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Lezione STORIA DELLA MEDICINA

21/11/2018
a cura di Paola Rizzo e Miriana Melodia

Argomenti trattati: Basso medioevo, scuola medica Salernitana, dal medioevo al rinascimento, nascita degli
ospedali

1. BASSO MEDIOEVO (1000-1492 d.C):

Durante il Basso Medioevo l’Europa vede un periodo di rinascita dal punto di vista politico e culturale.
Infatti ricominciano ad esistere scuole “mediche”, che di fatto non producono conoscenza nuova (cosa che
non avverrà fino al ‘500-‘600 con il metodo sperimentale), ma di scuole che tentano di elaborare un
pensiero nuovo.
A partire dal 1100 cominciano a nascere i primi stati nazionali con la monarchia inglese, spagnola e
francese.
In particolare la monarchia spagnola avrà un ruolo importante perché ricaccerà gli arabi dalla Spagna.
Quest’ultima è infatti l’unica regione che viene conquistata quasi interamente dagli arabi. La loro avanzata
viene però fermata da Carlo Martello a Poitiers. Riuscirono a farli arretrare fino a relegarli in una piccola
parte della Spagna, che è quella corrispondente all’attuale Andalusia, ed in particolare in due città: Granada
e Toledo.
L’influenza araba è di grande importanza per la storia della medicina, gli arabi infatti riprendono una grande
parte di classici della medicina greca e romana così da permettere la memoria di questi testi, che
ritorneranno in Europa anche grazie agli arabi.

SCUOLA MEDICA SALERNITANA:


La più importante scuola medica del Basso Medioevo, nasce a Salerno intorno all’anno 1000.
Nasce in questa città per una serie di motivi geografici, Salerno era infatti una località rinomata per le
proprietà benefiche del suo clima.
Si riconoscono due differenti fasi:
➢ Una prima fase: PRESCOLASTICA, è una scuola prettamente pratica. Non vi è nessuno studio di testi
antichi. Vi sono solo diversi magistri (maestri) che insegnano una tecnica medica ai propri allievi. Questo
avviene perché è presente il mercato, molta gente andava a Salerno perché riteneva che con il clima ci si
curasse meglio, allora vi era richiesta di medici che venivano formati in questa struttura in modo
prettamente pratico.

➢ In seguito la fase SCOLASTICA: fase di maggiore fioritura.


Nel mondo medioevale con il termine scola si intendeva: istituzione di alta formazione.

A Salerno diventa arcivescovo Alfano, un monaco che veniva da Montecassino che acquisisce un ruolo di
grande prestigio ed ha un importante ruolo politico.
È in grado di riorganizzare la scuola di Salerno sul modello di quelle università che in quel periodo stavano
iniziando a nascere.
Decise infatti di far studiare anche i testi del mondo classico. La modalità di studio della medicina diventa la
stessa delle grandi università dove i grandi classici venivano commentati, studiati e tradotti. La scola di
Salerno però non diventerà mai un’università.
Rimane inoltre in parte un’impronta tecnica dell’insegnamento pratico della medicina, che in molte
università non esiste affatto, non esiste alcun contatto con il pz, ma per lo più nella fase scolastica è un
luogo in cui si insegna ciò che si potrebbe definire “la filosofia delle medicina”, perché si insegna Ippocrate,
Galeno ed Avicenna.

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A Salerno arrivano inoltre molti maestri della medicina araba, tramite il contatto con Granada e Toledo.
Quindi una parte della medicina araba arriva in Europa grazie a questa scola.

Ciò che fa comprendere il cambiamento da scuola di medicina tecnica a scuola di medicina teorica è la
presenza di un commentario, cioè un testo che raccoglie diversi testi classici commentati. Una raccolta di
commenti, spiegazioni su come tradurre, interpretare insegnamenti di Ippocrate e Galeno.
Questo sottolinea come lo studio medico era: partire sempre dai testi medici classici, giustificarli,
comprenderli e tradurli.

Nascita delle facoltà di medicina


In questo stesso periodo nascono le prime facoltà di medicina nelle università. Intorno al 1460 nasce quella
di Bologna, la facoltà medica più antica.
L’insegnamento si basa sempre su letture dei testi classici, il docente prende il nome di lettore ( ha il ruolo
di leggere, tradurre e commentare i testi classici della letteratura medica). Basti pensare che per conseguire
una laurea in medicina era necessario avere già conseguito la laurea di 4 anni in filosofia. Perché la
medicina era una sorta di branca o di specializzazione della filosofia, una sorta di speculazione teorica sui
fenomeni biologici.

Oltre a Bologna, si insegna medicina a Parigi, una delle più tradizionali roccaforti del galenismo; e
Montpellier, che si distingue perché aveva un minimo di insegnamento pratico oltre che teorico ed era
presente una corsia nell’università che poteva essere frequentata dagli studenti.

Il medico che si laurea all’università, consegue il titolo di doctus atque peritus che lo distingue dal medico
praticante.
Vi erano infatti due grandi categorie, da un lato i medici laureati, che andavano a domicilio a fare le visite ai
ricchi (questo perché non vi erano strumentazioni). I poveri invece, si facevano curare da medici che si
erano formati in maniera pratica in bottega, una medicina puramente tecnica. Nessuna delle due era
minimamente efficace, la sola differenza stava nel fatto che una era una formazione filosofica, l’altra
strettamente pratica.
Era semplicemente una questione di mercato: si supponeva che i medici laureati fossero migliori degli altri,
comunque sia ogni medico per esercitare la professione, sia che fosse laureato che non lo fosse, doveva
avere un’autorizzazione (una sorta di abilitazione) da parte dello stato. Nominalmente serviva per
controllare i ciarlatani ma in realtà aveva anche un tornaconto economico, oltre che di controllo.
Lo stato doveva avere controllo e polso di tutto ciò che avveniva all’interno del regno e quindi doveva
controllare e riscuotere pagamenti da chi esercitasse la medicina.

Riguardo la Scuola medica salernitana i nomi da fare sarebbero tantissimi: interessante è il nome di un
medico donna Trotula. In realtà non si sa se sia davvero esistita, o se di fatto sotto questo nome siano
riuniti i trattati di 7 donne salernitane. Infatti Trotula potrebbe derivare dal latino “tracta” cioè riunite.
Il trattato di Trotula è il “De passionibus mulierum ante in et post partum” ed il dato interessante è che si
occupasse del parto, in quanto era stato competenza esclusiva delle levatrici.
Le Levatrici comunque continueranno ad essere presenti, perché la medicina nei secoli successivi trascurò
nuovamente l’ostetricia, per riprenderla solo più tardi e comunque le levatrici continueranno a coesistere
con ginecologi ed ostetrici per lungo tempo.
Lo status della ginecologia e dell’ostetricia è uno dei primi ambiti che diventa specialità a se stante rispetto
al resto della medicina.

Il paradosso di questi anni è che le università si moltiplicano, si diffondo, fiorisce l’arte della filosofia
medica, ma di fatto le università non sono delle officine del sapere, non si produce alcuna conoscenza.
L’unico obiettivo delle facoltà mediche era quello di studiare ed elaborare i testi classici, senza alcun
contatto con il malato.
I medici che si formavano nell’università salvo rari casi, non vedevano malati fino a quando dopo la laurea
andavano ad esercitare la loro professione nelle case dei ricchi.

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D’altra parte gli ospedali non erano delle fabbriche di salute, infatti lo scopo dell’ospedale non era di curare
i malati, ma di accogliere e assistere per una questione di ordine pubblico.
L’incontro tra malato e physici avveniva o nella bottega del medico praticante o a casa dei ricchi, ma non in
ospedale.

2.DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO:

La situazione comincia a trasformarsi nel passaggio tra Medioevo e Rinascimento (tra il 1300 ed il 1400 dC).
Cambia qualcosa in termini concettuali: per poter avvenire un cambiamento bisogna sganciarsi dal
“principio di autorità” cioè dall’idea che non si possa dire qualcosa di contrario ai classici nell’ambito della
medicina, ma non soltanto perché era un grave atto di insubordinazione religiosa (eresia) e politica.
Politica perché lo Stato in età medievale controllava e gestiva il proprio potere sulla base del fatto che il
sovrano aveva ricevuto un’investitura divina.
La religione rappresentava uno strumento di controllo anche per lo Stato. A dimostrazione di questo non
esisteva solo il tribunale dell’inquisizione della Santa Sede, ma ve ne era uno anche dello Stato (ad esempio
per il regno di Sicilia era a Palazzo Steri.)
Il punto è che il controllo delle devianze, uniformare le conoscenze, far si che tutti credessero nelle stesse
cose era un efficiente modo per controllare.
Quindi andare contro quella parte del mondo classico che la chiesa aveva fatto sua ed aveva deciso che era
il corpus di conoscenza accettato ed accettabile era qualcosa di estremamente rischioso.

Il cambiamento si ha grazie a due pensatori che non sono medici, infatti è un problema metodologico ben
più ampio: Alberto Magno e Ruggero Bacone. (Siamo in realtà negli anni 1200.)

Alberto Magno in particolare, propone di rivalutare l’opera di Aristotele, la fonte principale


dell’enciclopedia della conoscenza. Sosteneva che fosse un’autorità che andava studiata ed approfondita,
ma che andava anche confutata. Doveva essere confutata nel caso fosse in contrasto con ciò che si vedeva
attraverso l’esperienza, experimentum .
Alla luce di una razionalità che opera in modo analitico, bisogna rifiutare quella parte delle conoscenze che
Aristotele ha fornito, senza trovare modi per adattarlo o giustificarlo.

Bacone ritiene che la prima forma di conoscenza nell’ambito delle scienze della natura non è la filosofia ma
la matematica.

Coordinate dal punto di vista della filosofia della conoscenza:


1. autonomia della conoscenza dalla teologia,
2. fondazione speculativo-sperimentale (l’importanza dell’aspetto dell’esperienza).

Dunque la medicina tra il 200 e 300 si avviava lungo la strada che porterà verso la conoscenza teorica e la
pratica del malato. Nella conoscenza teorica si iniziano a mettere in discussione i classici.
Il segno più chiaro della trasformazione avvenne nel 1215 a Bologna.
Mondino De Liuzzi , un docente di anatomia portò per la prima volta un cadavere di una donna per
praticare una dissezione durante la lettura del testo di anatomia.
Il lettore però durante la lezione si trovava su uno scranno seduto in alto e leggeva e parlava agli studenti in
latino. A praticare la dissezione erano invece i chirurghi, praticanti senza nessuna formazione teorica, che
presumibilmente non conosceva nemmeno il latino. Ciò per dire che anche qualora ci fossero state delle
totali incongruenze tra quello che leggeva il lettore e quello che si osservava durante la dissezione nessuno
se ne sarebbe accorto.

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3. STORIA DELL’ASSISTENZA SANITARIA: LA NASCITA DEGLI OSPEDALI

Gli ospedali nascono in Occidente durante il Medioevo.

Valetudinaria
Le uniche testimonianze più antiche che si hanno sono tracce archeologiche di VALETUDINARIA (ospedali
da campo per feriti di guerra per assistere in urgenza i feriti), strutture di età romana imperiale.
Si trovano tali tracce archeologiche perché erano strutture in pietra, in quanto in età antica le campagne
militari avevano durata pluriennale, se non addirittura decennale. Gli accampamenti, inizialmente costruiti
come strutture precarie, si trasformavano in strutture in pietra, tanto che alcune città italiane (soprattutto
in Nord Italia) hanno una struttura che è quella del castrum romano, con due assi perpendicolari, che erano
quelli sul quale si sviluppava l’accampamento.

Ideologia del cristianesimo alla base della nascita degli ospedali


Gli ospedali invece per come li si studiano nella concezione storica, nascono nel Medioevo, in particolare
grazie al ruolo del cristianesimo, per due concetti chiave:
- Il Malato che è concepito come un tutto unico di anima e corpo
- L’Idea dell’accoglienza, assistenza, ospitalità

La malattia in età medievale, era vista come un segno di una giusta punizione di Dio, contro la quale l’uomo
poteva fare poco, e solo dio aveva la parola finale. Era inoltre l’occasione per espiare i propri peccati.
Il cristianesimo medievale ha questa caratteristica ricorrente: l’idea della penitenza del corpo, della
mortificazione del corpo come meccanismo di espiazione.

In questo tipo di idea di malattia e di salute, dovuta anche all’incapacità effettiva di curare, Cristo era visto
l’unico medico, che era in grado di guarire il malato, l’uomo poteva solo assistere (ab sistere: stare seduti
accanto).

Il cristianesimo nel basso medioevo si presenta come la religione dei poveri, l’ideologia di fondamento di un
concetto che già esisteva nell’epoca latina ed è quello di HOSPITALITAS dal latino hospes significa “ospite”
nel senso di colui che riceve ed accoglie (ospite come padrone di casa). Era un valore che nel mondo latino
era estremamente importante, essere bravi padroni di casa.
Il cristianesimo medievale sovrappone a questa idea dell’accoglienza ospitale il concetto di carità ed
attenzione ai poveri. L’unione di questi due concetti è esattamente l’essenza del perché nascano gli
ospedali in termine ideologici.
Poi vi sono anche questioni pratiche come la gestione di una massa di poveri e diseredati da parte di
un’istituzione che era l’unica in piedi in quel momento: la Chiesa.

L’ospedale in occidente nasce dallo xenodochio orientale.


Le prime strutture ospedaliere in oriente erano:
- Foresteria o xenodokeion®: luogo in cui si accoglievano i forestieri o viandanti (in viaggio verso un qualche
luogo),
- Infermeria o nosokomeion (nosos =malati)®: era un luogo dove assistere i malati, gli infermi.

La struttura ospedaliera in oriente era chiamata Xenodochio, questo concetto si trasferisce in occidente e
subisce alcune variazioni, soprattutto perché negli ospedali occidentali si accoglie in maniera assolutamente
indifferenziata:
- viandanti (perché in età Medievale era estremamente sviluppata l’idea del pellegrinaggio verso Roma,
Gerusalemme e Santiago de Compostela ). Esattamente lungo le vie attraverso cui si spostavano i pellegrini,
si formarono gli ospedali.

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- Bambini senza famiglia: se in sovrannumero venivano messi in brefotrofio.
- Anziani senza risorse: nel caso fossero troppi venivano messi in una struttura apposita.
- Infirmi: tutti quelli che soffrivano di condizione invalidante. Una categoria estremamente ampia, in più è
un concetto che si sovrapponeva all’idea di “pauper” povero.

Quindi negli xenodochi venivano ospitate tutte quelle persone che si trovavano in una condizione di
bisogno e di assistenza in termini di carità cristiana.
Erano inoltre delle masse da gestire, che soprattutto nelle grandi città erano fonti di disordini, di ribellioni,
di furti e di malattie.

Ospedali tra l’8 ed il 9 sec dC:


Nel periodo dell’800 dC le strutture statali erano deboli e frammentate, l’unico potere forte e capillare in
grado di gestire il compito di ordine pubblico era la chiesa. Era infatti diffusa dappertutto, aveva una sua
gerarchia, era stabile nonostante i cambiamenti politici che vi erano in corso, e dunque era una struttura
perfetta per assumersi questo compito.

Dunque le strutture ospedaliere in occidente si organizzano:


- In città accanto alla casa dei vescovi (la massima autorità religiosa nelle città),
- nelle campagne accanto alle abazie dei monasteri.

È evidente dunque il legame stretto con il monachesimo, perché le strutture più diffuse erano nei
monasteri e gli ospedali erano infatti gestiti dall’ordine dei benedettini (uno dei più antichi e allora potenti).

Hospitale dei benedettini:


All’interno dei monasteri nel 9 sec dC, vi era:
- un infirmarium: un‘infermeria che aveva una sala di degenza per i malati gravi,
- un giardino di piante medicinale ( i preparati dalle piante sono gli unici farmaci disponibili fino all’1800
quando iniziano i processi di sintesi chimica).
- Un locale in cui si praticavano clisteri e salassi: erano le pratiche più frequenti di cura e derivavano dalla
teoria dagli umori di ippocrate,
- Un armadio in cui venivano conservati i testi di medicina e i medicinali semplici.

La storia dell’ordine benedettino è legata alla storia degli ospedali.


Nel 1200 avvenne un problema politico che incise notevolmente, infatti il Papa aveva interesse a togliere
potere ai benedettini che era diventato un ordine troppo potente, ed a darlo a nuovi ordini monastici in
particolare ai francescani.
Quindi con l’idea presunta o reale che la regola benedettina si fosse distaccata dall’ideale originario di ora
et labora e si fosse dedicata ad interessi mondani di altro genere come la medicina, che non doveva far
parte delle sue competenze, il papato tolse ai benedettini la possibilità di curare i malati e la gestione degli
ospedali nel monastero.

Gestione degli ospedali dopo i benedettini:


La gestione passò soprattutto ai laici, non religiosi che fondavano gli ospedali tramite lasciti di famiglie
ricche. Questi lasciti avvenivano per espiare la colpa di essere ricchi.
Materialmente veniva gestito da ordini religiosi cavallereschi ( come i cavalieri di malta), da canonici
agostiniani o da confraternite religiose; quindi da strutture parareligiose ma non più dai monaci.

Alla fine del basso medioevo ogni città importante in Europa possedeva almeno un ospedale.

Creazione degli ospedali civili:


A partire dal 13°-14° secolo, gli Stati riacquistarono potere e ciò permise loro di riprendere in mano la
gestione di quella che dovrebbe essere prerogativa dello stato: gli ospedali. Quindi vennero fondati gli
ospedali civili.

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Il passaggio non è comunque così netto, vi erano anche ospedali civili con gestione sia laica che religiosa,
l’importanza di intervento divino, era comunque alla base dello stato civile: era uno stato che non rifiutava
l’importanza della religione cristiana.

Nel 1300 il prototipo di struttura era sempre quello creato dai cavalieri di malta: una struttura a due piani
in cui al piano terra vi era la chiesa, ed al primo piano un’enorme corsia unica dove stavano i “malati”.

Dentro questi ospedali non vi erano medici, in quanto non erano ancora strutture che avevano lo scopo di
curare, ma di assistenza caritatevole. Non era in nessun modo previsto che vi fossero medici al loro interno,
vi era un personale laico religioso, ma senza nessuna preparazione specifica.

Peste 1347-1350
Mentre nel 1300 con Alberto Magno e Bacone si cominciava a demolire il principio dell’autorità e questo
implicava che a breve le università avrebbero smesso di insegnare soltanto sulla base del mondo classico,
allo stesso modo, gli ospedali cominciavano ad avviarsi verso un percorso che li avrebbe portati verso
l’unione con i medici, l’unione quindi tra pratica clinica e teoria. Tutto questo processo di avvicinamento
però, venne bloccato da un fenomeno totalmente esterno: la peste nera.
Tra il 1347 ed il 1350 la peste nera sterminò 1/3 della popolazione europea, con un’incidenza ovviamente
diversa tra città ed e campagna.

Concetto di peste ed epidemia:


Epidemia viene dal greco ed è una malattia infettiva a larga o larghissima scala demografica.
Le epidemie più diffuse nel mondo Medievale erano definite “peste”, ma con il termine peste si definivano
per lo meno due patologie completamente diverse: la peste bubbonica ed il tifo petecchiale.

Gli antichi attribuivano alla peste le seguenti cause:


- Casualità divina,
- Tragico evento naturale non prevedibile,
- Teoria contagionista.
La giusta intuizione sul meccanismo della peste ed in generale sulle epidemie la ebbe Lucrezio (poeta latino
epicureo) che parlava nel “de rerum natura” di atomi di materia biologica capaci di accelerare la morte.
Dopo Lucrezio la teoria contagionista fu propugnata nel 1500 da Fra Castoro ed a Palermo da Gianfilippo
Ingrassia.
Non era una teoria molto in voga, infatti la maggior parte dei medici e dei pensatori riteneva che la teoria
più probabile fosse quella miasmatica cioè che nell’aria ci fossero delle sostanze che generavano qualcosa
di maligno che determinava la malattia.

Di fronte al flagello della peste, la medicina non si dimostrò in grado di comprendere o di dare una
soluzione, tra l’altro gli ospedali non furono in grado di gestire una quantità di malati così grande.
Quindi le due realtà dell’università medica e degli ospedali che stavano per evolversi entrarono in crisi.
Tale evento tolse qualsiasi credibilità alla medicina e agli ospedali e si fecero degli enormi passi indietro nel
processo di laicizzazione della medicina. La risposta a questo evento che scatenò terrore fu infatti
irrazionale e verso la religione.

(La prof cita una serie di slide che trattano le caratteristiche della lebbra e della peste nei lazzaretti ed
invita, se si vuole a leggere tale curiosità dalle slide).

Uffici di sanità
La crisi è un momento di rottura ma anche di trasformazione, per esempio la diminuzione della demografia
favorì una grande rinascita dal punto di vista economico.

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Fu anche un’occasione di crescita per la medicina: per la creazione degli uffici di sanità o magistratura di
sanità.
In Italia, e poi nel resto dell’Europa si formarono queste importanti istituzioni deputate esclusivamente alla
gestione della salute pubblica. Fu qualcosa di assolutamente innovativo, perché non si era ancora affermata
in nessun modo la teoria contagionista, furono messe in atto delle misure straordinarie partendo
dall’assunto che la peste fosse contagiosa; si adoperarono una serie di misure straordinarie per limitare il
contagio come:
- Creazione di cordono sanitari intorno alle zone dove si era diffuso il contagio,
- Utilizzo di patenti di sanità (come un certificato di sanità) per andar via dalle zone di quarantena,
- Controllo e messa in quarantena delle navi: fu essenziale perché la maggior parte delle epidemie di peste
in Europa avveniva attraverso le navi ed in particolare attraverso i topi trasportati nelle stive delle navi
(questo è il motivo per cui vi sono i tondelli nelle cime delle navi per evitare che possano salire o scendere i
topi).

Con un criterio empirico non sempre esatto (come quello di “affumicare” indumenti e stoffe), gli uffici di
sanità ebbero una funzione importante e rimasero in piedi anche quando l’emergenza della peste cessò. Si
strutturarono in maniera definitiva occupandosi non soltanto di questioni di igiene pubblica: controllavano
l’annona (approvvigionamenti delle città), le meretrici, i vagabondi, l’immondizia. Tutto ciò che con
l’esperienza e la razionalità anche se non si avevano le conoscenze, poteva essere una potenziale forma di
pericolo e di contagio.

OSPEDALI RINASCIMENTALI
Tra il 1400 e il 1500 gli ospedali cambiarono radicalmente il loro obiettivo, diventando i luoghi in cui curare
le persone.
Si trasformarono anche dal punto di vista architettonico diventando una struttura a 4 bracci, a croce greca,
con al centro un altare per ricordare sempre il fatto che l’intervento divino era necessario per la
guarigione. Acquisirono una divisione rudimentale in malattie di competenza della medicina interna e
malattie definite “esterne” che erano di competenza della chirurgia.
Durante il Rinascimento quindi si vide l’ingresso prima dei chirurghi e poi dei medici negli ospedali con
l’obiettivo di curare i malati.

Nel 1400 si affermò un'altra riforma, anche essa italiana, in area padana in cui si strutturavano gli ospedali
in due grandi categorie:
- Ospedale maggiore: si trovava all’interno delle città, accoglieva i malati acuti (la cui malattia poteva
risolversi rapidamente o con la morte o con la guarigione).
- un sistema di ospedali satelliti minori: si trovavano fuori dalle mura delle città, erano cronicari:
accoglievano cioé i lungodegenti. Erano destinati a categorie di pz diversi, vi era l’ospedale che ad esempio
accoglieva malati psichiatrici e/o pz con malattie dermatologiche e/o veneree che spesso venivano
associate.

L’idea di tale riforma era dunque quella di distribuire i malati per rendere più efficienti gli ospedali.
Gli ospedali grandi non dovevano essere affollati con malati cronici, ma dovevano accogliere gli acuti; gli
ospedali minori erano in pratica degli hospice, luoghi di lunghissima degenza o comunque luoghi di
accompagnamento alla morte.
Con l’ospedale rinascimentale, sulla base del fatto che l’idea era quella di curare non si accolsero più in
maniera indistinta malati e poveri insieme. Ma ciò non significò che i poveri vennero rapidamente eliminati
dalle strutture ospedaliere. Essi vi rimarranno fino al 1700 avanzato, sia perché spesso la distinzione delle
malattie non era così ovvia sia perché non vi erano strutture dedicate ai poveri.

OSPEDALI DEL 1700


Il 1700 fu dunque il momento in cui si concluse questo iter di nascita e di formazione degli ospedali.
L’ospedale della fine del 1700 assunse le caratteristiche che hanno gli ospedali moderni.

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Nel 1700 prendendo spunto da una tendenza tipica di quell’epoca che era quella della classificazione
nosografica molto dettagliata, vi furono molti medici clinici che nel 1700 cominciarono a classificare le
malattie. Tale classificazione venne fatta sulla base della sintomatologia a causa del fatto che non esisteva
ancora il concetto di eziologia.
Questa idea di sistematizzazione influì molto anche sulle strutture degli ospedali che cominciarono ad
organizzarsi in reparti con corsie.

Si conclude così la storia degli ospedali, si avrà poi una crescita in termini di cura, ma non in termini di
organizzazione degli ospedali che rimarrà sela stessa.