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25 DICEMBRE

NATIVITÀ SECONDO LA CARNE


DEL SIGNORE, DIO E SALVATORE
NOSTRO GESÙ CRISTO
Al Vespro
Al Signore a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e
cantiamo le stichirà idiòmela.
Tono 2. Di Germano.

V enite, esultiamo nel Signore, esponendo questo


mistero: il muro di separazione che era fram-
mezzo è abbattuto, la spada di fuoco retrocede e i
cherubini si ritirano dall’albero della vita e anch’io
partecipo del paradiso di delizia da cui ero stato
scacciato per la disobbedienza; poiché l’Immagine
perfetta del Padre, l’impronta della sua eternità,
prende forma di servo, procedendo da Madre ignara
di nozze, senza subir mutamento: ciò che era è rima-
sto, Dio vero e ciò che non era ha assunto, divenendo
uomo per amore degli uomini. A lui acclamiamo: O
Dio, nato dalla Vergine, abbi pietà di noi (2).
Di Anatolio.
Nascendo il Signore Gesù dalla Vergine santa,
tutto s’illumina: i pastori infatti vegliano nei campi, i
magi adorano e gli angeli cantano, Erode si agita,
perché è apparso nella carne Dio, Salvatore delle no-
stre anime (2).
Il tuo regno, Cristo Dio, è regno di tutti i secoli e
il tuo potere di generazione in generazione. Tu che
ti sei incarnato per opera del Santo Spirito e sei di-
venuto uomo dalla Semprevergine Maria, come luce
su di noi sei rifulso, o Cristo Dio, col tuo avvento:
luce da luce, riflesso del Padre, hai illuminato ogni

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creatura. Ogni spirito ti loda come immagine della
paterna gloria. Tu che sei e che eri e che come Dio
dalla Vergine sei rifulso Dio, abbi pietà di noi!
Che cosa ti offriremo, o Cristo? Tu per noi sei ap-
parso uomo sulla terra. Ciascuna delle creature da te
create ti offre la sua riconoscenza: gli angeli l’inno, i
cieli la stella, i magi i doni, i pastori lo stupore, la
terra la grotta, il deserto la mangiatoia; ma noi una
Madre Vergine! O Dio che sei prima dei secoli, abbi
pietà di noi!
Gloria. E ora. Stesso Tono. Di Kassia.

A ugusto divenne monarca sulla terra e cessò la


pluralità dei poteri umani; e con la tua incar-
nazione dalla Pura, fu annientato il politeismo idola-
tra. Le città furono poste sotto un unico governo u-
niversale e le genti credettero a un unico dominio
della Divinità. Furono registrati i popoli per decreto
di Cesare e noi fedeli siamo stati segnati con il nome
della tua Divinità, di te, nostro Dio fatto uomo.
Grande è la tua misericordia, Signore, gloria a te.
Ingresso con il Vangelo, Luce gioiosa e subito, senza
Prokìmenon della sera, le letture con i tropari e i loro stichi.
1. Lettura dalla Genesi. (1, 1-13).

I n principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era


invisibile e informe tenebra ricopriva l’abisso; e lo
Spirito di Dio aleggiava sopra l’acqua. E Dio disse:
Sia luce e fu luce. E Dio vide che la luce era cosa
buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce
giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina:
primo giorno. E Dio disse: Ci sia firmamento in
mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.
E Dio fece il firmamento e separò le acque che sono
sotto il firmamento dalle acque che son sopra il fir-

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mamento. E così avvenne. E Dio chiamò il firma-
mento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
E Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo, si rac-
colgano in un solo luogo e appaia l’asciutto e così
avvenne. E Dio chiamò l’asciutto terra e la massa
delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E
Dio disse: La terra produca germogli, erbe che pro-
ducono seme e alberi da frutto, che facciano sulla
terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua
specie e così avvenne: la terra produsse germogli,
erbe che producono seme, ciascuna secondo la pro-
pria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il
seme, secondo la propria specie. E Dio vide che era
cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
2. Lettura dai Numeri (24, 2-3, 5-9, 17-18).

B alaam alzò gli occhi e vide Israele accampato,


tribù per tribù. Allora lo spirito di Dio fu sopra
di lui. Egli pronunziò il suo poema e disse: Oracolo
di Balaam, figlio di Beor e oracolo dell’uomo
dall’occhio penetrante; come sono belle le tue tende,
Giacobbe, le tue dimore, Israele! Sono come torrenti
che si diramano, come giardini lungo un fiume, co-
me aloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo
le acque. Fluirà l’acqua dalle sue secchie e il suo se-
me come acqua copiosa. Il suo re sarà più grande di
Agag e il suo regno sarà celebrato. Dio, che lo ha fat-
to uscire dall’Egitto, è per lui come le corna del bu-
falo. Egli divora le genti che lo avversano, addenta
le loro ossa e spezza le saette scagliate contro di lui.
Si è rannicchiato, si è accovacciato come un leone e
come una leonessa, chi oserà farlo alzare? Chi ti be-
nedice sia benedetto e chi ti maledice sia maledetto!
Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da
vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro

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sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cra-
nio dei figli di Set, Edom diverrà sua conquista e di-
verrà sua conquista Seir, suo nemico, mentre Israele
compirà prodezze.
3. Lettura dalla Profezia di Michea (4, 6-7; 5, 1-3).

I n quel giorno - dice il Signore - radunerò gli zop-


pi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho tratta-
to duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli
sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su
di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E tu,
Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capo-
luoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve esse-
re il dominatore in Israele; le sue origini sono
dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li
metterà in potere altrui fino a quando colei che deve
partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritorne-
rà ai figli di Israele. Egli starà là e pascerà con la for-
za del Signore, con la maestà del nome del Signore
suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà
grande fino agli estremi confini della terra.
Quindi ci alziamo dicendo:
Tropario. Tono pl. 2.

S ei nato nascosto in una grotta, ma il cielo ti ha


annunziato a tutti, usando come bocca la stella,
o Salvatore. * Ed essa ti condusse i magi che con fe-
de ti adorano: con loro abbi pietà anche di noi (si ri-
pete ad ogni stico).
Stico 1. Le sue fondamenta sono sui monti santi: il
Signore ama le porte di Sion più di tutte le tende di
Giacobbe.
Stico 2. Cose gloriose sono state dette di te, città di
Dio. Ricorderò Raab e Babele a coloro che mi cono-
scono.

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Stico 3. Ed ecco gli stranieri, Tiro e il popolo de-
gli Etiopi.
Stico 4. Tutti là sono nati. Madre Sion, dirà
l’uomo; e l’uomo è nato in lei e lo stesso Altissimo
l’ha fondata.
Stico 5. Il Signore lo registrerà nel libro dei popoli
e dei principi che sono nati in lei. Come di gente in
festa, è in te la dimora di tutti.
Gloria. E ora.

S ei nato nascosto in una grotta, ma il cielo ti ha


annunziato a tutti, usando come bocca la stella,
o Salvatore. Ed essa ti condusse i magi che con fede
ti adorano: con loro abbi pietà anche di noi.
Quindi le seguenti letture.
4. Lettura dalla Profezia di Isaia (11, 1-10).

U n germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un


virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui
si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e
di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spi-
rito di conoscenza e di timore del Signore. Si com-
piacerà del timore del Signore. Non giudicherà se-
condo le apparenze e non prenderà decisioni per
sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e
prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.
La sua parola sarà una verga che percuoterà il vio-
lento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei
suoi fianchi la fedeltà. Il lupo dimorerà insieme con
l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il
vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fan-
ciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno in-
sieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone
si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastul-

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lerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la
mano nel covo di serpenti velenosi. Non agiranno
più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio
santo monte, perché la saggezza del Signore riempi-
rà il paese come le acque ricoprono il mare. In quel
giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i po-
poli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora
sarà gloriosa.
5. Lettura dalla Profezia di Baruc (3, 36- 4, 4).

E gli è il nostro Dio e nessun altro può essergli pa-


ragonato. Egli ha scrutato tutta la via della sa-
pienza e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo, a I-
sraele suo diletto. Per questo apparve sulla terra e
visse fra gli uomini. Essa è il libro dei decreti di Dio, è
la legge che sussiste nei secoli; quanti si attengono ad
essa avranno la vita, quanti l’abbandonano moriran-
no. Ritorna, Giacobbe e accoglila, cammina allo
splendore della sua luce. Non dare ad altri la tua glo-
ria, né i tuoi privilegi a gente straniera. Beati noi, o I-
sraele, perché ciò che piace a Dio ci è stato rivelato.
6. Lettura dalla Profezia
di Daniele (2, 31-36 e 44-45).

T u stavi osservando, o re, ed ecco una statua, una


statua enorme, di straordinario splendore, si er-
geva davanti a te con terribile aspetto. Aveva la testa
d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e
le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte
di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando,
una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di
uomo e andò a battere contro i piedi della statua, che
erano di ferro e di argilla e li frantumò. Allora si fran-
tumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento
e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il

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vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pie-
tra, che aveva colpito la statua, divenne una grande
montagna che riempì tutta quella regione. Questo è il
sogno: ora ne daremo la spiegazione al re. Al tempo
di questi re, il Dio del cielo farà sorgere un regno che
non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro
popolo: stritolerà e annienterà tutti gli altri regni,
mentre esso durerà per sempre. Questo significa
quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non
per mano di uomo e che ha stritolato il ferro, il bron-
zo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha rivela-
to al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il
sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione.
Tropario. Tono pl. 2.

S ei sorto, o Cristo, dalla Vergine, spirituale sole di


giustizia; la stella ha indicato te, che nulla può
contenere, racchiuso in una grotta, guidando i magi,
perché venissero ad adorarti: * con loro anche noi ti
magnifichiamo, datore di vita, gloria a te (si ripete ad
ogni stico).
Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è
rivestito di splendore; si è rivestito il Signore di po-
tenza e se ne è cinto.
Stico 2. E così ha reso saldo il mondo, che non sia
scosso. Pronto è il tuo trono fin da allora.
Stico 3. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alza-
to i fiumi le loro voci. I fiumi hanno alzato i loro
flutti nel fragore di molte acque.
Stico 4. Mirabili i sollevamenti del mare; mirabile
nelle altezze il Signore! Le tue testimonianze sono
degne di fede molto

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Stico 5. Alla tua casa si addice la santità, Signore,
per la lunghezza dei giorni.
Gloria. E ora.

S ei sorto, o Cristo, dalla Vergine, spirituale sole di


giustizia; la stella ha indicato te, che nulla può
contenere, racchiuso in una grotta, guidando i magi,
perché venissero ad adorarti: con loro anche noi ti
magnifichiamo, datore di vita, gloria a te.
Quindi le seguenti letture.
7. Lettura dalla Profezia di Isaia (9, 5-6).

P oiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato


un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovra-
nità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio po-
tente, Padre per sempre, Principe della pace; grande
sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono
di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e
rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre;
questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
8. Lettura dalla Profezia
di Isaia (7, 10-16; 8, 1-4, 9-10).

I l Signore parlò ancora ad Acaz: Chiedi un segno


dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi op-
pure lassù in alto. Ma Acaz rispose: Non lo chiede-
rò, non voglio tentare il Signore. Allora Isaia disse:
Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la
pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare
anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso
vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e parto-
rirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli man-
gerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il
male e a scegliere il bene. Poiché prima ancora che il
bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene,

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sarà abbandonato il paese di cui temi i due re. Il Si-
gnore mi disse: Prenditi una grande tavoletta e scri-
vici con caratteri ordinari: A Mahèr-salàl-cash-baz. Io
mi presi testimoni fidati, il sacerdote Uria e Zaccaria
figlio di Iebarachìa. Poi mi unii alla profetessa, la
quale concepì e partorì un figlio. Il Signore mi disse:
Chiamalo Mahèr-salàl-cash-baz, poiché, prima che il
bambino sappia dire babbo e mamma, le ricchezze
di Damasco e le spoglie di Samaria saranno portate
davanti al re di Assiria. Sappiatelo, genti e siate vin-
te, udite, fino ai confini della terra, anche se vi raf-
forzerete sarete vinte e se di nuovo troverete forza,
di nuovo sarete vinte, se formulerete un piano il Si-
gnore lo sventerà e del discorso che farete tra voi
non resterà nulla, perché Dio è con noi.
Segue la piccola ectenia, il Trisagio e il resto della Li-
turgia di san Basilio.
Prokìmenon dell’Apostolo. Tono 1.

I l Signore mi ha detto: Figlio mio sei tu, io oggi ti


ho generato.
Stico. Chiedi a me e ti darò le genti in eredità e in
possesso i confini della terra.
Lettura dall’Epistola agli Ebrei (1, 1-12).

F ratelli, Dio che aveva già parlato nei tempi anti-


chi molte volte e in diversi modi ai padri per
mezzo dei profeti, alla fine dei giorni, in questi gior-
ni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha co-
stituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale
ha fatto anche i mondi. Questi, essendo irradiazione
della sua gloria e impronta della sua sostanza, che
sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo
aver compiuto egli stesso la purificazione dei pecca-
ti, si è assiso alla destra della maestà nelle altezze ed

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è diventato tanto superiore agli angeli quanto più
eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti,
a quale degli angeli Dio ha mai detto: Figlio mio sei
tu, io oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui
padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando
introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adori-
no tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice:
Egli fa i suoi angeli come i venti e i suoi liturghi co-
me fiamme di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo
trono, Dio, per l’eternità dell’eternità e scettro di ret-
titudine è lo scettro del tuo regno; hai amato la giu-
stizia e odiato l’iniquità; perciò ti unse Dio, il tuo
Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E
ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra
e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno,
ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito.
Come un mantello li avvolgerai, come un abito sa-
ranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni
non verranno meno.
Alliluia. Tono pl. 4.
Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia
destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei
tuoi piedi.
Stico. Lo scettro della potenza ti manderà il Si-
gnore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.
Vangelo secondo Luca (2, 1-20).

I n quei giorni uscì il decreto di Cesare Augusto


perché fosse censita tutta la terra. Questo primo
censimento fu fatto quando Quirino era governatore
della Siria e tutti andavano a farsi censire, ciascuno
nella propria città. Ora anche Giuseppe, dalla Gali-
lea, dalla città di Nazaret, salì alla città di David che
si chiama Betlemme, perché egli era della casa e del-

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la famiglia di David, per essere censito con Maria
sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano là, si
compirono per lei i giorni del parto e diede alla luce
il suo figlio primogenito. Lo avvolse in una mangia-
toia perché per loro non c’era posto all’albergo.
C’erano in quella regione dei pastori che vegliavano
di notte per custodire il loro gregge. Un angelo del
Signore si presentò loro e la gloria del Signore riful-
se intorno a loro e furono presi da gran timore.
L’angelo disse loro: Non abbiate paura! Ecco infatti
vi annunzio una grande gioia, che sarà per tutto il
popolo, perché oggi, nella città di David, è stato ge-
nerato per voi il salvatore, Cristo Signore. Questo è
il segno per voi: troverete il bambino avvolto in
bende e adagiato nella mangiatoia. E subito ci fu con
l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lo-
dava Dio e diceva: Gloria a Dio negli eccelsi, pace
sulla terra e per gli uomini benevolenza. Appena gli
angeli partirono da loro per i cieli, i pastori dicevano
tra loro: Passiamo fino a Betlemme e vediamo que-
sto avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere.
Vennero in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il
bambino che giaceva nella mangiatoia. Dopo aver
visto, fecero conoscere la parola che era stata detta
loro circa questo bambino. Quanti udivano si mera-
vigliavano delle cose che i pastori dicevano loro.
Maria conservava tutti questi avvenimenti meditan-
doli nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorifi-
cando e lodando Dio per tutto quel avevano udito e
visto, come era stato detto loro.
Segue la Divina Liturgia di san Basilio Magno.
Kinonikòn. Lodate il Signore dai cieli, lodatelo ne-
gli eccelsi. Alliluia.

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Alla Litì. Stichirà idiòmela.
Tono 1. Del monaco Giovanni.

O ggi con i profeti terra e cielo gioiscono. Angeli


e uomini concelebrano questa festa spirituale.
Il nostro Dio, infatti, nato da donna, è apparso a
quanti sedevano nelle tenebre e nell’ombra di mor-
te. Una grotta e una greppia l’hanno accolto, mentre
pastori proclamavano il prodigio e magi dall’oriente
si presentavano a Betlemme. E noi, pur con labbra di
terra, con gli angeli ci raduniamo per cantare: Gloria
a Dio negli eccelsi e pace sulla terra, perché è giunto
colui che le nazioni attendono, è venuto a salvarci
dalla schiavitù del nemico.
Oggi cielo e terra son riuniti per la nascita di Cri-
sto; oggi Dio è venuto sulla terra e l’uomo è salito al
cielo; oggi l’invisibile per natura per amore
dell’umanità si è lasciato vedere nella carne; per que-
sto glorificandolo a lui inneggiamo dicendo: Gloria a
Dio negli eccelsi e pace sulla terra, perché ci ha con-
cesso il suo avvento; Salvatore nostro, gloria a te.
Oggi a Betlemme odo gli angeli cantare: Gloria a
Dio negli eccelsi, perché ha voluto pacificare la terra.
La semprevergine è apparsa più vasta dei cieli; la
luce è sorta sui cuori oscurati innalzando gli umili
che con gli angeli cantano: Gloria a Dio negli eccelsi.
Vedendo inaridita per il peccato la sua immagine
e somiglianza, Gesù, piegando i cieli, discese e di-
morò nel grembo verginale senza subire mutamento
per rinnovare Adamo corrotto, che acclama: Gloria
alla tua manifestazione, mio liberatore e Dio.
Gloria. Tono pl. 1. Del monaco Giovanni.
I Magi, re della Persia, saputo con certezza che
era nato in terra il Re dei cieli, condotti da una stella

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luminosa, giunsero a Betlemme portando doni pre-
ziosi: oro, incenso e mirra. Prostrandosi, adorarono:
videro infatti giacere bambino nella mangiatoia il
Signore del tempo.
E ora. Tono pl. 2. Di Germano.
Danzano in coro tutti gli angeli del cielo e si ral-
legrano gli uomini oggi; tutto il creato tripudia per
la nascita a Betlemme del Salvatore e Signore; per-
ché è cessata la vanità degli idoli e Cristo regna nei
secoli.
Apòstica Idiòmela. Tono 2. Di Germano.

O ggi s’è compiuto un grande e straordinario


prodigio; la Vergine partorisce e il suo grembo
resta incorrotto; il Verbo si fa carne e non si separa
dal Padre: gli angeli glorificano con i pastori e noi
con loro acclamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi e pa-
ce sulla terra.
Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla
mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello
dei tuoi piedi.
Tono 3. Dello stesso.
Oggi la Vergine partorisce il Creatore di tutti;
l’Eden offre la grotta e la stella indica Cristo, sole
per quanti sono nelle tenebre. I Magi hanno adorato
con doni, illuminati dalla fede. I pastori han visto il
prodigio, mentre gli angeli inneggiano e dicono:
Gloria a Dio negli eccelsi.
Stico. Dal seno prima della stella del mattino ti ho
generato. Il Signore ha giurato e non si pentirà.
Stesso Tono. Di Anatolio.
Nato il Signore Gesù in Betlemme di Giudea, i
magi, giunti dall’Oriente, adorarono Dio fatto uomo

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e aperti subito i loro scrigni, offrirono doni preziosi:
oro puro per il Re dei secoli; incenso per il Dio
dell’universo; mirra per l’Immortale, come morto di
tre giorni. Genti tutte, venite, adoriamo Colui ch’è
nato per salvare le nostre anime.
Gloria. Tono 4. Di Giovanni, monaco.

R allegrati Gerusalemme, tripudiate, voi tutti che


amate Sion; oggi è sciolto l’antico vincolo della
condanna di Adamo, aperto per noi il paradiso, il
serpente è disarmato; ora infatti ha visto colei che
un tempo ingannò divenire Madre del Creatore. O
abisso della ricchezza, della sapienza e della scienza
di Dio! Colei che aveva procurato la morte a ogni
carne, come strumento del peccato, divenne primi-
zia di salvezza per tutto il mondo mediante la Ma-
dre di Dio, poichè da lei nasce bambino Dio perfet-
tissimo: con la sua nascita egli sigilla la verginità di
lei, con le fasce scioglie le catene dei peccati e sana
con la sua infanzia le penose doglie di Eva. Danzi
dunque tutto il creato ed esulti, perchè Cristo è venu-
to a richiamarlo dall’esilio e salvare le nostre anime.
E ora. Stesso tono. Di Anatolio.
Dimorasti in una grotta, Cristo Dio, una mangia-
toia ti accolse, pastori e magi ti adorarono. Si com-
piva allora l’annunzio dei profeti e le potenze ange-
liche stupivano acclamando e dicendo: Gloria alla
tua condiscendenza, o solo amico degli uomini.
Apolytìkion. Tono 4.

L a tua nascita, Cristo nostro Dio fece sorgere al


mondo la luce della conoscenza: con essa, gli
adoratori degli astri furono istruiti da una stella ad
adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente
dall’alto. Signore, gloria a te (3).

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Al Mattutino.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 4. Resto attonito Giuseppe.

V enite, fedeli, andiamo a vedere dove Cristo è


nato; seguiamo con i magi, re d’oriente, la dire-
zione che indica la stella. Là gli angeli senza sosta
inneggiano; i pastori vegliano nei campi, elevando il
degno cantico: Gloria negli eccelsi a colui che oggi in
una grotta è stato partorito dalla Vergine e Madre di
Dio, a Betlemme di Giudea (2).
Dopo la seconda sticologia, kàthisma, uguale.

P erché stupisci, Maria, perché sei sbigottita per


l’accaduto? Perché, dice, ho generato nel tempo
il Figlio precedente il tempo, senza conoscer per lui
concepimento. Come, ignara d’uomo, partorisco un
figlio? Chi mai vide un concepimento senza seme?
Quando Dio vuole è superato l’ordine della natura,
com’è scritto. Cristo è partorito dalla Vergine, a Bet-
lemme di Giudea (2).
Dopo il polyèleos, kàthisma, uguale.

L’ assolutamente incontenibile come fu contenu-


to in grembo? Colui che è nel seno del Padre,
come sta fra le braccia della Madre? Ma come seppe,
volle e gli piacque: senza carne, s’incarnò volonta-
riamente; per noi Colui che è divenne ciò che non
era e non uscendo dalla natura, partecipò della no-
stra argilla. Duplice fu partorito Cristo, volendo ri-
empire il mondo superno (2).
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.

D al seno prima della stella del mattino ti ho ge-


nerato; il Signore ha giurato e non si pentirà.

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Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi al-
la mia destra, finche io ponga i tuoi nemici a sgabel-
lo dei tuoi piedi.
Ogni spirito e il vangelo secondo Matteo (1,18-25).

L’ origine di Gesù Cristo era così: Maria, la madre


di lui, essendo stata data in sposa a Giuseppe,
prima che venissero a stare insieme, si trovò in
grembo incinta dallo Spirito Santo. Giuseppe, il mari-
to di lei, era giusto e non voleva farne pubblico spet-
tacolo e così decise di rimandarla in segreto. Mentre
però stava pensando queste cose, ecco che gli appare
in sogno un angelo del Signore e gli dice: Giuseppe,
figlio di Davide, non temere di prendere con te Ma-
ria, tua sposa, perché quel che è generato in lei è dal-
lo Spirito Santo. Partorirà un figlio e tu lo chiamerai
Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai loro pecca-
ti. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che
fu annunciato dal Signore per mezzo del profeta che
dice: Ecco, la vergine avrà in grembo e partorirà un
figlio e lo chiameranno Emmanuele, che è tradotto:
Dio con noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come
gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé
la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse,
partorì un figlio. E gli diede nome Gesù.
Salmo 50. Quindi Gloria. Tono 2.

T utto l’universo è oggi ricolmo di gioia. Cristo è


nato dalla Vergine.
E ora. Lo stesso tropario. Poi: Pietà di me, o Dio e il
seguente idiòmelon.
Tono pl. 2.

G loria a Dio negli eccelsi e pace sulla terra. Oggi


Betlemme riceve colui che sempre è assiso con

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il Padre. Oggi gli angeli glorificano in modo degno
di Dio il bimbo che è nato: Gloria a Dio negli eccelsi,
pace sulla terra e per gli uomini benevolenza.
Seguono i canoni, senza stichi.
Il seguente canone, di Cosma, ha questo acrostico: Cri-
sto, fatto mortale, rimane, qual era, Dio.
Ode 1. Tono 1. Irmòs.

C risto nasce, glorificate; Cristo scende dai cieli,


andategli incontro; Cristo è sulla terra, elevate-
vi. Cantate al Signore da tutta la terra e con letizia
celebratelo, o popoli, perché si è glorificato.
Colui che, fatto a immagine di Dio era perito per
la trasgressione, divenendo del tutto preda della
corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina,
il sapiente Artefice di nuovo lo plasma, perché si è
glorificato.
Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le
sue mani aveva fatto, piegati i cieli, discende e ne
assume tutta la sostanza dalla divina Vergine pura,
prendendo veramente carne, perché si è glorificato.
Il Cristo Dio, sapienza, Verbo, potenza, Figlio e
splendore del Padre, restando nascosto a tutte le po-
tenze ultramondane e terrestri, fatto uomo ci ha
riacquistati, perché si è glorificato.
Altro canone giambico.
Del monaco Giovanni. Stesso tono. Irmòs.

H a salvato il suo popolo tra i prodigi, il Sovra-


no, riducendo un tempo a terra asciutta
l’umida onda del mare. Ma nascendo volontaria-
mente dalla Vergine, apre per noi un sentiero prati-
cabile per i cieli. Noi dunque glorifichiamo lui, per
essenza uguale al Padre e ai mortali.

17
Viscere santificate, chiaramente prefigurate dal
roveto che non si consumava, hanno portato il Ver-
bo Dio unito alla natura degli uomini per liberare il
seno di Eva menomato dall’antica maledizione; e
noi mortali lo glorifichiamo.
O Verbo il cui splendore precede il sole e che sei
venuto a mettere fine al peccato, la stella ti ha mo-
strato chiaramente ai Magi in una povera grotta, Dio
compassionevole; e nelle fasce che ti avvolgevano ti
videro, pieni di gioia, insieme mortale e Signore.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 3. Irmòs.

A l Figlio che prima dei secoli immutabilmente


dal Padre è stato generato e negli ultimi tempi
dalla Vergine, senza seme, si è incarnato, a Cristo
Dio acclamiamo: Tu che hai innalzato la nostra fron-
te, santo tu sei, Signore.
L’Adamo fatto di terra, che aveva partecipato di
quel soffio superiore, ma era caduto nella corruzio-
ne, sedotto dalla donna, scorgendo il Cristo nato di
donna, grida: O tu che per me sei divenuto come
me, santo tu sei, Signore.
Ti sei reso simile a un vile oggetto di fango, o Cri-
sto; partecipando della realtà inferiore della carne, ci
hai dato di comunicare alla divina natura, divenen-
do uomo e rimanendo Dio; tu hai sollevato la nostra
fronte, santo tu sei, Signore.
Rallegrati, Betlemme, regina dei capoluoghi di
Giuda: poiché colui che pasce Israele e sta sulle spalle
dei cherubini, Cristo, uscendo manifestamente da te e
sollevando la nostra fronte, è divenuto re di tutti.

18
Irmòs giambico.

A ccetta, benefattore, gli inni dei tuoi servi e umilia


lo sguardo altero del nemico; porta al di sopra
del peccato, tu che tutto vedi, i tuoi cantori, o beato,
saldamente confermati sul fondamento della fede.
Il coro dei pastori, ammesso a contemplare
l’augustissimo parto della Sposa senza macchia,
stupì per il prodigio che supera la comprensione,
quando la schiera degli angeli incorporei cantava il
Cristo, Re verginalmente incarnato.
Colui che regna nei cieli altissimi nella sua mise-
ricordia giunge tra noi dalla Vergine non sposata;
essendo prima immateriale, il Verbo in questi ultimi
tempi si è gravato della nostra carne, perché dopo la
sua caduta il primo creato possa elevarsi fino a lui.
Katavasìe. I due irmì.
Ypakoí. Tono pl. 4.

I l cielo ha portato la primizia delle genti a te, bam-


bino che giaci in una mangiatoia, chiamando i
magi per mezzo di una stella: ed essi rimasero stupiti
non alla vista di scettri o troni, ma della povertà e-
strema; che cosa infatti più misero di una grotta? Che
cosa più umile delle fasce? Qui risplendeva la ric-
chezza della tua divinità, Signore, gloria a te.
Quando leggiamo l’Ypakoí il kàthisma viene omesso
come riportato nei Typikà liturgici.
Kathisma. Tono pl. 4. Dell’incarico.

I l cielo si rallegra e la terra esulta di gioia, poiché è


nato sulla terra l’Agnello di Dio, donando al
mondo la redenzione: il Verbo, che è nel seno del
Padre, infatti, è sorto senza seme dalla Vergine; i
Magi stupirono, vedendolo nascere a Betlemme co-
me un bambino: l’universo lo glorifica.

19
Ode 4. Irmòs.

V irgulto dalla radice di Iesse e fiore da essa pro-


cedente, o Cristo, dalla Vergine sei germogliato,
dal boscoso monte adombrato, o degno di lode: sei
venuto incarnato da una Vergine ignara d’uomo, tu,
immateriale e Dio. Gloria alla tua potenza, Signore.
Giacobbe un tempo ti aveva predetto come attesa
delle genti, o Cristo, sorto dalla tribù di Giuda e ve-
nuto a predare le ricchezze di Damasco e le spoglie
di Samaria, mutando l’errore in fede a Dio gradita.
Gloria alla tua potenza, Signore.
Sorgendo come stella da Giacobbe, o Sovrano,
colmasti di gioia gli iniziati alle parole dell’antico
indovino Balaàm, i sapienti scrutatori degli astri, a
te condotti come primizia delle genti e li hai accolti
pubblicamente con i loro doni accetti.
Sei sceso nel grembo della Vergine come pioggia
sul vello, o Cristo e come gocce stillanti sulla terra;
gli etiopi, la gente di Tarsis, le isole dell’Arabia, di
Saba e della Media, i capi di tutta la terra, ti adora-
rono, Salvatore. Gloria alla tua potenza, Signore.
Irmòs giambico.

I l profeta Avvacùm, con i suoi canti, prediceva un


tempo la riplasmazione della stirpe umana, fatto
degno di vederla in figura, ineffabilmente. Come
bimbo neonato è uscito infatti il Verbo dalla monta-
gna della Vergine per riplasmare i popoli.
Volontariamente simile agli uomini, Dio altissi-
mo, sei nato dalla Vergine assumendone la carne,
per distruggere il veleno della testa del serpente e
condurre ogni mortale dalle porte senza sole alla lu-
ce e alla vita.

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Nazioni un tempo affondate nell’abisso della
corruzione, scampati tutti i colpi del nemico, levate
le mani, ritmate i vostri canti per onorare Cristo, u-
nico benefattore, che viene per misericordia in mez-
zo a noi.
Vergine sorta dalla radice di Iesse, oltrepassasti
gli orizzonti della natura dei mortali partorendo il
Verbo Dio precedente tutti i tempi, quando lui stes-
so volle varcare nella sua incomprensibile discesa la
soglia chiusa del tuo grembo.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 5. Irmòs.

D io della pace, Padre delle misericordie, tu ci hai


inviato l’angelo del tuo gran consiglio per do-
narci pace; guidati dunque alla luce della conoscen-
za di Dio, vegliando sin dai primi albori, noi ti glori-
fichiamo, amico degli uomini.
Per ubbidire al decreto di Cesare ti registrasti tra
gli schiavi e liberasti noi, schiavi del nemico e del
peccato, o Cristo, divenendo del tutto povero come
noi e divinizzando ciò che era di terra con questa
stessa unione e comunione.
Ecco, come un tempo fu detto, la Vergine ha con-
cepito e partorito il Dio fatto uomo e vergine rimane.
Grazie a lei con Dio riconciliati, cantiamola dunque
con fede, noi peccatori, come vera Madre di Dio.
Irmòs giambico.

V ieni, o Cristo, a noi che dalla notte di tenebroso


inganno, ora in veglia, a te inneggiamo, come a
benefattore; donaci il perdono, appianandoci il
cammino per cui ascendere e trovare la gloria.
Il Sovrano, che con la sua venuta nella carne
spezzò la crudele inimicizia tra gli uomini e Dio, di-

21
strusse la funesta forza dell’omicida, riunendo il
mondo con gli esseri immateriali e ristabilendo il fa-
vore del Padre verso il creato.
Il popolo un tempo ottenebrato ha visto in pieno
giorno la luce degli splendori altissimi: il Figlio in-
fatti porta in eredità a Dio le genti e distribuisce la
grazia ineffabile anche dove il peccato fioriva molto.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 6. Irmòs.

I l mostro marino dalle sue viscere, ha espulso co-


me embrione Giona, quale lo aveva ricevuto; il
Verbo, dopo aver dimorato nella Vergine e avere as-
sunto la carne, da lei è uscito, custodendola incor-
rotta: poiché egli ha preservato la madre indenne
dalla corruzione cui non era sottostata.
E’ venuto incarnato Cristo nostro Dio, dal Padre
generato prima della stella del mattino; colui che tie-
ne le redini delle potenze immacolate è deposto nella
greppia di animali senza ragione, avvolto in povere
pezze, ma scioglie le aggrovigliate catene delle colpe.
Il Figlio fu partorito come neonato dall’argilla di
Adamo e venne dato ai fedeli: egli è padre e princi-
pe del secolo futuro ed è chiamato angelo del gran
consiglio, Dio forte e con potenza domina il creato.
Irmòs giambico.

S tando Giona nei penetrali marini, ti pregava di


venire e di fermare la tempesta. E io, ferito dal
dardo del tiranno, o Cristo, ti chiedo di venire, come
distruttore del male, prevenendo la mia indolenza.
Dio Verbo, in principio presso Dio, vedendo che
un tempo la nostra natura non poté custodirsi, la
consolida oggi, scendendo lui stesso per una secon-
da comunione, mostrandola di nuovo impassibile.

22
Sorto per noi dalla discendenza di Abramo per
rialzare i suoi figli caduti nelle tenebre del peccato,
che li aveva piegati a terra, colui che abita la luce
volle giacere, malgrado la sua dignità, nella greppia
per la salvezza dei mortali.
Katavasìe. I due irmì.
Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

L a Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la


terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli
cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la
stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio
che è prima dei secoli.
Ikos.
Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: tro-
viamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo
nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radi-
ce non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è
trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un
tempo aveva desiderato bere: là è la Vergine che, par-
torito il bambino, ha subito estinto la sete di Adamo e
Davide: affrettiamoci dunque al luogo dove è stato
partorito piccolo bimbo, il Dio che è prima dei secoli.
Sinassario.
Il 25 di questo mese Natale secondo la carne del
Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Stichi. Dio stesso è il neonato, la Madre una Ver-
gine: il creato non ha mai visto novità maggiore. Il
venticinquesimo giorno Dio ha il suo natale dalla
Vergine Maria e la grotta lo alberga.
Lo stesso giorno, adorazione dei magi.
Stichi. Prostrati davanti a te, i principi delle na-
zioni prefigurano l’adorazione delle genti.

23
Lo stesso giorno, memoria dei pastori che hanno
contemplato il Signore.
Stichi. Trascurando i loro greggi, i pastori sollecita-
mente vengono a contemplare Cristo, buon Pastore.
A lui gloria per i secoli dei secoli. Amìn.
Ode 7. Irmòs.

I fanciulli allevati nella pietà, disprezzando un


empio comando, non si lasciarono atterrire dalla
minaccia del fuoco, ma stando tra le fiamme canta-
vano: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
I pastori che vegliavano nei campi ricevettero una
luminosa visione che li stupì: la gloria di Dio rifulse
intorno a loro e un angelo gridava: Inneggiate, per-
ché è nato Cristo. O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Subito, mentre ancora l’angelo parlava, le schiere
del cielo presero ad acclamare: Gloria a Dio negli ec-
celsi, pace sulla terra e per gli uomini benevolenza:
Cristo è rifulso. Dio dei padri, tu sei benedetto.
Che discorso è questo? Si dissero i pastori; an-
diamo a vedere l’evento, il Cristo divino. Raggiunta
Betlemme, con la Madre adoravano cantando: O Dio
dei padri, tu sei benedetto.
Irmòs giambico.

A descàti dall’amore per il Re dell’universo, i


fanciulli sdegnarono l’empio vaniloquio del ti-
ranno che tremendamente infuriava. Si ritirò il fuo-
co incessante davanti ad essi che dicevano al Sovra-
no: in eterno tu sei benedetto.
Brucia i servi senza pietà, ma risparmia i fanciulli,
la fiamma ardente e crepitante ardendo sette volte
di più, poiché su coloro che essa avvolgeva il Signo-
re effuse per la loro pietà l’abbondante rugiada.

24
Tu che ci vieni in aiuto, Gesù Cristo, prendendo
ineffabilmente come scudo l’incarnazione, hai sver-
gognato l’avversario dei mortali donando loro in
questa forma la divinizzazione il cui desiderio ci a-
veva fatto cadere dall’alto nei marosi della tenebra.
Di un mondo dominato dalle passioni, Altissimo,
hai distrutto il peccato con il suo feroce sguardo, il
suo infinito orgoglio, il suo delirio indecente; quanti
un tempo aveva sedotto, oggi, Benefattore, li salvi
dalle sue reti incarnandoti volontariamente.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 8. Irmòs.

L a fornace che effondeva rugiada è stata imma-


gine di una meraviglia che oltrepassa la natura:
essa infatti non bruciò i giovani che aveva ricevuto,
come neppure il fuoco della divinità bruciò il grem-
bo della Vergine in cui era disceso; noi dunque in-
neggiando cantiamo: Tutta la creazione benedica il
Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
La figlia di Babilonia trascinò via da Sion i figli di
Davide presi in guerra; ma le inviò poi i magi suoi
figli, per supplicare la figlia di Davide che accolse
Dio. Perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato
benedica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Il lutto aveva fatto deporre gli strumenti del can-
to: non cantavano fra i barbari i figli di Sion: ma il
Cristo, sorto da Betlemme, scioglie ogni inganno di
Babilonia e mette fine all’armonia delle sue musiche;
perciò inneggiando cantiamo: Tutto il creato bene-
dica il Signore e lo sovresalti per tutti i secoli.
Babilonia ricevette le spoglie della regina Sion e le
sue ricchezze conquistate con la lancia; ma Cristo,
con la guida della stella, trae a Sion i suoi tesori e i
suoi re astrologi. Per questo inneggiando cantiamo:

25
Tutto il creato benedica il Signore e lo sovresalti per
tutti i secoli.
Irmòs giambico.

I fanciulli dell’antico patto, avvolti dalle fiamme


senza venir consumati, sono figura del grembo
della Vergine che genera oltre natura, restando sigil-
lato. Compiendo questo e quello con un unico pro-
digio, la grazia fa sorgere le genti ad inneggiare.
Liberato dall’impura tentazione di esser diviniz-
zato per la seduzione, tutto il creato come i fanciulli
canta con tremore il Verbo eterno e la sua discesa,
temendo di offrire una lode senza credito, essendo
corruttibile, malgrado la sapienza che lo sostiene.
Vieni a riportare, o risveglio delle nazioni,
l’umanità errante dalle colline desolate ai pascoli
pieni di fiori e porre fine alla forza brutale
dell’omicida, mostrandoti nella tua compiacenza al-
lo stesso tempo uomo e Dio.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 9. Irmòs.
Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e
gloriosa delle superne schiere.

V edo un mistero strano e portentoso: cielo, la grot-


ta, trono di cherubini, la Vergine e la greppia,
spazio in cui venne posto a giacere l’Incontenibile
Cristo Dio, che noi celebriamo e magnifichiamo.
Magnifica, anima mia, il Dio che nella carne dalla
Vergine fu partorito.
Vedendo l’insolito corso di una stella del cielo
luminosissima, inconsueta e nuova, appena apparsa,
i magi compresero che nella terra di Betlemme era
nato Cristo Re per la nostra salvezza.

26
Magnifica, anima mia, il Re partorito nella grotta.
Dicevano i magi: Dov’è il Re bambino neonato, la
cui stella è apparsa? Siamo venuti infatti a venerar-
lo. Il folle Erode, nemico di Dio, si turbò, pensando
di uccidere Cristo.
Magnifica, anima mia, il Dio adorato dai magi.
Erode precisò il tempo della stella, che guidò i
magi a Betlemme per adorare con doni Cristo, ma
da lui guidati in patria, essi lasciarono il crudele in-
fanticida, prendendosene gioco.
Irmòs giambico.
Oggi la Vergine, dentro alla grotta, partorisce il
Sovrano.

E’ facile, perché privo di pericolo, accontentarci


del silenzio, per timore; mentre è cosa difficile
intessere per amore, o Vergine, inni di ardente fer-
vore. Donaci dunque, o Madre, forza adeguata
all’intenzione.
Oggi da Madre Vergine, il Sovrano è partorito
come piccolo bimbo.
E’ facile, perché privo di pericolo (come sopra).
Gloria.
Magnifica anima mia, la forza della divinità trisi-
postatica e indivisibile.
Contemplate le immagini oscure e le ombre pas-
sate del Verbo, o Madre pura, ora che egli è apparso
dalla porta chiusa, fatti degni della luce della verità,
giustamente benediciamo il tuo grembo.
E ora.
Magnifica anima mia, colei che ci ha riscattati dal-
la maledizione.

27
Raggiunto l’oggetto del suo desiderio e ottenuta
la venuta di Dio, il popolo che gioisce in Cristo im-
plora ora la rigenerazione, perché questa gli dà la vi-
ta: tu dunque, Vergine senza macchia, concedi la
grazia di adorarne la gloria.
Katavasìe. I due irmì.
Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile e
gloriosa delle superne schiere.
Vedo un mistero strano e portentoso, ecc.
Magi e pastori sono venuti ad adorare Cristo, na-
to nella città di Betlemme.
E facile ecc.
Exapostilarion. Autòmelo.

C i visitò dall’alto il nostro Salvatore, oriente degli


orienti e noi, nelle tenebre e nell’ombra, trovam-
mo la verità: dalla Vergine infatti è nato il Signore (3).
Alle lodi sostiamo allo stico 4 e cantiamo le stichirà i-
diòmela.
Tono 4. Di Andrea di Gerusalemme.

R allegratevi, giusti, esultate, cieli, sussultate,


monti, perchè Cristo è nato; la Vergine sta assi-
sa imitando i cherubini, perchè porta sul seno Dio
Verbo incarnato, i pastori adorano il neonato, i magi
offrono doni al Sovrano, gli angeli inneggiano di-
cendo: Incomprensibile Signore, gloria a te.
Il Padre lo volle, il Verbo si fece carne e la Vergi-
ne partorì Dio fatto uomo; una stella lo indica, i ma-
gi adorano, i pastori stupiscono e il creato esulta.
Vergine Madre di Dio, partorendo il Salvatore, ro-
vesciasti l’antica maledizione di Eva, perché divenisti
Madre del beneplacito del Padre, portando in seno
Dio Verbo incarnato; non può questo mistero esser

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scrutato; con la sola fede tutti lo glorifichiamo e con te
acclamiamo: Imperscrutabile Signore, gloria a te.
Venite, celebriamo la Madre del Salvatore, appar-
sa ancora vergine dopo il parto: salve, città vivente
del Re e Dio, in cui Cristo dimorò per operare la sal-
vezza; con Gabriele ti celebriamo, con i pastori ti
glorifichiamo acclamando: Madre di Dio, prega per
la nostra salvezza colui che da te si è incarnato.
Gloria. Tono pl. 2. Di Germano.

Q uando il primo censimento dell’ecumène segnò


l’ora della tua venuta sulla terra, tu ti accingevi a
registrare i nomi degli uomini che credono alla tua
nascita; per questo fu promulgato da Cesare questo
decreto, perchè si inaugurava il tuo regno eterno e
senza principio; anche noi dunque ti offriamo, Dio e
Salvatore delle nostre anime, più che un tributo in
denaro, la ricchezza della retta teologia.
E ora. Tono 2. Di Giovanni monaco.
Oggi Cristo nasce a Betlemme dalla Vergine, oggi
colui che è senza principio assume un principio e il
Verbo si incarna; le potenze dei cieli esultano e la
terra si rallegra con gli uomini, i magi offrono doni, i
pastori proclamano il prodigio e noi senza fine ac-
clamiamo: Gloria a Dio negli eccelsi, pace sulla terra
e per gli uomini benevolenza.
Grande dossologia, apolytìkion e congedo.
Alla Divina Liturgia.
I Antifona. Tono 2.
Stico. Ti loderò, Signore, con tutto il cuore, pro-
clamerò tutte le tue meraviglie.
Per le preghiere della Madre di Dio.

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Stico. Nel consiglio dei retti e nell’assemblea,
grandi le opere del Signore, scelte in tutto ciò che e-
gli vuole.
Per le preghiere della Madre di Dio.
Stico. Gloria e magnificenza l’opera sua e la sua
giustizia rimane nei secoli dei secoli.
Per le preghiere della Madre di Dio.
Gloria. E ora.
Per le preghiere della Madre di Dio.
II Antifona. Tono 2.
Stico. Beato l’uomo che teme il Signore e nei suoi
comandamenti porrà tutto il suo volere.
Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti
cantiamo: Alliluia.
Stico. Potente sulla terra sarà la sua stirpe.
Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti
cantiamo: Alliluia.
Stico. Gloria e ricchezza nella sua casa e la sua
giustizia rimane nei secoli dei secoli.
Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti
cantiamo: Alliluia.
Stico. E’ sorto nelle tenebre, luce per i retti.
Gloria. E ora.
O Unigenito Figlio di Dio.
III Antifona. Tono 4.
Stico. Ha detto il Signore al mio Signore: siedi alla
mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello
dei tuoi piedi.
La tua nascita, Cristo Dio nostro, fece sorgere al
mondo la luce della conoscenza: con essa gli adora-
tori degli astri furono ammaestrati da una stella ad
adorare te, sole di giustizia e a conoscere te, Oriente
dall’alto. Signore, gloria a te.

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Stico. Lo scettro della tua potenza ti manderà il
Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici.
La tua nascita, o Cristo Dio.
Stico. Con te il principato nel giorno della tua po-
tenza tra gli splendori dei tuoi santi.
La tua nascita, o Cristo Dio.
Issodikòn.
Dal seno prima della stella del mattino ti ho gene-
rato. Il Signore ha giurato e non si pentirà: tu sei sa-
cerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.
Salva, Figlio di Dio, nato dalla Vergine, noi che ti
cantiamo: Alliluia.
Quindi a voce più alta

L a tua nascita, Cristo nostro Dio fece sorgere al


mondo la luce della conoscenza: con essa gli
adoratori degli astri furono ammaestrati da una stel-
la ad adorare te, sole di giustizia e a conoscere te,
Oriente dall’alto. Signore, gloria a te.
Kontàkion. Tono 3. Autòmelo.

L a Vergine oggi partorisce il sovrasostanziale e la


terra offre all’inaccessibile la grotta. Gli angeli
cantano gloria con i pastori e i magi viaggiano con la
stella perché per noi è nato, piccolo bimbo, il Dio che è
prima dei secoli.
Invece del Trisagio

Q uanti in Cristo siete stati battezzati, di Cristo vi


siete rivestiti. Alliluia.
Kinonikòn. Il Signore inviò al suo popolo la libera-
zione. Alliluia.

31