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AMBIENTE E TERRITORIO

LE BIOMASSE LEGNOSE PER USO ENERGETICO, UNA OPPORTUNITÀ PER GLI AMBITI MONTANI

Alessandro Guercio

DIPARTIMENTO DI INGEGNERIA MECCANICA, UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRIESTE

Nicola Colonna

ENEA - CENTRO RICERCHE “CASACCIA” UNITÀ BIOTEC-DES

L ’impiego delle biomasse a fini energetici

non è certo cosa recente, il loro utilizzo ha

permesso l’evoluzione dell’uomo fino alla rivo- luzione industriale. La legna da ardere è stata l’unico combustibile a disposizione degli esseri umani fino ad allora e, anche dopo l’inizio del- l’era industriale, nonostante l’utilizzo sempre maggiore di carbone fossile e prodotti petroli- feri, si è continuato a impiegare la legna per cucinare e riscaldare le abitazioni, soprattutto

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in ambiti montani, coperti da grandi aree bo- scate, con elevata disponibilità della risorsa. Oggi tale uso è molto ridotto e anche nelle no- stre montagne l’impiego dei combustibili fossili è ormai comune, ma la disponibilità e maturità delle moderne tecnologie e una nuova consa- pevolezza ambientale spingono a rivalutare e a riutilizzare le biomasse legnose. Tra tutte le fonti rinnovabili di energia, le bio- masse sono quelle più simili alle fonti fossili. Si

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Cataste di legna nei pressi

  • di Monteverdi Marittimo,

1992-1993 (foto Archivi Alinari, Firenze).

presentano come combustibili solidi (legna, cip-

pato, pellet), liquidi (biodiesel, bioetanolo) e gassosi (biogas, gasogeno da legna). Possono essere utilizzate in tutti i dispositivi energetici progettati per combustibili fossili, anche se so- no necessari alcuni accorgimenti per ottimizza- re i processi di combustione, poiché le bio- masse hanno una densità energetica inferiore ai combustibili fossili. Perché utilizzare le biomasse? Perché gli im- pianti alimentati a biomasse sono considerati alla pari di impianti, quali i generatori eolici o fotovoltaici, che non utilizzando alcun tipo di combustibile non emettono fumi inquinanti? La risposta risiede nelle specificità delle bio- masse e nelle modalità di utilizzo. L’espressio- ne “fonti alternative”, usata fino a qualche an- no fa, ha lasciato oggi il posto al termine “fon- ti rinnovabili”, e le biomasse sono a pieno tito- lo una fonte energetica rinnovabile in quanto si rigenerano continuamente grazie al processo di fotosintesi che consente agli organismi ve- getali di trasformare l’energia del sole in ener- gia chimica per la propria crescita. La rinnova- bilità è quindi intrinseca alle biomasse ma que- sta si realizza nel tempo e quindi lo sfruttamen- to delle biomasse non deve superare la capa- cità di rigenerazione delle stesse pena il pro- dursi di un danno ambientale.

In relazione agli obiettivi imposti dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto utilizzare le bio- masse ad un “ritmo” sostenibile non comporta alcun incremento netto della CO 2 in atmosfera. La quantità di anidride carbonica emessa nel processo di combustione è uguale a quella sot- tratta all’atmosfera durante il processo di cre- scita della pianta tramite la fotosintesi clorofil-

liana. Teoricamente è sufficiente quindi utilizza- re tanta biomassa quanta la natura riesce a ri- generarne per non causare ulteriori incrementi

  • di CO 2 in atmosfera.

Nella realtà si deve considerare l’intero ciclo di vita della biomassa che comprende fasi, quali la coltivazione, la raccolta e il trasporto, che generano un consumo di combustibili fossili e quindi emissioni nette di biossido di carbonio; il bilancio complessivo è comunque positivo e

le emissioni di CO 2 causate dalla produzione

  • di biomasse sono, a determinate condizioni,

trascurabili rispetto ai benefici.

Utilizzare le biomasse in luogo delle fonti fossi-

  • li offre quindi un sicuro vantaggio dal punto di vista dell’emissione dei gas climalteranti. Ma

l’utilizzo delle biomasse comporta anche una serie di vantaggi indiretti. Primo tra tutti l’op- portunità di sviluppo locale che la filiera legno energia può dare alla montagna italiana. Dal punto di vista impiantistico le tecnologie

Legna accatastata ai piedi

  • di un poggio su cui si erge

un edificio d'abitazione a Porciano nel Casentino,

1988 (foto Archivi Alinari, Firenze).

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Tronchi di legno per segheria, 1989-1991 (foto Archivi Alinari, Firenze).

AMBIENTE E TERRITORIO Tronchi di legno per segheria, 1989-1991 (foto Archivi Alinari, Firenze). hanno raggiunto la

hanno raggiunto la piena maturità. Alle tradi- zionali stufe a legna si affiancano nuove cal- daie con migliorato controllo della combustio- ne, siano esse a fiamma inversa o convenzio- nali. In questo caso i costi di installazione sono maggiori, ma il consumo della legna può es- sere ridotto anche del 60%. Le caldaie a pel- let, che hanno efficienze ancora maggiori, so- no dotate di sistemi di caricamento automatico che le rendono simili, nella gestione, alle cal- daie convenzionali a gasolio o metano. Per quanto riguarda i grandi impianti, even- tualmente collegati a piccole reti di teleriscal- damento, le caldaie a cippato disponibili sul mercato uniscono elevate efficienze e comple- ta automazione. Per contesti particolari, con adeguata richiesta termica ed elettrica, sono disponibili anche im- pianti cogenerativi di moderna tecnologia to- talmente alimentati con biomassa. I costi di installazione sono più elevati rispetto ai sistemi convenzionali ma il risparmio in spe- se di combustibile ripaga l’investimento in pe- riodi inferiori alla vita utile dello stesso impian- to. L’impianto quindi è sostenibile sia dal pun- to di vista ambientale che dal punto di vista economico. In ambito montano, dove la risor- sa legna è abbondante e le spese di traspor-

to della stessa sono minime, sarebbe auspica- bile lo sviluppo di nuove filiere legno-energia, rivalutando il millenario rapporto con questo pregiato combustibile attraverso le nuove tec- nologie ora disponibili. Naturalmente il ruolo chiave per lo sviluppo di tale filiera lo ricoprono gli enti locali; essi in- fatti possono funzionare da catalizzatori per l’attivazione di una filiera legno-energia aiu- tando a superare gli ostacoli dovuti alla fram- mentazione delle proprietà forestali, alle prati- che autorizzative e alla consuetudine che por- ta a una incentivazione e diffusione capillare della rete metanifera. I combustibili fossili sono al momento insostitui- bili in molte contesti, quali gli ambiti urbani nei quali l’approvvigionamento di biomassa com- porta seppure piccoli impatti legati al trasporto della stessa. Ma in ambito montano le nuove tecnologie di utilizzo delle biomasse possono egregiamente sostituire le fonti fossili. La tipologia di biomassa più diffusa in ambito montano è sicuramente la biomassa lignocel- lulosica, prevalentemente legna da ardere e scarti delle utilizzazioni forestali. La prove- nienza della legna è quasi esclusivamente di origine boschiva, con eventuali apporti dal- l’industria del legno e dagli scarti di origine agricola. Stimare, in un dato territorio, la disponibilità di legna di origine forestale in quanto risorsa energetica è un processo complesso, in cui en- trano in gioco diversi parametri di tipo econo- mico e tecnico, ma è necessario per impostare politiche di sviluppo energetico locali basate sulle risorse effettivamente presenti nel territorio. La presenza di una elevata copertura boschiva in una data area non garantisce di per sé la di- sponibilità di elevate quantità di biomasse uti- lizzabili. Per stimare la disponibilità effettiva è necessario considerare molti fattori tra i quali la frammentazione delle proprietà, la vincolistica, l’accessibilità tecnica ed economica della ri- sorsa e la posizione della stessa rispetto ai ba- cini di utenza. La biomassa per uso energetico si presenta comunemente nelle seguenti forme:

Legna in pezzi. Al consumo la legna in pezzi arriva abitualmente con umidità compresa tra il

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30 e il 50%, e con un potere calorifero infe- riore mediamente di 2,5-3,5 kWh/kg. Il costo di acquisto al dettaglio varia in funzione della distanza dal luogo di produzione, ma è nor- malmente compreso tra 0,07 e 0,13 /kg. Il cippato di legno si ottiene dalla sminuzzatu- ra di biomassa lignocellulosica di varia pezza- tura e origine, dai tronchetti interi alle ramaglie agli scarti di potatura o dell’industria del legno. Come conseguenza il combustibile così ottenu- to ha un contenuto estremamente eterogeneo di essenze legnose. Il cippato di legno, parago- nato ad altri combustibili legnosi, ha una den- sità gravimetrica relativamente bassa, normal- mente non supera i 250 kg per m 3 . Rispetto alla legna in pezzi il cippato di legno offre innumerevoli vantaggi di tipo economico e gestionale, quale il ridotto prezzo di acqui- sto, compreso tra 0,04 e 0,10 /kg, la faci- lità di caricamento grazie a sistemi automatiz- zati, ma anche alcuni svantaggi quale la scar- sa densità energetica volumetrica e i conse- guenti elevati volumi di stoccaggio. Il pellet è un combustibile formato da piccoli corpi di forma cilindrica ricavati dalla sminuz-

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zatura del legno, poi asciugato fino a quasi farlo diventare anidro e quindi ricompattato con trattamento meccanico. Il pellet offre innumerevoli vantaggi, alta den- sità energetica, elevata fluidità, scarsa umidità. Unico svantaggio è dovuto al costo maggiore rispetto altre forme di combustibili legnosi. Il co- sto al consumo è normalmente compreso tra 0,18 e 0,22/kg. La generazione di calore è il modo più effi- ciente di utilizzare le biomasse lignocellulosi- che, gli impianti in grado di convertire l’ener- gia delle biomasse in calore sono molteplici, con tecnologie e rendimenti di conversione più o meno elevati, ma che sostanzialmente si dif- ferenziano per la taglia di impianto. Le utenze singole unifamiliari in ambito monta- no possono richiedere potenze comprese tra 30 e 100 kW, proporzionalmente alla volu- metria degli ambienti da riscaldare ed alla temperatura di progetto, ma anche all’isola- mento delle superfici esterne e alla tipologia residenziale. Le caldaie a tiraggio naturale hanno un prin- cipio di funzionamento simile a quello delle

Due uomini caricano della legna nei pressi di Monteverdi Marittimo, 1992-1993 (foto Archivi Alinari, Firenze).

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Alcuni tronchi di albero segati sopra i quali è appoggiata una motosega, Montespertoli, Firenze, 1992 (foto Archivi Alinari, Firenze).

AMBIENTE E TERRITORIO Alcuni tronchi di albero segati sopra i quali è appoggiata una motosega, Montespertoli,
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classiche stufe a legna. Il combustibile è ca- ricato nella parte inferiore e la combustione si autoalimenta per convezione naturale dal basso verso l’alto. Il controllo della combu- stione non è molto preciso poiché la ventila- zione naturale della camera di combustione non permette un controllo preciso dell’aria di alimentazione. Le caldaie a fiamma inversa hanno due came- re sovrapposte, una di caricamento ed una di combustione. La legna viene caricata nella ca- mera superiore. Una corrente d’aria forzata in- veste la legna ed alimenta la combustione nel- la camera inferiore. Il rendimento energetico di queste caldaie può superare l’80%, quindi a parità di calore ge- nerato il consumo di legna è dimezzato rispet- to ad una equivalente caldaia a tiraggio natu- rale e addirittura quadruplicato rispetto ad una stufa tradizionale o ad un caminetto aperto. Anche le emissioni di altri inquinanti, quali os- sidi di azoto e particolato, sono ridotte e pa- ragonabili alle caldaie a metano. Questa tecnologia ha un costo superiore ai si- stemi convenzionali, ma alla lunga il rispar- mio in combustibile ripaga le maggiori spese di installazione. Le caldaie a pellet sono le più efficienti cal- daie per piccole utenze, in quanto le caratte-

ristiche del combustibile permettono una otti- ma e controllata combustione. In realtà il pel- let può essere utilizzato anche nelle caldaie per legna in pezzi o per cippato di legno o addirittura previa sostituzione del bruciatore nelle caldaie a gasolio. Per impianti al servizio di grandi utenze, con volumetrie superiori a 2000 m 3 , non sono pro- ponibili caldaie alimentate con legna in pezzi. In questi casi la tipologia di impianto adegua- ta è quella alimentata con cippato di legna, in quanto questo tipo di impianto, grazie all’ele- vata automazione del sistema di alimentazio- ne, può avere autonomie di funzionamento an- che di svariate settimane. I rendimenti di questa tipologia di impianto sono molto elevati, anche superiori all’80%, e possono essere associati a piccole reti di teleriscaldamento. In questi casi la distribuzione del calore, dalla centrale termica alle singole utenze avviene tramite rete di teleriscaldamento. Una rete di teleriscaldamento è formata da un centrale ter- mica che genera il calore, una rete di tubi iso- lati nei quali passa acqua calda di mandata e acqua di ritorno e una serie di sottocentrali presso le utenze nelle quali l’acqua cede il ca- lore veicolato. La tipologia di impianto cogenerativo adegua- to alla realtà montana è quella a fluidi organi-

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ci. I fluidi organici hanno dei cicli termodina- mici efficienti a temperature compatibili con le caldaie a biomassa. Il rendimento elettrico complessivo è del 13-18%. Questa tecnologia dispone di taglie di impian- to non inferiori a 300kW elettrici, adeguate ad eventuali utenze di piccole comunità montane associate a reti di teleriscaldamento. Per quanto riguarda le emissioni inquinanti pos- siamo affermare che a livello globale di effetto serra la biomassa è responsabile in fase di esercizio di emissioni pari a zero, in quanto la CO 2 emessa al camino è pari a quella sottrat- ta all’atmosfera durante l’accrescimento della biomassa stessa. Nel computo globale delle emissioni sarebbe necessario conteggiare le emissioni dovute alla movimentazione della biomassa, che crescono al crescere della distanza tra luogo di utilizza- zione e luogo di produzione. Tali emissioni sono molto contenute se si utiliz- za la biomassa nelle comunità dove questa è disponibile. Per quanto riguarda gli inquinanti locali bastano alcuni semplici accorgimenti per ottenere emissioni nei limiti. In caso di impianti di grandi dimensioni un semplice dispositivo, chiamato ciclone abbatti- tore, può ridurre sensibilmente il contenuto di particolato presente nei fumi. Un buon control- lo dell’aria di combustione permette di mante- nere bassi i livelli degli altri inquinanti, quali gli ossidi di azoto o il monossido di carbonio. Per un approfondimento delle questioni tec- niche ed ambientali si rimanda alla ricerca fi- nanziata con bando di agenzia 2002 dall’I- MONT e realizzata da Alessandro Guercio dal titolo: “Studio delle tecnologie di utilizzo delle biomasse per scopi energetici nelle aree montane” di cui questo testo costituisce una sintesi.

FATTIBILITÀ DI UN IMPIANTO

Condizione necessaria affinché possa essere ipotizzato un impianto a biomassa è la di- sponibilità della risorsa. La presenza di boschi in ambito montano è molto diffusa, quindi po- tenzialmente “montagna” potrebbe essere si- nonimo di “disponibilità di legna”. In realtà in

molti casi il patrimonio boschivo non è corret- tamente manutenuto. Nei casi di boschi pub- blici per la non sempre adeguata presenza delle amministrazioni, ed in caso di boschi privati perché non producenti reddito. L’attivazione delle filiera legno energia è un processo che dovrebbe essere avviato non so- lo per gli aspetti energetici derivanti dallo sfrut- tamento della risorsa legno, ma anche per i vantaggi che la manutenzione del bosco po- trebbe portare alla economia locale e alla pre- venzione degli incendi. Lo studio di prefattibilità di un impianto a bio- massa è il primo passo da compiere al fine di valutare la reale convenienza economica o am- bientale dell’investimento necessario alla rea- lizzazione dell’impianto. Una volta individuata la disponibilità della ri- sorsa si può analizzare il territorio per indivi- duare quali utenze termiche, o in alcuni casi anche elettriche, sono interessate ad un sistema di produzione energetica a biomasse. In questa fase di studio è di grande importan- za una prima analisi economica con un cal- colo preliminare della spesa. Tale stima ini- ziale dell’investimento ha due fondamentali si- gnificati, da una parte calcolare i benefici economici derivanti dall’intervento e valutarne i benefici ambientali specifici per unità di co- sto, dall’altra analizzare la disponibilità di ri- sorse utili a finanziare l’investimento. La stima dei benefici specifici rapportati al co- sto dell’investimento è importante nel caso sia- no presenti varie alternative all’investimento. Molto spesso infatti prima di intervenire sull’im- pianto è necessario intervenire sull’involucro edilizio, in quanto tale tipo di intervento può comportare vantaggi ambientali superiori alla sostituzione dell’impianto. In conclusione esistono oggi conoscenze ed es- perienze sufficienti per affermare che le bio- masse costituiscono una opportunità da cogliere ma è necessario diffondere una infor- mazione puntuale e corretta per consentire, a coloro che nelle diverse realtà locali hanno ruoli decisionali, di sviluppare iniziative ener- getiche che siano dimensionate sulla specifica realtà del territorio.

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