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IL PROCESSO ROMANO-CANONICO

Si parla di processo romano-canonico in quanto i tratti essenziali di tale procedura derivano dalla
comune elaborazione delle fonti romane e canoniche.
Tale processo consta di varie fasi:

1fase: proposizione di un breve scritto (libello)nel quale l’attore indicava la controparte,l’ oggetto
della lite (petitum) e la ragione della sua pretesa (causa petendi);

2fase: il giudice fissa il termine di comparizione delle parti e nel giorno fissato avviene la
contestazione della lite (litis contestatio)

3fase: prestazione del “giuramento di calunnia” a conferma della loro buona fede;

4fase: enunciazione scritta delle domande rivolte all’avversario tramite la positiones;

5fase: pronuncia della sentenza.

Successivamente,inoltre, si diffonde in Italia l’uso del consilium sapientis ,cioè lo stesso giudice
richiedeva il parere di un e trasfonderlo nella sentenza che era impugnabile in appello ma se
divenuta definitiva il soccombente era tenuto all’esecuzione del giudicato, imposto anche
coattivamente,mediante la stima e la vendita forzata di beni corrispondenti al valore della condanna.
In caso di contumacia il giudice ammetteva l’immissione nel possesso dei beni contestati, che però
veniva revocata se il convenuto si presentava entro un anno.

Verso la fine del ‘200 si afferma,invece, un procedimento più snello:

Nel campo penale la fase iniziale del processo di diritto comune fu caratterizzata dal principio
accusatorio:

1fase: la vittima o i suoi familiari presentano l’accusa al giudice e ne provano il fondamento, che se
non viene fornito fa rischiare all’accusatore la pena gravante sull’autore del reato o eventualmente
una forte pena pecuniaria;

2fase: si aggiunge la denuncia (denuntiatio) che autorizza il giudice alla raccolta delle prove;

3fase: si aggiunge anche il principio inquisitorio: l’iniziativa a procedere per i reati più gravi è
affidata al giudice e questa diventa gradualmente la regola;

Inoltre, è da notare che per le condanne penali, il diritto comune escludeva l’appello.

Successivamente il sistema delle pene subisce delle trasformazioni,per i reati più gravi,come
l’omicidio, si ha la pena del bando, che espelleva l’autore del reato dalla città e autorizzava
chiunque lo incontrasse a ucciderlo, e la confisca dei beni. Poi si cominciarono a irrogare per
l’omicidio la pena capitale.

Si modifica,anche, il regime di pace privata:in origine nei casi di omicidio la pena era revocata o
comunque diminuita se l’offensore concludeva un accordo di pace(concordia)con l’offensore, poi
con l’introduzione della pena capitale il ruolo della pace privata regredì nei confronti di chi si era
macchiato di omicidio ,mentre rimaneva operante per i reati minori. Il processo si regge su fonti
molteplici con precedenza alle fonti legislative locali e norme di diritto comune.