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Aterosclerosi

Le arterie sono vasi sanguigni che trasportano l’ossigeno e le sostanze nutritive dal cuore al resto
dell’organismo: quando sono sane sono flessibili, forti ed elastiche, ma con l’andare del tempo la
pressione eccessiva può farne ispessire e indurire le pareti. Il sangue non affluisce più correttamente
negli organi e nei tessuti: questo processo è detto arteriosclerosi, od indurimento delle arterie.

L’aterosclerosi è una forma particolare di arteriosclerosi, ma i due termini a volte vengono usati
come sinonimi. E’ una condizione patologica caratterizzata da alterazioni della parete delle arterie,
che perdono la propria elasticità a causa dell'accumulo, di calcio, colesterolo, cellule infiammatorie
e materiale fibrotico, sotto forma di placche che impediscono la corretta circolazione del sangue. Se
la placca protrude nel lume vasale può arrivare a ostacolare il flusso ematico al suo interno.
Un'eventuale rottura della placca stessa, abitualmente rivestita da un sottile cappuccio fibroso e da
cellule endoteliali, può portare a trombosi e a obliterazione completa del lume del vaso, con
conseguente interruzione del flusso ematico.

Il nome deriva dal termine greco athere che significa pappa, ad indicare la componente lipidica che
prevale all’interno della lesione o ateroma. Quest’ultima è in realtà un’infiammazione della tunica
interna del vaso o intima che si in spessisce grazie all’accumulo di grasso e alla proliferazione del
tessuto connettivo. Ogni placca è costituita da piastrine, tessuto fibroso, cellule muscolari e globuli
bianchi che cercano di rimuovere, mangiandoselo, il grasso in eccesso. Tuttavia questi globuli
bianchi speciali, detti macrofagi, assorbendo i grassi si gonfiano e si 'ingolfano' al punto che non
possono più rientrare nel circolo sanguigno per completare la loro opera di 'spazzini' e restano
'impigliati' nella placca aterosclerotica finendo con produrre danni ulteriori.

Dal punto di vista anatomico si distinguono tre tipi di lesioni:

1. Stria lipidica. Strutturalmente si presenta allungata con bordi netti. Reversibile, compare
già nella prima infanzia
2. Placca fibrosa. Si tratta di un ispessimento circoscritto, sporgente sul piano dell'intima, di
colorito bianco perlaceo o lievemente giallognolo, di dimensioni varie, da qualche
millimetro a diversi cm. La superficie è liscia o alquanto scabra ma continua, la
consistenza è dura. Alla sezione, l'aspetto può essere omogeneo oppure variegato per la
presenza di un centro decisamente giallo, molle o poltaceo, unto e asportabile (la
cosiddetta pappa ateromasica), ricoperto verso l'intima da un rivestimento fibroso, detto
cappa, duro e biancastro.
3. Lesione complicata. Le placche vanno incontro ad ulcerazione, emorragia, trombosi,
calcificazione.
Le manifestazioni cliniche dell'aterosclerosi compaiono in genere dopo i quaranta-cinquanta anni di
età e sono dovute alla riduzione del flusso ematico nel letto vasale dipendente dall'arteria lesa. La
placca può frantumarsi ed alcuni pezzetti entrano in circolo, procedono in avanti fino ad incontrare
vasi dal diametro sempre più piccolo. Qui il pezzetto di placca resta incuneato e impedisce
l'ulteriore passaggio del sangue. Questo fenomeno è detto embolia. La conseguenza è che a valle
dell'ostruzione non arriverà sangue, e se l'ostruzione si mantiene nel tempo si produce il fenomeno
dell’ischemia. Il tessuto per l'assenza di ossigeno va incontro a necrosi e si arriva all’ infarto. Altra
manifestazione deriva dalla placca stessa. A livello della spaccatura si attiva il sistema della
coagulazione, come se si trattasse di una ferita sulla pelle, che va a ingombrare completamente il
lume del vaso sanguigno e forma un tappo detto trombo, costituito dalle piastrine e dai componenti
del sistema della coagulazione. Anche in questo caso si avranno fenomeni ischemici con danno ai
tessuti in cui il sangue non può più arrivare e si parla, in questo caso, di trombosi.
E’ inefficace il principale meccanismo di compenso rappresentato dall'instaurarsi di circoli
collaterali, che consentono al sangue di raggiungere i territori irrorati attraverso i vasi adiacenti. Le
placche ateromatose hanno nell'uomo una distribuzione abbastanza costante: in ordine decrescente
sono interessate: aorta addominale, fino alla biforcazione delle arterie iliache; arterie coronaria;
arterie poplitee, femorali e aorta toracica, carotidi interne. Sono invece di solito risparmiati i vasi
delle estremità superiori.

Distinguiamo:
Manifestazioni croniche: Angina pectoris stabile, angina abdominis, claudicatio intermittens, nella
quale il dolore insorge durante la deambulazione e scompare tipicamente dopo pochi minuti di
riposo.
Manifestazioni acute: Angina pectoris instabile, infarto miocardico, infarto intestinale, ictus
ischemico.

L'aterosclerosi è causata dal concorso di numerosi fattori, che possono essere raggruppati in due
classi: fattori sistemici e fattori locali.

I fattori sistemici sono rappresentati dai fattori di rischio cardiovascolare e comprendono fattori
non modificabili: età, sesso, familiarità (coronaropatie) caratteristiche genetiche (ipercolesterolemia
familiare) e fattori modificabili (fumo, ipercolesterolemia, ipertensione, obesità, diabete,
iperomocisteinemia, ecc.).

I fattori locali sono costituiti dagli stress meccanici prodotti dal flusso ematico, dal momento che la
loro intensità varia in base al calibro e alla conformazione del vaso, per cui sono più intensi in
alcune regioni rispetto ad altre (curvature, biforcazioni).

Cura e prevenzione

Interventi mirati sullo stile di vita e sui fattori di rischio sono in grado, da soli, di arrestare la
progressione dell'aterosclerosi. In alcuni casi la correzione delle abitudini scorrette abbinata a
terapia farmacologica porta addirittura ad una regressione delle lesioni aterosclerotiche.

 Farmaci anticolesterolo. Diminuendo drasticamente il colesterolo LDL (lipoproteine a


bassa densità, il cosiddetto colesterolo ‘cattivo’) si riesce a rallentare o addirittura a
sconfiggere l’accumulo di depositi grassi nelle arterie.
 Antipiastrinici. Il medico può prescrivere farmaci antipiastrinici, ad esempio l’aspirina, per
diminuire la probabilità che le piastrine creino grumi che ostruiscono le arterie, formando
trombi in grado di causare problemi più gravi.
 Betabloccanti. Questi farmaci sono usati di frequente per le coronaropatie. Rallentano il
battito cardiaco e fanno diminuire la pressione, diminuendo il fabbisogno del cuore, e spesso
riescono ad alleviare i sintomi del’angina. I betabloccanti fanno diminuire il rischio di
infarto e di aritmie cardiache.
 Diuretici. L’ipertensione è uno dei principali fattori di rischio per l’aterosclerosi, i diuretici
abbassano la pressione.

Si ritiene che alcuni alimenti e integratori erboristici siano in grado di far diminuire il colesterolo e
la pressione, due dei principali fattori di rischio per l’aterosclerosi. Si può ricorrere ai seguenti
integratori e prodotti:

 Acido alfa linoleico,


 Sitostanolo e/o Beta-sitosterolo (si trova negli integratori e in alcune margarine),
 Calcio,
 Olio di fegato di merluzzo,
 Coenzima Q10,
 Acidi grassi omega-3.

Per prevenire l’aterosclerosi e malattie affini quindi bisogna:

Smettere di fumare, seguire una dieta sana, fare esercizio fisico con regolarità, mantenere il peso
forma, bere con moderazione, o abolire completamente l’alcol.

Relazione a cura di Andrea Cafasso.

Fonti:

o www.my-personaltrainer.it
o www.farmacoecura.it

o www.it.wikipedia.org