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anno LXIII - N. 5 pubblicazione bimestrale ISSN 0035-6093


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ALBERTO MARIA BENEDETTI
Prof. ord. dell’Università di Genova

FRANCESCO PAOLO PATTI


Assegnista di ricerca

LA REVOCA DELLA PROPOSTA: ATTO FINALE?


LA REGOLA MIGLIORE, TRA STORIA E COMPARAZIONE (1)

SOMMARIO: 1. Revoca della proposta: atto non recettizio (nel 2016). – 2. E atto recettizio (nel
2000). – 3. Storia di una regola controversa: le radici dell’ambiguità dell’art. 1328 c.c. –
4. Attualità di una regola non controversa. La revoca della proposta è, ovunque, atto
recettizio. – 5. Diversi metodi di bilanciamento: l’obbligo di mantenere la parola data
nell’esperienza giuridica tedesca. – 6. Segue. La tutela risarcitoria in caso di revoca
«illecita» nel diritto francese. – 7. Segue. «Postal acceptance» e revoca della proposta
nel diritto inglese. – 8. Le soluzioni di compromesso nel contesto internazionale – 9. La
regola migliore: la proposta di contratto tra affidamenti e autoresponsabilità.

1. – Ci sono episodi sui quali si può misurare quanto un ordinamento


sia più o meno isolato, più o meno distante dalle tendenze che, in un
determinato contesto, sembrano caratterizzare la generale evoluzione delle
regole giuridiche; ci sono questioni su cui la comparazione può aiutare a
individuare la soluzione migliore, sulla scorta dell’idea che la regola più
diffusa possa essere anche quella migliore e più efficiente.
La decisione della Cass. n. 7543/2016 (2) è uno di questi episodi; il
problema dell’efficacia della revoca della proposta contrattuale è una di
queste questioni.
I fatti, sempre di grande importanza in tutti i casi in cui si controverte
sulla formazione del contratto: una proposta di preliminare, non sotto-
scritto dall’acquirente, condizionava il successivo perfezionamento al pa-
gamento, mai avvenuto, di una somma di denaro; detta proposta era stata
subito revocata dal proponente, anche se, nel frattempo, l’oblato riusciva
ad acquisire la detenzione dell’immobile.

(1) Il saggio è frutto di una riflessione comune degli Autori. Tuttavia i parr. 1, 2 e 3
vanno attribuiti a Alberto Maria Benedetti; i parr. 4, 5, 6, 7 e 8 a Francesco Paolo Patti; il
par. 9 a entrambi.
(2) Cass. 15 aprile 2016, n. 7543.

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Sorgeva cosı̀ controversia tra le parti: il venditore pretendeva la resti-


tuzione dell’immobile, detenuto senza titolo non essendosi mai perfezio-
nato il contratto (nemmeno quello preliminare); l’acquirente, ritenendo
invece perfezionato il contratto preliminare, ne chiedeva l’esecuzione in
forma specifica ex art. 2932 c.c.
Il giudice di primo grado dava ragione al convenuto: il contratto si era
concluso (con una raccomandata, confermata da successivo telegramma) e
poteva essere eseguito ex art. 2932 c.c.; in appello, invece, il Collegio
riteneva che il contratto non si fosse concluso, perché la proposta era stata
revocata prima che l’oblato avesse manifestato l’intenzione di aderirvi, e,
conseguentemente, condannava il convenuto al rilascio dell’immobile.
Diventa centrale, nel giudizio di legittimità, la questione dell’efficacia
della revoca della proposta; la Cassazione, nel 2016, preferisce recuperare
un orientamento che, nel 2000 (3), era stato superato con una motivazione
ricca e convincente. Liquida sbrigativamente il precedente [«isolato, di
segno contrario»] a favore dell’«opposto orientamento senz’altro preva-
lente», e sintetizza cosı̀ la questione: per la sua efficacia (impeditiva), la
revoca va emessa/spedita prima che il proponente abbia conoscenza del-
l’accettazione o essa deve giungere all’oblato prima di quel momento?
La sintesi è corretta, la soluzione no; richiamate le quattro decisioni
del medesimo segno antecedenti il 2000 (4) – si argomenta che: i) l’art.
1328 c.c. contiene due regole diverse per la revoca della proposta e del-
l’accettazione: la prima è possibile «fino a che il contratto non sia con-
cluso», la seconda è possibile purché giunga «a conoscenza del proponen-
te prima dell’accettazione». Per i giudici di legittimità, ciò significa: «per la
revoca della proposta vale la regola della “spedizione” e non quella della
“ricezione”»; ii) gli artt. 1334 e 1335 c.c. non incidono sulla soluzione del
problema, nonostante queste disposizioni chiaramente assegnino natura
recettizia agli atti unilaterali e alla loro revoca. Secondo i giudici di legitti-
mità, infatti: a) «la revoca della proposta, pur atto recettizio, «opera con

(3) Cass. 16 maggio 2000, n. 6323, con nota di A.M. BENEDETTI, La revoca della
proposta tra spedizione e ricezione: la Cassazione cambia rotta, in Nuova g. civ. comm.,
2001, I, p. 370 e in F. it., 2001, c. 227, con nota di R. PARDOLESI. In prospettiva preva-
lentemente storica, v. anche A.M. BENEDETTI, Ancora sulla revoca della proposta: divagazioni
tra storia e comparazione, in Nuova g. civ. comm., 2009, II, p. 115 ss.
(4) Cass. 9 luglio 1981, n. 4489, in R. d. comm., 1981, II, p. 253, con nota di C.
ROSSELLO, Revoca della proposta e dell’accettazione: considerazioni sistematiche sul combinato
disposto degli artt. 1328, 1326 e 1335 cod. civ.; Cass. 31 gennaio 1969, n. 296, in F. it., 1969,
I, c. 606. Una sola decisione, invece, aveva ritenuto la revoca della proposta come atto
recettizio: Cass. 5 febbraio 1953, n. 290, in Giust. civ., 1953, p. 394 (ma questa pronuncia è
stata ignorata da Cassazione 2016).
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effetto retroattivo fin dal momento della sua emissione, e, correlativamen-


te, da tale momento sospende l’efficacia dell’accettazione che nel frattem-
po dovesse pervenire al proponente»; b) la revoca della proposta è atto
recettizio «attenuato», proprio per la formula dell’art. 1328 c.c., in cui le
due revoche sono disciplinate in modo diverso; c) la revoca della proposta
estingue, con effetto dall’emissione, il potere di accettare sorto in capo
all’oblato con la ricezione della proposta.
Il tutto condito dal solito richiamo all’indennizzo previsto dall’art.
1328 c.c.: secondo il Collegio, infatti, la sua previsione si giustifica solo
concependo la revoca della proposta come efficace in ragione della sua
emissione e non della sua ricezione; la protezione dell’affidamento dell’o-
blato – che riceve una revoca dopo aver ricevuto l’accettazione e iniziato
l’esecuzione del contratto – è dunque (già) affidata a un indennizzo che lo
sgrava delle spese e delle perdite subite quando inizi l’esecuzione del
contratto, fidando sulla stabilità di un’accettazione, successivamente revo-
cata, che all’atto dell’inizio di esecuzione l’accettante ignorava.
Nel caso specifico, non è contestato che la revoca fosse stata inviata
prima che il proponente ricevesse l’accettazione e, tra l’altro, lo stesso
proponente aveva ottenuto la restituzione degli originali della scheda con-
trattuale: anche per la Cassazione, dunque, tra le parti il contratto non si
era concluso, come correttamente accertato dal giudice d’appello.
La «recettizietà attenuata» è un’invenzione di Cassazione 1981 (5); nel
senso che l’unica recettizietà che sopravviverebbe nella revoca della pro-
posta è quella insita nella «spedizione» della revoca prima che l’accetta-
zione sia giunta al proponente. Ma si tratta di una non soluzione: non
esiste un tertium genus tra dichiarazioni recettizie e non recettizie, e,
quand’anche esistesse, non potrebbe certamente comprendere la revoca
della proposta, il cui carattere recettizio è formalmente proclamato all’art.
1335 c.c.; ma c’è di più, a ben vedere. Non ha più senso, oggi, continuare
pur elegantemente a disquisire tra dichiarazione «emessa» e dichiarazione
«spedita», considerata la sostanziale irrilevanza giuridica di ogni dichiara-
zione che non sia (almeno) indirizzata (6); peraltro, la formazione del con-
tratto è generalmente caratterizzata da dichiarazioni (legislativamente con-

(5) Cass. 9 luglio 1981, n. 4449, cit.


(6) Su questo, ancora, G. GIAMPICCOLO, voce Dichiarazione recettizia, in Enc. dir., XII,
Milano 1964, p. 384 ss., in partic. p. 388; scontato, poi, osservare che gli odierni strumenti
di comunicazione (tra cui, in particolare, internet) rendono sostanzialmente impossibile
distinguere tra l’emissione, la spedizione, la ricezione di una dichiarazione avente un conte-
nuto contrattuale. Tutto si consuma in pochi istanti e tra invio e ricezione (all’indirizzo
telematico del destinatario) c’è una sostanziale identificazione.
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cepite) come recettizie, sia quando si tratta di costruire l’accordo contrat-


tuale che, e per certi versi a maggior ragione, quando si vuole impedirne la
conclusione. Va detto, peraltro, che un’autorevole opinione – con argo-
menti migliori rispetto a quelli della giurisprudenza, ma parimenti non del
tutto persuasivi – sostiene si possa conciliare il carattere recettizio (anche)
della revoca della proposta con la sufficienza della sua spedizione prima
della conclusione del contratto: «posto che la revoca impedisce il contratto
dal momento in cui è emessa, si deve infatti aggiungere che lo impedisce
solo se poi segua la ricezione; (…) ovvero la ricezione è condizione di
efficacia della revoca, i cui effetti retroagiscono al momento dell’emissio-
ne» (7). In fondo, è proprio quell’attenuazione della recettizietà oggi invo-
cata da Cassazione 2016 per tornare all’orientamento pre 2000: ma la
ricezione non può essere ridotta al rango di mera condizione di efficacia,
né della revoca, né delle dichiarazioni precontrattuali in sé considerate (8);
essa, piuttosto, è parte integrante della fattispecie formativa (o impeditiva),
perché senza ricezione non sussistono né una «proposta», né una «accet-
tazione», né la loro «revoca»; non c’è una fattispecie «debole» di dichia-
razione recettizia, perché se tutto si gioca, nello spirito dell’art. 1328 c.c.,
sul limite temporale – revocabilità «fino a che il contratto non è concluso»
– la fattispecie «revoca della proposta» si realizza solo se perfetta prima del
suddetto limite, e, cioè, se la revoca perviene all’oblato prima che il pro-
ponente abbia ricevuto l’accettazione.
Una revoca spedita prima di quel momento, ma giunta dopo, è fuori
tempo massimo, perché, quando arriva all’oblato, trova un contratto già
concluso; una retroazione al momento della spedizione non trova giustifi-
cazioni, se non quella, molto discutibile, secondo cui si deve consentire al
proponente ciò che non è consentito all’oblato. Né si invochi, ancora,
l’argomento dell’indennizzo, e non solo perché la sua stessa previsione
nasce da quelle ambiguità che hanno caratterizzato le disposizioni matrici
dell’art. 1328 c.c. ma anche perché potrebbe trovare applicazione anche se
la revoca è concepita come atto recettizio [l’oblato può iniziare l’esecuzio-
ne, in buona fede, dopo aver ricevuto la proposta, per poi vedersi reca-
pitare una revoca che gli perviene prima dell’arrivo al proponente della sua
accettazione: da qui, il diritto all’indennizzo]. A tacere, poi, del fatto che
non esiste casistica in cui l’oblato deluso chiede l’indennizzo; agisce sem-

(7) Cosı̀ V. ROPPO, Il contratto, in Tratt. Iudica-Zatti, 2a ed., Milano 2011, p. 149.
(8) In tal senso, v. AND. D’ANGELO, Proposta e accettazione, nel Tratt. Roppo, I,
Formazione, a cura di C. Granelli, Milano 2006, p. 121.
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pre per il contratto (adducendo l’inefficacia della revoca), non bastandogli


mai suoi più o meno significativi equivalenti monetari (9).
Anche per queste ragioni, tornando a Cassazione 2016, questa deci-
sione allarma due volte: una prima, perché è segno di arretramento; una
seconda, perché è segno di isolamento.

2. – In che termini la decisione del 2016 costituisce un arretramento


rispetto a quella di sedici anni prima?
Va detto, anzitutto, che i giudici di legittimità, nel 2016, si distaccano
non solo dall’ultima decisione in ordine di tempo della stessa Cassazione,
ma anche da quell’opinione che aveva invece fornito, tempo addietro, le
basi del revirement oggi smentito. A voler essere brutalmente sintetici, nel
2000 si decise di seguire l’opinione del Bianca (10); nel 2016, si è preferito
tornare all’opinione tradizionale che, pur non potendosi più dire preva-
lente, è oggi ancora sostenuta, per esempio, da Roppo (11).
Nell’ultima decisione sulla questione dell’efficacia della revoca della
proposta, la Corte di Cassazione scelse una strada che, fino a allora, non
aveva mai percorso: quella secondo cui la revoca della proposta, per essere
efficace, deve giungere all’oblato prima della conclusione del contratto
(prima, cioè, che il proponente abbia notizia dell’accettazione dell’altra
parte).
Le ragioni che indussero allora i giudici di legittimità a scegliere questa
soluzione non risiedevano, tanto, in argomenti di tipo tecnico-interpreta-

(9) Secondo V. ROPPO, Divagazioni non molto ortodosse in tema di contratti, in V.


ROPPO, Il contratto del duemila, 3a ed., Torino 2011, p. 28 ss. prevale sempre il fatto del
rifiuto del proponente di concludere il contratto, con la conseguenza che l’oblato opta
sempre per il risarcimento (dal che deduce che la tutela per risarcimento prevale sempre
sulla tutela per vincolo, con conseguente «sdrammatizzazione» della formazione del con-
tratto e delle sue regole procedimentali). Nei casi di contestazione dell’efficacia della revoca
della proposta, tuttavia, l’oblato può avere interesse al contratto e dispone degli strumenti
per ottenerlo anche contro la volontà del proponente: nel caso da cui ha preso le mosse
Cassazione 2016, ad esempio, l’oblato aveva chiesto che, riconosciuta la conclusione del
contratto preliminare, ne fosse assicurata l’esecuzione ex art. 2932 c.c.
(10) C.M. BIANCA, Diritto civile, 3, Il contratto, 3a ed., Milano 2000, p. 232-233. Su
posizione analoga, R. SACCO, in R. SACCO-G. DE NOVA, Il contratto, 4a ed., Torino 2016, p.
183 ss.; la decisione del 2000 riporta, in motivazione, un intero brano del Bianca, mostran-
dovi, cosı̀, di aderirvi integralmente (sul punto v. A.M. BENEDETTI, La revoca della proposta
tra spedizione e ricezione: la Cassazione cambia rotta, cit., p. 374).
(11) Questo a., anche dopo la decisione del 2000, ha continuato a sostenere la tesi
secondo cui la revoca è atto non recettizio; più in particolare – e i giudici del 2016 sembrano
seguire questa linea argomentativa – egli non nega rilevanza al fatto della ricezione (della
revoca), sostenendo che è proprio con la ricezione che la revoca produce, retroattivamente, i
suoi effetti: V. ROPPO, Il contratto, cit., p. 148-149.
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tivo, quanto nella constatazione – esplicitata in motivazione – che «la


soluzione prescelta è più aderente al principio dell’affidamento che ispira
la disciplina dettata dal legislatore in tema di efficacia degli atti recettivi e
risponde meglio alle esigenze dei traffici commerciali». Ciò mi fece, allora,
ritenere questa decisione sostanzialmente condivisibile, e mi fa pensare,
ora, che la «svolta» del 2016 non lo sia per niente.
Intanto, come ha insegnato Gorla (12), la formazione del contratto è
terreno nel quale le norme esprimono scelte che proteggono interessi, ora
del proponente, ora dell’oblato, disegnando un equilibrio di «pesi e con-
trappesi», usando quella felice immagine suggerita, sempre, da Gorla.
La bilancia nel 2000 sembrava pendere un po’ di più verso l’oblato che
– per effetto dell’accolta regola della ricezione – vedeva ridursi la finestra
temporale concessa al proponente per impedire, con una revoca tempe-
stiva, la conclusione del contratto; sulla proposta – e sulla sua stabilità o,
per dirla alla francese, sulla sua sicurezza – l’oblato poteva contare con
maggiore tranquillità di un tempo. Scelto, dichiaratamente, di proteggere
questo valore, i giudici di allora guardarono alle disposizioni in gioco con
una lente particolare, utilizzando la quale ritennero che: i) l’ambiguità
dell’art 1328 c.c. va sciolta tenendo conto che gli artt. 1334 e 1335 c.c.
proclamano senza dubbio il carattere recettizio (anche) della revoca della
proposta; ii) queste due norme non consentono di distinguere tra retroat-
tività «piena» e «attenuata»; iii) l’esigenza di pari trattamento dell’accet-
tante e del proponente giustifica un’unica regola per entrambe le revoche,
dovendosi scartare ogni soluzione che penalizzi, ingiustificatamente, l’o-
blato.
Tuttavia, in allora, i giudici riconobbero che gli argomenti a favore
dell’una o dell’altra interpretazione non consentono di sciogliere la que-
stione, se non scegliendo, dichiaratamente, un’opzione di politica del di-
ritto: «tra le due possibili interpretazioni delle norme – entrambe astratta-
mente possibili e sorrette da dati letterali – deve essere preferita quella che

(12) La presa di coscienza della natura «politica» delle regole sulla formazione del
contratto si deve – almeno nel nostro paese – proprio a G. Gorla, di cui si richiamano in
particolare «Ratio decidendi», principio di diritto e «obiter dictum». A proposito di alcune
sentenze in tema di revoca dell’offerta contrattuale, in F. it., 1965, V, c. 89 e La «logica-
illogica» del consensualismo o dell’incontro dei consensi e il suo tramonto, in questa Rivista,
1966, I, p. 255. Le regole sulla formazione del contratto, secondo questo a., altro non sono
che un sistema di pesi e contrappesi, il cui equilibrio complessivo dipende da scelte politiche
del legislatore (scelte mutevoli e variabili nel tempo e nello spazio). Nel caso della revoca
della proposta, egli riteneva che la regola di cui all’art. 1328 c.c. fosse da attribuirsi ad una
scelta di favor verso il proponente il cui desiderio di impedire la conclusione dell’affare viene
affidato ad una finestra di revoca particolarmente ampia.
commenti 1299

tutela maggiormente il destinatario dell’atto recettizio (ossia, nella specie,


l’accettante) sussistendo in capo a quest’ultimo un affidamento qualificato
sulla conclusione del contratto qualora l’accettazione sia pervenuta al pro-
ponente prima dell’arrivo all’accettante della revoca della proposta» (13).
Una chiarezza pregevole, scevra da quelle ipocrisie tecniche che, inve-
ce, contraddistinguono Cassazione 2016; una scelta che, oggi ancor più
che allora, appariva in linea con le fonti sovranazionali e con i dati rica-
vabili dalla comparazione (14), come si dimostrerà ampiamente in seguito.
Quella decisione scioglieva, in modo convincente, un’ambiguità durata
oltre un secolo, le cui radici, come si dirà al paragrafo che segue, possono
farsi risalire, in Italia, alla codificazione commerciale, e al dibattito che l’ha
preceduta e seguita.

3. – Sotto il Codice del 1942, e fino ai tempi moderni, la partita tra le


due tesi (15) ha fatto segnare un sostanziale pareggio, proprio perché gli

(13) Cass. 16 maggio 2000, n. 6323, cit. Ma v., nella prospettiva dell’analisi economica
del diritto, A. LAS CASAS, Tutele dell’investimento precontrattuale e razionalità economica.
Profili comparatistici, Torino 2009, p. 335 ss., in partic. p. 350 s., il quale, a fronte dei dati
normativi incerti ricavabili dagli artt. 1328, 1334 e 1335 c.c., predilige la tesi del carattere
non recettizio della revoca della proposta, poiché assicura un più esteso margine di libertà
per il proponente di collocare le proprie risorse «presso un impiego alternativo più reddi-
tizio». Fatta salva la compensazione del costo dell’investimento dell’oblato, in virtù dell’in-
dennizzo di cui all’art. 1328 c.c., la possibilità di perseguire collocazioni alternative delle
risorse, mediante una più ampia facoltà di pentimento, aumenterebbe il livello di «efficienza
sociale». L’analisi dell’a. si basa sulla considerazione secondo cui l’affidamento dell’oblato
sulla conclusione del contratto ha rilievo soltanto nei casi in cui «si sia tradotto in un
investimento» (ivi, p. 349). Come si vedrà infra, par. 5 ss., secondo le concezioni sviluppate
in altri ordinamenti e nel diritto sovranazionale, la tutela dell’affidamento dell’oblato si
giustifica anche alla luce di altri elementi.
(14) In tal senso, A.M. BENEDETTI, La revoca della proposta tra spedizione e ricezione: la
Cassazione cambia rotta, cit., p. 376.
(15) Senza pretesa di completezza sostengono la tesi tradizionale secondo cui la revoca
della proposta è atto recettizio: V. ROPPO, Il contratto, cit., p. 148 s.; R. SCOGNAMIGLIO,
Contratti in generale, nel Comm. Scialoja-Branca, Bologna-Roma 1970, p. 122 ss.; G. BENE-
DETTI, Dal contratto al negozio unilaterale, Milano 1969, p. 96 ss.; A. CATAUDELLA, I contratti.
Parte generale, 4a ed., Torino 2014, p. 52; C. ROSSELLO, Revoca della proposta e dell’accetta-
zione: considerazioni sistematiche sul combinato disposto degli artt. 1328, 1326 e 1335 cod.
civ., cit., in partic. p. 268 ss. A favore, invece, della tesi secondo cui la revoca della proposta
è atto non recettizio, C.M. BIANCA, Il contratto, cit., p. 232 s.; R. SACCO, in R. SACCO-G. DE
NOVA, Il contratto, cit., p. 183 ss.; F. GALGANO, Diritto civile e commerciale, II, Le obbliga-
zioni e i contratti, I, Padova 2004, p. 219, nt. 33; A. NATUCCI, Vicende preclusive, prepara-
torie, condizionanti, in Tratt. Roppo, I, Formazione, cit., p. 342 ss.; F. REALMONTE, Revoca
della proposta e dell’accettazione, in Tratt. Bessone, XIII, II, Torino 2000, p. 143 ss.; A.
RAVAZZONI, La conclusione del contratto, Milano 1974, I, p. 204 ss.; G. VENDEMIALE, Per una
rilettura dell’art. 1328 c.c., in questa Rivista, 1979, II, p. 470. Recentemente U. PERFETTI, La
conclusione del contratto, nel Tratt. Cicu-Messineo-Mengoni-Schlesinger, Il contratto in gene-
1300 rivista di diritto civile 5/2017

approcci esclusivamente tecnici non sono stati in grado di supportare una


conclusione generalmente accettata.
Una battaglia non nuova, che riecheggia gli echi di più antichi
duelli (16).
Nel Codice di commercio del 1882 si rinvengono gli antenati di quelle
norme che, poi, sono confluite nel codice civile del 1942; ed è proprio il
dibattito che ha preceduto e seguito l’entrata in vigore di quel codice a
rappresentare un laboratorio utilissimo, anche oggi, ad evidenziare il lega-
me molto stretto tra regole sulla formazione del contratto ed interessi
(concreti) delle parti.
La scelta sul come (ed anche sul dove e sul quando) si forma un
contratto è il primo terreno in cui si verifica la centralità dell’interesse
che il legislatore intende tutelare (o preferire), adottando un criterio piut-
tosto che un altro.
È noto che la lotta tra la regola della dichiarazione-spedizione (il con-
tratto si conclude all’atto dell’accettazione o della sua emissione) e quella
della ricezione-cognizione (il contratto si conclude quando il proponente ha
notizia dell’accettazione) si è tradotta in dispute molto vivaci, soprattutto in
sede di confezione dei codici civili (17), concluse con la vittoria della regola
della ricezione; attraverso la quale a prevalere è l’interesse del proponente (a
conoscere l’accettazione; a tenere presso di sé il luogo e il tempo di forma-
zione del contratto) su quello dell’oblato (che, spedita l’accettazione, non
può essere ancora certo che il contratto verrà a concludersi).
La regola sulla revoca dipende, evidentemente, dalla soluzione pre-
scelta in merito al momento di conclusione del contratto: prima dell’en-
trata in vigore del Codice di commercio del 1882, va detto, qualcuno
contestava l’idea stessa di una proposta revocabile; perché riteneva che
la revoca troppo facile potesse ledere la buona fede contrattuale ed atten-
tare alla sicurezza e alla stabilità dei traffici commerciali (18). Tant’è vero

rale, II, Milano 2016, in partic. p. 224 sembra propendere per la tesi secondo la quale
entrambe le revoche sono atti recettizi, sia per ragioni di unità dell’ordinamento, sia per
ragioni di certezza dei traffici (anche se non condivide la scelta, effettuata dalla Cassazione
2000, di selezionare il miglior affidamento meritevole di protezione).
(16) Sul punto v. anche A.M. BENEDETTI, Ancora sulla revoca della proposta: divagazioni
tra storia e comparazione, cit., p. 115 ss.
(17) Sul punto vanno viste le ricostruzioni storiche di P. CARLINI, La formazione del
contratto tra persone lontane: un aspetto della revisione della comparazione tra common law
e civil law nel quadro del diritto comune, in R. trim. d. proc. civ., 1984, p. 114 e U.
SALANITRO, Ritorno a Gorla. Revoca della proposta e risarcimento del danno, in AdC, 2016,
Torino 2017, p. 127-134.
(18) R. SACCO, in R. SACCO-G. DE NOVA, Il contratto, 2a ed., Torino 1993, I, p. 229: ivi
commenti 1301

che nel progetto preliminare al Codice di commercio si ritrova una norma


(art. 40, comma 2) in forza della quale «chi propone un contratto può
rivocare la proposta, finché questa non giunga a conoscenza del destina-
tario»; una tutela massima e piena per l’oblato, e un forte sacrificio per la
libertà del proponente.
L’art. 36, comma 3, del Codice di commercio realizzò – come si legge
nella Relazione di Mancini al progetto definitivo – una sorta di compro-
messo fra gli (opposti) interessi del proponente (a godere di ampi spazi di
revoca) e dell’oblato (a veder ridotti questi spazi): «Sino a che il contratto
non è perfetto, la proposta e l’accettazione sono rivocabili, ma sebbene la
rivocazione impedisca la formazione del contratto, tuttavia, se essa giunga
a notizia dell’altra parte dopo che questa ne ha intrapreso l’esecuzione, il
rivocante è tenuto al risarcimento dei danni». Correlativamente, si scelse,
dopo lunga discussione, la regola della cognizione, secondo la quale, ap-
punto, il contratto si conclude quando l’accettazione giunge a conoscenza
del proponente (art. 36, comma 1, c. comm.). Fu decisivo l’intervento di
Mancini; il 30 aprile 1870 «un’ampia e sottile critica del Mancini» (19)
rovesciò l’orientamento della commissione facendolo pendere verso l’ado-
zione del principio di cognizione, che, si legge dalla relazione al codice, fu
scelta in quanto ritenuta prevalente sia tra gli Autori che tra i giudici (20)
ed anche perché, nello stesso periodo, era stata inserita nel Progetto del
Codice svizzero.
I giudici condivisero l’adozione di questa regola, che, da allora, inizia-
rono ad applicare anche alla formazione dei c.d. contratti civili (21).

si legge che Gabba era favorevole ad affermare anche da noi la regola generale dell’irrevo-
cabilità della proposta (soluzione accolta nei codici civili dei paesi germanici: v. infra, par. 5).
(19) Cosı̀ L. BOLAFFIO, Il Codice di commercio italiano commentato, I, Torino 1883, p.
411. Sul dibattito che ha preceduto l’art. 36 c. comm. vedasi ancora P. CARLINI, La forma-
zione del contratto tra persone lontane: un aspetto della revisione della comparazione tra com-
mon law e civil law nel quadro del diritto comune, cit., p. 141. Sulle vicende che diedero
luogo alla formazione del Codice di commercio del 1882 può vedersi G. ALPA, Il bicente-
nario del Code de commerce e le prospettive del diritto commerciale, in Nuova g. civ. comm.,
2007, II, p. 294-296. Sul ruolo di Mancini nella formulazione dell’art. 36, v. P. VITUCCI, I
profili della conclusione del contratto, Milano 1968, p. 83 ss.
(20) In giurisprudenza si vedano in tal senso: Cass. Torino 27 novembre 1877, in G. it.,
1878, I, 1, c. 276; Cass. Torino, 22 dicembre 1871, in G. it., 1871, I, c. 835.
(21) L’applicazione delle norme del codice di commercio ai c.d. contratti civili fu
facilitata dall’assenza nel Codice civile del 1865 di norme concernenti la formazione del
contratto. La giurisprudenza si espresse in tal senso fin dall’entrata in vigore del Codice di
commercio: si veda la Raccolta completa della giurisprudenza sul Codice civile, Torino 1919,
sub art. 1098, 32.
Sulla forza espansiva dell’art. 36 c. comm. si richiama V. SCIALOJA, Osservazioni sull’art.
36 del Codice di commercio, in Studi giuridici, IV, Roma 1933, p. 97.
1302 rivista di diritto civile 5/2017

Nel progetto preliminare del Codice di commercio (Commissione Vi-


vante; 1922), si mantiene la formulazione dell’art. 36, aggiungendosi però
la specifica indicazione del carattere recettizio della revoca dell’accettazio-
ne (art. 425, comma 4 e comma 6, del progetto preliminare): ed è proba-
bilmente proprio in questa disposizione che si può individuare il modello
poi seguito nell’art. 1328 c.c.; nel Progetto D’Amelio (1925), si abbandonò
questa formulazione, optando per una più chiara qualificazione delle due
revoche come atti parimenti recettizi (e coerentemente sopprimendo la
previsione dell’indennizzo in caso di iniziata esecuzione: art. 296, comma
4 (22)).
Le radici dell’adozione di due regole differenti per la revoca della
proposta e per quella dell’accettazione stanno, in definitiva, nella scelta
di adottare, per la formazione del contratto, la regola della cognizione: il
proponente, per revocare, può trasmettere la revoca prima di aver cono-
sciuto l’accettazione; l’oblato, invece, può revocare utilmente l’accettazio-
ne, solo se la revoca viaggi più velocemente dell’accettazione, e giunga per
prima al proponente.
Il sacrificio dell’interesse dell’oblato è compensato dal risarcimento del
danno, ove egli – iniziata in buona fede l’esecuzione del contratto – si sia
visto raggiungere da una revoca tempestiva ed efficace.
La dottrina da subito mostrò di condividere la pur sofferta scelta legi-
slativa: secondo Vivante non si sarebbe comunque potuto concepire diver-
samente la revoca della proposta (disciplinarla, cioè, come un atto recettizio)
poiché l’accettazione – dopo che la revoca è stata emessa – «non trova più al
suo arrivo in vita la proposta e non può combinarsi con essa onde formare il
contratto» (23). Una volta, cioè, che la revoca è partita, la proposta viene
meno anche se l’oblato ancora non sa dell’avvenuta revoca: non si può
dunque realizzare – per un deficit della proposta – quell’incontro dei con-
sensi che costituisce il tessuto essenziale dell’accordo contrattuale.
Ma sempre Vivante fa appello anche a ragioni ch’egli ritiene fondate su
«l’interesse di un commercio spedito e sicuro» (24). Il proponente, se valesse
il principio di recettizietà della revoca, non potrebbe mai sapere, all’atto in

(22) «La proposta e l’accettazione possono essere revocate, purché la notizia della
revoca giunga a conoscenza dell’altra parte prima della perfezione del contratto»: sul punto,
Relazione di M. D’Amelio, Roma 1925, p. 124 s.
(23) C. VIVANTE, Trattato di diritto civile e commerciale, IV, Le obbligazioni (contratti e
prescrizione), Milano 1929, in partic. p. 39.
(24) C. VIVANTE, Trattato, cit., in partic., p. 41. Questo richiamo, peraltro, fa dire ad
altri che la regola del codice di commercio non può essere estesa ai contratti civili (cui, in
quel contesto, si ritenevano estranee le esigenze di protezione dai traffici dalle speculazioni
commenti 1303

cui emette la revoca, se compie un atto efficace, non potendo prevedere,


cioè, se questa giungerà prima che gli giunga l’accettazione (in quanto è
difficile per lui sapere quando giungerà la revoca al suo destinatario).
Sul piano più strettamente tecnico, inoltre, la previsione legislativa del
risarcimento del danno a favore dell’oblato segna un argomento decisivo a
favore della tesi sostenuta da Vivante (25). È proprio questa previsione a
temperare il maggiore potere di revoca assegnato al proponente, difenden-
do «la buona fede di chi riceve delle offerte e le piglia sul serio» (26).
C’erano, sı̀, timide voci dissenzienti dall’opinione dominante, ma, ap-
punto, flebili e, comunque, destinate a scontarsi con (quella che pareva
essere) l’insuperabilità della littera legis: Carrara – autore di un assai citato
studio sulla formazione del contratto – sembrò sostenere che la revoca
della proposta avrebbe dovuto mutuare dalla proposta stessa il suo neces-
sario carattere recettizio essendo palese che «l’interesse del destinatario ad
avere notizia della revoca è ancora più grande di quello che precedente-
mente egli aveva a ricevere notizia della proposta» (27).
Anche il progetto italo-francese di codice unico in materia di obbli-
gazioni e contratti – del quale è nota l’importanza sulla successiva codifi-
cazione del 1942 – finı̀ col riproporre la vecchia formulazione del codice
del 1882 (28).

commerciali): v. M. D’AMICO, Sulla revoca dell’offerta contrattuale, Salsomaggiore 1910, in


partic. p. 48 s.
(25) In tal senso si v., nel contesto di un ricchissimo dibattito dottrinale, G. MAJORANA,
Delle convenzioni fra persone lontane, Palermo 1912, p. 89 ss.
(26) Cosı̀ C. VIVANTE, Trattato, cit., in partic. p. 43 s. Da segnalare l’opinione di A CICU,
L’offerta al pubblico, Sassari 1902, in partic. p. 45 s.: questo a. sostiene che la revoca deve
essere portata a conoscenza dell’oblato, ma i suoi effetti retroagiscono al momento della sua
emissione. Il risarcimento del danno, in quest’ottica, mira a garantire che l’offerente abbia
cura di rendere nota la revoca al più presto; in tal senso si riporta il seguente passo nel quale
tornano ad essere invocate quelle ragioni del commercio sicuro già tirate in ballo da Vivante:
«Chi infatti al danno possibilmente proveniente da una repentina mutazione di volontà non
volle si riparasse coll’imporre all’offerente un vincolo alla parola, dovette riconoscere co-
stituire un grave pericolo per la sicurezza delle contrattazioni e quindi per tutto l’organismo
del commercio, che una dichiarazione di volontà, destinata ed atta a richiamare la fiducia di
coloro di cui si richiedesse la cooperazione, potesse essere insanita a libito del dichiarante
…» (ivi, p. 70). Da vedere anche G. FAGGELLA, Dei periodi precontrattuali, Napoli 1906
(estratto dagli Studi in onore di C. Fadda), in partic. p. 72 ss.
(27) G. CARRARA, La formazione dei contratti, Milano 1915, p. 202. Lo stesso a., del
resto, auspica che in caso di eventuale riforma il legislatore accolga il principio secondo cui
la revoca non divenga efficace se non nel momento in cui è venuta a conoscenza del
destinatario (ivi, p. 309).
(28) In materia di revoca della proposta: art. 2, comma 4: il proponente può revocare
l’offerta finché non ha avuto conoscenza dell’accettazione. Sul progetto possono vedersi
1304 rivista di diritto civile 5/2017

La dottrina – l’opinione di Vivante fu quella che fece scuola – consi-


derò l’art. 36 c. comm. come un buon compromesso tra la libertà del
proponente (portato del dogma della volontà) e gli interessi dell’oblato
(protetto dal risarcimento del danno) e proprio per questo la norma so-
pravvisse nell’art. 1328 c.c.
Da queste premesse di carattere storico, è possibile trarre alcune con-
siderazioni: certamente è vero che anche l’art. 1328 c.c., come la sua
norma-matrice del Codice di commercio, voleva introdurre un trattamento
diverso del revocante proponente e del revocante oblato; ma nel momento
in cui, come si dimostrerà nei paragrafi che seguono, la protezione della
libertà del proponente non è più un valore assoluto, ma cede di fronte ad
altri concorrenti valori parimenti preminenti (la tutela dell’affidamento
dell’oblato sulla costanza dell’offerta, dopo la sua ricezione), l’ambiguità
dell’art. 1328 c.c. può ben essere sciolta rileggendone la portata alla luce di
quelle disposizioni che, chiaramente, affermano la natura recettizia della
revoca delle dichiarazioni contrattuali.
Insomma, volendo essere brutali, è giunto il momento di riparare
all’errore di Vivante, come fece, e bene, Cassazione 2000.
Basta una volta per tutte prendere atto che: l’art. 1328 c.c. dice che la
revoca della proposta può avvenire «fino a che il contratto non sia con-
cluso»; l’art. 1335 c.c. dice che le dichiarazioni contrattuali e la loro revoca
si presumono conosciute con l’arrivo all’indirizzo del destinatario; l’art.
1334 c.c. sancisce il carattere recettizio di tutti gli atti unilaterali, ivi com-
prese, dunque, la proposta, l’accettazione e le relative revoche; la revoca
della proposta è dichiarazione recettizia (29), efficace se giunge all’indirizzo
dell’oblato prima che il proponente abbia ricevuto l’accettazione; se l’o-
blato, in buona fede, inizia l’esecuzione prima di vedersi recapitare una
revoca efficace, ha diritto all’indennizzo.
La Cassazione, nel 2000, ha tentato, riuscendovi, di superare l’impasse
storico in cui si era incagliata l’applicazione dell’art. 1328 c.c.; lo ha fatto
con una motivazione molto convincente (30), costruita per sostenere, con
argomenti sia tecnici che assiologici, una nuova regola di fonte sı̀ giuri-
sprudenziale, ma, sostanzialmente, integrativa della disciplina codicistica.

saggi e materiali oggi raccolti da G. ALPA, G. CHIODI, Il progetto italo-francese delle obbli-
gazioni (1927). Un modello di armonizzazione nell’epoca della ricodificazione, Milano 2007.
(29) Come sosteneva già G. GIAMPICCOLO, La dichiarazione recettizia, Milano 1959, p.
67 ss., in partic. nt. 146.
(30) Esprimevo adesione a questa decisione anche in A.M. BENEDETTI, Autonomia
privata procedimentale. La formazione del contratto tra legge e volontà delle parti, Torino
2002, p. 213, nt. 80.
commenti 1305

La Cassazione, nel 2016, non ha osservato analoga diligenza nel con-


vincere dell’opportunità di un ritorno al passato; ed ha restaurato una
regola – quella secondo cui la revoca della proposta è atto non recettizio
– che accentua quell’isolamento del diritto civile italiano di cui si diceva
nelle parole iniziali di questo contributo. Se la storia, come si è detto,
fornisce a questa decisione una sorta di retroterra nobile (che, forse,
avrebbe potuto emergere in motivazione), l’attualità sembra muovere in
una direzione diversa.

4. – La decisione della Cassazione del 2016 si discosta in maniera


significativa rispetto alle soluzioni accolte nel contesto internazionale, po-
nendo l’ordinamento italiano in una posizione di isolamento. La materia
trattata avrebbe dovuto indurre i giudici di legittimità a dedicare maggiore
attenzione alle legislazioni straniere, alle interpretazioni privilegiate in altri
ordinamenti e alle normative modello elaborate a livello internazionale. Le
regole sull’accordo delle parti possono infatti assumere un’importanza
decisiva nella contrattazione internazionale; inoltre, com’è noto, la conclu-
sione del contratto costituisce uno dei temi più indagati nell’ambito degli
studi comparatistici. I problemi dell’accordo sono stati l’oggetto delle
ricerche che hanno consentito di sviluppare un nuovo metodo compara-
tivo durante i seminari di Cornell, culminati con il volume sulla formazione
del contratto del 1968 (31), un punto di svolta nella storia del diritto
comparato (32). Il gruppo di studiosi diretto da Rudolph Schlesinger ha
affrontato le più significative problematiche relative alla conclusione del
contratto adoperando un approccio fattuale idoneo a permettere il con-
fronto tra esperienze giuridiche lontane, con l’ambizione di accertare se
esiste un nucleo comune di disciplina tra gli ordinamenti presi in consi-
derazione (33).

(31) R.B. SCHLESINGER (ed.), Formation of Contracts. A Study for the Common Core of
Legal Systems, Dobbs Ferry, New York-London 1968.
(32) L’illustrazione dettagliata del metodo e degli obiettivi della ricerca, oltre che nella
parte introduttiva dell’opera citata nella nt. precedente, si rinviene in R.B. SCHLESINGER, Il
«nucleo comune» dei vari sistemi giuridici: un nuovo campo di studi comparativi all’orizzonte,
in questa Rivista, 1963, I, p. 65 SS.; R. SACCO, Un metodo di lavoro nuovo: il seminario di
Cornell, in questa Rivista, 1972, II, p. 172 ss. Non sono peraltro mancate analisi critiche,
incentrate sull’assenza di informazioni in merito al contesto sociale in cui trovano applica-
zione le regole: v. M. RHEINSTEIN, Review, in 36 Chicago Law Rev. (1969), p. 448, spec. p.
453: «The aim of viewing law as a social phenomenon in the total context of social life, has
not been pursued». Lo stesso a. tuttavia dà atto che «This book constitutes the most
intensive comparison of legal institutions that has ever been undertaken» (ivi, p. 448).
(33) Con riguardo all’utilizzazione del metodo nella prospettiva dell’armonizzazione del
1306 rivista di diritto civile 5/2017

L’importante opera costituisce ancora oggi un fondamentale riferi-


mento per chi intende affrontare la materia, ma alle dettagliate informa-
zioni reperibili – per la maggior parte ancora attuali – occorre ora aggiun-
gere le normative internazionali e i progetti di armonizzazione del diritto.
Infatti, convenzioni internazionali e normative modello consentono di am-
pliare il novero dei riferimenti comparativi, prendendo in esame regole
concepite sulla scorta del confronto tra gli ordinamenti nazionali e per far
fronte ad interessi della prassi.
Il punto di partenza nel processo che ha portato alla preparazione di
queste normative può essere rinvenuto nel noto volume di Ernst Rabel sul
diritto della vendita, in cui un’ampia trattazione è dedicata alla conclusione
del contratto di vendita tra persone distanti (34). Oltre a fornire la base per
i successivi progetti di armonizzazione del diritto, l’opera si segnala per un
prezioso suggerimento metodologico, che appare utile anche in epoca
attuale (35). Nel caso in cui la proposta e l’accettazione provengano da
soggetti che non si trovano nel medesimo luogo, la produzione di effetti
giuridici non può attendere la conclusione del contratto, ma deve neces-
sariamente collegarsi alle dichiarazioni unilaterali. Movendo da questo
assunto, l’articolazione degli effetti giuridici scaturenti dalle dichiarazioni
di volontà delle parti diviene una mera questione di opportunità (o di
adeguatezza rispetto allo scopo perseguito) e non un problema da risolvere
mediante la logica giuridica. Il dogma secondo cui gli effetti giuridici che
vincolano le parti traggono origine dal contratto è ormai abbandonato.

diritto europeo, v. M. BUSSANI-U. MATTEI, The Common Core Approach to European Private
Law, in 3 Colum. J. of European Law (1997), p. 339 ss., spec. p. 348 s., secondo cui lo scopo
del metodo «is to provide a picture of the law existing in the European systems in a number
of important areas that is as reliable and exact as possible»; ID. (ed.), Making European Law.
Essays on the ‘Common Core’ Project, Trento 2000; M. BUSSANI, A.M. MUSY, I metodi della
comparazione: il common core dei diritti europei del contratto, in R. crit. d. priv., 2000, p.
537 ss.
(34) E. RABEL, Das Recht des Warenkaufs. Eine rechtsvergleichende Darstellung, I,
Berlin-Leipzig 1936, p. 69-88 su «Abschluß des Kaufvertrages unter Abwesenden».
(35) E. RABEL, op. ult. cit., p. 70: «Man kann bei dem Vertrag unter Abwesenden
anders als bei dem Vertrag unter Anwesenden Rechtswirkungen nicht erst dem als Einheit
gewerteten Vertrag zuschreiben, sondern muß auf die Rechtswirkungen der beiden Par-
teierklärungen zurückgreifen. Dann aber ist es nur eine Frage der Zweckmäßigkeit und
nicht der Rechtsdogmatik, in welcher Weise man die Wirkungen der selbständig betrach-
teten Vertragserklärung im einzelnen ausgestalten will; denn das Dogma, daß nur der
Vertrag als solcher Rechtswirkungen erzeugen kann und nicht die ihm vorausgehende
Parteierklärung, ist damit bereits verlassen». Nello stesso senso, in tempi più recenti, D.
HENRICH, Unwiderrufliches Angebot und Optionsvertrag. Eine rechtsvergleichende Betrach-
tung, in R. Zimmermann, R. Knütel, J.M. Meincke (Hrsg.), Rechtsgeschichte und Privatrecht-
sdogmatik, Heidelberg 1999, p. 216.
commenti 1307

Il descritto metodo di affrontare la tematica mette in risalto come la


questione decisa dalla Corte di Cassazione, apparentemente molto speci-
fica, assuma un significato fondamentale nella teoria della conclusione del
contratto e in relazione alla valutazione delle modalità con cui i diversi
ordinamenti cercano di cogliere un punto di equilibrio tra la posizione del
proponente e quella dell’oblato (36). La questione relativa al carattere re-
cettizio della revoca della proposta nell’autorevole studio comparatistico
sopra ricordato ha contribuito a rilevare lo stato di avanzamento del pro-
cesso di ammodernamento delle discipline in tema di conclusione del
contratto (37). Da una concezione volontaristica, che vedeva la formazione
del contratto come un incontro tra intenti, i sistemi si sono evoluti pre-
stando attenzione alla necessità di tutelare l’affidamento delle parti riposto
nelle altrui dichiarazioni (38). In questa prospettiva, ci si potrebbe limitare
a un riscontro meramente empirico e quantitativo, osservando che, diver-
samente rispetto al passato (39), nei principali ordinamenti occidentali e
secondo le normative internazionali la revoca della proposta produce ef-
fetti nel momento in cui perviene al destinatario (40) e, addirittura, che una
soluzione analoga a quella privilegiata di recente dai nostri giudici di
legittimità era stata in poca risalente definita «mostruosa» in una nota

(36) Infatti, lo stesso E. RABEL, op. ult. cit., p. 70, mette in luce l’importanza della
questione se le dichiarazioni di volontà e le eventuali revoche producano effetti nel momen-
to in cui il destinatario ne viene a conoscenza.
(37) Nell’opera curata da R.B. SCHLESINGER, Formation of Contracts. A Study for the
Common Core of Legal Systems, cit. un apposito capitolo, l’A-12, era dedicato alla questione
«When does Revocation Become Effective?».
(38) V. soprattutto A.T. VON MEHREN, The Formation of Contracts, in International
Encyclopedia of Comparative Law, VII, Contracts in General, Tübingen-Leiden-Boston, rist.
2008, p. 82: «In the early 19th century this issue – along with many others that arise in
connection with the formation of contracts – was approached not in terms of practical and
equitable considerations but of “meeting of the minds”. For contemporary law, the greater
protection given to the offeree reliance, actual or potential […], has resulted in stricter
limits to the power of revocation than existed in the past; when the issue arises, it is now
resolved in far less conceptual and mechanical terms». Da una prospettiva generale, v.
l’ampia ricostruzione storica di A. SOMMA, Autonomia privata e struttura del consenso con-
trattuale. Aspetti storico-comparativi di una vicenda concettuale, Milano 2000, p. 178-404.
(39) Nel suddetto volume curato da R.B. Schlesinger, soltanto nell’ordinamento fran-
cese (cfr. P. BONASSIES, French Report, ivi, p. 851-854) e in quello italiano (cfr. G. GORLA,
Italian Report, ivi, p. 862-865) la revoca della proposta non era ritenuta un atto recettizio.
Come si vedrà infra, par. 6, il diritto francese ha successivamente mutato rotta.
(40) Cfr. F. RANIERI, Europäisches Obligationenrecht. Ein Handbuch mit Texten und
Materialien, 3a ed., Wien-New York 2009, p. 279, il quale, in relazione all’orientamento
giurisprudenziale precedente a Cass. 16 maggio 2000, n. 6323 (su cui v. supra, par. 2),
osserva «Das italienische Recht nahm mit einer solchen Lösung im europäischen Vergleich
eine Sonderstellung ein».
1308 rivista di diritto civile 5/2017

sentenza statunitense (41). Il dato numerico non è privo di valore e po-


trebbe costituire una base utile per affermare che il nuovo orientamento
giurisprudenziale italiano sfavorisce eccessivamente l’oblato (42). Tuttavia,
seguendo il ricordato insegnamento di Gorla (43), nella ricerca comparati-
stica sembra più proficuo vagliare diversi criteri di bilanciamento degli
interessi coinvolti estendendo lo spettro dell’indagine – quantomeno – alla
complessiva disciplina della revoca della proposta, una materia del diritto
contrattuale in cui si riscontrano marcate disomogeneità tra gli ordinamen-
ti nazionali (44).
L’indagine prenderà quindi in esame altre esperienze giuridiche nel
tentativo di dare conto delle principali tappe evolutive e delle ragioni che
le hanno giustificate (45). Particolarmente significative risultano – come si
vedrà – le soluzioni del diritto tedesco, francese e inglese, che con riguardo
alla revoca della proposta presentano normative espressive di concezioni
differenti, dalle quali si evincono modelli di bilanciamento degli interessi
delle parti diversi da quelli del sistema italiano (46).

5. – La disciplina tedesca della conclusione del contratto, caratteriz-


zata dalla regola dell’irrevocabilità della proposta, si colloca in una po-
sizione distante da quella italiana. Secondo il § 145 BGB, rubricato
«vincolo alla proposta» (Bindung an den Antrag), la proposta contrat-
tuale vincola il proponente, salvo che quest’ultimo ne abbia escluso il

(41) V. Brauer v. Shaw, 168 Mass. 198, 46 N.E. 617, 60 Am. St. Rep. 387 (1897), in cui
Mr. Justice Holmes afferma: «it would be monstrous to allow an inconsistent act of the
offeror, not known or brought to the notice of the offeree, to affect the making of a
contract».
(42) In merito all’utilizzazione di dati statistici nella comparazione, v. M. SIEMS, Stati-
stische Rechtsvergleichung, in RabelsZ, 72 (2008), p. 354 ss., spec. p. 365 ss.; ID., Compara-
tive Law, Cambridge 2014, p. 146 ss.
(43) V. supra, par. 2. Ci si riferisce soprattutto al contributo La «logica-illogica» del
consensualismo o dell’incontro dei consensi e il suo tramonto, cit., p. 257 e p. 261 ss., ove l’a.
sostiene che la revoca sia efficace per il solo fatto dell’emissione sulla base del complesso
meccanismo di soluzione del conflitto di interessi tra accettante e proponente, accolto dal
nostro ordinamento.
(44) Cosı̀ E.A. FARNSWORTH, Comparative Contract Law, in M. Reimann-R. Zimmer-
mann (ed.), The Oxford Handbook of Comparative Law, Oxford 2008, p. 915: «A major
difference among legal systems goes to the revocability of the offer before a contract has
resulted from its acceptance».
(45) In prospettiva storica, v. R. ZIMMERMANN, The Law of Obligations. Roman Foun-
dations of the Civilian Tradition, Cape Town-Wetton-Johannesburg 1992, p. 546 ss.
(46) Quelli sopra indicati, secondo E. RABEL, Das Recht des Warenkaufs, cit., p. 70,
sono i tre «Hauptsysteme» in materia di conclusione del contratto.
commenti 1309

carattere vincolante (47). Secondo le più recenti edizioni dei commentari al


codice civile tedesco, lo scopo della norma, presente anche in altri ordi-
namenti giuridici (48), è quello di garantire la sicurezza dei traffici com-
merciali e di proteggere l’affidamento dell’oblato, il quale a fronte di una
proposta revocabile non avrebbe una base certa per valutare offerte con-
correnti (49). La norma del BGB è derogabile mediante una dichiarazione
espressa del proponente di volersi riservare la possibilità di revocare la
proposta con l’utilizzazione di espressioni come «freibleibend», «ohne
obligo» o simili (50). In queste ipotesi, ove l’atto del proponente possa
essere qualificato come una proposta e non come una mera invitatio ad
offerendum, la revoca è considerata un atto recettizio che produce effetti a
partire dal momento in cui perviene al destinatario, ai sensi del § 130,
Absatz 1, BGB (51). Per non sfavorire la posizione del proponente, le

(47) § 145 BGB: «Wer einem anderen die Schließung eines Vertrags anträgt, ist an den
Antrag gebunden, es sei denn, dass er die Gebundenheit ausgeschlossen hat». In linea di
principio, tra persone distanti, la revoca/il ritiro della proposta produce effetti soltanto nel
caso in cui pervenga al destinatario prima della proposta o insieme a quest’ultima. Tale
regola, che – come si vedrà, infra, par. 6 – è stata in parte codificata nel diritto francese con
la recente riforma del 2016 all’art. 1115 Code civil, si ricava dalla disciplina degli atti
recettizi, di cui al § 130, Absatz 1, BGB: cfr. D. EINSELE, sub § 130, in Münchener Kom-
mentar zum BGB, 7a ed., München 2015, Rn. 40. Sul punto, v. anche H.J. SONNENBERGER,
La conclusione del contratto secondo il diritto tedesco. Con attenzione ai problemi internazio-
nalprivatistici nei rapporti commerciali italo-tedeschi, Padova 1991, p. 60 s.
(48) La proposta è irrevocabile secondo il diritto austriaco (§ 862 Allgemeines Bürgerli-
ches Geseztbuch (ABGB)) e il diritto svizzero (art. 3 ss. Obligationenrecht (OR)). La mede-
sima soluzione è generalmente accolta nei Paesi scandinavi: cfr. ora § 2-1 in O. LANDO, M.-
L. HOLLE, T. HÅSTAD, B.-E. KONOW, P. MØGELVANG-HANSEN, S. NYSTÉN-HAARALA, Á.
ÓLAFSDÓTTIR, L. ZACKARIASSON (ed.), Restatement of Nordic Contract Law, Copenhagen
2016, p. 91-95 e ivi i riferimenti al diritto danese, islandese, svedese, norvegese e finlandese.
Sussiste generalmente una correlazione tra la regola dell’irrevocabilità della proposta e la
sopravvivenza degli effetti della proposta in caso di morte del proponente: per un appro-
fondimento, v. G. CHRISTANDL, The ‘dying’ offer Rule in European Contract Law, in Eur.
Rev. Contr. Law, 2011, p. 481 s.
(49) V., ad esempio, J. BUSCHE, sub § 145, in Münchener Kommentar zum BGB, cit., Rn.
2; H. DÖRNER, sub § 145, in HK/Bürgerliches Gesetzbuch, a cura di R. Schulze, 9a ed.,
Baden-Baden 2017, Rn. 1.
(50) Sul problema delle deroghe al § 145 BGB, v. spec. W.F. LINDACHER, Die Bedeu-
tung der Klausel «Angebot freibleibend», in DB, 1992, p. 1813 ss.; F. MAIER, G. SCHERL,
«Freibleibende» Vertragsangebote, in JuS, 1996, p. 1 ss.; da una prospettiva generare, con
riferimento al carattere dispositivo della disciplina sulla revoca della proposta, v. A. HELL-
GARDT, Privatautonome Modifikation der Regeln zu Abschluss, Zustandekommen und Wirk-
samkeit des Vertrags, in AcP 213, 2013, p. 760 ss., spec. p. 768. Con specifico riferimento al
possibile carattere abusivo della clausola «freibleibend», v. già L. RAISER, Das Recht der
Allgemeinen Geschäftsbedingungen, Bad Homburg vor der Höhe 1961, p. 291.
(51) Sulla questione, in tempi recenti, non si rinvengono particolari approfondimenti
della dottrina tedesca. Il carattere recettizio della revoca si evince da BGH, 8 marzo 1984 –
1310 rivista di diritto civile 5/2017

normative che prevedono l’irrevocabilità della proposta contengono regole


concernenti il termine per l’accettazione (52). In proposito, salvo il caso in
cui il proponente abbia posto un termine per l’accettazione (§ 148 BGB),
il codice civile tedesco stabilisce che la proposta fatta ad un assente può
essere accettata solo fino al momento in cui il proponente può aspettarsi di
ricevere la risposta in circostanze normali (§ 147, Absatz 2, BGB). Per
determinare di volta in volta il termine entro il quale si può accettare la
proposta, occorre fare riferimento agli orientamenti giurisprudenziali (53).
In ogni caso, la revoca può essere esercitata in caso di sopravvenuto
mutamento delle circostanze, riconoscibile da parte dell’oblato, che renda
«impretendibile» (nicht zumutbar) il mantenimento della proposta (54).
Il quadro normativo brevemente descritto è il frutto di una ponderata
valutazione degli interessi in gioco compiuta in epoca antecedente all’en-
trata in vigore del codice civile tedesco. La soluzione dell’irrevocabilità
della proposta segna un momento di discontinuità rispetto alla tradizione
del diritto comune, nell’ambito della quale generalmente la proposta era
considerata revocabile fino al momento dell’accettazione e della conclu-
sione del contratto (55). I principali esponenti della scuola pandettistica

VII ZR 177/82 (Düsseldorf), in NJW, 1984, p. 1885. Sul punto, con riguardo alla regola del
§ 130, Absatz 1, BGB già E. RABEL, Das Recht des Warenkaufs, cit., p. 79: «Auch der
Widerruf ist eine empfangsbedürftige Erklärung»; W. LORENZ, A-12: When does Revocation
Become Effective?, Austrian-German-Swiss Report, in R.B. Schlesinger (ed.), Formation of
Contracts. A Study for the Common Core of Legal Systems, cit., p. 857 s.
(52) In questo senso, E. RABEL, op. ult. cit., p. 80 s.
(53) Secondo i giudici tedeschi, i tre elementi che concorrono a formare il termine
entro il quale accettare la proposta (Gesamtfrist) sono: il termine per la trasmissione della
proposta (Transportfrist des Angebots), il termine per riflettere sulla convenienza della pro-
posta (Überlegungsfrist o Deliberationsfrist) e il termine per la trasmissione dell’accettazione
(Transportfrist für die Annahmeerklärung): v. J. BUSCHE, sub § 147, in Münchener Kommen-
tar zum BGB, cit., Rn. 31.
(54) V. W. FLUME, Allgemeiner Teil des Deutschen Bürgerlichen Rechts, II, Das Recht-
sgeschäft, 3. Aufl., Berlin-Heidelberg-New York 1979, p. 641 s.; K. LARENZ, Allgemeiner
Teil des Deutschen Bürgerlichen Rechts, 7. Aufl., München 1989, p. 521.
(55) V. le ricostruzioni di H. COING, Europäisches Privatrecht, II, 19. Jahrhundert.
Überblick über die Entwicklung des Privatrechts in den ehemals gemeinrechtlichen Ländern,
München 1989, p. 442; P. OESTMANN, §§ 145–156. Vertragsschluß, in M. Schmoeckel, J.
Rückert, R. Zimmermann (Hrsg.), Historisch-kritischer Kommentar zum BGB, I, Tübingen
2003, p. 860 s., nonché, in prospettiva comparatistica, J. SCHMIDT, Der Vertragsschluss. Ein
Vergleich zwischen dem deutschen, französischen, englischen Recht und dem CESL, Tübingen
2013, p. 349-426 (su cui v. la recensione di M. MARTINO, in Eur. Rev. Priv. Law, 2014, p.
587-589). Nel panorama dottrinale del diciannovesimo secolo, per una tesi in linea con la
normativa accolta nel BGB v. A. KOEPPEN, Der obligatorische Vertrag unter Abwesenden, in
Jahrbücher für die Dogmatik des heutigen römischen und deutschen Privatrechts, 11, 1871, p.
139 ss.
commenti 1311

erano del medesimo avviso. Secondo Georg Friedrich Puchta, ciò che
avviene prima della conclusione del contratto non vincola le parti: dal
momento che la promessa diviene contratto con l’accettazione, fino a quel
momento essa è revocabile (56). Sulla stessa linea, si poneva Bernhard
Windscheid, il quale riteneva che le norme del codice di commercio
tedesco (art. 319 Allgemeines Deutsches Handelsgesetzbuch) (57), del codice
civile austriaco (§ 862 Allgemeines Bürgerliches Gesetzbuch) (58) e del co-
dice civile prussiano (I 5 §§ 94-98 Allgemeines Landrecht für die Preu-
ßischen Staaten) nello stabilire l’irrevocabilità della proposta proteggevano
l’oblato ma fornivano una soluzione non conforme a giustizia, poiché
quest’ultimo, in base ad una dottrina innovativa per il tempo, in caso di
revoca della proposta avrebbe potuto ottenere un risarcimento del danno
per la violazione dell’interesse negativo (59). In contrasto con l’orientamen-
to allora dominante, e probabilmente influenzati da concezioni volontari-
stiche del negozio giuridico, entrambi i celebri autori consideravano la
revoca un atto non recettizio (60).
La proposta irrevocabile costituisce uno dei pochi casi di mancata
recezione del modello di disciplina privilegiato dalla pandettistica (61). I
motivi della deviazione vennero esposti da Franz Philipp v. Kübel nel
corso dei lavori della prima commissione, il 17 ottobre 1877, in cui egli
presentò un progetto dal titolo enfatico «La promessa unilaterale come

(56) G.F. PUCHTA, Das heutige römische Recht, II, 3. Aufl., hrsg. A.A.F. Rudorff,
Leipzig 1852, p. 68: «Alles, was der Perfection des Vertrages vorhergeht, ist unverbindlich,
wenn nicht der wirkliche Abschluß erfolgt. […] Denn das Versprechen wird erst Vertrag
durch Acceptation, bis dahin ist es widerruflich».
(57) Sulle disposizioni dedicate alla conclusione del contratto nel codice di commercio
del 1861, v. D. BÜHLER, Die Entstehung der allgemeinen Vertragsschluß-Vorschriften im
Allgemeinen Deutschen Handelsgesetzbuch (ADHGB) von 1861, Frankfurt am Main 1991.
(58) In merito al diritto austriaco, cfr., in prospettiva storica e comparatistica, A.
WITTWER, Vertragsschluss, Vertragsauslegung und Vertragsanfechtung nach europäischem
Recht, Bielefeld 2004, spec. p. 47 ss.
(59) B. WINDSCHEID, Lehrbuch des Pandektenrechts, II, 9. Aufl., bearb. T. Kipp, Frank-
furt am Main 1906, rist. Aalen 1963, p. 249 ss., spec. p. 253, nt. 7a (trad. it., con note e
riferimenti al Diritto Civile Italiano, di C. FADDA-P.E. BENSA, Diritto delle pandette, II,
Torino 1925, p. 186 ss., spec. p. 190, nt. 7a), secondo cui ove il concetto dell’interesse
negativo fosse stato noto nel periodo in cui le suddette codificazioni sono entrate in vigore,
probabilmente, le norme richiamate avrebbero avuto un contenuto diverso. La suddetta
argomentazione, orientata a criteri etici, è ritenuta degna di nota da W. FLUME, Allgemeiner
Teil des Deutschen Bürgerlichen Rechts, II, cit., p. 641, il quale osserva che Bernhard
Windscheid si sarebbe potuto limitare ad affermare che il carattere vincolante di una
promessa unilaterale non trovava fondamento nelle fonti del diritto romano.
(60) Cfr. B. WINDSCHEID, op. ult. cit., p. 249; G.F. PUCHTA, Das heutige römische Recht,
II, cit., p. 68.
(61) Cosı̀ P. OESTMANN, §§ 145–156. Vertragsschluß, cit., p. 847.
1312 rivista di diritto civile 5/2017

fondamento dell’obbligo di mantenere la parola (proposta contrattua-


le)» (62). Ad avviso dell’autore, le moderne esigenze dei traffici commer-
ciali richiedevano al diritto civile di obbligare le persone a mantenere la
parola data, mediante una proposta irrevocabile (63). Nel corso dei lavori si
suggerı̀ anche una soluzione intermedia, in base alla quale l’obbligo di
mantenere la parola sarebbe dovuto sussistere soltanto ove il proponente
avesse indicato un termine entro il quale accettare l’offerta (64). Tuttavia,
prevalse la tesi più estrema dell’irrevocabilità e le ragioni della scelta
furono principalmente due.Anzitutto, la sicurezza dei traffici rendeva ne-
cessario che le proposte contrattuali godessero di una certa stabilità (65).
Inoltre, le regole del costume imponevano di tutelare l’affidamento del-
l’altra parte di poter concludere il contratto accettando la proposta entro
un determinato termine (66).
In questo quadro, il riconoscimento di una pretesa risarcitoria in fa-
vore dell’oblato, basata sulla dottrina della culpa in contrahendo, pur es-
sendo all’epoca considerata la soluzione maggioritaria (67), non venne ri-
tenuta accettabile. Motivi di ordine economico, connessi a interessi del
mercato e dei contraenti, si ponevano in contrasto con questa forma di

(62) F.PH. VON KÜBEL, Das einseitige Versprechen als Grund der Verpflichtung zum
Worthalten (Vertragsantrag), in W. Schubert (Hrsg.), Die Vorlagen der Redaktoren für die
erste Kommission zur Ausarbeitung des Entwurfs eines Bürgerlichen Gesetzbuches, II, 3,
Recht der Schuldverhältnisse, Berlin-New York 1980, p. 1145 ss.
(63) In proposito, nel diciannovesimo secolo, tra i giuristi tedeschi era molto in voga il
proverbio «Ein Mann, ein Wort!»: J. HAAS, Schuldversprechen und Schuldanerkenntnis,
Berlin 2010, p. 19.
(64) Cfr. H.H. JAKOBS, W. SCHUBERT (HRSG.), Die Beratung des Bürgerlichen Gesetz-
buch. Allgemeiner Teil, II, Berlin-New York 1985, p. 782 ss.
(65) V. Motive zu dem Entwurfe eines Bürgerlichen Gesetzbuches für das Deutsche Reich,
I, Allgemeiner Theil, Berlin-Leipzig 1888, p. 165: «Die Gebundenheit des Antragenden ist
ein Bedürfnis des Verkehres». Nella nostra dottrina, v. P. CESARINI, Contratti fra persone
lontane, Milano 1920, p. 127: «la serietà, la celerità […], lo spiritus vivicans commercii, non
possono ammettere, che si faccia perdere del tempo a una persona, e si possa poi impune-
mente venire a dire: “scusate il disturbo, ho cambiato idea!”. è perciò che per le altre
legislazioni, come la tedesca, la semplice proposta obbliga il proponente».
(66) Motive zu dem Entwurfe eines Bürgerlichen Gesetzbuches, loc. cit. In tempi recenti,
v. C. HERRESTHAL, Offer and Acceptance – Other Forms of Manifestation of Consent under the
German Civil Code, in R. Schulze, M. Pilar Perales Viscasillas (ed.), The Formation of
Contract, Baden-Baden 2016, spec. p. 113, e, da una prospettiva più ampia, estesa in termini
generali alle dichiarazioni di volontà, R. SINGER, Selbstbestimmung und Verkehrsschutz im
Recht der Willenserklärungen, München 1995, p. 25 ss.
(67) Un accenno alla revoca della proposta si rinviene già in R. JHERING, Culpa in
contrahendo oder Schadensersatz bei nichtigen oder nicht zur Perfection gelangten Verträgen,
in Jahrbücher für die Dogmatik des heutigen römischen und deutschen Privatrechts, 4, 1861, p.
49, nt. 50.
commenti 1313

tutela dell’affidamento. Se un commerciante ordina merce, accettando


un’altrui proposta, e la rivende immediatamente a un terzo, il risarcimento
del danno non costituisce una misura di protezione sufficiente per l’oblato.
Avendo quest’ultimo interesse a eseguire la prestazione nei confronti del
terzo, è necessario che il primo venditore sia vincolato alla proposta (68). A
questo semplice esempio si associava l’osservazione di carattere generale,
secondo cui la liquidazione in sede processuale del risarcimento del danno
in favore degli oblati avrebbe determinato lungaggini e notevoli costi a
carico della società (69). All’affermazione che l’oblato avrebbe potuto spe-
culare su mutamenti successivi alla ricezione della proposta, tali da rendere
più conveniente la stipulazione del contratto, si obiettava che il proponen-
te avrebbe avuto la facoltà di eliminare il potenziale effetto negativo riser-
vandosi il potere di revocare o attribuendo all’oblato un termine breve per
l’accettazione della proposta (70).
Nel complesso, il codice civile tedesco tutela in maniera significativa la
posizione dell’oblato attraverso una disciplina volta a responsabilizzare il
proponente e indurre quest’ultimo a riflettere adeguatamente sui rischi
legati a una proposta irrevocabile (71). Le norme rispondono altresı̀ all’e-
sigenza di preservare la sicurezza dei traffici commerciali ed evitare con-
troversie aventi per oggetto pretese risarcitorie. Posto che la revoca della
proposta nell’ordinamento tedesco è ritenuta un atto recettizio, il confron-
to offre quindi elementi utili per apprezzare da una prospettiva diversa i
criteri di bilanciamento su cui fondare l’interpretazione dell’art. 1328 c.c.
In questo senso, il diritto tedesco rispetto al diritto italiano protegge
maggiormente l’affidamento dell’accettante non solo mediante la disciplina
della proposta irrevocabile, ma altresı̀ conferendo alla revoca della propo-
sta carattere recettizio nei casi in cui sia ammessa. Come si vedrà nel
prosieguo, il modello della proposta irrevocabile «ex lege» non è stato

(68) F.PH. V. KÜBEL, Das einseitige Versprechen, cit., p. 1151 s. Il testo è ripreso quasi
letteralmente nei Motive zu dem Entwurfe eines Bürgerlichen Gesetzbuches, cit., p. 165 s.
(69) Motive zu dem Entwurfe eines Bürgerlichen Gesetzbuches, cit., p. 166.
(70) Motive zu dem Entwurfe eines Bürgerlichen Gesetzbuches, loc. ult. cit. Inoltre,
secondo autorevole dottrina, un sopravvenuto mutamento delle circostanze, che alteri in
modo significativo l’equilibrio dello scambio, legittima il proponente ad esercitare la revoca:
cfr. supra, nt. 54.
(71) Il discorso si connette ancora oggi al significato che il «consenso» assume nella
teoria del diritto contrattuale: cfr. D. LEENEN, Abschluss, Zustandekommen und Wirksamkeit
des Vertrages, in AcP 188, 1988, p. 381 ss.; da ultimo, A. STÖHR, Die Vertragsbindung.
Legitimation, Herkunft, Grenzen, in AcP 214, 2014, p. 425 ss. In prospettiva comparatistica,
cfr. M. STATHOPOULOS, Probleme der Vertragsbindung und Vertragslösung in rechtsverglei-
chender Betrachtung, in AcP 194, 1994, p. 543 ss.
1314 rivista di diritto civile 5/2017

accolto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di compraven-


dita internazionale del 1980 (CISG) e dalle normative di soft law.

6. – Nel Code civil del 1804, come del resto era avvenuto nel nostro
codice civile del 1865, la conclusione del contratto non era stata discipli-
nata (72). La recente riforma del 2016 (73) ha colmato la lacuna con dispo-
sizioni contenute in una sotto-sezione denominata «L’offre et l’accepta-
tion» (artt. 1113–1122). La nuova normativa dedica due articoli alla revoca
(rétractation) della proposta (definita all’art. 1114 Code civil (74)). L’art.
1115 Code civil (75) stabilisce che la proposta può essere liberamente re-
vocata fino al momento in cui perviene al destinatario. Secondo l’art. 1116
Code civil (76), che riprende sul punto i più recenti indirizzi giurispruden-
ziali (77), (dopo che l’oblato l’ha ricevuta) la proposta non può essere

(72) Cfr. D. DEROUSSIN, Histoire du droit des obligations, 2e ed., Paris 2012, p. 178-180,
il quale con riferimento al tema della conclusione del contratto spiega i motivi per cui la
dottrina francese del XIX secolo non ha accolto le teorie tedesche.
(73) Ordonnance n. 2016-131 du 10 février 2016 portant réforme du droit des contrats,
du régime général et de la preuve des obligations. Su cui v. i commenti di G. ALPA, Sulla
riforma del diritto dei contratti in Francia: una lettura sinottica del Projet e della Ordonnance,
in Giustizia civile.com, Editoriale del 3 maggio 2016; D. MAZEAUD, Prime note sulla riforma
del diritto francese dei contratti nell’ordinamento francese, in questa Rivista, 2016, p. 432 ss.;
FRANCESCA BENATTI, Note sulla riforma del libro III del codice civile francese: molto rumore
per nulla, in Banca, borsa, tit. cred., 2016, p. 627 ss.; L. KLESTA, La riforma francese del diritto
delle obbligazioni: un atelier per il diritto codificato?, in Nuova g. civ. comm., 2016, p. 1543
ss.; L. COPPO, Gli ultimi sviluppi della riforma del code civil: l’ordonnance n. 131 del 2016 e il
nuovo diritto francese delle obbligazioni e dei contratti, in Contr. impr./Europ., 2016, p.
311 ss.
(74) Art. 1114 Code civil: «L’offre, faite à personne déterminée ou indéterminée,
comprend les éléments essentiels du contrat envisagé et exprime la volonté de son auteur
d’être lié en cas d’acceptation. A défaut, il y a seulement invitation à entrer en négociation».
Afferma che la norma è espressione del carattere «pedagogico» della riforma, O. DESHAYES,
La formation des contrats, in Revue des contrats, 2016, n. Hors-séries, p. 2, secondo cui
questa e altre disposizioni «auraient pu être laissées de côté».
(75) Art. 1115 Code civil: «Elle peut être librement rétractée tant qu’elle n’est pas
parvenue à son destinataire».
(76) Art. 1116 Code civil: «1. Elle ne peut être rétractée avant l’expiration du délai fixé
par son auteur ou, à défaut, l’issue d’un délai raisonnable. 2. La rétractation de l’offre en
violation de cette interdiction empêche la conclusion du contrat. 3. Elle engage la respon-
sabilité extracontractuelle de son auteur dans les conditions du droit commun sans l’obliger
à compenser la perte des avantages attendus du contrat».
(77) La c.d. «obligation de maintien» era già stata configurata dalla giurisprudenza
francese, nelle ipotesi in cui il proponente stabilisce un termine entro il quale accettare
l’offerta o un termine dovesse essere previsto in ragione delle circostanze del caso o degli
usi: v. F. TERRÉ, PH. SIMLER, Y. LEQUETTE, Droit civil. Les obligations, 11e éd., Paris 2013, p.
136-144; J. FLOUR, J.L. AUBERT, É. SAVAUX, Droit civil. Les obligations, 1, L’acte juridique,
16e éd., Paris 2014, p. 128-131.
commenti 1315

revocata prima della scadenza del termine stabilito dal proponente o, in


assenza, all’esito di un termine ragionevole (78). Si precisa che l’eventuale
revoca intervenuta in violazione del divieto impedisce la conclusione del
contratto. L’atto può rilevare ai fini della disciplina della responsabilità
extracontrattuale.
In merito al contenuto dell’art. 1115 Code civil è possibile osservare
che, ove la revoca della proposta pervenga al destinatario prima della (o
contestualmente alla) proposta, secondo alcuni autori non dovrebbe nep-
pure parlarsi di revoca poiché la proposta non ha mai prodotto effetto (79).
Non è chiaro se tale ipotesi di «rétractation non fautive» configuri un atto
recettizio o non recettizio. La norma non fornisce alcuna indicazione,
mentre l’art. 1118 Code civil, relativo alla revoca dell’accettazione, precisa
che la revoca deve pervenire al proponente prima dell’accettazione (80). In
questo quadro, un primo commento adducendo argomenti non convin-
centi – in quanto, non tesi a contemperare le esigenze delle parti – ha
ritenuto che, ai fini degli effetti, si debba fare riferimento al momento

(78) Il «délai raisonnable», a cui si riferisce l’art. 1116 Code civil, verrà determinato in
via discrezionale dai giudici di merito sulla scorta di indirizzi giurisprudenziali che compu-
tano il termine in considerazione del periodo di tempo necessario per valutare la proposta e
rispondere: cfr. M. FABRE-MAGNAN, Droit des obligations, 1, Contrat et engagement unilaté-
ral, 4e éd. mise à jour, Paris 2016, p. 303; O. DESHAYES, T. GENICON, Y.-M. LAITHIER,
Réforme du droit des contrats, du régime général et de la preuve des obligations. Commentaire
article par article, Paris 2016, p. 101.
(79) Cosı̀, con riferimento al diritto tedesco, W. FLUME, Allgemeiner Teil des Deutschen
Bürgerlichen Rechts, II, cit., p. 641: «Geht dem Angebotsempfänger vorher oder gleichzeitig
mit der Offerte ein Widerruf zu […] entsteht selbstverständlich auch keine Bindungswir-
kung». In merito al diritto statunitense, v. W.J. WAGNER, A-12: When does Revocation
Become Effective?, American Report, in R.B. Schlesinger (ed.), Formation of Contracts. A
Study for the Common Core of Legal Systems, cit., p. 840. Più incerti sul punto, O. DES-
HAYES-T. GENICON-Y.M. LAITHIER, op. ult. cit., p. 97: «À dire vrai, on serait même en droit
de se demander si l’acte par lequel une personne exprime son consentement mais qui n’a
jamais été reēue par son destinataire relève bien la qualification juridique d’offre». Appare
utile il confronto con la disciplina della Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di
compravendita internazionale del 1980 (CISG), che all’art. 15, comma 2, prevede: «Un’of-
ferta, anche se irrevocabile, può essere ritirata se il ritiro giunge al destinatario prima
dell’offerta stessa o contemporaneamente». La Convenzione per questa fattispecie adotta
il termine «ritiro» (withdrawal), diverso da quello della «revoca» (revocation), utilizzato
dall’art. 16 per le ipotesi in cui l’offerta sia giunta al destinatario. Nello stesso senso si
esprimono i Principi Unidroit, rispettivamente, agli artt. 2.1.3 e 2.1.4. In merito alle due
discipline, v. infra, par. 8. Peraltro, nel caso in cui l’offerta sia stata inviata mediante posta
elettronica, il ritiro, prima della ricezione dell’offerta, è sostanzialmente impossibile.
(80) Art. 1118, alinéa 2, Code civil: «Tant que l’acceptation n’est pas parvenue à
l’offrant, elle peut être librement rétractée, pourvu que la rétractation parvienne à l’offrant
avant l’acceptation».
1316 rivista di diritto civile 5/2017

dell’emissione (81). Appare invece corretta la posizione di chi sostiene che


la revoca, in quanto actus contrarius rispetto alla proposta, debba parimen-
ti pervenire al destinatario per produrre effetti (82). Il tenore letterale della
norma induce ad affermare che la disciplina dell’offerta è basata sul prin-
cipio della libera revocabilità e che i casi previsti dall’art. 1116 Code civil
integrano delle eccezioni (83). Tuttavia, in virtù del divieto di revocare la
proposta stabilito dall’art. 1116 Code civil, sembra condivisibile l’osserva-
zione secondo cui l’esteso ambito applicativo delle eccezioni riduce il
principio a un «peau de chagrin» (84).
Non sussistono incertezze in merito al carattere recettizio della revoca
illecita (c.d. rétractation illicite) disciplinata dall’art. 1116 Code civil (85). In
termini generali, questa tesi era già stata sostenuta in dottrina (86) prima
della riforma avverso indirizzi più risalenti che, analogamente a quanto
deciso dalla Corte di cassazione italiana nel 2016, ritenevano la revoca
efficace a partire dal momento della spedizione/emissione (87).

(81) Cfr. O. DESHAYES-T. GENICON-Y.M. LAITHIER, Réforme du droit des contrats, cit.,
p. 99, secondo cui occorre rispettare la «volonté réelle» del proponente; nel diritto francese
tradizionalmente la volontà interna prevale su quella dichiarata; se l’offerta diviene efficace
al momento della ricezione, prima di tale momento essa si trova ancora nella sfera d’in-
fluenza del proponente.
(82) Cosı̀ G. REINER, Le processus de formation du contrat dans le projet d’ordonnance de
la Chancellerie – quelques commentaires, in R. Schulze-G. Wicker-G. Mäsch-D. Mazeaud
(sous la dir. de), La réforme du droit des obligations en France. 5èmes Journées Franco-
Allemandes, Paris 2015, p. 58. Nello stesso senso, ma con riferimento alla disciplina ante-
cedente all’entrata in vigore della riforma, F. TERRÉ-PH. SIMLER-Y. LEQUETTE, Droit civil. Les
obligations, cit., p. 139 s., i quali precisano che per esercitare la revoca prima che l’offerta
inviata mediante il servizio postale diventi efficace occorre utilizzare un mezzo di comuni-
cazione più rapido come il telegramma o il telefax.
(83) M. FABRE-MAGNAN, Droit des obligations, 1, Contrat et engagement unilatéral, cit.,
p. 300 s.
(84) O. DESHAYES, T. GENICON, Y.M. LAITHIER, Réforme du droit des contrats, cit.,
p. 101.
(85) O. DESHAYES, T. GENICON, Y.M. LAITHIER, op. ult. cit., p. 105: «compte tenu du
caractère fautif de la rétractation, il serait plus juste de retenir cette fois une solution
favorable à l’acceptant: la rétractation fautive serait donc efficace non pas dès son émission
mais seulement à sa réception».
(86) V. soprattutto J.-L. AUBERT, Notions et rôles de l’offre et de l’acceptation dans la
formation du contrat, Paris 1970, p. 205.
(87) Cfr. P. BONASSIES, French Report, cit., p. 851 s., il quale osservava che la dottrina è
divisa: Planiol, Ripert ed Esmein, e Ripert e Boulanger, sulla base di una concezione
oggettiva dell’accordo, consideravano la revoca un atto recettizio; Mazeaud, Valéry, Marty
e Raynaud, sulla scorta dell’opinione di Pothier, privilegiavano un approccio soggettivo,
affermando che la revoca produce effetti dal momento dell’emissione. La giurisprudenza
mediante un orientamento consolidato aderiva alla seconda tesi.
commenti 1317

Nel precisare che la revoca esercitata in violazione dell’obbligo di


mantenere l’offerta impedisce la conclusione del contratto, la disciplina
della riforma elimina le incertezze connesse a una sentenza del 2008 che,
sia pure con una formulazione dal significato non chiaro, sembrava attri-
buire all’oblato il diritto di agire per l’esecuzione in forma specifica (nel-
l’ipotesi di revoca esercitata da un proponente obbligatosi a mantenere
ferma l’offerta per un determinato periodo di tempo) (88). Questa lettura si
poneva in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale consolidato se-
condo cui alla revoca «illecita» non potevano conseguire gli effetti del
contratto (89). Un intervento del giudice di questo tipo era considerato
eccessivo e perfino idoneo a mettere in discussione la concezione tradizio-
nale del contratto e dogmi ancora particolarmente avvertiti come quello
dell’autonomie de la volonté (90).
Eppure la questione è stata a lungo discussa nel periodo antecedente
alla riforma. La difficoltà derivava dalla visione classica secondo cui le
fonti delle obbligazioni sono la legge, il contratto, il quasi-contratto, il
delitto e il quasi-delitto (91). Le figure, pur talvolta utilizzate dalla giuri-
sprudenza per configurare la responsabilità del proponente, non ricom-
prendevano la proposta contrattuale, anche in considerazione della circo-
stanza che la revoca della proposta in linea di principio non è un fatto
colposo (92). Per aggirare l’ostacolo spesso la giurisprudenza francese ha
fatto ricorso alla finzione di un avant-contrat con il quale il proponente si

(88) Cass., civ. 3e, 7 mai 2008, n. 07-11690, in Revue des contrats, 2008, p. 1109, obs.
T. GENICON: «Ayant constaté que le destinataire d’une offre d’achat disposait d’un délai
déterminé pour donner son accord, et qu’il en résultait que l’offrant s’était engagé à main-
tenir son offre jusqu’à cette date, viole l’article 1134 du Code civil la Cour d’appel qui,
retenant la validité de la rétraction de l’offre d’achat, fait droit à la demande de restitution
de la somme versée par l’offrant à titre de dépôt de garantie». I dubbi derivavano dal
riferimento all’art. 1134 Code civil, allora in vigore, concernente «la forza di legge» del
contratto. Tuttavia, la sentenza omette di indicare il rimedio esperibile dall’oblato.
(89) V. F. TERRÉ, PH. SIMLER, Y. LEQUETTE, Droit civil. Les obligations, cit., p. 141; PH.
MALAURIE, L. AYNÉS, PH. STOFFEL-MUNCK, Droit des obligations, 7e éd., Paris 2015, p. 241 e
ivi i riferimenti giurisprudenziali.
(90) Cfr. D. MAZEAUD, La période précontractuelle en droits positif et prospectif franēais,
européen et international: comparaisons, in O. Deshayes(SOUS LA DIR. DE), L’avant-contrat.
Actualité du processus de formation des contrats, Paris 2008, p. 22. Sull’autonomie de la
volonté, v. di recente J.L. HALPÉRIN, L’autonomie privée en France: un concept cantonné ou
rejeté, in Quaderni fiorentini, 43, 2014, p. 461 ss., spec. p. 463 ss.
(91) Cfr. R.J. POTHIER, Traité des obligations (1761), Paris rist. 2011, p. 6, il quale
illustra le differenze tra «proposta» e «contratto».
(92) F. TERRÉ, PH. SIMLER, Y. LEQUETTE, Droit civil. Les obligations, cit., p. 141; M.
FABRE-MAGNAN, Droit des obligations, 1, Contrat et engagement unilatéral, cit., p. 304 e ivi i
riferimenti dottrinali.
1318 rivista di diritto civile 5/2017

obbligava a mantenere ferma la proposta per un determinato periodo di


tempo (93).
Parte della dottrina sosteneva che in caso di proposta rivolta a un
soggetto determinato, la revoca non avrebbe dovuto impedire la conclu-
sione del contratto se esercitata entro il termine stabilito per l’accettazione
(o entro un termine ragionevole) (94). Quest’ultima tesi è stata in passato
fondata sulla c.d. teoria dell’engagement unilatéral de volonté (95) e, di
recente, sul dovere di comportarsi secondo buona fede nel corso delle
negoziazioni (96). I dubbi sono ora stati superati alla luce dell’art. 1116
Code civil che pone in capo al proponente il divieto di revocare l’offerta e
stabilisce la sanzione del risarcimento del danno.
In merito alla sanzione, conformemente a quanto affermato nell’espe-
rienza giuridica tedesca, in relazione al diritto francese antecedente alla
riforma si osservava che rimettere la tutela dell’affidamento dell’oblato a
una mera pretesa risarcitoria rappresenta una soluzione che pregiudica la
sicurezza dei traffici commerciali (97). Ulteriori motivi di critica si rivolgo-
no ora alla formulazione dell’art. 1116 Code civil che limita le conseguenze
risarcitorie derivanti dalla revoca abusiva al danno da lesione dell’interesse
negativo (98). La scelta del legislatore, che sfavorisce l’oblato, è stata con-
siderata «inattesa» (99). Infatti, si dà atto che può sembrare eccessivo pre-
vedere una forma di esecuzione dell’obbligo di concludere il contratto, ma

(93) Lo schema era il seguente: il proponente presentava due offerte, una principale,
concernente il contratto, e una accessoria, riguardante l’impegno a mantenere l’offerta
principale per un certo periodo di tempo. Quest’ultima si riteneva accettata tacitamente
dall’oblato e ciò permetteva di considerare concluso un avant-contrat: v. ancora M. FABRE-
MAGNAN, op. ult. cit., p. 304 s.
(94) M. FABRE-MAGNAN, op. ult. cit., p. 300 s.
(95) V. in particolare J.L. AUBERT, Notions et rôles de l’offre et de l’acceptation, cit., p.
123 s.; in tempi più recenti, C. GRIMALDI, Quasi-engagement et engagement en droit privé,
Paris 2007, p. 322. Tale impostazione trae spunto dall’antica tesi di R. WORMS, De la volonté
unilatérale considérée comme source d’obligations en droit français, Paris 1891, p. 175, fon-
data sull’esigenza di tutelare «qui reçoit l’offre».
(96) Cfr. J. ANTIPPAS, De la bonne foi précontractuelle comme fondement de l’obligation
de maintien de l’offre durant le délai indiqué, in RTD civ., 2013, p. 27.
(97) Cosı̀ E. RABEL, Das Recht des Warenkaufs, cit., p. 74, il quale discorre di una
«verkehrsfeindliche Lösung». Ma v., per una diversa valutazione, B. FAGES, Le processus de
formation du contrat, in R. Schulze, G. Wicker, G. Mäsch, D. Mazeaud (sous la dir. de), La
réforme du droit des obligations en France. 5èmes Journées Franco-Allemandes, cit., p. 44, il
quale ritiene positivo mantenere una certa flessibilità nelle relazioni commerciali.
(98) Sul punto, v. ancora B. FAGES, op. ult. cit., p. 45. In base agli indirizzi della Cour de
cassation, l’estensione dell’obbligazione risarcitoria risultava controversa.
(99) O. DESHAYES, La formation des contrats, cit., p. 6; ID., T. GENICON, Y.-M. LAITHIER,
Réforme du droit des contrats, cit., p. 106 s.
commenti 1319

appare ingiustificato non consentire all’oblato – come in passato era spesso


avvenuto (100) – di essere messo nella stessa posizione in cui si sarebbe
trovato ove il contratto fosse stato concluso (interesse positivo) (101). In
questa maniera, il risarcimento conseguibile in seguito a una revoca abu-
siva dell’offerta è quantificato secondo criteri analoghi a quelli utilizzabili
in caso di recesso da una trattativa e, secondo alcuni autori, non sussiste
ragione per configurare una obbligazione di mantenere l’offerta (102). La
disciplina francese si presenta in parte diversa rispetto a quella italiana di
cui all’art. 1328, comma 1, c.c., secondo cui il proponente è tenuto a
pagare un indennizzo nel caso in cui l’accettante abbia intrapreso in buona
fede l’esecuzione prima di avere notizia della revoca. Ad avviso della tesi
maggioritaria, si tratterebbe di una ipotesi particolare di responsabilità di
tipo oggettivo da atto lecito, limitata all’obbligo di risarcire l’oblato delle
spese e delle perdite subite per l’iniziata esecuzione del contratto (103). Ciò
peraltro non esclude la possibilità di invocare l’applicazione dell’art. 1337
c.c. ove ne ricorrano i presupposti (104). In base al nuovo diritto francese,
la revoca di cui all’art. 1116 Code civil è da considerare in ogni caso
«fautive» e dovrebbe quindi di per sé, senza ulteriori oneri probatori,
determinare una obbligazione risarcitoria nei confronti dell’oblato, pari
all’interesse negativo, a prescindere dall’avvenuto inizio dell’esecuzione
della prestazione (105). La norma sembra assicurare condizioni più favore-
voli per l’oblato e un ristoro più esteso rispetto alle voci che formano

(100) Cfr. PH. MALAURIE, L. AYNÉS, PH. STOFFEL-MUNCK, Droit des obligations, cit., p.
241, i quali sottolineano come la giurisprudenza ritenga applicabile la disciplina generale
della responsabilità extracontrattuale. Non sussiste pertanto ragione per limitare il risarci-
mento al valore dell’interesse negativo.
(101) O. DESHAYES, La formation des contrats, cit., p. 6.
(102) In questo senso, ancora O. DESHAYES, op. ult. cit., p. 7: «Traiter la révocation de
l’offre comme une simple rupture des pourparlers revient tout simplement à nier l’obliga-
tion de maintien de l’offre, pourtant explicitement consacrée par l’article 1116»; ID., T.
GENICON, Y.-M. LAITHIER, Réforme du droit des contrats, cit., p. 106 s.; contra, M. FABRE-
MAGNAN, Droit des obligations, 1, Contrat et engagement unilatéral, cit., p. 303, la quale
discorre di una «obligation de maintenir l’offre».
(103) Cfr. G. GORLA, La «logica-illogica» del consensualismo o dell’incontro dei consensi
e il suo tramonto, cit., p. 256; C.M. BIANCA, Diritto civile, 3, Il contratto, cit., p. 231; V.
ROPPO, Il contratto, cit., p. 146 s.; nell’ambito di una trattazione dedicata alla responsabilità
precontrattuale, G. AFFERNI, Il quantum del danno nella responsabilità precontrattuale, To-
rino 2008, p. 37 ss. Da una prospettiva diversa, già G. TUCCI, La risarcibilità del danno da
atto lecito nel diritto civile, in questa Rivista, 1967, I, p. 229 ss., spec. p. 238-240.
(104) V. gli aa. citati nella nota precedente.
(105) M. FABRE-MAGNAN, Droit des obligations, 1, Contrat et engagement unilatéral, cit.,
p. 305 s.; O. DESHAYES, T. GENICON, Y.-M. LAITHIER, Réforme du droit des contrats, cit., p.
106 s.
1320 rivista di diritto civile 5/2017

l’indennizzo contemplato dall’art. 1328, comma 1, c.c. Un avvicinamento


alla soluzione francese potrebbe discendere da una interpretazione evolu-
tiva degli artt. 1328, comma 1, e 1337 c.c. nel senso di applicare la prima
norma soltanto nei casi in cui la revoca sia giustificata (e, dunque, lecita) e
riconoscere la sussistenza di responsabilità precontrattuale in ogni altra
ipotesi di revoca esercitata entro il termine stabilito dall’art. 1326, comma
2, c.c. (106). Nel nostro ordinamento, l’ambito applicativo della responsa-
bilità precontrattuale riguarda certamente la fase della formazione del
contratto e appare condivisibile, in considerazione degli orientamenti giu-
risprudenziali affermatisi negli ultimi anni (107), che in presenza di una
proposta contrattuale – in senso tecnico – si generi un affidamento tute-
labile in capo a chi la riceve (108).
Analogamente al diritto tedesco, la nuova normativa francese ha av-
vertito l’esigenza di proteggere l’affidamento dell’oblato (109), ma residua
una fondamentale differenza rispetto al BGB. Secondo la disciplina del
Code civil, la revoca illecita, avente natura di atto recettizio, impedisce la
conclusione del contratto e la sola sanzione applicabile ha natura risarci-
toria. Si tratta di una disciplina di tutela da tempo considerata insoddi-
sfacente nell’esperienza giuridica tedesca, difforme rispetto alla CISG e
alle normative modello (110). Nel bilanciamento tra gli interessi delle parti,
il risarcimento del danno limitato all’interesse negativo è stato ritenuto una
sanzione eccessivamente tenue che sfavorisce l’oblato (111). In ogni caso,
rispetto al diritto italiano, quest’ultimo è tutelato maggiormente in virtù

(106) La tesi è sostenuta da G. PATTI, in G. PATTI, S. PATTI, Responsabilità precontrat-


tuale e contratti standard, in Comm. Schlesinger, Milano 1993, p. 77-79.
(107) In recenti sentenze di legittimità si afferma che «per ritenere integrata la respon-
sabilità precontrattuale occorre che tra le parti siano in corso trattative; che queste siano
giunte ad uno stadio idoneo ad ingenerare, nella parte che invoca l’altrui responsabilità, il
ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto»: cosı̀ Cass. 15 aprile 2016, n. 7545,
in Rep. F. it., 2016, voce Contratto in genere, n. 369. Nello stesso senso, Cass. 10 marzo
2016, n. 4718, ibid., n. 380; Cass. 29 marzo 2007, n. 7768, ivi, 2007, voce cit., n. 389. In
effetti, posto che la proposta contrattuale costituisce in genere la fase più avanzata di una
trattativa appare in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale ricordato non tutelare
l’affidamento dell’oblato in caso di revoca della proposta.
(108) G. PATTI, in G. PATTI, S. PATTI, op. loc. ult. cit.
(109) In questo senso, sulla base degli orientamenti giurisprudenziali della Cour de
Cassation, D. HENRICH, Unwiderrufliches Angebot und Optionsvertrag, cit., p. 209.
(110) Per un confronto tra la nuova normativa francese in tema di conclusione del
contratto e le regole del commercio internazionale, v. M. MIGNOT, L’offre et l’acceptation, in
C. Jourdain-Fortier, M. Mignot (sous la direction de), Analyse comparée du droit français
réformé des contrats et des règles matérielles du commerce international, Paris 2016, p. 81 ss.
(111) O. DESHAYES, T. GENICON, Y.-M. LAITHIER, Réforme du droit des contrats, cit., p.
107 s.
commenti 1321

del carattere recettizio della revoca e delle relative conseguenze risarcitorie


disciplinate dal particolare regime della «rétractation illicite».

7. – Movendo dalla sentenza della Cassazione del 2016, i riscontri più


sorprendenti si rinvengono nell’esperienza inglese. Come è noto, nel com-
mon law inglese, secondo la «postal rule», il contratto tra persone distanti si
considera concluso nel momento in cui l’accettazione è stata spedita (112).
Pertanto, diversamente da quanto avviene negli ordinamenti continentali, in
linea di principio, l’accettazione non configura un atto recettizio (113).
La proposta è liberamente revocabile in ogni momento (114). Tale
regola generale si applica anche nel caso in cui il proponente abbia pro-
messo di mantenere l’offerta per un determinato periodo di tempo, dato
che siffatta promessa non è supportata dall’essenziale elemento della con-
sideration (115). Per mantenere ferma un’offerta, in assenza di una disci-
plina come quella contenuta nell’art. 1329 c.c., è necessario stipulare un
contratto di opzione (116). È dunque evidente che nel confronto con gli

(112) Il leading case generalmente richiamato sul punto è Adams v. Lindsell (1818) 1 B
& Ald 681. Tuttavia, una sistemazione definitiva della materia è intervenuta soltanto con il
successivo intervento della House of Lords in Dunlop v. Higgins (1848), 1 HLX 381. Per uno
sguardo d’insieme, v. E. MCKENDRICK, Contract law. Text, Cases, and Materials, 7th ed.,
Oxford 2016, p. 106-114, il quale individua altresı̀ i casi in cui la suddetta regola non trova
applicazione, sempre più numerosi in virtù del crescente utilizzo dei moderni strumenti di
comunicazione: per alcune indicazioni, v. infra, prossima nota.
(113) La postal acceptance rule non trova applicazione nei casi in cui il mezzo di
comunicazione assicura una trasmissione sostanzialmente istantanea delle dichiarazioni. Se-
condo un indirizzo dottrinale ormai consolidato in caso di uso di email il contratto si
considera concluso quando l’accettazione perviene al proponente: v. per tutti D. NOLAN,
Offer and Acceptance in the Electronic Age, in A. Burrows, E. Peel (ed.), Contract Formation
and Parties, Oxford 2010, p. 65. La medesima regola è stata affermata dalla giurisprudenza
con riferimento al telex in Brinkibon Ltd. v. Stahag Stahl Stahlwarenhandelsgesellshaft mbH.
[1983] 2 AC 34 (HL), 41.
(114) Cfr. M. CHEN-WISHART, in Chitty on Contracts, I, General Principles, 32nd ed.,
London 2015, p. 249: «The general rule is that an offer may be withdrawn at any time
before it is accepted»; E. PEEL, Treitel’s The Law of Contract, 14th ed., London 2015, p. 46;
E. MCKENDRICK, Contract: In General, in A. Burrows (ed.), Principles of the English Law of
Obligations, Oxford 2015, p. 7 s.; M. FURMSTON, G.J. TOLHURST, Contract formation. Law
and Practice, 2nd ed., Oxford 2016, p. 36 s.
(115) V. Dickinson v. Dodds (1876) 2 Ch. D. 463, 472: «There was no consideration
given for the undertaking or promise, whatever extent it may be considered binding, to keep
the property unsold until 9 o’clock on Friday morning». Con riferimento alle promesse
unilaterali nel diritto scozzese in seguito all’intervento della Supreme Court in Royal Bank of
Scotland v. Carlyle [2015] UKSC 13, v. H.L. MACQUEEN, Unilateral Promises: Scots Law
Compared with the PECL and the DCFR, in Eur. Rev. Priv. Law, 2016, p. 529 ss.
(116) In prospettiva comparativa, v. G. GORLA, Note sulla distinzione fra opzione e
proposta irrevocabile, in questa Rivista, 1962, I, p. 213 ss.; D. HENRICH, Unwiderrufliches
1322 rivista di diritto civile 5/2017

altri ordinamenti esaminati il diritto inglese vincola in misura minore il


proponente, anche perché la responsabilità precontrattuale, com’è noto,
non costituisce un concetto particolarmente sviluppato negli ordinamenti
di common law (117), e all’oblato non spetta alcun risarcimento (118), salvo
le rare ipotesi in cui la lesione dell’affidamento consente di invocare il
promissory estoppel (119).
In questo quadro, gli effetti della revoca si determinano soltanto nel
momento in cui essa arriva al destinatario. Conviene riportare alcune
argomentazioni utilizzate nel leading case del 1880 Byrne & Co. v. Leon
Van Tienhoven & Co. (120), ove è stato chiarito che alla revoca della pro-
posta non si applica la «postal acceptance rule» (121).
Nella parte della motivazione in cui si affronta il problema in esame, il
giudice Lindley afferma di essere consapevole che secondo Pothier (122) e

Angebot und Optionsvertrag, cit., p. 210; da ultimo, R. FAVALE, La figura dell’opzione nei
modelli europei, in R. trim. d. proc. civ., 2012, p. 1187 ss., spec. p. 1200 s. Sui vincoli
preparatori nel diritto inglese, v. J. CARTWRIGHT, Contract Law. An Introduction to the
English Law of Contract for the Civil Lawyer, 3rd ed., Oxford-Portland, Oregon 2016, p.
86-90.
(117) V. J. CARTWRIGHT, Liability in Tort for Pre-Contractual Non-Disclosure, in A.
Burrows, E. Peel (ed.), Contract Formation and Parties, cit., p. 137 ss.; nonché S. BANAKAS,
Liability for Contractual Negotiations in English Law: Looking for the Litmus Test, in InDret,
1/2009, p. 1 ss.
(118) Sul punto, in prospettiva comparatistica, A. NUSSBAUM, Comparative Aspects of the
Anglo-American Offer-and-Acceptance Doctrine, in 36 Colum. L. Rev. (1938), p. 920 ss.,
spec. p. 925, il quale imputa all’assenza di consideration l’impossibilità di ritenere il propo-
nente responsabile a causa della revoca.
(119) Cfr. da ultimo B. MCFARLANE, Promissory Estoppel and Debts, in A. Burrows, E.
Peel (ed.), Contract Formation and Parties, cit., p. 115 ss. Nella nostra dottrina, v. per tutti
P. PARDOLESI, Promissory estoppel: affidamento e vincolatività della promessa, Bari 2009; ID.,
Promissory estoppel, in P.G. Monateri (ed.), Comparative Contract Law, Cheltenham-Nor-
thampton 2017, p. 469 ss. Con riferimento al diritto nordamericano, v. G. MARINI, Promessa
ed affidamento nel diritto dei contratti, Napoli 1995, p. 25 ss.
(120) (1880) 5 CPD 344. Di seguito, in sintesi, i fatti della controversia: il 1˚ ottobre, B,
da Cardiff, spedisce una lettera ad A, a New York, offrendo di vendere 1000 scatole di
lamiera a un certo prezzo. A riceve la lettera l’11 ottobre ed immediatamente spedisce
l’accettazione mediante telegramma e, a conferma, spedisce una lettera d’accettazione il
15 ottobre. Il prezzo della lamiera aumenta durante la prima settimana di ottobre e, per
tale ragione, B, l’8 ottobre, invia una lettera ad A manifestando la volontà di revocare la
proposta. Tale lettera è ricevuta da A soltanto il 20 ottobre. Nello stesso senso, Stevenson,
Jaques & Co v. McLean (1880) 5 QBD 346, ove un contratto è stato ritenuto concluso in
quanto la revoca era pervenuta all’ufficio del telegrafo alle 13:25, ma il telegramma che la
conteneva era stato consegnato soltanto alle 14:06, mentre alle 13:34 l’oblato aveva inviato
un telegramma per accettare la proposta; Henthorn v. Frase [1892] 2 Ch 27.
(121) S. GARDNER, Trashing with Trollope: A Deconstruction of the Postal Rules in
Contract, in 12 Ox. J. Leg. Stud. (1992), p. 170 ss.
(122) Nel 1806 è stata pubblicata da W.D. Evans la prima traduzione in lingua inglese
commenti 1323

altri celebri autori non può ritenersi esistente un contratto se la proposta è


revocata prima dell’accettazione, sebbene la revoca non sia stata comuni-
cata alla persona a cui la proposta era rivolta. In base a questa visione,
sarebbe infatti assente il consenso di entrambe le parti, imprescindibile per
la conclusione del contratto. Tuttavia, precisa il giudice, in un rapporto tra
due persone, non si può tener conto di una volontà non pervenuta a
conoscenza dell’altra (123) e la descritta impostazione appare più in linea
con il diritto inglese rispetto alla tesi di Pothier.
Queste prime riflessioni sono il proemio della seconda parte della
motivazione nella quale Lindley spiega i motivi per cui la revoca della
proposta non deve essere assoggettata alla «postal rule». Il proponente
espressamente o implicitamente consente che la notificazione venga effet-
tuata mediante il servizio postale, che diviene una sorta di suo rappresen-
tante. All’opposto, non può ritenersi sussistente una «procura» di questo
genere nel caso della revoca della proposta. Il giudice mette in risalto la
«estrema ingiustizia» che deriverebbe dal non considerare concluso il
contratto nelle ipotesi in cui l’oblato spedisca l’accettazione ignaro dell’al-
trui revoca. Il contraente che ha ricevuto una proposta e l’ha accettata non
potrebbe conoscere la propria posizione se non dopo aver atteso un pe-
riodo di tempo tale da renderlo sicuro del mancato invio di una lettera di
recesso prima della sua accettazione (124). «Principi giuridici» e «ragioni di
ordine pratico» inducono ad affermare che un contraente, il quale ha
inviato l’accettazione, deve poter fare affidamento sulla conclusione del
contratto (125).

dell’opera di R.-J. Pothier, Traité des obligations, la quale è divenuta in breve tempo una
delle più significative fonti d’ispirazione per il moderno diritto contrattuale inglese: cfr. R.
ZIMMERMANN, The Law of Obligation, cit., p. 570.
(123) In questo senso, Lindsey: «a state of mind not notified cannot be regarded in
dealings between man and man; and that an uncommunicated revocation is for all practical
purposes and in point of law no revocation at all» (Byrne & Co. v. Leon Van Tienhoven &
Co. (1880) 5 CPD 344, 347). Il giudice richiama in proposito il precedente nordamericano
Tayloe v. Merchants Fire Insurance Co. 9 How. Sup. Ct. Rep. 390.
(124) V. ancora Lindsey: «it may be as well to point out the extreme injustice and
inconvenience which any other conclusion would produce. If the defendants’contention
were to prevail no person who had received an offer by post and had accepted it, would
know his position until he had waited such a time as to be quite sure that a letter with-
drawing the offer had not been posted before his acceptance of it» (Byrne & Co. v. Leon
Van Tienhoven & Co. (1880) 5 CPD 344, 348).
(125) Come si vedrà, infra, prossimo paragrafo, pur non accogliendo la «postal rule», le
medesime preoccupazioni hanno indotto, nell’ambito delle normative internazionali, a rite-
nere efficace la revoca soltanto ove pervenga all’oblato prima dell’emissione dell’accetta-
zione.
1324 rivista di diritto civile 5/2017

Non è necessario che la comunicazione della revoca sia effettuata dal


proponente, essendo sufficiente che l’oblato ne venga a conoscenza attra-
verso una qualsiasi ulteriore fonte idonea a renderlo edotto del fatto che il
proponente non intende concludere il contratto (126). Tale precisazione è
stata oggetto di critiche poiché, in assenza di una comunicazione da parte
del proponente, per l’oblato può risultare difficile stabilire in quale mo-
mento la proposta è revocata. In particolare, anche a causa del significato
oscuro di alcuni passaggi del leading case Dickinson v. Dodds (127), non è
chiaro se l’accettazione è stata preclusa perché l’oblato era a conoscenza
del fatto che il venditore aveva: a) alienato il bene a un terzo; b) proposto
di vendere il bene a un terzo; c) deciso di non vendere il bene all’o-
blato (128).
In ogni caso, sia pure con formulazioni diverse, l’attualità delle regole
ricavabili dalla descritta casistica è confermata dalle recenti opere di Re-
statement del diritto inglese di Burrows (129) e Andrews (130), aventi l’o-
biettivo di rendere le norme del diritto contrattuale inglese più agevol-
mente comprensibili al pubblico straniero. Una soluzione analoga è accolta
dall’American Restatement (Second) of Contracts (131). Negli ordinamenti

(126) Cfr. Dickinson v. Dodds (1876) 2 Ch. D. 463, 472. Nella specie, si è affermato che
una proposta non può essere accettata in seguito all’informazione di un terzo all’oblato della
circostanza che il proponente ha offerto o ha accettato di vendere il bene a un ulteriore
terzo.
(127) Di seguito la ricostruzione dei fatti in Dickinson v. Dodds (1876) 2 Ch. D. 463,
464: «In the afternoon of the Thursday the Plaintiff was informed by Mr. Berry that Dodds
had been offering or agreeing to sell the property to Thomas Allan, the other Defendant».
(128) Cosı̀ M. CHEN-WISHART, in Chitty on Contracts, I, cit., p. 251; E. PEEL, Treitel’s
The Law of Contract, cit., p. 47.
(129) A. BURROWS (assisted by an Advisory Group of Academics, Judges and Practi-
tioners): A Restatement of the English Law of Contract, Oxford 2016. Secondo la sezione
7(16), «The revocation of an offer, even one made by post, must generally be communicated
to (that is, received by) the offeree; but the revocation may be communicated by a third
party rather than by the offeror».
(130) N. ANDREWS, Contract Rules. Decoding English Contract Law, Cambridge 2016.
Secondo l’art. 21: «(i) An offeree cannot validly accept an offer if: (a) the offeror has directly
revoked it by communicating cancellation of the offer, or (b) the offeree has indirectly
become aware that the offer is no longer open to acceptance by him»; (ii) A statement that
an offer is open to acceptance for a specified period can be revoked, whether directly or
indirectly, without incurring legal liability unless: (a) the offeree has already accepted (on
postal acceptance, Article 27), or (b) the offer is a binding option agreement supported by
consideration (Article 34) or made as a deed (Article 33)».
(131) § 42 Revocation by communication from the offeror received by offeree: «An
offeree’s power of acceptance is terminated when the offeree receives from the offeror a
manifestation of an intention not to enter into the proposed contract». In merito alle
tradizioni del diritto nordamericano, v. A.L. CORBIN, Offer and Acceptance, and Some of
the Resulting Legal Relations, in 26 Yale L.J. (1917), p. 169-206.
commenti 1325

di common law si persegue dunque l’obiettivo di tutelare l’affidamento


dell’oblato prevedendo che la revoca della proposta produce effetti sol-
tanto al momento della ricezione. Colui che accetta trae inoltre un signi-
ficativo beneficio dalla «postal rule» poiché il contratto è certamente
concluso con l’invio dell’accettazione.
Gli elementi indicati rendono il diritto inglese un sistema che pone
l’oblato in una posizione più favorevole rispetto al diritto italiano risultante
dall’interpretazione della Corte di Cassazione nella sentenza del 2016 (132).
Il periodo entro il quale la revoca può essere esercitata si conclude con
l’invio dell’accettazione, che rendendo certa la stipulazione del contratto
«compensa» la libertà di revocare la proposta (133). Posto che l’oblato nel
momento in cui spedisce l’accettazione sa se ha ricevuto la revoca, tale
soluzione assicura un più elevato livello di sicurezza nei traffici commer-
ciali senza pregiudicare la posizione del proponente (134). Il limite tempo-
rale per esercitare la revoca è recepito nella CISG e nelle normative mo-
dello.

8. – Le profonde differenze tra le discipline esaminate offrono un’idea


della difficoltà di reperire una soluzione di compromesso, utile nella pro-
spettiva dell’armonizzazione del diritto (135). L’importanza della materia

(132) In senso difforme, con riferimento al principio secondo cui la dichiarazione di


revoca diventa efficace al momento dell’emissione, G. GORLA, La «logica-illogica» del con-
sensualismo o dell’incontro dei consensi e il suo tramonto, cit., p. 262-265. L’a., nell’illustrare
le regole di bilanciamento, compie un confronto con la disciplina del common law, osser-
vando che il termine ordinario per l’accettazione nel sistema italiano può essere più lungo di
quello risultante dal sistema dell’accettazione mediante spedizione, dato che l’art. 1326,
comma 2, c.c., oltre a un congruo termine per esaminare l’offerta, tiene conto del tempo
in cui l’accettazione può giungere al proponente mediante posta ordinaria. Ad avviso di chi
scrive, il «contrappeso» (se ancora sussistente) non si profila di particolare rilevanza, atteso
che, secondo la Cassazione del 2016, in linea con la tesi di Gorla, la dichiarazione di revoca
diviene efficace con il semplice invio e il tempo di riflessione dell’oblato può essere conse-
guentemente azzerato. In merito agli ulteriori «contrappesi» individuati dall’a., v. in senso
critico P.M. DOTTORE, In tema di revoca della proposta contrattuale, in questa Rivista, 1972,
I, p. 399-402.
(133) Ciò si evince in maniera particolare nel caso Stevenson, Jaques & Co v. McLean
(1880) 5 QBD 346: v. A. NUSSBAUM, Comparative Aspects of the Anglo-American Offer-and-
Acceptance Doctrine, cit., p. 923, nonché S. GARDNER, Trashing with Trollope: A Decon-
struction of the Postal Rules in Contract, cit., p. 178.
(134) I.R. MACNEIL, Time of Acceptance: Too Many Problems for a Single Rule, in 112
U. Pennsylvania L. Rev. (1964), p. 952 s., il quale osserva che anche in assenza della «postal
acceptance rule» il proponente non avrebbe la certezza di aver utilmente esercitato la
revoca, posto che tra il momento dell’emissione e quello dell’arrivo del relativo atto po-
trebbe pervenire presso il suo indirizzo l’accettazione.
(135) Da un punto di vista pratico, ritiene di poco conto le differenze tra le discipline
1326 rivista di diritto civile 5/2017

nel commercio internazionale ha però fin da tempi lontani, con notevole


anticipo rispetto ad altri settori del diritto contrattuale, indotto organismi
internazionali e studiosi a cimentarsi in ricerche comparatistiche nel ten-
tativo di formulare una soluzione soddisfacente o, in una diversa prospet-
tiva, «le regole migliori». È apparso subito chiaro che non sarebbe stata
semplice una mediazione tra tradizioni giuridiche cosı̀ distanti, nel senso di
prediligere la regola del sistema X per risolvere una questione e – come
«contropartita» – la regola del sistema Y per un’altra questione. Talvolta le
norme elaborate rispecchiano soluzioni degli ordinamenti nazionali, ma
l’obiettivo dei lavori, in linea con le indicazioni di uno dei maestri della
comparazione (136), è stato principalmente quello di bilanciare in maniera
adeguata i diritti e i doveri, i rischi e i vantaggi del proponente e dell’o-
blato, tenendo conto delle esigenze di celerità e sicurezza degli scambi
internazionali (137). Nel merito, si riscontra una notevole continuità nelle
scelte di fondo delle normative e dei progetti che si sono susseguiti nel
tempo (138) e, in relazione al problema analizzato nel presente contributo,
la risposta risulta sempre la stessa: la revoca della proposta è un atto
recettizio.
Il punto di partenza è costituito dalla Convenzione dell’Aja del 1964
sulla formazione dei contratti di vendita internazionale di beni mobili
materiali (139). La scelta se attribuire carattere revocabile o irrevocabile

degli ordinamenti sopra analizzati, H. KÖTZ, Europäisches Vertragsrecht, 2. Aufl., Tübingen


2015, p. 33; ID., S. PATTI, Diritto europeo dei contratti, 2a ed., Milano 2017, p. 33 s.
(136) Ci si riferisce all’insegnamento di Ernst Rabel: v. supra, nt. 34.
(137) Tuttavia, è spesso stato necessario reperire dei punti di incontro tra le diverse
tradizioni giuridiche. In merito ai lavori che hanno preceduto la CISG, v. G. EÖRSI, Pro-
blems of Unifying Law on the Formation of Contracts for the International Sale of Goods, in
27 Am. J. Comp. Law (1979), p. 311 ss.; A.M. GARRO, Reconciliation of Legal Traditions in
the U.N. Convention on Contracts for the International Sale of Goods, in 23 Int’l Lawyer
(1989), p. 443 ss., spec. p. 454 ss.; E. LUIG, Der internationale Vertragsschluß, Frankfurt am
Main et al. 2003, p. 5 ss. Da una prospettiva generale, v. R. DAVID, The Methods of
Unification, in 16 Am. J. Comp. Law (1968), p. 13 ss.
(138) Cfr. A. VENEZIANO, Conclusion of the Contract, in R. SCHULZE, J. STUYCK (ed.),
Towards a European Contract Law, Munich 2011, p. 83, la quale discorre di un «well-settled
common core».
(139) Oltre a quella indicata nel testo, nel mese di aprile del 1964, venne alla luce la
Convenzione sulla vendita internazionale di beni mobili materiali (corporels, nel testo fran-
cese). In argomento, v. E. VON CAEMMERER, Die Haager Konferenz über die internationale
Vereinheitlichung des Kaufrechts vom 2. bis 25. April 1964, in RabelsZ 29, 1965, p. 101 ss.;
G. GORLA, La «logica-illogica» del consensualismo o dell’incontro dei consensi e il suo tra-
monto, cit., p. 273-276; G. LONGO, La Convenzione dell’Aja sulla formazione del contratto di
vendita internazionale, banco di prova di un incontro tra ordinamenti «romani» e «common
law». Un nuovo progetto di studi, in R. d. comm., 1966, I, p. 102 ss.; G. BERNINI, Le
commenti 1327

alla proposta è stata una delle questioni più dibattute (140). L’allegato della
Convenzione dispone che per produrre effetti la revoca deve pervenire
all’oblato prima che quest’ultimo abbia spedito la propria accettazione
(art. 5, par. 4) (141). La norma, al fine di tutelare l’oblato, assicura un
periodo per esercitare la revoca uguale a quello previsto dal diritto inglese.
Tuttavia, la Convenzione non accoglie la «Postal acceptance rule», bensı̀ la
regola della cognizione di origine continentale, secondo cui la conclusione
del contratto interviene nel momento in cui l’accettazione perviene al
proponente.
Soluzioni analoghe sono state adottate nella Convenzione delle Nazio-
ni Unite sui contratti di compravendita internazionale del 1980. L’art. 16,
comma 1, CISG prevede che «Fino alla conclusione del contratto, un’of-
ferta può essere revocata se la revoca giunge al destinatario prima che
questi abbia spedito un’accettazione» (142), mentre il contratto deve rite-
nersi concluso nel momento in cui l’accettazione perviene al proponente
(art. 18, comma 2, CISG) (143). La norma sulla revoca, pur connotata – da
un punto di vista dogmatico – da una incoerenza di fondo (144), è apparsa

Convenzioni dell’Aja del 1964 sulla formazione e disciplina del contratto di vendita interna-
zionale di beni mobili, in questa Rivista, 1969, II, p. 626 ss.
(140) E. VON CAEMMERER, op. ult. cit., p. 119 s.: «Das in Abs. 2 geregelte Problem der
Bindung und der Widerruflichkeit wurde zum schwierigsten Sachproblem, das der Aus-
schuß zu bewältigen hatte»; P. SCHLECHTRIEM, Internationales UN-Kaufrecht, 4. Aufl., Tü-
bingen 2007, p. 71.
(141) Art. 5, par. 4: «A revocation of an offer shall only have effect if it has been
communicated to the offeree before he has dispatched his acceptance or has done any act
treated as acceptance under paragraph 2 of Article 6». L’art. 12 precisa «For the purposes
of the present Law, the expression “to be communicated” means to be delivered at the
address of the person to whom the communication is directed».
(142) Ai sensi dell’art. 24 CISG: «Ai fini della presente Convenzione, un’offerta, una
dichiarazione d’accettazione o ogni altra manifestazione d’intenzione «perviene» al destina-
tario quando gli vien fatta verbalmente o è consegnata con qualsiasi altro mezzo al desti-
natario stesso, alla sua stabile organizzazione, al suo indirizzo postale o, se non vi è stabile
organizzazione o indirizzo postale, alla sua residenza abituale».
(143) Ne deriva che i rischi legati allo smarrimento o al ritardo dell’atto di accettazione
sono in capo all’oblato: cosı̀ E. VON CAEMMERER, Die Haager Konferenz über die internatio-
nale Vereinheitlichung des Kaufrechts, cit., p. 122.
(144) Come si è visto, l’invio dell’accettazione, di regola, non coincide con la conclu-
sione del contratto. La disposizione relativa alla conclusione del contratto contenuta nell’art.
16, comma 1, CISG trova applicazione soltanto nell’ambito di negoziazioni orali o in caso di
accettazione mediante esecuzione: cfr. per tutti A. VINCZE, Revocability of offer: Remarks on
whether and the extent to which the UNIDROIT Principles may be used to help interpret
Article 16 of the CISG, in J. Felemegas (ed.), An International Approach to the Interpretation
of the United Nations Convention on Contracts for the International Sale of Goods (1980) as
Uniform Sales Law, Cambridge 2006, p. 84 ss.
1328 rivista di diritto civile 5/2017

soddisfacente per la prassi (145) e idonea a garantire una corretta alloca-


zione dei rischi tra le parti (146). Ponendo come limite temporale per la
revoca il momento della spedizione dell’accettazione (che non determina la
conclusione del contratto) si elimina la difficoltà di dover valutare situa-
zioni in cui la revoca perviene dopo l’invio dell’accettazione. In questi casi,
le sorti del contratto dipendono dall’atto che per primo arriva a destina-
zione e possono sussistere difficoltà di ordine probatorio (147). Anche se in
epoca attuale il problema non appare particolarmente avvertito in virtù dei
moderni mezzi di comunicazione, è stato affermato che interpretando le
norme del BGB la medesima regola potrebbe essere applicata nell’ordina-
mento tedesco, nei casi in cui il proponente si è riservato la facoltà di
revocare il contratto (148).
È importante rilevare che l’art. 16, comma 2, CISG stabilisce due
eccezioni al principio della libera revocabilità: «Un’offerta non può tutta-
via essere revocata: a) se essa indica, fissando un termine determinato per
l’accettazione o altrimenti, di essere irrevocabile; b) se per il destinatario
era ragionevole ritenere irrevocabile l’offerta e se ha agito di conseguenza».
La prima eccezione recepisce una regola presente in molti ordinamenti di
civil law (149), la seconda si ispira al promissory estoppel applicato nei
sistemi di common law (150).

(145) D. HENRICH, Unwiderrufliches Angebot und Optionsvertrag, cit., p. 216 s.; ID., La
conclusione del contratto, in A. DIURNI, D. HENRICH, Percorsi europei di diritto privato e
comparato, Milano 2006, p. 149: «Ciò non corrisponde ai canoni della dogmatica pura, ma è
comunque accettabile, poiché gli interessi di ciascuna parte vengono bilanciati».
(146) Cosı̀ F. FERRARI, A comparative overview on offer and acceptance inter absentes, in
10 B.U. Int’l L. J. (1992), p. 171 ss., spec. p. 201, secondo cui le regole della Convenzione di
Vienna dovrebbero essere adottate de iure condendo.
(147) In questo senso, G. EÖRSI, Problems of Unifying Law on the Formation of Con-
tracts, cit., p. 320.
(148) Cosı̀ H. KÖHLER, Das Verfahren des Vertragschlusses, in J. Basedow(HRSG.), Eu-
ropäische Vertragsrechtsvereinheitlichung und deutsches Recht, Tübingen 2000, p. 39 ss.
(149) A. VINCZE, Revocability of offer, cit., p. 87, il quale mette in risalto che negli
ordinamenti di common law (per le ragioni indicate supra, paragrafo precedente: principal-
mente, a causa della mancanza di consideration) l’applicazione delle due ipotesi di «proposta
ferma» pone notevoli problemi. In senso conforme, P. WINSHIP, Formation of International
Sales Contracts under the 1980 Vienna Convention, 17 Int’l Lawyer (1983), p. 1 ss.; D.
HENRICH, Unwiderrufliches Angebot und Optionsvertrag, cit., p. 210. Afferma che la norma
deve essere interpretata letteralmente anche negli ordinamenti di common law, S. MALIK,
Offer: Revocable or Irrevocable. Will Art. 16 of the Convention on Contracts for the Interna-
tional Sale Ensure Uniformity?, in 25 Indian J. Int’l L. (1985), p. 31.
(150) Cfr. in particolare B.A. LEETE, Contract Formation under the United Nations
Convention on Contracts for the International Sale of Goods and the Uniform Commercial
Code: Pitfalls for the Unwary, in 6 Temple Int’l and Comp. L.J. (1992), p. 193 ss., il quale,
tuttavia, ritiene l’ambito applicativo della eccezione prevista nella CISG più esteso rispetto
commenti 1329

Secondo l’indirizzo dottrinale maggioritario, le norme contenute nel-


l’art. 16 CISG escludono che, in caso di revoca, l’oblato possa pretendere
un risarcimento del danno subito per culpa in contrahendo (151). Tuttavia,
alla luce di un diverso orientamento, la questione è rimessa agli ordina-
menti nazionali dal momento che la CISG non prevede una disciplina
della fase precontrattuale (152). In una posizione intermedia, si colloca la
tesi secondo cui il diritto nazionale (relativo alla responsabilità precontrat-
tuale) si applica in via residuale nelle ipotesi in cui non risultano integrati
gli elementi delle fattispecie previste dall’art. 16, comma 2, CISG (153).
La questione della responsabilità precontrattuale nell’ambito della
CISG è controversa e può essere affrontata da diverse angolazioni, con
metodi che generalmente seguono le concezioni sviluppate in relazione al
problema dell’ambito applicativo della disciplina di diritto uniforme (154).
Nonostante gli indicati dubbi, appare certo che l’oblato, indipendente-
mente dall’applicazione delle normative di diritto nazionale riguardanti
la responsabilità precontrattuale, alla luce del carattere recettizio della
dichiarazione di revoca della proposta, del termine per esercitare la revoca
(coincidente con la spedizione dell’accettazione) e delle ipotesi di proposta
irrevocabile stabilite dall’art. 16, comma 2, CISG è tutelato in maniera
molto intensa nei confronti del proponente (155). La disposizione da ultimo

al rimedio del common law. Con riferimento alla revoca della proposta, le applicazioni più
frequenti dell’estoppel si riscontravano nell’ambiente nordamericano: cfr. I.R. MACNEIL,
Time of Acceptance: Too Many Problems for a Single Rule, cit., p. 952, nt. 13.
(151) Cosı̀, tra gli altri, P. SCHLECHTRIEM, Internationales UN-Kaufrecht, cit., p. 72,
secondo cui, posto che la revoca della proposta è ammessa dalla Convenzione, risulta esclusa
la possibilità di ricorrere a norme di diritto nazionale. Nello stesso senso, A.K. SCHNYDER,
R.M. STRAUB, sub Art. 16, in H. Honsell (Hrsg.), Kommentar zum UN-Kaufrecht, Berlin-
Heidelberg 1997, p. 157 s.; M. KÖHLER, Die Haftung nach UN-Kaufrecht im Spannungsver-
hältnis zwischen Vertrag und Delikt, Tübingen 2003, p. 258 ss.; M. TORSELLO, Precontractual
Liability and Preliminary Agreements, in L. DiMatteo (ed.), International Sales Law. A
Global Challenge, Cambridge 2014, p. 638.
(152) V. J.M. LOOKOFSKY, Understanding the CISG, Copenhagen et al. 2008, p. 53,
nt. 42.
(153) Cosı̀ J. HONNOLD, Uniform law for international sales under the 1980 United
Nations Convention, 4th ed. updated by H.M. Flechtner, Alphen aan den Rijn 2009, p.
139 ss.
(154) V. soprattutto L. SPAGNOLO, Opening Pandora’s Box: Good faith and pre-contrac-
tual liability in the CISG, in 21 Temp. Int’l & Comp. L.J. (2008), p. 261 ss.; R. ILLESCAS
ORTIZ, Pre-contractual Liability in the Civil Law, in L. DiMatteo, A. Janssen, U. Magnus, R.
Schulze (ed.), International Sales Law. Contract, Principles & Practice, Baden-Baden 2016, p.
44 ss.
(155) Sull’ultimo profilo sopra ricordato, v. spec. A.M. BENEDETTI, Autonomia privata
procedimentale, cit., p. 126 s. In senso adesivo, E. FERRANTE, Common European Sales Law
e codice civile italiano: regole «armonizzate» sull’accordo delle parti, in Contr. impr. Eur.,
1330 rivista di diritto civile 5/2017

richiamata tutela l’affidamento dell’oblato in ipotesi in cui secondo l’ordi-


namento italiano sarebbe eventualmente configurabile soltanto responsa-
bilità precontrattuale (156). La proposta irrevocabile, al ricorrere di un
affidamento che abbia indotto l’oblato a sostenere dei costi, o a stipulare
accordi con terzi, attribuisce all’oblato il diritto di esperire i rimedi con-
trattuali (157).
La qualità dell’assetto raggiunto nella CISG (158) è confermata dalle
successive normative modello (159). Salvo differenze di poca importanza, le
stesse norme si rinvengono nei Principi Unidroit dei contratti commerciali
internazionali (art. 2.1.4) (160), nei Principles of European Contract Law
(art. 2:202) ( 161 ), nel Draft Common Frame of Reference (art. II.-

2013, p. 560 ss., il quale propone un adeguamento del diritto italiano al contesto europeo
mediante un’interpretazione evolutiva.
(156) È sufficiente richiamare il seguente esempio contenuto nel commento all’art. 2.1.4
dei Principi Unidroit (v. infra, nt. 160), la cui formulazione è identica a quella dell’art. 16
CISG: «A chiede che B gli faccia una proposta in vista di una sua partecipazione ad una
gara d’appalto per un progetto che deve essere assegnato entro un certo termine. B gli
sottopone un’offerta di cui A tiene conto quando calcola il prezzo della propria offerta.
Prima della scadenza del termine, ma dopo che A ha presentato l’offerta, B informa A di
non voler più tener ferma la sua proposta. L’offerta di B è irrevocabile fino alla data stabilita
in quanto, nel fare la sua offerta per l’aggiudicazione dell’appalto, A vi ha fatto affida-
mento».
(157) Per una rassegna della casistica, v. U. SCHROETER, sub Arts. 14-24. Formation of
contracts, in P. Schlechtriem, I. Schwenzer (ed.), Commentary on the UN Convention on the
International Sale of Goods (CISG), 4th ed., Oxford 2016, p. 223 ss.
(158) Cfr. S. EISELEN, The CISG as Bridge between Common and Civil Law, in L.
DiMatteo (ed.), International Sales Law. A Global Challenge, cit., p. 613, secondo cui,
sebbene la normativa sulla revoca rappresenti una soluzione di compromesso, essa non
ha posto problemi nella prassi. L’a. osserva che nei 2.500 casi presenti nelle banche dati
solo diciassette menzionano l’art. 16 CISG e nessuno di questi si occupa direttamente della
revocabilità dell’offerta.
(159) Per uno sguardo d’insieme, v. R. SACCO, Formation of Contracts, in A. Hartkamp,
M.W. Hesselink, E. Hondius (ed.), Towards a European Civil Code, 4th ed., Alphen aan den
Rijn et al. 2011, p. 483-490; M. ILLMER, Vertragsschluss, in J. Basedow, K.J. Hopt, R.
Zimmermann (Hrsg.), Handwörterbuch des Europäischen Privatrechts, II, Tübingen 2009,
p. 1696–1701.
(160) ISTITUTO INTERNAZIONALE PER L’Unificazione del Diritto Privato, Principi UNI-
DROIT dei contratti commerciali internazionali 2010, Milano 2011. Cfr. L. NOTTAGE, sub
Art. 2.1.4, in S. Vogenauer (ed.), Commentary on the Unidroit Principles of International
Commercial Contracts (PICC), 2nd ed., Oxford 2015, p. 276 ss. La nuova versione dei
Principi Unidroit, adottata a Roma nel maggio 2016 (UNIDROIT 2016 95th session C.D.
(95) 15), non ha modificato le norme in esame.
(161) O. LANDO, H. BEALE (ed.), Principles of European Contract Law, I, II, The Hague
2000. Cfr. M. DEL PILAR PERALES VISCASILLAS, The Formation of Contracts and the Principles
of European Contract Law, in 13 Pace Int’l L. Rev. (2001), p. 380 s.
commenti 1331

4:202) (162) e nel diritto comune europeo della vendita (CESL) (art.
32) (163).
Analogamente al diritto italiano, le normative internazionali muovono
dal principio della revocabilità della proposta e dalla regola della ricezione-
cognizione per la conclusione del contratto. Diversamente dal diritto ita-
liano, la revoca della proposta ha carattere recettizio e per produrre effetti
deve pervenire all’oblato; inoltre, sussistono ipotesi di proposta irrevoca-
bile destinate a proteggere il suo affidamento.

9. – L’art. 1328 c.c. non fornisce una risposta sicura all’interrogativo


concernente il carattere recettizio della revoca della proposta.
Sebbene dall’analisi storica della norma emerga la volontà originaria di
considerare la revoca efficace al momento della spedizione e di riconoscere
all’oblato l’indennizzo per bilanciare le posizioni delle parti, il contesto
sistematico del codice civile e la crescente esigenza di tutelare l’affidamen-
to delle parti, nella fase che precede la conclusione del contratto, offrono
utili argomenti per sostenere che la regola migliore sia quella che consiste
nel considerare recettizia la revoca della proposta. In particolare, gli artt.
1334 e 1335 c.c. contengono norme da valorizzare in chiave evolutiva,
poiché forniscono soluzioni moderne ai problemi legati all’efficacia e alla
conoscenza delle dichiarazioni (164). Non appare ostativa la formulazione
dell’art. 1328, comma 2, c.c. relativo alla revoca dell’accettazione che, a
ben vedere, si risolve in un «ritiro» dell’atto, certamente possibile anche
con riferimento alla proposta, ove la revoca (recte: il ritiro) giunga all’o-
blato prima della proposta stessa. In entrambi i casi, come si evince chia-

(162) C. VON BAR, E. CLIVE (ed.), Principles, Definitions and Model Rules of European
Private Law, Draft Common Frame of Reference (DCFR), Full Edition, Munich 2009.
(163) Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo a un
diritto comune europeo della vendita (COM/2011/635 definitivo). Sugli articoli in tema di
conclusione del contratto, v. specialmente D. LOOSCHELDERS, Das Allgemeine Vertragsrecht
des Common European Sales Law, in AcP 212, 2012, p. 608 s.; E. FERRANTE, Common
European Sales Law e codice civile italiano, cit., p. 560 ss.; C. HARVEY, M. SCHILLIG,
Conclusion of Contract, in G. Dannemann, S. Vogenauer (ed.), The Common European
Sales Law in Context: Interactions with English and German Law, Oxford 2013, p. 248
ss., spec. p. 270-272.
(164) Nelle normative internazionali esaminate nel paragrafo precedente sono presenti
norme analoghe concernenti l’efficacia degli atti (v. supra, nt. 141 s.). Inoltre, in relazione
alla riforma del diritto contrattuale francese, v. O. DESHAYES, T. GENICON, Y.-M. LAITHIER,
Réforme du droit des contrats, cit., p. 97, nt. 37, i quali mettono in luce che nell’ambito della
nuova disciplina relativa alla conclusione del contratto sarebbe stato opportuno inserire
regole analoghe a quelle del codice civile italiano.
1332 rivista di diritto civile 5/2017

ramente dalle norme della CISG, gli atti (proposta e accettazione) non
producono alcun effetto (165).
É decisiva, ai fini dell’interpretazione evolutiva, la conferma che si
ricava dal contesto internazionale.
L’esame degli ordinamenti stranieri ha permesso di individuare tre
distinti modelli di bilanciamento. Le diverse esperienze giuridiche sono
accomunate dalla regola – difforme rispetto a quella affermata dalla deci-
sione della Cassazione del 2016 –, secondo cui la revoca della proposta
produce effetti nel momento in cui perviene all’oblato. Rispetto al diritto
italiano, ulteriori elementi sfavoriscono il proponente e tutelano l’affida-
mento dell’oblato.
I sistemi germanici e il codice civile portoghese (166) stabiliscono l’irrevo-
cabilità della proposta contrattuale per il periodo determinato dal proponente
o quello ritenuto ragionevole nel caso di specie. La soluzione non ha trovato
ingresso nelle normative internazionali. In proposito, si è affermato che la
regola di diritto dispositivo non appare conforme alla volontà del proponen-
te (167). D’altra parte, risulta da tempo diffusa la prassi di riservarsi con la
proposta il diritto di revocare, tanto che in epoca risalente si è affermato che,
alla luce dei costumi, nei sistemi germanici il proponente è favorito rispetto ai
sistemi di common law in cui vige la postal acceptance rule (168).
Il diritto francese, in seguito alla riforma del 2016, tutela l’oblato
mediante il divieto di revocare l’offerta prima del termine stabilito dal
proponente o, in assenza, di un termine ragionevole (art. 1116 Code civil).

(165) Art. 15 CISG: «1 Un’offerta esplica i suoi effetti dal momento in cui perviene al
destinatario. 2 Un’offerta, anche se irrevocabile, può essere ritirata se il ritiro giunge al
destinatario prima dell’offerta stessa o contemporaneamente»; art. 22 CISG: «L’accettazio-
ne può essere ritirata se il ritiro perviene all’offerente prima del momento a partire dal quale
l’accettazione avrebbe esplicato effetti o in tale momento». Norme analoghe sono contenute
nei Principi Unidroit. (artt. 2.1.3. e 2.1.10).
(166) Cfr. l’art. 230 Código Civil portoghese (Irrevogabilidade da proposta): «1. Salvo
declaração em contrário, a proposta de contrato è irrevogável depois de ser recebida pelo
destinatário ou de ser dele conhecida».
(167) In questo senso, N. JANSEN, R. ZIMMERMANN, Vertragsschluss und Irrtum im
europäischen Vertragsrecht. Textstufen transnationaler Modellregelungen, in AcP 210, 2010,
p. 197 ss.; spec. p. 205; ID., Contract Formation and Mistake in European Contract Law: A
Genetic Comparison of Transnational Model Rules, in 31 Ox. J. Leg. Stud. (2011), p. 625 ss.,
spec. p. 630 s.: «According to § 145 BGB, an offer has legal effect in so far as the offeror is
bound to his offer. Whether that reflects the offeror’s typical intention may be doubted».
Per uno confronto tra il diritto tedesco e il diritto contrattuale europeo in tema di proposta
contrattuale, v. H. KÖHLER, Das Verfahren des Vertragschlusses, cit., p. 39 ss. P. MANKOWSKI,
M. MÜLLER, Offer and acceptance, in S. Leible, M. Lehmann (ed.), European contract law and
German law, Alphen aan den Rijn 2014, p. 80 ss.
(168) Cosı̀ A. NUSSBAUM, Comparative Aspects of the Anglo-American Offer-and-Accep-
commenti 1333

La revoca esercitata in violazione del divieto (rétractation illicite) configura


un’ipotesi di responsabilità precontrattuale in capo al proponente, il quale
sarà tenuto a risarcire il danno da lesione dell’interesse negativo. Non
occorre che l’oblato abbia intrapreso in buona fede l’esecuzione della
prestazione prima di avere notizia della revoca.
Nel diritto inglese, per produrre effetti, la revoca della proposta deve
pervenire all’oblato prima della spedizione dell’accettazione, che segna la
conclusione del contratto. Nel momento in cui invia l’accettazione, l’oblato
è quindi certo della conclusione del contratto.
La CISG e gli strumenti di soft law sopra menzionati accolgono soluzioni
in parte diverse. La proposta è revocabile, la revoca è un atto recettizio e il
termine entro il quale quest’ultima deve arrivare al destinatario per produrre
effetti coincide con la spedizione dell’accettazione o con la conclusione del
contratto (ove intervenga con l’esecuzione della prestazione). Inoltre, se è
stato fissato un termine per l’accettazione o per il destinatario era ragionevole
ritenere ferma l’offerta, la proposta è da considerare irrevocabile.
Rispetto alla soluzione della Cassazione del 2016, le esperienze degli
ordinamenti esaminati si muovono in una direzione di maggiore tutela
dell’affidamento dell’oblato, attribuendo alla revoca della proposta carat-
tere recettizio e proteggendo ulteriormente l’oblato in diverse maniere:
prevedendo l’irrevocabilità della proposta, ponendo un divieto di revocare
assistito da responsabilità precontrattuale, riducendo il periodo utile per
esercitare la revoca e stabilendo particolari casi di proposta irrevocabile
sconosciuti al diritto italiano.
Ne consegue che, a sostegno della tesi favorevole alla recettizietà della
revoca, all’argomento storico e a quello sistematico può aggiungersi quello
funzionale, basato sui riscontri comparatistici, dai quali emerge l’esigenza
generalmente avvertita di proteggere l’affidamento dell’oblato, esigenza
che, invece, non trova riscontro nella Cassazione del 2016.
In questo senso, tenuto conto del significato equivoco dell’art. 1328
c.c. ci sembra che, in adesione a un autorevole insegnamento (169), la
ricerca comparatistica possa contribuire in modo decisivo a confermare
la necessità di tornare all’orientamento del 2000. Non si tratta di riscrivere
il diritto o di proporre una lettura particolarmente innovativa, ma sem-

tance Doctrine, cit., p. 928 s. Sulla stessa linea, H. KÖTZ, Europäisches Vertragsrecht, cit.,
p. 33.
(169) Cfr. K. ZWEIGERT, Rechtsvergleichung als universale Interpretationsmethode, in
RabelsZ, 15, 1949/50, p. 10: «Dazu ist zunächst eines sicher. Die durch Rechtsvergleichung
gewonnene Einsicht, dass eine ausländische Norm besser sei als die entsprechende eigene,
1334 rivista di diritto civile 5/2017

plicemente di tenere conto delle indicazioni ricavabili dall’applicazione dei


diversi canoni interpretativi, assicurando un adeguato bilanciamento tra le
posizioni delle parti: perché, nell’ambiguità delle norme, la regola migliore
deve essere quella che adegua l’ordinamento italiano allo standard ricava-
bile dall’osservazione comparatistica.
A ben vedere, la questione esula rispetto allo specifico problema della
revoca della proposta e svela – in contrasto con orientamenti giurispru-
denziali affermatisi in altri settori del diritto privato – una limitata atten-
zione verso gli affidamenti delle parti nelle altrui dichiarazioni contrattuali.
Anche in considerazione delle evoluzioni riscontrabili negli ordinamenti
stranieri, ci appare invece opportuno far assumere a chi immette una
dichiarazione nel traffico giuridico-commerciale le proprie responsabilità,
scartando soluzioni interpretative che, invece, favoriscano comportamenti
opportunistici, lesivi, in un certo senso, della serietà della parola data (ed
espressa in un atto che dà impulso a un procedimento di formazione del
contratto).
Il fatto che lo schema dell’offerta e dell’accettazione costituisca attual-
mente un punto di riferimento per la conclusione del contratto (170) testi-
monia la flessibilità del modello, capace di adattarsi ai mutamenti tecno-
logici del ventesimo secolo: il telex, il fax, l’avvento di Internet e delle
email (171). Tuttavia, nel contesto europeo, le scelte normative non offrono
ancora un quadro omogeneo: alcune codificazioni europee in sede di
riforma hanno adottato il modello della CISG, financo prevedendo come
limite temporale per la revoca la conclusione del contratto o il momento in

kann nie dazu führen, der nationalen Norm ihre Geltung abzusprechen. Immerhin kann die
Rechtsvergleichung die Auslegung einer auch weithin klaren nationalen Norm in einer
bestimmten Richtung beeinflussen».
(170) V. T. PFEIFFER, Formation of Contract in European Private Law, in R. Schulze, M.
Pilar Perales Viscasillas (ed.), The Formation of Contract, cit., p. 142: «the concept of offer
and acceptance has one enormous advantage. Since Einstein developed his theory of rela-
tivity, we know that, from a scientific viewpoint, simultaneousness does not exist at all».
(171) In questo senso, D. NOLAN, Offer and Acceptance in the Electronic Age, cit., p. 61
ss. Esprimono un giudizio diverso, M. SIEMS, ‘Unevenly Formed Contracts’: Ignoring the
‘Mirror of Offer and Acceptance’, in Eur. Rev. Priv. Law, 2004, p. 771 ss.; S.J. BAYERN, The
Nature and Timing of Contract Formation, in L. DiMatteo, M. Hogg (ed.), Comparative
Contract Law: British and American Perspectives, Oxford 2015, p. 77 ss., secondo cui lo
schema offerta-accettazione non corrisponde alle moderne dinamiche del commercio e si
risolve in un paradigma formalistico che dovrebbe essere sostituito da regole interpretative
flessibili, utili ad accertare la reale volontà dei contraenti.
commenti 1335

cui l’oblato spedisce l’accettazione (172). La riforma francese dimostra la


possibilità di plasmare una disciplina originale, priva di precedenti in
legislazioni del passato.
Oggi, dunque, la regola migliore sembra doversi individuare (almeno)
in quella secondo cui la revoca della proposta deve giungere all’oblato
prima della conclusione del contratto, in un contesto nel quale, tuttavia,
anche le regole di nuovo conio sono esposte a critiche più che fonda-
te (173): nuovi scenari, nuove tecnologie costringeranno ancora l’interprete
a considerare come bilanciare gli interessi coinvolti, in un contesto, quello
della formazione dei contratti, in cui la scelta valoriale (libertà/responsa-
bilità) ha giocato e giocherà un ruolo decisivo nella soluzione di problemi
che la sola tecnica giuridica non sembra in grado di risolvere.

(172) Ci si riferisce, tra gli altri, al codice civile dei Paesi bassi (art. 6:219, comma 2,
Burgerlijk Wetboek) e al codice civile polacco (cfr. F. ZOLL, Contract Law in the Draft of the
New Polish Civil Code: Formation of Contract, Performance and Non-Performance of Obli-
gations, in R. Schulze, F. Zoll (ed.), The Law of Obligations in Europe. A New Wave of
Codifications, Munich 2013, p. 102). Traggono ispirazione dalle normative internazionali
anche i lavori della Scottish Law Commission del 2012: cfr. H.L. MACQUEEN, Contract
Formation between Distant Parties. The Scottish Experience, in L. DiMatteo, M. Hogg
(ed.), Comparative Contract Law: British and American Perspectives, cit., p. 102 ss., spec.
sulla revoca della proposta, p. 104 ss.
(173) Cfr. ad esempio M.M. FOGT, Contract Formation under the CISG: The Need for a
Reform, in L. DiMatteo (ed.), International Sales Law. A Global Challenge, cit., p. 179 ss.,
nonché le critiche alle norme contenute nella CESL (come si è detto, sostanzialmente
analoghe a quelle della CISG) mosse da D. LOOSCHELDERS, Das Allgemeine Vertragsrecht
des Common European Sales Law, cit., p. 611 e J. SCHMIDT, Der Vertragsschluss, cit., p.
426-431.