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Ric. n. 492/01R.G.R. Sent. n. 684/2001Reg. Sent.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia costituito da:

Vincenzo Sammarco- Presidente

Enzo Di Sciascio - Consigliere

Oria Settesoldi - Consigliere, relatore

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

sul ricorso n. 492/01 dei sig.i Gianfelice Colonna e Maria Giuseppina Pinghelli, quali
genitori esercenti la patria potestà sul figlio minore Andrea Colonna, rappresentati e
difesi dagli avv.ti Francesca Mazzonetto e Sergio Moze, con elezione di domicilio
presso lo studio del secondo in Trieste;

CONTRO

il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, in persona del Ministro pro tempore, e


la Scuola Media Statale “Cesare Peloso Gaspari”, in persona del Dirigente Scolastico,
rappresentati e difesi dall’avvocatura distrettuale dello Stato domiciliataria ex lege;

PER

l'annullamento della decisione di non ammissione alla classe terza media dell’alunno
Andrea Colonna e di tutti gli atti presupposti e conseguenti.

Visto il ricorso, ritualmente notificato e depositato presso la Segreteria;

Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Amministrazione;

Viste le memorie prodotte dalle parti tutte;

Visti gli atti tutti della causa;

Uditi, nella pubblica udienza del 25 ottobre 2001 - relatore il Consigliere Oria
Settesoldi - i difensori delle parti presenti;

Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue:


FATTO

I ricorrenti, genitori di Andrea Colonna, espongono che il ragazzo, affetto da dislessia di


tipo fonologico, ha frequentato la seconda classe presso la scuola media statale intimata.

Il corpo docente era posto a conoscenza del problema mediante l’inoltro alla scuola di
relazioni cliniche provenienti dalla unità sanitaria locale n. 4, come avveniva anche per
l’anno scolastico 2000/2001 con la relazione a firma del neuropsichiatra infantile dott.
Giuseppe Bortolan Pirona, riscontrata dal consiglio di classe nella seduta del 26 ottobre
2000.

Il ricorso peraltro afferma che il corpo docente non avrebbe adeguatamente valutato
la dislessia dell’alunno non approntando le misure necessarie ad alleviarne la portata
negativa.

Il disagio crescente dell’alunno lo portava a non voler frequentare la scuola per tutto i
secondo quadrimestre sicchè la scuola informava i genitori della possibilità di chiedere
che il figlio fosse ammesso a prove suppletive onde evitare di perdere l’anno scolastico.

Effettuata la richiesta l’alunno veniva informato che sarebbe stato sottoposto a veri e
propri esami di idoneità alla classe 3^ con tre prove scritte e una orale su tutto il
programma.

Nel frattempo veniva interrogato dai seguenti docenti: prof. Stroppolo (educazione
musicale), prof. Cicuttin ( lettere) e prof. Aversa ( matematica) senza che sussista alcuna
traccia degli incontri e dell’esito dei colloqui.

L’alunno si sottoponeva poi alle prove d’esame, svolte senza consentirgli l’uso di quegli
strumenti tecnici essenziali per un dislessico ed impedendogli anche l’uso del
calcolatore, peraltro utilizzato nel corso del secondo quadrimestre anche da tutti gli altri
alunni.

L’esame sortiva esito negativo e dava quindi adito alla presentazione del presente ricorso
che si impernia sui seguenti motivi:

1. Violazione delle norme sullo svolgimento degli esami: in particolare violazione e


falsa applicazione dell’ordinanza ministeriale n. 90 del 21 maggio 2001 recante
“Norme per lo svolgimento degli scrutini e degli esami nelle scuole statali e non
statali di istruzione elementare, media e secondaria superiore - anno scolastico
2000-2001. Art. 8 commi 14 e 15.

La norma richiamata non avrebbe legittimato la sottoposizione dell’alunno a prove


d’esame analoghe a quelle previste per i c.d. privatisti per i quali sono effettivamente
previste tre prove scritte ed una orale. Al contrario, gli alunni che non vanno potuto
essere valutati al termine delle lezioni in una o più discipline devono sostenere mere
prove suppletive. Inoltre è vietato seguire criteri diversi da quelli che si sarebbero
seguiti nelle prove normali.

2. Violazione e falsa applicazione dgli artt. 13 e 16 della l.n. 104 del 1992, degli artt.
312 e segg. del T.U. sulla scuola D.lvo n. 297/1994, dell’art. 4 del D.P.R
275/1999, art. 11, 11^ comma dell’O.M. n. 90 del 2001; eccesso di potere per
falsa rappresentazione della realtà; disparità di trattamento, illogicità; difetto di
motivazione: mancata indicazione dei criteri generali di valutazione; sviamento.

Ammesso e non concesso che l’alunno avesse dovuto sostenere un vero e proprio esame
questo doveva comunque svolgersi nel rispetto delle garanzie previste dalla normativa a
favore degli allievi portatori di handicap. Non solo non è stato infatti sottoposto ad un
esame differenziato che tenesse conto del suo particolare disturbo ma nei verbali
contenenti al valutazione dell’alunno e nel giudizio finale non si fa alcun accenno alla
sua dislessia.

Infine nel giudizio finale non si è tenuto conto del credito scolastico maturato negli anni
e nel quadrimestre precedente, essendo scomparsa la voce “curriculum”.

Si è costituita in giudizio l’amministrazione intimata controdeducendo per il rigetto del


ricorso.

DIRITTO

Sostiene in pratica la resistente amministrazione che il figlio dei ricorrenti non era stato
certificato a norma della l. 104/92 avendo invano la scuola più “volte sollecitato i
genitori a prendere in considerazione la possibilità di formalizzare la richiesta di
sostegno ai sensi della legge 104/92 che avrebbe consentito di mettere in atto strategie e
utilizzare strumenti maggiormente idonei alla risoluzione dei problemi presenti
(programmazione differenziata)...” “...La non fruizione della suddetta legge ha portato
all’impossibilità di utilizzare un insegnante specializzato di sostegno, programmi e prove
differenziati..” Sempre nelle medesime controdeduzioni redatte dalla segretaria del
Consiglio di Classe e dal Preside si puntualizza ..”che non esiste alcuna documentazione
ufficiale dell’handicap, secondo quanto disposto dalla legge 104/92 ma solo relazioni
psicologiche da parte degli specialisti che seguono il ragazzo.” e poco prima era stato
ricordato che l’unica documentazione asseritamente in possesso della scuola, “all’atto
dell’iscrizione alla classe prima, era costituita da una sintesi psicologica redatta in data
4.2.99, inviata alla scuola elementare e pervenuta alla scuola media attraverso il
fascicolo personale”

La succitata sintesi psicologica datata 4.2.99 risulta essere un documento redatto dal
servizio di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza “equipe multidisciplinare”
dell’Azienda per i servizi sanitari n. 4 “Medio Friuli “ - Dipartimento per l’handicap , a
firma dello psicologo dott. Gelindo Castellarin e controfirmata dal Primario del Servizio.
Sempre le succitate controdeduzioni concludono poi affermando che” alla riunione del
consiglio di classe ha partecipato la dott.ssa Chiarparin, neuropsichiatra dell’Azienda
Socio Sanitaria n. 5 Bassa Friulana di Latisana, la quale ha ribadito che:

dal punto di vista legale se non c’è la certificazione in base alla legge 104/92 non è
possibile effettuare prove differenziate;

gli esperti che seguono Andrea hanno ritenuto di presentare una certificazione clinica
invece di una certificazione ai fini della legge 104/92;

la relazione clinica senza alcun supporto tecnico e un progetto complessivo di recupero


del ragazzo da parte del dott. Castellarin, consulente privato della famiglia, non
permetteva alla scuola di avviare dei percorsi differenziati;

....la famiglia, considerata la dislessia del figlio, voleva un percorso facilitato che però
non poteva essere possibile per mancanza della certificazione ai fini della legge 104/92”.

In buona sostanza la posizione della scuola è arroccata tenacemente sulla mancanza di


una formale certificazione dell’alunno ai fini della legge 104/92, che viene considerata
quasi come un’etichetta per essere considerato “giuridicamente “ handicappato, un po’
come avviene per gli accertamenti effettuati ai fini del riconoscimento dell’invalidità
civile. Sulla stessa linea si pone anche la difesa dell’amministrazione che sostiene che
“non v’è luogo a considerare un soggetto quale ‘portatore di handicap’ in assenza della
certificazione effettuata dall’apposita commissione medica composta a norma dell’art. 1
della legge 10.15.1990 n. 295.”

E’ peraltro evidente che il comportamento degli organi scolastici è frutto di un grave


equivoco sulla situazione di fatto esistente, a sua volta originato da una inesatta
interpretazione della normativa relativa alla fattispecie e dal suo mancato rispetto.

Il Collegio ritiene preferibile partire da un riepilogo della normativa per poi andare a
vedere come essa si attagli alla situazione di fatto esistente.

La legge 5 febbraio 1992 n. 104 è la legge quadro per l’assistenza e l’integrazione


sociale delle persone handicappate. L’art. 4 prevede che l’accertamento dell’handicap,
inteso come “accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alle necessità
dell’intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva residua “ venga
effettuato dalle unità sanitarie locali medianti le commissioni mediche di cui all’art. 1
della l. 15 ottobre 1990 n. 295 ( cioè in pratica quelle per l’accertamento dell’invalidità
civile) “integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare”.

L’art. 12 della stessa legge si occupa del diritto all’istruzione e prevede ai commi 5 e 6 e
7 che:

” 5. All'individuazione dell'alunno come persona handicappata ed all'acquisizione della


documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-
funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui
definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona
handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola,
personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell'insegnante
operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della
pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed
affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla
situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono
essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle
scelte culturali della persona handicappata.

6. Alla elaborazione del profilo dinamico-funzionale iniziale seguono, con il concorso


degli operatori delle unità sanitarie locali, della scuola e delle famiglie, verifiche per
controllare gli effetti dei diversi interventi e l'influenza esercitata dall'ambiente
scolastico.

7. I compiti attribuiti alle unità sanitarie locali dai commi 5 e 6 sono svolti secondo
le modalità indicate con apposito atto di indirizzo e coordinamento emanato ai
sensi dell'articolo 5, primo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833”

Fin dall’inizio quindi la legge ha tenuto distinta “l’individuazione dell’alunno come


persona handicappata” di cui all’art. 12, comma 5^ dall’accertamento dell’handicap
previsto all’art.4 tramite le commissioni mediche.

In ogni caso, onde evitare qualunque possibile equivoco a danno del diritto allo studio
degli alunni handicappati lo stesso legislatore ha proceduto ad un’interpretazione
autentica del succitato comma 5, con l'art. 2 del D.L. 27 agosto 1993, n. 324, convertito
con modificazioni nella legge 323/93, il quale infatti prevede che: “. L'articolo 12,
comma 5, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, va interpretato nel senso che
l'individuazione dell'alunno come persona handicappata, necessaria per assicurare
l'esercizio del diritto all'educazione, all'istruzione ed all'integrazione scolastica di cui agli
articoli 12 e 13 della medesima legge, non consiste nell'accertamento previsto
dall'articolo 4 della legge stessa, ma è effettuata secondo i criteri stabiliti nell'atto di
indirizzo e coordinamento di cui al comma 7 dell'anzidetto articolo 12. In attesa
dell'adozione dell'atto di indirizzo e coordinamento, al fine di garantire i necessari
interventi di sostegno, all'individuazione provvedono, nel rispetto delle relative
competenze, uno psicologo, ovvero un medico specialista nella patologia denunciata, in
servizio presso l'unità sanitaria locale di residenza dell'alunno “.

Il D.P.R. 24 febbraio 1994 ha poi approvato l’atto di indirizzo e coordinamento relativo


ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap che,
all’art. 2 conferma che : “ All'individuazione dell'alunno come persona handicappata, al
fine di assicurare l'esercizio del diritto all'educazione, all'istruzione e all'integrazione
scolastica, di cui agli articoli 12 e 13 della legge n. 104 del 1992 (3), provvede lo
specialista, su segnalazione ai servizi di base, anche da parte del competente capo
d'istituto, ovvero lo psicologo esperto dell'età evolutiva, in servizio presso le UU.SS.LL.
o in regime di convenzione con le medesime....”

Anche il D.lgs 297/94 che ha approvato il Testo unico delle norme in materia di
istruzione contiene alcuni articoli, e segnatamente quelli dal 313 al 318, che si occupano
della fattispecie.

L’art. 313 si occupa di definire chi sia il soggetto handicappato dal punto di vista
dell’istituzione scolastica ed afferma che: ” 1. È persona handicappata colui che presenta
una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di
difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da
determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.” Il secondo comma
precisa poi che “ L'individuazione dell'alunno come persona handicappata, ai fini
dell'esercizio dei diritti previsti dalla presente sezione, è effettuata secondo i criteri
stabiliti nell'atto di indirizzo e coordinamento di cui al comma 6 dell'articolo 314. In
attesa dell'adozione dell'atto di indirizzo e coordinamento, al fine di garantire i necessari
interventi di sostegno, all'individuazione provvedono, nel rispetto delle relative
competenze, uno psicologo o un medico specialista nella patologia denunciata, in
servizio presso l'unità sanitaria locale di residenza dell'alunno.”

L’ultimo periodo del secondo comma detta una norma transitoria che, per un evidente
scollegamento temporale dovuto probabilmente ai tempi di preparazione del testo unico,
è destinata a non trovare mai applicazione. Il d.lgs 16.4.1994 n. 297 è infatti stato
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio 1994 e quindi dopo che era già stato
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 1994 il D.P.R. 24.2.1994 e cioè proprio
quell’ atto di indirizzo e coordinamento emanato ai sensi dell’art. 5 della l. 833/78 e
dell’art. 7, comma 12 della l. 104/92 cui anche l’art. 313 succitato rinviava.

Ciò premesso si può andare a vedere se la documentazione in possesso della scuola


permetteva alla stessa di identificare l’alunno di cui trattasi come persona handicappata
ai fini dell’esercizio dei diritti previsti dall’art. 313 e segg. del D.lgs 297/94.

In punto di fatto risulta che la scuola aveva la “sintesi psicologica” già precedentemente
citata, in data 4.2.99 e firmata da uno psicologo del servizio di neuropsichiatria
dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Azienda per i servizi sanitari n. 4 “Medio Friuli”
(nessun dubbio vi è sul fatto chele aziende per i servizi sanitari sono le struttura sanitarie
pubbliche che nell’attuale ordinamento sanitario hanno preso il posto delle unità
sanitarie locali ). Aveva poi una “relazione clinica di aggiornamento del 16.10.2000
trasmessa dal medesimo servizio, nel frattempo peraltro ribattezzato U.O. di
neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, a firma di un neuropsichiatra infantile e
della referente del SNIPIA.

E’ pertanto indubbio che la scuola fosse in possesso quantomeno di un atto a firma della
competente figura professionale della struttura pubblica Azienda per i servizi sanitari del
Medio Friuli che provvedeva all’individuazione dell’alunno come persona handicappata
fornendone la diagnosi funzionale ex art. 3 del D.P.R. 24 febbraio 1994. Non è chiaro se
a questa ha poi fatto seguito la redazione di un profilo dinamico funzionale ex art. 4 e di
un piano educativo individualizzato (art. 5). Si è infatti registrato quantomeno una
difficoltà di comunicazione tra scuola, famiglia e l’equipe dell’Azienda n. 4 che seguiva
il ragazzo.

Alla nota del 19 ottobre 2000 con cui i genitori del ragazzo hanno trasmesso la succitata
relazione clinica di accertamento proveniente dall’Azienda n. 4 chiedendo
espressamente “la data dell’incontro per la presa visione da parte nostra del piano
educativo individuale riguardante nostro figlio Andrea” la scuola non ha dato il richiesto
riscontro e nemmeno ha attivato i necessari immediati contatti con il competente servizio
dell’azienda n. 4 per ottenere quanto eventualmente risultasse ancora mancante alla
predisposizione del richiesto piano educativo individualizzato. E’ ben vero che la
succitata relazione clinica d’aggiornamento affermava che “abbiamo convenuto con i
genitori e gli insegnanti, nonostante il suo grave handicap strumentale negli
apprendimenti, dato l’elevato livello intellettivo, di non certificare secondo la legge
104/92, perché riteniamo che Andrea non necessita di ore di insegnamento
individualizzato con insegnante di sostegno, ma necessita piuttosto di alcuni strumenti
particolari che lo possono sollevare dal lavoro strumentale di lettoscrittura.” Ma tale
affermazione era un’evidente contraddizione in termini che andava identificata come tale
e doveva semmai spingere ad un chiarimento e non ad un arroccamento su posizioni di
mancato dialogo e comprensione. Due sono infatti gli equivoci che hanno caratterizzato
il comportamento della scuola, dell’equipe sanitaria di supporto dell’Azienda n. 4 e
dell’esperto dott.ssa Chiarparin che compare nel consiglio di classe del 22 febbraio 2001
e che nelle “controdeduzioni” della scuola si afferma essere la neuropsichiatra
dell’Azienda socio sanitaria n.5 Bassa Friulana: la consistenza della cosiddetta
certificazione ex lege 104/92 e le conseguenze della stessa. La cosiddetta certificazione
ex l. 104/92 é un accertamento tecnico che, per la produzione degli effetti previsti dalla
legge, non richiede altro se non l’individuazione del soggetto come persona
handicappata da parte dello psicologo operante nel servizio pubblico o in quello privato
convenzionato ( non vi è oltretutto nessun vincolo ad avvalersi del servizio dell’USL di
residenza poiché ciò valeva solo per il periodo transitorio fino all’approvazione dell’atto
di indirizzo e coordinamento intervenuto con il DPR 24.2.1994). L'accertamento tecnico
è tale e quindi produce gli effetti che la legge vi ricollega indipendentemente dalle
conctrete modalità formali che lo contraddistinguono la cui mancanza non lo rende
inesistente e nemmeno inefficace, ma comporta unicamente la necessità di una
regolarizzazione. Alla individuazione dell’alunno come persona handicappata non non
consegue poi necessariamente la fornitura del sostegno perché non è questo l’unico
modo in cui si deve realizzare l’integrazione scolastica della persona individuata come
handicappata; a tale individuazione devono invece necessariamente far seguito ulteriori
adempimenti, che peraltro non sembrano essere stati effettuati, vale a dire la redazione
del profilo dinamico funzionale ed il piano educativo individualizzato, come prevede sia
il D.P.R. 24 febbraio 1994 agli articoli sopracitati sia lo stesso art. 314 comma 4^ del
d.lgs. 297/94 che precisa proprio che :”All'individuazione dell'alunno come persona
handicappata ed all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi
funzionale fa seguito un profilo dinamico-funzionale, ai fini della formulazione di un
piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con
la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità
sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale docente specializzato della
scuola con la partecipazione del docente operatore psico-pedagogico individuato
secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le
caratteristiche fisiche, psichiche, sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le
difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di
recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e
progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona
handicappata.”

Ricapitolando, quindi, si deve affermare che in punto di fatto la scuola era in possesso di
un atto proveniente dal competente servizio della struttura pubblica, cui la legge
demanda l’individuazione dei soggetti handicappati, che diagnosticava un handicap.
Questo è innegabilmente l’inizio per la concessione di tutte le provvidenze previste dalla
legge per gli alunni handicappati. La scuola avrebbe potuto pretendere dalla suddetta
struttura pubblica gli ulteriori adempimenti, fornendo all’uopo la propria necessaria
collaborazione ed eventualmente chiedendo che l’individuazione suddetta venisse
riformulata secondo modalità particolari, ma non poteva continuare ad ignorare di essere
in possesso di un atto che individuava un suo alunno come soggetto handicappato, che è
la terminologia normativamente corretta in luogo di quella di “certificazione ex lege
104/92” che sembra fare riferimento alla necessità di un’etichetta precisa. Le finalità
perseguite dalla suddetta legge sono invece assolutamente inconciliabili con una
qualsiasi etichettatura: tanto è vero che il legislatore si è premurato di precisare che agli
effetti dell’individuazione dei soggetti portatori di handicap in ambito scolastico e per le
conseguenti misure atte a favorire la loro riuscita negli studi non si deve assolutamente
passare per la certificazione dell’handicap ad opera delle commissioni mediche ex l.
295/1990. Si vuole invece una procedura quantomai informale, dinamica e collaborativa
tra USL, scuola e famiglia che permetta di identificare i mezzi per favorire la auspicata
integrazione scolastica e quindi per garantire la stessa realizzazione del diritto
all’istruzione. La stessa normativa scolastica poi chiarisce che il sostegno non è l’unica
risposta possibile alle necessità dell’alunno individuato come handicappato, quali
dovranno essere ovviamente precisate anche nel piano educativo individualizzato. Il
sostegno è sicuramente uno dei mezzi a disposizione ma non l’unico possibile, tanto è
vero che l’art. 315 del d.lgs 297/94 afferma che il sostegno deve essere garantito, e l’uso
del termine chiarisce che si tratta di un obbligo della scuola cui corrisponde un diritto
dell’alunno e non un suo dovere. La stessa norma poi chiarisce quali altri mezzi possono
ritenersi necessari per realizzare l’integrazione scolastica, tra cui in particolare, figurano:
“b) la dotazione alle scuole di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni
altra forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi
funzionali all'effettivo esercizio del diritto allo studio, anche mediante convenzioni con
centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e
adattamento di specifico materiale didattico;” e l’art. 318 prevede l’adozione di
particolari modalità per la valutazione del rendimento e prove d'esame degli alunni
handicappati che rispondono alle scelte effettuate con la preparazione del piano
educativo individualizzato, tant’è che si dispone che:”1. Nella valutazione degli alunni
handicappati da parte dei docenti è indicato, sulla base del piano educativo
individualizzato, per quali discipline siano stati adottati particolari criteri didattici, quali
attività integrative e di sostegno siano state svolte, anche in sostituzione parziale dei
contenuti programmatici di alcune discipline.

2. Nella scuola dell'obbligo sono predisposte, sulla base degli elementi conoscitivi di cui
al comma 1, prove d'esame corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonee a valutare
il progresso dell'allievo in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento
iniziali.

3. Nell'ambito della scuola secondaria superiore, per gli alunni handicappati sono
consentite prove equipollenti e tempi più lunghi per l'effettuazione delle prove scritte o
grafiche e la presenza di assistenti per l'autonomia e la comunicazione.

4. Gli alunni handicappati sostengono le prove finalizzate alla valutazione del


rendimento scolastico, comprese quelle di esame, con l'uso degli ausili loro
necessari.”

Nulla vieta pertanto che il piano educativo individualizzato si limiti ad evidenziare la


necessità di raggiungere gli obiettivi scolastici con l’ausilio solo di particolari
attrezzature tecniche e sussidi didattici e di particolari metodologie di insegnamento.
Questo era pertanto ciò che la scuola avrebbe dovuto fare, in risposta, tra l’altro, alla
precisa istanza avanzata dai genitori dell’alunno il 19 ottobre 2000 di fornire il piano
educativo individualizzato, invece di continuare a ripetere loro che l’alunno non poteva
ritenersi certificato, erroneamente collegando l’onere di certificazione con un inevitabile
conseguente sostegno (che nel caso di specie gli stessi esperti sconsigliavano) e così
stimolando la risposta negativa dei genitori, risposta negativa che era, tra l’altro, del tutto
irrilevante perché contraddetta dal fatto che gli stessi avevano già formalmente prodotto
documentazione atta a dimostrare che l’alunno era stato individuato come persona
handicappata.

In realtà il comportamento della scuola risulta oltremodo confuso e contraddittorio


perché, se da un lato mostra di aver preso atto dell’handicap e dei suggerimenti forniti
dagli esperti riguardo alle metodiche didattiche da adottare, si continua tuttavia a negare
la formale rilevanza giuridica dell’handicap, tant’è che, ad esempio, nella lettera
17.1.2001 indirizzata dal Presidente del consiglio di classe ai genitori dell’alunno ed al
dott. Giuseppe Bortolan Pirona ( che peraltro non è un consulente privato dei familiari
bensì il neuropsichiatra della Azienda sanitaria n. 4 che risulta aver firmato la relazione
clinica d’aggiornamento 16.10.2000) si conferma che continueranno ad essere adottati
per l’allievo “...come per il passato, gli stessi accorgimenti e gli stessi strumenti a
disposizione, idonei al conseguimento degli obiettivi formativi e didattici”, ma poi si
conclude affermando che “La non certificabilità a norma della legge 104/92 comporta
tuttavia dei limiti quantitativi nella produzione delle verifiche scritte e orali, anche in
vista dell’espletamento degli esami di stato di licenza media.”. In sostanza sembra di
capire che gli organi scolastici ritengano di essere stati fin troppo buoni e volonterosi e
di aver fatto fin più di quello che loro competeva mentre in realtà tutta la delicata
vicenda è stata gestita in maniera errata, dimenticando che la legge finalizzata
all’integrazione dell’handicappato anche ai fini della tutela del suo diritto allo studio gli
conferisce diritti e garanzie cui corrispondono obblighi a carico delle strutture
scolastiche e non, come già puntualizzato, dell’alunno handicappato che non assume
obblighi ulteriori a quello di studio e frequenza comuni a tutti gli altri alunni e che deve
anzi vedere i suddetti obblighi contenuti all’interno di un percorso particolare quale
venga delineato dal piano di studio individualizzato.

Come si è visto prima, quindi , l’individuazione dell’alunno come handicappato va


seguita dalla preparazione di un piano educativo individualizzato che, se può o meno
comportare il ricorso all’insegnante di sostegno, ben può portare anche a prove d’esame
strutturate in maniera da rispondere alle particolari necessità dell’alunno.

Tutto il comportamento della scuola non risulta quindi rispettoso della normativa relativa
all’integrazione scolastica ed alla realizzazione del diritto allo studio dei soggetti
handicappati e, in particolare, per quanto qui rileva, se può ritenersi corretto l’aver
sottoposto l’alunno che non aveva frequentato la scuola dal 17-1-2001, senza che tale
mancata frequenza potesse ascriversi all’handicap di cui era portatore, a prove di
idoneità per l’ammissione all’anno successivo, l’effettuazione di dette prove non poteva
comunque non tener conto dei particolari accorgimenti ritenuti necessari per ovviare
all’handicap di cui risultava portatore. Risulta invece, anche per pacifica ammissione
della scuola, che le prove sono state svolte senza l’ausilio dei sussidi che pure gli erano
stati concessi nell’ambito del normale lavoro di classe. E’ peraltro evidente che, essendo
rimessa all’autonomia scolastica la strutturazione degli esami di idoneità alla classe
successiva, la denominazione di esami di idoneità o di prove suppletive, peraltro relative
a tutte le discipline, non cambia la sostanza delle cose: il fatto cioè che l’alunno, essendo
stato individuato come handicappato, aveva diritto a venir valutato mediante delle prove
effettuate con tutti gli accorgimenti concordati con il servizio che l’aveva in cura o
quantomeno da questo suggeriti E’ comunque evidente che prove suppletive relative a
tutte le discipline che siano destinate a concludersi con un giudizio di ammissione o non
ammissione di fatto equivalgono a esami di idoneità alla classe successiva. In ogni caso,
per quanto concerne il figlio dei ricorrenti, l’obbligo di non seguire per lo svolgimento di
tali prove criteri diversi da quelli seguiti nelle prove normali, derivava comunque non
dall’art 8 dell’O.M. n. 90 del 21 maggio 2001 ma dal fatto che trattavasi di alunni
individuato come soggetto handicappato. Egli aveva pertanto titolo ad ottenere quanto
previsto dalle norme a favore degli alunni in situazione di handicap, dato che la
normativa che prevede le modalità da seguire per garantire il diritto allo studio degli
alunni handicappati è normativa speciale e, in quanto tale, destinata a prevalere su
qualsiasi disposizione della normativa generale con cui possa venirsi a trovare in
conflitto. Nel caso di specie, pertanto, la scuola non poteva ritenersi esentata
dall'obbligo di strutturare le prove con le particolari modalità rese neccessarie
dall'handicap del ragazzo nemmeno invocando il diritto di considerare l’alunno come
candidato privatista, non ritenendolo più alunno interno ai sensi dell’art. 15, u.c. del R.D.
4 maggio 1925 n. 553, avendo egli cessato la frequenza prima del 15 marzo; infatti, in
ogni caso, l’obbligo di strutturare le prove in armonia con quanto previsto per il suo
handicap gli derivava comunque dagli artt 181 e 318 del d.lgs 297/94. Ne consegue che
il figlio dei ricorrenti non poteva essere sottoposto a prove effettuate con modalità
diverse da quelle che avrebbero dovuto essere seguite per le verifiche cui poteva essere
sottoposto durante l’anno; queste infatti, a norma del già citato art. 318 dovevano servire
a valutare, sulla base degli elementi conoscitivi di cui al comma 1 della predetta norma,
il progresso dell'allievo in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento
iniziali, considerazione prioritaria che quindi, nel caso di alievo individuato come
handicappato, impedisce di poterlo considerare tout court come candidato privatista e di
prescindere dalle pregnanti attenzioni dovute al suo handicap.

Nei termini sopraprecisati il ricorso è fondato e deve essere accolto.

Le spese possono comunque essere compensate tra le parti data la sostanziale novità
della pronuncia e delle questioni giuridiche trattate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia, respinta ogni


contraria istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, lo
accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Così deciso in Trieste, in Camera di Consiglio, il 25 ottobre 2001.

Il Presidente L'Estensore

Il Segretario

Depositata nella segreteria del Tribunale


il 31 ottobre 2001