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Così le cinque tigri asiatiche restano senza traino Se il rallentamento

della Cina complica le cose per Stati Uniti, Europa e Giappone, il primo
impatto investe però le economie che più dipendono dal gigante
asiatico di Gianluca Di Donfrancesco di Gianluca Di Donfrancesco -

Indonezi

A luglio, le esportazioni indonesiane sono crollate del 19,2% su base annua,


trascinate al ribasso dal calo del 43% delle vendite di petrolio e gas, la prima voce
dell'export del Paese. La flessione non è più una novità, visto che luglio passa agli
archivi come il decimo mese di calo consecutivo. Anche le importazioni sono
diminuite, addirittura del 28,4%, lasciando la Banca centrale con un problema in
meno, dato che il Paese può così registrare il più ampio surplus commerciale dal
dicembre del 2013. Ma le buone notizie sono tutte qui: il motore dell'economia
più grande del Sud-est asiatico gira già ai minimi dal 2009 (al 4,7% nel secondo
trimestre) e la rupiah fluttua stabilmente a livelli che non si vedevano dalla crisi
del 1998, dopo aver perso il 10,5% quest'anno. I cattivi risultati economici hanno
costretto il presidente Joko Widodo, in crisi di consensi, a un rimpasto di governo.
di Gianluca Di Donfrancesco

Tailanda

Sulla già debole congiuntura thailandese precipita l'attentato di due giorni fa nel
centro di Bangkok, «il più grave mai subito dal Paese», come lo ha definito il
Governo. Il clima di insicurezza peserà sull'industria del turismo che vale quasi il
9% del Pil e che quest'anno brillava come una delle poche note positive. Nella
prima metà del 2015, i visitatori dall'estero sono aumentati del 29,5% a quasi 15
milioni di persone. Ieri un secondo ordigno è esploso nella capitale, senza fare
però fare vittime. Nei tre mesi tra aprile e giugno, l'economia è cresciuta al lento
passo del 2,8% su base annua (dal 3% del primo trimestre) e la Banca centrale ha
di nuovo abbassato le stime di crescita per l'anno in corso, portandole al 2,7-3,2%
(dal 3-4%), ma in pochi sono pronti a scommettere su queste previsioni. di
Gianluca Di Donfrancesco

Malajzia

L'economia del Paese paga dazio al velenoso clima politico e al calo dei prezzi
delle materie prime, di cui la Malesia è un forte esportatore. Sul premier Najib
Razak pesa il sospetto di essere coinvolto in uno scandalo finanziario, mentre il
leader dell'opposizione è in carcere per sodomia. Il ringgit è in piena crisi: è la
peggiore tra le valute emergenti e ha perso oltre il 20% sul dollaro, con un crollo
che comincia a ricordare quello del 1998, quando Kuala Lumpur impose controlli
dei capitali. La Banca centrale ha già bruciato 25 miliardi di dollari per difendere il
cambio e le sue riserve valutarie sono ormai scese sotto i 100 miliardi di dollari,
per la prima volta dal 2010. Nel secondo trimestre la crescita dovrebbe essersi
fermata al 4,5%, dal 5,6% dei tre mesi precedenti. di Gianluca Di Donfrancesco

Koreja e jugut

Le esportazioni verso la Cina hanno rappresentato il 10,3% del Pil nel 2014. Un
rallentamento di Pechino potrebbe allora costare caro, come sottolinea il Global
growth outlook di Moody's, che infatti prevede per il Paese una crescita del 2,5%
nel 2015 e del 3% nel 2016, al di sotto delle stime di crescita potenziale elaborate
dal Fondo monetario internazionale. Tanto più che anche la domanda interna
segna il passo e sulle famiglie pesa un debito pari al 150% del reddito. di Gianluca
Di Donfrancesco -
Vietam

L'industria del Paese dipende in modo massiccio dalle importazioni di macchinari


e componenti cinesi, tanto che il suo deficit commerciale con Pechino è arrivato a
19,3 miliardi di dollari nei primi sette mesi dell'anno. Un deprezzamento dello
yuan potrebbe quindi essere un vantaggio, almeno sotto questo aspetto. Che
tuttavia non può ignorare la volatilità che il nuovo corso della moneta cinese
porta sui mercati valutari, tanto che la sua Banca centrale è stata la prima a
reagire, raddoppiando la banda di oscillazione del dong. Nei primi sette mesi
dell'anno, le esportazioni vietnamite hanno frenato la crescita al 9,5%, rispetto al
14% del luglio 2014. Ma l'economia sembra reggere bene l'urto e la Banca
mondiale stima una crescita del 6,2% per il 2015. di Gianluca Di Donfrancesco