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La scrittura accademica e le sue convenzioni

Tra gli obiettivi di una buona formazione universitaria c'è quello di garantire la capacità di
produrre testi elevati, perlopiù coincidenti con la scrittura argomentativa e con la cosiddetta scrittura
accademica. Si tratta di testi utilizzati per esprimere idee proprie e altrui in modo articolato,
attingendo alle risorse più sofisticate della lingua: con il crescere di complessità del pensiero, sarà
necessario infatti destreggiarsi con parole più precise (la ricchezza di sfumature del lessico
consentirà di scegliere le forme più adeguate ad esprimere ciò che vogliamo dire) e con strutture
logiche più difficili (i diversi modi di costruzione del periodo permetteranno di indicare priorità di
contenuti e precisare relazioni tra concetti).
D'altra parte, lingua e pensiero procedono di pari passo: padroneggiare bene le forme di
espressione consente di elaborare meglio concetti astratti e concepire idee che altrimenti non
avremmo messo a fuoco.
Scrivere in modo informale, alle persone con cui siamo più in confidenza, non richiede un
grande sforzo perché normalmente in situazioni quotidiane ci si confronta con esigenze
comunicative semplici e perché si può contare sulla buona disposizione degli interlocutori a
collaborare allo scambio, spesso fortemente prevedibile: non appena però la situazione si fa più
critica si richiede maggiore sforzo - linguistico e concettuale - per difendere la propria posizione e
convincere il nostro interlocutore, specie se la comunicazione avviene per via scritta.
Produrre testi di argomento scientifico e adoperare la scrittura a fini professionali richiede la
capacità di argomentare le proprie idee, muovendosi con disinvoltura attraverso forme di scrittura
complesse. È per tale motivo che i laboratori di italiano scritto puntano a preparare alla scrittura
accademica, che comprende un numero ampio di materiali: sia i materiali scritti e letti dagli
studiosi per condividere le loro ricerche con gli appartenenti alla stessa comunità scientifica
(volumi monografici, saggi pubblicati in riviste specialistiche o in atti di convegno, paper, ecc.), sia
i testi proposti in ambito didattico come pubblicazioni di riferimento per la formazione degli
studenti di una disciplina (i cosiddetti "manuali”, cioè volumi introduttivi a una certa materia).
Naturalmente il livello di specializzazione di un testo varia non tanto in base alla complessità della
materia in sé ma al grado di approfondimento che l'autore riterrà opportuno per il pubblico al quale
l'opera si rivolge.
Durante il percorso formativo universitario, agli studenti viene chiesto di confrontarsi non solo
con i manuali ma anche con testi scritti di più alto livello specialistico, così che possano
raggiungere una preparazione di tipo professionale nella disciplina oggetto di studio. Alla fine del
percorso, normalmente, è anche richiesto di realizzare in proprio un testo conclusivo (si tratta
perlopiù di tesine o di tesi) che dimostri di aver raggiunto la maturità critica necessaria per
dominare il relativo panorama di studi già prodotto sull'argomento prescelto (la cosiddetta
"bibliografia”) e per produrre per iscritto, sulla base degli studi letti, un lavoro personale ed
autonomo, che potrà essere di tipo "applicativo” o "compilativo” (quando semplicemente si scrive
componendo insieme, in modo ordinato, ragionamenti e discorsi ricavati da fonti diverse) oppure
"di ricerca” o "sperimentale” (quando il lavoro dà un apporto originale e nuovo rispetto a quanto è
stato scritto in precedenza).
Per riuscire a riprodurre più facilmente lo stile e il tono degli scritti di taglio accademico, sarà
ora opportuno tracciare rapidamente i confini del genere, individuando gli elementi caratteristici e le
modalità espositive più ricorrenti.
Caratteristiche del testo accademico
I testi di ambito accademico sono testi fortemente riconoscibili in quanto dotati di
caratteristiche specifiche che difficilmente possono essere rintracciate in altre tipologie testuali.
Tenendo presente i requisiti fondamentali del testo[1] e prendendo come punto di riferimento
la classificazione dei testi secondo lo scopo comunicativo dell'emittente, cioè di chi lo produce[2],
consideriamo il testo accademico un testo prevalentemente argomentativo, attraverso il quale
l'autore intende dimostrare la validità di quanto sostiene. Per questo, il testo argomentativo si fonda
di regola anche su molti dati e informazioni, che lo rendono dunque un testo anche informativo.
Se consideriamo invece la classificazione dei testi secondo il punto di vista del destinatario, il
testo accademico fa parte dei testi ad alto "vincolo interpretativo”[3] (specie nella loro versione
dedicata alla comunicazione scientifica in senso stretto, rivolta dunque agli studiosi del settore).
Il grado del "vincolo interpretativo” si manifesta anche nella struttura testuale, che nel caso del
testo accademico prevede:
 una scrittura organizzata su almeno due livelli:
1. il testo al centro della pagina;
2. le note in corpo minore collocate a piè di pagina o in fondo allo scritto;
 un'articolazione in più sezioni, non tutte obbligatorie e disposte perlopiù secondo questa
sequenza:
(a) frontespizio, (b) indice, (c) abstract, (d) premessa, (e) ringraziamenti, (f)
introduzione, (g) capitoli interni, (h) conclusioni, (i) bibliografia, (j) appendice,
secondo quanto previsto dalle convenzioni del genere (vedi unità 3 e unità 12).
Ogni testo può dunque essere letto a più livelli di profondità, a seconda che si intenda ricavarne le
informazioni principali (presentate nell'introduzione e nelle conclusioni) o entrare nel vivo
dell'argomento leggendo le altre sezioni interne (capitoli, eventualmente suddivisi in paragrafi e in
sottoparagrafi, note, bibliografia ecc.).
Questo particolare paratesto (come è chiamato l'apparato di testi appena citati) garantisce
all'autore, ma anche al lettore, di gerarchizzare in diversi luoghi, anche visivamente differenziati, le
informazioni trattate. Nelle sezioni interne, infatti, viene sviluppato l'argomento oggetto di analisi;
nelle sezioni marginali, invece, vengono relegati alcuni possibili spunti, eventuali approfondimenti,
i rimandi bibliografici e altre indicazioni.
Questa organizzazione testuale e paratestuale consente di ricavare, anche a una prima rapida
lettura, gli elementi essenziali - cioè l'argomento, lo scopo della ricerca, il metodo e i risultati − ed
è una caratteristica fondamentale di tutta la scrittura accademica. Si consideri infatti che viene
adottata in ogni ambito disciplinare: sia nelle materie cosiddette "scientifiche” (medicina, fisica,
scienze naturali, matematica, economia, ecc.), dove viene seguita in modo piuttosto rigido, così
come in quelle "umanistiche” (storia, linguistica, archeologia, sociologia, diritto, ecc.), dove invece
può presentarsi in modo più flessibile.
Il vincolo interpretativo dello scritto accademico si manifesta inoltre anche su altri livelli della
scrittura.
 Sul piano del lessico, è particolarmente importante la presenza di tecnicismi del settore
scientifico di riferimento[4], che possono essere compresi correttamente solo se si possiedono le
competenze specifiche necessarie. Sul piano della fraseologia, ritroviamo una serie limitata di
espressioni idiomatiche ricorrenti e convenzionali (vedi unità 8). Sul piano del registro[5], lo stile è
conciso, sobrio, mediamente formale (saranno assenti dunque sia la figuralità di taglio brillante di
tipo giornalistico, sia le espressioni di uso comune nella lingua quotidiana) e soprattutto
impersonale.
 Il requisito dell'impersonalità è essenziale: prima ancora che al personale punto di vista
dell'autore, è infatti fondamentale dare spazio innanzitutto alle informazioni e ai dati, che è bene
raccogliere in misura possibilmente ampia e da fonti affidabili e diverse tra loro. L'idea soggiacente
è che, servendosi di quei dati e quel metodo, si sarebbe raggiunto lo stesso risultato anche a
prescindere dall'identità dell'autore: questo rafforza il peso dell'argomentazione e garantisce
l'oggettività del risultato, cioè la sua scientificità. L'esigenza di mettere in primo piano quanto si
ricava dalle informazioni e dai dati fa sì che la scrittura accademica risulti connotata in particolare
da due fenomeni stilistici, chiamati nominalizzazione e deagentivizzazione (vedi unità 8).
 Il testo accademico deve dunque essere innanzitutto un testo documentato, cioè costruito
sulla presenza di dati che supportano il ragionamento e rendono affidabile la ricerca. I dati
costituiscono le prove scientifiche sulle quali si basa l'intera impalcatura del lavoro e per questo
devono essere selezionati con la massima cura: devono dunque provenire da fonti autorevoli e
affidabili (vedi unità 2) e devono essere sempre rintracciabili ed esplicitate all'interno del testo.
Il materiale proveniente dalle fonti andrà integrato ma tenuto distinto dalla voce dell'autore del
testo: i diversi elementi che compongono il lavoro vanno dunque ben armonizzati, ma non devono
mai essere mescolati al punto da renderne irriconoscibile l'origine. Come nella preparazione di una
pietanza elaborata e ben confezionata i vari ingredienti risaltano l'uno il gusto dell'altro ma non
perdono mai definitivamente la loro identità, così nel testo accademico si ascolta un complesso
equilibrato di voci ma risulta sempre possibile riconoscere le singole identità autoriali nelle diverse
forme della citazione, della parafrasi o del riassunto (vedi unità 5).
I dati
I dati utilizzati nel testo possono appartenere a tre diverse categorie e vanno trattati in modo
diverso a seconda della loro natura.
 Al primo gruppo appartengono dati presentati come acquisiti e unanimemente condivisi, di
cui non è necessario dimostrare la validità. La gestione dei dati condivisi va però commisurata alla
nozione di enciclopedia comune, cioè l'universo culturale di riferimento nel quale si riconoscono
sia l'emittente sia il destinatario: si tratta dunque di dati di partenza, presentati come punti fermi,
indiscutibili, per i quali non deve essere fornito nessun rimando. Naturalmente stabilire quali dati
appartengano a questa categoria richiede una buona conoscenza del contesto comunicativo di
riferimento (cioè di fattori come l'età, il livello di istruzione, le conoscenze culturali preliminari, la
visione del mondo). Si consideri inoltre che elementi dati per scontati nella contemporaneità (per es.
la rotazione della terra intorno al sole) non possono essere considerati tali per epoche precedenti,
così come non si possono ritenere condivisi per tutte le culture del mondo valori morali che
potrebbero sembrare universali (per es. l'idea che un'infanzia serena favorisca la stabilità emotiva
durante l'età adulta, opinione data per scontata nel mondo occidentale, non è necessariamente
condivisa per esempio nel mondo cinese).
 Al secondo gruppo appartengono i dati che vengono utilizzati nel testo come fondamenta
per lo sviluppo del discorso ma che non possono essere presupposti tra le conoscenze
enciclopediche dell'interlocutore. Si tratta di informazioni che si ottengono dalla consultazione di
ricerche e studi compiuti dagli specialisti della disciplina. Per non essere accusati di plagio, è
fondamentale che il materiale prodotto dal lavoro altrui sia sempre chiaramente distinto da quello
personale e che si tenga in debito conto il concetto di autorialità delle opere dell'ingegno (a cui fa
riferimento il diritto d'autore). Anche per questo è indispensabile che le informazioni ricavate da
queste fonti siano accompagnate da un rimando bibliografico che ne dichiari, con molta precisione,
la provenienza (i dati bibliografici costituiscono una sorta di scheda anagrafica di tutto il materiale a
stampa, ma sono in parte utilizzabili anche per il materiale diffuso nel web: per i criteri redazionali
vedi unità 3).
 Al terzo gruppo appartengono infine dati frutto del personale lavoro di indagine sul campo.
Si tratta di dati inediti, di cui va evidenziata la novità, e che però devono essere stati raccolti sulla
base delle metodologie proprie della disciplina (rappresentatività del campione indagato, rigore
metodologico, precisione nel riportare gli elementi raccolti, ecc.).
In sostanza, tutti gli elementi ricordati concorrono a definire l'assetto del testo, che si presenta
come una costruzione complessa: l'impianto concettuale costituisce le fondamenta, i dati
l'impalcatura, il ragionamento le mura portanti, la scrittura l'intonaco e l'editing finale gli
abbellimenti decorativi: una costruzione articolata su più piani, che non sarebbe in equilibrio se non
venissero rispettate tutte le regole di costruzione.

[1] Si intende per testo qualsiasi produzione verbale a prescindere dalla misura (più tomi o una sola parola), prodotta da
un emittente e ricevuta da un destinatario, tramite un canale scritto, orale, trasmesso, con l'intenzione e l'effetto di
comunicare qualcosa. Il testo deve rispondere ai requisiti fondamentali della coerenza (cioè il corretto collegamento del
testo dal punto di vista del significato: si parla di coerenza logica, semantica, stilistica) e della coesione (cioè il rispetto
dei rapporti grammaticali e dei collegamenti sintattici tra le varie parti del testo, operata per mezzo dei coesivi e dei
connettivi). Per approfondimenti cfr. tra gli altri Angela Ferrari, Struttura del testo, in Enciclopedia dell'italiano, diretta
da Raffaele Simone, con la collaborazione di Paolo D'Achille e Gaetano Berruto, Roma, Istituto della Enciclopedia
Treccani, 2011, disponibile anche online
[2] Classificando i testi in base allo scopo dell'emittente si possono individuare, schematicamente, cinque categorie, per
ciascuna delle quali è possibile individuare caratteristiche testuali e linguistiche specifiche:testi descrittivi, narrativi,
espositivi o informativi, argomentativi, regolativi o prescrittivi(la classificazione, ideata da Egon Werlich, A text
grammar of English, Heidelberg, Quelle & Meyer, 1976), è considerata ormai classica e descritta in molti studi: cfr. per
esempio Letizia Lala, Tipi di testo, in Enciclopedia dell'italiano, diretta da Raffaele Simone, con la collaborazione di
Paolo D'Achille e Gaetano Berruto, Roma, Istituto della Enciclopedia Treccani, 2011, disponibile anche online
[3] La classificazione dei testi sulla base del vincolo interpretativo, introdotta da Francesco Sabatini ("Rigidità-
esplicitezza” vs "elasticità-implicitezza”: possibili parametri massimi per una tipologia dei testi, in Linguistica testuale
comparativa. In memoriam Maria-Elisabeth Conte. Atti del Congresso della Società di Linguistica Italiana
(Copenhagen, 5-7 febbraio 1998), a cura di Gunver Skytte e Francesco Sabatini, København, Museum Tusculanum
Press, 1999, pp. 141-172), offre la possibilità di misurare l'effetto prodotto dal testo sul destinatario e l'impegno che
viene richiesto per interpretarlo. I testi si presentano così più o meno rigidi a seconda del vincolo interpretativo che
impongono al destinatario (testi molto, mediamente, poco vincolanti): i testi scientifici risultano altamente vincolanti
perché la loro interpretazione deve essere univoca: vanno quindi concepiti in modo chiaro e senza ambiguità. Viceversa,
testi meno espliciti, che permettono più interpretazioni da parte dei destinatari, vanno considerati a medio o basso
vincolo (testi espositivi, divulgativi, letterari). Cfr. ancora Letizia Lala, Tipi di testo, in Enciclopedia dell'italiano,
diretta da Raffaele Simone, con la collaborazione di Paolo D'Achille e Gaetano Berruto, Roma, Istituto della
Enciclopedia Treccani, 2011, disponibile anche online
[4] Si considerano tecnicismi le parole utilizzate in ambiti disciplinari specifici che vengono utilizzate in un unico
significato, condiviso dagli specialisti della disciplina. Per una descrizione delle tipologie e caratteristiche dei linguaggi
settoriali cfr. per esempio Giovanni Rovere, Linguaggi settoriali, in Enciclopedia dell'italiano, diretta da Raffaele
Simone, con la collaborazione di Paolo D'Achille e Gaetano Berruto, Roma, Istituto della Enciclopedia Treccani, 2011,
disponibile anche online
[5] Le variazioni di registro dipendono dalla situazione comunicativa, più o meno formale, dall'argomento e dalle
relazioni tra le persone coinvolte: si parla in questo caso di variazione diafasica (le altre dimensioni di variazione
dipendono dallo spazio geografico (variazione diatopica), dalle caratteristiche sociali e dal grado di scolarizzazione
(variazione diastratica), dal canale utilizzato per la comunicazione (scritto, orale, trasmesso: variazione diamesica), dal
passare del tempo (variazione diacronica). Cfr. Gaetano Berruto, Variazione linguistica, in Enciclopedia dell'italiano,
diretta da Raffaele Simone, con la collaborazione di Paolo D'Achille e Gaetano Berruto, Roma, Istituto della
Enciclopedia Treccani, 2011, disponibile anche online