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ACCIAI PER INGRANAGGI

INTRODUZIONE

Normalmente la progettazione di ruote dentate si fa riferendosi a due condizioni, la fatica a


flessione e la fatica di contatto. Queste due situazioni si manifestano, se non fronteggiate
adeguatamente, con rotture per fatica classica al piede del dente, o con il fenomeno del
danneggiamento per pitting. In tali casi si seguono generalmente le norme di
progettazione ISO 6336 (Europa), che è uno sviluppo e miglioramento delle UNI 8862 e
DIN 3990, oppure AGMA 2000-A88 e AGMA 2015-A01 (Stati Uniti d'America). Vi sono
altre situazioni di messa fuori servizio delle ruote dentate, fre le quali la più comune è
l'usura (abrasiva, adesiva, scuffing). Gli acciai per ingranaggi sono perciò caratterizzati da:

1. elevata resistenza a fatica a flessione


2. elevata resistenza alla fatica per contatto, strettamente correlata alla durezza
3. grande resistenza all'usura, quindi grande durezza
4. adeguata tenacità per fronteggiare eventuali urti
5. stabilità dimensionale durante l'esercizio
6. campo di accentuate tensioni residue di compressione in superficie.

Le norme danno gli strumenti per il calcolo specificamente per quanto riguarda i primi due
aspetti sopra elencati, cioè fatica a flessione e fatica per contatto. Gli altri non sono trattati
esplicitamente (resistenza all'usura e tenacità agli urti) oppure sono rigettati nelle
prescrizioni di qualità per ogni singola classe di materiali previsti (stabilità dimensionale e
tensioni residue in superficie).

La norma ISO 6336 parte 5 del 2016, essendo più recente della UNI è abbastanza più
dettagliata sulle caratteristiche dei materiali, anche se comunque i valori riportati non
permettono di apprezzare a fondo le differenze fra i vari acciai e le varianti di trattamento
termico, quindi spalmano un po' al ribasso le possibilità del metallo. Sono per fortuna di
aiuto alcune prescrizioni sulle caratteristiche, la microstruttura e i possibili difetti, che fanno
la differenza per quanto riguarda gli acciai, i costi, le prestazioni e l'affidabilità del prodotto
finito. In questa sede, tali prescrizioni saranno esaminate per alcune classi di acciai. In
generale, la norma ISO distingue le seguenti classi di materiali:

1. acciai ferritico-perlitici a basso contenuto di carbonio normalizzati e acciai per getti


2. ghisa malleabile, grigia e sferoidale
3. acciai da bonifica reperibili come semilavorati
4. acciai da bonifica sotto forma di getti
5. acciai da cementazione
6. acciai da tempra superficiale
7. acciai da bonifica nitrurati e acciai da nitrurazione
8. acciai da nitrocarburazione.

Per semplicità e mancanza di tempo, si è qui costretti a limitarsi a sole 4 famiglie di


materiali, e cioè agli acciai da bonifica, acciai da tempra superficiale, acciai da
cementazione, acciai da nitrurazione. Per tali famiglie la norma ISO 6336 distingue tre
gradi di qualità:

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 grado ML, per il quale vi sono modeste richieste o prescrizioni circa la qualità
dell'acciaio o l'affidabilità del trattamento termico; è un grado in generale da evitare,
può essere adatto per limitare al massimo i costi nel caso di ruote dentate poco
sollecitate o che debbano lavorare poco e il loro danneggiamento non sia critico per
l'esercizio di un macchinario
 grado MQ, è il grado medio dove le prescrizioni di qualità di acciaio e affidabilità del
trattamento termico sono dettagliate, ma con ampi margini in modo da lasciare la
libertà di fare scelte riduttive per abbassare i costi; è il grado più utilizzato, sia per
mancanza di conoscenze sui materiali da parte di progettisti, produttori ed
utilizzatori, sia per lo scopo di contenimento dei costi; non è consigliato per ruote
dentate molto sollecitate o aventi funzione critica
 grado ME, quello che garantisce la migliore qualità, perchè prescrive in modo
dettagliato le caratteristiche dei materiali, la loro microstruttura e lo stato
superficiale dopo la fabbricazione del componente; tale grado implica costi
moderatamente più elevati, ma è sempre consigliato se si vuole elevata affidabilità
del componente, mentre è obbligatorio nei componenti critici.

RESISTENZA ALLA FATICA A FLESSIONE

Formulazione generale

La massima tensione equivalente a flessione nel punto più sollecitato (il piede del dente)
F deve essere minore o uguale alla tensione ammissibile FP:

FFP

A sua volta, la tensione ammissibile FP è funzione dei seguenti parametri:

Flim = limite di fatica o, più correttamente, resistenza a fatica del materiale (riferito a
condizioni di rapporto di carico -1 (flessione rotante)
SFmin = fattore di sicurezza minimo alla flessione (reperibile nella normativa)
YF = fattore della geometria delle ruote dentate e delle condizioni di esercizio (dettagliato
nella normativa)
yNT = fattore di durata del materiale, che indica come si abbassa la resistenza a fatica
con il numero di cicli di sollecitazione fino a 3106 cicli, oltre i quali yNT è unitario
yrelT = fattore relativo all'intaglio, che dipende dalla sensibilità all'intaglio a fatica del
materiale

I parametri Flim yNT e yrelT, che rappresentano le caratteristiche dei materiali e quindi
devono essere utilizzati nella scelta degli acciai opportuni, si trovano tabellati nelle
normative, sia pure con parecchia approssimazione.

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La resistenza a fatica

Per quanto riguarda la resistenza a fatica, in una prima grezza approssimazione si può
fare uso di una tabella riportata dalla norma UNI 8862, che condensa in modo spiccio e
vago le caratteristiche delle leghe ferrose più usate, e qui riprodotta per completezza come
Tabella 1. Si nota l'immediata correlazione di Flim con la durezza. Si tratta di un espediente
approssimato, che è molto sbrigativo nei calcoli di progetto ma, nel caso di materiali a
durezze molto basse o molto alte, trascura parecchi fenomeni come indurimento ed
addolcimento durante il ciclaggio, che portano a resistenze a fatica un po' diverse.

Tabella 1: valori di durezza, resistenza a fatica a flessione e a fatica per contatto


riguardanti alcune famiglie di leghe ferrose di comune impiego nel caso della fabbricazione
di ruote dentate.

Anche la norma ISO correla in modo semplicistico la resistenza a fatica alla durezza
mediante delle correlazioni lineari, tuttavia è apprezzabile lo sforzo di fornire un panorama
più dettagliato sui materiali e il loro diverso comportamento. Nel seguito si riportano in
forma grafica, nelle Figure 1-4, le correlazioni per le quattro famiglie di acciai sopra
menzionate. Talvolta le durezze sono espresse sia in scala Rockwell, sia in quella Vickers.
Quest'ultima è sempre preferibile, sia per la maggiore affidabilità alle alte durezze, sia per
il fatto che mediante la Vickes a bassi carichi è possibile ottenere valori significativi e
differenziare con precisione fra diverse posizioni su un dente di un ingranaggio.

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Figura 1: resistenza a fatica a flessione degli acciai da bonifica.

Figura 2: resistenza a fatica a flessione degli acciai da tempra superficiale.

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Figura 3: resistenza a fatica a flessione degli acciai da cementazione. Per il grado MQ
sono prescritte tre diverse situazioni che si differenziano per diversi valori di durezza
nell'interno (a 12 mm) e a cuore.

Figura 4: resistenza a fatica a flessione degli acciai da nitrurazione.

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Altri fattori che entrano nel calcolo della tensione ammissibile

Per quanto riguarda il fattore di durata y NT, di nuovo la norma interviene per la sua
determinazione, sia pure con una drastica approssimazione, come mostrato nella Figura
5. Si nota solo, come anche era già evidente nella Tabella 1, che elevate prestazioni si
possono avere solo con o acciai da bonifica oppure, ancora di più, con acciai cementati e
acciai nitrurati. Ovviamente, giocando sui parametri di trattamento termico (il rinvenimento
durante la bonifica) o termochimico (il tipo di cementazione o nitrurazione), si possono
modulare le caratteristiche degli acciai con grande flessibilità, cosa che non appare nelle
tabelle delle normative.

Un'alternativa alle norme è riportata nella Figura 6, tratta dalla letteratura americana, che
rimane sempre piuttosto grezza, ma ha il pregio di mostrare in modo più ampio come varia
la resistenza a fatica con il numero di cicli di sollecitazione, e in funzione della durezza che
consegue al trattamento termico. Si coglie l'occasione per rimarcare che si evita di
dipingere un limite di fatica per vita infinita, che in molti casi non esiste, come è sempre più
evidente dai risultati riportati dalla letteratura scientifica in materia negli ultimi 20 anni.

Figura 5: fattore di durata per grandi famiglie di leghe ferrose.

Figura 6: fattore di durata per acciai bonificati e cementati in funzione del numero di cicli di
sollecitazione e parametrato da diverse durezze del metallo.

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Ancora seguendo le norme, il fattore relativo all'intaglio y relT dipende da due parametri:

qS = fattore geometrico del dente tabellato dalle norme


' = sensibilità del materiale all'intaglio quando sollecitato a fatica, tabellato in modo
sbrigativo dalle norme, e qui riprodotto nella Tabella 2

Tabella 2: sensibilità all'intaglio di grandi famiglie di leghe ferrose in funzione del


trattamento termico e del limite elastico.

Si può avere una visione più approfondita e più precisa del comportamento dei materiali
prendendo in considerazione la loro microstruttura. In particolare, trattando di sensibilità
all'intaglio, sarebbe bene considerare le discontinuità microstrutturali caratteristiche, come
quelle qui riportate nella Figura 7.

Figura 7: riassunto delle discontinuità microstrutturali rilevanti nelle leghe ferrose.

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Avendo esaminato le caratteristiche microstrutturali che fungono da discontinuità, cioè da
intaglio interno, e considerando anche la durezza, all'aumentare della quale la matrice
aumenta la sua sensibilità all'intaglio, si può avere una visione sia più generale, e nel
contempo anche più precisa, della sensibilità all'intaglio delle leghe ferrose. Il compendio è
qui riportato nella Figura 8, dove le curve sono parametrate dalla durezza.

Figura 8: curve di sensibilità all'intaglio a fatica di leghe ferrose in funzione delle


dimensioni dell'intaglio. Da notare che s'intendono tutti gl'intagli, sia quelli microstrutturali,
sia quelli meccanici. le curve sono parametrate dalla durezza del metallo.

RESISTENZA ALLA FATICA PER CONTATTO

La massima tensione equivalente derivante dalla pressione di contatto dei denti sul loro
fianco deve essere minore o uguale alla tensione ammissibile HP:

HHP

A sua volta, la tensione ammissibile HP è funzione dei seguenti parametri:

Hlim = resistenza a fatica per contatto del materiale per durata a lungo termine che, per le
4 famiglie di acciaio menzionate all'inizio, vale al di sopra dei 5107 cicli di carico);
per la norma ISO si assume di avere una probabilità di danno per pitting non
superiore all'1%
SHmin = fattore di sicurezza minimo nelle condizioni di contatto superficiale (reperibile nella
normativa)
YH = fattore della geometria delle ruote dentate, dalla loro finitura superficiale, del loro
accoppiamento e delle condizioni di esercizio (dettagliato nella normativa)

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Anche in questo caso, come per la flessione, la norma ISO correla in modo semplicistico la
resistenza a fatica alla durezza mediante delle correlazioni lineari. Di nuovo, è comunque
apprezzabile lo sforzo di fornire un panorama più dettagliato sui materiali e il loro diverso
comportamento. Nel seguito si riportano in forma grafica, nelle Figure 9-12, le correlazioni
per le quattro famiglie di acciai sopra menzionate. Le durezze sono espresse sia in scala
Rockwell, sia in quella Vickers, che rimane sempre preferibile ed è quindi quella di
riferimento.

Figura 9: resistenza a fatica per contatto degli acciai da bonifica.

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Figura 10: resistenza a fatica per contatto degli acciai da tempra superficiale.

Figura 11: resistenza a fatica per contatto degli acciai da cementazione.

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Figura 12: resistenza a fatica per contatto degli acciai da nitrurazione.

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