. Bill lampeggiava sulle auto che erann
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in mezzo agli alberi ai lati della strada, costringendo
gli occupanti a cambiare posizione. Nessuno li sor
pass�, anche se un faro lampeggi� a lungo dietro di
loro, finch� Bill dette strada. Bill rallent�, poi bru-
scamente gir� sulla strada di ghiaia che saliva per
il frutteto alla fattoria. L'automobile in marcia sa~
la strada ripida del frutteto. Kate accost� le labbra
all'orecchio di Nick.
� Tra un'ora, Wemedge � disse. Nick premette for
te la coscia contro quella di lei. In cima alla collina
l'automobile f ece un giro intorno al f rutteto e si
ferm� davanti alla casa.
� Zietta dorme. Dobbiamo fare piano � Kate disse.
� Buonanotte, gente � Bill sussurr�. � Ci vediamo
in mattinata. �
� Buonanotte, Smith � sussurr� il Moscio. � Buo-
nanotte, Patata. �
� Buonanotte, Moscio � Kate disse.
Odgar era in piedi davanti alla casa.
� Buonanotte, gente � Nick disse. � Arrivederci,
Morgan. �
� Notte, Wemedge � disse Odgar dal portico.
Nick e il Moscio si avviarono scendendo la strada
attraverso il frutteto. Nick tese la mano e prese una
mela duchessa da un albero. Era ancora verde, ma
lui succhi� dal morso preso il sugo aspro e sput� la
polpa.
� Tu e Bill avete fatto una bella nuotata, Moscio �
d isse.
� Mica poi tanto lunga, Wemedge � il Moscio ri-
spose.
Alla cassetta della posta uscirono dal f rutteto
sulla strada maestra battuta. C'era una foschia fred-
da nella valletta dove la strada traversava il fiume.
Nick si ferm� sul ponte.
� Vieni, Wemedge � il Moscio d isse.
� Bene � disse Nick.

Salirono per la collina dove la strada svoltava nel


viale alberato intorno alla chiesa. Non c'erano luci
in nessuna casa lungo la via. Hortons Bay dormiva.
Nessuna automobile li aveva superati.
� Non ho ancora voglia di rientrare � Nick disse.
� Non vuoi che stia a far due passi con te? �
� No, Moscio. Non ti preoccupare. �
� Va bene. �
� Verr� fino alla casa con te � Nick disse. Apri-
rono la porta della veranda ed entrarono in cucina.
Nick apr� la ghiacciaia della carne e si volt�.
� Vuoi qualcosa, Moscio? � disse.
� Voglio un pezzo di torta � il Moscio disse.
�Anch'io� Nick disse. Avvolse pollo fritto e due
pezzi di torta di ciliege nella carta oleata che era so-
pra la ghiacciaia.
�Me la porto via� disse. Il Moscio butt� gi� la
sua fetta come un mestolo d'acqua.
� Se vuoi qualcosa da leggere, Moscio, cercalo nel-
la mia stanza � Nick disse. Il Moscio era rimasto a
guardare lo spuntino che Nick aveva incartato.
� Non fare pazzie, Wemedge � disse.
�E tutto a posto, Moscio. �
� Va bene. Solo non fare pazzie � il Moscio disse.
Apr� la porta della veranda e usc� sul prato davanti
alla casa. Nick spense la luce e usc�, mettendo il ca-
tenaccio alla porta. Aveva avvolto lo spuntino in un
giornale e travers� il prato umido, scavalc� lo stec-
cato e si incammin� per la strada attraverso il pae-
se, sotto i grandi olmi oltre l'ultimo grappolo di
cassette della posta e gi� per la strada maestra di
Charlevoix. Dopo aver attraversato il fiume tagli�
per un campo, costeggi� il frutteto tenendosi sul
margine non alberato e scavalc� lo steccato all'en-
trata del bosco. Al centro del bosco crescevano vi-
cini tra loro quattro abeti. Il terreno era soffice di
aghi di pino e non c'era rugiada. Il bosco non era

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stato mai tagliato e il suolo era secco e tiepido senza
sottobosco. Nick pos� il cartoccio dello spuntino al
piede di uno degli abeti e si sdrai� in terra ad aspet-
tare. Nel buio vide Kate arrivare tra gli alberi, reg-
gendo tra le b~accia le due coperte. Nel buio sem-
brava una gigantesca gravidanza. Nick ne fu impres-
sionato. Poi trov� che era buffo.
� Ciao, Patata � disse. Lei lasci� cadere le coperte.
� Oh, Wemedge. Non dovevi farmi spaventare cos�.
Ho avuto paura che non fossi venuto. �
� Patata cara � Nick disse. La tenne stretta a s�
sentendo contro il proprio, il corpo di lei, tutto il
dolce corpo di lei contro il suo. Lei si strinse forte
a lui.
� Ti amo, Wemedge. �
� Cara la mia Patata � Nick disse.
Stesero le coperte, e Kate le spian�.
� terribilmente pericoloso portare le coperte�
Kate disse.
� Lo so � Nick d isse. � Spogliamoci. �
� Oh, Wemedge. �
� E pi� divertente. � Si spogliarono seduti sulle
coperte. Nick era un po' imbarazzato di star l� se-
duto cos�.
a Ti piaccio senza i vestiti, Wemedge? �
� D�i, andiamo sotto � Nick disse. Si distesero tra
le due coperte ruvide. Contro il corpo fresco di lei
cercato a tentoni, Nick si sent� bruciare, poi stette
bene.
� Va bene? �
Kate per tutta risposta gli si strinse addosso.
� F divertente? �
� Oh, Wemedge. Lo volevo tanto. Ne avevo tanto
bisogno. �
Giacevano insieme tra le coperte. Wemedge infil�
la testa sotto, sfiorando col naso la linea del collo,
gi� fino in mezzo ai seni di lei. Le costole erano
come tasti di un pianoforte.
� Sai di fresco � lui disse.
Con le labbra tocc� lievemente uno dei piccoli
seni. Questo divenne vivo sotto la pressione della lin-
gua. Nick sent� tornargli ancora l'antica voglia e fa-
cendo scivolare gi� le mani rivolt� Kate. Lui si spo-
st� gi� e lei gli si ader� stretta addosso. Si schiacci�
contro la curva dell'addome di lui. Cos� stava ma-
gnificamente. Lui cerc�, un po' maldestro, poi trov�.
Le tenne entrambe le mani sui seni e la strinse a s�.
Ia baci� forte sulla schiena. K~lte aveva piegato in
avanti la testa.
� Va bene in questa posizione? � disse lui.
� Mi piace. Mi piace. Mi piace. Oh vieni, Wemedge.
Ti prego vieni. Vieni, vieni. Ti prego, Wemedge. Ti
prego, ti prego, Wemedge. �
� Ecco fatto � Nick disse.
Si rese improvvisamente conto della coperta ru-
vida che gli grattava il corpo nudo.
� Sono andata male, Wemedge? � Kate disse.
�No, sei andata bene � Nick disse. La mente gli
funzionava precisa e lucida. Vedeva tutto netto e
chiaro. � Ho fame � disse.
� Vorrei potessimo dormire qui tutta la notte. �
Kate si rannicchi� contro di lui.
� Sarebbe stupendo � Nick disse. � Ma non si pu�.
Tu devi tornare a casa. �
�Non voglio� Kate disse.
Nick si alz�, un vento lieve gli sfiorava il corpo.
Si infil� la camicia e fu contento di averla addosso.
Si mise i calzoni e le scarpe.
� Devi vestirti, ragazzaccia � disse. Lei rimase di-
stesa, con le coperte tirate sul capo.
� Un minuto solo � disse. Nick prese dal piede del-
l'abete il cartoccio dello spuntino e lo apr�.
� Avanti, vestiti, ragazzaccia � d isse.
� Non ne ho voglia � Kate disse. � Dormir� qui
tutta la notte. � Si tir� su a sedere dentro le coper-
te. � Dammi quelle cose, Wemedge. �
Nick le pass� i vestiti.
�Io ci ho gi� pensato� Kate disse. �Se dormo
qui fuori penseranr~o che sono un'idiota e che sonc
venuta qui con le mie coperte. �
� Ma starai scomoda � Nick disse.
� Se sto scomoda vado dentro. �
�Mangiamo, che poi devo andare� Nick disse.
� Mi metto qualcosa addosso � Kate disse.
Sedettero vicini, mangiarono il pollo fritto e una
fetta di torta per uno.
Nick si alz� in piedi, poi si inginocchi� di nuovo
e dette un bacio a Kate.
Passando per il prato umido arriv� alla casa e
sal� in camera sua, camminando con circospezione
per non fare scricchiol�i. Era bello essere a letto, tra
le lenzuola, potersi distendere tutto, afFondando la
testa nel cuscino. Tranquillo a letto, comodo, felice
e l'indomani a pesca, preg� come pregava sempre
quando se ne ricordava, per la famiglia, per s�, per
diventare un grande scrittore, per Kate, per gli al-
tri, per Odgar, per la buona pesca, per il povero,
povero vecchio Odgar che dormiva l� su in casa, e
magari non dormiva afFatto, magari la notte non
dormiva mai. Per� per lui non c'era niente da fare,
proprio niente.
Era stato a nuotare e si stava lavando i piedi nel
catino dopo essersi arrampicato su per la collina.
La stanza era calda e Dutch e Luman, in piedi tutti
e due, avevano l'aria nervosa. Nick prese un com-
pleto di biancheria pulita, calze pulite di seta, giar-
rettiere nuove, una camicia bianca e un colletto dal
cassetto del com� e si vest�. Davanti allo specchio
si fece il nodo della cravatta. Dutch e Luman gli fa-
cevano venire in me7lte gli spogliatoi prima degli in-
contri di boxe e delle partite di calcio. Lo divertiva
che fossero nervosi. Si domandava se sarebbe stato
cos� anche nel caso che lui stesse per essere impic-
cato. Era probabile. Non riusciva mai a capire le
cose prinla che succedessero. Dutch usc� a prendere
un cavatappi, rientr� e apr� la bottiglia.
� Prendi un sorso, Dutch. �
� Dopo di te, Stein. �
� No, diavolo. For,.a, bevi tu. �
Dutch bevve un lungo sorso. La lunghezza del sor-
so non piacque a Nick. Dopotutto, era l'unica bot-
tiglia di whiskv. Dutch gli pass� la bottiglia. Lui la
tese a Luman. Luman prese un sorso non per� lun-
go come quello di Dutch.
� Bene, vecchio Stein. � Stein porse la bottiglia a
Nick.
Nick bevve un paio di sorsi. Il whisky gli piaceva.
Si infil� i calzoni. Non pensava a niente di speciale.
Bill Facciatosta, Art Meyer e il Moscio erano di so-
pra a vestirsi. Loro dovrebbero aver da bere. Cristo,
ma perch� c'era rimasta solo una bottiglia.
Dopo il matrimonio salirono sulla Ford di John
Kotesky e scesero per la strada della collina fino al
lago. Nick pag� a John Kotesky cinque dollari e
Kotesky lo aiut� a portare gi� i bagagli fino alla
barca a remi. Tutti e due strinsero la mano a Ko-
tesky e la Ford si allontan� lungo la strada. Per un
p� sentirono il rumore. Nick non riusciva a trovare
i remi che il padre aveva nascosto per lui tra i su-
sini dietro la ghiacciaia e Helen aspett� gi� alla
barca. Finalmente lui li trov� e li port� alla riva.
Fu una lunga remata attraverso il lago nel buio.
La notte era calda e deprimente. Nessuno dei due
parlava. Certe persone avevano rovinato il matri-
monio. Quando furono vicini a riva Nick rem� forte
e aren� la barca sulla spiaggia di ghiaia. La tir� in
secco e Helen scese. Nick la baci�. Lei restitu� forte
il bacio nel modo come le aveva insegnato lui, con
la bocca un p� aperta in modo che le lingue si toc-
cassero. Si tennero stretti e si avviarono al cottage.
La strada era lunga nel buio. Nick apr� la serratura
della porta e poi torn� alla barca a prendere i ba-
gagli. Accese le lampade e uno di fronte all'altro si
fissarono.

Scrivere
Cominciava a fare caldo. Caldo picchiava il sole die-
tro il collo. Nick una buona trota l'aveva. Non gli
importava di prenderne tante. Adesso il fiume era
largo e poco profondo. Su tutte e due le rive c'erano
alberi. Gli alberi della riva sinistra facevano ombre
corte sulla corrente al sole del tardo mattino. Nick
sapeva che in ognuna di quelle ombre c'erano trote.
Lo avevano scoperto lui e Bill Smith in una gior-
nata calda sul Black River. Nel pomeriggio, quando
il sole aveva girato dalla parte delle colline, le trote
erano dentro le ombre fresche sull'altro lato del
fiume.
Quelle pi� grosse se ne stavano vicino alla riva.
L� sul Black si riusciva sempre a prenderle. Lo ave-
vano scoperto lui e Bill. Al calar del sole, tutte le
trote si spostavano in mezzo alla corrente. Nel mo-
mento in cui il sole prima di tramontare rendeva
accecante col suo bagliore l'acqua, poteva capitare
di prendere una trota grossa gettando l'amo a caso
nella corrente. Era quasi impossibile pescare in quel
momento, la superficie dell'acqua era accecante co-
me uno specchio al sole. Si poteva naturalmente pe-
scare stando nel fiume, ma in un fiume come il Black
o come questo c'era da lottare contro la corrente, e
resistere in acqua saldi come un pilone di un ponte.
Non era divertente pescare in mezzo al fiume an-
che se tutti i libri dicevano che era l'unico modo.
Tutti i libri. Coi libri ai vecchi tempi lui e Bill si
divertivano. I libri partivano sempre da premesse
fasulle. Come quelli sulla caccia alla volpe. Diceva
il dentista di Parigi di Bill Bird che pescare con la
nzosca significa mettere in campo la propria intelli-
genza contro quella del pesce. cos� che l'ho sem-
pre pensata anch'io, Ezra diceva. E questo serviva
a ridere. Molte cose erano da ridere. In America cre-
devano che la corrida fosse uno scherzo. Ezra pen-
sava che pescare fosse uno scherzo. Moltissima gen-
te crede che la poesia sia uno scherzo. Tutti gli in-
glesi sono uno scherzo.
Ti ricordi quando ci spingevano oltre la barrera
davanti al toro a Pamplona perch� credevano che
eravamo francesi? Anche per il resto il dentista di
Bitt non vate niente, come in materia di pesca. Bitl
Bird, s'intende. Una volta Bill significava Bill Smith.
Adesso significa Bill Bird. Bill Bird � a Parigi ades-
so. Quando lui si spos� perse di vista Bill Smith,
Odgar, il Moscio, tutta la vecchia banda. Fu per-
ch� quelli erano vergini? Il Moscio certo no. No, li
perse perch� sposandosi ammetteva che qualcosa
era pi� importante che pescare.
La pesca l'aveva tirata fuori lui. Bill prima di co-
noscerlo non era mai stato a pesca. Dovunque erano
stati sempre insienle. Sul Black, sullo Sturgeon, ai
Pine Barrens, sull'IJpper Minnie, su tutti i piccoli
fiumi. Il pi� in fatto di pesca Bill e lui t'avevano sco-
perto insieme. Lavoravano atta fattoria, andavano a
pesca e facevano tunghe camminate nei boschi da
giugno a ottobre. In primavera Bitt tasciava sempre
il posto di lavoro. E cos� lui. Ezra credeva che pe-
scare fosse uno scherzo.
Bill gli perdon� la pesca che lui aveva fatto prima
di conoscere lui. Gli perdon� tutti i fiumi. Per va-
nit�. Come le ragazze fanno per le altre. Chi c'� stata
prima non conta. Ma dopo � diverso.
Fu per questo che li perdette, Nick pens�.
Loro erano tutti sposati alla pesca. Ezra pensava
che pescare era uno scherzo. La maggior parte lo
pensa. Lui era stato sposato alla pesca prima di spo-
sare Helen. Davvero sposato. Non era tlno scherzo.
Cos� li aveva persi tutti. Helen credeva che fosse
perch� lei non piaceva a loro.
Nick si sedette su un sasso all'ombra e immerse
la sacca net fiume. L'acqua faceva vortici su tutti e
due i tati del sasso. All'ombra faceva fresco. La riva
del fiume era sabbiosa sotto il bordo degti atberi.
C'erano netta sabbia tracce di visone.
Poteva intanto starsene fuori dat gran catdo. It
sasso era asciutto e fresco. Nick rest� seduto a la-
sciar scorrere l'acqua sugli stivati ai tati del sasso.
Helen credeva che fosse perch� tei non piaceva a
toro. Lo pensava davvero. Dio, gti venne in mente
l'orrore che gti facevano una votta le persone che si
sposavano. Era bufFo. Probabitmente era perch� era
sempre stato con persone pi� grandi, che non erano
da matrimonio.
Odgar voteva sempre sposare Kate. Kate non vo-
teva mai sposare nessuno. Lei ed Odgar titigavano
sempre per questo, ma Odgar non voteva nessun'at-
tra e Kate non voteva nessuno. Voteva sottanto ami-
ci e Odgar voteva amicizia e cos� erano sempre infe-
tici e titigavano nel tentativo di essere amici.
Era stata la Madame a seminare tutto quelt'asce-
tismo. Il Moscio andava con le ragazze nette case di
Ctevetand, nla faceva anche t'asceta. Nick pure ave-
va fatto t'asceta. Era tutta una cosa fasulla. Ad avere
piantato in testa quell'ideale fasulto si viveva la vita
intera per quello.
D'estate tutto l'amore era per la pesca.
Lui l'aveva amata pi� di quatsiasi cosa. Aveva

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amato anche in autunno scavare te patate con Bill,
e le lunghe gite in automobile, la pesca nella baia,
leggere sull'amaca nei giorni caldi, nuotare al molo,
giocare a baseball a Charlevoix e Petoskey, allog-
giare all'albergo della baia, con la cucina di Mada-
me, quel suo modo di trattare le serve, mangiare
netta sata guardando fuori della finestra i lunghi
campi e il promontorio nel lago, parlando con Ma-
dame, bevendo col vecchio di Bill, le gite di pesca
via dalla fattoria, andando sempre in giro.
Lui amava la lunga estate. Gli capitava sempre di
stare male quando il primo di agosto arrivava e lui
capiva che restavano solo quattro settimane prima
che si chiudesse la stagione delle trote. Adesso qual-
che volta gli capitava in sogno. Sognava che l'estate
era quasi finita e che lui non era stato a pescare. In
sogno la cosa to faceva star male, come essere in
carcere.
Le cottine sut Wattoon Lake, i temporali sul lago
scendendolo in barca a motore, con l'ombretto tenu-
to sopra it motore per impedire atte onde in poppa
di bagnare la candela, togliendo l'acqua, traversare
con la barca grandi temporali per fare le consegne
delte verdure tungo il lago, su e gi� con la barca in-
seguiti dalt'onda, venire dall'estremit� del lago con
le provviste, la posta e i giornali di Chicago sotto
un'incerata, standoci seduti sopra per tenerli asciut-
ti, e sbarcare avventurosamente, asciugarsi vicino al
fuoco, il vento nei pini e gli aghi di pino bagnati
sotto i piedi quando scalzi si andava a prendere il
latte. Atzarsi att'atba per traversare it lago a remi e
arrampicarsi su per le colline dopo la pioggia per
andare a pescare netto Hortons Creek.
Lo Hortons di pioggia aveva bisogno. Lo Shuttz
non andava bene se pioveva, diventava fangoso e
straripava, attagando i prati. Dove potevano stare le
trote quando un fiume faceva cos�?

Fu a che un toro lo caric� facendogli saltare lo


steccato e lui perse il borsellino con tutti gli ami.
Se soltanto avesse saputo allora quello che sui
tori sapeva adesso. Dov'erano adesso Maera e Alga-
beno? It ferragosto di Valencia e di Santander, le
brutte corride di St. Sebastien. Sanchez Mejias che
uccideva sei tori. Il modo in cui le frasi dei giornali
che parlavano di corride gli mulinavano sempre in
testa finch� dovette smettere di leggerli. La corrida
dei Miuras. L'esecuzione del pase natural anche con
tutti i notorii difetti. I fiori di Andalusia. Chiquelin
el camelista. Juan Terremoto. Belmonte Vuelve?
Il fratello minore di Maera adesso era un torero.
Era cos� che andava.
Tutta la sua vita interiore per un anno era stata
soltanto corride. Chink che pallidissimo stava male
per i cavalli. Non ci badare, diceva lui. "E allora al-
l'improvviso compresi che avrei amato il combatti-
mento coi tori." Questa doveva essere una frase di
Maera. Maera era stato l'uomo pi� grande che lui
avesse mai conosciuto. Anche Chink lo sapeva. Gli
andava sempre dietro nell'encierro.
Lui, Nick, era l'amico di Maera e Maera li salutava
con un gesto al Box 87 sopra la loro sobrepuerta e
aspettava che Helen lo vedesse per salutare di nuovo
e Helen lo adorava e c'erano nel box tre picador e
tutti gli altri picador facevano il loro lavoro davanti
al box e guardavano in su e salutavano prima e dopo
e lui diceva a Helen che i picador lavoravano sol-
tanto ognuno per s�, e naturalmente era vero. Ed
era il miglior lavoro di picca che lui avesse visto
mai e le tre picche nel box coi loro cappelli di Cor-
dova facevano cenno di s� ad ogni buona vara e le
altre picche salutavano e continuavano il lavoro.
Come la volta che c'erano i portoghesi e il vecchio
picador lanci� il cappello nell'arena aggrappandosi
alla barrera per guardare il giovane Da Veiga. Fu la
cosa pi� patetica che si fosse mai vista. Era quello
che il picador grasso avrebbe voluto essere, un ca-
ballero en plaza. Dio, come sapeva cavalcare quel
ragazzo Da Veiga. Quello si chiamava cavalcare. Al
cinema non se ne vedeva di cos�.
Il cinema rovinava tutto. Era come parlare delle
cose importanti. Era cos� che la guerra era diven-
tata un fatto irreale. Se ne era parlato troppo.
Parlare delle cose era sempre male. Scrivere delle
cose vere era male. Le ammazzava.
L'unico modo di scrivere che valesse qualcosa era
quello che uno si costruiva, quello che uno immagi-
nava. Questo faceva diventare tutto vero. Come
quando lui scrisse Il mio vecchio senza aver mai vi-
sto un fantino morire e la settimana dopo Georges
Parfrement si ammazz� proprio su quell'ostacolo e
fu proprio tale e quale. Tutto quello che lui aveva
scritto di buono lo aveva inventato. Niente di quello
era successo mai. Altre cose erano successe. Magari
migliori. Era questo che la famiglia non riusciva a
capire. Credevano che fossero tutte esperienze.
Questo era il punto debole di Joyce. Nell'Ulisse
Daedalus era Joyce stesso, e questo era il terribile.
Su di lui Joyce era un romantico e un intellettuale
maledetto. Bloom l'aveva inventato, e Bloom era me-
raviglioso. La signora Bloom l'aveva inventata. Ed
era la cosa pi� grande del mondo.
Cos� stavano le cose anche per Mac. Mac lavorava
troppo vicino alla vita. La vita bisogna digerirla e
poi inventare i propri personaggi. Mac aveva stof~a,
per�.
Nick nei racconti non era mai stato se stesso. Si
inventava. Naturalmente non aveva mai visto una
donna indiana fare un figlio. Era per questo che an-
dava bene. Nessuno lo sapeva. Aveva visto una don-
na fare un figlio sulla strada di Karagatch e aveva
cercato di aiutarla. Tutto l�.

266

Gli sarebbe piaciuto saper scrivere sempre cos�.


Forse un giorno ci sarebbe riuscito. Voleva diven-
tare un grande scrittore. Era assolutamente sicurG
di arrivarci. Lo sapeva per una quantit� di ragioni.
Ci sarebbe riuscito contro tutto. Era duro, per�.
Era duro essere un grande scrittore se si amava il
mondo e si viveva nel mondo in mezzo a gente spe-
ciale. Era duro quando si amavano tanti posti. Al-
lora uno si sentiva in salute, stava bene e si diver-
tiva, e al diavolo.
Lui lavorava sempre meglio quando Helen non
funzionava bene. Quel tanto di malcontento e di con-
trasti. Poi c'erano volte che scrivere bisognava. Mica
era bisogno di coscienza. Era una reazione peristal-
tica. Certe volte pareva di non poter scrivere mai
pi�, ma poi si riusciva a capire che o prima o dopo
era ancora possibile scrivere un buon racconto.
Era questa la cosa pi� divertente di tutte. Era
per questo che si faceva. Lui non lo aveva mai ca-
pito prima. Non c'entrava la coscienza. Era soltanto
il pi� grosso dei piaceri. C'era pi� gusto in quello
che in qualsiasi altra cosa. Ed era anche maledetta-
mente difficile scrivere bene.
C'erano anche trucchi.
Usando i trucchi scrivere era facile. Li usavano
tutti. Joyce ne aveva inventati centinaia di nuovi.
Ma solo perch� erano nuovi non � che andassero
meglio. Diventavano tutti clich�s.
Lui voleva scrivere come C�zanne dipingeva.
C�zanne cominci� con tutti i trucchi. Poi demol�
tutto e costru� la cosa vera. Fu tremendo da fare. Fu
lui il pi� grande. Il pi� grande d'ogni tempo e per
sempre. Non era un culto il suo. Era che Nick vo-
leva scrivere della campagna per riuscire a essere
quello che C�zanne era stato in pittura. Bisognava
farlo dall'interno di se stessi. Non c'erano trucchi.
Nessuno aveva scritto mai cos� della campagna. Nick
provava quasi un sentimento religioso a questo ri-
guardo, faceva terribilmente sul serio. Si poteva riu-
scire a saperlo tirar fuori di prepotenza. Riuscire a
vivere giusto con gli occhi.
Non era una cosa di cui parlare. Doveva lavorarci
finch� ci riusciva. Magari mai, ma doveva capire
quando arrivava vicino. Era un mestiere. Magari per
tutta la vita.
I personaggi erano facili da fare. Tutta la roba
brillante era facile da fare. Contro quest'epoca, con-
tro i primitivi del grattacielo, Cummings che quan-
d'era brillante faceva della scrittura automatica,
mica The Enormous Room, che invece era un libro,
uno dei grandi libri. Cummings lavorava duro per
riuscirci.
C'era qualcun altro? Il giovane Asch aveva qual-
cosa ma non si poteva ancora dire. Gli ebrei vanno
presto a male. Cominciano tutti bene. Mac aveva
qualcosa. Don Stewart era il pi� vicino a Cummings.
Qualcosa avevano gli Haddocks. Ring Lardner, forse.
Molto forse. Vecchi come Sherwood. Vecchi come
Dreiser. C'era qualcun altro? Giovani, forse. Grandi
sconosciuti. Anche se in realt� non ci sono mai sco-
nosciuti.
Cercavano quello che cercava lui. Rivedeva i qua-
dri di C�zanne. Il ritratto a casa di Gertrude Stein.
Se non lo sapeva lei che cosa era fatto giusto. I due
stupendi al Lussemburgo e quelli che era andato a
vedere per tanti giorni alla vendita benefica da Bern-
heim. I soldati che si svestono per fare il bagno, la
casa tra gli alberi, un alber,o con la casa al di l� del
lago, non questo lago ma un altro. Il ritratto di un
ragazzo. C�zanne sapeva fare anche i personaggi. Ma
questo era pi� facile, per tare i personaggi usava
quel che prendeva dal paesaggio. Anche Nick pote-
va farlo. I personaggi erano facili da fare. Nessuno
sapeva niente di loro. Se suonava bene chiunque gli
T credeva sulla parola. Tutti credevano sulla parola a
Joyce.
Nick capiva perfettamente come C�zanne avrebbe
dipinto quella striscia di fiume. Dio, se avesse po-
tuto venire l� a farlo. La gente moriva e questo era
il guaio. Lavorava tutta la vita poi diventava vec-
chia e moriva.
Nick continuando a vedere come C�zanne avrebbe
dipinto la distesa del fiume e la palude, si alz� in
piedi e fece qualche passo in acqua. L'acqua era
f redda e autentica. Nick guad� il corso d'acqua,
muovendosi nel quadro di C�zanne. S'inginocchi�
sulla ghiaia della riva e frug� nella sacca delle trote.
Era r~el fiume dove l'aveva trascinata attraverso l'ac-
qua bassa. Il bravo pesce era vivo. Nick apr� la boc-
ca della sacca, lasci� andare la trota nell'acqua bassa
e la guard� muoversi sul fondo, col dorso fuori
d'acqua, infilandosi tra i sassi incontro alla corrente
prof onda.
a Era troppo grossa da mangiare � Nick disse.
� Per cena ne prender� un paio di piccole davanti al-
l 'accam pamento. �
Risal� la sponda del fiume, riavvolgendo la lenza
e si incammin� tra i cespugli. Mangi� un sandwich.
Aveva fretta e la canna gli dava fastidio. Non stava
pensando. C'era qualcosa che gli girava in mente.
Voleva tornare al campo per mettersi subito a la-
vorare.
Cammin� tra i cespugli tenendosi stretta la canna.
La lenza prese un ramo. Nick si ferm�, tagli� il capo
e riavvolse la lenza. Adesso passava facilmente tra
i cespugli tenendo avanti a s� la canna.
Vide un coniglio, steso piatto sul sentiero. Si fer-
m� a guardare. Il coniglio respirava appena. Sulla
testa del coniglio c'erano due zecche, una dietro ogni
orecchio. Erano grigie, gonfie di sangue, grosse come
chicchi d'uva. Nick le tir� via, con le teste minuscole
e dure e le zampette in moto. Le schiacci� col piede
sul sentiero.
Nick raccolse il coniglio, che era privo di forza
con gli occhi come bottoni opachi, e lo mise sotto
un morbido cespuglio di felci a fianco del sentiero.
Mentre lo posava gli sent� battere il cuore. Il coni-
glio giacque tranquillo sotto il cespuglio. Potrebbe
farcela, Nick pens�. Probabilmente le zecche si era-
no attaccate al coniglio mentre era acquattato fra
l'erba, o faceva salti nel prato, chiss�. Non lo sapeva.
Prosegu� per il sentiero verso il campo. Aveva
qualcosa in mente.

270

Idillio alpino
Faceva caldo a scendere gi� nella valle, sebbene fos-
sero le prime ore del mattino. Ii sole scioglieva la
neve sugli sci che stavamo portando e ne asciugava
il legno. Era primavera nella vallata ma il sole era
molto caldo. Venivamo gi� per la strada che condu-
ce a Galtur portando sulle spalle gli sci e i sacchi da
montagna. Quando passammo dal cimitero era finito
proprio allora un funerale. Dissi � Gruss Gott � al
prete mentre ci passava accanto uscendo dal cimi-
tero. Il prete s'inchin�.
� buffo che un prete non ti rivolga mai la pa-
rola � disse John.
� Eppure dovrebbe piacergli dire Griiss Gott. �
� Non rispondono mai � disse John.
Ci fermammo sulla strada a guardare il becchino
vangare la terra smossa di fresco. Uno del paese con
una barba scura e scarpe alte di cuoio stava accanto
alla fossa. Il becchino smise di vangare e raddrizz�
la schiena. Il paesano con le scarpe alte prese di
mano al becchino la vanga e continu� lui a riempi-
re la fossa spianando la terra come si sarebbe po-
tuto fare con del concime in un giardino. Nella
splendente mattinata di marzo veder riempire una
fossa sembrava irreale. Non potevo immaginarmi
che qualcuno fosse morto.
� Pensa, esser sotterrato in una giornata come
questa! � dissi a John.
� Non mi piacerebbe. �
� Gi� � dissi. � Meno male che non � la nostra
volta. �
Ci mettemmo in cammino, si oltrepass� le prime
case del paese e arrivammo all'albergo. Eravamo
stati a sciare su,l Silvretta per un mese ed era bello
ritrovarsi gi� nella valle. Sul Silvretta tutto era an-
dato benissimo ma era primavera e la neve era buo-
na solamente nelle prime ore del mattino e la sera.
Nelle altre ore del giorno era sciolta dal sole. Era-
vamo tutti e due stanchi di sole. Non ci si poteva
sottrarre ad esso neahche un minuto. La sola ombra
era quella delle rocce e della capanna costruita sotto
una roccia sporgente vicino a un ghiacciaio, e all'om-
bra il sudore si gelava addosso. Non si poteva se-
dere fuori della capanna senza gli occhiali scuri. E
bench� fosse piacevole venir abbronzati, il sole stan-
cava molto, non si poteva continuare a lungo. Ero
contento di esser sceso nella valle, lontano dalla ne-
ve. Era primavera troppo avanzata per essere an-
cora sul Silvretta, e mi sentivo un poco stufo di
sciare. Eravamo rimasti troppo a lungo. Avevo
ancora in bocca il sapore della neve che avevamo
bevuto quando sciolta dal sole scorreva gi� dal tetto
di bandone della capanna. Quel sapore ormai faceva
parte di ci� che io provavo per gli sci. Ero contento
che esistessero altre cose oltre gli sci, ed ero con-
tento di esser sceso gi� nella vallata, in quella mat-
tinata di marzo lontano dalla fittizia primavera del-
l'alta montagna.
L'albergatore sedeva sotto al portico dell'albergo
con la seggiola inclinata indietro contro il muro. Ac-
canto a lui stava seduto il cuoco.
� Ski-heil � disse l'albergatore.

a Heil " rispondemmo. Appoggiammo al muro gli


sci e ci togliemmo i sacchi da montagna.
� Come si stava lass�? � chiese l'albergatore.
a Schon. Un po' troppo sole. �
a S�. C'� troppo sole in questa stagione. �
Il cuoco rimase seduto sulla seggiola. L'alberga-
tore entr� con noi, apr� il suo ufficio e ci port� la
posta. C'era un pacco di lettere e dei giornali.
a Prendiamo della birra � disse John.
a Benissimo. La berremo dentro.
Il padrone ci port� due bottiglie e le bevemmo
mentre leggevamo le lettere.
a Prendiamone ancora � disse John.
Questa volta ce la port� la ragazza. Sorrise men-
tre apriva le bottiglie.
� Quante lettere! � disse.
a Davvero. �
a Prosit � disse e usc� portandosi le bottiglie vuote.
� Avevo dimenticato il sapore della birra. �
� Io no � disse John. � Su nella capanna pensavo
spesso a questo sapore. �
� Bene, � dissi � ora finalmente l'abbiamo bevuta! �
� Non si dovrebbe mai fare una cosa troppo a
lungo. �
� S�. Siamo stati troppo tempo l�ss�. �
� Un tempo dannato � disse John. � Non � bene
fare una cosa troppo a lungo. �
Il sole entrava dalla finestra aperta e faceva bril-
lare le bottiglie di birra sul tavolo. Le bottiglie era-
no mezzo vuote. Vi era un po' di schiuma sulla birra,
ma non molta, perch� era ghiacciata. Traboccava
fuQri quando la versavamo negli alti bicchieri. Guar-
dai fuori dalla finestra la strada bianca. Gli alberi
lungo la strada erano polverosi. Pi� indietro si sten-
deva un prato verde con un ruscello. C'erano alberi
lungo il ruscello e un mulino con la sua ruota mossa
dall'acqua. Attraverso il lato aperto del mulino vidi

272 j 273
un grosso tronco e sopra una sega che andava in
su e in gi�. Sembrava che nessuno ci stesse attento.
Quattro corvi saltellavano sul prato, un altro stava
su un albero e sorvegliava intorno. Fuori, sotto il
portico, il cuoco prese la sedia e pass� nell'entrata
che dava in cucina. Dentro, il sole faceva brillare i
bicchieri vuoti sul tavolo. John stava appoggiato sul
tavolo col viso nascosto tra le braccia.
Dalla finestra vidi due uomini che salivano i gra-
dini davanti all'albergo. Entrarono nel bar. Uno era
il paesano con la barba e le scarpe alte, l'altro era
il becchino. Sederono al tavo'ino sotto la finestra.
La ragazza entr� e rimase in piedi vicino al tavoli-
no. Il paesano sembrava che non la vedesse. Sedeva
con le mani sul tavolo. Portava un vecchio vestito
militare con le toppe sui gomiti.
� Cosa prendiamo? � chiese il becchino.
Il paesano non gli prest� la minima attenzione.
� Cosa vuoi bere? �
a Grappa � rispose il paesano.
a E un quarto di rosso � il becchino disse alla ra-
gazza.
Questa port� ci� che le era stato ordinato e il pae
sano bevve la sua grappa. Guardava fuori dalla fine-
stra. Il becchino l'osservava. John stava col viso ap-
poggiato sul tavolo. Si era addormentato.
L'albergatore entr� e and� al tavolino. Parl� in
dialetto e il becchino gli rispose. Il paesano conti-
nu� a guardare fuori dalla finestra. L'albergatore
usc� dalla sala. Il paesano si alz�. Tir� fuori dal por-
tafoglio di cuoio un biglietto accartocciato da dieci-
mila corone e lo spieg�. Entr� la ragazza.
a Al2es? � chiese.
a Alles � rispose.
a Lasciami finire di bere il vino � disse il becchino.
a Alles � ripet� il paesano alla ragazza. Essa mise
la mano nella tasca del grembiale, tir� fuori una
manciata di spiccioli e gli cont� il resto. Il paesano
usc� dalla porta. Appena fu uscito l'albergatore en-
tr� nella sala di nuovo e si mise a parlare col bec-
chino. Sedette al tavolino. Parlavano in dialetto. Il
becchino sembrava molto divertito, l'albergatore ap-
pariva disgustato. Il becchino si alz� dal tavolino.
Era un uomo basso coi baffetti. Si affacci� alla fi-
nestra e guard� nella strada.
a C'� gi� entrato � disse.
a Da Lowen? �
� Ja. �
Si rimisero a parlare dopo l'albergatore venne
al nostro tavolo. Era un vecchio alto. Guard� John
addormentato.
� i un po' stanco. �
� S�, ci siamo alzati presto stamani. �
� Volete mangiar subito? �
a Quando � pronto � dissi. � Cosa c'� da man-
giare? �
� Quello che volete. La ragazza vi porter� il
men�. �
La ragazza port� il men�. John si svegli�. Il men�
era scritto in inchiostro su un pezzo di carta e que-
sto era infilato in due listelli di legno.
� C'� la Speisekarte � dissi a John.
Egli vi dette un'occhiata. Era ancora addormen-
tato.
� Volete bere con noi? � chiesi all'albergatore.
Si mise a sedere.
� Questi paesani son delle bestie � disse.
� Abbiamo visto quello ch'era un funerale mentre
venivamo in paese. �
a Era il funerale della moglie. �
� Oh. �
� una bestia. Tutti i paesani sono delle bestie. �
� Cosa volete dire? �

274 1 27.
� Tanto voi non ci potreste credere. Non potreste
credere a quello che ha fatto quell'uomo. �
� Raccontatemelo. �
� Non ci credereste � l'albergatore si rivolse al
becchino. � Franz, vieni qui. �
Il becchino venne portandosi la bottiglia di vino
e il bicchiere.
� Questi signori sono scesi proprio ora dalla Wies-
badenerhutte � disse l'albergatore. Gli demmo la
mano.
� Cosa volete bere? � chiesi.
� Niente � rispose Franz facendo schioccare le dita.
� Un altro quarto di vino ? �
� Se proprio insistete... �
� Capite il dialetto? � mi domand� l'albergatore.
� No. �
� Di che si tratta? � chiese John.
� Ci vuol raccontare di quel paesano che abbiamo
visto riempire la fossa, venendo in paese. �
� Non capisco niente, � disse John � parla troppo
svelto per me. �
� Quel paesano � disse l'albergatore � oggi ha por-
tato qua la moglie per seppellirla. Era morta lo
scorso novembre. �
� In dicembre � disse il becchino.
� Fa lo stesso. Mor� lo scorso dicembre allora, e
la notific� in Comune. � .
� Il diciotto dicembre � disse il becchino.
� In ogni modo non poteva portarla a seppellire
finch� non fosse andata via la neve. �
� Vive dall'altra parte del Paznaum, � disse il bec-
chino � ma appartiene a questa parrocchia. �
� Non la poteva portare in nessun modo? � chiesi.
� No. Da dove sta pu� solo venire con gli sci finch�
la neve � morbida. Cos� oggi l'ha portata a seppel-
lire e il prete quando ha visto il viso del cadavere,
non la voleva seppellire. Continua tu � disse al bec-
chino. � Ma parla in tedesco non in dialetto. �
� stata una scena buffa col prete � disse il bec-
chino. � Nella dichiarazione fatta in Comune risulta-
va morta di un colpo al cuore. Si sapeva, qui, che sof-
friva di cuore. In chiesa aveva sempre degli sveni-
menti. Non era venuta da molto tempo, perch� si
sentiva troppo debole per far la scalata. Quando il
prete le scopr� il viso chiese a Olz: "Ha sofferto mol-
to tua moglie?". "No," rispose Olz "quando arrivai
a casa stava morta sul letto."
� Il prete guard� di nuovo il viso del cadavere.
Non gli piaceva.
�"Ma che cosa gli � successo alla faccia?"
� "Non so" disse Olz.
�"Faresti meglio a dirlo" disse il prete e lasci�
ricadere la coperta. Olz non apriva bocca. Il prete lo
guard�. Olz guard� il prete. "Volete proprio sa-
perlo ?"
� "Devo saperlo" disse il prete. �
� Ecco che viene il bello � disse l'albergatore.
� State attenti. Continua Franz. �
� "Bene" disse Olz. "Quando mor� feci il rapporto
al Comune e la misi nella capanna in cima a una ca-
tasta di legna. Quando incominciai a adoperare la
legna il suo corpo era gi� rigido e l'appoggiavo con-
tro la parete. La sua bocca era aperta e quando an-
davo nella capanna di notte a tagliar legna, ci ap-
pendevo la lanterna."
�"Ma perch� facevi questo?" chiese il prete.
� "Non lo so" rispose Olz.
�"Lo facevi spesso?"
�"Tutte le volte che andavo di notte a lavorare
nella capanna."
� "Facevi molto male," disse il prete "volevi bene
a tua moglie?"

276 277
�"Ja, le volevo molto bene," disse Olz "le volevo
molto bene." �
� Avete capito � dcmand� l'albergatore � ci� che
faceva alla moglie?
� Ho sentito. �
� Quando si mangia? � chiese John.
� Ordina tu � dissi. � Ma credete che sia vero? �
chiesi all'albergatore.
� Sicuro che � vero � disse. � Questi paesani sono
delle bestie. �
� Dove � andato ora? �
� A bere dal mio collega, da Lowen. �
� Non voleva bere con me � disse il becchino.
� Non vuol pi� bere con lui dopo che lui ha sa-
puto della moglie � disse l'albergatore.
� Dl' � chiese John. � Quando si mangia? �
� Subito � risposi.

278

Neve fra due paesi

La vettura della funicolare ebbe un'altra scossa e si


ferm�. Non poteva proseguire, la neve bloccava com-
patta il binario. La tramontana che batteva il fianco
esposto della montagna aveva spazzato la neve for-
mando una crosta ghiacciata. Nick, presi gli sci dal
bagagliaio, infil� gli scarponi nelle staffe di metallo
e chiuse la cerniera. Salt� lateralmente dalla vettu-
ra sulla neve dura e ghiacciata, fece una curva sal-
tata e curvo trascinando i bastoni si lasci� scivolare
gi� per il pend�o.
Sul bianco sottostante George scendeva, poi risal�
e discese di nuovo scomparendo alla vista. La corsa,
i balzi improvvisi per superare ripidi dislivelli sul
fianco del monte svegliarono Nick e gli permisero
solo la meravigliosa sensazione fisica del volo. Egli
sal� una montagnola, poi la neve sembr� farsi da
parte al suo passaggio mentr'egli scendeva, sempre
pi� veloce, l'ultimo lungo scosceso pend�o. Piegato
tanto da sedersi quasi sugli sci, per cercar di man-
tenere basso il proprio centro di gravit�, mentre la
neve si sollevava come un uragano di sabbia, egli
sapeva che l'andatura era troppo veloce. Ma la con-
serv�. Non voleva mollare e cadere. Poi una zona
di neve soffice, lasciata dal vento in una cunetta, gli
fece perdere l'equilibrio ed egli cadde rotolandosi
tra il rumore degli sci percossi, con la sensazione

279
d'essere un coniglio colpito, e poi si piant� a terra,
con le gambe incrociate, gli sci in alto, e il naso e
le orecchie piene di neve.
George era fermo sul pend�o poco pi� gi�, e si
stava scuotendo la neve della giacca a vento con
grandi manate.
� L'hai presa una bellezza � disse a Nick. � quel-
la lurida neve molle. Ha insaccato anche me cos�. �
� Com'� la pista dopo? � Nick disteso sul dorso
gir� gli sci e si alz�.
� Bisogna tenersi sulla sinistra. una bella di-
scesa con un cristiania in fondo davanti alla bar-
riera. �
� Aspettami un secondo e la facciamo insieme. �
� No, va' avanti tu. Preferisco vedere te come le
prendi. �
Nick Adams pass� George, dalle grandi spalle e
dalla testa bionda ancora spolverata di neve, poi gli
sci cominciarono a scivolare ed egli si lasci� andare,
sibilando tra la polvere di neve cristallina, sollevan-
dosi e calando improvviso mentre scendeva la pista
ondulata. Si tenne sulla sinistra verso la fine, men-
tre scendeva in velocit�, verso la barriera, tenendo
strette le ginocchia e voltando il corpo come se strin-
gesse una vite port� bruscamente gli sci a destra in
una nuvola di neve e si ferm� privo ormai di velo-
cit�, parallelo al fianco della collina ed alla barriera
di filo di ferro.
Guard� su. George stava scendendo in posizione
di telemark, con le ginocchia piegate- una gamba
piegata avanti, l'altra come guida; le racchette pen-
zolanti, come gambe sottili d'insetti, sollevavano
sbuffi di neve quando toccavano la superficie bian-
ca; infine l'intera figura curva sulle ginocchia esegu�
una bellissima curva a destra, portando avanti e in-
dietro le gambe, poggiando dall'altra parte il peso,
mentre le racchette precisavano la traiettoria della

280

curva come punti di luce, il tutto in una s�lvaggia


nuvola di neve.
� Avevo paura a fare il cristiania, � George disse
� la neve � troppo fonda. Tu l'hai fatto una bellezza. �
� Non posso fare il telemark con questa gamba �
disse Nick.
Nick con lo sci tenne basso il filo superiore della
barriera e George vi pass� sopra. Nick lo segu� sulla
strada. Si lasciarono andare lungo la strada piegati
sulle gambe, entrando nella pineta. La strada diven-
tava ghiaccio compatto, macchiato d'arancione e di
giallo tabacco dalle squadre addette al trasporto dei
tronchi. Gli sciatori si mantennero sulla striscia di
neve laterale. La strada scendeva brusca fino a un
torrente, poi saliva ripida la collina. Attraverso il
bosco essi potevano vedere un l�ngo edificio dalle
grondaie basse, battuto dalle intemperie, d'un colore
giallo-sbiadito tra gli alberi. Pi� da vicino si vedeva
che le intelaiature delle finestre erano dipinte di
verde. La vernice si stava scrostando. Nick con una
delle racchette apr� gli attacchi e liber� i piedi da-
gli sci.
� Possiamo portarli a spalla fin lass� � disse.
Si arrampic� per il sentiero ripido con gli sci in
spalla, piantando i chiodi del tacco degli scarponi
nella pista ghiacciata. Sent� George subito dietro di
lui affannare e calcare gli scarponi. Appoggiarono
gli sci al muro dell'albergo e si tolsero a vicenda la
neve dai pantaloni, picchiarono in terra i piedi per
toglier la ne,-e dagli scarponi, ed entrarono.
Dentro era buio. Una grossa stufa di porcellana
luccicava in un angolo della stanza. Il soffitto era
basso. Panche lisce dietro tavoli scuri, macchiati di
vino, erano tutt'intorno alle pareti. Due svizzeri era-
no seduti accanto alla stufa con la pipa ed un bic-
chiere di denso vino nuovo davanti. I ragazzi si tol-
sero le giacche e si sedettero accanto al muro, dal-

~1
l'altra parte della stufa. N~lla stanza accanto una
voce smise di cantare, ed una ragazza in grembiale
blu si fece sulla porta a chiedere che cosa volevano
~ere.
� Una bottiglia di Sion � disse Nick. � Va bene,
George? �
� Sicuro � disse George. � Tu ne sai pi� di me in
fatto di vino. Io non faccio distinzioni. �
La ragazza usc�.
� C'� niente che valga sciare, no? � Nick disse. � Il
senso di venir gi� quando cominci una discesa
lunga. �
� Ah, � disse George � � troppo fantastico per par-
larne. �
La ragazza port� il vino. Fu complicato aprire la
bottiglia, ma Nick infine vi riusc�. La ragazza usc� e
la sentirono cantare in tedesco nella stanza vicina.
� Quelle briciole di turacciolo dentro non fanno
niente � disse Nick.
� Chiss� se ha delle torte. �
� Proviamo a chiedere. �
La ragazza rientr� e Nick si accorse che il grem-
biale copriva molto bene la sua gravidanza. "Chiss�
come mai non me ne sono accorto quand'� entrata la
prima volta" pens�.
� Che cosa stavate cantando? � le chiese.
� Opera tedesca. � Non le interessava l'argomento.
� Abbiamo strudel di mele se ne volete. �
� Non � troppo cordiale, eh? � disse George.
� Eh, bene. Non ci conosce e pensava forse che vo-
lessimo prenderla in giro per il suo canto. di quel-
le parti dove parlano tedesco ed � seccata di tro-
varsi qui ed adesso aspetta di avere quel bambino
senz'essere sposata, ed � seccata. �
� Come sai che non � sposata? �
� Non ha anello. �
La porta si apr�, e entr� un gruppo di tagliatori
di legna, di quelli che lavorano su lungo la strada;
entrarono battendo i piedi ed empiendo di fumo e
vapore la stanza. La cameriera port� loro tre litri
di vino nuovo ed essi si sedettero a due tavoli, fu-
mando tranquilli con i cappelli in testa, poggiandosi
indietro alla parete o avanti sul tavolo. Fuori, i ca-
valli delle slitte di legno facevano tintinnare di quan-
do in quando i campanelli delle bardature.
George e Nick erano contenti. Si trovavano molto
bene insieme. Sapevano di aver da fare ancora la
volata fino a casa.
� Quando devi tornare a casa? � Nick chiese.
� Stanotte � rispose George. � Devo prendere il
treno delle undici meno venti da Montreux. �
� Mi piacerebbe che ti fermassi ancora e che do-
mani potessimo fare insieme da Dent du Lys. �
� Devo farmi una cultura � disse George. � Senti,
Nick, non credi che sarebbe bello andare in giro noi
due come due vagabondi? Prendere gli sci e andare
col treno dove c'� neve buona, poi andare avanti
facendo tappa agli alberghi e attraversare diretto
l'Oberdan e il Valais, far tutta l'Engadina, e por-
tarsi nei sacchi soltanto la cassetta degli arnesi e
qualche maglione e qualche pigiama e non pensare
minimamente alla scuola e a tutto il resto. �
� S�, e attraversare lo Schwarzwald cos�. Che po-
sti fantastici. �
� dove sei stato a pescare l'estate scorsa, no? �

� S�. �
Mangiarono lo strudel e bewero quel che restava
del vino.
George si appoggi� con la schiena alla parete e
chiuse gli occhi.
� Il vino mi fa sempre sentire cos� � disse.
� Male? � disse Nick.
� No, bene. Ma in un modo buffo. �
� Capito � disse Nick.

282 283
a Sicuro � George disse.
� Dobbiamo prendere un'altra bottiglia? � Nick
chiese.
� Per me no � disse George.
Rimasero cos� seduti. Nick poggiando i gomiti sul
tavolo, George la schiena alla parete.
�' Deve avere un bambino Helen? � George chiese,
taccandosi dal muro e avvicinandosi al tavolo.
� S�. �
� Quando? �
� Verso la fine dell'estate prossima. �
� Sei contento? �
� S�. Ora s�. �
� Tornerete negli Stati ? �
� Credo di s�. �
� Lo vuoi tu? �
�No.�
� E Helen? �
� Nemmeno. �
George rimase seduto in silenzio. Guard� la bot-
tiglia e i bicchieri vuoti.
� una specie d'inferno, vero? � disse.
� No. Non esattamente � disse Nick.
� Perch� no? �
� Non lo so � disse Nick.
� Andrete mai a sciare insieme negli Stati? � chie-
se George.
� Non so � disse Nick.
� Non sono gran che le montagne � disse George.
� No � disse Nick. � E sono troppo rocciose. Ci son
troppi alberi e sono troppo lontane. �
� S� � disse George � cos� � in California. �
� S� � Nick disse � cos� � dovunque sono stato io. �
� S� � disse George � cos� �. �
Gli svizzeri si alzarono, pagarono e uscirono.
� lorrei che fossimo svizzeri � disse George.
a Hanno tutti il gozzo � disse Nick.

� Io non ci credo � George disse.


� Nemmeno io � disse Nick.
Risero.
� Magari non andremo a sciare pi�, Nick � disse
George.
� Dobbiamo � disse Nick. � Che gusto c'� se uno
non scia? �
� Bene, allora andremo � George disse.
� Dobbiamo � Nick acconsent�.
� Vorrei che potessimo fare una promessa� George
disse.
Nick si alz�. Si abbotton� stretta la giacca a ven-
to. Chinandosi oltre George prese dal muro i due
bastoni da sci. Ne piant� uno sul pavimento.
� Non serve a niente fare promesse � disse.
Aprirono la porta e uscirono. Faceva freddo. La
neve s'era coperta d'una crosta dura. La strada s'ar-
rampica~a su per la collina dentro la pineta.
Presero i loro sci dal posto dove li avevano pog-
giati contro il muro dell'albergo. Nick si mise i
guanti. George si era gi� incamminato per la strada,
con gli sci in spalla. Ora avevano da fare tutta la
volata fino a casa.
284 1 285
Padri e figli

C'era un segnale di deviazione in mezzo alla strada


principale di que~lla citt�, ma le auto naturalmente
erano passate, e Nick Adams, giudicando trattarsi
di qualche lavoro di riparazione ormai compiuto,
prosegu� senz'altro attraverso la citt�, lungo la vuota
strada a mattonelle, rallentando ogni tanto alle luci
dei semafori che s'accendevano e si spegnevano in
quella domenica senza traffico, e che erano destinate
a scomparire l'anno dopo quando i pagamenti per
l'impianto non sarebbero stati fatti; prosegu� sotto
i monotoni alberi della cittadina, che sono parte
del vostro cuore se si tratta della vostra citt� e voi
avete passeggiato sotto di loro, ma che per lo stra-
niero sono soltanto troppo monotoni, proibiscono
il sole e tengono umide le case; oltrepass� l'ultima
casa e infil� lo stradone che proseguiva diritto, con
salite e discese a perdita d'occhio, con ai lati terra-
pieni di argilla rossa mantenuti con ogni cura e al-
beri di secondo taglio. Quella non era la sua cam-
pagna, ma di mezz'autunno tutta quella campagna
era piacevole da percorrere e da vedere. Il cotone
era stato raccolto e nei poderi c'erano zone colti-
vate a grano, alcune intersecate da strisce di sorgo
rosso, e guidando senza pensarci, suo figlio addor-
mentato sul sedile vicino, il viaggio di quel giorno
compiuto, conoscendo la citt� dove sarebbe giunto
per la notte, Nick osservava quali campi di grano
avessero anche piselli e fagioli, come fossero dispo-
sti i prati e i boschi, ed in che rapporto si tiovas-
sero le capanne e le case rispetto ai campi e ai bo-
schetti; immaginando di andare a caccia per la
campagna mentre la percorreva; classificando ogni
podere in base alle possibilit� di cibo e di riparo
per gli uccelli e cercando d'immaginare dove sareb-
be stato possibile scoprire uno stormo e in che mo-
do questo si sarebbe levato in volo.
Cacciando la quaglia non bisogna mettersi tra
loro e il nido abituale, quando i cani le hanno tro-
vate, altrimenti fuggendo gli uccelli vi si riversano
addosso, alcuni cabrando bruscamente, altri sfio-
randovi le orecchie, grossi come mai v'era capitato
di vederli al loro passaggio nell'aria, e l'unica cosa
che resta da fare � voltarsi e raggiungerli quando
sono ancora all'altezza della vostra spalla, prima che
spieghino le ali e si tuffino nel boschetto. Cacciando
la quaglia in quella regione come suo padre gli ave-
va insegnato, Nicholas Adams cominci� a pensare
al padre. Di lui per prima cosa ricordava sempre
gli occhi. La figura robusta, i movimenti agili, le
spalle ampie, il naso aquilino, la barba che copriva
il mento debole, a tutto questo non pensava mai;
sempre invece, ricordava gli occhi. In quella testa,
essi erano protetti dalla conformazione della fronte:
incassati profondamente come se una speciale pro-
tezione fosse stata preparata per uno strumento di
molto valore. Essi vedevano assai pi� lontano e assai
pi� velocemente di quel che l'occhio umano vede ed
erano il grande dono che suo padre aveva. Suo pa-
dre aveva la vista del grande ariete o dell'aquila, let-
teralmente.
Egli era con suo padre su una delle rive del lago
~e allora anche la sua vista era buona), e suo padre
diceva: a Guarda, hanno alzato la bandiera ma egli

286 287
non vedeva n� la bandiera n� l'asta della bandiera.
� L�, � il padre diceva � � tua sorella Dorothy. Ha
alzato la bandiera ed ora � uscita sul molo. �
Nick guardava attraverso il lago e riusciva a scor-
gere la linea lunga e boscosa della riva, gli alberi
pi� alti dietro, la punta a guardia della baia, le chia-
re colline della fattoria, e il bianco del loro villino
fra gli alberi, ma non vedeva n� l'asta di bandiera
n� il molo: vedeva solo il bianco della spiaggia e
la curva della riva.
a Riesci a vedere le pecore sul colle vicino alla
punta? �
a Si. �
Erano una macchia bianca sul grigio-verde della
collina.
a Posso contarle � diceva suo padre.
Come tutti gli uomini che posseggono una facolt�
superiore alle normali esigenze umane, suo padre
era molto nervoso. Era anche sentimentale e, come
la maggior parte dei sentimentali, crudele e ingan-
nato. Inoltre aveva avuto molta sfortuna, e questo
non del tutto per colpa sua. Era morto in una trap-
pola che egli aveva solo in parte aiutato a piazzare,
e tutti gli altri, prima che morisse, lo avevano tra-
dito chi in un modo chi nell'altro. Tutti i sentimen-
tali vengono traditi tante volte. Nick non poteva an-
cora scrivere di lui, bench� pi� tardi si riservasse di
farlo; ma la regione da quaglie gli aveva fatto ricor-
dare il padre com'era quando Nick era ragazzo ed
egli gli era grato per due cose: caccia e pesca. Suo
padre era dotato in queste due cose, tanto quanto
invece non lo era, ad esempio, in fatto di sesso, e
Nick era contento che le cose fossero andate cos�;
poich� qualcuno deve pur esserci a mettervi in mano
il vostro primo fucile e a darvi, con questo, l'op-
portunit� d'imbracciarlo e di usarlo, e inoltre voi
dovete vivere dove c'� il pesce o selvaggina se vi

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preme d'imparare a conoscerle, ed egli, ora a tren-


tott'anni, amava la pesca e la caccia esattamente
come quando, per la prima volta, v'era andato con
suo padre. Era una passione, quella, che non s'era
mai spenta ed egli era molto grato a suo padre che
gliel'aveva fatta conoscere.
Per l'altra cosa, invece, per quella riguardo alla
quale suo padre non era particolarmente dotato,
tutto l'equipaggiamento di cui potrete disporre �
quello che � ed ogni uomo impara senza bisogno di
consigli tutto quanto c'� per lui da imparare senza
consigli; e non ha importanza in che luogo viviate.
Egli ricordava molto bene le uniche due informa-
zioni che suo padre gli aveva fornito sull'argomento.
Una volta era stato quand'erano fuori a caccia in-
sieme e Nick aveva sparato a uno scoiattolo rosso
che s'arrampicava su un albero di cicuta. Lo scoiat-
tolo era caduto, ferito, e quando Nick era andato
per raccoglierlo quello gli aveva dato un bel morso
proprio alla base del pollice.
a Brutto recchione! � disse Nick e sbatt� la testa
dello scoiattolo contro un albero. � Guarda come mi
ha morsicato! �
Suo padre guard� e disse: � Succhia forte e quan-
do sei a casa mettici della tintura di iodio �.
a Quel brutto recchione! � disse Nick.
� Sai cos'� un recchione? � gli disse il padre.
� una cosa che si dice � Nick disse.
� Un recchione � un uomo che ha rapporti con
animali. �
� E perch�? � disse Nick.
a Il perch� non lo so � suo padre disse. � Ma � un
peccato nefando. �
Questo turb� e terrorizz� l'immaginazione di Nick
ed egli s'era provato a pensare a vari animali ma
nessuno di essi gli appariva attraente o pratico e
questo poteva dirsi l'intero patrimonio di cultura
sessuale trasmessogli dal padre, eccezion fatta per
un altro argomento. Una mattina egli aveva letto nel
giornale che Enrico Caruso era stato arrestato per
stupro.
� Che cos'� lo stupro? �
� una delle colpe pi� nefande� rispose suo
padre.
Nick aveva immaginato il grande tenore nell'atto
di fare con uno schiacciapatatel qualcosa di strano,
bizzarro e nefando insieme ai danni di una bella si-
gnora simile nell'aspetto alle fotografie di Anna Held
nell'interno delle scatole di sigari. E aveva risolto,
con considerevole orrore, che, quando avesse avuto
l'et�, perlomeno una volta si sarebbe provato anche
lui a stuprare.
Suo padre aveva esaurito l'intero argomento di-
chiarando che la masturbazione provoca cecit�, paz-
zia e morte, mentre un uomo che va con prostitute
contrae tremende malattie veneree e che l'unica cosa
da fare � tenersi lontano dalla gente. D'altro canto
suo padre aveva il pi� bel paio d'occhi ch'egli avesse
mai veduto e Nick lo aveva amato rolto e per molto
tempo. Ora, sapendo come la faccenda era andata,
nemmeno i primi tempi, quando le cose non s'erano
ancora volte al peggio, erano tanto belli da ricor-
dare. Scrivendone avrebbe potuto liberarsene. Di
molte cose s'era liberato, scrivendo. Ma per questa
era ancora troppo presto. C'era ancora troppa gente.
Cos� decise di pensare ad altro. Non c'era niente da
fare riguardo a suo padre e, molte volte, aveva pen-
sato che la faccenda fosse interamente conclusa. Il
pregevole lavoro che l'imbalsamatore aveva compiu-
to sul volto di suo padre non s'era cancellato dalla
sua mente e tutto il resto della cosa era chiarissimo,
comprese le responsabilit�. Egli s'era congratulato

' Mashing, stupro: potato masher, schiacciapatate. (N.d.T.)

con l'imbalsamatore. Questi, dal canto suo, si era


mostrato orgoglioso e soddisfatto. Ma non era stato
l'imbalsamatore a creargli quella maschera definiti-
va. L'imbalsamatore s'era solo limitato ad eseguire
alcuni appariscenti restauri di dubbio valore arti-
stico. La maschera s'era venuta creando da s�, e da
molto tempo. S'era venuta modellando in fretta ne-
gli ultimi tre anni. Era un buon racconto, ma c'era
ancora troppa gente viva per poterlo scrivere.
Una vera e propria istruzione nelle materie sud-
dette, Nick l'aveva avuta nel bosco dietro il campo
degli indiani. A questo si giungeva lungo un sentiero
che dal cottage portava alla fattoria attraverso il bo-
sco e lungo una strada che tagliava attraverso la
zona disboscata fino al campo. Egli provava ancora
tutte le sensazioni di quel sentiero percorso a piedi
nudi. Prima c'era l'argilla cosparsa d'aghi di pino
nel bosco dietro il cottage dove i tronchi abbattuti
marcivano e lunghi pezzi di legno scheggiato pende-
vano come giavellotti dall'albero che era stato col-
pito dal fulmine. Si passava il ruscello sopra un
tronco e mettendo il piede sulla riva si trovava il
fango nero del pantano. Si scavalcava uno steccato
uscendo dal bosco e il sentiero era faticoso attra-
verso il campo assolato, fra l'erba mietuta e l'ace-
tosa e il verbasco, e, sulla sinistra, il tremulo acqui-
trinio dell'ansa, dove viveva il piviere. La casa per
la primavera era su quell'ansa. Sotto il granaio c'era
il nuovo letame tiepido con altro letame pi� vec-
chio, secco in superficie. Poi c'era un altro steccato
e il sentiero faticoso, assolato, che portava dal gra-
naio alla casa e infine la calda strada di ghiaia che
correva gi� verso il bosco, attraverso l'ansa, questa
volta su un ponte, dove crescevano le "code-di-gat-
to" che inzuppate di petrolio servivano a fare lumi
per la pesca di notte con la fiocina.
Poi la strada principale svoltava a sinistra costeg-
giando il bosco e arrampicandosi su per il eolle,
mentre si entrava nel bosco, sulla ampia strada dal
fondo d'argilla, fresca sotto gli alberi, e allargata
eontinuamente per lo scuoio delle eortecce che gli
indiani tagliavano. La corteccia era ammucchiata in
lunghe file di cataste, protette da un tetto fatto con
altra corteecia, come ease, e i tronchi pelati giaee-
vano enormi e gialli l� dove l'albero era stato abbat-
tuto. I tronchi li lasciavano nel bosco a marcire, non
li portavano via e non ne bruciavano la cima. Era
solo la corteccia che volevano, per la eoneeria di
Boyne City; e, d'inverno, la rimorchiavano sul ghiac-
cio attraverso il lago ed ogni anno la foresta dimi-
nuiva ed aumentava la radura, aperta, calda, senza
ombra, piena d'erbacce.
Ma allora di foresta ce n'era ancora molta, foresta
vergine dove l'albero progrediva alto prima che
spuntassero rami, e si camminava sul terreno bruno
e liscio, dal soffice tappeto, e senza sottobosco, dove
faceva fresco anche nei giorni pi� caldi e dove loro
tre stavano distesi accanto a un tronco di cicuta pi�
ampio della lunghezza di due letti, con la brezza che
soffiava in alto tra le cime e la luce fresca che giun-
geva a chiazze, e Billy che diceva:
� Vuoi ancora Trudy? �
� E tu vuoi? �
� Uh, uh. �
� Andiamo. �
�No, qui...�
� Ma Billy... �
� Non fa niente Billy. Lui mio fratello. �
Dopo restavano seduti tutti e tre aseoltando uno
scoiattolo nero che si muoveva sui rami pi� alti,
dove non potevano vederlo. Aspettavano che gridasse
di nuovo, perch� gridando avrebbe sc -so la coda e
Nick avrebbe potuto sparare dove vedeva movi-
mento. Suo padre gli dava soltanto tre cartucce al
giorno per la caccia ed egli aveva un fucile da cacci;
a una canna sola, molto lunga.
� Figlio di puttana, mai si muove � disse Billy.
a Tu, Nickie, spara. Spaventa lui. Noi vediamo lui
saltare. Tu spari ancora � disse Trudy. Era un di-
scorso lungo, per lei.
a Ho soltanto due colpi � disse Nick.
a Figlio di puttana � Billy disse.
Sedevano contro l'albero, tranquilli, Nick si sen-
tiva libero e felice.
a Eddie dice che verr� qualche notte a dormire in
letto con tua sorella Dorothy. �
a Cosa? �
a Detto questo. �
Trudy fece segno di s� col capo.
a Soltanto questo vuol fare � disse. Eddie era i]
loro fratellastro maggiore. Aveva diciassette anni.
a Se una notte, per caso, a Eddie Gilby saltasse in
mente di venire a parlare con mia sorella sapete che
cosa gli farei? Lo ucciderei cos�. � E Nick punt� il
fucile, prese accuratamente la mira e fece scattare
il grilletto, facendo un buco grosso come una mano
nella testa o nel ventre di quel bastardo mezzosan-
gue d'un Eddie Gilby. a Cos� l'ucciderei. Cos�. �
a Meglio per lui se non viene, allora � disse Trudy.
E mise una mano nella tasca di Nick.
Disse Billy: a Meglio se sta attento �.
a Eddie gran ballista. � Trudy esplorava con la
mano la tasca di Nick. a Ma non ucciderlo. Troppi
pasticci. �
a Cos� lo ucciderei � Nick disse. Eddie Gilby era
disteso in terra col torace bucato. Nick gli mise so-
pra il piede con fierezza.
a Lo scotennerei � disse felice.
a No � disse Trudy. a Questo � brutto. �
a Lo scotennerei e manderei la capigliatura a sua
madre. �

292 293
a Sua madre morta � Trudy disse. a Non ucciderlo,
Nickie. Non ucciderlo per me. �
a Dopo averlo scotennato lo darei in pasto ai cani. �
Billy era molto mortificato. a Meglio se sta atten-
to � disse cupo.
a Lo faranno a pezzi � Nick disse, soddisfatto del
quadro. Poi, dopo aver scotennato quel traditore
d'un mezzosangue e mentre stava, col volto impas-
sibile, osservando i cani che lo laceravano, cadde in-
dietro contro l'albero, preso per il collo, con Trudy
che lo teneva, lo scffocava e gridava:
a Non ucciderlo! Non ucciderlo! Non ucciderlo lui!
No. No. No. Nickie. Nickie. Nickie! �
a Ma che ti piglia? �
a Non ucciderlo.
a Dovevo ucciderlo. �
a Eddie soltanto grande ballista. �
a Bene � disse Nickie. a Non lo uccider� purch�
non si faccia vedere intorno a casa. Lasciami. �
a Cos� giusto � disse Trudy. a Vuoi fare qualcosa
ora? Io sto bene ora. �
a Se Billy se ne va. �
Nick aveva ucciso Eddie Gilby, poi gli aveva fatto
dono della vita, ed era un uomo ora.
a Tu va', Billy. Resta qui intorno per tutto il tem-
po. Vai. �
a Figlio di puttana � disse Billy. a Comincio a es-
sere stufo. Per cosa veniamo? Per cacciare o che
cosa? �
a Puoi prendere il fucile. C'� ancora un colpo. �
a Bene. Ne prender� uno grosso e nero. �
a Ti dar� una voce � disse Nick.
Era passato del tempo e Billy non era tornato.
a Credi che facciamo un bambino? � disse Trudy,
stringendo felice le gambe brune e strofinandosi con-
tro di lui. Qualcosa dentro Nick se n'era andata
molto lontano.

a Non credo � egli disse.


a Facciamo tanti bambini. �
Poi udirono Billy sparare.
a Chiss� se l'ha preso. �
a Non badare � disce Trudy.
Billy sbuc� dagli alberi. Aveva il fucile a tracolla
e teneva per le zampe uno scoiattolo nero.
a Guardate � disse. a Pi� grosso di un gatto. Voi
avete finito? �
a Dove l'hai preso?
a Lass�. Prima l'ho visto saltare. �
a Adesso devo andare a casa � disse Nick.
a No � disse Trudy.
a Devo essere a casa per l'ora di cena. �
a Bene. �
a Andiamo a caccia domani? �
a Bene. �
a Lo scoiattolo puoi tenerlo. �
a Bene. �
a Venite fuori dopo cena? �
a No. �
a Come ti senti tu? �
a Bene. �
a Bene, allora. �
a Dammi un bacio in faccia � disse Trudy.
Ora, in auto sullo stradone mentre si faceva buio,
Nick aveva smesso di pensare a suo padre. La fine
della giornata non lo trovava mai col pensiero ri-
volto al padre. La fine della giornata era sempre
stata soltanto sua, egli non si sentiva veramente a
posto che quand'era proprio solo. Suo padre ritor-
nava a lui quando veniva l'autunno, o al fiorire della
primavera quando il beccaccino appariva nella pra-
teria, oppure alla vista dei covoni di grano, o quan-
do vedeva un lago, o magari quando vedeva un ca-

294 295
vallo col carrozzino, o quando, ancora, vedeva o udi-
va le oche selvatiche o si trovava in un terreno da
anatre; ricordando quella volta che un'aquila era
piombata attraverso il turbinio della neve per az-
zannare una trappola celata da una tela e s'era le-
vata scuotendo le ali, con gli artigli impigliati nella
tela. Suo padre gli era accanto, all'improvviso, in
frutteti deserti e in campi appena arati, in boschetti,
su colline, oppure quando attraversava erba morta,
o scheggiava legno ed attingeva acqua, presso il mu-
lino, presso la chiusa e, sempre, quando c'erano fuo-
chi all'aperto. Le citt� dov'egli abitava erano citt�
che suo padre non aveva conosciuto. Dall'et� di quin-
dici anni non aveva avuto pi� nulla in comune con
suo padre.
D'inverno suo padre aveva il gelo nella barba e
nella stagione calda sudava molto. Gli piaceva lavo-
rare in fattoria, prima di tutto perch� quello non
era il suo lavoro abituale e poi perch�, al contrario
di Nick, amava i lavori manuali. Nick amava suo
padre ma ne detestava l'odore e una volta che aveva
dovuto indossare una maglia di suo padre divenuta
troppo stretta per lui, s'era sentito male e se l'era
strappata di dosso ed era andato a metterla sotto
due pietre del ruscello, dicendo poi a casa che l'ave-
va perduta. L'aveva detto a suo padre quando lui
gliela aveva fatta indossare, ma suo padre gli aveva
risposto ch'era lavata di fresco. Ed era vero. Ma
quando Nick gli aveva chiesto di provare a sentirne
l'odore, suo padre indignato aveva aspirato con for-
za e dichiarato che era pulita. Quando Nick torn�
dalla pesca senza la maglia e disse di averla perduta,
fu frustato per la bugia.
Pi� tardi era rimasto seduto dentro il casotto di
legno, con la porta aperta, il fucile da caccia carico
e puntato, prendendo di mira il padre che sedeva
sulla veranda e leggeva il giornale, e pensando:
"Ecco, posso spedirlo all'inferno. Posso ucciderlo".
E, finalmente, aveva sentito la rabbia svanire e aveva
provato una specie di pentimento per il fatto che
quello era il fucile che suo padre gli aveva dato. Poi
se n'era andato al campo degli indiani, camminando
nel buio, per liberarsi dell'odore. Soltanto di una
persona della famiglia gli piaceva l'odore, ed era una
delle sorelle. Con gli altri evitava volentieri ogni con-
tatto. Perse quella sensibilit� quando cominci� a fu-
mare. E fu una buona cosa; poteva esser utile ad
un cane da caccia, ma ad un uomo non serviva.
a Com'era, pap�, quand'eri bambino e andavi a
caccia con gli indiani? �
a Non saprei... � Nick trasal�. Non s'era neppure
accorto che il ragazzo era sveglio. Lo guard�, seduto
accanto a s�. Si era sentito solo, invece con lui c'era
il ragazzo. Si chiese da quanto tempo. a S'andava
tutto il giorno a caccia di scoiattoli neri � disse.
a Mio padre mi dava soltanto tre cartucce al giorno
perch� diceva che cos� avrei imparato a cacciare e
che per un ragazzo non era bello andarsene in giro
sparando. Ci andavo con un ragazzo che si chiamava
Billy Gilby e con sua sorella Trudy. Un'estate an-
dammo a caccia tutti i giorni. �
a Sono nomi buffi per degli indiani. �
a Davvero � Nick disse.
a Ma dimmi com'erano. �
a Erano ojibways � Nick disse. a Ed erano molto
simpatici. �
a Ma com'era stare con loro? �
a difficile a dirsi � disse Nick Adams. Come si
poteva dire che lei aveva fatto per prima quello che
nessun'altra, poi, seppe fare meglio, e dire gambe
brune e robuste, ventre liscio, seni aguzzi e piccoli,
braccia che stringevano bene, lingua svelta, occhi

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piatti, buon sapore della bocca, e poi stretti scomodi
dolcemente bagnati amorosamente stretti male pie
nezza infine infinito infinito infinitamente, e la fine
improvvisa, con gli aghi di pino sotto il ventre. Per
questo quando capitate in un luogo dove sono pas-
sati indiani sentite subito l'odore e tutte le bottiglie
vuote di linimento e le mosche che ronzano non pos-
sono distruggere l'alto odore di erbe dolci, di fumo
e pelli di martora appena conciate. E non � roba da
scherzarci sopra, badate, perch� neppure le vecchie
s(lualvs riescono a toglierselo. Non vi riesce neppure
quell'odore dolciastro e nauseante che esse finiscono
per avere. E neppure quello che essi, allora, finivano
per fare. Non dipendeva, del resto, da quello che
finivano per fare. Finivano tutti nello stesso modo.
E molto tempo fa era bello. Oggi, non � pi� tanto
bello.
Quanto poi all'altra cosa, quando avete abbattuto
un uccello in volo � come se voi li aveste abbattuti
tutti. Sono tutti diversi l'uno dall'altro e volano in
altrettante diverse maniere ma la sensazione �
sempre la medesima e l'ultima d� lo stesso piacere
della prima. Di questo, Nick poteva ringraziare suo
padre.
Potrebbero non piacerti � disse Nick al ragazzo.
Ma credo che ti piacerebbero. �
E il nonno quand'era ragazzo viveva con loro an-
che lui, vero ? �
S�. Quando io gli chiedevo com'erano gli indiani,
diceva che fra loro aveva avuto molti amici. �
Potr� mai vivere io con loro? �
Non lo so � Nick disse. a Dipende da te. �
Quanti anni dovr� avere per avere un fucile e
per potermene andare a caccia da solo? �
Dodici anni, se vedr� che sei prudente. �
Vorrei averli adesso, dodici anni. �
Li avrai, abbastanza presto. �
Com'era il nonno? Io me lo ricordo soltanto
quella volta ch'ero arrivato dalla Francia e lui mi
dette un fucile ad aria compressa e una bandiera
americana. Ma com'era proprio? �
E' difficile descriverlo. Era un grande cacciatore
e pescatore e aveva due occhi magnifici. �
Era pi� in gamba di te? �
Era un fucile molto migliore di me e anche suo
padre era un grande tiratore. �
Scommetto che non era meglio di te. �
Oh, lo era. Aveva un colpo magnifico e ful-
mineo. Se c'� persona che vedrei volentieri sparare,
� lui. Era sernpre un po' deluso della maniera in cui
sparavo io. �
Perch� non andiamo mai a pregare alla tomba
del nonno ? �
Noi abitiamo da un'altra parte. E' molto lontano
da qui. �
In Francia non avrebbe importanza. In Francia
potremmo andarci. Io penso che sarebbe mio do-
vere d'andare a pregare alla tomba del nonno. �
Una volta o l'altra ci andremo. �
Spero che non vivremo in un posto dal quale io
non possa venire a pregare sulla tua tomba quando
sarai morto. �
A questo penseremo. �
Non pensi che sarebbe meglio esser tutti sepolti
in un posto comodo? In Francia, per esempio. Sa-
rebbe bello, no? �
Io non voglio esser sepolto in Francia � disse
Nick.
Bene, allora dovremo trovare un posto comodo
in America. Non potremmo farci tutti seppellire nel
ranch? �
E' un'idea. �
Cos�, andando al ranch, potrei fermarmi a pre-
gare sulla tomba del nonno.
Sei terribilmente pratico.
Sai, non mi fa piacere pensare che non sono mai
andato a visitare la tomba del nonno.
Dovremo andarci - disse Nick. Sento che dovremo andarci.
FINE.