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Giocoleria (26/01/19 10.

02)

Recita leggenda di autocosciente stronza:


Eppur prodigarti, ab sbarre d'ipocondria
In un rendere tuoi, quei denti da latte.
E mai domandami se v'è fragilità:
Cosa richiede per colmar necessità.

Sarà ardua trovar la perla nel fienile


Sarà una crisi l'esser lunga gentile
Ma non sento spreco, anche dalla pelle
D'oca nacquer pennelli, per virtu' nodo sintesi
Autostrade in un momento incroci al cubo.

Come il freddo, sensazione apparente.


Suburbana temperatura, clima d'oltre uomo
Nel veder animali, "sociali", "basto solo io"
Storia già vista, come il contrasto del mio "anch'io"
Ma sempre più bella, l'arte del Duomo.
Tra scienze cosmiche di morte imminente
Calor brizzolato nasce, volente o nolente.
Ma sfugge. Giocoleria di Joule corrente.

Dinamo, spiazzo Mercato, resiste al malanno


Mese d attesa, creolo, rubo,
Confusione, brivido, realizzazione in affanno
Tubo, inscatolo, repressa ripresa:
Le visite sono tutte interdette,
Salute precede il distacco da cornette
E ti chiedo un programmiamo di uscire
Dall’ap-parentesi chiusa, e avvicinarci.

In quell'identità tra sé e gli altri


Spesso in errore, mia giocoleria
E’l'incastrarsi in un solido di comprensione:

Porsi problema, sentirti fragile


Potrei roteare uomo e puerile
Pur di instradare la completa metà
Par mito greco genesi divinità.

Analisi

Questo estratto da "spazi fittizi tra le righe", è coerentemente dedicato a una persona (cui l'attributo
"leggenda [...] autocosciente stronza"), il cui cognome è nascosto al centro dell'opera.
Prima strofa

La prima strofa è una vaga ma inclusiva descrizione della persona oggetto del testo: partendo dal
ultimo verso in questione, il poeta non ha mai la facoltà di chiedere se costei ha eventualmente
bisogno di qualcosa, e nemmeno di richiedere la medesima attenzione ["domandami" e non
"domandarmi" (che sarebbe solo riflessivo) include sia un'azione riflessiva che passiva (esser
domandato, ma anche un "domandami (!)" imperativo che viene negato, creando un divieto
assoluto)]. In quanto causa della definizione "autocosciente stronza" (leggenda, perchè è raro che
qualcuno sappia, e ammetta con piacere, di essere stronzo/a), ciò viene contrapposto (eppur) a un
paio di versi di stima.
La passione d'ella per i bambini (denti da latte) che non solo le fa superare non senza indennità le
loro malattie (ab sbarre d'ipocondria) ma la fa agire e riflettere (e dipingere, vedi strofe successive)
con entusiasmo pari (in un rendere tuoi).

Seconda strofa

Il primo verso è un creolo dell'estratto dal Vangelo (Matteo VII, 6): ‘Non gettate le cose sante ai
cani e le perle ai porci, perché non le mettano sotto i piedi e vi si volgano contro per sbranarvi’.
(non tutto è fatto per tutti, ovvero bisogna essere speciali per le altre persone) e "Cercare l'ago in un
pagliaio" (essere ostinati in una sfida difficile); inoltre la rima e la prima parola sono rievocati nel
secondo verso a esaltarne il significato, dato il periodo di stress altalenante che attraversa. il poeta.
Tuttavia il poeta è convinto nonostante il freddo [pelle d'oca] (inizia un climax ripreso nelle strofe
successive) possa nascere una bella immagine (inizia un altro climax ripreso nelle strofe successive)
(pennelli [che nascono anche dalle piume d'oca, o dai peli, "pelle", di animali, oppure nascono da
"sintesi" artificiale], che enunciano vagamente la passione per la pittura di lei). "per virtù nodo",
assieme all'ultimo verso della strofa, è un richiamo al titolo (e un tema della rotondità che culmina
nell'ultimo verso dell'opera), oltre a rafforzare l'idea di "fili del destino che s'incontrano"
("autostrade" [strutture più complesse] e "cubo" [3 dimensioni] alludono però al fatto che si
sovrappongono ("incroci" è fuorviante, rappresentando un desiderio più che un'attualità), e non che
si incontrano, in un dato momento e in un dato luogo, siccome gli incontri tra i due sono stati rari).

Terza strofa

In questa strofa v'è una contrapposizione di caldo-freddo ed Ego - Id, in un'accezione condita da
elementi estratti dalla filosofia non nuovi ad altre poesie del poeta (l'uomo come animale sociale; il
superuomo; l'idea di iterazione ed energia).
Siccome la contrapposizione tra sé e l'altro è stata più volte descritta dal poeta essendo uno dei punti
più spesso analizzati dallo stesso, questa volta l'ostinazione di un tentativo di autosufficienza (e il
tentativo del poeta di "riscrivere nel proprio piccolo parte dello spazio vitale di lei", opposto) viene
descritto come "storia già vista [...] ma sempre più bella, l'arte del Duomo"; il riferimento va a
riprendere gli affreschi (e, più in generale, tutte le opere che hanno uno stesso soggetto epico),
siccome ogni volta la storia viene rivista e afferrata secondo congetture e stili differenti, in arte,
come le esperienze di un soggetto quando riprese con una persona differente alla volta. In maniera
simile i versi successivi evocano come la stessa situazione, e gli stessi pensieri, riescano ad evocare
nel poeta nuova energia (anche se spezzettata) in un andirivieni di situazioni che vengono gestite in
maniera simile ma mai uguale, a ricordare l'esibizione di un giocoliere.

Quarta strofa

L'energia preposta si tramuta qui in un'azione paziente. Ovvero il tentativo del poeta di sfuggire alla
sovrapposizione e avvicinarsi anche fattualmente.
Questa energia è quasi controproducente (spiazzo Mercato) siccome il poeta attende un incontro che
tarda ad arrivare a causa di malori ("resiste all'affanno", "le visite sono tutte interdette"), ma
attraverso la grande presenza di virgole viene espressa sia emotivamente che come descrizione della
tolleranza del momento, in una mistura di situazioni complementari e contemporanee ("creolo"); i
versi pari rievocano una situazione più di distanza attraverso sistemi tecnologici, mentre quelli
dispari di contatto reale e attesa.
"Tubo" è sia metafora che sineddoche, perchè descriverebbe il tubo catodico (ovvero la televisione)
ma simboleggerebbe tutte le strumentazioni elettroniche (difatti nella strofa è presente anche
"cornette").
Infine "(ap-parentesi) riassume sia la posizione delle due cornette quando due persone si parlano,
sia il desiderio del poeta (non avere un qualcosa di chiuso, apparente) oltre che in generale
significare la rivisitazione d'esperienza del poeta (siccome egli usa spesso le parentesi e i trattini
nelle sue opere), come a riaffermarsi.

Quinta strofa

In questa strofa il poeta non fa altro che descrivere il proprio proposito poetico ma con affinità al
climax metaforico costruito dalla poesia (tridimensionalità, intersecuzione, contrapposizione ego-
id). Notare come sia presente "Spesso in errore" ("Giocoleria" assume qui più il significato di
"divincolarsi") a tenere presente come il poeta rifletta ancora su ciò che lo abbia fatto soffrire in
passato.

Sesta strofa

L'ultima strofa si pone a conclusione, oltre che letterale, dei climax aperti in precedenza.
Le rime dei primi due versi si riconducono alla difficoltà espressa dai versi della seconda strofa con
rima analoga, come a porsi quali proposte risolutive: "se ti sentissi debole, tenterei un approccio
serio ma allo stesso non pesante, come ti atteggi tu coi bambini", legandosi alla presentazione
sommaria posta nella prima strofa; di conseguenza concludono il tema di significato.
Gli ultimi due versi, che descrivono l'impegno a prendersi se necessario, terminano invece la sfera
climatica, siccome la metafora delle strade va a "incontrarsi" in un incastro di due semisfere;
"completa metà", e l'ultimo verso infatti fanno richiamo al mito degli uomini sfera di Platone, che
per tornare perfetti devono appunto coincidere a tornare la forma perfetta originale.