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STORIA IN RETE COMPIEGA

GLI SPECIALI STORIA IN RETE COMPIEGA


GLI SPECIALI

Speciale numero 4
Aprile - Giugno
Speciale 2014 4
numero €€ 9,50
5,90
Aprile - Giugno 2014 € 9,50
- Verona
- Verona
1 - DRCB

UN
UN GRANDE
1 - DRCB

GRANDE
art.1comma
art.1comma

MISTERO
MISTERO ITALIANO
ITALIANO
L. 27/02/2004)

TRA
TRA STRATEGIE,
STRATEGIE, BUGIE,
L. 27/02/2004)

BUGIE,
DOCUMENTI,
DOCUMENTI, OMISSIONI
OMISSIONI
(conv.in
(conv.in

EE PIANI
PIANI SEGRETI
SEGRETI
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In. A.P 353/2003
353/2003

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- Mensile
- Mensile - Compiega
- Compiega n. 101-102
n. 101-102 marzo-aprile
marzo-aprile 2014
2014 - Poste
- Poste S.p.A.
Italiane
Italiane

GLI
GLI ULTIMI
ULTIMI GIORNI
GIORNI DI
in Rete

DI
in Rete
Storia

MUSSOLINI
Storia
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GLI SPECIALI

Speciale
Specialen.
n.44--aprile-giugno
aprile-giugno2014
2014
Gli
Gli ultimi
ultimigiorni
giornidi
diMussolini
Mussolini
Storia in Rete
periodico mensile
periodico mensile
Speciale n°
Speciale n° 44 Aprile-Giugno
Aprile-Giugno 2014
2014
Compiega n°
Compiega n° 101-102
101-102
Marzo-Aprile
Marzo-Aprile 20142014
anno X
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fax 06
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Sommario
Maurizio
AveraldoBarozzi
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Luca Di Bella
Luca Di Fabei
Bella
04 Editoriale 92 Obbiettivo Mussolini. In TV...
Stefano
StefanoGaribaldi
Luciano Fabei
Luciano
Aldo G.Garibaldi
Ricci 10
04 Cronologia
Editoriale 102
106 Esclusivo
Esclusivo- Mussolini
- Mussolinie egligli«Amerikani»
«Amerikani»
Aldo G.Riggio
Andrea Ricci
Andrea
Paolo Riggio
Simoncelli
Paolo Simoncelli 14 Cronologia
10 Atlante 114 Lamorte
118 La mortedidiMussolini
Mussolini
Marino Viganò
Marino Viganò
Editing, ricerche e cartografia 14 Atlante 120 28 aprile: una giornata inverosimile
Editing, ricerche
Emanuele e cartografia
Mastrangelo
16 «Tutto da rifare, pover’uomo» 116 28 aprile: una giornata inverosimile
Emanuele Mastrangelo
mastrangelo@storiainrete.com 16 «Tutto da rifare, pover’uomo» 126 Una macabra messinscena
mastrangelo@storiainrete.com 20 Aprile ‘45: la pacificazione impossibile 122 Una macabra messinscena
Grafica 20 Aprile ‘45: la pacificazione impossibile 136 La pista inglese
Grafica
Purinto
Purinto
www.purinto.it 26 I tedeschi abbandonano la nave che 132 Il dilemma di Giulino di Mezzegra
www.purinto.it 26 I tedeschi abbandonano la nave che 144 Il dilemma di Giulino di Mezzegra
aff onda
affonda
Progetto grafico
Progetto grafico
Marco Guerra 136
148 IlIlcadavere
cadaveren.n.167
167
Marco Guerra
marco.guerra@purinto.it 32
32 Collasso
Collassototale:
totale:leleforze
forzedella
dellaRSI
RSI
marco.guerra@purinto.it 154 Milza,
Milza,un’occasione
un’occasionesprecata
sprecata
Stampa 142
Arti Grache
Stampa Boccia 38 25
38 25 aprile:
aprile:calma
calma(quasi)
(quasi)piatta
piatta
Via Tiberio Claudio
Arti Grache Felice 7,
Boccia 156 Dongo:
144 Il pasticcio di Dongo
ma quante persone potevano
84131
Via Tiberio Salerno
Claudio Felice 7, 44 Arcivescovado: vertice degli equivoci
84131 Salerno 44 Arcivescovado: vertice degli equivoci essere «Valerio»?
160 Dongo: ma quante persone potevano
Arretrati 50 Appuntamento sul lago essere «Valerio»?
Informazioni e modalità
Arretrati
a pag. e112
50 Appuntamento sul lago 154 La leggenda di Villa Belmonte:
Informazioni modalità
a pag. 116
54 I dossier di Mussolini: da Milano 170 dieci
La leggenda
domandedisenza
Villa Belmonte:
una risposta
Editore
54 Iadossier
Londra.diPoi, il nulla da Milano
Mussolini: dieci domande senza una risposta
Storia in Rete Editoriale s.r.l.
Editore
Via Paolo
Storia in ReteBentivoglio
Editoriale36,
s.r.l. 64 aChe
Londra. Poi,
errore il nulla
fidarsi dei tedeschi... 176 IlIlCarteggio
160 CarteggioMussolini-Churchill
Mussolini-Churchill
Via Paolo00165 Roma 36,
Bentivoglio
00165 Roma 64
72 Che
Unaerrore fidarsi dei
spia chiamata tedeschi...
Claretta 162
178 Spie:
Spie:lalaversione
versionedidiZehnder
Zehnder
Mensile
Registrazione al Tribunale
Mensile
di Roma n. 2402500
Registrazione al Tribunale
86
72 Dovespia
Una sono finite leClaretta
chiamata altre lettere 182 Oro
170 Dongo, la storia
di Dongo: unanon finisce
catena più
di morti
delRoma
di 22 giugno 2005
n. 2402500 del Duce a Claretta? che attende giustizia
del 22 giugno 2005 190 Oro di Dongo: una catena di morti
Storia in Rete - speciale 86
92 Dove sono fiMussolini.
Obbiettivo nite le altreInlettere
TV... che attende giustizia
un numero:
Storia in Rete9,50 euro
- speciale del Duce a Claretta?
arretrati, 12,00 174 Gianna e Neri: il conto è aperto
un numero: 9,50euro
euro 102 «Rapporto Mocarski»: niente di nuovo 194 Gianna e Neri: il conto è aperto
arretrati, 12,00 euro
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Aprile-Giugno 2014 |
3 STORIA IN RETE
Aprile-Giugno 2014 |
3 STORIA IN RETE
editoriale | d i F a b i o A n d r i o l a

G
li ultimi giorni ne a custodia di una verità la segre- sicuro un bel segnale. E gli estremi
di Mussolini tezza può essere tutelata benissimo. per una commissione d’inchiesta
rappresentano L’iperbole è solo apparente perché ufficiale c’erano tutti: un Capo di
uno dei più in- non c’è niente di meno affidabile di Stato passato per le armi senza pro-
tricati e meglio un testimone messo a confronto con cesso, vari ministri che subiscono
tutelati enigmi altri testimoni e quindi il caos che la stessa sorte, documenti di rilievo
della Storia non solo italiana. Per ne deriva produce automaticamen- internazionale scomparsi, miliardi
concordare con questa affermazio- te – e chi ne ha interesse ha solo da in denaro dell’epoca e riserve au-
ne solo in apparenza azzardata ba- aumentare le testimonianze – una ree ufficialmente svaniti nel nulla,
sterà leggere le non poche pagine cortina fumogena più efficace di un vari civili uccisi in poche ore senza
che compongono questo speciale. dossier chiuso in una cassaforte e nessun capo d’imputazione preciso
L’unicità dei fatti di Dongo – e din- inaccessibile per decenni o più. e senza processo (i fratelli Petac-
torni – sta nel fatto che in poche ore ci ma anche Nicola Bombacci, il
(meno di tre giorni) e in uno spa- Tutto quello che gira intorno alla capitano Calistri e altri fucilati a
zio geografico abbastanza ridotto morte di Mussolini è più compli- Dongo) cui si aggiunsero vari al-
si concentrarono i piani e le azioni cato di come la versione «ufficia- tri morti tra i partigiani a guerra
di numerosi attori anche di rilievo le» (ufficiale solo perché ripetuta e finita. Insomma, c’era di che farsi
internazionale, per lo più in contra- ribadita in modo ossessivo da chi qualche domanda e invece, almeno
sto o per lo meno in competizione non aveva interesse a spiegare come a livello politico, si lasciò correre.
tra loro. Pochi altri enigmi stori- siano andate davvero le cose) tende Anche perché, è facile osservarlo,
ci hanno una tale complessità pur ad accreditare. E, a ben vedere, an- cercare di capire come fossero an-
potendo vantare una simile massa che l’assenza di una verità storico- date le cose voleva dire scomodare
di dati e testimoni e questo confer- giudiziale sui quei fatti rientra nel gran parte della nuova classe di-
ma che per mantenere un segreto novero dei tanti misteri, ben ag- rigente dell’Italia del 1945 che poi
non è necessario essere in pochi e grovigliati tra loro, di Dongo e din- sarebbe stata classe dirigente – non
fidati. Anzi – e quanti hanno letto torni. Benché quando un governo solo politica ma anche economica e
l’inchiesta pubblicata da «Storia in istituisce una commissione d’in- culturale - fino agli anni Sessanta
Rete» nei mesi scorsi relativa al mi- chiesta non ci sia mai da aspettarsi e Settanta. Nel 1957, con l’apertu-
stero di Luigi XVII possono capire qualcosa di decisivo è anche vero ra del processo di Padova sull’Oro
– anche in presenza di molte perso- che non provarci neanche non è di di Dongo, si poteva sperare in un
parziale correzione di rotta ma le
speranze restarono tali perché il
dibattimento si arenò dopo un paio
di mesi per la morte (un suicidio
che destò qualche perplessità) di
un giudice popolare che non poté
essere rimpiazzato perché in prece-
denza il Tribunale non aveva pen-
sato a predisporre una lista di sosti-
tuti. Di rimando in rimando, anno
dopo anno, la cosa finì in nulla. E
così non ci fu, dopo una «non verità
politica», neanche una «verità giu-
diziaria» nonostante le montagne
di carte giudiziarie (documenti,
memoriali, testimonianze) e di ar-
ticoli di giornale. Ma c’è dell’altro
ovviamente. Altre responsabilità
Una cartolina turistica con i luoghi di Mezzegra e delle sue frazioni Giulino e sotto forma per lo più di omissioni.
Bonzanigo sul lago di Como, teatro delle ultime ore di Mussolini C’è stato, ad esempio, un errore di

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prospettiva che ha finito per falsare
ogni approccio teso a fare chiarezza
su quei giorni. All’interno della sto-
ria della RSI le vicende degli ultimi
giorni della Repubblica di Musso-
lini e del suo stesso fondatore sono
state per decenni costrette in un an-
golo formato da un lato dalla miopia
un po’ snobistica della storiografia e
dall’altro da una sovraesposizione
di alcuni temi – su tutti l’infinita
querelle sulla morte di Mussolini –
temi che pur non trascurabili hanno
finito per oscurarne altri non riu-
scendo al tempo stesso ad assume-
re una dimensione storica e logica
solida e credibile. In altri termini,
il focus sulla morte di Mussolini e
della Petacci (di per sé non certo se-
condario) ha finito per coprire mol-
to altro impedendo, ad esempio, di
capire che quelle morti erano la con-
seguenza diretta – anche se non ne-
cessariamente consequenziale e vo-
luta – di scelte e piani decisi a molta
distanza. Geograficamente ma an-
«L’Unità» del 12 maggio 1956 con uno degli articoli confezionati per rispondere
che temporalmente. I mille fili che alle inchieste di alcuni giornalisti quali Franco Bandini e Giorgio Pisanò
si intreccziarono a fine aprile 1945
sul Lago di Como in più di un caso pre quelle: la morte di Mussolini? Mussolini-Churchill» al convegno
venivano, in tutti i sensi, da lontano. Non ha importanza perché quel che «L’Italia in Guerra – Il sesto anno:
Per scioglierli, venute meno la politi- conta – storicamente – è quello che 1945» organizzato dalla Commissio-
ca e la giustizia, bisognava guardare ha fatto in vita; i documenti spariti? ne italiana di storia militare a Mi-
al mondo della cultura e a quello del Favole e, comunque, quello che c’è lano nell’ottobre 1996. Da allora di
giornalismo. Il primo, di fatto, non da sapere lo sappiamo già; perché tempo ne è passato e adesso, come se
ha mai risposto mentre il secondo lo sul Lago di Como? Che domande, niente fosse, nessuno sorride più di
fatto anche troppo. perché stava scappando in Svizze- fronte all’ipotesi che tra Italia e In-
ra… e via così. Insomma, in quei ghilterra siano corsi accordi segreti
Solo dagli anni Novanta, quando giorni non era accaduto nulla di nel 1939/1940. La cosa più surreale
un De Felice ormai declinante ini- storicamente rilevante quindi per- è che buona parte degli argomen-
ziò a mettere mano all’ultima par- ché occuparsene? Una cecità asso- ti a sostegno di quella che è ormai
te della sua biografia di Mussolini, luta che ben si sposava con la netta considerata un’eventualità più che
quella appunto relativa alla RSI, il e pluridecennale volontà di settori probabile erano già disponibili ben
mondo dell’accademia, gli storici di politici, italiani e inglesi in primis, a prima del 1995. Ma questo non è che
professione, ha iniziato a guardare nascondere ogni cosa, minimizzan- uno dei tanti abbagli e dei tanti ri-
con un minimo di attenzione a quei do, negando, occultando. Chi scrive tardi che il mondo accademico ha
fatti. Un atteggiamento ancora pie- ricorda ancora l’atteggiamento di accumulato negli anni trascurando
no di alterigia, limitato a pochi casi sufficienza – appena mascherata quella che sempre più appare come
ma che comunque va segnalato per- da una cortesia che non riusciva a una evidenza. E cioè quel neanche
ché per oltre 40 anni non c’era stato reprimere lo scetticismo – che ac- tanto esile filo rosso che lega tre
neanche quello. La scuse erano sem- colse la sua relazione sul «Carteggio date cruciali della storia d’Italia del

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non potrà mai essere densa come
un libro con le note), l’esperienza
(tranne alcuni sporadici casi nes-
sun giornalista ha seguito dall’ini-
zio alla fine le vicende di Dongo per
cui, spesso, mancava la conoscenza
approfondita, la memoria storica,
che poteva suggerire la domanda in
più, la curiosità ulteriore, la verifica
aggiuntiva). Ma c’era anche un in-
dubbio vantaggio che mai nessuno
storico o casa editrice avrebbe po-
tuto mai eguagliare: allora, molto
più di oggi, aveva larga diffusione
il giornalismo di inchiesta fatto di
molti soldi e mezzi per indagare,
per muoversi, per offrire compen-
Franco Bandini (1920-2004)
si a testimoni, per pagare «memo-
riali», per acquisire documenti.
Novecento: il 10 giugno 1940, il 25 genere si fa; del pari molte delle de- C’è poi stata, ovviamente, anche la
luglio 1943 e il 25 aprile 1945. cisioni prese dai fascisti tra Milano componente politica: sia che fossero
e Como e poi a Dongo non hanno di destra sia che fossero di sinistra
A parzialissima attenuante, agli mai avuto nessuna veste formale: or- molti bravi giornalisti non hanno
storici professionisti va riconosciuto dini a voce, biglietti, comunicazioni mai trascurato di muoversi anche
che il loro snobismo e la loro «di- telefoniche o via radio. Niente che sull’onda della passione ideologica
strazione» si sono nutrite del fatto potesse restare e che potesse forni- che, come sappiamo, in Italia è sta-
oggettivo che gli ultimi giorni della re una minima base di certezza. In ta fortissima dal dopoguerra fino a
RSI non eran fatti, per la loro stessa queste condizioni, inevitabilmente, tutti gli anni Ottanta. Non è certo
natura, per produrre molti docu- l’elemento umano era destinato a un caso che chiunque voglia studia-
menti visto che i colloqui erano per prendere il sopravvento. I testimoni re «sulle fonti» quanto accadde tra il
lo più informali se non convulsi, le sono la vera spina dorsale di qua- 25 e il 29 aprile tra Milano e Dongo
comunicazioni difficili, le decisio- lunque ricostruzione di quei giorni. e poi ancora Milano deve andare,
ni da prendere urgenti e scabrose. Interviste, memoriali e ricordi per- più che in biblioteca, in emeroteca.
Per cui meglio parlare che scrivere sonali, sovente neanche di prima Fu il quotidiano del PCI «L’Unità» a
e, nel caso, distruggere quello che mano e in alcuni casi decisamente fornire una prima versione dei fatti
era stato messo nero su bianco. Un tardivi, l’hanno fatta da padrone col già il 30 aprile 1945. Una versione –
caso per tutti: il celebre incontro risultato di aumentare l’incertezza e nonostante la fortuna che ha avuto
all’Arcivescovado, del pomeriggio confermare quel vecchio proverbio negli anni – talmente colabrodo da
del 25 aprile 1945 a Milano, tra Mus- russo che dice: «Menti come un te- accendere l’interesse di un grande
solini e alcuni rappresentanti del stimone oculare». cronista come Ferruccio Lanfran-
CLNAI. Un incontro di cui non c’è chi che, sul «Corriere della Sera»,
nessun resoconto ufficiale e di cui i Chi ha raccolto quello che c’era da fece le subito le pulci con una lunga
presenti hanno dato spesso versioni raccogliere fin dal maggio 1945 ai inchiesta pubblicata tra il 4 e il 14
contrastanti. Quindi la scarsità di giorni nostri? Quasi esclusivamente luglio dello stesso anno. Seguiranno
documenti ha disincentivato i ri- i giornalisti. Generazioni di reporter altre inchieste anche perché l’atten-
cercatori messi di fronte a fonti di ed inchiestisti, alcuni di gran razza, zione generale inizia ad indirizzarsi
straordinaria povertà più per qua- si sono esercitati nel ricostruire i fat- sull’«Oro di Dongo», una delle tre
lità che per quantità. Non dimen- ti del lago di Como. E l’hanno fatto principali direttrici di interesse del-
tichiamo, altro esempio, che sulla con i mezzi del giornalismo, che per la «dongologia» (le altre sono le reali
condanna a morte di Mussolini, ad sua costituzione ha nemici tenaci: circostanze della morte di Mussoli-
esempio, non esistono documenti la fretta (ci vuole lo scoop e bisogna ni e la natura e il destino delle sue
scritti, così come nessun gerarca a battere la concorrenza sul tempo), carte riservate e sparite). Questione
Dongo venne davvero interrogato e la scarsezza di spazio (un’inchiesta, delicata, quella dell’«Oro di Don-
le sue risposte verbalizzate come in per quanto lunga e approfondita, go» perché è presto chiaro a tutti a

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quale partito politico sono andati glia di Guglielmo Cantoni, uno dei uniti», casa editrice controllata dal
in gran parte soldi e valori trovati due partigiani che avrebbero fatto la PCI. Il 20 luglio successivo Aldo
nella colonna Mussolini. «L’Unità» guardia a Mussolini e alla Petacci la Lampredi muore mentre è in vacan-
risponde – e il copione si ripeterà loro ultima notte e che fu in qual- za in Jugoslavia. Molti anni dopo si
in futuro – con una serie di artico- che modo presente alla loro morte, verrà a sapere che l’anno precedente
li ispirati alla relazione di un certo si attirò subito una smentita. E quale aveva consegnato ai vertici del Par-
«Colonnello Valerio» pubblicati giornale scelse Cantoni per smenti- tito, nella persona di Armando Cos-
nell’ottobre 1945: qualche variazio- re quello che Pisanò gli attribuiva? sutta, una lunga relazione sui fatti
ne sul tema ma la tesi di fondo resta «L’Unità» del 25 febbraio 1956. Poi, a di Dongo in cui fornisce dettagli
quella. Si diffonde un altro quesito: testimonianza del clima che a più di dell’esecuzione di Mussolini diversi
chi è il colonnello Valerio? Il PCI at- 10 anni si respirava non solo lungo il da quelli di Audisio (in particolare
tende un anno e mezzo per rispon- Lago di Como, Cantoni pensò bene l’atteggiamento coraggioso di Mus-
dere e, quando lo fa, la «risposta» di andare per un po’ in Svizzera. solini – «Mirate al petto» – mentre
lascia molti più che perplessi: vede- Audisio lo descriveva come treme-
re nel ragionier Walter Audisio da Con qualche flessione le cose pro- bondo e balbettante) ma, cosa in
Alessandria il «giustiziere di Mus- seguirono anche negli anni Ses- genere trascurata, polemizza aspra-
solini» non riesce facile neanche santa ma è nel febbraio 1973 che si mente proprio con Audisio di cui
oggi. Comunque, nel marzo 1947 è assiste ad un vero cambio di passo. non apprezzava l’atteggiamento e di
questa la realtà con cui ogni ricerca- E’ ancora Bandini a dare il «la» con cui non si fidava. Non ci fu tempo
tore deve fare i conti: ufficialmente una clamorosa inchiesta pubblicata per le polemiche – almeno in questo
«Colonnello Valerio» e Walter Audi- su «Storia Illustrata»: è l’inchiesta mondo – perché anche Audisio se
sio erano la stessa persona. E la «ri- che lancia la tesi della «doppia fu- ne andò sempre nel 1973, l’11 ottobre.
velazione» fu accompagnata da una cilazione» (una seconda esecuzio- Anni prima aveva fatto capire che
terza serie di articoli – indovinate su ne davanti a Villa Belmonte per avrebbe potuto fare uno scoop con
che giornale… – che ripetevano con mascherare una morte avvenuta grosse rivelazioni ma evidentemen-
qualche modifica quanto già scritto in precedenza, evidentemente per te alla fine gli mancò il coraggio.
nel 1945. cause e con modalità non confes-
sabili). Una tesi che, curiosamente, Due morti provvidenziali perché
A tener viva l’attenzione, anno pur venendo rigettata e ridicolizzata così la marmorizzazione della «veri-
dopo anno, concorrono varie circo- (ma la realtà e gli studi più recenti, tà» gradita al PCI poteva procedere
stanze: gli strani viaggi di Churchill come si legge a p. 122, tendono in-
tra Lago di Como e Lago di Garda, le vece ad accreditarla) ha scatenato
inchieste giornalistiche su questo o reazioni incredibilmente tempestive
quell’aspetto, le prime testimonian- e articolate. Tempo pochi giorni e la
ze «esclusive», l’apparire di strani solita «L’Unità» scatena il giornali-
personaggi come Enrico De Toma, sta Candiano Falaschi in una lunga
il celebre processo De Gasperi-Gua- contro-inchiesta che deve ribadire
reschi e quello ancora più anomalo la versione del 1945. Non ci deve es-
della primavera 1957 a Padova. Nel sere alcun dubbio e le interviste ad
febbraio 1956, Franco Bandini (che alcuni dei protagonisti di quei gior-
aveva mosso professionalmente i ni dovrebbero servire a certificare
primi passi proprio con Lanfranchi) la verità di partito. Curiosamente
su «L’Europeo» rilanciò in grande – o forse no – tra i «testimoni» non
stile l’inchiesta sugli ultimi giorni vengono inseriti – oltre a Luigi Lon-
di Mussolini: un’inchiesta di gran- go che pure era stato segretario del
de successo che sarebbe diventata, partito fino a pochi mesi prima - né
pochi anni dopo, un libro («Le ul- Walter Audisio né Aldo Lampredi,
time 95 ore di Mussolini», Sugar cioè i due principali responsabili
1959). Gli fece eco, su «Oggi», un della spedizione partita da Milano
altro grande giornalista che avrebbe all’alba del 28 aprile per andare a
dedicato anni e qualche scoop a quei Dongo. Eppure, anche se per poco,
fatti: Giorgio Pisanò. Quest’ultimo, i due erano ancora vivi. A maggio
pubblicando una dichiarazione at- 1973 l’inchiesta di Falaschi diventa Giorgio Pisanò
tribuita a Sandrino, nome di batta- un volumetto edito da «Editori Ri- (1924-1997)

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7 STORIA IN RETE

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spedita e senza intoppi. Del resto in scacchi che vedeva il PCI da una par- avuto il coraggio di raccontare che
quegli anni, una rivitalizzazione del te e un pugno di giornalisti dall’altra: cosa è veramente successo fra il 27 e
Mito della Resistenza era utile ad un ad ogni mossa di un giocatore ne se- il 28 aprile a Giulino di Mezzegra».
PCI in forte ascesa di consensi e di guiva invariabilmente un’altra di se- Probabilmente il timore di qualche
peso politico e che, di fronte ad un gno opposto. Il libro in cui Bandini rivelazione defeliciana induce, an-
quadro traumatico fatto di terrori- articola e sviluppa la sua teoria della cora una volta il Partito Comunista
smo, attentati sanguinosi, tensioni «doppia fucilazione» esce nel 1978 (nel frattempo diventato PDS, cioè
sociali e scontri di piazza, aveva in- accolto, come prevedibile, da molto Partito Democratico della Sinistra) a
teresse a ricompattare le fila di una scetticismo e ostilità. Ma col tempo fare l’ennesimo rilancio. Nel gennaio
ipotetica nuova resistenza democra- la schiera dei sostenitori di questa 1996, a poco più di quattro mesi dal
tica che si doveva contrapporre alle versione – o comunque della non at- libro bomba di De Felice, «L’Unità» –
tentazioni eversive che si andavano tendibilità di Audisio – non farà che direttore Walter Veltroni – pubblica
palesando. L’uso politico della sto- crescere trovando oltretutto vari so- un documento importante e cioè la
ria è passato più volte da Dongo nel stenitori proprio tra gli ex partigiani già citata relazione di Aldo Lampredi
secondo dopoguerra e quello degli o gli ex comunisti: di Pertini si è det- sulla sua missione a Dongo e Giulino
anni Settanta è stato uno dei passag- to ma a lui vanno aggiunti almeno di Mezzegra. Lampredi racconta di
gi più convinti, rumorosi e strumen- tre nomi: l’ex segretario di Palmiro come Mussolini abbia affrontato con
tali. Quando Audisio muore è già in Togliatti, Massimo Caprara, l’ex re- coraggio la morte – cosa che confer-
fase di lavorazione il film che il Par- sponsabile dell’intelligence partigia- merà anche Moretti anche se gli farà
tito Comunista ha commissionato ad na Aminta Migliari e il comandante dire altre parole – e aggiunge poche,
uno dei tanti registi organici, Carlo del plotone di Dongo Orfeo Landini. illuminanti, parole: «Non ho parlato
Lizzani, che nel marzo 1974 manda con nessuno del gesto finale di Mus-
nelle sale il suo «Mussolini, ultimo E’ impossibile seguire la scansio- solini e questo è l’unico scritto che lo
atto». Cosa c’è meglio di un film con ne di tutte le rivelazioni che si sono riferisce. Non ne scriverò, ne parlerò
grossi attori internazionali (Henry susseguite anche negli anni Ottanta nemmeno in avvenire, a meno che il
Fonda, Rod Steiger, Franco Nero, e inizio anni Novanta. Certo è stato partito non lo renda pubblico. Mo-
Lisa Gastoni) per fissare nell’imma- sorprendente, nell’aprile 1993 leggere retti mi ha garantito che si compor-
ginario collettivo una versione che che Urbano Lazzaro, uno dei prota- terà nello stesso modo e credo che
tutti sapevano fasulla? Non soddi- gonisti di Dongo, dopo 48 anni di si possa prestargli fiducia. Non so
sfatto per come era stato ritratto nel sostanziale apatia, ora si scatenava quello che possa fare Audisio». In-
film, Sandro Pertini (all’epoca pre- con un libro di memorie («Dongo, somma, Mussolini doveva «morire
sidente della Camera dei Deputati) mezzo secolo di menzogne», Mon- male». Almeno fino a quando il Par-
scrisse a Lizzani (che lo riporterà dadori) in cui sposava tutte le tesi più tito non avesse deciso diversamente.
in suo libro di memorie nel 2009): eterodosse su Dongo: «doppia fucila-
«…e poi non fu Audisio a eseguire zione», Oro di Dongo al PCI, carteg- Ma pensare che il Partito Comuni-
la “sentenza”; ma questo non si deve gio Mussolini-Churchill fatto spari- sta sia stato – e lo siano ancora oggi
dire oggi». E infatti per molto tempo re, partigiani scomodi eliminati dai i suoi eredi – il depositario assoluto
si è continuato a non dirlo o a ridi- comunisti ecc. ecc. Ma è nel settem- dei segreti di Dongo non è corretto.
colizzare chi ci provava. Per essere bre 1995 che nello stagno cade il sasso In tanti sapevano e in tanti hanno
sicuri, nel 1975, nel trentennale della più grosso. Renzo De Felice, a pochi contribuito a confondere le acque.
fine della Guerra Civile, si provvide mesi dalla morte e forse consapevo- Un caso emblematico è quello della
a riesumare le memorie postume di le che non ce la farà mai a terminare gestione delle lettere e i diari di Cla-
Audisio, pubblicate dalla casa editri- il suo ultimo libro della biografia di retta Petacci: oggetto di una caccia
ce del PCI: Teti. Titolo «In nome del Mussolini, fa uscire un libro-inter- accanita per anni e anni, sequestra-
popolo italiano». Novità? Nessuna vista – «Rosso e Nero» – cui affida te dalle autorità e secretate per de-
ma per fare un muro solido ci voglio- alcune delle conclusioni cui è giunto cenni con varie motivazioni – dalla
no tanti mattoni e il libro di Audisio studiando la RSI e gli ultimi giorni di privacy al «segreto di Stato» – di
non poteva guastare. Poco dopo sa- Mussolini. L’ultimo De Felice è con- colpo sono divenute a partire dalla
rebbe uscito anche il film-scandalo vinto di un coinvolgimento inglese – fine del 2009 oggetto di una sfrena-
di Pierpaolo Pasolini, «Salò o le 120 sia pure tramite un ufficiale italiano - ta attività editoriale su cui un gior-
giornate di Sodoma» e così la RSI nella morte di Mussolini, è convinto no occorrerà fare una riflessione
finì definitivamente nella categoria dell’esistenza di carteggio tra Mus- articolata. Qui basta osservare che
del Male assoluto (e perverso). In- solini e Churchill ed è convinto che il ritratto di Mussolini (negli anni
somma, una vera e propria partita a a 50 anni dai fatti «nessuno ha mai Trenta come a Salò) che ne esce è

STORIA IN RETE 8 | Aprile-Giugno 2014

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travolse anche alcuni «dongologi»
invitati da chi scrive a partecipare
al primo convegno scientifico sugli
ultimi giorni della RSI (su iniziati-
va della Fondazione Istituto di Stu-
di Storici Europei, ISSE, di Roma
con la collaborazione dell’Archivio
Centrale dello Stato, Centro Studi
sulla RSI di Salò, la Fondazione Mi-
cheletti di Brescia e la Fondazione
Ugo Spirito di Roma e il patrocinio
dei Comuni di Salò e Dongo, delle
Regioni Lazio e Lombardia e del-
la Provincia di Brescia). Autori di
libri e ricerche importanti (pochi:
3 o 4) non vollero esserci, adducen-
do motivazioni varie, mentre altri
– non meno titolati e comunque di
orientamenti diversi – accettarono
di buon grado l’invito. Il convegno
«Da Salò a Dongo: il dramma e
l’enigma» (due distinti appunta-
menti per 4 giornate di lavori com-
plessive) ha segnato un momento
importante nella analisi degli ulti-
mi giorni di Salò e di Mussolini ma
ha anche confermato la difficoltà
di una «memoria condivisa» o, per
lo meno, di una pacata riflessione
storica che lasci da parte giudizi
morali e rivendicazioni.

Molto di quello che abbiamo ac-


cennato è sviluppato nelle pagine
La locandina del film di Carlo Lizzani «Mussolini, ultimo atto» (1974) che seguono. E’ forse la prima volta
che un periodico specializzato de-
abbastanza sconsolante, mediocre, esce da un’operazione editoriale dica così tanto spazio ad un tema
piccolo borghese nel suo barcame- ancora più discutibile che è quella, che negli ultimi 69 anni di carta che
narsi tra una moglie avanti negli pasticciatissima, della pubblicazio- ha preteso parecchia e non a caso
anni e una giovane amante gelosa e ne dei diari – presunti – del ditta- questo è di gran lunga lo speciale
invadente che, oltretutto, gli disub- tore, pubblicati poco dopo ma di monografico più ricco e denso dei
bidirà per anni non distruggendo le cui i bene informati già sapevano nostri dieci anni di vita. Ci trove-
lettere che lui le scrive pregandola tenore e contenuti. Insomma, la so- rete notizie e riflessioni che difficil-
ripetutamente di non lasciare tracce. lita partita a scacchi dove, per una mente si possono trovare altrove: il
Ovviamente, il Mussolini che esce volta, non è scesa in campo «L’Uni- quadro d’insieme si allontana mol-
dalle pagine di Claretta è monocor- tà» (il cui peso specifico è del resto to dalle ricostruzioni convenzionali
de: molti aspetti politici e culturali in caduta libera da molti anni) ma che ogni aprile la stampa italiana
che di certo sappiamo lo coinvolse- l’immancabile schiera di storici pubblica. Fateci caso. Quest’anno
ro non marginalmente sono com- «politicamente corretti», decisi a ma anche i prossimi. E siamo pronti
pletamente assenti. Insomma è un mettere il proprio impegno a difesa a scommettere che, facendo i raf-
Mussolini che va letto con cautela, della Storia, «attaccata da tentativi fronti, sarete convinti di aver speso
preso con le molle, contestualizza- revisionisti tesi a riabilitare i de- bene i vostri soldi. Buona lettura.
to. Ma è un Mussolini perfetto per spoti del passato». Una preoccupa-
contrastare l’altro Mussolini che zione che, nel maggio/giugno 2005, Fabio Andriola

Aprile-Giugno 2014 |
9 STORIA IN RETE

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cronologia | apr ile 1945: dal G arda a Piazzale Loreto

18 aprile dell’Asse, molti neutrali e alcune nazioni (come Lituania,


Estonia e Lettonia) recentemente occupate dall’URSS.

Gargnano (Lago di Garda): Mussolini lascia


il suo quartier generale, da dove ha retto la
RSI dall’autunno 1943, per recarsi a Milano
e riprendere «l’iniziativa politica». A spin-
23 aprile
gerlo a rompere gli indugi l’atteggiamento Gli anglo-americani varcano per la prima volta il Po a
sempre più freddo e rinunciatario dei tede- Guastalla, nella Bassa Reggiana. A Milano, provenienti
schi. Arrivato a Milano si insedia in Prefettu- dalle province occupate, convergono migliaia di fascisti,
Mussolini ra, in Corso Monforte. spesso con le famiglie. Si concentrano a piazza San Sepol-
cro (dove era nato il Fascismo il 23 marzo 1919). In serata
un folto gruppo di camicie nere marcia verso la Prefettura

20 aprile per acclamare Mussolini che tiene un breve discorso.

Milano: Mussolini ordina la smobilitazione degli uffici


staccati dei vari ministeri e il concentramento a Milano
dei soli funzionari indispensabili, destinati a seguire il
24 aprile
governo in Valtellina. Riceve il giornalista Gian Gaetano Milano: Il Comitato di Liberazione Na-
Cabella cui rilascia la sua ultima intervista: Mussolini fa il zionale Alta Italia (CLNAI) lancia l’ordine
suo bilancio della RSI e confida: «Ho qui tali prove di aver di insurrezione generale per le 14 del
cercato con tutte le mie forze di impedire la guerra che successivo 25 aprile. In tarda mattinata
mi permettono di essere perfettamente tranquillo e sere- primi scontri tra partigiani e fascisti nel-
no sul giudizio dei posteri e sulle conclusioni della storia. la zona di Niguarda. Gli anglo-americani
Non so se Churchill è, come me, tranquillo e sereno…». prendono Verona e si avvicinano a Ge- Schuster
nova. In serata, Mussolini osserva sfilare
la Brigata Nera di Milano Aldo Resega e poi riceve il cap-

21 aprile pellano delle Brigate Nere, Padre Eusebio dei Frati mino-
ri, cui confida i suoi progetti per le ore successive: «Per la
Valtellina partiremo probabilmente domani sera ma de-
Bologna: la città viene conquistata dalle truppe polacche sidero che prima il Cardinale Schuster celebri una messa
e dai gruppi di combattimento del Regio Esercito Friuli e per le forze armate in piazza del Duomo. Ad essa assisterà
Legnano. Il giorno dopo viene presa anche Ferrara. anche il governo della RSI al completo. Il rito sarà radiotra-
smesso e al suo termine pronuncerò il mio ultimo discor-
so. Bisogna che il popolo italiano che amo, che ho amato

22 aprile e che amerò di più nell’oltretomba sappia la verità. Palerò


a lungo ma senza rancore; anzi con il cuore in bocca. Sarà
una confessione politica, il resoconto del mio operato, del
Milano: Mussolini, tramite Carlo Silvestri, avanza l’offerta quale assumo tutta la responsabilità». Secondo Silvestri il
di un passaggio di poteri incruento alle forze partigiane testo del discorso era stato già scritto ma è andato perdu-
di orientamento socialista e repubblicano. Esce l’ultima to così come molti altri documenti mussoliniani.
«Corrispondenza Repubblicana» (gli interventi giorna-
listici – anonimi – con cui Mussolini commentava i fatti
politici durante la Repubblica Sociale). E’ la 99a, si intito-
la «Cronaca anticipata di un discorso inatteso» ed è una
analisi polemica dell’imminente conferenza di San Fran-
25 aprile
cisco – da cui dovrà nascere l’ONU – cui sono chiamate a Milano, ore 8: presso il Collegio dei Salesiani di via Co-
partecipare 50 nazioni tra le quali non ci sono né i Paesi pernico, il CLNAI si riunisce e approva all’unanimità la

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STORIA IN RETE 10 Aprile-Giugno 2014

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proclamazione dell’insurrezione ed guito a Menaggio, lungo la sponda sinistra
emana il decreto dell’assunzione di del Lago di Como. Nel giro di poche ore lo
tutti i poteri. All’incirca alla stessa raggiunge il grosso della colonna e Claret-
ora, presso il Convento delle Stelline ta Petacci. Anche in questo caso non risul-
in corso di Porta Magenta 79, si riu- tano incontri tra i due. Mussolini prende
nisce il Comando Generale del Corpo alloggio presso il federale del paese, Paolo
Volontari della Libertà (CVL) guidato Emilio Castelli.
dal generale Raffaele Cadorna; in
mattinata si registrano i primi scon- Milano, ore 7: Una lunga colonna di fasci- La Petacci
tri specie nei pressi delle principali sti (tra i tremila e i cinquemila) che dalle
Cadorna
fabbriche cittadine. sera precedente si è andata formando a
Milano parte per Como. Un’ora più tardi, Radio Milano Li-
Milano, ore 16 circa: Mussolini incontra all’Arcivescovado berata trasmette il proclama del CLNAI in cui si intima ai
il generale Cadorna, comandante il CVL, e i rappresentan- fascisti di «arrendersi o perire».
ti del CLNAI Riccardo Lombardi (Partito d’Azione), Achille
Marazza (Democrazia Cristiana) e Guido Arpesani (Partito Milano, ore 9: Dalla stazione radio di Morivione (quartie-
Liberale). Mussolini spera ancora di poter patteggiare un re nella zona sud di Milano) il comandante delle brigate
passaggio incruento dei poteri una volta ottenute garan- Matteotti, Corrado Bonfantini, annuncia la liberazione di
zie per i fascisti ma quando viene a sapere che, invece, la Milano. In mattinata scontri violenti alla Innocenti di Lam-
Resistenza esige una resa incondizionata e che i tedeschi brate, rioccupata per alcune ore dai tedeschi, e in piazza
stanno per concludere una pace separata interrompe l’in- Napoli, con un gruppo di fascisti asserragliato nel presi-
contro e rientra in Prefettura. dio rionale della Guardia nazionale repubblicana.

Milano, ore 20 circa: Mussolini lascia la Prefettura e parte Menaggio, ore 10,45: Mussolini lascia Menaggio con po-
per Como dove stanno convergendo da tutta l’Italia del che persone al seguito e, cercando di seminare la scorta
nord le residue forze della Repubblica Sociale. Lo segui- tedesca, si reca a Grandola e Uniti, a quattro chilometri di
ranno il giorno dopo tutte le forze fasciste che dal giorno distanza. Anche in questo caso, viene raggiunto alla spic-
prima si stanno raccogliendo tra il Duomo e il Castello ciolata da ministri e scorta tedesca oltre che dalla Petacci.
Sforzesco, lungo via Dante. I due si vedono, parlano e litigano. Sembra che il dittatore
in quelle ore sia stato avvicinato da alcuni sconosciuti ma
Como, ore 21 circa: Mussolini arriva in Prefettura a Como. l’incontro è disturbato dalle sentinelle tedesche.
Secondo alcune testimonianze (mai confermate) poco
prima delle due di notte si recherà a Villa Mantero – meno Milano, ore 18: Nella caserma di Piazza
di due chilometri in linea d’aria – dove sono già la moglie Fiume, la Decima MAS smobilita alla pre-
Rachele e i figli minori Anna Maria e Romano. Qualche ora senza dei rappresentanti partigiani e del
prima, in Prefettura, l’ha anche raggiunto Claretta Petac- suo comandante Junio Valerio Borghese.
ci – anche se non sembra si siano incontrati – col fratello
Marcello e la famiglia di lui (la compagna Zita Ritossa e i Grandola, ore 19: al termine di una ap-
due figli). parentemente inspiegabile sosta durata
tutto il giorno, Mussolini ordina il rientro
a Menaggio. Poco prima è stato informato

26 aprile che il ministro Tarchi e l’ex ministro Buffari-


ni Guidi – da lui autorizzati a tentare auto-
nomamente di espatriare in Svizzera – sono stati arrestati
Borghese

Milano, ore 4: la Guardia di Finanza, al comando del co- dalla Finanza poco prima della frontiera di Porlezza, a po-
lonnello Alfredo Malgeri, occupa la Prefettura e la Radio chi chilometri da Grandola.
oltre alle redazioni di alcuni giornali e altri edifici pubblici;
Menaggio, ore 21: arriva una colonna di militari tedeschi
Como, ore 6: Mussolini decide di spostarsi con il suo se- (circa 200 uomini della FlaK, la contraerea). Poco dopo ar-

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riveranno sempre da Como tre autoblindo condotte dal vengono trovati importanti docu-
segretario del Partito Fascista Repubblicano, Alessandro menti di carattere politico così come
Pavolini. era stato nella borsa sequestrata
all’atto del fermo a Mussolini. Nel
frattempo, il comandante della 52a

27 aprile Brigata Garibaldi, Pier Bellini delle


Stelle (Pedro), decide di trasferire
Mussolini in luogo più sicuro. Si opta
Menaggio, ore 4: Riunione, presieduta da Mussolini, pres- per il piccolo presidio della Guardia
so la sede della Brigata Nera locale. Si decide di riprende- di Finanza di Germasino, sui monti
Bellini delle Stelle
re la strada della Valtellina senza attendere i rinforzi da circostanti, a circa 5 chilometri.
Como che seguiranno appena potranno. Si decide di fare
gruppo con il reparto tedesco appena giunto in paese. Siena, ore 18: dal quartier generale anglo-americano in
Italia parte un messaggio diretto ai vertici partigiani di
Menaggio, ore 6: la colonna italo-te- Milano: «Al comando generale e CLNAI stop fateci sapere
desca muove da Menaggio. In testa c’è esatta situazione Mussolini stop se siete disposti conse-
l’autoblindo della Brigata Nera di Lucca gnarcelo vi invieremo aereo per rilevarlo stop».
comandata da Idreno Utimpergher, con
Alessandro Pavolini. Germasino, ore 18,30 circa: Mussolini, scortato da Pedro
e accompagnato anche dal federale di Como, Paolo Porta,
Musso, ore 6,30: la colonna Mussolini arriva nella caserma della Finanza. Ci rimarrà poche ore du-
si trova la strada sbarrata da un sottile rante le quali avrà un lungo colloquio col brigadiere Gior-
tronco d’albero e qualche piccolo mas- gio Buffelli, potrà mangiare e riposare meno di due ore.
Pavolini so. Allo stop segue una breve sparatoria
tra i fascisti dell’autoblindo e i partigia- Dongo, ore 20 circa: Lungo colloquio anche tra Pedro e la
ni della 52 Brigata Garibaldi nascosti sulla costa della
a
Petacci. Ufficialmente Pedro cede alle incessanti richieste
montagna; dopo poco i tedeschi della colonna riescono della donna di essere riunita a Mussolini. In realtà invece
ad iniziare una trattativa con i partigiani, scavalcando di Pedro cerca di avere maggiori notizie sul ruolo della don-
fatto i fascisti; il comandante tedesco della colonna parte na in virtù dei documenti che sono stati trovati nel suo
per Colico, circa 50 km più a nord, all’imboccatura per la bagaglio. Ottenute le informazioni, Pedro informa i suoi
Valtellina, per conferire con i vertici partigiani della zona; superiori a Como e Milano e riceve ordini precisi da at-
durante la lunga attesa Mussolini è visto da numerose tuare subito.
persone andare su e giù lungo la colonna;
Milano, ore 23,20: a Milano si sa
Musso, ore 14: il comandante tedesco torna senza aver dell’arresto di Mussolini già da metà
concluso molto. Gli accordi prevedono che solo i tedeschi pomeriggio. Ma ora il colonnello
avranno via libera mentre gli italiani dovranno essere tut- Malgeri informa il colonnello Valerio
ti bloccati nella vicina Dongo dove avverranno le ispezio- – Walter Audisio – che Mussolini è
ni. Dopo vari rifiuti e tentennamenti, Mussolini accetta la stato trasferito a Germasino.
proposta tedesca di provare a passare il blocco partigia-
no, nascosto in un camion tedesco;

Dongo, ore 15 circa: dopo varie ispezioni i partigiani (se-


condo alcune testimonianze imbeccati dagli stessi soldati
28 aprile Audisio

tedeschi) individuano e arrestano Mussolini e lo condu- Germasino, ore 01,30 circa: Pedro torna a Germasino:
cono nel vicino Municipio. Nel giro di poche ore vengo- deve trasferire subito Mussolini. Il dittatore viene sve-
no catturate circa 80 persone di nazionalità italiana tra gliato: prima di uscire gli fasciano la testa lasciando
ministri, militari, funzionari, civili (tra cui alcune donne e spazio solo per occhi e bocca. Alle porte di Dongo la
bambini) e agenti segreti; macchina si ferma: da una seconda vettura, accompa-
gnata dal capitano Luigi Canali Neri, esce Claretta Pe-
Dongo, ore 18 circa: anche Claretta, il fratello Marcello e tacci. Le due auto con i due prigionieri riprendono la
la famiglia di questo vengono fermati. Nel loro bagaglio strada verso Como.

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STORIA IN RETE 12 Aprile-Giugno 2014

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Moltrasio, ore 03,00 circa: percorsi motoscafi con a bordo 13 uomini: si tratta del comandan-
circa 40 km. le auto con Mussolini e te Hyacinth Dominique Lazzarini, italo-canadese, agente
la Petacci si fermano nei pressi del dell’OSS (Office of Strategic Services) statunitense, di 10
molo del piccolo paese a meno di parà della 4a Divisione Speciale del Texas e di due parti-
10 chilometri da Como. Dopo varie giani della zona col ruolo di guide. Il gruppo si dirige ve-
consultazioni e la constatazione che locemente verso Casa De Maria;
forse una barca che doveva arrivare
Canali a prelevare i prigionieri non è arriva- Dongo, ore 14,10 circa: Valerio arriva a Dongo. Chiede
ta – o è arrivata con un contrordine subito notizie dei prigionieri, stila la lista dei condannati
– si cambia programma: su proposta del capitano Neri si a morte (15 persone cui si aggiungerà Marcello Petacci
decide di tornare indietro, verso Azzano, 20 km. scambiato in un primo tempo per il figlio maggiore di
Mussolini, Vittorio) che dovranno essere in numero pari
Bonzanigo, ore 04,00 circa: Arrivati ad Azzano, sul lungo agli antifascisti uccisi dalla Legione Muti su ordine dei te-
lago, voltando a sinistra verso i monti, le due auto arriva- deschi nell’agosto 1944 a Piazzale Loreto, per rappresa-
no a Bonzanigo, un piccolo paese arroccato a mezzaco- glia ad un attentato partigiano;
sta. Qui c’è la casa di alcuni conoscenti di Neri: i coniugi
Giacomo e Lia De Maria. Mussolini e la Petacci vengono Dongo, ore 15,15 circa: sulla piazza del
ospitati in una stanza al primo piano. Curiosamente tutti comune Valerio requisisce la macchina di
se ne vanno tranne due giovani partigiani di guardia: Gu- Giovanbattista Geninazza, di Tremezzo, e si
glielmo Cantoni Sandrino e Giuseppe Frangi Lino. fa portare con Lampredi e Michele Moretti,
commissario politico della 52a brigata Gari-
Como, ore 08,00: Arrivati da Milano, baldi, a Bonzanigo a Casa De Maria.
il colonnello Valerio e Aldo Lampredi,
inviati dal CLNAI a rilevare Mussolini Bonzanigo, ore 16,00: Valerio è a casa De
(con loro una dozzina di partigiani Maria, ufficialmente, per prelevare Musso-
dell’Oltrepo pavese) si recano in Pre- lini e la Petacci. Moretti
fettura per avere indicazioni precise
su come arrivare al luogo in cui il Giulino di Mezzegra, ore 16,10: a poche centinaia di
prigioniero è custodito. Il CLN locale metri di distanza da Casa De Maria, davanti al cancello di
Lampredi non si mostra molto collaborativo. Villa Belmonte, gli abitanti della zona sentono e intrave-
dono movimenti concitati e spari di mitra e pistola; alcuni
Como, ore 10,00 circa: Lampredi abbandona di fatto Va- testimoni in seguito diranno di aver visto per terra due
lerio a discutere in Prefettura e si reca presso la Federazio- corpi, un uomo e una donna, identificati poi come Mus-
ne Comunista di Como. Da questo momento non si hanno solini e la Petacci.
più notizie di Lampredi fino alla sua ricomparsa, dopo le
14, sulla piazza di Dongo. Dongo, ore 18,30: Valerio riparte per Milano con i suoi
uomini e un camion pieno di cadaveri, quelli dei gerarchi
Bonzanigo, ore 10,00 circa: Dorina Mazzola, una ragazza fucilati a Dongo poco prima. Strada facendo si ferma ad
di 19 anni che vive vicino a Casa De Maria, avverte urla e Azzano per caricare i corpi di Mussolini e della Petacci.
spari dalla casa. Da lontano vede un uomo che viene mal-
menato da alcune persone e poi trascinato di peso lun- Milano, ore 22,30 circa: Il convoglio di Valerio viene fer-
go la via. Con lui una donna che non smette di piangere, mato da un presidio partigiano presso la Pirelli di via Fa-
lamentarsi e agitarsi. Poco dopo viene uccisa anche lei. bio Filzi. Perché si chiarisca tutto (non era facile spiegare
Siamo intorno a mezzogiorno. un camion pieno di cadaveri…) occorrono oltre tre ore.

Como, ore 13,00 circa: Valerio finalmente riesce a partire Intorno alle due di notte: il camion di Valerio può ripren-
per Dongo con la sua scorta e dopo aver sequestrato un dere la strada di Piazzale Loreto dove i cadaveri vengono
grosso camion vuoto. allineati dove era avvenuta la fucilazione dei partigiani
l’agosto precedente. Perché quei corpi vengano portati
Tremezzo, orario imprecisato (ma probabilmente in tar- finalmente all’obitorio dovranno passare molte ore: l’or-
da mattinata): all’imbarcadero Villa Sola Cabiati, a metà dine di toglierli da Piazzale Loreto arriverà solo il 29 apri-
strada tra Azzano e Tremezzo, attraccano almeno due le, nel primo pomeriggio. n

Aprile-Giugno 2014 |
13 STORIA IN RETE

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atlante | L a g o d i C o m o : 2 6 - 2 8 a p r i l e 1 9 4 5

I luoghi delle ultim e


Chiavenna

Germasino Gravedona

Dongo
Musso

Bellinzona

Grandola 

Porlezza

Giulin
Mezzegr

S
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Mendrisio

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CC BY SA 3.0 - 2014 Emanuele Mastrangelo Chiasso

+++014 015 atlante - cartina lago.indd 1 16/04/14 20.27


m e ore di Mussolini
A
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Colico
Gravedona
Dongo

Bellano

ola 
Menaggio

 Bellagio
Tremezzo Mandello
GiulinoBonzanigo Lago 
Mezzegra
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di
Lecco LECC
Tremezzina V 
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L 
 A Valbrona
Lezzeno S
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Torno

Moltrasio

Albese
Cernobbio 
Blevio


Brunate

Chiasso COMO

+++014 015 atlante - cartina lago.indd 2 16/04/14 20.27


vigilia della fine
pensieri intimi di un dittatore

«TUTTO da RIFARE.
POVER’UOMO...»
A Salò Mussolini inizia a tradurre un libro dal titolo emblematico.
L’attenta analisi di documenti e testimonianze sugli ultimi mesi di
Mussolini mostra infatti un uomo contraddittorio, tentato dal privato
ma attento a quello che potrà essere il giudizio della Storia su di lui e
sul suo governo. Un uomo che pensa al suicidio ma che si prepara per
il dopo, per quel processo dove potrà far valere le sue ragioni. Calando
assi su cui però gli accenni sono molto pochi. Non a caso…

di Aldo G. Ricci

V
orrei provare a ragionare sull’ulti- ai «Verbali del Consiglio dei ministri» del governo del
mo Mussolini, cercando di trova- tempo e negli interventi ai convegni sull’agricoltura e su-
re conferme a una tesi che mi si è gli ultimi giorni di Salò. Il governo della RSI si presenta
venuta chiarendo mettendo in fila come una sorta di Giano bifronte. Da una parte vi è il
i fatti e, soprattutto, mettendo in- momento politico-militare, dove non vi è vera sovranità,
sieme una serie di brani, testimo- ma un braccio di ferro prolungato, e per lo più perdente,
nianze, documenti sparsi del periodo della RSI che con- con i tedeschi, dove gli spazi di sovranità rappresentano
fermano, a mio giudizio, che il Mussolini dei 600 giorni l’eccezione. Dall’altra vi è un momento amministrativo-
di Salò (ma, a ben vedere, anche quello dei mesi imme- gestionale, dove la sovranità è reale e continuativa e le
diatamente precedenti il 25 luglio) ha cessato di pensare interferenze sono, al contrario, occasionali. E’ quello che
e agire come un uomo politico, ma si muove piuttosto riconosce lo stesso Mussolini nell’incontro con il sottose-
come un uomo sopraffatto dagli eventi, che li subisce gretario agli Esteri, Serafino Mazzolini, il 30 novembre
come uno spettatore passivo, alternando il ruolo del lau- 1944, confidato dallo stesso al suo collaboratore Mellini
dator temporis acti a quello dell’ipocondriaco, pronto a Ponce de Leon e da questi riportato nelle sue memorie.
piangersi addosso per i suoi mali, a minacciare improba- All’invito di Mazzolini per consolidare il governo e ridur-
bili propositi di suicidio e a lamentarsi perché il mondo re le interferenze tedesche, Mussolini dichiarò che «non
congiura contro di lui; un uomo che alterna momenti di si considerava su di un piano storico, né su di un piano
esaltazione con propositi di rivincita (rari) a momenti di politico, ma su di un modesto piano amministrativo». Né
depressione (molti) caratterizzati dal desiderio di sparire poteva essere altrimenti, aveva aggiunto «fino a che i te-
ed essere dimenticato; un uomo, insomma, del tutto al deschi interferivano nella vita del Paese; disponevano di
di sotto dei compiti che la Storia impone a chi ha scelto polizie e contro polizie, al cui servizio non soltanto tede-
di mettersi nel posto e nella situazione che Mussolini ha schi, ma anche italiani – o sedicenti tali – erano adibiti».
voluto per sé e per il suo Paese. Quale fosse l’importanza di questa attività amministra-
tiva, e quanto questa abbia influito sulle condizioni di
Sulla RSI ho già avuto modo di esprimere in più oc- vita materiale al Nord nei 600 giorni, ma anche nella
casioni il mio giudizio, in particolare nella prefazione transizione successiva, ho avuto modo di illustrarlo nei

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viGiliA dellA fine
pensieri intimi di un dittatore

Mussolini a Gargnano intento a scrivere


la sua «corrispondenza repubblicana»

saggi sopra ricordati. Qui l’attenzione è piuttosto sull’ul- anche a causa del 25 luglio e soprattutto dell’8 settembre,
timo Mussolini, improvvisamente riciclato dal ruolo di al nostro Paese avrebbe potuto essere riservata la stessa
protagonista e centro delle decisioni, a quello di comparsa sorte della Polonia e simili. E’ la tesi poi ripresa dallo stes-
costretta in qualche modo a indossare panni che non sono so De Felice, ma respinta da altre correnti della storiogra-
più i suoi e interpretare un ruolo per cui non possiede più fia, secondo le quali l’esistenza della RSI avrebbe invece
né gli strumenti né la volontà. facilitato il compito degli occupanti. Due tesi antitetiche
perché orientate da angoli visuali contrapposti, che nes-
Liberato dall’alleato, portato in Germania e poi cata- suna misurazione potrà mai mettere a confronto diretto,
pultato a dirigere il governo del nuovo Stato voluto dai per una conclusione definitiva, collocandole sui due piatti
tedeschi per facilitare l’occupazione e l’utilizzazione del della bilancia della Storia.
Centro-Nord e dai fedelissimi per reagire al «tradimen-
to» e pareggiare i molti conti in sospeso, Mussolini è una Ma al di là della ritualità delle riunioni e delle udienze,
sorta di sorvegliato speciale, libero solo di interpretare la delle rare comparse a manifestazioni, degli incontri per
parte assegnatagli, spiato e sorvegliato da tutti i protago- lo più dovuti e subìti con gerarchi italiani e tedeschi, cosa
nisti e i contendenti, nonché dalle donne della sua vita in passa nella mente di quello che è stato il Duce, l’uomo che
eterna contesa. Vive alla giornata, senza progetti concre- nel 1922 ha rovesciato il tavolo delle regole imponendo-
ti, alternando sogni, velleità, recriminazioni e rimpianti, ne delle nuove e prendendo in contropiede giocatori che
schiacciato dalla stanchezza e dal senso di inutilità delle si credevano ben più abili e smaliziati di lui? Che passo
ritualità quotidiane. Si definisce «un burattino», ricor- dopo passo ha tagliato progressivamente tutti i vincoli del
dando quando era stato burattinaio. Una sola convin- vecchio Stato liberale, ottenendo il plauso dell’opinione
zione positiva lo sostiene a tratti, o per lo meno è questa pubblica nazionale e, per lungo tempo e per larga par-
la plausibile motivazione che offre ad alcuni confidenti: te, anche di quella internazionale? Cosa resta dell’uomo
che l’esistenza della RSI sotto la sua guida abbia rispar- che Hitler ha chiamato e ancora chiama il suo maestro,
miato rappresaglie e lutti più gravi all’Italia da parte dei l’unico da cui riconosce di aver imparato qualcosa e per
tedeschi. Di aver insomma creato una sorta di cuscinetto il quale continua a manifestare una qualche forma di de-
tra la popolazione e l’occupante, in mancanza del quale, bolezza? In mancanza di memorie attendibili o di lettere

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significative, e in attesa che quelle di-
sponibili vengano pubblicate, l’unica
risposta possibile a queste domande
va cercata nei frammenti delle inter-
cettazioni telefoniche o dei duplicati
di lettere reperibili presso gli archivi
tedeschi, nelle frasi raccolte da in-
terlocutori più meno occasionali,
nei frammenti delle veline dei tanti
infiltrati intorno a lui, nei brani di
documenti e lettere pubblicati in in-
numerevoli giornali e rotocalchi dal
1945 a oggi.

Cominciamo con una considerazio-


ne sull’uso del tempo. Dalla metà di
ottobre del 1943 – quando più o meno
dal punto di vista logistico la situa-
zione di Mussolini si è «normalizza-
ta» – alla metà di aprile del 1945 –
quando cominciano i preparativi per cettati, ma anche dalle occasionali come una sorta di prigioniero di lus-
spostamenti non ancora pianificati confidenze ai collaboratori più vicini. so. Ripete a più riprese che il bilancio
– corrono poco più di 500 giorni. In L’autodefinizione ricorrente è quella della Repubblica Sociale è comple-
questo arco di tempo, a quanto risul- di «cadavere vivente»; la descrizione tamente passivo, che mancano gli
ta dagli atti di sequestro dei carteggi, di sé è quella di un vecchio malato, armamenti e i giovani richiamati se
Mussolini scrive oltre 300 lettere a tormentato da dolori di ogni genere ne tornano a casa o salgono in mon-
Claretta, le fa oltre 600 telefonate e la e da un’insonnia persistente. Ma so- tagna, mentre continua la guerra
incontra alcune decine di volte. Se a prattutto la sensazione di essere un civile, con rappresaglie e fucilazioni.
Questo è un governo che non dispo-
Una sola convinzione lo sostiene (o almeno ne di armi, dice ai pochi confidenti.
E’ un governo disarmato e le armi
così afferma): che l’esistenza della RSI che ci sono rasentano il ridicolo,
sotto la sua guida abbia risparmiato rappresaglie con gran divertimento dei «ribelli»
e lutti più gravi all’Italia da parte dei tedeschi (come Mussolini chiama i partigia-
ni) che lo sanno e possono fare quello
che vogliono. Torna a più riprese, e
questo si aggiungono gli incontri e le uomo solo, che immagina, sull’orlo di con insistenza, su un tema che lo af-
conversazioni telefoniche con la mo- un abisso che non vede ancora distin- fligge: la sensazione di star distrug-
glie e con il figlio più grande, si capi- tamente, ma di cui a tratti intuisce la gendo il proprio passato, l’immagine
sce quanto tempo venga dedicato ai vicinanza, che nel momento supremo che gli italiani e il mondo avevano
rapporti personali: normale per una scoprirà di non avere al fianco nessu- di lui, lui che per tanti anni aveva
persona qualsiasi, del tutto anomalo no (anche se poi una donna smentirà guidato uomini ed eventi, e che oggi
per il capo di un Paese nel turbine di questa sua sensazione). ne è trascinato come un fantoccio,
un conflitto mondiale e di una guerra sfiorando più il ridicolo che il tra-
civile; significativo, credo, di un uomo La descrizione che dà della RSI, dal gico. Non è una sensazione soltanto
che ormai guarda al destino proprio e punto di vista politico-militare, è di- degli ultimi giorni. E’ ormai diverso
dei suoi affetti piuttosto che alle sorti sastrosa. Mussolini dichiara ripetu- tempo che questo senso d’impotenza
dei «massimi sistemi», insomma un tamente che il suo prestigio è ridotto lo pervade: da quando le sorti della
comportamento opposto a quello di al lumicino; che anche i Paesi «ami- guerra hanno cominciato a volgere
un leader politico posto di fronte a ci» non lo prendono in considerazio- al peggio. I rovesci in Francia e in
condizioni estreme. Altrettanto em- ne, lo considerano già politicamente Grecia erano stati degli episodi. La
blematici i contenuti di questi sfoghi, defunto; si definisce l’amministrato- perdita dell’Africa e il disastro russo
per quanto se ne possa dedurre dai re di un grande comune con poteri avevano invece pesato in ben altro
brani riportati, dai documenti inter- circoscritti, tenuto dagli occupanti modo, così come la morte del figlio

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il punto a cui si trova la sua vita. Ad ri su di lui dai quali si ricava che
aprile del 1944 viene raggiunto dalla è stato un grand’uomo. Quindi, si
notizia dell’assassinio di Giovanni arrabbia perché non ha saputo sce-
Gentile per mano di un gruppo di gliere il momento giusto per mori-
gappisti comunisti di Firenze. La no- re, e fissa le date ideali al 1936 o al
tizia accresce il suo scoramento. In un 1938, dopo Monaco. Rimpiange le
appunto poi pubblicato lo definisce occasioni perdute, quando si poteva
«poderoso pensatore fedele all’Idea». fare la pace con Stalin (il macella-
Quasi lo invidia perché la morte lo ha io mongolo, come lo chiama) e non
raggiunto inaspettata, senza preav- si è fatta. Si esalta per la morte di
viso, anche se il modo, come direbbe Roosevelt, definito il grande crimi-
il Poeta, «ancor m’offende», segno che nale. Si commuove perché alla fine
l’Italia sta sprofondando in un abis- del 1944 l’Imperatore del Giappone
so di barbarie: un abisso che il Duce trova il tempo per telegrafargli.
vede, ma che non gli suggerisce nes-
suna autocritica. Alle notizie che gli I propositi più frequenti puntano
Mussolini nel 1944, vengono dal fronte di guerra, l’Italia tutti verso un gesto liberatore che
a colloquio con un giovane gli appare come un grande campo di ponga fine a malanni e umiliazio-
volontario repubblicano manovra, dove gli eserciti e le avia- ni (spesso si ispira al monologo di
zioni si scontrano indisturbati, senza Amleto, ma sulla fermezza di que-
Bruno (perito in un incidente aereo che gli italiani possano fare alcunché, sti propositi periodicamente enun-
nel 1941), una ferita non cicatrizza- ma, ai suoi occhi, la responsabilità ri- ciati e mai attuati, gli psicologi
bile. La passività di fronte a Hitler a cade solo e soltanto sulla monarchia potrebbero parlare a lungo). In re-
Feltre, pochi giorni prima del Gran che «ha tradito». altà, nel profondo, pensa che anco-
Consiglio, sembra un segno di ri- ra tutto non sia finito, almeno sul
nuncia; così come l’arrendevolezza A tratti se la prende con gli italia- piano dell’immagine da mostrare
di fronte ai gerarchi ribelli il 25 lu- ni, agnelli che lui ha voluto trasfor- al mondo al termine del dramma.
glio, pur interpretata da alcuni come mare in lupi, ma che invece sono Accumula carte e documenti, al-
una strategia per passare la mano, rimasti agnelli. Il Fascismo non è cuni noti, altri meno, compreso il
fa pensare piuttosto a una sorta di riuscito a creare un popolo di sol- famoso carteggio con Churchill, su
rassegnazione. dati, il comunismo sì, afferma. Gli cui sono corsi fiumi d’inchiostro,
italiani, ai suoi occhi, sono delusi, perché pensa di poter essere ancora
E’ questo il tratto ricorrente, insie- ammalati, invigliacchiti, disperati; protagonista in un processo di fron-
me alla sensazione che tutto quello fatta eccezione per le minoranze te alla Storia. Ma proprio questo,
che è stato fatto in vent’anni sia pros- dell’una e dell’altra parte, si tratta che è il suo obbiettivo ultimo, non
simo alla scomparsa. Mai, nel corso di uomini che ormai non credono compare mai nei discorsi, negli ar-
della storia, confida a un collabora-
tore, si è verificata una così completa
Mussolini accumula carte e documenti, alcuni noti,
distruzione di vent’anni di fatiche e di
costruzioni. Le paludi Pontine bonifi- altri meno, compreso il famoso carteggio
cate, fiore all’occhiello delle sue rea- con Churchill, perché pensa di poter essere ancora
lizzazioni, ridotte a un grande pan-
protagonista in un processo di fronte alla Storia
tano crivellato di crateri. Tiene sulla
scrivania un romanzo dello scritto-
re tedesco Hans Fàllada, «Kleiner più a nulla e a nessuno; una massa ticoli, nelle lettere, nelle telefonate.
Mann, was nun?» [«E adesso, po- di potenziali schiavi che alternano Un vuoto che non è certo casuale. A
ver’uomo?» adattato in italiano nel abulia, crudeltà e disperazione. Gli dimostrazione che la carta segreta
1933 come «Tutto da rifare pover’uo- italiani gli appaiono come i degni la si tiene nascosta a tutti e in tut-
mo» NdR], che inizia addirittura eredi di Cesare Borgia, deboli e cru- te le circostanze. L’ultima chance
a tradurre (un segnale esplicito del deli insieme: bravi ad ammazzarsi di un politico che anche all’ultimo
tempo disponibile per impegni non tra loro, meno bravi ad ammazza- tratto del cammino non disdegnava
di primaria importanza politica), per re i nemici. Ascolta alla radio con tenere in serbo un colpo di teatro.
poi mandarlo a Claretta, confidando un collaboratore un servizio in cui
a un ministro che quel titolo riassume vengono citati molti giudizi stranie- Aldo G. Ricci

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TrATTATive
neri e rossi contro la guerra civile

Aprile ’45: la pacificazione


impossibile...
…eppure qualcuno ci provò. Alla vigilia del crollo si intensificarono
i rapporti tra fascisti e antifascisti per arrivare ad un passaggio di
poteri che scongiurasse il bagno di sangue da tutti temuto. Ma i
fronti contrapposti erano troppo compositi e intrecciati per rendere il
progetto attuabile: Mussolini e l’ala di sinistra del Fascismo guardavano
ai socialisti e al Partito d’Azione che però erano troppo legati al Partito
Comunista. I fascisti più conservatori invece dialogavano invano con i
moderati della Resistenza come democristiani e liberali. Alla fine non
se ne fece nulla e Mussolini guardò altrove
di Stefano Fabei

U
n «ponte» tra e di un numero, esiguo, di fascisti
«neri» e «ros- irriducibili al soldo dei nazisti. Al Per
si»? E’ una delle di là di tale mito, fondamento della acquistare
questo libro
pagine meno democrazia italiana, nel Paese tra vai a
note, quella del il 1943 e il 1945 fu combattuta una pag. 196
tentativo da guerra civile che vide contrapposte
parte del Duce di trasmettere i po- due minoranze: i partigiani, in lotta
teri alle forze da lui ritenute meno per «liberare» l’Italia dalla dittatu-
distanti da quel Fascismo rivolu- ra mussoliniana – cui alcune forze
zionario cui aveva tentato di torna- della Resistenza avevano intenzione
re con la RSI. L’argomento costituì di sostituire un totalitarismo non
nel secondo dopoguerra motivo di solo di facciata e molto più duro di
polemica sia nel campo resisten- quello forse teorizzato, però non at-
ziale, tra socialisti e comunisti, sia tuato, dal Duce – e dai suoi alleati
in quello neofascista, tra intran- tedeschi e per promuovere una radi-
sigenti e moderati. Per decenni la cale trasformazione della società; i
storiografia ufficiale ha diffuso, fascisti e quanti altri, pur di diversa Stefano Fabei, autore di questo articolo,
nel 2011 in «I neri e i rossi» ha ricostruito
incontrastata, la tesi di un’Italia in provenienza politica, avevano scel- la storia del tentativo di «ponte» fra
prevalenza ostile agli «occupanti» to di combattere sotto la bandiera fascisti e CLN alla fine della RSI

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Il filosofo napoletano Edmondo Trattative
Cione (1908-1965) negli anni neri e rossi contro la guerra civile
Sessanta. Negli ultimi mesi
di guerra fu protagonista di un
vano tentativo di pacificazione tatti con i socialisti Gabriele Vigorelli
fra fascisti e antifascisti, e Corrado Bonfantini, comandante

e
boicottato dagli intransigenti
di entrambi gli schieramenti
delle brigate «Matteotti» e membro
dell’esecutivo del Partito Socialista

.
di Unità Proletaria (PSIUP) dell’Alta
Italia, oltre che con il filosofo crocia-
no Edmondo Cione, fondatore del
Raggruppamento Nazionale Repub-
blicano Socialista (RNRS). Il ditta-
tore, nel novembre 1944, ricevette a
Gargnano Vigorelli, favorevole alla
trasmissione del potere ai socialisti
e collaboratore di Bonfantini; nello
stesso periodo, quest’ultimo, tramite
Luna, contattò Nicchiarelli per arri-
vare a un accordo sul mantenimento
dell’ordine, una volta ritiratisi i tede-
schi, con formazioni militari compo-
ste da fascisti e partigiani. Nel corso
dell’incontro autorizzato dal Duce e
avvenuto a Brescia, Bonfantini disse
al vicecomandante della GNR che la
guerra stava terminando con l’avan-
zata alleata; pertanto nei territori eva-
cuati da tedeschi e fascisti si sarebbe
posta la necessità di tutelare l’ordine
pubblico fino all’arrivo degli anglo-
americani. A Nicchiarelli, il quale
dichiarò di condividere tali preoccu-
pazioni, Bonfantini disse che c’era un
solo provvedimento da prendere: la
costituzione di «battaglioni del popo-
lo» formati da membri della Guardia
e da elementi designati dal Comitato
di liberazione, al comando di ufficiali
della RSI per lealtà al Fascismo e al Fascismo più intransigente; il mini- della GNR scelti da Nicchiarelli. L’al-
r suo capo, per coerenza e fedeltà alla stro della Cultura popolare Fernando to ufficiale considerò l’idea degna di
tare parola data. Tra le due minoranze - Mezzasoma; il segretario del Partito considerazione, affermando che oc-
libro
a e questo termine si addice più alla Fascista Repubblicano Alessandro correva agire con prudenza perché
176 prima che alla seconda delle suddet- Pavolini. Da parte sua il Duce, per niente trapelasse ai tedeschi. Pregò
te parti - attendista rimase la massa un’incoercibile esigenza di Stato, ma- pertanto il comandante partigiano di
degli italiani. novrava fin dal settembre 1943 fra le fargli avere, tramite Luna, uno sche-
due tendenze. Ai suoi ordini operava- ma per attuare il progetto. Di questo
Ciò premesso, nel 1944 esistevano, no, a scopi distensivi, oltre al generale unico incontro con Bonfantini, nel
in entrambi i campi, uomini che Niccolò Nicchiarelli, vicecomandan- frattempo arrestato con l’accusa di
avevano iniziato un lavoro inteso a te della Guardia Nazionale Repubbli- aver voluto l’uccisione del federale di
stabilire un dialogo e scongiurare cana (GNR), il prefetto Gioacchino Milano Aldo Resega (dicembre 1943),
la guerra civile o per ridurne le con- Nicoletti, il ministro dell’Educazione e della sua proposta, Nicchiarelli ri-
seguenze: per dirla con il socialista nazionale, Carlo Alberto Biggini, e ferì al Duce, il quale nel gennaio suc-
«mussoliniano» Carlo Silvestri, per quello della Giustizia, Piero Pisenti, cessivo gli disse di accertare per quali
«umanizzare la situazione». In nome i giornalisti Ugo Manunta e Gastone ragioni fosse stato incarcerato e, qua-
di un’assoluta intransigenza a questo Gorrieri, il questore di Milano Bet- lora non fossero fondate, di rimetter-
progetto si opponevano personaggi tini e il generale a disposizione della lo in libertà, cosa che di lì a poco si
come Roberto Farinacci, l’alfiere del GNR Nunzio Luna. Essi ebbero con- verificò. Alla domanda sull’impres-

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Fascisti intransigenti e «pontisti», con i loro interlocutori fra le fila del CLNAI

Roberto Farinacci (1892-1945), Alessandro Pavolini (1903- Fernando Mezzasoma (1907- Carlo Alberto Biggini (1902-
fra i fondatori dei Fasci, fu 1945), segretario del PNF, fu 1945), ministro della Cultura 1945), ministro dell’Educazione
sempre la voce critica e dura detto il «Saint-Just della RSI» Popolare. Fascista intransigente, della RSI, è uno degli uomini di
del radicalismo fascista per la sua inflessibilità rifiutò la salvezza e finì a Dongo cui Mussolini si fida di più

sione fattagli da Bonfantini, Nicchia- dirizzare verso uomini adatti le scelte tori, gli uomini del vecchio regime
relli rispose che gli era sembrato in nel campo delle cariche pubbliche; 4) accodatisi agli invasori angloameri-
buona fede. realizzare coi fatti la socializzazione. cani. A scopo distensivo, da tempo,
Il RNRS per volere del Duce fu auto- con la collaborazione del ministro
Nel dopoguerra il generale confermò rizzato anche a pubblicare un quoti- di Grazia e Giustizia, Piero Pisenti,
come Mussolini avesse visto di buon diano, «L’Italia del popolo»: 50 mila e altri, stava accogliendo le segnala-
occhio un’attiva collaborazione dei copie, molte, considerata la penuria zioni di Silvestri su persone arrestate
socialisti in seno al suo governo e per- di carta e l’ostilità al progetto di Mez- o minacciate di gravi pericoli per il
messo, a tal fine, a Cione di creare nel zasoma che non consentì una tiratura loro passato antifascista, assicuran-
febbraio del 1945 il RNRS, una forma- più elevata. Se il Capo della RSI auto- done la salvezza: furono così favoriti,
zione che raccoglieva un gruppo di rizzò Nicchiarelli alla trattativa con i tra gli altri, il comunista Franco Ro-
socialisti e sindacalisti nazionali fino socialisti e il Raggruppamento a ope- veda, gli azionisti Ferruccio Parri e
allora estranei al Fascismo. Il Rag- rare, sull’altro versante questa politica Riccardo Lombardi, i socialisti Gui-
gruppamento legittimava un’opposi- non fu approvata da uno dei princi- do Mazzali e Giuseppe Bentivogli, il
zione costituzionale all’interno della pali leader socialisti, Sandro Pertini, democristiano Luigi Meda e l’anar-
RSI, prefiggendosi l’attuazione del o almeno così avrebbe affermato il fu- chico Germinale Concordia. Carlo
Manifesto di Verona e di realizzare turo presidente della Repubblica, ma Silvestri, già giornalista de «Il Cor-
questo programma di massima: 1) as- solo a guerra quasi conclusa. riere della Sera», amico di Filippo
sicurare ai cittadini la libertà di parola Turati e di altri esponenti del rifor-
e pensiero; 2) esercitare un controllo Mussolini voleva evitare che tor- mismo socialista, conosceva Mus-
sull’amministrazione pubblica; 3) in- nassero al potere i partiti conserva- solini fin da quando, abbandonato
il neutralismo, era stato espulso dal
PSI. Interventista, dopo la conqui-
sta del potere da parte del Fascismo
si era prestato a favorire il tentativo,
fallito, del Duce di darsi una coper-
tura a sinistra inserendo nel governo
rappresentanti della CGL (la Con-
federazione Generale del Lavoro).
Diventato oppositore dopo il delitto
Matteotti, aveva condotto una cam-
pagna di stampa contro il governo,
guadagnandosi il confino. Liberato,
riammesso al giornalismo, si era
poi riavvicinato al Duce e durante

Mario Bonfantini, Carlo Silvestri e Guido


Mazzali nel 1940, al confino per attività
antifascista. Silvestri, acerrimo nemico di
Mussolini durante l’affaire Matteotti, aderì
alla RSI e divenne uno dei suoi principali
difensori, perorando la causa della
pacificazione fra fascisti e socialisti

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LNAI

Piero Pisenti (1887-1980) Niccolò Nicchiarelli (1898- Mario Bonfantini (1904-1978), Ferruccio Parri (1890-1981), fu il
militare e ministro della 1969), capo di SM della GNR, partigiano socialista, non primo presidente del consiglio
Giustizia della RSI, fu uno dei cercò l’accordo col CLNAI per riuscì a convincere Pertini a del dopoguerra. Onesto e
fautori della pacificazione salvaguardare l’ordine pubblico una pacificazione coi fascisti probo, fu messo subito da parte

la RSI, credendo nel «ritorno alle Mussolini confidò a Silvestri che il più grande
origini» proclamato a Verona, si era
messo a disposizione «per lavorare
dolore che avrebbe potuto provare sarebbe stato
per l’Italia e la repubblica socialista». vedere spadroneggiare nel territorio della RSI
Mussolini lo utilizzò come interme- carabinieri, monarchia e Confindustria
diario con le forze della Resistenza
e per la trattativa con il PSIUP e il sta. Era questa una prospettiva più Confindustria. L’ultima posizione
Partito d’azione, proponendo il pas- realistica, ma secondo Silvestri, per mussoliniana emerge in modo chia-
saggio dei poteri in cambio dell’eso- arrivare a un serio patteggiamento, ro dalla lettera scritta da Silvestri il
do delle formazioni germaniche e Mussolini doveva presentarsi con 22 aprile 1945 al Comitato centra-
della RSI, e dell’incolumità delle fa- tutte le forze disponibili, dall’eser- le del PSIUP, in cui il giornalista si
miglie dei fascisti. cito di Graziani alla GNR, alle for- faceva mediatore della proposta del
mazioni ancora disposte a difendere Duce di consegnare la RSI ai repub-
Silvestri il 22 aprile 1945, dopo la la causa, prendendo le distanze da blicani e non ai monarchici, la socia-
notizia della rotta tedesca, andò a quel Fascismo «di destra» che, dopo lizzazione e tutto il resto ai socialisti
trovare in prefettura a Milano il essere stato la prima causa della ro- e non ai «borghesi». Della sua perso-
Duce e incontrò sia Carlo Alberto vina del regime, anche a Salò aveva na il dittatore non faceva questione,
Biggini, ministro dell’Educazione cercato in ogni modo di boicottare ma chiedeva garanzie per i fascisti.
Nazionale, il quale lo pregò di fare il la politica sociale. L’asse tra i gerar- La proposta, oltre che al Partito so-
possibile per evitare la strage al mo- chi «moderati», la destra antifascista cialista, era rivolta a quello d’azione,
mento del passaggio dei poteri, sia il e gli anglo-americani era nell’ordine non al PCI perché la tattica di que-
ministro dell’Interno, Paolo Zerbi- naturale delle cose, essendo queste sto escludeva che nell’attuale situa-
no, che lo informò di aver in corso forze più o meno asservite al ca- zione internazionale esso potesse
con i democristiani del CLNAI e gli pitalismo e avendo l’obiettivo, col assumere in Italia atteggiamenti in
Alleati una trattativa avviata da An- pretesto dell’anticomunismo, di fare contrasto con il riconoscimento del
gelo Tarchi, ministro dell’Economia tabula rasa delle conquiste sociali Paese come zona d’influenza bri-
corporativa. Alla prospettiva di con- realizzate dal Fascismo e impedire tannica. Per ragioni di organizza-
segnare il territorio della RSI al go- ai «rossi» di ricostruire il Paese sulle zione e tempo il trapasso dei poteri,
verno del Regno del Sud guidato da fondamenta della RSI. spiegava Silvestri, poteva effettuarsi
Ivanoe Bonomi e favorire il ritorno solo a Milano e forse nelle città vici-
della monarchia e del capitalismo, La scelta di campo finale di Mus- ne dove primeggiava la presenza di
Silvestri inorridiva, ritenendo che solini sarà a sinistra, per i valori operai industriali; affinché il Parti-
l’unica strada possibile fosse quella della repubblica e del programma to socialista, il Partito d’azione o la
dell’accordo con le forze di sinistra. sociale che dovevano andare in ere- sua frazione anticapitalista, i repub-
Una strada giudicata invece imper- dità all’antifascismo repubblicano e blicani e altre forze di sinistra fuo-
corribile da Zerbino, per il quale la socialista. Confidò infatti a Silvestri ri del CLNAI potessero accettare la
o maggior parte dei vertici del Fasci- che il più grande dolore che potesse proposta occorreva che avessero per
smo repubblicano, ostile alla politica provare sarebbe stato vedere spa- il domani una giustificazione di ca-
di
erì della socializzazione, era favorevole droneggiare nel territorio della Re- rattere contingente ma di essenziale
i a dialogare con la destra antifasci- pubblica carabinieri, monarchia e importanza come la dichiarazione

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le formazioni volontarie fasciste si potevano iniziative operative contro le forze
impegnare a non assumere iniziative contro le forze del CLNAI o del governo di Roma,
con la possibilità però di continua-
del ClNAi o del governo di roma, con la possibilità re la lotta in Italia o altrove contro
però di continuare la lotta contro gli invasori gli invasori. Qualora non fosse stata
possibile la consegna rivoluzionaria
di Milano «città aperta» e la salva- provvisorio avrebbe dovuto garan- dei poteri al PSIUP e alle altre forze
guardia degli impianti industriali tire che le forze armate tedesche e di sinistra, la garanzia per l’esodo
e idroelettrici, premessa della rico- della RSI non sarebbero state mole- delle formazioni fasciste e per l’in-
struzione italiana, una delle princi- state da partigiani o da altri fino a columità delle famiglie dei fascisti
pali preoccupazioni di Mussolini. un confine da stabilirsi. avrebbe dovuto avere pieno valore
Il PSIUP, d’accordo eventualmente anche per una trasmissione di po-
con il Partito d’Azione e con il tacito Come contropartita per quanto teri tra il governo della RSI e il CL-
consenso del PCI, avrebbe preso in sopra, tramite Silvestri, Mussolini NAI. Per Mussolini era importante
consegna Milano da Mussolini con chiedeva: l’incolumità delle famiglie che quest’ultimo, e non il governo
un’aliquota delle forze armate della dei fascisti e di quelli di loro isola- di Roma, diventasse responsabile
RSI che sarebbero state lasciate nel- ti che sarebbero rimasti nei luoghi dell’eredità repubblicana, sociale,
la città a fini di ordine pubblico e di abituale domicilio con l’obbligo rivoluzionaria, anticapitalistica e
avrebbero obbedito solo al governo di consegna delle armi nei termini antimonarchica della RSI, in quan-
provvisorio che avrebbe interpella- stabiliti; l’indisturbato ritiro delle to nel CLNAI, presto o tardi, sareb-
to anche i tedeschi sulla conferma formazioni militari della RSI e ger- bero prevalse le forze delle sinistre
dell’integrità di Milano e delle sue maniche per evitare conflitti e di- rivoluzionarie le quali avrebbero
industrie. Di fronte all’eventuale di- sordini fra italiani e distruzioni di dovuto difendere la socializzazione
chiarazione germanica di accedere impianti da parte dei tedeschi. Le e altre radicali riforme quali l’aboli-
alla richiesta e all’annuncio dell’eva- formazioni volontarie fasciste si po- zione del commercio privato e la co-
cuazione della metropoli, il governo tevano impegnare a non assumere operativizzazione della produzione,
come sacro patrimonio dei lavorato-
ri italiani.
Un generale fascista nascosto dai Pertini
Con la bozza della dichiarazio-

i ne dettata (ma non ancora firma-


rapporti tra il generale della GNr che aveva operato l’arresto. luna non
Nunzio luna e bonfantini costitu- figurò fra gli imputati al processo con- ta) dal dittatore, Silvestri si recò da
irono motivo d’imbarazzo per en- tro le squadre d’Azione mussolini svol-
Bonfantini che doveva consegnarla
trambe le parti, considerando certe tosi poco dopo a venezia. Nelle carte
«complicità» su cui è tornata «l’Unità» del pCi milanese compare un appunto all’esecutivo del Partito Scialista.
il 28 aprile 2009: Aldo Giannuli, tra i più su bonfantini in cui si afferma che l’af- Mentre aspettava la risposta, il 23 e
noti esperti di storia dei servizi segreti, faire luna, fu «passato sott’acqua per il 24 aprile il giornalista preparò per
in un articolo intitolato Un’alleanza coi non mettere in cattiva luce i sociali- Mussolini degli appunti riguardan-
socialisti l’ultima mossa disperata dei sti». Un episodio a lungo sconosciuto: ti le modalità del passaggio dei po-
repubblichini di salò, sembra lanciare è plausibile, secondo Giannuli, che le
teri. Dal confronto tra i primi testi
una vera e propria sassata contro il pre- esigenze della lotta clandestina abbia-
sidente partigiano, uno dei monumen- no imposto molti di questi negoziati e la dichiarazione finale firmata da
ti più intonsi dell’antifascismo. il 7 feb- sotto banco, anche in nome di ragioni Silvestri e datata 25 aprile, emergo-
braio 1946, ha scritto Giannuli, un re- in sé nobili, ma tutto questo diventava no alcune notevoli modifiche, da
parto della polizia ausiliaria (partigia- difficile da raccontare dopo la libera- attribuire con molta probabilità al
ni) arrestò il generale luna che viveva, zione, quando ognuno di essi sarebbe Duce, che non ne mutavano in ogni
sotto falsa identità, nella casa milanese potuto apparire come un cedimento
caso la sostanza. Comunque Mus-
di Carla voltolina, futura moglie di per- morale. e forse fu questo a obbligare
tini. luna dichiarò che quest’ultimo era pertini a quella difficile operazione per solini pareva non voler impegnarsi
perfettamente a conoscenza della sua salvare l’immagine del partito. i docu- più di tanto prima di aver ricevuto
vera identità e che lo aveva nascosto menti, per Giannuli, non permettono le contro assicurazioni richieste e
per ringraziarlo dei servizi resi duran- di far piena luce sulla vicenda e sulle non voleva lasciarsi disarmare del
te la guerra di liberazione. Nell’abi- reali motivazioni dei singoli attori, ma tutto anzitempo. L’illusione sareb-
tazione di luna furono trovati anche bastano a far capire che è una pagina
be di lì a poco svanita quando il 24
documenti sulla situazione interna di storia ancora poco nota. Affermazio-
al partito socialista e un mazzetto di ne condivisibile, anche se il dettaglio aprile – alla vigilia dell’insurrezione
assegni firmati da bonfantini. Nono- sconosciuto della biografia di pertini, partigiana, in un momento in cui
stante il generale fosse sospettato di pubblicato a 20 anni dalla scomparsa sembrava che l’arrivo degli Allea-
essere finanziatore dei gruppi fascisti dell’ex capo dello stato non combacia
clandestini, l’inchiesta fu subito avo- in pieno con quell’immagine di asso-
cata dal questore, che prese provve- luta intransigenza tramandata dalle
dimenti contro il tenente della polizia agiografie ufficiali. [SF] n Aprile-Giugno 2014

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ti a Milano fosse solo questione di
ore e il generale Karl Wolff, all’in-
saputa di Hitler, stava trattando in
Svizzera il destino della Germania,
con l’operazione Sunrise – si vanifi-
cavano i deboli margini dell’ultima
manovra politica dell’uomo di Pre-
dappio. Anche per i socialisti meno
intransigenti e meno ostili al patteg-
giamento, a questo punto, continua-
re a mantenere il pur esile filo della
trattativa avrebbe potuto assumere
un valore ambiguo.

Per quanto pessimista, Silvestri nel-


la mattinata scrisse un’altra nota se-
greta per il Duce, consigliandogli di
ritirarsi da Milano nelle località pre-
disposte per la resistenza [cioè Como
e poi la Valtellina NdR], lasciando a
lui e a una giunta di personalità de-
signate dal capo della RSI il compito
di «consegnare» agli antifascisti la
città. Il «no» dei socialisti tuttavia ri-
dusse le speranze di Silvestri il qua- Lettera di Piero Parini a Carlo Silvestri sui molti interventi di Mussolini a favore
le, incontrando il futuro prefetto di di Ferruccio Parri, fin dagli anni Trenta. Parri fu uno dei possibili ponti
Milano, Riccardo Lombardi, aveva per consentire un passaggio delle consegne fra governo repubblicano e CLNAI
saputo che i socialisti non potevano
accettare la proposta perché i partiti avere il tempo necessario a superare partito, a lasciar perdere i contatti
aderenti al CLNAI erano impegnati le posizioni degli oppositori, che si con i fascisti e i loro emissari, si sentì
da vincoli così stretti che escludeva- facevano sempre più rigide con l’av- in dovere di chiedergli questa volta
no la possibilità per il PSIUP di pren- vicinarsi della fine, era un’ingenuità. come dovesse comportarsi di fronte
dere autonomamente in considera- Pertini era sempre stato autonomo: a quella proposta. Gli fu risposto di
zione l’offerta. Bisognava dunque le direttive del generale americano non prenderla «in considerazione al-
rivolgersi direttamente al CLNAI Mark Clark e del maresciallo ingle- cuna»; anzi, aggiunse Pertini, «l’in-
che poteva far conoscere le proposte se Harold Alexander, arbitri dello surrezione dei nostri, ormai avviata
mussoliniane agli esecutivi degli al-
tri partiti. A deludere ulteriormente
per mussolini era importante che il ClNAi,
Silvestri giunse proprio la risposta
dell’esecutivo socialista. Bonfantini e non il governo di roma, diventasse responsabile
aveva trasmesso la proposta a Bas- dell’eredità repubblicana, sociale, rivoluzionaria,
so e a Pertini il quale, rifiutando di
anticapitalistica e antimonarchica della rsi
prenderla in considerazione, disse:
«Dì a Silvestri che con Mussolini
non c’è proprio niente da trattare». scacchiere militare, i quali non vo- dietro mio preciso ordine, doveva
Nel primo pomeriggio del 25 apri- levano che i partigiani insorgessero seguire il suo corso. La ruota aveva
le 1945 Silvestri tornò dal Duce per senza un loro ordine, non si era mai cominciato a girare e nessuno di noi
riferire sui primi effetti della pro- sognato di accettarle, come, senza doveva fermarla». Mussolini capì
posta della cessione dei poteri ai dubbio, rifiutò la proposta di Silve- che quella via era impercorribile e
socialisti e agli uomini della destra stri. Mussolini, per Lombardi e Per- cominciò a premere per incontrarsi
del CLNAI. Il progetto, più che es- tini, non aveva più nessuna proposta con il vescovo di Milano, il cardinale
sere in alto mare, stava annegando da fare; doveva solo arrendersi. Bon- Schuster. L’ultima chance.
nella tempesta dell’avanzata degli fantini, più volte diffidato da Perti-
eserciti alleati. Soltanto pensare di ni, anche a nome dell’esecutivo del Stefano Fabei

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25 STORIA IN RETE

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IL CREPUSCOLO DELL’ASSE
ambasciatori italiani a Berlino

i topi abbando n
la nave che af f

1945: mentre Hitler ha compreso che non vi è altra via d’uscita dalla
guerra che morire combattendo, Mussolini coltiva ancora l’idea di evitare
l’ultimo, spaventoso spargimento di sangue per l’Italia. Ma proprio le SS,
gli uomini che più giurano e spergiurano fedeltà ai due dittatori, hanno già
intavolato trattative segrete con gli Alleati. Testimone di questa tragedia
è Filippo Anfuso, ambasciatore della Repubblica Sociale a Berlino. I suoi
ricordi sono al centro di un saggio sulle relazioni diplomatiche italo-
tedesche, «L’avamposto di Mussolini nel Reich di Hitler», di cui «Storia in
Rete» anticipa un passo

di Gianluca Falanga

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STORIA IN RETE 26 Aprile-Giugno 2014

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IL CREPUSCOLO DELL’ASSE
ambasciatori italiani a Berlino

o nano
f fonda
I
l 16 gennaio 1945 Hit-
ler lascia il suo quar-
tier generale «Nido
dell’aquila» presso
Ziegenberg, da dove
ha condotto la fallita
offensiva delle Ardenne, e ri-
torna a Berlino. Si sistema nel
«Bunker del Führer», sotto il
giardino della nuova cancelle-
ria del Reich, da dove adesso
vuole guidare l’ultima resi-
stenza tedesca all’avanzata dei
sovietici. Il «Terzo Reich» dice
«affonderà combattendo».
Ma in questo momento il
governo nazionalsociali-
sta è già ridotto alla rovi-
na totale. La speranza che la
coalizione nemica si sarebbe
divisa, a causa dell’incompa-
tibilità ideologica tra gli alleati
occidentali e l’Unione Sovietica di
Stalin, ha spinto alcuni esponenti
di rilievo del governo del Reich a
cercare sin dalla fine dell’estate del
1944 contatti con britannici e ame-
ricani per concludere con loro una
possibile pace separata a occiden-
te. Hermann Göring, Heinrich
Himmler e perfino Joachim
von Ribbentrop hanno perciò
inviato propri emissari, per
esempio in Spagna e in Svezia.
L’ambasciatore Anfuso segue
Aprile 1945, Germania centrale: un soldato afroamericano con un misto di curiosità e im-
della 12a Divisione corazzata USA si mette in posa davanti
ad un gruppo di prigionieri tedeschi: gli ultimi scampoli della
potenza questi tentativi dispera-
Wehrmacht costituiti richiamando uomini delle classi più anziane ti, quasi privati, di riconquistare

Aprile-Giugno 2014 |
27 STORIA IN RETE

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A sinistra, Mussolini negli ultimi mesi della RSI. Il Duce era ancora convinto di poter trovare una soluzione negoziale alla guerra.
A destra, l’ambasciatore a Berlino Filippo Anfuso (1901-1963) in uniforme della GNR, con il ministro degli esteri del Reich von Ribbentrop

un terreno politico, uno spazio di re contatto con il Papa tramite gli trappola. L’arcivescovo di Milano,
trattative: «Nel circolo intimo di arcivescovi di Torino e di Milano. cardinale Alfredo Schuster, reagi-
Hitler si notava una cupa rasse- Il Vaticano sembra a Himmler sce subito in modo positivo al ten-
gnazione» scriverà dopo la guerra. il mediatore ideale con gli alleati tativo di avvicinamento di Wolff.
L’unica eccezione è Joseph Goeb- occidentali, dal momento che la Fin dall’autunno del 144 ci sono
bels: «Sembrava uno dei pochi a Santa Sede si sta impegnando per contatti concreti e costanti tra la
volere stringere i denti». Per quel risparmiare all’Italia settentrio- curia milanese e le SS. Vengono
che riguarda invece il Reichsfüh- nale gli orrori di una difesa fino intavolate trattative che si trasci-
rer delle SS Heinrich Himmler, all’ultimo uomo e – non da ultimo nano per tutto l’inverno del 144-
tutti pensano che stia cercando di – per evitare la rivoluzione socia- 145. Contemporaneamente, però,
giungere a un compromesso con le auspicata da molti combattenti alcuni emissari degli Alleati che
i sovietici. Ma in realtà i suoi uo- partigiani. Si tratta di assicurare agiscono in Svizzera iniziano a
mini di fiducia stanno perseguen- una maggioranza anticomunista
do un obiettivo completamente per il dopoguerra. Attraverso il
diverso. Himmler crede di poter Vaticano, Himmler spera in un’in-
offrire a britannici e americani le tercessione presso i rappresentanti Per
acquistare
questo libro
«Sino a poco fa» dice Mussolini ad Anfuso vai a
pag. 196
«credevo possibile una mia mediazione presso
Churchill. Adesso, quando si parla a Hitler
dell’Inghilterra pare che venga morso dall’aspide!»
divisioni delle sue Waffen-SS per del Comitato di Liberazione Na-
una battaglia comune contro Sta- zionale italiano per concludere
lin. In questa prospettiva il fronte un armistizio con i partigiani in
di guerra italiano acquista di nuo- modo da rendere possibile il ritiro
I rapporti diplomatici fra Italia fa-
vo interesse. Il suo uomo in Italia, delle truppe tedesche attraverso le scista e Reich nazista sono raccon-
l’Obergruppenführer Karl Wolff, Alpi. Infatti, con i russi nei Bal- tati in «L’avamposto di Mussolini
che in seguito al  luglio è diven- cani e gli americani nella Francia nel Reich di Hitler» di Gianluca Fa-
tato anche plenipotenziario ge- meridionale, le venti divisioni del- langa (Marco Tropea Editore,
nerale della Wehrmacht in Italia, la Wehrmacht tra le Alpi e la Pia- pp. 448, € 23,00 -
www.marcotropeaeditore.it)
viene da lui incaricato di prende- nura Padana sono praticamente in

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STORIA IN RETE 28 Aprile-Giugno 2014

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intuire che, all’interno del coman- tempo fa» dice Mussolini secon- delle grandi città dell’Italia set-
do della Wehrmacht in Italia, si do Anfuso «credevo possibile una tentrionale. Ma l’arcivescovo non
discute sempre più animatamen- mia mediazione presso Churchill. risponde, perché sa perfettamente
te sulla mancanza di prospettive Adesso, quando si parla a Hitler come la pensano britannici e ame-
della situazione e sulla necessità dell’Inghilterra pare che venga ricani; quello che vale per Hitler,
urgente di trovare vie d’uscita. morso dall’aspide! Ci ha fatto per- vale anche per Mussolini: non si
Nel gennaio del 1945 i tedeschi – dere due anni in Africa e infine tratta con i dittatori.
SS e comando della Wehrmacht l’abbiamo lasciata! […] Rimasti
– conducono trattative in piena in Africa, oggi potrei ancora ri- Il 26 marzo 1945 Filippo Anfuso
regola per la capitolazione con gli volgermi a Churchill, anche senza lascia per l’ennesima volta la capi-
Alleati ed esponenti del CLN, at- il consenso di Hitler, ma adesso tale del Reich diretto verso il Lago
traverso la mediazione della nun- all’Inghilterra è facile rispondere di Garda. Il giorno precedente ha
ziatura apostolica di Berna, vale a di no, pure se è convinta che il co- avuto il suo ultimo colloquio con
dire del Vaticano, che tuttavia non munismo le prepari giorni diffici- Ribbentrop. Non si rivedranno
condurranno ad alcun risultato.
Da una parte gli esponenti nazisti Il 26 marzo 1945 Filippo Anfuso lascia Berlino.
Kesselring, Wolff e Rahn devono Il giorno prima ha avuto il suo ultimo colloquio
adeguarsi in ultima istanza agli
umori di Hitler. Del resto cono- con Ribbentrop, che gli ha comunicato che Hitler
trop
scono già l’opinione del Führer: è estremamente preoccupato del corso politico
non accetterà mai una capitola- socialista radicale avviato dal Duce in Italia
zione in Italia. Dall’altra parte gli
Alleati rifiutano categoricamente li». Dopo avere abbandonato, con mai più. Il membro del governo te-
qualunque contatto, sia pure indi- l’accordo dell’ambasciatore, il suo desco ha convocato Anfuso in una
retto, con i capi nazionalsocialisti antico progetto di un armistizio sala rimasta come per miracolo
a Berlino. Nello stesso tempo a a oriente, in febbraio Mussolini ancora intatta del ministero degli
Gargnano anche Mussolini, che è si rivolge a sua volta al cardinale Affari Esteri, ormai quasi com-
continuamente informato da An- Schuster. Gli illustra a quali con- pletamente distrutto dalle bom-
fuso sulle attività dell’entourage dizioni sarebbe disposto a trattati- be, per comunicargli che Hitler
più ristretto di Hitler, riflette sulla ve con gli Alleati, per risparmiare è estremamente preoccupato del
possibilità di intavolare trattati- ad ambo le parti un grande spar- corso politico socialista radicale
ve con il nemico. «Sino a qualche gimento di sangue nella conquista avviato dal Duce in Italia. Ribben-

«Filippo Anfuso»

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La voce
«Filippo Anfuso» L
esiste su Wikipedia in 5 lingue z
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Fonti e note  un trat
dove
Bibliografia 
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 Gendarmi  non si
della Memoria Hitler passa in rassegna gli ultimi difensori sua vo
di Berlino, dei ragazzini. Il Führer aveva me ne
minimo massimo  deciso di combattere fino all’ultimo uomo e tenn
nei luo

Aprile-Giugno 2014 |
29 STORIA IN RETE

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Karl Wolff, comandante tedesco delle SS e della polizia in Italia, e Rodolfo Graziani, ministro della Difesa fascista repubblicano,
ispezionano i volontari delle SS italiane. Wolff aveva intavolato trattative cogli Alleati e la Resistenza alle spalle della RSI

trop si riferisce al programma di imminente crollo del governo del le rimanere accanto il più a lungo
socializzazioni portato avanti con Reich nonché del comando supre- possibile. La nomina di Anfuso a
caparbia da Mussolini. Anfuso mo a Berlino, Vietinghoff e l’intero sottosegretario di Stato del mini-
getta una rapida occhiata dalla fi- vertice della Wehrmacht in Italia stero degli Esteri, nonché la noti-
nestra sulla Berlino distrutta e si insistono con il rappresentante del zia dell’arrivo del diplomatico a
affretta a congedarsi dal ministro governo di Washington in Sviz- Gargnano, creano inquietudine
del Reich, «nell’impossibilità di zera, Allen Dulles, per fissare un in Rudolf Rahn e Karl Wolff. En-
adattare [le sue parole] alla realtà», calendario per la capitolazione e il trambi temono Anfuso, perché
come riferirà il diplomatico anni ritiro delle truppe tedesche al di là sanno perfettamente quanto l’am-
dopo. Nelle stesse ore l’uomo di delle Alpi. Per Mussolini, i fascisti basciatore conosca in modo ap-
Himmler in Italia, Karl Wollf, ri- italiani e la loro repubblica questo profondito le dinamiche del potere
in Germania e quale forte influen-
Karl Wolff ha ricevuto istruzioni precise da Himmler za sappia esercitare su Mussolini.
La loro preoccupazione principale
su come mentire a Mussolini mentre le trattative
è che Anfuso possa subodorare le
segrete con il Comitato di Liberazione Nazionale trattative con gli Alleati e farle fal-
per una resa tedesca procedono a ritmo serrato lire. Nelle prime due settimane di
aprile Anfuso e Mussolini si vedo-
ferisce al generale di corpo d’ama- significa essere ormai abbando- no tutti i giorni. Parlano di molte
ta Heinrich von Vietinghoff sullo nati al proprio destino, vale a dire cose, ripercorrono tutti gli svi-
stato delle sue trattative con gli al- consegnati alla vendetta dei parti- luppi dei rapporti italo-tedeschi
leati occidentali. Vietinghoff è sta- giani. Non immaginando quanto dalla presa del potere di Hitler a
to nominato il 15 marzo successo- siano avanzate le trattative segrete Berlino, per analizzare insieme gli
re del generale di corpo d’armata dei tedeschi in Svizzera, e soprat- errori più gravi e trovare loro una
Kesselring nella carica di coman- tutto non sapendo che la Weh- giustificazione. Fantasticano sulla
dante supremo della Wehrmacht rmacht ha intenzione di piantare possibilità di una «soluzione “ita-
in Italia (Gruppo C dell’esercito). in asso Mussolini, l’ambasciatore liana” della guerra». Inoltre Anfu-
Le trattative sono a un passo dal- Anfuso si reca in visita al capo del so riferisce dell’ultimo colloquio
la rottura. Prevedendo l’ormai suo governo. Questa volta gli vuo- con Ribbentrop e delle sue critiche

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STORIA IN RETE 30 Aprile-Giugno 2014

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al programma di socializzazione. nale procedono a ritmo serrato. mente necessaria. Sarebbe Rib-
Mussolini ne rimane offeso e pro- L’espressione «tramonto» colpisce bentrop a volerlo. Anfuso rimane
testa in modo energico con Rahn. Mussolini in modo negativo. Ha di nuovo senza parole. Non vuole
Il siciliano apprezza la ritrovata già rifiutato più volte la proposta lasciare solo Mussolini. Inoltre gli
vitalità del Duce, che sembra es- di Anfuso di raggiungere in ae- ultimi collaboratori che gli sono
sersi lasciato alle spalle i problemi reo la Spagna, dove sarebbe al si- rimasti nell’ambasciata nel Tier-
di salute degli anni precedenti. curo. Non si vuole arrendere e, se garten lo informano che il mini-
Tuttavia Anfuso non può ignorare dev’essere sconfitto, vuole almeno stero degli Affari Esteri ha tra-
il fatto che quell’uomo continua a combattere, proprio come Hitler, sferito l’intero corpo diplomatico
essere incapace di rassegnarsi alla
propria morte politica. Anfuso sa Mussolini rifiuta la proposta di Anfuso di fuggire
quanto il destino politico di Mus- in aereo in Spagna. Non si vuole arrendere e, se
solini dipenda da Hitler. E poiché
conosce perfettamente la situa- dev’essere sconfitto, vuole almeno combattere
zione in cui si trova Hitler in quel insieme ai suoi ultimi fedeli. Wolff gli assicura
momento – da settimane il Führer il suo appoggio. E’ l’ennesima, e ultima, bugia
non lascia più il suo bunker, dal
quale comanda armate che ormai insieme alla sua ultima guardia in Austria, a Bad Gastein, vicino
esistono soltanto nella sua fantasia del corpo e alle Brigate Nere. Mus- Salisburgo. Quando Anfuso lo ri-
malata – Anfuso sa che il fascismo solini risponde a Wolff che costru- ferisce a Rahn, questi insiste affin-
è davvero alla fine, e con lui il suo irà un’ultima linea difensiva del ché si rechi almeno laggiù. «Qua-
«inventore» Mussolini: «Sperò fascismo in Valtellina. I suoi in- le significato poté allora avere
ancora di servire da intermedia- terlocutori tedeschi continuano il quest’ultimo passo di Rahn presso
rio tra l’Europa che s’inabissava loro gioco, assicurando il sostegno Mussolini? E perché teneva tanto
e i vincitori? Sì: forse perché non della Wehrmacht e delle Waffen- che io tornassi in Germania?» An-
si rendeva conto della profondità SS al progetto dei fascisti italiani. fuso dovrà riflettere molto su que-
degli odii che si erano accumula- È l’ultimissima bugia, l’ultimissi- ste domande nei giorni successivi.
ti e del significato deteriore che, mo atto di una tragica recita che è Anche Mussolini nutre sospetti
parallelamente, si attribuiva al già durata fin troppo a lungo. Nei sull’insistenza di Rahn. Nell’ul-
termine Fascismo, e naturalmente giorni successivi Anfuso riceve nel tima riunione del 14 aprile Wolff
al suo fondatore, e sottovalutava suo nuovo ufficio al ministero de- e Rahn – secondo Anfuso i due
il fatto che non soltanto le armate gli Esteri di Salò la visita inattesa adesso agiscono in totale intesa –
sovietiche penetravano nel cuore di Rudolf Rahn. Con grande sor- hanno fatto di tutto per dissuadere
dell’Europa, ma nello spirito di presa del siciliano, l’ambasciatore Mussolini dall’idea di trasferirsi a
tutti i borghesi intellettuali e vel- tedesco prega il collega di convin- Milano per trasformarla «in una
leitari di Europa, nella generazio- cere Mussolini a insistere presso seconda Stalingrado», dove avreb-
ne dei progressisti, il Fascismo era Hitler per concludere un armisti- be intenzione di combattere fino
stato definitivamente condannato, zio con i sovietici. Anfuso rimane alla fine. I tedeschi preferirebbero
dopo il lungo processo incomin- senza parole. Sa che Hitler ha sem- che restasse a Gargnano, oppure Per
ciato con la guerra di Spagna». pre respinto con decisione un’idea si rifugiasse nell’ambasciata te-

«
simile. Adesso che l’Armata Rossa desca a Merano. Ma Mussolini si L
Il 14 aprile Anfuso prende parte ha già accerchiato Berlino, l’even- mostra inflessibile. Dopo un breve z
insieme a Rahn e Wolff all’ultimo tualità che Stalin sottoscriva un momento di esitazione, tuttavia, il c
sto det
colloquio italo-tedesco con Mus- armistizio gli appare del tutto illu- Duce acconsente a che Anfuso ri-
geva t
solini a Gargnano. Karl Wolff, soria. Ciononostante Mussolini e torni in Germania, alla condizio- un trat
che ha ricevuto istruzioni precise Anfuso vengono incontro all’am- ne tuttavia che sia di nuovo al suo dove
da Himmler il giorno prima della basciatore tedesco e redigono un fianco al più presto possibile: «Bi- cordav
riunione sul modo in cui compor- documento che Rahn trasmette sogna che ci sia qualcuno che tiri mandò
tarsi con Mussolini, spiega che la subito via telefono «al Quartier avanti la baracca!» pare che abbia di Na
bomba
Wehrmacht costruirà una linea Generale di Hitler». Ma da Berlino detto a un confidente.
e peg
difensiva alpina per un «tramonto non giunge alcuna risposta. Rahn non si
eroico». L’ufficiale delle SS mente, allora insiste affinché Anfuso si Gianluca Falanga sua vo
perché sa che le trattative con il rechi senza indugi a Berlino, dove [Per gentile concessione me ne
Comitato di Liberazione Nazio- la sua presenza sarebbe urgente- dell’editore Marco Tropea] e tenn
nei luo

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31 STORIA IN RETE

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APRILE 
la fine delle Forze Armate della RSI

COLLASSO
TOTALE
Tradite dai tedeschi, minate
dall’interno, le forze armate
della RSI crollarono in soli
quattro giorni, dissolvendosi.
Eppure, paradossalmente, dove
furono obbligate a sostenere
l’urto dell’avanzata nemica,
rimasero a combattere cedendo
solo di fronte alla schiacciante
superiorità numerica degli Alleati
e colpite nel morale da due
notizie micidiali: la resa a loro
insaputa dei tedeschi e la morte
di Mussolini
di Emanuele Mastrangelo

C
ome è stato possibile che un esercito gevano solo sulla carta gli ottocentomila effettivi ed
di quasi ottocentomila uomini abbia avevano una frazione minoritaria costituita da repar-
praticamente cessato di esistere fra ti adatti al combattimento: nell’aprile del 145 si può
il 25 e il 2 aprile 145? Un dettaglio stimare questa aliquota in territorio italiano a 5-100
della Seconda guerra mondiale che mila uomini, di cui un terzo almeno fronte al nemico
normalmente viene liquidato con (dunque indisponibile per la lotta contro la guerriglia
quella irrisione e sufficienza che ha sempre segnato partigiana). A questi vanno aggiunti alcune decine
una certa storiografia sulla Guerra Civile e la Repub- di migliaia di brigatisti delle BBNN, solo in parte ad-
blica Sociale. La realtà però è molto più complessa ed destrati, equipaggiati e motivati al combattimento.
è una somma di fattori materiali e morali, di avveni- Un’altra parte delle forze repubblicane combattenti si
menti contingenti e infine di problemi strutturali tipi- trovava fuori dal territorio nazionale: Balcani, Baltico,
camente italiani, che è fuori luogo discutere in questa fronte orientale. E ancora, molte decine di migliaia di
sede. Innanzi tutto va considerato che le forze armate uomini erano completamente aggregati alle forze te-
messe in campo dalla Repubblica Sociale raggiun- desche, specialmente nella contraerea o addirittura si

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STORIA IN RETE 32 Aprile-Giugno 2014

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APRILE 
la fine delle Forze Armate della RSI

Milano, aprile 1945: militi della Muti di


varia età in posa per una foto. Di lì a pochi
giorni la Legione Muti formerà il nerbo della
colonna che tenterà invano di raggiungere
la Valtellina per l’ultima difesa del Fascismo

trovavano nel territorio del Reich. Il resto di ciò che che si era impegnato a non attaccare più la Resistenza
costituiva il dispositivo militare repubblicano in Italia in cambio della disponibilità alleata a trattare una resa
era composto da reparti di servizio: logistica, salmerie, separata, il morale altissimo.
lavoratori disarmati, burocrazia militare, presidi ter-
ritoriali e polizie più o meno militarizzati. Vuol dire Le basi organizzative su cui 20 mesi prima Salò aveva
che quando il CLNAI proclamò l’insurrezione poteva ricostruito quasi da zero le sue forze armate erano al-
contare su un numero di guerriglieri doppio o perfino quanto fragili. Nate alla garibaldina, con l’impeto del
triplo (specie se si considera l’afflusso di aderenti della volontarismo, si era poi tentato di regolarle restituendo
«venticinquesima ora») rispetto a quello delle truppe loro un ordine organico. Ma a questo tentativo si oppo-
repubblicane in grado di combattere e di rispondere se sempre l’alleato-occupante tedesco, che in un’Italia
agli ordini dei comandi italiani. E inoltre il CLNAI go- militarmente debole vedeva solo vantaggi (anche per-
deva di molti vantaggi tattici: l’iniziativa e la possibili- ché i tedeschi nutrivano non poche perplessità sulla
tà di concentrare le proprie forze a volontà, le garanzie possibilità italiana di creare forze armate di qualità).
concesse dal comandante delle SS in Italia Karl Wolff, Dal punto di vista del morale è innegabile che la mag-

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Divisioni e raggruppamenti di truppe della RSI

Reparti della RSI Divisioni tedesche


GERMANIA
XXXXX
S V I Z Z E R A
Ritirata e zone di concentramento per la resa E

Reparti repubblicani ancora in armi il 2 maggio Bolzano

vv
vvvvv
vvvv Ridotto della Valtellina
 O.Z.A.V
Sondrio
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O.Z.A.K
v
vv vvvvv
vv vvvvvv
Lugano vvv
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Aosta Como Gargnano


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CC BY SA 3.0 - 2014 Emanuele Mastrangelo

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Reggio Modena Argenta Comacchio

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La Spezia
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Imperia
Firenze XXXXX
Pisa
Nizza XV Ancona

Linee di resistenza delle forze della RSI Attacchi iugoslavi a partire dal 19 aprile
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Avanzata inglese e USA dal 2 al 25 aprile


TT

Puntate francesi dal 21 al 25 aprile OZAK Zona d’operazioni del Litorale Adriatico
Avanzata inglese e USA fino al 6 maggio Avanzata francese dopo la ritirata tedesca OZAV Zona d’operazioni delle Prealpi

La situazione delle forze armate della RSI nell’aprile 1945. Colte di sorpresa dalla ritirata tedesca, le truppe repubblicane cercarono di ripiegare
a loro volta verso le aree di raccolta per una resa agli Alleati o verso la Valtellina, dove si sperava in una ulteriore resistenza finale. La velocità
dello sfondamento nemico dopo il 19 aprile, la mancanza di ordini precisi e la fine di ogni collaborazione da parte tedesca provocò il tracollo
totale. Alla fine solo pochi reparti rimasero in armi, specie sulle Alpi, contribuendo a impedire l’invasione francese. Ecco la legenda delle
principali unità repubblicane al 1° aprile 1945 indicate sulla cartina: 1) div. Monterosa (aliquote); 2) div. Littorio; 3) div. San Marco; 4) div. Italia;
5) div. Etna; 6) div. Decima; 7) Unità antiguerriglia (RAP e RAU); 8) Leg. Tagliamento; 9) rtg. parà Folgore; 10) Milizia Difesa Territoriale e altri reparti

gior parte delle truppe fosse com- spese del governo repubblicano, di forza numerici erano molto più
posta da richiamati o coscritti ben creando contemporaneamente cel- favorevoli al CLNAI, che per giunta
poco entusiasti di dover indossare lule di resistenza, propaganda e iniziò le operazioni di insurrezio-
una divisa per la fazione in guerra spionaggio all’interno delle forze ne contro forze repubblicane colte
che era evidentemente destinata armate stesse. A queste deficienze in piena «crisi di dispiegamento»,
alla sconfitta. Inoltre i ruolini degli circa l’elemento umano, si aggiun- quel particolare momento delle
ufficiali, numericamente sovrab- gevano quelle sul materiale bellico: manovre militari costituito da spo-
bondanti rispetto alla truppa, si una vecchia piaga delle nostre forze stamenti e incertezze che rende vul-
trovarono riempiti da elementi del- armate. Armamenti ed equipag- nerabile un esercito. Ma quelli che
le Regie Forze Armate opportunisti giamenti vecchi, usurati, scarsi e al contrario devono stupire sono i
o perfino in intelligenza col nemi- soprattutto privi di munizioni, car- casi, tutt’altro che episodici, di re-
co, che non potevano non condurre burante e parti di ricambio. sistenza fino all’ultimo offerto dalle
male i propri reparti. Peggio anco- forze repubblicane soprattutto con-
ra, molti reparti di retrovia venne- Con un panorama simile, non do- tro gli Alleati. L’esercito di Salò era
ro composti da ex disertori o reni- vrebbe stupire se gli ottanta-cento- infatti costituito sì principalmente
tenti che scesero dalle montagne mila partigiani che fra 20 e 2 aprile da coscritti e richiamati, ma aveva
dove si erano imboscati in seguito si precipitarono a riconquistare le un nerbo di volontari come non si
ai vari bandi di arruolamento. Un città del Nord riuscirono con rela- è mai visto nella storia militare ita-
ingegnoso espediente con il quale tiva facilità ad aver ragione di for- liana. La sua efficienza era dunque
le formazioni partigiane spedirono ze (sulla carta) tre-quattro volte fortemente polarizzata: da un lato
migliaia di uomini a «svernare» a superiori. La realtà è che i rapporti una minoranza agguerrita e fana-

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A
XX

tica, dall’altro la massa degli sfidu- più forti si siano manifestati non vano grandissimo affidamento,
ciati e dei fatalisti in attesa della pri- presso quei reparti che erano stati ma anche e soprattutto delle li-
ma occasione buona per farla finita inviati al fronte, dove pur avrebbero nee di comunicazione che questi
con una guerra data per perduta. potuto consegnarsi al nemico con i controllavano. Insomma, quando
ana Quando i primi si trovarono sotto salvacondotti che venivano diffu- iniziò il crollo del fronte i tede-
l’urto dell’avanzata nemica, offriro- si dalla propaganda alleata, ma fra schi iniziarono a consegnare più o
XXX
no una resistenza che andò oltre le coloro che erano costretti a subire il meno pacificamente ai partigiani
XI Yu aspettative. logorio della guerra civile. Uno stil- centraline telefoniche e impianti
licidio di perdite che fu ancora più radio, consentendo a questi ultimi
ume Operativamente la maggior parte drammatico per tutti quei presidi di guadagnare un vantaggio so-
dei reparti repubblicani combatten- territoriali isolati, esposti alla pro- stanziale sui fascisti già scossi dal
ti si trovava sotto comando tedesco: paganda e alle minacce partigiane tracollo militare al fronte: i parti-
quelli schierati al fronte dipende- (con tanto di vendette sui familiari giani avevano acquistato un siste-
vano dai comandi militari, quelli dei militi repubblicani) e contro i ma di comando e comunicazione,
nelle retrovie dal comando delle quali i guerriglieri potevano con- i fascisti diventavano ogni ora che
SS e della polizia. Sulla frontiera centrare le forze in azioni fulminee passava sempre più ciechi e sordi.
orientale i reggimenti della Mili- e micidiali, contando spesso e vo- E per soprammercato, brancolando
zia Territoriale erano in tutto e per lentieri su «quinte colonne» interne nel buio della guerra, trovavano là
XXXX
4a Yu

tutto subordinati ai tedeschi, an- alle stesse compagini repubblicane. dove pensavano avrebbero dovuto
che amministrativamente. Questa esserci i «camerati germanici» il
condizione di subalternità nuoceva Questa dispersione a macchia di vuoto o peggio i partigiani…
fortemente al morale dei soldati re- leopardo dei reparti di Salò fu uno
pubblicani: sebbene alcuni piccoli dei principali motivi del crollo fi- Il 9 aprile 1945, dopo una setti-
reparti integrati come truppe d’elite nale. I tedeschi infatti costituivano mana di preparazione lungo tutto
all’interno delle divisioni tedesche non solo l’impalcatura del dispo- l’arco appenninico, le forze dell’8a
considerassero un grande onore sitivo militare dell’Asse in Italia Armata britannica davano inizio
l’essere ben considerati dai com- settentrionale ma soprattutto il suo all’offensiva finale contro la Linea
egare pagni di lotta della Wehrmacht, la «sistema nervoso», avendo sotto Verde. Dalle paludi di Comacchio
cità maggior parte degli uomini subiva controllo quasi per intero le linee alle colline antistanti Bologna un
ollo il disprezzo e l’alterigia degli allea-
alia; ti che si manifestava fino ai vertici Le divisioni italiane dell’armata Liguria furono
eparti con la scarsa fiducia che i coman- letteralmente abbandonate sulla linea del fronte
di tedeschi riponevano nelle forze
italiane. I reparti repubblicani non alpino da quelle tedesche, che il 23 iniziarono
potevano così mai operare autono- il ripiegamento senza avvisare i comandi italiani
mamente, ma sempre «sotto tutela»:
le grandi unità (le quattro divisioni di comunicazione. Quando, a par- imponente bombardamento d’arti-
di Graziani, la divisione Etna della tire dalla seconda metà di marzo, glieria e aereo frantumò le esauste
GNR e la Decima) normalmente le trattative del generale Karl Wol- difese dell’Asse: la maggior parte
finirono sempre per essere fram- ff per una resa separata delle forze delle truppe che fronteggiavano l’8a
mentate in piccoli nuclei oppure tedesche iniziarono a concretiz- Armata era composta da divisioni
intervallate con reparti tedeschi che zarsi in una serie di atti di captatio tedesche, ma fra queste c’erano an-
nelle intenzioni dei loro comandi benevolentiae nei confronti degli che diversi reparti italiani: batta-
avrebbero dovuto garantirne la te- Alleati, la merce di scambio offer- glioni della Decima MAS, batterie
nuta. Altre unità da combattimento ta dal generale delle SS fu a spese anticarro-antiaeree dei giovanissi-
non furono ammesse dai tedeschi degli ignari repubblicani. In parti- mi volontari della Etna, battaglioni
alla linea del fronte, ma vennero colare Wolff si impegnò a blocca- d’assalto della GNR. Nonostante la
impiegate in operazioni di gran- re l’ingaggio delle unità tedesche schiacciante superiorità di uomini
de polizia nelle retrovie: in pratica in operazioni antipartigiane, una e mezzi i britannici impiegarono 10
obbligate a combattere la guerra defezione che dopo il 25 aprile col- giorni ad aprirsi la strada su Bolo-
civile contro i partigiani, compito pì come un elettroshock le truppe gna e, attraverso la stretta di Argen-
generalmente considerato ingrato, repubblicane: improvvisamente ta, nel Polesine. Il 14 entravano in
frustrante e mortificante. Non è un i reparti fascisti si trovarono non azione anche gli americani della 5a
caso che i fenomeni di diserzioni solo privi di alleati sui quali face- Armata sul fronte dell’Appennino.

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35 STORIA IN RETE

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La sparizione e quindi la fine di Mussolini fu il colpo mortale al morale
delle truppe fasciste. Già sconfortate dal tradimento tedesco, dall’incertezza
sul loro destino, dalle minacce partigiane e dalla mancanza di ordini, le forze
della RSI non ressero alla notizia dell’arresto e poi della morte del Duce
Quando il 20 aprile cadde Bologna, dente tuttavia, le divisioni italiane Sul fronte dell’Appennino lunigia-
fu chiaro a tutti che la valle del Po dell’armata Liguria furono letteral- no, invece, la divisione Italia, quel-
era perduta. Il comandante tedesco mente abbandonate sulla linea del la che più aveva sofferto per le di-
Heinrich von Vietinghoff ordinò il fronte alpino da quelle tedesche, serzioni, offrì una dura resistenza
ripiegamento a nord del Po, sulla che il 23 iniziarono il ripiegamento all’avanzata americana, consenten-
prevista linea del Ticino. A occi- senza avvisare i comandi italiani. do al grosso delle truppe italotede-

Il miraggio del Ridotto Alpino Repubblicano

D
alla tarda estate del 1944 ap- in operazioni di antiguerriglia nel Cu- nel pomeriggio del 26: in 24 ore non
parve chiaro ai vertici della neese, alcune centinaia di volontari riuscì che a spostarsi di 30 km finen-
RSI che occorreva iniziare a francesi. L’incertezza e il panico che do per arenarsi a Castellazzo Novare-
prepararsi al peggio. Fra le varie ipo- si diffuse quando ci si rese conto che se dove giunse l’ordine di cessare il
tesi prese in considerazione – scar- i tedeschi stavano abbandonando gli fuoco e accordarsi coi partigiani, che
tando sia una ritirata in Baviera che italiani al loro destino complicò ul- poi fecero strage dei prigionieri. Da
nell’Alto Adige, dove si sarebbe rima- teriormente la situazione: solo il 25 Torino un concentramento di miglia-
sti sotto tutela tedesca – vi fu quella sera, quando fu chiaro che il CLNAI ia di militi e camicie nere (molti con le
di costituire un’ultima difesa in Val- non aveva intenzione di offrire ga- famiglie a seguito) guidato dal colon-
tellina, dove far confluire le forze più ranzie per un passaggio incruento dei nello della GNR Giovanni Cabras esitò
fedeli del Fascismo e di là tentare di poteri ed evitare un bagno di sangue, a muovere in direzione di Como fino
resistere in attesa di una svolta o di Mussolini si decise a muovere verso al 27. Anche costoro, oltre diecimila
una resa onorevole. Il segretario del Como. Dalla Liguria le prime colon- uomini fra armati e civili, non percor-
PFR Alessandro Pavolini si occupò ne avevano iniziato a muovere verso sero che una quarantina di km verso
del progetto a più riprese ma senza nord il 24, ma si arrestarono nel vano est. A differenza però degli sfortunati
costanza, con pochi mezzi e con con- tentativo di varcare il Po (i cui ponti uomini di Morsero, quelli di Cabras
tinui ripensamenti anche da parte di erano quasi tutti distrutti) a Valenza, riuscirono a restare uniti e in armi
Mussolini. Pavolini comunque ordinò a nord di Alessandria, arrendendosi indisturbati fino all’arrivo degli ame-
che in provincia di Sondrio fossero il 27, salvo un piccolo manipolo che ricani, il 5 maggio. Altre colonne par-
dislocate le Brigate Nere evacuate raggiunse Cernobbio. Da Milano il tite dalle città lombarde – quella di
dalla Toscana (assieme ai famigliari grosso delle forze di cui poteva di- Farinacci da Cremona, il battaglione
di molti squadristi) dopo l’occupazio- sporre Pavolini (la legione Muti, la Onore e Combattimento da Milano, i
ne alleata della regione, e che si ini- locale brigata nera, reparti corazzati reparti della GNR di Brescia e Berga-
ziasse a censire le difese esistenti e a del Leonessa etc.) riuscì a partire solo mo etc – trovarono le strade sbarra-
progettarne di nuove e a predisporre all’alba del 26. Un’altra colonna di te dai partigiani. Ma il Ridotto crollò
depositi e acquartieramenti per altre quasi due migliaia di elementi (molti ancor prima che le truppe potessero
masse di truppe e di profughi da far dei quali civili) comandata dal prefet- affluirvi: le poche centinaia di squa-
confluire al momento opportuno. to Michele Morsero mosse da Vercelli dristi toscani abili al combattimento
Quando il 19 aprile gli in- radunati da Pavolini nella Val-
glesi sfondarono ad Argen- Elementi delle Brigate Nere tellina furono assaliti dai par-
ta fu evidente che anche la toscane in Valtellina nel 1945 tigiani il 27 aprile e obbligati
linea del Po avrebbe retto alla resa – riferisce Giorgio Pi-
molto poco e Mussolini sanò – con la minaccia di ster-
convocò Pavolini e il capo minarne le famiglie. Il forte di
provincia di Milano Costa Colico, costruito nel 1912-14,
per ordinare loro di accele- uno dei punti chiave della di-
rare i tempi. Ma era troppo fesa, era stato abbandonato il
tardi. In quel momento in 26 dai tedeschi alle forze par-
provincia di Sondrio erano tigiane che assieme ad alcuni
stanziate poche centina- militari italiani passati in quel-
ia di camicie nere toscane le ore alla Resistenza lo aveva-
(con le loro famiglie), quat- no assaltato il 25 aprile. Con la
tro legioni confinarie, alcu- perdita di Colico, qualunque
ne aliquote della 4a Brigata possibilità di stabilire una di-
Nera Mobile Aldo Resega, il fesa in Valtellina sfumava de-
cui grosso era impegnato finitivamente. [EM] n

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STORIA IN RETE 36 Aprile-Giugno 2014

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Prigionieri - fra cui un’ausiliaria - del battaglione cupava i palazzi del potere (e, anco-
Bassano della Monterosa, a Saluzzo. ra una volta, i centri di telecomu-
Il 2 maggio furono fucilati dai partigiani nicazione) per conto del CLNAI, la
colonna di fascisti che si sgranava
subiva il peso dell’incertezza: de-
moralizzati, terrorizzati dalle mi-
nacce partigiane e certi oramai
della sconfitta, moltissimi uomini
iniziarono a disertare. Per l’intera
giornata del 2 praticamente si in-
terruppero i contatti coi capi della
RSI: Mussolini era impegnato nei
suoi misteriosi tentativi di contat-
to con agenti stranieri, Graziani
si stava prodigando per far sì che
una firma italiana al fatto compiu-
to lasciato dai tedeschi garantisse
presso gli Alleati un trattamento
sche di retrocedere verso nord con avrebbero atteso l’arrivo degli Al- secondo convenzioni di guerra an-
ordine. In teoria, l’ennesima ritira- leati per arrendersi: là confluirono che ai prigionieri fascisti, Pavolini
ta dell’Asse in Italia avrebbe dovuto quei reparti della Monterosa e della si aggirava sul lungolago in cerca
fermarsi su un nuova linea costitu- Littorio che riuscirono a ripiegare, di Mussolini. Quasi 12 ore di buio
ita sul Ticino. In pratica, il collasso la San Marco e i raggruppamen- completo per le truppe rimaste
delle forze italotedesche fu totale. ti antiguerriglia che presidiavano indietro senza più ordini. Quan-
A partire dal 24, quando i primi il Piemonte. In Veneto, la Decima do il 2 a sera si diffuse la notizia
carri armati americani riusciro- MAS, dopo una velleitaria ipotesi di dell’arresto dei capi e di Mussolini
no a mettere i cingoli sulla sponda radunarsi per puntare sulla frontie- stesso, il panico dilagò. Nella serata
nord del Po, l’unica preoccupazione ra orientale ad arginare l’avanzata del 28 aprile iniziò a circolare an-
della maggior parte dei militari ita- dei partigiani titini, si arrese a sua che la notizia della loro morte. La
lotedeschi divenne come ottenere volta il 30, combattendo comunque sparizione e quindi la fine di Mus-
una resa onorevole nelle mani del fino al 2. In Venezia Giulia i presi- solini fu il secondo colpo – quello
nemico, evitando come la peste di di italiani, assieme ai tedeschi, che mortale – al morale delle truppe
consegnarsi ai partigiani. In questo su questo fronte non gettarono le fasciste. Già sconfortate dal tra-
panorama di dissoluzione faceva armi, furono accerchiati dagli iu- dimento tedesco e dall’incertezza
eccezione però un pugno di reparti goslavi e spazzati via o costretti alla sul loro destino, le forze della RSI
repubblicani che decisero la lotta a resa. Pola e Fiume resistettero fino non ressero alla notizia dell’arresto
oltranza: le batterie della Etna nel ai primi di maggio, nella vana spe- e poi della morte del Duce. Con la
Mantovano, che ostacolarono le ranza che i britannici o addirittura sua fine si spezzava anche l’ultimo
puntate dei corazzati americani; i la Regia Marina inviassero le loro vincolo d’onore. La maggioranza
carri della GNR, le SS italiane e le forze a rilevarli. decise di gettare l’uniforme. Rima-
brigate nere che cercarono di sbar- sero in armi solo – come detto –
rare la via Emilia nei pressi dei poz- Un discorso a parte merita la co- quei reparti alla frontiera che ave-
zi petroliferi dell’AGIP di Groppa- siddetta «colonna Pavolini» e i re- vano di fronte gli eserciti invasori
rello; i battaglioni delle divisioni parti delle Brigate Nere che si erano di Francia e Iugoslavia e pochissimi
Littorio e Monterosa che assieme ai radunate in Valtellina per un’estre- altri manipoli, per lo più galvaniz-
paracadutisti della Folgore tentaro- ma difesa [vedi box nella pagina a zati dalla disperata necessità di non
no di impedire l’invasione francese fronte]. La colonna di uomini par- arrendersi ai partigiani. Quelli che
verso Cuneo e Aosta, arrendendosi tita da Milano all’alba del 2 aprile invece credettero alle promesse dei
solo all’arrivo degli americani fra non raggiunse mai il Ridotto Alpi- vincitori e si consegnarono, impa-
4 e 5 maggio. Il resto delle trup- no Repubblicano, ingolfandosi nel- rarono a loro spese che le guerre ci-
pe italiane fu indotto a cessare il le anguste strade del lago di Como vili difficilmente finiscono con un
combattimento dalla prospettiva e disorientata dal comportamento leale accordo di resa.
di raggiungere una «zona franca» indecifrabile di Mussolini. Mentre
costituita nei pressi di Ivrea dove a Milano la Guardia di Finanza oc- Emanuele Mastrangelo

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37 STORIA IN RETE

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LiberAzioni
giornate sopravvalutate

MILANO, 25 APRILE 1945:


CALMA PIATTA
Il «Giorno della Liberazione» a Milano non accadde molto: la città
era ancora saldamente in mano ai fascisti che all’alba del  lasciarono
indisturbati il capoluogo lombardo diretti a Como. Senza le poche
centinaia di uomini della Guardia di Finanza non sarebbe stato possibile
– durante la notte – neanche occupare i principali punti strategici:
prefettura, radio, giornali… Tedeschi e Xa MAS rimasero nelle rispettive
caserme in attesa degli Alleati. Mentre per l’arrivo in forze delle
formazioni partigiane dalle montagne si dovette attendere addirittura
il  e il  aprile
di Luca di Bella

I
l fatidico 25 aprile, un mercoledì, colse Mila- in ritirata, comprensibilmente desiderosi di ritorna-
no avvolta in una atmosfera cupa: uffici pub- re in patria e di rischiare il meno possibile ora che i
blici quasi deserti, molte defezioni anche tra giochi sembravano fatti. Ciò nonostante, l’ambascia-
gli ausiliari di polizia. Ovviamente pessime tore Rahn a metà tra il tragico e il ridicolo, proprio
le notizie provenienti dal fronte. Ma nulla di in quelle ore premeva perché il ministero delle Fi-
quello che l’agiografia resistenzialista porta nanze repubblicano non facesse difficoltà a versare
a credere: niente battaglie o bagni di sangue, niente il contributo mensile per il mantenimento delle forze
fragori di guerra o assalti «al Palazzo d’Inverno»: a naziste di occupazione, ipotizzando il crearsi di «…
eccezione di qualche scaramuccia nelle zone perife- una sfavorevole atmosfera in tutto l’ambiente milita-
riche nessun fatto ebbe carattere insurrezionale; anzi, re tedesco, in un momento nel quale l’ambasciata e i
gli spettacoli pomeridiani risultarono assai affollati. comandi militari cercano di far tutto il possibile per
Quel giorno, secondo il generale Nicchiarelli della evitare ulteriori danni non indispensabili al territo-
GNR, il territorio della Repubblica si riduceva alla sola rio italiano e per difenderlo dall’invasione nemica».
Lombardia e neanche tutta giacché gli Alleati erano Inutile dire che i tedeschi non videro una lira: del
già quasi a Brescia e insidiavano dappresso Cremo- resto le preoccupazioni del governo italiano erano
na. Inoltre si registravano le prime notizie di azioni ben altre, diversi com’erano i pareri dei vari mini-
partigiane a Varese e a Legnano. La lotta era sostenuta stri circa il da farsi. Ma per Mussolini non c’era altra
ormai, dove lo era, solo dalle formazioni militari del- eventualità al di fuori della Valtellina e a riprova di
la RSI: i tedeschi, che con la loro mancata resistenza ciò fece ordinare a tutti i reparti convergenti su Mila-
avevano anticipato il crollo del fronte, erano ovunque no di dirigersi, data la situazione, direttamente verso

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STORIA IN RETE 38 Aprile -Giugno 2014

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Liberazioni
giornate sopravvalutate

Milano, ore 7.00 del 26 aprile 1945.


I primi partigiani cominciano a percorrere
le strade dopo che la colonna dei fascisti,
radunata all’alba a via Dante, ha evacuato
il capoluogo lombardo

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39 STORIA IN RETE

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Como, prima tappa dell’itinerario NAI emanava un decreto con cui socializzazione «considerati gli
previsto dai piani di ripiegamento. si annunciava l’assunzione da parte obbiettivi antinazionali del decre-
del comitato stesso dei poteri civili to». Sempre in mattinata, Achille
Sul piano delle trattative era or- e militari: «…in nome del popolo Marazza, rappresentante della DC
mai quasi concluso un accordo tra italiano e quale delegato del gover- in seno al CLNAI, riferiva ai col-
il capo della Polizia Renzo Mon- no italiano». Si annunciava inoltre leghi del comitato sul suo collo-
tagna e l’avvocato Renzo Garba- la costituzione di tribunali di guer- quio, svoltosi il giorno prima, con
gni (rappresentante del governo ra, lo scioglimento dei reparti fasci- l’industriale Gian Riccardo Cella
del Sud), accordo che prevedeva sti, la comminazione della pena di (che aveva acquistato da Mussoli-
il concentramento dei vari repar- morte per «i membri del governo ni, pochi giorni prima, gli impianti
del quotidiano «Il Popolo d’Italia»,
i partigiani davano per scontata la resa di Mussolini fondato nel 114 e che durante la RSI
mentre questi non pensava assolutamente non era più uscito per volere dello
stesso fondatore e proprietario per
a tale eventualità, ma desiderava semplicemente evitare la censura tedesca), il quale
venire a patti per evitare stragi, soprattutto desiderava combinare per conto di
ai danni di chi non l’avrebbe seguito in Valtellina Mussolini un incontro con Cador-
na tramite la Curia. Già da questo
ti fascisti, con le proprie armi, nel fascista e dei gerarchi del Fascismo colloquio balza però evidente un
triangolo Milano-Lecco-Como, colpevoli di aver contribuito alla contrasto di propositi che vanifi-
sino all’arrivo degli anglo-ameri- soppressione delle garanzie costi- cherà qualsiasi sforzo conciliatore:
cani. Ma tale accordo non fu preso tuzionali, di aver distrutto le libertà i partigiani davano per scontata
in considerazione da Mussolini, il popolari, compromesso e tradito le la resa di Mussolini mentre questi
quale intendeva risolvere ogni cosa sorti del paese e di averlo condotto non pensava assolutamente a tale
in un incontro col generale Raffae- all’attuale catastrofe». I colpevoli eventualità, ma desiderava sempli-
le Cadorna, comandante del Corpo di reati minori se la sarebbero ca- cemente venire a patti per evitare
Volontari della Libertà (il braccio vata invece con l’ergastolo. Un al- stragi, soprattutto ai danni di chi
armato della Resistenza) nel pome- tro decreto aboliva – curiosamente non l’avrebbe seguito in Valtellina.
riggio del 25, presso l’Arcivescova- solo in apparenza perché la legisla- Cella e Marazza avevano convenu-
do a Milano. Nel frattempo, in casa zione sociale della RSI era sempre to di fissare l’incontro al vertice per
partigiana non si era inattivi: nella stata vista male sia dalle sinistre il pomeriggio del 25 aprile, presso
stessa mattina del 25 aprile il CL- che dagli ambienti industriali – la l’Arcivescovado, terreno formal-
mente neutrale. La posizione della
Resistenza era però tutt’altro che
unitaria: solo il liberale Arpesani
condivideva l’impostazione mode-
rata di Marazza, un moderatismo
che fin dalla fondazione del Comi-
tato si era duramente scontrato con
l’intransigenza di azionisti e so-
cialisti, ma soprattutto dei comu-
nisti. Nonostante il generale Clark
avesse espressamente ordinato alle
formazioni partigiane di non agi-
re senza l’autorizzazione del co-
mando supremo alleato, da Roma
Togliatti aveva telegrafato a Longo
che l’ordine di Clark non era sta-
to emanato con l’accordo italiano:
«Tale ordine del giorno non corri-
sponde agli interessi del popolo. E’
nostro interesse vitale che l’armata
Sandro Pertini e Luigi Longo nel 1950, durante un comizio elettorale. I due capi
partigiani decretarono che l’insurrezione avrebbe dovuto assumere la forma di
nazionale e il popolo si sollevino
una resa dei conti coi fascisti in un’unica lotta per la distruzione

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STORIA IN RETE 40 Aprile -Giugno 2014

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I giornali del 26 aprile 1945

dei nazi-fascisti prima della venu- crollo tedesco nella cui eventualità visto, urli di sirene dalle fabbriche
ta degli alleati». Sempre sul fronte i partigiani avrebbero dovuto as- annunciarono lo sciopero. In mat-
comunista, Luigi Longo, numero salire il nemico in ritirata per cat- tinata, mentre Mussolini riceveva
due del PCI, aveva espressamente turare «il ricco materiale» e con- un ulteriore smentita tedesca circa
ordinato: «Nessun lasciapassare, trastarne il passo: a che pro non è le trattative con gli alleati, si era
nessun ponte d’oro a chi se ne va, chiaro. Così come, del resto, non si andato formando un corteo di ope-
ma GUERRA di STERMINIO». capisce con quali forze si intendes- rai che, agitando grandi cartelli in
Da parte sua, il socialista Sandro se mettere in atto questi propositi. cui si chiedeva la fine della guerra
Pertini gli aveva fatto da contralta- La nota concludeva col vago pro- e l’aumento della razione del pane,
re affermando, in polemica con gli posito di «voler essere presenti alla marciava verso la Prefettura: ma la
alleati, che «non siamo loro servi. fase finale dell’insurrezione». Un manifestazione venne sciolta ben
Uccidere Mussolini sarà asserire la po’ poco per degli aspiranti atto- presto. Altre brevi scaramucce in
nostra indipendenza». ri di primo piano. Sempre circa la periferia non intaccano la verità di
posizione «rampante» del CLNAI, fondo: il 25 aprile, a Milano, Mus-
Il piano di insurrezione prevede- Bandini ha giustamente osserva- solini e i suoi ebbero fino all’ulti-
va, con inizio alle ore 14, l’occupa- to che «se già nel pomeriggio del mo libertà assoluta di movimento,
zione delle fabbriche. I fascisti che
non si fossero arresi entro quattro «Se già nel pomeriggio del 25 aprile Mussolini
ore erano passibili di fucilate «a avesse effettivamente firmato un atto di resa
vista». Nonostante tutti i partiti
fossero equamente rappresenta- immediata, c’è da chiedersi come materialmente
ti in seno al CLNAI, è chiaro che il comando partigiano avrebbe potuto accettarla,
un partito come quello comunista con quali mezzi» ha osservato Franco bandini
aveva un peso politico e militare
enorme da far valere. Ma accredi- 25 aprile Mussolini avesse effet- oltre che un notevole vantaggio ter-
tare l’immagine di un movimento tivamente firmato un atto di resa ritoriale e di armati. Inoltre va sot-
partigiano ben organizzato e nu- immediata c’è da chiedersi come tolineato come da parte fascista si
mericamente cospicuo sarebbe per materialmente il comando gene- rinunciò deliberatamente a inflig-
lo meno improprio. L’atteggiamen- rale avrebbe potuto accettarla, con gere un colpo estremamente duro
to di certi esponenti dei partiti di quali mezzi se la notte successiva al CLNAI in quanto, pur essendo
sinistra in realtà non poteva vanta- dovette rivolgersi alla Legione di a conoscenza dei rifugi in cui Ca-
re solide basi. Infatti la Resistenza Finanza di Milano per far occupare dorna e altri importanti esponenti
usciva proprio allora dalla profon- la Prefettura, la radio, i giornali. Fi- partigiani si erano rifugiati in quei
da crisi invernale, tanto è vero che gurarsi se avrebbero potuto non si giorni, nulla si fece per arrestarli.
in una riunione del marzo 145 (in dice custodire ma neppure censire, Per ciò che riguarda Mussolini, nel
cui fu redatto un documento dal i venti o trentamila armati presenti primo pomeriggio del 25 in Prefet-
titolo «Direttive operative») emerse in città». Le formazioni partigiani tura, aiutato da Carlo Silvestri, un
una totale mancanza di prospettive otterranno il controllo completo socialista divenuto suo confidente
di un certo rilievo: non si faceva il della situazione milanese solo nella e collaboratore durante la RSI, ri-
minimo accenno ad una eventua- serata del 26 aprile: ma già nel pri- empì due borse di cuoio con i fasci-
le «liberazione», si auspicava un mo pomeriggio del 25, come pre- coli più importanti del suo archivio

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41 STORIA IN RETE

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i agenti della
arlo, nel 1987

fensiva alleata. Ad esempio a Mi- lanciafiamme, due cannoncini da


lano la prima azione avvenne la trincea e due pezzi d’artiglieria.
notte tra il 24 e il 25 aprile mentre Da parte sua il federale di Milano,
la Prefettura e gli altri centri ne- Vincenzo Costa, ha riferito che la
vralgici furono occupati solo nelle colonna fascista che doveva segui-
prime ore del 26 aprile senza gran- re Mussolini a Como era formata
de sforzo, visto che i fascisti si era- da ben 178 automezzi, tre o quattro
no ormai tutti concentrati presso carri leggeri del gruppo corazzato
il Castello Sforzesco ed erano in Leonessa e contava 4.636 fascisti e
procinto di partire per Como. Per 345 ausiliarie. Se una simile mas-
Milano (ma anche per molte altre sa di armata non fu utilizzata per
realtà) non si può parlare di vere difendere la città ma si incolonnò
azioni militari partigiane di un verso Como ciò non può essere
qualche rilievo: le rappresaglie ed stato se non perché ci fu la volontà
i massacri avranno inizio quando politica di agire in questo senso:
a Milano non ci sarà più un repar- del resto, a cose fatte, da parte par-
to fascista organizzato. Del resto tigiana si contarono 31 caduti che
la presenza fascista in città era, se non è un dato da rivoluzione. Ce
raffrontata alle forze partigiane, ne saranno molti di più, di morti,
predominante: nella serata del 24 nei giorni successivi in un clima
era sfilata dinanzi a Mussolini la completamente diverso e saran-
Brigata Nera «Resega»; secondo il no morti dell’altro schieramento.
giornalista fascista Bruno Spam- Lo stesso Pietro Secchia, uno dei
panato, che era presente, c’erano capi militari delle formazioni co-
Il proclama dell’insurrezione 16 autocarri carichi di brigatisti, muniste, scriverà tempo dopo che
del 26 aprile 1945, lanciato dopo
23 motocarri con mitragliere, mol- «l’insurrezione milanese fu por-
che i finanzieri del generale Malgeri
erano entrati nella Prefettura te mitragliatrici, due pezzi anti- tata a compimento per mano del-
di Milano, abbandonata dai fascisti carro e quattro pezzi trainati. Se le forze operanti in città e senza
durante la notte si pensa che la punta di diamante ausilio di formazioni partigiane,
dell’azione partigiana era formata tanto meno di forze alleate». Gli
segreto. Secondo Silvestri si tratta- da 407 finanzieri del colonnello unici a «correre» in aiuto ai par-
va della documentazione relativa Alfredo Malgieri è facile dedurre tigiani milanesi furono i fotografi
agli sforzi del governo della RSI che per i rappresentanti della resi- dell’agenzia «Pubblifoto» guida-
per scongiurare la guerra civile e stenza c’era da stare poco allegri, ta da Vincenzo Carrarese il qua-
limitare l’invadenza nazista, oltre almeno finché non fossero giunti le, andando in giro per Milano la
a informazioni gli Alleati o per mattina del 26 aprile, rimase molto
segrete sui cri- Il 25 aprile a Milano lo meno alcune deluso dal non poter documentare
mini commessi
dalle formazioni
i fascisti ebbero fino delle formazioni
che sino a quel
nulla dell’insurrezione che ormai
doveva essere in atto dal pome-
partigiane co- all’ultimo assoluta momento ave- riggio precedente. Ricorda Franco
muniste e le pro- libertà di movimento vano operato in Bandini, all’epoca giovane gior-
ve della compro- montagna. An- nalista del «Corriere della Sera»,
missione britannica nell’entrata cora nel pomeriggio del 25, mentre che Carrarese, «rientrato in via
in guerra dell’Italia. Compiuta in Arcivescovado già si discuteva e Solferino molto perplesso, decise
questa operazione di selezione di mentre aveva inizio lo sciopero dei che se i partigiani non c’erano, li
documenti, Mussolini discese nel mezzi pubblici, i fascisti milanesi avrebbe inventati. Mobilitò i suoi
cortile della Prefettura per recarsi erano riuniti a Piazza San Sepol- aiuti, gli stampatori, i ritoccatori,
in Arcivescovado. cro, guardata da reticolati e mitra- i distributori e se li tirò dietro sui
gliatrici e verso sera ancora altri tetti, agli angoli delle strade, nei
In quel momento la situazione armati si unirono a loro fino a rag- portoni, dovunque la sua fantasia
nell’alta Italia è differente da come giungere il numero di parecchie di giornalista gli suggerì: nacque
solitamente la si descrive, almeno migliaia di uomini. A disposizio- così un rullo di immagini straor-
relativamente ai grossi centri ur- ne di questi uomini c’erano diversi dinarie, che «l’Unità» pubblicò il
bani non ancora investiti dall’of- autocarri con mitragliere, mortai, 28 con un corsivo delirante, e che

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STORIA IN RETE 42 Aprile -Giugno 2014

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Il principe Junio Valerio Borghese comanda la
smobilitazione della Xa MAS. La cerimonia avvenne
senza problemi nella caserma della Decima,
alle ore 17 del 26 aprile, dieci ore dopo che
il grosso delle forze fasciste aveva lasciato Milano

poi furono ripubblicate forse mi- nel pomeriggio del 26 aprile: verso no, ore 17 del 26 aprile». Le prime
gliaia di volte per ricordare la li- le 15 arrivarono gli emissari par- formazioni partigiane giunsero
berazione di Milano. Tantoché lo tigiani del CVL (Corpo Volontari a Milano nel pomeriggio del 27
storico del futuro potrà conclude- della Libertà: il «braccio armato» aprile, con un ritardo tanto in-
re che Milano sia stata liberata dal del CLNAI) con i quali Borghese spiegabile quanto clamoroso. Così
solo Carrarese». si trattenne brevemente. Quindi, come a Genova e Torino (tanto per
come ha rac- citare due tra i
Più che conquistata, Milano fu la- contato ancora Più che conquistata, casi più impor-
sciata ai partigiani. La riprova mi- Spampanato, si tanti), nono-
gliore, in questo senso, viene offer- rivolse ai suoi
Milano fu lasciata ai stante la relati-
ta dai fatti che portarono alla resa uomini schie- partigiani. La riprova è va vicinanza e
della Xa MAS, la formazione più rati ricordando come smobilitò la Xa MAS l’urgenza della
efficiente e temuta della RSI, che loro che la RSI situazione, le
aveva la propria sede a Piazza Fiu- finiva con la guerra ma restavano brigate della montagna entrarono
me: tutta la zona era circondata da i suoi principi. Le armi sarebbero in azione quando, in genere, tut-
un reticolato e presidiata da marò state consegnate a lui perché la Xa to era già finito pur non essendo
in assetto di guerra. Nella notte tra MAS non si arrendeva ma smobi- state attardate da combattimenti
il 25 e il 26 aprile, il principe Junio litava. Sotto una pioggia leggera o scontri degni di nota. Con que-
Valerio Borghese, il comandante- venne fatto l’appello dei caduti: ste brigate partigiane non si riuscì
padrone della Xa MAS, aveva chie- «…tre squilli di tromba e la bandie- neanche ad imporre la resa ai te-
sto al generale tedesco Wenning se ra repubblicana di combattimento deschi, che si arresero agli alleati:
si sentiva di assumere un iniziativa fu ammainata. (…) Gli ufficiali si riuscì però ad imporre il terro-
militare comune, ma il tedesco si partigiani e la loro scorta erano re dando inizio a quella che Parri
rifiutò giustificandosi con l’ordine sull’attenti. (…) In quel momento defininirà «macelleria messicana»
ricevuto di tenere le truppe tede- fu dato il saluto al Duce. I marinai e che toccherà il suo culmine, due
sche consegnate in caserma. Bor- gridarono: “A Noi!”. E così Mus- giorni dopo con Piazzale Loreto.
ghese riuscì a trattare per una resa solini fu salutato da un reparto
onorevole che venne formalizzata regolare in armi della RSI a Mila- Luca Di Bella

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25 aprile
incontro in Arcivescovado

Il vertice
degli equivoci
S
e si dovesse indicare il Schuster ritenne di potersi atteg- solini ora accettava di recarsi in ar-
protagonista dell’in- giare a paciere e a gran mediatore, civescovado. Sono circa le 15 del 25
contro all’Arcivesco- mentre riuscì solo a essere anch’egli aprile quando Mussolini, Bassi, Cel-
vado, non ci sarebbero vittima di quell’equivoco che aveva la, Zerbino e Barracu scendono nel
dubbi nell’identificar- contribuito a creare: per organiz- cortile della prefettura: gli accordi
lo nell’equivoco. Tan- zare ad ogni costo l’incontro disse prevedevano che i partecipanti alla
to i fascisti quanto i rappresentanti e non disse, lasciando le altre due riunione fossero disarmati, ma tan-
del CLNAI e lo stesso cardinale parti praticamente all’oscuro delle to Mussolini quanto il prefetto Bas-
Schuster furono, nessuno escluso, posizioni dell’avversario. Ma que- si pare fossero armati di rivoltella.
vittime di un equivoco, diverso a sta furbizia non lo esentò dall’es- Mussolini mostra di tenere molto
seconda della visuale, unico nel si- sere, al pari degli altri, vittima, in all’incognito e alla segretezza su
gnificato di fondo e cioè che un ac- quanto credette di potersi porre al quanto si appresta a fare: rifiuta la
cordo non era possibile. I fascisti si di sopra dei contendenti che invece macchina della prefettura, né vuole
recarono in arcivescovado con l’in- o non lo riconoscevano come effet- uscire dalla porta principale che dà
tenzione di trattare una resa onore- tiva autorità (il comunista Sereni su corso Monforte. Comunica inol-
vole che, oltre all’onore, salvaguar- gli urlerà in serata: «lei non è il mio tre a poche persone la sua destina-
dasse ovviamente la vita di tutti i vescovo ») o lo consideravano arido zione: Mussolini chiama in dispar-
fascisti e delle loro famiglie, mentre e opportunista (in questo senso si te Pavolini e i federali di Milano e
i partigiani andarono all’incontro era espresso lo stesso Mussolini). Mantova, Costa e Motta, e rivela
con l’intenzione di giocare un po’ loro la sua destinazione: «Il cardina-
d’azzardo, cercando di ottenere in L’incontro in Arcivescovado non le Schuster mi ha invitato in Arcive-
breve una resa fascista incondizio- fu il frutto di una lunga serie di scovado. Avete ragione: non sembra
nata. La loro ignoranza delle reali trattative. Lo attesta un appunto che i tedeschi abbiano intenzione
intenzioni di Mussolini era tale dello stesso Mussolini aggiunto a di schierarsi a difesa della sponda
che avevano pensato alla eventua- mano sul foglio delle udienze po- lombarda del Po. Tra qualche ora la
lità che questi si consegnasse loro meridiane per il 24 aprile: la scritta decisione definitiva». Detto questo
già dopo il vertice organizzato da dice: «Cardinale Schuster», ma è Mussolini sale su una grossa auto
Schuster e avevano quindi appron- ovvio che non il Cardinale ma un nera. Pare che molti esponenti del
tato una stanza presso la curia per suo emissario sia stato ricevuto quel governo e del partito siano rimasti
ospitarlo in attesa di trasferirlo pomeriggio in prefettura. Inoltre si all’oscuro di tutto per parecchio
presso la caserma della Guardia di sa che il 24 aprile Cella e Marazza tempo. Il momento dell’arrivo in
Finanza. Ad ogni modo da parte si erano accordati in linea di massi- Arcivescovado, situato nella vici-
loro la riunione non era considera- ma in questo senso. Ad ogni modo na piazza Fontana, varia a seconda
ta di fondamentale importanza in solo nella tarda mattinata del 25 delle fonti: con probabilità l’arri-
quanto se entro le 20 di quella sera aprile il progetto prese corpo real- vo fu qualche minuto prima delle
non si fosse giunti ad un accordo, mente. Cella riferì della possibilità 16. Non appena giunto Mussolini
sarebbe definitivamente decollata di intavolare delle trattative sotto manda a chiamare, tramite Barra-
l’insurrezione. Infine il cardinale il patronato del Cardinale e Mus- cu, il maresciallo Graziani, la cui

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25 aprile
incontro in Arcivescovado

Prima di lasciare Milano per Como, Mussolini


accetta di incontrare i vertici partigiani. Ma il
summit che si tiene sotto l’egida del cardinale
Schuster è un fallimento: per mettere tutti intorno
ad un tavolo, il Cardinale ha detto e non detto.
E così gli uomini della Resistenza pensano che
Mussolini voglia arrendersi e consegnarsi mentre
il dittatore vuole solo evitare uno spargimento
di sangue e garantire l’incolumità dei fascisti che
non lo seguiranno verso la Valtellina. Poi un colpo
di scena stravolge i piani di tutti e porta a una
accelerazione degli eventi
Mussolini in Prefettura mentre
apostrofa il tenente Birzer delle SS.
di Fabio Andriola è l’ultima foto del Duce da vivo.

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45 STORIA IN RETE

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«Domani, l’esercito e la GNr saranno sciolti. in quanto a me, - disse il Duce -
ho deciso di ritirarmi in Valtellina, con una schiera di tremila camicie nere».
«e così avete intenzione di continuare la guerra sulle montagne? », fece
Schuster. «Ancora per poco – lo rassicurò Mussolini – ma poi mi arrenderò»

presenza era ritenuta necessaria diante il carcere o l’esilio. Musso- si era messo da sé sulla strada di
non tanto per gli eventuali aspetti lini ammise di sentirsi alla fine dei Sant’Elena, risparmiando la rovi-
militari, quanto per precedenti con- suoi “cento giorni”. Il discorso sci- na della Lombardia». Mussolini
tatti avuti col cardinale: la trattativa volò poi sui temi dell’ora: il Car- ribatté di credere solo nella sto-
che si voleva impostare da parte fa- dinale pregò di evitare un’inutile ria antica, quella che viene redat-
scista era esclusivamente politica e strage all’Italia e di accettare la ta senza passione, e molto tempo
poteva riguardare le sole formazio- capitolazione onorevole offertagli. dopo. Il Cardinale ne convenne.
ni armate del partito. Per quanto ri- La risposta di Mussolini fu decisa: Quindi entrarono dall’anticame-
guardava le divisioni al fronte, ogni «Il mio programma comprende ra partigiani e consiglieri fascisti,
decisione era vincolata alla sorte dei due parti e due tempi diversi. In un tra cui il sopraggiunto Graziani.
tedeschi, con i quali costituivano primo tempo, domani, l’Esercito e In uno dei tanti capannelli venu-
un dispositivo militare unico. la GNR saranno sciolti. In quan- tisi a formare in anticamera, nei
to a me, ho deciso di ritirarmi in minuti precedenti il prefetto Bassi,
Al primo piano Schuster è in at- Valtellina, con una schiera di tre- parlando con don Bicchierai e don
tesa sulla soglia del salottino per mila camicie nere». «E così avete Corbella, era venuto a conoscen-
le udienze. Mussolini si accomoda intenzione di continuare la guerra za del fatto che la resa tedesca era
su un divano: i rappresentanti del sulle montagne?», fece Schuster. ormai cosa fatta. Si giunse così ad
CLNAI non sono ancora arrivati. «Ancora per poco – lo rassicurò una riunione ad alto livello dove i
Infatti, a dimostrazione dell’ap- Mussolini – ma poi mi arrenderò». fascisti si sarebbero trovati del tut-
prossimazione della struttura or- «Non illudetevi, Duce. lo so che le to spiazzati. Che poi Schuster sia
ganizzativa partigiana, si recò camicie nere che vi seguiranno rimasto giocato e non abbia potuto
in Arcivescovado non una vera e non sono che 300 e non tremila svolgere il ruolo di gran paciere e
propria delegazione ufficiale ma come vi si fa credere». Mussolini, mediatore cui aspirava, è un altro
solo quegli esponenti che ritenne- sorridendo, disse: «Forse saranno discorso: certo non poteva sapere
ro e poterono recarcisi. Al Cardi- un po’ di più, ma non di molto. in quel momento che l’accordo di
nale toccò quindi di intrattenere Non mi faccio illusioni». Final- resa sarebbe stato firmato dai te-
l’ospite: per circa un’ora riversò mente, quasi a rompere l’impasse, deschi altrove e non tramite lui.
sul malcapitato interlocutore una entrò nel salottino il segretario
serie di paterne esortazioni, nella del cardinale, don Bicchierai, che Fascisti e partigiani, che non si
speranza che si consegnasse a lui. annunziava l’arrivo dei capi par- erano salutati in anticamera, en-
Schuster, che nei momenti d’oro tigiani. Prima di interrompere il trarono in silenzio. Subito una cosa
aveva paragonato Mussolini a Ce- colloquio, Schuster offrì al ditta- fu chiara: non ci sarebbe stato l’in-
sare, trovò calzante in quel fran- tore un ennesimo paragone stori- contro vis-à-vis tra i soli Mussolini
gente il parallelo con il Napoleone co, che dovette suonare urtante: e Cadorna, cioè quanto il Duce si
di Sant’Elena, prospettando al già infatti affermò che «un giorno la aspettava. I partecipanti al collo-
angustiato dittatore la prospettiva storia avrebbe riferito che egli, pur quio furono nove: oltre a Schuster,
di una espiazione inevitabile, me- di salvare l’Italia settentrionale, Mussolini e Cadorna, erano presen-

Gli uomini in Arcivescovado: fascisti, partigiani e il Cardinale, testimoni dell

Paolo Zerbino (1905-1945), Francesco Maria Barracu (1885- Rodolfo Graziani (1882-1955), Il cardinal Ildefonso Schuster
ministro degli Interni della 1945), sottosegretario alla ministro della Difesa della RSI. (1880-1954), cercò di proporsi
RSI, era subentrato a Buffarini- Presidenza del Consiglio della Fu tra i pochi che si salvarono come mediatore fra il CLNAI
Guidi. Fu fucilato a Dongo RSI. Morì anche lui a Dongo dalla mattanza dell’aprile 1945 e il governo repubblicano

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Mussolini rispose a Cadorna: «Non è così che intendevo. Avevo sentito parlare
di determinate condizioni: salvaguardia della vita, delle famiglie,
resa onorevole per le truppe. per questo sono qui: per proteggere i miei uomini
e le loro famiglie, i militi fascisti... Devo sapere quale sarà la loro sorte»

ti per i fascisti Zerbino, Graziani, punto Mussolini, secondo alcuni in sogna fissare l’esplosione di sdegno
Barracu ed in seguito Bassi, mentre maniera decisa, secondo Cadorna di Mussolini che pose praticamente
per i partigiani Marazza e Lombar- praticamente balbettando, insorse fine ad ogni trattativa: un fatto che
di cui si aggiunse poi il liberale Ar- dicendo: «Non è così che intendevo. ha diviso gli studiosi tra quanti ri-
pesani. Mussolini, Barracu e Zerbi- Avevo sentito parlare di determi- tengono sincera la indignazione del
no moriranno di lì a poco: tutti gli nate condizioni: salvaguardia della Duce e chi pensa all’ennesima fin-
altri hanno lasciato vari resoconti. vita, delle famiglie, resa onorevole zione del consumato istrione. Mus-
Tra le varie testimonianze spesso per le truppe. Per questo sono qui: solini ebbe espressioni dure per i
non c’è accordo, anche tra le nar- per proteggere i miei uomini e le tedeschi: «Per una volta tanto si po-
razioni di quanti si trovavano dalla loro famiglie, i militi fascisti... Devo trà dire che la Germania ha pugna-
stessa parte. Tuttavia, in un mare di sapere quale sarà la loro sorte». Ma- lato nella schiena l’Italia. Ci hanno
discordanze, è possibile ravvisare razza e Lombardi si affrettarono a sempre trattato come servi, e alla
alcuni punti fermi. La riunione ini- precisare che su quelle formalità si fine mi hanno tradito. Sin da que-
ziò nell’imbarazzo, soprattutto da era già d’accordo. Mussolini: «Va sto momento dichiaro di riprendere
parte partigiana: i rappresentanti bene. In questo caso si può conta- nei confronti della Germania la mia
del CLNAI non sapevano se strin- re di venire a un accordo». Avendo libertà d’azione». Pare di capire che
gere o meno la mano al Duce (e pare fatto Cadorna riferimento alla vo- in questo momento la discussione si
che l’abbiano stretta) che si era fatto lontà alleata di riservare alle truppe sia fatta vivace. La confusione deve
loro incontro salutandoli cordial- fasciste di qualsiasi genere lo stesso essere stata grande, tanto è vero
mente, come ha riferito Cadorna; trattamento applicato alle truppe che nessuno ha ricordato tutte le
sopraggiunti gli altri rappresen- tedesche, in base alle norme inter- fasi di quel concitato dialogare, che
tanti fascisti, Schuster tentò (pare nazionali, eccezion fatta per i pos- comunque ebbe termine quando
invano) di presentare i convenuti, sibili criminali di guerra, Graziani Bassi osservò che «la resa politica
quindi accennò a uscire, ma Mus- disse di non volere un accordo di dei fascisti doveva essere firmata
solini lo pregò di restare. Subito resa stipulato all’insaputa dei tede- dopo la resa tedesca per ovvie ra-
dopo Mussolini si rivolse a Cador- schi. Pare che a questo punto Zer- gioni d’onore. Questa osservazione
na: «Intendo porre fine alla guerra bino abbia detto a Mussolini che indusse Mussolini a rompere ogni
civile. Quali condizioni ci porta?». Bassi era a conoscenza di fatti nuovi indugio: «Non c’è più nulla da dire.
Cadorna rispose che, trattandosi ed eccezionali. Bassi fu convocato e Torno in prefettura e comunicherò
di argomento politico, ne lasciava il cardinale non riuscì a maschera- a Wolff la mia determinazione di
la trattazione all’avvocato Maraz- re un certo imbarazzo: era ormai denunciare alla radio la loro sleal-
za, il quale, nuovamente sollecitato evidente che le sue reticenze erano tà». Detto ciò si alzò per uscire: il
da Mussolini ad esporre le proprie state inutili. Schuster ammise l’esi- Cardinale lo seguì implorandolo di
proposte, disse: «le istruzioni che stenza di trattative con Wolff e die- non compromettere tante fatiche e
ho ricevuto sono rigorose, e non ho de lettura di un dattiloscritto che chiedendogli: «Quando darà una ri-
altro da chiederle se non di arren- riportava il testo dell’accordo coi te- sposta al Comitato?». «Tra un’ora»,
dersi senza condizioni». A questo deschi. Probabilmente è qui che bi- rispose Mussolini, salutando di-

moni dell’ultimo, inutile tentativo di evitare il bagno di sangue finale

Raffaele Cadorna (1889-1973), Riccardo Lombardi (1901- Achille Marazza (1897-1967), Sandro Pertini (1896-1990),
capo del CVL, coordinò le 1984), esponente del Pd’A, ex ufficiale del Regio Esercito, giunse in ritardo all’incontro
azioni militari della Resistenza era generale delle brigate di era diventato un dirigente e non potè mettere in atto il
assieme a Parri e Longo Giustizia e Libertà della Democrazia Cristiana proposito di uccidere Mussolini

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Bassi osservò che «la resa dei fascisti doveva essere firmata dopo la resa
tedesca per ovvie ragioni d’onore. Questo indusse Mussolini a rompere ogni
indugio: «Non c’è più nulla da dire. Torno in prefettura e comunicherò
a Wolff la mia determinazione di denunciare alla radio la loro slealtà»

strattamente. Mentre la delegazione tamente abbandonato gli italiani, lo andrebbe a raccontare subito o a
fascista scendeva le scale si imbatté arrivando a formulare dettagliate Claretta o a Rachele: e allora, dopo
in Sandro Pertini che stava salendo condizioni per concludere le tratta- cinque minuti, addio segreto. Non
i gradini come una furia e che non tive. Ne consegue anche che il ditta- gli diremo nulla». Questo due giorni
riconobbe nessuno. Pertini – che tore, in Arcivescovado, non era il più prima della «presunta» rivelazione a
solo a cose fatte dirà che se avesse informato di tutti ma, al contrario, Mussolini: un periodo sufficiente ad
riconosciuto Mussolini gli avrebbe fu quello che venne a sapere le cose un eventuale ripensamento, si dirà.
sparato sul posto – venne raggiun- dopo tutti gli altri: credeva di andare Ma quel ripensamento non c’è stato:
to anche da Valiani e Sereni, decisi ad incontrare il solo Cadorna e inve- la certezza, ancora una volta, provie-
come lui ad impedire qualsiasi trat- ce si ritrovò ad un affollato incontro; ne dalle parole dello stesso Wolff. Il
tativa. Del resto in mattinata si era credeva di poter trattare e invece gli 26 aprile, incontrando a Cernobbio
deciso di chiedere la resa incondi- si chiese la resa senza condizioni; Graziani (che aveva da poco abban-
zionata, per cui la trattativa aveva quasi per ultimo infine è informato donato la colonna Mussolini), disse
stretti margini; senza contare che del dettaglio delle trattative di resa al maresciallo, che gli rinfacciava il
Longo, per il PCI, aveva detto: «Ac- dei tedeschi, che mai gli avevano ac- tradimento: «È stata una triste, ma
cettiamo pure di parlare con lui, cennato nulla espressamente e che dolorosa necessità regolarsi così,
sentiamo cos’ha da dire: ma a tito- ora gli si rivelavano decisi a mollare perché se se ne fosse parlato prima
lo personale. Il Partito Comunista in extremis gli italiani (come, in pic- a Mussolini, il segreto sarebbe dive-
non si impegna su niente di niente». colo, non a caso avverrà due giorni nuto nullo!». Tuttavia le rivelazioni
Più chiari di così... dopo a Dongo). Quest’ultimo è poi sulle trattative dei tedeschi non co-
un fatto certo: infatti è da smentire, stituiscono che uno dei fattori che
Il vero problema da affrontare è una volta per tutte, il generale Wolff determinarono l’abbandono della
se Mussolini finse lo sdegno o fu che nel dopoguerra ha falsato la veri- seduta da parte di Mussolini: infat-
veramente colto di sorpresa dalle tà, affermando nelle proprie memo- ti tra le parole di Bassi e la partenza
rivelazioni emerse durante il collo- rie di aver messo a parte Mussolini dall’Arcivescovado passarono molti
quio con i rappresentanti della Re- delle trattative da lui intavolate, sin minuti, forse mezz’ora, occupati per
sistenza. Preliminarmente si devono dal 15 aprile. Eppure il verbale del intero da una vivace discussione per
osservare due fatti: per prima cosa colloquio tra Mussolini e Wolff del cui è da escludere che Mussolini ab-
che l’astio per i tedeschi, in Mussoli- 15 aprile, redatto da Filippo Anfuso, bia preso la sua decisione «a caldo»,
ni, non datava certo dal pomeriggio neosottosegretario agli Esteri, sono sull’onda dell’emozione. Sul suo at-
del 25 aprile; inoltre si deve ricorda- riferiti i vari temi toccati nel collo- teggiamento giocarono altre consi-
re che lo sdegno del dittatore dure- quio, un colloquio dove non venne derazioni: innanzitutto la proposta
rà anche dopo la fine dell’incon- minimamente sfiorato il tema di di resa senza condizioni era lontana
tro all’Arcivescovado, quando non eventuali trattative. In sovrappiù dalle posizioni fasciste e non conce-
c’era più bisogno di continuare una si tenga presente che anche Allen deva molto spazio alla trattativa. In
eventuale «sceneggiata», utile per Dulles, l’emissario statunitense che più alla riunione mancavano i par-
giustificare la decisione di rompere trattava con Wolff, ha riferito che titi di sinistra che potevano vantare
le trattative. A ogni modo una dif- certo Mussolini non sapeva nulla un controllo pressoché totale sulle
ferenza di fondo c’era: se i tedeschi delle trattative in corso, essendoci forze partigiane: senza la loro ga-
trattavano per la resa, non così era un esplicito accordo coi tedeschi per ranzia nessun accordo poteva avere
per i fascisti o almeno per Mussolini tenere all’oscuro di tutto il Duce, che solide basi.
che desiderava sì una fine incruen- tuttavia aveva notizia degli sposta-
ta della guerra ma non disonorevo- menti frequenti di Wolff e dei suoi, Rientrando in Prefettura, Musso-
le. Il suo sdegno fu causato quindi tra l’Italia e la Svizzera. Del resto è lo lini era furente: il vertice in Arci-
dalla constatazione non tanto che i stesso Wolff a contraddirsi una volta vescovado gli sembrava aver avuto
tedeschi avevano in corso trattative di più quando, il 13 aprile 1945, dice al il solo scopo di incapsularlo quella
con gli anglo-americani (cosa di cui principe Borghese (a cui ha appena notte a Milano con tutto il governo.
aveva avuto sentore sicuramente nei confidato di essere in trattative con In Prefettura, sceso dalla macchina,
giorni precedenti) quanto il consta- gli Alleati) che a Mussolini non dirà Mussolini investì il tenente Birzer,
tare che i nazisti avevano comple- nulla perché «se glielo dicessimo, capo della sua scorta, rinfaccian-

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tassi. Ripeté: “Pavolini darà ordi-
ni”. [...] Uscendo dall’ufficio del
Duce chiesi a Zerbino se si doves-
sero avvertire le forze in Valtellina
di scendere a Como, ma Zerbino
rispose che non era il caso, perché
anche da Como si poteva arrivare
in Valtellina».

Stanco di quella inutile scherma-


glia, dopo aver impartito ordini a
Pavolini, Mussolini aprì una fine-
stra sul cortile interno ordinando a
tutti di prepararsi alla partenza. In
capo a mezz’ora i bagagli e la colon-
na furono pronti. Mussolini scese
in cortile con in mano la celebre
borsa che tanto farà parlare di sé
e del suo misterioso contenuto. Lo
segue Bombacci: «Dove va lui, vado
io» confida. Mussolini viene fatto
passare a forza tra la folla compo-
sita che riempie il cortile: c’è chi lo
implora di restare, chi urla di fare
in fretta, di fare passare il Duce, chi
piange o semplicemente guarda.
Mussolini, a scatti, parla ora con
Una ricostruzione di come
questo ora con quello. Quindi Co-
sarebbe andata se Pertini fosse
giunto in Arcivescovado in tempo lombo lo spinge verso l’automobile,
per incontrare Mussolini quasi facendolo accomodare a for-
za. La colonna è composta da due
dogli il comportamento dei suoi eseguì l’ordine immediatamente, carri armati, da due camion con le
superiori. Il momento è immortala- battendo i tacchi. Subito dopo aver scorte tedesca e italiana oltre ad un
to in una celebre foto, l’ultima che varcato la soglia, però, la sua flem- camioncino con rimorchio conte-
ritrae Mussolini vivo. Visibilmente ma venne meno: il federale Costa lo nente casse di documenti: il nume-
contrariato, il Duce salì quindi ra- vide scosso e lo sentì mormorare: ro delle macchine è imprecisato, ma
pidamente le scale, dirigendosi ver- «Wolff... Wolff... non sapevo ». Poco certo non furono meno di dieci-
so il suo studio dove si radunarono dopo, ascoltati i pareri dei presen- quindici. Nella macchina di Musso-
ministri e gerarchi. A Bassi che gli ti, Mussolini (come già deciso da lini prende posto anche Bombacci:
diceva che era necessario pensare tempo) ordinò di recarsi subito a simbolicamente, alla fine di tutto,
alla sua persona, rispose toccando Como, precampo per la Valtellina. il Capo del Fascismo lascia Milano,
la tasca in cui aveva la piccola pi- La decisione provocò le proteste di dove tutto aveva avuto inizio molti
stola: «Se mai c’è questa!». Quin- molti che volevano che si restasse a anni prima, con a fianco l’uomo che
di ordinò di convocare il generale Milano e anche di chi, come Costa, aveva fondato con Gramsci il Par-
Wening, l’ufficiale più alto in grado accolse la decisione come un rifiuto tito Comunista italiano. La Storia,
tra quelli presenti a Milano in quel di recarsi verso il ridotto valtelline- che non disdegna mai le iperboli e
momento, il quale, non appena fu se. Narra Costa, evidenziando con le contraddizioni apparenti, ci dice
introdotto nell’ufficio di Mussolini, il suo stesso racconto l’equivoco che anche a che ora si svolse questa sce-
venne investito da una serie di ac- lo mosse: «...mi feci avanti a chie- na incredibile e curiosamente tra-
cuse, in tedesco, da parte del ditta- dere perché non si andava più in scurata dagli storici: erano circa le
tore. Il tedesco, impassibile e sull’at- Valtellina, dove fino a poco prima 20 del 25 aprile 1945.
tenti, sostenne l’urto senza fiatare erano stati mandati uomini, armi e
e quando Mussolini gli ingiunse viveri. Mussolini mi guardò quasi Fabio Andriola
imperiosamente di allontanarsi, volesse dirmi cosa mai gli raccon- direzione@storiainrete.com

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appuntamento sul lago | u n a s t r a d a p r e p a r ata

C
osa intendesse 25 pomeriggio in Arcivescovado, dle. Troendle non dice mai nulla
fare Mussolini a Milano, e ci torna su anche nel- che faccia realmente pensare che
una volta lascia- le ore successive. Insomma, giusto Mussolini volesse espatriare e, da
ta Milano, la o sbagliato, lucido o no, questo è parte sua, Bertoldi conclude rego-
sera del 25 apri- quello che il dittatore diceva di larmente in senso opposto. Imper-
le 1945, è abba- voler fare. Questo non ha impedi- dibile. Leggermente più sfumato è,
stanza chiaro e decisamente ben to che per decenni – e non di rado in tempi più recenti, il goffo e tron-
documentato. Sono decine e de- ancora oggi – si sia sostenuto con fio tentativo di lettura del carteg-
cine le sue dichiarazioni concordi una ostinazione che ha radici ide- gio tra Mussolini e la Petacci a Salò
nell’indicare una precisa volontà: ologiche e non storiche che la meta (con varie imprecisioni oltretutto)
a) di non consegnarsi ai partigiani dell’ultimo Mussolini fosse solo la portato avanti da Pasquale Chessa
(con i quali sperava comunque di Svizzera nonostante sapesse che e Barbara Raggi in «L’ultima lette-
arrivare ad un passaggio di pote- sarebbe stato respinto alla frontie- ra di Benito» (Mondadori, 2010).
ri incruento); b) di raggiungere la ra, se mai ci fosse arrivato. Convinti di una possibile fuga in
Valtellina (dove da qualche mese Spagna (non si sa da dove se non si
qualcosa era stato fatto per trince- Il tema «Svizzera» venne inaugu- arrivava comunque prima in Val-
rare, accantonare riserve, distacca- rato dal solito Pertini già la sera del tellina visto che da Milano l’unico
re alcune migliaia di uomini: non 27 aprile 1945 quando annunciò alla aereo che partì fu quello con a bor-
molto e comunque meno di quello Radio il fermo di Mussolini a Don- do i genitori e la sorella di Claretta)
che era stato progettato e che era go. Poi è stato un fiorire di affer- Chessa e Raggi si lanciano in os-
necessario ma sempre più del nulla mazioni apodittiche durato, come servazioni cervellotiche tipo questa
di cui spesso si parla); c) giunto in si è detto, decenni e non ancora (cfr. pag. 30): «Il dilemma fra pas-
Valtellina riprendere le trattative esaurito. Tra le «perle» di questa saggio in Svizzera o fuga in Spagna
con gli anglo-americani forte del «corrente di pensiero» più «filoso- non sussiste. E’ più che verosimile,
fatto che a nessuno conveniva un fica» che storica non può non esse- infatti, credere che Mussolini ab-
bagno di sangue per espugnare la re ricordato lo sforzo fatto, ormai bia fino alla fine, ma solo alla fine,
Valle ormai a guerra finita; d) un negli anni Ottanta, da quel Silvio tentato entrambe le soluzioni. Alle
eventuale espatrio sarebbe stato Bertoldi del «Corriere della Sera» quali però, nel suo intimo, non
diretto verso la Spagna e non verso che per anni ha occupato (con Bia- pensava di dover ricorrere, con-
la Svizzera e comunque sarebbe av- gi, Zavoli, Petacco, Mayda e altri) vinto com’era che la trattativa per
venuto solo a cose fatte, a trattative uno degli scranni più in vista della la resa avrebbe ruotato intorno alle
concluse, e ad armi deposte. Per divulgazione storica in Italia, un sue molteplici strategie».
fare ciò Mussolini intendeva muo- settore su cui un giorno andrà fat-
versi col maggior numero di mi- ta una seria riflessione per vedere Tra le «molteplici strategie» che
nistri possibile perché non era lui come quelle firme abbiano concor- attribuiscono a Mussolini, Chessa
solo che andava in Valtellina per so al radicamento di una «vulgata» e Raggi non sospettano neanche
l’estrema resistenza ma era tutto (o ricca di cliché e stereotipi, spesso che ce ne fosse una che portava
quasi) il governo della Repubblica restia a recepire novità, nuove ac- direttamente sulla riva sinistra del
Sociale Italiana a doversi muover- quisizioni o, semplicemente, a met- Lago di Como dove, col tempo, si è
si, con tanto di riserve auree e cas- tere in fila con un po’ di coerenza scoperto che Mussolini aveva qual-
se dei singoli ministeri. Poi, certo, fatti e testimonianze. Riedizione che ragione di andare. Non perché
c’erano carte, documenti, dossier di un lavoro precedente, «Piazzale intendesse andare in Svizzera ma
che – non è una sorpresa – Musso- Loreto» di Bertoldi (pp. 276, € 9,20, forse perché attendeva qualcuno
lini aveva accuratamente preparato Rizzoli) è in questo senso esem- che dalla Svizzera doveva arrivare.
e che rappresentavano la sua vera plare quando affronta il tema della In questo senso la giornata del 26
arma politica. Questo program- fuga in Svizzera, convincimento aprile 1945, completamente spesa
ma, in tutto o in parte, Mussolini che Bertoldi sostiene, forzandolo in attesa tra Menaggio e Grando-
lo spiega o lo accenna in numero- oltre ogni logica, in virtù della te- la, a metà strada tra Como e Val-
se occasioni negli ultimi giorni, lo stimonianza dell’incaricato d’affa- tellina, è emblematica. Con alcune
ribadisce al cardinale Schuster il ri svizzero a Milano, Max Troen- migliaia di uomini già concentrati

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par ata da lungo tempo

in Valtellina (che è a circa 40 km)


e altre migliaia in attesa di ordini
e disposizioni a Como e che presto
si sbanderanno, il dittatore cerca di
muoversi con libertà, senza scor-
ta tedesca soprattutto, e ostenta la
volontà di «attendere». Poi, deluso,
la sera del 26, rientra a Menaggio e
poche ore dopo prende la strada per
il nord che per lui finirà a Dongo.
Con lui c’è sempre un giovane pilo-
ta che potrebbe essere uno dei suoi
non pochi figli naturali: si chiama
Virgilio Pallottelli ed è figlio di
una donna che Mussolini conosce
bene perché è stata una sua amante
per molti anni a partire dalla metà
degli anni Venti: Alice de Fonseca
in Pallottelli. Alice è bella, colta, «L’Unità» del 26 aprile 1945 accredita la tesi del tentativo di fuga di Mussolini
affascinante, fascista, parla bene
inglese e Mussolini l’ha utilizzata 27 aprile porta Mussolini all’im- di Como per una ragione precisa,
più volte, durante il Regime, per barcadero di Moltrasio dove chi si una ragione che coinvolgeva nume-
contatti riservati nel mondo anglo- doveva presentare non si presenta rose altre persone, non tutte della
sassone (per saperne di più c’è la ed è sempre lui che indica il nuovo colonna che lo seguiva. E’ il caso,
biografia di Gianni Scipione Rossi rifugio momentaneo del Duce e di ad esempio, di Pier Bellini delle
«Storia di Alice», Rubettino 2010). Claretta: Casa De Maria a Bonzani- Stelle, nome di battaglia Pedro, co-
Alla fine della RSI Alice è sfollata, go. Lezzeno è praticamente dall’al- mandante più de iure che di fatto,
guarda caso, sul lago di Como, sul- tra parte del Lago, a pochi minuti di del distaccamento della 52a Brigata
la sponda destra, a Lezzeno. Allog- barca. Ma da Bonzanigo dista po- Garibaldi che fermerà la colonna
gia all’Hotel Sport che è a soli 400 che centinaia di metri anche la villa, italo-tedesca a Musso, subito prima
metri dal rifugio di un partigiano affacciata sul lago e con imbarcade- di Dongo. Bellini delle Stelle svolse
importante, il capitano Neri, alias ro privato, di sir James Henderson, un ruolo importante anche dopo
Luigi Canali, che proprio lì viene fratello dell’ex ambasciatore inglese l’arresto di Mussolini ma ha sem-
arrestato il 7 gennaio 1945 insie- a Berlino, uomo con grossi legami pre parlato molto poco pur sapendo
me alla sua compagna (in tutti i economici e di relazioni in Italia. moltissimo. Inizialmente almeno
sensi) Giuseppina Tuissi Gianna. Henderson e Mussolini si sono co- pesò molto la paura di fare la fine
Neri per anni, a ragione o a torto, nosciuti negli anni Trenta. E anco- di Neri, della Gianna o di altri che
è stato guardato con sospetto dai ra, uno dei personaggi più mano- erano morti in zona subito dopo
suoi compagni di lotta comunisti – vrieri della RSI è Guido Buffarini la fine della guerra. E, stando alla
che lo uccideranno con Gianna – e Guidi, ministro dell’Interno fino al confidenza fatta anni dopo ad un
molti studiosi gli hanno attribuito febbraio 1945, con Mussolini fino a amico – il poeta milanese Franco
contatti con i servizi alleati, in par- Grandola. Durante la RSI Buffarini Loi – Bellini delle Stelle aveva tutte
ticolare inglesi. Nel suo memoriale ha avuto come residenza una villa le ragioni di aver paura se è vero che
– scritto invano per discolparsi con proprio a Lenno, il comune subito la sera che portò a Casa De Maria
i vertici del PCI – Neri accenna due prima di Mezzegra. Mussolini e la Petacci, volendosi
volte ad un «contatto» locale indi- opporre alla loro soppressione, si
cato solo per nome: «Alice». Quella Nelle pagine che seguono si trove- ritrovò la pistola di qualcuno alla
«Alice» è forse la Pallottelli? Come ranno ancora altri spunti che fanno tempia e si «convinse». Legato an-
escluderlo visto che è Neri a gestire ritenere più che probabile che Mus- che all’avvocato Bruno Puccioni
la strana operazione che la notte del solini fosse sulla sponda del Lago – un personaggio di cui si sanno

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con la Petacci, ossequioso con Bar-
racu che era una Medaglia d’oro
al Valor Militare, ostile con il co-
lonnello Valerio e le sue condanne
a morte, il coinvolgimento nella
strana operazione del 27 aprile
notte) non poteva non essere in-
fluenzato anche da questo evento.
Senza contare che, mesi prima del-
lo stop a Dongo, i fascisti sapevano
bene chi fosse Bellini delle Stelle,
in quale zona operasse ed even-
tualmente su quali leve agire per
«ammorbidirlo». Ma anche altri le-
gami si intrecciarono a Dongo tra
il 27 e il 28 aprile. Ricordiamone
ancora due: nella tarda mattinata
del 28 aprile arriva a Dongo, subi-
to dopo Valerio, l’avvocato Oscar
L’articolo di Giancarlo Candrilli sul «Secolo d’Italia» del 17 marzo 1973 Sforni, capo del CLN comasco, che
finisce per qualche ora agli arresti
varie cose ma che meriterebbe uno «Tale provvedimento si inquadre- per ordine dello stesso colonnello
studio più approfondito – che dal- rebbe bene nel piano di distensio- (insieme al maggiore Cosimo De
la sua villa di Domaso influenza- ne che si sta realizzando in questi Angelis, del CVL di Como e più
va molti partigiani della zona pur giorni nella Provincia di Como». tardi a due agenti del Sud incarica-
essendo un «fascista» con legami Prima osservazione: a poco più di ti di rintracciare Mussolini: Salva-
a 360° in Italia e all’estero, Pedro un mese dal crollo, i vertici del- tore Guastoni e Giovanni Dessy).
giocò – ubbidendo all’ala moderata la RSI avevano deciso di «crea- Forni era amico dei Pallottelli e
e filomonarchica del CLNAI e del re un’atmosfera distesa» proprio sarà lui personalmente, il 28 aprile
CVL – la sua parte sia sul fronte del nella Provincia di Como. E lo si sera, a dare notizie rassicuranti di
destino di Mussolini che su quello fece anche usando clemenza verso Virgilio alla madre Alice in ansia
dei suoi documenti. Nel secondo due donne legate «all’avv. Bellini a Lezzeno. Anche il maggiore De
caso qualcosa probabilmente ot- Piero» (Pedro) che fa parte di una Angelis ha un debito con i prigio-
tenne, nel primo no anche se Mus- «formazione di fuori-legge ope- nieri di Dongo: sua moglie, finita
solini aveva nei suoi confronti un rante sulla Berlinghera» (un monte in carcere pochi mesi prima, era
credito tutt’altro che trascurabile: della zona). Una delle due donne è stata liberata per interessamento
il salvataggio di sua sorella e della Luiselena Rumi, 22 anni, laureata di Claretta e del fratello Marcello.
sua fidanzata. in lettere e insegnante, legata a Bel-
lini – dice il rapporto – «da molta A ormai circa 70 anni da quei
Il 17 marzo 1973 il quotidiano «Il simpatia». L’altra è Eleonora Bel- giorni, il tema dei fitti intrecci che
Secolo d’Italia» pubblicava un ar- lini delle Stelle, 29 anni, anche lei si sono incrociati a Dongo è sta-
ticolo di Giancarlo Candrilli, un insegnante a Gravedona presso un to solo abbozzato ma quanto oggi
ricercatore storico di rara intelli- istituto religioso. L’«Appunto» fu sappiamo è sufficiente a ritenere
genza ma restio a scrivere più di visto da Mussolini e reca una nota che l’ipotesi di un «Appuntamento
tanto, che dava notizia di un do- a mano forse di Mussolini, forse di sul Lago», lungo la strada verso la
cumento da lui rinvenuto: un «Ap- Zerbino, in cui si legge «Liberarle Valtellina, è forse l’unica possibile
punto per il Duce», datato 13 mar- / A Celio». Celio era il prefetto re- per spiegare l’enigmatico compor-
zo 1945, in cui il prefetto Ippoliti, pubblicano di Como. tamento di Mussolini in quelle
del Gabinetto del ministro degli ore. Che poi quell’appuntamento
Interni (che da qualche settimana Difficile non essere d’accordo con non ci sia stato è un altro discorso.
era Paolo Zerbino, anche lui finito Candrilli quando osserva che il Quello che conta è che il capo del
a Dongo) riferiva sulla situazione comportamento moderato di Bel- Fascismo ci contava e si comportò
di due donne detenute a Milano lini delle Stelle a Dongo (rispettoso di conseguenza. Anche preparan-
e di cui proponeva la liberazione: con Mussolini, accondiscendente dosi per tempo. n

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CACCIA AL TESORO
il Duce e i suoi documenti segreti

Prima di Dongo, Mussolini perse lungo la strada


documenti importantissimi che finirono in mano
ai partigiani tra Milano e Como già la sera del 25
aprile 1945. Un mese dopo quei dossier, grazie a tre
partigiani e ad un agente segreto, erano in mano agli
inglesi. Che si son ben guardati dal restituirli. Così
come di ricompensare i partigiani italiani che glieli
avevano fatti avere
di Fabio Andriola

i DOSSIER di M
da MILANO a L
poi il NULLA..
I
l 25 marzo 2010 su due diver- la Germania invece che nel campo oppo-
si quotidiani due notizie di- sto. Ma vediamo i due tasselli: il primo,
verse si candidavano come segnalato da «Avvenire» è sicuramente
altrettanti tasselli di un gustoso: carte provenienti dall’archivio
puzzle che, lungi dall’essere di Raffaello Riccardi, ministro degli
completo, è ormai da tempo Scambi e Valute di Mussolini, rivelano
abbastanza chiaro. Ed è un puzzle che come lo stesso Riccardi, d’intesa con
racconta il tortuoso percorso – tutt’altro Mussolini e Ciano, abbia attivamen-
che scontato negli esiti – che condusse te portato avanti trattative segrete con
l’Italia dalla «non belligeranza» alla l’Inghilterra (già in guerra con la Ger-
guerra, tra il settembre 1939 e il giugno mania di Hitler dal settembre 1939) per
1940. E che condusse l’Italia a fianco del- rifornirla di armi. Una collaborazione

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STORIA IN RETE 54 Aprile-Giugno 2014

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CACCIA AL TESORO
il Duce e i suoi documenti segreti

i MUSSOLINI:
a LONDRA.
A...
Mussolini al lavoro nel suo studio sul Lago di Garda. Durante gli
ultimi mesi di vita intensificò la raccolta di documenti e dossier
che potevano avere un peso politico in una trattativa con gli
Alleati e i partigiani o in un suo possibile processo nel dopoguerra

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55 STORIA IN RETE

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di cui avevamo già altre tracce e episodica visto che, sempre a Sacer- ne tra belligeranti: «Alla fine del ’,
ammessa – è tutto dire – anche da doti, il Regime fece ricorso – non ri- qualche giorno dopo che l’Italia ebbe
Denis Mack Smith. Il tutto, val bene cavandone certo un rifiuto – anche dichiarato guerra agli Stati Uniti, il
ricordarlo, a meno di sei mesi dalla nel  quando il ministero delle nostro ambasciatore a Washington
firma del Patto d’Acciaio tra Italia Comunicazioni gli commissionò un si imbarcò per tornare in patria. E
e Germania e parallelamente all’av- programma di coordinamento per sulla nave fu raggiunto da un emis-
vio dei lavori di quel Vallo Littorio l’assegnazione dei materiali desti- sario dell’amministrazione USA che
di cui si parla su «Storia in Rete» nati ai lavori cantieristici. Un ruolo gli comunicò confidenzialmente che
“quando giungerà il momento per
All’inizio del 1942 Mussolini sbalordì il capo della l’Italia di prendere le sue decisioni,
il popolo italiano potrà contare su
polizia Carmine Senise dicendo: un’accoglienza favorevole da parte
«non vi meravigliate se sentirete alla radio un mio degli Stati Uniti”. Insomma, il de-
discorso in onore di Roosevelt» mocratico Roosevelt guardava alla
pace, senza pregiudizi (non avendo-
n.54. Quelle trattative subirono uno strategico vista la penuria di risorse ne mai avuti) verso il nostro Paese e
stop ai primi del  ma questo non durante la guerra. Due episodi che il Fascismo. A ragion veduta, quin-
vuol dire che in quei mesi entrambe in futuro andranno inquadrati an- di, all’inizio del ’ Mussolini sba-
le parti non possano aver fatto o che nella storia dell’antisemitismo lordì il capo della polizia Carmine
detto cose sulle quali, in seguito, sa- fascista. Mentre, sempre il  luglio, Senise dicendo “non vi meravigliate
rebbe stato meglio stendere un velo. «Il Giornale» ha segnalato un libro se sentirete alla radio un mio discor-
Oltretutto – particolare interessante di Ennio Di Nolfo e Maurizio Ser- so in onore di Roosevelt”».
– tra gli uomini incaricati di trat- ra: «La Gabbia Infranta» (Laterza).
tare direttamente con Londra c’era Un volume che, stando alla recen- Di tutto questo – e molto altro – re-
anche un ebreo, Cesare Sacerdoti, sione, è stato scritto da due autori sta ben poca traccia negli archivi
figura eminente nel mondo della interessati «…a mettere in evidenza ufficiali. Per molto tempo la spiega-
cantieristica navale. Una scelta non la continuità dei rapporti tra USA zione è stata semplice, tautologica,
e Italia a dispetto conformista: non c’è niente perché
del conflitto; quel non è mai esistito nulla. Ma quel-
coacervo militar- li, storiograficamente, sono tempi
diplomatico-poli- morti e sepolti. Oggi, per lo meno,
tico di equivoci, possiamo sapere perché molte car-
trappole, inerzie, te – che pure ci furono certamen-
bluff, casualità, te – non sono ancora disponibili e
mosse false e false forse sono state distrutte. Oggi, per
promesse che fu lo meno, sappiamo chi ringraziare.
coperto, anche Come dimostrano gli estratti che
in virtù di quel- pubblichiamo qui di seguito e tratti
la continuità, dalla seconda edizione di «Chur-
dietro lo slogan chill-Mussolini. Carteggio segreto»
della “resa sen- di Fabio Andriola (SugarCo, ).
za condizioni” A Dongo, Mussolini, quando venne
che fu tradot- arrestato, aveva con se due, forse
to nel doppio tre, borse di documenti riservati.
armistizio Molte carte, viste la situazione, ma
(e n n e s i m o ben poche se rapportate a quelle
trucco) di fine di cui il dittatore disponeva e che
estate ‘». E, volle con sé fino agli ultimi giorni.
in apertura Ma per quelle carte – che avrebbe-
del pezzo, «Il ro aiutato a scrivere meglio e prima
Giornale» quello che comunque sta emergen-
dà un sag- do - il destino aveva deciso diver-
gio di quella samente. Come spiegano le pagine
commistio- che seguono (SiR) n
Lettera d’accompagnamento alla lista delle carte prese dai
partigiani a Mussolini e consegnate all’ambasciata britannica.
La lista che era allegata a questo documento è scomparsa
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U
na volta presa
la via di Como,
la sera del 25
aprile 1945,
Mussolini ave-
va stabilito di
portare le carte per lui più impor-
tanti del suo archivio divise in due
gruppi: un gruppo veniva custodi-
to in due borse di pelle da cui non si
separò che al momento dell’arresto,
nel pomeriggio del 27 aprile, sulla
piazza di Dongo. Il grosso delle
carte invece venne chiuso in una
cassetta di zinco e caricato, insieme
ad altri valori ed effetti personali di
Mussolini, su un camioncino che
faceva parte della colonna di auto
che lasciò la Prefettura di Milano
dopo il fallimento delle trattative
con gli uomini del CLNAI in Ar-
civescovado. E’ di questo secondo
gruppo di carte, e di quel camion-
cino che ora ci si occuperà. Arriva-
to nella prefettura di Como, Mus- Lettera dell’ambasciatore britannico a Roma che informa il Foreign Office di come
solini apprende che il camioncino sia entrato in possesso delle carte sottratte a Mussolini dai partigiani
con a bordo la cameriera di casa
Mussolini, Maria Righini e l’autista Vittorio Mussolini la spedizione di raccontando di come era entrato
Luigi Grasso, brigadiere di Pubbli- Gatti non ebbe neanche un succes- in possesso delle carte scomparse
ca Sicurezza della «Presidenziale», so parziale. Con lui c’erano Mario dal camioncino rimasto in panne:
non è ancora arrivato. In verità, a Nudi, responsabile della «Presi- «I documenti con i tre uomini che
notte inoltrata, i passeggeri del ca- denziale» e il suo guardiaspalle, il li hanno presi sono stati portati a
mioncino erano arrivati a Como pugile Antonio Brocchi: i tre trova- Roma tre giorni fa per maggiore
ma senza il mezzo di trasporto con
cui avevano lasciato Milano e, cosa Mussolini aveva i documenti in due borse di pelle -
ancor più grave, senza il prezioso
contenuto che avrebbero dovuto
dalle quali non si separó se non dopo l’arresto -
scortare fino al capoluogo lariano. e in una cassetta di zinco caricata su un camioncino
I due, non riuscendo a far riparti- che si perse per strada vicino Saronno
re il camioncino, rimasto in panne
all’altezza di Saronno, avevano rag- rono il camioncino Fiat 1100 Balilla sicurezza. Oggi i documenti sono
giunto Como con mezzi di fortuna abbandonato dalla Righini qualche stati consegnati dai loro catturato-
e quindi riferito ogni cosa al segre- ora prima in fiamme. Secondo altre ri al brigadiere Jeffries della PWB
tario particolare di Mussolini, Lui- versioni i tre non trovarono nul- [La Psycological Warfare Branch,
gi Gatti. (…) Pietro Caporilli, uno la. Quello che è certo è che buona Sezione guerra psicologica, NdR]
dei fedelissimi di Mussolini, ricor- parte dei documenti che Mussolini che era accompagnato da un col-
derà di aver visto Gatti uscire dal- riteneva utili «per discutere con gli lega americano. Non ci sono state
la stanza del Duce scuro in volto, alleati» era sparita. contrattazioni ma sono state fatte
afferrare il suo mitra deposto nel promesse verbali tramite il PWB e
vano di una finestra nel corridoio e Il dittatore parlava a ragion veduta me medesimo sulle linee suggerite
mormorare, mentre si allontanava visto che qualche settimana più tar- nel paragrafo 5 del mio telegramma
di fretta: «Se non si ritrova il fur- di, il 18 maggio 1945, l’ambasciatore n. 799 e il brigadiere Jeffrey ha pro-
goncino non avrà più pace». Con- inglese a Roma, sir Noel Charles messo che quando domani avreb-
trariamente a quanto affermato da scriveva al Foreign Office di Londra be visto il SAC [il Supreme Allied

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57 STORIA IN RETE

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Commander, cioè Comandante su- grande ansietà per il loro destino». di Milano, a cui avevano consegna-
premo alleato, NdA] avrebbe man- A chi, e a che cosa si riferiva sir to ogni cosa il 2 maggio. Come già
dato loro una lettera esprimendo i Charles? La ricostruzione fatta dal accaduto per altri «lotti» di carte
ringraziamenti del SAC. Egli è stato diplomatico britannico pecca di ec- mussoliniane, anche i documen-
ti catturati dagli uomini di Allievi
«I documenti sono originali e sembrano essere una subirono varie scremature per sod-
disfare le «esigenze di riservatezza»
selezione fatta personalmente da Mussolini per dei vari gruppi interessati a questo o
ricattare o per autodifesa a un processo» ha scritto quel fascicolo. (…)
al Foreign Office l’ambasciatore inglese a Roma
«Fin dalla prima ricognizione -
omaggiato personalmente con faz- cessivo semplicismo e sembra quasi racconta Gianfranco Bianchi a pro-
zoletto monogrammato che Mus- che i tre personaggi fossero stati in posito dei documenti finiti in mano
solini indossava quando fu cattura- qualche modo presenti all’arresto ai partigiani di Garbagnate – il con-
to. (…) I documenti sono originali di Mussolini sulla piazza di Dongo. tenuto del bauletto risulta di grande
e sembrano essere una selezione Invece il gruppo di documenti con- interesse: ne fa fede il verbale datti-
fatta personalmente da Mussolini segnati a Charles era sicuramente loscritto della signorina Broggi. Vi
per portarla con sé per ricattare proveniente dalle carte del camion- si legge che tra i fascicoli («papelet-
o per la propria autodifesa al suo cino perché chi le consegnò erano te», secondo un termine burocra-
processo. I documenti sono stati il dottor Vittorio Lamberti Boc- tico) vi sono anche diciture scritte
catturati nello stesso convoglio con coni (sindaco di Garbagnate nei in matita blu da Mussolini. E c’è di
Mussolini stesso, il quale mostrò giorni dell’insurrezione) e i fratelli tutto: dalle testimonianze raccol-
Arturo e Carlo Al- te a carico di generali e ammiragli
lievi, questi ultimi ritenuti responsabili della catastro-
due comandanti fe militare dell’ settembre 194, al
della 1a Brigata quaderno diario riguardante il car-
del Popolo, una teggio del generale Vittorio Ambro-
formazione di sio, capo di Stato Maggiore generale
«partigiani bian- all’atto dell’armistizio. Tre fascico-
chi» attiva pro- li raccolgono le copie fotostatiche
prio nella zona delle «prove» sulle quali l’anomalo
di Garbagnate. Tribunale speciale straordinario di
Che siano loro Verona aveva fondato le condanne
gli uomini cui a morte mediante fucilazione alla
accenna Noel schiena di Galeazzo Ciano e degli
Charles è dimo- altri componenti il Gran Consiglio
strato da nume- del Fascismo (escluso il resipiscente
rosi documenti Tullio Cianetti) i quali, la notte del
che rivelano, ol- 25 luglio 194, avevano votato con-
tretutto, che sia tro Mussolini. Un’altra «papeletta»
Lamberti Boc- celeste contiene l’insieme degli atti
coni che Arturo di quello stesso processo di vendet-
Allievi chiesero ta politica tra fazioni del Fascismo.
aper ta mente A fianco, in singolare antitesi, i
una ricompen- fascicoli giudiziari, legati con cor-
sa per la loro doncini tricolori o blu, riguardanti
azione, benché gli implicati nel processo per l’uc-
avessero rice- cisione di Giacomo Matteotti (da
vuto l’ordine cui erano usciti quasi indenni) e
di consegnare il dossier su Cesare Rossi, capo
ogni cosa agli dell’ufficio stampa di Mussolini ai
Lettera del tenente generale W.D. Morgan a Vittorio Lamberti Bocconi, inglesi da Luigi tempi della marcia su Roma, diven-
coi complimenti per aver consegnato «nelle mani giuste» le carte di Meda, presi- tato clamoroso transfuga all’esplo-
Mussolini, che «andranno ad aggiungersi a quelle che già abbiamo» dente del CLN dere dello «scandalo matteottiano»

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STORIA IN RETE 58 Aprile-Giugno 2014

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e perciò fatto rapire a Campione
d’Italia dov’era stato attirato rien-
trando dalla Svizzera». (…).

Manca sicuramente (e significati-


vamente) tra i «superstiti documen-
ti» il dossier su caso Matteotti in-
ventariato in un primo tempo e che,
negli archivi statali a Roma non c’è
mai stato. Una perdita non da poco se
Carlo Silvestri, all’epoca dell’affaire
Matteotti tra i più accaniti avversari
di Mussolini, durante la RSI, dopo
aver visionato le carte dell’archivio
del dittatore, si convinse dell’inno-
cenza di Mussolini e nel dopoguerra
arrivò a scrivere: «Erroneamente, nel
1924, Mussolini era stato ritenuto il
mandante dell’omicidio di Giacomo
Matteotti (...) erroneamente, era sta-
to ritenuto che la causale del delitto
fosse da ricercarsi nella lotta condot-
ta dall’onorevole Matteotti contro il
governo fascista. La soppressione di
Matteotti fu voluta e decisa da espo-
nenti di un putrido ambiente di fi-
nanza equivoca e di capitalismo cor-
Hitler e Mussolini si incontrano nel settembre 1943, subito dopo la liberazione
rotto e corruttore, cui il Governo era del Duce da parte dei paracadutisti tedeschi. Parte del carteggio sparito nel 1945
del tutto estraneo». La presenza di un era costituito dalla corrispondenza fra i due dittatori
dossier sul caso Matteotti tra le carte
dell’Archivio confidenziale di Mus- ziato a vedere poco fa, ha seguito in panne la sera del 25 aprile ’45 e
solini era del resto nota agli inglesi oltre alle due strade individuate il loro arrivo nelle mani dell’amba-
fin dal febbraio 1945, come dimostra da Bianchi (Vaticano e archivi ita- sciatore inglese a Roma, poche set-
un documento già citato in prece- liani) anche, anzi soprattutto, una timane più tardi. (…) La prima cosa
denza che fissa le conoscenze inglesi pista inglese. Una pista sconosciuta che può essere utile sottolineare è
sul contenuto e il livello di interesse fino a quando non sono emersi dal che MacKay (ma per i gruppi della
delle carte del capo del Fascismo. In Public Record Office di Kew (Lon- Resistenza moderata il suo nome
quel primo elenco, al punto 24 dell’ dra), cioè dall’archivio centrale era Knight e nessuno dei due nomi
«Appendice A» si accenna infatti a dello Stato inglese, una lunga serie è quello vero, pare: «Ma lasciamo
«papers relative to the Matteotti trial di documenti, integrati da una tar- stare: il mio vero nome è un altro»)
and other trials» (cioè «carte relative diva – come spesso accade in que- era nella zona di Dongo alla fine di
al processo Matteotti e altri proces- sta storia – ma illuminante storia aprile 1945 e sostiene che gli inglesi
si»). La documentazione relativa ad
uno dei più grossi scandali che ave- Fra le carte mancanti, il caso più significativo
vano segnato la storia del Fascismo,
documentazione che aveva convinto
riguarda il dossier Matteotti, inventariato
uno degli avversari più acerrimi di in un primo momento ma mai arrivato
Mussolini a mutare avviso, venne all’Archivio di Stato di Roma dov’era destinato...
probabilmente fatta sparire nei pri-
missimi giorni del maggio 1945. Un di un agente segreto britannico in avrebbero voluto catturare Musso-
caso non certo isolato. (…) pensione: il capitano René MacKay. lini vivo: «Lo dico con cognizione
E’ MacKay l’anello di congiunzione di causa: io ero lì in quei giorni,
In realtà la sorte dei documenti del tra il sequestro delle carte di Mus- sono arrivato nella casa di Giulino
camioncino, come abbiamo ini- solini trasportate dal camioncino di Mezzegra (la casa dove Musso-

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59 STORIA IN RETE

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lini e la Petacci hanno trascorso no furono affidati al Comitato di ho saputo più niente». Unica pre-
l’ultima notte) ventiquattr’ore dopo liberazione nazionale, per attenua- cisazione di MacKay – a precisa
l’esecuzione… Vede questo fazzo- re i sospetti da parte dei partigiani richiesta dell’intervistatrice – è che
letto [si tratta di un foulard di seta che avevano partecipato all’attac- il carteggio Mussolini-Churchill
«tra i documenti che io riportai a
Inizialmente gli inglesi avevano catalogato le Roma sicuramente non c’era…».
Del resto, non doveva stare tra le
carte di Mussolini come «documenti per la sua carte del camioncino ma in quelle
autodifesa». Poi peró affermarono che sarebbero conservate nelle borse che seguiro-
state usate solo «per screditarlo» no Mussolini fino a Dongo.

verde con la scritta: «Credere, obbe- co del convoglio di Mussolini. A La storia raccontata da MacKay si
dire, combattere», NdA]? Lo trovai me furono consegnate le carte di inserisce alla perfezione in quello
in quella casa, ripeto ventiquat- respiro internazionale». Il 1 mag- che i documenti hanno già consen-
tr’ore dopo l’esecuzione… Poi riu- gio 1945 i documenti, gli Allievi, tito di appurare. Ad esempio è del
scì a impossessarmi del baule con i Lamberti Bocconi e MacKay sono  maggio 1945, ed è indirizzata al
documenti». Il percorso di MacKay a Roma: «… li portammo nelle sede dottor Vittorio Lamberti Bocco-
si incrocia a questo punto con la del PWB, il Psychological Warfare ni, una lettera scritta dal tenente
vicenda dei documenti del camion- Branch. Al momento della conse- generale W.D. Morgan, capo del-
cino: «Erano le carte che Mussoli- gna c’erano anche l’ambasciatore lo staff del feldmaresciallo inglese
ni aveva portato con sé, credendo Charles Noel, il comandante del Harold Rupert Alexander, coman-
che in seguito sarebbero state uti- PWB Jeffries e molte altre autori- dante alleato per tutto lo scacchie-
li: le lettere indirizzate a Hitler e tà americane e inglesi. Poi non ne re del Mediterraneo. La lettera,
a molti suoi alleati. Avevo appreso
dell’esistenza di questo baule dal
colonnello Bertoni, un ufficiale di
collegamento tra noi e gli italiani.
Mi aveva detto che un gruppo di
partigiani s’era impossessato della
cassetta di zinco. E che ora era nel-
le mani di Lamberti Bocconi, un
medico che viveva a Garbagnate.
Mi precipitai dal dottor Bocconi
e dopo una lunga discussione ot-
tenni di portare le carte al nostro
comando, a Roma. Naturalmente
caricai sull’aereo anche Bocconi,
oltre ai due fratelli Arturo e Carlo
Allievi, i partigiani che avevano
procurato a Bocconi le carte».

MacKay ricorda inoltre sia che


Lamberti Bocconi pose delle pre-
cise condizioni sia che non tutte le
carte del camioncino finirono in
mano inglese: «Il dottor Bocconi
mi fece firmare tre condizioni: 1)
che nessun danno sarebbe ricadu-
to sull’interesse nazionale italiano;
2) che egli avrebbe consegnato di
persona i documenti alle più alte
autorità britanniche; ) che non ci
sarebbe stata ricompensa in denaro Lettera del ministero degli Interni britannico con la quale si chiede di ricompensare
(…) I documenti di interesse italia- Lamberti Bocconi per aver consegnato le carte di Mussolini al Regno Unito

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STORIA IN RETE 60 Aprile-Giugno 2014

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La sede degli Archivi di Stato
su carta intestata dell’Allied Force il discredito di Mussolini e di tutto britannici a Londra, prima che
Headquarters, si ricollega a quel- quello che ha significato». Curiosa fossero trasferiti a Kew Gardens
la scritta il 1 maggio preceden- affermazione perché, riferendosi a
te dall’ambasciatore inglese Noel quelle stesse carte, pochi giorni pri-
Charles: «Il brigadiere Jeffries – ma l’ambasciatore inglese a Roma
scriveva Morgan – mi ha consegna- ne aveva dato una valutazione di-
to gli incartamenti che contengono versa («I documenti sono originali e
alcune delle carte di Mussolini che sembrano essere una selezione fatta
voi insieme al geometra Allievi personalmente da Mussolini per
Arutro [così nel testo, NdA] di Zeno portarla con sé per ricattare o per
e Allievi Carlo di Zeno gli avete l’autodifesa al suo processo»): come
consegnato a ROMA il 1 maggio possano, al tempo stesso, dei dossier
per la trasmissione al Comandan- avere un valore autodifensivo e, ri-
te Supremo Alleato. Queste carte feriti alla stessa persona, contenere
sono una aggiunta molto preziosa notizie fortemente compromettenti,
alle altre che abbiamo già ottenuto, tali da gettarla nel discredito è un di-
e assicurandovi che sono state con- lemma che pare senza soluzione. E,
segnate nella mani giuste, voi avete a ben vedere, quale delle due inter-
reso un leale servizio alla causa per pretazioni può essere la più corretta
la quale abbiamo combattuto. I ri- lo dice un semplice fatto: e cioè che,
spettabili e patriottici scrupoli che a quanto risulta, nessuno dei docu-
vi hanno impedito di consegnare menti consegnati da Bocconi e dagli
queste carte fino a quando un uf- Allievi è stato mai usato dagli anglo- ni è stata consegnata alle autorità
ficiale alleato non vi ha assicura- americani per mettere in cattiva luce militari Alleate in Italia da tre ita-
to che il vostro paese non avrebbe un qualche aspetto dell’attività di liani, due dei quali hanno chiesto
ricevuto danno dalla vostra azione Mussolini e del Fascismo. (…) che la loro azione possa ricevere
sono stati pienamente apprezzati. una qualche forma di ricompensa
Potete essere sicuro che (queste car- La terza considerazione suggerita oltre che pecuniaria». Così, dalle
te) saranno usate solo per il discre- dalla lettera di Morgan riguarda carte rintracciate presso il Public
dito di Mussolini e di tutto quello l’accenno agli scrupoli che i tre Record Office si evince chiaramen-
che ha significato. Il feldmaresciallo italiani avrebbero mostrato all’a- te che sia Lamberti Bocconi che
Alexander, perciò, mi incaricato di to della consegna delle carte agli Arturo Allievi domandarono non
esprimervi la sua gratitudine per la inglesi: se ci furono degli scrupoli solo una ricompensa formale (che
vostra azione». La lettera scritta da patriottici, come attestano le di- dovrebbe essere rappresentata dal-
Morgan consente alcune conside- chiarazioni del capo dello staff di la lettera ufficiale di Morgan con il
razioni, utili a completare ulterior- Alexander, ce ne furono anche altri, plauso di Alexander) ma anche una
mente il quadro che questo libro si ben più prosaici. «Sono stato inca- ricompensa materiale. Ma la vicen-
sforza di delineare: per prima cosa
Morgan rivela che a meno di un Nessuno dei documenti consegnati agli Alleati
mese dalla morte di Mussolini mol-
te carte, oltre a quelle provenienti
sembra essere stato mai usato dagli anglo-
dai fratelli Allievi e da Lamberti americani per mettere in cattiva luce un qualche
Bocconi, erano già in possesso alle- aspetto dell’attività di Mussolini e del Fascismo
ato. E questo conferma una volta di
più l’interesse, soprattutto inglese, ricato dal ministro Eden – scriveva da riveste un interesse che va ben
a recuperare alla svelta i documenti l’11 luglio 1945 il sottosegretario agli al di là del puro colore non tanto
che Mussolini aveva così scrupolo- Esteri del governo inglese, Hoyer per le caratteristiche delle richie-
samente raccolto e a cui annetteva Millar, al suo collega dell’Home Of- ste italiane (un corso di specializ-
così grande importanza. A questa fice, il ministero degli Interni – di zazione in medicina per Lamberti
considerazione se ne può accostare informarla che una raccolta di im- Bocconi e una domanda d’assun-
una seconda: Morgan assicura Lam- portanti documenti segreti che il zione presso una compagnia aerea
berti Bocconi che il materiale che ha signor Mussolini tentava di portar per Allievi, che era pilota) quanto
consegnato non nuocerà all’Italia fuori dall’Italia quando fu cattura- per il gran daffare che si fece, al-
ma sarà usato esclusivamente «per to e giustiziato dai partigiani italia- meno in un primo tempo, a Lon-

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61 STORIA IN RETE

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dra per cercare di accontentarli.
(…) Tra settembre e ottobre 1945
è Lamberti Bocconi a tenere ban-
co: il 21 settembre chiede di essere
mandato in Sud Africa «per alcuni
mesi» per studiare sul posto i me-
todi per la cura e la prevenzione
della tubercolosi e della «pulmo-
nary silicosis». Inoltre il medico
milanese chiede di poter fare un
breve soggiorno in Gran Bretagna
per studiare i metodi dell’organiz-
zazione anti-tubercolotica anche
per sopperire alle lacune accumu-
late durante gli anni della guerra,
durante i quali non era possibile
aggiornarsi. Il tanto agognato via
libera arriva per Lamberti Boc-
coni però solo nell’ottobre 194
dopo che, nei lunghi mesi d’attesa,
al medico italiano era stato tra-
smessa (novembre 1945) solo una
pubblicazione sulla teoria e sulla
pratica delle cure della tubercolosi
in Gran Bretagna. Ma i problemi
non sono finiti: Lamberti Bocco-
ni pensa che il suo soggiorno di
studio debba essere a carico del
governo inglese che, invece, non
la pensa così. Precisando i termini
della questione a Lamberti Bocco- La conclusione: il documento con cui i partigiani italiani che hanno consegnato
ni, un funzionario dell’ambasciata le carte di Mussolini agli inglesi vengono ricompensati con 100 sterline
inglese in Italia si offre di trovare
una soluzione alternativa e conclu- ni otterranno l’unica cosa che non Questo è stato fatto in seguito ad
de: «Voglio cogliere l’occasione per avevano chiesto: soldi. Accompa- un colloquio che mister Malcolm
assicurarvi che i servigi che avete gnati, forse, da qualche malinteso ha avuto con il signor Carlo Allievi,
reso sono stati sicuramente apprez- se, qualche mese dopo, l’ambascia- che lo ha informato che questo era
zati dalle autorità britanniche inte- ta inglese deve ancora prendere in realtà il vostro desiderio». Una
conclusione dal sapore beffardo per
«Con i documenti che sono sul camioncino si può la vicenda di carte così importanti
discutere con gli alleati» avrebbe detto Mussolini per stessa ammissione degli inglesi.
«Comunque vadano le cose, con i
la notte tra il 25 ed il 26 aprile alla Prefettura documenti che sono sul camionci-
di Como. I partigiani che catturarono quelle carte, no si può discutere con gli alleati»
ne discussero con gli inglesi per oltre due anni.... avrebbe detto Mussolini la notte
tra il 25 ed il 2 aprile alla Prefettu-
ressate e che la presente situazione l’iniziativa di scrivere a Lamberti ra di Como. Se tre oscuri partigiani
è dovuta esclusivamente alla na- Bocconi per precisare: «Ho la sen- con quelle carte sono riusciti a di-
tura eccezionale della ricompensa sazione – scrive A. R. Moore il 2 scutere con gli inglesi per oltre due
che avete chiesto». agosto 194 – che probabilmente c’è anni, chissà quanto avrebbe trova-
stato un equivoco poiché il 2 feb- to da dire uno come lui.
Il finale di questa storia è simile a braio è stata versata una somma di
quello di una farsa. E non solo per- 1 sterline sul vostro conto presso Fabio Andriola
ché, alla fine, i tre partigiani italia- la Banca Commerciale di Milano. direzione@storiainrete.com

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STORIA IN RETE 62 Aprile-Giugno 2014

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TRADIMENTI
tra Menaggio e Dongo

Che errore fidarsi d e


Nelle sue ultime  ore di libertà
Mussolini gioca d’azzardo.
E perde. Tutto va storto sia
perché il suo probabile piano –
un appuntamento in extremis
con emissari alleati – è una
scommessa difficile, sia perché
sono in troppi a remare contro.
Non ultimi i tedeschi che lo
controllano ossessivamente,
ne condizionano i movimenti,
influenzano le sue scelte e, alla
fine, lo consegnano ai partigiani
a Dongo con un clamoroso
voltafaccia che lascia tutti di
stucco. Lui per primo…
di Fabio Andriola

L
a sera del 25 aprile Mussolini e il suo
seguito sono in prefettura a Como: il
piano, verosimilmente, è quello di por-
tare a conclusione, in extremis, un con-
tatto con emissari anglo-americani che
devono giungere dalla vicina Svizzera.
Questo spiega il girovagare del Duce e del suo segui-
to, nelle ore successive, lungo il confine: un girovagare
che ha tratto in inganno i molti che per anni hanno
creduto (non ingenuamente ma spinti dal pregiudi-
zio ideologico) che cercasse il momento migliore per
espatriare in Svizzera. Ma la cosa non ha né senso né
riscontri. Per il suo piano Mussolini ha bisogno di
avere con sé, quale merce di scambio e di pressione,
molte delle sue carte. Molte ma non tutte: tra i fascicoli
che si porta dietro infatti non ci sono alcuni dossier Una presunta foto di uno dei camion
che rimasti a Villa Feltrinelli verranno catturati da- della colonna della contraerea
gli inglesi pochi giorni dopo. Tra i molti incartamenti tedesca che trasportava Mussolini
poco prima di consegnarlo
rinvenuti, alcuni dimostrano come Mussolini avesse
a un posto di blocco partigiano
pronte armi polemiche e politiche per precisare anche

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STORIA IN RETE 64 Aprile-Giugno 2014

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TRADIMENTI
tra Menaggio e Dongo

d ei tedeschi... la sua posizione verso i tedeschi a


guerra finita. Dal «Catalogo preli-
minare dei documenti trovati nella
Villa di Mussolini», inventario fat-
to il 24 maggio 1945 dagli inglesi,
risultano rapporti sulla situazione
delle forze armate italiane dopo il
settembre ‘4, sulla condotta delle
truppe tedesche in Italia, sulla si-
tuazione dei lavoratori italiani in
Germania («Italian Slave Labor in
Germany» è la traduzione ingle-
se dell’intestazione del fascicolo),
dossier personali su Albert Kes-
serling, sul generale von Vietin-
ghoff-Scheel, su Hitler (completo
al 1945, precisano gli inglesi), sulla
situazione nelle località adriatiche
della Venezia-Giulia (1944-aprile
1945) e sui rapporti tra il ministero
dell’Interno e la Germania nel cor-
so del 1944. Il 0 maggio 1945 venne
redatto un rapporto addizionale
«numero » da cui risulta, tra le al-
tre cose, una serie di incartamenti,
riuniti dagli alleati sotto la dicitu-
ra «ITALO-GERMAN Affairs» con
dossier sulla situazione degli ita-
liani internati in Germania e sulle
condizioni dei lavoratori italiani
nel Reich; la documentazione delle
proteste di Mussolini a Hitler per le
atrocità commesse dai tedeschi nel
nord Italia e un piano per la tutela
delle installazioni italiane a Geno-
va e Venezia datato aprile 1945.

Ma questo, visto l’incalzare degli


avvenimenti, era un discorso da
rimandare a dopo: le carte che con-
tavano erano quelle da usare al ta-
volo con gli inglesi. Per contattarli
in santa pace però Mussolini aveva
bisogno di non avere troppa gente
intorno, men che meno quel rom-
piscatole del tenente Birzer che non
lo mollava un attimo, ufficialmen-
te perché aveva l’ordine di portarlo

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65 STORIA IN RETE

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Birzer non lo mollava un attimo, ufficialmente perché aveva l’ordine di portarlo
in Germania, di fatto perché forse tra gli accordi di Wolff con gli Alleati
c’era anche l’impegno a consegnare il dittatore a loro agenti. Nel dopoguerra,
poi, dichiarò che si era impegnato per non far espatriare Mussolini in Svizzera

in Germania, di fatto perché non dendo a chiunque di uscire dal cor-


è improbabile che tra gli accordi tile. Poi va da Mussolini e lo apo-
di Wolff con gli anglo-americani strofa: «Duce, come potete partire
ci fosse anche l’impegno a conse- senza che la scorta sia avvertita?».
gnare il dittatore a loro agenti. Nel Mussolini, irritato, gli risponde in
dopoguerra, Birzer ha comunque tedesco: «Vi prego di smetterla. Le-
fatto di tutto per sostenere che la vatevi di torno. Posso fare quello
sua preoccupazione maggiore in che voglio e andare dove mi pare.
quelle ore era di veder Mussolini Lasciate libera la strada» intima
imboccare la frontiera svizzera. indicando l’auto di Birzer. «Non
Le ultime istruzioni ricevute dal senza la vostra scorta, Duce». Ad
consolato tedesco a Milano era- un certo punto interviene anche
no state chiare: «Se Karl Heinz [il Graziani: «Sgomberate l’uscita! Il
nome in codice che i tedeschi ave- Duce può fare ciò che vuole!». Bir-
vano dato a Mussolini NdR] tenta zer prima protesta dicendo che gli
di fuggire, lo uccida». Arrivato in è stato affidato un compito e che
Prefettura a Como a sua volta, Bir- la responsabilità di quanto potreb-
zer dispone quattro sentinelle per be accadere, per i suoi superiori,
«prevenire la fuga del Duce». Allo sarebbe solo sua. Poi, ma c’è il so-
stesso scopo piazza il camion con spetto che abbia lavorato un po’ di
i suoi uomini subito dietro la mac- fantasia, ricorda che si rischiò lo visto affluire decine e decine di
china di Mussolini, nel cortile. scontro armato tra italiani e tede- macchine, camion, mezzi militari.
Dopo tre ore, sono le quattro del schi. Alla fine però, quando la co- Ormai tutti sanno che Mussolini è
mattino del 26 aprile, Mussolini lonna si muove, sono più tedeschi lì, e allora si decide un nuovo spo-
decide improvvisamente di lascia- che italiani quelli che Mussolini stamento, verso la montagna, nel
re Como per andare a Menaggio. porta con sé a Menaggio. Le auto si paesino di Grandola e Uniti, quat-
E’ probabile che questo suo spo- fermano davanti alla sede della lo- tro chilometri da Menaggio in di-
stamento, oltre che per scongiura- cale Brigata Nera. Mussolini, brac- rezione est. Proseguendo su quella
re un possibile bombardamento su cia conserte e pensieroso, rimane strada, per circa sette km., si arri-
Como – di questo l’ha convinto il una decina di minuti a guardare va a Porlezza nei cui pressi c’è uno
prefetto della città, Renato Celio, lo spettacolo dell’alba sul lago. Poi dei posti di frontiera con la Sviz-
che è già in contatto con i partigia- entra nella sede della Brigata Nera, zera. La destinazione però è quella
ni – sia motivato anche da qualche ascolta la relazione del federale del dell’albergo Miravalle, a Grandola
possibilità di contatto con gli in- paese, Emilio Castelli e accetta appunto, dove c’è un presidio del-
glesi: Menaggio è un piccolo cen- di andare a casa sua, per riposare la guardia confinaria: un centinaio
tro 5 km a nord di Como, sul lago, qualche ora. Birzer mette sue senti- di uomini, e dove il dittatore, con
e Mussolini vi si vuole recare con nelle ovunque, sempre più convin- maggior tranquillità e sicurezza,
un seguito molto ridotto e compo- to (lui dice) che Mussolini voglia potrebbe attendere degli emissari
sto solo da italiani. Molti gerarchi, fuggire in Svizzera. Invece Musso- dalla Svizzera.
a dimostrazione di quanto Mus- lini è determinato, e lo dice a più
solini tenga per sé ogni decisio- riprese a quanti tra i suoi premono Ricorda il federale Castelli di aver
ne, pensano anche loro che voglia perché tenti di espatriare davvero, concordato con Mussolini «uno
andare in Svizzera e si precipitano ad andare in Valtellina. Non prima stratagemma allo scopo di farlo
con lui in cortile per seguirlo. però di aver avuto l’incontro che arrivare a Grandola da solo, con
attende e che lo induce a perde- una minima scorta e senza il cor-
«Karl Heinz scappa!» urla, irri- re ore preziose, ore che alla fine si teo dei ministri e delle SS tedesche
verente, una sentinella tedesca e riveleranno decisive. Menaggio ad (...) Sarebbe salito in automobile
Birzer scatta. Mette in moto la sua un certo momento – siamo nella con Porta, Bombacci e due dei miei
auto e la mette di traverso, impe- tarda mattinata del 26 aprile – ha militi e si sarebbe diretto a grande

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STORIA IN RETE 66 Aprile-Giugno 2014

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A Menaggio la colonna si ferma. Mussolini, braccia conserte e pensieroso,
rimane una decina di minuti a guardare l’alba sul lago, determinato, e lo dice
a quanti premono perché tenti di espatriare, ad andare in Valtellina. Non prima
però di aver avuto l’incontro che attende e che lo induce a perdere ore preziose

dendo strada con la sua macchi- villetta già qualche mese prima
na – ricorda un testimone, Pietro del crollo – Mussolini in modo
Carradori, attendente di Mussoli- quasi ostentato «aspetta»: qualco-
ni – urlando e strepitando come sa o qualcuno? Di certo attende la
mi dissero gli autisti dei ministri, notizia che l’accordo tra tedeschi e
e sorpassando all’impazzata per anglo-americani per la resa nazista
raggiungerci (...) Era stato colto in Italia sia formalizzato e annun-
alla sprovvista, rimanendo sette ciato. Non a caso esorta il direttore
od otto macchine indietro e, con del «Corriere della Sera», Erman-
la pistola in pugno, minacciava no Amicucci, che è tra quanti lo
perché gli liberassero la via». seguono, a sentire le notizie dalla
Radio. Radio Monteceneri in mat-
Stranamente – si fa per dire – Birzer tinata e Radio Milano poco dopo
ventiquattro ore più tardi, al primo danno Mussolini già per catturato
sbarramento partigiano, perderà così come l’edizione del 26 aprile
baldanza ed efficienza lasciando del quotidiano socialista «l’Avan-
che Mussolini venga arrestato sen- ti». Ma le notizie che interessano
za muovere un dito. Tuttavia, l’at- Mussolini non arrivano, in alcun
tivismo del tenente delle SS non fu modo. Quando a sera si decide di
coronato da pieno successo. Infatti rientrare a Menaggio per riprende-
Un’intervista al tenente Birzer che se con lui lo stratagemma di Castel- re l’indomani all’alba la strada per
comandava la scorta di Mussolini. li e Mussolini fallì, ebbe invece suc- la Valtellina, Mussolini dice di vo-
Inizialmente l’ufficiale delle SS cercò cesso con la seconda auto tedesca e ler attendere «ancora mezz’ora».
di non farsi seminare dal dittatore,
stanco della sua asfissiante presenza,
con l’autocarro con gli uomini di
ma poco prima dell’arresto del Duce Birzer. Per cui, davanti all’albergo Le vere ragioni di tanta insistenza
si rivelò inspiegabilmente inerte Miravalle arrivò in un primo tem- per restare al Miravalle – che non
po il solo Birzer, la cui macchina è al centro del paese di Grandola
velocità sulla strada di Porlezza. era stata quasi speronata da un – non le sapremo mai. Oltretutto
Ma la vettura del Duce, favorita camion italiano, nell’evidente ten- quella sosta non aveva portato for-
dal vantaggio conseguito in par- tativo di farlo desistere dall’inse- tuna a Mussolini: la Petacci, che
tenza, giunta ad una certa curva guimento. La lunga sosta di Musso- l’aveva raggiunto pure lì (ma lui,
da me indicata, avrebbe svoltato lini a Grandola è stata variamente oltre ai tedeschi, in quel frangente
rapidamente a sinistra, puntando interpretata: a lungo, sulla scorta avrebbe volentieri fatto a meno an-
sul Miravalle, sopra Grandola. Le di una visione forzata ideologica- che di lei), gli aveva fatto l’ennesima
altre automobili, non facendo in mente, si è cercato di spacciarla per scenata di gelosia per quella ragaz-
tempo ad accorgersi della mano- una ulteriore prova della volontà di zina in divisa che gli vedeva sempre
vra, avrebbero proseguito così per Mussolini di espatriare – addirit- intorno. Pensava ad una giovane
Porlezza, perdendo di vista Mus- tura a piedi con la Petacci! – nella amante e invece era una figlia na-
solini». Mentre Mussolini sta per vicina Svizzera. A questo aveva turale di Mussolini, Elena Curti,
salire in macchina, Birzer si mate- contributo anche la testimonianza incaricata in quelle ore di tenere i
rializza ancora una volta: «Duce, di Birzer che aveva interpretato a contatti con Pavolini a Como. Un
posso chiedervi dove siete diretto, modo suo un fatto interessante e Pavolini quanto mai evanescente
ora?». E Mussolini, chiudendo lo cioè che Mussolini avrebbe incon- e inconcludente alla prova dei fatti
sportello: «Venite con me e vedre- trato proprio nel giardino dell’al- e che porta non poche responsabi-
te». Il tedesco lo prende in parola bergo Miravalle alcuni sconosciuti. lità nel disastro di quei giorni. A
e per riguadagnare il terreno per- A Grandola – dove un voce rac- Grandola come a Menaggio, Mus-
duto alla partenza, fa il diavolo a colta in anni recenti vorrebbe che solini attende infatti l’arrivo delle
quattro, essendo rimasto in fon- dall’entourage del dittatore si era migliaia di fascisti che sono già da
do alla colonna delle auto, «chie- cercato di prendere in affitto una ore a Como e che devono seguirlo

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A Grandola come a Menaggio, Mussolini attende l’arrivo delle migliaia
di fascisti che sono già da ore a Como e che devono seguirlo in Valtellina.
Non sa che nel frattempo – complice anche il segreto con cui avvolge le sue
mosse – a Como i vertici fascisti si sono accordati con CLN e Alleati per una resa

in Valtellina (dove da tempo sono


già state radunate alcune migliaia
di uomini: tra i tre e i cinquemila
a seconda delle stime). Non sa che
nel frattempo – complice anche il
segreto con cui avvolge le sue mos-
se e il conseguente sconcerto che ha
causato tra i suoi – a Como i vertici
fascisti hanno concluso un accor-
do con CLN ed emissari anglo-
americani per una resa pacifica e
conseguente concentramento dei
fascisti in Val d’Intelvi, una zona
che si apre sulla sinistra del lago
di Como, all’altezza di Argegno,
a metà strada tra Como e Menag-
gio. Del resto anche tra quanti
sono fisicamente con lui, il capo Hitler con Karl Wolff, comandante SS della polizia in Italia. Wolff trattò la resa
del Fascismo stenta ad imporre la con gli Alleati a insaputa del suo Führer e dei comandi dell’esercito tedesco in
propria visione delle cose: molti lo Italia. E, ovviamente, dei vertici fascisti, Mussolini innanzi tutto...
spingono ad espatriare davvero in
Svizzera. Anche Claretta lo fa, al notizia arriva ben presto al nutrito di accordarsi per raggiungere la
Miravalle, nel corso di una conci- gruppo italo-tedesco che circonda Valtellina anche se Flamminger so-
tata discussione a porte chiuse (ma Mussolini e questo aiuta la decisio- stenne di essere diretto a Merano.
i muri non erano insonorizzati…): ne di rientrare a Menaggio. Ma per arrivare a Merano a quel
a un certo punto, per evitare che punto si poteva per forza passare
le urla della donna fossero sentite Mussolini non farà altri tentativi solo dalla Valtellina. E questa è una
all’esterno, Mussolini si precipita di scrollarsi di dosso la scorta te- delle tante ma non l’ultima delle in-
a chiudere una finestra, inciampa, desca quando la sera del 26 rientra finite contraddizioni di quelle ore:
cade e batte il capo. Prima o dopo a Menaggio dove, nella notte, ar- infatti è indubbio che per arrivare
questo incidente, la moglie del co- riverà «casualmente» una colonna in Valtellina – Merano o non Me-
mandante del reparto che occupa tedesca di circa 200 uomini della rano – la strada che corre lungo la
il Miravalle, sente una voce fem- FlaK – la contraerea – e comandata sponda sinistra del Lago di Como
minile chiedere insistentemente a da un ufficiale rimasto misterioso è la più lunga e la meno pratica. Si
Mussolini di salvarsi rifugiandosi per anni. Recentemente si è ap- è detto che la colonna prese quel-
in Svizzera e Mussolini che rispon- purato che si trattava del tenente la strada perché aveva dovuto fare
de negativamente: «Non voglio di- dell’Aeronautica Willy Flammin- tappa a Cernobbio per prendere or-
ventare lo zimbello del mondo!». ger. E’ alla colonna tedesca che, su dini dal generale Wolff che li aveva
E di non aver nessuna intenzione proposta di Birzer e Pavolini (ar- il suo comando. Ma quando mai
di passare la frontiera lo ripeterà rivato anche lui a Menaggio alla si è visto che il capo di un reparto
numerose volte in quelle ore a vari quattro di notte tra il 26 e il 27 apri- per ricevere istruzioni si reca pres-
uomini del seguito tra cui l’ex mi- le ma con sole tre autoblindo e po- so i suoi superiori con tutti i propri
nistro dell’Interno, Guido Buffa- chi uomini e per questo viene dura- uomini al seguito? Oltretutto, la
rini-Guidi, e il ministro dell’Eco- mente rimproverato da Mussolini FlaK aveva da tempo pronti i pia-
nomia Corporativa Angelo Tarchi che sconfessa tutti gli accordi presi ni di ripiegamento che prevedeva-
che alla fine ottengono il permesso dai suoi a Como senza sua autoriz- no appunto la meta di Merano ma
di tentare autonomamente l’espa- zazione), il seguito di Mussolini (80 poiché il reparto non proveniva da
trio. Non faranno che pochi chilo- persone circa), nel collasso generale Como ma dall’aeroporto della Mal-
metri prima di essere arrestati. La delle forze fasciste a Como, decide pensa il tragitto poteva comunque

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Mussolini contava probabilmente di avere dei contatti con emissari
provenienti dalla Svizzera prima di raggiungere la Valtellina.
Da qui la necessità di fiancheggiare la zona di confine non certo per
attraversarlo ma per facilitare chi avrebbe dovuto varcarlo verso l’Italia

comprendere l’ipotesi di prendere ha mandato indietro due autoblin- fino a Colico, ancora un po’ più a
la strada che per la Valtellina parte do e il prefetto Vezzalini a richia- nord, per trattare con i responsabili
da Lecco. E’ la stessa obiezione che mare tutti gli uomini disponibili della divisione partigiana: ci mette
in passato si è mossa a Mussolini: con l’ordine tassativo di aprirsi la svariate ore, almeno sei, per fare
perché prendere la strada di Como strada verso nord e ricongiungersi un tragitto di pochi chilometri e
se si faceva prima da Lecco? La ri- a Mussolini. tornare con le pive nel sacco. No-
sposta – che non vale per i tedeschi nostante le sue forze, ha accettato
– è doppia: in primis perché tutte La colonna italo-tedesca è lunga di fare perquisire e disarmare la co-
le forze fasciste avevano ricevuto oltre un chilometro, conta 14 au- lonna a Dongo, dove verranno trat-
da giorni l’ordine di convergere a tomobili italiane e 200 tedeschi su tenuti tutti gli italiani mentre per i
Como e poi perché, come si è visto, camion: in testa, non a caso, l’au- tedeschi ci sarà via libera. Come si
Mussolini contava probabilmente toblindo italiana con Pavolini che vede una trattativa «molto diffici-
di avere dei contatti con emissari cerca così di condizionare il com- le» e un accordo decisamente arti-
provenienti dalla Svizzera prima di portamento generale in caso di colato: a prima vista, Flamminger
raggiungere la Valtellina. Da qui la imprevisti. Ma non gli riuscirà ne- si è semplicemente calato le braghe
necessità di fiancheggiare la zona anche questa. Mussolini è ancora e ha accettato il diktat partigiano.
di confine non per attraversarlo nella sua Alfa Romeo 2800 mime- Se invece si mette in relazione il suo
ma per facilitare chi avrebbe dovu- tizzata, pioviggina, più che prima- comportamento con quanto avvie-
to varcarlo verso l’Italia. vera sembra autunno. Quello che ne poco dopo il suo ritorno, allora
si muove lentamente non è esatta- l’ipotesi del complotto del generale
Ad ogni modo, se mai c’era stato il mente un vero e proprio reparto Wolff per consegnare Mussolini
progetto di un «appuntamento sul armato ma comunque rappresen- prende ulteriormente corpo. Mus-
Lago» per Mussolini, la sera del 26 ta una forza più che sufficiente ad solini, mentre attende il rientro
aprile 1945, mentre il Duce rientra aprirsi la via verso la Valtellina di Flamminger, sfoga ancora una
a Menaggio con i suoi da Grando- vista la pochezza delle formazioni volta il suo risentimento verso i te-
la, sa che se non saltato del tutto partigiane della zona. E invece fa deschi: questa volta, ai suoi occhi,
quell’appuntamento è per lo meno pochissima strada. Dopo qualche gli Alleati sarebbero poco meno
rinviato a nuova data. Oppure a chilometro, 12 per l’esattezza, ap- che degli stupidi perché trattan-
quell’incontro ci andrà qualcun pena passato il paesino di Musso, do così a lungo hanno dato modo
altro, magari quel Marcello Petac- c’è il primo stop: un po’ di massi e agli avversari di ottenere rinforzi
ci, fratello di Claretta, che poche il fusto di un alberello «sbarrano» e migliorare le proprie posizioni.
ore dopo – sotto l’identità falsa di la strada, poco più di una striscia Il Duce morde il freno e non fa
diplomatico spagnolo – cercherà d’asfalto stretta tra il lago e la mon- nulla per nascondersi: molti tra gli
di farsi rilasciare dai partigiani di tagna. E’ un blocco partigiano. C’è abitanti della zona lo vedono cam-
Dongo dicendo di avere un appun- una breve sparatoria: spara l’auto- minare su e giù lungo la colonna.
tamento con l’ambasciatore inglese blindo di Pavolini, si spara dalla La voce che tra quegli automezzi
in Svizzera, sir Clifford Norton, costa della montagna, poi il solito e quegli armati ci sia Mussolini si
proprio per la sera del 27 aprile. ufficiale tedesco Flamminger (Bir- sparge velocemente e questo rende
Con mille pensieri in testa ma an- zer e Kisnatt, nel frattempo, da ma- ancora più incomprensibile il ten-
che con la speranza di avere ancora stini si sono trasformati in fanta- tato stratagemma (non a caso fal-
qualche carta da giocare – lo dirà smi) interviene per intavolare una lito) di poche ore più tardi quando
addirittura anche dopo l’arresto trattativa. I fascisti vogliono passa- si cercherà di far passare il blocco
a Dongo – Mussolini alle sei della re comunque, i tedeschi non si ca- partigiano a Dongo ad un Musso-
mattina del 27 aprile parte da Me- pisce, ma se non si spara loro sono lini camuffato da tedesco, nascosto
naggio in direzione nord. La Val- più contenti, i partigiani bluffano in un camion.
tellina, in fondo, è a meno di 40 clamorosamente, dicendo di esse-
km e la ci sono migliaia di uomi- re in tanti, bene armati e decisi a Mentre attende ansioso il ritorno
ni fedeli e in armi così come ce ne tutto. Alla fine, il solito Flammin- dell’ufficiale tedesco, Mussolini
sono altrettanti a Como: Pavolini ger, oltrepassa il blocco per andare freme: vorrebbe passare con la for-

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Mussolini aveva pensato di poter padroneggiare una situazione caotica dove
erano all’opera forze più grandi della sua. E’ indubbio che se solo parte delle
cose progettate e sperate si fosse avverata l’epilogo sarebbe stato diverso.
Tutto congiurò contro, con l’accanimento che il Fato riserva ai grandi sconfitti

di un caso c’è chi ricorda le parole


aspre e di rimprovero, soprattutto
per Pavolini, per come si era fini-
ti in quella situazione. Mussolini
aveva anche lui delle responsabi-
lità ovviamente, prima fra tutte,
quella di aver pensato di poter pa-
droneggiare una situazione caoti-
ca dove oltretutto erano all’opera
forze più grandi della sua. Ma è in-
dubbio che se solo una parte delle
cose che si erano progettate e spe-
rate per quelle ore si fosse avvera-
ta l’epilogo sarebbe stato diverso.
Tutto congiurò contro quello che
restava della RSI con l’accanimen-
to che il Destino riserva davvero
solo ai grandi sconfitti.

Secondo gli accordi Mussolini


doveva salire su un camion te-
desco, il secondo della colonna,
Un’altra presunta foto della colonna
tedesca sulla strada del lungolago
accompagnato da Carradori che
aveva alcune borse e un mitra. Ma
appena Mussolini salì sul camion
za senza perdere altro tempo oltre con voi”. Allora tutti gli altri in- 4, Flamminger impedì a Carra-
a quello perduto per il suo proba- sorsero: “Invece sì, Duce! Dovete dori di seguire il dittatore cui poté
bile appuntamento andato a vuo- mettervi in salvo. Dovete andare consegnare solo le due famose
to. Poi, una volta udite le condizio- perché se avete questa possibilità, borse di documenti. Così, con un
ni «ottenute» dal tedesco, sbotta: noi torniamo a Como per ricon- pastrano troppo largo e lungo, con
«Quando il comandante tedesco giungerci con le forze di Graziani due borse di documenti, un mitra
entrò nell’autoblinda – è ancora e con quelle di Vezzalini; ed allora e una pistola, Mussolini muove
Carradori che ricorda – parlò con cercheremo di raggiungere voi nel verso l’appuntamento col Desti-
Mussolini in tedesco, dicendogli posto prestabilito”, cioè a Merano. no, solo, circondato da tedeschi.
che loro potevano passare ma gli Questa fu la voce e la convinzione Non sa ancora, né forse ha mai
italiani no. Poi lo invitò ad andare di tutti e, per primo, di Pavolini saputo, che il suo destino era già
con loro, confondendosi coi soldati (...) tutti insomma tentarono di segnato: il travestimento, qualun-
e il personale dell’aviazione. Mus- persuaderlo. Non c’era verso». que ne fosse l’origine e la motiva-
solini tassativamente disse: “No. zione, non poteva servire a molto
Andate pure. Io rimango con gli Interviene anche Claretta Petac- visto che tutti sapevano, e da varie
italiani”. “Duce”, rispose il mag- ci. Ma Mussolini in un primo tem- ore, che lui era in quella colonna.
giore [in realtà il tenente Flam- po non ascolta né lei né Bombacci I partigiani sapevano così bene
minger, NdA], “vi ho detto che vi che in quelle ore è stato la sua om- chi cercare che vennero fatte ben
porterò in salvo e vi ci porterò, se bra. Alla fine cede. Le discussioni tre ispezioni della colonna, un po’
venite con noi”. Il Duce si adirò. riprendono subito dopo perché timorose e guardinghe per la veri-
Fu l’unica volta che lo vidi davvero non vuole indossare il cappotto tà, finché non venne individuato il
adirato. Disse: “Ma nemmeno per e l’elmetto tedeschi. Ma alla fine camion dove stava Mussolini. Ad-
sogno. Io rimango coi miei came- cede anche su questo. I ricordi dei dirittura, tra la prima e la seconda
rati. Andate pure. Non verrò mai testimoni sono confusi ma in più ispezione alcuni partigiani chie-

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STORIA IN RETE 70 Aprile-Giugno 2014

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I partigiani sapevano così bene chi cercare che vennero fatte ben tre ispezioni
della colonna finché non venne individuato il camion dove stava Mussolini.
Secondo uno dei partigiani presenti, Rizieri Molteni, dei soldati scesi da altri
mezzi gli indicarono il camion n. 34, dicendo sotto voce: «Duce, Duce»...

Il tratto del lungolago di Como presso


Musso, dove la colonna della FlaK tedesca
fu fermata da un posto di blocco partigiano

dono apertamente a Flammin- dividuato nel finto ubriaco addor- [Ma così, senza lotta?]. Come se
ger se il Duce si trova su qualche mentato del camion 4, l’ormai ex già non bastasse quello che effet-
macchina della colonna. L’ufficiale capo del Fascismo. Riconosciuto e tivamente era accaduto, poche ore
nega, pare, con decisione anche se fatto scendere, Mussolini si è già dopo, giunta la notizia a Milano, la
la domanda dei partigiani è poco tolto l’elmetto e gli occhiali scuri macchina della propaganda iniziò
più che retorica visto che da 6 ore e si calcato la sua abituale bustina a girare a pieno regime e non si sa-
almeno la presenza di Mussolini militare. Il cappotto invece lo to- rebbe fermata per molti anni, anzi
in zona è di dominio pubblico. In glierà una volta condotto nel mu- decenni. A dare il là al festival del-
compenso alcuni soldati tedeschi, nicipio del paese. E quando dopo le balle fu il solito Sandro Pertini
forse per sveltire le cose e ripren- qualche ora, vorranno trasferirlo che, la sera del 27 aprile, dai mi-
dere subito la strada di casa, sve- altrove e gli offriranno di indos- crofoni di «Radio Milano» annun-
lano la presenza di Mussolini. Se- sarlo di nuovo per uscire, lo rifiu- ciò trionfante: «Il capo di questa
condo uno dei partigiani presenti, terà sdegnato: «Non ne voglio più associazione a delinquere, Mus-
Rizieri Molteni, dei soldati scesi sapere. Ne ho abbastanza di questi solini, mentre giallo di livore e di
da altri mezzi gli indicarono con tedeschi. Non voglio più vedere la paura tentava di varcare la frontie-
insistenza il camion n. 4, dicendo loro divisa». ra Svizzera, è stato arrestato». Ora,
sotto voce: «Duce, Duce». Un altro risolto un grosso problema – e cioè
scopritore di Mussolini, il calzo- Ma la vera uscita di scena, Mus- catturare alla svelta Mussolini – i
laio di Dongo Giuseppe Negri, solini l’aveva fatta appena sceso vertici della Resistenza ne hanno
avrebbe invece ricevuto l’input da dal camion, nella piazza affollata un altro, ancora più grande: che
un autista tedesco che gli avrebbe di Dongo. Fatta una decina di me- fare di questo prigioniero così in-
ammiccato indicando col pollice il tri si era voltato e, tra lo stupore gombrante?
camion alle sue spalle. Sono alme- e il rimprovero, aveva pronun-
no tre o quattro le persone che si ciato forse le sue ultime parole in Fabio Andriola
sono arrogate il merito di aver in- tedesco: «Aber so ohne Kampf?» direzione@storiainrete.com

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71 STORIA IN RETE

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MITI OPACHI
l’altra faccia della Petacci

AND RIOLA
FABIO

E G G I O
CART R E T O
S E G CHILL
CHUR OLINI
G G I - MUSSOLI

MUSS
C RCHILL
T E
CHU
A R

Una spia
chiamata
CLARETTA
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STORIA IN RETE 72 Aprile-Giugno 2014

++072 084 una spia chiamata claretta.indd 1 16/04/14 19.33


MITI OPACHI
l’altra faccia della Petacci

Quale fu l’effettivo ruolo giocato dall’amante di Mussolini nelle ultime


e segrete trame della RSI? Dal saggio di Fabio Andriola «Carteggio
Segreto» esce un ritratto molto lontano da quello dell’iconografia
dominante in cui, fascisti e antifascisti, riconoscono alla figura della
Petacci una nobiltà d’animo, un disinteresse personale e un coraggio
ammirevoli. In realtà la donna, non sempre in modo pienamente
consapevole, fu a lungo – e fino alla fine – coinvolta in un gioco molto
più grande di lei e di cui tenevano le fila non solo i tedeschi ma anche
gli anglo-americani…

di Fabio Andriola

C
omo, 25 aprile sera. Lasciata Milano del ministro Mezzasoma era ben chiaro a molti uo-
alla volta della Valtellina, Mussolini mini di vertice della RSI: Claretta Petacci, l’amante
si fermò alcune ore alla Prefettura di storica di Mussolini, era un vero pericolo. E con lei la
Como. Lì lo raggiunse la notizia che sua famiglia: il padre, il professor Francesco Saverio,
il camioncino che portava numerosi la madre, Giuseppina, la sorella, Myriam, e soprat-
e importanti documenti ed effetti tutto il fratello maggiore, Marcello.
personali, benché regolarmente partito da Milano,
non era mai arrivato a Como. Nella Prefettura co- La storia del «clan Petacci» non è stata ancora fatta
masca ci sono molte persone: numerosi sono infatti i nel senso che l’attenzione che la figura di Claretta ha
gerarchi e i ministri al seguito di Mussolini che viag- focalizzato su di sé da sempre ha sviato la curiosità
giano con le famiglie. Anche il ministro della Cultura dalle personalità e soprattutto dalle attività di altri
Popolare Fernando Mezzasoma è accompagnato dal- membri della sua famiglia. Attività che dovevano es-
la moglie Anna, che in un angolo, accanto alla moglie sere ben note soprattutto nei mesi della RSI e che non
del ministro degli Interni Paolo Zerbino, osserva «i dovevano riscuotere il plauso dei vertici repubblica-
movimenti dei nostri mariti che escono ed entrano ni visto l’atteggiamento riservato a Marcello Petacci
nella stanza del Duce». La notizia che si sono perse le sulla piazza di Dongo dai 15 membri della colonna
tracce del camioncino aumenta la concitazione e, con Mussolini che i partigiani guidati dal Colonnello
lei, esplodono rancori e contraddizioni rimaste sopi- Valerio si stavano apprestando a fucilare. Un mem-
te per tutti i lunghi mesi della RSI. E’ infatti in quel bro del plotone di esecuzione, Dick cioè Oreste
frangente, mentre il capo della segreteria di Alpeggiani, ha raccontato così la scena:
Mussolini, il prefetto Luigi Gatti, e l’aiutan- «Quando li vidi allineati al parapetto
te del Duce, il colonnello Vito Casalinuo- del lungo lago, scortato da due parti-
vo, partono alla ricerca del camioncino, giani giunse Marcello Petacci, fatto
che Zerbino sbotta: «Secondo Zer- portare da Valerio. L’uomo, privo
bino – ricorda una stupefatta Anna delle scarpe, si lagnava di essere
Mezzasoma – il “camioncino è stato scambiato per Vittorio Mus-
consegnato dalla Petacci al generale solini e chiedeva ai gerarchi
Wolff ”. La frase mi suona misteriosa di riconoscerlo davanti a tutti.
e priva di senso». E invece, Zerbino, Cosa che fecero per poi iniziare
non a caso ministro degli Interni – e una cagnara di proteste perché
in quanto tale conoscitore di molti lo dicevano un traditore non
retroscena – oltre che uomo di fidu- degno di morire con loro. Pavo-
cia dell’ultimo Mussolini, aveva più lini e Barracu erano i più accesi
di una ragione per pronunciare quelle nella protesta». Impossibile sepa-
parole. Quello che sfuggiva alla moglie rare, nel ruolo “politico” oltre che

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nella considerazione dei gerarchi, vi contorni nel corso degli anni carte compromettenti, quelle di cui
la figura di Marcello da quella di ma che era tale già non molti anni qualcosa poteva magari sapere».
Claretta e non solo perché il primo dopo la fine della guerra. «La mor-
evidentemente operava sfruttando te di Claretta - ha osservato Dino Ormai, in qualche maniera, il
il ruolo della sorella. Su entrambi Campini, segretario del ministro giudizio che viene dato di Claretta
pesava infatti il sospetto di collu- Biggini - non ha dunque un senso Petacci, una giovane donna immo-
sioni con servizi segreti stranieri: i se non alla luce del mistero della li- latasi per il suo amore verso Mus-
tedeschi per la donna, forse gli in- nea d’ombra, del segreto dei carteg- solini, può quindi essere corretto.
glesi per Marcello che comunque si gi. La donna sapeva o poteva sapere Amore e sacrificio finale a parte,
era distinto nei traffici di frontiera e quindi doveva sparire. Non è lo- Claretta Petacci ha giocato sicura-
mente un ruolo tutt’altro che se-
«Il fratello della Petacci, uomo ambizioso condario nella storia segreta della
e intrigante, era forse in contatto con RSI, arrivando a conoscere fatti di
straordinaria importanza e rive-
gli angloamericani. E attraverso di lui lando, al tempo stesso, una scarsa
gli Alleati controllavano in diretta propensione alla discrezione. In-
il pensiero e le decisioni di Mussolini» torno a lei e al fratello si muoveva
in continuazione una fitta schiera
con la Svizzera. E’ in virtù di que- gico pensare che uccidendola si sia di agenti segreti e controllori: du-
sto, ma anche di altro come vedre- voluto punirla per l’attaccamento rante la RSI molti sospettavano la
mo, che il tema del carteggio passa a un uomo: sarebbe stupido anche Petacci, più che di fiaccare lo spi-
attraverso i Petacci. Un’evidenza per dei criminali. Dietro la mor- rito di Mussolini, di trescare con i
che si è andata arricchendo di nuo- te di Claretta si sentono frusciare tedeschi e con gli inglesi: «Il capo

Claretta: una vita da favola, senza lieto fine

C
lara Petacci detta Claretta e aveva da poco concluso una lunga mobili rosa, era servita da una stan-
(Roma, 28 febbraio 1912 - Giu- ed importante relazione con Mar- za da bagno rivestita in marmo nero
lino di Mezzegra, Como, 28 gherita Sarfatti. Mussolini prese a e dotata di grande vasca mosaicata,
aprile 1945) - è nota per essere stata frequentare la Petacci con regolarità, posta a filo del pavimento, che vole-
a lungo legata sentimentalmente - ricevendone le visite puntuali anche va imitare le vasche termali romane.
fino a condividerne la morte - a Benito nel suo studio di Capo del governo All’indirizzo della residenza Petacci
Mussolini. Figlia di Giuseppina Persi- a Palazzo Venezia. Clara rimase per (via della Camilluccia 355/357) erano
chetti e di Francesco Saverio Petacci molti anni fedele all’amato «Ben», inviate numerose lettere che richie-
(1883-1970), direttore per alcuni anni come chiamava Mussolini anche nel- devano i buoni uffici di Clara per pe-
di una clinica a Roma e introdotto la corrispondenza, suscitando face- tizioni rivolte a Mussolini. Dopo la ca-
negli ambienti vaticani in qualità di zie ed amenità tra quanti ne erano duta del Fascismo la villa fu confisca-
medico archiatra, Clara - detta «Cla- informati. [...] Clara era appassionata ta con l’accusa che fosse stata acqui-
retta» - pare fosse ammaliata dalla di pittura e aveva aspirato a divenire stata con fondi sottratti dal bilancio
figura di Mussolini sin da giovanissi- attrice cinematografica. dello Stato ad opera di Mussolini. La
ma. Sua sorella era l’attrice Miria di famiglia si oppose al provvedimento
San Servolo. [...] Nel 1932 Clara riu- Ebbe il ruolo di compagna segreta di e ottenne che la villa fosse restituita,
scì a conoscere Mussolini di persona Mussolini, di cui condivise i momenti dimostrando l’accusa infondata. [...]
ed a stringere con lui una relazione. più bui e il destino finale, pare senza
La Petacci era allora già sposata con mai avanzare la pretesa che l’amante Travolta dagli eventi della seconda
il tenente della Regia Aeronautica lasciasse per lei la moglie Rachele. La guerra mondiale, Clara Petacci fu ar-
Riccardo Federici (dal quale si sareb- vicinanza di Clara a Mussolini finì per restata il 25 luglio 1943, alla caduta
be separata ufficialmente nel 1936). innalzare il rango della sua famiglia, del regime, per essere poi liberata l’8
All’epoca del suo incontro con Mus- alimentando voci relative a favoriti- settembre, quando venne annuncia-
solini, Clara aveva vent’anni, trenta smi e possibili episodi di corruzione, ta la firma dell’armistizio di Cassibile.
di meno del suo amante. Mussolini dei quali veniva prevalentemente Tutta la famiglia abbandonò Roma e
era sposato dal 1915 con rito civile ritenuto responsabile il fratello Mar- si trasferì nel nord Italia controllato
e dal 1925 con rito religioso con Ra- cello. [...] Nell’ala destra del piano ter- dalle forze tedesche, ove poi sorse la
chele Guidi (detta «donna Rachele»), reno [della villa a La Camilluccia della Repubblica Sociale. Clara si trasferì in
che aveva conosciuto già durante famiglia Petacci] era posizionata l’al- una villa a Gardone, non lontano dal-
l’infanzia e alla quale era legato sin cova di Claretta e Benito. Composta la residenza di Mussolini e dalla sede
da prima del 1910. Gli erano inoltre da una camera con pareti e soffitto del governo repubblicano a Salò. Il
state attribuite numerose amanti, [...] ricoperte da specchi ed arredata con 27 aprile 1945, [...] fu anch’ella bloc-

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del servizio segreto della Repub- De Gasperi mandò i carabinieri a prendere
blica, Apollonio - scrive Zanella le carte di Claretta: lettere scambiate
- non esita a sorvegliare i rapporti
tra Clara e i tedeschi facendo collo-
tra Mussolini e la Petacci e i diari della donna.
care un microfono in un lampada- Fu impossibile qualunque verifica perché
rio di villa Mirabella: tale attività il governo italiano impose il segreto
la porta avanti fino a quando, per
ordine del Reich, come rappresa- siero e le decisioni di Mussolini». parlato di un «triplice mistero» che
glia all’estromissione di Buffarini, Ed era lo stesso Mussolini però, a circonderebbe la figura di Claretta:
viene spedito a Dachau». Nel dopo- ben vedere, a non fidarsi troppo di «Quello, tutto psicologico, del suo
guerra Apollonio, confermò di non questa donna ingombrante di cui legame con Mussolini; l’altro, poli-
essersi sbagliato: «Che poi il Petac- aveva tentato più volte di liberarsi tico della sua influenza vera o pre-
ci, uomo ambizioso ed estrema- ma invano. Perché tanta debolezza sunta che lei e la sua famiglia eb-
mente intrigante, fosse proprio in in un uomo che in diversi periodi bero sulle vicende del periodo che
Svizzera in contatto con gli Alleati, della propria vita non aveva esita- va dal 1934 al 1945; ed infine quello
si può solo supporre. Per quanto mi to a troncare bruscamente lunghe della sua morte, assieme all’uomo
riguarda, sarei portato a non esclu- relazioni, a volte nonostante la pre- amato, in qualche luogo del basso
derlo per niente. E’ assai probabile senza di figli? Cosa aveva Claretta Lago di Como». E, dopo aver par-
che attraverso lui (e attraverso Cla- in più delle altre per poter contare lato della scarsità e della incertez-
retta che non capiva la gravità di sul fatto che, magari anche contro za di molte fonti e testimonianze,
ciò che le chiedeva di fare suo fra- voglia, il Duce non l’avrebbe mai Bandini conclude che, ad ogni
tello) gli angloamericani control- allontanata da sé in modo definiti- modo, tutto quello che oggi sappia-
lassero di primissima mano il pen- vo? Non a caso, Franco Bandini ha mo non ci dice nulla circa il punto
«maggiormente interessante per lo
storico: e cioè del sentimento, va-
riabile col tempo, che per lei Mus-
Claretta Petacci solini nutrì e per converso della
fotografata nel
reale influenza che Claretta ebbe,
settembre 1944
o poté illudersi di avere». Musso-
lini quindi non seppe, non volle o
non poté mai liberarsi di Claretta.
E tutto questo nonostante non si fi-
dasse completamente di una donna
che pure non aveva lesinato prove

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pag. 196
cata a Dongo da una formazione della Mussolini è stata tuttavia contestata
51a Brigata partigiana, che intercettò ed esistono diverse versioni sull’an-
la colonna di automezzi tedeschi con damento dei fatti. [...] Il giorno suc-
i quali il duce viaggiava. Taluni affer- cessivo, il 29 aprile, a piazzale Loreto
mano che le sia stata offerta una via (Milano), i corpi di Benito Mussolini
di scampo, da lei ricusata decisamen- e Claretta Petacci furono esposti (as-
te. Il giorno dopo, 28 aprile, dopo il sieme a quelli delle persone fucilate
trasferimento a Giulino di Mezzegra, a Dongo il giorno prima), appesi per
sul lago di Como, Mussolini e Clara i piedi alla pensilina di un distributore
furono entrambi fucilati, sebbene su di carburanti, dopo essere stati oltrag- «Carteggio Segreto Churchill
Clara non pendesse alcuna condan- giati dalla folla. [...] (Fonte www.claret- Mussolini» di Fabio Andriola è
na. La versione ufficiale della morte di ta.org) n edito da Sugarco (410 pp., € 24,00)

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e parole di dedizione. Una fiducia rabella, a Gardone sul Garda, per fono di Villa Mirabella erano par-
la sua tutt’altro che incondiziona- farsi “consegnare” dai padroni di tite telefonate che, intercettate dai
ta come testimonierebbero – sem- casa, i coniugi Cervis, le carte che tedeschi al pari di varie lettere, ci
bra – numerosi e pressanti inviti a Claretta aveva affidato loro prima dicono molto di quanto la Petacci
distruggere le lettere che le inviava di partire per Milano, a fine aprile sapeva e, soprattutto, faceva (…):
nei mesi della RSI. Quelle lettere, 1945. In realtà la consegna fu “coat- Claretta: «Mi permetti, dunque, di
insieme alle minute di quelle di ta” in quanto i carabinieri si erano fare un paio di fotocopie?»
lei e ai diari tenuti da Claretta per presentati a colpo sicuro e si erano Mussolini: «Tu sai che volentieri te
gran parte della sua vita, non sono fatti consegnare quanto i Cervis lo permetterei, ma sai anche ciò che
ancora consultabili [al momento avrebbero voluto continuare a na- temo».
della pubblicazione del libro da cui scondere fino al giorno in cui aves- Claretta: «Questo timore è infon-
è tratto questo capitolo le carte della sero potuto consegnare il tutto agli dato, conosco molto bene la perso-
Petacci erano ancora secretate. Sono eredi di Claretta. Tra il giardino e il na, e il lavoro sarà fatto da lui per-
state parzialmente rivelate solo a porticato vennero fuori tre piccole sonalmente».
Mussolini: «So anche questo, ma
Donna Rachele sapeva quello che l’amante per ora non ti dò alcun permesso.
del marito faceva da tempo: «Esasperata, Forse troverò io stesso una strada
sicura».
le rinfacciai di aver fatto fotografare e messo Claretta: «Non devi essere così dif-
al sicuro, in Svizzera e in Germania, alcune lettere fidente, c’è ancora gente fidata e
delicatissime che mio marito le aveva scritto» seria».
Mussolini: «Non lo dubito, ma devi
partire dal  NdR] perché, con casse – ma forse una di quelle casse ancora attendere.
una decisione che ha destato più di era in realtà una valigia – colme di Claretta: «Sono un po’ arrabbiata,
uno stupore, fin dal 12 aprile 1956 carte. Lettere scambiate tra Musso- ma come sempre ti perdono, quin-
la Corte di Cassazione ha stabilito lini e la Petacci, i diari della donna di aspetterò».
che quelle carte dovevano restare e una divisa del dittatore. Subito si
in possesso dello Stato «in quanto sparse anche la voce che tra le carte La cosa stupefacente è che quella
contengono riferimenti alla politi- ci fossero anche i diari, o parte di telefonata avvenne non più di due
ca estera e interna dell’Italia». La essi, di Mussolini dal 1921 al luglio o tre mesi – molto probabilmente
decisione sanciva, di fatto quanto 1943. Ma fu impossibile qualunque nel dicembre 1944 – dopo il rapido
già il governo guidato da Alcide De verifica perché, come già si è detto, consumarsi di uno dei maggiori
Gasperi aveva stabilito giusto sei il governo italiano dispose il se- scandali della RSI. Uno scandalo
anni prima, quando cioè i carabi- greto sulle operazioni di recupero. datato 8 ottobre 1944 e ambienta-
nieri si erano presentati a Villa Mi- Villa Mirabella, posta nel comples- to nella prima residenza sul Garda
so del Vittoriale dannunziano, era
stata la seconda residenza di Cla-
retta sul Garda. A differenza della
precedente abitazione, Villa Fior-
daliso, non era stata teatro di sce-
ne drammatiche come quelle che
esamineremo tra poche righe ma
anche tra quelle mura si era parlato
di questioni importanti. E dal tele-

Claretta Petacci incontrò una sola


volta Rachele Guidi, la moglie
dell’uomo di cui è stata amante
per quasi dieci anni. L’incontro,
anzi, lo scontro, avvenne sul lago
di Garda, a Villa Fiordaliso (oggi
albergo e ristorante a cinque stelle)
a fine ottobre del 1944. Anche in
quell’occasione emersero prove che
Claretta copiava e consegnava a ignoti
lettere e documenti ricevuti dal Duce

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dell’amante di Mussolini: era stato con lei, con la scusa di protegger- dell’OSS americano, tale Edward
lo stesso dittatore ad ordinare al la, il tenente SS Franz Spoegler, Como; che un certo Kurt Muller,
questore Emilio Bigazzi Capanni, agente dei servizi segreti nazisti? tedesco, lavorava in realtà per conto
capo della Presidenziale, la squa- Come non sospettare che, sia pure dell’Intelligence Service inglese; che
dra di agenti addetti alla persona in buona fede, la signora sia tenuta un ufficiale italiano, Paolo Berna-
del Duce, di andare a perquisire la a ricambiare i favori e la protezio- ri, venuto dal Sud, si era infiltrato
casa di Claretta Petacci. Il fondato ne, accettando di fornire elementi come telefonista a Gargnano». Alle
sospetto di Mussolini era che Cla- di cui le si assicura che serviranno 9,30 dell’8 ottobre, Bigazzi, accom-
retta avesse fatto copie di sue lettere soltanto a tutelare il più possibile pagnato da un commissario di PS,
personali e avesse passato ai tede- Mussolini nell’opinione del Führer, da due agenti e dallo stesso Mar-
schi gli originali. Ad ogni modo, proprio grazie al “filtro” dell’affe- tini si recano a Villa Fiordaliso.
quello che è certo è che la denun- zionato Wolff? La “dritta” a Donna La reazione della Petacci è furiosa
cia era partita da Donna Rachele, Rachele era arrivata da Nino Mar- tanto che arriva a minacciare con
preoccupata che il marito si potes- tini, un industriale romagnolo a lei una pistola i presenti. Poi sviene.
se compromettere politicamente
«perché in quelle lettere sfoga i suoi In Svizzera Marcello Petacci teneva forse
risentimenti nei confronti dei te- i contatti con lo stesso John Clifford Norton,
deschi, rivela la verità sui colloqui
con l’ambasciatore Rahn e il co-
ambasciatore di Londra a Berna.
mandante delle SS Wolff, fa capire E’ lui, probabilmente, il regista del girovagare
di considerare un bluff l’insistenza di Mussolini sulle sponde del Lago di Como
di Hitler nel dichiarare che vincerà
la guerra. Come si può essere tanto fedele, che aveva un figlio nel co- Nonostante l’atmosfera melodram-
ingenui da lasciarsi andare a con- mando del battaglione della Guar- matica la realtà però si fa strada
fessioni del genere, pur sapendo dia del Duce. Il ragazzo era sveglio prepotentemente: le informazioni
che la Petacci è controllata ora per e aveva scoperto un traffico di do- di Martini si rivelano infatti esatte.
ora dai tedeschi? Che è stato Wolff cumenti. E anche altro: «Martini Durante la perquisizione saltano
in persona a farla liberare dal car- sapeva anche altre cose, o credeva fuori 13 copie di lettere di Musso-
cere di Novara dopo l’otto settem- di saperle. Per esempio, che intorno lini: una ventina di fogli in tutto
bre per ricondurla accanto al Duce, alla Petacci c’era un giro di agenti e nessun originale. Nonostante le
a Gardone? Che tutte le telefonate segreti non solo tedeschi, ma anche precedenti promesse di far arresta-
della signora passano attraverso il Alleati. Sapeva che, fingendosi ca- re “quella donna” «se mi porterete
centralino della Gestapo? Che in meriere d’un ristorante di Torri del una sola copia», Mussolini di fron-
casa sua, a Villa Fiordaliso, vive Benaco, agiva sul Garda una spia te all’evidenza non prenderà alcun
provvedimento. Anzi, convocherà
Villa Fiordaliso,
Martini per apostrofarlo duramen-
residenza di Claretta te: «Dunque avevate ragione, e con
sul Lago di Garda. ciò? Credete forse d’essere riuscito
Nel riquadro la sua a fermare i carri armati di Alexan-
camera da letto
der?». Dopo cinque giorni fece pace
con l’amante. «Invece l’affare delle

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All’ombra del potere: donne e uomini del «clan Petacci»

Francesco Saverio Petacci, il padre Marcello Petacci, fratello maggiore Giuseppina Persichetti, madre di Clara.
di Claretta. Archiatra pontificio (medico di Claretta. Senza scrupoli, approfitterà Fu lei a inventare il diminutivo Claretta.
del papa) sotto Pio XI. Nell’aprile ‘45 della posizione della sorella per le sue A lei, negli anni Trenta, Mussolini
vola in Spagna con la moglie mene affaristiche e diplomatiche chiese «il permesso di amare sua figlia»

copie era serio – ha scritto Silvio chele. Ovviamente, nelle rispettive Claretta possedeva, duplicava e
Bertoldi – Sia perché confidenze versioni è sempre “l’altra” a fare la distribuiva, non sembra credibile
private, rivelazioni, giudizi polemi- figura peggiore anche se non si può che l’offerta della Petacci cadesse
ci di Mussolini venivano trasmes- non notare che, a posteriori, i rac- così rapidamente nel vuoto. Infat-
si a chi non avrebbe mai dovuto conti di Donna Rachele siano vena- ti, nella versione ribadita più volte
conoscerli, sia perché si mormorò ti da una certa pietà e compassione. nel dopoguerra dalla stessa con-
che altre fotocopie avessero preso Quello che in questa sede importa sorte del dittatore, la scena è un
la via della Svizzera, probabilmen- è però un’altra cosa. Un particolare po’ diversa: «Si sollevò lentamente
te insieme con gli originali. E né confermato, nella sostanza, da en- dalla poltrona e scomparve su per
allora, né poi, se ne è più saputo trambe le versioni e che, tra le altre le scale. Quando tornò, aveva fra le
qualcosa». cose, ci dice che Bigazzi non aveva mani dei fogli bianchi arrotolati e
frugato bene a Villa Fiordaliso. Se- me li tese dicendo: “Sono trenta-
La pace sul lago durò molto poco. condo la versione Petacci, durante due lettere. Me le ha mandate vo-
Un paio di settimane in tutto. il litigio Claretta per dimostrare stro marito”. Mi bastò un’occhia-
Quanto cioè separò la perquisizio- che Mussolini l’amava tirò fuori ta: non erano lettere, erano solo
ne di Bigazzi, ispirata da Donna delle lettere che il dittatore le ave- copie dattiloscritte. Allora gridai:
Rachele, da un vero e proprio blitz va scritto. Donna Rachele scattò: “Non voglio portarvi via niente,
della stessa signora Mussolini a «Non le voglio vedere! Non m’in- non è questo lo scopo della mia
Villa Fiordaliso. Di quella tragica teressano! Non voglio portarvi via visita…”». Dunque Claretta non
solo non distruggeva le lettere che
I diplomatici del Regno d’Italia si attivarono per Mussolini gli scriveva ma le co-
chiedere agli spagnoli «severe indagini» sui «beni piava. O, peggio, le faceva copia-
re. Perché? Donna Rachele quella
portati dai Petacci e soprattutto sui documenti sera mostrò di sapere quello che
che essi potevano aver trafugati in Italia». l’amante del marito, apparente-
Si mosse anche l’ambasciata inglese a Madrid mente incline soprattutto ai pianti
e ai mancamenti, faceva da chissà
serata, condita da pioggia battente, niente! Tenetevele pure ché, tanto, quanto tempo: «Allora, esasperata,
svenimenti, telefonate di un im- vi pentirete, e si pentirà anche lui, le dissi che non potevo soffrire le
barazzato Mussolini, urla e com- perché un uomo che non rispetta donne che risolvono ogni proble-
primari (l’SS Spoegler, il ministro la moglie…». Claretta ribatté che ma con le lacrime e gli svenimenti
Buffarini Guidi, il solito Marti- «il Duce ha sempre manifestato e le rinfacciai molte cose: di aver
ni…) incapaci di metter pace tra il massimo rispetto per voi, come fatto fotografare e messo al sicuro,
le due donne, restano due versioni: madre dei suoi figli…» e il discorso in Svizzera e in Germania, alcune
quella riferita da Myriam Petacci, prese un’altra direzione. In realtà, lettere delicatissime che mio mari-
che raccolse a caldo le confidenze visto che da tempo Donna Rachele to le aveva scritto durante la loro
della sorella, e quella di Donna Ra- batteva sul tasto delle lettere che lunga relazione (…); di avere per-

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crollo. In Svizzera Petacci, si ritie-
ne, teneva i contatti con gli inglesi,
forse con lo stesso sir John Clifford
Norton, ambasciatore di Londra
in territorio elvetico. E’ lui, pro-
babilmente, l’oscuro regista dello
strano girovagare di Mussolini,
nella giornata del 26 aprile, su e giù
per la sponda sinistra del lago di
Como: Como, Menaggio, Grandola
e poi ancora Menaggio. Che cerca-
va Mussolini, ben attento ad aver
Miriam Petacci, sorella minore Zita Ritossa, compagna di Marcello con sé solo alcuni fidati gerarchi,
di Claretta, attrice cinematografica. Petacci. Con lui, Claretta e i suoi due deciso a non ascoltare i richiami di
Riceverà le ultime confidenze della figli, visse e vide tutti i momenti
sorella pochi giorni prima di Dongo cruciali delle ultime ore di Mussolini Pavolini che lo voleva tra i fascisti
concentrati a Como e desideroso di
scrollarsi di dosso la scorta tedesca
messo l’impianto di un cavo telefo- rebbe dovuta giocare sul Lago di che, con la scusa della sicurezza, ne
nico fra la nostra villa e la sua abi- Como, a fine aprile 1945. condizionava i movimenti? Cerca-
tazione e infine di tenere contatti va un contatto con emissari ingle-
con persone poco raccomandabili. Mussolini, sul finire della RSI si si, un contatto magari prospettato
(…) Le dissi tutto: che ognuna del- ritrovò, anche se non sappiamo e organizzato da Marcello Petacci?
le telefonate che si scambiavano lei fino a che punto lo aveva desidera- E’ una vecchia convinzione, mes-
e Benito veniva registrata e il testo to davvero, ad avere in Claretta un sa nero su bianco già nel 1950, da
inviato in cinque copie ai comandi pezzo della sua strategia. Una tes- Ferruccio Lanfranchi, il primo cro-
tedeschi. Che i servizi d’informa- sera di cui comunque non si poteva nista che si sia interessato a fondo
zione inglese e americano faceva- più fare a meno, sia perché ormai alle vicende di Dongo: «...Mussoli-
no capo anche a lei per tenere Mus- era tardi e sia perché quella tessera ni, dopo il colloquio con Petacci [il
solini sotto controllo e che doveva ne se ne tirava regolarmente die-  aprile a Menaggio, nella casa del
diffidare di tutti…». A questo pun- tro un’altra, non meno ambigua e Federale Castelli, NdA], si sarebbe
to è difficile dubitare che Claretta, sicuramente meno disinteressata: indotto a scrivere, di suo pugno,
non si sa fino a che punto consa- Marcello Petacci. Non è forse un una lettera al ministro Norton.
pevole e consenziente, non fosse al caso che sia stato proprio il segre- Noi crediamo che questa lettera
centro di un complesso – o forse tario del PFR Alessandro Pavolini non sia stata distrutta. Quella let-
semplicemente tortuoso – gioco a guidare la rivolta dei condannati tera era stata scritta nella fiducia
che, nella migliore tradizione della a morte di Dongo (…) Dal suo pun- di poter contare su dichiarazioni
politica e dello spionaggio, preve-
deva più ruoli e più livelli di impe- Solo, con due borse di documenti
gno per uno stesso protagonista. (di cui una sparirà subito) Mussolini si reca al suo
Quello che sapeva Donna Rachele
ovviamente lo sapeva anche Mus- appuntamento col destino. Claretta, inconsapevole,
solini. Claretta, a quanto risulta, dopo averlo incitato a seguire l’infido consiglio
non fece sostanziali e decise obbie- dei tedeschi, sarà ancora al suo fianco...
zioni alle accuse mossele. Abbiamo
anche visto che effettivamente du- to di vista, l’odio di Pavolini verso fatte precedentemente da Chur-
plicava documenti di provenienza Marcello Petacci (odio condiviso chill e, forse su impegni presi dal
mussoliniana chiedendone a volte da molti altri gerarchi che magari premier britannico o su promesse
– come risulta dall’intercettazione intuivano quello che non sapevano) di lui. Logico quindi che i docu-
telefonica – il permesso allo stes- era ben indirizzato. Via via che la menti fossero affidati a colui che si
so Mussolini. Alla luce di quanto fine della RSI si avvicinava, Petacci era assunto il compito di interme-
emerso non possiamo quindi non aveva intensificato i suoi viaggi in diario sfidando, per salvare la vita
considerare a tutti gli effetti la Svizzera, l’ultimo dei quali era ini- a Mussolini (e quindi alla sorella,
Petacci come un giocatore di una ziato il 19 aprile ed era terminato il che sapeva votata alla stessa sorte)
partita la cui mano finale si sa- 23 aprile successivo, alla vigilia del il disprezzo dei capi fascisti che

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non si erano tutti resi conto della Petacci lo invita ad andare con lui Cova che non fece in tempo ad esa-
fine inevitabile: Marcello Petacci. in prefettura: incontrano il Duce, minarlo per bene. Ma quella busta
Ecco perché, considerandolo dal che apprezza l’iniziativa e la colla- del Fascio di Dongo può voler dire
loro punto di vista un “traditore”, borazione del console e prepara la che forse quel documento cambiò
per aver trattato con gli inglesi, i lettera con la quale offre tra l’altro di mano proprio nelle ultimissi-
gerarchi condannati a morte dal “la resa delle forze armate della Re- me ore di vita del dittatore visto
colonnello Valerio chiesero di non pubblica Sociale”». In questo senso che è impensabile che a Milano,
essere fucilati con lui. Che il car- va la testimonianza della compa- in prefettura o al consolato di Spa-
teggio fosse tenuto da Marcello Pe- gna di Marcello, Zita Ritossa, ma gna, qualcuno avesse provveduto
tacci è ormai provato. Ma nessuno il contenuto della conversazione è a rinchiudere un simile documen-
sinora ha fatto piena luce su questa confermato, oltre che dal fatto che to in una busta intestata al Fascio
vicenda, la quale conserva, anche nelle tragiche ore di Dongo Petacci repubblicano di uno sconosciuto
per noi che pure abbiamo indaga- si qualificherà come diplomatico paesino del comasco. E perché mai
to con scrupolo alla ricerca della spagnolo con tanto di credenziali quel qualcuno consegnò un lascia-
verità, parecchie lacune...». Forse e bandiera sul cofano della propria passare per la Spagna ad un Mus-
l’unica pecca della ricostruzione di auto, anche dal rapporto inviato solini ormai solo, già prigioniero
Lanfranchi sta nel fatto che quella dallo stesso Canthal il 6 maggio o sul punto di diventarlo? Infatti il
lettera a Norton Mussolini non la 1945 al suo ministero degli Esteri. particolare della busta fa propen-
scrisse il 26 aprile a Menaggio ma Il tergiversare dei fascisti sul lago dere per la circostanza secondo la
il giorno prima, nella prefettura di di Como può quindi essere messo quale Mussolini non partì da Mi-
Milano. in relazione con l’attesa spasmodi- lano col documento in tasca ma lo
ca per i risultati della missione di ricevette sul Lago. (…)
Il sofisticato (o semplicemente Canthal. Al riguardo non è sen-
contorto?) piano di salvezza orga- za significato che, nel momento Ma qualcosa Mussolini riuscì, in
nizzato da Mussolini prevedeva estremo, Mussolini abbia pensato extremis, a mandarlo ugualmente
anche il coinvolgimento del se- di rivolgersi ad un inglese ed è al- in Spagna. Dovevano essere la stes-
gretario di prima classe del Con- trettanto plausibile che, comunque sa Claretta e probabilmente una
solato spagnolo di Milano, Don sia, il passo successivo sarebbe copia di importanti documenti da
Fernando Canthal y Giron. Can- stato un lungo esilio. Lo dimo- mettere al sicuro. Invece la don-
thal incontrò varie volte Mussolini strerebbe quel lasciapassare per la na non obbedì alle sollecitazioni
negli ultimi giorni alla prefettura Spagna, ben piegato in una busta dell’amante e rimase a Milano, for-
di Milano: l’ultimo incontro fu gialla del “Fascio Repubblicano se compromettendo così una parte
proprio il 25 aprile poco prima del Sociale di Dongo” (e questa busta, dei piani di Mussolini per mettere
fallimento dell’incontro in Arcive- già da sola, sembra suggerire molte al sicuro le sue carte. Al suo posto
scovado. Dietro a tutto ci sarebbe cose) trovato addosso a Mussoli- invece partirono i genitori, la so-
rella e il cognato di Claretta e po-
Durante l’autopsia addosso a Mussolini fu trovato che altre persone (tra cui, sembra,
un lasciapassare per la Spagna piegato in una busta il leader filo-nazista belga, Leon
Degrelle, capo del partito rexista)
del «Fascio Repubblicano Sociale di Dongo». con un aereo Savoia-Marchetti
Chi gliel’ha dato? E perché? E’ molto probabile S.83 con insegne croate decollato
che il Duce ricevette il documento sul Lago... dall’aeroporto milanese di Linate
all’alba del 23 aprile 1945. L’arrivo
stato ancora Marcello Petacci che, ni, nella tasca posteriore dei suoi dell’aereo, nonostante l’atterraggio
quel mattino, chiede a Canthal asi- pantaloni, sul tavolo delle autopsie su una pista secondaria dell’aero-
lo per la sua famiglia nel consolato a Milano, il 30 aprile 1945. Quella porto militare di Prat de Llobregat
di Spagna e con l’occasione do- busta venne trovata da uno dei me- di Barcellona, fu subito notato dal-
manda al diplomatico anche se «è dici presenti, il professor Pierluigi le autorità diplomatiche del Regno
disposto a portare un messaggio di Cova che ricorda che il documento d’Italia le quali subito si attivaro-
Mussolini a Berna, all’ambasciato- era datato 14 settembre 1944 ed era no per chiedere agli spagnoli che
re inglese Norton. Lo spagnolo ri- intestato a due coniugi di cui Cova «severe indagini fossero fatte sui
sponde che è pronto a compiere la non ricorda il cognome. Un uffi- beni e valute portate dalle perso-
sua delicata e importante missione ciale partigiano presente all’au- ne in questione e soprattutto sui
di pace. Incoraggiato, Marcello topsia strappò di mano il foglio a documenti che essi potevano aver

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STORIA IN RETE 80 Aprile-Giugno 2014

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trafugati in Italia». (…) Il sospetto re nulla di intentato per cercare di gliere in extremis tutti i fili sul lago
che tra gli 80 bauli caricati a fatica recuperare carte e documenti di di Como: costeggiando la frontiera
sul Savoia-Marchetti ci fossero an- qualche interesse per Londra? svizzera, ma senza mai avvicinarsi
che altri documenti oltre a queste troppo, Mussolini ha tratto in in-
lettere di Mussolini era diffuso in Il rifiuto di Claretta di volare in ganno molti studiosi, convinti che
Spagna in quei giorni. Al punto che, Spagna con i documenti che le sa- stesse in realtà cercando il momen-
poco dopo l’atterraggio, significati- rebbero stati affidati fu probabil- to migliore per tentare l’espatrio.
vamente, si mosse anche l’ambascia- mente uno degli intoppi che il piano Invece era probabilmente qualcun
ta inglese a Madrid, la cui richiesta di Mussolini incontrò al momento altro che lo doveva raggiungere.
di sequestro dei beni dei passeggeri finale. Fallite tutte le altre strade, (…) E’ molto probabile che Mus-
del velivolo cadde però nel vuoto. Mussolini si vide costretto a scio- solini, il 26 aprile, attendesse, ol-
Era la fine di maggio del 1945: in
quei giorni come si è visto la caccia Il peregrinare di Mussolini ha tratto in inganno
ai documenti di Mussolini era già molti studiosi convinti che sul Lago di Como stesse
frenetica. E’ quindi così azzardato cercando di espatriare in Svizzera. Al contrario è
ipotizzare che, al pari del suo col-
lega di Roma, anche l’ambasciatore molto probabile che c’era invece qualcuno che lo
inglese a Madrid non volesse lascia- doveva raggiungere in un «appuntamento sul lago»
tre alle camicie nere che gli aveva
promesso Pavolini e che invece si
stavano disperdendo nel caos di
Como, qualche emissario con cui
continuare la lunga trattativa dei
mesi precedenti. Per farlo non ave-
va bisogno di Claretta, ovviamen-
te. Ma forse erano i tedeschi a vole-
re che la donna stesse con lui. E per
farlo bastava assecondare la coc-
ciuta determinazione della Petacci
a stare vicino al suo Ben. In questo
senso può essere letto un episodio
poco noto ma illuminante. In un
frangente in cui Mussolini cerca di
seminare in tutti i modi i tedeschi
(lo ha fatto lasciando la prefettura
di Como, lo farà poche ore dopo
sulla strada per Grandola), Claretta
ha un modo decisamente singolare
di presentarsi a Menaggio. All’en-
trata del paese un posto di blocco
delle Brigate Nere la ferma e solo
l’intervento del colonnello Casali-
nuovo può farla arrivare a una villa
attigua alla caserma della Brigata
Nera. Ancora una volta, a pochi
metri da Mussolini che in quel mo-
mento, siamo nelle prime ore del
mattino del 26 aprile, sta riposando
nella casa del vice federale del pae-
se, Paolo Emilio Castelli: «La donna
arriva poco dopo Mussolini. Si pre-
Claretta Petacci ritratta dal fotografo Luxardo intenta nella lettura del memoriale senta con due tedeschi alla sorella
di Benito Mussolini «Storia di un anno», pubblicato nel 1944 della padrona di casa, Cornelia

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81 STORIA IN RETE

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Pezzara. “La signora deve dormire del distacco – ricorda l’attendente di le due borse. Soltanto quelle». E così,
qua!”. Di fronte all’imposizione, alla Mussolini, Pietro Carradori – Gat- solo, con un pastrano troppo largo e
donna non resta che replicare: “Si ti chiese: “Duce, devo venire con lungo, con due borse di documenti
accomodi”. Due tedeschi control- voi?”. E Mussolini rispose: “No, sol- (di cui una sola entrerà con lui, poco
lano l’entrata principale e altri due tanto Carradori mi seguirà”. Ero in dopo, nel municipio di Dongo) Mus-
quella secondaria, dall’altra parte borghese, con un giubbone di pelle solini muove verso l’appuntamento
della casa: ma lo fanno dall’interno, nera. Presi dall’autoblinda i due mi- col destino, circondato da tedeschi.
per non dare nell’occhio, mentre nel tra, il mio e il suo, le due borse che Claretta, imperterrita e inconsape-
palazzotto di fronte stazionano in mi aveva consegnato a Milano, in vole, dopo averlo incitato a seguire
gran mostra gli uomini di Birzer». Prefettura, all’atto della partenza, e l’infido consiglio dei tedeschi, sarà
Poche ore più tardi, non invitata, il pacco con dentro i cinque milioni ancora con lui di lì a poco (…).
Claretta raggiungerà col fratello e di lire, e tenendo tutto ben stretto nel
la famiglia di lui, anche Grandola, braccio destro, afferrai con la sinistra Così come Claretta è morta perché
dove nel frattempo si è trasferito il parapetto del cassone del camion sapeva è altrettanto vero che, ad un
certo punto, il piano di salvezza che
La Petacci a Dongo cercò in tutti i modi avrebbe dovuto portare Mussolini
di celare le carte ma di fronte alle minacce vivo e prigioniero lontano dal lago
di Como comprese, contro ogni
brutali di Pedro, confessa la presenza logica apparente, anche Claretta.
di una borsa di documenti tra le valige Perché lei e non qualche mini-
trasportate sull’auto del «console spagnolo» stro, come ad esempio il ministro
degli Interni repubblicano, Paolo
Mussolini con il grosso dei gerarchi. per issarmi a bordo. Fu Fallmeyer Zerbino, oppure quel Barracu che
E, stando ai testimoni, il vederla di a strapparmi giù dalla ruota su cui sappiamo aver partecipato a più
lontano non aiutò il Duce a mutare avevo appoggiato il piede sinistro, di un colloquio con emissari stra-
di umore, comprensibilmente pessi- gridando come un forsennato: “Nein! nieri durante la RSI? O il comun-
mo in quelle ore. Nein!”. In quel momento vidi poco que noto e rappresentativo – oltre
distante Giovanni, un maresciallo che odiato – Alessandro Pavolini?
Difficile dire che valore ebbe real- delle SS di origine altoatesina della Oppure, perché non il colonnello
mente la «carta Claretta» nel gioco scorta di Birzer che parlava perfet- Casalinuovo, aiutante di Mussoli-
dei tedeschi e in quello di Mussolini. tamente italiano e di cui ero amico. ni e custode di tanti suoi segreti?
Due giochi divergenti come dimo- “Giovanni”, gli gridai, “diglielo tu a No, alla fine, la notte tra il 2 e il
strerà la circostanza della salita di questo stronzo che è il Duce che mi 28 aprile 1945 si scelse di unire al
Mussolini sul camion tedesco per su- vuole!”. Niente da fare. Il camion par- dittatore una donna di cui pochi
perare lo sbarramento partigiano di tì a tutto gas. Feci appena in tempo a avevano sentito parlare e che pro-
Dongo. «Quando arrivò il momento lanciare oltre il parapetto del cassone babilmente Mussolini non avrebbe

Un vizio eterno chiamato «diplomazia segreta»

Q
uesto libro si occupa di uno ste in gioco, c’erano più giocatori di con Inghilterra e Francia quel «Patto
degli errori principali di Mus- quanto in genere si dica e non tutti i di Londra» che avrebbe deciso il no-
solini, il più tragico. L’entra- bluff e i rilanci trovano posto nei stro ingresso nella Prima guerra
ta in guerra dell’Italia nel Secondo moltissimi libri di storia che mondiale e che inglesi e
conflitto mondiale ha determinato tentano di raccontare francesi (sostenuti dagli
infinite conseguenze per l’Italia sul quello snodo, dramma- USA), sempre pronti a
piano geopolitico, militare, econo- tico soprattutto per rinfacciare all’Italia
mico e politico interno. Ma le più gra- la storia europea. A veri e presunti volta-
vi, e ancora non rimarginate, sono quel tavolo l’Italia si faccia e debolezze, si
forse le conseguenze psicologiche sedette con un pre- guardarono a guerra
determinate da date choc come l’8 cedente che risaliva finita dal rispettare
settembre 1943 o il 25 aprile 1945. alla primavera di 25 appieno. Il «Patto
Tutto questo ha avuto origine dal anni prima, quando di Londra» rientra a
tavolo da poker della diplomazia il governo Salandra pieno titolo nella ca-
nel 1939-1940? Sicuramente sì, ma – resistendo alle blan- tegoria – ricchissima di
a quel tavolo, a contendersi le po- dizie tedesche – stipulò esempi in ogni periodo

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o agli anglo-americani in compa- invece il colloquio avrebbe avuto
gnia della propria amante. Del re- contenuti decisamente meno ro-
sto, che una certa sorpresa abbia mantici con Pedro deciso a sape-
colto Mussolini nel momento in re tutto sui piani della coppia per
cui scoprì che era stato ricongiunto contattare gli anglo-americani.
alla Petacci lo si ricava dallo scar- La Petacci avrebbe cercato in tut-
no scambio di battute riportato dai ti i modi di negare ma alla fine, di
testimoni: fronte alle minacce brutali di Pe-
- Anche voi, qui, signora? dro, cede e confessa la presenza di
- Preferisco così, Eccellenza. una borsa di documenti tra le va-
Secondo quanto asserito per anni lige trasportate sull’auto del con-
da lui stesso, fu Pedro a decidere di sole spagnolo. «L’interrogatorio di
unire i due, dopo un lungo e dram- Clara - osserva Zanella - ha come
matico colloquio con Claretta, nel fine di scoprire dove siano nasco-
municipio di Dongo, la sera del 27, sti i documenti che Mussolini deve
mentre Mussolini è a Germasino. offrire a Churchill per salvarsi la
Secondo Pedro Mussolini, nella vita; e questo significa che chi ha

«L’interrogatorio di Clara - dice Zanella - ha il fine


di scoprire dove siano nascosti i documenti che
Mussolini deve offrire a Churchill per salvarsi la
vita. E questo significa che chi ha rivelato a Pedro
l’identità della donna sa che lei ha quelle carte»
I partigiani Pedro (Pier Bellini delle Stelle)
e Bill (Urbano Lazzaro), rispettivamente caserma della Finanza, gli avrebbe rivelato a Pedro l’identità della
comandante e vice commissario politico
della 52a Brigata Garibaldi chiesto, in modo goffo e imbaraz- donna sa bene che ella ha quei do-
zato, di salutargli “quella signora” cumenti o almeno ne conserva una
mai scelto come compagna in quel svelando così la presenza della Pe- copia. Facile quindi intendere che
frangente. Sia perché aveva cercato tacci tra i prigionieri della colonna. voglia impossessarsi di quei docu-
di allontanarla da sé più volte sia Tornato a Dongo Pedro avrebbe menti». (…)
perché avrebbe dovuto coinvol- avuto quindi un lungo colloquio
gerla in situazioni pericolose sia, con una piagnucolosa Petacci, nel Non resta quindi che accentrare
infine, perché a livello di immagi- corso del quale lei gli avrebbe chie- l’attenzione sulle mosse di Bellini
ne non ci avrebbe fatto una bella sto con insistenza di essere riunita delle Stelle “dopo” il colloquio con
figura a trovarsi in mano al CLN al suo Ben. (…) Secondo Lazzaro Claretta. Per prima cosa si reca (di-
cendo poi, quasi sicuramente men-
tendo, di essere stato chiamato)
all’albergo Dongo per parlare con
Marcello Petacci. Poi, subito dopo,
storico – dei patti segreti. E’ possibile chi a caccia di rivelazioni sensazionali. decide di trasferire immediata-
che, entrata nella Prima guerra mon- E neanche esempio di disinformazio-
mente Mussolini e la Petacci in un
diale per onorare un patto segreto, ne messo a punto, in articulo mortis,
l’Italia abbia seguito un iter simile dai servizi segreti della Repubblica luogo segreto. E’ l’inizio di quello
(con un governo diverso ma con lo Sociale Italiana. Ma una concreta e che da molti è stato interpretato
stesso sovrano e con gli stessi prota- credibile spiegazione di quello che come l’estremo tentativo dell’ala
gonisti internazionali: Francia, Ger- accadde, dietro le quinte, non solo moderata e filo-alleata del movi-
mania, Inghilterra e, sullo sfondo, Sta- nel maggio-giugno 1940 ma anche mento partigiano di portare in sal-
ti Uniti) anche in occasione della sua nei mesi successivi quando le scelte
vo i due prigionieri e, una volta tra-
entrata nella Seconda guerra mondia- politiche e militari italiane sembraro-
le? La questione del «carteggio Mus- no – ma lo furono davvero? – ancora sferitili sull’altra sponda del lago, a
solini-Churchill» è, a ben vedere, tutta più improvvisate e insensate di quelle Villa Cademartori, di consegnarli
qui. Non più - allentata la morsa delle che avevano portato il Paese in guer- il prima possibile agli alleati. Pedro,
ideologie e dei loro troppi «a priori» ra. (dall’Introduzione di Fabio Andriola a Dongo, non era che il terminale
storiografici - ipotesi da fanta politica, a «Carteggio segreto Churchill-Musso- di una catena che partiva da Mila-
buona per complottisti o per rotocal- lini», SugarCo editore) n
no, da Raffaele Cadorna, coman-

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83 STORIA IN RETE

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Una spia chiamata Claretta

«S
toria Doc» (www.storia- dirittura, nell’ottobre 1944 ordinò che Claretta passava informazioni
doc.com) il portale del che la casa della Petacci sul Garda ai tedeschi. Ma in un periodo dove
documentario storico cre- venisse perquisita alla ricerca di sue i doppi giochi erano all’ordine del
ato da «Storia in Rete» offre anche lettere e documenti riservati. Che giorno si fece largo la tesi che, anche
un interessante e approfondito do- vennero trovati, mettendo in chiaro in virtù degli strani affari del fratello
cumentario dedicato alla Marcello, da Claretta par-
figura di Claretta Petacci. tissero informazioni rac-
Passata alla storia come colte poi da agenti inglesi
la donna che affrontò la e americani. Era quanto
morte pur di stare vicino sosteneva la moglie di
all’uomo che amava, Beni- Mussolini, Donna Rache-
to Mussolini, fu una figura le, che affrontò la Petacci
con una sua nobiltà quin- in un drammatico faccia
di, in un periodo dramma- a faccia pochi mesi prima
tico e oscuro della storia della fine della RSI. Ma
d’Italia. Eppure l’oscurità niente fermò Claretta che
di quei mesi intaccò an- continuò a giocare – non
che Claretta il cui operato del tutto consapevole – il
è ricco di ambiguità, cosa suo ruolo di pedina-infor-
che non era sfuggita né ai matrice a fianco di Mus-
servizi di sicurezza della solini fino al drammatico
Repubblica di Salò né allo epilogo di Giulino di Mez-
stesso Mussolini che, ad- zegra. n

Il documentario è in streaming su StoriaDoc a solo ,$ fino al  giugno 


http://storiadoc.com/una-spia-chiamata-claretta/
dante del Comitato Volontari della un tratto di strada, rientrando poi qualcuno. Infatti il 10 maggio 1945
Libertà (CVL), il braccio armato per sopraggiunge difficoltà». (…) Churchill scrisse al feldmaresciallo
della resistenza, e che aveva il più A Moltrasio Mussolini e la Petac- Alexander per chiedergli che venis-
importante trait d’union nel colon- ci non furono imbarcati su nessun se ordinata un’inchiesta sulla mor-
nello Giovanni Sardagna, coman- motoscafo per raggiungere Villa te di Mussolini e, in particolare, sul
dante CVL di Como: «Io ricevetti Cademartori e invece, dopo una perché fosse stata uccisa anche la
- racconterà in seguito Sardagna - breve sosta, prese la via di Bonza- Petacci. Il premier in quella lettera
nella notte dal 2 al 28 aprile l’ordi- nigo, per Casa De Maria da cui for- arrivò a definire l’azione del colon-
nello Valerio «proditoria e codar-
da». Perché Churchill se la prese
Perché Churchill se la prese per la morte di Claretta?
così tanto? Forse davvero erano
Forse erano stati violati dei patti. O forse l’uccisione stati violati dei patti, impedita l’ese-
del Duce e della Petacci aveva sì tolto di mezzo cuzione di accordi presi in prece-
denza. O forse, più semplicemente,
due scomodi testimoni ma anche complicato
la soppressione repentina di Mus-
terribilmente il recupero delle loro carte... solini e della Petacci aveva tolto sì
di mezzo due pericolosi testimoni
ne del comando generale Volontari se non uscì più vivo. La sorda lotta ma aveva complicato terribilmente
della Libertà di Milano (CGCVL) tra falchi e colombe all’interno del il recupero delle loro carte di cui,
di portare Mussolini e gli altri a movimento partigiano si era risol- già dopo il loro arresto, era iniziata
Milano o quanto meno a Como, al ta evidentemente con la vittoria dei la diaspora (e la moltiplicazione per
sicuro. Il trasporto non era facile primi. Più del moderato Pedro, po- fotocopie) che abbiamo visto e che
per mancanza di mezzi e più an- terono i comunisti come Michele fece dannare i servizi segreti inglesi
cora di scorta sicura, tuttavia presi Moretti, Pietro e l’ambiguo Luigi per molti anni.
gli accordi con il comandante del- Canali, il capitano Neri che, non a
la 52a che lo aveva catturato; questi caso, l’avevano seguito-scortato da Fabio Andriola
mi assicurò che avrebbe spedito il Dongo. E così la sorte di uomini e [Per gentile concessione
prigioniero, come infatti fece, per carte fu decisa. Con disappunto di dell’editore SugarCo]

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STORIA IN RETE 84 Aprile-Giugno 2014

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« Fra trent’anni l’Italia sarà
non come l’avranno fatta i governi,
ma come l’avrà fatta Wikipedia »
Ennio Flaiano [citazione necessaria]

Wikipedia
Inchiesta sull’Enciclopedia Libera
Emanuele Mastrangelo & Enrico Petrucci

Wikipedia in Italiano ha
circa un milione di iscritti.
Di questi, solo lo 0,02%
conta qualcosa. www.edizionibietti.it
Chi controlla i controllori? DISPONIBILE IN EBOOK E IN LIBRERIA
CARTE SPARITE
epistolari a pezzi e bocconi

Dove son finite


le altre lettere
del DUCE
a CLARETTA?
Una recente pubblicazione ha reso finalmente disponibili – dopo anni
di polemiche e rifiuti – le lettere scritte da Mussolini all’amante Claretta
Petacci durante i drammatici mesi della RSI. Ma curiosamente si notano
clamorose assenze come osserva uno storico e giornalista che alle
lettere tra Claretta e Mussolini ha dato una caccia lunga decenni
di Luciano Garibaldi

Q
ualcosa non quadra, nel libro di il giorno in cui Hitler si convincerà della necessità di
Benito Mussolini intitolato «A trattative dirette con l’Inghilterra. Lui conosce le mie
Clara», sottotitolo «Tutte le lettere possibilità. Ma ha paura, io conosco la ragione di que-
a Clara Petacci», pubblicato dalla sta sua paura. E maledico questa mia conoscenza, per-
Mondadori a cura dell’Archivio ché mi dà l’incubo di essere vile, di non sapermi deci-
di Stato (pp. 404, € 24,90). Ciò che dere ad agire, sebbene senta l’assoluta necessità, anzi il
non quadra è proprio quel sottoti- dovere, di agire, finalmente. Però, agire d’accordo con
tolo. Le lettere scritte dal Duce alla Hitler significa rischiare di correre il pericolo di com-
sua amante nei mesi della RSI e riprodotte nel libro, promettere la nostra situazione e la nostra possibilità
infatti, sono tante (precisamente 318, recapitate alla di salvare il salvabile. Agire di nostra iniziativa? Da
destinataria tra il 10 ottobre 1943 e il 18 aprile 1945), ma soli? Non è consigliabile. Non voglio mettermi nella
non tutte. Mancano alcune, molto importanti sotto il traccia dei Savoia e degli altri traditori! Quale tormen-
profilo storico: quelle, cioè, relative ai contatti segreti to! E quale crisi di coscienza!».
con Churchill e ai tentativi di Mussolini di porre fine
alla guerra in occidente per fare fronte comune con Una lettera da cui si evince che Claretta Petacci era a
gli Alleati contro l’avanzata sovietica da oriente. Un conoscenza di ogni problema politico dello Stato, an-
esempio per tutti. Nel libro non c’è traccia della lettera che dei più delicati. Al posto di questa missiva, e sem-
scritta da Mussolini all’amante il 14 marzo 1945. Ecco- pre con la stessa data del 14 marzo, il libro Mondado-
ne il testo: «Claretta mia cara, hai ragione. Si avvicina ri-ACS propone un’altra breve lettera con cui il Duce

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CARTE SPARITE
epistolari a pezzi e bocconi

accompagna all’amante un libro di Grazia


Deledda! Ma andiamo avanti. Il 2 aprile di Claretta Petacci
quel fatale 1945, Claretta aveva fatto recapita-
re al Duce, dal fedelissimo SS-Obersturmfüh-
rer Franz Spögler, la seguente lettera: «La mia
convinzione, ferma, è sempre una sola: non
scendiamo a patti! I Savoia, Badoglio e soci
stanno facendoci un tranello! Tu per loro
sei un fuorilegge, un condannato a morte.
Ascolta il mio consiglio: sta’ in guardia! Han-
no tutti l’interesse a farti tacere per sempre!
Tu dici: parlano i documenti. Ma loro sanno
che i documenti si comperano, si rapinano,
si distruggono. Un fatto è sicuro: se tu, se il
carteggio, doveste essere un giorno in loro
possesso, le tue ore di vita, nonché quelle del
carteggio, sarebbero contate! Ben, ti supplico,
non prendere decisioni senza consultarti con
chi sai!». Lettera che dimostra, tra l’altro, la
straordinaria capacità di preveggenza della
giovane donna, perfettamente cosciente che
il destino del suo grande amore (ma anche
il suo) era strettamente legato al carteggio
con Churchill. Ebbene, che cosa riporta, il
libro Mondadori-ACS, alla data del 2 aprile
‘45? Una lettera di Mussolini in cui si legge:
«Mentre la ruota continua a girare sempre
più vorticosamente, tu continui a parlarmi di
futilità. Sarebbe delittuoso se non fosse grot-
tesco. Ad ogni modo, ti avverto che cambio
donna ogni ora, dico ogni ora. Va bene? Va
bene così? Ho parlato chiaro e ho detto che o
si decide la partenza o non se ne fa nulla». Si-
curamente il Duce scrisse questa lettera. Ma è
impensabile che non abbia risposto, con una
seconda lettera, alle esortazioni riguardanti il
carteggio. Tanto più che, per lui e Claretta,
Franz Spögler aveva la valenza di un browser
di posta elettronica. A volte si scambiavano
lettere anche due o tre volte al giorno.

Veniamo al dunque. Gli esempi che ho appe-


na citato, e che riportai già nel mio libro «La
pista inglese. Chi uccise Mussolini e la Petac-
ci?» (prima edizione Ares, 2002), provengono
dal materiale che il 28 marzo 1973 il generale
Karl Wolff, già comandante delle SS tedesche
in Italia durante l’occupazione e la Guerra
Civile, consegnò al giornalista e storico Ric-
ciotti Lazzero che era andato a intervistarlo.
Quel materiale consisteva in copie di lettere
tra Mussolini e Claretta e registrazioni ste-
nografiche di telefonate tra Mussolini e vari
personaggi (anche di primo piano, come il

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87 STORIA IN RETE

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generale Graziani e lo stesso Hitler) nio. Io non cederò. Il Capoccia sono Andiamo avanti. Il 22 marzo 1945,
tra cui la stessa Petacci. Wolff di- io! Fa intendere questo anche a Spö- gli stenografi registrano la seguente
sponeva delle registrazioni perché gler. Lui senz’altro riferirà all’amba- telefonata tra il Duce e Claretta:
chiaramente era lui il destinatario sciatore, e questo a sua volta ai suoi. Mussolini: «Come promesso, ti ho
delle intercettazioni telefoniche e Se Kappler crede di potersi burlare telefonato subito, Il nostro collo-
delle lettere e perché aveva ordina- di me si sbaglia di grosso. Anche se quio è terminato».
to a Spögler e agli altri occasionali è un protetto di Wolff. Io sono fer- Claretta: «Sono venuti tutti?».
«fattorini» di fotografarle scrupo- mamente deciso a fare piazza pulita. M.: «Sì. Soltanto Pavolini è arrivato
losamente, una per una, prima di Oggi come oggi, non sono più co- in ritardo».
consegnarle ai due destinatari. Del stretto a tenere la bocca chiusa e non C.: «Lo so. Due ore fa era ancora a
resto, non è una novità che i tede- temo più nessuno. Lo si sappia! Dun- Salò».
schi la facessero da padroni durante que, stai tranquilla. Telefonami ver- M.: «Sarebbe stato meglio se non fos-
i 18 mesi della RSI. so le 19». Nel libro Mondadori-ACS se venuto affatto. E’ stato di nuovo
la lettera non c’è. Così come non c’è l’unico ad opporsi».
Perché Wolff abbia consegnato alcuna lettera che faccia riferimento C.: «Hai visto? Lo avevo detto».
quello scottante materiale a Ric- ad una importantissima telefonata M.: «Dal suo punto di vista è com-
ciotti Lazzero non è difficile da intercorsa tra i due all’indomani del- prensibile. Se egli sapesse tutto,
spiegarsi. Per soldi. Wolff non fa- la Conferenza di Yalta (la conferenza allora…».
ceva mai niente per niente. Uscito fra russi, americani e inglesi che de- C.: «Non è necessario».
dal carcere militare dopo 12 anni cretò la divisione in due dell’Europa M.: «Ma lui non può capire la situa-
zione, non può collaborare. Perciò io
«...perché Ricciotti Lazzero, uno degli storici devo rispettare il suo punto di vista
di parte. Lui non conosce gli avveni-
più autorevoli della RSI, tenne nel cassetto quelle
menti accaduti pochi giorni prima
lettere e quelle registrazioni per 21 anni e si decise della nostra entrata in guerra. Non
a pubblicarle nel suo “Il sacco d’Italia” solo nel ‘94?» ne ho parlato con nessuno. E Chur-
chill ancora meno. Bisognerà rac-
di detenzione e rimasto senza lavo- creando la «cortina di ferro») nel feb- contare una buona volta questa sto-
ro, campava vendendo memoriali e braio 1945. Nel corso della telefonata ria. Chi dovrebbe parlarne oggi? In
documenti a giornalisti e storici. Ne (stenografata in italiano e riferita su- tutto la conoscono cinque persone».
so qualcosa. Nell’83 andai ad inter- bito a Wolff), Mussolini sintetizzava C.: «Nel frattempo sono avvenute
vistarlo, per conto del settimanale a Claretta le osservazioni che aveva molte cose nuove…».
«Gente», nella cittadina di Prien-am- preparato «per il rapporto a Hitler M.: «Lascia stare… Oggi stesso posso
Chiemsee, in Baviera, dove viveva, e che spedirò nei prossimi giorni»: venire a Gardone. Potremo discuter-
dovetti portare con me quattro mi- «La situazione sta precipitando. La ne».
lioni di lire in marchi tedeschi: un possibilità di successo di una presa C.: «Ti aspetto».
milione per ognuno dei quattro arti- di contatto allo scopo di un inizio Strepitosa telefonata con un chiaro
coli poi pubblicati. Piuttosto, non ho di trattative è grande. Il momento riferimento agli accordi segreti del
mai saputo perché Ricciotti Lazzero, è il migliore perché la conferenza di 1940 tra Mussolini e Churchill che
uno degli storici più autorevoli e do- Yalta ha segnato un abisso tra le opi- determinarono la nostra entrata in
cumentati della RSI, tenne nel casset- nioni degli USA e quelle dell’URSS guerra nel fatale 10 giugno 1940. Im-
to quelle lettere e quelle registrazioni e perché Churchill ha riconosciuto probabile che non ve ne sia traccia
per ventuno anni. Finché si decise il pericolo. La proposta annessione nel frenetico e quotidiano invio di
a pubblicarle nel suo libro, di suc- all’URSS della Polonia e dei Paesi lettere all’amante. Nella lettera da-
cesso, «Il sacco d’Italia», anch’esso baltici parla chiaro. L’Inghilterra è tata 22 marzo ‘45 riprodotta nel libro
Mondadori, nel 1994. molto scossa e i miei rapporti con Mondadori-ACS, Mussolini si limita
Churchill sono oggi ancora otti- a replicare ad una evidente scenata
Ma riprendiamo la lettura dei do- mali, tanto che escludo a priori dif- di gelosia di Claretta: «Non ho visto
cumenti di cui non c’è traccia nelle ficoltà. Come desideri, ti mando in la Ruspi [una delle amanti «storiche»
lettere di Mussolini a Claretta pub- visione oppure ti porto una copia di Mussolini, NdR] dal 16 dicembre a
blicate da Mondadori-ACS. In data 8 della lettera a Churchill». E’ davvero Milano. Chiunque affermi il contra-
febbraio 1945, Mussolini scrive: «Cla- strano, ma molto strano, che nel li- rio – fosse anche il Padreterno – non
ra mia, non impressionarti per i bat- bro Mondadori-ACS non vi sia trac- è che un miserabile mentitore. Nien-
tibecchi fra Buffarini e il dr. Apollo- cia di tutto ciò. te fantasie in proposito. Tutto il resto

STORIA IN RETE 88| Aprile-Giugno 2014

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del tuo dattilografato è un tessuto di rella Myriam , in procinto di fuggi- pagnia della contessa. I coniugi
supposizioni. Basta col manicomio! re per raggiungere la Spagna. Essi Cervis e Claretta vivono dunque
(…) Bisogna ormai riportare il no- sperano che Claretta abbia deciso sotto lo stesso tetto. Claretta pas-
stro amore dal piano manicomiale di unirsi a loro, ma la giovane li di- sa le sue interminabili giornate, in
in cui è scivolato, su un altro piano: sillude subito: «Sono venuta a Mila- attesa delle sempre più rare e fret-
quello di una volta». E di Churchill? no per stare vicina a lui!». Soltanto tolose visite di Mussolini, al tavo-
Non un cenno. alla sorella Myriam rivela di avere lo di un enorme salone, vergando

A questo punto sorge spontanea «Sorge spontanea una domanda: chi, come
una domanda: chi, come e quan-
do ha «alleggerito» le carte Petacci
e quando ha “alleggerito” le carte della Petacci
consegnate all’Archivio di Stato? consegnate all’Archivio di Stato? E, prima ancora,
E, prima ancora, come finirono come finirono all’ACS quelle carte?»
all’Archivio di Stato quelle carte
(lettere e diari) che continuano a affidato, prima di partire, ai coniu- pagine e pagine di diario. In quelle
consentire ai due massimi edito- gi Carlo e Caterina Cervis, ciò che pagine Claretta annota tutto ciò
ri italiani, Rizzoli e Mondadori, ha di più prezioso al mondo: due che il Duce le confida, per lettera o
di sfornare un libro dietro l’altro scatoloni contenenti più di seicento per telefono: non pettegolezzi (non
sempre sul tema dei rapporti tra lettere inviatele dal Duce nell’arco è più il tempo), ma informazioni
il Duce e la sua amante? Andiamo di dodici anni, nonché un diario politiche, militari, diplomatiche.
con ordine. 19 aprile 1945: Benito che parte dal 1932 (anno in cui Cla- E le estreme speranze di salvezza.
Mussolini, 61 anni, capo della RSI, retta, allora ventunenne, conobbe Quelle pagine sono, dunque, uno
lascia Villa Feltrinelli, a Gargna- Mussolini) e termina il giorno della straordinario documento storico.
no, per raggiungere la Prefettura sua partenza per Milano, appunto
di Milano, dove si deciderà il da il 18 aprile 1945. I coniugi Cervis Pochi giorni dopo, i genitori e la
farsi: arrendersi o combattere fino sono divenuti, dall’ottobre prece- sorella Myriam partono per rag-
all’ultimo uomo. A Claretta Petac- dente (cioè dall’ottobre 1944, data giungere l’aeroporto militare di
ci, 32 anni, che vive interminabili del suo trasferimento da Villa Fior- Ghedi (Brescia), dove li attende un
giornate in solitudine a Villa Mira- daliso, teatro di una drammatica aereo che li porterà a Barcellona.
bella, Gardone Riviera, all’interno scenata fattale da Donna Rachele, Nel dare loro l’ultimo abbraccio,
del Vittoriale di D’Annunzio, rac- a Villa Mirabella), i suoi miglio- Claretta fa scivolare una busta nella
comanda di restarsene al sicuro ri amici e i suoi confidenti. Villa borsetta della sorella dicendole: «Ti
nella villa, guardata dai tedeschi. Mirabella appartiene alla contes- prego, aprila soltanto quando sarai
Ma Claretta non resiste e convince sa Maria Gallese di Montenevoso, arrivata in Spagna». Myriam trat-
Franz Spögler a condurla a Milano, vedova di Gabriele D’Annunzio: tiene a stento i singhiozzi. Quella
dove si riunisce ai genitori e alla so- Caterina Cervis è la dama di com- lettera contiene il testamento di

Mussolini durante una rivista


alle truppe della RSI nel 1944

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pag. 196

La copertina dell’epistolario di Be-


nito Mussolini con Claretta Petac-
ci: «A Clara. Tutte le lettere a Clara
Petacci 1943-1945», a cura di Lui-
sa Montevecchi, Mondadori-ACS,
2011, pp. 404

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89 STORIA IN RETE

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«Emilio Re, direttore dell’Archivio di Stato,
aveva definito la Petacci “non solo la favorita
del dittatore, ma anche la fiduciaria,
qualche volta l’incitatrice, se non la consigliera”»
Claretta. Eccone il testo integra- la notizia che le carte della Petac-
le: «Non penarti per noi. Io seguo ci erano sepolte nel giardino della
il mio destino che è il suo. Non lo villa. Ed era stato proprio scavan-
abbandonerò mai, qualunque cosa do nel giardino che i carabinieri
avvenga. Non distruggerò con un avevano trovato le due casse. Da
gesto vile la suprema bellezza del- quel momento, e fino alla morte,
la mia offerta, e non rinuncerò ad avvenuta nel 1991, Myriam Petacci
aiutarlo, ad essere con lui sinché non cessò un istante di rivendica-
potrò. Tutte le mie carte sai dove re la proprietà delle carte. Ma tutti
sono. Conservale e rispettale. Tie- i suoi sforzi, le sue battaglie lega-
nile tu: te le affido, e tu, a tua volta, li, le sue istanze ai vari ministeri che lo avevano sequestrato ai Cer-
le affiderai a tuo figlio, se Iddio te furono vani. Così come sono stati vis, aveva definito la Petacci «non
ne darà uno, o a Benghino [«Ben- vani per decenni i tentativi posti solamente la favorita del dittatore,
ghino» è Benvenuto, il nipotino pre- in atto dall’unico erede vivente di ma anche la fiduciaria, qualche
diletto, figlio primogenito del fratel- Claretta, il nipote Ferdinando, fi- volta l’incitatrice, se non la consi-
lo Marcello, che ha 6 anni e mezzo; glio del fratello di Clara e Myriam, gliera». In quell’anno, unitamente
il secondogenito, Ferdinando, ha Marcello, nonostante Ferdinando al compianto Alessandro Zanella,
appena 3 anni; NdR]. Tu capirai abbia avuto il padre trucidato a storico e autore del più importan-
quale dei due sarà in grado di com- Dongo, mentre suo fratello, Ben- te libro sulla RSI, «L’ora di Dongo»
prenderle. Tu che hai vissuto tutta venuto, detto «Benghino», veden- (Rusconi, 1993), chiesi di potere
la mia vita d’amore, tu che hai visto do il papà massacrato sotto i suoi esaminare le carte Petacci. Ma
sin da piccolissima, tu che sei stata occhi, uscì di senno e morì in gio- l’Archivio me ne impedì la consul-
la piccola “paciera”, la “vivandiera”, vanissima età. Anche rispettan- tazione, accampando un ulteriore
la nostra “piccola idiota” dei giorni do il cinquantennale «segreto di periodo di vent’anni per proteggere
felici, tu sai tutto. Nessuno meglio Stato», Ferdinando avrebbe avuto la privacy delle persone coinvolte,
di te può essere custode dei miei diritto ad entrare in possesso delle così come previsto – mi fu precisa-
scritti. Troverai le sue lettere. Sono carte della zia a partire dal 1995. to – dal 2° comma del DPR 1409/63.
parte di me, sacro ricordo e indivi- Invece ha dovuto attendere la sca- Allora mi rivolsi direttamente al
sibile proprietà. Ti prego, qualun- denza della secretazione settan- ministro degli Interni dell’epoca,
que cosa accada, fa sì che sia final- tennale riguardante le «situazioni Giorgio Napolitano (dal cui mini-
mente detta la verità. Non piangere puramente private delle persone» stero dipendono gli Archivi), spe-
per quel che ti dico. Non è pessimi- per avere voce in capitolo sulla cificando che mi sarei accontentato
smo, né malinconia: è desiderio di consultazione, e la pubblicazione, di sfogliare, sotto il vigile occhio
sapermi sicura su ciò che mi è più dei diari di Claretta, che difatti dei funzionari dell’Archivio, sol-
caro. Tu sola puoi comprendermi». stanno venendo alla luce anno per tanto le pagine dei diari comprese
anno (nel 2009 quelli del ’39, nel tra gli ultimi mesi del 1944 e il gen-
19 aprile 1950. Quando, dopo cin- 2010 quelli del ’40, nel 2011 quelli naio del 1945. Ciò che m’interessa-
que anni di esilio in Spagna, la del ’41 e così via). va non era la «privacy», non erano
giovane Myriam tornò in Italia e le lenzuola di Villa Fiordaliso né
si presentò alla casa dei Cervis con A questo punto, può essere di un quelle di Villa Mirabella, ma sape-
in pugno la lettera della sorella, certo interesse storico ricostruire i re che cosa aveva scritto Claretta
si sentì dire di essere stata prece- fatti che mi coinvolsero nella vicen- nei giorni corrispondenti alle date
duta dai carabinieri, che avevano da dei diari di Claretta Petacci. Ac- delle telefonate tra lei e il Duce ri-
sequestrato tutto. Chi li aveva av- cadde nel 1995, data di scadenza del guardanti i contatti con Churchill.
vertiti? Non si è mai saputo, seb- segreto di Stato apposto ai docu- Da tempo si sapeva che Claretta,
bene si sia a lungo sospettato di menti dell’amante del Duce dopo durante le sue lunghe notti inson-
un giornalista del «Corriere della che Emilio Re, direttore dell’Archi- ni a villa Fiordaliso, scriveva mol-
Sera» che si sarebbe guadagnato le vio di Stato cui l’incartamento era tissimo. Infatti i suoi diari hanno
confidenze dei Cervis, compresa stato consegnato dai carabinieri una mole mostruosa, ben 15 mila

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«I diari della Petacci, così come le lettere
di Benito a Claretta, erano sicuramente
stati “ripuliti” molto tempo prima. Ossia, subito
dopo il loro ritrovamento a villa Mirabella»
imbarazzante per gli inglesi. Per nascosto, da Salò a Ponte Tresa, al
esempio, le copie fotografiche del confine con la Svizzera, per incon-
carteggio con Churchill che Mus- trare gli inviati di Churchill. E an-
solini aveva consegnato al fidato che i partigiani che parteciparono a
ambasciatore giapponese Shin’ro- quelle vicende, ormai anziani, negli
kuro Hidaka. Quando, trent’anni anni Novanta iniziarono ad incri-
fa, gliene feci chiedere conto da nare il muro di omertà alzato per
un amico giapponese, lui rispose mezzo secolo: Urbano Lazzaro, il
La sede dell’ACS a Roma sibillino di avere consegnato tutto famoso comandante Bill che aveva
al suo governo. Che naturalmente catturato Mussolini sulla piazza di
pagine: mille per ogni diario, come oppose anch’esso il segreto di Sta- Dongo, scrisse due libri di grande
confidava alla sorella Myriam. to. Ugualmente sparite nel nulla le importanza storica. E peccato che
copie fotografiche che Mussolini l’Istituto Storico della Resistenza
Napolitano mi fece rispondere dal consegnava al suo ministro di fi- di Pavia non mi abbia consentito,
suo sottosegretario Abate, il quale, ducia Carlo Alberto Biggini. Del quando ne feci richiesta, di ascolta-
firmandosi «pel Ministro» (sic), mi resto, lo storico e giurista profes- re la cassetta con la testimonianza
precisò che i funzionari dell’Archi- sor Ubaldo Giuliani-Balestrino, che aveva lasciato, prima di mori-
vio di Stato avevano provveduto a nel suo recente saggio dal titolo re, uno dei partigiani dell’Oltrepò
consultare i diari di Claretta alle «Il carteggio Mussolini-Churchill pavese membri del plotone d’esecu-
date da me e da Zanella indicate alla luce del processo Guareschi» zione di Dongo.
nella richiesta, e non avevano tro- (Settimo Sigillo, Roma, 2010) ha
vato nulla di ciò che ci interessava. ampiamente dimostrato come il Tornando al libro Mondadori-
Confesso che, sul momento, rimasi primo ministro britannico fosse ACS, sono da segnalare i commen-
perplesso. Ma ora che il tesoro car- ben presente sulla scena italiana ti di due validi storici come Elena
taceo della povera Petacci sta tu- ancora nei primi Anni Cinquanta, Aga-Rossi e Giuseppe Parlato.
multuosamente venendo alla luce, allorché si incaricò di fornire un Quest’ultimo affronta la tematica
mi rendo conto che il sottosegreta- sostanzioso e decisivo appoggio al del carteggio Mussolini-Churchill
rio Abate, «pel ministro Napolita- capo del governo italiano Alcide e scrive in proposito: «Non è questa
no», diceva il vero. Quei diari, così De Gasperi, che aveva querelato evidentemente la sede per esprime-
come le lettere di Benito a Claretta, il grande giornalista Giovannino re un giudizio sull’esistenza del car-
erano sicuramente stati «ripuli- Guareschi, direttore del «Candi- teggio, ma soltanto per evidenziare
ti» molto, ma molto tempo prima. do», per averlo inguaiato proprio che Mussolini fece affidamento su
Ossia, subito dopo il loro ritrova- con le carte contenute nel dossier tali documenti per una soluzione
mento nelle due casse seppellite De Toma, una delle tante copie del negoziata della crisi del Fascismo».
nel giardino di villa Mirabella. Ap- carteggio Mussolini-Churchill che Quanto a Elena Aga-Rossi, nel suo
pare a questo punto difficile porre il Duce aveva voluto preparare in intervento si legge: «Le lettere alla
in dubbio che già nel 1950, quando vista della resa dei conti. Petacci dell’ultimo periodo mo-
i documenti vennero scoperti dai strano che Mussolini era convinto
carabinieri sotterrati in due bauli Da tempo immemorabile, a chi di avere ancora delle opzioni aper-
nel giardino della villa dei Cervis, mi chiede se esistono le prove dei te, anche se tali opzioni non sono
ai quali Claretta li aveva affidati contatti tra Mussolini e Churchill, mai chiarite». E perché «non sono
prima di lasciare Gardone, «qual- rispondo che non bisogna certo mai chiarite»? Perché dalla col-
cuno», magari «incaricato» dal vin- pensare a lettere dirette che inizia- lezione epistolare accuratamente
citore della Seconda guerra mon- vano con «Caro Winston» o «Caro custodita da Claretta Petacci furo-
diale, si sia premurato di purgarli Benito». Ma dei rapporti tramite no probabilmente sottratte tutte le
delle parti per lui più compromet- emissari nessuno può più dubita- lettere più scottanti, relative ai pro-
tenti. D’altra parte, questo è stato re. Pietro Carradori, l’autista del getti dell’ultimo Mussolini.
il destino subìto da tutte le carte Duce, mi raccontò nel ‘94 di aver-
che potevano provare qualcosa di lo trasportato due volte la notte, di Luciano Garibaldi

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91 STORIA IN RETE

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STORIA IN TV

OBBIETTIVO
la vulgata non muore mai

MUSSOLINI
Nuove trasmissioni, nuovi libri, nuove teorie per un dramma senza
fine come i suoi misteri. Intorno alle ultime ore del capo del Fascismo
continua il dibattito come al solito confuso, pasticciato, lacunoso.
Eppure, a ben vedere, le cose che si sanno sono sufficienti per chiarire
molti punti, per suggerire nuove direzioni di ricerca e fare giustizia di
vecchie storie bugiarde. Che invece, tornano continuamente a galla,
complice non più l’ideologia, ma semplicemente la superficialità
dei soliti storici della domenica
di Fabio Andriola

I
l miglior modo di nascondere la verità è sicu- soprattutto articolata perché nelle ore che separano il
ramente quello di aumentare a dismisura in- 25 aprile 1945 e il successivo 28 aprile, tra Milano e l’al-
formazioni, rivelazioni e ricostruzioni. Da- to lago di Como si scontrarono o incrociarono piani
vanti alla montagna di notizie che si andrà e uomini che provenivano da molto lontano: fascisti
a formare, anche un osservatore smaliziato e partigiani comunisti, partigiani azionisti e Guardia
rischierà di perdersi o, per lo meno, di fare di Finanza, socialisti, liberali e democristiani, militari
il classico passo falso. E’ quello che accade, ormai da tedeschi e americani, agenti più o meno segreti di va-
decenni, intorno agli ultimi giorni di Mussolini, un rie nazionalità (compresa quella Svizzera). E su tutti
pugno di ore e tanti enigmi spesso sottovalutati nel Benito Mussolini, con i suoi progetti, le sue incertezze
loro complesso, confinati soprattutto da chi ne sa e ne e soprattutto il suo destino: è lui la figura chiave di
capisce poco nel girone – infernale per gli storici – del- quelle ore, di quei piani e di quegli uomini, l’elemento
la storia aneddotica. Insomma pura e semplice curio- che condizionerà tutti gli altri.
sità, spesso un po’ morbosa che nulla può aggiungere
o togliere a quello che conta davvero per la storia vera, La differenza che passa tra l’idea prevalente, soprat-
quella con «S» maiuscola. Se tutto questo fosse vero tutto nell’Accademia, di un Mussolini in fuga che,
non stareste leggendo questo articolo. La realtà degli confuso, sbandato e abbandonato dai suoi, incappa
ultimi giorni di Mussolini è molto più complessa di nei suoi giustizieri, e quella di un intrecciarsi di piani
quanto comunemente si creda e scriva. Complicata e obbiettivi diversi, compresi quelli del dittatore, è la
certo, per l’affastellarsi di testimonianze, personaggi stessa che passa tra uno scippo in metropolitana e il
«minori», di nomi senza volto, di carte sparite, di si- «Colpo del Secolo». E’ ovvio che l’approccio psicologi-
lenzi infiniti, di perizie scientifiche, di preziosi e dena- co di chi, a distanza di anni, si interroga su quei fatti ri-
ro scomparsi, di orari che combaciano o meno… ma sentirà sempre del pre-giudizio che grava sull’oggetto

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zx STORIA IN TV
la vulgata non muore mai

Benito Mussolini
fotografato nel 1945.
Nel riquadro: Dongo,
paese sul lago di Como,
nello stesso anno

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93 STORIA IN RETE

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dell’indagine. E’ questo l’errore di Mussolini saluta dal palco del Teatro
impostazione che ha portato fuori Lirico di Milano, il 16 dicembre 1944
strada molti storici «di professio-
ne» oltretutto infastiditi dal doversi
impegnare in un settore egemoniz-
zato, fin dall’inizio, da giornalisti.
Che in molti casi avranno anche
preso le loro belle cantonate ma cui
dobbiamo, fin dai primi anni Cin-
quanta, un’importante messe di in-
formazioni e riscontri ancora oggi
fondamentali per capire, per lo
meno per sommi capi, cosa accad-
de prima e dopo Dongo. Il punto di
partenza di ogni ricerca dovrebbe
essere sempre lo stesso: conoscere
bene fatti, persone e luoghi. Quin-
di, quando tutte le carte valide
sono sul tavolo, provare a costruire
una propria interpretazione. Sem-
bra facile ma evidentemente non lo
è visto che non lo fa quasi nessuno
nonostante l’attenzione per gli ulti-
mi giorni di Mussolini non accen-
ni a diminuire. Come dimostrano
alcune «novità» in televisione e in
libreria…

«Obbiettivo Mussolini» è una


miniserie andata in onda a mag-
gio 2008 su «History Channel»: tre
puntate per analizzare in modo do-
cumentaristico tre momenti della
vita del dittatore fascista: gli atten-
tati che lo perseguitarono nei primi
anni di governo; i tentativi tedeschi
di liberarlo dalla prigionia del Gran secondari poi non sono mai. A vol- te nella terza puntata della serie,
Sasso dopo il 25 luglio ’43; e la cac- te certe cose fanno sorridere come quella dedicata agli ultimi giorni di
cia all’uomo che si scatenò nei suoi quando si vede una ricostruzione Mussolini dove errori sostanziali si
confronti all’indomani del 25 aprile (in gergo docu-fiction) in cui l’anar- mischiano a sciatterie ed omissioni
1945. Un documentario da guarda- chico Michele Schirru che nel 1931, di una certa importanza. Questo,
re con occhio critico, diciamo pure in una stanza d’albergo, si prepara va precisato, per il semplice fatto
severo, nei confronti di un’opera- ad attentare alla vita di Mussolini che la Storia ha bisogno, come con-
zione che dal punto di vista stori- e per aver ben chiare le fattezze del dizione essenziale, della precisione.
co si è rivelata more solito decisa- suo obbiettivo fissa una foto del E, ad esempio, parlare del discorso
mente raffazzonata e dilettantesca periodo della RSI, quindi di ben 13 del Teatro Lirico di Milano di Mus-
non solo nella cura dei dettagli che anni dopo… Altre pecche, ben più solini del 16 dicembre 1944, quindi
- quando si tratta di Storia - così gravi, sono invece quelle contenu- in piena Repubblica Sociale, e mo-

La differenza fra l’idea di un Mussolini in fuga che, confuso e abbandonato


da tutti, incappa nei suoi giustizieri, e quella di un intrecciarsi di piani
e obbiettivi diversi, compresi quelli del dittatore, è la stessa che passa
tra uno scippo in metropolitana e il «colpo del secolo»

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strare un Mussolini che parla al Te-
atro Adriano di Roma almeno tre
anni prima, non è proprio indice
di accuratezza visto che le imma-
gini del discorso di Milano esi-
stono. Oltretutto di quel discorso
esiste anche la registrazione audio
quindi perché farlo recitare da un
attore? Anche la scelta degli inter-
vistati non sembra delle più felici,
visto che erano per lo più privi di
una conoscenza approfondita del
tema su cui sono stati chiamati (ed
hanno accettato) di parlare. Spia-
ce ad esempio veder coinvolto in
un’operazione così raffazzonata
un docente serio come Alessan-
dro Campi (Storia delle dottrine
Settembre 1945: riunione degli esponenti di CLNAI e CLN. Il CLNAI fu determinato
politiche a Perugia) così come un nel perseguire l’eliminazione di Benito Mussolini dopo la cattura a Dongo
ricercatore non meno preparato nel
suo campo come Mauro Canali, di indossato controvoglia, dopo varie per cui sorge naturale la doman-
cui però non si ricordano ricerche insistenze – e non volle più indos- da: «dove si son documentati gli
specifiche sull’argomento «Dongo sarlo nonostante sentisse freddo. autori?» – se ne aggiungono poi
e dintorni». Ad esempio, lo rifiutò platealmente altre, e di più gravi, perché altera-
a chi glielo porgeva nel Municipio no sostanzialmente la sequenza dei
Il racconto delle ultime vicende di Dongo prima di trasferirlo a fatti così come è conosciuta e asso-
mussoliniane è zeppo di «perle»: ad Germasino, sui monti sopra il lago. data in alcuni punti fondamenta-
esempio scopriamo che tra le «ipo- Il Municipio di Dongo poi nel rac- li. Partiamo dalle omissioni: non
tesi» fantasiose che vengono pro-
poste a Mussolini per una eventua- Raffaele Cadorna voleva prendere Mussolini
le fuga c’è «la fuga in aereo». Ipotesi e consegnarlo agli Alleati; comunisti, socialisti
così fantasiosa che l’aereo (un Sa-
voia Marchetti con insegne croate)
e azionisti volevano invece catturarlo, sottoporlo
che sarebbe stato a disposizione di a sommario processo e quindi giustiziarlo
Mussolini partì tranquillamente platealmente a Milano, a Piazzale Loreto
da Milano il 23 aprile e dopo poche
ore di volo senza intoppi atterrò a conto di «Obbiettivo Mussolini» vengono mai citati in 50 minuti di
Madrid. A bordo, tra gli altri, an- diventa, per due volte, niente poco documentario alcuni dei più im-
che i genitori e la sorella di Claret- di meno che «la prefettura di Don- portanti protagonisti di quelle ore:
ta Petacci. Scopriamo che arrivato go» mentre il luogo chiave di tutta ad esempio il generale comandante
a Casa De Maria (quindi varie ore la vicenda, Casa De Maria a Bonza- delle SS in Italia, Karl Wolff, pro-
dopo la cattura) il Duce sarebbe nigo, il luogo dove probabilmente si babile regista occulto della cattura
ancora «in divisa nazista» mentre consumerà la tragedia la notte tra il di Mussolini; oppure il generale
il famoso travestimento consistet- 27 e il 28 aprile, diventa un «rudere Raffele Cadorna, comandante del
te nell’indossare solo un pastrano isolato a pochi chilometri da lago». Corpo Volontari della Libertà, cioè
tedesco e un elmetto. Mussolini, In realtà Casa De Maria era ed è la il braccio militare della Resistenza
secondo alcune testimonianze più grande casa del paese, ieri come che la sera del 27 aprile 1945, subito
venne riconosciuto proprio perché oggi regolarmente abitata e dista, dopo l’arrivo a Milano della notizia
dal cappotto tedesco facevano ca- in linea d’aria circa 800 metri dalla dell’arresto di Mussolini a Dongo,
polino i pantaloni della divisa mi- riva del lago. Altro che chilometri. ingaggiò un silenzioso e duro brac-
litare italiana con la caratteristica cio di ferro con i politici di sinistra
banda nera su grigioverde. Appena A queste ed altre imprecisioni – in che egemonizzavano il Comitato
riconosciuto Mussolini si liberò cui non cade nessun libro tra quelli Liberazione Nazionale Alta Italia
del cappotto – che del resto aveva pubblicati negli ultimi vent’anni, (Pertini, Longo, Valiani, Sereni,

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Il comandante delle SS in Italia Karl Wolff a colloquio
con il Reichsfürher SS Heinrich Himmler. Wolff
é probabilmente uno dei responsabili della cattura
di Mussolini da parte dei partigiani

Bauer…): Cadorna voleva prendere Moltrasio, 45 chilometri più a sud a Mussolini una donna di cui nes-
Mussolini e consegnarlo agli Alle- verso Como che, a sua volta, dista suno conosceva l’identità – e che
ati; i comunisti, socialisti e azioni- dal paesino rivierasco solo otto comunque non aveva alcun ruolo
sti volevano catturarlo e proces- chilometri. Un trasferimento peri- o spessore politico per i partigia-
sarlo e giustiziarlo platealmente a coloso – oggi, con strade infinita- ni del comasco – e non figure di
primo piano, presenti a Dongo: un
In futuro le argomentazioni a sostegno Alessandro Pavolini, segretario del
della «fuga in Svizzera» potranno essere PNF, un Paolo Zerbino, ministro
degli Interni, un Francesco Maria
una buona base per uno studio su come Barracu, sottosegretario alla Pre-
ideologia, faziosità e ottusità hanno sidenza del Consiglio… O magari
condizionato l’approfondimento storico in Italia l’aiutante di campo di Mussolini,
il colonnello Vito Casalinuovo o
Milano, a Piazzale Loreto, luogo di mente migliori di quelle dell’epo- l’attendente del Duce, Piero Carra-
un eccidio nazi-fascista nell’ago- ca, ci vogliono circa tre quarti dori… No, si sceglie la Petacci e si
sto 1944 che aveva fortemente im- d’ora – in un’atmosfera incerta affronta un viaggio pericoloso per
pressionato l’opinione pubblica. dove lungo la strada si poteva in- portarli semplicemente a Casa De
Per un pelo Cadorna non riuscì contrare chiunque: tedeschi, grup- Maria (chissà quante case sicure
nel suo intento, nonostante la rete pi di fascisti, formazioni partigia- c’erano per i partigiani prima di
di presidi della Guardia di Finan- ne d’altro orientamento, agenti o quella) e non verso un ormai non
za presenti sul lago e ad alcuni avanguardie inglesi o americane… ipotetico appuntamento con una
partigiani non comunisti come il In «Obbiettivo Mussolini» di tutto barca che da Moltrasio avrebbe
comandante della 52a Brigata Ga- questo non v’è traccia: non Belli- dovuto attraversare il lago e appro-
ribaldi di Dongo, quell’ambiguo ni delle Stelle (e neanche un altro dare in una villa sicura.
e reticente conte Pier Bellini delle grande assente, il capitano Neri,
Stelle, nome di battaglia Pedro, che cioè Luigi Canali) ma il comuni- Anche da un semplice punto di vi-
gestirà i trasferimenti di Mussolini sta Michele Moretti decide tutto, sta «drammaturgico» una maggio-
dal municipio di Dongo alla caser- anche di unire a Mussolini proprio re aderenza alla realtà aiuterebbe
metta della GdF di Germasino e Claretta Petacci. Una scelta che la narrazione, aggiungerebbe sale
poi, la notte del 27, d’improvviso, nessuno si è peritato di analizzare alla storia. Invece il pattume si nu-
da Germasino all’imbarcadero di con un po’ di malizia: perché unire tre di banalità, anche sotto forma

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di errori banali e banali dimenti- supporre che, forse, nel tragitto tra Duce? O si sostiene che Mussolini
canze. Come quella di non sotto- Germasino e Moltrasio Mussolini era ormai completamente avulso
lineare come Mussolini – tutt’al- abbia cullato più di una speranza… dalla realtà – ma testimonianze
tro che avulso dalla realtà in quei decisive in questo senso non ce ne
giorni, pur con tutte le delusioni e Il fascino e la dannazione della sono – oppure si deve ammettere
preoccupazioni che poteva avere – «dongologia» stanno nella raccolta che avesse un piano. Poiché il lato
avesse in Claretta e in suo fratello minuziosa e nel riordino di mille sinistro del lago di Como costeg-
Marcello due importanti pedine tasselli come questi. Che, inseri- gia il confine svizzero per anni ha
per cercare di vincere la partita ti nel contesto cronologico giu- tenuto banco l’idea che Mussoli-
che aveva intrapreso, chissà quan- sto, possono far intuire una verità ni volesse raggiungere la Svizzera
to tempo prima. Carte riservate, storica altrimenti irraggiungibile. per salvarsi. Poteva farlo in aereo,
molte a carattere «diplomatico» in E’ il caso del lungo tergiversare di poteva andare in Spagna e invece
senso lato, dovevano arrivare nelle Mussolini tra Como e Menaggio avrebbe provato, un po’ furbesca-
mani giuste: e Mussolini, si sa per tra l’alba del 26 aprile e il mattino mente, ad attendere il momento
certo, le affidò anche ai fratelli Pe- successivo. Perché un uomo che giusto per presentarsi a qualche
tacci che avevano certo più possi- ha alcune migliaia di fedelissimi a posto di frontiera fuori mano e cer-
bilità di lui di passare inosservati Como resta tra Menaggio e Gran- care di farsi dare asilo pur sapendo
eventuali posti di blocco. Fine del- dola per tutte quelle preziosissime che non lo avrebbero accolto. In fu-
la digressione. I telespettatori che ore? Se la destinazione è subito la turo le argomentazioni a sostegno
vedranno o hanno visto «Obbiet- Valtellina perché non prendere la della «fuga in Svizzera» potranno
tivo Mussolini» sapranno solo che strada di Lecco e fare subito quei essere una buona base per uno stu-
Mussolini e la Petacci («che tanto 100 km che dividono Como da dio su come l’ideologia, la faziosità
aveva insistito con Moretti…») Sondrio, il maggior centro della (e l’ottusità) hanno condizionato
vengono portati a Casa De Maria Valle dove da settimane erano con- l’approfondimento storico in Italia.
direttamente da Germasino, senza centrati alcune migliaia di soldati Seconda ipotesi: Mussolini forse
soste intermedie. Non sapranno della RSI compresa la Guardia del aveva un «appuntamento», doveva
invece, tra le altre cose, che curio-
samente al momento dell’autopsia Nella ricostruzione delle ultime ore di Mussolini
all’istituto di Medicina legale di solo la raccolta minuziosa e il riordino
Milano, la mattina del 30 aprile,
nella tasca posteriore dei panta-
di mille tasselli da inserire nel contesto
loni di Mussolini verrà trovato cronologico giusto, possono far intuire
un salvacondotto per la Spagna una verità storica altrimenti irraggiungibile
intestato ad una copia di coniu-
gi dai nomi che il testimone, un
giovane medico presente, il dot-
tor Pierluigi Cova, purtroppo non Bonzanigo
ha saputo ricordare. Ma dettaglio
ancora più intrigante quel docu- Casa De Maria
mento era in una busta intestata al
«Fascio Repubblicano di Dongo». MEZZEGRA
Non Milano, Como o Menaggio
ma Dongo. Quasi che quelle carte
io

fossero state prelevate da un grup- Giulino


gg
Ma

po di documenti e inserite in una


IV
XX

busta per essere consegnate al loro


Via

destinatario proprio dopo il fermo ◆ Villa Belmonte


della colonna Mussolini e l’arresto Azzano
dei suoi componenti. Verrebbe da

I luoghi delle ultime ore di Mussolini e


della Petacci a Mezzegra, piccolo paese Lago di Como
sulle sponde del Lago di Como: Casa
De Maria nella frazione di Bonzanigo
0 250 m
e Villa Belmonte in quella di Giulino

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97 STORIA IN RETE

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Claretta Petacci, amante di Mussolini.
Finora pochissimi hanno preso in
considerazione il suo ruolo nei contatti
segreti fra Duce, tedeschi e alleati

dialettica con i tedeschi. Anche in


questo caso lo sforzo da fare è quel-
lo di guardare al passato non con
i nostri occhi ma con quelli di chi
c’era allora…

Purtroppo per Mussolini la firma


della resa tedesca arrivò quando lui
e gli altri morti di Dongo erano già
a Piazzale Loreto. Questo non deve
far accantonare il fattore «nazista»
nelle ultime giornate del Duce:
l’ostinato marcamento a uomo de-
gli uomini della scorta tedesca (che
Mussolini - atteggiamento strano
per uno che sta solo perdendo tem-
po - cercherà di scrollarsi di dosso
nel trasferimento da Menaggio a
Grandola il 26 aprile), il fatto che,
in seguito allo stop prima di Don-
go, il 27 aprile, venne impedito dai
tedeschi all’attendente di Musso-
lini, Piero Carradori, di salire sul
camion tedesco col Duce (cosa che
getta ovviamente una luce com-
pletamente diversa su tutta la fac-
cenda) e, ultimo ma non ultimo
dettaglio, il fatto che sulla piazza
A Menaggio, Mussolini ha sconfessato di Dongo le perquisizioni da par-
i fascisti che, in sua assenza, hanno deciso te dei partigiani furono insistenti,
come se sapessero cosa cercare.
di trovare un accordo con gli Alleati. E non a caso, un testimone ricor-
Un accordo che è inconciliabile da l’autista del camion tedesco su
con quanto il Duce spera ancora di fare cui era Mussolini che ad un certo
punto indicò il proprio automezzo,
perfezionare un qualche accordo notizia che doveva giungere da un indirizzando di fatto le ricerche.
prima di raggiungere la Valtellina. momento all’altro: l’annuncio della C’è poi da osservare la stranezza
Non si perde tutto quel tempo con resa tedesca. Se i tedeschi si fossero del tempestivo arrivo della colonna
borse piene di documenti scottanti arresi mentre lui era ancora libero tedesca, l’unica che transitò lungo
e un pilota d’aereo al seguito (quel avrebbe potuto denunciare il tradi- la strada Regina – la strada costiera
capitano Piero Calistri che finirà mento dell’alleato, tutto quello che sul lato sinistro del Lago di Como
fucilato a Dongo con gli altri gerar- aveva dovuto subire soprattutto – proprio mentre in campo fasci-
chi il pomeriggio del 28 aprile 1945, negli ultimi due anni e considerare sta regnava l’impasse più totale.
colpevole di chissà cosa…) solo lavata l’onta dell’armistizio dell’8 In «Obbiettivo Mussolini» - come
perché non si sa cosa fare. Forse ne- settembre 1943 quando l’Italia di del resto in molte altre ricostru-
anche la Valtellina era l’ultima tap- Badoglio aveva cambiato repenti- zioni - non c’è alcun sospetto di
pa prevista e sperata. Per fare qua- namente alleanze dopo tre anni di come si siano svolte davvero le cose
lunque cosa, sostiene ad esempio guerra. Non bisogna infatti sotto- in quelle ore convulse. Il rifiuto di
Marino Viganò, uno dei più acuti valutare l’importanza del trauma Mussolini di rientrare a Como creò
studiosi di queste vicende, proba- dell’8 settembre per gli uomini un vero corto circuito nei fascisti
bilmente Mussolini attendeva una della RSI e nella spesso difficile che a migliaia stavano convergen-

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do – come stabilito da giorni – da concilia con quanto Mussolini spe- re. Oggi l’osservazione potrà sem-
tutto il Nord Italia verso il capoluo- ra ancora di poter fare. Lo snodo, brare leziosa ma nell’ottica degli
go lariano: a differenza di quanto anche in questo caso, è psicologico anni Cinquanta, con i giornalisti
asserito da Campi nella trasmissio- e sta nell’attitudine del dittatore a di mezzo mondo pronti a sborsare
ne, Pavolini a Menaggio - all’alba condividere con pochissime per- cifre importanti per memoriali e
del 27 aprile - si presenta con pochi sone convinzioni e progetti. Non «interviste esclusive» di chiunque
uomini e le famose tre autoblindo di rado anche gerarchi di un certo avesse avuto a che fare con Mus-
degli squadristi lucchesi non per- peso erano all’oscuro dei pensieri e solini nelle sue ultime ore, è strano
ché non ha altro da portare ma
perché vuole convincere Mussolini Nel municipio di Dongo sono tutti prigionieri,
a rientrare e a cambiare piano: in- alcuni feriti, al Duce hanno sequestrato la sua
vece della Valtellina la vicina Val
d’Intelvi dove si è deciso (compreso
borsa con i documenti «importanti per il futuro
Vittorio Mussolini, che è rimasto dell’Italia», i tedeschi li hanno abbandonati.
a Como) di far convergere tutte le Ma Mussolini ha ancora parole di speranza...
forze fasciste in attesa dell’arrivo
degli anglo-americani. Di fronte delle decisioni di Mussolini: questo che nessuno abbia avuto voglia di
al diniego di Mussolini Pavolini accadeva ai tempi di Palazzo Vene- parlare a cominciare dal coman-
decide di restare al fianco del suo zia, questo accadde fino all’ultimo. dante della colonna, quel tenente
Duce e di inviare Enrico Vezzalini E ci sono più indizi che ci dicono, Fallmeyer che forse non si chiama-
e due blindo indietro, a Como, con ad esempio, che Pavolini di molte va così e forse non era neanche un
l’ordine di riorganizzare le forze e cose era all’oscuro. semplice tenente, che attese gli anni
prendere la strada per la Valtellina. Ottanta per far avere sue notizie –
Di fatto, a Menaggio, Mussolini ha Mussolini finché può tiene a di- reticenti e vaghe – al giornalista te-
sconfessato i suoi che a Como, in stanza il segretario del Partito fa- desco Erich Kuby (autore del libro
sua assenza, han deciso di trovare scista repubblicano, né del resto, «Il tradimento tedesco», Rizzoli).
un accordo con gli emissari anglo- ancora al mattino del 27 aprile Un’anomalia che forse avrebbe me-
americani. Un accordo che non si sembra mostrare particolari pre- ritato qualche riflessione in più an-
occupazioni per la propria sicu- che perché quella colonna tedesca
rezza. Non è vero, come sostenuto sconfinò davvero in Svizzera, caso
da Campi, che Mussolini salì sulla unico e raro in quei giorni per un
blindo già a Menaggio con la Petac- reparto tedesco.
ci e Pavolini. Fino allo stop di Mus-
so, il dittatore resta nella sua auto. «Coraggio, coraggio Carradori:
Poi, si muove liberamente tra una la partita non è ancora chiusa».
macchina e l’altra durante le lun- Sono parole incredibili quelle det-
ghe ore d’attesa mentre il coman- te da Mussolini al suo attendente
dante tedesco della colonna tratta che, pesto e sanguinante dopo la
con i partigiani. La gente del posto cattura, gli capita vicino nella sala
lo vede (la strada provinciale pas- del municipio di Dongo. Sono tutti
sa in mezzo al Paese), la voce che prigionieri, alcuni feriti, a Musso-
lui sia nella colonna corre veloce. lini hanno appena sequestrato la
Altro motivo per restare perplessi sua borsa con documenti che lui
circa tutta l’operazione del trave- stesso definisce importanti per il
stimento e per capire, di converso, futuro dell’Italia, i tedeschi li han-
invece l’insistenza dei partigiani no abbandonati. E Mussolini ha
di Dongo nel cercare «qualcosa» ancora parole di speranza. Parole
nei camion tedeschi. E’ poi straor- di circostanza potrebbe obiettare
dinariamente sorprendente che di il San Tommaso di turno. Parole
quelle decine di soldati testimoni – indicatrici, forse, di qualcosa che
pensiamo solo ai vari tedeschi che non sappiamo ancora ma che pos-
Marcello Petacci, fratello di Claretta.
I contorni del suo ruolo nei contatti
erano sullo stesso camion sul quale siamo intuire tra le pieghe di quel-
segreti di quell’ultima primavera venne scoperto Mussolini – nessu- le ore. Proviamo a metterle in fila
di guerra sono ancora oscuri no abbia mai avuto voglia di parla- rapidamente: sulla blindo ferma

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99 STORIA IN RETE

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Il partigiano Urbano Lazzaro, piamo abbastanza per considerare
detto Bill, indica il muro di Casa con scetticismo gran parte delle
De Maria a Giulino di Mezzegra ricostruzioni di quei giorni, non
dove sarebbe avvenuta sappiamo abbastanza per poter ri-
l’esecuzione di Mussolini e
della Petacci. Una versione scrivere compiutamente la storia
contraddetta da troppi indizi di quei momenti. Questo vale per
quanto ha preceduto la cattura di
Mussolini, per le ore della prigio-
nia del dittatore e, ovviamente, an-
che per la vexata quaestio della sua
morte.

La cosa certa è che, qualunque


cosa sia accaduto a Casa De Maria,
non era una cosa da rendere pub-
blica. Claretta Petacci ne fu testi-
mone e questo la condannò a mor-
te: fu uccisa, probabilmente anche
La cosa certa è che, qualunque cosa sia accaduto con una raffica alle spalle, mentre
a Casa De Maria, non era una cosa da rendere era vestita. Il che fa supporre che
la sua morte sia giunta successiva-
pubblica. Claretta Petacci ne fu testimone mente a quella di Mussolini. Tutto
e questo la condannò a morte: fu uccisa il pasticcio che è sorto in seguito
probabilmente con una raffica alle spalle (una quindicina di versioni diverse,
un numero di sospetti o sedicenti
per lo stop partigiano, poco prima storia. Carte che dovevano servire killer che due mani non bastano,
di salire sul fatale camion tedesco, a qualcosa che non sappiamo e che versioni, calibri e angolazioni in-
Mussolini ha un veloce scambio di invece, finite nelle mani sbaglia- conciliabili, frasi più o meno fa-
battute con Claretta Petacci. Testi- te, segnarono la fine di parte delle mose etc. etc.) nasce soprattutto
mone oculare è l’ultima superstite speranze di Mussolini e la morte di dall’operazione di copertura che
di quei fatti, almeno per parte fa- Marcello, il giorno successivo, sul- gli ambienti partigiani del coma-
scista: è Elena Curti, figlia naturale la piazza di Dongo. Quando Mus- sco misero in atto in qualche modo
di Mussolini: «…sentivo la voce di solini parla a Carradori Marcello (probabilmente per correre ai ri-
Mussolini che diceva: “Non devi Petacci non è stato ancora bloccato pari dopo un evento improvviso)
preoccuparti, tutto è in ordine. definitivamente e il Duce non ha insieme ai vertici partigiani di Mi-
Anche se venisse fermato, Marcel- quindi motivo di pensare che le lano e del PCI. Il fatto che nessuno,
lo ha il passaporto diplomatico e cose si siano messe male irrime- nell’Italia ufficiale del 1945 e anni
nessuno può trattenerlo”. Dal suo diabilmente. Non lo pensa proba- seguenti, avesse voglia di andare
tono, dedussi che lei insisteva e bilmente anche quando lo vanno a ad indagare come si sarebbe dovu-
lui si spazientiva». Il Marcello cui prendere per portarlo a Moltrasio, to e potuto ha di fatto complicato
accenna Mussolini è Marcello Pe- qualche ora dopo. Se lo accostano le cose. Che oggi, un pezzetto alla
tacci, fratello maggiore di Claretta, a Claretta e non ad altri – deve aver volta, è possibile chiarire con una
munito di passaporto diplomatico pensato – vuol dire che certi mec- lentezza esasperante e senza la cer-
spagnolo che, fermato a Dongo, canismi hanno funzionato, che tezza che un giorno tutti i tasselli
protesterà in tutti i modi la propria qualcuno si è mosso. E che forse il andranno al loro posto. Il sospetto
falsa identità, sostenendo di avere salvacondotto per la Spagna che ha è che ci si debba accontentare di
entro sera un appuntamento con nei pantaloni e che gli verrà trovato quello che c’è. Che comunque non
l’ambasciatore inglese in Svizzera, prima dell’autopsia a Milano, potrà è poco, sicuramente troppo per sta-
sir Edward Norton. A Marcello Pe- essere usato quanto prima. Forse. re comodamente in uno svogliato
tacci verranno trovati documenti documentario di 50 minuti, in un
di grande importanza, carte finite Come si vede lo stato delle cono- libro-scoop.
poi nel mare magnum delle carte scenze rende la lettura dei fatti di
scomparse in quei giorni e di cui Dongo più intrigante e articolata di Fabio Andriola
sarebbe troppo lungo fare qui la come in genere la si raffigura. Sap- direzione@storiainrete.com

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STORIA IN RETE 100 Aprile-Giugno 2014

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Sopravvalutazioni
L’ultima «verità» su Dongo

E l’agente USA «scoprì»


quel che poteva. POCO
Spunta dagli archivi di Washington una lunga relazione sugli ultimi
giorni di Mussolini e la sua morte. La scrisse «a caldo», troppo «a caldo»,
Valerian Lada-Mocarski, uomo dei servizi USA di origine russa, sentendo
numerosi testimoni ma trascurandone molti altri. I più importanti.
Eppure si cerca di presentare quel rapporto come la verità definitiva
sulle vicende avvenute tra il 25 e il 28 aprile, tra Milano e Giulino di
Mezzegra. Le cose stanno molto diversamente. E sono iniziate molti
mesi prima del loro epilogo
di Marino Viganò

N
e escono ormai questione è un rapporto redatto allegate, risulti arduo un commen-
uno alla setti- nell’autunno 1945 da Valerian Lada to critico sui dettagli puntuali della
mana di libri Mocarski, colonnello del Office of relazione Lada Mocarski. In senso
sui casi di Don- Strategic Services (OSS) statunitense, più ampio, tuttavia, qualche consi-
go dell’aprile al tempo basato in Svizzera, entrato derazione si può trarre già dai passi
1945, quasi che in Italia il 29 aprile 1945 e autore di estrapolati e tradotti. Il memoriale
la strabocchevole letteratura non sia una non superficiale né trascurabile consta, in effetti, della ricostruzio-
satura. L’annuncio, finalmente, della inchiesta sui passaggi che tra Mila- ne di una serie di episodi di quelle
pubblicazione di un documento con no, Como, Dongo avevano condot- giornate, tramite acquisizione delle
valore di fonte non può che spianare to Mussolini e gli altri a quella fine testimonianze di una quarantina di
un po’ le rughe di scetticismo che si disperata e ingloriosa. Con onestà protagonisti delle diverse parti coin-
fan più profonde a ogni apparizione intellettuale, la curatrice dell’artico- volte: fascisti, partigiani e neutri. La
di testi secondari nei quali in modo lo di divulgazione di parti del testo minuzia del tentativo, la ricchezza di
ripetitivo si citano o contraddicono su «Nuova storia contemporanea» documentazione, la vicinanza ai fat-
altri testi secondari o loro capitoli; (2009, n. 1) ammette che una sintesi ti sono senz’altro il pregio maggiore
senza aver attinto mai direttamente del lavoro - a nostro giudizio tutto dell’inchiesta. Proprio l’immedia-
a una fonte primaria. Con la con- quanto valeva poi la pena di cono- tezza, che dà all’autore accesso a quei
seguenza, inevitabile, di fabbricare scere - era già comparsa sul mensi- protagonisti, a ridosso dell’accadu-
castelli d’ipotesi, deduzioni e con- le «Atlantic Monthly», a Boston, nel to, costituisce però la debolezza
clusioni fantastiche su tesi di fatto dicembre 1945. Con altrettanta one- dell’elaborato.
inesistenti, smontabili con facilità stà, non si può che constatare come
a patto di rifarsi alle or ora evoca- senza aver letto l’intero documento Moltissimi altri testimoni di
te fonti primarie. Il documento in in originale, specie le dichiarazioni primo piano, detentori ciascuno

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STORIA IN RETE 102 Aprile-Giugno 2014
La prima pagina del
cosiddetto «Rapporto Mocarski»

d’una tessera più o meno grande che l’anagrafe si sta incaricando di alcune testimonianze e di parti di
e significativa del mosaico di que- cancellare progressivamente. Qui, esse. Chiaro che ogni testimone sia
gli avvenimenti, sfuggono difatti è chiaro, Lada Mocarski non ha né più preciso su episodi ai quali ha di
all’ufficiale del OSS; facendogli merito, né colpa: la sorte, forse an- persona assistito, mentre quelli rac-
mancare non pochi elementi fon- che il poco tempo a disposizione, colti di seconda mano paiano va-
damentali per un quadro più com- forse pure la convinzione di avere ghi; per cui il racconto - anche il più
pleto e corretto. Brillano fra gli assolto il proprio compito induco- «innocente» e «veritiero» - risulta
assenti, per esempio, i pochi ma no il segugio del OSS a chiudere al- una sommatoria di fatti acquisiti,
ben informati sottufficiali della lora l’inchiesta. I cui risultati, certo di ipotesi e di illazioni, che la stessa
Guardia di Finanza, protagonisti non disprezzabili, s’è detto, non si prossimità alle vicende impedisce
autentici di quelle giornate - le cui discostano molto per la verità da di comparare con più fonti. Ciò ri-
relazioni di servizio sono inviate al quelli pazientemente raccolti, se- entra, tuttavia, nella dinamica nor-
comando di legione di Milano su- lezionati, rielaborati nell’inchiesta male della valutazione di attendibi-
bito dopo gli accadimenti; e tutti, parallela e analoga di Ferruccio lità. Nel caso del memoriale Lada
diconsi tutti, i vertici del Partito Lanfranchi, giornalista del «Cor- Mocarski, la consueta metodologia
Comunista direttamente o indiret- riere d’Informazione»; che sul quo- d’interpretazione e comparazione
tamente implicati, altri protago- tidiano milanese pubblica a fine deve inoltre fare i conti con una
nisti di primo rango nel prendere guerra una serie di articoli nei qua- eccezionale «reticenza» - per usare
decisioni. Appaiono, al contrario, li si riscontrano quasi gli stessi te- un termine gentile, che si potrebbe
un paio di notori fanfaluccatori alla stimoni, la medesima acribia nella voltare in un altro più rude - di pa-
ricerca di notorietà: i primi della descrizione e gli uguali, inevitabili recchi intervistati. Sicché la traiet-
lunghissima schiera che, su quei errori e vuoti. Altro dato evidente, toria di quell’inchiesta, qua e là già
fatti, ha campato per sessant’anni; e il discutibile valore probatorio di deviata dai motivi elencati, finisce

Aprile-Giugno 2014 |
103 STORIA IN RETE
Moltissimi altri testimoni di primo piano, detentori ciascuno d’una tessera
più o meno grande e significativa del mosaico di quegli avvenimenti,
sfuggono alle domande dell’ufficiale dell’OSS; facendogli mancare
non pochi elementi fondamentali per un quadro più completo e corretto

sulle secche di silenzi, depistaggi, mandando allo sbaraglio il Duce e Pertini, Valiani stesso) che prevari-
complicità vantaggiosi per tutti. il suo seguito, fattore primo degli ca CLNAI e CVL.
Tanto per non restare nel vago: il atti successivi, mentre dà versioni
cardinale Ildefonso Schuster, arci- personalissime su ulteriori episo- E ancora: il generale Raffaele Ca-
vescovo di Milano, omette «molti di tutt’altro che marginali; Pier dorna, comandante il CVL, sorvola
dettagli» - attesta lo stesso colon- Bellini delle Stelle, comandante la sul proprio tentativo di recupero
nello statunitense - sulla riunione 52a Brigata partigiana Garibaldi di di Mussolini vivo, nella «notte di
con membri del governo fascista, Dongo, glissa sul proprio ruolo nel Moltrasio» sulla quale si ha, sem-
del CLNAI e del CVL cui presen- tentativo di consegnar Mussolini pre in «Nuova storia contempora-
zia il 25 aprile a Milano, mentre vivo a inviati imprecisati da Como, nea», una rilettura un po’ lontana
altri dati basilari sfuggono alla sua Milano o chissà dove; Leo Valiani da quella che i documenti primari
stessa comprensione; il capo della si astiene dal chiarire al colonnello attestano; testimoni fondamentali
provincia di Como, Renato Celio, statunitense che l’ordine di fucilare quali Salvatore Guastoni, Giovan-
si guarda dal confessare di ave- Mussolini e gli altri prigionieri di ni Dessy, Davide Luigi Grassi svi-
re provocato l’allontanamento di Dongo è un «colpo di mano» del colano evidentemente dal fornire
Mussolini dalla città il 26 all’alba, Comitato insurrezionale (Sereni, tutta una serie di informazioni su
ulteriori iniziative per catturare
il Duce vivo. Altri personaggi, di
contorno, iniziano invece a spar-
gere le fandonie che nel corso dei
decenni inquineranno molte rico-
struzioni della vicenda.

Dei documenti «persi per strada»


dal Duce cammin facendo, mini-
me: solo accenni. Nessun affidavit,
e nessun interrogatorio a quan-
to sembra, di altri agenti del OSS
sguinzagliati alla ricerca di Mus-
solini con licenza d’arresto - Dad-
dario, Thompson, McDonough
tanto per elencare quelli attestati
da carteggi e testimoni. Non sono
pochi quindi i vuoti, parecchie le
inesattezze, molte le vanterie invo-
lontariamente registrati dal Lada
Mocarski nel suo testo. Tutto giu-
stificabile, accettabile nella visione
a distanza ravvicinata del lavoro di
Lada Mocarski sull’oggetto. Sarà
un caso che nel 1966 a quest’in-
chiesta, utile ma incompleta, ne
sia seguita un’altra di lancinante
meticolosità? Poiché quell’anno
sotto colore di scrivere una sto-
ria del Counter Intelligence Corps
Il cardinale Ildefonso Schuster (1880-1954), arcivescovo di Milano in una foto del
(CIC), peraltro mai pubblicata, un
1948. Schuster fu uno dei testimoni più importanti degli avvenimenti dell’aprile «incaricato» - probabilmente un
1945, ma, intervistato dall’agente OSS Lada Mocarski, fu estremamente reticente ufficiale di qualche agenzia sta-

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STORIA IN RETE 104 Aprile-Giugno 2014
non è corretto dire che il Duce vada alla cieca incontro al suo destino:
esistono tre documenti diretti, oltre ad altri indiretti, nei quali esplicita
una strategia d’uscita: un complesso ma intelligibile progetto di Mussolini
per tentare di trarsi fuori dal vicolo cieco del crollo del suo potere

Walter Audisio, detto Valerio,


sedicente esecutore
di Mussolini e Claretta Petacci

Il saggio «La fine» di Giorgio Cavalleri,


Franco Giannantoni e Mario Cereghino
(Garzanti). Facendo leva sul Rapporto
Mocarski tenta di riproporre una lettura
datata degli ultimi giorni di Mussolini

tunitense - bersaglia a più vasto dalla quale avrebbe appreso, solo di Giulino di Mezzegra. In quanto
raggio e con ben altra consape- allora, che la sua missione era di è un tragitto che avrebbe richiesto
volezza quasi tutti i protagonisti fucilare i membri del governo fasci- un’allora impossibile ricostruzione
superstiti, mostrando di avere fiu- sta. Falso: testimoni diretti hanno delle tappe precedenti, dal Garda
tato quali «quesiti» davvero siano precisato che «Valerio», già a Mila- a Milano, e molto altro. Non è del
degni di risposta. Lettere zeppe di no, tenta di scansar la missione di tutto corretto dire che il Duce vada
richieste pignole e talora snervanti morte, «girandola» al colonnello a caso incontro al suo destino: esi-
(«lei signor… alle ore 12. minuti Alfredo Malgeri, comandante la stono tre documenti diretti, oltre
primi… all’angolo tra la via… e la legione della GdF. Illazioni su quel ad altri indiretti, nei quali esplicita
via… vedeva il signor… »), missive preteso cambio di destinazione del- una strategia d’uscita. Questa però
con repliche più o meno precise e la missione si sprecano, senza esito. è politica, non grand guignol, e
volonterose si incrociano per mesi. Una presunta implicazione di Luigi come tale proprio non «interessa».
Poi, il silenzio assoluto. Nessuno, Canali, capitano Neri, nella fucila- Sin quando non si accetterà che i
a quanto è dato oggi sapere, quel- zione di Mussolini. Falso: sentenza «fatti di Dongo» non prendono av-
la «storia del CIC» l’ha mai letta… eseguita dal solo Walter Audisio, vio il 2 aprile 1945, ma il 4 giugno
Ciò, è naturale, non toglie interesse Valerio, presenti Aldo Lampredi, 1944 [giorno della caduta di Roma
al rapporto Lada Mocarski a patto Guido, e Michele Moretti, Pietro. NdR] - le carte lo provano - il com-
di tenere a mente che è un testo da Ma nella relazione Lada Mocarski plesso ma intelligibile progetto di
«storicizzare». Diverso, se lo si rite- pare assente soprattutto il disegno Mussolini per tentare di trarsi fuori
nesse fonte in tutto attendibile. Per generale. A giudicare dalle pagine dal vicolo cieco del crollo definiti-
i dettagli, anzitutto. Diamone due. del rapporto edite, Lada Mocar- vo del suo potere effimero resterà
ski «manca» difatti - né potrebbe quindi ancora, a lungo, del tutto
Un allegato cambiamento di atti- essere altrimenti - il reale percor- indecifrabile.
tudine di Walter Audisio, Valerio, so che porta il Duce da Milano a
a Como a seguito d’una telefonata Como a Menaggio sino all’epilogo Marino Viganò

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105 STORIA IN RETE
ESCLUSIVO
un’altra storia del 27 e 28 aprile 1945

Mussolini passa in rivista un reparto


delle forze armate repubblicane

MUSSOLINI E GL I
C’
è un episodio dei fatti di Como invece del tentativo di consegna dell’ex capo del Fa-
e Dongo dell’aprile 1945 che scismo, vivo, agli Alleati da parte del CVL; e di quello
sollecita ancora un approfon- speculare di cattura da parte degli inviati statunitensi.
dimento. E non è l’esecuzione Azioni da mettere a contesto, e che oggi carte inesplo-
del Duce, sulla quale sembra rate contribuiscono a indagare meglio.
impossibile scrivere qualcosa
d’equilibrato, dopo l’affastellarsi di ipotesi non sempre I fatti, nell’essenziale, sono noti da settant’anni: la
limpide per intenti e metodologia di ricerca. Si tratta notte del 27 sul 28 aprile 1945, Mussolini e Clara Petac-

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STORIA IN RETE 106 Aprile-Giugno 2014

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ESCLUSIVO
un’altra storia del 27 e 28 aprile 1945

Nelle poche ore che hanno separato la cattura del Duce dalla sua
morte c’è stato spazio anche per una speranza di salvezza, almeno
momentanea. Una salvezza targata Stati Uniti e che vide per un pugno
d’ore impegnati, tra Milano e l’alto lago di Como, partigiani moderati,
uomini dei servizi, militari italiani e statunitensi. Poi, in piena notte, il
piano viene annullato mentre Mussolini e la Petacci con alcuni partigiani
sono in attesa al molo di Moltrasio. Una storia in parte già nota ma che
oggi è possibile riscrivere al meglio grazie ad un importante dossier
inedito (che supera per accuratezza, attendibilità e ampiezza il troppo
esaltato «Rapporto Lada-Mocarski») per oltre quarant’anni. Il titolo?
«Rete a strascico per il Duce»
di Marino Viganò

L I «AMERIKANI»
ci, intercettati quel giorno stesso a Musso e a Dongo da la probabile destinazione iniziale del gruppo, grazie a
partigiani della 52a brigata Garibaldi, sono avviati, sot- testimonianze attendibili, non lasciano interrogativi
to scorta leggera, su due auto, in direzione Como. Alle irrisolvibili. Più controverse si direbbero le giustifica-
porte della città, dopo breve sosta, il piccolo convoglio zioni del cambio di rotta a obiettivo quasi raggiunto, e
riprende la via dell’alto Lario, per abbandonare i due cioè la mancata consegna a un ufficiale del servizio in-
prigionieri, sotto una scorta ancora più esigua, poco formazioni della Regia Marina e a un aderente del CLN
oltre la metà del tragitto, a Giulino di Mezzegra. Pro- comasco, in nome e per conto di un settore del CVL
tagonisti di quel trasporto, orari di partenza e d’arrivo, milanese; tappa di una rimessa successiva nelle mani

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107 STORIA IN RETE

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Con la rapida avanzata delle truppe americane tral country, where he might be given
temporary asylum. Jones was in-
fu allertato un reparto già pronto per la cattura structed to “keep clear” of the Duce».
di Mussolini, come mostra nei dettagli una fonte Eppure quest’ordine si direbbe più
eloquente ma inspiegabilmente trascurata sottile: si vieta soltanto al caposet-
tore di traghettare il personaggio
– un potenziale «criminale di guer-
ra» – nel paese neutrale, per non
creare un caso politico lesivo della
neutralità elvetica; e si ricalibrano
le disposizioni operative date a un
incaricato, Emilio Q. Daddario,
tenente dell’OSS, giunto difatti in
territorio italiano solo nel tardo po-
meriggio del 27 aprile. La presenza a
Como di agenti già fatti filtrare da
Jones di propria iniziativa il 26 aprile
all’alba – cioè il capitano di corvetta
Giovanni Dessy e un intermediario,
Salvatore Guastoni – rinforzati, l’al-
ba del 27 aprile, da tre nuclei d’ita-
liani fiancheggiatori dell’OSS, con
radiotrasmittente, prova tuttavia
che, almeno in una prima fase, gli
ordini sono differenti: «imposses-
sarsi di Mussolini, difenderlo, avver-
tire Daddario per un suo intervento
diretto e decisivo», scriverà uno di
loro, Mario Tognato. Intervento che,
proibito poi da Dulles, sarà abban-
donato dagli agenti dell’OSS alle
dirette dipendenze di costui, ma
non dai primi incaricati di Jones e
del SIS della Regia Marina, i citati
L’«ordine» di consegna del CIC con la risposta del comandante la piazza di
Como: «Mussolini and Graziani are to be brought to Brivio for the disposition of Guastoni e Dessy.
the American police - John G. McDonough Special Agent, CIC, Ist Armoured Div.»,
«segreto Mussolini ed altri gerarchi si trovano prigionieri a Dongo - una missione Approdati in una città percorsa da
è già partita da Como per tradurli qui - Graziani è stato accompagnato reparti fascisti in disfacimento, e in
però a Milano dal Cap. Daddario americano - Jl Ten. Col. Com.te G. Sardagna»
parte passata sotto il controllo del
CLN locale, costoro si troveranno
del CVL stesso, o in alternativa di assoluto disinteresse dei servizi Al- impegnati su tre fronti: accreditarsi
agenti degli Alleati, specie dei ser- leati a catturare Mussolini. Ipotesi presso il CLN, frazionato in corren-
vizi informativi dell’Esercito statu- imbastita, in sostanza, sulle poche ti partitiche, come ovunque, non
nitense. Sui passaggi enigmatici di righe di una storia ufficiale dell’Of- tutte «collaborative» con le forze
quelle ore si sono difatti succedute fice of Strategic Services (OSS, il ser- moderate; cercare contatti coi capi
letture basate su documentazione vizio informazioni militare centrale delle formazioni fasciste confluite
frammentaria, distorte non di rado statunitense), da cui si avrebbe che nel capoluogo lariano ai quali pro-
da interpretazioni arbitrarie o trat- Allen Dulles, direttore della centra- porre una smobilitazione, essen-
te da premesse erronee, a loro volta le a Berna dell’OSS stesso, avrebbe do caduto alla partenza del Duce
all’origine di conclusioni improba- ordinato al viceconsole USA a Lu- qualunque piano di resistenza nel
bili per la prassi di dare per sicure, gano, Donald P. Jones, di trascura- centro urbano; tentar di agganciare
per ripetizione, asserzioni prive di re l’inseguimento dell’ex dittato- Mussolini stesso, isolato a Menag-
basi, tra le quali va guadagnandosi re: «The OSS master spy refused to gio, lungo strade ormai impercor-
immeritata popolarità il presunto bring the fascist dictator into a neu- ribili dalla tarda mattinata di quel

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Appunto manoscritto di Thomas M.
Johnson, allora brevemente ricoverato
al Mounds Park Hospital di Saint Paul
(Minnesota), a George F. Elliot

26 aprile persino a mezzi blindati,


per recuperarlo agendo in base a un
piano accettabile e a offerte ragio-
nevoli, e metterlo al sicuro, benché
non in territorio svizzero neutrale.
Il tutto nell’atmosfera da fine di
regime, col suo drammatico pas-
saggio di poteri. Come operino, e
in quali reali condizioni, Guastoni
e Dessy, delegati del viceconsole
USA, è notorio a grandi linee, pure
da insospettabili fonti neofasciste.
Meno noto, si direbbe, su quali refe-
renti possano contare per garantire
la sicurezza di eventuali prigionieri
di guerra presi in carico, e anzitut-
to, nel caso, del Duce stesso. Posto
che gli scenari plausibili sarebbero
un paio: ricongiungimento con il
grosso delle forze fasciste accam-
pate a Como, mediante staffetta per mente al «caso Mussolini» e al man- cor r ispon-
il rientro nella città presidiata; op- cato appuntamento del 27 aprile denza esterna coi protagonisti, sia
pure ricongiungimento con parte 1945. Documenti espliciti, probanti, statunitensi sia italiani; la massa di
delle forze fasciste fatte defluire da ineccepibili che, se non mettono la relazioni, memoriali e affidavit rac-
Como, in una «zona neutra», indi- parola «fine» sul caso, fissano per- colta con metodo e tenacia durante
viduata nella valle d’Intelvi. Con- lomeno alcuni cardini di principio, quell’inchiesta. E da un rapporto
clusione sensata, soprattutto se in dai quali mai più retrocedere. conclusivo, più volte aggiornato,
vista dell’imminente sopraggiun- dal titolo significativo «Dragnet for
gere delle forze armate statuniten- Si tratta, nello specifico, delle ri- the Duce» («Rete a strascico per il
si, segnalate in rapida avanzata da sultanze dell’inchiesta condotta tra Duce»), dov’è sintetizzata in modo
Cremona su Brescia e Bergamo; e l’inizio del 1965 e la fine del 1966 plastico quell’affannosa rincorsa.
dell’allertamento, nelle fila di quelle da due ufficiali del medesimo CIC, Presentare in breve quest’inchie-
formazioni, di un reparto già predi- Thomas M. Johnson e George F. sta non è affatto agevole, poiché i
sposto per la cattura di Mussolini, Elliot, incaricati dal governo degli materiali sono – è ovvio – in gran
come mostra con abbondanza di USA della redazione di una storia parte in lingua, e qualunque «tra-
dettagli una fonte eloquente ma in- complessiva del corpo sulla base duzione» rischia di «tradire» l’ori-
spiegabilmente trascurata. Inclinati di milioni di documenti da questo ginale: la corrispondenza interna in
dall’esperienza a scorgere dietro la prodotti durante il Secondo conflit- inglese-americano ricco di espres-
parola «mistero» piuttosto una pes- to mondiale su tutti i fronti bellici. Il sioni colloquiali e rimandi criptici;
sima ricerca che un vero intrigo, si è programma storiografico, titanico la corrispondenza esterna anch’essa
infatti accantonato un improdutti- anche per il fronte dell’Italia post-8 parzialmente cosparsa di frasi idio-
vo scavo negli archivi dell’OSS, a dir settembre 1943, evidenzia – oltre a matiche; le relazioni, i memoriali,
poco aridi sulla faccenda, per pun- tante vicende «reggimentali» – al- gli affidavit pieni d’informazioni
tare su quelli dell’agenzia identifi- cuni snodi di taglio «politico» più minute, che implicano complesse
cata per protagonista dell’episodio: intriganti, il cui vertice è proprio la analisi comparate di innumerevoli
il Counter Intelligence Corps (CIC), mancata cattura di Mussolini tra il altre fonti e testimonianze. In que-
ovvero il controspionaggio militare. 27 e il 28 aprile 1945. Un piano do- sta sede non si possono, dunque,
I risultati non si sono fatti attendere, cumentato da tre livelli di fonti: la che fornire elementi di base per
in forma di una massa documenta- corrispondenza interna fra i due riconsiderare, alla luce delle carte,
ria di 1.300 fogli, dedicati esclusiva- responsabili dell’indagine; la loro quanto accaduto. Tenuto conto che

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109 STORIA IN RETE

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Una delle centinaia di lettere di Thomas
M. Johnson a George F. Elliot, con la
raccomandazione di celare nella relazione finale
«Dragnet for the Duce» dettagli compromettenti
di e su Franca, «feeler» del Duce, circa i suoi
rapporti personali con Mussolini

pre col necessario coordinamento.


Quali indizi avrebbero gli Alleati,
specie statunitensi, che il Duce sa-
rebbe disposto a consegnarsi a loro?
Ne hanno certezza da quando egli
stesso, poco avanti l’attacco sul Po
del 19 aprile 1945, manda oltre le li-
nee un’emissaria a raggiungere un
ufficiale inglese («Englishman») al
Comando delle forze Alleate, da lui
conosciuto in passato. Dell’inviata
non sono menzionate le generali-
tà, i documenti che probabilmente
si riferiscono ai suoi dati personali
son stati estratti dal dossier – ma re-
gistrandone per correttezza l’estra-
zione – e nelle lettere Johnson e
Elliot concordano sul principio di
attenuare determinati aspetti della
vicenda nel rapporto finale e di non
divulgarne i tratti sociali e fisici che
ne permetterebbero l’identificazio-
Per gli Alleati, il Duce è un «high-priority target», ne: romana, di buona famiglia, par-
lata e atteggiamento raffinati, avve-
nella speranza di ottenerne la collaborazione nenza inconsueta per un’italiana di
in cambio di garanzie sulla vita per fargli rivelare quelle origini (si specifica ch’è alta e
segreti su personaggi e fatti tedeschi e italiani bionda), padre ufficiale dell’esercito
con ottime entrature negli ambienti
gli stessi analisti del CIC mostrano convinto di non venire giustizia- fascisti, lei stessa fascista, infatua-
di avere avviato l’inchiesta su let- to, al punto da rivelare un sacco di ta e «amante» di Mussolini, adde-
teratura secondaria, e di echi della segreti – se trattato correttamente strata in una scuola di spionaggio
vicenda giunti sino a loro distorti; – almeno per due rispetti: raccon- italiana per la spedizione nell’Ita-
ma di averla portata avanti con pe- terebbe svariati retroscena su Hit- lia meridionale, e nel dopoguerra
rizia, riuscendo a svincolarsi dalle ler, i nazisti e altri grossi calibri, affidatasi – con non eccelsi esiti
chiacchiere giornalistiche per pun- su personalità politiche e militari però – a un «moghul» dell’industria
tare su fonti di origine controllata, italiane, sulle fazioni e gli intri- cinematografica. Franca – nome
senza farsi mancare giudizi taglien- ghi interni in Germania e Italia; di copertura non ricollegabile, si
ti nei confronti di certa storiografia potrebbe venire processato come precisa, a quello reale –, definita
facilona. «criminale di guerra», per dare un una «feeler» (sonda) lanciata dal
Sicché, sotto quest’inedito profilo, esempio dell’azione democratica dittatore nel campo avversario, in-
la vicenda avrebbe i contorni che delle potenze Alleate e per demo- tercettata oltre le linee da Raniero
ora si tentano di restituire. ralizzare Hitler e i circoli nazisti. In René Reno Francazzi, agente del
quanto obiettivo primario, Musso- 305o Distaccamento CIC, IV Corpo,
Per gli Alleati, il Duce è un «high- lini è perciò sulla lista delle priorità Task Force 45, 92a Divisione, e del
priority Intelligence and Counter degli agenti del controspionaggio CIC Detachment presso la 10a Divi-
Intelligence target», con una certa – OSS e CIC – sul campo ognuno sione da montagna, confessa presto
probabilità di farsi collaborativo se nel proprio ambito, e non sem- la propria missione e rivela il «desi-

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STORIA IN RETE 110 Aprile-Giugno 2014

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derio» di Mussolini di stabilire un
contatto con un determinato «uffi-
ciale anziano» britannico dell’AFH
a Caserta, noto al dittatore. Motivo:
avviare negoziati con gli Alleati.
Con quale fine: nessuna evidenza,
nulla comunque a che vedere con
la «resa incondizionata» pretesa
dagli Alleati stessi. Circostanze di
scarso rilievo, se Franca non aves-
se poi fornito, in maniera emozio-
nale e dettagliata, un resoconto del
crescente stato depresso e ansioso
di Mussolini, tale da fare nascere
un’attitudine di cauto ottimismo
circa la sua volontà di divenire un
«cooperative witness» (testimone
cooperativo, appunto), nel caso in
cui venisse preso in custodia dagli
agenti degli Alleati. Da ciò la cac-
cia lanciata dal 14 aprile 1945 dalla
5a Armata statunitense e dal CIC in
particolare, durante l’avanzata ver-
so nord.

La partenza del dittatore per Mi-


lano, il 18 aprile, a dispetto dei te-
deschi ai quali ha promesso di non
agire senza avvisarli, alla ricerca di Parte finale di una lunga relazione di Raniero Francazzi a Thomas M. Johnson sul
«caso» del colonnello Valerio e sul recupero a Como di Rachele Mussolini e dei
una «Italian solution» nella qua-
figli minori Romano e Anna Maria, per assicurarne l’incolumità
le giocare una parte, dà il via a un
rush delle forze statunitensi per rag-
giungerlo: John G. Crystal, capitano Lecco, ha notizia improvvisa, giunta effetti verso le 10:00 di quel 28 apri-
del CIC, si getta avanti verso il ca- dall’alto Lario, della cattura del dit- le, recandosi immediatamente in
poluogo lombardo, con due jeep di tatore a Dongo, quel pomeriggio. È prefettura, ove il locale Comitato di
suoi collaboratori, appena è al cor- allora che lo special agent John Mc- liberazione nazionale sta redigendo
rente che la città è sotto il control- Donough, del 501° Distaccamento una risposta interlocutoria alla sua
lo dei partigiani; giungendovi nel CIC, appena giunto in paese, manda richiesta, in quanto il prigioniero è
pomeriggio del 26 aprile, in tempo tramite un inviato a Como il noto destinato al Comitato di liberazione
per metter le mani sugli importanti messaggio: «Mussolini and Grazia- nazionale alta Italia e al Corpo vo-
«intelligence targets» elencati nella ni are to be brought to Brivio for the lontari della libertà a Milano.
sua lista, prima che vengano elimi- disposition of the American police –
nati dalla fazione comunista. Lista al John G. McDonough Special Agent, Nel frattempo, la «task force» della
primo posto della quale campeggia, CIC, Ist Armoured Div.». Raggiunto il 1a Divisione corazzata al comando
è ovvio, il nome di Mussolini, ormai mattino dopo, 28 aprile, dal collega del colonnello Dewey, raggiunta
lontano, ignaro che il Gruppo di special agent Richard W. Lindsay, lo Bergamo appunto con Richard W.
Combattimento «A» della 1a Divisio- mette al corrente dell’accaduto. I due Lindsay, distacca anche gli special
ne corazzata del brigadiere generale concordano sia meglio che McDo- agents Francis M. Divilio e Louis G.
Daniels sta «ruggendo» da sud-est nough si porti di persona a Como, Di Bona, e un agente del SIM, tale
su Como, per sbarrar la frontiera anziché attenderne la consegna a Botello, alla volta di Como, dove
con la Svizzera a reparti tedeschi in Brivio, poiché ormai l’81° Squadra arrivano alle 18:50, avviando l’in-
ritirata. Su quella strada, il 27 aprile di Cavalleria da Ricognizione è data terrogatorio di Dessy e Guastoni,
sera, un gruppo di partigiani di Bri- nei pressi della città pronta a en- i già menzionati agenti dell’OSS, e
vio, sulla riva dell’Adda, a sud est di trarvi: McDonough vi approda in del già capo della provincia fascista

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Renato Celio, sull’arrivo in città del getting it»; ma aggiunge tuttavia CIC si confronta con il vero proble-
colonnello Valerio; sulla reclusione come l’esercito potesse ritenere che ma: qual è il reale atteggiamento del
a Dongo dei due inviati del CLN l’OSS fosse a capo di una tale azione, comando generale del CVL? Quali
comasco, Cosimo Maria De Angelis cadendo nel fraintendimento – ab- sono le azioni, invece, a titolo auto-
e Oscar Sforni, incaricati di preleva- bastanza comune – su chi dovesse nomo del comando piazza locale? E
re i prigionieri fascisti e portarli nel occuparsi della faccenda. Ancora, quali quelle degli altri protagonisti,
capoluogo e invece incarcerati in un lato controverso della questione: più o meno implicati nel tentativo?
malo modo dal colonnello Valerio; il tentativo effettivo di consegna di Le ombre sembrano, qui, addensarsi
sull’esecuzione dei 15 gerarchi sul Mussolini vivo agli Alleati, la notte e superare largamente il livello mi-
lungo lago di Dongo il pomeriggio del 27 sul 28 aprile, meglio focaliz- litare per attingere quello politico,
del 28 aprile. Vicende, queste, ormai zato da Johnson ed Elliot dopo la o meglio di alta politica. Già il 30
notissime alla storiografia. Il rap- lettura di alcuni articoli del giorna- aprile, nel rapporto mensile d’in-
porto «Dragnet for the Duce» sot- lista Franco Bandini e uno scambio formazioni del 501° Distaccamento
tolinea che le informazioni arrivate di corrispondenza con il tenente CIC, è evidenziato il capitolo «Mus-
alle orecchie di McDonough, la sera colonnello Giovanni Sardagna di solini Benito, and Family», con ra-
del 27, erano «the first actual news Hohenstein, comandante militare pida rassegna dei fatti e notazione
of Mussolini’s whereabouts that had la piazza di Como in nome del ge- che il CLN comasco, di fronte alla
reached any member of the 501st CIC nerale Raffaele Cadorna, coman- richiesta di McDonough, aveva fatto
Detachment, which was now the one dante del CVL a Milano. Sul fatto, presente che c’era già un precedente
CIC outfit which had any chance of la documentazione di provenienza ordine di consegna del Duce al co-
mando milanese.
Due inviati del CLN comasco, De Angelis e Sforni,
Gli attori in campo, interrogati se
incaricati di prelevare i prigionieri fascisti e portarli agenti del CIC, raggiunti almeno in
nel capoluogo furono invece incarcerati in malo parte via lettera e invitati a rendere
modo dal colonnello Valerio testimonianza se agenti dell’OSS o
protagonisti italiani, si possono così
suddividere: gli agenti McDonough
e Lindsay, allertati la sera del 27
aprile, ma giunti a Como solo il 28,
tardi per inserirsi; gli agenti Des-
sy e Guastoni, emanazione l’uno
del Servizio informazioni militare
del Regno del Sud e della missione
Nemo [cioè lo spionaggio militare
della Resistenza, NdR], nonché del-
la cellula OSS di Lugano, l’altro solo
dell’OSS basato a Lugano, e la cui
relazione del 1° maggio – firmata
da Dessy – non accenna al tentativo
notturno di salvataggio del Duce al
quale, da altri elementi, si avrebbe
invece per certa un’attiva loro par-
tecipazione; il tenente colonnello
Sardagna, motore di quel tentativo
assieme a persone di sua assoluta
fiducia; il generale Cadorna, le cui
decisioni si direbbero l’enigma più
intrigante e ambiguo e dell’intera,
nebulosa vicenda. Quanto emerge,

Uno dei moltissimi appunti di lavoro


di Thomas M. Johnson, sul rilievo di
Mussolini come obiettivo del CIC e quale
possibile prigioniero «cooperante»

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specie dalla testimonianza di Mc-
Donough, è che quando costui alle
10:00 del 28 incontra Sardagna, il
colonnello gli riconsegna il foglio
con l’ordine ricevuto la sera innan-
zi, con una sua risposta già redatta,
pronta per l’inoltro a Brivio: «se-
greto Mussolini ed altri gerarchi si
trovano prigionieri a Dongo – una
missione è già partita da Como
per tradurli qui - Graziani è stato
accompagnato però a Milano dal
Cap. Daddario americano – Jl Ten.
Col. Com.te G. Sardagna». Si tratta,
lo riferirà Sardagna, del primo ten-
tativo da lui organizzato per rag-
giungere Mussolini, quello basato
sulla spedizione di Giovanni Dessy
con alcuni dirigenti fascisti: Fran-
co Colombo (il comandante della
Legione autonoma Ettore Muti),
Pino Romualdi (vice segretario del
Partito Fascista Repubblicano) e
Vanni Teodorani (giornalista, capo
della segreteria militare di Mus-
solini nonché suo uomo di fiducia
anche perché marito di una nipo-
te), bloccato il pomeriggio del 27
da una formazione partigiana che
arresta tutti. Il terzo tentativo è in
atto allora, il 28, a opera del gruppo
guidato da «un colonnello che agi-
va agli ordini di Cadorna», cioè del
nucleo guidato da Valerio che di lì a
breve si rivelerà di tutt’altro orien-
tamento. Ulteriori cause del ritar- Nota di Francis M. Divilio sull’intervento degli agenti Louis G. Di Bona e James
Kelly nel recupero di Rachele Mussolini e dei figli minori il 29 aprile 1945
do dell’azione del CIC nella caccia
a Mussolini sono state l’incertezza
su quali formazioni siano opera- stante documentazione. Ciò che Luigi Clerici di Dongo, finalizzato a
tive e disponibili nel Comasco per pare chiaro, a parziale rettifica di consegnarlo al CLN locale o al CL-
la cattura effettiva; nonché la scar- quanto scritto da Bandini – presto NAI milanese; acquiescenza passi-
sissima cognizione della geografia abbandonato quale fonte dagli ana- va di Luigi Canali, Neri, capo di sta-
dei luoghi, ovvia, e del tutto com- listi del CIC, poiché trovato inatten- to maggiore della 52a, per consegna
prensibile, per un esercito straniero dibile su troppi punti in base alle re- al CLN locale o al CLNAI milanese;
in fase di cauta avanzata nel terri- lazioni ricevute dagli special agents assenso per motivi gerarchici di
torio nemico, tenuto magari da re- – sono i seguenti dati: ordine del Michele Moretti, Pietro, commis-
parti anche irregolari. generale Cadorna ma non finaliz- sario politico della 52a per consegna
zato alla consegna di Mussolini agli al CLN locale o al CLNAI milane-
Il secondo tentativo, quello nottur- Alleati; coordinamento di Sarda- se; annullamento dell’operazione a
no del 27 sul 28, il più rischioso e gna finalizzato invece a consegnar- missione quasi compiuta, essendo
sfocato, è invece al centro di un fit- lo agli Alleati; attività operativa di mutate le condizioni quadro al so-
to va e vieni di quesiti di Johnson e Pier Luigi Bellini delle Stelle, Pedro, praggiungere dell’81a Squadra sta-
di risposte di Sardagna, ancora da comandante del distaccamento tunitense nei pressi di Como. È evi-
contestualizzare e collegare alla re- Puecher della 52a brigata Garibaldi dente difatti a Johnson ed Elliot che la

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113 STORIA IN RETE

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d’intrighi e personalismi seguito alla
morte di Roosevelt, il 12 aprile, rientra
fra le licenze del direttore dell’OSS a
Berna? In altre parole, può divenire
produttivo analizzare il materiale del
CIC per delineare le filiere di apparte-
nenza di gruppi e singoli e valutarne
motivi apparenti e reali nell’agire in
quelle giornate. Posto che, s’è det-
to, la filiera Dulles-Jones-Daddario,
ovvero dell’OSS, è indipendente da
quella Crystal-McDonough-Lindsay-
Divilio-Di Bona, del CIC; che la re-
tromarcia di Dulles non tocca affatto
quest’altra filiera, e neppure blocca –
o non riesce a bloccare – quella Dessy
e Guastoni, ormai approdata a Como
e attivatasi, per quanto si indovina,
con finalità pure indipendenti e in
parte divergenti persino fra i due pro-
tagonisti; che le istruzioni di Cadorna
richiedono ancora di venir meglio de-
cifrate, mentre le disposizioni di Sar-
dagna non corrispondono affatto agli
ordini del suo superiore; che gli stessi
«The 501st Counter Intelligence Corps Detachment», di Francis M. Divilio, foglio 4,
precisazioni sull’avanzata verso Lecco del Gruppo di Combattimento «A» della esecutori del piano ideato da Sarda-
1a Divisione corazzata, al comando del generale Daniels, e sulle iniziative con gna non paiono, in alcuni casi, avere
il comando piazza di Como per la cattura di Mussolini dello special agent John alcuna cognizione della mèta verso
McDonough tra la sera del 27 e la giornata del 28 aprile 1945 la quale sono diretti mentre in altri
casi si opporrebbero se solo suppo-
prima tappa di questo tentativo priva- porto operativo divisionale), il piano nessero di quale mèta si tratta. Altri
to, eccedente il mandato del generale Blevio è annullato direttamente da ancora infine pur sospettando quale
Cadorna, comandante del CVL – e Milano, cortocircuitando il comando sia la mèta non si oppongono esplici-
cioè portare il Duce a villa Cademar- di Como. tamente alla sgradita soluzione. Senza
tori a Blevio, sulla sponda opposta scordare che il piccolo convoglio col
del lago di Como – prenda in questo Appunto di Johnson su Sardagna: Duce si ferma a Moltrasio, periferia
contesto una luce differente: non solo «Suggerisco di considerare attenta- nord di Como, con l’avanguardia de-
vi è il rischio, per il CLNAI e il CVL, mente il suo punto di vista, che con- gli Alleati a Lipomo, periferia sud-est;
e l’occasione, per il comando piazza segnare Mussolini agli Alleati sarebbe e l’appuntamento salta non per un ri-
comasco, della consegna di Mussoli- stata la miglior cosa per l’Italia e per tardo.
ni; ma costui, essendo spuntata l’81a l’Intelligence Alleata. Un punto di vi-
Squadra, verrebbe a trovarsi «behind sta filo-fascista è che il quartiere ge- Molti altri gli elementi offerti dal
the Allied lines, with the Americans nerale delle forze Alleate non volesse dossier del CIC in merito, utili per
at Como between him and Milan», si realmente Mussolini, per timore che rettificare pubblicazioni ora impreci-
sottolinea; con il dubbio che Sarda- rilasciasse dichiarazioni sprezzanti: se, ora deliranti nell’inanellare catene
gna, avvisato Cadorna del piano Ble- ma se così fosse perché tutti gli sforzi di tesi e deduzioni su letteratura se-
vio, non sia andato oltre a specificare per catturarlo? Di certo, il quartiere condaria, senza aver attinto a una sola
la circostanza, «for fear of receiving an generale delle forze Alleate non avreb- fonte affidabile: assente qualunque
outright order not to hand il Duce over be fatto tali sforzi senza l’OK di Chur- intervento britannico diretto, la storia
to the Allies». In ogni caso il risultato chill e Roosevelt». E qui semmai torna non vede sul terreno uomini del SOE
è identico: al giungere della testa del in questione il contrordine di Dulles a (lo Speciale Operations Executive bri-
grosso del Gruppo di Combattimento Daddario, già accennato, alla cattura tannico); del tutto marginale, e inin-
«A», in marcia faticosa, dentro la città del Duce, coi risvolti politici: giunge fluente, sarebbe poi il ruolo di Luigi
alle 24:00 del 27 sul 28 (secondo il rap- dall’alto o, nel vuoto di potere zeppo Canali, il capitano Neri, altrove consi-

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STORIA IN RETE 114 Aprile-Giugno 2014

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Milano a Como, anziché l’attesa nel
capoluogo lombardo o – perché no?
– l’andare incontro alle forze Alleate
in avanzata, per una autoconsegna
priva di rischi per la vita. Intricato,
s’è detto, il dossier del CIC, quando
analizzato a fondo darà risposte più
attendibili sui fatti, nella meccanica
e nei fini dichiarati o riposti degli at-
tori coinvolti, e certo più verosimili
di quelle in circolazione. E aiuterà, è
probabile, anche a tratteggiare quella
che pur nelle circostanze di un crol-
lo di regime irrimediabile si direbbe
una linea di strategia d’uscita imma-
ginata da Mussolini, con esiti politi-
ci più che personali; così come, sul
fronte opposto, le opposte opinioni
che i vari interlocutori (o avversari)
del dittatore avevano preso in esa-
me per il suo futuro immediato: in
libertà, con facoltà di decidere a chi
e con quali garanzie consegnarsi; o
in prigionia, ormai oggetto, non più
soggetto di trattative politiche con-
nesse alla collocazione dell’Italia del
dopoguerra entro lo spazio geopoli-
Incipit di una delle svariate redazioni della relazione finale «Dragnet for the tico degli Alleati occidentali. Collo-
Duce», stesa da Thomas M. Johnson e George F. Elliot cazione che l’ex Duce, nel corso d’un
processo, avrebbe potuto minare,
derato il vero perno dell’ “operazione poco avanti il 19 aprile a raggiungere testimoniando contro le forze mode-
consegna” in quanto presunto agente l’«Englishman» all’AFQ di Caserta, e rate che l’avevano sorretto, finendo
inglese, nonostante il suo nome quasi con l’analoga richiesta, il 25 aprile, a così per favorire, paradossalmente, il
neppure compaia nella documenta- Fernando Canthal y Girón, console nemico di sempre: il Partito Comu-
zione del CIC, a comprova del non generale di Spagna a Milano, di aprire nista. Il PCI, da parte sua, contro i
collegamento, stando alla documen- un canale col ministro di Gran Bre- propri interessi immediati, s’incarica
tazione statunitense, con alcun servi- tagna a Berna, sir Clifford Norton; di levarlo di torno nel quadro di una
zio segreto anglo-americano; nessun il contemporaneo, parallelo timore collaborazione ancora leale tra URSS,
cenno a un trasferimento del prigio-
niero a Brunate, sede peraltro di una
centrale SIM collegata alla missione
L’ex Duce, in un eventuale processo, avrebbe
Nemo, non coinvolta – è evidente – né potuto minare la collocazione dell’Italia nel blocco
nel piano Sardagna, né nella filiera del ovest, testimoniando contro le forze moderate che
CIC, come confermano due relazioni
del responsabile della base, colonnello
l’avevano sorretto, finendo così per favorire il PCI
Giuseppe Rizzani.
tuttavia degli stessi britannici, ai qua- USA e Gran Bretagna. Le tre potenze
A tali dati probatori «per sottrazio- li alla moglie Rachele raccomanda vincitrici, al di là della tattica e del-
ne», «in negativo», se ne aggiungono di non consegnarsi – così i rapporti la propaganda, sono ancora decise
invece altri decisamente significativi degli agenti del CIC che l’hanno in a stabilizzare di comune accordo il
«per aggiunta», «in positivo»: l’ansia custodia – poiché ne riceverebbe un continente, lasciando l’Italia al di qua
di Mussolini di contattare gli Allea- cattivo trattamento, preferendo in- della «cortina di ferro».
ti, meglio se i britannici, manifesta- vece per quanto possibile gli statuni-
ta con l’invio oltre le linee di Franca tensi; il ripiegamento comunque da Marino Viganò

Aprile-Giugno 2014 |
115 STORIA IN RETE

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Ti sei perso qualcosa? Ti

nº 0 nº 1 nº 2 nº 3 nº 4 nº 5 nº 6 nº 7
numero 27
numero 21-22 numero 28
w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m Gennaio 2008 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m
numero 20
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Luglio-Agosto 2007 € 5,50 numero 25-26 Febbraio 2008 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e
giugno 2007 - € 5,50 Novembre/Dicembre 2007 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m

SAVOIA&POLEMICHE GARIBALDI, EROE AL 100% I VIOLENTI LIBERATORI LA VERITÀ SU GALILEO CONFUSIONI PARTIGIANE DONNE D
CHIESA & OCCULTO LUI, LEI, L’ALTRO RIVOLUZIONARI! Ma è davvero impossibile Un nuovo libro rilancia un mito Intervista con lo storico
Ma la Chiesa è stata Le false memorie di Montanelli. Feroci, pr
Nella Francia del ‘600 fra I cicisbei: amanti ufficiali, Pancho Villa, Fidel Castro, parlare bene di un re come necessario per una nazione che ha svelato le stragi
davvero così dura E le troppe versioni sulla fine Anche a s
Rennes-le-Chateau e Tolosa stipendiati e approvati Roberto Farinacci: Vittorio Emanuele III? che sta perdendo l’anima alleate in Sicilia nel 1943
col grande scienziato? del partigiano Scagliosi eunuchi,
nasce la Setta degli Angeli dai mariti italiani nel ‘700 tre vite per «la causa»

Mensile - anno 3 - N. 25-26 novembre-dicembre 2007 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona

9 771826 817004
LA CONGIURA

ISSN 1826-817X
Mensile - anno 4 - N. 27 gennaio 2008 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona

Mensile - anno 4 - N. 28 febbraio 2008 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Shakespeare Li hanno sognati in molti
era inglese ma nessuno è mai davvero

80027
ma le sue opere passato all’azione. Storia
sono decisamente di un vezzo nazionale
«italiane». Nuove, che nel ’76 ha contagiato
clamorose ricerche anche i nostri alleati atlantici
allungano la lista
degli «scippi»

TECNICHE DI
ai danni

COLP
Piacenza 1547: della nostra Storia
Pier Luigi Farnese

MADE IN
muore vittima
di un complotto
internazionale.

ITALY DI STAT
Oggi un convegno
lo riscopre “padre”
ISSN 1826-817X dello Stato Nuovo
70026

9 771826 817004 OLTRE VENTICINQUE ANNI DOPO, LA VERA STORIA DELLA P2

nº 23
copertina storia 21.indd 1 18-07-2007 19:07:06

nº 27 nº 28
01 copertina storia 27.indd 1 12-12-2007 22:35:12

nº 24 nº 25/26
copertina storia 28.indd 2

numero 42
Aprile 2009 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m numero 44
Giugno 2009 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m

IL 1789 IN SOFFITTA HITLER IN UFFICIO ATTACCO AL PAPA


Un libro “nero” anche La segretaria del dittatore nazista Fare il successore
per la Rivoluzione ne racconta abitudini, fobie, manie, di Pietro non è mai
Francese e i suoi crimini gentilezze. E furibondi scatti d’ira stato semplice

TUTTO
L’emigrazione italiana
è stata davvero
simile a quella che
si affolla ai nostri

UGUALE?
confini oggi? Viaggio

Mensile - anno 5 - N. 44 giugno 2009 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
controcorrente
in un luogo comune
duro a morire

1929
KATIN CRISI
CRIS
CRISI
La Storia si ripete. Se banchieri e Stati
avessero guardato al passato, forse oggi
avremmo un futuro meno nero...

I cover storia 44.indd 3 7-06-2009 19:44:55

n° 43 n° 44 n° 45/46 n° 47
w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m numero 61-62 numero 63 numero 64 numero 65
Novembre-Dicembre 2010 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m Gennaio 2011 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m Febbraio 2011 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m Marzo 2011 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e

ANNI DI PIOMBO A PICCO LA VALIANT RENOVATIO IMPERII LA SAPONIFICATRICE UNITI PER LA SCIENZA IL PAPA E IL GENIO FIRENZE IN AMERICA HITLER CONTRO IL CANCRO UN’ITALIANA A LONDRA LA STORIA VIVA UN MUSEO PER L’ITALIA L’ISLAM A PE
Dal caso Moro-Spachtholz 1941: l’impresa della Xa MAS Ottone III, l’Imperatore 1947: processo-spettacolo I congressi degli scienziati Gli ultimi giorni di Michelangelo Verrazzano, il navigatore Come e perché il Nazismo Chi era Maria Beatrice d’Este, Rievocazione e living 150° Anniversario: Nel 1926 esilio
alla Stazione di Bologna: ad Alessandria che pareggia adolescente che voleva all’assassina che aveva ucciso che fecero l’Unità d’Italia durante il pontificato del grande gentiluomo che portò scatenò la guerra totale che nel ‘700 fu l’unica italiana history si mettono riapre a Torino lo storico dell’ultimo Sul
i misteri del terrorismo in Italia i conti con la Royal Navy affrontare l’Apocalisse e trasformato in sapone tre donne prima del Risorgimento mecenate e urbanista Pio IV la Toscana oltre l’Atlantico contro le malattie professionali a salire sul trono inglese in mostra a Ferrara Palazzo Carignano ai musulmani d

Mensile - anno 7 - N. 64 febbraio 2011 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Mensile - anno 6 - N. 61-62 novembre-dicembre 2010 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Alto Adige,
Unità d’Italia

Mensile - anno 7 - N. 63 gennaio 2011 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona

Mensile - anno 7 - N. 65 marzo 2011 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
e Governo:
tutto quello
che non si sarebbe
dovuto fare e che
invece è stato
regolarmente fatto

DI UNA I SOSIA IL RITORNO DEI


IL “VIZIO” STORIA
DEL POTERE (NAZIONALE)

SCONFITTA LONGOBARDI SVENDESI


Quante volte nella storia i potenti Storia dello scandalo sessuale: una micidiale
hanno mostrato facce diverse? arma di lotta politica in voga da venti secoli

n° 61/62 n° 63 n° 64 nº 65
numero 80 numero 81-82
numero 78
Aprile 2012 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m numero 79 Giugno 2012 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m Luglio-Agosto 2012 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r
Maggio 2012 € 6,00 w w w . s t o r i a i n r e t e . c o m

L’ALTRA DALLAS DIBATTITO SUI BRIGANTI ITALIA-BRASILE 1861 IL VERO D’ARTAGNAN LA FERITA DI VIA RASELLA ALAN TURING, IL GENIO IL CAPO DEI CAPI AMMAZZA
IL RITORNO DI JOHN SILVER ARCHIVI IN POLVERE ROL IL SENSITIVO
Intervista con Bjorn Larsson, Senza fondi e nuovo personale Il mistero di Gustavo Rol, Fu solamente Sirhan a sparare Prosegue il confronto fra studiosi Perché il Regno d’Italia Cento anni fa nasceva il padre Don Vito Cascio Ferro, La fine del d
romanziere che ha fatto rivivere il patrimonio degli Archivi di fra ammiratori (molto) VIP a Bob Kennedy nel 1968? sul fenomeno delle insorgenze faticò tanto per ottenere dell’Intelligenza Artificiale, l’uomo che inventò la Mafia mascherata
uno dei moschettieri di Dumas fino all’ultimo da Bentivegna
il pirata de “L’isola del Tesoro” Stato verrà perduto per sempre e detrattori senza prove Torna la tesi di un “secondo uomo” postunitarie nelle ex Due Sicilie il riconoscimento da Rio? condannato perché omosessuale unendo Sicilia e New York Ma chi tram

Mensile - anno 8 - N. 81-82 luglio-agosto 2012 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Mensile - anno 8 - N. 80 giugno 2012 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Mensile - anno 8 - N. 78 aprile 2012 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona

Mensile - anno 8 - N. 79 maggio 2012 - Poste Italiane S.p.A. Sped. In A.P. - D.L 353/2003 (conv.in L. 27/02/2004) art.1comma 1 - DRCB - Verona
Nuove ricerche
mettono
Tornano in discussione
i dubbi l’identità
sulla prigionia della donna
e sulla morte
più famosa
del leader
comunista.
dell’arte...
C ’ E R A U N A VO LTA I

AMERIC
Che aveva
più nemici di

VINTI
quanto si pensi...

LADIGIOCONDA
VESPUCCI DIRITTI, RAGIONI E RIVINCITE DI CHI HA PERSO