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6 GENNAIO

Sante Teofanie del Signore nostro Gesù Cristo.


Al Grande Vespro.
Al Signore, a te ho gridato, 6 stichi e stichirà idiò-
mela. Tono 2. Del monaco Giovanni.

V edendo il precursore la nostra luce, colui che


illumina ogni uomo, venuto per esser battezza-
to, gioisce con l’anima e trema con la mano; lo indi-
ca e dice ai popoli: Ecco colui che redime Israele, co-
lui che ci libera dalla corruzione. O Cristo nostro
Dio senza peccato, gloria a te (2).
Gli eserciti angelici fremettero, vedendo il nostro
Redentore battezzato da un servo, testimoniato dalla
la presenza dello Spirito. E venne dal cielo la voce del
Padre: Costui a cui il precursore impone le mani è il
mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto. O
Cristo nostro Dio, gloria a te (2).
I flutti del Giordano accolsero te, la sorgente e il
Paràclito scese in forma di colomba; china il capo co-
lui che ha inclinato i cieli; grida l’argilla a chi l’ha
plasmato ed esclama: Perché mi comandi ciò che mi
oltrepassa? Sono io ad aver bisogno del tuo battesi-
mo. O Cristo nostro Dio senza peccato, gloria a te.
Volendo salvare l’uomo sviato, non sdegnasti di
rivestire forma di servo: conveniva infatti a te, Re e
Dio, assumere per noi ciò che è nostro: battezzato
infatti nella carne, o Redentore, ottenesti per noi la
remissione. Perciò a te acclamiamo: Cristo nostro
Dio, benefattore, gloria a te.
Gloria. E ora. Stesso tono. Di Byzas.

H ai chinato il capo davanti al precursore e spez-


zato le teste dei serpenti; sei venuto tra i flutti

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e hai illuminato l’universo, perché esso glorifichi in
te, o Salvatore, l’illuminazione delle nostre anime.
Ingresso col vangelo.
Luce gioiosa. Quindi le letture.
Lettura dalla Genesi. (1, 1-13).

I n principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era


invisibile e informe tenebra ricopriva l’abisso; e lo
Spirito di Dio aleggiava sopra l’acqua. E Dio disse:
Sia luce e fu luce. E Dio vide che la luce era cosa
buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce
giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina:
primo giorno. E Dio disse: Ci sia firmamento in
mezzo alle acque per separare le acque dalle acque.
E Dio fece il firmamento e separò le acque che sono
sotto il firmamento dalle acque che son sopra il fir-
mamento. E così avvenne. E Dio chiamò il firma-
mento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
E Dio disse: Le acque che sono sotto il cielo, si rac-
colgano in un solo luogo e appaia l’asciutto e così
avvenne. E Dio chiamò l’asciutto terra e la massa
delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E
Dio disse: La terra produca germogli, erbe che pro-
ducono seme e alberi da frutto, che facciano sulla
terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua
specie e così avvenne: la terra produsse germogli,
erbe che producono seme, ciascuna secondo la pro-
pria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il
seme, secondo la propria specie. E Dio vide che era
cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Lettura dall’Esodo (14, 15-18, 21-23, 27-29).

I l Signore disse a Mosè: Perché gridi a me? Dì ai


figli d’Israele che si mettano in marcia. Alza il tuo
bastone, stendi la tua mano sul mare e dividilo; e i

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figli d’Israele entreranno in mezzo al mare sulla
terra asciutta. Quanto a me, io indurirò il cuore de-
gli Egiziani e anch’essi entreranno dietro di loro; io
sarò glorificato nel faraone e in tutto il suo esercito,
nei suoi carri e nei suoi cavalieri. Gli Egiziani sa-
pranno che io sono il Signore, quando sarò glorifica-
to nel faraone, nei suoi carri e nei suoi cavalieri. Al-
lora Mosè stese la sua mano sul mare e il Signore fe-
ce ritirare il mare con un forte vento orientale, dura-
to tutta la notte e lo ridusse in terra asciutta. Le ac-
que si divisero e i figli d’Israele entrarono in mezzo
al mare sulla terra asciutta; e le acque formavano
come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Gli
Egiziani li inseguirono e tutti i cavalli del faraone, i
suoi carri, i suoi cavalieri, entrarono dietro a loro in
mezzo al mare. Mosè stese la sua mano sul mare e il
mare, sul far della mattina, riprese la sua forza,
mentre gli Egiziani, fuggendo, gli andavano incon-
tro. Il Signore precipitò così gli Egiziani in mezzo al
mare. Le acque ritornarono e ricoprirono i carri, i
cavalieri e tutto l’esercito del faraone che erano en-
trati nel mare dietro agli Israeliti. Non ne scampò
neppure uno. I figli d’Israele invece camminarono
sull’asciutto in mezzo al mare e le acque formavano
come un muro alla loro destra e alla loro sinistra.
Lettura dall’Esodo (15, 22-16,1).

P oi Mosè fece partire gli Israeliti dal mar Rosso


ed essi si diressero verso il deserto di Sur;
camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono
acqua. Quando giunsero a Mara, non potevano bere
l’acqua di Mara, perché era amara; perciò quel luo-
go fu chiamato Mara. Allora il popolo mormorò
contro Mosè, dicendo: Che berremo? Egli gridò al
Signore; e il Signore gli mostrò un legno. Mosè lo

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gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. È lì che il
Signore diede al popolo una legge e una prescrizio-
ne e lo mise alla prova, dicendo: Se tu ascolti atten-
tamente la voce del Signore, che è il tuo Dio e fai ciò
che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi
comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti
infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli
Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti gua-
risce. Poi giunsero a Elim, dov’erano dodici sorgenti
d’acqua e settanta palme; e si accamparono lì presso
le acque. Tutta la comunità dei figli d’Israele partì
da Elim e giunse al deserto di Sin, che è tra Elim e il
Sinai, il quindicesimo giorno del secondo mese do-
po la loro partenza dal paese d’Egitto.
Tropario. Tono pl. 1.

T i sei manifestato nel mondo, tu che hai fatto il


mondo, per illuminare quanti siedono nelle te-
nebre. O amico degli uomini, gloria a te.
Si riprende la finale del tropario a partire dalle parole
Per illuminare, con i seguenti
Stico 1. Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia
risplendere il suo volto su di noi e abbia misericor-
dia di noi.
Stico 2. Perché si conosca sulla terra la tua via, fra
tutte le genti la tua salvezza.
Stico 3. Ti lodino i popoli, o Dio, ti lodino i popoli
tutti; la terra ha dato il suo frutto.
Stico 4. Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica
Dio e lo temano tutti i confini della terra.
Gloria. E ora. Il tropario completo, quindi:

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Lettura da Gesù di Nave (3, 7-8 e 15-17).

D isse allora il Signore a Gesù: Oggi stesso co-


mincerò a glorificarti agli occhi di tutto Israele,
perché sappiano che come sono stato con Mosè, così
sarò con te. Tu ordinerai ai sacerdoti che portano
l’arca dell’alleanza: Quando sarete giunti alla riva
delle acque del Giordano, voi vi fermerete. Appena i
portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i
piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immerse-
ro al limite delle acque (il Giordano infatti durante
tutti i giorni della mietitura è gonfio fin sopra tutte
le sponde) si fermarono le acque che fluivano
dall’alto e stettero come un solo argine a grande di-
stanza, in Adama, la città che è presso Zartan, men-
tre quelle che scorrevano verso il mare dell’Araba, il
Mar Morto, se ne staccarono completamente e il po-
polo passò di fronte a Gerico. I sacerdoti che porta-
vano l’arca dell’alleanza del Signore si fermarono
immobili all’asciutto in mezzo al Giordano, mentre
tutto Israele passava all’asciutto, finché tutta la gen-
te non ebbe finito di attraversare il Giordano.
Lettura dal IV Libro dei Re (IV Re 2, 6-14).

I n quel tempo Elia disse a Eliseo: Rimani qui, per-


ché il Signore mi manda al Giordano. Quegli ri-
spose: Per la vita del Signore e per la tua stessa vita,
non ti lascerò. E tutti e due si incamminarono. Cin-
quanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si
fermarono a distanza; loro due si fermarono sul
Giordano. Elia prese il mantello, l’avvolse e percosse
con esso le acque, che si divisero di qua e di là; i due
passarono sull’asciutto. Mentre passavano, Elia dis-
se a Eliseo: Domanda che cosa io debba fare per te
prima che sia rapito lontano da te. Eliseo rispose: Il

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doppio del tuo spirito venga su di me. Quegli sog-
giunse: Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia,
se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti
sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso.
Mentre camminavano conversando, ecco un carro di
fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due.
Elia salì nel turbine verso il cielo. Eliseo guardava e
gridava: Padre mio, padre mio, cocchio d’Israele e
suo cocchiere. E non lo vide più. Allora afferrò le
proprie vesti e le lacerò in due pezzi. Quindi raccol-
se il mantello, che era caduto a Elia e tornò indietro,
fermandosi sulla riva del Giordano. Prese il mantel-
lo, che era caduto a Elia e colpì con esso le acque, di-
cendo: Dove è il Signore, Dio di Elia? Quando ebbe
percosso le acque, queste si separarono di qua e di
là; così Eliseo passò dall’altra parte.
Lettura dal IV Libro dei Re (IV Re 5, 9-14).

I n quel tempo Nàaman arrivò con i suoi cavalli e il


suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo.
Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: Và, ba-
gnati sette volte nel Giordano: la tua carne tornerà
sana e tu sarai guarito. Nàaman si sdegnò e se ne an-
dò protestando: Ecco, io pensavo: Certo, verrà fuori,
si fermerà, invocherà il nome del Signore suo Dio,
toccando con la mano la parte malata e sparirà la leb-
bra. Forse l’Abana e il Parpar, fiumi di Damasco, non
sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei
bagnarmi in quelli per essere guarito? Si voltò e se ne
partì adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dis-
sero: Se il profeta ti avesse ingiunto una cosa gravosa,
non l’avresti forse eseguita? Tanto più ora che ti ha
detto: bagnati e sarai guarito. Egli, allora, scese e si
lavò nel Giordano sette volte secondo la parola
dell’uomo di Dio e la sua carne ridivenne come la

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carne di un giovinetto; egli era guarito.
Tropario. Tono pl. 2.

N ella ricchezza della tua misericordia ti sei ma-


nifestato a peccatori e pubblicani, o Salvatore
nostro. E dove mai doveva brillare la tua luce, se
non fra quanti siedono nelle tenebre? Gloria a te.
Si riprende la finale del tropario, a partire dalle parole:
E dove mai, con i seguenti stichi
Stico 1. Il Signore ha instaurato il suo regno, si è
rivestito di splendore, si è rivestito il Signore di po-
tenza e se ne è cinto; e così ha reso saldo il mondo,
che non sarà scosso. Pronto è il tuo trono fin da allo-
ra, da sempre tu sei.
Stico 2. Hanno alzato i fiumi, Signore, hanno alza-
to i fiumi le loro voci; i fiumi hanno alzato i loro
flutti nel fragore di molte acque.
Stico 3. Mirabili i sollevamenti del mare; mirabile
nelle altezze il Signore: le tue testimonianze sono
degne di fede molto.
Stico 4. Alla tua casa si addice la santità, Signore,
per la lunghezza dei giorni.
Gloria. E ora. Il tropario completo, quindi:
Lettura dalla Profezia di Isaia (1, 16-20).

Q ueste cose dice il Signore: Lavatevi, purificatevi,


togliete il male delle vostre azioni dalla mia vi-
sta. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene,
ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete
giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova.
Su, venite e discutiamo, dice il Signore, anche se i
vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno
bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora,

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diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolte-
rete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate
e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la
bocca del Signore ha parlato.
Lettura dalla Genesi (32, 2-11).

I n quel tempo mentre Giacobbe continuava il vi-


aggio, gli si fecero incontro gli angeli di Dio. Gia-
cobbe al vederli disse: Questo è l’accampamento di
Dio; e chiamò quel luogo Macanaim. Poi Giacobbe
mandò avanti a sé alcuni messaggeri al fratello E-
saù, nel paese di Seir, la campagna di Edom. Diede
loro questo comando: Direte al mio signore Esaù:
Dice il tuo servo Giacobbe: Sono stato forestiero
presso Làbano e vi sono restato fino ad ora. Sono
venuto in possesso di buoi, asini e greggi, di schiavi
e schiave. Ho mandato ad informarne il mio signore,
per trovare grazia ai suoi occhi. I messaggeri torna-
rono da Giacobbe, dicendo: Siamo stati da tuo fratel-
lo Esaù; ora egli stesso sta venendoti incontro e ha
con sé quattrocento uomini. Giacobbe si spaventò
molto e si sentì angosciato; allora divise in due ac-
campamenti la gente che era con lui, il gregge, gli
armenti e i cammelli. Pensò infatti: Se Esaù raggiun-
ge un accampamento e lo batte, l’altro accampamen-
to si salverà. Poi Giacobbe disse: Dio del mio padre
Abramo e Dio del mio padre Isacco, Signore, che mi
hai detto: Ritorna al tuo paese, nella tua patria e io ti
farò del bene, io sono indegno di tutta la benevolen-
za e di tutta la fedeltà che hai usato verso il tuo ser-
vo. Con il mio bastone soltanto avevo passato que-
sto Giordano e ora sono divenuto tale da formare
due accampamenti.

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Lettura dall’Esodo (Es 2, 5-10).

I n quel tempo la figlia del faraone scese al fiume


per fare il bagno e le sue ancelle passeggiavano
lungo la riva del fiume. Vide il canestro nel canneto
e mandò la sua cameriera a prenderlo. Lo aprì e vi-
de il bambino: ed ecco, il piccino piangeva; ne ebbe
compassione e disse: Questo è uno dei figli degli E-
brei. Allora la sorella del bambino disse alla figlia
del faraone: Devo andare a chiamarti una balia tra le
donne ebree che allatti questo bambino? La figlia del
faraone le rispose: Và. E la fanciulla andò a chiama-
re la madre del bambino. La figlia del faraone le dis-
se: Porta con te questo bambino, allattalo e io ti darò
un salario. Quella donna prese il bambino e lo allat-
tò. Quando il bambino fu cresciuto, lo portò dalla fi-
glia del faraone; egli fu per lei come un figlio ed ella
lo chiamò Mosè; perché, disse: io l’ho tirato fuori
dalle acque.
Lettura dai Giudici (Gdc 6, 36-40).

G edeone disse a Dio: Se tu stai per salvare Israele


per mia mano, come hai detto, ecco, io metterò
un vello di lana sull’aia: se c'è rugiada soltanto sul
vello e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu
salverai Israele per mia mano, come hai detto. Così
avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò per tem-
po, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una
coppa piena d’acqua. Gedeone disse a Dio: Non adi-
rarti contro di me; io parlerò ancora una volta. La-
sciami fare la prova con il vello, solo ancora una vol-
ta: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su
tutto il terreno. Dio fece così quella notte: il vello sol-
tanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno.

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Lettura dal Terzo Libro dei Re (III Re 18, 30-39).

I n quel tempo Elia disse a tutto il popolo: Avvici-


natevi. Tutti si avvicinarono. Si sistemò di nuovo
l’altare del Signore che era stato demolito. Elia prese
dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei di-
scendenti di Giacobbe, al quale il Signore aveva det-
to: Israele sarà il tuo nome. Con le pietre eresse un
altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace
di contenere due misure di seme. Dispose la legna,
squartò il giovenco e lo pose sulla legna. Quindi dis-
se: Riempite quattro brocche d’acqua e versatele
sull’olocausto e sulla legna. Ed essi lo fecero. Egli
disse: Fatelo di nuovo. Ed essi ripeterono il gesto.
Disse ancora: Per la terza volta. Lo fecero per la ter-
za volta. L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il
canaletto si riempì d’acqua. Al momento dell’offerta
si avvicinò il profeta Elia e disse: Signore, Dio di
Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che
tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho
fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispondi-
mi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che
tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore.
Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la
legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del
canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed
esclamarono: Il Signore è Dio. Il Signore è Dio.
Lettura dal Quarto Libro dei Re (IV Re 2, 19-22).

I n quel tempo gli abitanti della città dissero a Elise-


o: Ecco è bello soggiornare in questa città, come tu
stesso puoi constatare, signore, ma l’acqua è cattiva e
la terra è sterile. Ed egli disse: Prendetemi una pento-
la nuova e mettetevi del sale. Gliela portarono. Eliseo
si recò alla sorgente dell’acqua e vi versò il sale, pro-

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nunziando queste parole: Dice il Signore: Rendo sa-
ne queste acque; da esse non si diffonderanno più
morte e sterilità. Le acque rimasero sane fino ad oggi,
secondo la parola pronunziata da Eliseo.
Lettura dalla Profezia di Isaia (Is 49, 8-15).

D ice il Signore: Al tempo della misericordia ti ho


ascoltato, nel giorno della salvezza ti ho aiuta-
to. Ti ho formato e posto come alleanza per il popo-
lo, per far risorgere il paese, per farti rioccupare
l’eredità devastata, per dire ai prigionieri: Uscite e a
quanti sono nelle tenebre: Venite fuori. Essi pascole-
ranno lungo tutte le strade e su ogni altura trove-
ranno pascoli. Non soffriranno né fame, né sete e
non li colpirà né l’arsura, né il sole, perché colui che
ha pietà di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti
d’acqua. Io trasformerò i monti in strade e le mie vie
saranno elevate. Ecco, questi vengono da lontano ed
ecco, quelli vengono da mezzogiorno e da occidente
e quelli dalla regione di Assuan. Giubilate, o cieli;
rallegrati, terra, gridate di gioia, monti, perché il Si-
gnore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi mise-
ri. Sion ha detto: Il Signore mi ha abbandonato, il Si-
gnore mi ha dimenticato. Si dimentica forse una
donna del suo bambino, così da non commuoversi
per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne
si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai.
Il sacerdote recita la piccola synaptì, quindi si canta
l’inno Trisagio e infine l’apostolo.
Prokìmenon. Il Signore è mia illuminazione e mio
salvatore; chi temerò?
Stico. Il Signore è il protettore della mia vita; di
chi avrò paura?

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Lettura della prima epistola
di Paolo ai Corinzi (9, 19-27)

F ratelli, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto


servo di tutti per guadagnarne il maggior nume-
ro. Mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagna-
re i Giudei; con coloro che sono sotto la Legge, sono
diventato come uno che è sotto la Legge, pur non es-
sendo sottoposto a legge, allo scopo di guadagnare
coloro che sono sotto la Legge. Con coloro che non
hanno legge sono diventato come uno che è senza
legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi es-
sendo soggetto alla legge di Cristo, per guadagnare
coloro che sono senza legge. Mi sono fatto debole con
i deboli, per guadagnare i deboli. Mi sono fatto tutto
a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno. Tutto io
faccio per il vangelo, per diventarne compartecipe.
Non sapete come quelli che corrono nello stadio, cor-
rono tutti ma uno solo conquista il premio? Correte
anche voi in modo da conquistarlo. Però ogni lottato-
re è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere
una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile.
Io dunque corro, ma non come chi è senza meta; fac-
cio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi trat-
to duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù
perché non succeda che dopo avere predicato agli al-
tri, venga io stesso squalificato.
Alliluia (3).
Stico. Ha proferito il mio cuore la parola buona.
Stico. tu sei splendente di bellezza più dei figli
degli uomini: è stata effusa la grazia sulle tue labbra,
per questo ti ha benedetto Dio in eterno.

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Vangelo secondo Luca (3, 1-18).

N ell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio


Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore
della Giudea, mentre Erode era tetrarca della Galilea
e suo fratello Filippo tetrarca dell’Iturea e della re-
gione della Traconitide, mentre Lisania era tetrarca
dell’Avilene, sotto il pontificato di Anna e di Caifa,
la parola di Dio fu su Giovanni, figlio di Zaccaria,
nel deserto. Egli andò per tutti i dintorni del Gior-
dano, predicando il battesimo per la penitenza e la
remissione dei peccati, come è scritto nel libro delle
parole di Isaia profeta: Voce di chi grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sen-
tieri; ogni burrone sarà riempito e ogni monte e colle
sarà abbassato; i sentieri tortuosi diverranno strada
dritta e le strade impervie vie piane; ogni carne ve-
drà la salvezza di Dio. A chi usciva dalla folla per
farsi battezzare da lui diceva dunque: Razza di vi-
pere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminen-
te? Fate dunque frutti degni di conversione e non
cominciate a dire tra di voi: Abbiamo come padre
Abramo. Io vi dico che da queste pietre Dio può su-
scitare figli ad Abramo. Anche la scure è già posta
alla radice degli alberi: ogni albero che non fa frutto
buono sarà tagliato e gettato nel fuoco. La folla lo in-
terrogava dicendo: Che cosa dunque dobbiamo fa-
re? E rispondendo diceva loro: Chi ha due tuniche,
ne faccia parte a chi non ha e chi ha del cibo faccia lo
stesso. Vennero anche dei pubblicani per farsi bat-
tezzare e gli dissero: Maestro, che cosa dobbiamo fa-
re? Egli disse loro: Non fate niente di più di quanto
vi è stato comandato. Quelli che prestavano servizio
militare lo interrogavano dicendo: E noi che cosa
dobbiamo fare? Egli disse loro: Non minacciate né

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denunciate falsamente nessuno; contentatevi delle
vostre paghe. Il popolo era in attesa e in cuor loro si
chiedevano se Giovanni fosse il Cristo. Giovanni ri-
spose a tutti dicendo: Io vi battezzo nell’acqua, ma
viene colui che è più forte di me, al quale non sono
degno di sciogliere i lacci dei sandali. Egli vi battez-
zerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ven-
tilabro per purificare la sua aia e raccogliere il grano
nel suo granaio; ma brucerà la pula nel fuoco ine-
stinguibile.
Viene celebrata la Divina Liturgia di san Basilio
Alla Comunione. Lodate il Signore ai cieli.
Dopo la preghiera dell’ambone veniamo alla colinvitra,
il sacerdote è preceduto da portatori di lampade e incenso
e noi cantiamo questi idiòmeli sul tono pl. 4.
Di Sofronio, patriarca di Gerusalemme.

L a voce del Signore echeggia sulle acque e dice:


Venite, ricevete tutti dal Cristo manifestatosi lo
Spirito di sapienza, lo Spirito di intelletto, lo Spirito
del timor di Dio.
Oggi viene santificata la natura delle acque, il
Giordano si ferma e trattiene il corso delle proprie
acque, vedendo il Signore purificarsi.
Come uomo sei venuto al fiume, o Cristo Re; e ti
sei affrettato, o Buono, a ricevere un battesimo da
schiavo dalle mani del Precursore per i nostri pecca-
ti, o amico degli uomini.
Gloria. E ora.

A ll’invito di colui che grida nel deserto: prepara-


te la via del Signore, sei venuto, Signore, pren-
dendo forma di schiavo e chiedendo il battesimo tu,
che non hai conosciuto il peccato. Ti videro le acque

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ed ebbero paura; fu preso da timore il Precursore
ed esclamò dicendo: come la lucerna potrà illumina-
re la Luce? Come potrà il servo imporre la mano sul
suo Signore? Santifica me e le acque, o Salvatore, tu
che togli i peccati del mondo.
E subito le letture.
Lettura dalla profezia di Isaia (Isaia 35, 1-10).

Q ueste cose dice il Signore: Si rallegrerà la terra


deserta ed incolta, la solitudine esulterà e fiorirà
come un giglio. Germoglierà rigogliosa ed esulterà
lieta e gioconda: a lei sarà data la gloria del Libano e
la magnificenza del Carmelo; essi vedranno la gloria
del Signore e la maestà del nostro Dio. Confortate le
braccia infiacchite e rinfrancate le ginocchia vacil-
lanti, dite ai pusillanimi: Coraggio, non temete, ecco
il vostro Dio che viene con la vendetta della retribu-
zione; Egli stesso verrà e vi salverà. Allora si apri-
ranno gli occhi del ciechi e gli orecchi del sordi si
schiuderanno. Allora lo zoppo salterà come un cer-
vo e la lingua dei muti si scioglierà; così già si sciol-
sero nel deserto le rocce zampillanti acqua e torrenti
nella solitudine. E la terra inaridita sarà uno stagno
e il suolo assetato sarà mutato in fontane d’acqua.
Sulle tane dove prima abitavano i dragoni cresce-
ranno verdeggianti le canne e i giunchi. E vi sarà
una strada e una via e la via sarà chiamata santa:
l’immondo per essa non passerà; e sarà questa per
voi la diritta via, tale che per essa gli ignoranti non
erreranno. Il leone qui non vi sarà, nessuna bestia
malefica la scorrerà né si troverà su di essa e vi
cammineranno quelli che saranno liberati. E i reden-
ti dal Signore ritorneranno, inneggianti entreranno
in Sion; e la gloria eterna regnerà sul loro capo, col

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gaudio e la letizia che avranno conseguito; ed il do-
lore e il pianto saranno svaniti.
Lettura dalla profezia di Isaia (Isaia 55, 1-13).

O voi tutti assetati venite alle acque, voi che non


avete denaro affrettatevi, comprate e mangiate;
venite e comprate senza denaro e senza nessuno
scambio, vino e latte. Perché spendete il denaro in
ciò che non è pane e la vostra fatica in ciò che non
sazia? Udite, udite me e cibatevi di quello che è
buono e l’anima vostra sentirà le delizie del pingue
alimento. Porgete il vostro orecchio e venite a me:
ascoltate e l’anima vostra vivrà; ristabilirò con voi il
patto eterno, le misericordie assicurate a David. Ec-
co l’ho posto testimone ai popoli, condottiero e mae-
stro alle nazioni. Ecco, che tu chiamerai le genti che
non conoscevi e quelle che non ti conoscevano cor-
reranno a te, per riguardo del Signore e Dio tuo e
del Santo di Israele, perché ti ha glorificato. Cercate
il Signore mentre si può trovare, invocatelo mentre è
vicino. L’empio lasci la sua via e l’uomo iniquo i
suoi propositi; e ritorni al Signore che gli userà mi-
sericordia e al nostro Dio che è largo nel perdonare.
Perché i miei propositi non sono i vostri e le vostre
vie non sono le mie vie, dice il Signore. Perché quan-
to il cielo è più alto della terra, altrettanto le mie vie
sono più alte delle vostri e i miei propositi al diso-
pra dei vostri. E quale la pioggia e la neve che scen-
dono dal cielo e non vi fanno ritorno, ma innaffiano
la terra e la fecondano e la fanno germogliare, dan-
do seme da seminare e pane da mangiare, tale sarà
la mia parola; una volta uscita dalla mia bocca non
tornerà a me senza frutto, ma opererà tutto quello
che io voglio e prospererà in quelle cose per cui l’ho
inviata. Perché con allegrezza uscirete e in pace sa-

16
rete ricondotti; i monti e i colli festeggeranno il vo-
stro apparire con cantici e tutte le piante della cam-
pagna applaudiranno. In luogo delle spine crescerà
l’abete e invece dell’ortica spunterà il mirto: e il Si-
gnore renderà il suo nome eternamente glorioso e
perpetuo, che non scomparirà mai.
Lettura dalla profezia di Isaia (Isaia 12, 3-6).

C on gaudio attingerete acqua dalle fonti del Sal-


vatore e direte in quel giorno: Celebrate il Si-
gnore, invocate il suo nome, divulgate fra le genti i
suoi disegni: rammentate quanto eccelso è il suo
nome. Inneggiate al Signore perché ha operato cose
sublimi, proclamate questo per tutta la terra. O di-
mora di Sion, esulta e inneggia perché grande è in
mezzo a te il Santo d’Israele.
Quindi il prokìmenon, tono 3.
Il Signore è mia illuminazione e mio Salvatore,
chi temerò?
Stico. Il Signore è il protettore della mia vita, di
chi avrò timore?
Lettura della prima epistola
di Paolo ai Corinzi (I Corinti 10, 1-4).

F ratelli, non voglio che voi ignoriate che i nostri


padri sono stati tutti sotto la nuvola e tutti passa-
rono per il mare; e tutti per andare dietro a Mosè si
battezzarono nella nuvola e nel mare; e tutti mangia-
rono lo stesso cibo spirituale e bevvero la stessa be-
vanda spirituale. E bevevano dalla roccia spirituale
che li accompagnava e la roccia era Cristo.
Alliluia (3).
La voce del Signore sopra le acque.
Stico. Il Dio della gloria tuona sopra le acque.

17
Lettura del santo vangelo
secondo Marco (Marco 1, 9-11).

I n quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea


e fu battezzato da Giovanni nel Giordano; e
quindi, mentre risaliva dall’acqua, vide squarciarsi i
cieli e lo Spirito scendere sopra di lui quasi colomba.
E dal cielo una voce si fece udire: tu sei il mio Figlio
l’amato, in te ho posto le mie compiacenze.
Mentre il diacono recita le seguenti intercessioni, il sa-
cerdote recita segretamente la preghiera sotto riportata:
Signore Gesù Cristo ecc.
Irinikà.
In pace preghiamo il Signore.
Per la pace dall’alto e la salvezza delle nostre a-
nime, preghiamo il Signore.
Per la pace del mondo intero, la saldezza delle
sante Chiese di Dio e l’unione di tutti, preghiamo il
Signore.
Per questa santa casa e per coloro che vi entrano
con fede, pietà e timor di Dio, preghiamo il Signore.
Per il nostro arcivescovo N. il venerabile presbite-
rio, il diaconato in Cristo, il clero e tutto il popolo,
preghiamo il Signore.
Per questa città, per ogni città e paese e per tutti i
fedeli che vi abitano, preghiamo il Signore.
Per la mitezza del clima, l’abbondanza dei frutti
della terra e tempi di pace, preghiamo il Signore.
Per i naviganti, i viandanti, i malati, i sofferenti, i
prigionieri e la loro salvezza, preghiamo il Signore.
Perché sia santificata quest’acqua con la virtù e la
potenza e la venuta del Santo Spirito, preghiamo il
Signore.

18
Perché discenda su queste acque l’azione purifi-
catrice della Trinità sovrasostanziale, preghiamo il
Signore.
Perché siano donate ad esse la grazia della reden-
zione e la benedizione del Giordano, preghiamo il
Signore.
Perché noi possiamo essere illuminati con la luce
della conoscenza e della pietà per la venuta del San-
to Spirito, preghiamo il Signore.
Perché quest’acqua diventi dono di santificazio-
ne, lavacro dei peccati per la guarigione dell’anima e
del corpo ed idonea per ogni utilità, preghiamo il
Signore.
Perché quest’acqua diventi fonte di vita eterna,
preghiamo il Signore.
Perché si manifesti riparo contro tutte le insidie
dei nemici visibili e invisibili, preghiamo il Signore.
Per coloro che ne attingono e ne prendono per la
benedizione delle loro case, preghiamo il Signore.
Perché possa servire per la purificazione delle a-
nime e dei corpi di tutti quelli che la prendono e la
usano con fede, preghiamo il Signore.
Perché siamo resi degni di essere ripieni di santi-
ficazione per la partecipazione di queste acque
all’invisibile manifestazione del Santo Spirito, pre-
ghiamo il Signore.
Perché il Signore Dio esaudisca la voce della pre-
ghiera di noi peccatori ed abbia misericordia di noi,
preghiamo il Signore.
Perché ci liberi da ogni afflizione, ira, pericolo e
necessità, preghiamo il Signore.

19
Soccorrici, salvaci, abbi pietà di noi e custodisci-
ci, o Dio, con la tua grazia.
Facendo memoria della tutta santa, intemerata,
benedetta sopra ogni creatura e gloriosa Signora no-
stra, la Madre di Dio e sempre-vergine Maria, con
tutti i santi, noi stessi gli uni gli altri affidiamo e tut-
ta la nostra vita a Cristo Dio.
Il sacerdote recita segretamente la preghiera:

S ignore Gesù Cristo, Figlio unigenito, che sei nel


seno del Padre, vero Dio, sorgente di vita e di
immortalità, luce da luce, venuto al mondo per il-
luminarlo, rischiara la nostra mente col tuo Santo
Spirito ed accogli il ringraziamento che ti tributiamo
per le mirabili e prodigiose tue opere, disposte fin
dall’eternità col tuo salutare ordinamento. Così rive-
stito della nostra debole e povera natura, sottomesso
alle leggi dei tuoi servi, sei disceso tu, Sovrano di
ogni cosa ed hai accettato di essere battezzato nel
Giordano da mano di servo affinché, santificata la
natura delle acque, tu incontaminato, aprissi a noi la
via della rigenerazione per l’acqua e il Santo Spirito,
restituendoci alla primitiva libertà. Nel celebrare il
ricordo di un tal divino mistero ti preghiamo, o Si-
gnore, amico degli uomini, di versare sopra di noi,
indegni tuoi servi, per la tua divina promessa,
l’acqua purificatrice, dono della tua misericordia, af-
finché, per mezzo di quest’acqua, sia accetta alla tua
bontà la supplica di noi peccatori e sia accordata per
essa la tua benedizione a noi e a tutto il tuo popolo
fedele, a gloria del santo ed adorabile tuo nome.
Poiché a te si conviene ogni gloria, onore ed adora-
zione, assieme al Padre tuo eterno e al tutto santo,

20
buono e vivificante tuo Spirito, ora e sempre e nei
secoli dei secoli. Amìn.
Dopo aver risposto da se stesso Amìn, terminate le in-
tercessioni del diacono, il sacerdote recita ad alta voce
questa preghiera.
Opera di Sofronio, patriarca di Gerusalemme.

T rinità sovrasostanziale, ottima, divinissima, on-


nipotente, onniveggente, invisibile, incompren-
sibile, creatore delle sostanze spirituali e delle ra-
gionevoli nature, innata bontà, luce inaccessibile che
illumini ogni uomo che viene nel mondo, illumina
anche me, indegno tuo servo; illuminami gli occhi
della mente affinché possa anch’io inneggiare
l’incommensurabile tua opera e potenza. Bene accet-
ta ti sia la mia supplica per il popolo qui presente e
fa’ che le mie colpe non impediscano che scenda qui
il tuo santo Spirito, ma concedimi di invocarti senza
condanna e dire anche ora, o buono: ti glorifichia-
mo, Signore amico degli uomini, onnipotente, eter-
no Re. Glorifichiamo te, autore e fattore di ogni cosa.
Ti glorifichiamo, Figlio di Dio unigenito, senza pa-
dre da parte di Madre e senza madre da parte di
Padre. Nella precedente festa infatti ti abbiamo visto
bambino, in questa invece ti vediamo perfetto, es-
sendoti da perfetto manifestato Dio nostro perfetto.
Oggi infatti è giunto il tempo della festa e il coro dei
santi si unisce a noi e gli angeli fanno festa con gli
uomini. Oggi la grazia del santo Spirito, in forma di
colomba, è discesa sopra le acque. Oggi è spuntato il
sole che mai tramonta e il mondo risplende alla luce
del Signore. Oggi la luna con i suoi lucenti raggi
brilla con il mondo. Oggi le luminose stelle con la
chiarezza della loro luce abbelliscono l’universo.

21
Oggi le nuvole dall’alto dei cieli fanno piovere
all’umanità la rugiada della giustizia. Oggi
l’increato per suo volere viene toccato dalle mani
dalla sua creatura. Oggi il profeta e precursore si
avvicina al Signore, ma si arresta tremante, vedendo
la condiscendenza di Dio verso di noi. Oggi le rive
del Giordano vengono tramutate in farmaco per la
presenza del Signore. Oggi tutto il creato è irrigato
da mistiche correnti. Oggi le colpe degli uomini
vengono cancellate con le acque del Giordano. Oggi
si apre agli uomini il paradiso e il sole della giustizia
ci inonda di splendore. Oggi, con la venuta del Si-
gnore, viene trasformata in dolcezza, per il popolo,
l’acqua che era amara sotto la guida di Mosè. Oggi
veniamo liberati dal vecchio lutto e siamo salvati
come nuovo Israele. Oggi siamo riscattati dalla te-
nebra e veniamo resi sfavillanti dalla luce della di-
vina conoscenza. Oggi la tenebra del mondo viene
fugata con la manifestazione del nostro Dio. Oggi
risplende tutto il creato. Oggi l’errore viene dissolto
e la venuta del Signore ci prepara la via della sal-
vezza. Oggi le creature celesti festeggiano con le ter-
rene e le terrene ragionano con le celesti. Oggi esulta
la sacra e sublime assemblea degli ortodossi. Oggi il
Signore si accosta al battesimo per sollevare in alto
l’umanità. Oggi colui che non si è curvato si inchina
al proprio servo per liberarci dalla schiavitù. Oggi
abbiamo acquistato il regno dei cieli e il regno del
Signore non avrà fine. Oggi la terra e il mare parte-
cipano alla gioia del mondo e il mondo è colmo di
letizia. Ti videro le acque, o Dio, ti videro le acque
ed ebbero timore. Il Giordano si volse indietro, ve-
dendo il fuoco della Divinità che discendeva corpo-
ralmente ed entrava in esso. Il Giordano si volse in-

22
dietro vedendo il santo Spirito disceso in forma di
colomba che ti aleggiava attorno. Il Giordano si vol-
se indietro vedendo l’invisibile fatto visibile, il Crea-
tore incarnato, il padrone in forma di servo. Il Gior-
dano si volse indietro e i monti trepidarono guar-
dando Dio nella carne; e le nubi emisero una voce,
ammirando colui che veniva, luce da luce, Dio vero
da Dio vero. Contempliamo oggi la solennità del Si-
gnore nel Giordano: Egli infatti vi sommerge la mor-
te della trasgressione, il pungolo dell’errore, il colle-
gamento con l’inferno e da al mondo il battesimo di
salvezza. Per cui anch’io, peccatore ed indegno ser-
vo, narrando le grandezze dei tuoi prodigi, preso da
timore, con compunzione a te esclamo:
Il celebrante, ad alta voce, levando le mani in alto e vol-
gendosi al centro, poi a destra e a sinistra, dice tre volte:

G rande sei tu, Signore e mirabili sono le tue ope-


re e nessuna parola è sufficiente a cantare le
tue meraviglie (3).

S ei tu in effetti, che per la tua volontà, hai condot-


to tutte le cose dal nulla all’esistenza; per la tua
potenza, tu sostieni il creato e per la tua provviden-
za governi il mondo. Sei tu che dai quattro elementi
hai composto la natura; dalle quattro stagioni hai
coronato il ciclo dell’anno. Davanti a te tremano tut-
te le potenze spirituali, a te canta il sole; sei tu che la
luna glorifica, sei tu che le stelle incontrano sulla lo-
ro strada, è a te che obbedisce la luce; davanti a te
gli abissi tremano; a te che le fonti obbediscono; tu
hai steso il cielo come una tenda; tu hai consolidato
la terra sulle acque, hai circondato il mare con la
sabbia, tu hai diffuso l’aria per farci respirare. Le po-
tenze angeliche ti servono e i cori degli arcangeli ti

23
adorano; i cherubini tutti ricoperti d’occhi e i sera-
fini dalle sei ali, che ti attorniano, si velano per timo-
re della tua gloria inaccessibile. Perché Dio, inde-
scrivibile, eterno, inesprimibile, tu sei venuto sulla
terra, dopo aver preso forma di uno schiavo e ti sei
fatto simile agli uomini, perché a causa della tua mi-
sericordia, Signore, non sopportasti vedere la stirpe
umana tormentata dal demonio, ma sei venuto e ci
hai salvato. Noi confessiamo questa grazia, procla-
miamo questa misericordia e rendiamo manifesto
questo beneficio. Tu hai liberato le radici della no-
stra natura, hai santificato il grembo verginale con la
tua nascita. Tutto il creato ti cantò quando apparisti.
Perché tu, nostro Dio, sei nato sulla terra e sei vissu-
to tra gli uomini; tu hai santificato le acque del
Giordano inviando dall’alto del cielo il tuo santo
Spirito e sei tu che hai schiacciato le teste dei demo-
ni che vi si tenevano nascoste.
Il celebrante, ad alta voce, ripete per tre volte:

T u stesso dunque, o Re amico degli uomini, sii


presente anche ora per la venuta del tuo Santo
Spirito e santifica questa acqua (3).
Il coro: Amìn. E il sacerdote continua:

E donale la grazia della liberazione, la benedi-


zione del Giordano. Rendila fonte di incorrutte-
la, dono di santificazione, lavacro dei peccati, rime-
dio contro le infermità, rovina per i demòni, inacces-
sibile alle portene avverse, colma di forza angelica,
affinché tutti quelli che ne attingono e ne prendono
per purificazione dei corpi e delle anime, per medi-
cina delle passioni, per santificazione delle case,
vantaggiosa per ogni bisogno. Tu sei il nostro Dio,
che con l’acqua annegasti il peccato al tempo di

24
Noè. Tu sei il nostro Dio, che attraverso il mare li-
berasti per mezzo di Mosè il popolo ebraico. Tu sei
il nostro Dio, che spaccasti la roccia nel deserto e ne
sgorgarono le acque e si riempirono i torrenti e hai
soddisfatto il tuo popolo assetato. Tu sei il nostro
Dio, che con l’acqua e col fuoco, per mezzo di Elia,
liberasti Israele dall’errore di Baal.

T u stesso, Sovrano, santifica quest’acqua con il


tuo santo Spirito (3).

C oncedi a tutti quelli che la toccano, che ne usa-


no, che ne partecipano: la santificazione, la be-
nedizione; la purificazione, la salute. E salva, o Si-
gnore, i tuoi servi, i fedeli nostri governanti (3). E
custodiscili sotto la tua protezione, in pace; getta
sotto i loro piedi ogni nemico ed avversario. Conce-
di loro tutto quello che si richiede per la salute e la
vita eterna. Ricordati del nostro Arcivescovo di tutto
il presbiterato, del diaconato in Cristo, di tutto
l’ordine sacerdotale e del popolo qui presente e dei
nostri fratelli che per giusta causa sono assenti ed
abbi pietà di loro e di noi secondo la tua grande mi-
sericordia, affinché dagli elementi, dagli angeli e
dagli uomini, dalle cose visibili ed invisibili sia glo-
rificato il tutto santo tuo nome, col Padre e col Santo
Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.
Pace a tutti. Chiniamo i nostri capi al Signore.
E segretamente dice questa preghiera:

C hina, Signore, il tuo orecchio e ascoltaci, tu che


ti degnasti di venir battezzato nel Giordano da
Giovanni e santificasti le acque e benedici tutti noi
che abbiamo chinato il capo e sottomesso la nuca; e
rendici degni di essere ricolmati della tua santifica-
zione per l’aspersione di quest’acqua e la sua parte-

25
cipazione e fà che diventi per noi, Signore, guari-
gione dell’anima e del corpo.
Ekfònisis:
Perché tu sei la santificazione delle nostre anime
e dei nostri corpi e a te rivolgiamo la gloria, il rin-
graziamento e l’adorazione, con il Padre tuo senza
principio e il santissimo, buono e vivificante tuo
Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amìn.
E subito il sacerdote benedicendo le acque a forma di
croce, immerge la preziosa croce tenendola ritta nelle ac-
que cantando il seguente tropario nel tono 1, tre volte.

A l tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è ma-


nifestata l’adorazione della Trinità: la voce del
Padre ti testimoniava infatti, chiamandoti figlio di-
letto e lo Spirito in forma di colomba confermava la
sicura verità di questa parola. Cristo Dio, che ti sei
manifestato e hai illuminato il mondo, gloria a te.
E asperge il popolo, benedicendolo con l’acqua; entran-
do nel tempio, cantiamo questo idiòmelon sul tono pl. 2.

I nneggiamo, o fedeli, alla grandiosità della prov-


videnza di Dio per noi: per la nostra caduta infat-
ti, divenuto uomo, purifica nel Giordano la nostra
espiazione. Egli solo, puro e immacolato che santifi-
ca me e le acque e schiaccia le teste dei serpenti
nell’acqua. Attingiamo dunque acqua con gioia, o
fratelli, perché la grazia dello Spirito, a quanti con
fede ne attingono, viene concessa invisibilmente da
Cristo Dio e Salvatore delle nostre anime.
Quindi il salmo Benedirò il Signore e viene distribui-
to l’antidoro e si termina con il congedo finale.

26
Alla Litì.
Cantiamo gli stichirà idiòmela.
Tono 4. Del monaco Cosmàs.

C olui che s’avvolge di luce come un manto, per


noi, si degnò farsi uguale a noi e si riveste oggi
delle onde del Giordano; non perché abbia perso-
nalmente bisogno di purificazione, ma per operare
nella sua persona la nostra rinascita; o meraviglia:
senza fuoco opera la purificatrice fusione, senza di-
struggere, riedifica e salva quanti in lui sono illumi-
nati, il Cristo Dio, Salvatore delle nostre anime!
Il Battista, vedendo venirgli incontro te, che nello
Spirito e nel fuoco purifichi il peccato del mondo, si
stupì, esitò e protestò: Non oso toccare il tuo capo
immacolato; santificami tu, Signore, per la tua divi-
na manifestazione, unico amico degli uomini.
Venite, imitiamo le vergini sagge: andiamo incon-
tro al Signore perché come lo sposo egli avanza ver-
so Giovanni; il Giordano stupì vedendolo e si ritras-
se; Giovanni gridava: Mai oserò toccare il capo del
Signore immortale. Sotto forma di colomba lo Spiri-
to scese a santificare le acque e dal cielo una voce
dichiarò: Costui è mio Figlio, venuto nel mondo per
salvare la stirpe umana; Signore, gloria a te.
Viene battezzato Cristo e le acque si ritraggono;
con lui il mondo da lui creato ora vede aprirsi quei
cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per i suoi di-
scendenti; lo Spirito testimonia la sua divinità, ac-
correndo verso il suo simile; anche la voce del Padre
proveniente dall’alto: ecco infatti colui che è testi-
moniato, il Salvatore delle nostre anime.
Tremava la mano del Battista toccando il capo
immacolato; il fiume Giordano si ritrasse, non osan-
do servirti: se Gesù di Nave un tempo ti venerava

27
come Creatore, non dovrò anch’io temere? Ma tu,
Signore amico degli uomini, manifestandoti, hai
compiuto tutta l’economia salvifica per il mondo.
Gloria. Tono pl. 4. Del monaco Giovanni.

V olendo compiere ciò che da tutta l’eternità ave-


vi prestabilito, hai scelto, Signore, in tutto il
creato, ministri del tuo mistero: tra gli angeli, Ga-
briele; tra gli uomini, la Vergine; nei cieli una stella;
tra le acque il Giordano, in cui cancellasti l’iniquità
del mondo, Salvatore nostro, gloria a te.
E ora. Stesso tono. Di Anatolio.
Oggi il creato viene illuminato, oggi ogni cosa
gioisce, in cielo e in terra e gli angeli si confondono
con gli uomini, perché là dove si reca il Re, la sua
guardia lo precede. Accorriamo dunque al Giordano;
guardiamo come Giovanni battezza il capo non fatto
da mano d’uomo e immacolato; così intonando le pa-
role dell’apostolo, cantiamo insieme: E’ apparsa la
grazia salvifica di Dio a tutti gli uomini, illuminando
e donando ai fedeli copiosa misericordia.
Apòsticha stichirà. Tono 2. Di Anatolio.

S ulle rive del Giordano, vedendoti venire a sé,


Giovanni diceva: Come vieni al servo, Cristo Dio,
Signore senza macchia? In qual nome ti battezzerò?
Del Padre? Ma lo porti in te. Del Figlio? Ma tu sei il
Figlio incarnato. Del Santo Spirito? Anche questo lo
concedi ai fedeli con un soffio delle tue labbra. O Si-
gnore, che ti sei manifestato, abbi pietà di noi.
Stico. Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse in-
dietro.
Ti videro le acque, Signore, ti videro le acque e
temettero; i cherubini non possono fissare gli sguar-

28
di nella tua gloria, né guardarla i serafini; in tua
presenza, pieni di timore, gli uni ti portano, gli altri
glorificano la tua potenza; con loro anche noi, o be-
nefattore, proclamiamo la tua lode esultando: O Si-
gnore, che ti sei manifestato, abbi pietà di noi.
Stico. Che hai, o mare, che sei fuggito e tu, Gior-
dano, perché ti sei volto indietro?
Oggi si dirige nel corpo verso il Giordano, a chie-
dere il battesimo, il Creatore del cielo e della terra
senza peccato per purificare il mondo dall’inganno
del nemico; viene battezzato da un servo il Signore
di ogni cosa e dona alla stirpe umana di esser purifi-
cato dall’acqua; a lui cantiamo: O Signore, che ti sei
manifestato, abbi pietà di noi.
Gloria. E ora. Tono pl. 4.

L a fiaccola luminosa, frutto di una sterile, ve-


dendo il sole, sorto dalla Vergine, chiedere il
battesimo nel Giordano, con timore e gioia gli gridò:
Tocca a te santificarmi per la tua divina epifania, Si-
gnore.
Apolytìkion. Tono 1.

A l tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è ma-


nifestata l’adorazione della Trinità: la voce del
Padre ti testimonianza infatti, chiamandoti figlio di-
letto e lo Spirito in forma di colomba confermava la
sicura verità di questa parola. Cristo Dio, che ti sei
manifestato e hai illuminato il mondo, gloria a te (3).

29
Al Mattutino.
Dopo la prima sticologia, kàthisma.
Tono 3. Attonito di fronte.

Q uando ti rivelasti nel Giordano, o Salvatore e


fosti battezzato dal precursore, o Cristo, fosti
dichiarato Figlio diletto; apparisti dunque senza
principio come il Padre e su di te scese lo Spirito
santo, nel quale, illuminati, acclamiamo: Gloria a
Dio nella Trinità.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma.
Tono 4. Stupì Giuseppe.

F iume Giordano, che cosa vedi per stupire così?


Ho visto nudo l’invisibile e un fremito mi ha
preso, egli dice; come potevo non fremere di fronte a
lui e non inabissarmi? Fremono gli angeli al vederlo,
il cielo è sbigottito e la terra ha tremato, si sono ri-
tratti il mare e tutte le cose visibili e invisibili: Cristo
è apparso nel Giordano per santificare le acque.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo il polyèleos, kàthisma.
Tono 4. Presto intervieni.

H ai santificato i flutti del Giordano, hai spezza-


to la forza del peccato, o Cristo nostro Dio; ti
sei piegato sotto la mano del precursore e hai salva-
to dall’inganno la stirpe umana; noi dunque ti sup-
plichiamo: Salva il tuo mondo.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Anavathmì. Antifona 1 del tono 4.
Prokìmenon. Tono 4.
Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse indietro.

30
Stico. Che hai, o mare, che sei fuggito e tu Gior-
dano, che ti sei volto indietro?
Ogni spirito e il vangelo secondo Marco (1, 9-11).

I n quei giorni Gesù venne da Nazareth di Galilea


e fu battezzato da Giovanni nel Giordano; e
quindi, mentre risaliva dall’acqua, vide squarciarsi i
cieli e lo Spirito scendere sopra di lui come colomba.
E dal cielo una voce si fece udire: tu sei il mio Figlio
l’amato, in te ho posto le mie compiacenze.
Salmo 50. Gloria. Tono 2.

E sulti oggi l’universo: Cristo si è manifestato nel


Giordano.
E ora. Lo stesso tropario. Poi lo stico: Pietà di me, o
Dio.
Idiòmelon. Tono pl. 2.

D io Verbo si manifestò nella carne alla stirpe u-


mana; stava presso il Giordano per esservi bat-
tezzato e il precursore gli diceva: Come posso sten-
dere la mano e toccare il capo che governa
l’universo? Anche se sei prole di Maria, io ti so Dio
prima del tempo; cammini sulla terra, tu che sei can-
tato dai serafini: ed io, un servo, non so come battez-
zare il Sovrano. Incomprensibile Signore, gloria a te.
Canone di Cosma, il cui acrostico è: Battesimo di pu-
rificazione per il peccato dei figli della terra.
Ode 1. Tono 2. Irmòs.

I l Signore forte nelle guerre ha scoperto le profon-


dità dell’abisso e ha tratto i suoi attraverso
l’asciutto, sommergendo invece gli avversari: poiché
egli si è glorificato.

31
Nei flutti del Giordano riplasma Adamo che si
era corrotto e spezza le teste dei draghi ivi annidati,
il Signore Re dei secoli, poiché egli si è glorificato.
Con la carne materiale rivestita dell’immateriale
fuoco della divinità, si avvolge nelle onde del Gior-
dano il Signore incarnato dalla Vergine: poiché egli
si e glorificato.
Il Signore che lava la sozzura degli uomini, purifi-
candosi nel Giordano per loro, a cui si è volontaria-
mente assimilato pur restando ciò che era, illumina
quanti sono nella tenebra: poiché egli si è glorificato.
Canone giambico, poema di san Giovanni Damasceno.
Acròstico in distici eroelegiaci: L’eccellente servo del
Sovrano dell’universo, battezzando oggi il fuoco spi-
rituale annega nelle acque le iniquità della nostra
stirpe; ci doni dunque la grazia per questi nostri inni.
Ode 1. Tono 2. Irmòs.

C alca Israele il flutto agitato del mare, che di


nuovo si mostra per lui terra ferma. Ma, come
liquida tomba, il cupo oceano ricopre del tutto i capi
degli egiziani, per il possente vigore della destra del
Sovrano.
Mentre l’alba luminosa sorgeva sui mortali, tu,
sole dell’universo, giunto dal deserto alle rive del
Giordano, chinavi il tuo capo per strappare dalla
terra delle tenebre il progenitore della stirpe umana
e purificare da ogni sozzura il creato.
Rinnovasti colui che l’errore aveva corrotto sep-
pellendolo con te nelle onde, o Verbo eterno e la vo-
ce del Padre proclamò ineffabilmente: Ecco il mio
Figlio diletto, a me uguale per natura.
Katavasìe. I due irmì.

32
Ode 3. Irmòs.

I l Signore, che rafforza i nostri re e solleva la fron-


te dei suoi cristi, è partorito dalla Vergine e viene
al battesimo; perciò, o fedeli, acclamiamo: non c’è
santo come il nostro Dio e non c’è giusto all’infuori
di te, Signore.
Un tempo sterile, amaramente priva di prole,
Chiesa di Cristo rallegrati oggi, poiché dall’acqua e
dallo Spirito ti sono stati generati dei figli, che con
fede acclamano: Non c’è santo come il nostro Dio e
non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
A gran voce grida il precursore nel deserto: Prepa-
rate le vie di Cristo e raddrizzate i sentieri del nostro
Dio, acclamando con fede: Non c’è santo come il no-
stro Dio e non c’è giusto all’infuori di te, Signore.
Irmòs giambico.

Q uanti dai lacci antichi siamo stati sciolti, spezza-


ti ormai i denti dei leoni voraci, esultiamo e di-
latiamo la bocca, intrecciando con le nostre parole
una melodia per il Verbo, che gode dei doni che lui
stesso ci ha fatto.
Colui che un tempo piantò la morte nel creato,
apparso sotto forma di bestia malvagia, venne oscu-
rato dall’incarnazione, avendo affrontato il Sovrano,
apparso come l’alba per schiacciare la testa del ser-
pente maledetto.
Attirò a sé la natura creata da Dio, per inghiottirla
nei visceri del tiranno; ma il Signore la rigenera ri-
plasmando la stirpe umana, operando con forza
perché è venuto a salvarla.
Katavasìe. I due irmì.

33
Ypakoí. Tono pl. 1.

Q uando con la tua epifania illuminasti l’universo,


fuggì allora il mare salmastro dell’incredulità e il
Giordano che scorreva verso il basso, si volse, innal-
zando noi al cielo; custodiscici dunque, o Cristo Dio,
nelle altezze dei tuoi divini comandamenti, per
l’intercessione della Madre di Dio e abbi pietà di noi.
Ode 4. Irmòs.

H a udito, Signore, la tua voce, colui che hai


chiamato voce di uno che grida nel deserto,
quando tu hai tuonato sulle grandi acque, per ren-
dere testimonianza al Figlio tuo; e, tutto posseduto
dallo Spirito lì presente, ha gridato: tu sei il Cristo,
sapienza e potenza di Dio.
Chi mai ha visto purificarsi il sole, splendente per
natura, grida l’araldo, perché io possa lavare te,
splendore della gloria del Padre, impronta
dell’eterno? E come toccherò io, che sono fieno, il
fuoco della tua divinità? Poiché tu sei il Cristo, sa-
pienza e potenza di Dio.
Mosè, incontrandoti, mostrò la sua pietà divina-
mente infusa, poiché appena si accorse che tu lo
chiamavi dal roveto, subito distolse lo sguardo.
Come dunque ti fisserò io senza veli? O come im-
porrò a te le mani? Poiché tu sei il Cristo, sapienza e
potenza di Dio.
Dotato di un’anima intelligente e onorato dalla
ragione, temo gli esseri inanimati: se infatti ti bat-
tezzerò, avrò come accusatore il monte fumante per
il fuoco, il mare che fuggì dividendosi in due e que-
sto Giordano che si è volto indietro: tu sei infatti il
Cristo, sapienza e potenza di Dio.

34
Irmòs giambico.

P urificato dal fuoco di mistica contemplazione, il


profeta, per cantare il rinnovamento dei mortali,
erompe in una voce, resa risonante dallo Spirito, che
manifesta l’incarnazione dell’ineffabile Verbo, dal
quale sono state infrante le forze dei tiranni.
Verbo luminoso, che il Padre inviò a dissolvere le
ombre mortali della notte, sei venuto a sradicare
l’errore fatale e col battesimo, o beato, a illuminare i
tuoi figli nelle onde del Giordano.
Vedendo il Verbo della gloria in persona, l’araldo
annunzia chiaramente al creato: colui che era prima
di me, sebbene secondo la carne sia dopo di me, è
sorto simile a noi per divina potenza per distruggere
il peccato, nostro nemico.
Slanciandosi verso i loro pascoli nutrienti, il Verbo
caccia dalle loro tane i serpenti, annientando le loro
multiformi spire; e colui che insidiava il tallone della
stirpe viene inghiottito per la salvezza del creato.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 5. Irmòs.

G esù, autore della vita, è venuto a sciogliere la


condanna di Adamo, il primo creato: lui che
non ha bisogno di purificazione, come Dio, nel
Giordano si purifica per l’uomo caduto e uccidendo
là l’inimicizia, dona la pace che oltrepassa ogni in-
telligenza.
Poiché folle sterminate erano accorse insieme per
farsi battezzare da Giovanni, egli si pose in mezzo a
loro rivolgendo la parola ai presenti: Chi vi ha inse-
gnato, o ribelli, a sottrarvi all’ira imminente? Fate
frutti degni per il Cristo, perché egli ora, con la sua
presenza, dona la pace.

35
L’agricoltore e artefice, stando in mezzo alla folla
come uno dei tanti, penetra nei cuori: mettendo ma-
no al ventilabro purificatore, sapientemente vaglia
l’aia dell’universo, bruciando la sterilità e conce-
dendo la vita eterna a chi porta buon frutto.
Irmòs giambico.

L avati per la purificazione dello Spirito dal vele-


no del torbido e tenebroso nemico, approdiamo
a un nuovo cammino sicuro che conduce alla felicità
inaccessibile, alla quale solo hanno accesso quanti
Dio con sé riconcilia.
Il Creatore, vedendo trattenuta da forti legami
nelle tenebre del peccato la creatura dalle sue mani
plasmata, la sollevò sulle spalle per lavarla nelle
grandi acque spumeggianti dall’antica vergogna,
che Adamo causò con il suo misfatto.
Corriamo con fede ardente alle fonti incontami-
nate di questa onda salvifica, contemplando il Ver-
bo, che ci offre dal suo seno puro la bevanda placan-
te la sete di Dio, quale dolce rimedio per guarire il
mondo dal suo male.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 6. Irmòs.

L a voce del Verbo, la lampada della luce, la stella


che precede l’aurora, il Precursore del sole, gri-
da a tutti i popoli nel deserto: Convertitevi e comin-
ciate a purificarvi; ecco, è giunto Cristo, per riscatta-
re dalla corruzione il mondo.
Immutabilmente generato da Dio Padre, dalla
Vergine si incarnò Cristo, senza alcuna contamina-
zione, per riscattare i figli della terra dall’errore: e
non è possibile sciogliere il suo legaccio, cioè
l’unione del Verbo con noi, insegna il precursore.

36
Nel fuoco dell’ultimo giorno Cristo battezza
quanti non gli ubbidiscono e non lo credono Dio;
ma con la grazia rinnova nello Spirito, mediante
l’acqua, quanti riconoscono la sua divinità, riscat-
tandoli dalle loro colpe.
Irmòs giambico.

C on suono felicissimo, il Padre manifestò il dilet-


to che dal suo seno aveva generato. Infatti, di-
ce, questo Figlio, a me consustanziale, splendore di
luce, è uscito dalla stirpe degli uomini: mio Verbo
vivente e mortale secondo provvidenza.
Il profeta inghiottito misteriosamente per tre
giorni nel ventre del mostro marino, venne a mo-
strarci in anticipo la seconda nascita, che ci libera
dal serpente omicida alla fine dei tempi.
Trovandosi nelle luminose dimore celesti, il profe-
ta vede lo Spirito procedente dal Padre e dimorante
nel Verbo, scendere ineffabilmente come una colom-
ba ed insegna alle folle a correre verso il Sovrano.
Katavasìe. I due irmì.
Kontàkion. Tono 4.

T i sei manifestato oggi a tutto il mondo e la tua


luce, Signore, è stata impressa su di noi, che ri-
conoscendoti a te inneggiamo: Sei venuto, sei appar-
so, o luce inaccessibile.
Ikos.
Per la Galilea delle genti, per la regione di Zabulon
e per la terra di Neftali, come disse il profeta, una
grande luce rifulse, Cristo: per chi era nelle tenebre è
apparso quale fulgido splendore, sfolgorante a Bet-
lemme; o piuttosto, nascendo da Maria, il Signore, so-
le di giustizia, su tutta la terra fa sorgere i suoi raggi.

37
Venite, figli di Adamo rimasti nudi, venite tutti, ri-
vestiamoci di lui per esserne riscaldati: poiché, come
riparo per gli ignudi, come luce per gli ottenebrati, tu
sei venuto, sei apparso, o luce inaccessibile.
Sinassario.
Il 6 di questo mese, le Sante Teofanie del Signore,
Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.
Stichi. Il battesimo di Cristo aprì i cieli, facendo
entrare per questo varco tutti coloro che han custo-
dito la loro veste nuova. Il sei il precursore battezza
Cristo nelle acque.
A lui gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amìn.
Ode 7. Irmòs.

U n vento rugiadoso e la discesa d’un angelo di-


vino custodirono illesi i pii giovinetti nella for-
nace infuocata: così, irrorati di rugiada tra le fiam-
me, grati cantavano: o celebratissimo, benedetto sei
tu, Signore, Dio dei nostri padri.
Come nel cielo, stavano al Giordano con tremore
e stupore le potenze angeliche, considerando
l’abbassamento tanto grande di Dio: perché colui
che tiene in suo potere le acque al di sopra del cielo,
stava, rivestito di un corpo, tra le acque, il Dio dei
nostri padri.
La nube e il mare prefigurarono un tempo il pro-
digio del divino battesimo: in essi un giorno, nel suo
esodo, fu battezzato il popolo mediante il legislato-
re. Il mare era figura dell’acqua e la nube dello Spiri-
to: e noi, che con questi siamo resi perfetti, accla-
miamo: Benedetto tu sei, Dio dei nostri padri.
O fedeli tutti, proclamando senza fine con gli an-
geli la sua divinità, glorifichiamo colui nel quale ab-
biamo ottenuto la perfezione: Padre, Figlio e Spirito

38
santo, Trinità consustanziale nelle ipòstasi e Dio
uno. A lui cantiamo: benedetto sei tu, Signore, Dio
dei nostri padri.
Irmòs giambico.

H a bruciato nei flutti le teste dei draghi colui


che ha sedato la fiamma della fornace che si
levava alta, travolgendo i pii giovanetti: lava invece
nella rugiada dello Spirito tutta l’indomabile caligi-
ne del peccato.
Immagine tua, o Cristo, fu la fiamma ardente de-
gli Assiri che un tempo arrestasti mutandola in ru-
giada, poiché ora ti sei avvolto d’acque per bruciare
il funesto predatore, che vi si nascondeva invitando
nella via della perdizione.
Il Giordano un tempo diviso per far passare il
popolo di Israele, prefigurava te, Onnipotente, che
ora affretti la tua creatura ad attraversare i flutti
sull’immutabile retta via.
Sappiamo che purtroppo un tempo hai fatto veni-
re il diluvio distruttore per annegare tutti, tu che
compi portenti; ma ora, per il bene e la salvezza dei
mortali, o Cristo, anneghi il peccato.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 8. Irmòs.

L a fornace di Babilonia facendo scaturire rugia-


da, ha manifestato uno straordinario mistero:
come il Giordano avrebbe accolto nei suoi flutti il
fuoco immateriale e ricoperto il Creatore battezzato
nella carne: lui che i popoli benedicono ed esaltano
per tutti i secoli.
Deponi ogni timore, diceva il Redentore al pre-
cursore, ubbidiscimi e accostati a me, il Cristo, poi-
ché tale sono per natura; cedi al mio comando e bat-

39
tezza colui che è disceso e che i popoli benedicono
e sovraesaltano per tutti i secoli.
Come il battista ebbe udito le parole del Sovrano,
tese tremante la mano, ma ponendola sul capo del
suo Creatore, gridava a colui che veniva battezzato:
Santificami, perché tu sei il mio Dio, che i popoli be-
nedicono e sovraesaltano per tutti i secoli.
Al Giordano avvenne la manifestazione della
Trinità; è questa infatti la natura più che divina. Il
Padre emise la sua voce: Colui che viene battezzato
è il mio Figlio diletto; lo Spirito si rese presente al
suo simile, che i popoli benedicono e sovraesaltano
per tutti i secoli.
Irmòs giambico.

L ibero è il creato e figli della luce quanti erano


prima ottenebrati. Solo geme il principe delle
tenebre. Benedica ora con ardore chi di ciò è autore,
tutta l’eredita delle genti, un tempo miserabile.
Coperti di rugiada, pur tra le fiamme, i tre amici di
Dio indicarono chiaramente la suprema Divinità, ri-
splendente di triplice santità, per suo volere unita al-
la stirpe degli uomini per bruciare le nostre colpe.
Si rivesta di candida veste la stirpe umana: Cadu-
ta dal cielo, ora si rialza; purificata nelle onde zam-
pillanti da colui che con il suo Verbo regge
l’universo, sfugge alle colpe antiche grazie al lumi-
noso battesimo.
Katavasìe. I due irmì.
Ode 9. Irmòs.
Magnifica, anima mia, colei che è più venerabile
delle superne schiere.

N essuna lingua sa come degnamente esaltarti, è


preso da vertigine, o Madre di Dio, anche

40
l’intelletto ultramondano nel cantarti. Ma tu che sei
buona, accetta la fede, ben conoscendo l’amore che
Dio ci ispira per te: perché tu sei l’avvocata dei cri-
stiani e noi ti magnifichiamo.
Magnifica, anima mia, colui che è venuto per es-
ser battezzato nel Giordano.
Vieni in spirito, o Davide, presso quanti vengono
illuminati e dì loro col canto: Accostatevi dunque a
Dio con fede e siate illuminati; questo povero ha
gridato, l’Adamo caduto e il Signore l’ha esaudito,
poiché è venuto e ha rinnovato nei flutti del Giorda-
no colui che si era corrotto.
Magnifica, anima mia, colui che dal precursore ha
ricevuto il battesimo.
Dice Isaia: Lavatevi, purificatevi, togliete le mal-
vagità dal cospetto del Signore; voi che avete sete,
venite all’acqua viva, perchè Cristo aspergerà di ac-
qua rinnovatrice quanti si accostano a lui con fede; e
per la vita che non invecchia, battezza con lo Spirito.
Magnifica, anima mia, colui che dalla voce del
Padre ha ricevuto testimonianza.
Lasciamoci custodire, fedeli, dalla grazia e dal di-
vino sigillo: come un tempo sfuggirono gli ebrei alla
distruzione grazie al sangue sullo stipite delle loro
porte, così questo divino lavacro di rigenerazione
sarà anche per noi la via dell’esodo, per cui giungere
a vedere la luce senza tramonto della Trinità.
Irmòs giambico.
Oggi il Sovrano piega il collo sotto la mano del
precursore.

O h, le meraviglie del tuo parto, che trascendono


l’intelletto! Sposa purissima, Madre benedetta,

41
noi che per te abbiamo ottenuto perfetta salvezza,
come benefattrice ti acclamiamo, recando quale do-
no un degno inno di grazie.
Oggi Giovanni battezza il Sovrano tra i flutti del
Giordano.
Oh, le meraviglie del tuo parto (come sopra).
Gloria.
Magnifica, anima mia, la forza della Divinità tri-
sipostatica e indivisibile.
Noi sappiamo che ciò che fu mostrato a Mosè nel
roveto, qui si è compiuto per singolari decreti: così
infatti venne preservata la Vergine che portò il fuo-
co, partorendo il benefattore portatore di luce e così
i flutti del Giordano che lo accolsero.
E ora.
Magnifica, anima mia, colei che ci ha riscattati
dalla maledizione.
Con la comunione dello Spirito consacrasti la so-
stanza mortale perfezionandola, o eterno principe;
con onde immacolate la purificasti, sconfiggendo la
forza superba delle tenebre e ora la fai passare alla
vita senza fine.
Katavasìe. I due irmì.
Exapostilarion. Ci ha visitati dall’alto.

A pparve oggi il Salvatore, la verità, la grazia, nei


flutti del Giordano, illuminando quanti dormi-
van nel buio e nell’ombra: la luce inaccessibile ven-
ne e apparve (3).
Alle lodi sostiamo allo stico 6 stichi e cantiamo le sti-
chirà idiòmela.

42
Tono 1. Del patriarca Germano.

L uce da luce rifulse al mondo Cristo nostro Dio,


il Dio manifestato: adoriamolo, o popoli (2).
Come dunque noi servi, o Cristo, degnamente
onoreremo te, il Sovrano, che nelle acque tutti ci
rinnovasti?
Battezzato nel Giordano, Salvatore nostro, santifi-
casti i flutti, sottoponendoti all’imposizione della
mano da parte di un servo e sanando le passioni del
mondo; grande il mistero della tua economia! Signo-
re amico degli uomini, gloria a te.
E’ apparsa la luce vera, illuminando tutti: è bat-
tezzato con noi Cristo, che supera ogni purezza; egli
infonde santificazione all’acqua e questa diviene
strumento di purificazione per le anime; ciò che ap-
pare è terrestre, ma il suo significato supera i cieli;
mediante il lavacro è la salvezza, mediante l’acqua,
lo Spirito, mediante l’immersione, l’ascesa al nostro
Dio: meravigliose le tue opere, Signore, gloria a te!
Colui che riveste il cielo di nubi, si riveste oggi
dei flutti del Giordano e si purifica per la mia purifi-
cazione, colui che toglie il peccato del mondo;
dall’alto riceve la testimonianza dello Spirito a lui
consustanziale, essendo egli il Figlio unigenito del
Padre altissimo. A lui acclamiamo: O tu che sei ap-
parso e ci hai salvati, o Cristo nostro Dio, gloria a te.
Gloria. Tono pl. 2. Di Anatolio.

T i sei avvolto nei flutti del Giordano, o Salvatore,


tu che ti avvolgi di luce come di un manto; hai
piegato il capo davanti al precursore, tu che hai mi-
surato il cielo con il palmo: perché tu vuoi converti-
re il mondo dall’errore e salvare le nostre anime.

43
E ora. Tono 2. Di Anatolio.
Oggi Cristo è venuto al Giordano per essere bat-
tezzato; oggi Giovanni tocca il capo del Sovrano; le
potenze dei cieli sbigottiscono vedendo lo straordina-
rio mistero; il mare vide e fuggì, il Giordano a quella
vista si volse indietro, ma noi che siamo stati illumi-
nati acclamiamo: Gloria al Dio che si è manifestato,
che è apparso sulla terra e ha illuminato il mondo.
Grande dossologia, apolytìkion e congedo.
Alla Liturgia cantiamo invece dei typikà le antifone.
Antifona I
Stico 1. Nell’esodo di Israele uscì dall’Egitto, della
casa di Giacobbe da un popolo barbaro.
Per le preghiere…
Stico. 2. Giuda divenne il suo santuario.
Per le preghiere.
Stico 3. Il mare vide e fuggì, il Giordano si volse
indietro.
Per le preghiere…
Stico 4. Che hai, mare, perché fuggi e tu, Giorda-
no, perché ti volgi indietro?
Per le preghiere…
Gloria. E ora.
Per le preghiere…
Antifona II
Stico 1. Ho amato il Signore, perché ascolta la vo-
ce della mia supplica.
Salva, Figlio di Dio, battezzato da Giovanni nel
Giordano, noi che a te cantiamo: Alliluia.
Stico 2. Poiché ha chi nato il suo orecchio su di me
e nei miei giorni lo invocherò.
Sala , Figlio di Dio...

44
Stico 3. Mi hanno avvolto angosce di morte e pe-
ricoli d’inferno mi hanno preso.
Salva, Figlio di Dio…
Stico 4. Misericordioso il Signore e giusto, il no-
stro Dio è compassionevole.
Salva, Figlio di Dio…
Gloria. E ora.
O Unigenito Figlio e Verbo di Dio…
Antifona III
Stico 1. Lodate il Signore perché è buono, poiché
la sua misericordia è in eterno.
Al tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è ma-
nifestata l’adorazione della Trinità: la voce del Padre
ti testimoniava infatti, chiamandoti figlio diletto e lo
Spirito in forma di colomba confermava la sicura
verità di questa parola. Cristo Dio, che ti sei manife-
stato e hai illuminato il mondo, gloria a te.
Stico 2. Lo dica la casa di Giacobbe, poiché in e-
terno è la sua misericordia.
Al tuo battesimo nel Giordano...
Stico 3. Lo dica la casa dio Aronne, poiché in eter-
no è la sua misericordia.
Al tuo battesimo nel Giordano…
Stico 4. Lo dicano dunque tutti quelli che temono
il Signore, poiché in eterno è la sua misericordia.
Al tuo battesimo nel Giordano…
Issodikòn. Benedetto colui che viene nel nome del
Signore, il Signore è Dio ed è apparso a noi. Salva,
Figlio di Dio, battezzato da Giovanni nel Giordano,
noi che a te cantiamo: Alliluia.
Apolytìkion. Tono 1.

A l tuo battesimo nel Giordano, Signore, si è ma-


nifestata l’adorazione della Trinità: la voce del

45
Padre ti testimoniava infatti, chiamandoti figlio di-
letto e lo Spirito in forma di colomba confermava la
sicura verità di questa parola. Cristo Dio, che ti sei
manifestato e hai illuminato il mondo, gloria a te.
Gloria. E ora. Kontàkion. Tono 4.

T i sei manifestato oggi a tutto il mondo e la tua


luce, Signore, è stata impressa su di noi, che ri-
conoscendoti a te inneggiamo: Sei venuto, sei appar-
so, o luce inaccessibile.
Invece del Trisagio

Q uanti in Cristo siete battezzati, di Cristo vi siete


rivestiti. Alliluia.
Kinonikòn. E’ apparsa la grazia di Dio, la salvezza
a tutti gli uomini, alliluia.

46