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CAPITOLO 1: LA NASCITA DELLA PSICOANALISI

Nel 1885 Charcot aveva incominciato a trascurare l’approccio anatomico alle malattie nervose in favore dello studio fenomenologico-
clinico, si era concentrato in particolare sullo studio dell’isteria, patologia che era stata descritta in modo superficiale e contradditoria,
come frutto di eccitamento genitale eccessivo o addirittura di simulazione. Charcot studiava le manifestazioni più appariscenti e
tipiche, caratterizzate e stigmate particolari: accessi convulsivi, disturbi della sensibilità, disturbi dell’attività sensoriale, forme di
paralisi inspiegabili sulla base dell’anatomia nervosa e a suo avviso ipnotizzabili. Gli attacchi isterici sarebbero stati infatti indotti da
un’attività cerebrale inconscia tale da indurre uno stato ipnoide. Ipotizzando intenzionalmente un soggetto isterico, era possibile
riprodurre i sintomi degli attacchi. Nel corso delle sue lezioni Charcot mostrava, spesso, pazienti che ipnotizzava e riconduceva alla
condizione dei sintomi più floridi di cui soffrivano, senza che essi ricordassero apparentemente nulla dopo l’ipnosi. La spiegazione
etiologica fornita da Charcot per l’isteria era in parte piscologica e in parte fisica: → molte forme di psicopatologia erano legate a una
degenerazione: una particolare alterazione fisica insorgeva in alcune persone e veniva trasmessa per via ereditaria alla generazione
successiva peggiorando sempre di più di più le sue conseguenze in termini di malattie mentali. Nel caso dell’isteria, il soggetto è
inconscio in un’esperienza traumatica che non avrebbe dunque di per sé né scatenato la patologia isterica, ma avrebbe avuto il solo
ruolo di agent provocateur. Il trauma aveva un carattere fisico ma induceva anche la nascita di processi psicologici→ l’isteria era
considerato come uno status, che produce degli eccessi, la sua causa è nell’ eredità. Freud introduce, però, una novità in quanto
affronta l’argomento della terapia. Descrive il metodo specifico Charcotiano della “eliminazione delle sorgenti psichiche” della
“ideazione inconscia”, che induce gli attacchi isterici attraverso la suggestione sotto ipnosi, diretta a prescrivere lo “sbarazzarsi del
sintomo”; esso consiste nel ricondurre il paziente sotto ipnosi alla preistoria psichica del suo disturbo, costringendolo a riconoscere
l’occasione psichica che ha scatenato il disturbo in questione. Freud accennerà anche alla vicenda di colei che è passata alla storia
come Anna O.: una paziente che, posta sotto ipnosi da Breuer, riviveva episodi traumatici della sua vita col risultato di vedere alleviati,
almeno provvisoriamente i sintomi isterici (il resoconto clinico del rapporto tra Breuer e Anna O. verrà offerto solo negli “Studi
dell’isteria” firmato da Freud e Breuer.
Il risultato dello studio delle afasie è una coraggiosa presa di posizione da parte di Freud contro il localizzazionismo. I risultati proposti
sarebbero tanto più importanti perché ottenuti propri in un territorio dove i teorici della localizzazione cerebrale sarebbero
sembravano aver proposto on gli studi di Broca e Wernicke, le prime evidenze inconfutabili. F. ha osservato che le facoltà psicologiche
non sono mai soppresse da lesioni cerebrali localizzate, sono distorte e modificate secondo modalità dinamiche che riflettono
un’interdipendenza specifica con altre capacità.

TRAUMA, ABREAZIONE, RIMOZIONE


Freud giunge a due fondamentali conclusioni:
1. Si convince che il ruolo delle esperienze di trauma psichico e della relativa reminiscenza sia fondamentale nella formazione
dei sintomi isterici.
2. Respinge l’idea che l’ereditarietà svolga un ruolo fondamentale nell’origine dell’isteria, pur ammettendo la possibilità di
una generica predisposizione individuale. In questo senso, il peso specifico dell’ereditarietà viene sempre più limitato da
Freud. Grazie a queste acquisizioni nascono i veri e i propri concetti fondamentali del primo pensiero di Freud: RIMOZIONE
(riferito agli eventi traumatici) e ABREAZIONE.
Introduce la nuova concezione del ruolo del trauma psichico che Freud aveva sviluppato con Breur. Delle isterie traumatiche classiche
era da tempo noto che, nel corso dell’attacco, il malato rivivesse in senso allucinatorio sempre lo stesso avvenimento che aveva
provocato il primo attacco. Ciò rende necessario estendere il concetto di isteria traumatica, anche perché non necessariamente il
trauma è un evento unico di proporzioni drammatiche. In altri casi, si tratta di circostanze apparentemente banali che, essendosi
prodotte in coincidenza con l’avvenimento realmente traumatico, hanno acquisito una dignità di traumi che, da quel momento in poi
si conservano. Il concetto di trauma come agent provocateur viene allora respinto: il trauma psichico (il ricordo del trauma) agisce al
modo di un corpo estraneo, che deve essere considerato come un agente attualmente efficiente anche molto tempo dopo la sua
intrusione. L’effetto terapeutico è quindi raggiunto, se l’isteria viene ricondotta mediante l’ipnosi al momento del trauma. A essere
efficacie sia piuttosto il ricordo purché: sia completo, ovvero la persona abbia la possibilità di ricordare tanto l’evento traumatico
quanto gli affetti provati all’epoca del suo verificarsi; sia verbalizzato, ovvero la persona sia in grado di raccontare l’evento e non solo
di riviverlo come una visione. La ragione di tutto ciò è legata al paradossale effetto del trauma psicologico sulla memoria: da un lato
l’isterico soffrirebbe più per le reminiscenze, dall’altro, proprio il ricordo del trauma non gli è immediatamente disponibile, ma anzi
può essere evocato solo mediante il procedimento ipnotico. La gravità del trauma psichico non dipende solo dalla natura di quanto
viene esperito, se si è agita energicamente o se l’evento è avvenuto improvvisamente. La reazione può avvenire sul piano
comportamentale o verbale e avere comunque efficacia preventiva rispetto alla possibilità di sviluppare sintomi isterici: la reazione
della persona colpita dal trauma ha un effetto catartico completo solo se è una reazione completa (es. vendetta). Se non avviene
questo l’effetto del ricordo dell’evento conserva anzitutto l’accento affettivo. Senza catarsi o abreazione (cioè deflusso) il trauma
mantiene il suo effetto patologico. La mancanza di abreazione è legata a due serie di condizioni: La rimozione intenzionale del ricordo
e lo stato emotivo particolarmente intenso vissuto durante l’esperienza traumatica. Il concetto di rimozione viene per la prima volta
definito come processo attraverso il quale il ricordo di un evento viene intenzionalmente inibito e represso, al punto da ottenere una
dimenticanza che però è solo apparente. Il ricordo infatti, si conserva intatto nella memoria, salvo essere inaccessibile alla coscienza,
di conseguenza gli è negata non solo l’abreazione, ma anche la l’elaborazione con processi associativi: viene a mancare quindi la
possibilità di inserire il ricordo stesso nella rete delle proprie esperienze e di renderlo meno unico privo di somiglianze con altri ricordi.
L’effetto terapeutico del metodo proposto da Breur e Freud è identificato con la possibilità di una nuova occasione di abreazione: il
metodo di psicoterapia elimina l’efficienza della rappresentazione originariamente non abreagita, in quanto consente al suo affetto
incapsulato di sfociare nel discorso, e la conduce alla correzione associativa traendola nella coscienza normale. Le cause dell’isteria
andrebbero ricercate sul piano fisico e non su quello psicologico. F. aveva ipotizzato che il trauma si dovrebbe definire come un
incremento di eccitamento nel sistema nervoso, che questo non è riuscito a liquidare a sufficienza mediante reazione motoria. F.
scrive anche che il sistema nervoso tende a mantenere costante qualcosa che potremmo chiamare “somma di eccitamento”, esso
realizza questa condizione di sanità liquidando ogni sensibile incremento di eccitamento per via associativa o scaricandolo mediante
una corrispondente reazione motoria, si ha una proprietà comune in tutti quegli eventi psichici che si ritrovano nel contenuto degli
attacchi di isteria.

L’ETIOLOGIA SESSUALE DELLA NEVROSI E IL CONCETTO DI DIFESA


Per Fliess emerge la convinzione che il comportamento sessuale influisca direttamente sulla nascita della nevrosi d’angoscia (dovuta
al coitus reservartus) e della nevrastenia (dovuta all’eccessiva masturbazione). Queste due forme di nevrosi verranno in seguito
chiamate “nevrosi attuali” perché legate all’attività sessuale presente e nona traumi passati. Esse sono considerate prevenibili ma,
non curabili. Il meccanismo di insorgenza delle nevrosi attuali è riconducibile alla diffusione nel sistema nervoso della sostanza tossica:
coloro che, soffrivano di nevrosi attuali erano in un certo senso intossicati neurologicamente dallo sviluppo anormale di una sostanza
sessuale emanante dagli organi riproduttivi. Questa idea è destinata a tradursi presto nella convinzione che esista una differenza sul
piano di funzionamento psicofisiologico tra affetti normali e quelli patologici. L’angoscia potrebbe prodursi sia perché una persona
percepisce una fonte reale di pericolo, sia perché l’accumularsi di una tossina non scaricata in modo proprio produrrebbe un
medesimo affatto nella coscienza. Freud parte dalla ridefinizione ulteriore della nosografia isterica. Pur con la massima cautela,
ammette ancora la possibilità di isterie se pur in parte ereditarie (isteria ipnoide e isteria de ritenzione). Inoltre teorizzava un’isteria
di difesa prodotta da uno sforzo di volontà, la cui motivazione è individuabile e meriterebbe la seconda etichetta di isteria acquisita.
F. estende per la prima volta l’oggetto dei suoi interessi in campo psicopatologico, non più solo all’isteria, bensì prende in
considerazioni altri tre gruppi di sintomi: le condizioni fobiche, le idee ossessive e gli stadi allucinatori di tipo psicotico. Lo scopo è
individuare delle somiglianze tra gruppi di sintomi. Riconducibili dal punto di vista etiologico alla sessualità e il punto di vista della
manifestazioni sintomatiche a una modalità di reagire sintetizzabile nel concetto di difesa. Il concetto di difesa si riferisce a una
condizione della personalità cosciente di fronte a contenuti mentali indesiderati, che induce allo sforzo di annullare, dimenticare,
considerare come non esistenti tali contenuti. L’origine dell’isteria da difesa, delle fobie, delle ossessioni avrebbe una stessa radice
nel tentativo di allontanare dalla coscienza il contenuto mentale sgradito. L’esito diverso dello sforzo iniziale in diverse manifestazioni
sintomatiche dipenderebbe dal differente destino della relativa “somma di eccitamento”. Nell’isteria, la somma di eccitamento
relativa alla rappresentazione incompatibile con la coscienza viene trasformata in qualcosa di somatico mediante un processo che,
F. chiama conversione. L’esito del processo è un lavoro a carico di quella innervazione motoria o sensoria che è strettamente
connessa con l’esperienza traumatica. Attraverso la conversione, l’Io si libera di ogni regione di contrasto. Il legame simbolico che si
riscontra tra esperienza traumatica e sintomi è dovuto al fatto che permangono eccitati i nervi attraverso i quali l’esperienza è
fisicamente giunta al cervello. L’attività cerebrale del pensiero viene sostituita nell’attività motoria o sensoriale dal sintomo. Le
ossessioni insorgono nei soggetti, che pur essendo predisposti per la nevrosi, non sono predisposti per la conversione. In questo caso,
avviene nella mente una separazione tra la rappresentazione incompatibile con la coscienza e il relativo affetto, che quindi non può
trasformarsi in qualcosa di fisico e rimane nella sfera psichica. La rappresentazione della quale l’Io si difende rimane presente, non
viene esclusa dalla coscienza ma, la sua potenzialità si lega a molteplici associazioni e viene indebolita.

Il caso di Anna O. viene narrato con una certa compiutezza per la prima volta, e si apprende, che la paziente in cura da qualche tempo
con Breur, avesse iniziato a manifestare una serie di sintomi isterici varia e complicata mentre assisteva il padre a sua volta malato. I
sintomi erano risultati infine così invalicabili da rendere controproducente la sua presenza al capezzale del genitore, a una paresi del
braccio si aggiungevano allucinazioni spaventose e singolari fobie, fino alla perdita competa di parlare in tedesco che la costringeva
a esprimersi unicamente in inglese. La sua giornata era divisa tra una fase di coscienza segnata dalle allucinazioni la mattina, una fase
di ottundimento nel pomeriggio, uno stato ipnotico a partire del tramonto. Anna O. viveva le allucinazioni accompagnandole con
espressione di spavento per sé incompresibili. Breur si accorse che, ricordando alla paziente le parole pronunciate in occasione delle
allucinazioni durante la fase ipnotica, Anna O. era in grado di rievocarle. Quando ciò avveniva, ella poteva passare ore tranquille. Per
la procedura di liberazione dello stato ipnotico, la stessa Anna O. aveva creato gli appellativi di “talking cure” (cura attraverso il
parlare) e “chimney sweeping (pulizia del camino), il primo dei quali sarebbe poi passato alla storia come sintomo della psicoanalisi.
Accade che, in seguito a uno dei discorsi tenuti dall’ipnosi, Anna O. non trasse sollievo solo la notte ma si liberò da uno dei sintomi
isterici: l’incapacità di bere acqua. Altri sintomi scomparvero raccontando episodi che avevano valore di trauma psichico, ai quali
sintomi stessi potevano essere fatti risalire.
Ogni singolo sintomo di questa intrinseca sindrome vennero raccontate in ordine di successione inversa, cominciando coi giorni
precedenti la degenza del paziente, andando a ritroso nelle circostanze del primo manifestarsi. Se questo veniva narrato, il sintomo
veniva eliminato per sempre.
F. mette in evidenza la difficoltà di evitare che il rapporto personale verso il medico, si ponga in primo piano e che l’influenza del
medico costituisca la condizione che consente la soluzione del problema. F. accenna all’esistenza e all’importanza del fenomeno del
transfert, che poi verrà descritto compiutamente nel “Caso clinico di Dora”. La terapia senza ipnosi viene applicata a partire dal caso
di Elisabeth von R., unica paziente curata con tale metodo. La nuova tecnica si sviluppa dalla constatazione che, la prima occasione
dell’insorgere dei sintomi, i pazienti sempre più sembravano poter rievocare ricordi, ma con grande fatica. Il carattere generale di tali
rappresentazioni era la natura penosa, idonea a suscitare gli affetti della vergogna, del rimprovero, del dolore psichico, della
menomazione, affetti tali da suggerire l’idea di difesa. F. procede seguendo un’ulteriore tecnica: chiede al paziente di comunicare
l’immagine, o l’idea, o il ricordo, che vedeva durante la pressione esercitata, da Freud, sulla sua fronte, e gli assicurava che durante
tutto il tempo della pressione era possibile vedere la rappresentazione patogena. Difficilmente la rappresentazione patogena era la
prima, e difficilmente emergeva. Molto frequentemente emergeva una rappresentazione che, nella catena delle associazioni, fungeva
da anello intermedio fra la rappresentazione di partenza e quella patogena cercata, o il punto di partenza di una nuova serie di
pensieri e ricordi, al termine del quale sta la rappresentazione patogena.

CAPITOLO 2
LA TEORIA DELLA SEDUZIONE INFANTILE
Nel 1895 Freud matura l’idea che l’etiologia dell’isteria, come in generale delle nevrosi da difesa, possa essere ricondotta a un trauma
sessuale infantile reale. F. propone l’idea che sia la sessualità e non la degenerazione all’origine della nevrosi, distinguendo tra due
possibili ordini di etiologia:
1. Per la nevrastenia e nevrosi d’angoscia viene ribadito che siano pratiche sessuali nocive a causare il quadro clinico.
2. Per isteria e nevrosi ossessiva, invece, vi sarebbe l’azione di un agente che deve essere considerato la causa specifica, che
consiste in un ricordo relativo alla vita sessuale avente due caratteristiche: è un’esperienza precoce di rapporti sessuali
con affettiva irritazione degli organi genitali come conseguenza di un’aggressione sessuale effettuata da un’altra persona;
il periodo nel quale tale avvenimento si è svolto è quello dell’infanzia, cioè quello che va fino agli 8-10 anni, prima che il
bambino sia arrivato alla maturità sessuale.
Sorge, però, un elemento di difficoltà teorica: se il trauma è da ricondursi in età precoce, nella quale la sessualità non ha ancora un
significato per l’individuo, come fa ad avere conseguenze tanto importanti per la psicopatologia? F. risponde dicendo che, nel
soggetto in età infantile, l’irritazione sessuale precoce non produce alcun effetto, o quasi, all’epoca in cui si verifica, ma viene
considerata la traccia psichica. Più tardi, quando la reattività degli organi sessuali del soggetto in età puberale si sarà sviluppata fino
a raggiungere un livello che quasi non è paragonabile a quello dell’età infantile, accade che questa traccia psichica inconscia si riattivi
in un modo o nell’altro. Grazie al cambiamento operato nella pubertà, il ricordo svilupperà una potenza che era del tutto assente
nell’episodio originario: il ricordo agirà come se fosse un episodio attuale. Si ha, quindi, l’azione postuma di un trauma sessuale. Non
sono le esperienze ad avere effetto traumatico, ma il loro rivivere come ricordo, dopo che il soggetto ha varcato la soglia della
maturità sessuale. Il ricordo del trauma rimane, tuttavia, inconscio, anche quando la pubertà riattiva la traccia mnestica del trauma
infantile, essa conduce alla rimozione e alla liberazione dell’affetto. In sintesi i traumi infantili agiscono a posteriori come esperienze
precedenti, ma solo inconsciamente. Freud chiarisce in un altro saggio i tre nodi fondamentali della teoria:
1. La ragione per collocare l’origine della nevrosi nell’infanzia,
2. La sua etiologia nella sessualità,
3. L’impossibilità di un ricordo immediato di un trauma.
La teoria del trauma sessuale verrà presto abbandonata, ma parte della teoria sulla formazione delle nevrosi è destinata a
sopravvivere. La nevrosi diventa sintomatica, secondo uno schema che, prevede:
 Una fase iniziale di immortalità infantile, per ora corrispondente alla seduzione da parte degli adulti, in seguito segnata
dalla sessualità perverso-polimorfa dell’infante. Questa fase si chiude con la rimozione.
 La rimozione inizialmente sembra riuscire nel proprio scopo.
 Scrupolosità, vergogna e sfiducia in se stessi, sono sintomi con i quali comincia il terzo periodo, quello dell’apparente sanità
o della difesa riuscita.
 Segue la malattia causata dal ritorno del rimosso, che sconfigge parzialmente la difesa dando luogo a formazioni di
compromesso tra le rappresentazioni rimosse e quelle rimuoventi.

L’ABBANDONO DELLA TEORIA DELLA SEDUZIONE E IL MITO DELL’EDIPO


F. sostiene che le fantasie nascano dalla combinazione inconscia di cose sperimentate e udite e dalla vera e propria deformazione e
falsificazione dei ricordi. F. sostiene che sia impossibile distinguere un dato di realtà nell’inconscio: sicché risulterebbe impossibile
comprendere se un contenuto rimosso riportato alla coscienza riguardi un evento realmente accaduto, un evento o un desiderio. In
fine, ritiene impossibile far riemergere un ricordo assimilabile a una seduzione infantile. L’origine dei conflitti infantili, e di
conseguenza le possibili nevrosi, ruotano per Freud intorno a una condizione mentale diffusa: l’amore verso il genitore del sesso
opposto e la rivalità verso il genitore dello stesso sesso. Il re Edipo, che ha ucciso suo padre Laio e sposato sua madre Giocasta, è
soltanto l’appagamento di un desiderio della nostra infanzia. F. chiamare il desiderio infantile di amore per la madre e gelosia verso
il padre: COMPLESSO DI EDIPO.

FUNZIONI E SIGNIFICATO DEI SOGNI. IL MASCHERAMENTO DEL DESIDERIO


L’Interpretazione dei sogni chiarisce il suo obiettivo principale. Freud, nelle prime righe, dichiara che dimostrerà l’esistenza di una
tecnica psicologica che consente di interpretare i sogni, chiarirà inoltre i processi da cui derivano la stranezza e l’oscurità del sogno e
di dedurre la natura delle forze psichiche della cui operazione o dal cui contrasto trae origine.
Il sogno è l’appagamento di un desiderio (spesso, ma non sempre, di natura sessuale). In particolare è il tentativo di appagare tale
desiderio per via allucinatoria, rappresentandone cioè l’avvenuta realizzazione in una fantasia tradotta in un’immagine e azione.
Trattandosi di un desiderio individuale il sogno è legato indissolubilmente alla vita del sognatore. Il desiderio dell’origine del sogno è
pero, rimosso dalla coscienza che lo ritiene inaccettabile. La concordanza tra i fenomeni della censura e quelli della deformazione
onirica sono circostanze analoghe. Freud individua due forze psichiche (correnti, sistemi) come cause della struttura del sogno, una
delle quali plasma il desiderio espresso del sogno, mentre l’altra esercita una censura su questo desiderio, provocando una
deformazione della sua espressione. Nello stato di veglia, la soddisfazione allucinatoria del desiderio non è in generale possibile.
Invece, lo stato di sonno rende possibile la formazione del sogno, in quanto riduce la censura endopsichica. Nel sogno l’espressione
del desiderio viene modificata dalla censura onirica. Come risultato si ha una differenza tra il contenuto manifesto, ovvero ciò che
viene sognato e il contenuto latente, ovvero i pensieri onirici, cioè il desiderio originario, o più propriamente i desideri, dato che
l’interpretazione del sogno non è mai univoca e riconducibile a un elemento singolo. Il passaggio tra il contenuto latente a quello
manifesto viene determinato da una serie di meccanismi detti lavoro onirico. Esso è divisibile in due livelli:
1. Il primo livello comprende i meccanismi di deformazione del contenuto onirico: condensazione e spostamento. A essi va
aggiunta la regressione, grazie alla quale la struttura dei pensieri del sogno viene disgregata nella sua materia prima.
2. Il secondo livello conta dell’elaborazione secondaria.
I lavoro di condensazione consiste nell’unificare più elementi (persone, cose, situazioni) in elementi che ne costituiscono termini
medi. Ad esempio, il personaggio di un sogno può avere le sembianze di una persona o il nome o altre caratteristiche di un’altra. Lo
spostamento determina la sostituzione, al centro della scena del sogno, di pensieri onirici più importanti con aspetti secondari. Il
terzo meccanismo, cioè la drammatizzazione o il passaggio dall’astratto al concreto consiste nel rappresentare i pensieri del sogno
in una situazione che si ha la sensazione di vedere.
L’elaborazione secondaria attiene al meccanismo psichico che assolve il compito di strutturare a livello appercettivo e di curare
l’espressione formale dei fenomeni percettivi sia interni che esterni. È un lavoro di ricostruzione.
Le parti tagliate non possono essere ripristinate, è necessario intervenire per ridare senso al contento censurato. Secondo Freud, la
funzione dell’elaborazione secondaria provoca nel sogno anche arricchimenti e fa in modo che, il sogno perda la sua apparenza di
assurdità e dell’incoerenza e si avvicini al modello di un’esperienza comprensibile. Lo sforzo operato con l’elaborazione secondaria
difficilmente ottiene un pieno successo, il sogno conterrà sempre assurdità e contraddizioni, ma avrà quel carattere di narrabilità che
è comune all’esperienza umana. L’elaborazione secondaria inizia ad agire contemporaneamente all’elaborazione primaria sul
materiale costituito dai pensieri del sogno (quelli latenti), anche se le sue esigenze si mostrano come meno imperative rispetto alle
altre. Il sogno oltre ad appagare un desiderio, assolve la funzione di essere “custode del sogno”. Ogni sogno appaga, quindi, il
desiderio di continuare a dormire. La continuazione del sogno costituisce quindi uno dei motivi fondamentali della formazione del
sogno. Al fine di consentire al sognatore di continuare a dormire, eventuali fonti di stimolo somatiche possono entrare a far parte del
sogno, si può trattare di: stimoli interni (spesso causa di sensazioni angosciose nel sogno); stimoli esterni (es. il rumore di una
campanello, che può condurre a illudersi nel corso del segno di udire una campana lontana). Tra le fonti del sogno esiste del materiale
indifferente rispetto ai desideri del sognatore, i cosiddetti residui diurni, riconducibili a esperienze molto recenti, in ogni sogno è
possibile ritrovare un collegamento con le vicende del giorno prima. Il sogno può scegliere il suo materiale da qualsivoglia momento
della vita, purché esista un filo di collegamento tra le esperienze del giorno e del sogno e quelle lontane. Anche il desiderio che esige
la propria realizzazione può essere recente. Una parte non indifferente del contenuto onirico latente è riconducibile ai desideri
dell’infanzia tanto che abbiamo la sorpresa di ritrovare nel sogno il bambino che continua a vivere con i suoi impulsi.

DAL SOGNO PROTOTIPO ALLA TECNICA INTERPRETATIVA


Il metodo di interpretazione viene descritto da F. così: si rende necessaria una certa preparazione psichica dell’ammalato. Si aspira a
ottenere da lui, in primo luogo, un’attenzione più intensa per le sue percezioni psichiche e, secondariamente, l’eliminazione della
critica con cui di solito vaglia le idee che spontaneamente gli si presentano. Per raggiungere uno stato di auto-osservazione con
attenzione concentrata, è vantaggioso che egli assuma una posizione di riposo e chiuda gli occhi, mentre la rinuncia della critica delle
creazioni ideative percepite deve essergli imposta esplicitamente. Il successo della psicoanalisi dipende dal fatto che egli è osservi e
comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e non sia tentato di sopprimere un’idea perché gli sembra insignificante e non
pertinente, un’altra perché gli sembra assurda: che deve comportarsi con imparzialità di ciò che gli viene in mente, perché
dipenderebbe proprio dalla critica se non riuscisse a trovare la soluzione del sogno. In pratica come tentativo di dare senso a un
sogno, l’interpretazione è uguale o contraria all’elaborazione: l’elaborazione va dalle idee latenti al contenuto manifesto;
l’interpretazione compie a ritroso nel cammino.
Freud dichiara di poterne ragionevolmente ricostruire il significato e la funzione in termini di desideri, sentimenti e residui diurni. Le
associazioni riguardano somiglianze: tra i personaggi del sogno e i personaggi reali, tra i luoghi del sogno e i luoghi realmente
conosciuti, tra oggetti e situazioni del sogno aventi una relazione anche metaforica o metonimica con altrettanti oggetti e situazioni
reali.
I pensieri del sogno hanno un carattere primitivo. Attraverso la ricostruzione operata interpretando i contenuti onirici manifesti,
servendosi come traccia fondamentale delle associazioni sorte durante la veglia, si ottiene un quadro dei processi mentali onirici
completamente differente da quello offerto dalla mente vigile. I desideri che premono per essere soddisfatti spesso non sono relativi
alla vita presente. Nella visione di F., il sogno filtra nella mente adulta la mente infantile, ciò si traduce anche nel ritorno dei desideri
e relativi motivi onirici riconducibili all’infanzia. È il caso dei sogni tipici. La censura riesce a modificare la natura dell’effetto ma non
la sua intensità: i sogni di imbarazzo per la propria nudità corrispondono a desideri di inibizione; i sogni di morte dei propri congiunti
accompagnati da un forte senso di angoscia sono espressione di un desiderio di morte nei loro confronti, mentre l’indifferenza di
fronte alla loro morte nel sogno rappresenta una totale irrilevanza dell’evento ai fini di un interpretazione del sogno. F. specificherà
che, il desiderio di morte non è qualcosa di attuale, ma almeno una volta nella vita il sognatore lo ha desiderato.
Grazie al meccanismo dello spostamento, ciò che è realmente importante nei pensieri del sogno risulta quasi invisibile al contento
manifesto. Proprio i tratti più insignificanti del sogno sono indispensabili per l’interpretazione. Dal punto di vista Freudiano, il
significato reale del sogno si ottiene quasi sempre rovesciando il significato apparente.

TEORIA DELMA MENTE E TEORIA DELLA NEVROSI NELL’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI


Il cuore della psicologia emergente dall’Interpretazione die sogni è una teoria della motivazione che è stata classificata di transizione,
poiché conserva alcuni elementi della teoria precedente ed anticipa alcuni aspetti di quella successiva. La motivazione è legata al
desiderio: è ovvio che il sogno sia l’appagamento di un desiderio, dato che nulla, all’infuori di un desiderio, è in grado fi mettere in
moto l’apparato psichico. Secondo la teoria esposta nell’”Interpretazione dei sogni”, il principio di costanza caratterizza l’apparato
psichico, ma solo all’inizio dell’esistenza umana, allorché tendeva a mantenersi il più possibile esente da stimoli, esso aveva lo schema
di un apparato riflesso, che gli consentiva di allontanare rapidamente per via motoria un eccitamento proveniente dall’esterno. Nel
lungo periodo questa situazione non funziona abbastanza efficacemente. F. scriverà che, un’esperienza di soddisfazione è necessaria
per poter soddisfare al principio di costanza. Parte di questa esperienza è una percezione particolare, la cui memoria viene associata
con l’eccitazione prodotta dal bisogno. F. chiama l’impulso a fare ciò, desiderio, e l’appagamento del desiderio è il ripresentarsi della
percezione. La vita psichica non si svolge più sullo stimolo del principio di costanza, ma è stimolata dal principio di dispiacere, o su
quello che verrà in seguito chiamato principio di piacere.
I pensieri del sogno non sono unicamente pensieri infantili, ma anche desideri del presente, che tuttavia sono inaccettabili per la
coscienza stessa. I contenuti dell’inconscio, per giungere al conscio, dovrebbero prima passare il vaglio della censura e accedere a un
altro sistema, il preconscio. La forza motrice del sogno è fornita dall’inconscio. Il sogno tenderà a prolungarsi nel preconscio, e da lì
otterrà accesso alla coscienza. I contenuti del preconscio sono disponibili alla coscienza. È la censura tra inconscio e preconscio a
rivestire un ruolo fondamentale, dato che in essa dobbiamo riconoscere e rispettare il guardiano della nostra salute mentale. Senza
censura i desideri inconsci tenderebbero a manifestarsi anche di giorno e a prendere il controllo della coscienza e dell’apparato
motorio. Ma il sogno non è l’unica manifestazione in cui l’inconscio appaga il desiderio, esso è il risultato di un conflitto di almeno
due correnti di vita psichica delle quali il sintomo è la sua risultante.
Il funzionamento del sogno si può capire, sulla base della struttura della mente in inconscio, preconscio, e conscio. Secondo Freud si
può vedere che l’inconscio funziona sulla base di principi differenti:
 I processi mentali inconsci vengono definiti processi primari.
 I processi mentali coscienti sono definiti processi secondari.
L’intensità dei processi è definita investimento.
Il rapporto tra fisico e psichico viene chiarito da F. nell’“Interpretazione dei sogni”. Lo psichico è causa primaria di fenomeno fisico. I
fenomeni psichici sono reali e degni di studio come i fenomeni fisici. La stesa idea che i sogni abbiano un significato, è legata al
principio del determinismo psichico, secondo cui qualunque fenomeno è causato da qualcosa di fisico. Non esistono eventi mentali
causali, ognuno ha una sua causa. Questo principio è il presupposto fondamentale della significatività tanto dei sogni quanto dei fatti
anomali che caratterizzano la vita quotidiana.

CAP. 3: L’AVVENTO DELLA TEORIA DELLE PULSIONI


INCOSCIO, LAPSUS E ATTI MANCATI
Freud prende in considerazione diversi tipi di “errori” comuni nella quotidianità:
 Dimenticanze → di nomi propri e comuni, di parole straniere, di impressioni e propositi.
 Lapsus → verbali di scrittura o di lettura.
 Azioni sbagliate → sbadataggini, omissioni ecc.
Ognuno di questi errori viene definito atto mancato, in quanto l’atto intrapreso non ha il risultato previsto sul piano cosciente ma un
risultato diverso, sintomatico, una formazione di complesso. La cosa dimenticata o deformata è messa in collegamento tramite una
via associativa, con un contenuto del pensiero inconscio, dal quale si diparte l’effetto che si manifesta.
Un fenomeno di notevole di dimenticanza è la scomparsa di intere catene di nomi dalla memoria. Nel cercare un nome dimenticato,
se ne cerca un altro collegato al primo per associazione ma sfugga anche questo secondo, e così via. Un caso particolare di alterazione
della memoria è costituito dai ricordi di copertura, cioè ricordi indifferenti dell’infanzia che devono la loro esistenza a un processo di
spostamento; essi sostituiscono altre impressioni realmente significative al cui ricordo mediante l’analisi psichica, si può risalire da
essi, mentre la loro riproduzione diretta è ostacolata da una resistenza.
Nel caso dei lapsus si attiva la condensazione. Nei lapsus, come nei sogni, si ha una distorsione delle parole o una sostituzione di
parole con parole diverse. Quando sia possibile analizzare le condizioni del mancato ricordo, esso appare fondato su un motivo di
dispiacere. Il ricordo viene allontanato dal sistema coscio mediante una forma di resistenza. In questo caso vi è una continuità tra
normalità e patologia. Soprattutto la dimenticanza dei propositi spiegherebbe il mancamento della memoria come mancanza di
attenzione. Il proposito è definito come intento di agire differito nel tempo, spesso è legato ad aspetti importanti dell’esistenza
individuali come l’attività lavorativa o le relazioni interpersonali, come ad esempio l’amore. In nessun caso un partner accetterebbe
la dimenticanza di un appuntamento, e senza la teoria psicoanalitica, arriverebbe a pensare che non tiene più alla relazione. Vi è
anche il caso di formazione di falsi propositi, ovvero di intenti che non possono essere in pratica realizzati.
L’analisi di F. si estende a diversi generi fi errori di lettura, di scrittura, azione (sbadataggini e azioni apparentemente casuali).
L’attenzione nei confronti di questi micro eventi non è certamente fine a se stessa ma trova anche una diretta applicazione dal punto
di vista clinico, perché gli atti mancato commessi nel corso della terapia possono acquisire un’importanza del tutto particolare. La
significatività di ogni singolo atto mancato è tale che, anche i tribunali ne dovrebbero tenere conto. In tale ottica sembra che gli
incidenti datali nei quali una persona incorre, pur avendo l’apparenza di pura fatalità, debbano essere fatti risalire a un’intenzione
inconscia.

IL MOTTO DI SPIRITO
L’origine del motto di spirito non ha un carattere sintomatico. Secondo Freud il motto di spirito, al pari delle altre forme di uso delle
parole per indurre riso ha in comune con gli altri due fenomeni: un’origine inconscia e i meccanismi di formazione. Ciò che renderebbe
divertente una battuta è legato a operazioni di condensazione e spostamento. La condensazione dona ai motti di spirito quel carattere
di concisione che ne distingue la brillantezza; lo spostamento crea gli effetti di assurdo che pure possono essere legati al successo di
una battuta.
Nel sogno, condensazione e spostamento operano diversamente. Il motto ha una caratteristica sociale. Necessita di due o tre
persone: chi lo enuncia, chi ne è oggetto, chi ride per l’effetto ottenuto. Il motto è vincolato alla condizione di intelligibilità e non è
lecito valersi della deformazione. Alcuni motti possono avere un carattere socialmente innocente, mentre altri possono essere
tendenziosi: lo spirito consente di proporre affermazioni che, se enunciate in maniera piana e diretta, sarebbero inaccettabili in un
altro contesto. I motti tendenziosi sono più divertenti degli altri, perché il loro fine è quello di procurare piacere disponendo di fonti
di piacere alle quali il motto innocente non ha accesso. Essi sono riconducibili alla sessualità e all’aggressione, e entrambi risultano
una liberazione dell’energia psichica che, altrimenti rimarrebbe bloccata dalla censura. In tutti i casi, in cui il motto di spirito risulta
ben riuscito, e quindi suscita riso negli ascoltatori, il meccanismo è il medesimo: un pensiero preconscio viene abbandonato per un
momento dall’elaborazione inconscia e ciò che ne risulta viene colto immediatamente dalla percezione cosciente.

LA TEORIA DEL TRANSFERT


Il concetto di “transfert” viene discusso per la prima volta nel resoconto clinico del caso di Dora. Il transfert è un tipo di formazione
mentale, essenzialmente inconscia, che consiste nella copia o nella riedizione degli impulsi e delle fantasie che devono essere
risvegliati e resi coscienti durante il progresso dell’analisi, in cui, alla persona che aveva sollevato originariamente tali impulsi e
fantasie, viene sostituita la figura sull’analista. Il paziente rivive esperienze psichiche del passato all’interno della relazione con il
terapeuta: verso di lui il paziente stesso prova sentimento già provati in passato verso un’altra persona, attribuendogli anche affetti
attribuiti prima a quest’ultima. Il transfert è un requisito necessario di qualunque analisi, che non può essere evitato e che la sua
soluzione è uno degli obiettivi da raggiungere nel corso del trattamento. Patologie curabili con la psicoanalisi verranno definite
nevrosi da transfert. Ciò non implica che, il fenomeno sia facile da comprendere e da gestire per il terapeuta. Il transfert deve essere
intuito dal medico sulla base di indizi fornitigli dal paziente. La discussione sul transfert costituisce occasione per spiegare
l’abbandono della terapia da parte della paziente Dora come conseguenza di un errore di Freud. Sarebbe stato proprio il mancato
riconoscimento di alcuni elementi transferali a causare il parziale insuccesso. In particolare, Dora stava rivivendo nel transfert una
serie di impulsi legati alla crudeltà e alla vendetta che, erano sempre stati sintomi isterici. La mancata interpretazione dell’origine di
tali impulsi, che li avrebbe ricondotti alla loro reale natura nella consapevolezza della paziente, aveva causato un fenomeno clinico
particolare: la vendetta sull’ analista.

LA TEORIA DELLE PULSIONI


Il concetto di pulsione viene definito da Freud come: la rappresentazione psichica di una fonte di stimolo in continuo flusso,
endosomatica, a differenza dello stimolo, che è prodotto da eccitamenti isolati e provenienti dall’esterno, la pulsione è così uno dei
concetti che stanno al limite tra psichico e corporeo. Le pulsioni non hanno in sé nessuna qualità, vanno invece, prese in
considerazione per via psichica solo come misure della richiesta di lavoro. Ciò che distingue le pulsioni l’una dall’altra e le fornisce di
qualità specifiche è la relazione che esse hanno con le loro fonti somatiche e le loro mete, la fonte della pulsione è un processo
eccitante in un organo, e la meta risiede nell’abolizione di questo stimolo organico. La pulsione sessuale è percepita come necessaria
come la necessità di assumere cibo per sopravvivere. La pulsione sessuale si esprime attraverso la libido, poiché la pulsione esercita
una spinta verso la propria soddisfazione, la libido viene intesa come energia di tale spinta.
- La spinta di una pulsione si intende l’elemento motorio di questa, la somma delle forze o la misura delle operazioni
richieste che, questa presenta.
- La meta è il soddisfacimento che può essere raggiunto soltanto sopprimendo lo stato di stimolazione alla fonte della
pulsione.
- La fonte consiste in quel processo somatico che si svolge in un organo o parte del corpo il cui stimolo è rappresentato nella
vita psichica della pulsione.
- L’oggetto è ciò in relazione a cui, mediante cui, la pulsione può raggiungere la sua meta. Freud precisa che è l’elemento
più variabile della pulsione, non è originariamente collegato ad essa, ma le è assegnato soltanto in forza della sua proprietà
di rendere possibile il soddisfacimento.
Vengono in seguito, limitate a due le pulsioni necessarie per la teoria: pulsioni di auto-sopravvivenza, pulsioni sessuali.
L’origine della nevrosi viene ascritta alla sfera sessuale e legata a problematiche riconducibili l periodo dello sviluppo, poiché si pensa
che i nevrotici abbiano conservato la loro sessualità allo stato infantile. Individuare l’origine e la dinamica della sessualità infintile è
fondamentale per comprendere la nevrosi e la sessualità adulta.
Freud afferma che, le possibilità di soddisfazione delle pulsioni sessuali offerte dalle perversioni sono varie: esse non sono dei
fenomeni isolati e inspiegabili ma semplici variazioni della sessualità normale, presenti in forme varie e più o meno distanti dalle
pratiche standard. Nella vita sessuale umana la scelta dell’oggetto sembra estremamente varia, mentre ciò che rimane costante è la
necessità di soddisfare la pulsione.

LA SESSUALITÀ INFANTILE
La teoria della sessualità infantile si fonda sul fatto che con frequenza si scoprono nei bambini impulsi sessuali presunti contrari alla
regola e che divengono palesi ricordi d’infanzia fino a quel momento inconsci. Freud si dice certo che, nel periodo neonatale siano
presenti germi di impulsi sessuali, successivamente repressi in maniera crescente, la repressione può essere interrotta da vere e
proprie irruzioni dello sviluppo della sessualità. La vita sessuale infantile comincia a esprimersi in modo osservabile a partire del 3-4
anno di vita. F. definisce il periodo di latenza, quella fase dello sviluppo infantile, in cui i contenuti sessali vengono contenuti da argini
psichici: essi vengono deviate dalle mete sessuali e si riversano su mete diverse mediante il processo della sublimazione. È grazie alla
sublimazione, che vengono gettate le basi per la partecipazione dell’essere umano ai processi di vita sociale che, sono alla base della
civiltà.
Le pulsioni sessuali trovano tuttavia una loro via di soddisfazione diretta non sublimata proprio attraverso zone erogene (intese come
parti del corpo, in particolare mucose) inizialmente diverse dagli organi genitali). La prima manifestazione della sessualità infantile si
attua attraverso il succhiare con delizia; la seconda è quella anale che peraltro mantiene un ruolo notevole nella sessualità, per tutta
l’esistenza. Va osservato che sono gli stessi disturbi intestinali nel periodo infantile ad attirare l’attenzione del bambino su questi
organi, causando eccitamenti intensi nell’area. Freud afferma che, la ritenzione delle masse fecali eccita violente contrazioni
muscolari e il loro passaggio stimola la mucosa, si ha quindi accanto ad una soluzione di dolore una sensazione di voluttà. La zona
genitale costituisce una zona erogena che si risveglia assai precocemente, fin dall’età dell’allattamento a causa di stimolazioni interne
(l’afflusso delle secrezioni) ed esterne (le pratiche igieniche).
F. specifica che l’attività sessuale connessa alle zone erogene è definita autoerotica. L’erotismo è la soddisfazione più tipica delle
pulsioni sessuali infantili e quindi non si riscontra una necessità dell’oggetto sessuale esterno. La presenza di persone è, invece,
richiesta quando essi vengono utilizzati per il piacere di guardare e di esibire e della crudeltà. Tali pulsioni definite pulsioni parziali,
sono un’espressione tipica della sessualità perversa polimorfa alla quale l’infante è predisposto. Il bambino di ambedue i sessi
attraversa delle fasi di organizzazione della vita sessuale:
1. FASE ORALE: (0-18 mesi) l’attività sessuale non è ancora separata dall’assunzione di cibo e in cui la meta sessuale
consiste nell’incorporazione dell’oggetto.
2. FASE SADICO-ANALE: (18-36 mesi) l’attività è prodotta dalla pulsione di appropriazione servendosi della mucosa
erogena intestinale.
3. LA FASE FALLICA: (3-6 anni) che conosce soltanto un tipo genitale, quello maschile. Ciò si lega all’idea che la presenza
e l’assenza del fallo nel bambino e nella bambina, e minaccia di possibile castrazione nel bambino del sesso maschile,
costituendo la preoccupazione del periodo edipico.
4. FASE DI LATENZA: (6 anni) superamento del complesso edipico.
5. FASE GENITALE: (pubertà) l’individuo raggiunge la maturità sessuale.

CAP.4 LA PSICOANALISI E IL CONFRONTO TEORICO


La psicoanalisi aveva già parlato di psicosi dal 1895. Successivamente Freud ha la possibilità di teorizzare il concetto di proiezione
come base del pensiero paranoideo. Freud non aveva avuto molte occasioni professionali di incontrare psicotici non lavorando in
istituzioni, e nutriva delle riserve sulla possibilità che la tecnica terapeutica da lui sviluppata potesse per il momento ottenere dei
risultati concreti con essi. È, però, sicuramente cosciente dell’importanza di comprendere i meccanismi delle psicosi, e sul suo primo
incontro con Jung espone alcune sue idee sulla paranoia, incentrate sul concetto di “autoerotismo”. Per Freud, la psicosi paranoica è
il frutto del disinvestimento della libido nei confronti dell’oggetto: in questo senso l’ostilità verso l’oggetto non sarebbe che un indice
della diversa direzione presa dalla libido.
A Bleuler, F. riconosce il merito di aver sottolineato la derivazione della malattia da un’occasione affettiva, che non si trova in nessuna
parte della letteratura sulla paranoidea.
La teoria del sogno è uno degli argomenti che suscitano più proposte e suggerimenti nell’ambito del nascente movimento
psicoanalitico. Due ipotesi, di Jung, non vengono prese in considerazioni da Freud:
1. Che la vita onirica possa essere il riflesso della condizione presente del sognatore.
2. Che il sogno passa vere “funzione prospettica”, ovvero rappresentare un’indicazione su eventi mentali e conflitti psichici
futuri.
3. L’analisi dei sogni può essere compresa immediatamente attraverso la teoria dei simboli.
La questione dell’ereditarietà psicologica costituirà in seguito uno dei nodi della riforma della psicanalisi. In questo periodo, F. entra
in contatto con i suoi collaboratori. Il primo ad attirare l’attenzione di F. sull’aggressività come possibile fattore motivazionale della
condotta umana è Alfred Adler. Adler attribuisce alla volontà di potenza il ruolo principale nella guida della condotta umana. La
sessualità finisce per costituire ai suoi occhi un modo per soddisfare il desiderio di potere. La nevrosi non è che il tentativo di
sovracompensare un senso si inferiorità legato all’uno e all’altro organo. Il conflitto individuale riflette il conflitto sociale per il potere
e infine lo stesso concetto di inconscio viene abbandonato. Un suggerimento di Jung introduce l’obbligo per il futuro analista di
sottoporsi a sua volta ad analisi personale, tale obbligo viene ufficializzato e regolamentato con il Congresso del 1918. Nel tempo la
necessità di sottoporsi a un periodo di analisi da parte del futuro analista diventa la fonte di un meccanismo di potere gerarchico
fortissimo dato, che l’analisi diviene un requisito di idoneità a esercitare la professione.
Un caso particolare del rapporto tra Freud e il movimento psicanalitico riguarda l’applicazione dell’analisi in età evolutiva. Il primo
caso di analisi di un bambino (il piccolo Hans) viene effettuato sul figlio di un membro della società psicoanalitica di Vienna: Max Graf.
Questo effettuò le osservazioni e portò avanti un progetto terapeutico pensato da Freud, che incontrò il paziente di 5 anni in una
sola occasione. Freud riteneva sufficiente la sola coincidenza tra figura del terapeuta curante e del padre per indurre il bambino a
delle confessioni difficilmente ottenibili, dall’altra la conoscenza teorica sufficiente a interpretare tali confessioni. Tornando
sull’argomento anni dopo, Freud si dimostra meno convinto della possibilità di applicare l’analisi ai bambini. L’analisi del piccolo Hans
aprirà il settore dell’analisi infantile sotto la spinta di Anna Freud e Malanie Klein.

SOGNI E SIMBOLI
Lo statuto onirico, per Freud è quello della rappresentazione visiva vista come oggetto che ne sostituisce un altro la cui esplicita
presenza nel sogno sarebbe inaccettabile alla censura. Se quindi alcuni simboli sono riconducibili genericamente a contenuti edipici
(re e regina rappresentano la coppia genitoriale) la maggior parte degli elementi simbolici ha il carattere di una rappresentazione
onirica di materiale sessuale.
Tutti gli oggetti allungati (bastono, tronchi, ombrelli, armi a punta) sostituiscono il membro virile, tutti gli oggetti cavi (astucci, scatole,
casse) rappresentano l’organo sessuale femminile, salire scendere le scale sostituisce il coito, ecc. Per Freud tale simbolismo non
appartiene in modo esclusivo al sogno, ma alla rappresentazione inconscia, soprattutto del popolo, e lo si ritrova, nel folklore, nei
miti, nelle leggende, nelle locuzioni, nei proverbi nelle battute popolari.

CAPITOLO 5 L’ALBA DELLA METAPSICOLOGIA


Il termine METAPSICOLOGIA assume un significato tecnico specifico: se descriviamo un processo psichico nei sui rapporti dinamici,
topici ed economici, la nostra esposizione sia chiamata metapsicologia, dove i tre aggettivi si riferiscono rispettivamente alle forze
psichiche in campo; alla collocazione conscia, preconscia o inconscia del processo; all’investimento energetico.
Il corretto inizio dell’attività scientifica consiste nella descrizione dei fenomeni, che poi vengono raggruppati, ordinati e messi in
connessione tra loro. Tali idee sono indispensabili nell’elaborazione della materia, specificando che esse ritengono la caratteristica di
essere indeterminate quanto alla forma ma non delimitate quanto al contenuto. Il significato di queste idee può essere inteso
riferendosi all’oggetto dell’esperienza, da cui sono ricavate, ma che in realtà è ad esse subordinato. Tali idee hanno dunque il
carattere di CONVENZIONI, poiché sembra che non siano state scelte ad arbitrio, ma siano state determinate in base a relazioni
significative col materiale empirico. Dal punti di vista freudiano non è possibile esperienza scientifica senza ricorrere a schemi
interpretativi che la precedano. Però un concetto può essere, oltre che modificato, semplicemente abbandonato. Proprio la
mancanza di completa definizione di un concetto consente alla teoria di evolvere e di conseguire un progresso nella capacità di
spiegare in modo più efficace il campo di fenomeni che la teoria stessa abbraccia. Non tutti i concetti metapsicologici hanno invece,
per F., quel carattere di relatività e provvisorietà con cui viene caratterizzata l’idea di pulsione. La seconda proposta epistemologica
consiste in un tentativo di fondazione scientifica della psicoanalisi, costruito per rispondere alle obiezioni di chi sostenesse che i
successi della psicoanalisi siano dovuti unicamente ha un effetto suggestivo della terapia analitica. La tesi di Freud si basa sul fatto
che, rispetto alle forme di terapia basate sull'ipnosi, la psicoanalisi fa un uso provvisorio della suggestione, mentre il fattore
terapeutico è di carattere conoscitivo. La TESI DELLA CONOSCENZA NECESSARIA è costituita dalla congiunzione di queste due
condizioni causalmente necessarie:
 Sono l'interpretazione e il trattamento propri del metodo psicoanalitico possono produrre o costituire il medium per una
corretta visione da parte del paziente delle cause inconsce della sua nevrosi.
 La corretta visione da parte del paziente della causa conflittuale che sta alla base della sua attuale condizione e della
dinamica inconscia del suo carattere è a sua volta causalmente necessaria per una durevole cura della sua nevrosi.
Naturalmente una terza condizione è implicita ma ugualmente importante: dovrebbe essere effettivamente riscontrabile che almeno
alcuni casi di nevrosi siano effettivamente curati attraverso il metodo psicoanalitico. Però tale tesi non è accettabile perché la
remissione dei sintomi nevrotici può essere ottenuta anche con metodi differenti da quello analitico freudiano. Storicamente, quindi,
la tesi della conoscenza necessaria vuole dimostrare che la suggestione ipnotica di per sè non sia sufficientemente efficace né
sufficientemente stabile, a confronto con la psicoanalisi. Dato che l'accettazione della presenza di contenuti inconsci determina di
per sè delle resistenze nel paziente, è infatti opportuno comprendere se esista un criterio per stabilire ove tali resistenze siano
determinate dalla forza della rimozione o più semplicemente dalla mancata corrispondenza dell'interpretazione con il mondo interno
del paziente stesso.
Quattro sono le possibilità per le pulsioni che non ottengono una diretta soddisfazione:
 la TRASFORMAZIONE NEL CONTRARIO;
 il VOLGERSI SULLA PERSONA STESSA DEL SOGGETTO;
 la RIMOZIONE;
 la SUBLIMAZIONE.
Ad esse si aggiungono altri due possibili destini: la trasformazione delle loro energie psichiche in AFFETTO, e in particolar modo in
ANGOSCIA; La REGRESSIONE.
La trasformazione nel contrario può a sua volta consistere in un cambiamento dell'attività alla passività o in una inversione di
contenuto. Esempi caratteristici sono il SADISMO-MASOCHISMO e PIACERE DI GUARDARE-ESIBIZIONISMO. In questi casi ciò che
cambia è la meta della pulsione; l'unica possibilità di inversione del contenuto riguarda invece la coppia amore-odio. La questione
del rapporto sadismo- masochismo è quella più complessa: il sadismo consiste nell'esercizio della violenza e della forza contro un'altra
persona assunta quale oggetto; Questo oggetto viene abbandonato e sostituito dalla propria persona. Con il volgersi della pulsione
sulla propria persona si compie pure la conversione della meta funzionale attiva in meta funzionale passiva; Viene nuovamente
cercata, quale oggetto, una persona estranea, che deve assumere, in seguito al cambiamento determinatosi nella meta, il ruolo di
soggetto. La compassione non è una trasformazione nel contrario del sadismo ma il frutto dell'intervento di un'altra forma di difesa,
la FORMAZIONE REATTIVA. Non si può essere tendenza masochista senza un passaggio attraverso la tendenza sadica. Ma non ci può
neanche essere un vero godimento sadico senza passare attraverso il godimento masochista. La trasformazione nel contrario coincide
così con il volgersi di una pulsione sulla persona stessa del soggetto.
Freud introduce il termine AMBIVALENZA che designa la coesistenza di odio e amore verso la stessa persona: la compresenza dei due
sentimenti ha un'origine complessa: l'odio mescolato all'amore proviene in parte dagli stati preliminari non pienamente superati
dell'amore, in parte si costituisce mediante reazioni di ripudio da parte delle pulsioni dell'Io. In entrambi i casi l’odio che si mescola
all'amore trae dunque origine dalle pulsioni di autoconservazione. L'odio, che è effettivamente motivato, viene rafforzato dalla
regressione dell'amore alla fase sadica preliminare; in tal modo lo odio acquista un carattere erotico e viene garantita la continuità
di una relazione amorosa.
La RIMOZIONE non può instaurarsi prima che si sia costituita una netta separazione tra all'attività psichica cosciente e quella
inconscia, e la sua essenza consiste nell’espellere e tener lontano qualcosa dalla coscienza. Possiamo quindi supporre l'esistenza di
una RIMOZIONE ORIGINARIA e cioè di una prima fase della rimozione che Fatto che alla rappresentanza psichica (ideativa) di una
porzione viene interdetto l'accesso alla coscienza. Con ciò si produce una FISSAZIONE: la rappresentanza in questione continua da
allora in poi a sussistere immutata e la pulsione rimane ad essa legata. Il secondo stadio della rimozione, la RIMOZIONE PIENAMENTE
DETTA, colpisce i derivati psichici della rappresentazione rimossa. In forza di tale relazione queste rappresentazioni incorrono nello
stesso destino di ciò che è stato originariamente rimosso. La rimozione propriamente detta è perciò una post rimozione. In altre
parole la rimozione agisce unicamente sul piano psichico e non su quello somatico; La rimozione originaria impedisce la presenza
cosciente di una rappresentazione che esprime a livello psichico la pulsione; tale rappresentazione non può dunque essere elaborata
consciamente e rimane fissata, invariata nell'inconscio, legata alla pulsione. Da un lato, quindi, la funzione non è un nipote ente e poi
essere bloccata dalla rimozione, purché l'investimento non acquisti una forza eccessiva. Solo che è soggettivamente vissuto come un
impulso di potenza insostenibile può essere in realtà fermato. Dall'altro lato la rimozione non può bloccare ogni derivato della
pulsione in senso assoluto. Il contenuto ideativo della rappresentazione (il pensiero) non costituisce l'unico aspetto della pulsione: la
rappresentanza psichica di essa è data anche dal cosiddetto ammontare affettivo. Il destino del fattore quantitativo della
rappresentanza pulsionale può essere di tre tipi: la pulsione può essere totalmente e repressa così che di essa non si trova più traccia
alcuna; oppure si manifesta come un affetto con una coloritura qualsivoglia di tipo qualitativo; oppure si tramuta in angoscia. Quando
la rimozione è perfettamente riuscita, il sistema conscio, oltre a ignorare il contenuto della rappresentazione ideativa rimossa, non
avverte nessuno affetto, nessuna forma di angoscia determinati dalla rimozione della pulsione originaria. Per evitare che la pulsione
rimossa effettui continui tentativi per ritornare cosciente, all'investimento di energia della pulsione corrisponderebbe un
controinvestimento energetico nella rimozione che bilancia l'investimento pulsionale. Nel caso della nevrosi invece il
controinvestimento non riesce a bloccare completamente la spinta della pulsione rimossa: alla rimozione si accompagnano modalità
diverse di FORMAZIONI SOSTITUTIVE e diverse espressioni sintomatiche. Quindi non è la rimozione di per sé a determinare la nascita
della Formazione sostitutiva e l'origine del sintomo: queste sono prodotte dal RITORNO DEL RIMOSSO. La formazione sostitutiva è
ciò che sostituisce il diretto comparire del contenuto pulsionale nella coscienza, i sintomi a loro volta legati allo stesso fenomeno.
Sia nel LUTTO che nella MELANCONIA si osserva uno stato d'animo doloroso, una perdita di interesse per il mondo esterno e per
possibili oggetti d'amore. L'elaborazione del lutto mette una persona nelle condizioni di abbandonare l'oggetto non più esistente. Il
melanconico però si caratterizza per una valutazione indicativa di sé, sia sul piano della capacità di agire che su quella della dignità
morale; a tutto questo consegue anche l'aspettativa di una punizione per le proprie mancanze. Il melanconico può essere per molti
versi nel giusto in questa sua autovalutazione, poiché da una parte la perdita di interessi e l'incapacità di amare delle quali si accusa
sono in effetti reali; dall'altra i giudizi morali che si infligge non sono privi di senso. Nel melanconico esiste una parte dell’io che si
contrappone all'altra parte, la valuta criticamente e la assume come suo oggetto. La coscienza morale del melanconico risulta
comunque ammalata; la sua situazione è quindi apparentemente contraddittoria perché egli avrebbe subito una perdita oggettuale
eppure sembra lamentare una perdita che riguarda il proprio io. La contraddizione si risolve osservando che le auto accuse non
riguardano veramente la persona del malato ma un altro significativo. E’ possibile che alcune delle autoaccuse siano veramente senza
te, ma la loro presenza servirebbe a occultare il vero significato delle altre. Ciò che avviene quindi è che il figlio si trova a essere
giudicato come un oggetto, e in particolare come l'oggetto abbandonato, dov'è la perdita dell'oggetto corrisponde a una perdita
dell’io. Il conflitto tra l’io e la persona precedentemente amata si trasforma in un conflitto dell'io in quanto soggetto con l'io in quanto
oggetto. Freud sostiene che una simile situazione è compatibile solo con una scelta oggettuale narcisistica, ovvero fondata sulla sua
somiglianza dell'oggetto con il soggetto. L'identificazione narcisistica con l'oggetto può fungere da sostituto dell’investimento libidico
oggettuale. La questione è più importante sulla melanconia è però la tendenza di questa a trasformarsi nel suo opposto cioè nella
condizione maniacale. Per definire il rapporto tra melanconia e mania si può partire secondo Freud da due osservazioni. In primo
luogo, sia melanconia che mania apparentemente lottano contro lo stesso complesso: nella melanconia l’io ne è stato sopraffatto,
mentre nella mania riesce a padroneggiarlo ea metterlo da parte. In secondo luogo, tutte quelle condizioni psicologiche (gioia,
esultanza, senso di trionfo), che appaiono come il corrispettivo normale della mania, sorgono dall'improvvisa disponibilità di un
grande quantitativo di energia psichica, in precedenza bloccato. Il maniaco ci dimostra di essersi liberato dell'oggetto che lo aveva
fatto soffrire anche perché si getta come un affamato alla ricerca di nuovi investimenti oggettuali.

CAPITOLO 6 L’AVVENTO DEL MODELLO STRUTTURALE


Nel corso dello sviluppo accade continuamente che singole pulsioni o componenti pulsionali si rivelino incompatibili nelle loro mete
o nelle loro pretese con le rimanenti pulsioni che sono in grado di costituire insieme la grande unità dell’io. Esse vengono allora
separate da questa unità mediante il processo della rimozione, trattenute a livelli inferiori dello sviluppo psichico e, sulle prime,
private della possibilità di soddisfacimento. Se in seguito riescono a ottenere un soddisfacimento diretto o sostitutivo, questo
successo, che sarebbe stato occasione di piacere, viene invece avvertito dall’io come dispiacere. Ogni dispiacere nevrotico a questa
natura: è un piacere che non può essere avvertito come tale. La maggior parte del dispiacere che proviamo è un dispiacere
percezionale: può essere la percezione dell’assillo di pulsioni insoddisfatte oppure una percezione esterna, sia che questa sia penosa
in se stessa, sia che susciti aspettative spiacevoli nell'apparato psichico, e cioè che quest'ultimo riconosca in testa un pericolo.
La COAZIONE A RIPETERE consiste nella tendenza a ripetere esperienze passate nel presente e viene osservata direttamente nelle
esperienza psicoterapeutica. Allorché nel corso dell'analisi si verifica il transfert, il paziente rivive all'interno della relazione con
l'analista le esperienze già vissute nella relazione con le figure significative della sua vita trascorsa. Il termine narcisismo (primario e
secondario) si riferisce alla condizione in cui l'investimento pulsionale viene effettuato dal soggetto sul soggetto stesso. Freud aveva
poi usato l'espressione scelta oggettuale narcisistica per indicare la modalità di investimento attuata scegliendo un oggetto per
somiglianza con il soggetto (nell’omosessualità). La FERITA NARCISISTICA e invece intesa come un danneggiamento della stabilità
soggettiva, dell’amor proprio, della propria coesione e psichica. I nevrotici ripetono dunque nel transfert tutte queste situazioni
indesiderate e questi dolorosi stati affettivi facendogli rivivere con grande abilità. Il tipo di connessione che esiste tra la pulsionalità
e la coazione a ripetere è dovuto al fatto che uno pulsione sarebbe dunque una spinta, insita nell'organismo vivente, a ripristinare
uno stato precedente al quale l'essere vivente ha dovuto rinunciare sotto l'influsso di forze perturbatrici provenienti dall'esterno.
Inizialmente Freud aveva ipotizzato un dualismo pulsionale nella dicotomia tra pulsioni di autoconservazione e pulsioni sessuali. Il
nuovo dualismo pulsionale può nell'esistenza di due tendenze completamente contrastanti l’una rispetto all'altra. Il ritmo
dell'esistenza della materia vivente sarebbe dunque scandito da un gruppo di pulsioni che tende a portare a termine la vita il prima
possibile e un altro gruppo che invece giunto a un certo stadio di questo percorso, ritorna indietro per rifarlo nuovamente a partire
da un determinato punto e prolungare così la durata del cammino.
L'uomo è in grado di riflettere e compiere scelte razionali, nella massa e gli è il razionale ed emotivo, non vede mezze misure, è
soggetto al contagio psichico e all'influenza di un leader. La massa è influenzata da fattori inconsci; l'influenza dell'inconscio è però
generalmente spiegata attraverso il concetto di suggestione. La chiave per comprendere il fenomeno suggestivo e l'eros, la libido
sessuale. I legami emotivi tra i membri del gruppo e dei membri del gruppo con il capo costituiscono la chiave del sentimento di
appartenenza al gruppo stesso. Non risulta particolarmente evidente nelle situazioni di panico diffuso. Queste situazioni, penso
considerate fenomeno gruppale tipico, sono invece il sintomo della disgregazione del gruppo stesso. Un motivo del panico
generalizzato non può essere costituito dalla grandezza del pericolo, perché lo stesso esercito che ora so già che al panico può avere
precedentemente affrontato pericoli altrettanto grandi o più grandi ancora. Quando l’individuo colto da timor panico comincia a
pensare solo a se stesso, egli dimostra che sono venuti meno i legami affettivi che fino a quel momento avevano ridotto ai suoi occhi
il pericolo. Il primo organico presuppone il rilassamento della struttura libidica della massa e reagisce adeguatamente a questo fatto.
Io legami libidici tra i membri di un gruppo non lo sono però volti al perseguimento di mete sessuali. Si a che vedere con posizioni
amorose che risultano deviate rispetto alle loro mete originarie. Ritieni che si tratti di legami basati sul meccanismo
dell'identificazione. Nel nostro io si sviluppa un'istanza suscettibile di separarsi dal resto dell’io e di entrare con esso in conflitto,
dandogli il nome di IDEALE DELL’IO. Dunque Freud pone a carico della stessa istanza psichica un processo che dovrebbe essere
cosciente (l’autoconservazione) una funzione che può essere in parte conscia e in parte inconscia (la coscienza morale), una funzione
totalmente inconscia (la censura onirica) è un rapporto di influenza particolare su un meccanismo di difesa (la rimozione). L'ideale
dell'Io può assumere però anche un ruolo di immagine appunto ideale di ciò che l'essere umano vorrebbe essere e di fatto non è.
Floyd aveva definito l’IO IDEALE contrapposto all’IO ATTUALE come ciò che hai il nevrotico vorrebbe essere. L'ideale dell’io diventa
così anche un possibile nucleo patologico all'interno della personalità, la cui scissione dall'io può determinare la psicosi. Come
immagini di ciò che l'essere umano vorrebbe essere, l'ideale dell'Io può venire sostituito da un oggetto. Ciò avviene tipicamente
quando ci si innamora e, attraverso l’IDEALIZZAZIONE, la libido narcisistica deborda sull'oggetto stesso: l'oggetto viene amato a causa
delle sue perfezioni cui abbiamo mirato per il nostro io è che ora desideriamo procurarci per soddisfare il nostro narcisismo. In linea
generale nell'identificazione l’io si arricchisce delle qualità dell'oggetto e nell'innamoramento si impoverisce delle proprie qualità a
favore dell'oggetto stesso. In entrambi i casi, però, il processo è descrivibile come INTROIEZIONE, cioè come un processo che porta
l'oggetto all'interno. Questo processo, nell'identificazione, può condurre all'abbandono dell'oggetto e alla sua ricostruzione nell’io:
l’io si modifica parzialmente secondo il modello dell'oggetto perduto. Come l'innamoramento, invece, l'oggetto si è serbato e come
tale viene sopvainvestito da parte e a spese dell’io. La relazione ipnotica è l'anello di congiunzione tra l'innamoramento è la
formazione di una massa soggetta a un leader. La differenza tra questi ultimi due fenomeni è solo nel numero delle persone coinvolte:
la relazione ipnotica è infatti una sorta di formazione collettiva a due. Identificazione e regressione sono dunque le due componenti
fondamentali della costruzione della massa. Rispetto alla prima, Freud specifica che una forma di identificazione caratterizza non solo
i componenti della massa con il capo ma anche i componenti tra loro stessi. In questo senso, nasce l'idea di una PULSIONE GREGARIA
che spinge l'uomo a vivere insieme agli altri. F. descrive l'uomo come un animale che vive in orda. La massa ci appare quindi come
una reviviscenza dell'orda primordiale. Come in ogni singolo è virtualmente conservato l'uomo primitivo, così a partire da un
raggruppamento umano qualunque può ricostruirsi l’orda primordiale. La psicologia dell'orda ha una duplice caratterizzazione che è
riflessa dalla psicologia della massa: da un lato vi e la personalità del padre e dall'altro quella dei figli (come nella massa da una parte
il leader e dall'altra i seguaci). Il padre era libero, autonomo Chiedere spazio è a investire libidicamente altri che sè stesso; i figli sono
invece dipendenti, incapaci di volontà autonoma. In molti individui la separazione tra io e Ideale dell'Io non è molto sviluppata,
entrambi coincidono ancora senza fatica, l’io ha spesso serbato il precedente autocompiacimento narcisistico. La scelta del Capo
viene notevolmente facilitata da tale circostanza. Costui spesso, non deve fare altro che possedere in forma pura e istintiva le
caratteristiche tipiche di questi individui dando loro l'impressione di una maggiore forza. A seconda della struttura di personalità
dunque si aprirebbe una diversa modalità di accettazione della leadership da parte dei membri della massa. Per coloro che non hanno
diversificato io e Ideale dell'Io, mettere il capo al posto dell'ideale dell’io vuol dire metterlo anche al posto dell’io stesso.
È definito MODELLO STRUTTURALE in quanto propone una struttura della mente divisa in istanze psichiche diverse e dotate di
autonomia; è detto PUNTO DI VISTA STRUTTURALE in quanto ulteriore elemento della metapsicologia; è detta SECONDA TOPICA in
quanto tracciatura dei confini spaziali della mente. Il fulcro di tale proposta è la tripartizione della psiche in IO, ES e SUPER-IO. Due
attribuzioni sembrano essere caratterizzanti per l'io così descritto da Freud: l’ORGANIZZAZIONE e il CONTROLLO. L’ io eh infatti da un
noto l'organizzazione della personalità e l'istanza che a ha la capacità di indirizzare e utilizzare la percezione e il movimento. Dall'altro
è ciò che consente o impedisce a una rappresentazione o a una tendenza di superare la soglia della coscienza. Inoltre il controllo dei
processi marziali intriga la possibilità che tali processi abbiano origine al di fuori dell’io e raggiungano la coscienza senza essere nell’io
incorporati. L’io avrà allora una parte cosciente e una parte inconscia, costituita da quanto attua la resistenza verso l’interpretazione
e da quanto impedisce ai contenuti inconsci di emergere del tutto. Es corrisponde alla terza persona neutra del pronome personale
nella lingua tedesca; ha il ruolo di fondazione dell'edificio psichico, costituendo sia il serbatoio dell'energia psichica sia la fonte
originaria dell’io. L’Es è la parte della vita psichica più distante dalla coscienza, dalla logica razionale, dal senso della realtà, dalle
regole della vita civile. L’Es è infatti la matrice della mente: è la parte più profonda dell'inconscio, è l'insieme primario delle energie
istintuali e delle fantasie e dei desideri più arcaici e primitivi. Il Super-Io ha un rapporto meno stretto con la coscienza; Si forma e
differenzia a partire dall’io proprio come l’io si forma e differenza a partire dall'Es. La formazione del Super-Io è a sua volta a frutto
di un'identificazione che rafforza l'identificazione primaria e che si attua nei confronti dei genitori. Quando il bambino inizia a
comprendere che il suo desiderio verso la madre è ostacolato dalla presenza del padre, ha origine il complesso edipico:
l'identificazione si tinge di ostilità e la condotta tenuta verso il padre acquista il carattere dell'ambivalenza. L'ambivalenza verso il
Padre e l'aspetto verso la madre e sarebbero così il contenuto del complesso edipico nella forma più semplice (positiva). Quando il
complesso edipico tramonta, aprendo la fase di latenza, l'investimento oggettuale verso la madre può essere sostituito da
un’identificazione con la madre stessa o dal rafforzamento dell'identificazione con il padre. La bisessualità influisce nel caso che Freud
considera più frequente soprattutto nel caso dei nevrotici, quello del complesso edipico COMPLETO, positivo e negativo. In questo
caso il bambino di sesso maschile, oltre a esprimere ambivalenza verso il padre è affetto verso la madre, si comporta come una
bambina rivelando una impostazione di femminea tenerezza rivolta al padre e la sua corrispondente impostazione gelosia ostile verso
la madre. La formazione del Super-Io sarebbe allora il frutto di questo complesso intrecciarsi di tendenze relazionali. Il superio non si
limita a esprimere la necessità di assomigliare al padre, ma anche la necessità di non fare tutto ciò che al padre è consentito. Il doppio
nome dell'istanza psichica riflette dunque anche la doppia funzione di additare un ideale all’io cui somigliare (comando positivo) e di
imporsi sopra l’io con dei comandi negativi. Il Super-Io è in un certo senso sia l'origine che la conseguenza del crollo del complesso
edipico. La forza della rimozione corrisponde alla forza percepita dell'autorità paterna: il Super-Io conserverà il carattere del padre,
e quanto più forte è stato il complesso edipico, quanto più rapidamente si è compiuta la sua rimozione, tanto più severo si farà in
seguito il Super-Io nell'esercitare il suo dominio sull’io sotto forma di coscienza morale.
Un ruolo fondamentale è giocato dal COMPLESSO DI CASTRAZIONE, la cui natura assume tratti differenti per i due sessi. Quando lo
sviluppo della sessualità infantile raggiunge il suo culmine, la principale caratteristica di questa l'organizzazione genitale infantile è la
sua diversità rispetto alla definitiva organizzazione genitale dell'adulto. Tale diversità consiste nel fatto che per entrambi i sessi c'è
un solo genitale degno di essere preso in considerazione, quello maschile. Non siamo dunque in presenza di un primato dei genitali,
bensì di un primato del FALLO. Il bambino di sesso maschile è esposto prima al trauma della separazione della madre con la nascita;
poi a quello della separazione e del seno materno con la fine dell'allattamento; poi a una serie di separazioni quotidiane e dal proprio
contenuto intestinale. La disapprovazione da parte degli adulti per l'interesse che il bambino stesso manifesta verso il proprio genitale
durante la fase fallica si esprime con una minaccia di evirazione che egli stesso ancora non prenderebbe sul serio se non scopriresti
che esistono degli esseri privi del fallo. Dall'ipotesi che le bambine siano state evirate, e quindi siano la testimonianza vivente che
l'evirazione sia un pericolo reale, la bambina sarai in condizione di mancanza. La bambina accetta l'evirazione come un fatto
compiuto, mentre il bambino la teme come una possibilità futura.
La nevrosi sarebbe l'effetto di un conflitto tra l’io e il suo Es mentre la psicosi rappresenta l'analogo esito di un perturbamento simile
nei rapporti tra Io e mondo esterno. Le nevrosi di traslazione si sviluppano per il fatto che l’io, di fronte a un potente moto pulsionale
dell'Es, non intende accettarlo nè favorirne lo sfogo motorio. L’io Ti difendo quindi da quel moto pulsionale mediante il meccanismo
della rimozione, ma il rimosso si ribella a questo destino e si procura una rappresentanza sostitutiva che si impone all’io a mezzo di
un compromesso: il sintomo. A sua volta l’io intraprende una nuova lotta contro il sintomo, tentando una nuova rimozione; questo
quadro dialettico costituisce la nevrosi. L’io, nell'intraprendere la rimozione, si è messo al servizio delle istanze provenienti dal Super
Io, che a loro volta sono frutto di influssi esterni interiorizzati. Il rapporto dell’io con il mondo esterno viene normalmente
caratterizzato da un duplice influsso: quello delle percezioni attuali e quello della memoria. Nelle psicosi tale influsso viene alterato
in diverse modalità. Sia nella nevrosi che nella Il rapporto con la realtà è alterato: la nevrosi non rinnega la realtà è semplicemente di
essa non vuole sapere nulla; la psicosi invece rinnega la realtà e cerca di rimpiazzarla. Chiamiamo normale o sano un comportamento
che unisca determinati tratti di entrambe le reazioni: chi è come la nevrosi non rinneghi la realtà, ma, come la psicosi, cerchi di
modificarla. L'alternativa all'impiego delle difese contro le richieste dell'Es sono le perversioni, accettando le quali gli uomini riescono
a evitare le rimozioni.

CAPITOLO 7
TRA RIFLESSIONE CLINICA E RIFLESSIONE SPECULATIVA
L’ANGOSCIA non viene prodotta ex novo dal processo di rimozione, bensì viene riprodotta quale stato affettivo in base a un’immagine
mnestica già esistente. Nelle situazioni traumatiche si verifica una sensazione di impotenza. Nella vita successiva l'angoscia ha origine
in due modi, uno involontario, legato al verificarsi di situazioni di pericolo reali; l'altro causato dalla previsione, da parte dell’io, di
una possibile minaccia incombente. L’io produrrebbe allora l'angoscia proprio per evitare il verificarsi della situazione prevista. F.
sottolinea, da un lato, che esiste un legame tra nevrosi e angoscia, dall'altro, che le reazioni di angoscia non siano sempre da
considerare nevrotiche. Nasce così la distinzione tra ANGOSCIA REALE e ANGOSCIA NEVROTICA. il pericolo reale è un pericolo del
conosciamo. L’angoscia reale è angoscia di fronte a questo pericolo. L'angoscia nevrotica e angoscia di fronte a un pericolo che non
conosciamo; esso è un pericolo pulsionale. Portando alla coscienza questo pericolo sconosciuto all’io, noi annulliamo la differenza
tra angoscia reale e angoscia nevrotica. Davanti al pericolo reale si reagisce sia sul piano affettivo (l’angoscia) che su quello motorio
(l’azione protettiva). F. ipotizza che di fronte al pericolo pulsionale avvenga la stessa cosa, per cui una reazione dà il segnale per
avviare l'altra. Allora ci può essere commistione tra angoscia reale angoscia nevrotica, quando il pericolo è reale ma produce una
reazione spropositata e quindi nevrotica: al pericolo reale conosciuto è quindi legato un pericolo pulsionale è sconosciuto. Ciò che
caratterizza l'angoscia nevrotica, però, è l'aspettativa della possibile ripetizione di una situazione traumatica e della relativa
sensazione di impotenza: questo determina una anticipazione del possibile trauma e una condotta di evitamento. L'angoscia è la
reazione originaria all'impotenza vissuta nel trauma. L’io elabora una fantasia della situazione traumatica e a tale fantasia reagisce
con il segnale di angoscia. La nuova concezione dell'angoscia implica che l’io possa difendersi dal pericolo pulsionale o reale senza
allontanarlo dalla coscienza. Infatti, il RENDERE NON AVVENUTO (annullamento retroattivo) e l’ISOLARE non presuppongono la
rimozione. Chi usa la prima tecnica intende irrazionalmente soffiar via un evento sgradito che però si sia già verificato. I rituali
ossessivi hanno un carattere sia di prevenzione (se faccio x non accadrà y), sia di revoca (se faccio x, non è mai accaduto y). il
meccanismo delle degli solare, noto come isolamento dell'affetto, si attua in modo che dopo una particolare attività viene introdotta
una pausa durante la quale nulla può verificarsi, nessuna percezione viene accolta e nessuna azione viene eseguita. Ciò avviene
quando la rimozione non è efficace ai fini dell’oblio di un evento.
La RESISTENZA è il rifiuto, per motivi inconsci, di ciò che appare oggettivamente vero. Si manifesta sia nella singola a psicoterapia,
come rifiuto di un'interpretazione corretta, sia nella situazione e storico-culturale in cui la psicoanalisi tenta di espandere la propria
influenza, come rifiuto delle scoperte e psicoanalitiche. Il rifiuto può costituire la manifestazione di una resistenza; l’ASSENSO può
essere ipocrita o condiscendente. Il valore della risposta all'interpretazione da parte del paziente si basa su tre criteri fondamentali:
la tonalità affettiva che caratterizza la risposta, la presenza immediata di dati confirmatori concomitanti, la confluenza del dato
costituito da contenuto affermativo o negativo della risposta con ulteriori dati confirmatori che emergano successivamente nel corso
dell'analisi. Il terzo criterio è quello più importante. F. sostiene che le sono il prosieguo dell'analisi può consentire di giudicare la
validità di un'interpretazione, anche perché un'interpretazione può avere un effetto momentaneamente terapeutico anche il se è
errata. Un'altra modalità di conferma si ha quando l'assenso all'interpretazione avvalendosi di un atto mancato, si infila nelle esplicita
formulazione di un dissenso. F. parte dalla constatazione che un percorso terapeutico apparentemente terminato non preservi
l’analizzato da problemi psichici successivi. La terapia termina se da una continuazione dell'analisi non ci si possa ripromettere alcun
ulteriore cambiamento, nel senso che si è raggiunta una assoluta normalità psichica. Si può considerare terminata un'analisi quando
l'accordo tra paziente e terapeuta di smettere di incontrarsi sia fondato su due condizioni: la prima che il paziente non soffra più dei
suoi sintomi e abbia superato sia le sue inibizioni, sia le sue angosce; la seconda che l'analista giuridiche sia stato reso cosciente al
malato tanto materiale rimosso, e siano state chiarite tante cose inesplicabili, e le debellate tante resistenze interne, qui e non c'è da
temere il rinnovarsi dei processi patologici in questione.