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PREFAZIONE IL SENNO DEL SAPERE (TURIDDU)

Breve premessa: pochissime volte sono stato a pochi metri da


Turiddu, più adulto del sottoscritto; ero sempre io a salutarlo quasi
con affetto, perché desideravo capire e conoscere; ma si
allontanava con passi frettolosi, dava appena un accenno della sua
mano vergognosa nel voltarmi le spalle. Volevo sviscerare, entrare
nei suoi ragionamenti, dialogare per sapere cosa nascondeva
dietro la sua porta, strappargli tutti i veli, fare luce ai significati di
quell’altro mondo, e portarli sull’altare della verità. Così entrài
con sadica ma rispettosa curiosità a “scrafuniari” 19, nella sua
mente nel suo cuore nella sua anima. Mi compiacèvo di valutare
perché su miliardi di nascituri, alcuni soggetti si incamminano su
viottoli pieni di silenzi e lontani dalla società in evoluzione. Il mio
futuro e fraterno amico, nel tratto del nostro interloquire spalla a
spalla si rivela gratuitamente e senza forzature.., “una autentica
biblioteca.” Ecco sòrgere coscienze tarpate da còltre di fuliggine,
che ora scrollate, vengono cesellate in cornici àuree.
Dedico a mia moglie Annamaria dotata di irrefrenabile bontà… E
da sempre al servizio degli altri !

MATTEO MANGANO...
“Prima Parte”

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Il senno del sapere (Turiddu)…, si chiamava forse Turiddu tecnologia. Ma i tempi nel millenovecento cinquanta e dintorni
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Sasà Micu , allora aveva credo cinquanta anni, qualcosa di più ma erano ancora indietro anni luce, così pure i costumi e il modo
non di meno, non era goffo e neanche impacciato, però, se gli si semplice del pensare minuto per minuto della intera giornata ( di
avvicinava qualcuno, si cummigghiava a2 faccia e il corpo cu a lavoro ), e se poi questa vita la portiamo in un piccolo centro
tistiera3 si era d’invernu, in altre stagioni del buon tempo, lo collinare, lontano dalla grande città ( Palermo a sessanta
vedevi raramente per strada, e quelle poche volte sempre nelle chilometri, e per molti di noi non solo piccoli ancora sconosciuta
vicinanze della sua abitazione o della stalla a u carvaniu4, o arrietu ), dove il tran tran secolare, era ancora scandito dal sorgere del
a u muru5 che porta già verso le campagne. Di media statura sole, al limite dal canto di qualche gallo, lavoro e poi sempre
anche robusta di contadino, con il vestiario di un velluto sul lavoro sino a volte dopo a virmaria8, e nella penombra tacita i
marroncino sbiadito e consumato da trecento sessantacinque cavalieri tornavano dalle crociate con animo rassegnato ma tronfi
giorni per ogni anno; gli scarponi ‘ntacciati e ‘nsivati6, sul raro e sicuri di non avere sciupato mancu un’ura all’antu9. Anch’io
selciato non producevano più lo stridìre dei chiodi. Quasi olivastra sono cresciuto in quell’angolo appartato e non appariscente di un
la faccia, ma era occasionale poterla analizzare nei segni veri paradiso magari di serie zeta, ma l’aria malinconica addolcita dai
somatici, perché portava una barba incolta, già brizzolata e lunga, silenzi e dagli usi sereni, ci appagava, raramente vedevi qualcuno
così i capelli da Gesù in Croce.., ondeggianti al vento. Poche volte ‘ncazzatu10, o se avveniva, era solo per interesse di robba, ma
ho visto i suoi piccoli occhi, credo scuri, ma che ti perforavano questo era un bene necessario, come l’emoglobina nel sangue, che
come due infuocati laser. Ti sfuggiva con fare vergognoso, non ti diceva perentorio: “ u’nti fari futtiri, e grapiti l’uocchi “11. Era
voleva essere osservato; la luce e la vita quotidiana gli dava bello l’osservare degli armenti spostarsi ogni giorno dal paese, iri
fastidio, se lo salutavi quasi con affetto, la risposta era sempre la di fora12 , e sniffare quegli odori acri di beccume e di caproni in
stessa, una mossa repentina del suo corpo come un Judoista sulla calore. Mentre il sole mafiusu, ti annunciava già all’alba, la strada
materassina, cambiava direzione al sicuro verso casa, o a e i percorsi della giornata piena di motivi emotivi. In paese i cieli
pagghialora7, o per la campagna; però già ti aveva riconosciuto ed delle vie, erano per i rondoni, le piste della gioia e del vivere..,
analizzato; in un paese piccolo ed agricolo con appena quattromila mentre in campagna tra gli uliveti secolari, il frinire delle cicale, ti
e cinquecento anime, con prevalenza di tre ad uno delle bestie, dettava gli arcobaleni della bella stagione; mentre i vari artigiani,
come muli asini e porci che scorazzavano nelle vie principali e veri e rigidi santoni dei mestieri, si davano lasciando a memoria,
nelle piazze; viveva da solo e ancora per pochi anni, con la vera gloria di sapienza di rettitudine di acume del dovere, e di
vecchia madre quasi gobba per la pesantezza del lavoro dei campi, eccelsa maestria. Eravamo circondati da un anello di fumeri13 o
e per le sventure dell’età ora calante. Già, Turiddu doveva essere di futura grassura14, era come quelle cornici che intarsiavano certe
il secondo di due fratelli, si, perché Giacomo, appena medico non foto in bianco e nero di altri tempi; si, era la cartolina del mio
fece più ritorno dalla campagna di Russia. Sin da ragazzo avevo paesello Muntimaiuri Bersitu15 pruvincia di Paliermu, (517 metri
sentito delle stranezze ingigantite dal popolino; quelli erano i sul l. m. ) adagiato quasi sonnacchioso su delle colline che
costumi, ci si pasceva delle favole e ci si sazziava con ingordigia degradano dal Monte Roccellito “ rracidditu “ 1145 sul l.m., sino
dei racconti del vicinato e soprattutto dei nonni. Così Turiddu era al cimitero ddà Cavatìna16, per poi scivolare con lo sguardo da
una figura già collocata in alto, come i mass media di oggi che ti ebete, ma curioso verso la marina; già, perché le boccate della
fanno penetrare sino alle ossa certi prodotti probabili di avanzata fievole brezza che saliva ci raccontava l’ignoto ancora lontano per

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noi piccolini. Ci dicevano che quello che si vedeva appena, si giorno dei miei allievi a voce aperta, mi indicano con curiosità
chiamava mare.., ma non sapevamo come era fatto, né sulla vistosa Turiddu.., ma è stato come un flash di una macchina
estensione, né della profondità, se era acqua dolce o salata, e da fotografica, infatti questo come al suo solito era scivolato via
chi era abitato, che innocente incognita. Però dopo un lungo come una biscia a rintanarsi nella sua casa a pianotèrra. Un’altra
sguardo in giù, là sotto, ci rimaneva in gola un desiderio, di andare volta, come tante, portavo i miei alunni dalle sue parti.., erano
da grandi a toccare il mare (promesso); oggi mi affiorano così i delle novità, e la gente delle strade vicine con bella curiosità si
pensieri di ieri. Già, eravamo ancora prigionieri, come il pulcino interessava che un insegnante locale che sino a qualche anno
nell’uovo prima di schiudersi, e pigolando vispo a beccare il saper prima aveva giocato per i colori del proprio paese con tanto di
delle luci. Mentre le galline razzolavano per ogni dove, e i maiali merito, svolgeva il proprio dovere alla luce del sole, come un
si stinnicchiavanu17 nelle pozzanghere nere, noi eravamo il frutto fascistone. Ma ho amato i miei allievi come miei figli, e di questo
di una società libera e povera, quanto basta per vivere con dignità, ne sono stato sempre ripagato con gli interessi, maturati anche
ma, fortemente senz’altro ricchi perché padroni degli spazzi, della dopo tanti anni. In una di quelle mattine radiose piene di luce, di
terra fango, della luce inebriante di colori, degli odori e dei sapori usi e di quiete che infonde tanta serenità e pace allo spirito, alla
di casa nostra. Crescendo, fra le altre cose della vita quotidiana, distanza di un centinaio di metri da dove mi esercitavo dalla solita
(giuoco, poco studio e tanto giuoco); ogni tanto mi affiorava alla piazzetta du Cravaniu, e a tratti col vociare festoso, anche del
mente la figura quasi contorta e schiva di Turiddu, mi sfuggivano i giuoco, mi vedo sbirciare a mezza figura (ddà cantunièra)18 di tre
contorni, li avrei voluto fermare per analizzarli meglio, capirli, strade più sotto, e questo ne sono sicuro sarà avvenuto in altre
giudicare ed essere giudicato.., in una parola volevo sapere ed occasioni; in quel momento preso dal mio lavoro, non mi
entrare nella sua mente, varcare quelle soglie della psìche umana, soffermai nel riflettere sulla questione di come si poteva
intercettare le differenze socio culturali, e le sfumature rimetterle interessare e valutare quello che per il nostro soggetto forse era
al loro giusto posto come poozle; ecco avrei voluto fare un quadro stato sconosciuto da sempre, sin dalla sua nascita. Curiosità e
vero, senza maschere, clinico, ma soprattutto dell’umano essere, desideri nascosti? Ma, il mondo del silenzio, penso che a volte
trovare le verità e le cause e le conseguenze di tali soggetti così deve essere riempito, solleticato “scrafuniatu”19, sino all’interno
chiacchierati, e che loro stessi si sentivano diversi, emarginati. delle viscere, portare interessi, vivacità e colori di vita; stuzzicare
Eppure erano nati come miliardi di angioletti, perché poi gli la psiche di questi soggetti con ricette più congeniali e renderle
sguardi i sorrisi si dileguavano nei vuoti, nelle voragini dei personalizzate; ecco in una parola aprire nuove vie alla mente e
silenzi.., e quel’orologio invece di andare sempre avanti con la allo spirito, e liberare l’anima da presunti “ghiacchi”20, che
stessa cadenza traballava per ogni dove? A volte le cose della vita soffocano e limitano spesso, tutte o in parte le capacità sensoriali e
si concretizzano anche per volere del fato; insegnavo nei miei di relazione nei confronti della società che li circonda. Così per
primi anni dei trentasette, proprio al mio paesello, ero titolare di diverse volte ho giocato ma senza darne tanto peso a nascondino
cattedra per l’Educazione Fisica, avevo frequentato l’ISEF di con Turiddu, appena allungavo lo sguardo verso quell’angolo di
Palermo, avevo superato l’abilitazione all’insegnamento a strada, una parte della sua figura si dissolveva, infatti ho evitato da
Bologna e il concorso a cattedra a Roma; spesso portavo i miei allora anche se lo vedevo da lontano, di relazionare con quel
ragazzi al campo sportivo, o negli spazi liberi du Cravàniu, (del fluido del discorso, che è presente in ognuno di noi pur senza
Calvario) a contatto della luce dell’aria pura e della natura; un aprire sillaba, ma che è un fluido che scorre via e parla tanto come

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il cicaleccio di una fontanella. Intanto volutamente ho voluto riposare, ( forse erano le vent’uno ), quando sento a cinquanta
lasciare in Turiddu senza disturbarlo il libero arbitrio della metri, qualcuno aprire e chiudere u passu24, che custodisce la
conversazione, in una relazione anche se fittizia di interessi e di proprietà e le bestie, che i cani latrando vanno di corsa in quella
giudizi. Per alcuni anni non vidi, ne pensai più, bè lo vorrei direzione, subitanea una voce, una voce come se il sottoscritto
chiamare.., l’amico solitario, come se lo conoscessi da tanti anni. l’avesse dialogata da tanto tempo.., “Mattiò, Profissòr, attè Cicciu
Infatti andai ad insegnare a Monreale e a Palermo, ma di tanto in chiamativi ssi cani,”25 al chè mio cugino amminazza26 con alcuni
tanto ritornavo al mio paesello sia per interessi che per la caccia; fischi a caprigna27 facendo ritornare a ccuccia presso di noi le
fu proprio quest’ultima a dissolvere quel baratro, quel vuoto; ora a bestie, dicendo: “chissu ia Turiddu cà avi l’armali avviati nnù
distanza di quasi mezzo secolo, discerno e soppeso col bilancino nostru cunfinu, a’cchistura, comu mai ccà sta’sìra?28 ” Quasi non
dù spizziali21 tutte quelle sfumature quegli angoli incerti e quelle afferro di chi parlava, ma appena pochi secondi nella piccola
cadenze della vita e del sapere che hanno un touring obbligato, salitella, si staglia una sagoma tozza con l’immancabile tistiera..,
cioè, quella percorrenza della logica che mai si fermerà, mai, ora è mio cugino gli fa: “ti facevu cu’nnura di notti nnù iàzzu?29”
avanti e ora è appaiata ai tempi tecnologici, neppure per un po’ Turiddu: “accussì fussi30 ,” e in quel preciso momento percepisco
resterà indietro. Corre e scorre come l’evolversi del buio e della un sorrisetto affettivo e servizievole, e gli occhi diretti verso di
luce..! Era l’ultima settimana di caccia nel calendario, che me brulicavano come due31 faiddi, mentre ora percepisco da
coincideva con i Virgineddi22 di S. Giuseppe per il mio paesello, vicino le rughe come piaghe di quel viso ancora nascosto dagli
è una stagione che incomincia ad aprirsi al sole, e alle temperature anni che non perdonano, “vitti, ma viramenti sintìì a vuci du
miti da noi giù in Sicilia. Pensai bene di trascorrere alcuni giorni Prufissuri, e ora vinni ccaà32 ”. Rimasi smarrito e per quegli attimi
lontano dal paese, in zona feudo di Coscascinu, a contatto della pensieroso, in quei pochi secondi dei convenevoli. Ma il tempo
natura di giorno e delle stelle di notte, anche se avrei dormito alle volte ti da una mano, si ferma, e tu pian piano racimoli i cocci
nnù pagghiàru23 confortevole dei miei cugini, la vita in questi frantumati dei discorsi, in un barlume di attimi ti ritornano
luoghi di campagna è dettata da sempre nell’alternarsi delle fotogrammi anche se aggrovigliati e in disordine, ti dettano lo
stagioni, dalle prime luci dell’alba e dallo svanire la sera degli scandire e le voci di veri lunghi metraggi. Ecco la relazione
orizzonti, mentre i frulli e le melodie degli uccelli ti danno la perfetta anche se non sempre veritiera della vita; fattone un
figura del tempo, e nella serenità della penombra li seduto su una pacchetto sia pure in forma virtuale delle vicende del passato tra il
pietra dopo aver consumato una minestra davvero campagnola, sottoscritto e Turiddu, ora mi sentivo padrone della situazione, o
soppesi con filosofia le cose del creato; e il tacito silenzio ti almeno così mi pareva, finalmente avrei giostrato attorno alla sua
trasporta con le visceri aperte lontano, oltre i confini delle stelle figura come Michelangelo nel modellare “La Pietà”; gli allungo la
che sembrano anch’esse dialogare da autentiche comarelle dei fatti mano, ma ci venne spontaneo un semplice abbraccio,
dell’universo. Sembra in quei momenti di estasi che, tutto il corpo invischiandomi nel contatto con la sua folta e incolta barba e di un
si libra leggero per aria come un aquilone, in una danza di farfalle odore confuso di bestia umana. Avevo sentito parlare di lui la
da circo; ma, maledetto quel sipario si chiude crudelmente, e ci prima volta da quand’ero ragazzo, circa trenta anni prima, poi i
lascia quasi sgomenti, sul più bello della nostra storia mistica; ora flash degli anni del mio insegnamento nella Scuola Media del
attoniti poggiamo la testa fra le mani, mentre la sigaretta si millenovecentosessantaquattro sessantacinque sessantasei, ed ora
consuma tra le dita. Stavo quasi smarrito alzandomi per andare a eccolo li seduto accanto a me, come a dire che due montagne non

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si incontreranno, ma due uomini senz’altro; questa volta è stato novità, e comu ‘nsignavi puru l’educazioni a qualchi furettu”40.
ancora Maometto a venire, non mi sembrava vero, in certo qual Sai Turiddu, io..., “si u’sacciu.. 41, quasi come una pallina di ping
modo spregiudicato, disinvolto, ma era dalla sua ancora la pong di rimando.., nnaà vita rrinesci megghiu chiddu chi ‘ffai
penombra della notte, e dalla lontana noiosa ed egoista società cu’ttutta a bona vuluntà, e cu’ttutta a passioni chi ccì metti, ssi na
che spesso frantuma e trafigge le beltà del tuo animo; mio cugino: cosa a fai cu’mmàlu amuri u’ntarrinesci bona, ia ammatula
ora vi fazzu nnà bedda tazza caura, ia di orzu ammiscatu cu lù fischiari a u sceccu quannu u’nnavi siti, accussì ia nnù travagghiu
cafè, e dipoi mi’nnivaiu a curcàri caà dumani aiu à priparàri u nnù studiari, nnù apprendimentu du misteri, s’aspetti caà ficu ti
iardinu33, mentre sull’aia qualche coniglio selvatico andava a cala naà ucca mori di fami; bravu, bravu siì aciddaru comu ta’zziu
spasso e ci abbeveravamo di quell’intruglio che era solo caldo e Arfonzu, tiì trovanu l’armaluzzi sti beddi cani? Chiddu chi ia u
sapeva di tanto fumo.., Turiddu quasi con smania di voler bracchettu? Iu aiu cani bastarduni appriessu l’armali e nnù spissu
vomitare non uno, ma tanti rospi, incomincia a ciarruttiàri34, e per pìì manciari si’nnì vannu a caccia e tornanu cuù lebbri e cunigghi
essere più libero nei movimenti mimici nostrani, si leva a tistera mmùcca squartariati”42. Non mi aspettavo questo straripare di
mettendola però accuratamente sulle sue ginocchia, dopo i Turiddu come un torrente invernale, sembrava volesse esternare e
convenevoli di come si sta a salute, come va la vita, u tempu ora si liberarsi di certi pesi indigesti che aveva accumulato per sessanta
metteva al bello, dopo un inverno con tanta neve, la terra anni, chi l’avrebbe detto di questa figura asociale e schiva come
timidamente incominciava a svegliarsi, e aveva bisogno di lavori un rapace notturno. Ma, forse ricordava, o aveva percepito nei
ed essere preparata come nnà carusa caà và a spusàrisi35. Con una miei fugaci saluti, qualcosa di amichevole di affettuoso nella
voce che partiva da dentro i cannaruozza36, quasi gutturale e tonalità e nei gesti della mano, o di un professore che voleva
ovattata per rispettare il silenzio di chi già era andato a riposare interloquire con un contadino sin’anche chiacchierato quasi come
ddì quattru uossa37, solo di tanto in tanto vicinu a gebbia38, ad uno zimbello del paese. Vedete, lui aveva capito da tanti anni
l’usignolo con dei squarci ancora metallici incominciava a fare che ero stato io per primo a stendergli la mano, e in cor suo forse
dei gargarismi di note in previsione di una vicina primavera con avrebbe voluto già allora un bell’abbraccio. Io e lui in tutti questi
palchi musicali da stradivarius. “Viri Prufissuri iu ti vitti nasciri, anni intendevàmo la medesima cosa, la fusione del senno della
canusciu a tò famigghia, i tò zziani, i parrini tutti ccaà”39; vita.., “viri43”, continuava libero fresco di pensiero e con una
sembrava già preparato come di quegli alunni studiosi che magari cadenza da vero accademico: da quannu eru nicareddu taliàvu
si vogliono far perdonare qualche errore precedente, e che ora l’autri, e anchi s’un ci parràvu, li interrugàvu, avissi vulutu sapiri
vogliosi di dimostrare all’aula la loro vera integrità di uomini comu a pinsavanu e chi cosa mavissuru ‘nsignatu, puru u maistru
diligenti. “Quannu iucavi a ù palluni a genti parràva puru nnaà elimentari niddi tri anni di scola, mi dissi nenti, n’un pritindevu a
campagna di tia, e ti virìa passari vicinu a casa mea e purtàvi i luna o marenghi d’oru, ma almenu nnà vota diriti scuia e passa
picciotti a sfuari fora, mi piacevi cuomu dirigevi, parevi un ddà, l’arfabetu, unu chiù unu fa ‘ddui, a puisia di Natali o du
maistru di musica senza bacchetta, e tutti ddì movimenti ‘bbèddi e sciccareddu caà cacava munite d’oru e i cunta di Giufà; mai sapiri
slanciati mi parevunu comu tanti anciuluzzi svulazzari puù cielu, picchì a terra ia tunna, o pirchì u ‘nvernu ia friddusu e a
ma chiddu chi mi facìa allargari u cori e mmì sazziava, era u viriri stasciunata sciruccusa, certu eru nicu ma mai nuddu mi dissi comu
a ripassata i carusi cuntènti cuntènti, e risoluti come s’avissiru nasciunu i picciriddi, sulu du bambinu Gesù dintra nnà
avutu a fera; pur’anchi i famigghia eranu sapitùra della tua bella manciatura, macari comu avemu cincu dita in ogni manu e nni

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pedi, pirchì nnù munnu ccì sunnu i niuri i gialli e i bianchi, o Dio era solo terra natura e bestie lontano dalle tecnologie che
cuomu miremma camina un cristianu, nnà machina, u vuoi, ammorbano sempre più l’esistenza del vivente. Come un macigno
l’apparecchiu; e picchì li guerri..44, ( ecco una pausa.., ma sul mio corpo rimasi bloccato ancora per cinque dieci minuti a
allungando le mani in avanti con gesti che ti fa capire, aspetta, contemplare il firmamento appannato, poi a due metri entrai nel
zitto che continuo il mio processo alla natura.. e alla testa dura pagliaio, e vestito come ero mi buttai nnù pagghiarizzu52,
delle persone che comandano questa terra ..,) eccolo che il lasciando la luce degli occhi a filtrare ancora il buio dell’alto.
ruscelletto rotola verso la marina: “quannu cu un pezzu di terra Anche se di mattina, era già passata l’alba da un pezzo, così avevo
cci campanu armali e cristiani, iu sugnu cuntentu caà staiu luntanu perso una delle più belle fette di quei sapori che emana il risveglio
di stu munnazzu ‘nfami, cuomu s’un ci fussi in presenza”45. Non della natura., sentivo il mio corpo come se fosse stato bastonato e
percepivo bene né i lineamenti né la mimica facciale di Turiddu indolenzito in ogni articolazione, no non era la comodità o meno
mentre pronunziava queste difese, certe riflessioni, come gorgoglii del giaciglio, vi ero abituato sin da piccolo, in certe occasioni
di una pentola piena di un intruglio che sapeva di fiele, mentre con dormire a contatto della luna e delle stelle, sull’aia unni si
tutte e due i pugni in avanti remava contro delle correnti che forse pisava53, o ai piedi di un albero protetto nella bella stagione solo
sin dalla nascita, lo avevano portato sempre più al largo, lontano dalle fronde protese come una coltre. In una parola mi sentivo
dalla civiltà e del sapere comune. “Ma, iu quasi quasi stasìra mi anch’io nato in una stalla, tanto ci avevo pure dormito dentro
staiu vriugnànnu di tutta stà ‘mmia ‘ngnuranza”46! Ti posso nnaà manciatura54 più di una volta e con le bestie ruminanti vicino
chiamare.., caru Turiddu? Questo incontro, ia binidittu dù a consolarti della loro onorata presenza. Anche se era una
Signuruzzu..47, io ringrazio veramente il Signore che mi teni settimana non fredda, u mugghinu55 non allontanava il tuo sguardo
additta48, perché tu, anche se fai a te e a me queste domande, mi a più di cento metri, era una cornice poco brillante ancora, ma
insegni qualcosa che avevo percepito nel passato, ma che ora mi percepivi il ciarlare dei merli già nidificanti, e la lotta dei maschi,
stai regalando certe conferme, ora sìì tu u prufissuri49 e io era un suono metallico, mentre il raglio voglioso dell’asino
apprendo con piacere e devozione le leggi di quelle che richiamava l’attenzione della femmina, e lo scampanellare du vuoi
potrebbero essere i principi della esistenza di ognuno di noi. Ma (bue) e il latrare dei cani a un presunto estraneo, intonavano i
dimmi, mio cugino, poco prima mi diceva che da quando sei contorni e mettevano i tasselli in ogni dove, ma al posto giusto;
rimasto sulu cuà morti di tà matrùzza, facisti ressa caà era quella vita bucolica e georgica nel contempo che continuava i
‘ncampagna cu stì quattro armaluzzi e che raramente vai au paisi, suoi passi lenti ma misurati, e scanditi solo dall’evoluzione della
forse mancu paà fera du quattordici50, così la tua casa chiusa si natura. Aspettai ancora qualche oretta mentre sorseggiavo
diprezza, se ti senti male qui di notte, unu può murìri..; ma come pensieroso sugli eventi della sera prima.., ma non mi sfuggiva la
una molla fece uno scatto in piede, però poi si sedette subito bontà di quel mezzo litro di latte fresco munto da poco da uno dei
battendomi una carezza sulle ginocchia, e con un rumoroso miei cugini, infatti loro si trovavano già all’antu56 per ingrassare
sospiro come a dire: “u sacciu iu chiddu chi fazzu, u cuppinu sapi u iardinu sutta acqua57, che con l’avvicinarsi della bella stagione
i guai daà pignata”51! Poi con educazione si alzò, mi fece come un avrebbe fruttato una immensità di ortaggi, non solo per la
inchino augurandomi la buona notte., “a domani ci conto famiglia, ma pur’anche58 per i piccoli negozietti del paesello;
Turiddu”, seguì quella figura preistorica nella penombra, e solo frutta, pomodori, cetrioli, zucchine, fagiolina , lattughe, verdure,
qualche stella ti indicava il fruscìo lasciato sulla terra, ma grazie a ravanelli, bietole, sedano, basilico, mentuccia, carote, cipolle,

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aglio aromi tutti.., roba di prima qualità perché lontano dai ma quando sono andato in pensione dopo trentesette anni di lavoro
diserbanti e coltivati solo cuù fumeri59 o stallatico al naturale, e gioioso, non mi hanno fatto un monumento, ma un buon orologio
lontani da veleni chimici, e prosperati lontano da inquinamenti del di marca che giace come tanti altri in qualche cassetto! Ora
progresso, ma alla luce del sole caldo e nostrano. E’ il caso di scendevo per i cocuzzoli ricchi di macchia mediterranea, e da
dirlo dal produttore al consumatore con poca spesa, e con prodotti lassù mi sembrava di dominare tutto quello che ora più chiaro si
veramente genuini, e di alto valore energetico per il corpo. Presi il allungava sino alle pianure dei semineti, e tutt’attorno alcuni
fucile, una doppietta e un piccolo zainetto con un (muzzicuni) confinanti, chi zappava, chi potava, chi vutava l’armali65 con quei
boccone di pani niuru, un pezzu di tumazzu di primu sali e suoni e quelle cadenze di voci davvero locali, per non farli
quattru alivi appassuluna60, ma già i cani mi giravano attorno sconfinare; erano tanti gli ingranaggi del dovere, mentre i miei
impazienti da un bel po’, e ci avviammo più sopra verso le colline cugini risalivano du iardinu66 rivoltato a nuovo col piccolo trattore,
che sfiorano le radure dei piccoli boschi. Quella mattina mi che a tratti aveva stonato con la pace paradisiaca di quelle terre. E
sentivo un po’ frastornato, non seguivo la cerca dei cani perché di Turiddu neanche l’ombra, si era allontanato la mattina
avevo il capo chino misurando l’alternarsi della destra e della seguendo volutamente quella foschia che lo avvolgeva e lo
sinistra dei miei scarponi e dei miei doppi calzettoni sino a sotto il riparava nel contempo anche dagli sguardi della natura
ginocchio a sorreggere i gambali dei miei pratici pantaloni di circostante. Arrivo poco dopo, sotto, alla casa pagliaio costruita
velluto marrò alla zuava; avevo ancora il fucile sulla spalla e in come da sempre, con un filare alto due metri di pietra a secco che
sicura, quando la voce sicura di Blek mi svegliava dal torpore e incatenano le travi ad ombrello, e per non far penetrare l’acqua il
dai pensieri notturni, che mi avevano lasciato come un po’ di freddo e il caldo, il tutto veniva modellato con frasche lunghe dal
ruggine addosso.., ma, il coniglio con due salti ora era al sicuro in fiume, paglia e terra, vi raccomando di visitarli o meglio di
un munziddaru61 di pietre raccolte li per purificare la vigna. Diedi dimorarci per qualche tempo; è la forma più tecnologica ed
da lassù uno sguardo interessato, ero già arrivato verso a sierra62, igienica avanzata che oggi e nel futuro dagli architetti e studiosi
quando vedo sfumare a qualche chilometro verso a sciumata della materia sarà preso sempre ad esempio. Arrivato
Turiddu cuù l’armali già avviati63; ma, subito mi svanì alla vista nell’accogliente alcòva tutto fare dello spazioso pagliaio,
come al solito sutta nnaà valinciata64, mentre un pallido sole mostrando con un certo orgoglio due conigli e una coturnice
forava pian piano quel mantello di nebbiolina che ti aveva bagnato maschio, opera del mio grande Blek, e la soddisfazione si legge
le gote arrossate..! Era ad occhio e croce all’incirca mezzo giorno, anche nei volti dei miei parenti.., “sta’sira facèmu festa granni.., a
quando decisi di incominciare a ridiscendere, non portavo carni a purtàsti u vinu l’avèmu.., e a stu cani ccì damu li testi dii
l’orologio al polso, era una mia scelta dopo i vent’anni, e che cunigghia”67, erano allegri nonostante il duro lavoro, ecco vedevo
perdura ancora oggi, mi da un senso di fastidio, volevo andare sorgere in quegli animi, il credo del dovere, del pratico, della
sempre sgombro di suppellettili, così con le collane, braccialetti di maestria tramandata sia per le cose facili come quello dello
ogni genere ed altre chincaglierie; era una sfida al tempo o alla scurciari i cunigghia68, ma anche in quelle diversità che
devozione della praticità e della puntualità in ogni evenienza, sono giornalmente si adoperavano con tanto di sudore sotto l’acqua e
della bilancia anche se per pochi giorni, a scuola sono stato sotto il sole; dicevo è come una infinità di meccanismi di
sempre il primo a firmare il registro delle presenze, e vedevo ingranaggi ben oleati per una sempre bene riuscita delle opere, il
arrivare dopo di me il personale di segreteria e gli stessi bidelli..; discernimento del sapere e dell’inventiva si traduceva in quel

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dovere che dava di pari passo soddisfazione, e il morale era quasi mezz’oretta camuffato aldilà delle lontane dune delle colline, e
sempre alto; pensavo alle parole di Turiddu del giorno prima.., piccoli volatili cercavano ancora con qualche litigata pacifica i
“ssi fai u tò duviri cuù gioia, tuttu ti va in pianura e t’arrinesci migliori letti sull’albero folto del carrubo o del fronzuto alloro, al
bonu”69. Anche i miei cugini mi confidavano fra le altre cose, a riparo dalla tramontana e di qualche baddottola77. Ecco ora
proposito del nostro amico solitario.., ia ddà nà vita caà u virèmu incominciava nel silenzio più assoluto, il mea culpa, mea culpa
iuornu e notti cui libri nni manu, sunnu chiddi ddù frati dutturi, della giornata, la resa dei conti, verso se stesso e verso i cieli di
machì ‘ccì fà 70..? Nel pomeriggio seguo i lavori nnaà gebbia71 qualsiasi colore essi fossero; i profumi della cucina in pietra erano
che raccoglieva l’acqua per le persone e per le bestie, acqua invitanti e inusuali, inusuali perché, non era sempre festa, inteso
tiepida in inverno e freschissima nel periodo estivo anche quando come abbondanza di cacciagione, e poi era ancora venerdì. Mentre
si infuocava l’aria con lo scirocco africano, da decenni scorreva i miei cugini si purificavano con l’acqua freddissima della fonte
sempre con lo stesso chiacchierio, anche quando era sormontata quaresimale, gli si leggeva la solita aria piena di soddisfazione, e
da due metri di neve, era il luogo dove spesso alle solite ore come nello strusciare u cannavazzu nnaà faccia78 braccia e mani quasi a
un appuntamento improrogabile, permetteva al merlo, scorticarli, si notava negli occhi un prosieguo di sirata diversa e
all’usignolo, allo zigolo ai passerotti tutt’attoro, di bearsi di quel benigna nei confronti della pancia della gola e dello spirito. La
sacro liquido, ed era di un frenetico di ali inzuppate di gioia modesta tavola di legno molto grezza, era già pronta con alcuni
esuberante in quel creato, mentre spruzzi come in un giuoco piatti ben capienti di metallo, due fiaschi e u bummareddu79 pieni
infantile riempiva la platea di plausi in quell’angolo ancora di vino emanava già la sua religiosità, mentre due lumi di cui uno
incontaminato della natura. Mi dedicai sino a sera alla a petrolio come chiddi du carrettieri e uno con l’olio fitusu80, ci
preparazione della cena, volevo sdèbitarmi della ospitalità, e poi aiutava nel da farsi. Eravamo già a tavola ancora digiuni, ma ci
ero sicuro che avrei lasciato dei momenti di sussiego nei pochi stavamo ingozzando di complimenti, quando con un senso di
commensali; “uora ccì fazzu abbiriri cuomu si liccanu i baffi”72, colpa, mi alzo veloce e dico: “e Turiddu”? L’ho detto, come se mi
coniglio a pezzetti assieme alla coturnice, rosolati ben benino, appartenesse, come se fosse un mio familiare che mi mancava
aromi e con una fogliolina ddi rrènu73 per conservare il sapore accanto, e che mi avrebbe fatto piacere essere plaudito proprio da
rustico e selvatico, poi una trentina di pomodorini a pezzetti con lui; Ciccio mi consola: cu’sapi unni ia chiddu a scuppàri
tutta la pelluccia, due tre saittuna di pipi di chiddu chi ti fa uoggi81? Aggiunge Tanu: mancu u sciauru s’assintutu82; ma,
mancari u sciatu..74, il tutto nnà stissa pignata e vviri chi manci75 , come se non avessi sentito niente, mi affaccio speranzoso sull’aia
mentri a parte a quararedda cu tri chili di maccarruna fatti in casa chiamandolo a viva voce come si conviene in quella libertà: “a’ttè
dà zzà Catarina76; i recipienti erano sempre neri dalla parte esterna Turiddu, Tùuriiiì.! Ancora, Tanu u chiù granni, da dentro, mi fa:
(di fuora), perché il tutto da sempre veniva cotto con la sola legna, “un gridàri accussì, si ccìa ti sintìu”..83, stavo per ritornare dentro
a disposizione tutt’attorno per la campagna, pure l’alastri spinosi sconsolato, quando da sotto a noi circa cento metri, sento il solito
venivano sfruttati, e i sapori, i sapori erano d.o.c., irrepetibili nella fruscìo del passo aprirsi e richiudersi come per volontà di una foto
cosiddetta nuova civiltà. Ma era tutto idilliaco, l’attesa i gesti il cellula, il latrare timido dei cani, e una voce che amminazzava:
borbottare della pentola e della bava che di tanto in tanto le usciva “tuorna a u patruni, tuorna ai casi”84, rimasi sull’uscio con gli
dalla bocca, così i fumi e gli odori facevano parte del respiro della occhi che mi brillavano più delle lucerne.., era Turiddu, non
tua anima. Già calava la sera e il pallido sole si era da una voleva entrare, ma tutti a viva voce lo spingemmo dentro,

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assiettati ccà cà s’arrifridda tuttu stu beni di Diu85. I piatti aiu mai bazzicatu a u chianu, turnannu a u discursu, tutti ddi libbra
fumavano di odori di alta cucina, ( tanto era stato il lavoro della ddà bon’arma di me frati mortu ddà unn’ia, cci l’haiu ccà
giornata, così pure l’appetito ), e i discorsi scivolavano con plausi ‘mpiccicati ‘ntesta, puru a i cani e a i pecuri cci fici di
anche verso i miei cani; il nostro amico si volle sedere ad un prufissuri”89; e qui era in Turiddu un largo gesticolare, non potevo
angolo esterno della stretta ma lunga tavola, così mi dava soltanto al solito puntualizzare sempre la mimica delle sue labbra e della
il fianco sinistro e non potevi focalizzarlo in pieno, ma, anche se faccia, ma percepivo anche dai toni della voce ora quasi furente
era arrivato per ultimo, finiva sempre primo, non disdegnando come un vulcanello e ora quieta con una monastica dimestichezza
diversi bis, però di tanto in tanto usciva da una delle sue tasche un di rammarico per il tempo che fù, volatizzato per sentieri e
grande fazzoletto rossiccio e sgualcito, (di quelli che nelle trazzere90, e che solo le tenebre come incognite della notte, e i veli
giornate di calura molti contadini o pecorai lo legano sulla testa azzurri dei cieli hanno avvolto con sadismo le regole della
con quattro nodi); per pulirsi labbra baffi e barba; ma non volle esistenza umana. Eccolo ora vicino a me, con i suoi sacchi pieni
bere il vino nero, limpido e luccicante come un rubino, per della befana.., erano tutti da svuotare, il tempo tiranno fuggiva
intenderci quello di diciotto gradi o li attorno.., perché asseriva sotto ai piedi, e come spesso accade nella vita, molti, ma molti
che alle volte ia tradituri, iu mi manciu cartieddi ddi rracina cu segreti si’nni vannu sutta a valata pì sempri91, e tali rimarranno, di
ttutti i rrappugghia, e un ci lassu nenti; comu li urpi sentenziò me chiunque siano appartenuti, al massaru, a u iurnataru, a u
cuscinu Cicciu86, e l’altro di seguito: accussì ti fa cchiù prufittu87, signurinu, al preti, a u sinnacu; piccatu, picchì cu la valanzedda du
la serata scorreva lenta e in pace con tutti, dopo una mezz’oretta i spizziali si putissi dari a ciascunu u votu, un giudiziu da terra e
miei due familiari andarono a riposare sul loro pagliarizzu, infatti ‘ddu celu92. “ Sai caru ‘zzu Turi ”, per rassicurarlo e quietarlo, le
già pensavano all’alternarsi che , dopo il buio della notte e dunque leggi che ci governano, sin da prima della nostra nascita, non sono
del meritato riposo, veniva inesorabile la luce del giorno, quella purtroppo uguali per tutti. “Si u sacciu nascemu tutti prima cu a
che ti spinge in ogni dove a completare i doveri verso te stesso e testa di fora, l’haiu vistu cu la pecura, cu a sciccarèdda, tutti ddù
su quelle cose che ti competono. Solo io accesi una sigaretta stissu pirtusu sgravanu93”; ma le persone? “I cristiani ccìa
senza filtro, e ci sedemmo accanto con l’amico del cuore, su cus’accuntenta ddà stadda e ccù du palazzu94 ”, seguiva
alcuni sedili di pietra fuori davvero freddi. Per sdebitarsi: “sii resti l’ondeggiare del suo capo come per annuire e dare più forza,
sinu a dduminica ti fazzu ammazzari dui ‘bbèddi lebbri ni ddà mentre la barba, gli si fletteva all’altezza dell’ombellico,
rristucciata di ddà ‘nfacci, sutta a brivatura di Paciddu”88; ora che accompagnato dalle braccia che indicavano come quando il prete
si era sciolto il ghiaccio, anche se mi stava sempre di lato, pensai dice : “ ite missa est ”, “chissa ia a verità. E di poi dicinu cà semu
anch’io di affondare le grinfie nella sua anima, non per fargli del tutti figghi di Diu95 ”; per dargli ragione inserisco subito; “figghi e
male, ma per cercare di verificare il suo stato di salute psichica e, figghiastri96 ”, ma lui mi supera in curva: “ ccia cu nasci cu a
della normale convivenza col creato, o al limite con la sua società. stidda ‘nfrunti, e ‘ccui cuù mercu ‘ntesta comu a ‘cchiddu di li
Così cominciai: ma, sono sicuro che non sei rimasto come volere vacchi, e pì tutta a vita un si po’ libberàri.., sulu quannu arriva a
sapere e conoscere a quei tre anni della tua scuola elementare? morti ca poi ia sempri tardu e chinu di peni97”. Ma, continuava
Penso ne hai una sessantina di anni..; ma, subito di rimando, “piì ormai, ed io intercalavo spesso: “ bravo, è proprio così”,
diriti a verità u’nni cuntu cchiù, avissi a ‘gghiri a u Municipiu a “megghiu accussì, iu u’mmì sugnu lamintatu mai, cu lu suli caà tà
nesciri astrattu daà nascita, ma, unn’avutu mai bisuognu e un ci ‘bbruscia i peri e cu lu sdilluviu ddù celu sempri all’antu, e

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appressu all’armali, iddi sunnu a mè famigghia fratuzzi e suruzzi sigaretta, forse pensava che quel treno l’ultima volta non lo riportò
e sulu sti cani di mannara m’hannu difesu, e ddi catasta di libbra più indietro (il fratello Dottor Giacomo Geraci) dalla guerra di
du dutturi, puranchi iddi sunnu allittrati98 ”..; si era fermato un Russia; nonostante, continuò come se pensava da solo, come un
momento come per volere ragionare, e così approfittai dicendogli: bimbetto che nei suoi giuochi intercala dei suggerimenti, dei
“ ora facemu u prufissuri una volta io e una volta vossignoria,” e ragionamenti.., e “scummettu, piì tirari tutti sti vaùna e curriri,
con un profondo inchino e col solito gesto delle braccia e in centu vacchi, centu muli e centu cavaddi n’un bastanu, unn’hannu
perfetto italiano: “ così è, se vi pare;” assorbì questa prima legnata a forza specialmente n’acchianati102 ”. Si, si, gli faccio, quelle
con soddisfazione reciproca; allora, vediamo cosa mi sai dire, o macchine ne hanno di migliaia di cavalli, dipende pure dalla
se hai sentito mai parlare, o che cosa è la croce di S.Andrea..? “ quantità di carbone per fare bollire le caldaie. “ Ma, a’mmia basta
Mai, nonsi, ‘nnà canusciu, sacciu cà ccìa a punta di S. Caloriu chi a sciccaredda, àvi dudici anni, e prima avevu a matri e sa’nanna,
talìa agghìri a u mari, e quannu ia cummighiatu a traunera arriva sempri ddà stissa razza, manzi e cuù passu bonu; sai prufissuri iu
sinu a ‘nnuatri, e quannu ssu puntali avi l’ummira s’avvicina a u sacciu cuomu ia fattu u cristianu; tu, quannu currèvi arretu a u
virmària; poi canusciu a Crucidda, quannu carusu sintii diri ca palluni e trasivi a fari i golli, e piì ddu uri chiù veloci dù trenu, iu
dduocu cci ammazzàru u niputi di Patri Filici, pìi truvàri nnaà piddu pocu chi sapivu leggiri, maà ‘llittravu niì libbri di me
truvatura cu i marenghi d’oru99 ”, pausa del sapere; sai: la Croce fratuzzu, a ‘ttia ti purtava avanti a testa e u cori, ia accussì103 ”?
di S.Andrea che fù pure lui come Cristu ucciso su quei legni Certo, caru Turiddu l’essere vivente è in possesso di due cose
incrociati, si trova vicino ai passaggi a livelli delle ferrovie, “u indispensabili, come hai detto, il cervello con i suoi centri nervosi,
capìi, ccìa un santu ad ogni passu pì pruteggiri a genti100 ?” Può che ci dà la volontà e il ragionamento, o il raziocinio del da fare,
essere anche così, non c’è un santu ad ogni metro, è che vi sono come a dire, questo si deve concretizzare e quell’altro per niente,
alcuni cartelli con delle croci, man mano che ti avvicini al passo, ed è questo che ci differenzia da molti animali, ma, quasi
prima incontri ad un centinaio di metri un cartello con stampata rudemente e con impeto si alza e col suo solito gesticolare a
una sola croce, dopo un altro con due croci, e da presso dove qualche metro da me, ma sempre di lato, “ sissi avemu a libertà
passa il treno l’ultimo segnali con tre; “ma, picchì nn’abbasta di dicidiri se pii u beni o pii u mali, ‘bbedda Matri iu ma misu
una sula, chiffà un si capisci ? Iu u trenu u canusciu, mi sulu pà prima.., di poi ccìa u cori.., chistu viremu si dicu giustu o
stinnicchiavu u pomiriggiu, ‘nfacci suli cu l’armali supra i turnanti sbagliu.. u cori ia comu u mantici dù zzù Vanni u firraru, si rapi e
chi talianu a stazioni di Muntimaiuri, e tutti tri chi passàvano a si chiuri, l’havemu caà nnù pettu, ia comu u bellu piru, bellu
turnu mi salutavano di ddà sutta a ccà supra, tutù.. tutù.., e nnu grossu comu ‘mputiri (varietà di pera), a parti di supra si inchi, e
spissu sciusciava caà parèva cà avìa l’asma u sciatuni cu tuttu ddù ppoi quannu sciuscià u fa curriri nniì tubicini nichi e granni piì
nighiulizzu, e iu i primi voti m’ammucciavu, picchì nnaà vota mi tuttu u nostru corpu, ia comu i vaguna di ddù trenu du Causu, fa
sunàru mentri cacàvu, poi capì cà erano veri amici e cci viaggiari tutti i sostanzi nicissari, accussì travagghiamu cu tanta
rispunnevu cu li manu.., però m’avissi piaciutu, si fussi statu cu a lena, tu curri e fai i golli, poi iri a caccia piì iurnati interi senza
bon’arma di me frati, iddu era praticu di sti cosi, iava e vinia dalli stancariti mai104 ”! Sono io questa volta ad alzarmi allungandogli
studi quann’era a Palermu, e, sinu in art’Italia iu e turnàu; certo, la mano.., dicendogli: “sei tuttu scurciatu to frati u dutturi, cci
dicu iu, era ‘bbònu assai e comudu ssu trenu101”. Poi un momento tirasti i peri105, ti meriti trenta e lode”. Ma, tu u militari..? “
di silenzio, come se uno stesse aspirando una boccata della amata Nonsi, mai mai, iu u sicunnu cu mmà matri cattiva, vinni u

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marasciallu nnaà vota, iu maammucciaiu nnaà stadda, e sinnì iu e insignavi l’educazione in tuttu ai picciotti, e ccì si putia, aviri a
cuntentu, ddaà bon’armuzza di me matri cci detti naà vrazzata ‘cchiffari112 ”. Ora con l’amico mio i discorsi scivolavano senza
d’ova frischi frischi di sutta a sciocca, e n’un si ni parràu cchiù106 veli, come due intellettuali della coscienza, surgeva la vita quasi
“; ma sai per caso che governo abbiamo? “No, no, n’un mi spirituale, in un contorno della natura bucolica. Ma, hai mai
sugnu mai interessato, chi mi interessa, nuddu mà ‘ddittu chista ia pensato...? “Di pigghiàrimi nnaà ‘bbèdda carusa, insomma di
a cosa o u cuntrariu, iu fazzu i mei affaruzzi e tiru pà me strata, e maritarimi..? E’ggià, ‘ddocu ti vulevu, iu sugnu cu mmia sulu, o al
un dugnu lausu mancu ai santi.., anzi pi la verità quann’eru carusu limiti cu li armaluzzi, chi mi si pigghia113”? Non ti volevo.., “ sii
dicevano ca cc’èra u Re, e si manciava latte biscotta e minè, ma u capì.., quannu cc’èra me fratuzzu u dutturi vivu ancora, iu avevu
ora pirdii u filu107 ”. Ma, lo sai che da alcuni anni abbiamo pure diciottu anni, e insirragghiai, bè fu idda pi nà para di misi a farisi
noi in paese la televisione? “Pi ddiriti a verità me frati naà vota truvari a sira e a matina cuù scuru cu a scusa di iri a ghittàri u
mi ‘rrialàu paà fera du quattordici naà radietta diddà ‘ffora, mi la cantaru o u rinali arretu a u muru, a figghia da zzà Vannicchia a
purtavu appriessu a li pecuri, mi piaceva, anchi si tanti discursi niura; bon’arma ddà unn’ia, schietta era e schietta arristàu, ora fici
u’nnì capivu bonu, iu prifirivu li mazzurchi e li sunati cu la deci anni ca si nnì iu a Cavatina, idda aveva nnà trentina, mi
fisarmonica, avissi fattu quattru sauti puru senza bastuneri, murìu puteva veniri matri.., e li mali linqui ca cci sunnu stati sempri, ci
me frati, murìu puru la rradiu. Chissa chi si chiama tilivisioni nnà misiru a ‘nnòmina nnaà frunti a sta povera scintina pi tutta a sò
strata ccì l’havi a zzà Maricchia cull’anchi tuorti, ca ccià purtàu u vita.., graziusa era, l’occhi vivi e virdi comu un presepi, i capiddi
figghiu ddà unni travagghia a Mmilanu, vitti e sbitti passannu certi rizzi rizzi comu un mazzu du garofanu profumati.., mi taliàva
futugrafie chi parranu e ballanu, puru di fimmini nuri, chi sempri e mi rideva cu tuttu u cori, ma iu cchiù nicu unn’avevu
vriuogna, chi purcarì ora n’un ci passu cchiù davanti a zzia, giru curaggiu d’accuminciari u discursu.., un giornu mi scappàu pi li
d’arretu a u muru, di fora108 “; scusami se ti faccio qualche strati nnà cunigghia prena, di culuri bella bianca.., l’avevu persa,
domanda un po’.., be, diciamo, un po’ vizziusa109.., non è come se ma doppu dui ijorna a vitti accumpariri ‘mbrazza di Mariannina
volessi sapere i fatti tuoi, ma è più che altro per ammazzare un mentri ero nnà stadda ccà guvirnavu puru a scrofa.., tannu si
quartu d’ura di tempu110, e’ppoi tu sei più grande di me, che mi diceva.., mentri a matri, per intenderci a zzà Vannicchia a niura
puoi venire patri, e anche se io ho studiato, tu certe cose me li puoi faceva a serva nnaà principessa Baucina ddocu a‘bbàtia, ddù
insegnare.., ed ancora, mi piace come la pensi, cioè senza bugie, curnutazzu nobili di Donn’Antuninu, caà puteva scattàricci l’arma
“chiaru chiaru, e tunnu tunnu110 bis ”, perché io dico che sulla terra, e moriri cent’anni prima cuù u colera; approfittò di ddà picciridda
se ci fossero persone diciamo.., puri come te. “Sissi u munnu fussi di quattuordici anni nnuccenti, dicica ca là ‘mprinàu, ma chi ‘ppòi
sarvu e beatu, e tutti fussimu belli frischi e senza guerra.., anzi li mammani a ficiru sprucchiari.; Viri comu cunsumàu nà carusa
sempri in pace cu lu cori. Ma iu a ccù avissi a ‘ffari la guerra.., pi cà cci vulevanu occhi piì taliàlla114 . Andiamo, a te.., che ti è
‘ddiri la verità a genti, di nicu nicu m’hannu lassatu sempri stari, e successo con Mariannìna..? “ Chi mi successi..? Nenti, nenti, iu
nuddu maà ddittu scuia o passa ddà.., cci haiu nnù me cori la paci eru vergini e vergini arristaiu.., iu m’affruntavu, anchi si mi
cu tutti, puru cu li petri, si li viru nu’llì scapisu, li scansu e tiru pa piacevanu i signali chi mi dava,,, ora un saluto di luntanu, ora un
mè strata111. Avevo ragiòne, ho pensato bene di te da tanto tempo. surrisu, poi mi dumannava s’avevu manciàtu, poi mi purtàva
“ Quannu mi salutavi Mattiò, o Profissò, io sempri mi sacchittati di ciciri caliati cu li mennuli e i cucciddati di ficu,
vergugnavu, però avevu capitu caà tu eri nnaà bravissima persona sempre di strafuoru, e di cursa, pì nn’ùn fari vidiri nenti all’occhi

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di li mali linque115 ”. Insomma con la coniglia bianca, quando te la che siamo fatti tutti e due di carne e ossa., anzi, forse, meno carne
riportò, come finì..? “Puteva finiri megghiu.., picchì, cu la e ossa e tanto cuore, e tanto animo gentile; a te è successo una sola
cuntintizza ccì avissi datu due tri vasi e ringrazziarla, macari ccì volta a diciotto anni, e cci facisti a fiura121 che sappiamo ..,
davu puru nnà puddastredda116”. Bravo, hai ragionato bene, si Mariannina te la dava su un piatto d’orato con pappa reale e miele,
vede che hai il cuore granni. “ Mi passò a cunigghia e e tu ci sputasti dintra.., “viramenti chi ni sapevu caà finìva
n’assittammu a parti di dintra, iu accarizzavu l’armaluzza, e idda accussì”? Certo non avevi nessuna esperienza ai tempi, però se
contenta ‘cchiù di mia, m’accuminciau allisciarimi i capiddi, a sapessi come gira il mondo.., le donnine no a diciotto anni o a
faccia, i spaddi, poi subbitu mi vasàu nall’occhi, nnà ucca, nnù trenta, ma a dodici anni sannu tutti a matematica pilusa122..,
coddu, caà macari mi vinìa l’attigghiu, còsi caà iu u’nnavevu mai escono alle undici di sera per fare ritorno nnaà matinata123. Avevo
pruvatu.., poi accuminciàu a turcirisi tutta supra di mia, comu nnà quindici anni e i pantaloni ancora corti per pochi giorni, quando
serpi niura, tantu ca fici, caà scuppammu supra a pagghia, idda si due liceale amiche di famiglia, in un sotto scala del palazzo dove
misi di sutta e a ‘mmia mi ittau di supra..! Iu un ci capìi quasi abitavo a Palermo, che mi bloccano con la scusa dei giornaletti.., e
nenti, ma idda aveva a ucca china di bava, e rantuliava comu si come delle invasate e con una forma sadica, con gesti e con il
ssì vulìa sazziari tutta nni nà vota.., ma iu caà n’un sapevu corpo fluttuante, volevano essere violentate.., velocemente, (anche
com’eranu sti cosi, vitti caà era sturdatizza, approfittai, mi sussìi e sin da allora giocavo bene al pallone,) mi divincolo chiamando
currìi nnìi me matri, tantu caà a buon’armuzza, mi dissi: chi mia madre, fuggendo via.., anche se dopo qualche settimana ne
t’assicutàru li cani o li vespi”? Insomma ti finìu a schifìu.., “nonsi, ero pentito..! Capisci, ero ancora vergine, le donne a pari età sono
finìu accussì e basta.., chissa fù a prima, e chissa fù l’urtima, e già smaliziate, insomma è già femmina dal primo prurito.., ed è
quannu la ‘ncuntravu canciàvu strata sia iu cà idda117 ”. Questa sempre più grande di noi maschi, anche di quelli senza pudore;
volta, dopo i fatti e fatterelli datomi in pasto da Turiddu, ora sono con le amiche o compagnette o cugine quante volte ho dormito
io un po’ smanioso, un po’ nervosetto nell’accendermi la terza assieme o a giocare al papà e alla mamma, e ho fatto spesso la
sigaretta della serata, ci manca solo un po’ di grappa, per figura del fessacchiotto..; quando insegnavo e tu mi vedevi
completare la scena.., infatti nel chiaro scuro del solo lume che era passare con i ragazzi, proprio in quel periodo, una giovane donna
stato poggiato all’antu dà porta, qualcuno avrebbe potuto notare in sposata, un giorno che ero solo soletto a casa sua, mi si buttò tra le
me, l’effige di colui che sta racimolando anche in forma braccia piangendo, e fra le altre cose che mi disse..: che il marito
sgretolata, certi ricordi, e diverse faccende anche recenti, che si era un grande lavoratore per le terre, ma che le proprietà venivano
intonano di pari passo con quelli di Turiddu.., dopo alcuni prima della moglie..; aveva un fisichetto asciutto da modella
movimenti brevi ma scattanti, come il cercare i cerini che non ho paesana, anche se in faccia non era bellissima, ma era veramente
trovato, anche se li avevo in tasca, una parolaccia nell’accendere giovane e vogliosa e molto desiderosa di un vero e ardente
la sigaretta al lume anfànnumi118 i baffetti.., mi siedo con un impatto..! Vedi, noi timidi e con l’animo tenero come la ricotta,
pesante respiro, e questa volta, sono io a battere due volte la mano quando siamo aggrediti e assarpati124 come da una pantera e che ci
sulle ginocchia dell’amico verità..! “ Ma, lo sai che ci è finita a mostrano le grinfie come una gatta in calore, ci fanno fare dei
minchia119 a tutti e due?!” “Chi ccentra vassìa, cu li mia passi indietro.., e i risultati sono nefasti per entrambi.., e non ti
fissarie120..”? Guardavo nella sua direzione, e con l’indice della parlo di certe colleghe a scuola e dintorni, mi puoi dire pure tu,
mia mano destra sentenziavo..: quanto è piccolo il mondo, si vede che ho sbagliato tirandomi sulla difensiva, ma certi rifiuti a volte

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sono dettati da scrupoli di coscienza, e della privace psichica una sublimazione celestiale. Sarà questa la Salomonica sentenza?
infantile o della nostra verginità, che è innata in forme diverse in Due fantocci di creta, due ombre da prima dei dinosauri, creati da
ognuno di noi, è come volere essere a tutti i costi dei gentiluomini, cellule fuggite via dal paradiso, in cammino per millenni,
o degli approfittatori delle donne con carenze e forme deboli della valicando l’ignoto e la luce, ora eccoli finalmente in un connubio
morale, di affetto di volontà di costumi etc., o di altre che magari fraterno, viso contro viso, mentre il respiro si fonde in uno solo.
ricorrono allo sfogo sessuale senza quartiere, per ritornare a galla Quella sera non andai subito a letto.., o, meglio sul giaciglio, ma,
nel tran tran del loro percorso di vita quotidiana. Certo è, caro da li presi quasi con uno strappo una ampia mantellina di panno
Turi, che ogni lassata è perduta.., “chi vuol essere lieto sia, del verde, (dono degli americani) accovacciandomi sulla panca umida
doman non c’è certezza”! Ma, allora, siamo stati entrambi dei e fredda proprio li fuori, non so precisare quante ore sono rimasto,
pezzi di minchia..?! Forse no, perché la verità, sta sempre al in quella non certa comoda posizione, ma il solo rapporto con
centro della bilancia o del dilemma, bisogna necessariamente l’esterno fu il semplice sbirciare dei miei occhi coperti quasi per
conoscere da dove viene il bene, e da dove surge il male. Dagli intero dal mantello, verso l’infinito..! D’allinterno del mio cuore
sbadigli profondi come ragli, capì che parlavo anch’io da solo, come per un ALT.., si erano bloccate tutte le funzioni di relazione,
come in un soliloquio pieno di rammarico per non aver voluto e dei sapori della vita, si era prosciugato il pozzo dei ricordi, ero
assaporare l’anima del diavolo..; quasi non mi avvidi che Turiddu, come una massa inerme e senza sprone, ed una cavalcante
ben coperto scendeva frusciando sull’erba ancora verde, che, negligenza mi faceva balbettare le palpebre, come ad una risposta
come un Dio si allontanava dalle acque turbinose dei miei confermativa ai discorsi delle stelle..! Il normale fisiologico
pensieri. Già, il vuoto che mi era rimasto dentro, non era di per se abbassarsi della temperatura basica del nostro corpo nelle prime
stesso aver perduto un atto sessuale, ma non aver conosciuto a ore dell’alba, mi indusse a coprirmi meglio sul ruvido iàzzu125,
fondo certi limiti dell’umano essere, intendo quello delle diverse anche se avevo dormito tre quattro ore, la mia vista non percepiva
partener, perché la voglia, il desiderio gratuito del contatto, di dalle fratture del pagliaio, alcunché di chiarore, infatti la
stringere come un giocattolo il sottoscritto, cioè l’unione primavera era lenta ad incamminarsi, ma dopo una mezz’oretta
ravvicinata di due mondi viventi, di due anime magari di fattura percepisco ben chiaro, il da farsi dei miei due cugini; l’uno prima
diversa per cultura, per coscienza, per rettitudine, per logica di avrebbe controllato nelle campagne attorno il bestiame, lo avrebbe
vita e di esistenza..; forse perché Dio dice crescete e radunato, munto il latte, metterlo a bollire nniì quararuna126 ben
moltiplicatevi..? ( certo si riferisce all’ambito familiare ), no, puliti, così da ricavarne formaggio e ricotta, mentre l‘altro, u
neanche perché uno è maschio e l’altra è femmina..? O, perché gli caca niru127 della famiglia ( l’ultimo di quattro fratelli), si avviava
impulsi della natura creativa che ci accomuna e ci allontana a suo ad ultimare la pastura del terreno ancora con lo stallatico maturato
piacimento? Ma, verosimilmente siamo lontani dal capire negli anni precedenti, che poi di nuovo col motozappa a miscela
veramente la basilare armonia degli esseri viventi e dei suoi veniva ben rivoltato ed arricchito di sostanze naturali, e per la
costumi! Certo, ci siamo mai chiesti perché due labbra estranei, verità, in quella zona anche ricca di acqua, non aveva mai tradito
due occhi, due corpi, due odori diversi, il martellare delle tempie, le aspettative per una buona produzione, così da dare una
si avvicinano in un frenetico suggello di emozioni, di sentimenti e onorevole rendita. Sentivo una mano che mi voleva rimandare la
sentire il palpitare cavalcante del cuore, il fibrillare delle vene, per levataccia, ma ormai ero ben sveglio e desideroso di annusare il
poi diventare una gioiosa e innocente verità, l’estasi dei sensi in novello giorno, quello che in quelle ore ti lascia una scia di credi e

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di verità che ti faranno forza e compagnia per il resto della tua e i suoi prodotti, ma quello che col tempo, mi ha fatto capire tante
vita! Mi infilai dentro i miei scarponcini ancora in ottimo stato di cose, (belle buone e cattive), che stare nella piena libertà e lontano
salute, un doppio maglione, afferro il primo pentolino a portata di dalle aggrovigliate matasse della burocratica società, mi avrebbe
mano che pendevano dall’alto, e fuori.., più che i colori di un’alba giovato parecchio, sia nella salute che allo spirito. Mentre finivo
ancora sbiadita, ti attrae meglio squarci di leggera foschia di gustare quel nettare, per la prima volta anche se sul fare del
ritardataria della notte, valicare per i colli camuffando a tratti giorno che avanzava, ecco Turiddu giù al passo venire su, ora lo
alberi e armenti, spicca il comando gutturale du vuiaru128, mentre vedevo nell’incrociare il suo sguardo in avvicinamento, un po
giravolte repentine fanno squillare i campanacci, qualche latrare serio, turbato, tirato nel suo viso bronzeo sempre camuffato, e
timido di cane che continua il dovere delle ventiquattro ore, sin’anche il passo e i movimenti sembravano quasi claudicanti o
mentre lo sfarfallio di alcuni volatili, con il loro disappunto nella come se fosse ‘mpasturatu134, o forse le verità della sera
ancora quieta mattinata, ecco da lontano bucare l’aria come un precedente avessero fatto presa anche in lui.., come un rimescolìo
faro, vermigli di luce viva.., è l’alba, non ancora quella tiepida e intestinale che ti distacca dal presente. Dopo i convenevoli
serena dei giorni che verranno, gli ingranaggi sembrano ben davvero nostrani.., uno: “agghiurnasti ‘bbònu?..” “Ma.., mi pari
oleati, il motore ora romba sempre su di giri, e la vita si mette in caà agghiurnàu piì tutti135..!” Che sentenza da vangelo ragazzi.., si
cammino su una strada con tanti incroci..! Mi avvicinai ad una è fatto giorno per tutti.., eminenti luminari potrebbero riempire
decina di metri a u fucularu129, li all’aperto, dove fra qualche enormi trattati di vita..; allora, più sereno, indicandomi con un
minuto il latte a bollire col caglio avrebbe subìto la metamorfosi gesto della sua mano quadra: “licenziati dei tuoi parenti, caà oggi
della resurrezione, il formaggio e la ricotta.., da quando Adamo ed scinni nnì ‘mia, siì me ospiti136 ”! Mio cugino li presente: “sugnu
Eva, hanno capito che non bisognava solo uccidere per ricavare sicuru che lo tratti bonu a u prufissuri137 ”. La risposta affermativa,
della carne, ma anche far secernere dalle mammelle femminile, viene finalmente da un mezzo sorriso, stava per dire qualcosa di..,
quel primario e divino alimento insostituibile sia per l’uomo che ma ho visto solo appena il muoversi delle labbra impastoiati dai
per le bestie, ecco, ora li vicino perpetuarsi i movimenti, i gesti vicini peli, mentre il mento portava in su e in giù la disordinata e
pacati dettati da lontano, mentre le fiamme e i fumi daà alastri130 si lunga barba di diversi colori e sfumature..! Mentre scendevàmo il
volatizzano verso l’alto, partecipando a purificare le anime del breve ma sconnesso viuolu138, un sole ancora non tanto
purgatorio. Non potèi frenarmi per ben due volte, di immergere il coraggioso, ci sbirciava e immortalava quei quattro scarponi, i
pentolino nnù sieru131 e ricotta bene abbondante.., facevo la miei quasi nuovi e impomatati, mentre l’altro paio, aveva già delle
concorrenza ai cani che gironzolavano li attorno per avere la loro crepe ccuà nnòcca139 aperta, proprio sul davanti.., si allungava il
parte.., mentre Cicciu compiaciuto e con un sorriso di sicurezza a miracolo, come due comparoni spalla a spalla, o al limite di un
proposito della bontà e della genuinità dell’alimento, diceva: padre e di un figlio, stavàmo lasciando delle impronte sulla terra
“approfitta, ammarrati132, questo non è come quello che si compra umida, le nostre figure se riprese da un satellite o da un cineasta,
in città, o nei super marchet”, già, sacrosanto, vero, che sapori ci avrebbe magari raffigurati come due apostoli, due seminatori, i
amici.., per questo forse nella mia veste puerile, quando da piccolo gesti e il dialogo si intonava con certi passi della Bibbia..; fatto
mi domandavano sul mio futuru, rispondevo..: “voglio fare da questo quadro, quello che stonava era senz’altro l’apostolo Matteo
grande u picurareddu133,” già nella mia innocente visuale o se volete il sottoscritto, infatti portava alla spalla sinistra, la sua
pregustavo anche senza esperienza, la verde campagna, gli animali fidata doppietta a cani interni, col centurone a cartuccièra e

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l’immancabile saccuneddu140 a tracolla, mentre il bracchetto e il anche bianchi, poche galline e un paio di tacchini, non mancava
cerneco avevano fraternizzato da qualche giorno anche con quelli proprio nulla, mentre l’asina ancora più lontana si affrettava verso
locali. Scendemmo per un trecento metri, appena svalicati un di noi per i convenevoli.., ed ecco li fuori sull’aia i porcellini
dosso, mi si para davanti una piccola vallata molto ritirata e difesa d’india così piccoli e variopinti dall’arancione, al bianco, al nero,
da collinette tutt’attorno, da boschetti e da diversi alberi da frutta: al grigio; non li avrei mai uccisi per divorarli cotti al forno con
come pero, melo, ciliegio, fichi, fichidindia, gelsi neri, poi più in patate cipolla e peperoncino, mi facevano tenerezza, perché come
la una piccolissima vigna, dieci dodici filari che si reggevano giocattolini, e mentre li fissavo. Turiddu mi lesse nei pensieri..,
ancora con un tutore di legno, era come un giocattolo che serviva “mè frati mi diceva sempre cà i purcidduzza sunnu delle cavie cà
solo ad un bambino..; vicino alla casetta una gebbia ccì fannu tanti studi i medici, prima provanu li puntura supra sti
(abbeveratòio) ben bianca simile a quella dei miei cugini, ma che armaluzza, e ‘ppoi a i cristiani142 ”! Quasi non tanto attento alle
Turiddu fu la prima cosa a farmi notare, ma meglio a farmi ultime parole, mi complimentai con l’amico fraterno, prima per il
assaggiare, l’acqua.., aveva un frizzantino e un sapore luogo, nascosto dagli occhi del mondo, la pace e la quiete regnava
leggermente acìdulo, come da fortemente minerale.., mi inframezzata dal canto del gallo o dal tubare dei piccioni sul tetto,
rassicurava che l’avevano bevuta dai bisnonni ai nonni e così via o dal raglio di un asino corteggiatore, era un posto che gli
in giù, e non era mai morto nessuno, neanche le bestie.., forse invidiavo e che ci avrei dimorato per il resto dei miei giorni. Il
aveva una fortuna.., che sarebbe rimasta ancora li tacita per tempo avanzava più veloce del solito, erano già passate le nove, e,
millenni. Quel posto così racchiuso e circoscritto come una quando tutti e due ci giriamo all’unìsono nella stessa direzione,
bomboniera, ti dava il senso della pace, forzata da una mano santa, quasi a volere capire e a riconoscere quel fruscìo che ci aveva
come se in altre ere si fosse staccata una piccola porzione del solleticato le guance, le labbra e il viso tutto, lo sguardo dritto alle
Paradiso.., la casa in pietra e terra, ma molto integra sembrava cime degli alberi più longilìnei, i quali come se fustigati da un
dipinta dentro e fuori con l’abbondante calce viva, anche se non guardiano dei forzati, ondeggiavano come nell’esercizio giuoco
esisteva l’ammattonato il terreno assomigliava… tanto che le dell’ula up.., ma la conferma ci venne dai mulinelli della polvere
bocce avrebbero rotolato senza intoppi..; solo due stanze con un che concentrici si rincorrevano per la terra e per il cielo,
tramezzo di tavole senza porta, o meglio con un veletto, in una si sembravano tanti piccoli tornado, le frasche e i piccoli rametti,
dormiva e nella prima appena si entrava, la solita cucina in pietra giocavano a rincorrersi per le diverse direzioni, e il movimento
affumicata141, ancora una tavola piccola e bassa perché poggiata e più spontaneo fu quello di ripararci gli occhi, in pochi minuti
fermata con pochi chiodi a quattro tronchetti di quercia alti anche in quella piccola oasi aveva scollinato il vento dello
ciascuno cinquanta centimetri, per sedersi li attorno altri tronchetti scirocco africano, non era afoso e torrido come quello di Luglio
sui trentacinque centimetri, il tutto si intonava con la soffitta non Agosto, che per diversi giorni la temperatura non è inferiore ai
elevata e a misura di uomo che si accontenta del giusto..; la luce quaranta quarantacinque gradi anche al’ombra, questo vento così
affiorava all’interno da due piccoli telaietti di legno con un vetro impetuoso, furente pur facendone parte della stessa natura, arriva
fragilissimo già sanato con carta e colla di farina; ad una baldanzoso e carico non solo della sabbia dei deserti ma, di
cinquantina di metri in uno stazzo ben riparato e coperto per molteplici sapori e odori.., chi è avvezzo lo riconosce subito,
l’inverno molto rigido, le poche bestie una trentina tra pecore perché sin da piccolo lo hai respirato a pieni polmoni, lo hai
capre e agnellini e cinque mucche, l’immancabile razza di conigli ingurgiato con avidità, a volte con sadismo ( correvo da piccolino

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per la strada, aprivo contro le fauci a dismisura per saziarmi stufato col nostro pomodorino invernale, mi fece allungare il naso
meglio dell’alito caldo dei segreti della mia terra..!) E nelle ore verso i fornelli in pietra, due tegami lentamente borbottàvano
notturne difficilmente si raggiungeva la quiete del sonno, era un sopra i carboni, la loro opera di compiacimento.., Turiddu, mi
strusciare, un rotolare diavolesco, un andirivieni di grida, pianti e legge nella direzione dei miei sensi .., decreta: “iia piì sta’sira, a
imprecazioni con voci e sussurri di anime che avevano sollevato i mezzu ijuornu ccià arranciamu, furmaggiu, sasizza, prosciuttu,
marmi della propia tomba.., e per l’aria e per i cieli era una danza pani e vinu143 ”, ed io per non essere di meno.., “ed una bella
d’apocalisse! Questo mutevole ma violento turbamento dell’aria ci bevuta di acqua oligo minerale della tua fontanella santa..,” al chè
appartiene, è come un marchio D.O.C., riconosciuto non solo in scuote la testa come per scacciare un moscerino fastidioso
Italia, tu sei nato nella bella trinacria, eccolo gratuito, è già in tuo dall’orecchio e aggiunge,: “l’acqua anche si ia biniditta và nniì
possesso, è nel tuo D.N.A., scorre palpitante nelle tue vene, spaddi144 ”, infatti come a volere chiedere perdono del detto
assieme al fuoco ardente dei vulcani, siamo diversi di un triestino precedente, aggiunge; “l’acqua du celu e u suli sono la vita di la
inzuppato dalla bora piena di salsedine, o da un esquimese nato in terra, si manca l’unu o l’altro semu perduti, anzi n’un ci saremmo
un iglù di ghiaccio; è il vento mafioso che storpia e spezza la vita di presenza145..,” intanto gironzolavo smanioso per i quattro metri
di chi non può difendersi, ma spesso nella sua cattiveria, traduce della prima stanza come un detenuto nell’ora dell’aria e, andavo a
opere necessarie per lo sviluppo e il progredire di nuove vie, sbirciare da uno dei due finestrini: a che tempo era il giuoco dei
infatti l’impollinazione per diversi alberi da frutto, è di primaria venti.., ma la risposta mi arriva sia da fuori che da dentro con la
importanza per un migliore ricavo, così come la produzione pulita voce di Turiddu: “se si calma versu a scurata146”, intanto per
di energia elettrica sempre sfruttando le forze eoliche. Io avvezzo tenermi più buono, in pochi minuti, preparò in un pentolino un
ad uscire per la caccia sia con i temporali d’acqua che con quelli mezzo litro chiamiamolo di caffè.., ma era quasi tutto orzo
dello scirocco, il consiglio saggio di Turiddu, cioè di uno dei bruciacchiato, che così caldo e zuccherato per la verità non mi
nostri, che conosce le sembianze del tempo ad odor di naso.., dispiacque, in mancanza di niente. Poi, mentre sorseggiavo in un
perentorio, mi suggerisce di appendere il fucile al chiodo, in attesa bicchierone nerastro ma di vetro, mi porta dalla sua stanza
di ore migliori; da prima mi si legge chiaramente un disappunto diciamo da letto, un libro.., “ Studi clinici sui batteri e sui virus,
per una vogliosa e insaziabile smaniosa parte di me sempre per la edito.., stampato arti grafiche Palermo, 1933.., pg.180, un pò
caccia, tarlo tramandatomi dalla famiglia di mia madre ( quattro tarlato ma in buono stato, lire una e venticinque centesimi. Ed
cacciatori, ma in particolare di un mio zio, Padre Alfonso Cascio, ecco il cattedràtico come ad una platea di discepoli, sciorinare con
infatti sin dalla tenera età l’avevo seguito ovunque in questa sicurezza la sapienza dottrinale della medicina..: “Mattiò, mi sai
nobile arte ( leggete Federico secondo) a contatto della natura. dire che differenza passa tra i batteri e i virus”? Mi gratto sopra
Nella modesta casetta ma linda di Turiddu, con la porta chiusa per l’orecchio.., con una domanda simile e li al chiuso lontano dalle
non fare entrare il balletto della polvere girovagante, mi sentivo aule universitarie e dopo diversi anni dall’ISEF di Palermo,
mezzo prigioniero sul da fare, ma in compenso, ora di giorno matricola 124 del secondo anno accademico.., “sono talmente
potevo soppesare per intero dal di dentro e dal di fuori quello che piccoli che non si vedono ad occhio nudo”, “ti devi mettiri u
per anni avevo desiderato.., eccolo di fronte a me attorno a me, capizzuni147”? Neanche caro Turiddu, ci vuole un microscopio
quell’essere che ora, si un po strano nelle sembianze, ma vero, buono per i batteri, mentre per i virus è necessario, uno molto ma
genuino, e sapeva molto ma di molto umano. Alcuni odori di molto più potente. “Ma chi armali sunnu148”? Noi come persona

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siamo come un insieme di cellule ( immagina una casa tutta di cavatina, iu mi sarvài picchì me matri a sasizza saà scurdàu a focu
mattoni ), come quelli del cervello, del cuore, delle ossa e così via. lentu nnaà pignata cu la sarsa, e u virus murìu, chistu succèssi
Mentre all’inizio il batterio è un micro organismo con una sola picchì i maiali pigghiarunu l’infezione da i surci, o comu si
cellula che si può trovare nell’immondizia, nella sporcizia, negli chiamava stu schifiu151..?” Completo.., anch’io il dialogo..; la
angoli della casa con la polvere, nei bagni.., e, li si moltiplica.., “ causa fu il virus del “trichinorum”, perché la gran quantità di
e ddocu ti vulevu.., u viri, pitturai a casa a quacina viva, per maiali liberi per il paese, avevavo mangiato nei fumazzari dei topi
disinfettare puru u stazzu di l’armali tutti, sempri accussì aiu portatori di tali nefaste virulenze. Mentre gli consegnavo nelle
fattu149..,” bravo mio professore; mentre i virus molto più piccoli, mani quel libro, ci girammo verso la porticina chiusa
ma più pericolosi perché entrano nel corpo e dunque nelle cellule dell’ingresso, e siccome era vecchiotta e piena di piaghe, filtrava
sia dll’uomo che delle bestie, si sviluppano e possono causare ora la luce dal sotto e dai lati, sembrava scricchiolare con sussulti,
meno del passato, la poliomielite, influenze, bronco polmonite ed come avanti e indietro se qualcuno a mani piene la scrollava per
altre infezioni che una volta erano veramente sconosciute, si entrare, e i sibili e le voci della natura furente si incuneavano sino
moriva e non esistevano le medicine adatte per contrastarle..! “Ora a noi con soffi e ruggìti indomabili. Questo vento, dico io, è
bravu ti lu dicu iu, è comu ia ccà u batteriu è cchiù granni di ddù veramente mafioso, vuole sembrare più cattivo del solito, e vuole
fitusu ddi u virus150”? Anche il batterio è pericoloso, perché primeggiare su ogni cosa..; Turiddu con un segno del capo fa
mentre mungi il latte alle pecore capre o mucche, la sporcizia ondeggiare la propia barba come il pendolo di un grande orologio
delle feci o della terra rende il latte impuro o contaminato, ecco le a muro. “Mattiò, si sapissi.., si putissiru parràri sti quattru mura…,
infezioni allo stomaco con fèbbre alta,.. mia madre faceva bollire certu, omini d’onuri anchi paisani nostri, manciavanu carni e
ogni cosa, anche la verdura per essere più sicura e non cadere in vivevunu vinu friscu, durmivunu sicuri caà dintra anche per mesi
tali eventi catastrofici.., il batterio è come dicevo più grande del di fila.., iu eru nicu nicu, e un giornu me nannu raccumannava a
virus, uno studioso russo per vedere la differenza all’inizio del me matri di stari accorta.., e cchiù luntanu possibili du ‘zzù
mille e novecento, preparò i cosiddetti brodi di coltura, cioè delle Pippinu Cavaddazzu, era un Bedda Matri Santissima.., non gli si
sostanze dove i batteri e i virus trovano il loro campo prediletto poteva negare nenti, ogni suo desiderio era un cumannu, e tutti
per moltiplicarsi.., poi prese dei filtri a forma di tazze di abbassavano a testa cu l’occhi ‘nterra, e si livavanu a coppula..:
porcellana (chiamate di Chamberland dal nome del suo inventore “riverenza a voscienza, sa’bbenedica a ‘vvassia, servu vostru,
), ma si accorse che soltanto i virus passavano in quei filtri binidiciti, faceva tantu beni.., tinìva la paci nelle famiglie, a sò
andando ad infettare le cavie, come i tuoi porcellini d’india, parola era liggi vangelu e cumannamentu, ma guai a mettersi
mentre i batteri rimanevano in quel campo di coltura.., e da li si contro.., era un cainu e u cori gli diventava di petra fucara..! Nnaà
arguì a quei tempi della diversità di grandezza, poi bisogna vota un picciuttazzu fici u passu cchiù longu di la sò gamba.., si
aggiungere, che i virus, anche se più piccoli, ancora oggi possono pigghiàu senza pirmissu du ‘zzù Pippinu un crastagneddu, e cu la
fare strage di popoli come le pandemie! “Miì, ma chi studiasti famigghia daà zzita fici nnà ‘bbèdda schiticchiata ‘ncampagna..,
puru nnì libbra diì duttura? Ia precisu comu stu libbru! No dieci e quannu turnàu a u marcatu, senza fargli capiri nenti, u Matri
lodi ma centu e lodi, e bravu Mattiò, caà poi fari puru u medicu.., Santissima una sera lo invitò a cena con altri compaesani.., alla
però tu eri caruseddu quannu murèru a u paisi nostru tanti fine di manciari davanti a tutti, per dare un esempio di disciplina e
famigghia, puru iu cci capitài, e u frati di me matri sinn’iu a di superiorità mafiosa, come un bello esempio piì tutti, con un

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rasoio bellu allippatu, tagliò nettu u coddu di quel poveru giovani figlioccio dell’onorevole.., porta borse, e potrei continuare la lista
che si era permessu di alzare la testa.., e per completare il lavoro si per chilometri.., il sottoscritto pur essendo nipote di due preti, ho
leccò la lama ancora lorda di sangu cauru..; questu successi nel voluto fare gli studi della mia passione.., insegnare la più bella
feudu du Baruni proprio caà vicinu a cinquecento metri, iu avevu disciplina, il movimento, la gioia del giuoco, il confronto dello
novi anni152 (1922).” Caru Turiddu la mafia purtroppo è sempre spirito col proprio fisico, e sapere guardare con amore le cose
esistita, da quando sulla terra si sono incontrati due esseri viventi, belle che la luce del giorno ci dona..! (ho superato con serietà un
eccolo, quello più grosso soverchiare il mingherlino, quanti i ciclo di studi, una abilitazione e un concorso a cattedra per
caino ed Abele, quanti i famelici ingozzarsi dei propi simili, forse l’Educazione Fisica); nei tempi precedenti insegnavano invece
è utopia abbracciare il proprio prossimo, porgere l’altra guancia a quelli… di quella lista, così in ogni campo delle cariche l’80% è
chi ti ha colpito, o scambiare il segno della pace col tuo più grande fuorilegge o scarsi professionalmente e non degni di occupare
nemico.., le forme sadiche di egoismo ci martellano da sempre le certi piedistalli..; così il misero cittadino l’ultimo chiodo della
nostre tempie, a me tante glorie.., e tu meschinello striscia ai piedi carrozza, è sempre quello che paga il dàzio..! Ecco venire fuori la
dell’altare..; la mafia si è sempre adeguata ai tempi.., tanto che è cosiddetta cattiva amministrazione, in qualsiasi ramo o indirizzo,
un fattore di costume, ha spiato con occhio torvo e famelico il dalla sanità, ai comuni, agli enti pubblici e privati, banche
cammino della società, prima la campagna con i suoi raccolti e assicurazioni, società di favori.., e, più ne hai, più ne metti..; si
con gli armenti, nelle città il diluvio sul verde pùbblico e la abbaia per un po di tempo, ma ben presto si ritorna come prima,
cementificazione da megalopoli.., traffici di droga, prostituzione e cioè peggio di prima; la società oggi è così frastornata dal
pizzi, intrallazzi tra politica ed enti pubblici statali, parastatali e computo di queste giornaliere notizie che scivola sempre tutto nel
privati, la mafia non è più di quella di una volta che rispettava con dimenticatoio, anzi, ci hanno abituatu.., come se fossero cose della
devozione femmine e bambini, non è più quella che sopperiva alle normalità del vivere. Il cervello tanto ne è imbevuto che può
manchevolezze e alla lontananza del governo centrale dalla nostra sembrare strano nel tempo, l’assenza di notizie fraudolente.
periferica terra di Sicilia; a quei tempi u ‘zzù Pippinu metteva la Turiddu mi ascoltava ed annuiva masturbandosi le mani davvero
pace e la quiete nel suo Mandamento, così si era instaurata la grossolane, esclamando: “megghiu unn’aviri nenti, e stari luntanu
fisionomia della omertà ( è come un marchio, è l’aria stessa che di tutti nni stu munnu, iu sugnu cuntentu di stari ccà ammucciatu,
respiriamo ), che sottostava a certe regole dettate dai passi dei ca ci vonnu i cani cacciatura per trovarmi.., quannu affaccia u suli
lupi.., e le pecorelle spesso venivano azzannate senza neanche nèsciu a testa, e mi pigghiu zittu zittu a me parti prima chi
avere il tempo di dire “mèeee”! Tanti i sacrificati per onorare la qualc’unu disunestu me ne priva155”. Lo ripeto caro Turiddu, se
giustizia e l’essere dell’uomo vero, ma molti dei più, sono stati e tutti nel mondo vivessero come te, staremmo come in Paradiso,
lo saranno purtroppo.., i carnefici o malacarni153, i veri virus della noi siamo sulla stessa bilancia, la pensiamo da persone oneste e
società, che spesso sono assisi su delle comode poltrone..! “Picchì degne di stare in questa società, come in quella che dovrebbe
senza santi un si và ‘mparadisu154”! Questa è una delle infezioni essere costruita a misura di uomo che percorre le trazzere del
più dannose della nostra società.., quest’altro virus si chiama Padre Eterno! E’ banale dire che la colpa fu di Adamo ed Eva, e
“Raccomandazione”, che si può presentare in molteplici forme: che Gesù Cristo gli aveva donato la vita eterna, è possibile che
per amicizia di certe famiglie, perché uno è figlio di papà o del una sola mela per giunta senza bollino.., abbia stupidamente
baronato, quello perché la madre o la sorella fa quel mestiere, inorgoglito al di sopra della idiozia la vera ragione, tanto da

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calpestare le regole divine? Mi capisci fratello maggiore di tutti pensavo come gestire il prosieguo delle ore e di qualche altra
sti discursi? “Certu Mattiò, u Signuri si per noi uomini e fimmini, giornata nella libertà del luogo e dei passi, purtroppo ora
ci avessi datu menu intelligenza e menu furbizia.., ci truvassimu modificato, dai capricci della violenta natura! Il padrone di casa
megghiu, e fussimu tutti chiù ‘bbòni e santi156”. Già dovremmo vedendo il mio disappunto sul da fare e sulla estemporaneità dei
vivere in armonia quasi come le bestie e come gli uccelli, e non gesti frettolosi, degli squardi e dei respiri rassegnati, mi tacita
doveva creare ne carnivori ne rapaci.., “e, neanche stu vintazzu ancora con il proverbiale sapere del saggio detto: “calati iuncu caà
fitusu, u viri comu tira e fischia, ma è megghiu caà manciamu, mi passa a china162,” in poche parole.., rassegnati e stai quieto che
vinni cu tutti sti dispiaciri un po’ di fami.., eccu sta ‘bbèdda appena il tempo si rasserena, forse questa sera all’imbrunire, poi
sasizza sicca, stu prosciuttu, u furmaggiu primu sali e a tuma; potrai stilare sul da fare; così rintanati e con le braccia conserte
(aggiungo ma, basta, tutte queste cose..,) mai, ora u pani dà ieri e non era nella mia logica, non volevo sprecare nemmeno un
un bucali di vinu ddù uttuneddu, ia di sta vigna, tutti cosi fatti con decimo di secondo di quella o questa storia tra me e Turiddu, ora
le mie mani e cu tantu amuri157”! Caro Turi, già dal profumo si però che i due viottoli si sono incrociati nella medesima direzione,
sente e si vede che ogni cosa è genuina, veramente casereccia e l’avremmo percorsa assieme dandoci la mano, così incominciai da
non saprei da dove incominciare, ma ti assicuro che adagio adagio capo.., visto che avevo percepito tanti desideri rimasti nella gola e
voglio assaggiare un pò di questo e un pò di tutto..! Lo sai mi non profferiti per oltre sessanta anni, certe domande mi vennero
sembra che questa tavola così fornita sia benedetta, mancanu gli spontanee; come immaginava che fosse una grande città come la
altri undici apostoli per l’ultima cena.., “no, che ultima cena, e iu nostra Palermo..? “Pensu caà ia abitata da tanta genti, carretti e
chi ‘ffussi u Signiruzzu? Noo.., cu rispettu Diddu, moriri in Cruci, machini, poi tanti casi e palazzi granni, me frati cci studiàu finu
n’un mi piaci, fra cent’anni si nnì parra, di cene accussì, è al millenovecentu ventisei e diceva caà hannu una Santa supra naà
megghiu nni putemu fari tanti e tanti, sempri col suo montagna dintra naà grutta e si chiama Santa Rosolia miraculusa,
permesso158..!” Certo, ci dobbiamo sempre accontentare e non sarvàu a città tutta da pestilenza163..,” ma tu ci sei stato mai?
chiedere il troppo, e l’impossibile, perché il Padre Eterno mica “Nonsi, mai164..,” come la stai a raffigurare, io che ci vivo, stai
può fare sempre il fesso per i propi figli.., ma si potrebbe dipingendo perfettamente la cartolina della vera Palermo! “Anzi,
incazzare come quel mafioso, tanto è Lui che fa e disfà le leggi mi scordai, ia recintata e chiusa come un’aneddu di mura auti auti
della natura! “Comu quannu alluvionò gli egiziani chi per n’un fari trasiri genti nemica165”; bravo mi sembri proprio
assicutavanu i cristiani chi currevanu versu a terra prumessa169”..? palermitano dalle scarpe ai capelli e con la coppola..,
Proprio così, tanti sono stati i popoli distrutti anche con pestilenze, “no’ssignoria.., a cuoppula mai166..,” e perché, io , vedi, la porto
guerre e carestie, altro che vento di sciroccu. U Signuri quannu anche qui dentro lo zainetto la metto quando mi pare d’inverno, “a
voli punire, manna pure li cavalletti, acqua e focu160! Turiddu, tu cuoppula poi mi si sbersa di latu mi pigghianu piì malacunnutta o
lo sai meglio di me, noi di Montemaggiore Belsito (PA), meno piì malacarni, noo nno167..!” Turiddu, io la porto anche di latu o
male che abbiamo scelto Gesù in Croce come nostro protettore, con la pampièra alta.., mi dice che sono maschio, guardo chi non
più forte di Lui chi ci può essere.., qualcuno dice che ci siamo mi piace.., da sopra a sotto, e gli faccio capire che la penso come i
arruffianati bene! Ma, l’importanti ia comportarsi bonu nnaà vita, veri mafiosi, cioè: che una mosca sopra il mio naso non si può
picchì semu tutti sulu di passaggiu161! Visto che gli spifferi fermare mai.., mai! “Ma, prufissuri, a’pparti caà tu sii una brava
squarciavano la monotonia pacifica della nostra riflessione, io pirsuna, si viri caà hai ddu pari di cugghiuna comu un

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vitiddazzu168..;” no, è solo fiducia in se stesso, delle nostre che tutte queste cosette che abbiamo dissotterrato.., ti farebbe
capacità, delle propie idee, cioè avere una coscienza ben pensante piacere vederli da vicino, magari con un vero amico, ed io credo
nelle piccole e nelle grandi decisioni.., ecco il vero rapporto verso che lo sono, anzi ne sarei tanto contento se tu venissi ad aprire i
la società che ci sta a guardare! “Certu, si vivi na vota sula, allora tuoi occhi in quell’altro mondo.., per farti dare un giudizio e
è megghiu farlu bonu e con onestà169?” Senti torniamo con le carpire le tue impressioni lontano dalla tua ressa, dalla tua vita
domandine come se fossimo a scuola..: che mi sai dire per giornaliera, fuori da questo territorio che ti è amico e che ci siamo
esempio della parola “stadio”, e che cosa avviene li dentro? nati..; “ma unni vaiu, un poviru scintinu comu a ‘mmia173..,” a
“Bedda Matri si mm’aiuti, mi pari nnaà parola sconcia170..,” certo tutto c’è un rimedio, solo alla morte.., si può aggiustare e
che ti aiuto, hai presente il nostro campo sportivo a trecento metri risolvere, anche quelle cose che ci possono sembrare a prima vista
da casa tua? Immagina uno simile ma per cinque volte più grande, insormontabili; “iu certi cosi anche se n’un l’haiu visti, l’haiu
perché fuori e dentro il terreno di giuco, ci sono delle strutture in pinsatu cu la menti e col cuore, ed è comu si l’avissi tuccatu cu li
ferro e cemento armato per accogliere anche più di cento mila mè manu174!” Però fratello Turi è meglio toccarli veramente, e poi
spettatori per quando ci sono delle manifestazioni in genere tirare le somme, non ti sembra? Lo sguardo, ora che aveva aperto
sportive, come quelle del pallone domenicale, o per altri concerti la porta, si perdeva verso le cime dei colli fruscianti.., e nel suo
di cantanti o politici..! “Zittu, zittu cà ci sono arrivatu.., comu silenzio leggevo il futuro.., il sincero desiderio di valicare questi
l’antichi Greci o Rumani caà facìànu spittaculi di lotta anchi terreni con la stessa velocità del vento, per andare ad assaporare e
contro i liuna171..;” sentivo in quella risposta il sapere sepolto da ubriacarsi le propie pupille del nuovo e delle novità che aveva
una montagna di neve, che aveva appannato la figura di una sognato da sempre.., e non per semplice curiosità! La giornata
creatura che poi era cresciuta acerba, isolata, perché nessuno scorreva veloce e si avviava al dolce declino.., mentre Turiddu
aveva saputo scrollare quello strato che era stato capace di consumava il rito secolare di portare le bestie nei propi recinti e al
nascondere e mettere da parte, soffocando l’intimo naturale e riparo della notte per non farli sconfinare in altre proprietà, io con
spontaneo che è di ognuno di noi. Dirti bravo è poco.., mi dai i miei due cani e con qualche altro amichetto andai col fucile sulla
delle risposte come se tu fossi una enciclopedia vivente; certo, uno spalla e in sicura, a zonzo nelle vicinanze, quattro passi senza
stadio può contenere decine di migliaia di tifosi e sportivi; io ai pretese, per accontentare i miei cani irrequieti e la mia
miei ragazzi prima gli ho insegnato la lealtà nello sport e nei incontenibile voracità per la caccia; in venti minuti solo due
confronti degli avversari anche se più forti. Sai, all’inizio del colombacci che ritornavano dal pascolo al dormitorio di un
secolo, per volontà di un grande filantropo, il Barone francese De boschetto li nei pressi, comunque era un bel regalo, perché così mi
Couberten, riprese (come nell’antichità) che negli stadi di atletica sdebitavo della gratuita ospitalità di Turi per quella giornata piena
leggera, ogni quattro anni lo svolgimento di tante gare di velocità, di resoconti.., infatti, molti erano stati i drappi calati a terra che ci
di resistenza, i lanci del disco del giavellotto, il getto del peso, poi avevano svelato ancora delle suggestive notizie..; lo avevo
chi salta più lontano o più in alto e così via.., per ultima la preannunziato.., eravamo come due colombi che ci si imbeccava
maratona di oltre quaranta due chilometri, e partecipano atleti di ora l’uno ora l’altro, e la filosofia anche se scarna e povera nei
tutto il mondo, così la pace allontana le guerre su questa terra..! discorsi ci appagava, perché a volte riempivamo i piatti colmi di
“Piì alluntanari li guerri ci vulissiru i giuochi pacifici ogni verità..! L’invito a dormire nella sua alcova lo accettai senza
iuornu172..!” Si, è come dici tu, ma, mi fai capire dalla tua voce, pensarci due volte, perché così continuava senza soluzione di

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sorta, il feeling che ci stava a cuore! Erano calate le prime ombre sue prime parole furono: “me ne ero scordato come era fattu a
della sera, e solo un grosso cero realizzato con grasso animale li ‘rradiu175..;” non ti crucciare, appena torniamo a Palermo te ne
proprio in campagna, ci dava la vista su ogni cosa perché regalo una più nuova e grande.., stava per rispondere, quando gli
l’ambiente era piccolo e bianco come il latte. Gli odori dei due feci sentire la breve registrazione.., lo sguardo curioso voleva
tegami con lo stufato e la salsa per la pasta avevano intriso anche i dire..: ma, come mai, “chistu arrebbica puru comu u
miei vestiti; mangiammo nel basso tavolo in forma monastica, pappagallu176,” lo prese in mano girandolo più volte come se fosse
solo che spesso doveva pulirsi bocca baffi e parte della barba con una scoperta fatta da un uomo della preistoria, ma lo assicurai
un canovaccio tenuto proprio li vicino, mentre ingoiava grosse spiegandogli tutta la funzionalità e l’utilità di tale diavoleria, e
forchettate di maccheroni lo faceva quasi con ingordigia e della necessità delle piccole batterie in sostituzione della corrente
velocemente, lo sguardo gli rimaneva sul piatto ora quasi vuoto elettrica. Di nuovo soppesò il piccolo apparecchio come a dire..:
come a volere soppesare le ultime imboccate, e solo nell’atto di “se parla avrà un’anima e un sentimento e magari sarà pure
pulirsi allungava gli occhi verso di me come a volersi scusare, così intelligente”! Andammo dopo una oretta a riposare nei due letti
calava un po’ di silenzio, sembrava che ci fossimo detto ogni cosa, giacigli alla distanza di qualche metro nella piccola stanza, e
come se eravamo d’accordo sul da farsi, e tutto era quieto e sotto debbo dire che era più confortevole di quello dei miei cugini,
la luce dei nostri sensi.., mentre gustavo la doppia porzione sopra le spine come i santoni indiani. Fra i tanti discorsi e qualche
dell’agnello davvero casàreccio, mi alzo con repentina voglia, musichetta di fisarmonica del piccolo transistor, gli espressi senza
come a dire.., “che stupido a non pensarci prima”; mi dirigo al tanti tentennamenti e senza giro di parole, se avesse avuto il
mio zainetto appeso ad un grosso chiodo assieme al fucile scarico, piacere di venire a conoscere almeno per una settimana quell’altra
e senza guardare dentro ma a tentòni, tiro fuori il mio piccolissimo faccia della società.., di quella diversa che corre come in una torre
transistor, che per la verità aveva incorporato anche un altrettanto di Babele. “Mai, iu vogghiu murìri caà unni ia cchi nasciì, caà
piccolo registratore, cercai in fretta di sintonizzarlo sul gazzettino sacciu u’nni mettiri i peri177!” Però sono sicuro, prima di salutare il
regionale! Turiddu rimase a bocca aperta facendo trapelare diverse nostro tempo, che ti farebbe bene e tanto piacere, conoscere quello
forme di carie dentarie, abbassò le sue braccia come due clave sul che c’è aldilà delle nostre mura! “Si u sacciu, mi piacereste.., però
tavolo di cui la destra incurante della forchetta che gocciolava come facciu a lassare l’armaluzzi, iddi sunnu comu i picciriddi,
olio, salsetta e aromi, e mentre le notizie nostrane venivano comu si fussiru a mia stissa carni.., comu mei figghi178.” Ti
sciorinate in quel chiuso forse per la prima volta da quando era assicuro che per due giorni nessuno del paese saprà questa novità,
stata inventata la terra.., più che sorpresa gli suonava come un bel e una sistemazione per i tuoi animali la troviamo.., domani vedrai,
regalo, e lo sguardo gli andava dalla radiolina al mio viso, come a buona notte! Io la soluzione l’avevo già bella e trovata in Fifiddu,
volere contemplare spiegazioni e rivelazioni sulle notizie, anche il garzone che era stabilmente adduvatu179 li in campagna al
se da ragazzo l’aveva avuta in regalo dal fratello medico per il servizio per tutto l’anno nella famiglia dei miei cugini; Fifì sulla
breve tempo di una carica di batterie.., ora gli suonava tale visione quarantina, era li.. da quando era nato, prima in una masseria, poi
come uno squillo di tromba, che annunciava nuove realtà, nuove in un’altra dietro al padre, e da una decina di anni accudiva con
visioni accompagnate questa volta da un cicerone, o, come volete vera maestria anche la terra, ma il suo compito specifico dove era
da un fraterno amico quale venivo ritenuto! Alla fine del notiziario imbattibile era il “ guvirnari l’armali180 “.. cioè accudire tutte le
pressai alcuni pulsanti tali da avviare la registrazione.., infatti le bestie piccole e grande come se fossero di sua proprietà; d’inverno

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con la neve anche per alcuni mesi, e in estate col fuoco del vento dei cani e dell’uomo cacciatore. Mentre risalivo un fossato, un
di scirocco..; era anche lui schivo, ma ti rispondeva sempre col colombaccio si levava entro il tiro dalla abbeverata mattutina, mi è
sorriso del cuore e della faccia, ti si girava di fronte e te lo voleva stato facile.., dopo un’oretta solo un coniglio si era allontanato
mostrare, affinché l’intero creato lo assaporasse completamente; si verso la tana in un dosso pietroso, ma dopo pochi minuti, ho visto
beava di mostrarsi giulivo, era come una pentola che sboccava i cani gironzolare con frenesia e impegno nel raggio di
schiuma di armonia, in una felicità tenuta per anni chiusa a difesa cinquecento metri quadri, così la breve attesa si risolse allo
del proprio essere, ma alla prima occasione se foravi con uno schizzo di una mezza puntata del grande Bleck tra i germogli
spillo il palloncino.., veniva fuori lo spiffero di una innocente biondi di u lavuri182, fortunatamente era un maschio di oltre tre
esclamazione; posata , ragionata, gentile, serena e servizievole..; chilogrammi.., nei pressi trovai le fatte grosse rotondeggianti di
era un dono della natura, o il ragionamento solatìo per anni una femmina adulta, infatti a duecento cinquanta metri tra alcuni
lontano anch’esso dalla società estranea..! Erano di quelli che per cespugli bassi saltò via zig zagando a destra e a sinistra più volte,
amore del proprio dovere non ritornavano in paese neanche per la puntai per far fuoco.., ma, mi accorsi dalla goffa sagoma che
fiera del quattordici Settembre, forse il rammarico era più evidente doveva essere piena dei due leprotti.., così richiamai i cani in
se non avrebbero seguito “a Cunnutta181” di Gesù Crocifisso come seguita delusi..; quando ho sbagliato una fucilata non mi
il Venerdì Santo. Mentre mi crogiolàvo con gli ultimi pensieri rammaricavo perché ho avuto sempre rispetto per la natura e per
sonnacchiosi, sentivo il coinquilino padrone di casa, girarsi e gli esseri (in questo caso cacciagione) che la compongono.
rigirarsi come una lavatrice nel momento che la centrifuga strizza Ritornài tronfio e vincitore.., e Turiddu alla cavigghia183 alta
i panni per il ciclo finale.., per la verità la cosa mi stava dando un vicina alla porta, dopo averla ripulita degli intestini della vescica
po’ di fastidio.., ma l’attenzione era rivolta a più riprese, a un urinaria, si beava gustandosela appesa a testa in giù per sessanta
mezzo borbottio che saliva dall’anima di Turi, volevo percepire il centimetri.., e già pensava alla cena serale con diversi invitati
significato delle frasi che si ingarbugliavano proprio sulle sue d’eccezione..! Andai poco lontano nei terreni di miei cugini ed
labbra, forse a causa della folta peluria tra barba baffi capelli e ecco Fifiddu che ‘mpasturava184 la giumenta che era avvezza ad
simili..! La notte calò e chiuse lo spirito irrequieto di ogni vivente allontanarsi, gli proposi a titolo di cortesia, di accudire per quattro
in una bambagia che voleva dire: “ ma si certo andrà così, è la cinque giorni le bestie dell’amico Turi, ma non me lo fece finire..,
migliore soluzione“. Mentre ancora un alito quasi tiepido che col solito e magnanimo sorriso che gli sgorgava spontaneo da
inebriava di promesse la natura tutta attorno! Albeggiava, quando tutti i pori, mi rispose “ ia comu si fussi me fratuzzu, e ‘ppoi i
il latrare di alcuni cani, mi diceva : “alza la testa e cammina “.., favuri nnù bisognu è un duviri185..,” gli accennai appena certi
infatti Turiddu già ritornava con un pentolone di siero e ricotta particolari e con la massima discrezione dei fatti.., dopo avere
fumante, vi lascio immaginare il prosieguo.., ogni volta dopo accettato l’invito per la cena serale, mi assicurò che avrebbe
certe abbuffate.., pensavo ora come mi metto in moto..? Poco partecipato a far capire all’amicone Turi il viaggetto per la via di
dopo già si vedeva ben chiaro, il vento del giorno prima aveva Palermo; ma in questo lessi nelle sue parole, un barlume di..: “mi
spazzato ogni senso di umidità e terso i cieli; seguendo i consigli piacerebbe farlo anch’io, e conoscere tante cose lontane da noi..!”
del caro amico, mi avviai nelle tenute dove avrei potuto trovare La sera venne presto, e come i Re Magi tutti e quattro ( io,
qualche lepre ad una mezz’oretta di cammino nei semineti, radure Fifiddu, Tanu e Cicciu ), ci presentammo che già le solite pentole
aperte da dove dai declini può controllare l’avvicinarsi dei pericoli con i profumi inondavano sin dal viottolo che porta dentro.

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Sembravamo tutti brilli senza averci ancora seduti nella speravo tanto che non insorgessero dei ripensamenti col venire del
accogliente tavola, infatti ognuno diceva la sua, sulla stessa linea nuovo e fatidico giorno. L’indomani non mi alzai presto, il tempo
degli altri..: “che profumo, ora ci facciamo quattrumuccuna, chi lo dopo lo scirocco di due giorni prima aveva pareggiato con una
può fare , qua è sempre festa.., biniditti cani.., o l’invito al leggera acquazzina187, accompagnata da una nebulizzante e molto
sottoscritto: talia arrestati sempri caà, accussì a caccia n’un ci umida arietta proveniente da Nord Ovest; il latte stava già dentro
manca mai186;” ma poi per incanto per una mezz’oretta, il vocio il pentolino ben chiuso da un coperchio a difesa dei gatti sempre
disordinato si quetò lasciando spazio alle norme di galateo pronti ad approfittare della dolce bibita bianca, i miei cugini erano
davvero approssimative o addirittura ignorate nei momenti che ci scivolati molto prima li attorno, ma la temperatura si era
stavamo ingozzando.., man mano “in vino veritas..,” e il discorso riabbassata a livelli di vero inverno, tanto che i miei due cani a
si fece ben presto serio e costrutivo.., accerchiammo Turiddu pochi metri nella stalla vuota mi guardavano con un solo occhio
quattro contro uno, anche se era un Polifemo e noi nei panni di agguattati con il muso tra le zampe anteriori, ci dicevamo a
Ulisse, sprecammo tanto di quelle energie, che solo il lauto pasto vicenda: “possiamo poltrire ancora per qualche oretta,” infatti per
serale ci aiutò a reggere il confronto..! A volte le cose dei non all’armare i miei due amici, mi coprì meglio con la coperta
ragionamenti se buttati così.., con naturalezza di logica anche se militare, perché dallo sportello semi aperto filtrava a tratti un
con un po’ di rudezza, alla fine possono dare dei risultati davvero soffio rinfrescante non certo utile alle ossa del comune mortale. E’
insperati, per la verità debbo dare e fare tanti plausi a Fifì, che con bello, e ritempra lo spirito approfittando di questi momenti di
poche parole addolcite dalle sue labbra sembravano caramelle al relax, anche se gli interrogativi ti si rincorrono uno dietro l’altro
miele. Turiddu si ostinava, si barricava per diversi motivi a non come cavallucci di una giostra del luna parck, e vorresti dargli ad
lasciare il suo reame.., primo il fattore psicologico del non ognuno un significato, una spiegazione, ma a volte per riempire
conoscere quella parte dell’ignoto che gli suonava da sempre certi vuoti, ti accontenti anche della non verità assoluta, del giusto
come veleno, anche se era grande la curiosità infantile di ognuno traballante o dei tanti forse..! Poco più tardi dei fischi acuti, per
di noi.., secondo se veniva a conoscenza di questa bella intenderci quelli da stadio, ma per l’occasione erano confezionati
passeggiata a dei compaesani Montemaggioresi.., terzo di marca a caprigna188 da Fifì, indirizzati alle mucche con i sei
abbandonare anche per due giorni le propie creature. Alfine vitellini vispi e saltellanti come tanti giocolieri..: mi affacciai
tambureggiato dai nostri suggerimenti e dalla fortemente sull’uscio, incurante perché ero ancora mezzo svestito e senza
assicurazione voluta da tutti noi sulla riservatezza delle cose.., scarponi, qualche folata qua e la copriva ancora una cartolia
saremmo partiti l’indomani sera nel favore delle tenebre col mio davvero grigia e uggiosa.., ma quei famosi tasselli anche se
fidato maggiolino., dopo altre conferme al patto richiestoci da lentamente andavano con passetti a prendere posto come incastri
Turiddu, accesi la piccola radiolina segno di ulteriore allegra obbligati del touring della stessa sopravvivenza dell’intera
cordialità; ma poco dopo ci allontanammo nel buio pesto che solo natura.., infatti i miei parenti, armeggiavano laggiù vicino al passo
i passi sapevano i viottoli giusti che portavano ognuno di noi nei per rinforzare con paletti locali a frienza189, a salvaguardia della
propi accoglienti giacigli. Questa volta lasciai solo Turi, ma sono proprietà del terreno e del bestiame, qua di lato Fifiddu sviava in
certo che quella centrifuga avrà girato tanto tanto, sia verso destra una radura selvatica anche le pecore e le poche capre, allungai la
che a sinistra.., prima che la quiete dei giusti potesse affondare nel vista ancora più sotto, sino all’amico del cuore mio.., ma invano,
silenzio più assoluto e coprire tutte le insidie dei se.., e dei ma.., sembrava da qua sopra che la terra e il cielo pieno di nuvole si

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unissero come in una forma dell’aldilà.., mi vestii in fretta sigaretta, fatti entrare i cani nella angusta casetta di legno ma ben
ingurgitando con una movenza sadica il latte contenuto nel aereata, ringraziai i miei parenti, diedi uno sguardo tutt’attorno
pentolino ancora tiepido, mi asciugai questa volta labbra e mento come per dire non addio.., ma arrivederci a presto, e grazie anche
con l’avambraccio sinistro, uscì fuori quasi inciampando su una a voi che avete beato e appagato gli occhi e lo spirito.., ma su, ben
pietra aguzza posta li davanti proprio per fare cadere qualc’uno.., presto sarei tornato per riportare l’amicone, e gioire ancora
mi seguirono pure i cani speranzosi di fare quattro passi…, approfittando al meglio della natura! Mi avvicinai col mio
l’indirizzo del mio sguardo era la.., volevo domandare notizie ai maggiolino che dopo alcuni giorni di inattività col suo cioff cioff
miei cugini e a Fifì, ma cosa mi avrebbero risposto.., certamente inquinante, partecipava ad ammorbare la purezza dei cieli, che per
qualche ora prima si sarebbe veduto solo a qualche metro di la verità erano ancora ben coperti.., traballai per i viottoli fangosi,
distanza, infatti eravamo ancora come isolati dal resto del ed ecco Turiddu quasi irriconoscibile stagliarsi nella vicinanza
mondo.., salutai con un gesto della mano accompagnato da un della sua abitazione ancora indaffarato a fare rientrare qualche
fischio nostrano l’onnipresente servo fedele, anzi gli feci segno galletto in vena di sciopero.., appena lo abbracciai mi sembrò
che gli volevo dire.. e ci avvicinammo a vicenda, così gli suggerì un’altra persona, un altro soggetto, lo guardai da capo ai piedi e
per scongiurare eventuali ripensamenti da parte di Turiddu, di rivoltandolo nelle carni, rimasi quasi incredulo, pulitissimo e
andarlo a trovare e prendere le consegne e le raccomandazioni odorava solo di sapone campagnolo alla menta.., la barba e i baffi
magari su certe particolarità di alcuni animali.., la risposta fu sfoltiti, accorciati e rasi i peli superflui, alle unghia delle dita forse
affermativa, “ci avevu pinsatu, ma ora cci sciddicu subbitu19o”. Mi aveva lavorato con una cesoia e una raspa per i calli.., ma il vestito
quietai un po’ sicuro della costruttiva mossa di rettitudine nel anche se non nuovo e con qualche piega in più, era tra il grigio e
lavoro e dei giusti e ragionevoli argomenti, poi loro due erano la carta da zucchero, e con il maglione di lana veramente
della stessa pasta.., avvinghiati in un connubio dei segreti di grossolano sicuramente confezionato con i “busuna192” da qualche
quell’angolo di terra, dei modi, dei tempi e dei fatti., in poche donna tra il paese e la campagna.., e dulcis in fundu, un paio di
parole avevano la stessa visuale di intenti, pensieri e spiritualità scarponcini, di finta pelle nera la tomaia, e tipo carrammato le
incastonati come gemme in un ricco collier! Le ore della mattinata suole, non certo nuovissimi ma accettabili! Le prime parole che
sembravano non dipanarsi mai, ma è sempre così quando si deve mi sputò in faccia furono: “ma chi mi stai fecennu fari193”.., come
arrivare al dunque nel più breve tempo.., è come quando aspetti al solito lo rassicurai o almeno credevo.., battendogli la mano
per una certa ora l’arrivo della corriera con i tuoi genitori da sulla spalla; vedete, questo è un gesto del quale potremmo trarre
Palermo, e che ti avevano giurato di portarti uno o più regali da te, argomenti di vita, di costumi, di usi e di passi sociali; già, la
da tanto agognato. Verso le tredici prendemmo un frugale pasto a battuta sulla spalla era un segnale che poteva dire tante cose..,
base di verdure e cereali del posto, con un bel pezzo di prosciutto avvertimento, persuasione, affetto e suggerimenti, oppure è così e
affogato nella stessa pentola per circa quaranta minuti, il tutto basta, guarda che ti conviene fare così, altrimenti.., potresti andare
molto sano ed assimilabile, un bel muccuni di vinu191 color rubino ad incontri disdicevoli o mettere in pericolo la tua stessa salute..,
che lasciava trasparire nella controluce i visi estasiati della quella mano in genere era di un padre, della tua stessa carne, o di
verginità e della purezza rude di quel fazzoletto di terra nascosto un Padre Santissimu o Bedda Matri194.., di un caro amico o di un
agli occhi degli impuri e alla cavalcante frenesia tecnologica della portavoce con la coppola di banna195.., e tu eri sempre il povero
disgregazione sociale. Dopo qualche oretta fumata l’ultima Don Abbondio nell’incontro con i bravi (Picciotti). Quel gesto era

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atavico, ma da parte mia spontaneo familiare affettivo e veritiero. dei frutti degli animali, quale conveniva allevare.., poi gli chiesi
“Pensa a saluti e andiamo”, caricò sui sedili posteriori una scatola
se conosceva un suo vicino del quartiere dell’Abbatìa.., il Notaio
di cartone quaranta per quaranta e un saccheto di olona chiaro ben
pulito e pieno.., chiuse la modesta porta con una grossa chiave Mariano Luzio, mi guardò abbassando il capo come a volere
nascondendola sotto una pietra proprio li vicino ad un sedile
acchiappare a due mani, frantumi di ricordi, ma, con un sorrisetto
ricavato da un grosso tronco., i suoi cani li attorno gli leccarono
scarpe pantaloni e mani in segno di saluto.., vai tranquillo che qui che poche volte avevo notato aprì la valvola.., e, “come nò..; iddu
non si avvicina nemmeno il diavolo “nnaà arrusicamu vivu196 ”!
era picciriddu di deci anni e iu vint’anni, iu ci facevu u scattiaturi
Avevo già messo in moto la macchina quando mi fa.., aspetta
aspetta, in fretta va a riaprire e ritorna subito con una coppola che (dal sambuco) e in cambio mi procurava qualche pezzu di matita,
non aveva messo mai, “vicinu a u paisi maà ‘ncarcu supra
mi serviva piì scriviri i cunta e disignari pupi scecchi e surdati, poi
l’occhi197”., ma, non ci pensare che già sta a fare buio, e, poi con
questo tempo chi ci può essere per la strada. Prima di arrivare iddu studiàu a Palermu comu mè fratuzzu e arriniscìu nutaru, lu
sulla provinciale dovevamo percorere quattro chilometri di una
sacciu sempri bravu di carattiri e di ‘bbona famigghia198!” Nella
ipotetica oretta di viagio verso Palermo (sessanta chilometri),
spalla a spalla certamente sarebbero venuti fuori sempre
“SECONDA PARTE”
particolari a me ancora sconosciuti.., dalla velocità e dai numeri
del cruscoto mi iniziò una relazione quasi scientifica sulla vera
mulattiera che era il percorso di ogni giorno di muli e armenti, e in
quantità e sui valori numerici.., e mi fece capire che il nome uno
quel periodo della stagione, la terra era ancora bagnata e non secca
due tre o mille erano fittizi come in un giuoco, non veritieri, e che
come per l’estate, infatti in diversi punti rischiammo di rimanere
invece avrebbero potuto avere altro o diversi cognizioni di titolo
impastoiati dalle pozzanghere e dal fango; il mio compagno di
peso valori o determinazione, addirittura filosofiche al di sopra e
viaggio si teneva con tutte e due le mani dove poteva, e puntava i
lontani dalle prestazioni umane.., come a dire che l’età espressa in
piedi irrigidendosi, era forse la seconda terza volta che saliva su
un numero di anni dalla nascita alla morte poteva rientrare in un
un mezzo meccanico che avrebbe voluto evitare, preferendo
vocabolo solo, per esempio conoscenza.., o che la distanza da
magari quel treno che lo salutava da sempre anche da lontano..!
dove eravamo partiti sino a Palermo, era semplicemente una parte
Per deviare le sue paure lo tormentai con un gettito di domande
della terra in quanto questa esistesse anche in rapporto ad altri
sulle cose più comuni.., della preparazione della terra, della resa

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emisferi; e che a creare il tutto non ci fosse solo la mano di Dio.., sulle cose che ci potevano interessare da vicino come due semplici
ma le cellule stesse del cosmo sempre in evoluzione e mortali nel tran tran della vita quotidiana e lontani da sembianze
continuamente in cerca di modifiche, così l’alternarsi del buio e di extraterrestri. Entrando in città si interessò del traffico e del via
della luce non era altro che un piccolo ingranaggio di quel grande vai in tutte le direzioni dei fari delle macchine, il suonare
automatismo meccanico manovrato da forze unite da tutti gli imbestialito dei clacson.., ma la meraviglia da brivido gli si
umanoidi.., così che ognuno di noi va a letto la sera e si alza la focalizzò in tutto il corpo nel momento che pressai il bottone
mattina perché facente parte collante devota dell’aldilà.., e quando dell’ascensore per arrivare nel mio appartamento al nono e ultimo
ci si stanca o non siamo più capaci di seguire certe regole, il fisico piano di via Emiro Giafar 104 di Palermo ( Brancaccio ); in quei
si affloscia e si distacca dalle emancipazioni che ci governano.., quindici secondi, vista la mala piega mi parai a difesa delle due
intanto, continuava Turiddu in piena straripante, tanto da versare porticine per evitare gesti inconsulti e fermate indesiderate tra un
dal cielo in una sola ora, tutta l’acqua di un anno.., perché piano e l’altro.., la fase ascensionale e quella in discesa hanno due
dobbiamo accettare la settimana lavorativa e poi quella che si opposte sensazioni del corpo nello spazio.., uno di gravità e uno
chiama Domenica dedicata al riposo di Dio.., uno dei giorni per di assenza che poi si invertono e si riequilibrano nello stato
esempio il martedì si potrebbe chiamare.., mettiamo banana ed fisiologico al momento dell’arrivo; ma, in quei pochi secondi vidi
avere un tempo imprecisato della nostra vita, e così in propozione l’uomo dell’aldilà come una pantera in gabbia, non sapeva cosa
gli altri giorni, e la Domenica non sarebbe più al settimo giorno gli stesse capitando.., nonostante il mio pacato e rassicurante
ma collocata nel tempo della nostra partenza per l’ultimo sorriso.., ma già siamo arrivati, e fu uno scatto sul pianerottolo
dormitorio.., o che la macchina con la sua velocità non esprimeva come per divincolarsi da strettoie che lo stavano per soffocare..,
quei sessanta chilometri di distanza, ma un tempo che viene non guardò i miei due figli Luigi e Alfredo compresa mia moglie
manovrato come un congegno ad orologeria da noi stessi sotto Annamaria che erano venuti incontro, ma stava ancora per qualche
l’influsso di forze galleggianti nell’atmosfera..! Ma visto che minuto ad osservare quell’angusto sgabuzzino come era fatto e
veleggiava nel soprannaturale e prima che si involasse come un cosa era stato capace di fare..; appena i convenevoli e siamo
palloncino.., lo acchiappai per un piede riportandolo sulla terra e dentro, i miei due figli anche se in tenera età uno cinque e l’altro

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Luigi diciotto mesi più sopra, sin dal primo sguardo non gli lavastoviglie rubinetti forno; intanto mia moglie era indaffarata
tolsero gli occhi d’addosso.., erano incuriositi della figura, da attorno a queste tecnologie che lo avevano lasciato senza fiato, e il
come balbettava le mezze parole che gli si erano ora afflosciate suo circuito cerebrale si era bloccato come se il suo cranio fosse
del tutto, e un invito gli lo dovevi ripetere più volte; ma fecero ben vuoto. Lo accompagnai nel suo letto dentro ad una piccola
presto amicizia e cordialità reciproca, perché Turiddu a mia stanzetta proprio per certe occasioni di ospitare amici e parenti. La
insaputa dentro quella scatola di cartone ve ne era un’altra a mattina di Domenica ti invita a poltrire qualche mezz’oretta
misura di due porcellini d’india, un maschio e una femmina col ancora.., ma proprio i miei uccelletti vicino alla camera da letto
pancino pieno a detta sua, docilissimi e con diversi colori che nella spaziosa veranda mi reclamavano dopo alcuni giorni di
andavano dall’arancione al bianco al grigio, prima di metterli in assenza.., così pure i miei figli accorsero per godersi quei due
una ampia e capiente voliera tra la gioia straripante dei miei figli e animaletti nuovi per il loro vocabolario.., erano le nove quando in
le perplessità di mia moglie, fornimmo velocemente con priorità tutta la casa suonò unanime..: “ma dove è sparito il nostro ospite”?
una mela e delle foglie di lattuga, che ben presto vennero Nel bagno..no! Nella piccola stanzetta neanche, nel salone
rosicchiate, e muovevano le labbra e i baffetti proprio come il nemmeno, sbirciai tutti i balconi e la veranda.., macchè.., meno
nostro ospite.., i bimbi felici poco dopo di malavoglia andarono a male che allungài lo sguardo sino a sotto all’ufficio postale
letto nella loro stanza, e noi continuammo ancora per un po’ a chiuso, era li seduto su una grossa fioriera a godersi il via vai delle
tavola, guardava con interesse l’accenzione automatico del gas macchine, che ancora per poco in verità non erano ancora
della cucina, e da dove veniva, e quanto costava, così dei eccessive.., però gli vidi fissare a lungo finchè era alla vista del
termosifoni e delle tapparelle che si comandavano elettricamente, corso, il tram di linea 21/31, Torrelunga Acqua Santa, mi affrettai
ma fù proprio nel momento che accesi la televisione chiacchierona a scendere pregno della mia responsabilità.., era come se un
che si diede una manata sulla fronte esclamando: “si vinissiru i bimbo mi fosse sfuggito dal mio controllo, lo stesso che fosse uno
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nostri morti ”.., mia moglie mi anticipò: “chissà se sarebbero dei miei figli. Appena lo salutai mi rispose senza voltarsi sùbito,
contenti oppure no”! Si guardava attorno, dai mobili alle soffitte, perché era intento a seguire un gruppetto di motociclisti in vena di
ai mattoni, ma era la cucina con i suoi apparecchi come frigo, raid domenicale, che per la verità proprio a quell’ora della mattina

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si facevano notare proprio per la scia del frastuono che lasciavano d’inglese e di spagnolo.., si compiaceva nel pronunziare questi
al loro passaggio, però mi sono accorto che in faccia era giulivo vocaboli più o meno azzeccati nel complesso del discorso, e noi
come una Pasqua..; era veramente un bambino sicuro di se, come annuievàmo in segno di ottima comprensione e che eravamo
Gesù nel tempio tra i dottori.., quasi quasi era lui a spiegarmi con perfettamente d’accordo su quanto diceva. Alle tredici in punto
dovizia di particolari quei diversi frantumi che la città ti scendevamo dal nono piano a piedi.., ecco a volo il pulman già
mostrava.., e sembrava non risentire la diversità delle cose, dei pieno di tifosi con bandiere cappellacci e sciarpe rosanero, festosi
rumori frastornanti che si rincorrevano, delle puzzure infestanti trepidanti per la difficile partita.., infatti il Palermo era nella
che si volatizzavano per l’aria e nei nostri polmoni. Prendemmo sest’ultima posizione, mentre l’Inter con Corso Suarez e compagni
solo un caffè al bar sotto casa perché avremmo pranzato prima del era appena dietro di qualche punto alla signora Juve! Ci siamo
previsto, infatti il nostro primo appuntamento sarebbe stato andare messi in piedi sulla parte posteriore del pulman, così Turiddu,
allo stadio della Favorita dove alle quindici il Palermo avrebbe aveva tutta la visuale di quel che lasciavamo dietro: parchi
incontrato come avversaria l’Iner di Helenio Herrera.., (Palermo 1 giardini ville palazzi e traffico che già aveva preso le giuste
Inter 0 con gol di Fernando). Quello che mi andava incuriosendo sembianze del caos o del caotico come è più giusto dire.., quello
era.., che quando il nostro poliglotta.. parlava con me, era uno che colpì maggiormente la curiosità del nuovo pendolare sportivo,
stretto siciliano proprio casereccio e Muntimaiurisi200 DOC, ma se fu il percorso sempre dritto di una sola srada.., dalla via Oreto che
parlava con mia moglie e i miei figli, si esprimeva non dico in un nasce sotto la montagna proprio della circonvallazione che per
perfetto italiano, ma di certo non sfigurava.., e fra le altre cose si direzione opposta va verso Bagheria , Termini Imerese ( e qui
esibiva con un sorrisetto che assomigliava ad una smorfietta di preciso che dalla stazione ferroviaria di Cerda al nostro
labbra baffi e barba pronunziando..: ma vous ètes bien gentile chiacchierato paesello intercorrono circa dodici chilometri,
madame, oppure je vous remercie vivement madame, ancora ritornando alla marina si continua per la vicina Cefalù e con altri
bonjour madame o bonne nuit, au revoir.., ma notai ancora senza novanta chilometri si va verso Milazzo (e per le isole Eolie) e
dargli credito e con opportunità anche da parte di mia moglie che finalmente dopo quaranta minuti si arriva allo stretto di Messina..;
si adeguò.., che spesso miscelava il francese con qualche parola dicevo che si continuava sempre dritto per via Oreto vecchia, via

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Maqueda ove spicca a destra il Municipio con la piazza Pretorio dopo tramutare in un libro o in una rivista a larga tiratura, aveva
intesa “da vriògna201” per le statue nude anche di donne.., a venti capito tutto, neanche mi domandava i perché.., aveva percepito
metri i quattro canti detti di “Campagna”, qui avviene l’incrocio tutte le risposte come se avesse incorporato un traduttore
tra la strada del nostro percorso con quella che dalla marina porta simultaneo.., mi veva superato.., o mi ero fatto i conti in un certo
a Monreale altrettanta dritta per una decina di chilometri.., ma qual modo non certamente non giusti.., pensate che al ventesimo
continuando direzione stadio si passa di fronte al teatro Massimo, del secondo tempo quando il sud’americano Fernando segnò per il
dopo l’incrocio con via Cavour, via Ruggero Settimo e il Palermo che fù il risultato finale, dovevate vedere come
bellissimo teatro Politeama con l’omonima piazza Castelnuovo e gesticolava col braccio a mò di manico di ombrello.., e le paroline:
di seguito via Libertà sino alla Statua. Trentasette minuti di “teccà mancia, va ‘ffanculu, attentu a u cani, vaà scancia, stuiativi
viaggio, per la verità a quell’ora di pranzo incominciava ad essere u mussu203.., (continuava ancora a fine partita sazio e serafico: “cu
per i percorsi privilegiati scorrevole..; Turiddu talmente era preso ‘nnappi nàppi cassàteddi di Pasqua, scrivicci carni di porcu204..!”
dalle assolute novità, non si accorse che un mariuolo gli tastò le Aveva assorbito quell’altro mondo senza una pecca, senza fare
tasche, e che solo il fazzoletto rosso poteva essere il bottino.., una piega.., appena usciti soddisfatto eslama con convenzione
infatti fui io a raccoglierlo facendo capire allo sprovveduto “sunnu veramenti fitusi caà in città i picciotti di Palermu205;”
ladruncolo con uno sguardo d’occasione di allontanarsi..! Turiddu aveva confuso tifosi con fitusi, ma la convenzione era esatta.
mi chiese: “ma ia sulu naà strata202?.. Bella ritta non ci si può Prima di riprendere un auto che ci portasse a casa, lo inoltrai al
sbagliari.!” Sgranò gli occhi quando dalle gradinate ( ci sedemmo centro della città sino a piazza Castelnuovo, ammirò quei cavalli
l’uno accanto all’altro), che dalla vicina curva degli “ultras”, scalpitanti del teatro Politeama, i negozi di genere diverso sotto i
rintonavano come bombarde in guerra grancasse trombe mortaretti portici con il grattacielo, (fece una rullata con il capo dal basso
fumogeni e altre diavolerie e invettive verso l’arbitro e nei sempre verso l’alto, riparandosi gli occhi dal sole), e qui fu
confronti degli avversari.., si girava ora di qua ora di la per immancabile l’esclamazione: “mischia chi ia autu206”., poi al
intercettare meglio tutte le sfumature di quella corrida.., sembrava Massimo volle quasi toccare i due leoni li di guardia.., in un bar
un registratore che con la sua mente prendeva appunti da poterli lui prese una coca cola che al primo sorso gli uscì pure dal naso

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quasi a soffocarlo.., e io una granita al limone..; dopo il solito figli, ci siamo serviti dei mezzi delle ferrovie, infatti dalla stazione
pulman ci lasciò proprio davanti alla mia abitazione, qui mi invitò centrale e ritorno, abbiamo attraversato tutta la città con la
ancora a salire i nove piani a piede, cosa che in verità con le mani metropolitana che in verità è più allo scoperto che sotto terra..,
libere e senza pesi ho fatto spessissimo; la serata la fece lui da così il mio discepolo maestro di vita, gustò quell’antico sapore che
intrattenitore d’eccezione madame (mia moglie) e mon’amour ai sin dalla sua infanzia conosceva soltanto da lontano, come un
miei figli raccontò non tralasciando una virgola del filmato lungo serpentello di metallo color vinaccio che sbirciava col suo
dell’intera giornata, era come il resoconto di un bolettino di guerra tuuuhh tuuhh, lungo il fiume torto; ora che l’aveva toccato anche
quasi in italiano.., smozzicando anche diverse lingue compreso il col sedere, aveva capito come erano legati i vagoni l’uno all’altro,
nostro Montemaggiorese, nella buona notte gli raccomandai di e quello che lo appagava maggiormente fù.., che poteva spaziare,
non allontanarsi da casa, semmai mi poteva chiamare a qualsiasi spaziare con la vista curiosa tutt’attorno alla città, era come un
ora. Debbo puntualizzare che dal momento che ho sdradicato filmato che scivolava ad accumulare ancora pagine di vocaboli
Turiddu dal suo regno, avrei voluto indossare i panni di un padre, sempre più nuovi. Dopo pranzo, questa volta da soli
si di un padre spirituale, senza essere invasivo, ma coordinare attraversammo tutta la città, ma volutamente passai con tanti
tante sfaccettature man mano che si venivano a presentare in fastidi da stradette e viuzze della parte più antica e storica, come i
questa nuova esperienza non solo da parte sua, ma anche per me.., resti di mura e le porte di accesso di una volta.., e dai grandi
soprattutto per me, perché sapevo di estrapolare miriadi di mercati come Ballarò e a Vucciria che occupavano interi quartieri,
valutazioni che in effetti venivano a galla ora pe ora della e dove puoi trovare di tutto anche la Domenica..! Dalla
giornata, capite era come se un soggetto fosse nato in un palazzo espressione del viso e dagli occhi notai però che in certi vicoletti
sontuoso invece che in una stalla.., così ora che sono a metà gli mancasse il respiro, la confusione tutt’attorno gli dava segni di
dell’opera, i conti mi incominciano a tornare.., anche se li debbo preoccupazione; ma dopo qualche oretta ci lasciammo dietro tutto
mettere in colonna per sapere il risultato finale con una certa quel disordine da Casbha, di vita di usi e di civiltà, perché ora
esattezza! L’intera giornata del lunedì ci vide impegnati nella usciti dalla fiera del Mediterraneo, avremmo imboccato a Piazza
prima parte della mattinata anche con la compagnia dei miei due Leoni la Favorita per arrivare poco dopo a Mondello. Già la

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Favorita.., terreni che si snodavano per decine di chilometri in un verità.., e quel che più si appropiava di una cosa sua, che aveva
invidiabile polmone di verde e macchia mediterranea sotto la inebriato la propia coscienza illuminandola! Per me era come
montagna del Pellegrino.., sino a qualche secolo passato luogo di vedere crescere uno dei miei figli nel prosieguo del tempo e del
caccia e di appuntamenti amorosi per i reali della nostra bella capire. Nella giornata successiva con la scusa di portare i miei
Sicilia. Arrivati nella piazzetta di Mondello quello che colpì pargoletti dal barbiere proprio li vicino casa.., Turiddu ci
maggiormente Turiddu fù il vociare dialettale delle bancarelle e le accompagnò; al chè il figaro Gianni da me predisposto a
pentole di coccio piene del polipo bollito.., ma nonostante il mio completare l’opera.., fece finta di interessarsi sulla figura del mio
invito, non ne volle sapere di assaggiare quella consistenza caro ospite, e : “starebbe bene, si.., meglio accorciare un
mollachiera, che non era ne carne ne pesce, gli faceva schifo.., pochettino la barba in forma di pizzetto.., i baffi sfilarli e un taglio
però ci siamo inoltrati nella vicina spiaggia, ci siamo tolti scarpe ai capelli lasciando semmai un bel codino”; stranamente i miei
calzette e tirati i calzoni sino al ginocchio, così io San Giovanni, figli volevano disubbidire, ma la figura di Gesù in agonia si
battezzai il mio Gesù.., ma non solo volle bagnarsi sino alle sedette mogio mogio, quasi a volere approfittare della buona
caviglie, e con le mani piene si lavò il viso compreso il pelame occasione.., tanto che a fine servizio guardandosi e rigirandosi più
multicolore.., era giulivo come un passerotto che si sciacquava in volte davanti allo specchio, se la rideva di gusto assieme ai miei
una fontanella.., e ci sarebbe rimasto ancora, anche per assaporare due furetti! Mi suonava quasi strano il cambiamento metamorfico
quel gusto di sale e di sapienza.., era rinato due volte, e per la o camaleontico dello aspetto fotografico per la verità bene
seconda volta era stato mondato.., ma questa volta con gli anni il accettata e senza traumi..! La risposta mi venne da lui medesimo,
doppio di Gesù, aveva capito il trucco di come si camminava nelle “ma sugnu iu o sugnu un’altru, sfidassi chiunque a riconoscermi a
acque infide senza sprofondare nei suoi abissi più oscuri.., ecco si u paisi, pure l’armaluzzi mei si ‘nnì scappanu207”! E’ bello e
era completato una parte di quel quadro che aveva stuzzicato dalle rilassante parlarne dopo che una ferita è stata pulita e sanata..,
alte colline, la fantasia di migliaia di anime di chi sta lontano dalla aiuta a capire meglio e a quietare la coscienza del giusto modo di
marina.., fra l’altro ora che era sceso dal suo pulpito nascondiglio, fare. Intanto nel tornare verso casa Luigi e Alfredo uno per mano
aveva imitato San Tommaso, aveva toccato gran parte della (di Turiddu), non la finivano di inquadrare il mio amico, facendo

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qualche domanda sui capretti sui vitellini e sui porcellini d’india.., ricambiare di tutta sta ospitalità, quannu veni ddà fai cuntu di
e spesso se la ridevano, tanto che anche i passanti si rigiravano..! essere u patruni209”; ero certo e sicuro delle sue breve parole, era
Ma una bella sorpresa la fece mia moglie, ce la siamo gustata con come se mi avesse firmato un atto, un lascito, un testamento..!
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gli occhi.., e con il piacere di: “miì ti stà a ‘ppennello ”; proprio Sentivo giorno dopo giorno che ci si fondeva nella carne e negli
così, un vestito di mezzo tempo un misto lana colore grigio affetti, come se fosse uno dei miei genitori. Velocemente in via
acciaio.., e un maglioncino quasi sportivo rosso vinaccio.., un paio Roma, senza tante pretese, prendemmo un paio di scarpe basse ma
di calzette bordeaux.., solo si doveva accorciare di qualche dito i di vera pelle fumè che si intonava bene con il nuovo vestito, era
pantaloni, ma ci avrebbe pensato la signora Giacomina amica raggiante tanto che gli occhi gli luccicavano più del solito..,
nostra del settimo piano in pochi minuti.., era il suo mestiere di mentre ai miei figli comprai per la prima volta il numero
sarta. Mancavano solo le scarpe alla moda per infagottare il nostro trentaquattro e trentasei scarpe da foot ball, imboccammo il Corso
signorino tornato a nuova civiltà; certo lui ci aveva portato un Vittorio Emanuele che da piazza Marina arriva a Monreale..,
sacco pieno di formaggio, quello stagionato per essere grattugiato, passando per la Cattedrale e piazza Bonanno, il Palazzo Reale,
o quello fresco del primo sale, o la tuma tenera per i miei figli, e Porta Nuova, Corso Calatafimi ed eccocci ad inerpicarci sino al
con l’aggiunta della prelibata ricotta salata, gusti e odori da Duomo dove quel Dio che assomigliava a Turiddu prima di andare
nababbi.., molto diversi da quelli dei banconi dei supermarket.., dal barbiere.., e poi li dietro al belvedere estasiarci e a godere le
dovevate assaggiare il tenero capretto cotto al forno con le bellezze degli agrumeti della bella Conca D’oro che proprio da un
patatine carote cipolla et aromi.., si scioglieva in bocca, (la voce ventennio incominciava ad essere devastata (1950) dai cannibali
capretto venne tenuta segreta ai miei due figliuoli, per ovvi del cemento.Turiddu rimase interessato dal lungo giro culturale, e
motivi.., infatti avrebbero ricavato dell’uomo adulto le sembianze non seppe frenarsi come al suo solito nell’esclamare all’uscita dal
del lupo cattivo, famelico, carnivoro delle dolcezze innocente di Duomo: “chi beddu Cristu, cù ‘dd’ì vràzza aperti, pari, caà ti voli
un indifeso caprettino..! Dopo avere pranzato, (l’agnellino).. mi abbrazzari comu faà un veru patri210”! Scendendo in città sino al
correva dietro contento e belando d’affetto estemporaneo, ma che porto, ecco li osservare con gli occhi stralunati ed increduli
era in serbo forse da diversi anni addietro..: “come ti posso macchine ed autotreni a centinaia essere inghiottiti dalla pancia

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insaziabile della nave traghetto Palermo Napoli.., ecco un’altra aggrovigliano l’animo. Le conferme alle mie perplessità notturne
frase delle sue: “megghiu stari con i peri per terra e con i mia affiorarono crude proprio la mattina nel sorseggiare un misto latte
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armaluzzi nella mia ressa ”! Al solito quest’altra sera dopo cena caffè, sembrava che Turiddu nello sbocconcellare dei biscotti
non si frenò facilmente, tanto che ad un certo momento tutti e tre cittadini avesse dei sussulti come se gli mancasse l’aria, o avesse
poggiarono la testa sul tavolo facendosi alluppiari212 dal sonno.., dei ripensamenti sulle cose fatte o su altre da rivedere e da
aveva fatto combutta con i miei figli inventando una miriadi di valutare con una certa accortezza. Fui io a percepire quel disagio,
favolette, come..: “allora i lupi mi accerchiarono e si vulevanu ma come al solito mia moglie non da sprovveduta ma per indole
manciari sia li pecuri chi a ‘mmia, iu incuminciaiu con una caratteriale mi sopravanza buttandola così: “Turiddu ormai l’hai
pignata e na petra a fari rumuri, i cani mi detturu naà manu e capito sei uno dei nostri, come un nostro familiare, perché non
accussì l’abbiamu avuta vinta213 ”..! Certo che non mi sarebbe lasci la campagna.., là da solo di notte, ti puoi sentire male, ora
dispiaciuto avere in casa un secondo padre e un nuovo nonnino mica hai l’età di una volta”; la risposta suonò perentoria, anzi fù
per i miei figli.Verso le due di notte Alfredo piagnucolava forse un lungo silenzio, sapete di quei silenzi che col semplice sguardo
per un brutto sogno.., lo andai a coprire e ad rassicurarlo, ma o dai movimenti del viso di una sopracciglia, con una smorfia,
anche dalla stanzetta del nostro ospite si percepivano frase come: dall’aggrottare di rughe ti dicono già tutto, forse più chiara della
“e ora comu fazzu tutti i pecora morti e a casa scassata.., chi favella; stringendo le due labbra e tentennando appena la testa ci
guaiu.., chi guaiu.., Signuruzzu aiutatimi vui214”.., ritornando a disse molto, era un no senza ripensamenti, senza altre possibilità o
letto rimasi per un po’ a meditare..; per non farcelo pesare in quei alternative! Così vistomi con le spalle al muro e con un giuoco che
giorni non ci aveva mai parlato o fatto cenno sulla roba sua mi veniva strappato dalle mani nel più bello, mi inchinai al volere
lasciata per la prima volta sotto le mie avans, e in un certo modo del fato. Sapete a volte una vita una storia di uno qualsiasi di noi,
mi sentivo in colpa perché avevo distolto quasi con la forza della prende una strada invece che una completamente opposta.., la
persuasione la privaci di un essere libero nelle abituè delle figura e l’esistenza di ogni essere umano, spesso è legata con fili
giornate e nel tran tran dello scorrere delle ore spesso taciturne così duttili che ti possono reggere all’infinito e coordinarti come
fatte solo di movimenti misurati e senza frastuoni di pensieri che ti marionette, ma basta un sussulto un ripensamento ed ecco ora non

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sei più tu, hai imboccato un’altra strada e la tua vita è quella di un scendemmo questa volta con l’ascensore, non gli diede fastidio era
altro.., ti sei sdoppiato in più personaggi in cerca della propia vera un veterano aveva acquisito anche questa sicurezza. Nel
identità. Avrei voluto insistere o cercare ancora di dissuaderlo, ma percorrere le ultime vie della periferia volgeva lo sguardo muto a
a che prò, sarebbe stato come allungare l’agonia per entrambi, io desra e a manca come per non tralasciare nessun particolare,
la pensavo come lui, ecco come eravamo simili, venivamo dalla voleva ingoiare gli ultimi sbocconcelli non lasciando per terra
stessa terra con la medesima mentalità del cauto ponderare, nemmeno le molliche, aveva dei presagi come per dire..: “questa
l’amore per la quiete lontani da ricchezze o da storture sociali, è stata la prima volta e sicuramente sarà l’ultima.” C’èra metà di
eravamo insaziabili della ragione della giustizia e della verità. lui che fremeva pe andare a mettere i piedi su quel rettangolo di
Avrei voluto trattenerlo ancora per fargli conoscere altre giuoco dove la serenità la sicurezza dei propi istinti era il
particolarità nascoste della città e dei suoi segreti, ma ormai è tardi caposaldo del vivere abitudinario, là, anche se solo in apparenza,
e forse rimarranno oscuri per sempre.., mentre per altri, la fantasia era attorniato dai soliti gesti, dai movimenti avuti in eredità da
monca non gli manca a Turiddu, certamente userà quel dolce e sempre, non c’era niente di difficile, si risolveva ogni cosa alla
innocente spirito che per anni ha adoperato nella sua indole di meglio ed appagava lo spirito; ma quello che lo saziava
sognatore agreste. Mi si abbassava una saracinesca piena di maggiormente in forma completa come se le pietanze fossero
frastuoni metallici, ora stava in me sapere pennellare e oleare imbandite con spezie sopraffine erano senz’altro le sue bestie,
quelle parti che ancora stridevano in modo da addolcire questo senza distinzione, dai cani guardiani e protettivi alle poche
presunto divorzio, era come allontanare un agnellino belante dalla mucche, le pecore le due asinelle e in aggiunta un palcoscenico
propia madre, e tale è stato il saluto di mia moglie e in particolare che era come una foto, un quadro di gran valore dipinto con le
dei miei due figli.., e con un lungo e ripetuto abbraccio Alfredo in mani propie di Dio. Per l’altra metà del mio fratello maggiore
particolare accarezzava quasi a non volerla dimenticare il poco di ancora dovevo fare quella somma aritmetica.., si ero sicuro che i
barba che ancora gli rimaneva sul mento, Luigi gli prometteva di guadagni erano stati più delle aspettative, ma nel tempo questo me
accudire con amore i due porcellini d’india e il primo maschietto lo avrebbe cofermato lui medesimo, la sublimazione dello spirito
che avrebbe partorito lo avrebbe chiamato col nome di Turiddu; sulla mente e sull’anima di un essere vivente..! Ecco ora si

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incominciava a delineare in forma quasi definitiva quel puzzle che professore non ti avrei riconosciuto, ma chi facìsti, pari un
entrambi avevamo quasi per giuoco iniziato, mancavano ancora signurinu di città, minchia”; era giustificata la meraviglia, una
degli incastri ma erano cosa da poco. Nel passare dal nostro metamorfosi così non ce l’avremmo aspettata neanche noi..,
paesello che ancora era giorno, non si scompose ne si camuffò cu sin’anche i gesti e il parlare erano più cònsono alla nuova figura di
a cuoppula, ma ebbi la sensazione che si stava pavoneggiando Turiddu; ma quanto sarebbe durato tutto ciò.., forse l’indomani
seduto in prima fila come un passeggero d’eccezione agli sguardi mattina il giocattolo si sarebbe rotto.., per tornare alla vita di
curiosi dei nostri compaesani.., già parecchi chilometri prima sempre con gli stessi passi e le cadenze che da millenni si
sentivi il respiro della tua aria.., ne sentivi gli odori caratteristici i perpetuano. Un lungo abbraccio e un arrivederci fra qualche mese,
profumi e le puzzure.., era la nostra emoglobina.., a respirare (mitigò la crudele separazione), un grazie a Fifì ( gli portai un paio
quell’aria, anche ad occhi chiusi non potevi sbagliare, eri li sulla di scarponcini) per la bontà d’animo, ma poi sarei tornato ben
tua sicura terra, quella dei tuoi natali, di papà e mamma e dei tuoi presto per l’apertura della caccia anche con i miei figli. Uscì da
nonni, quella fertile del tuo sviluppo psico fisico, culla del sapere quelle terre che già il sole lasciava l’orizzonte per tuffarsi nel
e dei giuochi infantili, patria delle tue scorribande, voci visi e meritato riposo. Nel far del ritorno vedevo ancora Turiddu accanto
sguardi che ti avrebbero accompagnato come un tuo indissolubile a me in un interminabile fraseggio, era ritornato all’originale..,
patrimonio. A dir poco commovente l’arrivo nel suo piccolo con quei dettami nostrani, poche parole ma pesate, ci si capiva
harem., i cani frenetici di gioia ci accolsero accompagnandoci sin anche con la sola cadenza di una frase, bastava che fosse una sola
dall’inizio del viottolo, una delle asinelle si staccò dal pascolo per o una doppia erre e il significato ad incastro calzava alla
venirci anch’essa di fronte alla piccola abitazione, e gli altri perfezione, non ti lasciava alternative di sorta, era una logica che
armenti comprese le tre caprette iniziarono una danza ti indicava.., “è così, solo così è”! Eccolo sciorinare ora con
di…”evviva, ben tornato ora siamo tutti uniti in famiglia..! Ecco platonica sentenza: “criscinu l’anni e criscinu i malanni215”, e io
Fifiddu scendere dalla radura superiore quasi incredulo..: non vi dietro a dargli man forte: ma portano anche il senno; “prestu,
aspettavo così presto, poi con le mani ai fianchi squadrò il fraterno prestu cà la cira squagghia216”, certo è la mattinata che fa la
Turi, e non potè tattenere alcune esclamazioni..: “se non c’era il giornata grande; “li guai di la pignata, li sapi la cucchiara chi

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l’arrimina217”, ma la colpa è del diavolo che le fa senza coperchio; mia moglie nel raccomandare la buona notte li rassicuravamo
“fai bene e scurdatillu, fai mali e pensacci218 ”, ma il Signore ci ha come..: ma no lui è forte, ha i cani che lo difendono, tutti gli
detto: questa è la strada giusta, quella è sbagliata.., libera scelta, vogliono bene.., promettendo che chiusa la scuola saremmo andati
ma ricordati che questa regola non vale per i signori politici; a passare le vacanze proprio li a contatto della natura e degli
“amuri di mamma non t’inganna219 ”, e la mamma è la regina della animali. Ma di tanto in tanto quando incontravo i miei cugini in
casa; “l’uomo lagnusu è sempri nicissitusu220”, infatti c’è chi paese o in città, la prima domanda era rivolta..: come sta Turiddu,
aspetta che gli cada la fico in bocca; “tanti picca fannu assai221”, l’avete visto, che fa? “Ti manda a salutare anzi mi ha dato un po
proprio così ogni “fegatello di mosca fa sostanza” “è megghiu di formaggio e ricotta salata che ti avrei fatto avere alla prima
un’amicu chi un tintu parenti222”, praticamente come noi due..; “cu occasione come questa”. Allora non esistevano i telefonini usa e
và a Palermu e n’un ‘vvà a Murriali, arriva sceccu e torna getta come oggi.., e per la verità in quel posto di campagna
maiali223”..; stavo per rientrare a casa che mi dò l’ultima risposta neanche, grazie a Dio, la energia elettrica, ma legna carbone al
anche se è diretta proprio al mio immaginario compagno di limite petrolio e qualche derivato per i mezzi meccanici veramente
sapienza.., sul pianerottolo mi corrono incontro i miei figli con pochini in giro allora. Ma quello che mi lasciò ancora pensieroso
mia moglie e notano dalle mie labbra: “ma noi una visitina ma non meravigliandomi più di tanto, dopo avere soppesato il
l’abbiamo fatta pure a MONREALE ”! Intanto tutti e quattro contenuto quasi scientifico di alcuni fogli di carta da lettera stile
abbiamo cenato in completo silenzio, non abbiamo aperto bocca., antico che Turiddu aveva riempito con una matita e poi ripiegati
ma la favola continuava nel nostro segreto; e nel dare la buona per quattro cinque volte.., li lessi di nuovo ritornato a casa con mia
notte ai miei due figli, li abbracciai più volte, c’era pure quello di moglie, ci guardammo in faccia e gioimmo talmente da inumidirci
Turiddu.! Bastano due anni per imparare a parlare, ma non basta gli occhi.! Ecco corretto in parte per renderli più comprensivi..:
una vita per far tacere la propia anima. Per alcuni mesi fu un lungo “siccome siamo fatti di carne ossa e centri nervosi.., e siamo su
divorzio, per la verità per qualche settimana in famiglia i miei figli questa terra.., io considero la psicologia come una scienza
mi tempestarono con tante domande.., come: perché vive da solo filosofica fondamentale, che può parallelamente camminare al
in campagna, non ha i genitori? Non ha paura la sera? Così io e fianco della fisica della chimica e che senza tema potrebbe

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risolvere difficili problemi di gnosologia ( e dunque, tutte quelle per i cieli..; anche negli animali c’è una somiglianza (metti il
forme filosofiche per individuare le vere ragioni di una coscienza leccare, l’annusare della mamma e del figlio appena nato.., e della
più o meno cristiana che le varie dottrine della chiesa hanno sua difesa), con questi atti impulsivi, si può dire che sono il
sempre anche riconosciuto ed individuato).., o da fantasiose teorie risultato di un accumularsi come montagne di molti atteggiamenti
della metafisica; ma intanto ci può asservire come in un che nella vita primordiale erano spontanei, poi necessari, e alfine
complesso di uniformità, di coesistenza e di successioni di si sono fissati nella organizzazione fisiologica della vita di ogni
fenomeni.., e dunque si potrebbe condurre come una vera scienza, giorno e di ogni essere vivente, e di conseguenza trasmessi in
a tutte o a particolari fattori atti a rivelarsi nella storia della vita eredità in quanto patrimonio acquisito”! Ecco, a questo punto mi
(dalla nascita del mondo a noi). Vedi, anche tutte le sento come quel nipote addottorato, che in soffitta dai defunti
manifestazioni psicologiche sono come se la mia asinella li nonni ha trovato una cassapanca piena di segreti di verità che a
trasportasse momento per momento della nostra vita a ceste mala pena aveva vissuto nella piccola infanzia.., ora quell’enorme
piene.., e siamo proprio noi viventi del regno animale e vegetale a sacco di vecchi giocatoli mette in bella mostra tanti ragionamenti
proporli.., è nella stessa materia biologica che nascono le scintille e molte riflessioni, ma è come se certe cose ti pesano come un
affinché divampano come fenomeni vitali e indispensabili per dare macigno le tempie vengono strette da una tenaglia atta alle
un assetto a dei contorni ben precisi ai fattori della natura, dunque sevizie dei secoli passati. Vorresti sciogliere in pochi attimi, tutti i
le sostanze psicologiche esistono in quanto apparteniamo al nostro nodi incompresi, vorresti che ti fosse chiaro ogni particolare, e
cosmo con tutte le forme reali e fittizie nel contempo. In genere avresti voluto rivedere quel mondo nei fotogrammi che oramai
l’atto impulsivo, non è un atto volontario libero, che in questo sono scivolati via velocemente come un fiume pieno di ombre,
caso è gestito armonicamente dai vari distretti cerebrali con i suoi avresti voluto fermarli aprirgli la bocca e gli occhi e dialogare e
connessi, ma ne consegue un fascio di risposte che ho appreso sia sentire ancora quegli accenti che si sono persi tra quelle parete ora
dagli animali che dalle persone.., e tu ne hai avuto a ceste piene decadenti e impolverate.., mi chiedo perché non ci aggrappiamo al
osservando i ragazzi in special modo durante le fasi dei giuochi.., presente senza perderlo per strada, viverlo all’infinito senza
cioè quando l’anima si libera e si libra leggera come una rondine risparmio, anche se la nostalgia ci tormenta.., ecco inesorabile

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come una boccata amara dirci.., ora puoi andare solo avanti, a che dalla mia abitazione, venticinque chilometri di supposizioni, i
vale girarti indietro, ecco è tutto nebuloso, mettiti il cuore in pace pensieri svirgolavano come in unintricato via vai dei vecchi vicoli
e lancia un addio filosofico, questo ora è un altro tempo, come in di Palermo, quale era quello giusto, si sarà fatto male, sarà caduto
una partita di calcio che ha avuto inizio da sempre..! E Turiddu era da un albero, un calcio di qualche mulo un infarto, sarà ancora
uno di quei giocattoli che avrebbe fatto gioire tanti bimbi della sua vivo..? Mi accesi una sigaretta a centoventi all’ora, non
età, ora voleva mettersi in moto come quel pezzo di legno che cronometrai il percorso, so solo che appena stavo per entrare in
ospedale avevo ancora la cicca in mano..! Ma fatte le prime
rampe, su una panca d’attesa del pronto soccorso ecco Turiddu
“TERZA PARTE” seduto come il peggiore degli straccioni, sporco, la camicia semi
aperta perchè senza bottoni, pantaloni e scarponi ancora infangati,

Geppeto aveva animato nello scolpire pinocchio, fin qui c’era e il viso nascosto dalle mani di campagna brulle e affaticate, da

riuscito alla perfezione, ne sono appagato e le indicazioni mi una meraviglia ad una spiegazione un lungo abbraccio mi

stanno dando ragione. Come non dare una soluzione o continuità a rasserenò non poco..! Ma intanto la cronaca: erano le tre di notte

tutte queste verità che prorompenti ti venivano a colpire lasciando che sente bussare con forza alla sua porta, “ aiutatimi, aiutu”.., era

tracce profonde nella sensibilità di ogni animo gentile? Ecco una Fifì che si sentiva morire con dolori al cuore al braccio e sudori in

mattina di qualche mese dopo, una telefonata dal mio paesello.., tutto il corpo.., non si reggeva in piede ne sulla fida asinella, in

era la voce ansante e a scatti della conduttrice dell’unico telefono, questi casi l’impulso che viene dalla disperazione di salvare una

la distinta signora (224) Miluzza224.., che in poche parole mi vita umana e fraterna.., ecco la vecchia carriola di legno, li disteso

diceva : qualcosa di grave era successo a Turiddu in campagna.., con una coperta addosso Turiddu intraprende quei quattro

oltre non ho capito, solo mi fu chiaro passa dall’ospedale di chilometri per fortuna in leggera discesa sino alla provinciale, solo

Termini Imerese. In fretta e con poche spiegazioni salutai mia le stelle con uno spicchio di luna lo accompagnava tra terra e

moglie intenta a preparare i piccoli per la scuola.., e via col mio fango.., quarantacinque minuti interminabili e nonostante la

fido maggiolino, l’imbocco della autostrada è a cinquanta metri temperatura di pochi gradi, il sudore imperlava la fronte e la

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schiena, si fermò un attimo solo sulla strada maestra, Fifì Presidente della Repubblica in occasione della sua venuta in
respirava con affanno ma già era incosciente, e questo lo Sicilia. Sono sempre io ad accompagnare i miei due compari
preoccupò molto, perché per arrivare in paese vi erano ancora impomatati e vestiti per l’occasione con il meglio del meglio..,
nove chilometri, a quell’ora di notte.., ma ogni cosa sembra già mentre i fotografi e i cineasti volevano carpire da quei due
scritta nel libro e nella volontà del Padre Nostro.., forse non aveva macigni di granito l’uomo preistorico che volente o nolente era
pregato o implorato mai Gesù Crocifisso.., il padrone del nostro diventato sapiens e agli onori degli altari. Infatti è banale dire che
paesello.., poi si è rivolto con insistenza a Patri Mercuriu Tresa225 la comunità tutta del paesello si ravvide tanto da accoglierlo al suo
che aspetta di essere beatificato, ma morto a Monreale in odore di ritorno come un atleta che aveva vinto un medaglia d’oro in una
santità! Ecco il miracolo, una luce e una macchina dopo la curva olimpiade, senza dubbio quel che aveva fatto era superiore alla
gli si ferma con il suo gesticolare accanto, poche spiegazioni, Fifì vittoria in una disciplina sportiva, perché aveva salvato una vita
viene disteso sul sedile posteriore di una grossa berlina.., era un umana.., cioè qualcosa che era stata costruita a Sua immàgine dal
viaggiatore di commercio che tornando verso Palermo a quell’ora nostro grande Padre. Aveva contribuito affinché il respiro di
di notte, era stato in compagnia della sua amante del paesetto di un’anima e il sorriso di un volto continuasse a partecipare e a
Alia. Ora Fifì come dicevano i medici era appeso ad un filo di godere delle bellezze del Creato. Quella sera nella grande piazza
speranza., infatti trascorsero quaranta giorni da quando venne del Municipio addobbata come la festa del quattordici di
operato in un centro specialistico di cardiologia poi a Palermo; Settembre in onore di Gesù Crocifisso227.., le famiglie
intanto in paese ci fu l’interessamento del sindaco del maresciallo parteciparono senza risparmio in dolciumi e bevande, la banda
e delle autorità prefettizie della grande città., il giornale di Sicilia locale inneggiò sino alla mezzanotte e passa alla presenza di tutte
per più giorni ad ampie testate incoronò Turiddu come il vero le autorità anche ecclesiastiche, e in verità tutti si esibirono con
fautore della salvezza di Fifì, tanto fù il clamore ampliato dalla dei balli nostrani, dopo, i due fratelli siamesi ringraziarono più
voce del Gazzettino e i discorsi nella provincia, che un bel giorno volte per poi a notte fonda con una jeep dei carabinieri vennero
226
di Maggio.., il signor Salvatore Geraci inteso anche (Micu) , accompagnati nelle rispettive dimore di campagna. Eccoli ora nel
sarebbe stato insignito con un’alta onorificenza, proprio dal loro ambiente preferito, dove tutto scivola con una consuetudine

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da relax, dove nel silenzio quotidiano i sensi ti dettano ogni indelebile al proprio posto, e l’uno e l’altro si compiacevano di
movimento, è come di quel bambino ora cresciuto che ha magnificare quel quadro, era come una lunga trama della
intrapreso ed assimilato tutti i processi e le esperienze necessarie commedia nostrana, che lentamente rotolava sciogliendo tutti quei
per convivere con se medesimo e le cose che gli appartengono.., il nodi a volte negativi per il prosieguo del vivere quieto in una sana
centurione dopo una delle tante vittorie tornava ad usare l’aratro realtà. Ma la società che si trasforma e si evolve oggi, sentenzia
per disotterrare la civiltà dormiente. Passammo con la mia nuove mete alla civiltà che sino a qualche lustro addietro erano
famiglia più di un mese li in quella alcova della natura.., solo impensabili.., un giorno di pieno inverno, era il tredici di
l’eccessivo caldo ci diede qualche piccolo disturbo, ma i miei figli Dicembre per Santa Lucia, e come tradizione e devozione
si sfrenarono diventando in pochi giorni anch’essi oggetti impartita dal giusto senno religioso di mamma, stavo mangiando
indispensabili di una cristallina oasi di pace.., che per la verità era una bella porzione di Cuccia228, grano nettato pulito e qualche
nelle ore di giuoco con le piccole bestie un rincorrersi di voci di giorno prima messo a mollo, poi lessato quanto basta e condito
strilli e di burlesche fatture infantili che mancavano forse da con olio di oliva e sale, oppure con latte e zucchero, o con
sempre in quei luoghi, ma che i cieli tutt’attorno hanno accolto l’aggiunta di polvere di cioccolato.., proprio alle ore tredici,
benevoli la novità. Tornando in città e a scuola i due volpini squilla il telefono, ma mi sembrava quasi una burla.., il magnifico
avevano fatto proprio forme di civiltà che nessun vocabolario ti rettore della Università di Palermo.., si scusava per l’ora, ma mi
può illuminare, se prima non hai masticato quell’aria quel sole pregava di intervenire per perorare una bella iniziativa di alcune
quei silenzi quei movimenti e quegli usi di vita di ogni giorno. Era facoltà di “ Agraria, di Storia Ambientale e Socio Culturale
un altro Turi? Credo proprio di no, anzi ne sono certo.., è stato Antropologica” et.; in pratica il consiglio di queste facoltà
sempre quello di sempre.., schivo, parco, misurato nei gesti nello avevavo deliberato la consulenza di alcuni soggetti come Turiddu
sguardo e nell’animo, si perpetuava quel rituale anche se di una e Fifì per un certo numero di lezioni al mese ad assemblee nutrite
sola pagina della vita, quella atavica. Era come se, sin dalla di giovani studenti universitari interessati e per meglio conoscere
creazione della terra fosse stata scattata una “Geo fotografia il vero connubio che in forme ataviche si tramandava da sempre
satellitare” di quella zona, e dopo millenni ogni cosa fosse rimasta per la produzione tradizionale della terra e degli animali, compresi

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gli usi costumi attrezzi impiegati in quella armonica esperienza di campagna e della nevrotica città, appena al ritorno varcavo i nostri
vita. Non fu facile fare accettare tale incombenza e della grandiosa confini di a serra di San Paulu, (contrada tra Cerda e
forma umanistica ed utilità. Una volta la settimana prelevati dal Montemaggiore) avveniva in ognuno di noi una metamorfosi che
sottoscritto e riportati nella tarda serata nel loro ambiente ci diceva..: ora sei il vero cittadino del tuo paesello, della terra dei
naturale.., anche se il tutto era suffragato da ottimi gettoni di tuoi natali, e i pori si imbevevano di quel nettare per niente
presenza per tutti e tre.., infatti io ero sempre presente in aula invisibile perché ti si vedeva negli occhi, nella favella, nelle
facente il babj sister e il traduttore simultaneo quando per battute, nei gesti e nella modesta cultura partecipativa dei sorrisi e
necessità della conoscenza dovevano rispondere solo in dialetto. dei vocaboli veramente locali. Ecco perché io Turi Fifì e tanti altri
Infatti il detto in dialetto dava la risposta già cesellata al limite come noi non cambieranno mai, è il nostro concime sarà il
della verità del vangelo. Questo è stato uno dei principi fertilizzante per le generazioni future.., così sarà il ciclo della vita
inderogabili che ad ogni studente è stato premesso nel carpire il perché quei cieli sanno adornare le albe e i tramonti, e l’aria che
senso proprio di ogni risposta. Il dialetto è uguale a radici a gonfia il tuo petto sarà sempre pregna delle molteplici molecole
costumi a formule etniche. I miei due fratelli maggiori hanno staccatisi dall’infinito. Allora l’uomo in quanto tale è degno delle
avuto come al solito larghi spazi di commenti nei giornali, alla sue fattezze? Anche delle più semplici impronte che lascia come
RAI e in diverse stesure di studi e di tesi in alcune forme una scia odorosa che resiste ai venti e ai cumuli del tempo? Già
antropologiche, affinché non venisse perduto quello che gli eredi ogni fegatello di mosca fa sostanza! E che nessuna briciola venga
di Adamo ed Eva avevano percepito dal primo momento della loro dispersa, e ogni bulbo dia il suo fiore, attivi fattivi ed operosi, sia
venuta su questa terra. Elogi e grandi meriti a questi due per sempre il credo dei giusti. Per altri sette anni si concretizzò
personaggi portatori nel loro DNA delle fattezze che Cristo aveva sino a cementarsi come un padre ed un figlio l’affetto tra me e
già dato nel modellare e nel soffiare nell’anima dell’uomo di Turiddu, non si era mai spogliato del suo abito, quello dei suoi
creta. Ripeto a distanza di qualche annetto era un altro Turiddu? avi.., non volle ritornare più a Palermo, quasi a volersi isolare e a
Un altro Fifì? No! Assolutamente no! Vedete, io che respiravo non perdere neanche un minuto di quel contatto con la propia
come loro, che sapevo la diversità dei sapori della lontana natura che gli aveva dato sempre delle grosse soddisfazioni psico

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esistenziale. Aveva percepito che era in una fase calante della sua sempre la testa rassegnato, ma grato, lui era stato fortunato e non
età, per’altro senza fare all’armismi per la salute.., infatti notai che rimpiangeva proprio nulla e con orgoglio ripeteva: “maiu
centellinava ogni ora sia in pieno inverno che d’estate della intera accuntintantu sempri du bonu e du tintu, du picca e du assai230”, e
giornata, era cosciente nonostante una buona apparente salute, qui lo mostrava al mondo intero, anzi lo lasciava come monito, si
l’ordine e il lavoro veniva svolto e superato con la solita maestria, affacciava a quel balcone come il Duce inneggiando verso i cieli..;
degno del più sofisticato compiuter! Nell’ultimo inverno solo una “però u Patri Eternu è statu un po’ dittaturi.., finchè cci siamo stati
leggera bronchitella con febbricola gli fece capire quel declino utili, vabbè.., poi cci dici fatti nnà passiata versu a Cavatina, tu
naturale che è di ogni essere vivente; nonostante, accettò a n’un mi servi cchiù, ora haiu a tta figghiu a ttò niputi.., viri a
malincuore solo per alcuni giorni la visita dell’amico grande mmia a morti n’un mi fa paura.., sugnu divotu ubbidienti.., chiddu
medico Paciddu; il sottoscritto gli stette vicino per ogni evenienza chi mi fa veniri l’allammicu ia…, caà ogni matina vulissi vidiri
armato di odiate siringhe di venti c/c con ago veramente grosso, il sempri u surrisu e l’affettu di i mei canuzzi e di mei armaluzzi chi
tutto bollito per poi iniettare dei flaconcini di penicillina; in quella mi currunu ‘ncontru comu si mi vulissiru abbrazzari..; e facissi un
vicinanza forzata li in campagna vedevo quella sagoma umana pattu cù Chiddu chi sta ddà’ssupra.., di farmi vidiri piì l’eternità
stagliarsi nella controluce delle ore serali come un automa che è in ogni matina u suli ‘ncielu231 ”. Non credi di chiedere troppo? O
cerca di se stesso.., come se gli mancassero i passi disinvolti di altrimenti Lui dovrebbe fare due liste come a scuola, quella dei
una volta, e i gesti e lo scuotere del capo davano una ragione buoni come te e accontentarli.., invece quella dei cattivi
crudele alla carcassa che foderava un cuore, un cervelo un’anima. sprofondarli negli inferi profondi. “Poi vulissi moriri piì finta e
Nella penombra una sera mi aprì le solite dighe, “Viri Mattiò, u rimanèri ddà assittatu in eternu cù u fiscalettu nni li manu e
Signuri quannu nascèmu nni pigghia a prestitu.., ccia cu nasci a qualchi libbru da leggiri mentri li picurarèdda pasculanu, e iu mi
Milanu ccù a Lontra, in America in Africa i niuri in Giappuni i godu la paci di l’Anciuli232 ”. Con queste ultime sentenze Turi
gialli, accussì vòsi229 ”; era un gesticolare a larghe braccia, poi esternava dal suo cuore quello che una volta era un segreto, ma
come se il fiato doveva riempire il suo mantice, forzava il discorso che ora semplificava a testamento.., avrebbe voluto essere sepolto
con un DO di petto simile ad un erutto.., si sedeva e scuoteva li vicino ai suoi cari, perché diceva..: “mi talianu nall’occhi e cci

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beamu233”, era solo questo atto d’amore che traboccava come il anch’essi in rispettoso silenzio.., incominciai a recitare il
chiacchierio della sua fontanella modesta ma utile e nei mesi estivi Requiem, quando quella parete si squarciò come la breccia di
indispensabile.., non era attaccato alla roba ne avaro.., aveva un Porta Pia, e la figura di Turi si involò verso le alte colline, e li un
cuore grande e largo, “un pezzu di pani si ccia ia piì tutti, u stissu UOMO come un suo sosia lo aspettava con le braccia aperte, e
di quannu affaccia u suli234 ”! Si rimise in buona salute, ma nel mano nella mano si alzarono verso i cieli azzurri, lasciando dietro
mese di maggio quando la terra si veste di verde inghirlandata di una scia di profumi, segnando a tutti una strada da percorrere. I
fiori e di odori come se volesse andare in sposa con la natura e funerali furono onorati da tutta la comunità pregna di aver avuto
partorire il meglio del Creato.., io e Fifì fummo testimoni di nelle propie radici un uomo di elevate qualità umane, e che ha
quell’addio che era scritto nelle pagine del Divino.., prima di dato lustro e momenti di eccelsa civiltà per i presenti e alla
salutarci per l’ultima volta (forse), volle essere portato li a pochi memoria.., diversi i giornalisti accorsi con qualche cineasta.., il
metri alla fonte battesimale che gli aveva tenuto da sempre comune partecipò con il gonfalone, alcuni inviati dalla Prefettura
235
compagnia con il suo dolce ciarruttiari .., e con i consigli.., di Palermo, Sindaco con fascia tricolore e una strada (quella della
erano le nove del mattino una giornata radiosa, degno regalo per sua abitazione del paese e li in campagna lo ricordano con una
un’anima gentile.., si guardò tutt’attorno come se avesse perso targa), la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica l’ho
qualcosa., qualcosa di irremidiabile.., ma esclamò: “chi ‘bbèdda deposta nella sua cassa proprio all’altezza del suo cuore.., una
ijurnata236 ”, fissando per alcuni secondi la profondità dell’azzurro uguale tutt’oggi è esposta con la sua foto e la dicitura della dedica
che cadeva dal cielo.., poi immerse la mano in quell’acqua Ministeriale a memoria nella bacheca della sala consiliare di
benedetta l’assaggiò e si mondò il capo segnandosi.., aveva gli Montemaggiore Belsito (PA). Oggi riposa nella nostra tomba di
occhi sereni quasi volessero sorriderci, ma bagnati, così pure tutto famiglia (accanto ai miei genitori con annesso un altare tutto in
il suo viso come il nostro..; mi strinse sul letto la mano quasi a marmo).., così un giorno lo raggiungerò e continueremo spalla a
strizzarmela.., ma reclinò il capo verso la parete opposta a me che spalla in cammino a dettare ancora forme di vera vita..! Qualche
era di un colore candido di calce.., Fifì si inginocchiò, mentre la giorno più tardi Fifì mi portò in una busta chiusa.., un foglio
fida asinella e i cani agguattati li fuori dietro la porticina stavano piegato in due.., il testamento: “lasciu a ‘mme frati Fifì l’armali

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tutti grossi., cu la terra, al Prufissuri Mangano Mattiò e moglie la 6. I scarponi “’ntàcciati”=chiodati e trattati con grasso animale
preparato in casa, per resistere meglio nel tempo.
mia casetta cuù la funtanella, ai picciriddi Alfreducciu e Luiginu
l’armaluzzi nichi e i purcidduzza d’india…” Grazie V’abbrazzu 7. Locale a pianotèrra adibìto per la dimora di animali, paglia
e fieno.
assai Turiddu (Micu) Geraci237 Coscascinu 3 di Maggio 1969 !
8. Alla Avemaria=all’imbrunire, al calar delle prime ombre
della sera.

9. Di essersi adoperati con acume in tutte le ore della giornata


sul posto di lavoro.

10. Incavolato.

11. Non ti fare fregare e tieni gli occhi aperti; la difesa del
propio, era di importanza primaria, perchè grossi i sacrifici
PAROLE E SIGNIFICATI TRADOTTI IN ITALIANO del risparmio e gli stenti anche per il poco.

Il Senno Del Sapere ( Turiddu ) 12. Andare fuori dal perimetro del paese, ed ecco la libertà
amèna della campagna; sollevavi la fronte in alto verso
1. Salvatore Sasà Domenico. lontani orizzzonti, e la quiete ti domava i sensi.

2. Si copriva la faccia. 13. Lo stallatico animale e le feci umane veniva depositato li


appena fuori le mura, (ogni famiglia aveva la sua
3. La cappa con cappuccio o accappatoio di panno pesante per fossa=cumulo, che spesso per fermentazione fumava=da cui
attutire il freddo invernale che copre dalla testa alle il nome fumère.
caviglie. (usata non solo dai contadini).
14. Maturato con gli anni, il concime veniva portato in
4. Al Calvario periferia inferiore che porta al cimitero e li campagna per ingrassare e nutrire meglio le piante.
insiste una grossa cappella con la Madonna del Dolore.
15. Montemaggiore Belsito a 59 Km da Palermo, il mio
5. Dietro le mura è sùbito la campagna tutt’attorno. paesello natìo.

16. A Cavatìna, territorio del cimitero.

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17. I maiali liberi per le strade si distendevano stiracchiandosi 23. A forma di grande pagliàio=pagghiàru, costruito con una
pigramente, giocando nel fango. base di grossi massi che imprigionano delle travi, poi il
tutto coperto con frasche arbusti e terra, per il riparo di
18. Dall’angolo della strada, le abitazioni di allora senza uomini e bestie.
cemento armato e a faccia vista, erano rinforzate propio
negli angoli, con blocchi di pietra sagomate (35x110). 24. Larga porticina di tavole filo spinato e arbusti spinosi che
lascia il passo a persone e al bestiame, nella ricenzione
19. Affondare cercando all’interno di una cavità, con un legno della propietà dei terreni.
ferro attrezzo, con una mano dita unghia, o entrare
nell’anima nel pensiero nella volontà di qualcuno. 25. Matteo, Professore, a te Francesco chiamatevi questi cani.

20. Cappi. 26. Minaccia allontana richiama i cani.

21. Del farmacista. 27. Fischi usuali dei (pecorai-caprai) mettendo due dita nella
bocca.
22. Per la ricorrenza (oggi anche festa del papà), il 19 di Marzo
San Giuseppe, era in uso nelle famiglie per devozione o 28. Questo è Turiddu che ha gli animali nel terreno a noi
come grazie ricevute: malattie superate, ritorno dal fronte di confinante, a questa ora, come mai qui, questa sera?
guerra etc. venivano imbandite tavole per una trentina di
commensali (una volta era per i poveri che venivano anche 29. Pensavo che già dormivi nel tuo giaciglio da più di un’ora.
da altri paesi ); a capo tavola un baldacchino con un quadro
della Sacra Famiglia adornato da verde fronde con frutti di 30. Dovrebbe essere così.
agrumi ( arance e fiori), ma eravamo noi piccoletti ad
inneggiare tra un pasto ed un cardo fritto: “Viva la 31. Scintille che saltano via dal fuoco
Madonna degli Angeli, viva Gesù Bambino, viva San
Giuseppe.
32. Vidi, ma veramente sentii la voce del Professore, e ora sono
venuto qui.

33. Ora vi faccio una bella tazza calda, è di orzo miscelato col
caffè, e dopo vado a riposare perché domani debbo
preparare ( la terra ) del giardino.

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34. Sono i primi suoni (o gorgoglì) dei giovani uccelli maschi, mie bestie e spesso per mangiare se ne vanno a caccia e
o il farfugliare dei bimbi attorno ai due anni. ritornano con lepri e conigli in bocca squartati.

35. Come una ragazza che fà i preparativi per andare in sposa. 43. Vedi.

36. Da dentro la gola. 44. Da quando ero piccoletto guardavo gli altri, e anche se non
ci parlavo, li interrogavo, avrei voluto sapere come la
37. Quei quattro ossa del corpo. pensavano, e che cosa mi avrebbero insegnato, pure il
maestro elementare in quei tre anni di scuola, non mi disse
38. Piccolo abbeveratoio ( 3x2 ). niente, non pretendevo la luna o i marenghi d’oro, ma
almeno una volta dirti “ vai e passa di là=è l’allontanamento
39. Vedi Professore io ti ho visto nascere, conosco la tua perentorio detto a dei maiali”; l’alfabeto, uno più uno fa
famiglia i tuoi zii Preti qui. due, la poesia di Natale o dello asinello che cacava monete
d’oro, e i racconti di giufà; mai sapere perché la terra è
40. Quando giocavi a pallone nelle partite, la gente parlava pure rotonda, o perché l’inverno è freddo e la stagione estiva
nella campagna di te, e quando portavi gli alunni fuori, mi (vento di scirocco ) calda, certo ero piccolo, ma mai
piacevi come insegnavi, gli allievi volavano come nessuno mi disse come nascono i bimbi, solo del Bambino
angioletti, ma quello che mi soddisfaceva, che al ritorno i Gesù dentro una mangiatoia, oppure come abbiamo cinque
ragazzi erano contenti come se avessero avuto i soldini dita in ogni mano e nei piedi; perché nel mondo ci sono i
della fiera del 14 Settembre per la festa del Santissimo negri i gialli e i bianchi, o come anche cammina un uomo,
Crocifisso, le famiglie erano a conoscenza del tuo lavoro, una macchina, un bue, l’apparecchio; e perché le guerre?
perché raddrizzavi anche qualche discoletto.
45. Quando con un pezzo di terra ci possono campare animali e
41. Si lo so. uomini, io sono contento che stò lontano da questo mondo
infame, come se io non ci fossi.
42. Nella vita riesce meglio quello che fai con tutta la buona
volontà, e con tutta la passione che ci metti, se una cosa la 46. Ma, io quasi quasi stasera mi sto vergognando di tutta
fai con malo amore non ti riesce buona, è inutile fischiare questa mia ignoranza.
all’asino quando non ha sete, così è nel lavoro, nello
studiare, nell’apprendimento del mestiere, se aspetti che la 47. E’ benedetto dal Signore.
fico ti cada nella bocca muori di fame; bravo sei uccellaio
come tuo zio Alfonso, (uno dei due preti miei zii) te li 48. Che mi tiene in piede.
trovano gli animaletti ( cacciagione ) questi bei cani?
Quello che è un bracchetto? Io ho cani bastardi dietro le 49. Ora sei tu il professore.

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50. Da quando sei rimasto solo con la morte di tua madre, hai 62. Confine in alto dei terreni o dei paesi vicini indicato da un
fatto residenza qui in campagna con queste quattro bestie, e grosso masso sagomato e scolpito.
che raramente vai in paese, forse neanche per la fiera del
quattordici, in onore di Gesù Crocifisso. 63. Verso il fiume Turiddu con gli animali già in cammino a
pascolare.
51. Lo so io quello che faccio, il mestolo sa i guai della pentola.
64. Sotto un declino del territorio.
52. Nel pagliarizzo o giaciglio.
65. Chi riportava gli animali nelle propie terre.
53. Sull’aia dove i muli avevano calpestato le spighe del grano,
per dividerle dalla paglia. 66. Quel giardino (terreno coltivato ad ortaggi).

54. Dentro una mangiatoia della stalla. 67. Questa sera facciamo grande festa, la carne (cacciagione)
l’hai portata, il vino l’abbiamo, e a questo cane gli diamo la
55. La foschia mattutina lasciata dalla umidità della notte. testa del coniglio.

56. Sul posto di lavoro col concime stallatico naturale. 68. Spellare scuoiare i conigli.

57. Terra detta a giardino ricca di acqua per la produzione degli 69. Se fai il tuo dovere con gioia, tutto ti và in discesa e ti
ortaggi e frutta. riesce bene. (sempre).

58. Anche. 70. E’ da una vita che lo vediamo giorno e notte con i libri in
mano, sono quelli del fratello Dottore, ma cosa ci fa?
59. Solo col concime ( che in inverno ) lo stallatico fuma per
decomposizione sprigionando dei gas caldi. 71. Nell’abbeveratoio.

60. (un muzzucùni= un morso di pane integrale, poco pane, un 72. Ora gli faccio vedere come si leccano i baffi.
piccolo tozzo), un pezzo di formaggio del primo sale e
quattro ulive nere grosse, fatte appassire prima col sale e 73. Di origano.
poi leggermente al forno.
74. Due tre piccoli peperoncini di quelli che ti fanno mancare il
61. Un cumulo di grosse pietre. fiato.

75. Il tutto nella stessa pentola e vedi che cosa mangi.

93 94
76. Un pentolone annerito di rame con tre chili di maccheroni 88. Se resti sino a Domenica ti faccio ammazzare due bei lepri
caserecci della zia Caterina. in quella stoppia la di fronte, sotto l’abbeveratoio di
Paciddu.
77. La donnola (mustelide pericoloso per il pollame).
89. Per dirti la verità non li conto più, dovrei andare al
78. Il canovaccio in faccia e nelle mani rudelmente per pulirsi Municipio a uscire l’estratto della nascita, ma non ne ho
dopo il lavoro. avuto mai bisogno, e non ci sono mai bazzicato in piazza
(chiano), tornando al discorso, tutti quei libri della
79. Come un fiasco di coccio (terracotta) che tiene fresco il buonanima di mio fratello morto la dove sta, ce l’ho qui
vino e l’acqua. appiccicati in testa, pure ai cani e alle pecore ho fatto da
insegnante.
80. Come quelli del carrettiere, anche con l’olio di sansa.
90. Trazzere o importanti mulattiere, che per millenni hanno
81. Chissà quello dovè andato oggi? (a finìre). dato il passo all’uomo e alle bestie.

82. Neanche l’odore si è sentito oggi. 91. I segreti se ne vanno sotto il marmo delle tombe
(letteralmente: grande pietra appiattita), per sempre.
83. Gaetano il più grande…non gridare così, se c’è ti ha già
sentito. 92. Al lavoratore, al giornaliero, al signorino, al prete, al
Sindaco; peccato, perché con la bilancetta del farmacista si
84. Cacciava minacciava allontanava: torna al padrone, torna potrebbe dare a ciascuno un voto, un giudizio dalla terra e
alle case. dal cielo.

85. Sbrigati e siedati che qui si raffredda tutto questo ben di 93. Si lo so nasciamo tutti prima con la testa di fuori, l’ho visto
Dio. con la pecora, con l’asinella, tutti dallo stesso buco
sgravano.
86. E’ traditore, io mangio ceste di uva con tutti i raspi, e non ci
lascio niente, come le volpi sentenziò mio cugino 94. Le persone c’è chi si accontenta della stalla e chi del
Francesco. palazzo.

87. Così ti fa più profitto, (bene). 95. Questa è la verità, e dopo dicono che siamo tutti figli di
Dio.

96. Figli e figliastri.

95 96
97. C’è chi nasce con la stella in fronte, e chi marchiato in testa dagli studi da quand’era a Palermo, e, sino al nord d’Italia
come quello delle mucche e per tutta la vita non si può andò e tornò; certo dico io che era buono e comodo quel
liberare, solo quando arriva la morte che poi è sempre tardi treno però mi sarebbe piaciuto viaggiare.
e pieno di pene.
102. Scommètto, per tirare tutti questi vagoni e correre, cento
98. Meglio così, io non mi sono lamentato mai, col sole che ti vacche, cento muli, e cento cavalli non bastano, non hanno
brucia i piedi e con i diluvi dal cielo sempre sul terreno di la forza specialmente nelle salite.
lavoro, e dietro alle bestie, loro sono la mia famiglia fratelli
e sorelle, e solo questi cani da pecoraio mi hanno difeso, e 103. Ma, a me basta l’asinella, ha dodici anni, e prima avevo la
anche loro conoscono quella catasta di libri del dottore, madre e sua nonna, sempre della stessa razza, mansuete e
anche loro sono studiosi. col passo buono; sai Professore io so come è fatto l’uomo,
tu, quando correvi dietro al pallone e entravi per fare i gols,
99. Mai, no, non lo conosco, so che c’è la punta di S:Calogero ( e per due ore più veloce del treno, io per il poco che sapevo
un promontorio ), che guarda verso il mare, e quando è leggere, imparavo nei libri di mio fratello, ti portava avanti
coperto il temporale arriva sino a noi, e quando questo la testa e il cuore, è così?
macigno (pietra) ha l’ombra si avvicina l’Ave Maria; poi
conosco la Croce (posta sopra il paese), quando da 104. Si abbiamo la libertà di decidere sia per il bene o per il
bambino sentii dire che in quel posto ci ammazzarono il male, bella Madre io mi sono adoperato solo per la prima,
nipote di Padre Felice, sacrificato per trovare la buca piena poi c’è il cuore, questo vediamo se dico giusto o sbaglio, il
di marenghi d’oro. cuore è come un mantice dello zio Giovanni il fabbro, si
apre e si chiude, l’abbiamo qui nel petto, è come una bella
100. L’ho capito, c’è un santo ad ogni passo per proteggere la pera grossa come ( umputiri è una varietà ), la parte di
gente. sopra si riempie, e poi quando soffia lo fa scorrere nei
tubicini piccoli e grandi per tutto il nostro corpo; è come i
101. Perché non né basta una sola, che fà non si capisce? Io il vagoni del treno del Causo ( contrada ), fa viaggiare tutte le
treno lo conosco bene, mi distendevo il pomeriggio, di sostanze necessarie, così lavoriamo con tanta lena, tu corri
fronte al sole con gli animali sopra i tornanti che guardano e fai i goals, puoi andare a caccia o al lavoro per giornate
la stazione di Montemaggiore belsito ( PA ), e tutti e tre ( intere senza stancarti mai.
treni ) che passavano a turno mi salutavano, da la sotto a
qui sopra, tutù tutù.., e spesso soffiavano come se avessero 105. Assomigli a tuo fratello il dottore, gli hai tirato i piedi sei
l’asma con tutta quella nebbiolina, le prime volte mi (uguale ).
nascondevo, perchè una volta mi fischiàrono mentre
cacàvo, poi capì che erano veri amici, e gli rispondevo al 106. No, mai mai, io il secondo con mia madre cattiva=vedova
saluto con le mani, se fossi stato con la buon’anima di mio (il fratello medico morto nella campagna della Russia),
fratello, lui era pratico di queste cose, andava e tornava venne il maresciallo una volta, io mi nascosi nella stalla, e

97 98
se ne andò contento, la buona anima di mia madre gli diede 110bis Chiaro e tondo senza fronzoli, raggiri, bugie, cioè la
diverse uova (vrazzata si intende quanto può nel lavoro sola verità.
abbracciare un arto superiore ), freschi freschi da sotto la
chioccia, e non se ne parlò più (non feci il servizio 111. Il mondo sarebbe salvo e beato, e tutti saremmo belli in
militare). pace e senza guerre nel cuore. Ma io a chi dovrei fare la
guerra, per dire la verità la gente, sin da piccolo mi hanno
107. No, non mi sono mai interessato, che me ne frega, nessuno lasciato sempre fare, e nessuno mi ha detto (scuia si dice ai
mi ha detto questo è così o il contrario, io faccio gli affari porci per allontanarli) o passa di là; ho nel mio cuore la
miei e tiro per la mia strada, e non dò interesse neanche ai pace con tutti, pure con le pietre, se le vedo non le calpesto,
santi, anzi per la verità quand’ero ragazzo dicevano che li scanso e tiro per la mia strada.
c’era il Re, e si manciava biscotti e bignè, ma ora ho perso
il filo. 112. Quando mi salutavi Matteo, o Professore, io sempre mi
vergognavo, però avevo capito che tu eri una bravissima
108. Per dirti la verità, mio fratello una volta mi regalò per la persona, e insegnavi l’educazione per tutto ai giovani, e ci
fiera del quattordici ( in onore del S. Crocifisso, padrone del si poteva avere da fare, (ragionare).
paese ), una piccola radio, veniva da lontano, me la portavo
dietro alle pecore, mi piaceva, anche se tanti discorsi non li 113. Di prendermi una bella ragazza, insomma da sposarmi..?
capivo bene, io preferivo la mazurka e le suonate con la Qui ti volevo, io sono con me solo, o al limite con gli
fisarmonica, avrei fatto quattro salti pure senza animali, chi mi si prende?
(bastuniere=è l’accompagnatore, persona conosciuta con un
bastone in mano delle maschere per curare la privaci per 114. Si l’ho capito, quando mio fratello il dottore era ancora
carnevale), morto mio fratello, è morta pure la radio. Quella vivo, io avevo diciotto anni, avvicinai discutendo,
che si chiama televisione, nella strada ce l’ha la zia ‘nsirragghiare=serrare, fermare o essere fermato perché
Maricchia con le anche storte, che glielà portata il figlio di magari una mano è finita stretta dalla chiusura di una porta
là dove lavora a Milano, vidi di sfuggita passando certe ), bè fu lei per un paio di mesi a farsi trovare di sera e di
figure che parlavano e ballavano, pure di femmine nude, mattina col buio, con la scusa di andare a buttare il
che vergogna, ora non ci passo più davanti alla zia, giro da recipiente pieno di feci o quello più piccolo pieno d’urina
dietro le mura del paese, da fuori. nelle fosse di stallatico appena dietro le mura che davano
già sulla campagna ( non esistevano le condotte delle fogne
109. Vizziosa o maliziosa. solo qualche raro pozzo nero ), la figlia della zia
Vannicchia la nera, buon’anima la dove si trova, nubile era
110. Per passare un quarto d’ora di tempo in compagnia. e nubile rimase, ora ha fatto dieci anni che se ne andata a
(chiaru chiaru e tunnu tunnu=senza fronzoli, raggiri, o Cavatina ( territorio del cimitero ), lei aveva una trentina,
bugie, cioè la sola verità). mi poteva venire madre, e le male lingue che ci sono state
sempre, le hanno messo un marchio nella fronte a questa

99 100
povera ( scintina=rafforza le angustie e le disgrazie altrui), poi incominciò a contorcersi tutta sopra di me, come una
per tutta la sua vita, graziosa era, gli occhi vivi e verdi come serpe nera, tanto che fece, che cademmo sopra la paglia,
un presepe, i capelli ricci ricci come un mazzo di garofani essa si mise di sotto, e mi buttò di sopra! Io non ci capì
profumati, mi guardava sempre e mi sorrideva con tutto il quasi niente, ma essa aveva la bocca piena di bava, e
cuore, ma io più piccolo non avevo coraggio di rantolava come se si voleva saziare tutta in una volta, ma io
incominciare un discorso, un giorno mi fuggì per la strada che non sapevo come andavano questa cose, vidi che era
una coniglia incinta, di colore bella bianca, l’avevo persa, stordita, approfittai, mi alzai e corsi da mia madre, tanto che
ma dopo due giorni ho vista venire Mariannina a la buona anima, mi disse: chi ti insegue: “ i cani o le vespe
riportarmela mentre ero nella stalla ad accudire la scrofa; “? Insomma ti finì a schifo, no, finì così e basta, questa fù la
allora si diceva…, mentre la madre, per intenderci la zia prima, e questa fù l’ultima, e quando la incontravo
Vannicchia la nera stava a servizio dalla Principessa li cambiavo strada sia io che lei.
all’abbadìa, quel curnutazzu nobile di Donn’Antonino, che
poteva morire cento anni prima con un colera, approfittò di 118. Bruciacchiandomi i baffetti.
quella bambina innocente di quattordici anni, dicono che la
mise incinta, ma che poi la levatrice l’ha fatta abortire; vedi 119. Minchia non rappresenta solo il pene, ma si esclama e si
come rovinano una ragazza che ci volevano occhi per intercala spesso nei discorsi come forma anche di
guardarla. meraviglia di incredulità e nelle avventure con forme
boccaccesche finite con contorni di sfottò, o di battute piene
115. Che mi successe? Niente, niente io ero vergine e vergine di ilarità.
sono rimasto, mi vergognavo, anche se mi piacevano i
segnali che mi dava, ora un saluto da lontano, ora un 120. Che cosa centra vossia, con le mie fesserie?
sorriso, poi mi domandava se avevo mangiato, poi mi
portava tasche piene di ceci abbrustoliti con le mandorle e 121. E che hai fatto la figura che sappiamo...
con i dolci di fichi, sempre di nascosto, e di corsa, per non
far vedere niente agli occhi delle male lingue. 122. E’una battuta, (matematica pilusa=peluria intima) per dire
che le femminucce essendo più precoci a parità di età dei
116. Poteva finire meglio, perché, con la mia contentezza le maschietti sanno già molto sul sesso.
avrei dato due tre baci e ringrazziarla, magari le davo pure
una pollastrella! 123. Sul far della mattina.

117. Mi passò la coniglia, e ci sedemmo dalla parte interna (nella 124. Assaltati come da una pantera...
stalla), io accarezzavo l’animaletta, ed essa più contenta di
me, (mi) incominciò a lisciarmi i capelli, la faccia, le spalle,
poi mi baciò negli occhi, nella bocca, nel collo, che magari 125. Giaciglio.
mi veniva il solletico, cose che io non avevo mai provato,

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126. Recipienti a bocca larga di rame o alluminio o metallo (30 138. Viottolo, sono tanti i viottoli per noi mortali.
lt.).
139. Con la bocca aperta, (proprio sul davanti ).
127. Il più piccolo della famiglia (detto principalmente alle
nidiate degli uccelli). 140. Sacchetto o sacca utile a caccia.

128. Del bovaro. 141. Pietra della cucina bruciata dal fuoco della legna e dunque
nera.
129. Al focolare, luogo sacro agli Dei, dove viene venuto acceso
il fuoco. 142. Mio fratello mi diceva sempre che i porcellini d’India sono
delle cavie, perché gli fanno tanti studi i medici, prima
130. Piante alte un paio di metri molto spinose (foglie provano le inezioni sopra questi animaletti, e poi sulle
aghiforme=poca dispersione di liquidi e resistono al caldo persone!
intenso del sud).
143. E’ per questa sera, a mezzo giorno ci arrangiàmo,
131. Nel siero e ricotta (decomposizione naturale o con caglio formaggio, salsiccia, prosciutto, pane e vino.
vegetale o animale, il latte dopo aver dato il formaggio,
viene portato a 36-39 gradi e ricotto=ricotta. 144. L’acqua anche se è benedetta se ne va nelle spalle.

132. Approfitta, sazìati a dismisura. 145. L’acqua del cielo e il sole sono la vita della terra, se manca
l’uno o l’altro siamo perduti, anzi non ci saremmo in
133. Il piccolo pecoraio. presenza (in vita).

134. Impastoiato, si mettono delle corde alle gambe di qualche 146. Se si calma verso l’imbrunire.
animale che suole allontanarsi dai pascoli.
147. Ti devi mettere gli occhiali?
135. Ti sei alzato bene? “Ma, mi pare che si è fatto giorno per
tutti ”! 148. Ma che animali sono?

149. E li che ti volevo, lo vedi, ho pitturato la casa a calce viva,


136. Lascia i tuoi parenti (cugini), oggi scendi da me, sei mio per disinfettare pure lo stazzo degli animali tutti, sempre
ospite! così ho fatto.

137. Sono sicuro che lo tratti bene al Professore.

103 104
150. Ora bravo te lo dico io, e come è che un batterio è più successe nel feudo del Barone proprio qui vicino a
grande di quel purulento del virus? cinquecento metri, io avevo nove anni (1922).

151. Mii, ma che hai studiato pure in questi libri dei dottori? E’ 153. Gente o personaggi che ammorbano la buona società civile,
preciso come questo libro!…puoi fare pure il Dottore, però con atti delinquenziali.
tu eri bimbetto quando morirono in paese tante famiglie,
pure io ci capitai, e il fratello di mia madre se ne andò al 154. Perché senza santi non si va in Paradiso.
cimitero, io mi salvai perché mia madre la salsiccia se la
dimenticò a fuoco lento nella pentola con la salsa, e il virus 155. Meglio non avere niente, e stare lontani da tutti in questo
del trichinorum morì, questo successe perché i maiali mondo, io sono contento di stare qui nascosto, che ci
presero l’infezione dai topi; o, come si chiama questo vogliono i cani cacciatori per trovarmi, quando affaccia il
schifo? sole esco la testa, e mi prendo zitto zitto la mia parte prima
che qualch’uno disonesto me ne priva.
152. Matteo se sapessi, se potessero parlare questi quattro mura,
certi uomini d’onore anche paesani nostri, manciavano 156. Certo Matteo, il Signore se a noi uomini e donne, ci avesse
carne e bevevano vino fresco, dormivano sicuri qui dentro dato meno intelligenza e meno furbìzia, ci troveremmo
anche per diversi mesi, io ero piccolo piccolo, e un giorno meglio, e saremmo tutti più buoni e santi.
mio nonno raccomandava a mia madre di stare attenta, e più
lontana possibile dallo zio Giuseppe Cavaddazzu 157. E neanche questo ventaccio sporco, (prepotente) lo vedi
(soprannome), era un “ Bedda Matri Santissima “, non gli si come tira e fischia, ma è meglio che mangiamo, mi venne
poteva negare niente, ogni suo desiderio era un comando, e con tutti questi dispiaceri un po’ di fame, e con questa bella
tutti abassavano la testa con gli occhi a terra, e si toglievano salsiccia secca, questo prosciutto, il formàggio (da pochi
la coppola: riverenza alla vostra scienza, ci benedica giorni salato) primo sale, e la tuma (formaggio fresco non
vossia….ma il cuore gli diventava di pietra focaia! Una salato),…un boccale di vino dalla botticella, è di questa
volta un giovanotto fece il passo più lungo della sua gamba, vigna, tutte cose fatte con le mie mani e con tanto amore!
prese senza permesso dello zio Pippinu un giovane castrato,
e con la famiglia della fidanzata fece una bella festa in 158. No, che ultima cena, e io che fossi il Signore? No con
campagna, quando tornò nel feudo, senza fargli capire rispetto Suo, morire in croce, non mi piace, fra cento anni
niente il Matri Santissima una sera lo invitò a cena con altri se ne parla, di cene così e migliori ne possiamo fare tante e
compaesani, alla fine dopo aver mangiato, davanti a tutti, tante, sempre col suo permesso!
per dare un esempio di disciplina e di superiorità mafiosa,
come un bell’avvertimento per tutti, con un rasoio bene 159. Che inseguivano i cristiani.
affilato, tagliò netto il collo di quel povero giovane che si
era permesso di alzare la testa, e per completare il lavoro si
leccò la lama ancora sporca di sangue caldo; questo

105 106
160. Il Signore quando vuole punisce con le inondazione, col 169. Certo, si vive una sola volta, allora è meglio farlo bene e
fuoco, con le cavallette. con onestà.

161. Ma, l’importante è comportarsi bene nella vita, perché 170. Bella Madre se mi aiuti, mi sembra una parola brutta.
siamo tutti solo di passàggio! (breve esistenza).
171. Zitto, zitto, che ho capito, come gli antichi Greci o i
162. Il tenero e flessuoso giunco si abbassa al passare della piena Romani che facevano spettacoli di lotta anche contro i
del torrente, questa ed altri detti si appropriano all’uomo leoni.
accomodande di poco conto che si flette alla volontà di chi
lo soverchia anche con la forza (mafia, politica e intrighi 172. Per frenare le guerre ci vorrebbero i giuochi pacifici ogni
sociali). giorno.

163. Penso che sia abitata da tante persone, tanti carretti, tante 173. Ma, dove vado, un poveraccio come me.
macchine, case e grandi palazzi, mio fratello ci fece gli
studi, sino al 1926 e diceva che hanno una Santa sopra una 174. Io certe cose anche se non le ho mai viste, le ho pensate con
montagna dentro una grotta, e si chiama Santa Rosalia la mente e col cuore, e come se li avessi toccate con le mie
miracolosa, ha salvato la città tutta dalla pestilenza. mani.

164. No, mai. 175. Me ne ero dimenticato come era fatta una radio

165. Anzi, mi dimenticai, è recintata e chiusa come un anello 176. Questa ripete pure come un pappagallo.
con mura alti alti per non fare entrare, gente nemica.
177. Mai, io voglio morire qui dove sono nato, che sò dove
166. No signore, la coppola mai. mettere i piedi.

167. La coppola se mi scivola di lato mi prendono per 178. Si lo so, mi farebbe piacere, però come faccio a lasciare gli
delinquente e (cattiva carne=tu uomo CATTIVO agisci animali, loro sono come i bambini, come se fossero la mia
anche con la tua persona fisicamente, additata come piena stessa carne, come miei figli.
di vermi e di veleni) , no, no!
179. Impiegato garzone lavoratore nel feudo dove si
168. Ma, Professore a parte che tu sei una brava persona, si vede concretizzano i raccolti dei terreni e del bestiame.
che hai due paia di coglioni come un vitello.
180. Provvedere agli animali.

107 108
181. La Processione di Gesù Crocefisso, del Venerdì Santo. 196. Ce lo rosicchiamo vivo.

182. Il grano appena germogliato alto un 15 cm. 197. Vicino al paese me la calco sopra gli occhi.

183. Di legno o di ferro per appendere ( come un attaccapanni). 198. Lui era piccolo di dièci anni, e io vent’uno, gli facevo la
cerbottana (col sambuco forato), e in cambio mi procurava
184. Impastoiare le gambe del cavallo. qualche pezzetto di matita, mi serviva per fare i conti e
disegnare pupi asini e soldati, poi studiò a Palermo come
185. E’ come se fosse mio fratello, poi favorire nel bisogno è un mio fratello e riuscì notaio, lo sò sempre bravo di carattere e
dovere. di buona famiglia.

186. Guarda rimani sempre qui, così la cacciagione non ci 199. Se tornassero i nostri morti.
mancherà mai.
200. Dialetto nostrano dei Montemaggioresi o Belsitani.
187. Brina o umidità della notte.
201. Della vergogna per via delle statue nude (piazza Pretoria
188. Alla maniera dei pecorai. con sede del Municipio di Palermo).

189. Con filo spinato che funge da recinzione. 202. Ma è solo una strada?

190. Ci avevo pensato, ma ora ci (scivolo, perchè si trovava in 203. Tieni mancia, vaffanculo, attento al cane, vai a scambiare,
una propietà più sotto) vado sùbito. pulitevi la bocca. (tutti sberleffi diretti alla squadra dll’Inter
e ai suoi tifosi).
191. Sorsi robusti di vino.
204. Chi ne ha avute, avute di cassatele di Pasqua, (continuava lo
192. I ferri ma anche di legno per confezionare a mano maglie sfottò), come a dire:ora è finito per voi, non avrete più
maglioni calzettoni di lana. niente.

193. Ma cosa mi stai facendo fare. 205. Sono veramente tifosi qui in città i picciotti di Palermo.

194. Di un mafioso. 206. Minchia come è alto.

195. Segugi al servizio dei mafiosi, con la coppola storta (calata 207. Ma sono io, o sono un altro? Pure gli animaletti miei se ne
di lato). fuggerebbero.

109 110
208. Come ti sta bene, (l’esclamazione “miì”, viene usata spesso 222. E’ meglio un amico che un cattivo parente.
nel comune parlare, come abbreviaziòne di minchia).
223. Chi va a Palermo e non va a Morreale arriva asino e torna
209. Fai conto di essere il padrone. maiale.

210. Che bello Cristo…sembra che ti vuole abbracciare... 224. Diminutivo di Carmela.

211. Meglio stare con i piedi per terra e con i miei animali nel 225. Padre Mercurio Teresi.
mio tereno.
226. Domenico Geraci vero nome e cognome di Turiddu.
212. Addormentare (deriva dalla parola oppio, dunque
stordimento e sonno). 227. Il 13 14 e 15 Settembre festa patronale di Montemaggiore
Belsito ( PA ), Santissimo Crocifisso.
213. I lupi mi volevano mangiare le pecore, ma con una pentola
e una pietra facendo rumore, i cani mi diedero una mano, e 228. Il grano alimento biblico viene raccolto chicco=cocciu) per
così l’abbiamo vinta! chicco=cuccciàri; e dunque“ uccia “.

214. E ora come faccio, tutte le pecore morte e la casa 229. Vedi Matteo il Signore quando veniamo al mondo ci prende
scassinata, che guaio, che guaio, Signore aiutatemi voi. a prestito, chi nasce a Milano, chi a Londra, in America, in
Africa i negri in Giappone i gialli, così volle.
215. Crescono gli anni e crescono i malanni.
230. Mi sono sempre accontentato del buono e del cattivo, del
216. Presto, presto che la cera si scioglie. poco e dell’abbondante.

217. I guai della pentola li sa il cucchiaio che rimescola. 231. Il Padre Eterno è stato un po’ dittatore, finchè gli siamo
stati utili, tutto va bene, poi ci dice fatti una passeggiata
218. Fai bene e dimenticalo, fai male e pensacci. verso a Cavatina (cimitero), tu non mi servi più, ora ho tuo
figlio, tuo nipote, vedi a me la morte non fa paura, sono
219. L’amore di mamma non ti inganna. divoto e ubbidiente, quello che mi dispiace e che, ogni
mattina vorrei vedere sempre il sorriso e l’affetto dei miei
220. L’uomo pigro è sempre povero. cani dei miei animali che mi corrono incontro come se
volessero abbracciarmi, e farei un contratto con chi sta
221. Tanti poco fanno assai (pensa al risparmio giornaliero), lassù, di farmi vedere per l’eternità ogni mattina il sole in
anche di piccole cose. cielo.

111 112
232. Poi, vorrei morire per finta e rimanere la seduto in eterno Zia Maricchia=Maria con le anche storte, propietaria di una dei
col flauto in mano e qualche libro da leggere mentre le primi apparecchi televisivi
pecorelle pascolano, e io mi godo la pace degli Angeli. Mariannina=diminuitivo di Marianna, figlia di zia
Vannicchia=Vanna da Giovanna (ragazzina disonorata da..
233. Mi guardano negli occhi e ci si bea. Don Antonino (nobile approfittatore di quella innocènte)
Madre di Turi
234. Un pezzo di pane se c’è è per tutti, lo stesso di quando Gianni il barbiere
affaccia il sole.

235. Chiaccherio dolce dell’acqua che scorre.

236. Che bella giornata.


INDICE
237. Coscascino, territorio di un feudo tra Alia e a nove
chilometri Montemaggiore Belsito. (PA)
Introduzione ...............Pag. 1
PERSONAGGI: Premessa.....................Pag. 2
Parte Prima: Turiddu trà incognite e verità (del suo habitus)
Turiddu=Salvatore “attore principe”
Micu=Domenico (vero nome di battesimo) ................................... Pag. 3
Prof. Mattiò Manganu=Matteo Mangano (autore del libro)
Parte Seconda: Turiddu poliedrico conosce l’altro mondo
Cicciu=Francesco
Tanu=Gaetano (fratelli e cugini dell’autore Mangano) (Palermo, Monreale, Mondello “quell’altra civiltà”...)
Fifiddu= Fifì (persona “Adduvàtu”=impiegato responsabile per
................................... Pag. 79
tutto l’anno ad accudire la campagna e gli animali)
Annamaria Luigino ed Alfreduccio moglie e figli dell’autore. Parte Terza: Turiddu ( L’UOMO sale sull’altare dei giusti)
................................... Pag. 107
ATTORI NOMINATI:

Giacomo, dottore defunto nella guerra di Russia=fratello


maggiore di Turi-Micu
Padre Don Alfonso Cascio=zio dell’autore Note............................................................... Pag.
Zia Caterina mamma di Cicciu e Tanu
Paciddu=Pace, bravo dottore di Montemaggiore Belsito PA

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