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La bellezza sonora del mondo

Breve storia dell’Armonistica in Italia


di
Antonello Colimberti

Certamente oggi attraverso la conoscenza della natura e la meccanica siamo


diventati maggiorenni; ma in realtà con questi esperimenti non abbiamo fatto
altro che accumulare del materiale da cui forse fra molti secoli potrà sorgere
un edificio di verità. Così prevedo che gli uomini rientreranno in sé e
riconosceranno il valore di una filosofia più sacra. Allora lo studio della
matematica sarà diretto a cogliere l’armonia e la bellezza nella loro essenza;
le scienze naturali serviranno ad ammirare il Creatore, che nel mondo
percepibile ha espresso l’immagine dell’essenza. Leibniz

1.La difficile nascita:Hans Kayser e Jean Gebser.


A gran parte dei lettori sarà familiare Il giuoco delle perle di vetro, l’ultimo romanzo di
Hermann Hesse, pubblicato nel 1943. Non molti sapranno, però, che il gioco indicato nel titolo, nel
quale vengono messi in relazione i più disparati campi del sapere (per esempio un concerto di Bach
e una formula matematica), non è tanto frutto di invenzione letteraria, quanto descrizione veridica di
una nuova disciplina, creata (ma per molti aspetti riscoperta) negli stessi anni di concepimento e
stesura del romanzo: l’Armonistica1 di Hans Kayser (1891-1964)2
<<Che cos’è la Harmonik? Non una “dottrina dell’armonia” in senso musicale, bensì una
“dottrina del suono del mondo”, che trova la sua origina nelle tradizioni pitagoriche e, con l’ausilio
dei mezzi scientifici odierni, le trasforma in un nuovo pensiero, l’”ascolto del mondo” (akròasis).
La Harmonik si basa su tre fattori fondamentali:
a) Su dati dimostrabili scientificamente, come i teoremi armonici sui rapporti numerici, ossia
le realtà psicofisiche di cui possiamo provare l’esistenza nella natura e nella nostra mente.
In questo senso la Harmonik è scienza;
b) Su una serie di corrispondenze. Queste corrispondenze non sono limitate entro una serie di
vaghe analogie, ma possono essere riferite ai teoremi armonici. Questa forma di pensiero e
di indagine non è solo scientifica, ma sconfina nell’ambito dei rapporti tra forme materiali,

1
Armonistica è la traduzione in lingua italiana del sostantivo tedesco Harmonik. Adottiamo il termine Armonistica e
non Armonica, per non confonderlo con l’omonimo strumento musicale, ma lasciamo il termine Armonica se presente
nei testi citati.
2
Sulle relazioni di Hermann Hesse con l’Armonistica di Hans Kayser si veda l’accurato studio di Maria Franca Frola,
Hermann Hesse fra Armonica e Teosofia. Ricerca sulle fonti, Editrice Tipografia Moderna, Nizza Monferrato (Asti)
1990.
spirituali e intellettuali che sembrano non avere nulla in comune tranne il nesso col
teorema armonico. In questo senso la Harmonik è una dottrina delle corrispondenze;
c) Su un sistema di valori delle forme che possono essere considerati autonomi ma,
convalidati da teoremi e generalizzati nel loro significato dalle corrispondenze, assumono
un carattere simbolico. In questo senso la Harmonik diventa simbolismo>>3.
Queste parole di Hans Kayser segnano l’inizio della storia dell’Armonistica in Italia, oggetto
del presente saggio, perché costituiscono, a nostra conoscenza, una delle prime occasioni, se non
addirittura la prima in assoluto, nella quale il pubblico italiano, anche non specialista, poté fare
conoscenza con un autore e un’opera alquanto singolari per il sistema delle discipline, allora come
oggi diviso in rigidi compartimenti stagno.
Le parole furono pronunciate nello storico convegno internazionale sulla proporzione,
promosso dalla Triennale di Milano nel 1951. Oltre al celebre architetto Le Corbusier, vi
parteciparono, fra gli altri, Matila Ghyka, Rudolf Wittkover, James Ackerman, Sigfried Giedion,
Max Bill e gli italiani Lucio Fontana, Pier Luigi Nervi, Bruno Zevi, Vittorio Gregotti, Gillo Dorfles.
A quest’ultimo non sfuggì l’importanza della relazione di Kayser, e pertanto si sentì in obbligo di
attaccarlo. Vale la pena riportare i termini della polemica: <<Nella discussione che segue (la
relazione di Dorfles), Kayser chiede la parola per difendere la propria opinione alla luce di quanto
appena detto da Dorfles. Kayser afferma che l’Harmonik è una norma, e non un “voler misurare al
centimetro, o addirittura al millimetro, per verificare se questi valori sono rispettati in un quadro”.
Ecco l’errore di quei critici e di quegli artisti che “pretendono che le norme da loro stabilite siano
applicate al millimetro nelle opere d’arte che studiano,mentre noi vogliamo creare delle norme allo
scopo di attribuire, per così dire, il loro giusto valore a queste conoscenze di fondo”. Dorfles non è
d’accordo che “non si possa discutere la questione della scala musicale”, poiché “si sa oggi che il
problema della scala musicale non è assolutamente dimostrabile con delle formule matematiche e
quindi non rientra in una possibilità di esattezza scientifica”. Al di là di questa osservazione, si dice
d’accordo sull’accezione aperta, e non dogmatica, con cui Kayser ha appena spiegato quel
“processo formativo” che sta alla base tanto delle “forme vegetali” quanto di quelle artistiche”>>4.
A distanza di anni Dorfles ricorderà così l’episodio:
<<Poi c’era Kayser, che ha parlato dell’Harmonik. Fu per quella ragione che io parlai
dell’”incommensurabilità della scala musicale”, perché a quell’epoca la mia idea, non ancora del
tutto chiara, era di lottare contro l’armonia (si parlava sempre di numericità armonica, quindi della
divina proporzione)>>5
3
Hans Kayser, Harmonik, la dottrina del suono del mondo, in La Divina Proporzione (Atti del Convegno, Milano, 27-
29 settembre 1951, a cura di Anna Chiara Cimoli e Fulvio Irace), Mondadori Electa, Milano 2007, pp. 60-61.
4
Ibidem, pag. 64.
5
Ibidem, pag. 142.
Va tuttavia segnalato, a merito di Dorfles, che malgrado la sua “lotta contro l’armonia” non ha
esitato ad utilizzare i lavori di Julius Schwabe, allievo ed editore di Hans Kayser, apprezzandone
“alcune geniali illazioni simbolico-iconologiche”6
Banali, e al limite dell’offensivo, ci paiono invece le osservazioni dello storico
dell’architettura Daniele Pisani in una recensione agli Atti del convegno: <<…interventi a dir poco
imbarazzanti, quali quello di Hans Kayser, in cui la “dottrina del suono del mondo” in cui
consisterebbe l’Harmonik viene decantata come la panacea ai mali del mondo moderno sulla base di
presunti fondamenti scientifici […] nostalgici dell’armonia perduta…>>7
Il convegno cui partecipò Kayser era del 1951. L’anno successivo uscì nel nostro Paese la
traduzione di un’ardita opera di Jean Gebser (1905-1973), geniale filosofo tedesco, studioso delle
strutture della coscienza, nella quale un intero capitolo era dedicato ad Hans Kayser8. Così descrive
la portata della nuova scienza:
<<Kayser ha trasferito questi musicali, armonici numeri proporzionali nei campi più vari. E le
sue ricerche furono coronate da successo. Egli riuscì per così dire a far risonare la natura. Una
ricchezza ancora non del tutto valutabile ci si offre in virtù di questa “armonica” definita all’inizio
scienza marginale, dimenticando completamente che un giorno si tentò di liquidare come tale anche
la geografia. Nei suoi libri […] il Kayser, procedendo in modo rigorosamente scientifico e
matematico, si spinge con i suoi valori e numeri armonici nella chimica, nella teoria atomica, nella
cristallografia, astronomia, architettura, indagine spettrale, botanica, ecc., trovando dovunque la
conferma: che è un rapporto fondamentale di determinati numeri d’ordine quello che noi possiamo
udire e sperimentare e che pervade la terra e il cosmo>>9
E così descrive la novità della nuova scienza:
<<La legge trovata da Hans Kayser si manifesta nei rapporti tonali, dove il tono è al
medesimo tempo numero esterno e valore interno, sicché possiamo giudicare molto bene da noi
stessi se qualche cosa “suona” giusto; se ci riesce di rendere udibile quanto abbiamo da giudicare,
possediamo in quella legge la chiave per un “vivere” il mondo, che razionalmente giunge a maggior
profondità che non il semplice comprendere o una semplice opinione. […] Il fatto decisivo nella
formulazione del Kayser è che egli osò definire la manifestazione psichica o spirituale del tono
quale “valore tonale”. Tale concetto ci sembra particolarmente felice, perché l’accento non è posto

6
Cfr. Premesse antropologiche a un’estetica dell’asimmetrico, in Gillo Dorfles, Senso e insensatezza nell’arte d’oggi,
Ellegi, Roma 1971, p. 157 e segg..
7
Cfr. Daniele Pisani, L’armonia di una civiltà macchinista: un binario morto. Il convegno De divina Proportione alla
IX Triennale di Milano del 1951, in Engramma n. 70, febbraio-marzo 2009, consultabile alla pagina web
http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=286
8
Cfr Jea Gebser, Trasformazione dell’Occidente (traduzione di Guido Gentili), Casini, Roma 1952. Il capitolo in
questione è il quattordicesimo, dal titolo Kayser (La Armonica), pp.129-143.
9
Ibidem, pag. 134.
sulla sensazione psicologica, senza dubbio contestabile (in quanto la si potrebbe definire come
semplice reazione acustica), bensì sul valutare, per noi ovvio, giacché in noi connaturato. Ma valore
ha soltanto ciò che viene sentito profondamente e originariamente, il che significa: “viverlo”10
La conclusione è inevitabile:
<<In seguito alle nozioni procurateci dalla “armonica” non è più possibile (per dare un solo
esempio) sorridere sprezzantemente rappresentando che un giorno Keplero riteneva di udire la
“musica delle sfere”; ora riusciamo invece a capire ciò che egli, per intuizione, sapeva: a motivo di
quella capacità, nel più puro senso magica, egli davvero “viveva”, forse addirittura “sentiva” il
mondo e l’universo>>11

La lenta crescita: Élemire Zolla e Rudolf Haase


Il testo di Gebser su Kayser fu pubblicato in Italia nel 1952. Malgrado l’importanza sempre
maggiore acquisita dall’autore nel corso del tempo12, la sua risoluta indicazione ad occuparsi
dell’Armonistica non venne raccolta nel nostro Paese, ad eccezione di Élemire Zolla che un
decennio dopo, inserì nella sua nota introduttiva all’antologia I mistici dell’Occidente uno
straordinario ottavo paragrafo, intitolato “Il misticismo come acusticità”, che così scrive in puro
stile kayseriano13:
<<Il mistico si pone oltre la conoscenza meramente discorsiva, ma non nel senso moderno di
una diffamazione dell’intelletto a favore di una intuizione che coincida con il senso comune e lo
stereotipo sentimentale. L’irrazionalità moderna significa soltanto che si perseguita il principio
critico e perciò l’ordine logico del discorso intellettuale. La soprarazionalità mistica ed il suo
sacrificio dell’intelletto è invece un invito a non pietrificarsi nelle determinazioni del discorso come
se queste esaurissero la realtà, è un porsi dalla parte del mistero senza il quale l’intelletto non
avrebbe vita, e che è la fonte dell’intelletto. Il misticismo è conoscenza completa rispetto
all’intelletto discorsivo, che è organizzazione della coscienza secondo un modello meramente ottico
[…] Da qui la condizione pressoché inaudita di chi voglia parlare oggi di misticismo ma, poiché
questa condizione corona un millenario processo, non da oggi il misticismo appare un ritorno dalla
visività alla visione, al verbo. Uno delle definizioni del misticismo suona pertanto: conoscenza
acustica del reale ovvero della natura acustica del reale […]Il pitagorismo agli inizi della civiltà
occidentale determina con precisione la natura acustica della realtà ponendo un rapporto esatto fra

10
Ibidem, pag. 135-136.
11
Ibidem, pag. 137.
12
Esiste anche una Società a lui dedicata, cfr. pagina web: http://www.gebser.org
13
Non si dimentichi peraltro che Kayser iniziò la sua carriera di scrittore e studioso intorno al 1920-25 curando per le
edizioni Insel di Lipsia i volumi su Böhme e su Paracelso della collana di scritti di mistici tedeschi Der Dom.
suono qualitativo (nota nella scala) e sua determinazione quantitativa (lunghezza della corda,
ampiezza delle vibrazioni): i rapporti fra le note erano numericamente definibili e nel contempo
udibili, la “materia” e lo “spirito” armonizzati dalla corrispondenza; così a ogni suono che risuoni si
riproduce in modello minimo la creazione dell’universo e ogni atto di attenta audizione consente di
vedere l’armonia cosmica>>14
Le preziose indicazioni zolliane, scritte nel 1962, resteranno a lungo inevase, ma l’autore non
cesserà per questo di ricordare l’importanza fondamentale dell’Armonistica15. Anzi si deve allo
stesso Zolla l’introduzione nel nostro Paese del pensiero di Rudolf Haase (1920-), allievo e
continuatore dell’opera di Kayser, fondatore a Vienna nel 1967 dell’Istituto Hans Kayser per
l’Indagine sui fondamenti armonicali16. Infatti, nel 1970, nel secondo anno di vita della rivista
“Conoscenza religiosa”, fondata e diretta da Zolla, appariva nella nostra lingua l’esauriente saggio
Fondamenti dell’armonia. Una nuova scienza, dove Haase innanzitutto rendeva omaggio al proprio
maestro:
“Kayser ha potuto introdurre nel campo dell’armonia molte nuove conoscenze scientifiche,
cosicché ora, in seguito ai suoi studi, l’antico pitagorismo appare in una veste del tutto nuova; e di
fatto ha assunto una dimensione che va assai oltre ciò che se ne poteva sapere nell’antichità. Perciò
a partire dall’Armonia Kayseriana possiamo praticamente parlare di una nuova scienza, e d’altra
parte passa in secondo piano il fatto che questa si fondi su un’antica tradizione>>17
Subito dopo, però, venivano delineati i limiti della descrizione dell’Armonistica fin lì
condotta:
<<Kayser prese le mosse dalla mistica per giungere all’armonia (come filologo si era dovuto
occupare di un’edizione di scritti dei mistici) e in quell’occasione gli si rivelò l’opera di Keplero.
Dunque per Kayser era naturale pensare in termini di metafisica e ancor più sviluppare la sua teoria
armonica col metodo deduttivo. Quanto più seguiva in ciò l’esempio degli antichi tanto meno
poteva contare sulla comprensione dell’età moderna, alla quale troppo facilmente le dimostrazioni
metafisiche fanno l’effetto di pure speculazioni. Questa è la ragione per la quale tale armonia18 non
ha ancora raggiunto il riconoscimento universale che in verità da troppo tempo le spetta>>19

14
Elémire Zolla, nota introduttiva a I mistici dell’Occidente, Rizzoli, Milano, 1985 (sesta edizione), pp. 59 e segg.. Nel
seguito dei passi citati Zolla espone nel dettaglio alcune corrispondenze matematiche e sonore dell’Armonistica, citando
direttamente l’opera di Hans Kayser.
15
Vale ricordare la stesura della voce Simbologia per l’Enciclopedia del Novecento Treccani (1982, vol.VI), dove il
sesto paragrafo, intitolato La riscoperta del pitagorismo è interamente dedicato all’Armonistica. La voce è oggi
consultabile alla pagina web: http://www.treccani.it/enciclopedia/simbologia_(Enciclopedia-del-Novecento)/
16
Haase va considerato un vero e proprio apostolo dell’Armonistica. Nel 1984 stesso nominava (dal 1965) 166
pubblicazioni armonicali in 10 paesi e 8 lingue (tra cui 14 libri), nonché 185 conferenze in 12 paesi!
17
Rudolf Haase, Fondamenti dell’armonia. Una nuova scienza (manca il nome del traduttore, presumibilmente Zolla
stesso), in “Conoscenza religiosa”, n.1, 1970, pp. 32.
18
Qui e negli altri passi del medesimo pezzo il termine “armonia” va inteso come Armonistica.
19
Ibidem
Poi si annunciava la scoperta di un elemento mancante:
<<Fortunatamente più recenti ricerche scientifico-musicali hanno dato preziosi apporti a ciò
che insegna la tradizione armonica […] Heinrich Husmann è riuscito a dimostrare sperimentalmente
che esiste davvero una disposizione dell’udito per i cosiddetti rapporti di proporzionalità
dell’intervallo, vale a dire per quegli intervalli che dai pitagorici in poi costituiscono i fondamenti
della nostra musica. E solo così si è trovato l’ultimo anello di una catena di fatti, che insieme
rappresentavano il fondamento del pitagorismo armonico. Per Keplero e per Kayser era naturale che
gli intervalli fossero innati nella disposizione uditiva dell’uomo, e proprio questo si sosteneva già
nell’antichità; tuttavia ne mancava ancora la prova e ora è stata trovata>>20
Infine, si annunciava un programma di lavoro all’altezza dei tempi:
<<L’antico intento dei pitagorici si può formulare nel modo seguente: esistono delle leggi
identiche in tre campi: nella natura, nella percezione uditiva e nella musica; perciò l’uomo
attraverso l’udito può percepire delle leggi naturali e attingere l’esperienza di una risonante armonia
dell’universo.
<<Keplero e Kayser cercarono la prova di questa relazione ed estesero tale argomento a un
vasto campo di indagini, ma solo oggi noi siamo in grado di poter apprezzare l’antica tesi pitagorica
in tutta la sua estensione. In seguito agli apporti della scienza musicale sistematica, oggi abbiamo la
possibilità di ricostruire per induzione il pitagorismo armonico e di insegnarlo sistematicamente
[…] La prospettiva ottenuta attraverso l’indagine sui fondamenti dell’armonia è di diversa natura
dalla rappresentazione del mondo concepita dagli studiosi di scienze naturali. Quest’ultima è
ancorata nella razionalità dell’uomo, poiché ha come principi conduttori le leggi matematiche e
inoltre si serve del metodo causale, cioè dell’osservazione dei processi partendo dalla causa che fa
conseguire un certo effetto. La rappresentazione armonica del mondo si basa al contrario su
fondamenti acustico-musicali presenti in strati inconsapevoli della nostra psiche, e per la
comprensione delle leggi della natura si serve del pensiero analogico, vale a dire rivela le strutture
morfologiche>>21

La piena maturità: diffusione e ritorno alle fonti

20
Ibidem, pp. 32-33.
21
Ibidem, p. 33, 42, 43.
Gli altri saggi di Haase, pubblicati in Italia sulla stessa rivista22, o, in seguito, altrove23, non
aggiungono elementi ulteriori a quanto già indicato, ma siamo ormai negli anni Ottanta dello scorso
secolo: i tempi sono ormai maturi per una maggiore diffusione dell’Armonistica. Già una nota24 del
biologo e genetista Giuseppe Sermonti attestava per la prima volta l’attenzione per l’Armonistica di
un qualificato scienziato del nostro Paese, cui seguiva in sintonia e quasi sincronia quella dello
psicologo Riccardo Venturini25. Poi Alessandro Carrera introduce la nuova scienza all’interno della
riflessione musicologica italiana26, Massimo Cacciari in quella filosofica27 e Maria Franca Frola in
quello letterario.28 Ad essi farà seguito negli anni l’attenzione costante e approfondita del
paleontologo Roberto Fondi29 e dello storico delle religioni Nuccio D’Anna30
Sempre a partire dagli anni Ottanta l’Armonistica si fa largo in Italia anche nella pratica
artistica, in particolare in due ambiti musicali: il paesaggio sonoro (nei due aspetti di soundscape
studies, studi sul paesaggio sonoro, e di environmental music, musica ambientale) e il canto
armonico. Nel primo caso è d’obbligo riferirsi alla figura del compositore e studioso Albert Mayr
(amico di lunga data di Rudolf Haase31), il cui lavoro si è costantemente ispirato o comunque
22
Cfr. Rudolf Haase, La cultura armonicale (manca il nome del traduttore, presumibilmente Zolla stesso), in
“Conoscenza religiosa” n. 3, 1978, e Idem, Lambdoma, I King, Codice genetico (traduzione di Élemire Zolla), in
“Conoscenza religiosa” n.1, 1980 (con una nota di Giuseppe Sermonti).
23
Cfr. Rudolf Haase, L’armonia pitagorica, ieri oggi e domani (traduzione di Fernando Vidotti), in Pitagora 2000 (Atti
del Convegno, Roma, 22-23 settembre 1984), Edizioni Borsa Grafica, Roma 1985, pp. 71-82, e Idem, Ritmi armonicali
nella natura (traduzione di Albert Mayr), in L’ascolto del tempo. Musiche inudibili e ambiente ritmico (a cura di Albert
Mayr, Antonello Colimberti, Gabriele Montagano), mx2, Firenze, 1995, pp. 31-38.
Nel primo caso si tratta di una relazione tenuta nel convegno massonico intitolato Pitagora 2000, dove Haase elenca più
compiutamente l’applicazione dei principi armonicali ai diversi campi del sapere: scienze naturali (astronomia,
cristallografia, fisica, chimica, botanica, zoologia, biologia…), filologia e filosofia, armonistica applicata (architettura,
letteratura, musica…. Nel secondo caso si tratta di un saggio (commissionato un decennio prima, ma la pubblicazione
uscì solo nel 1995) su un argomento più specifico, ossia gli aspetti temporali della natura interpretati secondo una
prospettiva armonicale.
24
Vedi 23.
25
Cfr. Antonella Anello e Riccardo Venturini, Musica: terapia e autorealizzazione, Bulzoni, Roma 1981, pagg. 104 e
segg..
26
Cfr. Alessandro Carrera, La musica e la psiche. Saggio di cosmologia, Riza Scienze n. 6, 1984, p. 12 e segg..
27
Cfr. Massimo Cacciari, Icone della Legge, Adelphi, Milano 1985, pag.319 (nota 34) e Idem, L’angelo necessario,
Adelphi, Milano 1986, pag. 24 (nota 23). In verità, i riferimenti ad Hans Kayser e l’Armonistica di Cacciari di quegli
anni sono quasi sempre occasione per denunciarne con sicumera i presunti limiti, come in una conversazione di quegli
anni con Luigi Nono, raccolta da Michele Bertaggia: <<Kayser e le varie tendenza “neopitagoriche” si sono quasi
sempre limitati a considerare gli elementi “geometrici” del pitagorismo, secondo quel “Sempre il Dio geometrizza!” che
è forse solo una cattiva traduzioni di Platone! Viceversa, è proprio con la rivalutazione del rythmos matematico e con lo
sforzo di immaginazione puramente matematica che si dà - anche storicamente nel corso dell’800 – la rottura
dell’unicità della geometria euclidea>>. Segue il plauso di Luigi Nono, la cui biblioteca conteneva vari volumi di Hans
Kayser, come risulta consultando la pagina web: http://www.luiginono.it/en/cataloghi/risultati?
keyword=kayser&catalogue=all&type-of-work=all
(L’intera conversazione è contenuta in Nono (a cura di Luigi Restagno), Edt, Torino 1987).
28
Vedi nota 2.
29
Cfr. Roberto Fondi, Armonistica. Il ponte di collegamento tra la natura e la psiche, sponde complementari della
realtà, articolo consultabile e scaricabile dalla pagina web: http://www.estovest.net/ecosofia/armonistica.html, e Idem,
Un nuovo paradigma per le scienze della vita, pagina web: http://www.nilalienum.it/Sezioni/Aggiornamenti/Scienze
%20naturali/Evoluzionismo/RFondiPaleo.html
30
Cfr., ad esempio, Nuccio D’Anna, Da Orfeo a Pitagora. Dalle estasi arcaiche all’armonia cosmica, Simmetria, Roma
2010, pag. 224 e segg..
31
Mayr fu promotore del volume citato alla nota 24 e traduttore del saggio di Haase.
confrontato con la tradizione pitagorica, e con l’Armonistica in particolare, sia nei saggi che nelle
opere artistiche32 Nel secondo caso è d’obbligo riferirsi alla figura del musicista e studioso Roberto
Laneri, che a sua volta nella pratica e insegnamento del canto armonico si è costantemente
richiamato ai neopitagorici contemporanei, fra i quali gli armonicali33.
La fine del Novecento e l’alba del nuovo secolo aprono una nuova stagione dell’Armonistica
in Italia con un rigoroso ritorno alle fonti, ossia ad Hans Kayser. Tra il 1998 e il 2001 esce in cinque
volumi il monumentale Manuale di Armonica, l’opus magnum della Harmonik, pubblicato
originariamente nel 1950 a Zurigo in ottocento esemplari.34 La cura e la prefazione dell’opera sono
esemplarmente realizzate, con quello che un tempo si sarebbe detto “intelletto d’amore, dalla
studiosa di letteratura tedesca, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Maria
Franca Frola, che si attesta una volta di più come la più qualificata e indispensabile interprete di
Kayser nel nostro Paese35
Nello stesso anno del completamento della traduzione del Manuale di Armonica, a
cinquant’anni esatti dalla partecipazione di Kayser alla Triennale di Milano usciva la traduzione in
lingua italiana, approntata su suggerimento di chi scrive, del volume intitolato Akròasis, eccellente
sintesi della Harmonik, pubblicata originariamente nel 1946 a Basilea36
Lo stesso coraggioso editore, Sahlan Momo, direttore delle edizioni Semar, pubblica in lingua
italiana dopo qualche anno un altro testo di Kayser, quel Paestum37che nelle intenzioni dell’autore
costituiva una mera digressione, concernente l’Armonistica dei templi greci di stile dorico, di una
trilogia dal titolo complessivo Orphikon, di cui fu completata solo la prima parte. Paestum,
32
Nei numerosi saggi Mayr ha costantemente raccordato l’ambito dei soundscape studies (studi sul paesaggio sonoro) a
quelli dell’Armonistica, mentre nelle opere artistiche (cfr. in particolare il lavoro grafico Calendario Armonico e i due
lavori sonori Hora Harmonica e Dies Harmonica) vi ha raccordato quello dell’environmental music (musica
ambientale).
33
Cfr. in particolare l’opus magnum di Roberto Laneri, La voce dell’arcobaleno. Origini, tecniche e applicazioni del
canto armonico, Il Punto d’Incontro, Vicenza 2002. Va segnalato che il testo di Laneri sul canto armonico era stato
preceduto in Italia dalla traduzione, presso la stessa casa editrice, di un saggio di minore spessore culturale complessivo,
ma con ampi riferimenti anch’esso all’Armonistica: Jonathan Goldman. Il potere di guarigione dei suoni. Come
utilizzare le armoniche vocali per creare equilibrio, armonia e salute, , Il Punto d’Incontro, Vicenza 1998.
34
Cfr. Hans Kayser, Manuale di Armonica (cura e prefazione di Maria Franca Frola, traduzione di Isabella Valtolina),
voll. 1-5, Fonte, Milano 1998-2001. L’opera, da anni fuori catalogo, è fortunatamente consultabile e scaricabile dalle
pagine web:
http://www.esonet.it/News-file-article-sid-1116.html
http://www.esonet.it/News-file-article-sid-1135.html
http://www.esonet.it/News-file-article-sid-1172.html
http://www.esonet.it/News-file-article-sid-1207.html
http://www.esonet.it/News-file-article-sid-1218.html
35
L’ampia parte dedicata a Kayser nel volume citato alla nota 1 ne costituiva già una sufficiente avvisaglia.
36
Cfr. Hans Kayser, Akròasis. La teoria dell’armonia del mondo (traduzione di Alberico von Hüberstätten, revisione di
Sahlan Momo), Semar, Roma 2011. Sul web è possibile consultare e scaricare una diversa e successiva edizione del
testo: http://www.esonet.it/News-file-article-sid-372.html
37
Cfr. Hans Kayser, Paestum. I suoni nascosti nei tre templi greci di Paestum (cura e introduzione di Maria Franca
Frola, traduzione di allievi del Master in traduzione saggistico-letteraria tenutosi all’Università Cattolica di Milano
nell’anno accademico 2004-2005), Semar, Roma-L’Aja 2008. Inutile dire che per questa edizione italiana valgono le
stessa considerazioni già fatte per il Manuale di Armonica (eccezionalità della cura ecc, con l’aggiunta di una veste
grafica ed iconografica di grande eleganza).
pubblicato originariamente nel 1958 ad Heidelberg, fu l’ultima opera che l’autore poté vedere
conclusa prima della sua morte, avvenuta il 14 aprile 1964. A quasi mezzo secolo dalla scomparsa
l’edizione italiana del testo è anche, per ora, l’ultimo atto della storia dell’Armonistica in Italia.38

38
In verità, una appendice è costituita da una puntata del ciclo L’armonia del mondo (rubrica “Passioni”), andata in
onda su Radiotre il 31 luglio 2011 a cura di chi scrive, interamente dedicata ad Hans Kayser e l’Armonistica, ospite
della trasmissione Maria Franca Frola. La puntata e l’intero ciclo possono essere ascoltati in podcast alla seguente
pagina web:
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/archivio/ContentSet-930c74f5-1a63-432e-9cd8-e525e881b781.html