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RIMEDI CONTRATTUALI

L’ordinamento fornisce dei rimedi che riguardano l’esecuzione del rapporto. Questi rimedi
vanno distinti da quelli invalidatori che riguardano le patologie del contratto come atto.

AZIONE DI ADEMPIMENTO

L'azione di adempimento è un’azione finalizzato all'ottenimento di una pronuncia di


condanna del debitore all'adempimento dell'obbligazione contrattuale. Nei contratti con
prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l'altro
può a sua scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto.

Presupposti dell’azione di adempimento sono:


1. Inesecuzione totale o parziale della prestazione
2. Imputabilità al debitore

LA RISOLUZIONE

L risoluzione legale che possiamo definire come il venir meno del vincolo contrattuale a causa
del verificarsi di uno o più eventi che impediscono la corretta e conveniente prosecuzione del
rapporto. Nei contratti a prestazioni corrispettive, invece, le due (o più) prestazioni sono legate tra
loro sia nel momento della stipula del contratto sia successivamente nello svolgimento del rapporto.
Ci occupiamo, ora, del venir meno del legame che lega le prestazioni durante lo svolgimento del
rapporto, del venir meno, quindi, del sinallagma funzionale, perché l'inesistenza, o il difetto, del
sinallagma genetico è vizio che può portare alla nullità del contratto e non alla sua risoluzione.
Stabilito, quindi, che di risoluzione se ne può parlare solo nei contratti a prestazioni corrispettive e
che questa si giustifica solo quando viene meno il sinallagma funzionale, vediamo in quali casi si
può risolvere, e quindi far venir meno, il contratto.

La risoluzione può avvenire:

1. La risoluzione per inadempimento;


2. La risoluzione per impossibilità sopravvenuta;
3. La risoluzione per eccessiva onerosità.

Tradizionalmente si distingue tra:

 risoluzione volontaria o negoziale, quando le parti di comune accordo decidono di


sciogliersi dai vincoli contrattuali (recesso e il c.d. mutuo dissenso);

 risoluzione legale, tipica dei contratti a prestazioni corrispettive è prevista quando


sorgono particolari problemi nel corso del rapporto tra le parti.

RISOLUZIONE PER INADEMPIMENTO

Contro l’inadempimento esistono più rimedi per essere tutelati (1218 cc.), la sanzione sul
ritardo dell’adempimento, la mora del debitore e la sanzione privata (il risarcimento del
danno può essere pattuito fra le parti attraverso la negoziazione di una clausola penale tra le
parti, attraverso la quale le parti pattuiscono in modo preventivo e forfettario l’entità
risarcitoria).
Di fronte all'inadempimento, ci si può tutelare chiedendo la risoluzione, ma tale soluzione è
obbligata solo nel caso in cui si sia eseguita la propria prestazione; se, invece, non si è ancora
eseguita la propria prestazione, la parte "non inadempiente" può tutelarsi con l'eccezione di
inadempimento ex art. 1460 “Nei contratti con prestazioni corrispettive, ciascuno dei
contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l'altro non adempie”

Nei contratti a prestazioni corrispettive (ovvero anche riferiti come "sinallagmatici" poiché è
necessario che vi sia una interdipendenza funzionale tra le prestazioni caratterizzanti
l'accordo) si parla di risoluzione per inadempimento quando uno dei contraenti non esegue
l’obbligazione.
Se il contratto è a prestazioni corrispettive, ciascuna di esse trova giustificazione nell'altra,
per cui il venir meno di una legittima la controparte a chiedere la risoluzione, sempre che
questa non preferisca insistere per l'adempimento. In tale ultimo caso, a fronte del persistere
dell'inadempimento, la parte può ancora agire per la risoluzione, altrimenti sarebbe
penalizzata proprio dal suo tentativo di mantenere in vita il contratto. Se, però, ha agito per
sciogliersi dal vincolo, si presume non abbia più interesse alla prestazione e, quindi, le è
precluso cercare di ottenerla ed è precluso alla controparte eseguirla.
Es. il compratore non paga la merce ricevuta. In tal caso è più conveniente per il venditore
recuperare la merce e richiedere il risarcimento del danno rappresentato dal mancato
guadagno piuttosto che insistere sul pagamento del prezzo (Il risarcimento è diverso a
seconda che il contraente chieda la manutenzione o la risoluzione del contratto: nel primo
caso esso si affianca alla prestazione, comunque dovuta, mentre nel secondo caso si
sostituisce a questa.)
Bisogna considerare, però, anche un altro importante aspetto relativo alla risoluzione del
contratto; il codice all'art. 1453 parla, appunto, di inadempimento, per aversi risoluzione,
facendo intendere che questo inadempimento deve derivare da colpa del debitore; di
conseguenza in mancanza di colpa del debitore, non sarà possibile chiedere la risoluzione, e,
ovviamente, ottenere il risarcimento del danno, che ha come presupposto proprio la colpa del
debitore, che, però, è presunto.

RIMEDIO GIUDIZIALE E STRAGIUDIZIALE

L’ordinamento per limitare il potere della parte nella risoluzione prevede due situazioni:
A) Rimedio giudiziale: La risoluzione giudiziale per inadempimento è la risoluzione del
contratto pronunciata con sentenza del giudice. In caso di risoluzione giudiziale il contratto si
scioglie per effetto della sentenza, la quale ha efficacia costitutiva. Poiché tale sentenza è
l’attuazione di un diritto del creditore, si può dire che questo abbia un diritto potestativo di
risoluzione del contratto.

Presupposti per chiedere la risoluzione del contratto sono:


 l’inadempimento
 la gravità dell’inadempimento
 l’imputabilità dell’inadempimento
B) Rimedio stragiudiziale: il contratto si può risolvere di diritto senza intervento del giudice
in tre casi:

Queste ipotesi di risoluzione per diritto sono :


1. La clausola risolutiva espressa art. 1456 è la clausola (accessorio) mediante la quale
le parti pattuiscono che l'inadempimento di una o più obbligazioni determinate porti
alla risoluzione del contratto. La risoluzione si verifica quando il creditore dichiara
all'altra di volersi avvalere della clausola.
Questo significa che la clausola risolutiva espressa è una condizione risolutiva, se si
verifica l’evento futuro ed incerto legato al fatto di un futuro inadempimento il
contratto si risolve di diritto. Possono le parti legare l’effetto della risoluzione nella
clausola ad un adempimento di lieve entità? Il presupposto è che sia grave l’entità,
allora andrebbe contro l’interesse collettivo, quindi si specifica che nell’apporre
l’evento condizionante in senso risolutivo le parti debbano giustificarne la rilevanza ai
fini della risoluzione. L’atto è unilaterale e recettizio

2. Il termine essenziale 1457: se l'obbligazione non è adempiuta nel termine ritenuto


essenziale per il creditore, il contratto è risolto di diritto alla scadenza del termine, a
meno che il creditore voglia esigere la prestazione nonostante la scadenza del termine
dandone notizia al debitore con comunicazione da inviare entro tre giorni.
(consegna dell’abito da sposa: determinato termine essenziale; la violazione del
termine determina la risoluzione del diritto - anche il matrimonio è slittato allora
l’ordinamento gli consente di bloccare la risoluzione fermo restando i danni)

3. La diffida ad adempiere 1454: parte non inadempiente può intimare all'atra


l'adempimento in un congruo termine non inferiore a 15 giorni. Scaduto il termine il
contratto sarà risolto di diritto senza, quindi, ulteriori interventi o decisioni giudiziarie

Presupposizione cioè la condizione implicita non espressa (sottoposta ad una condizione ma


non introdotta nel contratto) o anche il motivo oggettivo (la giurisprudenza ha introdotto
questa condizione)
ES. affitto terrazzo piazza di spagna da troupe televisiva per una sfilata, se la sfilata non si
tiene quel contratto non ha motivo di essere, se risponde a canoni di oggettività. Dalla
condizione, perché quest'ultima si tratta di un avvenimento futuro ed incerto dal quale
dipendono l'inizio (condizione sospensiva) o la cessazione (condizione risolutiva) degli effetti
del contratto e dev'essere menzionata espressamente nel negozio, mentre la presupposizione
è una circostanza esterna che non dev'essere espressa.

RISOLUZIONE PER IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA

Nei contratti a prestazioni corrispettive l'impossibilità della prestazione di un parte porta alla
risoluzione di diritto del contratto anche se l'altra prestazione è ancora possibile. Il debitore è
liberato in quanto l’impossibilità estingue l’obbligazione, ma non ha più diritto alla
controprestazione.
Il motivo della risoluzione va ricercato nel fatto che nei contratti a prestazioni corrispettive le
diverse prestazioni sono legate tra loro dal sinallagma; il venir meno di una prestazione,
quindi, libera l'altra parte dalla sua prestazione e questo risultato si ottiene, appunto,
attraverso la risoluzione del contratto.
Verificatasi l'impossibilità, secondo l'art. 1463, non si potrà più chiedere l'altra prestazione e
sorgerà anche l'obbligo di restituzione di ciò che si sia già ricevuto, secondo le norme sulla
ripetizione dell'indebito (art. 2033 c.c.).

Per cui, ad esempio, se se Tizio, locatore, deve consegnare a Caio, conduttore, un immobile in
locazione ma l'immobile viene distrutto da un crollo, Tizio è liberato dalla propria
obbligazione ma non può pretendere da Caio il versamento dei canoni di locazione.

Vediamo i, casi particolari di impossibilità che, ricordiamo, deve essere sempre sopravvenuta
e non imputabile alla parte che doveva eseguire la prestazione.

Estingue l’obbligazione se, in relazione al titolo


dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore
 impossibilità temporanea
non può essere più ritenuto obbligato o se il creditore
(art. 1256 c. 2)
non ha più interesse

Quando la prestazione di un contraente è divenuta


impossibile sono in parte, l'altra ha diritto alla
impossibilità parziale
corrispondente riduzione della sua prestazione, ma può
(art. 1464 c.c.)
anche recedere dal contratto quando non ha un
interesse apprezzabile all'adempimento parziale.
 impossibile della
in questi contratti l'impossibilità di una prestazione non
prestazione nei contratti
comporta la risoluzione del contratto, a meno che la
plurilaterali (art. 1466
prestazione mancata non debba considerarsi essenziale
c.c.)

RISOLUZIONE DA ECCESSIVA ONEROSITÀ :

Nei contratti ad esecuzione periodica, continuata o a esecuzione differita, in presenza di


eventi straordinari e imprevedibili che rendono eccessivamente onerosa una prestazione, la
parte che deve eseguire questa prestazione può chiedere la risoluzione del contratto poiché
divenuto eccessivamente oneroso.

Le regole fondamentali dell'istituto:


1 la risoluzione può aversi solo nei contratti ad esecuzione periodica, continuata o a
esecuzione differita;
2 una delle prestazioni deve essere divenuta eccessivamente onerosa per la parte che
deve eseguirla;
3 l'evento che rende la prestazione eccessivamente onerosa deve essere straordinario e
imprevedibile;
4 la risoluzione ha effetto solo per le prestazioni da eseguire e non per quelle già
eseguite (v. art. 1458 c.c.);

Nei contratti a titolo oneroso l’aggravio consiste nella sopravvenuta sproporzione tra i valori
delle prestazioni. Nei contratti a titolo gratuito l’aggravio consiste nella sopravvenuta grave
sproporzione tra il valore originario e quello successivo.

L’eccessiva onerosità non può essere invocata nei contratti aleatori: essi pongono a carico
delle parti il rischio.
Si può evitare la risoluzione riportando il contratto ad equità: esso risponde alla necessita di
conservazione del contratto.
È necessario precisare, però, che non si può chiedere la risoluzione ogni qual volta vi sia un
aggravamento della posizione di una delle parti. Il secondo comma dell'art. 1467 dispone,
infatti, che la risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nel
normale rischio contrattuale.
Nell'esempio fatto, il fornitore non potrà chiedere la risoluzione ad ogni variazione dei prezzi
dei componenti elettronici, ma solo quando l'aumento dei prezzi sia stato di notevole entità e
provocato da eventi straordinari e imprevedibili.
Diversamente accade se le parti avevano stipulato un contratto aleatorio, magari giocando
proprio sulle notevoli incertezze del mercato; in questi casi non si potrà chiedere la
risoluzione del contratto, perché tali contratti si basano proprio sull'alea che può volgersi a
vantaggio dell'uno o dell'altro contraente.

ALTRI RIMEDI CONTRATTUALI

Il codice prevede altri rimedi contrattuali:

1 Clausola penale: la clausola penale è il patto che determina in via preventiva il


risarcimento del danno per il ritardo o l’inadempimento dell’obbligazione. funzione
della clausola penale è quindi quella di determinare preventivamente l'entità del
danno che si potrebbe subire in caso di inadempimento o ritardo. La penale è dovuta
indipendentemente dalla prova del danno

2 Eccezione di inadempimento: Quando il soggetto che non ha adempiuto e che non è


pronto ad adempiere chiede la prestazione della controparte, quest'ultima può
assumere un atteggiamento passivo, difendendosi con l'eccezione di inadempimento
riconosciuta dall'art. 1460 c.c. Secondo tale articolo: "Nei contratti con prestazioni
corrispettive, ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione,
se l'altro non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria, salvo
che termini diversi per l'adempimento siano stati stabiliti dalle parti o risultino dalla
natura del contratto

3 Eccezione di insolvenza: Diversa dall’eccezione d’inadempimento ma sempre in


funzione di autotutela opera l’eccezione d’insolvenza di cui all’art. 1461 c.c. a mente
della quale: “ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui
dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente
pericolo il conseguimento della controprestazione, salvo che sia prestata idonea
garanzia”.

4 Caparra confirmatoria è quella somma di denaro o quantità di cose fungibili che una
parte consegna all'altra, al momento della conclusione del contratto, per garantire
l'adempimento delle proprie obbligazioni contrattuali.
La sua disciplina giuridica attuale è contenuta nell'art. 1385 c.c. che ne sancisce la
restituzione o l'imputazione alla prestazione dovuta in caso di adempimento della
parte che l'ha versata.