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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.

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DIZIONARIO DEL RESTAURO


TECNICHE DIAGNOSTICA CONSERVAZIONE

a cura di
Cristina Giannini

testi di Cristina Giannini, Roberta Roani, Marcello Picollo,


Giancarlo Lanterna, Deodato Tapete

presentazione di Giorgio Bonsanti

NARDINI EDITORE

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CRISTINA GIANNINI, laureata a Firenze in Storia dell’Arte, svolge studi di storia del restauro
e del collezionismo. È titolare dell’insegnamento di Storia delle Tecniche Artistiche e di
Storia del Restauro presso il II Ateneo di Napoli.
ROBERTA ROANI, laureata in Storia dell’Arte a Firenze e specialista di storia del restauro e
della statuaria antica, è titolare dell’insegnamento di Teoria e Storia del Restauro nel
Corso di Laurea in Storia e Tutela dei Beni Archeologici, Artistici e Storici dell’Università
degli Studi di Firenze.
GIANCARLO LANTERNA, laureato a Firenze in Chimica, è Direttore del Laboratorio di Chimica
1 dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze; si occupa di diagnostica e analisi applicate
alle opere d’arte, ricerca e sviluppo di materiali e metodologie di restauro. È membro
della commissione di normativa europea CEN/TC346/WG2 e partecipa a progetti europei
e italiani.
MARCELLO PICOLLO, laureato in Geologia presso l’Università degli Studi di Firenze, ha
iniziato la sua attività di ricerca nel campo diagnostico per la conservazione delle opere
d’arte nel 1991. Dal 2001 è ricercatore presso l’Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”
del CNR.
DEODATO TAPETE, scienziato per la conservazione dei Beni Culturali, dottorando in Scienze
della Terra presso l’Università degli Studi di Firenze, partecipa a progetti internazionali
relativi alla conservazione e al restauro di siti archeologici e monumentali.

ISBN 9788840441894

Copertina di Maria Adele Trande


su progetto originale di Andrea Biancalani
Impaginazione Maria Adele Trande
Segreteria redazionale Marco Zucchini

© 2010 – Nardini Editore - Firenze


www.nardinieditore.it
info@nardinieditore.it

In copertina: Museo Episcopale di Vic, frontale ligneo privo della policromia.

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PRESENTAZIONE DELLA NUOVA EDIZIONE

G ià nella presentazione della precedente edizione di questo Dizionario avvertivo che


quel libro, lungi da qualificarsi unicamente come oggetto di riferimento cui attingere
saltuariamente per soddisfare una curiosità specifica o riceverne un’informazione mirata,
poteva diventare un “livre de chevet” da maneggiare come un romanzo. In effetti, tutti
sanno che il libro migliore da portare seco in un’isola deserta è l’elenco del telefono, come
quello che scatena l’immaginazione e sollecita un inoltro verso percorsi inimmaginati. La
stessa funzione è rivestita da un Dizionario; ove si corre il rischio di addentrarsi e non
uscire più, rimanendo inviluppati in eterno entro un labirinto invincibile. Nessun altro
testo quanto un Dizionario ci mostra quanto e come la definizione, ossia la reductio ad
unum di un concetto articolato, sia il risultato finale di un lavoro spaventosamente
allargato. Ogni definizione così rimanda a mille e mille altre, e corre impazzita qua e là
lungo le maglie di una rete che si amplia a dismisura e della quale non si intravede la
fine. Se solo Wikipedia offrisse una maggiore affidabilità (ma la criticità non sta nel
servizio, sta in come lo si utilizza) si potrebbe additarla a modello per un Dizionario,
perché se esiste un’opera aperta di default (manteniamo la terminologia informatica)
questa è proprio il libro cui ognuno si sentirebbe di aggiungere, precisare, modificare
qualcosa. Il lettore sappia che qui dentro troverà risposte per i suoi interrogativi, ma
soprattutto stimoli per rivolgersene altri; e non dica che non l’avevamo avvertito.

Agosto 2010
GIORGIO BONSANTI
già Ordinario di Storia e Tecnica del Restauro
alle Università di Torino e Firenze

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PRESENTAZIONE*
(edizione 2000)

D a piccoli, credevamo che un Dizionario si confezionasse immaginando di seguito tutte le parole


che cominciano con la A, poi quelle con la B, e così via. Dopo, abbiamo constatato che un Di-
zionario è un simbolo dell’Universo, perché contiene tutto e il suo contrario, la precisione e l’appros-
simazione, la pedanteria e l’immaginazione al potere (certo, anche questa). È un concentrato di
contestualizzazioni, di storicità (il Dizionario interviene orizzontalmente su un processo precaria-
mente in atto antico quanto le lingue), di equilibrio fra il molto e il poco conosciuto, fra l’assestato
e il provvisorio. È l’antidoto migliore che abbiamo inventato contro la Torre di Babele, un po’ vince
lei e un po’ vinciamo noi. È un caso in cui conta comunque lo sforzo più del risultato, perché il ri-
sultato è effimero al cospetto dell’eternità, ma a quel momento ciò che ci serve e di cui faremo pa-
rassitariamente uso è proprio lo sforzo, l’impegno a confezionare e produrre. È un atto in cui l’autore,
o gli autori, esprimono un’ambiziosa professione d’umiltà; fuori dell’ossimoro, pensare di essere così
umili è atto di orgoglio, gli autori si sforzano di annichilirsi, ma il bello è proprio che non ci riescono.
Infine, si rivolgono ad un pubblico che non esiste, perché non sono miscelabili, tanto da stringerli
in unità, pubblici tanto diversi.
Perché diversi? Perché questo Dizionario del restauro rispecchia ovviamente il restauro, un’attività
composita, recente per certi aspetti e antica per altri, sempre in evoluzione, sempre nuova su una
base antica, che richiede competenze specifiche in troppi settori diversi, che fa comunque appello
insieme al rigore scientifico come a quella subdola faina che è il gusto. Si gustava nel Settecento,
si è gustato nell’Ottocento, si gusta ancor oggi; ma si tratta ovviamente di una sagra del personalismo
e dell’individualità, dell’arbitrario e del soggettivo. Chi licenzia un Dizionario, sa già che molti lettori
lo riporranno insoddisfatti; ognuno avrebbe voluto una confezione su misura, per il suo grado di co-
noscenze, per le sue esigenze particolari, e invece c’è da inventarsi quel lettore medio che non esiste
se non come ipotesi astratta, araba fenice, come scommessa perduta. Ognuno avrebbe da aggiungere,
correggere, modificare, ridurre; e non è infrequente che un Dizionario, ovviamente oggetto di riferi-
mento, mero strumento saltuario, divenga invece “livre de chevet”, e lo si prenda in mano per una
consultazione particolare che risponda ad una curiosità di un momento, per continuare però a scor-
rerlo avanti e indietro, e infine lo si cominci davvero dalla A fino alla Z, lo si tratti insomma come
un’opera di narrativa, un romanzo, o un saggio che va seguito nel proprio sviluppo di ragionamento.
Molto apprezzamento dunque per le Autrici, e onori sinceri. Auguro nuove edizioni cui far con-
fluire le osservazioni che potranno giungere, siano decine o legioni: perché un Dizionario che si ri-
spetti di edizione deve prevederne e poi averne molte. “Oggi, scriveva quel tale che ci aveva messo
tutta una vita, ho finito il mio Dizionario”, understatement fra i più leggiadri. Voi sapete di aver
prodotto quanto di più eterno esista nella umana finitezza.

GIORGIO BONSANTI
Sovrintendente dell’Opificio delle Pietre Dure
e Laboratori di Restauro di Firenze

* Dal Dizionario del restauro e della diagnostica, a cura di Cristina Giannini, con testi di Cristina Giannini e Roberta Roani e con
la collaborazione di Giancarlo Lanterna e Marcello Picollo per la diagnostica applicata al restauro dei beni culturali, Nardini
Editore, 2000.

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PREFAZIONE

N el 2006 Giorgio Bonsanti pubblicava su “Kermes” il saggio Per una definizione di ”re-
stauro”, una riflessione di metodo, analitica e complessa, sui lemmi restauro, con-
servazione e manutenzione e sulle definizioni che sono state date loro nel corso del
tempo, a partire da quella di Cesare Brandi del 1963, che resta alla base di qualsiasi ri-
cognizione critica sull’insieme delle problematiche proprie al nostro lavoro.
Come incipit Bonsanti indicava un suo pensiero, datato 2004, pulito, coerente, certo
non critico nei confronti di quelli formulati da altri maestri (Brandi, Michele Cordaro),
ma per così dire “cresciuto” e accresciutosi delle sfumature prodotte dal passare di cinque
decadi di storia della conservazione. Quella definizione, che non credo superata, e che
mi piace ricordare adesso, è quella indicata alla voce “restauro” di questo libro: Il re-
stauro è un’attività finalizzata alla trasmissione al futuro di un bene culturale per mante-
nerne l'esistenza e assicurarne la funzione, nel rispetto della sua identità particolare
(somma di originalità più integrità) e all'interno di un progetto pluridisciplinare di con-
servazione. Esso consiste in un’operazione materiale richiedente una professionalità spe-
cifica ottenuta grazie ad un percorso formativo dedicato, tale da conferire un'adeguata
capacità sia di progettazione che di realizzazione manuale dell'intervento.
Il Dizionario del Restauro. Tecniche Diagnostica Conservazione, nato dal lavoro di stu-
diosi diversi per formazione e luogo di esercizio della professione, ma uniti dal profondo
rispetto per il manufatto artistico e per i suoi materiali costitutivi, non è solo aggior-
nato, è cambiato, come la definizione di restauro, adeguandosi a tutto ciò che si è fatto,
pensato, capito, sperimentato, nei dieci anni intercorsi fra la prima edizione e questa.
Gli argomenti, trattati e “narrati” – sia pure nella forma serrata e sintetica di questo
approccio metodologico, nel quale domande e risposte si coniugano attraverso un si-
stema di rimandi – sono il restauro e la diagnostica, le tecniche artistiche, i loro materiali
costituenti e i procedimenti esecutivi che le qualificano sotto il profilo estetico.
Questo lavoro, fatto di integrazioni, associazioni, aggiornamenti, nuove consapevo-
lezze, già anticipato da Bonsanti nella presentazione all’edizione del 2000 come inevi-
tabile necessità, ha affrontato anche il peso della decifrazione del cosiddetto “sapere
collettivo” in materia di tecniche e restauro.
Le applicazioni di web 2.0 ci avvisano in maniera inquietante di quanto sia difficile

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distinguere le informazioni vere da quelle false: di fronte all'immensa enciclopedia rap-


presentata da Wikipedia non posso che condividere il pensiero di Kevin Kelly: sono meno
interessato alla verità e più interessato alle verità. Ho la sensazione che la soggettività
svolga un ruolo importante nel mettere insieme i dati oggettivi (Kevin Kelly, Il pensiero
fluido, in “Internazionale”, 2010, 831).
Quando ho proposto ad Andrea Galeazzi l’idea di fare un libro nuovo, anziché ristam-
pare il volume in esaurimento, sapevo di affrontare un impegno non quantificabile. Gli
amici e colleghi Roberta Roani, Giancarlo Lanterna, Marcello Picollo hanno condiviso con
me l’entusiasmo per questa avventura, e le responsabilità offerte da questa occasione.
Il fatto che a distanza di dieci anni gli stessi professionisti, ancora più specializzati
nei singoli settori, si siano raccolti attorno a questo libro, vero e proprio tavolo di di-
scussione e di verifica, prova la solidità scientifica di un approccio interdisciplinare. In-
fine, alle ricerche ha partecipato un giovane studioso, Deodato Tapete, che ha contribuito
a tutto ciò che riguarda i materiali e le tecniche degli antichi: un auspicio a porre fiducia
nelle energie e nell’entusiasmo più giovani.

Agosto 2010

CRISTINA GIANNINI

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IZIONARIO DEL RESTAURO


Tecniche Diagnostica Conservazione

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NOTA ALLA CONSULTAZIONE

La letteratura che ciascuno di noi ha letto, consultato e prodotto negli ultimi dieci anni è ampia e
complessa, legata alle singole competenze di scienziati e storici dell’arte: se fosse confluita in un
apparato bibliografico e di note si sarebbe vanificato il senso della costruzione del Dizionario, un
patrimonio di riflessioni concepite e circoscritte con un metodo diverso da quello che si applica alle
ipotesi formulate in un saggio.
Mi sia concesso rimandare alla mia bibliografia sulla storia del restauro e delle tecniche artistiche
fra Seicento e Ottocento e a quello degli autori indicandone le “regioni” di ricerca: per le tecniche e la
storia del restauro della scultura antica gli studi di Roberta Roani; per lo studio e le applicazioni di
metodi e materiali di pulitura e di protezione dei dipinti e di manufatti lapidei, ai lavori di Giancarlo
Lanterna; per le applicazioni diagnostiche allo studio e al monitoraggio di materiali artistici (dalle
policromie di alta epoca al contemporaneo) rimando ai lavori di Marcello Picollo; infine segnalo le
ricerche di Deodato Tapete sui materiali e le tecniche artistiche e costruttive di epoca classica.
Una nota doverosa riguarda il riferimento alle fonti; abbiamo citato quelle abitualmente “frequentate”
da un pubblico eterogeneo come crediamo sia quello di un Dizionario: il Libro dell’Arte di Cennino
Cennini, scritto alla fine del XV secolo, le Vite di Giorgio Vasari (con riferimento all’edizione del 1568),
il Vocabolario toscano dell’arte del disegno, di Filippo Baldinucci del 1681, che è il primo Dizionario di
tecniche artistiche, pensato e scritto da un conoscitore.
Per il XIX secolo il riferimento è a due volumi divenuti classici per chi si occupi di restauro e con-
servazione, il Manuale del pittore restauratore di Ulisse Forni del 1866, di cui ricordo l’edizione a cura
di Giorgio Bonsanti e Marco Ciatti e quella in formato elettronico a cura di Vanni Tiozzo, e Il
Ristauratore di dipinti di Giovanni Secco Suardo, nelle edizioni del 1866 e del 1894 (parziale la prima,
completa la seconda, uscita postuma).
Fra le righe del Dizionario, nei singoli lemmi, compaiono altri nomi, da Plinio a Vitruvio
all’Armenini, al Piccolpasso, ad Andrea Pozzo: in questi casi abbiamo indicato il titolo dell'opera e la
sua prima edizione, come riferimento per il fruitore. Ci perdonerà il lettore colto.
Lavorare a un Dizionario impone sempre scelte difficili, come quella di non avere lo spazio per un
repertorio delle fonti antiche e moderne per il quale rimando al volume Materiali e procedimenti
esecutivi della pittura murale, dove, oltre alla trattatistica specifica, sono indicate opere insuperate per
l’analisi e la ricchezza delle fonti riportate, nonché per il valore critico e scientifico dei curatori.

C. G.

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a
AAs  spettrofotometria di assorbimento atomico xilofagi e a fessurazioni in seguito a sbalzi termici.
Diverso dall’abete bianco per il colore della
AB57 miscela solvente costituita da una soluzione corteccia esterna e per la durabilità inferiore,
di sali leggermente basici (bicarbonati di ammonio l’abete rosso consente lavorazioni di migliore fi-
e sodio), con agenti complessanti (  EDTA),  nitura. Resistente all’umidità, ha trovato impiego
tissotropici (  carbossimetilcellulosa), fungicidi anche per la realizzazione di utensili per la stesura
e tensioattivi (Desogen®). Formulata a Roma nel- delle malte ( frattazzi, spianatoi, pialletti).
l’Istituto Centrale del Restauro (ICR), attualmente
Istituto Superiore per la Conservazione ed il abezzo o trementina veneta, avezzo; il lemma ri-
Restauro (ISCR), trova impiego nella pulitura corre in antichi ricettari; deriva dalla radice latina
chimica di dipinti murali e superfici lapidee per abies con significato botanico di  abete.
l’eliminazione di efflorescenze saline, croste nere
e annerimenti superficiali. abiotico indica assenza di organismi viventi e
quindi assenza di vita, in contrapposizione a
abbassamento delle tinte nel restauro pittorico biotico. In biologia si intende l’intero complesso
è un accorgimento in uso per attenuare le abrasioni delle caratteristiche fisiche e chimiche dell’ambiente
sulle superfici e uniformare i ritocchi per mezzo inorganico che influenza gli organismi viventi
di stesure di vernice colorata. (fra cui temperatura, umidità, composizione chimica
dell’aria e del terreno). Un processo abiotico è
abbassamento tonale attenuazione del tono quindi controllato da fattori non riconducibili a
cromatico generale di un dipinto per effetto leg- forme viventi.
germente filtrante della vernice. Nel restauro pit-
torico un intervento di abbassamento tonale si ablazione asportazione meccanica indotta da
può operare sulle lacune di piccola dimensione azioni di tipo fisico. Nel campo del restauro si in-
adoperando colori ad acquerello, in modo da tende l’asportazione di depositi e incrostazioni
limitare il disturbo visivo. superficiali mediante mezzi fisici tradizionali (sab-
biatrici),  ultrasuoni o di più recente applicazione
abbozzatore termine arcaico usato per indicare come il  laser.
l’artigiano incaricato dei lavori di sgrossatura della
pietra mediante  subbia e  martellina, preli- abrasione fenomeno di degrado superficiale di
minari alle successive fasi di scultura. tipo meccanico indotto da perdita di materiale.
Nel caso di superfici lapidee esposte indica
abete o abeto, abezzo, avezzo. Specie arborea l’erosione e l’asportazione superficiale dovute a
della famiglia delle Pinaceae diffusa nelle varietà logoramento e/o sfregamento per attrito o per
dell’abete bianco o comune (Abies alba) e rosso impatto di particelle. Il termine si riferisce anche
(Picea excelsa); dalla corteccia si ricavano resine all’asportazione superficiale della pellicola pittorica
come la  trementina e la  colofonia largamente da un dipinto, da una pergamena, dalla superficie
impiegate nelle tecniche artistiche. Il legno ha di una scultura lignea o marmorea provocata da
fibre diritte ed elevata resistenza meccanica; attrito accidentale, da logorio, oppure dovuta a
tuttavia è facilmente soggetto all’attacco di insetti una cancellatura intenzionale per raschiamento o

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ABRASIVO 14

con sostanze abrasive. Può essere anche il risultato accelerante o agente accelerante. Qualsiasi so-
di puliture troppo energiche, da cui i lemmi  stanza capace di aumentare la velocità di reazione
spatinare, ‘spellare’. riferita a processi chimico-fisici di presa, polime-
rizzazione e altri. Il termine viene impiegato per
abrasivo sostanza granulare, naturale o artificiale, indicare la proprietà di alcuni additivi delle malte
di durezza variabile, che serve ad abradere, ra- (allume, cloruro di calcio, resine epossidiche) che
schiare, pulire e levigare superfici per sfregamento. ne velocizzano le fasi di presa e indurimento.
Fra gli abrasivi naturali si ricordano il quarzo, il
diamante, l’arenaria, lo  smeriglio, la  pietra acciaio fin dal XVIII secolo per acciaio si intende
pomice, la sabbia, la farina fossile, il granato, una lega ferro-carbonio, prodotta allo stato fuso,
l’allumina. Fra gli artificiali i più comuni sono gli con una percentuale di carbonio inferiore al 2%;
ossidi di alluminio, di cromo, di ferro, l’azoturo in antico era un tipo di ferro particolarmente resi-
di boro, il vetro, il carburo di silicio. L’impiego di stente - “ferro che doma ogni altro metallo”
abrasivi di origine sintetica (disponibili in tavolette, (Filippo Baldinucci, 1681) - e malleabile, adatto
in forma pastosa, pulverulenta o fissati con per fabbricare armi, armature e strumenti da
adesivi su carta o tela) è aumentato in ragione taglio. Nel restauro di sculture in marmo e gesso
della maggiore purezza e costanza delle proprietà e di apparati lapidei architettonici, barre di acciaio
abrasive e della possibilità di incorporare additivi. possono sostituire gli antichi  perni interni in
Gli abrasivi in polvere si applicano in sospensione ferro che, arrugginendo, provocano gravi fenomeni
in un fluido disperdente (acqua o olio) oppure di degrado al manufatto.
impastati con una massa agglomerante. Nelle
tecniche artistiche gli abrasivi sono stati adottati accorpamento  assemblaggio
nelle fasi di preparazione dei supporti pittorici.
Usati anche nelle puliture con aria compressa dei accuratezza stima del divario di una misura dal
monumenti lapidei, metallici e facciate ( ‘air- valore reale riguardante l’entità di errori sistematici.
brasive’). Quando riferita a strumentazione analitica, l’accu-
ratezza viene determinata mettendo a confronto i
abraso aggettivo con il quale si allude allo stato valori letti dallo strumento con quelli di uno
di una superficie affetta da  abrasione o di una standard di riferimento noto.
superficie policroma o lapidea sottoposta a pulitura
eseguita con solventi aggressivi e abrasivi. Può acero specie arborea delle Aceraceae. Il suo
indicare anche una superficie danneggiata da legno, compatto con belle venature, “serve per gli
azione meccanica casuale o intenzionale. edifizi, per lavori di tornio, e d’intaglio” (Filippo
Baldinucci, 1681) e per intarsiature; impiegato
accartocciamento fenomeno di deformazione dal Settecento per mobili di pregio e lavori di
dei supporti cartacei, che tendono a incurvarsi sul ebanisteria, acquista un bel polimento. Ha avuto
lato minore arrotolandosi su se stessi, per effetto vasto impiego nell’arte della liuteria, che realizza
della dilatazione o contrazione differenziale dei in acero elementi armonici di strumenti ad arco e
due lati del supporto e per lo più in assenza di a corda come violini e viole.
equilibrio igrometrico con l’ambiente circostante.
L’accartocciamento causato da igroscopicità si aceto di vino liquido che si ricava dalla fermen-
manifesta frequentemente nelle carte ben collate, tazione acetica del vino da parte di Acetobacter o
che assorbono l’umidità lentamente e in modo per lenta ossidazione del vino all’aria; ha avuto
non uniforme, e nelle carte sottili a causa della applicazione nella preparazione della tempera
bassa resistenza alle forze che tendono a incurvare d’uovo e colla come fluidificante e conservante in
il foglio. Tendenzialmente le carte dure e compatte grado di evitare putrefazioni. Ben noto è l’impiego
si incurvano maggiormente delle soffici, in ragione dell’aceto nella preparazione dei pigmenti  ver-
della differente natura dell’impasto. derame (Cennino Cennini) e  biacca (o 

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15 ACQUA DISTILLATA

cerussa per gli antichi) (Filippo Baldinucci, 1681). tutti deboli. Una molecola acida può contenere
Giorgio Vasari (1568) ricorda l’uso dell’aceto presso uno, due o più idrogeni acidi da dissociare; in
certi scultori per patinare di colore verde i questo caso si distinguono acidi monoprotici (es.
manufatti in bronzo. È citato come solvente im- nitrico, HNO3), biprotici (es. solforico, H2SO4),
piegato nelle puliture di dipinti murali insieme ad triprotici (es. l’ortofosforico, H3PO4), poliprotici
altre sostanze da Ulisse Forni (1866). La sua (es. acido poliacrilico). Anche aggettivo per indicare
azione, essendo un acido debole, si attua sul car- una categoria in cui si dividono i solventi impiegati
bonato di calcio che lega i pigmenti o la malta. per le puliture delle superfici pittoriche, i reattivi
Nel lavaggio dei tessuti e arazzi veniva aggiunto acidi (si usano solo quelli deboli, più volatili) pro-
ai  saponi per neutralizzarne l’alcalinità. vocano la denaturazione delle proteine. Sono del
tutto controindicati nella pulitura dei dipinti murali
acetone o propanone. Nome comune del dimetil- a calce e a fresco. Talvolta viene riportato dalle
chetone; è un liquido incolore, infiammabile, vo- fonti come monumenti in marmo siano stati puliti
latile, di bassa viscosità a basso punto di ebollizione; con acidi anche forti, come l’acido muriatico.
solvente adatto a sciogliere molte vernici, resine
naturali (mastice, dammar) e depositi grassi. A acqua atomizzata acqua ridotta in goccioline
causa della volatilità tende a provocare l’effetto minutissime mediante atomizzatori; all’interno di
 bloom. L’olio di acetone, ricavato dalla distil- camere di miscelazione vengono mescolati aria e
lazione del legno, è usato per la preparazione di acqua consentendo l’atomizzazione. Rispetto al-
lacche; serve anche per ‘lavare’ l’argento liberandolo l’acqua nebulizzata ( nebulizzazione), la maggiore
da vecchie vernici sintetiche. superficie di contatto tra le goccioline d’acqua e i
depositi consente una maggiore azione solvente,
acetosella nome volgare di specie botanica con ridotto impatto meccanico, minori tempi di
Oxalis Acetosa, vegetale delle Oxalidaceae dal cui lavoro e minore quantità di acqua, da cui consegue
succo viene ricavato un sale impiegato in tintoria un minore rischio di infiltrazione di acqua nel ma-
come mordente di materiale di finitura superficiale. teriale trattato.
Il succo è ricco di acido ossalico, con capacità
complessanti per gli ioni bivalenti (calcio, ferro); acqua deionizzata acqua depurata delle impurezze
anticamente l’acetosella era usata nella patinatura solubili presenti in forma ionica; è usata nelle ope-
e nella pulitura superficiale della scultura in razioni di pulitura di dipinti murali e di lavaggio e
marmo. In passato il ‘sale di acetosella’ o ‘di nelle soluzioni di deacidificazione per il restauro
acetosa’ era un composto preparato dai droghieri dei materiali cartacei. La deionizzazione avviene
usato per la lucidatura di oggetti metallici in attraverso colonne di resine a scambio ionico.
rame e bronzo.
acqua di calce soluzione acquosa, satura (o so-
acido specie chimica capace di impartire la colo- prasatura) di  idrossido di calcio (calce idrata),
razione rossa alla cartina di  tornasole e di limpida. La concentrazione a temperatura ambiente
generare sali per neutralizzazione con basi. Gli è circa dello 0,5%. Adottata come legante per in-
acidi si dividono in acidi inorganici o minerali (i terventi a secco su intonaci a calce, è sostitutiva
più comuni sono gli acidi solforico, carbonico, dell’acqua per stemperare i pigmenti nelle tecniche
nitrico e cloridrico) e organici come gli acidi della pittura murale. Nel Sei e Settecento la
ossalico, palmitico e linoleico. Il potere reattivo stesura di pigmenti miscelati con acqua di calce o
degli acidi, la forza acida, dipende da numerosi latte di calce (con applicazione anche su basi
fattori chimico-fisici; nella teoria di Arrhenius stese a fresco) contribuiva a potenziare gli effetti
dalla quantità di ioni H+ dissociati in soluzione ottenuti con la  granitura degli intonaci.
acquosa (in realtà in acqua si hanno ioni H3O+). Si
distinguono acidi forti (es. cloridrico) e deboli acqua distillata acqua privata del contenuto di
(es. carbonico); gli acidi organici sono praticamente sostanze non volatili (sali, solidi ecc.) mediante

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ACQUAFORTE 16

passaggi di stato tra la fase liquida e di vapore acqua regia miscela di acidi forti, composta da
(ebollizione) e viceversa (condensazione). Trova 1 parte di acido nitrico e 3 di cloridrico, nota fin
impiego nelle operazioni di pulitura, lavaggio e dall’antichità per la sua capacità unica di dissolvere
estrazione di sali, oltre che in laboratorio per la l’oro, ritenuto il re dei metalli.
preparazione di soluzioni.
acquaragia solvente di origine vegetale. Frazione
acquaforte tecnica di incisione destinata alla della distillazione di resine di alcune conifere, in-
stampa; su una lastra metallica, generalmente in termedia tra la più leggera essenza di  trementina
rame o zinco, ricoperta da uno strato di cera (o e la  colofonia. L’acquaragia è incolore, limpida
vernice), si riporta il disegno incidendo la superficie ed ha odore penetrante, ingiallisce e resinifica
con una punta d’acciaio, asportando la cera e sco- all’aria; si utilizza pura o in miscela con l’  alcol
prendo così il metallo. Immersa la lastra in per- come solvente per vernici e per pulire tessuti. Esiste
cloruro ferrico (se di rame) o in acido nitrico (se anche una cosiddetta ‘acquaragia minerale’, ricavata
di zinco) ( bagno di morsura), questo, corrodendo dalla distillazione di idrocarburi, che può sostituire
il metallo non protetto nei solchi incisi, forma il quella vegetale come solvente per vernici.
disegno sulla lastra. Tolta dall’acido e liberata
dalla cera, la lastra è pronta a ricevere l’inchiostro acquatinta tecnica di incisione su lastra metallica
nei solchi e riportarlo sulla carta. Rispetto all’in- in uso dal XVII secolo, spesso associata ad altre
cisione a  bulino, l’acquaforte, in relazione ai come l’  acquaforte; incontrò particolare ap-
tempi di esposizione all’acido, alle punte e alla prezzamento per la varietà di tonalità conseguibili.
quantità dell’inchiostro, crea nella stampa effetti La lastra di rame viene cosparsa di una preparazione
di varietà, di profondità e di ampiezza di linea a base di  bitume o  colofonia (detta ‘grana’)
che danno luogo a risultati formali più vari e che per fusione aderisce alla superficie; l’esposizione
complessi. Secondo Filippo Baldinucci (1681) in fasi successive all’azione corrosiva degli acidi
“l’acquaforte da intagliare in rame” è l’acqua com- intacca la superficie negli interstizi fra le particelle
posta di aceto bianco, sale armoniaco bianco tra- della grana e crea cavità minuscole di varia pro-
sparente, sale comune e verderame bollito. Nata fondità che riproducono, in fase di stampa, toni
come tecnica decorativa per le armature in metallo, diversi con un effetto simile all’acquerello.
fu adottata come forma artistica autonoma alla
fine del XV secolo. acquerello o acquarello. Tecnica pittorica che
usa sostanze idrosolubili stemperate in acqua con
‘acqua maestra’  ‘mista’ aggiunta di sostanze agglutinanti come la gomma
arabica per fare aderire il colore al supporto. I
acqua ossigenata chimicamente perossido di pigmenti devono essere stabili alla luce, come
idrogeno, è un solvente reattivo con proprietà os- terre e ocre, cobalti e oltremare; i supporti più
sidanti che si decompone in prodotti innocui e frequenti sono carta, pergamena, avorio, alabastro,
volatili (acqua e ossigeno). Viene commercializzata che, grazie alla loro colorazione, potenziano le
sotto forma di soluzione acquosa con concentrazione trasparenze e i chiari. Attestato da Cennino
espressa in “volumi”, ovvero numero di litri di os- Cennini: “Se vuoi, poi che hai collo stile disegnato,
sigeno che possono essere sviluppati in condizioni chiarire meglio il disegno … pòi aombrare le
normali da un litro di soluzione acquosa di acqua pieghe d’acquerelle d’inchiostro; cioè acqua quanto
ossigenata. Nel restauro è stata impiegata per lo un guscio di noce tenessi, dentro due gocce d’in-
più per operazioni di sbiancamento e ossidoridu- chiostro …”, e da Filippo Baldinucci (1681), il
zione, per schiarire legni sottoposti poi a tintura termine indicava in origine un procedimento di
e per la riconversione della biacca annerita nelle ombreggiatura per schizzi e disegni. In virtù della
pitture murali (Giovanni Secco Suardo, ed. 1894). loro reversibilità e solubilità in acqua o  medium
L’acqua ossigenata con concentrazioni da 35 a acquosi, gli acquerelli sono impiegati nelle fasi di
120 volumi è caustica per la pelle. reintegrazione pittorica di pitture murali, dipinti

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17 ADESIVO

su tela e tavola, carta e pergamena. I fenomeni di cultuali, o per facilitarne lo smistamento sul
invecchiamento delle integrazioni realizzate ad mercato antiquario.
acquerello sono oggetto di ricerche diagnostiche.
addensante o agente addensante. Sostanza di
‘acquetta Lechi’conosciuta impropriamente anche varia natura aggiunta allo scopo di aumentare la
come  beverone, è una miscela a base di acqua, viscosità di un preparato.
fiele bovino, sapone e allume di feccia usata negli
ambienti del restauro amatoriale dall’inizio del additivo materiale di varia natura aggiunto in
XIX secolo in poi per restituire vivacità ai pigmenti piccole e dosate quantità alle componenti essenziali
opacizzati. È citata come invenzione del conte di un preparato perché quest’ultimo modifichi,
Teodoro Lechi da Giovanni Secco Suardo (ed. 1866 migliori o acquisisca particolari proprietà.
e 1894).
adesione effetto prodotto da fenomeni fisico-
acrilico sinonimo di colore sintetico, composto chimici dovuti all’attrazione molecolare tra due
da pigmenti o coloranti e da una resina acrilica materiali di diversa natura posti a contatto. Con
come legante, utilizzato a partire dal XX secolo riferimento alle tecniche pittoriche, si intende il
per le tinteggiature e successivamente anche per legame per contatto superficiale delle pellicole e
la pittura murale e su tela; viene prodotto in so- degli strati pittorici ai relativi supporti; nel restauro
luzione e in emulsione: le emulsioni non sono è importante valutare il grado di adesione fra
tossiche e hanno un’essiccazione rapidissima. La questi elementi che può condurre al degrado di
pittura acrilica è stata adottata in sostituzione dipinti su intonaco, legno, tela. Nella scelta dei
della tecnica tradizionale ad olio, in virtù delle prodotti di restauro per interventi di riadesione di
proprietà di rapida essiccazione, facilità di stesura, pellicole pittoriche, frammenti scultorei, ceramici,
brillantezza, lucentezza, insolubilità e perfetta metallici distaccati occorre valutare le proprietà
adesione al supporto. Il termine, che per estensione adesive in relazione alla compatibilità con il ma-
indica anche il prodotto pittorico della pittura teriale originale, alla resistenza all’invecchiamento
acrilica, deriva dall’acido acrilico, il più semplice e alla persistenza nel tempo dell’efficacia adesiva.
degli acidi organici alifatici insaturi con un doppio
legame carbonio-carbonio. Gli esteri dell’acido adesivo sostanza in grado di stabilire una unione
acrilico (acrilati) reagiscono a livello del doppio tenace fra due superfici a contatto. Gli adesivi si
legame molto rapidamente e formano catene poli- raggruppano in naturali o sintetici. Gli adesivi na-
meriche. turali sono di origine organica, vegetale (resine
Sinonimo anche di fissativo o consolidante della vegetali) o animale (colla di pesce), quelli sintetici
famiglia acrilica. Le resine acriliche ( Paraloid® e sono per lo più  polimeri. La classificazione
Primal® tra le più note) sono prodotti della polime- degli adesivi avviene in base alle proprietà peculiari.
rizzazione di monomeri acrilici (acido acrilico, esteri Gli adesivi elastomerici (come i  mastici naturali
acrilici o metacrilici) che nel campo del restauro, a e sintetici) possono subire, senza rompersi, allun-
partire dagli anni Trenta del XX secolo, hanno gamenti pari a più volte la propria lunghezza
trovato impiego nelle operazioni di protezione (pro- iniziale, per effetto dell’applicazione di una forza
prietà filmogene), velinatura, foderatura, verniciatura relativamente piccola, e di riassumere rapidamente
e consolidamento (per lo più di pietre e intonaci). dimensioni e forma originarie, una volta cessata
l’azione di questa forza. Gli adesivi termoplastici,
adattamento modifica di formato; dall’epoca come le resine viniliche, hanno la capacità di
barocca veniva spesso praticato nelle collezioni tornare plastici per effetto del riscaldamento anche
di dipinti mobili unificando, tramite aggiunte o dopo aver polimerizzato nella fase di raffreddamento,
riduzioni, le misure e i formati delle tele e delle mentre gli adesivi termoindurenti, come la 
tavole per rispondere a esigenze di simmetria resina epossidica, diventano prodotti infusibili e
espositiva, per creare serie uniformi, per adattamenti insolubili se fusi e successivamente raffreddati. Gli

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 18

ADRAGANTE 18

adesivi possono essere usati sotto forma di soluzioni, dagli intonaci deumidificanti, in virtù della struttura
emulsioni, gel che richiedono l’acqua come veicolo macroporosa che creano all’interno della malta.
solvente (per esempio per l’amido o la gomma ara-
bica) o idrocarburi per la gomma naturale o la aerazione rinnovamento di aria in un interno. Il
gomma sintetica e le resine sintetiche. ristagno d’aria e di polvere favorisce gli agenti
biologici, mentre un buon livello di aerazione
adragante o dragante, tragacante. Lattice bian- aiuta a mantenere i parametri ideali di umidità e
castro prodotto dall’essudazione di alcune legu- temperatura. La ‘respirazione’ dei materiali va as-
minose (Astragalus tragacantha) diffuse in tutto sicurata anche quando le opere d’arte sono custodite
il Medio Oriente, da cui si ricava la gomma adra- in teche di vetro o di materiale sintetico. La pro-
gante, costituita da polisaccaridi ad alto peso gettazione e la scelta dei materiali del mobilio
molecolare. A differenza della gomma arabica, contenitore rientrano nel campo specifico della
non si scioglie completamente in acqua, bensì ri- museotecnia.
gonfia e forma soluzioni colloidali molto dense.
Molto impiegata nella tecnica della miniatura, è aerobiologia disciplina che studia le particelle
stata utilizzata come legante per i colori a tempera, sospese costituenti la componente biotica vivente
guazzo e acquerello. Se sciolta in acqua, forma (batteri, alghe, funghi, pollini, spore, acari, insetti
una mucillaggine nota in passato col nome di ecc.) e non (particelle e gas da attività naturali e
Water Colour Megilp, che, mescolata con i colori antropiche) dell’atmosfera, le fonti che le producono,
ad acquerello, ne consentiva la lavorazione a i meccanismi di trasporto aereo e di diffusione,
corpo. Piccole dosi di gomma adragante aggiunte gli effetti sull’ambiente interno ed esterno e sui
ai pigmenti, insieme a latte o glicerina, sono manufatti esposti.
indicate per la fabbricazione di pastelli.
AES  spettroscopia elettronica Auger
adsorbimento fenomeno per cui un liquido o
un gas (adsorbati) vengono fissati su una superficie afflosciamento o  creep, festonatura; defor-
solida (o liquida) con cui vengono a contatto (ad- mazione degli arazzi, delle tele e dei supporti
sorbente), per effetto di interazioni molecolari cartacei di grandi dimensioni dovuto all’azione pro-
che si innescano sulle superfici. Assume particolare lungata del proprio peso. Ne consegue una perdita
rilievo nell’ambito del comportamento igroscopico di tensione o di rigidità, accompagnata spesso da
del legno; molecole di vapore acqueo vengono at- un peggiore stato di conservazione delle fibre del
tratte dai gruppi ossidrilici delle catene di cellulosa supporto lungo i bordi e agli angoli, per effetto
ed emicellulosa delle pareti cellulari, con cui della maggiore tensione.
formano legami a ponti di idrogeno. Ne consegue
il rigonfiamento del legno per allontanamento dei affocalistiare “Parola usata tra’ Pittori, per
cristalliti, con formazione di strati molecolari di esplicazione d’un certo macchiare, che fanno i
vapore acqueo adsorbito sulla superficie delle poco pratici con matita o colori, disegno o pittura,
fibre del legno fino a totale saturazione. La rever- nelle parti e dintorni più difficili a circonscriversi
sibilità dei fenomeni di adsorbimento/desorbimento in disegno: acciò poco o non punto apparisca
è legata ai cicli termoigrometrici ambientali. esso dintorno, e rimanga più occulto l’errore” (Fi-
lippo Baldinucci, 1681). Il termine, arcaico e de-
aerante o agente aerante; materiale di varia sueto, indicava in tono spregiativo il tentativo, di
natura che consente la formazione di un sistema artisti mediocri nell’arte della pittura e del disegno,
di macroporosità all’interno dell’impasto della di nascondere errori di esecuzione, ripassando e
malta, incrementando le proprietà di resistenza ai macchiando i contorni delle linee del disegno.
cicli di gelo/disgelo allo stato indurito. Il termine
può riferirsi anche all’effetto di accelerazione affrancatura intervento di pulitura di  materiali
degli scambi di vapore con l’esterno prodotto eburnei, attaccati da sali solubili, applicato su

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 19

19 AGENTI ESOGENI

oggetti in buone condizioni strutturali. Consiste metalliche che prevede la battitura a freddo di
in una serie di bagni in acqua distillata, poi in sottili lamine di metalli più preziosi (oro o argento)
alcol e in etere, che favoriscono l’eliminazione dei all’interno di vuoti ricavati su una superficie me-
liquidi assorbiti. tallica di materiale meno pregiato lavorato a
cesello e scalpello (rame, bronzo, ferro ecc).
affresco termine generico con il quale si intende Diffusa nell’antichità in area mediterranea, è no-
impropriamente tutta la pittura murale. La pittura tevole la produzione di Bisanzio e Damasco (da
a ‘buon fresco’, in uso dal XIII secolo in poi, è una cui i termini  damaschinatura o damaschina);
tecnica di pittura su supporto murale che utilizza l’agemina di armi e armature ebbe ampio uso in
come legante la calce dell’intonaco con cui il muro epoca rinascimentale.
è preparato. I pigmenti, diluiti in acqua, si fissano
sulla superficie muraria durante il processo di  agenti atmosferici componenti dell’aria e del-
carbonatazione dell’idrossido di calcio, che avviene l’atmosfera che interagiscono con i manufatti ar-
quando questo, asciugandosi, si combina con l’ani- tistici esposti. Si distinguono le componenti di
dride carbonica presente nell’aria. Si produce una tipo chimico (es. ossigeno, anidride carbonica,
pellicola dura e compatta di carbonato di calcio vapore acqueo) e di tipo fisico (es. vento, preci-
che ingloba il colore. Ricordato da Cennino Cennini pitazioni, radiazione solare). A questi sono da ag-
perché “lavorare in muro è ’l più dolce e ’l più vago giungere gli agenti inquinanti facenti parte dello
lavorare che ci sia”, l’affresco richiede particolare smog, dovuti per lo più ad attività antropica (es.
esperienza in quanto non consente correzioni, né ossidi di zolfo, ossidi di azoto,  ozono, anidride
permette di apprezzare immediatamente il tono dei carbonica, acidi derivati, composti di metalli
colori, percepibile solo ad asciugatura completa pesanti,  composti organici volatili,  particolato
dell’intonaco. L’esecuzione su intonaco fresco è re- atmosferico). Queste sostanze interferiscono va-
quisito imprescindibile; ne consegue un’attenta va- riamente con la conservazione di manufatti artistici,
lutazione dell’ estensione dell’intonaco da stendere innescando processi chimici o alterazioni fisiche
in relazione ai tempi di lavoro (metodi della  assai dannosi e talvolta irreversibili. Studi recenti
giornata e  pontata). Giorgio Vasari (1568) suggeriscono un’evoluzione dei fenomeni di degrado
sostiene che “il dipingere in muro è più maestrevole in relazione alla modificazione delle percentuali
e bello, perché consiste nel fare in un giorno solo relative degli inquinanti atmosferici e del relativo
quello che nelli altri modi si può in molti ritoccare impatto sulle superfici, con una tendenza maggiore
dopo lavorato”; il processo di carbonatazione che allo  sporcamento delle superfici legato alla de-
si innesca fra colore e malte crea un saldo legame posizione del particolato atmosferico.
fra i due componenti con straordinari effetti di tra-
sparenza e luminosità. agenti biotici agenti di degrado del legno,
della carta, dei tessuti, della pietra ecc., legati
agata pietra semipreziosa; è una varietà di quarzo all’opera di organismi viventi come funghi, batteri,
traslucido (calcedonio) che mostra alternanza di alghe, insetti, uccelli (es. piccioni) e roditori.
bande di diverso colore. Filippo Baldinucci (1681)
ricorda varie specie come l’agata orientale, sardo- agenti endogeni forze, sostanze o organismi
niata, di Siena bianca e nera e di colori diversi. che agiscono sulla conservazione di un manufatto
Serve nei lavori di commesso, per suppellettili de- artistico dall’interno o all’interno della sua materia
corative e apparecchi scientifici. Impiegata come costituente, innescando processi degenerativi.
supporto per dipinti a olio di piccole dimensioni,
sui quali il colore ha scarsa tenuta, è usata anche agenti esogeni fattori meteorologici, termoi-
per brunire nella tecnica della doratura e per grometrici e biologici come acqua, vento, calore,
lucidare le imprimiture su tavola. gelo, umidità, microrganismi, che provocano alte-
razioni fisiche, chimiche e biologiche cui seguono
agemina tecnica di decorazione delle superfici fenomeni di degrado di vario genere ed entità, in

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 27/10/10 13.46 Pag na 20

AGGLUTINANTE 20

particolare a danno di manufatti artistici esposti ‘air-brasive’ apparecchio con cui si esegue l’ope-
all’aperto, specie se privi di protezioni. L’opportunità razione di microsabbiatura detta ‘di precisione’,
di ricorrere al ricovero in ambienti museali (mu- usata nella pulitura dei marmi e dei materiali
sealizzazione) quale intervento di protezione dagli lapidei per eliminare incrostazioni particolarmente
agenti esogeni è un tema di grande attualità, che dure; può essere caricato a polvere di varia granu-
ha stimolato negli ultimi anni studi diagnostici lometria e natura (polvere di vetro, di quarzo, al-
per la valutazione dell’efficacia di trattamenti lumina) e a pressione di uscita regolabile. Consente
protettivi che consentano la permanenza delle una pulitura a secco. Più in generale il termine
opere all’aperto. qualifica tutte le tecniche di pulitura mediante
particelle di materiali abrasivi direzionate con un
agglutinante colla o sostanza adesiva di origine getto di aria compressa.
vegetale capace di addensare una fase fluida pree-
sistente. alabastro termine impiegato per indicare sia
una roccia sedimentaria calcarea formatasi per
aggrappaggio termine di conio recente per in- precipitazione chimica di carbonato di calcio in
dicare le operazioni di fissaggio di componenti forma di calcite sia una varietà di rocce solfatiche
edili a una superficie. Nell’ambito delle tecniche (gesso e anidrite). È usato come materiale orna-
degli intonaci e delle pitture murali, il primo mentale e per decorazioni per le sue caratteristiche
strato ( rinzaffo) costituisce lo strato di ag- fisiche di lucentezza e lavorabilità. Di particolare
grappaggio e collegamento fra il supporto murario pregio è l’alabastro estratto dalle cave di Jano
e i successivi strati. A tale scopo contribuiscono presso Montaione (Firenze); sono note le specie
la granulometria grossolana e l’abbondanza relativa dell’alabastro gessoso detto di Volterra, tenero,
dell’aggregato impiegato nell’impasto della malta; che si usa in lastre anche per vetrate e rivestimenti.
operazioni di scalpellatura, picchiettatura e irru- Filippo Baldinucci (1681) lo definisce “specie di
vidimento sono state adottate per favorire l’ag- marmo finissimo e trasparente”, e ricorda la varietà
grappaggio di intonaci e strati pittorici. di Montalcino, “vaghissima che riceve ogni sorta
di pulimento”, di Montalto, di Sicilia, e di Volterra,
aggregato materiale granulare di diversa consi- aggiungendo che dall’alabastro cotto si ricava “il
stenza, ricavato da materiali lapidei naturali o ar- gesso da oro il quale serve per dorare e fare impri-
tificiali, che mescolato con il legante fornisce uno mitura a tele o tavole per dipignervi sopra”. Altra
scheletro all’impasto della malta, compensandone varietà è l’alabastro egiziano, detto Cotognino,
il ritiro in fase di presa. La natura, la dimensione, calcareo, di colore giallo, impiegato nella tecnica
la classazione granulometrica, il grado di arroton- del  commesso.
damento degli spigoli e la porosità dell’aggregato
definiscono il grado di lavorabilità della malta allo alberese calcare marnoso il cui uso è limitato in
stato fresco e ne determinano le caratteristiche opere architettoniche; impiegati come supporto
chimico-fisiche, meccaniche, di aspetto e durabilità per la pittura, questi calcari comprendono la
allo stato indurito. L’aggregato favorisce l’aumento ‘pietra paesina,’ o ruiniforme, il ‘verde d’Arno’ e il
della resistenza meccanica e contrasta la formazione ‘lineato d’Arno’ che, tagliati e lucidati, simulano
di crepe nella fase di ritiro. delicati colori e paesaggi fantastici. Sono stati
utilizzati nella produzione di tarsie, di commessi
aggressione termine generico che allude all’azione e nelle incrostazioni di mobili.
deteriorativa prodotta da agenti biologici (insetti,
batteri, muffe), chimici, fisici o dovuta a brusche albume  uovo, bianco di
variazioni termoigrometriche con azione sui materiali
lignei, lapidei, tessili, cartacei ecc., costituenti i alburno da albus (bianco), il termine si riferisce
manufatti, alterandone lo stato originario e pre- agli strati esterni del fusto legnoso degli alberi; si
giudicando la loro conservazione. forma tra  cambio e  durame (cuore del

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 21

21 ALLUME DI ROCCA

legno) durante il periodo di ripresa annuale delle alizarina principio colorante rosso che si ricava
attività vitali della pianta, contribuendo all’accre- dalle radici della robbia, pianta indiana; è la com-
scimento dei tronchi. Conduce la linfa dalle radici ponente principale del colorante naturale omonimo
alle foglie, è più chiaro e tenero del durame e ( robbia). Utilizzata dall’antichità nella tintura
risulta più attaccabile dagli insetti xilofagi. dei tessuti, fu sintetizzata per la prima volta nel
1868 dai chimici tedeschi C. Graebe e C. Lieberman.
alcali  base; lemma di etimo arabo (Al-Quali,
pianta rivierasca dalle cui ceneri si otteneva la allentamento termine con il quale si allude al
soda) che indica una specie chimica capace di im- fenomeno che interessa un arazzo, tela o un sup-
partire la colorazione blu alla cartina di  porto tessile in rapporto al telaio cui è fissato e
tornasole, e di salificare mediante neutralizzazione che ne pregiudica la planarità. Sinonimo di  al-
con acidi. Alcuni solventi possono essere alcalini, lettamento delle pietre in una muratura.
come ammoniaca, soda e potassa caustiche; queste
ultime sono aggressive e furono impiegate nella allestimento il termine comprende le operazioni
pulitura delle superfici policrome fino al XIX di progettazione e sistemazione di un interno mu-
secolo; il loro uso è oggi abbandonato. seale o di una mostra permanente o temporanea.
Questi lavori prevedono la disposizione secondo
alcalino (sinonimo: basico); aggettivo per de- criteri cronologici, topografici o tematici di dipinti
scrivere la tendenza, le proprietà o il comportamento e oggetti, la congrua collocazione del relativo si-
acido/base di una sostanza. I saponi tradizionali stema di illuminazione, di  aerazione e deumi-
sono alcalini poiché per idrolisi dissociano ioni dificazione, dei sistemi di antifurto e di allarme,
ossidrile (gruppi ossidrilici). Nel lavaggio di tessili la redazione e l’allestimento degli apparati illustrativi
(es. arazzi), infatti, era buona norma aggiungere e iconografici di corredo. Tali aspetti confluiscono
un po’ di  aceto per neutralizzare le proprietà nella  museotecnia.
alcaline dei saponi.
allettamento strato di materiale legante inteso
alcalosolubile si dice di sostanza solubilizzata ad accogliere e fissare un elemento in posizione
da solventi basici. stabile, impiegato storicamente nella tecnica del
distacco degli affreschi. Strati di allettamento di
alcol o alcool; composto organico della famiglia  malta sono usati per il fissaggio di blocchi
degli alcoli, caratterizzato dalla funzione ossidrile lapidei e mattoni in murature, tessere musive su
(gruppi ossidrilici). Comunemente per alcol si intende pavimento parete o volta, lastre lapidee pavimentali
l’alcol etilico (o etanolo), liquido, incolore, volatile. o parietali. L’allettamento si degrada per disidra-
Nel restauro si usa insieme all’ammoniaca come sol- tazione oppure a causa della povertà dell’impasto,
vente di sostanze organiche (colle, vernici) o resine provocando la caduta dei rivestimenti.
viniliche e nelle operazioni di pulitura. Giovanni
Secco Suardo (ed. 1866 e 1894) consigliava di unirlo alloggiamento operazione di messa in opera di
all’acquaragia per sverniciare i dipinti su tela. blocchi lapidei o laterizi in filari di una tessitura
muraria ( allettamento); anche inserimento di
alcol denaturato formulazione merceologica di elementi architettonici e scultorei in una muratura,
alcol etilico e metilico denaturato con piridina, o di elementi lignei, lapidei e di altro materiale a
coloranti e composti solforati, allo scopo di integrazione di lacune e mancanze strutturali in
impedire l’uso alimentare del prodotto, gravato un manufatto artistico.
da alte imposte, rendendolo utile in qualità di
solvente o agente della pulitura. Può essere allume di rocca o allume di potassio. Solfato
talvolta decolorato con carbone per sciogliere doppio di alluminio e potassio che si ricava dal-
senza sfumature cromatiche la  gommalacca. l’alunite; dall’antichità e fino al tardo XIX secolo
fu usato per la concia delle pelli; nel Medioevo

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ALLUMINATURA 22

trovò larga applicazione come  mordente per nazione, inquinanti chimici e biologici, che agiscono
fissare i colori sulla pergamena, nella tintura di in maniera diversa su materiali a base organica e
stoffe e nella preparazione di coloranti. Fra le po- inorganica.
tasse si annovera l’allume di feccia che si forma
nei tini nel corso della vinificazione e che, addi- alterazione a stella forma di degrado tipica
zionato con acqua, serviva a pulire le superfici di- del vetro dovuta alle macchie venutesi a creare
pinte dai depositi di polvere (G. Secco Suardo ed. all’interno della pasta vitrea; queste formano una
1866 e 1894). sorta di reticolo che provoca il cambiamento del-
l’intonazione cromatica del materiale.
alluminatura lemma che deriva dall’antico uso
di combinare coloranti organici con allume di alterazione dei colori mutamento dei valori
rocca per renderli insolubili, al fine di ottenere cromatici in un dipinto dovuto a incompatibilità
lacche fra loro diverse. Il termine ‘miniare’ deriva, chimica dei pigmenti fra loro o con il legante, a in-
invece, da  minio. Anche sinonimo di  argen- terazioni con agenti inquinanti, oppure all’effetto
tatura. dell’esposizione alla luce e all’aria (es. azzurrite
virata a verde, biacca annerita, smaltino decolorato)
aloe specie vegetale del genere delle Gigliaceae ovvero all’iscurimento causato dal  legante im-
dalle cui foglie si ricava una sostanza colorante piegato (specialmente l’olio di lino) e dalle 
che, secondo le fonti tecniche antiche, temperata vernici che ingialliscono e si opacizzano modificando
in olio o in composti oleo-resinosi, costituiva una i rapporti cromatici dell’opera o rendendo del tutto
vernice dorata; sciolta in alcol o trementina di illeggibile il dipinto.
Venezia serviva per ottenere velature brune con
effetti simili a quelle di resinato di rame. alterazione cromatica lemma che esprime la
variazione di almeno uno dei tre parametri che
alterazione modificazione di un materiale che definiscono il colore, cioè tinta, saturazione e lu-
non implica necessariamente un peggioramento minosità. Il termine è codificato nel lessico delle
delle caratteristiche del manufatto dal punto di alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
vista della conservazione. Il mutamento può inter- della Commissione NorMaL, 1/88 e nel glossario
venire nell’aspetto, nella forma, nei materiali co- illustrato delle forme di deterioramento della
stitutivi, nella struttura, a causa di fattori diversi, pietra ICOMOS-ISCS (2008). Come fenomeno di
fra cui il degrado naturale dovuto al trascorrere del degrado solitamente interessa gran parte della
tempo, la mancanza di manutenzione, gli effetti superficie esposta; mentre, laddove l’alterazione
di precedenti restauri, le alterazioni chimiche, sia localizzata, è più corretto il termine  macchia.
fisiche e biologiche indotte dagli  agenti esogeni.
Esistono alterazioni spontanee della materia nel alveolizzazione o alveolatura. Fenomeno di de-
tempo e alterazioni della composizione originale, grado riscontrabile sulla superficie di pietre e
che possono tradursi in cambiamenti cromatici ( marmi in cui si formano cavità (alveoli), distribuite
alterazione cromatica). Il termine è codificato nel in modo non uniforme, che possono essere inter-
lessico delle alterazioni macroscopiche dei materiali connesse e assumere forma e dimensione variabili
lapidei della Commissione NorMaL, 1/88 e nel (generalmente centimetrica, eccezionalmente me-
glossario illustrato delle forme di deterioramento trica). Si deve all’azione combinata di  agenti
della pietra ICOMOS-ISCS (2008). atmosferici quali il vento e la pioggia; nel travertino
appare come un peggioramento della caratteristica
alterazione ambientale mutamento delle con- macroporosità superficiale di questa pietra. Se
dizioni di un determinato ambiente che può avere estesa in profondità con andamento a diverticoli
riflessi sulla conservazione dei manufatti artistici. viene definita alveolizzazione a cariatura o vermi-
È conseguenza dell’interazione di temperatura, colare. Il termine è codificato nel lessico delle al-
umidità relativa, particolato atmosferico, illumi- terazioni macroscopiche dei materiali lapidei della

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23 AMMORSATURA

Commissione NorMaL, 1/88 e nel glossario illustrato frumento), quando purificato si presenta come
delle forme di deterioramento della pietra ICO- polvere bianca, finissima, inodore e igroscopica.
MOS-ISCS (2008). Immerso in acqua bollente rigonfia e forma masse
gelatinose colloidali. La colla leggera che se ne
amalgama lega metallica a freddo di uno o più ricava è utilizzata nelle imprimiture e come materiale
metalli col  mercurio. Sinonimo di combinazione di restauro; a livello industriale vengono prodotte
di due o più sostanze eterogenee che non prevede soluzioni di varia viscosità impiegate per il loro
una reazione chimica. potere adesivo. L’amido, come  additivo delle
malte, ne accelera la fase di indurimento.
amalgama di mercurio tecnica di doratura dei
metalli che consisteva nel liquefare il mercurio in- ammaltare azione con cui si aggiunge ulteriore
sieme all’oro e nell’applicarlo sulla superficie da sabbia all’impasto di una malta. Per estensione è
dorare. Questa veniva riscaldata per far evaporare sinonimo di impastare una malta.
il mercurio in modo che l’oro aderisse perfettamente
alla superficie metallica. ammannitura o ammonimento, apprettatura. Il
termine assume i significati di allestimento, pre-
ambra resina fossile proveniente da varie specie parazione, messa a punto, e si riferisce alla fase
di pino e da una di abete, oggi estinte. Ha colore di preparazione di un supporto con uno o più
che varia dal giallo chiaro, al giallo scuro rossastro, strati omogenei. Nelle tavole dipinte di epoca
al bruno e può contenere inclusioni diverse; la medievale era la stesura di uno strato di gesso
trasparenza ne determina il valore venale. I che equilibrava il supporto ligneo e ne regolarizzava
principali giacimenti si trovano lungo le coste del le imperfezioni, costituendo una superficie liscia
mar Baltico, la cui varietà mineralogica è comu- preparatoria per il colore; talvolta era utilizzata
nemente chiamata  succinite. Si può lavorare a in unione a pigmenti quali il  minio per
intaglio. Dall’ambra, per distillazione, si ottiene proteggere il retro delle tavole da insetti e umidità.
un olio solubile in alcol usato per preparare L’ammannitura è anche la prima fase della doratura
vernici, in particolare in area tedesca. Le vernici e consiste nella stesura di gesso; la varietà migliore
d’ambra sono molto scure e di difficile rimozione. è il  gesso da doratori.

ametista o amatesto, amatisto, amatito, diaspro ammollo immersione in liquidi appositi che con-
rosso. Varietà di quarzo che deve il suo colore ferisce morbidezza o solubilità a varie sostanze
viola alla presenza di manganese e ossidi di ferro; come la colla animale. Spesso è un’operazione
se dotata di bella trasparenza si usa come pietra preparatoria all’uso definitivo della sostanza.
semipreziosa; viene impiegata nella lavorazione
dei commessi o come supporto per dipinti a olio ammoniaca idruro dell’azoto sotto forma di gas
di piccole dimensioni sui quali il colore ha scarsa incolore, dall’odore penetrante, è irritante e tossico.
tenuta. Usata anche per la preparazione di pigmenti, Ha caratteristiche leggermente alcaline e com-
potrebbe essere la “prieta fortissima e soda … di plessanti. In soluzione acquosa, l’idrossido di am-
colore di pagonazzo, o ver morello ed ha un tiglio monio, secondo la pratica ottocentesca (G. Secco
come cinabro” di cui parla Cennino Cennini per Suardo, ed. 1866 e 1894) e ancor oggi in uso,
indicare un pigmento rosso naturale. serve a pulire le superfici dei dipinti dai depositi
di polvere. Ha azione solvente su tempere proteiche
amido carboidrato polisaccaridico composto da e sui grassi invecchiati come certi oli siccativi.
un polimero lineare (amilosio) e da un polimero ra- Date le sue capacità complessanti reagisce facil-
mificato (amilopectina), entrambi costituiti da mente con gli ioni rame, pertanto è usata in for-
unità di glucosio concatenati per mezzo di legami mulazioni per la rimozione di patine dai bronzi.
glicosidici; rappresenta la principale riserva energetica
delle specie vegetali. Ricavato da vari cereali (riso, ammorsatura  immorsatura

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AMMUFFIRE 24

ammuffire guastarsi per azione della  muffa; analisi o addirittura il suo recupero e la sua ricol-
si usa, in particolare, per le tele e la carta. locazione.

analisi studio dei componenti o della composizione analisi non invasive tecniche di indagine che
di un insieme, anche complesso, tramite procedi- possono essere eseguite senza prelevare o asportare
menti specifici. I risultati delle analisi si considerano materiale dal manufatto. Nella sua accezione più
dati oggettivi. Nel campo delle opere d’arte le stretta l’espressione può indicare tutte quelle tec-
analisi sono rivolte allo studio della composizione niche in cui non ci sia contatto materiale con
o delle modificazioni dei materiali costituenti i l’oggetto in fase di studio, come ad es. le tecniche
manufatti. Per convenzione esse si distinguono in spettrofotometriche con sonde remote e le tecno-
 analisi distruttive,  analisi modificative,  logie di telerilevamento come il  laser scanner.
analisi non distruttive,  analisi non invasive.
analisi osteoarcheologiche tecniche di indagine
analisi archeozoologiche tecniche di indagine afferenti alla biologia umana e animale, all’antro-
per lo studio dei resti animali rinvenuti in scavi pologia e alle scienze forensi applicate allo studio
archeologici e all’interno di sequenze stratigrafiche dei reperti ossei di individui animali e umani rin-
archeologiche e geologiche, da cui si ricavano in- venuti in contesti di scavo archeologico, che for-
formazioni sulle relazioni fra il mondo animale e niscono informazioni di carattere anatomico, pa-
l’uomo nelle epoche passate. leopatologico, tafonomico, ergonomico, nutrizionale
ecc., e più in generale di carattere culturale. Le
analisi distruttive tecniche analitiche che com- determinazioni che se ottengono contribuiscono
portano la distruzione del campione prelevato du- a chiarire, ad esempio, il sesso, l’età, lo stile di
rante la sua preparazione o nel corso dell’analisi vita, le attività svolte, le cause del decesso ecc.
stessa. di individui umani i cui scheletri e resti ossei ven-
gono recuperati in situ, accuratamente imballati
analisi granulometrica analisi statistica eseguita per evitarne la dispersione e l’alterazione, trasportati
su materiali frammentari o in polvere (sabbie, ghiaie in laboratorio, opportunamente ripuliti, ricomposti
ecc.) mediante setacciatura differenziale con vagli e infine analizzati. Tali analisi possono anche av-
a maglie note. In campo artistico viene impiegata valersi dell’ausilio di tecniche di indagine di tipo
una serie di microsetacci per la determinazione chimico, fisico e di rilievo e modellazione tridi-
della distribuzione granulometrica di inerti, gene- mensionale.
ralmente minerali ricavati da malte o stucchi, dopo
disgregazione ed eliminazione del legante. In genere analisi paleobotanica o archeobotanica. Tecniche
l’analisi granulometrica si esegue in parallelo con la di indagine afferenti alla paleontologia, mirate
 calcimetria. allo studio delle alghe e delle piante fossili
presenti nei sedimenti e nelle sequenze stratigrafiche
analisi modificative tecniche analitiche nel geologiche ed archeologiche. Consentono la rico-
corso delle quali la natura fisica o chimica del struzione degli ecosistemi e dei climi fossili,
campione prelevato può essere soggetta a modifi- nonché l’uso che l’uomo ha fatto delle specie
cazione durante la preparazione o durante l’analisi. vegetali nel passato. Se ne deducono anche infor-
In ogni caso le analisi modificative consentono il mazioni relative ai cambiamenti nella vegetazione
reimpiego del campione per ulteriori analisi. e agli effetti dell’interazione fra ambiente e attività
umane.
analisi non distruttive tecniche analitiche nel
corso delle quali il campione prelevato non viene analisi palinologica tipo di analisi biologica
né modificato né distrutto durante la preparazione applicata che consente la determinazione della
o durante l’analisi. Le analisi non distruttive con- specie vegetale attraverso l’identificazione della
sentono il reimpiego del campione per ulteriori morfologia dei grani di polline. In campo artistico

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 25

25 ANNERIMENTO

è usata per scoprire o confermare certe localizzazioni micron, attualmente non più utilizzata nel Sistema
geografiche di un’opera (spostamenti, destinazioni) Internazionale di misura. La grandezza Ångström
attraverso l’analisi palinologica dei grani rimasti veniva usata in particolare per definire distanze
intrappolati nella struttura. I settori di applicazione tra piani reticolari in mineralogia e dimensioni
più frequenti sono i manufatti tessili. Da ricordare atomiche o distanze di legame in chimica.
gli studi palinologici effettuati sulla Sacra Sindone
di Torino. anidro sostanza, minerale o composto chimico
privo di acqua sia reticolare di cristallizzazione
analisi termica differenziale (Differential sia adsorbita; più genericamente, materiale privo
Thermal Analysis, DTA) analisi del comportamento d’acqua.
al riscaldamento controllato di un  analìta nei
confronti di uno standard inerte. Registra le tem- anilina o amminobenzene, fenilammina. Ammina
perature di trasformazione o il passaggio di fase aromatica in uso per la preparazione di molti 
di sali o molecole organiche; indica se le transizioni coloranti; già estratta dall’  indaco, poi dal ca-
sono esotermiche o endotermiche. trame, oggi per via chimica dalla riduzione del ni-
trobenzene.
analisi termogravimetrica (Thermo Gravimetric
Analysis, TGA) analisi delle variazioni percentuali ‘anima’ nucleo di argilla sul quale veniva plasmato
del peso di un campione sottoposto a riscaldamento il modello in cera nella tecnica di fusione dei
controllato; le variazioni di composizione o di fase metalli.
indotte dall’incremento della temperatura vengono
registrate in un diagramma peso/temperatura; anisotropia proprietà per cui in una sostanza il
l’analisi è sia qualitativa che quantitativa: partico- valore di una grandezza fisica non è uguale in tutte
larmente importante quest’ultima nella determina- le direzioni; si contrappone a  isotropia. Un tipico
zione dei sali presenti nel campione analizzato. materiale fortemente anisotropo è il legno, in consi-
derazione della struttura fibrosa; l’anisotropia del
analìta si definisce analìta il soggetto di un’analisi. ritiro dimensionale con differenze lungo le tre
Può essere un campione tal quale oppure trattato direzioni, assiale tangenziale e radiale, rappresenta
appositamente per essere sottoposto a una tecnica un fattore non trascurabile per la stabilità dei
particolare. manufatti lignei in relazione ai parametri termoigro-
metrici ambientali.
ancoraggio operazione di fissaggio di un elemento
ad una superficie o un supporto. Nell’ambito delle annatto arbusto indiano e centroamericano (Bixa
tecniche artistiche lo strato di ancoraggio (anche orellana) dai cui semi si estrae un principio colo-
 rinzaffo) consente la regolarizzazione del sup- rante, la bixina, di colore rosso-arancio impiegata
porto murario e l’applicazione dei successivi strati nella tintura dei tessili.
di una pittura murale; varie tecniche e strutture
di ancoraggio sono state messe a punto per l’ap- annerimento o  inscurimento, iscurimento,
plicazione di lastre lapidee su pareti e volte. In  scurimento. È uno dei fenomeni di degrado più
carpenteria, l’ancoraggio di una tavola si esegue comuni nei dipinti a olio, già rilevato dalla lette-
con traverse mobili o tasselli. Nel restauro è ratura artistica cinque-settecentesca. L’annerimento
un’operazione di aggancio che tende a dare stabilità dovuto a depositi di particolato di varia origine e
o tensione conveniente a un dipinto murale, su composizione si registra comunque anche su ma-
tavola (es. col sistema a ‘ponticello’ che raccorda teriali lapidei, lignei, metallici ecc. Può essere
le traverse), su tela o a una scultura. sollecitato dalle preparazioni brune ampiamente
usate nel XVII secolo. In relazione ai manufatti
Ångström (Å) unità di lunghezza del valore di artistici e architettonici esposti, studi recenti
10-8 cm corrispondente a 0,1 nanometri o 0,0001 sugli inquinanti atmosferici e i meccanismi di de-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 26

ANOBIDI 26

posizione del particolato atmosferico suggeriscono antigraffiti sacrificali prodotti impiegati per
di adottare più propriamente il termine  sporca- realizzare uno strato protettivo invisibile con fun-
mento, di cui l’annerimento rappresenta una tipo- zione di barriera antigraffiti allo scopo di impedire
logia particolare. alle vernici imbrattanti di penetrare nel substrato;
sono derivati da protettivi elastomerici fluorurati,
anobidi insetti xilofagi appartenenti alla famiglia cellulosici o siliconici.
dei Coleotteri; allo stadio di larva si nutrono di
amidi e proteine contenuti nel legno dove scavano antimonio elemento chimico caratterizzante
gallerie che causano gravi danni ai manufatti sia alcuni pigmenti quali il  giallo di Napoli; si
sul piano strutturale che estetico. L’insetto anobide trova anche come impurezza nella marcassite
più comune è l’Anobium punctatum, più noto (solfuro di ferro) di colore grigio-nero cui impartisce
come ‘tarlo dei mobili’, che attacca principalmente bei riflessi metallici. Colore ceramico giallo, citato
l’  alburno dei legni sia di conifere che di nel ricettario di Cipriano Piccolpasso Li tre libri
latifoglie impiegati in strutture e manufatti lignei, dell’arte del vasaio (1548). L’etimo deriva dal
oltre che nei supporti dei dipinti su tavola, con greco anti monakon poiché era ritenuto la causa
effetti talora devastanti per la conservazione. dell’avvelenamento dei monaci-alchimisti del monte
Athos che ne studiavano i presunti composti,
antibiotico sostanza di origine naturale prodotta ricchi invece del letale  arsenico, di cui l’antimonio
da microrganismi viventi (muffe e batteri) che è isomorfo.
inibisce la proliferazione di batteri. Si distinguono
in batteriostatici (impediscono la scissione cellulare ‘antiquariale’ si dice dell’aspetto assunto da un
e quindi bloccano il ciclo riproduttivo dei batteri) manufatto artistico in seguito a rimaneggiamenti
e battericidi (uccidono il microrganismo). Le prime eseguiti sul modellato, a ridipinture e patinature
applicazioni nel restauro furono sperimentate nella artificiali che interferiscono sulla leggibilità in
disinfestazione batterica di pitture murali. quanto agenti falsificanti.

anticato in età barocca, il “fingere antichità nel appiattimento si dice dell’effetto percepibile
marmo” a quanto attesta Filippo Baldinucci (1681), nell’aspetto cromatico di un dipinto dopo una
era un passaggio delle operazioni di restauro inte- pulitura troppo energica, che asporta la vernice an-
grativo di sculture antiche; le parti aggiunte rea- nullando l’effetto di omogeneità tonale e coloristica.
lizzate in marmo nuovo venivano ‘tinte’ per unifor- Sulla superficie di un materiale dipinto o scolpito
marle cromaticamente all’originale con una mistura può essere originato da depositi di polveri coerenti.
di fuliggine o cannella e garofani cotti in orina o
aceto secondo le indicazioni dello scultore-restau- applicazione nel restauro si intende la stesura di
ratore romano Orfeo Boselli (sec. XVII). Per esten- sostanze atte a migliorare o risanare una situazione
sione il termine indica oggetti di produzione di degrado riscontrata in un manufatto artistico.
moderna sottoposti a leggeri processi di invec-
chiamento (cornici, gioielli, metalli, ceramiche). apprettatura o appretto. Termine con molteplici
significati, indica genericamente l’operazione di
antifungino o antimicotico. Sostanza di varia saturazione della porosità di una superficie atta a
natura capace di inibire lo sviluppo di colonie impedire un eccessivo assorbimento del liquido
fungine o persino di distruggerle. che verrà poi applicato. Può riferirsi all’impasto
di gesso e colla impiegato per il fondo preparatorio
antigraffiti sinonimo di trattamento di superfici delle dorature e all’incollatura leggera che serviva
architettoniche con prodotti che impediscono il per favorire l’adesione degli strati di preparazione
contatto di sostanze coloranti, inchiostri, lacche al supporto ligneo nei procedimenti di lavorazione
e smalti con i substrati e ne inibiscono la diffusione delle sculture policrome. Il termine allude anche
all’interno dei materiali. alla serie di operazioni finali di rifinitura di tessuti

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 27

27 ARGENTO

mediante l’applicazione di appretto (amido o cera) cio-economico di appartenenza. Tali informazioni


che conferisce proprietà di maggiore durabilità e contribuiscono alla definizione di migliori strategie
consistenza. di conservazione e restauro dei manufatti.

approccio angolatura dalla quale, nella fattispecie, arcuatura tipo di deformazione del legno segato
si può affrontare un intervento di restauro. I che dipende da anomalie di forma del tronco, ani-
punti di vista devono essere molteplici e specialistici, sotropia dei ritiri, gradiente di umidità, presenza
da quello scientifico, a quello storico, a quello di difetti e anomalie, sollecitazioni meccaniche,
storico artistico. L’applicazione di tecnologie so- deformazioni permanenti. Nei dipinti su tavola
fisticate all’interpretazione materica dei manufatti provoca movimenti o dissesti nell’imprimitura e
consente un approccio multi-sensoriale. nel colore soprastanti. La presenza di legno di rea-
zione su una delle facce della tavola può indurre
Araldite® classe di resine formulate a base epos- un incurvamento a ‘doga di botte’, contenuto in
sidica, poliuretanica e acrilica, disponibili in forma un piano perpendicolare alla faccia della tavola.
solida o in soluzioni di solventi organici; è un
adesivo molto tenace, resistente, duraturo e idro- ardesia varietà di scisti argillosi dal colore gri-
fobo; viene utilizzato anche per integrare lacune giastro, compatta, non permeabile per porosità,
in sculture in legno, stucco, terrecotte, materiali che si suddivide facilmente in lastre; è nota la la-
lapidei, specialmente se caricato con gli inerti vagna estratta in Liguria, usata, particolarmente
appropriati. nel XVII secolo, come supporto per dipinti. L’acqua
è responsabile dei processi di degrado dell’ardesia
arancio di cadmio solfuro di cadmio di origine che viene attaccata negli strati superficiali o in
naturale o artificiale scoperto da Stromeyer nel zone fessurate dividendosi in lamine sottili lungo
1817 e raccomandato come pigmento per pittura; i piani di  scistosità.
viene usato in tutte le tecniche pittoriche, ha buona
resistenza alla luce e agli agenti atmosferici. arena  rena, sabbia

arazzo secondo la definizione di Filippo Baldinucci arenaria roccia sedimentaria costituita da materiali
(1681) è un “panno tessuto a figure per parare incoerenti detti sabbie, cementate per diagenesi.
stanze”. Eseguito a mano su telai, è un tessuto Fra le arenarie sono comuni le grovacche, di colore
costituito dai fili dell’ordito, di solito in lana, grigio, facilmente lavorabili, di cui in Toscana è
cotone o lino, attraverso cui passano i fili colorati diffuso il  ‘macigno’, nelle varietà di  pietraforte
della trama, in lana o seta e anche in oro e e  pietra serena, usate per costruzioni e per ele-
argento, che formano la decorazione condotta se- menti architettonici fin dal Rinascimento.
guendo un disegno preparatorio detto  cartone.
I problemi di conservazione degli arazzi sono argentatura o  alluminatura. Processo di rive-
legati a una loro corretta esposizione che eviti la stimento di un oggetto metallico con uno strato
tensione eccessiva e prolungata del manufatto sottile di argento; sui supporti metallici si ottiene
appeso e il contatto diretto con fonti di luce per placcatura e per elettrolisi. Su altri supporti
troppo forti che agiscono sulla stabilità dei colori. l’argentatura viene eseguita con modalità simili
alla  doratura. Nell’ambito delle tecniche pittoriche
archeometria disciplina scientifica che si avvale l’argento in foglia si applica col sistema a  mis-
di indagini fisiche, chimiche, biologiche, geologiche, sione (adesivo a base di olio di lino addizionato
matematiche, informatiche, ambientali, antropolo- di pigmenti fini). Preparazioni scure rafforzano la
giche ecc., per lo studio dei beni storico-artistici e tonalità fredda dell’argento.
archeologici, allo scopo di comprenderne gli aspetti
materici, tecnologici, cronologici, conservativi e di argento metallo nobile utilizzato per monili,
contestualizzarli nell’ambito storico, culturale e so- specchi e decorazioni fin dall’antichità. È caratte-

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ARGENTO MECCATO 28

rizzato da buona duttilità e conducibilità termica preparazione e del colore. Nel restauro delle cera-
ed elettrica. Per effetto di vapori sulfurei nell’aria, miche l’armatura è l’infissione di fili metallici
seppure in piccola quantità, e delle radiazioni lu- nelle zone da integrare; sulla lacuna si applica
minose annerisce nel tempo coprendosi di una una ‘sponda’ di carta che viene stuccata ed even-
patina di solfuro d’argento stabile e insolubile. tualmente dipinta. Questa tecnica ha avuto vasto
Per questo motivo si trova di rado integro nelle impiego nel XVIII e XIX secolo.
decorazioni metalliche dei dipinti murali, dove
spesso era sostituito dallo stagno. armatura di sostegno struttura usata per rin-
forzare l’anima interna di materiali modellati di
argento meccato particolare tipo di  argen- cui impedisce il cedimento. Griglie metalliche e
tatura, in cui la superficie metallica viene trattata  incannicciati sono stati impiegati per intonaci
con una vernice trasparente, di tonalità gialla o e stucchi come armature di sostegno e  ancoraggio
arancio ( mecca), per simulare la doratura. al supporto murario.

argilla con questo termine si possono intendere arriccio o arricciato, corpo, strato di livellamento.
i minerali argillosi, le rocce argillose e i sedimenti Nella costruzione di un supporto murale è lo
di minerali argillosi ancora dotati di capacità pla- strato più grossolano di malta, la cui funzione
stiche (argilliti). L’argilla come sedimento o roccia principale è quella di livellare la superficie del
è costituita principalmente da minerali argillosi muro e, nel caso specifico degli affreschi, di co-
(quali illite, caolino, montmorillonite e clorite) e stituire una riserva di umidità funzionale a un
quarzo. Secondo il contenuto di caolino che ne corretto processo di carbonatazione. Su di esso si
determina le proprietà, e quindi gli impieghi, stende l’intonaco pittorico. Sull’arriccio veniva
l’argilla si suddivide in grassa (argille da porcellana) tracciato il disegno preparatorio detto  sinopia.
e magra (argille refrattarie, argille da laterizi). Il Con il termine arriccio si può intendere o lo strato
colore varia dal rossastro al giallo, al grigio scuro grossolano con funzioni di livellamento della su-
in funzione del contenuto di materia organica e perficie oppure, più propriamente, lo strato inter-
di pirite e del grado di ossidazione del ferro medio fra  rinzaffo e  intonachino. In questo
presente. Unita all’acqua diviene plastica e lavo- secondo caso, l’arriccio è “quella seconda incalci-
rabile. Ha proprietà impermeabili. In ambito natura rubida, che si dà alle muraglie, alla quale
artistico è usata per la realizzazione di modelli s’aggiugne l’intonaco per dipingervi sopra a fresco”
preparatori per sculture e rilievi, o come materia (Filippo Baldinucci, 1681).
prima per manufatti ceramici. Seppure con modeste
capacità leganti, può essere impiegata per confe- arrotatura anche orsatura, rotatura. Operazione
zionare malte, per lo più adottate per realizzare di levigatura di una superficie mediante un blocco
rivestimenti di muri in terra pressata o mattoni di materiale lapideo più duro del materiale da ar-
crudi. rotare. Il termine trova impiego principalmente
per le operazioni di battitura e levigatura dei pa-
armatura sistema di incrocio dell’ordito e della vimenti a battuto (terrazzo) come i pavimenti alla
trama secondo regole definite per la costruzione veneziana, mediante l’uso di un utensile in pietra
di un tessuto. Dipende dall’ordine di inserimento arenaria (orso) e/o di polveri di sabbia silicea o
dei fili di ordito nelle maglie dei  licci. I primi pietra pomice. Può riferirsi anche a un trattamento
supporti pittorici di lino erano tessuti ad armatura superficiale degli intonaci.
‘tela’, molto serrata, ordinata e regolare, con
filato leggero e sottile. Dalla metà del XVI secolo arrugginire processo di corrosione dinamica del
cominciano a diffondersi le prime armature diagonali ferro e dei metalli ferrosi che, formando ossidi
e a spina di pesce, robuste e più rispondenti alle idrati del metallo parzialmente solubili, corrode il
dimensioni dei dipinti. La loro superficie è elastica ferro fino a provocare la completa consunzione
e granulosa e garantisce una buona adesione della del metallo.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 29

29 ASSEMBLAGGIO

arsenico elemento chimico noto in campo artistico usato per la velatura finale dei dipinti e per
specialmente per i suoi solfuri utilizzati come ottenere patine di tono marrone luminoso. Se me-
pigmenti, estremamente tossici. Il  realgar, il scolato con resine non si distingue facilmente da
bisolfuro di arsenico, è stato impiegato come pig- una vernice di protezione. Il lemma è usato im-
mento di color rosso-rubino; il trisolfuro costituisce propriamente come sinonimo di  bitume.
l’  orpimento, pigmento giallo abbastanza stabile
e coprente, usato fin dall’antichità, specialmente aspersione lemma con il quale si intende l’azione
per dare verdi brillanti ( indaco). di cospargere sostanze quali, per esempio, la pa-
raffina e la cera su superfici pittoriche.
artigianale in relazione al restauro di bottega,
l’aggettivo qualifica il livello dell’attività di spe- aspiratore apparecchiatura di aspirazione di aria
cialisti in settori specifici del restauro (falegnami, e vapori nocivi per l’eliminazione di esalazioni
doratori, rintelatori); con una professionalità ‘ar- dannose per la salute degli operatori di restauro. È
tigianale’ assicurata dalla pratica costante e ripe- raccomandata la sua installazione nei laboratori e
titiva, spesso di alto livello, essi contribuivano in nei cantieri. Anche piccolo strumento per la pulitura
modo sostanziale al compimento di restauri di del particolato di superfici plastiche o tessili.
ambito ‘tecnico’, come le foderature, o di vera e
propria integrazione ricostruttiva. asportazione rimozione di parti gravemente de-
gradate o di elementi estranei all’originale (inseriti
arzica colorante organico giallo, di origine o aggiunti, per esempio, nel caso di restauri prece-
vegetale, contenente il principio colorante luteolina. denti) che compromettano la sopravvivenza o la
Noto sin dall’antichità, è stato usato a partire dal corretta leggibilità dell’intero manufatto artistico
Medioevo per la tintura dei tessuti. È tra i coloranti ( de-restauro). Nel  ‘restauro di rivelazione’ si
naturali più resistenti alla luce. Filippo Baldinucci intende la rimozione di stesure pittoriche successive
(1681) lo menziona come “color giallo, che serve a quella primitiva; nelle operazioni di pulitura è la
per i miniatori”. rimozione meccanica di depositi superficiali di varia
origine, precedentemente trattati con solventi.
ascrivere attribuire un’opera ad un artista o a
una scuola. Nel caso di dipinti murali, su tavola o asse tavola di legno che si ottiene dal tronco di
su tela, le indagini diagnostiche consentono spesso un albero con due principali metodi di taglio:
di acquisire elementi quali disegni preparatori, tangenziale e radiale; a seconda del punto da cui
incisioni, pentimenti, modifiche eseguite in corso è ricavata, dall’esterno verso il centro del tronco,
d’opera, che favoriscono la precisazione della pa- la tavola prende il nome di sciavero, mezzone,
ternità di un dipinto. mezzone quasi radiale, asse centrale; quest’ultima
è l’unica che non subisce il fenomeno di  imbar-
asfalto sostanza di colore bruno-nero, composta camento. Altri fenomeni di degrado di un’asse di
principalmente di carbonio e idrogeno, che si può legno sono la  falcatura, l’  arcuatura o il
considerare un idrocarburo dalla catena lunghissima; ritiro in relazione a variazioni termoigrometriche
è il residuo di tutte le distillazioni e le raffinazioni o in seguito ad attacchi da parte di batteri,
del petrolio, è solubile in olio, trementina, nafta funghi, insetti xilofagi. Un insieme di assi unite
e solventi idrocarburici pesanti ed ha una lenta in senso verticale o orizzontale mediante colla,
essiccazione. In pittura l’asfalto è stato spesso sistemi a incastro o traverse, costituiva, già dal-
impiegato come pigmento di origine minerale per l’antichità e fino al XVI secolo, una tavola destinata
ottenere un tono bruno-seppia; tuttavia, poiché a essere preparata e quindi dipinta.
non indurisce completamente, provoca negli strati
cromatici sovrastanti, movimenti e incrinature che assemblaggio è l’operazione con cui si connettono
formano scaglie e crettature caratteristiche, il che elementi omogenei o meno, destinati a costituire
spiega il suo mancato uso come legante. Viene una sola unità. L’assemblaggio delle assi che for-

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ASSEMBLARE 30

mano il supporto di un dipinto su tavola può vente permette di selezionarne qualità diverse,
essere eseguito col sistema a giunti vivi incollati, funzionali a microsuperfici di applicazione.
con il metodo a ‘chevilles’, a  coda di rondine e
altri; è tecnica costruttiva di una scultura lignea, assottigliare pratica connessa al risanamento
in terracotta, in metallo o in vetro. Nel contesto di supporti lignei o al trasferimento di dipinti su
del restauro della statuaria antica, si intende l’as- tavola e di affreschi su nuovi supporti; nel passato
semblaggio di frammenti scultorei di diversa pro- consisteva nel ridurre lo spessore del legno per
venienza ed epoca che formavano una ‘nuova’ eliminare gli strati degradati o nel consumare
scultura. Il lemma indica anche la tecnica di co- progressivamente i supporti fino a raggiungere il
struzione di opere polimateriche; si differenzia retro della pellicola pittorica.
dal  ‘collage’ perché i singoli pezzi non sono in-
collati su un supporto, ma vincolati fra loro con astrazione cromatica tecnica di integrazione
colla, chiodi, bulloni ecc. pittorica delle lacune che mira ad alleggerirne
l’invadenza ottica; si applica quando le dimensioni
assemblare mettere insieme parti costituenti della mancanza non consentono di stabilire sul
un medesimo manufatto realizzate separatamente; piano formale una continuità con la pittura su-
l’indagine sulla tecnica di assemblaggio di una perstite circostante. L’astrazione si esegue con
scultura può fornire notizie su origine e autografia stesure a tratteggio incrociato dei tre colori fon-
dell’opera per analogia con altre. L’operazione damentali (blu, giallo, rosso) con aggiunta del
può ovviare, sia in senso reale che come ricostru- nero, o dei colori principali del dipinto. Lo scopo
zione critica ideale, allo smembramento di un po- è creare una tessitura cromatica che si armonizzi
littico dovuto a eventi storici, commerciali, di con l’intonazione del resto della composizione.
gusto o vandalici. Insieme a quello della  selezione cromatica, il
metodo fu elaborato negli anni ’70 del XX secolo
assestamento si intende il fenomeno di stabi- nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di
lizzazione di supporti lignei o l’assestamento del Firenze da Umberto Baldini.
legante oleoso in un dipinto su tela, fenomeno
che si sviluppa nell’arco di qualche anno dal com- ATR (Attenuated Total Reflectance). Sigla per ri-
pimento dell’opera ( ‘rodaggio’). flettanza totale attenuata; tecnica di  spettro-
fotometria infrarossa in grado di rilevare lo spettro
assorbimento capillare velocità di assorbimento infrarosso direttamente su solidi, liquidi e polveri.
di un volume di acqua o altro fluido da parte di Il campione è interfacciato da una sonda contenente
un corpo poroso (pietra, intonaco ecc.) in un un cristallo di germanio o seleniuro di zinco,
dato tempo attraverso una superficie nota e de- talvolta di diamante. La tecnica è non invasiva e
terminata. È usato come tecnica di controllo dello scarsamente modificativa.
stato di conservazione (decoesione, frammentazione,
disgregazione) di manufatti lapidei naturali o ar- atelier lemma di origine francese entrato nell’uso
tificiali, specie in funzione di interventi che pre- ad indicare lo studio di un artista; è un ambiente
vedano l’uso di protettivi superficiali che ne mo- solitamente spazioso e luminoso in cui si svolge il
dificano la porosità. L’assorbimento per capillarità lavoro di pittori, scultori, incisori e altri artefici.
è normato dal documento UNI-Normal 10859 gen- Nell’atelier si conservano gli strumenti, i materiali,
naio 2000. i bozzetti, le opere in preparazione, posano i
modelli, si espongono al giudizio di committenti
assorbire si dice della proprietà di alcuni materiali e possibili acquirenti i lavori finiti. Sono noti nu-
di impregnarsi di altre sostanze fluide o gelatinose merosi dipinti e incisioni che illustrano studi di
(carta assorbente e  attapulgite). Nella fase di artisti e documentano il persistere nei secoli di
pulitura (o meglio di riduzione dei depositi di su- strumenti e tecniche esecutive. Il lemma è stato
perficie) la valutazione dell’assorbimento del sol- inserito tra i beni culturali “oggetto di specifiche

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31 AZOTO

disposizioni di tutela” nel Codice dei beni culturali razione gli aspetti formali, stilistici, iconografici,
e del paesaggio (2004). iconologici, tecnici e conservativi nella loro com-
plessità.
atmosfera anossica metodo per la disinfestazione
del legno da insetti xilofagi. Consiste nell’inserire aureolina  giallo di cobalto
l’opera in una camera a tenuta stagna dalla quale
sia stato eliminato l’ossigeno. Il sistema, di autenticità autografia di un’opera d’arte. Le
recente sperimentazione, evita l’impiego del  operazioni di restauro di un manufatto artistico e
bromuro di metile, che comporta un alto rischio l’impiego delle più moderne tecniche di indagine
per la salute dei lavoratori. diagnostica di tipo fisico (tecniche multi- e iper-
spettrali, fluorescenza ultravioletta con lampade
atossico non velenoso o dannoso alla salute; in a raggi ultravioletti) spesso rivelano elementi
riferimento alle tecniche pittoriche e al restauro, tecnici e formali che ne attestano l’autenticità e
può trattarsi di un colorante o di una sostanza consentono di distinguerlo da eventuali repliche,
usata nei procedimenti di pulitura di opere d’arte. copie o falsi.

atramentum pigmento nero, nerofumo. Vitruvio avorio costituente di denti e di corni di grandi
nel De Architectura (I secolo a.C.) ne illustra la mammiferi; particolarmente pregiato è quello delle
preparazione dalla fuliggine prodotta dalla com- zanne di elefante proveniente dal Siam. L’avorio è
bustione di resina, o dalla brace di legno resinoso; chimicamente un fosfato di calcio, ha durata ec-
dal nerofumo con aggiunta di gomma si ricavava cezionale, grana densa e compatta con venature
inchiostro, mentre addizionato a colle era usato radiali, si lavora facilmente e acquista ottima po-
come colore nella pittura murale. L’atramentum di litura e lucentezza. Filippo Baldinucci (1681) ne
cui parla Plinio nella Naturalis Historia (I secolo ricorda l’uso per realizzare “figure d’ogni rilievo e
d.C.) in riferimento al pittore Apelle di Coo, era tarsie”. I documenti attestano l’uso dell’avorio in
probabilmente una vernice o una velatura finale Grecia per la realizzazione di statue crisoelefantine,
con funzione estetica e protettiva. L’atramentum mentre nel mondo romano venne usato per dittici
librarium identificava l’ inchiostro. e oggettistica di uso liturgico. Ridotto in sottili
tavolette di piccole dimensioni fu utilizzato in
attapulgite materiale argilloso, allumosilicato età barocca e oltre come supporto pittorico per
di magnesio (palygorskite) del gruppo dei fillosi- ritratti e altri soggetti di carattere miniaturistico.
licati, dall’enorme capacità adsorbente, usato La polvere ottenuta per calcinazione, detta 
come supportante nella pulitura di manufatti nero d’avorio, è stata impiegata come pigmento e
artistici (dipinti murali, marmi e terrecotte). per lucidare.

attivazione neutronica (Neutron Activation avorio vegetale  materiali eburnei


Analysis, NAA) analisi della radioattività indotta
tramite bombardamento con particelle (neutroni) azoto elemento chimico e gas inerte, incolore e
su materiali studiati. In campo storico-artistico, inodore che costituisce il maggiore componente
questa tecnica analitica viene impiegata come dell’aria. In chimica organica è importantissimo
ausilio nella datazione di manufatti. Analisi quali- nella composizione e nelle proprietà degli ammi-
tativa e quantitativa altamente sensibile di tracce noacidi, dei coloranti porfirinici ( clorofilla,
di  oligoelementi in matrici quali pigmenti, ce- eme) e delle ammine. In chimica inorganica è
ramiche, leghe. diffuso negli alcali deboli derivati dall’ ammoniaca
e come ione nitrato in numerose manifestazioni
attribuire, attribuzione riferire un’opera d’arte di degrado salino nei materiali lapidei naturali e
ad un periodo storico, a una scuola o a un artista artificiali. Le tinture all’ anilina sono composti
in base a una indagine che ne prende in conside- organici dell’azoto.

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AZZURRITE 32

azzurrite detta anche azzurro della Magna, è un al verde. In pittura murale, sotto l’azione dell’umidità
minerale naturale a base di carbonato basico di e dell’alcalinità degli strati a fresco o a calce, può
rame. Usato come pigmento, se macinato non modificarsi in bruno o verde, e per questo viene
molto finemente è di colore azzurro intenso e, impiegata a secco, sebbene tale accorgimento
dato a corpo, ha buon potere coprente. Dall’antichità non ne eviti il viraggio. Cennino Cennini la elenca
e fino al XVII secolo l’azzurrite è stata utilizzata fra i colori che “in fresco non si può lavorare”; in
in tutte le tecniche pittoriche, in particolare nella pittura murale si usava stenderla a tempera su un
tempera su tavola e su intonaco. È un pigmento fondo a  morellone o grigio.
stabile salvo in presenza di cloro che lo fa virare

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b
bagnabilità o potere bagnante. Capacità di su- barbottina colatura di argilla allo stato liquido
perfici solide di essere bagnate quando poste in che serviva per saldare insieme elementi ceramici
contatto con un liquido. Se la bagnabilità è modellati separatamente.
buona, il liquido si spande agevolmente sulla su-
perficie. L’impiego dei  tensioattivi facilita il bardiglio come il marmo bianco ordinario delle
potere bagnante delle soluzioni impiegate nelle Alpi Apuane, il bardiglio è derivato da un evento
operazioni di pulitura delle superfici lapidee e metamorfico su sua roccia carbonatica sedimentaria
delle pitture murali. di origine marina. Presenta un fondo grigio azzurro,
grigio cenere e bluastro. A seconda di come si ef-
bagno di morsura soluzione acquosa di  mor- fettua il taglio, si ottiene al contro una colorazione
dente usata, nelle tecniche calcografiche, per cor- più fiorita, al verso un colore più omogeneo.
rodere il metallo, non protetto, della lastra in cor-
rispondenza del disegno da incidere. La denomi- bario elemento chimico alcalino terroso. Nei pig-
nazione della tecnica dell’  acquaforte deriva menti si trova sotto forma di solfato  bianco
dal nome con cui era nota in passato la soluzione fisso e nei vari  litoponi. Nel campo dei
di acido nitrico utilizzata come mordente. trattamenti minerali dei manufatti porosi (affreschi,
materiali lapidei) l’  idrossido di bario può
balsa specie arborea della famiglia delle Bomba- essere applicato a impacco, esercitando un’azione
caceae, diffusa nell’America centro-meridionale, il consolidante, desolfatante e fissativa.
cui legno è poco sensibile alle variazioni termoi-
grometriche e viene impiegato come isolante base composto chimico sia inorganico che organico
termico e nel restauro dei supporti. che colora di blu la cartina di  tornasole. Sinonimo
di sostanza alcalina (basica), talvolta utilizzate nei
balsamo o oleoresina. Sostanza resinosa, ricavata trattamenti di pulitura, le basi agiscono sulle
quale essudato vegetale e usata, a partire dal Set- sostanze grasse e acide.  soda e  potassa cau-
tecento, come componente di vernici e lacche. stiche sono basi molto forti; la  calce stessa è
Oggi se ne sconsiglia l’uso per gli effetti deteriorativi una base. Nei restauri possono essere impiegate
che provoca, quali l’imbrunimento e la formazione basi deboli come l’  ammoniaca.
di crettature. I balsami più diffusi sono il balsamo
di Copaive, una  resina oleosa, usata per rendere ‘basse taille’ antica tecnica di lavorazione dello
più elastiche vernici e lacche e impiegata nel  smalto su lamina d’oro e d’argento. Sul supporto
metodo Pettenkofer, il balsamo del Canada, resina metallico veniva inciso con segno variamente pro-
terpenica impiegata come legante, la trementina fondo il disegno, che poi veniva ricoperto di pasta
veneziana e il balsamo di Strasburgo. vitrea colorata ( ‘champlevé’ e ‘cloisonné’).

bambagia cotone di scarto o cascame di cotone bassorilievo


tradizionalmente impiegato nella lavorazione della lavorazione ottenuta con una lieve sporgenza
cartapesta per aumentare i volumi delle figure a della parte scolpita o modellata rispetto alla su-
tutto tondo. perficie di fondo.

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BATTILORO 34

battiloro nome attribuito agli artigiani specia- betulla specie arborea appartenente alla famiglia
lizzati nella produzione di oro in foglia. Utilizza- delle Betulaceae, con fusto alto e corteccia bianca
vano gli scarti della monetazione aurea e da una che tende a sfogliarsi; il legno è duro e compatto,
moneta ricavavano più di cento lamine di ca. un resistente ai tarli, ragione per cui trova impiego
decimetro quadrato. Una volta pronte “alla giusta in edilizia (per esempio per realizzare travi). Nel
sottigliezza, e tagliati in quadro sur un guancialino nord Europa è stato impiegato come supporto per
di pelle impolverato, per impedirne l’adesione, si i dipinti su tavola, lavori al tornio, intagli e
ripongono fra altri fogli di carta senza colla, sof- mobilio. Rientra fra le specie legnose impiegate
fregati prima con sottilissima argilla ocracea af- nella tarsia lignea.
finché l’oro non vi si appiccichi”, ottenendo così
i “libretti del battiloro”, “poi venduti al mettiloro” Beva® dispersione acquosa di resine acriliche e
(Giacinto Carena, Vocabolario metodico d’arti e etilvinilacetato (e.v.a.), ottimo adesivo, puro o
mestieri, 1853). diluito con acqua, con buon scorrimento e
aderenza a vari tipi di superfici. È reversibile con
batteri microrganismi che sono diffusi agenti di acqua o alcol isopropilico. Viene impiegato in
 biodeterioramento dei manufatti artistici, capaci operazioni di foderatura e ancoraggi su supporti
di colonizzare supporti di varia natura e di in fibra di vetro. Negli anni ‘70 del XX secolo il
proliferare nelle più diverse condizioni ambientali, restauratore Gustav Berger ha contribuito alla
in ragione della loro biodiversità e in relazione formulazione del BEVA Film®, una pellicola ter-
alle specifiche reazioni metaboliche. Provocano moplastica da rifodero aderibile mediante  ter-
processi di alterazione e degrado in supporti pit- mocauterio o per attivazione con solventi poco
torici, come le tele, sulla loro preparazione e sulla polari.
pellicola pittorica. Ceppi particolari di solfobatteri
possono rendersi responsabili di alterazioni che beverone termine gergale che indica un miscuglio
producono gesso in materiali lapidei naturali o ar- di soluzioni organiche a base proteica (emulsioni
tificiali. I batteri sono tra i principali microrganismi di uovo, colla, caseina, aceto e altri componenti)
coinvolti nella formazione dei  biofilm. o cere, oli e resine, citato dalle fonti fino dal XVII
secolo; la sua composizione era spesso legata al
bendatura antica tecnica di restauro di oggetti segreto di bottega. Applicato su superfici pittoriche
ceramici frantumati ancora in uso nel XVI secolo. a fresco o a olio, serviva per consolidare e ravvivare
Il manufatto veniva foderato dall’interno con i colori resi opachi dalla presenza di sali o iscuriti
bende di stoffa fortemente incollate e successiva- dallo sporco.
mente restaurato.
biacca carbonato basico di piombo, detto anche
benzene o benzolo, il più semplice idrocarburo cerussa e bianco di piombo, è il più antico e
aromatico; ha un notevole potere solvente per famoso pigmento artificiale; Filippo Baldinucci
cere, resine e grassi. Estremamente tossico, è (1681) ricorda che è “color bianchissimo cavato
cancerogeno ed è proibito nell’uso comune. dal piombo a forza d’aceto, che serve a dipignere
non a fresco; ma dato a tempera in su i muri dove
berillo minerale silicatico che si rinviene spesso sia aria scoperta diventa nero e guasta le pitture”;
in cavità di rocce granitiche. Si possono avere cri- oggi sappiamo che questo tipo di degrado dipende
stalli singoli di berillo di dimensioni eccezionali dalla reazione che si innesca in presenza dei gas
(dell’ordine dei metri) con peso di alcune tonnellate. solforosi dell’atmosfera. La biacca è densa e opaca,
Le varietà limpide e trasparenti possono essere ha forte potere coprente e asciuga facilmente. La
usate come gemme molto preziose, quali lo smeraldo biacca temperata con olio era impiegata per la
(varietà verde), l’acquamarina (varietà azzurra) e, preparazione delle tele e raccomandata per la sua
secondariamente, il crisoberillo (varietà giallo- elasticità. Non è più in uso a causa dell’elevata
oro) e la morganite (varietà rosa). tossicità dei sali di piombo.

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35 BIANCO DI ZINCO

biadetto nelle fonti (varianti: biadecto, biadeti, successivamente bolliti in acqua di calce, polverizzati
biadeto, biadetta, biaveto, blaveta) indica un pig- finemente, sino ad ottenerne “piccioli pani” da
mento azzurro chiaro o celeste, anche sinonimo di fare asciugare al sole. Citato da Raffaello Borghini
oltremarino sbiadito. Si tratta di un azzurro (1584) e da Filippo Baldinucci (1681), Gian Paolo
ottenuto da lapislazzuli di seconda scelta, finemente Lomazzo (1584) lo consiglia per mantenere stabili
triturati e con minor potere coprente. Le  i pigmenti applicati su calce fresca; Andrea Pozzo
‘ceneri’ ne sono una variante più economica. (1698) lo ricorda adatto “a fresco, ed a secco, e
per comporre i pastelli per ritoccare”.
‘biancastro’ si usa per indicare l’aspetto delle
superfici murali solfatate che siano state ripassate bianco di piombo  biacca
a secco con conseguenti fenomeni di degrado e
alterazione cromatica. bianco di San Giovanni o  bianco di calce
(pigmento); carbonato di calcio che si ottiene per
bianchire “Termine proprio degli Argentieri, i precipitazione all’aria di soluzioni sature di calce
quali rendono bianche le figure, ed altri lavori spenta; è usato come pigmento principalmente
d’argento; con quel composto che essi chiamano nella pittura murale. Menzionato da Cennino Cennini
bianchimento” ovvero un composto di “acqua, sal che descrive il procedimento di fabbricazione.
comune, e gruma di botte”. Il metallo (argento,
rame, bronzo, ottone) veniva messo a bollire in un bianco di Spagna nitrato basico di bismuto; è
recipiente di rame, così che trattato “con tali in- un pigmento adatto per le tecniche a tempera e a
gredienti à forza di levargli quella pelle di sudiciume olio e per la miniatura; è velenoso e tende ad an-
ch’e’ potesse avere attorno” (Filippo Baldinucci, nerire a contatto dell’aria. Con questo nome veniva
1681), veniva poi sottoposto a una fase di lavaggio. inteso il bianco di calce e/o un pigmento bianco
ottenuto da rocce calcaree, scarsamente coprente,
bianco di antimonio triossido di antimonio; usato per realizzare l’intonaco per le pitture su
pigmento di origine artificiale in uso dalla prima muro, o per schiarire le tinte stese ad affresco.
metà del XX secolo nelle tecniche a tempera e a
olio; tende a ingiallire e annerisce a contatto con bianco di stagno ossido di stagno; pigmento
i solfuri; non ha vantaggi rispetto agli altri bianco artificiale, prodotto per riscaldamento
pigmenti bianchi. all’aria del metallo. Discretamente stabile, è stato
in uso dal XVI al XVII secolo per le tecniche a
bianco di calce (pigmento) o bianco di tempera, a olio e per la miniatura.
Firenze, bianco sangiovanni,  bianco di San Gio-
vanni, gesso di Firenze. Pigmento naturale minerale bianco di titanio pigmento sintetico molto
ottenuto per carbonatazione dell’idrossido di calcio stabile e coprente, a base di ossido di titanio, in
(calce spenta). Di antichissima origine, per secoli uso dal 1920. In pittura è stato usato prima nella
è stato l’unico bianco usato nella pittura murale a forma cristallina di anatasio, successivamente
fresco e a tempera, per la sua eccellente stabilità dopo la seconda guerra mondiale, nella forma di
e compatibilità con gli intonaci. Andrea Pozzo rutilo che, avendo un maggiore  indice di rifra-
(1698) lo ritiene “il miglior di tutti per mescolarlo zione, ha un maggiore  potere coprente.
con i colori sì per le carnagioni, come per i pan-
neggiamenti, purché la calce sia stata bagnata di bianco di zinco pigmento sintetico a base di
sei mesi, o un anno”. ossido di zinco in uso dal 1920-30. Ha un ottimo
potere coprente ed è inerte. Se usato nelle tecniche
bianco di calce  latte di calce a olio deve essere addizionato perché non ha pro-
prietà siccative autonome. Il bianco di zinco ha
bianco di gusci o  bianco d’uovo. Pigmento una caratteristica fluorescenza gialla se sottoposto
bianco prodotto per macinazione di gusci d’uovo, a irraggiamento ultravioletto.

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BIANCO D’UOVO 36

bianco d’uovo o  albume, chiara d’uovo; è nutritivo per le reazioni metaboliche. Trattamenti
anche una soluzione acquosa colloidale di proteine di pulitura di tipo meccanico e chimico vengono
(in quantità maggiore rispetto al rosso,  uovo, impiegati per la loro eliminazione.
rosso di), soprattutto albumina, con piccole
quantità di grassi e sali minerali. Viene addizionato biodeterioramento processo di degrado attivato
con miele, melassa e zuccheri per aumentarne la da organismi viventi ( biodeteriogeno). Provoca
flessibilità. Meno adatto come legante rispetto al danni di tipo estetico e strutturale.
rosso d’uovo poiché privo di oli e grassi, tende a
formare film fragili e variamente sensibili all’acqua biofilm biocenosi costituita principalmente da
e all’umidità. È stato usato come legante dei acqua (fino al 70-95% del peso fresco), sostanze
colori nella tecnica della tempera magra e nella polimeriche extracellulari e microrganismi. Mi-
miniatura, per gli inchiostri, per le dorature e, nel crorganismi fototrofi (alghe, cianobatteri, diatomee)
Settecento, soprattutto in Toscana, per verniciature ed eterotrofi (batteri, funghi, protozoi, nematodi)
al posto della vernice di mastice e trementina. costituiscono una comunità strutturata racchiusa
in una matrice polimerica idrata autoprodotta,
bianco d’uovo (pigmento) carbonato di calcio; che consente l’adesione e lo sviluppo su superfici
pigmento ricavato dal guscio d’uovo bollito con inerti o viventi. In quanto sistema vitale, il
calce viva e polverizzato ( bianco di gusci). Dal biofilm è continuamente in evoluzione e contiene
Medioevo si usa per affreschi e tempere; ha ottima detrito cellulare, particelle aerotrasportate, batteri
stabilità. e spore, insieme a materiale inorganico derivato
dalla degradazione del substrato colonizzato. Le
bianco fisso solfato di bario (barite); pigmento sostanze polimeriche extracellulari proteggono i
bianco artificiale, stabile e dal notevole potere microrganismi, creando condizioni ambientali fa-
coprente. Disponibile a partire dal 1830, è stato vorevoli (umidità, temperatura, pressione osmotica
impiegato nella pittura murale, a tempera e a e pH).
olio. In virtù della sua trasparenza in medium
oleosi, è stato usato come additivo di altri biopitting fenomeno di degrado naturale simile
pigmenti e supportante per la preparazione di al  pitting, dovuto all’attività di colonizzazione
lacche, nonché per ottenere effetti opachi nei microbiologica su materiali lapidei naturali e arti-
colori a guazzo. ficiali, riscontrato anche sul vetro. Consiste nella
formazione di cavità crateriformi quale prodotto
biodegradabile si dice di un materiale che può di processi erosivi; è possibile farne una classifica-
essere metabolizzato e decomposto dall’azione di zione in relazione alla grandezza (micro-, meso-,
batteri e altri microrganismi in sostanze non in- macro- e mega-biopitting) e all’organismo che lo
quinanti o tossiche. ha prodotto (biopitting batterico, cianobatterico,
fungino, lichenico).
biodeteriogeno termine di conio recente con
cui si indicano organismi quali batteri, muschi, li- biosuscettibilità proprietà di un materiale di
cheni, alghe, funghi e organismi superiori (insetti, essere attaccato e colonizzato da specie biologiche.
roditori, piccioni) responsabili dei processi del Il termine può riferirsi sia ai materiali delle opere
degrado biologico dei materiali artistici, sia nei d’arte sia ai prodotti impiegati negli interventi di
materiali lapidei naturali o artificiali sia nei restauro. Sono sempre più diffusi gli studi di la-
materiali di natura organica, quali legno, tele, boratorio volti alla valutazione del grado di su-
tessuti, carta. Generalmente fattori termoigrometrici scettibilità alla colonizzazione biologica (per lo
sfavorevoli alla conservazione dei manufatti (forte più fungina e lichenica) dei prodotti polimerici di
umidità, ristagno di acqua, esposizione alla luce restauro impiegati su pietre e vetri.
ecc.) facilitano il prosperare di questi organismi,
che sfruttano il manufatto artistico quale substrato biossido di manganese  sapone dei vetrai

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37 BLU KLEIN

biossido di titanio  bianco di titanio nel verde. È usato in tutte le tecniche come alter-
nativa economica all’azzurrite.
biscotto anche bisquit. Manufatto ceramico sot-
toposto a una prima cottura, dopo la quale può blu ceruleo pigmento sintetico a base di stannato
essere dipinto e smaltato tramite una seconda di cobalto; come il  blu di cobalto è stato com-
cottura. mercializzato all’inizio del XIX secolo. Ha buona
resistenza alla luce, all’umidità e alla calce.
bistro fuliggine di legno di faggio in sospensione
acquosa che si può trovare in varie concentrazioni, blu di cobalto alluminato di cobalto; pigmento
in relazione all’effetto da ottenere ( inchiostro). artificiale scoperto all’inizio del XIX secolo noto
anche come blu di Thénard. Ha un colore azzurro
bisturi strumento chirurgico; coltello molto affilato intenso, buon potere coprente, resistenza agli
con una piccola lama, intercambiabile o fissa, af- agenti esogeni. Viene utilizzato in tutte le tecniche
filata, usata nelle puliture a secco di superfici di e abitualmente è preferito al  blu ceruleo.
varia natura per asportare meccanicamente depositi
di particolato e vernici alterate; impiegato nei re- blu di manganese manganato di bario; pigmento
stauri ‘di rivelazione’ per liberare un affresco dallo artificiale in uso dal 1935; di colore azzurro
 scialbo o un dipinto da stesure cromatiche non brillante con sottotono verdastro, è trasparente
originali. È parzialmente sostituito dal  laser nonostante la granulazione grossolana. È chimi-
nelle operazioni di  descialbo. camente stabile e può essere usato nelle tecniche
a fresco.
bitume miscela di idrocarburi pesanti, molto vi-
scosa, di colore nerastro. Usato come pigmento blu di Prussia ferrocianuro ferrico, noto anche
dà un colore bruno trasparente che tende a scurire; come blu di Berlino. È un pigmento sintetizzato
è solubile in trementina, nafta, solventi organici. nel 1705 in Germania. Poco adatto alla pittura
A causa della lenta essiccazione, una volta steso murale perché si altera in presenza di calce, è uti-
non è stabile e dà luogo a movimenti in risposta lizzato soprattutto per la pittura a olio; è peraltro
a cambiamenti termoigrometrici, da cui conseguono poco stabile alla luce. Ampiamente utilizzato nei
crettature nei film pittorici. Secondo le fonti fu secoli XVIII e XIX per interventi di restauro e ridi-
usato nella pittura a olio per velature colorate. pinture.
Fra il XVIII e il XIX secolo venne impiegato anche
per patinature dorate che tuttavia annerivano fa- blu di Thénard  blu di cobalto
cilmente. È detto anche  catrame e talvolta
viene confuso con l’  asfalto. blu egiziano o pompeiano, detto anche fritta
d’Alessandria, è un pigmento azzurro artificiale
bloom termine inglese entrato nel lessico del re- composto di silicato di rame e calcio, molto
stauro per indicare l’opacità o  ‘sbiancamento’ stabile, è adatto alla pittura murale. Fu utilizzato
che può verificarsi su una superficie verniciata. nell’antico Egitto, nella Grecia classica e in età
Nelle vernici di finitura può manifestarsi in seguito romana. Scompare dopo il X secolo.
a fenomeni di condensa; anche l’uso di un solvente
troppo volatile può causare l’opacizzazione della blu ftalocianina complesso azotato macrociclico
superficie per effetto del suo rapido raffreddamento del rame. Pigmento sintetico scoperto da Dandridge
durante l’evaporazione del solvente medesimo. nel 1928; entrato in uso tra il 1935 e il 1938, ha
un colore azzurro scuro con sottotono verdastro
blu Bice carbonato basico di rame, noto anche ed elevato potere coprente. Ha buona resistenza
come blu di Brema, è un succedaneo dell’  az- ed è adatto a tutte le tecniche di pittura.
zurrite. Ha un colore azzurro impuro con un sotto-
tono verde pallido; è poco stabile e tende a virare blu Klein pigmento blu brevettato nel 1960 dal-

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BLU MAYA 38

l’artista francese Yves Klein (1928-1964) con il minio), fu impiegato anche come preparazione
nome International Klein Blue (IKB). Ampiamente per i dipinti su tela cui conferiva un’intonazione
utilizzato dall’artista, questo pigmento è scomparso scura e tenebrosa.
dopo la morte dell’artista. Era preparato utilizzando
una resina polivinilica, “Rhodopas M” della Rhone bonifica risanamento di superfici murarie o in
Poulenc, diluita in una soluzione di alcool etilico stucco minate da forme di degrado tipiche, come
e acetato d’etile al 95%, cui veniva aggiunto il le efflorescenze saline; ma anche bonifica di carta,
pigmento blu oltremare. legno, marmo ecc. da infestazioni fungine, da
muffe o da attacchi di insetti xilofagi.
blu Maya pigmento di colore azzurro verdastro;
la composizione più probabile è a base di indaco bottacciolo o calcinarolo, calcinello, calcirolo,
adsorbito in  attapulgite (palygorskite) mediante palombella. Nuclei di calce o di magnesia non
un processo di fusione a caldo. È stato ritrovato spenta che rappresentano un difetto tipico degli
nelle pitture Maya e viene usato per la pittura di intonaci a calce, causando decoesione ( bottac-
oggetti di artigianato. cione o  bottone) degli strati e piccoli sollevamenti
circolari (pochi centimetri di diametro) dello strato
blu ottico miscela di nero carbone e bianco di di intonaco superficiale, a sezione conica. Il
piombo che risulta blu grazie alla maggiore diffu- nucleolo di calce viva si idrata grazie all’umidità
sione, da parte della miscela, della radiazione ambientale, carbonata aumentando di volume e,
blu-violetto rispetto alle componenti verde, gialla premendo sulla superficie, la solleva.
e rossa.
bottaccione fenomeno di rigonfiamento dell’in-
bolla o  sbollatura. Termine gergale impiegato tonaco dovuto alla carbonatazione tardiva di 
per indicare il sollevamento della superficie pittorica bottaccioli presenti all’interno dell’impasto della
in un dipinto con la formazione di un vuoto a malta stesa sulla parete. Corrisponde allo “sbul-
forma semisferica. lettare” (Filippo Baldinucci,1681).

bollitura è il processo che trasforma sostanze bottega fin dal Medioevo era il luogo di lavoro
organiche di origine animale e sostanze vegetali di un artista e dei suoi collaboratori, dai più
in gel colloidali ( colla). giovani garzoni impiegati nella macinazione dei
colori, agli apprendisti, agli allievi. In accezione
bolo silicato idrato di ferro; argilla colloide, co- critica, per bottega di un artista si intende quanti
nosciuta anche come ‘bolo armenico’ (dalla regione vi hanno operato acquisendo elementi dello stile
di estrazione, l’Armenia). Nella varietà più pregiata, del maestro.
secondo Filippo Baldinucci (1681), è di colore
“rossigno scuro”, ma può essere giallo, marrone o bottone  bottaccione o  spolverizzo
nero. Venne usato dal XIV secolo come mordente
per la doratura di superfici lignee tramite l’appli- bozzetto modello grafico o plastico, in genere di
cazione di sottili foglie d’oro (detta anche doratura piccole dimensioni, realizzato con tecnica veloce,
a guazzo); il colore del bolo influiva sulla trasparenza in cui l’artista fissa la prima idea per un’opera da
della doratura, rendendo il tono dell’oro molto sviluppare in altri lavori via via più compiuti, fino
caldo. Il bolo, macinato finemente, veniva temperato alla redazione del vero  modello, destinato a
in chiara d’uovo battuta a neve con aggiunta di essere tradotto nell’opera definitiva.
poca acqua e quindi steso più volte con un
pennello sulla tavola nei punti prescelti sui quali brecce rocce sedimentarie da classificare fra i
si faceva aderire l’oro. La tecnica è descritta da conglomerati, costituite da elementi diversi per
Cennino Cennini. In epoca barocca, col nome di dimensioni e forme; si dicono monogeniche se
bolo veneziano (composto di ocra rossa, biacca e formate da una sola qualità di roccia come la

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 39

39 BRUNO VERONESE

breccia di Serravezza o breccia medicea (conosciuta bruffato  rinzaffo


con il nome di ‘marmo mischio’) e il  pavonazzetto,
di origine apuana, noti per la loro bellezza e usati brunire operazione di accuratissima spianatura e
per decorazioni. levigatura della superficie di foglia metallica applicata
su una tavola dipinta frequente in epoca medievale
brillanza attributo della sensazione visiva per e rinascimentale, che ha per effetto anche di scurire
cui un’area risulta inviare all’osservatore più o l’oro; è illustrata da Cennino Cennini.
meno luce. Termine inglese ‘brightness’.
brunitoio o brunitore; strumento con cui si pro-
broccatello varietà di marmo giallo estratto cedeva alla levigatura della superficie dorata di
nella provincia di Siena. una tavola; secondo le indicazioni di Cennino
Cennini si trattava di una pietra d’agata o di un
bromuro di metile composto gassoso impiegato dente di lupo o di cane. Si usava anche per
nella disinfestazione per fumigazione dei legni levigare lo stucco.
dagli insetti xilofagi. È estremamente tossico e
perciò deve essere impiegato in ambiente attrezzato brunitura o burnitura. Operazione di levigatura e
e da personale qualificato. lucidatura di una superficie mediante sfregamento
usando il  brunitoio. A partire dal XVI secolo il
‘bronzatura’ coloritura a olio applicata a sculture termine allude alle operazioni di lucidatura delle
in marmo per imitare l’effetto del bronzo. Anche superfici in oro o dorate ( doratura). Con brunitura
coloritura nera ottenuta con nitrato di rame molto si intende anche la colorazione superficiale del me-
resistente; può essere applicata al rame o all’ottone. tallo, che, scaldato su una fiamma, veniva immerso
in una soluzione salina, da cui derivava un inscuri-
bronzo lega di rame e stagno (lega binaria) con mento, ottenendo effetti di patinatura con colorazioni
altre piccole quantità di metalli, prodotta artifi- trasparenti variabili dal nero, al blu, al bruno.
cialmente fin dall’antichità e apprezzata per i ca-
ratteri di fusibilità, colabilità e bellezza della bruno di alizarina colorante organico artificiale
patina che assume. Tramite un processo di fusione antrachinonico, sintetizzato nel 1881.
(il metodo fusorio più antico e comune è quello a
 ‘cera persa’, in uso per la statuaria monumentale bruno di manganese o bistro minerale; è un
fin dal VI-V secolo), se ne ricavarono sculture di pigmento bruno artificiale quale precipitato finissimo
varie dimensioni e altri oggetti ornamentali, di biossido di manganese. In uso dal XIX secolo
monete, armi e utensili. Una prevalenza di rame per tecniche ad affresco, a tempera, ad acquerello.
conferisce al bronzo malleabilità (adatta al conio Ha buona resistenza.
di monete) e ne caratterizza la sfumatura cromatica;
una percentuale maggiore di stagno aumenta la bruno van Dyck noto anche come terra di
sua durezza e determina una colorazione giallo- Kassel (o Cassel), è un pigmento terroso formato
dorata; per fluidificare i getti veniva aggiunto del da sostanze organiche come lignite bituminosa e
piombo (lega trinaria). A protezione delle superfici torba con piccole percentuali di ossido di ferro e
bronzee veniva impiegata e tuttora viene usata, argilla. Viene estratto da giacimenti di area tedesca
la cera. Il bronzo è un materiale estremamente re- vicino Colonia. Ha mediocre resistenza alla luce e
attivo ad  agenti esogeni che provocano fenomeni alla calce; non è un buon materiale per la pittura
chimico-fisici di corrosione e di trasformazione murale, salvo che nelle applicazioni a secco. Fu
dei componenti metallici della lega. utilizzato dal XVI al XIX secolo.

brossatura pulitura superficiale su intonaco con bruno veronese pigmento bruno ottenuto per
spazzola metallica; è operazione funzionale anche calcinazione della  terra verde; essendo semi-
all’irruvidimento della superficie. trasparente viene usato per le velature. Stabile, è

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 40

BSE 40

adatto a tutte le tecniche pittoriche. con una punta acuminata o a sezione arrotondata
e quadrata (detto in questo caso anche sgorbia),
BSE  elettroni retrodiffusi che serve per incidere a mano su legno o su lastre
di metallo, “a niellare, intagliare in rame, rinettare
bulinatura tecnica di incisione di superfici me- getti di metallo, e altro” (Filippo Baldinucci,
talliche tramite uno strumento d’acciaio a punta 1681). Nelle tecniche pittoriche il bulino è stato
( bulino); in epoca medievale fu largamente usato per la  bulinatura e per l’incisione del di-
impiegata nella decorazione della foglia d’oro ap- segno preparatorio.
plicata su dipinti su tavola. Adottata nella deco-
razione dei metalli e delle armature. ‘buon fresco’ nelle fonti e nella letteratura
artistica indica la tecnica dell’  affresco intesa
bulino piccolo strumento d’acciaio terminante nella sua forma classica, senza ritocchi a secco.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 41

c
cadmio elemento chimico dei metalli di transizione, di calcio, o calce spenta, da cui si ricava, per ag-
tossico; i suoi solfuri sono intensamente colorati giunta di acqua,  il grassello, principale compo-
e vengono usati come pigmenti giallo, arancio e nente della malta per costruzioni e per la prepara-
rosso. zione di intonaci pittorici. Altri derivati sono il 
latte di calce, usato come legante nella pittura a
caduta perdita o mancanza parziale di colore o di secco, e il  bianco di San Giovanni.
altro materiale costituente un manufatto artistico.
calcedonio varietà compatta di quarzo microcri-
calcagnolo tipo di scalpello a quattro facce stallino. Si rinviene in masse traslucide generalmente
usato nella sgrossatura dei materiali lapidei. bianco grigiastre; molto pregevoli le sue varietà
 agata (con alternanza di bande di diverso
calcare (roccia e tecnica) roccia sedimentaria colore) e onice (con alternanza di bande bianche
costituita quasi esclusivamente da calcite (carbonato e nere). Secondo Filippo Baldinucci (1681) è
di calcio), con eventuali impurezze di quarzo, gemma di “color della carne fra ’l bianco e ’l
feldspati, minerali argillosi. Con l’aumentare della rosso”. Il calcedonio di Volterra e il calcedonio
componente argillosa si hanno calcari marnosi, orientale, rispettivamente pietra dura e durissima,
marne calcaree, marne propriamente dette; se è furono usate nella realizzazione di commessi.
presente il minerale dolomite (carbonato di calcio
e magnesio), si parla di dolomie (calcari dolomitici calcimetria determinazione del contenuto di
e dolomie calcaree). Anche procedimento di riporto carbonato di calcio, sotto forma di  calcare
del disegno consistente nell’ ”aggravare colla (roccia) o di  calcite, effettuato su campioni
punta d’uno stile d’avorio o di legno duro, i solidi in forma preferibilmente pulverulenta. Viene
dintorni d’alcun disegno, fatto sopra carta ordinaria usata per la determinazione del rapporto legante/ag-
o trasparente, a effetto di far comparire sopra gregato nella caratterizzazione delle malte storiche.
altra carta, o tela, o muro, esso dintorno, per poi La calcimetria è normata dal documento UNI-
farne altro disegno, o pittura” (Filippo Baldinucci, Normal 11140 del 2004.
1681), ovvero eseguire un  calco.
calcite una delle fasi cristalline del carbonato di
calce termine per indicare forme fisiche e chimiche calcio; è il principale componente dei marmi
di differenti varietà in cui si può presentare calcitici e di molte rocce carbonatiche. É la fase
l’ossido e l’idrossido di calcio e magnesio (Norma cristallina in cui si trasforma la calce degli intonaci
UNI EN 459-1). Materiale ricavato dalla cottura e delle pitture murali a seguito del processo di 
dei calcari (pietre da calce), può contenere impu- carbonatazione.
rezze di silice, allumina e ossido di magnesio. Per
un processo di calcinazione che avviene a 800- calco impronta in negativo, o forma, generalmente
1000 °C in appositi forni, il  calcare (roccia) di una scultura o di un rilievo, realizzata in gesso,
(carbonato di calcio) si scinde in anidride carbonica cera o materiali sintetici (es.  siliconi) con
e ossido di calcio, ossia calce viva. Quest’ultima, un’operazione di ricalco destinata a trarne delle
sottoposta a idratazione, si trasforma in  idrossido copie. L’intervento può causare danni all’originale:

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 42

CALCOGRAFIA 42

tipica la patinatura giallastra acquisita dalle dall’ambiente e di controllare l’  umidità relativa


superfici marmoree, indizio di ripetute  sapona- tramite appropriate quantità di  gel di silice.
ture. Descritta anche da Filippo Baldinucci (1681),
è la tecnica di riporto da un originale su carta, camicia anche mantello, tonaca, cappa. Il termine
tela o muro, apponendovi sopra un foglio di carta indica lo strato di argilla con cui veniva ricoperto
su cui si esegue il ricalco ( calcare tecnica). il modello in cera nel corso dei procedimenti di
fusione.
calcografia procedimento di stampa che impiega
lastre generalmente di rame incise in cavo; le cammeo pietra dura o gemma in agata, onice,
matrici vengono inchiostrate e pressate sulla carta, sardonica, intagliata a risalto o incavata, ove le
dove resta riprodotta l’incisione. Le tecniche più differenze cromatiche del materiale sono sfruttate
diffuse di incisione della lastra sono quelle a  ai fini del disegno. La lavorazione in  stiacciato
bulino, alla punta secca, all’  acquaforte e all’ e  bassorilievo valorizza le cromie degli strati
 acquatinta. La Calcografia è anche l’istituto delle pietre.
che raccoglie, conserva e stampa le lastre di rame
originali incisi da artisti. camminamento galleria lasciata dal passaggio
delle  termiti, insetti che si insediano nel legno
calicò anche calicotto, tessuto di cotone, stampato in prossimità di strutture murarie o di materiali
o meno, così detto da Calicut, città indiana del metallici. I camminamenti hanno l’aspetto di una
Sud-ovest, sulle coste del Malabar, da dove venne striscia di polvere appena in rilievo; se esterni,
importato per la prima volta in occidente ( spesso non vengono rilevati perché si confondono
‘cencio di nonna’). facilmente con il colore delle pareti.

cambio strato di tessuto elastico, non apprezzabile camosciare o camucciare,  granire. Termine
alla visione macroscopica, localizzato tra  libro usato da Filippo Baldinucci (1681) per i lavori di
e  alburno, formato da cellule con sottile mem- cesello: “perquotere la figura, che voglion finire
brana cellulosica. Costituisce l’area di generazione nel suo panneggiamento, con un martelletto che
di nuovo legno, formando gli anelli di accrescimento pesi per lo più per due scudi sopra un ferro sotti-
durante la stagione della crescita della pianta. lissimo a tutta tempera, dopo averlo spezzato in
mezzo, perche così impronta una grana sottile”.
‘camaieu’ tecnica decorativa eseguita per appli-
cazione sui materiali ceramici. Un’immagine pre- camotta  impannatura
cedentemente incisa viene premuta su un oggetto
con stampi di legno: l’effetto cromatico finale camottatura  impannatura
ricorda la tecnica del  cammeo.
campeggio legno di un albero della specie delle
camera al timolo contenitore sigillato impiegato Leguminose (Haematoxylon campechianum), che
nel trattamento disinfestante applicato agli avori trae il nome da Campeche (Messico). Il principio
attaccati da agenti biodeteriogeni. Il manufatto colorante che si estrae dal legno è l’ematossilina;
viene esposto per alcuni giorni a vapori di timolo, questa, in combinazione con altre sostanze, può
olio essenziale ottenuto dalla distillazione frazionata dare vari colori come azzurro scuro, rosso cupo,
dell’olio di timo; il trattamento ha energiche pro- violetto e nero, caratterizzati da scarsa stabilità e
prietà disinfettanti, antisettiche e antimuffa. impiegati principalmente nella tintura di filati.

camera d’aria si ottiene con la chiusura della campione porzione rappresentativa di un insieme
parte posteriore di una tavola dipinta con un pan- da analizzare del quale si vogliono determinare
nello di compensato ancorato a sistemi di traver- composizione o proprietà. Nella diagnostica artistica
satura o a un telaio; consente di isolare il dipinto può essere porzione microscopica di un manufatto.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 43

43 CARBONATAZIONE

Il campione può essere analizzato senza alcuna secolo e prodotto generalmente dall’alterazione di
preparazione o manipolazione, oppure prelevato e altri silicati (altri silicati alluminiferi, feldspati e
adattato alle specifiche esigenze analitiche ( feldspatoidi). Impiegato come materia prima per
anche analisi). porcellane e maioliche, come riempitivo e/o inerte
in pigmenti, come materiale di carica nella produ-
campitura stesura uniforme di un colore all’interno zione della carta. Il nome deriva dalla località di
di un campo definito da un contorno. Kao Ling in Cina.

canapa tessuto di origine vegetale ricavato dalle caolino  argilla


fibre della pianta omonima e utilizzato, al pari
del  lino, per intelare le tavole di epoca capillarità azione esercitata dalle pareti di un
medievale e, fino al secolo XIX, come supporto solido sulla superficie di un liquido per cui il 
per la pittura su tela. Le tele di canapa erano ap- menisco del liquido può innalzarsi o abbassarsi.
prezzate per la scarsa densità e per gli effetti di La capillarità è una proprietà dei materiali porosi
granulosità che si ottenevano con una preparazione di assorbire acqua o altri fluidi per risalita capillare;
densa che penetrava negli interstizi della tela. È è responsabile dei movimenti di umidità e soluzioni
impiegata anche per la  rintelatura. saline nelle murature e nei materiali lapidei naturali
e artificiali.
canfora olio essenziale bianco, cristallino, tra-
slucido, volatile, di origine vegetale, impiegato Carbogel® prodotto a base di acido poliacrilico
come antitarme; l’olio di canfora si usa anche salificato con idrossido di potassio; già a concen-
come solvente di resine e grassi. trazioni inferiori all'1% forma un gel, con pH de-
bolmente alcalino (circa 7.8). Usato nella pulitura
cangiante che cambia sfumatura, riferito al  delle pitture murali come supportante le soluzioni
colore. di carbonato d’ammonio o di  EDTA.

‘canniccia’ o  incannicciato; stuoia di materiale carbonatazione reazione di neutralizzazione tra


vegetale (canne) usata in passato come supporto anidride carbonica e soluzioni alcaline. Nella
per intonaci anche in casi di controsoffittature; tecnica della pittura murale è la reazione chimica
preparata a gesso o calcina fresca costituiva anche di precipitazione del carbonato di calcio a partire
un supporto per affreschi staccati. Il trasporto da idrossido di calcio ( calce spenta) e anidride
sull’incannicciato ha una ricca tradizione a Firenze carbonica, che crea un legame fra l’intonaco e il
nell’Ottocento per opera dei restauratori Gaetano colore che vi si applica sopra; l’idrossido di calcio
Bianchi e Giovanni Battista Ricci. contenuto nella malta, a contatto con l’anidride
carbonica presente naturalmente nell’aria e in
cantiere ambiente mobile all’interno del quale si condizioni di umidità, reagisce formando carbonato
compiono operazioni di restauro; nelle chiese e di calcio che ingloba saldamente i pigmenti for-
negli edifici civili lo spazio riservato al cantiere è mando lo  strato pittorico. Differenze nel processo
recintato, provvisto di ponteggi, di strumenti e nel risultato finale dipendono dalla composizione
tecnici, macchinari per le indagini scientifiche e della malta, dall’umidità ambientale e dal contenuto
corredi grafici (rilievi, mappature) e fotografici di acqua dell’impasto. La conformazione della
che consentono la creazione di un laboratorio iti- struttura muraria e dell’intonaco e le condizioni
nerante. Per estensione lo spazio fisico e cronologico climatiche e ambientali influenzano le fasi e i
nel corso del quale un artista con la sua bottega tempi della carbonatazione e possono provocare
ha realizzato un esteso ciclo pittorico. variazioni nella resistenza delle stesure cromatiche.
I recipienti di soda o potassa non ermetici si
caolinite minerale, idrossilicato di alluminio, bordano di una spessa incrostazione di sali bianchi,
descritto per la prima volta all’inizio del XIX i carbonati corrispondenti. Anche il  bianco di

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CARBONATO DI AMMONIO 44

San Giovanni si forma sulla superficie di soluzioni della materia che rende il sistema viscoso.
sature di calce per carbonatazione.
carbossimetilcellulosa o CMC. Polimero organico
carbonato di ammonio composto chimico ot- della classe degli eteri di cellulosa, solubile in
tenuto dalla neutralizzazione di ammoniaca con acqua e in soluzioni alcaline, con cui forma
acido carbonico. Le sue soluzioni sono utilizzate prodotti molto viscosi dotati di proprietà addensanti,
a impacco nel trattamento dei dipinti murali e emulsionanti, detergenti e stabilizzanti. Trova im-
delle sculture in marmo, per rimuovere scialbature, piego come legante nella fabbricazione della carta
solfatazioni ed eliminare sostanze organiche di e nelle operazioni di pulitura; è un componente
natura proteica, resinosa e polisaccaride (gomme). della formulazione dell’  AB57.
Nel caso di dipinti murali alterati dal gesso
presente in superficie (solfatazione), le soluzioni carie alterazione biologica del legno provocata da
di carbonato di ammonio lo trasformano in solfato attacchi fungini, definita “carie bianca” se interessa
di ammonio solubile tramite una reazione di prevalentemente la lignina. Nel caso in cui il
doppio scambio. Gommalacca, cera e altre sostanze degrado sia esteso alla cellulosa, il conseguente
idrofobe sono resistenti all’azione del carbonato ritiro della lignina provoca fenomeni di fessurazione
di ammonio e sono responsabili della disomogeneità generando un caratteristico  pattern a cubetti,
della sua azione sulle superfici trattate, ad es. per cui si parla di “carie bruna” o “a cubetti”.
sulle pitture murali.
‘carnicci’ ritagli di  cartapecora dalla cui ebol-
carbonato di calcio composto chimico che può lizione si ricavava una colla detta di ‘carnicci’.
trovarsi in natura sotto forma di  calcite, aragonite
e vaterite (polimorfi). Concrezioni di carbonato di carota o carotaggio. Termine gergale che indica
calcio (calcare) possono formarsi sulla superficie di un campione di materiale estratto da un manufatto
affreschi e di materiali lapidei e vengono eliminate artistico tramite punte e apparecchiature di tri-
con applicazioni di agenti complessanti specifici, vellazione appropriate chiamate carotatori. Su una
quali la miscela  AB57, il  carbonato di carota di materiale si possono compiere analisi
ammonio e le  resine a scambio ionico. scientifiche utili a determinarne la composizione,
la successione stratigrafica e gli eventuali processi
carboncino Filippo Baldinucci (1681) lo definisce di degrado in atto. Ha un elevato indice di invasi-
“ramoscello di salcio cotto in forno adatto a dise- vità.
gnare in carta e cartone”. Si ottiene portando a
mezza carbonizzazione in un recipiente chiuso er- carotene molecola organica lineare di derivazione
meticamente pezzi di legno di salice, prugno, terpenica, fortemente insatura e coniugata. É un
tiglio, betulla. Per estensione si intende la tecnica colorante naturale rosso-arancio, capostipite di
grafica a carboncino. Il tratto del carboncino è una classe molto diffusa di coloranti rossi naturali
leggero e debole, fa poca presa sul supporto e e arancio, detti carotenoidi, che si ricavano da
scompare con uno sfregamento. petali, frutti, fusti ecc.

carbonio 14  radiocarbonio carpenteria tecnica di costruzione di strutture


portanti in legno e in metallo, e per estensione
Carbopol® famiglia di omopolimeri a base del l’attività artigianale legata alla produzione di sup-
monomero acido acrilico, a vario grado di polime- porti, anche molto complessi sul piano tipologico.
rizzazione. Usati come base nei  solvent gel. Maestri di queste tecniche costruttive erano le-
Nella forma acida le macromolecole sono “raggo- gnaiuoli, falegnami e carpentieri. La conoscenza
mitolate” in una struttura pseudo-elicoidale, mentre dei supporti è base dell’approccio metodologico
la neutralizzazione, ad esempio con una base am- al restauro dei dipinti e della loro  conservazione
minica, le fa distendere ottenendo un addensamento preventiva.

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45 CARTONE

carta supporto polisaccaride tradizionalmente im- dall’antichità per produrre supporti cartacei. Immersa
piegato in varie tecniche (disegno, acquerello, nella calce e lasciata essiccare in trazione su un
stampa di incisioni, pastello, tempera, olio). In telaio, veniva assottigliata con dei coltelli ricavandone
antico veniva fabbricata con gli scarti dei tessuti dei fogli sopra ai quali “si scrive, si disegna, si
(specialmente di  cotone che contiene quasi minia, e si dipigne” (Filippo Baldinucci, 1681).
esclusivamente cellulosa) ed era meno soggetta
alle alterazioni cromatiche di quanto lo sia la cartapesta o carta pesta, papier mâché. Tecnica
carta moderna, fabbricata con pasta di cellulosa povera di plastificazione che consiste nel far ma-
con impurezze di lignine che tende a ingiallire e cerare carta e stracci intrisi di colla di farina. La
diventare fragile. La sua assorbenza dipende dalla poltiglia così ottenuta (da cui si ricavavano anche
quantità di colla. Fra i diversi tipi ricordiamo la fogli), veniva lavorata a mano e, nel caso di rea-
carta assorbente o bibula, la carta cerata, da lizzazione di sculture a tutto tondo, montata
ricalco, giapponese, smerigliata, trasparente, con intorno a un’anima di sostegno in filo di ferro e
impieghi anche nel campo del restauro. Come paglia. Nell’impasto possono essere aggiunti fili
supporto di un medium grafico (scrittura, disegno, di saggina, trucioli di sughero e altri additivi. La
miniatura, stampa ecc.) si diversifica per  gram- cartapesta poteva essere sottoposta a cottura,
matura, aspetto superficiale, presenza di filoni, perfezionata con l’impiego di ferri caldi, stirata e
vergelle e  filigrane; anche le colorazioni ottenute dipinta. Spesso associata allo stucco, alla terracotta
nell’impasto sono variabili a seconda del periodo e al legno, nel XVIII secolo fu usata a imitazione
di fabbricazione e delle fibre impiegate. Ogni va- dello stucco nelle decorazioni di soffitti e volte
riazione della carta comporta una tensione sui per la sua leggerezza, dipinta e decorata a
materiali che supporta, che subiscono distorsioni, imitazione di marmi e bronzi. Famosa è l’arte
rotture, distacchi. della cartapesta leccese, di origine seicentesca,
per la statuaria di soggetto religioso e i presepi.
‘carta del restauro’ documento che contiene di-
chiarazioni di intenti che devono orientare nelle carta smerigliata o carta smeriglio. Carta sulla
operazioni di restauro ma che non hanno valore le- quale vengono applicati con collanti idonei abrasivi
gislativo o vincolante in senso stretto. Un’ampia e in polvere, usata nelle fasi di lucidatura di materiali
approfondita trattazione delle varie carte del restauro lignei, lapidei e metallici.
è disponibile in Rocchi, G. (1985) Istituzioni di re-
stauro dei beni architettonici e ambientali e in cartina al tornasole  indicatore. Striscia di
Boschi R., Segala P. (2008) Codici per la conservazione carta che rivela l’alcalinità o l’acidità di un analìta
del patrimonio storico. Cento anni di riflessioni, per reazione chimica con la sostanza di cui è imbe-
«grida» e carte. Per l’importanza e il valore storico vuta. In particolare il tornasole ha un colore rosso
che ancora rivestono si ricordano la “Carta di Atene” in soluzioni acide, verde alla neutralità e blu in so-
del 1931, che rappresenta la prima carta del restauro, luzioni basiche. La determinazione del  pH si ef-
e la “Carta italiana del Restauro” del 1972 emanata fettua comparando la sfumatura di colore ottenuto
dal Ministero della Pubblica Istruzione. rispetto a una scala cromatica di riferimento.

cartamo equivalente del Carthamus tinctorius, cartone elaborazione progettuale di un’opera


pianta erbacea che cresce spontanea nella regione d’arte al suo stadio definitivo, in scala 1:1 rispetto
mediterranea. Un tempo sfruttata per l’estrazione a questa. Il cartone è costituito da più fogli di
di un colorante giallo impiegato nella tintura di carta aggiuntati insieme per raggiungere la misura
stoffe;  zafferano. di superficie desiderata e la tecnica di esecuzione
grafica prevede l’utilizzo di  carboncino o matite.
cartapecora o carta pecora, carta pecorina,  Il riporto del disegno sul supporto definitivo si
pergamena. Pelli animali, soprattutto di vitello, ottiene per  spolvero, incisione diretta o ricalco.
capra, pecora e agnello, sono state utilizzate sin Oltre che per opere pittoriche, si facevano disegni

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CARTONE ‘BEN FINITO’ 46

per arazzi, mosaici, vetrate, tarsie, scagliole. Anche caseina sostanza organica di natura proteica
materiale simile alla carta nella fabbricazione con alto potere collante, ricavata dal latte scremato.
salvo che per l’altezza del cascio e per la maggior È utilizzata per il fissaggio di pellicole pittoriche
densità della pasta. È considerato tale quando il murali, e in antico come legante nelle tempere e
peso supera i 400 mg al metro quadro (da 150 a nella preparazione dei supporti in legno e come
400 mg si parla di cartoncino). Si utilizza nel adesivo per falegnameria. Può provocare iscurimento
campo della conservazione dei beni culturali; a e crettature sulla superficie pittorica ed è attaccabile
questo scopo sono stati introdotti sul mercato da microorganismi.
cartoni di puro cotone contenenti una riserva al-
calina di carbonato di calcio. caseinato di calcio forte adesivo utilizzato per
incollare le tavole di legno o, nel caso di dipinti
cartone ‘ben finito’ cartone che diventa esempio murali, per ripristinare la coesione della malta in-
e modello di riferimento di un intero repertorio teressata da fenomeni di distacco e nelle operazioni
stilistico e iconografico. La maggior parte di di riadesione di affreschi staccati e strappati.
queste opere sono andate distrutte perché troppo Cennino Cennini riferisce di una “colla di calcina
copiate, frazionate e calcate. e di formaggio”.

cartone da presentazione studio definitivo castagno specie arborea appartenente alla famiglia
realizzato per presentare un progetto alla com- delle Fagaceae; il legno, utilizzato come supporto
mittenza, o come esempio del curriculum di un per i dipinti su tavola, è particolarmente resistente
artista. agli insetti xilofagi a causa del suo alto contenuto
in  tannini.
cartone replica copia d’artista di un cartone
originale, già famoso, che si voleva conservare. catalizzatore elemento o sostanza chimica che
determina una variazione della velocità di una
cartone sostitutivo assemblaggio di fogli a reazione permessa da un punto di vista termodi-
formare un cartone bianco che, sovrapposto a namico ma sfavorita cineticamente. Il catalizzatore
quello definitivo, veniva traforato insieme all’ori- influenza positivamente o negativamente (in
ginale e serviva per realizzare lo  spolvero sul- questo caso si chiama inibitore) una reazione chi-
l’intonaco. Alla fine dell’operazione, solo il cartone mica senza parteciparvi direttamente. In campo
bianco (anche esecutivo) si sciupava, e l’originale biochimico gli enzimi sono catalizzatori biologici.
poteva essere conservato. Esempi di catalizzatori nel campo artistico sono
alcuni ioni di metalli bivalenti (piombo, arsenico,
‘cartonnage’ lemma del linguaggio tecnico cobalto, manganese) che agevolano la polimeriz-
francese usato nell’Ottocento in relazione alla zazione degli oli, aumentando la velocità di essic-
prassi del trasporto o trasferimento della pellicola camento.
pittorica di un dipinto su tela e alla sua applicazione
su un nuovo supporto. L’operazione preparatoria catodo semielemento di una cella elettrolitica
del distacco o ‘enlevage’ era costituita dall’ap- caricato negativamente da un eccesso di elettroni,
prontamento di un ‘cartonnage’: stesa una garza dove vengono attratti e si scaricano gli ioni di
sulla superficie pittorica vi si incollavano sopra carica positiva, detti cationi. Componente di ap-
alcuni fogli di carta; quando la pellicola aveva parecchiature opto-elettroniche in grado di emettere
aderito alla carta, si asportava la vecchia tela che elettroni o  raggi X. Nel  SEM e nello spettro-
veniva poi sostituita da una nuova. Per compiere metro  XRF il catodo è rappresentato dal
lo stesso tipo di intervento, Giovanni Secco Suardo filamento che emette gli elettroni.
(ed. 1866 e 1894) consigliava l’  intelaggio,
compiuto applicando sul film pittorico tre strati catodoluminescenza fenomeno di luminescenza
di stoffa di cotone. indotto dall’irraggiamento di elettroni accelerati,

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 47

47 CEN

per esempio, nella  microscopia elettronica a puntuale, lineare o areale in grado di accumulare
scansione. Alcuni materiali, come cristalli, vetri e una carica elettrica proporzionale all’intensità
altri con difetti reticolari, appaiono luminescenti della radiazione elettromagnetica incidente. Il se-
e quindi riconoscibili. gnale analogico può essere utilizzato direttamente
per riprodurre l’immagine su di un monitor o può
catrame sostanza semifluida, vischiosa, nera, ri- essere convertito in formato digitale. I sensori
cavata dal petrolio da cui derivano molti coloranti. CCD sono alla base dell’attuale tecnologia digitale
È stato impiegato per le sue proprietà impermea- di acquisizione di immagini e di altri tipi di
bilizzanti. segnali elettromagnetici.

caustico sinonimo di aggressivo; si dice di cedro specie lignea appartenente alla famiglia
sostanze basiche forti, quali  soda e  potassa, delle Pinaceae, usata anche per ricavarne supporti
usate nei restauri storici come agenti reattivi lignei.
energici nelle puliture di dipinti.
cellulosa sostanza organica naturale, appartenente
cavalletto supporto in legno a tre piedi su cui si alla famiglia dei polisaccaridi. Costituisce la base
appoggia e si fissa una tela da dipingere. di tutte le fibre vegetali; è il principale componente
della carta e del legno; si ricava dal legno e da
cavicchio elemento a forma di fuso che ha la piante vegetali che ne sono ricche (lino, canapa,
funzione di tenere sullo stesso piano le tavole in cotone ecc.); è igroscopica data la sua natura po-
fase di incollaggio e di irrobustire la commettitura lisaccaride (grande presenza di gruppi ossidrili che
nella costruzione di un supporto ligneo. È di formano legami a idrogeno con le molecole d’acqua).
legno duro e viene posto con la fibratura in modo La cellulosa è solubile solo in acidi minerali forti.
contrario rispetto al supporto. Nell’ambito del restauro, è il materiale supportante
per impacchi più diffuso nelle puliture; si usa in
cavillo fessurazione, tipica forma di degrado pasta addizionata di acqua. Varie tecniche industriali
dello smalto applicato sulla terracotta, che ne fa- possono modificare la struttura della cellulosa ri-
vorisce la caduta. È dovuto all’incongruenza fra il cavandone materiali dagli impieghi più svariati e
coefficiente di dilatazione dello smalto e quello dalle interessanti proprietà (celluloide, viscosa, 
del supporto. carbossimetilcellulosa,  nitrocellulosa).

cavillatura difetto (o effetto estetico intenzionale) cemento legante artificiale ricavato dalla cottura
dello smalto di rivestimento delle maioliche con di miscele di calcari, argilla e  silice. Un tempo
un tipico  pattern di venature capillari. Forma aveva vari impieghi: nella realizzazione di copie di
di degrado degli intonaci che si manifesta come sculture da collocare in ambiente aperto non
una rete di fessure superficiali di larghezza inferiore protetto, nel restauro di robbiane, nel consolidamento
ad 1 mm, a causa del ritiro dovuto a una velocità di intonaci dipinti lesionati. Miscelato con gesso e
di essiccamento della malta troppo rapida. calce riempiva le sacche interne prodotte per effetto
di distacchi fra arriccio e muro o intonaco pittorico.
cazzuola o cazzola, mestola. Strumento impiegato Abbandonato nel campo del restauro, trova impiego
per rimestare e applicare la malta su una superficie. nell’arte moderna e contemporanea.
È una lama piatta di forma trapezoidale, semirigida,
con spigoli arrotondati o vivi; un manico di legno, CEN Comitato Europeo di Normazione. Riunisce
ad angolo retto con la base, ne consente un’agevole gli enti e i comitati normativi delle nazioni del-
manipolazione. l’Unione Europea. Dal 2002 il Technical Committee
346 (CEN TC/346) svolge la sua attività di armo-
CCD acronimo per Charge-Coupled Device. Sensori nizzazione delle norme dei vari stati in materia di
a stato solido costituiti da un circuito integrato beni culturali e conservazione. I cinque Gruppi di

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‘CENCIO DI NONNA’ 48

lavoro (Working Groups) sono: WG 1 General guide- realizzate con un impasto di cera. Mescolata a
lines and terminology, WG 2 Materials constituting resine e ad altri adesivi e consolidanti la sostanza
cultural property; WG 3 Evaluation of methods trova applicazione nel consolidamento del legno e
and products for conservation works; WG 4 Envi- di pellicole pittoriche, nella  foderatura ‘a cera’
ronment; WG 5 Transportation and packaging delle tele, nella preparazione di vernici e altro.
methods. Grazie alle sue proprietà idrorepellenti costituisce
ancora oggi il materiale più in uso per rivestimenti
‘cencio di nonna’ o  calicò, cotonina. Tela di protettivi di superfici lapidee, intonaci, manufatti
cotone, sottile e rada; si impiega nell’operazione lignei e metallici, dove è impiegata anche la cera
di stacco di un dipinto murale applicandola per microcristallina diluita in essenza di petrolio. Nel
mezzo di colla animale sulla superficie interessata. restauro ha vasti impieghi, per risarcire i fori dei
tarli o per rendere stabili gli assemblaggi di ma-
cenere secondo la definizione di Filippo Baldinucci nufatti lignei che abbiano una cattiva coesione.
(1681) è “quella polvere nella quale si risolve la La cera è stata usata anche nella realizzazione di
materia che abbrucia”, cioè il residuo della com- calchi di sculture e rilievi.
bustione completa. La cenere è composta preva-
lentemente da ossidi di metalli alcalini e alcalino ceramica materiale inorganico ottenuto da materie
terrosi (sodio, potassio, magnesio, calcio); ag- prime minerali, foggiato a freddo e consolidato in
giungendole acqua si formano gli idrossidi corri- modo irreversibile mediante cottura. Include: terra-
spondenti, che sono basi forti. La soluzione alcalina cotta, grès, maiolica, porcellana ecc. Può essere
di cenere di legna arsa, stemperata in acqua, è bianca o colorata, porosa o compatta, e avere i se-
detta  lisciva o  ranno. guenti rivestimenti: nessuno (terracotta), patina
(figulina), vetrina (terracotta invetriata), ingobbio
‘ceneri’ variante di  biadetto, pigmento azzurro (terracotta ingobbiata), smalto (maiolica), smalto
di qualità economica, prodotto per macinazione turchese (faenza silicea). Fra le ceramiche bianche
di varietà impure di  lapislazzuli. Ampiamente si ricordano il grès (compatto, con o senza rivesti-
usate nella pittura murale dal XVI al XVIII secolo. mento), la terraglia (porosa, con o senza rivestimento),
la porcellana (compatta, con o senza rivestimento).
ceneri d’azzurro lemma ampiamente usato dalle
fonti per indicare un pigmento azzurro chiaro ( ‘cera persa’ tecnica già in uso in età classica
biadetto). per la fusione di leghe metalliche in bronzo, oro,
argento ecc. L’oggetto da riprodurre veniva mo-
cera sostanza di origine animale (cera d’api), ve- dellato in cera intorno ad un’  ‘anima’ di terra
getale (carnauba e candelilla) e minerale (paraffina refrattaria, quindi rivestito dello stesso materiale
e cere microcristalline, derivate da idrocarburi). e provvisto di canali di colata e di sfiato; di
Genericamente è un estere di acidi grassi e alcoli seguito si procedeva alla cottura in forno; la cera
a lunga catena; ha caratteri di duttilità, penetrabilità sciogliendosi fuoriusciva e al suo posto si colava
e adesività; in pasta può essere colorata, già mo- il metallo ottenendo così la copia della forma pre-
dellata viene dipinta e verniciata ( ceroplastica). cedentemente modellata in cera. Il manufatto ar-
Come ricorda Filippo Baldinucci (1681), la cera tistico realizzato con questo metodo rimane un
d’api si usava per fare modelli di medaglie, monete unicum perché non può essere riprodotto in
o sigilli e per plasmare figure grandi e piccole, maniera seriale.
oltre a bozzetti preparatori. Temperature troppo
elevate causano nelle opere in cera deformazioni ceroplastica arte di modellare la cera di anti-
del modellato e rotture. In epoca classica, e poi chissima origine praticata già in Egitto e in Grecia.
nel XVIII secolo, la cera fu usata come legante Per le qualità mimetiche rispetto al carnato umano,
dei pigmenti nella pittura a  encausto; nella fin da epoca classica, e particolarmente in età ba-
pittura murale gotica le dorature a rilievo erano rocca, la cera è stata usata per modellare maschere

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49 CHIODO

o ritratti e scene macabre (come le ‘pesti’ di chiara d’uovo  albume


Gaetano Giulio Zumbo), particolarmente realistici,
e in seguito per raffigurazioni anatomiche (famose chiarezza in  colorimetria, il lemma indica l’in-
quelle del museo della Specola a Firenze, eseguite tensità della sensazione che determina il grado di
dallo Zumbo e da Clemente Susini) e modelli bio- luminosità di un colore, cioè la sua posizione tra i
logici (piante, animali). Nel XIX secolo nacquero due estremi: bianco (chiarezza massima) e nero
in Europa ‘musei delle cere’, gallerie di personaggi (chiarezza minima). Termine inglese ‘lightness’.
storici rappresentati a grandezza naturale. La cera
fu impiegata dagli scultori anche per realizzare chiazza macchia; deterioramento che si può ri-
bozzetti e nella tecnica della fusione in metallo scontrare su dipinti o sculture, spesso per effetto
detta a  ‘cera persa’. dell’azione di batteri, o per alterazioni di vecchie
vernici.
cerussa  biacca
chimica analitica settore della chimica che si
cesellatura anche  cesello dal nome dello occupa di tutti gli aspetti relativi alla caratteriz-
strumento. Tecnica di lavorazione delle lamine di zazione qualitativa e/o quantitativa di atomi,
metallo (adatti quelli duttili e malleabili come ioni, molecole, aggregati molecolari; si basa sulla
oro, argento, bronzo e rame) attraverso un mar- reattività specifica dei singoli individui chimici
telletto chiamato cesello che, martellando e se- nei confronti di opportuni reagenti.
guendo un disegno, ne riproduce in profondità i
motivi decorativi. La lastra viene lavorata su un china  inchiostro
supporto cedevole e modellata a colpi di martelletto;
sono state adottate entrambe le varianti: lavorazione chine-collé o cina applicata. Termine francese
dal verso e lavorazione dal recto, con effetti finali che indica un supporto cartaceo per la stampa di
diversi. matrici grafiche (xilografiche, calcografiche o li-
tografiche) composto da una carta molto leggera,
cesello (strumento) strumento orafo in forma stampata e collata su una carta più spessa. La co-
di piccolo scalpello usato per modellare, decorare lorazione propria della carta cina fornisce un
e rifinire manufatti in metallo. fondo colorato omogeneo alla stampa.

cesello (tecnica)  cesellatura chiodo elemento metallico acuminato, inseribile


a percussione con martelli o altri attrezzi,
‘champlevé’ tecnica impiegata nella lavorazione utilizzato per giunture di elementi finiti (travi,
dello smalto; è detta ad alveoli scavati, ricavati tavole, lamine metalliche). Nella costruzione dei
cioè direttamente nella lamina metallica di supporto supporti è il mezzo usato per l’ancoraggio quando
in cui andavano ad alloggiarsi le paste vitree co- sul retro venivano applicate le traverse per rin-
lorate mediante ossidi metallici (di cobalto, di forzare la costruzione e controllare le deformazioni
rame, di ferro), stese in vari strati, lasciate da  imbarcamento. Il chiodo da legno è in me-
asciugare e quindi cotte in forno a calore moderato; tallo di recupero, con forma quadrangolare e pi-
si otteneva in tal modo un effetto a mosaico. Una ramidale in lunghezza. Nelle costruzioni più ac-
produzione di smalti champlevé particolarmente curate i chiodi metallici venivano ricoperti con
raffinata si ebbe in Francia (smalti mosani, renani, un tassello di legno per isolare il metallo dagli
limosini), e in Italia settentrionale. Elemento che strati di preparazione. Chiodi in ferro o rame ve-
ingenera degrado negli smalti è l’acqua sotto nivano usati fin dal XVII secolo per ancorare l’in-
forma di condensa che attacca sia la pasta vitrea tonaco staccato, a causa di lesioni o fenomeni
che il supporto metallico. di degrado, al muro sottostante. Attualmente,
per produrre fermature a punti si usano resine
chermes  kermes termoplastiche.

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CIAPPOLA 50

ciappola piccolo scalpello simile al  bulino Sono caratterizzati da un’ampia gamma cromatica
usato per la lavorazione di metalli e pietre. e tessiture che si manifestano al taglio di cava.
Molto usato, per elementi portanti quali colonne
cimasa elemento di finitura che conclude archi- e per rivestimenti parietali, dai Romani che lo ca-
tetture o polittici. Può essere anche il bordo vavano dall’isola di Eubea in Grecia; una varietà
laterale della tela intesa come supporto pittorico; apprezzata proviene dalle Alpi Apuane in Toscana.
nella cimasa il tessuto è più fitto e resistente.
cipresso conifera della famiglia delle Cupressaceae,
cimatura mistura di stracci che si aggiunge alla di ottima qualità; fin dall’antichità fu usato come
creta per rendere più elastico l’impasto. Citata supporto per dipinti su tavola (un esempio è rap-
dalle fonti anche per il suo impiego nelle tecniche presentato dalla Madonna della Clemenza della
di fusione. chiesa romana di Santa Maria in Trastevere), le
fonti ne menzionano l’impiego per la costruzione
cinabrese secondo Cennino Cennini è il colore di infissi e arredi e la resistenza all’attacco degli
rosso chiaro che serve per dipingere a fresco gli insetti xilofagi, poiché gli estrattivi che gli con-
incarnati: composto di sinopia chiara e bianco feriscono il particolare profumo manifestano un’ef-
sangiovanni. Filippo Baldinucci (1681) citando il ficace azione antimicotica e anti-insetto.
“cinabrese detto modernamente ponsò”, ne ricorda
l’impiego nella pittura a olio. Nell’antica Roma il cirmolo  pino cembro
cinabro era chiamato anche ‘minium’. Successiva-
mente venne indicato con il termine greco ‘cinna- ‘cleaning controversy’ polemica che si accese
baris’. negli anni cinquanta-sessanta del XX secolo a
proposito della pulitura di dipinti antichi e del
cinabro chimicamente solfuro mercurico. Pigmento valore da attribuire al termine ‘patina’ in relazione
rosso naturale minerale, impiegato sin dall’antichità, al suo mantenimento o alla sua rimozione dalla
e artificiale ( vermiglione), probabilmente sin- superficie pittorica. Il dibattito si svolse con toni
tetizzato da alchimisti cinesi e successivamente accesi fra Cesare Brandi, direttore dell’allora
portato in Occidente dagli Arabi. Ha tonalità Istituto Centrale per il Restauro di Roma e i re-
brillanti tendenti all’arancione. La varietà naturale stauratori della National Gallery di Londra; questi
proviene dal Monte Amiata, dall’Istria e dalla ultimi, ritenendo la  patina mero accumulo di
Spagna. Molto apprezzato per le sue qualità cro- sporco e di verniciature dovute a precedenti
matiche, non è stato usato nella tecnica del ‘buon restauri, sostenevano la legittimità delle puliture
fresco’ pur avendo una buona resistenza alla luce, integrali di superfici dipinte anche in base ai dati
perché non è compatibile con la calce e l’umidità. – ritenuti gli unici certi – forniti dalle indagini
Ha un alto potere coprente e viene impiegato per chimiche sulla materia e sulle tecniche pittoriche.
i ritocchi a secco. Brandi, al contrario, valorizzava la patina come
elemento costituente e non estraneo all’opera,
cipollatura o incipollatura. Distacco, totale o come insieme materico di velature e vernici antiche
parziale, fra due anelli di accrescimento consecutivi e al tempo stesso come testimonianza della sua
del legno, provocato dal gelo o da sollecitazioni vita nel tempo.
meccaniche durante la crescita del fusto. Tale
difetto può evidenziarsi durante la  stagionatura; clima con il termine si definisce l’insieme delle
il legno di castagno ne è particolarmente soggetto. caratteristiche meteorologiche di un dato luogo e
in un determinato arco di tempo. Il clima è in
cipollino roccia metamorfica, ovvero calcescisti rapporto non solo alla posizione geografica (lon-
e marmi a clorite da grigio-verdi a verdi, con al- gitudine, latitudine), ma anche alla morfologia
ternanza di livelli di filladi carbonatiche e filladi del territorio e alle variazioni atmosferiche, termiche
muscovitiche da verde scuro a rosso violaceo. e igrometriche, fattori, questi ultimi, che influiscono

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51 COESIONE

sulla conservazione delle opere d’arte in genere, e cloroformio o triclorometano. Idrocarburo alo-
specialmente di quelle conservate all’aperto. genato, tossico e per questo poco usato nel
restauro; serve a sciogliere le resine naturali.
climatizzare regolare secondo date esigenze il
microclima di un ambiente, per esempio la clima- Coade stone denominazione di un materiale ce-
tizzazione di luoghi espositivi destinati ad accogliere ramico, classificato come pietra artificiale, inventato
opere d’arte, per renderli stabili e adatti alla con- da Eleanor e George Coade in Inghilterra e com-
servazione di manufatti di pregio; si possono rea- mercializzato, con grande successo, fra il 1769 e
lizzare climatizzazioni per singoli pezzi in apposite il 1843. È un tipo di ceramica vetrificata, il cui
vetrine, oppure approntare sul retro dei dipinti nome originale era ‘lithodipyra’ (dal greco ‘pietra
strutture chiuse in cui l’aria può essere climatizzata cotta due volte’): argilla già cotta (‘grog’) veniva
per mezzo di sostanze stabilizzatrici come il  mescolata e impastata con argilla cruda, selce,
gel di silice, in modo da contrastare le alterazioni sabbia e vetro smerigliato, quindi sottoposta a
igrometriche e termiche dell’ambiente circostante. cottura. Se ne ricavava un impasto capace di con-
tenere il ritiro nelle fasi di essiccamento e cottura,
climatologia disciplina che ha notevoli ricadute con un migliore controllo sulle dimensioni finali
nel settore della conservazione; in quanto studio dei prodotti in uscita dal forno. Di colore da
del clima ambientale ad ampio raggio e del micro- grigio chiaro a giallo luminoso fino a beige, è
clima di una data area (sito archeologico, museo, stata usata per decorazioni architettoniche e sta-
chiesa) è strettamente legata alla messa in atto tuaria, da interno e esterno, in virtù della buona
di quelle misure di prevenzione per una corretta resistenza agli agenti atmosferici e per il buon
conservazione delle opere d’arte e per rallentarne grado di simulazione della pietra.
il degrado.
cocciniglia insetto coccide (Dactylopius coccus
‘cloisonné’ tecnica di lavorazione dello smalto; L. Costa) proveniente dal Messico e da alcune
detta anche ad alveoli riportati, prevede l’inserzione regioni del Sud America. Dagli insetti femmine
delle paste vitree colorate mediante ossidi metallici era ricavato, per essiccamento e macinazione, il
(di cobalto, di rame, di ferro), entro cellette principio colorante rosso (acido carminico). La
ottenute saldando sulla lamina metallica che fa lacca carminio veniva preparata precipitando un
da supporto piccoli listelli (cloison), e ottenendo estratto di cocciniglia in acqua calda con allume
in tal modo un effetto a mosaico  ‘champlevé’. senza ferro.

cloro elemento chimico dei non metalli, apparte- cocciopesto materiale argilloso ricavato da fram-
nente al VII gruppo degli alogeni; gassoso a tem- menti e polvere di mattone, terracotta, tegole;
peratura ambiente, ha un colore verdastro, da cui aggiunto ai componenti degli intonaci a calce e
il nome (dal greco chloros = verde): molto tossico, degli stucchi (calce, sabbia, polvere di marmo o
si usa per sbiancare fibre tessili vegetali. È un os- gesso) serviva a colorare l’impasto e a conferire
sidante energico e ha una grande affinità con i un carattere pozzolanico alla malta; venne usato
metalli; è il responsabile della corrosione dei anche per conferire intonazione cromatica all’in-
bronzi attraverso un ciclo di complesse reazioni tonaco da decorare col metodo a  graffito.
chimiche.
coda di rondine tipo di incastro che nei dipinti
clorofilla sostanza colorante naturale che con- medievali su tavola serviva a connettere saldamente
ferisce ai vegetali il colore verde. È un complesso le assi; poteva provocare tensioni nel legno con
macrociclo con uno ione magnesio al centro di un conseguenti movimenti del film pittorico.
eme. Presente nei cloroplasti, presiede alla impor-
tante reazione biochimica della  fotosintesi clo- coesione forza attrattiva tra molecole o particelle
rofilliana. della stessa specie. Si tratta di forze intermolecolari

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COLLA 52

di vario tipo, dai legami a idrogeno alle interazioni ritagli di vari tipi di materiali e incollarli, o co-
dipolari fino alle interazioni deboli. In una poli- munque fissarli, su un supporto bidimensionale.
cromia la coesione di uno strato, sia esso prepara- Il termine indica sia la tecnica che la tipologia
zione o pittura o finitura, mantiene le particelle dell’opera.
nello stato di aggregazione proprio; se viene meno
si innesca un fenomeno di decoesione che può collante lemma usato in alternativa a  colla.
causare grave pregiudizio alla conservazione del-
l’opera. collasso pittorico espressione che allude a uno
stato di conservazione della pellicola pittorica
colla genericamente è una sostanza che ha il estremamente compromesso.
potere di aderire e far presa su vari materiali. Le
colle sono di origine animale (proteica) e vegetale; collatura operazione eseguita sulla carta non
le prime sono ottenute per bollitura di tessuti con- ancora del tutto asciutta, che serviva a renderla
nettivi di bovini, pecore, conigli, in forma di meno permeabile e a impedire all’inchiostro di
gelatina che viene poi purificata e disciolta a ba- spandere.
gnomaria; di natura proteica sono le colle a base di
tuorlo d’uovo ( uovo, rosso di), albume ( uovo, colletta termine che indica comunemente una
bianco di),  caseina. Essendo prive di conservanti colla fatta con materiali proteici. Una soluzione
le colle animali hanno notevoli problemi di conser- diluita di colla animale in acqua veniva impiegata
vazione dal momento che imputridiscono facilmente nella ‘saldatura’ e nella ‘stiratura’ dei sollevamenti
e sono attaccabili da muffe e insetti. Le colle delle pellicole pittoriche. Applicandola a caldo e
vegetali sono a base di glutine, preparate con con adeguata pressione, si ottiene una discreta
farine e amidi, e cellulosa. Fra le più note si anno- riadesione dei materiali.
verano la colla di caseina (proteina ricavata per ca-
gliatura dal latte scremato) detta in gergo ‘colla di colofonia o pece greca. Resina naturale diterpenica;
formaggio’, con ottime proprietà adesive; la colla è il residuo della raffinazione delle resine terpeniche
caravella, meno pregiata, derivata dalle pelli e car- prodotte da varie specie di conifere; ha un colore
tilagini di capre e pecore; la colla di pesce (ottenuta che varia dal giallo chiaro al bruno ed è semitra-
per ebollizione delle vesciche natatorie dei pesci, sparente. Non si usa per produrre vernici perché si
fra cui molto apprezzata quella di storione); d’ossa, altera cromaticamente ed è fragile; nel restauro
utilizzata in falegnameria; di pergamena, ricavata trova un vasto impiego nella realizzazione di adesivi.
dalla pelle di capretto o vitello, fine e costosa; la Unita alla cera le conferisce durezza e aumenta le
colla tedesca. La colla vinilica ha una relativa ela- sue proprietà adesive e consolidanti.
sticità, ma contiene acqua e può causare rigonfiamenti
e successivi ritiri della superficie su cui viene ap- colorante composto chimico formato da molecole
plicata; la colla ureica, composta da urea e formal- organiche macrocicliche insature oppure da complessi
deide, usata nei pannelli di truciolato, è tossica metallorganici di metalli di transizione di origine
poiché alterandosi rilascia formaldeide. Nell’ambito naturale o artificiale. Il principio colorante è clas-
delle tecniche artistiche le colle hanno molteplici sificato in base al metodo di applicazione (colorante
impieghi: sono fondamentali nella realizzazione dei acido, colorante basico ecc.) o in base alla sua
supporti e delle imprimiture di tavole e tele, sia struttura (diazo-, antrachinonico, carotenoide ecc.).
come leganti di altri materiali come gesso o bolo, Solubile in acqua o nei principali solventi, è in
sia da sole, come strato impermeabile tra supporto grado di conferire il proprio colore ad altre sostanze
e preparazione; sono inoltre fra i leganti più diffusi non colorate per inclusione, adsorbimento o creazione
dei pigmenti, si usano come fissativi, vernici, nelle di legami chimici con esse. Un colorante è capace
operazioni di foderatura di dipinti ecc. di dare colore anche in piccolissima concentrazione.
Coprecipitando per mezzo di gel di allumina i
collage tecnica che consiste nel posizionare coloranti dalle loro soluzioni si ottengono le cosid-

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53 COMPENDIARIA

dette  lacche che, oltre che per la tintura delle granito rosa d’Egitto e il legno silicizzato.
stoffe, venivano utilizzate in pittura per campiture
di colore brillanti e intense. ‘commetta di pezzi’ espressione usata da
Giorgio Vasari funzionale all’esecuzione di una
colore attributo della luce così come percepita figura tridimensionale in legno. Dal punto di vista
dall’occhio umano. La luce, emessa da sorgenti lu- costruttivo è eseguita dallo scultore lavorando
minose o riflessa da oggetti non auto-luminosi, lungo sezioni complanari, che sfruttavano il pa-
produce nell’occhio umano la sensazione del colore; rallelepipedo del blocco di legno ottenuto da
l’occhio umano percepisce una gamma vastissima masselli sovrapposti. L’intaglio veniva eseguito
di sfumature di colore. È un’impressione fisiologica dopo l’assemblaggio dei pezzi.
e soggettiva. Il colore si può descrivere come 
sintesi additiva e  sintesi sottrattiva. Col termine commettitura perfetto incastro o unione fra
colore si intende anche pigmento, ossia un materiale elementi lignei (di una tavola dipinta, di una cor-
colorato finemente suddiviso capace di impartire nice) o lapidei; la giuntura poteva essere a  in-
il colore. castro o per incollaggio.

colorimetria disciplina che definisce e misura committenza col termine si intende indicare la
in modo oggettivo il colore apparente di sorgenti figura e il ruolo di colui che ordina un’opera ad un
luminose e oggetti illuminati. Esprime univocamente artista. La persona o l’istituzione può intervenire
i dati misurati sotto forma di coordinate dello  sulle scelte iconografiche e formali, su quelle dei
spazio cromatco. La colorimetria è nata dall’inte- materiali da impiegare e delle tecniche esecutive,
razione di più discipline quali l’ottica, la fisiologia, e influenzare altresì le modalità stilistiche.
la psicologia e altre più a carattere scientifico-ap-
plicative. compasso “strumento geometrico, che forma il
cerchio, detto volgarmente le seste” (Filippo Bal-
combaciare nell’ambito del restauro è l’operazione dinucci, 1681). Nelle fasi preparatorie di un dipinto
che mira a ricongiungere perfettamente parti o murale serve a definire gli spazi di una composi-
frammenti di uno stesso manufatto (lapideo, ce- zione; un’osservazione accurata della superficie
ramico, vitreo ecc.) lesionato o infranto, prima di pittorica, specie se in luce radente, può a volte ri-
procedere alla definitiva ricomposizione tramite velare le tracce della tracciatura a compasso. Si
incollaggio. usa anche nella trasposizione delle misure (‘mettere
i punti’) di un modello in gesso al marmo sbozzato
commesso tipo di mosaico a sezioni nel quale da cui verrà ricavata la scultura.
gli elementi sono tagliati con grande precisione e
accostati fra loro in modo che le commettiture ri- compatibilità affinità chimico-fisica tra i materiali
sultino quasi invisibili. Le pietre sono scelte in usati in un restauro e quelli originali dell’opera;
modo da sfruttare le macchie di colore proprie del nel caso di interventi su manufatti lapidei, per
materiale per ottenere effetti di chiaroscuro, di es., i primi non devono provocare danni di tipo
ombre e di sfumato. meccanico (causati da reattività termica o coeffi-
cienti di dilatazione diversi), fisico (per differente
commesso fiorentino di pietre dure tipo di permeabilità o porosità), chimico (per formazione
commesso realizzato a Firenze dalla fine del XVI di sali). È uno dei requisiti di cui tenere conto
secolo in poi, che ha la particolarità di impiegare nella scelta dei  materiali di restauro.
pietre molto dure e rare. I materiali litici raccolti
dai Medici sono confluiti nella collezione del Museo compendiaria ars o pittura. Pittura con pennellate
dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che com- veloci e macchie di colore giustapposte a definire
prende materiali rari e non più in commercio, come in modo sintetico e rapido la scena rappresentata.
il porfido rosso antico, il porfido verde antico, il Il termine si ritrova in Plinio e Petronio (I sec.

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COMPENSATO 54

d.C.) con accezione negativa, a indicare una l’attuale legislazione contenente le norme in
pittura sommaria e sbrigativa che si diffuse in materia ambientale.
epoca ellenistica fino all’età paleocristiana.
concia, conciare processo di fissazione del col-
compensato derivato del legno costituito di più lagene che trasforma la pelle in cuoio; i metodi
strati o fogli incollati insieme; si usa per costruire noti sono cinque: al fumo e con i grassi (i più an-
mobili, per imballaggi; nel restauro di tavole tichi); minerale, con l’allume combinato con olio
antiche, talvolta è stato usato come nuovo (scamosciatura); vegetale con i tannini (estratti
supporto. È impiegato come supporto nell’arte da betulla, salice e mimosa), l’unico con effetti
moderna e contemporanea, che predilige materiali irreversibili; la concia al cromo (sale minerale).
industriali, seriali e riproducibili. Per il cuoio destinato ad usi decorativi si usa la
concia vegetale.
complessante molecola contenente un atomo
elettronegativo caratterizzato da una coppia elet- concrezione termine codificato nel lessico delle
tronica mediante la quale può formare un legame alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
con un atomo elettropositivo (es. cationi metallici della Commissione NorMaL, 1/88; indica un deposito
o atomi elettropositivi di una molecola); tali sviluppato preferenzialmente in una sola direzione
legami e i composti che ne derivano sono detti di non coincidente con la superficie lapidea e può
coordinazione. Agenti complessanti trovano impiego assumere forma stalattitica o stalagmitica. Con-
nel campo del restauro nelle operazioni di pulitura, crezioni di carbonato di calcio sono frequenti in
ad es. nella rimozione selettiva di sali metallici fontane ed elementi architettonici interessati da
quali prodotti di corrosione. costante flusso di acque che possono favorire la
deposizione degli ioni carbonato disciolti in acque
completamento nel restauro integrativo si intende dure. A volte può essere il prodotto di processi di
la ricostruzione delle parti mancanti in modo da ri- dissoluzione/ricristallizzazione del carbonato di
comporre l’unità dell’immagine;  integrazione. calcio del substrato, e in tal caso costituire veri e
propri strati che occultano la superficie; sono at-
composti idrofobi sostanze senza alcuna affinità testati casi anche su pitture murali ipogee soggette
con l’acqua o con composti ossidrilati; protettivi a percolazione di acque.
impiegati nel trattamento di opere collocate al-
l’aperto. Devono avere le seguenti caratteristiche: condensa acqua che si forma in seguito al feno-
idrorepellenza, tendenziale reversibilità, resistenza meno di condensazione, cioè in seguito al passaggio
alla luce, opposizione chimica agli agenti atmo- dallo stato di vapore allo stato liquido del vapore
sferici inquinanti, invariabilità cromatica, adesione, contenuto in una massa d’aria. Il fenomeno della
permeabilità al vapore presente all’interno del- condensa è particolarmente dannoso per i dipinti
l’oggetto. murali in quanto agisce sui meccanismi di solubi-
lizzazione dei sali presenti nel supporto murario
composti organici volatili o VOC, acronimo che portano a migrazioni dei sali solubilizzati con
inglese di Volatile Organic Compounds. Composti successiva ricristallizzazione in superficie e for-
organici afferenti a gruppi di sostanze organiche mazione di efflorescenze saline o cristalli dannosi
diverse per proprietà chimiche e fisiche; com- per lo strato pittorico. Provoca forme di inquina-
prendono idrocarburi costituiti solo da carbonio mento acido e salino.
e idrogeno (alcheni e composti aromatici) ma
anche idrocarburi contenenti ossigeno, cloro e ‘confusione stratigrafica’ si usa per indicare
altri elementi chimici (aldeidi, eteri, alcoli, esteri, superfici pittoriche molto degradate dove i colori
clorofluorocarburi - CFC, idroclorofluorocarburi - superstiti sono come un puzzle di frammenti ap-
HCFC). Tali sostanze sono considerate componenti partenenti anche a epoche diverse. Situazioni di
inquinanti dell’aria e sono definite VOC secondo questo tipo sono riscontrabili sia negli affreschi

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55 CONSUNZIONE

sottoposti a interventi di  trasporto, sia nelle dei tessili di interesse storico e artistico; consiste
policromie delle sculture lignee che hanno di in un intervento meccanico di applicazione a
norma subito molte ridipinture. cucito di un tessuto interessato da lacerazioni o
lacune, su un supporto anch’esso tessile. Il supporto
conservation scientist  scienziato per la può essere di estensione locale, e in questo caso
conservazione ha la funzione di ricostituire l’equilibrio delle ten-
sioni interrotto nelle parti degradate, oppure
‘conservato’ termine del lessico artistico già in totale quando i danni sono molto diffusi e l’assor-
uso nella letteratura dal XVI secolo per indicare lo bimento di ogni sollecitazione viene affidato com-
stato di conservazione soddisfacente di un manu- pletamente al supporto.
fatto; un’opera giudicata in buone condizioni si
definiva anche “ben mantenuta, ben condizionata consolidamento per adesione intervento im-
o conservata con diligenza”; in caso contrario era piegato nel restauro dei tessili storici ( consoli-
detta ‘guasta’. damento ‘a cucito’); si applica nel caso in cui un
tessuto è in condizioni di estrema fragilità e
conservazione atto responsabile che comprende friabilità (sete, tessuti dipinti o particolarmente
l’insieme delle misure e degli interventi programmati sottili come bandiere e vessilli) e non tollererebbe
e mirati a mantenere integra la condizione fisiologica un intervento ‘a cucito’; esso pertanto viene ap-
contestuale dei materiali costituenti il manufatto plicato su un supporto per mezzo di adesivi di
artistico monitorandone il naturale declino. varia natura. Con questo tipo di consolidamento
la flessibilità del manufatto diminuisce.
conservazione preventiva secondo il codice
ICOM-CC, qualsiasi azione mirata a rallentare o consolidante sostanza fluida adesiva che ha la
prevenire il deterioramento o il danno ai beni cul- capacità di rendere coesione a materiali di accre-
turali, tramite il controllo dell’ambiente dove essi sciuta porosità e disgregazione causati da processi
si trovano, e/o tramite un trattamento alla loro di alterazione in atto; deve essere dotata di buona
struttura svolto per mantenere gli stessi beni in capacità di penetrazione, diffusione e bassa vi-
uno stato più stabile possibile. scosità, caratteristiche che la differenziano dall’
 adesivo. In passato erano usati come consolidanti
consolidamento operazione di ripristino della anche la cera d’api o miscele di oli e vernici.
coesione e della stabilità di un materiale. Si Silicati alcalini, fluosilicati, idrossido di bario,
compie in caso di perdita di coesione ( decoe- sono alcuni tra i consolidanti inorganici per pietra
sione) di un elemento o strato omogeneo compo- e materiali lapidei. Le resine acriliche ed epossidiche
nente la struttura di un’opera che provoca riduzione hanno trovato impiego come consolidanti organici
di consistenza, di elasticità e resistenza a solleci- dei suddetti materiali.
tazioni meccaniche. Consiste nell’impregnare la
materia di sostanze consolidanti; fra queste si ri- consunzione forma di degrado per sfregamento
cordano le resine acriliche (es.  Paraloid® e Pri- cui sono soggette pavimentazioni con decorazioni
mal®) e viniliche ( Vinavil®,  BEVA®), l’idrossido musive, lapidee, ceramiche ecc., dovuta al continuo
di bario, i silicati di etile e i siliconi. Per i dipinti calpestio; può indurre la totale perdita del rive-
murali, su tavola e su tela, il consolidamento è stimento. Il termine è usato anche in relazione
attualmente la pratica più diffusa poiché mira a allo stato di conservazione di dipinti o per indicare
ridurre i casi di  trasporto e a salvaguardare e l’alterazione di un’opera, legata a un culto religioso
conservare quanto più possibile l’opera in tutti i particolare, sottoposta al tocco o allo sfregamento
suoi componenti costitutivi originali. Per i materiali continuo dei fedeli su uno o più punti della su-
di scavo può essere provvisorio o preventivo. perficie. Può riferirsi più in generale all’usura di
oggetti di valore artistico in conseguenza dell’uso
consolidamento ‘a cucito’ riguarda il restauro che originariamente ne veniva fatto.

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CONTRAZIONE 56

contrazione fenomeno di restringimento o riduzione cornice telaio ligneo che inquadra un dipinto;
di un supporto ligneo dovuto a variazioni termoi- può avere funzione strutturale per controllare i
grometriche, o di un supporto metallico, ovvero di movimenti e le deformazioni di una tavola dipinta,
raggrinzimento di una superficie pittorica. oppure essere puro elemento decorativo che dà ri-
salto all’opera che racchiude: in questo caso è in-
controforma nella fusione dei metalli e nell’ese- tagliata, dorata o argentata e dipinta.
cuzione di copie in marmo si intende il negativo
del  modello. Nelle operazioni di stacco di una corpo di fondo residuo di soluto non disciolto
pittura murale, ci si serve della controforma come che si trova nelle soluzioni sature.
di un nuovo supporto entro il quale viene fatto
colare del gesso e sul quale si fa riaderire un corpo nero modello ideale di corpo materiale
dipinto staccato. Può essere inserita in un telaio che scaldato non brucia ma emette energia radiante
di legno o di altro materiale. Per la realizzazione la cui distribuzione spettrale è funzione della sola
oggi si usa molto la  vetroresina. temperatura (espressa in gradi Kelvin) ed è indi-
pendente dalla natura del corpo stesso. L’applica-
contusione insieme di piccoli avvallamenti zione della radiazione del corpo nero per l’illumi-
concavi che coprono estensivamente i supporti nazione deriva dal fatto che sia il colore sia la sa-
lignei e che possono esser dovuti anche ad turazione (la forza del colore) di ciascuna radiazione
abitudini devozionali ( ‘vaiolo’). Da esse traspaiono luminosa possono essere comparati al colore di
la preparazione e la pellicola pittorica; sono co- un corpo nero radiante operante a una temperatura
munque una testimonianza delle vicende storiche stabilita.
dei dipinti.
correnti indotte fenomeno indotto da bobine
copaive  balsamo ad alta frequenza che tramite un campo magnetico
alternato induce in materiali conduttivi (metalli e
copale nome generico con cui viene indicata leghe) correnti parassite misurabili. In base al
un’ampia varietà di resine dure naturali, quali es- tipo di metallo si può risalire allo studio dei
sudati vegetali, o rinvenute allo stato fossile. La difetti e delle discontinuità presenti sulla superficie
copale si estrae da diverse specie di alberi e può o immediatamente all’interno. Sono note anche
essere molle o dura. Tra le copali morbide sono fa- come eddy current (correnti di vortice) e vengono
mose quelle di provenienza asiatica (famosa la impiegate per monitorare la dinamica dei processi
copale di Manila); se ne ricavano molte vernici di corrosione in atto nei manufatti bronzei.
che risultano dure e resistenti, scuriscono e sono
difficilmente eliminabili a causa della scarsa solu- corrosione processo di degrado chimico e fisico
bilizzazione nella maggior parte dei solventi. di materiali lapidei (marmi, pietre) e metallici
(bronzo, ferro) provocato da agenti atmosferici
copia riproduzione per lo più fedele di un’opera (piogge, venti) o da sostanze corrosive che con
di cui è riconosciuto e apprezzato il particolare essi vengono a contatto; provoca alterazioni dap-
valore formale e/o iconografico; a differenza del prima superficiali e progressivamente più profonde,
 falso, non ha intento fraudolento, ma viene irreversibili. Sui metalli si verifica per contatto
usata a scopi didattici nelle accademie d’arte o, con agenti chimici presenti nell’atmosfera in con-
nel caso di sculture, in sostituzione degli originali dizioni normali e inquinate. L’umidità rappresenta
nella collocazione all’aperto. il fattore indispensabile del processo corrosivo e
provoca l’attacco elettrochimico del metallo.
copolimero polimero composto dalla concate-
nazione di due diversi monomeri. Il  Paraloid corrosione uniforme si verifica quando il
B72, ad esempio, è un copolimero composto da metallo a contatto con l’ambiente presenta una
etil metacrilato (70%) e metil acrilato (30%). ossidazione o una dissoluzione omogenea in tutti

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57 CRETA

i suoi punti, come lo strato sottile di  cuprite dovuta a trazioni meccaniche indotte da fenomeni
sul rame. fisici o chimici. In base alle cause che le hanno
originate, si distingue in pittura fra ‘craquelures’
corrosivo sostanza capace di reagire con un da invecchiamento nobile, che documentano il
substrato dando composti solubili che assottigliano passaggio nel tempo, o da essiccamento, dovute
la struttura del substrato originale. In genere si appunto a essiccamento non omogeneo del colore
tratta di una reazione  redox o acido-base che e quindi deturpanti. Fra le seconde si annoverano
consuma il materiale. Hanno azione corrosiva, co- diverse tipologie: a chiocciola, a pelle di coccodrillo,
nosciuta fin dall’antichità, l’aceto per i marmi e il a scodelline.
 vetriolo per i metalli. Nella pratica sette-otto-
centesca del restauro di dipinti su tela e su ‘craquelure’ della maiolica  crettatura che
tavola, per le puliture si usavano ‘corrosivi’, ossia consiste in una serie di microfratture presenti
solventi forti come ‘l’acqua maestra’ (soda), o una sullo smalto dovute alla diversa dilatazione della
‘mista’ composta di ‘spirito di vino e acqua ragia’ pasta e del rivestimento dell’oggetto.
(alcol e trementina).
cratere particolare morfologia di sollevamento
cosmolloid altro nome commerciale di cera mi- dello strato pittorico di dipinti ad affresco, su
crocristallina tipo  multiwax. tavola, su tela o forma di fenomeni corrosivi a
danno dei materiali lapidei.
cosolvente uno di due o più solventi di una mi-
scela capace di sciogliere una data sostanza solida craterizzazione fenomeno di sollevamento e
in virtù dell’azione sinergica dei solventi miscelati. rottura della superficie cromatica di un dipinto
invasa da crateri e vesciche originati da trazioni
cote o pietra cote. Strumento per affilare lame in meccaniche seguite a fenomeni di alterazione
pietra abrasiva naturale, dura, ricavata da rocce fisica o chimica del supporto, della preparazione
ricche di silice. o dei pigmenti stessi.

cotone pianta della famiglia delle Malvaceae, dai ‘creep’ fenomeno di degrado che riguarda i
semi ricoperti di peli formati da cellulosa purissima, supporti in tela di grandi dimensioni che per
più o meno lunghi, generalmente bianchi, che co- effetto del loro stesso peso tendono ad allentarsi,
stituiscono la bambagia da cui si ricava la fibra formano ‘borse’ o  imborsature e presentano il
tessile. Questa fibra è meno robusta di quella della segno della parte superiore del telaio ove si
canapa o del lino, deformabile e per il suo alto esercita la pressione; in seguito a queste alterazioni
contenuto di cellulosa (90%) igroscopica, sensibile il film pittorico si screpola e cade.
ad acidi, alcali e agenti ossidanti. Per queste ca-
ratteristiche, la tela di cotone, benché talvolta crepa fessura o fenditura che si produce in un in-
utilizzata, non è fra le più adatte come supporto tonaco o in un manufatto lapideo.
per la pittura. Filati, stracci e cascami di cotone
erano la materia prima per l’ottenimento di cellulosa cresta sollevamento e rottura della pellicola cro-
purissima per la manifattura della  carta. Cardato matica che appare in vari punti di una superficie
in fiocchi, se ne ricavano tamponi (cotone idrofilo) dipinta allorché è in atto un cedimento dell’adesione
utili per rimuovere i residui dell’azione delle del film dalla preparazione sottostante. Nel caso
soluzioni solventi nelle operazioni di pulitura. dei dipinti su tavola le creste seguono la direzione
delle fibre del legno dal cui movimento dipende la
cotonina  ‘cencio di nonna’ loro formazione. Sui metalli resta in vista all’interno
delle sculture ottenute per fusione.
‘craquelure’ lemma francese per  crettatura,
screpolatura di una superficie pittorica o lapidea creta comunemente si indicano con il termine

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CRETTATURA 58

creta sostanze calcareo-argillose contenenti in crociera elemento ligneo a forma di croce


varia misura carbonato di calcio e alluminosilicati. utilizzato per rinforzare e stabilizzare un telaio
Friabile, si riduce in polvere e si stempera in acqua specie se di grandi dimensioni.
per essere poi decantata più volte fino a ottenere
un prodotto fine e bianco. La creta più adatta a croco  zafferano
impieghi artistici, come la preparazione di intonaci
per affresco e di dipinti, è quella proveniente dal croma in  colorimetria attributo di un colore
nord della Francia detta ‘bianco di Parigi’. che indica lo scostamento dal colore grigio avente
stessa  chiarezza. Termine inglese ‘chrome’.
crettatura fenomeno di degrado di una superficie
pittorica,  ‘craquelure’. Tipica spaccatura del cromare rivestire di cromo la superficie di un
legno legata alla scelta del taglio o porzione da oggetto metallico mediante placcatura chimica o
lavorare e alla sua stagionatura. Può essere radiale, elettrolitica; si forma una superficie lucida, dura e
centrale o periferica. resistente al calore.

cretto termine in uso per indicare una microfrattura cromatografia a scambio ionico  cromato-
del film pittorico che può derivare da fenomeni di grafia ionica
essiccamento del legante oleoso. In genere il
cretto è più marcato in corrispondenza di colori cromatografia ionica (Ion Chromatography,
scuri e bruni perché le terre sono tra i colori che IC) tecnica di separazione analitica che utilizza
assorbono più legante. una fase stazionaria (la colonna di separazione a
base di resine scambiatrici di ioni) e una soluzione
Crilat® dispersione acquosa di un  copolimero come eluente; è indicata per analisi qualitativa e
stirolo acrilico che dà un film trasparente, flessibile quantitativa di sostanze ioniche solubili. È nota
e non appiccicoso, resistente all’acqua. anche come cromatografia a scambio ionico.

cristallizzazione processo che porta alla for- cromatografia liquida (Liquid Chromatography,
mazione di  cristalli a partire da un fuso mag- LC; High Performance Liquid Chromatography,
matico, da soluzione, da gas ecc. In campo HPLC) tecnica di separazione analitica che utilizza
artistico la cristallizzazione di sostanze chimiche una fase stazionaria (la colonna di separazione) e
determina la ‘cementazione’ di malte e intonaci, un eluente liquido; è indicata per analisi qualitativa
ma può essere legata a fenomeni di alterazione e quantitativa di sostanze organiche solubili. In
della superficie e anche della struttura interna di generale, la strumentazione ad alta pressione
dipinti murali e materiali lapidei; influisce sia sul (HPLC) garantisce sensibilità e precisione migliori
loro aspetto estetico che sulla loro conservazione. rispetto alla cromatografia liquida.
Se il fenomeno consiste nella precipitazione di un
composto precedentemente disciolto si usa il ter- cromatografia su strato sottile (Thin Layer
mine ‘ricristallizzazione’. Chromatography, TLC) tecnica di separazione analitica
che utilizza come fase stazionaria uno strato di
cristallo corpo solido costituito da atomi, mo- pochi millimetri di spessore di materiale inerte
lecole, gruppi di molecole disposti in modo (silice, allumina, acetato di cellulosa) e come
ordinato e ripetitivo a formare il reticolo cristallino. eluente un solvente (o una miscela) che si muove
Lemma usato per definire il vetro al piombo, più per risalita ( capillarità) provocando la ripartizione
duro e assolutamente incolore rispetto ai vetri ad altezze diverse dei componenti la sostanza
ordinari. analizzata. Trova impiego nell’identificazione di
sostanze organiche (cere, leganti, oli, resine ecc.)
cristallogenesi in mineralogia, l’insieme dei pro- e nell’analisi di pigmenti e coloranti organici. È in
cessi che portano alla formazione di un cristallo. particolare utile nello studio dei singoli composti

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59 CUOIO

organici facenti parte di una miscela. una nuova superficie al deterioramento; il substrato
solitamente si presenta disgregato e/o pulverulento.
cromatura processo di rivestimento di manufatti Il corrispondente termine inglese ‘crust’ è stato
metallici (ferro, acciaio) con uno strato di  recentemente definito, nel glossario illustrato
cromo con funzione estetica e di protezione dalla delle forme di deterioramento della pietra ICO-
corrosione. La deposizione dello strato di cromo MOS-ISCS (2008), come accumulo coerente di ma-
per via elettrolitica prevede l’immersione del pezzo teriale sulla superficie di un manufatto, cui po-
da cromare in un bagno elettrolitico all’interno di trebbero contribuire sia materiale proveniente dal
un circuito elettrico, al cui polo positivo (anodo) substrato degradato sia quello esogeno derivato
si trova una piastra di cromo, immersa anch’essa dall’ambiente circostante. Riconoscibile nella forma
nel bagno. Lo spessore del film di cromo che si di ‘croste nere’ e croste saline, è da distinguersi
forma sulla superficie del manufatto è funzione dal termine ‘encrustation’ (‘incrostazione’), preferito
del tipo di applicazione cui è destinato l’oggetto quando il processo di formazione è chiaramente
e delle condizioni ambientali di esposizione. La riferibile a infiltrazione di acqua seguita da una
rottura e/o formazione di porosità del film protettivo fase di precipitazione di cristalli.
espone il metallo sottostante a corrosioni localizzate
e particolarmente dannose. ‘crosta’ (dispregiativo) il lemma si usa nel-
l’accezione dello spesso strato di sporco depositato
cromia termine usato in pittura come sinonimo su un manufatto, dipinto e scolpito, ma anche per
di  colore. Come suffisso in termini scientifici opere di cattiva qualità, oppure le copie e le
ha il significato di colorazione (dicromia, quadri- repliche di capolavori.
cromia, policromia, ecc.).
cucitura antica tecnica di assemblaggio degli
cromo metallo della prima serie di transizione, oggetti ceramici frantumati i cui pezzi venivano
duro e lucente. Tra le sue applicazioni come cuciti con fili metallici di rame e di ferro. Nota
metallo si ricordano la  cromatura e il suo anche come  puntatura, sebbene in questo caso
impiego in leghe ferrose ad alta resistenza (acciai si usino di preferenza lacci di cuoio o di crine. La
speciali); come composto (ossido, cromato) rientra puntatura era ancora in uso nel XIX secolo quando
nella composizione di numerosi pigmenti verdi e si tornò all’uso dei fili di metallo che venivano fatti
giallo-arancio e nei vetri verdi. passare attraverso fori eseguiti con il trapano ad ar-
chetto. Come fissativo si usava la  gommalacca.
cromoforo raggruppamento caratteristico di mo-
lecole organiche (ma anche di sostanze ioniche cuneo elemento ligneo utilizzato nel restauro di
complessate) capace di interagire con la radiazione tavole dipinte o sculture per risanare fenditure o
ultravioletta o visibile modificandola o assorbendone spaccature del supporto, oppure per conferire rin-
alcune componenti. I gruppi cromofori sono tipici novata stabilità e planarità a tavole incurvate.
dei coloranti, di alcuni pigmenti e delle sostanze
fluorescenti. cuoio pelle d’animale trasformata in seguito a un
processo chimico di concia ( conciare) che fissa
cross-section  sezione stratigrafica le sostanze proteiche del collagene presenti nel
tessuto connettivale e genera una trasformazione
crosta termine codificato nel lessico delle altera- irreversibile. La sua lavorazione artistica (tramite
zioni macroscopiche dei materiali lapidei della incisione o goffratura, sbalzo, doratura) ha avuto
Commissione NorMaL, 1/88, indica una modifica- numerosi settori di applicazione: abbigliamento,
zione dello strato superficiale del materiale lapideo, arredamento, armi, come supporto per la pittura
di spessore variabile, ben distinguibile per carat- generalmente a olio; viene impiegato anche per
teristiche morfologiche e cromatiche dal substrato lustrare le superfici marmoree. Per la sua natura
originale. Può dare luogo a distacchi esponendo organica il cuoio è sottoposto a degrado biologico;

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‘CUORE ECCENTRICO’ 60

le operazioni di restauro più comuni sono la metallo sottostante, acquisisce una funzione pro-
pulitura a secco e l’ingrassatura o lubrificazione. tettiva bloccando l’evoluzione della corrosione. È
considerata una patina protettiva di corrosione
‘cuore eccentrico’ difetto tipico del legno passiva.
dovuto alla crescita anomala del singolo tronco,
che presenta il  durame in zona decentrata. curcuma originaria dell‘Asia, la Curcuma longa è
una pianta dai cui rizomi si ricava un colorante
cuprite strato sottile di ossido rameoso (rame giallo, il cui principio colorante è la curcumina, di
monovalente) di colore rossiccio che si forma per mediocre stabilità, usata per la tintura di filati. È
ossidazione uniforme del rame. Se è caratterizzato menzionata nel ricettario tecnico De arte illuminandi
da una densità maggiore rispetto a quello del (XIV secolo) come giallo impiegato in miniatura.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 61

d
dagherrotipia antico processo fotografico che danneggiare deteriorare, peggiorare le condizioni
usava lastre di rame argentato come supporto e di un manufatto artistico con azioni dirette o in
ricoperte di ioduro d’argento come materiale foto- conseguenza di inadempienze, in modo riprovevole
sensibile. o decisamente condannabile sul piano etico. Si
può danneggiare un’opera d’arte per incuria e
dagherrotipo immagine fotografica unica, otte- mancanza di manutenzione, con un errato intervento
nuta direttamente in positivo, non stampabile e di semplice pulitura oppure con un complesso re-
non duplicabile, per ottenere la quale si usava il stauro di recupero e integrazione, in base a moti-
rame come supporto. vazioni ideologiche o a scelte di gusto, per van-
dalismo, per mero disinteresse o ignoranza.
damaschinatura varietà di  agemina; in questo
caso la superficie del metallo veniva incisa con deacidificazione intervento di restauro dei ma-
solchi sottili a intervalli regolari e in questi solchi teriali cartacei finalizzato ad annullare o ridurre
si martellavano fili o fogli d’oro e d’argento. Qualora l’acidità presente nella struttura della cellulosa,
sul manufatto si riconoscano i segni della lima, ci costituendo una barriera che tamponi ulteriori
troviamo di fronte a una falsa damaschinatura. reazioni di acidificazione. Occorre tenere presente
che le sostanze alcaline per lo più impegnate in
damasco di lino tessuto di lino operato a tali operazioni possono causare una dilatazione
disegni geometrici (losanghe, scacchi) che si evi- delle fibre, provocando la rottura dei legami inte-
denziano per la diversa riflessione della luce sul- ressati o favorendo l’ossidazione e certi fenomeni
l’ordito e sulla trama e presentano un doppio di fotoossidazione.
dritto. La lavorazione a damasco, in origine
applicata alla seta, fu estesa ai filati di lino nel decadere  deperire
XVI secolo. Fra Cinque e Seicento i tessuti usati
per tovaglie, per la loro robustezza, furono spesso decoesione è la perdita di  coesione fra gli
impiegati dagli artisti come supporti di grandi di- elementi che compongono la struttura di un ma-
mensioni per dipingere, dei quali si sfruttavano a nufatto, da cui deriva l’alterazione dei suoi caratteri
fini ottico-luministici anche gli effetti del disegno originari. Nel caso di dipinti murali definisce la
della stoffa. mancanza di aderenza fra l’intonachino e l’arriccio;
per i dipinti su tela e su tavola è la decoesione tra
dammar resina terpenica naturale composta dal- la preparazione e il supporto, il film pittorico e la
l’acido dammarolico e da due resine; prodotta da preparazione; si può ovviare a questo fenomeno
piante tropicali (Dipterocarpaceae), ha un colore con l’iniezione di consolidanti adesivi o con il 
giallo paglierino chiaro; si scioglie in essenza di trasporto, già in uso dal Settecento, che comporta
trementina; l’olio di lino crudo le conferisce resi- la perdita e la conseguente sostituzione del
stenza ed elasticità. In pittura è utilizzata come supporto insieme alla preparazione o del solo
medium per velature ed è considerata una delle supporto, originali.
migliori resine per le vernici. Ha una buona rever-
sibilità e una spiccata azione protettiva nei decomposizione processo chimico di suddivisione
confronti dell’umidità. in parti più semplici o in elementi di una sostanza.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 62

DECONTESTUALIZZAZIONE 62

Il carbonato di ammonio, ad es., si decompone nario. Il termine è trattato esaurientemente nelle


spontaneamente in anidride carbonica, acqua e raccomandazioni Normal e UNI-Normal, nonché
ammoniaca. Per organismi e materiali organici, il nel Capitolato Speciale di appalto per il restauro
lemma assume anche il significato di putrefazione delle opere d’arte.
( imputridire).
demolire in relazione alla pratica del restauro si
decontestualizzazione perdita di funzione do- intende lo smantellamento completo di precedenti
vuta alla musealizzazione o al ‘ricovero’ di un’opera interventi di ricostruzione e completamento o di
d’arte trasferita dal suo ambiente originale per ra- ridipintura di qualsiasi manufatto artistico, giudicati
gioni conservative. non congrui, invasivi o comunque fuorvianti, in
vista di un recupero filologico dell’opera.
deformazione termine codificato nel lessico delle
alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei della denaturazione propria di sostanze proteiche,
Commissione NorMaL, 1/88 e nel glossario illustrato consiste nella distruzione della conformazione
delle forme di deterioramento della pietra ICOMOS- spaziale di una proteina, con rottura dei legami a
ISCS (2008), come cambiamento nella forma del idrogeno e ponti a disolfuro responsabili delle
materiale senza perdita dell’integrità e senza inte- strutture tridimensionali delle proteine; tale effetto
ressare lo spessore. Si manifesta in lastre di pietra può essere conseguito con acidi o basi (variazione
(lastre tombali, rivestimenti lapidei, targhe com- del pH), riscaldamento ad alta temperatura, ra-
memorative) esposte alle variazioni termoigrometriche diazioni e, in certi casi, semplice agitazione. Una
e alla radiazione solare; può risultare concava o proteina denaturata, pur mantenendo la sua
convessa. Nell’ambito dei dipinti su tavola si struttura primaria, perde la sua specifica funzio-
rilevano deformazioni delle assi del supporto ( nalità. È un effetto collaterale conseguente al-
svergolamento) dipendenti da fattori intrinseci, l’impiego di materiali di restauro aggressivi per i
come la qualità del legno, ambientali e climatici. materiali originali di natura proteica. Nel caso di
Per le tele si intendono fenomeni di allentamento supporti membranacei la denaturazione del collagene
( ‘creep’), o tensionamento eccessivo. è il danno strutturale subìto dalle pergamene che
si trovano ad una temperatura non idonea alla
degassare è l’operazione con cui si eliminano i loro conservazione. Il termine allude anche all’ag-
gas da fluidi o corpi porosi; per es., nei metalli da giunta di tracce di sostanze estranee (denaturanti)
colare per impedire la formazione di bolle o sof- effettuata per alterare la purezza di un prodotto
fiature che ne possano pregiudicare le proprietà da una diversa sua destinazione d’uso; ad es.,
meccaniche; in solventi o fluidi per togliere l’etere di petrolio viene denaturato aggiungendo
anidride carbonica o altri gas reattivi. diacetonalcol.

degenerazione a macchia tipica forma di de- dendrocronologia metodo di determinazione


grado dei vetri soffiati medievali, dove i processi dell’età e delle modificazioni di un organismo ve-
degenerativi della struttura cristallina provocano getale adulto (albero) attraverso lo studio degli
macchie color bruno al di sotto di una superficie anelli di accrescimento. Consente di stabilire l’età
apparentemente intatta. del tronco nonché i trascorsi derivanti dalla lati-
tudine e dall’ambiente di accrescimento. È utile
degradabile si dice di materiale esposto a per confermare ipotesi di provenienza dei materiali
degrado, ossia peggioramento del suo stato nativo, legnosi. È da tenere presente che un manufatto
per motivi intrinseci alla sua natura chimico- può essere stato realizzato in un periodo più
fisica o per azione di  agenti esogeni. recente rispetto a quello indicato dalla datazione
del legno.
degrado alterazioni fisiche, chimiche o biologiche
di un manufatto che ne peggiorano lo stato origi- deperibilità tendenza o suscettibilità a non

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 63

63 DIAGNOSTICA

conservarsi nel tempo. Sotto il profilo conservativo duzione degli ioni disciolti in acqua o, più generi-
è caratteristica di molte opere d’arte moderne e camente, della componente salina presente in
contemporanee, spesso conseguente a precise materiali che devono essere impiegati come prodotti
scelte ideologiche dell’artista; è dovuta alla qualità di restauro. Il termine può riferirsi anche alla ri-
scadente o volutamente ‘povera’ dei materiali uti- mozione di efflorescenze saline dalla superficie di
lizzati dall’autore, alla sua volontà sperimentalistica, manufatti artistici e da reperti archeologici recu-
al rifiuto o al mero disinteresse per le tecniche perati dal mare.
tradizionali.
descialbo operazione di rimozione dello scialbo,
deperire in relazione alla conservazione di un ossia dell’imbiancatura con idrato di calcio con la
manufatto artistico, si intende il progressivo venir quale, in passato, era stata ricoperta una superficie
meno della condizione originaria; a questo degrado, murale dipinta o una scultura. Nel XIX secolo si
che può essere causato da fattori cronologici, eseguiva col  bisturi; oggi si interviene con im-
storici, ambientali ecc., deve tentare di porre un pacchi sia di acqua deionizzata che di soluzione
freno prima un intervento di restauro mirato, satura di carbonato di ammonio. L’applicazione
quindi una periodica verifica delle condizioni del- dell’  ablazione laser per la rimozione delle scial-
l’oggetto. bature dalle pitture murali ha dato buoni risultati.

‘deperito’ nel lessico del restauro storico, si di- desorbimento fenomeno di cessione di un fluido
ceva di un manufatto artistico in cui appariva da parte di un corpo poroso. È il contrario dell’ 
evidente uno scadimento dello stato di conser- adsorbimento. Talvolta con questo termine viene
vazione. intesa la perdita d’acqua da parte del legno.

deposito termine codificato nel lessico delle al- detector  rivelatore


terazioni macroscopiche dei materiali lapidei della
Commissione NorMaL, 1/88 e nel glossario illustrato detergente sostanza in grado di disperdere lo
delle forme di deterioramento della pietra ICO- sporco o materiali insolubili in un solvente. Il 
MOS-ISCS (2008), come un accumulo superficiale sapone naturale e i  tensioattivi naturali e
di materiali estranei al materiale del substrato sintetici hanno proprietà detergenti.
(esogeno), spesso polvere, terriccio, aerosol salino,
particolato atmosferico ecc. Di spessore variabile, deumidificare ridurre tramite un sistema di
ha generalmente scarsa coerenza e aderenza al condizionamento il grado di umidità dell’aria in
substrato e, a seconda delle sostanze presenti nel un ambiente, portandolo a valori adattati alla
deposito, può ingenerare un processo di alterazione conservazione di specifici manufatti artistici.
dei componenti materici dell’opera.
devetrificazione tipica forma di degrado degli
de-restauro o derestauro. Intervento di rimozione smalti che provoca la formazione di frammenti ten-
di restauri precedenti, specie nel campo dei ma- denti a staccarsi dalla lamina metallica di supporto
nufatti scultorei e architettonici. Più in generale e a sostenersi meccanicamente al frammento attiguo.
allude a tutti gli interventi volti a eliminare gli È un processo irreversibile che comporta la perdita
effetti di alterazione, superfetazione, mimetizzazione della pasta vitrea. È fenomeno osservato anche nei
e incongruità con l’originale dovuti a restauri ese- vetri archeologici con trasformazione, parziale o
guiti in passato. Il ricorso al de-restauro, sebbene totale, della struttura amorfa in cristallina.
giustificato in nome dell’originalità dell’opera,
rischia di cancellare irreversibilmente testimonianze dew point  punto di rugiada
della storia conservativa dell’opera.
diagnostica insieme di tecniche e di procedure
desalinizzazione processi chimico-fisici di ri- manuali, strumentali e di laboratorio che consente

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DIASPRO 64

la formulazione di un giudizio analitico in grado di osservato su statue, superfici architettoniche,


definire un fenomeno o una patologia. I dati dipinti murali e intonaci esposti all’azione di scor-
ricavabili devono essere interpretati alla luce dei rimento e ruscellamento dell’acqua piovana e delle
dati contestuali di riferimento. In materia di beni precipitazioni; si configura come una decolorazione
culturali, la diagnostica è l’insieme delle tecniche di delimitata da un alone che ne marca l’area di dif-
indagine attraverso le quali è possibile studiare la fusione. È frequente riscontrarlo sulla superficie
costituzione materica e la qualità tecnica di un ma- esposta di colonne, pilastri e statue, che sul lato
teriale e definirne i comportamenti caratteristici. opposto protetto presentano incrostazioni, croste
nere e depositi.
diaspro formazione rocciosa di vario colore e du-
rezza costituita principalmente da silice. Secondo diluente sostanza fluida capace di disperdere e
Filippo Baldinucci (1681) è una pietra dura semi- diluire soluti o altri fluidi. Termine legato sia alla
preziosa, di vari colori e specie: il diaspro detto tecnica pittorica che alla pratica del restauro: i
granito rosso o orientale, durissimo, macchiato, diluenti sono oli o altre sostanze capaci di fluidi-
impiegato solo per “lavori di quadro”; diaspro ficare l’impasto pittorico ritardando l’indurimento
detto “Melochite”; diaspro di Barga, pietra dura della pellicola. Dal XVI secolo in poi sono stati
di colore rosso scuro utilizzata per lavori di com- usati oli come essenza di trementina, di spigo e
messo; di Boemia, di vari colori. Come minerale, è di lavanda, e petrolio. Diluente nitro (per vernici
la varietà viola del quarzo ( ametista). nitrocellulosiche): miscela di solventi utilizzata
anche per puliture di superfici policrome.
diffrattometria di raggi X (X-Ray Diffraction,
XRD) analisi mineralogica qualitativa o semiquan- diluire abbassare la concentrazione di una
titativa di fasi cristalline; usa la diffrazione dei sostanza o aumentarne la dispersione tramite un
raggi X, aventi lunghezza d’onda confrontabile  diluente.
con la distanza tra i piani cristallini, da parte dei
piani reticolari della sostanza analizzata. Può disegno preparatorio è la redazione considerata
essere anche una tecnica microanalitica. Non for- definitiva dell’iter ideativo e progettuale di un’opera,
nisce risultati in presenza di sostanze amorfe o di che può presupporre serie di schizzi precedenti
fasi deliquescenti. Attualmente sono reperibili che fissano e sviluppano un’idea iniziale. Anche
XRD portatili da cantiere. in riferimento al disegno presente sotto la stesura
pittorica di un dipinto su tavola o tela.
diffusione deviazione e propagazione nello
spazio di una radiazione incidente in un mezzo disgregazione termine codificato nel lessico
diffondente. È il fenomeno responsabile della delle alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
perdita di saturazione delle campiture cromatiche della Commissione NorMaL, 1/88, come decoesione
di una superficie pittorica non piana e irregolare: con caduta di materiale sotto forma di polvere o
quando un dipinto viene sverniciato, i colori minutissimi frammenti; ‘polverizzazione’ può essere
perdono vividezza. È uno dei parametri che concorre un sinonimo. Il corrispondente inglese ‘disaggre-
a produrre l’opacità di un materiale o il  potere gation’ è riconosciuto, nel glossario illustrato
coprente di un pigmento. delle forme di deterioramento della pietra ICO-
MOS-ISCS (2008), come termine equivalente a ‘di-
dilatazione aumento delle dimensioni di un sintegration’, inteso come distacco di singoli grani
corpo per effetto del calore. Nell’ambito della con- o aggregati di grani.
servazione di manufatti artistici in legno o marmo,
la dilatazione provoca fessure e spaccature che disidratazione perdita di acqua da parte di ma-
danno adito a fenomeni di ulteriore  degrado. teriali o organismi. Può intendersi anche una
tipica forma di degrado delle pergamene conservate
dilavamento fenomeno di degrado superficiale, in ambienti con umidità relativa inferiore al 50%;

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65 DORATURA

la pergamena tende a cedere la sua umidità al- morfologie specifiche che vengono indicate con
l’ambiente, quindi a disidratarsi divenendo più termini quali ‘scagliatura’, ‘delaminazione’ ed ‘esfo-
fragile. liazione’, che trovano corrispondenza nella termi-
nologia descrittiva delle forme di ‘detachment’
disinfestare liberare i materiali (legni, carta, codificata nel glossario illustrato delle forme di
tessuti, materiali lapidei ecc.) da infestazioni di deterioramento della pietra ICOMOS-ISCS (2008).
organismi (quali insetti xilofagi, alghe, funghi
ecc.) che possono trovare le condizioni ideali per distruggere  demolire
insediarsi e prosperare. L’operazione di disinfe-
stazione da tarli e altri insetti si compie per gas- documentazione in relazione a un intervento
sazione con  bromuro di metile o altre sostanze di restauro su un manufatto di interesse artistico,
adatte, in camere stagne e richiede da parte degli la documentazione è costituita dall’insieme dei ri-
operatori particolari accorgimenti e attrezzature sultati di ricerche storiche, di analisi scientifiche
per la protezione individuale e ambientale. e di prove tecniche compiute sull’oggetto prima
di sottoporlo all’intervento, cui si vanno poi ad
dispersione in chimica si intende un sistema aggiungere la descrizione del metodo di lavoro
(stabile o instabile) costituito da due o più fasi, seguito e delle sostanze impiegate, il materiale
in cui una funge da disperdente ed è predominante, fotografico che attesta lo stato del manufatto
e l’altra o le altre sono disperse. Solitamente le prima, durante e al termine dell’operazione e una
fasi sono eterogenee. Se la fase disperdente è riflessione sul risultato ottenuto sul piano formale
liquida si hanno schiume (con fase dispersa gas- e funzionale. Queste informazioni sono la testi-
sosa), emulsioni (con fase dispersa liquida), so- monianza di una fase della storia conservativa di
spensioni (con fase dispersa solida); se la fase di- un’opera e del gusto dell’epoca in cui l’intervento
sperdente è gassosa si ha una nebbia con fase di- è stato eseguito.
spersa liquida mentre il fumo ha una fase dispersa
solida. documento può essere elemento storico, crono-
logico, scientifico, tecnico, utile alla ricostruzione
dissuasore dispositivi di uso comune nelle della storia, anche tecnica e conservativa, di un
facciate degli edifici, lungo balconi, sporgenze manufatto che è necessario acquisire prima di
architettoniche, e a volte anche su gruppi scultorei, porre mano a un restauro.
che impediscono ai volatili di appoggiarsi e di
poter danneggiare le superfici. Comunemente in doppiaggio della tela  rintelatura
policarbonato e dotati di spilli in acciaio inox,
sono in commercio anche dispositivi a più basso doratura applicazione di foglia o polvere d’oro
impatto estetico. su dipinti, legni, metalli, materiali lapidei ecc.
Sugli intonaci pittorici l’adesione avveniva col
distacco termine codificato nel lessico delle al- metodo detto ‘a missione’, applicando l’oro su una
terazioni macroscopiche dei materiali lapidei della stesura di olio di lino misto ad altri ingredienti
Commissione NorMaL, 1/88, come soluzione di precedentemente sottoposti a bollitura, o ‘a con-
continuità tra strati superficiali del materiale, sia chiglia’, cioè con oro in polvere addizionato di
tra loro sia rispetto al substrato, che solitamente gomma arabica. Per i dipinti su tavola la foglia
prelude alla caduta degli strati stessi, dovuta a era applicata ‘a mordente’ quando non si prevedeva
cause naturali o accidentali. Frequente negli di ricorrere alla successiva brunitura ( brunire),
intonaci e nei mosaici, può essere riscontrato stendendola direttamente su un mordente untuoso.
anche nei manufatti ceramici e vitrei come soluzione Si utilizzavano anche tecniche di doratura a olio,
di continuità tra rivestimento ed impasto oppure a bolo o guazzo (in questo caso, secondo Filippo
fra i componenti del rivestimento. Nel caso di ma- Baldinucci, il supporto era preparato con una
nufatti lapidei le parti distaccate possono assumere stesura di gesso da doratore, quindi di bolo tem-

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‘DRIPPING’ 66

perato con chiara d’uovo, essiccato e poi bagnato qualsiasi materiale, naturale artificiale o di sintesi.
su cui veniva applicata la foglia brunita), a
fiamma, a chiara d’uovo. Nella pittura murale le durame è la parte più interna del tronco di un
dorature erano eseguite in particolare facendo albero dove il legno è maturo e compatto, adatto
aderire la foglia d’oro ad una lamina di stagno per ricavare le  assi per le tavole destinate alla
mediante un mordente oleo-resinoso; ritagliato pittura perché le cellule dei tessuti legnosi non
poi il particolare voluto, lo si applicava sull’intonaco, partecipano più al processo vitale. Gli estrattivi
talvolta potendolo anche brunire. La doratura era (tannini, fenoli ecc.) contenuti nel durame, del
anche impiegata per impreziosire opere realizzate quale modificano la colorazione, possono creare
in metalli meno nobili dell’oro come il bronzo o il qualche problema all’  imprimitura e al colore.
rame, o per porre in risalto alcune parti di
manufatti in argento; fino al XIX secolo fu durezza proprietà meccanica del legno misurabile
impiegata la tecnica ad  amalgama di mercurio. con apposite prove di laboratorio, che non coincide
con la sua  durabilità.
‘dripping’ espediente tecnico per evitare l’uso
del pennello per la stesura dei colori, che vengono duttile proprietà di un materiale di essere tirato
fatti sgocciolare direttamente sul supporto. in fili sottili. Alcuni metalli come l’oro e l’argento
sono molto duttili, quindi lavorabili. La duttilità
DTA  analisi termica differenziale in genere è associata alla malleabilità. Più in
generale la duttilità è la proprietà fisica di un ma-
durabilità capacità (naturale o conferita) del teriale a deformarsi sotto carico prima di giungere
legname di resistere agli organismi xilofagi come a rottura, quindi la capacità di subire deformazioni
funghi e insetti. Anche resistenza nel tempo di plastiche; è proprietà contrapposta alla fragilità.

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e
‘easel painting’ voce inglese per dipinto da ca- caniche esterne che hanno indotto le deformazioni.
valletto. È contrapposta alla  plasticità. In relazione al
restauro è importante che supporti diversi quali
ebano Dyospiros ebenum, pianta appartenente quelli tessili, le pergamene, i cuoi e le pellicole
alla famiglia delle Ebanaceae; legno pregiato, eso- pittoriche conservino il giusto grado di elasticità
tico, di colore nero, molto compatto, pesante, in funzione di una loro corretta conservazione.
duro e con tessitura fine. Per le sue caratteristiche
trova impiego particolare per lavori fini, intarsi, elastomero fluorurato polimero sintetico di
impiallacciature ornamentali; di qui il termine varia formulazione che va dal ‘teflon’ (politetra-
‘ebanista’, ovvero l’artigiano specializzato nella fluoroetilene - PTFE), polimero compatto, fino a
lavorazione dell’ebano nelle tarsie. oli fluorurati fluidi; si ricordano anche Akeogard
CO e Akeogard Stucco tra i più noti. Alcuni elasto-
eburneo relativo all’  avorio.  Materiali ebur- meri fluorurati sono stati impiegati nella fermatura
nei della patina sui marmi, stuccature e interventi di
consolidamento superficiale.
EDS, EDX  spettrometria X a dispersione di
energia elemi resina naturale oleosa prodotta da diverse
piante (Canarium luzonicum, famiglia delle Burse-
EDTA acido etilendiamminotetracetico; energico raceae). Si trova nella formulazione delle vernici
complessante che compone la miscela  AB57. per dipinti, in funzione di plastificante, in alcune
Viene impiegato come solvente per efflorescenze lacche e usata nella preparazione di vari colori li-
saline costituite di carbonato di calcio su dipinti tografici.
murali e per complessare ioni metallici bivalenti
come il ferro nelle macchie ferruginose o il rame elettroni retrodiffusi (Back Scattered Electrons,
nelle macchie blu-verdastre. BSE) o elettroni primari; nella  microscopia
elettronica a scansione gli elettroni del fascio che
eddy current  correnti indotte vengono respinti dal primo spessore (circa 1 μm)
della superficie di un campione indagato. In rela-
efflorescenza cristallizzazione superficiale di zione alla composizione, alla fase cristallina e alla
sali. Le efflorescenze avvengono più frequentemente densità degli elementi investiti dal fascio incidente,
su superfici lapidee o murarie in quanto hanno si ha una risposta differenziata nella ricostruzione
una porosità che consente la migrazione superficiale dell’immagine: zone più chiare corrispondono a
di flussi di umidità che veicolano i sali in soluzione. elementi più pesanti o a fasi più compatte (reticoli
Le efflorescenze saline, oltre che produrre danni cristallini, leghe metalliche ecc.), mentre zone
estetici, possono alterare o disgregare le superfici più scure corrispondono ad elementi leggeri o fasi
stesse. amorfe. Utile per evidenziare fasi a composizione
diversificata per analizzarle puntualmente mediante
elasticità proprietà di alcuni materiali che  spettrometria X a dispersione di energia.
permette loro di riacquistare la forma originale
nel momento in cui cessano le sollecitazioni mec- embrice Filippo Baldinucci (1681) descrive gli

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EMISSIONE DI RAGGI GAMMA INDOTTA DA PARTICELLE 68

embrici come “lastre di terra cotta, colle quali si emulsione dispersione di un liquido sotto forma
cuoprono gli edifizi. Anno da’ lati una piccola di gocce minutissime (fase dispersa) in un altro
sponda, la quale appunto su la commettitura liquido non miscibile (fase disperdente). La stabilità
dell’uno coll’altro, si copre con lastre pure di terra dipende da vari fattori quali la densità dei due
cotta, torte a doccia, che i Toscani chiamano, liquidi e la presenza di sostanze stabilizzatrici
tegoli e tegolini”. Sono tegole di forma trapezoidale, colloidali dette emulsionanti, per esempio la
“da una testa un poco più stretti, e dall’altra un gomma arabica.
poco più larghi” con una tipica conformazione a
vaschetta, che, come per le gronde, ne ha favorito encaustificazione o encaustificatura. Secondo
l’impiego come supporti pittorici tra Quattrocento le fonti antiche (Vitruvio nel De Architectura, I
e Seicento, con esempi anche nel XX secolo, adot- secolo a.C., e Plinio nella Naturalis Historia, I
tando tecniche proprie della pittura murale; furono secolo d.C.), era la stesura di uno strato di cera su
impiegati soprattutto per la ritrattistica e soggetti un intonaco o su un dipinto e la successiva luci-
religiosi o allegorico-mitologici. datura con panni di lino; l’operazione era compiuta
con finalità estetiche per conferire ai dipinti
emissione di raggi gamma indotta da par- murali brillantezza (ottenuta anche con l’arrotatura
ticelle (Particle Induced γ -Ray Emission, PIGE) dell’intonaco ancora fresco), e a scopo protettivo.
tecnica di analisi spettroscopica qualitativa e se- Trova corrispondenza nella ‘kausis’ vitruviana; da
miquantitativa molto sensibile; sfrutta l’emissione non confondere con la pittura a  encausto.
indotta di raggi gamma (γ) caratteristici degli
elementi presenti, causata dall’impatto con particelle encausto tecnica pittorica che si basa sull’impiego
cariche (protoni) accelerate. Sebbene molto sensibile della cera applicata a caldo come legante del
e precisa nella determinazione di oligoelementi, colore. Conosciuta in antico, è descritta da Plinio,
trova tuttavia scarsa applicazione in analisi nel che distingue la pittura a cera dall’  encaustifi-
settore dei beni culturali a causa della scarsa dif- cazione. La tecnica fu impiegata su supporti lignei
fusione delle apparecchiature e dei costi elevati e tessili e apprezzata per la buona resistenza alle
delle analisi. variazioni igrometriche. L’encausto fu scoperto,
studiato e nuovamente utilizzato dal Settecento
emissione di raggi X indotta da particelle in avanti sia come tecnica pittorica che nel
(Particle Induced X-Ray Emission, PIXE) tecnica restauro dei dipinti.
di analisi spettroscopica qualitativa e semiquanti-
tativa molto sensibile; sfrutta l’emissione indotta endoscopia tecnica per l’osservazione di zone
di raggi X caratteristici degli elementi presenti, difficilmente accessibili mediante sonde a  fibre
causata dall’impatto con particelle cariche (protoni) ottiche. Usata per l’osservazione di cavità, di
accelerate. È un’apparecchiatura molto sofisticata, recessi di sculture in bronzo, di ceramiche e di og-
costosa, ingombrante e inamovibile, che richiede getti archeologici, oltre che all’interno di sondaggi
operatori specializzati e prevede norme di sicurezza. in murature. Le fibre ottiche convogliano sia la ra-
Ha il pregio di essere estremamente sensibile e di diazione illuminante che l’immagine riflessa.
eseguire analisi non invasive, a patto che sia pos-
sibile trasportare il manufatto davanti all’appa- enzima polipeptide avente funzione di catalizzatore
recchiatura. Presso i sotterranei del Louvre (Parigi) biologico altamente specifico. Ogni enzima è
è attrezzato un laboratorio (AGLAE: Accelerateur capace di operare su un substrato specifico, in
Grand Louvre) appositamente adattato per l’analisi ambienti definiti (pH, temperatura) e di apportare
dei dipinti tramite il PIXE. È possibile rilevare gli delle trasformazioni uniche; come esempi si possono
elementi chimici di numero atomico superiore a citare la lipasi, enzima che scinde i grassi, la
quello del fluoro; quindi la tecnica analitica è amilasi, enzima che scinde l’amido, e la proteasi
maggiormente indirizzata all’analisi di composti o che scinde i materiali proteici. In campo conser-
fasi inorganiche. vativo sono state tentate applicazioni di puliture

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 69

69 ESTRAZIONE

di tipo enzimatico per la rimozione di strati e di essenza sinonimo di olio essenziale; soluzione
ridipinture, sfruttando la selettività di azione di olio essenziale in alcol. Fra le più frequenti,
degli enzimi. l’essenza di trementina (frazione terpenica leggera
della distillazione di resine di conifere) usata per
equilibrio cromatico si intende l’armonica ca- facilitare l’essiccazione dei colori a olio che può
libratura tonale o dei valori cromatici di un dipinto favorire il formarsi di screpolature sulla superficie
che, nell’ambito di un restauro, può essere recu- pittorica; l’essenza di petrolio (incolore quasi
perata tramite un’accorta operazione di pulitura come l’acqua, impiegata nella preparazione delle
che valuti correttamente e rispetti le naturali al- vernici); l’essenza di spigo (monoterpene e distillato
terazioni e la patina della superficie pittorica. in corrente di vapore da lavanda: se unita ad
alcune gocce di ammoniaca diventa un ottimo
ermetico impenetrabile, a tenuta stagna. Il solvente per la pulitura delle superfici lignee).
lemma ha una derivazione alchemica riferita al
dio Mercurio (in greco ‘Hermes’), ma è anche essiccamento processo di compattazione dei
riferito alle opere iniziatiche e filosofiche di materiali dovuto sia a perdite di fluidi dal corpo
Ermete Trismegisto. del materiale, sia a reazioni chimiche ( olio, po-
limeri termoindurenti). Spesso il lemma è utilizzato
erosione a cratere forma di degrado del vetro impropriamente per indicare perdita di acqua, più
attaccato da alghe e licheni che trovano nei vetri propriamente anidrificazione o  disidratazione.
potassici contenenti fosfati un terreno di coltura Il processo provoca contrazioni, talvolta anche
idoneo. Producono erosioni a forma di cratere. deformazioni e crettature, fino a causare rotture.

erosione ad anello fenomeno di degrado del essudato materiale che si accumula nei tessuti
vetro che si forma in corrispondenza dei punti adiacenti le cellule viventi che lo hanno prodotto.
deboli della fusione raffreddata, dove sono presenti Sono altresì prodotti dell’essudazione delle piante
bolle o fratture preesistenti. Al centro è visibile (gomme, resine), ma anche liquidi prodotti da
un punto scuro da cui si diramano cerchi concentrici ferite o da attacchi biologici sulle piante. Nel
coperti da una sottile pellicola di vetro che tende campo del restauro e delle tecniche artistiche gli
a craterizzarsi. essudati vegetali hanno rivestito un ruolo importante
prima dell’avvento dei processi di sintesi.
esfoliazione termine codificato nel lessico delle
alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei estrattista con il termine diffuso nel lessico
della Commissione NorMaL, 1/88, come fenomeno storico del restauro si indicavano gli operatori
di degrado che si manifesta con sollevamento se- specializzati nel trasferimento di un dipinto su un
guito da distacco, di uno o più sottili strati su- supporto diverso da quello originale mediante
perficiali paralleli tra loro (sfoglia). Le singole operazioni di  stacco o  strappo.
sfoglie hanno spessore uniforme, generalmente
dell’ordine di qualche millimetro. Sono costituite estrattivi vari tipi di molecole organiche (terpeni,
da materiale sia apparentemente integro che alte- fenoli, tannini, composti azotati, acidi grassi, fo-
rato. Nel caso di dipinti murali e intonaci consiste sfati, ossalati ecc.) presenti a vario titolo nelle
nel sollevamento di lamelle di colore o di lamelle specie legnose vive. Si possono modificare durante
superficiali; nelle ceramiche esposte all’aperto è la  stagionatura. Sono responsabili di odore,
fenomeno dovuto alla pressione esercitata dall’acqua colore, resistenza agli attacchi di funghi e insetti,
contenuta nell’impasto con il variare della tempe- tra i pregi, ma anche delle difficoltà di verniciatura
ratura. Il corrispondente termine inglese ‘exfoliation’ e incollaggio e di tendenza a corrodere i supporti
è stato definito nel glossario illustrato delle forme metallici.
di deterioramento della pietra ICOMOS-ISCS (2008)
come sottotipo della ‘delamination’. estrazione in ambito analitico si intende il trat-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 70

ETERE 70

tamento di un campione o di una superficie fina- poranea, essa può rendere difficile la loro conser-
lizzato alla ripartizione di molecole o ioni presenti vazione.
mediante  solventi opportuni che ne determinino
la solubilizzazione. evaporazione passaggio di fase dallo stato
liquido allo stato di vapore; diversamente dal-
etere sostanza chimica ottenuta dalla condensa- l’ebollizione, è un fenomeno superficiale, indipen-
zione di due molecole di  alcool. Gli eteri sono dente dalla temperatura. La velocità di evaporazione
molto volatili, infiammabili e immiscibili con di un solvente è un parametro importante ai fini
acqua; hanno spiccato potere solvente sui grassi. dell’impiego di questi prodotti negli interventi di
Nella terminologia merceologica, classe di solventi pulitura. Una troppo rapida evaporazione del sol-
idrocarburici ottenuti dal petrolio, di bassissima vente impedisce una completa azione di solubiliz-
polarità, come l’etere di petrolio. zazione e può comportare effetti indesiderati come
il  bloom; d’altra parte, tempi lenti di evaporazione
eterogeneità in ambito artistico l’eterogeneità favoriscono la penetrazione del solvente nel sub-
può alludere alla diversa natura fisica o chimica strato con problemi di ritenzione, oltre a una pro-
dei materiali costitutivi di un’opera; nel caso dei lungata azione di solubilizzazione che potrebbe
manufatti polimaterici prodotti dall’arte contem- rivelarsi dannosa.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 71

f
faenza materiale ceramico a impasto poroso, co- prodotta imitando lo stile di un dato artista, o ri-
lorato, spesso decorato con l’applicazione di un producendone un lavoro, che si vuol far passare
rivestimento (da cui i lemmi ‘faenza ingobbiata’, per autografa in modo fraudolento e a fini com-
‘faenza con vetrina’, ‘faenza smaltata’). Può essere merciali. La produzione di falsi ha storia molto
indicata con il termine francese  faience, da antica che si lega all’evoluzione del gusto, al per-
non confondere con le faiances antiche, di scavo sistere di determinate iconografie, alla riproposizione
archeologico. di tecniche non più in uso e alle esigenze del
mercato antiquario.
faggio specie arborea delle Fagaceae; il legno ha
caratteristiche di porosità diffusa, durezza e resi- falso fresco lemma che indica una pittura murale
stenza. In ambito artistico venne impiegato, spe- eseguita su intonaco in fase di avanzata carbona-
cialmente nel nord Europa, per supporti destinati tazione, quindi ancora non del tutto asciutto, ma
alla pittura. neanche completamente fresco; l’applicazione dei
colori avviene previa diluzione in  acqua di
faïence o faience. Deriva dal nome francese della calce, funzionale a favorire l’adesione dei pigmenti.
città di Faenza famosa in epoca rinascimentale Diversamente dal  ‘buon fresco’, l’effetto finale
per la produzione artistica e artigianale della ce- è la sovrapposizione dello strato pittorico sull’in-
ramica  ‘faenza’; solitamente il termine indica tonachino dal quale è possibile distinguerlo in se-
la maiolica, caratterizzata da una vetrina di rive- zione stratigrafica.
stimento a base di stagno (stannifera). In ar-
cheologia il lemma è usato nell’accezione di farina fossile silice (biossido di silicio) idrata
ceramica smaltata, ovvero materiale ceramico non di origine organogena che forma depositi prodotti
argilloso invetriato, costituito da quarzo o sabbia dall’accumulo di diatomee (organismi a guscio si-
mescolato a ossidi di sodio, potassio, calcio, ma- liceo) in antichi bacini lacustri. Può essere ridotta
gnesio e/o rame. Amuleti, gioielli, pendenti, in polveri finissime per macinazione e viene im-
spesso di colorazione blu a simulazione di pietre piegata come agente filtrante per purificare oli e
dure, erano diffusi in Egitto e nel Vicino Oriente cere, come carica inerte per altri pigmenti e per la
(‘Egyptian faience’). preparazione di lacche.

falcatura tipo di deformazione del supporto fenditura frattura longitudinale che si produce
ligneo dei dipinti che si manifesta con la curvatura nel supporto di un dipinto; ha origine da una
in forma di falce delle assi della tavola; si deve a cattiva stagionatura del legno, ma può essere
variazione del tasso di umidità del legno e altre anche conseguenza del distacco delle assi che lo
anomalie come l’irregolarità della fibratura. costituiscono. Come forma di assestamento del
legno può apparire accettabile ed essere trattata
falce tipo di  raschiatoio usato nel XIX secolo con una integrazione a campitura. Le fenditure
(per esempio dal restauratore fiorentino Gaetano interessano anche le sculture lignee, lapidee e in
Bianchi) per rimuovere gli  scialbi dagli affreschi. stucco e gli intonaci in fase di assestamento.

falso in ambito artistico il falso è un’opera fermatura intervento localizzato inteso a ovviare

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 72

FERRO 72

nel caso di dipinti su tela o tavola, a un fenomeno e più generalmente stranieri stabilitisi in Italia; si
di perdita di adesione del colore che si sia separato devono ai loro restauratori di fiducia le prime
dalla preparazione; il ripristino avviene con l’inie- grandi operazioni di  descialbo di intere pareti
zione di un adesivo nel punto critico. alla ricerca di frammenti, purché primitivi. Esemplare
l’intervento eseguito a Firenze nella chiesa del
ferro è il più importante fra i metalli di uso indu- Carmine alla ricerca della Sagra di Masaccio descritta
striale; in lega con il carbonio (tra il 2 e il 5%) dalle fonti, ma effettivamente perduta.
prende il nome di  ghisa, tra l’1 e il 2% si
hanno gli  acciai; ha ottime proprietà meccaniche, ‘feticizzare’ atteggiamento nei confronti del
ma scarsa malleabilità e tempi brevi di lavorazione manufatto artistico o del reperto archeologico
dovuti alla necessità di forgiarlo quando è incan- che viene considerato e ‘trattato’ come simbolo di
descente. Dall’antichità venne impiegato per armi una cultura perduta, diventandone il feticcio. Si
e utensili; in seguito per cancellate o grate e lam- associa a interventi conservativi che possono
pade, spesso di notevole pregio artistico. Il ferro essere decontestualizzanti ( ‘ruderizzazione’).
ha colore grigio-argenteo ed è soggetto a rapidi e
notevoli processi di corrosione ( arrugginire), fibra prodotto di origine naturale, artificiale o
dovuti all’azione degli agenti atmosferici, e parti- sintetica che, mediante la filatura e tessitura, può
colarmente dell’umidità, che alterano la superficie essere trasformato in filato e quindi in tessuto. Per
e la struttura dei manufatti e risultano irreversibili. quanto concerne l’ambito artistico, se ne ricavano
Si può proteggere con operazioni di stagnatura, tele per la pittura,  arazzi, stendardi, paramenti
zincatura o con vernici che sono a loro volta de- e  tappeti. Fra le fibre naturali si annoverano
peribili e vanno rinnovate. quelle vegetali (cotone, lino, canapa) composte da
polimeri cellulosici, animali (lana e seta), polimeri
ferro caldo strumento con cui si eseguono stira- proteici e minerali (oro, argento, rame) che non
ture, impiegato nella tecnica del restauro fin dal- sono propriamente fibre, ma essendo trasformabili
l’Ottocento; il suo uso è descritto da Giovanni in strette lamine avvolgibili a spirale sui filati, si
Secco Suardo (ed. 1866 e 1894) in relazione alla possono utilizzare come materiali tessili specie
 foderatura di dipinti su tela; la stiratura con nella lavorazione degli arazzi. Alle fibre artificiali
ferro “assai moderatamente caldo” è ritenuta “ne- (derivanti da sostanze presenti in natura) appar-
cessaria” per fare aderire meglio la nuova tela alla tengono la viscosa e la  fibra di vetro; alle fibre
vecchia. Lo strumento si usa altresì nella rimozione sintetiche, prodotte mediante processi di polime-
di depositi di cera su dipinti murali. rizzazione, appartengono rayon, nylon, orlon, dacron
e altri poliesteri. Nell’ambito del restauro trovano
fessura o fessurazione; piccola spaccatura che si applicazione sia la fibra di vetro trattata con resina,
forma su superfici lapidee, lignee ecc.; può essere come nuovo supporto per affreschi staccati leggero
conseguente a movimenti di assestamento dei e stabile agli agenti atmosferici, sia il dacron per
materiali, o dovuta all’esposizione dei manufatti effettuare foderature di dipinti con resine sintetiche
in ambiente esterno, ovvero alla mancanza di ma- ( BEVA®, acriliche).
nutenzione; le fessure danno l’avvio a ulteriori e
più vasti fenomeni di degrado con alterazioni fibra di vetro materiale prodotto dall’industria
fisiche (vere e proprie fratture), chimiche e biolo- chimica che trova applicazioni anche nel restauro,
giche (per infestazione di microflora). per esempio nella realizzazione di supporti in 
vetroresina, neutri rispetto alle sollecitazioni
‘feticismo del frammento’ bisogno interiore esterne, oppure anche sotto forma di minuscoli
di ricerca e recupero di parti anche frammentarie pennelli usati nelle puliture per  abrasione di
di dipinti e affreschi, sviluppatosi nel XX secolo in superfici dure (statuaria, affreschi).
seguito alla rinnovata fortuna dei primitivi. L’espres-
sione indica il gusto dei collezionisti anglosassoni fibra ottica mezzo trasparente a determinate

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 73

73 FISSAGGIO

regioni dello spettro elettromagnetico. In genere film, film pittorico sinonimo in uso per 
piuttosto flessibile, permette di direzionare o con- pellicola pittorica costituito da stesure di colori
vogliare le radiazioni dalla  sorgente o superficie che si sovrappongono e aderiscono alla preparazione.
indagata verso il  rivelatore. Fibre ottiche tra- Il lemma film è usato anche nell’ambito della
sparenti alla radiazione visibile dello spettro elet- tecnica pittorica, per indicare lo strato protettivo
tromagnetico sono impiegate per particolari illu- finale, e nel campo del restauro come stesura
minazioni di vetrine espositive. Le fibre ottiche finale di sostanze protettive; ad esempio, nel
possono venire impiegate nella spettroscopia di caso di una tavola dipinta per ridurre la velocità
riflettanza (Fiber Optics Reflectance Spectroscopy di scambio fra legno e ambiente rendendo più
- FORS) dove, grazie al loro uso, è possibile stabile il supporto, si applica sul retro una miscela
inviare la radiazione elettromagnetica dalla sorgente di cera vergine, paraffina e colofonia, o di resina
dello strumento (spettrofotometro) alla zona del- acrilica  Paraloid B72 diluita.
l’oggetto investigata e, sempre mediante fibre ot-
tiche, riprenderne la componente riflessa e portarla filmogeno proprietà di una sostanza di formare
al detector dello spettrofotometro per la sua regi- pellicole continue (film); è un requisito fonda-
strazione. In questo modo è possibile effettuare mentale perché una sostanza naturale, artificiale
misure spettroscopiche su opere d’arte in maniera o di sintesi possa essere impiegata come legante
non invasiva. pittorico (film pittorico) o come protettivo (film
protettivo).
fibratura lemma utilizzato nell’accezione di 
marezzatura o venatura di marmi, legni o tessuti. filo a piombo o piombo, piombino. Strumento
utilizzato in edilizia per verificare la verticale;
fibre miste fibre tessili prodotte dall’industria nell’ambito delle tecniche di scultura è impiegato
utilizzate come supporto nel restauro dei tessili, nel processo di trasposizione delle misure dal mo-
come il cotone poliestere, resistente, stabile e dello al marmo.
leggero.
filtro ottico mezzo ottico (solido, liquido o gas-
fiele di bue o bile bovina. Sostanza liquida, più soso) impiegato principalmente nelle tecniche fo-
o meno densa, vischiosa, prodotto di secrezione tografiche, che assorbe o riflette parte della ra-
delle cellule epatiche bovine. Sottoposta a depu- diazione incidente così che la radiazione trasmessa
razione e decolorazione, è stata usata in qualità è della qualità spettrale desiderata. Il filtro ottico
di tensioattivo anionico nelle tecniche pittoriche può essere realizzato in materiale plastico, vetroso,
e miscelata a soluzioni acquose per interventi di gelatinoso ecc.
pulitura su superfici grasse o untuose. È stata
inoltre impiegata come mordente nel processo di finitura operazione conclusiva nella realizzazione
doratura a missione in unione alla gomma arabica. di un manufatto artistico che può essere costituita,
a seconda dei materiali, dalla verniciatura o dalla
filigrana o marca. Filo di rame, modellato in ma- stesura di sostanze protettive (cere, resine ecc.),
niera da formare un’immagine, un segno o una dalla politura, levigatura, lucidatura ecc. Può
lettera, cucito nel piano filtrante di un telaio im- essere sinonimo di  intonachino.
piegato nella fabbricazione della carta. Questa
cucitura rappresentava il marchio di fabbrica della FIR  infrarosso lontano
cartiera ed è elemento importantissimo per la da-
tazione. La filigrana è una tecnica orafa che fissaggio lemma in uso nell’Ottocento nel contesto
consiste nell’intrecciare sottili fili di metalli preziosi del trasporto di dipinti su tela e della loro riapplicazione
formando disegni e arabeschi decorativi. Nell’ore- su un nuovo supporto. Oggi si intende un intervento
ficeria gotico-rinascimentale smalti cloisonné si di fermatura e riadesione di piccoli distacchi di
trovano spesso inseriti in alveoli di filigrana. pellicola pittorica attuato per mezzo di  adesivi.

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ABBINAMENTO - ABBUONO 74

fissativo nel restauro è una miscela di solvente ralmente, queste fluorescenze aumentano d’intensità
e sostanze adesive che esercitano una azione di con il procedere dell’invecchiamento delle sostanze
fissaggio di sconnessioni o distacchi di modesta stesse. Alcuni esempi di applicazione del metodo
entità. Nell’ambito della tecnica pittorica si intende nello studio di oggetti artistici sono: il colore di
generalmente una soluzione di gommalacca in fluorescenza del  bianco di zinco (giallo) rispetto
alcol che fissa e protegge colori ad acquerello, a quello del  bianco di titanio (non fluorescente,
pastelli, carboncini; si applica a spruzzo o a pen- quindi nero); la fluorescenza tipica di materiali
nello; può essere nebulizzata. proteici superficiali, vernici o ritocchi; la caratte-
ristica fluorescenza rossa della lacca di robbia.
flessibilità  elasticità
fluosilicati sostanze di origine inorganica uti-
fluorescenza decadimento radiativo di una mo- lizzate per ‘indurire’ la pietra; i fluosilicati di
lecola eccitata a un livello quantico di minore zinco e magnesio furono usati a partire dal XIX
energia, con emissione di radiazioni elettroma- secolo per il consolidamento della pietra, in parti-
gnetiche di  lunghezza d’onda maggiore (o colare la  arenaria. Non adatti al marmo, vennero
uguale) a quella delle radiazioni eccitanti. Diver- tuttavia largamente impiegati per consolidare su-
samente dalla  fosforescenza, l’emissione di ra- perfici architettoniche – ma anche opere d’arte –,
diazione si interrompe al cessare dell’eccitazione. fino agli anni Sessanta del Novecento quando
Tale proprietà è alla base di diversi tipi di tecniche ancora non era del tutto nota e valutata sotto il
diagnostiche, fra cui la  fluorescenza di raggi X profilo chimico l’interazione negativa fra i fluosilicati
e la  fluorescenza ultravioletta. In campo artistico ed i supporti. Possono provocare sbiancamenti
solitamente gli strati più esterni di dipinti emettono superficiali dovuti a concrezioni di fluoruri di
per fluorescenza, specie nel caso di vernici calcio e magnesio e alterazioni cromatiche.
protettive e strati pittorici contenenti leganti e
materiali coloranti fluorescenti come il  bianco foderatura o  rintelatura; è il più diffuso in-
di zinco e la lacca di  garanza. tervento di consolidamento di un supporto pittorico
in tela; consiste nell’applicare a tergo di un
fluorescenza di raggi X (X-Ray Fluorescence, dipinto una o più tele di rinforzo tramite un
XRF) tecnica di analisi spettroscopica qualitativa adesivo che ‘impregna’ il vecchio supporto e al
e semiquantitativa che sfrutta l’emissione carat- tempo stesso ripristina o rinforza l’adesione della
teristica di raggi X degli elementi investigati; preparazione e della pellicola pittorica (queste
essa è indotta dall’interazione di radiazioni X di operazioni oggi si effettuano separatamente). Esi-
alta energia incidenti sulla superficie da analizzare. stono vari metodi di foderatura: a colla (il più
Può essere resa portatile così da divenire una antico e diffuso), a pasta, cera, a  tavola calda,
tecnica di  analisi non invasiva ed essere quest’ultimo introdotto per eliminare gli inconve-
utilizzata direttamente sul manufatto. nienti causati dall’uso del ferro da stiro.

fluorescenza ultravioletta metodo diagnostico foglia sottilissima lamina, in cui anticamente si


che si basa sul fenomeno superficiale di emissione riducevano l’oro, l’argento e lo stagno, da applicare
di radiazione visibile da parte di raggruppamenti su tavole dipinte o su affreschi. La battitura della
detti  cromofori indotta da irraggiamento con foglia era compiuta dal  battiloro che otteneva,
raggi ultravioletti. Tra le sorgenti ultraviolette più nel caso dell’oro, spessori anche di 0,001 mm che
comunemente usate va ricordata la  lampada di rendevano più facile la sua applicazione e limitavano
Wood. Il fenomeno della fluorescenza ultravioletta le spese per la doratura.
riguarda prevalentemente i materiali organici e,
in alcuni casi, quelli inorganici. I materiali fluore- fondente sostanza capace di abbassare la tem-
scenti possono dare risposte diverse (fluorescenze peratura di fusione. Per le leghe metalliche a base
colorate) secondo la loro natura chimica e, gene- di rame, l’uso di antimonio, piombo, bismuto,

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75 FOSFORESCENZA

contribuiva a ottenere temperature di fusione in- cottura di calcari, gesso, impasti in argilla (mattoni,
feriori; nei vetri e negli smalti ceramici, ossidi di tegole, materiali ceramici, vetro ecc.).
piombo, borace, carbonato di sodio e carbonato
di potassio sortivano lo stesso effetto. forno impianto nel quale per mezzo di combustione
(oggi per trasformazione di corrente elettrica o
fonti insieme dei testi manoscritti, a stampa, fi- altri mezzi) si produceva calore che, a temperature
gurativi, iconografici, orali, da cui si ricavano stabilite e per il tempo necessario, determinava
notizie utili a ricostruire la storia di un manufatto. trasformazioni chimico-fisiche, per esempio dei
In relazione al restauro, l’analisi delle fonti è manufatti argillosi (cottura della ceramica), o
utile a percorrere la storia conservativa e tecnica processi di fusione (metallurgia e preparazione
di un’opera, e di conseguenza a valutare corretta- del vetro). L’atmosfera all’interno del forno (ossi-
mente il tipo di intervento da compiere. dante o riducente) contribuiva alla colorazione
finale dei prodotti ceramici e dei rispettivi rive-
forgiatura tecnica di lavorazione a caldo dei stimenti.
metalli, in particolare del ferro che può essere
plasmato per mezzo di battitura solo quando è in- foro di sfarfallamento piccoli fori che rappre-
candescente. sentano l’uscita delle gallerie scavate nel legno
dalle larve di insetti xilofagi che, completato il
forma o cavo, è l’impronta che si crea nel gesso loro ciclo biologico, escono fuori (sfarfallano) in
che viene applicato sul modello definitivo di una forma di insetto adulto.
scultura o di un rilievo; gettando ( getto) l’im-
pronta si ricava il modello in gesso; per mezzo del FORS acronimo di Fiber Optics Reflectance Spec-
sistema detto dei ‘punti’ questo viene trasposto troscopy (spettroscopia di riflettanza a fibre
sul blocco di marmo nel quale sarà realizzata ottiche). Tecnica di indagine non invasiva che
l’opera. permette di eseguire misure su oggetti mobili e
non, utilizzando un sistema a  fibre ottiche, per
formaldeide (aldeide formica). La più semplice l’identificazione dei pigmenti, l’analisi del colore
delle aldeidi alifatiche, detta anche metanale. e delle sue modificazioni; può essere infatti im-
Prodotto gassoso, facilmente solubile in acqua, la piegata anche come tecnica di monitoraggio degli
soluzione al 37% è conosciuta come  formalina. effetti di interventi di pulitura. Grazie alla colla-
Usata per la produzione di resine fenoliche e con borazione fra l’Istituto IFAC-CNR di Firenze e l’Opi-
urea nelle colle per i pannelli di  truciolato. ficio delle Pietre Dure è stato realizzato a partire
dal 1994 un database di spettri di riflettanza su
formalina soluzione acquosa al 37% di formaldeide. campioni di materiali pittorici caratterizzati anche
Potente battericida e agente anti-putrefazione, in spettroscopia infrarossa, allo scopo di disporre
ha proprietà conservanti per i tessuti viventi, di una collezione di spettri di riferimento a
animali e vegetali. È usata come liquido di con- supporto dell’identificazione degli stessi materiali
servazione di parti anatomiche umane, animali, e su campioni reali.
vegetali di numerose collezioni e musei scientifici
e anatomici. È un liquido di fortemente sospetta forza tingente (‘tinting strength’) esprime la
azione cancerogena. capacità di una sostanza colorante (coloranti e
pigmenti) di impartire il colore a un substrato o a
formare in relazione alle tecniche di riproduzione un inerte. Sinonimo di potere tintorio.
di manufatti lapidei, plastici e di metallo, si
intende la realizzazione tramite gesso di forme in fosforescenza decadimento radiativo caratteristico
negativo da cui trarre copie. di alcune sostanze chimiche che emettono radiazioni
elettromagnetiche a seguito di eccitazione elet-
fornace impianto in muratura che serve per la tronica, passando da uno stato eccitato a un

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FOTOCHIMICO 76

livello quantico di minore energia. Differisce dalla fotolisi processo di fotodegradazione consistente
 fluorescenza perché l’emissione di radiazione nella decomposizione di una sostanza chimica per
non si interrompe al cessare dell’eccitazione, in azione della radiazione luminosa; comporta la
conseguenza della diversa natura degli stati elet- scissione di legami chimici.
tronici coinvolti nelle transizioni energetiche re-
sponsabili dell’emissione di radiazione (per cui la fotomontaggio tecnica di manipolazione della
fosforescenza è definita come decadimento radiativo fotografia simile al  collage; si dice diretta
fra stati elettronici di diversa molteplicità). Nei quando le foto vengono ritagliate e incollate sulla
dizionari di merceologia il solfuro di zinco preci- superficie, indiretta quando si lavora sui negativi.
pitato è ricordato per la preparazione di pigmenti
fosforescenti. fotone è il  quanto d’energia, cioè l’unità d’ener-
gia, elettromagnetica associata a una specifica fre-
fotochimico aggettivo relativo alla reattività quenza (o  lunghezza d’onda) d’emissione. Il
chimica indotta o catalizzata dall’assorbimento di fotone è l’unità elementare, priva di carica elettrica
radiazioni elettromagnetiche nel  visibile o in e di massa, che si propaga esattamente alla velocità
 ultravioletto. Le reazioni fotochimiche sono di della luce; trasporta l’energia elettromagnetica.
diverso tipo: ossidoriduzioni, depolimerizzazioni,
sintesi e altre. fotosensibile dicesi di materiale, composto o
molecola che reagisce quando è investito da 
fotodegradazione eccitazione di un sistema fotoni luminosi della regione compresa dal vicino
elettronico per mezzo della luce determinante una ultravioletto al vicino infrarosso. Le emulsioni fo-
trasformazione dinamica interna alla struttura tosensibili sono state usate per pellicole, lastre e
delle sostanze. Nel caso specifico di tessili e colo- carte fotografiche ( fotografia). Aggettivo per
ranti, la fotodegradazione causa un’alterazione o definire materiali che si alterano con una prolungata
un affievolimento dei colori. Alcuni processi di esposizione alla luce, ad es. inchiostri, arazzi, ac-
fotodegradazione noti sono la  fotolisi, la foto- querelli, tessuti.
ossidazione e la fotosensibilizzazione.
fotosintesi reazione biochimica che, attraverso
fotografia disciplina di acquisizione e registrazione una reazione enzimatica promossa dall’energia
di immagini attraverso apparecchiature ottiche. solare, fa reagire anidride carbonica e acqua per la
Può intendersi anche come il risultato della tecnica sintesi di carboidrati, sostanze organiche essenziali
fotografica, comprendente qualsiasi immagine os- a funzioni cellulari fondamentali quali quelle del
servabile per riflessione (stampa) o per trasmissione metabolismo e della respirazione. Nella fotosintesi
(diapositiva) ottenuta tramite un processo foto- clorofilliana le piante, tramite i cloroplasti (centri
chimico o registrata e riprodotta con mezzi elet- dove risiede la  clorofilla), sintetizzano zuccheri
tronici (fotografia digitale). Oggetto composito emettendo ossigeno gassoso come sottoprodotto.
costituito da materiali di origine organica e inor-
ganica; carta, nitrato di cellulosa (commercializzato fototrofo organismo vivente che trae le proprie
come celluloide), poliesteri, vetro e materie fonti di nutrimento tramite la  fotosintesi. Nel
plastiche sono impiegati come supporti; gelatina settore della conservazione, quando sono compre-
e collodio come leganti. senti delle situazioni di alta umidità e illuminazione,
tendono a formarsi delle infestazioni di organismi
fotogrammetria restituzione stereoscopica di un fototrofi (alghe, muschi) che chiazzano di verde
oggetto tridimensionale o di una superficie non le superfici di edifici, scavi archeologici, ambienti
piana. Si basa sulla ricostruzione binoculare dell’og- ipogei.
getto osservato da due posizioni contigue. Usata in
campo archeologico ma anche per la registrazione foxing alterazione cromatica di supporti cartacei
delle deformazioni di una superficie dipinta. contenenti residui di ferro, che si manifesta con

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77 FUSIONE A STAFFA

macchie e puntinature, di estensione varia e ca- fuliggine o nero fumo. Residuo di sostanze in-
ratteristica pigmentazione bruno-rossastra. È il combuste accumulato sulle pareti dei camini, co-
prodotto di fenomeni di alterazione chimica, cui stituito prevalentemente da carbone puro, molto
non si esclude il contributo di una componente fine e leggero; un pigmento nero con buon potere
biotica (attacchi fungini e batterici) e/o un effetto coprente si ricava dai fumi della combustione di
di alti tassi dell’umidità relativa ambientale. legna resinosa.

frattazzo o fratazzo, pallettone, spianatoio. Ta- fumigazione si utilizza nel processo di disinfe-
voletta di legno munita di un’impugnatura centrale stazione sottoponendo gli oggetti, preferibilmente
che ne consente la manipolazione, usata per posti sotto vuoto, a gas come il  bromuro di
pressare e spianare un intonaco steso a cazzuola. metile, velenosi per gli agenti infestanti.

frequenza (ν) numero di eventi per unità di fungicida sostanza chimica biotossica, come la
tempo. Generalmente indica un parametro delle formaldeide o il timolo, impiegata per eliminare
radiazioni elettromagnetiche, precisamente il lo sviluppo di funghi su manufatti artistici costituiti
numero di oscillazioni per secondo. L’unità di di vari materiali.
misura con cui si esprime è l’Hertz (sec-1). L’energia
associata è direttamente proporzionale: maggiore fungo microorganismo che solitamente si sviluppa
è la frequenza, maggiore la quantità di energia. in seguito a umidità e attacca principalmente la
tela, la carta, le superfici lapidee naturali e
friabilità proprietà di alcuni materiali e minerali artificiali; forma colonie di colore nero, verdastro
di disaggregarsi. Stato di degrado dei  materiali o giallo preferibilmente in presenza di colle e
ceramici consistente in una tendenza alla polveriz- sulle parti dipinte che quindi si alterano. Studi
zazione dei margini delle lacune e dei frammenti. micologici hanno dimostrato la grande capacità
di adattamento delle specie fungine a diversi mi-
fritta o blu egiziano, fritta d’Alessandria. Materia croclimi, confermandone la dannosità per diverse
azzurra cotta in forno, polverizzata come pigmento tipologie di manufatti artistici.
( blu egiziano) e usata nella decorazione della
ceramica. Cipriano Piccolpasso, ne Li tre libri fusione passaggio di stato da solido a fluido per
dell’arte del vasaio (1548) cita diverse fritte, ma- mezzo di fornitura di calore. Processo di ottenimento
teriali vetrificati che, macinati, servivano per ot- dei metalli allo stato liquido mediante una fonte
tenere smalti colorati. di calore. Può essere ottenuta con il metodo
diretto e indiretto, o a tasselli. Nel primo caso la
‘frottis’ impasto leggero; si usa in contrapposizione modellazione della cera viene eseguita direttamente
all’espressione ‘pittura a corpo’ per la pittura a olio. sull’  anima di argilla, a sua volta sostenuta da
un’armatura interna in ferro, dello spessore di cui
FT-IR acronimo di spettro-Fotometria Infrarossa si vuole ottenere il bronzo. Nella tecnica indiretta
a Trasformata veloce di Fourier; per la generazione si impiegano calchi in gesso del modello originale
dello spettro IR della sostanza lo strumento non che, rimanendo integro, può essere riprodotto in
utilizza un reticolo di diffrazione ma un interfero- modo seriale. La fusione delle cere, che solitamente
metro; applicando la funzione matematica “tra- hanno punti di fusione relativamente bassi, è
sformata di Fourier”, un calcolatore permette di trattamento preliminare indispensabile per la loro
ottenere lo spettro infrarosso. La FT-IR garantisce applicazione a caldo.
prestazioni più elevate, elevata disponibilità di
energia che si traduce in un rapporto segnale/rumore fusione a staffa tecnica che consiste nel rea-
nettamente migliore rispetto alla classica spettro- lizzare una controforma del modello originale im-
scopia infrarossa. Inoltre i tempi di analisi risultano mergendolo in una cassa metallica (staffa) che
sensibilmente ridotti. conteneva un impasto di sabbia e argilla.

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g
galleria sinonimo di foro di sfarfallamento degli gascromatografia (gas chromatography, GC)
insetti xilofagi nel legno;  camminamento tecnica di separazione analitica che utilizza una
fase stazionaria (la colonna di separazione) e un
galvanizzazione metodo che ostacola il fenomeno eluente gassoso inerte; indicata per analisi quali-
della corrosione nei manufatti metallici; consiste tativa e quantitativa di sostanze organiche vapo-
nel ricoprirli di uno strato di zinco sia col sistema a rizzabili eluite mediante un gradiente di tempera-
caldo, immergendo l’oggetto in un bagno di zinco tura. Nelle analisi applicate agli oggetti di interesse
fuso, sia a freddo con deposizione elettrolitica. storico-artistico, la tecnica è molto indicata per
l’identificazione precisa delle sostanze organiche
gambogia colorante organico vegetale noto impiegate come leganti, vernici, adesivi, protettivi
anche con il nome di gommagutta; usato in area ecc.
fiamminga ha una tonalità ambrata. Fu impiegato
nella tecnica a olio e a tempera e in miscela con gattice specie arborea (Populus alba) della
le lacche per le velature. famiglia del  pioppo. Molto usato in Italia fin
dal Medioevo per ricavare supporti per dipinti su
gammagrafia metodo di restituzione fotografica tavola.
su lastra o pellicola della permeabilità ai raggi γ
di uno spessore di materia particolarmente densa, GC  gascromatografia
quali manufatti ceramici o metalli; la gammagrafia
si differenzia dalla radiografia perché utilizza sor- gel forma di aggregazione della materia allo stato
genti di radiazioni più energetiche. colloidale. Il gel è uno stato di fluido condensato
elastico. È una fase solida dispersa in un liquido,
‘ganosis’ secondo le fonti era un trattamento a può fluidificare passando allo stato di  ‘sol’ o
cera delle superfici marmoree e delle terrecotte solidificare per perdita del liquido. Può avere
praticato in epoca classica. La colorazione e la natura sia organica (proteine, polimeri sintetici)
protezione delle statue è attestata nel mondo ro- o inorganica (silice, argille).
mano con il termine ‘circumlitio’, corrispondente
al greco ‘agalmaton enkausis’, da cui gli ‘agalmaton gelatina sostanza colloide di origine animale
enkaustai’, ovvero artisti specializzati nell’esecuzione (ottenuta dal collagene separato dalla pelle e
di queste finiture. dalle ossa degli animali o dalla vescica natatoria
di vari pesci), oppure vegetale (estratta da radici,
garanza pianta erbacea della Rubiaceae, nota tuberi, semi).
anche come robbia, dalle cui radici si estraeva in
passato il principio colorante corrispondente all’ gel di silice biossido di silicio amorfo, incolore,
 alizarina. Per reazione chimica e precipitazione con una struttura porosa che gli conferisce un’ampia
con allume se ne ottiene una lacca di colore ros- superficie di assorbimento del vapore acqueo,
so-viola. Impiegata sin dall’antichità, è stata tanto da essere utilizzato come materiale chimi-
usata come sostitutiva della porpora e nell’arte camente inerte per il condizionamento passivo
della miniatura, mescolata ad altri pigmenti. dell’umidità relativa all’interno di teche e vetrine
espositive o di imballaggi di trasporto delle opere

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79 GIALLO DI COBALTO

d’arte. Dopo una fase di precondizionamento al- Chimicamente è la forma stabile del gesso (solfato
l’umidità relativa desiderata, funge da stabilizzatore di calcio biidrato) ricavato per calcinazione della
mantenendo l’umidità relativa a un valore pressoché pietra da gesso la cui polvere viene macinata,
costante. Molto impiegato anche in laboratorio spenta e ulteriormente macinata. La formulazione
soprattutto nell’essiccamento di campioni e provini più comune è con colla animale, ma sono attestate
e per l’esecuzione di prove a umidità controllata, anche emulsioni con colla, oli e pigmenti. Filippo
viene comunemente rigenerato per esposizione in Baldinucci (1681) lo definisce “una sorta di gesso
forno areato a 100 °C. Trova impiego anche come sottilissimo e delicato fatto d’alabastro cotto; e
supportante nelle operazioni di pulitura. chiamasi anche gesso di Volterra, perché quivi se
ne fa in abbondanza … serve per dorare, e
gelificazione processo tipico delle sostanze col- dipignere, stendendolo prima sopra la tavola, o
loidali che passano da uno stato di  ‘sol’, più altra superficie, che dovrà essere dorata o dipinta;
fluido, a quello di  ‘gel’, più compatto. Anche dipoi asciutto che sia, va stropicciato con pelle di
meccanismo col quale un adesivo colloidale di pesce, o pomice, finché si riduca interamente
origine animale, dallo stato fluido di una soluzione pulito e liscio. La sua tempera per lo più è colla di
calda tende ad indurire per raffreddamento. La libellucci”.
formazione del gel provoca una solidificazione ap-
parente perché discrete quantità di acqua restano getto operazione e tecnica del gettare, cioè del
contenute nella colla. Il processo può essere osta- colare metallo fuso, gesso, cera, in apposite forme.
colato dalla presenza di sali. Il getto è anche il manufatto stesso che si ottiene
per fusione; nel lessico tecnico antico vale anche
gessetto da sarti secondo Filippo Baldinucci per copia (negli stessi materiali) che si ottiene
(1681), il gessetto da sarti serviva ai pittori per dalle forme o ‘cavi’ di sculture e rilievi.
tracciare il disegno sulla tela preparata a gesso, e
per “fare i chiari” nei disegni a matita rossa o getto a incastro tecnica di restauro di opere in
nera su carta colorata. bronzo impiegata in età rinascimentale, in sosti-
tuzione del sistema di saldatura a colata in uso in
gesso solfato di calcio biidrato; correntemente si epoca romana; serviva a riparare lacune o per il
intende sia il minerale (gesso) che i prodotti montaggio sul supporto originale di parti mancanti
derivati per riscaldamento. Le diverse temperature e ricostruite.
di cottura determinano differenti gradi di idratazione
del gesso: la bassanite (solfato di calcio semiidrato) ghisa lega di ferro e carbonio (tra il 2% e il 5%);
impiegata per stucchi o per modellare; l’anidrite più fragile del  ferro, ma più resistente alla cor-
(solfato di calcio anidro) noto anche come ‘gesso rosione; non si presta a lavorazioni a freddo con
spento’. La pratica di bottega trecentesca codificata  bulino o cesello, ma le caratteristiche di facile
da Cennino Cennini alla fine del Trecento, utilizzava fusibilità e colabilità fin dal tardo Settecento ne
due tipi di gesso per la preparazione delle tavole favorirono l’impiego in architettura; in seguito
da dipingere: ‘gesso grosso’ (consisteva in polvere sostituì il bronzo, più costoso, nella realizzazione
di gesso impastata con colla animale), e ‘gesso di statuaria e arredi urbani (ringhiere, tettoie, ba-
sottile’ o ‘da oro’ dalla granulometria più fine. Il laustre, lampioni).
gesso era anche definito ‘di Volterra’ perché
ricavato dall’  alabastro cotto; il gesso di Tripoli giallo di cadmio chimicamente solfuro di cadmio;
si utilizzava per lustrare il marmo. pigmento artificiale usato nella pittura a olio con
buona attitudine coprente; resiste alla luce e al-
gesso da doratori o gesso a oro, gesso da oro, l’aria.
gesso di Bologna. Noto sin dall’antichità, Cennino
Cennini ne menziona l’uso per l’ ammannitura e giallo di cobalto cobaltinitrito di potassio; è
la preparazione dei supporti pittorici e da dorare. un pigmento artificiale di color giallo oro, resistente

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GIALLO DI CROMO 80

alla luce e agli agenti atmosferici e discretamente giallorino  giallo di Napoli


coprente; per le velature sostituisce alcune lacche
gialle. giallo zafferano colorante organico naturale,
di origine vegetale di tonalità giallo dorata, già
giallo di cromo cromato di piombo; è un conosciuto e usato dai Romani; si usa a tempera
pigmento la cui tonalità varia dal giallo limone sulla pergamena.
all’arancio; prodotto artificialmente dal 1818, si
scurisce con l’invecchiamento. Impiegato nella giornata nella tecnica della pittura a fresco, per
tecnica a olio. giornata si intende la stesura sopra l’arriccio di
una porzione di intonaco destinata a essere dipinta
giallo di Napoli pigmento artificiale composto entro otto ore circa, arco di tempo in cui l’intonaco
da antimoniato di piombo. Nei documenti storici mantiene il grado di umidità utile al corretto svi-
è identificato anche con il termine ‘giallorino’, ma luppo dei processi di carbonatazione che fisseranno
anche ‘giallolino’ creando ambiguità con il pigmento il colore al supporto murario.
 giallo di piombo e stagno. Si ritrova in opere
del Cinquecento ma è probabile che sia stato giunto nella tecnica di assemblaggio delle assi
usato anche in precedenza. Ha un colore variante costituenti una tavola da dipingere, i giunti sono
dal giallo pallido al giallo arancio ed è impiegato i profili di unione delle assi; in età medievale le
preferibilmente a olio. assi a ‘giunti vivi’, cioè non predisposte per
giunzioni ad incastro, venivano unite incollandole
giallo d’India colorante organico composto da con colla di  caseina.
euxantato di magnesio, ottenuto da orine di
bovini nutriti con foglie di mango; è impiegato in ‘glacis’ lemma francese, sta per  velatura.
Europa dall’Ottocento; usato come lacca è discre-
tamente resistente. glicerolo o glicerina, alcol trifunzionale molto
diffuso in natura come esterificante dei grassi
giallo di ossido di piombo  massicot (trigliceridi). È solvente di molte sostanze organiche;
ha notevolissima igroscopicità e permane a lungo
giallo di piombo e stagno in chimica si negli strati pittorici rendendo non molto racco-
definisce stannato di piombo; è un pigmento arti- mandabile il suo impiego. Viene usato come pla-
ficiale la cui intonazione varia dal giallo pallido al stificante per sostanze filmogene.
giallo medio; identificato nelle fonti storiche
anche con i termini ‘giallolino’ o ‘giallorino’; ( glittica arte di intagliare e di incidere a bulino
giallo di Napoli). Si conoscono due varietà di pietre dure secondo due metodi di lavorazione: a
giallo di piombo e stagno denominate tipo I e II, cammeo, con figure a rilievo, e a intaglio, con
aventi leggere differenze stechiometriche nella figure o decori incisi; in questo caso la pietra era
formula chimica. La più antica (giallo di piombo e adoperata anche come sigillo. La glittica è anche
stagno tipo II) si riconosce inoltre per la presenza la disciplina che studia le gemme incise.
di silicio all’interno della sua formulazione chimica.
È di impiego molto antico nelle tecniche a tempera, glutine complesso di proteine contenuto nei ce-
a olio e in pittura murale oltre che per colorare reali; in ambito extra alimentare, sfruttando le
vetri e ceramiche. sue caratteristiche colloidali, si usa per apprettare
la carta e i tessuti; anticamente era sinonimo di
giallo di zinco chimicamente si definisce cromato  colla.
di zinco; è un pigmento giallo limone, di origine
artificiale, impiegato dalla metà del XIX secolo gomma caucciù, sostanza elastomera naturale
per dipinti a olio e acqua. Per effetto della luce polimerica, di origine vegetale e di natura terpenica,
vira al grigio verde. viscosa, ricavata dalla corteccia di alcuni alberi

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81 GRANITURA

tropicali. Col termine gomma si intendono anche delle umidità del legno in due zone adiacenti e la
altri tipi di essudati vegetali o animali (di diversa distanza fra le due zone. A causa della inevitabile
natura chimica), tra i quali: la gomma arabica, la variazione delle condizioni termoigrometriche am-
più comune, estratta dall’acacia; la gomma di tra- bientali, all’interno dei manufatti lignei si instaurano
gacanth, la  elemi, la gomma gutta, la  gom- spesso gradienti di umidità.
malacca usate anticamente come fissativi di dipinti
murali. Hanno proprietà colloidali e si utilizzano graffito tecnica di incisione per mezzo di uno
come leganti nelle tecniche a tempera e ad ac- stilo di un intonaco colorato, prevalentemente di
querello. nero, ma anche di altri colori, e quindi dipinto a
bianco di calce; (graphium, da cui il nome), si
gommalacca lacca rossa di origine animale pro- incide il disegno sullo strato chiaro portando così
veniente dall’India; è solubile in alcol e fornisce alla luce il sottostante intonaco colorato. Fu im-
un colore caldo caratteristico delle essenze legnose. piegata nel XVI secolo per decorare facciate di
Decerificata e decolorata viene usata come fissativo palazzi. Nell’uso moderno, il termine indica le
dei dipinti murali dal XX secolo. È utilizzata anche scritte e le immagini tracciate con colori acrilici a
sui dipinti mobili per vernici e per  meccature. spruzzo su edifici pubblici, treni e anche monumenti
d’arte, che costituiscono un’espressione di degrado
gommapane o gomma pane. Gomma elastomerica e vandalismo.
particolarmente morbida, impiegata nella pulitura
di superfici dipinte per rimuovere con lieve azione grammatura peso di una tela per metro quadro.
meccanica i depositi di sporco. La grammatura ideale deve essere di almeno 390
g per metro quadro. A valori inferiori la tela
gouache  guazzo risulta troppo molle e può essere usata senza
rischi di conservazione solo per sfondi teatrali.
gradiente il termine, di ben più complesso si-
gnificato matematico, allude più semplicemente granare secondo le indicazioni che dà Cennino
alla differenza di una certa grandezza fisica (es. Cennini è l’operazione compiuta su una superficie
temperatura, umidità) misurata lungo una certa dorata che, a scopo decorativo, viene punteggiata
direzione. con un ferro acuminato. Filippo Baldinucci (1681)
ricorda quella “certa rozzezza che si chiama grana”
gradina strumento a percussione proprio della fatta con un “ceselletto di punta sottile” su
tecnica scultoria su pietra, di forma piana come superfici metalliche. In epoca barocca il lemma
uno scalpello ma con bordo dentato; la superficie indicava il procedimento di sollevamento di minuti
lavorata con gradina appare solcata da una trama granelli di sabbia sull’intonaco in modo da migliorare
di linee parallele e regolari, spesso usata per l’adesione del colore ( granire) (Andrea Pozzo,
definire mimeticamente particolari come capelli o 1698).
stoffe o per conferire tenui variazioni cromatiche
al marmo. granire o granitura. Tecnica di lavorazione degli
intonaci, descritta da Andrea Pozzo (1698): “spia-
gradinatura procedimento di lavorazione della nata che sia ugualmente l’intonacatura, sarà bene
pietra, successivo alla sgrossatura, ed eseguito con un pennello sollevare i minuti granelluzzi di
con la  gradina, ferro piano e sottile con due arena, acciocché più facilmente si attacchino i
tacche al centro, che permetteva di tratteggiare colori. Questo sollevare l’arena noi chiamiamo
la figura. Anche sistema di connessione delle assi granire, e si fa nelle opere grandi e rimote all’oc-
costituenti una tavola, più semplice del sistema chio”. Il termine è anche sinonimo di  camo-
ad incastro. sciare.

gradiente di umidità rapporto fra la differenza granitura  granire

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GRANULOMETRIA 82

granulometria  analisi granulometrica di vetro) e nella decorazione degli smalti.

grappe in uso già nel XVII-XVIII secolo, le guano deposito costituito dalle deiezioni di
grappe in rame o in ottone venivano impiegate uccelli e ricco di nitrato di potassio; in ambienti
per fissare intonaci pericolanti. urbani, le deiezioni di piccioni, gabbiani e altri
volatili possono accumularsi su superfici lapidee
grassello legante aereo minerale componente o metalliche provocando processi di degrado per
della malta. È ottenuto dalla  calce viva spenta corrosione e, in caso di accumuli sopra volte o
in acqua e si presenta come composto pastoso, di soffitti, collassi dovuti al peso.
colore bianco e consistenza morbida e untuosa,
costituito da circa il 50% di idrossido di calcio (o ‘guasto’ nella terminologia storica relativa al re-
calce idrata) e acqua. Viene mantenuto costante- stauro, già dal XVI secolo il termine allude ad uno
mente sotto un velo di acqua anche per degli anni stato di conservazione alterato, o agli effetti di
per impedirne l’essiccamento e la carbonatazione: danneggiamenti di varia origine.
i maestri affrescatori ne avevano costantemente
una riserva a ‘maturare’ nelle conche per ottenere guazzo o ‘gouache’. Termine in uso a partire dal
una calce perfettamente ‘spenta’ che non desse XVI secolo, indica una pittura in cui i colori sono
adito al fenomeno dei  bottaccioli. stemperati con colla e gomma arabica e diluiti in
acqua. Filippo Baldinucci (1681) lo definisce “un
grasso termine usato per indicare sostanza lubri- modo di stemperare i colori con colla di limbellucci,
ficante. Il grasso animale era un legante primitivo o gomma arabica, o altre simili cose viscose e te-
mescolato con  terre colorate e  caseina. naci”. A partire dal Settecento si diffonde il
termine francese ‘gouache’ con l’accezione di
grès termine francese in uso dal XIX secolo per tecnica simile all’acquerello, differenziandosi dal
indicare un materiale ceramico a pasta compatta, guazzo, per l’uso delle superfici risparmiate del
di ridottissima porosità e con buone doti di im- supporto cartaceo per ottenere le luci; il guazzo
permeabilità ai gas e ai liquidi. L’impasto argilloso, tende inoltre a essere maggiormente opaco. Nel
bianco o colorato, viene sottoposto a un processo restauro il guazzo costituisce la base per il ritocco
di ‘greificazione’, ovvero una sinterizzazione a pittorico con colori a vernice.
temperature di cottura fra 1200 e 1350 °C. Può
presentare un rivestimento (smalto o vetrina, ap- gusto secondo Filippo Baldinucci (1681) il gusto
plicati in crudo o in cotto). è “quella facultà, che prendendo piacere dell’ottimo,
lo sa riconoscere, e scegliere in tutte le cose”. Più
‘grisaille’ o grisaglia. Termine francese che indica in generale è l’insieme delle tendenze estetiche
un tipo di pittura a monocromo in grigio, che che connotano la sensibilità e il modo di esprimersi
simula illusionisticamente la scultura; usata già e di giudicare di una società. Nell’ambito delle
da Giotto nel ciclo della cappella degli Scrovegni scelte ideologiche relative al tema del restauro il
a Padova. Dal Cinquecento la tecnica è stata im- gusto espresso in una data epoca da un ambiente
piegata anche nella pittura su vetro (in questo culturale, da un artista o da una scuola, acquista
caso condotta a freddo, direttamente sulla lastra un ruolo fondamentale.

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hi
HPLC  cromatografia liquida per il trattamento dei marmi si usa una serie di 
perfluoropolieteri.
ialografia tecnica di pittura e incisione su
vetro. Nell’ambito delle tecniche calcografiche è idrossido di bario o acqua di bario. Sostanza
l’incisione su lastre di vetro, eseguita meccanica- chimica alcalina impiegata nel consolidamento di
mente o chimicamente. I futuristi russi impiegarono superfici murali dipinte; si applica mediante un
spesso tale tecnica, incidendo direttamente testi impacco di pasta di cellulosa e agisce in base ad
e disegni su lastre di vetro ricoperte con un una reazione che trasforma il solfato di calcio,
fondo fotosensibile. composto che tende a disgregare il dipinto, in
solfato di bario, insolubile. Generalmente non
IC  cromatografia ionica viene usato da solo, ma dopo applicazione di im-
pacchi di carbonato di ammonio, che asporta la
ICP  spettrofotometria di emissione al plasma maggior parte del gesso formatosi (il gesso costi-
tuisce l’agente di degrado), per bloccare il solfato
idrocarburi sostanze organiche binarie composte residuo. Non è adatto per dipinti eseguiti con
solo da carbonio e idrogeno: possono essere saturi, tecnica mista o su campiture di colore sensibili
insaturi, alifatici, ciclici e aromatici. Come solventi agli alcali, poiché il trattamento può provocare
hanno ampia applicazione nel campo del restauro; degli imbianchimenti superficiali, comunque fa-
fra i più noti l’etere di petrolio, una miscela di cilmente asportabili.
idrocarburi leggeri distillati dal petrolio, e la 
cera microcristallina, una cera paraffinica derivata idrossido di calcio o idrato di calcio. Composto
dal petrolio. poco solubile in acqua con reazione fortemente ba-
sica, si presenta come cristallo incolore o sottoforma
idrofilo si dice di una sostanza in grado di di polvere bianca. Veniva prodotto per idratazione
assorbire acqua o di legarsi con molecole di acqua. dell’ossido di calcio (‘calce viva’) dopo una fase di
Si dice anche del  cotone. ‘spegnimento’ o ‘estinzione’ all’interno di recipienti
chiamati ‘bagnoli’ o in ‘fosse di spegnimento’, con
idrofobo opposto di  idrofilo; si dice di sostanza una quantità di acqua in eccesso rispetto a quella
che respinge l’acqua. minima sufficiente per idratare la calce. Se ne otte-
neva quindi l’idrossido di calcio (detto ‘calce spenta’
idrorepellente caratteristica di resistenza all’acqua o ‘ calce idrata’). Componente essenziale delle
importante per vernici, consolidanti e protettivi malte a base di calce, reagisce con l’anidride
impiegati nella tutela di opere esposte agli agenti carbonica per produrre  carbonato di calcio cri-
atmosferici (per esempio silicone e derivati). stallino con la reazione di  carbonatazione.
Anche sostanza organica o inorganica capace di
creare uno strato protettivo sulle superfici di ignifugo lemma con il quale si definisce la pro-
pietre e marmi. In passato si usavano cere, oli prietà di una sostanza di non essere combusta.
siccativi come l’olio di lino e scialbi; oggi si im- Queste sostanze o loro formulazioni sono utilizzate
piegano resine acriliche fra cui la più diffusa è il come additivi nel trattamento superficiale di arredi
 Paraloid B72, usato anche per i dipinti murali; e oggetti espositivi.

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IGROMETRO 84

igrometro strumento che misura l’umidità assoluta imbarcatura usato in alternativa al lemma 
e relativa dell’aria. È fondamentale per il monito- imbarcamento, si riferisce di norma alla tavola di-
raggio ed il conseguente controllo dell’umidità re- pinta.
lativa negli ambienti di conservazione e di espo-
sizione dei manufatti artistici. imbiancatura termine moderno per  scialbatura,
usato per indicare le pareti affrescate che, non
igroscopicità capacità di assorbimento dell’acqua più corrispondenti al gusto di un determinato pe-
che interessa alcuni materiali fra i quali legno, riodo, venivano imbiancate e non di rado ridipinte.
carta, tessili, materiali ossei ed eburnei, perga- Tipiche le imbiancature dei cicli pittorici primitivi
menacei; dei quali è necessario monitorare le eseguite in epoca barocca e eliminate nel XIX
condizioni termoigrometriche di esposizione e secolo in seguito alla nuova fortuna della pittura
conservazione. medievale.

igrostato apparecchiatura o insieme di accessori ‘imbianchimento’ opacizzazione della pellicola


che mantiene ad un livello costante e determinato pittorica (intesa come insieme di strati pittorici e
la percentuale di umidità relativa negli ambienti leganti), causata dall’umidità e dalle sue conse-
espositivi. guenze, o dall’alterazione delle vernici. Nel XIX
secolo al termine italiano si preferiva il francese
illuminare termine usato per indicare la pittura ‘chanci’, usato impropriamente come sinonimo di
su pergamena, che si riteneva derivato dal latino muffa. L’‘imbianchimento’ inteso come impoveri-
‘inluminare’ (donar luce); è probabile che il lemma mento del colore si verifica spesso dopo una
(anche ‘alluminare’) derivi dall’uso di miscelare i pulitura (lisciviazione, saponificazione). I solventi
coloranti organici usati per la decorazione con  provocano la formazione di microdiscontinuità
allume di rocca per ottenere  lacche insolubili. nella pellicola pittorica, alterando l’indice di ri-
frazione del sistema pigmento-legante-vernice e
illuminatura  alluminatura determinando diffusione della luce ed effetto di
opalescenza. Queste alterazioni possono essere
illuminazione temporizzata sistema di illumi- eliminate per  ‘imbibizione’ o verniciatura. È
nazione impiegato in museotecnia; la durata del- tipico l’imbianchimento dell’azzurro oltremarino,
l’illuminazione di un manufatto è regolata da un che sembra appannato; probabilmente il fenomeno
interruttore attivo per un tempo stabilito. È scon- è dovuto alla presenza di sostanze alcaline nel
sigliata nell’esposizione di oggetti fotosensibili. colore conservato in una pasta di sostanze resinose.
Per ‘imbianchimento’ si intende anche il trattamento
imbarcamento detto anche imbarcatura, è una di decolorazione dei prodotti tessili, comunemente
tipica deformazione delle tavole di legno dovuta chiamato ‘sbianca’, che li libera da impurità colo-
ad  anisotropia, irregolarità della fibratura, va- rate.
riazioni di umidità. Questo rigonfiamento provoca
irregolarità, fessurazioni e ondulazioni della su- imbibizione nel trattamento conservativo dei
perficie lignea, oltre a frequenti dissesti e solle- manufatti artistici, intervento di fermatura e con-
vamenti nell’  impannatura, nella preparazione solidamento che consiste nel far penetrare sostanze
e nel colore soprastanti. consolidanti in un manufatto che presenti fenomeni
di decoesione; nel caso di opere lapidee su cui si
imbarcato si dice del legno deformatosi a causa siano prodotte fessurazioni o erosioni si usano,
delle variazioni igrometriche, provocando solleva- tra le altre, resine siliconiche ( resina); resine
menti della preparazione e della pellicola pittorica. acriliche come il  Paraloid B72 sono impiegate
Nelle fonti sul restauro si trovano anche le espres- per consolidare i supporti lignei di dipinti.
sioni ‘gonfiato’, ‘strapazzato’ o ‘leso’ usate nella
stessa accezione. imborsatura o afflosciamento,  ‘creep’, festo-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 85

85 IMPANNARE

natura. Tipica forma di degrado della tela che in materiali proteici presenti nei campioni analizzati.
un ambiente eccessivamente umido tende a perdere L’informazione che se ne ottiene è di tipo strati-
tensione, con la conseguente formazione di sacche grafico, ovvero sono determinazioni relative alla
di allentamento (borse), visibili soprattutto nei posizione nella stratigrafia del campione.
quadri di grande dimensione.
impacco metodo usato per l’applicazione di fluidi
‘imbrattato’ si dice di un dipinto la cui superficie su superfici confinate e per intervenire in opere
sia stata più volte ripassata con vernici alteratesi di risanamento di superfici dipinte, lapidee o di
nel tempo e variamente ritoccata. L’imbratto è altri materiali. Il supportante può essere costituito
anche un tipo di decorazione parietale preistorica, da materiali di varia natura (pasta di cellulosa,
che veniva eseguita con la punta delle dita o con silice micronizzata,  attapulgite,  sepiolite
un tampone. ecc.): viene imbevuto di solvente e applicato
sulla superficie da pulire direttamente o sopra un
imbratto  rinzaffo foglio di carta giapponese, che ne rende più
agevole la rimozione; è importante che esso sia
imbrunire termine usato per le alterazioni cro- capace di rilasciare le soluzioni con estrema gra-
matiche cui sono soggette le vernici. Nessuna dualità. L’impacco può essere adattato alla forma
vernice è in assoluto trasparente per quanto per della zona dove si deve intervenire e applicato
la finitura di un dipinto si possano usare vernici per il periodo voluto; può anche avere una
colorate. Quelle più usate, a base di olio di lino o superficie di separazione rispetto a quella del ma-
di ambra, tendono comunque ad ingiallire fino ad nufatto dovuta all’interposizione di fogli di altri
acquistare un tono così caldo da essere piuttosto materiali (carta giapponese,  tessuto non tessuto,
simile a un bruno. L’imbrunimento dà alla vernice ecc.).
quella caratteristica uniformità che è considerata
uno degli effetti romantici del  ‘tempo pittore’. impalcatura struttura provvisoria realizzata in
legno o metallo i cui piani sono collegati da tubi
imitazione manufatto realizzato secondo un cri- verticali e orizzontali, che consente l’accesso ad
terio di somiglianza rispetto all’originale; può una zona da restaurare situata ad un’altezza altri-
avere o meno l’intenzione del falso. Il lemma si menti non raggiungibile. Deve avere ampiezza
impiega anche per indicare oggetti che non abbiano sufficiente per garantire sicurezza sul lavoro e
avuto una patinatura adeguata, come un marmo l’eventuale trasferimento di un microlaboratorio.
non trattato, o che siano stati puliti a fondo: si Le impalcature, dette anche ponteggi o ‘ponti’,
dice che sembrano delle imitazioni perché hanno sono state da sempre usate per realizzare affreschi
una superficie troppo regolare, senza tracce di in- e altre decorazioni in altezza. Dal lemma ponte
vecchiamento. deriva l’espressione  pontata.

immorsatura o ammorsatura. Collegamento, tra- ‘impallidito’ si dice del film pittorico che ha
mite incastro, di sporgenze e rientranze (morse) perso vivacità cromatica. Le ragioni del degrado
presenti in una struttura muraria o lignea. Il variano in relazione alla tecnica (affresco, tavola,
lemma indica anche le due parti, rispettivamente tela), alla vicenda conservativa e agli interventi
sporgente e rientrante. Trova applicazione nel re- di pulitura subiti dal manufatto.
stauro di scale, finestre e altri elementi costruttivi
in legno, e in genere nelle strutture architettoniche impannare in Cennino Cennini il termine è sino-
per interventi di piccola manutenzione. nimo di incamottare: “Incollato che hai, abbi
tela, cioè panno lino vecchio, sottile, di lesco
immunofluorescenza analisi di tipo istochimico bianco, senza unto di nessun grasso. Abbi la tua
condotta su sezione lucida sfruttando reazioni colla migliore; taglia o straccia listre grandi e
specifiche di tipo immunologico per identificare i piccole di questa tela; inzuppale in questa colla;

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IMPANNATURA 86

valle distendendo colle mani su per li piani delle impiallacciatura sistema di rivestimento con
dette ancone; e leva via prima le costure, e colle fogli di legno pregiato delle superfici di mobili
palme delle mani la spiana bene, e lasciale seccare costruiti con materiali di qualità inferiore. La su-
per due dì”. È l’operazione di intelaggio delle perficie viene ricoperta con uno strato di gesso su
tavole ( impannatura). cui si applica un sottile foglio di legno. Il metodo,
il cui nome deriva da quello dei fogli ( piallacci),
impannatura o incammottatura. Intelaggio delle è tipico dell’ebanisteria europea del XVIII e del
tavole destinate a essere dipinte (secc. XII-XVI), la XIX secolo. L’impiallacciatura si applica anche ai
cui definizione fu data da Cennino Cennini; si marmi che vengono rivestiti di un materiale lapideo
eseguiva incollando sulla tavola tele di lino o di più pregiato come il porfido, potenziando gli
canapa, intere per garantire una maggiore stabilità effetti cromatici e luministici dell’opera.
delle assi e nascondere eventuali difetti di giunzione,
oppure in strisce sulle zone critiche del supporto. impianto di condizionamento apparecchiatura
Serviva anche a preservare la preparazione soprastante capace di conferire particolari caratteristiche (tem-
dai movimenti del legno. L’impannatura in tela di peratura, umidità, aerazione, purezza) all’aria di
lino era praticata anche sulle sculture lignee. un ambiente ( climatizzare). Il condizionamento
è particolarmente importante nelle diverse fasi
imparchettatura  parchettatura del restauro, che sovente richiedono situazioni
igrometriche o di temperatura particolari, e nelle
impasto miscuglio omogeneo impiegato nella sale di esposizione; in questo contesto bisogna
prima fase della modellazione delle terre; è tener conto anche dell’impatto prodotto dalla pre-
costituito da una base argillosa miscelata ad altri senza dei visitatori che altera le caratteristiche
composti minerali e acqua. La preparazione avviene microclimatiche degli ambienti.
per manipolazione. Il termine indica anche la
consistenza del colore, denso o magro, nella ‘imporrato’ voce frequente nel lessico del colle-
pittura a olio. Gli impasti magri, più trasparenti, zionismo e nella letteratura sul restauro come si-
tipici del XVIII secolo, si ottengono per aggiunta nonimo di imbarcato per imbibizione.
di oli essenziali, quelli a corpo presentano viceversa
una particolare compattezza, hanno densità e impoverimento si usa per indicare strati pittorici
spessore. Il termine si applica anche alle malte, dilavati da puliture troppo forti, che hanno
come insieme di legante, aggregato e acqua (ed attenuato la vivacità e il timbro cromatico della
eventuali additivi). superficie.

impermeabilità proprietà di un materiale di impregnazione intervento di fermatura di un


non farsi imbibire da fluidi. Qualora difetti, l’im- materiale decoeso, per esempio della pellicola
permeabilità può essere fornita grazie a trattamenti pittorica, impiegato in alternativa al trasporto ed
con sostanze adeguate; per l’impermeabilità eseguito con una sostanza ausiliaria consolidante.
all’acqua si utilizzano prodotti idrorepellenti. Si utilizza nel caso di decoesione di frammenti
per evitare il ricorso a stuccature o ancoraggi.
impermeabilizzazione trattamento finalizzato
a rendere impermeabile una superficie o un oggetto. imprimitura strato superficiale e di finitura della
In campo architettonico si impermeabilizzano co- preparazione di un supporto pittorico, quando
perture, murature, fregi o altro. Nella lavorazione questa sia costituita da più stesure, generalmente
delle terrecotte l’impermeabilizzazione dà all’oggetto colorata, liscia e uniforme; Giorgio Vasari (1568)
un carattere di funzionalità (per es. come conte- usa i lemmi imprimitura e mestica senza fare di-
nitore di liquidi) rendendolo idrorepellente. A se- stinzioni; nel XIX secolo Giovanni Secco Suardo in-
conda del materiale può essere ottenuta per bru- dividuò la componente oleosa come elemento ca-
nitura, verniciatura, ingobbio ecc. ratterizzante la mestica rispetto all’imprimitura.

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87 INCHIOSTRO

impronta detta anche  ‘secondo strappo’, è la incastro sistema di connessione usato in lavori
traccia rimasta sull’intonaco dopo lo  strappo di di carpenteria lignea; si conoscono incastri a
una pittura murale che può essere a sua volta mezzo legno, a farfalla, a  coda di rondine, a
staccata. In antico le impronte venivano distrutte mortasa e tenone, a  cavicchi. L’incastro è an-
per non dare l’impressione di un restauro mal riu- che una tecnica di intarsio ligneo che consiste nel
scito; in seguito sono state immesse sul mercato sovrapporre due lamine di legni di qualità e colore
antiquario. Le impronte non corrispondono, come diverso ma identico spessore, tenendole unite per
la  sinopia, ad un momento preciso della pro- mezzo di morse e ritagliandone i contorni secondo
gettualità dell’artista ma possono dare informazioni un disegno stabilito.
interessanti sulle tecniche impiegate, per esempio
sulla convivenza fra pittura a secco, a fresco e a incavo concavità presente su una superficie, per
calce. esempio un supporto ligneo o in tela, formatasi
in seguito alle vicende conservative dell’oggetto.
imputridire processo di alterazione del legno, Nella tecnica della scultura crea un effetto di con-
della colla o di altri materiali organici, che provoca trapposizione rispetto al profilo della superficie,
la putrefazione. Il lemma indica forme di degrado particolarmente efficace se associato ad elementi
in stadio molto avanzato e difficilmente recuperabili; in rilievo.
impropriamente usato anche per indicare grave e
avanzato processo di degrado, spesso irreversibile, incerare impregnare un oggetto per lucidatura,
di murature o altro. eseguita a cera o con sostanze analoghe, per ot-
tenere impermeabilità, scorrevolezza e lucentezza.
inalazione termine improprio per introduzione L’operazione, eseguita anche a fini estetici sulle
di sostanze volatili o liquide a scopo protettivo o superfici delle sculture e sugli intonaci dipinti,
di disinfestazione su supporti o superfici degradate. può provocare alterazioni del colore sul manufatto
Il termine si riferisce più propriamente alla respi- trattato ( ingiallimento).
razione ed è riferito, per le norme di protezione e
di sicurezza, alla inalazione di vapori tossici che ‘incerata’ supporto tessile impiegato nell’arte
possono svilupparsi nel corso di alcuni interventi moderna e contemporanea, impermeabilizzato con
di restauro, come la pulitura a solvente e la disin- uno strato di gomma o di vernice. Fu utilizzata da
festazione dei legni. vari artisti, fra i quali Giorgio De Chirico senza ag-
giunta di preparazione.
incamiciatura primo strato di malta, o 
rinzaffo, applicato sulle pareti di pietra grezza o inchiostro detto impropriamente anche bistro, è
di mattoni che vengono come si suol dire ‘incami- una miscela liquida o pastosa, costituita da un
ciate’. principio colorante o un pigmento e da un diluente,
utilizzata per la produzione di disegni in molte va-
incamottatura  impannatura rietà. Fra le più note l’inchiostro di china (nerofumo,
olio, gomma, agglutinanti) di colore nero brillante,
‘incannicciato’ traliccio di canne (commesso a che non si altera alla luce; l’inchiostro di noce di
spranghe incrociate), usato come supporto per gli galla, di color marrone, addizionato con  gomma
affreschi staccati, che vi venivano applicati con arabica e  vetriolo (tende a corrodere la carta
uno strato di calcina fresca ( ‘canniccia’). Il tra- per la presenza di acido tannico e solfati acidi); il
sporto sull’incannicciato ha una ricca tradizione a bistro (fuliggine di legno di faggio in sospensione
Firenze per opera di restauratori come Gaetano acquosa); il  seppia (ricavato da una sostanza
Bianchi e Giovan Battista Ricci, attivi nel XIX contenuta nella ghiandola della seppia). Gli inchiostri
secolo. Il termine si usa anche per indicare parti- vengono stesi con stili a punta di argento, di
colari architettonici di volte e soffitti ribassati e piombo o con la penna d’oca, che ha un segno
sagomati. nitido e facilmente modulabile. Nella letterattura

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 88

INCIPOLLATURA 88

latina era detto atramentum librarium. spesso dipinta, dorata e intagliata, con l’intento
di evidenziarlo e arricchirlo anche esteticamente.
incipollatura  cipollatura L’uso di incorniciare i quadri è documentato fin
dall’antichità e nel tempo ha acquisito importanza
incisione tecnica di produzione di stampe ricavate sempre maggiore; nel Rinascimento e in età
da matrici di legno ( xilografia), o di rame ( barocca, la cornice divenne un vero e proprio pro-
bulino,  acquaforte), il cui nome deriva dal dotto artistico alla cui ideazione contribuivano
fatto che la matrice viene preparata incidendovi pittori, scultori e maestri legnaioli. Per le opere
l’immagine con punte di acciaio oppure con acido. di grande dimensione la cornice diventa un
Non va confusa con le tecniche dalle quali si rica- elemento stabilizzante.
vano impressioni derivate da matrici in pietra (
litografie). In questo caso la matrice viene preparata ‘incotto’ nel lessico del collezionismo e nella
con un disegno eseguito a matita, a penna e a letteratura sul restauro il lemma allude a dipinti
pennello. In tutti i casi l’immagine si ottiene pre- completamente anneriti per alterazione delle
mendo un foglio di carta sulla matrice inchiostrata, vernici e per un eccessivo essiccamento. Si usa
a mano o a macchina. Xilografia, incisione su anche nel gergo del restauro per indicare le tele
rame e litografia hanno in comune il carattere che hanno subito processi di ossidazione, o che
seriale nel senso che l’ideazione si concentra nella sono diventate quasi inconsistenti per effetto di
preparazione della matrice, dalla quale possono mestiche oleose.
essere tratte serie cospicue di esemplari.
incrostazione il termine è codificato nel lessico
incollaggio nell’ambito del restauro, metodo im- delle alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
piegato per ottenere, per esempio, la riadesione di della Commissione NorMaL, 1/88 come deposito
una superficie policroma trasportata su di un nuovo stratiforme di una certa estensione, compatto e
supporto. Se si tratta di una tavola, spesso si generalmente molto aderente al substrato, composto
impiega una miscela di cera e resina naturale (ap- da sostanze scarsamente solubili, prevalentemente
plicata sulla tela che salvaguarda il film pittorico) carbonati, depositati da acque dure. Corrisponde
e Paraloid® unito a bianco di titanio e polvere di al termine ‘encrustation’ definito, nel glossario il-
pomice sul legno. Il termine allude anche all’insieme lustrato delle forme di deterioramento della pietra
delle tecniche usate in antico per far aderire una ICOMOS-ISCS (2008), strato coerente adeso al
superficie cromatica sul supporto originale, ovvero substrato quale accumulo a seguito di processi di
su quello nuovo, nel caso fosse stato eseguito un precipitazione. Infatti su materiali calcarei, su in-
 trasporto o uno  strappo. Per i tipi di colle tonaci a calce e pitture murali, l’incrostazione è
impiegate si rimanda alle voci: trasporto, distacco, più spesso dovuta a fenomeni di ricristallizzazione
strappo, colla. Nel restauro del vetro e della del carbonato di calcio del substrato, precedente-
ceramica, l’incollaggio è la tecnica di ricostruzione mente disciolto da acque ricche di acido carbonico.
dell’assetto dei frammenti. Consiste nel far collimare Se sviluppato preferenzialmente in una sola dire-
e aderire i bordi di frattura. Va eseguito con zione, non coincidente con la superficie lapidea,
adesivi che abbiano le seguenti caratteristiche: si definisce  concrezione. Si rimuove per via
presa, reversibilità, resistenza all’invecchiamento, meccanica ( bisturi, aghi, microceselli,  mi-
ripulsa agli attacchi microbiologici, trasparenza, crosabbiatrice), fisica ( sonde a ultrasuoni, 
inerzia chimica, minimo spessore, elasticità, ap- laser) o chimica. Nelle fonti il termine incrostazione
plicazione a freddo, minimo ritiro, solidità meccanica. compare come sinonimo di intonacatura (anche
L’incollaggio viene applicato, con criteri analoghi, ‘incrostatura’) ed è inteso come forma di degrado
nella ricostruzione di altri materiali. degli affreschi sui quali si depositano sali (es.
carbonato di calcio e silice) che sedimentano
incorniciare racchiudere un dipinto entro una sopra lo strato pittorico. Si dice anche degli in-
bordura per lo più di legno, variamente elaborata, terventi a secco degradati.

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89 INERTE

incunabolo il termine indica i primi prodotti a alla variazione del potenziale di una reazione chi-
stampa dalle origini della tecnica al XVI secolo mica. Gli indicatori vengono per lo più impiegati
incluso, realizzati sul modello dei manoscritti. in soluzione o supportati su strisce di carta.

incuneatura operazione di risanamento delle indice di rifrazione Fattore per cui la velocità
parti di connessione dei supporti lignei mediante di propagazione della radiazione elettromagnetica
l’inserimento di elementi lignei, opportunamente diminuisce all’interno di un materiale rispetto
sagomati a forma di cuneo, all’interno di tracce alla velocità nel vuoto. Normalmente espresso
appositamente realizzate; tasselli e cunei possono con la lettera n, varia al variare della  lunghezza
essere impiegati anche per riconnettere elementi d’onda. In ottica geometrica, la luce bianca con
lignei separati da una fenditura. le varie lunghezze d’onda, viene rifratta da un
prisma nei colori dell’iride, mentre il cammino
incuria atteggiamento di disinteresse nei confronti ottico di un raggio di luce che attraversa due
di un manufatto o di un ambiente interno ed mezzi aventi indici di rifrazione diversi, appare
esterno che, se protratto nel tempo, può provocarne spezzato in quanto all’interfaccia cambia l’indice
il degrado e rendere necessario un intervento di di rifrazione. Leganti e vernici hanno usualmente
restauro conservativo. indici di rifrazione inferiori rispetto alle particelle
di pigmento o colorante inglobati, altrimenti essi
indaco o endico, indico. Colorante di origine ve- risulterebbero trasparenti. Tra i leganti più usati,
getale insolubile in acqua, ricavato dalle foglie di l’olio di lino ha n=1,45-1,47, mentre la calcite ha
Isatis o Indigofera tinctoria, di origine europea la n=1,60-1,65. Il  potere coprente dei pigmenti è
prima, asiatica la seconda. Impiegato sia come proporzionale al loro indice di rifrazione.
colorante diretto in tintura che come pigmento
per la pittura, spesso utilizzato con  orpimento indice resa di colore sistema di valutazione
per ottenere dei verdi molto brillanti e caldi; in dell’effetto che una  sorgente luminosa ha sul-
qualche caso compare come sottofondo di altri l’apparenza del colore di un oggetto rispetto a
pigmenti azzurri, in altri lo si trova mescolato a quella che lo stesso presenta sotto una sorgente
lacche rosse per ottenere  cangianti violacei. illuminante considerata di riferimento. La resa di
Cennino Cennini lo cita come ingrediente nella colore della sorgente illuminante può influenzare
composizione di miscelazioni di colori, a causa la resa cromatica degli oggetti nelle riprese foto-
dello scarso potere coprente; miscelato con  grafiche.
biacca e bianco di San Giovanni, se ne ottenevano
miscele azzurre molto colorate, a imitazione dell’ indurente o agente indurente. Sostanza che,
azzurrite. mescolata a un composto, ne accelera l’indurimento.
Indurenti vengono aggiunti in proporzione oppor-
indebolito si dice del colore che ha perso tuna anche nella formulazione della miscela resinosa
vivacità cromatica in seguito ad una pulitura poco con cui vengono preparate le sezioni lucide strati-
prudente. grafiche ( cross-section).

indicatore composto chimico o miscela di più inerte sostanza di varia natura che viene aggiunta
sostanze che mostra modificazioni, per lo più cro- a un impasto o a un prodotto affinché conferisca,
matiche (viraggio), facilmente apprezzabili, in modifichi o migliori le proprietà. Il termine allusivo
funzione delle caratteristiche dell’ambiente in cui del carattere di inerzia, ovvero di assenza di reat-
si trova. Tra i vari tipi, i più comuni sono gli indi- tività chimica della sostanza impiegata all’interno
catori di  pH (es. cartina al  tornasole) per la dell’impasto, è stato impropriamente utilizzato
determinazione dell’alcalinità o acidità di un per indicare gli aggregati delle malte ( aggregato).
analìta e gli indicatori di ossido-riduzione (o  Con riferimento alla Raccomandazione UNI-NorMaL
redox), questi ultimi costituiti da sostanze sensibili 10924:2001 – ‘Malte per elementi costruttivi e

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INERZIA 90

decorativi: classificazione e terminologia’ è più infrarosso (Infrared, IR) regione dello  spettro
appropriato l’uso del termine ‘aggregato’. elettromagnetico compresa tra 0,78 μm e 100
μm. Convenzionalmente questa regione viene
inerzia chimicamente si intende la reattività divisa in  infrarosso vicino,  infrarosso medio,
scarsa o assente di alcune sostanze in determinate  infrarosso lontano, ma le definizioni e le deli-
condizioni. È un requisito importante nella scelta mitazioni delle tre suddivisioni non sono né rigide
dei materiali impiegati nel restauro, soprattutto né universalmente accettate. La radiazione infrarossa
nei confronti dei materiali originali dell’opera. fu scoperta nel 1800 da William Hershel (1738-
1822).
infeltrimento tipica forma di degrado della lana
di cui è responsabile lo strato esterno della fibra, infrarosso fotografico bianco/nero tecnica
costituito da cheratina ricoperta da squame em- diagnostica fotografica in riflessione nell’  in-
bricate invisibili a occhio nudo. frarosso vicino che sfrutta la capacità di specifiche
emulsioni fotografiche di essere impressionabili
infestazione parassitazione o esteso attacco di dalla radiazione infrarossa. Queste pellicole hanno
un manufatto artistico da parte di organismi vegetali una sensibilità spettrale che copre tutto il 
(muffe, funghi, alghe, licheni) e animali (insetti visibile e l’infrarosso vicino fino a circa 900 nm.
xilofagi, tarme) che si stabiliscono in loco provocando La ripresa fotografica nell’infrarosso richiede l’uso
indebolimenti strutturali nei supporti e alterazioni di un filtro che blocchi la componente visibile ma
sulle pellicole pittoriche o plastiche. In fase di re- allo stesso tempo lasci passare quella infrarossa.
stauro si può intervenire con insetticidi, antibiotici, Nel settore della diagnostica per la conservazione,
radiazioni ionizzanti, sterilizzazioni. Nel caso dei questa tecnica è stata impiegata a partire dal
legni, dopo la disinfestazione si procede ad un 1930, in particolare su dipinti mobili (tele, tavole)
trattamento preventivo con sostanze come la  per mettere in evidenza l’eventuale presenza di
Permetrina per evitare nuovi attacchi. disegni preparatori, pentimenti, ridipinture ecc.

infiammabilità tendenza dei vapori sviluppati infrarosso fotografico falso colore tecnica
da alcuni liquidi a formare con l’aria miscele diagnostica fotografica in riflessione nell’  in-
capaci di incendiarsi o di esplodere a contatto frarosso vicino in cui la pellicola fotografica
con una fiamma o una scintilla. Il punto di in- (pellicola invertibile) a colori ha una sensibilità
fiammabilità è importante nella scelta di prodotti che copre il  visibile e l’infrarosso vicino fino a
sicuri impiegati nel restauro; tale valore è riportato circa 900 nm. Al fine di ottenere un’immagine a
nelle rispettive schede tecniche. Talvolta viene colori, la pellicola è costituita da tre strati di
intesa estensivamente anche per i materiali solidi emulsioni di cui due sensibili al visibile (regione
combustibili (rivestimenti, imbottiture, tendaggi) del verde e del rosso) e il terzo all’infrarosso.
frequenti negli ambienti espositivi, per i quali Dalla combinazione di queste tre componenti si
vige una legislazione antincendio che prevede il ottiene un’immagine fotografica nella quale i
trattamento con sostanze  ignifughe. colori risultanti non sono quelli reali dell’oggetto
fotografato, perché la componente cromatica rossa
infiltrazione termine riferito alla capacità di presente è data dalla componente infrarossa riflessa
penetrazione di un fluido in un materiale attraverso dall’oggetto: per questo motivo la tecnica fornisce
le sue discontinuità e anisotropie. Le infiltrazioni immagini in falso colore. La ripresa fotografica ri-
più comuni sono quelle di acqua. chiede l’uso di un filtro giallo che impedisca alla
radiazione blu di impressionare la pellicola. Nel
infragilimento si dice dei filati che subiscono settore della diagnostica applicata alla conservazione
un effetto di abrasione. Il termine traslato è uti- questa tecnica è impiegata in particolare su dipinti
lizzato in molte accezioni che si riferiscono ad mobili (tele, tavole) per evidenziare e circoscrivere
una perdita di resistenza meccanica. la presenza di ridipinture.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 91

91 INSETTICIDA

infrarosso lontano (Far Infrared, FIR) sottoin- ingrigimento forma di degrado superficiale che
sieme dello spettro  infrarosso indicativamente produce l’abbassamento della saturazione dei
compreso tra 25 μm e 100 μm. colori. Generalmente è prodotto da particolato at-
mosferico depositato e inglobato sulle superfici.
infrarosso medio (Mid Infrared, MIR) sottoin- Ben evidente l’effetto sui tessili e sugli arazzi,
sieme dello spettro  infrarosso indicativamente strutture notoriamente molto ricettive al pulvi-
compreso tra 2,5 μm e 25 μm. scolo.

infrarosso termico (Thermal Infrared) sottoin- iniezione immissione di sostanze consolidanti


sieme dello spettro  infrarosso, viene suddiviso in manufatti che presentino processi di decoesione
in due intervalli spettrali indicativamente compresi o di distacco; un esempio tipico è rappresentato
tra 3,0 e 5,0 μm e tra 7,0 μm e 10 μm. dai distacchi dell’intonaco pittorico dall’ arriccio
nei dipinti murali.
infrarosso vicino (Near Infrared, NIR) sottoin-
sieme dello spettro  infrarosso contiguo alla ra- inquinamento alterazione della composizione
diazione rossa del visibile, indicativamente compreso originaria di un qualsiasi elemento organico o
tra 0,78 μm e 2,5 μm. inorganico. Con questo termine ci si riferisce co-
munemente all’inquinamento atmosferico e delle
‘ingessare’ nella lingua vasariana (XVI secolo), acque, prodotto dall’accumulo di sostanze volatili
la preparazione stesa sulle tavole prima della col- o miscibili derivate da fenomeni naturali o antropici
latura, del riporto del disegno e della stesura che ne alterano la qualità standard. Oltre che a ri-
degli strati pittorici. svolti sulla salute delle persone e sulla salubrità
degli ambienti, l’inquinamento può far venire a
ingiallimento alterazione cromatica di sostanze contatto tali sostanze, nocive ai fini della conser-
superficiali indotta da trasformazioni chimiche. vazione, con le architetture e i manufatti esposti,
Nella pittura interessa principalmente le vernici provocandone o accelerandone i fenomeni di de-
dove l’invecchiamento provoca fotoossidazioni che grado. Analiticamente, con il termine inquinamento
danno una tonalità gialla; questa influenza anche ci si riferisce alla contaminazione, accidentale o
in maniera molto pesante il bilanciamento cromatico incidentale, di un campione con sostanze estra-
dell’insieme. In molti casi, sia per la manifattura nee.
che per il restauro, sono state usate vernici par-
zialmente colorate, con tonalità giallo-ambra, pro- ‘inscurimento’ nella letteratura artistica e nelle
prio per amalgamare il timbro del colore. Nella fonti sul restauro il lemma indica l’alterazione
pulitura di un dipinto occorre tener presente cromatica delle vernici che assumono tonalità
anche l’apporto che l’ingiallimento produce nella giallo-marroni tendenti al nero, in relazione alle
cromia generale abbassando e scurendo i toni. componenti e al tipo di preparazione e di stesura
pittorica sottostante.
ingobbio rivestimento di materiali ceramici
opaco ( ‘mat’), poroso, di varia colorazione; a inserimento termine che indica uno dei metodi
seconda del processo di cottura può risultare cri- di restauro di supporti lignei che presentino spac-
stallino o amorfo, poco o non greificato. Di com- cature; consiste nell’inserimento di essenze lignee
posizione argillosa o silicea, può essere realizzato omologhe, che colmano la lacuna e ristabiliscono
con lo stesso impasto del corpo ceramico che ri- la planarità della tavola.
veste. Un successivo strato di rivestimento vetroso
gli conferisce impermeabilità; se applicato quando insetticida sostanza o miscela tossica, per lo
l’oggetto è allo stato di durezza cuoio (ovvero più commercializzata e impiegata in forma liquida
quando l’argilla non è più plasmabile) può essere o gassosa, che permette la disinfestazione di ma-
lucidato. teriali attaccati da insetti.

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INSOLUBILITÀ 92

insolubilità proprietà di una sostanza di non era quasi un sinonimo di restaurare o, addirittura,
trasformarsi in un soluto, cioè disperdersi omoge- di rifare ex novo; oggi le integrazioni vengono
neamente a livello molecolare o ionico in un eseguite con criteri diversi, selezionati in base
mezzo fluido, detto  solvente. alla grandezza e alla quantità delle lacune, nonché
alla tipologia e alle caratteristiche dell’opera dan-
installare operazione di montaggio di un generico neggiata. In genere prevale il principio della 
impianto (per es. di condizionamento o di illumi- reversibilità. Nella prassi del restauro pittorico
nazione) o di strumentazione di rilevazione e mo- contemporaneo, l’integrazione ha lo scopo di
nitoraggio. Viene riferita anche all’alloggiamento ricreare l’unità di immagine alterata o perduta.
o alla collocazione di un manufatto in un ambiente Ove possibile, tende a ricostruire su basi rigorosa-
espositivo. mente filologiche il tessuto figurativo o ornamentale
mancante al fine di restituire leggibilità e com-
installazione tecnica artistica ibrida, al limite prensione all’opera; sul piano dell’esecuzione è
fra scultura, allestimento, architettura, teatro e sempre distinguibile dall’originale per tecnica (
‘performance’. selezione o astrazione cromatica, rigatino) e
materiali impiegati. Nel XIX secolo l’integrazione,
intaglio tecnica decorativa propria dell’ebanisteria, imposta da considerazioni estetico-ideologiche e,
diffusa in ogni epoca con forme e tecniche diverse, in ambito amatoriale, da moventi commerciali,
il cui nome deriva dal caratteristico motivo a per- era volta a ricostruire le lacune in maniera
gamena usato in epoca gotica. Può essere eseguito mimetica. Da un punto di vista conservativo l’in-
a rilievo con lo scalpello per ottenere un risultato tegrazione può avere anche una funzione stabiliz-
simile alla scultura a tutto tondo; la tecnica a zante.
fondo incassato consiste nel disegnare la decorazione
sul legno asportando le porzioni di superficie pre- integrazione ‘a puntinato’ tecnica di integra-
scelte con arnesi acuminati; può essere realizzato zione impiegata nel completamento delle lacune
a sgorbia, a scalpello a punta semicircolare scavata, di opere in terracotta: dopo la stesura di un
per ottenere scanalature parallele. colore di base di tonalità media rispetto all’originale,
si procede ad applicazioni successive di puntinature
intarsio termine spesso usato come equivalente di colori compresi nella gamma di variazione della
di  tarsia, in realtà si riferisce a combinazioni terracotta originale.
polimateriche che possono coincidere anche con
altre tecniche e che interessano pietre dure, integrità caratteristica di un manufatto artistico
metalli, ebanisteria, oreficeria, lavorazione del- che abbia conservato quasi completamente i ma-
l’avorio, smalti. L’intarsio ligneo può essere eseguito teriali con i quali è stato realizzato.
con varie tecniche: ‘alla certosina’ (per associazione
di legni diversi a osso, avorio e madreperla), ese- intelaggio lemma usato in alternativa a intelatura
guito con tasselli piccolissimi di forma poligonale per intendere l’applicazione del supporto di sicurezza
fissati su una superficie lignea di fondo col transitorio su cui si faceva aderire la superficie
mastice; ‘a secco’, con una tecnica che consiste cromatica di un affresco o di un dipinto, nella
nel disporre i tasselli su un supporto di legno fase preliminare al trasporto dal supporto originario.
inserito in un telaio senza mastice; ‘a toppo’, Consisteva nell’applicare con colla animale due
unendo vari tasselli poliedrici di legni e colori tele sulla superficie pittorica da sostenere, durante
diversi col mastice. le operazioni di trasferimento. In Francia questa
imbottitura veniva preparata con diversi tipi di
integrazione rifacimento di una lacuna; il lemma carta e cartone ( ‘cartonnage’) mentre in Italia
viene impiegato per ogni tipo di manufatto artistico si preferivano cotone o mussola. Per questo tipo
e quindi l’integrazione viene eseguita nel materiale di operazione la fonte principale resta il volume
ritenuto pertinente. In antico il termine integrare di Giovanni Secco Suardo (ed. 1866 e 1894).

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93 INVECCHIAMENTO

‘intelaiare’ nel XIX secolo il lemma indicava intonaco rivestimento di un’opera muraria la cui
l’insieme delle operazioni di intelaggio. Il termine etimologia deriva dal termine ‘tonaca’ (vestito, ve-
compare per la prima volta nell’edizione del 1729- stire); comunemente è una malta composta di due
1738 del Vocabolario della Crusca con l’accezione parti di sabbia fine e una di calce spenta, legate da
di ”mettere sul telaio”. Anche alla voce ‘intelaiata’ acqua. La parte più superficiale può essere costituita,
si dava il significato di tela “posta in telaio”. Nel oltre che da calce, sabbia o altri inerti, da cemento,
lessico tecnico del restauro è sopravvissuto il gesso e altri leganti. L’intonaco pittorico, detto 
termine intelaggio che indica l’operazione per la intonachino, cioè quello destinato ad essere dipinto
quale fu coniato originariamente, cioè “rivestire a fresco, viene steso al di sopra di un primo strato
di tela”. di malta, detto anche  rinzaffo, applicato sulle
pareti di pietra grezza o di mattoni abbondantemente
intelaiatura applicazione di una nuova tela sul bagnate ( incamiciatura); su questo si stende
verso di quella originale, impiegata nei casi in cui con la cazzuola un secondo strato di calce mista ad
la tela è lasciata in vista, senza imprimitura o con acqua e sabbia, comunemente definito  arriccio.
preparazione troppo sottile, con tramatura visibile. Una volta asciugato, l’arriccio viene nuovamente
Comporta quasi sempre il cambiamento del telaio bagnato per ricevere la stesura dell’intonachino o
che, se possibile, dovrebbe essere conservato. direttamente del colore.

intercapedine esigua porzione di spazio compreso intonaco che tira superficie intonacata da poco
fra due superfici o pareti ravvicinate e di solito tempo che, ancora umida, si compatta grazie alla
parallele. In architettura, cunicolo costruito al- carbonatazione. In questa fase può essere applicato
l’esterno delle parti interrate di un edificio per il colore a fresco.
proteggerlo dal contatto col terreno e dalle infil-
trazioni di umidità. Funziona anche come camera intonaco di calce è composto solo di calce; era
d’aria che garantisce l’isolamento termico e igro- usato nella pittura murale delle civiltà più antiche
metrico di un dipinto o di un intonaco da (cretese, greca, macedone) per dipinti murali. È
oscillazioni dannose alla conservazione. citato anche da fonti rinascimentali, fra le quali
Giovanni Battista Armenini nel De’ veri precetti
interferometria olografica studio delle varia- della pittura (1587).
zioni dimensionali, registrate tramite due  olo-
grammi presi in tempi diversi, di una superficie intonaco stanco voce gergale in uso per definire
sottoposta a differenti sollecitazioni termiche o una superficie intonacata troppo asciutta che non
meccaniche; dalla loro sovrapposizione si ottengono assorbe il colore. In questo caso, in passato, si ri-
delle frange di interferenza utili per lo studio correva all’impiego di un legante organico per
delle deformazioni e delle discontinuità non visibili. fissare i pigmenti.
Nello studio di oggetti artistici è impiegata per la
determinazione delle tensioni strutturali della su- intonazione operazione tesa a conferire omoge-
perficie di un dipinto (tela o tavola) o nella evi- neità a una stesura cromatica considerata nella
denziazione di comportamenti anisotropi nella di- sua complessa stratificazione (preparazione, im-
latazione di oggetti metallici (statue, formelle). primitura, stesure pittoriche, velature, vernici).
Le vicende conservative dei dipinti provocano
intonachino o arenino,  finitura, intonaco spesso la perdita di queste associazioni tonali,
fine, polimento, pulimento, strato di finitura, to- che possono essere parzialmente recuperate at-
nachino,  velo. Strato superficiale dell’intonaco traverso puliture prudenti e con l’uso di solventi
caratterizzato da una superficie uniforme e levigata, mirati e selezionati in relazione alle caratteristiche
che veniva bagnato prima di cominciare a lavorare chimiche dei materiali impiegati in origine.
in affresco o, più semplicemente, dipinto quando
ancora fresco. invecchiamento alterazione naturale delle ca-

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INVECCHIARE 94

ratteristiche e delle proprietà dei materiali di cui Nell’ambito del restauro moderno, particolarmente
è costituito un manufatto artistico, dovuta al pas- attento a questo aspetto, l’irreversibilità dipende
saggio del tempo, accelerato dall’azione degli dai materiali e dalle sostanze chimiche impiegate.
agenti esogeni, nel caso si tratti di oggetti collocati In passato, adattamenti dell’iconografia e del for-
all’aperto, o da interventi di restauro. Nel restauro mato dei dipinti, ridipinture e operazioni di
storico era frequente l’invecchiamento artificiale pulitura troppo energica delle superfici che can-
di opere, per esempio spatinate da puliture gros- cellavano patine e vernici, erano spesso interventi
solane o non corrispondenti al gusto dell’epoca. irreversibili.
L’invecchiamento artificiale è una procedura con-
trollata di alterazioni indotte da cicli termoigro- irrigidimento nel restauro, evoluzione tecnica
metrici, luce, radiazioni ultraviolette ed agenti in- che ha portato a preferire supporti rigidi per il
quinanti, generalmente condotta in camere clima- trasporto dei dipinti murali. In passato l’irrigidi-
tiche, utile per i test su modelli e provini rispondenti mento si otteneva con l’aggiunta di una seconda
ai materiali originali, avente lo scopo di valutare tela e, per i dipinti su tavola, con l’uso di traverse
meccanismi di degrado e comportamenti di prodotti e di  parchettature.
di restauro in condizioni particolarmente estreme
che stressano i materiali e le loro strutture. IS  spettroscopia d’immagine

invecchiare nel caso dei cosiddetti restauri di isolamento intervento che tende a escludere un
rifacimento, che fino al XIX secolo completavano oggetto da contatti con l’ambiente circostante
con brani o elementi opere mutile, era la prassi per ragioni di sicurezza; per esempio isolamento
indurre artificialmente un invecchiamento nelle termico.
parti aggiunte, per uniformarle all’originale.
isolare interdire il contatto di un manufatto con
invetriare metodo di impermeabilizzazione delle l’ambiente circostante che risulti non idoneo alla
terrecotte ottenuta per immersione dell’oggetto sua conservazione; ovvero isolare dalle escursioni
nella cristallina o vetrina (vernice trasparente che climatiche (umidità, calore), dall’atmosfera (polvere,
si ottiene mescolando silice pura ed ossido di inquinamenti), e dall’azione dell’uomo (atti van-
piombo macinati e disciolti in acqua). dalici), con una serie di interventi di tipo meccanico
(spostamenti e più adeguate collocazioni, ap-
IR  infrarosso prontamento di contenitori o ambienti protetti),
oppure di tipo preventivo (regolazione del micro-
iridescenza fenomeno di alterazione del colore clima, stesura sulle superfici pittoriche o plastiche
di vetri e smalti dovuto alla variazione dell’indice di sostanze protettive).
di rifrazione. Può essere causato da invecchiamento
naturale o dalla formazione di patine e avere un isotropia proprietà di un corpo o una sostanza
effetto di apparente qualificazione estetica. per cui le proprietà fisiche considerate e misurate
sono le stesse in tutte le direzioni; si contrappone
irreversibile termine con il quale si intende alla  anisotropia.
l’impossibilità di cancellare un intervento di
restauro e gli effetti secondari, indesiderati, im- ittiocolla termine usato per la tradizionale colla
previsti o imprevedibili che possono conseguirne. di pesce ( colla).

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jk
jos trattamento di pulitura delle superfici lapidee kauri resina proveniente dalla Nuova Zelanda
basato sul getto elicoidale di acqua mista a simile alla famiglia delle resine  copale.
polvere finissima di carbonato di calcio.
kerema altra denominazione della lacca rossa di
juta tipo di fibra vegetale cellulosica, ruvida e  kermes.
grossolana; trova impiego come supporto tessile
anche se viene prevalentemente usata per la ma- kermes o kerema. Lacca rossa di origine animale
nifattura di cordami e di filati, utilizzabili per ricavata per essiccazione e macinazione di insetti
l’intreccio di stuoie. Rispetto a quella della canapa coccoidi esistenti nel bacino del Mediterraneo
e del lino, la fibra ha una minore capacità di al- (Coccus ilex), nota anche come ‘cremisi’. Cennino
lungamento; è particolarmente resistente all’umidità. Cennini parla di una “lacca di cimatura di drappo
È impiegata come supporto per la pittura dalla o ver di panno” che si otteneva estraendo il
fine del XIX secolo in poi, quando il suo aspetto colore dai tessuti tinti con il chermes, servendosi
grossolano e ispido venne sfruttato a fini estetici, di lisciva e urina. La soluzione ottenuta veniva
e usata come supporto tessile per il  linoleum. filtrata e il colorante era precipitato sotto forma
Nell’arte moderna e contemporanea questo materiale di lacca con  allume di rocca.
è compresente nelle tecniche polimateriche e di
assemblaggio.

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l
laboratorio ambiente destinato ad accogliere lacerazione o strappo. Termine che si riferisce
una attività specifica, in genere tecnica e scientifica alla rottura di un supporto pittorico tessile dove i
(restauro, diagnostica ecc.) e attrezzato adegua- margini della lesione risultano sfilacciati, ma
tamente. È anche il luogo dove si eseguono i ancora ricongiungibili.
restauri su manufatti artistici mobili, spostati
dalla loro usuale collocazione. lacuna discontinuità profilata riconoscibile in
una tessitura materica altrimenti strutturalmente
lacca materiale con caratteristiche intermedie fra e formalmente continua. Nel campo, quanto mai
il pigmento e il colorante; le lacche sono insolubili sfaccettato, delle opere d’arte, il termine evoca
come i pigmenti e hanno la trasparenza dei una mancanza, un vuoto o una perdita delle
coloranti. Sono formate da una base inorganica superfici pittoriche (pitture murali, dipinti su tela
(in genere idrato di alluminio derivato dalla preci- e tavola, materiale cartaceo), del colore e del
pitazione con alcali di soluzioni di  allume di volume (scultura lapidea, metalli, scultura lignea,
rocca) che complessa un colorante, formando un materiali ceramici) e in manufatti complessi come
gel colorato e trasparente che viene utilizzato in commessi, mosaici, arazzi, tessili, oreficerie.
questa forma, oppure macinato dopo un periodo
di essiccazione. Le lacche hanno limitata resistenza lamiera in antico il lemma indicava l’armatura o
alla luce e agli agenti atmosferici. Filippo Baldinucci la corazza di lamiere metalliche.
(1681) la definisce “una sorta di colore per
dipingere a olio, che fa una rosso scuro meraviglioso: lamina lastra di metallo di spessore sottile che
cavasi questo artificiosamente dai panni chermisi veniva martellinata, decorata a freddo e applicata
con allume di rocca, e si conduce a diverse bontà su di un’anima di legno o di metallo, prima che si
e perfezioni”. generalizzasse l’impiego delle tecniche di fusione
dei metalli (Oriente, Grecia arcaica, Etruria). I
‘lacca ordinaria’ lemma citato da Filippo Baldi- fogli di stagno, piombo, rame, oro e argento sono
nucci (1681) per indicare “un colore simile per di- particolarmente adatti a essere ridotti in lamine e
pingere a tempera, e si cava dai brucioli del  lavorati. Dal XVI secolo in poi la produzione di la-
verzino, nel modo che si fa la lacca fine, dalla ci- mine di rame divenne seriale.
matura dello scarlatto, e fa rosso scuro”.
laminazione tecnica di produzione seriale di la-
laccatura tecnica usata in ebanisteria, sviluppatasi mine di rame impiegata per scopi artistici dal XVI
in seguito all’apprezzamento per gli arredi orientali secolo in poi. Più in generale indica la lavorazione
dal XVII secolo in poi. Consiste nel sovrapporre a di un metallo, a caldo o a freddo, mediante lami-
una superficie lignea vari strati sottilissimi di natoio in modo da ricavarne fogli, lamiere e
lacca orientale (vernice colorata, talvolta opaca, nastri, sfruttando la proprietà di malleabilità tipica
ottenuta per reazione enzimatica, insolubile e ir- dei metalli. Il termine può essere impiegato anche
reversibile), lasciandoli asciugare uno a uno. Lo per indicare la formazione di lamine o lamelle
strato più esterno viene levigato con la pietra po- lungo piani di scistosità per degrado del materiale
mice, decorato e verniciato. lapideo.

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97 LASER SCANNER

lampada agli infrarossi lampada al litio rosso minerale blu intenso da cui si ricava il pigmento
impiegata negli interventi di  fermatura per (‘lapislazzuli’ è una roccia composta da vari
l’imbibizione delle colle o della cera. minerali, il principale dei quali è proprio la lazurite,
con impurezze cristalline di calcite, spesso come
lampada di Wood sorgente di radiazioni UV a venature, e di pirite). È il pigmento blu più noto
vapori di mercurio avente massimo di emissione e pregiato, usato dall’antichità al XVII secolo. Ha
intorno a 365 nm; è dotata di un vetro di rivesti- notevole stabilità, ma tende a decolorarsi nelle
mento nero a base di ossido di nichel. Questo ha pitture murali specialmente per azione dell’umidità;
la funzione di filtro della radiazione visibile emessa è stato impiegato in tutte le tecniche, in particolare
dalla  sorgente mentre è trasparente alla com- nella tempera su tavola. A causa della sua preziosità
ponente ultravioletta. Questa sorgente fu realizzata era spesso fornito agli artisti direttamente dal
dal fisico statunitense Robert William Wood (1868- committente dell’opera.
1955) alla fine degli anni Venti. La lampada di
Wood, o sorgente di luce nera, viene impiegata larice conifera delle Pinacee (Larix decidua) dal
nell’indagine diagnostica delle opere d’arte per legno tenero e leggero, resistente al tarlo perché
indurre fenomeni di  fluorescenza ultravioletta resinoso, ampiamente utilizzato nella scultura
nei materiali superficiali dei manufatti artistici, lignea policroma. Da legno, scorza ed altre parti
sia originali che di restauro. si ricava la  trementina.

lana fibra tessile proteica di origine animale, più larva primo stadio di sviluppo di alcuni insetti
elastica, ma meno tenace delle altre fibre naturali. che nel passaggio allo stato adulto devono subire
Fortemente igroscopica, in ambiente saturo di una serie di trasformazioni. Qualora le larve si
umidità può assorbire acqua fino al 40% del suo siano insediate in un materiale organico lo possono
peso. Prima di essere lavata ha un colore giallastro facilmente colonizzare; le larve di insetti xilofagi
o grigiastro, dovuto al sudicio e alla presenza di ( anobidi) si nutrono di cellulosa e nelle tavole
 lanolina; dopo il lavaggio assume un colore attaccano preferibilmente l’ alburno del legno.
bianco grezzo. Per le sue caratteristiche trova ra-
ramente impiego come supporto per la pittura e ‘lasagna’ tecnica di fusione indiretta, descritta
nella tessitura di arazzi. da Benvenuto Cellini, che consisteva nello spalmare
i pezzi del calco originale con uno strato di cera,
lanolina grasso naturale contenuto nella lana terra o pasta, detto lasagna.
grezza della pecora. È chimicamente simile alle
cere ed ha un aspetto giallo-bruno; è untuosa, laser acronimo di Light Amplification by Stimulated
pastosa, appena colorata. Ha spiccate proprietà Emission of Radiation (emissione di radiazione
ammorbidenti e viene impiegata nel trattamento stimolata da assorbimento luminoso). Il laser è
e nel restauro della pelle e del cuoio, nonché un amplificatore di luce ed è una  sorgente di
come emolliente della tempera. luce molto intensa e monocromatica, detta anche
‘coerente’. Viene utilizzata in diverse tecniche di
lapis pietra bigia arenaria di colore avana, da indagine ( spettrofotometria Raman e olografia)
non confondersi con la pietraforte. Impiegata nei e in procedimenti conservativi (pulitura di superfici
restauri di facciate. Anche sinonimo del pigmento architettoniche e monumentali mediante  abla-
azzurro lapislazzuli. zione laser).

lapislazzuli minerale naturale, conosciuto anche laser scanner strumenti che consentono di ge-
come oltremare, di colore variabile dal ceruleo al- nerare modelli tridimensionali (3D) degli oggetti
l’azzurro intenso (se non troppo finemente macinato ripresi, attraverso l’emissione  laser di un
altrimenti perde saturazione del colore). Più pro- impulso elettromagnetico monocromatico, deflesso
priamente andrebbe chiamato ‘lazurite’, nome del mediante un meccanismo di specchi ruotanti ed

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LASTRA 98

oscillanti, e la ricezione del segnale riflesso dalla particelle di pigmento risultano inglobate in uno
superficie dell’oggetto. Misurando l’intervallo di strato pittorico sovrapposto allo strato più esterno
tempo trascorso e conoscendo gli angoli orizzontali dell’intonaco.
e verticali di scansione, è possibile risalire alla di-
stanza fra lo strumento e i punti rilevati sulla su- lattice o latice; succo lattiginoso e vischioso
perficie dell’oggetto, ricavandone una nuvola di prodotto da varie piante, come il fico o l’Hevea
punti georiferita nello spazio tridimensionale con brasiliensis, l’albero della gomma, che contiene
coordinate x,y,z, con associati i rispettivi valori grassi, cere, resine ecc. Il latice di fico è ricordato
di intensità riflessa. La tecnica è adatta a ottenere da Plinio (I secolo d.C.) come ingrediente di
una documentazione tridimensionale di dettaglio ricette di tempera all’uovo; avrebbe avuto la pro-
di manufatti artistici e opere d’arte e trova appli- prietà di ritardare l’essiccazione del film pittorico.
cazione, con opportuna strumentazione, anche È definito anche ‘lattificcio’ da Filippo Baldinucci
nel rilevamento di siti archeologici e monumentali (1681), che parla di “quell’umor viscoso, e bianco
e superfici architettoniche. I prodotti 3D possono come latte, che esce da’ rami teneri, dal gambo
essere usati anche per simulazioni a fini di restauro delle foglie verdi, e dal picciuolo del fico acerbo,
e per monitorare nel tempo le modificazioni mor- colti dal suo albero. Serve a’ Pittori, per temperare
fologiche e tessiturali di un oggetto; favorisce lo i colori, per dipignere a guazzo”.
studio delle opere d’arte evitandone la manipolazione
diretta. lavaggio metodo di asportazione dello scialbo
dagli affreschi con acqua deionizzata. Nelle fonti
lastra nella tecnica incisoria ( incisione), la sul collezionismo e sul restauro per lavaggio si in-
lastra è matrice metallica ottenuta per martellina- tende anche la pulitura dei dipinti, indipendente-
mento e dotata di una superficie perfettamente mente dal supporto. In alternativa compaiono i
piana, di spessore variabile da 1 a 2 mm. lemmi ‘lavacro’ e ‘lavatura’: hanno tutti un’accezione
negativa perché alludono all’uso di solventi forti
latta sottile lamiera di ferro morbido la cui su- che provocano la spellatura delle superfici. Nel re-
perficie è ricoperta da uno strato di stagno. stauro dei tessili la pulitura si esegue per lavaggio
quando i tessuti hanno una buona consistenza,
latte emulsione acquosa di sostanze grasse, zuc- altrimenti si procede per vaporizzazione e tampo-
cherine e proteiche di origine animale, esclusiva namento.
dei mammiferi. Nella storia delle tecniche artistiche
il latte è stato usato come fonte di  caseina, lavaggio degli arazzi il lavaggio è la prima
ottenuta per acidificazione del siero (latte senza fase del restauro degli arazzi: in genere si usa il
grassi), che ha avuto un notevole impiego come metodo dell’immersione in acqua addizionata di
legante. La pittura ottenuta disperdendo i pigmenti sostanze tensioattive (recupero della qualità del
nel latte è stabile ed ha un aspetto simile a colore e della consistenza materica del manufatto);
quello della  tempera all’uovo. Il latte è stato in questa fase si facilita la riacquisizione della
impiegato come fissativo e additivo nel restauro posizione originale dei filati. Fra i detergenti più
ed è citato in molti ricettari. usati vi sono le saponine naturali ed alcuni
sintetici, senza additivi (ammorbidenti, profuma-
latte di calce si ottiene con lo spegnimento zioni, colorazioni). Tra i possibili effetti indesiderati
della  calce viva con notevole eccesso di acqua sono da tener presenti: le variazioni dimensionali
oppure per diluizione del  grassello di calce; la durante l’immersione, le possibili reazioni chimiche
percentuale in massa dell’idrossido di calce (e/o o elettrochimiche dei rivestimenti metallici e dei
di magnesio) varia dall’1 al 25%; è stato utilizzato filati, il viraggio o la solubilizzazione del colore e
come legante pittorico. Tale pittura minerale inor- la  ritenzione di eventuali additivi.
ganica beneficia del processo di  carbonatazione
analogamente alla tecnica dell’  affresco; le lavagna in geologia si intende una varietà calca-

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99 LEPISMATIDI

rifera di  ardesia molto usata per la copertura stica. Tra i leganti tradizionali più noti si ricordano
di tetti, il rivestimento di pareti esterne, le tavole gli oli siccativi, il rosso e il bianco d’uovo e la ca-
o piani su cui si scrive con gessetti bianchi o seina, fra quelli moderni le resine acriliche.
colorati e come supporto pittorico. Il nome deriva
da Lavagna, centro estrattivo della Liguria. legatura assemblaggio in un unico volume di un
libro, un manoscritto o altra tipologia di manufatto
LC  cromatografia liquida cartaceo o pergamenaceo costituito di più fogli
separati.
lega soluzione solida di due o più metalli con
proprietà diverse in grado di facilitare i processi legnaiolo maestro di legname o ‘maestro di
di fusione. Nella tecnologia fusoria una lega può quadro’ specializzato nell’arte della tarsia, che la-
contenere molti elementi metallici, anche in vorava in stretto contatto con pittori e architetti.
piccole percentuali, che hanno la funzione di con- Con la fine del Rinascimento il termine si generalizza
ferire precise proprietà meccaniche (durezza, resi- a indicare quei maestri-artigiani che conoscevano
stenza) o di lavorabilità (fluidità, ritiro). Nelle le specie lignee, specializzati nella costruzione e
leghe a base di rame, questo è sempre associato a nel restauro di supporti e sculture.
metalli bianchi che hanno un punto di fusione più
basso (stagno, zinco, piombo), con un maggior legno del Brasile legno che deriva il suo nome
grado di fluidità e getti omogenei, che consentono dal francese ‘brasil’, cioè legno rosso, simile alla
un migliore riempimento delle forme. Fra le leghe brace. Il suo principio colorante, la brasilina, può
più note in campo artistico si ricordano il bronzo, assumere varie tonalità rosse. Fu impiegato fin
l’ottone, il peltro, l’elettro. I bronzi si differenziano dal Medioevo come colorante di filati (lana e
nelle percentuali del rapporto rame/stagno a seta) utilizzati nella tessitura degli arazzi. Carat-
seconda del campo di utilizzo e dell’epoca dell’og- terizzato da scarsa persistenza, è impiegato anche
getto: il bronzo statuario del rinascimento ha per- nella produzione di inchiostri e come pigmento in
centuali rame/stagno mediamente 80/20, quello lacca prima dell’uso della  robbia.
da conio circa 95/5, quello da campane 70/30,
quello da specchi 60/40. Nel linguaggio tecnico legno di Cuba legno giallo, detto anche ‘moro
le leghe che contengono più del 90% di rame si dei tintori’, che indica un albero delle Moraceae
definiscono povere. Nella manifattura di metalli che cresce nelle Antille, nell’America centrale e in
preziosi si trovano anche oro e argento a vari Brasile. La qualità migliore è quella che proviene
gradi di purezza e in percentuali variabili (oro da Cuba. Fu introdotto in Europa dagli spagnoli
bianco, rosato o rosso). Per le saldature delle dopo il 1510. Il suo principio colorante è la
opere in metallo veniva usata una particolare lega morina, che contiene anche un acido tannico. Da
detta “lega dei saldatori”, composta da stagno e solo o con l’impiego di mordenti, serviva per
piombo in rapporto 62/38 e ottenuta fondendo i tingere di giallo lana, seta e cotone. Il colore
minerali di piombo con la cassiterite; il suo punto tende a virare all’arancio. Pur avendo scarsa resi-
di fusione è circa 185 °C. stenza alla luce e al lavaggio, ha trovato vasto
impiego nella tintura degli arazzi.
legante materiale filmogeno che produce coesione
fra i granuli di pigmento in forma di polvere. Il le- lepismatidi comunemente detti ‘pesciolini d’ar-
gante impartisce le sue proprietà coesive ed gento’, sono insetti lunghi 8-10 mm di colore
adesive tra il colore e lo strato sottostante. Si de- grigio, che si nutrono di materiali contenenti
finisce anche  medium. L’insieme legante-pig- acqua e amido di carta, tessuti di lino e cotone.
mento deve risultare stabile, fluido ma viscoso in La carta più attaccabile è quella ad alto contenuto
modo da poter essere steso con i pennelli, e deve di cellulosa alla quale possono provocare erosioni
seccare trasformandosi in una stesura compatta, della superficie, che si presenta a contorni irrego-
resistente, non appiccicosa, sufficientemente ela- lari.

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LETTERATURA ARTISTICA 100

letteratura artistica insieme delle testimonianze stituiti da un unico tipo di cellula eucariote, di
letterarie che si riferiscono alle arti figurative in forma ellittica o sferica, dotati di un corredo en-
senso storico, teorico, estetico e tecnico. Esprimono zimatico che svolge un ruolo fondamentale nel
la volontà di stabilire una periodicità dello sviluppo processo di fermentazione.
artistico che coincide con il pensiero rinascimentale.
lignina complesso polimero organico costituito
‘leuatura’ termine arcaico per indicare la finitura principalmente da composti fenolici; è il secondo
superficiale dei bronzi, oggi definita lucidatura, un componente più abbondante del legno dopo la 
tempo eseguita con  pietra pomice e  brunitoio. cellulosa la cui funzione è quella di cementare le
fibre e conferire rigidità al tessuto.
levantina tipo di tela saia a lavorazione diagonale
usata come supporto pittorico e molto apprezzata licheni organismi autotrofi formati da una asso-
in ambiente veneto per la sua resistenza. Rispetto ciazione simbiotica fra un’alga e un fungo; pre-
all’armatura tela, presenta nervature fitte e marcate, sentano un tallo che può essere foglioso, fruticoso
ad andamento diagonale, che creano una tessitura o crostoso; sono classificati sulla base della tas-
capace di interferire con la policromia. sonomia delle specie fungine. Si sviluppano su
pietre esposte all’aperto, così come sui manufatti
levigatura trattamento delle superfici lapidee lapidei (tabernacoli, terrecotte, sculture, ma anche
alternativo all’uso della policromia (impiegata su intere strutture architettoniche). I licheni sono
anche per stucchi, scagliole, ceramiche, legni). considerati ottimi indicatori ambientali in virtù
Dopo la  gradinatura, le cui tracce venivano della loro capacità di assorbimento di una grande
tolte con lime di vario genere (raspa, torta) e quantità di metalli dispersi nell’aria, la cui con-
scuffine, si procedeva alla levigatura delle pietre centrazione può essere determinata analizzando i
con abrasivi naturali, come la sabbia di mare e la talli. Molte specie licheniche sono colorate e da
pomice, o artificiali. alcune ( roccella) sono tratti coloranti per
tingere i tessuti ( oricello).
libro strato tra  cambio e corteccia contenente
i vasi fibrosi nei quali discende la linfa dalle lima strumento usato nella scultura lapidea
foglie alle radici. insieme ad abrasivi naturali come la  pietra po-
mice e lo  smeriglio per eseguire la lucidatura
liccio parte di un telaio da tessitura contenente finale dell’opera. La lima era impiegata anche
maglie, che serve ad aprire il passo, ovvero creare nelle operazioni di rinettatura e di finitura a
un varco fra i fili dell’  ordito. L’apertura del freddo dei bronzi, che dopo la fusione conservavano
passo nelle armature a tela consiste nel dividere imperfezioni di vario genere, e nella tecnica della
le due serie dei fili dell’ordito portando la serie tarsia in pietra.
pari verso l’alto e parallelamente quella dispari in
basso, da cui la necessità di usare due licci; nella limatura intervento di finitura di superfici lapidee,
costruzione del tessuto viene così fissato il filo metalliche e delle tarsie in pietra realizzato con
della  trama tra quelli dell’ordito. vari tipi di lime e abrasivi naturali. Il lemma
indica anche i trucioli residui del lavoro di lima
lictidi insetti xilofagi appartenenti alla famiglia sul metallo.
dei Coleotteri, che allo stato larvale si nutrono
del legno e scavano gallerie che, diversamente lino fibra tessile ottenuta da linum usitatissimum,
dagli  Anobidi, si sviluppano in tutte le direzioni, impiegata insieme alla canapa per la realizzazione
parallelamente alla fibratura del legno. Attaccano di supporti pittorici. Si trova in due varietà, una
preferibilmente supporti lignei mobili. più sottile, simile a quella impiegata per fazzoletti
e camicie, e una più grossolana, simile alla canapa.
lievito insieme di più microrganismi fungini co- In passato la più raffinata era considerata la

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101 LITOGRAFIA

‘batista’; mentre il ‘canovaccio’ era scabro ma resi- di potassio e sodio, in uso nel XVIII e nel XIX
stente. Il lino rimase in uso fino a tutto il XIX secolo per la pulitura dei dipinti e delle ridipinture.
secolo anche grazie alla sua produzione industriale. Tossiche e aggressive, sono ottenute stemperando
in acqua della cenere contenente ossidi di metalli
lino renso detto anche ‘renso’, ‘rensa’ o ‘tela di alcalini e alcalinoterrosi, come potassio, magnesio
rensa’, è una tela pregiatissima fabbricata a Reims, e calcio. Cennino Cennini parla diffusamente della
caratteristica per la sua bianchezza, inusuale nella “lisciva” per la preparazione dell’  oltremare e
preparazione delle tele impiegate in pittura. Il del  giallo zafferano.
colore chiaro poteva tuttavia essere utilizzato
come superficie luminosa da far risaltare attraverso listello elemento ligneo che può servire da col-
strati trasparenti di colore. legamento fra le commettiture di una tavola o di
un mobile, a sezione squadrata o rettangolare,
linoleum materiale sintetico composito, ottenuto abitualmente usato in carpenteria.
per stampaggio a caldo di una miscela di olio di
lino, colofonia, farina di legno, farina di sughero litargirio ossido di piombo di colore giallo,
e coloranti su un supporto di materiale tessile ( usato talvolta come pigmento, ma più specialmente
juta). Presenta una superficie liscia, compatta, per preparare l’olio di lino cotto e per aumentarne
che si può facilmente incidere con le sgorbie; la siccatività. Chiamato anche litargirio d’oro, e
viene commercializzato in fogli di varie dimensioni, dai francesi ‘litharge de plomb’ o ‘baume de
resistente ed elastico. La tecnica di incisione su saturne’, era una miscela di ossido di piombo, so-
linoleum è la  linoleumgrafia. stanze resinose e grasso animale. Fin dal XVIII
secolo la mistura così ottenuta veniva applicata a
linoleumgrafia o linoleografia. Tecnica di caldo sul verso dei dipinti, ai cui colori restituiva
incisione su  linoleum, solitamente in rilievo, una straordinaria vivezza, anche se a distanza di
con caratteri molto simili alla xilografia. Più facile pochi mesi essi annerivano ed essiccavano. Nel
a lavorarsi rispetto al legno, poichè privo di XIX secolo veniva più genericamente chiamato 
venature e relativamente plastico, il linoleum è beverone.
stato impiegato per stampe in rilievo dai primi
anni del XX secolo. litofania tecnica di decorazione di oggetti di
porcellana, vetro opaco, marmi e alabastri con
liofilizzazione processo di disidratazione di so- caratteristici effetti di trasparenza. Le lastre di
stanze organiche mediante raffreddamento sotto- materiale traslucido vengono lavorate in modo da
vuoto a temperature inferiori allo 0 °C. riprodurre immagini visibili in luce trasmessa pro-
veniente da una sorgente luminosa posta dietro al
liquefazione passaggio di stato da gas a liquido; manufatto; in virtù della perizia esecutiva, immagini
talvolta è usato il sinonimo ‘condensazione’. bidimensionali apparentemente indefinite a luce
diffusa vengono percepite con effetti di tridimen-
lisciare termine usato dalle fonti sulle tecniche sionalità.
artistiche e sul restauro per indicare la  luci-
datura e la  levigatura dei marmi. litografia tecnica di stampa in piano inventata
Aloys Senefelder nel 1797, in cui il disegno è ot-
‘liscivazione’ operazione effettuata per sgrassare tenuto con materiale grasso (matite grasse) su
e ammorbidire i tessuti, un tempo eseguita con una matrice di pietra calcarea o lastra di zinco
acqua calda e cenere, più recentemente con calce granita e viene trattato con gomma arabica e
o soda. Procurava un leggero, gradito sbiancamento acido nitrico. Il passaggio di un rullo inchiostrato
dei colori. sulla matrice precedentemente lavata con acqua
distribuisce l’inchiostro solo nelle aree grasse
liscive soluzioni alcaline di carbonati e bicarbonati (ovvero nelle aree disegnate), al contrario delle

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LITOPONE 102

aree restanti. Quindi l’applicazione di un foglio di d’onda compresa approssimativamente tra 380 nm
carta sulla matrice e la pressione esercitata da (violetto) e 780 nm (rosso).
una pressa consentono di riprodurre il disegno sul
supporto cartaceo, riproducendolo in serie. Un luce naturale radiazione luminosa fornita dal
vantaggio della litografia è la possibilità di riuso sole. La luce naturale emessa dal disco solare ha
della matrice, poiché il disegno può essere eliminato una  temperatura di colore di circa 5500 K. In
con una soluzione acidula. funzione dell’orientazione, dell’altezza del sole al-
l’orizzonte e della massa nuvolosa la ripartizione
litopone generalmente si intende una miscela di spettrale dell’illuminazione può variare tra valori
un pigmento con circa il 40-60% di solfato di di temperatura di colore compresi tra 5000 e
bario ( bianco fisso). Sono noti il bianco (ossido 40000 K.
di zinco e solfato di bario) e il rosso di cadmio li-
topone, un pigmento artificiale commercializzato luce nera  lampada di Wood
dopo il 1910 in varie tonalità di rosso.
luce polarizzata radiazione elettromagnetica
litostrato o litostroto. Decorazione musiva, quasi avente un unico piano di vibrazione (ortogonale
esclusivamente pavimentale, che per alcuni autori alla direzione di propagazione), al contrario della
potrebbe essere identificata con il  mosaico a luce normale che ha innumerevoli piani di vibrazione
sezioni (opus sectile), per altri invece una variante preferenziali. La luce polarizzata si ottiene ponendo
di questa tecnica. Plinio il Vecchio (I sec. d.C.) ne un filtro  polarizzatore davanti alla sorgente lu-
attribuisce l’invenzione ai Greci. minosa.

livellare operazione che tende a portare un ma- luce radente (‘raking light’) metodo di illumina-
teriale ad una configurazione ideale di livello: per zione di superfici in cui la sorgente è posizionata
esempio una superficie muraria, quella di un into- a lato dell’oggetto illuminato con una piccola ele-
naco o il verso di un supporto ligneo. vazione rispetto alla verticale sulla superficie
stessa. Il lemma intende la tecnica fotografica nel
luce si intende la radiazione che stimola la retina  visibile in cui l’oggetto fotografato è illuminato
dell’occhio umano e rende possibile la vista. In il- da un solo lato con angoli di incidenza della ra-
luminamento la componente visibile della radiazione diazione sempre superiori a 80° rispetto alla per-
elettromagnetica si esprime in  lux. In ambiente pendicolare all’oggetto stesso. Nello studio di
museale sono stati definiti alcuni valori limite di oggetti artistici piani, l’osservazione in luce radente
illuminamento in esposizione (50 lux e 200 lux) consente di ottenere informazioni sulla tecnica
per diverse categorie di oggetti allo scopo di non esecutiva di un’opera e sul suo stato di conserva-
provocare processi  fotochimici in funzione di zione. In particolare, mette in evidenza, tramite
una corretta conservazione. l’ombra proiettata, i  sollevamenti della pellicola
pittorica e le  deformazioni della superficie o
luce artificiale lemma che indica la luce prove- altre forme di alterazione che producono scostamenti
niente da  sorgenti luminose artificiali. Queste dalla planarità.
sono normalmente classificate in base al metodo
di produzione di luce (sorgente a incandescenza, luce trasmessa o transilluminazione. Tecnica di
sorgente a scarica di gas, sorgente a fluorescenza indagine impiegata per lo più per dipinti su tela o
ecc.), alla loro distribuzione spettrale, alla loro su carta in virtù della relativa trasparenza di
 temperatura di colore e al loro  indice resa di questi manufatti, ovvero della capacità di farsi
colore. attraversare da un fascio di luce proveniente dal
retro dell’opera. Solitamente se ne ottengono in-
luce bianca è la somma delle radiazioni equie- formazioni sulla preparazione e sulla tecnica di
nergetiche dello  spettro visibile, con lunghezza stesura dei pigmenti; possono essere rilevate di-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 103

103 LUXMETRO

somogeneità e distacchi, nonché possono apparire vuto ad atrofizzazione delle cellule dell’ alburno
i pentimenti dell’artista. Luce trasmessa si riferisce a causa del freddo: il processo di crescita si
anche alla modalità di osservazione in microscopia arresta e si forma il cosiddetto  durame. La for-
(microscopia ottica in luce trasmessa) di campioni mazione di un altro strato di alburno attorno alle
che possono essere attraversati dalla radiazione cellule morte ne spiega il nome ‘doppio alburno’.Tale
utilizzata. difetto tende ad esporre maggiormente il legno
all’attacco fungino e di insetti xilofagi, oltre a co-
lucidatura tecnica di finitura delle sculture stituire un punto di debolezza strutturale.
lapidee, in particolare dei marmi, eseguita strofi-
nando energicamente la superficie con un panno lunghezza d’onda (λ) grandezza fisica dei feno-
umido e una miscela di pomice polverizzata mista meni oscillanti (le onde) che rappresenta la distanza
a zolfo, che ha un effetto specchiante; da ricordare metrica tra due oscillazioni. A velocità di propaga-
anche la lucidatura a gommalacca. La lucidatura zione costante essa è legata alla  frequenza da
può essere associata alla  levigatura, ma è proporzionalità inversa: a lunghezza d’onda maggiore
sempre preferibile nel caso degli stucchi e delle corrisponde una frequenza minore.
scagliole.
lux unità di misura dell’intensità della luce
lumen (lm) unità di misura del flusso luminoso. espressa come  lumen per metro quadro, usata
Corrisponde al flusso luminoso emesso da una come parametro di riferimento per l’esposizione
sorgente dell’intensità luminosa di una candela in dei manufatti. Unità di misura impiegata esclusi-
una unità di angolo solido. Il lumen per metro vamente per la radiazione visibile.
quadro definisce l’unità di illuminamento ( lux).
Si usa per la misurazione della radiazione visibile. luxmetro strumento di misurazione dell’intensità
luminosa. È essenziale nel monitoraggio dei livelli
lunatura o doppio alburno. Difetto del legno do- di illuminazione in ambienti museali o espositivi.

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m
macchia alterazione cromatica localizzata della avvicinando la macchina fotografica a pochi cen-
superficie di un manufatto artistico, dovuta a fe- timetri di distanza dall’oggetto ripreso. Più gene-
nomeni chimici, fisici o biologici; è termine codi- ricamente il lemma si impiega in riferimento al ri-
ficato nel lessico delle alterazioni macroscopiche sultato della tecnica fotografica.
dei materiali lapidei della Commissione NorMaL,
1/88. Filippo Baldinucci (1681) attesta l’uso del malachite minerale di carbonato basico di rame.
termine “per esprimere la qualità d’alcuni disegni, Si presenta come pietra zonata caratterizzata da
ed alcuna volta anche pitture, fatte con istraordinaria una colorazione verde a zone concentriche grigie
facilità, e con un tale accordamento, e freschezza, e nere alternate, di varia intensità. Utilizzata per
senza molta matita o colore, e in tal modo che l’intarsio in pietra dura, venne impiegata anche
quasi pare, che ella non da mano d’Artefice, ma da come pigmento; Cennino Cennini lo definisce di
per sè stessa sia apparita sul foglio o su la tela”. un colore verde azzurro.
L’autore riferisce il vocabolo anche a peculiarità
cromatiche di certe pietre che “di quì chiamansi malepeggio o malimpeggio. Nome di utensili
le stesse pietre macchiate”. dalla forma particolare, composti da un manico
corto e da due taglienti, uno orizzontale e uno
‘macigno’ roccia appartenente alle  arenarie, verticale, come una piccola ascia, usati in carpen-
a grana da fine a media, con cemento calcareo o teria per la sgrossatura del legname da lavorare o
calcareo-argilloso, di colore variabile dal grigio- rifinire successivamente, o per interventi su opere
giallastro (pietraforte) al grigio-azzurro (pietra in muratura; in questo caso il malepeggio veniva
serena). Litotipo caratteristico dell’Appennino To- usato per la  martellinatura.
sco-Romagnolo, molto usato nell’architettura in
area fiorentina. malleabile si dice di un metallo che può essere
lavorato con facilità e ridotto in lamine sottili
macinare si dice dei pigmenti che vengono ridotti (per esempio l’oro e l’argento trasformati in foglia).
di granulometria; per macinare i colori si usavano Il lemma deriva dal latino ‘malleus’, martello, e
mortai, ‘macinelli’ e ‘macinacolori’. Le polveri ve- indica la proprietà di alcuni metalli di poter de-
nivano conservate in vasetti di terracotta, soprattutto formare la struttura cristallina senza rompere i le-
le ocre, ma anche in sacchettini fatti con scarti di gami del reticolo.
pelle conciata. “E macinare dicono i pittori, per
stritolare minutissimamente i colori sopra d’una malta miscela omogenea costituita da legante,
pietra col macinello, e poi incorporarli con acqua, aggregato e acqua che rappresentano i componenti
e con olio di noce o di lino, per renderli atti a fondamentali; l’acqua, opportunamente dosata,
poter dipingere” (Filippo Baldinucci, 1681). consente di impastare e amalgamare ottenendo
un insieme plastico, sufficientemente malleabile
macrofotografia tecnica fotografica impiegata e fluido; additivi e/o aggiunte sono funzionali a
per ottenere immagini ingrandite di oggetti o impartire particolari proprietà. La malta è il legante
loro dettagli di dimensioni ridotte. Si impiegano essenziale delle opere murarie. Sono da ricordare
speciali obiettivi, lenti addizionali o altri accessori la malta aerea, con legante a calce, che fa presa e
che permettono la focalizzazione dell’immagine indurisce tramite il processo di  carbonatazione

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 105

105 MARMO

in aria; le malte idrauliche, a legante cementizio marcire processo di degrado di un materiale or-
che fanno presa in presenza di acqua; la malta ganico che porta alla putrefazione e alla decom-
pozzolanica, usata principalmente in epoca romana, posizione, compromettendo gravemente la con-
che possiede entrambe le proprietà (idraulicità e servazione dei manufatti artistici. Di solito il fe-
carbonatazione). nomeno è accentuato dalla presenza costante di
umidità e colpisce in particolare supporti come
mancanza termine generico per indicare la perdita legno, carta e tela.
o caduta di parti di un manufatto, non descrivibile
con altre voci del lessico delle forme del degrado. ‘marciume’ detto anche  carie del legno, è il
Per le pitture murali e gli intonaci si preferisce il risultato dell’attacco di muffe che ne compromette
termine  lacuna. la durabilità. Utilizzato anche nell’accezione di
strato di sporcizia superficiale, misto a verniciature
mano termine gergale per strato, indica la  e ritocchi, ovvero per indicare supporti in gesso
stesura di un prodotto fluido, semifluido, plastico e in legno degradati per infiltrazione di umidità.
applicato su di una superficie. In genere è il risultato di un processo di decom-
posizione.
manutenzione complesso di operazioni destinate
ad assecondare le capacità di durata intrinseche a marezzatura aspetto dei legni e dei marmi la
un manufatto artistico e intese a evitare interventi cui superficie presenta linee e venature di colore
stressanti. È una forma di attenzione conservativa diverso da quello del fondo. Le marezzature naturali
costante che tiene conto anche dell’ambiente nel vengono imitate su tessuti, carte da parati e into-
quale l’oggetto è collocato. Comprende puliture naci. La venatura del materiale ne definisce anche
periodiche (anche semplici spolverature, o passaggi il pregio, soprattutto in ebanisteria. Dal XVIII
di cera nel caso dell’ebanisteria, disinfestazioni secolo in poi le venature vennero imitate con la
da piante e organismi vegetali nei siti archeologici), tecnica dello stucco marmorizzato ( scagliola).
verniciature, anche ridipinture leggere soprattutto Filippo Baldinucci (1681) definisce la venatura
nel caso delle tempere antiche e delle sculture marezzo, “lavoro fatto a onde … dall’Arte vengono
lignee policrome. tinti, quei fogli ripieni d’onde di varj colori, che
perciò si dicono comunemente marezzati; ed a noi
mappatura termine in uso nel campo diagnostico vengono di Francia, e di Fiandra”.
per indicare la localizzazione spaziale, sulla
superficie analizzata, di un analìta o di un elemento marmina nome dato alla polvere di marmo da
di studio (parametro fisico, chimico, biologico Cennino Cennini, da Giorgio Vasari (1568), da
ecc. misurato, stimato o osservato; forma di Giovan P. Lomazzo nel Trattato dell’arte della
degrado; materiale costruttivo o di restauro; so- pittura (1584) e da Andrea Pozzo nella Perspectiva
stanza o elemento chimico rilevato; ecc.), da cui Pictorum et Architectorum (1693-1702). Di colore
si ricava un’idea immediata della distribuzione e variabile dal grigio al rosa, secondo il tipo di
concentrazione. La mappatura degli elementi marmo utilizzato, veniva impiegata come pigmento.
chimici, per esempio, è un tipo di informazione Ha scarso potere coprente e modesta trasparenza;
ottenibile per campioni analizzati in  microscopia è usata, fra l’altro, come componente dello stucco
elettronica a scansione, ma anche con altre tecniche e delle malte, conferendo levigatezza e brillan-
di ‘imaging’ ( spettroscopia di immagine). tezza.

marca o filigrana. Segno grafico che viene impresso marmo roccia metamorfica con struttura cristallina,
sulla carta; fornisce informazioni sulla cartiera di tessitura granulare e aspetto saccaroide. Relativa-
produzione o sul committente. È stato un marchio mente facile da lavorare e da lucidare. Fra le
di certificazione degli artigiani di Fabriano a varietà più preziose quello di Carrara o statuario
partire dalla fine del XIII secolo. lunense, di colore bianco e grana fine, che si

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MARMORATO 106

ricava da varie località delle Alpi Apuane (è uno ampiezza, di materiale torbido, bruno-rossastro.
dei cosiddetti marmi puri, formati da sola calcite), Sotto il profilo conservativo tende a trattenere ri-
 bardiglio, di colore grigio azzurro, il marmo  levanti quantità di acqua, favorendo i processi di
cipollino delle Apuane, il marmo mischio o ‘porta- degrado legati all’imbibizione; si osservano anche
santa’; infine tutti i marmi provenienti dalle cave diffusi fenomeni di dilavamento e decolorazione.
greche, come il marmo di Paros, candido e
cristallino. Anche le venature del marmo furono marra utensile, di forma simile alla zappa, im-
apprezzatissime per la possibilità di essere sfruttate piegato nei lavori di muratura per la preparazione
sotto il profilo estetico. Diversamente dalla clas- e manipolazione delle malte.
sificazione petrogenetica, la classificazione mer-
ceologica secondo la Norma Uni 8458 - Prodotti ‘marouflage’ tecnica di distacco degli affreschi
Lapidei considera “marmi” sia i marmi propriamente impiegata in Francia nel sec. XIX; il nome deriva dal
detti (calcari metamorfici ricristallizzati) sia tutte verbo ‘maroufler’ nell’accezione di fissare una pittura
le rocce cristalline, compatte e lucidabili, preva- sulla tela con la colla di ‘maroufle’; di questo
lentemente costituite da minerali di durezza Mohs collante, il cui uso è ricordato dalle fonti francesi
dell’ordine di 3-4 (calcite, dolomite, serpentino): fin dal 1688, non si conoscono gli ingredienti.
quindi marmi metamorfici, serpentiniti e oficalciti,
calcari compatti lucidabili, alabastri e rocce eva- martellina o martellino, utensile da muratore
poritiche. composto da un manico corto e una testa bipenne,
una a taglio e una a punta, usata nella sbozzatura
marmorato o marmorizzato. Termine generico delle pietre da spacco e nella picchiettatura di
che indica una superficie trattata a imitazione del pareti intonacate, decorate o meno, per l’  an-
marmo; intonaci a base di calce e polvere di coraggio di nuovi intonaci di finitura.
marmo, lucidati, a volte anche opportunamente
pigmentati, possono assumere tale aspetto finanche martellinatura o picchiettatura, spicchettatura.
a simulare le venature e le policromie naturali dei È una tecnica di leggera picchiettatura eseguita
marmi. con un utensile appuntito o tagliente come la 
martellina o il  malepeggio, volta a rendere sca-
marmorino o marmorina, è un tipo di malta pre- brosa una superficie muraria intonacata, spesso
parata con un impasto di calce e polvere di dipinta, per creare punti di ancoraggio per un
marmo, usata come stucco per superfici di rivesti- nuovo intonaco o una nuova pittura.
mento, zoccoli, gradini ecc. e come intonaco
nella pittura murale romana. martello strumento di origine antichissima ca-
ratterizzato da un massello metallico forato da un
marmorizzazione tecnica con la quale si riproduce ‘occhio’, nel quale si innesta l’impugnatura. Ha
artificialmente l’aspetto dei marmi, delle  brecce svariati campi di applicazione, dalla cavatura di
e delle pietre dure utilizzando prevalentemente pietre a strumento di carpenteria lignea e metallica,
stucco colorato e marezzato, ottenuto con processi per scultori, orafi, fabbri e fonditori, per la tap-
di lavorazione che variano in relazione alle aree pezzeria.
geografiche e alle singole botteghe. Il termine
marmorizzazione si usa anche per indicare un tipo maschera o mascherina, elemento protettivo co-
di lavorazione del vetro con caratteristiche simili. stituito di garze di cotone montate su una struttura
sagomata, che si trattiene sul viso per mezzo di
‘marmo rosso’ tipo di marmo impiegato come una cinghia elastica; protegge dall’inalazione di
pietra da costruzione prevalentemente a Firenze particelle di polvere ma non è efficace nei confronti
(è presente nel complesso di Santa Maria del Fiore delle sostanze tossiche, per le quali sono state
e nel Battistero), composto mineralogicamente realizzate maschere di gomma fornite di capsule
da marne del Sugane con venature di notevole filtranti.

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107 MATERIE COLORANTI

maschio porzione di incastro destinato a essere durezza, elevato modulo elastico, bassa densità e
inserito in modo solidale nel pezzo corrispondente; bassa tenacità. Molto fiorente la ricerca e la pro-
molto usato in lavori di carpenteria e falegnameria, duzione di materiali ceramici per applicazioni in-
evita l’impiego di chiodi e viti. dustriali avanzate, tra i materiali tradizionali si ri-
cordano le terrecotte, i laterizi, le faïences, le
masonite materiale costituito da fibre di legno maioliche, le terraglie, le porcellane e il grès. Per
compresse, usato per l’isolamento degli interni e la classificazione dei prodotti ceramici si tiene
commercializzato in forma di pannelli che sono conto dei criteri storici e tecnologici.
stati impiegati, fra l’altro, per la risupportazione
di affreschi staccati. Per masonite si intende materiali di restauro tutti i materiali naturali,
anche un minerale (alluminosilicato di magnesio artificiali e sintetici impiegati per le attività di
e ferro), anche se attualmente il termine è andato restauro (consolidamento, rintelatura, foderatura,
in disuso, e il minerale si identifica più propriamente pulitura, ecc.). La scelta dei materiali di restauro
con il nome cloritoide. deve tenere conto dei principi di  reversibilità,
compatibilità chimico-fisica con i materiali originali
massicot chimicamente monossido di piombo, è dell’opera, inerzia chimica e durabilità; occorre
un pigmento artificiale giallo simile al  litargirio. anche valutare l’effetto dell’invecchiamento nel
Alcuni autori li ritengono sinonimi, ma abitualmente tempo e la  biosuscettibilità. Le schede tecniche
per massicot si intende il monossido di piombo di accompagnamento riportano tutte le caratteri-
ottenuto scaldando a circa 300 °C il bianco di stiche del prodotto di restauro, con annotazioni
piombo, mentre il litargirio è il prodotto diretto circa le modalità di applicazione e le possibili
dell’ossidazione del piombo fuso. Il massicot ha controindicazioni.
le stesse caratteristiche chimiche del  bianco di
piombo. materiali eburnei classe di materie organiche
(in realtà composte per 2/3 da sostanze minerali e
mastice resina naturale ricavata da una pianta per 1/3 da sostanza organica), cui appartengono l’
anacardiacea, Pistacia lentiscus, che viene com-  avorio e i denti di alcuni mammiferi e altre so-
mercializzata in lacrime, piccole gocce di colore stanze di aspetto simile. Sono lavorati con tecniche
paglierino chiaro. È solubile in trementina, etere, artigianali come l’intaglio e l’incisione, anche
alcol e idrocarburi. È stato impiegato come com- associate a tinture e decorazioni pittoriche della
ponente resinoso di base per la produzione di superficie. Occorre ricordare anche l’avorio vegetale,
vernici trasparenti, giallo chiare ed elastiche. La che ha un aspetto molto simile a questi materiali,
resina mastice tende a ingiallire col tempo. È ma è ricavato da alcune piante tropicali. I materiali
usata come medium di pigmenti nel restauro pit- eburnei sono soggetti a vari tipi di alterazioni:
torico o in emulsione con tempere. Nell’arte lacune, fratture, fenditure, scheggiature, fenomeni
musiva, nella tarsia (lignea, tradizionale e ‘a di decoesione, deformazioni, degradi entomatici,
toppo’) e nell’intaglio viene usata come collante microbiologici, alterazioni cromatiche e macchie.
per l’adesione delle tessere sul supporto. Sinonimo
di adesivo molto tenace. materiali lapidei artificiali si definiscono i
prodotti ottenuti per lavorazioni tecnologiche di
‘mat’ termine francese entrato nell’uso per indicare materie prime minerali; sono le malte, i calcestruzzi,
una superficie opaca. i  materiali ceramici, i vetri ecc.).

materiali ceramici tutti i prodotti ottenuti per materie coloranti termine generale comprendente
cottura ad elevata temperatura (900-1400 °C) di tutte le sostanze capaci di impartire colore ai
impasti minerali composti principalmente di argilla supporti utilizzati a fini artistici e non (tessuti,
e acqua. In generale sono caratterizzati da elevate dipinti, mosaici, maioliche ecc.). Si dividono in
temperature di fusione, inerzia chimica, elevata naturali e artificiali. I materiali naturali possono

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MATRICE 108

essere minerali (inorganici), vegetali e animali olio di lino in uso nel XIX secolo. È conosciuta
(organici). Un’ulteriore suddivisione è quella in anche come ‘vernice inglese’, imita la patina e com-
pigmenti, coloranti e lacche. I  pigmenti com- pensa gli squilibri dovuti alle verniciature antiche.
prendono una grande varietà di composti chimici
generalmente sotto forma di polvere che devono melassa liquido denso estratto dal succo della
essere sospesi, come particelle discrete, in un canna da zucchero e della barbabietola, adoperato
mezzo disperdente detto  legante o  medium come emolliente nella preparazione delle imprimiture
senza reagire chimicamente. I  coloranti, vice- e della pasta da  rintelatura. Come additivo
versa, sono sostanze usate in soluzione acquosa o delle malte ha funzione ritardante sui tempi di
disperse nei principali leganti in modo da reagire presa e indurimento.
chimicamente con questi. Le  lacche sono co-
stituite da un colorante organico precipitato Melinex® o mylar. Polimero acrilico sintetico, di-
assieme a un substrato che è normalmente insolu- sponibile in fogli di vari spessori che nel campo
bile, semitrasparente, inorganico, inerte e funge del restauro possono venire applicati sulla superficie
da supporto che dà corpo. di un manufatto o su un impacco superficiale, per
mantenere umide piccole porzioni sottoposte a
matrice può essere considerata il supporto nella trattamenti di pulitura con supportanti. È comu-
tecnologia di stampa: è infatti la lastra di legno, nemente usato anche per disegnare per trasparenza
di metallo o di pietra su cui viene scolpito, inciso profili, rilievi e mappature di stati di conservazione
o dipinto il disegno che si vuole riprodurre. Può (difetti, cadute, lacune, abrasioni) dalle superfici
essere preparata in negativo o in positivo a di dipinti o altri oggetti.
seconda della tecnica impiegata ( incisione).
Nell’incisione a  bulino il metallo preferito per membranaceo sinonimo di pergamenaceo. Il
la matrice è il rame, per le sue caratteristiche di termine identifica tutti i materiali e i supporti in
durezza, malleabilità e facilità di lavorazione.  pergamena.

mazzuolo strumento usato sia per la scultura la- menisco nella meccanica e dinamica dei fluidi si
pidea che in falegnameria. Di forma analoga alla definisce menisco la superficie libera di un liquido
mazza, ma più leggero e maneggevole, può essere in prossimità delle pareti del contenitore, curvata
costruito con materiali diversi: rispetto al martello a causa della  tensione superficiale. Il menisco
ha una superficie di percossa maggiore. È citato di un liquido bagnante (acqua) è concavo mentre
da Filippo Baldinucci (1681): “e con tal nome quello di un liquido non bagnante (mercurio, olio)
chiamano li scultori e scalpellini, quel martello di è convesso.
ferro senza tempera, col quale essi lavorano”.
mercurio metallo pesante che a temperatura
mecca vernice trasparente di varia composizione ambiente si trova allo stato liquido. Il simbolo
impiegata per ripassare superfici argentate, per chimico che lo contraddistingue, Hg, ha etimo
dar loro l’aspetto dell’oro ( argento meccato). È latino ‘hidrargirium’; conosciuto fin dall’antichità
stata impiegata fino dal Rinascimento. col nome di ‘argento vivo’, scioglie molti metalli
formando un  amalgama; in natura si trova
meccatura tecnica di stesura della vernice detta unito all’oro e all’argento in forma nativa e come
 mecca su superfici di stagno o di argento per solfuro nel  cinabro. Il nome deriva da quello
ottenere un effetto ottico simile alla doratura del pianeta Mercurio con cui gli alchimisti mettevano
( oro). in relazione il metallo; è stato impiegato nella
tecnica della doratura per sciogliere l’oro.
medium  legante
mestica erroneamente indicato come strato su-
‘megilp’ mistura di vernice e mastice sciolta in perficiale colorato della preparazione di un dipinto

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109 MICA

( imprimitura), è una vera e propria preparazione, della sua vicenda conservativa, attraverso il quale
ottenuta con aggiunta di materie grasse alle colle, viene impostato un problema conservativo o un
che produce una maggiore flessibilità del supporto intervento di restauro. Nella Teoria del restauro di
in tela. Nelle mestiche il gesso è sovente sostituito Cesare Brandi (1963) il restauro era definito “mo-
dalle terre. mento metodologico di riconoscimento delle ca-
ratteristiche materiche dell’opera d’arte”. Inteso
‘mesticare’ uso di aggiungere o mescolare anche come procedura di trattamento: per esempio
sostanze di natura grassa, come oli siccativi, il ‘metodo Pettenkofer’ ( Pettenkofer, metodo),
resine, amidi o farine alle colle, per ottenere pre- il ‘metodo del bario’ ecc.
parazioni grasse flessibili, più adatte ai supporti
in tela che, non essendo rigidi, sono per loro messa in sicurezza insieme degli accorgimenti,
natura più soggetti ad essere piegati e deformati. interventi e prescrizioni che servono a garantire
la conservazione di un manufatto artistico o di
metallizzazione termine generico per indicare un sito storico e monumentale proteggendolo da
l’applicazione di foglie d’oro o di altro metallo su fattori di pericolosità che ne possono minacciare
fondi pittorici o su superfici decorative ( doratura l’integrità o aggravare il precario stato di conser-
e  argentatura). Nell’ambito della tecniche di vazione. Il termine si riferisce anche alla sicurezza
indagine diagnostica, il termine allude alla fase di sui cantieri di restauro, secondo le vigenti nor-
copertura (‘coating’), con oro o in alternativa con mative.
polvere di grafite, di campioni non conduttivi per
propria natura, da sottoporre ad analisi in  mi- ‘mezzo fresco’ lemma in uso nelle fonti e nella
croscopia elettronica a scansione. letteratura artistica per indicare dipinti murali
parzialmente eseguiti a fresco e ritoccati a secco.
metallografia indagine tesa a rivelare le carat-
teristiche strutturali e la costituzione dei materiali mezzotinto o mezzatinta. Tecnica calcografica
metallici. Si esegue su campioni in sezione lucida diretta, detta anche ‘incisione alla maniera nera’ o
sotto microscopio in luce riflessa normale o pola- ‘stampa a fumo’, la cui invenzione è attribuita a
rizzata mediante attacco chimico selettivo degli Ludwig von Siegen di Utrecht nel 1642. La lastra
elementi strutturali. di rame viene granita e irruvidita con una mezzaluna
dentata che produce sulla superficie un denso re-
metamerismo fenomeno ottico per cui due ma- ticolo di segni e barbe, per cui, se la lastra
teriali che appaiono di colore identico sotto certe venisse inchiostrata in questa fase, ne risulterebbe
condizioni di illuminazione risultano diversi al in stampa un foglio nero. Il disegno risulta da un
cambiare dello spettro illuminante. Nel campo del processo in negativo: l’incisore disegna sul fondo
restauro è un fenomeno da tenere in considerazione scuro, raschiando e asportando le barbe con un
nella scelta dei materiali e delle modalità di ese- raschietto a dentatura molto fitta (fino a 40
cuzione dei ritocchi pittorici: un’integrazione può dentini per centimetro), ottenendo infinite sfu-
risultare non percepibile alla luce bianca, ma mature di grigio. I bianchi si ottengono levigando
sotto illuminazione artificiale può avere effetti ancora la lastra con un brunitoio.
ottici diversi, rivelandosi all’osservatore.
mica nome generico di minerali appartenenti a
metodica dei cunei nel restauro dei supporti un gruppo di fillosilicati di alluminio e di metalli
lignei soggetti a deformazioni e spaccature, inse- alcalini o di magnesio e di ferro, contenenti anche
rimento di tasselli sagomati in aperture provviste gruppi ossidrili e fluoro. Hanno la proprietà di
di un profilo a V. sfaldarsi in lamine sottili e brillanti, untuose al
tatto. Le miche sono presenti in molti tipi di
metodo procedimento logico-analitico basato rocce; marcano spesso i piani di  scistosità di
sullo studio del manufatto, dei suoi materiali e rocce quali le ardesie.

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MICRO- 110

micro- prefisso che indica la milionesima parte; alla millesima parte del millimetro. La grandezza
in notazione scientifica si indica come 1·10-6. micron si usa in particolare per esprimere le lun-
Presente in moltissime parole per indicare una di- ghezze d’onda nell’  infrarosso e, più raramente,
mensione molto piccola. nel  visibile.

microcarotatrice strumento di guida di una microonde onde elettromagnetiche comprese nella


piccola punta cava che si utilizza ruotandolo e af- regione tra 1 e 1000 mm. In campo artistico le mi-
fondandolo nel materiale da prelevare ( carota). croonde sono attualmente allo studio per valutarne
Questo attrezzo è impiegato per eseguire prelievi l’utilizzazione nell’eliminazione di insetti xilofagi.
globali da un materiale stratificato: la punta si
riempie e il campione viene successivamente estruso microorganismi lemma generico che riunisce
e selezionato; la rotazione della punta può essere tutti gli organismi biologici, sia vegetali che
manuale o azionata da un motorino elettrico. animali; si dividono in autotrofi (alghe e licheni)
e eterotrofi (funghi e batteri). Quando incontrano
microclima lemma che comprende tutti i parametri un ambiente ideale sia come composizione del
climatologici che determinano lo stato di un am- substrato che per condizioni climatiche, si insediano
biente limitato, sia esterno che interno. Il clima su reperti archeologici, opere collocate all’aperto
di un laboratorio, di un ambiente espositivo per- e in ambienti umidi, manufatti conservati in mi-
manente o temporaneo può avere un’incidenza croclimi non controllati, formando vere e proprie
fondamentale nella conservazione di un manufatto. colonie.
Gli oggetti possono anche essere conservati per
lunghi periodi in ambienti nei quali venga mantenuto microsabbiatrice apparecchiatura per la  sab-
un microclima artificiale idoneo alla loro conser- biatura di precisione utilizzata per la pulitura di
vazione. Tendenzialmente i danni maggiori sono superfici solide di estensione limitata (statue in
dovuti ad escursioni repentine e non controllate marmo, numismatica archeologica, metalli).
dei parametri termoigrometrici ambientali.
microscopia elettronica a scansione (Scanning
microfotografia tecnica fotografica che permette Electron Microscope, SEM) tecnica di microscopia
di ottenere immagini fotografiche di oggetti o che impiega come sorgente illuminante un fascio
dettagli con dimensioni molto ridotte grazie al- focalizzato di elettroni accelerati. Può superare i
l’associazione di una macchina fotografica o di un 200.000 ingrandimenti; l’impatto degli elettroni
corpo macchina ad un microscopio. sulla superficie del campione genera una serie di
fenomeni caratteristici degli elementi presenti
microidrosabbiatrice sabbiatrice che consente che possono venire registrati ( catodolumine-
di realizzare interventi di pulitura di precisione scenza, elettroni retrodiffusi, spettrometria X a di-
mediante un doppio getto a pressione continuo di spersione di energia, spettrometria X a dispersione
polvere abrasiva e acqua. Il mezzo acquoso attenua di lunghezza d’onda). Necessita che campioni non
l’effetto abrasivo delle polveri favorendone un conduttivi per propria natura vengano sottoposti
maggior controllo; inoltre contribuisce a raffreddare preventivamente a  metallizzazione.
la superficie di lavoro, riscaldata per effetto del-
l’attrito delle particelle. microscopia ottica tecnica di osservazione rav-
vicinata di oggetti. Il microscopio permette di in-
microlacune lacune appena visibili a occhio grandire i campioni investigati tramite un sistema
nudo o solo grazie all’ausilio di uno strumento di di due o più lenti (oculare e obiettivo). È necessario
magnificazione (lente, microscopio). che il campione sia illuminato. In base alla sua
posizione rispetto alla sorgente, esso può riflettere
micron o micrometro (μm), unità di lunghezza la luce (microscopia ottica in luce riflessa in
corrispondente alla milionesima parte del metro o campo chiaro e scuro) o esserne attraversato (mi-

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111 ‘MINIMO INTERVENTO’

croscopia ottica in luce trasmessa). In campo arti- secolo in poi come ingrediente plastificante per
stico la microscopia ottica, oltre che per lo studio la preparazione delle colle, dei leganti, anche di
di campioni prelevati dall’opera ( analisi), può imprimiture, cui conferisce maggiore flessibilità,
essere utilizzata sia per l’osservazione diretta del- in alternativa alla cera. Giovanni Secco Suardo
l’opera ( analisi non invasiva) che come mezzo (ed. 1894) ne suggerisce l’impiego come emolliente
ausiliario di ingrandimento durante fasi particolar- nella pulitura dei dipinti. Come la  melassa, è
mente delicate di operazioni conservative. un additivo ritardante per le malte.

microscopia ottica al polarizzatore o in ‘miglioramento’ espressione frequente nella let-


luce polarizzata. Sfrutta un fascio di  luce pola- teratura sul restauro per indicare un intervento di
rizzata passante per un primo filtro (nicol polariz- conservazione che tende a ‘migliorare’ la godibilità
zatore) che attraversa il campione osservato e di un dipinto. Corrisponde al gusto amatoriale e
viene intercettato da un secondo filtro polarizzatore sottintende l’impiego di ridipinture e correzioni
(nicol analizzatore); entrambi i filtri sono orientabili dell’originale.
secondo due modalità: nicols paralleli o incrociati
(in questo caso con orientazione reciproca a 90°). miniatura o alluminatura, illuminatura. Tecnica
Molto usato per le analisi petrografiche in  di pittura a tempera su supporti pergamenacei e
sezione sottile, consente di classificare una roccia, cartacei, spesso arricchita con dorature, che
osservandone le componenti minerali e le fasi di prevede anche l’uso di inchiostri. Il termine deriva
alterazione, nonché di stimarne la porosità. È una dall’uso del cinabro (noto anticamente come ‘mi-
tecnica di ampio impiego anche per lo studio di nium’) per dipingere di rosso le iniziali dei codici.
malte e manufatti ceramici; può essere comple- L’uso di lacche alluminate, ovvero di principi co-
mentare all’osservazione di sezioni lucide in mi- loranti supportati da allume di rocca, pare aver
croscopia ottica per lo studio degli intonaci e originato i sinonimi di alluminatura e illuminatura.
delle pitture murali.
‘minimo intervento’ orientamento di metodo
midolla di pane o mollica, fino al sec. XIX si nel restauro di beni culturali mobili, policromie,
usava nella pulitura degli affreschi dalla polvere, superfici architettoniche, strutture monumentali,
direttamente strofinata secondo la lezione di Gio- manufatti archeologici, che mira alla conservazione
vanni Secco Suardo (ed.1866 e 1894), intrisa e al mantenimento dell’integrità dell’opera senza
d’acqua o di altri ingredienti come aceto, ‘latte comprometterne la leggibilità e la veridicità storica
sburrato’, acqua di calce ecc. secondo la descrizione e artistica: limitando l’invasività dell’intervento
data da Ulisse Forni (1866). di restauro; calibrando attentamente l’introduzione
di materiali e procedimenti tecnici estranei all’opera
midollo parte centrale del tronco di un albero, d’arte in relazione alla loro efficacia e necessità
interno al  durame dal quale è poco differenziabile, applicativa; controllando quantitativamente e qua-
di dimensione variabile in relazione alla specie le- litativamente le diverse tipologie di intervento
gnosa e all’età della pianta. L’eccentricità del adottate; preferendo interventi modificativi del
midollo con conseguente ovalizzazione della sezione contesto ambientale di esposizione del manufatto
è una delle anomalie di forma del fusto di un a interventi diretti su di esso. Più in generale e da
albero; nei legni a struttura anomala il midollo un punto di vista tecnico, la scelta meno invasiva
(parenchima primario) è da considerarsi un ‘difetto’, relativa a materiali e metodi di conservazione
caratterizzato da modeste resistenza meccanica e consiste nel privilegiare la selezione di prodotti
durabilità. di intervento più calibrati (agenti di pulitura,
adesivi, consolidanti, protettivi), metodi meno
miele alimento fluido prodotto dalle api, gli zuc- drastici di tensionamento (ad esempio la foderatura
cheri semplici, fruttosio e glucosio, ne costituiscono perimetrale a strip delle tele e dei tessili, traverse
la maggior parte (85-95 %); usato dal XVIII ammortizzate per i supporti delle tavole), l’uso di

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MINIO 112

protettivi temporanei come il ciclododecano per con effetti nelle operazioni di pulitura non sempre
aree sensibili e tutti gli accorgimenti relativi al- ottimali a causa di una non omogenea azione sol-
l’ambiente di conservazione. In tal senso, ad es., vente sulla superficie trattata.
è da intendersi il ricorso al monitoraggio e controllo
microclimatico dei parametri termoigrometrici am- mistura miscela di pece greca, cera gialla e
bientali ai fini della stabilità strutturale di un polvere di marmo bianco impiegata nel restauro
supporto pittorico evitando così interventi diretti integrativo della statuaria. Più genericamente,
sul supporto stesso. La filosofia del minimo inter- qualsiasi miscela usata per restaurare manufatti
vento si intreccia con le strategie della  conser- artistici; per gli oggetti lignei di scavo si usa, fra
vazione preventiva. Nella scelta delle modalità di l’altro, alcol misto a etere e resine.
intervento più appropriate, l’operazione critica
del minimo intervento presuppone un’approfondita misura rapporto tra una grandezza (fisica, mate-
conoscenza del manufatto (caratteristiche materiche matica, temporale) e una grandezza, omogenea
e tecniche, valenze storico-artistiche, stato di con la prima, scelta come riferimento. A quest’ultima
conservazione, storia conservativa) e deve perseguire grandezza viene convenzionalmente attribuito il
la riconoscibilità dell’intervento di restauro che valore unitario, divenendo l’unità di misura per
non deve mai risultare imitativo, falsificante o quella determinata grandezza.
predominante nei confronti dell’opera.
modellare tecnica di lavorazione di un materiale
minio miscela di ossido e biossido di piombo plastico, come cera, argilla, stucco, plastilina; si
preparata artificialmente, di colore arancione contrappone al lemma scolpire col quale si intende
opaco; in uso nei dipinti dal XIII al XIX secolo, propriamente l’azione di lavorare un materiale
ma non nella pittura murale perché non ha duro come pietra, osso e avorio, o di intagliare il
resistenza all’ambiente alcalino della calce e al- legno.
l’umidità. Cennino Cennini avverte: “... chè sse
l’adoperi in muro, chome vede l’aria subito diventa modello in generale ciò che l’artista intende
nero e perde suo cholor”. Non va confuso con il ritrarre o riprodurre: “Modello dicesi anche pro-
‘minium’ latino, che corrisponde al  cinabro. priamente a uomo, o donna, che nell’Accademia
del disegno nudo, o vestito stà fermo per esser …
MIR  infrarosso medio ritratto al naturale” (Filippo Baldinucci, 1681).
Nella scultura in pietra si intende un manufatto in
miscelare mescolare insieme sostanze di natura terracotta o cera, di piccole dimensioni, eseguito
diversa per ottenere composti o effetti omogenei dall’artista (ed eventualmente elaborato in diverse
(il termine si usa in relazione a colori, pigmenti, redazioni o bozzetti), dal quale si riportano sul
vernici ecc., dai quali si ottiene una miscela). blocco di pietra le misure in scala maggiore;
talvolta anche modello in gesso a scala reale. In
miscibilità proprietà di due sostanze di solubi- pittura il disegno preparatorio costituisce la prima
lizzarsi completamente l’una nell’altra, senza co- idea creativa di un’opera, elaborata a partire dallo
stituire nuove fasi; proprietà particolarmente im- schizzo al disegno finito, che ne costituisce il
portante per la scelta dei solventi da impiegare modello da riportare su tela o tavola, oppure per
nel restauro. realizzare il cartone.

missione  oro a missione ‘modello magro’ ne è stato ipotizzato l’uso


nella tecnica della fusione diretta relativamente
‘mista’ soluzione di alcol e trementina frequen- ai bronzi di Riace: si tratta del passaggio dal
temente applicata nel XVIII e nel XIX secolo sui modello originale al modello per la fusione.
dipinti a olio per asportarne le vernici. Più gene-
ricamente allude a mescolanze di diversi solventi, modulo misura sulla quale si basavano fin dal-

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113 MORELLONE

l’antichità le caratteristiche compositive di un gnetica costituita da fotoni della stessa frequenza.


manufatto o di una architettura (rapporto fra le La luce coerente emessa dai  laser è monocro-
varie parti di un edificio); modulo per la scultura matica.
è la dimensione anatomica media del corpo umano.
Secondo lo storiografo Giorgio Vasari i pittori e monocromo caratteristica di un materiale o ma-
gli scultori del XV e XVI secolo si costruivano nufatto dipinto con un solo colore utilizzandone
piccoli manichini di legno per studiare le caratte- le sfumature. Stesura cromatica caratterizzata dal-
ristiche dei corpi umani. l’impiego di un solo colore o di una sola tonalità
con forti effetti di chiaroscuro, nota come ‘grisaille’.
mogano grande albero tropicale della famiglia Nel restauro dei dipinti le integrazioni a monocromo
delle Meliaceae; legno esotico impiegato in ebani- ( integrazione,  ‘neutro’), oggi quasi del tutto
steria per lavori di impiallacciatura; ebbe grande abbandonate, consistevano nel lasciare la lacuna
fortuna nel XVIII secolo. Non attaccabile dai tarli, in vista qualora essa non interferisse nella recezione
possiede una ottima lavorabilità: opere di intaglio dell’immagine.
di precisione si conservano molto bene nel tempo.
montaggio serie di operazioni che permettono
mola utensile di materiale abrasivo utilizzato per di mettere insieme i vari elementi di un oggetto,
la lavorazione di manufatti in metallo di piccole ovvero di un manufatto (montare un dipinto sul
dimensioni, ma anche per l’asportazione di residui telaio, per esempio). Il termine si usa anche in
truciolari (per esempio di oro in foglia); strumento alternativa a incorniciatura.
impiegato nell’intaglio dei cammei e in genere
nella glittica, nell’incisione di vetri e cristalli, montante elemento di un supporto ligneo tavolato
degli smalti, della tarsia in pietra. composto di varie traverse, che ha una direzione
parallela rispetto alle tavole.
molatura intervento di abrasione, incisione o
taglio eseguito con la  mola. morchia residuo dell’olio di oliva usato per la pre-
parazione di saponi e di grassi. Lemma in uso per
mollica parte interna e molle del pane. Utilizzata descrivere residui di olio minerale o vegetale di lu-
per cancellare il tratto a matita e per attenuare brificazione di parti in movimento. A causa della
colorazioni troppo intense, è usata nelle operazioni varietà di sostanze contenute (particolato, sostanze
di pulitura dei dipinti. ossidate e acide) può essere molto dannoso per
manufatti che vi vengono in contatto (campane,
monitoraggio attività di controllo nel tempo strumenti scientifici d’epoca, armi e armature).
dello stato di conservazione e delle proprietà ma-
teriche, morfologiche, estetiche e strutturali di mordente sostanza usata per impregnare fibre
manufatti artistici e architettonici e delle eventuali vegetali e animali (tessuti, pelli ecc.) prima della
modificazioni occorse in un dato intervallo tem- tintura: i coloranti impiegati devono essere capaci
porale, mediante l’impiego di strumentazioni di reagire con essa per dare un composto insolubile.
singole o sistemi e reti costituite da più strumen- I mordenti più usati sono alcuni idrossidi metallici
tazioni, anche di tipo diverso. Il monitoraggio e il  tannino. Per mordente si intende anche
può consistere anche nell’esecuzione periodica, una sostanza impiegata per far aderire i metalli su
secondo una data procedura, di misurazioni e un supporto (per esempio l’oro sul legno) oppure
sperimentazioni di tipo chimico, fisico o biologico, un solvente usato per la pulitura delle superfici
avvalendosi anche di fasi di campionamento, seb- metalliche. Nella tecnica dell’  acquaforte è la
bene si prediligano sempre più tecniche di indagine soluzione usata per l’incisione delle lastre.
non invasive e/o di telerilevamento.
morellone minerale a base di ossido di ferro
monocromatica dicesi di radiazione elettroma- simile all’ematite, che corrisponde a una miscela

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MORSURA 114

di ocra rossa naturale e nero di carbone. Era tagliati e accostati a formare un disegno.
usato nella pittura murale medievale come fondo
preparatorio a fresco sul quale veniva stesa l’ mosaico minuto o romano, composto da tessere
azzurrite, il cosiddetto ‘azzurro dei cieli’. È cono- in pasta vitrea di piccolissime dimensioni, prodotto
sciuto anche come ‘caput mortuum’, vetriolo cotto a Roma tra la fine del Settecento e la metà del
o bruno inglese. XIX secolo, per decorare oggetti di dimensioni ri-
dotte, come tabacchiere e medaglioni.
morsura azione del  mordente su una superficie
preparata per la stesura del metallo in foglia o in MS  spettrometria di massa
polvere. Nelle tecniche incisorie è l’azione di inci-
sione per azione di un acido in cui è immersa la muffa lemma generico che indica alcune specie
lastra metallica ( bagno di morsura). In antico di funghi parassiti che possono attaccare manufatti
l’acido più usato era l’ ”acqua forte”, da cui il in legno, carta, tela ecc., provocando pericolose
termine  acquaforte per indicare la tecnica. forme di degrado. Le muffe attaccano gli adesivi
di origine vegetale come la pasta di amido e la
mortaio recipiente usato per contenere minerali, colla di farina (costituenti importanti dei manufatti
pigmenti o altre sostanze durante la triturazione e dei prodotti impiegati nel restauro); se vi si ag-
mediante il pestello. Mortai e pestelli potevano giungono sostanze in grado di aumentarne la vi-
essere di legno, di pietra, di marmo, di bronzo scosità gli attacchi delle muffe possono essere li-
ecc. secondo gli impieghi e i materiali con cui ve- mitati. Ulisse Forni (1866) ricorda che anche “un
nivano in contatto. affresco può essere muffato; la muffa può essere
tolta con spugna bagnata con ammoniaca molto
mosaico o arte musiva, opus musivum. Tipologia allungata”.
decorativa, molto usata in età romana e bizantina,
ottenuta seguendo un disegno prestabilito, con ‘muffato’ termine usato da Ulisse Forni (1866)
materiali diversi e di diversi colori (ciottoli, paste per indicare lo strato di sporco depositato sugli
vitree, frammenti di pietre, di laterizio ecc.) fissate affreschi ( muffa).
al supporto con stucco, mastice o malta cementizia.
Oltre all’applicazione diretta sul supporto da multiwax cera microcristallina, miscela paraffinica
decorare, è diffusa anche la tecnica della rivoltatura; di idrocarburi pesanti derivati dal petrolio; ha
il mosaico viene realizzato su un supporto tempo- punto di fusione compreso tra 72 °C e 85 °C; forma
raneo (legno o lavagna) e le tessere vengono al- una pellicola impermeabile usata per proteggere
loggiate su un leggero strato di gesso, quindi, una manufatti restaurati, specie oggetti di ebanisteria,
volta pronto, l’insieme viene ribaltato e collocato eburnei, archeologici, strumenti scientifici.
sul supporto definitivo, rimuovendo lo strato di
gesso usato per il fissaggio temporaneo. È occa- ‘mundator’ lemma latino con il quale a Roma
sionalmente documentato l’inserimento di conchiglie, nel XVI secolo si indicavano operai addetti alla
materiali semipreziosi e preziosi, vetri. spolveratura degli affreschi e dei dipinti, eseguita
con panni di lino o lunghe canne di bambù, al cui
mosaico a tessere varietà di mosaico composta apice venivano applicate code di volpe. Il pontefice
di piccoli elementi a forma approssimativamente Paolo III aveva affidato la manutenzione degli af-
cubica, di circa un cm di lato, accostati insieme freschi della Cappella Sistina a un gruppo di ‘mun-
per formare un disegno (detto anche opus tesselatum datores’ che lavoravano con continuità in Vaticano.
o alexandrinum). Fonti vaticane riportano che la condizione di
‘mundator’ era il primo gradino dell’apprendistato
mosaico a sezioni anche opus sectile. Varietà per divenire curatore e restauratore.
di mosaico ottenuto mediante diversi elementi di
marmo, pietre o vetri di varie dimensioni e colori, muratura o muro, parete. Struttura architettonica

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 115

115 MYLAR

costituita da blocchi lapidei o laterizi o materiale la climatizzazione delle sale e la predisposizione


misto, giustapposti in filari regolari o ammorsati dei sistemi antifurto, allo scopo di consentire una
in modo irregolare, con o senza l’impiego di malte, piena e ottimale fruizione da parte del pubblico
secondo tecniche costruttive diverse a seconda nel rispetto delle esigenze conservative.
dell’epoca, dell’area geografica, dei materiali di-
sponibili e della destinazione d’uso. Nel campo mussola tessuto leggerissimo e morbido costituito
delle tecniche artistiche costituisce il supporto di di filati di cotone e di lana. Ha vaste applicazioni
elezione della pittura murale; la superficie può nel restauro, soprattutto nelle tecniche di 
essere rivestita da intonaci e stucchi che la nobi- distacco dei dipinti e delle pitture murali. È racco-
litano e qualificano. mandata da Giovanni Secco Suardo (ed. 1866 e
1894) per le operazioni di  intelaggio.
muriatico acido muriatico. Nome gergale che
indica una forma di acido cloridrico impura di mutilazione il termine allude agli interventi di
cloruro ferrico. Usato fin dal Medioevo in Islam, modifica eseguiti su dipinti e altri manufatti
deriva il suo nome dal latino ‘muria’, salamoia. artistici allo scopo di modificarne il formato per
ragioni di gusto o di collocazione, o per inserirli
museotecnia o museotecnica. Disciplina che vantaggiosamente sul mercato antiquario (predelle,
soprintende a tutti gli aspetti legati alla proget- teleri, ante di armadi, tele); anche smembrare se
tazione e all’allestimento per l’esposizione di ma- si tratta di un’opera di grosse dimensioni e con
nufatti artistici e archeologici in ambienti museali una struttura varia e complessa, per esempio un
e nel corso di mostre. Comprende la progettazione altare.
dei supporti e delle teche, l’articolazione dei
percorsi, la scelta e l’orientazione dell’illuminazione, mylar  Melinex®

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 116

n
NAA attivazione neutronica namento particolarmente dannose per la conserva-
zione dei manufatti. L’azione congiunta di umidità,
nafte solventi idrocarburici ampiamente utilizzati agenti complessanti e acidi accresce e accelera il
nel campo del restauro, che hanno un’azione degrado dei metalli, in particolare dei bronzi, dei
molto forte ma sono tossici e infiammabili. materiali lapidei porosi e delle murature. Camere
di corrosione o a nebbia salina sono utilizzate per
nano- prefisso che indica la miliardesima parte; determinare la resistenza di campioni di laboratorio
in notazione scientifica si indica come 1·10-9. alla corrosione, sotto l’azione di un ambiente alta-
Usato in molte parole per indicare una dimensione mente salino e corrosivo ricreato all’interno della
molto piccola, inferiore a  micro. cella di esposizione. Tali test consentono valutazioni
sulle proprietà di materiali (metalli, leghe, rivesti-
nanocalce sospensione di idrossido di calcio di menti metallici, vernici) impiegando processi di
dimensioni nanometriche, sciolto in alcool iso-  invecchiamento artificiale.
propilico; dispersione messa a punto dal Consorzio
per lo sviluppo di Sistemi a Grande Interfase nebulizzatore strumento impiegato per la di-
(CSGI) dell’Università di Firenze, brevettato come stribuzione di un liquido in gocce minutissime
 Nanorestore® per il consolidamento e la prote- (‘nebulizzato’) su una superficie da trattare. Co-
zione delle superfici dei dipinti murali. Il sistema stituisce l’ugello dei sistemi di trattamento di pu-
supera le difficoltà del consolidamento di intonaci litura delle superfici architettoniche mediante
basato sulla sola  acqua di calce poiché la con- acqua nebulizzata ( nebulizzazione). I nebuliz-
centrazione di idrossido di calcio è nettamente zatori possono essere utilizzati anche per l’appli-
maggiore, pur restando ottimale il grado di pene- cazione di vernici e fissativi con la tecnica a
trazione nella porosità dell’intonaco. spruzzo o per nebulizzazione.

nanometro (nm) unità di lunghezza corrispondente nebulizzazione riduzione di un liquido in gocce


alla miliardesima parte del metro o alla milionesima minutissime ottenuta facendo passare il liquido at-
parte del millimetro o alla millesima parte del mi- traverso un ugello con sezione di passaggio molto
cron. La grandezza nanometro si usa in particolare ristretta, creando così un getto ad alta pressione. È
per esprimere le lunghezze d’onda nel  visibile e impiegata nei trattamenti di pulitura di superfici
nell’  ultravioletto. architettoniche con acqua nebulizzata, per la rimo-
zione di depositi superficiali poco coerenti o coerenti,
Nanorestore®  nanocalce più o meno adesi al substrato. Una pioggia di goc-
cioline d’acqua con diametro di circa 80-120 μm
nano-particelle particelle dell'ordine di grandezza viene distribuita mediante ugelli orientabili, fissi o
del miliardesimo di metro; sono un esempio le par- rotanti; l’azione si esplica per ruscellamento sulle
ticelle di idrossido di calcio nella  nanocalce. superfici da trattare. Impiegata anche per rimuovere
i residui di trattamenti chimici e di impacchi, è af-
nebbie saline fenomeni di condensa che avven- fiancata anche da altri metodi di pulitura (micro-
gono prevalentemente in ambienti marini salmastri sabbiatura di precisione, impacchi ad azione chimica
o in altri fortemente inquinati da sali come solfatare e biologica) per una maggiore efficacia su varie ti-
e stazioni termali. Possono produrre fonti di inqui- pologie di depositi e nelle zone di sottosquadro.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 117

117 NIELLATURA

neri animali pigmenti a base di composti car- nero di vite pigmento appartenente al gruppo
boniosi, ottenuti dalla carbonizzazione di ossa o dei  neri vegetali; nei ricettari antichi veniva
corna di animali; contengono fosfato di calcio e descritta la carbonizzazione a fuoco basso di sar-
carbonato di calcio. Hanno vasto impiego nella menti di vite potati, interrotta dalla brusca asper-
pittura murale. sione con acqua fredda di pozzo. Cennino Cennini
lo descrive come “colore negro e magro ed è de’
neri minerali pigmenti a base di composti car- perfetti colori che adoperiamo...”.
boniosi di origine minerale, che contengono anche
ossido di manganese; hanno ampia applicazione nerofumo o fuliggine, nero di lampada. Pigmento
nell’affresco. Cennino Cennini definisce questo artificiale appartenente al gruppo dei  neri ani-
pigmento “pietra negra”. mali, ottenuto per carbonizzazione di gas, sostanze
oleose e materiali organici le cui fuliggini venivano
neri vegetali pigmenti che provengono dalla poi raccolte (condensazione su vetro o lastra me-
carbonizzazione controllata di sostanze diverse, tallica); in passato era prodotto con la combustione
principalmente sarmenti di vite e noccioli di delle candele.
frutta; hanno tonalità tendenti al bluastro e sono
impiegati nella pittura murale. ‘nettàre’ lemma in uso nelle fonti e nella letteratura
sul restauro col significato di pulire dipinti e
nero d’avorio appartenente al gruppo dei  neri sculture. Filippo Baldinucci (1681) lo usa per “ri-
animali, è un pigmento derivato dalla carbonizzazione pulire, levar via le macchie e le brutture’.
in ambiente anossico di carni e avorio. “Fatto
d’avorio arso, che fa un nero profondissimo: serve ‘neutro’ termine con cui si indica un tipo di in-
per dipignere a olio”, così Filippo Baldinucci (1681). tegrazione delle  lacune, che vengono ricoperte
di un solo colore, e non prevede alcuna  rico-
nero d’ossa pigmento artificiale appartenente al struzione del tessuto figurativo originale.
gruppo dei  neri animali; diversamente dal 
nero d’avorio non contiene carbonati e fosfati di nichelatura tecnica di rivestimento di materiali
calcio. metallici con un sottile strato di nichel; può avere
scopo protettivo o decorativo. Da un punto di
nero di lampada noto anche come nerofumo, vista tecnico-funzionale, tale rivestimento rende
appartiene al gruppo dei  neri vegetali ed è for- le superfici più durevoli, maggiormente resistenti
mato da minutissime particelle di fuliggine e di al degrado, invecchiamento, ossidazione, corrosione
peci di idrocarburi incombusti. Nei ricettari antichi e usura; rivestimenti sottili migliorano le qualità
veniva descritta la sua produzione ottenuta con- estetiche e proteggono dalla corrosione; spessori
densando su un vetro, o una lastra metallica, il maggiori proteggono dall’abrasione e dall’usura.
fumo carbonioso di una lampada a olio. Cennino Un tempo eseguita per placcatura, può essere
Cennini avverte: “sottilissimo colore ... non bisogna realizzata per processo elettrolitico (solo su metalli)
triarlo [macinarlo]”. o per riduzione chimica (anche su materiali non
conduttori, come vetro e plastica).
nero di noccioli pigmento artificiale appartenente
al gruppo dei  neri vegetali, derivato dalla car- niellatura tecnica affine all’intarsio metallico e
bonizzazione di noccioli di frutta. tipica dell’oreficeria, che consiste nell’incidere col
bulino una lastra d’oro o di argento e riempire i
nero di seppia pigmento appartenente alla ca- solchi con un amalgama fuso di argento, rame,
tegoria dei  neri animali. È il colore contenuto piombo e zolfo ( niello). Una volta che l’impasto
in una vescichetta del mollusco omonimo, da cui si è raffreddato, la lastra viene levigata per far ri-
veniva estratto ed essiccato. saltare il disegno, la cui tonalità cromatica varia
in relazione alla quantità dei materiali disciolti

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 118

NIELLO 118

nella lega. Manufatti niellati non possono essere l’acido gallico, le cui soluzioni acquose a contatto
sottoposti a battitura, stiratura o altri trattamenti con l’aria ossidano acquistando colore bruno. De-
che presuppongano stress meccanici, senza dan- corticate e polverizzate con un pestello, le galle
neggiare di conseguenza la niellatura. venivano trattate con solfato di ferro e gomma
arabica per ottenere inchiostri ferrogallici.
niello lega metallica (amalgama) di colore nero a
base di argento, rame, piombo e zolfo, adottata nodo difetto del legno dovuto a un ramo morto e
nella tecnica della niellatura, fusibile a temperature indurito ricoperto dagli anelli di accrescimento
relativamente basse. Macinato e ridotto in polvere, annuale; attraversa il fusto in senso radiale. Durante
viene inserito all’interno dei solchi della lastra me- la stagionatura manifesta modalità di ritiro diverse
tallica incisa, dove viene fuso avvicinando il manu- da quelle del legno circostante; i nodi passanti,
fatto ad un fuoco “di legne verdi” così che “per la non di rado, si distaccano e lasciano veri e propri
virtù del calore fondendosi e scorrendo, riempie buchi. In passato le tavole destinate alla realizza-
tutti gl’intagli che aveva fatti il bulino” (G. Vasari, zione di supporti pittorici venivano ricavate cercando
1568); una volta raffreddato ed eliminando l’ecce- di evitare la presenza di questi difetti, che Cennino
denza con lime, raschiatoi, pomice e cuoio, appare Cennini chiama “groppi, o ver nodi, o altre mancanza
il disegno. Per estensione il termine è sinonimo di ch’avesse il piano della tavola” proponendo un
 niellatura e dei prodotti di tale lavorazione. metodo per risanarne i buchi.

NIR  infrarosso vicino non woven acronimo di  tessuto non tessuto

nitrocellulosa estere nitrico della cellulosa. De- NORMAL Acronimo di NORmalizzazione MAnufatti
rivato artificiale della  cellulosa ottenuto per Lapidei. Commissione istituita dal Ministero per i
reazione di acido nitrico con la  bambagia, Beni Culturali nel 1982, formata da esperti provenienti
carta o paste di legno. Può avere uno, due o tre da Università, CNR e Ministero dei Beni Culturali,
gruppi nitro sulla molecola, avendo proprietà interessati alla definizione di standard metodologici
molto diverse, sia come consistenza che come re- per la caratterizzazione dei materiali e del loro de-
attività. Utilizzata un tempo per i supporti delle grado, nonché per la valutazione dell’efficacia e
pellicole, oggi lo è ancora come base per smalti e nocività di prodotti e metodologie da impiegare
vernici sintetiche molto dure. nel corso di un intervento conservativo. Inizialmente
articolata in 5 gruppi, rispettivamente NORMAL C,
NMR  spettrometria di risonanza magnetica nu- norme chimiche, P, petrografiche, B, biologiche, F,
cleare fisico-meccaniche, M, malte, nel 1984 la Commissione
è stata incaricata di redigere un Capitolato Generale
noce o noce comune, noce europeo; legno di di Appalto per gli interventi conservativi sulle
specie arborea della famiglia delle Iuglandaceae opere d’arte (di cui una parte è stata pubblicata in
(Juglans regia), di media durezza, poco sensibile “Restauri dei dipinti murali, su tavola e tela: Linee
alle variazioni di temperatura, impiegato nella guida per la redazione dei capitolati speciali d’ap-
scultura lignea policroma, nella preparazione di palto”, DEI ed. 2007, ISBN: 9788849625615). Nel
tavole e polittici, in ebanisteria. In Italia gli corso degli anni e con l’ampliarsi delle problematiche
viene abitualmente preferito il pioppo. Da non affrontate, i Gruppi sono aumentati in numero e,
confondersi con il noce nero americano. dal 1997, essi sono confluiti nell’  UNI, assumendo
la denominazione di gruppi di lavoro UNI-Normal.
noce di galla o cecidio. Escrescenza prodotta
dalla puntura di insetti della famiglia Cynipidae sul numero d’onda (ν—) reciproco della frequenza
tronco, foglie o radici di alcune piante nella fase (1/cm). Usato come unità di misura per le ascisse
di deposizione delle uova. Al suo interno si trova degli spettri infrarossi.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 119

o
ocra bruna argilla colorata da ossidi di ferro e base alluminosilicatica: ocre brune, gialle e rosse
manganese idrati e anidri. La varietà più apprezzata ( ocra bruna, ocra gialla, ocra rossa). Sono im-
come pigmento è la cosiddetta ‘terra d’ombra’, piegate nella pittura murale e in tecniche affini,
che può essere naturale o bruciata. È opaca, resi- come lo stucco marmorizzato e la  scagliola.
stente alla luce, all’umidità e alla calce.
‘offprint’ impressione in sostanza oleosa eseguita
ocra gialla pigmento naturale composto da una dalla pittura; il contorno di una parte del dipinto
base di natura argillosa e ossidi di ferro idrati che viene ripassato con colori a olio, trasferito per
producono sfumature variabili dal giallo al beige sfregamento su un foglio di carta umido e, una
carico. Stabile nei confronti degli agenti atmosferici volta ripulito il quadro, se ne abbellisce l’impressione
e della calce, ha vasto impiego nell’affresco e con gesso e acquerelli.
nella pittura in genere per il discreto potere
coprente che le è proprio. A questo gruppo di ‘offuscamento’ nelle fonti sul restauro il lemma
terre appartiene la ‘terra di Siena’ estratta dalle indica la tonalità scura acquisita dai dipinti a olio
cave del Monte Amiata e dell’Isola d’Elba. Il colore per sovrapposizione di ritocchi e soprattutto di
bruciato si ottiene per disidratazione scaldando la vernici sulla superficie cromatica. A questo tipo
terra naturale. Coi moderni metodi di pulitura al di degrado si cercava di riparare fino dal XVII
laser, occorre fare particolare attenzione alle cam- secolo con ‘lavaggi’, ‘lavature’, ‘lavacri’, ‘nettature’,
piture che contengono ocre, poiché possono disi- un insieme di termini con cui si alludeva alla 
dratarsi e scurire. pulitura.

ocra rossa ha una composizione simile a quella oleografia processo cromolitografico che imita la
gialla, ma un maggior contenuto di ossidi, con pittura a olio, in uso alla metà del XIX secolo e
tonalità che variano dall’arancio al rosso violaceo; oggi abbandonato, che consiste nello stampare
è indicata anche come ‘rosso pompeiano’, ‘rosso l’immagine su tela o carta, sul cui verso siano state
indiano’ e ‘rosso inglese’; in antico era nota come in precedenza impresse le impronte della trama
‘rubrica’. Fra le ocre rosse più impiegate abbiamo della tela. Si intende anche la riproduzione stessa.
la  sanguigna, utilizzata in pezzetti per il Il termine ha assunto significato spregiativo alludendo
disegno, il  bolo rosso, usato per far aderire la a un dipinto (e per estensione un’opera letteraria,
foglia d’oro sulle tavole, la  sinopia, un tipo di un film ecc.) privo di originalità o banale.
ocra proveniente da Sinope, località del Ponto Eu-
sino, sul Mar Nero, utilizzata per tracciare l’omonimo oligoelemento specie chimica presente in minima
disegno preliminare sull’arriccio prima della stesura concentrazione o a livello di impurezza in un
definitiva dell’intonaco nella tecnica dell’affresco. composto o in una matrice complessa. Lo studio
In genere le ocre rosse hanno grande stabilità, degli oligoelementi è molto importante per la ca-
sono compatibili con la calce e per questo parti- ratterizzazione di leghe, minerali, ceramiche e
colarmente adatte alla pittura murale. terrecotte, per determinarne provenienza, mani-
fattura ed eventuale datazione.
ocre pigmenti di natura argillosa che si dividono
in tipologie secondo i minerali mischiati con la olio fluido di varia composizione chimica, tipica-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 120

OLIVO 120

mente un estere della glicerina (trigliceride) di sorgente. L’ologramma è molto complesso e contiene
acidi grassi saturi e insaturi a catena lineare sia le informazioni sulla luminosità dell’oggetto,
lunga di atomi di carbonio (da 12 a 20). Liquido a sia i rapporti di ampiezza e di fase dell’onda
temperatura ambiente, untuoso, ha una densità uscente da ogni punto che permettono di riprodurre
minore rispetto a quella dell’acqua. Gli oli utilizzati in modo tridimensionale la morfologia superficiale
come leganti pittorici, per la preparazione delle del manufatto. La riproduzione degli ologrammi,
vernici e nel restauro sono i più vari; in realtà il che sono generati da una sorgente laser monocro-
termine allude genericamente a qualsiasi sostanza matica, è a sua volta monocromatica.
ottenuta per pressione: i più impiegati come
medium sono i cosiddetti oli  siccativi, estratti oltremare pigmento naturale, noto anche come
da vari semi di vegetali. Gli oli essenziali sono di- oltremare francese o ‘permanent blu’, ricavato
luenti che tendono a ridurre l’opacizzazione dei dalla macinazione di una pietra semipreziosa, il
colori e ne facilitano l’essiccazione. I più usati  lapislazzuli, importata dall’Afghanistan e dal
sono a base di lavanda, spigo e rosmarino; talvolta Medio Oriente. Fu utilizzato in Occidente fin dall’XI
vengono impiegati nella pulitura di vernici resi- secolo: particolarmente costoso, era riservato a
nose. opere di pregio particolare. Chimicamente è un si-
licato misto di sodio, alluminio e zolfo che
olivo o ulivo. Albero appartenente alla famiglia contiene scorie di calcite e pirite (‘ganga’) che
delle Oleaceae usato come supporto pittorico in devono essere eliminate con un sistema di raffi-
area italiana e spagnola. Il legno, duro e compatto, nazione complessa per ottenere il blu intenso. Ha
è impiegato per la fabbricazione di mobili perché una buona stabilità alla luce, mentre applicato a
poco attaccabile dagli insetti e resistente al- fresco sbiadisce a contatto con la calce fresca a
l’umidità. causa della reattività dello ione solfuro in alcali.
Per questa ragione si stendeva a secco con leganti
olografia acustica tecnica di misura delle vi- organici, sopra un substrato a fresco di tono
brazioni o spostamenti prodotti in un oggetto at- grigio, rossastro o nerastro. È un pigmento piuttosto
traversato da radiazioni acustiche negli ultrasuoni trasparente, poco coprente, con una tonalità ten-
(> 20 KHz). Può essere effettuata anche per dente al violaceo. L’oltremare artificiale ha una
oggetti in immersione in un liquido che viene formulazione chimica identica a quello naturale,
perturbato, generando frange di interferenza ca- ma se ne distingue per due fattori: sono assenti
ratteristiche della massa e delle discontinuità del- le impurità della ganga e i suoi granuli hanno una
l’oggetto. Usata per determinare discontinuità di forma più regolare e stondata. Fu introdotto dal
manufatti metallici e/o archeologici. 1830 in Francia e sostituì subito quello naturale
per il suo basso costo. Molti artisti erano soliti
olografia ottica o più comunemente olografia. stendere un finissimo strato di oltremare sopra
Tecnica di registrazione tridimensionale di un og- una base a corpo di azzurrite o di smaltino, otte-
getto il cui prodotto è l’  ologramma che si nendo un risultato ottico equivalente con un
ottiene dalla registrazione in unica esposizione costo minore.
dell’interferenza tra un fascio di luce  laser di
riferimento e quello riflesso dall’oggetto. L’immagine, ombreggiatura tecnica di tratteggio impiegata
monocromatica, viene ricostruita illuminando l’olo- per ottenere l’effetto del rilievo nel disegno, nel-
gramma con un raggio laser. L’olografia ottica è l’incisione e nelle tecniche pittoriche. Con lo
stata inventata da Dennis Gabor (1900-1979) nel stesso scopo l’ombreggiatura viene usata anche
1948. nelle integrazioni mimetiche delle lacune.

ologramma registrazione fotografica (fotoemul- onda elettromagnetica fenomeno di trasporto


sione) tridimensionale di una figura di interferenza di energia mediante perturbazione del campo elet-
tra due fasci di luce  laser emessi da un’unica  trico e magnetico della materia. L’onda elettroma-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 121

121 ORO SU BOLO

gnetica si propaga in linea retta ed è definibile da replica, dalla  copia e dalla  versione. Lo stato
due parametri principali: la  frequenza e la  originale dovrebbe essere conservato, per quanto
lunghezza d’onda. La velocità di propagazione è possibile, anche nella circostanza del restauro e
costante in mezzi omogenei e l’energia trasportata nel corso delle indagini diagnostiche ad esso pre-
è direttamente proporzionale alla frequenza. liminari.

opacità  potere coprente oro metallo nobile, pesante e prezioso; in natura


si trova allo stato di elemento; è inerte e resistente
opacizzazione perdita di trasparenza e di lu- a tutti gli agenti ossidanti. Elemento di vasto im-
centezza delle superfici cromatiche o di quelle di piego in campo artistico, oltre che nell’oreficeria
materiali levigati e lucidati a causa delle vicende e nel mosaico, usato in foglie sottilissime o in
conservative subite. Per l’opacizzazione su superfici polvere nella pittura, nella miniatura e per le de-
verniciate si veda  bloom. Nella tecnica ceramica corazioni; nel costume e negli arazzi, lamine fi-
e nell’arte vetraria l’opacizzazione può essere un nissime venivano ritorte a spirale su fibre di seta
effetto desiderabile, ottenuto per aggiunta di so- per ottenere i filati dorati. Essendo molto 
stanze opacizzanti (per esempio opalina) nella duttile e  malleabile, fin dall’antichità se ne
preparazione degli smalti e delle paste vitree. sono potute tirare foglie sottilissime (circa 2
μm di spessore): se utilizzato in foglia, ne è suf-
orceina principio colorante derivato dall’  ficiente una quantità molto modesta per coprire
oricello, che si ottiene per ossidazione all’aria di grandi superfici. Il colore varia in relazione alla
una soluzione ammoniacale di orcina. Ha un colore preparazione su cui è applicato e al trattamento
violetto ed è impiegato per tingere tessuti di lana di finitura cui viene sottoposto ( brunitura). A
e di seta. Firenze i  ‘battiloro’ avevano l’obbligo di ricavare
la foglia d’oro dagli scarti della coniatura dei
oreficeria termine con il quale si identificano fiorini. Le tecniche antiche (oro su bolo, a missione
oggetti spesso multimaterici in metallo (oro, ar- ecc.) sono rimaste in uso.
gento, argento dorato, rame argentato e dorato,
bronzo e varianti della lega) associato a vetri, oro a missione tecnica di doratura detta anche
smalti, cristalli, pietre ecc., legati all’uso sacro ‘mistione’, con significato di mistura o miscela,
(reliquiari) e a quello profano (gioielli). usata quando le superfici da trattare sono molto
ridotte. L’adesivo (missione) è a base di olio di
oricello lichene di origine balcanica ed est- lino addizionato di pigmenti fini colorati; la foglia
europea, famoso e pregiato per il suo colore ros- vi si applica quando è ancora appiccicoso.
so-violaceo, usato nelle tinture; se ne ricavava l’
 orceina. Nei primi anni del XV secolo la famiglia oro falso con questo termine si intendono tutti
fiorentina dei Rucellai, il cui nome deriva appunto i composti utilizzati per imitare l’oro. Fra questi il
da ‘coltivatori di oricello’ lo importò dai Balcani e più noto è l’oro musivo o  porporina.
trovò il modo di coltivarlo in quegli appezzamenti
di terreno entro le mura cittadine, fra il Prato e oro in polvere detto anche ‘a conchiglia’, viene
Santa Maria Novella, detti ‘orti oricellari’. applicato con tempera acquosa nella decorazione
dei manoscritti miniati, manufatti di vario genere
ordito insieme dei fili verticali stesi sul telaio, e, nel caso di particolari raffinati, anche in pittura.
sui quali si intreccia la trama, destinati a determinare
la lunghezza del tessuto. oro su bolo tecnica di doratura con la quale la
foglia d’oro viene applicata su una preparazione
originale condizione di opera dell’autore che si- ben levigata (gesso-colla o bolo macinato finemente
gnifica unica, con i suoi aspetti materici e la sua in una soluzione di colla animale). L’oro così ap-
storia fisica. In quanto tale si distingue dalla  plicato viene di solito brunito (lucidatura eseguita

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 122

ORPIMENTO 122

quando l’adesivo è asciutto ma non ancora secco, il solfuro e sviluppando idrogeno gassoso, mentre
con agata o dente di cinghiale). Per ottenere il rame metallico si ricopre di patine dal colore
effetti decorativi particolari si esegue la  buli- rosso/bruno quando viene ossidato. L’ossidoriduzione
natura, un tipo di decorazione ottenuta per com- agisce anche sui pigmenti: i gialli di cromo sono
pressione del materiale con attrezzi appuntiti ( facilmente riducibili a ossido di cromo (verde), l’
bulino).  oltremare scolora, la  biacca annerisce.

orpimento pigmento disponibile sia in natura ossigenazione trattamento eseguito con ossigeno
sia in forma sintetica a base di solfuro di arsenico. o con  acqua ossigenata.
Ha un colore giallo dorato splendente e viene
usato per simulare la doratura; il nome deriva dal ottone lega metallica a base di rame e zinco in
latino ‘auripigmentum’. Fu impiegato dal XII al proporzioni variabili, cui possono venir aggiunte
XVII secolo; non è adatto alla pittura murale anche piccole percentuali di altri metalli per faci-
perché instabile nei confronti della calce e del- litare la fusione. Le leghe di ottone, dette anche
l’umidità, ha una granulometria finissima e spesso ottoni, hanno un piacevole colore giallo e un’ottima
è stato impiegato insieme all’indaco nella prepa- resistenza agli agenti atmosferici; conservano a
razione dei verdi. Ha tossicità molto elevata. lungo l’aspetto metallico e si prestano alla doratura.
Il vasto impiego dell’ottone in alternativa al
ossalato di calcio patina che si forma sulle su- bronzo è confermato da Vannoccio Biringuccio nel
perfici probabilmente per effetto della mineraliz- De la pirotechnia (1540) e da Giorgio Vasari
zazione spontanea di sostanze organiche. I più (1568). L’ottone viene lavorato come tale per la
diffusi nelle opere d’arte sono gli ossalati di produzione di manufatti di vario genere, in parti-
calcio e di rame: quelli di calcio ( weddellite) colare di strumenti a fiato.
creano delle patine pregiatissime sulle sculture
lapidee e in particolare sui marmi. ottundimento scomparsa della sottile sfumatura
di tono fra due colori adiacenti, derivata dall’in-
ossidato elemento o composto chimico che ha giallimento della vernice. Prima di intervenire con
subìto un processo di ossidazione. una pulitura occorre sempre verificare le condizioni
di luce in cui si verifica la diminuzione di godibilità
ossidazione reazione mediante la quale un ele- della stesura cromatica.
mento o un composto cede elettroni. In presenza
di una reazione di questo tipo si dice che l’elemento ozono modificazione molecolare dell’ossigeno. Ha
si ossida; contemporaneamente e necessariamente struttura triatomica molto reattiva e si forma per
un altro elemento acquista elettroni e si riduce azione dei raggi ultravioletti negli alti strati del-
(reazione di  ossidoriduzione, detta anche  l’atmosfera. A livello del suolo, in atmosfere urbane
‘redox’). Nei metalli provoca la perdita della lucen- inquinate, si forma per azione degli ossidi di azoto
tezza e il formarsi di incrostazioni e di ruggine per sull’ossigeno. Ha un forte potere ossidante, è nocivo
esposizione all’umidità. Per esempio, l’argento an- per la salute ed è considerato uno degli agenti di
nerisce all’aria contenente acido solfidrico, formando degrado più temibili per i manufatti artistici.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 123

p
paletta da doratore o paletta da oro. Pennello plessa che può essere delimitato da una cornice;
largo e piatto, di solito di pelo di  vaio, usato si usa per decorazioni parietali, di mobili, porte
nella  doratura, per trasferire la foglia dal guan- ecc. In pittura e in scultura il termine indica cia-
ciale da oro alla superficie che si vuole trattare. scuno dei riquadri che compongono un’opera. Il
lemma si usa anche per indicare nuovi tipi di sup-
palinsesto documento manoscritto, per lo più porti (a nido d’ape, a sandwich ecc.) sui quali
pergamenaceo, scritto, cancellato e riutilizzato vengono rimontati i manufatti sottoposti a re-
più volte; tale prassi di riuso dei supporti è stauro.
attestata anche per la carta e il papiro, ma la
maggior parte dei palinsesti ad oggi conservati panno tradizionale strumento di spolveratura
sono pergamene. Rimosse con latte e crusca degli affreschi; doveva essere di lino e si chiamava
d’avena, le vecchie scritture potevano riaffiorare anche ‘panno lino’; serviva anche per l’  impan-
nel tempo; più efficace è invece la cancellazione natura delle tavole. In antico il lino era la fibra
del testo mediante raschiatura e abrasione con più raccomandata per la realizzazione di supporti
pietra pomice. Le tecniche di imaging multispettrale in tela, come testimonia Cennino Cennini.
consentono la documentazione di questi materiali
ed evitano l’impiego di prodotti chimici dannosi pantografo strumento usato per riportare un di-
per il manufatto. Il termine può riferirsi anche a segno in scala diversa da quella originale; è costi-
dipinti altomedievali su tavole, a lastre di pietra tuito da quattro aste unite a formare un parallelo-
ribaltate e incise sul retro e a intonaci dipinti in- gramma tramite snodi la cui regolazione consente
teressati da sovrapposizioni di aggiunte, correzioni di aumentare o ridurre la scala di riproduzione del
o sostituzioni. disegno; il nuovo disegno viene tracciato con una
punta scrivente che segue il movimento di una
palliatura verniciatura della foglia d’oro anche punta secca lungo il contorno del disegno originale.
punzonata, eseguita per uniformarla sotto il profilo È usato dai copisti per riprodurre in scala originale
cromatico alla stesura pittorica delle parti a o ridotta statue e bassorilievi.
tempera. È una tecnica tipica dei polittici medievali;
nel Quattrocento è stata usata per abbassare il paraffina miscuglio ceroso di idrocarburi solidi
fondo o altre parti in foglia metallica per accordarle di colore bianco, caratterizzati da una elevata
alle pitture prospettiche. La sua rimozione nel inerzia agli agenti chimici, scoperto nel catrame
corso della pulitura può alterare visibilmente i di legno da Reichenbach intorno al 1829. Può
rapporti cromatici dell’insieme. considerarsi di origine minerale perché viene
estratta dagli scisti, dalle ligniti e dal petrolio. La
palombella  bottacciolo sua elevata inerzia chimica ne fa un materiale di
interesse per il restauro, anche se le sono di
pannellatura rivestimento di un ambiente, di norma preferite sostanze cerose che hanno qualità
una parete, di un mobile ecc. per mezzo di meccaniche e adesive migliori, come le cere mi-
pannelli. Può essere eseguita con intenti isolanti. crocristalline. Fusa, viene impiegata per impregnare
il ferro di scavo, ma può produrre scurimenti e lu-
pannello elemento piano di una struttura com- centezze oleose.

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PARALOID B72 124

Paraloid B72 resina sintetica della classe acrilica indica anche l’operazione del parchettare. Una de-
(copolimero di etilmetacrilato e metilacrilato) uti- scrizione esemplare delle parchettature ottocen-
lizzata come fissativo e consolidante, per impre- tesche si trova in Giovanni Secco Suardo (ed.
gnazione, nel restauro di affreschi, ceramiche, 1866 e 1894). Qualora si creino nuove tensioni
vetri, manufatti archeologici ecc., e come vernice, nel supporto, il risultato è il formarsi di bolle di
a pennello e a spruzzo. È insolubile in acqua, colore per effetto della contrazione del legno,
alcol e petrolio, mentre è solubile in solventi che- oppure di una nuova  ‘craquelure’. Viceversa,
tonici, esteri e idrocarburi aromatici. Ha un’ottima nel caso che la tavola si dilati l’unica conseguenza
stabilità alla luce e alle radiazioni ultraviolette. è un aumento delle crettature del colore. La
Veniva commercializzata come soluzione al 5% in tendenza attuale è quella di limitare l’intervento,
toluene, mentre oggi è disponibile in soluzione in e, laddove necessario, di rimuovere la parchettatura
solventi meno tossici o in perle da solubilizzare. in ambiente controllato.

parametri climatici insieme dei parametri fisici, ‘parchettatura alla fiorentina’ erroneamente
chimici e biologici che caratterizzano un determinato ritenuta messa a punto nel 1830 a Firenze, è un
ambiente in relazione alla presenza di un manufatto sistema molto fitto e rigido di traversatura a
artistico, sia nel suo luogo di origine che in reticolo composta da regoli verticali incollati
quello in cui venga trasferito, o momentaneamente lungo la venatura, all’interno dei quali scorrono
collocato (per esempio nel caso di un’esposizione traverse orizzontali.
temporanea). Tra i principali si ricordano: pressione,
temperatura, umidità relativa, umidità specifica, particolato atmosferico o ‘particulate matter’
distanza dal punto di rugiada, ventilazione, sorgenti (PM), polveri totali sospese (PTS). Insieme delle
di illuminazione e illuminamento, componenti particelle disperse in atmosfera, allo stato solido
chimici dell’aria, sostanze inquinanti aerodisperse, e liquido, con diametro da pochi nanometri a de-
particolato sospeso, componenti aerobiologiche cine/centinaia di micron. Complessa miscela di
(batteri, alghe, funghi, pollini, spore, acari, insetti, sostanze, di natura inorganica e organica, che per
ecc.). Mappe spaziali e temporali in forma di le piccole dimensioni rimane sospesa nell’atmosfera
sezioni orizzontali e verticali forniscono rispetti- (sabbia, ceneri, polveri, fuliggine, sostanze vegetali,
vamente, mediante rappresentazione di isolinee, composti metallici, sali, ecc.). Sulla base del dia-
la distribuzione nello spazio e nel tempo dei metro aerodinamico il particolato viene classificato
valori dei parametri microclimatici (specie per nelle seguenti categorie: PTS, PM10, PM2,5, ovvero
temperatura, umidità relativa e umidità specifica), particelle con diametro aerodinamico rispettivamente
in relazione anche agli effetti dovuti alla destina- inferiore a 100 μm, uguale a 10 μm, uguale a 2,5
zione d’uso degli ambienti monitorati. μm. Il particolato è soggetto a diversi meccanismi
quali la condensazione, evaporazione, coagulazione,
parassita organismo animale o vegetale che vive ecc. che ne favoriscono la deposizione sulle
a spese di un altro. I manufatti artistici sono facil- superfici, che può avvenire per via secca o per via
mente attaccabili da tarli, muffe, alghe, licheni, umida. Sia il controllo microclimatico di ambienti
miceti che ne possono danneggiare anche irrepara- espositivi sia lo studio dell’esposizione in ambienti
bilmente le componenti materiche. Al problema si esterni delle superfici artistiche devono prevedere
può ovviare con interventi di disinfestazione o la determinazione e il monitoraggio della natura,
trattamenti chimici eseguiti sui materiali infestati. concentrazioni e meccanismi di deposizione del
particolato atmosferico per la valutazione dell’im-
parchettatura graticcio di sbarre di legno a in- patto sulla conservazione.
castro scorrevole orientate secondo la venatura
del legno, applicato sul retro di una tavola; è de- passe-partout o passepartout. Doppio cartone
stinato ad assecondarne i movimenti, mantenendola correntemente usato per conservare ed esporre di-
in piano e evitandone la deformazione; il termine segni, stampe, incisioni, fotografie e qualsiasi

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 125

125 ‘PATCHWORK’

altro tipo di materiale grafico; la parte superiore è un substrato favorevole allo sviluppo delle spore
ritagliata a forma di cornice e permette la riqua- di microorganismi. La principale difficoltà di
dratura e la visualizzazione dell’immagine. Consente trattare il pastello sul supporto cartaceo deriva
la manipolazione del manufatto evitandone il con- proprio dalla sua fragilità intrinseca, poiché anche
tatto diretto e previene eventuali danneggiamenti la più leggera manipolazione può provocare la
meccanici. Si impiegano di preferenza carte e polverizzazione del pigmento.
cartoni non acidi, con pH neutro, a volte ricoperti
con pellicole protettive di acetilcellulosa. pastellone tipo di intonaco al quale veniva me-
scolato il cocciopesto come espediente contro
pasta o colla pasta. Adesivo a base di colla im- l’umidità, perché consentiva di ottenere tonalità
piegato nella  rintelatura; ha varie formulazioni più calde, tendenti al rosso. È stato impiegato da
secondo l’epoca o la localizzazione (‘pasta romana’, molti artisti soprattutto in area veneta.
‘pasta fiorentina’, ‘pasta bolognese’) ed è general-
mente composta di farina di grano, farina di semi ‘pastiche’ il lemma, dedotto dal francese e in
di lino, acqua, colla, trementina veneta, melassa uso fino dal XVIII secolo, indica dei falsi parziali,
e agenti biostatici; gli ingredienti scelti si fanno ovvero manufatti ricostruiti usando in parte fram-
cuocere a bagnomaria e la pasta così ottenuta menti originali, in parte imitazioni che possono
viene passata calda sulla tela per farla aderire a essere quasi perfette se la conoscenza delle
quella nuova. Il termine si usa anche come tecniche artistiche è adeguata. Un esempio tipico
sinonimo di materiale vetroso o ceramico, per è quello della ricostruzione ‘a pastiche’ di vetrate
mosaici (‘pasta vitrea’) e intarsi. medievali e di rilievi composti di frammenti antichi
di provenienza varia.
pasta abrasiva impasto di materiale con funzione
abrasiva; per operazioni di lucidatura di superfici ‘pasticheur’ termine francese, entrato nell’uso
lapidee, può contenere anche componenti cerose. anche in Italia, con il quale nel XVIII secolo si in-
dicavano restauratori operanti sul mercato anti-
pasta diamantata pasta abrasiva composta da quario, la cui attività era al limite con quella del
olio misto a particelle di diamante industriale; falsario. Erano specializzati nelle patinature e
particolarmente idonea per operazioni di lappatura nella trasformazione dei dipinti, cui davano l’aspetto
o finitura di precisione di taglienti e lame, ma delle opere dei maestri più in voga: un caso
anche per superfici di cui si voglia ottenere una esemplare è quello della falsificazione dei paesaggi
lucidatura a specchio. di Claude Lorrain.

‘pastel’ nome francese dell’  indaco, prodotto pastiglia materiale di natura simile allo stucco,
in grande quantità nei secoli XVI e XVII nel sud- impiegato nella decorazione delle superfici lignee;
ovest della Francia, in particolare nella zona di è un impasto di gesso, polvere di marmo e colla
Tolosa. che viene steso su una tela e applicato sulla su-
perficie. Su questo supporto si esegue la decorazione
pastello tecnica di disegno a matita colorata. Il a pittura o a stampo. Successive fasi di doratura e
pastello si ottiene mescolando il pigmento in verniciatura colorata rendono la pastiglia un ele-
polvere in acqua che viene resa agglutinante con mento decorativo che impreziosisce il supporto di
un decotto di orzo o lino, gomma arabica, sapone applicazione. Nella statuaria in legno serve a na-
di Marsiglia ecc. La pasta viene modellata in scondere le suture delle varie parti. La pastiglia
forma di cilindretti e lasciata essiccare. In alcuni ebbe impiego anche in ebanisteria e nella produzione
casi si usano la cera o la paraffina, ma i leganti di cornici.
impiegati nel pastello sono i più vari, per esempio
la gomma arabica, soggetta all’azione disgregante ‘patchwork’ termine usato per descrivere l’aspetto
delle muffe. Il pastello, di natura porosa, è in sé assunto da tessili di uso, la cui vicenda ha portato

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 126

‘PATENA’ 126

all’assemblaggio di pezzi disomogenei, impiegati altri con la vernice li danno il colore di nero ...”.
come toppe, rammendi e integrazioni. Spesso ese- La patinatura e la rinettatura dei bronzi erano ca-
guiti con fibre e colori diversi dagli originali, non ratteristiche di tutti i getti e solo nel XX secolo
sono con questi compatibili né esteticamente né diventa accettabile, se non ricercata, la fusione
sotto il profilo conservativo. allo stato grezzo. Nel Rinascimento un bronzo
non patinato era considerato ‘non finito’; le pati-
‘patena’ accezione storica del lemma  patina; nature più amate erano quelle nere, quelle dorate
compare per la prima volta nel Vocabolario toscano che viravano nella caratteristica tonalità rossastra,
dell’arte del disegno di Filippo Baldinucci (1681): e quelle verdi, predilette per i bronzetti ‘all’antica’,
“Voce usata da’ Pittori, e diconla altrimenti pelle, ed che imitavano, copiavano o falsificavano lavori
è quella universale scurità che il tempo fa apparire classici. Nell’ambito dei supporti cartacei la pati-
sopra le pitture, che anche talvolta le favorisce”. natura, ancora oggi, allude all’applicazione di uno
strato di patina uniforme sulla superficie del
patina insieme dei processi di adattamento della foglio di carta o di cartone allo scopo di migliorarne
superficie di un manufatto nei confronti dell’am- l’aspetto superficiale (lisciatura, lucido, uniformità)
biente, implicante l’invecchiamento dei materiali e la stampabilità; consiste per lo più in dispersioni
organici e inorganici di cui è costituita l’opera. È acquose di pigmenti e leganti, eventualmente ar-
provocata da fenomeni di ossidazione e trasfor- ricchiti da additivi. Processi industriali di patinatura
mazione chimica (per esempio della pietra e del consentono di ottenere ‘carta patinata’ con minore
metallo) e può sviluppare sedimentazioni e incro- penetrazione dell’inchiostro nel foglio e conseguente
stazioni. Nella storia del restauro e del gusto la migliore nitidezza della stampa; ne risulta anche
patina ha acquisito un significato di qualificazione un risparmio nella quantità di inchiostro rispetto
estetica, prima legato alle patine dei dipinti ( alla carta non patinata.
‘patena’) poi ai metalli e, per estensione, a tutti i
manufatti artistici. Nella storia e nella prassi del patologia termine mutuato dalle discipline
restauro la patina, la sua analisi, la sua valutazione mediche che allude alle ‘malattie’ dei materiali
ed eventualmente la sua riduzione restano uno impiegati nei manufatti artistici e architettonici,
dei problemi centrali. ovvero i processi di deterioramento chimico, fisico
e biologico dovuti a fenomeni naturali e/o antropici
patinatura applicazione di una patina artificiale e per interazione con l’ambiente di esposizione
su di un manufatto per valorizzarlo esteticamente. e/o precedenti restauri. Il termine allude anche
È tipica la patinatura del bronzo e in genere dei all’analogia con l’ambito medico nelle metodologie
metalli, che a differenza di altri materiali non di studio dei fenomeni di degrado: osservazioni e
possono essere dipinti. Non va confusa con forme indagini diagnostiche per la loro caratterizzazione
di rivestimento della superficie come l’argentatura (‘esami preliminari e sintomi della patologia’), at-
e la doratura, o nel caso di scultura in pietra, la tribuzione delle forme riscontrate a uno o più fe-
tinteggiatura bianca a imitazione del marmo, che nomeni di degrado con ipotesi sui meccanismi di
vogliono nascondere la natura povera del materiale accadimento (‘cause e sviluppo della patologia’),
usato. Patine artificiali sono state applicate su identificazione del fenomeno e proposta di appro-
tutte le tipologie di manufatti, sia per esaltarne priati interventi di restauro ai fini della conserva-
le caratteristiche quasi anticipandone il processo zione (‘diagnosi e cura’).
di invecchiamento o, nel contesto del restauro
amatoriale, per conferirgli un effetto di maggior ‘patroni’ tipi di sagome usate per il trasferimento
pregio. Giorgio Vasari (1568) annota: “Questo del disegno preparatorio o di trasposizione dell’im-
bronzo piglia col tempo per se medesimo un magine in epoca medioevale che (secondo l’ipotesi
colore che trae in nero e non in rosso come formulata da Bruno Zanardi) venivano posizionate
quando si lavora. Alcuni con olio lo fanno venir sui ponteggi per verificare la resa illusionistica di
nero, altri con l’aceto lo fanno venire verde, et una scena. Non si esclude che fossero fatti in

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127 PELTRO

carta, cartone, ma anche legno e tela. sia per il collezionismo privato che per il mercato
antiquario e il cui lavoro corrispondeva alle
‘pattern’ sinonimo di  ‘patroni’. Il termine, di esigenze e alle richieste espresse dalla clientela.
origine inglese (‘modello’, ‘esempio’, ‘campione’)
allude a un elemento di regolarità riscontrabile ‘pelle’ termine arcaico per  patina, usato so-
nello spazio e/o nel tempo in riferimento sia ad prattutto per indicare le patine delle sculture;
un’azione o processo sia a caratteristiche morfo- Filippo Baldinucci (1681) la descrive così: “... e
logiche e/o strutturali di un oggetto o materiale. anche chiamano pelle un certo colore che dà il
Nell’ambito dello studio dei processi di degrado il tempo alle pitture, con che favorisce assai le car-
termine viene usato nell’accezione di ‘forma’, ‘fe- nagioni, e falle apparire più naturali”.
nomenologia’, ‘modalità di apparizione’, sulla base
del concetto che un dato processo di degrado ‘pelle di pesce’ abrasivo naturale usato nel Me-
tende a verificarsi con gli stessi effetti e a pre- dioevo per eseguire puliture e lavori di falegnameria,
sentarsi con la stessa sembianza, consentendo ma anche per rimuovere stesure cromatiche non
così un’immediata attribuzione del dato pattern più corrispondenti al gusto del tempo.
al rispettivo fenomeno. In architettura e nel
design il termine indica la ripetizione geometrica pellicola membrana sottile poco consistente che
di un motivo grafico su un piano. viene distesa sulle superfici a scopo protettivo;
da ricordare le pellicole ad ossalato impiegate per
pavonazzetto breccia, roccia detritica da classi- fermare il degrado del marmo (per produzione di
ficare fra i conglomerati e da un punto di vista ossalato di calcio monoidrato) e quelle siliconiche
merceologico come marmo, è composta con elementi ( silicone). Il termine si riferisce anche al
di calcare cristallino bianco di dimensioni diverse prodotto ottenuto per essiccazione di materiali
in un cemento calcareo di colore rosso-violaceo filmogeni, come i  leganti organici, che com-
oppure rosso-bruno. Estratto in antichità nella re- pongono i vari strati della  pellicola pittorica. Il
gione della Frigia (Asia Minore), fu usato dai termine è codificato nel lessico delle alterazioni
Romani per colonne, statue, rivestimenti parietali macroscopiche dei materiali lapidei della Commis-
e pavimentali. sione NorMaL, 1/88 e indica uno strato superficiale
di sostanze, coerenti tra loro ed estranee al
pece sostanza vischiosa ottenuta dalla distillazione materiale lapideo, di spessore molto ridotto, che
del carbon fossile che si impiega in interventi di può distaccarsi dal substrato il quale si presenta
impermeabilizzazione; molto usata in passato dai integro.
calafati. Cennino Cennini allude al suo impiego
per isolare gli affreschi dagli attacchi dell’umidità. pellicola pittorica o film pittorico. Stesura del
Non deve essere confusa con la pece greca o  colore applicata su un supporto pittorico oppor-
colofonia. tunamente preparato (o più raramente direttamente
su di esso); è composta da pigmenti dispersi in
‘pece greca’  colofonia un legante. Nelle tecniche a secco della pittura
murale, più propriamente indica un film pittorico
‘peintre-restaurateur’ termine francese con apposto al di sopra dell’intonaco o dello strato di
cui dal XVIII secolo in poi si allude alla figura del finitura, dal quale è possibile distinguerlo in
restauratore di dipinti, entrato nell’uso per indicare sezione stratigrafica.
il restauratore di pennello. L’espressione viene
ancora usata in un’accezione negativa anche se in peltro anticamente lega bassofondente di piombo
realtà corrisponde al codificarsi della professione e stagno, è oggi secondo lo Standard Europeo EN
e alla nascita delle prime botteghe. Qui lavoravano 611/1-2 una lega a base di stagno (95%) con ag-
artisti che si erano formati nelle accademie e che giunta di metalli quali rame, piombo, antimonio,
esercitavano il mestiere, a volte solo saltuariamente, atta a simulare il ben più costoso argento.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 128

PENNELLATA 128

Utilizzato per oggetti artistici, monili, stoviglie e del monomero di partenza (Fomblin®, Akeogard®).
suppellettili metalliche. Sono usate come protettivi di materiali lapidei
per le loro caratteristiche di idrorepellenza, stabilità
pennellata ‘ductus’ o tratto del pennello le cui chimica, resistenza alle radiazioni luminose e ai
caratteristiche dipendono dal tipo di strumento processi fotoossidativi, in virtù della presenza di
(setole, pancia, ghiera ecc.) e dalla tipologia del atomi di fluoro legati alla catena polimerica. La
colore (tempera, olio, acquerello ecc.) impiegati. loro reversibilità è legata al tipo di polimero im-
piegato e alla tipologia del substrato lapideo di
pennellessa tipo di pennello a sezione rettan- applicazione: una più duratura efficacia protettiva
golare, piatto e largo, impiegato per la stesura di su materiali ad alta porosità è stata ottenuta con
colle e di imprimiture. prodotti più aggrappanti, ovvero perfluoropolieteri
funzionalizzati con gruppi terminali capaci di in-
pennello strumento usato sia per le tecniche teragire con le superfici lapidee stabilendo forze
pittoriche che per il disegno. Sono importanti sia di tipo chimico; ne è conseguita una minore re-
le dimensioni che il tipo di pelo: i più frequenti versibilità dei prodotti di restauro.
sono quelli di setola, di  vaio o scoiattolo
russo, di tasso, di martora; alcuni maestri hanno perforato si dice di un manufatto trapassato da
usato pennelli di seta. I pennelli, che, come la una serie di fori; può essere il caso di una tavola,
maggior parte degli strumenti di lavoro, si fabbri- di un polittico, di un mobile, ma anche di una
cavano in bottega, erano così delicati da porre da tela. In relazione alla tipologia dell’oggetto vanno
soli problemi di conservazione; sono da ricordare selezionati eventuali interventi di restauro con-
le pennellesse e le spatole. Nel disegno si usava servativo o integrativo.
di norma il pennello di scoiattolo, con inchiostri
puri o diluiti in acqua, da solo o per aggiungere performance azione-rappresentazione svolta ge-
ombreggiature e lumeggiature su linee tracciate neralmente dall’artista secondo uno schema pre-
in precedenza con altri strumenti. Il vaio si im- definito, senza il coinvolgimento del pubblico.
piegava per le velature, la martora per la tempera;
per la stesura delle vernici si prediligevano le pergamena o carta pecora, cartapecora, carta
pennellesse. pecorina. Materiale in genere ottenuto dalla concia
accurata del derma degli ovini, è un supporto pro-
pentimento variante di stesura individuabile teico tradizionalmente legato alla tecnica della
nell’originale (e che aiuta a distinguerlo dalla re- miniatura, usato a partire dal III-IV secolo fino a
plica), talvolta visibile anche a occhio nudo per tutto il XVIII. Ha un fondo luminoso che dà
aumentata trasparenza degli strati di colore, ovvero pastosità alla pennellata per la presenza dei pori
quando “il primo colore scappa col tempo sul della pelle. Viene dipinta a tempera e ad acquerello,
nuovo, e fa conoscere il pentimento” (Francesco ma non si adatta all’olio. È sensibile agli sbalzi
Milizia, 1797). Può essere rivelato anche a seguito termoigrometrici che ne deformano la planarità.
di puliture e, naturalmente, attraverso indagini Secondo le fonti classiche, fra le quali Plinio il
diagnostiche. Da non confondere con le varianti Vecchio, l’uso della pergamena come materiale
eseguite nel corso della stesura pittorica, spesso scrittorio fu introdotto da Eumene II re di Pergamo
riconoscibili solo attraverso riflettografia e indagini (197 ca.-159 ca. a.C.), in seguito alla proibizione
multispettrali. Il termine mantiene la stessa acce- dell’esportazione del papiro da parte del re egiziano
zione anche nel lessico anglosassone. Tolomeo V Epifane. Il trattamento di pulitura della
pergamena può essere eseguito a secco o per im-
perfluoropolieteri classe di sostanze chimiche mersione: nel primo caso ci si serve di una spazzola
fluorurate di consistenza oleoso-cerosa, prodotte morbida di seta o di aspirapolveri ad azione
dal gruppo Montedison (poi Montefluos) e com- blanda. Anche una gomma molto morbida a grana
mercializzate con vari nomi secondo la formulazione fine come la  gommapane può dare risultati

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129 PETTENKOFER, METODO

soddisfacenti. Altrimenti la pergamena viene im-


mersa in una soluzione di alcol e acqua che tende pero legno usato per la scultura policroma so-
ad ammorbidirla e a disinfettarla. prattutto nell’Europa settentrionale, per le sue
caratteristiche di media durezza, di resistenza al
permeabilità proprietà di un materiale di lasciarsi tarlo e di relativa sensibilità alle variazioni igro-
attraversare da un fluido (liquidi e gas). È una metriche. È stato impiegato anche per intarsi,
proprietà importante per i materiali polimerici intagli e matrici xilografiche.
impiegati nel restauro, specie se impiegati come
sostanze filmogene. Specifici test di laboratorio pesciolini d’argento  lepismatidi
sono volti a determinare la permeabilità al vapore
(quantità di vapore che attraversa in un intervallo ‘pesto ’miscela di stracci di cotone ridotti quasi
di tempo definito un film di spessore e area a cellulosa pura e finemente triturati, destinati
unitaria) e la permeabilità a un liquido (acqua) alla produzione della carta.
dei materiali di restauro; analogamente vengono
testati i materiali artistici tal quali e dopo tratta- peste dello stagno il fenomeno è responsabile
mento con protettivi e/o consolidanti. Un buon del degrado e disgregazione delle canne d’organo
protettivo dovrebbe consentire di impermeabilizzare che viene favorito da impurità di alluminio e
il substrato lapideo impedendo l’infiltrazione del- zinco presenti nel metallo. Consiste in una transi-
l’acqua dalla superficie esposta, permettendone al zione di fase cristallina dello stagno solido dalla
tempo stesso la traspirazione. La permeabilità dei forma α (detto stagno grigio, stabile a temperature
materiali lapidei è quindi un vantaggio, ma al inferiori a 13,2 °C) alla forma b, (stagno bianco,
tempo stesso è un fattore di esposizione al stabile sopra ai 13,2 °C). Sotto i 13,2 °C è stabile
degrado: ne sono un buon esempio tufi e calcari la forma α (stagno grigio), cubica, che si presenta
con i relativi problemi di infiltrazione, circolazione appunto come una polvere grigia; la trasformazione,
dei fluidi, formazione di efflorescenze saline, fe- assai lenta, avviene con aumento di volume (che
nomeni di gelo/disgelo. spiega la minore densità dello stagno α) e con
forte diminuzione delle proprietà metalliche. Per
Permetar® soluzione antitarlo a base di  per- questa ragione le canne d’organo si degradano
metrina al 20% usata per il risanamento e la pre- progressivamente in ambienti freddo-umidi, finanche
venzione contro tutti gli insetti  xilofagi. a collassare.

permetrina sostanza attiva antiparassitaria ap- Pettenkofer, metodo sistema di restauro dei di-
partenente alla famiglia dei piretroidi utilizzata pinti a olio su tela sperimentato dal chimico
come insetticida ed antitarlo; ha una bassa tossicità tedesco Maximilian von Pettenkofer fra il 1861 e il
per l'uomo ed ha sostitutito lo Xilamon, in quanto 1863 sulle tele delle collezioni di Monaco di Baviera.
meno pericolosa. Lo studioso riteneva che l’imbianchimento dei
dipinti non fosse dovuto alle muffe (una forma di
perno asticciola di metallo o di legno usata per degrado definita ‘Ultramarinkrankheit’), ma da una
la ricostruzione e la fermatura dei marmi fram- decomposizione dei legami molecolari che poteva
mentari, ma anche delle terrecotte e di manufatti reagire positivamente all’esposizione a vapori d’alcol
in argilla. Nella ricostruzione della statuaria è ele- all’interno di una cassetta a tenuta ermetica. Il
mento con funzione portante delle parti assemblate. metodo, noto anche come rigenerazione dei dipinti,
Perni in acciaio inox saldati con resine epossidiche fu brevettato dal commerciante Karl Vogt e speri-
o fissati con malte sono di ampio uso nella mentato alla National Gallery di Londra. L’interesse
statuaria e nei restauri architettonici, anche in dei contemporanei al metodo e alla teoria del Pet-
sostituzione dei vecchi perni in ferro; garantiscono tenkofer sulla formazione dell’imbianchimento dei
migliori proprietà meccaniche e maggiore resistenza dipinti è testimoniato anche dalla descrizione
a processi di ossidazione e formazione di ruggine. fornita da Giovanni Secco Suardo (1866).

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PETTINATURA 130

pettinatura intervento preliminare con cui viene ‘pidocchio del libro’ o Psocidi spp. Nome
trattata la lana prima di essere filata, che consiste comune di un insetto della famiglia dei Liposcelidi,
nella separazione delle fibre, che devono rimanere appena visibile ad occhio nudo, di colore giallo-
parallele. Con lo stesso lemma si indica anche la bruno quasi trasparente, lungo 1-2 mm. Predilige
preparazione dell’intonaco di  malta e/o di gli ambienti umidi e si nutre di funghi microscopici.
gesso dei supporti delle  scagliole, che veniva Per questa ragione attacca con facilità i materiali
eseguito passando sulla superficie i denti allungati cartacei, provocandone il degrado; molto diffusi
di pettini appositamente fabbricati, per far aderire nei magazzini dove sono conservati al buio materiali
meglio gli strati di stucco successivi. di imballo.

pettine strumento usato per rendere ruvida la pietra artificiale materiale naturale, artificiale
malta, l’arriccio o il supporto murario. In particolare o di sintesi, lavorato e messo in opera in modo da
per la preparazione dei supporti delle scagliole in- simulare nell’aspetto un materiale lapideo naturale.
tarsiate. Può essere realizzato in vari materiali e Inizialmente a base di malte di calce aerea, gli
ha denti molto lunghi. impasti di pietra artificiale hanno sempre più
fatto ricorso a materiali cementizi in virtù della
pH unità di misura dell’acidità o dell’alcalinità di maggiore versatilità in termini di applicazione,
una soluzione acquosa. Misura l’antilogaritmo della pigmentazione e manipolazione. Molto impiegata
concentrazione idrogenionica in soluzioni acquose; tra XIX e XX secolo per superfici architettoniche
la scala pH va da 0 (acidi forti) a 14 (alcali forti); ed elementi decorativi, la pietra artificiale è stata
a pH 7 si ha la cosiddetta neutralità. Questa nota- utilizzata anche nell’ambito del restauro architet-
zione è stata introdotta dal chimico Sörensen per tonico per la sostituzione di elementi lapidei de-
designare agevolmente il carattere acido, neutro teriorati. Oggi vengono riproposti materiali com-
o basico di una soluzione. positi a base di resine epossidiche di varia durezza,
caricate con polveri di vari tipi di pietra e laterizio,
pialla utensile da falegname impiegato per per ottenere degli impasti indurenti per stuccare,
spianare e portare a spessore la superficie del risarcire e anche modellare a calco degli elementi
legno. Nel Medioevo le pialle, come gli altri stru- decorativi.
menti impiegati per la scultura lignea policroma e
per la preparazione delle tavole, venivano fabbricate pietrabigia appartiene alla stessa formazione
in bottega e facevano parte dell’attrezzatura del dell’arenaria macigno e in particolare della 
maestro. La pialla ha un ceppo parallelepipedo pietra serena presente a Fiesole e ne ripete le ca-
nel quale viene inserito obliquamente uno scalpello, ratteristiche litologiche, salvo il colore, che è
sporgente da una feritoia centrale. marrone o ‘leonato sudicio’ (Giovanni Targioni
Tozzetti, 1773). Buona la sua scolpibilità; tuttavia,
piallaccio foglio sottile di legno (di spessore se esposta, si degrada facilmente per sfarinamento
variabile da 0,8 a 2 mm) impiegato in falegnameria dei granuli delle zone superficiali.
e in ebanisteria ( impiallacciatura) per rivestire
legni comuni con specie legnose più pregiate al pietra di paragone varietà di diaspro nero; se-
fine di un miglioramento estetico; è detto anche condo Vasari e poi Baldinucci (1681) “sorta di
compensato. pietra nera, che si cava nell’Egitto, e in alcuni
luoghi della Grecia. Serve per saggiar l’oro e
picchiettatura  martellinatura l’argento sfregandovisi sopra”. Da ricordare che
fino dal Cinquecento è stata impiegata anche in
picchiettato termine impiegato per intonaci e scultura e come supporto per pitture di piccolo
superfici murarie che sono stati sottoposti a formato. Un marmo nero detto “paragone di
 picchiettatura. Fiandra” o “nero del Belgio” era in uso presso
l’Opificio mediceo delle Pietre dure.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 131

131 PIGMENTO

pietra d’Istria roccia sedimentaria calcarea, si usa per agglomerati leggeri con proprietà
classificabile da un punto di vista merceologico isolanti e coibentanti.
come marmo, poiché calcare compatto lucidabile;
spesso presenta frequenti laminazioni e superfici pietra serena roccia delle  arenarie appartenente
stilolitiche. Le cave più importanti sono nei pressi alla formazione geologica Macigno estesamente
di Orsera (di qui il nome di Orsera d’Istria), affiorante nell’Appenino Settentrionale. Cavata
Rovigno e Pola. Impiegata per eseguire elementi storicamente nei pressi di Firenze, oggi viene
decorativi di edifici architettonici in alternativa estratta la varietà affiorante presso Firenzuola. È
al marmo, era molto apprezzata a Venezia. Viene impiegata come materiale da costruzione, per de-
facilmente alterata dagli agenti atmosferici dando corazioni architettoniche, modanature, rifiniture,
luogo a fenomeni di dilavamento e si ricopre di rivestimenti e sculture in virtù della buona lavo-
croste superficiali (gesso, polvere di deposito, rabilità. La matrice è essenzialmente silicea e ha
materiali organici). una caratteristica colorazione grigia. In passato
era nota come ‘macigno’ (Dante, Inf. XV, 51-54).
pietraforte o pietra forte. Arenaria carbonatica Giorgio Vasari ricorda anche la varietà della ‘pietra
a grana fine, petrograficamente classificabile come del fossato’, limitatamente alla varietà escavata
arenite litica con cemento carbonatico, appartenente nei pressi di Settignano. Esposta agli agenti at-
all’omonima formazione geologica affiorante nei mosferici è soggetta a esfoliazioni, polverizzazione,
pressi di Firenze. Le prime cave furono aperte distacchi.
sulla riva sinistra del fiume Arno e nel giardino di
Boboli presso la residenza medicea di Palazzo pietre dure materiali lapidei di natura prevalen-
Pitti. Impiegata nelle costruzioni civili e religiose temente silicea. Le pietre dure più usate per il
fino dall’XI secolo, o per decorazioni architettoniche, commesso fiorentino sono diaspri, calcedoni,
è particolarmente diffusa in ambito toscano. La quarzo, legno silicizzato, graniti e porfidi.
matrice silicea contiene dei composti di ferro che
le impartiscono la caratteristica colorazione calda pietre tenere materiali lapidei di natura preva-
tendente all’ocra. Già Filippo Baldinucci (1681) lentemente calcarea. Nel commesso si impiegano
ne osservava “le sottilissime vene bianche” di calcari, marmi, brecce e alabastri.
calcite spatica che sono causa di distacchi di
frammenti, in certi casi anche di dimensioni rile- PIGE  emissione di raggi gamma indotta da par-
vanti, per effetto della loro solubilizzazione a ticelle
contatto con soluzioni acide; inoltre “nel valersene
per gli edifizi, si deve aver’avvertenza di posarla pigmentato aggettivazione usata per indicare
sopra la muraglia per lo piano naturale della falda; vernici, malte per intonaco e qualsiasi materiale
altrimenti col tempo si sfalda e fende”. artistico cui siano stati mescolati pigmenti.

pietra pomice o pomice, è una roccia eruttiva pigmento materia colorata, opaca, insolubile in
effusiva di natura prevalentemente silicatica; ve- acqua e nei principali leganti impiegati nella
trosa, ruvida al tatto, molto porosa per la presenza tecnica della pittura (oli, tempere ecc.). Si presenta
di numerosissime cavità e leggera, usata come generalmente sotto forma di polvere fine o molto
abrasivo naturale. Le pomici si formano generalmente fine. I pigmenti possono essere artificiali, come la
da lave acide. La polvere può essere utilizzata biacca (carbonato basico di piombo) e sali di
come ingrediente dell’impasto dello stucco o ag- acidi organici (per esempio verdigris, che è un
gregato pozzolanico delle malte (funzione idrauli- acetato basico di rame) o di origine minerale. In
cizzante), mentre la pietra è impiegata nella luci- genere sono caratterizzati da buon potere coprente,
datura finale di stucchi marmorizzati e scagliole, consistenza, stabilità alla luce, al calore, agli
o come abrasivo per la pulizia delle superfici agenti chimici, all’umidità, alla calce presente
lapidee e di legno (pomiciatura); nelle costruzioni negli intonaci ecc. Per la loro stabilità sono stati

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 132

PINACOSCOPIO 132

impiegati in tutte le tecniche pittoriche. I pigmenti, pioppo legno ricavato da alberi ad alto fusto
a partire dal XIX secolo, vennero anche addizionati della famiglia delle Salicaceae; la varietà del pioppo
di una o più sostanze inerti (filler) per ridurne i bianco o gattice (Populus alba) è stata usata in
costi di produzione. tutta l’Europa meridionale per la preparazione di
tavole e polittici e per l’esecuzione di sculture po-
pinacoscopio microscopio usato durante gli in- licrome. È impiegato nella tecnica dell’  intarsio.
terventi di restauro e nella fase diagnostica di
dipinti e superfici policrome in virtù dell’alto numero pirografia tecnica di incisione ottenuta attraverso
di ingrandimenti tali da consentire la visione di una punta metallica incandescente, usata per rea-
minimi residui di vernici e prodotti di restauro, lizzare un disegno su cuoio, pelle, velluto e legno.
graffi e abrasioni altrimenti non rilevabili. Attualmente vengono impiegate punte metalliche
mantenute roventi con un sistema elettrico o ali-
pino legno della famiglia delle Pinaceae, dolce, mentato a benzina.
tenero e leggero, resinoso ma resistente al tarlo,
che trova largo impiego nella scultura policroma. pirolisi il lemma significa ‘separazione col fuoco’
Essudati di diverse specie di pino sono stati ed è un processo di trasformazione termica indotto
utilizzati come resine per le tecniche pittoriche da un rapido gradiente di temperatura, in ambiente
( trementina e  colofonia). riducente, con scissione dei legami chimici originari
e formazione di molecole più semplici. È usata
pino cembro o cirmolo. Legno della famiglia nella frammentazione caratteristica e riproducibile
delle Pinaceae (Pinus cembra), dolce, tenero e di materiali organici polimeri che vengono introdotti
leggero, resinoso, ma molto resistente al tarlo. in un apparecchio di separazione o di riconoscimento
Per la sua buona lavorabilità è stato impiegato in ( gascromatografia e spettrometria di massa),
ebanisteria, per lavori di intaglio e nella scultura. consentendo l’identificazione di sostanze impiegate
come leganti, adesivi, protettivi, ecc.
pinza strumento costituito da due braccia di
acciaio unite a cerniera, impiegato nel campo del pistola a spruzzo strumento impiegato nel re-
restauro per tenere i cotoni imbevuti di sostanze stauro, nella verniciatura finale dei dipinti, che
solventi evitando il contatto con le mani. ha il vantaggio di ottenere una vaporizzazione
leggera e controllata. È impiegata anche nelle co-
‘piogge acide’ lemma comunemente usato per siddette puliture a freddo di superfici lignee
intendere precipitazioni atmosferiche ad acidità eseguite con microparticelle di ghiaccio secco.
superiore a quella naturale, causate dalla presenza
di sostanze inquinanti (negli strati bassi dell’at- pitting il termine è codificato nel lessico delle
mosfera), in gran parte derivate dalla combustione alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei
di materiale fossile. Bagnando le superfici con cui della Commissione NorMaL, 1/88 e indica la for-
vengono in contatto attivano reazioni di corrosione mazione di fori ciechi, numerosi e ravvicinati, di
e di alterazione chimica dei materiali. forma tendenzialmente emisferica con diametro
massimo di pochi millimetri. Trova corrispondenza
piombo metallo pesante grigio a basso punto di nel glossario illustrato delle forme di deterioramento
fusione conosciuto fino dall’antichità e utilizzato della pietra ICOMOS-ISCS (2008), in cui si precisa
in lega con il rame. Le leghe a base di piombo e che i fori sono solitamente non interconnessi,
di stagno ( peltro) sono molto fluide e ripetono sebbene possano essere riscontrate forme di tran-
fedelmente il modello di cera e di argilla ( fu- sizione a strutture interconnesse. È tipico dei ma-
sione). Fra le tante applicazioni va ricordata anche teriali di recupero che hanno subìto lunghi periodi
la produzione di grafite (mina di piombo), cono- di abbandono e in gran parte dovuto alla coloniz-
sciuta dalla fine del XVII secolo e la confezione zazione di muschi che corrodono le superfici del
delle cosiddette ‘punte secche’. materiale.

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133 PLASTICITÀ

pittura a calce tecnica di pittura murale usata di asportazione.


in alternativa e contemporaneamente al  ‘buon
fresco’; i pigmenti venivano stemperati in  latte piumacciolo grosso batuffolo di ovatta impregnato
di calce anziché in acqua e stesi anche più volte di una miscela di alcol e  acquaragia che,
sopra una mano di calce, generalmente già carbo- secondo le indicazioni date da Giovanni Secco
natata e lisciata. Si tratta di una pittura coprente Suardo (ed. 1866 e 1894), era usato per sfregare
che si riconosce per il corpo della pennellata. le superfici dei quadri da sverniciare.

pittura a secco tecnica di pittura murale in cui PIXE  emissione di raggi X indotta da particelle
i pigmenti vengono applicati su intonaco asciutto
per mezzo di un legante di natura organica, pixel lemma derivato dalla contrazione e deforma-
naturale o di sintesi, con proprietà filmogene; al- zione delle parole inglesi PICTure ELement. Singolo
ternativamente i colori possono essere stemperati elemento indivisibile costituente la parte più piccola
e applicati con  acqua di calce. Utilizzate come di un’immagine data dalla matrice di elementi fo-
tecniche a se stanti, sono state adottate anche tosensibili di una telecamera o dal singolo elemento
per le operazioni di finitura delle pitture a fresco costituente l’immagine in un monitor.
ricorrendo a colori e tecniche proprie della pittura
mobile, a olio, a tempera, lacche ecc., per ottenere plaga isola di colore che tende a staccarsi e a dar
effetti particolari che la tecnica del ‘buon fresco’ luogo a una microlacuna.
non poteva raggiungere. I pigmenti sono spesso
disciolti in colla e in uovo. Le stesure eseguite a planarità condizione di origine di un supporto
secco non sono mai corpose perché la pittura si che può essere modificata da deformazioni dovute
cretterebbe troppo facilmente; si riconoscono a stress meccanici: la tendenza, in passato, è
perché sono quasi sempre scagliate e hanno una stata quella di riportare in piano i supporti dei di-
luminosità diversa rispetto alla trasparenza opaca pinti mobili; attualmente la si ricerca solo nei
dell’affresco. I vantaggi della pittura a secco sono casi in cui sia indispensabile alla corretta percezione
la possibilità di utilizzare una gamma maggiore di dell’immagine, altrimenti ci si limita a una riduzione
pigmenti, di verificare l’effetto cromatico ottenuto delle deformazioni. Analogamente, nei supporti
e di apportare correzioni raschiando o sovrappo- tessili si evita la foderatura e si preferisce la ne-
nendo il colore. Per contro, è soggetta a solleva- bulizzazione unita ad una leggera stiratura a 
menti, frantumazioni e cadute della pellicola pit- termocauterio.
torica. Anche le tecniche di restauro devono tener
conto della sua maggiore sensibilità agli agenti ‘plastron’ supporto preparato per accogliere la
alcalini e reattivi. superficie cromatica di un dipinto o di un affresco
staccati, che veniva tolto solo dopo l’applicazione
pittura murale termine che include tutte le su di un nuovo supporto. È costituito da uno
tecniche di stesura pittorica sul muro e sull’intonaco, strato di garza sul quale si procedeva a sovrapporre
fra cui la  pittura a calce e l’  affresco, que- più fogli di carta, di spessore e qualità variabili.
st’ultimo erroneamente e impropriamente usato Il lemma è usato in Francia dal XVIII secolo in poi
come sinonimo di pittura murale. Include impro- come sinonimo di  ‘cartonnage’.
priamente la pittura greca (nota attraverso le
fonti), quella tombale etrusca (che si avvicina di plasticità proprietà di un corpo di mantenere
più all’affresco), quella romana e pompeiana. Si una deformazione al cessare dell’azione che l’ha
usa generalmente per indicare tutte le stesure prodotta (deformazione permanente). Tale proprietà
pittoriche eseguite sul muro o sull’intonaco già consente la modellazione delle argille con il solo
asciutti, come la tempera e l’olio. Per la decorazione impiego dell’acqua allo scopo di ottenere, dopo
murale sono stati usati anche il  pastello e lo cottura, manufatti ceramici. Il termine si riferisce
 ‘sgraffito’, che si basa su di un procedimento anche alla lavorabilità delle malte.

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PLASTIFICANTE 134

plastificante materiale capace di migliorare la nel restauro appartengono a questa categoria,


lavorabilità di un impasto o composto; il termine analogamente a molte sostanze animali e vegetali
è spesso usato per indicare additivi di malte e usate in campo artistico (colla, gomme vegetali
calcestruzzi. ecc.). I polimeri si classificano in naturali, artificiali
(se modificati chimicamente dall’uomo) e sintetici,
platino metallo di transizione nobile, di colore qualora siano ottenuti per sintesi chimica.
bianco grigio, molto pesante, lucente, duttile e
malleabile. È usato in oreficeria in lega o da solo, polisaccaridi polimeri naturali o artificiali co-
ma non può essere impiegato come supporto per stituiti dalla condensazione di più molecole di
esempio per gli smalti perché le componenti vitree zuccheri semplici o di loro derivati, con l’elimina-
non vi aderiscono. Il platino fu scoperto nel 1735 zione di molecole di acqua. Fra i polisaccaridi più
nelle sabbie aurifere colombiane. comuni si ricordano la cellulosa, l’amido e le
gomme; le gomme vegetali (arabica,  adragante
PM  particolato atmosferico e di ciliegio) sono state impiegate come leganti
delle tempere a costituzione polisaccaride.
polarizzatore filtro ottico che seleziona un unico
piano di vibrazione della radiazione elettromagnetica politura fase finale della lavorazione della pietra
impiegata ( luce polarizzata). In fotografia l’ef- che, liberata da ogni impurità, veniva lucidata
fetto del filtro polarizzatore determina una maggiore con gesso di Tripoli o paglia di grano.
saturazione delle immagini riducendo il contributo
della radiazione diffusa e dei riflessi. Filtri polariz- polpa di cellulosa derivato cellulosico, naturale
zatori si usano nella microscopia mineralogica-pe- o sintetico, molto igroscopico, composto da fiocchi,
trografica per riconoscere fasi cristalline diverse. usato come supportante per impacchi, generalmente
a base acquosa, utilizzati per la pulitura di superfici
policromia effetto ottico prodotto da una serie lapidee o affrescate. Talvolta è impastata con
di colori (a tempera, a olio, tessere musive ecc.) gesso e colla o resina acrilica, è usata anche per
giustapposti su di un supporto, per associazione integrare lacune profonde che interessano le
di materiali diversi (marmi), per effetto della la- sculture lignee.
vorazione (materiali lapidei), per patinatura (me-
talli), per costruzione di intagli e tarsie ecc. polvere insieme di particelle microscopiche in-
coerenti che si formano al suolo e vengono tra-
polimento  intonachino sportate dagli agenti atmosferici. Tendono a ride-
positarsi per gravità o per processi elettrostatici
polimerizzazione reazione di associazione di sugli oggetti creando uno strato di sporcizia che,
monomeri per ottenere polimeri. Le reazioni di se non rimosso attraverso regolari interventi di
polimerizzazione possono formare legami tra due manutenzione, può imparentarsi con le stratificazioni
molecole in due direttrici distinte: poliaddizione preesistenti, formando una crosta più o meno
(peso del polimero multiplo di quello del monomero), dura, talvolta difficilmente rimuovibile. Lemma
che produce polimeri termoplastici, e policonden- usato anche come sinonimo di materiale suddiviso
sazione dove due monomeri si uniscono eliminando finemente, spesso in seguito a macinazione, come
piccole molecole (acqua, alcol, acido acetico ecc.). polvere di marmo o di mattone.
Questa genera polimeri termoindurenti.
polyphilla materiale inerte impiegato, insieme
polimero composto di alto peso molecolare; so- alla scagliola, per integrare le lacune sotto il
stanza naturale o sintetica formata di macromolecole, livello del marmo e per integrazioni dei materiali
ciascuna delle quali deriva dalla ripetizione di eburnei, e ritenuto preferibile alle resine sintetiche.
unità strutturali tenute insieme da legami covalenti Queste vengono riprodotte per calco ed eventual-
(catena polimerica). Molte resine sintetiche impiegate mente dipinte, infine applicate per  incollaggio.

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135 POTASSA

pomata preparazione di consistenza soffice usata matrice e dei fenocristalli di feldspato per azione
in antico anche nella cosmesi e impiegata impro- degli agenti esogeni. Da un punto di vista mer-
priamente nel gergo del restauro a indicare miscele ceologico è considerato un granito, sebbene tale
di consistenza simile. denominazione sia erronea.

pontata antica tecnica di pittura murale tipica porosità presenza di piccoli spazi vuoti nella
del Paleocristiano e del Medioevo, caratterizzata massa di un corpo (come materiali lapidei, intonaci,
dalla stesura dell’intonachino sull’arriccio per por- legni). La porosità totale (n) di una roccia è il
zioni corrispondenti all’andamento dei ponteggi o rapporto percentuale fra il volume dei vuoti e il
 impalcature, secondo fasce orizzontali lunghe volume totale della roccia; diversamente la porosità
anche vari metri e alte fino a un metro e mezzo efficace (ne) tiene conto del volume dei vuoti in-
(altezza pari a un semiponteggio). Deve il nome terconnessi. Mentre la porosità primaria consegue
alle linee di congiunzione delle zone dipinte (ese- dalla petrogenesi, la porosità secondaria è dovuta
guite dall’alto verso il basso). È una tecnica che si a modificazioni chimico-fisiche e deterioramento
abbina spesso all’uso della  pittura a calce. della roccia. In metallurgia è un difetto dovuto al
getto non sufficientemente compatto. Può essere
ponteggio o impalcatura, ponte. Struttura prov- determinante per il degrado di un manufatto, in
visoria, in passato lignea, oggi in tubi Innocenti, quanto lo rende permeabile ai fluidi (principalmente
finalizzata a creare, a quote anche rilevanti da umidità) che possono provocare alterazioni anche
terra, un piano di calpestio per operai, artisti, in- molto profonde, direttamente o mediante sostanze
tonacatori, restauratori, diagnosti, ecc. In alcuni in soluzione o sospensione.
casi può costituire un vero e proprio laboratorio
temporaneo di restauro e diagnostica. porpora colorante organico di origine animale,
estratto da una specie di molluschi (Murex), com-
porcellana prodotto ceramico a pasta compatta, posto dal principio colorante dibromoindaco, molto
bianco e a volte traslucido, costituito da materiale resistente, di colore rosso acceso; in epoca romana
prevalentemente vetroso con componenti cristalline era usata per la tintura di tessuti di pregio e per
(per lo più mullite). L’impasto, cotto a temperature decorare i manoscritti miniati bizantini. Era cono-
fra 1200 e 1400 °C, contiene caolino e feldspati; sciuta e apprezzata anche dalle civiltà amerinde.
si distinguono la ‘porcellana dura’ e la ‘porcellana
tenera’. Il rivestimento viene applicato in crudo o porporina materiale impiegato per imitare l’oro
dopo una prima cottura del corpo ceramico a dal XIII al XIV secolo, è una polvere gialla
bassa temperatura. Prodotta per la prima volta in composta da una lega di rame e zinco ( ottone),
Cina e importata in Europa a partire dal XVI generalmente stesa con legante oleoso. Dal XIX
secolo, la porcellana venne riprodotta con esiti secolo è stata sostituita da polveri di bronzo, che
più o meno soddisfacenti. peraltro si ossidano, assumono toni verdastri (os-
sidazione del rame) e perdono brillantezza. Le
porfido roccia magmatica eruttiva (porfido quar- imitazioni dell’oro si ottenevano anche utilizzando
zifero e porfido non quarzifero) o filoniana (porfido altri materiali bianchi meno costosi, rivestiti con
granitico e porfido sienitico) a struttura cristallina, vernici di tonalità gialla, come stagno e argento
con fenocristalli di feldspato potassico. Se trattato, con vernice a base di zafferano e aloe ( mecca).
il porfido ha una superficie di estrema durezza,
liscia e lucidabile, che ne spiega il vasto impiego potassa nome comune del carbonato di potassio;
nella scultura e come materiale ornamentale. Il la potassa caustica è l’idrato o idrossido di potassio.
porfido rosso antico (presente nell’Alto Egitto) e Il carbonato, ricavato in passato dalle ceneri di
il porfido verde antico (cavato nel Peloponneso) legno, ha un vasto impiego in ceramica, nell’arte
hanno avuto largo uso nell’architettura classica; il vetraria (come fondente) e nella preparazione di
loro colore deriva in parte dall’alterazione della saponi; questa sostanza basica in soluzione con

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POTERE BAGNANTE 136

acqua è consigliata nei ricettari ottocenteschi (Gio- bottega si tramanda per apprendimento tecnico e
vanni Secco Suardo, ed. 1866 e 1894), per pulire le per tradizione orale. Esemplare il Libro dell’Arte di
superfici pittoriche dai depositi di polvere. Cennino Cennini, che supera per completezza e
impostazione il concetto di ricettario, ma si attiene
potere bagnante  bagnabilità ancora alla descrizione tecnica delle operazioni.
La sua fortuna è testimoniata dalle numerose tra-
potere colorante (‘colouring power’) proprietà scrizioni di cui l’opera è stata oggetto.
di pigmenti e coloranti di impartire colorazione.
precipitare in chimica il processo di precipitazione
potere coprente (‘hiding power’) valore che consiste nel trasformare un soluto in soluzione in
esprime la capacità di una pittura di nascondere un composto insolubile, per reazione con reagenti
la superficie su cui è stesa; indica anche il grado specifici. Molti pigmenti sintetici sono stati
di opacità di una stesura o di un determinato pig- ottenuti per precipitazione anche in antico (per
mento. esempio  bianco di San Giovanni,  giallo di
piombo e stagno).
potere solvente (‘dissolving power’) capacità di
un liquido (solvente) di sciogliere un solido (soluto); precisione in campo analitico, la precisione for-
le scale di misura del potere solvente dipendono nisce una stima della  riproducibilità dei risultati
dalla sostanza considerata. Combinando i tre fattori ottenuti con una specifica tecnica analitica e ri-
che regolano il potere solvente di un liquido (forze guarda l’entità degli errori casuali. La precisione
di dispersione – fd, forze polari – fp, possibilità di esprime la consistenza tra le misure effettuate
formare legami idrogeno – fh) si ottiene il diagramma con uno specifico strumento ed è influenzata
dei solventi che, associato al diagramma equivalente anche dalle condizioni operative in cui vengono
per il soluto da sciogliere, forma il  triangolo effettuate le analisi.
delle solubilità. Nel caso di una miscela di solventi,
il potere solvente è la somma dei contributi per- prelievo asportazione di materiale in forma con-
centuali dei diversi componenti. creta o suddivisa dall’oggetto in esame a scopo
analitico. Nel settore dei beni culturali si hanno i
pozzolana (dal latino ‘puteolana’ = di Pozzuoli). seguenti tipi di prelievi: il prelievo globale, in
Roccia vulcanica, poco coerente, a grana fine, ori- caso di stratificazioni, consiste nell’asportazione
ginata da lapilli e ceneri vulcaniche debolmente in un unico frammento comprensivo di tutti gli
cementate, estratte in origine nei pressi di Pozzuoli strati o tipologie che compongono l’oggetto; il
da cui il nome di pozzolana. Il termine si riferisce prelievo selettivo è l’asportazione di materiale
più in generale a poveri vulcaniche e tutti quei omogeneo, appartenente a un unico strato o ti-
materiali che, per reazione con idrossido di calcio, pologia, generalmente in forma suddivisa; il prelievo
impartiscono idraulicità all’impasto della malta, multigraduale comprende una sequenza di prelievi
ovvero la proprietà di far presa e indurire in selettivi contigui per lo studio della distribuzione
ambiente umido. in profondità di specie chimiche; infine il prelievo
biologico, che è di tipo selettivo e si differenzia
pozzolana artificiale materiali artificiali che, secondo il tipo di  biodeteriogeno presente;
analogamente alla  pozzolana naturale, consen- quest’ultimo deve essere eseguito di norma con
tono la presa e l’indurimento di una malta a base materiali sterili.
di calce in ambiente umido (idraulicità). Laterizi
macinati ( cocciopesto) e, più recentemente, preparazione stesura utilizzata con lo scopo di
scorie di ferro e d’altoforno sono stati ampiamente uniformare il supporto e per assorbirne i movimenti;
usati a tale scopo. ha funzione protettiva ed estetica. La preparazione
può bloccare o assecondare il movimento del sup-
precettistica memoria scritta di quanto in una porto; deve proteggere il colore dall’umidità deri-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 137

137 PROSCIUGO

vante dal muro, da sostanze pericolose come del carbonato di calcio); la sua formazione può
resine, tannini e sali di rame, dagli insetti, dagli implicare la partecipazione di altre sostanze, pro-
acidi dell’olio e dai diluenti dell’olio. Le preparazioni venienti dall’ambiente di esposizione o dai materiali
si distinguono in chiare e scure. Fra le più comuni di restauro, oppure trasformazioni dei materiali
la preparazione a biacca, un carbonato basico di originali (es.  fotolisi per azione della radiazione
piombo, miscelato con olio di lino o di papavero luminosa). Il termine può intendere più generica-
applicato sulla tela. È una preparazione morbida mente qualsiasi prodotto o fenomeno di deterio-
ed elastica che si adatta ai movimenti del supporto, ramento. In termini conservativi può comportare
che ha difficoltà di essiccazione se l’olio è abbon- effetti di tipo strutturale e/o estetico.
dante o di qualità scadente. La preparazione
colorata, in uso dalla seconda metà del XVI secolo, profilato metallico tipo di copertura impiegata,
è composta di biacca, olio e pigmenti. La cosiddetta in alternativa alle lastre di vetro, per proteggere
preparazione rigida è a base di gesso o di carbonato temporaneamente manufatti o interi monumenti
di calcio mescolati a colla, mentre quella morbida lignei esposti all’aperto in attesa di restauro, per
è costituita di biacca e terre colorate, miste a salvaguardarli dall’acqua piovana. Possono provocare
olio. Le preparazioni moderne sono a base di un effetto serra che accelera lo sviluppo dei
bianchi di zinco, di bario e di titanio, oppure funghi e degli insetti xilofagi e aumentare l’escur-
gessi a legante acrilico. sione termica, determinando processi di infezione
e infestazione.
presa processo chimico-fisico che induce un in-
cremento di coesività di un impasto plastico (ad profilometria tecnica non invasiva di tipo in-
es. malta, gesso, colla) a cui corrisponde un terferometrico per il rilievo tridimensionale di ru-
minore grado di plasticità e un aumento di durezza; gosità superficiale di oggetti. Nel campo della
si realizza in due fasi. Per la malta prima avviene conservazione la profilometria consente di rilevare
l’essiccazione della malta e il suo ritiro, quindi la dettagli micrometrici relativi alla ‘craquelure’,
carbonatazione per azione dell’anidride carbonica spessori del colore, impronte di trame di tela, ecc.
dell’ambiente e la conseguente eliminazione di Usata anche per monitorare finemente gli esiti di
acqua. interventi di pulitura, assottigliamento, consoli-
damento, ecc.
preservare termine impiegato anche come sino-
nimo di conservazione, che allude più specificamente progettualità nel restauro di un manufatto, di
all’impiego di mezzi tesi a minimizzare il degrado un ambiente o di un sistema architettonico, l’analisi
di un manufatto o di un monumento in relazione delle problematiche in oggetto, la documentazione,
all’ambiente e al passare del tempo. le finalità, i metodi e le tecniche di intervento che
si presume di impiegare nel corso del lavoro. Il
prevenzione insieme delle azioni dirette ad im- progetto deve essere realizzato da un’équipe di
pedire il degrado dell’ambiente, delle strutture ar- tecnici con professionalità diverse e complementari
chitettoniche, dei materiali archeologici e di quelli e avere dei termini di sviluppo e di conclusione og-
costituenti ogni genere di manufatto artistico. gettivi. Si parla di progettualità del restauro anche
in antitesi al cosiddetto ‘restauro di routine’.
procedimento metodica di esecuzione di un in-
tervento di restauro, di conservazione o di semplice ‘prosciugamento’ nella letteratura artistica e
manutenzione. nella lingua del collezionismo indica l’essiccazione
delle vernici e la fragilità della ‘craquelure’ dei
prodotto di degrado composto chimico che si dipinti a olio. I dipinti mobili sono definiti anche
forma in seguito all’alterazione dei materiali di un ‘scortecciati’, ‘scrostati’, ‘raggrinziti’.
manufatto artistico, dai quali solitamente differisce
per natura chimica (es. il gesso per solfatazione prosciugo voce gergale indicante l’anomalia di

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PROTEINA 138

assorbimento del legante dei colori a olio da pulitura intervento di carattere estetico e con-
parte del supporto, cui consegue l’  opacizzazione servativo che consiste nel rimuovere da qualsiasi
della zona interessata. Può verificarsi per un tipologia di oggetto i depositi di superficie, le
eccesso di legante in rapporto ai pigmenti o per eventuali vernici opacizzate e ingiallite, recuperando
esagerata assorbenza della preparazione. valori di maggiore leggibilità. Nel restauro dei
dipinti l’operazione può essere preliminare a
proteina polimero naturale alla base di tutti gli fissaggi di colore e foderature; viene eseguita con
organismi viventi: le proteine sono concatenazioni  solventi che portano i materiali resinificati a
dei 21 α amminoacidi naturali, hanno molteplici uno stato colloidale facilmente rimovibile, o con
strutture a seconda della loro specializzazione, e reagenti che rompono i legami molecolari degli
hanno la proprietà di formare dispersioni colloidali strati che si vogliono eliminare: l’intervento si
( gelificazione). Hanno avuto un vastissimo u- conclude con una nuova verniciatura. Fra le
tilizzo nelle tecniche artistiche sia come adesivi tecniche di pulitura vanno ricordate quella a
(colle animali, di pesce, caseina) che come leganti, freddo, a getto di ghiaccio secco, a laser, per estra-
soprattutto nella pittura e nella miniatura (latte, zione acquosa, per aspirazione e le puliture mec-
caseina, bianco e rosso d’uovo ecc.). caniche. Gli interventi di pulitura devono agire
selettivamente sulle sostanze da rimuovere, senza
protettivo sostanza filmogena stesa in forma intaccare il substrato e i materiali originali.
fluida sulla superficie di un manufatto; ha il
compito di preservarne la parte superficiale dal pulitura ‘alla fiamma’ tecnica impiegata da
contatto con l’ambiente. A differenza delle vernici Giuseppe Guizzardi e descritta da Giovanni Secco
(aventi comunque una funzione anche protettiva) Suardo per l’asportazione delle vernici. Consisteva
che migliorano le caratteristiche ottiche, i protettivi nello stendere due mani di colletta sulla superficie
devono risultare quasi invisibili e non produrre del dipinto in modo che l’alcol non venisse
aumenti sensibili del contrasto cromatico. Non assorbito, e nel bagnare con alcol la superficie
devono saturare i colori né avere effetti riflettenti. seccata; i depositi si asportavano immediatamente
Un idrorepellente, come esempio di protettivo, con una garza impregnata d’acqua.
dovrebbe impedire l’ingresso dell’acqua dall’esterno
( impermeabilizzazione) e consentire, allo stesso pulitura, tassello di prove di pulitura prope-
tempo, la traspirazione del substrato poroso (pietra, deutiche all’intervento di restauro eseguite per
intonaco, legno). sperimentare i solventi più adatti e la loro reattività
sulla stratigrafia dei film pittorici e delle policromie,
protocollo di indagine insieme di osservazioni, nelle zone più neutre dell’opera (cieli, fondi di
indagini e analisi riferito a un manufatto artistico paesaggio non figurati ecc.), su superfici scultoree
nella sua completezza e compreso nel suo ambiente e architettoniche. Tale operazione risponde al
conservativo e/o espositivo. Il protocollo di concetto che la pulitura deve essere programmata
indagine deve necessariamente tenere conto della ed eseguita sulla base di indagini diagnostiche,
tempistica delle varie operazioni da effettuare valutazioni critiche e di buon senso. Utilissima
sull’opera in funzione della finalità delle indagini per le sculture policrome, soggette a vicende con-
stesse in termini cronologici e propedeutici. servative molto complesse, per valutare quanto di
originale si può trovare sotto le numerose stratifi-
PTS  particolato atmosferico cazioni pittoriche.

‘pulce’ forma di degrado dello smalto ceramico ‘pulizia’ termine prevalentemente usato per la
caratterizzata dal minuto affossamento della su- pittura, che in antico alludeva a una superficie
perficie smaltata. cromatica trattata con solventi troppo forti.

pulimento  polimento pulverulenza termine che indica il deterioramento

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139 PUNTO DI FUSIONE

di un manufatto artistico che si riduce progressivamente punteggiatura tecnica di incisione realizzata con
a polvere e particelle finemente suddivise e disag- speciali bulini a punta corta, punzoni e rotelle
gregate. Viene usato per superfici cromatiche il cui dentate. Possono essere utilizzati direttamente sulla
legante ha perso il potere coesivo e che tendono a lastra di rame oppure con la vernice e acquaforte. Si
diventare incoerenti, frantumandosi in microparticelle. tracciano tanti puntini irregolari che producono
Nel caso del legno indica oggetti o porzioni di ma- l’effetto di un segno a matita o a carboncino su
nufatti completamente infestati dai tarli che si sbri- carta rugosa. Il termine viene usato per estensione
ciolano e franano alla minima pressione. anche nelle tecniche pittoriche e nel restauro per
ciò che riguarda gli interventi di ricostruzione. Un
pulviscolo microparticelle in sospensione nel- caso esemplare è il riempimento delle lacune a 
l’atmosfera dovute all’azione concomitante del ‘neutro’. La tecnica è nota anche come ‘puntinismo’.
vento, a processi di combustione e di evaporazione. In arazzeria la punteggiatura consiste nell’usare in-
In un ambiente inquinato il pulviscolo atmosferico sieme due fili di seta (fibra che al contrario della
aumenta e diventa un ulteriore deposito che inte- lana riflette la luce) per ottenere effetti di  ma-
ressa le opere esposte all’aperto e quelle architet- rezzatura delle superfici di grandi dimensioni.
toniche, innestando processi deteriorativi. Il pul-
viscolo può provenire anche dal basso per calpe- puntinatura tipica forma di degrado dello smalto
stamento del pavimento e depositarsi sullo zoccolo (anche associato alla formazione di bolle e crateri),
o sulle parti inferiori di un manufatto. È da tener dovuto alla temperatura di cottura troppo bassa e
presente che questo fenomeno può essere indotto alla conseguente perdita di anidride carbonica.
anche dalla circolazione forzata di aria.
punto di ebollizione o ‘boiling point’. Tempe-
punica lemma riferito alla cera punica. Cera d’api ratura alla quale si verifica il passaggio dallo
bollita più volte in acqua di mare, cui veniva ag- stato liquido a quello gassoso, eguagliando la
giunto salnitro (nitrato di potassio), impiegata pressione esterna. Generalmente per i liquidi (sol-
nella tecnica dell’ encausto. venti ecc.) si riporta il punto di ebollizione alla
pressione di una atmosfera (condizioni standard).
punta strumento acuminato che serve per tracciare Il passaggio di stato era conosciuto fin dall’antichità
l’incisione del disegno voluto sulla  preparazione e veniva impiegato per le distillazioni, le purifi-
o sulla matrice. cazioni ecc. Nel campo della conservazione influenza
la velocità di evaporazione di solventi della stessa
puntasecca tecnica incisoria attestata a partire classe: per esempio tra due alcoli o tra due esteri
dal XV secolo in area tedesca che prevede l’incisione metilici il più volatile è quello con punto di ebol-
diretta di matrici metalliche con una punta di lizione minore.
acciaio, che solleva sottili filamenti metallici (barbe)
in prossimità dell’incisione da cui si ricava, al termine punto di fusione o ‘melting point’. Temperatura
della stampa, un segno morbido. La tecnica, adottata alla quale si verifica il passaggio dallo stato solido
anche a complemento della tecnica a  bulino e a quello liquido. Coincide col punto di solidificazione
dell’  acquaforte, consente un numero molto del quale rappresenta il passaggio inverso. Il
limitato di tirature conformi all’idea originale del- passaggio di stato era conosciuto già in antico ed è
l’incisore, poiché le barbe vengono ben presto schiac- stato oggetto dei progressi della metallurgia. Ogni
ciate dalla pressione del torchio in fase di stampa, qual volta si raggiungevano conoscenze tecnologiche
con perdita irreversibile degli effetti desiderati. tali da poter costruire fornaci più efficienti (ovvero
con temperature più alte), la tecnologia metallurgica
puntatura tecnica di aggiustatura dei manufatti ha prodotto leghe e metalli con punti di fusione, e
ceramici che consisteva nel praticare due fori nei quindi proprietà meccaniche ed estetiche migliori.
frammenti da connettere, per poi unirli con filo di Queste hanno influenzato il perfezionarsi delle te-
ottone. cniche artistiche e l’evoluzione delle singole civiltà.

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PUNTO DI INFIAMMABILITÀ 140

punto di infiammabilità o ‘flash point’. Tem- punto di rugiada.


peratura minima alla quale i vapori sviluppati da
alcuni liquidi manifestano la tendenza a formare punto posato nel restauro tessile, applicazione
con l’aria (quindi in presenza di ossigeno e di un dei tessuti degradati su un supporto tessile per
innesco) miscele capaci di incendiarsi e di esplodere. mezzo di una tecnica di cucito dedotta dal ricamo
L’infiammabilità delle sostanze va sempre tenuta antico.
presente, specialmente nel caso di prevenzioni
personali e ambientali; è uno dei parametri riportati punzonatura tecnica di decorazione dei materiali
nella scheda tecnica dei prodotti chimici impiegati nobili (oro e argento, o dorati come fondi oro e
in laboratorio e nelle operazioni di restauro. legni), basata sull’uso di uno strumento detto
 punzone. È stata usata anche per riportare
punto di rammollimento intervallo di tempe- marchi di riconoscimento della bottega artigiana
ratura al quale si verifica il passaggio graduale su oggetti di oreficeria e per attestare la qualità
dallo stato condensato a quello fluido. È usato della materia prima lavorata.
per quelle sostanze compatte, ma non cristalline
(come il vetro o la cera) che non subiscono la fu- punzone si tratta di un’asta di ferro o di bronzo
sione del reticolo cristallino per collasso termico. fatta a punta, a timbro o a rotella, su cui è
scolpito il disegno, simbolo o sigla da riprodurre,
punto di rugiada o ‘dew point’, temperatura di che, premuta su di una superficie metallica, lascia
rugiada. Temperatura alla quale l’aria, intesa come l’impronta.
miscela di aria e vapore acqueo, inizia a condensare
spontaneamente in condizioni di umidità specifica purpurina principio colorante antrachinonico di
e pressione atmosferica stazionarie; viene misurata colore rosso-arancio ricavato, insieme all’  ali-
attraverso il diagramma psicrometrico. Se il punto zarina, dalle radici della  robbia. Il termine è
di rugiada è inferiore a 0 °C allora si parla di anche sinonimo di  porporina.
punto di brina. Uno dei parametri microclimatici
misurati e monitorati in ambienti di esposizione e putredine in gergo il lemma indica l’aspetto di
conservazione è la distanza dal punto di rugiada supporti completamente marciti per infiltrazione
ovvero la distanza della temperatura dell’aria dal di umidità e parassitazione.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 141

q
quadrettatura disegno in scala proporzionale cristallo di rocca (varietà incolore e trasparente
che consentiva di portare alle dimensioni volute il utilizzata in oreficeria per realizzare pendagli, or-
disegno preparatorio per un affresco. È impiegata namentazioni applicate a codici miniati ecc.), il
anche per altre tecniche artistiche. Giorgio Vasari quarzo citrino (simile al topazio), il quarzo oro
(1568) la chiama “rete la qual’è una graticola di (con inclusioni simili a pagliuzze); il quarzo pol-
quadri piccola, ringrandita nel cartone, che riporta verizzato (silice) è componente fondamentale
giustamente ogni cosa”. della porcellana di pasta dura, di alcune paste
vitree, di intonaci, supporti per opere in stucco e
quadronna anche colla di caravella o di carnicci, scagliola ( silice). Non è usato come pigmento
è una colla ottenuta per cottura delle cartilagini anche se i cristalli di quarzo sono presenti come
di vari animali: nei ricettari è nominata anche impurità nelle terre e nelle ocre, mentre è impiegato
come ‘colla forte’. nella preparazione di lacche e di altri pigmenti.

quanto unità energetica della meccanica quanti- quercia pianta di alto fusto del genere Quercus,
stica. Indica una quantità discreta e indivisibile diffusa soprattutto nella fascia boreale, temperata
di una grandezza. Per l’energia delle onde elettro- e continentale. Legno di media durezza, alta
magnetiche, un quanto corrisponde ad un  densità, resistente al tarlo, e meno sensibile di
fotone. Dal termine derivano tutti gli aggettivi altri alle variazioni di umidità. Usato per la realiz-
correlati: quantistico, quantizzato ecc. zazione di tavole e polittici, sculture lignee poli-
crome, in ebanisteria e in carpenteria. Cerro,
quarzo minerale incolore e trasparente a base di leccio, farnia, rovere, roverella sono tra le più
silice. Dei quarzi fanno parte pietre che hanno note specie europee della famiglia delle Fagaceae.
una struttura cristallina evidente ( ametista), il

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 142

r
rabbocco  rinzaffo dice di una giornata che, non sovrapponendosi a
nessun’altra, può considerarsi iniziale; la cosiddetta
‘rabberciare’ secondo Filippo Baldinucci (1681) ‘foglia’ è una giornata a cui nessun’altra si sovrap-
“rattoppare, aggiugner pezzi a cose rotte, o guaste. pone e come tale può essere considerata quella fi-
E fra’ nostri Artefici vale propriamente, per rac- nale.
conciare una cosa malandata affatto, così come si
può e non del tutto”. radiocarbonio metodo di datazione isotopica,
altrimenti detto del ‘carbonio 14’. Indagine che
raddrizzamento metodo impiegato per ottenere determina il rapporto isotopico fra gli isotopi 12
superfici lignee perfettamente piane ( parchetta- e 14 del carbonio (C). Quest’ultimo è naturalmente
tura); nel XIX secolo il retro della tavola veniva radioattivo e decade spontaneamente con periodo
piallato e assottigliato, pensando di ridurre la di dimezzamento di 5730 anni; è prodotto conti-
tendenza alla deformazione. Col passare del tempo nuamente nell’alta atmosfera e il suo rapporto
si realizzarono parchettature sempre più complesse. con l’isotopo stabile del carbonio è relativamente
Giovanni Secco Suardo (ed. 1866 e 1894) sostiene costante e uguale nell’atmosfera e nei mari e
che il raddrizzamento delle tavole è una delle ope- quindi tale si mantiene negli organismi viventi
razioni che spettano al parchettatore insieme all’as- (animali, vegetali). Alla loro morte l’apporto di
semblaggio e alla realizzazione di aggiunte e di rin- C14 si interrompe e la sua quantità relativa inizia
forzi. Nel XIX secolo sono stati sperimentati i metodi a diminuire per decadimento radioattivo, per cui
dell’imbibizione delle tavole e dell’incisione eseguita il rapporto si impoverisce in C14. Tramite il con-
sul retro del supporto, per riportare il legno alla fronto tra la misura effettuata su un campione
planarità, con risultati non soddisfacenti. passato, se non sopravvengono contaminazioni
con carbonio recente e un campione analogo
radiazione elettromagnetica  onda elettro- attuale, è possibile determinare, con una certa
magnetica approssimazione, l’età del campione. Per una
corretta datazione sono necessari meno di 4 g di
radica tipo di legno tratto dalle radici di alberi e materiale prelevato dall’oggetto e le precisioni
arbusti o dalle protuberanze del tronco. Molto che si possono ottenere per datazione comprese
compatto, con belle venature una volta tagliato e tra 200 e 10.000 anni possono avere un’incertezza
lavorato, è impiegato come rivestimento in eba- di circa 35 anni. Di conseguenza non si impiega
nisteria per le sue  marezzature casuali di nella datazione di materiali molto recenti.
grande effetto estetico, specialmente nelle essenze
di noce, rosa, ulivo e pero. radiografia metodo di restituzione fotografica
su lastra o pellicola della permeabilità ai raggi X
radicatura rivestimento con fogli di  radica di uno spessore di materia; l’immagine per traspa-
delle superfici di credenze o armadi, troppo grosse renza dell’oggetto e di quanto si trova al suo
per essere eseguite in massello. Il procedimento è interno è formata dalla diversa  radiopacità dei
simile all’  impiallacciatura. materiali.

radice con riferimento all’affresco moderno, si radiopacità proprietà dei materiali di essere più o

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 143

143 RANNO

meno permeabili alle radiazioni X. La diversa radio- ragia naturale solvente appartenente al gruppo
pacità dei materiali costituenti, per esempio, una dei derivati terpenici; anche miscela naturale de-
pittura (legno, tela, chiodi, preparazione, pigmenti) rivata dalla lavorazione e dalla purificazione delle
sono rilevabili nella radiografia; metalli o elementi  trementine.
pesanti come il piombo, hanno un’elevata radiopacità
e schermano le radiazioni X. Nella ripresa di lastre rame noto anche come ‘bronzo di Cipro’, è un
radiografiche, i materiali appaiono tanto più bianchi metallo presente in natura sia libero sia in asso-
quanto più è alta la loro radiopacità. ciazione con altri minerali. Ha un colore rosso
chiaro, è abbastanza duro e molto duttile, e si usa
raggi gamma radiazioni elettromagnetiche di oltre che come metallo decorativo, per ottenere
altissima energia, molto penetranti e ionizzanti, leghe come bronzi e ottoni. È presente in numerosi
con lunghezze d’onda compresa tra 0,0005 e 0,3 pigmenti antichi e moderni, sia naturali ( az-
nm. I raggi gamma (γ) sono il prodotto di decadi- zurrite,  malachite) che artificiali di origine
mento di sostanze radioattive. inorganica ( blu egiziano) e metallorganica (
verderame,  blu ftalocianina); i toni vanno ge-
raggi X radiazioni elettromagnetiche di alta neralmente dal blu all’azzurro, al verde più o
energia, penetranti e ionizzanti con lunghezza meno acceso. Il rame ha avuto vasto impiego
d’onda piccola, compresa indicativamente tra 0,3 come supporto per la pittura dal XVI secolo in
nm e 20 nm. Convenzionalmente il campo dei poi; in antico le lamine di rame venivano ottenute
raggi X è diviso in  raggi X molli (o deboli) e  per liquefazione e successiva battitura a martello.
raggi X duri (o penetranti). Queste delimitazioni Nel Cinquecento la tecnica della laminazione in-
non sono rigide e universalmente definite. I raggi centivò la produzione per usi artistici. Oltre che
X furono scoperti da Wilhelm Röntgen (1845- per la pittura a olio, fu impiegato come supporto
1923) nel 1895 e nei paesi di lingua tedesca sono per la tecnica a smalto e per l’incisione ( bulino
noti come raggi Röntgen. e  acquaforte).

raggi X duri sottoinsieme dei  raggi X con ‘rancio’ termine in uso nel XIX secolo per indicare
lunghezze d’onda comprese indicativamente tra sostanze grasse che hanno subìto un processo di
0,1 nm e 5 nm. deterioramento.

raggi X molli sottoinsieme dei  raggi X con ranghetta tipo di incastro utilizzato fin dal Me-
lunghezze d’onda comprese indicativamente tra 5 dioevo nell’assemblaggio di assi destinate a co-
e 20 nm. stituire il supporto di un dipinto. Fra gli elementi
lignei da unire si ricavavano due alloggiamenti
‘raggrinzimento’ terminologia ottocentesca per la ranghetta, piccolo inserto rettangolare con
usata per indicare l’allentamento della tela e la funzione di guida per l’incastro delle parti.
conseguente formazione di scodelle, vesciche e
crateri sulla superficie cromatica. Si usa anche ranno sostanza utilizzata per l’  ‘imbianchimen -
nella lingua attuale e indica un tipico degrado dei to‘ dei tessuti. Si tratta di una lisciva ottenuta da
dipinti su tela, dovuto alla stesura di nuovi strati ceneri di legna disciolte in acqua bollente, talvolta
di colore su altri non bene asciutti. Lo strato cro- alternata con un bagno a base di siero di latte.
matico superficiale slitta su quelli sottostanti for- Gli ossidi dei metalli alcalini sodio e potassio,
mando una sorta di pieghettatura. nonché quelli di calcio e magnesio presenti nella
cenere, danno a questa sostanza una spiccata al-
ragia minerale miscela non codificata di idro- calinità (pH anche superiore a 12); il ranno è
carburi saturi e insaturi che ha proprietà simili stato considerato un vero e proprio reattivo basico
alle  ragie naturali ma è più volatile. e usato in restauri molto datati nella rimozione di
ridipinture e di vernici molto dure. Un indizio del

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‘RAPPICCARE’ 144

suo impiego su panneggi o altre campiture con nel restauro una pratica di finitura e risarcimento
colori sensibili all’alcalinità, è lo stato degli strati anche pittorico delle opere.
residui, molto abrasi e ampiamente ridipinti.
‘rattoppare’ lemma ricorrente nelle fonti a
‘rappiccare’ nella letteratura sul restauro il indicare il restauro di un manufatto degradato, in
lemma allude all’integrazione delle sculture. Raffaele particolare la ricostruzione e l’integrazione delle
Borghini ne Il Riposo (1584) usa l’espressione nel sculture; nel restauro moderno si riferisce al
senso di “rappiccar le membra insieme”, proprio restauro dei tessili, siano essi supporti pittorici o
quando descrive la ricomposizione di frammenti meno, tramite l’applicazione di toppe.
antichi e la loro integrazione.
rattoppo detto anche ‘rammendo’, è un intervento
rarola tipologia di tela a maglie rade usata a non traumatico di recupero dei materiali cartacei,
doppio strato per la  rintelatura di tele di che non interferisce chimicamente con il materiale
grandi dimensione, altrettanto rade. e non ne altera la struttura. Con questa tecnica
vengono risarciti gli strappi che potrebbero com-
raschiare secondo le fonti uno degli interventi promettere la consultazione del documento, mentre
eseguiti dai restauratori meno accreditati: così le parti mancanti possono essere sostituite o
Francesco Milizia alla voce “ritoccare” del Dizionario meno. La sostituzione viene eseguita solo nel
delle belle arti del disegno (1802): “il ciarlatano caso che il documento rischi di perdere la sua
... scoria, impiastra, strofina, raschia ...”. Il lemma funzione, e il nuovo elemento deve inserirsi nel-
allude alle operazioni di pulitura meccanica eseguite l’originale come una protesi, restando visibile
con vari tipi di  bisturi o  spatole. anche se deve obliterare la  lacuna.

raschiatoio o raschino, raschietto, raspino. Tipo ravvivare ridare lucentezza alla policromia con
di bisturi usato nel XVIII e nel XIX secolo per ri- nuove verniciature. Tipo di intervento di manu-
muovere ritocchi o vernici troppo indurite. È uno tenzione frequentissimo nel XIX secolo, preferito
strumento di metallo con una punta che termina per ragioni di praticità e convenienza a interventi
a uncino, utilizzato in ogni tipo di pulitura mec- di restauro completi, che solitamente sortiva
canica. Si usa anche per asportare porzioni o effetti gradevoli nell’immediato ma nel tempo si
residui di gesso. dimostrava ulteriore fonte di degrado fino alla
perdita di leggibilità della superficie pittorica;
raschietto  raschiatoio anche ‘rinfrescare’ e ‘rifiorire’.

raschino  raschiatoio realgar solfuro di arsenico in fase cristallina, di-


sponibile in natura e prodotto chimicamente, di
raspa “quella lima con la quale gli scultori di tonalità rossa. Fu utilizzato soprattutto nella
marmo e legno puliscono le loro figure” (Filippo pittura a olio su tela fino al XVII secolo anche se
Baldinucci, 1681). Strumento simile alla lima, ra- più raramente dell’  orpimento. In alcune ricette
stremato in punta e con denti acuminati. Si usa è citato come conservante per miscele di oli, ve-
per i lavori di sgrossatura di materiali come legno, rosimilmente per le sue proprietà bioacide. È poco
marmo, corno, osso. stabile e tende a diventare giallo arancio (erro-
neamente si crede che si converta in orpimento,
raspino  raschiatoio trasformandosi in una fase cristallina più stabile
detta para-realgar). Nei ricettari antichi è citato
‘rassettare’ nelle fonti sul restauro termine usato come  risalgallo.
nell’accezione di restaurare e integrare un manufatto
artistico, ‘rimettendolo in ordine’, secondo la con- ‘rebouiseur’ termine francese entrato nell’uso
cezione prevalente nel XVIII secolo che vedeva nel XIX secolo che significa contraffattore o

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 145

145 RESINA

falsario; le fonti e la letteratura sul restauro ricor- reps tipo di tessuto con armatura tela, caratterizzato
dano sovente l’attività di questi personaggi spe- da un rilievo a costa, detto anche ‘canneté’.
cializzati nelle patinature e nell’invecchiamento
dei dipinti. Sono definiti anche  pasticheurs. resecare nella costruzione e nel restauro storico
delle tavole e delle sculture lignee indica la
recto parte anteriore di un foglio di pergamena o riduzione dello spessore o un intervento di aggiu-
di carta e, per estensione, di monete, medaglie e stamento del formato.
manufatti.
residuo in chimica è ciò che rimane dopo un
recupero normalmente usato in alternativa al trattamento: residui di combustione, parti non di-
lemma restauro, può essere inteso come recupero sciolte dopo la dissoluzione di un minerale, dopo
estetico o filologico delle componenti materiche la distillazione ecc. I residui dei trattamenti
di un manufatto. Si usa anche nel senso della chimici e delle operazioni di pulitura meccanica
riacquisizione di dettagli che sono altrimenti devono essere correttamente e prontamente rimossi
coperti dalle stratificazioni depositate sulle opere, (lavaggio).
per esempio il recupero di una campitura, per
quanto essa riacquisti significato solo se anche resin soap sistema di acidi organici complessi,
quelle adiacenti ritrovano una vivacità cromatica acido abietico (ABA, un terpene) e acido deossicolico
analoga (recupero cromatico). (DCA, uno steroide), saponificati con trietanolamina
(TEA, base organica); i composti ottenuti hanno
redazione filologicamente ogni stesura di un’opera un potere  tensioattivo anionico e sono utilizzati
originale e, per estensione, ogni variante eseguita come agenti di pulitura, usati per rimuovere strati
da un artista sullo stesso soggetto ( versione). di vernici invecchiate e altri composti resinosi.
Riuniscono le due proprietà di maggiore bagnabilità
redox reazione chimica di ossidoriduzione ( (tensioazione) e potere dispersivo in quanto le
ossidazione,  riduzione) strutture molecolari sono chimicamente molto
simili a quelle “terpeniche” delle resine naturali.
regolo  staggia Fanno parte dei sistemi di pulitura selettiva a
umido.
reimpiego o riuso. Termine che indica la riuti-
lizzazione di oggetti, materiali edilizi e artistici, resina termine riferito a composti polimerici na-
opere d’arte, ambienti e strutture architettoniche, turali e sintetici. In passato per i manufatti
spesso con destinazione d’uso diversa da quelle artistici si usavano solo resine naturali per produrre
originali. Può provocare decontestualizzazione o film protettivi, trasparenti e isolanti e per preparare
snaturamento di un manufatto. Anche impiegato stucchi, miscele adesive, consolidanti. Sono inso-
per indicare materiali provenienti dalla dismissione lubili in acqua e solubili in solventi organici
di edifici antichi. (alcoli, esteri, idrocarburi), bruciano e hanno
struttura amorfa allo stato solido. Le resine naturali
rena  sabbia si classificano in oleoresine o  balsami, resine,
resine fossili, resine animali. Le resine sintetiche
replica riproduzione di un manufatto eseguita sono state prodotte dal 1950 in poi: vanno sempre
dallo stesso autore. Non va mai confusa con l’ori- selezionate con attenzione. Fra le sintetiche più
ginale. Nella storia del restauro del dopoguerra ri- impiegate le resine poliviniliche, acriliche e me-
facimenti di edifici distrutti dai bombardamenti, tacriliche, cianoacriliche, poliuretaniche, polietilene,
ma fino ad allora discretamente conservati, possono polipropilene, poliuretani. Fra le resine di policon-
essere considerate repliche e non falsi se non densazione abbiamo le fenoliche, le poliesteri
sono stati eseguiti interventi arbitrari. sature e insature, le epossidiche (collanti tenaci
che non si alterano nel volume e non sono sensibili

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 146

RESINATO DI RAME 146

all’umidità) e i  siliconi. Le resine epossidiche senziali per definirne la professionalità. Ad esso,


sono ancora ampiamente impiegate come mastice e all’équipe con cui eventualmente lavori, spetta
nel restauro del vetro e della ceramica; queste comunque l’analisi dei manufatti originali che co-
vanno incontro ad un forte ingiallimento che può stituiscono l’opera, la loro conoscenza e valutazione,
essere eliminato solo con grosse difficoltà: do- quella delle fonti sulle tecniche artistiche, la con-
vrebbero essere utilizzate solo sui margini delle servazione ed eventualmente il restauro conservativo
fratture anche se sono da preferire le cere, stabili dell’oggetto, nella consapevolezza che ogni in-
e più facilmente reversibili. Molte resine sintetiche, tervento di questo genere rappresenta un’altera-
apparentemente incolori, trovano impiego come zione. In assenza di un albo professionale dei re-
vernici, oppure nell’integrazione dei vetri. Le stauratori, il decreto ministeriale 26 maggio 2009,
protesi così realizzate hanno un indice di rifrazione n. 86 (G.U. 13 luglio 2009, n. 160) definisce le
alla luce molto diverso rispetto a quello del figure professionali del ‘restauratore di beni
materiale originale, e una diversa lucentezza. In- culturali mobili e di superfici decorate di beni ar-
terventi di questo tipo si eseguono solo quando chitettonici’ e del ‘tecnico collaboratore’ indicandone
sia indispensabile una funzione stabilizzante. i rispettivi ruoli e competenze settoriali nell’attività
di conservazione delle suddette tipologie di beni
resinato di rame colore ottenuto sciogliendo il culturali, cui concorrono anche “professionalità
 verderame o verdigris a caldo in vernici resinose di carattere scientifico, quali quelle del chimico,
naturali (trementina, colofonia); è un materiale vi- del geologo, del fisico e del biologo, ciascuno
scoso molto trasparente, relativamente poco stabile, nell’ambito delle proprie competenze”. Le strutture
impiegato nella miniatura e nella pittura, in parti- istituzionalizzate si preoccupano della formazione
colare a olio, raramente nella pittura murale. dei professionisti che operano all’interno o a
fianco dell’Istituto Superiore per la Conservazione
resine a scambio ionico polimeri organici a ed il Restauro di Roma, dell’Opificio delle Pietre
granulazione fine rivestiti di composti chelanti Dure di Firenze e dei Laboratori delle Soprinten-
capaci di scambiare con una soluzione ioni semplici denze. In tal senso il decreto ministeriale 26
quali idrogenioni e ossidrili. Si dividono in tre tipi maggio 2009, n. 87 (G.U. 13 luglio 2009, n. 160)
principali: resine cationiche, capaci di sottrarre regolamenta in materia di “criteri e livelli di
ioni positivi (ferro, calcio, sodio) scambiando qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro”
idrogenioni; resine anioniche, capaci di scambiare nel quadro del vigente ordinamento dell’insegna-
ioni negativi (solfati, cloruri, nitrati ecc.) con os- mento universitario.
sidrili; resine a letto misto, che hanno le specificità
di entrambe. Nella conservazione vengono utilizzate restauro il restauro è un’attività finalizzata alla
come impacco umidificato in acqua distillata e trasmissione al futuro di un bene culturale per
steso su di un supporto di carta giapponese per la mantenerne l’esistenza e assicurarne la funzione,
desalificazione localizzata di materiali lapidei na- nel rispetto della sua identità particolare (somma
turali e artificiali. Sono utilizzate anche per di originalità più integrità) e all’interno di un
ottenere  acqua deionizzata. progetto pluridisciplinare di conservazione. Esso
consiste in un’operazione materiale richiedente
restauratore figura professionale di difficile e una professionalità specifica ottenuta grazie ad
ambigua definizione, la cui fisionomia può essere un percorso formativo dedicato, tale da conferire
seguita, per ciò che riguarda il dopoguerra, attra- un’adeguata capacità sia di progettazione che di
verso il dibattito sulla sua formazione. In passato realizzazione manuale dell’intervento.
il restauratore e la sua professionalità sono da
leggere e interpretare nel contesto della storia ‘restauro di antiquariato’ anche restauro este-
del restauro. Il tipo di lavoro che un restauratore tico, è un intervento che non ha finalità conservative
è in grado di eseguire e la documentazione del ma arriva a una sorta di ‘non autenticità’, che
suo operato sono due termini di riferimento es- porta a risultati tanto godibili quanto falsificanti.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 147

147 RICALCO

‘restauro imitativo’ o restauro competitivo, volgono gli strati cromatici adiacenti, causata dai
mimetico. Intervento di restauro in cui non è bitumi che non seccano mai completamente.
possibile distinguere la parte di reintegrazione Intesa anche come polimerizzazione incrociata
dal materiale originale. Si contrappone al principio (‘cross-linking’) per polimeri come oli siccativi,
della  riconoscibilità dell’intervento di restauro. acrilati ecc.
L’intento di nascondere e mimetizzare l’intervento,
conseguito anche attraverso l’imitazione e la ri- rettificare serie di distillazioni successive che
proposizione di caratteristiche formali e materiche aumentano la purezza di un componente nel caso
dell’opera originale finanche alla mimesi dello di miscele liquide. Per esempio, distillando il vino
stile dell’artista, determina quasi una sorta di (acqua 88%, alcol 12%) si ottiene una soluzione
competizione fra il restauro e l’opera d’arte. contenente circa il 40-45% di alcol. Con la rettifica
applicata a livello industriale si ottiene alcol al
‘restauro di rivelazione’ nell’ambito fiorentino 90-95%.
della metà del XX secolo furono eseguiti una serie
di restauri rivelatori che miravano a liberare dipinti rettificazione processo chimico di distillazione
due e trecenteschi da tutte le stratificazioni che frazionata che consente di separare un componente
vi erano state apportate nel corso dei secoli, per di una miscela al massimo grado di purezza.
motivi di gusto o devozionali, in base alle tendenze
della critica d’arte coeva. Supporto di queste ope- reversibilità principio secondo il quale l’oggetto
razioni furono le prime indagini radiografiche ap- può essere riportato allo stato precedente l’inter-
plicate per la prima volta a Firenze da Otto Ver- vento di restauro. Una reversibilità assoluta non
mehren nel restauro delle opere d’arte. esiste (si pensi ai perni che vengono utilizzati nel
rimontaggio delle sculture frammentarie). Anche
restringimento modificazione delle dimensioni requisito necessario a un prodotto, specialmente
e della forma dei legni per effetto delle variazioni nel caso di materiali sintetici, per essere utilizzato
igrometriche. Il lemma si incontra per lo più nelle nel campo del restauro. Questo principio fu for-
fonti sul restauro. mulato nella prima  ‘carta del restauro’: la veli-
natura, per esempio, deve essere eseguita con
rete di cretto crettatura del film pittorico da adesivi reversibili. Operazioni, come la pulitura,
invecchiamento, caratterizzata da maglie chiuse e alcuni tipi di consolidamento (specie quelli che
andamento regolare prevalentemente verticale. comportano la penetrazione dei consolidanti in
profondità) e la sverniciatura, non sono reversibili.
rete termosaldata elemento impiegato per sup- Va quindi considerata come un principio etico di
portare le zone più degradate dei tessili prima del orientamento.
lavaggio. Si tratta di una rete sintetica con un’ar-
matura particolare: gli orditi sono fili sottili ma riadesione intervento conservativo applicato su
resistenti, in fibra sintetica, mentre la trama, più superfici cromatiche decoese, come le tempere.
grossa, è costituita da una sostanza simile al  La riadesione si può ottenere con tipologie di in-
lattice, senza anima rigida. La rete non sfilaccia i tervento diverse.
bordi e non presenta asperità superficiali perché i
fili sono termosaldati fra loro. ricalco o calco. Tecnica di riporto di un disegno
originale, che consiste nel sovrapporre al modello
reticolato aspetto assunto da una superficie po- un nuovo foglio di carta su cui, esercitando una
licroma realizzata a tempera all’uovo, caratterizzata forte pressione, viene ottenuta la riproduzione al
da un tipico cretto dovuto all’invecchiamento. negativo dell’originale (immagine rovesciata). La
tecnica è stata adottata anche dai frescanti per il
reticolazione tipo di  ‘craquelure’ della riporto dal disegno finito sul muro intonacato.
superficie pittorica con larghe crettature che coin- Baldinucci (1681) definisce  calco “quel deli-

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 148

RICAMO 148

neamento, che vien fatto sopra la carta, tela, o che le resine moderne). La sutura resta spesso
muro, nel calcare”, descrivendolo come “quell’im- visibile anche perché i collanti hanno un indice di
pressione che vien fatta per avere il rovescio d’un rifrazione alla luce diverso rispetto a quello del
disegno di matita”. In scultura il termine allude materiale originale. Questa problematica è fonda-
all’operazione eseguita su sculture per trarne l’im- mentale nel restauro dei vetri (incollaggio).
pronta, da cui possono derivare danni all’originale;
oggi tale prassi è sostituita dall’esecuzione di riconoscibilità requisito indispensabile di qualsiasi
rilievi digitali con strumentazione non invasiva e intervento di restauro, in accordo al concetto
ad alta risoluzione (ad es.  laser scanner). tipico del restauro moderno che ogni intervento
(ritocco pittorico, reintegrazione, ecc.) debba
ricamo lavoro di cucito che consiste nell’esecuzione poter essere distinguibile dall’originale a una
di punti decorativi su un tessuto, seguendo un di- visione ravvicinata dell’osservatore. Tale principio
segno predisposto. La presenza di ricami deve si contrappone al  restauro imitativo, anche
essere ben valutata prima di procedere a qualsiasi detto competitivo o mimetico.
operazione di pulitura di un tessile, del quale bi-
sogna analizzare la natura delle fibre, il numero di riconversione chimica processo chimico per
fili di ordito e di trama e l’eventuale aggiunta di cui si può tornare ad ottenere la molecola originale
applicazioni. attraverso una serie di reazioni. Sono esempi
efficaci l’idrossido di rame nero che, con immissioni
ricettario testo contenente ricette legate a par- di grandi quantità di carbonato di potassa può ri-
ticolari tecnici impiegati nell’elaborazione di un formare del carbonato di rame verde, e la biacca
manufatto e nel suo restauro, di solito frammentario annerita delle pitture, che può essere riconvertita.
e lacunoso. Di uso spesso personale, il ricettario
si distingue dalla precettistica tecnica perché non ricostruzione intervento di restauro integrativo
si basa sulla volontà di completezza, ma sul delle lacune, teso a restituire l’effetto ottico d’in-
principio dell’annotazione. Diffusi già dalla prima sieme almeno nella visione a distanza. In questo
metà del XIV secolo, possono essere interpretati senso la ricostruzione diventa un intervento filo-
anche come raccolte di segreti, ma vanno comunque logico. Nel caso della pittura è preceduta dalla ri-
letti con estrema cautela. Infatti non è facile sta- mozione delle ridipinture falsificanti e, ove neces-
bilire quando una ricetta sia il risultato di un’espe- sario, dal consolidamento. Fra gli interventi di ri-
rienza tecnica e quando quello di una semplice costruzione va ricordato quello eseguito secondo
trascrizione. Ne erano autori pittori, scultori, re- il principio dell’astrazione: gli elementi ricostruiti
stauratori, medici, speziali e alchimisti. Sono fonti sono in realtà semplificazioni volumetriche astratte
preziosissime nell’odierna interpretazione dei ma- dalla realtà dell’oggetto e si diversificano visibil-
teriali costituenti le opere d’arte antica. mente dalle parti originali ( riconoscibilità),
senza lasciare lacune bianche o, nel caso dell’af-
ricino olio estratto dai semi del Ricinus communis, fresco, ripassate a intonaco. Per non diventare 
non essiccante, non volatile, quasi incolore e vi- restauro imitativo, questo intervento si basa sull’uso
schioso, che può essere impiegato come emolliente di tre colori, giallo, rosso e verde, che vengono
nella pulitura dei dipinti o utilizzato come plasti- stesi a tratteggio o a  punteggiatura al posto
ficante. delle lacune. Essi possono tendere all’oro o a un
altro timbro coloristico rimanendo nitidi, limpidi
ricomposizione intervento ricostruttivo di ma- e identificabili. Questa tecnica di ricostruzione –
nufatti frantumati (vetri, terrecotte, porcellane, che può essere storicizzata con riferimento ai re-
vasi di scavo) caratterizzato dalla difficoltà di far stauri eseguiti a Firenze dopo l’alluvione del 1966
coincidere esattamente i frammenti e dal fatto che – evita che l’opera rimanga allo stadio di frammento
i collanti provocano comunque un aumento del vo- e al tempo stesso rispetta il principio di  rever-
lume (sia le colle da falegname usate in passato sibilità. Si definisce anche ricostruzione a tratteggio

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 149

149 RIFIORIRE

( selezione e astrazione cromatica). Viceversa, In certe culture, ad es. quelle dell’Estremo Oriente,
la ricostruzione mimetica, non di rado impiegata la ridipintura, e più in generale il rifacimento, è
solo per le microlacune, è un intervento imitativo considerata un’operazione volta a ripristinare l’ori-
che deriva dalla tradizione del XVIII secolo di in- ginaria funzionalità delle opere d’arte, specie se
tegrare le perdite dei manufatti o di completarli di carattere religioso e devozionale. In tal caso la
quando fossero frammentari. Ha il limite evidente scelta dell’intervento di restauro da eseguire dovrà
di tradire il gusto dell’epoca in cui viene realizzata tenere conto non solo del valore storico ma anche
e pone una serie di problemi relativi alla compati- del significato intrinseco e culturale della ridipintura,
bilità dei materiali usati con quelli originali. trovando una soluzione possibilmente in accordo
Tecniche di ricostruzione diverse possono essere anche con le esigenze conservative.
associate fra loro.
riduzione termine che indica la stuccatura di
ricostruzione plastica intervento integrativo una crepa, ma anche la riduzione di spessore di
spesso indispensabile per restituire leggibilità a un supporto ligneo che ne favorisce il  raddriz-
manufatti in gesso fortemente degradati. L’armatura zamento, o delle consistenze di depositi di
viene preferibilmente ricostruita in acciaio inox superficie su un dipinto. Anche processo chimico
(non attaccabile dall’umidità), i perni di sostegno associato all’  ossidazione. . In chimica, reazione
saldati nei fori di alloggiamento con soluzioni mediante la quale un elemento o un composto ac-
idonee e rinforzati con cotone e stoppa, i frammenti quista elettroni. In presenza di una reazione di
consolidati per  imbibizione e puliti con semplice questo tipo si dice che l’elemento si riduce; con-
spolveratura o per assorbimento, qualora le lacune temporaneamente e necessariamente un altro ele-
non siano altrimenti rimovibili. L’incollaggio con- mento cede elettroni e si ossida (reazione di 
clude l’intervento. ossidoriduzione, detta anche  redox).

ricottura antica tecnica di restauro del vetro ‘rifacimento’ lemma in uso dal XVII secolo in
(poi sostituita dall’  assemblaggio), che provoca poi nelle fonti sul restauro e nella lingua del col-
la perdita di nitidezza del disegno e della colorazione lezionismo per indicare la presenza di una o più
originaria. ridipinture. Un dipinto poteva anche essere del
tutto ‘rifatto’.
‘ricovero’ termine con cui si allude alla musea-
lizzazione, anche temporanea, di manufatti esposti rifare termine usato nella letteratura artistica e
all’aperto per renderne possibile la conservazione. nella lingua dei collezionisti come sinonimo di re-
stauro. Il concetto di restauro implicava l’integra-
ridipintura dal XII secolo metodo di restauro zione dell’oggetto fosse esso una scultura, un di-
corrente dei dipinti, poi sostituito da interventi pinto, un mobile. Nella prima edizione del Voca-
di minore estensione ma comunque tesi a camuffare bolario della Crusca (1612) alla voce ‘restaurare’ si
lacune, modificare iconograficamente il soggetto, legge: “rifare ad una cosa le parti guaste e quelle
nascondere forme di degrado. Era impiegata dai che mancano”.
restauratori attivi sul mercato antiquario per ‘mi-
gliorare’ la qualità di un dipinto. La ridipintura va rifiorire riaffiorare di macchie o di muffe invasive.
distinta dall’integrazione delle lacune perché è un Il termine è usato da Filippo Baldinucci (1681) per
intervento eseguito su una superficie cromatica indicare ridipinture pesanti e verniciature che ve-
preesistente e non va confusa con il rifacimento nivano date ai dipinti a olio scuriti dalle vernici
autografo. In genere si ritiene che le ridipinture per farli ‘rifiorire’: “Quasi di nuovo fiorire; termine
debbano essere rimosse, anche se occorre sempre volgarissimo che usa la minuta gente esprimere ...
tener presente il rapporto fra la storia conservativa di far talvolta ricoprir di nuovo colore, anche per
dell’oggetto nel suo insieme e il valore storico ed mano di maestro imperito, qualche antica pittura”.
estetico della ridipintura in confronto all’originale. In alternativa si usava l’espressione ‘rinfrescare’.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 150

RIFLETTOGRAFIA INFRAROSSA 150

riflettografia infrarossa metodo di osservazione cromolecole di un solvente possono accedere alle


di una superficie dipinta effettuata mediante l’uso maglie della struttura macromolecolare sulla quale
di una telecamera sensibile all’infrarosso, gene- si vuole intervenire, provocandone la variazione di
ralmente equipaggiata con un tubo  vidicon o volume (rigonfiamento); si tratta della prima fase
sensori allo stato solido, quali arseniuro di indio di solubilizzazione di un materiale pittorico. Gra-
e gallio (InGaAs). Questi tipi di sensore sono sen- dualmente si rompono i legami molecolari più
sibili fino a circa 2 μm e permettono di ottenere forti e superficiali. L’acqua, che ha notevole
informazioni sugli strati più interni del dipinto impiego come solvente, esercita un’azione rigonfiante
stesso, mettendo in evidenza disegni preparatori, molto forte e può trasformarsi in causa di degrado.
pentimenti e ridipinture. Trattamenti di restauro di tipo umido devono
essere attentamente valutati per evitare rigonfia-
rifunzionalizzazione intervento conservativo menti di materiali argillosi espandibili eventualmente
che sia capace di restituire al manufatto la sua presenti sul substrato di intervento.
funzione originaria.
rimozione asportazione di uno o più strati di
riga strumento usato per tracciare linee rette co- deposito, ridipinture, verniciature che interessano
stituito da un’asticella piana di legno con un un manufatto artistico. Può essere eseguita in
bordo rettilineo e graduato. Impiegata nella maniera meccanica, avvalendosi di mezzi chimici,
scultura lapidea (anche regolo) per eseguire la o associando diverse metodologie. Nel caso di ri-
‘messa ai punti’, cioè il riporto delle misure. dipinture, prima della rimozione è opportuna l’in-
terpretazione filologica degli interventi eseguiti
rigatino tipo di integrazione pittorica impiegata nel passato, che restano comunque una testimo-
presso l’Istituto Superiore per la Conservazione ed nianza per la conoscenza della storia del restauro.
il Restauro (già ICR) di Roma dall’anno della sua Cautela è necessaria anche nella scelta dei solventi
costituzione (1939); è un tipo di ricostruzione che spesso impoveriscono la pittura sottostante i
che permette di identificare la lacuna. Si chiama depositi; infine bisogna tener presente che le ri-
anche ‘righettino’ ed è eseguito tramite un dipinture possono a loro volta aver abraso il
tratteggio verticale in sintonia con i valori cromatici colore originale.
locali; a distanza l’intervento risulta impercettibile,
mentre è visibile alla visione ravvicinata, in rimpello soprammattone messo in opera a ridosso
accordo con il principio di  riconoscibilità. di una parete. Termine usato come sinonimo di 
Rispetto alla  selezione cromatica è caratterizzato rinzaffo.
dall’uso di pigmenti anche miscelati e dal tratteggio
verticale anziché direzionale. ‘rinettare’ lemma usato dalle fonti sul restauro
quasi come alternativa a ‘restaurare’: i pittori ri-
rigenerazione  Pettenkofer, metodo nettavano i dipinti, i marmisti le sculture lapidee,
gli artigiani specializzati i bronzi. Questi interventi
rigetto nella tecnica di lavorazione della scultura erano considerati normale manutenzione delle
in bronzo, era un frammento di piccole dimensioni opere ritenute importanti.
fuso a parte dall’opera e poi saldato al getto prin-
cipale quando questo, dopo la fusione, presentava ‘rinfrescare’ nel lessico del collezionismo e delle
difetti che venivano in tal modo nascosti e riparati. fonti indica l’uso di riverniciare i dipinti in tavola
Per rigetto si eseguivano anche le giunzioni di e in tela per ravvivarne i colori. L’effetto ottenuto
parti di figure fuse separatamente (per esempio il aveva una durata breve e procurava nuove alterazioni
San Ludovico di Donatello) o di lembi di metalli perché nessuna vernice è trasparente, ma ha un
scollegati. colore che tende comunque a scurirsi. Con lo
stesso significato si usa il termine  ravvivare.
rigonfiamento processo secondo il quale le mi- Bisogna anche ricordare che la verniciatura era

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 151

151 RIPENSAMENTO

più economica di un intervento di pulitura. foderatura. In questo caso si usa il termine dop-
piaggio della tela.
ringranatura intervento di integrazione pittorica
eseguito a tocchi piccolissimi su zone abrase ma rinzaffare stesura del primo strato di intonaco di
ancora leggibili, che restituisce una cromia più una pittura murale o di una intonacatura comune-
compatta e omogenea. mente denominata  rinzaffo. Filippo Baldinucci
(1681) usa il termine per indicare lo strato stesso.
rinsaldo intervento eseguito sui materiali cartacei,
destinato a limitarne la fragilità, ovvero a renderli rinzaffo o ancoraggio, bruffato, imbratto, inzaffo,
più solidi. Il trattamento dipende dal tipo di carta rabbocco, sbruffato, strato di ancoraggio. Costituisce
e dai medium grafici presenti, oltre che dall’uso “il primo intonaco di calcina, sopra le muraglie …
specifico che ne viene fatto. Di solito si procede che dee darsi alquanto aspro, con calcina, e rena
con la  collatura, e se questa non si rivela suf- di fosso, e mattoni spezzati. Questo direttissima-
ficiente si passa alla  velinatura, che fornisce mente s’attacca, perché riempie i vani; qual riem-
un’ottima resistenza al foglio, anche se ne cambia pitura non potendo uscir dal muro, tien ferma
l’aspetto esteriore. In questo caso è di grande im- anche quella calcina che resta fuori di essi vani
portanza valutare la dilatazione che subiscono le distesa” (Filippo Baldinucci, 1681). Il rinzaffo,
carte giapponesi di supporto a quella originale chiamato con termini diversi a seconda dell’area
quando sono bagnate, e l’orientamento delle fibre geografica e dell’epoca, era composto da una
delle due carte, che dovrebbe avere un andamento malta grassa, ovvero contenente una quantità di
parallelo. L’adesivo più utilizzato è una soluzione legante superiore a quella necessaria a riempire i
acquosa a base di metilcellulosa. vuoti dell’aggregato grossolano (mediamente in
rapporto volumetrico 1:3); aveva funzione di li-
rintelaggio sinonimo di  rintelatura, è un’ope- vellamento del supporto murario e di ancoraggio
razione che consiste nell’applicazione di una dell’intera stratigrafia dell’intonaco. Il livellamento,
seconda tela su quella originale; si usano tele di che non va inteso come lisciatura della superficie,
canapa, di lino, oggi anche sintetiche (poliestere, spesso si accompagnava alla realizzazione di inci-
dacron), di spessore leggermente maggiore rispetto sioni diagonali usando di taglio la cazzuola; ne
a quella originale e a trama molto fitta. Il conseguiva una migliore adesione dei successivi
rintelaggio può essere eseguito ‘a pasta’ secondo strati. Anche riempimento di gesso delle parti as-
il cosiddetto metodo fiorentino, bolognese e semblate delle sculture, applicato nell’interno cavo
romano tradizionale, o con resine sintetiche. per dare solidità ai rinforzi metallici ivi inseriti. Si
usa nel restauro dei  materiali ceramici.
rintelatura intervento di foderatura di un supporto
tessile sul quale viene applicata una seconda tela, ‘riparazione’ intervento di manutenzione eseguito
detto anche intelaggio o  foderatura. La tecnica, su un manufatto artistico che abbia anche una
in uso nel XVIII e nel XIX secolo, si sviluppò a funzione, e che nel passato può essere stato de-
scopo conservativo e veniva applicata a tele al- turpante.
lentate. Poteva essere eseguita come foderatura
preliminare da affidare a rintelatori di professione ‘ripassare’ nel gergo del collezionismo e nelle
o nel corso di un restauro. Le tele applicate le fonti sul restauro il lemma allude alle verniciature
une sulle altre possono essere più di due. Si usa con cui venivano trattati i dipinti prima di essere
un adesivo che viene applicato per impregnazione venduti. Il risultato era la stratificazione di film
e che consente anche di fissare gli strati della non sempre compatibili l’uno con l’altro e il loro
preparazione e quelli pittorici. Il nuovo insieme successivo degrado, sotto forma di vetrificazione,
viene applicato su di un telaio che lo mantenga in ingiallimento, scurimento.
tensione costante. Le tecniche più recenti distin-
guono l’intervento di consolidamento da quello di ripensamento variante rispetto all’impostazione

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RIPORTO DEL DISEGNO 152

iniziale della sintassi di un dipinto, eseguita dal riproduzione replica di un manufatto eseguita
maestro nel corso del lavoro. In opere di grande intenzionalmente per poter trasferire l’originale
dimensione i ripensamenti possono essere anche in una sede più idonea alla sua conservazione.
numerosi, ma non devono essere confusi con i Lavori di questo tipo sono stati recentemente
pentimenti, perché corrispondono a una forma di eseguiti per bassorilievi, pulpiti, sculture, formelle
elaborazione ‘in progress’. Sono visibili e inter- e manufatti da sempre esposti all’aperto. Il 
pretabili attraverso analisi come radiografie, foto- calco può essere realizzato con tecniche tradizionali
grafie a infrarosso e riflettografie. o con i prodotti messi a disposizione dall’industria
chimica applicata alla conservazione dei beni cul-
riporto del disegno operazione di trasposizione turali. Le più avanzate tecnologie di rilevamento
di un disegno su un nuovo supporto, ovvero sul ( laser scanner,  olografia, ecc.) consentono
supporto per la realizzazione definitiva dell’opera la realizzazione di riproduzioni fedeli sino ai
o, in altri casi, su un supporto intermedio quale minimi particolari evitando il contatto diretto
ulteriore fase progettuale. Fra le varie tecniche con l’opera.
adottate si ricordano la  quadrettatura e il 
pantografo (entrambe laddove necessaria una va- risalgallo vecchia denominazione del  realgar,
riazione di scala), lo  spolvero, l’incisione un pigmento di colore rosso aranciato di cui
indiretta, il  calco (o  calcare (tecnica)) e la Cennino Cennini scrive: “... vuole essere macinato
carta carbone per trasposizioni in scala 1:1. Giorgio assai con acqua chiara ...”.
Vasari (1568) parla della tecnica del riporto dal
disegno finito sul muro mediante il  cartone. risanamento intervento di restauro di un supporto
Tutti questi metodi potevano sovrapporsi ed essere ligneo che prevede la sostituzione delle parti de-
associati all’incisione diretta dell’intonaco con gradate con integrazioni. Il lemma è usato anche
uno stilo o con un compasso e alla battitura a in senso più generale ad indicare interventi diretti
corda per le architetture e la resa prospettica di sul manufatto artistico volti all’eliminazione di
elementi geometrici. fenomenologie di degrado che ne pregiudicano la
conservazione (disinfestazione, deumidificazione,
‘ripristino’ nelle fonti sul restauro il lemma è desalinizzazione).
impiegato in alternativa a restauro ed è inteso
come intervento completo che consisteva nel ‘ri- risanare operazione finalizzata al  risanamento
foderare, rivedere, ripulire e rinfrescare i dipinti’. del manufatto artistico. Il termine è usato per i
Ancora nel XVIII e nel XIX secolo questi si supporti murali e gli ambienti espositivi e di con-
definivano ‘guasti’, ‘deperiti’ o ‘pregiudicati’; servazione in relazione agli interventi di deumidi-
esistono moltissime varianti locali e dialettali. ficazione e risanamento di perdite e infiltrazioni
di acqua; anche per gli interventi di disinfestazione
riproducibilità coincidenza della misura su un dei supporti lignei.
dato campione eseguita in tempi, con operatori e
strumenti diversi. Riferita a strumentazione analitica, risarcitura intervento di restauro delle tele
la riproducibilità definisce quanto vicine tra loro tagliate e lacerate; in passato si utilizzavano
risultano le misure di un singolo test, mantenendo adesivi applicati lungo i margini della lesione; at-
le stesse procedure di misura ma cambiando gli tualmente si interviene con aghi e fili di uso mi-
operatori, le strumentazioni e/o i laboratori presso crochirurgico.
i quali vengono effettuate le misurazioni. Talvolta
il lemma è impiegato come attributo riguardante ‘rischiarimento’ si dice dei marmi che per
una tecnica analitica. Gli spettri infrarossi, per ragioni di gusto invalso sono stati riportati al
esempio, possono essere confrontati con atlanti e bianco e in seguito ripatinati con l’impiego di so-
raccolte standard di altri spettri: ciò indica che la stanze oleose. Queste provocano i cosiddetti ‘lustri’
tecnica analitica è altamente riproducibile. in certe zone della superficie; per ottenere lo

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153 RITOCCO

stesso risultato nel XIX secolo si faceva uso di materiale trattato affinché l’azione solvente si
foglie di tè e di tabacco, che col tempo hanno esplichi solo sulla parte da rimuovere e non a
provocato la formazione di maculature brune dif- danno del substrato originale. La curva di ritenzione
ficilmente rimovibili. fornisce per i principali solventi impiegati nel re-
stauro una misura del tempo di contatto e perma-
‘ristaurare’ il lemma compare nella prima edizione nenza sul substrato trattato.
del Vocabolario della Crusca (1612) nell’accezione
di “rifare ad una cosa le parti guaste, e quelle che ritessitura intervento di restauro integrativo
mancano, o per vecchiezza, o per altro accidente delle lacune degli arazzi che può essere coniugato
simile; il che diremmo anche, ma in modo basso al principio dell’ astrazione o della  selezione
rabberciare, rinnovare”. Luigi Crespi nel 1756 e cromatica.
Francesco Algarotti nel Saggio sopra la Pittura
(1762) sostengono che lo scultore restauratore di ritiro fenomeno di diminuzione dimensionale di
statuaria antica deve imitare una cosa sola: “la un corpo dovuto all’interazione con i parametri
maniera del contorno” di una statua, al contrario termoigrometrici di esposizione (temperatura, umi-
del restauratore pittore che ne deve imitare “molte” dità relativa). Tipico dei supporti lignei per effetto
(disegno, colorito, chiaroscuro). di una diminuzione dell’umidità dell’aria, si verifica
in modo anisotropo lungo le tre direzioni (assiale,
‘ristauratore’ il lemma compare in questa forma tangenziale e radiale); è spesso causa di deforma-
dal XVII secolo in poi; è da notare che si distingue zioni e danneggiamenti del legno. Nel campo
già dall’accezione di pittore-restauratore o di  delle malte e degli intonaci è la riduzione dimen-
‘peintre-restaurateur’. Non viene definito dai di- sionale conseguente alla perdita di acqua nei pro-
zionari, che lo includono come voce ma si limitano cessi di presa e indurimento del legante; fra le
a fare riferimento alle fonti. altre, l’aggregato ha funzione di contenimento
delle crepe in fase di ritiro. Analogamente si
‘ristauro’ la voce compare in questa forma nelle possono usare fibre vegetali (paglia, fibre di juta,
fonti e nella letteratura sul restauro dal XVII lino, canapa) ma anche trucioli di legno e segatura,
secolo in poi. Non è contemplata nella prima edi- specie nelle malte a base di argilla e nell’impasto
zione del Vocabolario della Crusca (1612). In al- dei mattoni crudi da essiccare al sole.
ternativa si incontra la voce ‘restaurazione’ e si
parla di ‘arte del restauro’, espressione in evidente ritoccare intervento pittorico destinato all’inte-
sintonia con il gusto amatoriale e con il tipo di grazione di una lacuna o al miglioramento delle
interventi che questo sottintende. condizioni estetiche di un dipinto. Era un’operazione
tipica del restauro amatoriale, che non si poneva
risupportazione intervento di sostituzione del obiettivi conservativi in senso stretto; ridipinture
supporto originale di un dipinto sottoposto a un e ritocchi comportano sempre modificazioni in-
intervento di  trasporto. terpretative e alterazioni della pellicola pittorica.
Nel Dizionario delle belle arti del disegno (1802) di
ritenzione o ritensione, tendenza da parte di un Francesco Milizia alla voce ‘ritoccare’ si legge: “il
materiale o una struttura porosa a trattenere dei ciarlatano ... ripetutamente scoria, impiastra, stro-
fluidi. Fra il fluido e la sostanza che lo ritiene si fina, raschia, lava, rimpiastra, vernicia”. Nelle
instaurano interazioni attrattive o veri e propri tecniche pittoriche il termine indica un intervento
legami reversibili che influenzano la volatilità in- finale su un dipinto o su un dipinto murale (per
trinseca del fluido stesso. In alcuni casi si può esempio ritoccare a secco superfici affrescate).
avere ritenzione per intrappolamento del fluido in
porosità o microstrutture particolari ( attapulgite). ritocco stesura non originale sovrapposta a una
Nelle operazioni di pulitura occorre prevedere il superficie cromatica nel corso della sua vicenda
tempo in cui il solvente rimane a contatto con il conservativa. Può essere più o meno estesa,

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RIVELATORE 154

visibile a occhio nudo, aumentare l’effetto patina rosa legno pregiato di origine orientale utilizzato
ecc. Anche il tocco finale dato all’opera dal soprattutto nel XVIII secolo in ebanisteria per
maestro. Filippo Baldinucci (1681) alla voce lavori di  impiallacciatura.
‘rifiorire’ scrive: “... i ritocchi che sono gli ultimi
colpi, ove consiste gran parte di lor perfezzione”, rosso carminio ( cocciniglia) lacca rossa di
ma anche di “scrostarsi tutte a un tratto”. origine animale ottenuta da larve di insetti
femmine coccidi essiccate e macinate. Il carminio
rivelatore apparecchiatura di rivelazione di si ottiene dall’insetto Coccus cacti, originario del
segnali (elettrici, ottici, magnetici, acustici ecc.) Messico, Centro e Sud America. Fu importata in
interfacciata con periferiche di memorizzazione o Europa nel XVI secolo e soppiantò in parte l’uso
di restituzione grafica. In genere fa parte di stru- del  kermes. Si tratta di una lacca poco stabile
menti analitici. se esposta alla luce, in particolare nella tecnica
dell’acquerello.
rivestimento materiale usato per coprire una
superficie a scopo decorativo, conservativo e di rosso di cadmio solfo-selenuro di cadmio. Pig-
consolidamento. mento artificiale in uso dall’inizio del XX secolo,
di colore variabile dall’arancio al rosso scarlatto
rivetto graffa metallica che serviva per connettere fino al marrone, secondo la metodologia di prepa-
parti di manufatti in ceramica da restaurare, razione seguita e la percentuale di zolfo e selenio
secondo una pratica in uso dal XVIII secolo. Sui presente. È resistente alla luce e agli agenti at-
bordi dei frammenti si praticavano due fori in cor- mosferici e viene impiegato in tutte le tecniche
rispondenza l’uno dell’altro e si riempivano di ma- moderne; ha sostituito il tradizionale cinabro,
teriali integranti come  gesso e  gommalacca tanto che viene commercializzato anche come
in cui si affondava la graffa. Rivetti e fili metallici rosso cinabro.
erano usati come supporti delle integrazioni in
gesso su ceramica. rosso di cromo cromato basico di piombo, è un
pigmento di composizione simile al giallo di cromo
robbia pianta erbacea perenne (Rubia tinctorum), (cromato di piombo), prodotto artificialmente dal
dalle cui radici si estrae un colorante naturale i XIX secolo in poi. Ha avuto scarso impiego in
cui principi sono l’  alizarina e la  purpurina. pittura a causa della modesta stabilità chimica.
La pianta era coltivata estensivamente in Europa
e in Asia Minore; usata come colorante rosso a rosso di Marte pigmento artificiale (ocra artifi-
mordente per tessili e arazzi, se ne ricavava anche ciale) ottenuto per precipitazione di una miscela
una lacca rossa, nota in inglese come ‘madder’ composta da sali di ferro solubili e altri composti.
impiegata in pittura e conosciuta come ‘garanza’. È in uso dalla metà del XIX secolo e, sebbene
La sua coltivazione è rapidamente calata dopo la molto omogeneo e fine, non possiede proprietà
scoperta di due chimici tedeschi, Graebe e Lieber- superiori rispetto all’ocra rossa naturale, in alter-
man, nel 1868, del metodo per produrre sintetica- nativa alla quale viene peraltro venduto.
mente il principio colorante alizarina. È stato il
primo colorante naturale riprodotto per sintesi. rosso d’India detto anche ‘rosso indiano’ è una
varietà di ossido ferrico minerale (ematite) originario
‘rodaggio’ periodo di aggiustamento alle condizioni dell’India. Ha un colore che varia dal rosso porpora
ambientali, che nel caso dei supporti lignei corrisponde chiaro allo scuro. Attualmente è ottenuto per cal-
ai primi cento anni di vita, nel corso dei quali si de- cinazione del solfato ferroso, un prodotto di scarto
terminano le contrazioni fisiologiche del materiale di alcune procedure industriali. È noto anche
in un ambiente dato, e le conseguenze sulla come ‘caput mortuum’.
stratigrafia esterna. Di seguito questi fenomeni
possono divenire più vistosi ma non cambiare sede. rosso di Sinope tipo di ocra rossa originaria

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155 RULLO

della città di Sinope sul Mar Nero nel Ponto Eusino rovere varietà di  quercia, è specie legnosa
(attuale Turchia); era utilizzata per tracciare il di- della famiglia delle Fagaceae diffusa nell’Europa
segno preparatorio sull’arriccio prima della stesura del nord e sulle Alpi e gli Appennini; è la quercia
dell’intonaco definitivo, nella tecnica dell’affresco per eccellenza ed è stata utilizzata come supporto
( sinopia). È stabile e compatibile con la calce. per dipinti su tavola.
Cennino Cennini lo definisce “rosso è un color na-
turale che si chiama sinopia, o ver porfido. El rovere nero varietà di legno adatta alla macera-
detto color è di natura magra e asciutta. Sostien zione impiegata nella tecnica della tarsia; veniva
bene il triare; ché quanto più si tria, tanto più scurito artificialmente e si trova citato nei
vien fine. È buono a lavorallo in tavola o ver in documenti come “legname nero da fare tarsie”.
ancone o in muro, in fresco e in secco”.
‘ruderizzazione’ il termine indica la deconte-
rosso d’uovo  uovo, rosso di stualizzazione di un manufatto dall’ambiente per
il quale è stato creato, motivata da ragioni con-
rosso porpora  porpora servative. Per quanto si tratti di un intervento de-
stinato alla conservazione dell’oggetto, lo trasforma
rosso veneziano pigmento a base di ossido di in una sorta di rudere, difficilmente comprensibile
ferro di origine naturale e artificiale, usato fin dal in se stesso ( decontestualizzazione).
Medioevo; di colore rosso mattone, si adatta a
tutte le tecniche. I rossi veneziani più puri ruga nel lessico arcaico del restauro indica le
potevano contenere fino al 50% di ossido di ferro crettature del colore dovute alla contrazione del
(minerale ematite) e una miscela di carbonato di supporto; in questo contesto si incontra anche
calcio e di solfato di calcio come inerte. l’espressione ‘superficie rugosa’.

rosso vermiglione  vermiglione ruggine prodotto di corrosione del ferro e delle


leghe ferrose costituito da ossidi ferrosi e ferrici
rosume escrementi prodotti dalle larve di insetti idrati; è un processo di corrosione dinamica che
xilofagi che possono essere depositati nelle gallerie arriva alla distruzione completa del metallo; il
scavate nel legno, o allontanati all’esterno. L’abi- termine è usato anche come sinonimo di patina
tudine di mantenere la galleria sgombra si rivela del ferro.
un indizio dell’infestazione in atto: il rosume che
fuoriesce dai fori si deposita sulle superfici sotto- rullo strumento a struttura cilindrica variamente
stanti formando piccoli cumuli crateriformi di ma- impiegato; vi venivano arrotolati gli affreschi
teriale farinoso a colorazione chiara, che indicano strappati dall’intonaco fin dal XIX secolo. Avvolti
la localizzazione dell’infestazione e in qualche sui rulli, questi potevano essere facilmente tra-
caso anche la sua entità. sportati da un luogo all’altro. Oggi utensile
costituito da un rullo inserito su di un’armatura,
rotatura  arrotatura impiegato per la verniciatura di grandi superfici.

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DIZIONARIO2010-mod f cato d z o 26/10/10 14.53 Pag na 156

s
sabbia deposito di frammenti provenienti dalla mentali mostrano spesso tracce di saldature,
disgregazione di rocce preesistenti delle dimensioni rifusioni o montaggi. La saldatura veniva eseguita
comprese tra 1 mm e 63 μm. Generalmente costi- con una specie di martello di rame dotato di
tuita da un’alta percentuale di granuli di quarzo, manico riscaldato sulla fucina, detto saldatore.
in base ai minerali che sono presenti viene classi-
ficata in vario modo. Si hanno sabbie silicee, cal- saliva secrezione ghiandolare del tutto innocua,
caree, glauconitiche, micacee. Le sabbie vengono tradizionalmente usata dai restauratori come sol-
distinte anche in base alle dimensioni (fini, medie, vente per eseguire puliture leggere; è molto
grossolane) e alla loro origine (alluvionali, lacustri, efficace perché contiene, oltre ad acqua, enzimi
marine, eoliche). In edilizia si dice anche rena. Le con funzione emolliente su alcuni strati di depositi
fonti storiche ne specificano la qualità precisando superficiali. Recentemente è stata approntata
se si tratti di ‘rena di cava’, ‘di mare’ o ‘di fiume’. anche una soluzione enzimatica, detta saliva arti-
Viene impiegata come aggregato nella realizzazione ficiale, che ha il vantaggio di non contaminare
di intonaci e stucchi. biologicamente il manufatto artistico.

sabbia di quarzo  silice salvaguardia termine che indica l’insieme degli


interventi di tutela e di prevenzione tesi a prevenire
sabbiatura metodo di pulitura delle sculture la- il degrado dell’ambiente, e in genere dei beni ar-
pidee e dei marmi mediante getto a pressione va- chitettonici e culturali che con esso convivono.
riabile, secondo gli usi e le destinazioni, di
particelle più o meno fini di sabbia, allumina, sandalo legno pregiato usato in ebanisteria con
altri inerti, con lo scopo di abradere dalle superfici una variante chiara e una rossastra. Colorante
depositi, patine e concrezioni. Talvolta le superfici rosso per tessuti estratto dal legno omonimo, il
così pulite assumono un aspetto cosiddetto ‘sab- principio colorante è la molecola di santalina. Dal
biato’. Nella pulitura del marmo la sabbiatura è da sandalo si estrae anche un olio essenziale usato
usarsi con cautela perché riduce la capacità di re- nella preparazione delle vernici.
sistenza della materia all’ambiente, anche se evita
il ricorso a ripetute applicazioni di sostanze sandracca resina naturale molle, prodotta da
chimiche ( ‘air-brasive’). una specie di conifere sotto forma di lacrime
secche, trasparenti e friabili, di colore giallo
saldatura procedimento usato in oreficeria e in chiaro e bruno. Facilmente solubile in oli essenziali
metallurgia per unire pezzi omogenei ed eterogenei e in alcol, viene impiegata nella produzione delle
di materiali fusi separatamente; permette di vernici perché garantisce risolubilità e reversibilità
ottenere un assemblaggio solido utilizzando una prolungate. Tende a ingiallire e il film che produce
lega che presenta un punto di fusione inferiore a è fragile. È impiegata anche come solvente per
quello delle parti da fissare. Sotto l’azione del vernici.
trattamento termico la lega fonde e si spande in
un interstizio, collegando le due parti costitutive sangue di drago resina naturale essudata da una
dell’oggetto. Il primo procedimento di saldatura famiglia di palme delle Indie orientali (Dracena
noto risale al IV millennio a.C. I bronzi rinasci- Draco), caratterizzata da un colore rosso bruno tra-

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157 ‘SBIANCATURA’

sparente. In antico era usata insieme alla  gom- causticità. Anche alterazione che si verifica in
malacca e alla  curcuma per ottenere la ‘meccatura’, ambienti eccessivamente umidi e che porta alla
cioè l’effetto oro sull’ottone, e come pigmento per trasformazione dei grassi in saponi insolubili.
le miniature. Oggi è impiegato come additivo di
lacche e mordenti per il legno. In passato la deno- saponina sostanza polisaccaride di origine ve-
minazione ‘cinnabaris’ ha generato l’erronea identi- getale, composta da glucosidi. Ha proprietà 
ficazione della resina con il cinabro. tensioattive e  detergenti ed è capace di emul-
sionare sostanze insolubili (oli, idrocarburi, resine).
sanguigna matita rossa prodotta con argilla ferru- Viene usata ancora oggi per il lavaggio degli
ginosa, usata dal XV secolo in poi per il disegno su arazzi, che è un’operazione particolarmente delicata,
pergamena e su carta, da sola o insieme alla matita e per la pulitura di tessuti delicati o rivestimenti
nera. È un pigmento di origine minerale ottenuto di mobili.
per calcinazione delle ocre gialle; il suo uso è così
frequente che, per estensione, si intende anche il sarcocolla colla ricavata da una gommaresina in
solo disegno eseguito con questo tipo di matita. polvere o in grani che si ottiene dal latice di una
pianta esotica (Phenoea sarcocolla), in antico
saponatura patinatura giallastra tipica delle su- usata nella medicina popolare come cicatrizzante.
perfici marmoree che può essere provocata dai re- Plinio la consiglia nella Naturalis Historia (I secolo
sidui di saponi impiegati per il distacco dei tasselli d.C.) per fissare i colori a tempera sugli intonaci,
di gesso dal marmo, quando se ne traevano dei insieme all’uovo o al latice.
calchi. I saponi alcalini riattivandosi con l’acqua
usata in successivi interventi di pulitura possono saturazione in  colorimetria il lemma definisce
provocare sbiancamento e inaridimento della su- la purezza di un colore, cioè la sua distanza dal
perficie lapidea. colore grigio di uguale  chiarezza. Chimicamente
si intende la soluzione che ha esaurito la capacità
sapone estere alcalino di un acido grasso alifatico solvente nei confronti di un soluto. Le soluzioni
a lunga catena. Sostanza  tensioattiva che sature contengono sempre il  corpo di fondo.
riduce la  tensione superficiale dell’acqua e
porta quindi a una grande  bagnabilità delle sbavatura imperfezioni della colatura dei metalli;
particelle di sporco, favorendone così la rimozione. in passato considerati errori di fusione e finiti a
Il sapone tradizionale si ottiene da sostanze freddo, sono effetti ricercati dalla scultura moderna
grasse animali o vegetali anche di scarto (pelli, e contemporanea.
cascami, sanse, residui) per bollitura con soda o
potassa (alcali forti) ( detergente). ‘sbiancamento’ opacizzazione della policromia
o della superficie di un manufatto, dovuta a cause
sapone dei vetrai biossido di manganese che diverse legate alla tipologia dei materiali, alla
aggiunto nella massa vetrosa fusa, ha un duplice loro collocazione, a fattori ambientali. L’effetto
effetto: con una reazione  redox ossida gli ioni visibile è quello di una superficie biancastra. Nel
ferroII (vetro verde, più intensamente colorato) a XVIII e nel XIX secolo il lemma veniva usato per
ferroIII (vetro giallo, meno intenso); in più il man- indicare l’opacizzazione dei dipinti a olio in alter-
ganeseII dà una leggera colorazione rosa che, es- nativa alla parola ‘sbianchimento’; nelle fonti è
sendo complementare del verde, ne estingue la frequente l’espressione ‘dipinto sbiadito’.
luce, per cui il vetro appare incolore.
‘sbiancatura’ intervento di pulitura eseguito
saponificazione trasformazione in sapone di sulle superfici eburnee, considerato indispensabile
sostanze grasse e oli naturali; in antico con il ter- secondo gli antichi canoni del gusto e tuttora in
mine saponificazione si intendeva l’aggiunta di uso a livello amatoriale, che provoca gravi forme
materie grasse alla calce per neutralizzarne la di degrado delle superfici.

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SBOLLATURA 158

sbollatura o bolla. Fenomeno caratterizzato dalle assume l’aspetto del marmo; può essere dipinta,
bolle di colore che si sollevano per effetto della levigata, lucidata o verniciata a seconda delle aree
contrazione del legno. Il danno avviene quando la geografiche, del periodo e delle singole botteghe. È
tavola si ritira e, se si vuole evitare il trasporto, stata utilizzata dalla fine del XVI secolo in Baviera
occorre far riaderire il colore con l’iniezione di e a Carpi per l’esecuzione di rivestimenti di elementi
colle e prodotti sintetici; in questo caso la strutturali (colonne, lesene, pilastri) nel tipo della
superficie cromatica ha un’estensione maggiore scagliola marmorizzata. Si imitavano anche tutti i
rispetto alle particelle di supporto cui deve tipi di pietre dure e i commessi (mosaico di
riaderire. Il termine si usa per indicare forme di scagliola), la tartaruga e i legni pregiati. La scagliola
degrado analoghe presenti su pitture murali, per può essere impiegata per ottenere manufatti simili
dipinti a olio di destinazione ecclesiastica (la a dipinti anche nella struttura e nella tecnica di
sbollatura spesso si verifica per effetto del calore esecuzione (supporto, preparazione di malta, pet-
delle candele) e da cavalletto ( sollevamento). tinatura, preparazione, disegno preparatorio, stesura
dei colori, velature, levigatura finale). Le ricette
sbrecciatura scheggiatura marginale di un ma- sono numerosissime, come le applicazioni. Alla fine
teriale lapideo, di scavo, anche del legno. Nel XIX del XIX secolo si usava per le integrazioni delle ce-
secolo il lemma era usato come sinonimo di  ramiche e dei buccheri antichi in miscela con colla
scalfittura e riferito alle pitture murali. animale. Nel restauro degli intonaci può essere im-
piegata in alternativa allo stucco.
sbruffato  rinzaffo
scalfittura lieve incisione superficiale che interessa
scaglia tipo di tela spinata con armatura diagonale, le superfici murali dipinte e i legni. Deriva da
utilizzata a Venezia nel XV e XVI secolo. stress meccanici di varia origine.

scagliatura termine codificato nel lessico delle scalino deformazione delle ceramiche e dei vetri
alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei derivante da un errato intervento di  assemblaggio
della Commissione NorMaL, 1/88 che indica il di- dei frammenti eseguito nel corso di vecchi restauri,
stacco totale o parziale di parti, scaglie, spesso per cui le pareti non combaciano perfettamente.
secondo soluzioni di continuità nel materiale ori-
ginario. Di forma e spessore irregolari e dimensioni scalpellare il lemma si usa nell’accezione di
variabili, le scaglie avvengono prevalentemente sgrossare e intagliare (legno e pietra) facendo
lungo i bordi e in concomitanza di tessiture più uso dello  scalpello.
massive e compatte; sono costituite generalmente
di materiale in apparenza inalterato. Efflorescenze scalpellino accezione arcaica con la quale si in-
e colonizzazioni biologiche sono non di rado os- dicano gli artigiani che sgrossano e intagliano
servate sul retro. Può trovare corrispondenza nel pietre e marmo. In senso dispregiativo indica uno
termine ‘scaling’ del glossario illustrato delle forme scultore di capacità mediocri.
di deterioramento della pietra ICOMOS-ISCS (2008)
che lo distingue nettamente dal termine ‘delami- scalpello strumento fondamentale nella lavorazione
nation’. Anche tipica forma di degrado della di vari materiali (legno, pietra, metalli), che in
ceramica porosa e della terraglia dovuta all’aria genere si usa nella prima fase del lavoro, cioè per
che rimane inclusa nel supporto. far saltare dal blocco schegge più o meno grandi.
In relazione alle epoche in cui è usato può essere
scagliola miscela di gesso cotto e selenite polve- di rame, di ferro o di acciaio; è costituito da una
rizzati uniti a sostanze collose (glutine, colla barretta tagliente a una estremità, mentre dall’altra
animale, colla di pesce) e ai pigmenti desiderati, parte è formato in modo da poter sfruttare l’effetto
che forma una pasta facilmente lavorabile che si di una forza battente. Lo scalpello di bronzo era
essicca rapidamente. Una volta indurita, la scagliola impiegato per la lavorazione delle pietre dure,

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159 SCIENZA DELLA CONSERVAZIONE

mentre i calcari venivano lavorati con gli scalpelli saponi. Le schiume poliuretaniche si ottengono per
a taglio. Nel XVI secolo era usato per la finitura a polimerizzazione degli uretani nella cui massa si
freddo dei metalli fusi e in genere per la lavorazione creano condizioni adatte allo sviluppo di gas che
di leghe destinate alla produzione di oggetti di crea delle celle vuote; possono essere ottenute in
piccole dimensioni. Nella prassi del restauro, per forma rigida, semirigida o flessibile, come il poliu-
ammorbidire superfici gravemente indurite da stra- retano espanso. Si tratta di materiali preziosi nel
tificazioni di materiali e sostanze diverse si campo dell’imballaggio, dell’isolamento termico e
impiega lo scalpello a ultrasuoni. acustico. Nel restauro le schiume si impiegano con
cautela perché sono irreversibili e tossiche.
scanalatura incavo con poca profondità e con
profilo variabile, caratterizzato dallo sviluppo in schizzo abbozzo realizzato con un ‘ductus’ rapido
lunghezza, eseguito su metalli, legni e altri ed essenziale, che serve per fermare un’immagine
materiali a scopo ornamentale. In architettura, o un’idea; ha vasto impiego nella progettualità
elemento formale e ornamentale che si sviluppa architettonica oltre che in scultura e in pittura.
sulle superfici delle singole strutture (colonne, Non deve essere confuso con il disegno, anche se
pilastri ecc.). gli strumenti e i supporti usati sono spesso gli
stessi: carta e pergamena, stili a punta d’argento
scanner infrarosso strumento impiegato nella e di piombo, penna, carboncino ecc.
tecnica di ripresa nell’infrarosso. Lo scanner è co-
stituito da un sensore per la radiazione infrarossa, scialbatura imbiancatura eseguita sull’intonaco
un sistema di focalizzazione e un sistema di illumi- di pitture murali preesistenti non più apprezzate
nazione, che costituiscono la testa dello scanner, il dal gusto corrente; tipiche le scialbature delle
tutto montato su di un sistema di traslazione XY opere degli artisti primitivi, riscoperti dall’inizio
che permette alla testa di indagare la superficie in- del XIX secolo in avanti. Può essere rimossa mec-
vestigata con movimenti verticali e passo di avan- canicamente o facendo uso di solventi che, reattivi
zamento in orizzontale costante. Tutto il sistema per altri tipi di interventi, sono invece compatibili
deve essere servoassistito da un computer. In con gli intonaci.
generale si ottengono immagini infrarosse con ri-
soluzione spaziale superiore alla  riflettografia scialbo strato di calce steso su affreschi non più
infrarossa tradizionale. Lo scanner è impiegato per corrispondenti al gusto di un determinato periodo
mettere in evidenza la presenza di disegni preparatori, o alle esigenze devozionali del luogo ( scialba-
pentimenti, ridipinture ecc. esistenti sui dipinti. tura).

scartavetratura operazione di sfregamento ese- scienza della conservazione espressione che


guita con una carta abrasiva su superfici di legno, allude all’insieme delle discipline e delle profes-
metallo, stucco ecc. o per eliminarne le asperità o sionalità che cooperano nella ricerca destinata
per renderle ruvide. alla conservazione dell’ambiente e di tutti i settori
della produttività umana secondo un orientamento
scattering  diffusione. Termine inglese, entrato culturale sovranazionale. La sua formulazione si
nell’uso, che significa riflessione diffusa della deve all’intervento massiccio e ormai indispensabile
luce. Questa si verifica quando una superficie non di discipline come chimica, fisica, geologia e bio-
è regolare e il raggio incidente viene diffuso in logia applicate al settore dei beni culturali e al
diverse direzioni nello spazio. È uno dei parametri prevalere, almeno a livello istituzionale e di orien-
che concorre a produrre l’opacità o il  potere co- tamento etico, del principio del restauro conser-
prente di un pigmento. vativo inteso come identificazione e conservazione
dei materiali che costituiscono il manufatto
schiuma dispersione di un gas in un liquido in cui artistico e dell’ambiente con il quale essi e i loro
siano state aggiunte sostanze tensioattive, come i fruitori devono convivere.

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SCIENZIATO PER LA CONSERVAZIONE 160

scienziato per la conservazione o ‘conservation derivate dal passaggio di sostanze liquide, estranee
scientist’. Termine di conio recente per indicare il al manufatto.
profilo professionale di un esperto che a una
solida conoscenza nelle discipline scientifiche e ‘scolorimento’ lemma in uso nel lessico del col-
tecnologiche (chimica, fisica, geologia, biologia, lezionismo per indicare forme di degrado che allu-
scienze applicate, architettura, ingegneria ecc.) dono genericamente alla perdita di vivacità cro-
abbina un’altrettanto approfondita conoscenza matica o del timbro della pellicola pittorica.
delle discipline della conservazione, della teoria e
pratica del restauro e di storia dell’arte, allo scopo scoria residuo dell’estrazione di un metallo da un
di studiare e conservare il patrimonio culturale minerale o dei processi di rifusione dei metalli e
nell’ambito di attività di ricerca e applicative di delle leghe. Il termine allude in genere a residui
tipo interdisciplinare. La diagnostica applicata ai inutili o dannosi. Scorie di ferro e d’altoforno
beni culturali è uno dei campi principali di appli- sono state usate come additivi idraulicizzanti
cazione dello scienziato per la conservazione. delle malte ( pozzolana artificiale).

scisto termine con cui si indica un insieme di ‘scortecciatura’ il lemma indica fin dal XVII
rocce metamorfiche. Gli scisti più importanti e secolo una grave forma di degrado del manufatto
diffusi sono quelli cristallini che hanno subìto artistico che può essere riferita solo in parte ai
uno specifico tipo di metamorfismo (metamorfismo danni delle puliture (anche ‘lavaggi’, ‘lavacri’, ‘pu-
regionale), responsabile della  scistosità delle lizie’). Si usa impropriamente anche per la depel-
formazioni rocciose e della ricristallizzazione dei licolazione delle fibre tessili e per indicare la
minerali. La composizione mineralogica degli scisti prima fase di preparazione del legno.
cristallini dipende sia da quella della roccia da cui
derivano sia dal grado di metamorfismo che hanno ‘scorticato’ nel gergo del collezionismo indica la
subìto. Gli scisti tendono a sfaldarsi secondo piani tendenza della pellicola pittorica alla crettatura
approssimativamente paralleli (si prenda per anche per effetto essiccante delle vernici: “Questa
esempio la  lavagna, un tipo particolare di tavola è bella, ma si comincia a scorticare da sè,
scisto impiegato anche come supporto pittorico). benchè l’offesa non sia quasi che ne’ panni della
Vergine” (dal Carteggio di Filippo Baldinucci, sec.
scistosità proprietà di alcune rocce di sfaldarsi XVII). Il lemma è ancora usato per indicare dipinti
secondo piani paralleli dividendosi in lastre. Tale spatinati da puliture imprudenti; Roberto Longhi
proprietà è tipica di rocce ( ardesia e gneiss) a ha spesso citato nei suoi scritti superfici “scorti-
granulometria relativamente fine o argillosa, che cate”, “pelate”, “arrotate”.
hanno subito una deformazione in fase petroge-
netica con formazione di piani di scistosità quali screpolatura termine ancora in uso per indicare
piani di debolezza e anisotropia meccanica. Tali il tipo di degrado del film pittorico che si deve ad
piani possono essere marcati dalla presenza di uno stiramento del supporto o alla mancanza di
cristalli di minerali di forma allungata, fibrosa, coesione con la preparazione sottostante. Nel XIX
lamellare, come le miche. Laddove non molto pro- secolo si usavano anche i lemmi ‘grinza’, ‘ruga’,
nunciata, la scistosità viene definita più propria- ‘scaglia’. In riferimento agli intonaci e alle pitture
mente ‘foliazione’. murali intende la comparsa di fenditure per effetto
di un essiccamento non omogeneo degli strati di
scodella tipico sollevamento del colore a forma intonaco.
di scodella che produce una  ‘craquelure’ parti-
colare, fatta di tante isole a forma di ciotola o di scurimento o annerimento, inscurimento. Alte-
scodellina. razione delle vernici dei dipinti a olio con conse-
guente ingiallimento o annerimento dell’intera
scolatura lemma impiegato ad indicare macchie superficie cromatica.

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161 SERIALITÀ

‘secondo strappo’ termine che indica l’asporta- stato formulato da Umberto Baldini nel 1977 e
zione dell’  impronta lasciata sull’intonaco da applicato nei Laboratori di Restauro dell’Opificio
una precedente operazione di strappo di una delle Pietre Dure di Firenze all’epoca da lui diretti.
pittura murale.
SEM  microscopia elettronica a scansione
sedimento deposito formato dalla precipitazione
di una sostanza o del materiale non solubile in so- semensato varietà di breccia usata per la realiz-
spensione in un liquido. In geologia si intende un zazione di commessi.
deposito formatosi per processi di sedimentazione.
In materia di conservazione tutti i materiali presenti sensibilità riferito a una misura, il lemma indica
nell’atmosfera o in un ambiente, che tendono a la discriminazione dell’ultima cifra significativa.
depositarsi sulla superficie dei manufatti. Erronea- Nel caso in cui ci si riferisca a una tecnica di in-
mente vengono detti sedimentazioni i depositi dagine, significa la capacità di discriminare un
che si accumulano sulle superfici esposte all’aperto segnale dal rumore di fondo o da altri segnali.
(materiali lapidei, metalli) o sulle superfici cromatiche
di dipinti e sculture policrome, che possono deter- sensore parte di uno strumento di misura che
minare stratificazioni difficilmente asportabili o può rilevare differenze di grandezze fisiche derivate,
provocare alterazioni dei materiali originali. trasformandole tramite  trasduttori in segnali
misurabili in opportune scale di unità di misura
segatura truciolato del legno di scarto utilizzato (rivelatore,  sonda).
per stuccare le tavole in miscela con colla animale.
Agli inizi del XX secolo veniva disciolta nella colla sepiolite o schiuma di mare. Silicato idrato di
forte per rimodellare parti perdute di sculture lignee. magnesio; tipo di argilla assorbente proveniente
dall’Asia Minore, dall’Europa e dall’America set-
sego sostanza grassa spesso addizionata alla cera tentrionale. Materiale con un’altissima microporosità;
d’api, come la  paraffina. La cera così trattata a si usa come supportante di acqua, sistemi reattivi
livello chimico può modificarsi dando luogo per e solventi nella pulitura delle superfici ad affresco
esempio alla formazione di saponi. e dei marmi.

selezione cromatica principio di intervento seppia colorante organico naturale conosciuto


sulle  lacune che tende ad evitare sia l’imitazione fino dall’epoca romana e usato soprattutto nella
che la competizione, basato sull’astrazione del seconda metà del XVIII secolo in sostituzione del
segno e sull’uso dei colori fondamentali. Consiste  bistro. Ha un colore bruno rossastro, caldo. Si
nel colmare le perdite usando un tratteggio divi- impiega soprattutto come inchiostro, in dipinti a
sionistico che si fonda sull’impiego del giallo, del tempera o ad acquerello, ma non è ben lavorabile
rosso e del verde. Il ‘ductus’ della pennellata con l’olio. I pigmenti moderni chiamati seppia
consente di individuare le zone integrate rispettando sono miscele di altri pigmenti quali terra d’ombra
il principio della  riconoscibilità ed esalta la bruciata, bruno van Dyck ecc. Il termine indica, per
materia originale intatta. Il tratteggio, applicabile estensione, opere grafiche realizzate in seppia.
su tavole, sculture policrome, cornici, tele e pitture
murali, può avere andamento verticale, circolare o serialità caratteristica di oggetti e manufatti
orizzontale. Il metodo canonico vuole che la sele- che possono essere prodotti in serie; tipico
zione sia ottenuta mediante un reticolo di stesure l’esempio delle incisioni e di decorazioni in gesso
incrociate che seguono il senso del modellato, ma o eseguite con l’uso di stampi. Si parla di ‘serialità’
la scelta deve essere fatta caso per caso, tenendo anche per la scultura in bronzo in quanto fra la
conto che un tratto verticale può corrispondere fase di ideazione e quella di finitura esiste un
meglio al principio della riconoscibilità. Il principio processo di fusione che teoricamente può essere
dell’  astrazione e della selezione cromatica è ripetuto