Sei sulla pagina 1di 12

Interazione uomo-pc dalle origini al Web 2.

0: Interazione, Le più importanti


rivoluzioni nella storia della comunicazione, La rivoluzione elettronica, Il
computer, Internet, Podcasting, Wikinomics, Peering, Il modello collaborativo
del wiki, Twitter.

Interazione

La facoltà di comunicare è stata determinante per l'evoluzione dell’uomo e per il suo progresso
culturale. Per questo motivo la ricerca di mezzi e tecnologie adatte a gestire e controllare
l'informazione ha caratterizzato la storia di ogni civiltà. Ogni nuovo strumento del comunicare ha
profondamente trasformato la cultura e la società. Capire in che modo le tecnologie della
comunicazione del passato abbiano influito sulle trasformazioni della società, è il mezzo per capire i
cambiamenti di oggi, e cercare di indirizzarli.
La rivoluzione tecnologica dell’informazione o rivoluzione della comunicazione, fondata sui
computer e sulle telecomunicazioni, è diventata ormai un’espressione d’uso corrente nel
vocabolario contemporaneo e su di essa si è aperto un fitto dibattito sulle possibili conseguenze per
la nostra stessa esistenza. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, dalla rivoluzione
gutenberghiana fino alle varietà più recenti di rivoluzione elettronica, ha avuto un ruolo di
fondamentale importanza nella nascita e nello sviluppo delle società moderne. È possibile
comprendere l’impatto sociale dello sviluppo di nuove reti di comunicazione e di informazione solo
se mettiamo da parte l’idea, intuitivamente plausibile, secondo cui i mezzi di comunicazione
servirebbero a trasmettere informazioni e contenuti simbolici, lasciando le relazioni tra individui
fondamentalmente immutate.
Bisogna, infatti, riconoscere che l’uso dei mezzi di comunicazione implica la creazione di nuove
forme di azione ed interazione nel mondo sociale, di nuovi tipi di relazioni, e di nuovi modi di
rapportarsi agli altri e a se stessi.
A questo proposito, si rivela sempre valida la espressione “Il medium è il messaggio” del sociologo
canadese Marshall McLuhan (1911 – 1980), contenuta in “Understanding media”, secondo cui ogni
mezzo, ogni artefatto costruito dall’uomo, sia esso strumentale o astratto, costituisce un’estensione,
un prolungamento dell’uomo stesso, di una parte del suo corpo o di una sua facoltà/funzione.
L’introduzione di un nuovo medium innesca una serie di relazioni a catena, più o meno rapide, che
culminano nella definizione di un nuovo equilibrio in e fra l’esterno (l’ambiente) e l’interno (il
sensorio umano, grazie al quale gli individui percepiscono l’ambiente), delineando
progressivamente un nuovo ambiente complesso. Per Mc Luhan, ad esempio, la luce elettrica è un
medium, perché muta i rapporti uomo-ambiente e agisce sulla percezione del tempo. Viene così
sottolineata la capacità tecnologica di modificare l’ambiente e la relazione tra l’uomo e l’ambiente,
innescando effetti sulla psiche umana e sull’interazione fra gli uomini e sulla società, modificando
la percezione del mondo e i rapporti spazio-temporali.
Utilizzando i mezzi di comunicazione, gli individui entrano in forme di interazione che differiscono
dal classico modello di interazione face to face. Si è in grado di agire per conto di persone
fisicamente assenti, o in risposta ad altre che si trovano in luoghi lontani. Si creano nuove forme e
nuovi modi indipendenti dalla condivisione di un medesimo ambiente.
Oggi non sorprende parlare di comunicazione mediata, ovvero di quel tipo di comunicazione
caratterizzata dal fatto che un mezzo, uno strumento, si frappone tra i due termini della relazione
(emittente e ricevente), allo scopo di rendere possibile la trasmissione a distanza di un messaggio.
Una comunicazione che si differenzia dal suo significato originario, che era quello di esprimere la
relazione interattiva tra due o più soggetti. In questo caso è del tutto naturale pensare alla più
comune e semplice comunicazione face to face, come sopra accennato.
1
Si può iniziare a parlare di comunicazione mediata in occasione di alcune rivoluzioni che hanno
segnato notevolmente l’evoluzione dei mezzi di comunicazione e i rapporti tra gli individui, dalla
stampa all’avvento della televisione, fino a giungere al computer e alla telefonia mobile.

Le più importanti rivoluzioni nella storia della comunicazione


Tra le maggiori rivoluzioni nella storia della comunicazione, che partono dalla seconda metà del
XV secolo, ne ricordiamo alcune:
- La rivoluzione chirografica (la scrittura);
- La Rivoluzione gutenberghiana (la stampa);
- La rivoluzione elettrica (telegrafo, telefono,radio, televisione);
- La rivoluzione elettronica (computer, Internet e telefonia mobile).
Ogni qualvolta si è verificata una delle suddette rivoluzioni, gli uomini si sono divisi in due fazioni:
da un lato quella degli apocalittici, che ritenevano che l'introduzione di una nuova tecnologia nella
comunicazione avrebbe arrecato all'uomo solo danni irreparabili; dall'altro quella degli integrati,
che affermavano che da essa sarebbero venuti soltanto benefici.
L’immagine dell’Apocalisse è un’ossessione del dissenter, l’integrazione è, invece, una realtà
concreta di coloro che non dissentono.
Il primo apocalittico, di cui ci è giunta notizia, è il filosofo greco Platone, che cercò di ridurre
l'importanza e la funzione della scrittura a vantaggio dell'oralità che egli considerava fondamentale
per mantenere in esercizio la memoria e per sviluppare l'intelligenza. Secondo Platone, la scrittura
avrebbe cambiato la mente degli uomini e che tale cambiamento, marginalizzando la memoria,
avrebbe creato un falso sapere.
Le sopraccitate rivoluzioni possono essere racchiuse in quello che viene definito “progresso”, la cui
peculiarità è quella di muoversi con velocità sempre maggiore e con ritmi sempre più pressanti, al
punto tale da rendere complesso un processo naturale, come quello dell’apprendimento e
dell’adattamento. L’evoluzione dei sistemi e delle modalità di comunicazione, risponde ad un
tentativo da parte dell’uomo di contrarre gli spazi e di ridurre i tempi

La rivoluzione elettronica
La Rivoluzione Elettronica (o Informatica) è quel periodo storico che va dai primi anni '80 fino ad
oggi, che sarà ricordato come un’epoca di grandi trasformazioni nell’economia e nella società del
mondo industrializzato, e che ha visto lo sviluppo su scala mondiale degli enormi e complessi
sistemi di comunicazione. Il centro e il nucleo propulsore di questo processo di trasformazione sta
certamente nell’elettronica, che, già nella prima metà del Novecento, era stata alla base di alcune
fondamentali scoperte nel campo delle comunicazioni radiofoniche e televisive. Ma la più
importante e rivoluzionaria fra le applicazioni della tecnologia elettronica fu attuata nel settore delle
macchine da calcolo, il computer. Si tratta dell’economia immateriale, intesa come l’elaborazione
dell’ingegno che “vale” molto di più della materia in cui sono incorporate. Tale economia si
distingue da quella fisica delle merci.
L'introduzione dei mass media nella vita quotidiana, e la conseguente velocizzazione del trasporto
delle informazioni, hanno modificato molti degli usi che si fanno della comunicazione di massa.
Sono molti i vantaggi che offre l’elettronica, tra cui: la lettura non richiede particolari abilità, poiché
è creata per la maggioranza; può essere sperimentata in compagnia; può essere consultata in “dosi”
abbondanti; ha una diffusione rapidissima ed è più conveniente per il consumatore.

Il computer
Il computer è stato inventato al termine della Seconda Guerra Mondiale, nell’ambito di una serie di
progetti militari. Il primo esemplare risale al 15 febbraio del 1946, con l’inaugurazione dell’ ENIAC
(Electronic Numerical Integrator and Calculator), nell’università di Pennsylvania: si tratta del primo
2
elaboratore elettronico della storia, funzionava a valvole, era lungo trenta metri, altro tre e profondo
uno. Fu usato essenzialmente per scopi militari, dopo dieci anni, però, nel 1955, venne smontato ed
esposto al museo di Washington. Inizialmente il computer veniva utilizzato dalle organizzazioni
statali e dalle grandi industrie solo per immagazzinare i dati e fare calcoli.
La grande svolta avvenne tra il 1960 e il 1970: nel 1962, infatti, due giovani ricercatori del
Massachusetts Institute of Technology (MIT), inventarono il primo videogioco, che venne chiamato
“Space War”. Si trattò di una vera e propria rivoluzione, in quanto, da quel momento, il computer
iniziò ad essere usato anche come gioco e non solo più come strumento di lavoro.
Seguirono molte trasformazioni e grandi mutamenti tecnologici che hanno reso possibile
l’introduzione del personal computer all’interno dell’ambiente domestico negli anni Ottanta.
La data destinata a rivoluzionare l’intera storia del computer è il 1971, grazie all’invenzione del
microprocessore, il cosiddetto chip. Da questo momento, infatti, si avranno computer di dimensioni
sempre più ridotte, con potenza di elaborazione e memoria sempre maggiori; si ha inoltre una
drastica riduzione dei costi e dei prezzi di vendita.
Con l’introduzione del personal computer ci si chiese come sarebbe cambiata la comunicazione
all’interno della famiglia e tra quest’ultima e la società. Da un lato la famiglia sia apre a nuove
forme comunicative, dall’altro il poter comunicare con i media distoglie dal comunicare con le
persone con cui si convive.
Ci si trova così di fronte ad una rivoluzione della comunicazione che porta ad un miglioramento
della qualità della vita, ma che vede anche sorgere nuovi malesseri, frustrazioni e patologie
relazionali. L’informatizzazione della società sconvolge l’ambiente comunicativo, modificando gli
angoli più privati ed intimi della vita quotidiana.
In una ricerca fatta sul finire degli anni ’80 per valutare l’impatto del computer sulla famiglia, sono
emersi alcuni dati interessanti. In un primo tempo (dal 1978 al 1982), solo pochissime famiglie
erano in possesso di un computer, che solitamente era di provenienza estera. In questo periodo si
diffondono anche i computer games su macchine dedicate, cioè senza capacità di elaborazione
propria. La prima informatizzazione della famiglia italiana si ha negli anni ’83 – ’84, in cui circa
250.000 famiglie acquistano l’home computer, con scopi di giochi e di apprendimento dei rudimenti
dell’informatica.
A partire dal 1985/’86 l’informatizzazione della famiglia italiana diventa un fenomeno diffuso e
l’acquisto dell’ home computer rappresenta un bene di massa. Oggi quasi tutte le famiglie italiane
possiedono un computer.
Le famiglie che si accingono ad acquistare un computer, in quegli anni, hanno generalmente figli in
età scolare che necessitano quindi del computer per la loro formazione professionale futura; oppure
si tratta di giovani adulti che desiderano acquisire competenze informatiche, nella speranza di
potersi inserire più facilmente nel mondo lavorativo.
Il computer viene utilizzato anche a scopi ludici e come sicurezza per le famiglie che lasciano i
propri figli in casa da soli per diverse ore: a differenza della TV, infatti, il computer richiede un
atteggiamento attivo ed un maggior impegno intellettuale.
L’introduzione delle nuove tecnologie comunicative all’interno della famiglia costituisce una sfida
al sistema delle relazioni familiari esistenti. Si hanno degli effetti positivi, in quanto con
l’abbondanza di informazioni che si viene a creare grazie ai nuovi media, la famiglia può scegliere
tra un gran numero di opportunità e conoscenze che ha a disposizione e la comunicazione tra i
membri ne esce dunque arricchita. Si ha tuttavia una crescente individualizzazione nell’uso del
computer, finendo con il ridurre lo spazio dedicato alla comunicazione di tipo tradizionale face to
face. Aumenta, infatti, la quantità di tempo trascorsa di fronte al computer, riducendo in tal modo la
quantità e la qualità dei rapporti interpersonali
All’inizio degli anni ’80, con l’avvento del computer, nacque il mito dell’ “ufficio senza carta”.
Oggi, in piena rivoluzione informatica, possiamo vedere che ciò non è avvenuto: in tutti gli uffici vi
sono numerosi computer, ma non sono mai stati così tanto colmi di carta, in quanto l’utilizzo del
foglio di carta è spesso più comodo e semplice da utilizzare rispetto ad un monitor e una tastiera.
3
Dunque, i nuovi mezzi di comunicazione non sono destinati a soppiantare quelli vecchi,
semplicemente li affiancheranno, come ha dichiarato Derrick De Kerckhove, allievo del sociologo
Marshall McLuhan, in un’intervista svolta a Roma in occasione dell’ “Innovation Forum 2007”:
“No, sono un convinto assertore del fatto che carta e sistemi digitali conviveranno. Ognuno con le
proprie specificità. Il sistema cognitivo umano avrà bisogno di una scrittura fissa e di una mobile.
Il blog è tipico di un’informazione razionale, la carta no. La carta crea libertà di interpretazione,
porta verso l’autonomia. E poi i supporti cartacei contengono informazioni a lungo termine. Invece
il mondo delle web – news è immediato fluido. Dura pochi istanti, è usa e getta […]

Internet
Il passaggio dalla comunicazione via computer a quella via Internet, dalla rete ipertestuale alla
gigantesca ragnatela a scala mondiale del World Wide Web, può considerarsi un evento epocale,
destinato a trasformare il nostro modo di fare cultura ed i nostri rapporti economici e sociali, in
maniera molto più radicale di quanto abbiano fatto finora tutti gli altri media.
Si potrebbe dire che Internet è un ipertesto a livello globale, dove per ipertesto si intende un testo
virtuale, che di differenzia dunque da quello fisico, un cui tipico esempio è costituito dalle
enciclopedie elettroniche interattive in cui da un testo, con un percorso multimediale, si può passare
ad altri testi, ad animazioni, foto, schemi e anche a musiche. È necessario, però, evidenziare alcune
sostanziali differenza tra Internet e l’ipertesto. Quest’ultimo, anche se viene fruito in maniera
diversa rispetto al libro, ne mantiene alcune caratteristiche fondamentali, in quanto si muove
essenzialmente all’interno della sua logica. Pur essendo un testo aperto, è limitato verso l’esterno da
confini ben precisi, che sono quelli fissati dal programma e le connessioni essendo prestabilite, non
possono essere modificate in alcun modo dal lettore. Alla rete pressoché infinita di Internet, invece,
non esistono limiti ed i contenuti vagano liberamente nel Cyberspazio, esposti a continue
trasformazioni; come, del resto, è esposta a continue trasformazioni la parola, che, pur mantenendo
un ruolo importantissimo, scopre di poter vivere meglio dentro un continuum di linguaggi. Per
essere libera ha da cedere l’esclusiva.
Per quanto concerne le origini di Internet, Il suo scopo originario era quello di garantire
comunicazioni stabili ed efficienti tra le sedi delle forze armate statunitensi oltre che tra le
università e i centri di ricerca che lavoravano a progetti di natura militare.
Il 4 ottobre del 1957 l’Unione Sovietica lanciò il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik e ,
dopo meno di un mese, lo Sputnik II, con un cane a bordo. In quegli anno gli Stati Uniti e l’Unione
Sovietica si fronteggiavano in una continua sfida scientifica e tecnologica, con particolare
attenzione alle applicazioni militari. Washington si vede così minacciata dalla straordinaria potenza
sovietica e l’Amministrazione statunitense creò, con l’intento di ristabilire il primato americano e di
coordinare e finanziare la ricerca nel campo delle telecomunicazioni militari, l’agenzia governativa
ARPA (Advanced Research Project Agency).
Nel 1958 si ebbe la seconda generazione di computer, caratterizzata dalla completa sostituzione
delle valvole con i transistor. Nell’agosto del 1962 lo psicologo Licklider e l’ingegnere Clark
pubblicarono degli appunti intitolati “On-Line Man Computer Communication”, introducendo
l’idea di Galactic Network, come possibilità di interconnessione globale tra tutti i computer:
chiunque poteva accedere rapidamente a tutti i dati e ai programmi di qualsiasi sito nella rete.
Nel 1964 l’istituto RAND ebbe l’incarico di progettare un sistema di comunicazione che potesse
sopravvivere ad una parziale distruzione, come nel caso di una guerra nucleare. L’obiettivo
principale dei progettisti era quello di garantire alla rete di sopravvivere a qualsiasi tipo di blocco
accidentale ed imprevedibile, in qualsiasi tratto della rete.
Affinché ciò avvenisse, era indispensabile che tutti i nodi fossero indipendenti, avessero una pari
gerarchia e fossero in grado di generare, trasmettere e ricevere messaggi; questi, a loro volta,
sarebbero stati scomposti in tanti pacchetti o moduli e indirizzati separatamente verso la propria
destinazione. Una volta raggiunta la meta finale, i diversi moduli sarebbero stati ricomposti nel

4
messaggio originario; se, per un qualsiasi motivo, si fosse verificato un blocco lungo una delle
arterie della rete, il modulo sarebbe stato immediatamente re-indirizzato lungo una via alternativa.
Era importante che gli itinerari per collegare due qualsiasi punti fossero così numerosi, una vera e
propria ragnatela, da rendere impossibile la distruzione di ogni percorso. Questa tecnica innovativa
fu detta packet switching, ossia commutazione a pacchetto.
L’origine militare di internet è, dunque, la spiegazione della strana struttura aragnatela della rete e
del protocollo di trasporto dati.
Negli anni seguenti, il progetto passò all’ARPA e nel 1968 vennero effettuati in Europa i primi test
operativi di packet switching.
Tra il 1964 e il 1970 apparve la terza generazione di computer, basata sui circuiti integrati. La
dimensione degli elaboratori venne ridotta e si ebbe anche una diminuzione dei costi.
Il primo embrione della rete, che fu battezzato ARPANET, venne commissionato da DoD
(Departement of Defence) e attivato nell’autunno del 1969.
L’avvio ufficiale si ebbe il 2 gennaio 1969, quando la Bolton, Beranek and Newman Inc. di
Cambridge nel Massachusetts, si aggiudicò la gara dal Dipartimento di difesa americano per la
realizzazione di un sistema in grado di connettere diversi elaboratori elettronici attraverso le
normali linee telefoniche, utilizzando la tecnologia della commutazione a pacchetto 1.
L’idea operativa fu di Bob Taylor, direttore dell’ARPA. Inizialmente ARPANET era costituita da
quattro nodi che permettevano la trasmissione di dati, su linee dedicate ad alta velocità, nelle
università della California a Los Angeles (UCLA), presso lo SRI (Stranford Research Institute),
all’università della California a Santa Barbara (UCSB) e dello Utah.
La prima rete telematica permanente della storia aveva, così, preso il via. L’iniziativa ebbe subito
successo e ben presto la rete iniziò ad espandersi; tuttavia, l’accesso ad ARPANET continuava ad
essere gestito dai militari.
L’ARPA nel 1971 divenne per la prima volta DARPA (Defence Advanced Research Project
Agency), successivamente, nel 1993 divenne nuovamente ARPA e nel 1996 tornò ad essere
DARPA, come per voler sottolineare una esplicita finalizzazione per la difesa.
Intanto il numero dei nodo aumentò e nel settembre del 1972 raggiunse i 34 nodi. In quell’anno
venne anche introdotta la posta elettronica o e-mail: Ray Tomlinson della BBN descrisse il software
di base, introducendo per la prima volta il segno di interpunzione “@” (chiocciolina), per separare il
nome dell’utente dal suo computer. Questa applicazione si diffuse rapidamente e costituì l’elemento
trainante della rete.
Nel 1973 furono stabilite le prime connessioni internazionali ad ARPANET dall’ University
College of London, in Inghilterra e dal Royal Radar Establishment, in Norvegia. Inoltre, si
perfezionò la possibilità di trasferire e condividere file tra due computer, tramite il File Transfer
Protocol (FTP). Grazie a questo protocollo ogni messaggio, che era stato prima scomposto in
singoli pacchetti da 1500 caratteri, una volta giunto a destinazione veniva ricomposto dal Software
Transmission Control Protocol (TCP).
Alla fine del 1972 Bob Kahn iniziò a lavorare per Larry Roberts all’ARPA, ponendosi il problema
di come collegare i network tra loro, introdusse, così, l’idea di un sistema di reti interconnesse e lo
definì INTERNET (Interconnected Networks). L’obiettivo era quello di riuscire a collegare tra loro
tutte le reti.
Tra il 1976 e il 1981 subentrò un altro tipo di tecnologia di rete, detta store-and-forward: il
messaggio, prima del suo effettivo inoltro, veniva temporaneamente memorizzato in un elaboratore
di raccolta. Nel 1980 si ebbe la prima rete locale, detta LAN (Local Area network), chiamata
Ethernet, utilizzata per riassemblare tutte le informazioni frammentate sui PC.
Man mano che le connessioni alla rete aumentavano, però, APARNET cominciava a perdere la sua
centralità e nel 1983 la rete venne divisa in due sottoinsiemi: l’APARNET propriamente detta, che
continuava ad essere destinata alla ricerca, e la rete MILTEN, riservata ad usi militari. Quest’ultima

5
divenne il sistema segreto di comunicazione del Dipartimento di Difesa. Nel 1989 ARPANET
venne sostituita da NFS-net, una rete per operatori scientifici creata nel 1986 dalla National Science
Foundation (un’agenzia governativa), anch’essa basata sui principi che hanno portato alla nascita di
Internet. In seguito nacquero Usenet e Bitnet e altre reti si svilupparono in altri paesi. Ognuna di
esse finì con il connettersi con tutte le altre, fino a formare una gigantesca ragnatela di connessioni.
È proprio da questa aggregazione di reti autonome, capaci di connettersi attraverso un sistema
libero e policentrico, senza alcun governo centrale, che nacque INTERNET, ovvero la rete delle
reti. Negli anni successivi vi fu un grande sviluppo della rete, e Internet fu portato al di fuori dei
confini nazionali. Università ed istituzioni di tutto il mondo iniziarono a collegarsi tra loro e Internet
divenne un potentissimo strumento di comunicazione interpersonale. In un primo momento, il suo
uso prevalente fu nel campo della ricerca, ma ben presto divenne un velocissimo sistema di posta
elettronica, all’interno della comunità di ricercatori. Ogni Stato iniziò a realizzare una o più reti
accademiche nazionali ed il mondo universitario divenne il vero protagonista della seconda fase di
crescita di Internet
Con la diffusione negli anni ’80 del personal computer anche tra i privati, si svilupparono software
in grado di connettere i singoli utenti ai grossi sistemi sparsi in tutto il mondo, utilizzando normali
linee telefoniche. Un numero sempre maggiore di persone iniziò così ad avere l’accesso ad Internet.
Il primo gennaio 1983, l’Ufficio del Segretariato della Difesa Statunitense, ordinò che tutti i
computer collegati alla rete usassero il protocollo TCP/IP (Trasmission Control Protocol / Internet
Protocol): questa può essere considerata la data ufficiale della nascita di Internet.
Negli anni ’80, la diffusione di Internet nel mondo accademico attirò l’attenzione di alcuni
imprenditori, con la conseguente nascita, verso la metà del decennio, di America Online (AOL).
L’idea era quella di fornire servizi in rete che coinvolgessero il pubblico di massa, a cui si offriva
l’opportunità di scambiare messaggi elettronici, consultare banche dati, leggere giornali e fare
acquisti in rete. AOL creò un gruppo chiuso di abbonati, che all’inizio degli anni ’90 superarono il
milione. Internet, pure restando un fenomeno di élite, dal 1988 raddoppiò ogni anno la sua
diffusione. Nel 1992 iniziò l’ultima fase di internet, in quanto, con l’eliminazione, da parte dell’
amministrazione centrale di Clinton , della barriera all’utilizzo commerciale della rete, imposto dal
National Science Foundation, e con la nascita dei servizi a pagamento, iniziò ad essere utilizzato
anche da organizzazioni private, da studenti e da semplici hobbisti. Ma la vera svolta si ebbe nel
1993, grazie ad un giovane studente della University of Illinois, Marc Andreessen, il quale rese
estremamente semplice l’utilizzo della rete, attraverso la creazione del software Mosaic (primo
programma ad interfaccia grafica di navigazione): oltre ai messaggi scritti, comparvero anche
immagini, suoni e spezzoni di video. Con esso gli utenti si moltiplicarono e in pochi mesi Internet
divenne l’argomento di cui si sentiva parlare ovunque. La crescita della rete divenne inarrestabile e
si passò così da un uso prevalentemente militare, a un uso prettamente universitario, fino ad arrivare
ad oggi, quando è ormai considerato uno strumento di massa.
Nel 1990, presso il CERN di Ginevra, si sviluppò un progetto, nel tentativo di trasformare tutte le
informazioni contenute su Internet in un enorme ipertesto multimediale. Nacque così Il World Wide
Web, comunemente detto Web. Lo scopo originario, secondo Tim Berners Lee, era quello di tenere
in contatto i ricercatori di tutto il mondo. Era dunque nato come strumento per il lavoro scientifico
cooperativo ed era più evoluto della posta elettronica.
È un sistema informativo multimediale per applicazioni ipertestuali, in cui si possono trovare testi,
immagini, suoni e animazioni. Grazie al Web, l’utente che vuole ottenere maggiori informazioni su
di un certo argomento, può ciccare su una parola del testo a cui sono collegate altre pagine Web e
navigare così tra i vari siti sparsi sulla Terra. Il World Wide Web è oggi diventata una gigantesca
ragnatela su scala mondiale: è la Rete di tutte le reti.
Le pagine presenti nel Web, nel sorso degli anni, sono aumentate in maniera esponenziale e, inoltre,
la struttura e la grafica dei siti è in costante trasformazione.

6
Su Internet è possibile trovare di tutto, ma spesso vi ritrova tanta “spazzatura”, come nella vita
reale, infatti, in rete troviamo scienza, cultura, educazione, informazione, dibattici politici, appelli di
solidarietà, ricette di cucina, ma anche tanta pornografia e razzismo.
La rete telematica, o comunicazione mediata dal computer (CMC), ossia quel tipo di
comunicazione che permette di mettere in connessione. Attraverso strumenti informatici, punti tra
loro lontani, si differenzia da tutti glia altri mezzi di comunicazione di massa, perché è priva di un
centro di controllo, di supervisori o censure. Internet, infatti, non è proprietà di nessuno e cresce e si
evolve senza regole precise, per aggregazioni spontanee su centri di interesse. La rete è democratica
e lascia a chiunque la possibilità di pubblicare e diffondere tutto ciò che si desidera, per questo
motivo la qualità delle informazioni che vi si trova non è sempre delle migliori, ed è spesso difficile
trovare notizie utili senza perdere l’orientamento.
Netiquette è il galateo della rete, che dovrebbe evitare gli abusi di quanto viene offerto; si tratta di
una cultura nata in modo spontaneo dagli utenti che navigano in Internet; ad esempio, usare il
carattere maiuscolo in una e-mail equivale ad “URLARE”.
Internet, inoltre, si finanzia da sola, grazie alla ripartizione dei costi di telecomunicazione tra i
proprietari delle varie sub-reti che la compongono e grazie alla pubblicità presente in quasi tutti i
siti. Gli stessi utenti contribuiscono al sostentamento della rete pagando il costo della telefonata e
dell’abbonamento.
Oggi, dunque, il personal computer ed il World Wide Web, impegnano molte ore della nostra vita
quotidiana, a lavoro, a casa, spesso anche nei luoghi di divertimento, al punto che ci si può, senza
meraviglia alcuna, rifare ad un’espressione di Mario Morcellini: “un PC per amico” 2, nella quale
spiega come le nuove generazioni, a cui la ricerca sociologica presta sempre molta attenzione, sono
cresciute in un sistema mediale in evoluzione, in cui il mezzo televisivo ha avuto sicuramente in
Italia una posizione di forte predominio rispetto alle altre forme di consumo culturale.
Le indagini empiriche hanno sempre registrato una posizione privilegiata del mezzo televisivo, una
posizione dovuta non solo alla precoce e semplice socializzazione con il mezzo, ma anche al clima
di particolare effervescenza dell’offerta che ha caratterizzato la seconda metà degli anni ’80, con la
rottura del monopolio pubblico e la rapida espansione dell’emittenza privata.
Nella seconda metà degli anni ’90, si assiste ad una grossa trasformazione: la Tv generalista inizia a
perdere il predominio sugli altri mezzi, presso il grande pubblico, e l’attenzione per le innovazioni
si sposta, in maniera definitiva, sul settore delle nuove tecnologie ed in modo particolare a tutte le
applicazioni che ruotano attorno al personal computer e alle sue connessioni di rete.
I cambiamenti hanno introdotto una riorganizzazione complessiva di tutto il sistema della
comunicazione e hanno trasformato radicalmente il rapporto che i minori, ma non solo,
intrattengono con la “tastiera” dei mezzi audiovisivi e comunicativi.
Podcasting
Podcasting è un sistema che permette di scaricare in modo automatico contributi audio, chiamati
“podcast”, pubblicati da siti di news o blog utilizzando un semplice client gratuito. Il termine
Podcasting (Personal Option Digitale Casting) è stato coniato in un articolo, apparso sul blog di
Doc Sears, dal titolo, “DIY radio with PODcasting”, articolo ripreso nei giorni successivi da Wired
e da altri siti. La tecnologia utilizzata è tanto semplice quanto potente: un feed RSS dotato di
enclosure e un client che a intervalli regolari scarica feed e ne ricava i puntatori ai nuovi brani audio
pubblicati.
Sul Web esistono già diversi siti, blog e directory che raccolgono i Podcast pubblicati in giro per il
mondo. Un ottimo punto di partenza è ippoder.org, contenente una directory che raccoglie i Podcast
divisi per argomenti e nazione, oppure audio.weblogs.com, che elenca in ordine cronologico gli
ultimi podcast pubblicati. In Italia quix.it è stato il primo sito a lanciare la nuova moda e a
pubblicare un podcast che è già arrivato alla quinta trasmissione: questo prevede per ogni puntata,
l'intervista ad uno dei personaggi della blogosfera italiani o dei principali siti di informazione.

7
Wikinomics
La wikinomics è la teoria e la messa in pratica della nuova collaborazione di massa. Wiki si
riferisce al software che dà oggi la possibilità ad una incredibile moltitudine di persone di
aggiungere e modificare documenti su Internet, ma è diventata una metafora per indicare la
collaborazione che avviene su scala "astronomica" oggi nel nostro mondo grazie ad Internet. Si può
creare una enciclopedia collaborando assieme a milioni di persone che non si conoscono così come
oggi vengono creati nuovi Software o Fondi Pensione.”
Così Don Tapscott definisce in breve il concetto di wikinomics, in un’intervista rilasciata nel
settembre del 2007 all’IDC EUROPEAN IT FORUM di Berlino. Tapscott è autore insieme ad
Anthony D. Williams dell’omonimo best-seller pubblicato nel novembre 2006 e basato su una
ricerca del costo di ben 9 milioni di dollari. “Wikinomics” è il termine che sta per “Wiki-
Economics”, cioè “ Economia nel nuovo mondo Wiki”. La ricerca effettuata da Tapscott e Williams
esplora il modo in cui le compagnie all'inizio del ventunesimo secolo, utilizzano il concetto di
collaborazione di massa (anche denominato produzione peer-to-peer) e le tecnologie open-source
come le "wiki" per aumentare il loro successo. Le logiche wiki sono nate in un contesto di
collaborazione democratica fra pari, dove lo scambio di conoscenza non fornisce un immediato
ritorno in termini di tangibilità economica e questo potrebbe essere un freno nello sviluppo di tali
modalità nel mondo commerciale.
Alle radici della trasformazione in atto sono i profondi cambiamenti supportati dalla
globalizzazione e dallo sviluppo della tecnologia dell’informazione che hanno favorito la nascita di
modelli di produzione basati sulla collaborazione e la co-creazione di valore tra consumatore e
produttore e sull’auto-organizzazione più che sulle strutture gerarchiche. Se è vero che lo
spostamento verso i nuovi modelli della partecipazione e della collaborazione presenta sia
opportunità che minacce per gli operatori economici, la tesi di Tapscott/Williams è che le prime
siano grandemente maggiori delle seconde. Per avere successo nel cogliere queste enormi
opportunità è necessario pensare ed agire in modo differente facendo leva sulla collaborazione tra
pari, sull’apertura, sulla dimensione globale.
Una convinzione diffusa è che questo approccio sia adatto solo alle imprese della - un tempo detta -
new economy, o dei servizi. E’ quindi particolarmente interessante uno dei primi casi proposti dai
due autori in cui i principi della wikinomics sono adottati con successo in un’industria
particolarmente pesante e old-styled come l’industra estrattiva. L’adozione dei principi della W. ha
consentito di portare alla luce capacità mai viste nell’industria e, si afferma, l’accorciamento dai due
ai tre anni del time to market nella ricerca ed esplorazione di nuovi filoni auriferi grazie
all’innovativo approccio open source adottato.
Nel secolo passato la collaborazione esisteva principalmente su piccola scala, tra amici e parenti o
eccezionalmente su scala più ampia per difendere principi fondamentali come la democrazia, la
pace, etc. La partecipazione della maggior parte dei cittadini nell’economia e nella politica era
essenzialmente marginale. La novità è che nel 21mo secolo milioni di persone prendono parte
volontariamente ad organizzazioni capaci di rivaleggiare con le maggiori società globali nella
produzione di beni e servizi innovativi secondo i principi della peer production (mass
collaboration).
Se è vero che scienziati e artisti oggi concorrono con grande facilità nella co-creazione di nuovi
prodotti e contenuti condivisi, è però anche vero che il mondo reso più piccolo e globale dalle
nuove tecnologie pone nuove minacce. Ad esempio criminali e terroristi possono usare Internet per
comunicare, organizzarsi, coordinarsi più facilmente rispetto al passato su scala internazionale. Le
nuove comunità collaborative come Flickr e Wikipedia possono, secondo alcuni , soffocare le voci
più ispirate e innovative all’interno di una mediocrità di massa. Secondo altri anche autorevoli
esponenti della comunità imprenditoriale mondiale la creazione di un corpus di conoscenza
vastamente accessibile gratuitamente agisce come disincentivo alla produzione di contenuti di
livello professionale.
8
In realtà, le organizzazioni abituate a produrre contenuti professionali si trovano a competere con
nuovi entranti poco conosciuti e in rapida crescita ed evoluzione. Le opportunità offerte dai nuovi
modelli produttivi social-based sono largamente maggiori dei pericoli prospettati e la nuova
produzione di contenuti consente a milioni di persone una partecipazione attiva e volontaria
all’economia del proprio paese. La wikinomics mette a disposizione dei manager nuovi modi di
creare valore, stimolare la crescita e l’innovazione. Il nuovo patrimonio digitale comune collega già
oggi milioni di persone ed oggetti supportando la creazione di nuovi servizi, nuovi modelli di
business nuove, comunità, nuove società e nuovi milionari.

Peering
Il peering (che in italiano si traduce con “scambio”) indica quella forma di organizzazione
autonoma che porta le persone ad aggregarsi in in gruppi e comunità che si scambiano materiali che
poi possono essere rivisti e migliorati continuamente da tutti i partecipanti e che poi sono rimessi
continuamente in circolo per nuovi sviluppi. Tale concetto si oppone drasticamente a tutti i modelli
gerarchici da sempre presenti presso le grandi istituzioni della nostra società. Anche se lo
sradicamento dei modelli piramidali largamente diffusi non potrà essere immediato, sta emergendo
sempre più prepotentemente una forma di organizzazione orizzontale fondata sullo scambio di idee
e strumenti fra i singoli.
La storia dell'umanità è stata caratterizzata dalle gerarchie la cui fallibilità si è dimostrata nel
momento in cui i sistemi di controllo hanno abbassato la guardia. In ambito tecnico, un esempio di
come le gerarchie possano efficacemente lasciare spazio al peering, è GNU/Linux .La facilità con
cui possono crescere progetti sul suo modello conferma come la progettazione di beni e servizi, la
creazione di conoscenza.

Il modello collaborativo del wiki


Un wiki è un sito Web (o comunque una collezione di documenti ipertestuali) che può essere
modificato o aggiornato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da
tutti coloro che vi hanno accesso. La modifica dei contenuti è aperta, nel senso che il testo può
essere modificato da tutti gli utenti (a volte soltanto se registrati, altre volte anche anonimi)
procedendo non solo per aggiunte, ma anche cambiando e cancellando ciò che hanno scritto gli
autori precedenti. Ogni modifica è registrata in una cronologia che permette in caso di necessità di
riportare il testo alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare,
immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il
software collaborativo utilizzato per creare il sito web e il server.
Un wiki permette di scrivere collettivamente dei documenti in un linguaggio chiamato “markup”,
usando un navigatore (web browser). Una singola pagina in un wiki è chiamata "pagina wiki",
mentre l'insieme delle pagine, che sono usualmente strettamente interconnesse, è chiamato "il wiki".
Una caratteristica distintiva della tecnologia wiki è la facilità con cui le pagine possono essere
create e aggiornate. Da qui il significato etimologico della parola wiki, termine della lingua
hawaiiana che significa "rapido" oppure "molto veloce".
Generalmente, non esiste una verifica preventiva sulle modifiche, e la maggior parte dei wiki è
aperta a tutti gli utenti o almeno a tutti quelli che hanno accesso al server wiki. In effetti, perfino la
registrazione di un account utente non è sempre richiesta. Una comune difesa contro i persistenti
"vandali" è semplicemente permettere di cancellare e modificare quante pagine desiderano, sapendo
che possono essere facilmente tracciati e annullati nei loro atti. Questa regola può facilmente
diventare poco pratica di fronte a modifiche sistematiche.

9
Come misura di emergenza, alcuni wiki hanno un database che può essere impostato in modalità
sola-lettura, quando alcuni impongono la regola per cui solo utenti che si siano registrati prima di
una certa data possano continuare a scrivere. Tuttavia ogni danno provocato da un "vandalo" può
essere eliminato in maniera rapida e semplice. Più problematici sono gli errori inseriti nelle pagine
che passano inosservati, per esempio il cambiamento della data di pubblicazione di un album e le
discografie.
In casi estremi molti wiki forniscono pagine che possono essere protette dalla modifica. Le pagine
protette in Wikipedia, ad esempio, possono essere solo modificate dai cosiddetti amministratori, che
possono anche revocare la protezione. Questo costume è generalmente considerato come violazione
alla filosofia di base del WikiWiki e, quindi, è spesso evitato.
I campi di applicazione dei wiki sono vari:
Documentazione di progetti informatici, progetti collaborativi, educazione e formazione
collaborativa, enciclopedie e più generalmente banche del sapere in linea (Wikipedia), wiki
comunitari che raccolgono persone attorno ad un argomento al fine di incontrarsi, di condividere la
conoscenza, wiki personali utilizzati come strumento di produttività e di gestione dell'informazione,
ed infine wiki aziendali per consentire la condivisione di conoscenze e la comunicazione in seno
all'impresa. Questi ultimi vengono chiamati Corporate Wiki.
A differenza di quanto pensano in molti, implementare una wiki all’interno della propria azienda
non è un progetto costoso: gran parte del lavoro viene fatto infatti dagli utenti i quali, nella maggior
parte dei casi, sono responsabili in prima persona per la creazione e pubblicazione dei contenuti. Un
corporate wiki può essere usato per molteplici attività all’interno della azienda e quindi non è solo
un semplice deposito di conoscenza. Fra le attività più comuni per cui sono usati i corporate wiki, vi
sono:
* Sviluppo software: possono essere usati come deposito per la documentazione tecnica o per
qualsiasi altro documento inerente lo sviluppo del software;
* E-Learning: in questo caso vengono usati come deposito dove conservare materiale per
l’apprendimento;
* Project Management: possono essere conservati qui gli appunti, le agende dei meeting, le idee
da sviluppare successivamente;
* Informazioni generali e Knowledge Management: in questo senso possono essere utilizzati
come contenitori dove è possibile trovare informazioni circa le ferie, circa i blog degli altri
dipendenti, informazioni riguardanti l’azienda, risorse/documenti/testi che sono in fase di sviluppo
in modalità collaborativa, informazioni circa le risorse umane e le linee guida da seguire in azienda;
* Comunità di pratica o user group: all’interno dei quali troviamo informazioni o materiale
pubblicato da persone che hanno finalità o interessi comuni;
* Ad-hoc collaboration: piattaforme create per favorire la collaborazione ad un particolare
progetto o documento; qui possiamo trovare idee, suggerimenti, brainstorming, ecc;
* Supporto tecnico: qui si può trovare tutto il materiale di supporto all’infrastruttura tecnica
dell’azienda;
* Marketing e Customer Relationship Management: qui troviamo materiale quali indagini di
mercato, studi, basi di dati, informazioni su competitori, materiale per il marketing o per le
campagne pubblicitarie, ecc. E’ interessante notare come è possibile aprire i contenuti di questa
tipologia di corporate wiki anche ad alcuni clienti in modo da aumentare la condivisione di
informazioni reciproca;
* Resource Management: qui gli utenti possono controllare lo stato di utilizzo di un determinato
macchinario;
• Ricerca e Sviluppo: tutto ciò che riguarda la ricerca e sviluppo può essere monitorata
attraverso l’uso di un wiki dove verrano registrate ad esempio informazioni circa i nuovi
prodotti o sarà possibile seguire o andare a vedere la storia delle fasi di sviluppo di un
determinato prodotto o servizio.

10
Twitter

Secondo il settimanale americano Time, Twitter cambierà il modo in cui viviamo, portando il sito di
“microblogging” sulla copertina del suo nuovo numero, sottolineandone la capacità di innovare nel
mondo dell’informazione. Nato nel 2006 negli uffici della Obvious Corporation di San Francisco,
Twitter è un servizio Internet che permette agli utenti di mandare messaggi di testo, lunghi non più
di 140 caratteri, tramite il sito stesso, via sms, o utilizzando la messaggistica istantanea e l’e-mail.
Ogni messaggio appare nella pagina web dell’utente e viene, questa e la novità più rilevante,
mandato istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. E i messaggi possono
essere ricevuti anche sul cellulare.
In pochi mesi Twitter (che prende il nome dal “tweet”, il cinguettare degli uccelli) è diventato un
vero e proprio fenomeno sociale. I brevi messaggi inviati in diretta sono fonte d’informazioni
importanti o di comunicazioni tra amici, ci si trovano le news dei principali giornali o, come è
accaduto all’inizio di giugno 2009, le notizie rosa come la nascita del nuovo figlio che campione di
ciclismo Lance Amstrong ha voluto comunicare al mondo via Twitter. Su Twitter, insomma, c’è la
frontiera del “microgiornalismo”, fatto di articoli di 140 battute. “I limiti sono evidenti”, dice Ana
Marie Cox di Time, “ma anche i pregi”. I piccoli post su Twitter catturano l’atmosfera, il momento,
l’eccitazione degli eventi che stiamo seguendo, meglio di molti resoconti scritti a freddo”. Secondo
Time il microgiornalismo sta avendo un impatto straordinario sulle nostre vite, ci sta abituando ad
un’informazione che solo apparentemente è breve e sommaria ma che in realtà è nuova e diversa,
immediata e emozionale. “140 caratteri non sono un limite, sono una spinta alla creatività”, sostiene
ancora la Vox.
I grandi giornali americani hanno già “twitterizzato” da tempo la loro informazione, e cosi anche le
agenzie di stampa. Il principale motivo è, ovviamente, quello di raggiungere in ogni modo il
pubblico, il lettore. E poi c’è il dato economico: produrre giornalismo con gli sms costa poco,
distribuirlo tramite i siti di social networking costa ancora meno.
Il secondo aspetto che rende Twitter diverso dagli altri siti di social networking, è che ogni utente
può seguire le sue star preferite, che quotidianamente lasciano dei piccoli “tweet” sulla loro vita.
Attori e attrici, star musicali e cinematografiche, politici, personaggi pubblici, ognuno manda
messaggi e ha centinaia di migliaia di “followers”, che ricevono aggiornamenti continui. Un
rapporto con le star che sembra familiare, personale, diretto, e che per la prima volta è totalmente
senza mediazioni.
Altro punto forte di Twitter è sicuramente è la facilità di restare in contatto con il proprio account
senza essere per forza davanti ad un computer. Poter inviare e ricevere messaggi grazie ad un
telefono cellulare, è una grande innovazione. Inoltre, si stanno sviluppando applicazioni esterne che
consentono di accedere facilmente a Twitter. Esiste, ad esempio, un programma che consente di
inviare “tweets” da Wordpress, il servizio più conosciuto di pubblicazione di blog, ed un servizio
simile che consente di “cinguettare” direttamente dal proprio browser Firefox.
I dati segnano Twitter in grandissima ascesa, anche se il dominio di Facebook è inattaccabile: i dati
di Nielsen dicono che in aprile 2009 gli utenti di Facebook sono stati collegati al sito per 14 miliardi
di minuti, 5 miliardi su MySpace, 300 milioni su Twitter. Ma se il tempo speso su Facebook è
cresciuto del 699% in un anno, quello su Twitter ha avuto un balzo in avanti del 3712%.
In questi mesi difficili per l’economia mondiale,la comunicazione e la fiducia sono tutto. Esistono
governi che tacciono e non dicono ed altri che, invece, usano tutti i media a disposizione per
comunicare in maniera diretta con il cittadino ovunque egli sia.
Il governo UK, Il numero 10 di Downing Street, comunica con i suoi cittadini usando tutti i mezzi.
Certo è informazione del governo, ma aperta ai commenti e la libertà di dira la propria è il sale della
democrazia.
11
Il numero 10 di Downing Street oltre ad avere un canale su YouTube, usa anche un account
DowningStreet su Twitter e tramite questo strumento comunica informazioni di portata enorme.
Twitter non è quindi solo il posto dove uno sconosciuto comunica che beve un caffè o mangia un
panino al salame. Twitter può essere il luogo dove qualche broker a Londra o a Wall Street decide
di vendere o comprare milioni di azioni sulla base di quei striminziti 140 caratteri; 140 caratteri che
possono mandare per strada migliaia di persone oppure salvarle dal panico finanziario.
L’inventore di Twitter, Evan Williams, è uno dei rivoluzionari dei sistemi online di pubblicazione
di blog, grazie a Blogger. Facile dunque pensare che Twitter possa percorrere la stessa strada:
rivoluzionare le reti sociali su Internet, in un’epoca in cui la velocità dell’informazione sembra
essere una regola primaria.

12