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MADAMA BUTTERFLY
GIACOMO PUCCINI

MADAMA
BUTTERFLY
GIACOMO PUCCINI
FONDAZIONE TEATRO LA FENICE DI VENEZIA

MADAMA BUTTERFLY

1
Giacomo Puccini. Ritratto con dedica a Rosina Storchio, interprete di Butterfly alla prima scaligera del 1904.

2
FONDAZIONE TEATRO LA F ENICE DI VENEZIA

MADAMA BUTTERFLY
tragedia giapponese in tre atti di
LUIGI I LLICA e G IUSEPPE G IACOSA
(da John Luther Long e David Belasco)

musica di

G IACOMO P UCCINI

PALAF ENICE AL TRONCHETTO


Venerdì 23 febbraio 2001, ore 20.00, turno A
Sabato 24 febbraio 2001, ore 15.30, fuori abb.
Domenica 25 febbraio 2001, ore 15.30, turno B
Martedì 27 febbraio 2001, ore 20.00, fuori abb.
Mercoledì 28 febbraio 2001, ore 20.00, turno D
Giovedì 1 marzo 2001, ore 20.00, turno E
Venerdì 2 marzo 2001, ore 17.00, turno C

3
——————

Edizioni dell’Ufficio Stampa


del TEATRO LA FENICE
Responsabile Cristiano Chiarot

Hanno collaborato
Pierangelo Conte, Giorgio Tommasi

Ricerca iconografica
Maria Teresa Muraro

Copertina
Tapiro

Pubblicità In copertina
AP srl Torino GIACOMO PUCCINI
VeNet Venezia (ritratto fotografico del 1905)

4
SOMMARIO

7
LA LOCANDINA

11
IL LIBRETTO

48
MADAMA BUTTERFLY IN BREVE

50
ARGOMENTO - ARGUMENT - SYNOPSIS - HANDLUNG

61
ARTHUR GROOS
MADAMA BUTTERFLY FRA ORIENTE ED OCCIDENTE

91
GIACOMO PUCCINI
a cura di MIRKO SCHIPILLITI

105
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
a cura di GILDO SALERNO

113
BIOGRAFIE

5
Foto di scena di Madama Butterfly (Atto I). Regia e scene di Robert Wilson. Allestimento realizzato dal
Teatro Comunale di Bologna (1996), ripreso al PalaFenice, febbraio 2001.

6
LA LOCANDINA

MADAMA BUTTERFLY tragedia giapponese in tre atti di


LUIGI ILLICA e GIUSEPPE GIACOSA

musica di

G IACOMO P UCCINI
Editore CASA RICORDI, Milano
personaggi ed interpreti
Cio-Cio-San CHIHO OIWA (24-26-28-31/7)
IULIA ISAEV (23-25-27-30/7
Suzuki TEA DEMURISHVILI (23-25-27-28-30/7)
LIDIA TIRENDI VITALE(24-26-31/7)
F. B. Pinkerton JOSÉ FERRERO (23-25-27-30/7)
DARIO BALZANELLI (24-26-28-31/7)
Kate Pinkerton LIESL ODENWELLER
Sharpless GIUSEPPE GARRA (23-25-27-30/7)
LUCA GRASSI (24-26-28-31/7)
Goro ENRICO COSSUTTA
Il Principe Yamadori GIOVANNI MAINI
Lo Zio Bonzo ARMANDO CAFORIO
Yakusidé LUCA FAVARON
Il Commissario Imperiale LUCIANO GRAZIOSI
L’Ufficiale del Registro FRANCO ZANETTE
La Madre di Cio-Cio-San VALERIA ARRIVO
La Cugina EMANUELA CONTI
La Zia MARTA CODOGNOLA
mimi BRUNO GLASBERG, FRANCOIS LANNES
maestro concertatore e direttore

YURI AHRONOVITCH
regia e scene

ROBERT WILSON
regista collaboratore
G IUSEPPE F RIGENI
costumi
F RIDA PARMEGGIANI
collaboratrice alla scenografia
STEPHANIE E NGELN
light designer
H EINRICH B RUNKE

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO LA F ENICE


direttore del Coro GIOVANNI ANDREOLI
maestro del Coro ALBERTO MALAZZI
allestimento scenico realizzato dal Teatro Comunale di Bologna su progetti originali di Robert
Wilson per l’allestimento dell’Opéra Bastille di Parigi

7
direttore musicale di palcoscenico GIUSEPPE MAROTTA
direttore di palcoscenico PAOLO CUCCHI
responsabile allestimenti scenici MASSIMO CHECCHETTO
altro direttore di palcoscenico LORENZO ZANONI
maestri di sala STEFANO GIBELLATO, ROBERTA FERRARI
maestri di palcoscenico SILVANO ZABEO, ILARIA MACCACARO
maestro alle luci GABRIELLA ZEN
assistente regista JORN WEISBRODT
assistente costumista STEVE ALMERIGHI
assistente alla messa in scena CHRISTIANE LÉVÊQUE
capo macchinista VALTER MARCANZIN
capo elettricista VILMO FURIAN
capo attrezzista ROBERTO FIORI
capo sarta MARIA TRAMAROLLO
responsabile della falegnameria ADAMO PADOVAN
capogruppo figuranti CLAUDIO COLOMBINI
scene TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, LA BOTTEGA VENEZIANA (Quarto d’Altino)
costumi e attrezzeria TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA,
CHANGE PERFOMING ARTS (Milano)
calzature CALZATURE ARTISTICHE SACCHI (Firenze)
parrucche MARIO AUDELLO (Torino)

8
Foto di scena di Madama Butterfly (Atto II). Regia e scene di Robert Wilson. Allestimento realizzato dal
Teatro Comunale di Bologna (1996), ripreso al PalaFenice, febbraio 2001.

9
Luigi Illica e Giacomo Puccini.

10
I L LIBRETTO

MADAMA BUTTERFLY
tragedia giapponese in tre atti

libretto di

LUIGI I LLICA e G IUSEPPE G IACOSA


(da John Luther Long e David Belasco)

11
Scene dall’ultimo atto di Madama Butterfly. Rappresentazione al Teatro Dal Verme di Milano (1905).
Disegno R. Salvadori per «L’Illustrazione Italiana» (autunno 1905).

12
Personaggi

Cio-Cio-San

Suzuki, servente di Cio-Cio-San

F. B. Pinkerton, tenente della Marina degli U.S.A.

Kate Pinkerton, sua moglie

Sharpless, Console degli U.S.A. a Nagasaki

Goro, nakodo

Il Principe Yamadori

Lo Zio Bonzo

Yakusidé

Il Commissario Imperiale

L’Ufficiale del Registro

La Madre di Cio-Cio-San

La Cugina

Dolore

Parenti, Amici ed Amiche di Cio-Cio-San, Servi

A Nagasaki - Epoca presente

13
Giacomo Puccini. Fotografia con dedica a Luigi Illica (1903).

14
ATTO PRIMO PINKERTON
E la dimora frivola...

GORO
Collina presso Nagasaki. (protestando)
Casa giapponese, terrazzo e giardino. Salda come una torre
In fondo, al basso, la rada, il porto, la città di da terra fino al tetto.
Nagasaki.
PINKERTON e GORO. PINKERTON
Goro fa visitare la casa a Pinkerton, che passa È una casa a soffietto.
di sorpresa in sorpresa.
GORO
PINKERTON (batte tre volte le mani palma a palma: entrano
E soffitto... e pareti... due uomini ed una donna e si genuflettono
innanzi a Pinkerton)
GORO Questa è la cameriera
(godendo delle sorprese) (accennando)
Vanno e vengono a prova, che della vostra sposa
a norma che vi giova fu già serva amorosa.
nello stesso locale Il cuoco – il servitor.
alternar nuovi aspetti ai consueti. Sono confusi del grande onore.

PINKERTON PINKERTON
(cercando intorno) I nomi?
Il nido nuzial dov’è?
GORO
GORO (presentando)
(accennando a due locali) Miss Nuvola leggiera. –
Qui, o là!... secondo... Raggio di sol nascente. – Esala aromi.

PINKERTON SUZUKI
Anch’esso a doppio fondo! (fatta ardita)
La sala? Sorride Vostro Onore? –
Il riso è frutto e fiore.
GORO Disse il savio Ocunama:
(mostra la terrazza) dei crucci la trama
Ecco! smaglia il sorriso.
Schiude alla perla il guscio,
PINKERTON apre all’uomo l’uscio
(stupito) del Paradiso.
All’aperto?... Profumo degli Dei...
Fontana della vita...
GORO
(mostrando il chiudersi d’una parete) (Goro accorgendosi che Pinkerton comincia ad
Un fianco scorre... essere infastidito dalla loquela di Suzuki, batte
tre volte le mani. – I tre si alzano e fuggono
PINKERTON rapidamente rientrando in casa.)
Capisco! Un altro...
PINKERTON
GORO A chiacchiere costei
Scivola! mi par cosmopolita.

15
(a Goro andato in fondo ad osservare) SHARPLESS
Che guardi? (appare sbuffando: Goro si prosterna al Console)
Ah!... quei viottoli
GORO irti di ciottoli
Se non giunge ancor la sposa. m’hanno sfiaccato!

PINKERTON PINKERTON
Tutto è pronto? (va incontro a Sharpless – i due si stringono la
mano)
GORO Bene arrivato.
Ogni cosa.
SHARPLESS
PINKERTON Ouff!
Gran perla di sensale!
PINKERTON
GORO Presto Goro,
(ringrazia con profondo inchino) qualche ristoro.
Qui verran: l’Ufficiale
del registro, i parenti, il vostro Console, (Goro entra in casa frettoloso.)
la fidanzata. Qui si firma l’atto
e il matrimonio è fatto. SHARPLESS
(guardandosi intorno)
PINKERTON Alto.
E son molti i parenti?
PINKERTON
GORO (mostrandogli il panorama)
La suocera, la nonna, lo zio Bonzo Ma bello!
(che non ci degnerà di sua presenza)
e cugini! e cugine... SHARPLESS
Mettiam fra gli ascendenti (contemplando il mare e la città sottoposti)
ed i collaterali, un due dozzine. Nagasaki, il mare!
Quanto alla discendenza... il porto...
(con malizia ossequiosa)
provvederanno assai PINKERTON
Vostra Grazia e la bella Butterfly. (accennando alla casa)
e una casetta
(si ode la voce di Sharpless il Console, che sale che obbedisce a bacchetta.
il colle)
SHARPLESS
LA VOCE DI SHARPLESS Vostra?
(un po’ lontano)
E suda e arrampica! PINKERTON
e sbuffa e inciampica! La comperai
– Erta letale! per novecento novantanove anni,
con facoltà, ogni mese,
GORO di rescindere i patti.
(che è accorso al fondo, annuncia a Pinkerton) Sono in questo paese elastici
– Il Consol sale. del par, case e contratti.

SHARPLESS
E l’uomo esperto ne profitta.

16
PINKERTON (al Console)
(Goro viene frettoloso dalla casa, seguito da due Se Vostra Grazia mi comanda
servi che portano bicchieri, bottiglie e due ce n’ho un assortimento.
poltrone di vimini: depongono bicchieri e
bottiglie su di un piccolo tavolo.) (il Console ridendo, ringrazia)
Certo.
Dovunque al mondo il Yankee vagabondo PINKERTON
si gode e traffica (con viva impazienza)
sprezzando i rischi. Va, conducila Goro.
Affonda l’áncora alla ventura
finché una raffica... (Goro corre in fondo e scompare discendendo il
colle: i due servi rientrano in casa. Pinkerton e
(Pinkerton s’interrompe per offrire da bere a Sharpless siedono.)
Sharpless.)
SHARPLESS
Milk, Punch, o Wiskey? Quale smania vi prende!
(riprende) Sareste addirittura
... scompigli nave, ormeggi, alberatura. cotto?
La vita ei non appaga
se non fa suo tesor PINKERTON
le stelle d’ogni cielo Non so! Non so! Dipende
i fiori d’ogni plaga, dal grado di cottura!
d’ogni bella gli amor. Amore o grillo – donna o gingillo
dir non saprei. – Certo costei
SHARPLESS m’ha coll’ingenue – arti invescato.
È un facile vangelo Lieve qual tenue – vetro soffiato,
che fa la vita vaga alla statura – al portamento
ma che intristisce il cuor. sembra figura – da paravento.
Ma dal suo lucido – fondo di lacca
PINKERTON come con subito – moto si stacca,
(continuando) qual farfalletta – svolazza e posa
Vinto si tuffa e la sorte racciuffa. con tal grazietta – silenziosa
Il suo talento che di rincorrerla – furor m’assale
fa in ogni dove. se pure infrangerne – dovessi l’ale.
Così mi sposo all’uso giapponese
per novecento SHARPLESS
novantanove (seriamente e bonario)
anni. Salvo a prosciogliermi ogni mese. Ier l’altro, il Consolato
«America for ever!» sen’ venne a visitar!
Io non la vidi, ma l’udii parlar.
SHARPLESS Di sua voce il mistero
Ed è bella l’anima mi colpì.
la sposa? Certo quando è sincer
l’amor parla così.
GORO Sarebbe gran peccato
(che ha udito, si avanza premuroso ed insinuante) le lievi ali strappar
Una ghirlanda e desolar forse un credulo cuor.
di fiori freschi. Una stella Quella – divina
dai raggi d’oro. mite – vocina
E per nulla: sol cento non dovrebbe dar note di dolor.
Yen.

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PINKERTON nelle gaudiose soglie
Console mio garbato, ove tutto s’accoglie
quetatevi! Si sa, il bene di chi vive e di chi muor.
la vostra età è di flebile umor.
Non c’è gran male LE AMICHE
s’io vo quell’ale Gioia a te sia,
drizzare ai dolci voli dell’amor! dolce amica, ma pria
(offre di nuovo da bere) di varcare la soglia che ti attira
Wiskey? volgiti indietro e mira
le cose tutte che ti son sì care.
SHARPLESS Quanti fior! Quanto cielo! Quanto mare!
Un altro bicchiere.
(Pinkerton colma anche il proprio bicchiere.) SHARPLESS
Bevo alla vostra famiglia lontana. O allegro cinguettar di gioventù!

PINKERTON (Appaiono, superato il pendìo della collina,


(leva il calice) Butterfly colle amiche, tutte hanno grandi
E al giorno in cui mi sposerò con vere ombrelli aperti a vivi colori.)
nozze, a una vera sposa... americana.
BUTTERFLY
GORO Siam giunte.
(riappare correndo, venendo dal basso della (vede il gruppo dei tre uomini e riconosce
collina) Pinkerton. Chiude subito l’ombrello e pronta
Ecco! Son giunte al sommo del pendio. addita Pinkerton alle amiche.)
(accennando verso il sentiero) F.B. Pinkerton. Giù.
Già del femmineo sciame
qual di vento in fogliame (si genuflette)
s’ode il brusìo.
LE AMICHE
(Su dal sentiero si avvicina un confuso e gaio (chiudono gli ombrelli e si genuflettono)
gridìo. Pinkerton e Sharpless si levano in piedi) Giù.

VOCE DI BUTTERFLY (poi tutte si alzano e si avvicinano a Pinkerton,


Ancora un passo, or via. cerimoniosamente)

ALTRE VOCI BUTTERFLY


Come sei tarda! Gran ventura.
– Ecco la vetta.
– Aspetta. LE AMICHE
– Guarda, guarda. Riverenza.

VOCE DI BUTTERFLY PINKERTON


Spira sul mare e sulla (sorridendo)
terra un primaveril soffio giocondo. È un po’ dura la scalata?
Io sono la fanciulla
più lieta del Giappone, anzi del mondo. BUTTERFLY
Dalle vie, dalle ville A una sposa
la città colle mille costumata
sue voci mi saluta. più penosa
Amiche, io son venuta l’impazienza.
al richiamo d’amor

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PINKERTON BUTTERFLY
(un po’ derisorio) Non lo nascondo,
Molto raro né m’adonto.
complimento. (vedendo che Sharpless sorride)
Ridete? Perché?... Cose del mondo.
BUTTERFLY
(ingenua) PINKERTON
Dei più belli (ha ascoltato con interesse e si rivolge a
ancor ne ho. Sharpless )
(Con quel fare di bambola quando parla
PINKERTON m’infiamma.)
(rincalzando)
Dei gioielli! SHARPLESS
(anch’esso interessato dalle chiacchiere di
BUTTERFLY Butterfly, continua ad interrogarla)
(volendo sfoggiare il suo repertorio di compli- E ci avete sorelle?
menti)
Se vi è caro BUTTERFLY
sul momento... Non Signore. Ho la mamma.

PINKERTON GORO
Grazie – no. (con importanza)
Una nobile dama.
SHARPLESS
(ha osservato prima curiosamente il gruppo BUTTERFLY
delle fanciulle, poi si è avvicinato a Butterfly, Ma, senza farle torto
che lo ascolta con attenzione) povera molto anch’essa.
Miss Butterfly. Bel nome che vi sta a
meraviglia. Siete di Nagasaki? SHARPLESS
E vostro padre?
BUTTERFLY
Signor sì. Di famiglia BUTTERFLY
assai prospera un tempo. (si arresta sorpresa – poi secco secco risponde:)
(alle amiche) Morto!
Verità?
(Le amiche chinano la testa. Goro è imbarazzato.
LE AMICHE Tutte si sventolano nervosamente coi ventagli.)
(approvando premurose)
Verità! SHARPLESS
(ritornando presso Butterfly)
BUTTERFLY Quanti anni avete?
Nessuno si confessa mai nato in povertà,
non c’è vagabondo che a sentirlo non sia BUTTERFLY
di gran prosapia. Eppure senza millanteria (con civetteria quasi infantile)
conobbi la ricchezza. Ma il turbine rovescia Indovinate.
le quercie più robuste – e abbiam fatto la ghescia
per sostentarci. (alle amiche) Vero? PINKERTON
Dieci.
LE AMICHE
(confermano) BUTTERFLY
Vero! Crescete.

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SHARPLESS SHARPLESS
Venti. (a Pinkerton)
Pinkerton fortunato
BUTTERFLY che in sorte v’è toccato
Calate. un fior pur or sbocciato!
Quindici netti, netti; Non più bella e d’assai
sono vecchia diggià. fanciulla io vidi mai
di questa Butterfly.
SHARPLESS How-exciting! Giudizio:
Quindici anni! L’età o il pseudo sposalizio
dei giuochi... vi mena al precipizio.
E se a voi sembran fede
PINKERTON il patto e la sua fede
e dei confetti. badate!... Ella ci crede.

GORO (accenna a Butterfly)


(che ha veduto arrivare dal fondo altre persone
e le ha riconosciute, annuncia con importanza:) ALCUNI PARENTI
L’Imperial Commissario, l’Ufficiale Dov’è? dov’è?
del Registro – i congiunti.
BUTTERFLY
PINKERTON (indicando Pinkerton)
(a Goro) Eccolo là!
Fate presto.
UNA CUGINA
(Goro corre in casa.) In verità
bello non è.
(Dal sentiero in fondo si vedono salire e sfilare i
parenti di Butterfly; questa va loro incontro, in- BUTTERFLY
sieme alle amiche; grandi saluti, riverenze; i pa- (offesa)
renti osservano curiosamente i due americani. Bello è così
Pinkerton ha preso sottobraccio Sharpless e, che non si può
condottolo da un lato, gli fa osservare, ridendo, il sognar di più.
bizzarro gruppo dei parenti.)
LA MADRE DI BUTTERFLY
PINKERTON Mi pare un re!
(osserva commentando)
Che burletta la sfilata LO ZIO YAKUSIDÉ
della nova parentela, Vale un Perù.
tolta in prestito, a mesata.
Certo dietro a quella vela UNA CUGINA
di ventaglio pavonazzo, Goro l’offrì
la mia suocera si cela. pur anche a me.
E quel coso da strapazzo Ma s’ebbe un no!
che fa salti da ranocchio
è lo zio briaco e pazzo. BUTTERFLY
Manco male anche il marmocchio, (sdegnosa)
lustro giallo e grassottino. Sì, giusto tu!
Or complottano, stretti a crocchio,
e mi ponzano l’inchino. ALCUNI AMICI ED ALCUNE AMICHE
Ecco, perché

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prescelta fu, BUTTERFLY
vuol far con te (a sua madre)
la soprappiù. Mamma, vien qua.
(agli altri)
ALTRE AMICHE Badate a me:
La sua beltà attenti, orsù,
già disfiorì. uno – due – tre
e tutti giù.
CUGINI e CUGINE
Divorzierà. (Al cenno di Butterfly tutti si inchinano innanzi
a Pinkerton ed a Sharpless.)
ALTRI
Spero di sì. (I parenti si rialzano e si spargono nel giardino:
Goro ne conduce qualcuno all’interno della ca-
GORO sa. Pinkerton prende per mano Butterfly e la
Per carità conduce verso la casa.)
tacete un po’...
chi vi insegnò PINKERTON
la civiltà? Vieni, amor mio! Ti piace la casetta?

LA MADRE DI BUTTERFLY E ALCUNE CUGINE BUTTERFLY


Oh quella lì (alzandosi)
non smette più. Signor F. B. Pinkerton, perdono...
(mostra le mani e le braccia che sono impaccia-
GORO te dalle maniche rigonfie)
Stoltezza fu Io vorrei... pochi oggetti
condurla qui. da donna...

LO ZIO YAKUSIDÉ PINKERTON


Vino ce n’è? Dove sono?

LA MADRE E LA ZIA BUTTERFLY


Guardiamo un po’! (indicando le maniche)
Sono qui – vi dispiace?
ALCUNE AMICHE
Ne vïdi già PINKERTON
color di thè, (un po’ sorpreso, sorride... poi subito acconsen-
e chermisi! te, con galanteria)
O perché mai,
LO ZIO YAKUSIDÉ mia bella Butterfly!?
Se ne berrò!
BUTTERFLY
IL BAMBINO (a man mano cava dalle maniche gli oggetti e li
E chicche? depone sopra uno sgabello)
Fazzoletti. – La pipa. – La cintura.
SUA MADRE Un piccolo fermaglio.
Sì. Uno specchio. – Un ventaglio.

IL BAMBINO PINKERTON
(gongolante) (vede un vasetto)
Curucucu! Quel barattolo?

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BUTTERFLY PINKERTON
Un vaso di tintura. (ne prende una e la esamina con curiosità)
Quei pupazzi?... Avete detto?
PINKERTON
Ohibò! BUTTERFLY
Son l’anime degli avi.
BUTTERFLY
Vi spiace?... PINKERTON
(lo getta) Ah!... il mio rispetto.
Via!
Pettini. (e depone le statuette presso le altre)

(trae un astuccio lungo e stretto) BUTTERFLY


(trae Pinkerton in disparte e con tenera e rispet-
PINKERTON tosa confidenza gli dice:)
E quello? Ieri sono salita
tutta sola in secreto alla Missione.
BUTTERFLY Colla nuova mia vita
(molto seria) posso adottare nuova religione.
Cosa sacra e mia. Lo zio Bonzo nol sa,
né i miei lo sanno. Io seguo il mio destino
PINKERTON e piena d’umiltà
E non si può veder? al Dio del signor Pinkerton m’inchino.
È mio destino.
BUTTERFLY Nella stessa chiesetta in ginocchio con voi
(supplichevole e grave) pregherò lo stesso Dio.
C’è troppa gente. E per farvi contento
Perdonate. potrò forse obliar la gente mia.
(si getta nelle braccia di Pinkerton)
(e depone l’astuccio con gran rispetto) Amore mio!

GORO (Si arresta come avesse paura d’essere stata udita


(intanto si è avvicinato e dice all’orecchio di dai parenti. Intanto Goro ha aperto lo shosi; nella
Pinkerton:) stanza dove tutto è pronto per il matrimonio, si
È un presente trovano Sharpless e le autorità. Butterfly entra
del Mikado a suo padre... coll’invito... nella casa e si inginocchia; Pinkerton è in piedi
vicino a lei – i parenti sono nel giardino, rivolti
(e fa il gesto di chi s’apre il ventre) verso la casa, inginocchiati.)

PINKERTON GORO
E... suo padre? Tutti zitti!

GORO IL COMMISSARIO IMPERIALE


Ha obbedito. (legge)
È concesso al nominato
(s’allontana, mescolandosi agli invitati) Benjamin Franklin Pinkerton,
Luogotenente nella cannoniera
BUTTERFLY Lincoln, marina degli Stati Uniti
(leva dalle maniche alcune statuette e le mostra America del Nord:
a Pinkerton:) ed alla damigella Butterfly
Gli Ottoké. del quartiere di Omara-Nagasaki,

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di unirsi in matrimonio, per diritto (ritorna indietro e con accento significativo dice
il primo, della propria volontà, a Pinkerton:)
ed ella per consenso dei parenti Giudizio!
qui testimoni all’atto.
(Pinkerton con un gesto lo rassicura e lo saluta
(porge l’atto per la firma) con la mano. Sharpless scende pel sentiero;
Pinkerton che è andato verso il fondo lo saluta di
(Le amiche si avvicinano, complimentose, a nuovo.)
Butterfly, alla quale fanno ripetuti inchini.)
PINKERTON
LE AMICHE (ritorna innanzi e stropicciandosi le mani dice
Madama Butterfly! fra sé:)
(Ed eccoci in famiglia).
BUTTERFLY (I servi portano delle bottiglie di Saki e distribui-
(facendo cenno con la mano, alza un dito e scono i bicchieri agli invitati.)
corregge:) Sbrighiamoci al più presto – in modo onesto.
Madama F.B. Pinkerton. (brindando con gli invitati)
Hip! hip!
(Le amiche festeggiano Butterfly, che ne bacia
qualcuna; intanto l’Ufficiale dello Stato Civile ritira TUTTI
l’atto e avverte il Commissario che è tutto finito.) O Kami! O Kami!

IL COMMISSARIO IMPERIALE PINKERTON


(saluta Pinkerton) E beviamo ai novissimi legami.
Auguri molti.
TUTTI
PINKERTON O Kami! O Kami!
I miei ringraziamenti.
(I brindisi sono interrotti da strane grida che
IL COMMISSARIO IMPERIALE partono dal sentiero della collina.)
(si avvicina al Console)
Il signor Console scende? LO ZIO BONZO
Cio-Cio-San!... Cio-Cio-San!... Abbominazione!
SHARPLESS
L’accompagno. GORO
(saluta Pinkerton) (infastidito dalla venuta del Bonzo)
Ci vedrem domani. Un corno al guastafeste!
Chi ci leva d’intorno
PINKERTON le persone moleste?...
A meraviglia.
(a cenno ai servi di asportare tavolini, sgabelli,
UFFICIALE cuscini e prudentemente se ne parte adiratissi-
(congedandosi da Pinkerton) mo, borbottando)
Posterità.
TUTTI
PINKERTON (impauriti, si raccolgono in un angolo
Mi proverò. balbettando)
Lo zio Bonzo!
(Il Console, il Commissario Imperiale e l’Ufficia-
le del Registro si avviano per scendere alla città.) (Pinkerton, che si era alzato per guardare la
SHARPLESS strana figura, ridendo, si lascia di nuovo andare

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sulla poltrona) Venite tutti. - Andiamo!
(a Butterfly)
LO ZIO BONZO Ci hai rinnegato e noi...
(a Butterfly, che s’è scostata da tutti)
Che hai TUTTI
tu fatto alla Missione? Ti rinneghiamo!

PINKERTON PINKERTON
Che mi strilla quel matto? (autorevolmente)
Sbarazzate all’istante. In casa mia
LO ZIO BONZO niente baccano e niente bonzeria.
Rispondi, che hai tu fatto?
(Tutti, parenti, amiche, il Bonzo, partono in gran
TUTTI fretta, scendendo la collina e continuando a stril-
Rispondi, Cio-Cio-San! lare e imprecare contro Butterfly. – Le voci a po-
co a poco si allontanano. – Butterfly che stette
LO ZIO BONZO sempre immobile e muta colla faccia nelle mani,
Come, hai tu gli occhi asciutti? scoppia in pianto infantile. – Comincia poco a po-
Son questi dunque i frutti? co a calare la sera: poi notte serena e stellata.)
(urlando)
Ci ha rinnegato tutti! PINKERTON
(va presso Butterfly e con delicatezza le toglie le
TUTTI mani dal viso)
Hou! Cio-Cio-San! Bimba, bimba, non piangere
per gracchiar di ranocchi.
LO ZIO BONZO
Rinnegato, vi dico, BUTTERFLY
degli avi il culto antico. (udendo ancora le grida dei parenti, si tura
colle mani le orecchie)
TUTTI Urlano ancor!
Hou! Cio-Cio-San!
PINKERTON
(Butterfly si copre il viso vergognosa) (rincorandola)
Tutta la tua tribù
LO ZIO BONZO e i Bonzi tutti del Giappon non valgono
(gridando sul viso di Butterfly) il pianto di quegli occhi
All’anima tua guasta cari e belli.
qual supplizio sovrasta!
BUTTERFLY
(La madre s’interpone per difendere Butterfly; (sorridendo infantilmente)
ma il Bonzo la respinge brutalmente. – Pinker- Davver? Non piango più.
ton infastidito, si alza e grida al Bonzo:) E quasi del ripudio non mi duole
per le vostre parole
PINKERTON che mi suonan così dolci nel cor.
Ehi, dico: basta, basta!
(alla voce di Pinkerton il Bonzo si arresta stupe- (si china per baciare la mano a Pinkerton)
fatto!... poi con subita soluzione invita i parenti e
le amiche a partire) PINKERTON
(sorpreso a quell’atto, dolcemente lo impedisce)
Che fai?... la man?…
LO ZIO BONZO BUTTERFLY

24
Mi han detto (a Butterfly, dopo averle dato gli abiti per la notte
che laggiù fra la gente costumata ed un cofanetto con l’occorrente per la toeletta)
è questo il segno del maggior rispetto. Buona notte.

PINKERTON (fa una riverenza)


(si sente un sordo bisbiglio)
Chi brontola lì fuori? (Pinkerton batte le mani; Suzuki e i servi corro-
no via. Butterfly si reca in un angolo al fondo e fa
BUTTERFLY cautelosamente la sua toeletta da notte, levando-
È Suzuki che fa la sua preghiera seral. si la veste nuziale ed indossandone una tutta
bianca. Pinkerton la guarda dondolandosi sulla
PINKERTON poltrona e prendendo una sigaretta guarda But-
(attirandola) terfly che è intenta ad acconciarsi.)
Viene la sera...
BUTTERFLY
BUTTERFLY Quest’obi pomposa
e l’ombra e la quiete. di scioglier mi tarda
si vesta la sposa
PINKERTON di puro candor.
E sei qui sola. Tra motti sommessi
sorride e mi guarda.
BUTTERFLY Celarmi potessi!
Sola e rinnegata! ne ho tanto rossor!
Rinnegata e felice! E ancor dentro l’irata
voce mi maledice...
PINKERTON Butterfly... rinnegata –
(ha battuto le mani, ed i servi sono accorsi) Rinnegata... e felice.
A voi, chiudete.
PINKERTON
BUTTERFLY Con moti di scoiattolo
(mentre i servi chiudono le pareti che danno i nodi allenta e scioglie!...
sul terrazzo) Pensar che quel giocattolo
Sì, sì, noi tutti soli... è mia moglie. Mia moglie!
E fuori il mondo. Se ne ricerco piena
la forma, in lei ravviso
PINKERTON quanto di donna appena
(ridendo) basta a fare un sorriso.
E il Bonzo furibondo. Ma tale mulïebre
grazia dispiega, ch’io
BUTTERFLY mi struggo per la febbre
(a Suzuki, che è venuta coi servi e sta aspettando d’un subito desìo.
gli ordini) (andando verso Butterfly; la solleva e si avvia
Suzuki, le mie vesti. con essa sul terrazzo esterno)
Bimba dagli occhi pieni di malìa,
(Suzuki fruga in un cofano di lacca, mentre ora sei tutta mia.
Pinkerton guarda i servi che stanno tramutando Sei tutta vestita di giglio.
parte del terrazzo in una camera.) Mi piace la treccia tua bruna
fra candidi veli...

SUZUKI BUTTERFLY

25
(scendendo dal terrazzo) ad una tenerezza
Somiglio sfiorante e pur profonda
la Dea della luna, come il ciel, come l’onda
la Dea della luna che scende lieve e forte del mare.
la notte dal ponte del ciel...
PINKERTON
PINKERTON Dammi ch’io baci le tue mani care.
(la segue) (prorompe con grande tenerezza)
E affascina i cuori... Mia Butterfly!... come t’han ben nomata
tenue farfalla...
BUTTERFLY
E li prende, BUTTERFLY
li avvolge in un bianco mantel. (a queste parole si rattrista e ritira le mani)
E via se li reca al diletto Dicon ch’oltre mare
suo nido, negli alti reami. se cade in man dell’uom, ogni farfalla
da uno spillo è trafitta
PINKERTON ed in tavola infitta!
Ma intanto finor non l’hai detto,
ancor non m’hai detto che m’ami. PINKERTON
Le sa quella Dea le parole (riprendendole dolcemente le mani e sorriden-
che appagan gli ardenti desir? do)
Un po’ di vero c’è.
BUTTERFLY E tu lo sai perché?
Le sa. Forse dirle non vuole Perché non fugga più.
per tema d’averne a morir! (abbracciandola)
Io t’ho ghermita...
PINKERTON Ti serro palpitante.
Stolta paura, l’amor non uccide Sei mia.
ma dà vita, e sorride
per gioie celestiali BUTTERFLY
come ora fa nei tuoi lunghi occhi ovali. (abbandonandosi)
Sì, per la vita.
(avvicinandosi a Butterfly e accarezzandole il viso)
PINKERTON
BUTTERFLY Vieni, vieni.
(con subito movimento si ritrae dalla carezza ar-
dente di Pinkerton) BUTTERFLY
Adesso voi (titubante)
siete per me l’occhio del firmamento. Un istante...
E mi piaceste dal primo momento
che vi ho veduto. – Siete PINKERTON
alto, forte. – Ridete Via dall’anima in pena
con modi sì palesi! l’angoscia paurosa.
E dite cose che mai non intesi. (indicando a Butterfly il cielo stellato)
Or son contenta. – Vogliatemi bene Guarda: è notte serena!
un bene piccolino, Guarda: dorme ogni cosa!
un bene da bambino
quale a me si conviene. BUTTERFLY
Noi siamo gente avvezza Dolce notte! Quante stelle!
alle piccole cose Non le vidi mai sì belle!
umili e silenziose, Trema, brilla ogni favilla

26
col baglior d’una pupilla. PINKERTON
Oh! quanti occhi fisi, (con cupido amore)
attenti d’ogni parte a riguardare! Vieni, vieni!..
Lungi, via pei firmamenti,
via pei lidi, via pel mare, (Butterfly e Pinkerton entrano nella camera
quanti fiammei sguardi pieni nuziale.)
d’infallibile languor!
Tutto estatico d’amor
ride il cielo... FINE DELL’ATTO PRIMO

Madama Butterfly (Atto II). Venezia, Teatro La Fenice (1942). Scene di Camillo Parravicini, regia di Enrico
Frigerio. (Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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Madama Butterfly (Atto I). Venezia, Teatro La Fenice (1945). Regia di Augusto Cardi. (Archivio Fotografico
dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

28
ATTO SECONDO BUTTERFLY
(decisa)
Ma torna.

Interno della casetta di Butterfly. SUZUKI


(crollando il capo)
SUZUKI prega, raggomitolata davanti all’immagi- Tornerà!
ne di Budda: suona di quando in quando la cam-
panella della preghiera. BUTTERFLY sta ritta ed BUTTERFLY
immobile presso un paravento. (indispettita a Suzuki)
Perché dispone
SUZUKI che il Console provveda alla pigione,
(pregando) rispondi, su!
E Izaghi ed Izanami Perché con tante cure
Sarundasico e Kami… la casa rifornì di serrature,
(interrompendosi) s’ei non volesse ritornar mai più?
Ah! la mia testa!
(suona la campanella per richiamare l’attenzio- SUZUKI
ne dei Numi) Non lo so.
E tu
Ten-Sjoo-daj! BUTTERFLY
(guardando Butterfly) (meravigliata a tanta ignoranza)
Fate che Butterfly Non lo sai?
non pianga più, mai più, mai più. (con orgoglio)
Io te lo dico. Per tener ben fuori
BUTTERFLY le zanzare, i parenti ed i dolori
Pigri ed obesi e dentro, con gelosa
son gli Dei Giapponesi. custodia, la sua sposa
L’americano Iddio son persuasa, che son io: Butterfly.
ben più presto risponda chi l’implori.
Ma temo ch’egli ignori SUZUKI
che noi stiam qui di casa. (poco convinta)
(rimane pensierosa, poi si rivolge a Suzuki che Mai non s’è udito
si è alzata in piedi ed ha aperto la parete verso di straniero marito
il giardino) che sia tornato al nido.
Suzuki, è lungi la miseria?
BUTTERFLY
SUZUKI (furibonda)
(apre un piccolo mobile e vi prende poche mo- Taci, o t’uccido.
nete mostrandole a Butterfly) (insistendo nel persuadere Suzuki)
Questo Quell’ultima mattina:
l’ultimo fondo. tornerete signor? – gli domandai.
Egli col cuore grosso,
BUTTERFLY per celarmi la pena
Questo? Oh! Troppe spese! sorridendo rispose:
(cerca di imitare Pinkerton)
SUZUKI O Butterfly
(ripone il danaro e chiude il piccolo mobile, piccina mogliettina,
mentre sospirando dice:) tornerò colle rose
S’egli non torna e presto, alla stagion serena,
siamo male in arnese. quando fa la nidiata il pettirosso.

29
(calma e convinta) Tienti la tua paura – io con sicura
E tornerà. fede l’aspetto.

SUZUKI (congeda Suzuki)


(con incredulità)
Speriam. (Suzuki esce dalla porta di sinistra. Butterfly la
segue mestamente collo sguardo.)
BUTTERFLY
(insistendo) (Nel giardino compaiono Mr. Sharpless e Goro;
Dillo con me: Goro guarda entro la camera, scorge Butterfly e
Tornerà. dice a Sharpless:)

SUZUKI GORO
(per compiacerla) C’è. – Entrate.
Tornerà…
(introduce Sharpless: poi torna subito fuori, e
(poi si mette a piangere) spia di quando in quando dal giardino)

BUTTERFLY SHARPLESS
(sorpresa) (affacciandosi, bussa discretamente contro la
Piangi? Perché? porta di destra)
Ah, la fede ti manca! Chiedo scusa…
(poi continua fiduciosa e sorridente) (Vede Butterfly che udendo entrare qualcuno, si
Senti. – Un bel dì, vedremo è mossa.)
levarsi un fil di fumo sull’estremo Madama Butterfly…
confin del mare.
E poi la nave appare. BUTTERFLY
E poi la nave è bianca. (senza volgersi, ma correggendo)
Entra nel porto, romba il suo saluto. Madama Pinkerton.
Vedi? È venuto! Prego.
Io non gli scendo incontro. Io no. Mi metto (si volge, riconosce il Console e giubilante batte
là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto le mani)
gran tempo e non mi pesa Oh, il mio signor Console!
la lunga attesa.
E… uscito dalla folla cittadina (Suzuki entra premurosa e prepara un tavolino
un uom, un picciol punto coll’occorrente per fumare, alcuni cuscini ed
s’avvia per la collina. uno sgabello.)
Chi sarà? chi sarà?
E come sarà giunto? SHARPLESS
che dirà? che dirà? (sorpreso)
Chiamerà Butterfly dalla lontana. Mi ravvisate?
Io senza far risposta
me ne starò nascosta BUTTERFLY
un po’ per celia, un po’ per non morire (facendo gli onori di casa)
al primo incontro, ed egli alquanto in pena Benvenuto in casa americana.
chiamerà, chiamerà:
«Piccina mogliettina SHARPLESS
olezzo di verbena», Grazie.
i nomi che mi dava al suo venire.
(a Suzuki) BUTTERFLY
Tutto questo avverrà, te lo prometto. (invita il Console a sedere presso il tavolino:

30
Sharpless si lascia cadere grottescamente su di SHARPLESS
un cuscino; Butterfly si siede dall’altra parte e (accende la sigaretta, ma poi la depone subito e
sorride con malizia dietro il ventaglio vedendo presentando la lettera siede sullo sgabello)
l’imbarazzo del Console; poi con molta grazia Mi scrisse
gli chiede:) Benjamin Franklin Pinkerton…
Avi, antenati
tutti bene? BUTTERFLY
(premurosissima)
SHARPLESS Davvero!
(sorridendo ringrazia) È in salute?
Ma spero.
SHARPLESS
BUTTERFLY Perfetta.
(fa cenno a Suzuki che prepari la pipa)
Fumate? BUTTERFLY
(alzandosi, lietissima)
SHARPLESS Io son la donna
Grazie. più lieta del Giappone. – Potrei farvi
(e desideroso di spiegare lo scopo per cui è ve- una domanda?
nuto, cava una lettera di tasca)
Ho qui… (Suzuki è in faccende per preparare il thè.)

BUTTERFLY SHARPLESS
(gentilmente interrompendolo) Certo.
Signore – io vedo
il cielo azzurro. BUTTERFLY
(torna a sedere)
(dopo aver tirato una boccata dalla pipa che Quando fanno
Suzuki ha preparato, l’offre al Console) il loro nido in America
i pettirossi?
SHARPLESS
(rifiutando) SHARPLESS
Grazie. (stupito)
(e tenta riprendere il discorso) Come dite?
Ho…
BUTTERFLY
BUTTERFLY Sì,
(depone la pipa sul tavolino e assai premurosa prima o dopo di qui?
dice:)
Preferite SHARPLESS
forse le sigarette americane? Ma… perché?…

SHARPLESS (Goro sale dal terrazzo del giardino ed ascolta,


(ne prende una) non visto, quanto dice Butterfly.)
Grazie.
(si alza e tenta di continuare il discorso) BUTTERFLY
Ho da mostrarvi… Mio marito m’ha promesso
di ritornar nella stagion beata
BUTTERFLY che il pettirosso rifà la nidiata.
(porge un fiammifero acceso) Qui l’ha rifatta per ben tre volte, ma
A voi. può darsi che di là

31
usi nidiar men spesso. GORO
(per giustificarsi, spiega la cosa a Sharpless)
(Goro scoppia a ridere.) Il ricco Yamadori.
Ella è povera in canna. – I suoi parenti
BUTTERFLY l’han tutti rinnegata.
Chi ride?
(vede Goro) (il Principe Yamadori attraversa il giardino se-
Oh, c’è il nakodo. guito da due servi che portano fiori)
(piano a Sharpless)
Un uom cattivo. BUTTERFLY
(vede Yamadori e lo indica a Sharpless sorriden-
GORO do)
(ossequioso, inchinandosi) Eccolo. Attenti.
Godo… (Yamadori, entra con grande imponenza, vestito
all’europea, con modi del gran mondo: dà una
BUTTERFLY poderosa stretta di mano a Sharpless, da persone
(a Goro) che si conoscono: fa un grazioso inchino a But-
Zitto. terfly. I due servi giapponesi depongono i fiori
(a Sharpless) con grandi inchini e si ritrovano nel fondo. Go-
Egli osò… No, prima rispondete ro, servilissimo, porta uno sgabello a Yamadori,
alla domanda mia. fra Sharpless e Butterfly, ed è dappertutto duran-
te la conversazione. Sharpless e Yamadori siedo-
SHARPLESS no.)
(imbarazzato) (a Yamadori)
Mi rincresce, ma… ignoro… Yamadori – ancor… le pene
Non ho studiato ornitologia. dell’amor non v’han deluso?
Vi tagliate ancor le vene
BUTTERFLY se il mio bacio vi ricuso?
Ah! l’orni…
YAMADORI
SHARPLESS Tra le cose più moleste
… tologia è l’inutil sospirar.

BUTTERFLY BUTTERFLY
Non lo sapete (con graziosa malizia)
insomma. Tante mogli ormai toglieste,
vi doveste abituar.
SHARPLESS
No. YAMADORI
(ritenta di tornare in argomento) L’ho sposate tutte quante
Dicevamo… e il divorzio mi francò.

BUTTERFLY BUTTERFLY
(lo interrompe, seguendo la sua idea) Obbligata.
Ah, sì – Goro,
appena F.B. Pinkerton fu in mare YAMADORI
mi venne ad assediare A voi però
con ciarle e con presenti giurerei fede costante.
per ridarmi or questo, or quel marito.
Or promette tesori SHARPLESS
per uno scimunito. (sospirando, rimette in tasca la lettera)

32
(Il messaggio, ho gran paura, Ma in America questo non si può.
a trasmetter non riesco). (a Sharpless)
Vero?
GORO
(con enfasi, indicando Yamadori a Sharpless) SHARPLESS
Ville, servi, oro, ad Omara (imbarazzato)
un palazzo principesco. Vero… Però…

BUTTERFLY BUTTERFLY
(con serietà) (lo interrompe rivolgendosi a Yamadori ed a Go-
Già legata è la mia fede. ro trionfante)
Là, un bravo giudice
GORO E YAMADORI serio, impettito,
(a Sharpless) dice al marito:
Maritata ancor si crede. «Lei vuole andarsene?
«Sentiam perché? –
BUTTERFLY «Sono seccato
(con forza) del coniugato!»
Non mi credo: sono – sono. E il magistrato:
«Ah, mascalzone,
GORO presto in prigione!»
Ma la legge… (per troncare si alza ed ordina:)
Suzuki il thè.
BUTTERFLY
(interrompendolo) (va anche lei presso Suzuki)
Io non la so.
YAMADORI
GORO (sottovoce a Sharpless, mentre Butterfly prepara
… per la moglie, l’abbandono il thè)
al divorzio equiparò. L’udite?

BUTTERFLY SHARPLESS
(crollando vivamente il capo) Mi rattrista una sì piena cecità.
La legge giapponese…
non già del mio paese. GORO
(sottovoce a Sharpless e Yamadori)
GORO Segnalata è già la nave
Quale? di Pinkerton.

BUTTERFLY YAMADORI
(con forza) (disperato)
Gli Stati Uniti. Quand’essa lo riveda…

SHARPLESS SHARPLESS
(Oh, l’infelice!) (pure sottovoce ai due)
Egli non vuol mostrarsi. – Io venni appunto per
BUTTERFLY levarla d’inganno. – Ho qui una lettera
(nervosissima, accalorandosi) di lui che la riflette…
Si sa che aprir la porta
e la moglie cacciar per la più corta (vedendo Butterfly che si avvicina per offrire il
qui divorziar si dice. thè, tronca il discorso)

33
BUTTERFLY SHARPLESS
(con grazia, servendo a Sharpless una tazza di (legge)
thè) «Amico, cercherai
Vostra Grazia permette… quel bel fior di fanciulla…»
(poi apre il ventaglio e dietro a questo accenna
ai due, ridendo) BUTTERFLY
Che persone moleste! (non può trattenersi e con gioia esclama:)
Dice proprio così?
(offre il thè a Yamadori che rifiuta)
SHARPLESS (serio)
YAMADORI Sì, così dice, ma se ad ogni momento…
(sospirando si alza e si inchina a Butterfly, met-
tendo la mano sul cuore) BUTTERFLY
Addio. Vi lascio il cuor pien di cordoglio: (rimettendosi tranquilla)
ma spero ancor. Taccio, taccio – più nulla.

BUTTERFLY SHARPLESS
Padrone. (riprende:)
«Da quel tempo felice tre anni son passati».
YAMADORI
(s’avvia, poi torna presso Butterfly) BUTTERFLY
Ah! se voleste… (non può trattenersi)
Anche lui li ha contati.
BUTTERFLY
Il guaio è che non voglio… SHARPLESS
(continua:)
(Yamadori sospira di nuovo: saluta Sharpless, «E forse Butterfly
poi se ne va, seguito dai servi. Butterfly fa cenno non mi rammenta più».
a Suzuki di preparare il thè: Suzuki eseguisce,
poi va ad accosciarsi in fondo alla camera. Goro BUTTERFLY
segue premurosamente Yamadori.) (sorpresa)
Non lo rammento?
SHARPLESS (rivolgendosi a Suzuki)
(assume un fare grave, serio, però con gran rispet- Suzuki, dillo tu.
to ed con una certa commozione invita Butterfly a (ripete come scandolezzata le parole della lettera)
sedere, e torna a tirar fuori di tasca la lettera) «Non mi rammenta più!»
Ora a noi. – Qui sedete.
(Butterfly, tutta allegra, siede vicino a Sharpless, SHARPLESS
che gli presenta la lettera.) (fra sé)
Leggere con me volete (Pazienza!)
questa lettera? (seguita a leggere)
«Se mi vuole
BUTTERFLY bene ancora, se mi aspetta…»
Date.
(prende la lettera, la bacia e poi se la mette sul BUTTERFLY
cuore) (assai commossa)
Sulla bocca, sul cuore… Oh le dolci parole!
(rende la lettera a Sharpless e gli dice graziosa- (prende la lettera e la bacia)
mente:) Tu benedetta!
Siete l’uomo migliore
del mondo. – Incominciate.

34
SHARPLESS SHARPLESS
(riprende la lettera e seguita a leggerla imperter- (imbarazzato)
rito, ma con voce commossa) Santo Iddio, come si fa?
«A voi mi raccomando
perché vogliate con circospezione BUTTERFLY
prepararla…» (batte le mani; Suzuki accorre)
Qui, Suzuki, presto presto
BUTTERFLY che Sua Grazia se ne va.
(ansiosa e raggiante)
Ritorna… SHARPLESS
Mi scacciate?
SHARPLESS
«al colpo…» (e fa per avviarsi, ma Butterfly, pentita, corre a
lui singhiozzando e lo trattiene)
BUTTERFLY
(salta di gioia e batte le mani) BUTTERFLY
Quando? Ve ne prego,
Presto! Presto! già l’insistere non vale.

SHARPLESS (congeda Suzuki, la quale va nel giardino)


(rassegnato piega la lettera e la ripone in tasca)
(Benone. SHARPLESS
Qui troncarla conviene… (scusandosi)
(crollando il capo indispettito) Fui brutale, non lo nego.
Quel diavolo d’un Pinkerton!)
(si alza e serissimo, guardando negli occhi But- BUTTERFLY
terfly, le dice:) (dolorosamente, portandosi la mano al cuore)
Ebbene, Oh, mi fate tanto male,
che fareste, Madama Butterfly, tanto male, tanto, tanto!
s’ei non dovesse ritornar più mai?
SHARPLESS
BUTTERFLY (commosso)
(immobile, come colpita a morte, china la testa Poveretta!
e dice con sommessione infantile)
Due cose potrei fare: (Butterfly vacilla: Sharpless fa per sorreggerla.)
tornar a divertire
la gente col cantare, BUTTERFLY
oppur, meglio, morire. (subito dominandosi)
Niente, niente!
SHARPLESS Ho creduto morir. – Ma passa presto,
(vivamente commosso passeggia agitatissimo, come passan le nuvole sul mare…
poi torna verso Butterfly, le prende le mani e Ah!… mi ha scordata?
con paterna tenerezza le dice) (corre nella stanza di sinistra, rientra trionfal-
Di strapparvi assai mi costa mente tenendo il suo bambino seduto sulla spal-
dai miraggi ingannatori. la e lo mostra a Sharpless gloriandosene)
Accogliete la proposta E questo?… e questo?… e questo
di quel ricco Yamadori. dite che lo potrà pure scordare?…

BUTTERFLY (depone il bambino a terra e lo tiene stretto a sé)


(ritirando le mani)
Voi, signor, mi dite questo!

35
SHARPLESS questo mestier che al disonore porta!
(con emozione) Morta! Mai più danzar!
Egli è suo? Piuttosto la mia vita vo’ troncar!
Ah! morta!
BUTTERFLY
(indicando mano, mano) (cade a terra vicino al bimbo che abbraccia
Chi mai vide strettamente ed accarezza con moto convulsivo)
a bimbo del Giappone occhi azzurrini?
E il labbro? E i ricciolini SHARPLESS
d’oro schietto? (non può trattenere le lagrime)
(Quanta pietà!)
SHARPLESS (vincendo la propria emozione)
(sempre più commosso) Io scendo al piano.
È palese. (Butterfly si alza in piedi e con atto gentile dà la
E… Pinkerton lo sa? mano a Sharpless che la stringe con ambo le
mani con effusione.)
BUTTERFLY Mi perdonate?
No. È nato quando già
egli stava in quel suo gran paese. BUTTERFLY
(accarezza il suo bambino) (al bimbo)
Ma voi gli scriverete che lo aspetta A te, dagli la mano.
un figlio senza pari!
E mi saprete dir s’ei non s’affretta SHARPLESS
per le terre e pei mari! (prende il bambino in braccio)
(fa sedere il bimbo sul cuscino e lo bacia tenera- I bei capelli biondi!
mente) (lo bacia)
Sai tu cos’ebbe cuore Caro: come ti chiamano?
(gli indica Sharpless)
di pensare quel signore? BUTTERFLY
Che tua madre dovrà Rispondi:
prenderti in braccio ed alla pioggia e al vento Oggi il mio nome è: Dolore. Però
andar per la città dite al babbo, scrivendogli, che il giorno
a guadagnarti il pane e il vestimento. del suo ritorno,
Ed alle impietosite Gioia, mi chiamerò.
genti, la man tremante stenderà,
gridando: – Udite, udite, SHARPLESS
la triste mia canzone. Tuo padre lo saprà, te lo prometto.
A un’infelice madre
la carità, muovetevi a pietà! (mette il bambino in terra, fa un saluto a Butter-
(si alza mentre il bimbo rimane seduto sul cu- fly, ed esce rapidamente)
scino giocando con una bambola)
E Butterfly, orribile SUZUKI
destino, danzerà per te! (di fuori grida)
E come fece già Vespa! Rospo maledetto!
la Ghesha canterà!
(rialza il bimbo e con le mani levate lo fa implo- (poi entra trascinando con violenza Goro che
rare) tenta inutilmente di sfuggirle)
E la canzon giuliva
e lieta in un singhiozzo finirà! BUTTERFLY
(buttandosi a’ ginocchi davanti a Sharpless) (a Suzuki)
No! no! questo mai! Che fu?

36
SUZUKI SUZUKI
Ci ronza intorno Il cannon del porto!
il vampiro! e ogni giorno (corre verso il terrazzo: Butterfly la segue)
ai quattro venti Una nave da guerra.
spargendo va
che niuno sa BUTTERFLY
chi padre al bimbo sia! Bianca… bianca… il vessillo americano
delle stelle… Or governa
(Suzuki lascia Goro, il quale tenta di giustifi- per ancorare.
carsi.) (riprende sul tavolino un cannocchiale e corre
sul terrazzo: tutta tremante per l’emozione,
GORO appunta il cannocchiale verso il porto e dice a
Dicevo solo Suzuki:)
che là in America Reggimi la mano
quando un figliolo ch’io ne discerna
è nato maledetto il nome, il nome, il nome. Eccolo: ABRAMO
trarrà sempre reietto LINCOLN!
la vita fra le genti! (dà il cannocchiale a Suzuki, poi in preda a
grande esaltazione scendendo dal terrazzo,
(Butterfly, furente, corre al reliquiario e prende esclama:)
il coltello che servì per l’Hara-kiri – suicidio per Tutti han mentito!
condanna – di suo padre, gridando:) tutti!… tutti!… sol io
lo sapevo, io, che l’amo.
BUTTERFLY (a Suzuki)
Ah! menti! menti! Vedi lo scimunito
(afferra Goro, che cade a terra, e minaccia d’uc- tuo dubbio? È giunto! è giunto!
ciderlo: Goro grida disperatamente) proprio nel punto
Dillo ancora e t’uccido!… che mi diceva ognun: piangi e dispera.
Trionfa il mio amor!
SUZUKI La mia fe’ trionfa intera:
(intromettendosi) ei torna e m’ama!
No! (giubilante, corre sul terrazzo)
(a Suzuki che l’ha seguita sul terrazzo)
(spaventata a tale scena, prende il bimbo e lo Scuoti quella fronda
porta nella stanza a sinistra) di ciliegio e m’innonda il fior.
Io vo’ tuffar nella pioggia odorosa
BUTTERFLY l’arsa fronte.
(presa da disgusto, respinge Goro col piede)
Va via! (singhiozza per tenerezza)
(Goro fugge. Butterfly rimane immobile come
impietrita. Poi si scuote a poco a poco e va a ri- SUZUKI
porre il coltello. Indi, volgendo commossa il (calmandola)
pensiero al suo bambino:) Signora quetatevi: quel pianto…
Vedrai, piccolo amore,
mia pena e mio conforto. BUTTERFLY
che il tuo vendicatore (ritorna, con Suzuki, nella stanza)
ci porterà lontan, nella sua terra, No: rido, rido! Quanto
dove… lo dovremo aspettar?
Che pensi? Un’ora?
(un colpo di cannone)

37
SUZUKI BUTTERFLY
Di più. (prendendo i fiori)
Qua il tuo carco.
BUTTERFLY Vien, m’aiuta.
Di più.
Due ore forse. Tutto, tutto sia pien (spargono fiori ovunque)
di fior, come la notte è di faville.
(accenna a Suzuki di andare nel giardino) SUZUKI
Va pei fior! Rose al varco
della soglia.
SUZUKI
(dal terrazzo) BUTTERFLY
Tutti i fior?… Il suo sedil
di convolvi s’inghirlandi.
BUTTERFLY
Tutti! Pesco, viola, gelsomino, SUZUKI
quanto di cespo, o d’erba, o d’albero fiorì. Gigli!… viole?…

SUZUKI BUTTERFLY
Uno squallor d’inverno sarà tutto il giardino. Intorno spandi.

(scende nel giardino) BUTTERFLY E SUZUKI


Seminiam intorno april.
BUTTERFLY (con leggero ondulamento di danza spargono
Tutta la primavera voglio che olezzi qui. ovunque fiori)
Gettiamo a mani piene
SUZUKI mammole e tuberose,
(appare sul terrazzo e sporge un fascio di fiori e corolle di verbene,
fronde) petali d’ogni fior!
A voi signora.
(Suzuki dispone due lampade vicino alla toelet-
BUTTERFLY ta dove Butterfly si accoscia.)
(prendendo il fascio)
Cogline ancora.
BUTTERFLY
(Butterfly dispone i fiori nella stanza, mentre Su- (a Suzuki)
zuki ritorna nel giardino.) Or vienmi ad adornar.
No! Pria portami il bimbo.
SUZUKI (Comincia il tramonto.)
(dal giardino) (Suzuki va nella stanza a sinistra e porta il bam-
Sovente a questa siepe veniste a riguardare bino che fa sedere vicino a Butterfly, mentre
lungi, piangendo, nella deserta immensità. questa si guarda in un piccolo specchio a mano
e dice tristamente:)
BUTTERFLY Non son più quella!
Giunse l’atteso, nulla ormai più chiedo al mare; Troppi sospiri la bocca mandò,
diedi pianto alla zolla, essa i suoi fior mi dà! e l’occhio riguardò
nel lontan troppo fiso.
SUZUKI (a Suzuki)
(appare nuovamente sul terrazzo con un altro Dammi sul viso
gran fascio di fiori) un tocco di carmino…
Spoglio è l’orto. (prende un pennello e mette del rosso sulle

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guance del suo bimbo) E un papavero rosso
ed anche a te, piccino, nei capelli…
perché la veglia non ti faccia vote (Suzuki, che ha finito d’abbigliare il bambino,
per pallore le gote. cerca il fiore e lo punta nei capelli di Butterfly
che se ne compiace, guardandosi nello spec-
SUZUKI chio.)
(a Butterfly) Così.
Non vi movete che v’ho a ravviare (poi fa cenno a Suzuki di abbassare lo shosi)
i capelli. Nello shosi or farem tre forellini
per riguardar,
BUTTERFLY e starem zitti come topolini
(sorridendo a questo pensiero) ad aspettar.
Che ne diranno!…
E lo zio Bonzo? (Suzuki chiude lo shosi nel fondo, mentre scen-
Già del mio danno de sempre più la notte.)
tutti contenti! (Butterfly conduce il bambino presso lo shosi,
E Yamadori nel quale fa tre fori: uno alto per sé, uno più bas-
coi suoi languori! so per Suzuki e il terzo ancor più basso per il
Beffati, bambino, che fa sedere su di un cuscino, accen-
scornati, nandogli di guardare attento fuori del foro pre-
spennati paratogli. Suzuki, dopo aver portato le due lam-
gl’ingrati! pade vicino allo shosi, si accoscia e spia essa pu-
re all’esterno: Butterfly si pone innanzi al foro
SUZUKI più alto e spiando da esso rimane immobile, ri-
(ha terminato la toeletta) gida come una statua; il bimbo, che sta fra la
È fatto. madre e Suzuki, guarda fuori curiosamente.)

BUTTERFLY CORO
L’obi che vestii da sposa. (interno, lontano, a bocca chiusa)
(depone il bimbo)
Qua ch’io lo vesta. (È notte; i raggi lunari illuminano dall’esterno lo
(mentre indossa la veste, Suzuki mette l’altra al shosi. Il bambino si addormenta, rovesciandosi
bambino, avvolgendolo quasi tutto nelle pieghe all’indietro, disteso sul cuscino, e Suzuki si ad-
ampie e leggiere) dormenta pure, rimanendo accosciata: solo But-
Vo’ che mi veda indosso terfly rimane sempre ritta ed immobile.)
il vel del primo dì.

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Madama Butterfly (Atto III). Venezia, Teatro La Fenice (1945). Regia di Augusto Cardi. (Archivio Fotografi-
co dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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Madama Butterfly (Atto III). Venezia, Teatro La Fenice (1947). (Archivio Fotografico dell’Archivio Storico
del Teatro La Fenice).

41
FINE DELL’ATTO SECONDO
ATTO TERZO

La stessa scena del secondo atto.

BUTTERFLY, sempre immobile, spia al di fuori: il


bimbo, rovesciato sul cuscino, dorme e dorme
pure SUZUKI, ripiegata sulla persona.

MARINAI
(dalla baia, lontanissimi)
Oh eh! Oh eh!
Oh eh! Oh eh!

(rumori di catene di ancore e di manovre mari-


naresche)
(Comincia l’alba; fischi d’uccelli dal giardino; a
poco a poco spunta l’aurora e infine al di fuori ri-
splende il sole.)

SUZUKI
(svegliandosi di soprassalto)
Già il sole!
(si alza e batte dolcemente sulla spalla a Butterfly)
Cio-Cio-San!

BUTTERFLY
(si scuote e fidente dice:)
Verrà, verrà, vedrai.

(Vede il bimbo addormentato e lo prende sulle


braccia, avviandosi verso la stanza a sinistra.)

SUZUKI
Salite a riposare, affranta siete.
Al suo venire, vi chiamerò.

BUTTERFLY
(salendo la scaletta)
Dormi, amor mio,
dormi sul mio cor.
Tu sei con Dio
ed io col mio dolor.
A te i rai
degli astri d’or:
dormi tesor!

(entra nella camera a sinistra)

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SUZUKI SUZUKI
(mestamente, crollando la testa) Ier sera,
Povera Butterfly! lo vedete, la stanza volle sparger di fiori.

(Suzuki s’inginocchia innanzi al Simulacro di SHARPLESS


Budda, poi va ad aprire lo shosi.) (commosso)
Ve lo dissi?…
PINKERTON e SHARPLESS battono lievemente
all’uscio d’ingresso. PINKERTON
(turbato)
SUZUKI Che pena!
Chi sia?…
(Va ad aprire e rimane grandemente sorpresa.) SUZUKI
Oh!… (sorpresa)
Pena!
SHARPLESS (sente rumore nel giardino)
(facendole cenno di non far rumore) Chi c’è là fuori
Zitta! zitta! nel giardino?
(Va a guardare nello shosi e con meraviglia
(Pinkerton e Sharpless entrano cautamente in esclama:)
punta di piedi.) Una donna!…

PINKERTON PINKERTON
(premurosamente a Suzuki:) (la riconduce sul davanti)
Dorme? non la destare. Zitta!

SUZUKI SUZUKI
Ell’era tanto stanca! Vi stette ad aspettare (agitata)
tutta la notte col bimbo. Chi è? Chi è?

PINKERTON SHARPLESS
Come sapea?… Meglio dirle ogni cosa.

SUZUKI PINKERTON
Non giunge (imbarazzato)
da tre anni una nave nel porto, che da lunge È venuta con me.
Butterfly non ne scruti il color, la bandiera.
SHARPLESS
SHARPLESS (deliberatamente)
(a Pinkerton) Sua moglie!
Ve lo dissi?!…
SUZUKI
SUZUKI (sbalordita, alza le braccia al cielo, poi si preci-
(per andare) pita in ginocchio colla faccia contro terra)
La chiamo… Anime sante degli avi!… Alla piccina
è spento il sol!
PINKERTON
(fermandola) SHARPLESS
Non ancora… (calmando Suzuki e sollevandola da terra)
Scegliemmo quest’ora mattutina
per ritrovarti sola, Suzuki, e alla gran prova

43
un aiuto, un sostegno cercar con te. (lo depone)
Tre anni son passati – e noverati
SUZUKI ella n’ha i giorni e l’ore
(desolata) nell’immobil fede…
Che giova? (vinto dall’emozione e non potendo trattenere il
pianto, si avvicina a Sharpless e risolutamente
(Sharpless prende a parte Suzuki e cerca colla gli dice:)
preghiera e colla persuasione di averne il con- Non posso rimaner; Sharpless, vi aspetto
senso: Pinkerton, sempre più agitato, si aggira per via.
per la stanza e osserva.)
SHARPLESS
SHARPLESS Non ve l’avevo detto?
(a Suzuki)
Io so che alle sue pene PINKERTON
non ci sono conforti! Datele voi qualche soccorso…
Ma del bimbo conviene Mi struggo dal rimorso.
assicurar le sorti!
La pietosa SHARPLESS
che entrar non osa Vel dissi… vi ricorda?
materna cura quando la man vi diede:
del bimbo avrà. «Badate! Ella ci crede»
e fui profeta allor.
SUZUKI sorda ai consigli,
E volete ch’io chieda sorda ai dubbi, vilipesa,
ad una madre… nell’ostinata attesa
raccolse il cor.
SHARPLESS
(insistendo) PINKERTON
Suvvia, Sì, tutto in un istante,
parla con quella pia io vedo il fallo mio e sento
e conducila qui… – s’anche la veda che di questo tormento
Butterfly? non importa. tregua mai non avrò!
Anzi, – meglio se accorta
del vero si facesse alla sua vista. SHARPLESS
Andate, il triste vero
SUZUKI da sola apprenderà.
Oh me trista! me trista!
PINKERTON
(spinta da Sharpless va nel giardino a raggiun- (dolcemente con rimpianto)
gere Mistress Pinkerton) Addio, fiorito asil
di letizia e d’amor.
PINKERTON Sempre il mite suo sembiante
Oh! l’amara fragranza con strazio atroce vedrò.
di questi fiori Addio, fiorito asil,
velenosa al cor mi va. non reggo al tuo squallor!
Immutata è la stanza Fuggo, fuggo, son vil!
dei nostri amori…
ma un gel di morte vi sta. (strette le mani al Console, esce rapidamente dal
(vede il proprio ritratto, lo osserva) fondo: Sharpless crolla tristemente il capo. Su-
Il mio ritratto! – Svanita è l’immagine zuki viene dal giardino seguita da Kate che si
qual foglia in chiuse pagine. ferma ai piedi del terrazzo.)

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KATE (Sharpless si avvicina a Butterfly per parlarle;
Glielo dirai? questa teme di capire e si fa piccina come una
bimba paurosa.)
SUZUKI No: non ditemi nulla… nulla – forse potrei
Prometto. cader morta sull’attimo – Tu, Suzuki, che sei
tanto buona – non piangere! – e mi vuoi tanto bene
KATE un Sì od un No – di’ piano – vive?
E le darai consiglio
di affidarmi…? SUZUKI
Sì.
SUZUKI
Prometto. BUTTERFLY
Ma non viene
KATE più! Te l’han detto!…
Lo terrò come un figlio. (irritata al silenzio di Suzuki)
Vespa! Voglio che tu risponda.
SUZUKI
Vi credo. Ma bisogna ch’io le sia sola accanto… SUZUKI
Nella grande ora – sola – Piangerà tanto tanto! Mai più.

BUTTERFLY BUTTERFLY
(dall’interno della camera superiore) Ma è giunto ieri?
Suzuki, dove sei… parla…
(appare in cima alla scaletta) SUZUKI
Suzuki… Sì.

(Kate per non essere vista si allontana nel BUTTERFLY


giardino.) (ha capito e guarda Kate, quasi affascinata)
Ah! Quella donna
SUZUKI mi fa tanta paura! tanta paura!
Son qui… pregavo e rimettevo a posto…
(Butterfly scende: Suzuki si precipita verso la SHARPLESS
scaletta per impedire a Butterfly di scendere.) È la causa innocente d’ogni vostra sciagura.
No… non scendete… Perdonatele.

BUTTERFLY BUTTERFLY
(discende precipitosa, svincolandosi da Suzuki (comprendendo, grida)
che cerca invano di trattenerla, poi si aggira per Ah! è sua moglie!
la stanza con grande agitazione ma giubilante) (con voce calma)
È qui… dov’è nascosto? Tutto è morto per me! Tutto è finito!
(vede Sharpless)
Ecco il Console… e… dove? dove?… SHARPLESS
(cerca dietro ai paraventi) Coraggio.
Non c’è!…
(vede Kate nel giardino e guarda fissamente BUTTERFLY
Sharpless) Voglion prendermi tutto! il figlio mio!
Quella donna?…
Che vuol da me? Niuno parla?… SHARPLESS
(Suzuki piange silenziosamente.) Fatelo pel suo bene il sacrifizio…
Perché piangete?

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BUTTERFLY BUTTERFLY
(disperata) (si è riavuta e vedendo che è giorno fatto si scio-
Ah! triste, triste madre! glie da Suzuki dicendole:)
Abbandonar mio figlio Troppa luce è di fuor,
(rimane immobile e calma) e troppa primavera.
E sia. Chiudi.
A lui devo obbedir! (Suzuki chiude porte e tende: la camera rimane
quasi in completa oscurità.)
KATE (a Suzuki)
(che si è avvicinata timidamente al terrazzo, Il bimbo ove sia?
senza entrare nella stanza)
Potete perdonarmi, Butterfly? SUZUKI
Giuoca. Lo chiamo?
BUTTERFLY
(con aria grave) BUTTERFLY
Sotto il gran ponte del cielo non v’è Lascialo giuocar.
donna di voi più felice. (congedandola)
Siatelo sempre felice Va. – Fagli compagnia.
e non vi rattristate mai per me.
SUZUKI
KATE (piangente)
(andando verso Sharpless) Resto con voi.
Povera piccina!
BUTTERFLY
SHARPLESS (risolutamente batte le mani)
(assai commosso) Va – va. Te lo comando.
È un’immensa pietà! (fa alzare Suzuki e la spinge fuori dall’uscio di
sinistra. – Poi Butterfly accende un lume davan-
KATE ti al reliquiario, si inchina e rimane immobile
(sottovoce a Sharpless) assorta in doloroso pensiero. Va allo stipo, ne le-
E il figlio lo darà? va un gran velo bianco, che getta sul paravento:
poi prende il coltello che, chiuso in un astuccio
BUTTERFLY di lacca, sta appeso alla parete presso il simula-
(che ha udito) cro di Budda; lo impugna e ne bacia religiosa-
A lui lo potrò dare mente la lama tenendola colle due mani per la
se lo verrà a cercare. punta e per l’impugnatura: quindi legge le paro-
(con intenzione, ma con grande semplicità) le che sono incise sulla lama:)
Fra mezz’ora salite la collina. «Con onor muore
Chi non può serbar vita con onore».
(Suzuki accompagna Kate e Sharpless che esco- (si appunta il coltello alla gola: s’apre la porta di
no dal fondo) sinistra e si vede il braccio di Suzuki che spinge
(Butterfly cade a terra, piangendo – Suzuki si af- il bambino verso la madre: il bimbo entra cor-
fretta a sorreggerla) rendo colle manine alzate: Butterfly lascia cade-
re il coltello, si precipita verso il bambino, lo ab-
SUZUKI braccia soffocandolo di baci)
(mettendo una mano sul cuore a Butterfly) Tu, tu piccolo Iddio!
Come una mosca prigioniera Amore, amore mio,
l’ali batte il piccolo cuor! fior di giglio e di rosa.
Non saperlo mai
per te, per i tuoi puri
occhi, muor Butterfly

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Giacomo Puccini e Elsa Szaamosi, interprete di Butterfly a Budapest (1906).

47
perché tu possa andare
di là dal mare
senza che ti rimorda ai dì maturi,
il materno abbandono.
O a me, sceso dal trono
dell’alto Paradiso,
guarda ben fiso, fiso
di tua madre la faccia!…
che t’en resti una traccia.
(guarda lungamente il suo bimbo e lo bacia
ancora)
Addio! piccolo amor!
(con voce fioca)
Va. Gioca, gioca.
(Butterfly prende il bambino, lo mette su di una
stuoia col viso voltato verso la parte di sinistra, gli
dà in mano la banderuola americana ed una pup-
pattola e lo invita a trastullarsene, mentre delica-
tamente gli benda gli occhi. Poi afferra il coltello,
e, con lo sguardo sempre fisso sul bambino va die-
tro al paravento. Si ode cadere a terra il coltello,
mentre il grande velo bianco sparisce dietro al pa-
ravento. Butterfly scivola a terra, mezza fuori del
paravento: il velo le circonda il collo. Con un de-
bole sorriso saluta con la mano il bambino e si tra-
scina presso di lui, avendo ancora forza sufficien-
te per abbracciarlo, poi gli cade vicino. In questo
momento si ode fuori, a destra, la voce affannosa
di Pinkerton che chiama ripetutamente:)
Butterfly! Butterfly!

(Poi la porta di destra è violentemente aperta:


Pinkerton si precipita verso Butterfly ed il bam-
bino. Butterfly apre gli occhi e con debole gesto
gli indica il figlio – e muore.)

FINE

18
MADAMA BUTTERFLY IN BREVE

Accolta dal pubblico della Scala di Milano aveva fatto riconoscere nella protagonista
con «Grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, Cio–Cio–San un personaggio affascinante,
sghignazzate», Madama Butterfly fu trasci- la cui caratterizzazione si adattava singo-
nata al suo infausto esordio (17 febbraio larmente alle proprie inclinazioni e doti di
1904) da un’infelice trovata del regista Tito compositore: per mano dei fidati Illica e
Ricordi, che volle — come ricorda Rosina Giacosa l’opera venne totalmente incentra-
Storchio, la prima protagonista — «colorire ta sulla protagonista, attorno alla quale
il quadro con maggior suggestione» ag- vennero fatti ruotare gli altri personaggi,
giungendo «al cinguettìo della scena» la ri- dai ruoli, benché drammaturgicamente es-
sposta di «altri stormi dal loggione», disse- senziali, di fatto tutti secondari. Raffinate
minandovi «con appositi fischietti intonati alchimie timbriche e continui richiami a
musicalmente, alcuni impiegati della Ditta modelli musicali orientaleggianti (emerge
e delle Officine, disposti in due gruppi a si- il ricorso a scale difettive o a procedimenti
nistra e a destra per rispondere a tempo. armonici eterodossi) accompagnano il per-
Agli schiamazzatori non parve vero d’ap- corso psicologico della fragile geisha dall’i-
profittarne. Al cinguettìo seguirono latrati niziale ingenuità al dubbio ed alla dolorosa
di cani, chicchirichì di galli, ragli d’asino, rassegnazione finale con sensibilità e deli-
boati di mucche, come se in quell’alba catezza straordinarie, tanto da farne uno
giapponese si risvegliasse l’arca di Noè». dei personaggi più umanamente e fine-
L’insuccesso fu dovuto anche all’incauta mente caratterizzati dell’intera storia del
decisione di dividere l’opera in due soli at- melodramma.
ti, il secondo dei quali corrispondeva agli Madama Butterfly è un atto di condanna
attuali secondo e terzo uniti senza soluzio- contro la violenza ottusa e barbarica della
ne di continuità, risultando eccessivamente cosiddetta civiltà occidentale, contro il suo
lungo. La fiducia di Puccini nella sua crea- sadismo, la sua superficialità, il suo cini-
zione tuttavia non vacillò, ed ottenne una smo, il suo infondato senso di superiorità.
vistosa conferma con il grande successo ar- Lontana anni luce da certa facile e sterile
riso a Madama Butterfly a partire dalla ri- oleografia orientalistica, essa pone con for-
presa del 28 maggio 1904 al Teatro Grande za il contrasto tra culture del quale è vitti-
di Brescia (un successo da allora mai più ma la protagonista, incentrando su di essa
venuto meno), tanto da conquistare in bre- (su una piccola giapponese ingenua e naï-
vissimo tempo a questo suo capolavoro il ve) l’indagine psicologica, con esiti che co-
rango di “classico” del teatro musicale. noscono paragone solo nei confronti delle
Quattro anni prima dell’infausto esordio figure femminili più interiormente ricche
milanese, durante l’estate del 1900, Puccini (Violetta, Tatiana…) mai riuscite nella sto-
aveva assistito a Londra alla rap- ria del melodramma.
presentazione di un dramma d’analogo Di grande rilievo è lo stile musicale dell’o-
soggetto che David Belasco aveva tratto da pera, che non evita contaminazioni lingui-
una novella di Long, mutandone il finale stiche delle più ardite: accanto al già men-
da lieto a tragico. Il suo fiuto teatrale gli zionato influsso della musica giapponese,

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che prende sostanza soprattutto nel fre- sonora, tali da garantire la continua adesio-
quente ricorso alla scala pentatonica, con- ne della musica al dramma ovvero la sua
fluiscono elementi della tradizione occi- profonda pregnanza drammaturgica, e dal-
dentale cólta (il fugato, gli echi wagneriani, l’altro una continua reinvenzione del suo-
i richiami a Massenet, le reminiscenze da no che evita lo scadimento del linguaggio
Bohème e da Tosca, ma anche i modalismi ad un cliché orientalistico estetizzante il
orientaleggianti derivati dalla musica rus- cui manierismo non avrebbe potuto che
sa) e di quella d’uso (l’inno nazionale ame- banalizzare l’autenticità della vicenda
ricano): un mélange estremamente duttile umana di Butterfly.
di modelli che consente, da un lato, svaria-
te possibilità combinatorie nell’invenzione

Madama Butterfly (Atto I). Venezia, Teatro La Fenice (1947). (Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del
Teatro La Fenice).

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ARGOMENTO

ATTO PRIMO sione religiosa di lei e istiga i parenti a rin-


negare la fanciulla.
Su una collina, presso Nagasaki, sorge la Il pianto di Butterfly viene placato dalle
casetta giapponese che Pinkerton, luogote- soavi parole di Pinkerton che la stringe vo-
nente della Marina americana, ha compe- luttuosamente a sé e la bacia: entrambi en-
rato per novecentonovantanove anni (con trano nella stanza nuziale.
facoltà ogni mese di rescindere i patti) allo
scopo di farne un delizioso quanto precario
nido nuziale. Egli, infatti, si sposerà quel
giorno stesso all’uso giapponese; la sposa, ATTO SECONDO
una geisha quindicenne, è stata procurata
da Goro, «gran perla di sensale», ed è costa- All’interno della linda casetta di Cio-Cio-
ta soltanto cento yen. Si chiama Cio-Cio- San, dinanzi all’immagine di Budda, Su-
San, ovvero, in lingua inglese, Butterfly. El- zuki prega perché Butterfly non pianga più.
la sta per giungere coi parenti e le amiche Da tre anni, infatti, la misera creatura
per il contratto nuziale. Goro, dopo aver aspetta il ritorno di Pinkerton, partito con la
presentato a Pinkerton la loquace Suzuki, promessa di tornare. Ed ella spera ancora;
cameriera di Butterfly, il cuoco e il servito- immagina il giorno in cui sull’estremo con-
re, esce per andare incontro alla sposa. fine del mare apparirà la nave di Pinkerton
Pinkerton confessa all’amico Sharpless, che giungerà presso la casa e chiamerà la
console americano, che egli è stato preso sua piccola mogliettina con i nomi che usa-
dalle ingenue arti di Cio-Cio-San, ma non va darle.
esita a levare il calice per le sue autentiche Accompagnato dal servilissimo Goro, so-
nozze con un’americana. praggiunge Sharpless. Egli è venuto per
Accompagnata dalle amiche giunge Butter- preparare Butterfly, con ogni cautela, ad un
fly. Ella narra la sua storia: nata da ricca fa- colpo terribile. Prima però che trovi il co-
miglia, per rovesci di fortuna, dovette ras- raggio di leggere una lettera di Pinkerton,
segnarsi a far la geisha. Ora è felicissima di Butterfly vuol sapere quando, in America, il
sposare Pinkerton. E tanto lo ama che ha ri- pettirosso rifà la nidiata. «Qui – ella dice –
pudiato perfino i suoi dèi. Il giorno innanzi, l’ha rifatta ben tre volte, ma può darsi che
è salita alla Missione per adottare la reli- di là usi nidiar men spesso...». Goro scoppia
gione del suo sposo: e ciò di nascosto dei a ridere. Butterfly, che non s’era avveduta
parenti, che ora sopraggiungono insieme al della presenza del sensale, rinfaccia a co-
Commissario imperiale e all’ufficiale del stui tutte le male arti che adopera per tro-
registro. Dopo i convenevoli e i rinfreschi, varle or questo or quel marito. Uno dei pre-
si stipula il contratto nuziale. tendenti è il ricco Yamadori. Per quante
I due sposi sono quasi riusciti a liberarsi promesse questi faccia di fedeltà e di prin-
degli ospiti tutti, quand’ecco nella scena ir- cipeschi retaggi, Butterfly non vuol saperne
rompere furibondo lo zio di Cio-Cio-San, il di lui. D’altronde ella è persuasa di essere
Bonzo terribile che ha saputo della conver- stata sposata da Pinkerton per davvero e

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secondo la legge americana. Perciò nulla zio è fuggito via, col cuore gonfio di rimor-
da fare. Rimasto solo con l’illusa, Sharpless so. Ma quando Butterfly vede Kate, com-
riesce a leggere la lettera con la quale prende subito ogni cosa. Kate, chiedendole
Pinkerton fa comprendere di dover lasciare perdono, si mostra amorosamente disposta
per sempre Butterfly. Allora costei corre ad avere cura del bimbo ed a provvedere al
nella stanza attigua e rientra mostrando a suo avvenire. Butterfly, ricusando ogni ve-
Sharpless il suo bambino che oggi ha nome niale aiuto per sé medesima, assicura che
Dolore, ma si chiamerà Gioia quando il darà il bimbo soltanto al suo adorato, se
babbo sarà tornato. Sharpless promette che questi fra mezz’ora lo verrà a richiedere.
informerà Pinkerton di tutto ed esce. Quindi ordina a Suzuki di chiudere le im-
Un colpo di cannone annunzia l’entrata di poste e di far compagnia al bimbo.
una nave nel porto: è la cannoniera ameri- Rimasta sola, prende da uno stipo il coltel-
cana «Abramo Lincoln». Il cuore di Butter- lo col quale suo padre s’uccise e si prepara
fly sussulta di gioia; ella vuole che la casa a compiere l’harakiri, quando all’improvvi-
sia un giardino di fiori; vuole farsi bella ed so irrompe nella stanza il bambino. Dopo
abbigliarsi con l’obi che aveva indossato il avergli rivolto uno straziante addio, lo met-
giorno delle nozze. te su una stuoia, gli dà in mano una ban-
Poi, per spiare l’arrivo dell’amato fa tre fo- dierina americana e gli benda gli occhi.
rellini nello shosi: uno, alto, per sé, uno, Quindi raccoglie il coltello, si ritira dietro il
più basso, per Suzuki e il terzo, ancora più paravento e si trafigge. Nello stesso istante,
basso, per il bimbo, che, intanto, è stato an- invocandola da lontano, accorre nella stan-
ch’esso avvolto in vesti ampie e leggere. La za Pinkerton, che s’inginocchia singhioz-
notte è scesa. Suzuki e il bimbo si sono ad- zante presso il corpo di Cio-Cio-San.
dormentati. Butterfly veglia e attende, rigi-
da come una statua.

ATTO TERZO

La notte angosciosa è finalmente trascorsa.


È l’alba; Butterfly non ha fatto che spiare al
di fuori per tutta la notte: ora le preghiere
di Suzuki riescono a convincerla di andare
a prendere un po’ di riposo. E l’illusa, sicu-
ra che l’amato verrà col pieno sole, entra
con il bimbo in braccio nella stanza da let-
to.
Ella, tuttavia, non s’era ingannata. La nave,
annunziata la sera innanzi dal rombo di
cannone, è proprio quella che porta Pinker-
ton, giunto a Nagasaki con Kate, sua legitti-
ma consorte. Pinkerton, accompagnato da
Sharpless, sale alla casetta di Butterfly; en-
trambi sperano che Suzuki possa preparare
Butterfly al colpo atroce. Anche Kate, che
attende fuori, si raccomanda a Suzuki affin-
ché Cio-Cio-San possa apprendere la ve-
rità, senza troppo soffrirne. Ma ecco irrom-
pere nella stanza Butterfly. Ella invano cer- Caricatura sulle prove di Madama Butterfly. Da
ca Pinkerton, che, non reggendo allo stra- «Musica e musicisti», Milano, Ricordi 1905.

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ARGUMENT

PREMIER ACTE Pinkerton, qui annonce son arrivée, mais


en compagnie d’une autre femme, sa véri-
F. B. Pinkerton, official de la marine U.S.A., table épouse. Butterfly ne lui laisse pas le
s’est épris de Cio-Cio-San, surnommée But- temps de parler, mais lui raconte, indignée,
terfly. Conduit par l’obligeant Goro, nous le que Goro, l’avide proxenète, la presse d’é-
voyons s’acheminer vers la maisonnette si- pouser le riche Yamadori. En effet, celui-ci
tuée sur la colline de Nagasaki, dans la- vient justement renouveler ses offres, mais
quelle il passera sa lune de miel, après la Butterfly le renvoie froidement.
cérémonie de mariage qui l’unira à la jeune Finalement, Sharpless peut lire, vingt fois
japonaise «pour neuf cent quatre-vingt-dix- interrompu, la lettre de Pinkerton, mais
neuf années, sauf dissolution chaque lorsqu’il arrive à l’annonce de l’affreuse
mois», selon la coutume du pays. Goro lui nouvelle, il n’a pas le courage de continuer
fait les honneurs de la maison, lui présente et se borne à faire naître en Butterfly le
Suzuki et les autres domestiques et s’occu- doute que Pinkerton pourrait aussi ne plus
pe des derniers préparatifs, dans l’attente revenir. Butterfly croit mourir, puis elle se
du cortège nuptial qui s’annonce bientôt, reprend et va chercher dans la pièce voisi-
après l’arrivée de Sharpless, consul améri- ne le fils que Pinkerton lui a donné, mais
cain. La jeune mariée arrive entourée d’a- dont il ignore l’existence. Le consul est
mies et d’obséquieux parents. A peine l’ac- ému et promet d’intervenir auprès de
te de mariage a-t-il été signé que fait irrup- Pinkerton. Un coup de canon annonce l’en-
tion un bonze, oncle de Butterfly: il lui re- trée en rade d’un bateau de guerre: Butter-
proche sévèrement d’avoir renié la foi de fly se précipite sur la terrasse et, se servant
ses aïeux pour épouser un étranger et la d’une longue-vie, elle reconnaît le navire
maudit. Irrité par cette scène, Pinkerton de Pinkerton. Eperdue de bonheur, elle se
chasse tout le monde et s’abandonne avec fait aider par Suzuki pour fleurir la maison
Butterfly à l’ivresse de l’heure. et se parer comme au jour de ses noces.
Après quoi, elle s’apprête à veiller dans l’at-
tente de Pinkerton.

DEUXIEME ACTE

Depuis trois ans déjà, Pinkerton est ren- TROISIEME ACTE


tré en Amerique, mais Butterfly l’attend
toujours. Elle est sûre qu’il reviendra et ne La nuit s’est écoulée. Butterfly soulève dou-
cesse de le répéter à Suzuki, refusant de cement l’enfant endormi et le porte dans
partager ses doutes et s’exaltant à la pensée l’autre pièce. Et voici qu’arrive finalement
d’un bonheur qu’elle pense retrouver Pinkerton, accompagné du consul et de sa
bientôt. Le consul américan, qui avait en femme Kate. Il n’a pas le courage d’affron-
vain prévu ce qui serait arrivé, se présente ter lui-même Cio-Cio-San et Sharpless
chez Butterfly, porteur d’une lettre de charge Suzuki d’intervenir auprès de sa

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maîtresse pour qu’elle renonce à l’enfant, mais l’enfant la surprend. Butterfly l’em-
que Pinkerton et sa femme voudraient em- brasse une dernière fois, puis elle lui met
mener en Amérique. Lorsque Butterfly re- un bandeau sur le yeux et se retire derrière
paraît, elle rencontre Kate et Suzuki, qui le paravent. Lorsque Pinkerton et Sharpless
l’encouragent et essayent de la consoler. La reviennent, il est déjà trop tard: Butterfly,
jeune japonaise se résigne enfin à l’idée qui a eu la force de se trainer jusq’à son fils,
d’abandonner son fils, mai pose une seule rend le dernier soupir.
condition: elle ne le remettra qu’à Pinker-
ton lui-même. Restée seule, elle saisit l’ar-
me par laquelle «on meurt avec honneur»,

Madama Butterfly (Atto II). Venezia, Teatro La Fenice (1950). Regia di Augusto Cardi. (Archivio Fotografico
dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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SYNOPSIS

ACT ONE Pinkerton. She almost refuses to listen to


Sharpless who, aware of what has happe-
F. B. Pinkerton, U.S.A. naval officier, is in ned but powerless to do anything about it,
love with Cio-Cio-San, who is known by has come with a letter from Pinkerton in
the name of Butterfly. Now, guided by the which he announces he is coming back but
obliging Goro, he approaches the little hou- not alone, with him is his real wife. To
se on the hill of Nagasaki where he will Sharpless, Butterfly recounts how the
spend his honeymoon after the marriage greedy marriage broker, Goro, would like
has been performed according to the Japa- to make a match between her and the rich
nese custom «for nine hundred and ninety Yamadori. And when Yamadori arrives ju-
nine years, saving that it can ben dissolved st to renew his proposal, Butterfly coldly
each month». Goro shows Pinkerton the desires him to leave. Eventually Sharpless
house and presents to him Suzuki and the is able to read the letter, though Butterfly
other servants. He then completes the pre- interrupts him continually. Towards the
parations for the arrival of the bridal pro- end, however, his courage fails him and he
cession which, after Sharpless — the Ameri- cannot bring himself to read out the terri-
can Consul — has arrived, can be heard in ble news of the American wife. He limits
the distance. The bride approaches with himself to hinting at the probability of
her friends and a ceremonious array of re- Pinkerton never returning to Japan. At this
latives. Hardly has the marriage been regi- Butterfly feels as if she was about to die but,
stered that the festivities are interrupted by rousing herself, she goes into the next
Butterfly’s uncle the bonze: he is furious room to fetch her son, born of her union
that Butterfly has renounced the religion of with Pinkerton and of whose existence he
her ancestors and married a foreigner. An- knows nothing. Sharpless is deeply moved
grily he curses her. Irritated by this distur- and promises to use his influence with
bance, Pinkerton orders everybody to go, Pinkerton. The sound of a cannon from the
leaving him alone with Butterfly to enjoy harbour annonces the arrival of a man-of-
the delights of the hour. war. Butterfly runs to the terrace to look th-
rough a telescope at the ship which, with
great excitement, she recognizes to be
Pinkerton’s. When she is calmer Butterfly
ACT TWO gets Suzuki to help her trim the house with
flowers and, arraying herself in her bridal
For the past three years Pinkerton has been dress, she keeps watch for the coming of
in America but Butterfly still waits for him. Pinkerton.
She is convinced that he will return and
says so to the devoted Suzuki, refusing to be
cast down by the latter’s doubts and exal-
ting her hopes by thinking of the future ACT THREE
happines that will be hers on the return of

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The night is over. Butterfly carries the still Left on her own she takes up the sword
sleeping child into the next room. Pinker- with which «one dies with honour», but the
ton arrives with his American wife, Kate, unexpected appearance of her child inter-
and Sharpless but his remorse is so strong rupts her. Butterfly kisses him for the last
that he cannot bear to stay. Sharpless asks time and binds his eyes, then she retires
Suzuki to persuade Butterfly to give up the behind a screen. When Pinkerton and
child. Butterfly coming back into the room Sharpless arrive it is too late: Butterfly, who
meets Kate who, together with Suzuki, tries has had the strength to drag herself near
to make her see reason. In the end Butterfly the child, breathes her last.
is resigned to the idea of giving up her son
but she imposes a condition, that she may
give him into Pinkerton’s keeping herself.

Renato Borsato. Bozzetto per il secondo atto di Madama Butterfly. Venezia, Teatro La Fenice (1962). (Archi-
vio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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HANDLUNG

ERSTER AKT der sich vergeblich bemüht, die bevor-


stehenden Geschehnisse anzudeuten;
F. B. Pinkerton, der U.S.A. Seeoffizier, hat Sharpless bringt einen Brief von Pinkerton
sich in Cho-Cho-San, genannt Butterfly, mit der Nachricht, dass dieser wohl
verliebt. Der diensteifrige Goro führt ihn zurückkehren würde, aber mit einer ande-
den Hügel hinauf zu dem Landhäuschen ren, seiner rechtmässigen Frau; Butterfly
oberhalb von Nagasaki, wo er seine Flit- jedoch erzählt Sharpless voller Empörung,
terwochen – nach einer Hochzeit auf japa- dass Goro, der geldgierige Heiratsvermit-
nische Art für eine 999 jährige Ehe (die tler, sie mit dem reichen Yamadori
man aber auch in jedem Monat auflösen vermählen wolle. Wie jener nun erscheint,
kann) – verbringen wird. Goro zeigt um nochmals um Butterfly zu werben,
Pinkerton das Haus, stellt ihm Suzuki und wird er von ihr kalt abgewiesen. Mit vielen
die anderen Bediensteten vor und macht Unterbrechungen gelingt es Sharpless end-
die letzten Vorbereitungen in Erwartung lich, einen Blick in den Brief zu werfen; die
des Hochzeitszuges, dessen Nahen man na- darin enthaltene erschütternde Nachricht
ch dem Eintreffen von Sharpless schon aus aber nimmt ihm den Mut zum weiterlesen
der Ferne vernimmt. Nun erscheint auch und er beschränkt sich darauf, Butterfly
die Braut inmitten ihrer Freudinnen und anzudeuten, dass Pinkerton vielleicht auch
der zeremoniösen Verwandtschaft. Kaum niemals wiederkehren könne. Butterfly
aber ist der Ehevertrag unterzeichenet, da glaubt zu sterben, kommt aber wieder zu
erscheint unvermittelt ein Bonze, Butter- sich und holt aus dem Nebenraum ihren
flys Onkel; er ist ausser sich, dass sie durch kleinen Sohn, von dessen Dasein Pinkerton
die Heirat eines Fremden ihren Ahnen ent- noch nichts weiss. Ein Kanonenschuss ist
sagt hat und er verflucht sie. Pinkerton, das Zeichen, dass ein Kriegsschiff im Hafen
verstimmt durch diese Szene, jagt alle fort, eingelauten ist. Butterfly läuft auf die Te-
um sich mit Butterfly der Freude des Au- rasse und erkennt mit dem Fernglas, dass
genblickes hinzugeben. es Pinkertons Schiff ist. In glücklicher Erre-
gung schmückt sie mit Suzuki das Haus mit
Blumen und in ihrem Brautkleid wacht sie,
um Pinkerton zu erwarten.
ZWEITER AKT

Seit drei Jahren ist Pinkerton heimgekehrt,


Butterfly aber erwartet unbeirrt seine DRITTER AKT
Rückkehr. Immer wieder beteuert sie der
ihr treu ergebenen Suzuki ihre Zuversicht, Die Nacht ist verstrichen; Butterfly bringt
weist deren Zweifel zurück und begeistert das noch schlafende Kind in den anderen
sich am Gedanken ihres zukünftiges wie- Raum. Endlich erscheint Pinkerton – mit
dergefundenes Glück. Fast weigert sie sich, Kate, seiner amerikanischen Frau, und
den amerikanischen Konsul anzuhören, Sharpless; seine Reue ist so heftig, dass er

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nicht den Mut hat, zu bleiben. Sharpless Kinde dabei überrascht: sie küsst es nun
möchte, dass Suzuki Butterfly überrede, zum letzten Mal, verbindet ihm die Augen
auf das Kind zu verzichten. Jetzt erscheint und zieht sich dann hinter einen Wand-
Butterfly wieder und begegnet Kate, die ge- schirm zurück. Als Sharpless mit Pinkerton
meinsam mit Suzuki versucht, ihr Mut zu- zurückkhert, ist es zu spät: Butterfly, die si-
zusprechen. Endlich findet sich Butterfly ch mit letzter Kraft zu ihrem Kinde gesch-
auch mit dem Gedanken ab, sich von dem leppt hat, ist am Verscheiden.
Kind zu trennen: Pinkerton aber solle es si-
ch persönlich bei ihr holen. Wieder allein,
ergreift sie die Waffe, durch die man einen
ehrenvollen Tod stirbt, wird aber von dem

Madama Butterfly (Atto I). Venezia, Teatro La Fenice (1964). Ripresa dell’allestimento del 1962. (Archivio
Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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Giuseppe Palanti. Figurini per Madama Butterfly. Edi-
ti e distribuiti da Ricordi, dopo il successo dell’opera.
(Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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ARTHUR G ROOS
MADAMA BUTTERFLY
FRA ORIENTE E OCCIDENTE

Puccini conobbe la Madama Butterfly di l’altro in Giappone:


John Luther Long e David Belasco il 21
giugno del 1900, presso il Duke of York’s Io dispero e mi torturo l’anima… almeno
Theater di Londra, in un periodo di sog- arrivasse la risposta da New York! Quanto
giorno nella capitale britannica durante il più penso alla Butterfly, sempre più mi ci
quale attendeva alla preparazione della appassiono. Ah! L’avessi qui con me per la-
prima Tosca allestita al Covent Garden.1 vorarmela! Penso che invece di un atto se
Nonostante sia difficile credere che abbia ne potrebbero fare due e belli lunghi. Il pri-
potuto comprendere il linguaggio della mo nel Nord America – e il secondo al
protagonista – più vicino ad un bizzarro Giappone. Illica dal romanzo troverebbe
idioletto afroamericano che all’accento poi certamente quanto occorre. Non capi-
giapponese («W’en he goin’ ’way, he say in sco come il sig. Maxwell non abbia ancora
tha’s doors: “here’s moaney / an’ don’ risposto.6
worry ’bout me / I come back w’en Robins
nes’ again!”»)2 – Puccini fu molto colpito Oltre ad esprimere la frustrazione di Pucci-
dal soggetto e dalla sua messa in scena. ni per la lentezza delle trattative, questa let-
Sebbene più tardi egli abbia sostenuto che tera rivela due particolari circa la genesi
l’effetto «fu lo stesso che versare benzina dell’opera: il primo è che Puccini non ave-
sul fuoco»,3 non gli fu immediatamente va ancora letto la novella, ambientata per
possibile liberare la fiamma dell’ispirazio- intero in Giappone (una traduzione – defi-
ne perché le eccessive pretese di Belasco in nita peraltro «così così» – non fu disponibi-
materia di diritti d’autore impedirono per le prima del marzo 1901);7 il secondo parti-
quasi un anno una conclusione positiva colare è che la concezione originaria dell’o-
delle trattative. Ne conseguì che una copia pera è imperniata sul contrasto fra l’am-
scritta della commedia non pervenne a bientazione americana e quella giappone-
Puccini prima del maggio 1901 e la tradu- se, ovvero pone come radice del conflitto
zione non fu spedita a Puccini, Illica e Gia- drammatico l’antinomia Oriente / Occiden-
cosa prima del successivo 14 giugno.4 te. Considerata l’importanza assunta dal
Tuttavia, ben prima che il negoziato fosse color locale nella tecnica compositiva di
concluso, Puccini e Illica iniziarono a pren- Puccini, l’attrazione verso questa antino-
dere in considerazione una varietà di op- mia risiede almeno parzialmente nella pos-
zioni basate sulla novella originale di Long, sibilità di ricreare entro i confini dell’opera
presentata con grande successo nel 1898.5 italiana due distinte e contrastanti ambien-
Non più tardi del 20 novembre 1900 Pucci- tazioni sonore.
ni, scoraggiato dalla stagnazione del nego- Nel contempo, tuttavia, questo principio or-
ziato fra George Maxwell e Belasco, scrisse ganizzativo – non suggerito né dalla novel-
al suo editore Giulio Ricordi confidandogli la né dalla pièce teatrale, che Puccini non
che stava considerando la possibilità di uti- aveva ancora letto – consente di ricollegare
lizzare la novella per espandere l’opera a l’ideazione dell’opera a quel diffuso topos
due atti, uno ambientato in Nord America e fin–de–siècle noto come “orientalismo”: la

61
tendenza a dividere il mondo tra l’Occiden- zando la potenziale comicità dell’occiden-
te ed un Oriente altro, la quale rappresenta talizzazione di Yamadori:
una parte di quel più largo processo attra-
verso il quale il potere coloniale europeo Però ritengo sia necessario avere il copione
non solo poté dare maggior definitezza nel della commedia [!]; là ci sono delle cose che
proprio immaginario alle zone più lontane vanno bene. Per esempio: il signore giap-
del mondo, ma anche esplorarle e domi- ponese che tenta Cio-Cio-San è cambiato in
narle.8 Sebbene possa apparire semplice- miliardario americano debosciato. Questo
mente come una delle due opzioni disponi- cambiamento è tutto a vantaggio dell’ele-
bili in un’opposizione binaria sulla quale si mento così detto “europeo”, di cui abbiamo
struttura una rappresentazione del mondo, bisogno (CP 247).
l’orientalismo funziona anche come mezzo
di una subordinazione gerarchica, che po- Illica dal canto suo cercò di colpire Giulio
ne non solo la differenza ma anche la dise- Ricordi con l’immagine del «famoso sensa-
guaglianza fra Occidente ed Oriente, bian- le di matrimoni che veste però un complet
co e giallo (o nero), civile e primitivo, ma- europeo, la qual cosa mi par buona» (CP
schile e femminile ecc. 249). Persino i tentativi di Puccini di trova-
La relazione fra soggetto europeo e altro re un’appropriata musica giapponese, che
orientale non è un fenomeno definibile lo spinsero alla ricerca di «musica popola-
univocamente, bensì un complesso dialet- re» e di libri sui «costumi morali e materia-
tico nel quale confluiscono l’attrazione e il li» (CP 266), tradiscono un atteggiamento di
timore della differenza e che nella rappre- superiore condiscendenza nei confronti dei
sentazione dello iato intercorrente fra ma- soggetti orientali: la Compagnia del Teatro
schile (occidentale) e femminile (orientale) Imperiale Giapponese diretta da Otojiro
si accompagna a fantasticherie del deside- Kawakami e Sada Yacco gli fornì «molto
rio, a immagini di unione fra razze ma an- materiale della razza gialla» (CP 277); men-
che di degenerazione. L’instabilità dialetti- tre Isako Oyama, l’elegante moglie dell’am-
ca delle opposizioni binarie che ruotano at- basciatore giapponese in Italia (definita
torno all’orientalismo si manifesta anche «simpaticamente brutta») aiutò il composi-
nell’idea che l’imposizione della cultura tore ad ottenere ulteriore materiale da
occidentale nelle aree coloniali abbia ubbi- Tokyo e per lui cantò persino delle «canzo-
dito ad un proposito di civilizzazione che le ni native» (A 74).
culture inferiori non sarebbero state in gra- Come tutti sappiamo l’opera conclusa non
do di promuovere, confermando in tal ma- presenta la strutturazione dualistica degli
niera la necessità della colonizzazione. atti (Oriente vs Occidente) originariamente
Sebbene l’immagine dell’oriente che per- concepita da Puccini. Tuttavia in un primo
meò a fine secolo la concezione europea momento Illica, non avendo il materiale
dell’Asia paia a prima vista aver poco a che per costruire un intero atto ambientato in
fare con Madama Butterfly, si potrebbe Nord America, si servì della novella per co-
porre in evidenza che dopo il progetto ori- struire un «prologo» in Giappone, derivò
ginario (del novembre 1900), volto a strut- l’elemento dell’affitto della casa sulla colli-
turare l’opera intorno all’opposizione bina- na di Higashi da parte di Pinkerton e del
ria Occidente / Oriente, le discussioni di suo ‘temporaneo’ matrimonio con Cio-Cio-
Puccini ed Illica del marzo 1901 – imme- San dai capitoli 2 e 3 e creò una sequenza di
diatamente dopo che la traduzione della scene contrastanti fondata proprio sul dua-
novella di Long si fu resa disponibile – ri- lismo Oriente / Occidente, introducendo
velano un pronunciato interesse per la te- dapprima quella americane, quindi quella
matica della disgregazione causata dall’in- giapponesi e terminando con un duetto dei
completa fusione fra razze differenti: Puc- due protagonisti (lui americano, lei giappo-
cini attirò l’attenzione del librettista sulla nese). Di seguito abbozzò una seconda par-
commedia non ancora disponibile, enfatiz- te con scene similmente contrastanti: quel-

62
la centrale ambientata nel Consolato, nel mente», solitamente interpretato come
quartiere di Nagasaki costruito per i resi- un’introduzione al piccolo ed indaffarato
denti europei, concentrandosi soprattutto ambiente nei preparativi delle nozze fra
sul tema dell’impossibile adeguamento di Pinkerton e Cio-Cio-San.10 Mentre questa
Butterfly alla cultura occidentale: introduzione è presto arricchita da un
motivo orientaleggiante variamente asso-
E debbo dirle (cosa che mi pare buonissi- ciato a Goro e Nagasaki, sottolineato dal
ma nella seconda parte) che il Console abi- pizzicato e dall’uso di triangoli, campanelli
ta una villa europea nel terreno detto “Con- e tamburo, il motivo del fugato permane
cessione europea”. Così i tre quadri della come richiamo alla componente occidenta-
seconda parte vengono ad acquistare gran le della partitura e del fatto che il sottinteso
varietà. 1) La casetta di Butterfly, 2) La vil- ordine del giorno è lo «pseudo–
la del Console, 3) La casetta di Butterfly. sposalizio» di Pinkerton. La componente
Noti che si può cavar profitto appunto dalla giapponese – la casa, la servitù, Goro, la fe-
villa arredata all’europea per alcuni piccoli sta nuziale – figura tutta a sua disposizione,
dettagli all’imbarazzo di Farfalla, etc… contribuendo a delineare l’avventura “co-
etc… (CP 249) smopolita” cui presto Pinkerton darà defi-
nitezza verbale nella prima grande aria
Questa disposizione formale del libretto fu dell’opera, «Dovunque al mondo».
ben presente all’attenzione di Puccini du- Visti dal di fuori, gli atteggiamenti di
rante il suo lavoro, perlomeno finché il Pinkerton verso coloro che lo circondano
compositore decise di eliminare le scene sono divisi fra la ripugnanza verso tutto ciò
del consolato, comunicando ad Illica il 16 che è giapponese in generale e, nella fatti-
novembre 1902 che «l’opera deve essere in specie, l’attrazione animale verso Butterfly.
due atti. Il primo tuo e l’altro il dramma di La sua replica ai servi, cassata dopo la pri-
Belasco con tutti i suoi particolari» (CP 287). ma scaligera, scambia i loro nomi – «Miss
Nondimeno, in questa riduzione dell’opera Nuvola leggiera», «Raggio di sol nascente»,
ad una versione vicina a quella definitiva, «Esala aromi» – per subumani «nomi di
Puccini mantenne il contrasto fra le due scherno o di scherzo» e sprezzantemente li
culture presente nel «prologo» di Illica, per- riduce a indifferenziate coordinate fisiono-
mettendo che la seconda parte, basata sulla miche («muso primo, secondo, e muso ter-
pièce teatrale, divenisse una sorta di studio zo»). La «nova parentela, / tolta in prestito,
intorno ai conflitti vissuti dalla protagoni- a mesata» alla festa nuziale, gli è talmente
sta per atteggiarsi a “Signora Pinkerton”: estranea che beffardamente egli ordina co-
un tentativo il cui fallimento è reso chiara- me rinfresco «ragni e mosche candite. / Ni-
mente anche senza ricorrere ai «dettagli al- di al giulebbe e quale / è licor più nausea-
l’imbarazzo di Farfalla» delle scene del bonda leccornia / della Nipponeria». Anche
consolato. nella versione, più ridotta, presentata a Pa-
Le pagine che seguono intendono indagare rigi nel 1906, Pinkerton considera quella
le modalità con le quali la tragedia orienta- giapponese come una razza primitiva, per-
lizzante di Madama Butterfly si inscrive en- sino animale, riferendosi alla famiglia di
tro le convenzioni dell’opera italiana Butterfly con espressioni come «la tua
fin–de–siècle.9 tribù» e definendone le voci «gracchiar di
ranocchi».11
1. Sebbene la didascalia introduttiva del L’attrazione di Pinkerton verso Butterfly
primo atto ponga in evidenza l’ambienta- emerge solo in un secondo momento, come
zione giapponese («Collina presso Naga- un particolare corollario del suo credo co-
saki. Casa giapponese, terrazzo e giardino. lonialista espresso in «Dovunque al mon-
In fondo, al basso, la rada, il porto, la città do». La sua aria introduttiva, inframmezza-
di Nagasaki»), l’azione musicale si apre con ta da una citazione dell’inno nazionale
un fugato, indicato «vigoroso» e «ruvida- americano – The star–spangled banner (La

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bandiera a stelle e strisce) – strumentato a entro il mese. Alle nuove obiezioni di Shar-
mo’ di banda militare, presenta caratteri pless Pinkerton interrompe forzatamente la
che traducono l’immagine dell’edonista av- discussione richiamando l’allusione intro-
venturiero: il suo metro in 3/4 e la granitica duttiva alla Bandiera a stelle e strisce per
melodia in Sol bemolle (Allegro sostenuto un brindisi patriottico, «America forever!»,
con spirito) accompagnano l’avventurosa confermando l’adagio che vede nel patriot-
ricerca del piacere e del profitto da parte tismo l’ultimo rifugio del farabutto.
del vagabondo Yankee attraverso il mondo. Poco dopo, non appena la discussione ritor-
Condividendo «con franchezza» i suoi pen- na su argomenti specifici, Sharpless cerca
sieri con un altro maschio americano in di sondare la natura del coinvolgimento
una conversazione dal modo informale, provato nei confronti di Butterfly da
Pinkerton giunge ad interrompere la ripre- Pinkerton – «sareste addirittura cotto?» –,
sa della melodia iniziale per offrire da bere cui quest’ultimo risponde con una seconda
a Sharpless («Milk–punch o wisky?»); quin- aria che rifiuta di specificare se tale passio-
di riprende la metafora dominante del ne sia «amore o grillo» né se la giovane sia
viaggio marino alla sua avventurosa ma per lui «donna o gingillo» (parole non mu-
tempestosa conclusione prima di rivelare sicate da Puccini), additando piuttosto la
la motivazione nascosta (significativamen- responsabilità dell’accaduto ai tratti del ca-
te espressa come una sentenza generaliz- rattere di lei che lo hanno irretito. Il testo è
zata) che spinge al matrimonio un uomo messo in musica con un delicato Allegretto
come lui: moderato in si bemolle, inizialmente l’ac-
compagnamento segue la melodia del pro-
La vita ei non appaga tagonista, evitando qualsiasi senso di
se non fa suo tesor profondità emozionale:
i fiori d’ogni plaga,
d’ogni bella gli amor. Amore o grillo – [donna o gingillo]
dir non saprei. – Certo colei
Ignorando le obiezioni del Console a questo m’ha colle ingenue – arti invescato.
«facile vangelo», Pinkerton prosegue con
un’altra ripresa della melodia iniziale, Le susseguenti descrizioni di Butterfly deli-
esponendo la propria fede in un talento ca- cata come «vetro soffiato» e rassomigliante
pace di avere successo «in ogni dove», pri- ad una «figura da paravento» rientrano to-
ma del susseguente passaggio dalla terza talmente entro la convenzionale fenome-
alla prima persona, chiarificando la rela- nologia dell’orientalismo, in tal modo testi-
zione fra lo Yankee vagabondo ed il suo moniando il fatto che l’immagine occiden-
proprio comportamento in uno spettacola- tale del Giappone era largamente derivata
re non sequitur: da stampe, bronzi, ceramiche, ventagli, pa-
raventi, oggetti laccati (i personaggi del co-
Così mi sposo all’uso giapponese ro giapponese in The Mikado di Gilbert e
per novecento Sullivan – 1885 – descrivono se stessi come
novantanove se fossero stati visti «su molti vasi e baratto-
anni. Salvo a prosciogliermi ogni mese. li, ventagli e paraventi»).12 Con l’immagine
della farfalla la descrizione di Pinkerton co-
Solo a questo punto le lunghe discussioni mincia a rivelare la natura ossessiva del
con Goro sulla mobilità della casa e le bat- suo coinvolgimento. Dapprima, continuan-
tute rivolte a Sharpless sull’elasticità delle do l’elenco dei manufatti, procede con figu-
case e dei contratti giapponesi divengono razioni statiche ed una linea melodica fer-
chiari: l’immagine dell’abitazione è anche ma sulle stesse altezze (Si bemolle, quindi
una metonimia per la sua futura moglie, la Re bemolle) fino a descrivere il volo di un
clausola di recesso dall’affitto lo è anche da essere animato, accompagnato da una li-
un matrimonio che può essere interrotto nea melodica che sale e scende, simultanea

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Madama Butterfly (Atto II). Venezia, Teatro La Fenice (1968). Ripresa dell’allestimento del 1962. (Archivio
Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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al moto contrario in pizzicato dei bassi, nei ver essere richiamati all’ordine dapprima
quali la successiva introduzione delle paro- da Goro e quindi dalla protagonista. Dopo
le che definiscono movimento e quindi vio- la cerimonia nuziale le «strane grida» del
lenza, con accresciuta enfasi dinamica, ri- Bonzo, provenienti da dietro le quinte ed
specchia il coinvogimento emotivo del per- indirizzate – con accompagnamento del
sonaggio (nella rincorsa della sua preda): tam–tam – a Cio-Cio-San, isolano quest’ul-
tima dall’insieme familiare; la sua entrata
Ma dal suo lucido – fondo di lacca (le didascalie sceniche recitano «strana fi-
come con subito – moto si stacca, gura […] stende le mani minacciose verso
qual farfalletta – svolazza e posa di lei […] gridandole sulla faccia») culmina
con tal grazietta – silenzïosa con una imprecazione («Kami sarundasico!
che di rincorrerla – furor m’assale / All’anima tua guasta / qual supplizio so-
se pure infrangerne – dovessi l’ale. vrasta!») seguita a sua volta dal generale
ostracismo «Ti rinneghiamo».
Come era avvenuto con l’aria precedente, La prima entrata “giapponese”, riservata a
Sharpless si oppone a questo edonismo Butterfly ed alle sue amiche, evoca una
senza scrupoli, adducendo la sua impres- sensuale combinazione fra l’immagine d’a-
sione della sincerità di Butterfly e l’ammo- more e l’ambiente circostante – che contra-
nimento a non «desolar un credulo cor». sta fortemente con questa ostilità maschile
Nel duetto conclusivo i punti di vista ri- – e questa allettante sensualità tornerà in
mangono opposti: le preoccupazioni del seguito durante il duetto d’amore a supera-
Console per le «note di dolor» si scontrano re il generale antagonismo razziale e reli-
con il desiderio di Pinkerton per i «voli del- gioso sotto il cui segno si erano concluse le
l’amor», finché il disaccordo svanisce fra i nozze. Le note di Puccini inviate a Giulio
convenevoli del brindisi. Ricordi insistono sul carattere italiano del-
Laddove i numeri d’apertura del primo atto la musica composta per questa scena così
testé esaminati sono chiaramente finalizza- come sull’efficacia drammaturgica e sul-
ti a definire nei particolari il versante l’attenta ponderazione delle scelte compo-
“americano” della vicenda, nonché l’agen- sitive operate:
da delle avventure sessuali di Pinkerton –
un fine cui converge lo sfruttamento di una Io lavoro (e sono contento) al 1º atto, e sono
convenzione operistica italiana come quel- a buon punto. Ho fatto l’entrata di Butterfly
la della doppia aria –, l’introduzione della e ne sono contento. Salvo essere un po’ ita-
parte giapponese è più distesa e differen- liana è di grande effetto, tanto per la musi-
ziata. Vi sono infatti tre differenti entrate di ca quanto per la scena che ho ideato. Vado
personaggi giapponesi: dapprima Butterfly adagio secondo il solito mio, ma lavoro con
e le sue amiche, quindi l’«Imperial Com- ponderatezza e previdenza. (A72)
missario, l’Ufficiale del Registro, i congiun-
ti» – introdotti dall’annuncio di Goro – ed L’importanza di questa scena richiese a
infine l’inatteso arrivo del Bonzo. Le entra- Puccini una quantità di materiale musicale
te seconda e terza aggiungono al quadro ed un’estensione superiori a quelle dedica-
d’assieme elementi rappresentativi dell’or- te in analoga circostanza alle protagoniste
dine religioso e socio–politico giapponese, di opere anteriori come Mimì o persino To-
arrecanti il primo un fattore di confusione e sca; musicalmente Cio-Cio-San è presenta-
il secondo di aperta ostilità allo sviluppo ta secondo una triplice prospettiva: dappri-
della trama. L’entrata dell’Imperial Com- ma come una donna giapponese, quindi co-
missario, accompagnato da Kimigayo – me una sposa da cui si espande la fascino-
l’inno nazionale giapponese – precede un sa allure dell’oriente, infine come un perso-
coro dei parenti di Butterfly, che commen- naggio caratterizzato nei particolari.
tano eccitati il matrimonio e le prospettive Tale molteplice prospettiva è anche parte
della giovane coppia, tanto a lungo da do- del processo di crescente concentrazione

66
sulla figura della protagonista già iniziatosi dapprima genericamente ispirata a para-
per voce di Goro – che annunciava l’ap- digmi giapponesi, quindi unita alle voci
prossimarsi di un gruppo di donne udite delle amiche ed infine presentata come una
dialogare fuori scena – e termina con la fo- figura distinta con una propria voce (ovve-
calizzazione scenica sulla protagonista. La ro personalità) melodica, non sfocia tutta-
prima parte della scena d’esordio di Butter- via immediatamente in un’aria. Essa è in-
fly inizia con un marcato, persino ironico vece seguita da un’estesa discussione che
contrasto con la caratterizzazione occiden- definisce la figura di Butterfly dapprima,
tal–maschilista della scena precedente. Co- mediante le sue risposte alle domande di
me Pinkerton conclude la sua conversazio- Sharpless, nei termini del punto di vista
ne con Sharpless con un brindisi alla sua maschile–occidentale rappresentato sulla
futura moglie americana, il metro devia scena, in seguito – dopo l’arrivo dell’Impe-
immediatamente verso il tipico 2/4 della rial Commissario e dei parenti – attraverso
musica giapponese e Goro annunzia il una conversazione d’argomento personale
«femmineo sciame» sulla melodia di Echi- con Pinkerton.
go Jishi, uno dei pezzi più celebri del reper- Le due differenti presentazioni dei protago-
torio koto.13 La melodia è eseguita all’uni- nisti seguono il principio del contrasto fra
sono da viole, violoncelli e fagotti, imitando Occidente e Oriente: laddove Pinkerton im-
gli archi pizzicati del koto e l’accompagna- pone la propria personalità con le sue arie,
mento Kabuki di flauto e shamisen che Butterfly offre una propria caratterizzazio-
Puccini aveva ascoltato nell’esecuzione di ne solo attraverso le repliche alle domande
Sada Yacco a Milano nel tardo aprile del Console americano, assecondando le
1902.14 Presentata inizialmente tramite la preferenze e le attese del suo promesso
descrizione della voce fatta da Sharpless sposo. Nello stesso tempo questa limitazio-
(«Io non la vidi, ma l’udii parlar. / Di sua ne di Butterfly rappresenta anche l’espres-
voce il mistero / l’anima mi colpì»), Cio- sione di un valore – molto giapponese –
Cio-San si presenta come figura pienamen- portato ad enfatizzare il gruppo, il nucleo
te integrata nell’ambiente orientale, che el- sociale, anziché l’individualità. Dopo che
la stessa celebra: «Spira sul mar e sulla / Sharpless ha iniziato la conversazione
terra un primaveril soffio giocondo. / Io so- commentando il nome della protagonista
no la fanciulla / più lieta del Giappone, an- («Miss Butterfly. Bel nome»), assieme ad
zi del mondo». Ed il tono continua quando una ripresa della melodia che aveva ac-
la protagonista e le sue amiche divengono compagnato la fase conclusiva della sua
visibili a distanza: «Amiche, io sono venu- presentazione, le sue domande si rivolgono
ta» / «Gioia a te». L’affascinante melodia alle origini della famiglia («Siete di Naga-
pucciniana che accompagna questa evoca- saki?») e le risposte di Cio-Cio-San tratteg-
zione del paesaggio e dell’amore tornerà in giano un ritratto esclusivamente familiare,
conclusione del duetto del primo atto, dove evitando persino la prima persona nella co-
le figure singole dei due amanti sono rias- niugazione verbale («Signor sì. Di famiglia
sorbite nella notte che tutto unisce («Dolce / assai prospera un tempo»), mentre la me-
notte! Quante stelle!»). Infine, non appena lodia che ne accompagna il ritratto familia-
giungono in scena e Butterfly intona con le re – Echigo Jishi, la stessa usata in prece-
amiche un’evocazione del «richiamo d’a- denza durante l’annuncio di Goro dell’arri-
more!», fiati, campanelli e arpa caratteriz- vo di Butterfly e delle amiche – sottolinea la
zano la protagonista con una luminosa me- caratterizzazione giapponese. A fronte del-
lodia dal sapore orientaleggiante (per l’uso le successive domande del Console sulla
del pizzicato e degli abbellimenti all’ottava famiglia di Butterfly, emerge un’altra melo-
affidati all’arpa) alla cui conclusione ella si dia giapponese; quando l’inchiesta di Shar-
rivolge alle amiche e le invita a genufletter- pless giunge al più importante membro
si («Siam giunte. B. F. Pinkerton. Giù»). della famiglia, il padre, Butterfly risponde,
Questa triplice introduzione di Butterfly, colpita, «(secco, secco) Morto!» e l’imbaraz-

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zante silenzio che ne consegue è accompa- Sharpless, tuttavia, le domande toccano
gnato da un soffice ed esteso intervento or- soggetti molto più seri quando Pinkerton
chestrale su di una melodia giapponese. chiede di un piccolo astuccio lungo e stret-
Come vedremo, a questa melodia – forse to che ella – rifiutando di mostrarlo – de-
identificabile con un brano koto del primo scrive con gravità come «cosa sacra e mia»,
secolo XIX, Ume no haru –, la quale coinvol- mentre Ume no haru ritorna in un episodio
ge la figura del padre di Butterfly ovvero, in segnato «Misterioso», trapassando dal pia-
definitiva, il senso dell’autorità patriarcale, nissimo al fortissimo e diminuendo solo
è attribuito un ruolo leitmotivico di notevo- quando Goro suggerisce all’orecchio di
le importanza nel prosieguo dell’opera.15 Pinkerton:
Come nel caso dell’entrata di Butterfly è so-
lo alla fine che l’attenzione viene focalizza- È un presente
ta sulla protagonista, quando Sharpless le del Mikado a suo padre… coll’invito…
rivolge una domanda circa la sua età. Men-
tre Cio-Cio-San, «con civetteria quasi infan- (Fa il gesto di chi si apre il ventre.)
tile» capovolge la risposta in indovinello,
domande e risposte si approssimano alla PINKERTON (piano a Goro)
sua età di quindici anni, commentata con la E… suo padre?
frase «sono vecchia diggià»; segue un rapi-
do passaggio staccato di oboe e flauto che GORO
ricorda una risatina infantile. Sharpless e Ha obbedito.
Pinkerton esclamano entrambi «Quindici
anni!», muovendo però a differenti conclu- L’accompagnamento quindi ritorna al pri-
sioni: il primo sottolineando la giovinezza mo tempo con le sue ottave ascendenti e di-
di Butterfly, il secondo affermandone bra- scendenti in staccato per l’ultimo gruppo di
mosamente la maturità e così sollevando particolari della collezione di Butterfly: le
un interrogativo cui immediatamente si so- statuette degli antenati. Questa progressio-
prassiede per l’arrivo, al suono dell’inno ne graduata dagli oggetti d’uso personale a
nazionale giapponese, dei partecipanti alla quelli, simbolici, legati ai valori dominanti
festa nuziale. della sua cultura – patriarcato e religione –
Dopo l’inizio della festa e il vario chiac- contestualizza e definisce efficacemente
chiericcio sulla coppia, per la terza volta come pienamente integrata nel mondo
Puccini concentra la sua attenzione sulla giapponese l’esistenza di Butterfly. Allo
protagonista, colta questa volta in conver- stesso tempo ciò suggerisce per contrasto
sazione con Pinkerton, che conduce la di- l’enormità del passo che ella, divenendo
scussione a termini maggiormente perso- Mrs. Pinkerton, si accinge a compiere: co-
nali. Iniziando con «Vieni, amor mio!», fra- me ultimo elemento della sequenza, la reli-
se intonata su una ripresa della melodia gione rappresenta l’estremo fattore diffe-
che aveva celebrato il «richiamo d’amor» renziale fra Oriente ed Occidente e diviene
all’ingresso della protagonista; per rivelare perciò il punto di partenza verso quella che
il fine sottinteso dell’appetito sessuale di Butterfly appropriatamente definisce la sua
Pinkerton, il successivo «ti piace la caset- «nuova vita». L’arioso che inizia con le pa-
ta?» risulta comunque pleonastico. Come role «Ieri son salita / tutta sola in segreto al-
tuttavia avverrà in seguito nel duetto, la la missione» narra l’inizio di una conver-
protagonista non risponde direttamente a sione religiosa intesa come necessario av-
questo aperto invito. Accompagnata da un vicinamento alla cultura del luogotenente
ormai familiare pattern ad ottave ascen- Pinkerton, come trapasso della sua identità
denti e discendenti nello staccato “giappo- da quella di donna–bambina giapponese a
nese” in 2/4 ella chiede il permesso di por- quella di sposa occidentale. La rivelazione
tare con sé «pochi oggetti da donna» dalla del desiderio di costruirsi un’identità occi-
vita passata. Come durante le richieste di dentalizzata culmina nel suo primo, incer-

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Madama Butterfly (Atto II). Venezia, Teatro La Fenice (1972). Regia, scene e costumi di Gianrico Becher.
(Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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Madama Butterfly (Atto III). Venezia, Teatro La Fenice (1972). Regia, scene e costumi di Gianrico Becher.
(Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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to tentativo (come, sul piano testuale, rive- suggerendo che la razza è più forte della
lano l’irregolarità del ritmo e del metro) di cultura: la sua “natura” essenziale di don-
adeguare il proprio linguaggio a quello di na giapponese, dominata dalle forze del le-
un’aria formalmente strutturata: game familiare e religioso, interferisce con
il suo desiderio di mutare la propria iden-
Io seguo il mio destino tità in quella di moglie americana.
e piena d’umiltà Sebbene l’evidenza delle parole e dell’ac-
al Dio del signor Pinkerton m’inchino. compagnamento musicale introducano un
È mio destino. fattore di ambiguità, l’assunzione della si-
Nella stessa chiesetta in ginocchio con voi tuazione e del proprio nuovo ruolo da par-
pregherò lo stesso Dio. te di Cio-Cio-San è positiva. Immediata-
E per farvi contento mente dopo la cerimonia nuziale ella cor-
potrò forse obliar la gente mia… regge le congratulazioni delle amiche mu-
Amore mio! tando il loro «Madama Butterfly» in «Mada-
ma B. F. Pinkerton». L’orchestra preannun-
La resa musicale di Puccini comincia in La zia le felicitazioni delle amiche con una
maggiore con la melodia associata a But- melodia giapponese (O Edo Nihon bashi) le
terfly nella sezione di chiusura del suo cui ripetizioni – suggerendo che la cerimo-
esordio e ancora quando Sharpless com- nia non ha recato alcun cambiamento fon-
menta il suo nome, suggerendo l’emozione damentale nella sua persona e nel suo sta-
per questo inatteso soprassalto di soggetti- to – smentiscono di fatto le repliche della
vità con veloci arpeggi segnati «dolcissi- protagonista. Ella stessa valuta esplicita-
mo». Quando Butterfly finalmente corri- mente la situazione creatasi come uno
sponde all’invito di Pinkerton («Vieni, amor spartiacque della propria vita esprimendo
mio!») gettandosi fra le sue braccia e ri- il famoso commento «rinnegata e felice».
spondendogli «amore mio!», la musica, La frase musicale riservata alla prima pa-
muovendosi verso una cadenza al La acu- rola ha un tocco di pentatonismo, mentre
to, scivola sul La minore e la melodia di quella per l’ultima si avvicina ad una ca-
Ume no haru esplode in un fortissimo mar- denza alla dominante: vorebbe suggerire la
cato «deciso ed energico», la protagonista si sua transizione da donna giapponese a
arresta improvvisamente «come se avesse donna occidentale, oppure – in modo più
paura d’essere stata udita dai parenti». sinistro – il fatto ch’ella non è più né l’una
Chiaramente il proposito perseguito da cosa né l’altra. Accettando quest’ultima
questa interruzione è non solo quello ipotesi dovremo convenire che l’unico mo-
d’illustrare il conflitto Occidente / Oriente, mento di libera espressione autodetermi-
ma anche di render palese che tale conflitto nata della protagonista nell’Atto I, «Io seguo
è personalmente esperito da Cio-Cio-San. il mio destin» già rivela un limite inerente
Associato al senso misterioso e religioso alle sue stesse aspirazioni: a dispetto del-
del potere patriarcale, la melodia di Ume l’intenso desiderio di distruggere la sua
no haru era stata icasticamente associata precedente identità e costruirsi una nuova
(orchestra in ƒ, vibratissimo) all’immagine esistenza come Signora B. F. Pinkerton,
della proscrizione di Cio-Cio-San («Hou! Butterfly è destinata a restare ineluttabil-
Cio-Cio-San!») quando Pinkerton aveva or- mente la figlia, giapponese, del proprio pa-
dinato a tutti di uscire dalla sua casa; ora dre.
esso ritorna come un’eco distante, che va-
nifica il suo tentativo di rassicurare Butter- 2. Se l’Atto II fosse stato concepito solo per
fly cercando di convincerla che «tutta la tua confermare l’assunto orientalista secondo
tribù e i bonzi tutti del Giappon» non meri- cui la differenza razziale non può che fru-
tano le sue lagrime. In quell’istante Ume no strare il tentativo della protagonista di occi-
haru ubbidisce inoltre ad una funzione più dentalizzarsi, rappresentandola solo nel
particolare in relazione alla protagonista, tentativo di imitare una «vera sposa ameri-

71
cana», difficilmente Madama Butterfly sa- «Madama Butterfly» (nuovamente presen-
rebbe un’opera celebre. Cionondimeno tata da O Edo Nihon bashi), in «Madama
una serie di episodi all’apertura del secon- Pinkerton», ella gli rivolge il benvenuto in
do atto ci ricordano il già citato interesse una «casa americana»: una pretesa che si
nutrito da Puccini verso i «piccoli dettagli dimostra ben presto vana non appena egli,
all’imbarazzo di Farfalla». Questi episodi il- in assenza di una sedia, cade «grottesca-
lustrano la sua incapacità di comprendere mente» su di un cuscino. Le parole con le
la cultura occidentale: vedi la discussione quali ella avvia la conversazione iniziano
sulla religione con Suzuki, la lunga e conti- seguendo le usuali vie indirette giapponesi
nuamente interrotta conversazione con soffermandosi sulla richiesta di notizie cir-
Sharpless, il rifiuto di Yamadori. A fianco di ca gli antenati dell’interlocutore («Avi, an-
questi dettagli comici, tuttavia, la protago- tenati / tutti bene?»); inoltre ella accende e
nista continua la lotta per definire la pro- fuma la pipa successivamente offerta all’o-
pria identità in «Un bel dì vedremo» e «Che spite, e si ricorda delle «sigarette america-
tua madre dovrà», brani nei quali afferma ne» solo dopo il rifiuto di quest’ultimo. A di-
nel primo caso la fiducia nel ritorno di spetto del suo tono leggero, questo scambio
Pinkerton e nell’altro il timore di dover tor- evidenzia la premessa di base filo–occiden-
nare alla propria primitiva vita di geisha. tale, già accennata durante il primo atto,
Questo dissidio è centrale per la sua trage- che considera inferiore la razza orientale:
dia personale e per la sua statura di eroina la pretesa acculturazione di Cio-Cio-San
tragica. non va oltre una mistura degenerata di
L’Atto II si apre con le pratiche di devozione usanze giapponesi ed americane.
religiosa di Suzuki, già sentite alla fine del Qui e negli attimi seguenti Puccini sot-
primo atto, ora presentate con tipica impre- tolinea il fondamento essenzialmente
cisione orientalistica che fonde pratiche orientale della conversazione domestica
scintoiste e buddhiste, mentre la preghiera condotta da Cio-Cio-San, facendo udire
adatta i nomi delle deità primarie alla me- Miya–sama, probabilmente la melodia
lodia di Takai yama (una canzone popolare giapponese più nota nel periodo fin–de–
del tardo periodo Edo che invoca la cresci- siècle grazie all’apparizione in The Mikado
ta di cetrioli e melanzane!).16 Mentre Su- di Gilbert e Sullivan. Anche tralasciando la
zuki continua ad invocare la protezione di- recezione occidentale di Miya–sama, la sua
vina con la sua preghiera incessante – la natura ripetitiva ed in certo modo cerimo-
cui monotonia è segnalata dalla stanchezza niale le conferisce una tinta comica che
di Butterfly («Oh! La mia testa!») – la reiet- funge da accompagnamento assai perti-
ta, e convertita, protagonista prende le di- nente al tentativo di Butterfly di accendere
stanze da simile vano sforzo. Ciononostan- la pipa e di offrirla al Console o alla prepa-
te il suo atteggiamento verso la religione ri- razione del tè da parte di Suzuki mentre
mane estremamente infantile: ella perso- inaspettatamente la protagonista chiede a
nalizza e conferisce sembianza antropo- Sharpless «Quando fanno / il lor nido in
morfa alle deità di entrambe le religioni, la America / i pettirossi?». Essendo Sharpless
nuova e la vecchia, respingendo gli dèi visibilmente «stupito» per la domanda inat-
giapponesi come grassi e pigri e temendo tesa ella spiega che
che il dio americano abbia dimenticato di
annotare il suo indirizzo («Ma temo ch’egli Mio marito m’ha promesso
ignori / che noi stiam qui di casa»). di ritornar nella stagion beata
L’assunzione di un comportamento da mo- che il pettirosso rifà la nidiata.
glie americana sembra comunque un com- Qui l’ha rifatta per ben tre volte, ma
pito al di sopra delle capacità di Cio-Cio- può darsi che di là
San, come dimostrano alcuni dettagli em- usi nidiar men spesso.
blematici, successivi all’entrata di Shar-
pless: correggendo il saluto del Console, Al tentativo di Sharpless di evitare l’imba-

72
razzo («Non ho studiato ornitologia») ella deltà. Contrappuntata da languidezze trista-
non sa che ripetere le prime due sillabe: neggianti, la loro discussione è presentata
come un’imitazione giapponese di atteggia-
BUTTERFLY Orni… menti amorosi occidentali. Le pene di Ya-
SHARPLESS …tologia. madori (che entra dolendosi dell’«inutil so-
spirar» ed esce «sospirando») confondono la
Durante la battuta Goro appare e «fa una ri- passione romantica col matrimonio: una
sata»: è il commento di un uomo parzial- confusione resa vieppiù comica dalla mes-
mente occidentalizzato che crudelmente sinscena giapponese, la cui non voluta so-
evidenzia l’incapacità della sposa–bambi- miglianza con una sala da tè è suggerita dal
na giapponese di fare generalizzazioni sul lento accompagnamento di valzer («Molto
mondo naturale e di concepire nozioni moderato quasi Valzer lentissimo») che ac-
astratte. In seguito il fatto che il principe compagna Suzuki mentre versa il tè. Oltre a
Yamadori entri ed esca accompagnato da tutto gli eccessi romantici di Yamadori – cui
Miya–sama significa che la musica pone la protagonista, non accorgendosi della so-
qualche sottaciuta somiglianza fra i due. miglianza con il proprio comportamento –
Abbiamo visto che ai primordi della genesi risponde «sorridendo» o «ridendo», sono an-
dell’opera Puccini aveva mostrato interesse che un’immagine distorta e capovolta della
per Yamadori come «miliardario america- delusione di Butterfly. All’inizio del dialogo
no debosciato»: è un particolare rivelatore fra i due l’offerta da parte di Yamadori di «fe-
della sua attrazione verso la tematica del- de costante» è addirittura una sorta di rias-
l’assimilazione e della degenerazione. Il sunto parodistico dell’intera trama dell’ope-
più immediato riflesso è testimoniato dalla ra, con tanto d’immagine del suicidio:
didascalia per la prima scaligera, che evi-
denzia la degenerazione dell’ibrido attra- Yamadori, ancor… le pene
verso una contaminazione caricaturale di dell’amor non v’han deluso?
maniere dell’uno e dell’altro modello cultu- Vi tagliate ancor le vene
rale: se il mio bacio vi ricuso?

(Il Principe Yamadori attraversa il giardino «Delusa» da quanto Sharpless chiama «pie-
seguito da due servi che portano fiori… Ya- na cecità», presto Cio-Cio-San terminerà la
madori entra con grande imponenza, vesti- propria vita proprio in questo modo – per la
to all’europea, con modi del gran mondo; precisione non tramite il rituale samurai
dà una poderosa stretta di mano a Shar- dello sventramento con un pugnale (sep-
pless; fa un graziosissimo inchino a Butter- puku), bensì nel modo appropriato ad una
fly. I due servi giapponesi depongono i fiori donna tramite la recisione della carotide
con grandi inchini e si ritirano nel fondo. con un coltello (tonto).
Goro, servilissimo, porta uno sgabello a Ya- Prima di rivolgere la nostra attenzione alle
madori…) arie di Butterfly dobbiamo focalizzare la
nostra attenzione su di un ulteriore episo-
Miya–sama diviene allora un segnale per dio: la successiva introduzione di Dolore. Il
evidenziare la goffaggine del tentativo di bambino aggiunge alla trama un importan-
occidentalizzazione portato avanti da Ya- te fattore di complicazione – cui si accen-
madori e da Butterfly. nava prima – in quanto segno tangibile di
Il fatto, tuttavia, che Yamadori, già più una delle contraddizioni dell’orientalismo:
volte sposato e divorziato alla maniera giap- la simultaneità di un senso d’attrazione
ponese, rivolga la sua preghiera a Cio-Cio- verso l’alterità razziale e di repulsione ver-
San promettendo assoluta fedeltà a lei sola, so l’idea di una mescolanza fra le razze.17 Il
non solo accentua la commedia delle conta- desiderio che sospinge Pinkerton verso
minazioni culturali, ma solleva la questione Butterfly, ad esempio, è in parte motivato
ben più importante della cecità e della fe- dalla differenza razziale («L’esotico suo

73
odore / m’ha il cervello sconvolto»); l’im- cido», oppure quando emette un «grido sel-
magine degli occhi – ovvero della differen- vaggio» all’affermazione di Goro secondo
za fisica più evidente in una coppia nippo- la quale Dolore rimarrà un reietto: ella cor-
americana – ha un ruolo preminente nella re a prendere il coltello del padre e lo ag-
parte iniziale del duetto d’amore, il quale gredisce («con voce selvaggia… dillo anco-
inizia con l’evocazione da parte di Pinker- ra e t’uccido!»). Laddove si sarebbe portati
ton della «bimba dagli occhi pieni di malìa» a non enfatizzare eccessivamente l’affer-
e si conclude con le «gioie celestiali / come mazione di Pinkerton che definisce i fami-
ora fa nei tuoi lunghi occhi ovali». Nello liari di Butterfly come «la tua tribù», l’insta-
stesso tempo, per contro, l’immagine osses- bilità della protagonista fra infantilismo ed
siva della mescolanza delle razze (intesa eccessi di aggressività può facilmente esse-
come causa di degenerazione razziale e re interpretata come una rappresentazione
culturale) si manifesta nella figura di Dolo- di un pregiudizio fin-de-siècle sul primiti-
re. Sorprende l’improbabile assenza di ibri- vismo dei giapponesi (e più in generale de-
dità genetica, la mancanza di lineamenti gli orientali).
orientali in un bimbo che sembra di pura Naturalmente il generico orientalismo del-
razza bianca: l’opera è solo parte del conflitto più intimo
che viene rappresentato in «Un bel dì vedre-
Chi vide mai mo», in «Che tua madre» e nella scena della
a bimbo del Giappone occhi azzurrini? morte. Questi episodi rappresentano una li-
E il labbro? E i ricciolini nea di crescendo drammatico che procede
d’oro schietto? tanto in parallelo quanto in contrasto con la
caratterizzazione stereotipa di Butterfly: es-
La diseguaglianza sancita dalla gerarchia si individualizzano il dramma e ne chiarifi-
razziale conosce un evidente parallelismo cano i termini, articolando le fasi di un’in-
in quella intercorrente fra i generi maschi- tensa evoluzione emotiva dalla delusione
le e femminile: laddove Butterfly, come all’isolamento al sacrificio.
donna giapponese, rimane intrappolata – Puccini contestualizza «Un bel dì» – il più
Suzuki userà la metafora «mosca prigionie- importante ed esteso “a solo” di Butterfly –
ra» – fra le sue origini ed il suo desiderio di con particolare attenzione: musicato come
un’identità occidentale, per suo tramite il Andante molto calmo in 3/4 nella tonalità
protagonista, di pelle bianca e maschio, ge- di Sol bemolle maggiore, il brano condivide
nera miracolosamente un bambino, ma- sia il metro sia la tonalità con «Dovunque al
schio, che pare di razza mondo» di Pinkerton. I due brani costitui-
bianca. scono il primo numero dell’atto rispettivo,
La scena con Dolore segna il culmine di e iniziano poco dopo un fugato introduttivo
una serie di episodi che rappresentano suc- ed un colloquio con un confidente della
cessive frustrazioni del desiderio di occi- propria stessa razza e sesso. Considerata
dentalizzarsi nutrito da Butterfly. Invero la l’opposizione di fondo Oriente / Occidente,
presunzione dell’inferiorità razziale insiste difficilmente tale parallelismo sarà da con-
sull’infantilismo della protagonista, che siderarsi fortuito: «Dovunque al mondo»
considera gli eventi e gli argomenti – reli- presenta l’avventurismo sessuale di
giosi, comportamentali, naturalistici («or- Pinkerton e «Un bel dì» ne svela le conse-
ni… tologia») e legali (l’immaginario «bra- guenze: dacché Butterfly ha troncato i pro-
vo giudice» di una corte di divorzio) – se- pri rapporti con i parenti, il suo tentativo di
condo quella prospettiva estremamente americanizzazione si fonda interamente
soggettivistica che Sharpless chiama «mi- sulla figura di Pinkerton, la cui assenza di-
raggi ingannatori». La sua ingenua sempli- viene per ciò stesso manifesta. È una situa-
cità, vagamente comica, può anche mutar- zione che consente di inserire «Un bel dì»
si in violenza, come quando la protagonista all’interno della ricca casistica presente
si rivolge a Suzuki «(furibonda) Taci, o t’uc- nella tradizione del teatro d’opera che rap-

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Madama Butterfly (Atto II). Venezia, Teatro La Fenice (1982). Scene di Lauro Crisman, regia di Giorgio Ma-
rini. (Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro La Fenice).

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presenta un’eroina in attesa del suo uomo, nella casetta. L’incapacità di separare fan-
ma dalla quale il nostro brano si discosta tasia e realtà si manifesta soprattutto nel-
per significative discrepanze: a differenza l’uso dei tempi verbali, che inizialmente
dalle arie verdiane di questo tipo (come trascorrono dal futuro al presente («vedre-
«Ernani... Ernani, involami» di Elvira o mo», «appare… entra… romba»); il verbo
«Vieni! t’affretta! accendere» di Lady Mac- venire è addirittura coniugato al passato
beth) nell’aria di Butterfly manca un ingre- prossimo: segno di una certezza dell’im-
diente essenziale: Pinkerton. Ciò che ne fa maginazione a scapito della stessa realtà
un’aria mancata è l’affermazione ossessiva («Vedi? È venuto»). Allo stesso tempo il ver-
che lui arriverà, il rifiuto netto di prendere bo «aspettare» rivela inavvertitamente la
atto dell’abbandono. Così l’aria è meno sua dipendenza da Pinkerton e la parola fi-
espressione del desiderio per un uomo in nale dell’aria, «aspetto», provvede sinistra-
arrivo che asserzione di fiducia di un «cre- mente a rimandarne indefinitamente la
dulo cor», che inizia «Ah, la fede ti manca! conclusione, segnando di fatto la sua passi-
(fiduciosa e sorridente) / Senti» e termina vità fino al termine dell’atto (che significa-
con «Tienti la tua paura, io con sicura / fe- tivamente si conclude con il verbo all’infi-
de l’aspetto». nito: «aspettar»).
«Un bel dì vedremo» rappresenta molte Le scelte compositive di Puccini organizza-
fantasticherie di Butterfly: l’avvicinarsi del- no lo sviluppo del discorso verbale come
la nave e la presenza di Pinkerton stesso una sequenza di segmenti distinti, eccezion
sono sogni vissuti come sostituti della fatta per un’importante ripetizione non ap-
realtà («fa la scena come se realmente vi partenente al libretto. La celebre frase d’a-
assistesse»). Butterfly organizza la sua vi- pertura definisce molto ingegnosamente la
sione connettendone le immagini in modo sequenza iniziale della fantasticheria, tra-
sequenziale («e» o «poi»), soffermandosi a ducendo l’immagine del «fil di fumo» profi-
specificare i minimi dettagli dell’evento lata all’orizzonte con un accompagnamen-
(«un fil di fumo… e poi la nave appare. Poi to «come da lontano» del solo violino e dei
la nave bianca entra nel porto», «E… uscito clarinetti, aggiungendo le viole ed i violon-
dalla folla… un uom, un picciol punto s’av- celli all’apparire della nave, quindi accele-
via»). Quando egli si avvicina, Butterfly re- rando il tempo ed aggiungendo fiati e vio-
gredisce all’infantilismo manifestato tre loncelli all’unissono su «poi la nave bian-
anni prima, nel giorno del suo matrimonio, ca», infine aggiungendo la grancassa su
giocando a fare indovinelli («chi sarà?», «romba». Nel contempo la successione ar-
«che dirà?») o immaginando d’inscenare un monica problematizza la visione di Butter-
gioco a nascondino. fly evitando di fornirle un sostegno, limi-
La difficoltà a mantenersi entro le mura tandosi in gran parte a raddoppiare la par-
protettive della proiezione fantastica si ma- te vocale, muovendo solipsisticamente in
nifesta in diversi particolari, particolar- una lenta discesa per ottave da tonica a to-
mente nell’instabilità del soggetto narrante nica.
e nella sua incapacità di controllare l’azio- Le successive frasi musicali sovente inizia-
ne: Cio-Cio-San inizia l’aria con una prima no in punti inattesi, senza corrispondere al-
persona plurale coinvolgendo Suzuki nella le cesure formali del testo, parzialmente
sua fantasticheria («vedremo»), quindi uti- smentendo le immagini della fantastiche-
lizza la seconda persona verbale per dare ria: l’annuncio dell’immaginario arrivo di
corpo e conferma alla propria fantasia Pinkerton è segnato «con passione» e si fer-
(«Vedi?»). Incapace di mantenere la proie- ma sul Fa acuto in corrispondenza della
zione fantastica, interrompe la visione del- sillaba conclusiva di «è venuto», la cui in-
la nave e dell’arrivo di Pinkerton con stabilità armonica procrastina la risoluzio-
espressioni a parte («Io non gli scendo in- ne che la certezza espressa dal testo richie-
contro», «Io senza far risposta»), immagi- derebbe. La frase successiva, cantata «con
nando persino le parole di lui mentre entra semplicità» in un “giapponese” 2/4, inizia

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anch’essa sul Fa, gradualmente sale all’ot- rale – Mi bemolle – Fa) armonicamente
tava superiore e poi ricade, sottolineando non inequivoca. Inoltre, mentre la protago-
l’immagine testuale di uno stato di sospen- nista promette piena fiducia stabilendo di
sione («aspetto», «attesa») con un accompa- perseverare nell’attesa, un nuovo effetto
gnamento ostinato su due accordi: un equi- d’instabilità armonica in chiusura dell’as-
valente sonoro di quanto più tardi Shar- serzione (sul Si bemolle, una terza sopra la
pless definirà «ostinata attesa». Le frasi suc- tonica) evidenzia il divario che intercorre
cessive ripetono questo pattern, con figura- fra l’immaginazione di Butterfly ed il reale
zioni d’accompagnamento per ottave quan- corso degli eventi.
do Butterfly ritrae la salita di Pinkerton La definizione dei successivi numeri di
«animando un poco», ma con la linea di ac- Cio-Cio-San deriva dal tentativo operato da
compagnamento che nel seguito quasi si Sharpless di prospettare a Butterfly la pos-
svuota, “rifiutando” di assecondare la fan- sibilità del mancato ritorno di Pinkerton,
tasticheria di Butterfly. cui ella replica:
L’inatteso ritorno della frase melodica ini-
ziale cade non solo a verso iniziato («per (Immobile, come colpita a morte, china la
non morire al primo incontro») ma a metà testa e risponde con sommessione infantile,
di una parola, «morire», intonata «con for- quasi balbettando)
za» mentre l’orchestra esegue la melodia
«con molta passione». Questa “rottura” del- Due cose potrei far:
l’unità verbale, unitamente al successivo tornar a divertir
sbalzo dinamico e metrico, conferisce a ta- la gente col cantar,
le ripresa una valenza inattesa, che – osser- oppur, meglio, morire.
vando l’esplosione dell’ansia repressa in
Butterfly proprio nel bel mezzo di una ter- Questo successivo confronto con un desti-
ribile parola presaga del suo vero destino – no diverso da quello immaginato in «io se-
diremmo prossima all’isteria. Sebbene, guo il mio destin» manifesta la diminuzio-
nella successiva descrizione di Pinkerton ne delle possibilità residue, che dominano
(che le si rivolge direttamente), ella si di- «Che tua madre dovrà» e «Tu, tu piccolo Id-
mostri in grado di riprendere il controllo di dio!».
sé stessa, questa ripresa della melodia inci- «Che tua madre dovrà», Andante molto
pitaria risulta meno lirica rispetto all’esor- mosso in La bemolle minore, è un’altra
dio, adottando una scansione – a note so- narrazione di eventi immaginari, una deso-
vente ribattute – per sedicesimi anziché per lata descrizione del ritorno alla vita di gei-
ottavi, e cadenzando su di un accompagna- sha. Ulteriore immaginario gioco infantile
mento agitato degli archi. di Butterfly, risponde ad una domanda re-
Nello stesso momento in cui Butterfly com- torica indirizzata a Dolore circa l’insensibi-
pleta la ripresa – conferendo alla propria lità di Sharpless: «Sai cos’ebbe cuore / di
narrazione una struttura circolare che ri- pensare quel signore?»; tuttavia è un gioco
flette la sua cieca fiducia nel ritorno di molto serio, che mostra il disperato tentati-
Pinkerton – l’accompagnamento volge ad vo della protagonista di evitare una condi-
una perorazione conclusiva e Cio-Cio-San zione peggiore della stessa morte, rappre-
si rivolge a Suzuki affermando la certezza sentando la situazione mentre la rifiuta
dell’evento, contrastandone la «paura» con febbrilmente. Accompagnata da un lugu-
la propria «sicura fede». La musicalizzazio- bre ostinato orientaleggiante di accordi e
ne, per contro, ignora questo “distinguo” di ottave arpeggiate, la narrazione prende le
Butterfly e presenta la medesima sequenza mosse da un ritratto del proprio futuro in
di note in entrambe le frasi – quella che veste di danzatrice ambulante, acquista via
tratteggia l’ansia di Suzuki e quella che ac- via una forma melodica giapponese ed en-
compagna la sicura certezza espressa da fasi verbale, sottolineata dalla grancassa e
Butterfly –: una successione (Fa – Sol natu- dai piatti in concomitanza con l’immagine

77
della mano protesa per ottenere carità. Seb- ha preparati alle modalità del luttuoso ac-
bene Butterfly interrompa la narrazione cadimento che precipita l’opera alla con-
per commentare l’orribile destino prefigu- clusione: una scena di morte con due epi-
rato, il motivo danzante dell’orchestra, che sodi distinti e due tentativi di suicidio.
sembra assumere vita propria, viene trasci- Il primo episodio, musicalmente parte di
nato da grancassa e piatti con gli unissoni una struttura più vasta che prende le mos-
degli archi «battendo il legno dell’arco sulle se in Fa diesis minore immediatamente do-
corde», al suono della melodia giapponese po che Butterfly ha accettato di cedere il
Suiryo–bushi. Dopo una breve evocazione bambino («Fra mezz’ora salite la collina»),
in Si bemolle maggiore di una «canzon giu- si apre in un’area armonica di transizione
liva e lieta», Butterfly cade in ginocchio di in Si bemolle minore con un drammatico
fronte a Sharpless cancellando nel medesi- ostinato dei timpani e reminiscenze della
mo istante l’immagine positiva, negando maledizione del Bonzo (non appena «But-
l’intera visione e riconducendo la musica terfly si inginocchia davanti all’immagine
al La bemolle minore, ove con violente ne- di Budda», seguita da un richiamo dell’en-
gazioni ella tenta di opporre resistenza al- trata della protagonista nell’Atto I – «d’amor
l’immagine delineata, ripetendo due volte venni alle soglie» – mentre «Butterfly rima-
l’ambivalente participio passato «morta» su ne immobile assorta in doloroso pensie-
un’appassionata ottava discendente dal La ro»).18 Seguendo gli ordini, impartiti a Su-
bemolle e dal Si bemolle acuto, prima di di- zuki, di chiudere ed oscurare la casa, que-
chiarare la preferenza per la morte piutto- ste reminiscenze rafforzano la percezione
sto che il ritorno ad una simile condizione di assoluta solitudine di Butterfly: il suo
di vita. L’espressione d’angoscia collegata isolamento tanto dal mondo orientale
alle due immagini è potenziata dall’artico- quanto da quello occidentale. La tensione
lazione sonora su dei sostenuti, rispettiva- drammatica che deriva da questo totale iso-
mente, Sol bemolle e Si bemolle acuti. lamento sembra preannunziare il suicidio
Quando Butterfly abbraccia il figlio, il de- che ormai attendiamo almeno dal momen-
stino del ritorno al mestiere di danzatrice to delle allusioni al padre di Butterfly ed al
suggerito da Suiryo–bushi si riafferma con ricordo della sua morte, punteggiato dal si-
forza nell’unissono orchestrale e cadenza nistro Ume no haru, durante il primo atto.
su di una pausa che l’eroina raggiunge con L’azione inizia seguendo modalità rituali
un fortissimo «Ah!» acuto prima di ridi- quando Butterfly s’inginocchia di fronte al
scendere all’ottava inferiore su un esangue Buddha e si appresta a prendere il coltello
«morta!». È il momento più intenso nella del padre da un astuccio laccato presso la
lotta di Cio-Cio-San per affermare il pro- statua. Quando Ume no haru risuona, «for-
prio destino di fronte a prospettive d’insop- tissimo», nell’orchestra, l’eroina bacia «reli-
portabile squallore. giosamente» la lama e «legge a voce bassa
le parole che vi sono incise: “Con onor
Forse a causa del fatto che per Madama muore chi non può servar vita con onore”».
Butterfly Puccini ha composto molta splen- Questi aspetti sembrano ambientare la
dida musica ed ha concesso molto spazio morte di Butterfly in un contesto culturale
alla libertà interpretativa del soprano, rara- esclusivamente giapponese, non consen-
mente alla morte di Butterfly viene dedica- tendole, nella sua espiazione del «mestier
ta molta attenzione, quasi che si trattasse di che al disonore porta», alcuna alternativa a
una conclusione scontata. Sebbene la con- quella di seguire il proprio padre nel ritua-
clusione tragica fosse una possibilità mani- le del suicidio e nella morte.
festa fin dalla prima entrata di Butterfly («al Ma una tragedia puramente “giapponese” è
richiamo d’amor / d’amor venni alle soglie in quel momento del tutto non pertinente:
/ ove s’accoglie / il bene di chi vive e di chi appena Butterfly si punta il coltello alla go-
muor»), l’antitesi Occidente / Oriente che la, l’accompagnamento scivola a Si minore
ha improntato gran parte dell’azione non ci mentre si apre la porta e Suzuki sospinge

78
Madama Butterfly (Atto III). Venezia, Teatro La Fenice (1989). Scene e costumi di Aldo Rossi, regia di Stefa-
no Vizioli. Allestimento ripreso al PalaFenice (1996). (Archivio Fotografico dell’Archivio Storico del Teatro
La Fenice).

79
Dolore nella stanza, attirando l’attenzione Amore, addio!
della protagonista e fornendo l’occasione Addio! Piccolo amor!
per l’ultima, intensa, sua aria, diretta – co-
me «Che tua madre dovrà» – al figlio: viene L’Andante energico conclusivo, con la sua
così implicitamente reintrodotta la temati- melodia giapponese cantata all’unissono
ca del conflitto Occidente / Oriente; la figu- «tutta forza», sembra nuovamente permea-
ra di Dolore infatti fornisce a Butterfly la re l’opera di un misterioso senso orientale.
possibilità di salvare qualcosa di sé stessa Ma il fatto che questa volta la melodia non
dal proprio annientamento. «Tu, tu piccolo sia Ume no haru – quella associata all’im-
Iddio» inizialmente sottolinea l’ibrida ere- magine del suicidio paterno – bensì
dità razziale del bambino («fior di giglio e Suiryo–bushi conferisce alla conclusione
di rosa») tentando di nascondergli la consa- un senso maggiormente positivo.
pevolezza del proprio sacrificio ovvero di Suiryo–bushi compariva infatti in «Che tua
renderlo capace di riuscire in quel proces- madre dovrà», l’altro monologo indirizzato
so di assimilazione della cultura occidenta- a Dolore, brano dominato dalla squallida
le nel quale lei ha invece fallito. Come rive- prospettiva – per entrambi – di un futuro di
la la rima mancante dopo «rosa», l’invoca- miseria e vagabondaggio, cui Butterfly
zione a Dolore conteneva originariamente giunge a preferire l’ipotesi della morte. Il
un passaggio più esteso che faceva riferi- ritorno di Suiryo–bushi dopo il secondo
mento alla sua «testa bionda» ed all’appa- monologo di Butterfly rivolto al figlio so-
rente razza bianca; molti allestimenti del- spinge l’attenzione sulla dignità tragica che
l’opera limitano il richiamo alla differenza l’eroina ha affermato scegliendo la morte:
razziale fra madre e figlio solo attraverso il in essa si manifesta l’autodeterminazione
ricorso ai suoi «puri occhi», ovvero blu–oc- di Butterfly; la libertà, in altre parole, di
cidentali: confermare il proprio amore materno per-
sino a prezzo del proprio sacrificio.
Tu, tu piccolo Iddio! Se una vera eroina giapponese – piuttosto
Amore, amore mio, che quella immaginata da Illica, Giacosa e
fior di giglio e di rosa. Puccini – avrebbe condiviso quest’atteggia-
Non saperlo mai: mento è, naturalmente, una questione del
per te, per i tuoi puri tutto diversa.
occhi, muor Butterfly,
perché tu possa andar di là dal mare [Traduzione di GIANNI RUFFIN]
senza che ti rimorda, ai dì maturi,
il materno abbandono.

Sulla parola «abbandono», gravemente af-


flitta, il sacrificio di Butterfly nell’interesse
del figlio – cantato in un deciso Si minore,
Andante sostenuto, «con esaltazione» – as-
sume un nuovo significato: ella vi afferma
il vincolo carnale che sempre lo manterrà
legato a lei, auspicando la permanenza del
proprio viso nella memoria del figlio:

O a me, sceso dal trono


dall’alto Paradiso,
guarda ben fiso, fiso
di tua madre la faccia!…
che t’en resti una traccia,
guarda ben!

80
descrivevano gli attori come se fossero figure icono-
grafiche giapponesi venute alla vita: «ai nostri occhi
sorprese apparvero viventi le figure inverosimili… di
vasi di lacche o di ventagli giapponesi» («Corriere del-
la sera», 26–27 aprile 1902).
13
Per una succinta presentazione dell’uso pucciniano
di melodie giapponesi si veda GIRARDI, cit., pp. 216–23.
È malauguratamente poco affidabile la fonte che illu-
stra il rapporto fra Puccini e la musica giapponese: KI-
MIYO POWILS–OKANO, Puccini’s “Madama Butterfly”,
Orpheus–Schriftenreihe zu Grundfragen der Musik, 44
(Bonn, 1986), pp. 44–62.
14
Cfr. il mio Da Sada Yacco a Cio-Cio-San: Il teatro
giapponese musicale e “Madama Butterfly”, program-
ma di sala del Teatro alla Scala, Milano 1996, pp.
NOTE 71–89.
15
Cfr. PETER ROSS, Elaborazione leitmotivica e colore
1
DIETHER SCHICKLING, Giacomo Puccini: Biographie, esotico in “Madama Butterfly”, in Esotismo e colore lo-
Stuttgart 1989, p. 162. cale nell’opera di Puccini, a c. di Jürgen Maehder, Pisa
2
DAVID BELASCO, Six Plays, Boston 1929, 14f. 1985.
3 16
Intervista rilasciata a Carlo Paladini, 11 settembre Cfr il mio Return of the Native: Japan in “Madama
1902, in CARLO PALADINI, Giacomo Puccini, Firenze Butterfly”, “Madama Butterfly” in Japan, «Cambridge
1961, p. 101. Opera Journal», I (1989), pp. 167–94, in particolare pp.
4
Vedi i Copialettere (di qui in avanti identificati dal- 175–77.
l’abbreviazione CL) dell’Archivio Ricordi, che iniziano 17
Per una discussione recente in materia cfr. ROBERT J.
nel luglio del medesimo anno e generalmente riempio- C. YOUNG, Colonial Desire: Hybridity in Theory, Cultu-
no due volumi al mese. Le lettere cui qui si fa riferi- re and Race, Londra 1995.
mento sono quelle identificate con le sigle CL 22.217 e 18
Circa l’analisi di questo episodio ringrazio Michele
CL 23.183. Girardi per i suoi preziosi suggerimenti.
5
La novella apparve dapprima in «Century Magazi-
ne», LV, Gennaio 1898, pp. 374–92, quindi in una rac-
colta: Madame Butterfly, Purple Eyes, A Gentleman of
Japan and a Lady, Kito, Glory, New York, 1898, pp.
1–86.
6
GIUSEPPE ADAMI (curatore), Giacomo Puccini: Episto-
lario, 1928, rist. Milano 1982, n. 69, p. 89.
7
EUGENIO GARA (curatore), Carteggi pucciniani, Mila-
no 1958, p. 207. Ulteriori riferimenti a questo testo sa-
ranno di qui in avanti richiamati dall’abbreviazione CP,
seguita dal numero della lettera (qui: CP 243).
8
Alcuni testi di riferimento intorno a questa tematica:
EDWARD SAID, Orientalism, New York 1978; BENITA
PARRY, Problems in Current Theories of Colonial Di-
scourse, «Oxford Literary Review», IX, 1987, pp. 27–58;
ABDUL JANMOHAMED – DAVID LLOYD (curatori), The Na-
ture and Context of Minority Discourse, New York,
1990; AIJAZ AHMAD, In Theory: Classes, Nations, Litera-
tures, Londra 1992; HOMI K. BHABHA, The Location of
Culture, Londra 1994.
9
Il miglior fra i recenti contributi all’indagine dell’o-
pera nel suo complesso, con vasti richiami alla lettera-
tura critica, è: MICHELE GIRARDI, Giacomo Puccini: L’ar-
te internazionale di un musicista italiano, Venezia,
1995, pp. 197–257.
10
MOSCO CARNER, Puccini: A critical Biography, Lon-
dra, 19742, p. 391. Trad. it.: Milano, 1961.
11
Per una discussione sulle origini e lo sviluppo di
questo complesso di idee nella genesi dell’opera si ve-
da il mio Lieutenant F. B. Pinkerton: Problems in the
Genesis and Performance of “Madama Butterfly”, in
The Puccini Companion, a c. di Simonetta Puccini e
William Weaver, New York 1994, pp. 169–201.
12
Quando la prima troupe teatrale giapponese compì
un tour in Europa (nel 1899–900 e 1901–2) i giornali

81
Giacomo Puccini.

90
G IACOMO P UCCINI
a cura di M IRKO S CHIPILLITI

Ora sai quello che ci vuole: amore-dolore. appena ne fosse stato in grado. Durante le
Grande dolore in piccole anime.1 esequie l’orazione funebre del compositore
Giovanni Pacini, direttore dell’omonimo
...fatti dolorosi e amorosi, i quali logica- istituto musicale lucchese, è alquanto pro-
mente vivano e palpitino in una aureola di fetica sul destino del piccolo Giacomo:
poesia di vita più che di sogno.2
L’erede di quella gloria che i suoi antenati
Ho sempre portato con me un gran sacco di si erano conquistati nell’arte dell’armonia e
melanconia. Non ne ho ragione, ma così che forse un giorno sarebbe stato in grado
son fatto. di resuscitare.

Dicono che è segno di debolezza la senti- La famiglia versa in precarie condizioni


mentalità. A me piace tanto essere debole! economiche, la madre vedova percepisce
Ai così detti forti lascio i successi che sfu- una rendita dal comune. Puccini prenderà
mano: a noi quelli che rimangono! 3 lezioni di organo da Fortunato Magi (suc-
cessore di Pacini nella direzione dell’Istitu-
Ci sono leggi fisse in teatro: interessare, to musicale di Lucca) che tuttavia non lo
sorprendere e commuovere o far ridere reputerà portato per la musica. Giacomo
bene. troverà un nuovo insegnante in Carlo An-
GIACOMO PUCCINI geloni,7 docente al Pacini, con cui studierà
composizione. Avrà a disposizione la bi-
blioteca musicale di suo nonno Antonio.
1858
Discendente di una famiglia di musicisti4 1867
originaria di Celle di Val di Roggio presso Inizia gli studi ginnasiali che terminerà con
Pescaglia, Giacomo Puccini nasce a Lucca difficoltà nel ’73, presso i seminari di San
il 22 dicembre. Il padre era Michele Pucci- Martino e San Michele, dove canta nelle ri-
ni, compositore, organista presso il locale spettive cantorie e comincia ad accompa-
Duomo di San Martino, didatta, direttore gnare la liturgia all’organo. Ma il giovane
della Cappella Municipale, e per molti anni Puccini non ama lo studio, è indisciplinato
dell’Istituto musicale di Lucca; la madre e si diverte in tiri burloni e piccoli furti.
Albina Magi era sorella di Fortunato Magi,
anch’egli organista.5 Giacomo è il quinto 1872
nato di otto figli: Odilia, Tomaide, Iginia, Contribuisce al bilancio familiare suonan-
Nitteti, Ramelde, Macrina e, ultimo, Miche- do l’organo a Lucca (a S. Pietro in Somaldi
le.6 e nell’oratorio delle suore benedettine di S.
Giuseppe e S. Girolamo) e nelle chiese li-
1864 mitrofe di Mutigliano, Celle e Pescaglia. È
Con la morte del padre, viene destinato a attivo anche come pianista in osterie, taver-
ricoprirne la carica musicale di organista ne e in un bordello. Si iscrive all’Istituto Pa-

91
cini dove nel ’75 otterrà un “Primo Premio” che. Con gli studi milanesi sceglie così di
nella scuola di organo. abbandonare il proprio passato lucchese,
rinunciando alla carica che un tempo rico-
1874 prì suo padre, per approfondire invece l’in-
Non viene assunto come organista del Duo- teresse verso la composizione operistica:
mo di Lucca, forse per l’abitudine di intro-
durre nella liturgia temi d’arie popolari e del Non avendo libretto come faccio della mu-
repertorio lirico. Dà lezioni di armonia e or- sica? Ho quel grande difetto di scriverla so-
gano a Carlo Della Nina (l’unico allievo di lamente quando i miei carnefici burattini si
Puccini), per il quale scriverà alcuni piccoli muovono sulla scena. Potessi essere un
pezzi per organo, sue prime opere. sinfonico puro (?). Ingannerei il mio tempo
e il mio pubblico. Ma io? Nacqui tanti anni
1876 fa, tanti, troppi quasi un secolo ... e il Dio
Compone un Preludio sinfonico in Mi mi- santo mi toccò col dito mignolo e mi disse:
nore (perduto) come saggio di composizio- «Scrivi per il teatro: bada bene - solo per il
ne al Pacini. A Pisa, andatoci apposta a pie- teatro» e ho seguito il supremo consiglio.11
di, assiste all’Aida di Verdi, che lo impres-
siona fortemente, alimentandone la voca- Conosceva bene Rigoletto, Trovatore e Tra-
zione operistica: viata di Verdi, a Milano ascolterà Mefistofe-
le, Carmen, Simon Boccanegra, Dejanice,
Mi parve che non si potesse far niente di concerti alla Scala e alla Società del quar-
più grande, di più spettacoloso. E anche mi tetto; studierà le partiture di Wagner (con
parve che non ci fosse nel mondo niente di Mascagni acquisterà Parsifal “in società”,
più bello che poter scrivere un’opera per il citandolo poi nelle Villi). Si dedica anche al
teatro. pianoforte, ma da autodidatta. Diventerà
amico di Arrigo Boito, Giuseppe Verdi,
1880 Marco Sala, Giuseppe Martucci, Alfredo
Fra le prime composizioni l’inno I Figli d’I- Catalani, che lo introduce a Giovannina
talia bella (perduto) in concorso per un’e- Lucca, editrice milanese.
sposizione a Lucca nel ’77 non aveva vinto,
ma il Salve del ciel Regina, per voce e ar- 1883
monium, ripreso successivamente nelle Premiato con una medaglia di bronzo, si di-
Villi, testimonia ora una sensibilità melodi- ploma con 166/200 al Conservatorio mila-
ca e armonica che si manterranno almeno nese, dove al saggio finale aveva presenta-
fino a Manon Lescaut, e che lasceranno il to il Capriccio sinfonico – diretto da Franco
segno in Mascagni.8 Si diploma al Pacini di Faccio e accolto felicemente dalla critica
Lucca, con una Messa a quattro voci e or- («un deciso e rarissimo temperamento mu-
chestra (che verrà pubblicata solo nel 1951 sicale, specialmente sinfonista») – e il reci-
come Messa di Gloria), primo lavoro di un tativo Mentìa l’avviso per tenore e pia-
certo rilievo, inseritoci il Credo composto noforte. Faccio eseguirà il Capriccio l’anno
due anni prima insieme a un Mottetto per seguente alla Scala, mentre l’editrice Lucca
la festività di San Paolino. Grazie al soste- – che apprezza il sinfonismo di Puccini tan-
gno economico ottenuto da Margherita di to da proporgli di scrivere una sinfonia – ne
Savoia,9 e dopo dal prozio Nicolao Cerù, richiese una trascrizione per due pianofor-
medico ed estimatore del giovane, Puccini, ti.12 Ponchielli lo presenta a Ferdinando
ammesso col massimo dei voti, si iscrive al Fontana, militante nella scapigliatura mila-
Conservatorio di Milano, dove studia com- nese con il quale Puccini realizza la sua
posizione, allievo prima di Bazzini10 e l’an- prima opera lirica, Le Villi, che tuttavia non
no seguente di Ponchielli. Insieme a Pietro vince il concorso bandito dall’editore Son-
Mascagni, compagno di scuola, convive da zogno, per la grafia illeggibile (nonostante
bohemièn in preda a difficoltà economi- Ponchielli e Faccio fossero in commissio-

92
ne). nel 1901 e 1905. L’insuccesso segna un pe-
riodo di ristrettezze economiche. Ricordi lo
1884 sostiene ugualmente, proponendogli un li-
Grazie al sostegno di Sala (intellettuale del- bretto di Giuseppe Giacosa su tema russo,
l’alta società milanese), di Boito, Catalani e ma rifiutato dal musicista (il rapporto pro-
dell’editrice Lucca, attraverso una sotto- fessionale con Giacosa non sarà mai otti-
scrizione Le Villi viene rappresentata il 31 male). Affascinato dal dramma di Victor
maggio al Teatro Dal Verme di Milano Sardou Tosca, a cui assiste a Milano e Tori-
(Mascagni vi suona come contrabbassista) no, desideroso di metterlo in musica prega
ottenendo notevole successo di pubblico e Ricordi di interpellare lo scrittore francese
di critica, confermato al Regio di Torino e per i diritti sull’opera. Nasce l’elegia per
alla Scala.13 Con una revisione delle Villi quartetto d’archi Crisantemi, da cui verran-
Puccini stipula un contratto con l’editore no tratti due temi per il quarto atto di Ma-
Ricordi, procurandosi così una discreta non Lescaut. È proprio in questo periodo
rendita mensile e un rapporto di lavoro du- che nasce il progetto di Manon: inizialmen-
raturo. Purtroppo la morte della madre è te Ricordi incarica Ruggero Leoncavallo
un duro colpo: della stesura del libretto, ma Puccini non
ne rimane soddisfatto16 rivolgendosi invece
Qualunque trionfo potrà darmi l’arte, sarò al drammaturgo Marco Praga, a cui si ag-
sempre poco contento mancandomi la cara giungeranno successivamente Luigi Illica
mamma.14 e Giuseppe Giacosa. Così, per la sua terza
opera è Puccini stesso a scegliere espressa-
Inizia una relazione con Elvira Bonturi, mente il soggetto, “fortemente colpito” dal-
che lasciato il legittimo marito, a Milano si la Histoire du Chevalier des Grieux et de
unisce a Puccini insieme alla figlia Fosca, Manon Lescaut di Antoine François Prevo-
contribuendo a un certo sostegno economi- st.
co (nel 1886 darà alla luce il primo figlio di
Puccini, Antonio). Nascono Tre minuetti 1890
per quartetto d’archi, successivamente in- La stesura del libretto di Manon Lescaut è
seriti in Manon Lescaut.15 faticosa, per i numerosi aggiustamenti vo-
luti dal compositore prima di riuscire a
1885 giungere alla versione ultimata. Da questo
Debutta alla Scala con una nuova versione momento nella vita artistica e nel modus
delle Villi diretta da Faccio, e inizia a com- operandi del musicista, il libretto diventerà
porre Edgar, sua seconda opera che com- una componente da lui costantemente con-
pleterà nel 1887. Commissionata da Ricor- trollata:
di, ancora su libretto di Ferdinando Fonta-
na, Edgar è tratta dalla commedia La coupe Il libretto, il musicista se lo dovrebbe poter
et les levres di Alfred De Musset, nel tenta- fare da sé, o comunque dovrebbe guidare il
tivo di produrre un’opera innovativa, di librettista nel taglio degli atti, nella disposi-
grande respiro drammatico. A quest’anno zione delle scene, [...] perché la musica è
risale il primo contatto documentato con il poi il maestro che deve farla, e solo lui, in
soggetto di Manon Lescaut, propostogli da definitiva, può sapere secondo i suoi criteri
Fontana. quello che è musicabile o no, non il libretti-
sta. Questi può avere idee buone e teatrali,
1889 benissimo, ma in ogni modo l’ultima paro-
Edgar va in scena alla Scala senza rilevanti la deve sempre essere del compositore. Io
consensi, anzi con accese critiche soprat- ho sempre fatto e voluto così, e non potrei
tutto contro il libretto. L’opera – “una can- far nulla (trovato che avessi un soggetto
tonata” per Puccini – verrà portata a tre at- che veramente m’interessa) se, prima la
ti nel 1892, revisionata successivamente trama, quindi il libretto con le singole scene

93
e la loro versificazione, [...] non soddisfa-
cessero nel modo più assoluto ai miei in- Rinuncia all’incarico di nuovo direttore del
tendimenti, che nell’intimo del mio spirito, Conservatorio di Milano, in seguito rifiu-
istintivamente, sento di aver intravisto nel terà la stessa carica a Venezia. Decide di
soggetto. È solo così che uno può veramen- scrivere un’opera su Scenes de la vie de
te lavorare.17 Bohème di Henry Murger,18 ma viene coin-
volto in una polemica con Leoncavallo che
Per la composizione dell’opera Puccini si reclama la priorità sulla messa in musica
trasferisce in Svizzera, a Vacallo, presso dello stesso soggetto.19
Chiasso, con Elvira Bonturi e sua figlia Fo-
sca, dove tornerà in villeggiatura, prose- 1894
guendola a Lucca e infine a Torre del Lago, Partecipa alla difficile stesura del libretto
sul lago Massaciuccoli, residenza dove della Bohème di Illica, che cura gli scenari,
Puccini comporrà quasi tutte le sue opere, e Giacosa, impegnato nella versificazione (i
soprattutto dopo la costruzione della villa tre erano soprannominati “triplice allean-
nel 1900, e dove conviverà stabilmente con za”), con apporti di Ricordi. In Sicilia si in-
la Bonturi. contra con Giovanni Verga per un’opera su
La lupa, ma il progetto non verrà realizza-
1892 to, mentre la musica composta servirà alla
Le opere di Puccini cominciano a essere Bohème. Inoltre, nonostante l’iniziale entu-
rappresentate all’estero: assiste alla prima siasmo di D’Annunzio, cade l’idea di colla-
di Edgar a Madrid e delle Villi ad Amburgo. borare col poeta per una nuova opera:
Viene nominato Socio Accademico Corri-
spondente della R. Accademia di Scienze, È idea mia, da anni ed anni, possedere
Lettere ed Arti di Lucca. qualcosa di soavemente originale dal pri-
mo ingegno d’Italia.20
1893
Manon Lescaut va in scena al Regio di To- Si dedica al tempo libero: accanto alla
rino il 1° febbraio diretta da Alessandro grande passione per la caccia, anche di fro-
Pomè, forse il più grande successo pucci- do, acquista una delle prime biciclette; più
niano (l’anno seguente debutterà alla Sca- avanti sarà la volta di motoscafi e automo-
la), con ben trenta chiamate a fine spettaco- bili, la prima nel 1902 (passione condivisa
lo, affermando definitivamente Puccini an- insieme a Umberto Giordano e Alberto
che a livello internazionale (Buenos Aires, Franchetti). Fin da giovane è un accanito
Rio De Janeiro, Pietroburgo, Monaco, Am- fumatore.
burgo, Londra). Procurandosi un’invidiabi-
le rendita (40.000 lire in un solo anno, men- 1896
tre nel 1910 tre sole recite gliene frutteran- Completata l’anno precedente l’orchestra-
no 200.000), tale è il successo di Puccini zione della Bohème (dopo ulteriori trava-
con Manon da farlo insignire persino della gliate modifiche al libretto) in parte a Pe-
Croce di Cavaliere dell’Ordine della Coro- scia nella Villa del Castellaccio, ospite del
na d’Italia da casa Savoia. Il ventiseienne conte Bertolini “a domicilio coatto”, l’opera
Arturo Toscanini, che aveva già diretto Le debutta al Regio di Torino diretta da Tosca-
Villi, dirige per la prima volta Manon a Pi- nini, suscitando reazioni fortemente con-
sa. Nonostante altalenanti rapporti col di- trastanti. Ma trova presto larga diffusione:
rettore la stima reciproca avrà la meglio, dopo un anno è a Milano, Manchester, Ber-
lasciando dire a Puccini nel 1923: lino, Vienna. Alla fine di novembre è pron-
Toscanini è un vero miracolo di sentimen- to il libretto per Tosca. Intanto a Torre del
to, di sensibilità, di equilibrio. […] È vera- Lago era nato intorno a Puccini l’eccentrico
mente, ora, l’uomo migliore del mondo co- e goliardico club «La Bohème», in una ca-
me direttore: un vero miracolo. panna che riuniva cacciatori e pittori ade-

94
renti alla scuola di Fattori, con tanto di so- nostante la sua quasi nulla conoscenza del-
prannomi e pittoresco regolamento inter- l’inglese. Belasco riferì che il compositore
no. Puccini scrive Avanti Urania per voce e fu talmente colpito che dopo la recita lo ab-
pianoforte ispirato allo yacht Urania del bracciò chiedendogli il permesso di musi-
proprietario del lago Massaciuccoli, ripresa care il soggetto:
parzialmente in Madama Butterfly.
Non solo gli dissi subito di sì ma anche che
1898 facesse del dramma ciò che voleva, dichia-
A Parigi assiste al debutto francese della rando che avrei accettato qualsiasi tipo di
Bohème, strepitoso successo di pubblico e contratto. Non era possibile discutere di af-
di incassi. Scartato il soggetto dal composi- fari con un impulsivo italiano come quello,
tore Franchetti, inizia a elaborare la parti- che aveva le lacrime agli occhi e ti serrava
tura di Tosca a Chiatri, presso Viareggio, le braccia attorno al collo.22
stesura che svolgerà fino al settembre ’99.
Di nuovo tormentata è la realizzazione del Puccini è sempre più intenzionato a musicare
libretto, sempre rimbalzante fra Giacosa, il nuovo soggetto («ci penso sempre»23):
Illica, Ricordi e lo stesso Puccini. Utili per
la musica sono i consigli di don Pietro Pa- Quanto più penso alla Butterfly sempre più
nichelli, il “pretino” di Pietrasanta, amico mi ci appassiono. Ah! L’avessi qui con me
che offre suggerimenti per gli scenari di per lavorarmela! Penso che invece di un at-
Tosca (l’intonazione delle campane di Ca- to se ne potrebbero fare due e belli lunghi.
stel Sant’Angelo e il Te Deum) e, più tardi, Il primo nel Nord America – e il secondo al
di Suor Angelica. Puccini diventa amico di Giappone. Illica dal romanzo poi trovereb-
Giovanni Pascoli.21 be certamente quanto occorre.24

1899 1902
Incontra Sardou a Parigi per discutere il li- Dopo aver scartato una lunga lista di titoli,25
bretto di Tosca; con Ricordi si troverà in sceglie definitivamente di dedicarsi a Ma-
forte contrasto per il terzo atto. L’arietta dama Butterfly, lavorandoci fino al 1903:
«Tra voi belle» di Manon Lescaut è la prima Ricordi ottenne i diritti nel 1901 mentre
registrazione su fonografo di un brano di Puccini aveva già la traduzione in italiano
Puccini; seguiranno Canto d’anime nel del racconto.26 In novembre Illica completa
1907, per voce e pianoforte, appositamente il libretto, nonostante le diffidenze dell’edi-
composta, e la romanza Ditele del 1908. tore e le difficoltà di trovare un accordo con
Giacosa sulla struttura dell’opera. Per cura-
1900 re il clima musicale della nuova opera Puc-
In un clima di tensione, Tosca viene rap- cini cerca l’attrice giapponese Otojiro
presentata in prima assoluta al Teatro Co- Kawakami, in tournée europea, ma si rivol-
stanzi di Roma, alla presenza di Mascagni, ge alla signora Oyama, trascrive alcune
Cilea, Franchetti, Sgambati, della Regina melodie, legge spartiti di canti giapponesi e
Margherita e del presidente del Consiglio. ascolta dischi appositamente ordinati dal
L’opera è stroncata dalla critica, ma ap- Giappone:
plaudita dal pubblico; va in scena anche al
Covent Garden di Londra. In quest’occasio- Mi ha detto tante cose interessanti e mi ha
ne assiste in giugno, al Duke of York’s cantato delle canzoni native. Mi ha pro-
Theater, al dramma teatrale di David Bela- messo che mi manderà della musica del
sco Madame Butterfly, ispirato a un rac- suo paese. […] Non ha trovato giusto il no-
conto americano di John Luther Long pub- me Yamadory poichè è femminile e poi non
blicato per la prima volta sul «Century Illu- appropriato perché là danno dei nomi sug-
strated Monthly Magazine» il 3 gennaio gestivi e consoni al tipo e al carattere dei lo-
1898, appassionando da subito Puccini, no- ro drammi. Neppure il nome dello zio

95
Yaxonpidé è giusto. Come pure sono sba- tanti nella storia dell’opera, sospesa dopo
gliati i nomi Sarundapiko, Izaghi, Sgana- tre sole recite. Tito Ricordi ebbe persino
mi.27 l’infelice idea di disporre inservienti con fi-
schietti nelle quinte per imitare gli uccelli,
Riceve la Legion d’onore dal presidente creando invece una ridicola confusione,
della repubblica francese Faure. imitata dal pubblico:

1903 Grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghi-


La frattura della gamba destra, causata da gnazzate, i soliti gridi solitari di bis fatti ap-
un incidente con la sua prima automobile, posta per eccitar ancor di più gli spettatori,
e la diagnosi di diabete che ritarda la guari- ecco, sinteticamente, qual è l’accoglienza
gione lo affliggono: che il pubblico della Scala fa al nuovo lavo-
ro del maestro Giacomo Puccini. […] Pucci-
Addio tutto, addio Butterfly, addio vita mia. ni, Giacosa, Illica, d’accordo con la Casa
È terribile. E lo scoramento ora mi prende editrice, ritirano Madama Butterfly e resti-
davvero, cerco di farmi animo, ma non rie- tuiscono l’importo dei diritti di rappresen-
sco a calmarmi.28 tazione alla Direzione del teatro, nonostan-
te le vive insistenze dei componenti la stes-
Le cadute di umore non mancheranno an- sa der ridare l’opera.31
cora:
E la stampa:
Sono qui solo e triste! [...] Avrei tanto biso-
gno d’un amico, e non ne ho, o se c’è qual- Butterfly parve un bis in idem di Bohème,
cuno che mi vuol bene non mi capisce. [...] con minor freschezza ed abbondanza di
La mia vita è un mare di tristezza e mi ci forma. Puccini armonizza con squisita ori-
fisso! 29 ginalità, ed eleganza, quando però non
abusa […] della tavolozza giapponese di cui
I rapporti con la moglie e con Ricordi si si valse Mascagni nell’Iris e che ieri molti
fanno difficili, a causa della relazione del ricordarono.32
compositore con una studentessa magistra-
le, troncata su pressioni dello stesso Ricor- Certo è intanto che molte pagine del primo
di (la vita sentimentale e sessuale di Pucci- atto saranno riudite con sorpresa da coloro
ni fu sempre molto vivace). A Parigi si svol- che ieri non le notarono, e messe fra le mi-
ge la prima francese di Tosca, sollevando i gliori scritte da Puccini. […] L’opera, abbre-
malumori di Dukas e Debussy, ma non di viata e alleggerita, si riavrà.33
Ravel. Mahler l’aveva ripudiata due anni
prima, rifiutandosi di dirigerla a Vienna, e Puccini non si rassegna:
dimostrando disprezzo per le opere pucci-
niane. Con animo triste ma forte ti dico che fu un
vero linciaggio! Non ascoltarono una nota
1904 quei cannibali. Che orrenda orgia di for-
In gennaio si sposa con Elvira Bonturi, do- sennati, briachi d’odio!34 Ma la mia “But-
po la morte del legittimo marito di lei, ma terfly” rimane qual è: l’opera più sentita e
la donna non smetterà di nutrire forti senti- suggestiva ch’io abbia mai concepito! E
menti di gelosia verso il nuovo consorte. Il avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un
17 febbraio, dopo quindici anni che Puccini ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e
non presentava più opere in prima assolu- di passioni.35
ta alla Scala, al teatro milanese debutta Ma-
dama Butterfly, dedicata alla regina Elena30 La stampa, il pubblico possono dire ciò che
e diretta da Cleofonte Campanini, purtrop- vogliono, [...] ma non riusciranno a seppel-
po un fiasco clamoroso, uno dei più ecla- lirmi, né ad ammazzare la mia Butterfly, la

96
quale risorgerà viva e sana più di prima.36 stringe amicizia con Sybil Seligman, con
cui corrisponderà fino al 1924, sua consi-
Sono contento del mio lavoro e lo amo sem- gliera su ogni fronte.
pre più e giuro a Dio e agli angeli che è l’o-
pera mia sempre più sincera e sentitamen- 1905
te scritta. Il 10 luglio Madama Butterfly viene rappre-
sentata al Covent Garden di Londra. Arturo
Sono ancora stordito di tutto ciò ch’è acca- Toscanini la dirige a Bologna, Puccini gli
duto, non tanto per lo strazio fatto alla mia dà alcuni consigli:
povera Butterfly, quanto per il veleno spu-
tato contro me, artista e anche uomo! […] Guarda di ottenere l’effetto delle lampade
Ora si dice che rifaccio l’opera e ci vorran- che si spengono come per mancanza d’olio
no dettagli. Farò qualche taglio e dividerò il al sorgere della prima alba al terzo atto,
2° atto in 2, cosa che avevo già pensato di poiché l’intermezzo o mezzo preludio sce-
fare durante le prove, ma non ne avevo il nico si fa tutto.
tempo data l’imminenza della rappresenta-
zione; e della quale rappresentazione non Si reca a Buenos Aires, dove al Teatro
tengo verun conto, essendo risultata una Colòn sono in scena Manon Lescaut, La
bolgia dantesca preparata antecedente- Bohème, Madama Butterfly, Tosca, Edgar,
mente. nell’ambito di una stagione pucciniana or-
ganizzata dal giornale «La Prensa». Compo-
Probabilmente era stata organizzata una ne un Requiem per coro, viola e armonium,
claque contestataria, pilotata da concorren- in memoria di Giuseppe Verdi.
ze editoriali. Puccini si dedica comunque a
una nuova versione in tre atti, con tagli e 1906
aggiunte,37 mentre Giovanni Pascoli ne in- Nuovo tentativo di collaborare con D’An-
coraggia la rinascita sul «Giornale d’Italia»: nunzio per l’opera La Rosa di Cipro, abban-
donata nonostante i frequenti contatti col
Caro nostro e grande Maestro, poeta. Intanto stava meditando a svariati
la farfallina volerà: nuovi soggetti (Margherita da Cortona, Ra-
ha ali sparse di polvere, muntcho di Loti, La femme et le pantin39 di
con qualche goccia qua e là, Louis, Tragedy florentine di Wilde). L’ulti-
gocce di sangue, gocce di pianto… ma versione di Madama Butterfly viene
Vola, vola farfallina, completata da Puccini per l’Opéra-comique
a cui piangeva tanto il cuore; di Parigi, dove va in scena il 28 dicembre
e hai fatto piangere il tuo cantore. nella regia di Albert Carré, col quale vengo-
Canta, canta farfallina, no concordate nuove modifiche:
con la tua voce piccolina,
col tuo stridere di sogno, L’intendente dell’opera, Carré, farà una
soave come l’ombra, messa in scena speciale originalissima […].
dolce come una tomba, È la prima opera in costume giapponese
all’ombra dei bambù che sia stata all’Opéra-Comique.40
a Nagasaki e a Cefù.
Il 28 maggio al Teatro Grande di Brescia Tra il 1906 e il 1907 l’opera va in tournée in
Madama Butterfly ottiene il successo tanto Nord America, Puccini assisterà alla prima
atteso, con dieci chiamate in proscenio per esecuzione a New York l’11 febbraio 1907.
Puccini, che tuttavia avrà modo di revisio-
nare ulteriormente l’opera.38 In luglio de- 1909
butta all’estero, a Buenos Aires diretta da È stravolto dalla gelosia della moglie, con-
Toscanini. A Londra per Manon e Tosca al dannata per aver ingiustamente accusato
Covent Garden, tramite Tosti, Puccini la loro domestica – per questo suicida – di

97
essere l’amante di Giacomo. Il caso, che eb- La Girl è riuscita, per me, la migliore
be una certa risonanza pubblica, viene ri- opera.43
solto con un indennizzo. Il Metropolitan
Opera House di New York gli commissiona 1911
una nuova opera: Puccini realizzerà La Inizia una segreta relazione amorosa di sei
fanciulla del West, tratta da The Girl of the anni con la baronessa Josephine von Stän-
Golden West di Belasco, a cui aveva assisti- ghel, impegnativa fino al punto di abbando-
to due anni prima a New York quando Ma- nare la moglie Elvira. Riceve la carica di
non Lescaut debuttava al Metropolitan. Grand’ufficiale della Corona d’Italia.
Conclusa l’era di Giacosa (morto nel 1906)
e Illica, che smise di collaborare con Pucci- 1913
ni proprio per la scelta del nuovo soggetto La Crociata degli Innocenti è il nuovo pro-
americano, il libretto viene realizzato da getto previsto insieme a D’Annunzio, ma
Carlo Zangarini e Guelfo Civinini. A Dre- viene abbandonato come i precedenti. Puc-
sda assiste alla prima di Elettra di Richard cini concluderà così sul poeta:
Strauss («Un orrore – vada per Salome, ma
Elettra è troppo») e ai balletti di Diaghilev a Il Poeta porta male al teatro lirico. [...] Gli
Parigi. Di Strauss aveva ascoltato Salome manca sempre il vero e semplice spoglio
alla prima di Dresda nel 1905: senso umano. Tutto, in lui, è sempre paros-
sismo, corda tirata, espressione ultraecces-
La Salomé è la cosa più straordinaria ca- siva.44
cofonica terribilmente. Ci sono delle sensa-
zioni musicali bellissime, ma finisce a stan- Altre idee erano per Two little wooden
care molto. È uno spettacolo di grande inte- shoes di Ouida e Anima allegra dei Quinte-
resse.41 ro.45 La scelta per una nuova opera cade in-
vece su La Houpelande di Gold, vista a Pa-
La ascoltò anche a Napoli nel 1908, dove rigi, futuro Tabarro. Le critiche a Puccini
ebbe modo di incontrare l’autore: dalla nuova scuola musicale italiana (Piz-
zetti, Casella, Malipiero) erano intanto con-
Ieri sera capitai colla première di Salomé fluite nel libro provocatorio di Fausto Tor-
diretta da Strauss. [...] Fu un successo... Ma refranca, Giacomo Puccini e l’opera inter-
quanti ne saranno convinti? L’esecuzione nazionale, ma senza suscitare pubbliche
orchestrale fu una specie d’insalata russa repliche dal compositore, che tuttavia
mal condita. Ma c’era l’autore - e tutti, dico- scrisse a Carlo Clausetti:
no, fu perfetto.42
Rinnovarsi o morire? [...] Io mi riprometto,
In quell’anno fu anche in Egitto, in visita al- se trovo il soggetto, di far sempre meglio
le piramidi e a Luxor con la moglie, invita- nella via che ho preso, sicuro di non rima-
to ad assistere a Madama Butterfly ad Ales- nere alla retroguardia.
sandria.
Dopo essere stato a Bayreuth l’anno prece-
dente per ascoltare Parsifal di Wagner,
1910 Puccini è ora a Berlino per La fanciulla del
La fanciulla del West, che debutta con Ca- West. Ma ormai scomparse persone care
ruso, sotto la bacchetta di Toscanini, è uno come la sorella Ramelde e Giulio Ricordi,
dei successi storici per il Metropolitan, pro- viene colto da un profondo senso di sconfit-
curando a Puccini la corona d’argento del ta:
«Board of Directors» di New York. Sarà ac-
colta da altrettanti consensi al Teatro Co- Dio che vita è la mia! Dappertutto sono in-
stanzi di Roma l’anno seguente: felice e soffro, soffro tanto! Vorrei finirla
questa vita. Sarò felice quando mi riposerò

98
nell’eterna pace. Ho tanto desiderio di pace sì: vedi Rosenkavalier [di Richard Strauss],
e di equilibrio. La morte è ancora una gran- ma più divertente e più organica.49
de amica. Non ho più fede in me stesso. Do-
vunque mi volgo incontro malvagità e bas- Durante la guerra, la prima della Rondine
sezza. [...] Ora io sono vecchio, e non im- (che subirà alcuni ritocchi negli anni suc-
porta se cerco di non sembrarlo, e non im- cessivi) è a Montecarlo, in zona neutrale,
porta se desidero di non esserlo, la realtà è diretta da Gino Marinuzzi, con Tito Schipa
che lo sono. Ho tanto sofferto nella mia vita (a Vienna metterà piede nel ’20). Il principe
che ora non ne posso più.46 di Monaco Alberto I consegna a Puccini l’o-
norificenza di Grand’ufficiale dell’ordine
I mutamenti d’umore sono innumerevoli, monegasco di Saint Charles (nel 1914 gli
con gli amici, così come in alcuni scritti, era stata conferita anche la carica di Com-
poesiole fra malinconia e coprolalia. Perso- mendatore dell’Ordine di Francesco Giu-
nalità spontanea e incline agli estremismi, seppe).
così si descrive:
1918
Vivo di nervi, di lotta, di lavoro, di ansia, di Completato Il Tabarro già nel ’16, origina-
timori, di strafottenza, di noncuranza, di af- riamente concepito indipendentemente dal
fetti, di alti e bassi, di bianchi e neri, di gio- Trittico, Suor Angelica e Gianni Schicchi
ventù, di vecchiaia, di paure, di speranze, sono anch’essi conclusi. Al Teatro Dal Ver-
[...] nevrotico, isterico, linfatico, degenera- me di Milano La Rondine viene disprezzata
to, malfattoide, erotico, musico-poetico, dalla critica, mentre al Metropolitan di
cardiaco.47 New York il Trittico suscita giudizi inco-
stanti, preferito Gianni Schicchi agli altri
Ricerca una via di rinnovamento: nasce il due lavori; riscuoterà invece grande suc-
progetto sul Trittico, tre opere in un’unica cesso al Costanzi di Roma nel ’19.
rappresentazione, ma viene temporanea-
mente sospeso. 1920
Inizia la redazione del libretto per Turan-
1917 dot (soggetto scelto da Puccini) realizzato
In piena prima guerra mondiale, compo- da Adami e Renato Simoni, completato nel
ne la lirica Morire? (poi utilizzata nella se- ’22. Desideroso di migliorare il proprio sta-
conda versione della Rondine) per un’edi- to di salute, Puccini si rivolge al medico
zione musicale in beneficenza per la Cro- berlinese Eugen Steinach, studioso di prati-
ce Rossa; più tardi devolverà l’incasso dei che di ringiovanimento. Intanto il suo be-
festeggiamenti per il venticinquesimo di nessere economico è alquanto ragguarde-
Manon Lescaut alla «Famiglia del solda- vole:
to». Tuttavia si tiene un po’ distante dalle
problematiche della guerra, senza pren- La mia produzione antica e moderna ha
dere posizione, venendo rimproverato preso una diffusione enorme quasi, direi,
persino di filogermanesimo.48 La rottura indecente. Ho qui il semestre che arriva a
con Tito Ricordi (figlio ed erede del defun- trecentomila: ho crediti di centinaia di co-
to Giulio) porta Puccini dall’editore Son- rone e di marchi che per ora riposano nelle
zogno, per il quale scrive la commedia li- rispettive nazionali casse. Insomma, non si
rica La Rondine su libretto di Giuseppe more di fame.50
Adami. Propostagli dal Karl Theater di
Vienna nel 1913, solo una decina di nu- 1922
meri per un’operetta, ne allarga le dimen- Vive nella sua nuova villa di Viareggio, do-
sioni: ve aveva fondato il club «Gianni Schicchi»,
trasferitosi l’anno prima a causa della di-
Io, operetta non la farò mai: opera comica sturbante attività industriale di una torbie-

99
ra a Torre del Lago e per trovare un più si-
curo clima politico. Col figlio e alcuni ami- Quando verrà a Viareggio, le farò vedere io
ci viaggia in una Lancia attraverso Austria le partiture di Debussy, di Strauss, di
(dove conosce Lehar a Vienna), Germania, Dukas, e degli altri; vedrà come sono tutte
Olanda, Svizzera. sciupate a furia di essere lette e rilette, e
tutte analizzate e annotate da me.
1924
Dopo le recite di Tosca, Bohème e Manon Viene nominato Senatore del Regno «per
Lescaut a Vienna l’anno precedente, lavora chiara fama» e riceve la tessera del Partito
a Turandot. A Firenze incontra Arnold Nazionale Fascista, offertagli «ad hono-
Schönberg, suo estimatore,51 che vi dirige rem». In realtà, nonostante i numerosi rico-
Pierrot lunaire. Conoscendo già PetrusŠka – noscimenti ufficiali ricevuti, l’interesse di
ascoltata a Roma nel ’16 – e La Sagra di Puccini per la politica fu sempre molto
Stravinskij (incontrato a Parigi52), Donna scarso:
senz’ombra di Strauss («Sono logaritmi!») e
i Gurrielieder dello stesso Schönberg (sen- Io abolirei camera e deputati tanto mi sono
titi a Vienna nel ’20), di fronte alla musica uggiosi questi eterni fabbricanti di chiac-
del collega austriaco Puccini rimane per- chiere.56
plesso:
Il mondo è così cambiato e volgare! Mi è
Fino a quando madre natura doterà gli uo- antipatico viverci – vorrei trovare un ango-
mini di un apparecchio auditivo quale que- lo del mondo dove ci fosse un po’ d’ideali-
sto che abbiamo [...] cotesta chiamiamola smo, di sincerità, di normalità, d’ordine, di
musica, tanto per intenderci, l’orecchio rispetto, di semplicità soprattutto, ma dove?
umano, a parte gli “snob”, la vomiterà sem- Forse in Polinesia, ma sono troppo vecchio!
pre. [...] Comunque sono contento di aver Champs Elisées? quelli veri?
avuto modo di toccare con mano, anzi con
le orecchie, i fatti come si presentano oggi. La celebrità internazionale di Puccini è tale
Io non sono né uno “snob”, né un neofita.53 da confondersi con l’immagine dell’Italia
stessa, notorietà testimoniata in questi anni
Nonostante amasse Parsifal, gli scappò un dal giornalista Filippo Sacchi:
commento pungente su Tristano di Wa-
gner, poco prima di morire: Ci sono tanti paesi in cui non abbiamo il
Console, in cui non troviamo la nostra ban-
Basta di questa musica! Noi siamo dei man- diera, ma Puccini lo troviamo dappertutto.
dolinisti, dei dilettanti: guai a noi se ci la- Nelle orchestrine dei transatlantici e negli
sciamo prendere! Questa musica tremenda organetti dei suburbi, nei grammofoni del-
ci annienta e non ci fa concludere più nul- le ville e nelle fisarmoniche degli emigran-
la!54 ti, nelle sale da concerto e negli estraminets
– i piccoli caffè della periferia – era lui che
Mentre su Debussy aveva scritto: ci veniva incontro, come lo conoscevamo o
Pélléas et Mélisande di Debussy ha qualità come ce lo figuravamo, con quel sigaro fra
straordinarie di armonie e sensazioni dia- i denti, col cappello piegato un po’ di tra-
fane strumentali. È veramente interessan- verso, quel piglio maschio e cordiale del vi-
te, malgrado il suo colore “sombre”, unifor- so intelligente e della persona tarchiata.
me come un abito francescano.55
Purtroppo i sintomi di cancro laringeo, già
Ammiratore del passato («Beethoven è la comparsi dalla fine del ’23, si fanno sempre
musica!») pare che studiasse attentamente più ingravescenti:
le partiture dei contemporanei, dicendo al
critico Renato Gaianus: Da sette mesi mi tormenta. [...] Il male [...]

100
bisogna levarselo, e presto; è situato sotto alto che si possa universalmente definire un
l’epiglottide. Per ora la musica di casa mia è notevole melodista.57
un silenzio doloroso. [...] E Turandot? Mah!
Non averla finita quest’opera mi addolora. L’aveva intuito Puccini stesso:

Accompagnato dal figlio, il 5 novembre Ormai il pubblico per la musica nuova non
Puccini viene ricoverato a Bruxelles per es- ha più il palato a posto; ama, subisce musi-
sere trattato con terapia al radio e operato che illogiche, senza buon senso. La melo-
dal professor Ledoux dell’Institut de la dia non si fa più o, se si fa, è volgare. Si cre-
Couronne. Con l’intervento perde la parola. de che il sinfonismo debba regnare e inve-
Muore dopo pochi giorni, per complicanze ce io credo che è la fine dell’opera di tea-
cardiache, il 29 novembre alle 11.30, ac- tro.58
canto alle ultime trentasei pagine con gli
abbozzi del duetto d’amore e del finale di Nel campo lirico non c’è nessuna più picco-
Turandot, rimasta incompiuta. La salma, la conquista.59
trasportata a Milano, dopo l’esecuzione
della marcia funebre dell’Edgar diretta da
Toscanini in Duomo, viene tumulata nel
Cimitero Monumentale, temporaneamente
accolta nella tomba di famiglia Toscanini;
dopo due anni sarà trasferita a Torre del
Lago (dove nel 1930 la raggiungerà quella
della moglie, nella casa-mausoleo inaugu-
rata dal figlio Antonio). Alla Camera dei
Deputati, Mussolini commemora Puccini NOTE
con un’edulcorata orazione funebre di regi- 1
Lettera a D’Annunzio, 1912.
me. Il 25 aprile 1926 Turandot andrà in sce- 2
Lettera a D’Annunzio, 1906.
3
na alla Scala, diretta da Toscanini, la sera Lettera ad Adami, 1919.
4
successiva nella versione completata da Quattro generazioni lucchesi, importanti animatrici
della vita musicale della città, riuniscono l’omonimo
Franco Alfano. Dopo la morte di Liù il di- Giacomo (1712-1781), organista e maestro di cappella,
rettore interrompe l’esecuzione rivolgen- Antonio Benedetto Maria (1747-1832), figlio del prece-
dosi al pubblico: dente e padre di Domenico (1771-1815). Quest’ultimo,
allievo di Paisiello, fu padre di Michele (1813-1864), di-
scepolo di Donizetti e Mercadante.
Qui finisce l’opera lasciata incompiuta dal 5
Insegnante nei licei musicali di Lucca, Ferrara e La
Maestro, perché a questo punto il Maestro è Spezia, nel 1877 a Venezia fu direttore del Conservato-
morto. La morte in questo caso è stata più rio «B. Marcello» (dove Alberto Franchetti fu suo allie-
vo) e diresse l’orchestra del Teatro La Fenice.
forte dell’arte. 6
Sarà attivo come direttore d’orchestra in America del
Sud, dove morirà nel 1891. Studierà, come il fratello, al
Puccini chiude un capitolo della musica Conservatorio di Milano.
7
italiana, e a una decina di mesi dalla scom- Allievo di Michele Puccini, fu maestro di Alfredo Ca-
talani.
parsa così lo ricorda il compositore Edgard 8
Per un approfondimento cfr. GIANFRANCO MUSCO, Mu-
Varèse: sica e teatro in Giacomo Puccini, Vol. I, Calosci-Corto-
na, 1989, dove questo brano è stato pubblicato per la
Non è una sorpresa che oggi nessun altro prima volta. Ma a differenza di Musco e Mosco Carner,
Michele Girardi lo assegna al 1882 (anno su cui il
sia emerso in grado di prendere il pubblico DEUM UTET è incerto), quando Puccini studiava già a
mondiale per le orecchie. Per quanto grotte- Milano (M. GIRARDI, Giacomo Puccini, Marsilio, 1995).
9
sco possa sembrare, parlare dell’autore di Offriva borse di studio per giovani musicisti di talen-
Bohème, Butterfly e Tosca come dell’ultimo to di famiglia povera. Puccini sarà sempre grato a casa
Savoia, a cui dedicherà Crisantemi, Madama Butterfly,
melodista, è probabile che nessuna ricerca, Inno a Roma (1919), Turandot.
per quanto seria e vasta, potrebbe mettere 10
Direttore del Conservatorio, fu un famoso violinista.
11
in luce un compositore di livello più o meno Lettera a Giuseppe Adami, 1920.

101
12 38
Puccini recupererà il terzo tema dell’Andante mode- Nel 1982 il Teatro La Fenice propose la prima ver-
rato del Capriccio nella marcia funebre di Edgar, men- sione di Madama Butterfly, vincendo il Premio Abbiati
tre il tema dell’Allegro vivace sarà l’inconfondibile si- della critica.
39
gla di Bohème. Verrà musicato da Zandonai in Colchita.
13 40
Riportiamo il commento di Giuseppe Verdi, citato da Lettera ad Alfredo Vandini, 13 luglio 1906.
41
tutti i biografi: «Ho sentito dir molto bene del musicista Lettera all’ungherese Ervin Lenvai, 1909.
42
Puccini. [...] Segue le tendenze moderne, ed è naturale, Lettera a Ricordi, 1909. Puccini aggiunge: «Strauss,
ma si mantiene attaccato alla melodia che non è mo- alle prove, nell’incitare l’orchestra ad un’esecuzione
derna né antica. Pare però che predomini in lui l’ele- rude e violenta disse: “Miei signori, qui non si tratta di
mento sinfonico! Niente di male. Soltanto bisogna an- musica! Questo deve essere un giardino zoologico.
dar cauti in questo. L’opera è l’opera: la sinfonia è la Forte e soffiate negli strumenti!” Storico!»
43
sinfonia, e non credo che in un’opera sia bello fare uno Lettera a Sybil Seligman, 1910.
44
squarcio sinfonico. [...] Dico per dire... con la certezza Lettera a Tito Ricordi, 1918.
45
d’aver detto cosa contraria alle tendenze moderne» La prima diventerà Lodoletta di Mascagni, la secon-
(lettera a Opprandino Arrivabene, 10 giugno 1884). da sarà musicata da Franco Vittadini.
14 46
Lettera alla sorella Ramelde, 1884. Lettera alla moglie, 1913.
15 47
Frequente sarà la pratica pucciniana di recuperare Lettera alla nipote Albina Franceschini.
48
in nuovi lavori materiale musicale già scritto. Aveva rifiutato di aderire a un documento contro il
16
Leoncavallo offrirà comunque qualche contributo al bombardamento della città di Reims firmato anche da
libretto di Manon Lescaut nel 1890 e nel 1892. Bernard Shaw, Maeterlinck, Saint-Saens, Leoncavallo,
17
Puccini al musicista lucchese G. Giovannetti. Va ri- e trascurò di unirsi a un’iniziativa musicale a favore
cordato che Puccini ebbe un ruolo determinante nell’i- del Belgio sostenuta da Debussy, Elgar, Paderewskij,
deazione del terzo atto di Manon Lescaut. Mascagni.
18 49
Fino al 1904 i soggetti delle opere di Puccini erano Lettera ad Angelo Eisner, 1913.
50
già noti da tempo all’autore, che gli aveva conosciuti da Lettera a Riccardo Schnabl, 1920.
51
giovane: frequentata dalla Scapigliatura milanese era Schönberg citerà Puccini nel suo Manuale d’armo-
Le scenes de la vie de Bohème di Murger; Tosca di Sar- nia e in altri due scritti.
52
dou era celebre nell’interpretazione di Sarah In Colloqui con Stravinskij, il compositore russo
Bernhardt, in scena a Milano nel 1889; nel 1897 di Loti racconta del suo incontro con Puccini al Theatre du
era stata pubblicata Madame Chrysantheme, antenata chatelet dove si dava PetrusŠka: «Puccini, uomo impo-
di Madame Butterfly. nente e di bell’aspetto anche se un po’ dandy, fu subito
19
La sua Bohème, su proprio libretto, verrà rappre- molto cortese con me. Aveva detto a Diaghilev che la
sentata al Teatro La Fenice di Venezia nel 1897. mia musica era orribile ma, nello stesso tempo, piena
20
Lettera a Carlo Clausetti, 1894. di talento. [...] Avevo parlato con Debussy della musica
21
Nel 1907 Pascoli scriverà le epigrafi per le tombe dei di Puccini e ricordo che Debussy la rispettava, come
genitori di Puccini. d’altronde anch’io. [...] Nonostante la distanza musica-
22
In The life of David Belasco di David Winter. le che intercorreva tra noi, non ci furono ostacoli alla
23
Lettera a Giulio Ricordi, 16 agosto 1900. nostra amicizia».
24 53
Lettera a Giulio Ricordi, 20 novembre 1900. Testimoniato da Guido Marotti.
25 54
Sembra fosse difficile per Puccini trovare un tema Secondo Marotti.
55
adeguato, avendo preso in considerazione Tartarin di Lettera a Ricordi, 1906.
56
Daudet, La locandiera e Le baruffe chiozzotte di Gol- Lettera all’amico Ferruccio Pagni, 1898.
57
doni, La faute de l’abbé Mouret di Zola, Adolphe di E. VARÈSE, Il suono organizzato. Scritti sulla musica,
Constant, Lea di Cavallotti, Tessitori di Hauptmann e a cura di L. Hirbour, Milano, Ricordi / Unicopli, 1985.
58
una Maria Antonietta, ultima futura collaborazione Lettera a Gaianus, 1922.
59
con Illica. Lettera a Clausetti, 1924.
26
Una traduzione di A. Clerici comparirà in «La lettu-
ra» nel 1904.
27
Lettera a Giulio Ricordi, 18 settembre 1902.
28
Lettera a Illica, 13 maggio 1903.
29
Lettera a Illica, 24 novembre 1903.
30
Il 29 febbraio Puccini scrisse a Illica che «una dama
altolocata è rapita di Butterfly».
31
Su «Musica e Musicisti», probabilmente riferito da
Giulio Ricordi, marzo 1904.
32
Nappi sulla Perseveranza. Iris di Mascagni aveva
debuttato a Roma nel 1898.
33
Giovanni Pozza sul «Corriere della sera».
34
La sorella Ramelde aveva descritto il pubblico come
«schifoso, abietto, villano. Neanche una dimostrazione
di stima».
35
Lettera a Camillo Bondi, 18 febbraio 1904.
36
Lettera ad Alfredo Vandini, 1904.
37
Aggiunge l’aria di Pinkerton «Addio, fiorito asil».

102
Frida Parmeggiani, costume delle gheishe per Madama Butterfly.

103
Frida Parmeggiani, costume del coro maschile per Madama Butterfly.

104
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109
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Puccini, a cura di J. PELLEGRINI, Lucca, dama Butterfly, programma di sala per il
Maria Pacini Fazzi Editore, 2000. Antolo- Teatro La Fenice, Venezia, stagione 1981-
gia di scritti di D’Amico su Puccini. Con- 2, pp. 325-389.
tiene il saggio «Dalla prima all’ultima - ALFREDO MANDELLI, Dopo Venezia: primo
Butterfly», pp. 103-118 (già apparso nel breve bilancio sulla “Butterfly” scono-
programma di sala dell’opera al Teatro sciuta, «Rassegna Musicale Curci»,
La Fenice di Venezia nel 1982, quindi in XXXV/1, gennaio 1982, pp. 3-7.
trad. francese ne «L’Avant-Scène Opéra», - [ALFREDO MANDELLI], Il caso “Butterfly”,
56, ottobre 1993), e gli articoli «Mr. Pucci- «Quaderni pucciniani», 1, 1982, pp. 156-7.
ni colonialista», pp. 97-101 (da «L’Espres- - MARCO PERETTI, “Madama Butterfly” tra
so», XXIV/2, 15.I.1978) e «Butterfly, due variante e ricomposizione, Tesi di laurea
capolavori», pp. 119-122 (da «L’Espresso», non pubbl., Università degli studi di Ve-
XXVIII/15, 18.IV.1982). nezia, Facoltà di Lettere e Filosofia, a.a.
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renze, Olschki, 1976, pp. 347-363; rist. in vegno internazionale sull’opera di Giaco-
Id., Consacrazione della casa, Miloano, mo Puccini. Torre del Lago-Festival Puc-
Adelphi, 1982, pp. 131-151. ciniano 1983, a cura di J. Maehder, Pisa,
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terfly/Madama Butterfly, a cura di Ni- Butterfly, libretto allegato al disco DG 423
cholas John; New York, Riverrum Press, 567-1/2/4, a cura di Roswita Cervone,
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Paris Première of 1906, in Werk und Wie- - GABRIELLA BORGHETTO, Madama Butterfly,
dergabe. Musiktheater exemplarisch in- Wozzeck e Porgy and Bess: tre storie del
terpretiert, a cura di S. Wiesmann, Bay- Novecento, Firenze, Liberoscambio,
reuth, Mühl’scher Universitätsverlag, 1988.
1980, pp. 229-38 (Thurnauer Schriften - Madama Butterfly, tragedia giapponese
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- JOACHIM HERZ, Zur Urfassung von Pucci- ra di MICHELE GIRARDI, Roma, Gremese,
nis “Madama Butterfly” in Werk und 1988.
Wiedergabe. Musiktheater exemplarisch - ALFREDO MANDELLI, Le quattro (e forse
interpretiert, a cura di S. Wiesmann, Bay- cinque) versioni di “Butterfly”, nel pro-
reuth, Mühl’scher Universitätsverlag, gramma di sala del Teatro alla Scala di
1980, pp. 239-50 (Thurnauer Schriften Milano, stagione 1989-90, Milano 1990,

110
pp. 25-31. dama Butterfly per il Teatro Regio di To-
- ANNA ANGELINI, “Madama Butterfly” di rino, stagione 1999-2000, Torino 1999,
Giacomo Puccini, Milano, Mursia, 1990 pp. 139-169.
(Invito all’Opera, 2).
- ARTHUR GROOS, Return of the Native: Ja-
pan in Madama Butterfly / Madama But-
terfly in Japan, in «Cambridge Opera
Journal», 1991, n. 2, pp. 125-158.
- Madama Butterfly, Programma di sala
per la rappresentazione dell’opera nella
stagione 1992 al Teatro Regio di Parma,
Parma 1992. Scritti di M. GIRARDI (“Mada-
ma Butterfly”. Una tragedia esotica), G. P.
MINARDI (Quei quattordici lunghissimi
minuti), B. CERNAZ (Le ali della farfalla),
F. FESTA (Per Puccini).
- ALFREDO MANDELLI, Metamorfosi della
farfalla, in Madama Butterfly, program-
ma di sala per il Teatro alla Scala di Mila-
no, stagione 1995-96, Milano, 1996.
- ARTHUR GROOS, Il luogotenente F. B.
Pinkerton: problemi nella genesi e nella
rappresentazione della “Madama Butter-
fly”, in V. Bernardoni (a cura di), Puccini,
Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 155-181 (ed.
orig.: Lieutenant F. B. Pinkerton: Pro-
blems in the Genesis and Performance of
“Madama Butterfly”, in The Puccini
Companion, a cura di W. Weaver e S.
Puccini, 1994).
- ALLAN W. ATLAS, Incroci di personaggi e
aree tonali nelle “Madama Butterfly”, in
V. Bernardoni (a cura di), Puccini, Bolo-
gna, Il Mulino, 1996, pp. 183-199 (ed. orig.
Crossed Stars and Crossed Tonal Areas
in Puccini’s “Madama Butterfly”, in «19th
Century Music», XIV, 1990, n. 2, pp. 186-
196).
- ENRICO MARIA FERRANDO, Un’opera “inde-
cente”. Appunti per una lettura di “Mada-
ma Butterfly”, nel programma di sala del-
l’opera per il Teatro Regio di Torino, sta-
gione 1999-2000, Torino 1999, pp. 9-22.
- PIER GIUSEPPE GILLIO, Il libretto di “Mada-
ma Butterfly”: breve storia della gestazio-
ne con un’appendice di documenti inedi-
ti, nel programma di sala dell’opera per il
Teatro Regio di Torino, stagione 1999-
2000, Torino 1999, pp. 25-34.
- Madame Butterfly di John Luther Long è
pubblicata nel programma di sala di Ma-

111
Yuri Ahronovitch.

112
B IOGRAFIE
a cura di P IERANGELO CONTE

YURI AHRONOVITCH menti. Formatosi didatticamente all’Uni-


versità del Texas e al Brooklyn’s Pratt Insti-
Inizia lo studio del violino a quattro anni, tute, a partire dagli anni Sessanta, è stato
quindi segue i corsi di direzione d’orche- accreditato quale uno dei principali artisti
stra al Conservatorio di Leningrado. Invita- operanti nel teatro d’avanguardia di
to regolarmente a dirigere le più prestigio- Manhattan. Dopo i successi di Deafman
se orchestre russe, nel 1964 viene nomina- glance (1970), di The life and times of Jo-
to Direttore Principale dell’Orchestra seph Stalin (1973) e di Einstein on the bea-
Sinfonica della Radio di Mosca dove lavora ch (1976), scritto insieme a Philip Glass,
fino al 1972, anno in cui emigra in Israele: Robert Wilson ha messo in scena in tutto il
da allora è costantemente chiamato a diri- mondo sia lavori originali (tra questi ricor-
gere complessi sinfonici internazionali af- diamo i suoi The golden windows e the CI-
fermandosi come uno dei massimi direttori VIL warS e la sua versione di Salome) che
odierni. Nel corso della carriera Yuri Ahro- produzioni del repertorio tradizionale. In
novitch si è impegnato spesso anche nel ambito operistico ha firmato la regia di Par-
campo operistico, dirigendo importanti sifal (ad Amburgo), di Lohengrin (a Zuri-
produzioni sia in Europa che negli Stati go), del Flauto magico (a Parigi), di Mada-
Uniti. Dal 1975 al 1986 è stato Direttore ma Butterfly (a Parigi); attualmente sta la-
Principale della Filarmonica di Colonia, vorando a Zurigo sul ciclo wagneriano del-
mentre dal 1982 al 1987 ha ricoperto lo l’Anello del Nibelungo, inziato con l’Oro
stesso incarico alla Filarmonica di Stoccol- del Reno nel 2000. Le sue creazioni artisti-
ma. Insignito di prestigiosi premi, vanta che sono state esposte in importanti musei
una ricca e pregevole attività discografica. e gallerie e retrospettive a lui dedicate sono
A Venezia, regolarmente presente nelle sta- state presentate a Parigi e a Boston. Sue in-
gioni sinfoniche, ha diretto Manon Lescaut. stallazioni sono state montate in diverse
città per significative manifestazioni: a Ve-
nezia per la Biennale, a Rotterdam per il
ROBERT WILSON Museum Boymans-van Beuningen, a Stoc-
carda per la Galerie der Stadt, a Londra per
Figura di riferimento nel mondo del teatro il Clink Street Vaults, a Monaco per il Villa
sperimentale (così lo ha definito il critico Stuck Museum, a New York per il Gug-
del «New York Times»), Robert Wilson la- genheim Museum. Recentemente Robert
vora integrando un’ampia gamma di mezzi Wilson è stato impegnato in una nuova
artistici, combinando insieme movimento, produzione del Lohengrin di Wagner al
danza, pittura, luci, design, scultura, musi- Met, in una collaborazione con Lou Reed
ca e testo: le sue creazioni assumono così basata su scritti di Edgar Alla Poe, in un
un significato sia esteticamente pregnante adattamento da Dream play di Strindberg
che ricco di forti contenuti emozionali. La per Stoccolma, in una nuova produzione
critica di tutto il mondo ha acclamato i suoi musicale curata da Tom Waits ispirata al
lavori, attribuendogli prestigiosi riconosci- Woyzeck di Büchner.

113
zio artistico che la lega a Robert Wilson: in-
sieme hanno lavorato in Quartet, ne Le
GIUSEPPE FRIGENI martyre de San Sébastien, in The forest, in
Black rider di Tom Waits, in Krankheit,
Conclusi gli studi a Bergamo e a Bologna, Tod (a Berlino), in Parsifal ed in Alice in
Giuseppe Frigeni si è dedicato allo studio Wonderland (ad Amburgo).
della danza contemporanea. Risale al 1988
la sua prima messinscena: Vaghe stelle del-
l’orsa, spettacolo in omaggio ad Andrej HEINRICH BRUNKE
Tarkovskij. In seguito ha curato le coreo-
grafie per lavori di Luca Ronconi (Don Gio- Fino al 1985 ha curato le luci per spettacoli
vanni a Salisburgo nel 1999), Klaus Mi- realizzati in diversi teatri tedeschi. Diven-
chael Grüber (Traviata a Parigi, Otello ad tato free lance, a partire dal 1983 con Me-
Amsterdam nel 1994, Tristano e Isotta a Sa- dea a Lione, ha stabilito una lunga collabo-
lisburgo nel 1998), Patrice Chéreau (Woz- razione con Robert Wilson, collaborazione
zeck a Parigi nel 1994, Don Giovanni a Sa- che si è concretizzata in numerosi spettaco-
lisburgo nel 1995) e Peter Stein (Wozzeck e li rappresentati in tutto il mondo. Parallela-
Libussa a Salisburgo nel 1996). Quindi ha mente Heinrich Brunke ha lavorato insie-
collaborato strettamente con Robert Wilson me a diversi artisti tra i quali ricordiamo
per rappresentazioni teatrali (Donna del Bernard Sobel, Hans Neuenfels, Jurgen
mare, T.S.E., Alice in Bett, Don Juan ulti- Flimm, Hans Hollman, Friedrich Götz, Pe-
mo) e operistiche (Alceste, Orfeo ed Euridi- ter Stein, Wolfgang Engel, Jürgen Kruse,
ce, Lohengrin, Prometeo di Nono, Oedipus N.P. Rudolph, Ruth Berghaus, Fura Dels
Rex, Pelleas et Mélisande, Blaubart, Erwar- Baus, Nikolaus Lehnhoff.
tung di Schönberg). Recentemente impe-
gnato nella regia di Macbeth a Maastricht,
Giuseppe Frigeni ha realizzato diversi vi- STEPHANIE ENGELN
deo, tra cui segnaliamo Monsters of grace
di Philip Glass. Nata a Düsseldorf, Stephanie Engeln ha
studiato architettura d’interni e design. Dal
1985, in qualità di assistente set designer e
FRIDA PARMEGGIANI assistente coreografo, stabilisce collabora-
zioni con diversi teatri tedeschi, per i quali
Nata a Murano, Frida Parmeggiani ha lavo- crea anche allestimenti e costumi sia per la
rato nelle principali sedi liriche e teatrali prosa che per l’opera. Nel 1989 incontra
europee. Collaboratrice di Rainer Werner Robert Wilson nella produzione di Re Lear
Fassbinder ad Amburgo, ha firmato i costu- presentata a Francoforte: incomincia così
mi di Samuel Beckett (a Berlino), di Lohen- una regolare collaborazione con il grande
grin (a Bayreuth), della Tetralogia a Mona- regista americano, collaborazione che la
co. Particolarmente significativo è il sodali- vede impegnata come assistente alla sceno-

114
grafia in diversi progetti (Il flauto magico, créon. Ha collaborato con prestigiosi diret-
Oedipus Rex, The White Raven, Lohengrin, tori d’orchestra ed ha tenuto recital solisti-
Amleto) e in varie esposizioni. ci, approfondendo le principali pagine del
repertorio sinfonico-vocale.

CHIHO OIWA
TEA DEMURISHVILI
Giunta a Milano con una borsa di studio
della Gotoh Memorial Foundation, si è im- Attiva in ambito concertistico in Europa,
posta in varie competizioni internazionali, Sud Africa e America, Tea Demurishvili,
tra le quali ricordiamo il concorso «Nuove dopo accurati studi e diverse affermazioni
Voci Verdiane» di Busseto. Dopo i debutti in in concorsi lirici, nel 1998 ha preso parte
Giappone nella Favorita ed in Carmen, a alle produzioni di Carmen, Aida e Norma a
partire dal 1998 Chiho Oiwa fa la sua com- Madrid, dei Cavalieri d’Ekebu di Zandonai
parsa nei palcoscenici europei dove inter- al Festival di Wexford, della Parisina di
preta Carmen (per la regia di Gianfranco Mascagni al Festival di Radio France a
De Bosio), Bohème e Aida (al fianco di Ma- Montpellier. Nel 1999 ha partecipato alla
ria Guleghina e Josè Cura e per la regia di Volpe astuta andata in scena al PalaFenice
Franco Zeffirelli). L’anno scorso imperso- di Venezia, nel 2000 a Sadkò.
na Violetta al Festival di Bregenz, quindi
Cio-Cio-San ad Ascoli Piceno e a Monaco di
Baviera. Recentemente è tornata Giappone LIDIA TIRENDI VITALE
per cantare nella Nona Sinfonia di Beetho-
ven e nella Messa da Requiem di Verdi. Ha debuttato al Teatro La Fenice nei Rac-
conti di Hoffmann (opera che ha cantato
successivamente anche alla Scala con Ric-
IULIA ISAEV cardo Chailly ed al San Carlo di Napoli); a
Venezia si è esibita poi in Turandot di Bu-
Il giovane soprano rumeno, dopo aver vin- soni, in Orfeo ed Euridice, nei Puritani, in
to vari concorsi internazionali, ha debutta- Sonnambula, in Madama Butterfly (pre-
to all’Opera Nazionale di Bucarest in Car- sentata anche all’Arena di Verona), in Fal-
men, nel Flauto magico, nella Bohème staff e nella Gazza ladra. Ha cantato in Tra-
(proposta poi a Zurigo e a Colonia), nei Pa- viata (diretta da Oren) e in Rigoletto a Ge-
gliacci, in Otello. Dopo essersi esibita in nova (dove ha eseguito anche Il Natale del
Madama Butterfly ad Edimburgo e ad Redentore di Perosi sotto la direzione di
Oxford, ha affrontato la trilogia Mozart-Da Gavazzeni), in Andrea Chénier a Roma,
Ponte interpretando i ruoli della Contessa, nella Gioconda alla Scala (con Roberto Ab-
di Donna Anna e di Fiordiligi nelle princi- bado), in Cavalleria Rusticana al San Carlo
pali sedi liriche europee e giapponesi; a Ve- di Napoli e più recentemente in Linda di
nezia ha cantato recentemente in Ana- Chamounix, in Aida, nell’Oberto, conte di

115
San Bonifacio, in Luisa Miller a Berlino, in
Un ballo in maschera a Monaco. Artista versatile, Liesl Odenweller ama spa-
ziare in diversi tipologie di repertorio, inter-
pretando i grandi testi lirici (Il ratto dal ser-
JOSÉ FERRERO raglio, Il flauto magico, Traviata, Rigoletto,
Faust, Madama Butterfly) e le più importan-
Risalgono al 1994 le sue prime esibizioni ti pagine concertistiche. Attiva anche in am-
concertistiche nelle principali città spagno- bito contemporaneo, ha debuttato discogra-
le e le sue prime registrazioni per reti ra- ficamente nel 1999 ed ha effettuato diverse
dio-televisive. Solista nella Messa da Re- incisioni radio-televisive.
quiem di Verdi in Germania, ha debuttato
in Carmen a Düsseldorf e nei Racconti di
Hoffmann a Valencia. Nel 1999 ha cantato a GIUSEPPE GARRA
Bucarest e ha partecipato all’incisione di
Merlin di Albeniz insieme a Placido Do- Finalista al Concorso Internazionale «Città
mingo; la scorsa stagione si è esibito in Ma- di Roma» e al Belvedere di Vienna, dopo
dama Butterfly e nel Pipistrello. aver collaborato con il Teatro «Bellini» di
Catania, Giuseppe Garra ha vestito i panni
di Alfio in Cavalleria Rusticana, di Belcore
DARIO BALZANELLI nell’Elisir d’amore, di Schaunard e Marcel-
lo nella Bohème. Nel 1998 è stato ospite
In seguito al debutto al Teatro di Marsala della Stagione Lirica di Sassari per Falstaff
nel ruolo di Edgardo in Lucia di Lammer- di cui uscirà una registrazione discografi-
moor, ha cantato numerose opere del re- ca, nel 1999 ha cantato in Bohème, Attila e
pertorio lirico tra cui Madama Butterfly, Traviata e l’anno scorso in Manon Lescaut
Traviata, Rigoletto. Dopo esser stato Ro- al PalaFenice.
dolfo, Macduff, Nemorino al Teatro Bonci
di Cesena nel 1998, ha svolto una tournée
concertistica in tutto il mondo, si è ripropo- LUCA GRASSI
sto nella Bohème a Sassari, in Austria e
Germania ed ha interpretato Edmondo nel- Messosi in luce dapprima nei concorsi
la Manon Lescaut che il Teatro La Fenice «Città di Roma» e nell’«European Opera for
ha rappresentato a Copenhagen l’anno Young Singers» quindi nei festival di
scorso. Recentemente ha debuttato nella Wexford e di Martina Franca, il baritono
Messa da Requiem di Verdi a Klagenfurt ed Luca Grassi, nel corso del 2000, ha cantato
ha cantato in Simon Boccanegra al PalaFe- nella Bohème presentata al Glyndebourne
nice. Festival e a Como, in Roland a Martina
Franca, in Wozzeck e nei Pagliacci al Co-
munale di Bologna, in Stiffelio a Piacenza e
LIESL ODENWELLER Trieste.

116
Regolarmente impegnato sul versante di-
scografico, Armando Caforio ha calcato i
ENRICO COSSUTTA principali palcoscenici italiani proponen-
dosi nei maggiori ruoli di repertorio – con
La sua carriera si apre sotto il segno di Ros- particolare riguardo al corpus verdiano (I
sini (Barbiere di Siviglia e Ciro in Babilo- lombardi alla prima crociata, Macbeth, Er-
nia) e prosegue con Lucia di Lammermoor nani, Rigoletto, Trovatore, Un ballo in ma-
e con Il fanatico burlato di Cimarosa. Colla- schera, Don Carlo, La forza del destino, Ai-
bora con la Scala (Traviata diretta da Muti da, Otello, Messa da Requiem) e puccinia-
e successivamente Idomeneo, Comte Ory e no (Bohème, Tosca a Venezia, Madama
Manon Lescaut, quest’ultima con la dire- Butterfly, Manon Lescaut, La fanciulla del
zione di Maazel) e partecipa alle stagioni li- west, Turandot) – senza perlatro tralascia-
riche di moltissimi teatri italiani e stranieri. re di impersonare personaggi meno fre-
Nel 1996 a Napoli, Pesaro e Venezia ha in- quentati. All’estero ha cantato a Filadelfia,
terpretato rispettivamente Werther, Ric- Dublino, Francoforte, Besançon, Wexford,
ciardo e Zoraide e Tosca, quindi ha cantato Copenhagen.
al PalaFenice in Carmen (1997), Gazza la-
dra (1998), Maria di Rohan (1999), Sadkò
(2000). LUCIANO GRAZIOSI

Ha debuttato come Don Basilio nel Barbie-


GIOVANNI MAINI re di Siviglia: successivamente ha affronta-
to ruoli appartenenti ad un ampio reperto-
Diplomatosi al Conservatorio di Piacenza, rio esibendosi nelle Nozze di Figaro, in Don
si è perfezionato con Leo Nucci quindi ha Giovanni, nel Flauto magico, nel Campa-
intrapreso la carriera artistica stabilendo nello di Donizetti (con la regia di Enzo Da-
regolari collaborazioni soprattutto con isti- ra), nel Trovatore, in Aida (al Teatro del-
tuzioni liriche italiane e svizzere. Al Comu- l’Opera del Cairo), in Bohème, in Gianni
nale di Bologna ha preso parte ad una nuo- Schicchi. Per quanto concerne l’opera con-
va opera ideata da Leo Nucci, mentre ad temporanea, ha sostenuto il ruolo del Gen-
Hamamatsu (Giappone) ha cantato in una darme nel Contrabbasso di Bucchi ed ha
Madama Butterfly curata registicamente da eseguito il Berlin Requiem di Weill.
Robert Wilson. A Venezia ha partecipato al
Sansone e Dalila, alla Manon Lescaut e alle
Nozze di Figaro andate in scena al PalaFe-
nice.

ARMANDO CAFORIO

117
FONDAZIONE TEATRO LA F ENICE DI VENEZIA

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
presidente
Paolo Costa

consiglieri:
Pierdomenico Gallo

Alfonso Malaguti

Angelo Montanaro

Armando Peres

Giorgio Pressburger

segretario
Tito Menegazzo

COLLEGIO R EVISORI DEI CONTI


presidente
Angelo Di Mico

Adriano Olivetti

Maurizia Zuanich Fischer

SOCIETÀ DI REVISIONE
PricewaterhouseCoopers S.p.A.

118
icdirettore musicale
eIsaac Karabtchevsky

segretario generale
Tito Menegazzo

direttore del personale


Paolo Libettoni

direttore dell’organizzazione scenica e tecnica


Giuseppe Morassi

segretario artistico
Sandra Pirruccio

capo ufficio stampa e relazioni esterne


Cristiano Chiarot

fotocomposizione e scansioni immagini Texto - Venezia

stampa Grafiche Zoppelli - Dosson di Casier (TV)

Supplemento a: LA FENICE
Notiziario di informazione musicale e avvenimenti culturali della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
dir. resp. C. CHIAROT, aut. Trib. di Ve 10.4.1997, iscr. n. 1257, R. G. stampa

finito di stampare nel mese di febbraio 2001

119
AREA ARTISTICA

ORCHESTRA DEL TEATRO LA F ENICE


I SAAC KARABTCHEVSKY
direttore principale

J EFFREY TATE
primo direttore ospite

MAESTRI COLLABORATORI
direttore musicale di palcoscenico maestri di sala maestri di palcoscenico
Giuseppe Marotta * Stefano Gibellato * Silvano Zabeo *
Roberta Ferrari ◆ Ilaria Maccacaro ◆

maestri alle luci


Gabriella Zen *

Violini primi Viole Flauti Trombe


Roberto Baraldi • Alfredo Zamarra • Angelo Moretti • Fabiano Cudiz •
Mariana Stefan • Elena Battistella Andrea Romani • Fabiano Maniero •
Nicholas Myall Antonio Bernardi Luca Clementi Mirko Bellucco
Mauro Chirico Ottone Cadamuro Gianfranco Busetto
Andrea Crosara Rony Creter Ottavino
Pierluigi Crisafulli Anna Mencarelli Franco Massaglia Tromboni
Loris Cristofoli Paolo Pasoli Marcella Maio ◆ Giovanni Caratti •
Gisella Curtolo Stefano Pio Massimo La Rosa •
Roberto Dall’Igna Katalin Szabo Oboi Federico Garato
Marcello Fiori Maurizio Trevisin Rossana Calvi • Claudio Magnanini
Elisabetta Merlo Roberto Volpato Marco Gironi • Nicola Ferro ◆
Sara Michieletto Alberto Salomon ◆ Walter De Franceschi
Annamaria Pellegrino Tuba
Pierluigi Pulese Violoncelli Corno inglese Alessandro Ballarin
Daniela Santi Luca Pincini • Renato Nason
Anna Tositti Alessandro Zanardi • Timpani
Anna Trentin Nicola Boscaro Clarinetti Roberto Pasqualato •
Maria Grazia Zohar Bruno Frizzarin Alessandro Fantini •
Scalvini Marco ◆ Paolo Mencarelli Vincenzo Paci • Percussioni
Mauro Roveri Federico Ranzato Attilio De Fanti
Violini secondi Renato Scapin Claudio Tassinari ◆ Gottardo Paganin
Alessandro Molin • Marco Trentin Claudio Tomaselli ◆
Gianaldo Tatone • Maria Elisabetta Volpi Clarinetto basso Barbara Tomasin ◆
Luciano Crispilli F. Dimitrova Ivanova ◆ Renzo Bello
Alessio Dei Rossi Carlo Teodoro ◆ Arpe
Enrico Enrichi Fagotti Brunilde Bonelli • ◆
Maurizio Fagotto Contrabbassi Roberto Giaccaglia •
Emanuele Fraschini Matteo Liuzzi • Dario Marchi • Pianoforti e tastiere
Maddalena Main Stefano Pratissoli • Roberto Fardin Carlo Rebeschini •
Luca Minardi Ennio Dalla Ricca Massimo Nalesso
Mania Ninova Giulio Parenzan
Marco Paladin Marco Petruzzi Controfagotto
Rossella Savelli Alessandro Pin Fabio Grandesso
Aldo Telesca Denis Pozzan ◆
Johanna Verheijen Corni
Roberto Zampieron Konstantin Becker •
Andrea Corsini •
Adelia Colombo
Stefano Fabris • prime parti
Guido Fuga ◆ a termine
Loris Antiga ◆ * collaborazione

120
CORO DEL TEATRO LA F ENICE
GIOVANNI ANDREOLI
direttore del Coro

Alberto Malazzi
altro maestro del Coro

Soprani Alti Tenori Bassi


Nicoletta Andeliero Valeria Arrivo Ferruccio Basei Giuseppe Accolla
Cristina Baston Mafalda Castaldo Sergio Boschini Carlo Agostini
Lorena Belli Marta Codognola Salvatore Bufaletti Giampaolo Baldin
Piera Ida Boano Chiara Dal Bo Cosimo D’Adamo Julio Cesar Bertollo
Egidia Boniolo Elisabetta Gianese Roberto De Biasio Roberto Bruna
Lucia Braga Kirsten Löell Lone Luca Favaron Antonio Casagrande
Mercedes Cerrato Manuela Marchetto Gionata Marton A. Simone Dovigo
Emanuela Conti Misuzu Ozawa Enrico Masiero Salvatore Giacalone
Anna Dal Fabbro Gabriella Pellos Stefano Meggiolaro Alessandro Giacon
Milena Ermacora Paola Rossi Roberto Menegazzo Massimiliano Liva
Susanna Grossi Francesca Poropat ◆ Ciro Passilongo Nicola Nalesso
Michiko Hayashi Orietta Posocco ◆ Marco Rumori Emanuele Pedrini
Maria Antonietta Lago Cecilia Tempesta ◆ Salvatore Scribano Mauro Rui
Enrica Locascio Laura Zecchetti ◆ Paolo Ventura Roberto Spanò
Loriana Marin Bernardino Zanetti Claudio Zancopè
Antonella Meridda Domenico Altobelli ◆ Franco Zanette
Alessia Pavan Dario Meneghetti ◆ Paolo Bergo ◆
Andrea Lia Rigotti Luigi Podda ◆
Ester Salaro Bo Schunnesson ◆
Manuela Schenale
Rossana Sonzogno

◆ a termine

121
AREA TECNICO -AMMINISTRATIVA

direttore di palcoscenico responsabile allestimenti scenici altro direttore di palcoscenico


Paolo Cucchi Massimo Checchetto ◆ Lorenzo Zanoni ◆

capo reparto elettricisti capo reparto macchinisti capo reparto attrezzisti


Vilmo Furian Valter Marcanzin Roberto Fiori

capo reparto sartoria responsabile falegnameria


Maria Tramarollo Adamo Padovan

responsabile ufficio segreteria artistica responsabile ufficio promozione e decentramento


Vera Paulini Domenico Cardone

responsabile tecnico responsabile archivio musicale responsabile ufficio economato


Marco Buranelli ◆ Gianluca Borgonovi Adriano Franceschini

responsabile ufficio produzione responsabile ufficio ragioneria responsabile ufficio personale


Lucia Cecchelin e contabilità Lucio Gaiani
Andrea Carollo

Macchinisti Elettricisti Attrezzisti Impiegati


Bruno Bellini Fabio Barettin Sara Bresciani Gianni Bacci
Vitaliano Bonicelli Alessandro Ballarin Marino Cavaldoro Simonetta Bonato
Roberto Cordella Alberto Bellemo Diego Del Puppo Luisa Bortoluzzi
Antonio Covatta Andrea Benetello Salvatore De Vero Elisabetta Bottoni
Dario De Bernardin Michele Benetello Nicola Zennaro Giovanna Casarin
Paolo De Marchi Marco Covelli Oscar Gabbanoto Giuseppina Cenedese
Luciano Del Zotto Cristiano Faè Vittorio Garbin Antonella D’Este
Bruno D’Este Stefano Faggian Alfredo Iazzoni
Roberto Gallo Euro Michelazzi Scenografia Stefano Lanzi
Sergio Gaspari Roberto Nardo Giorgio Nordio Renata Magliocco
Michele Gasparini Maurizio Nava Marcello Valonta Santino Malandra
Giorgio Heinz Paolo Padoan Luisa Meneghetti
Roberto Mazzon Costantino Pederoda Addetti orchestra Anna Migliavacca ◆
Andrea Muzzati Marino Perini e coro Fernanda Milan
Pasquale Paulon Teodoro Valle Salvatore Guarino Barbara Montagner ◆
Roberto Rizzo Giancarlo Vianello Andrea Rampin Elisabetta Navarbi
Stefano Rosan Massimo Vianello Cristiano Beda Giovanni Pilon
Paolo Rosso Roberto Vianello Francesca Piviotti
Francesco Scarpa Marco Zen Servizi Ausiliari Cristina Rubini
Massimo Senis Giuseppe Bottega ◆ Stefano Callegaro Susanna Sacchetto
Federico Tenderini Gianni Mejato Daniela Serao
Enzo Vianello Sarte Gilberto Paggiaro Gianfranco Sozza
Mario Visentin Bernadette Baudhuin Thomas Silvestri Alessandra Toffolutti ◆
Fabio Volpe Emma Bevilacqua Roberto Urdich Francesca Tondelli
Annamaria Canuto Anna Trabuio ◆
Manutenzione Rosalba Filieri Biglietteria Barbara Terruzzin ◆
Umberto Barbaro Elsa Frati Rossana Berti
Giancarlo Marton Luigina Monaldini Nadia Buoso
Sandra Tagliapietra Lorenza Pianon
Tebe Amici ◆

◆ a termine

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La sala del Teatro La Fenice dopo il restauro del 1854.

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