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Analisi Tecnica Algoritmica

Università di Parma, 12 ottobre 2010

Dr. Alessandro Angeli,


Dr Angeli MFTA
Strategist, T&F Asset
Management SA
aa@tef-ch.com
@ f h
Contenuti

‰ Introduzione
‰ Introduzione

‰ Trend Following Indicators

‰ Momentum Oscillators

‰ Market Breadth Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Introduzione
L’Analisi Tecnica Algoritmica si basa sul concetto di rielaborare dal punto
di vista matematico e quantitativo i valori di prezzo e volume trasmessi
d ll Borse
dalle B V l i Queste
Valori. Q t rielaborazioni
i l b i i quantitative
tit ti danno
d l
luogo ad
d una
serie di indicatori la cui finalità è quella di trarre, attraverso lo studio del
loro andamento, indicazioni che siano di aiuto per valutare operazioni di
acquisto e di vendita su un determinato mercato.
mercato

I campi di prezzo trasmessi ufficialmente dalla Borsa Valori in Italia sono


sei:

Apertura – Massimo – Minimo – Chiusura – Volume – Open Interest

In alcuni Paesi come gli Stati Uniti vengono resi noti in via ufficiale anche
altre informazioni come la quantità netta delle posizioni detenute in
futures dagli investitori istituzionali e dagli small traders. Questi dati
consentono la creazione e lo studio dei cosiddetti Sentiment Indicators
che però in questa dispensa verranno solo accennati.
Un esempio analitico - Il Price-Rate Of Change
L’andamento di ogni indicatore algoritmico viene rappresentato in forma
grafica sovrapponendolo all’andamento del prezzo, con la creazione di
una nuova scala,
l o in
i una finestra
fi t dedicata
d di t all di sopra o all di sotto
tt di
esso.

Ogni indicatore ha naturalmente le sue regole interpretative e uno o più


parametri da impostare a cura dell’analista. Tali parametri sono spesso
variabili di natura temporale.

Un semplice esempio di indicatore algoritmico è quello fornito dal


cosiddetto Price-Rate Of Change (P-ROC). La sua formula calcola la
differenza tra il prezzo di chiusura più recente e quello di (n) giorni prima:

P-ROC o anche D-Momentumt: Pt – Pt-n

Il P-ROC viene generalmente rappresentato in una finestra al di sotto del


prezzo come nell’esempio riportato in figura 1 in cui abbiamo
pp
rappresentato altri due indicatori,, una Media Mobile e il MACD.
Il P-ROC è stato impostato a 10 periodi.
Un esempio sul grafico dello S&P MIB
MACD 400
300
200
100
0
-100
100

Prezzo + Media Mobile exp a 20 periodi


28000
27500
27000

B 26500
26000
25500
25000
A 24500
24000

1000
500
0
-500
P-ROC -1000
-1500
1500
July August September October November December 2004 February

Figura 1
Una metodologia per classificare gli indicatori
L’Analisi Tecnica Algoritmica presenta oggi una moltitudine di indicatori
creati o introdotti da studiosi e analisti per lo più negli anni ’70. Tra i più
conosciuti
i ti ricordiamo
i di il Relative
R l ti Strength
St th Index
I d (RSI) e l’Average
l’A T
True
Range (ATR) di Welles Wilder e il McClellan Oscillator. Tuttavia, della
maggior parte degli indicatori, tra cui le Medie Mobili, il MACD e il P-ROC
stesso non vi è alcuna paternità.
stesso, paternità In altri casi si è anche fatto riferimento
a formule utilizzate in altre discipline come l’indicatore Stocastico di
Lane, la serie del matematico medievale pisano Fibonacci oppure la
Standard Deviaton,
Deviaton che il lettore già conoscerà come strumento statistico
per misurare il rischio di un investimento azionario.

In questa sede faremo una classificazione dei principali indicatori di


Analisi Tecnica secondo la loro funzione identificando in quale situazione
di mercato risultano maggiormente indicativi. Quindi li abbiamo ordinati,
dal ppunto di vista della loro interpretazione
p più comune,, rispondendo
p p al
seguente quesito: che tipo di informazione ci comunica questo indicatore
e in che tipo di mercato è in grado di conferire veramente un valore
gg
aggiunto?

Cominciamo con gli indicatori Trend Following.


Contenuti

‰ Introduzione

‰ TrendFollowing
‰ Trend Following Indicators
Indicators

‰ Momentum Oscillators

‰ Market Breadth Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Trend Following Indicators (Lagging Indicators)
Gli indicatori definiti Trend Following o anche Lagging Indicators sono di
grande aiuto quando il prezzo si muove in una tendenza (Trend) ben
d fi it all rialzo
definita i l o all ribasso.
ib I queste
In t situazioni
it i i essii cii comunicano
i
informazioni molto preziose con segnali di ingresso e di uscita sul
mercato molto interessanti. Tuttavia le loro indicazioni diventano
fuorvianti quando il prezzo si muove lateralmente ovvero quando oscilla
in un Trading Range delimitato generalmente da una banda orizzontale
alta (per esempio Euro 22-23) e da una bassa (Euro 17-18). Capire il
perché è molto semplice.
semplice Gli indicatori Trend Following segnalano ll’inizio
inizio
di una possibile tendenza quando quest’ultima di fatto è già iniziata da
qualche tempo (Lagging Indicators). Un segnale di acquisto sul mercato
diventa dunque efficiente se il prezzo successivamente continua a salire
con più o meno la medesima pendenza. Questo naturalmente accade
quando c’è l’inizio (o la continuazione) di un Trend. Ma se il mercato è
laterale l’indicatore Trend Following g segnalerà
g il p
possibile inizio di una
tendenza quando il prezzo sarà ormai già molto vicino alla banda alta del
Trading Range. Se il Trading Range sarà confermato dall’azione del
prezzo avremo comprato molto vicino ai massimi ((per esempio ad Euro
21) ed il prezzo, dopo una breve salita comincerà a scendere verso la
banda bassa (Euro 17-18).
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Naturalmente in dottrina esiste un grande numero di indicatori Trend
Following. Tuttavia in questa sede ne tratteremo solo due:

Medie Mobili

Moving Average Convergence Divergence (MACD)

Le Medie Mobili sono gli indicatori tecnici più semplici e diffusi. Una
Media Mobile è una serie continua di medie di prezzi calcolata su un
insieme finito di dati che vengono aggiornati periodicamente attraverso
l’eliminazione del dato più vecchio e l’introduzione di quello più recente.
Generalmente il calcolo viene effettuato sul prezzo di chiusura. chiusura
Il calcolo della media può avvenire in differenti modi; i più utilizzati sono
quello semplice, quello ponderato e quello esponenziale. E’ importante
ricordare che con il calcolo semplice ogni dato viene pesato allo stesso
modo mentre nel calcolo ponderato ed esponenziale i dati più recenti
assumono maggiore rilevanza. Le Medie Mobili semplici sono, per la loro
facilità di calcolo, le p
più utilizzate. Tuttavia dal p
punto di vista p pratico
quelle ponderate ed esponenziali danno risultati di gran lunga superiori.
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Qualche semplice formula:

Media Mobile Semplice: Il calcolo è molto semplice e


immediato ma ci sono due limiti: un
Σ Pt-i / n dove: dato anomalo produce effetti forti fino
a qua
quando
do non
o esce da
dal ca
calcolo.
co o D’altro
a o
Pt-i = prezzo alla data t-1 canto una volta che un prezzo esce
dal calcolo non contribuisce più in
n = ampiezza dell
dell’intervallo
intervallo alcun modo a descrivere il movimento
del mercato.
Media Mobile Ponderata: Il primo limite esposto sopra viene
risolto con la Media Mobile
Σ wi • Pt-i / Σ wi dove: Ponderata. Generalmente il dato più
recente ha un coefficiente di
Pt-i = prezzo alla data t-1
t1 ponderazione pari al numero di giorni
del calcolo della media; il penultimo
n = ampiezza dell’intervallo dato ha invece un coefficiente
inferiore all
all’unità
unità e via di seguito.
seguito
wi = peso attribuito ad ogni dato
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Qualche semplice formula:

Media Mobile Esponenziale:

(1 – a) • MMEt-i + a • Pt dove generalmente:

a = 2 / (n + 1)

La media mobile esponenziale è la risultante della somma di due


grandezze: la media mobile esponenziale alla data (t-1) ponderata per
un valore pari alla differenza fra l’unità e un coefficiente (a) denominato
costante di attenuazione del prezzo (smoothing factor) ed il prezzo più
recente, quest’ultimo ponderato per il citato coefficiente.

Il valore di (a) può essere definito discrezionalmente dall’analista. Più (a)


è elevato
l t piùiù sii dà rilevanza
il all prezzo più
iù recente.
t Solitamente
S lit t però ò sii
definisce (a) con la formula sopra descritta in cui (n) è l’ampiezza
dell’intervallo di rilevazione che si sarebbe utilizzato per cosrtruire una
media semplice.
semplice Nella media esponenziale entrambe i limiti della media
semplice esposti in precedenza vengono superati.
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Qualche considerazione. Come si interpretano le Medie Mobili?

Una Media Mobile calcolata sulle chiusure si colloca per costruzione al di


sotto
tt del
d l prezzo quando d questo t salel e all di sopra di esso quando d
scende. La Media Mobile inoltre tende ad agire da supporto quando ci
troviamo in un Uptrend e da resistenza in un Downtrend. La regola di
Trading più utilizzata
tili ata è quella
q ella di comperare quando
q ando il prezzo
pre o rompe al
rialzo la sua Media Mobile e di vendere quando la rompe nuovamente al
ribasso. La logica alla base di questa metodologia operativa è piuttosto
semplice Se i prezzi continueranno a salire la media resterà sotto e
semplice.
saremo in grado di sfruttare la tendenza rialzista fino a quando non
avverrà un segnale opposto. Ma con che criterio si determina (n) ovvero
ll’ampiezza
ampiezza dell
dell’intervallo
intervallo su cui effettuare il calcolo? Possiamo utilizzare
valori canonici molto utilizzati dagli analisti (5-7-10-20-65-120-200) o
possiamo scegliere l’ampiezza arbitrariamente sapendo che più si
allunga ll’orizzonte
orizzonte temporale più si avranno segnali indicativi (anche se
con estremo ritardo) e più lo si riduce più si andrà incontro a falsi segnali.
Una tecnica per decidere l’ampiezza più opportuna su un determinato
mercato è q quella di scegliere
g una valore che abbia dato buoni risultati in
passato con la tecnica descritta in precedenza.
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Qualche esempio grafico: S&P MIB daily

28500
Media Mobile semplice
Media Mobile ponderata 28000

Media Mobile esponenziale 27500

n = 65 27000

26500

26000

25500

25000

24500

September October November December 2004 Feb

Figura 2
Trend Following Indicators – Le Medie Mobili
Qualche esempio grafico: S&P500 weekly

Media Mobile esponenziale a 20 periodi 1350

1300

1250
Trading Range
1200

1150
Uptrend
1100

1050

1000

950
Downtrend
900

850

800
Trading Range
750

A S O N D 2002 A M J J A S O N D 2003 M A M J J A S O N D 2004 M A

Figura 3
Trend Following Indicators – Il MACD
Il Moving Average Convergence Divergence (MACD) è un indicatore di
tendenza estremamente interessante che fa riferimento, come dice
anche
h il suo stesso
t nome, alle
ll Medie
M di Mobili.
M bili

L’idea di fondo è quella di cercare di migliorare il concetto su cui si basa


ll’interpretazione
interpretazione comune delle Medie Mobili vista in precedenza
cercando di ridurre il più possibile i falsi segnali. Cosa intendiamo con
ridurre i falsi segnali? In primo luogo evitare il più possibile di incappare
in indicazioni di acquisto o vendita all all’interno
interno di una fase laterale di
Trading Range ma anche di evitare situazioni di ingresso e uscita in fasi
di tendenza senza che la tendenza abbia avuto effettivamente termine. A
tal proposito si osservi la figura 1 sullo S&P MIB nei punti A e B.
B

Per tentare di ovviare a questi problemi almeno in parte si è pensato di


sostituire il p
prezzo con una Media Mobile calcolata su un’ampiezza
p
ridotta rispetto a quella che genera il segnale.

Un esempio
p g grafico p
potrà chiarire q
quanto espresso.
p
Trend Following Indicators – Il MACD
Questo grafico ripropone lo S&P MIB visto nella figura 1.

Media Mobile esponenziale a 12 periodi


27500
Media Mobile esponenziale a 20 periodi

B 27000

26500

26000

25500
A

25000

August September October November December 2004 Fe

Figura 4
Trend Following Indicators – Il MACD
Il MACD calcola semplicemente la differenza del valore delle due medie:
Media esponenziale a (n) periodi - Media esponenziale a (m) periodi
dove n < m
ovvero:

Moving Average Convergence Divergencet (MACDt):

[(1 – a)) • MME(n)


MME( )t-i + a • Pt] – [(1 – b) • MME(m)
MME( )t-i + b • Pt ] d
dove:

Pt = Ultima chiusura

MME(n)t-i = media esponenziale di Pt a (n) periodi al tempo t-1

MME( )t-i = media


MME(m) di esponenziale
i l di Pt a (m)
( ) periodi
i di all tempo
t t1
t-1

a = 2 / ( n + 1) dove solitamente n = 12

b = 2 / (m + 1) dove solitamente m = 26
Trend Following Indicators – Il MACD

Facendo questo calcolo ne emerge un valore che può essere


rappresentato graficamente in una finestra al di sotto del grafico del
prezzo. Il MACD assumerà valori positivi o negativi a seconda del valore
delle due medie. Si può intuire facilmente che quando il MACD si porta
dal territorio negativo a quello positivo la media più veloce sta superando
al rialzo quella più lenta e quindi si verifica un segnale di acquisto. Allo
stesso modo quando il MACD rompe al ribasso la linea 0 la media più
veloce si porta sotto quella più lenta e quindi si verifica un segnale di
vendita.
dit
La scelta di (n) e (m) è a discrezione dell’analista. I valori più
comunemente utilizzati sono ((n)) = 12 e ((m)) = 26 ma esistono molte altre
combinazioni che lavorano molto bene. Il MACD è un indicatore di tutto
rispetto che nel lungo periodo dà buoni risultati anche se sempre con
grande ritardo, caratteristica che comunque è propria di tutti gli indicatori
Trend Following.
Trend Following Indicators – Il MACD
Un esempio grafico: MIBTEL weekly
Media Mobile esponenziale a 12 periodi
SELL Media Mobile esponenziale a 26 periodi 35000

30000

Falso segnale
25000

BUY 20000

15000

2500
2000
1500
Falso segnale 1000
500
0
-500
-1000
-1500
MACD
-2000
2000
2000 2001 2002 2003 2004
Figura 5
Directional Movement Indicators
Welles Wilder è noto per aver sviluppato durante gli anni ’70 una
moltitudine di indicatori algoritmici. Il più conosciuto è certamente il
R l ti Strenght
Relative St ht Index
I d (RSI),
(RSI) ma hanno
h raggiunto
i t una certa
t notorietà
t i tà
anche i Directional Movement Indicators (D+, D- e ADX) e il Parabolic
S.A.R. che sono tutti indicatori che appartengono alla categoria Trend
Following.
Following

Per poter comprendere la costruzione algoritmica dei Directional


Movement Indicators è necessario comprendere cosa Wilder intendesse
con "directional movement“ che si determina osservando l’ultima barra in
relazione a quella precedente. Si osservino i seguenti patterns.

+DM +DM

-DM -DM

Pattern 1 Pattern 2 Pattern 3 Pattern 4 Pattern 5


Directional Movement Indicators
Nel Pattern 1 il massimo e il minimo dell’ultima barra sono superiori a
quelli della barra precedente. Pertanto il directional movement è positivo.

Nel Pattern 2 il massimo e il minimo dell’ultima barra sono inferiori a


quelli della barra precedente. Pertanto il directional movement è
negativo.
negativo

Nel Pattern 3 il massimo e il minimo dell’ultima barra coincidono con


quelli della barra precedente.
precedente Pertanto il directional movement è nullo.
nullo

Nel Pattern 4 la distanza tra il massimo dell’ultima barra con quello della
barra precedente è superiore alla distanza tra il minimo dell
dell’ultima
ultima barra
con quello della barra precedente. Pertanto il directional movement è
positivo.

Nel Pattern 5 il massimo e il minimo dell’ultima barra sono


rispettivamente inferiore e superiore rispetto a quelli della barra
precedente. Pertanto il directional movement è nullo.
p
Directional Movement Indicators (D+, D-)

Per ottenere il valore dell’indicatore D+ è sufficiente sommare tutti i


directional movement positivi relativi alle ultime ((n)) barre e dividere il
valore per la sommatoria dei True Range relativi alle ultime (n) barre.

Il True Range di una barra si determina scegliendo il valore più elevato


tra i seguenti:

•la distanza tra l’ultimo massimo e l’ultimo minimo;


•la distanza tra l’ultimo massimo e la chiusura precedente;
•la
l distanza
di t t l’ultimo
tra l’ lti minimo
i i e la
l chiusura
hi precedente.
d t

Per ottenere invece il valore dell’indicatore D- è sufficiente sommare tutti


i directional movement negativi relativi alle ultime (n) barre e dividere il
valore per la sommatoria dei True Range relativi alle ultime (n) barre.
Directional Movement Indicators (D+, D-)
Per utilizzare nel modo corretto gli indicatori D+ e D- occorre visualizzarli
contemporaneamente. Quando il D+ si trova sopra il D- il mercato è
generalmente
l t considerato
id t bullish
b lli h mentret quandod il D+ sii trova
t sotto
tt il D-
D
bearish. Perciò quando il D+ supera al rialzo il D- si genera un segnale di
acquisto e quando il D+ scende al di sotto del D- si genera un segnale di
vendita.
vendita
500
Gold daily 495
490
485
480
475
470
465
460
455
450
445
440
435
430
425
420
415

45
D+ a 14 periodi
D- a 14 periodi
D+ 40

35

30

25

20

15

D-
10

28 4 11 18 25 2 9 16 23 31 6 13 20 27 5 11 18 25 1 8 15 22 29 6 12 19 26 3 10 17 24 31 7 14 21 28 5
April May June July August September October November Decem
Directional Movement Indicators (ADX)

Secondo Welles Wilder l’utilizzo degli indicatori D+ e D- non è comunque


sufficiente per ottenere risultati di valore sui mercati finanziari.
finanziari E
E’
opportuno infatti "filtrare" i segnali del D+ e del D- con un terzo indicatore
denominato Average Directional Movement Index (ADX) che si dimostra
in grado di misurare la qualità del trend. Come vedremo il calcolo di
questo indicatore è completamente basato sui valori del D+ e del D- che
vengono opportunamente rielaborati in un nuovo algoritmo.

L’indicatore ADX indica sostanzialmente quali segnali del D+ e D-


devono essere presi in considerazione dagli analisti.

Quando l’ADX è crescente o si mantiene su valori elevati del suo range


la qualità del trend sottostante è buona e quindi si possono seguire le
indicazioni fornite da D+ e D- sia al rialzo che al ribasso.

Quando invece l’ADX è decrescente e si mantiene su valori bassi del


suo range la qualità del trend sottostante è considerata scarsa e quindi è
opportuno
t non fidarsi
fid i delle
d ll indicazioni
i di i i fornite
f it dad D+
D e D-
D sia
i all rialzo
i l che
h
al ribasso.
Directional Movement Indicators (ADX)

L’indicatore ADX non è altro che una media a (n) periodi del Directional
Movement Index (DX) che viene calcolato nel seguente modo:

(D+) – (D-)
DX = * 100 ADX = Σ DXt-i / n
(D+) + (D-)

L’utilizzo combinato dell’ADX con D+ e D- consente di ridurre


notevolmente il numero dei falsi segnali comunicati da questi ultimi.
Infatti è una caratteristica propria degli indicatori di tendenza (medie
mobili comprese) quella di dare molti segnali errati (che generano perdite
ridotte) e pochi segnali corretti (che generano tuttavia ampi profitti).

Un esempio grafico potrà comunque meglio chiarire l’utilizzo combinato


di questiti tre
t i di t i che
indicatori h vengono generalmente l t visualizzati
i li ti
sovrapposti, in una finestra posta al di sotto del grafico del prezzo.
Directional Movement Indicators (D+, D-
e ADX))
Un esempio grafico: STOXX50 weekly
ADX a 14 periodi
D+ a 14 periodi
D- a 14 periodi
3500

3000

2500

2000

Segnali del D+
D e D-
D da NON Segnali del D+
D e D-
D da
45
seguire secondo l’ADX seguire secondo l’ADX
40

35

30

25

20

15

10

5
2 M A M J J A S O N D 2003 M A M J J A S O N D 2004 M A M J J A S O N D 2005 M A M J J A S O N D 2006
Parabolic S.A.R. (Stop And Reversal)

Il Parabolic S.A.R. è sempre un indicatore sviluppato da Welles Wilder.

In questo caso l’obiettivo dello studioso consisteva nel creare un


algoritmo che fosse non solo in grado di segnalare l’inizio di possibili
tendenze ma anche di indicare precisi livelli di Stop loss e Reversal ove
tendenze,
chiudere la posizione in una direzione e aprirne sempre una nuova di
segno opposto.

La costruzione algoritmica del’indicatore Parabolic S.A.R. è piuttosto


complessa. In questa sede ne daremo solo alcuni cenni e rimandiamo
quindi il lettore che desiderasse ulteriori chiarimenti al testo di Welles
Wilder “New concepts in technical trading systems”, Trend Research,
1978.

Se la posizione aperta inizialmente è al rialzo il livello del Parabolic


S.A.R. ove questa dovrà essere chiusa ed invertita al ribasso si calcola
nel seguente
g modo:
Parabolic S.A.R. (Stop And Reversal)

Parabolic SAR0 = Parabolic SAR-1 + AF * (HH - Parabolic SAR-1)

il fattore di accelerazione (AF) è uno tra una progessione di numeri che


cominciano da 0.02 e terminano a 0.2. Il fattore di accelerazione viene
aumentato di un 0.02 in ogni periodo in cui si genera un nuovo massimo.
HH è invece
i il valore
l più
iù elevato
l t raggiunto
i t dai
d i prezzii da
d quando
d la l
posizione rialzista è stata aperta.

Se invece
S i l posizione
la i i aperta
t inizialmente
i i i l t è all ribasso
ib il livello
li ll del
d l
Parabolic S.A.R. ove questa dovrà essere chiusa ed invertita al rialzo si
calcola come segue:

Parabolic SAR0 = Parabolic SAR-1 - AF * (LL - Parabolic SAR-1)

Come in precedenza (AF) è uno tra una progessione di numeri che


cominciano da 0.02 e terminano a 0.2. Il fattore di accelerazione viene
aumentato di un 0.02 in ogni periodo in cui si genera un nuovo minimo.
LL è invece il valore più basso raggiunto dai prezzi da quando la
posizione ribassista è stata aperta.
Parabolic S.A.R. (Stop And Reversal)
L’interpretazione del Parabolic S.A.R. è molto semplice. Si genera un
segnale di acquisto o di vendita ogniqualvolta un prezzo raggiunge i
livelli indicati dal Parabolic S.A.R.
S A R Un esempio grafico potrà certamente
essere di aiuto.
120.0
Un esempio grafico: BOND daily 119.5

119.0

Parabolic S.A.R. 118.5

118.0

117.5

117.0

116.5

116.0

115.5

115.0

114 5
114.5

114.0

113.5

113.0

112.5

112.0

111.5

111.0

110.5

110.0

27 5 11 18 25 1 8 15 22 29 6 12 19 26 3 11 17 24 31 7 14 21 28 5 1
July August September October November December
Contenuti

‰ Introduzione

‰ Trend Following Indicators

‰
‰ Momentum
Momentum Oscillators
Oscillators

‰ Market Breadth Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Momentum Oscillators (Leading Indicators)
Gli indicatori definiti di Momentum o anche Leading Indicators sono, al
contrario di quelli Trend Following, strumenti che lavorano molto bene
nelle fasi di lateralità ovvero di Trading Range dimostrandosi invece
pericolosi e poco indicativi nelle fasi di tendenza. Gli oscillatori di
Momentum sono in grado di comunicare l’inizio di una possibile fase di
ciclicità rialzista o ribassista a poca distanza dalldall’ultimo
ultimo minimo o
massimo delineatosi fornendo quindi molto spesso un livello di Stop Loss
vicino al valore di ingresso suggerito. Tuttavia occorre ricordare subito
una p particolarità molto importante
p dei Leading
g Indicators;; a differenza di
quelli Trend Following non sempre ad un segnale di acquisto corrisponde
necessariamente un successivo segnale di vendita e viceversa. Gli
Oscillatori di Momentum che tratteremo sono:

Price-Rate of Change (P-ROC o anche D-Momentum) e Momentum

Relative Strength Index (RSI)

Stochastic Oscillator

Moving Average Convergence Divergence Trading Method (MACDTM)


Momentum Oscillators – Il Price-Rate Of Change
Come accennato nell’introduzione il P-ROC calcola molto
semplicemente la differenza tra il prezzo di chiusura più recente e quello
di n giorni
i i prima:
i

Price-Rate Of Changet o anche D-Momentumt : Pt – Pt-n

Una variante della formula precedente è il cosiddetto Momentum in cui i


prezzi invece di essere sottratti vengono divisi e poi moltiplicati per 100:

Momentumt : ( Pt / Pt-n ) • 100

Per quanto riguarda ll’interpretazione


interpretazione del P-ROC
P ROC o del Momentum
esistono in dottrina numerose diverse proposte. Alcune di esse riescono
addirittura a trasformarli in indicatori di tendenza.

Una delle interpretazioni più funzionali tuttavia si basa sul concetto di


Divergenza che, insieme ai concetti di Ipercomprato (Overbought) e
Ipervenduto (Oversold), assume un valore di enorme importanza in tutta
l’Analisi Tecnica Algoritmica.
Momentum Oscillators – La Divergenza
Una Divergenza positiva o negativa di un indicatore nei confronti del
prezzo si identifica osservando i massimi e i minimi relativi sia sul grafico
del p prezzo,, sia sul g
grafico dell’indicatore. Si ha una Divergenza
g negativa
g
quando il grafico del prezzo si trova in un uptrend segnando massimi
crescenti con l’indicatore che invece presenta i suoi ultimi già
decrescenti. Al contrario si ha una Divergenza positiva quando il grafico
del prezzo si trova in un downtrend segnando minimi decrescenti con
l’indicatore che invece presenta i suoi ultimi già crescenti. L’assenza di
divergenze sul grafico del Momentum e una coerenza delle sue
oscillazioni con il grafico del prezzo devono essere interpretate come
una conferma della tendenza presente sul prezzo. La logica operativa è
quella di liquidare posizioni rialziste (e di valutare l’apertura di posizioni
ribassiste)
ib i t ) in
i presenza di una divergenza
di negativa
ti e di liquidare
li id posizioni
i i i
ribassiste (e di valutare l’apertura di posizioni rialziste) in presenza di
una divergenza positiva. Come vedremo nel grafico della prossima figura
6 ll’indicazione
indicazione di acquisto o vendita giunge molto prima di quella fornita
da un indicatore di tendenza (il Momentum è infatti un Leading Indicator).
Tuttavia se la tendenza sarà successivamente confermata la nostra
operazione si dimostrerà fallimentare.
fallimentare Proprio per questo motivo il
Momentum è un indicatore che lavora bene solo nelle fasi di Trading
Range o al termine dei grandi trend.
Momentum Oscillators – La Divergenza
Un esempio grafico: Stoxx50 weekly

Momentum
3500
MACD
3000

M
Momentum
t
2500
BUY

MACD BUY
2000
Divergenza positiva

110

100

90

80

-100
-200

M A M J J A S O N D 2003 M A M J J A S O N D 2004 M A

Figura 6
Momentum Oscillators – Ipercomprato e Ipervenduto
Come anticipato poco fa, quando si parla di Indicatori di Momentum o
Leading Indicators è importante capire a fondo che cosa si intende con
area di Ipercomprato e area di Ipervenduto.
Ipervenduto Gran parte dei Leading
Indicators infatti basano la loro interpretazione sulla definizione di queste
aree e sul comportamento che essi assumono al loro interno.

L’area di Ipercomprato è una zona posta a valori elevati sul grafico


dell’indicatore di Momentum in cui generalmente si formano dei picchi da
parte di q
p quest’ultimo. Allo stesso modo l’area di Ipervenduto
p è una zona
posta a valori bassi sul grafico dell’indicatore di Momentum in cui
generalmente si formano degli avvallamenti. Purtroppo la definizione di
queste aree sul grafico del Momentum (o anche del P-ROC) non è
semplice poiché quest’ultimo è un Indicatore che si muove intorno ad un
valore puntuale, e non un Oscillatore, che invece oscilla per costruzione
tra due valori (generalmente 0 e 100). La scelta di dove posizionare le
linee orizzontali che determinano l’ingresso nell’area di Ipercomprato e
Ipervenduto è dunque a totale discrezione dell’analista . Tali rette inoltre
dovranno molto spesso essere spostate perché i picchi e gli avvallamenti
t d
tenderanno a formarsi
f i in
i zone puntuali
t li molto
lt diverse
di f loro.
fra l
Momentum Oscillators – Ipercomprato e Ipervenduto
Un esempio grafico: Stoxx50 weekly
Momentum
2750
Sell Signal 2700
2650
Buy Signal 2600
2550
2500
2450
2400
2350
2300
2250
2200

Area di Ipercomprato
p p >103
105

100

Area di Ipervenduto <97 95

June July August September October November 2004 Fe

Figura 7
Momentum Oscillators – Ipercomprato e Ipervenduto
Definendo le aree di Ipercomprato e Ipervenduto abbiamo stabilito che
quando l’Indicatore fa il suo ingresso all’interno di una di esse il prezzo è
soggetto
gg da un momento all’altro ad un p possibile reversal negativo
g o
positivo poiché si trova appunto in una situazione di ipercomprato o
ipervenduto. Tuttavia, se la tendenza al rialzo o al ribasso del prezzo è
forte, un indicatore può rimanere nell’area di ipercomprato o ipervenduto
anche per diversi periodi. Per questo è importante valutare possibili
acquisti solo quando l’indicatore di Momentum rompe dal basso verso
l’alto la linea che delimita la zona di ipervenduto e valutare possibili
vendite solo quando l’indicatore di Momentum rompe dall’alto verso il
basso la linea che indica la zona di ipercomprato. Si osservi
attentamente dove sono state poste le freccie di Buy e Sell nella figura 7.

Un’altra cosa da valutare è che da questo mini-test empirico si nota


facilmente che, al contrario degli indicatori Trend Following, quelli di
Momentum lavorano meglio nelle fasi laterali e male in quelle di
tendenza. Purtroppo infatti in una fase di tendenza rialzista un indicatore
di Momentum tende a segnalare molte vendite (errate) e pochi acquisti
(corretti) e,
e viceversa,
viceversa in una fase di tendenza ribassista molti acquisti
(errati) e poche vendite (corrette).
Momentum Oscillators – Ipercomprato e Ipervenduto
Tendenza rialzista; i segnali NON sono
validi: 1 acquisto e 4 vendite

2750
Fase laterale; i segnali sono
2700
validi: 3 acquisti e 4 vendite
2650
2600
2550
2500
2450
2400
2350
2300
2250
2200

105

100

95

June July August September October November 2004 Fe

Figura 8
Momentum Oscillators – Il Relative Strength Index

Dopo aver parlato a fondo del P-ROC e del Momentum e soprattutto dei
concetti di Divergenza, Ipercomprato e Ipervenduto possiamo passare
ad analizzare i due Leading Indicators più conosciuti ovvero il Relative
Strength Index e lo Stocastico.

Come vedremo
C d l loro
la l i t
interpretazione
t i è praticamente
ti t identica
id ti a quella ll
vista in precedenza per il P-ROC e il Momentum. Quindi grande
attenzione alle Divergenze e all’atteggiamento degli oscillatori nelle aree
di Ipercomprato e Ipervenduto.
Ipervenduto Inoltre avremo anche una piccola
facilitazione; infatti, trattandosi di Oscillatori e non più di Indicatori,
definire le zone di Ipercomprato e Ipervenduto sarà molto più semplice e
rapido.
rapido

Cominciamo con il Relative Strength Index o più comunemente RSI che,


insieme ad altri celeberrimi indicatori (ATR,
(ATR D+,
D+ D
D-, ADX,
ADX CCI,
CCI Parabolic
Sar), è stato sviluppato da Welles Wilder e presentato negli anni ’70 nel
testo americano da lui pubblicato “New concepts in Technical Trading
Systems .
Systems”.
Momentum Oscillators – Il Relative Strength Index
Il Relative Strength Index è stato presentato da Wilder come un
oscillatore in grado di risolvere alcuni problemi caratteristici del P-ROC e
d l Momentum.
del M t Ci riferiamo
if i i
innanzitutto
it tt alla
ll loro
l eccessivai volatilità
l tilità e
secondariamente al fatto che si muovono sempre intorno a valori
puntuali (0 per il P-ROC e 100 per il Momentum) rendendo così
complessa e troppo arbitraria la definizione delle zone di Ipercomprato e
Ipervenduto.

La formula che calcola il Relative Strength Index (blended) è la


seguente:

RSIt : 100 – [ 100 / 1 + ( MIt / MDt ) ] dove:

MIt = media semplice degli scostamenti di prezzo al rialzo degli ultimi n periodi

MDt = media semplice degli scostamenti di prezzo al ribasso degli ultimi n periodi

Un semplice esempio numerico potrà chiarire il metodo di calcolo


dell’RSI blended.
Momentum Oscillators – Il Relative Strength Index
Esempio di calcolo dell’RSI a 5 periodi:
last positive negative up down
Date
close change change average average
1 20.6
2 21.1 0.5
3 22.3 1.2
4 21.8 0.5
5 20.9 0.9
6 21.5 0.6 0.46 0.28 RSI = 100 – [ 100 / 1 + ( 0.46 / 0.28 ) ] = 62.14
7 21.2 0.3 0.36 0.34 RSI = 100 – [ 100 / 1 + ( 0.36 / 0.34 ) ] = 51.42
8 22 0.8 0.28 0.34 RSI = 100 – [ 100 / 1 + ( 0.28 / 0.34 ) ] = 45.14

Come è facile constatare l’RSI oscilla per costruzione tra 0 e 100 e,


come anticipavamo, diventa molto più semplice definire le aree di
Ipervenduto e Ipercomprato.
Ipercomprato Generalmente si utilizza il valore 30 come
limite della zona di Ipervenduto e il valore 70 come limite dell’area di
Ipercomprato. Tuttavia la definizione di questi livelli è a discrezione
dell’analista
dell analista. Quest
Quest’ultimo
ultimo potrà decidere di spostarli a 20 e 80 oppure a
40 e 60 in base a ciò che sembra più funzionale al mercato che si sta
analizzando. Per quanto riguarda invece la scelta di (n), ovvero del
numero
u eo d di pe
periodi
od da osse
osservare,
a e, il valore
ao e ppiù
ù u
utilizzato
a o è ((14)) sebbe
sebbene
e
anche (5) e (10) vengano generalmente molto utilizzati dagli analisti.
Momentum Oscillators – Il Relative Strength Index

L’utilizzo più appropriato del Relative Strength Index, su suggerimento


dello stesso Wilder,, consiste soprattutto
p nell’identificare Divergenze
g
negative o positive col prezzo, meglio naturalmente se si verificano in
corrispondenza di aree di Ipercomprato o Ipervenduto.

Da non dimenticare tuttavia il fatto che l’RSI è un indicatore di


Momentum che lavora bene nelle fasi di lateralità o al termine delle fasi
di tendenza. L’utilizzo dell’RSI comperando quando rompe dal basso
verso l’alto la linea che delimita la zona di Ipervenduto o vendendo
quando rompe dall’alto verso il basso la linea che indica la zona di
Ipercomprato può diventare fallimentare in fasi di tendenza ben definita,
specie se tale segnale non è accompagnato da una chiara divergenza
positiva o negativa col prezzo. A tal proposito si osservi con attenzione
l’esempio proposto nella figura 9. Per tutta la durata del Bull Market
1996 1998 l’RSI non ha
1996-1998 h comunicato
i t un solol segnalel di BUY.
BUY
Momentum Oscillators – Il Relative Strength Index
Un esempio grafico: Mibtel weekly

RSI
S a 14 pe
periodi
od 25000

Sell Signal senza divergenza


20000
Sell Signal con divergenza

15000

10000

90
80
70
60
50
40
30
6 A M J J A S O N D 1997 M A M J J A S O N D 1998 M A M J J A S

Figura 9
Momentum Oscillators – Lo Stocastico

Il processo dello Stocastico fu creato da George Lane molti anni fa ma fu


preso in considerazione nell’ambito dell’Analisi Tecnica Algoritmica
soltanto negli anni ’80. La definizione più semplice dell’oscillatore
Stocastico è la seguente; esso misura, su base percentuale da 0 a 100,
la relazione dell’ultimo prezzo di chiusura con il range di prezzo di un
numero predeterminato
d t i t di periodi.
i di

La formula è la seguente:

Stocasticot (%Kt) : 100 • [ ( Pt – LL ) / ( HHt – LLt ) dove:

Pt = ultimo prezzo

HHt = massimo più elevato degli ultimi n periodi

LLt = minimo più basso degli ultimi n periodi

Un esempio numerico potrà aiutare a comprendere meglio quanto


esposto.
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Esempio di calcolo dello Stocastico a 5 periodi:
Date High Low Close
1 21.5 20.0 20.6
2 21.1 20.4 21.1
3 22.7 22.2 22.3
4 22.4 21.6 21.8
5 21 7
21.7 20 6
20.6 20 9
20.9 Stocastico : 100 • [ ( 20
20.9
9 – 20
20.0
0 ) / ( 22
22.7
7 – 20
20.0
0)= 33
33.33
33
6 21.8 21.3 21.5 Stocastico : 100 • [ ( 21.5 – 20.4 ) / ( 22.7 – 20.4 ) = 47.82
7 21.4 20.8 21.2 Stocastico : 100 • [ ( 21.2 – 20.6 ) / ( 22.7 – 20.6 ) = 28.57
8 22.0 21.2 22 Stocastico : 100 • [ ( 22.0 – 20.6 ) / ( 22.4 – 20.6 ) = 77.77

Lo Stocastico calcolato in questo modo (%K) è un oscillatore molto


volatile che si sposta repentinamente all’interno del suo range di
oscillazione ((0-100).
) Anche calcolato su p periodi p
più elevati come p per
esempio 10 o 20 il suo comportamento resta sempre piuttosto “isterico” e
molto diverso da quello dell’RSI. Come sarà facile intuire il %K è quindi
un oscillatore molto veloce che comunica segnali
g di p
possibile inversione
quando i prezzi hanno cominciato a cambiare direzione non solo da poco
tempo ma anche molto poco in termini di prezzo. Possiamo quindi
considerare il %K come il più rapido tra i Leading Indicators. Tuttavia c’è
naturalmente un prezzo da pagare. Infatti, come è possibile constatare
nella prossima figura, i falsi segnali che comunica sono molto numerosi.
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Un esempio grafico: Stoxx50 weekly
%K a 5 periodi 2750
%K a 10 periodi 2700
%K a 20 periodi 2650
2600
2550
2500
2450

2400
2350

50

50

50

y August September October November December 2004 Febr

Figura 10
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Per ovviare a questo problema si è pensato di rallentare il movimento del
%K costruendo una nuova linea che fosse una media mobile dei valori di
%K Nasce
%K. N d
dunque l linea
la li %D che
h a sua volta lt puòò essere ulteriormente
lt i t
smussata (in gergo il terribile inglesismo smuttata, da smoothing)
attraverso la definizione di una nuova media mobile che viene definita
%D Slow.
Slow Indifferentemente tutte e tre queste linee vengono
comunemente definite come Stocastico. Generalmente tuttavia quando
si parla di oscillatore Stocastico ci si riferisce alla linea %D che appare
quella più funzionale.
funzionale La scelta del periodo su cui calcolare la media è a
discrezione dell’analista così come la scelta dei periodi su cui calcolare il
valore di %K. Per quanto concerne la media il valore più utilizzato dagli
analisti è 3. Per quanto riguarda invece la seconda variabile il valore
utilizzato più frequentemente è 10.

Nella p prossima figura


g 11 è stato riproposto
p p il g
grafico dello Stoxx50 dailyy
con le 3 linee calcolate a 10 periodi e con media a 3 periodi (ovviamante
solo per %D e %D Slow). Si osservi come l’analisi dell’andamento della
linea %D sia p più funzionale e ppossa consentire con maggioregg facilità
l’utilizzo di quanto abbiamo appreso in merito a Divergenze,
Ipercomprato e Ipervenduto.
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Un esempio grafico: Stoxx50 daily
%K 10 2750
%D 10,
10 3 2700
%D Slow 10, 3, 3 ? 2650
2600
2550
2500
2450
2400
2350

50

?
50

50

July August September October November December 2004 Feb

Figura 11
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Per quanto concerne l’interpretazione dell’oscillatore Stocastico valgono
tutte le considerazioni già espresse in precedenza quando abbiamo
parlato di Momentum e RSI. La definizione delle linee di Ipercomprato
p p p e
Ipervenduto è a cura dell’analista (si preferisce utilizzare come valori
standard 20 e 80 piuttosto che 30 e 70) ma anche l’analisi delle
Divergenze risulta essere molto interessante. Lo Stocastico tuttavia
sembra essere maggiormente funzionale nelle fasi di lateralità utilizzando
come segnali di acquisto e vendita le intersezioni dell’oscillatore con i
livelli di Ipercomprato e Ipervenduto. La linea D% Slow può essere anche
utilizzata in combinazione con la linea %D per velocizzare i segnali di
acquisto e vendita. Si acquista quando, in area di Ipervenduto, la %D,
che si trova sotto la %D Slow, rompe al rialzo quest’ultima e allo stesso
modo d sii vende
d quando,
d ini area di Ipercomprato,
I t lal %D,
%D cheh sii trova
t sopra
la %D Slow, rompe al ribasso quest’ultima. Tale utilizzo è tuttavia
abbastanza rischioso poiché velocizzando il segnale si ricade nel
medesimo errore a cui ci aveva condotti ll’utilizzo
utilizzo del %K,
%K ovvero la
presenza di un largo numero di falsi segnali. Tuttavia nelle fasi di
tendenza l’utilizzo degli incroci della %D con la %D Slow può divenire
molto interessante.
interessante Questa interpretazione è tuttavia molto complessa e
non è il caso di approfondirla ulteriormente. I più curiosi possono però
dedurre qualcosa osservando i cerchi nella successiva figura 12.
Momentum Oscillators – Lo Stocastico
Un esempio grafico: S&P MIB daily
%D 10, 3
%D Slow 10,, 3,, 3
28000
SELL
SELL
27500

27000
BUY
26500

26000
100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
17 24 1 8 15 22 5 12 19 26 2 9
December 2004 February
Figura 12
Momentum Oscillators– Il MACDTM
Quando si parla di Moving Average Convergence Divergence Trading
Method (MACDTM) ci si riferisce non ad un indicatore vero e proprio ma
ad una diversa interpretazione
p del MACD,, g già trattato nella sezione
dedicata ai Trend Following indicators. Il grafico del MACD viene in
questo caso arricchito con una seconda linea più lenta (più smuttata)
che, come ormai il lettore sarà in grado di intuire anche da solo, altro non
è che una media a (n) periodi del MACD stesso. Solitamente (n) assume
il valore di 9. Questa seconda linea viene definita Trigger Line che in
italiano letteralmente significa “linea di innesco”. La regola di Trading alla
base del MACDTM è molto semplice. Si acquista quando il MACD rompe
dal basso verso l’alto la Trigger Line e si vende quando il MACD la
rompe dall’alto verso il basso. Utilizzando questo dipo di interpretazione
il segnale
l viene
i notevolemente
t l t velocizzato
l i t e dunque
d il MACD diventa
di t da
d
Trend Following Indicator, o Lagging Indicator, un vero e proprio Leading
Indicator, o Momentum Indicator. Quali sono i vantaggi di utilizzare il
MACDTM al posto di altri indicatori di Momentum? Principalmente uno
solo; quello che necessariamente ad ogni segnale di acquisto
corrisponde sempre un successivo segnale di vendita che è una
caratteristica propria dei segnali che si basano sulle medie mobili.
mobili E fra
l’altro e proprio questa caratteristica che consente l’utilizzo
dell’espressione Trading Method ovvero “Metodologia di Trading”.
Momentum Oscillators– Il MACDTM
Questo grafico ripropone il MIBTEL weekly visto nella figura 5.

35000
Sell Signal
30000
Buy Signal
25000

20000

15000

2500
2000
1500
1000
500
0
-500
MACD -1000
-1500
Ti
Trigger Line
Li -2000
2000 2001 2002 2003 2004
Figura 13
Contenuti

‰ Introduzione

‰ Trend Following Indicators

‰ Momentum Oscillators

‰ Market
MarketBreadth
Breadth Indicators
Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Market Breadth Indicators
I Market Breadth Indicators sono indicatori che misurano “l’ampiezza del
mercato” e possono essere utilizzati solamente in relazione ai grafici
d li indici
degli i di i azionari
i i o di qualunque
l altro
lt strumento
t t finanziario
fi i i che
h sia
i
rappresentativo di un paniere di titoli a loro volta quotati.

Infatti il valore di questi indicatori dipende dall


dall’andamento
andamento di tutti i titoli
che compongono il paniere.

Tratteremo in questa sede i principali Market Breath Indicators:

Advancing-Declining Issues

Advance/Decline Ratio

Advance Decline Line

McClellan Oscillator
Market Breadth Indicators
La logica alla base dei Market Breadth Indicators è quella di valutare se il
rialzo o ribasso di un determinato indice azionario è supportato da un
alto
lt numero di titoli
tit li che
h compongono il paniere
i o solamente
l t da
d alcuni.
l i

Per scoprire questo è necessario procedere in ogni periodo


all’osservazione
all osservazione del prezzo di chiusura di ciascun titolo azionario che
compone l’indice e scoprire se è salito o sceso rispetto al periodo
precedente.

Facciamo un esempio sull’indice Stoxx50 che rappresenta l’andamento


di 50 titoli europei (Svizzera compresa a differenza dell’EuroStoxx50).
Per determinare “l’ampiezza
l ampiezza del mercato
mercato” dovremo sapere quanti titoli in
questo periodo (giorno, settimana, mese, ecc.) sono saliti rispetto al
periodo precedente e quanti invece sono scesi. Consideriamo per
esempio
p che siano saliti 37 titoli e che 13 siano scesi. Consideriamo
anche che nei due periodi precedenti questi valori siano stati 45-5 e 22-
28. Queste informazioni ci consentono già di calcolare molto
p
semplicemente il valore dei p
primi tre indicatori visti nella diapositiva
p
precedente ovvero dell’Advancing-Declining Issues,dell’Advance/Decline
Ratio e della Advance Decline Line.
Market Breadth Indicators
Le loro formule sono le seguenti:

g g Issuest: At – Dt
Advancing-Declining dove:

At = titoli azionari del paniere che sono saliti rispetto il periodo precedente

Dt = titoli azionari del paniere che sono scesi rispetto il periodo precedente

Advance/Decline Ratiot: At / Dt

Advance Decline Linet (ADLt): ADLt-1 + ( At – Dt ) dove:

ADLt-1 = Advance Decline Line al tempo t-1

Il calcolo dei tre indicatori con i dati della diapositiva precedente è il


seguente:
t
Date At Dt At - Dt A t / Dt ADL
( ADL + )( +
t-1 t-1 AtA–t D
-Dt )t
1 22 28 -6 0.786 -6
2 45 5 40 9.000 34
3 37 13 24 2.846 58
Market Breadth Indicators
L’interpretazione dei Market Breath Indicators è molto simile a quella
relativa agli indicatori di Momentum. Occorre però distinguere tra
Advancing-Declining
g g Issues e Advance/Decline Ratio da una p parte e
Advance Decline Line dall’altra.

Per i primi due infatti l’interpretazione si basa esclusivamente sulla


determinazione di livelli di Ipercomprato e Ipervenduto e le regole di
acquisto e vendita sono esattamente le medesime viste in precedenza con
i Leading Indicators.

Per quanto riguarda invece l’Advance Decline Line, che è anche


considerato il Market Breadth Indicator più indicativo, la sua
i t
interpretazione
t i sii basa
b esclusivamente
l i t sulla
ll identificazione
id tifi i di divergenze
di
positive o negative nei confronti del grafico del prezzo. Infatti, come è
facile intuire, nel caso di un nuovo massimo sull’indice, una divergenza
negativa dell’Advance Decline Line ci comunica che il rialzo dell’indice non
è più supportato dalla totalità dei titoli azionari che lo compongono ma solo
da alcuni. Questo fatto potrebbe dunque preludere ad una successiva
perdita di forza anche da parte di quei titoli che mantengono ll’indice indice
ancora forte e questo condurrebbe inevitabilmente ad una seria inversione
di tendenza sull’indice stesso.
Market Breadth Indicators – Advance/Decline Ratio
Un esempio grafico: MIBTEL daily

Advance/Decline Ratio

Mibtel

Figura 14
Market Breadth Indicators – Advance Decline Line
Un esempio grafico: INDICE COMIT daily

Comit

Advance/Decline Line

Figura 15
Market Breadth Indicators – McClellan Oscillator
Il McClellan Oscillator, sviluppato dai coniugi Sherman e Marian
McClellan nel testo “Patterns for Profits”, è un indicatore che si propone
di rallentare il movimento e meglio g definire il range
g di oscillazione
dell’Advancing-Declining Issues sul NYSE (New York Stock Exchange)
affinchè sia possibile lavorare con minore discrezionalità con i livelli di
Ipercomprato e Ipervenduto. Infatti, nel caso dell’Advancing-Declining
Issues, tali livelli vengono fissati in modo molto discrezionale ed è
spesso necessario procedere al loro spostamento esattamente come
capitava con il P-ROC. Infatti, trattandosi di un indicatore che si muove
intorno ad un valore puntuale, il range di oscillazione può cambiare
sensibilmente tra una fase di mercato e l’altra.

Il McClellan
M Cl ll Oscillator
O ill t risolve
i l tuttavia
t tt i solol in
i parte
t questa t problematica.
bl ti
Infatti non si tratta di un oscillatore vero e proprio, ma la sua modalità di
calcolo fa in modo che sul NYSE si muova sostanzialmente tra –100 e
+100 con qualche raro picco sotto e sopra questi livelli.livelli La definizione
delle aree di Ipercomprato e Ipervenduto diventa dunque molto più
agevole. Solitamente si fissa il livello di Ipecomprato a +70 e quello di
Ipervenduto a –70. 70 Situazioni in cui ll’indicatore
indicatore si porta sopra +100 e
sotto –100 vengono definite “estreme” e anticipatorie di grandi inversioni
di prezzo sul mercato azionario americano.
Market Breadth Indicators – McClellan Oscillator
Naturalmente l’interpretazione operativa è la medesima vista in
precedenza con l’Advancing-Declining Issues.

McClellan Oscillatort (McOt):

[(1 – a)) • MME(A)


[( ( )tt-ii + a • At] – [(
[(1 – b)) • MME(D)
( )tt-ii + b • Dt ] dove:

At = titoli azionari del paniere che sono saliti rispetto il periodo precedente

Dt = titoli azionari del paniere che sono scesi rispetto il periodo precedente

MME(A)t-i = media esponenziale di (A) a (n) periodi al tempo t-1

MME(D)t-i = media esponenziale di (D) a (m) periodi al tempo t-1

a = 2 / (n + 1) dove n = 19 b = 2 / (m + 1) dove m = 39

In poche parole si tratta della differenza tra la media esponenziale a 19


periodi di (A) meno la media esponenziale a 39 periodi di (D).
Market Breadth Indicators – McClellan Oscillator
Un esempio grafico: NYSE daily

Figura 16
Contenuti

‰ Introduzione

‰ Trend Following Indicators

‰ Momentum Oscillators

‰ Volatility
‰ Market Indicators
Breadth Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Volatility Indicators
Con il termine Volatilità ci si riferisce generalmente ad una misura della
dispersione dei prezzi intorno ad un valore medio.

Un indicatore in grado di misurare la Volatilità è certamente la Standard


Deviation (σ) che è un indicatore di rischio statistico che in genere viene
calcolato sui rendimenti.
rendimenti Più precisamente con Standard Deviation si
intende lo scarto quadratico medio dei rendimenti dal rendimento medio.
Tuttavia in Analisi Tecnica siamo più interessati ai prezzi che ai
rendimenti La nostra base di calcolo saranno dunque i prezzi.
rendimenti. prezzi

La Standard Deviation diventa dunque lo scarto quadratico medio dei


prezzi dal prezzo medio.
medio In modo ancora più semplice possiamo dire che
la Standard Deviation ci segnala se i prezzi sono lontani o vicini al loro
valore medio a n periodi.

1
σt = Σ ( Pit – Pi ) 2 dove:
n-1

Pi = Prezzo medio a (n) periodi


Volatility Indicators
L’analisi della Volatilità Storica in Analisi Tecnica è molto utile perché
generalmente quando essa è particolarmente elevata o particolarmente
b
bassa i prezzii sii trovano
t i un area di massimo
in i o in
i un’area
’ di minimo.
i i
Abbiamo specificato Volatilità Storica perché non ci si deve confondere
con il concetto di Volatilità Implicita che invece si riferisce ad una
“Volatilità
Volatilità Futura
Futura” che viene stimata attraverso il mercato delle opzioni.
opzioni

E’ importante fare questa distinzione poiché in Analisi Tecnica si ha


un’interpretazione
un interpretazione dei grafici di Volatilità Storica che è completamente
opposta a quella degli indicatori di Volatilità Implicita. Tuttavia in questa
sede tratteremo soltanto i primi in quanto il principale indicatore di
Volatilità Implicità è il Vix che fa parte dei Sentiment Indicators.
Indicators

Gli indicatori di Volatilità Storica che tratteremo sono due:

Standard Deviation

Average
g True Range
g
Volatility Indicators – La Standard Deviation
Abbiamo già parlato poco fa della formula della Standard Deviation e del
suo significato. Passiamo ora a cercare di capire come interpretare nel
modo migliore il suo andamento grafico.grafico Come già anticipato si è
verificato empiricamente che spesso massimi o minimi di mercato sono
accompagnati da letture di volatilità particolarmente elevate. Questo
perché generalmente i picchi e i minimi di mercato sono accompagnati
da forti variazioni di prezzo. Si pensi a marzo 2000, massimo del Bull
Market degli anni ‘90 o a settembre 2001 ove si è generato un minimo
sulla tragedia
g delle Twin Towers. Ma anche la Volatilità bassa deve
essere studiata con attenzione. Infatti si ritiene che anche quest’ultima,
allo stesso modo dei prezzi e di qualunque altro elemento in natura, si
muova ciclicamente. E quindi una Volatilità particolarmente bassa
segnala la possibilità che a breve vi possa essere un suo significativo
aumento e l’effetto di questo sui prezzi è generalmente l’inizio di un trend
esplosivo. In poche parole la Volatilità quando si porta a valori estremi al
rialzo o al ribasso deve essere vista come un campanello d’allarme che
segnala il possibile accadimento di un’evento particolare (massimo o
minimo di mercato o inizio di una fase di tendenza esplosiva in una
di i
direzione precisa).
i )
Volatility Indicators – La Standard Deviation
Un esempio grafico: Nasdaq monthly

5000
4000

3000

2000

1000

1000
900
800
700
600
500
400
300
200
Standard Deviation a 10 periodi 100
0
3 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004

Figura 17
Volatility Indicators – La Standard Deviation
L’interpretazione della Standard Deviation in Analisi Tecnica, come
abbiamo visto, non è semplice e univoca. Se la Volatilità è elevata e
genera un picco possiamo essere indifferentemente in una zona di
massimo o in una zona di minimo. Se la Volatilità è invece bassa e
genera un avvallamento siamo probabilmente di fronte all’inizio di un
trend ma non cc’è
è certezza se sarà un Uptrend o un Downtrend.
Downtrend

Tuttavia molti analisti sono concordi nel dire che spesso (non sempre) a
picchi di Volatilità corrispondono massimi di mercato e ad avvallamenti di
Volatilità corrispondono minimi di mercato. Questo perché generalmente
sui massimi c’è alta Volatilità causata da euforia generalizzata e paura
mentre sui minimi spesso il mercato è calmo perché le aspettative sui
profitti sono basse. Osservando la precedente figura 17 sul Nasdaq
monthly e la successiva figura 18 sul Mibtel weekly si può notare che
questa idea non è del tutto sbagliata.
q g Tuttavia non bisogna
g dimenticare
che questa non è la regola. Infatti come è possibile constatare dalla
successiva figura 19 sempre sul Mibtel weekly l’interpretazione
maggiormente corretta è quella espressa nel primo capoverso di questa
slide.
Volatility Indicators – La Standard Deviation
Un esempio grafico: Mibtel weekly
35000
30000

25000

20000

15000

10000

3500
Standard Deviation a 10 periodi
3000
2500
2000
1500
1000
500

1994 1995 1996 1997 1998

Figura 18
Volatility Indicators – La Standard Deviation
Un esempio grafico: Mibtel weekly
35000
30000

25000

20000

15000

10000

3500
3000
2500
2000
1500
1000

Standard Deviation a 10 periodi 500

999 2000 2001 2002 2003 2004

Figura 19
Volatility Indicators – Average True Range
Un secondo metodo per calcolare la Volatilità Storica è quello fornito
dall’Average True Range (ATR), indicatore costruito sempre dal trader
americano
i W ll Wilder
Welles Wild (lo
(l stesso
t d ll’RSI)
dell’RSI).

Average True Ranget (ATRt) :

Media a (n) periodi del “True Range” ovvero del valore più elevato tra i
seguenti:
• La distanza puntuale tra il massimo e il minimo dell’ultimo periodo.

• La distanza puntuale tra il massimo dell’ultimo periodo e la chiusura


del periodo precedente.

• La distanza puntuale tra il minimo dell’ultimo periodo e la chiusura


del periodo precedente.
Solitamente (n) assume il valore di 14.

L’interpretazione dell’Average True Range è la medesima di quella vista


in precedenza con la Standard Deviation.
Volatility Indicators – Average True Range
Un esempio grafico: Nasdaq daily

2100

2000

1900

1800

1700

1600

34
Average True Range a 14 periodi
33
32
31
30
29
28
27
26
25
June July August September November 2004 February

Figura 20
Contenuti

‰ Introduzione

‰ Trend Following Indicators

‰ Momentum Oscillators

‰ Market Breadth Indicators

‰ Volatility Indicators

‰ Conclusioni
Conclusioni
Conclusioni
In questa dispensa abbiamo esplorato i 4 campi in cui si espleta l’Analisi
Tecnica Algoritmica ad eccezione tuttavia della categoria dei Sentiment
Indicators poichè si basano principalmente su dati che in Europa non
sono disponibili ufficialmente. Tuttavia questa categoria di indicatori è
sicuramente parte integrante dell’Analisi Tecnica ma il loro
assoggettamento
gg a q
quella p
prettamente Algoritmica
g potrebbe sembrare
p
un po’ forzato in quanto non sempre alla loro base c’è un algoritmo vero
e proprio. Spesso infatti si tratta solo dell’osservazione e
dell’interpretazione di questi dati.
Cecando di trarre qualche conclusione su quanto affrontato possiamo
dire che abbiamo certamente capito che non esiste un indicatore
algoritmico in grado di dare buoni risultati in ogni fase di mercato ma
alcuni indicatori lavorano bene in alcuni momenti (per esempio i Trend
Following in fasi di tendenza) e alcuni in altri (i Momentum Oscillators nei
trading ranges). Altri indicatori hanno invece la semplice funzione di
campanello ll d’allarme
d’ ll e la
l capacità
ità di indicare
i di che
h qualcosa
l non funziona
f i
come dovrebbe; alcuni di questi danno indicazioni chiare ed univoche
(Market Breadth Indicators); altri invece sono molto più “sibillini”
(Volatilit Indicators) sebbene già il fatto di sapere che qualcosa
(Volatility q alcosa di
importante stia per accadere sia già un’informazione che potrebbe
diventare molto preziosa.
Conclusioni
L’abilità di un analista tecnico sta nel saper comprendere a fondo ogni
strumento di analisi, nel saper creare un pool di indicatori o tecniche
opportunamemente
pp impostate
p e nell’applicarle
pp con successo sapendo
p
affrontare in modo efficiente (attenzione, non vincente) ogni fase di
mercato.

Il lettore non deve confondere questa dispensa o l’Analisi Tecnica con un


facile strumento per arricchirsi rapidamente. Chi lo ha fatto ha sempre
miseramente fallito. I più fortunati hanno perso subito il loro piccolo
capitale con una sequenza di fallimenti e hanno potuto tornare a casa
tutto sommato “in piedi”. I più sfortunati invece, dopo una fase iniziale
fortunata dovuta puramente al caso, hanno acquisito sicurezza e
presunzione,
i e questot li ha
h condotti
d tti purtroppo
t successivamente
i t a creare
danni economici enormi a sè stessi, ai loro cari ed amici e a tutti coloro
che si erano fidati di loro.

L’Analisi Tecnica è certamente uno strumento potente in grado di dare


indicazioni di grande aiuto ai traders e a tutti coloro che lavorano sui
mercati finanziari e necessitano di previsioni a breve o a lungo termine.
termine
Conclusioni
Tuttavia occorre conoscere i limiti di questa materia cioè quello che può
fare e quello che non può fare. Può analizzare i mercati e può fare
previsioni tanto più corrette a seconda dell
dell’abilità
abilità dell
dell’analista
analista ma in ogni
caso non può da sola condurre a risultati positivi continuativi. Per
ottenere questo occorrono una serie di altre qualità che sono proprie di
chi utilizza l’Analisi Tecnica come l’umiltà,, la tranquillità
q emotiva e
l’intelligenza nonché una grande propensione allo studio e allo sforzo.

alessandro.angeli@tin.it

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