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Bologna

Partendo dalla stazione

 Via Indipendenza. La via principale della città che parte da Piazza Maggiore e arriva fino allla stazione
centrale. Fu completata nel 1890 proprio il periodo in cui Bologna divenne un’importante snodo ferroviario
con la costruzione della linea Bologna-Ancona.
Oggi via Indipendenza è la zona-shopping di Bologna, con tanti negozi di abbigliamento e non solo. Via
Indipendenza, però, ospita anche importanti luoghi di cultura, come l'Arena del Sole, e passa da Piazza VIII
Agosto.
 Finestrella di Via Piella. Passando sotto Porta Govese o Torresotto dei Piella si giunge alla celebre Finestrella
sul Canale delle Moline e al ponte sul canale, entrambi con affaccio.Quest'angolo di città è noto come "la
piccola Venezia". Affacciandosi fra i palazzi, si può vedere scorrere uno dei pochi tratti d'acqua che tra i primi
del Novecento e il dopoguerra non fu ricoperto di asfalto. Il canale delle Moline è la prosecuzione del canale
di Reno. Per buona parte del suo itinerario il canale delle Moline è rinchiuso tra le case, come si vede dalla
Finestrella, e per questo in passato è rimasto a lungo nascosto alla vista. Di recente sono stati riaperti gli
affacci sui ponti delle vie Oberdan e Malcontenti, che si affiancano alla suggestiva finestrella di via Piella.

Si arriva a

 Piazza Maggiore. Edificata dove originariamente era presente solo un terreno erboso, nell'anno 1200 il
Comune iniziò ad acquisire case e terreni per costruire una piazza che da un lato avrebbe dovuto
rappresentare l'importanza dell'istituzione comunale e dall'altro riunire le varie attività cittadine (scambi,
commerci e servizi di vario genere).

Inizialmente conosciuta come curia Communis e poi come platea Communis, sembra che solo a partire dal
'500 si sia iniziata a conoscere come Piazza Maggiore, anche se dalla cacciata degli austriaci al 1944, alla
piazza venne attribuito il nome del Re d'Italia, Vittorio Emanuele II. Quindi solo a partire dal 1945 la piazza e
il territorio immediatamente circostante iniziarono a conoscersi ufficialmente con il nome attuale: Piazza
Maggiore.

Cuore della città, Piazza Maggiore è il risultato di secolari trasformazioni che la arricchirono via via di importanti
edifici:

 Basilica di San Petronio, Edificata a partire dal 1390 su progetto di Antonio di Vincenzo, i lavori si
protrassero fino al XVII secolo, ma non fu mai completata (come si vede chiaramente dalla facciata esterna
in marmo bianco e rosa lasciata a metà). Il portone centrale è opera di Jacopo della Quercia, e vi sono
rappresentate scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. La meridiana costruita dal geografo Gian
Domenico Cassini nel XVII secolo è la più lunga al mondo tra quelle realizzate all'interno di un edificio
(misura 67 metri). Tra le cappelle interne è degna di nota la quarta da sinistra (cappella Bolognini) che
conserva affreschi del XV secolo di Giovanni da Modena: sono rappresentati l'inferno (a sinistra), il paradiso
e l'incoronazione della Vergine (al centro), e il viaggio dei re Magi a destra. Nelle altre cappelle sono
conservate opere di Lorenzo Costa, Francesco Francia, del Parmigianino e la tomba di Elisa Bonaparte (la
sorella di Napoleone).
 Palazzo dei Notai. Era la sede dell'antica e potente corporazione dei notai, il cui stemma compare sulla
facciata. La parte del palazzo verso la chiesa fu edificata da Antonio di Vincenzo e completata nel 1388,
mentre la seconda parte fu realizzata da Bartolomeo Fioravanti verso il 1450. La differenza di stile è
riscontrabile nelle bifore.
 Palazzo d’Accursio. Il palazzo è costituito da due nuclei distinti. Quello di sinistra è il più antico: nel XII
secolo fu dimora della famiglia Accursio, poi dal 1336 fu sede della magistratura comunale, e nella seconda
metà del XV secolo fu aggiunta la torre dell'orologio e la Madonna con bambino in terracotta, opera di
Nicolò dell'Arca. La parte di destra è di stile gotico, ed è caratterizzata da otto finestre bifore e dall'ingresso
trionfale, nella cui parte superiore si trova la statua di papa Gregorio XIII (l'autore della riforma del
calendario). Il palazzo fu sede del legato papale del XVI al XIX secolo, e al giorno d'oggi è la sede del comune.
All'interno sono visitabili la Cappella e la Sala Farnese, la Sala d'Ercole, e la sala del Consiglio Comunale. Al
secondo piano sono ospitati due musei d'arte: il Museo Morandi, in cui sono esposte 200 opere che
percorrono tutta la carriera del pittore bolognese, e le Collezioni Comunali d'Arte Antica, che comprendono
opere provenienti da collezioni private (Palagi, Pepoli), opere del trecento bolognese, di Tintoretto, dei
Carracci.
 L'ex Sala Borsa è oggi sede della biblioteca comunale, e merita una visita visto che all'interno il pavimento di
cristallo lascia intravedere resti archeologici del II sec. a.C. e una basilica romana.
 Palazzo del Podestà, Fu la prima sede del governo cittadino esercitato appunto dal Podestà e dai suoi giudici
e ufficiali. L'assetto originario non era molto differente da quello odierno: sotto le volte del portico e
tutt'intorno si succedevano le animate botteghe di merciai, fruttivendoli e artigiani, mentre sotto le scale di
accesso al primo piano i notai stipulavano atti e contratti. Fin dall'inizio disponeva di una torre campanaria
detta dell'arengo per chiamare a raccolta i cittadini in caso di eventi straordinari (assemblee, guerre..).
Originariamente doveva però trattarsi di una costruzione lignea che fu sostituita nel 1259 dall'odierna torre
quadrangolare in cotto realizzata da Alberto di S. Pietro. I quattro pilastri angolari che sostengono la torre
formano una volta a crociera detto 'Voltone del Podestà' in cui nel 1525 furono poste le statue in terracotta
dei santi protettori della città plasmate da Alfonso Lombardi: S. Petronio, S. Procolo, S. Domenico e S.
Francesco. Un particolare effetto acustico consente ai visitatori di parlarsi sommessamente dagli angoli
opposti del voltone. Su un modello di Aristotile Fioravanti, che nel 1453 collocò l'attuale campana, la facciata
romanica venne rinnovata in forme rinascimentali per volontà del signore della città, Giovanni II Bentivoglio.
La ristrutturazione avviata tra 1484-94 con la collaborazione di Marsilio Infrangipani per la parte decorativa
in bugnato rimane però incompiuta. Al piano nobile l'ampio salone del podestà già utilizzato come teatro
pubblico tra XVI e XVIII secolo e quindi sala per il gioco del pallone fu affrescato nel primo decennio del XX
secolo da Adolfo De Carolis e allievi con episodi celebri della storia di Bologna. [Voltone]
 Palazzo dei Banchi, Fu l’ultimo edificio eretto nella Piazza: si tratta in realtà di una facciata scenografica
per mascherare le viuzze del mercato retrostante. Progettato da Jacopo Barozzi detto il Vignola, risale alla
seconda metà del XVI secolo. La facciata si basa su quindici archi, di cui due permettono il passaggio alle vie
Clavature e Pescherie vecchie. Il nome deriva dalla presenza, anticamente, di ‘banchi’ dei cambiavalute.

Si prosegue poi per

 Piazza del Nettuno. Nata nel 1565 con il fine di dare risalto alla statua del Nettuno a cui deve il nome, la
piazza fu il risultato di un lavoro che vide l'ingrandimento dello spazio esistente tra il Palazzo del Comune e il
Palazzo del Podestà attraverso l'abbattimento di un isolato di fabbricati. La nuova piazza avrebbe dato un
carattere nuovo a tutto lo spazio circostante, unendosi a Piazza Maggiore e collegando quindi un'area
precedentemente separata. La statua venne invece costruita tra il 1563 e il 1567 dallo scultore fiammingo
Jean de Boulogne, conosciuto in città come “Giambologna”, e da Tommaso Laureti, detto “Il Siciliano”.
Da un lato della Piazza, oltre all'edificio Comunale alla cui parete è affisso il sacrario dei caduti della
resistenza, è possibile trovare l'antica Sala Borsa, edificio che nei secoli ha assunto le funzioni più varie fino a
diventare Biblioteca comunale nel dicembre 2001. Dall'altro lato della piazza, accanto al Palazzo del Podestà,
si affaccia invece Palazzo Re Enzo. Anticamente conosciuto come palazzo nuovo per distinguerlo dal più
antico Palazzo del Podestà, l'edificio divenne sede della prigionia di Re Enzo, figlio dell'Imperatore Federico
II, catturato durante la battaglia di Fossalta nel 1249 e lì detenuto fino alla sua morte nel 1272. Al momento
il palazzo, che conserva ancora lo stesso nome, ospita fiere, mostre e convegni.
 Al centro della piazza del Nettuno, di fronte all'ingresso del Palazzo di Re Enzo, si erge in tutta la sua bellezza
la Fontana del Nettuno, che i Bolognesi chiamano il Gigante; in effetti, la statua in bronzo del dio marino è
alta 3,20 metri e pesa 22 quintali. Nel 1563, papa Pio IV dette ordine di innalzare una grande fontana e il
pittore Tommaso Laureti fu incaricato dell'esecuzione dell'opera. Fatti i progetti, l'artista scelse per la
realizzazione della statua lo scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, che allora lavorava a
Firenze per i Medici. Per la somma di mille scudi d'oro, l'artista fiammingo accettò di realizzare le parti
scultoree della fontana, che fu completata nel 1566. Costruita in marmo e bronzo è il simbolo del potere
papale: come Nettuno domina le acque, così il Papa domina il mondo. Ai piedi del Dio sono infatti quattro
putti, che rappresentano Gange, Nilo, Rio delle Amazzoni e Danubio, cioè i fiumi dei continenti allora
conosciuti.
Curiosità (uno dei 7 segreti di Bologna)
Si narra che il Giambologna volesse realizzare il Nettuno con i genitali più grandi ma la chiesa glielo proibì. Lo
scultore però non si arrese, infatti disegnò la statua in modo che da una certa angolazione il pollice della
mano sinistra tesa sembra spuntare direttamente dal basso ventre, in maniera simile ad un pene eretto.
All'epoca le donne di Bologna alla vista del Nettuno si turbavano, così che la chiesa dovette mettere dei
pantaloni di bronzo alla statua. Tutta la fontana ha comunque una forte valenza erotica, per esempio le ninfe
di contorno spruzzano acqua dal seno. La leggenda narra che prima di un importante esame, lo studente che
voglia avere la fortuna dalla sua parte, debba girare due volte in senso antiorario attorno alla fontana, così
come due volte il Giambologna girò attorno al piedistallo riflettendo sul progetto di realizzazione del
Nettuno, dando così inizio alla sua fortuna e al suo riscatto dalla "sconfitta fiorentina".
 La Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la
più grande e importante chiesa bolognese (m 132 di lunghezza, 66 di larghezza totale, 47 di altezza). La
costruzione fu iniziata nel 1390 sotto la direzione di Antonio di Vincenzo. Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi
propone un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma.
Secondo la leggenda Pio IV bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la
costruzione dell'Archiginnasio.
Anche la facciata rimase incompiuta. La copertura della navata maggiore e la chiusura dell'abside furono
ultimate solo nel 1663 su progetto di Girolamo Rainaldi e direzione di Francesco Martini. Lle navate minori
vennero chiuse da muri rettilinei.
Celebre fu la Cappella musicale petroniana il cui il simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante,
costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il più vecchio al mondo ancora in uso. Un altro organo più
recente (1596) è di Baldassarre Malamini e anche questo è funzionante nonostante i quattrocento anni di
vita. Nel 1894 fu aperto il Museo di San Petronio su progetto di T. Azzolini. Infine, tra le cappelle 1 - 2, 9 - 10,
13 - 14 , 21 - 22, si trovano le quattro croci di pietra che, secondo la leggenda, furono poste da San Petronio
agli angoli del perimetro della città, definito nei secoli successivi il cerchio delle mura di selenite.
 Archiginnasio. Il Palazzo fu fatto costruire dal Cardinale Borromeo fra il 1562 e il 1563 su progetto
dell'architetto Antonio Morandi detto il Terribilia come sede per le scuole dello Studio Universitario (Diritto e
Arti). Fino al 1803 fu sede dell'Università e dal 1838 ospita la Biblioteca Civica. Il palazzo fu gravemente
danneggiato da un bombardamento nel 1944 e ricostruito successivamente. Il prospetto principale presenta
un portico di 30 arcate e si articola su due piani intorno a un cortile centrale. Due ampi scaloni conducono al
piano superiore che presenta aule scolastiche (oggi non isitabili) e due aule magne una per gli Artisti (oggi
sala di Lettura) e una per i Legisti (detta Sala dello Stabat Mater). Le pareti delle sale, le volte degli scaloni e
dei loggiati sono decorate da iscrizioni e monumenti celebrativi dei maestri dello Studio e da migliaia di
stemmi e nomi di studenti. Di fronte all'ingresso si trova la cappella di S. Maria dei Bulgari. Il Teatro
Anatomico in legno intagliato, fu costruito da Antonio Levante nel 1637 per l'insegnamento dell'anatomia. Al
suo interno si trovano le famose statue degli Spellati di Ercole Lelli.
 Complesso di Santo Stefano. È il complesso più singolare di Bologna, vero santuario cittadino e culla della
fede dei padri. Le origini del complesso denominato anche “sette chiese” sono particolarmente controverse;
alcuni attribuiscono la sua nascita al Santo Patrono di Bologna, a quel tempo vescovo della città, il quale nel
430 volle edificare un complesso da dividere poi in sette chiese che nel loro insieme avrebbero formato una
ricostruzione simbolica dei luoghi della Passione di Cristo, come attesterebbe l'antica denominazione del
complesso: 'Sacra Hierusalem'. Altre voci piuttosto accreditate invece la vedono elevata sempre da Petronio
però sulle rovine di un tempio pagano preesistente, vicino al quale sarebbero state poi affiancate una
riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme e, accanto al sacello con le spoglie dei protomartiri
bolognesi Vitale e Agricola, riesumate da sant'Ambrogio nel 392, gli edifici eretti fra il X e il XIII secolo dai
Benedettini.
Sulla splendida piazza si affacciano i prospetti delle chiese del Crocifisso (a destra), del Calvario (al centro) e
dei SS. Vitale e Agricola (a sinistra). La prima, di origini longobarde, racchiude la cripta del 1019 dell'Abate
Martino e prende il nome dal crocifisso sospeso al centro attribuibile a Simone dei Crocifissi e preziose opere
d'arte; la seconda, di forma rotonda, è dominata dalla riproduzione del Sepolcro di Cristo (secoli XII-XIV)
entro cui in passato era custodita l'urna con le reliquie di San Petronio, attualmente conservate nella Basilica
dedicata al Santo Patrono; la terza, di grande attrattiva per la sua struttura basilicale disadorna, racchiude gli
antichi sarcofagi dei Santi Vitale e Agricola (interessanti i capitelli di varie fogge, provenienti da precedenti
costruzioni di età romana e bizantina, e i resti di pavimenti musivi del VI secolo).
Degno di attenzione anche il Cortile di Pilato con un bacile marmoreo donato da Liutprando e Ilprando, re
dei Longobardi - che avevano in Santo Stefano il loro principale centro religioso - e la chiesa della Trinità,
ristrutturata fra il sec. XII e il XIII, dove si ammira un pregevole Presepe in legno dipinto e dorato di Simone
dei Crocifissi (sec. XIV). Di grande suggestione il chiostro benedettino a duplice loggiato (sec. X-XIII), una
delle più superbe creazioni del romanico emiliano. Da visitare infine il Museo che conserva dipinti, sculture e
altre opere d'arte di varie epoche.
 LE DUE TORRI: GARISENDA E DEGLI ASINELLI. Simbolo comunemente riconosciuto di Bologna, le due
torri sono collocate strategicamente nel punto di ingresso in città dell'antica via Emilia. L'isolamento in cui ci
appaiono oggi al centro dello slargo di piazza di Porta Ravegnana non corrisponde all'originaria sistemazione
con costruzioni lignee intorno e passaggi sospesi di collegamento. Realizzate in muratura come poche altre
costruzioni, svolgevano importanti funzioni militari (di segnalazione e di difesa) oltre a rappresentare con la
loro imponenza il prestigio sociale della famiglia. Alla fine del XII secolo se ne contavano in città un centinaio
di cui solo una ventina, sopravvissute ad incendi, guerre e fulmini, sono oggi ancora visibili. Recente è la
ricollocazione dinanzi alle torri di una statua di San Petronio di Gabriele Brunelli del 1670, che era stata
rimossa nel 1871 "per motivi di traffico".
 TORRE DEGLI ASINELLI. La Torre viene costruita tra 1109 - 19 dalla famiglia omonima e passa al
Comune già nel secolo successivo. Alta 97,20 m presenta uno strapiombo di 2,23 metri e una
scalinata interna di 498 gradini terminata nel 1684. Il basamento è circondato da una 'rocchetta'
realizzata nel 1488 per ospitare i soldati di guardia. Oggi sotto il portico sono state ricollocate alcune
botteghe di artigianato a ricordo della funzione commerciale svolta dal medievale 'mercato di
mezzo'.
 TORRE GARISENDA. La vicina Torre Garisenda, coeva alla precedente, si differenzia visivamente per la
minore altezza di soli 47 metri e il forte strapiombo (3,22 m) dovuto ad un precoce e maggiore
cedimento del terreno e delle fondamenta. Dante che la vide ancora integra la paragona ad Anteo
chinato nel XXXI Canto dell'Inferno. A metà del XIV secolo si rende necessario l'abbassamento. Il
rivestimento in bugne di selenite alla base risale invece alla fine del XIX secolo.
 Pinacoteca Nazionale di Bologna. La Pinacoteca si trova a pochi minuti dalle Due Torri, all'interno dell’ex
Noviziato Gesuita di Sant'Ignazio, eretto nella seconda metà del 1600 per accogliere i giovani desiderosi di
entrare nella Compagnia di Gesù.
Oltre alla Pinacoteca, il Palazzo ospita anche l’Accademia di Belle Arti e la Soprintendenza per il Patrimonio
Storico Artistico ed Etnoantropologico, fondendo così esposizione, tutela, conservazione e studio del
patrimonio storico culturale. Nel 1762, Monsignor Francesco Zambeccari dona parte dei propri dipinti
cinquecenteschi all'Accademia Clementina, originata dalla prestigiosa Accademia dei Desiderosi creata dai
Carracci nel 1582, dando così vita alla collezione. Dal 1803 l'Accademia di Belle Arti prende il posto della
Clementina e diventa Quadreria, acquisendone il patrimonio artistico arricchito nel tempo da altre
donazioni. Soppressa l'Istituzione da parte delle truppe napoleoniche, le opere di rilevanza furono inviate a
Parigi e a Milano (rispettivamente al Musée Napoleon e alla futura Accademia di Brera), dove rimasero fino
alla caduta dell'impero francese per poi in parte rientrare nella loro “patria” originaria, la Quadreria, in
seguito diventata Pinacoteca. Nacque così la base dell'attuale raccolta: il primo catalogo con 274 dipinti è del
1827. Grazie ad ulteriori acquisizioni, la Pinacoteca bolognese, già forte di un imponente patrimonio
religioso, si arricchisce di opere eseguite per laici e patrizi, completando il percorso dell'arte dal XIII al XVIII
secolo e divenendo una delle più preziose raccolte d'arte europee. Annoverata tra le più moderne e
importanti Gallerie Nazionali, la Pinacoteca di Bologna apre al pubblico nel 1885, dopo essere stata separata
dall’Accademia. Totalmente rinnovata nel 1997, la Pinacoteca presenta ora, oltre alle 30 sale espositive, le
Sale delle Belle Arti e locali modernamente attrezzati allestiti nel piano interrato, grazie ai quali l'edificio
accoglie mostre temporanee di medio e grande respiro, attività didattiche, seminari e convegni.
L'esposizione si articola in sezioni suddivise storicamente per scuole e l'itinerario ripercorre le opere di autori
risalenti al XIII e XIV secolo (Vitale di Bologna, ecc.), al periodo del Rinascimento (Raffaello, Perugino,
Tintoretto, ecc.), del Manierismo (Giorgio Vasari, Bartolomeo Cesi, ecc.), all'Età Barocca (i Carracci, il
Guercino, ecc.) per arrivare infine alla Sala dei dipinti seicenteschi di grande formato.
 Parco della Montagnola. E’ il più antico giardino cittadino, da secoli luogo di passeggio e teatro di
manifestazioni, giochi, gare sportive. A partire dal 1662 l’area, sopraelevata rispetto a quelle circostanti
perché dal medioevo deputata all’accumulo di macerie e rifiuti, venne destinata a uso pubblico: in parte
occupata da orti e colture di gelso, per il resto era dotata di ampi viali e di un piazzale centrale a disposizione
dei visitatori. Il disegno attuale risale ai primi anni dell’800, quando per espressa volontà di Napoleone venne
ripensato da G. B. Martinetti secondo geometrie ispirate ai giardini alla francese. Nel 1896 la Montagnola fu
arricchita con la grande scalinata monumentale che guarda verso la vecchia porta e i ruderi dell’antica
fortezza di Galliera. Più tardi al centro del giardino venne sistemata la vasca circolare, impreziosita da gruppi
scultorei di Diego Sarti, che era stata creata per i Giardini Margherita al tempo dell’Esposizione Emiliana
(1888). Fra gli alberi del giardino, che ha una superficie di 6 ettari, risaltano le grandi chiome di alcuni platani
monumentali, il cui impianto è di epoca napoleonica.