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LO SPIRITO DELLE LEGGI

PARTE SECONDA
LIBRO NONO

Le leggi nel loro rapporto con la parte difensiva

CAP I: Come le repubbliche provvedono alla loro sicurezza

Se una repubblica è piccola può perire per l'attacco di una potenza esterna, se è grande
per un dissidio interno. Questo problema vale indistintamente per i governi dispotici e i
governi aristocratici1. Il rimedio costituito per non far scivolare sempre qualsiasi repubblica
in un governo monarchico/dispotico è la repubblica federativa ovvero un'associazione di
stati che confluiscono in un unico stato più grande, teoricamente allargabile
indefinitamente.

Roma, le città della Grecia, l'Olanda e la Germania "attuali" sono tutti esempi di stati
confederati che hanno funzionato nella storia. La stessa Roma fu arrestata nella sua
espansione solo quando incontrò a sua volta altre confederazioni.

Un tempo poi, la necessità di associazioni fra città era quantomai necessaria, poiché in
caso di conquista non ne andava solo della libertà, ma anche del possesso di tutte le
proprietà individuali.

Questa forma di SR può mantenersi stabile poiché, in caso di disequilibrio, abuso,


eccessiva presa di potere da parte di uno stato, gli altri possono immediatamente
intervenire a controbilanciare ed aggirare il pericolo. questo governo ha internamente i
vantaggi della repubblica, ma esternamente quelli della monarchia.

Riassunto
➔ Una Repubblica piccola può perire per un attacco dall'esterno, una grande per un
collasso interno. In ogni caso(sia GR o GA) si rischia lo scivolamento verso la
Mon/Disp.

➔ La soluzione a questo problema è la REPUBBLICA. FEDERATIVA. la quale consiste in


un'unione fra piccoli stati democratici, in teoria allargabile indefinitamente.

➔ Questo tipo di GR, un tempo fondamentale per la difesa delle proprietà individuali da
attacchi esterni, garantisce un equilibrio in caso di presa di potere da parte di uno stato,
o di abuso, mediante l'intervento degli altri membri.

1 D'ora in avanti : GD=Governi Dispotici, GM=Governi Monarchici, GA=Governi Aristocratici, GR=Governi


Democratici (Repubblicani)
CAP II: Che la costituzione federativa deve essere formata da stati della stessa natura,
sopratutto da stati repubblicani.

Lo spirito dei GM è la guerra e il desiderio di ingrandirsi, quello dei GR la pace e la


moderazione. Governi di questi due tipi non possono essere riuniti in una RF se non a
costo di una forzatura (cfr. . Germani in cui in pratica c'è un monarca assoluto)

CAP III: Altri requisiti richiesti nella repubblica federativa.

In una RF non si possono associare altri stati senza avere prima il loro consenso.

Inoltre è buona norma che i voi ed i seggi per ciascuna città siano dati proporzionalmente
alla grandezza di ciascuna di esse.

CAP IV: Come i governi dispotici provvedono alla loro sicurezza.

Un governo dispotico provvede alla propria sicurezza esattamente al contrario di un GR:


vale a dire isolandosi, devastando i propri confini in modo da rendere il cuore di sé stesso
inaccessibile e protetto. In alternativa spesso ricorre all'assegnamento di province lontane
ad un feudatario.

CAP V: Come la monarchia provvede alla propria sicurezza.

La monarchia ricorre all'uso di PIAZZEFORTI sui propri confini

CAP VI: Della forza difensiva degli stati in generale

Affinché uno stato sia forte occorre che esista un preciso rapporto tra la rapidità con la
quale può essere colpito e quella con la quale si può sventare un eventuale attacco.

Se uno stato ha le giuste dimensioni (come la Spagna o ancora meglio la Francia, che ha
in più il vantaggio di avere la propria capitale perfettamente centrata) sarà sempre
possibile spostare le truppe con marce forzate in pochissimo tempo. Viceversa, se è
troppo esteso, sarà sempre un problema muovere le truppe dove ce n'è bisogno, e questo
incoraggerà i militari che desiderano una ribellione a muoversi con lentezza, aumentando i
rischi per il paese. Inoltre confini maggiori significano maggiori possibilità di essere
attaccati.

Così come i monarchi devono avere saggezza per aumentare la propria potenza, non
devono avere meno prudenza nel limitarla.

CAP VII: Riflessioni

I nemici di un principe che abbia regnato lungamente potrebbero accusarlo di voler


instaurare un progetto di monarchia universale. Ma nella realtà il suo vantaggio maggiore
sono state le sconfitte, che lo hanno reso il monarca più potente d' Europa, piuttosto che
l'unico.

CAP VIII: Caso nel quale la forza difensiva di uno Stato è inferiore a quella offensiva.

In tal caso uno stato si troverà nella condizione di dover inviare le proprie forze lontano per
sedare dei dissidi, e si troverà pertanto in estrema vulnerabilità al suo interno per le
potenze straniere. Ovviamente questo è il caso di stati dal territorio troppo esteso.

CAP IX: Della forza relativa degli stati

Ogni grandezza, ogni forza, ogni potenza è relativa. Nell'aumentare la grandezza assoluto
bisogna far attenzione a non diminuire la grandezza relativa. La Francia sotto Luigi XIV
raggiunse il suo punto di massima grandezza relativa, poiché gli altri stati europei intorno
non avevano raggiunto ancora una monarchia, o comunque un governo altrettanto forte.

CAP X: della debolezza degli stati confinanti

Quando uno stato si trova ad essere confinante con uno che è in piena decadenza il primo
stato non deve affrettarsi ad accelerarne la fine. Questa situazione infatti è la più
desiderabile possibile, poiché il secondo stato si prende per sé tutte le sventure che
potrebbero cadere sul primo, ed è raro che, conquistando uno stato in una condizione del
genere si possa guadagnare in potenza assoluta quanto si perde in potenza relativa.

Riassunto (II-X)
➔ GR e GM non possono riunirsi in una confederazione, poiché spirito del primo è la pace,
del secondo la guerra. (II)

➔ In una RF non si possono associare altri stati senza avere prima il loro consenso, e i seggi
e i voti vanno distribuiti proporzionalmente alla grandezza di ciascuna R. confederata. (III)

➔ Un governo dispotico provvede alla propria sicurezza desertificando i propri confini e


isolando il cuore del proprio impero. Oppure assegnando ad un dignitario terre molto
lontane. (IV)

➔ La monarchia invece provvederà a disporre delle piazzeforti sui propri confini. (V)

➔ Affinché uno stato sia forte occorre che esista un preciso rapporto tra la rapidità con la
quale può essere colpito e quella con la quale si può sventare un eventuale attacco: difatti
in un territorio troppo vasto sarà impossibile far muovere le truppe a marce forzate in tempi
rapidi, così come spronare all'azione eventuali comandanti in vena di ribellarsi all'autorità.
Inoltre maggiori confini implicano maggiori probabilità di essere attaccati. (VI)

➔ Un monarca accusato di voler essere “monarca universale” in realtà è “solo”il monarca più
potente d' Europa, piuttosto che l'unico. (VII)

➔ Uno stato troppo esteso che invii le proprie truppe lontano per sedare dissidi sarà
vulnerabile ad attacchi esterni. (VIII)

➔ Ogni grandezza, ogni forza, ogni potenza è relativa. Nell'aumentare la grandezza assoluto
bisogna far attenzione a non diminuire la grandezza relativa. (IX)

➔ Quando uno stato confina con uno in decadenza, deve guardarsi dall'approfittarsi di
quest'ultimo, poiché, oltre a ricevere su di se le sventure di questo, non recupererebbe in
potenza assoluta. ciò che perderebbe in potenza relativa. (X)
LIBRO DECIMO

Delle leggi nel loro rapporto con la forza offensiva

CAP I: Della forza offensiva.

La forza offensiva è regolata dal diritto delle genti, che altro non è che la legge politica
delle nazioni nel loro rapporto l'una con l'altra.

CAP II: Della guerra.

Per gli stati il diritto di fare una guerra difensiva è paragonabile alla legittima difesa per i
singoli uomini. Tuttavia gli uomini al posto dell'attacco possono ricorrere ai tribunali,
ragion per cui l'uccisione consentita solo in difesa della propria vita e solo se quest'ultima
fosse compromessa nell'attesa dei mezzi di giustizia, al contrario le nazioni possono in
certi casi muovere una guerra preventiva, qualora si ritengano minacciati da un altro stato
e che indugiare nella pace potrebbe segnare la loro inequivocabile distruzione. Da ciò ne
consegue che gli stati più piccoli hanno ovviamente maggior diritto di muovere guerra. Il
diritto di guerra deriva perciò da un rigido rispetto del giusto, e ma può essere fondata su
principi arbitrari di gloria. Se un sovrano infatti conducesse la guerra solamente per la
propria gloria in caso di vittoria avrebbe si accresciuto il suo prestigio militare, ma allo
stesso tempo diminuito quello legato alla fama della sua giustizia.

Riassunto (I-II)
➔ La forza offensiva è regolata dal diritto delle genti, ovvero dalla legge politica delle nazioni
nel loro rapporto l'una con l'altra. (I)

➔ Per gli stati il diritto di fare una guerra difensiva è paragonabile alla legittima difesa per i
singoli uomini. (II)

➔ A differenza degli uomini, i quali per lanciare un'offesa possono ricorrere ai tribunali, gli stati
possono fare una guerra preventiva, qualora vedano compromessa la loro esistenza nel
protrarre la pace. (II)

➔ Gli stati più piccoli quindi hanno maggior diritto di muovere guerra. (II)

➔ Il diritto di guerra deriva da un rigido rispetto del giusto, e non può essere basarsi su
principi arbitrari di gloria. (II)

➔ Se un sovrano muove guerra per la propria gloria, la fama che ne ricaverebbe sarebbe
controbilanciata dalla perdita di quella sulla sua giustizia. (II)

CAP III: Del diritto di conquista


Dal diritto di guerra deriva quello di conquista, e ne deve seguire lo spirito.

Quando un popolo viene conquistato, il diritto del conquistatore segue 4 tipi di legge:

1. Legge di natura, ovvero tutto tende alla conservazione della specie

2. Legge del lume naturale, ovvero non fare agli altri quello che non vorremo fosse fatto a noi

3. La legge che forma le società politiche, le quali non sono limitate nella durata dalla natura

4. La legge ricavata dalla cosa stessa.

Uno stato che ne abbia conquistato un altro quindi può comportarsi in uno di questi 4
modi:

1. Continua a governarlo secondo le sue (precedenti) leggi, e non assume che l' ESERCIZIO
del governo civile e politico

2. Gli impone le proprie leggi, quindi un nuovo governo civile e politico

3. Ne distrugge la struttura sociale e la disperde in mezzo alle altre.

4. Ne stermina carinamente tutti i cittadini.

Il N°1 è più conforme all'attuale diritto delle genti, il N°4 al modo di fare dei Romani.

Sebbene alcuni scrittori, esaminando certi casi particolari siano arrivati a supporre un
determinato diritto di uccidere da parte dei conquistatori, tale diritto è assolutamente
inammissibile a conquista avvenuta, poiché i conquistatori non si trovano né nella
condizione di doversi difendere, né in quella di doversi conservare. Questa lettura erronea
deriva dall'idea che se il conquistatore può (e in effetti può) distruggere una società, allora
può distruggerne anche i cittadini. Massima evidentemente, per natura, assurda. La
società è qualcosa di più degli uomini stessi: è la loro unione. Allo stesso modo molti
hanno fatto derivare il diritto di schiavitù da quello di conquista/uccisione. Massima
altrettanto falsa, sebbene, una certa schiavitù possa essere ammessa ai fini di garantire la
conservazione. La schiavitù, in questo caso deve assolutamente essere temporanea,
infatti al mutare dei costumi e al definitivo livellarsi e mescolarsi delle due culture, il popolo
schiavo deve semplicemente essere reso suddito, e la storia è piena di esempi di questo
tipo (Goti sui romani, Franchi sui Sassoni...)

Riassunto
➔ Dal diritto di guerra deriva quello di conquista, e ne deve seguire lo spirito.

➔ Quando un popolo viene conquistato, il diritto del conquistatore segue 4 tipi di legge:

1. Legge di natura

2. Legge del lume naturale,

3. La legge che forma le società politiche

4. La legge ricavata dalla cosa stessa.


➔ Uno stato che ne abbia conquistato un altro quindi può comportarsi in uno di questi
4 modi:

1. Assume solo l' ESERCIZIO del governo civile e politico continuando a governarlo secondo
le sue leggi.

2. Gli impone un nuovo governo civile e politico.

3. Ne distrugge la struttura sociale e la disperde in mezzo alle altre.

4. Ne stermina carinamente tutti i cittadini.

➔ Dal diritto di conquistare non ne segue mai quello di uccidere. Una società può essere
distrutta, ma i suoi membri no. Società=unione dei cittadini≠insieme dei singoli cittadini.

➔ Lo stesso vale per il diritto di schiavitù, la quale però può essere applicata per garantire il
diritto di conservazione, purché col passare del tempo ed il mescolarsi delle due civiltà gli
schiavi divengano sudditi.

CAP IV: Alcuni vantaggi dei popoli conquistati.

In realtà l'essere conquistati può portare dei vantaggi.

Infatti uno stato al momento in cui viene conquistato tende a non trovarsi esattamente nel
suo momento migliore, spesso è oppresso da leggi e dalle imposte, e spesso essere posto
sotto un governo che non deve rispondere che al proprio sovrano può facilmente allentare
questo regime e correggere gli abusi. E' sicuramente anche una responsabilità del
conquistatore quella di porre un parziale rimedio ai mali che ha fatto. Il diritto di conquista
può essere definito un diritto necessario, legittimo e infelice che lascia sempre da saldare
un debito immenso verso la natura umana.

CAP V: Gelone, Re di Siracusa.

Quando Gelone fece un trattato di pace con i Cartaginesi, proibì loro di immolare i fanciulli.
Fu un gesto in favore del genere umano.

CAP VI: Di una repubblica che conquista.

E' del tutto contro la natura delle cose che in una Costituzione federale (d'ora in poi CF)
uno degli stati tenti di assoggettarne un alto, anche se può accadere nelle CF in cui si
mischiano GR e GM. E' altrettanto contro natura che un GR conquisti uno stato se non per
farlo entrare nella sua propria democrazia. Infatti se si aspettasse di rendere suddito
questo nuovo stato il GR dovrebbe inviare laggiù dei dignitari dotati di grandi poteri , con
conseguente squilibrio e pericolo per esso. (per questo motivo Annibale non ricevette più
rinforzi in Italia)

CAP VII: Continuazione del medesimo argomento.

La conquista da parte di un GR è sempre pesante per lo stato che la subisce, egli si trova
infatti sotto un governo apparentemente come quello monarchico, ma in realtà molto più
severo. Tutto quanto detto finora vale in caso di GA.
CAP VIII: Continuazione del medesimo argomento.

Quando un GR tiene un popolo sotto il proprio dominio essa deve in ogni modo riparare
agli inconvenienti che possono nascere dalla cosa, dando ad essa un buon diritto politico
e leggi civili (come Genova e la sua amnistia verso i Corsi).

Riassunto (IV-VIII)
➔ Uno stato al momento in cui viene conquistato spesso è oppresso da leggi e dalle imposte,
perciò essere posto sotto un governo che non deve rispondere che al proprio sovrano può
facilmente allentare questo regime e correggere gli abusi. Questa è una vera e propria
responsabilità del conquistatore. (IV)

➔ In una CF è vietato per uno degli stati assoggettarne un altro. Tuttavia se la CF è mista (GR
e GM) quanto detto può accadere. (VI)

➔ Un GR deve conquistare un altro stato solo se intende renderlo parte della propria
repubblica. Altrimenti per controllarlo occorrerebbe dare un potere eccessivo e pericoloso a
dei dignitari. (VI)

➔ La conquista da parte di un GR ha tutti gli svantaggi per i conquistati sia di un GM, sia di un
GR ed è perciò molto pesante. (VII)

➔ Se un GR tiene un popolo sotto di sé deve in ogni modo dargli leggi e diritti atti a restituirgli
la dignità. (VIII)

CAP IX: Di una monarchia che conquista all'intorno.

Se un GM riesce ad agire a lungo prima di essere indebolito dalla sua stessa grandezza
può diventare temibile. Un GM deve conquistare solo finché può restare nei limiti naturali
della sua forma di governo. Durante la conquista nel novo stato devono essere cambiati
solamente l'esercito e il nome del sovrano, leggi, tribunali,costumi e privilegi devono
restare i soliti. I nuovi territori devono essere trattati con mitezza: nello stato ideale le
province più antiche infatti domo quelle che subiscono maggiormente il peso del governo
della capitale, mentre quelle esterne sono trattate con gentilezza, poiché esse sono la
frontiera e devono restare forti e fedeli al nuovo sovrano. In pratica un regno monarchico
deve avere una capitale lussuosa, le province intorno aride, e quelle ancora più esterne
floride.

CAP X: Della monarchia che conquista un'altra monarchia.

Se la monarchia conquistata è piccola, la si può tenere con l'uso di fortezze, se è grande,


con l'uso di colonie.

CAP XI: Dei costumi del popolo vinto.

In una nazione conquistata è più importante lasciare intatti i costumi del popolo che non le
leggi.

CAP XII: Di una legge di Ciro.

Ciro promulgò una legge che consentiva ai Lidi di compiere solo i mestieri più vili. Una
simile legge pensa solo all'immediata protezione dalle rivolte, non a quella, più
lungimirante dalle invasioni.

CAP XIII: Carlo XII.

Carlo XII di Svezia si ispiro ad Alessandro Magno nel suo progetto di conquista, ma falla
poiché fece affidamento solo sulle forze del proprio regno (e non su quelle dei regno
conquistati), intraprendendo campagne (cfr. . Carlo XII di Svezia si ispiro ad Alessandro
Magno nel suo progetto di conquista, ma fallì poiché fece affidamento solo sulle forze del
proprio regno (e non su quelle dei regni conquistati), intraprendendo campagne (cfr. . . .
Moscoviti) che le sue forze non potevano sostenere. Inoltre, non cercò di soggiogare uno
stato decadente (russai appunto), ma un impero in piena crescita. I moscoviti facevano
scuola delle loro sconfitte con gli svedesi, rafforzandosi ogni volta. Non così fu Alessandro,
il quale, contro i Persiani, mise in atto un progetto simile, ma sensato, poiché era guidato
da una superiorità in guerra e aveva ben compreso il carattere dell'impero Persiano,
troppo grande e orgoglioso per sapersi correggere.

CAP XIV: Alessandro.

Alessandro fu molto cauto nel suo progetto di conquista. Egli non si mosse verso la Persia
se non prima di aver rinsaldato e messo in sicurezza la Macedonia. Non si affidò quasi
mai al caso, e seppe sempre lasciare spazio alle debolezze degli avversari (cfr. . . Tebe)
Muovendosi sempre con grande rapidità. Più di tutti lavorò incessantemente a rinsaldare
gli stati conquistati e ad unire le culture. Favorì ed incoraggio (dando l'esempio egli stesso)
le unioni fra Greci e Persiani, creò molte colonie greche in Persia e mantenne le leggi negli
stati conquistati, spesso lasciandoci pure gli stessi governatori che vi aveva trovato. Pose
dei Macedoni al comando dell'esercito, poiché preferiva il rischio di una piccola
insubordinazione a quello maggiore di una rivolta. Fu inoltre sempre generoso nelle spese
pubbliche e mostrò sempre pentimento per le azioni più riprovevoli (distruzione di
Persepoli ed uccisione di Cito)

Riassunto (IX-XIV)
➔ Un GM deve conquistare solo finché può restare nei limiti naturali della sua forma di
governo. (IX)

➔ Durante la conquista nel novo stato devono essere cambiati solamente l'esercito e il nome
del sovrano, leggi, tribunali,costumi e privilegi devono restare i soliti. (IX)

➔ I nuovi stati devono essere trattati con mitezza: da loro infatti dipende la sicurezza dei
confini del regno. (IX)

➔ Un regno quindi ha: Capitale nel lusso regni confinanti in miseria regni esterni floridi. (IX)

➔ Se la monarchia conquistata è piccola, la si può tenere con l'uso di fortezze, se è grande,


con l'uso di colonie.(X)

➔ In una nazione conquistata è più importante lasciare intatti i costumi del popolo che non le
leggi. (XI)
➔ Carlo XII di Svezia ma fallì nel suo progetto di conquistare la Russia poiché fece
affidamento solo sulle forze del proprio regno (e non su quelle dei regni conquistati),
intraprendendo campagne (cfr. . . Moscoviti) che le sue forze non potevano sostenere.
Inoltre, non cercò di soggiogare uno stato decadente ma un impero in piena crescita. (XII)

➔ Alessandro al contrario fu un abile stratega e non si affrettò mai alla conquista senza prima
essersi assicurato la stabilità e la fedeltà dei regni conquistati.

➔ Anche dopo la conquista di un regno Alessandro lasciò spesso intatte leggi, magistrati e
costumi, favorendo tuttavia la fusione fra culture. Spesso preferì il rischio di una piccola
insubordinazione a quello, più grande, di una rivolta. (XIV)

CAP XV: Nuovi mezzi per conservare la conquista.

Quando una monarchia conquista un grande stato, per moderare il dispotismo e


conservare l'equilibrio può seguire l'esempio della Cina con i Tartari. In questo caso infatti i
tribunali e i corpi militari sono stati ripartiti a metà fra Cinesi e Tartari. Questo ha portato
diversi vantaggi:

1) Ha fatto si che le due forze si tenessero reciprocamente in equilibrio.

2) Ha lasciato ad entrambe le forze potere militare

3) Il popolo conquistatore può spingersi dappertutto senza indebolirsi o perdersi,


resistendo a guerre civili o straniere.

CAP XVI: Di uno stato dispotico che conquista.

Quando la conquista è immensa presuppone il dispotismo. In questo caso l'esercito


disperso nelle provincie non basta. Occorre che ci sia un altro corpo, fedele al despota, e
temuto da tutti. che sia pronto ad intervenire e schiacciare qualsiasi rivolta in ogni parte del
regno.

CAP XVII. Continuazione del medesimo argomento.

Gli stati conquistati da un governo dispotico devono divenire Vassalli. Infatti, se non viene
restituita la corona al principe, i nuovi governatori non saranno capaci di controllare i
sudditi. Al contrario, il despota avrà alleati su cui poter contare.

Riassunto (XV-XVII)
➔ Quando una monarchia conquista un grande stato, per moderare il dispotismo e
conservare l'equilibrio può suddividere le forze militari e i tribunali fra il proprio popolo e
quello conquistato in parti uguali. In questo modo si creerà un equilibrio che garantisce la
conservazione del popolo conquistatore. (XV)

➔ Se la conquista è immensa presuppone il dispotismo. In questo si rende necessaria una


milizia federe al despota che sia in grado di dominare ed intimorire qualsiasi rivolta. (XVI)

➔ Gli stati conquistati da un governo dispotico devono divenire Vassalli. (XVII)


LIBRO UNDICESIMO

Delle leggi che formano la libertà politica, nel suo


rapporto con la costituzione.

CAP I: Principio generale.

Qui si parla delle leggi che formano la libertà politica nel suo rapporto con la costituzione,
poi si parlerà di quelle che la formano nel rapporto con il cittadino

CAP II: Diversi significati dati alla parola libertà.

Molto spesso ci si è serviti della parola libertà per giustificare deposizioni di governi,
insurrezioni, guerre, politiche nazionalistiche; allo stesso modo ci si è serviti di quella
parola per giustificare la forma di governo più consona: in particolar modo attribuendola
incondizionatamente alle repubbliche, e non alle monarchie, confondendo spesso il potere
del popolo con la libertà al popolo.

CAP III: Che cos'è la libertà.

La libertà politica non consiste nel fare ciò che si vuole. In una società in cui esistano delle
leggi la libertà non può consistere che nel poter fare ciò che si deve volere e nel non
essere costretti a fare ciò che non si deve volere

La libertà è ben differente dall'indipendenza. La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le
leggi permettono; Qualora un cittadino potesse fare ciò che esse non permettono non
sarebbe più libero, poiché anche tutti gli altri avrebbero questo potere.

CAP IV: Continuazione del medesimo argomento.

GR e GA non sono stati liberi per natura. La libertà politica si trova negli stati moderati, ma
solo qualora non vi sia abuso di potere. Poiché però chiunque detenga il potere tende ad
abusarne bisogna che il potere freni il potere. Una costituzione dev'essere tale che
nessuno sia costretto a compiere le azioni alle quali la legge non lo costringe, e a non
compiere quelle che la legge gli permette.

CAP V: Del fine dei diversi stati.

Anche se tutti gli stati hanno la conservazione come loro scopo principale, ciascuno ne ha
uno particolare (La guerra per Sparta, L'ingrandimento per Roma, le delizie di un principe
per i governi dispotici, la gloria personale e dello stato per i GM). Uno stato ha per scopo
particolare la libertà politica: l'Inghilterra.

Riassunto (I-V)
➔ La libertà non è caratteristica di un tipo specifico di governo attribuirla al GR è un arbitrio
che confonde il potere del popolo con la libertà al popolo. (II)

➔ La libertà consiste nel poter fare ciò che si deve volere e nel non essere costretti a fare ciò
che non si deve volere. (III)

➔ La libertà è differente dall'indipendenza. La libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi
permettono. (III)

➔ Se un cittadino può fare ciò che le leggi non permettono non è più libero. (III)

➔ GR e GA non sono stati liberi per natura. (IV)

➔ La libertà politica si trova negli stati moderati, ma solo qualora non vi sia abuso di potere.
(IV)

➔ Una costituzione dev'essere tale che nessuno sia costretto a compiere le azioni alle quali la
legge non lo costringe, e a non compiere quelle che la legge gli permette. (IV)

➔ Tutti gli stati hanno la conservazione come loro fine, ma ciascuna ha un suo fine
particolare. (V)

➔ Uno stato ha per scopo particolare la libertà politica: l'Inghilterra. (V)

CAP VI: Della costituzione d'Inghilterra.

Esistono in ogni stato tre tipi di poteri:

- Il potere legislativo

- Il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti

- Il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto civile.

Il primo fa si che il magistrato (o principe) faccia delle leggi o abroghi o corregga quelle già
esistenti.

Il secondo fa si che vanga fatta la pace o la guerra, vengano mandate ambascerie, si


stabilisca la sicurezza.

Il terzo fa si che si puniscano i delitti e i reati dei privati.

Questi poteri sono anche chiamati 1:

Legislativo.

Esecutivo.

Giudiziario.

La libertà politica in un cittadino consiste nella tranquillità di spirito che proviene dalla
convinzione che ciascuno ha della propria sicurezza. Questo presuppone
un'organizzazione di governo che tenga separati questi tre poteri.
1 Distinzione ancora in uso ai giorni nostri.
Se Legislativo ed esecutivo sono riuniti nella medesima persona si ha il rischio di leggi per
tiranneggiare.

Se il Giudiziario è unito al Legislativo il giudice potrebbe farsi leggi ad hoc, diventando così
oppressore.

Se il Giudiziario è unito all'Esecutivo il giudice avrebbe la forza dalla sua, diventando


anche così un oppressore.

Negli SM il principe detiene i primi 2 poteri, ma affida il terzo ai sudditi. Nei governi
dispotici questi tre poteri sono riuniti in un' unica persona, e da qui si origina appunto il
dispotismo.

Anche le Repubbliche italiane, nei quali i tre poteri si trovano riuniti, sono meno libere delle
monarchie europee illuminate1.

I prìncipi che hanno voluto rendersi tiranni hanno cominciato sempre con il riunire questi
tre poteri in sé stessi, spesso riunendo più cariche statali nella loro persona.

Il potere giudiziario deve essere esercitato non da un senato, ma da persone scelte tra il
popolo, solo per il tempo richiesto dal processo, in tal modo ad essere temuta è la
magistratura, non i magistrati.

Inoltre, almeno nei casi d'accusa più gravi bisogna che l'imputato si possa scegliere dei
giudici, o comunque possa rifiutarne un numero sufficientemente elevato da poter
accomodare la sua scelta.

I rimanenti due poteri possono essere assegnati ad un corpo fisso, poiché non agiscono
direttamente sul singolo cittadino.

Se i tribunali devono poter essere composti arbitrariamente, i giudizi che formulano


devono essere quanto più fissi e attinenti alle leggi stesse, in modo da non essere mai
frutto dell'arbitrio dei singolo giudici; allo stesso modo bisogna che giudici ed imputato
siano di condizione sociale simile, affinché non sussista il rischio di un esercizio abusivo
del potere dei primi.

Se il potere legislativo permettesse al potere esecutivo di imprigionare direttamente i


cittadini allora non ci potrebbe essere libertà. 2 Solamente in caso di congiura potrebbe
essere ammesso (in via RIGOROSAMENTE TEMPORANEA) l'arresto ad opera del
potere esecutivo, quale strumento per la salvaguardia della libertà.

Anche se lo spirito di ciascun uomo imporrebbe che tutti i cittadini di uno stato
emanassero direttamente le leggi, questo non può essere fatto (sopratutto negli stati più
grandi), per problemi pratici, che da una rappresentanza scelta. Tale rappresentanza
converrebbe sempre sceglierla in loco, affinché possa avere ben chiare le esigenze
particolari del proprio territorio. Il vantaggio di avere dei rappresentanti infatti è quello che

1 La situazione delle Repubbliche italiane non è temibile come nei governi dispotici dell'oriente, perché in esse spesso
esistono vari tribunali che finiscono per moderarsi vicendevolmente; tuttavia essi sono composti da magistrati della
solita provenienza, fatto questo che risulta sempre in un potere unico.
2 Tranne nel caso di un'accusa passibile di pena capitale, nel qual caso sarebbero sottoposti direttamente alla legge.
sono capaci di discutere di pubblici affari, a differenza del popolo (e ciò è uno dei limiti
della democrazia.)

I rappresentanti del popolo è sufficiente che ricevano solamente istruzioni di tipo generale,
per non rallentare troppo la macchina statale.

Nelle antiche repubbliche tutto il popolo partecipava direttamente del potere esecutivo,
cosa in cui ne è completamente incapace. L'unico compito che deve spettare al popolo è
quello di eleggere i propri rappresentanti, del resto lo stesso corpo rappresentativo non
può prendersi i compiti del potere esecutivo, ma semplicemente emanare, abrogare o
correggere leggi (potere legislativo), perché è il solo organo in grado di poter svolgere
bene questo compito.

Le persone che godono di particolari vantaggi derivanti dalla loro condizione sociale non
possono venir equiparati al resto del popolo: la libertà per loro diventerebbe schiavitù. Per
la maggior parte di essi la legislazione deve essere proporzionata ad altri vantaggi che
hanno nello stato, e questo può avvenire se formano un corpo autonomo che può
arrestare le iniziative della rappresentanza popolare e viceversa (cfr. . . camera dei Lord).

Pertanto il potere legislativo deve essere affidato sia al corpo dei nobili, sia a quello
del popolo, che dovranno riunirsi indipendentemente ed indipendentemente deliberare
ciascuno secondo i propri interessi particolari.

Poiché potere legislativo e potere esecutivo (il giudiziario in un certo senso abbiamo visto
essere nullo) necessitano di un potere regolatore, un consiglio di nobili funge ad hoc a
questo scopo.

Un corpo di nobili deve poter essere ereditario, in conformità con la natura dei titoli stessi,
ma anche a maggiore garanzia dei propri interessi, tuttavia, nelle questioni in cui potrebbe
essere indotto (direttamente o mediante corruzione) a seguire i propri interessi deve poter
essere dotato solamente di potere d'interdizione e non della facoltà di promulga.

La facoltà di statuire viene definita come la capacità di scrivere o correggere leggi

La facoltà di impedire è la capacitò di bloccare una legge creata o riveduta da qualcun


altro. La facoltà di approvare una legge altro non è che la negazione di questa facoltà
particolare.

Il potere esecutivo è bene che stia nelle mani di un monarca poiché è una parte del
governare che necessita di un'applicazione immediata, ed è meglio se concentrata nelle
mani di uno solo (all'esatto contrario del potere legislativo).

Ovviamente se il potere esecutivo fosse nelle mani dei legislatori non ci sarebbe più libertà
poiché questi ultimi potrebbero esercitare l'uno e l'altro potere a loro discrezione.

Inoltre se il corpo legislativo non fosse coinvolto per un lungo periodo di tempo verrebbe a
mancare la libertà poiché il potere legislativo o sarebbe in mano all'anarchia oppure
cadrebbe in mano al potere esecutivo, diventando un potere assoluto (oppressivo).

Non c'è necessità che il corpo legislativo sia sempre riunito, infatti cosi impiegherebbe
tempo e risorse al potere esecutivo che si troverebbe unicamente concentrato a difendere
le proprie prerogative di eseguire, piuttosto che limitarsi a farlo.

Inoltre un corpo legislativo perpetuo comporterebbe una crescente sfiducia da parte del
popolo, il quale, in caso di insoddisfazione deve poter riporre le speranze in un corpo
futuro.

Il corpo legislativo non deve riunirsi di propria iniziativa, poiché è dotato di volontà ed
esistenza solamente quando è riunito.

Il corpo legislativo1 deve riunirsi per decisione unanime, altrimenti non si potrebbe mai dire
quale parte si sia riunita a forza.

Allo stesso modo non deve aggiornarsi autonomamente, poiché in questo caso
rischierebbe di non volersi aggiornare mai.

Spetta al potere esecutivo stabilire, in base alla sua conoscenza delle singole circostanze,
quando il CL deve riunirsi e per quanto tempo.

Il potere esecutivo deve avere facoltà di arrestare le iniziative del CL, altrimenti
quest'ultimo può appropriarsi anche di altri poteri, ma non deve valere il contrario poiché il
potere esecutivo ha già dei limiti per natura e si applica sempre ad oggetti momentanei.
Tuttavia al potere legislativo spetta la facoltà di esaminare l'operato del potere esecutivo,
ma non di giudicare la persone del potere esecutivo, perché in un caso del genere lo stato
non sarebbe affatto una monarchia, ma solo una repubblica mal amministrata. Inoltre
nessun monarca può agire male se non dietro influenza dei suoi cattivi consiglieri, ed essi
possono sempre essere ricercati e puniti.

IL potere giudiziario non si deve mai trovare legato al potere legislativo, fatto salvo per tre
casi eccezionali:

1) Il giudizio dei nobili: poiché ogni giudizio, per poter essere amministrato secondo libertà
deve comprendere una giuria di pari grado all'imputato, un nobile non può essere giudicato
dal popolo (che ne farebbe oggetto di rivalsa), ma da una parte del corpo legislativo.

2) Talvolta può accadere che una legge sia, in qualche caso, troppo rigorosa. Poiché i giudici
sono semplici “esecutori passivi” delle leggi, in questi casi sta al CL modificare una legge
per moderarne l'applicabilità.

3) Se qualcuno compisse un delitto tale che i magistrati costituiti non sapessero o volessero
punire, il potere legislativo nella parte del popolo si farà, in questo caso accusatore. Ma
allora suo tribunale non potrà essere la magistratura eletta ordinariamente, ma la parte del
CL composta da nobili, che sarà mossa da interessi simili.

Il potere esecutivo può prendere parte al potere legislativo solo attraverso la sua facoltà di
impedire2, ma il potere legislativo non deve in nessun modo prendere parte al potere
esecutivo.

Ecco pertanto svelata la struttura del governo fin qui descritto: Due corpi costituiscono il

1 D'ora in avanti CL
2 D'ora in avanti Fdi
potere legislativo e sono vicendevolmente tenuti a freno dalla reciproca Fdi. A loro volta
sono gestiti dalla Fdi del potere esecutivo, il quale, per sua natura è vincolato al potere
legislativo stesso.

Questi tre poteri, che dovrebbero in condizioni normali essere costretti all'inazione e al
riposo, quando hanno necessità di agire possono solo farlo di concerto fra di loro.

Se il potere esecutivo delibera sull'imposizione di tributi, deve farlo in accordo con la


rappresentanza del popolo. Il potere legislativo d'altro canto non può legiferare in via
definitiva sui tributi da pagare, come non può farlo per le forze di terra e di mare da
affidare al potere esecutivo.

Per evitare la tirannide da parte di chi detiene il potere esecutivo, occorre che le forze
armate ad esso affidate siano composte dal popolo, e per far ciò o l'esercito è composto
da cittadini che abbiano a sufficienza per poter rispondere della loro condotta davanti agli
altri, e siano arruolati massimo per un anno, oppure che il potere legislativo possa
sciogliere l'esercito se formato da truppe permanenti. E' inoltre necessario che i soldati
abitino insieme al resto dei cittadini e non nelle caserme.

Una volta formatosi l'esercito deve dipendere esclusivamente dal potere esecutivo, poiché
per sua natura disprezzerebbe il comando del potere legislativo, e si scivolerebbe in un
governo di tipo militare.

Poiché tutte le cose umane hanno un termine questo governo perirà, forse per corruzione
del potere legislativo rispetto al potere esecutivo.

La libertà quindi è ben stabilita dalle leggi degli inglesi, (sebbene non si possa affermare
ce essi ne godano attualmente)

Riassunto (VI)
➔ Esistono in ogni stato tre tipi di poteri:

1) - Il potere legislativo: Creazione delle leggi

2) - Il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto delle genti: Applicazione delle
leggi.

3) - Il potere esecutivo delle cose che dipendono dal diritto civile: potere GIUDIZIARIO

➔ La libertà politica in un cittadino consiste nella tranquillità di spirito che proviene dalla
convinzione che ciascuno ha della propria sicurezza. Questo presuppone
un'organizzazione di governo che tenga separati questi tre poteri.

➔ Negli SM il principe detiene i primi 2 poteri, ma affida il terzo ai sudditi. Nei governi dispotici
questi tre poteri sono riuniti in un' unica persona, e da qui si origina appunto il dispotismo.

➔ Le repubbliche italiane, nei quali i tre poteri sono riuniti, sono meno libere delle monarchie
europee illuminate.

➔ Il potere giudiziario deve essere esercitato da persone scelte tra il popolo,e solo per
il tempo richiesto dal processo.
➔ Si deve temere la magistratura, non i magistrati.

➔ Bisogna inoltre che l'imputato si possa scegliere i giudici.

➔ I rimanenti due poteri possono essere assegnati ad un corpo fisso.

➔ Generalmente il P.L. non può permettere al potere esecutivo di imprigionare direttamente i


cittadini Solamente in caso di congiura può essere ammesso temporaneamente, quale
salvaguardia della libertà.

➔ IL potere legislativo deve sempre essere Affidato ad una rappresentanza dei cittadini, la
quale dovrebbe sempre essere scelta in loco, affinché possa avere ben chiare le esigenze
particolari del proprio territorio.

➔ L'unico compito che deve spettare al popolo è quello di eleggere i propri rappresentanti.

➔ Il CL non può prendersi i compiti del potere esecutivo, ma semplicemente emanare,


abrogare o correggere leggi.

➔ Per le persone appartenenti alle classi sociali più elevate la legislazione deve essere
proporzionata ad altri vantaggi che hanno nello stato, perciò essi formano un corpo
autonomo che può arrestare le iniziative della rappresentanza popolare e viceversa.

➔ Il potere legislativo deve essere affidato sia al corpo dei nobili, sia a quello del popolo.

➔ Un corpo di nobili deve poter essere ereditario, ma nelle questioni in cui potrebbe essere
indotto (direttamente o mediante corruzione) a seguire i propri interessi deve poter essere
dotato solamente di potere d'interdizione e non della facoltà di promulga.

➔ La facoltà di statuire è la capacità di scrivere o correggere leggi.

➔ La facoltà di impedire è la capacitò di bloccare una legge creata o riveduta da qualcun


altro. La facoltà di approvare una legge altro non è che la negazione di questa facoltà
particolare.

➔ Il potere esecutivo deve stare nelle mani di un monarca poiché necessita di


un'applicazione immediata, concentrata nelle mani di uno solo (all'esatto contrario del
potere legislativo).

➔ Se il potere esecutivo è mani dei legislatori questi ultimi possono esercitare arbitrariamente
entrambi i poteri.

➔ Se il corpo legislativo non è coinvolto per un lungo periodo di tempo verrebbe a mancare il
potere legislativo o cadrebbe in mano all'anarchia oppure in mano al potere esecutivo,
diventando un potere assoluto (oppressivo).

➔ Non c'è necessità che il corpo legislativo sia sempre riunito,perché impiegherebbe tempo e
risorse al potere esecutivo

➔ Il corpo legislativo non deve riunirsi di propria iniziativa né aggiornarsi autonomamente e


deve riunirsi per decisione unanime.

➔ Dev'essere il potere esecutivo stabilire quando il CL deve riunirsi e per quanto tempo.
➔ Il potere esecutivo deve avere facoltà di arrestare le iniziative del CL, ma non viceversa.

➔ Al potere legislativo spetta la facoltà di esaminare l'operato, ma non le persone del potere
esecutivo.

➔ IL potere giudiziario non si deve mai trovare legato al potere legislativo, fatto salvo per tre
casi eccezionali:

1) Un nobile non può essere giudicato dal popolo (che ne farebbe oggetto di rivalsa), ma da
una parte del corpo legislativo.

2) Qualora una legge sia troppo rigorosa, e dato che i giudici sono semplici “esecutori passivi”
delle leggi, sta al CL modificare una legge per moderarne l'applicabilità.

3) Se qualcuno compie un delitto tale che i magistrati costituiti non sono in grado punire, il
potere legislativo nella parte del popolo si fa in questo caso accusatore. Allora suo tribunale
dovrà essere la parte del CL composta da nobili.

➔ Il potere esecutivo può prendere parte al potere legislativo solo attraverso la sua facoltà di
impedire, ma il potere legislativo non deve in nessun modo prendere parte al potere
esecutivo.

➔ I due corpi del potere legislativo e sono vicendevolmente tenuti a freno dalla reciproca Fdi.
A loro volta sono gestiti dalla Fdi del potere esecutivo, il quale, per sua natura è vincolato al
potere legislativo stesso.

➔ Se il potere esecutivo delibera sull'imposizione di tributi, deve farlo in accordo con la


rappresentanza del popolo. Il potere legislativo d'altro canto non può legiferare in via
definitiva né sui tributi da pagare,né sulle le forze militari da affidare al potere esecutivo.

➔ le forze armate devono essere composte dal popolo, ovvero è da cittadini sufficientemente
abbienti per poter rispondere agli altri della loro condotta, arruolati massimo per un anno,
oppure un esercito di truppe permanenti, che il potere legislativo possa sempre sciogliere.
E' inoltre necessario che i soldati abitino insieme al resto dei cittadini.

➔ L'esercito deve dipendere esclusivamente dal potere esecutivo,

➔ La libertà quindi è ben stabilita dalle leggi inglesi, (ma non sappiamo se essi ne godano
attualmente)

CAP VII: Delle monarchie che conosciamo.

Le monarchie a noi note non hanno per scopo la libertà come quella da noi appena
descritta (Inglese), ma piuttosto la gloria e l'onore del sovrano, dello stato e dei cittadini.
Tuttavia tali ambizioni possono comunque generare uno spirito di libertà molto positivo. In
questi stati i tre poteri non sono suddivisi e distribuiti come abbiamo visto sopra, ma
godono di una distribuzione particolare che può variare da stato a stato, e a seconda della
quale si può oscillare fra un governo in libertà fino a uno dispotico.

CAP VIII: Perché gli antichi non avevano un'idea ben chiara della monarchia.

L'idea di monarchia degli antichi non contemplava quella di uno stato fondato su un corpo
di nobili o su un'assemblea con un CL formato da una rappresentanza della nazione.
Prima dei Romani non esistevano che repubbliche, perlopiù piccole. L'idea di una
rappresentanza cittadina era limitata solo alle repubbliche federative, dove era comunque
molto diversa dall'idea di una rappresentanza delle classi come nella monarchia. Fu con
l'espansione delle popolazioni germaniche che si creò la forma di governo moderna,
poiché era impossibile controllare tutte le provincie sparse, riunendole in un'unica
assemblea. Da ciò la necessità di avere una rappresentanza. Il primo governo così
formatosi era una monarchia aristocratica che recava con sé l'inconveniente di avere la
plebe sotto schiavitù, ma ben presto quest'ultima fu affrancata e si creò un governo in cui
cittadini, clero e monarca si trovarono in armonia.

CAP IX: Modo di pensare di Aristotele.

Aristotele è un chiaro esempio della confusione nata dall'ignoranza intorno alla distinzione
dei tre tipi di governo. Infatti egli classifica la monarchia in base a caratteristiche
accidentali, (virtù del principe, tirannide, usurpazione) piuttosto che per la costituzione,
arrivando perfino ad includere una repubblica come Sparta fra i cinque tipi di GM.

CAP X: Modo di pensare degli altri autori politici.

Spesso nella storia si è fatto ricorso a due re per indebolire il potere di uno solo. Questo
ha fatto più danni allo stato e alla costituzione che al singolo sovrano (tranne che a Sparta,
dove i re rappresentavano solo una parte della costituzione).

CAP XI: Dei re del periodo eroico presso i greci.

Presso i Greci si instaurò una monarchia che ebbe vita breve. Chiunque riusciva a riunire
o difendere in guerra il popolo sedeva di diritto sul trono, trasmettendolo poi agli eredi; fin
qui le somiglianze con i GM moderni. Tuttavia i queste Monarchie i poteri erano così
distribuiti: potere esecutivo e potere giudiziario al sovrano, potere legislativo al popolo (e
non potere esecutivo/potere legislativo al sovrano in varia misura potere giudiziario alla
rappresentanza.). Perciò il popolo aveva agilmente facoltà di rovesciare il sovrano, e
quest'ultimo aveva contemporaneamente troppo potere (potere giudiziario) e troppo poco
(contro il potere legislativo del popolo. Non si era infatti ancora capito che ruolo del
principe è nominare i giudici, non giudicare.

Riassunto (VII-XI)
➔ Le monarchie a noi note non hanno per scopo la libertà ma piuttosto la gloria e l'onore del
sovrano, dello stato e dei cittadini. (VII)

➔ Tali ambizioni possono comunque generare uno spirito di libertà. (VII)

➔ In questi stati i tre poteri godono di una distribuzione variabile da stato a stato, che può
portare tanto ad un governo di libertà quanto ad uno dispotico. (VII)

➔ L'idea di monarchia degli antichi non contemplava quella di uno stato fondato su un corpo
di nobili o su un'assemblea con un CL formato da una rappresentanza della nazione. (VIII)

➔ Prima dei Romani la sola idea di rappresentanza era quella presente nelle repubbliche
federative. (VIII)
➔ Con l'espansione delle popolazioni germaniche si creò la forma di governo moderna, dalla
necessità di controllare tutte le provincie sparse, riunendole in un'unica assemblea. (VIII)

➔ Il primo governo così formatosi era una monarchia aristocratica ma con l'affrancamento
dalla schiavitù della plebe si creò un governo in cui cittadini, clero e monarca si trovarono in
armonia. (VIII)

➔ Gli antichi non avevano chiara la distinzione fra i tre poteri: ne è un esempio Aristotele, che
accomuna Sparta e Persia nella sua categorizzazione dei cinque tipi di GM. (IX)

➔ Spesso si è tentato inutilmente di limitare il potere di un sovrano, non intervenendo a livello


costituzionale, ma affiancando un secondo sovrano. (X)

➔ Presso i Greci chiunque riusciva a riunire o difendere in guerra il popolo sedeva di diritto sul
trono, guadagnando l'ereditarietà. In queste Monarchie i poteri erano così distribuiti: potere
esecutivo e potere giudiziario al sovrano, potere legislativo al popolo, perciò il popolo aveva
agilmente facoltà di rovesciare il sovrano, e quest'ultimo aveva contemporaneamente
troppo potere (potere giudiziario) e troppo poco (contro il potere legislativo del popolo). (XI)

➔ Non era la tempo chiaro che ruolo del principe è nominare i giudici, non giudicare. (XI)

CAP XII: Del governo dei re di Roma, e come i tre poteri vi erano distribuiti.

Nel trattare questo tema occorre suddividere tra i primi cinque re di Roma e le legislature
di Servo Tullio e Tarquinio.

Nelle prime cinque legislature la corona era elettiva ed era il senato ad esaminare se fosse
opportuno, ad ogni carica, mantenere la forma di governo stabilita. In caso affermativo
essa nominava un magistrato che aveva il compito di eleggere il re, questa elezione
doveva essere approvata/confermata da senato, popolo ed aruspici.

La costituzione era monarchica, aristocratica e popolare. Il re comandava gli eserciti,


sovraintendeva ai sacrifici, era giudice civile e penale, convocava il senato e le assemblee
di popolo, e con ciascuno di loro discuteva di affari. I tre poteri erano qui in grande
armonia. Il senato aveva un grandissimo peso: quasi sempre gli affari erano discussi con i
senatori prima di essere sottoposti al popolo.

Il popolo aveva diritto di eleggere i magistrati e approvare le nuove leggi, e talvolta di


muovere guerra (dietro autorizzazione del re). Non aveva mai potere giudiziario.

Con Servo Tullio il senato fu escluso dalla sua elezione. Fu il popolo a proclamarlo. Si
occupò solo dei giudizi civili, riservando quelli penali, e il resto degli affari direttamente al
popolo. Inoltre indebolì i patrizi dando sempre più potere al resto dei cittadini, indebolendo
il potere regio e del senato in favore di quello dei cittadini.

Tarquinio invece non si fece eleggere, rese ereditaria la monarchia, sterminò i senatori,
escludendo dalla cosa pubblica i superstiti, usurpò il potere del popolo, fece leggi contro di
esso in autonomia, tentando di riunire i tre poteri nella sua persona. Alla fine il popolo
riprese in mano il suo ruolo di legislatore e lo cacciò.

CAP XIII: Riflessioni generali sullo Stato di Roma dopo la cacciata dei re.
I patrizi, dopo la cacciata dei re, furono colpiti dal popolo che tentò di abbassarne il
prestigio. Una monarchia presuppone il supporto di grandi famiglie aristocratiche, senza la
quale diviene governo dispotico o GR. Poiché nel nuovo stato i magistrati potevano essere
indifferentemente di qualsiasi estrazione non fu difficile per la plebe limitare i poteri dei
patrizi senza distruggerli, mutando la costituzione senza distruggerla.

Uno stato infatti può mutare in due modi: o quando si corregge la sua costituzione o
quando questa si distrugge.

Se un governo, al mutare della sua costituzione, conserva i propri principi si dice


che si corregge, altrimenti che si corrompe.

Roma, dopo la cacciata dei re, doveva necessariamente mutare in una democrazia. Il
popolo aveva già il potere legislativo, occorreva solo che prendesse la forma della
repubblica.

CAP XIV: Come la distribuzione dei tre poteri cominciò a mutare dopo la cacciata dei re.

Quattro cose erano contrarie alla libertà di Roma:

1) L'assegnazione esclusiva di cariche religiose, politiche e militari ai patrizi.

2) L'eccessivo potere conferito al consolato.

3) Gli oltraggi perpetrati contro il popolo.

4) L'esclusione di quest'ultimo dai suffragi.

Furono quindi corretti:

1) Fu dato gradualmente accesso ai plebei a tutte le magistrature, eccetto per quella di


interrè.

2) Si suddivise il consolato in diverse magistrature. Furono creati:

• Pretori: per giudicare gli affari privati.

• Questori: per giudicare i delitti pubblici.

• Edili: per gestire la polizia.

• Tesorieri: per l'amministrazione del denaro pubblico.

• Censori: fu tolta ai consoli la parte relativa alla gestione dei costumi e la sorveglianza dei
diversi corpi dello stato.

Ai consoli rimase: presiedere le grandi assemblee del popolo, convocare il senato e


comandare gli eserciti.

3) Le leggi sacre stabilirono dei tribuni in grado in ogni momento di arrestare le iniziative dei
patrizi.

4) I plebei accrebbero la loro influenza nelle decisioni pubbliche; il popolo poteva venir
suddiviso in ogni assemblea per centurie, per curie o per tribù in ciascuna di esse scemava
rispettivamente il potere dei patrizi:
• La divisione in centurie avveniva per censo, esse erano 193 in tutto, delle quali 98
patrizie e 95 plebee. I patrizi qui erano padroni dei suffragi

• La divisione in curie le decisioni erano condivise, ma dovevano comunque prima


passare per il senato, e quindi comunque dai patrizi.

• Nelle tribù non esisteva niente di quanto sopra, e i patrizi non vi erano proprio ammessi.

Il popolo cercò quindi di spostare alle curie le assemblee delle centurie, e alle tribù quelle
delle curie.

Riassunto (XII-XIV)
• Nelle prime cinque legislature della monarchia romana la corona era eletta da un
magistrato nominato dal senato. questa elezione doveva essere approvata da senato,
popolo ed aruspici. (XII)

• La costituzione era monarchica, aristocratica e popolare. Il re comandava gli eserciti,


sovraintendeva ai sacrifici, era giudice , convocava senato e assemblee. (XII)

• Il popolo aveva diritto di eleggere i magistrati e approvare le nuove leggi, e talvolta di


muovere guerra (dietro autorizzazione del re). Non aveva mai potere giudiziario. (XII)

• Servo Tullio si fece eleggere dal popolo. Si occupò solo dei giudizi civili, riservando
quelli penali e il resto degli affari direttamente al popolo. Indebolì i patrizi dando sempre
più potere al resto dei cittadini. (XII)

• Tarquinio non si fece eleggere, rese ereditaria la monarchia, sterminò i senatori,


escluse dalla cosa pubblica i superstiti usurpò il potere del popolo fece leggi contro di
esso in autonomia, tentando di riunire i tre poteri nella sua persona. Fu cacciato dal
popolo. (XII)

• Dopo la cacciata dei re, il popolo tentò di abbassare il prestigio dei patrizi. (XIII)

• Una monarchia presuppone il supporto di grandi famiglie aristocratiche, senza la quale


diviene governo dispotico o GR. (XIII)

• Nel nuovo stato i magistrati potevano essere indifferentemente di qualsiasi estrazione


quindi la plebe riuscì a limitare i poteri dei patrizi senza distruggerli, mutando la
costituzione senza distruggerla. (XIII)

• Uno stato infatti può mutare in due modi: o quando si corregge la sua costituzione o
quando questa si distrugge. (XIII)

• Se un governo, al mutare della sua costituzione, conserva i propri principi si dice


che si corregge, altrimenti che si corrompe. (XIII)

• Roma, dopo la cacciata dei re, doveva necessariamente mutare in una democrazia. Il
popolo aveva già il potere legislativo, occorreva solo che mutasse in repubblica. (XIII)

• Quattro cose erano contrarie alla libertà di Roma: (XIV)

1) L'assegnazione esclusiva di cariche religiose, politiche e militari ai patrizi.


2) L'eccessivo potere conferito al consolato.

3) Gli oltraggi perpetrati contro il popolo.

4) L'esclusione di quest'ultimo dai suffragi.

• Rimedi:

1) Fu dato gradualmente accesso ai plebei a tutte le magistrature, eccetto per quella di


interrè.

2) Si suddivise il consolato in diverse magistrature. Furono creati:

1. Pretori: per giudicare gli affari privati.

2. Questori: per giudicare i delitti pubblici.

3. Edili: per gestire la polizia.

4. Tesorieri: per l'amministrazione del denaro pubblico.

5. Censori: gestione dei costumi e la sorveglianza dei diversi corpi dello stato.

3) Ai consoli rimase: presiedere le assemblee, convocare il senato e comandare gli


eserciti.

4) Le leggi sacre stabilirono dei tribuni in grado in ogni momento di arrestare le


iniziative dei patrizi.

5) I plebei accrebbero la loro influenza nelle decisioni pubbliche; il popolo poteva venir
suddiviso in ogni assemblea per:

1. Centurie in base per censo, 193 in tutto, delle quali 98 patrizie e 95 plebee.

2. Curie, in cui le decisioni erano condivise, ma dovevano comunque prima


passare per il senato.

3. Tribù dove non c'era necessità di approvazione e i patrizi non vi erano proprio
ammessi.

Il popolo cercò di spostare alle curie le assemblee delle centurie, e alle tribù quelle
delle curie.

CAP XV: Come, nel fiorire della repubblica, Roma perdette d'improvviso la libertà.

Nel fervore di questa trasformazione la plebe romana chiese la promulgazione di leggi


fisse, non più soggette ad arbitrio. Per fare ciò istituì i decemviri (con il consenso del
senato) che avevano in se i poteri dei tribuni e dei consoli, potendo convocare sia le
assemblee di popolo, sia il senato. Questo portò a non istituire né eleggere nessun altro
magistrato, e a concentrare i tre poteri in mano a questi pochi (10) individui. La
(leggendaria ) morte di Virginia riscosse il popolo dal suo stato di abuso e pose fine ai
decemviri.

CAP XVI: Del potere legislativo della repubblica romana.


A seguito di questi fatti si riaccese la lotta fa patrizi e plebei. Questi ultimi ottennero di
potersi riunire nelle dispute (comizi tribuni) e fare delle leggi in autonomia (plebisciti).
Questo fu un colpo alla base della libertà democratica, poiché per la prima volta i patrizi
rimasero assoggettati alla volontà legislatrice della plebe. Solo due istituzioni salvarono la
repubblica:

• I consoli prima, e i censori poi, che costruivano il corpo popolare ogni cinque anni,
esercitando la legislazione su i legislatori.

• Il Senato, col suo potere di togliere se necessario la repubblica dalle mani del popolo e di
affidarla ad un dittatore

CAP XVII: Del potere esecutivo nella medesima Repubblica.

Il popolo demandò quasi del tutto il potere esecutivo al senato e ai consoli, lasciandosi
solo il diritto di eleggere i magistrati e di confermare gli atti del senato e dei generali.

Spesso la parte di potere esecutivo detenuta dal senato era talmente grande che ad occhi
esterni la stessa Roma sembrava essere un GA.

I senatori potevano:

• disporre delle finanze pubbliche

• dare in appalto le imposte

• gestire gli affari con gli alleati

• stabilire della guerra o della pace, comandando i consoli

• stabilire il numero delle truppe romane o alleate

• distribuire le province a consoli o pretori e nominare relativi successori

• decretate i trionfi

• ricevere ed inviare ambascerie

• nominare, ricompensare, giudicare, punire, i re alleati di Roma, e conferiva o revocava


detta nomina di alleati.

I consoli potevano:

• chiamare alle armi i soldati

• comandare gli eserciti e la marina

• disporre delle truppe degli alleati

• esercitare il potere della repubblica romana in tutte le provincie

• accordare la pace ai popoli vinti, e deciderne le condizioni.

Il ruolo del popolo in queste discussioni era per lo più legislativo: esso confermava ciò che
era deciso da consoli o senato.

Poiché spesso la guerra veniva fatta da senatori e consoli ignorando i pareri dei tribuni, il
popolo romano finì per creare direttamente i tribuni delle legioni, e a riservarsi il diritto di
andare in guerra.

CAP XVIII: Del potere giudiziario nel governo di Roma.

Potere civile: Inizialmente attribuito al re, poi (da Servo Tullio) ai consoli, poi ai pretori. I
consoli si accontentarono di nominare i giudici e di formare i tribunali.

Ogni anno il pretore formava una lista di giudici per ciascuna magistratura, scegliendone
un certo numero per ciascuna causa. Detti giudici erano scelti col consenso delle parti.
(tutto ciò lo ritroviamo in Inghilterra).

Questi giudici decidevano solo di questioni di fatto. Le questioni di diritto erano riservate al
tribunale dei centumviri.

Potere penale: Attribuito ai re e poi ai consoli, i quali tuttavia lo esercitavano di concerto al


proprio potere militare, in maniera violenta. Questo portò a promulgare la legge Valeria
che permetteva di appellarsi al popolo contro ogni ordinanza che potesse mettere fine alla
vita di un cittadino

Le leggi “sacre” diedero ai plebei dei tribuni dagli ampi poteri. Si culminò col giudizio di
Coriolano, patrizio, da parte dei tribuni della plebe.

La legge delle dodici tavole corresse questa cosa: essa stabili che la vita di un cittadino
poteva essere decisa solo nei comizi centuriati dal popolo. I plebisciti potevano decidere
solo per pene pecuniarie. Questo portò a far dipendere le pene dalle competenze
rispettive di plebe e senato, portandoli quindi a lavorare in accordo.

La legge Valeria tolse ai consoli i poteri di giudizio sui delitti.

Si distinguono due tipi di delitti:

• privati, quando riguardano i cittadini tra di loro

• pubblici, quando riguardano il rapporto stato/cittadini

i primi erano affidati di concerto fra popolo e senato, ad un questore speciale, nominato fra
i magistrati, il quale nominava a sua volta un giudice della causa, che formava il tribunale
e lo presiedeva, mentre i secondi erano seguiti dal popolo stesso.

A partire dall'ano 604 alcune di queste commissioni furono rese permanenti (questioni
perpetue), furono eletti dei pretori, che avevano durata annuale, per esaminare
singolarmente queste questioni.

I giudici furono eletti fra i senatori fino all'epoca di Tiberio Gracco, il quale decise che
sarebbero stati eletti fra i cavalieri. Questo, poiché al popolo spettava buona parte del
potere legislativo e del potere esecutivo, e al senato doveva restare una parte massiccia
del potere giudiziario per controbilanciare, fu una mossa che danneggiò gravemente la
libertà dei cittadini, poiché una professione atta a chiedere denaro (i cavalieri erano
appaltatori di imposte) non deve mai detenere il potere giudiziario.

CAP XIX: Del governo delle province romane.

Tutto questo equilibrio di poteri che aveva luogo nella civitas romana non si ritrovava nelle
province. Infatti, fin quando il dominio di Roma fu esteso al solo territorio italiano, i popoli
furono governati come confederati, ma quando il dominio si estese oltre i confini statali, fu
necessario inviare nelle varie province pretori e proconsoli. Fu quindi chiaro come questi
vennero ad assumere i poteri dei pascià nei governi dispotici, avendo riuniti nelle loro mani
i tre poteri.

Questo accadeva per l'impossibilità da parte di una repubblica di comunicare il proprio


governo alle province.

Una monarchia non ha questo problema, avendo i suoi emissari di volta in volta potere
potere esecutivo civile o potere esecutivo militare.

Un cittadino romano, nelle provincie non sarebbe stato soggetto all'autorità del governo,
ma sempre e comunque a quella dei cittadini di Roma.

Mentre a Roma, in una distinzione messa in atto da Servo Tullio, i cittadini pagavano le
tasse in base alla classe di appartenenza (fra sei), compensando così l'onere del tributo
con la posizione politica, nelle province i cittadini erano preda dell'arbitrio dei cavalieri,
fatto questo che portò all'indebolimento di tutta la repubblica, piuttosto che al suo
arricchimento.

CAP XX: Conclusione del presente libro.

Il rapporto fra i tre poteri andrebbe ricercato nei vari governi esistenti. Ma non ce ne fa
voglia.

Riassunto (XV-XX)
➔ La plebe romana chiese la promulgazione di leggi fisse. (XV)

➔ Per fare ciò istituì i decemviri (con il consenso del senato) che avevano in se i poteri dei
tribuni e dei consoli, potendo convocare sia le assemblee di popolo, sia il senato. (XV)

➔ Questo portò a concentrare i tre poteri in mano a questi pochi (10) individui. (XV)

➔ La (leggendaria ) morte di Virginia pose fine ai decemviri. (XV)

➔ Dopo l'epoca dei decemviri si riaccese la lotta fa patrizi e plebei. (XVI)

➔ La plebe ottenne di potersi riunire nei comizi tribuni e fare leggi in autonomia (plebisciti).
(XVI)

➔ Per la prima volta i patrizi rimasero assoggettati alla volontà legislatrice della plebe. (XVI)
➔ Due istituzioni salvarono la repubblica: (XVI)

➔ I consoli e i censori che costruivano il corpo popolare ogni cinque anni, esercitando la
legislazione su i legislatori.

➔ Il Senato, col suo potere di nominare un dittatore.

➔ Il popolo demandò quasi del tutto il potere esecutivo al senato e ai consoli. (XVII)

➔ I senatori quindi potevano: (XVII)

• disporre delle finanze pubbliche

• dare in appalto le imposte

• gestire gli affari con gli alleati

• stabilire della guerra o della pace, comandando i consoli

• stabilire il numero delle truppe romane o alleate

• distribuire le province a consoli o pretori e nominare relativi successori

• decretate i trionfi

• ricevere ed inviare ambascerie

• nominare, ricompensare, giudicare, punire, i re alleati di Roma, e conferire o revocare detta


nomina di alleati.

➔ I consoli potevano: (XVII)

• chiamare alle armi i soldati

• comandare gli eserciti e la marina

• disporre delle truppe degli alleati

• esercitare il potere della repubblica romana in tutte le provincie

• accordare la pace ai popoli vinti, e deciderne le condizioni.

➔ Il ruolo del popolo in queste discussioni era per lo più legislativo: esso confermava ciò che
era deciso da consoli o senato.(XVII)

➔ Poiché spesso la guerra veniva fatta da senatori e consoli ignorando i tribuni, il popolo
romano finì per nominare i tribuni delle legioni, e riservarsi il diritto di andare in guerra.
(XVII)

➔ potere giudiziario civile a Roma: Inizialmente attribuito al re, poi ai consoli, poi ai pretori. I
consoli si accontentarono di nominare i giudici e di formare i tribunali. (XVIII)

➔ Ogni anno il pretore formava una lista di giudici per ciascuna magistratura, col consenso
delle parti. (tutto ciò lo ritroviamo in Inghilterra). (XVIII)

➔ Questi giudici decidevano solo di questioni di fatto. Le questioni di diritto erano riservate al
tribunale dei centumviri. (XVIII)

➔ potere giudiziario penale a Roma: Attribuito ai re e poi ai consoli, i quali tuttavia lo


esercitavano di concerto al proprio potere militare, in maniera violenta. (XVIII)

➔ Questo portò a promulgare la legge Valeria che permetteva di appellarsi al popolo contro
ogni ordinanza che potesse mettere fine alla vita di un cittadino . (XVIII)

➔ Le leggi “sacre” diedero ai plebei dei tribuni dagli ampi poteri, incluso quello di giudicare un
patrizio. (XVIII)

➔ La legge delle dodici tavole corresse questa cosa: essa stabili che la vita di un cittadino
poteva essere decisa solo nei comizi centuriati dal popolo. I plebisciti potevano decidere
solo per pene pecuniarie. (XVIII)

➔ La legge Valeria tolse ai consoli i poteri di giudizio sui delitti. (XVIII)

➔ Si distinguono due tipi di delitti: (XVIII)

• privati, quando riguardano i cittadini tra di loro

• pubblici, quando riguardano il rapporto stato/cittadini

➔ i primi erano affidati ad un questore speciale, nominato fra i magistrati, il quale nominava a
sua volta un giudice della causa, che formava il tribunale e lo presiedeva. (XVIII)

➔ I secondi erano seguiti dal popolo stesso. (XVIII)

➔ A partire dall'ano 604 alcune di queste commissioni furono rese permanenti (questioni
perpetue), furono eletti dei pretori, che avevano durata annuale, per esaminare
singolarmente queste questioni. (XVIII)

➔ I giudici furono eletti fra i senatori fino all'epoca di Tiberio Gracco, dopo fra i cavalieri.
Questo danneggiò gravemente la libertà dei cittadini, poiché al popolo spettava buona
parte del potere legislativo e del potere esecutivo, e al senato doveva restare una parte
massiccia del potere giudiziario per controbilanciare. (XVIII)

➔ Inoltre poiché una professione atta a chiedere denaro (i cavalieri erano appaltatori di
imposte) non deve mai detenere il potere giudiziario. (XVIII)

➔ Diversa era la situazione nelle province. (XIX)

➔ Quando il dominio di Roma era esteso al solo territorio italiano, i popoli erano governati
come confederati. (XIX)

➔ Quando il dominio si estese oltre i confini statali, fu necessario inviare nelle varie province
pretori e proconsoli, che vennero ad assumere i poteri dei pascià nei governi dispotici,
avendo riuniti nelle loro mani i tre poteri. (XIX)

➔ Una repubblica non può comunicare il proprio governo alle province. (XIX)

➔ Una monarchia non ha questo problema, avendo i suoi emissari di volta in volta potere
potere esecutivo civile o potere esecutivo militare. (XIX)
➔ Un cittadino romano, nelle provincie non sarebbe stato soggetto all'autorità del governo,
ma sempre e comunque a quella dei cittadini di Roma. (XIX)

➔ A Roma i cittadini pagavano le tasse in base alla classe di appartenenza (fra sei),
compensando così l'onere del tributo con la posizione politica. (XIX)

➔ Nelle province i cittadini erano preda dell'arbitrio dei cavalieri per i tributi, fatto questo che
portò all'indebolimento di tutta la repubblica, piuttosto che al suo arricchimento. (XIX)

LIBRO DODICESIMO

Delle leggi che formano la libertà politica nel suo


rapporto col cittadino

CAP I: Argomento di questo libro.

Se la libertà politica1 è data dal rapporto ed equilibrio fra i tre poteri costituzionali, quella in
rapporto col cittadino è data dalla sicurezza, o nell'opinione che si ha della propria
sicurezza.

Si può infatti avere una costituzione libera e un cittadino che non lo è, oppure anche il
contrario, nel qual caso si dirà che la costituzione è ibera di diritto e non di fatto, e il
cittadino di fatto e non di diritto.

La libertà nel suo rapporto con la costituzione è formata da leggi. Ma il cittadino. È legato
anche ai modi, ai costumi, esempi e leggi civili.

CAP II: Della libertà del cittadino.

La libertà filosofica sta nell'esercizio della propria volontà o almeno nella convinzione che
si ha di esercitare la propria libertà.

La libertà politica sta nell'esercizio della propria sicurezza o almeno nella convinzione che
si ha di esercitare la propria sicurezza.

Poiché il pericolo maggiore per questa libertà sono le accuse pubbliche o private niente

1 D'ora in avanti LP.


sarà tanto efficace nel difenderla quanto le leggi penali 1.

Tali leggi si sono ovviamente andate formandosi nel tempo e con il progresso.

CAP III: Continuazione del medesimo argomento.

Le leggi che fanno morire un uomo sulla base di una sola testimonianza sono fatali per la
libertà, la logica presuppone due testimoni, che, assieme all'accusato, sono così in
numero dispari.

I Greci chiedevano un voto in più per condannare. I francesi due.

Riassunto (I-III)
➔ La libertà politica in rapporto col cittadino è data dalla sicurezza, o nell'opinione che si ha
della propria sicurezza. (I)

➔ Si può avere una costituzione libera e un cittadino che non lo è, oppure anche il contrario,
nel qual caso si dirà che la costituzione è ibera di diritto e non di fatto, e il cittadino di fatto e
non di diritto. (I)

➔ La libertà nel suo rapporto con la costituzione è formata da leggi, nel suo rapporto col
cittadino è legata anche ai modi, ai costumi, esempi e leggi civili. (I)

➔ La libertà filosofica sta nell'esercizio della propria volontà o in una tale convinzione. (II)

➔ La libertà politica sta nell'esercizio della proprio sicurezza o in una tale convinzione. (II)

➔ La difesa più efficace per la LP sono le leggi penali. (II)

➔ La logica presuppone due testimoni, che, assieme all'accusato, sono così in numero
dispari, per poter condannare quest'ultimo. (III)

CAP IV: Che la libertà è favorita dalla natura delle pene e dalla loro proporzione.

Sia un sistema ottimale di LPn quando queste corrispondono sempre alla natura del
delitto.

Esistono quattro tipi di delitto:

1) Delitti che offendono la religione: sono i semplici sacrilegi, (quelli che ne impediscono
l'esercizio rientrano nella quarta categoria: La punizione per questi crimini dev'essere
un'esclusione dalla vita religiosa, quindi espulsione dai templi, scomunica, maledizioni ecc..
ovviamente essendo il rapporto fra l'uomo e Dio un rapporto privato bisogna condannare
solo l'atto manifesto.

2) Delitti che offendono i costumi: Qui si parla prevalentemente di atti osceni in luogo
pubblico, o giù di li, e devono essere puniti con la privazione dei vantaggi che la società ha
attribuito alla moderazione dei costumi, cioè vergogna pubblica, espulsione dalla città ecc..
Delitti come lo stupro rientrano anch'essi nella quarta categoria.

3) Delitti che offendono la tranquillità: essendo leggi che infrangono il vivere civile, le loro

1 D'ora in avanti LPn


pene principalmente prevederanno la cessazione di questa condizione. Si parlerà quindi di
prigione, esilio, e tutte le pene correttive.

4) Delitti che offendono la sicurezza dei cittadini: Le pene per questi crimini sono i supplizi;
essi seguono grossomodo la legge del taglione,rifiutando al colpevole la sicurezza che ha
voluto negare ad un altro. La pena segue qui la natura delle cose, e rispecchia l'origine del
male arrecato. Pertanto un omicidio può' prevedere la pena di morte, Il furto con la perdita
di beni (ma poiché spesso sono i più poveri a rubare si è costretti a ricorrere a pene
corporali se non capitali).

Tutto questo sistema di pene è assolutamente a favore e rispettoso della libertà del
cittadino.

CAP V: Di certe accuse che hanno particolarmente bisogno di moderazione e di


prudenza.

Se si procede ad accusare qualcuno di magia o eresia occorre essere estremamente


cauti. Infatti simili accuse coinvolgono l'idea che noi abbiamo della natura e del carattere
dell'accusato, piuttosto che le sue azioni, e perciò possono essere totalmente preda
dell'ignoranza del popolo. Infatti se si accusa qualcuno di scatenare le potenze dell'inferno,
nell'immaginario collettivo sarà il più grande pericolo possibile per la sicurezza dello stato
e si tenderà ingiustamente a volergli in infliggere ogni tipo di pena. Questo scenario si può
poi aggravare se si crede che la magia interrompa un'azione religiosa.

L'eresia va punita, ma occorre essere estremamente cauti nel farlo.

CAP VI: Del delitto contro natura.

Prevenire è meglio che curare. Non occorre lasciare il terreno all'omosessualità (come i
Cumani che si esercitavano nudi). Questo delitto, va proscritto, con interventi mirati. 1

CAP VII: Del delitto di lesa maestà.

Molto spesso questo delitto è espresso in termini così vaghi che qualsiasi cosa po' essere
un pretesto per ricorrervi, e condannare qualcuno a morte. Qualsiasi regime che abbia il
delitto di LM definito arbitrariamente può scivolare nel dispotismo.

CAP VIII: Della cattiva applicazione del nome di delitto di sacrilegio e lesa maestà.

Spesso si è inteso far ricadere sotto questo delitto anche il dubitare di un favorito scelto
dal re, e spesso ci si è trovati costretti a rischiare queste accuse proprio per sopprimere la
ribellione di uno di questi favoriti.

Una legge di Valentiniano, Teodosio e Arcadio dichiarava confusamente colpevoli di lesa


maestà2 i falsari.

CAP IX: Continuazione del medesimo argomento.

Ad un certo punto si rese necessario porre un attimino un fremo a questa moda di


accusare di LM indiretta, ed essa fu limitata ai casi indiretti.
1 Questa è l'opinione di Montesquieu, non la mia.
2 D'ora in poi LM
CAP X: Continuazione del medesimo argomento.

Una legge dichiarò LM predire la morte del re, così che quando questo si ammalò sul serio
in modo fatale nessuno osò mai asserire che stava per morire: un esempio di quanto una
legge del genere possa ritorcersi contro il despota.

Riassunto (IV-X)
➔ Ogni pena deve seguire la natura del delitto. (IV)

➔ Esistono quattro tipi di delitto: (IV)

1) Delitti che offendono la religione: sono i semplici sacrilegi, sono puniti con un'esclusione
dalla vita religiosa, come l'espulsione dai templi, la scomunica, ecc.. essendo il rapporto fra
l'uomo e Dio un rapporto privato bisogna condannare solo l'atto manifesto.

2) Delitti che offendono i costumi: atti osceni in luogo pubblico, devono essere puniti con la
vergogna pubblica, l' espulsione dalla città ecc.. Delitti come lo stupro rientrano invece nella
quarta categoria.

3) Delitti che offendono la tranquillità: le loro pene principalmente prevederanno la cessazione


di questa condizione per il condannato. Si parlerà quindi di prigione, esilio, e tutte le pene
correttive.

4) Delitti che offendono la sicurezza dei cittadini: Le pene per questi crimini sono i supplizi;
essi seguono grossomodo la legge del taglione. La pena rispecchia l'origine del male
arrecato. Un omicidio può' prevedere la pena di morte, Il furto la perdita di beni (ma poiché
spesso sono i più poveri a rubare si è costretti a ricorrere a pene corporali se non capitali).

➔ Tutto questo sistema di pene è assolutamente a favore e rispettoso della libertà del
cittadino. (IV)

➔ Se si procede ad accusare qualcuno di magia o eresia occorre essere estremamente cauti,


poiché simili accuse coinvolgono solo l'idea che noi abbiamo del carattere dell'accusato e
non le sue azioni, e perciò possono essere totalmente preda dell'ignoranza del popolo. (V)

➔ L'eresia va punita, ma occorre essere estremamente cauti nel farlo. (V)

➔ Il delitto di LM è espresso in termini così vaghi che qualsiasi cosa po' essere un pretesto
per ricorrervi, e condannare qualcuno a morte. (VI)

➔ Qualsiasi regime che abbia il delitto di LM definito arbitrariamente può scivolare nel
dispotismo. (VI)

➔ Spesso si è inteso far ricadere sotto questo delitto anche il dubitare di un favorito scelto dal
re, cosicché ci si è trovati costretti a rischiare queste accuse proprio per sopprimere la
ribellione di uno di questi favoriti. (VII)

Una legge vaga di LM può facilmente ritorcersi contro il despota. (X)

CAP XI: Dei pensieri.

Si devono punire solo le azioni individuali, non i pensieri.


CAP XII: Delle parole indiscrete.

Le parole di per sé variano troppo in base al contesto e al tono in cui sono pronunciate,e
troppo poco tra di loro per poter essere condizione sufficiente per un'accusa di LM. Esse
devono essere al massimo punite con punizioni correzionali, o col pubblico disprezzo, ma
non con la morte, tranne nel caso in cui si accompagnino (e quindi siano contestualizzate)
a un qualche fatto.

CAP XIII: Degli scritti.

Gli scritti sono più duraturi delle parole, ma non concorrono al delitto di LM, se non quando
lo preparano.

La satira nei vari tipi di governo:

GD: è praticamente inesistente, dato il basso livello culturale dei sudditi.

GR: è tollerata, perché contribuisce a creare equilibrio

GM: è oggetto di polizia piuttosto che di condanna, ed è vista come una valvola di sfogo per il
popolo

GA: Essendo ciascun aristocratico come un piccolo sovrano, è molto temuta, perché ritenuta
pericolosa, e quindi in questo regime più di ogni altro è severamente condannata.

CAP XIV: Violazione del pudore nella punizione dei delitti.

In nessun caso la legge, nel punire, deve violare il pudore dei/delle imputati/e.

CAP XV: Dell'affrancamento dello schiavo perché denunzi il padrone.

E' giusto che gli schiavi siano utilizzati come informatori in un delitto, ma non possono
essere testimoni, né possono farlo per ottenere la libertà (che può sempre essere
concessa a posteriori).

CAP XVI: Calunnia nel delitto di lesa maestà.

Va condannata.

CAP XVII: Della rivelazione delle cospirazioni.

La legge che obbliga, pena la morte, a rivelare anche la più lontana ombra di una congiura
è inaccettabile e va mitigata in monarchia, altrimenti si avrebbe una sequela incredibili di
delitti.

CAP XVIII: Quando sia dannoso, nelle repubbliche, punire eccessivamente il delitto di
lesa maestà.

Quando una repubblica ha arginato l'emergenza di un delitto di lesa maestà deve


assolutamente minimizzare le ritorsioni e le vendette; difatti non si può infliggere pene
estreme senza concentrare un grande potere nelle mani di pochi, e una repubblica che
attui una vendetta estremamente pesante nei confronti di parenti o persone coinvolte in un
a cospirazione diventa velocemente una tirannide dei pochi.
Riassunto (XI-XVIII)
➔ Si devono punire solo le azioni individuali, non i pensieri. (XI)

➔ Le parole di per sé variano troppo in base al contesto e al tono in cui sono pronunciate,per
poter essere condizione sufficiente per un'accusa di LM perciò devono essere al massimo
punite con punizioni correzionali o col pubblico disprezzo. (XII)

➔ Anche gli scritti s non concorrono al delitto di LM, se non quando lo preparano. (XIII)

➔ La satira nei vari tipi di governo: (XIII)

• GD: è praticamente inesistente, dato il basso livello culturale dei sudditi.

• GR: è tollerata.

• GM: è oggetto di polizia piuttosto che di condanna ed è vista come una valvola di sfogo.

• GA: E' molto temuta, perché ritenuta pericolosa, e quindi severamente condannata.

➔ In nessun caso la legge, nel punire, deve violare il pudore dei/delle imputati/e. (XIV)

➔ E' giusto che gli schiavi siano utilizzati come informatori in un delitto, ma non possono
essere testimoni. (XV)

➔ La calunnia va condannata. (XVI)

➔ La legge che obbliga, pena la morte, a rivelare anche la più lontana ombra di una congiura
è inaccettabile. (XVII)

➔ Quando una repubblica ha arginato l'emergenza di un delitto di lesa maestà deve


assolutamente minimizzare le ritorsioni e le vendette poiché non si può infliggere pene
estreme senza concentrare un grande potere nelle mani di pochi, con tutti i rischi correlati.
(XVIII)

CAP XIX: Come si sospende la pratica della libertà nelle repubbliche.

In casi straordinari esistono leggi che possono violare la libertà di un singolo col consenso
di tutti.

CAP XX: Delle leggi che favoriscono la libertà del cittadino nella repubblica.

Poiché nei GR le accuse possono venir mosse da un qualsiasi cittadino verso un altro,
spesso sono stati presi provvedimenti per punire i falsi accusatori.

CAP XXI: Della crudeltà delle leggi verso i debitori della repubblica.

Ad Atene e a Roma esistevano delle leggi che rendevano possibile per un creditore
vendere il debitore insolvente. Solone riusci a modificarle ad Atene, mentre a Roma l'iter fu
più travagliato: Varie vicende si succedettero fino al 465, dove si riuscì a ribaltare la
situazione fino ad avere i creditori più spesso dei debitori in tribunali. (per dettagli v. pag.
348)

CAP XXII: Delle cose che minacciano la libertà nelle monarchie.


La maggior minaccia alla libertà nelle monarchie è data dai commissari nominati per
giudicare un privato, i quali si sentono legittimati nell'agire in arbitrio.

CAP XXIII: Delle spie nella monarchia.

Le spie non sono affatto una bella pratica. Lo sarebbero, forse, se il loro ruolo fosse
ricoperto da persone oneste. Un suddito fedele alle leggi ha diritto ad una vita in
tranquillità e il sovrano, se vede che le leggi sono seguite, deve vivere ed ostentare la
propria serenità e la fiducia nei suo popolo.

CAP XXIV: Delle lettere anonime.

L'anonimato è riprovevole. Chi vi ricorre ha talmente paura del sistema giudiziario che il
minimo che si potrebbe fare qui è non credergli.

Riassunto (XIX-XXIV)
➔ In certi casi straordinari esistono leggi che possono violare la libertà di un singolo col
consenso di tutti. (XIX)

➔ Poiché nei GR le accuse possono venir mosse da un chiunque verso chiunque, devono
essere presi provvedimenti per punire i falsi accusatori. (XX)

➔ Ad Atene e a Roma esistevano delle leggi che rendevano possibile per un creditore
vendere il debitore insolvente, aggravando il fardello di quest'ultimo. Queste sono leggi
sbagliate. (XXI)

➔ La maggior minaccia alla libertà nelle monarchie è data dai commissari nominati per
giudicare un privato, i quali si sentono legittimati nell'agire in arbitrio. (XXII)

➔ Le spie non sono affatto un bene poiché un suddito fedele alle leggi ha diritto ad una vita in
tranquillità e il sovrano, se vede che le leggi sono seguite, deve vivere ed ostentare la
propria serenità e la fiducia nel suo popolo. (XXIII)

➔ Chi vi ricorre a l' anonimato ha talmente paura del sistema giudiziario che il minimo che si
potrebbe fare qui è non credergli. (XXIV)

CAP XXV: Della maniera di governare nella monarchia.

L'autorità regia è una grande forza che deve agire con scioltezza e in silenzio, dosando
bene la parte di potere che va utilizzata. Le monarchie moderne funzionano quando il
popolo non fa che lodare la loro mitezza.

Il Comando: Il principe incoraggia, le leggi minacciano.

CAP XXVI: Che nella monarchia Il principe deve essere avvicinabile.

Lo Zar russo ha una legge: una supplica può essere inoltrata direttamente a lui dopo due
volte che è stata inoltrata ai suoi funzionari, ma se viene respinta, chi la inoltra perde la
vita. Così nessuno è libero di chiedere una grazia.

Le cose devono funzionare esattamente al contrario.


CAP XXVII: Dei costumi del monarca.

I costumi del principe sono importanti quanto le leggi.

Egli deve mostrarsi valoroso, illuminato e tenere all'amore di ciascun suddito non meno
che a quello degli uomini di di valore, suoi potenziali rivali. Se egli ama gli animi liberi
allora avrà dei sudditi, se ama gli animi vili, avrà degli schiavi.

CAP XXVIII: Dei riguardi che i monarchi devono ai sudditi.

I monarchi devono essere estremamente cauti nello scherzare con i sudditi.

Essi non devono mai permettersi di insultare un suddito. Loro ruolo è perdonare o punire,
mai insultare.

Un suddito offeso dal re sentirebbe su di sé il peso di un'offesa assolutamente


incancellabile.

CAP XXIX: Delle leggi civili adatte per introdurre un po' di libertà nel governo dispotico.

Per introdurre un po' di equilibrio in un governo dispotico è importante che vi siano


presenti delle tradizioni, costumi o sopratutto delle fedi religiose.

Altrettanto utile è la presenza di testi sacri, che possano fungere da codici per regolare il
comportamento dei sudditi.

Altrettanto saggio è il consultare i ministri religiosi prima di una certa condanna, e che , in
caso di pena di morte, si chieda il parere anche di un governatore, affinché l'autorità
politica mitighi quella religiosa.

CAP XXX: Continuazione del medesimo argomento.

E' un'usanza crudele giustiziare anche i parenti di un colpevole: è necessario infatti che si
lascino dei supplicanti per mitigare la collera del despota. L'usanza di condannare a morte
chi supplica per conto di qualcun altro è terribile anche nei governi dispotici, quella che
consente a chi lo desideri di uscire dal regno invece è assai buona, perché mitiga la furia
dei persecutori con la paura che i loro debitori possano fuggire.

Riassunto (XXV-XXX)
➔ L'autorità regia è una forza che deve agire con scioltezza e in silenzio. Le monarchie
moderne funzionano quando il popolo non fa che lodare la loro mitezza. (XXV)

➔ Il principe incoraggia, le leggi minacciano. (XXV)

➔ IL principe deve essere sempre avvicinabile per una supplica. (XXVI)

➔ I costumi del principe sono importanti quanto le leggi. (XXVII)

➔ Egli deve mostrarsi valoroso, illuminato e tenere all'amore di ciascun suddito. (XXVII)

➔ Se egli ama gli animi liberi allora avrà dei sudditi, se ama gli animi vili, avrà degli schiavi.
(XXVII)
➔ I monarchi devono essere estremamente cauti nello scherzare con i sudditi e non devono
mai permettersi di insultarli. (XXVIII)

➔ Loro ruolo è perdonare o punire, mai insultare. (XXVIII)

➔ Per introdurre un po' di libertà in un governo dispotico è importante che vi siano presenti
delle tradizioni, costumi o sopratutto delle fedi religiose. (XIX)

➔ Altrettanto utile è la presenza di testi sacri, che possano fungere da codici per regolare il
comportamento dei sudditi o il consultare i ministri religiosi prima di una condanna. (XIX)

➔ E' un'usanza crudele giustiziare i parenti di un colpevole: sono necessari dei supplicanti per
mitigare la collera del despota. (XXX)
LIBRO TREDICESIMO

Dei rapporti che l'imposizione dei tributi e la


grandezza dei redditi pubblici hanno con la libertà

CAP I: Dei Redditi dello stato.

I Redditi dello Stato1 costituiscono una parte dei beni che ogni cittadino da per aver i
cambio la sicurezza dei beni restanti, e poterne godere agevolmente.

Perché questi redditi funzionino bisogna tenere presenti dia le esigenze dello stato ma
anche e sopratutto quelle dei cittadini. In particolar modo non bisogna mai togliere al
popolo quanto serve loro per i bisogni in nome di bisogni immaginari dello stato (vale a
dire i bisogni statali frutto di idee grandiose, passionali ma non con i piedi per terra).

I redditi pubblici vanno calcolati sempre in base a ciò che il popolo deve dare, e non su ciò
che può dare, perché altrimenti lo si opprimerebbe.

CAP II: Che è un cattivo ragionamento dire che la gravezza dei tributi è buona di per sé.

Quando un piccolo stato è incluso in uno più grande, anche se è esente dal pagare tributi,
vive nella miseria perché non riesce ad instaurare una sua economia, limitato com'è dallo
stato circostante.

Da questo si deve concludere che certi paesi non vanno gravati di imposte, poiché in essi
si ritirano solo i miserabili in cerca di ozio 2.

CAP III: Dei tributi nei paesi ove il popolo è servo della gleba.

Se necessario, si veda pag. 360.

CAP IV: Di una repubblica in un caso simile.

1 D'ora in poi RDS.


2 Mah..
Nel caso in cui un GR abbia uno stato sotto di se che coltiva la terra non deve permettere
mai che un cittadino alzi i tributi verso i propri servi contadini, ne andrebbe della loro
produttività.

CAP V: Di una monarchia in un caso simile.

Se il caso simile avviene sotto un GM, bisogna pure che i canoni delle imposte restino
fissi. Il principe deve potersi accontentare del suo dominio e dei diritti sul servizio militare.

Qualora il sovrano esigesse tributi in denaro sugli schiavi della sua nobiltà, bisogna che
questo passi sempre attraverso i signori, e che questi ultimi possano sempre garantire per
i propri servi.

CAP VI: Di uno Stato dispotico in un caso simile.

Quanto detto sopra vale ancora di più in un governo dispotico, poiché il despota può
essere spogliato in qualsiasi momento delle sue terre e dei suoi schiavi, e non è mai
portato a conservarli.

Riassunto (I-VI)
➔ I Redditi dello Stato costituiscono la parte dei beni che ogni cittadino da per aver i cambio
la sicurezza sui beni restanti, e poterne godere agevolmente. (I)

➔ Perché questi redditi funzionino bisogna tenere presenti dia le esigenze dello stato ma
anche e sopratutto quelle dei cittadini. In particolar modo non bisogna mai togliere al
popolo quanto serve loro per i bisogni in nome di bisogni immaginari dello stato. (I)

➔ I redditi pubblici vanno calcolati sempre in base a ciò che il popolo deve dare, e non su ciò
che può dare, perché altrimenti lo si opprimerebbe. (I)

➔ Quando un piccolo stato è incluso in uno più grande, anche se è esente dal pagare tributi,
vive nella miseria perché non riesce ad instaurare una sua economia, limitato com'è dallo
stato circostante. (II)

➔ Da questo si deve concludere che certi paesi non vanno gravati di imposte (II)

➔ Nel caso in cui un GR abbia uno stato sotto di se che coltiva la terra non deve permettere
mai che un cittadino alzi i tributi verso i propri servi contadini, ne andrebbe della loro
produttività. (IV)

➔ Idem in una monarchia. Il principe deve potersi accontentare del suo dominio e dei diritti sul
servizio militare.

➔ Qualora il sovrano esigesse tributi in denaro sugli schiavi della sua nobiltà, bisogna che
quest'ultima possa sempre garantire per i propri servi. (V)

➔ Quanto detto sopra vale ancora di più in un governo dispotico (VI)

CAP VII: Dei tributi nei paesi ove non esiste la servitù della gleba.

Quando in un paese tutti sono cittadini e ciascuno vi possiede grazie alle proprie terre ciò
che il principe vi possiede grazie alla sua potestà, si possono mettere delle imposte sulle
persone, sulle terre, sulle mercanzie o su due o tutte e tre queste cose.

La tassazione sulle persone deve seguire la proporzione dei bisogni, non quella dei
beni. (Ad Atene ad esempio le classi pagavano meno a seconda della classe di
appartenenza di quanto fosse il ricavato dalla vendita dei loro beni.)

Le imposte sulla terra dovrebbero presupporre delle categorie di fondi. Poiché è


facilissimo travisare queste distinzioni (ingiustizia dell'uomo ed ingiustizia della cosa 1) le
tasse non devono essere mai eccessive, per non lasciare margine per simili ingiustizie, se
non si lascia al popolo il necessario per vivere anche la minima sproporzione avrà le
peggiori conseguenze.

Se un cittadino non paga abbastanza non è un male: la sua agiatezza gioverà alla
comunità. Ma se un cittadino paga troppo, ne faranno le spese tutti. Se uno stato è
leggero sulla tassazione potrà essere ricco invece di diventarlo.

I diritti sulle merci sono quelli che il popolo avverte di meno, poiché possono essere
distribuiti in modo che il popolo neppure si accorga di pagarli, pertanto è importante che
sia il venditore a pagarlo, e l'acquirente lo confonda col prezzo (in pratica come l'Iva). Un
vantaggio di questo sistema è che non sono necessari controlli invasivi nel privato dei
singoli cittadini per vedere se pagano queste tasse.

CAP VIII: Come si conserva l'illusione.

Affinché questo meccanismo possa funzionare si necessita di due cose:

1) che ci sia una proporzionalità fra il costo delle merci e la tassazione corrispondente

2) che beni dal costo modesto abbiano ricarichi minimi.

Se cosi non fosse il popolo si accorgerebbe subito di essere amministrato male dal
sovrano, inoltre questo sarebbe possibile solo nel caso in cui il principe fosse l'unico
venditore della merce, fatto questo piuttosto problematico.

Infine, un simile sistema di tassazione incoraggerebbe la frode al punto tale che per
poterla sopprimere bisognerebbe far ricorso a delle pene sproporzionate e ben più severe
della confisca dei beni2, con grandi danni per la libertà.

CAP IX: Di un cattivo genere d'imposta.

Tale è l'imposta sule clausole dei contratti civili. Essa infatti è talmente sottile che occorre
essere degli esperti per poterne dibattere, e pertanto gli esattori possono permettersi di
agire on arbitrio nella loro applicazione.

CAP X: Che la grandezza dei tributi dipende dalla natura del governo.

Nei governi dispotici i tributi devono essere fissati al minimo possibile, altrimenti nessuno
vorrebbe coltivare la terra; per lo stesso motivo la tassazione deve essere trasparente e
fissa.

1che non viene spiegato di cosa si tratti.


2 INSERIRE RIFERIMENTO INCROCIATO!!!
Riassunto (VII-X)
➔ Quando in un paese non vi sono vassalli, si possono mettere delle imposte sulle persone,
sulle terre, sulle mercanzie o su due o tutte e tre queste cose. (VII)

➔ La tassazione sulle persone deve seguire la proporzione dei bisogni, non quella dei beni.
(VII)

➔ Le imposte sulla terra dovrebbero presupporre delle categorie di fondi. Per evitare iniquità
le tasse non devono essere mai eccessive. (VII)

➔ Se un cittadino non paga abbastanza non è un male perché la sua agiatezza gioverà alla
comunità, se invece paga troppo, ne faranno le spese tutti. (VII)

➔ I diritti sulle merci possono essere distribuiti in modo che il popolo non si accorga di pagarli,
pertanto è importante che sia il venditore a pagarle in primis, e l'acquirente poi le confonda
col prezzo (in pratica come l'Iva). (VII)

➔ Un vantaggio di questo sistema è che non sono necessari controlli invasivi nel privato dei
singoli cittadini per vedere se pagano queste tasse. (VII)

➔ Affinché il meccanismo di ricarico dei prezzi funzioni si necessita di due cose: (VIII)

1) che ci sia una proporzionalità fra il costo delle merci e la tassazione corrispondente

2) che beni dal costo modesto abbiano ricarichi minimi.

➔ Se cosi non fosse il popolo si accorgerebbe subito di essere amministrato male dal
sovrano. (VIII)

➔ Un simile sistema di tassazione gestito male incoraggerebbe la frode al punto che per
poterla sopprimere bisognerebbe far ricorso a delle pene sproporzionate. (VIII)

➔ L'imposta sule clausole dei contratti civili è un cattivo tipo d'imposta. (IX)

➔ Essa infatti è estremamente sottile e pertanto gli esattori possono permettersi di agire on
arbitrio nella loro applicazione. (IX)

➔ Nei governi dispotici i tributi devono essere fissati al minimo possibile e la tassazione deve
essere trasparente e fissa. (X)

CAP XI: Delle pene fiscali.

In Europa esistono pene fiscali più severe che in Asia, infatti laggiù non è prevista la
confisca dei beni, ma solo pene pecuniarie. Questo fatto in realtà controbilancia la maggior
efficienza del sistema giudiziario europeo, che tutela maggiormente che in Asia i mercanti
colpiti da sanzioni.

CAP XII: Rapporto della grandezza dei tributi con la libertà.

REGOLA GENERALE: si possono fissare tributi più onerosi in proporzione con la libertà
dei sudditi.
Più un governo tende a reprimere la libertà ai propri sudditi, più lievi devono essere i tributi
che richiede a loro. Questa è una legge di natura

La Svizzera sembra essere un'eccezione a questa regola, ma solo perché, data l'asprezza
del suo territorio, essa da' poco e chiede tanto ai suoi abitanti.

Le grandi repubbliche greche come Atene e Sparta, nei periodi di espansione non
facevano pagare ai loro cittadini le imposte, imponendole solamente ai sudditi dei paesi
conquistati: questo è perfettamente in linea con la regola sopra enunciata, in quanto in
quel caso sono le repubbliche stesse nella loro interezza ad agire come se fossero un
monarca.

CAP XIII:in quali Stati i tributi sono suscettibili di aumento

GR: si possono aumentare i tributi, poiché ciascun cittadino crede di pagare per sé.

GM: si possono aumentare i tributi, intendendoli come ricompensa per il principe verso la
mitezza delle leggi.

GD: non si possono aumentare i tributi, perché non si può accrescere la servitù esterna.

CAP XIV: Che la natura dei tributi è relativa al governo.

L'imposta pro capite è più connaturale ai regimi di schiavitù, quella sulle merci ai regimi
moderati.

In un governo dispotico il sovrano tende a distribuire terre ai propri soldati e cortigiani


invece che denaro, poiché su di esse possono essere stabiliti piccoli tributi.

Il tributo pro capite che il principe stabilisce deve essere unico e basato sulle possibilità dei
meno abbienti, dato che non si può dividere, per la natura del regime il popolo in classi.

Il tributo sulle merci, essendo anticipato dai mercanti, è a tutti gli effetti un prestito di
denaro, che rende il mercante debitore dello stato e creditore dei privati.

Maggiore è la moderatezza dei regimi, e la loro libertà più i mercanti saranno disposti a
pagare allo stato.

CAP XV: Abuso della libertà.

Spesso tuttavia si è abusato di questo regime imponendo dazi eccessivi. Questo ha


esposto al rischio di creare una schiavitù, determinando così la diminuzione dei tributi
(come effetto della schiavitù stessa).

Riassunto (XI-XV)
➔ In Europa esistono pene fiscali più severe che in Asia. Questo fatto controbilancia la
maggior efficienza del sistema giudiziario europeo, che tutela maggiormente che in Asia i
mercanti. (XI)

➔ Regola generale: si possono fissare tributi più onerosi in proporzione con la libertà dei
sudditi. (XII)
➔ Più un governo tende a reprimere la libertà ai propri sudditi, più lievi devono essere i tributi
che richiede a loro. Questa è una legge di natura. (XII)

➔ I tributi sono suscettibili di aumento: (XIII)

• GR: si possono aumentare i tributi, poiché ciascun cittadino crede di pagare per sé.

• GM: si possono aumentare i tributi, intendendoli come ricompensa per il principe verso la
mitezza delle leggi.

• GD: non si possono aumentare i tributi, perché non si può accrescere la servitù esterna.

➔ L'imposta pro capite è più connaturale ai regimi di schiavitù, quella sulle merci ai regimi
moderati. (XIV)

➔ Il tributo pro capite che il principe stabilisce deve essere unico e basato sulle possibilità dei
meno abbienti, dato che non si può dividere per la natura del regime il popolo in classi.
(XIV)

➔ Maggiore è la moderatezza dei regimi, e la loro libertà più i mercanti saranno disposti a
pagare allo stato. (XIV)

➔ Spesso negli SM si è abusato di questo regime imponendo dazi eccessivi. Questo ha


esposto al rischio di creare una schiavitù, determinando così la diminuzione dei tributi
(come effetto della schiavitù stessa). (XV)

CAP XVI: Delle conquiste dei Maomettani.

L'esiguità dei tributi imposti dai maomettani ali popoli conquistati fu la causa della facilità
con cui si espansero: essi infatti trovarono solamente popoli vessati da tributi onerosi, ben
lieti di accettare la nuova dominazione.

CAP XVII: Dell'aumento delle truppe.

Un grave problema dell'Europa consiste nel numero eccessivo di truppe che ogni stato ha
con se.

Questo problema fa si che fra i vari stati ci sia un'incessante corsa ad accrescere le
proprie truppe, in una continua smania di superiorità virtualmente incessante che crea
una pace costituita solo sulla tensione.

Questo atteggiamento provoca un aumento smodato dei tributi e una ricerca continua di
alleanze, con una spesa smodata che può solo impoverire l'Europa, malgrado tutta la sua
ricchezza commerciale.

CAP: XVII: Della remissione dei tributi.

La massima degli imperi orientali di rimettere i tributi ai paesi che ne hanno sofferto
dovrebbe essere introdotta anche nei moderni stati monarchici.

In qualche caso questa massima è stata adottata, ma malamente poiché il sovrano, invece
di esigere meno imposte, ha continuato a chiedere la medesima quantità, gravando
maggiormente per compensare sui paesi più ricchi.
Uno stato ben amministrato dovrebbe prevedere già nelle proprie uscite una somma
destinata a questi casi eccezionali.

CAP XIX: Se convenga di più al principe e al popolo l'appalto o la regia dei tributi.

LA regia è sempre preferibile all'appalto perché:

• Il principe può sempre affrettare o ritardare la riscossione delle imposte in base alle proprie
necessità

• Le imposte, e quindi le casse dello stato non sono gravate dei costi dello stipendio degli
appaltatori.

• Con la regia il denaro passa attraverso poche mani, e quindi torna prima al popolo.

• Con la regia si evitano un sacco di leggi necessarie solo a far funzionare la macchina degli
appaltatori, che di fatto possono diventare veri e propri legislatori abusivi, persino sul
sovrano stesso.

In certi casi può essere utile cominciare con il dare in appalto una riscossione, poiché certi
espedienti, procedure e malizie del mestiere possono essere note solamente agli
appaltatori, tuttavia anche in questi casi occorre sempre far partire il prima a possibile la
regia, limitando questo periodo ad una fase iniziale.

Nei GR le imposte sono praticamente sempre riscosse direttamente. Roma fu un'infelice


esempio contrario, e infatti Nerone fece un sistema di regole in modo di limitare il potere
dei pubblicani (per dettagli v. pag 377)

CAP XX: Degli appaltatori.

Quando la professione degli appaltatori, oltre che lucrosa, diviene onorata si ha una grave
sventura per lo SM.

Gli appaltatori infatti possono essere un vantaggio nei governi dispotici, dove spesso
coincidono con gli stessi governatori, ma sono un male assoluto nei GR, e pure nei GM, in
cui sono totalmente contrari allo spirito dello stato (l'onore).

Ogni professione ha la sua parte: chi riscuote i tributi ha a cuore la ricchezza, chi gestisce
lo stato (i nobili) ha a cuore l'onore.

Riassunto. (XVI-XX)
➔ L'esiguità dei tributi imposti dai maomettani ali popoli conquistati fu la causa della facilità
con cui si espansero, rappresentando infatti un miglioramento per i popoli conquistati. (XVI)

➔ Un grave problema dell'Europa consiste nel numero eccessivo di truppe che ogni stato ha
con se. (XVII)

➔ Questo problema fa si che fra i vari stati ci sia un'incessante corsa ad accrescere le proprie
truppe, che crea una pace costituita solo sulla tensione. (XVII)

➔ Questo atteggiamento provoca inoltre un aumento smodato dei tributi e una spesa
smodata per la ricerca continua di alleanze. (XVII)

➔ La massima degli imperi orientali di rimettere i tributi ai paesi che ne hanno sofferto
dovrebbe essere introdotta anche nei moderni stati monarchici. (XVIII)

➔ In qualche caso questa massima è stata malamente adottata, poiché il sovrano ha


continuato a chiedere la medesima quantità, gravando maggiormente per compensare sui
paesi più ricchi. (XVIII)

➔ Uno stato ben amministrato dovrebbe prevedere già nelle proprie uscite una somma
destinata a questi casi eccezionali. (XVIII)

➔ La regia della riscossione dei tributi è sempre preferibile all'appalto perché: (XIX)

• Il principe può sempre affrettare o ritardare la riscossione delle imposte in base alle proprie
necessità

• Le casse dello stato non sono gravate dei costi dello stipendio degli appaltatori.

• Con la regia il denaro passa attraverso poche mani, e quindi torna prima al popolo.

• Con la regia si evitano un sacco di leggi necessarie solo a far funzionare la macchina degli
appaltatori.

➔ In certi casi può essere utile cominciare con il dare in appalto una riscossione, poiché certi
espedienti, del mestiere possono essere note solamente agli appaltatori, tuttavia occorre
poi sempre far partire il prima possibile la regia. (XIX)

➔ Nei GR le imposte sono praticamente sempre riscosse direttamente. (XIX)

➔ Quando la professione degli appaltatori, oltre che lucrosa, diviene onorata si ha una grave
sventura per lo SM. (XX)

➔ Gli appaltatori possono essere un vantaggio nei governi dispotici, dove spesso coincidono
con gli stessi governatori, ma sono un male nei GR, e pure nei GM, in cui sono totalmente
contrari allo spirito dello stato (eguaglianza o onore). (XX)
PARTE TERZA
LIBRO QUATTORDICESIMO

Delle leggi nei rapporti che hanno con la natura del


clima

CAP I: Principio generale.

Poiché le passioni e gli spiriti umani sono influenzati dalla natura del clima in cui si trovano
anche le leggi dovranno essere regolate di conseguenza.

CAP II: Come gli uomini sono differenti nei diversi climi.

Nei climi freddi l'aria fa restringere le estremità delle fibre esteriori del nostro corpo,
favorendo il ritorno del sangue al cuore; questo i traduce in maggior vigore e forza, che si
traducono in maggior forza in sé stessi, maggior coraggio, maggiore sicurezza di sé, il che
vuol dire minor desiderio di vendetta.

I popoli dei paesi caldi sono irresoluti per natura 1.

Per la natura delle terminazioni nervose nei vari climi (per tutta una serie di osservazioni
“scientifiche” sulla costituzione umana vedere pagg. 383-384) i popoli nordici saranno
meno sensibili alle passioni e al dolore, così come alle bellezze dell'arte.

I popoli nordici trovano la passione in tutto ciò che eccita e muove lo spirito (caccia, vino
ecc) i popoli dei paesi più caldi ad un maggior numero di vizi, a cui si associa una maggior
propensione ai delitti.

In paesi estremamente caldi la debolezza del corpo si traduce in un'estrema debolezza di


spirito, una maggior tendenza all'ozio, e ad una tolleranza per la schiavitù e le punizioni.

CAP III: Contraddizioni nel carattere di certi popoli del Mezzogiorno.

1 Qua evidentemente M. si lascia andare a tutta una serie di generalizzazioni a caso per tirare acqua al suo mulino. Già
alcuni dei suoi contemporanei mossero critiche su questo paggio, adducendo non poche prove contrarie (ad esempio
le conquiste dei musulmani).
Gli indiani, pur essendo un popolo di un paese caldo, hanno una grande forza di volontà.
Ciò è dovuto ad un'immaginazione esasperata, che fa loro temere mille cose più della
morte. Proprio per questi popoli è maggiormente necessaria la presenza di un buon
legislatore. (cfr. invece la resistenza dei popoli del nord Europa con i romani).

CAP IV: Causa dell'immutabilità della Religione, dei costumi, delle maniere, delle leggi nei
paesi d'Oriente.

Ciò avviene per la combinazione fra debolezza di spirito dovuta al clima ed eccessiva
immaginazione (si veda sopra)

CAP V: Che i cattivi legislatori sono quelli che hanno favorito i vizi del clima, e i buoni
quelli che vi si sono opposti.

In questi paesi vi è la naturale tendenza a giustificare metafisicamente l'ozio e l'immobilità.


Tuttavia in Cina, rendendosi conto delle necessità per vivere, hanno creato una
legislazione, una filosofia e una religione tutte molto pratiche

CAP VI: Della coltivazione della terra nelle regioni calde.

La coltivazione della terra è il più importante lavoro degli uomini. Più il clima porta a
rifuggirlo, più la religione o le leggi dovrebbero spingere l'uomo ad impegnarsi (ad esempio
in India questo non avviene).

CAP VII: Del monachesimo.

Il monachesimo ha origine in oriente. Esso incoraggia l'ozio e il far niente ed è più diffuso
nei climi caldi.

Le leggi dovrebbero esortare al lavoro chi ozia, ma questo non accade e spesso certe
persone (i monaci appunto) vivono in ogni sorta di agio, che contribuiscono con le
donazioni e le mense a diffondere anche tra la plebe.

CAP VIII: Buona usanza della Cina.

In Cina l'imperatore annualmente compie una cerimonia di aratura ed incoraggia al lavoro


premiando con una carica il contadino più diligente. Simili usanze sono utili per contrastare
gli effetti di un cattivo clima.

Riassunto (I-VII)
➔ Poiché le passioni e gli spiriti umani sono influenzati dalla natura del clima in cui si trovano
anche le leggi dovranno essere regolate di conseguenza. (I)

➔ Nei climi freddi veri fattori ambientali fanno si che gli abitanti siano dotati di vigore e forza,
che si traducono in maggior forza in sé stessi, coraggio, sicurezza di sé. (II)

➔ I popoli dei paesi caldi sono irresoluti per natura. (II)

➔ Per la natura delle terminazioni nervose nei vari climi i popoli nordici saranno meno
sensibili alle passioni e al dolore, così come alle bellezze dell'arte. (II)
➔ I popoli nordici trovano la passione in tutto ciò che eccita e muove lo spirito, i popoli dei
paesi più caldi i un maggior numero di vizi, (con anche una maggior propensione ai delitti).
(II)

➔ In paesi estremamente caldi la debolezza del corpo si traduce in un'estrema debolezza di


spirito, una maggior tendenza all'ozio, e ad una tolleranza per la schiavitù e le punizioni. (II)

➔ Gli indiani, pur essendo un popolo di un paese caldo, hanno una grande forza di volontà,
ciò è dovuto ad un'immaginazione esasperata, che fa loro temere mille cose più della
morte. (III)

➔ In questi paesi vi è la naturale tendenza a giustificare metafisicamente l'ozio e l'immobilità


(tranne che in Cina, dove con le leggi hanno posto rimedio) (V)

➔ La coltivazione della terra è il più importante lavoro degli uomini. (VI)

➔ Più il clima porta a rifuggire la coltivazione, più la religione o le leggi dovrebbero spingere
l'uomo ad impegnarsi in essa.

➔ Il monachesimo ha origine e si trova sopratutto in oriente. Esso incoraggia l'ozio e il far


niente. (VI)

➔ Le leggi dovrebbero esortare al lavoro chi ozia, ma spesso i monaci vivono in ogni sorta di
agio, e contribuiscono con le donazioni e le mense a diffondere l'ozio tra la plebe. (VII)

➔ In Cina l'imperatore per incoraggiare al lavoro annualmente compie una cerimonia di


aratura ed incoraggia al lavoro premiando con una carica il contadino più diligente. (VIII)

CAP IX: E se la Cina ci da il fucile guerra civile! Guerra civile!

I popoli più pigri sono anche i più orgogliosi: si dovrebbe usare questa caratteristica per
esortarli al lavoro, ad esempio mediante l'assegnazione di premi.

CAP X: Delle leggi che hanno rapporti con la sobrietà dei popoli.

Poiché l'alcool disidrata è proibito nei paesi caldi 1 mentre è tollerato in quelli freddi (in cui è
presente una sorta di “ubriachezza nazionale-e non individuale), le leggi perciò saranno
ben più severe nei paesi caldi che in quelli freddi riguardo al bere, lo steso si può dire delle
leggi legate a costumi dettati dalla natura del clima nei vari paesi (come ad esempio quelle
legate a norme alimentari).

CAP XI: Delle leggi che si riferiscono alle malattie del clima.

(per una dettagliata storia della lebbra, della sifilide e della peste cfr. pagg. 396-398)

Da sempre sono state messe in atto (e spesso tramandate fra i popoli) leggi che
arginassero il rischio di contagio da malattie.

Un grande ostacolo ad esse è stato il fervore religioso, che troppo spesso ha reso gli
uomini ciechi di fronte ai rischi concreti di queste epidemie.

CAP XII: Delle leggi contro i suicidi.


1 M non dice esattamente così, ma questa può essere una versione moderna.
In Inghilterra ci si suicida per depressione1. Se in altre nazioni il suicidio è condannato
dalla legge, non può esserlo in Inghilterra, data la sua natura di malattia.

CAP XIII: Effetti del clima dell' Inghilterra.

La tendenza all'inquietudine esistenziale fa si che gli inglesi siano un popolo sempre in


cerca di migliorarsi che non potrebbe mai cadere nella schiavitù del sonno della volontà 2.

CAP XIV: Altri effetti del clima.

Le leggi dei popoli germanici erano spesso fredde e quasi matematiche, esse giudicavano
sopratutto i fatti, non le passioni che stavano dietro ad esse. Le leggi applicate durante la
dominazione germanica in Spagna invece rispecchiavano la tempra del clima, e punivano
e prescrivevano pene molto più passionali.

CAP XV: Della differente fiducia che le leggi hanno nel popolo, a seconda del clima.

In Giappone la natura dei giapponesi è talmente perfida che i giudici non hanno nessuna
fiducia nei cittadini: pertanto li sottopongono continuamente ad uno stato di polizia,
costringendoli a sorvegliarsi e a guardarsi con diffidenza l'uno dall'altro.

In India, al contrario, la mitezza delle persone ha fatto si che i magistrati riponessero


massima fiducia in loro, applicando solo pene molto lievi.

Riassunto (IX-XV)
➔ I popoli più pigri sono anche i più orgogliosi: si dovrebbe usare questa caratteristica per
esortarli al lavoro, ad esempio mediante l'assegnazione di premi. (IX)

➔ Poiché l'alcool disidrata è proibito nei paesi caldi mentre è tollerato in quelli freddi. (X)

➔ Le leggi perciò saranno ben più severe nei paesi caldi che in quelli freddi (e via dicendo per
le altre usanze legate al clima). (X)

➔ Da sempre sono state messe in atto (e spesso tramandate fra i popoli) leggi che
arginassero il rischio di contagio da malattie. (XI)

➔ Un grande ostacolo ad esse è stato il fervore religioso, che troppo spesso ha reso gli
uomini ciechi di fronte ai rischi concreti di queste epidemie. (XI)

➔ In Inghilterra ci si suicida per depressione. Se altrove il suicidio è condannato dalla legge,


non può esserlo in Inghilterra. (XII)

➔ La tendenza all'inquietudine esistenziale fa si che gli inglesi siano un popolo sempre in


cerca di migliorarsi che non potrebbe cadere nella schiavitù. (XIII)

➔ Le leggi dei popoli germanici erano spesso fredde e quasi matematiche, esse giudicavano
sopratutto i fatti, non le passioni che stavano dietro ad esse. (XIV)

➔ Le leggi applicate durante la dominazione germanica in Spagna erano all'opposto. (XIV)

1 M da una causa fisica per la depressione (397) che per altro non chiama così.
2 O perlomeno, questo ho capito io, il capitolo è alquanto vago e retorico.
➔ In Giappone i giudici non hanno nessuna fiducia nei cittadini: pertanto li sottopongono
continuamente ad uno stato di polizia, costringendoli a sorvegliarsi a vicenda. (XV)

➔ In India, al contrario, la mitezza delle persone ha fatto si che i magistrati riponessero


massima fiducia in loro, applicando solo pene molto lievi. (XV)
LIBRO QUINDICESIMO-

Come le leggi della schiavitù civile sono in rapporto


con la natura del clima.

CAP I: Della schiavitù civile.

LA schiavitù è quel diritto che rende un uomo talmente legato ad un altro che questi è il
padrone assoluto della sua vita e dei suoi bene.

La schiavitù è contro alla virtù sia (ovviamente del padrone), sia dello schiavo, il quale
tende ad assumere un temperamento rigido, orgoglioso, collerico.

Nei governi dispotici la schiavitù è tollerabile poiché, essendo i sudditi già in uno stato di
schiavitù politica vi è poca differenza fra loro ed i loro schiavi.

Nei GM la schiavitù dev'essere vietata in quanto contraria al clima di mitezza e ai valori


che il sovrano deve trasmettere

Nei GR/GA la schiavitù è vietata in quanto contraria alla natura stessa di governo.

CAP II: Origine del diritto di schiavitù secondo i giureconsulti romani.

Secondo i giureconsulti romani la schiavitù sarebbe nata per pietà, e si sarebbe articolata
in tre strade:

1) Per il diritto delle genti la schiavitù è un modo per non uccidere i vinti.

2) Per il diritto civile romano i debitori potevano mettersi in vendita autonomamente


per sfuggire ai maltrattamenti dei loro creditori.

3) Per il diritto naturale i figli di un padre schiavo restano schiavi come il genitore.

Tuttavia:

1) Non si può uccidere in battaglia che per necessità, quindi uno schiavo è qualcuno
che è stato lasciato in vita (quindi che non era necessario uccidere), e che pertanto
doveva essere solamente messo in condizione di non nuocere.
2) Un uomo libero non può vendersi schiavo. Infatti, dal momento che tutti i suoi beni
passerebbero sotto il padrone, cosa ne sarebbe del suo guadagno? La libertà di
ogni cittadino è parte della libertà pubblica, e non può essere messa in vendita. La
legge civile ha permesso la spartizione dei beni, ma non può includere in essa una
parte degli uomini che si spartiscono i beni. C'è qui un'impossibilità di fondo.

3) Se un uomo non può vendersi schiavo, a maggior ragione non può vendere il suo
figlio non ancora nato.

Inoltre ciò che rende ammissibile la morte di un assassino è il fatto che egli per tutta la vita
ha potuto godere dei benefici di quella stessa legge: infatti è stato grazie ad essa che è
potuto vivere al sicuro; ma uno schiavo quale beneficio avrebbe mai tratto dalla legge di
schiavitù?

La schiavitù infine è contraria al diritto civile, infatti uno schiavo non sarebbe trattenuto dal
fuggire da nessuna legge civile, in quanto non facente parte della società, a trattenere gli
schiavi sono leggi di famiglia, ovvero le leggi del padrone.

CAP III: Altra origine del diritto di schiavitù.

Tanto varrebbe che il diritto di schiavitù provenisse dal disprezzo che una nazione nutre
per un'altra.

CAP IV: Altra origine del diritto si schiavitù.

La religione apparentemente sembra autorizzare a rendere schiavo chi non la professa.

CAP V: Della schiavitù dei negri.

I negri alla fine sono esseri semplici, e pertanto si esagera a declamare come
un'ingiustizia il renderli schiavi1.

CAP VI: Vera origine del diritto di schiavitù.

La vera origine, conforme con la natura del DDS è data dal fatto che nei GD la libertà
individuale vale talmente poco che i cittadini possono decidere in autonomia e
privatamente di vedersi per la propria libertà e in un ibero accordo con il padrone, a coloro
che tiranneggiano lo stato.

CAP VII: Altra origine del DDS.

In certi climi i caratteri sono così poco mossi dal dovere da essere spinti all'azione
solamente per paura di una punizione: in tali paesi la schiavitù non offende la natura
poiché si accompagna sempre ad una schiavitù PLT. Poiché tutti gli uomini nascono
uguale bisogna dire che la schiavitù è contro natura, tuttavia in certi stati può essere
fondata su una ragione naturale.

Riassunto (I-VII)

1 Eh vabbè...
➔ LA schiavitù è quel diritto che rende un uomo talmente legato ad un altro che questi è il
padrone assoluto della sua vita e dei suoi bene. (I)

➔ La schiavitù è contro alla virtù sia (ovviamente del padrone), sia dello schiavo. (I)

➔ Governi dispotici: la schiavitù è tollerabile poiché, essendo i sudditi già in uno stato di
schiavitù politica vi è poca differenza fra loro ed i loro schiavi. (I)

➔ GM: la schiavitù dev'essere vietata in quanto contraria al clima di mitezza e ai valori che il
sovrano deve trasmettere. (I)

➔ GR/GA: la schiavitù è vietata in quanto contraria alla natura stessa di governo. (I)

➔ Secondo i giureconsulti romani la schiavitù sarebbe nata: (II)

1) Per il diritto delle genti la schiavitù come modo per non uccidere i vinti.

2) Per il diritto civile romano: i debitori potevano mettersi in vendita autonomamente per
sfuggire ai maltrattamenti dei loro creditori.

3) Per il diritto naturale: i figli di un padre schiavo restano schiavi come il genitore.

➔ Tuttavia: (II)

1) Non si può uccidere in battaglia che per necessità, quindi uno schiavo è qualcuno che non
era necessario uccidere.

2) Un uomo libero non può vendersi schiavo poiché dal momento che tutti i suoi beni
passerebbero sotto il padrone, non ne trarrebbe guadagno. C'è qui un'impossibilità di fondo.

3) Se un uomo non può vendersi schiavo, a maggior ragione non può vendere il suo figlio non
ancora nato.

➔ Ciò che rende ammissibile la morte di un assassino è il fatto che egli per tutta la vita ha
potuto godere dei benefici di quella stessa legge che lo condanna, ma uno schiavo quale
beneficio avrebbe mai tratto dalla legge di schiavitù? (II)

➔ La schiavitù infine è contraria al diritto civile, infatti uno schiavo, in quanto non facente parte
della società, è trattenuto da le leggi di famiglia, ovvero le leggi del padrone. (II)

➔ La vera origine, conforme con la natura del DDS è data dal fatto che nei GD la libertà
individuale vale talmente poco che i cittadini possono decidere in autonomia e privatamente
di vedersi in un ibero accordo con il padrone. (VI)

➔ In certi climi i caratteri sono così poco mossi dal dovere da essere spinti all'azione
solamente per paura di una punizione: in tali paesi la schiavitù non offende la natura poiché
si accompagna sempre ad una schiavitù PLT. (VII)

CAP VIII: Inutilità della schiavitù tra di noi.

Salvo qualche eccezione, non esiste lavoro nel quale non si possano impiegare uomini
liberi. Si può invogliare i cittadini anche a compiere i lavori più pesanti, tramite l'utilizzo di
privilegi e delle giuste macchine. Non esiste lavoro che non possa essere compiuto da un
uomo libero, se ad organizzarlo c'è la ragione.
CAP IX: Delle nazioni presso le quali la libertà civile è generalmente stabilita.

La schiavitù non può essere stabilita sulla base di quelli che , in uno stato, potrebbero
goderne, ma bensì sulla base di quanto potrebbe essere gradita se si estraesse a sorte la
parte di popolazione che deve esser resa schiava. Infatti se a quasi nessuno
dispiacerebbe essere padrone dei beni di un altro, coloro che vivono nel lusso sarebbero i
primi a temere di essere ridotti in schiavitù.

CAP X: Diverse specie di schiavitù.

Esistono 2 tipi di schiavitù:

schiavitù reale: vale a dir la schiavitù legata al lavorare la terra, esterna alla casa.

schiavitù personale: quella che riguarda la gestione della casa.

Il maggior abuso si ha quando schiavitù reale e personale si trovano riunite.

CAP XI: Ciò che devono fare le leggi in rapporto alla schiavitù.

Devono sopprimerne i pericoli e gli abusi.

CAP XII: Abuso della schiavitù.

In certi stati non vi è freno al dominio dei padroni: essi approfittano ad esempio di virtù e
pudore degli schiavi (cfr. harem), questo, d'altra parte sembra garantire agli schiavi di
vivere in ogni sorta di agio, con grave danno per il benessere popolare.

Gli schiavi infatti devono avere come unico fine l'essere utili.

Allo stesso modo il dominio del padrone non può estendersi oltre quello della persona
dello schiavo (ad esempio la moglie). Una buona legge (come quella dei longobardi)
prevedeva la messa in libertà di uno schiavo e della moglie in caso di abuso su
quest'ultima da parte del padrone.

CAP XIII: Pericolo del gran numero di schiavi.

Nei GD non è importante curarsi del numero di schiavi presenti poiché vi è pochissima
distinzione fra sudditi e schiavi, mancando ovunque la LP.

Negli SM il numero di schiavi deve essere ridotto al minimo, poiché la LP è ovunque, e


questi potrebbero sentirne la mancanza (insieme alla LC) e maturare l'invidia, con rischi di
rivolte.

CAP XIV: Degli schiavi armati.

E' meno pericoloso armare gli schiavi in un GM che in un GR, poiché nel primo l'onore
rende combattiva una gran parte del popolo, con la possibilità di difendersi facilmente.

CAP XV: Continuazione del medesimo argomento.

Se un popolo è interamente guerriero, armare gli schiavi è ancor meno pericoloso.


Riassunto (VII-XV)
➔ Non esiste lavoro nel quale non si possano impiegare uomini liberi. (VIII)

➔ Si può invogliare i cittadini anche a compiere i lavori più pesanti, tramite l'utilizzo di privilegi
e delle giuste macchine, purché tale lavoro sia organizzato c'è la ragione. (VIII)

➔ La schiavitù non può essere stabilita sulla base di quelli che, in uno stato, potrebbero
goderne, ma bensì sulla base di quanto potrebbe essere gradita se si estraesse a sorte la
parte di popolazione che deve esser resa schiava. (IX)

➔ Esistono 2 tipi di schiavitù: (X)

1) schiavitù reale: vale a dir la schiavitù legata al lavorare la terra, esterna alla casa.

2) schiavitù personale: quella che riguarda la gestione della casa.

➔ Il maggior abuso si ha quando schiavitù reale e personale si trovano riunite. (X)

➔ In certi stati non vi è freno al dominio dei padroni: essi approfittano ad esempio di virtù e
pudore degli schiavi (cfr. harem), garantendo in cambio agli schiavi di vivere in ogni sorta di
agio, con grave danno per il benessere popolare. (XII)

➔ Gli schiavi devono avere come unico fine l'essere utili. (XII)

➔ Allo stesso modo il dominio del padrone non può estendersi oltre quello della persona dello
schiavo (ad esempio la moglie). (XII)

➔ Una buona legge ( prevedeva la messa in libertà di uno schiavo e della moglie in caso di
abuso su quest'ultima da parte del padrone. (XII)

➔ Nei GD non è importante curarsi del numero di schiavi presenti poiché vi è pochissima
distinzione fra sudditi e schiavi, mancando ovunque la LP. (XIII)

➔ Negli SM il mero di schiavi deve essere ridotto al minimo, poiché la LP è ovunque, e questi
potrebbero sentirne la mancanza, con rischi di rivolte. (XIII)

➔ E' meno pericoloso armare gli schiavi in un GM che in un GR, poiché nel primo l'onore
rende combattiva una gran parte del popolo, con la possibilità di difendersi facilmente.
(XIV)

➔ Se un popolo è interamente guerriero, si può stare ancora più tranquilli. (XV)

CAP XVI: Precauzioni da prendere nel GMOD.

In un GMOD la mitezza dei trattamenti può sopperire alla forza militare.

“Gli uomini si abituano a tutto, anche alla schiavitù, purché il padrone non sia più duro
della schiavitù stessa”.

Generalmente le nazioni in cui tutti sono abituati a lavorare sono le più miti nel trattare gli
SCVV.

Così era in origine Roma, che purtroppo andò perdendosi nella sua crescita, e fu costretta
a promuovere leggi durissime (v. pag 420) per incutere un immenso rispetto del padrone.
Ma questo fu un atteggiamento sbagliato, frutto di un cattivo modo di intendere una
legislazione, che sostituisce alla mitezza la paura.

CAP XVII: Norme da stabilire nei rapporti tra padrone e SCHVV.

Il magistrato deve vigilare affinché lo schiavo abbia di che nutrirsi e vestirsi.

La legge deve occuparsi anche di quando gli schiavi sono vecchi e/o malati.

Quando un padrone può togliere la vita ad uno schiavo , egli ha un diritto che può
esercitare come un giudice: bisogna allora che la legge gestisca la cosa evitando che
diventi un atto di violenza.

Allo stesso modo bisogna garantire la difesa civile ad uno schiavo in caso di
maltrattamento da parte di un cittadino qualsiasi (v.pag 423).

CAP XVIII: Degli affrancamenti.

Se un GR ha troppi schiavi è opportuno che ne liberi una buona parte, tuttavia questo non
può avvenire di colpo poiché si troverebbe all'improvviso con un grosso onere per il
governo e un potenziale rischio.

Trovare delle leggi universali non è facile, ma ecco alcune considerazioni:

1) Non bisogna fare una legge che renda di colpo affrancati un gran numero di schiavi.

2) Si può cercare di introdurli il più morbidamente possibile all'interno della REP ad esempio:

• Possono esser messi in grado di comprarsi la libertà:

• Può essere messo un termine per il periodo di schiavitù

• Si può essere radicali ed assegnare i lavori peculiari degli schiavi a uomini liberi .

3) Quando vi sono molti liberti è opportuno che le leggi fissino ciò che essi devono al padrone,
e i loro diritti, ma anche le loro limitazioni in quanto cittadini, limitazioni che dovranno
essere maggiori nella parte politica che in quella civile.

CAP XIX: Degli affrancati e degli eunuchi.

Nel GOV di molti è necessario che i liberti stiano un gradino al di sotto dei cittadini e che si
faccia il possibile per non far sentire loro il peso di questa condizione.

Nei GOVV di uno solo invece i liberti finiscono per essere al di sopra dei cittadini,
assumendo spesso cariche di rilievo a corte (governando sulle debolezze del signore, e
non sulle sue virtù).

Se gli schiavi sono eunuchi, non è mai possibile considerarli alla stregua degli affrancati,
poiché, non potendo aver famiglia, restano legati sempre ad una qualche (altra) famiglia 1,
e non possono essere considerati, se non tramite finzione, dei cittadini.

1 In effetti qua M non è molto chiaro a riguardo.


Nonostante ciò troviamo in oriente un gran numero di eunuchi ai quali sono date cariche
nello stato: paradossalmente essi hanno quei ruoli perché sono senza famiglia, e finiscono
comunque per sposarsi per onorare la loro posizione 1.

Riassunto (XVI-XIX)
➔ In un GMOD la mitezza dei trattamenti può sopperire alla forza militare. (XVI)

➔ Generalmente le nazioni in cui tutti sono abituati a lavorare sono le più miti nel trattare gli
SCVV. (XVI)

➔ Il magistrato deve vigilare affinché lo schiavo abbia di che nutrirsi e vestirsi. (XVII)

➔ La legge deve occuparsi anche di quando gli schiavi sono vecchi e/o malati. (XVII)

➔ Quando un padrone può togliere la vita ad uno schiavo, egli ha un diritto che può esercitare
come un giudice: bisogna allora che la legge gestisca la cosa evitando che diventi un atto
di violenza. (XVII)

➔ Allo stesso modo bisogna garantire la difesa civile ad uno schiavo in caso di
maltrattamento da parte di un cittadino qualsiasi (XVII)

➔ Se un GR ha troppi schiavi è opportuno che ne liberi una buona parte, ma questo non può
avvenire di colpo poiché si troverebbe all'improvviso con un grosso onere e un rischio per il
governo. (XVIII)

➔ Trovare delle leggi per questa materia non è facile, ma ecco alcune considerazioni: (XVIII)

➔ Non bisogna fare una legge che renda di colpo affrancati un gran numero di schiavi.

➔ Si può cercare di introdurli il più morbidamente possibile all'interno della REP ad esempio:

• Possono esser messi in grado di comprarsi la libertà:

• Può essere messo un termine per il periodo di schiavitù

• Si può assegnare i lavori peculiari degli schiavi a uomini liberi.

➔ Quando vi sono molti liberti è opportuno che le leggi fissino ciò che essi devono al padrone, e i
loro diritti, ma anche le loro limitazioni che dovranno essere maggiori nella parte politica che in
quella civile. (XVIII)

➔ Nel GOV di molti è necessario che i liberti stiano un gradino al di sotto dei cittadini e che si
faccia il possibile per non far sentire loro il peso di questa condizione. (XIX)

➔ Nei GOVV di uno solo invece i liberti finiscono per essere al di sopra dei cittadini,
assumendo spesso cariche di rilievo a corte. (XIX)

➔ Se gli schiavi sono eunuchi, non è mai possibile considerarli alla stregua degli affrancati,
poiché, non potendo aver famiglia, restano legati sempre ad una qualche (altra) famiglia.
(XIX)

➔ Nonostante ciò troviamo in oriente un gran numero di eunuchi ai quali sono date cariche

1 E allora?
nello stato. (XIX)

LIBRO SEDICESIMO

In qual modo le leggi della schiavitù domestica sono in


rapporto con la natura del clima.

CAP I: Della schiavitù domestica.

“Gli schiavi, più che far parte della famiglia, sono stabiliti per la famiglia.” occorre
distinguere la loro schiavitù da quella delle donne di alcuni paesi, detta schiavitù
domestica.

CAP II: Che nei paesi del mezzogiorno esiste tra i due sessi una diseguaglianza naturale 1.

Nei paesi caldi la bellezza delle donne è più precoce, e non si accompagna mai con la
saggezza, pertanto è naturale incoraggiare la poligamia.

Nei climi temperati la bellezza è più durevole, quindi un uomo può affiancarsi ad una sola
moglie ed invecchiare con lei, andando di pari passo con la sua ragionevolezza.

Nei climi freddi, l'abuso di alcool rende intemperanti gli uomini, pertanto le donne qua
hanno il vantaggio della ragione.

Le leggi pertanto sono giuste quando si conformano a questo schema.

CAP III: Che la pluralità delle donne dipende in gran parte dal loro mantenimento.

Laddove la poligamia sia ammessa il numero delle mogli dipende dalle ricchezze del
marito, tuttavia spesso essa è introdotta anche dalla povertà.

CAP IV: Della poligamia; sue differenti circostanze.

Apparentemente nei climi Europei (freddi) si hanno più maschi che femmine, in quelli caldi
è il contrario: ecco perché in questi ultimi sembra essere giustificata la poligamia. (nei climi
freddi dell'Asia nascono pure più maschi che femmine, e là è ammessa la poligamia
maschile).
1 STOCAZZO!
CAP V: Ragione di una legge del Malabar.

Qui ai nobili è permesso avere solo una moglie, mentre alle donne parecchi mariti. E'
un'usanza legata alla necessità di dare agli uomini, in questo caso soldati, meno legami
possibile. (in Europa si proibisce ai soldati di sposarsi).

Riassunto (I-V)
➔ Occorre distinguere la schiavitù “tradizionale” da quella delle donne di alcuni paesi, detta
schiavitù domestica. (I)

➔ Più il clima è caldo, più precoce è la bellezza delle donne, che quindi si accompagnerà di
rado alla loro ragionevolezza: ecco perché in certi climi è giustificata per natura la
poligamia. (II)

➔ Le leggi pertanto sono giuste quando si conformano a questo schema. (II)

➔ Laddove la poligamia sia ammessa il numero delle mogli dipenderebbe dalle ricchezze del
marito, tuttavia talvolta essa è introdotta anche dalla povertà. (III)

➔ La poligamia sembra essere giustificata dal rapporto demografico maschi/femmine. (IV)f

CAP VI: Della POLIG in se stessa.

Presa a sé, la POLIG non è utile a nessuno dei sessi.

Essa è inutile anche ai figli, poiché un padre non potrebbe amare un gran numero di figli
avuti da mogli diverse allo stesso modo in cui ciascuna di esse potrebbe amare i propri; e
nel caso di PLIG MASCH i padri non potrebbero essere certi della paternità di ciascun
figlio.

Inoltre a quanto pare la POLIG non sembra diminuire, ma anzi piuttosto incoraggiare
l'amore adulterino.

CAP VII: Dell'eguaglianza di trattamento in caso di pluralità delle mogli.

In caso di POLI le donne vanno trattate tutte allo stesso modo e con gli stessi diritti.

CAP VIII: Della separazione delle donne dagli uomini.

(V. Pag. 436)

CAP IX: Legami del GOV domestico con quello POL.

In un GR il clima generale dev'essere di moderazione e tranquillità.

In un tale clima esercitare il controllo sulle donne sarebbe sconveniente.

LA SCH delle donne è invece molto conveniente sotto i GD.

In un GOV dove si richieda sopratutto la tranquillità le donne vanno rinchiuse, poiché i loro
intrighi si rivelerebbero fatali.
CAP X: Principio della morale d'Oriente.

In caso di POLIG più la famiglia cessa di essere unita più le leggi dovrebbero cercare di
riunirla.

Questo si ottiene con la clausura cioè rinchiudendo le donne in casa, in modo da non
esporle a tentazione permettendo loro di stare vicino ai veri valori della famiglia.

E' ovvio che queste leggi hanno senso se ci sono i mezzi economici per garantire la
clausura.

CAP XI: Della SCH DOM indipendente dalla POL.

Vi sono casi in cui, a causa del clima, la clausura sembra raccomandabile anche nei casi
di una singola moglie. Questo nei climi temperati/freddi è del tutto inutile data la
moderazione dei costumi delle donne in questi climi.

Riassunto (VI-XI)
➔ Presa a sé, la POLIG non è utile a nessuno dei sessi. (VI)

➔ Essa è inutile anche ai figli perché in nessun caso potrebbero ricevere lo stesso amore che
avrebbero da un solo padre e una sola madre. (VI)

➔ Inoltre a quanto pare la POLIG non sembra diminuire, ma anzi piuttosto incoraggiare
l'amore adulterino. (I)

➔ In caso di POLI le donne vanno trattate tutte allo stesso modo e con gli stessi diritti. (VII)

➔ In un GR il clima generale dev'essere di moderazione e tranquillità, in un tale clima


esercitare il controllo sulle donne sarebbe sconveniente. (IX)

➔ LA SCH delle donne è invece molto conveniente sotto i GD. (IX)

➔ In un GOV dove si richieda sopratutto la tranquillità le donne vanno rinchiuse, poiché i loro
intrighi si rivelerebbero fatali. (IX)

➔ In caso di POLIG più la famiglia cessa di essere unita più le leggi dovrebbero cercare di
riunirla, questo si ottiene con la clausura , in modo da non esporle a tentazione e
permettendo loro di stare vicino ai veri valori della famiglia. (X)

➔ E' ovvio che queste leggi hanno senso se ci sono i mezzi economici per garantire la
clausura. (X)

➔ Nei climi più caldi vi sono casi in cui la clausura sembra raccomandabile anche nei casi di
una singola moglie. (XI)

CAP XII: Del pudore naturale.

Poiché il senso del pudore ci è stato dato dalla natura stessa per permetterci di
riconoscere e migliorare i nostri difetti è opportuno che i legislatori si adoperino per la sua
diffusione e conservazione.
CAP XIII: Della gelosia.

Bisogna distinguere la GEL derivante dalla passione dalla GEL derivante dalle usanze, dai
costumi e dalla legge. La prima è un eccesso d'amore, la seconda è riferita ai costumi, alle
leggi, alla morale e la religione di un paese. “Essa è quasi sempre il risultato della potenza
fisica del clima, e ne costituisce il rimedio”.

CAP XIV: Del governo della casa in Oriente.

Le donne cambiano troppo velocemente in una casa, perciò la gestione di questa viene
affidata agli eunuchi.

CAP XV: Del divorzio e del ripudio.

Divorzio: separazione concordata da entrambe le parti.

Ripudio: separazione decisa unilateralmente.

Le leggi devono accordare sempre il RIP anche alle donne, laddove sia concesso agli
uomini, e dove queste siano in SCH, a loro deve essere concesso il ripudio, mentre agli
uomini solo il divorzio poiché il ripudio è sempre penoso per la moglie cfr. pag. 443).

In un harem non si può ripudiare una donna per differenza di costumi, perché questa può
essere causata solo dal marito.

Pure in un harem non si può ripudiare una donna per infertilità, poiché ci sono sempre
altre mogli in grado di fare figli.

Una buona legge è quella del Messico, che permette solo il divorzio e vieta di tornare
assieme: questo perché si ritiene che il divorzio sia frutto di una decisione sensata, e nel
rispetto dell'eternità del matrimonio.

Il divorzio è di grande utilità POL, quanto a quella CIV è più utile ai coniugi, ma non ai figli.

CAP XVI: Del RIP e del DIV presso i ROM

A Roma la reciprocità del ripudio e del divorzio furono introdotte con la Legge delle Dodici
Tavole1.

Nel primo caso, probabilmente fu presa dall'usanza degli Ateniesi, mentre nel secondo fu
un atto più ovvio, essendo il divorzio conseguenza logica del diritto reciproco di ripudio
(tant'è che a Roma si poteva divorziare senza addurre motivazioni particolari).

Apparentemente sembra che la legislazione sul ripudio precedente alle dodici tavole fosse
talmente onorata che nessuno abbia ripudiato la moglie per circa 520 anni 2, ma questo
appare inverosimile poiché il ripudio per motivi diversi da quelli specificati dalla legge era
comunque possibile dietro pagamento di una pena pecuniaria 3.

1 Inizialmente la legge di Romolo concedeva il ripudio solo al marito e solo nei seguenti tre casi: 1) se la moglie
aveva commesso adulterio, 2) se aveva cercato di avvelenare il marito, 3) se aveva preparato chiavi false.
2 Fino al caso di Carvilio Ruga (pagg.446-447)
3 “metà dei beni alla moglie, mentre l'altra metà […] a Cerere.”
Riassunto (XII-XVI):
➔ Poiché il senso del pudore ci è stato dato dalla natura per permetterci di riconoscere e
migliorare i nostri difetti è opportuno che i legislatori si adoperino per la sua diffusione e
conservazione. (XII)

➔ Bisogna distinguere la GEL derivante dalla passione dalla GEL derivante dalle usanze, dai
costumi e dalla legge. La prima è un eccesso d'amore, la seconda è riferita ai costumi, alle
leggi, alla morale e la religione di un paese. (XIII)

➔ Divorzio: separazione concordata da entrambe le parti. (XV)

➔ Ripudio: separazione decisa unilateralmente. (XV)

➔ Le leggi devono accordare sempre il RIP anche alle donne, laddove sia concesso agli
uomini, e dove queste siano in SCH, il ripudio deve essere concesso solo a loro. (XV)

➔ In un harem non si può ripudiare una donna per differenza di costumi, perché questa può
essere causata solo dal marito. (XV)

➔ Pure in un harem non si può ripudiare una donna per infertilità, poiché ci sono sempre altre
mogli in grado di fare figli. (XV)

➔ Una buona legge è quella che permette solo il divorzio e vieta di tornare assieme: questo
perché si ritiene che il divorzio sia frutto di una decisione sensata. (XV)

➔ Il divorzio è di grande utilità POL, quanto a quella CIV è più utile ai coniugi, ma non ai figli.
(XV)

➔ A Roma la reciprocità del ripudio e del divorzio furono introdotte con la Legge delle Dodici
Tavole.

➔ Nel primo caso, fu un'usanza presa degli Ateniesi, mentre nel secondo fu un atto più ovvio,
essendo il divorzio conseguenza logica del diritto reciproco di ripudio.

➔ A Roma si poteva divorziare senza addurre motivazioni particolari.

➔ Prima della Legge delle Dodici Tavole il ripudio per motivi diversi da quelli specificati dalla
legge1 era comunque possibile dietro pagamento di una pena pecuniaria.

1 V. nota n°1 pag 60.


LIBRO DICIASSETTESIMO
In che modo le leggi sulla SCH POL sono in
rapporto con la natura del clima.

CAP I: Della SCH POL.

Dipende anch'essa dalla natura del clima.

CAP II: Della differenza dei popoli riguardo al coraggio.

I popoli dei climi caldi sono meno coraggiosi di quelli dei climi freddi, e questo vale non
solo tra nazioni ma pure all'interno delle stesse.

CAP III: Del clima dell'Asia.

Le zone a Nord di questo vastissimo continente (Siberia o Tartaria) sono altipiani, non
hanno montagne a proteggerle dai venti del nord, e per la natura del terreno non possono
essere coltivate. Le poche popolazioni si trovano insediate vicino ai corsi d'arqua.

L'Asia quindi non ha una zona temperata e in essa i paesi freddi confinano con quelli
molto caldi.

L'Europa al contrario, essendo prevalentemente temperata, fa si che non vi siano grossi


mutamenti di clima fra gli stati confinanti.

In Asia questa differenza di clima fa si che le popolazioni si dividano esattamente in


conquistatrici e conquistate, e che popolazioni di entrambe le tipologie si trovino spesso
accanto.

Perciò in Asia la libertà non si accresce mai.

CAP IV: Conseguenze.

In tutta la sua storia l'Asia è stata conquistata tredici volte di cui:


undici da popoli del nord

due da quelli de sud

l'alta Asia inoltre è stata attraversata e conquistata da: Greci,Arabi, Mongoli, Turchi, Medi,
Persiani, Tartari, Afgani.

L'Europa invece ha subito solo quattro grandi conquiste: i Romani, I barbari che posero
fine all'impero ROM, i Franchi di Carlo Magno e i Normanni, se analizziamo questo dato
notiamo come le potenze conquistatrici siano bene distribuite in tutta Europa, fatto questo
che è senz'altro riconducibile al clima temperato.

CAP V: Che, quando i popoli dell'Asia settentrionale e quelli dell'Europa settentrionale


hanno effettuato delle conquiste le conseguenze non sono state le stesse.

“I popoli dell'Europa settentrionale l'hanno conquistata da uomini liberi; i popoli dell'Asia


settentrionale l'hanno conquistata da schiavi”

I Tartari ad esempio, dopo aver conquistato i territori cinesi si trovano ad essere sotto il
giogo dei despoti del sud, che spesso creano delle colonie proprio per far condividere lo
spirito di servilismo del loro regno, spirito che gli stessi tartari finiscono per riportare nel
loro pese, una volta che vengono scacciati dai loro territori.

I metodi di dominio, sia da parte dei conquistatori, che negli imperi conquistati, alla fine
sono molto simili.

Nei paesi del nord Europa, al contrario, i popoli hanno sempre conquistato nel nome della
libertà, libertà che hanno contribuito a diffondere in tutta Europa, muovendosi a conquista
spesso proprio contro la tirannia.

CAP VI: Altra causa fisica della SCH dell'Asia e della LIB dell'Europa.

In Asia hanno Sempre proliferato gli imperi. Questo perché la natura del territorio, con
grandi spazi e poche barriere ha sempre fatto si che il regime dispotico e di schiavitù si
accordasse meglio con la natura del territorio. In Europa invece le barriere naturali hanno
contribuito a definire delle nazioni più piccole, che hanno saputo perciò sviluppare un
maggior spirito di indipendenza e libertà.

CAP VII: Dell'Africa e dell'America.

L'Africa si trova in una situazione assimilabile a quella dell'Asia del sud.

La situazione americana è poco leggibile, essendo essa stata spopolata e ripopolata da


europei ed africani, tuttavia sembra coerente con quanto detto sopra.

CAP VIII: Della capitale dell'impero.

Per un principe è importante scegliere bene la capitale del suo impero. Se sarà a sud, egli
perderà il nord e viceversa.

Riassunto (I-VIII)
➔ La SCH POL dipende dalla natura del clima. (I)

➔ I popoli dei climi caldi sono meno coraggiosi di quelli dei climi freddi, e questo vale pure
all'interno delle nazioni stesse. (II)

➔ Le zone a Nord dell'Asia (Siberia o Tartaria) sono altipiani, non hanno montagne a
proteggerle dai venti del nord, e per la natura del terreno non possono essere coltivate. Le
poche popolazioni si trovano vicino ai corsi d'arqua. (III)

➔ L'Asia quindi non ha una zona temperata e in essa i paesi freddi confinano con quelli molto
caldi. (III)

➔ L'Europa al contrario, essendo prevalentemente temperata, fa si che non vi siano grossi


mutamenti di clima fra gli stati confinanti. (III)

➔ In Asia questa differenza di clima fa si che le popolazioni si dividano in conquistatrici e


conquistate, e che popolazioni di entrambe le tipologie si trovino spesso accanto. (III)

➔ In tutta la sua storia l'Asia è stata conquistata tredici volte (undici da popoli del nord e

➔ due da quelli del sud). (IV)

➔ L'Europa invece ha subito solo quattro grandi conquiste: i Romani, I barbari che posero fine
all'impero ROM, i Franchi di Carlo Magno e i Normanni. (IV)

➔ Se analizziamo questo dato notiamo come le potenze conquistatrici siano bene distribuite
in tutta Europa, fatto questo che è senz'altro riconducibile al clima temperato. (IV)

➔ “I popoli dell'Europa settentrionale l'hanno conquistata da uomini liberi; i popoli dell'Asia


settentrionale l'hanno conquistata da schiavi”

➔ I Tartari ad esempio, dopo aver conquistato i territori cinesi si trovano ad essere sotto il
giogo dei despoti del sud, che spesso creano laggiù delle colonie proprio per far
condividere lo spirito di servilismo del loro regno. (V)

➔ In Europa, al contrario, i popoli hanno sempre conquistato nel nome della libertà, che
hanno contribuito a diffondere in tutta Europa. (V)

➔ Essendo l'Asia un territorio con grandi spazi e poche barriere questo ha fatto si che
proliferassero gli imperi e il regime dispotico e di schiavitù si accordasse meglio con la
natura del territorio. (VI)

➔ In Europa invece le barriere naturali hanno contribuito a definire delle nazioni più piccole,
che hanno saputo perciò sviluppare un maggior spirito di indipendenza e libertà. (VI)

➔ L'Africa si trova in una situazione assimilabile a quella dell'Asia del sud. (VII)

➔ La situazione americana è poco chiara, essendo essa stata spopolata e ripopolata da


europei ed africani, tuttavia sembra coerente con quanto detto sopra. (VII)

➔ Per un principe è importante scegliere strategicamente la collocazione della capitale del


suo impero. (VIII)
LIBRO DICIOTTESIMO
Delle leggi nel loro rapporto con la natura
del terreno.

CAP I: In che modo la natura del terreno influisce sulle leggi.

“La bontà delle terre di un paese vi stabilisce naturalmente un regime di servitù”.

I contadini, che costituiscono la parte principale di questi paesi non sono molto gelosi delle
loro libertà, essendo presi dal lavoro della terra e per loro un governo vale l'altro.

Il governo di uno solo si trova più facilmente nei paesi fertili, quello di molti nei paesi più
aridi.

CAP II: Continuazione del medesimo argomento.

I paesi pianeggianti sono geograficamente più facili da conquistare, e una volta conquistati
non sono in grado di recuperare la loro libertà. “i beni della campagna sono una garanzia
di fedeltà”.

I paesi di montagna invece, essendo più difficili da conquistare e dovendo tenersi stretti i
pochi beni che hanno, sono ben più difficili da conquistate, e i popoli che vivono difendono
duramente la loro libertà, inoltre, per questo, in questi paesi esistono leggi più miti.

CAP III: Quali sono i paesi maggiormente coltivati.

“I paesi non sono coltivati in ragione della loro fertilità, ma in ragione della loro libertà”

E' naturale che un popolo abbandoni una terra non fertile e tenda ad essere stanziale in
una che lo è. Per questo la maggior parte delle invasioni avviene in terre che erano fertili,
e che, purtroppo a causa dei saccheggi e delle devastazioni portate dai conquistatori, I
paesi migliori sono spesso spopolati.

CAP IV: Altri effetti della fertilità e della sterilità del terreno.
La terra sterile rende gli uomini industriosi, forti e coraggiosi, perché richiede più lavoro,
quella fertile al contrario li rende molli e agiati, poco adatti alla guerra.

CAP V: Dei popoli delle isole.

I popoli delle isole hanno una generale propensione alla libertà. Infatti vivono in un
territorio troppo piccolo e troppo poco popolato affinché una parte prevalga sull'altra, e la
loro collocazione rende assai difficile l'essere sottomessi da una potenza straniera.

Riassunto (I-V)
• “La bontà delle terre di un paese vi stabilisce naturalmente un regime di servitù”. (I)

• I contadini, che costituiscono la parte principale di questi paesi non sono molto gelosi delle
loro libertà, essendo presi dal lavoro della terra. (I)

• Il governo di uno solo si trova più facilmente nei paesi fertili, quello di molti nei paesi più
aridi. (I)

• I paesi pianeggianti sono geograficamente più facili da conquistare, e una volta conquistati
non sono in grado di recuperare la loro libertà.

• I paesi di montagna invece, essendo più difficili da conquistare e dovendo tenersi stretti i
pochi beni che hanno, sono ben più difficili da conquistate.

• I popoli che vivono laggiù difendono duramente la loro libertà ed in questi paesi esistono
leggi più miti.

• “I paesi non sono coltivati in ragione della loro fertilità, ma in ragione della loro libertà” (III)

• E' naturale che un popolo abbandoni una terra non fertile e tenda ad essere stanziale in
una che lo è. Per questo la maggior parte delle invasioni avviene in terre che erano fertili,
ma che, a causa dei saccheggi sono spesso spopolate. (III)

• La terra sterile rende gli uomini industriosi, forti e coraggiosi, perché richiede più lavoro,
quella fertile al contrario li rende molli e agiati, poco adatti alla guerra. (IV)

• I popoli delle isole hanno una generale propensione alla libertà perché vivono in un
territorio troppo piccolo e troppo poco popolato affinché una parte prevalga sull'altra, e la
loro collocazione rende assai difficile l'essere sottomessi da una potenza straniera. (V)

CAP VI: Dei paesi formati dalla industriosità degli uomini.

I paesi che nascono da terre poco fertili, grazie all'operosità degli uomini necessitano di un
governo moderato, che sappia proteggerli dalla distruzione.

Esempi mirabili sono le province di Kiang-nan, Tche-kiang in Cina, l'Egitto e l'Olanda.

CAP VII: Dell'opera degli uomini.

E' un bene che la natura abbia in certi posti reso difficile trovare terreno fertile: sono potuti
nascere paesi industriosi e pacifici.
CAP VIII: Rapporto generale delle leggi.

“Le leggi hanno uno stretto rapporto con la maniera grazie alla quale i diversi popoli si
procurano di che vivere”.

Un paese che vive di commercio avrà un codice di leggi più articolato rispetto a uno di
coltivatori, che a sua volta ne avrà uno più articolato rispetto ad uno di allevatori, che a sua
volta ne avrà uno più articolato rispetto ad uno di cacciatori 1

Riassunto (VI-VIII)
➔ I paesi che nascono da terre poco fertili, grazie all'operosità degli uomini necessitano di un
governo moderato, che sappia proteggerli dalla distruzione. (VI)

➔ “Le leggi hanno uno stretto rapporto con la maniera grazie alla quale i diversi popoli si
procurano di che vivere” (VIII)

➔ Articolazione delle leggi di uno stato in base al loro stile di vita (in ordine crescente):
Caccia→ Allevamento→ Agricoltura→ Commercio (VIII)

CAP IX: Della terra in America.

L' America ha una terra molto fertile, naturalmente predisposta all'agricoltura.

CAP X: Del numero di uomini in rapporto alla maniera di procurarsi i mezzi di vita.

Se una nazione è fatta di pastori, essi necessiteranno di molto spazio per poter vivere, se
è di cacciatori, potranno formare una nazione ben più piccola.

CAP XI: Dei popoli selvaggi e dei popoli barbari.

Selvaggi: Sono popoli di cacciatori, che vivono in piccole tribù o nazioni e non sono in
grado di riunirsi tra di loro.

Barbari: Sono popoli di allevatori, e vivono in piccole nazioni che possono riunirsi, spesso
per sottomissione, e spesso dando la via ad una conquista.

CAP XII: Del diritto delle genti presso i popoli che non coltivano le terre.

Questi popoli, non vivendo in un territorio ben delimitato, avranno continuamente dispute
sui territori incolti, le zone di caccia e pesca, il nutrimento del bestiame ecc. essi avranno
“tanti problemi da regolare con il diritto delle genti, quanto pochi ne hanno da disciplinare
con il diritto civile”.

CAP XIII: Delle leggi civili dei popoli che non coltivano le terre.

Poiché la spartizione delle terre è la cosa che da maggior volume al corpo delle leggi civili,
nei popoli di cacciatori/pastori le loro leggi CIV saranno assai snelle.

“Si possono chiamare le istituzioni di questi popoli usanze piuttosto che leggi”

1 Che al mercato mio padre comprò.


In queste nazioni i vecchi, e la saggezza in generale, hanno grande autorevolezza.

In questi popoli il vincolo matrimoniale non è molto saldo, ed essi sono soggetti a
cambiare spesso donne.

I popoli pastori non possono separarsi dalle proprie mandrie e da tutto ciò che le circonda:
ecco perché le loro leggi CIV dovranno tenere in particolare riguardo crimini come il furto.

CAP XIV: Dello stato politico dei popoli che non coltivano le terre.

Poiché non hanno nessun attaccamento alla terra, questi popoli sono completamente
liberi, come uomini e come “cittadini”.

Riassunto (IX-XIV)
➔ Se una nazione è fatta di pastori, essi necessiteranno di molto spazio per poter vivere, se è
di cacciatori, potranno formare una nazione ben più piccola. (X)

➔ Definiamo: (XI)

• Selvaggi: popoli di cacciatori, che vivono in piccole tribù o nazioni e non sono in grado
di riunirsi tra di loro.

• Barbari: popoli di allevatori, vivono in piccole nazioni che possono riunirsi, spesso per
sottomissione, e spesso dando la via ad una conquista.

➔ Questi popoli, non vivendo in un territorio ben delimitato, avranno continuamente dispute
sui territori incolti, le zone di caccia e pesca, il nutrimento del bestiame... (XII)

➔ La spartizione delle terre è la cosa che da maggior volume al corpo delle leggi civili, quindi
nei popoli di cacciatori/pastori le loro leggi CIV saranno assai snelle. (XIII)

➔ “Si possono chiamare le istituzioni di questi popoli usanze piuttosto che leggi” (XIII)

➔ In queste nazioni i vecchi, e la saggezza in generale, hanno grande autorevolezza. (XIII)

➔ In questi popoli il vincolo matrimoniale non è molto saldo, ed essi sono soggetti a cambiare
spesso donne. (XIII)

➔ I popoli pastori non possono separarsi dalle proprie mandrie e da tutto ciò che le circonda:
le loro leggi CIV devono tenere in particolare riguardo crimini come il furto. (XIII)

➔ Poiché non hanno nessun attaccamento alla terra, questi popoli sono completamente liberi.
(XIV)

CAP XV: Dei popoli che conoscono l'uso della moneta.

La moneta è sempre indice di un paese civile.

L'esistenza della moneta è legata alla coltivazione della terra, dato che nasce dalla
necessità di trovare un valore comune per le merci, frutto della complessa serie di
operazioni che lo sviluppo della conoscenza legata all'agricoltura richiede.

CAP XVI: Delle leggi civili dei popoli che non conoscono l'uso della moneta.
Quando un popolo non usa la MONe esso è soggetto ad ingiustizie, e può solo difendersi
tramite l'unione di più persone, un popolo che conosce l'uso della MONE, d'altro canto
sarà soggetto alle leggi dell'inganno, e sarà dunque costretto a trovare buone leggi civili le
quali “nascono insieme ai nuovi mezzi e ai differenti modi di essere malvagi”.

Nei paesi dove non esiste la MONE il ladro ruba sempre degli oggetti e pertanto può
essere facilmente riconosciuto, laddove esiste la moneta invece egli non ruba che dei
segni universali.

CAP XVII: Delle leggi politiche dei popoli che non conoscono l'uso della moneta.

Ciò che salvaguarda la LIB in questi popoli è il fatto che le merci che accumulano,
essendo beni primari, non possono essere accumulati in quantità lontanamente
paragonabili a quelle con cui si assimila il denaro, ne' possono essere conservate tanto al
lungo, perciò nessuno può accumularne in quantità molto superiore a quella degli altri, e
tutti soddisfano in maniera eguale i propri bisogni. Ecco perché non regna mai il
dispotismo.

CAP XVIII: Forza della superstizione.

(v. pag. 470) In un popolo in Louisiana il capo possiede tutti i beni degli altri membri. Ciò è
possibile per via della superstizione, che è più forte di qualsiasi legge, costume,
pregiudizio o giustificazione.

CAP XIX: Della libertà degli Arabi, e della schiavitù dei tartari.

Sia gli arabi che i tartari sono popoli di pastori, ma, mentre i primi sono liberi come
conviene dalla loro natura i secondi sono schiavi 1.

Infatti per la natura del territorio i tartari non hanno ripari: se un clan viene soggiogato da
un altro i suoi capi (e loro parenti) sono messi a morte, e i membri assorbiti nel nuovo clan
(la SCH CIV sarebbe inutilmente onerosa), perciò non c'è popolo in quelle regioni che non
sia stato assoggettato numerose volte e non viva in schiavitù politica

CAP XX: Del diritto delle genti dei tartari.

I tartari sono sempre stati conquistatori crudeli. Questo perché essendo abituati ad una
vita politica come appena descritto, non concepivano l'idea di una città come un'entità
civile, ne possedevano strategie d'assedio. Per loro era tutto solo un vincere o andare ad
ingrossare le fila di un nuovo esercito.

CAP XXI: Legge civile dei TART.

Presso i TART, l'erede naturale del padre è l'ultimo figlio maschio. Quelli maggiori, al
raggiungimento dell'età consona vanno via di casa con una parte del bestiame, per dar
vita ad una nuova famiglia.

Riassunto (XV-XXI)

1 INSERIRE RIFERIMENTO A L.15 CAP 5.


➔ La moneta è sempre indice di un paese civile. (XV)

➔ L'esistenza della moneta è legata alla coltivazione della terra, dato che nasce dalla
necessità di trovare un valore comune per le merci. (XV)

➔ Quando un popolo non usa la MONE esso è soggetto ad ingiustizie, e può solo difendersi
tramite l'unione di più persone. (XVI)

➔ Un popolo che conosce l'uso della MONE, d'altro canto sarà dunque costretto a trovare
buone leggi civili le quali “nascono insieme ai nuovi mezzi e ai differenti modi di essere
malvagi”. (XVI)

➔ Ciò che salvaguarda la LIB in questi popoli è il fatto che le merci che accumulano, essendo
beni primari, non possono essere accumulati in quantità paragonabili a quelle con cui si
assimila il denaro, ne' possono essere conservate tanto al lungo, e perciò nessuno più
accumularne in quantità molto superiore a quella degli altri. (XVII)

➔ Questo ordine può essere completante stravolto se entra in gioco la superstizione, che è
più forte di qualsiasi legge, costume, pregiudizio o giustificazione. (XVIII)

➔ Sia gli arabi che i tartari sono popoli di pastori, ma, mentre i primi sono liberi come
conviene dalla loro natura i secondi sono schiavi1. (XIX)

➔ Infatti per la natura del territorio i tartari non hanno ripari: se un clan viene soggiogato da un
altro i suoi capi sono messi a morte, e i membri assorbiti nel nuovo clan, perciò non c'è
popolo in quelle regioni che non viva in schiavitù politica. (XIX)

➔ Per questa ragione i tartari sono sempre stati conquistatori crudeli. (XX)

➔ Presso i TART, l'erede naturale del padre è l'ultimo figlio maschio. Quelli maggiori vanno via
di casa con una parte del bestiame per dar vita ad una nuova famiglia. (XI)

CAP XXII: Di una legge civile dei popoli germanici.

Legge salica: Quando un uomo lascia dei figli ai maschi va la successione della terra
salica.

Terra salica: l'appezzamento di terreno recintato che apparteneva alla casa dei
Germani,ed era la loro unica proprietà. Con i Franchi il termine si estese. I Franchi
decisero, data la più ampia estensione del termine TS, di far passare l'ereditarietà anche
alle femmine. Nel caso della LS tuttavia, in caso di morte di un uomo senza figli i beni
erano trasmessi indifferentemente a parenti di entrambe i sessi 2.

Ovviamente la LS non escludeva le figlie dall'eredità dei padri, ma solamente le figlie con
dei fratelli (e comunque avevano precedenza su ogni altra successione).

Le TS NON erano dei feudi.

-questo rappresenta un caso in cui la legge politica si piegò a quella civile-

CAP XXIII: Della lunga capigliatura dei re franchi.


1 INSERIRE RIFERIMENTO A L.15 CAP 5.
2 Per tutti i dettagli v. pag. 476, capoversi 2, 3 e 4.
I franchi, avevano ereditato da tutte le popolazioni che che non coltivano la terra, e che
erano soliti ritrovare la bellezza ornamentale nella natura, l'usanza di considerare i capelli,
come tratto naturale del proprio corpo, un ornamento.

CAP XXIV: Dei matrimoni dei re franchi.

Contrariamente ai germani, che erano soliti prendere una sola moglie, i re dei franchi
erano soliti avere più mogli, poiché era un segno di nobiltà, ma non di lussuria.

CAP XXV: Childerico.

V pag. 482.

CAP XXVI: Della maggiorità dei re franchi.

I popoli Germanici, essendo amministrati prevalentemente dal diritto delle genti, sono
abituati ad essere armati. La loro maggiore età si compiva a quindici anni e con la capacità
di portare le armi.

CAP XXVII: Continuazione del medesimo argomento.

Prima della maggiore età si era parte della famiglia, ma non dello stato. Questo faceva si
che in caso di morte di un re che avesse solo figli minorenni fosse necessario nominare un
reggente. Dopo l'episodio dei figli di Clodomiro 1 si cambiò a regola nominando
direttamente re i figli, ma questo comportò comunque una doppia amministrazione.

CAP XXVIII: Dell'adozione presso i Germani.

L'adozione dei figli seguiva il passaggio delle armi (v. pagg. 485-486).

CAP XXIX: Spirito sanguinario dei re franchi.

v. pag. 486

CAP XXX: Delle assemblee della nazione presso i franchi.

Seguendo il principio naturale che i popoli che non coltivano la terra vivono in uno spirito di
libertà, i germani prima e i franchi poi, davano poco potere al principe, preferendo riunirsi
in grandi assemblee. I principi deliberavano su questioni minori, mentre l'assemblea su
quelle più importanti, che comunque dopo passavano sotto i principi. Anche i delitti che
prevedevano la pena capitale potevano essere deferiti all'assemblea.

CAP XXI. Dell'autorità del clero presso i popoli primitivi.

I religiosi godevano di grande influenza presso i popoli primitivi. Essi governavano


sfruttando la superstizione e il loro ruolo per un ruolo politico, poiché avevano l'esclusiva
delle condanne, potevano influenzare i capi, presenziare in assemblee e godere di grande
ricchezza. Essi infatti agivano direttamente per l'ispirazione della divinità.

Riassunto (XXII-XXI)

1 V. pagg. 484-485
➔ Legge salica: Quando un uomo lascia dei figli ai maschi va la successione della terra
salica. (XXII)

➔ Terra salica: l'appezzamento di terreno recintato che appartena alla casa dei Germani,ed
era la loro unica proprietà (successivamente passò ad indicare anche i beni. I Franchi
decisero, data la più ampia estensione del termine TS, di far passare l'ereditarietà anche
alle femmine. (XXII)

➔ Nella LS in caso di morte di un uomo senza figli i beni erano trasmessi indifferentemente a
parenti di entrambe i sessi1.(XXII)

➔ Ovviamente la LS non escludeva le figlie dall'eredità dei padri, ma solamente le figlie con
dei fratelli (e comunque avevano precedenza su ogni altra successione). (XXII)

➔ Le TS NON erano dei feudi. (XXII)

➔ -questo rappresenta un caso in cui la legge politica si piegò a quella civile- (XXII)

➔ Contrariamente ai germani, che erano soliti prendere una sola moglie, i re dei franchi erano
soliti avere più mogli, poiché era un segno di nobiltà. (XXIV)

➔ I popoli Germanici, essendo amministrati prevalentemente dal diritto delle genti, sono
abituati ad essere armati. La loro maggiore età si compiva a quindici anni e con la capacità
di portare le armi. (XXVI)

➔ In caso di morte di un re che avesse solo figli minorenni era necessario nominare un
reggente. Dopo l'episodio dei figli di Clodomiro2 si cambiò a regola nominando direttamente
re i figli, ma questo comportò comunque una doppia amministrazione. (XXVII)

➔ Seguendo il principio naturale che i popoli che non coltivano la terra vivono in uno spirito di
libertà, i germani prima e i franchi poi,si riunivano in grandi assemblee. (XXX)

➔ I principi deliberavano su questioni minori, mentre l'assemblea su quelle più importanti, che
comunque dopo passavano sotto i principi. (XXX)

➔ Anche i delitti che prevedevano la pena capitale potevano essere deferiti all'assemblea.
(XXX)

➔ I religiosi godevano di grande influenza e potere politico presso i popoli primitivi poiché
governavano sfruttando la superstizione. (XXI)

1 Per tutti i dettagli v. pag. 476, capoversi 2, 3 e 4.


2 V. pagg. 484-485
LIBRO DICIANNOVESIMO

DELLE LEGGI NEL LORO RAPPORTO CON I PRINCìPI


CHE FORMANO LO SPIRITO GENERALE, I COSTUMI E
GLI USI DI UNA NAZIONE.

CAP I: Dell'argomento di questo libro.

“Questa materia è assai ampia”

CAP II: Che è necessario, anche per le migliori leggi, che gli spiriti vi siano preparati.

La libertà stessa è sembrata insopportabile a coloro che non erano abituati a goderne.

Spesso i tribunali, o gli stessi GOV popolari sono sembrati ingiusti a chi non era preparato
ad coglierli.

CAP III: Della tirannide.

Ci sono 2 tipi di Tirannide:

1) TIR reale: quando si opera la violenza nel governare.

2) TIR di opinione: Quando si agisce contrariamente al sentire del popolo

Gli imperatori ROM furono sempre attenti a non proclamarsi re, perché quello non era il
sentire del popolo, così riuscirono ad imporre le loro leggi.

CAP IV: Che cos'è lo spirito generale.

Molte cose determinano uno stato:

– il clima

– la religione

– le leggi

– le massime di governo
– le tradizioni

– i costumi

– le usanze

di paese in paese una o più di questi elementi tendono a diminuire, mentre altri per
compensazione invece aumentano.

– Presso i selvaggi dominano natura e clima

– Presso i Cinesi le usanze

– Presso i giapponesi le leggi

– A Sparta i costumi

– Le massime di governo e le tradizioni a Roma

CAP V: Di quanto si debba badare a non mutare lo SPIRG di una nazione.

Un buon legislatore deve sempre seguire lo SPIRG di una nazione, almeno laddove
questo non intralci con il governo, anche tollerandone eventuali difetti.

CAP VI: Che non bisogna correggere tutto.

La natura talvolta è capace di correggere certi difetti (v. pagg 493-494).

CAP VII: Degli Ateniesi e Degli Spartani.

Gli Ateniesi erano un popolo allegro, gli Spartani seri, essere seri con i primi e ilari con i
secondi non avrebbe sortito nessun effetto in nessun caso.

CAP VIII: Effetti dell'umore socievole.

“Più i popoli sono in contatto reciproco, più facilmente mutano usanze”.

Il clima che porta una nazione a tenere volentieri i rapporti con le altre è un clima di
apertura al cambiamento.

Ciò che facilita i cambiamenti fa anche si che si formi il gusto.

Il desiderio di piacere più degli altri origina gli ornamenti, e quello di piacere più che sé
stessi la moda.

La moda è un elemento molto importante: a forza di rendere “frivolo lo spirito” incrementa i


commerci.

Riassunto (I-VIII)
La libertà stessa è sembrata insopportabile a coloro che non erano abituati a goderne. (II)

Esistono 2 tipi di Tirannide: (III)


1) TIR reale: quando si opera la violenza nel governare.

2) TIR di opinione: Quando si agisce contrariamente al sentire del popolo

Gli imperatori ROM furono sempre attenti a non proclamarsi re, perché quello non era il
sentire del popolo, e così riuscirono ad imporre le loro leggi. (III)

Molte cose determinano lo spirito generale di uno stato: (IV)

– il clima

– la religione

– le leggi

– le massime di governo

– le tradizioni

– i costumi

– le usanze

di paese in paese una o più di questi elementi tendono a diminuire, mentre altri per
compensazione invece aumentano. (IV)

Un buon legislatore deve sempre seguire lo SPIRG di una nazione, laddove questo non
intralci con il governo. (V)

“Più i popoli sono in contatto reciproco, più facilmente mutano usanze”. (VIII)

Il clima di apertura al cambiamento porta una nazione a tenere rapporti con le altre. (VIII)

Ciò che facilita i cambiamenti fa anche si che si formi il gusto. (VIII)

Il desiderio di piacere più degli altri origina gli ornamenti, e quello di piacere più che sé
stessi la moda. (VIII)

La moda è un elemento molto importante perché incrementa i commerci. (VIII)

CAP IX: Della vanità e dell'orgoglio delle nazioni.

La vanità può essere positiva, e l'orgoglio negativo per uno stato.

La vanità può portare lusso, industriosità, arte, moda..

L'orgoglio può portare ozio, povertà, distruzione. L'ozio è conseguenza dell'orgoglio, il


lavoro della vanità.

Ogni nazione oziosa è piena di gravità, perché in essa chi non lavora si considera sovrano
di chi lavora.

CAP X: Del carattere degli Spagnoli e di quello dei Cinesi.


Ogni SPIRG di una nazione è un insieme di pregi e difetti: spesso le mescolanze più
strane sortiscono gli effetti più impensabili.

Ad esempio gli spagnoli, nel loro essere sia onesti che pigri, si lasciano sfuggire il
commercio dalle mani, nonostante siano tenuti in grande considerazione.

I Cinesi al contrario, a causa della loro esistenza precaria, sono estremamente industriosi
e con un grande desiderio di guadagno, il che fa si che nessuno voglia commerciare con
loro, ma che essi siano i soli a commerciare con i giapponesi

CAP XI: Riflessione.

Non tutti i vizi politici sono anche vizi morali e non tutti i vizi morali sono anche vizi politici.
Ciò non deve essere ignorato da chi fa le leggi.

CAP XII: Delle usanze e dei costumi negli stati dispotici.

Non bisogna mai mutare usanze e costumi nei paesi DISP. Non esistendovi leggi, usanze
e costumi lì sono tutto e mutarle potrebbe provocare rivoluzioni e sconvolgimenti.

Le leggi vengono stabilite, i costumi ispirati, le leggi sono legate sono legate ad
un'istituzione, i costumi allo SPIRG, ed è più pericoloso andare contro lo SPIRGEN che
contro un'istituzione.

CAP XIII: Delle usanze presso i Cinesi.

Le usanze qui sono indistruttibili, esse sono insegnate come i buoi costumi.

CAP XIV: Quali sono i mezzi naturali per mutare i costumi e le usanze di una nazione.

Poiché le leggi sono istituzioni particolari esse non possono mutare i costumi perché
sarebbero viste come tiranniche ed introdurrebbero delle pene non mosse da necessità.
Affinché si possa mutare i costumi è necessario ricorrere ad esempi. “Ci sono dei mezzi
per impedire i delitti: sono le pene; ve ne sono anche poter far mutare le usanze: e sono
gli esempi”.

“Tutte le pene non giustificate dalla necessità sono tiranniche. La legge non è un puro atto
di potenza; le cose indifferenti per natura non la riguardano”.

Riassunto (IX-XIV)
La vanità può essere positiva, e l'orgoglio negativo per uno stato. (IX)

La vanità può portare lusso, industriosità, arte, moda.. (IX)

L'orgoglio può portare ozio, povertà, distruzione. (IX)

L'ozio è conseguenza dell'orgoglio, il lavoro della vanità. (IX)

Ogni SPIRG di una nazione è un insieme di pregi e difetti: spesso le mescolanze più
strane sortiscono gli effetti più impensabili. (X)
Non tutti i vizi politici sono anche vizi morali e non tutti i vizi morali sono anche vizi politici.
Ciò non deve essere ignorato da chi fa le leggi. (XI)

Non bisogna mai mutare usanze e costumi nei paesi DISP. Non esistendovi leggi, usanze
e costumi lì sono tutto e mutarle potrebbe provocare rivoluzioni e sconvolgimenti. (XII)

Le leggi vengono stabilite, i costumi ispirati. (XII)

Le leggi sono legate sono legate ad un'istituzione, i costumi allo SPIRG (XII)

Le leggi non possono mutare i costumi perché sarebbero viste come tiranniche. (XIV)

“Ci sono dei mezzi per impedire i delitti: sono le pene; ve ne sono anche poter far mutare
le usanze: e sono gli esempi”. (XIV)

La legge non è un puro atto di potenza; le cose indifferenti per natura non la riguardano.
(XIV)

CAP XV: Influenza del reggimento domestico su quello politico.

“Tutto è estremamente legato: il dispotismo del principe è unito per natura con la schiavitù
delle donne; la libertà delle donne con lo spirito della monarchia.”

CAP XVI: In che modo qualche legislatore ha confuso i principi che legano gli uomini.

I costumi e le usanze non sono stati stabiliti dalle leggi, oppure queste non hanno potuto o
non hanno voluto farlo.

Fra le leggi e i costumi vi è questa differenza: che le leggi regolano le azioni del
cittadino, mentre i costumi regolano piuttosto le azioni dell'uomo.

Tra i costumi e le usanze c'è questa differenza: che i primi riguardano piuttosto la
condotta interiore, e le seconde quella esterna.

Tuttavia spesso in uno stato questi elementi si confondono. Ad esempio Licurgo fece un
codice per le leggi, i costumi e le usanze.

“i costumi rappresentano le leggi, e le usanze i costumi.”

“Una civile educazione val più della cortesia, a questo riguardo: la cortesia adula i vizi
altrui, e una civile educazione ci impedisce di mettere in mostra i nostri: è una barriera che
gli uomini pongono tra di loro per non corrompersi vicendevolmente”.

CAP XVII: Proprietà particolare del governo cinese.

I Cinesi addirittura confusero leggi, costumi, usanze e religione: nacquero i riti, che furono
insegnati a tutti e funzionarono molto bene, una volta appresi, per governare.

I motivi per cui i riti furono diffusi con tanta facilità furono che 1) la scrittura cinese è molto
complessa, ragion per cui si imparava a leggere e a scrivere sui libri dei riti, e nel tempo
necessario per apprendere, si imparava anche l'essenza di questi 2) i riti erano
essenzialmente pratici, quindi potevano venir compresi da chiunque.
Quando si penso di sostituire i riti con i supplizi, non si ottenne la medesima efficacia:
infatti una condanna non serve certo a correggere costumi o abitudini sbagliate, ma solo
ad eliminare chi le pratica.

CAP XVIII: Conseguenze del capitolo precedente.

Questa unità di leggi, costumi, usanze e religione hanno sempre fatto si che il popolo
cinese non mutasse mai usanze sotto un conquistatore, poiché ambiare tutte queste cose
in blocco non era cosa fattibile, e uno dei due tra conquistatori e conquistati doveva per
forza cambiare le proprie usanze, nel caso della Cina toccava sempre ai conquistatori.

Questo fatto spiega anche perché il cristianesimo non potrà attecchire in Cina e perché ad
essi convenga un GD, mentre agli stati cristiani più i GMOD.

CAP XIX: In che modo è stata attuata in Cina l'unione tra religione, leggi, costumi e
usanze.

Per prima cosa i legislatori introdussero il rispetto verso i padri, sia in vita che dopo la
morte, introducendo tutta una serie di riti.

Successivamente questo amore si estese per ciò che ai padri era collegato, sia nelle
figure rappresentative (Maestri, funzionari, imperatore), sia nel rispettivo amore per i figli.

La struttura dell'impero cinese è quella di una famiglia, se non si insegna il rispetto


genitoriale/filiale anche le basi dell'autorità si indeboliscono.

“E' del tutto indifferente in se' […] vengano compiute” (pag 506).

CAP XX: Spiegazione di un paradosso dei cinesi.

Il paradosso è che, nonostante la severa educazione legata ai riti, i Cinesi restano,


sopratutto nel commercio, un popolo molto furbo.

Questo perché i legislatori cinesi hanno pensato di educare il popolo al rispetto e contro il
ricorso alla violenza, ma anche al guadagno (per via della natura del territorio), perciò il
popolo cinese è venuto fuori con l'idea che, per guadagnare, ogni astuzia, purché
preferibile alla violenza, sia lecita.

“a Sparta era permesso rubare; in Cina è permesso truffare”.

CAP XXI: In qual modo le leggi devono essere in relazione con i costumi e le usanze.

Anche se nella maggior parte dei casi, leggi, costumi ed usanze non si trovano riuniti
assieme, sono comunque in determinati rapporti fra di loro.

La massima di Solone “ho dato loro (gli Ateniesi) le migliori leggi che potessero tollerare” è
molto buona.

CAP XXII: Continuazione del medesimo argomento.

Quando un popolo ha buoni costumi, le leggi diventano semplici.


Riassunto (XV-XXI)
➔ “Tutto è estremamente legato: il dispotismo del principe è unito per natura con la schiavitù
delle donne; la libertà delle donne con lo spirito della monarchia.” (XV)

➔ I costumi e le usanze non sono stati stabiliti dalle leggi, oppure queste non hanno potuto o
non hanno voluto farlo. (XVI)

➔ Fra le leggi e i costumi vi è questa differenza: che le leggi regolano le azioni del
cittadino, mentre i costumi regolano piuttosto le azioni dell'uomo. (XVI)

➔ Tra i costumi e le usanze c'è questa differenza: che i primi riguardano piuttosto la
condotta interiore, e le seconde quella esterna. (XVI)

➔ Tuttavia spesso in uno stato questi elementi si confondono (Licurgo). (XVI)

➔ “i costumi rappresentano le leggi, e le usanze i costumi.” (XVI)

➔ I Cinesi confusero leggi, costumi, usanze e religione: nacquero i riti, che furono insegnati a
tutti e funzionarono molto bene, una volta appresi, per governare. (XVII)

➔ I motivi per cui i riti furono diffusi con tanta facilità furono che 1) la scrittura cinese è molto
complessa, ragion per cui si imparava a leggere e a scrivere sui libri dei riti, e nel frattempo,
si imparava anche l'essenza di questi 2) i riti erano essenzialmente pratici, quindi potevano
venir compresi da chiunque. (XVII)

➔ Quando si penso di sostituire i riti con i supplizi, non si ottenne la medesima efficacia: infatti
una condanna non serve certo a correggere costumi o abitudini sbagliate. (XVII)

➔ Questa unità di leggi, costumi, usanze e religione hanno sempre fatto si che il popolo
cinese non mutasse mai usanze sotto un conquistatore (XVIII)

➔ Questo fatto spiega anche perché il cristianesimo non potrà attecchire in Cina. (XVIII)

➔ Per effettuare questa unione fra religione, leggi, costumi e usanze per prima cosa i
legislatori introdussero il rispetto verso i padri, sia in vita che dopo la morte, introducendo
tutta una serie di riti. (XIX)

➔ Successivamente questo amore si estese per ciò che ai padri era collegato, sia nelle figure
rappresentative (Maestri, funzionari, imperatore), sia nel rispettivo amore per i figli. (XIX)

➔ La struttura dell'impero cinese è quella di una famiglia, se non si insegna il rispetto


genitoriale/filiale anche le basi dell'autorità si indeboliscono. (XIX)

➔ Il paradosso è che, nonostante la severa educazione legata ai riti, i Cinesi restano,


sopratutto nel commercio, un popolo molto furbo. (XX)

➔ Questo perché i legislatori cinesi hanno pensato di educare il popolo al rispetto e contro il
ricorso alla violenza, ma anche al guadagno (per via della natura del territorio), perciò per il
popolo cinese ogni astuzia per guadagnare è lecita. (XX)

➔ “a Sparta era permesso rubare; in Cina è permesso truffare”. (XX)

➔ Anche se nella maggior parte dei casi, leggi, costumi ed usanze non si trovano riuniti
assieme, sono comunque in determinati rapporti fra di loro. (XXI)

➔ Quando un popolo ha buoni costumi, le leggi diventano semplici. (XXII)

CAP XXIII: In qual modo le leggi seguono i costumi.

(v. pag. 508)

CAP XXIV: Continuazione del medesimo argomento.

“Le leggi che conferiscono la tutela (di un figlio minorenne) alla madre hanno maggiore
riguardo per la conservazione della vita del minore;quelle che la danno all'erede più vicino
hanno maggiore riguardo per la conservazione dei beni. Presso i popoli i cui costumi siano
corrotti è meglio che la tutela sia data alla madre. Presso quelli ove le leggi devono aver
fiducia nei costumi dei cittadini, si dà la tutela all'erede dei beni o alla madre, e talvolta ad
entrambi”

CAP XXV: Continuazione del medesimo argomento.

“I Romani, con le loro leggi, frenarono alcuni inconvenienti dell'autorità più duratura al
mondo, quella della virtù; gli spagnoli, con le loro, vollero impedire i cattivi effetti della
tirannide più fragile al mondo, quella della bellezza” (pag. 510)

CAP XXVI: Continuazione del medesimo argomento.

A Roma Teodosio e Valentiniano trassero la legge del ripudio dalle usanze dei Romani.
Quando queste cambiarono, seguendo le usanze dell'Oriente, anche le leggi cambiarono.

CAP XXVII: In qual modo le leggi possono contribuire a formare i costumi, le usanze e il
carattere di una nazione.

• “I costumi di un popolo schiavo sono una parte della sua schiavitù; quelli di un
popolo libero sono una parte della sua libertà.”

• Anche se il clima ha prodotto in effetti, buona parte dei costumi, è importante notare
qui come questi abbiano un rapporto con le leggi.

• Osserviamo cosa accadrebbe ai costumi in un paese libero 1(l'Inghilterra):

• poiché in questo paese esiterebbero il potere legislativo e il potere legislativo, la


maggior parte dei cittadini, in libertà preferirebbe l'uno o l'altro di questi poteri.

• Inoltre poiché il potere esecutivo, disponendo di molte cariche, potrebbe suscitare


grandi speranze nei suoi sostenitori, sarebbe oggetto di invidie da parte di coloro
che non lo sponsorizzassero, ma questo odio sarebbe:

• vitale al mantenimento dello stato

• in costante equilibrio

1 INSERIRE RIFERIMENTO INCROCIAT (V PAG 511)


• Ci sarebbero inoltre molti cambiamenti di partito, poiché ciascuno si riterrebbe
libero di fare ciò che meglio crede.

• Il monarca qui si troverebbe nella stessa condizione di un qualsiasi cittadino, e


sarebbe costretto per necessità a dare la sua fiducia spesso anche a chi
precedentemente gli fosse stato ostile.

• Il popolo sarebbe inquieto della sua condizione e si sentirebbe sempre in pericolo.

• A maggior ragione il popolo potrebbe sentirsi minacciato dagli oppositori del potere
esecutivo

• Il corpo legislativo, avendo la fiducia del popolo, potrebbe con successo riuscire a
calmare questi timori, cosicché il popolo saprebbe reagire solo agli allarmi ben
fondati e non a quelli vuoti, (e si vedrebbe una calma incredibile nell'attesa del
raccogliersi del potere dei cittadini).

• Se le inquietudini del popolo non avessero di per sé un oggetto preciso, e una


qualche potenza straniera decidesse di minacciare lo stato, si vederebbe il popolo
compattarsi in favore del potere esecutivo.

• Se invece si verificassero dispute per la violazione di qualche legge fondamentale e


si facesse viva una potenza straniera, si avrebbe una rivoluzione che non
muterebbe le forme di GOV né la sua costituzione, poiché “le rivoluzioni originate
dalla libertà non sono che un rinsaldamento della libertà”.

• Una nazione libera può avere un liberatore. Una nazione soggiogata non può avere
che un altro oppressore.

• Poiché requisito della libertà è il poter dire ciò che si pensa, ciascun cittadino di
questo stato potrebbe dire o scrivere ciò che non gli sia stato espressamente
vietato dalle leggi.7

• Questa nazione, sempre agitata potrebbe essere guidata dalle passioni, e sarebbe
facile per i governanti farle fare cose contro il suo interesse.

• Questa nazione amerebbe la libertà a tal punto che si per difenderla accetterebbe
qualsiasi sacrificio dei propri beni, sottoponendosi anche ad imposte durissime, se
necessario, tuttavia, sapendo di pagare molto oggi per non pagare domani, la
nazione troverebbe questo peso più lieve di quanto non sia.

• Questa nazione godrebbe quindi di un grandissimo credito interno, e qualora si


trovasse costretta a richiedere prestiti ai sudditi, questo potrebbe solo rinsaldare il
loro spirito di sacrificio.

• Questa nazione non avrebbe bisogno di fare conquiste, perché queste la


indebolirebbero.

• Questa nazione sarebbe adatta al commercio, in particolar modo se possedesse


qualche materia prima importante.

• Una nazione dedita al commercio ha un numero prodigioso di interessi particolari, e


può venirne colpita in un'infinità di maniere. Questa nazione commerciale, avrebbe
leggi lievi, fatto salvo che nel commercio o nella navigazione, dove sarebbero al
contrario estremamente rigide.

• Se questa nazione si espandesse in colonie lontane, lo farebbe per espandere il


commercio, non il dominio, inoltre essa darebbe ai popoli conquistati la sua stessa
forma di GOV.

• Questa nazione, essendo guarda caso situata su di un'isola, e non avendo perciò
né piazzeforti, né fortezze, dovrebbe possedere la più forte marina al mondo.

• Questo stato sarebbe temuto e ricercato per le alleanze dagli stati vicini.

• In esso il potere esecutivo sarebbe tanto forte fuori, quanto insicuro all'interno.

• Se questa nazione divenisse per qualche ragione il centro di negoziazioni europee,


esse sarebbero assai trasparenti, poiché sarebbero sempre note al popolo.

• Se in un qualche momento in nobili avessero detenuto un gran potere nello stato, e


in seguito il monarca fosse riuscito a limitarlo, il momento di massima SCH sarebbe
stato quello fra l'avvilimento dei nobili, e la presa di coscienza del popolo.

• Questa nazione potrebbe, guarda caso aver conservato, in un governo libero, la


forma di governo di un potere assoluto.

• Dato il clima di libertà dello stato, la gente sarebbe indifferente nei confronti delle
religioni, e abbraccerebbe quella di stato oppure si assisterebbe al proliferare di
molte sette. Nessuna religione potrebbe mai venir imposta con la forza.

• In questa nazione il clero potrebbe godere di un credito minimo, al punto da essere


superato da certi altri cittadini, esso pertanto cercherebbe di riunirsi al resto dei
cittadini, distinguendosi al contempo per la grande moderatezza dei propri costumi.

• Questo clero non potrebbe mai usare forza e violenza per imporsi, ma solamente
una grande persuasione, particolarmente evidente nelle opere letterarie.

• Le cariche statali sarebbero qui più tabili, i ranghi più distinti, ma comunque più
vicini al popolo.

• I governanti sarebbero circondati per lo più da chi li è utile, piuttosto che da


adulatori.

• “Gli uomini non vi verrebbero stimati per talenti o attributi frivoli, ma per qualità reali;
di questo tipo non ne esistono che due; le ricchezze e i metodi personali”.

• Si avrebbe un lusso fondato sui bisogni reali, non sulla vanità.


• Non ci sarebbe proprio il tempo di sviluppare quella raffinatezza che si basa
sull'ozio, di solito associata al GOV ASS (Roma).

• “Non essendo le leggi fatte per un individuo piuttosto che per un altro, ciascuno si
considererebbe un sovrano; e gli uomini, in questa nazione, sarebbero piuttosto dei
confederati che dei concittadini”.

• “In una nazione libera molto spesso è indifferente che i singoli ragionino bene o
male; è sufficiente che ragionino: da qui deriva la libertà, la quale garantisce dagli
effetti dei ragionamenti stessi.

• De pari, in un regime dispotico, è dannoso che si ragioni bene o male; basta che si
ragioni perché il principio del GOV risulti compromesso.”

• “le nazioni libere sono superbe, le altre […] vanagloriose”

• Il temperamento fiero di questi uomini si affiancherebbe tuttavia ad una certa


timidezza verso gli estranei.

• Il carattere dello stato sarebbe sopratutto evidente nelle loro opere scritte.

• “Nelle MON estremamente assolute gli storici tradiscono la verità, perché non
hanno la libertà di dirla; negli stati estremamente liberi tradiscono ancora la libertà
che, producendo nuove divisioni, fa si che ciascuno divenga schiavo dei pregiudizi
della sua fazione, come lo sarebbe di un tiranno.”

Riassunto (XXIII-XXVII)
Non necessario per XXIII-XXVI, si veda a sé cap. XXVII.
PARTE QUARTA
LIBRO VENTESIMO

delle leggi nel loro rapporto con il commercio,


considerato nella sua natura e nelle sue distinzioni

CAP I: Del commercio.

Il commercio guarisce dai pregiudizi, ovunque esista il commercio esistono costumi miti.

Il commercio ha permesso di addolcire i costumi degli stati, poiché gli ha diffusi e


distribuiti tra di essi.

“Si può dire che le leggi del commercio perfezionano i costumi, per la stessa ragione che
queste medesime leggi li possono rovinare”.

CAP II: Dello spirito del commercio.

L'effetto naturale del commercio è di portare alla pace. Due nazioni che abbiano tra di loro
rapporti COMML si rendono reciprocamente dipendenti.

Se lo SPIRCO unisce le nazioni, non unisce anche i privati, laddove esso domina infatti
anche le piccole cose, anche quelle richieste dallo spirito di umanità sono messe in
vendita.

Lo SPIRCO genera negli uomini un certo sentimento di precisa giustizia, contrario sia al
brigantaggio, sia a certe morali troppo altruistiche.

L'assenza totale di commercio genera il brigantaggio, che può essere visto a sua volta
come un fenomeno commerciale, ma che non è privo di certe sue qualità morali (p.e.
Ospitalità)

CAP III: Della povertà dei POPP.

VI sono 2 specie di POPP poveri:

Quelli resi poveri dal governo, incapaci di avere virtù, perché la povertà è una parte della
loro SCH, e quelli che disdegnano o ignorano le comodità della vita. Per questi la povertà
è parte della loro libertà.

CAP IV: Del commercio nei diversi tipi di governo.

Il commercio è sempre in rapporto con la costituzione. Nel governo di uno è fondato sul
lusso, in quello di molti sull'economia. Lo scambio Commerciale si addice ai GR e talvolta
ance ai GM, poiché è fondato sul desiderio di fare piccoli guadagni e di rimborsarsi
commerciando molto.

Ciò non significa che i popoli che commerciano non possano compiere grandi imprese, ma
che lo faranno spinte dal naturale desiderio che ciascuno ha di espandere i propri
commerci.

Le grandi imprese COMML sono strettamente legate agli affari pubblici: ciò le rende più
consone ai GR, perché la maggior sicurezza per i propri beni che si sente in questi stati
porta al desiderio di accrescerli.

Tutto questo non significa che un modo o l'altro siano appannaggio esclusivo di un tipo di
governo, ma solo che si troveranno in esso in proporzioni maggiori.

In un GD si lavora più per conservare che per acquistare, in una NL si lavora più per
acquistare che per conservare.

CAP V: Dei popoli che esercitarono il commercio di economia.

Quando la violenza e la vessazione (della natura)costringono gli uomini s vivere ritirati da


qualche parte essi sono portati a vivere grazie al commercio d'economia, sviluppando un
carattere e delle attitudini adeguate.

Riassunto (I-V)
• Il commercio guarisce dai pregiudizi, ovunque esista il commercio esistono costumi miti. (I)

• Il commercio ha permesso di addolcire i costumi degli stati, poiché gli ha diffusi e distribuiti
tra di essi. (I)

• L'effetto naturale del commercio è di portare alla pace. Due nazioni che abbiano tra di loro
rapporti COMML si rendono reciprocamente dipendenti. (II)

• Se lo SPIRCO unisce le nazioni, non unisce anche i privati, laddove esso domina infatti le
piccole cose, quelle richieste dallo spirito di solidarietà sono messe in vendita. (II)

• Lo SPIRCO genera negli uomini un certo sentimento di precisa giustizia, contrario sia al
brigantaggio, sia a certe morali troppo altruistiche. (II)

• L'assenza totale di commercio genera il brigantaggio, che non è privo di certe sue qualità
morali. (II)

• VI sono 2 specie di POPP poveri: (III)

1) Quelli resi poveri dal governo, incapaci di avere virtù, perché la povertà è una parte della
loro SCH,

2) Quelli che disdegnano o ignorano le comodità della vita. Per questi la povertà è parte della
loro libertà.

• Il commercio è sempre in rapporto con la costituzione. (IV)

• Nel governo di uno il commercio è fondato sul lusso, in quello di molti sull'economia. (IV)

• Lo scambio commerciale si addice ai GR e talvolta ance ai GM, poiché è fondato sul


desiderio di fare piccoli guadagni e di rimborsarsi commerciando molto. (IV)

• Ciò non significa che i popoli che commerciano non possano compiere grandi imprese, ma
che lo faranno spinte dal naturale desiderio che ciascuno ha di espandere i propri (IV)
commerci.

• Le grandi imprese COMML sono strettamente legate agli affari pubblici: ciò le rende più
consone ai GR, perché la maggior sicurezza per i propri beni che si sente in questi stati
porta al desiderio di accrescerli. (IV)

• Quando la violenza e la vessazione (della natura)costringono gli uomini s vivere ritirati da


qualche parte essi sono portati a vivere grazie al commercio d'economia. (V)

CAP VI: Alcuni effetti del commercio Marittimo.

Spesso se una merce di un paese (anche lontano) serve per acquistarne un'altra, sulla
prima merce non si effettua quasi nessun ricarico, nella speranza d guadagnare molto con
la seconda.

Talvolta accade persino che un commercio svantaggioso sia ritenuto utile (v. pag 534,
secondo capoverso)

CAP VII: Spirito dell'Inghilterra verso il commercio.

L' INGH ha sempre usato tariffe variabili, per poter rispondere solamente delle proprie
leggi interne.

“Altre nazioni hanno sottomesso gli interessi commerciali a quelli politici; questa ha
sempre sottomesso gli interessi politici a quelli commerciali”.

“E' il popolo che meglio al mondo ha saputo valersi di queste tre grandi cose: la REL, il
commercio e la LIB.

CAP VIII: In qual modo si è talvolta ostacolato il commercio d'economia.

In certi GM sono state fatte delle leggi per indebolire gli stati che esercitano il commercio
d'economia; ad esempio si è vietato di trasportare altre mercanzie prodotte fuori, o di
svolgere traffici con navi costruite in altri paesi.

Se il paese che mette in atto queste misure non è forte nel commercio finirà per arrecare i
danni maggiori a sé stesso: è meglio commerciare con una NAZ che guadagni poco, che
sia ricca, e solida nei commerci, che con una che non conceda alcun vantaggio.
CAP IX: Dell'esclusione in materia di commercio .

La massima più giusta è quella che raccomanda sempre di non escludere nessun paese
dai propri commerci, poiché è la libera concorrenza a stabilire il giusto prezzo delle merci
(cfr. Giappone pag. 536)

Ancora meno conveniente sarà abituarsi a vendere tutto ad una sola nazione per
assicurarsi un prezzo fisso: è una tecnica che mira alla sopravvivenza, non
all'arricchimento.

CAP X: Istituzione propria del commercio d'economia.

Nei paesi che praticano correntemente il commercio d'economia si sono create delle
banche, questo è un buon sistema, fatto salvo che per i paesi che operano il commercio
per il lusso. In essi infatti non è possibile dividere la ricchezza dalla potenza, e tutte le
ricchezze sono di pertinenza del principe.

Lo stesso discorso vale per le compagnie di commercianti, poiché darebbero alle


ricchezze pubbliche la forza delle ricchezze private, esse sono addirittura sconsigliate
laddove la grandezza dei commerci non superi l'iniziativa del privato, perché
ostacolerebbero la libertà di commercio individuale.

CAP XI: Continuazione del medesimo argomento.

Nei paesi che praticano il commercio d'economia si può creare un porto franco. Questo
favorirebbe l'ECO del governo in maniera da compensare facilmente la perdita delle
imposte. In un governo che pratichi il commercio per il lusso, questo sarebbe addirittura
pericoloso: si perderebbe infatti l'unico freno alla crescita del lusso stesso.

Riassunto (VI-XI)
commercio marittimo: se una merce di un paese (anche lontano) serve per acquistarne un'altra,
sulla prima merce non si effettua quasi nessun ricarico, nella speranza d guadagnare molto con la
seconda. (VI)

L' INGH ha sempre usato tariffe variabili, per poter rispondere solamente delle proprie leggi
interne. (VII)

L'INGH ha sempre sottomesso gli interessi politici a quelli commerciali, a differenza delle altre
nazioni. (VII)

E' il popolo che meglio al mondo ha saputo valersi di queste tre grandi cose: la REL, il
commercio e la LIB. (VI)

In certi GM sono state fatte delle leggi per indebolire gli stati che esercitano il commercio
d'economia; ma se il paese che mette in atto queste misure non è forte nel commercio finirà per
arrecare i danni maggiori a sé stesso: (VIII)

La massima più giusta è quella che raccomanda sempre di non escludere nessun paese dai propri
commerci, poiché è la libera concorrenza a stabilire il giusto prezzo delle merci. (IX)

Ancora meno conveniente sarà abituarsi a vendere tutto ad una sola nazione per assicurarsi un
prezzo fisso: è una tecnica che mira alla sopravvivenza, non all'arricchimento. (IX)

Nei paesi che praticano correntemente il commercio d'economia si sono create delle banche,
questo è un sistema inadatto nei paesi che operano il commercio per il lusso. In essi infatti non è
possibile dividere la ricchezza dalla potenza, e tutte le ricchezze sono di pertinenza del principe.
(X)

Lo stesso discorso vale per le compagnie di commercianti, poiché darebbero alle ricchezze
pubbliche la forza delle ricchezze private, e sono addirittura sconsigliate laddove la grandezza dei
commerci non superi l'iniziativa del privato, perché ostacolerebbero la libertà di commercio
individuale. (X)

Nei paesi che praticano il commercio d'economia si può creare un porto franco poiché favorisce
l'ECO del governo al punto da compensare facilmente la perdita delle imposte. (XI)

In un governo che pratichi il commercio per il lusso, un porto franco: toglierebbe l'unico freno alla
crescita del lusso stesso. (XI)

CAP XII: Della LIBCOMM.

La LIBCOMM non è libertà del commerciante, anzi spesso è decisamente tutto il contrario.

CAP XIII: Di ciò che distrugge questa LIB.

Laddove esiste il COM esistono pure le dogane.

Oggetto del commercio è import/export di merci a favore dello stato, e oggetto delle
dogane è un certo diritto su questo import/export, sempre a favore dello stato.

Se lo stato resta neutrale tra la sua dogana ed il suo commercio allora si ha la LIBCOMM.

L'esosità degli appaltatori d'imposta distrugge il commercio con le sue vessazioni, ma non
meno lo distrugge con le sue formalità burocratiche.

CAP XIV: Delle leggi COMML che comportano la confisca della merce.

IN caso di guerra, come scritto nella Magna Charta inglese, non si deve mai disporre il
sequestro delle merci del paese con il quale siamo in guerra, a meno che non si tratti di
rappresaglia.

CAP XV: Della costrizione corporale.

Al contrario delle leggi civili, le leggi COMML devono essere molto rigide nei confronti di
chi non restituisce somme di denaro nei tempi. Questo perché non è permesso in nessun
caso di rallentare il commercio .

Nelle convenzioni COMML pertanto l'arresto deve essere consentito, al contrario dei
contratti civili.

CAP XVI: Una bella legge.

E' la legge di Ginevra che impedisce ai figli di chi è vissuto o morto in condizione di
insolvibilità di accedere alle magistrature o ai ruoli COMML senza prima aver soluto essi
stessi i loro debiti. Essa infatti infonde fiducia verso chi poi ricopre queste cariche.

CAP XVII: Di una legge di Rodi.

A Rodi un figlio non poteva esimersi dal pagare i debiti del padre con la rinuncia alla
successione.

CAP XVIII: Dei giudici di commercio.

Gli atti commerciali devono venir svolti velocemente, poiché si tratta di atti giornalieri, e
servono giudici veloci. “in una città commerciale vi sono meno giudici e più leggi.

CAP XIX: Che il principe non deve esercitare il commercio.

Il sovrano deve restare al di sopra dei commerci, non monopolizzare i commerci e restare
esempio morale.

CAP XX: Continuazione del medesimo argomento.

(v. pag. 544)

CAP XXI: Del commercio esercitato dalla nobiltà nella monarchia.

La nobiltà non deve esercitare il commercio in monarchia, poiché questo sarebbe


contrario al suo spirito, e a quello del commercio stesso, perché impedirebbe lo scambio
fra mercanti e plebei.

CAP XXII: Riflessione particolare.

In Francia i nobili non possono esercitare il commercio, ma i commercianti posso aspirare


ad essere nobili. Questa è una buona legge, poiché motiva i commercianti a sentire il
prestigio della loro occupazione e ad impregnarvisi con onore.

In generale le leggi che confinano ciascuno nella propria professione non sono utili che ai
GD.

CAP XXIII: Per quali nazioni è svantaggioso commerciare.

Le ricchezze sono sempre o terreni o effetti mobiliari, le prime generalmente sono in mano
agli abitanti del paese in cui si trovano, perché tutti i paesi cercano di frenare la cessione e
di terreni agli stranieri.

Gli effetti mobiliari invece appartengono a tutte le nazioni, come se il mondo non fosse che
un unico grande stato.

C'è sempre una grande avidità per questi beni e talvolta può accadere che una singola
nazione perda tutti i beni mobiliari degli altri paesi e quasi tutti suoi e si riduca come una
terra in cui i proprietari terrieri non sono che coloni di un altro stato.

Queste nazioni non trarranno alcun vantaggio dal commerciare, poiché è stato proprio
questo a condurle alla rovina.

Allo stesso modo, un paese che importi più di quanto possa importare è lentamente
condannato alla rovina. Il denaro preso da questi paesi infatti non rende nessuno debitore
verso di essi, e non può quindi rientrarvi.

(Esempio Polonia v. pag. 548 par. 1; Esempio Giappone v. pag 548 par. 2.)

“Diciamo quindi che non sono le nazioni che non necessitano di nulla a ricavare un danno
dal commercio , bensì quelle che hanno bisogno di tutto” (549).

Riassunto: (XII-XXIII)
➔ La LIBCOMM non è libertà del commerciante, anzi è il contrario. (XII)

➔ Laddove esiste il COM esistono pure le dogane. (XIII)

➔ Oggetto del commercio è import/export di merci a favore dello stato, e oggetto delle
dogane è un certo diritto su questo import/export, sempre a favore dello stato. (XIII)

➔ Se lo stato resta neutrale tra la sua dogana ed il suo commercio allora si ha la LIBCOMM.
(XIII)

➔ L'esosità degli appaltatori d'imposta distrugge il commercio con le sue vessazioni, ma


anche con le sue formalità burocratiche. (XIII)

➔ In caso di guerra, come scritto nella Magna Charta inglese, non si deve mai disporre il
sequestro delle merci del paese con il quale siamo in guerra, a meno che non si tratti di
rappresaglia. (XIV)

➔ Al contrario delle leggi civili, le leggi COMML devono essere molto rigide nei confronti di chi
non restituisce somme di denaro nei tempi perché non è permesso di rallentare il
commercio . (XV)

➔ Gli atti commerciali devono venir svolti velocemente, poiché si tratta di atti giornalieri, e
servono giudici veloci. “in una città commerciale vi sono meno giudici e più leggi. (XVIII)

➔ Il sovrano deve restare al di sopra dei commerci, non monopolizzare i commerci e restare
esempio morale. (XIX)

➔ La nobiltà non deve esercitare il commercio in monarchia, poiché questo sarebbe contrario
al suo spirito, e a quello del commercio stesso. (XXI)

➔ In Francia i nobili non possono esercitare il commercio, ma i commercianti posso aspirare


ad essere nobili. Questa è una buona legge, poiché motiva i commercianti a sentire il
prestigio della loro occupazione e ad impregnarvisi con onore. (XXII)

➔ In generale le leggi che confinano ciascuno nella propria professione non sono utili che ai
GD. (XXII)

➔ Le ricchezze sono sempre o terreni o effetti mobiliari, e le prime generalmente sono in


mano agli abitanti del paese in cui si trovano. (XXIII)

➔ Gli effetti mobiliari invece appartengono a tutte le nazioni, come se il mondo non fosse che
un unico grande stato. (XXIII)
➔ Può accadere che una singola nazione perda tutti i beni mobiliari degli altri paesi e quasi
tutti suoi e si riduca come una terra in cui i proprietari terrieri non sono che coloni di un altro
stato. (XXIII)

➔ Queste nazioni non trarranno alcun vantaggio dal commerciare, poiché è stato proprio
questo a condurle alla rovina. (XXIII)

➔ Allo stesso modo, un paese che importi più di quanto possa importare è lentamente
condannato alla rovina. (XXIII)

➔ “Diciamo quindi che non sono le nazioni che non necessitano di nulla a ricavare un danno
dal commercio , bensì quelle che hanno bisogno di tutto” (XXIII).
LIBRO VENTUNESIMO.

Delle leggi nel loro rapporto con il commercio,


considerato nelle rivoluzioni da esso subite nel mondo.

CAP I: Considerazioni generali.

Per quanto rivoluzionabile sia il commercio esso può restare immutabilmente legato alle
cause fisiche di un territorio.

Ad esempio in india, sin dal tempo dei roani si sempre commerciato inviando là denaro in
cambio di merci, perché la natura del loro territorio e dei loro costumi è tale che gli Indiani
non necessitano di alcuno dei beni degli europei.

CAP II: Dei popoli dell'Africa.

I popoli delle coste africane, essendo divisi in piccoli nuclei circondati da terreni inospitali
sono oggetto di commercio da parte di tutti, poiché si può vendere loro anche merci
modeste, ottenendone in cambio grandi guadagni.

CAP III: Che i bisogni dei popoli del sud sono diversi da quelli dei popoli del nord.

In Europa c'è come un equilibrio tra i popoli del sud e quelli del nord: i primi hanno molto e
abbisognano di poco, i secondi hanno molti bisogni e poche comodità; ai primi la natura ha
dato molto, e non le chiedono che poco, ai secondi il contrario.

L'equilibrio si mantiene per la pigrizia dei popoli del sudi, e l'industriosità di quelli del nord.

Nei popoli del sud la SCH è venuta sviluppandosi piuttosto naturalmente, in quelli del nord,
parallelamente è venuto sviluppandosi un forte desiderio di libertà, che può dare loro
accesso a molti più mezzi per la sopravvivenza.
CAP IV: Principale differenza tra il commercio degli antichi e quello di oggi.

Ogni tanto la storia del mondo fa si che il quadro generale dei commerci muti, in EU ad
esempio, oggi vi è un gran commercio di bevande dal sud al nord, (tanto che oggi la
capienza delle navi si misura in barili), mentre nell'antichità i popoli commerciavano
prevalentemente nel sud; ora, essendo i popoli del sud EU più o meno tutti accomunati dal
solito clima, e quindi dalle solite esigenze, il commercio tra di loro non poteva essere che
limitato. Oggi invece il commercio fra nord e sud, a causa delle differenze presenti tra i vari
territori è molto più intenso.

Questo non annulla quanto detto sopra1: se la differenza di clima è eccessiva la necessità
di scambi si annulla.

CAP V: altre differenze.

IL commercio spesso si è dovuto rifugiare in quei luoghi in cui non era perseguitato o
combattuto, la geografia stessa dei commerci è mutata quindi in base al mutare della GEO
politica.

“La storia del commercio è quella dei rapporti fra i popoli”.

Riassunto (I-V)
Il commercio è immutabilmente legato alle cause fisiche di un territorio. (I)

In india, sin dal tempo dei Romani si è sempre commerciato inviando là denaro in cambio di merci,
perché la natura territorio e dei costumi degli Indiani è tale che non necessitano di alcuno dei beni
degli europei. (I)

I popoli delle coste africane, essendo divisi in piccoli nuclei circondati da terreni inospitali sono
oggetto di commercio da parte di tutti, poiché si può vendere loro anche merci modeste,
ottenendone in cambio grandi guadagni. (II)

In Europa c'è come un equilibrio tra i popoli del sud e quelli del nord: i primi hanno molto e
abbisognano di poco, i secondi hanno molti bisogni e poche comodità. (III)

L'equilibrio si mantiene per la pigrizia dei popoli del sudi, e l'industriosità di quelli del nord. (III)

Nei popoli del sud la SCH è venuta sviluppandosi piuttosto naturalmente, in quelli del nord,
parallelamente è venuto sviluppandosi un forte desiderio di libertà (III)

Ogni tanto la storia del mondo fa si che il quadro generale dei commerci muti. (IV)

Nell'antichità i popoli commerciavano prevalentemente nel sud; ora, essendo i popoli del sud EU
più o meno tutti accomunati dal solito clima, e quindi dalle solite esigenze, il commercio tra di loro
non poteva essere che limitato. Oggi invece il commercio fra nord e sud, a causa delle differenze
presenti tra i vari territori è molto più intenso.(IV)

Questo non annulla quanto detto sopra2: se la differenza di clima è eccessiva la necessità di
scambi si annulla. (IV)
1 Inserire riferimento incrociato

2 Inserire riferimento incrociato


La geografia stessa dei commerci è mutata quindi in base al mutare della GEO politica. (V)

CAP VI: Del commercio degli antichi.

“Conseguenza del commercio sono le ricchezze, dalle ricchezze deriva il lusso, dal lusso
la perfezione delle arti” Analizzando il livello dell'arte di un popolo antico possiamo risalire
alla grandezza dei suoi commerci.

Un tempo praticamente tutta l'AS dell'est era popolata di città e di importanti vie di
comunicazione, ma a seguito dell'invasione dei tartari queste città e queste vie di
comunicazione non esistono più.

Nell'antichità la navigazione avveniva necessariamente lungo costa, e la scarsa


conoscenza che questi popoli avevano di quelli che vivevano più lontano ha favorito
largamente i popoli che esercitavano il commercio di economia.

Gli egiziani commerciavano poco restando chiusi nel loro limbo di terra fertile.

Gli Ebrei non conoscevano molto il commercio.

I Fenici invece svilupparono moltissimo il commercio d'economia, divenendo indispensabili


a tutti i popoli.

Le nazioni prossime al Mar Rosso commerciavano solo con esso o lungo le coste
dell'Africa, ce lo testimonia lo stupore di Alessandro nello scoprire l'Oceano Indiano. Le
flotte ebraiche infatti riportavano l'oro solamente dall'Africa, e quasi certamente solo lungo
le coste orientali di questa.

CAP VII: Del commercio dei Greci.

I primi greci erano pirati. La Creta di Minosse dominava il mare nei primi tempi ma quando
i greci divennero forti il predominio passò ad Atene.

Atene, ci dice Senofonte, era la più grande potenza marittima della Grecia ma tuttavia era
poco difesa via terra. Se essa fosse stata un'isola, ci dice lo storico greco, sarebbe
divenuta la più grande potenza marittima di sempre, esempio questo che si adatta molto
bene all'Inghilterra.

Il grande limite di Atene fu il fatto che essa non esercito mai il commercio su larga scala,
sfruttando i benefici della sua grande marina, ma si limitò sempre a commerciare con la
Grecia e il Ponto Eusino.

Corinto ad esempio trasse il massimo vantaggio COMML dalla sua posizione; infatti oltre a
collegare Italia, Grecia ed Asia, rappresentava un passaggio privilegiato per aggirare il
capo Malea, tropo tempestoso, al punto da diventare una via di terra perfino per le navi.

In essa l'arte si spinse a livelli superiori ad ogni altra città.

Ai tempi di Omero le città più ricche della Grecia erano Corinto, Rodi ed Orcomeno.

I Greci, fino al tempo di Omero, non avevano mai negoziato se non tra di loro,
successivamente estesero il loro dominio, sfruttando la naturale posizione della Grecia,
commerciando con gli altri popoli del Mediterraneo, e cominciando ad insediarsi anche in
Italia, in Africa e in Asia Minore.

CAP VIII: Di Alessandro e della sua conquista.

Quattro avvenimenti sotto Alessandro provocarono una grande rivoluzione nel COMM:

1. La presa di Tiro

2. La conquista dell'Egitto

3. La conquista delle Indie

4. La scoperta del mare a sud di queste ultime.

E' noto che già i Persiani avevano conquistato tutti i territori ad est dell'Indo, ma perché
allora non instaurarono commerci con le Indie come fece Alessandro?

In effetti i Persiani non erano navigatori. Le poche imprese affrontate furono per spirito di
conquista e gloria, non per esigenze COMMLL.

Alessandro invece, dopo aver conquistato le Indie progettò di unirle con l'Occidente per
mezzo di un commercio marittimo, egli navigò dall'Indo fino alla costa poi tornò indietro via
terra, mentre la sua flotta proseguiva lungo le coste. In questo modo furono create colonie,
assistite le popolazioni locali, scavati pozzi e creata una rete solida per i commerci.
Successivamente si dedicò all'esplorazione del Golfo Persico, nel progetto di affinare i
commerci con le Indie attraverso di esso e Babilonia.

Riassunto (VI-VIII)
➔ Analizzando il livello dell'arte di un popolo antico possiamo risalire alla grandezza dei suoi
commerci. (VI)

➔ Un tempo praticamente tutta l'AS dell'est era popolata di città e di importanti vie di
comunicazione, ma a seguito dell'invasione dei tartari queste città e queste vie di
comunicazione non esistono più. (VI)

➔ Nell'antichità la navigazione avveniva necessariamente lungo costa. (VI)

➔ Gli egiziani commerciavano poco restando chiusi nel loro limbo di terra fertile. (VI)

➔ Gli Ebrei non conoscevano molto il commercio. (VI)

➔ I Fenici invece svilupparono moltissimo il commercio d'economia, divenendo indispensabili


a tutti i popoli. (VI)

➔ Le nazioni prossime al Mar Rosso commerciavano solo con esso o lungo le coste
dell'Africa.(VI)

➔ Le flotte ebraiche infatti riportavano l'oro solamente dall'Africa, e quasi certamente solo
lungo le coste orientali di questa. (VI)
➔ I primi greci erano pirati. La Creta di Minosse dominava il mare nei primi tempi. (VII)

➔ Successivamente il predominio passò ad Atene. (VII)

➔ Atene era la più grande potenza marittima della Grecia ma tuttavia era poco difesa via
terra. (VII)

➔ Se essa fosse stata un'isola sarebbe divenuta la più grande potenza marittima di sempre,
esempio questo che si adatta molto bene all'Inghilterra. (VII)

➔ Il grande limite di Atene fu il fatto che essa non esercito mai il commercio su larga scala,
ma si limitò sempre a commerciare con la Grecia e il Ponto Eusino. (VII)

➔ Corinto seppe trarre il massimo vantaggio COMML dalla sua posizione; infatti oltre a
collegare Italia, Grecia ed Asia, rappresentava un passaggio privilegiato per aggirare il
capo Malea. (VII)

➔ In essa l'arte si spinse a livelli superiori ad ogni altra città. (VII)

➔ I Greci, fino al tempo di Omero, non avevano mai negoziato se non tra di loro,
successivamente estesero il loro dominio, sfruttando la naturale posizione della Grecia,
commerciando con gli altri popoli del Mediterraneo, e cominciando ad insediarsi anche in
Italia, in Africa e in Asia Minore. (VII)

➔ Quattro avvenimenti sotto Alessandro provocarono una grande rivoluzione nel COMM:
(VIII)

➔ La presa di Tiro

➔ La conquista dell'Egitto

➔ La conquista delle Indie

➔ La scoperta del mare a sud di queste ultime.

➔ E' noto che già i Persiani avevano conquistato tutti i territori ad est dell'Indo, ma perché
allora non instaurarono commerci con le Indie come fece Alessandro?

➔ I Persiani avevano conquistato tutti i territori ad est dell'Indo, ma non erano navigatori. Le
poche imprese affrontate furono per spirito di conquista e gloria, non per esigenze
COMMLL. (VIII)

➔ Alessandro invece, dopo aver conquistato le Indie progettò di unirle con l'Occidente per
mezzo di un commercio marittimo. (VIII)

➔ Egli navigò dall'Indo fino alla costa poi tornò indietro via terra, mentre la sua flotta
proseguiva lungo le coste. (VIII)

➔ In questo modo furono create colonie, assistite le popolazioni locali, scavati pozzi e creata
una rete solida per i commerci. (VIII)

➔ Successivamente si dedicò all'esplorazione del Golfo Persico, nel progetto di affinare i


commerci con le Indie attraverso di esso e Babilonia. (VIII)
CAP IX: Del commercio dei re greci dopo Alessandro.

I Persiani, nella loro conquista dell'Egitto si curarono pochissimo del Mar Rosso, non
essendo navigatori, così che esso fu in pratica riscoperto dai Greci, che vi iniziarono un
fiorente commercio ad Ovest.

I Siriani preferirono il COMM a nord-est, attraverso il Mar Caspio (che gli antichi credevano
essere una parte dell'oceano).

Anche l'India non era stata scoperta che in parte: sono Selenio Nicatore giunse nel golfo
del Bengala seguendo il Gange.

Un tempo si scoprivano i mari via terra, mentre oggi si scoprono le terre via mare.

Le rotte talvolta per andare dalle Indie al Mar Rosso tagliavano direttamente per l'Oceano
sfruttando monsoni o alisei1.

In definitiva i Greci ed i Romani intrattenevano commerci meno frequenti e con meno


popoli rispetto agli Europei moderni, poiché conoscevano meno porti, e meno paesi,
tuttavia essi percorrevano tratte più agevoli rispetto ad oggi, dove quel tipo di commercio
passa quasi tutto dal capo di Buona Speranza 2.

CAP X: Del periplo dell'Africa.

Prima del a scoperta della bussola si tentò 4 volte di circumnavigare l'Africa: Alcuni Fenici
partirono dal Mar Rosso e riuscirono nell'impresa, i Persiani passarono dalle Colonne
d'Ercole (Gibilterra) e fallirono.

La via per Buona Speranza dal Mar Rosso era più breve di quella dalle Colonne. Questo
fece si che, prima della scoperta della bussola, i commerci andassero sempre per un solo
lato della costa Africana.

La costa orientale africana fu esplorata solo dai Romani dopo Augusto.

I profitti della navigazione verso le Indie fecero trascurare quelli del COMM con l'Africa.

I Romani conoscevano l'Africa meglio per le guerre e le alleanze intraprese con i loro
popoli che per la geografia delle coste.

Riassunto (IX,X)
➔ I Persiani, nella loro conquista dell'Egitto si curarono pochissimo del Mar Rosso, non
essendo navigatori, così che esso fu in pratica riscoperto dai Greci, che vi iniziarono un
fiorente commercio ad Ovest. (IX)

➔ I Siriani preferirono il COMM a nord-est, attraverso il Mar Caspio. (IX)

➔ Anche l'India non era stata scoperta che in parte: sono Selenio Nicatore giunse nel golfo
del Bengala seguendo il Gange. (IX)

1 Per dettagli v. pagg. 572-574.


2 Per dettagli v. pag. 572-577.
➔ Un tempo si scoprivano i mari via terra, mentre oggi si scoprono le terre via mare. (IX)

➔ Le rotte talvolta per andare dalle Indie al Mar Rosso tagliavano direttamente per l'Oceano
sfruttando monsoni o alisei1. (IX)

➔ Alcuni Fenici cercarono di circumnavigare l'Africa partendo dal Mar Rosso e riuscirono
nell'impresa, i Persiani passarono dalle Colonne d'Ercole (Gibilterra) e fallirono. (X)

➔ La via per Buona Speranza dal Mar Rosso era più breve di quella dalle Colonne. Questo
fece si che, prima della scoperta della bussola, i commerci andassero sempre per un solo
lato della costa Africana. (X)

➔ I profitti della navigazione verso le Indie fecero trascurare quelli del COMM con l'Africa. (X)

CAP XI: Cartagine e Marsiglia.

CART aveva un diritto delle genti particolare: metteva a morte tutti gli stranieri che
commerciavano con la Sardegna e verso le Colonne.

Anche il suo diritto politico era particolare: era infatti proibito per i sardi coltivare la terra.

CART accrebbe la propria potenza grazie alle ricchezze, e successivamente le ricchezze


grazie alla potenza.

CART estese i suoi domini lungo la costa Africana Occidentale.

Annone disseminò tremila Cartaginesi lungo le coste dell'Africa, e successivamente scese


molto più giù, ma solo in esplorazione. Oggi dei suoi insediamenti, probabilmente semplici
colonie protetti con mezzi semplici, non ne esiste traccia.

I Cartaginesi inoltre si arricchirono con l'argento delle miniere in Spagna.

Essi cercarono di accaparrarsi anche il commercio del piombo e dello stagno,


espandendosi in Gallia ed Inghilterra.

Il loro principale modo di navigare era lungo costa, e solo occasionalmente navigavano in
mare aperto seguendo le stelle ed i venti.

Dopo la prima guerra Punica, Cartagine si concentrò sopratutto sul conservare l controllo
del mare, lasciando quello terrestre ai Romani. Infatti essa proibì ai Romani di navigare e
commerciare in Sicilia, in Sardegna e in Africa (eccetto Cartagine).

Una grande rivale di CAR fu Marsiglia, prima per i diritti di pesca e dopo per l'economia
concorrenziale, molta della rivalità fu dovuta anche all'eguaglianza commerciale, ma alla
minor potenza della città francese, per questo si schierò con i Romani, servendo da base
per le loro guerre in Spagna contro i cartaginesi. Fu per questa ragione (e per la rovina di
CART e Corinto) che si arricchi enormemente.

CAP XII: L'isola di Delo. - Mitridate.

I commercianti, dopo la distruzione di Corinto, si rifugiarono a Delo, posizione strategica

1 Per dettagli v. pagg. 572-574.


per intraprendere i commerci con Italia e Asia.

Nel Ponto Eusino esistevano colonie greche che da sempre godevano di indipendenza.
Esse furono lasciate in pace anche da Alessandro, così come dagli altri re del ponto.

Quando furono sottomesse, la potenza dei re crebbe moltissimo. In particolare Mitridate


riuscì a procurarsi i mezzi per muovere guerra ai ROM. La guerra che ne risultò fu
devastante per tutti i popoli sia della Grecia che dell'Asia. Anche Delo fu distrutta.

I romani hanno saputo governare, col loro metodo di distruzione solo per la vastità del loro
impero.

Riassunto (XI,XII)
➔ CART accrebbe la propria potenza grazie alle ricchezze, e successivamente le ricchezze
grazie alla potenza. (XI)

➔ CART estese i suoi domini lungo la costa Africana Occidentale. (XI)

➔ Annone disseminò tremila Cartaginesi lungo le coste dell'Africa, e successivamente scese


molto più giù, ma solo in esplorazione. (XI)

➔ I Cartaginesi inoltre si arricchirono con l'argento delle miniere in Spagna. (XI)

➔ Essi cercarono di accaparrarsi anche il commercio del piombo e dello stagno,


espandendosi in Gallia ed Inghilterra. (XI)

➔ Il loro principale modo di navigare era lungo costa, e solo occasionalmente navigavano in
mare aperto seguendo le stelle ed i venti. (XI)

➔ Dopo la prima guerra Punica, Cartagine si concentrò sopratutto sul conservare l controllo
del mare, lasciando quello terrestre ai Romani. (XI)

➔ Una grande rivale di CAR fu Marsiglia, prima per i diritti di pesca e dopo per l'economia
concorrenziale, molta della rivalità fu dovuta anche all'eguaglianza commerciale, e alla
minor potenza della città francese. (XI)

➔ Per questo Marsiglia si schierò con i Romani, servendo da base per le loro guerre in
Spagna contro i cartaginesi, per questa ragione si arricchi enormemente.

➔ I commercianti, dopo la distruzione di Corinto, si rifugiarono a Delo, posizione strategica


per intraprendere i commerci con Italia e Asia. (XII)

➔ Nel Ponto Eusino esistevano colonie greche che da sempre godevano di indipendenza.
Esse furono lasciate in pace anche da Alessandro, così come dagli altri re del ponto. (XII)

➔ Quando furono sottomesse, la potenza dei re crebbe moltissimo. In particolare Mitridate


riuscì a procurarsi i mezzi per muovere guerra ai ROM. (XII)

➔ La guerra che ne risultò fu devastante per tutti i popoli sia della Grecia che dell'Asia. Anche
Delo fu distrutta. (XII)

➔ I romani hanno saputo governare, col loro metodo di distruzione solo per la vastità del loro
impero. (XII)

CAP XIII: Dell'indole dei ROM riguardo alla marina.

I romani erano un popolo che prediligeva la guerra di terra, le tattiche militari della marina
erano loro sconosciute e disprezzate, e ad essa erano destinati solo gli schiavi o i cittadini
ritenuti non sufficientemente degni di stare nell'esercito.

Oggi le cose si sono riequilibrate, e stanno “in proporzione al grado di capacità necessario
per farle con successo.

CAP XIV: Dell'indole dei ROM riguardo al COMM.

I romani furono sempre poco orientati verso il COMM, essi non hanno mostrato mai paura
o invidia per le grandi potenze commerciali, e hanno sempre fatto la guerra per ragioni di
potenza, non di rivalità COMML.

Nell'urbe tutto era incentrato sul potere politico, nelle province il potere dispotico era
incompatibile con lo sviluppo stesso del COMM.

Anche la loro costituzione POL non era da meno e neanche il diritto civile 1.

CAP XV: Del COMM dei ROM con i barbari.

Dopo che i ROM ebbero conquistato EU, AS e AFR, adottarono la politica di separarsi da
tutte le nazioni che non erano state assoggettate, pertanto si trovarono ad impedire
qualsiasi attività COMML con i barbari.

Nel periodo di debolezza dell'impero i barbari obbligarono i ROM a costruire empori per
commerciare con loro, fatto questo che conferma la negazione dei ROM verso il COMM.

CAP XVI: Del COMM dei ROM con l'Arabia e le Indie.

Il COMM dei ROM non fu fatto che verso gli Arabi e verso le Indie.

Gli arabi della parte meridionale del loro paesi avevano molte ricchezze naturali, e
compravano molto vendendo poco.

Augusto inviò una spedizione per instaurarci rapporti COMMLL o per combatterli,
l'approccio militare in se si rivelò molto agevole, ma l'esercito fu stroncato dalle marce e
dalle insidie del territorio, per cui si decise di intrattenere prevalentemente rapporti
COMML con questi popoli. (592)

Il COMM con le Indie dei ROM era intenso, ogni anno venivano inviati laggiù circa 50
milioni di sesterzi in cambio di prodotti locali. Questo COMM con le Indie non fu del tutto
vantaggioso: aumentò infatti molto la svalutazione del sesterzio, d'altro canto questo portò
vantaggi al COMM marittimo con il benessere ad esso connesso.

Paradossalmente i romani commerciavano via Alessandria con le Indie molto più di quanto
non avessero mai fatto gli Egiziani stessi. (per dettagli v. pagg. 593-595).

1 V. Pag 589.
Il COMMINT era prevalentemente basato sul frumento, per l'alimentazione del popolo
romano.

CAP XVII: Del COMM dopo la distruzione dei ROMM in Occidente.

Le invasioni barbariche fecero si che il COMM avesse fine con la caduta dell'impero ROM.

I Barbari non dedicarono alcuna attenzione al COMM, ovunque regnava isolata la nobiltà.

Risalgono a quel periodo gli infami diritto di aubaine e diritto di naufragio.

CAP XVIII: Di un regolamento particolare.

I Visigoti avevano un'usanza assai favorevole al COMM: tutti i mercanti provenienti da


oltremare dovevano essere giudicati, nelle questioni fra loro, secondo le loro leggi.

Riassunto (XIII-XVIII)
➔ I romani erano un popolo che prediligeva la guerra di terra, le tattiche militari della marina
erano loro sconosciute e disprezzate, e ad essa erano destinati solo gli schiavi o i cittadini
ritenuti non sufficientemente degni di stare nell'esercito. (XIII)

➔ I romani furono sempre poco orientati verso il COMM, essi non hanno mostrato mai paura
o invidia per le grandi potenze commerciali, e hanno sempre fatto la guerra per ragioni di
potenza, non di rivalità COMML. (XIV)

➔ Nell'urbe tutto era incentrato sul potere politico, nelle province il potere dispotico era
incompatibile con lo sviluppo stesso del COMM. (XIV)

➔ Dopo che i ROM ebbero conquistato EU, AS e AFR, adottarono la politica di separarsi da
tutte le nazioni che non erano state assoggettate, pertanto si trovarono ad impedire
qualsiasi attività COMML con i barbari. (XV)

➔ Il COMM dei ROM non fu fatto che verso gli Arabi e verso le Indie. (XVI)

➔ Gli arabi della parte meridionale del loro paesi avevano molte ricchezze naturali, e
compravano molto vendendo poco. (XVI)

➔ Augusto inviò una spedizione per instaurarci rapporti COMMLL o per combatterli,
l'approccio militare in se si rivelò agevole, ma l'esercito fu stroncato dalle marce e dalle
insidie del territorio, per cui si decise di intrattenere prevalentemente rapporti COMML con
questi popoli. (XVI)

➔ Il COMM con le Indie dei ROM era intenso, ogni anno venivano inviati laggiù circa 50
milioni di sesterzi in cambio di prodotti locali. (XVI)

➔ Questo COMM aumentò infatti molto la svalutazione del sesterzio, anche se portò vantaggi
al COMM marittimo con il benessere ad esso connesso. (XVI)

➔ Il COMMINT era prevalentemente basato sul frumento, per l'alimentazione del popolo
romano. (XVI)

➔ Le invasioni barbariche fecero si che il COMM avesse fine con la caduta dell'impero ROM.
(XVII)

➔ I Barbari non dedicarono alcuna attenzione al COMM, ovunque regnava isolata la nobiltà.
(XVII)

➔ Risalgono a quel periodo gli infami diritto di aubaine e diritto di naufragio. (XVII)

➔ I Visigoti avevano un'usanza assai favorevole al COMM: tutti i mercanti provenienti da


oltremare dovevano essere giudicati, nelle questioni fra loro, secondo le loro leggi. (XVIII)

CAP XIX: Del COMM dopo il declino dei ROM in Oriente.

I Maomettani apparvero, conquistarono e si divisero.

L' Egitto ebbe i suoi sovrani e continuò il COMM con le Indie, arricchitosi in questo modo,
attirò le ricchezze degli altri paesi, restando potente, fino ed oltre il tempo delle crociate.

CAP XX: In qual modo il COMM si fece luce in EU attraverso le Barbarie.

Una cattiva interpretazione di Aristotele da parte degli scolastici fece si che si


condannasse il prestito di denaro.

Chi esercitava il prestito, (i commercianti appunto) furono dichiarati disonesti.

Il commercio passò allora in mano agli Ebrei, i quali furono per questo vessati, imprigionati
e torturati, col pretesto che non erano cittadini di uno stato, fino di introdurre l'usanza di
confiscare i beni agli ebrei che si convertivano al cristianesimo.

Questo clima storico vide però il COMM uscire dall'ombra. Infatti gli Ebrei, per difendersi
da queste persecuzioni, inventarono un modo per far si che il denaro e le ricchezze
circolassero in maniera immateriale: nacquero le lettere di credito.

Questo sistema, che faceva si che i beni del singolo commerciante potessero essere da
qualsiasi parte, mise finalmente un freno all'abuso dei principi, e fece si che il COMM
potesse nuovamente fiorire.

CAP XXI: Scoperta di due nuovi mondi. Condizione dell'Europa a questo riguardo.

La bussola aprì il mondo.

Si scoprirono l'Asia e l'Africa nella loro interezza, e l'America.

I Portoghesi, scoprirono la via per le Indie attraverso il capo di Buona Speranza, Iniziando
un commercio con l'Asia che non passava più attraverso i Turchi.

L'Italia perse ogni vantaggio che le derivava dalla sua centralità, e si ritrovò per sempre in
un angolo della nuova geografia mondiale. I Portoghesi commerciarono con le Indie da
conquistatori.

Gli spagnoli, con poco sforzo sottomisero i popoli Americani.

Queste due nazioni si spartirono il mondo, ma solo per breve tempo, poiché gli altri stati
europei presto iniziarono anch'essi la loro espansione.
Si ebbe così la conquista delle indie da parte degli Olandesi, e quella dell'America da
parte di varie nazioni (Inghilterra, Francia ed Olanda).

Gli spagnoli avevano fatto dell'America un territorio da conquistare, ma i nuovi stati ne


fecero uno per i commerci.

Le colonie nei nuovi stati si trovano adesso in una condizione particolare, dovuta al fatto
che devono poter trovare i vantaggi nel COMM esclusivo con la madrepatria, piuttosto che
con quello (di per sé già vantaggiosissimo) con i paesi vicini.

In Europa è quindi vietato ogni COMM con una colonia straniera 1, questo come diritto per
la protezione offerta dalla madrepatria.

Da ciò deriva anche il divieto di navigare nei mari di ciascuna colonia, pratica questa che
abbiamo già incontrato con Cartagine.

La lontananza di queste nuove colonie fa si che siano meno soggette a tentativi di


conquista da parte di altre potenze (sebbene siano per contro anche meno difendibili), e
che chi vi viva non possa adattarsi troppo al nuovo modo di vivere, dipendendo da materie
e prodotti della madrepatria.

Il risultato della scoperta dell'America fu di legare all'Europa l'Asia e l'Africa, fornendo la


merce necessaria per il COMM con le Indie Orientali.

Riassunto (XIX-XXI)
➔ I Maomettani apparvero, conquistarono e si divisero. (XIX)

➔ L' Egitto ebbe i suoi sovrani e continuò il COMM con le Indie, restando potente fino ed oltre
il tempo delle crociate. (XIX)

➔ Una cattiva interpretazione di Aristotele da parte degli scolastici fece si che si condannasse
il prestito di denaro. (XX)

➔ Chi esercitava il prestito, (i commercianti appunto) furono dichiarati disonesti. (XX)

➔ Il commercio passò allora in mano agli Ebrei, i quali furono per questo vessati, imprigionati
e torturati, fino di introdurre l'usanza di confiscare i beni agli ebrei che si convertivano al
cristianesimo. (XX)

➔ Questo clima storico vide però il COMM uscire dall'ombra. Infatti gli Ebrei, per difendersi da
queste persecuzioni, inventarono un modo per far si che il denaro e le ricchezze
circolassero in maniera immateriale: nacquero le lettere di credito. (XX)

➔ Questo sistema, mise finalmente un freno all'abuso dei principi, e fece si che il COMM
potesse nuovamente fiorire. (XX)

➔ La bussola aprì il mondo. (XXI)

➔ Si scoprirono l'Asia e l'Africa nella loro interezza, e l'America. (XXI)

1 A differenza delle madre patrie, che possono commerciare tra di loro.


➔ I Portoghesi, scoprirono la via per le Indie attraverso il capo di Buona Speranza, Iniziando
un commercio con l'Asia che non passava più attraverso i Turchi. (XXI)

➔ L'Italia perse ogni vantaggio che le derivava dalla sua centralità, e si ritrovò per sempre in
un angolo della nuova geografia mondiale. (XXI)

➔ Gli spagnoli, con poco sforzo sottomisero i popoli Americani. (XXI)

➔ Gli altri stati europei presto iniziarono anch'essi la loro espansione. (XXI)

➔ Si ebbe così la conquista delle indie da parte degli Olandesi, e quella dell'America da parte
di varie nazioni (Inghilterra, Francia ed Olanda). (XXI)

➔ Gli spagnoli avevano fatto dell'America un territorio da conquistare, ma i nuovi stati ne


fecero uno per i commerci. (XXI)

➔ Le colonie nei nuovi stati si trovano adesso in una condizione particolare, dovuta al fatto
che devono poter trovare i vantaggi nel COMM esclusivo con la madrepatria, piuttosto che
con quello con i paesi vicini. (XXI)

➔ In Europa è quindi vietato ogni COMM con una colonia straniera1, questo come diritto per la
protezione offerta dalla madrepatria. (XXI)

➔ Da ciò deriva anche il divieto di navigare nei mari di ciascuna colonia. (XXI)

➔ La lontananza di queste nuove colonie fa si che siano meno soggette a tentativi di


conquista da parte di altre potenze, e che chi vi viva non possa adattarsi troppo al nuovo
territorio, dipendendo da materie e prodotti della madrepatria. (XXI)

➔ Il risultato della scoperta dell'America fu di legare all'Europa l'Asia e l'Africa, fornendo la


merce necessaria per il COMM con le Indie Orientali. (XXI)

CAP XXII: Delle ricchezze che la Spagna ricavò dall'America.

Si sarebbe portati a credere che la Spagna abbia ricavato moltissimo dal commercio con
le sue colonie americane, data l'enorme quantità di oro e di argento che ne ha tratta, ma
purtroppo proprio queste quantità furono la causa della sua miseria.

Infatti oro e argento sono ricchezze di segno, cioè sono segni durevoli e non soggetti a
distruzione, ma perdono di valore al moltiplicarsi della loro quantità, perché rappresentano
una minor quantità di cose.

Ai tempi della conquista del Perù e del Messico gli spagnoli trascurarono le ricchezze
naturali per quelle simboliche. Essi trovarono una quantità di oro maggiore nelle miniere di
quanta no fosse conosciuta ai nativi.

Al raddoppiare della circolazione dell'oro in Spagna il valore di questo dimezzò, restando


però uguali i costi per la sua produzione, per cui le flotte che portano 'oro in EU
trasportavano un prodotto che costava il doppio e valeva la metà.

Questo fenomeno andò incentivandosi di raddoppio in raddoppio.

1 A differenza delle madre patrie, che possono commerciare tra di loro.


Allo scoprire di una nuova miniera più essa sarà ricca, più velocemente il profitto da essa
avrà fine.

LE compagnie e le banche complicarono ulteriormente il quadro, contribuendo a indebolire


ulteriormente il valore di questi beni.

Una parte di sollievo venne dagli Olandesi 1, che esportarono il denaro nelle Indie per
cambiarlo in merci, alleggerendo gli Spagnoli di parte delle loro merci.

Quanto detto non si applica alle miniere doro e d'argento presenti in Germania e in
Ungheria, che danno lavoro a molte persone, e danno guadagni di poco utili, e possono
essere pensate come una sorta di manifattura locale.

In questo quadro di commercio mediato con l'Oriente, il sovrano spagnolo non è nient'altro
che un privato ricchissimo in un paese povero: se il poco 2 che guadagna da un commercio
con un altro paese lo recuperasse da una provincia ne beneficerebbe tutto il popolo.

CAP XXIII: Problema.

Forse la Spagna farebbe bene a lasciar perdere il commercio indiretto con le Indie, e
comunque le conviene porre a questo commercio il numero minore di ostacoli che il
proprio governo consenta. Sarebbe opportuno che queste nazioni si danneggiassero a
vicenda, affinché le merci trasportate alle Indie fossero a buon mercato.

Ecco alcuni principi che vanno esaminati:

– La sicurezza delle Indie.

– L'utilità di una dogana unica

– I danni di un grande cambiamento

– Gli inconvenienti prevedibili

Riassunto (XXII-XXIII)
➔ La Spagna abbia ricavò moltissimo dal commercio con le sue colonie americane, data
l'enorme quantità di oro e di argento che ne ricavò, ma purtroppo proprio queste quantità
furono la causa della sua miseria. (XXII)

➔ Infatti oro e argento sono ricchezze di segno, cioè sono segni durevoli e non soggetti a
distruzione, ma perdono di valore al moltiplicarsi della loro quantità, perché rappresentano
una minor quantità di cose. (XXII)

➔ Ai tempi della conquista del Perù e del Messico gli spagnoli trascurarono le ricchezze
naturali per quelle simboliche. (XXII)

➔ Al raddoppiare della circolazione dell'oro in Spagna il valore di questo dimezzò, restando


però uguali i costi per la sua produzione, per cui le flotte che portano 'oro in EU
trasportavano un prodotto che costava il doppio e valeva la metà. (XXII)
1 Poiché la Spagna commercia con le Indie attraverso di loro.
2 Due milioni e mezzo di merci su oltre cinquanta esportati dalle Indie.
➔ Questo fenomeno andò incentivandosi di raddoppio in raddoppio. (XXII)

➔ Allo scoprire di una nuova miniera più essa sarà ricca, più velocemente il profitto da essa
avrà fine. (XXII)

➔ LE compagnie e le banche complicarono ulteriormente il quadro, contribuendo a indebolire


ulteriormente il valore di questi beni. (XXII)

➔ Una parte di sollievo venne dagli Olandesi1, che esportarono il denaro nelle Indie per
cambiarlo in merci, alleggerendo gli Spagnoli di parte delle loro merci. (XXII)

➔ Quanto detto non si applica alle miniere doro e d'argento presenti in Germania e in
Ungheria, che possono essere pensate come una sorta di manifattura locale. (XXII)

➔ In questo quadro di commercio mediato con l'Oriente, il sovrano spagnolo non è nient'altro
che un privato ricchissimo in un paese povero: se il poco2 che guadagna da un commercio
con un altro paese lo recuperasse da una provincia ne beneficerebbe tutto il popolo. (XXII)

1 Poiché la Spagna commercia con le Indie attraverso di loro.


2 Due milioni e mezzo di merci su oltre cinquanta esportati dalle Indie.
VOLUME SECONDO
LIBRO VENTIDUESIMO

Delle leggi nel loro rapporto con l'uso della moneta.


CAP I: Motivi dell'uso della moneta.

I POPP che hanno poche mercanzie da destinare al COMM ricorrono allo scambio.

La MO nasce dalla necessità di portarsi dietro qualcosa che sia più trasportabile di una
grande quantità di una certa merce.

Poiché tutte le nazioni hanno bisogni reciproci accade che una possa aver bisogno di una
merce di un'altra NAZ, ma non viceversa, ecco allora che l'eccedenza del bisogno si
pagherà appunto con la MO.

Nella compravendita il COMM si fa sulla base della NAZ che ha bisogni maggiori (e che
quindi può pagare l'eccedenza in denaro.

Nello scambio il COMM si fa sulla base della NAZ che ha bisogni minori.

CAP II: Della natura della MO.

La MO è un segno che rappresenta il valore delle merci.

E' usata per questo scopo perché è un oggetto trasportabile, fatto in materiale durevole,
che può essere modellato per avere la solita forma, le solite dimensioni ed il solito peso
(cose che gli animali, come erano usati ad Atene o a Roma, non potevano avere).

Come la MO è il segno del VAL delle merci, la carta (ufficiale) è segno del VAL della
moneta.

Come il DEN è segno di una cosa, tutte le cose sono il segno del denaro, o almeno questo
dovrebbe accadere in un GOV MOD,infatti se la legge ad esempio favorisce un debitore in
maniera ingiusta le sue cose non rappresenterebbero affatto il DEN.

Talvolta l'astuzia dei legislatori ha fatto si che non solo le cose rappresentassero il denaro,
ma addirittura fossero esse stesse DEN: Cesare permise ai debitori di pagare i creditori
con fondi agricoli.

La Magna Charta proibisce la confisca dei beni immobiliari di un debitore, se quelli


mobiliari sono sufficienti per saldare il debito e se egli si offre di pagarlo, poiché tutti i beni
corrispondono al DEN. I Germani valutavano le pene in denaro, ma il denaro era valutato
in bestiame. Presso di loro la moneta diventava bestiame e questo diventava moneta.

Il numerario è un segno delle cose, ma è anche un segno dell'argento.


CAP III: Delle MOO nominali.

Le MO possono essere nominali o reali, le monete REAL hanno tutte pesature equivalenti,
mentre quelle NOM, a causa dell'usanza di togliere per inganno peso alle MOO, avranno
un valore pari al pero nominale, cioè teorico che dovrebbero avere, ma un peso reale
sicuramente minore. Questa operazione può ripetersi in teoria indefinitamente.

Una buona norma dovrebbe proibire qualsiasi operazione che possa creare moneta NOM,
perché abbiamo bisogno di monete stabili per offrire una base solida al COMM.

CAP IV: Della quantità dell'oro e dell'argento.

Quandole nazioni civili dominano il mondo, oro ed argento aumentano, quando lo


dominano quelle barbare, diminuiscono.

CAP V: Continuazione del medesimo argomento.

L'argento estratto in America ha favorito il COMM marittimo, esso parte da laggiù, arriva in
Europa, e viene spedito nelle Indie. La sua abbondanza è di grande utilità se viene
considerato come merce ma, per i motivi visti sopra per l'oro 1, è deleteria se esso è preso
come segno.

Riassunto (I-V)
➔ I POPP che hanno poche mercanzie da destinare al COMM ricorrono allo scambio. (I)

➔ La MO nasce dalla necessità di portarsi dietro qualcosa che sia più trasportabile di una
grande quantità di una certa merce. (I)

➔ Può accadere che una NAZ possa aver bisogno di una merce di un'altra , ma non
viceversa, pertanto l'eccedenza del bisogno si pagherà appunto con la MO. (I)

➔ Nella compravendita il COMM si fa sulla base della NAZ che ha bisogni maggiori, mentre
nello scambio il COMM si fa sulla base della NAZ che ha bisogni minori. (I)

➔ La MO è un segno che rappresenta il valore delle merci. (II)

➔ E' usata per questo scopo perché è un oggetto trasportabile, fatto in materiale durevole,
che può essere modellato per avere la solita forma, le solite dimensioni ed il solito peso (a
differenza degli animali). (II)

➔ Come la MO è il segno del VAL delle merci, la carta (ufficiale) è segno del VAL della
moneta. (II)

➔ Come il DEN è segno di una cosa, tutte le cose sono il segno del denaro, o almeno questo
dovrebbe accadere in un GOV MOD. (II)

➔ Talvolta l'astuzia dei legislatori ha fatto si che le cose fossero esse stesse DEN. (II)

➔ La Magna Charta proibisce la confisca dei beni immobiliari di un debitore, se quelli mobiliari
sono sufficienti per saldare il debito e se egli si offre di pagarlo, poiché tutti i beni
1 INSERIRE RIF INCR.
corrispondono al DEN. (II)

➔ Presso i Germani la moneta diventava bestiame e questo diventava moneta. (II)

➔ Il numerario è un segno delle cose, ma è anche un segno dell'argento. (II)

➔ Le MO possono essere nominali o reali: (III)

• Le monete REAL hanno tutte pesature equivalenti. (III)

• Le MONN NOM, a causa dell'usanza di togliere per inganno peso alle MOO, avranno un valore
pari al pero nominale, cioè teorico che dovrebbero avere, ma un peso reale sicuramente
minore. (III)

➔ Una buona norma dovrebbe proibire qualsiasi operazione che possa creare moneta NOM,
perché abbiamo bisogno di monete stabili per offrire una base solida al COMM. (III)

➔ L'argento estratto in America ha favorito il COMM marittimo. (V)

➔ Argento: America→Europa→Indie. (V)

➔ Un'abbondanza di argento è utile se esso viene considerato come merce ma, (per i motivi
visti sopra per l'oro1), è deleteria se esso è preso come segno. (V)

CAP VI: Per qual ragione il tasso d'usura diminuì della metà dopo la scoperta delle indie.

A seguito della grande quantità di numerario 2 introdotta in Spagna dopo la conquista delle
Indie, il valore di quest'ultimo si svalutò moltissimo 3, e pertanto chi faceva i prestiti fu
costretto ad abbattere i tassi d'interesse.

Per altre informazioni v. pag. 16, paragrafo 1.

CAP VII: In qual modo il prezzo delle cose si fissa a seconda delle variazioni delle
ricchezze di segno.

Il NUM indica il PR delle merci. Come s fissa questo prezzo?

La quantità di oro e argento nel mondo è in rapporto con la quantità totale di merci nel
mondo, quindi fra entrambe, e fra le loro parti esisterà sempre una data proporzione
precisa, ma dato che non tutte le merci né tutte le monete entrano in circolazione allo
stesso tempo i prezzi si fisseranno in ragione composta del totale delle cose con il totale
dei segni, e del totale delle cose in circolazione con il totale dei segni pure in circolazione.

CAP VIII: continuazione.

V. Esempio pagg. 17-18.

L'aumento della quantità di merci avviene con l'aumento del commercio; l'aumento del
commercio con l'aumento del NUM, l'aumento del NUM con la scoperta di nuove terre,
che comporta l'aumento di merci (e quindi un aumento proporzionale del rapporto tra le
1 INSERIRE RIF INCR.

2 Vale a dire le monete metalliche e cartacee a corso legale in uno stato.


3 INSERIRE RIF INCR.
due cose.)

CAP IX: Della scarsità relativa dell'oro e dell'argento.

Oltre ad un'abbondanza e ad una scarsità positiva di ORAR abbiamo anche


un'abbondanza e una scarsità relativa, che è quella corrispondente alla quantità di queste
materie che è correntemente in circolazione rispetto a quella che è depositata per il
risparmio.

Solitamente vale la regola che l'abbondanza relativa di una materia è proporzionale alla
scarsità dell'altra.

Riassunto (VI-IX)
➔ A seguito della grande quantità di numerario1 introdotta in Spagna dopo la conquista delle
Indie, il valore di quest'ultimo si svalutò moltissimo2, e pertanto chi faceva i prestiti fu
costretto ad abbattere i tassi d'interesse. (VI)

➔ Il NUM indica il PR delle merci.

➔ La quantità di oro e argento nel mondo è in rapporto con la quantità totale di merci nel
mondo, quindi fra entrambe, e fra le loro parti esisterà sempre una data proporzione
precisa. (VII)

➔ Dato tuttavia che non tutte le merci né tutte le monete entrano in circolazione allo stesso
tempo i prezzi si fisseranno in ragione composta del totale delle cose con il totale dei segni,
e del totale delle cose in circolazione con il totale dei segni pure in circolazione. (VII)

➔ L'aumento della quantità di merci avviene con l'aumento del commercio; l'aumento del
commercio con l'aumento del NUM, l'aumento del NUM con la scoperta di nuove terre, che
comporta l'aumento di merci (e quindi un aumento proporzionale del rapporto tra le due
cose.) (VIII)

➔ Esiste un'abbondanza ed una scarsità relativa di ORAR, che è quella corrispondente alla
quantità di queste materie che è correntemente in circolazione rispetto a quella che è
depositata per il risparmio. (IX)

➔ Solitamente vale la regola che l'abbondanza relativa di una materia è proporzionale alla
scarsità dell'altra. (IX)

CAP X: Del Cambio.

Proprio l'abbondanza e la scarsità relativa sono alla base di quello che viene definito il
cambio.

L'ARG di per sé ha un duplice valore: quello come merce, e quello nel poter essere un
segno per qualcos'altro (senza il quale non si distinguerebbe dal resto delle merci).

Il principe può fissare questo secondo valore dell'argento secondo quattro punti:

1 Vale a dire le monete metalliche e cartacee a corso legale in uno stato.


2 INSERIRE RIF INCR.
– la proporzione fra una quantità di ARG come metallo e la stessa come MON.

– la proporzione fra l'ARG e gli altri metalli usati nella monetizzazione.

– stabilisce peso e titolo per ogni moneta

– Attribuisce a ciascuna moneta il valore ideale.

Tutto ciò è il valore positivo della moneta.

Le monete poi hanno anche un valore relativo, che è dato dal rapporto con le monete
degli altri paesi e non può, a differenza del VAL POS, in alcun modo essere fissato dalle
leggi di uno stato.

Per fissare il VAL REL le nazioni devono basarsi su quella che possiede più numerario, se
essa ne possiede almeno quanto tutte le altre, ciascuna di esse dovrà fare un rapporto tra
la propria MON e quella di questa nazione 1, e regolarsi con le altre di conseguenza.

La nazione che oggi si trova in questa condizione è l'Olanda.

– per dettagli sul rapporto di cambio v. pag. 2 par 2.

A definire i mutamenti di cambio sono l'abbondanza e la scarsità relativa.

Il cambio, in ragione della distanza fra i due stati, avviene sulla base delle lettere di
cambio. Per i dettagli v. pagg 21-23.

Quando titolo e peso della moneta di una nazione corrispondono a titolo e peso di un'altra
si dice che il cambio è alla pari.

Per sapere se ad un dato livello di cambio uno stato perde o guadagna bisogna
considerarlo come debitore, creditore, venditore o acquirente. Se il cambio è al di sotto
della parità lo stato perde se è debitore e acquirente, guadagna se è creditore e venditore.

Come già visto in precedenza, se una nazione si trova al di sotto del cambio alla pari con
un'altra, il denaro che dovrebbe inviare all'altra per compensare la differenza di cambio
farebbe scendere ulteriormente il cambio, e via dicendo, però questo non avviene, perché
le nazioni tendono sempre a commerciare per raggiungere un punto d'equilibrio, perché
ciascuno prende prestiti nella misura in cui può pagare, e acquistano nella misura in cui
vendono (per dettagli v. pagg. 24-25)

Il cambio tende sempre a porsi in un determinato rapporto tra paesi.

Quando viene modificato il valore nominale di una certa moneta, non dovrebbe mai
cambiare quello reale, e la quantità di valuta estera che può essere acquistata col nuovo
denaro dev'essere esattamente la stessa che può essere acquistata con la vecchia
proporzione.

Quando si procede invece ad una rifusione e per un certo periodo circola sia la vecchia

1 In pratica quello che oggi è lo Spread.


moneta, sia la nuova, le lettere di credito possono venir pagate solo sulla nuova, mentre la
vecchia perde di valore, e il cambio dovrebbe regolarsi su quest'ultima da un lato e su
quella vecchia dall'altro, per agevolare le banche, finendo quindi per trovarsi esattamente
a metà strada. In questo scenario i banchieri hanno interesse a far uscire la moneta dal
paese perché, ottenendo indietro lettere di credito, possono guadagnarci la differenza fra il
cambio regolato sulla vecchia moneta all'estero e il nuovo cambio a metà strada nel
proprio paese. Esempio: valuta A→valuta B→valuta A→valuta B (v.pagg. 27-28).

CAP XI: Delle operazioni effettuate dai romani sulla moneta.

Durante le Guerre puniche i ROM presero determinati provvedimenti sulla moneta, l'asse
da essere di dodici once di rame scese prima a due e poi ad una. Tra la prima e la
seconda guerra punica i ROM agirono magistralmente: per coprire i debiti dello stato,
poiché l'asse=due once di rame e denaro=dieci assi=venti once, la REP emise assi da
un'oncia quindi: asse=oncia, denaro=dieci assi, denaro=dieci once. Questa operazione
liberò lo stato dai debiti verso i cittadini, ma non i cittadini dai debiti contratti tra di loro.

Si fece allora un'ulteriore operazione, si pose che denaro=sedici assi, cosicché i creditori
della REP persero metà del loro credito, i creditori privati solo un quinto, e le merci
salirono di un quinto e la moneta reale mutò di un quinto.

CAP XII: Circostanze nelle quali i ROM effettuarono le loro operazioni sulla moneta.

V pagg. 32-33.

CAP XIII: Operazioni sulla moneta al tempo degli imperatori.

Durante la REP si ricorse a riduzioni sulla MO, nel rispetto del clima di trasparenza verso il
popolo, ma sotto gli imperatori si ricorse a nuove leghe, indebolendone la costituzione.

Oggi una cosa simile non sarebbe più fattibile poiché a causa del cambio, come visto tutte
le monete dei paesi sono tra di loro raffrontate e paragonate. Basterebbe un'uscita dal
paese della moneta indebolita perché essa venga restituita ritoccata nel suo valore.

Riassunto (X-XIII)

L'abbondanza e la scarsità relativa sono alla base di quello che viene definito il cambio.
(X)

L'ARG di per sé ha un duplice valore: quello come merce, e quello nel poter essere un
segno per qualcos'altro. (X)

Il principe può fissare questo secondo valore dell'argento secondo quattro punti: (X)

– la proporzione fra una quantità di ARG come metallo e la stessa come MON.

– la proporzione fra l'ARG e gli altri metalli usati nella monetizzazione.

– stabilisce peso e titolo per ogni moneta

– Attribuisce a ciascuna moneta il valore ideale.


Tutto ciò è il valore positivo della moneta. (X)

Le monete poi hanno anche un valore relativo, che è dato dal rapporto con le monete
degli altri paesi e non può, a differenza del VAL POS, in alcun modo essere fissato dalle
leggi di uno stato. (X)

Per fissare il VAL REL le nazioni devono basarsi su quella che possiede più numerario.
Ciascuna di esse dovrà fare un rapporto tra la propria MON e quella di questa nazione 1, e
regolarsi con le altre di conseguenza. (X)

La nazione che oggi si trova in questa condizione è l'Olanda. (X)

– per dettagli sul rapporto di cambio v. pag. 2 par 2.

A definire i mutamenti di cambio sono l'abbondanza e la scarsità relativa. (X)

Il cambio, in ragione della distanza fra i due stati, avviene sulla base delle lettere di
cambio. Per i dettagli v. pagg 21-23. (X)

Quando titolo e peso della moneta di una nazione corrispondono a titolo e peso di un'altra
si dice che il cambio è alla pari. (X)

Per sapere se ad un dato livello di cambio uno stato perde o guadagna bisogna
considerarlo come debitore, creditore, venditore o acquirente. (X)

Se il cambio è al di sotto della parità lo stato perde se è debitore e acquirente, guadagna


se è creditore e venditore. (X)

Come già visto in precedenza, se una nazione si trova al di sotto del cambio alla pari con
un'altra, il denaro che dovrebbe inviare all'altra per compensare la differenza di cambio
farebbe scendere ulteriormente il cambio, e via dicendo. (X)

Però questo non avviene, perché le nazioni tendono sempre a commerciare per
raggiungere un punto d'equilibrio, perché ciascuno prende prestiti nella misura in cui può
pagare, e acquistano nella misura in cui vendono (per dettagli v. pagg. 24-25) (X)

Il cambio tende sempre a porsi in un determinato rapporto tra paesi. (X)

Quando viene modificato il valore nominale di una certa moneta, non dovrebbe mai
cambiare quello reale, e la quantità di valuta estera che può essere acquistata col nuovo
denaro dev'essere esattamente la stessa che può essere acquistata con la vecchia
proporzione. (X)

Quando si procede invece ad una rifusione e per un certo periodo circola sia la vecchia
moneta, sia la nuova, le lettere di credito possono venir pagate solo sulla nuova, mentre la
vecchia perde di valore, e il cambio dovrebbe regolarsi su quest'ultima da un lato e su
quella vecchia dall'altro (per agevolare le banche), finendo quindi per trovarsi esattamente
a metà strada. (X)

1 In pratica quello che oggi è lo Spread.


In questo scenario i banchieri hanno interesse a far uscire la moneta dal paese perché,
ottenendo indietro lettere di credito, possono guadagnarci la differenza fra il cambio
regolato sulla vecchia moneta all'estero e il nuovo cambio a metà strada nel proprio
paese. Esempio: valuta A→valuta B→valuta A→valuta B (v.pagg. 27-28). (X)

Durante le Guerre puniche i ROM presero determinati provvedimenti sulla moneta, l'asse
da essere di dodici once di rame scese prima a due e poi ad una. (XI)

Tra la prima e la seconda guerra punica i ROM agirono magistralmente: per coprire i debiti
dello stato, poiché l'asse=due once di rame e denaro=dieci assi=venti once, la REP emise
assi da un'oncia, quindi: asse=oncia, denaro=dieci assi, denaro=dieci once. (XI)

Questa operazione liberò lo stato dai debiti verso i cittadini, ma non i cittadini dai debiti
contratti tra di loro. (XI)

Si fece allora un'ulteriore operazione, si pose che denaro=sedici assi, cosicché i creditori
della REP persero metà del loro credito, i creditori privati solo un quinto, e le merci
salirono di un quinto e la moneta reale mutò di un quinto. (XI)

Durante la REP si ricorse a riduzioni sulla MO, nel rispetto del clima di trasparenza verso il
popolo, ma sotto gli imperatori si ricorse a nuove leghe, indebolendone la costituzione.
(XIII)

Oggi una cosa simile non sarebbe più fattibile poiché a causa del cambio, come visto tutte
le monete dei paesi sono tra di loro raffrontate e paragonate. (XIII)

CAP XIV: In qual modo il cambio imbarazza gli stai dispotici.

La Russia non può uscire dal suo stato dispotico per i del fatto che l'introduzione del
COMM richiederebbe anche quella del cambio, e questo sarebbe contrario a tutte le sue
leggi.

Nessun suddito di un GD può infatti uscire dallo stato o inviare fuori i propri beni senza
permesso.

Il cambio, in quanto libera circolazione di denaro fra un paese e un altro, è contrario alle
leggi del GD.

Lo stesso dicasi del COMM poiché nei GD i sudditi sono tutti come schiavi, e i nobili sono
tali solo perché hanno sotto di sé atri sudditi. Non esiste un terzo stato che possa
dedicarsi al COMM.

CAP XV: Usanza di taluni paesi d'Italia.

In Italia esiste una legge che vieta ai proprietari terrieri di vendere i loro possedimenti per
ricavarne denaro da trasferire all'estero. Ad oggi, con il cambio, questa è una legge inutile,
perché, ostacola il COMM, impedisce agli stranieri di trasferirsi in Italia, ed è facilmente
eludibile.

CAP XVI: Dei debiti pubblici.


Si è erroneamente creduto che convenisse ad uno stato di essere creditore verso sé
stesso, aumentando così le ricchezze e la circolazione del denaro.

C'è una confusione di fondo tra un cartaceo che rappresenti la moneta (banconote)
oppure i profitti che una compagnia realizza con il COMM (le azioni), con uno che
rappresenta un debito (le obbligazioni), mentre i primi due possono essere molto
vantaggiosi per lo stato, l'ultimo può al massimo essere solo un buon pegno.

Ecco gli inconvenienti del debito:

1. Se gli stranieri posseggono obbligazioni, ricaveranno ogni anno dalla nazione debitrice
molti soldi per via degli interessi.

2. In una nazione resa debitrice in questo modo il cambio sarà molto basso.

3. L'imposta a cui si farà ricorso per compensare agli interessi danneggerà le manifatture.

4. Si tolgono i redditi a chi lavora, per darli a chi non lavora, si incentiva quindi l'ozio.

CAP XVIII: Del pagamento dei debiti pubblici.

Deve sempre esserci una proporzione fra lo stato debitore e quello creditore: uno stato
infatti può essere creditore all'infinito, ma debitore solo finché non diviene insolvente.

Se uno stato ha un suo credito intatto può procurarsi una grande quantità di denaro e
offrire un rimborso a tutti i privati, salvo quelli che desiderino ridefinire i tassi d'interesse
(che in questo caso sono determinati dallo stato), la modifica dei tassi andrà poi a formare
un fondo d'ammortamento utile a pagare i capitali ogni anno.

Se il credito di uno stato invece non è intatto bisogna trovare un nuovo modo di formare un
fondo d'ammortamento.

• Se lo stato è una REP il capitale del fondo d'ammortamento può essere di poco rilevante,
se invece è una MON deve esserlo di più

• Le disposizioni devono essere tali che tutti i cittadini sopportino il peso di questo fondo,
perché è su di loro che ricade il debito, essendo lo stato a rinfondere sé stesso.

• Sono quattro le categorie che pagano i debiti dello stato:

1) I proprietari terrieri.

2) I commercianti.

3) I contadini e gli artigiani.

4) Coloro che hanno una rendita privata o statale.

CAP XIX: Del prestito a interesse.

Il denaro, essendo un segno di valore, può essere affittato ma non comprato.

Sebbene sia una buona azione prestare il denaro senza interessi finirebbe per non
favorire il commercio.
Il denaro prestato deve avere un costo, e tale costo non deve essere né troppo alto né
troppo basso, altrimenti non farebbe mai partire il COMM.

Nei paesi orientali si confonde l'usura col prestito d'interesse: essa è maggiore in
proporzione al grado di proibizione verso di essa e di insolvibilità del prestito.

CAP XX: Dell'usura marittima.

L'usura per il COMM marittimo è molto elevata per due cause:

1. Il rischio del mare

2. la facilità con cui chi ottiene un prestito può avviare un commercio.

Queste due condizioni non sono presenti nel COMM di terra, perciò l'usura generalmente
è vietata o contenuta entro determinati limiti.

CAP XXI: Del prestito per contratto e dell'usura presso i ROM.

Oltre al prestito per fini COMMLL esiste anche un prestito stipulato per mezzo di contratti
civili.

A Roma, la potenza del popolo fece si che i magistrati cercarono spesso di ingraziarselo,
riducendo i tassi d'interesse, alleggerendo le pene e con altri procedimenti simili. Il
risultato fu che i creditori si videro motivati a ricorrere ad un'usura che divenne in
pochissimo tempo l'unico modo di avere dei prestiti e pertanto incontrollata.

CAP XXII: Continuazione del medesimo argomento.

I primi ROM non avevano regole per l'usura, per questo era molto alta 1.

Le norme correttive avevano solo valore temporaneo e gli Ottimati reggevano tutto il
debito, mentre alla plebe non era chiesto di pagare nulla. Per questo essi si rivalevano con
gli interessi dei prestiti.

Fu nel 388, con la legge Licinia che fu fissato che si dovesse detrarre dal capitale quanto
già pagato con gli interessi e il resto dovesse essere saldato in tre rate uguali.
Successivamente nel 398, per la prima volta 2 fu fissato un tasso d'interesse all' 1%,
mentre nel 408 l'usura fu ridotta alla metà, e successivamente soppressa 3.

Ovviamente questa legge, come ogni legge estrema, non fece altro che aumentare il
fenomeno illegale.

Anche nelle provincie regnavano usure altissime, per effetto della legge Gabinia, che
nacque per evitare il ricorso ad alleati (Latini) prima e provinciali poi come prestanome per
i prestiti in denaro (v. pagg 47 e 48). Talvolta per casi particolari, il senato decideva di
accordare dei prestiti particolari, e questo non faceva che aumentare l'inquietudine di chi

1 Se può sembrare strano che un popolo così poco dedito al COMM praticasse il prestito così diffusamente basti
pensare che essi andavano spesso in guerra, con la necessità di prestiti, e molto spesso la vincevano, fatto questo che
faceva da garanzia.
2 Ad opera dei tribuni Duellio e Menenio.
3 Anno 413, sotto i consoli C. Marzio Rutilio e Quinto Servilio.
desiderava un maggior controllo per regolare i tassi d'usura.

Riassunto (XVIII-XXI)

➔ Deve sempre esserci una proporzione fra lo stato debitore e quello creditore: uno stato
infatti può essere creditore all'infinito, ma debitore solo finché non diviene insolvente.
(XVIII)

➔ Se uno stato ha un suo credito intatto può procurarsi una grande quantità di denaro e offrire
un rimborso a tutti i privati, salvo quelli che desiderino ridefinire i tassi d'interesse (che in
questo caso sono determinati dallo stato). (XVIII)

➔ il DEN della modifica dei tassi andrà poi a formare un fondo d'ammortamento utile a
pagare i debiti ogni anno. (XVIII)

➔ Se il credito di uno stato invece non è intatto bisogna trovare un nuovo modo di formare un
fondo d'ammortamento: (XVIII)

1) Se lo stato è una REP il capitale del fondo d'ammortamento può essere di poco rilevante,
se invece è una MON deve esserlo di più

2) Le disposizioni devono essere tali che tutti i cittadini sopportino il peso di questo fondo,
perché è su di loro che ricade il debito, essendo lo stato a rinfondere sé stesso.

3) Sono quattro le categorie che pagano i debiti dello stato:

1) I proprietari terrieri.

2) I commercianti.

3) I contadini e gli artigiani.

4) Coloro che hanno una rendita privata o statale.

➔ Il denaro, essendo un segno di valore, può essere affittato ma non comprato. (XIX)

➔ Sebbene sia una buona azione prestare il denaro senza interessi finirebbe per non favorire
il commercio. (XIX)

➔ Il denaro prestato deve avere un costo, e tale costo non deve essere né troppo alto né
troppo basso, altrimenti non farebbe mai partire il COMM. (XIX)

➔ Nei paesi orientali si confonde l'usura col prestito d'interesse: essa è maggiore in
proporzione al grado di proibizione verso di essa e di insolvibilità del prestito. (XIX)

➔ L'usura per il COMM marittimo è molto elevata per due cause: (XX)

1) Il rischio del mare

2) la facilità con cui chi ottiene un prestito può avviare un commercio.

➔ Queste due condizioni non sono presenti nel COMM di terra, perciò l'usura generalmente è
vietata o contenuta entro determinati limiti. (XX)

➔ Oltre al prestito per fini COMMLL esiste anche un prestito stipulato per mezzo di contratti
civili. (XXI)
➔ A Roma, la potenza del popolo fece si che i magistrati cercarono spesso di ingraziarselo,
riducendo i tassi e alleggerendo le pene. (XXI)

➔ Il risultato fu che i creditori si videro motivati a ricorrere ad un'usura che divenne in


pochissimo tempo l'unico modo di avere dei prestiti e pertanto incontrollata. (XXI)

➔ I primi ROM non avevano regole per l'usura, per questo era molto alta1. (XXII)

➔ Le norme correttive avevano solo valore temporaneo. (XXII)

➔ Gli Ottimati reggevano tutto il debito, mentre alla plebe non era chiesto di pagare nulla. Per
questo essi si rivalevano con gli interessi dei prestiti. (XXII)

➔ Fu nel 388, con la legge Licinia che fu fissato che si dovesse detrarre dal capitale quanto
già pagato con gli interessi e il resto dovesse essere saldato in tre rate uguali. (XXII)

➔ Successivamente nel 398, per la prima volta2 fu fissato un tasso d'interesse all' 1%, mentre
nel 408 l'usura fu ridotta alla metà, e successivamente soppressa3. (XXII)

➔ Ovviamente questa legge, come ogni legge estrema, non fece altro che aumentare il
fenomeno illegale. (XXII)

➔ Anche nelle provincie regnavano usure altissime, per effetto della legge Gabinia, che
nacque per evitare il ricorso ad alleati (Latini) prima e provinciali poi come prestanome per i
prestiti in denaro (v. pagg 47 e 48). (XXII)

LIBRO VENTITREESIMO

Delle leggi nel loro rapporto con il numero degli abitanti.

CAP I: Degli uomini e degli animali, in relazione alla moltiplicazione della loro specie.

Le femmine degli animali hanno una fecondità costante, le donne no.

CAP II: Dei matrimoni.

L'obbligo naturale che il padre ha di sostenere i figli ha dato origine al matrimonio.

In natura il sostentamento dei cuccioli è tale che la sola madre possa provvedere a loro.
Negli uomini lo sviluppo della ragione avviene per gradi e richiede la guida costante di un
padre.

Nei popoli civili il padre è colui che le leggi del matrimonio hanno dichiarato tale.

Le unioni illecite non contribuiscono alla crescita, poiché il padre non ha obblighi civili
verso i propri figli illegittimi, ma la madre sì.

La continenza pubblica è utile alla prosecuzione della specie.

CAP III: Della condizione dei figli.


1 Se può sembrare strano che un popolo così poco dedito al COMM praticasse il prestito così diffusamente basti
pensare che essi andavano spesso in guerra, con la necessità di prestiti, e molto spesso la vincevano, fatto questo che
faceva da garanzia.
2 Ad opera dei tribuni Duellio e Menenio.
3 Anno 413, sotto i consoli C. Marzio Rutilio e Quinto Servilio.
La ragione stabilisce che in caso di matrimonio i figli debbano seguire la condizione del
padre, altrimenti quella della madre.

CAP IV: Delle famiglie.

Generalmente è la moglie che entra a far parte della famiglia del marito 1. Questa usanza,
fa si che ogni famiglia sia in qualche modo garanzia di una continuità: anche i nomi infatti,
devono poter ispirare un qualcosa di duraturo nel tempo.

CAP V: Dei diversi ordini di mogli legittime.

Talvolta la legge e la REL hanno stabilito diversi gradi di legami civili.

In certi casi esistono vari ordini di mogli ed i figli sono riconosciuti di conseguenza 2.
Generalmente tutti i figli devono aver accesso alla successione paterna, tranne in casi
speciali, come per l'imperatore del Giappone, i cui beni conviene non vengano troppo
spezzettati.

Nei paesi in cui la moglie di rango più elevato gode all'incirca dei privilegi che noi
accordiamo all'unica moglie, i figli delle concubine sono affidati a lei per la successione.

CAP VI: Dei bastardi nei diversi tipi di GOV.

Nei paesi in cui esiste la poligamia n0on si conoscono figli illegittimi. Essi esistono nei
paesi in cui è concessa una sola moglie, e il concubinato ed i figli nati da esso sono
condannati.

Ciò vale in particolar modo nelle REPP, dove i costumi morali impongono una maggior
rigidità.

1 Ma anche il contrario avviene senza problemi.

2 V. pag 54
A Roma le leggi in tal proposito furono forze molto dure, ma questo controbilanciava tutti i
diritti già visti1 di ripudio e divorzio. Spesso nelle REPP il numero di bastardi ammesso fra i
cittadini è cresciuto o diminuito a seconda del vantaggio politico 2.

CAP VII: Del consenso dei padri al matrimonio.

Il consenso dei padri al matrimonio è fondato sulla potestà, ma anche sull'amore,


l'incertezza e il senso dell'avvenire.

In alcuni casi i magistrati possono fare la funzione dei padri nella sorveglianza sui
matrimoni, ma questo può far prevalere gli interessi economici su quelli della saggezza
paterna.

CAP VIII: Continuazione del medesimo argomento.

In Inghilterra le fanciulle ricorrono alla legge per sposarsi a loro discrezione, ciò avviene
perché là non esiste il monachesimo, e il nubilato non è uno stato consentito alle donne.

CAP IX: Delle fanciulle

V. pag 58

CAP X: Di ciò che induce al matrimonio.

“Ovunque si possa trovare un luogo nel quale due persone possono vivere comodamente,
colà si contrae un matrimonio.”

Riassunto (I-X)

➔ Le femmine degli animali hanno una fecondità costante, le donne no. (I)

➔ L'obbligo naturale che il padre ha di sostenere i figli ha dato origine al matrimonio. (II)

➔ In natura il sostentamento dei cuccioli è tale che la sola madre possa provvedere a loro. (II)

➔ Negli uomini lo sviluppo della ragione avviene per gradi e richiede la guida costante di un
padre. (II)

➔ Nei popoli civili il padre è colui che le leggi del matrimonio hanno dichiarato tale. (II)

➔ Le unioni illecite non contribuiscono alla crescita, poiché il padre non ha obblighi civili verso
i propri figli illegittimi, ma la madre sì. (II)

➔ La ragione stabilisce che in caso di matrimonio i figli debbano seguire la condizione del
padre, altrimenti quella della madre. (III)

➔ Generalmente è la moglie che entra a far parte della famiglia del marito3. (IV)

➔ Questa usanza, fa si che ogni famiglia sia in qualche modo garanzia di una continuità:
anche i nomi infatti, devono poter ispirare un qualcosa di duraturo nel tempo. (IV)
1 I NS RIF INCROCIATO
2 V. pag. 56
3 Ma anche il contrario avviene senza problemi.
➔ Talvolta la legge e la REL hanno stabilito diversi gradi di legami civili. (V)

➔ In certi casi esistono vari ordini di mogli ed i figli sono riconosciuti di conseguenza1. (V)

➔ Generalmente tutti i figli devono aver accesso alla successione paterna, tranne in casi
speciali. (V)

➔ Nei paesi in cui la moglie di rango più elevato gode all'incirca dei privilegi che noi
accordiamo all'unica moglie, i figli delle concubine sono affidati a lei per la successione. (V)

➔ Nei paesi in cui esiste la poligamia non si conoscono figli illegittimi. (VI)

➔ Essi esistono nei paesi in cui è concessa una sola moglie, e il concubinato ed i figli nati da
esso sono condannati. (VI)

➔ A Roma le leggi in tal proposito furono forze molto dure, ma questo controbilanciava tutti i
diritti già visti2 di ripudio e divorzio. (VI)

➔ Spesso nelle REPP il numero di bastardi ammesso fra i cittadini è cresciuto o diminuito a
seconda del vantaggio politico3. (VI)

➔ Il consenso dei padri al matrimonio è fondato sulla potestà, ma anche sull'amore,


l'incertezza e il senso dell'avvenire. (VII)

➔ In alcuni casi i magistrati possono fare la funzione dei padri nella sorveglianza sui
matrimoni, ma questo può far prevalere gli interessi economici su quelli della saggezza
paterna. (VII)

➔ In Inghilterra le fanciulle ricorrono alla legge per sposarsi a loro discrezione, ciò avviene
perché, non esistendo il monachesimo, il nubilato non è uno stato consentito alle donne.
(VIII)

CAP XI: Della durezza del governo.

Non sempre ad una maggiore povertà corrisponde un maggior numero di figli: I


nullatenenti come i mendicanti hanno molti figli, giacché non costa loro nulla avviarli al loro
mestiere, e possono sempre rivelarsi una risorsa per il loro mestiere, mentre coloro che
sono poveri solo per oggetto della vessazione di un governo tendono ad avere pochi o
nessun figlio, perché sono consapevoli dell'impossibilità di accudirli o crescerli data dalla
loro condizione.

CAP XII: Del numero delle femmine e dei maschi in paesi diversi.

(v. pag 60)

CAP XIII: Dei porti di mare.

Nei porti di mare ci sono più donne che uomini (che vanno e vengono), e un gran numero
di ragazzi, per la facilità con cui ci si può guadagnare da vivere 4. (v pag.61)

1 V. pag 54
2 I NS RIF INCROCIATO
3 V. pag. 56
4 Certo, certo, come no.
CAP XIV: Dei tipi di produzione che richiedono un numero maggiore o minore di uomini.

I paesi in cui si pratica l'allevamento richiedono meno uomini di quelli in cui si pratica
l'agricoltura, e sono perciò meno popolati.

I paesi con le vigne richiedono più uomini di quelli con campi di frumento.

I paesi con miniere di carbone non dipendono dalle foreste per il combustibile, e hanno
quindi più spazio da poter dedicare alle coltivazioni.

I paesi coltivati a riso, richiedono molta acqua, e quindi ancora più manodopera delle altre
coltivazioni. In essi poi un appezzamento di terra può sfamare più persone rispetto ad uno
di altra coltura.

CAP XV: Del numero di abitanti in rapporto alle arti.

Se un paese possiede molti terreni divisi in parti uguali, esso potrà essere molto popoloso,
ma se i terreni non sono divisi proporzionalmente esso necessiterà dello sviluppo
dell'artigianato giacché alcuni contadini dovranno coltivare terreni anche per gli altri e
dovranno essere incentivati dalla possibilità di acquistare oggetti d'artigianato.

Le macchine non sono sempre utili, poiché se un oggetto ha un prezzo che conviene
ugualmente a chi compra e a chi lo fa, una riduzione del personale che lo produce non è
utile a nessuno.

CAP XVI: Delle idee dei legislatori sulla propagazione della specie.

Le leggi che si occupano del controllo demografico dipendono molto da luogo a luogo.
Infatti laddove il clima favorisce naturalmente le nascite non c'è bisogno di incoraggiarle 1,
e anzi talvolta, come a Formosa, è persino utile tenerle in controllo.

Riassunto (XI-XVI)

➔ Non sempre ad una maggiore povertà corrisponde un maggior numero di figli: I nullatenenti
come i mendicanti hanno molti figli,mentre coloro che sono poveri solo per oggetto della
vessazione di un governo tendono ad avere pochi o nessun figlio. (XI)

➔ I paesi in cui si pratica l'allevamento richiedono meno uomini di quelli in cui si pratica
l'agricoltura, e sono perciò meno popolati. (XIV)

➔ I paesi con le vigne richiedono più uomini di quelli con campi di frumento. (XIV)

➔ I paesi con miniere di carbone non dipendono dalle foreste per il combustibile, e hanno
quindi più spazio da poter dedicare alle coltivazioni. (XIV)

➔ I paesi coltivati a riso, richiedono molta acqua, e quindi ancora più manodopera delle altre
coltivazioni. (XIV)

➔ In essi poi un appezzamento di terra può sfamare più persone rispetto ad uno di altra
coltura. (XIV)

1 Ovviamente era un'altra epoca.


➔ Se un paese possiede molti terreni divisi in parti uguali, esso potrà essere molto popoloso.
(XV)

➔ Se invece i terreni non sono divisi proporzionalmente esso necessiterà dello sviluppo
dell'artigianato giacché alcuni contadini dovranno coltivare terreni anche per gli altri e
dovranno essere incentivati dalla possibilità di acquistare oggetti d'artigianato. (XV)

➔ Le macchine non sono sempre utili, poiché se un oggetto ha un prezzo che conviene
ugualmente a chi compra e a chi lo fa, una riduzione del personale che lo produce non è
utile a nessuno. (XV)

➔ Le leggi che si occupano del controllo demografico dipendono molto da luogo a luogo.
(XVI)

➔ Laddove il clima favorisce naturalmente le nascite non c'è bisogno di incoraggiarle e anzi
talvolta, è persino utile tenerle in controllo. (XVI)

CAP XVII: Della Grecia, e del numero dei suoi abitanti.

La natura del GOV produsse in Grecia quello che il clima ha prodotto in Oriente.

La popolazione era divisa in piccole città i cui governi avevano come obiettivi il benessere
della popolazione ed una potenza di equilibrio con le città limitrofe, tutte cose che
consentivano un grande sviluppo demografico, il quale era controllato con la creazione di
colonie, con il mercenarismo.

In alcuni stati i cittadini ricevevano sostentamento da altre popolazioni, in quel caso era
necessario determinare bene il numero di cittadini rispetto a quello degli schiavi/contadini,
sia con delle leggi sul titolo stesso (Platone), sia con un controllo demografico (Aristotele).

In alcune province, certe classi di abitanti potevano divenire cittadini in ceri periodi, in base
all'andamento demografico.

CAP XVIII: Delle condizioni dei popoli prima dei ROM.

Italia, Sicilia, Asia minore, Gallia ecc erano piene di piccoli popoli e non necessitavano di
regolamenti demografici.

CAP XIX:Dello spopolamento dell'universo.

La conquista di Roma riunì le popolazioni di cui sopra in un grande universo che però
andò spopolandosi.

CAP XX: Della necessita in cui si trovarono i Romani di stabilire leggi per la propagazione
della specie.

A causa della loro politica di conquista/distruzione i ROM dovettero far fronte ad un'ingente
perdita di uomini. Approfondiremo qui di seguito le misure legislative da lor messe in atto,
tralasciando la loro abilità nell'accrescere la popolazione per mezzo di schiavi, alleanze e
diritti di cittadinanza.

CAP XXI: Delle leggi dei ROM per la propagazione della specie.
Agli albori di Roma i matrimoni erano grandemente incoraggiati. Su di essei vegliavano i
censori.

Successivamente la corruzione dei costumi fece si che si indebolisse la funzione dei


censori. Fu con Cesare e Augusto che si tentò di riportare la censura in auge, Cesare offrì
ricompense a chi aveva molti figli e proibì alle donne nubili di oltre 45 anni di girare tutte
aggonghindate1, Augusto con le leggi Giulie, introdusse nuove pene per i non sposati.

La legge “Giulia” (detta anche “Papia Poppea”) emanata da Augusto anni dopo era un
compendio di tutte le norme sul matrimonio che erano state elaborate fino a quel momento

Tra i loro commi possiamo notare:

diritto dei mariti: privilegi particolari a chi si sposava e aveva figli.

Facilitazioni nell'accesso alle cariche PUBBL in base al fatto se si fosse sposati o si avessero figli.

Esenzione dalla tutela per le donne libere con 3 o più figli.

Chi non era sposato non poteva ereditare nulla da stranieri

Chi era sposato senza figli ereditava solo la metà del patrimonio.

Le coppie senza figli avevano vantaggi limitati per i lasciti di eredità.

Se un marito si allontanava dalla moglie per motivi diversi dagli affari di stato perdeva il diritto
all'eredità.

La legge consentiva due anni di tempo per risposarsi ai/alle vedovi/e e un anno e mezzo ai
divorziati.

Non si poteva celebrare il fidanzamento se il matrimonio era differito di oltre due anni.

Non ci si poteva sposare sotto i dodici anni, e fidanzare sotto i dieci.

Un uomo di sessant'anni non poteva sposare una donna di cinquanta e successivamente neanche
più giovane

Tutte queste disposizioni erano più adatte ai climi della civitas che a quelli del nord.

Tutti gli uomini iberi,eccetto i senatori, potevano sposare donne affrancate. I senatori non potevano
sposare donne affrancate che si fossero esibite nei teatri.

Costantino estese questa regola a tutti coloro che rivestivano cariche importanti.

Giustiniano la abolì.

Chi si sposava contro la legge non aveva, come chi non si sposava affatto, vantaggi civili,

ne la dote dopo la morte della moglie.

Le leggi di Augusto sembrarono leggi fiscali poiché erano collegate all'erario, e suscitarono
molti dissapori. (v- pagg. 77)

1 Aggondringhidate
Gli imperatori roani, nel corso del tempo dispensarono molti cittadini da queste leggi,
infiacchendone la portata. (v pag 78)

Sia alcune filosofie, che l'avvento del cristianesimo, diffusero l'idea di un disinteresse per
gli affari PUBBL, che portò, con Costantino ad allentare queste leggi.

Giustiniano invece dichiarò validi tutti i matrimoni delle leggi papie, e concesse vantaggi
speciali a chi non si risposava.

Nessuna legge romana abolì ufficialmente i privilegi accordati a chi si sposava o aveva
figli, solo la preminenza del celibato rendeva nulli di fatto questi privilegi.

“Lo stesso principio di spiritualità che aveva fatto permettere il celibato, impose ben presto
addirittura la necessita del celibato.”

CAPXXII: Dell'esposizione dei figli.

I primi ROM avevano norme solide circa l'abbandono dei figli. Era obbligatorio allevare tutti
i figli tranne quelli deformi, che potevano essere esposti dietro testimonianza di cinque
vicini. Nessun figlio che avesse meno di tre anni poteva essere ucciso.

La legge delle dodici tavole non mutò questo principio, e probabilmente questo venne
violato più tardi, ma sempre come costume abusivo.

CAP XXIII: Della condizione dell'universo dopo il crollo dell'impero ROM.

V. pag. 83

CAP XIV: Mutamenti verificatisi in EU in rapporto al numero degli abitanti.

Se l'EU si riprese dopo il crollo dell'impero ROM fu perché, anche quando era sotto un
dominio unico (Franchi) per la natura del governo era spezzettata, e ogni piccolo centro
poteva trarre sostentamento e sicurezza solo dal numero degli abitanti, per cui ciascun
nobile si curò al massimo di far fiorire i propri domini, questo produsse un incremento
demografico che durò fino alla riunione di queste province nei grandi stati moderni.

CAP XXV: Continuazione del medesimo argomento.

Nell'Europa moderna il grande commercio marittimo ha portato nuovi abitanti, ma ne ha


anche allontanato molti. Non si deve pensare però all'EU come ad un'unica grande stato
commerciante, perché questo provocherebbe un aumento della popolazione dovuto al
desiderio da parte degli altri popoli di prendere parte al COMM, ma ciò nella realtà non
avviene.

CAP XXVI: Conseguenze.

Da tutto ciò bisogna concludere che l'EU di oggi ha bisogno di leggi che favoriscano la
propagazione della specie umana.

CAP XXVII: Della legge stabilita in Francia per incoraggiare la propagazione della specie.

Luigi XIV stabilì pensioni per chi aveva dei figli.


CAP XXVIII: In che modo si può porre rimedio allo spopolamento.

Quando un paese subisce uno spopolamento per cause particolari (p.e. Guerre o carestie)
si può porvi rimedio, perché gli uomini superstiti conservano uno spirito industrioso, ma se
lo spopolamento avviene lentamente per cause legate al governo non vi si può porre
agilmente rimedio perché gli uomini sono cresciuti in questo clima e sono perciò insensibili
al clima di devastazione in cui si trovano, e non hanno neanche modo di spartirsi le terre
rimaste incolte, che sono insensibilmente preda del sovrano.

L'unico rimedio in questo caso è la redistribuzione delle terre, e il supporto per chi dovrà
coltivarle (attrezzi ecc), e questa è una cosa che andrebbe fatta uomo per uomo.

CAP XXIX: Degli ospizi.

Un uomo non è povero quando non possiede nulla, ma quando non lavora.

Chi ha un mestiere e lo lascia ai figli in eredità lo moltiplica, chi ha un appezzamento di


terra e lo lascia in eredità invece lo divide.

Nei paesi COMMLL il GOV dovrebbe occuparsi dei vecchi, dei malati, e degli orfani, dando
agli uni il lavoro di cui sono già capaci, agli altri insegnandone di nuovi.

In uno stato in cui il COMM sia molto sviluppato, esistendo molti settori in cui esso viene
praticato, ci sarà sempre qualcuno di essi che sarà in crisi e creerà disoccupazione. In
questi casi il GOV dovrebbe poter intervenire con strutture apposite, a carattere
temporaneo.

Se la nazione è povera di per sé, e a causa del suo GOV, nessuna struttura può essere di
aiuto.

Riassunto (XVII-XXIX)

➔ La natura del GOV produsse in Grecia quello che il clima ha prodotto in Oriente. (XVII)

➔ La popolazione era divisa in piccole città i cui governi avevano come obiettivi il benessere
della popolazione ed una potenza di equilibrio con le città limitrofe. (XVII)

➔ Questo scenario consentiva un grande sviluppo demografico, il quale era controllato con la
creazione di colonie, con il mercenarismo. (XVII)

➔ In alcuni stati i cittadini ricevevano sostentamento da altre popolazioni, in quel caso era
necessario determinare bene il numero di cittadini rispetto a quello degli schiavi/contadini,
sia con delle leggi sul titolo stesso (Platone), sia con un controllo demografico (Aristotele).
(XVII)

➔ In alcune province, certe classi di abitanti potevano divenire cittadini in ceri periodi, in base
all'andamento demografico. (XVII)

➔ Italia, Sicilia, Asia minore, Gallia ecc erano piene di piccoli popoli e non necessitavano di
regolamenti demografici. (XVIII)


➔ La conquista di Roma riunì le popolazioni di cui sopra in un grande universo che però andò
spopolandosi. (XIX)

➔ A causa della loro politica di conquista/distruzione i ROM dovettero far fronte ad un'ingente
perdita di uomini. (XX)

➔ Agli albori di Roma i matrimoni erano grandemente incoraggiati. Su di essei vegliavano i


censori. (XXI)

➔ Successivamente la corruzione dei costumi fece si che si indebolisse la funzione dei


censori. (XXI)

➔ Fu con Cesare e Augusto che si tentò di riportare la censura in auge. (XXI)

➔ La legge “Giulia” (detta anche “Papia Poppea”) emanata da Augusto anni dopo era un
compendio di tutte le norme sul matrimonio che erano state elaborate fino a quel momento.
(XXI)

➔ Tra i loro commi possiamo notare:

• Diritto dei mariti: privilegi particolari a chi si sposava e aveva figli.

• Facilitazioni nell'accesso alle cariche PUBBL in base al fatto se si fosse sposati o si


avessero figli.

• Esenzione dalla tutela per le donne libere con 3 o più figli.

• Chi non era sposato non poteva ereditare nulla da stranieri

• Chi era sposato senza figli ereditava solo la metà del patrimonio.

• Le coppie senza figli avevano vantaggi limitati per i lasciti di eredità.

• Se un marito si allontanava dalla moglie per motivi diversi dagli affari di stato perdeva il
diritto all'eredità.

• La legge consentiva due anni di tempo per risposarsi ai/alle vedovi/e e un anno e mezzo ai
divorziati.

• Non si poteva celebrare il fidanzamento se il matrimonio era differito di oltre due anni.

• Non ci si poteva sposare sotto i dodici anni, e fidanzare sotto i dieci.

• Un uomo di sessant'anni non poteva sposare una donna di cinquanta e successivamente


neanche più giovane

• Tutte queste disposizioni erano più adatte ai climi della civitas che a quelli del nord.

• Tutti gli uomini iberi,eccetto i senatori, potevano sposare donne affrancate. I senatori non
potevano sposare donne affrancate che si fossero esibite nei teatri.

➢ Costantino estese questa regola a tutti coloro che rivestivano cariche importanti.

➢ Giustiniano la abolì.

• Chi si sposava contro la legge non aveva, come chi non si sposava affatto, vantaggi civili,
• ne la dote dopo la morte della moglie.

➔ Gli imperatori romani, nel corso del tempo dispensarono molti cittadini da queste leggi,
infiacchendone la portata. (v pag 78) (XXI)

➔ Sia alcune filosofie, che l'avvento del cristianesimo, diffusero l'idea di un disinteresse per gli
affari PUBBL, ed uno spirito di continenza che portò, con Costantino ad allentare queste
leggi. (XXI)

➔ Giustiniano invece dichiarò validi tutti i matrimoni delle leggi papie, e concesse vantaggi
speciali a chi non si risposava.(XXI)

➔ Nessuna legge romana abolì ufficialmente i privilegi accordati a chi si sposava o aveva figli,
solo la preminenza del celibato rendeva nulli di fatto questi privilegi. (XXI)

➔ I primi ROM avevano norme solide circa l'abbandono dei figli. (XXII)

➔ Era obbligatorio allevare tutti i figli tranne quelli deformi, che potevano essere esposti dietro
testimonianza di cinque vicini. (XXII)

➔ Nessun figlio che avesse meno di tre anni poteva essere ucciso. (XXII)

➔ La legge delle dodici tavole non mutò questo principio, e probabilmente questo venne
violato più tardi, ma sempre come costume abusivo. (XXII)

➔ Se l'EU si riprese dopo il crollo dell'impero ROM fu perché, anche quando era sotto un
dominio unico (Franchi) per la natura del governo era spezzettata, e ogni piccolo centro
potendo trarre sostentamento e sicurezza solo dal numero degli abitanti, si curò al
massimo di far fiorire i propri domini, e questo produsse un incremento demografico che
durò fino alla riunione di queste province nei grandi stati moderni. (XIV)

➔ Nell'Europa moderna il grande commercio marittimo ha portato nuovi abitanti, ma ne ha


anche allontanato molti. (XXV)

➔ Non si deve pensare però all'EU come ad un'unica grande stato commerciante, perché
questo provocherebbe un aumento della popolazione dovuto al desiderio da parte degli altri
popoli di prendere parte al COMM, ma ciò nella realtà non avviene. (XXV)

➔ Da tutto ciò bisogna concludere che l'EU di oggi ha bisogno di leggi che favoriscano la
propagazione della specie umana. (XXVI)

➔ In Francia Luigi XIV stabilì pensioni per chi aveva dei figli. (XXVII)

➔ Quando un paese subisce uno spopolamento per cause particolari (p.e. Guerre o carestie)
si può porvi rimedio, perché gli uomini superstiti conservano uno spirito industrioso.
(XXVIII)

➔ Se lo spopolamento avviene lentamente per cause legate al governo non vi si può porre
agilmente rimedio perché gli uomini sono cresciuti in questo clima e sono perciò insensibili
al clima di devastazione in cui si trovano, e non hanno neanche modo di spartirsi le terre
rimaste incolte, che sono insensibilmente preda del sovrano. (XXVIII)

➔ L'unico rimedio in questo caso è la redistribuzione delle terre, e il supporto per chi dovrà
coltivarle (attrezzi ecc), e questa è una cosa che andrebbe fatta uomo per uomo. (XXVIII)
➔ Un uomo non è povero quando non possiede nulla, ma quando non lavora. (XXIX)

➔ Chi ha un mestiere e lo lascia ai figli in eredità lo moltiplica, chi ha un appezzamento di


terra e lo lascia in eredità invece lo divide. (XXIX)

➔ Nei paesi COMMLL il GOV dovrebbe occuparsi dei vecchi, dei malati, e degli orfani, dando
agli uni il lavoro di cui sono già capaci, agli altri insegnandone di nuovi. (XXIX)

➔ In uno stato in cui il COMM sia molto sviluppato, ci sarà sempre qualche settore che sarà in
crisi e creerà disoccupazione. (XXIX)

➔ In questi casi il GOV dovrebbe poter intervenire con strutture apposite, a carattere
temporaneo. (XXIX)

➔ Se la nazione è povera di per sé, e a causa del suo GOV, nessuna struttura può essere di
aiuto. (XXIX)
PARTE QUINTA
LIBRO VENTIQUATTRESIMO

Delle leggi nel loro rapporto con la religione stabilita in ogni paese, considerata nelle sue
forme di culto ed in sé stessa.

CAP I: Delle RELL in generale.

Le religioni saranno esaminate in relazione al bene che possono portare alla vita civile.

La vera religione deve avere nel suo interesse di unire i suoi valori con quelli politici, non
di subordinarli a questi.

“La REL cristiana […] esige senza dubbio che ogni popolo abbia le migliori leggi politiche
e le migliori leggi civili, perché le leggi costituiscono, dopo di essa , il bene più grande che
gli uomini possono dare o ricevere”.

CAP II: Di un paradosso di Bayle.

Bayle sostiene che sia meglio essere atei che idolatri.

Questa affermazione di per sé non è che un sofisma, poiché è assurdo pensare di


argomentare contro la religione semplicemente partendo dal presupposto che in suo nome
è stato compiuto del male, perché questo significa sia ignorare quanto di buono essa ha
fatto, sia il fatto che di per sé questa argomentazione non può muovere contro la REL
stessa, poiché il male è stato compiuto anche in nome di leggi e principi civili.

Inoltre qualora la REL non fosse di nessuna utilità al popolo lo sarebbe sicuramente al loro
sovrano, il quale, non temendo le leggi, deve poter essere tenuto a freno proprio dalla REL
stessa.

Infine bisogna pensare che non sempre chi costruisce un tempio venera quella divinità
come esempio, ma può anche venerarla affinché essa stia lontana come facevano gli
Spartani.)

CAP III: Che il GOV moderato è più adatto alla REL cristiana e il GOV dispotico a quella
maomettana.

La REL CRIST, con i suoi principi di mitezza, invita a governare con moderazione,
avvicinando sovrano e sudditi, e cittadini fra di loro, evitando durezza e severità.

La REL maomettana invece è più adatta ai GD, perché incita all'odio verso le altre fedi, e
promuove un modo di governare basato sulla forza e sulla violenza.

Inoltre la REL CRIST, non ammettendo la poligamia, avvicina il sovrano al suo popolo.

E' proprio dalla REL CRIST se noi oggi abbiamo un certo diritto delle genti che in guerra ci
fa essere miti verso i popoli conquistati, lasciando loro, la vita, i beni, la libertà e la loro
stessa REL.

CAP IV: Conseguenze del carattere della REL CRIST e di quella maomettana.

E' evidente come si debba respingere la REL maomettana ed accogliere quella CRIST
perché quest'ultima si preoccupa di rendere più miti i costumi degli uomini.

CAP V: Che la REL CATT è più adatta al regime monarchico, e la protestante al regime
repubblicano.

“Quando una religione nasce e si sviluppa in uno stato,segue generalmente il sistema di


reggimento politico del paese ove si è stabilita: infatti gli uomini che la accettano e quelli
che la impongono non hanno convinzioni politiche diverse della nazione nella quale sono
nati”.

Il Cattolicesimo è una religione maggiormente adatta ai popoli del sud, il protestantesimo a


quelli del nord. Questo perché gli spiriti del sud sono più preposti all'obbedienza, mentre
quelli del nord hanno un innato spirito di libertà, e sono più preposti ad abbracciare una
REL che non preveda un capo in terra.

Ciascuna REL si è sviluppata secondo un piano politico, infatti Lutero, che nel suo paese
aveva dei prìncipi, non poteva far accettare una REL che non fosse gerarchizzata, mentre
Calvino, che aveva per le mani governi repubblicani, poté far diffondere una fede senza
distinzioni gerarchiche.

CAP VI: Di un altro paradosso di Bayle.

Bayle sostiene che dei veri cristiani non potrebbero dare vita ad uno stato autosufficiente.
Questo sembra paradossale, considerati i grandi principi di mitezza, altruismo, dovere, e
dedizione al lavoro propri del cristianesimo, che li renderebbero al contrario cittadini
esemplari.

Probabilmente Bayle ha confuso gli ordini relativi allo stabilimento del cristianesimo con il
cristianesimo stesso,così come i precetti del vangelo dai suoi consigli.

CAP VII: Delle leggi di perfezione nella REL.

Le leggi umane, fatte per parlare alla mente, devo dare precetti e non consigli. Le leggi
della REL, fatte per parlare al cuore, devono dare consigli e non precetti.

Questo è particolarmente vero quando la REL deve gettare regole non per il buono, ma
per ciò che è perfetto. Infatti gli uomini che aspirano alla perfezione sanno già come
perseguirla da soli, mentre per tutti gli altri sarebbe necessario un gran numero di leggi per
far sì che essi la rispettino (cioè nel caso del celibato).

CAP VIII: Dell'accordo delle leggi della morale con quelle della REL.

“In un paese ove si ha la sventura di professare una REL che non è stata data da Dio, è
sempre necessario che essa sia in accordo con la morale,perché la REL, anche falsa, è la
miglior garanzia che gli uomini possano avere della probità umana”.

CAP IX: Degli Esseni.

V. Pag. 100

CAP X: Della setta stoica.


Le sette filosofiche presso gli antichi potevano essere considerate alla stregua di RELL.
Fra queste quella che promosse indubbiamente i valori migliori fu quella stoica.

Essa, con il suo promuovere la grandiosità nei suoi principi di disprezzo del dolore e dei
piaceri, è stata l'unica in grado di creare grandi imperatori capaci di governare, infatti
sdegnando il dolore e i piaceri più bassi, questi sovrani miravano alla felicità del popolo e
all'adempimento dei propri doveri, considerando la loro vocazione come una sorta di
provvidenza verso i sudditi. Essi sapevano trovare la felicità in se stessi, non gravando sul
popolo e sembravano gioire a loro volta della felicità di questi.

CAP XI: Della contemplazione.

“Poiché gli uomini sono fatti per conservarsi, per nutrirsi, per vestirsi e per compiere tutte
le azioni richieste dalla società, la REL non deve dar loro un tipo di vita eccessivamente
contemplativo”.

I Maomettani sono l'esempio di una fede che on fa che aumentare il distacco dalla vita
terrena e dai suoi beni, il che, unito al loro GOV dispotico non può che peggiorare la loro
condizione di uomini.

CAP XII: Delle penitenze.

“E' bene che le penitenze siano in relazione con il principio del lavoro e non con quello
dell'ozio; con il principio del bene, non con l'idea dello straordinario; con il principio di
frugalità,e non di avarizia”.

CAP XIII: Dei delitti inespiabili.

Sembra che esistessero presso i ROM dei delitti inespiabili.

La REL pagana, che si preoccupava solo della mano e di punire i delitti più grossolani
poteva ammettere delitti inespiabili, ma la REL cristiana, che ha a cuore le passioni, i
sentimenti, il pentimento, l'amore, che media la giustizia, non può ammetterli.

Tuttavia la REL cristiana deve ammettere che una vita intere di delitti sia invece
inespiabile.

CAP XIV: In qual modo la forza della religione si applica a quella delle leggi civili.

Poiché tanto la REL quanto le leggi civili hanno come scopo quello di rendere gli uomini
buoni cittadini, è ovvio che laddove una delle due si allontani da questo scopo l'altra dovrà
compensare con una maggiore severità.

Quando una REL stabilisce il dogma della necessità le leggi devono far di tutto per
impedire che chi faccia del male possa credere di agire nel giusto, essendo il suo destino
già scritto; ma se la REL predica la libertà le leggi possono concedersi maggior mitezza.

Quando la REL condanna cose che le leggi civili permettono è pericoloso che queste
permettano a loro volta qualcos'altro di proibito dalla REL.

Se si crede in una ricompensa ultraterrena senza credere anche in una punizione si


otterrà la mancanza di fiducia nelle leggi (v. pag. 107).

CAP XV: In che modo le leggi civili correggono talvolta le false RELL.

Talvolta la superstizione può portare in vita dei culti misterici. In questo caso le leggi
possono tutelare i principi morali ad esempio impedendo a donne e minori di prendervi
parte attivamente (v.pag 108).

CAP XVI: In qual modo le leggi religiose correggono gli inconvenienti della costituzione
politica.

La religione può venire talvolta in supporto allo Stato laddove le leggi si dimostrino
impotenti.

Ad esempio in caso di guerre civili, la religione può far si che certi luoghi, o classi strategici
possano essere neutrali e conservarsi intaccate dagli sconvolgimenti del paese.

La REL inoltre può fissare dei periodi di tregua civile utili per portar avanti attività
necessarie alla sopravvivenza stessa dello Stato.

CAP XVII: Continuazione del medesimo argomento.

Laddove in uno stato ci siano molti motivi di odio, la REL deve fornire molti motivi di
conciliazione.

Ne sono un valido esempio i Germani, che ereditavano le vendette, ma potevano


conciliarle con un pegno in capi di bestiame (v. pagg. 109-110).

CAP XVIII: In qual modo le leggi REL raggiungono l'effetto di quelle civili.

Nella Grecia antica, paese di pirati e piccoli popoli dispersi, la REL per ispirare orrore
verso l'omicidio, diffuse la credenza che l'ucciso avrebbe tormentato l'assassino, e che
questi sarebbe stato considerato in ogni dove impuro.

CAP XIX: Che non è tanto la verità o la falsità di un dogma a renderlo utile o dannoso ai
cittadini, quanto l'uso o l'abuso che se ne fa.

A prescindere dal loro essere veri o falsi, i dogmi devono sempre essere collegati con i
principi della società.

Un chiaro esempio è quello legato all'immortalità dell'anima: in molti paesi si giustifica o si


pratica il suicidio perché si ritiene conveniente proseguire la vita nell'aldilà. Questo dogma
deriva più dalla credenza nella resurrezione, cioè in una ripresa della vita, con tutte le sue
passioni, in un altro luogo, che non della trasformazione che l'anima compirebbe dopo la
morte.

Pertanto un dogma, per essere buono deve essere ben diretto, proprio come il
cristianesimo ha saputo fare con il dogma dell'immortalità dell'anima.

CAP XX: Continuazione del medesimo argomento.

I Persiani ad esempio ritenevano che le buone azioni dei figli potessero avere un peso
nell'aldilà per i padri: è questo un dogma falso, ma assai utile.

CAP XXI: Della metempsicosi.

Il dogma dell'immortalità dell'anima si divide in tre specie:

1. Quella dell'immortalità pura→Cristiano

2. Quella del cambiamento di dimora→Sciti

3. Quella della metempsicosi→Indiani

Abbiamo visto i primi due, il terzo è stato diretto sia male che bene: bene perché ha
limitato l'assassinio, male perché esiste in India il suicidio rituale (le mogli sul rogo).

CAP XXII: Quanto sia pericoloso che la REL ispiri orrore per cose indifferenti.

In India la REL talvolta porta una casta a provare orrore per un'altra casta. Ma la divisione
in caste dev'essere dettata dall'amore per quelle inferiori. La REL deve evitare di ispirare
orrore per cose diverse dal vizio.

CAP XXIII: Delle festività.

Quando una REL ordina la cessazione del lavoro deve farlo in nome delle necessità dei
lavoratori, non per onorare la divinità.

Laddove il lavoro è necessario, devono essere ridotte le festività, laddove esso sia utile,
esse possono essere in numero maggiore. Nei popoli del nord dell'Asia, dove le risorse
naturali sono più scarse, si osserva una minor dedizione alle festività che non nei popoli
del sud.

CAP XXIV: Delle leggi religiose locali.

A livello locale le RELL non possono prescindere dall'avere norme e precetti legati anche
alla natura del territorio e al clima (v. pag 116).

CAP XXV:Degli inconvenienti che si hanno trasferendo una REL da un paese all'altro.

E' ovvio quindi che i precetti di una data REL non possono che valere in uno o più paesi,
ma non necessariamente in altri, per cui sarà difficile trasferire una REL da un paese
all'altro.

Ad esempio introdurre una religione che consenta di mangiare il maiale nei paesi Islamici
sarebbe in contrasto con il clima, la possibilità di praticare l'allevamento e i rischi sanitari
nel consumarne la carne (v. pag 117).

CAP XXVI: Continuazione del medesimo argomento.

“Quando una REL fondata sul clima è andata troppo contro il clima di un altro paese, non
ha potuto stabilirvisi, e, quando si è tentato di introdurvela,ne è stata cacciata con la forza.
Sembra, umanamente parlando, che sia il clima a fissare dei limiti alla REL cristiana e alla
REL maomettana”.
“Nelle leggi che riguardano le pratiche del culto ci vogliono pochi dettagli: per esempio si
devono stabilire delle mortificazioni, ma non una data mortificazione ben precisata. Il
cristianesimo è pieno di buon senso: l'astinenza è di diritto divino, ma una forma
particolare di astinenza è di diritto umano, e la si può modificare.”

Riassunto (Libro Ventiquattresimo)

➔ La vera religione deve avere nel suo interesse di unire i suoi valori con quelli politici, non di
subordinarli a questi. (I)

➔ Bayle sostiene che sia meglio essere atei che idolatri. (II)

➔ Questa affermazione di per sé non è che un sofisma, poiché è assurdo pensare di


argomentare contro la religione semplicemente partendo dal presupposto che in suo nome
è stato compiuto del male, perché questo significa sia ignorare quanto di buono essa ha
fatto, sia il fatto che di per sé questa argomentazione non può muovere contro la REL
stessa, poiché il male è stato compiuto anche in nome di leggi e principi civili. (II)

➔ Qualora la REL non fosse di nessuna utilità al popolo lo sarebbe sicuramente al loro
sovrano, il quale, non temendo le leggi, deve poter essere tenuto a freno proprio dalla REL
stessa. (II)

➔ Infine bisogna pensare che non sempre chi costruisce un tempio può anche venerare la
divinità affinché essa stia lontana. (II)

➔ La REL CRIST, con i suoi principi di mitezza, invita a governare con moderazione,
avvicinando sovrano e sudditi, e cittadini fra di loro. (III)

➔ La REL maomettana invece è più adatta ai GD, perché incita all'odio verso le altre fedi, e
promuove un modo di governare basato sulla forza e sulla violenza. (III)

➔ Inoltre la REL CRIST, non ammettendo la poligamia, avvicina il sovrano al suo popolo. (III)

➔ E' proprio dalla REL CRIST se noi oggi abbiamo un certo diritto delle genti che in guerra ci
fa essere miti verso i popoli conquistati. (III)

➔ E' evidente come si debba respingere la REL maomettana ed accogliere quella CRIST
perché quest'ultima si preoccupa di rendere più miti i costumi degli uomini. (IV)

➔ “Quando una religione nasce e si sviluppa in uno stato,segue generalmente il sistema di


reggimento politico del paese ove si è stabilita: infatti gli uomini che la accettano e quelli
che la impongono non hanno convinzioni politiche diverse della nazione nella quale sono
nati”. (V)

➔ Il Cattolicesimo è una religione maggiormente adatta ai popoli del sud, il protestantesimo a


quelli del nord. (V)

➔ Questo perché gli spiriti del sud sono più preposti all'obbedienza, mentre quelli del nord
hanno un innato spirito di libertà, e sono più preposti ad abbracciare una REL che non
preveda un capo in terra. (V)
➔ Ciascuna REL si è sviluppata secondo un piano politico, infatti Lutero, che nel suo paese
aveva dei prìncipi, non poteva far accettare una REL che non fosse gerarchizzata, mentre
Calvino, che aveva per le mani governi repubblicani, poté far diffondere una fede senza
distinzioni gerarchiche. (V)

➔ Bayle sostiene che dei veri cristiani non potrebbero dare vita ad uno stato autosufficiente.
(VI)

➔ Questo sembra paradossale, considerati i grandi principi di mitezza, altruismo, dovere, e


dedizione al lavoro propri del cristianesimo, che li renderebbero al contrario cittadini
esemplari. (VI)

➔ Probabilmente Bayle ha confuso gli ordini relativi allo stabilimento del cristianesimo con il
cristianesimo stesso,così come i precetti del vangelo dai suoi consigli. (VI)

➔ Le leggi umane, fatte per parlare alla mente, devo dare precetti e non consigli. (VII)

➔ Le leggi della REL, fatte per parlare al cuore, devono dare consigli e non precetti. (VII)

➔ Questo è particolarmente vero quando la REL deve gettare regole non per il buono, ma per
ciò che è perfetto. (VII)

➔ “In un paese ove si ha la sventura di professare una REL che non è stata data da Dio, è
sempre necessario che essa sia in accordo con la morale,perché la REL, anche falsa, è la
miglior garanzia che gli uomini possano avere della probità umana”. (VIII)

➔ Le sette filosofiche presso gli antichi potevano essere considerate alla stregua di RELL. (X)

➔ Fra queste quella che promosse indubbiamente i valori migliori fu quella stoica. (X)

➔ Essa, con il suo promuovere la grandiosità nei suoi principi di disprezzo del dolore e dei
piaceri, è stata l'unica in grado di creare grandi imperatori capaci di governare. (X)

➔ Sdegnando il dolore e i piaceri più bassi, questi sovrani miravano alla felicità del popolo e
all'adempimento dei propri doveri, considerando la loro vocazione come una sorta di
provvidenza verso i sudditi. (X)

➔ “Poiché gli uomini sono fatti per conservarsi, per nutrirsi, per vestirsi e per compiere tutte le
azioni richieste dalla società, la REL non deve dar loro un tipo di vita eccessivamente
contemplativo”. (XI)

➔ I Maomettani sono l'esempio di una fede che on fa che aumentare il distacco dalla vita
terrena e dai suoi beni, il che, unito al loro GOV dispotico non può che peggiorare la loro
condizione di uomini. (XI)

➔ “E' bene che le penitenze siano in relazione con il principio del lavoro e non con quello
dell'ozio; con il principio del bene, non con l'idea dello straordinario; con il principio di
frugalità,e non di avarizia”. (XII)

➔ Sembra che esistessero presso i ROM dei delitti inespiabili. (XIII)

➔ La REL pagana, che si preoccupava solo della mano e di punire i delitti più grossolani
poteva ammettere delitti inespiabili, ma la REL cristiana, che ha a cuore le passioni, i
sentimenti, il pentimento, l'amore, che media la giustizia, non può ammetterli. (XIII)

➔ Tuttavia la REL cristiana deve ammettere che una vita intere di delitti sia invece inespiabile.
(XIII)

➔ Poiché tanto la REL quanto le leggi civili hanno come scopo quello di rendere gli uomini
buoni cittadini, è ovvio che laddove una delle due si allontani da questo scopo l'altra dovrà
compensare con una maggiore severità. (XIV)

➔ Quando una REL stabilisce il dogma della necessità le leggi devono far di tutto per
impedire che chi faccia del male possa credere di agire nel giusto, essendo il suo destino
già scritto; ma se la REL predica la libertà le leggi possono concedersi maggior mitezza.
(XIV)

➔ Quando la REL condanna cose che le leggi civili permettono è pericoloso che queste
permettano a loro volta qualcos'altro di proibito dalla REL. (XIV)

➔ Se si crede in una ricompensa ultraterrena senza credere anche in una punizione si otterrà
la mancanza di fiducia nelle leggi. (XIV)

➔ Talvolta la superstizione può portare in vita dei culti misterici. (XV)

➔ In questo caso le leggi possono tutelare i principi morali ad esempio impedendo a donne e
minori di prendervi parte attivamente. (XV)

➔ La religione può venire talvolta in supporto allo Stato laddove le leggi si dimostrino
impotenti. (XVI)

➔ Ad esempio in caso di guerre civili, la religione può far si che certi luoghi, o classi
strategiche possano essere neutrali e conservarsi intaccate dagli sconvolgimenti del paese.
(XVI)

➔ La REL inoltre può fissare dei periodi di tregua civile utili per portar avanti attività
necessarie alla sopravvivenza stessa dello Stato. (XVI)

➔ CAP XVII: Continuazione del medesimo argomento.

➔ Laddove in uno stato ci siano molti motivi di odio, la REL deve fornire molti motivi di
conciliazione. (XVII)

➔ Nella Grecia antica la REL per ispirare orrore verso l'omicidio, diffuse la credenza che
l'ucciso avrebbe tormentato l'assassino, e che questi sarebbe stato considerato in ogni
dove impuro. (XVIII)

➔ A prescindere dal loro essere veri o falsi, i dogmi devono sempre essere collegati con i
principi della società. (XIX)

➔ Un chiaro esempio è quello legato all'immortalità dell'anima: in molti paesi si giustifica o si


pratica il suicidio perché si ritiene conveniente proseguire la vita nell'aldilà. (XIX)

➔ Questo dogma deriva più dalla credenza nella resurrezione, cioè in una ripresa della vita,
con tutte le sue passioni, in un altro luogo, che non della trasformazione che l'anima
compirebbe dopo la morte. (XIX)
➔ Pertanto un dogma, per essere buono deve essere ben diretto, proprio come il
cristianesimo ha saputo fare con il dogma dell'immortalità dell'anima. (XIX)

➔ I Persiani ad esempio ritenevano che le buone azioni dei figli potessero avere un peso
nell'aldilà per i padri: è questo un dogma falso, ma assai utile. (XX)

➔ Il dogma dell'immortalità dell'anima si divide in tre specie: (XXI)

1) Quella dell'immortalità pura→Cristiano

2) Quella del cambiamento di dimora→Sciti

3) Quella della metempsicosi→Indiani

➔ Abbiamo visto i primi due, il terzo è stato diretto sia male che bene: bene perché ha limitato
l'assassinio, male perché esiste in India il suicidio rituale (le mogli sul rogo). (XXI)

➔ In India la REL talvolta porta una casta a provare orrore per un'altra casta. (XXII)

➔ La divisione in caste dev'essere dettata dall'amore per quelle inferiori. (XXII)

➔ La REL deve evitare di ispirare orrore per cose diverse dal vizio. (XXII)

➔ Quando una REL ordina la cessazione del lavoro deve farlo in nome delle necessità dei
lavoratori, non per onorare la divinità. (XXIII)

➔ Laddove il lavoro è necessario, devono essere ridotte le festività, laddove esso sia utile,
esse possono essere in numero maggiore. (XXII)

➔ A livello locale le RELL non possono prescindere dall'avere norme e precetti legati anche
alla natura del territorio e al clima. (XXIV)

➔ E' ovvio quindi che i precetti di una data REL non possono che valere in uno o più paesi,
ma non necessariamente in altri, per cui sarà difficile trasferire una REL da un paese
all'altro. (XXV)

➔ “Quando una REL fondata sul clima è andata troppo contro il clima di un altro paese, non
ha potuto stabilirvisi, e, quando si è tentato di introdurvela,ne è stata cacciata con la forza.
Sembra, umanamente parlando, che sia il clima a fissare dei limiti alla REL cristiana e alla
REL maomettana”. (XXVI)

➔ “Nelle leggi che riguardano le pratiche del culto ci vogliono pochi dettagli: per esempio si
devono stabilire delle mortificazioni, ma non una data mortificazione ben precisata. Il
cristianesimo è pieno di buon senso: l'astinenza è di diritto divino, ma una forma particolare
di astinenza è di diritto umano, e la si può modificare.” (XXVI)
LIBRO VENTICINQUESIMO

Delle leggi nel loro rapporto con la religione di ogni paese e con le sue manifestazioni
esterne.

CAP I: Dei sentimenti degli uomini nei confronti della REL.

Si parla di REL, che la si ami o che la si tema.

CAP II: Delle ragioni dell'attaccamento alle varie RELL.

Le varie RELL danno agli uomini motivi di attaccamento quanto più si conciliano col loro
modo di pensare e sentire.

Pur essendo molti inclini all'idolatria noi amiamo una REL che ci pone in rapporto con un
essere spirituale, e questo perché ci sentiamo orgogliosi della nostra scelta di aver posto
dio in una posizione superiore rispetto a quella in cui viene posto dai popoli che lo
idolatrano.

Si ha un grande attaccamento alla REL quando:

• Ai dogmi principali se ne aggiungono altri che la avvicinano alla nostra sensibilità e


al nostro quotidiano, quando cioè non è troppo astratta. (cfr. la gioia della
popolazione di Efeso alla notizia che Maria poteva essere chiamata “madre di dio”).

• Quando la REL ci trasmette l'idea di essere scelti dalla divinità, e di una distinzione
molto marcata fra chi crede e chi non crede.

• Quando una REL è ricca di riti, e ci tiene occupati per più tempo.

• Quando essa ci promette un paradiso o ci fa temere un inferno.

• Quando possiede una morale pura.

• Quando chi la pratica fa sfoggio di sfarzo e ricchezza.

CAP III: Dei templi.

Quasi tutti i popoli vivono in case. Da qui l'idea naturale che occorresse una casa anche
per la divinità.

I templi hanno da sempre svolto la funzione di luoghi in cui poter incontrare la divinità e
sentirsi più vicini ad essa.

I templi sono una prerogativa solo dei popoli coltivatori, i popoli nomadi non possono
concepire che esistano dei luoghi specifici in cui venerare dio, e per questo hanno scarso
attaccamento per la propria REL.

Poiché i templi sono rifugio tipicamente per gli infelici, da sempre sono stati luogo di
ricovero per i criminali. La tolleranza iniziale verso questa cosa ha fatto si che alla fine in
essa si riversassero anche gli assassini intenzionali, cioè coloro i quali offendono
maggiormente la divinità.
Le leggi di Mosè offrivano asilo agli omicidi involontari, anche per metterli al sicuro dai
parenti della vittima, ma escludevano dalla sicurezza e dal conforto dei luoghi di culto gli
omicidi volontari.

Per evitare che gli omicidi andassero in terra straniera ad adorare altri dei, fu introdotto
loro un diritto d'asilo presso certe città.

CAP IV: Dei ministri della REL.

Dal desiderio naturale di venerare la divinità nacque il progressivo moltiplicarsi dei riti, e la
necessità di istituire figure dedicate che potessero occuparsi esclusivamente della
gestione di questi riti. In molte religioni la nascita del clero fu accompagnata dal massimo
rispetto verso i suoi membri, i quali dovevano essere esempio delle virtù morali necessarie
per avvicinarsi a dio.

Per la ragione di allontanare ogni distrazione, affare o peso agli uomini del clero nacque
l'usanza del celibato. Essa è un'usanza generalmente buona finché il numero di religiosi
non sia eccessivo rispetto a quello dei laici.

In effetti la naturale ammirazione morale che nutriamo verso l'austerità, e quella dello
sforzo in ambito di fede religiosa, hanno fatto si che il celibato si diffondesse proprio in
quei paesi dove era meno richiesto, e così pure il contrario.

CAP V: Dei limiti che le leggi devono porre alla ricchezza de clero.

Le famiglie private possono perire, e i loro beni sono soggetti a passare di proprietà, i beni
del clero invece durano, come esso, indefinitamente.

Le famiglie private possono accrescersi, il CLE non può, tuttavia oggi vediamo come non
sembri esserci limite a quanto una comunità religiosa possa accrescersi.

Talvolta questo accrescimento è così radicato che una legge diretta per porre un limite
sembra offensiva: in tal caso meglio ricorrere ad un provvedimento indiretto.

In certi paesi ai signori sono concesse indennità nell'acquisto di beni soggetti a


manomorta: questo è un utile sistema per impedire l'eccessiva acquisizione di beni da
parte delle comunità ecclesiastiche.

E' importante rendere sacro ed inviolabile ciò che è possesso da sempre del clero, e
togliere dalle sue mani tutto il nuovo ed il superfluo.

CAP VI: Dei monasteri.

Quegli organismi che si perpetuano a vita non devono vendere i fondi né fare prestiti
vitalizi per non diventare gli redi di tutti coloro che non hanno famiglia.

CAP VII: Del lusso delle superstizione.

Nei GR bene amministrati si è fatta molta attenzione a reprimere la vanità del lusso da
superstizione.
E' bene che le divinità siano venerate con il dono di oggetti umili e legati alla quotidianità.

Questa norma vale molto di più nel caso dei doni per i funerali, che dovrebbero
rappresentare al meglio la condizione di uguaglianza in cui la morte ci riduce.

CAP VIII: Del pontificato.

Quando una religione ha molti ordini è naturale che esista un pontefice. Nei GM questa è
una figura che deve essere ben distinta dal monarca, così come gli ordini sacerdotali
devono essere strategie estranee alle gerarchie del GOV. Non così è per il GD, dove la
REL potrebbe essere diretta emanazione della volontà del despota. Per arginare i rischi di
questa prospettiva è opportuno che esistano dei monumenti/testi sacri contenenti delle
massime religiose universalmente valide.

CAP IX: Della tolleranza in fatto di REL

Quando le leggi di uno stato promuovono la tolleranza verso varie religioni, è necessario
che promuovano pure la tolleranza tra di esse.

CAP X: Continuazione del medesimo argomento.

Poiché solo le RELL più intolleranti hanno desiderio di espandersi a danno delle altre, è
opportuno non accoglierle in uno stato già in equilibrio.

Come norma: se possiamo accogliere una nuova REL nel nostro stato è bene non farlo,
se invece una REL è già in esso è bene essere tolleranti.

CAP XI: Del mutamento di REL.

Non è mai una buona idea per un sovrano proporre di cambiare la REL di stato, peggio se
si tratta di un despota. Il rischio di rivoluzioni è enorme, poiché il popolo non può adattarsi
da un momento all'altro alla nuova REL, e si genera un clima di odio e diffidenza verso sia
la nuova fede che verso la vecchia, nonché verso il principe e le leggi.

CAP XII: Delle leggi penali.

Non si deve colpire con leggi penali quanto è materia di REL, già essa ha le sue di leggi, e
si rischierebbe solo di inasprire gli animi.

In materia di cambiamento di REL le lusinghe sono più efficaci delle pene.

CAP XIII: Umilissima rimostranza agli inquisitori di Spagna e del Portogallo.

V. pagg. 136-139

CAP XIV: Perché la REL cristiana è cosi odiata in Giappone.

La fermezza dei cristiani ne non voler rinunciare alla loro fede, fu cosa che inasprì
moltissimo i tribunali Giapponesi, poiché fu vista come atto di disobbedienza, e la
disobbedienza per la natura del Giappone è un atto gravissimo.

CAP XV: Della propagazione della REL.


Tutti i popoli orientali, eccezion fatta per i Maomettani sono indifferenti alle altre RELL, non
ne percepiscono l'insediamento in seno al proprio territorio se non quando diviene un
problema politico.

Ma una REL come il cristianesimo non per questo trova terreno fertile nei grandi imperi.

Gli stranieri infatti inizialmente sono ben tollerati negli imperi orientali, e possono farsi
strada grazie alle loro conoscenze, ma appena la nuova fede inizia ad agitare gli animi
essa è vista come un pericolo politico ed è immediatamente messa al bando, perché i
grandi governi orientali hanno bisogno sopratutto di tranquillità.

Riassunto (Libro Venticinquesimo)

➔ Si parla sempre di REL, che la si ami o che la si tema. (I)

➔ Le varie RELL danno agli uomini motivi di attaccamento quanto più si conciliano col loro
modo di pensare e sentire. (II)

➔ Pur essendo molti inclini all'idolatria noi amiamo una REL che ci pone in rapporto con un
essere spirituale, e questo perché ci sentiamo orgogliosi della nostra scelta di aver posto
dio in una posizione superiore rispetto a quella in cui viene posto dai popoli che lo
idolatrano. (II)

➔ Si ha un grande attaccamento alla REL quando: (II)

• Ai dogmi principali se ne aggiungono altri che la avvicinano alla nostra sensibilità e al nostro
quotidiano, quando cioè non è troppo astratta. (cfr. la gioia della popolazione di Efeso alla
notizia che Maria poteva essere chiamata “madre di dio”).

• Quando la REL ci trasmette l'idea di essere scelti dalla divinità, e di una distinzione molto
marcata fra chi crede e chi non crede.

• Quando una REL è ricca di riti, e ci tiene occupati per più tempo.

• Quando essa ci promette un paradiso o ci fa temere un inferno.

• Quando possiede una morale pura.

• Quando chi la pratica fa sfoggio di sfarzo e ricchezza.

➔ Quasi tutti i popoli vivono in case. Da qui l'idea naturale che occorresse una casa anche
per la divinità. (III)

➔ I templi hanno da sempre svolto la funzione di luoghi in cui poter incontrare la divinità e
sentirsi più vicini ad essa. (III)

➔ I templi sono una prerogativa solo dei popoli coltivatori, i popoli nomadi non possono
concepire che esistano dei luoghi specifici in cui venerare dio, e per questo hanno scarso
attaccamento per la propria REL. (III)

➔ Poiché i templi sono rifugio tipicamente per gli infelici, da sempre sono stati luogo di
ricovero per i criminali. (III)

➔ La tolleranza iniziale verso questa cosa ha fatto si che alla fine in essa si riversassero
anche gli assassini intenzionali, cioè coloro i quali offendono maggiormente la divinità. (III)

➔ Le leggi di Mosè offrivano asilo agli omicidi involontari, anche per metterli al sicuro dai
parenti della vittima, ma escludevano dalla sicurezza e dal conforto dei luoghi di culto gli
omicidi volontari. (III)

➔ Per evitare che gli omicidi andassero in terra straniera ad adorare altri dei, fu introdotto loro
un diritto d'asilo presso certe città. (III)

➔ Dal desiderio naturale di venerare la divinità nacque il progressivo moltiplicarsi dei riti, e la
necessità di istituire figure dedicate che potessero occuparsi esclusivamente della gestione
di questi riti. (IV)

➔ In molte religioni la nascita del clero fu accompagnata dal massimo rispetto verso i suoi
membri, i quali dovevano essere esempio delle virtù morali necessarie per avvicinarsi a dio.
(IV)

➔ Per la ragione di allontanare ogni distrazione, affare o peso agli uomini del clero nacque
l'usanza del celibato. (IV)

➔ Essa è un'usanza generalmente buona finché il numero di religiosi non sia eccessivo
rispetto a quello dei laici. (IV)

➔ Le famiglie private possono perire, e i loro beni sono soggetti a passare di proprietà, i beni
del clero invece durano, come esso, indefinitamente. (V)

➔ Le famiglie private possono accrescersi, il CLE non può, tuttavia oggi vediamo come non
sembri esserci limite a quanto una comunità religiosa possa accrescersi. (V)

➔ Talvolta questo accrescimento è così radicato che una legge diretta per porre un limite
sembra offensiva: in tal caso meglio ricorrere ad un provvedimento indiretto. (V)

➔ In certi paesi ai signori sono concesse indennità nell'acquisto di beni soggetti a manomorta:
questo è un utile sistema per impedire l'eccessiva acquisizione di beni da parte delle
comunità ecclesiastiche. (V)

➔ E' importante rendere sacro ed inviolabile ciò che è possesso da sempre del clero, e
togliere dalle sue mani tutto il nuovo ed il superfluo. (V)

➔ Quegli organismi che si perpetuano a vita non devono vendere i fondi né fare prestiti vitalizi
per non diventare gli redi di tutti coloro che non hanno famiglia. (VI)

➔ Nei GR bene amministrati si è fatta molta attenzione a reprimere la vanità del lusso da
superstizione. (VII)

➔ E' bene che le divinità siano venerate con il dono di oggetti umili e legati alla quotidianità.
(VII)

➔ Questa norma vale molto di più nel caso dei doni per i funerali, che dovrebbero
rappresentare al meglio la condizione di uguaglianza in cui la morte ci riduce. (VII)

➔ Quando una religione ha molti ordini è naturale che esista un pontefice. (VIII)

➔ Nei GM questa è una figura che deve essere ben distinta dal monarca, così come gli ordini
sacerdotali devono essere strategie estranee alle gerarchie del GOV. (VIII)

➔ Nel GD, questa distinzione manca, e la REL potrebbe essere diretta emanazione della
volontà del despota. (VIII)

➔ Per arginare i rischi di questa prospettiva è opportuno che esistano dei monumenti/testi
sacri contenenti delle massime religiose universalmente valide. (VIII)

➔ Quando le leggi di uno stato promuovono la tolleranza verso varie religioni, è necessario
che promuovano pure la tolleranza tra di esse. (IX)

➔ Poiché solo le RELL più intolleranti hanno desiderio di espandersi a danno delle altre, è
opportuno non accoglierle in uno stato già in equilibrio. (X)

➔ Come norma: se possiamo accogliere una nuova REL nel nostro stato è bene non farlo, se
invece una REL è già in esso è bene essere tolleranti. (X)

➔ Non è mai una buona idea per un sovrano proporre di cambiare la REL di stato, peggio se
si tratta di un despota. (XI)

➔ il popolo non può adattarsi da un momento all'altro alla nuova REL, e si genera un clima di
odio e diffidenza verso sia la nuova fede che verso la vecchia, nonché verso il principe e le
leggi. (XI)

➔ In materia di cambiamento di REL le lusinghe sono più efficaci delle pene. (XII)

➔ La fermezza dei cristiani ne non voler rinunciare alla loro fede fu cosa che inasprì
moltissimo i tribunali Giapponesi, poiché fu vista come atto di disobbedienza. (XIV)

➔ Tutti i popoli orientali, eccezion fatta per i Maomettani sono indifferenti alle altre RELL, non
ne percepiscono l'insediamento in seno al proprio territorio se non quando diviene un
problema politico. (XV)

➔ Gli stranieri infatti inizialmente sono ben tollerati negli imperi orientali, e possono farsi
strada grazie alle loro conoscenze, ma appena la nuova fede inizia ad agitare gli animi
essa è vista come un pericolo politico ed è immediatamente messa al bando, perché i
grandi governi orientali hanno bisogno sopratutto di tranquillità. (XV)

LIBRO VENTISEIESIMO

Delle leggi nella relazione che devono avere con l'ordine delle cose sulle quali sono
chiamate a statuire.

CAP I: Principi fondamentali di questo libro.

Gli uomini sono sorretti dai seguenti tipi di leggi:

– Diritto divino: diritto della REL.

– Diritto ecclesiastico (Diritto canonico): diritto che regola l'organizzazione della


chiesa

– Diritto delle genti: diritto civile di tutti i popoli.


– Diritto politico generale: diritto della saggezza che ha dato origine ad ogni tipo di
società

– Diritto politico particolare: diritto relativo a ciascuna società.

– Diritto di conquista: diritto sulla violenza che un popolo ha potuto, voluto o dovuto
fare ad un altro.

– Diritto civile: diritto di un cittadino a difendere la propria vita ed i propri beni da un


altro cittadino.

– Diritto domestico: diritto del reggimento di ciascuna famiglia.

Da qui ne consegue che esistono diversi ordini di diritti, e che non si può fare confusione
fra gli ambiti.

CAP II: Delle leggi divine e delle leggi umane.

Non si deve regolare con leggi umane ciò che dev'essere regolato con leggi divine e
viceversa.

Questi due generi di leggi differiscono per fonte, oggetto e natura.

Oltre all'evidente differenza di oggetto, ci sono altre peculiarità che debbono essere tenute
presenti:

1. La natura delle leggi umane è di essere sottoposte a tutti gli imprevisti, quella di quelle
divine è di essere immutabili. Oggetto delle leggi umane è il bene, di quelle divine è il
meglio.

2. In certi stati le leggi umane non contano nulla, sovrastate dal volere del despota. Se in tali
stati le leggi divine non imperassero non vi potrebbe essere nulla di stabile.

3. L'efficacia della religione sta nel fatto che si crede ad essa, quella delle leggi dal fatto che
sono temute. La religione trae il vantaggio dal suo essere antica, le leggi umane dalla
novità.

CAP III: Delle leggi civili contrarie alla legge naturale.

Per una lista di leggi che violano la legge naturale (pudore, divorzio, difesa nei processi) v.
pagg. 144-146.

CAP IV: Continuazione del medesimo argomento.

V pagg. 146-147

CAP V: Casi nei quali si può ricorrere ai principi del diritto civile, modificando quelli del
diritto naturale.

V pagg. 147-148

CAP VI: Che l'ordine delle successioni dipende dai principi del diritto politico o civile, e non
da quelli del diritto naturale.
Massima generale: mantenere i propri figli è un dovere previsto dal diritto naturale,
concedere loro la successione è un dovere di diritto civile o politico, e pertanto non può
che essere soggetto alle singole leggi di ciascun paese. (per esempi e dettagli v. pagg.
148-150.)

CAP VII: Che non bisogna decidere in base ai principi religiosi quando si deve ricorrere
invece a quelli della legge naturale.

In certi casi l'osservanza di digiuni o riposi religiosi rese dei popoli vulnerabili agli attacchi
da parte di altri. In questi casi bisognerebbe seguire la legge naturale di difesa. (v pag.
151)

CAP VIII: Che non bisogna regolare sui principi del cosiddetto diritto canonico le cose rette
dai principi del diritto civile.

Un furto in un logo sacro per la legge civile è un furto, per quella canonica è un sacrilegio;
questa seconda lettura non tiene conto dell'entità in se del danno, né del significato reale
di sacrilegio.

(per l'esempio sul divorzio ai tempi dei ROMM v. pag 152)

CAP IX: Che le cose che devono essere regolate dai principi del diritto civile possono
esserlo raramente dai principi delle leggi di religione.

Le leggi religiose hanno maggior elevatezza, quelle civili maggior estensione.

Le leggi ricavate dalla REL hanno come obiettivo più la bontà del singolo che quella della
società.

Le leggi civili hanno come obiettivo la bontà di tutti i cittadini che non quella dell singolo.

Un caso noto furono le leggi sulla separazione nei Romani: create per esigenze civili
nell'antichità rimasero tali fino all'avvento del cristianesimo dove furono modificate tenendo
conto del matrimonio più da un punto di vista spirituale che di unione civile. (per dettagli
pagg 153-154).

CAP X: In quale caso si deve seguire la legge civile che concede e non quella della REL,
che proibisce.

Se ad esempio un marito di un paese dove vige la poligamia volesse convertirsi ad un


credo monogamo, le sue mogli per la sola ubbidienza alla legge si troverebbero prive di
qualsiasi vantaggio (salvo un intervento mirato e correttivo dei magistrati o del marito
stesso).

CAP XI: Che non bisogna regolare i tribunali umani secondo le massime di quelli che
riguardano l'altra vita.

Il tribunale dell'inquisizione è conto ogni ordinamento civile. Nei GM non può che dare
origine a delatori e traditori, nei GR da origine solo a disonesti, nei GD è distruttore al pari
del governo.
CAP XII: Continuazione del medesimo argomento.

Un esempio di quanto appena detto si ha nel fatto che per l'inquisizione la sorte di un
uomo varia in base al suo pentirsi o meno del crimine compiuto, questo è legato all'idea
religiosa e morale del pentimento. Per i tribunali civili la sola cosa che dirime un uomo e la
sua sorte è la sua innocenza o colpevolezza.

CAP XIII: In quali casi bisogna seguire, nei riguardi dei matrimoni, le leggi religiose, e in
quali le leggi civili.

La religione si è sempre curata dei matrimoni, così come la legge civile, poiché essi sono
fra tutte le azioni quelle di maggior rilevanza per la società.

Alla REL competono carattere, forma, controllo e fecondità del matrimonio.

Alle leggi civili competono la divisione dei beni, i vantaggi reciproci, le eredità e quanto
riguarda le leggi civili per la nuova famiglia.

Poiché uno dei maggiori scopi del matrimonio è cancellare le unioni illegittime, al marchio
della religione va aggiunto quello delle leggi civili su questo tema, fatto questo
perfettamente legittimo dato il carattere eminentemente aggiuntivo e non contraddittorie
delle clausole civili.

Talvolta le leggi civili aggiungono clausole assolutamente non necessarie: abbiamo già
visto il caso delle punizioni dei matrimoni contratti contro la legge a Roma.

CAP XIV: In quali casi, nei matrimoni tra parenti, bisogna regolarsi secondo le leggi di
natura, e in quei casi bisogna regolarsi secondo le leggi civili.

Nella proibizione di matrimoni fra parenti è opportuno stabilire se il divieto appartiene alla
legge di natura o ad una particolare legge civile.

Il matrimonio fra madre/padre-figlio/a è proibito per natura, sia per la fisiologia, sia perché
immutabilmente abitano tutti sotto la stessa casa, sia perché è dovere dei padri insegnare
e mantenere il pudore nella famiglia.

Per il medesimo motivo di pudore sono proibiti i matrimoni fra fratello/sorella.

Per il medesimo motivo, presso certi popoli era vietato il matrimonio fra cugini di sangue,
che abitavano e crescevano sotto il solito tetto.

Queste cause sono naturali, e lo vediamo dal fatto che hanno ispirato questi divieti
indipendentemente fra i popoli della terra.

Talvolta sono tate fatte delle violazioni a queste regole, ma solamente per
un'interpretazione distorta della religione.

Questo principio di conservazione del pudore può aiutarci a stabilire quando invece certi
matrimoni sono vietati delle leggi civili.

Ne è un caso il matrimonio suocero/a con la nuora/genero. Questo perché il loro rapporto


è un perfetto surrogato del rapporto genitore/figlio, e in molte culture esiste la condivisione
della casa.

In generale, laddove l'abitare nella stessa casa sia una prerogativa di una data cultura
piuttosto che di un'altra, il divieto di matrimonio non può che essere determinato da leggi
civili, è questo il caso del matrimonio fra cugini, fra cognati, fra zii e nipoti.

In generale le leggi civili proibiranno il matrimonio fra parenti quando le condizioni culturali
del loro paese specifico saranno assimilabili a quelle dei divieti dettati dalla legge di natura
(vale a dire la norma della conservazione del pudore sotto il tetto domestico.)

CAP XV: Che non bisogna regolare secondo i principi del diritto politico le cose che
dipendono dai principi del diritto civile.

Come gli uomini hanno rinunciato alla loro indipendenza per vivere secondo leggi
politiche, così hanno rinunciato alla comunanza naturale dei beni per vivere secondo leggi
civili.

Le leggi politiche procurano la libertà, quelle civili la proprietà.

La libertà civile non può mai cedere alla libertà politica.

Nessuno può cedere i propri beni per la libertà politica.

Come massima generale, quando si tratta del bene pubblico, esso non consiste mai nel
togliere a un privato i suoi beni, o solo una parte, con una legge o norma politica.

Se lo stato ha bisogno di soldi deve fornire degli indennizzi, come se fosse esso stesso un
privato.

CAP XVI: Che non bisogna decidere secondo le regole del diritto civile, quando si tratta di
decidere secondo quelle del diritto politico.

Non bisogna confondere affatto le regole che derivano dalla proprietà dello stato con
quelle che derivano dalla libertà dello stato.

Il demanio di uno stato non può essere alienabile poiché la sua esistenza è necessaria per
lo stato, ed esso non può essere regolato da le leggi civili che regolano la gestione dei
beni. (anche perché lo stato cercherebbe nuovi mezzi per procurarsi un altro demanio, sul
quale i cittadini pagherebbero di più e lo stato guadagnerebbe di meno).

Anche l'ordine di successione nei GM è fissato per garantire il benessere dello stato, e
non può in nessun modo essere regolato dalle leggi che regolano le successioni nelle
famiglie, le quali devono avere a cuore gli interessi dei singoli cittadini.

Non si può pretendere di decidere dei diritti delle nazioni con gli stessi mezzi con cui si
decide dei diritti delle questioni più basse fra cittadini.

CAPVXVII: Continuazione del medesimo argomento.

L'ostracismo è un fenomeno politico che tende ad essere giudicato con una prospettiva
civile.

Oggi noi giudichiamo questa pratica alla stregua di una punizione, ma in passato, dove era
vista solo per il suo valore politico, era una sanzione che ricopriva di onore chi era
condannato.

CAP XVIII: Della necessità di stabilire se le leggi che paiono essere in contraddizione sono
de medesimo ordine.

A Roma era permesso prestare la propria moglie agli altri affinché ci facessero un giretto,
ma al tempo stesso era severamente punita ogni indulgenza verso la scostumatezza della
moglie da parte del marito.

Queste due leggi non sono affatto in contraddizione, poiché la prima deriva dall'usanza
spartana di avere i figli migliori, l'altra è una legge di conservazione dei costumi. La prima
è una legge politica, la seconda è una legge civile.

CAP XIX: Che non bisogna decidere secondo le leggi civili ciò che deve essere deciso
secondo le leggi domestiche.

V. pag 168

CAP XX: Che non bisogna decidere secondo i principi della legge civile ciò che rientra nel
dominio del diritto delle genti.

La libertà consiste nel non essere costretti a fare una cosa che la legge non ordina, quindi
noi siamo perché siamo sotto leggi civili.

Il principe non è soggetto a queste leggi, ma bensì al diritto delle genti, pertanto non può
esimersi dall'usare o subire la forza, e ricorrere o subire la violenza. Mentre noi possiamo
utilizzare tutti gli strumenti per difenderci da un contratto che ci viene imposto con la forza
ma senza la legge, il diritto delle genti non può che legittimare questi mezzi, perché i
principi tra di loro on possono essere considerati alla stregua di cittadini.

CAP XXI: Che non bisogna decidere secondo leggi politiche ciò che riguarda il diritto delle
genti.

Le leggi politiche richiedono che un uomo sia sottoposto alla giurisdizione dei tribunali
penali e civili del paese cui vive, e al controllo del suo sovrano.

Gli ambasciatori invece, sono soggetti solo al diritto delle genti e sono sempre e
comunque espressione libera del sovrano che rappresentano, ragion per cui non possono
mai venir condannati o accusati di alcunché quando si trovano in missione presso altri
governi e al massimo possono essere rimandati al loro paese per essere giudicati dal loro
sovrano, che diverrà giudice o loro complice.

CAP XXII: Dell'infelice sorte dell'inca Athualpa.

Athualpa, pur ricadendo sotto il diritto delle genti, fu condannato di aver messo a morte
alcuni suoi sudditi e di poligamia, e oltretutto fu giudicato secondo le leggi civili dei
conquistatori.
CAP XXIII: Che quando, per qualche circostanza, la legge politica distrugge lo stato,
bisogna decidere secondo la legge politica che lo conserva, la quale diviene talvolta un
diritto delle genti.

Quando una legge di successione finisce per essere potenzialmente distruttiva per il corpo
politico che essa ha creato non bisogna temere di invocare un'altra legge per cambiare
quest'ordine di cose, e tale nuova legge non sarà affatto una contraddizione, poiché
seguirà la massima generale:

la salvezza del popolo è la legge suprema.

Perciò, se uno stato ha come erede il sovrano di un altro stato, dato che l'unione di due
grandi stati finirebbe solo per indebolirli entrambi è opportuno che si modifichi questa linea
di successione in modo da salvaguardare il proprio regno.

Allo stesso modo una nazione che si veda minacciata da un matrimonio può sempre
obbligare alla rinuncia dei diritti da parte dei coniugi.

CAP XXIV: Che i regolamenti di polizia sono diversi dalle altre leggi civili.

Ci sono dei criminali che il magistrato deve punire, e che sono soggetti al potere della
legge, e altri che devono essere corretti e sono soggetti all'autorità della legge.

Nell'esercizio della polizia è piuttosto il magistrato a punire, nel giudizio dei reati è piuttosto
la legge.

Le materie di cui si occupa la polizia sono cose di poco conto, che non necessitano molte
formalità, l'agire della polizia è un agire veloce, basato sulle cose di tutti i giorni. La polizia
ha piuttosto regolamenti che leggi.

CAP XXV: Che non bisogna seguire le disposizioni generali del diritto civile quando si
tratta di cose che devono esser sottoposte a regole particolari, ricavate dalla loro stessa
natura.

In alcuni casi particolari, come ad esempio nel caso dei marinai imbarcati su una nave, le
leggi civili generali dello stato devono cedere il passo a regolamenti particolari derivanti
dalla natura stessa della situazione.

RIASSUNTO (Libro ventiseiesimo)

➔ Gli uomini sono sorretti dai seguenti tipi di leggi: (I)

• Diritto divino: diritto della REL.

• Diritto ecclesiastico (Diritto canonico): diritto che regola l'organizzazione della chiesa

• Diritto delle genti: diritto civile di tutti i popoli.

• Diritto politico generale: diritto della saggezza che ha dato origine ad ogni tipo di società

• Diritto politico particolare: diritto relativo a ciascuna società.

• Diritto di conquista: diritto sulla violenza che un popolo ha potuto, voluto o dovuto fare ad un
altro.

• Diritto civile: diritto di un cittadino a difendere la propria vita ed i propri beni da un altro
cittadino.

• Diritto domestico: diritto del reggimento di ciascuna famiglia.

➔ Non si deve regolare con leggi umane ciò che dev'essere regolato con leggi divine e
viceversa. (II)

➔ Questi due generi di leggi differiscono per fonte, oggetto e natura. (II)

➔ Oltre all'evidente differenza di oggetto, ci sono altre peculiarità che debbono essere tenute
presenti: (II)

➔ La natura delle leggi umane è di essere sottoposte a tutti gli imprevisti, quella di quelle
divine è di essere immutabili. Oggetto delle leggi umane è il bene, di quelle divine è il
meglio.

➔ In certi stati le leggi umane non contano nulla, sovrastate dal volere del despota. Se in tali
stati le leggi divine non imperassero non vi potrebbe essere nulla di stabile.

➔ L'efficacia della religione sta nel fatto che si crede ad essa, quella delle leggi dal fatto che
sono temute. La religione trae il vantaggio dal suo essere antica, le leggi umane dalla
novità.

➔ Massima generale: mantenere i propri figli è un dovere previsto dal diritto naturale,
concedere loro la successione è un dovere di diritto civile o politico, e pertanto non può che
essere soggetto alle singole leggi di ciascun paese. (per esempi e dettagli v. pagg. 148-
150.) (VI)

➔ Non bisogna decidere in base ai principi religiosi quando si deve ricorrere invece a quelli
della legge naturale. (VII)

➔ In certi casi l'osservanza di digiuni o riposi religiosi rese dei popoli vulnerabili agli attacchi
da parte di altri. In questi casi bisognerebbe seguire la legge naturale di difesa. (v pag. 151)
(VII)

➔ Non bisogna regolare sui principi del cosiddetto diritto canonico le cose rette dai principi del
diritto civile. (VIII)

➔ Un furto in un logo sacro per la legge civile è un furto, per quella canonica è un sacrilegio;
questa seconda lettura non tiene conto dell'entità in se del danno, né del significato reale di
sacrilegio. (VIII)

➔ Le cose che devono essere regolate dai principi del diritto civile possono esserlo raramente
dai principi delle leggi di religione. (IX)

➔ Le leggi religiose hanno maggior elevatezza, quelle civili maggior estensione. (IX)

➔ Le leggi ricavate dalla REL hanno come obiettivo più la bontà del singolo che quella della
società. (IX)

➔ Le leggi civili hanno come obiettivo la bontà di tutti i cittadini che non quella del singolo.
(IX)

➔ Un caso noto furono le leggi sulla separazione nei Romani: create per esigenze civili
nell'antichità rimasero tali fino all'avvento del cristianesimo dove furono modificate tenendo
conto del matrimonio più da un punto di vista spirituale che di unione civile. (per dettagli
pagg 153-154). (IX)

➔ In qualche caso si deve seguire la legge civile che concede e non quella della REL, che
proibisce. (X)

➔ Se un marito di un paese dove vige la poligamia volesse convertirsi ad un credo


monogamo, le sue mogli per la sola ubbidienza alla legge si troverebbero prive di qualsiasi
vantaggio (salvo un intervento mirato e correttivo dei magistrati o del marito stesso). (X)

➔ Non bisogna regolare i tribunali umani secondo le massime di quelli che riguardano l'altra
vita. (XI)

➔ Il tribunale dell'inquisizione è conto ogni ordinamento civile. (XI)

➔ Nei GM esso non può che dare origine a delatori e traditori, nei GR da origine solo a
disonesti, nei GD è distruttore al pari del governo. (XI)

➔ Un esempio di quanto appena detto si ha nel fatto che per l'inquisizione la sorte di un uomo
varia in base al suo pentirsi o meno del crimine compiuto, questo è legato all'idea religiosa
e morale del pentimento. (XII)

➔ Per i tribunali civili la sola cosa che dirime un uomo e la sua sorte è la sua innocenza o
colpevolezza. (XII)

➔ La religione si è sempre curata dei matrimoni, così come la legge civile, poiché essi sono
fra tutte le azioni quelle di maggior rilevanza per la società. (XIII)

➔ Alla REL competono carattere, forma, controllo e fecondità del matrimonio. (XIII)

➔ Alle leggi civili competono la divisione dei beni, i vantaggi reciproci, le eredità e quanto
riguarda le leggi civili per la nuova famiglia. (XIII)

➔ Poiché uno dei maggiori scopi del matrimonio è cancellare le unioni illegittime, al marchio
della religione va aggiunto quello delle leggi civili su questo tema, fatto questo
perfettamente legittimo dato il carattere eminentemente aggiuntivo e non contraddittorie
delle clausole civili. (XIII)

➔ Talvolta le leggi civili aggiungono clausole assolutamente non necessarie: abbiamo già
visto il caso delle punizioni dei matrimoni contratti contro la legge a Roma. (XIII)

➔ Nella proibizione di matrimoni fra parenti è opportuno stabilire se il divieto appartiene alla
legge di natura o ad una particolare legge civile. (XIV)

➔ Il matrimonio fra madre/padre-figlio/a è proibito per natura, sia per la fisiologia, sia perché
immutabilmente abitano tutti sotto la stessa casa, sia perché è dovere dei padri insegnare e
mantenere il pudore nella famiglia. (XIV)

➔ Per il medesimo motivo di pudore sono proibiti i matrimoni fra fratello/sorella. (XIV)
➔ Per il medesimo motivo, presso certi popoli era vietato il matrimonio fra cugini di sangue,
che abitavano e crescevano sotto il solito tetto. (XIV)

➔ Queste cause sono naturali, e lo vediamo dal fatto che hanno ispirato questi divieti
indipendentemente fra i popoli della terra. (XIV)

➔ Talvolta sono tate fatte delle violazioni a queste regole, ma solamente per
un'interpretazione distorta della religione. (XIV)

➔ Questo principio di conservazione del pudore può aiutarci a stabilire quando invece certi
matrimoni sono vietati delle leggi civili. (XIV)

➔ il divieto di matrimonio tra suocero/a con la nuora/genero è un perfetto surrogato del


rapporto genitore/figlio, dato che in molte culture esiste la condivisione della casa. (XIV)

➔ In generale, laddove l'abitare nella stessa casa sia una prerogativa di una data cultura
piuttosto che di un'altra, il divieto di matrimonio non può che essere determinato da leggi
civili, è questo il caso del matrimonio fra cugini, fra cognati, fra zii e nipoti. (XIV)

➔ In generale le leggi civili proibiranno il matrimonio fra parenti quando le condizioni culturali
del loro paese specifico saranno assimilabili a quelle dei divieti dettati dalla legge di natura
(XIV)

➔ Non bisogna regolare secondo i principi del diritto politico le cose che dipendono dai
principi del diritto civile.

➔ Le leggi politiche procurano la libertà, quelle civili la proprietà. (XV)

➔ La libertà civile non può mai cedere alla libertà politica. (XV)

➔ Nessuno può cedere i propri beni per la libertà politica. (XV)

➔ Come massima generale, quando si tratta del bene pubblico, esso non consiste mai nel
togliere a un privato i suoi beni, o solo una parte, con una legge o norma politica. (XV)

➔ Se lo stato ha bisogno di soldi deve fornire degli indennizzi, come se fosse esso stesso un
privato. (XV)

➔ Non bisogna decidere secondo le regole del diritto civile, quando si tratta di decidere
secondo quelle del diritto politico. (XVI)

➔ Non bisogna confondere affatto le regole che derivano dalla proprietà dello stato con quelle
che derivano dalla libertà dello stato. (XVI)

➔ Il demanio di uno stato non può essere alienabile poiché la sua esistenza è necessaria per
lo stato, ed esso non può essere regolato da le leggi civili che regolano la gestione dei
beni. (XVI)

➔ Anche l'ordine di successione nei GM è fissato per garantire il benessere dello stato, e non
può in nessun modo essere regolato dalle leggi che regolano le successioni nelle famiglie,
le quali devono avere a cuore gli interessi dei singoli cittadini. (XVI)

➔ L'ostracismo è un fenomeno politico che tende ad essere giudicato con una prospettiva
civile. (XVII)
➔ Oggi noi giudichiamo questa pratica alla stregua di una punizione, ma in passato era una
sanzione che ricopriva di onore chi era condannato. (XVII)

➔ A Roma era permesso prestare la propria moglie agli altri affinché ci facessero un giretto,
ma al tempo stesso era severamente punita ogni indulgenza verso la scostumatezza della
moglie da parte del marito. (XVIII)

➔ Queste due leggi non sono affatto in contraddizione, poiché la prima deriva dall'usanza
spartana di avere i figli migliori, l'altra è una legge di conservazione dei costumi. (XVIII)

➔ La prima è una legge politica, la seconda è una legge civile. (XVIII)

➔ Non bisogna decidere secondo le leggi civili ciò che deve essere deciso secondo le leggi
domestiche. (XIX)

➔ Non bisogna decidere secondo i principi della legge civile ciò che rientra nel dominio del
diritto delle genti. (XX)

➔ La libertà consiste nel non essere costretti a fare una cosa che la legge non ordina, quindi
noi siamo perché siamo sotto leggi civili. (XX)

➔ Il principe non è soggetto a queste leggi, ma bensì al diritto delle genti, pertanto non può
esimersi dall'usare o subire la forza, e ricorrere o subire la violenza. (XX)

➔ Mentre noi possiamo utilizzare tutti gli strumenti per difenderci da un contratto che ci viene
imposto con la forza ma senza la legge, il diritto delle genti non può che legittimare questi
mezzi, perché i principi tra di loro on possono essere considerati alla stregua di cittadini.
(XX)

➔ Non bisogna decidere secondo leggi politiche ciò che riguarda il diritto delle genti. (XXI)

➔ Le leggi politiche richiedono che un uomo sia sottoposto alla giurisdizione dei tribunali
penali e civili del paese cui vive, e al controllo del suo sovrano. (XXI)

➔ Gli ambasciatori invece, sono soggetti solo al diritto delle genti e sono sempre e comunque
espressione libera del sovrano che rappresentano, ragion per cui non possono mai venir
condannati o accusati di alcunché quando si trovano in missione presso altri governi e al
massimo possono essere rimandati al loro paese per essere giudicati dal loro sovrano, che
diverrà giudice o loro complice. (XXI)

➔ Athualpa, pur ricadendo sotto il diritto delle genti, fu condannato di aver messo a morte
alcuni suoi sudditi e di poligamia, e oltretutto fu giudicato secondo le leggi civili dei
conquistatori. (XXII)

➔ Quando, per qualche circostanza, la legge politica distrugge lo stato, bisogna decidere
secondo la legge politica che lo conserva, la quale diviene talvolta un diritto delle genti.
(XXIII)

➔ Quando una legge di successione finisce per essere potenzialmente distruttiva per il corpo
politico che essa ha creato si può invocare un'altra legge per cambiare quest'ordine di
cose, e tale nuova legge non sarà affatto una contraddizione, poiché seguirà la massima
generale:
➔ la salvezza del popolo è la legge suprema. (XXIII)

➔ Perciò, se uno stato ha come erede il sovrano di un altro stato, dato che l'unione di due
grandi stati finirebbe solo per indebolirli entrambi è opportuno che si modifichi questa linea
di successione in modo da salvaguardare il proprio regno. (XXIII)

➔ Allo stesso modo una nazione che si veda minacciata da un matrimonio può sempre
obbligare alla rinuncia dei diritti da parte dei coniugi. (XXIII)

➔ Ci sono dei criminali che il magistrato deve punire, e che sono soggetti al potere della
legge, e altri che devono essere corretti e sono soggetti all'autorità della legge. (XXIV)

➔ Nell'esercizio della polizia è piuttosto il magistrato a punire, nel giudizio dei reati è piuttosto
la legge. (XXIV)

➔ Le materie di cui si occupa la polizia sono cose di poco conto, che non necessitano molte
formalità. (XXIV)

➔ L'agire della polizia è un agire veloce, basato sulle cose di tutti i giorni. (XXIV)

➔ La polizia ha piuttosto regolamenti che leggi. (XXIV)

➔ Non bisogna seguire le disposizioni generali del diritto civile quando si tratta di cose che
devono esser sottoposte a regole particolari, ricavate dalla loro stessa natura. (XXV)

➔ In alcuni casi particolari, come ad esempio nel caso dei marinai imbarcati su una nave, le
leggi civili generali dello stato devono cedere il passo a regolamenti particolari derivanti
dalla natura stessa della situazione. (XXV)

PARTE SESTA

LIBRO VENTISETTESIMO

Dell'origine e dell'evoluzione delle leggi romane sulle successioni.

CAP UNICO: Delle leggi romane sulle successioni.

Dalla divisone che Romolo fece delle terre fra i suoi concittadini derivarono le prime leggi
di successione romane.

La legge della divisione delle terre non consentiva che le proprietà passassero da una
famiglia all'altra, ne consegue che gli unici eredi ammessi erano i figli, i discendenti sotto
l'autorità del padre (heredes sui) o i parenti più prossimi in linea maschile, detti agnati.

I Cognati, cioè i parenti dal lato femminile invece non potevano succedere, così come i figli
alla madre e la madre ai figli, perché questo avrebbe comportato un cambio di famiglia.

Ovviamente questo passaggio faceva si che l'heres sui o l'agnato più vicino poteva
indifferentemente essere maschio o femmina, poiché tanto le proprietà sarebbero rimaste
nella famiglia, per quanto appena detto.

Queste leggi, essendo legate al possesso della terra, avevano evidentemente origine
locale, non si possono far risalire al corpus di leggi mutuate dai Greci.
E' questo un caso in cui il volere civile era del tutto sottoposto al volere politico, tuttavia si
introdusse la facoltà di redigere dei testamenti e di presentarli ad un'assemblea pubblica 1.

La legge delle dodici tavole permise a chiunque di scegliere un qualunque cittadino da


inserire nel proprio testamento. Questo perché i padri potevano vendere i figli, e pertanto
era legittimo privare questi ultimi dell'eredità. Questa legge sul testamento era presente in
Grecia, ma era ristretta agli uomini senza figli. La possibilità di indicare un erede senza
restrizioni fece si che ben presso la legge sulla proprietà delle terre fosse aggirata, e molte
ricchezze si concentrassero nelle mani di pochi.

Poiché i testamenti erano proposti in assemblea ai soldati fu consentito di dettare le


volontà per l'assemblea ad alcuni commilitoni.

Successivamente, dato che l'assemblea si riuniva due volte l'anno fu stabilito che le
volontà potevano essere discusse dinnanzi ad una piccola rappresentanza, rappresentativi
del popolo.

Questi testamenti erano più espressione del diritto politico, che di quello civile, e d quello
pubblico che non privato.

Quando il padre non istituiva il figlio erede né lo diseredava, il testamento veniva


annullato, ma nel caso della figlia restava valido, perché nel primo caso si recava
pregiudizio al nipote, nel secondo no, non ricadendo egli negli eredi o negli agnati.

Le prime leggi di successione non si curarono di limitare la ricchezza delle donne. Fu tra la
seconda e la terza guerra punica che fu emanata la legge voconia, che proibiva alle donne
di ricevere un'eredità (anche alle figlie, a quanto pare). Questa legge tuttavia aveva il solo
scopo di voler frenare l'eccessiva ricchezza, non quello di frenare il lusso. Alle donne
escluse dall'eredità doveva essere comunque data un'ingente somma di denaro.

Da questa legge erano esclusi tutti coloro che non rientravano nel censo.

Questo scenario portò al ricorso a fidecommessi, per trasmettere l'eredità a terzi contro la
legge.

La caratteristica di questa legge era tale che andava contro ogni naturale sentimento e,
per essere violata doveva fare affidamento solo a persone oneste.

Dopo le guerre civili, con la necessità di vedere Roma ripopolata, la legge papia annullò
quasi tutti i dettami della legge voconia. Questa abolizioni dei limiti sulla successione
femminile portò ad abolire quella sulla successione dei parenti da parte femminile, questo
in conformità con il nuovo spirito di Roma. Infatti in una Repubblica si deve tenere a freno
il lusso, ma in una monarchia è bene che le donne abbiano con sé grandi ricchezze,
perché il matrimonio è un grande onere, e deve poter essere motivato.

Con Giustiniano si assistette alla fine del vecchio diritto successorio, egli stabilì tre ordini di
eredi (discendenti, ascendenti e collaterali), senza più alcuna distinzione di sesso.

Riassunto (Libro ventisettesimo)

1 Pertanto si reintrodussero atti civili per la gestione delle eredità.


➔ Dalla divisone che Romolo fece delle terre fra i suoi concittadini derivarono le prime leggi di
successione romane.

➔ La legge della divisione delle terre non consentiva che le proprietà passassero da una
famiglia all'altra, ne consegue che gli unici eredi ammessi erano i figli, i discendenti sotto
l'autorità del padre (heredes sui) o i parenti più prossimi in linea maschile, detti agnati.

➔ I Cognati, cioè i parenti dal lato femminile invece non potevano succedere, così come i figli
alla madre e la madre ai figli, perché questo avrebbe comportato un cambio di famiglia.

➔ Ovviamente questo passaggio faceva si che l'heres sui o l'agnato più vicino poteva
indifferentemente essere maschio o femmina, poiché tanto le proprietà sarebbero rimaste
nella famiglia, per quanto appena detto.

➔ Queste leggi, essendo legate al possesso della terra, avevano evidentemente origine
locale, non si possono far risalire al corpus di leggi mutuate dai Greci.

➔ Si introdusse la facoltà di redigere dei testamenti e di presentarli ad un'assemblea


pubblica1.

➔ La legge delle dodici tavole permise a chiunque di scegliere un qualunque cittadino da


inserire nel proprio testamento.

➔ Questa legge sul testamento era già presente in Grecia, ma era ristretta agli uomini senza
figli.

➔ La possibilità di indicare un erede senza restrizioni fece si che ben presso la legge sulla
proprietà delle terre fosse aggirata, e molte ricchezze si concentrassero nelle mani di pochi.

➔ Poiché i testamenti erano proposti in assemblea ai soldati fu consentito di dettare le volontà


per l'assemblea ad alcuni commilitoni.

➔ Successivamente, dato che l'assemblea si riuniva due volte l'anno fu stabilito che le volontà
potevano essere discusse dinnanzi ad una piccola rappresentanza, rappresentativi del
popolo.

➔ Questi testamenti erano più espressione del diritto politico, che di quello civile, e d quello
pubblico che non privato.

➔ Le prime leggi di successione non si curarono di limitare la ricchezza delle donne.

➔ Tra la seconda e la terza guerra punica che fu emanata la legge voconia, che proibiva alle
donne di ricevere un'eredità (anche alle figlie, a quanto pare).

➔ Alle donne escluse dall'eredità doveva essere comunque data un'ingente somma di
denaro.

➔ Da questa legge erano esclusi tutti coloro che non rientravano nel censo.

➔ Questo scenario portò al ricorso a fidecommessi, per trasmettere l'eredità a terzi contro la
legge.

➔ La caratteristica di questa legge era tale che andava contro ogni naturale sentimento e, per
1 Pertanto si reintrodussero atti civili per la gestione delle eredità.
essere violata doveva fare affidamento solo a persone oneste.

➔ Dopo le guerre civili, con la necessità di vedere Roma ripopolata, la legge papia annullò
quasi tutti i dettami della legge voconia.

➔ Questa abolizioni dei limiti sulla successione femminile portò ad abolire quella sulla
successione dei parenti da parte femminile, questo in conformità con il nuovo spirito di
Roma.

➔ In una Repubblica si deve tenere a freno il lusso, ma in una monarchia è bene che le
donne abbiano con sé grandi ricchezze, perché il matrimonio è un grande onere, e deve
poter essere motivato.

➔ Con Giustiniano si assistette alla fine del vecchio diritto successorio, egli stabilì tre ordini di
eredi senza più alcuna distinzione di sesso.

LIBRO VENTOTTESIMO

Dell'origine e dell'evoluzione delle leggi civili in Francia.

CAP I: Del diverso carattere delle leggi dei popoli germanici.

Le leggi saliche dei Franchi sono un esempio mirabile di semplicità. Le leggi di Burgundi e
Visigoti mutarono molto nel tempo. Le leggi dei Sassoni erano le più dure.

(v. pagg. 192-197)

CAP II: Che le leggi barbariche erano tutte personali.

Queste leggi avevano la caratteristica di essere personali: Il Franco restava tale, e doveva
essere giudicato dalla sua legge ovunque si trovasse. Questo perché queste popolazioni
si erano riunite per paura dei Romani e avevano, anche sotto l'impero franco, conservato
l'idea che lo stato, e la sua gente fossero qualcosa di indipendente.

CAP III:

Differenza capitale tra le leggi saliche e le leggi dei Visigoti e dei Burgundi.

Le leggi dei BUR e dei VIS erano imparziali, quelle saliche non lo erano, e prevedevano
pene molto più severe per l'uccisione di un Franco che per quelle di un ROM, e lo stesso
vale per altri tipi di crimini.

CAP IV: in qual modo il diritto rom andò perduto nei paesi dominati dai Franchi, e si
conservò in quelli dominati dai Goti e dai Burgundi.

Il territorio corrispondente all'attuale Francia fu retto in origine dal codice Teodosiano e


dalle varie leggi dei popoli barbari: in essa la legge salica serviva per i Franchi, il codice
per i ROM, e una sua particolare compilazione per i Visigoti. Presso i Franchi la legge
salica finì per prevalere sul diritto ROM, mentre presso i VIS fu l'esatto contrario.

Questo accadde perché i vantaggi concessi ai Franchi dalla legge salica, come pure quelli
concessi agli altri barbari finirono per far abbandonare la legge romana, che rimase solo
appannaggio dei religiosi, i quali non avevano nessun vantaggio particolare a passare alle
nuove leggi. Viceversa, non essendo le leggi dei VISI parziali nei confronti di nessuno, i
Romani che vivevano in quelle provincie non ebbero alcuno spunto per abbandonare il
loro vecchio diritto, che rimase inalterato nel tempo. Le popolazioni ce vivevano sotto
queste due leggi non accolsero la legge salica, neppure quando furono sottoposte alla
dominazione dei Franchi, e ciò portò a ritenere che queste leggi avessero un valore
territoriale. (v. Editto di Pistes pag. 204, che traccia già il terreno per la divisione legislativa
della Francia attuale1)

CAP V: Continuazione del medesimo argomento.

Le leggi dei Goti sopravvissero accanto a quelle romane per molto tempo, però poi
scomparvero come quelle del resto dei popoli barbarici. (v. pag.205)

CAP VI: In qual modo il diritto ROM si conservò nel paese dei Longobardi.

In questi paesi (Italia) i Romani che vi abitavano non avevano alcun vantaggio a passare
alla legge dei Longobardi, la quale era una legge imparziale e, poiché il diritto romano era
stato la legge di quei territori quando erano potenti, ed era tutt'ora la legge del clero, la
legge dei Romani finì per soppiantare pian piano quella dei Longobardi, la quale fu ridotta
prima alla nobiltà e poi sparì con essa.

CAP VII: In qual modo il diritto ROM scomparve in Spagna.

Il diritto romano scomparve in Spagna a causa di provvedimenti mirati ad eliminarlo e a


favorire l'integrazione fra i due popoli, prima fra tutte la legge che aboliva il divieto di
matrimoni fra Galli e ROMM. (per maggiori dettagli cfr pagg 207-208)

CAP VII: Un falso capitolare.

Benedetto Levita trasformò la legge visigota che proibiva il diritto romano in un capitolare,
che in si seguito si credette essere una legge di Carlo Magno.

CAP VIII: In qual modo si persero i codici dei barbari e i capitolari.

Le leggi saliche, burgundiche e visigotiche persero pian piano effetto in Francia, con
l'ereditarietà dei feudi, la quale introdusse numerose usanze che erano sì nello spirito
simili alle leggi precedenti (risoluzione delle controversie attraverso ammende) ma
avevano natura perlopiù locale e particolare.

Inoltre per la natura di questo scenario politico il governo della Francia rinuncio all'invio di
messi nelle provincie per controllare la corretta amministrazione della giustizia. Dalla
seconda razza in poi le leggi saliche, burgundiche e visigotiche cominciarono a
scomparire.

Durante le prime due razze la nazione si riunì spesso, ma sopratutto per definire ed
inquadrare le prerogative del clero che andava pian piano formandosi.

Le leggi fatte in queste assemblee furono chiamate capitolari.

In queste assemblee furono fissate quattro cose:


1 S'intende, del tempo di M.
Vennero fissate e leggi dei feudi

Gli ecclesiastici si separarono maggiormente, trascurando le leggi riformatrici

Si raccolsero i canoni dei concili e i decretali dei papi.

Il clero ricevette queste leggi provenienti da una fonte più pura.

Dalla terza razza non si sentì già più parlare dei capitolari.

CAP X: Continuazione del medesimo argomento.

Molti capitolari vennero aggiunti alla legge dei longobardi, alle leggi saliche e alle leggi dei
bavari, il motivo di ciò sta nel fatto che i capitolari erano di molti tipi: politici, ecclesiastici,
economici e civili. Questi ultimi furono aggiunti direttamente alle leggi civili dei vari paesi,
per ritoccare, emendare o sfrondare le leggi dei barbari, e furono proprio questi capitolari
particolari a far si che con il tempo venisse perso l'uso del resto del corpo dei capitolari.

CAP XI: Altre cause della decadenza dei codici delle leggi barbariche, del diritto romano e
dei capitolari.

LE invasioni dei Normanni, successive all'epoca di Carlo Magno e le lotte civili fecero si
che le popolazioni della Francia ripiombassero in un analfabetismo simile a quello in cui
vivevano prima del loro incontro con i ROMM. Fatta eccezione dell'Italia, salvaguardata
soprattutto dalla sua grande presenza ecclesiastica, le leggi non si tramandarono che
oralmente, e per questo motivo buona parte di esse andò perdendosi.

CAP XII: Delle consuetudini locali, mutamenti nelle leggi dei popoli barbarici e nel diritto
romano.

In ogni parte del paese esisteva una legge territoriale, che altro non era che la legge
personale più diffusa, e delle norme, abitudini o consuetudini particolari, che inizialmente
non rappresentavano che un'integrazione alla legge, ma che con il tempo fecero perdere
di importanza a questa.

CAP XIII: Differenza fra la legge salica, o dei Franchi Salii, e quella dei Franchi Ripuari, e
degli altri popoli barbarici.

LA legge salica, similmente alle leggi attuali, non ammetteva prove negative 1.

La legge dei Franchi Ripuari invece ammetteva la possibilità da parte dell'imputato di


salvaguardarsi giurando la propria innocenza davanti ad un numero di testimoni tanto più
grande quanto più grave era la colpa di cui veniva accusato.

CAP XIV: Di un'altra differenza.

Il duello a singolar tenzone era ammesso dai Ripuari, come ammenda estrema per un
giuramento ingiusto, va da se che non era consentito dai Salii, che escludevano qualsisia
prova negativa.
1 In realtà la prova negativa era ammessa, ma era basata sul giuramento di una parte di testimoni dell'imputato e
un'altra parte di testimoni dell'accusa, ed il verdetto si basava sul confronto di queste due versioni.
CAP XV: Riflessione.

V. pag. 217

CAP XVI: Della prova dell'acqua bollente, stabilita dalla legge salica.

Un'altra applicazione salica della prova negativa era quella nel caso in cui, un imputato
sotto giuramento, dovendo essere inviato alla prova dell'acqua bollente per testare la sua
onestà, poteva accordarsi con l'accusa pagando una somma in denaro affinché
quest'ultima accettasse la bontà del giuramento avvenuto.

Si vede come la compatibilità di questa prova negativa derivi dal fatto che era lasciata alla
discrezione dell'accusa se accettare o meno il metodo del giuramento.

CAP XVII: Maniera di pensare dei nostri padri.

Può sorprenderci che onore, fortuna o vita dei cittadini dipendessero così ampiamente dal
caso, ma in realtà è opportuno qui fare qualche considerazione:

– I Germani erano un popolo che non era mai stato sottomesso, pertanto erano
abituati a muoversi guerra fra famiglie. Il ricorso a duelli sembrò quindi un modo di
ridurre queste faide a situazioni controllabili dai magistrati.

– Si pensava che il duello fosse un deterrente contro lo spergiuro, al tempo


considerato dai Germani ben più grave di un omicidio o di una sconfitta.

– Certe pratiche, come la prova del fuoco, o dell'acqua bollente 1 o gli stessi duelli
erano giustificate dal voler verificare la tempra fisica e morale, garanzia di probità,
degli uomini. Infatti la mano avvezza all'esercizio costante delle armi aveva ben
poco da temere le bruciature, e nel caso di un'accusa verso una donna, se essa
aveva delle salde qualità avrebbe sicuramente trovato un campione adatto a
battersi per lei.

CAP XVIII: In qual modo si estese la prova del duello.

La prova del duello si estese sopratutto per la pressione dei nobili dettata dal fatto che, per
la chiesa per validare un testamento era sufficiente che l'erede indicato prestasse
giuramento sul vangelo. Dopo lunghe pressioni e trattative Ottone II riuscì a far introdurre
il duello per dirimere casi come questo, o anche casi relativi all'eredità nei feudi. La causa
di tutto ciò fu quindi l'introduzione del giuramento che la chiesa promulgò nella speranza di
validare le prove negative, contro le altre pratiche più barbariche.

CAP XIX:Nuova cagione della scomparsa delle leggi saliche, delle leggi romane e dei
capitolari.

La diffusione del duello giudiziario fu una causa della scomparsa delle leggi saliche,
romane e dei capitolari. Infatti il ricorso così frequente al duello rese obsoleti i
procedimenti indicati in queste leggi (si pensi che si ricorreva al duello anche per sbrigare i

1 Si lasciava la mano dell'accusato su un ferro rovente o in acqua bollente, dopodiché la si fasciava sigillandola e dopo
alcuni giorni se ne controllava lo stato: se non aveva bruciature l'imputato era assolto.
tempi d'istruttoria), che andarono indebolendosi sempre di più.

Una nota al margine: la grande diffusione di duelli fece si che si cominciasse ad adottare
la pratica di pagare un campione per assicurarsi una via d'uscita nelle contese.

CAP XX: Origine del punto d'onore.

Nei codici delle leggi dei Longobardi e in quella salica puniscono gli assalti alla persona ,

con semplici pene in base al numero di colpi inferti.

I duelli erano fatti con i bastoni e a piedi per i servi e i membri della plebe, a cavallo e con
le armi per i nobili. Ecco che possiamo rintracciare la nascita del duello d'onore proprio in
questo, perché fu introdotta la regola di non potersi sottrarre al duello, e l'usanza di
ritenere un colpo al voto, come uno schiaffo, una cosa vile e quindi un affronto.

CAP XXI: Altra riflessione sul punto d'onore presso i Germani

Presso i Germani era considerato infamante l'abbandono dello scudo in battaglia, esso era
punito con una pena di 15 soldi. Carlo Magno la fece ridurre a 3, ma non per diminuzione
del senso dell'onore, ma per il mutare degli usi in battaglia.

CAP XXII: Degli usi relativi ai combattimenti.

Per un excursus sulla galanteria v. pagg. 232-234.

CAP XXIII: Delle norme relative al duello giudiziario.

Anche se il principio del duello giudiziario ci può apparire agghiacciante, una volta istituito
esso fu dotato di un sistema di regole ben preciso.

CAP XXIV: Regole fissate per il duello giudiziario.

– Quando vi erano diversi accusatori, essi dovevano accordarsi affinché la causa


fosse portata avanti da uno solo, se ciò non accadeva stava all'accusato scegliere il
suo accusatore.

– Quando un nobile sfidava un plebeo doveva presentarsi a piedi e munito di


bastone, se si presentava a cavallo e armato veniva obbligato a combattere a piedi
e in camicia.

– Prima del duello venivano emanati tre bandi:

1) I parenti dei contendenti dovevano ritirarsi

2) Il pubblico doveva restare in silenzio

3) Nessuno poteva prestare aiuto a uno dei contendenti, pena anche la morte.

– La pace nel duello poteva essere decretata solo dal signore.

– Se tuttavia il signore proclamava (in caso di delitto capitale) la pace dietro donativi
in denaro, era costretto a pagare un'ammenda, e il suo diritto di condannare veni va
passato al conte.

– Qualora i contendenti non si trovassero in condizione di combattere potevano


eleggere un campione il quale, per essere motivato, avrebbe perso la mano in caso
di sconfitta.

– Quando lo scontro fra campioni riguardava un delitto capitale, le parti erano poste in
un luogo dal quale non potevano assistere allo scontro.

– Non sempre chi perdeva uno scontro perdeva la cosa in discussione.

CAP XXV: Dei limiti che si ponevano all'uso del duello giudiziario.

– Non era possibile ricorrere al duello per affari di scarsa importanza.

– Se un crimine avveniva davanti ad un gran numero di testimoni (ad esempio in un


luogo pubblico), si procedeva direttamente alla sentenza.

– Se una procedura in una corte era consolidata non si poteva ricorrere al duello per
non alterarla.

– Si poteva chiedere duello solo per sé, qualcuno di pari lignaggio o per il signore
presso cui si prestava giuramento.

– Quando un accusato era stato assolto nessun parente della vittima poteva più
sfidarlo (si sarebbe andati avanti per giorni sennò)

– Se la persona di cui si voleva vendicare la morte magicamente ricompariva, il duello


non si sarebbe più fatto. Idem se veniva attestata l'impossibilità del presunto
crimine.

– Se una vittima, in punto di morte aveva escluso la responsabilità dell'accusato il


duello non aveva luogo.

– Il ricorso al duello implicava la cessazione di una faida tra le famiglie.

– Quando un accusato di omicidio dimostrava che l'assassino in realtà era proprio il


suo accusatore, non si cambiava più il cartello di sfida.

– Non era ammesso il duello per le questioni ecclesiastiche.

– Non si poteva mai combattere una donna. Se una dona compariva in giudizio senza
nominare un campione il duello era vietato.

– Non si facevano duelli sotto i quindici anni.

– Un servo citato poteva combattere contro un suo pari, un uomo libero, e persino
contro un nobile, ma se era lui a citare l'altra parte poteva sempre rifiutarsi

CAP XXVI:Del duello giudiziario tra una delle parti e uno dei testimoni.
Un uomo poteva sempre accusare uno dei testimoni contro di lui di falsa testimonianza,
nel qual caso, se il testimone rispondeva, si procedeva a un duello la cui risoluzione
comportava anche la fine del processo.

In tal caso ovviamente la deposizione del secondo testimone non veniva raccolta, ma,
essendo invalidata quella del primo, la seconda non poteva essere raccolta e si perdeva il
processo. Tuttavia se non veniva pronunciato il cartello di sfida si poteva sempre produrre
un altro testimone al posto di quello inficiato.

La parte del testimone poteva combattere per esso (qualora egli si rifiutasse di combattere
in primis), e se avesse vinto, avrebbe perso il testimone, ma non la causa.

CAP XXVII: Del duello giudiziario tra una parte e uno dei pari del signore. - Dell'appello per
falso verdetto.

In Francia non era conosciuta l'usanza romana che oggi definiremmo del tribunale del
riesame. Se un verdetto era considerato iniquo, la cosa era risolta da un duello con il
sangue.

Poiché appellarsi direttamente contro il proprio signore era equivalente ad un delitto di


fellonia, ad essere contestato era i tribunale, che era composto da pari, che potevano
essere sfidati a duello senza problemi.

Ora, poiché in caso di verdetto avvenuto l'accusato avrebbe dovuto combattere contro
tutta la giuria, si preferiva muovere questa accusa prima del giudizio finale. Però anche in
questo caso la legge prevedeva lo scontro con tutti coloro che avessero dichiarato
l'imputato colpevole, si era soliti sfidare il secondo giurato, prima che questi potesse
parlare.

Un uomo sospettato di un delitto punibile con la pena di morte non poteva ricorrere a
questo sistema, perché sarebbe stato un tentativo di prolungare la sua vita.

L'accusa di falso verdetto priva di dimostrazione comportava un'ammenda.

I giudici sconfitti non erano soggetti a nessuna pena, gli accusatori alla pena di morte in
caso di delitti capitali.

Se il signore non aveva pari, poteva richiederne al suo signore superiore. Questi nuovi pari

tuttavia potevano esimersi dal difendere la causa, limitandosi solamente ad esprimere il


loro giudizio, nel qual caso spettava al signore difenderla.

Se invece il signore non poteva permettersi il ricorso a nuovi pari, oppure il signore suo
superiore non glieli concedeva, il caso veniva sottoposto ad una curia di ordine superiore,
poiché il signore non poteva difendere da solo il processo, né tantomeno farlo giudicare ad
un tribunale inficiato.

Da qua probabilmente l'origine della separazione fra feudatari e giureconsulti nelle


questioni legali: troppi vassalli non avevano sotto di sé nessuno, ed erano costretti a
demandare i processi ad una curia superiore.
Se la giuria in un giudizio era in parità ci si pronunciava a favore del condannato nei casi di
omicidio, del debitore nei casi di debiti, del convenuto nei casi di eredità.

Un pari non poteva mai sottrarsi ad un giudizio.

Se un signore porta in tribunale un suo vassallo, in caso di giudizio contrario, poteva o


accusare il tribunale, nel qual caso però avrebbe rivolto in un certo senso l'accusa contro
sé stesso, oppure rivolgersi direttamente contro il vassallo, nel qual caso si sarebbe fatto
ricorso al duello, e lo sconfitto avrebbe pagato con la vita ed i propri beni.

Non era mai possibile invalidare le decisioni della curia regia, poiché non esisteva
nessuno di pari o superiore al re.

Questo fece si che si usasse convocare spesso membri della curia regia per far si che si
evitassero in anticipo le accuse sul verdetto di un processo.

In pratica al tempo si ricorreva al re un po' come oggi si ricorre al tribunale per il riesame.

CAP XXVIII: Dell'appello per negligenza di giurisdizione.

Si faceva ricorso alla negligenza di giurisdizione quando alla curia di un signore, ci si


rifiutava di procedere con il processo, o lo si ritardava.

Secondo la seconda razza i dignitari erano subordinai al sovrano nella persona, ma non
nella giurisdizione, essi lo sostituivano in tutto, tranne che nel condannare a morte.

Se un condannato in un assise faceva ricorso, e perdeva nuovamente doveva pagare una


pena pecuniaria o fisica.

Chi non accettava un verdetto e al tempo stesso non faceva ricorso veniva imprigionato
fino a che non lo avesse accettato o avesse deciso di far ricorso.

Con l'introduzione del duello i tempi giuridici spesso si allungarono fino al trascurare la
giustizia, e per questo fu introdotto il ricorso per negligenza.

Nei casi di appello per negligenza non si giungeva mai al duello, se non per il caso visto
sopra dei testimoni impiegati in questo tipo di cause.

1) Se la negligenza proveniva dai pari del signore essi erano giudicati dal tribunale
sovrano, e, in caso di sconfitta dovevano pagare un'ammenda al loro signore, il
quale era impossibilitato a difenderli.

2) Se la negligenza proveniva dal signore si citava per rispetto solo la parte davanti
alla curia del signore suo superiore. La curia del signore era deferita al tribunale
superiore e se egli vinceva, gli veniva pagata un'ammenda, se perdeva gli era tolta
la giurisdizione della causa.

3) Se si faceva causa alla curia del signore contro di lui (in caso di cattiva
amministrazione dei feudi) si ingiungeva a giudicare il signore attraverso boni
homines. Il vassallo che si appellava a torto contro il suo signore era costretto al
pagamento di un'ammenda.
4) Nelle questioni fra vassalli e signori, che si tenevano sempre presso la curia
superiore, non era possibile ricorrere per negligenza.

CAP XXIX: Epoca del regno di San Luigi.

San Luigi (Luigi IX) abolì il duello giudiziario nei suoi domini, ma lo mantenne nelle sue
baronie.

Riguardo all'accusa di falso giudizio egli stabilì che non si poteva mai accusare
direttamente il proprio signore di falsità, perché questo implicava sempre e comunque un
reato di fellonia verso di esso e verso il re, ma poteva essere richiesto un emendamento
per ingiustizia, mentre nelle baronie si impugnavano le sentenze con l'accusa di falso.

In caso di mancata concessione da parte del balivo dell'emendamento, si poteva far


ricorso alla curia del re.

Nelle curie dei signori era possibile impugnare per falsità le sentenze, le quali dovevano
essere portate alla curia superiore o regia, per essere dibattute tramite testimoni (mai per
duello).

Poiché nelle baronie le leggi potevano essere applicate solo col consenso sia del re che
dei Baroni, rimase in esse la facoltà di scegliere indipendentemente tra gli Etablissement
regi o il vecchio sistema, che implicava il ricorso al duello giudiziario.

CAP XXX: Osservazioni sugli appelli.

Gli appelli, in quanto inviti al duello dovevano essere inoltrati immediatamente, pena la
perdita della facoltà di appellarsi e della causa.

CAP XXXI: Continuazione del medesimo argomento.

V. pagg 258-259

CAP XXXII: Continuazione del medesimo argomento.

Quando si impugnava di falso la sentenza di una curia il signore di questa doveva


comparire davanti al suo superiore per difendere la propria curia.

In caso di appello per negligenza la parte citata doveva comparire davanti al superiore con
il proprio signore.

Poiché questa usanza si estese ben oltre i due casi sopra citati, si pensò bene di limitare
l'obbligo di presenza ai Balivi dei signori, lasciando questi ultimi fuori da molti processi che
non li implicavano direttamente.

Poiché il signore, se chiamato come parte in una controversia di negligenza, doveva


pagare anche un'ammenda, si diffuse la pratica di far pagare a lui tutte le controversi in cui
il giudice (del riesame) avesse constatato la non veridicità.

CAP XXXII: Continuazione del medesimo argomento.

OVVIAMENTE chi si appellava per falso giudizio e andava in duello in caso di sconfitta
perdeva sia il duello sia la causa, in caso di vittoria otteneva semplicemente il diritto ad un
nuovo giudizio.

CAP XXXIV: In che modo la procedura diventò segreta.

Inizialmente il carattere pubblico dei processi era legato alla tradizione orale, poiché per
giudicare i record dei vari processi si ricorreva alle testimonianze di processi precedenti.

Ovviamente in questi casi era vietato sfidare i testimoni perché sarebbe stato quasi
impossibile uscirne.

Con il passaggio alle leggi scritte divenne più semplice effettuare i processi in segreto.

CAP XXXV: Delle spese giudiziarie processuali.

Anticamente si riteneva la condanna una pena sufficiente per i colpevoli, e la rapidità con
cui di solito si svolgevano i processi era tale da non richiedere il pagamento di spese
aggiuntive.

Con l'introduzione degli appelli di San Luigi si videro comparire per la prima volta le spese
giudiziarie. Con l'estendersi dell'uso degli appelli ad un numero sempre maggiore di casi,
con il complicarsi delle procedure burocratiche ed il moltiplicarsi delle procedure si
assistette alla diffusione generalizzata delle spese.

CAP XXXVI: Della parte pubblica.

Poiché secondo le leggi saliche/ripuarie, e le altre leggi dei barbari le pene erano
pecuniarie non vi era al tempo proprio necessità di una parte pubblica che si occupasse in
prima persona di perseguire i delitti, e lo stesso valeva per la natura popolare del diritto
ROM.

L'uso dei duelli inizialmente non mutò questa consuetudine: chi avrebbe potuto
combattere contro chiunque in tutti i casi?

Nella seconda razza cominciarono ad essere presenti dei procuratori della parte pubblica,
ma essi avevano competenza su casi domestici e politici, piuttosto che civili.

L'unico caso in cui esisteva un procuratore capace di battersi in duello per la parte
pubblica riguardava il caso di una successione che, a seguito di un omicidio, spetti per
legge al fisco. Questa figura agiva anche i9n un'altra serie di casi (v. pag 266).

Il procuratore di parte pubblica non prendeva mai parte nei casi di omicidio.

Questi procuratori aumentarono durante la seconda razza, con la scomparsa di un fisco


generale.

Nella terza razza l'uso dei duelli non concesse la creazione di una parte pubblica.

CAP XXVIII: In che modo gli Établissements di San Luigi caddero in dimenticanza.

Gli Établissements di san luigi furono destinati ad avere durata molto breve.
Questo codice non aveva di per sé validità unica su tutto il regno. (v. pagg. 268-270)

CAP XXXVIII: Continuazione del medesimo argomento.

Per capire cosa in realtà sia l' Établissements de Saint Louis, bisogna trasportarsi in quei
tempi.

SL si preoccupò di limitare gli abusi della giurisprudenza del suo tempo, e vi riuscì in
maniera ammirevole, ma le sue norme furono pensate più come esempi da seguire per i
singoli giudici, che non come leggi universali.

SL fece inoltre tradurre il diritto romano, affinché fosse di accesso a tutti, da questa
traduzione da un lato, e dalla conciliazione della giurisprudenza classica con i nuovi
principi di SL nacque il testo noto come Établissements de Saint Louis.

In quest'opera si trovavano accorpate purtroppo due forme giuridiche fra di loro molto
lontane.

CAP XXXIV: CONTIN.

L'opera di SL fu più incentrata ad eliminare la vecchia giurisprudenza che non a crearne


una nuova efficace, ecco perché dopo di lui si vide nascere un nuovo sistema giuridico,
poiché era stata tracciata una nuova via per i tribunali e fu facile quindi percorrerla.

Il Parlamento finì per giudicare quasi tutte le controversie del regno, pertanto si fu costretti
a renderlo stabile e a creare diverse sedi.

Appena il Parlamento divenne stabile si cominciò a raccoglierne le sentenze.

CAP XL: In che modo si adottarono le forme giudiziarie delle decretali.

Avvenne l'abbandono delle forme del diritto ROM in favore di quelle del diritto canonico,
questo perché il diritto canonico era già utilizzato dalla chiesa e all'epoca non ci si
rivolgeva che indistintamente all'uno o l'altro tipo di tribunali, perciò quando si mutò le
procedure sembrò più logico nei TRIBB secolari adottare il diritto canonico,che già si
conosceva.

CAP XLI: Flussi e riflussi della giurisdizione ecclesiastica e della giurisdizione secolare.

La giurisdizione ecclesiastica si era estesa tanto poiché aveva da sempre incontrato solo
quella locale, frammentata e diseguale, ma nella sua espansione favorì di molto la crescita
di quella regia, che, una volta assorbito quanto di buono poteva dalla GE, si trovò di fronte
solamente agli abusi1 di quest'ultima, e cominciò a condannarli.

CAP XLII: Della rinascita del diritto ROM, e di quel che ne seguì – Mutamento nei tribunali.

Con il ritrovo del Digesto di Giustiniano il diritto ROM parve rinascere, si cominciò ad
insegnarlo nelle scuole ed alcuni maestri lo introdussero in Francia, dove non si
conosceva che il codice Teodosiano. E abbiamo visto come si tentò di ristabilirlo.
1 Se si moriva senza lasciare aperte dei beni alla chiesa si era sconfessati. Se si moriva senza testamento, l'eredità
andava discussa con dei membri del clero, che avrebbero dovuto stabilire quanto spettava alla chiesa. Il diritto di
giacere con la propria moglie nei primi tre giorni dopo le nozze doveva essere acquistato.
Ai tempi del duello giudiziario esistevano due procedure: o giudicavano i pari, o i balivi; nel
primo caso i pari conoscevano già le usanze della loro giurisdizione, nel secondo caso
erano dei boni homines a mostrarle ai balivi; in nessun caso era necessario un chissà
quale studio.

Con l'avvento del codice di Giustiniano e degli Établissements, i pari cominciarono a


ritirarsi, non essendo per loro conveniente occuparsi di una materia sconosciuta e i balivi
cominciarono a giudicare direttamente.

Anche il diritto canonico degli ecclesiastici concorse nel far scomparire i pari.

Questo mutamento ebbe l'inconveniente di far nascere l'abuso di far presiedere i TRIBB
ad un solo giudice, abuso che venne in parte corretto dall'introduzione di un luogotenente
locale, rappresentante dei boni homines di un tempo.

CAP XLIII: CONTIN.

In base a quanto detto, a far perdere ai signori il diritto di giudicare e di presiedere i


tribunali in favore dei balivi non fu una qualche legge, ma il progresso delle cose.

CAP XLIV: Della prova per testimoni.

Le prove testimoniali, fondamentali nei processi basati sulle usanze, furono subordinati
alla raccolta di testimonianze scritte. In particolare la nascita dei primi archivi, quali le
prime anagrafi risparmiò un sacco di tempo nell'interrogazione dei testimoni. Anche i debiti
non ammettevano prove testimoniali senza una prova scritta per ammontare superiori a
cento franchi.

CAP XLV: Delle consuetudini della Francia.

Dalle iniziali consuetudini orali cominciarono a formarsi delle consuetudini scritte che
confluirono successivamente nelle leggi.

1) All'inizio della terza razza i re promulgarono alcune leggi generali scritte (si veda
SL), e similmente fecero, a livello locale, i vassalli. Da queste leggi ne derivarono
altre ancora più generali.

2) All'inizio della terza razza la plebe che si trovava in stato di servaggio fu affrancata
per la maggior parte. Si rese necessario un insieme di leggi che regolassero la
gestione dei beni, e da qui nacquero le carte di affrancamento, ce ancora oggi
costituiscono una parte delle consuetudini.

3) Alcuni legisti, come De Fontaines e Beaumanoir redassero le consuetudini dei loro


baliati. Queste opere, che intendevano essere perlopiù delle linee guida, finirono
per ispirare una grande parte delle leggi.

Con Carlo VIII le consuetudini furono messe per scritto, cercando di renderle più generali
possibile.

In quest'ultima fase va detto che le consuetudini del diritto romano entrarono a far parte
delle leggi che ancora oggi osserviamo.
RIASSUNTO NECESSARIO
LIBRO VENTINOVESIMO

Della maniera di comporre le leggi

CAP I: Dello spirito del legislatore.

Lo spirito del legislatore deve essere improntato alla moderazione.

Il bene politico, come quello morale, si trova sempre tra i due estremi.

Le formalità delle leggi sono necessarie alla libertà, tuttavia il loro numero può essere
contrario allo scopo delle leggi, e sortire quindi l'effetto opposto.

CAP II: CONTIN.

(v. pagg 289-290)

CAP III: Che le leggi le quali sembrano allontanarsi dalle intenzioni del legislatore sono
spesso ad esse conformi.

La legge di Solone, che colpiva d'infamia tutti coloro che durante una sedizione non si
schieravano da nessuna parte, è sembrata straordinaria, ma in realtà, data la situazione
della Grecia, divisa in piccole repubbliche, era un modo per impedire che si giungesse a
risoluzioni estreme (moderando). Oggi si tende invece a richiamare i sediziosi nella
maggioranza degli inattivi.

CAP IV: Delle leggi che contrastano con le intenzioni del legislatore.

Vi sono leggi che il legislatore conosce così poco, che sono contrarie ai suoi scopi.

(v. pag. 291)

CAP V: CONTIN.

V pagg. 291-292

CAP VI: Che le leggi che sembrano eguali non ottengono sempre il medesimo effetto.

Ad esempio la legge che proibiva di tenere più di una certa somma di denaro con se, a
Roma fu utilissima per far circolare i soldi, In Francia, la medesima legge ebbe esiti
rovinosi.

CAP VII: CONTIN – necessità di formulare le leggi.

L'ostracismo a Siracusa ottenne l'effetto di essere utilizzato indiscriminatamente, mentre


Ad Atene, dove si cercò di valutarne i limiti, ebbe effetti ammirevoli, venendo usato sempre
solo contro una persona, con un alto numero di voti e un limite a cadenza quinquennale.

CAP VIII: Che le leggi le quali sembrano eguali non hanno sempre il medesimo motivo.
Le leggi sulle sostituzioni, fondamentalmente uguali a Roma come che in Francia, hanno
però alla loro base origini molto diverse. A Roma infatti si riteneva che morire senza eredi
fosse un disonore, e si introdusse la sostituzione volgare per evitare questa situazione.

CAP IX: Che le leggi greche e quelle Romane punivano il suicidio, senza aver lo stesso
motivo.

Ad Atene era punito il suicidio quando a causarlo era la debolezza.

A Roma era punito quando a causarlo era il rimorso per un delitto compiuto.

Ad Atene la legge sul suicidio derivava dall'etica Spartana, che considerava la debolezza
come un gran disonore.

A Roma la legge era nata per volere degli imperatori i quali, oltre a sterminare per ragioni
politiche le grandi famiglie romane volevano prevenire il suicidio dei loro componenti,
suicidio il quale avrebbe legittimamente trasmesso l'eredità ai parenti del morto,
impedendo cosi all'impero stesso di mettervi le mari sopra.

CAP X: Che le leggi che sembrano opposte derivano talvolta dal medesimo spirito.

V. pagg 295-296

CAP XI: In che modo due diverse leggi possono venir comparate.

In Francia la pena per falsa testimonianza è la morte, in Inghilterra no.

Per comparare queste due leggi occorre per prima cosa inserirle nei loro contesti rispettivi.

– In Francia è ammessa la tortura, i testimoni in giudizio possono esser prodotti


solamente da parte dell'accusa, e non si ammettono i fatti giustificativi. Occorre
quindi motivare al massimo i testimoni a dire la verità.

– In Inghilterra la tortura non si impiega e sono ammessi testimoni da entrambe le


parti e anche i fatti giustificativi. Una falsa testimonianza non può arrecare gravi
danni, e non necessita di un particolare deterrente.

CAP XII: Che le leggi le quali sembrano eguali sono talvolta realmente diverse.

Le leggi greche, come quelle attuali francesi, punivano i ricettatori con la stessa pena del
ladro. In Grecia questo era un buon principio, perché si trattava sempre di una pena
pecuniaria, ed il ricettatore era a maggior ragione in grado di corrisponderla.

In Francia questa usanza va contro lo stato delle cose, poiché il furto è punibile con la
pena capitale e questo è ingiusto nei confronti del ricettatore, il quale spesso è innocente,
e ha sempre un ruolo passivo (favorisce il furto, ma non lo pratica), ragion per cui non può
essere giudicato con la stessa severità dell'esecutore.

CAP XIII: Che non bisogna separare le leggi dall'oggetto per cui sono fatte – Delle leggi
ROM sul furto.

A Roma chi veniva sorpreso con l'oggetto di un furto presso di se (furto manifesto) veniva
condannato ad una pena fisica, chi invece veniva condannato per furto dopo aver
nascosto i beni pagava una pena pecuniaria 1.

Queste leggi erano ereditate da Sparta, dove il ladrocinio era considerato una forma
d'astuzia e lasciarsi sorprendere era più grave del furto in sé.

Questo è un esempio di leggi che sono state trasferite senza tenere conto del mutato
contesto politico e sociale, e quindi hanno perso il lor significato originario.

CAP XIV: Che non bisogna separare le leggi dalle circostanze nelle quali sono fatte.

A Roma i medici colpevoli di un'errata diagnosi potevano venir puniti con la morte o la
deportazione. In Francia questo ovviamente non avviene, perché presso i Romani
chiunque volesse poteva occuparsi di medicina, in Francia c'è un percorso di studi a
garanzia delle competenze del medico.

CAP XV: Dell'opportunità che talvolta una legge si corregga da sé.

La legge delle dodici tavole permetteva di uccidere il ladro notturno così come quello
diurno che si fosse difeso, ma esigeva che il derubato chiamasse a voce l'aiuto degli altri
cittadini. Ecco come una legge di per sé contraria alla libertà può finire per correggersi da
se.

CAP XVI: Principi da osservare nel comporre le leggi.

Un legislatore di ingegno dovrebbe seguire alcuni principi per comporre le leggi:

– Lo stile delle leggi dev'essere preciso e conciso.

– Lo stile delle leggi dev'essere semplice. Devono esprimersi per frasi dirette. “È
essenziale che le parole delle leggi risveglino nell'animo di tutti gli uomini le
medesime idee”.

– Quando una legge deve recare un sopruso bisogna in tutti i modi evitare che questo
sia valutato in denaro, il cui valore muta con il cambio.

– Quando una legge è fissata non si deve ricorrere ad espressioni vaghe. Non
devono contenere correzioni particolari, e non devono basarsi su persone o cariche
per giudicare dei fatti.

– Le leggi devono essere sottili, esse sono fatte per individui di mediocre
intelligenza2.

– Se in una legge eccezioni, modifiche o restrizioni non sono necessarie è opportuno


non aggiungercele.

– Non bisogna modificare una legge senza un motivo ben fondato.

– Quando si deve render ragione di una legge occorre che a ragione sia degna della

1 Successivamente in entrambi i casi le pene divennero pecuniarie, ma la prima era comunque il doppio della seconda.
2 A prova di scemo insomma.
legge, ovvero le leggi devono avere alla loro base una logica coerente con ciò che
esse prescrivono.

– In fatto di presunzione quella della legge è più utile di quella dell'uomo, vale a dire
che nei processi è bene che le leggi non lascino al giudice immaginare l'accaduto.

– Come le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie, così una legge che può
essere violata indebolisce la legislazione. Una legge non può ammettere clausole
ce ne violino il contenuto1.

– Le leggi devono essere concepite in modo da non andare contro la natura delle
cose.

– “Bisogna che vi sia nelle leggi un certo candore. Fatte per punire la malvagità degli
uomini, esse devono avere la più grande innocenza”.

CAP XVII: Cattiva maniera di dare delle leggi.

Gli imperatori romani promulgavano i loro editti, essi, a differenza di quanto avviene oggi,
potevano essere interrogarti da giudici o da privati e le loro risposte erano chiamate
rescritti (un po' come i decretali dei papi). Questa è una brutta usanza, perché riempie la
legislazione romana di risposte particolari, create spesso da una legge scritta male.

CAP XVIII: dei principi di uniformità.

I principi di uniformità spesso impressionano, ma in verità talvolta sarebbe meglio


ammettere la particolarità nelle leggi.

CAP XIX: Dei legislatori.

Le leggi devono sempre fare i conti con i legislatori e le loro idee e passioni personali,
Talvolta riescono a superare, ma ne restano comunque segnate, altre volte ne rimangono
proprio imbrigliate.

RIASSUNTO NECESSARIO
LIBRO TRENTESIMO

Teoria delle leggi feudali presso i Franchi nei loro rapporti con l'istituzione della monarchia.

CAP I: Delle leggi feudali.

Le leggi in questione hanno rappresentato un caso unico nella storia Europea: sono infatti
apparse dal nulla.

CAP II: Delle fonti delle leggi feudali.

1 Come si suol dire: fatta la legge, trovato l'inganno.


Cesare e Tacito sono i due autori che possono fornirci lumi sulle usanze dei Germani,
primo popolo a conquistare Roma.

CAP III: Origine del vassallaggio.

Presso i Germani esistevano dei vassalli, ma non i feudi. Infatti lo spirito dei Germani era
tale che non mancavano uomini ansiosi di mostrare le qualità in battaglia al proprio
principe1, ma non esistevano feudi, perché gli appezzamenti di terra erano concessi
arbitrariamente e mai in maniera duratura.

CAP IV: CONTIN.

Gli uomini che seguivano il re erano lodati dal popolo, e coperti di vergogna se venivano
meno alle promesse fatte.

(v.pag. 314).

CAP V: Della conquista dei Franchi.

Non è vero che quando i FR conquistarono la Gallia intesero farne dei feudi.

Non è quindi vero che i barbari stabilirono regole generali per introdurre ovunque la servitù
della gleba, se così fosse stato, data la natura amovibile dei feudi, il sovrano non avrebbe
avuto un potere stabile.

CAP VI: Dei Goti, dei Burgundi e di Franchino.

Le Gallie furono invase da popoli germanici: I Visigoti occuparono la Gallia Narbonense e


il mezzogiorno, i Burgundi la parte orientale, e i Franchi il resto.

Questi barbari non conservarono nelle loro conquiste le usanze dei loro paesi, perché i
nuovi popoli non avrebbero facilmente mutato le loro.

CAP VII: Differenti maniere di spartire le terre.

-occorre stabilire una distinzione riguardo alla spartizione delle terre dei Romani fra
Burgundi e Visigoti da un lato, e Franchi (in Italia) e Vandali (in Africa) dall'altra: i primi
stipularono accordi con i Romani per suddividersi i terreni, i secondi si limitarono a far loro
ciò che volevano.

CAP VIII: CONTIN.

Sia i Burgundi che i Franchi ebbero una certa moderazione nel pendere possesso delle
terre dei ROMM, prendendo solo quanto era loro necessario.

CAP IX: Giusta applicazione della legge dei Burgundi e quella dei Visigoti sulla spartizione
delle terre.

Le spartizioni avvennero con lo spirito di comprendere e necessità di entrambi i popoli. I


Burgundi ebbero i due terzi delle terre, e un terzo degli schiavi, poiché a loro servivano più

1 Tacito li chiama Compagni.


terreni (data la loro natura di pastori) e pochi schiavi, mentre ai Romani tutto l'opposto.

Inoltre ai Burgundi fu data la maggior parte dei terreni da dissodare, poiché erano
compatibili con la loro natura di cacciatori e pastori, mentre ai romani fu lasciata la parte
già coltivata.

CAP X: Delle servitù.

Le leggi dei Burgundi ci dimostrano che già al tempo esisteva una servitù della gleba.
Tuttavia è generalmente dimostrato che i ROMM non erano costretti in schiavitù da un
qualche regolamento particolare, ma erano anch'essi uomini liberi.

CAP XI: CONTIN.

L'incredibile aumento della servitù fra la prima e la terza razza ha fatto si che si
ipotizzasse una legge generale sulla servitù.

Il diritto delle genti antico faceva si che si derubasse tutto ai vinti in tempo di pace, ma si
restituisse tutto in tempo di guerra.

L'estensione della servitù si può far risalire al gran numero di guerre civili che si sono
avute in Francia, nei secoli.

CAP XII: Che le terre della spartizione dei non pagano tributo.

I Barbari no pagavano tributi sulle terre poiché erano un popolo abituato a seguire il loro
signore solo per la prospettiva di un bottino, non perché erano legati a lui da tributi (v.
pagg 325-329)

CAP XIII: Quali erano le imposte dei ROM e dei Galli al tempo della monarchia dei
Franchi.

I Romani e i Galli vinti dai Franchi inizialmente continuarono a pagare le imposte dei ROM,
ma ne furono successivamente esentati, e i tributi furono tramutati in servizio militare.

(v. pagg. 329-332)

CAP XIV: Di ciò che veniva chiamato census.

“Quando i barbari uscirono dai loro paesi vollero redigerne per scritto le usanze, ma
poiché incontrarono molte difficoltà […] queste leggi furono stese in latino”

Tra le parole che si incontrano in queste stesure ci sono fredum (vedremo più avanti),
census e tributum, queste ultime usate spesso in maniera arbitraria, e si è creduto che con
census si indicasse il censo romano, e che quindi i barbari si fossero limitati
all'applicazione pedissequa delle leggi dei ROMM.

CAP XIV: Che ciò che veniva chiamato census veniva levato solo sui servi, e non sugli
uomini liberi.

Il re, gli ecclesiastici e i signori levavano tributi periodici ai propri servi, tali tributi erano
chiamati appunto census, e avevano natura economica ma non fiscale, di canoni privati e
non di imposte pubbliche.

Per i dettagli che provano che il census era preteso solo dagli schiavi cfr. pagg 334-336.

Si sa anche che non esisteva più un censo unico sotto la monarchia.

“Bisogna dunque abbandonare l'idea di un censo generale e universale, derivato dal


sistema amministrativo dei ROMM […]. Ciò che durante la monarchia francese si soleva
chiamare censo, indipendentemente dall'abuso che si è fatto di questa parola, era un
diritto particolare imposto dai padroni ai servi.”

CAP XVI: Dei fedeli o vassalli

Abbiamo già visto che presso i barbari esistevano dei fedeli che seguivano il principe in
battaglia. Essi sono stati via via chiamati compagni, fedeli, antrustioni ed infine vassalli.

Nelle leggi Saliche e Ripuarie si trovano ben pochi riferimenti agli antrustioni, questo
perché i loro diritti erano più politici che civili, essendo una categoria nata dal prestigio
militare.

I beni loro riservati furono chiamati beni, fiscali, benefici, onori e feudi a seconda dei casi.

Troviamo numerose dimostrazioni1 del fatto che i feudi fossero inizialmente amovibili,
sembra che in un primo tempo i signori potessero riassegnarli a loro piacimento, che
successivamente li concedessero per un ano ed infine a vita.

CAP XVII: Del servizio militare degli uomini liberi.

Due categorie erano tenute a prestare servizio militare: i vassalli o valvassori, e gli uomini
liberi.

Questi ultimi erano coloro i quali non avevano feudi né benefici, e non erano sottoposti alla
servitù della gleba.

Le terre degli uomini liberi erano dette terre allodiali.

I conti guidavano gli uomini liberi alla guerra, essi avevan odegli ufficiali detti vicari ai loro
ordini e altri detti centenari.

I fedeli portavano i loro vassalli e valvassori, e lo stesso faceva il clero.

Quando il clero smise di andare in guerra le sue truppe furono guidate da un fedele
nomiato dal re.

I Fedeli erano guidati dal re in persona.

Esistevano quindi tre milizie: Quella dei fedeli del re, quella dei vescovi e degli altri
ecclesiastici e dei loro vassalli, e quella del conte a capo degli uomini liberi.

CAP XVIII: Del doppio servizio.

1 V pag 339