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Urogallo.

Galaica

3.
Francisco Castro

Spam
Traduzione dal galego di María Valeria Salinas Soria

Edizioni dell’Urogallo
Edizione originale: Francisco Castro, Spam, Editorial Galaxia, Vigo 2006.
© EDITORIAL GALAXIA S.A., Vigo, 2006.
Publicado bajo acuerdo con Sánchez & Bonilla Literary Agency

Traduzione dal galego di María Valeria Salinas Soria

Impaginazione ed editing: Marco Bucaioni


Copertina: Dario De Leonardis | Absolutezero Studio
www.absolutezero.it

Esta obra recibiu unha axuda da Consellería de Cultura, Educación e


Ordenación Universitaria, Secretaría Xeral de Cultura, na convocatoria de
axudas para a tradución do ano 2012.

Quest’opera ha ricevuto l’aiuto della Consellería de Cultura, Educación e


Ordenación Universitaria, Secretaría Xeral de Cultura, relativo al bando di
finanziamento alla traduzione dell’anno 2012.

isbn/ean: 978-88-97365-07-5

Per l’edizione italiana: copyright © 2012, Edizioni dell’Urogallo. Tutti i diritti riser-
vati. La riproduzione dell’opera è possibile nei limiti fissati nell’accordo del 18 dicem-
bre 2000 fra s.i.a.e., a.i.e., s.n.s. e c.n.a, Confartigianato e c.a.s.a., Confcommercio,
ora integrato dall’accordo del novembre 2005, per la riproduzione a pagamento, a
uso personale, dei libri fino a un massimo del 15%, nell’ambito dell’art. 69, co. 4 leg-
ge cit. Edizioni dell’Urogallo, Corso Cavour, 39, i-06121 Perugia | www.urogallo.eu.
introduzione
U n mondo veloce, quello dell’informazione. I dati infor-
matici viaggiano ogni giorno più rapidi e si mescolano in
un calderone indistinto. Altrettanto veloce è lo stile di que-
sto romanzo di Castro. Una scrittura rapida, a tratti frenetica,
senza spazio – né tempo – per la punteggiatura, per i dialoghi,
per i pensieri. Che ci sono, ma a loro volta indistinti, mescolati
al corpo del testo senza niente che aiuti il lettore a capire chi
parla, quando parla, quando tace, in un vorticoso flusso di
coscienza elettronico che richiede un forte coinvolgimento at-
tivo da parte di chi legge. Altrettanto repentini sono i passaggi
da un luogo a un altro, da un tempo a un altro: da casa al lavo-
ro, dal PC dell’ufficio a quello privato, dalle immagini in rete
a quelle còlte da una macchina fotografica digitale: l’autore
sembra non volerci dare il tempo di elaborare le informazioni,
vuole solo che le accumuliamo fino al finale eclatante, in cui
repentinamente tutto procede con una lentezza improvvisa,
eppure attesa.
Ma la velocità con cui si muove l’informazione nel mondo
moderno, alienando i rapporti umani e la comunicazione di-
retta, è solo il pretesto per le pregevoli evoluzioni stilistiche
di Castro, lo sfondo su cui mettere in scena l’azione vera del
romanzo: tutto l’intreccio gira intorno alla privacy, o meglio
alla mancanza della stessa. Attualmente non si parla d’altro,
eppure mai come oggi il privato è stato così pubblico, mai
come oggi corriamo il rischio di essere ripresi e di ritrovare la
8 Introduzione

nostra immagine alla mercé di tutti, a nostra insaputa e nostro


malgrado. Il voyeurismo è la caratteristica che contraddistin-
gue molti nostri contemporanei, i quali passano ore davanti a
uno schermo a visionare immagini in rete. Una volta il guar-
done era più discreto, si nascondeva, si vergognava perfino,
era cosciente di fare qualcosa di sbagliato. I guardoni di oggi
sono scopertamente orgogliosi di esserlo, non sanno cos’è la
vergogna, si mettono in mostra e spiano allo stesso tempo.
Non fa eccezione il protagonista di questo romanzo che, in
barba alla legislazione vigente, in qualità di capo del persona-
le spia i suoi sottoposti con telecamere visibili e con altre na-
scoste. Li sorveglia, li spia, li registra e usa quel materiale per
controllarli, per vessarli, per licenziarli quando vuole, arbi-
trariamente e insindacabilmente. Ottenendo in questo modo
ottimi risultati per l’azienda presso cui lavora, ma con conse-
guenze disastrose dal punto di vista umano. Tuttavia la sua
mania del controllo eccede le funzioni legate al lavoro, è una
vera e propria patologia: finito il lavoro, raccoglie immagini
per strada con telecamere e macchine fotografiche, le scarica
dalla rete, le cerca ovunque. Conosce perfino reti nascoste di
telecamere, accessibili via internet, con cui sorvegliare il mon-
do intero: non solo aeroporti, banche, strade e luoghi dove,
per la nostra sicurezza, ci aspetteremmo di trovare una teleca-
mera di sorveglianza. Padroneggia i siti di telecamere nascoste
in bagni pubblici, cabine di negozi di moda, alberghi, una rete
occulta conosciuta da pochi, lui tra questi. E con voracità e
minuziosità maniacali, lui raccoglie, registra e cataloga tutto,
in maniera perfettamente ordinata. E la sua vita è tutta lì, in
quelle immagini, una vita vissuta attraverso le vite degli altri;
non ne ha una sua, è incapace di stabilire relazioni umane,
niente amici, niente rapporti sociali, al di là di quelli rigida-
mente verticali dell’ufficio. L’unica sua “amica” è una ragazza
su una webcam porno in rete, un’amicizia mercenaria: fa sesso
Introduzione 9

con lei, solo con lei, parla solo con lei, ma solo previa digita-
zione del PIN della sua carta di credito.
Cosa accade, tuttavia, quando il sorvegliante si scopre sor-
vegliato? Il controllore controllato? Accade che il suo mondo
si sgretola, che in pochi giorni tutte le sue certezze non sono
più tali. Chi può permettersi di fare una cosa del genere? Chi
ha l’autorità per farla? D’improvviso, inaspettatamente, il no-
stro protagonista perde il controllo della situazione, l’ansia e
l’angoscia si impadroniscono di lui gettandolo nel panico più
totale. Non è più in grado di gestire i lavoratori, non è più in
grado di gestire la sua vita. A questo punto il romanzo comin-
cia a correre concitatamente verso l’ineluttabile finale, rac-
contato in uno stringente monologo interiore digitale in cui
si agitano, distinti e confusi, i pensieri del protagonista, quelli
dei suoi colleghi, quelli del suo aguzzino, insomma i pensieri
di quanti girano intorno alla non-vita del protagonista.
Una tragedia contemporanea, grigia, cupa, angosciante,
eppure ricchissima di ironia, a tratti di comicità scoperta,
dove l’autore invade il campo della narrazione con incursioni
in prima persona, sostituendosi ai personaggi, interpretando i
loro pensieri o immaginandoli e reinventandoli, un autore che
chiama in gioco il lettore interpellandolo in prima persona,
rendendolo complice o a volte vittima, scoprendo i lati deboli
di chi legge, provocandolo, paragonandolo ai protagonisti, ai
loro lati oscuri. In breve, un romanzo che si muove con abilità
attraverso vari generi, toccando corde diverse, senza tuttavia
smettere mai di essere una tragica rappresentazione di quello
che potrebbe essere il nostro mondo se l’informazione, invece
di essere un mero mezzo, diventasse scopo, fine ultimo. Sem-
pre ammesso che non sia già così.

Attilio Castellucci
Spam
Per Tere e Pablo:
le uniche due verità.
Tutto il resto è relativo.

Per i miei:
Non ci saranno mai
abbastanza parole per ringraziare.
La più sicura differenza che potremmo stabilire fra le persone non sarebbe dividerle
in furbe e stupide, ma in furbe e troppo furbe, con le stupide facciamo quello che
vogliamo, con le furbe la soluzione è metterle al nostro servizio, mentre le troppo
furbe, anche quando stanno dalla nostra parte, sono intrinsecamente pericolose.

José Saramago
Saggio sulla lucidità

Anche i bastardi muoiono – disse mio padre – Forse è l’unica cosa


buona che si può dire della morte… arriva anche per i figli di puttana.

Philip Roth
Patrimonio. Una storia vera

Una intranet è una rete locale che utilizza strumenti di internet. Può essere
considerata come una internet privata che funziona all’interno di una
organizzazione. Di solito la suddetta rete locale è basata sul protocollo TCP/IP
di internet e utilizza un firewall che non permette l’accesso ad essa dall’esterno.

http://es.wikipedia.org/wiki/Intranet

Internet è una rete di rete su scala mondiale di milioni di computer


connessi con un insieme di protocolli chiamati “TCP/IP” […] Alcuni dei
servizi disponibili in Internet, oltre al web, sono l’accesso remoto ad altre
macchine (SSH e telnet), trasferimenti di archivi (FTP), posta elettronica
(e-mail), bollettini elettronici (notizie o newsletter); conversazioni
in linea (IRC e chat), messaggi istantanei (ICQ, YIM, Jabber), etc.

http://es.wikipedia.org/wiki/Internet
17 La ragazza bionda, secondo quanto mostrava il
video, si chiamava Chris. I capelli le si appicci-
cavano al liquido viscoso del coso che succhiava.
Leccava chiaramente un pene enorme dal quale
usciva un fiume irreale di seme luccicante e un
po’ grigio.
Se vuoi vedere di più, clicca qui.
Lui pensò: non mi piacciono le esagerazioni, si
vede che quel pene non è vero, quello è un mon-
taggio, come del resto lo è tutta la pornografia,
soprattutto nelle webcam. Chris passava la lin-
gua svogliatamente lungo quel pene rosa, del
color rosa della pelle dei maiali rosa, pensò lui, e
allora digitò altre tre doppie vu, al che comparve
Ánxela. Quei nomi non sono mai veri, pensò.
La ragazza era seduta, a gambe divaricate, con
una minigonna di jeans senza niente sopra. Le
si vedevano, naturalmente, le mutandine bian-
che, bianchissime, mutandine bianche di cotone
bianco. Come piace a me, pensò compiaciuto.
Inserisci i numeri della tua carta di cre-
dito se vuoi vedere Ánxela nuda.
Se vuoi leggere la nostra politica sulla
privacy, clicca qui.
Lui inserì i numeri **** **** **** ****. Án-
xela sorrise guardando verso la webcam. E di-
cono che è in tempo reale? Non ci credo. Ora
comincia a togliersi le mutandine, se le sfila fino
a metà.
Come ti chiami?
Vediamo, cosa le scrivo?
Spam

Sono Horacio
che razza di nome stupido mi sono inventato, 18
ma è difficile pensare e scrivere con una mano
sola.
Vuoi che mi tolga le mutandine, Horacio?
Che domanda assurda, Helena non domande-
rebbe mai una cosa così stupida, ma come al
solito, sto già pensando a Helena, se Helena lo
farebbe meglio o peggio, se Helena è più bel-
la, se Helena è più affettuosa. No, questa volta
non andrò alla webcam di Helena. E poi, che
ore sono? Le tre e mezza di mattina. Ora Helena
sarà sicuramente sdraiata sul letto, aspettando
che entri nella sua webcam per svegliarla e met-
terla al lavoro, ma non lo farò, mi concentrerò su
Ánxela, che tanto ho già pagato.
Beh, certo che voglio che te le levi, levati
quelle cazzo di mutande, ho già inserito
i numeri della mia carta di credito da
un bel po’. per quanto tempo vuoi tenermi
collegato???
Ánxela avvicinò le tette alla webcam e lui ebbe
la sensazione che avrebbe potuto toccarle sullo
schermo del computer se avesse cercato di far-
lo. Qualche volta lo faceva. Decise di andarsene.
Entrò, nonostante la sua convinta decisione di
poco prima, nella web di Helena. Lei dormiva,
nuda, o faceva finta di dormire, nudissima, so-
pra il letto. Probabilmente si attivò l’allarme che
Francisco Castro

le indicava che c’era almeno un utente collega-


to. Sono le quattro meno un quarto di mattina.
Helena si sveglia, o fa finta di svegliarsi, si toc-
ca il seno un po’ addormentata, forse dormiva
davvero, se lo tocca col pollice e con l’indice, si
19 stringe i capezzoli che si drizzano in una reazio-
ne automatica e lui pensa quant’è autentica. Lui,
eccitato, fa doppio clic e si apre la chat privata
di Helena. La ragazza si alza e si mette accanto
alla webcam stropicciandosi gli occhi. Sì, dormi-
va davvero. Quanto mi dispiace. I suoi seni sono
piccoli e lui pensa che sono molto belli e che
hanno la dimensione giusta che devono avere
certi seni, piccoli, così possono entrare comple-
tamente in bocca. Lui scrive:
Helena, non sono capace di vivere senza
di te. Mi mancavi questa notte e tutte le
notti.
Helena sorride dopo aver letto il messaggio e a
lui arriva il suo sorriso nel momento esatto in
cui un fiume caldo di schiuma ancor più calda
gli bagna la mano.
Spam
questuomo ha scritto…
Il direttore generale ce l’ha piccolo

Come tutti i giorni, obbedienti e rassegnati, gli impiegati


de L’Azienda, alcuni con più entusiasmo, altri molto meno
(era lunedì), cominciarono ad accendere i computer dell’uf-
ficio. Poi fecero doppio clic sull’icona che apriva l’intranet
de L’Azienda. Era la prima cosa che dovevano fare da quan-
do avevano installato il Sistema di Comunicazione Interna,
come fu battezzato in maniera ampollosa dal Capo delle Ri-
sorse Umane, in quella riunione di tre minuti appena a fine
giornata lavorativa che, poi, durò quasi un’ora. Da quasi un
anno, quello era il primo dei rituali. Doppio clic sull’icona
dell’intranet.
Una volta aperta l’intranet, andare a I Miei Messaggi.
Una volta dentro I Miei Messaggi possono succedere tre
cose:
1. Che non c’è nessun messaggio e quindi c’è un messaggio
che dice Non Ci Sono Messaggi Oggi.
2. Che c’è un messaggio per tutto il personale e quindi
compare Messaggio Per Tutto Il Personale.
3. Che c’è un messaggio a uso personale, cioè per un dipen-
dente in particolare, quindi compare Messaggio Per L’Utente.
In quest’ultimo caso può trattarsi di molte cose. Di solito è
qualcosa che ha a che fare con il lavoro. Sembra banale scri-
Spam 21

verlo, ma non lo è, perché in genere e come tutti sanno, da


quando esiste la Grande Rete delle Reti, la World Wide Web,
in inglese, per questo la storia delle tre doppie vu ci sono mol-
ti lettori disinformati e ancorati al xix secolo ai quali bisogna
spiegare tutto, gli impiegati sono soliti usare quei sistemi di
comunicazione per qualsiasi cosa tranne che per comunica-
re tra loro. È per questo che, da quando questa faccenda è
cominciata ne L’Azienda, tutte le comunicazioni passano per
l’Unità di Gestione di Comunicazione, cioè, in pratica tutti i
messaggi, di qualsiasi genere, cioè
1. i Messaggi Per Tutto Il Personale
2. i Messaggi Per L’Utente
3. Non Ci Sono Messaggi Oggi
tutti passano per l’Unità di Gestione di Comunicazione,
cioè per il computer del Capo delle Risorse Umane. Riguardo
a questo, il Capo delle Risorse Umane informò che si sarebbe
rispettato il Diritto Costituzionale alla privacy e che tuttavia la
posta non sarebbe stata letta in modo sistematico né repressi-
vo, ma solo in maniera casuale e solo come misura di preven-
zione, visto che si dava per scontato che tutti avrebbero uti-
lizzato in maniera responsabile il Sistema di Comunicazione,
cioè, l’intranet de L’Azienda. Tuttavia, nonostante quello che
aveva detto, gli impiegati dell’ufficio pensarono che, trallalle-
ro, meglio comunque non mettersi a scrivere scemenze, non
sia mai che uno finisse licenziato in maniera casuale.
A dire il vero, la tentazione di usare il sistema per altre cose
era grande, dato che da un paio di mesi era venuta a lavorare
una ragazza inglese, indicata come Destinatario (ci spiace, ma
il Programma, maschilista, non accetta Destinataria) canning-
hambeymer che, per la verità era così bionda e così ben fatta
e così bella, che più di uno degli impiegati fu tentato, in realtà
lo erano di continuo, di mandarle una mail confessandole de-
sideri carnali e passioni e parole d’amore.
22 Francisco Castro

Ma questo romanzo non parlerà di sesso in ufficio. Che


non c’è. Che non esiste. Tranne che nelle riviste per uomini,
certamente. E nei film porno.
Lì sì.
Dicevamo che aprirono l’icona dell’intranet. E comincia-
rono ad entrarci, alcuni prima e altri dopo. E così, nel giro
di un minuto e mezzo circa tutti avevano aperto la schermata
iniziale de I Miei Messaggi per scoprire che c’era un messag-
gio nella cartella Messaggi Per Tutto Il Personale. Doppio clic
sulla cartella, gialla e semi aperta. E proprio in quel momento
comparve quel messaggio incomprensibile.

questuomo ha scritto…
Il direttore generale ce l’ha piccolo

All’inizio quasi tutti gli impiegati, anche canninghambey-


mer, straniera, inglese come abbiamo già detto e quindi meno
sveglia nel capire a cosa si riferisse il messaggio, dissero, que-
sto sì a bassa voce, frasi del tipo ma cos’è questo, che signifi-
ca, chi mi ha mandato questa cavolata, chi fa lo spiritoso, ma
cosa succede e frasi simili, di quelle che servono a mostrare
stupore. Poi, sanchezvillalta, che è un tipo serio, come poteva
essere da meno uno con un cognome simile, Sánchez Villalta,
diede forza alla sua voce per dire chi sta giocando con l’intra-
net. Ma nessuno rispose. Con ogni probabilità perché tutti
erano concentrati nel decifrare quello che avevano lì davanti,
ripetiamo

Il direttore generale ce l’ha piccolo

inviata da un certo questuomo, e non ad ascoltare le (logiche)


domande scontate di sanchezvillalta. Alcuni impiegati sposta-
rono le sedie con le ruote sulle quali erano seduti per avvicinar-
Spam 23

si allo schermo dei computer dei colleghi vicini. In concreto


al computer di un attonito e scandalizzato sanchezvillalta (at-
tonito e scandalizzato non per ciò che il messaggio suggeriva,
ma perché lui è un uomo d’ordine e quello che aveva davanti
era un’evidente irregolarità che lo innervosiva un tantino). Fu
il suo compagno di scrivania, costalopez, che gli domandò:
hai anche tu lo stesso messaggio?, ma, in effetti, ��������������
sanchezvillal-
ta non dovette rispondere, perché nel frattempo costalopez
lo stava verificando da sé. In un atteggiamento allegro di con-
fidenza, per non dire di maleducazione, costalopez chiuse la
finestra I Miei Messaggi di sanchezvillalta per rifare doppio
clic sull’icona dell’intranet e poi un’altra volta su I Miei Mes-
saggi. È quello che molti windowscettici chiamano La Tecnica
Windows, uscire e rientrare, perdonatemi. Ecco qui l’ultimo
residuo del pensiero magico, eredità della preistoria e del
medioevo, ma in pieno xxi secolo: i problemi informatici si
risolvono da soli chiudendo il programma, riaccendendo la
macchina o utilizzando il più frequente control+alt+canc fino
a quando non compare la frase salvifica, Il Programma Non
Risponde, e gli ordiniamo Chiudi e l’Ordine Cosmico Torna.
La CPU è ancora viva.
In quel momento su tutti i computer de L’Azienda compar-
ve l’enigmatico messaggio, quello che sappiamo, che ormai
tutti sanno, che il Direttore Generale ha quel coso lì piccolo,
almeno secondo il criterio di questuomo, anche se considerata
la zona anatomica del corpo del Direttore Generale a cui im-
maginiamo si riferisce l’affermazione, sarebbe molto più logi-
co che il messaggio inaspettato e sovversivo fosse firmato da,
diciamo, questadonna. Ma no. Quando l’addetto al magazzino
fece doppio clic sull’icona I Miei Messaggi e lesse quello che
c’era scritto lì, rimase intrappolato nella stessa sensazione di
incredulità e stranezza degli altri impiegati, il che dimostra
che, in caso di sorpresa, la gerarchia conta poco: quando qual-
24 Francisco Castro

cosa non si capisce, non si capisce; non lo capisce il re, non


lo capiscono i vassalli, non lo capiscono i poliziotti non lo
capiscono i ladri.
E così come è logico e normale in un’intranet così piena
di fili e così ben installata, così funzionale e perfetta, compar-
ve quella rivelazione impressionante riferita alle dimensioni
del Direttore Generale, nel computer del Capo delle Risorse
Umane, che capì subito senza che nessuno glielo dicesse qual
era il motivo della confusione che si poteva vedere tra gli im-
piegati lì sotto; almeno questo gli indicava lo schermo che gli
mostra le immagini che gli manda una telecamera situata in
un angolo strategico e nascosta dentro il condizionatore e che
gli manda immagini sufficientemente nitide e in abbondanza
di quello che accade in ufficio senza che, naturalmente, gli
impiegati lo sappiano: che sono osservati tutto il tempo dal
Capo delle Risorse Umane, che i loro movimenti sono regi-
strati, che le loro vite sono immagazzinate su un disco rigido
di proprietà de L’Azienda. Il Capo delle Risorse Umane, gli
occhi fissi sull’immagine, pensa: sembra che lì sotto ci sia pa-
recchia agitazione. E se fanno festa, non lavorano e se non
lavorano, non producono e se non producono, tutto va a farsi
fottere. (Per questo alle Aziende non piacciono i festivi. Per
questo, se potessero, sopprimerebbero i fine settimana. Per
questo se glielo permettessero non pagherebbero lo stipen-
dio a fine mese… questo è quello che penso, io, il Narratore
con Giudizio su Tutto). Ripetiamo, in breve, l’apotegma (che
parola meravigliosa e incomprensibile) del Capo delle Risor-
se Umane: lì sotto c’è una festa e non stanno lavorando. Per
questo va subito a interrompere la festa sul nascere.
E mentre scende intenzionato a ristabilire l’ordine, un bri-
vido freddo gli percorre all’improvviso la schiena. Lo spaven-
to è dovuto al fatto che si è appena accorto che, con tutta
probabilità, il messaggio oltraggioso sarà anche nella cartella I
Spam 25

Miei Messaggi del Direttore Generale, che, in questo preciso


momento, mettiamo più o meno le nove e venti, non è ancora
arrivato in ufficio. E non ci arriverà almeno fino alle undici,
o anche le undici passate, questa è una prerogativa, oltre che
un’usanza, del Direttore Generale, non per niente è il Diret-
tore Generale, nonché il padrone dell’Azienda. Lui è l’unico,
si noti la grafia, che può pronunciarlo così, l’Azienda, senza
l’articolo determinativo con la maiuscola. L’Azienda è sua e
poiché è sua, arriva all’ora che gli pare. O non arriva proprio.
Insomma, per quel che devono fare i dirigenti generali, è in-
differente l’ora in cui arrivano o non arrivano. Se le aziende
funzionano non è grazie ai dirigenti (come cambierebbe tutto
se noi lavoratori capissimo questa Verità Economica Essen-
ziale).
È ora di soffermarci sul contenuto del messaggio. A questo
punto del nostro racconto ormai tutti sanno che fa riferimen-
to a qualcosa di molto concreto che, per pudore e vergogna,
non scriveremo qui. Alla fin fine tutti sanno di cosa si tratta,
tranne canninghambeymer, che per il fatto di essere inglese
appena arrivata e non ancora abituata ai misteri insondabi-
li dell’ironia, non le è chiaro che cosa il Direttore Generale,
secondo questuomo, c’ha piccolo; si accorge che tutti stanno
ridendo più o meno velatamente o più o meno apertamente,
ognuno secondo la propria resistenza, però ridono e lei non
sa perché. Forse per questo il suo compagno di scrivania, effi-
ciente e sempre solerte soprattutto con lei o con qualsiasi altra
donna che abbia vicino, morenoballester, aveva spostato suf-
ficientemente la sua sedia con le ruote quanto basta da poter-
glielo spiegare all’orecchio. Dopo il chiarimento didattico e
preciso stando a quanto possiamo dedurre dal modo in cui la
ragazza aveva spalancato gli occhi, inizialmente con un certo
sgomento, poi con evidente soddisfazione, canninghambey-
mer è ancora un’inglese, straniera, e poco abituata ai misteri
26 Francisco Castro

insondabili dell’ironia, come affermato poco fa, ma almeno


ora sa qualcosa in più rispetto a qualche minuto prima. Si
unisce alle risate. Lei sì che ride di gusto. Ci ha messo un po’
a ridere ma poi scoppia a ridere a crepapelle e ora chi la ferma
più. Sarà perché è una donna, immagino, e le dimensioni dei
peni e in particolare le dimensioni dei peni dei dirigenti de-
vono sembrarle qualcosa di scioccante, perché sbotta in una
risata britannica e un po’ afona, come un’esplosione di fuochi
artificiali inarrestabili. Ed è strano perché, come tutti sanno,
gli inglesi hanno fama di essere timidi e discreti e misurati, la
famosa Flemma, e quindi tante risate, tanto sbellicarsi, uno
non se lo aspetta dalla bocca di un’inglese così seria e così
formale e così impeccabile, con le calze sempre nere, le gambe
pudicamente sempre chiuse quando si siede, non sia mai che
si veda qualcosa che non si deve – oh my God – ma è anche
vero che lei è una che si ambienta subito. E fu così che la risa-
ta istrionica, ilare e un po’ soffocata dell’inglese rapidamente
istruita sui doppi e tripli sensi dell’insondabile ironia galega
fu la scintilla che esplose in aria informando tutti che poteva-
no scoppiare a ridere a loro volta, liberando così la tensione
accumulata in quei minuti fatali in cui avevano riso solamente
o avevano abbozzato un cenno divertito o si osservavano fe-
lici e complici come abbiamo già spiegato quasi con le stesse
parole. E fu per questo, per colpa di quella risata inglese e un
po’ chioccia, che nei successivi due minuti ci fu una festa di
risate favolose mai vista prima in ufficio.
Fu così fino a quando Gómez, non lo avevamo ancora det-
to il suo nome, Gómez, il Capo delle Risorse Umane, si alzò
per scendere in ufficio pieno di indignazione e rabbia. Cosa
succederebbe se ora entrasse il Direttore Generale e trovasse
una simile confusione, tutti a ridere buttando il corpo avanti
e indietro, in un baccano felice e infantile, aprendo le bocche
enormi, scoprendo i denti in una dimostrazione da fauna ani-
Spam 27

malesca di risate isteriche e sregolate, completamente inap-


propriata in un ufficio? Mi metterebbe alla porta immedia-
tamente, pensò Gómez, con tutte le ragioni del mondo. Per
questo fu sufficiente dire-domandare o affermare-inquisire
con voce scocciata e con le mani sui fianchi, in un chiaro at-
teggiamento di sfida, c’è qualche problema?, e le risate cessa-
rono in maniera automatica come se qualcuno avesse chiuso
il Rubinetto della Felicità e il getto orgiastico di piacere co-
mico fosse proibito per sempre o si fosse prosciugato (che
bell’immagine letteraria ho creato: un rubinetto da cui scor-
rono risate, un rubinetto di felicità, un titolo bellissimo per un
libro per bambini… Lo scriverò un altro giorno). Insomma,
le risate smisero esteriormente perché interiormente, ma ora
con molta più difficoltà, per la paura e per la sensazione di pe-
ricolo, tutti continuavano a ridere come prima anche se non
volevano ridere. E questo diventa un problema perché basta
che uno si sforzi di non ridere perché la risata gli scappi senza
volerlo. Quante volte mi è capitato a scuola, quando ridevo
senza volerlo davanti al professore. Non c’è niente che dia più
fastidio ai professori che ridergli in faccia. I professori: queste
Persone Serie.
Gómez, una volta riportato il Regime del Silenzio Neces-
sario per lavorare come si deve, tornò al piano di sopra per
chiamare con urgenza il servizio tecnico dell’intranet perché
venissero il prima possibile a risolvere la falla nel sistema,
cioè, per chiudere il Buco Nella Sicurezza, il Varco Enorme
che si era prodotto. Il problema è intollerabile. L’intranet era
stata installata per migliorare le comunicazioni, per farle flu-
ire con più efficienza, come se la comunicazione fosse fluida,
l’intranet era nata per ottimizzare la transazione di messaggi
all’interno de L’Azienda. Quello che era appena successo era
un caso evidente di malfunzionamento di quella funzione ele-
mentare. L’intranet doveva rendergli la vita più facile. Invece
28 Francisco Castro

quello che stava succedendo non aveva niente a che vedere


con questo.
Il servizio tecnico, come aveva immaginato, chiese qua-
le fosse la falla, perché tanta urgenza, perché quel modo
di parlare al telefono, quasi urlando. Il Capo delle Risorse
Umane fu laconico e chiaro: qualcuno, un qualcuno che si
firma questuomo, è riuscito a entrare nel sistema di Comu-
nicazione Interna de L’Azienda lasciando un messaggio ter-
ribile visibile a tutti, invadendo il sistema con cattiveria e
intenzioni demoniache (questo, ovviamente, non lo disse al
servizio tecnico, ma lo pensò) e ogni volta che cercavano di
cancellare il messaggio perverso (questo sì lo disse, sarebbe
stato meglio dire malvagio e demoniaco, più poetico), non
si lasciava cancellare e ricompariva ancora e ancora. Spiegò
loro che tutta l’intranet era infetta. E doveva trattarsi di uno
di quegli hacker di cui parlano ai telegiornali, qualcuno che
ne sa parecchio di informatica e che, da casa sua o dalla stes-
sa Azienda ha contaminato tutto il sistema (questa possibili-
tà – che il nemico sia dentro – non vuole neanche pensarla.
Questo sì che è un pensiero perverso e malvagio e demo-
niaco, i tre qualificativi insieme). Ma non può essere. Gli
impiegati hanno i computer completamente monitorizzati,
cioè qualsiasi cosa facciano il Capo delle Risorse Umane,
cioè Gómez, sa quello che sta facendo con il suo computer
ciascuno degli impiegati in ogni preciso istante. Cionono-
stante, qualcosa gli dice che quest’uomo deve essere uno
di quei dieci che stanno lavorando lì sotto, trattenendo le
risate, malvagi, demoniaci, perversi. Sì. Deve essere uno di
loro.
La frase risuonò dentro la testa di Gómez per un lunghis-
simo istante: deve essere uno di questi, deve essere uno di
questi, deve essere uno di questi. Un brivido triste, nervoso,
amaro e fastidioso, viscido come una sanguisuga schiacciata
Spam 29

da un piede scalzo, gli percorse tutto il corpo quando sentì se


stesso dire:
questiuomini
Per fortuna, l’ingegnere delle telecomunicazioni incarica-
to del servizio tecnico dell’intranet arrivò in meno di un’ora
(Gómez era stato molto chiaro, tassativo, radicale, parlando
con l’autorità di un Capo Senza Risorse e Nervosissimo: è ur-
gentissimo, questione di vita o di morte) e il messaggio scom-
parve dopo l’opportuno intervento del tecnico negli abissi dei
dischi rigidi dei computer (da dove si intestardiva a clonarsi e
riapparire in eterno). Il tecnico riuscì a risolvere il problema
quasi un’ora prima che il Direttore Generale facesse la sua
comparsa, alle undici di mattina passate, come ci si aspettava,
nella sede de L’Azienda nella quale, come tutti i Direttori Ge-
nerali, fa finta di lavorare per un po’ solo durante la mattinata,
anche se in realtà non lavora affatto. Quando aprì la cartella
I Miei Messaggi, cosa che fa tanto per far vedere e perché
altrimenti non saprebbe cosa fare della sua vita multimilio-
naria e multinoiosa, comparve il messaggio, tranquillizzante
per Gómez, Non Ci Sono Messaggi Oggi. E Gómez, dall’altro
lato del vetro che lo separava dal Direttore Generale, respirò
sollevato.
Saturo di fastidio e di monotonia, il Direttore Generale
spense il computer convinto che in quella sua azienda nessu-
no lavorava e che erano tutti degli oziosi. Se facessero qual-
cosa ci sarebbero quanto meno dei messaggi. Ma, prima di
spegnerlo, mandò alla segretaria (che era seduta nell’ufficio
accanto e avrebbe potuto anche chiederglielo a voce) un’e-
mail chiedendole un caffè.
Mentre aspetta che glielo porti, si domanda perché la ra-
gazza inglese, quella giovane che Gómez tiene come stagista,
oggi lo ha guardato in quel modo così malizioso quando era
entrato.