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SOMMARIO

Introduzione.................................................................................................................................1
Le font.........................................................................................................................................1
Il Quinotauro, Basina e le origini femminili...................................................................................1
Essere principessa........................................................................................................................2
Essere regina................................................................................................................................3
Una peculiare politca matrimoniale ..........................................................................3
Donne che governano?...............................................................................................5
Competzione al femminile.........................................................................................6
Beni e ricchezze..........................................................................................................6
Essere madre................................................................................................................................6
I figli come ostaggi......................................................................................................8
Il rapporto con le figlie femmine.................................................................................9
Essere vedova.............................................................................................................................10
Oltre l’essere madre..................................................................................................12
Santa vedovanza.......................................................................................................13
Un mondo senza solidarietà femminile?.....................................................................................14
Problematche vari ed eventuali.................................................................................................15
Basina + Bologna?.....................................................................................................15
Conclusioni.................................................................................................................................15
Bibliografia.................................................................................................................................15
Introduzione

Le font
La nostra fonte principale per la storia del popolo franco è, appunto, la Storia dei
Franchi, di Gregorio di Tours. Sono dieci volumi che vanno, in ordine cronologico,
dall'unione di Childerico e Basina al scandalo delle suore di Poitiers (591 ca.), più qualche
lungo excursus biblico e di carattere più squisitamente cronachistico, come il riassunto
dall'epoca di Adamo ad oggi, in apertura, e l'elenco dei vescovi di Tours in chiusura.
Gregorio è un testimone diretto di molti dei fatti narrati nelle Storie: è questo il motivo
per cui, addentrandosi nella lettura, i volumi diventano sempre più lunghi, ricchi e
dettagliati: i libri VII ed VIII di neanche cinque anni. Sfortunatamente Gregorio non fa in
tempo a raccontarci l'epilogo delle lotte del VI secolo, uno dei periodi più intensi -e
sanguinosi- di tutta la storia non solo merovingia ma medievale in generale.
Nelle Storie si nota una particolare cura nel tratteggiare i personaggi femminili: ampio
spazio viene dato non solo a figure importanti come quelle di Brunilde e Fredegonda (le
protagoniste assolute del VI secolo), ma anche ad una grande varietà di donne in
generale: dalla figlia del cardatore di lana alla regina, alle originali suore ribelli del X
libro, Gregorio è sempre molto attento a non scadere nello stereotipo. È anche un
autore per quanto possibile imparziale: non nasconde le proprie simpatie o antipatie (il
caso più lampante è quello ovviamente, ancora, di Brunilde o Fredegonda) ma si
mantiene quanto più possibile neutro, non nascondendo anche lati negativi di molti suoi
“beniamini”, per così dire, come re Gontrano.
La narrazione di Gregorio si ferma con la sua morte (anno 594), e da lì in poi dobbiamo
affidarci alla fonte dell’anonimo (o forse più anonimi) “Fredegario” 1, che scrive nel VII
secolo. È un’opera abbastanza confusa2 dove, nei primi tre libri, vengono condensate e
rimaneggiate cronache ed opere precedenti (Gregorio di Tours, Isidoro di Siviglia ed
altri); mentre il quarto volume è, invece, originale: la sua narrazione inizia nel 584 e
termina nel 6423. Fredegario è, al contrario di Gregorio di Tours, tutto fuorché

Il nome “Fredegario” è di epoca moderna: lo userò per semplicità. Chronique des temps
mérovingiens (Livre IV et Continuations) Texte latin selon l'édition de J.M. Wallace-Hadrill. Traduction,
introduction et notes par O. Devillers et J. Meyers, p.6

“melange très confuse”, supra p.18

Supra, p.8.
imparziale: è evidente la critica ai re Merovingi4.
Un’altra fonte tarda, che ci porta quasi alla fine del regno merovingio, è il Liber Historiae
Francorum (spesso abbreviato LHF): partendo dalle origini dei Franchi e arrivando fino al
decesso di Chilperico II nel 721, è un libro meno di parte (carolingia) di quanto ci si
aspetterebbe5. Sia l’anonimo del Liber Historiae Francorum che “Fredegario” non sono
precisi nella cronologia come lo è invece Gregorio di Tours6.
Come altre fonti, poi, abbiamo una serie di agiografie, come quelle su santa Radegonda,
santa Baltilde e santa Clotilde, e anche qualche agiografia non strettamente legata ad
una regina: nella vita di san Colombano, scritta dal suo discepolo Giona, si trovano
informazioni su Brunilde; qualche lettera tratta dalle Epistolae Austrasicae, una raccolta
di lettere compilata nel VII secolo: quelle che ci interessano sono quelle che Brunilde
scrisse all’imperatore d’Oriente Maurizio e al nipote Atanagildo. Infine abbiamo anche
una fonte più poetica: si tratta delle poesie di Venenazio Fortunato, un poeta vissuto
nella seconda metà del sesto secolo, e vicino a Brunilde e Radegonda.

Il Quinotauro, Basina e le origini femminili della dinasta


Nella Cronaca di Fredegario le origini dei Franchi vengono liquidate rapidamente con una
fantasiosa leggenda (non si sa bene da dove Fredegario l’abbia attinta) che narra
dell’unione (e non stupro, come si sarebbe portati a pensare) della moglie di Clodio da
parte della bestia marina chiamata “Quinotauro”.
È un episodio molto breve che neanche fa il nome della moglie di Clodio, non si sa se per
vera ignoranza, per pudore cristiano o ancora per una sorta di damnatio memoriae.
Fredegario ci vuole però lasciare con un dubbio pruriginoso: non si sa bene se il bambino
concepito sia figlio di Clodio o del mostro marino. Conoscendo comunque la passione
delle popolazioni germaniche per le origini mitiche dei loro capi, credo sia abbastanza
chiaro dove Fredegario, pur avendo la timidezza tipica di un autore cristiano 7 e senza

“Il représente ainsi le point de vue d’une aristocratie qui se sent en droit de juger les rois
mérovingiennes sur la base de leur capacité et de leur disponibilité à comprendre ses intérets et à
maintenir les traditions” supra p. 27

“The fact that LHF is a Merovingian and not a Carolingian production is its greatest asset” Late
Merovingian France, p. 79

Il quale apre e conclude ogni Libro con un conteggio (a volte, va detto, non preciso ma comunque
utile) di anni e spesso nella narrazione informa il lettore sull’anno in corso.

Ian Wood; The Merovingian Kingdoms, p.37-8


quindi volerlo dire esplicitamente.
È un episodio che ad una prima vista appare fantasioso e nulla più, un po’ pasticciato
forse, ma che, soprattutto proseguendo nella lettura della Cronaca, acquista un
significato tutt’altro che lusinghiero8.
Gregorio di Tours, che scrive prima di Fredegario, ignora completamente l’accaduto, ma
arricchisce di particolari un altro episodio, ossia l’incontro –e dopo l’unione- tra
Chilperico, figlio di Meroveo, e Basina, moglie del re di Turingia. L’incontro tra Basina,
moglie del re Besino, e Chilperico avviene perché l’uomo è costretto a rifugiarsi da loro a
causa della cattiva fama di cui godeva nella propria terra: non è mai una buona idea
cercare di sedurre le figlie dei sudditi9.
Una volta tornato nel proprio regno viene raggiunto da Basina, che gli fa sapere che
vuole stare con lui: è una unione che non nasce certo sotto i migliori auspici –lei che
abbandona il tetto coniugale, lui già cacciato dai propri uomini per condotta immorale.
Ma è anche la prima volta che nelle Storie di Gregorio di Tours una donna fa sentire la
propria voce, e la fa sentire in modo decisamente interessante:

“[Childericus] aniene […] apud regem Bysinum uxoremque eius


Basinam latuit. […] simul Basina illa, Qual supra moravimus, relicto viro
suo, ad Childericum venit. Qui cum sollicite interrogaret, qua de causa
ad eut de tanta ragione venisse, respondisse fertur: “Novi”, inquid,
“utilitatem tuam, quod sis valde strinuus, ideoque veni, ut habitem
tecum. nam noveris, si in transmarinis partibus aliquem cognovissem
utiliorem tibi, expetissem utique cohabitationem eius”10. §

Oldoni, curatore dell’edizione italiana della Storia dei Franchi, prova qui a "giustificare” la
donna:

“Basina, dunque, non cerca la gloria di Childerico bensì l’espressione della sua

“The story of the Quinotaur, as told by Fredegar, looks like anything but a support for
Merovingian sacrality”; Ian Wood, Deconstructing the Merovingian Family, p.152

Gregorio sembra quasi vergognarsi di Childerico: “Childerico, intanto, ottenebrato da una lussuria
insaziabile eppure re del popolo dei Franchi […]”, Greg. II, 12: per Gregorio, evidentemente, è impensabile
che un re dei Franchi sia ottenebrato da lussuria.

10

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 1., p.109


funzionalità, della dimensione storica ch’egli occupa nel proprio tempo”11.

Il candore di Basina, che ammette di aver lasciato il marito non ha appena intravista
un’opportunità migliore (e che sarebbe comunque stata pronta a lasciare anche Childerico
qualora avesse trovato un uomo ancora migliore di lui, come tiene a precisare), è
spiazzante, così come è sorprendente anche la forma usata da Gregorio di Tours, che non
cerca neanche per un secondo di “giustificarla”.
Un altro aspetto degno di nota è la grande mobilità sociale che caratterizza tutto il
discorso: Basina non è soddisfatta della propria condizione (la Turingia viene subito
presentata come una regione distante e marginale12, mentre il re dei Franchi è in evidente
ascesa) e, da sola, si dà da fare per elevarsi, senza neanche cercare di mascherare le
proprie intenzioni dietro dichiarazioni d’amore e dimostrando sin da subito
quell’ambizione e quell’ingegno che saranno sempre tipici delle donne dei Franchi13.
Questo viene sottolineato dalla donna stessa, che molto sinceramente ammette che se
avesse conosciuto un altro uomo più utile, anche al di là del mare 14, sarebbe andata da
lui: non è certo il romanticismo15 il grande protagonista del discorso. A sottolineare la

11

Ibidem.

12

“[…] de tante regione venisset […]” Greg. II,12

13

“[…] the energy and resourcefulness of Merovingian women are impressive. They made the most
of opportunities […] they played an essential role in the creation of a new society that was neither
Germanic nor Roman but medieval”, Women in Frankish Society. Marriage and the Closter. 500 to 900,
Suzanne Fonay Wemple, University of Pennsylvania Press, Philadelphia, 1985.

14

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 1., p.109

15

A proposito di romanticismo: Fredegario qui differisce lievemente da Gregorio, con “Novi


utilitatem et pulchritudinem tuam […]” Fredegario libro III, p97. Fredegario è sempre più lezioso di
Gregorio oppure, a voler pensare male, vuole dare a Basina una sfumatura di superficialità.
scelta assolutamente della donna c’è anche il modo in cui Chilperico ci viene presentato:
è un uomo lussurioso ed avido, che non gode di buona fama presso il proprio popolo.
Inoltre la posizione sociale di Basina è, per così dire, già “occupata”: è sposata con un re,
ma lo abbandona16. Viene definita moglie, ma sembra un’unione piuttosto labile se si può
sciogliere così facilmente, nel giro di poco tempo; oppure non si dà neanche la pena di
scioglierla formalmente –ammesso e non concesso che di una unione formale si
trattasse-, ed in questo caso la prima vera regina dei Merovingi sarebbe una bigama. A
maggior riprovare del legame assolutamente “sciolto” e ancora non fisso, sia Fredegario
che Gregorio utilizzano17 il verbo “habitare”, ossia abitare, che a mio avviso indica una
unione labile, scioglibile con facilità da entrambe le parti e non ancora regolata dalla
chiesa.
Nel racconto di Fredegario, come sempre più colorito di Gregorio di Tours, Basina è
anche interprete della famosa profezia18 riguardante le sorti –già segnate, quindi- della
dinastia: rifiuta di unirsi con Childerico la prima notte di nozze, ma lo manda fuori dal
palazzo, per farsi poi raccontare ciò che lui vede, in tre tranches diverse.
L’interpretazione di unicorni e leoni, lupi ed orsi, e poi cani che litigano l’uno con l’altro,
come se non fosse già esplicita così com’è, è pedissequamente spiegata da Basina al
marito (?) e, soprattutto se messa in relazione con l’episodio della nascita di Meroveo, è
solo un basso tentativo di gettare fango su Merovingi19.

16

“[…] relicto viro suo […]”, supra.

17

“[…] ut habitem tecum.”, ibidem; uguale in Fredegario, Chronicarum quae dicuntur Fredegarii
Scholastici Liber III, p.97.

18

Chronicarum quae dicuntur Fredegarii Scholastici, III, p.97

19

Ian Wood, Decostructing the Merovingian Family, p. in 151, in The Construction of Communities
in the Early Middle Ages.
Questo episodio stona molto col resto della narrazione. Al di là del goffo ed evidente
tentativo di screditare ancora una volta la famiglia, sembra malamente cucito, c’entra
poco col racconto, di cui spezza la fluidità. Tra l’altro la pudicizia della donna che rifiuta
di unirsi col nuovo coniuge non è in linea col suo carattere e con le sue azioni precedenti.
Inoltre mettere questa “profezia” in bocca a Basina è quantomeno ingenuo: avrebbe
Basina lasciato il consorte legittimo (una posizione, se non proprio “gloriosa”,
quantomeno sicura) per un uomo la cui dinastia si sarebbe disfatta così, tra l’altro nel
corso di poco tempo, peraltro dopo aver esplicitamente parlato della utilità dell’uomo20?

Essere principessa

“[…] and of most princesses we know nothing, not even their names. […]
Some may have contracted non-royal marriages, others certainly went into
nunneries; for many of them appearance in the historical record was
fleeting”21.

Wood fa riferimento al fatto, abbastanza strano, che di molte principesse sappiamo


pochissimo, e la loro presenza nei pochi documenti a nostra disposizione è abbastanza
contradditoria: per esempio, sappiamo il nome di alcune principesse solamente grazie a
dei diplomi in cui figurano come testimoni e firmatarie, ma non grazie ad alcun cronista
dell’epoca.
I Merovingi non hanno mai fatto sposare le proprie donne all’interno della famiglia (o, se
l’hanno fatto, non ce n’è giunta notizia): hanno sempre preferito far sposare le figlie in
famiglie reali straniere, spesso con risultati assai poco felici 22.
Sappiamo che i figli maschi nati o fuori dal matrimonio o da madri di condizione sociale
inferiore a quella del marito non ebbero mai problemi ad ereditare la loro parte di

20

Fredegario libro III, p97.

21

Wood, Merovingian Kingdoms, p.121

22

L’unico matrimonio felice a cui si fa riferimento è quello di Bertha, figlia di Cariberto ed


Ingoberga. Bertha, come si vedrà più avanti, si sposò con un uomo di condizione lievemente inferiore della
sua, nonostante fosse un principe inglese. È normale, nelle Storie di Gregorio, suggerire che una donna
eccessivamente ambiziosa, indipendentemente dalla condizione di partenza, finisca male.
regno23. Ciò che interessa vedere è se la stessa cosa è uguale anche per le figlie femmine,
ovvero: le principesse nate da madre di condizione servile (sposata o meno) ebbero lo
stesso trattamento di quelle nate da madre di sangue reale e regolarmente sposata?
È abbastanza agevole esaminare i matrimoni delle principesse merovinge: se di molte
non sappiamo il nome, ancora meno sappiamo dei loro matrimoni.
Il caso di Rigunde, della quale parlerò più diffusamente in relazione al rapporto con la
madre, è abbastanza curioso. Anche abbastanza curiosi sono gli appellativi con cui la
omaggia Gregorio: la chiama esplicitamente regina24 ben prima che lei si sposi, e quando
quindi è ancora e “solo” una principessa, e più avanti si parlerà di lei come adultera,
benché alla fine non si sposerà mai.
Se però, alla fin fine, Rigunde fosse riuscita a sposarsi, il suo matrimonio sarebbe stato
uno di quelli di grande successo, perché sarebbe andato ad inserirsi nella lunga
tradizione dei matrimoni tra Merovingi e Visigoti 25, nonostante la madre di lei,
Fredegonda, fosse partita dal basso: questo ci testimonia che, probabilmente, non si
guardava all’ascendenza della sposa.
È anche vero che il matrimonio di Rigunde venne annullato a causa della morte del
padre, il re Chilperico. I motivi ci sono sconosciuti (?), ma penso che, venendo a mancare
il padre, la madre sola non avesse abbastanza influenza per far sposare la figlia ad un
principe visigoto.
Rigunde inizia ad apparire nelle Storie a partire dal Sesto libro, in occasione soprattutto
dei lunghi preparativi per il suo matrimonio col principe Reccaredo. Il matrimonio non
sembra iniziare sotto i migliori auspici perché, a detta di Gregorio, molti del suo corteo
nuziale preferiscono scappare o uccidersi piuttosto che stabilirsi in Spagna 26; addirittura,
molti prima fecero testamento e chiesero alla Chiesa di essere trattati come se già
fossero morti.
Tornerò più avanti sui tanti tesori che vengono dati in dote a Rigunde in occasione della
sua partenza sfortunata. Nel frattempo il corteo nuziale avanza ma, ci dice Gregorio,

23

E si tratta persino di parti uguali. Greg. III, 1

24

“[…] Quod Rigunthis regina […]”, Greg.V, 49

25

Amalarico sposò Clotilde, figlia di Clodoveo (Greg. III, 1); Ingunde con Ermenegildo (Greg.V, 38);
Ragnachilde con Eurico. Ingunde, prima di sposare Ermenegildo, fu anche lei promessa sposa di
Reccaredo.

26

Greg. VI, 45
“prossima al confine dei Goti, cominciò a cercare indugi […] 27”. Gregorio sembra
attribuire questo voler attardarsi da parte di Rigunde al fatto che lei e tutto il corteo
fossero in disordine e che non volessero quindi essere derisi dai Goti. Non solo: sembra
anche mettere in relazione questo ritardo con la sopraggiunta notizia della morte di
Chilperico; la morte che, alla fine, impedirà il matrimonio. Traendone una conclusione
non troppo forzata, per lui, se Rigunde non avesse perso tempo ad aggiustare il proprio
aspetto, sarebbe giunta dal promesso sposo prima della notizia della morte di suo padre:
sarebbe forse riuscita a sposarsi? Anche perché, pochi passaggi prima, Rigunde sembra
ansiosa di sposarsi: piange28 –presumibilmente di gioia- e lancia baci ai genitori, e quindi
non sosta fuori Tolosa cercando di rimandare le proprie nozze.
L’effetto immediato della notizia della morte di Chilperico è che a Rigunde 29 vengono
presi tutti i tesori (o ciò che ne rimane dopo il viaggio del corteo). Rigunde è già in terra
straniera, ma non è di certo sola: come detto sopra, era accompagnata da molte
persone, servi e nobili, ma ora è addirittura costretta a rifugiarsi in una basilica,
presumibilmente sotto la protezione del vescovo.
Davvero l’influenza della sola Fredegonda non era sufficiente per mandare avanti le
nozze con Reccaredo, ed un fidanzamento così importante poteva essere sciolto così
facilmente?
Sappiamo che al più presto nel 581 30 erano già stati presi accordi per il matrimonio, e di
sicuro nella primavera del 584 era già stato organizzato.
Che la madre della ragazza, Fredegonda, fosse ancora interessata al matrimonio si può
percepire da come reagisce alla notizia della malasorte della figlia 31, e forse anche dal
27

Greg. VII, 9

28

Greg. VI, 45

29

La quale, ancora in questa occasione, viene chiamata “regina” da Gregorio: “[…] repertusque
thesaurus abstulit de potestate reginae […]” Greg. VII, 9

30

Greg. VI, 34 e VI, 18. Ciò che non riesco a capire, invece, è come molte fonti “moderne”
stabiliscano la data di nascita di Rigunde al 569: forse perché allora avrebbe avuto, nel 581, dodici anni,
che era l’età minima consentita dalla legge visigota (METTI LA CITAZIONE/FONTE).
O forse perché, dato che il matrimonio tra Fredegonda e Chilperico risale al 568/569, la data di
nascita di Rigunde viene posta dopo il matrimonio dei genitori? Penso che nessuno dei due si sarebbe
fatto scrupoli nell’avere un figlio fuori dal matrimonio.

31

Greg. VI, 15
fatto che, al 584, anno della morte del marito, avesse un solo figlio maschio ancora in
vita32, per di più ancora in fasce 33. Ovviamente Gregorio non manca di arricchire
l’episodio di qualche dettaglio cruento, dato il suo odio per la donna, che alla fine ne
esce comunque come una donna offesa. La questione della dote è abbastanza
importante: è chiaro che, quando arriva a Tolosa, Rigunde ha, se non proprio tutto il
tesoro con cui era partita, almeno una parte, perché le viene confiscata dal duca
Desiderio34: a quel punto non ha più nulla, ed è possibile che forse la famiglia dello
sposo, Reccaredo, non la volesse più anche per quel motivo?
Credo che, come ho già detto, da parte dei Visigoti non ci fosse a quel punto grande
interesse a mantenere in piedi il fidanzamento.
La ragazza, senza fratelli in età adulta e con gli zii contro la madre, era praticamente
abbandonata a sé stessa. Ad avvalorare l’idea che non fosse possibile un nuovo
fidanzamento per via dello scarso peso di Fredegonda (oltre al fatto che fosse vedova e
con i cognati contro di lei) c’è la figura di Bertha.
Bertha35 è l’unico caso di nostra conoscenza di un matrimonio tra una principessa
merovingia36 ed un principe inglese, un partito assai meno interessante 37 di un, diciamo,

32

“The wedding, however, was put off because of the death of her brother […]” Wood,
Merovingian Kingdoms, p. 120. Credo che in realtà la morte di Teoderico non potesse essere che un
ulteriore incentivo a far sposare Rigunde il “meglio” possibile.

33

Chiperico muore nell’autunno dell’anno 584. Nel 577 muore Sansone per dissenteria; Clodoberto
e Dagoberto muoiono nel 580 per una epidemia (approfondirò più avanti); Teodorico muore nel 584,
prima del padre. Clotario (II) sarà l’unico a sopravvivere ad entrambi i genitori.

34

Greg. VII, 9

35

Bertha è così poco importante che Gregorio neanche ci dice come si chiamava ma la menziona
solamente come figlia di Ingoberga (Greg. IV, 26 e IX, 26).

36

In realtà, nel VII secolo, vi saranno diverse unioni tra il regno merovingio e l’Inghilterra (vedi
Wood, Merovingian Kingdom, p. 177), anche se ancora meno prestigiose di quella di Berta.

37

Wood, Merovingian Kingdoms, p. 176; ma anche Fonay-Wample, p.55: “[…] there were always
men who tried to improve their own station by marrying women of higher nobility and wealth”.
principe visigoto, ostrogoto o bizantino. Ma proprio per questo, forse, Berta riesce a
giocare nel paese del marito un ruolo molto più importante 38 di quanto non avrebbe
fatto se si fosse sposata in terra natia (o limitrofa).
Il suo matrimonio non è ambizioso quanto quello di Rigunde o Ingunde perché, al
momento del fidanzamento, è già orfana di padre: se ne occupa quindi la madre
Ingoberga39.

Ho scelto di definire Galsuinda come “principessa” perché, in realtà, resta regina per così
poco che quasi non la vediamo in quella veste. Innanzitutto, Gregorio ci tiene a dirci che
Galsuinda è più grande di sua sorella Brunilde. Non è la prima volta che ci tiene a
specificare questo fatto40, e mi dà l’idea che, per lui, lo sposarsi dopo la sorella ma
essendo più vecchia sia un qualche segno di sventura, o comunque una cosa fuori dal
normale.
Ancora una volta l’amore non è certo il grande protagonista della vicenda: “Quando
giunse presso re Chilperico, venne ricevuta con grandi onori e fu presa in matrimonio, e
davvero Chilperico l’amava di grande amore: perché aveva portato con sé grandi
tesori”41. Come vedremo più avanti anche Chilperico ha dato alla sposa un cospicuo
dono del mattino, ma è possibile che quei grandi tesori per i quali lui la amava fossero,
diciamo, un incentivo al matrimonio, tenendo anche conto del fatto che lui si era sentito
costretto, dopo aver visto le scelte dei fratelli42, a prendere una moglie rispettabile?
Gli eventi successivi sembrano confermarlo.
C’è soprattutto da notare che, ancora una volta, gli uomini merovingi non sembrano
offrire dal testo un esempio troppo dignitoso ed è facile, per un lettore, capire come
38

Bertha, venerata come santa, ha contribuito alla diffusione del cristianesimo in Inghilterra.
Merovingian Kingdom, p.121

39

In realtà Beda scrive “a parentibus”, dai parenti. Beda, tra l’altro, è il cronista che ci dice il nome
di questa principessa, chiamandola “Bercta” Beda, Historia ecclesiastica gentis anglorum, lib.I, XXV.

40

Gregorio specifica anche che Crona, sorella di Clotilde, è più grande di lei e prese (forse per
questo?) l’abito monacale dopo essere rimasta orfana. Greg. II, 28

41

“[…] magno amore […]” Greg. IV, 28

42

“Enough is known, nevertheless, to indicate that brothers and sisters tended to marry into the
same circle”; Women in secular life; in Women in Frankish society, p. 52.
Chilperico fosse mal considerato dai contemporanei 43: piange la morte della moglie, e
pochi giorni dopo44 si risposa con la serva Fredegonda, che sarà la grande protagonista
del VI secolo. La morte di Galsuinda è, ancora una volta, un casus belli per una faida
famigliare, dato che Galsuida era anche sorella di Brunilde e quindi cognata di Sigeberto.
C’è anche da chiedersi come mai a Galsuinda non fosse stato permesso di tornare a casa
propria45, in Spagna, come aveva chiesto, ma fosse stata invece brutalmente uccisa46,
quasi per un apparente capriccio. Naturalmente non le viene permesso di tornare a casa
perché altrimenti avrebbe portato poi problemi: cinquant’anni prima, nel 530 circa,
Clotilde la giovane era stata data in sposa ad Amalarico che l’aveva maltrattata a causa
della propria fede cattolica47. Questo naturalmente aveva causato tra i fratelli di lei,
soprattutto Childeberto, e la famiglia del principe spagnolo Amalarico. È difficile pensare
che Chilperico non fosse a conoscenza dell’episodio che aveva coinvolto la zia: penso che
non volesse rischiare di trovarsi nella situazione in cui si era trovato Amalarico (che alla
fine era stato ucciso dal cognato Childeberto48).

43

Greg. IV, 27

44

“[…] post paucos dies Fredegundem recipit in matrimonio” Greg. IV, 28. Credo che nelle parole di
Gregorio non manchi una certa criticità.

45

Questa situazione della principessa straniera che si adatta male (di solito per motivi religiosi) alla
“nuova casa” sembra essere una sorta di topos nelle Storie. Abbiamo anche (Greg V, 38) la situazione di
Ingunde –nipote di Galsuinda- che viene ripetutamente maltrattata dalla nonna Gonsuinda per la propria
fede cattolica.

46

L’omicidio di Galsuinda scatenerà una sanguinosa guerra civile, mascherata da faida famigliare: i
fratelli di Chilperico lo “cacciano dal regno” ma credo che, esattamente come per le altre faide famigliari,
fossero solamente in attesa di un casus belli sufficientemente grave per strapparsi territori e beni l’un
l’altro. Greg. IV, 28.

47

Greg. III, 10

48

Anche in questo caso, come in quello di Clotilde maior, viene da pensare che i maltrattamenti ad
un membro femminile della famiglia fossero poco più di una scusa per continuare/iniziare una faida tra
famiglia perché, anche in questo caso, dopo aver risolto il problema, la parte franca ottiene la sua buona
parte di bottino.
Essere regina
Una peculiare politica matrimoniale 
Non sembra esserci un pattern ricorrente o specifico per le unioni matrimoniali all'interno
della famiglia merovingia: i re si sono sempre (o quasi sempre, come vedremo) uniti con
donne di qualsiasi condizione sociale, fossero esse serve o principesse, indifferentemente.
Questo è possibile anche perché non sembra che vi fossero altri rituali che, al di là del
matrimonio, "legittimassero" una regina in quanto tale 49, come ad esempio una
incoronazione od una unzione come per i re: ciò però non significa che molte donne non
abbiano avuto influenza come i mariti e su i mariti.
Credo che si possa osservare, nell’evolversi della politica matrimoniale dei re Merovingi,
anche un evolversi del regno. Se le unioni con le concubine non sono mai state
infrequenti50, prima della terza generazione di re Merovingi nessuno si sposa con una
donna di condizione servile 51. Credo che questo abbia a che fare con lo stato del regno,
che passa dall’essere un normale regno romano-barbarico di piccole-medie dimensioni
alla maggiore potenza occidentale nel corso di pochi decenni.
Abbiamo già visto come l’unione di Childerico e Basina fosse più pratica che legata a
ipotetiche motivazioni di carattere sentimentale.

49

Queens as Jezebels, p.35

50

Teodorico, figlio di Clodoveo e di una concubina di cui Gregorio di Tours non fa il nome, è
esplicitamente menzionato nel secondo libro delle Storie e il “habens iam”, sebbene già [avesse] ci fanno
capire che, per l’eredità ed il governo, andava bene anche il figlio di una concubina. Questo alla fine del V
secolo.

51

In realtà si presenta qui un problema con Ingunde e sua sorella Aregunde, entrambe mogli di
Clotario I (Greg. IV, 3): Gregorio non ne illustra l’ascendenza famigliare, né lo status sociale. Non lo fa però
neanche con Cunsina, che viene inserita, sempre da Gregorio, nella lista delle mogli di Clotario, e che
quindi non sarebbe una concubina. Secondo alcuni lo status servile di Ingunde ed Aregunde sarebbe da
ricercare nel lessico utilizzato da Gregorio (Dailey, Queens, Consorts, Cuncubines, p.97). Anche Jones dice
che era una schiava ma non capisco da dove tragga questa informazione (Social Mobility in Late Antique
Gaul, p.153).
Invece Duruy sostiene fossero figlie di Baderico di Turingia (ma da dove prende questa
informazione? È attendibile? A me non sembra). Naturalmente per quanto intendo sostenere io, mi
farebbe più comodo l’idea di Duruy che fossero figlie di un re o comunque di status non servile.
Il matrimonio di Clodoveo e Clotilde appare invece più enigmatico. Siamo alla fine del V
secolo, e l’uomo più importante in Europa è certamente Teoderico, re degli Ostrogoti e
d’Italia, e si sposa con Audofleda 52, sorella di Clodoveo: anche se non darà eredi maschi,
è comunque un’unione prestigiosa, che connette Clodoveo con Teoderico.
Il matrimonio con Clotilde invece non sembra all’altezza degli altri matrimoni contratti in
Europa.
Tornerò più avanti su alcune peculiarità della famiglia d’origine di Clotilde, ma il suo
peso politico, almeno al momento del matrimonio, non sembra troppo rilevante. Lo è
abbastanza comunque da venire scelta da Clodoveo in sposa, ovviamente non credendo
affatto alla raffigurazione fin troppo romantica che ne dà Gregorio 53. Già comunque il
fatto che Gundobaudo, lo zio di Clotilde, non osasse opporre un rifiuto, ci dice qualcosa
sull’influenza politica di Clodoveo alla fine del V secolo.
La generazione successiva vede sposarsi cinque figli di Clodoveo. L’unica figlia
femmina, Clotilde junior, inizia una tradizione di famiglia sposando Amalarico, principe
visigoto. Non sarà un matrimonio particolarmente felice a causa della sua forte fede
cattolica, ma i matrimoni tra Merovingi e Visigoti saranno ricorrenti. In questo caso,
comunque, una principessa franca contrae un matrimonio vantaggioso e rafforza
un’unione.
Dei suoi fratelli, nessuno sposa una concubina. Teodorico, pur essendo figlio di una
concubina, sposa comunque Suavegota, figlia di Sigemondo: viene qui continuato lo
scambio di spose/sposi tra i reali Merovingi e quelli Burgundi (Clotilde stessa, matrigna
di Teodorico, era una principessa burgunda). Di Ultrogotha, invece, non conosciamo

52

Circa nel 500. Con l’occasione Audofleda si converte all’arianesimo. Shanzer, Danuta. “Dating the
Baptism of Clovis: the Bishop of Vienne vs the Bishop of Tours.” Early Medieval Europe 7 (2003): 29–57.
Web.
Anche Wood, Merovingian Kingdoms, p. 42, p. 164
Non capisco però cosa intenda Wood con “Clovis's choice of a bride was calculated to cause
unease”. Che, mentre tutte le alleanze matrimoniali del periodo erano atti a favorire Teoderico, questo era
una sorta di “sfida”?

53

Greg. II, 28
l’ascendenza, ma il vescovo di Tours ne parla in due distinte occasioni 54 e ne parla anche
l’anonimo (o anonima55) scrittore della Vita di Santa Baltilde. Non è una menzione
particolare, è semplicemente inserita in una lista di christianissime regis56. Il fatto però
che venga mandata in esilio, come era già accaduto per Clotilde, e che venga ricordata
nella Vita Domnae Balthildis, mi sembra plausibile pensare ad una origine nobile57.
Neppure di Gunteuca58, moglie prima di Clodomero e poi di Clotario 59, viene specificata
l’ascendenza, ma vi sono buoni motivi per ipotizzare che fosse di famiglia nobile
burgunda60, e quindi, ancora una volta, un matrimonio favorevole dal momento che
Clotario, dopo aver sottomesso i territori dei Burgundi, si unisce alla loro famiglia reale.

I Longobardi sono menzionati da Gregorio, per la prima volta, in occasione del


fidanzamento tra Teodeberto, figlio di Teodorico, e Wisegarda. La menzione, in realtà,

54

Greg. IV, 20; V, 41. Nel IV Libro viene mandata in esilio dal cognato Clotario, assieme alle due
figlie.

55

Late Merovingian France, p. 96

56

Vita Santa Baltilde, 18

57

In realtà poi però la Vita Domnae Balthildis stessa ha per protagonista una ex-schiava, sebbene le
vicende di cui tratta di svolgano circa un secolo dopo.

58

Greg. III, 6

59

In effetti viene da chiedersi perché Clotario, che sposa Gunteuca, moglie del fratello, preferisca
esiliare Ultrogotha che non sposarla.

60

Dailey, Queens, Consorts, Concubines, p. 91.


non è esplicita: ci dice solo che Teodeberto venne fatto fidanzare dal padre (e quindi, per
la prima volta, abbiamo la prova che un figlio nato fuori dal letto matrimoniale poteva
combinare matrimoni vantaggiosi per la propria, di discendenza) con Wisegarda, che era
figlia di un re61.
Siamo intorno al 535: manca ancora una trentina d’anni circa all’insediamento dei
Longobardi nella penisola italica, ma questi iniziano a comparire nelle Storie di Gregorio.
In questo momento sono “solo” dei vicini che sono diventanti importanti62 -esattamente
come lo erano stati i Franchi stessi rispetto agli Ostrogoti una quarantina di anni prima.
Il legame matrimoniale che unisce Merovingi e Longobardi è addirittura doppio (quasi
triplo, vedremo poi), dal momento che Teodebaldo, figlio di Teodeberto, sposa
Walderada, sorella –presumibilmente minore, dato che nell’Origo viene menzionata per
seconda- di Wisegarda. Non è insolito per le popolazioni germaniche –e vedremo, a
maggior ragione, che non lo è neppure per i Merovingi- far sposare una coppia di sorelle
o fratelli con lo stesso gruppo parentale.
Sebbene Wisegarda e Walderada siano personaggi in fondo in sé poco importanti, le
modalità con cui entrano a far parte della famiglia reale franca ci dicono molto sulla
percezione del matrimonio tra re e concubine. Abbiamo un primo accenno di poligamia
con Teodeberto che, già fidanzato da molti anni con Wisegarda, prende in sposa Deoteria.
Deoteria non è una semplice concubina, ed il fatto che Teodeberto la sposi potrebbe
essere una sorta di alleanza matrimoniale, dal momento che Deoteria, definita “matrona”
da Gregorio, appartiene all’aristocrazia gallo-romana: non sarà una principessa
longobarda ma è comunque un matrimonio di prestigio, che avviene peraltro
simultaneamente alla conquista da parte di Teodeberto dei territori controllati dal marito
della matrona in questione.
61

Di quale re si tratti ce lo dice invece l’Origo Gens Langobardorum: “[…]et habuit Wacho de
Austrigusa filias duas, nomen unae Wisigarda, quam tradidit in matrimonium Theudiperti regis Francorum;
et nomen secundae Walderada […]”, Origo Gens Langobardorum, 4. Wisegarda e Walderada sono sorelle –
cosa che Gregorio non nomina, forse per pudore cristiano dal momento che questi rapporti parentali si
faranno via via sempre più complicati ed anche più malvisti dalla Chiesa.

62

In particolare in seguito alla guerra greco-gotica. Wood, Merovingian Kingdoms, p. 165.


Il fatto che “i Franchi, uniti tutti contro di lui 63” non vedessero di buon’occhio il fatto che
Teodeberto trascurasse il fidanzamento con Wisegarda a causa di Deoteria sembrerebbe
facilmente fraintendibile: non credo che fosse per lo status sociale lievemente inferiore di
Deoteria, ma perché una promessa di matrimonio (specialmente tra clan reali) era presa
assai seriamente.
Il legame di Walderada coi Merovingi dopo poco diventa “doppio” perché, dopo la morte
di Teodebaldo, viene letteralmente presa da Clotario il quale, ancora una volta, non solo
si prende la moglie di un parente defunto ma, così facendo, si prende anche il suo regno.
Gregorio lascia poco spazio all’interpretazione: “Dopo essersi spento poco a poco
[Teodebaldo], nel settimo anno del suo regno morì e il re Clotario prese il suo regno,
unendosi nel proprio letto con Walderada, la moglie di quello 64”. Il significato è molto
chiaro: i territori vanno a Clotario poiché ha preso la moglie di chi li teneva in
precedenza, e non viceversa.
E’ possibile pensare che Clotario avesse tutta l’intenzione di sposarla, rafforzando
maggiormente questa unione, esattamente come aveva già fatto con Gunteuca, ma ancora
una volta interviene il popolo franco, questa volta, più precisamente, i vescovi che,
“biasimandolo”, lo costringono non solo a lasciarla, ma anche a trovarle un altro partito 65.
Non abbiamo invece dubbi sull’ascendenza nobiliare di Radegonda, che Gregorio ci dice
essere figlia di re Bertario: un altro matrimonio tra Franchi e Turingi, quindi. Lei sarà
importante non tanto quanto regina, ma in quanto donna di chiesa, quindi in ambito
monastico/religioso. L’unica cosa di rilievo sulla famiglia e sulle modalità in cui entra a
far parte della famiglia del marito è che anche lei, al momento di sposarsi, è un’orfana il
cui unico fratello verrà presto ucciso dal marito. Radegonda si sposa in seguito alla
63

Greg. III, 27

64

Greg. IV, 9

65

Il duca Garibaldo, altra importante figura della nobiltà longobarda. Questo apre tutta una serie di
importanti riflessioni sul fatto che una donna, anche se era stata “solo” una amante, potesse poi sistemarsi
molto bene con buoni partiti.
sanguinosa guerra contro i Turingi, nella quale viene ucciso il padre. Non sembra un buon
partito e Gregorio sottolinea come Radegonda fosse “captivam abduxit 66”: probabilmente,
sposando la principessa orfana di Turingia, Clotario rafforzava così la sua pretesa su quei
territori appena sottomessi.

Sull’ascendenza di Ingunde ed Aregunde, sorelle 67, ho detto prima (cfr. nota 52): in
definitiva non credo che Clotario, che pure è stato uno dei poligami più famosi, avrebbe
sposato una serva68. Volendo cercare una interpretazione sui motivi che avevano fatto
sposare un uomo simultaneamente a due sorelle, si potrebbe dire che nessuna donna
meno che nobile avrebbe non solo aiutato la sorella a cercare un marito degno, ma
avrebbe addirittura accettato –sembra anche di buon grado- di condividerlo: vedremo che
Fredegonda, nata serva, si premurerà di sbarazzarsi di ogni rivale a tutti i livelli,
uccidendo i figliastri e mettendo in convento la figliastra Basina; e Deoteria -neppure lei
serva, ma nobildonna- non esiterà ad uccidere la propria figlia per paura della
competizione con il marito, patrigno della ragazza. Insomma, solo le principesse possono
permettersi d’essere altruiste.
L’altra moglie di Clotario di cui non si conoscono gli ascendenti è Cunsina, ma
effettivamente il fatto che Clotario stesso non ne volesse riconoscere il figlio, Cramno, ci
dice che probabilmente non era di origine nobile69. Si potrebbero però dire che Gregorio
di Tours è scarso di informazioni anche su donne i cui ascendenti –noi lo sappiamo da

66

Greg. III, 7

67

Un altro caso di una coppia di sorelle che si sposa nello stesso clan.

68

Riassumendo: poligamo sì, ma con discernimento.

69

Wood, Merovingian Kingdoms, p.60


altre fonti- sono invece nobili come, ad esempio, Walderada70, e che non è insolito per lui
tacere sulle parentele anche quando è certo che le sapesse71
Volevo dimostrare come, almeno fino alla terza generazione di re merovingi (quindi
Chilperico, il figlio Clodoveo, ed i figli di quest’ultimo Teodorico, Childeberto,
Clodomero, Clotario, ed anche la figlia femmina, Clotilde), i matrimoni con donne di
status sociale umile non fossero poi così frequenti: questo perché il regno è ancora in
trasformazione mentre, per la metà del VI secolo, ha raggiunto confini più o meno stabili
e, forse, un certo tipo di alleanza non era più necessaria.

Donne che governano?
Abbiamo, nelle Storie, alcuni esempi di donne che sembrano aver provato a governare. Il
primo esempio –o meglio, quello più esplicito- è quello di Brunilde che letteralmente si
abbiglia come un guerriero (come un uomo, quindi) e prova a trattare con i nemici.
Ancora, il tono di Gregorio è sorprendente. Ci si aspetterebbe, da un uomo di chiesa, un
giudizio negativo su una donna che prova a calarsi in un ruolo maschile, ma qui sembra
che il vescovo di Tours la ammiri: parla esplicitamente di reginae industria72, tradurrei
industria con “sagacia, capacità, iniziativa” della regina.
C’è un marcato contrasto tra il tono che Brunilde usa per far recedere l’esercito nemico e
quello di Ursione, oppositore del duca della Champagne Lupo, che sottolinea fin da
subito come non si debba ascoltarla in quanto donna73.

70

“Theodovaldus […] Vuldetradam duxit uxorem” Greg. III, 9

71

Si veda il matrimonio di Bertha, figlia di Cariberto ed Ingoberga, che sposa il principe del Kent.
Gregorio non menziona Bertha stessa (è assai difficile pensare che non ne sapesse il nome) né il marito di
lei.

72

Greg VI, 4

73

“Recede a nobis, o mulier” supra. Mulier, non regina, o domina.


Le parole di Ursione comunque ci dicono qualcosa sulle modalità di dominio da parte di
una regina, e cioè che non doveva essere una cosa normale, e neanche molto ben accetta
da parte del popolo: le rinfaccia di aver governato all’ombra del marito74, e le fa notare
che, ora che il figlio è cresciuto, saranno loro ad appoggiare il ragazzo, non lei.
La vicenda ha comunque un epilogo felice, grazie alla già citata iniziativa della regina,
dato che così riesce ad evitare –almeno inizialmente- lo scontro.

In Gregorio il matrimonio tra Brunilde e Sigeberto sembra essere ben assortito e felice 75:
dichiaratamente lui, a differenza dei propri fratelli, vuole una moglie degna, e non sembra
neanche aver avuto figli al di fuori del letto matrimoniale 76. Brunilde è, chiaramente, la
beniamina del vescovo di Tours, soprattutto per la felice e precoce conversione 77, ma
anche per il supporto fornito alla chiesa in quegli anni.
Le nostre fonti su Brunilde sono diverse, e questo ci consente di avere un approccio più
completo e sfaccettato vero la sua figura. Non solo, ovviamente, le Storie di Gregorio, ma
anche alcune lettere contenute nelle Epistolae Austrasicae, una raccolta di poco
posteriore: queste ci consentono di sentire la sua voce in prima persona. Inoltre anche
Fredegario scrive diffusamente di Brunilde, e lo fa in modo diametralmente opposto a
quello di Gregorio di Tours78. Un’altra fonte ostile è la Vita di Colombano, scritta da Giona
di Bobbio.
Né Gregorio né soprattutto Fredegonda fanno in tempo a vedere la morte di Brunilde,

74

È interessante questo fatto del “sub viro tenuisse regnum”: possiamo interpretarlo in due modi,
ossia che Brunilde ha governato più o meno apertamente godendo della protezione del marito; oppure
che ha governato più, diciamo, nell’ombra, quasi nascosta dietro al marito.

75

A proposito del saldo legame matrimoniale e familiare di Brunilde: Wood, Merovingian


Kingdoms, p. 135

76

“Sigebert fut fidèle à sa femme; du moins il est un des rares princes de sa famille auxquels on ne
connaisse ni maitresses ni enfants natureles” Godefroid Kurth, La Reine Brunehaut, p. 13

77

Greg, IV, 27

78

Wood, Merovingian Kingdoms, p. 135.


avvenuta nel 613: l’anziana regina viene messa a morte, formalmente, perché ritenuta
responsabile della morte di ben dieci re diversi 79. Basta guardare l’albero genealogico
della donna per capire che si tratta di accuse senza nessun fondamento, atte solo a
sbarazzarsi di una donna diventata troppo pericolosa. Tra questi “dieci re” ci sono infatti
Sigeberto, il suo primo marito –fatto uccidere da Fredegonda, e poi perché Brunilde
avrebbe dovuto far uccidere il proprio marito, ritrovandosi poi sola e senza protezione?
-; Meroveo –suo secondo marito- e Chilperico, il padre di quest’ultimo, e tre dei suoi
nipoti e bisnipoti.
Inoltre la morte di Brunilde porta con un sé un qualcosa del sacrificio rituale, retaggio di
un passato barbarico che, si suppone, ormai debba essere superato 80: non è difficile
credere che se Fredegonda fosse vissuta più a lungo avrebbe avuto una sorte 81 simile.
Ma come siamo arrivati a questo? Come è possibile che nel giro di neanche vent’anni
Brunilde passi dall’essere vista come una sorta di vittima al prendere il posto di
Fredegonda?
Se esaminiamo da vicino le azioni di Brunilde e le confrontiamo con quelle di
Fredegonda ci si accorge subito delle differenze.
Il matrimonio tra Meroveo (figlio di Chilperico e della concubina Audovera) e Brunilde è
una mossa puramente politica82, anche se sinceramente non riesco a capire che benefici
ne possano trarre entrambi: il figlio di lei ormai era in mano allo zio Gundovaldo, mentre
lui era solo figlio di una concubina, non aveva terre né potere.

79

“[…] quod decem reges Francorum per ipsam interfecti fuissent –id est Sigybertus et Meroeus et
genitor suos Chilpericus, Theodebertus et filius suos Chlotharius, item Meroeus filius Chlotharie,
Theudericus et eisudem filiae tres, qui ad presens estincti fuerant […]” Cronaca Fredegario IV, 42.

80

“Che Brunechilde abbia superato l’ottantina è certamente segno di un prodigio diabolico che
occorre esorcizzare ricorrendo alla pena capitale; ma che Carlo Magno abbia raggiunto i settantasette anni
è solo la prova di quanto grande è stata su di lui la protezione divina”. Rouche, L’Alto Medioevo
occidentale, p.349; ma anche Wood, Merovingian Kingdoms, p. 154.

81

Fredegonda muore nel 597, di cause naturali. Ma queste “cause naturali” dove vengono citate?
Posso essere molto scettica al riguardo?

82

Anche se Gregorio prova a darvi una lieve sfumatura di romanticismo (Greg. V, 2).
Dalle Storie, dalla figura che ne dà Gregorio, Brunilde non ci appare assetata di potere e
crudele83 come la sua storica rivale. Anzi, Gregorio la fa apparire più generosa: ogni suo
gesto sembra atto alla protezione della propria famiglia.
Ci appare disperata quando non riesce a riportare a casa la figlia Ingunde 84, prigioniera
dell’esercito greco in Africa e non riceve aiuto, nonostante anche l’interessamento del
figlio Childeberto. Come spesso accade nelle Storie, Gregorio non ci dice la causa della
morte di Ingunde85

Non è facile farsi una idea precisa di un personaggio come Fredegonda. Per Gregorio è il
ricettacolo di tutto il male mai concepito e concepibile dall’uomo, fonte di infinite
nefandezze. Addirittura, Gregorio pare stupito quando ci dice che Fredegonda era
cattolica e cresimata ben prima di Galsuinda86: la cosa non gli sembra chiaramente in
linea col carattere e le azioni della donna, e diverse volte il vescovo di Tours mette in
dubbio la fede della donna, marchiandola esplicitamente come opportunista87.
Ma quella di Gregorio non è l’unica opinione che abbiamo. Per esempio, l’anonimo del
Liber Historiae Francorum la descrive come “regina senex et plena dierum 88”

83

Queens, Consorts, Concubines, p.130

84

“[…] Ingundis a viro cum imperatoris exercitu derelicta […]” Greg. VIII, 28

85

Lo stesso avviene con Clotilde iunior.

86

Greg IV, 28

87

“[…] non metuebat Deum, in cuius aeclesiam petebat auxilium”. Greg. VII, 15

88

LHF, 37.
-curiosamente, ricalca quasi parola per parola ciò che Gregorio aveva detto di una sua
beniamina, Clotilde89; ed anche Venanzio Fortunato sembra tenerla

Competizione al femminile
C’è una spiegazione assai semplice alla violenza al femminile di quegli anni: la
competizione.
Dal momento che una donna rimaneva regina fino a quando aveva l’attenzione del re, era
suo preciso interesse mantenere questa attenzione il più a lungo possibile, e nel frattempo
cercare di usare quel “tempo” al meglio. Così si spiega quelle serie di azioni assai
violente, compiute dalle donne nel V e nel VI secolo.
Anche qui possiamo notare una differenza tra le donne di lignaggio nobile e “le altre”:
partendo in ogni caso da una situazione di vantaggio una donna nobile aveva più risorse,
mentre una donna che partiva da una condizione svantaggiata tende ad avere ancora
meno scrupoli.
Ad esempio, c’è una sorta di pattern che possiamo rintracciare con facilità. È quello di
una “nuova” regina che, appena insediatasi, fa in modo di far spazio non solo a sé stessa
sbarazzandosi di pericolose (ex) rivali, ma lo stesso fa per i suoi figli.
Ben prima della sempre protagonista Fredegonda, una cosa simile è fatta da Marcatrude,
moglie di Gontrano: fa uccidere con del veleno90 il figliastro della precedente concubina
del re, Veneranda. Questo in particolare ci fa capire, ancora una volta, come i figli delle
concubine fossero una minaccia reale a quelli “legittimi” e che davvero, come dice
Gregorio di Tours, sono detti re tutti i figli del re91.

89

Supra: “Eo enim tempore mortua est Fredegundis regina senex et plena dierum”; “Igitur
Chrodogildis regina, plena dierum bonisque operibus […]” Greg. IV, 1

90

Ancora il motivo della donna malvagia ed avvelenatrice. Greg. IV, 25

91

DOVE LO DICE? CERCALO!


Inoltre, sembra cambiare da un secolo all’altro la percezione dei figli fuori dal matrimonio.
Sappiamo che Teodorico, primo figlio di Clodoveo e di una concubina, era considerato assolutamente alla
Inoltre in questo frangente viene rimarcata ancora una volta l’importanza che rivestiva
l’avere un gran numero di figli maschi: re Gontrano ripudia Marcatrude non tanto, credo,
per l’omicidio del figlio Gondebaudo ma perché, così facendo, per una sorta di
contrappasso lei perde anche il proprio, avuto da poco: è un’altra riprova, e questa volta
dal re in persona, dell’importanza che rivestivano (anche) i figli avuti dalle concubine.
Fredegonda si muove con molta più astuzia. Innanzitutto si assicura di avere già diversi
figli92 col re, e poi, solo dopo, procede in modo studiato all’eliminazioni dei rivali 93:
addirittura, sembra che abbia il benestare, se non proprio la complicità, del marito 94,
quando fa mandare Clodoveo a Berny. Fredegonda è più astuta di Marcatrude anche
perché non si macchia direttamente (non questa volta, almeno) dell’omicidio dell’uomo,
ma lo manda in un luogo dove spera che contragga la stessa malattia che ha ucciso i suoi
fratelli: in questo modo lei avrebbe avuto, più o meno, le mani pulite.
Il passaggio che segue è interessante perché Fredegonda, il cui piano per uccidere
Clodoveo non è andato a buon fine, si trova a fare i conti con delle “sue simili”, in
materia di crudeltà ed ambizione. Credo non sia solo la rabbia di non essere riuscita nel
suo intento principale: è anche la paura di avere davanti una potenziale rivale. La serva di
cui infatti è invaghito il figliastro Clodoveo è infatti una nuova sé stessa. Il trattamento

stregua degli altri figli legittimi, ossia di quelli di Clotilde. Le cose cambiano a partire dalla seconda metà
del sesto secolo? Perché
figli come Cramno e Gundebaldo sono ritenuti “illegittimi”?
Forse un figlio era ritenuto “illegittimo” fino a quando gli altri figli, quelli legittimi, erano in vita?
Wood sembra suggerire lo stesso: “He was fortunate in that they did not live long enough for him to
decide whether to recognize them or not”; Ian Wood, Deconstructing the Merovingian Family, p.165, in
The Construction of Communities in the Early Middle Ages.

92

Anche se in realtà, quando elimina Clodoveo le sono già morti diversi figli.

93

Wood, Merovingian Kindgom, p. 56

94

“Allora, per consiglio della regina, egli mandò suo figlio Clodoveo a Berny […]”, Greg. V, 39.
che Fredegonda riserva a questa ragazza è atto non solo a liberarsi di lei, ma anche ad
umiliarla95.
Questo passaggio ci fa intuire anche un’altra rivalità famigliare oltre quella di ambito
prettamente femminile: quella tra padre e figlio. Credo che Chilperico, che siamo abituati
a vedere unicamente come succube della moglie in tutto e per tutto, qui agisca spinto
anche da altro oltre che dalle istigazioni di Fredegonda: vede nel figlio un pericolo, e
coglie quest’occasione, l’odio della moglie, per liberarsene96.
Nel giro di un paio di anni Fredegonda riesce a fare in modo che Chilperico possa contare
solo su di lei ed i loro figli poiché, contestualmente all’omicidio di Clodoveo (siamo
negli anni 580-581), rinchiude in convento Basina, sorella di Clodoveo, e fa uccidere la
loro madre, Audovera: prima, però, si assicura che Basina perda ogni potere ed ogni
possibilità di riscatto, e lo fa in modo molto semplice, cioè la fa violentare dai propri
servi97.
Tra l’altro questa monacazione forzata avrà conseguenze interessanti, perché innescherà
quello che è definito come “lo scandalo di Poitiers”, ossia una quasi-comica rivolta di
suore nel convento della Sacra Croce98.
Naturalmente, Fredegonda si fa prima affidare tutti i loro beni, continuando ad accrescere
così il proprio patrimonio personale.

95

Soprattutto il fatto che le “venisse strappata la chioma dal capo”, un gesto storicamente atto ad
umiliare le donne, non solo nella storia recente (anche in Cor. 11:6 “Ma se è vergogna per una donna
tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra”), e a spogliarle del principale simbolo di bellezza e femminilità.

96

Wood, Merovingian Kingdoms, p. 90

97

In originale “delusa a pueris reginae”, dove “delusa” letteralmente sarebbe traducibile con
“schernita, presa in giro, beffata”, ma credo che si riferisca a più all’essere disonorata, cioè ad una violenza
carnale.

98

Nello stesso monastero, poi, viveva anche santa Radegonda, che lo aveva fondato.
In realtà nel Sesto libro delle Storie ricompare Basina, a prova del fatto che, nonostante
tutte le trame ordite da Fredegonda per neutralizzarla, lei fosse ancora nei pensieri del
padre: infatti, alla morte del figlio più piccolo Teodorico, Chilperico rimane senza figli
(per il momento), ed è sconvolto all’idea di mandare Rigunte a sposare il principe
Reccaredo, e quindi di separarsi dalla ragazza. Chilperico non è nuovo a questi momenti
di tenerezza paterna, e propone di mandare Basina a sposare Reccaredo. La beata
Radegonda si oppone99.
Non è solo un interessante scorcio di vita familiare, ma ci dice qualcosa anche sulla
supposta virtù di queste principesse, e di come, nei fatti, non contasse così tanto come
scrittori come Gregorio vogliono farci credere: anche con la virtù presumibilmente
compromessa si poteva comunque aspirare ad un matrimonio più che dignitoso, purché
fosse il padre ad arrangiarlo.

Beni e ricchezze

Essere madre
“Così abbiamo perduto i nostri cari e dolci bambini, che noi
accoglievamo in grembo, che trastullavamo sulle ginocchia, che
abbiamo nutrito con le nostre mani dando loro il cibo con la più accorta
predilezione100”

L’idea di un rapporto sostanzialmente freddo tra genitori –ovviamente si sta parlando di


persone di condizione aristocratica- e figli è una sorta di falso mito, creatosi in epoca
vittoriana.
L’importanza che rivestiva la wergeld, la compensazione dovuta alla famiglia, ci racconta
fino ad un certo punto dell’amore famigliare verso i bambini: ci racconta più che altro
dell’importanza di bambini (si era considerati bambini fino ai dodici anni) –cioè futuri
99

Già “beata Radegunde” nel testo originale. Greg. VI, 34.

100

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 5., p.375


guerrieri- e donne in età fertile in quella che è nei fatti ancora una società guerriera. La
compensazione era infatti uguali a quella per antrustiones ed una donna fertile, ossia
risorse101.
Un dato importante e da non sottovalutare è l’alta mortalità infantile (per quanto non alta
come siamo abituati a pensare –altro resistente stereotipo sul medioevo INSERISCI LA
FONTE) e la conseguente tendenza a fare quanti più si figli si poteva: si ha sempre avuto
l’impressione che, data la triste frequenza e le facilità102 con cui morivano bambini
piccolissimi e con cui si procreava, non fosse per i genitori la grande tragedia che è oggi
per noi, ma credo sia un giudizio troppo severo. Vi sono diversi episodi 103, nelle storie di
Gregorio di Tours, che dimostrano che non è così, che il rapporto tra genitori e figli fosse
molto più stretto, e tenero, di quanto siamo portati a pensare, e che dovremmo quindi
riconsiderare la nostra idea sulla quasi “incuria” riservata agli infanti.
Più importante della nascita del piccolo Ingomero è il suo battesimo, che diventa il
pretesto, in Gregorio, per un lungo monologo della regina Clotilde sui vecchi dei –quelli
del marito, quelli sbagliati- e sul nuovo Dio, il suo, che però fa morire un bambino in
fasce, appena dopo il battesimo: è quello che rinfaccia alla regina il marito, mettendo in
correlazione il battesimo e la morte dell’infante104.
La reazione dei genitori non potrebbe essere più diversa, e quindi per noi più interessante.
Se, volendo procedere per luoghi comuni, ci si dovrebbe aspettare una regina straziata dal

101

“[…] her family was entitled to a compensation of 600 solidi. Equal value was attached only to the
lives of counts, royal “antrustiones” (military followers), priests, and boys under twelve years of age”;
Suzanne Fonay Wemple, Women in Frankish Society, p.29

102

Nelle Storie di Gregorio alla sola Fredegonda muoiono diversi bambini per dissenteria.

103

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 1., p.129; e vol.5, p.377

104

“Battezzato il fanciullo, che chiamarono Ingomero, negli stessi panni bianchi, così come era stato
rigenerato, venne a morte”, Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, Greg. II, 29
dolore ed un re (che tra l’altro ha già un primo figlio maschio, Teodorico, che nonostante
sia figlio di una concubina godrà di diritti pari a quelli dei fratelli legittimi) non dico
indifferenza ma meno interesse, la realtà è completamente rovesciata. La morte del
bambino causa uno scontro nella coppia (cosa molto moderna, tra l’altro, ed è sempre un
interessante scorcio di intimità), ma di tipo religioso. La reazione della regina Clotilde è
quella di una donna serena e comunque appagata, che ha totalmente ed assolutamente
abbracciato una religione che per i Franchi è ancora “nuova”, una religione che mitiga il
dolore per la scomparsa del figlio neonato con la promessa di una vita ultraterrena ed uno
scopo speciale per lui. È anche la reazione di una donna che ha trovato in questa nuova
religione una sorta di elevazione: pur sapendo bene, oggi, come era considerata una
donna nel VI secolo, è abbastanza triste sentire una donna parlare di sé stessa in termini
così svilenti105.
Al contrario il re Clodoveo (che, ricordiamo, aveva comunque la discendenza già
assicurata grazie al figlio Teodorico) rimane “profondamente amareggiato106” e sconvolto,
arrabbiandosi con la moglie ed accusandola di aver causato la morte del bambino,
battezzandolo. Si tratta di un episodio ricco di molteplici significati ed interesse: non solo
per comprendere i delicati rapporti famigliari, ma sarebbe da analizzare riguardo la storia
della religione e che avrà inoltre altri sviluppi: la conversione del re è talmente poco
spontanea e fredda107 che non è sbagliato, a mio avviso, pensare che la sua riluttanza a
convertirsi fosse dovuta anche alla morte del figlio subito dopo il battesimo.

105

“Rendo grazie a Dio onnipotente, creatore di tutte le cose, perché non mi ha giudicata del tutto
indegna, perché si è degnato d’accogliere nel suo regno quello che è stato creato dal mio ventre” Ibid.

106

Ibid.

107

Addirittura secondo Gregorio il re si sarebbe sentito costretto a convertirsi, spinto dalla necessità
di vincere una battaglia (Greg. II, 30), e comunque anche l’incontro con Remigio non sembra aver avuto
effetto su Clodoveo.
La nascita del secondo figlio, Clodomero, segue un pattern identico, ma dal finale più
lieto: dopo il battesimo si ammala, ma guarisce e vive. Anche la collera del padre è
identica, e di nuovo mette in stretta relazione il battesimo e la malattia del bambino.
Nella cronaca di Fredegario l’episodio è assolutamente simile, solo più breve –Fredegario
taglia gran parte dei discorsi della regina- e non c’è quella drammaticità presente in
Gregorio. Il tono è più sbrigativo, meno partecipe.
Non potrebbe essere più diversa, invece, la reazione della regina Fredegonda davanti
all’epidemia che minaccia di portarle via i figli ed il marito: è un brano assolutamente
incredibile, dove Gregorio dà mostra, ancora una volta, di tutta la sua finezza e
sensibilità: ha persino qualche comprensiva, pietosa parola per Fredegonda, che non gli è
mai stata troppo gradita.
Inoltre è comunque molto interessante notare la fascinazione che Gregorio ha per
l’argomento medico: i suoi sono termini molto precisi (per quanto un vescovo possa
essere preciso con il lessico medico nel 594), si nota un vero e proprio interesse per la
scienza che si mostra capace di scindere la credenza popolare (“[…] si diceva… […] i
più rozzi chiamano questa malattia ‘le bolle rosse’”) da una analisi dei sintomi accurata e
precisa.
Al di là della descrizione accurata della malattia, Gregorio si concentra maggiormente sul
dolore di Fredegonda108, e in poche righe fa (quasi) riconsiderare il giudizio su questa
donna enigmatica, considerata non solo la peggiore delle regine, ma anche una tra le
peggiori donne di tutta la storia medievale. Ancora una volta Gregorio è molto sensibile:
no: Fredegonda non gli piace, né come persona né come regina, ma è comunque una
donna, una madre, che in quel momento soffre: e Gregorio fa trasparire tutta questa

108

“Ed ecco, ormai stiamo perdendo i nostri figli. Ecco, li uccidono le lacrime dei poveri, i lamenti
delle vedove, i sospiri degli orfani, e non c’è più speranza di raccogliere i beni per qualcuno. Abbiamo
messo insieme ricchezze senza sapere a chi le avremmo lasciate. Ed ecco che i tesori restano privi d’un
proprietario, pieni di rapine e maledizione! Non traboccavano forse di vino le dispense? Non erano forse
stracolmi di frumento i granai? Non erano forse i nostri tesori carichi d’oro e d’argento, di pietre preziose,
di monili e degli altri gioielli imperiali? Ecco: abbiamo perduto la cosa più bella che avevamo! […]”,
Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 5., p.375.
sofferenza con un lungo, struggente monologo della donna che ha, a mio avviso, anche
qualche eco di classicità109.
Se c’è una cosa di cui sono state spesso accusate le donne merovinge è infatti l’avidità, e
sinceramente non mi sembra così duro immaginare Fredegonda tutta intenta ad
accumulare beni110: non scordiamoci che la sua “carriera” è partita da in basso, da molto
in basso, e che la sua vita, prima di divenire amante del re, non doveva essere certo facile.
È un discorso che è anche e soprattutto materiale, quasi volgare111

parla di beni, oro, libri delle tasse: questo ci dice che la regina conosceva ed anche bene
queste materie, e che ne era attaccata. Che fine faranno i suoi beni se non potranno
ereditarli i suoi figli? Sappiamo già di una regina partita dal basso che, senza figli (anzi,
peggio: con un unico figlio maschio morto appena nato), aveva visto un uomo strapparle
(quasi) tutti i beni che aveva: immagino lo sapesse anche Fredegonda, e che non fosse
particolarmente ansiosa di fare la fine della parente acquisita Teodegilde, derubata e
rinchiusa in monastero. A mio avviso, il redattore della Storia tende a sottolineare
l’elemento a suo parere principale nell’accezione della componente femminile della
società: la riproduzione sociale correlata alla funzione “politica” delle alleanze
matrimoniali.

109

“Haec ornamenta mea sunt”, Valerii Maximi, libro IV.

110

In tutte i Libri delle Storie ci sono molti riferimenti all’avidità di Fredegonda: per esempio in VI,
45; IX, 34; inoltre: McNamara, J., & Wemple, S. (1973). The Power of Women through the Family in
Medieval Europe: 500-1100. Feminist Studies, 1(3/4), 126-141. Consultato all’indirizzp
http://www.jstor.org/stable/1566483, p. 130; e Nelson, Queens as Jezebels, p. 36

111

Non posso fare a meno, come donna che vive nel ventunesimo secolo e che nonostante questo è
abituata a certe convenzioni, di chiedermi se a quei tempi una donna potesse parlare del vil denaro.
Sappiamo bene di donne abituate a maneggiare beni e somme, ma come era recepito un monologo come
quello di Fredegonda? Trovo che Gregorio ne parli un po’ troppo, come se non approvasse.
Un’altra interpretazione, infine, può essere proposta. C’è una “seconda parte” nel
monologo della regina che non è particolarmente coerente col discorso precedente. È la
parte in cui la regina si percuote il petto 112 e intima al marito di distruggere i registri
contabili: ancora una volta, quello più in pena per i figli sembra il re 113, esattamente
com’era accaduto con Clodoveo e Clotilde114.
È un episodio estremamente importante per capire le dinamiche di una coppia 115 davanti
alla morte dei figli: come sempre Gregorio è molto sensibile e ci permette di osservare la
vita privata dei nostri protagonisti. In questo senso, a dominarli è il senso di colpa, ma
anche (e soprattutto) la consapevolezza. Fredegonda è una donna che sbaglia e sa
benissimo di sbagliare116, e teme che ora a farne le spese siano i figli innocenti: anzi, tutto
il discorso sui registri delle tasse sembra assai più importante, in fondo, perché ci dà
modo di capire come questa donna, anche in un momento di disperazione non perdesse la
calma e continuasse invece a pensare al proprio tornaconto. Si potrebbe infatti pensare ad

112

Mi viene da pensare a quelle grandi figure di donne delle tragedie greche.

113

“Allora il re, con il cuore pentito, gettò al fuoco tutti i registri delle tassazioni; e quando furono
arsi, mandò in giro a proibire le successive imposte”. Libro V, 34

114

Libro II, 29

115

Come già detto, è una sorta di “chiasmo” per l’episodio della morte del primogenito di re
Clodoveo, ma qui tutto è rovesciato (ad essere più affranta ed a mettere in relazione la malattia con la
religione è Fredegonda; qui i ragazzi non sono ancora stati battezzati mentre in II, 29 il re è certo che sia
stato proprio il battesimo a far morire il figlio).

116

“La pietà di Dio ci tiene in vita nonostante abbiamo a lungo agito male; perché Egli ha più volte
toccato i nostri corpi con febbre ed altri mali e noi non abbiamo fatto penitenza” V, 34; ma anche la prima
parte del discorso, quella relativa a “[…] li uccidono le lacrime dei poveri, i lamenti delle vedove, i sospiri
degli orfani […]”: credo che qui la regina si riferisca alle vittime (i poveri, le vedove, gli orfani) delle imposte
instaurate da Chilperico (V, 28).
una sua sincera volontà di distruggere i registri delle tasse, un po’ per cercare di placare,
cancellando quelle imposte, quella sorta di “ira divina” che aveva scagliato la malattia su
di lei e sulla sua famiglia, un po’ per sincero pentimento (quello dei due che sembra
davvero pentito, di nuovo, è il re117, che proibirà anche future tassazioni, sperando
ovviamente di salvare sé stesso e la famiglia da future malattie).
Un passaggio successivo118, invece, ci dice chiaramente due cose: la prima è che con tutta
probabilità o l’incendio dei libri contabili non aveva cancellato nulla o che erano
comunque state imposte nuove tasse; ma soprattutto che sembra evidente che la regina
Fredegonda potesse addirittura istituire nuove imposte in maniera autonoma, data la
scioltezza con cui, ancora una volta, parla di denaro in termini estremamente personali.
È un lunghissimo brano dove la partenza di Rigunde per la Spagna diventa occasione, per
Gregorio, di scagliarsi contro l’avidità della coppia reale. Fredegonda dona alla figlia
cinquanta carri d’oro e d’argento, e ci tiene a sottolineare come tutto provenisse dal
proprio tesoro privato (comprendente anche città vere e proprie) ed anche dalla propria
costanza119.
È un discorso impegnativo che ci dice qualcosa anche dei delicati rapporti di fiducia tra il
re ed i suoi uomini: il re, infatti, aveva poco prima promesso di non prendere nulla dalle
città o tesori del padre Sigeberto. Quando i nobili vedono però la ricchezza del corteo
nuziale di Rigunte, sembrano quasi traditi: è possibile che loro spettasse una parte di quei
tesori accumulatisi nel corso di più generazioni?
Ma, a parte questo, è un’altra testimonianza non solo del fatto che una regina potesse
gestire del denaro (si veda anche il caso di Teodegilde, che accumula un gran tesoro che
le verrà infine portato via), ma che lo facesse anche all’insaputa del marito : posso
dunque aver motivi per dubitare che quei famosi registri contabili siano stati davvero
117

“Tunc rex, conpunctus corde […]” Greg. V, 34

118

Greg. VI, 45

119

Supra. Ma a cosa si riferisce “la propria costanza”?


bruciati e per credere invece che, alla fine, tra i figli e le imposte, Fredegonda avrebbe
sempre scelto le seconde.
Anche in questo caso Gregorio è sempre bravo ed attento a farci intravedere scorci di una
normale vita coniugale in cui la regina può anche permettersi di ingannare il proprio
consorte, perché quel dilusus est ci fa pensare che la regina, nonostante il bel discorso,
non gli abbia propriamente detto la verità.
Vi è un’ulteriore occasione in cui Fredegonda è collegata alla morte (del figlio Teodorico)
e a numerosi beni materiali –oltre che ad altre tematiche che spesso la vedono
protagonista, come l’avvelenamento e la stregoneria.
Ancora una volta Gregorio distingue bene Chilperico e Fredegonda alle prese con il lutto.
Mentre la reazione dell’uomo è quella di stringersi attorno alla propria famiglia, lei, dopo
una lunga e sanguinosa vendetta, sceglie di bruciare i vestiti del bambino e fonderne l’oro
e l’argento. Probabilmente non sembra strano che un bambino possedesse oro ed argento
in grande quantità, dal momento che Gregorio stesso ne parla come se fosse una diceria,
una cosa quasi favolistica120. Per una volta, però, la donna sembra genuinamente
rattristata dalla morte del bambino perché distrugge gli averi del figlio e ne fonde l’oro
affinché non potesse più ricordare quel lutto. Oppure, viene da pensare, per trasportarlo
più facilmente. Al contrario, a volte una madre si trovava costretta a doversi sbarazzare
dei figli non voluti: e stiamo parlando dei propri, non dei figliastri.
Gregorio è decisamente oscuro a riguardo, ma non c’è dubbio che Fredegonda provi, in
una occasione, ad uccidere il figlioletto Sansone, allontanandolo da sé quando è malato,
per paura di ammalarsi lei stessa. Certo, non è un omicidio spietato come quelli che
riserva ai figliastri, ma ci sembra comunque strano che una regina (peraltro senza una
famiglia solida alle spalle) lasci morire così un figlio maschio: vedremo più avanti come i
figli maschi erano, alla morte del re, un bene molto prezioso.
La tempistica è importante, e Gregorio ci tiene a sottolineare come il bambino fosse nato
mentre il padre Chilperico subiva, a Tournai, l’assedio da parte del fratello Sigeberto.
Non ci è possibile conoscere, purtroppo le date precise relative a questi due eventi in
stretta correlazione, ma non credo sia casuale che vengano menzionati nello stesso
120

“[…] quod ferunt quattuor plaustra levasse”. Greg. VI, 35


passaggio121. Sapendo, anche con scarsa precisione, i mesi in cui si svolse l’assedio di
Tournai e la data di nascita di Sansone, potremmo ipotizzare che Sansone non fosse
davvero figlio del re, e che la regina volesse in un qualche modo rendere più facile la
morte del bambino grazie alla sua malattia. Dopotutto Fredegonda è una donna
profondamente inserita nella politica del regno: penso conoscesse bene il destino di un
figlio illegittimo (o anche solo sospettato d’essere tale).
In poche righe Gregorio riesce a condensare diversi temi importanti, anche se non è né
chiaro o sicuro riguardo le reali intenzioni di Fredegonda: non solo la morte del bambino,
il distacco materno e la scarsa moralità della donna, ma anche il tema religioso.
Nuovamente, in una sorta di curioso parallelo con Clotilde ed il figlio Ingomero, qui
Fredegonda sceglie dapprima di non battezzare il figlio, anche se Gregorio non lo scrive
esplicitamente: al di là delle implicazioni religiose e morali che avrebbe potuto
comportare la morte di un principe non battezzato122, è interessante vedere che le azioni
della donna sono ancora una volta all’oscuro del marito. Gregorio non si stupisce né
dell’una, né dell’altra cosa: ma abbiamo già visto come per Gregorio la fede di
Fredegonda fosse più facciata che sincera devozione.
Scopriamo del battesimo del bambino perché Fredegonda viene rimproverata dal marito.
Siamo abituati a vedere una coppia abbastanza bizzarra, dove semmai è il re che
rimprovera la moglie, e mai il contrario. Non è difficile capire il motivo: non solo la
moglie ha cercato di uccidere loro figlio, ma avrebbero così perso un erede maschio,
prezioso per il re, che tra l'altro aveva appena visto il fratello Gontrano perdere tutti i figli
maschi.
Sansone, come Ingomero, muore dunque appena dopo essere battezzato. Non credo che
questo parallelismo però sia volontario. Gregorio non fa mistero del giudizio negativo
sulla coppia Chilperico123/Fredegonda, e l’unica “macchia” che Clodoveo ha, agli occhi
del vescovo, è quella di essere stato per parte della propria vita, un pagano 124, ma per il
resto è un uomo molto migliore di Chilperico, esattamente come la santa Clotilde, devota

121

Greg. V, 22

122
Queens, Consorts, Concubines, p. 133
123
(Inserire la descrizione che Greg. dà di Chilperico alla morte di quest’ultimo)
cattolica, è migliore di Fredegonda, assassina (ma vedremo che Clotilde, ha questo
proposito, non è poi così senza macchia) e, ancora peggio, fedele all’occorrenza.

I figli come ostaggi
Il tema della custodia del figlio maschio è affrontato diverse volte, specialmente in
Gregorio. Tornerò più avanti sul rapporto tra genitori e figli (e specialmente sul rapporto
tra una madre e la figlia femmina, che è più particolare).
La nascita di un erede maschio è sin da subito un avvenimento importante: non appena
nasce Clotario, figlio di re Chilperico, tutti i dignitari gli si raccolgono intorno, quasi a
mettersi tra lui e la madre, e gli prestano fedeltà 125, nonostante sia appena un neonato.
Anche tutte le proprietà del padre, amministrate temporaneamente da terzi, entrano in suo
possesso alla morte del genitore: sembra che nulla resti alla madre, se non la dos.
Un erede maschio poteva, ancor più che una regina vedova, essere uno strumento
prezioso nelle mani non solo della madre, ma anche di chi volesse prendere il potere
vacante. Alla morte di Sigeberto126 il piccolo Childeberto viene letteralmente rapito 127 dal
presunto zio, con la scusa di metterlo al sicuro e sottrarlo a morte certa: naturalmente
Gundovaldo sperava che il controllo sul nipote potesse rafforzare in qualche modo le sue
pretese al trono.

124
Ma Gregorio lo “giustifica” comunque, dimostrando una visione estremamente aperta verso la religione
pagana delle diverse popolazioni germaniche. Dedica ampio spazio alla descrizione della religione di
Clodoveo, dandone una descrizione simile a quella di Tacito nel De origine et situ Germanorum.
Sostanzialmente è una religione semplice, basata sulla natura, ma il vescovo è molto mite.
125

Greg. VII, 7.

126

La colpa viene attribuita da Gregorio a Fredegonda (IV, 51) e da Fredegario a Brunilde stessa.

127

“[…] Gunduvaldus dux adpraehensum Childeberthum, filium eius parvolum […]” Greg. V, 1
Ci sarà poi una moltitudine di persone a prendersi cura e tutelare il piccolo re 128: non solo
lo zio Gontrano, ma anche gli educatori Gogone e Wandeleno. Alla morte di quest’ultimo,
però, la madre torna a farsi avanti129: Gregorio esplicita come la regina madre volesse
prendersi cura personalmente del re. E, supponiamo, oltre al prendersi cura, influenzarne
le scelte: abbiamo una prova di questa ritrovata forza da parte di Brunilde in una lettera
all’imperatore d’Oriente Maurizio. Il contenuto è di scarso interesse –vengono confermati
accordi presi in precedenza e ripetuto che si parlerà a voce di ulteriori futuri accordi tra di
loro-, ma è importante il fatto che questa lettera è una risposta ad una precedente missiva
che l’imperatore aveva inviato a re Childeberto: inviata al figlio, risponde la madre.
Non è certamente la prima volta che Gregorio mette in discussione la moralità della
donna, ma è la prima che, apertamente, mette in discussione la paternità di uno dei figli di
Fredegonda130.
In realtà in questo passaggio Gregorio sta solamente reiterando e riportando un dubbio
che doveva essere abbastanza comune tra i contemporanei. Nel 585 infatti re Gontrano si
presenta a Fredegonda mettendo in discussione, molto sottilmente, la paternità del nipote,
e la donna, come risposta, riunisce dei notabili del regno e li fa giurare che il bambino è
davvero figlio di re Chilperico. Inoltre, non è la prima volta che la donna è accusata di
infedeltà nei confronti del defunto marito. Evidentemente doveva essere una accusa
piuttosto seria e che spaventava parecchio la regina vedova se aveva reagito così
prontamente.
Dunque: perché una donna ambiziosa come Fredegonda non si era subito affrettata a
mostrare la discendenza reale del ragazzo, nato nella primavera dell’anno 854? Perché
non sarebbe stato solo figlio di Chilperico, ma anche nipote di Gontrano: e questo lo

128

Viene sempre chiamato “Childeberthus rex”, anche se ha appena dieci anni quando rimane
orfano di padre. Greg. VI, 1

129

Greg. VIII, 22

130

“[…] egli mandò tre vescovi presso quel figlio, che si diceva fosse di Chilperico […]”, Greg. VIII, 31
rendeva meno suo, meno di sua madre. Senza voler attribuire a Fredegonda un senso
materno che sappiamo benissimo non avere, quel bambino cui sembrava tenere costituiva
soltanto una merce di scambio131, la migliore che potesse avere poiché le conferiva potere
e la legittimava: senza un figlio maschio in vita sarebbe stata messa da parte in poco
tempo. E così, infatti, accadde poco dopo.
Leggendo i libri VII e VIII delle Storie riusciamo a intravedere il pensiero di Fredegonda
che risulta chiaro e lineare. Nella primavera dell’854 le era nato un figlio maschio. Non
solo, ma re Gontrano si era stupito della fecondità della donna132: quando si erano
incontrati, quattro mesi dopo, la donna era nuovamente incinta133. Fredegonda, alla morte
del marito, si ritrova sola con un figlio infante ed una figlia in terra straniera: non ha
neppure l’appoggio della famiglia di Reccaredo134 perché Rigunde non si sposerà mai,
alla fine.
Per questo, a mio avviso, la donna aveva cercato di mediare come meglio poteva con
Gontrano. Tutta la riluttanza della donna è descritta molto bene nel passaggio 135:
addirittura re Gontrano si sente quasi preso in giro da lei che lo fa letteralmente girare a

131

Diverse volte Gregorio pone l’accento sullo scarso istinto materno della donna: Greg. V, 22.

132

Greg. VII, 7

133

Mi sembra che poi nelle Storie non si faccia poi menzione di questo altro bambino che la regina
starebbe aspettando. Inoltre, anche qui, c’è un velo di sospetto sulla paternità di questo bambino: non
sappiamo quando si tiene questo incontro tra Fredegonda e Gontrano, ma lui sembra molto stupito che
lei, dopo quattro mesi dall’ultimo parto, sia nuovamente incinta, ed inoltre suo marito è morto.
Ovviamente potrebbe anche essere un inganno di Fredegonda per allontanarsi da quell’incontro, perché
sembra che lei abbia fretta di andare.

134

Ovviamente viene da pensare alla causa di Clotilde e a come lei avesse potuto contare
sull’appoggio della sua “nuova famiglia”.

135

“Veni igitur et ecce! Absconditur nec ostenditur mihi puer” Greg. VIII, 9
vuoto per tutto il regno, ogni volta con la promessa di affidargli il bambino, facendogli
comprendere che era disposta a cedergli il figlio, il modo da fargli avere un diritto sulla
Neustria136, ma sapendo bene che così facendo sarebbe stata totalmente estromessa dai
giochi: infatti, non molto dopo, Gregorio ci offre un’immagine abbastanza insolita di
Fredegonda, “[…] molto triste perché le era stato sottratto in parte il potere […] 137”,
relegata nella tenuta di Vaudreuil su ordine di Gontrano. Per sopravvivere aveva dovuto
cedere la sua arma più preziosa, ma così facendo aveva perso ogni influenza.

Il rapporto con le figlie 
Il rapporto con le figlie è un discorso assai più complesso, poiché (soprattutto in alcuni
casi che vedremo più avanti) entrano in gioco fattori tipicamente femminili: l’invidia, ma
soprattutto la competizione. In un mondo che non dava alle donne altre armi (almeno
all’inizio delle loro “carriere”) che non quelle della bellezza e, seppur in minor modo,
dell’astuzia, il rapporto con una figlia era certamente più difficile che non quello con un
figlio.
Come abbiamo visto, un figlio maschio era indispensabile prima -con il marito ancora in
vita- per il rafforzamento della propria posizione di regina e poi -una volta divenuta
vedova- per la difesa e, in alcuni casa, la sopravvivenza vera e propria.
Una figlia, invece, è più "complessa" anche solo per via della minor libertà con cui una
ragazza, specie se di origine nobile, può condurre la propria vita. Nessuno si stupisce che
diversi re abbiano avuto eredi -quindi relazioni- prima del matrimonio "legittimo" 138,
mentre è emblematico che Gregorio dedichi così tanto spazio al caso di Amalasunta che

136

“Fredegund, however, had one advantage: she was able to offer Guntram the opportunity to rule
Neustria legitimately as the guardian of the rightful heir to the throne […]” E. T. Dailey, Gregory of Tours,
Fredegund, and the Paternity of Chlothar II: Strategies of Legitimation in the Merovingian Kingdoms, p. 6

137

Greg. VII, 20.

138

E, andando più avanti, anche più di un matrimonio contemporaneamente.


si prende per amante un servo, relicto matris consilio139. Come accade spesso, questo
passaggio di Gregorio è finalizzato ad una utile lezione per le giovani ragazze, perché
Amalasunta scivola in fretta dall’essere semplicemente leggera d’animo all’essere una
matricida140.
La lussuria di Rigunde141 sembra essere stata anche la causa dei dissidi tra lei e la madre
Fredegonda.
Naturalmente può sembrare sciocco ed ipocrita da parte di donne come Fredegonda
arrivare alla violenza per via della condotta immorale della figlia. Dopotutto lei aveva
basato la propria “carriera” su quello: c’è anche da dire, d’altro canto, che non sembra
però che una condotta immorale precludesse del tutto un buon matrimonio ad una
ragazza. Abbiamo già visto come Walderara, dopo essere stata l’amante 142 di re Clotario
riuscì a concludere un buon matrimonio con un duca bavaro, Garibaldo143.

Il caso più famoso è probabilmente quello di Deoteria, che però ci dice molto altro anche
sulle dinamiche matrimoniali144 dell’epoca: ancora, non si può non notare la grande

139

Greg. III, 31.

140

Naturalmente una ragazza di alto lignaggio si prende un amante per leggerezza d’animo, mai per
lussuria.

141

La posizione di Rigunde è molto peculiare perché benché promessa non si sposa e fa ritorno alla
casa della madre: è considerabile ancora come “principessa” e basta? In Greg. VII, 43 si accenna a “Waddo
maior domus Rigundis […]”, il che farebbe pensare che la ragazza avesse una qualche forma di
indipendenza dalla madre Fredegonda.

142

Alcuni (CHI ERA ODDIO CHI ERA) dicono che forse fosse la moglie.

143

Greg. IV, 9. C’è però da dire che, prima di essere stata l’amante di re Clotario era stata la moglie
legittima del fratello, Teodebaldo.

144
mobilità sociale delle donne franche, dal momento che non si tratta di una serva ma di
una donna di condizione agiata145 (matrona), che comunque, pensando di poter fare un
salto di qualità, si propone lei stessa al re. Naturalmente ricorda molto Basina, che lasciò
il marito (ancora, non un uomo di estrazione umile ma comunque un re) per il re dei
Franchi. Con la differenza che Deoteria è, in questo caso, ancora più esplicita 146 se
possibile.
Nel racconto di Gregorio si capisce forse che il marito senza nome di Deoteria
comandava le truppe che difendevano la città di Béziers e che lei, in nome non solo della
saggezza147 ma anche di quel forte istinto di sopravvivenza a cui sembravano sempre state
votate le donne franche, possa aver mandato il messaggio a re Teodeberto per evitare di
essere depredato: in questo senso Deoteria acquisterebbe tutt’altro senso ai nostri occhi, e
la sua figura avrebbe grande spessore, avendo lei così salvato la propria città.
È esplicito anche in questo passaggio come fosse abitudine dei re merovingi avere
rapporti sessuali con le loro compagne ben prima di unirsi a loro in matrimonio. Gregorio
lo dice chiaramente, tanto più che le due azioni sono riportate in due passaggi ben
distinti, ed il motivo per cui il vescovo di Tours è così insolitamente clemente con
Teodeberto e la sua compagna è la devozione del re alla Chiesa e la sua generosità: come
a dire che, di fronte a tutti quegli atti caritatevoli, gli si poteva anche perdonare la

“Others upgraded the relatively high status they already enjoyed: the matrona Deuteria, for
example, exchanged her first spouse, a nobleman, for the Merovingian king Theudebert”, Queens,
Consorts, Concubines, p.116

145

Greg. III, 22

146

“Nessuno, o signore piissimo, ti può resistere. […] fa’ quello che ti sembrerà giusto ai tuoi occhi”
Greg. III, 22. Sarà anche un richiamo al Deuteronomio, ma secondo me è anche un doppio senso piuttosto
esplicito.

147

“[…] matrona Deoteria nomen utilis valde atque sapiens […]” Supra
questione dell’esplicita bigamia. Inoltre qui viene presentata di sfuggita un’altra delle
abitudini dei re Merovingi, ossia quella di prendersi la donna dello sconfitto.
La figlia di Deoteria è senza nome, esattamente come il padre e, sempre come lui, viene
sacrificata148 (lei in senso letterale, proprio) per le ambizioni e le paure materne.
Anche questo ci dice parecchio sulle dinamiche matrimoniali e della coppia. Viene da
pensare che fosse normale per un uomo prendersi come amante (o come moglie,
probabilmente, in questi casi) la figlia di primo letto della moglie legittima (CERCA
CASI SIMILI).
La paura di Deoteria ci dice molto sullo stato di una donna sposata con un re: uno stato di
perenne insicurezza e paura, nonostante fosse a tutti gli effetti regina. Posso pensare che,
essendo la prima (e fino a quel momento anche l’unica) moglie di Teodeberto Deoteria
volesse difendere a tutti i costi la propria posizione, ma che alla fine si sia dovuta
arrendere a quella che viene considerata la “vera sposa” del re, ossia la principessa
longobarda Wisegarda149.
Tra il matrimonio di Deoteria con Teodeberto ed il suo abbandono passano circa due
anni: non è un tempo sufficiente a cementare un legame più profondo tra i due, e
Gregorio stesso ci dice che il re, quando poi Wisegarda morì, non riprese Deoteria con
sé150 –anche se questa era ancora sua moglie. Il parallelo con il caso di Fredegonda e
Galsuinda, amante la prima e moglie legittima la seconda, viene spontaneo, pur con
qualche importante differenza: innanzitutto sembra che il legame tra re Chilperico e
Fredegonda fosse più antico; e Galsuinda è una principessa gota che si trova

148

[…] la fece precipitare giù da un ponte. La ragazza rese lo spirito nel fiume”. Greg. III, 26.
L’episodio è stranamente ignorato da Fredegario, che menziona solo il matrimonio e poi l’abbandono di
Deoteria (III, 38, 39).

149

Al di là dell’origine famigliare nobile della ragazza, questo fidanzamento ha subito carattere


d’importanza in quanto combinato dal padre di Teodeberto, Teodorico.

150

Greg. III, 22
presumibilmente sola in territorio straniero, quindi è relativamente facile sbarazzarsi di
lei. Credo che se Deoteria, che non si era fatta scrupoli ad uccidere la figlia, ne avesse
avuto l’occasione (potendo contare su un legame più saldo col re, soprattutto, ma avendo
magari anche più fedeli all’interno della corte) non avrebbe esitato a far uccidere la rivale
Wisegarda.
Tra l’altro questo passaggio delle Storie ci fa anche capire qualcosa in più sulla politica
matrimoniale dei re merovingi: il fatto che persino il popolo si fosse indignato151 per
come il re aveva messo da parte la legittima futura sposa Wisegarda ci dice che
comunque questo comportamento, nonostante le scelte abbastanza azzardate in campo
matrimoniale, non dovesse essere frequente, o perlomeno non tollerato.

Un rapporto madre-figlia decisamente più complesso è quello tra la sempre protagonista


Fredegonda e la figlia Rigunde, a cui abbiamo già accennato parlando del lussuoso corteo
nuziale. Lo approfondirò.
È un rapporto molto più difficile perché coinvolge due donne che, sebbene siano madre e
figlia, hanno un diverso status sociale: questa differenza si avverte bene nelle Storie.
Credo non sia sbagliato interpretare le parole della ragazza (molto più presente di
qualsiasi altra figlia nelle Storie) come di vero disprezzo per la madre. È una lotta, la
loro, che travalica la gelosia e la rivalità di Deoteria per sfociare in un vero e proprio
contrasto tra due status sociali diversi. Perché se la madre è diventata regina partendo da
una condizione servile, la figlia è principessa e regina152 per nascita.
Non è una semplice deduzione: sono proprio le parole della ragazza che si rivolge alla
madre con termini svilenti:

151

“[…] cuniuncti Franci contra eum valde scandalizabantus […]”, Greg. III, 27

152

Tra l’altro Rigunde viene definita Rigunthis regina (V, 49), senza essersi mai veramente sposata
con Reccaredo, e prima di essere addirittura promessa. Questo appellativo è però nello stesso passaggio
dove Gregorio ricorda la ragazza in termini molto affettuosi: parla di come lei abbia sofferto e digiunato
per le ingiustizie subite dal vescovo. Quello di regina, quindi, è probabilmente segno dell’affetto che il
vescovo nutriva per Rigunde.
“Rigunde […], si lasciava andare a calunnie frequenti verso la madre Fredegonda:
sosteneva d’essere lei la padrona, che avrebbe ridotto la madre in stato di servitù […]”.
Queste poche parole, unite ovviamente all’insieme che Gregorio dà del rapporto tra
queste due donne, ci fa intravedere un modo di relazioni tra madre e figlia molto più
complicato di quanto possa apparire. Abbiamo già appurato (e avremo modo di vedere
ulteriormente) come Fredegonda fosse letteralmente ossessionata dall’accumulare beni.
Sembra il classico comportamento di chi, partendo letteralmente dalla servitù, vuole a
tutti i costi garantirsi un qualcosa per quando rimarrà sola. Rigunde, invece, non ha
bisogno di preoccuparsi, perché lei è regina per diritto di sangue.
Questo rapporto sovverte anche i principi naturali: non è certo la prima volta che, nelle
Storie, un figlio si scaglia contro un genitore. Ma siamo portati a perdonare Cramno in
qualche modo, perché è un figlio illegittimo che non si è visto riconoscere i propri diritti.
Inoltre, è un uomo: in queste cose, in fatto di mera obbedienza, siamo sempre più
indulgenti. Mentre invece da una principessa ci si aspetta solo obbedienza, prima verso i
genitori, poi verso il marito.
La reazione della madre è tutto fuorché regale. Abbiamo già visto come reagisce una
regina in momenti di difficoltà: Clotilde è sempre calma, non urla, è composta. Il
momento del tentato omicidio di Rigunde non potrebbe essere più diverso153.
Dopo questo piacevole momento madre-figlia, Rigunde scompare per sempre dalla vista
dei lettori. Gregorio si premura di dirci che il loro rapporto non migliorò, anzi, andò
sempre più degradandosi, soprattutto perché “Rigunde era dedita all’adulterio”. Ancora,
mi sembra che si attribuiscano a Rigunde comportamenti che stonano lievemente: viene
definita regina, e adultera, senza essersi mai sposata, requisito fondamentale per entrambe
le cose.
Al di là della disparità di nascita di queste due donne, è interessante ritornare ancora sul
tema del tesoro/beni. Abbiamo già parlato dell’accaparramento quasi compulsivo di
Fredegonda.

153

È famosa, nonché molto suggestiva, l’incisione di Henriette de Witt, completa di serve urlanti
sullo sfondo e gioielli sparsi sul pavimento.
L’occasione del tentato omicidio è oscura. Alcuni (Rouche? Controlla Rouche) hanno
suggerito che Fredegonda tentò di assassinare la figlia per avarizia, altri per via della
condotta immorale della ragazza.
La tesi dell’avarizia è leggermente più convincente, ma non del tutto: innanzitutto in
Gregorio (che è poi la nostra unica fonte relativa a Rigunde) la regina suggerisce alla
figlia di prendere per sé parte del tesoro dopo che i loro rapporti si sono
irrimediabilmente guastati.
Tra l’altro, non è la prima volta (e non sarà di certo l’ultima) in cui Fredegonda mostra un
animo decisamente violento, e Gregorio non perde occasione di sottolinearlo154.
In un passo delle Storie (V, 39) Gregorio riesce ad attribuire a Fredegonda una
lunghissima serie di morti, ma le dà ancora una sfumatura quasi materna, giustificandola
quasi, poiché è la disperazione di una madre che si è vista portare via i figli.
Anche qui si avverte una sorta di chiasmo: se Fredegonda aveva fatto uccidere Sigeberto
con due pugnali da lei avvelenati155 (mostrando, tra l’altro, un tipico tratto della donna
malvagia per eccellenza, ossia quello dell’avvelenatrice), i figli le sarebbero stati portati
via grazie ad un maleficio. E ancora: tutti i beni dei parenti di Clodoveo vengono requisiti
e tenuti da Fredegonda.
Direi che è chiaro come Gregorio, mettendo sempre in relazione Fredegonda al tema dei
tesori/avidità/denaro, voglia non solo chiarire come lei fosse una donna corrotta, ma
anche fare un’operazione di educazione morale.

Essere vedova
Brunilde rimane vedova a circa una decina d’anni dal proprio matrimonio. Una
condizione che troviamo ovviamente anche presso atre donne franche. Quella di
Teodegilde rappresenta, sotto questo aspetto, una vicenda triste quanto particolarmente
istruttiva: molto ci dice la sua storia sulla condizione delle donne in ogni loro stato, ed
154

Naturalmente, sottolineando questo tratto di Fredegonda, Gregorio vuole ribadire ancora una
volta che Fredegonda, per carattere, inclinazioni e animo, non è una vera regina e quindi non si comporta
come tale.

155

Greg V, 51.
anche di come venissero giudicate sia dai contemporanei (Gregorio di Tours) che dai
posteri156.
Teodegilde infatti raccoglie in sé tutti gli aspetti che ci interessano: vive più o meno ogni
fase e variante della vita di una regina, pur partendo, essendo figlia d’un pastore, dal
basso.
Purtroppo Gregorio di Tours è molto scarno di informazioni sia su questa donna che sul
marito Cariberto: probabilmente lo fa per pudore cristiano dato che nelle Storie si
accenna ad un qualcosa come quattro mogli, probabilmente contemporanee. Il giudizio
del vescovo di Tours si avverte qui molto bene 157. Fredegario è anch’esso scarso di
informazioni su Teodegilde, di cui non narra la fine, ma non ha problemi (come sempre,
del resto) a menzionare esplicitamente158 la poligamia del re.
A ben vedere, Teodegilde prova a fare esattamente ciò che farà Brunilde una volta rimasta
vedova: cerca una via d’uscita, in questo caso offrendo la propria mano ad un altro uomo,
garantendosi così una protezione.
Ma questa cosa ci dice molto di più. Teodegilde è, a differenza di Brunilde, figlia di un
pecoraio, vedova di Cariberto, certo, ma sempre figlia di un uomo di basso status: il fatto

156

Ho trovato un riferimento a Teodegilde in una “Istoria della città d’Avignone” di Sebastiano


Fantoni Castrucci, nel libro III, p.397. “Tedeogilda, dalla bassezza di vilissima condizione sollevata alle
nozze di Cariberto re di Parigi, dopo la morte del marito, o con arroganza, o con libidine, si offerì in
matrimonio al Re Sigeberto già suo Cognato. Punì Sigeberto la petulanza di Teodegilda con rilegarla dentro
il Monastero di Arles. Mal sofferendo quell’austera vita la lubrica Dama esibì le sue nozze, & i suoi tesori ad
un Cavaliero Goto, che però era apparecchiato a trasportarla in Ispagna. E già si allestiva Teodegilda a
sottrarsi furtivamente al Monastero, quando prevenuti i suoi artifici dalla vigilanza di Rusticola, fu da
questa fatta arrestare, e rinchiudere con gravi mortificazioni”.

157

Greg IV, 26

158

Fredegario riassume i molteplici matrimoni del re in un periodo molto breve, mentre Gregorio si
preoccupa di cercare di “separare” le unioni del re, in modo da lasciare qualche dubbio della
contemporaneità dei matrimoni: ad esempio “[…] lasciò Ingoberga e prese Merofleda” (IV, 26), mentre in
Fredegario “Charibertus rex Igobergam accepit uxorem. Qua relicta, Merofledem, lanariae filiam, accepit
et aliam, pastoris ovium filiam, nomen Theotechilde duxit uxorem […]” (III, 56).
che offra sé stessa, corredata di ricchi beni, ad un uomo come Gontrano ci dice che forse
non importava essere di nobile nascita per portare legittimazione ad un nuovo marito159.
L’inganno di Gontrano è di rara crudeltà, e mi chiedo il perché. Non credo sia solo per i
beni che la donna portava con sé, o per lo sdegno che un buon cristiano –quella di
Gontrano, come è già stato sottolineato160, è vera ipocrisia- prova davanti alla concubina
(moglie, in realtà) del fratello che gli si offre: è perché Teodegilde è senza figli. O perché
è di bassa estrazione sociale? Quando Brunilde sposa Meroveo è in una situazione molto
più favorevole di Teodegilde: ha un figlio maschio da usare come propria garanzia e
merce di scambio, ed è comunque una principessa spagnola, non la volgare figlia di un
servo.
Trovo che la cosa fondamentale qui sia porre l’accento sul figlio. Certo, Gontrano si
presenta come un cristiano scandalizzato e ha per la donna parole ingiuriose 161, ma si
tiene volentieri i tesori della cognata, e si sarebbe preso volentieri un tesoro ancora più
prezioso, che però Teodegilde non possedeva: un figlio maschio.
Teodegilde aveva avuto un figlio, morto appena dopo la nascita. Gregorio sembra quasi
mettere in relazione il decesso del bambino con l’unione irregolare dei genitori: non è ben

159

“[…] while no queen could reign in her own right, a queen as a widow could become a repository
of royal powers for the time being apparently quiescent, a vehicle on which claims to the royal succession
could be carried to a second husband” Janel L. Nelson, Queens as Jezebels: The Careers of Brunhild and
Balthild in Medieval Women: dedicated and presented to Professor Rosalind M. T. Hill on the occasion of
her seventieth birthday, p.37
Questo vale per tutte le regine, sia di nobile nascita che di natali più bassi, fossero allo stesso
modo “depositarie di poteri regali”? La conclusione più logica e semplice è che per quelle nate nobili sì, e
forse anche per quelle nate non nobili ma con un figlio avuto da un re: in questo caso il “depositario”
sarebbe stato il figlio, per cui la madre vedova era reggente e “garante”.

160

“By putting these words into Guntram’s mouth, Gregory intended not only to call attention to the
king’s hypocrisy (for he too had taken girls of humble birth to bed), but also to emphasise Theudogild’s
unworthiness per se”. Queens, Consorts, Concubines, p.26

161

IV, 26
chiaro quando Cariberto sposi Teodegilde162. Di certo la donna avrebbe avuto più potere
per contrattare un nuovo matrimonio avendo a disposizione un figlio maschio, e
minorenne –al quale quindi avrebbe fatto da reggente-, da mettere sul piatto.
Abbiamo due descrizioni abbastanza approfondite della sorte di Teodegilde: quella di
Gregorio di Tours e quella dello storico e uomo di chiesa romano Sebastiano Fantoni
Castrucci il quale scriveva nel XVII secolo, che suppongo essere attinta da quella del
vescovo di Tours. La differenza è soprattutto nel tono della narrazione.
Il tono di Gregorio non è solamente insolitamente duro, ma sembra quasi voler dare ai
suoi lettori (o meglio, alle sue lettrici) un ammonimento prezioso: semplicemente, non
osare troppo.
Gregorio è bravo a tratteggiare con semplici ma efficaci parole (una reginarum eius, se
ultro, indigne) la figura di una donna che è stata regina solo perché ha in qualche modo
avuto, seppure per poco, l’attenzione del re163, ma che è chiaramente indegna a ricoprire il
ruolo di regina vedova. Non è buona e pia come Clotilde 164, non ha neppure la scaltrezza
di una Fredegonda dato che non calcola attentamente a chi e come fare proposte di
matrimonio: è quasi naturale, sembra volerci dire Gregorio, che finisca la propria vita in
sofferenza.
Fantoni Castrucci utilizza la parabola (perché di parabola si tratta, dato che ha un
insegnamento ben preciso e finalizzato: stai al tuo posto) per evidenziare l’acume e la
forza di santa Rusticola di Arles, ma non risparmia parole pesanti per Teodegilde, definita
come “arrogante”, “libidinosa” e “lubrica”. Se in Gregorio di Tours la donna pecca per
162

Nel quarto libro, 26: “Habuit et aliam puellam […]” e poi, sempre in 26 “Cuius post obitum
Theodegildim, una reginarum eius […]”.

163

164

Gregorio sottolinea in due diversi punti come la donna mal di adattasse alla vita in monastero
(che, va sempre ricordato, è il modo più giusto ed onorevole secondo Gregorio in cui una donna può vivere
la propria condizione di vedova): “Questa si adattava a fatica ai digiuni e alle veglie […]”; “[…] e qui rimase,
fino al termine della vita presente, logorata da sofferenze non lievi” IV, 26
difetto, ossia per mancanza di ingegno e modestia, in Fantoni Castrucci viene posta
l’attenzione sui tratti più “malvagi”, tipici e stereotipati che la (ma anche una) donna
poteva avere, ossia la libidine e la bramosia.

Essere di nobile lignaggio non sempre assicurava una vita matrimoniale tranquilla o
sicura. Tra gli altri esempi è il caso di Walderada, prima moglie di Teodebaldo, poi presa
come una sorta di preda di guerra da Clotario I. Gregorio non esprime nessun tipo di
giudizio su questa principessa165 ma, molto en passant, ci dice una cosa estremamente
interessante: che “[…] Chlothacharius rex accepit, copulans Vuldotradam, uxorem eius,
stratui suo”166. Quell’ accepit seguito dal copulans, significa che le due cose sono molto
più che legate: prendendo la vedova di Teodebaldo, quindi, Clotario prende
automaticamente anche il regno.
È un’altra prova del fatto che una vedova potesse in un qualche modo essere depositaria
del potere e potesse tramandarlo al re successivo.
Comunque Gregorio ci tiene a sottolineare, alla fin fine, che prendersi la moglie del
fratello, per lui defunto e lei vedova, non fosse una cosa ben vista, almeno dalla Chiesa.
Anche qui possiamo intravedere delicate dinamiche famigliari, poiché sembra che
proprio Clotario dia alla (ex?) principessa come nuovo marito il duca Garivaldo: era
quindi lui adesso ad occuparsi della donna, anche se non si era formalmente unito a lei
ma l’aveva solamente presa come amante?
Che i figli siano il fine ultimo di una donna, è ormai cosa discutibile. Ma non lo era per
quelle donne la cui posizione a corte dipendeva solamente da quello. L’unico scopo nel
prendere una moglie era avere una discendenza assicurata, ed in un mondo (o tempo) in
cui la mortalità infantile era decisamente alta –anche se non alta come si pensa- era di
fondamentale importanza mettere al mondo quanti più figli possibile.

165

Figlia di Wacco, re dei Longobardi

166

Greg. III, 9
Credo che qua si debba fare un distinguo per le due tipologie di regine merovinge: quelle
di nobile origine, e tutte le altre. Non sono molto d’accordo con quanto detto sul fatto
che, alla fine, il trattamento riservato era uguale per una principessa ed una schiava 167:
trovo invece che, come un po’ per ogni cosa, l’essere di nobile estrazione potesse dare,
anche in situazioni che sembrano sinceramente disperate, un seppur minimo vantaggio. >
Ad esempio non mi sembra che una “banale” bed-fellow avesse le opzioni, una volta
rimasta sola (indipendentemente dalle modalità) di una donna di lignaggio. Mi riferisco
in particolare all’entrata in monastero, che è sempre stato un felice “esito” della vita di
una regina, o se non proprio felice, almeno una sistemazione comoda. Non mi sembrano
siano noti casi (ma, ancora, le fonti non ci aiutano: di molte donne, siano esse di basso o
alto lignaggio, non sappiamo la vera e propria fine) di regine partite dal basso a cui è data
l’opzione monastica. Un caso a parte è quello di Teodegile: è una interessante
“monacazione forzata”, ed un caso di donna punita perché troppo intraprendente.
Nelle Storie di Gregorio la prima occasione di mettere in relazione una donna con la
religione è con Clotilde, regina oltremodo pia sempre impegnata in una serie di discorsi 168
molto edificanti (ed anche molto poco efficaci, a quanto pare) atti alla conversione del
marito Clodoveo.
Sarebbe interessante poter dire che Clotilde ha avuto una parte nella conversione del
marito, ma non è così: la conversione di Clodoveo è la meno spontanea e sincera di tutto
il medioevo. Anzi, non solo le suppliche ed i discorsi della regina non vanno a buon fine,
ma Clodoveo sembra giudicare la religione della moglie una religione da donne, da
deboli, contrapposta agli dei che il suo esercito ancora adora169.
Trovo interessante il dettaglio relativo all’esercito: come ha fatto giustamente notare
Janet Nelson, una regina (che nel caso di Clotilde è anche straniera) ha meno
167

Brunhild and Balthild in merovingian history, p.35

168

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 1, p.129, p.131.

169

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, vol. 1, p.133


responsabilità del marito170, ed una sua conversione al cattolicesimo è relativamente più
“facile”. Un re deve dar conto non solo ai propri sudditi ma anche e soprattutto, essendo
questa una società ancora essenzialmente guerriera, al proprio esercito. Non è un caso che
la decisione di Clodoveo di convertirsi arrivi durante una battaglia (a parte ovviamente la
volontà di Gregorio di accostare Clodoveo all’imperatore Costantino). L’esercito non
gioca un ruolo fondamentale solo al momento della epifania di Clodoveo (che comunque
epifania non è, dato che esplicitamente Gregorio scrive che Clodoveo “[…] in quo
conpulsus est confiteri necessitate, quod prius negaverat 171”, quindi insomma, questa
necessità sa molto poco di sentimento religioso). Dando prova di grande spirito
cameratesco, il re ammette persino con Remigio che prima di farsi battezzare ne deve
discutere coi propri soldati: cameratismo a parte, immagino che, un po’ come nel tardo
impero romano coi vari culti mitraici, la religione fosse un collante per l’esercito.
Vedremo più avanti come anche Avito di Vienne, in occasione della lettera scritta a
Clodoveo, lo “giustificherà” per non essersi convertito prima, parlando dei costumi dei
suoi antenati.
Clotilde ha però l’astuzia e l’intelligenza di capire che i suoi discorsi non hanno il benché
minimo effetto sul marito, già oltremodo diffidente verso la religione cristiana: quel “di
nascosto”172 con cui manda Remigio dal marito ha un significato quasi spionistico, da
ingannatrice consumata, che ha capito benissimo che il marito non sarà mai convinto con
la retorica, ma usando intelligenza e logica –meglio se questi discorsi logici ed
intelligenti sono pronunciati da un uomo, e non dalla moglie.

170

“For the king, religious conversions spelled political dangers, in terms of breach the trust, which
no married-in queen faced” Janet Nelson, Queens as converters of Kings in the earlier Middle Ages, p.98

171

Greg. II, 30

172

Supra.
Una serie di lettere, già esaminate dalla Nelson 173, ci aiutano a valutare meglio il peso di
Clotilde. La prima, in ordine cronologico, è quella di Avito di Vienne 174, che scrivendo a
Clodoveo non ne menziona la moglie. È una lettera che si concentra maggiormente sui
problemi teologici, con inviti a non lasciarsi influenzare dalle credenze dei propri
antenati. Naturalmente notiamo sempre come le lettere scritte ai re differiscano
enormemente da quelle scritte alle loro consorti: se qui un vescovo discute dell’eresia
ariana con un re, le lettere indirizzate alle regine sono solitamente energiche ma
standardizzate esortazioni a un pio comportamento.
Nella lettera del vescovo di Vienne, il peso di Clotilde si avverte per mancanza: avendo
sempre in mente il resoconto di Gregorio di Tours –posteriore, ma certamente più famoso
e scorrevole- dove la regina è comunque molto importante nella conversione (se non
definitiva, almeno ci prova), il fatto che non venga neppure menzionata è importante.
Inoltre, quando scrive la lettera, Clotilde è ancora in vita: avrebbe avuto perfettamente
senso menzionare la regina elogiandola blandamente, come avrebbe tra l’altro fatto
chiunque.
Inoltre, la lettera di Avito è interessante anche per un altro motivo, cioè i toni con cui il
vescovo parla degli antenati di re, secondo lui ciò che tratteneva Clodoveo dalla
conversione. Sono toni estremamente pacati, e soprattutto comprensivi.
La seconda lettera in ordine cronologico è quella di Nicezio di Treviri, scritta nel 564 e
indirizzata a Clodoswinta in occasione delle sue nozze col re longobardo Alboino, e
contenente un’energica esortazione a ricordare come la sua antenata Clotilde avesse
convertito il marito175. Clotilde era morta nel 544 e fatta subito santa per acclamazione
popolare176 (controllare fonte): quando Nicezio scrive a Clodoswinta quindi Clotilde è già
173

Janet Nelson, Queens as converters of Kings in the earlier Middle Ages

174

Danuta Shanzer, Ian Wood, Avitus of Vienne: selected letters and prose, p.362 e seguenti

175

Janet Nelson, Queens as converters of Kings in the earlier Middle Ages, p.99

176
entrata nell’immaginario popolare come donna santa ed esempio di fede e bontà. Trovo
che, nonostante possa sembrare una soluzione fin troppo semplice, non sia del tutto errato
pensare che questo sia il motivo per cui neanche una generazione dopo la lettera di
Avito177, che non ne fa menzione, Clotilde venga portata ad esempio alla nipote. > Voler
quindi attribuire alla regina questo ruolo di grande “convertitrice” non solo è sbagliato,
ma è anche in fin dei conti limitante: cosa c’è di più stereotipato della donna
“salvifica”?178 Trovo che bisognerebbe spogliare Clotilde del ruolo religioso,
approfondendo invece quello più politico e famigliare, dove si dimostra un personaggio
assai più sfaccettato ed interessante.
Si è spesso detto che Gregorio non abbia in particolare simpatia le donne che vengono dal
basso179: non è così. La storia di Baltilde lo dimostra.

Oltre l’essere madre
“Clotilde, […] alla vista della spada sguainata e della forbice fu
sopraffatta dalla disperazione e, senza sapere cosa stesse dicendo nel
dolore, pronunciò semplicemente: ‘Se non sono elevati al trono,
preferisco vederli uccisi piuttosto che rasati”180

Storia dei Franchi, libro IV, 1

177

Janet Nelson, Queens as converters of Kings in the earlier Middle Ages, p.100

178

E’ questo quello che Janet Nelson intende con “believing queen syndome”? Non ho ben capito se
intendesse in generale l’idea di regina credente, a volte fin quasi al fanatismo, o nello specifico lo
stereotipo della regina che oltre al credere vuole convertire il marito e con esso per estensione anche il
regno.

179

Rimando a Dailey, Queens, Consorts, Concubines

180

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, v. 1, p.191


Sì, è la stessa Clotilde che prega il marito di convertirsi. Ma è anche la stessa Clotilde che
sembra non amareggiarsi o dispiacersi per la morte del figlio piccolo. Di Clotilde viene
ricordato quasi esclusivamente il (non) ruolo nella conversione del marito, e a parte
questo il suo ruolo politico è quasi azzerato. Ritengo invece che, in modo molto sottile,
possa essere annoverata a buon diritto tra le figure più “politiche”.
Il brano si riferisce al sanguinoso episodio della cattura e poi esecuzione dei figli di
Clodomero, i quali, secondo lo zio Childerberto, erano i nipoti preferiti della regina
Clotilde: già il fatto che Childeberto si preoccupasse di quali nipoti fossero i preferiti
della regina vedova può farci ben capire il peso politico della donna, cioè aveva ancora
un grande potere decisionale.
Come quasi ogni episodio nelle Storie di Gregorio, anche questo ha più livelli di lettura
ed ogni parola ha un significato estremamente preciso. Ovviamente quello che salta più
alla nostra attenzione è che Clotilde, che dovrebbe essere una semplice nonna che altro
non ha da fare se non godersi in tranquillità la compagnia dei nipotini, li manda invece a
morire per mano degli zii, dopo aver deciso che preferiva vederli sgozzati che “rasati”,
cioè privati del loro diritto al trono.
Ma come si era arrivati a questo punto? Clotilde non è certo nota per essere stata
coinvolta nelle vicende politiche del regno, anzi: non ha mai avuto quella passione per il
potere che da sempre caratterizza Fredegonda. E Gregorio, nel momento in cui Clotilde
diviene vedova, ci tiene soprattutto a rassicurare il lettore: Clotilde si chiuse nella basilica
di Tours e si recò poche volte a Parigi 181, come a dire che durante la vedovanza non ebbe
mai un potere politico rilevante e stette in disparte. Eppure il libro terzo è pieno 182 di
sottili rimandi all’influenza politica di Clotilde, che sembrano suggeriti in maniera

181

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, v. 1, p.155

182

Gregorio di Tours, Storia dei Franchi, I, 17. Il passaggio qui citato è particolarmente importante
perché sottintende come Clotilde partecipasse attivamente alla scelta dei vescovi a Tours: “[…] ordinante
Chrodigilde regine […]”
casuale: evidentemente è una cosa quasi scontata per Gregorio, mentre per noi non lo è
affatto.
E’ abbastanza spiazzante che quei giovani (Teudoaldo, Guntario, Clodoaldo –ma
quest’ultimo si salva andando in monastero) vengano uccisi per l’unica colpa di essere i
favoriti della nonna183, ed è questo che ci fa riflettere sull’importanza politica della regina
vedova: vale a dire, una donna considerata già anziana per l’epoca, di circa cinquant’anni,
senza marito e senza genitori, lontana dalla propria famiglia d’origine ma che comanda i
figli e il cui appoggio è fondamentale184 per aspirare al trono.
Gregorio ci dà un ritratto della regina abbastanza pacato. La donna non è sconvolta, non
urla e non prega il figlio di risparmiare i nipoti. Anzi, tutto il brano sembra atto a
mostrare al lettore quanto la donna, sebbene profondamente addolorata, riesca comunque
a mantenere grande dignità e compostezza. È solo dopo che Gregorio si affretta ad
informarci che la regina “[…] ignorans in ipso dolore quid diceret […]” non era in sé. Ma
suona molto come giustificazione: lo sappiamo, excusatio non petita, e questo fa venire,
più di ogni altra cosa, il sospetto che Clotilde sapesse benissimo ciò che diceva185.
Non è la prima volta che Clotilde mostra un carattere diverso da quello della pia regina.
Dopo la morte del marito si rivolge ai figli ricordando loro con quanto amore li ha
cresciuti, e fa ben intendere loro di non deluderla: vuole vendetta per la propria
famiglia186.
183

A questo proposito, non credo sia sbagliato pensare che fossero i nipoti favoriti di Clotilde anche
perché la loro madre, Gunteuca, era una principessa burgunda, esattamente come lei. Per Clotilde il clan
d’origine continua a rivestire grande importanza.

184

“[…] ne favente regine admitterentur in regno […]” Greg, III, 18

185

Ci sono altri passaggi, in realtà, che stonano e ci instillano il sospetto che Gregorio voglia farci
apparire Clotilde più ingenua di quanto non fosse: “[…] nesciens dolum illorum […]” supra.

186

Stephen D. White, Clotild’s Revenge: Politics, Kinship, and Ideology in the Merovingian Blood
Feud, in Portraits of Medieval and Renaissance living: essays in memory of David Herlihy, edited by Samuel
La regina vedova si riferisce ad un episodio187 da vera tragedia greca che coinvolge la
propria famiglia d’origine: un suo cugino, Sigemondo, ha ucciso il proprio figlio
Sigerico, su istigazione della seconda moglie. Ma la questione ha origini più lontane.
Quello della faida franco-burgunda è un problema decisamente interessante che
coinvolge due famiglie lungo più di trent’anni di storia e pone interessanti quesiti.
Clotilde, quando dice ai figli di vendicare gli affronti da lei subìti si riferisce
all’episodio188 accaduto appena prima del proprio matrimonio col re Clodoveo: lo zio
Gundobaudo avrebbe ucciso suo padre e sua madre, lasciando lei e la sorella Crona
orfane. Poi si sposa, e qui ci si pongono immediatamente due interrogativi: perché
Clodoveo avrebbe voluto, o dovuto, sposare un’orfana, senza alcuna importanza politica,
dal momento che il zio l’avrebbe addirittura esiliata?
Sappiamo che Clodoveo era invischiato nella rete matrimoniale tessuta da Teoderico
d’Italia, atta a rafforzare la posizione politica di quest’ultimo. Ed il fatto che Teoderico
stesso avesse sposato una sorella di Clodoveo, Audofleda, ci dice che Clodoveo fosse
tenuto in buona considerazione dal re dei Goti. Perché quindi “sprecare” Clodoveo con
un’orfana esiliata189? Di sicuro ci saranno state su piazza principesse politicamente più
appetibili (che so, una bizantina190).

K. Cohn, Jr., Steven A. Epstein. Un ottimo riassunto di tutte le complicate fasi della vicenda e del non meno
complicato albero genealogico che coinvolge tutte le famiglie regnanti europee.

187

Greg. III, 5

188

Greg. II, 28

189

Non capisco bene cosa intenda Wood con “cause unease”, riguardo al matrimonio di Clodoveo
(p.42)

190

Anche se suppongo che il paganesimo del re avrebbe rappresentato un discreto problema.


Il racconto di Gregorio qui non è molto lineare 191. Infatti ci dice che Gundobaudo non
esitò, per paura, a dare la nipote in moglie al re dei Franchi, e rende il matrimonio tra
Clotilde e Clodoveo troppo poco diplomatico. Il secondo problema è ovviamente quello
relativo alla tempistica. Perché Clotilde aspetta trent’anni per chiedere alla propria
“nuova” famiglia di vendicare l’affronto subito dai genitori, col rischio -come è infatti
accaduto- che il vero responsabile di quanto accaduto, cioè lo zio Gundobaudo, morisse
nel frattempo? Avrebbe avuto pienamente senso, appena sposatasi col re dei Franchi (che
aveva anche l’appoggio ed un legame di parentele col re d’Italia) chiedere a lui di
vendicare i genitori.
In realtà l’uccisione di Chilperico da parte del fratello Gundobaudo è messa in
discussione192. Non solo il racconto di Gregorio è poco coerente ma se Gundobaudo
riceve i messi di Clodoveo, allora è lui il responsabile della ragazza: e c’è da chiedersi se
questo possa essere compatibile con l’averla esiliata.
Prendendo per vero tutto ciò che ci dice il vescovo di Tours la tempistica della “vendetta
di Clotilde” è comunque abbastanza strana. Sempre prendendo per vero (e personalmente
no, non lo prendo per vero) il matrimonio per ragioni assolutamente romantiche e
prendendo ancora per vero il fatto che l’attacco franco ai burgundi del 500 circa non
c’entri assolutamente nulla con i problemi famigliari della regina, dobbiamo concluderne
che la sua influenza sul marito fosse pari a zero.
Collegando invece, proprio come fa Gregorio, gli attacchi del 523 ai torti subìti dalla
regina una trentina di anni prima, ne deduciamo che lei avesse aspettato tutto quel tempo
per vendicarsi perché era conscia del fatto che il marito non si sarebbe esposto (o non
avrebbe rischiato la guerra) per lei, ma i figli invece sì.

191

Per non dire che è proprio confusionario. Non c’è solo il problema di quel romanticismo
assolutamente fuori posto (e abbiamo visto con Basina e Chilperico che Gregorio non abbellisce mai nulla),
ma il vescovo di Tours si confonde con mogli e date, scambiando la moglie di Gundobaudo con quella di
Chilperico.

192

Wood, Merovingian kingdoms, p. 43


Leggendo invece in modo molto meno sentimentale (che è, a mio avviso, il modo
corretto), possiamo vedere nel matrimonio di Clodoveo un modo per lui (e, per
estensione, anche per Teoderico d’Italia) di avere sempre a portata di mano un casus belli
per aprire in qualsiasi momento la guerra con i Burgundi, e che trent’anni dopo sia stata
usata la stessa “scusa” della faida famigliare193.
Ritengo quindi che il personaggio della regina Clotilde debba essere totalmente riletto,
ma soprattutto ri-pensato. È abbastanza deprimente vederla citata unicamente in
correlazione alla conversione del marito: non è solo triste, ma è un doppio errore. Un
errore di valutazione, in quanto, come ho provato ad esporre nella conversione del marito,
il suo ruolo fu poco più che marginale (se non proprio dannoso) ed anche un errore per
omissione, in quanto non viene mai pensata come personaggio politico.
Tornando all’influenza delle regine vedove addirittura sui nipoti, c’è anche il caso
peculiare di Brunilde, che con tutta probabilità non ha mai conosciuto veramente il nipote
Atanagildo: abbiamo visto come Brunilde proverà inutilmente a riportare a casa la figlia,
e non avrà migliore sorte col nipote. > Il ragazzino ha avuto la sfortuna di nascere in una
complessa situazione politica e famigliare. Da una parte il padre, Ermenegildo, è in aperta
ribellione col proprio, di padre, il re di Spagna Leovigildo. Dall’altra la madre Ingunde si
trova ad essere una sorta di merce di scambio tra i Franchi e l’impero bizantino, con cui i
Franchi avevano in quel momento rapporti molto tesi a causa dei Longobardi in Italia.

Santa vedovanza

“Igitur Chrodigildis regina, plena dierum bonisque operibus praedita,


apud urben Toronicam obiit tempore Iniurosi episcopi”.

193

Sempre nelle Storie di Gregorio vi è una sorta di parallelo abbastanza interessante: in III, 31
sempre i figli di Clotilde Childeberto, Clotario e Teodeberto decidono di vendicare la morte della cugina
Amalasunta: “Se tu non giustificherai presso di noi le azioni che hai compiuto, noi ti strapperemo il regno e
ti condanneremo ad un supplizio simile”. Non solo sono semplici motivazioni per iniziare (o, nel caso della
faida franco-burgunda, ricominciare) uno scontro ed ottenere così territori/tributi, ma anche il motivo è
simile: nel caso della faida che coinvolge Clotilde il casus belli è l’omicidio di suo cugino Sigerico, qui sono i
suoi figli a voler vendicare la morte della cugina Amalasunta.
Dalle Storie di Gregorio sembra che, per il vescovo, l’unico modo virtuoso di vivere la
condizione femminile sia la vedovanza194. Preferibilmente spesa al servizio di Dio,
preferibilmente in un monastero.
In effetti, una vedovanza "nel mondo" era appetibile unicamente con figli maschi a
disposizione: per proteggerli, difenderli, legittimarli. Quando Clotilde diviene vedova ne
ha diversi su cui appoggiarsi e abbiamo visto che lo fa. In generale, poche donne vedove
con figli scelgono la via della monacazione: Clotilde è una di queste, e Gregorio ne parla
sempre con grande ammirazione195. In particolare, per Gregorio sembra degno di nota il
fatto che Clotilde scelga di recarsi poche volte a Parigi: questa è, per il vescovo, la vera
rinuncia al mondo in favore di una vita più degna. Abbiamo già visto, però, come in
realtà l’influenza politica della regina vedova fosse appena iniziata e che evidentemente
le poche volte in cui si recava a Parigi erano decisamente produttive.
Non è peregrina l’idea che l’entrata in monastero fosse collegata al non avere figli. Il caso
più famoso di monacazione (non forzata, ma volontaria questa volta) è certamente quello
di (santa) Radegonda.
Non sappiamo quanto tempo sia passato dal matrimonio tra Radegonda, figlia di re
Bertefrido, e Clotario I. Sappiamo però che non inizia sotto i miglior auspici dato che
Clotario “la prese prigioniera, e la unì a sé in matrimonio 196”. Gregorio ne parla in due
passaggi distinti e la storia di Radegonda rassomiglia molto a quella di Clotilde: suo
padre, Bertario, viene ucciso dal fratello Ermenefredo in una faida famigliare. Non fosse
stata orfana e con i fratelli sconfitti in battaglia da Teodorico e Clotario, non sarebbe
certamente finita prigioniera.
Sul matrimonio non c’è molto da dire: non sappiamo per quanto resti sposata, ma si
presume per poco, dal momento che il suo passare da regina a “cambiare l’abito” si
194

Queens, consorts, concubines, p.16

195

Greg. II, 43.

196

Greg. III, 7.
risolve in un paio di righe in Gregorio. Quello che è più interessante è la situazione
famigliare di Radegonda. Appena sposatasi, infatti, il marito Clotario le uccide un
fratello: verrebbe da pensare che lei scelga di ritirarsi in monastero perché rimasta senza
protezione maschile di alcun tipo197. Ma non credo che Clotario l’avrebbe mai uccisa:
volendo, avrebbe avuto modo di uccidere diverse mogli ma ha invece preferito praticare
la poligamia. La causa è stata invece collegata, e credo a giusta ragione 198 , al fatto di non
avere figli: questo, unito al modo decisamente violento con cui era iniziato il suo
matrimonio, l’ha con tutta probabilità scelta a decidere per una vita più tranquilla.
Il convento è una sorta di “micro-cosmo”, un mondo a parte, di fianco a quello reale, e
collegato ad esso, ma nel quale non valgono le medesime regole e le stesse dinamiche.
Potrebbe sembrare, almeno all’inizio, che Radegonda rinunci al ruolo di regina199 nel
mondo per una scelta più “bassa”. Ci potrebbe quasi sembrare, direi, un accontentarsi:
ma, esattamente come Bertha che accontentandosi di uno sconosciuto principe inglese
sarà una delle poche principesse conosciute, Radegonda, accontentandosi di entrare in
monastero diventerà una delle regine più potenti e note, anche se da lontano.
Non sarà solo la più raccontata anche a posteriori 200 ma, già al tempo in cui scrive
Gregorio, era “tenuta in gran rispetto dalla popolazione201”.

197

No, i mariti non sono una protezione. Spesso sono più una minaccia.

198

Riferimento a Queens as Jezebels

199

Anche se in realtà anche all’interno del convento manterrà il suo titolo di regina dei Franchi.

200

Abbiamo, su santa Radegonda, una quantità di materiale insolitamente abbonante: Venenzio


Fortunato, una vita scritta da suora Baudovinia, lettere.

201

Greg. III, 7
Inoltre, entrando in monastero, una donna poteva così avere un ruolo politico non
indifferente, che molto difficilmente avrebbe avuto essendo semplicemente “la moglie del
re”. Radegonda ne è l’esempio migliore. Abbiamo visto sopra come avesse il potere di
tenere in monastero Basina, figlia di un re: la sua autorità scavalcava dunque quella di re
Chilperico, quando si trattava di una ragazza a lei sottoposta?

Un mondo senza solidarietà femminile?


Capisco che parlare di “solidarietà femminile” in relazione alle figure ed ai secoli finora
trattati possa sembrare un ossimoro: è un mondo in cui la solidarietà femminile come la
intendiamo noi non esiste. Ma neanche come la poteva intendere la cultura classica.
Personalmente, anche se può sembrare improprio esprimere dei giudizi relativamente a
secoli passati, sembra terribile il modo in cui Fredegonda scelse di sbarazzarsi di Basina,
sua figliastra, certamente per favorire in un fidanzamento favorevole la propria, di figlia,
Rigunde: di tutte le cose di cui la regina è accusata, questa pare francamente la peggiore.
Gli unici indizi di quella che potrebbe essere definita solidarietà femminile sono da
ricercare nella vita monastica, quasi mai in quella domestica o addirittura famigliare202.
Santa Radegonda accoglie nel suo203 monastero proprio Basina, ed è sempre Radegonda
che le nega il ritorno nel mondo quando Chilperico accarezza l’idea di farle sposare
Reccaredo. Le parole di Radegonda sembrano all’inizio severe 204, ma credo si possa
pensare anche ad un’altra interpretazione. Per quel poco che è stata “nel mondo”,
Radegonda ha visto il padre ucciso dallo zio ed il fratello ucciso dal marito che prima
l’aveva ridotta in schiavitù e poi sposata, presumibilmente contro la sua volontà. Non
credo sia sbagliato voler vedere in quelle parole una donna ormai anziana che vuole

202

Pensiamo solamente a Goswinta che malmena la propria nipote, Ingunde, per via della diversa
confessione religiosa.

203

“In monastirio autem beatae Radegunde […]” Greg. VI, 29

204

“Non est enim dignum, ut puella Christo dedicata iterum in saeculi voluptatibus revertatur”.
Greg. VI, 34
risparmiare una ragazza, che pure ha già sofferto, dal ritornare in un mondo di violenza,
quando invece può stare tra le pacifiche mura del monastero. Credo anche che un
concetto simile, quello di “protezione”, sia da ricercare anche nelle parole di santa
Baltilde.
Comunque, un esempio di solidarietà femminile “nel mondo” è da ricercare nel rapporto
tra Ingunde e Aregunde, che sono sorelle: la prima riesce a sposare un re, Clotario I, e gli
chiede di trovare un uomo degno anche per la sorella.
È interessante vedere come nelle Storie la violenza sia molto più incisiva nelle donne che
non negli uomini, che si macchiano “solo” di qualche blando assassinio (peraltro
“giustificato”, forse, dalla battaglia), che il vescovo non si dà pena di descrivere
dettagliatamente. Ma con le donne, in particolare con Fredegonda, Gregorio non
risparmia i dettagli cruenti: in particolar modo, ancora, la violenza di Fredegonda verso le
altre donne.
La violenza di cui parliamo non è solo fisica.

Problematche vari ed eventuali


C’è una cosa nelle Storie che mi lascia perplessa e soprattutto incuriosita. Si tratta del
passaggio in II, 17: capisco male io o si parla di un interesse da parte di Basina per la
chiesa di santo Stefano (quella facente parte del complesso detto “delle sette chiese”)? Si
parla di “sua moglie” (cuius coniux), ma nei passaggi immediatamente precedenti (13,
14, 15, 16) non c’è traccia di figure femminili ed i personaggi di cui si parla non possono
avere moglie in quanto uomini di chiesa. Si deve riferire per forza al passaggio II, 12,
quello dove Basina si fa avanti con Childerico. Childerico, poi, viene citato in apertura
del passaggio dopo (II,18), e quel “Igitur Childericus” proprio all’inizio fa bene da
contraltare alle azioni della misteriosa coniux del paragrafo precedente. Andando anche e
semplicemente per esclusione quella moglie non può che essere Basina. Il fatto che la
costruzione della basilica di santo Stefano risalga al V secolo avvalorerebbe poi questa
ipotesi.

Mi interesserebbe capire come ci si comportava in relazione alla dote quando a sposarsi


era una donna di estrazione umile, se non proprio servile.
Conclusioni

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Fonti che non so come inserire:


http://www.documentacatholicaomnia.eu/02m/0460-
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http://www.dmgh.de/
https://epistolae.ctl.columbia.edu/woman/36.html

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