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Tratto dal testo di Franca Rame: “Monologo della puttana in manicomio”

Si dottoressa, la sento benissimo. Non si preoccupi, sono rilassata, soltanto mi pare di essere un
robot con tutti ‘sti fili…
anzi mi pare di essere sulla sedia elettrica, mi fa un’impressione!
Senta, dottoressa, non sarebbe meglio che lei venisse qui vicino a me, invece di starsene là in
quella specie di cabina da aeroplano?
Perché io non ce la faccio a raccontare delle cose se non vedo in faccia qualcuno intanto che
parlo...così mi pare di essere dentro un razzo che mi mandano sulla luna!
Ma io gliela dico lo stesso la verità, non mi lascio condizionare, io... Non può? Deve stare lì a
controllare sulle macchine? …
Va bene, va bene, se non può… Allora da dove comincio? Da quando abbiamo bruciato la
palazzina dell’industriale? No? … Prostituta? Da quando ho cominciato?
Senta, dottoressa, a me prostituta non piace dire quella parola lì… prostituta, preferisco dire
puttana, insomma è meglio parlare chiaro, no? ......................
D’altra parte lo dicono tutti: chi è una puttana? E’ una che ha trovato la maniera di stare bene
senza lavorare!
Pensare che io ho lavorato, eccome! Ho fatto la serva, e mi scopavano! Ho fatto l’operaia, e
anche lì… Cogliona te che ti fai scopare facile, si vede che ti piace… o stronza!
No, non mi piace!
Sì, lo so, è troppo facile… è comodo buttare tutta la colpa sugli uomini carogna… sbottare che è
la società..
Me lo diceva anche la mia mamma: “Se una vuole essere una donna onesta, non c’è verso, si fa
ammazzare, piuttosto”.
Io infatti mi sono fatta ammazzare… otto ore in fabbrica più gli straordinari… ed è proprio lì
che sono andata fuori da matta.
La prima volta ce l’ho avuta in fabbrica: era già una settimana che mi venivano delle gran
caldane… ma la “capa” mi diceva che erano tutte storie, che facevo la manfrina per farmi
mettere in mutua.
Così dai e dai, sono saltata per aria. Ho spaccato i vetri con un carrello, ho rovesciato i bidoni
del colorante… e mi sono impiastrata tutta di pittura!
E poi mi hanno raccontato che mi ero messa a ballare nuda nei corridoi… Sì, facevo lo
spogliarello… negli uffici della direzione… con gli impiegati che ridevano e battevano le mani,
‘sti stronzi!
Eh no, io mica me ne rendevo conto.
Sì, dopo che sono uscita dalla Neuro mi hanno ricoverata qui in manicomio.
E quando mi hanno licenziata dal manicomio il lavoro non ce l’avevo più. Mi avevano
licenziato anche loro, i padroni.
Beh... senta dottoressa, lei può pensarla come le pare, ma io glielo giuro che la puttana non la
faccio mica volentieri.
Guardi non ho trovato mai una che salti su a dire: “O, ma che bello fare la puttana!”.
No, dicono tutte: “Mi faccio un po’ di soldi con ‘sto mestiere schifo e poi metto su un
negozietto, una tabaccheria… io e il mio uomo”.
Che se fosse vero, tutte le tabaccherie d’Italia dovrebbero essere gestite da puttane....

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