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Guide Pratiche

Trovare
lavoro oggi

PICCOLE E GRANDI RISPOSTE QUOTIDIANE


A PORTATA DI MANO
TROVARE LAVORO OGGI

© 2013, 2018 Altroconsumo Edizioni S.r.l.


Via Valassina 22 – 20159 Milano
A cura di Marta Buonadonna e Manuela Prestipino

ISBN 978-88-90780-26-5

Coordinamento editoriale: Sonia Basili


Copertina e impaginazione: Sara Cattaneo

Tutti i diritti di traduzione, riproduzione,


memorizzazione elettronica e adattamento totale o parziale,
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lavoro oggi
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le ultime news e sapere quando sarà disponibile una nuova edizione di questa guida.
Sommario

Introduzione – Prepararsi al nuovo mondo del lavoro


Orientarsi nel labirinto.................................................................................... 7
Come utilizzare questa guida......................................................................... 11

Capitolo 1 – Scegliere
Il primo passo: capire....................................................................................... 16
Dopo aver capito: conoscere........................................................................... 21
L’alternativa: il lavoro si crea........................................................................... 26
Per i risultati serve un obiettivo...................................................................... 29

Capitolo 2 – Cercare
Il successo è nel canale.................................................................................... 33
Trovare le aziende............................................................................................ 36
Curare il network............................................................................................. 40
Trovare gli annunci.......................................................................................... 44
Campanelli d’allarme....................................................................................... 50
Scegliere un tramite......................................................................................... 56
Lo stage come chiave di accesso..................................................................... 60
Lavorare all’estero........................................................................................... 63

Capitolo 3 – Proporsi
Il curriculum vitae............................................................................................ 69
Organizzare i contenuti................................................................................... 75
Tre modi per presentare il signor Rossi.......................................................... 79
Gli altri profili .................................................................................................. 87
Errori e orrori................................................................................................... 97
La lettera di accompagnamento .................................................................... 107
Curare la reputazione nel web e fuori .......................................................... 111
I fattori vincenti .............................................................................................. 115

Capitolo 4 – Centrare l’obiettivo


Presentarsi al meglio....................................................................................... 121
Conoscere chi si ha di fronte........................................................................... 123
Che il colloquio abbia inizio............................................................................ 126
Domande critiche............................................................................................. 140
Gli altri strumenti della selezione................................................................... 145

Capitolo 5 – Guardare avanti


Carriera: un percorso di crescita..................................................................... 151
Verificare le competenze................................................................................. 153
Competenze chiave per la carriera................................................................. 155
Strategie vincenti............................................................................................. 160
Le regole per non sbagliare............................................................................ 163
Un acceleratore di carriera: la pianificazione................................................ 168

Appendice – La Riforma del mercato del lavoro


Lavoro dipendente.......................................................................................... 176
Gli ammortizzatori sociali............................................................................... 184
Lavoro autonomo............................................................................................ 186
Ripresa reale o fittizia?.................................................................................... 186

Indice analitico................................................................................................. 189


Introduzione
Prepararsi al nuovo
mondo del lavoro

Quella in cui ci troviamo non è una congiuntura economica facile per chi
è in cerca di occupazione. I dati statistici tracciano un quadro tutt’altro che
roseo della situazione. A settembre 2017 il tasso di disoccupazione era fermo
in Italia all’11,1%, praticamente immutato rispetto a 5 anni prima, contro una
media dell’8,9% nell’area Euro: la più bassa da gennaio 2009. E allargando
lo sguardo ai 28 paesi dell’Unione Europea, il tasso medio è ancora più
basso e si attesta sul 7,5%. Tra i singoli paesi dell’Unione, quelli che hanno
la disoccupazione nettamente più alta, continuano a essere la Grecia (21%
a luglio 2017) e la Spagna (16,7%), anche se in entrambi i paesi nell’ultimo
anno si è registrato un forte calo. I paesi UE in cui il mercato del lavoro è
in assoluto più florido, con tassi di disoccupazione decisamente contenuti,
sono Repubblica ceca (2,7%), in Germania (3,6%) e a Malta (4,1%).

Orientarsi nel labirinto


Molti giovani sono allettati dall’idea di lavorare all’estero, nella convin-
zione che in Italia le possibilità siano al lumicino. Si vive una situazione
di spaesamento in cui si ha l’impressione che studiare non basti più, che
di molte tipologie di lavoratori non ci sia più bisogno e appare davvero
Trovare lavoro oggi

difficile immaginare quale potrebbe essere uno sbocco, un’opportunità, su


cosa concentrare le proprie risorse per trovare un impiego. In realtà la crisi
stringe alcune porte e ne allarga altre. Per esempio, è un dato di fatto che
stiano tornando mestieri fino a poco tempo fa abbandonati, che la crisi ha
riportato in auge. Riparare, invece che buttare e ricomprare, oggi suona
più sensato di prima.

Il ruolo dello studio


Sicuramente studiare, aggiornarsi, tenersi sempre al passo con i tempi rappre-
sentano tutte armi che prima o poi torneranno a vantaggio che di chi le ha.
Quello che manca però sono le certezze, e ci rendiamo conto che se da un
lato l’aspirazione alla laurea, per esempio, è legittima, dall’altro conseguirla
non dà realmente la sicurezza di poter ambire a lavori migliori.
Gli esperti dell’Isfol, Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale
dei Lavoratori che dipende dal Ministero del Lavoro, rassicurano sul fatto
che nonostante alcune statistiche inducano a credere il contrario, a gio-
co lungo i laureati guadagnano più dei diplomati, e che quindi quello
nello studio è un investimento che ripaga sempre. Resta vero però che
non tutti possono essere avvocati, medici e ingegneri, ma c’è invece un
gran bisogno di tecnici specializzati, figure professionali diverse, artigiani.
In quest’ottica, modulare le proprie aspettative anche in base a quello
che il mercato ha da offrire può rappresentare per molti una chiave per
risolvere l’enigma lavoro.

Ostacoli da superare
Il giovane che oggi si metta alla ricerca di un lavoro, e forse ancor di più la
persona non più giovane che ha necessità di ricollocarsi sul mercato (non
dimentichiamoci che a ingrossare le fila dei disoccupati ci sono proprio colo-
ro che hanno perso il lavoro a causa della crisi), è preso tra molti fuochi: la
brutta congiuntura economica, in lento miglioramento, la riforma del lavoro,
la distanza tra le competenze necessarie e quelle possedute.
Sullo sfondo c’è un mondo che cambia con una rapidità inimmaginabile anche
solo un decennio fa, soprattutto grazie alle nuove tecnologie e alla rete, e che
impone a tutti di tenere il passo senza consentire di fare previsioni a lungo
termine sui lavori di domani. In quest’accelerazione costante, professioni sem-
pre nuove si affacciano sul mercato richiedendo da un lato una preparazione
specifica, dall’altro una grandissima capacità di adattamento, perché quelli
che oggi sembrano i ruoli chiave all’interno del mercato globalizzato domani
potrebbero venire soppiantati da tutt’altro.

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Introduzione – Prepararsi al nuovo mondo del lavoro

La crisi economica
Iniziamo dal primo ostacolo per chi cerca lavoro oggi, il più evidente, quello
che non possiamo non notare nelle saracinesche abbassate dei negozi che
chiudono, nei cortei di lavoratori che scioperano, nelle storie di coloro che
faticano ad arrivare alla fine del mese. È la crisi economica, che solo in tempi
recentissimi ha forse iniziato a mollare la presa. Dopo la crisi finanziaria interna-
zionale e quella che ha colpito l’Europa, è stata la volta delle politiche di rigore
che hanno comportato più tasse, mettendo in difficoltà consumatori e aziende.
La globalizzazione del mercato, negli anni precedenti, aveva già avuto un ruolo
nel delocalizzare il lavoro dove la manodopera costa meno. La crisi si è abbattuta
sull’Europa in un momento in cui già si cominciava a pagare lo scotto di queste
scelte, in termini di posti di lavoro persi sul territorio. Le aziende hanno avuto
paura, hanno visto calare i propri profitti ed è aumentato il timore di assumere,
si è fatta forte la spinta ad alleggerire ulteriormente il costo del lavoro, cercan-
do di fare a meno di chi non fosse considerato strettamente indispensabile.

La riforma del lavoro


Il secondo fuoco da affrontare è quello della riforma del mercato del lavoro
(di cui riassumiamo per sommi capi le novità in appendice). In un paese come
il nostro, in cui la mobilità lavorativa è sempre stata piuttosto debole, l’unico
punto fermo era il famigerato posto fisso, il lavoro a vita, l’illicenziabilità di buona
parte dei dipendenti, non solo pubblici ma anche privati. In realtà soprattutto
negli ultimi anni si era assistito a un aumento esponenziale della precarietà,
con assunzioni a tempo, contratti di somministrazioni e altre forme di lavoro
“alternative” a quello canonico (subordinato a tempo indeterminato), delle quali
spesso si è abusato. La riforma Fornero, varata nel luglio del 2012, aveva tra i
suoi scopi dichiarati proprio quello di arginare gli abusi da un lato, e dall’altro di
rendere realmente più flessibile sia l’entrata sia l’uscita dal mercato del lavoro, per
stimolare l’occupazione. Dopo è arrivato il Jobs Act, voluto dal governo Renzi,
per aumentare ulteriormente la flessibilità nella speranza di veder aumentare
anche le assunzioni. Sui benefici della riforma, che ha abolito l’Articolo 18 dello
Statuto dei lavoratori, eliminando di fatto l’obbligo di reintegrare un lavoratore
licenziato senza giusta causa, il giudizio non è unanime.

Un mercato esigente
Ed eccoci arrivati al terzo fuoco che mette in difficoltà un giovane che cerchi
lavoro oggi: la distanza tra la preparazione ricevuta, il proprio atteggiamento
di partenza, le aspettative che società e famiglia hanno contribuito a formare

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Trovare lavoro oggi

in lui e la realtà del mercato. A descrivere in modo piuttosto chiaro e allar-


mante questo divario è uno studio dell’Osservatorio “Giovani e lavoro” della
Fondazione Istud, dal titolo “Nuove competenze per i lavori di domani”.
Si tratta di una sintesi dei dati emersi da vari focus group svolti qualche anno
fa ma sempre validi su oltre 4.000 studenti e 500 manager nel settore delle
Risorse Umane, dal quale emerge un profilo del candidato ideale tracciato
dalle aziende e un identikit dei candidati reali, che ne mette in luce i limiti.
Quello che il rapporto definisce come lo “zoccolo duro” delle competenze richie-
ste dalle aziende, quelle dalle quali non si può proprio prescindere, comprende
l’inglese, l’Information Technology e l’uso dei nuovi media. Quanto alle attitudini,
ai comportamenti, insomma alle caratteristiche che rendono il giovane flessibile,
in grado di imparare in fretta e di rapportarsi bene agli altri, vi sono l’apertura
mentale, l’etica, la capacità di lavorare in gruppo, l’impegno. Le competenze tecni-
che paradossalmente sono quelle sulle quali le aziende dimostrano una maggiore
flessibilità, poiché ritengono sia più semplice trasferire una conoscenza tecnica
anziché sviluppare capacità personali, atteggiamenti mentali o comportamenti.
Per intenderci, le aziende ritengono, correttamente, che sia più facile “insegnare”
le specificità tecniche di un lavoro anziché sviluppare nelle persone l’apertura
mentale, un buon livello di impegno e motivazione, una correttezza di fondo,
disponibilità a lavorare insieme ad altri e ulteriori capacità legate al fattore “umano”.
E, dunque, agiscono di conseguenza.
Ma chi si trovano di fronte questi selezionatori che sembrano avere le idee molto
chiare su quali siano i profili ideali per un’assunzione? Giovani che a quanto
pare hanno una visione poco realistica del mercato del lavoro, ragazzi che le
aziende capiscono poco (soprattutto la generazione nata negli anni Ottanta), ma
che a loro volta conoscono poco come funziona il sistema-azienda. Si tratta di
persone che la scuola e l’Università spesso non hanno preparato ad affrontare
le sfide del mondo del lavoro. Hanno un orientamento a breve termine, ma non
sanno fare progetti di lungo respiro, e paiono incapaci di fare scelte definite.
Le aziende per contro sembrano puntare su orientamenti a lungo termine,
e si aspettano candidati pronti a fare la gavetta, a identificarsi col proprio
lavoro e fare scelte coerenti rispetto a questo obiettivo.
In cosa sono maggiormente carenti i giovani candidati dal punto di vista delle
aziende? Il catalogo è piuttosto lungo: passione, progettualità, pragmatismo,
proattività, abilità relazionali, inglese, conoscenza del sistema-azienda.

Armi vincenti
Gli ostacoli, come abbiamo visto, non mancano, ma la chiave per superarli
consiste nell’agire adeguatamente. Perciò, se il giovane diplomato o laureato
o il maturo disoccupato sono costretti a subire gli effetti di una congiuntura
negativa e di una riforma che non aiuta, è altrettanto vero che ci sono però

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Introduzione – Prepararsi al nuovo mondo del lavoro

molte cose che ognuno di noi può fare per mettersi in una posizione migliore
all’interno del mercato.
Sono proprio alcune delle lamentele dei manager che emergono dall’inchiesta
della Fondazione Istud a fornire più di un’idea in proposito. Occorre lavorare,
come vedremo estesamente in questo volume, sui propri punti di migliora-
mento, quei fattori nei quali non siamo forti, ma che invece potrebbero essere
determinanti per aiutarci a centrare l’obiettivo. I manager intervistati lamen-
tano alcune lacune nei giovani: forza di volontà, proattività, cioè capacità di
far succedere le cose invece di aspettare che accadano da sole, realismo, che
poi vuol dire avere aspettative sensate sui lavori possibili e sullo stipendio a
cui è plausibile ambire, capacità di adattamento, voglia di imparare, abilità
nel pianificare. Quanto alle competenze tecniche, se siete in dubbio su cosa
concentrare i vostri sforzi la risposta più logica è: l’inglese. Se già lo sapete,
miglioratelo, se già lo sapete bene, dedicatevi a imparare un’altra lingua.
Ma del quadro ancora a tinte fosche, che parla di una disoccupazione gio-
vanile, nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, pari al 35,7% (settembre 2017),
contro una media UE di 16,6%, il dato più inquietante è quello che riguarda gli
“scoraggiati”, persone che non hanno un impiego e hanno anche rinunciato a
cercarlo, che in Italia sarebbero un giovane su cinque. A tutti questi vogliamo
dire che l’arma numero uno per trovare un lavoro nel mondo complesso di oggi
è invece proprio la fiducia: in sé, nelle proprie capacità, nella propria voglia
di imparare e di mettersi in gioco, in quello che ciascuno può far succedere.
Da un lato le aziende devono imparare a comunicare meglio, a farsi cono-
scere di più e a esplicitare in modo più chiaro quello di cui hanno bisogno;
i candidati dall’altro dovrebbero staccarsi dal nido, fare esperienze all’estero,
informarsi di più. Le Università, dal canto loro, dovrebbero intensificare gli
sforzi per fare in modo che i laureati si presentino più preparati e abbiano
aspettative più realistiche rispetto al mondo del lavoro, magari incoraggiandoli
a svolgere stage in azienda nel corso degli anni di formazione.

Come utilizzare questa guida


Guardando le cose dal punto di vista di chi cerca lavoro, è necessario veni-
re a patti con l’idea che non c’è niente di facile o di scontato, che nessuna
laurea apre qualunque porta, che le carriere si costruiscono con il tempo e
che molto di ciò che serve per lavorare lo si imparerà all’interno dell’azienda.
Ciò significa che le imprese devono quindi, in qualche misura, farsi carico
di una parte della formazione delle persone, ma a ciascuno resta il compi-
to di occuparsi della propria carriera, con criterio e consapevolezza, senza
aspettarsi tutto dall’azienda.

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Trovare lavoro oggi

Questa premessa non ha certo lo scopo di scoraggiare quanti oggi si trovano


nella posizione di volere o dover cercare un lavoro e mantenerlo. L’intento è
semmai quello di prepararvi a imboccare un percorso non privo di difficoltà,
ma dal quale potete uscire vincenti, se saprete come affrontarlo.
La consapevolezza è un’arma utilissima nella ricerca del lavoro, perché vi aiu-
terà non solo a trovare un generico impiego, ma sperabilmente a individuare
proprio quello che fa per voi.

Tutte le fasi della ricerca


Lo scopo di questo volume è proprio quello di affiancarvi nell’impegnati-
vo compito di trovare un lavoro, fornendovi strumenti pratici in ogni fase
della ricerca, a cominciare da quella, necessaria e anzi fondamentale, in
cui dovrete porvi alcune domande cruciali: “Cosa vorrei fare? Cosa so fare?
Cosa devo imparare? Verso quali professioni/aziende devo rivolgere la mia
attenzione?”. Ne parliamo nel capitolo 1. Poi vi aiuteremo a capire qual è
il lavoro giusto per voi, suggerendovi le mosse da fare, i siti da navigare, i
processi da innescare (capitolo 2). Quindi lavoreremo sul modo migliore
di proporsi alle aziende, aiutandovi a scrivere il curriculum e la lettera di
presentazione, a curare la vostra reputazione, a far emergere i vostri punti
forti (capitolo 3). A questo punto vi prepareremo per il colloquio, spiegan-
dovi cosa dovete aspettarvi che accada, anticipandovi molte delle domande
che vi verranno poste, raccontandovi in breve le prove alle quali è possibile
che veniate sottoposti (capitolo 4). Infine spingeremo lo sguardo verso il
futuro. In fondo l’assunzione è solo l’inizio, una tappa nella carriera di un
individuo, perciò è bene guardare avanti, fare piani per migliorare e per
progredire (capitolo 5).

Un percorso da costruire insieme


Già dalle prime pagine del volume vi farete un’idea delle varie attività da
portare avanti e della molteplicità di variabili da tenere insieme quando ci si
mette in cerca di un lavoro. Se a ciò aggiungiamo che, una volta entrati in
azione, ci si fa prendere dal fare e si rischia di restare disorientati da tutte le
cose da tenere sotto controllo, il pericolo è quello di perdere ben presto il filo.
Perciò abbiamo pensato di aiutarvi a tenere insieme i pezzi. Il nostro aiuto
pratico lo troverete all’interno di diverse finestre sparse all’interno dei vari
capitoli (le Schede Operative, le liste di cose da fare e da evitare, gli indirizzi
utili), oltre che negli esempi concreti che vi forniremo ogni volta che ce ne
sarà bisogno. L’obiettivo è di aiutarvi nell’impostare prima il lavoro di analisi,
poi quello di ricerca vero e proprio.

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Introduzione – Prepararsi al nuovo mondo del lavoro

Utilizzate le Schede Operative come filo conduttore: queste sezioni conten-


gono esercizi e domande a cui rispondere. Annotarli su un bloc notes, che
chiameremo Quaderno Operativo, oppure su un foglio di calcolo al computer
o ancora su un’elegante agenda con la copertina in pelle, non fa differenza.
L’importante è entrare nella forma mentis di tener traccia, per non dimenti-
care di fare, ma anche per elaborare il vostro piano d’azione. Potrete segnare
ciò che avete scoperto sulle vostre capacità, annotare le vostre preferenze
e le professioni che vi interessano, fare una lista dei curricula spediti, delle
aziende contattate e di quelle da contattare e degli appuntamenti presi con i
selezionatori, scrivere le vostre note di commento ai colloqui, avere a portata
di mano le liste di cose da fare e l’elenco delle vostre priorità.
Man mano che la guida vi condurrà nel cammino della ricerca del lavoro,
avrete così modo di costruire una vostra guida personale valida solo per voi.
Il vantaggio di fare questo sforzo sarà ripagato da una maggior chiarezza nel
procedere, da una buona organizzazione dei vostri tempi, da una visione
di insieme che via via acquisirete e che vi aiuterà a essere consapevoli del
percorso e dei passi che state facendo. Questo aumenterà la vostra auto-
stima, dandovi delle buone energie da spendere nelle sfide di ogni giorno.

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Pagina bianca
Scegliere
1
Cercare e trovare lavoro è una di quelle attività davanti alle quali, nella mag-
gior parte dei casi, ci si trova disorientati, immersi in un oceano di possibilità,
ma con poca chiarezza su ciò che realmente andrebbe fatto. Mancano, nel
nostro sistema paese, una cultura dell’inserimento nel mondo del lavoro, un
sistema di raccordo efficace tra il mondo accademico e quello delle aziende,
tra scuola, Università e impresa. Questa lacuna, dai gangli del sistema, porta
i suoi effetti sul modo di ragionare e di porsi delle persone.
Cercare lavoro può essere quindi a un primo approccio come navigare a vista,
senza validi strumenti di bordo, senza un punto chiaro, definito, verso cui
puntare, sperando che la buona volontà e un pizzico di fortuna portino nella
giusta direzione. Non è questo il modo giusto di porsi, eppure è quello che
più spesso si adotta, forse semplicemente perché non se ne conosce nessun
altro. Ognuno di voi in realtà dovrebbe prendere in mano le redini di questo
percorso importantissimo della vita: il vostro percorso professionale, o se
preferite la vostra carriera. Conviene cominciare ad abituarsi a pensare che
siete voi e solo voi gli artefici di ciò che riuscirete a realizzare nella vostra
vita professionale, ed è il caso di assumersene piena responsabilità, fin dalla
delicata fase di ricerca del lavoro.
Il nostro viaggio insieme comincia dunque, in questo primo capitolo, con
una tappa che è propedeutica alla ricerca vera e propria, ed è indispensabile
per orientare le vostre scelte e tutte le vostre azioni future nel modo corretto:
capire che cosa volete fare davvero.
Trovare lavoro oggi

Il primo passo: capire


La prima consapevolezza da acquisire è che cercare lavoro è già di per sé un
lavoro. Un lavoro sistematico, che richiede un impegno notevole in termini
di tempo e di energie, ma sicuramente l’investimento migliore che potete fare
per il vostro futuro. Come in tutti i lavori, però, anche quello della ricerca di
un lavoro richiede una certa dose di metodo e di organizzazione.

Idee chiare sul lavoro da cercare


Partiamo quindi col dire che non basta inviare qualche centinaio di curricula
alle aziende, fare un po’ di passaparola fra amici e conoscenti e attendere che
qualcuno ci contatti offrendoci una bella chance professionale.
Nello scenario globale, competitivo, caratterizzato da cambiamenti continui e per
certi aspetti epocali, trovare lavoro è un’attività che implica un impegno costante,
strutturato, finalizzato. Presa coscienza di tutto ciò, c’è un altro fattore rilevante
da tener presente per un approccio efficace alla ricerca: occorre riflettere sul
fatto che il lavoro che state cercando sarà una parte rilevante della vostra vita,
darà un’impronta precisa, una connotazione forte alla vostra identità e, a seconda
che sia o no il lavoro giusto per voi, sarà fonte di stimolo o di demotivazione,
di soddisfazione o di frustrazione, sarà portatore di significato nella vostra vita
oppure portatore di “non senso”. È quindi di primaria importanza cercare un
lavoro che possa, nel tempo, rispondere ai vostri desideri, ai vostri interessi e
possibilmente alle vostre passioni, alle aspettative che avete su voi stessi.

Riconoscere gli orientamenti


È capitato a tutti di incontrare persone che, pur nella loro serietà e dedizione
al lavoro, erano stanche del proprio ruolo, appesantite dalla consapevolez-
za che, nel corso del tempo, il loro talento, le loro capacità non trovavano
né soddisfazione né vera possibilità di espressione nell’ambito lavorativo.
Può essere il dirigente bancario con forti motivazioni e vocazioni artistiche,
che vive il proprio ruolo con grande fatica, nonostante gli aspetti remunerativi
più che premianti, rimpiangendo di aver tralasciato i suoi interessi per l’archi-
tettura e per il disegno. O l’esperto di controllo di gestione e finanza che ha
scoperto troppo tardi la propria passione per l’elettronica. O magari il direttore
di stabilimento con grandi responsabilità che si rammarica ogni giorno per
aver rinunciato a fare il pilota d’aereo. Il denominatore che accomuna tutti
questi esempi e i mille altri che potremmo citare è sempre lo stesso: un’in-
soddisfazione di fondo e il rischio di lavorare demotivati, svolgendo attività
che sembrano prive di senso e creano disagio a chi le svolge.

16
Scegliere

Coloro che invece hanno avuto il privilegio di comprendere fin dai primi passi
della carriera i propri orientamenti, le capacità e le proprie preferenze, oggi
riescono a vivere la dimensione del lavoro dandole un senso, un significato
preciso nell’ambito della propria vita e, infine, proprio in virtù di questo, fanno
la differenza nei risultati e nelle prestazioni.
Per tutte queste ragioni riteniamo doveroso insistere sulla necessità di “cercare
il lavoro che piace”, e sull’importanza di scegliere. Per capire meglio quanto sia
essenziale focalizzare questo aspetto ancor prima di mettersi a cercare l’annuncio
giusto o l’azienda ideale, vi proponiamo di seguirci in questa riflessione. Provate
a proiettarvi in un futuro ipotetico, per otto o dieci ore al giorno coinvolti in
un’attività che vi pesa, che non vi piace e non vi riesce bene. Inevitabilmente
le energie si abbassano, lavorate aspettando la fine della giornata, cercando
di dare il massimo, ma affaticati da attività e modalità di lavoro che non vi
piacciono. I risultati? Non sono buoni, è ovvio. Il motore per fare un buon
lavoro è riconoscersi in esso, sentirsi a proprio agio in ciò che si fa, certamente
vivere sfide e difficoltà, ma riuscire ad affrontarle senza arrivare all’affanno,
o peggio all’indifferenza o all’insofferenza verso le attività che si svolgono.
Cosa succede quando ci si trova in una condizione di disagio e malessere
in ufficio? Il lavoro diventa la parentesi negativa rispetto al resto della vita.
La sfera privata, prima o poi, ne viene anch’essa influenzata, perché ovviamen-
te non vi sono barriere tra vita e lavoro: una dimensione compenetra l’altra.
E allora si comincia a capire che forse si è fatta la scelta sbagliata, ma che non
è facile tornare indietro. Magari non sapete nemmeno quale potrebbe essere
una buona alternativa. E vi ritrovate oggi al punto di partenza, cioè a cercare
un’occupazione diversa, non meglio identificata.
Sentirsi a proprio agio nella dimensione del proprio lavoro dà motivazione
e porta buoni risultati. Il circolo virtuoso si autoalimenta: i buoni risultati ci
motivano a fare ancora meglio, e ci fanno sentire “bene” nel nostro ruolo,
nel nostro lavoro. C’è dunque un punto su cui focalizzare l’attenzione: serve
comprendere che “cercare un lavoro” è una frase che svela solo parte della
sfida. Affinché fin dal primo passo della vostra carriera voi possiate impri-
mere la giusta direzione e conferire significato alla vostra vita professionale,
l’obiettivo corretto è “cercare il lavoro che fa per voi”. Comunque sia, pur
nella crisi, anche in momenti non facili, occorre che voi cerchiate il lavoro
che vi piace. E serve quindi capire, a monte, qual è il vostro lavoro, quali
sono le vostre preferenze.

Mettere a fuoco capacità e preferenze


Nel corso della vostra vita, nell’ambito privato e all’Università se siete alla
prima occupazione, o nella sfera professionale se avete già all’attivo un’espe-
rienza lavorativa, avete certamente sviluppato una serie di capacità sulle quali

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Trovare lavoro oggi

però difficilmente avrete avuto modo di riflettere. Se vi ponessero in questo


momento una domanda a bruciapelo sulle capacità sulle quali potete contare,
sareste pronti a rispondere con convinzione e disinvoltura? Vogliamo cercare
di darvi una mano nell’acquisire consapevolezza rispetto alle vostre capacità.
Partiamo da alcuni quesiti di base.

• Sapete organizzarvi per riuscire a fare ciò che serve nel tempo giusto, dando
la priorità a ciò che veramente conta, senza disperdere energie? Se potete
rispondere affermativamente, allora avete molto probabilmente una buona
capacità di gestire il vostro tempo.

• Sapete intrattenere buone e durature relazioni con le persone che vi stanno


intorno? Se la risposta è positiva si suppone che abbiate buone capacità
sociali e relazionali, e buone doti comunicative.

• Siete capaci di ottenere il consenso dei vostri amici o dei colleghi, di convin-
cere gli altri con valide argomentazioni? Se rispondete sì, avete una buona
capacità di persuasione e, forse, potenzialmente una buona propensione
alla leadership.

• Siete abituati a scomporre un problema nelle sue parti salienti e arrivare


al nocciolo delle questioni? Se la risposta è sì, avete una buona capacità di
analisi.

• Siete intraprendenti e non vi arrendete davanti alle difficoltà? Bene, vuol


dire che avete determinazione e capacità realizzative.

Ma se avete sviluppato appieno alcune capacità, ve ne saranno certamente


altre che avete coltivato meno. Occorre essere consapevoli di questa realtà:
ognuno di noi ha punti di forza ma anche aree di miglioramento, quindi
capacità che vanno potenziate. Se ci pensate bene, il mondo del lavoro ruota
intorno alla ricerca di capacità più o meno sviluppate e, come vedremo più
avanti, avere una buona consapevolezza per quanto riguarda le proprie ca-
pacità favorisce il buon andamento del dialogo con i selezionatori durante
i colloqui di lavoro.
Così come nel tempo avete acquisito specifiche capacità, allo stesso modo
avrete elaborato delle preferenze: verso numeri e aspetti economici, o verso gli
aspetti pubblici e relazionali, o per l’ambito artistico e culturale, oppure per il
mondo dello sport e così via. Quando parliamo di “preferenze” ci riferiamo a
ciò che istintivamente prediligiamo fare, ciò da cui siamo naturalmente attratti.
Lo si vede fin dalla scuola: la matematica ci viene facile, il tema d’italiano è
pesante da finire, la geografia è uno scherzo da ragazzi, la fisica ci risulta ostica.
Le preferenze sono un fattore di orientamento importante nella ricerca di un

18
Scegliere

lavoro, proprio perché, tenendone conto, eviteremo di prendere decisioni che


poi ci peserebbero per tutta la vita.
L’invito è a prendere maggior coscienza sia rispetto alle proprie capacità sia ri-
guardo alle preferenze e, in funzione di esse, orientare la ricerca del vostro lavoro.

Ragionare in termini di competenze


Per approfondire questo tema e cercare di avere maggior consapevolezza
rispetto alle proprie conoscenze e capacità, possiamo iniziare a ragionare in
termini di competenze. “Competenza” è un concetto che vi accompagnerà
costantemente nel mondo del lavoro: che siate ai primi colloqui di selezione
o che abbiate già un lavoro e desideriate riposizionarvi in altri ruoli, la parola
competenza sarà un elemento ricorrente.
Prendiamoci un istante per metterla a fuoco, nel modo più semplice e rapido
possibile. La competenza è un mix di conoscenze, capacità e comportamenti
da cui dipende la cosiddetta performance, e quindi il risultato del vostro lavoro.
Se imparate a ragionare facendo leva sulle competenze, la comprensione dei
ruoli in azienda, delle attività, delle responsabilità diventerà più accessibile e
il vostro confronto con il mondo del lavoro sarà più strutturato ed efficace.
Gli stessi colloqui di selezione con i “cacciatori di teste” diventeranno più
fluidi: sarete maggiormente consapevoli e credibili, più pronti a rispondere
alle domande che vi verranno rivolte durante i colloqui.
Affronteremo successivamente il tema del colloquio di lavoro (vedi
capitolo 4), ma in questa fase possiamo già introdurre alcuni spunti in tema
di competenze. Un selezionatore vi farà sicuramente domande sulle vostre
conoscenze, sulle vostre capacità, spesso anche sui vostri comportamenti.
Le domande sulle conoscenze sono le più semplici a cui rispondere: si tratta
di aspetti tecnici che possono essere verificati con una certa facilità. Sono
per esempio agevolmente verificabili con prove specifiche la conoscenza
di strumenti informatici quali Excel e PPT, la conoscenza dell’inglese, la
dimestichezza con i calcoli statistici.
Molto più difficile e meno empirica è la verifica di capacità e comportamenti,
perché sono meno tangibili, spesso non visibili a “occhio nudo” o attraverso
prove dai risultati inequivocabili. Inoltre noi stessi non siamo abituati a metterle
a fuoco, a riconoscerle, a dar loro un nome. Proprio per questa mancanza di
tangibilità, vengono generalmente chiamate competenze soft, cioè morbide.
Il selezionatore farà quindi una serie di domande al fine di farsi un’idea su
queste competenze.
Aspettatevi quindi di dover rispondere a domande del tipo:

• Su quali capacità ha potuto contare durante la sua precedente esperienza


lavorativa/durante il suo percorso universitario?

19
Trovare lavoro oggi

• Quali sono le capacità su cui pensa di poter contare per superare questa
selezione/per questo ruolo specifico?
• I suoi colleghi/amici quali capacità sono disposti a riconoscerle?
• In virtù di quali sue capacità dovremmo assumerla?
• Quali capacità vorrebbe sviluppare maggiormente?
• Quali capacità pensa che le manchino per ricoprire questo ruolo?
• Qual è un suo punto di forza secondo lei?
• Qual è un lato del suo carattere o un comportamento ricorrente che vorrebbe
cambiare?

Nella fase di “scelta” del lavoro è importante avere una buona consapevolezza
delle proprie capacità non soltanto per rispondere ai selezionatori, ma anche
per guidare se stessi nella scelta giusta.

Fare un’analisi delle proprie capacità


A questo punto abbiamo compreso che rispondere a domande che riguardano
le capacità sembra semplice, in realtà implica un grande lavoro di consape-
volezza e autoanalisi. Solo soffermandosi e interrogando se stessi e gli altri è
possibile fare chiarezza.
È importante interrogare se stessi perché ognuno è il miglior giudice di sé.
Ma è anche opportuno interrogare gli altri per avere un riscontro più oggettivo,
esterno, in grado di vedere, nel bene e nel male, ciò che a noi stessi in molti
casi sfugge. Se lo desiderate, potete iniziare a chiedervi quali sono le capacità
che, nel corso della vostra vita, avete avuto modo di sviluppare e affinare.
Oppure potete fare una riflessione più approfondita, rispondendo per iscritto
alle domande dell’ipotetico selezionatore.
Comprendere quali sono le proprie attitudini e le proprie capacità non è
semplice. Oggi esistono professionisti dell’orientamento che aiutano le per-
sone di tutte le età a fare il punto in questo senso: chiarire l’obiettivo, fare un
bilancio delle competenze. Inoltre sul web, spesso proprio nei siti dedicati
all’orientamento, si possono trovare questionari compilando i quali si otten-
gono indicazioni di massima sui propri orientamenti. Può essere interessante
dare un’occhiata, ma è bene essere consapevoli che la stragrande maggio-
ranza di questionari o test pubblicati sul web non sono stati sottoposti a un
processo di validazione da parte degli enti preposti a verificare l’efficacia di
simili strumenti. Attenzione quindi a non attribuire a queste risorse trovate
in rete valenze che non possono avere. Usateli semmai come elementi in
più che, insieme alle domande che trovate nella Scheda Operativa n. 1 alla
pagina accanto, vi aiuteranno a fare qualche riflessione utile per capire su
cosa puntare nella ricerca del lavoro. Tutto giova per chiarirsi gli obiettivi
prima di lanciarsi nella ricerca di un lavoro.

20
Scegliere

Scheda Operativa n. 1
Alla scoperta delle competenze
Trovate un po’ di tempo per voi, cercate un angolo tranquillo e silenzioso della
casa e rispondete a queste domande. Annotate le vostre risposte, iniziando a
dare forma al filo rosso del vostro Quaderno Operativo.

• Qual è un’attività che realmente ti piace fare e ti dà soddisfazione?


• Qual è una capacità in cui senti di fare meglio di altri?
• Qual è un’abilità che gli altri ti riconoscono?
• Pensa a un recente successo. Quali sono le capacità che lo hanno reso possibile?
• Pensa a una persona vicina a te, che ti conosce bene. Cosa ci racconterebbe
se le venisse chiesto di parlarci di una tua capacità?
• Metti a fuoco un tuo punto di forza e descrivilo.
• Metti a fuoco un punto debole (qualcosa che dovresti migliorare) e riassu-
milo brevemente.

Le risposte a queste domande rappresentano i primi passi di consapevolezza


rispetto alle vostre competenze e vi aiuteranno sia ad avere maggior chiarezza
sul lavoro che desiderate fare sia a rispondere con più incisività ad alcune do-
mande di prassi durante i colloqui di selezione.

Dopo aver capito: conoscere


Il processo che conduce alla scelta della professione da intraprendere è composto
da diverse fasi. Dopo essersi interrogati con sincerità sulle proprie preferenze e
competenze, è il caso di guardarsi attorno in cerca di ispirazione.

Informarsi per decidere


Vi sono molti più lavori, professioni e mestieri di quanti ne conosciamo o ri-
usciamo a immaginare. Spesso ci si mette tutti alla ricerca degli stessi ruoli e
delle stesse aziende, inseguendo i ruoli più conosciuti e le aziende con maggior
risonanza mediatica, senza troppa fantasia. Così ci si ritrova a navigare lo stesso

21
Trovare lavoro oggi

tratto di mare affollato quando è invece opportuno, oggi più che mai, spostare
l’attenzione su ambiti meno conosciuti, rinunciando alla tentazione di andare dove
vanno tutti. Esiste nel nostro mercato una rigidità culturale rispetto a questo tema.
La generazione di genitori cinquantenni sta acquisendo una maggiore flessibilità
rispetto a chi, solo fino a qualche anno fa, orientava i figli verso cinque-sei carriere
inflazionate, spingendoli in situazioni da sovraffollamento nei test d’ingresso di
certe Università. Resta però pur sempre vero che la creatività italiana, nell’ambito
del lavoro almeno, sembra soffrire della legge del contrappasso: siamo flessibili
e creativi in tutto, ma nel lavoro siamo rigidi e ingabbiati.
Il 90% delle imprese italiane sono contesti di piccole e medie dimensioni:
ritenerle poco interessanti o inaffidabili è errato. Anche in questo senso andate
oltre gli schemi, superate il pregiudizio, indagate, verificate. Non vi accon-
tentate di fare quello che hanno fatto gli altri prima di voi o ciò che vedete
fare intorno a voi da amici e compagni di scuola o di Università. Cercate più
informazioni possibili sulle professioni che più vi attraggono e impegnatevi
a comprendere il settore che vi interessa, cercando di scoprire quali sono gli
attori del mercato, anche i più piccoli, che spesso riservano piacevoli sorprese
in termini di visione, organizzazione, flessibilità e innovazione.

Settori da tenere d’occhio


Abbigliamento, turismo, trasporti, editoria, ricerca scientifica, edilizia, arreda-
mento, salute. Gli ambiti nei quali si può scegliere di lavorare sono moltissimi,
e ciascuno di essi ne contiene decine al proprio interno. Forse, in mancanza di
idee precise su cosa si desidera fare, la ricerca di un impiego può cominciare
proprio dall’analisi dei settori. Per trovare indicazioni e farsi un’idea della va-
stità della scelta, basta navigare il sito della Guida Monaci, un’istituzione nel
campo della classificazione merceologica.
Alla pagina www.guidamonaci.it/dir trovate un lungo elenco. Cliccando sul-
le singole parole potete entrare nel dettaglio con un’ulteriore declinazione in
sottocategorie. Il consiglio è di scorrere la lunga lista estrapolando solo i settori
che vi attirano, vi interessano o semplicemente vi incuriosiscono e di razio-
nalizzarla, assegnando delle priorità ai settori di vostro interesse e scegliendo
in quell’ambito le aziende a cui inviare il curriculum vitae. Se siete in cerca di
primo lavoro oppure se avete deciso di cambiare, o siete stati costretti a una
sosta nel vostro percorso professionale, vale la pena fare un’analisi sui diversi
settori: magari non avete pensato ad alcuni comparti merceologici e potrebbero
venirvi in mente nuove idee. È un modo interessante e proficuo per trovare am-
biti dove il vostro know-how e le vostre competenze possono essere apprezzati,
per intuire, quali possibilità si aprono all’interno di varie nicchie di mercato.
Ecco un esempio. Provate a scegliere nell’elenco della Guida Monaci la
voce “Fonti energetiche, ecologia e ambiente”: troverete un ulteriore det-

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Scegliere

taglio che vi darà un’idea della complessità e delle articolazioni del set-
tore. Scoprirete che selezionando quel macro-settore avete la possibilità
di puntare su “parchi e riserve naturali”, oppure su “petrolio”, o ancora su
“caloriferi, stufe e radiatori”, o su “condizionatori per auto” o su “biocom-
bustibili”. Già solo questa riflessione “verticale” sul settore vi può aiutare
a fare un’ulteriore selezione delle vostre preferenze.

Scheda Operativa n. 2
Individuare i settori di interesse
Trascrivete i settori che più possono corrispondere ai vostri interessi e che me-
glio potrebbero valorizzare i vostri studi e le esperienze acquisite.

• Fate una lista.


• Mettete in cima i settori di maggior interesse, poi iniziate l’approfondimento.
• Cercate di capire, attraverso tutti i canali possibili, quali sono le caratteristi-
che di quel settore, chi sono i protagonisti, quali sono e dove si trovano le nic-
chie di eccellenza.
• Parlate con le persone, confrontatevi sia con chi viene da quel mondo sia con
persone che vi ispirano fiducia e che potrebbero darvi qualche spunto.
• Frequentate le fiere di settore, aggiornatevi attraverso riviste specializzate,
utilizzate web e social media in modo finalizzato. E soprattutto abituatevi
a fare molte domande: solo così ci si può davvero fare un’idea di che tipo di
lavoro si vuole fare.
• Usate il vostro Quaderno Operativo per annotare ciò che man mano scoprite
di ciascuno dei settori ai quali avete dato la vostra preferenza.
• Cancellate infine i settori per i quali scoprite di non avere le competenze giu-
ste o che si rivelano a un’attenta analisi meno interessanti del previsto.

Viaggio nelle professioni


Vi sono una miriade di professioni e mestieri poco praticati o semplicemente
poco conosciuti. Tutti conosciamo avvocati, medici, manager e imprenditori,
promotori, venditori e agenti, docenti di ogni categoria, estetisti, parrucchieri,

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Trovare lavoro oggi

commercianti, fotografi, commercialisti, infermieri. Ma conosciamo un gemmo-


logo? Un paleontologo o un oceanografo? E un tecnico degli effetti speciali?
Un tecnico forestale? Un dietista, un attuario, un restauratore? Uno specialista
in musicoterapia? Un logopedista?
È raro in effetti che l’amico di famiglia o il vicino di casa siano paleontologi o
musicoterapeuti, e quindi, poiché il primo fattore di spinta in una persona giova-
ne è l’emulazione di modelli visibili, un gran numero di professioni rimangono
poco frequentate, non tanto perché poco accessibili ma perché poco diffuse.
Vi sono perciò lavori e mestieri meno visibili che vale la pena esplorare, an-
che spostando l’attenzione dai soliti siti dedicati alla ricerca di lavoro, sia per
ampliare le possibilità di trovare il lavoro che “fa per voi” sia per non affollarsi
dietro le solite etichette professionali, che in molti casi non offrono comunque
grandi garanzie di impiego.
Una volta terminata l’esplorazione dei settori di mercato, dedicate un po’ di
tempo a consultare i siti che propongono una classificazione delle professioni.
Vi aiutano a scegliere perché offrono parametri descrittivi sulle attività specifi-
che, sulla formazione richiesta e sulle capacità utili per potervi accedere. Per
ovvi motivi, le classificazioni non sono né potrebbero essere complete, spesso
magari sono anche poco aggiornate, ma è comunque utile navigare questi
siti (ne trovate i riferimenti nel riquadro “Indirizzi utili” alla pagina 26) per
farsi un’idea di quante professioni esistano e per avere qualche ispirazione,
trovare una tipologia di lavoro di cui non si conosceva l’esistenza, togliersi
dei dubbi su un ruolo che magari non vi era molto familiare.
Quali sono le professioni che vi colpiscono di più? In quali vi riconoscete
maggiormente? Trascrivetele sul vostro Quaderno Operativo e cercate di met-
terle in ordine di gradimento.

Andare alla fonte


Se avete identificato alcune professioni di vostro interesse e volete approfon-
dirne la conoscenza, sappiate che per molte di esse esistono associazioni che
raggruppano persone appartenenti a quella specifica categoria. Per esempio,
se siete interessati all’ambito della catena della logistica, esiste un’associazione
dedicata a questi professionisti (www.ailog.it).
Per i traduttori e gli interpreti l’indirizzo è www.assointerpreti.it, mentre
www.aias-sicurezza.it è il portale degli specialisti in sicurezza e ambiente;
www.aipnet.it è un’associazione professionale di informatici e così via,
potrete trovare sul web queste associazioni che raggruppano professionisti
di svariate categorie professionali.
L’iscrizione non è gratuita, ma se non ve la sentite di fare questo investimento
potrete comunque utilizzare anche solo il sito come fonte di informazioni (nomi
di esperti, riviste specializzate, eventi che spesso sono aperti anche ai non soci).

24
Scegliere

Scheda Operativa n. 3
Scoprire le professioni
Una volta fatta una lista dei lavori che vi incuriosiscono e vi attraggono, ini-
ziate a concentrarvi sui primi tre e su di essi cercate tutte le informazioni
possibili: su internet, chiedendo ad amici e ad amici di amici se possono met-
tervi in contatto con qualcuno che vi aiuti a capire bene i contenuti di quella
professione.
Su queste tre professioni di vostra preferenza cercate di capire alcuni punti
fondamentali:

• Quali responsabilità comportano?


• Quali attività richiedono di svolgere?
• Quali conoscenze specifiche è necessario avere?
(È importante fare una verifica incrociata tra le conoscenze che avete ac-
quisito o che siete interessati ad acquisire e quelle che vengono richieste da
una specifica professione. A volte abbiamo delle idee preconcette rispetto
a certi lavori e ci ritroviamo con informazioni incomplete che non ci con-
sentono di scegliere in maniera consapevole).
• Che tipo di inquadramenti contrattuali prevedono?
(Vi sono alcune professioni, per esempio legate al mondo della tecnologia di-
gitale, che prevedono spesso contratti di consulenza, quindi non il classico
contratto a tempo indeterminato).

Esistono poi le associazioni di categoria che raggruppano aziende. Navigate


anche questi siti come fonti di approfondimento su tematiche ricorrenti, leg-
gete gli articoli che pubblicano e vi farete un’idea di che aria tira all’interno
di quel determinato comparto.
Ne trovate alcune sul sito di Confcommercio all’indirizzo www.confcom
mercio.it, cliccando sulla sezione “Enti collegati”, che rimanda ad alcune
organizzazioni nazionali di categoria.
Un’attenzione particolare meritano anche le pubblicazioni di settore. Cercatele,
magari chiedendo telefonicamente alle associazioni di riferimento di segnalarvi
qualche rivista tecnica. Vi serviranno anch’esse per riflettere e farvi un’idea
globale del settore, per capire dove e quali sono le aziende nascoste ma
interessanti, e magari, con un po’ di fortuna, per trovare qualche annuncio
di lavoro legato al quel campo.

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Trovare lavoro oggi

Indirizzi utili
• www.atlantedelleprofessioni.it È un sito interessante per la sua impostazione
che è tra le più razionali e complete tra quelle presenti in rete. Potete ricercare
una figura professionale; se è tra quelle disponibili il sito descrive il tipo di attività
svolte, le competenze necessarie e offre una traccia bibliografica, oppure link ad
altri siti da consultare sull’argomento. In più, alcune professioni sono corredate
da un video in cui viene intervistato un professionista di riferimento che racconta
il lavoro dal suo punto di vista. Si va dal veterinario all’operatore di cooperazione
internazionale, dal manager dello sport al tecnico del suono e così via. C’è anche
una sezione dedicata alle “aree professionali” dove viene proposta una suddi-
visione in aree di specializzazione. Trovate l’area degli specialisti in scienze della
vita (agronomi, biologi, veterinari), in scienze sociali (cooperatori internazionali,
sociologi), in scienze motorie (allenatore, manager dello sport).

• www.professionioccupazione.isfol.it È un sito progettato e realizza-


to da ISFOL (Gruppo “Professioni” nell’ambito della struttura “Lavoro e
professioni”), su incarico del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Anche questa costituisce una buona risorsa per trarre ispirazione e informa-
zioni sui mestieri e le professioni.

L’alternativa: il lavoro si crea


Se è vero che l’idea del posto fisso fa fatica a essere scardinata, è altrettanto
innegabile che si faccia sempre più strada la consapevolezza che occorre
adattarsi al nuovo scenario e a tutto ciò che ne consegue, compresa la fles-
sibilità e le sue variazioni sul tema. Molti iniziano a riflettere sui vantaggi di
una soluzione laterale, alternativa rispetto al posto fisso, che sembra diventato
così difficile da trovare.

Professionisti liberi
Chi ha maturato una forte competenza negli anni e può metterla a disposi-
zione di più aziende, valuterà l’ipotesi di operare come libero professionista,
in regime di Partita Iva. Il giovane che ha al suo attivo una forte competenza
tecnica (questo vale per esempio per le figure informatiche e per coloro

26
Scegliere

che hanno avuto esperienze nel mondo digitale in genere) valuta anche, e
a volte con preferenza, la possibilità di contratti di consulenza. A incorag-
giare percorsi “alternativi” di questo tipo è la caduta di alcuni miti. Il primo
è quello della certezza di entrare in azienda e restarci per tanti anni, l’altro
è il mito della sicurezza del posto di lavoro, garantita dalle dimensioni di
un’organizzazione. Nemmeno gli impiegati pubblici, che in passato hanno
spesso consapevolmente barattato le possibilità di progressione di carriera
con la sicurezza di essere inamovibili, oggi sono più tanto sicuri di non dover
mai più abbandonare la propria scrivania fino al momento della pensione.
Dunque, rischiare per rischiare, val la pena interrogarsi anche sulle proprie
preferenze rispetto alla modalità con cui lavorare. Essere dipendenti diretti,
con uno stipendio fisso, vuol dire essere ogni mattina nello stesso ufficio,
avere orari di lavoro ben precisi, svolgere attività strutturate e guidate da
procedure spesso pesanti e rigorose, e a volte anche molto ripetitive. È ciò
che fa per voi?
Essere libero professionista per contro vuol dire gestirsi con molta più
autonomia d’azione e libertà di orari, ma anche più rischi di avere alti e
bassi, picchi di lavoro e momenti di difficoltà a reperire clienti. È ciò che
vi sentite di affrontare? Se pensate che questa modalità di lavoro possa
essere quella che fa per voi, e avete bisogno di consigli mirati in tal sen-
so, potrete trovare un valido aiuto nella lettura del nostro volume Guida
alle attività in proprio, che offre una panoramica esaustiva sulle diverse
forme di impresa.

Da fare
In questa fase preliminare della ricerca è importante:
• Reperire le fonti di informazioni sui settori. Riviste specializzate, siti, associa-
zioni di categoria.
• Selezionare i profili professionali di vostro interesse esistenti nei settori scelti.
Quante professioni ci sono all’interno di ogni singolo comparto? Molte, non
tutte faranno al caso vostro.
• Chiarire le attività che si svolgono in quel determinato ruolo. Può darsi che
il lavoro “suoni bene”, ma richieda di fare cose che trovate noiose, difficili o
lontane dalle vostre aspirazioni.
• Capire le competenze richieste in quei ruoli. Se sono necessarie qualifiche che
potete impegnarvi a ottenere, oppure servono capacità e un tipo di preparazio-
ne che proprio non avete.

27
Trovare lavoro oggi

Lavorare a tempo
Nel nostro paese il lavoro temporaneo è visto unicamente come soluzione
tampone o trampolino di lancio per farsi assumere, in alcuni paesi stranieri
può diventare invece una scelta precisa quella di lavorare a intermittenza,
gestendo lavori saltuari per dare spazio magari ad altre attività o interessi
preponderanti.
Ovviamente, la scelta più semplice e gettonata è sempre quella di entrare in
azienda, ma per un giovane lavorare a tempo può essere fin da subito una
scelta di vita alternativa. Vi sono giovani che vivono a cavallo tra l’Italia e
l’estero e che hanno preso questa strada perché amano stare a contatto con
culture diverse, pur tornando periodicamente nel proprio paese.
Per chi lavora da molto tempo, ha acquisito molta esperienza e deve ricollocarsi
sul mercato esiste il Temporary Management (management temporaneo) che
comporta un ingaggio a tempo, su progetti specifici e con una contrattualistica
altrettanto specifica. Si tratta di figure professionali che, operando con obiettivi
precisi in tempi programmati, si inseriscono nelle aziende in momenti critici o
per ricoprire un ruolo vacante soltanto per un periodo limitato. L’associazione
italiana di riferimento per coloro che sono interessati a formule di questo tipo
è Atema (www.atema.net).
Esistono poi società, per esempio Contract Manager (www.contractmanager.it),
che si occupano proprio di fornire dirigenti per periodi di tempo limitati
(per esempio per 12 o 24 mesi) ad aziende che hanno bisogni specifici.

La start-up: una possibilità creativa


La svolta epocale che stiamo vivendo, caratterizzata fortemente dall’inno-
vazione, ha avuto come prima conseguenza un aumento dell’interesse dei
giovani negli ultimi anni verso la prospettiva imprenditoriale. Solletica la
possibilità che da un’idea originale possa nascere un business redditizio e
i molti esempi illustri rappresentano altrettanti modelli da imitare.
Ma che cos’è davvero una start-up? È la chance di dare forma a un’idea pro-
pria, a un progetto che si è fatto strada nella vostra mente e che desiderate
con tutte le vostre forze realizzare. Le premesse per prendere in conside-
razione l’idea di creare impresa sono due. La prima è una grande passione
per la vostra idea, una passione tale che vi consentirà di percorrere una
strada in salita, impegnativa, ma piena di significato, perché è qualcosa in
cui veramente credete.
La seconda è un approccio concreto e realistico. Confondere i “sogni” e
le fascinazioni con progetti o prodotti realizzabili, capaci di guadagnare
fette di mercato e di fare utili, è un errore che rischia di farvi perdere
molto tempo.

28
Scegliere

Non solo hi-tech


Il concetto di start-up subisce oggi gli effetti di una distorsione interpretativa:
parlandone si pensa automaticamente all’idea di avviare un’attività legata
al mondo di internet e dell’Information and Communication Technology.
Ma nel suo senso letterale la parola altro non significa che “dare avvio”, “ini-
ziare”. Dunque, questo termine può riferirsi all’avvio di una qualsiasi attività,
anche in ambito non prettamente tecnologico.
Se la start-up classica nell’ICT o nell’innovazione presuppone un progetto,
un’idea innovativa e vincente, e la ricerca di finanziatori pronti a investire su
quell’idea in vista di futuri guadagni, esistono però anche altre modalità per
realizzare un progetto in proprio.
Posso per esempio avviare un’attività artigianale: se amo aggiustare e riparare
e ho un diploma tecnico, potrei imparare a fare l’idraulico o l’elettricista e
magari mettere su una micro-impresa associandomi con altre persone con
competenze che a me mancano, nell’ottica di fornire ai potenziali clienti un
servizio completo. Se sono creativo e amo la moda, potrei avviare un’attività
artigianale, oggi così in disuso e invece così richiesta, come una sartoria.
Ricordiamo solo che, oltre alla passione per il proprio lavoro, in questi casi
è fondamentale tener conto di altri due aspetti: non servono grandi capitali
per partire e autopromuoversi, ma serve la capacità di darsi una connotazio-
ne e un posizionamento precisi, e serve soprattutto avere un’idea su come
reperire i propri clienti.

Per i risultati serve un obiettivo


Fin qui abbiamo preso in considerazione il tema della scelta, che porta con
sé quello dell’informazione e dell’approfondimento sui settori e le professioni.
Per coloro che hanno già le idee chiare e vogliono provare a fare da soli e in
autonomia, abbiamo considerato la possibilità di un lavoro in proprio, come
consulenti o fondando e gestendo una propria impresa. In ogni caso il lavoro
di cercare lavoro non è che all’inizio e per passare alla fase successiva occorre,
a questo punto, parlare un po’ di obiettivi e di pianificazione.

Fissare la rotta
Il poeta tedesco Rilke sosteneva che “nessun vento è favorevole a chi non sa
dove andare”. Vale quindi la pena fermarsi un attimo a mettere a fuoco il vostro
“punto d’approdo” rispetto al lavoro che cercate e, soprattutto, desiderate fare.

29
Trovare lavoro oggi

Può essere utile sapere che i teorici dell’obiettivo nascono nel mondo del
management, dove è più che mai sentita la necessità di ottenere risultati in
modo sistematico e in tempi precisi. Nel mondo del business è risaputo che
le aziende funzionano se hanno obiettivi chiari e ben definiti. Esattamente lo
stesso vale per le persone: coloro che hanno chiare le mete verso cui tendere
sono più motivati, fanno passi più sicuri, compiono azioni più mirate.
Dietro la semplice parola, così come noi la intendiamo, vi sono tecniche spe-
cifiche che, se ben utilizzate, aiutano ad agire in modo finalizzato, evitando la
dispersione di tempo e di energie. Anche per noi è quindi arrivato il momento di
parlare dell’importanza di stabilire un obiettivo e delle tecniche per formularlo.

Come si formula un obiettivo


Non basta decidere genericamente ciò che si vuole ottenere, occorre fissare
un traguardo che abbia senso e sia quindi davvero raggiungibile.
Un buon obiettivo deve essere:

• Specifico “Voglio trovare un lavoro” non è un obiettivo specifico, ma piut-


tosto generico. “Voglio diventare biologo marino” è già un buon inizio per
una formulazione più corretta.

• Sostenibile Un obiettivo che non sia sostenuto dalla ragionevolezza o che


sia contro valori in cui crediamo non può essere portato a termine. Se per
esempio fare il biologo marino mi portasse lontano dalla mia famiglia e dal
mio paese per lunghi periodi di tempo, sono sicuro che riuscirei a sostenere
il sacrificio?

• Legato a una scadenza temporale “Voglio diventare biologo entro due anni”.
È importante darsi una data, porsi un tempo limite, altrimenti si perde di
vista la meta da raggiungere e non avrebbe molto senso impiegare 10 anni
per diventare ciò che si desidera professionalmente.

• Autoriferito L’obiettivo che vi porrete non può coinvolgere altre persone,


perché non avete il controllo sulle azioni altrui. Deve essere riferito esclu-
sivamente a voi stessi e la sua realizzazione deve dipendere soltanto dagli
sforzi che voi sarete disposti a fare.

• Positivo L’obiettivo deve essere formulato in senso positivo. “Non restare


senza lavoro” è una frase negativa ed è tecnicamente una forma inadeguata:
per attivare le migliori energie per realizzare qualcosa, il nostro cervello ha
bisogno di stimoli positivi. Se manca una meta autentica, verrà a mancare
anche la spinta a realizzare azioni concrete.

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Scegliere

Scheda Operativa n. 4
Dall’obiettivo al piano d’azione
Poniamo che vi sia molto chiara la vostra motivazione a operare nel settore
delle scienze motorie, che siate convinti che le vostre capacità personali pos-
sono essere utilizzate bene nel contesto sportivo e che siate interessati a or-
ganizzare eventi. Con queste premesse potreste iniziare col definire un obiet-
tivo ben preciso, che chiameremo obiettivo di orientamento: “Trovare lavoro
nell’ambito dell’organizzazione di eventi sportivi, entro due anni”.
Dopo aver formulato l’obiettivo, in genere la domanda implicita è: “Adesso che
faccio, come comincio, da dove parto?”. Per rendere il vostro proposito realiz-
zabile e iniziare ad agire, un buon metodo è quello di scomporlo in obiettivi che
definiremo operativi, perché vi consentiranno appunto di operare, di fare i pas-
si successivi e quindi procedere all’azione.
In pratica, per centrare l’obiettivo di orientamento del nostro esempio, è oppor-
tuno fare dei passi intermedi.
Eccone alcuni:

• individuare le organizzazioni sportive o le società di comunicazione che già


organizzano eventi sportivi;
• fare delle indagini su queste organizzazioni in modo da recuperare delle in-
formazioni in più;
• studiare bene un curriculum per presentarsi nella forma più adeguata;
• scegliere le prime 50 società a cui volete inviare il cv;
• individuare qualche nome di riferimento all’interno di ciascuna organizzazione;
• scrivere lettere di accompagnamento personalizzate;
• informarvi sui corsi/scuole di specializzazione che offrono formazione sul
management sportivo.

Per trasformare queste attività da svolgere in un piano d’azione basterà che


a ogni azione corrisponda una data di scadenza, una sorta di impegno morale
che prendete con voi stessi, in modo da rispettare la tabella di marcia che vi
dovrà portare dritti allo scopo entro la data finale.
Questo approccio mentale sarà sempre utile se si desidera essere efficaci nel
raggiungere risultati concreti, di qualsiasi tipo essi siano. E, soprattutto, sarà
produttivo quando, lo vedremo nel capitolo 5, sarete già dei professionisti e
vorrete “guardarvi intorno” per cambiare, crescere, trovare nuovi stimoli in un
nuovo lavoro.

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Pagina bianca
2
Cercare

Dopo esservi interrogati con sincerità su quali siano le vostre attitudini, le competen-
ze e anche naturalmente le preferenze in campo lavorativo, è arrivato il momento
di perlustrare il mercato in cerca di opportunità. Tutti gli esperti di recruiting,
ovvero della ricerca e selezione del personale, concordano nel sostenere che
cercare lavoro richiede tempo e fatica. Occorre tentare più canali, personalizzare
il messaggio, selezionare con attenzione le aziende in base a molteplici criteri,
documentarsi sui mercati e le realtà che interessano per poter colpire, magari nella
lettera di accompagnamento al curriculum, con la propria competenza in materia.
Insomma occorrono dedizione, energie ed entusiasmo, soprattutto in tempi di
crisi, per riuscire nell’impresa. Serve anche un po’ di preparazione per sapere
su cosa puntare, come valorizzarsi, in che modo organizzare efficacemente
la presentazione di sé. Tutte cose che si possono apprendere e che questa
guida vi aiuterà a conseguire.

Il successo è nel canale


Quali sono dunque i canali giusti per cercare un lavoro? In un mondo in cui
tutti sono alla ricerca dell’occasione giusta e vi viene ripetuto di continuo
che le possibilità di trovare lavoro sono sempre meno, occorre attivarsi e
Trovare lavoro oggi

utilizzare tutti i mezzi a disposizione per trovare le aziende che assumono,


e per farvi trovare da loro. A cominciare da quelli ai quali magari non avete
mai neanche pensato.

Il passaparola batte tutti


La realtà economica italiana è composta per oltre il 95% da imprese di
piccola e media grandezza. Spesso si tratta di realtà a conduzione familiare
o con un numero ristretto di dipendenti. In questi circuiti la conoscenza
personale ha un peso notevole nella scelta del candidato. Questa modalità
non va confusa con la raccomandazione: in questo caso non vi sono pres-
sioni perché qualcuno venga assunto per il semplice fatto che si tratta del
“figlio di”, ma si favorisce un incontro tra un’azienda e una persona da cui
entrambe le parti possono trarre utilità. Segnalare a un imprenditore o a
un amico manager un candidato di propria conoscenza, specializzato in un
campo di interesse di quell’azienda, non significa raccomandare, ma crea-
re possibili sinergie di reciproca utilità. Non dimenticate che questo è un
sistema di reclutamento a costo zero, perché non richiede il pagamento di
una società esterna che si occupi della ricerca del personale. Ecco spiegato
come mai, secondo i dati relativi al 2014 riportati nell’indagine “Canali di
intermediazione e ricerca lavoro”, realizzata nel 2016 da Isfol, ente nazionale
di ricerca che opera sotto l’egida del Ministero del Lavoro, gli occupati che
hanno trovato l’attuale posto di lavoro grazie ad amici e parenti sarebbero
il 33,1% del totale.
L’indagine Isfol, che ha coinvolto persone occupate di età compresa tra i 18 e
i 64 anni, permette di compilare un’autentica classifica dei canali più efficaci
per trovare un impiego.
Al primo posto, lo abbiamo visto, si collocano i contatti personali. Quasi un
terzo degli intervistati ha trovato lavoro chiedendo o venendo a sapere di
posizioni aperte da amici, parenti, conoscenti. A questi vanno aggiunti coloro
che hanno trovato l’opportunità giusta attraverso conoscenze fatte in ambito
lavorativo: le relazioni professionali con colleghi, superiori, concorrenti, for-
nitori hanno consentito di trovare un nuovo lavoro al 9,9% del campione.
Il passaparola come metodo per trovare lavoro totalizza quindi il 42% di
successi, ben oltre un terzo del totale.

Candidarsi funziona
Al secondo posto tra i sistemi che più spesso aiutano a fare centro nella
ricerca di un impiego vi è l’autocandidatura: ha trovato lavoro inviando il
proprio curriculum ad aziende di interesse, senza rispondere a un annuncio,

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Cercare

oltre il 20% del campione. Questo dato dà ragione a quanti sostengono che,
per trovare un lavoro che soddisfi in pieno le proprie aspettative, la cosa
migliore è essere proattivi nella scelta. Le aziende che ricevono curricula,
anche in periodi in cui non sono aperte selezioni per posti vacanti, in genere
conservano quelli che sembrano promettenti e li tengono in considerazione
per attingervi alla prossima ricerca di personale, per poi ricontattare i po-
tenziali candidati. Inoltre, come abbiamo visto, in molti casi il ruolo vacante
non viene nemmeno pubblicizzato in un annuncio, bensì ricoperto da per-
sone trovate tramite conoscenze, perciò è possibile che un’azienda di vostro
interesse stia cercando personale, ma che voi non lo veniate mai a sapere
perché per farlo non utilizza i canali tradizionali. Mandare a un’impresa che
vi piace un cv mirato e ben fatto, vedremo come nel capitolo 3, è quindi
sempre una buona idea.

In cerca di annunci
Solo il 2,6% degli intervistati nell’indagine Isfol ha trovato lavoro risponden-
do a un annuncio, ma nonostante questi dati, l’annuncio rimane un canale
fondamentale per mettersi in contatto con il mondo del lavoro. Magari non

Percentuale di occupati per canale di accesso

Canale di accesso Canale usato Canale di ingresso


Amici, parenti, conoscenti 59,7 33,1

Autocandidatura 58 20,4

Concorsi pubblici 28,9 10

Ambiente lavorativo 43,8 9,9

Avvio attività autonoma 23,2 9,1

Agenzie lavoro interinale 30,5 5,6

Scuole, Università e Istituti di formazione 25,4 3,7

Centri per l’impiego e servizi pubblici 33 3,4

Lettura offerte di lavoro sulla stampa 36 2,6

Società di ricerca e selezione 25,1 1,4

Fonte: dati Isfol - Plus 2014

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Trovare lavoro oggi

troverete la vostra soluzione tramite le inserzioni, ma esplorare sistematica-


mente i quotidiani e i siti dedicati agli annunci di lavoro vi aiuterà a capire
come si muove il mercato, che tipo di profili vengono richiesti, quali sono i
requisiti per certe professioni, quali sono le aziende che cercano.
Quotidiani nazionali e locali, ma ormai soprattutto la rete, con le sue molteplici
opportunità che si presentano in forma di bacheche, banche dati di curricula e
veri social network dedicati al business, offrono una gran quantità di annunci.
Non va sottovalutata l’importanza di visionarne il più alto numero possibile
e, soprattutto, di leggerli in modo sistematico e ricorrente finché non trovate
il lavoro che fa per voi. I servizi online in genere consentono di fare ricerche
per area geografica, tipo di professione, settore di mercato, rendendo più
immediato il riscontro.

Intermediari pubblici e privati


Dovrebbero aiutare chi cerca a trovare lavoro, e in parte lo fanno, ma con
risultati altalenanti. A fare da tramite tra imprese e candidati vi sono realtà
sia pubbliche sia private. La scelta di quelle a cui conviene rivolgersi in ge-
nere è dettata dal tipo di lavoro che si sta cercando. Centri per l’impiego,
Informagiovani e agenzie di lavoro interinale sono adatti alla ricerca di lavori
(anche temporanei) di tipo manuale oppure impiegatizio a livello di ingresso
o ancora a chi ha conseguito particolari diplomi professionali (per esempio
infermieri, estetiste ecc.). Le società di ricerca del personale aiutano le azien-
de di grandi e medie dimensioni a trovare candidati per ruoli impiegatizi di
livello medio alto, mentre gli head hunter, i cosiddetti “cacciatori di teste”,
solitamente si occupano di trovare profili di livello dirigenziale, cercando di
strapparli ad aziende concorrenti di quelle per le quali effettuano la ricerca.
La percentuale di quanti hanno trovato lavoro con uno di questi canali, se-
condo i dati dell’inchiesta Isfol Plus 2014, ammonterebbe al 10,4% del totale
degli intervistati: una quota da non sottovalutare.

Trovare le aziende
Dati Istat riferiti al 2013 dicono che l’80,3% degli occupati nei vari settori
dell’industria e dei servizi in Italia lavora in un’impresa media, piccola o ad-
dirittura micro. Ma dove sono tutte queste aziende e come si fa a trovarle?
E soprattutto perché, data l’estrema frammentazione del panorama produttivo
italiano, chi è in cerca di un lavoro spesso si ostina a guardare dove cercano
tutti gli altri: aziende arcinote, sedi italiane di multinazionali, marchi popolari?

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Cercare

Sarebbe utile fare esattamente il contrario: percorrere strade meno trafficate


alla ricerca di realtà piccole, ma non necessariamente meno stimolanti, e di
nicchie di comparto dove la concorrenza è meno serrata. Individuare aziende
locali che godono di buona salute e che magari oggi non cercano, ma un
domani potrebbero avere bisogno di profili come il vostro.

Dove cercare
Per scoprire quali sono le aziende che si nascondono tra le pieghe del mercato
occorre utilizzare tutti gli strumenti possibili, anche quelli meno convenzionali.
Dai Career Day delle Università, eventi di orientamento che servono a mettere
i laureandi in contatto con le aziende del territorio, alla lettura attenta dei
giornali locali, in cerca non solo di annunci, ma anche di notizie sulle imprese
della città o della provincia, fino a interviste a imprenditori e amministratori
delegati, per scoprire nomi e marchi che magari non si conoscono.
Una fonte interessante sono anche le pubblicità che appaiono su giornali e
siti di notizie locali: tra le aziende inserzioniste potrebbe essercene qualcuna
alla quale vale la pena mandare un curriculum. Anche tra gli sponsor di eventi
sportivi o culturali si possono trovare imprese interessanti, che probabilmente
hanno i conti in attivo, dal momento che investono in sponsorizzazioni per
far conoscere il proprio marchio.
Vi sono poi tutta una serie di canali istituzionali, consultando i quali è possi-
bile trovare citazioni o elenchi di aziende appetibili: Camere di Commercio,
associazioni di categoria, sedi locali di Confindustria e Confartigianato e poi,
perché no, i siti internet di Comune e Regione.

Entrare in contatto
Una volta stilata una propria lista di potenziali datori di lavoro, oltre a prendere
contatto via posta o via e-mail con l’invio di un curriculum di autocandidatura
e una lettera di accompagnamento (i consigli su come scriverli li trovate nel
capitolo 3), può essere una buona idea anche cercare un contatto più diretto
e personale. Per farlo bisogna andare oltre gli schemi e superare gli imbarazzi.
Frequentate convegni di settore e conferenze, visitate fiere e iscrivetevi ad
associazioni di categoria: sono tutte occasioni nelle quali potrete venire a co-
noscenza di realtà nuove ed entrare in contatto diretto con persone che fanno
parte di quelle aziende. Proporsi di persona potrebbe avere un impatto più
incisivo rispetto al semplice contatto via posta. Inoltre, il fatto di partecipare
a eventi che riguardano il settore in cui un’azienda opera, vi pone automati-
camente in una luce migliore come potenziale candidato agli occhi di chi vi
incontra. Peraltro aggiornarsi sui temi che riguardano la professione e il mer-

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Trovare lavoro oggi

Indirizzi utili
Quasi tutti gli atenei più importanti, da Bologna a Roma, da Milano a Urbino,
da Genova a Venezia organizzano nel corso dell’anno uno o più Career Day du-
rante i quali invitano studenti, neolaureati e aziende del territorio a incontrarsi.
Oltre a questi eventi accademici ve ne sono poi molti altri che hanno comunque
lo scopo di avvicinare domanda e offerta. Frequentare qualcuna di queste fiere
può essere un buon modo per entrare in contatto diretto con le aziende e pro-
porre la propria candidatura.
Eccone alcune.

• Io Lavoro (Torino): www.iolavoro.org


• Orienta Sud (Napoli): www.orientasud.it/cms
• Job Fair (Firenze): www.jobfairfirenze.com
• Punto di incontro (Pordenone): www.incontropordenone.it
• Job meeting (in varie città d’Italia): www.jobmeeting.it
• Job & Orienta (Verona): www.veronafiere.it
• Carriera & Futuro (Torino): www.carrieraefuturo.com

cato di riferimento è in ogni caso una buona idea, perché vi darà argomenti
da spendere sia nella lettera di accompagnamento al curriculum sia nel corso
di un eventuale colloquio.

Job meeting: aziende e candidati si incontrano


Esistono eventi dedicati all’incontro tra domanda e offerta nel mondo del
lavoro, chiamati job meeting o fiere del lavoro. Si tratta di grandi vetrine dove
le aziende da un lato e i candidati dall’altro cercano di dare a se stessi la mas-
sima visibilità. Queste fiere del lavoro e della carriera rappresentano un’ottima
opportunità per avvicinare aziende che assumono e stabilire un contatto,
facendosi quindi conoscere e proponendosi di persona come candidato.
Ecco qualche consiglio per trarne il massimo.

• Buona impressione L’abbigliamento deve essere quello che scegliereste per


un colloquio, ma con scarpe comode per camminare. Non fatevi trovare
sguarniti: portate con voi molte copie del vostro curriculum, un bloc notes,
penne e biglietti da visita con tutti i vostri numeri e indirizzi di contatto.
Allenatevi a fare un breve presentazione orale di chi siete e delle vostre

38
Cercare

competenze: dite poche cose, quelle che contano, perché il contesto prevede
un elevato numero di contatti e quindi esige velocità nell’interazione.

• Preparazione Solitamente sui siti internet di queste manifestazioni è presente


l’elenco delle aziende che parteciperanno. Studiate il profilo di quelle che vi
interessano per capire di cosa si occupano e quali ruoli potrebbero cercare,
ma anche per documentarvi su ciascuna e fare una migliore impressione
quando vi troverete di fronte ai suoi rappresentanti. Dovete far loro capire
che sapete di cosa state parlando per dimostrare di essere competenti.

• Incontri Spesso durante eventi di questo tipo vengono organizzati se-


minari e workshop. Vale la pena partecipare almeno ad alcuni di essi,
non solo perché sono una buon fonte di informazione sul mercato, ma
anche perché rappresentano occasioni ulteriori di incontro con le aziende.
Presentarsi ai selezionatori non è mai facile. Occorre superare un certo
riserbo, combattere la timidezza, trovare il modo giusto per approcciarli,
con una stretta di mano e una prima frase che sciolga il ghiaccio. Le prime
parole sono le più difficili: per superare l’impasse iniziale, preparate una
frase che vi faccia sentire a vostro agio e che evidenzi il vostro interesse
per quella particolare azienda. Fate sempre qualche domanda ai suoi
rappresentanti, dimostrando con ciò che avete un reale interesse.

Scheda Operativa n. 5
Incontrare le aziende
Sul vostro Quaderno prendete nota di tutte le aziende con cui siete entrati in
contatto e alle quali avete lasciato il vostro curriculum.

• Per ciascuna annotate qualche dettaglio che vi aiuterà in seguito a ricordare


meglio come si è svolto l’incontro.
• Soprattutto annotate i nomi e i ruoli delle persone con cui avete parlato.
• Prendete i biglietti da visita dei vostri interlocutori ogni volta che è possibile e
conservateli dentro al quaderno (se ne avete scelto un modello ad anelli po-
tete procurarvi un accessorio portabiglietti da visita in plastica trasparente).
• Passato qualche giorno può essere utile mandare un biglietto o un’e-mail di rin-
graziamento ai rappresentanti che avete conosciuto per l’opportunità conces-
sa. È un modo per ricordare loro chi siete e che tenete davvero a quell’impiego.

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Trovare lavoro oggi

Curare il network
Le persone che vi conoscono bene possono essere i vostri migliori sponsor.
Questa affermazione non deve assolutamente essere interpretata come un
incoraggiamento a farsi raccomandare, ma piuttosto come un invito a riflettere
sulla vostra cerchia di conoscenze e a stilare una lista di nomi di persone
che lavorano in aziende interessanti, fanno lavori che piacerebbero anche a
voi o sono comunque impiegati nel settore in cui state cercando di entrare.
Prima ancora di chiedere loro un contatto, potreste domandare se sono a
conoscenza di posizioni aperte all’interno delle loro aziende o di aziende
concorrenti. Per riuscire a conoscere il mercato dovete parlare con chi di
quel mercato fa parte e ha più probabilità di voi di venire a sapere quando
qualcosa si muove.

Mettetevi in rete
Dal momento che si parla di network, invece di limitarvi a quello composto
dalle persone che vi stanno fisicamente attorno, è sicuramente il caso di
cominciare ad allargare la cerchia per trovare nuovi contatti potenzialmente
fruttuosi. Internet rende tutto questo piuttosto facile: i 30 milioni di utenti ita-
liani di Facebook sono lì a testimoniarlo. I social network sono luoghi virtuali
dove è molto viva la conversazione tra gli utenti sui temi più disparati, lavoro
incluso. Oltre all’aspetto ludico, di puro intrattenimento, queste piattaforme di
incontro possono dimostrarsi utili per una migliore conoscenza del mercato e
come canale per trovare potenziali datori di lavoro. Non esserci può rivelarsi
penalizzante, anche perché sempre più aziende utilizzano a loro volta network
come Facebook e LinkedIn per farsi conoscere e, in maniera crescente, anche
per reclutare personale.

LinkedIn: collegamenti fruttuosi


Il social network professionale per eccellenza conta oltre mezzo milione di
membri in più di 200 paesi, di cui 10 milioni in Italia. Per entrare in LinkedIn
basta registrarsi gratuitamente al sito ma, se pensate di sfruttare questo mezzo
per ampliare la vostra rete di contatti e mettervi in mostra, la sola compilazione
del profilo non basta. Occorre innanzitutto inserire tutte le esperienze lavorative
salienti, specificando bene quali sono state le competenze acquisite e i compiti
svolti; poi evidenziare i titoli di studio e le lingue conosciute e selezionare i tag,
cioè le parole chiave, che meglio descrivono ciò che fate, avete fatto, sapete
fare. L’importante è rendersi riconoscibili per poter trovare lavoro negli ambiti
per i quali si hanno le competenze giuste.

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Cercare

A corredare il profilo ideale non può mancare una vostra foto, perché in
quest’ambito l’anonimato non paga, anzi siete qui per pubblicizzarvi al
massimo e rendervi visibili alle aziende che sono alla ricerca di persone da
assumere. Meglio sempre optare per un sobrio primo piano.
Il vostro profilo è completo? Bene, avete fatto il primo passo, ma il lavoro
davvero utile comincia ora. Cercate nell’indirizzario della casella di po-
sta che avete usato per iscrivervi i nomi di persone che conoscete e che
sono iscritte a LinkedIn e cominciate a costruire la vostra rete di contatti.
Accompagnate ogni richiesta con due righe di motivazione personale, tan-
to più utili quanto più il legame con quella persona è blando o magari
affonda le sue radici in tempi lontani: fatevi riconoscere e spiegate perché
chiedete loro di entrare a far parte della loro cerchia di contatti. LinkedIn
non è Facebook, ricordatelo; perciò nessuno vi accorderà “l’amicizia” solo
perché gliela chiedete. Occorre che esista tra voi e l’altra persona un colle-
gamento di qualche tipo ed è possibile anche che un comune conoscente
vi faccia da tramite.
Ora cominciate a cercare aziende che lavorano nel settore che vi interessa e
selezionate quelle di cui volete seguire gli aggiornamenti. Quindi iscrivetevi
a gruppi di discussione sui settori e gli argomenti che più vi interessano
(dal punto di vista professionale, ovviamente): ogni volta che ci saranno
aggiornamenti ne sarete informati e potrete partecipare al dibattito.
Agendo sulle impostazioni del profilo potrete scegliere con quale frequenza
ricevere via e-mail gli aggiornamenti che riguardano i vostri contatti, i gruppi
e le aziende che seguite. Per evitare di essere inondati di messaggi che ri-
schierebbero di diventare solo rumore di fondo, ma al contempo assicurarvi
di non essere tagliati fuori dalla conversazione, potreste scegliere una cadenza
settimanale. Inoltre, aspetto fondamentale, iscrivetevi per l’invio delle inser-
zioni che rispondono ai vostri requisiti geografici e di competenza/interesse,
così li riceverete via mail.

Gli emuli di LinkedIn: Viadeo, Xing & co.


Sulla scia del successo di LinkedIn sono sbarcati negli anni in Italia altri
social network professionali, che però non sembrano essere decollati del
tutto nel nostro paese. Il francese Viadeo, molto simile a LinkedIn, prevede
la compilazione di un profilo, la costruzione di contatti, la creazione di
gruppi, e poi i periodici aggiornamenti. Xing è un altro network profes-
sionale, di origine tedesca, che vanta circa 13 milioni di utenti nel mondo,
Italia inclusa. Anche su questa piattaforma è possibile entrare in contatto
con persone che già si conoscono o conoscerne di nuove, magari grazie
all’intermediazione di altri utenti. Lo scopo è quello di fare rete, trovare

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Trovare lavoro oggi

Scheda Operativa n. 6
Gestire i contatti
Anche per cercare di allargare la propria cerchia di conoscenze, al fine di trova-
re contatti utili per un’occasione lavorativa, occorre avere metodo.

• Fate una lista il più possibile esaustiva (prendetevi un po’ di tempo per pen-
sarci) di tutte le persone del vostro network che fanno un lavoro interessan-
te, nel ramo di vostra scelta.
• Segnate anche gli amici degli amici, l’importante è avere un tramite per po-
terli contattare e chiedere qualche consiglio.
• Smarcate le persone contattate e sottolineate i nomi di coloro che vi hanno
fornito un contatto per inviare un cv o per ottenere un colloquio.
• Se nel giro di un paio di settimane la promessa non si concretizza, potrete
provare a ricontattarli per chiedere se ci sono novità.

opportunità e restare aggiornati sul proprio ambito professionale, ma anche


ovviamente farsi vedere e soprattutto farsi trovare, potendo scegliere con
quali parole chiave si desidera essere identificati e quali delle informazioni
su di noi desideriamo che siano visibili a tutti gli utenti o solo ad alcuni.
Una realtà tutta italiana, emersa qualche anno fa, è Egomnia, social network
per giovani laureati lanciato da un team di giovanissimi italiani, la cui parti-
colarità consiste nell’aver creato un algoritmo che assegna a ogni candidato
un punteggio in base alle qualifiche del suo cv. L’utente compila un modulo
online e viene inserito in una sorta di classifica in base ai punteggi di ciascuna
delle voci inserite. Un alto voto di laurea, eventuali master o dottorati, stage in
azienda: tutto conta per il piazzamento finale. Le aziende possono fare ricerche
mirate e filtrare in base ai parametri di maggior interesse, i candidati possono
controllare il proprio piazzamento rispetto alla concorrenza, per tipo di laurea,
per area geografica e così via. Quale sia il reale impatto di questo network
in termini di posti di lavoro davvero trovati è difficile dirlo. Ma un tentativo in
più non può certo nuocere.
E poi c’è About.me un sito che vi consente di mettere voi stessi e le vostre
competenze in vetrina. Una bella foto, i vostri interessi, le competenze, gli ambiti
nei quali vorreste lavorare e poi link a tutto ciò che può raccontare qualcosa di
voi. L’iscrizione è gratuita, ma nella versione premium, che costa circa 5 euro
al mese, possibile personalizzare l’url, aggiungere contenuti video, gestire il

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Cercare

calendario degli appuntamenti con potenziali datori di lavoro e altro ancora.


Il nocciolo della questione, il motivo per cui iscriversi a un sito del genere po-
trebbe essere interessante, è che questo può essere un luogo nel quale riunire
tutte le proprie pagine presenti sul web. Nelle impostazioni del profilo si possono
infatti caricare i link agli altri social, come LinkedIn, Facebook, Twitter e molti
altri. Così quando fornirete a qualcuno il vostro Url su About.me, lì potranno
trovare con un clic tutti gli altri vostri profili. Scegliete con cura quali linkare:
può darsi che vi faccia gioco collegare il vostro profilo Twitter perché sul quel
social network condividete contenuti attinenti al lavoro o ai vostri interessi, e
non magari la vostra pagina Facebook, che contiene soprattutto foto di feste
in famiglia, vacanze e scambi di battute con amici.
È importante in ogni caso ricordare che l’eccessiva dispersione non paga.
La propria presenza su internet e sui social va curata, i profili non possono
essere aperti e poi dimenticati e abbandonati a loro stessi, specialmente se
avete intenzione di pubblicizzarli usando uno strumento come About.me.

Il lavoro al tempo della Sharing Economy


Prende sempre più piede online lo scambio tra privati. Da Airbnb, dove le
persone offrono e cercano case per le vacanze, a Gnammo, dove cuochi
amatoriali vendono cene casalinghe e clienti avventurosi, passando per
Blablacar, grazie al quale chi ha bisogno di un passaggio lo chiede ad altri
automobilisti contribuendo alle spese di viaggio, non c’è quasi settore che
non abbia una piattaforma di sharing economy dedicata.
Il lavoro non fa eccezione. Si tratta a volte di piattaforme americane, che
però possono essere utilizzate anche nel nostro paese o di siti tutti nostrani,
pensati per far incontrare domanda e offerta. In genere si tratta di piccoli
lavori, ma non mancano le piattaforme dedicate a settori specifici. Per i
lavoretti, dal giardinaggio al personal trainer, dall’idraulico alle ripetizioni
scolastiche, c’è per esempio Tam Town. Per lavori di profilo un po’ più
alto, come quelli che riguardano creatività, scrittura, design, marketing, si
può dare una chance ad Upwork, che però è tutto in inglese. Oppure c’è
l’italianissima Addlance, che promette di far incontrare tra loro professio-
nisti che hanno bisogno gli uni degli altri (fotografi, traduttori, architetti,
ingegneri, programmatori...). Vale infine la pena di dare un’occhiata a
Gli affidabili, che divide le tipologie di lavori per categorie ben organiz-
zate e rende facile la ricerca del professionista giusto, che poi sareste voi.
Nessuna di queste piattaforme è pensata per trovare il lavoro della vita,
ma possono costituire una porta di ingresso alle professioni, un modo per
arrotondare o per farsi conoscere da una potenziale clientela, sfruttando
poi il passaparola. E chissà che tra un progetto e l’altro non nasca una
collaborazione più stabile e magari anche un impiego con tutti i crismi.

43
Trovare lavoro oggi

Twitter: cinguettii da seguire


Un aspetto positivo dell’uso diffuso dei social network è senz’altro quello
di avere avvicinato le persone comuni alle persone che contano. Iscriversi
a Twitter e cominciare a seguire gli aggiornamenti di chi lavora in settori di
vostro interesse può senz’altro essere un modo per avere sempre il “polso”
del mercato, ma anche per venire a sapere quando nascono nuove realtà,
partono progetti interessanti, insomma quando si aprono delle opportunità.
Diversamente da Facebook o LinkedIn, su Twitter non vi sono barriere
all’accesso, si può seguire chi si vuole: le aziende, gli esperti, le persone
che lavorano nell’ambiente. Curare le relazioni, inserendo a propria volta
aggiornamenti pertinenti, o rivolgendo tweet diretti, è l’altra faccia dell’uso
di questo social network. Ma almeno all’inizio va bene anche solo “ascol-
tare”. Tenete presente che tutto quello che scrivete su Twitter è pubblico e
visibile da tutti, e che gli aggiornamenti di tutte le persone che avete deciso
di seguire possono facilmente arrivare a essere nell’ordine delle centinaia.
Quindi scegliete con cura per evitare di essere travolti da un eccesso di
comunicazione.

Trovare gli annunci


Coloro che hanno trovato lavoro rispondendo a un annuncio rappresentano
una minoranza degli occupati, ma questo non significa che voi non sarete
tra quelli. La ricerca di offerte di lavoro è un esercizio utile non solo per
l’invio mirato di curricula, ma anche per capire quali sono le richieste del
mercato, quali profili sono maggiormente ricercati, quali le competenze
più richieste.

Ha senso chiedersi che lavori servono?


È la domanda che tutti si fanno, ma la risposta, chiunque sia a darla, va presa
con le pinze. Il mercato è estremamente volatile, le competenze che sembra-
vano essenziali cinque anni fa in alcuni campi oggi rischiano di essere già
obsolete. Le lauree che hanno sempre garantito il pieno impiego sfornano
disoccupati, mentre vi sono nicchie che sembrano galline dalle uova d’oro fino
a quando le mode cambiano, i consumi si spostano su altro e interi comparti
collassano o tutt’al più vivacchiano, con forza lavoro in esubero.
Dal rapporto annuale 2017 dell’Istat si apprende che, nel 2016, “torna a crescere
l’occupazione nell’industria in senso stretto, dopo la stasi del 2015. Rispetto al 2008,

44
Cercare

tuttavia”, si legge nel rapporto, “questo settore segna una perdita complessi-
va di 387 mila unità (-7,9%), anche se l’Italia rimane per numero assoluto di
occupati al secondo posto nella Ue, dietro alla Germania. Nel 2016 prose-
gue e si intensifica, rispetto al 2015, il calo di occupazione nelle costruzioni
(-4,4%). Crescono ancora, invece, gli occupati in agricoltura”.
Ma, in linea con l’andamento nel resto d’Europa, sono i servizi a crescere
maggiormente. “Oltre il 95% della crescita di occupati dell’ultimo anno è
concentrata nei servizi, settore in cui i livelli occupazionali superano di oltre
mezzo milione quelli del 2008”, cioè l’anno di inizio della crisi. L’incremento
registrato nel 2016 ha interessato soprattutto “trasporti e magazzinaggio, al-
berghi e ristorazione e i servizi alle imprese, a fronte di riduzioni nei servizi
generali della Pubblica amministrazione e nei servizi alle famiglie”.
Un altro dato molto interessante è quello che riguarda il titolo di studio: nel 2016
il tasso di occupazione cresce per tutti i livelli di istruzione, ma l’incremento più
elevato si registra tra i laureati (+1,3%). Questo il quadro recente, che però è
passibile di mutazioni anche rapide.

Le inserzioni dalla carta al web


Un tempo per cercare lavoro si cominciava dalle inserzioni sui quotidiani,
oggi questo canale ha perso la maggior parte del proprio peso nell’ambito
della ricerca lavorativa. Un tempo i principali quotidiani nazionali dedicavano
inserti settimanali agli annunci, oggi si dà per scontato che chi è alla ricerca
di un lavoro utilizzi i tanti canali e le bacheche di annunci disponibili online.
La Repubblica e il Corriere della Sera ne hanno di proprie, consultabili agli
indirizzi www.repubblica.it/economia/miojob/ e lavoro.corriere.it.
Internet è il mezzo più comodo e veloce per accedere a una grande quantità
di annunci senza muoversi dal divano di casa: l’offerta di siti che propongono
annunci e consentono di caricare il proprio curriculum vitae è ormai matura.
Esistono parecchi siti che si assomigliano molto fra loro e non sembrano offrire
particolare valore aggiunto alla semplice ricerca per parole chiave, per area
geografica, per settore di attività. Quasi tutti hanno alcune pagine dedicate ai
consigli per cercare lavoro, alcuni ambiscono a diventare dei social network,
altri sono mirati a particolari categorie di candidati: manager, studenti, neo-
laureati eccetera.
Nel grande mare di internet la ricerca può quindi essere ottimizzata, ma al-
largare troppo il tiro rischia di essere dispersivo. È importante tenere traccia
di tutti i siti ai quali ci si iscrive, tenere il proprio curriculum aggiornato su
queste piattaforme, passare un po’ di tempo ogni settimana a leggere gli
annunci proposti. Può essere conveniente iscriversi a un servizio che vi avvisi
via e-mail ogni volta che compare un nuovo annuncio con le caratteristiche
che vi interessano.

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Trovare lavoro oggi

Scheda Operativa n. 7
Costruirsi una bacheca personale
Prima di cominciare vi sembrerà impossibile che possiate perdere il filo delle
lettere spedite, degli annunci a cui rispondete. Eppure, se farete il lavoro di ri-
cerca e selezione in maniera sistematica, ben presto potreste trovarvi a gestire
decine di annunci. L’errore peggiore che possiate fare in questa fase è spedire
due volte il cv a una stessa azienda in risposta allo stesso annuncio, magari con
lettere di accompagnamento che dicono cose diverse. Per evitare questa brutta
figura tenete fin da subito traccia di quanto fatto nell’ambito della ricerca.
È anche a questo che serve il vostro Quaderno Operativo.

• Annotate tutte le inserzioni alle quali rispondete, con la data e il nome della
persona a cui avete indirizzato curriculum e lettera.
• Man mano che vi arrivano le risposte, fate un segno di spunta sugli annunci
corrispondenti.
• Cercate i recapiti telefonici e ricontattate le aziende che non vi hanno ancora
risposto due o tre settimane dopo l’invio del cv.

Tra più cliccati


• www.monster.it È uno dei colossi del settore. Permette di caricare il cv,
anche più di uno se si intende diversificare la ricerca, e di leggere gli annunci
e candidarsi per gli impieghi che sembrano interessanti.
• www.infojobs.it Uno tra i siti più gettonati per la ricerca di lavoro, ha “oltre
2.300 aziende con almeno un’offerta attiva al mese”. Consente di ricevere
gli annunci adatti al proprio profilo via mail oppure tramite la app che si
scarica sullo smartphone.

Altri siti “generalisti”, che pubblicano offerte e consentono ricerche per parole
chiave, ai quali vale la pena dare un’occhiata sono:

• it.jobrapido.com
• www.cercolavoro.com
• www.lavorare.net
• www.cambiolavoro.com

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Cercare

Indirizzi utili
Accanto ai siti di annunci generalisti, che raccolgono offerte di tutti i comparti del
mercato, ve ne sono alcuni mirati a particolari categorie di lavoratori.
Eccone una carrellata.

• www.studenti.it/lavoro Lo dice il nome stesso, è dedicata soprattutto a chi sta


ancora studiando la sezione di annunci del sito Studenti.it, che propone più che
altro stage.

• www.jobonline.it Non solo annunci di lavoro, ma anche un motore di ricerca


delle assunzioni nel pubblico impiego e uno per i master.

• www.lavoricreativi.com Il sito pubblica inserzioni riferite al mondo della co-


municazione, dal web all’editoria, dalla pubblicità agli audiovisivi.

• www.technojobs.it Portale di annunci dedicato ai profili tecnico-scientifici,


dagli ingegneri agli informatici.

• www.talentmanager.com Sito dedicato a professionisti e laureati, aiuta a


trovare impieghi che richiedono titoli accademici o specializzazioni.

• www.experteer.it Database specializzato in posizioni manageriali, molto


usato dagli head hunter per trovare profili di alto livello.

• www.careerjet.it È un aggregatore di annunci che mette insieme le inserzioni


che compaiono in decine di siti dedicati alla ricerca del lavoro.

• www.cliclavoro.gov.it Il portale del Ministero del Lavoro si propone come


luogo di incontro virtuale tra domanda e offerta di lavoro. Contiene database
utili a cui attingere informazioni, come quello delle agenzie per il lavoro interi-
nale autorizzate dal Ministero o degli sportelli per il lavoro presenti sul territorio
nazionale. Pubblica annunci ricercabili per settore e area geografica.

• www.concorsi.it Questo sito dedicato ai concorsi, consente di fare ricerche per


area geografica e per tipo di amministrazione (Comuni, Università, Forze armate
ecc.) o per settore di competenza (informatica, medicina, diritto, architettura ecc.).

• ec.europa.eu/eures/public/it/homepage Sito della Commissione Europea


che aiuta a trovare opportunità di formazione e di lavoro in tutta Europa.

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Trovare lavoro oggi

Leggere tra le righe


Di come interpretare correttamente un annuncio per sottoporre la propria
candidatura nel modo più adatto e incisivo parleremo nel capitolo 4. Qui ci
occupiamo invece di quegli annunci con particolari caratteristiche che devono
farci drizzare le antenne. Ci riferiamo a quelle comunicazioni che sembrano,
nella forma, inserzioni finalizzate alla ricerca di personale ma sono, nella
sostanza, falsi annunci che molto probabilmente hanno altri scopi. Si attira
l’attenzione del lettore offrendo apparentemente un’opportunità di lavoro e,
in realtà, si cerca di vendergli materiali, corsi, di farlo lavorare a titolo gratuito
o di inserirlo in meccanismi di vendita piramidale, nei quali gli ultimi arrivati
rischiano di rimetterci più soldi di quelli che potranno mai guadagnare.
Come fare a distinguere un annuncio reale, valido, finalizzato a una vera
opportunità, da un annuncio mistificatorio? Generalmente la società di sele-
zione o l’azienda che pubblica l’annuncio si preoccupa di impostare criteri
di trasparenza che presuppongono alcuni requisiti.

• Chiarezza su chi assume Se si tratta di un annuncio pubblicato diretta-


mente da un’azienda che cerca personale, questa dichiara la sua identità
mettendo in chiaro il suo marchio. A volte, per motivi di riservatezza, l’a-
zienda preferisce non esporsi e si avvale dell’aiuto di società di selezione
che, in questo caso, pubblicano un annuncio che consente di mantener-
ne l’anonimato. In ogni caso, però, è necessario chiarire la tipologia di
azienda, accennare alle dimensioni, inserirla in un contesto merceologico
o settoriale di riferimento, come negli esempi che seguono.

L’azienda nostra cliente è una consolidata realtà italiana di medie di-


mensioni attiva nel settore dell’elettronica di precisione.

L’azienda di riferimento è la filiale italiana di una multinazionale ope-


rante nel settore Health & Personal Care.

In questo caso, poiché l’annuncio è pubblicato da una società di selezione,


o su carta stampata o su propri siti, a garanzia dell’affidabilità dell’operatore
che fa da “mediatore”, la legge pretende che si dichiarino nell’annuncio o
sulla homepage del sito i riferimenti relativi all’autorizzazione ministeriale.

48
Cercare

Passare quindi attraverso la mediazione di una società di selezione può essere


già un elemento a favore dell’autenticità di un annuncio.
Più difficile rimane la valutazione di annunci pubblicati sui siti che favoriscono
l’incontro di domanda e offerta di lavoro: sono tanti e provengono da fonti
diverse sulle quali esiste un minore controllo.

• Descrizione dettagliata della posizione Il secondo elemento che contrad-


distingue un annuncio realmente finalizzato a offrire lavoro è una buona
descrizione del ruolo offerto.
Occorre:

– definire il job title, ossia dare un nome preciso al ruolo che viene proposto:

“Assistente di direzione”, “Ingegnere di processo”, “Product manager”,


“Direttore finanziario”.

– indicare il dipartimento aziendale in cui si inserisce:

“Nell’ambito della direzione marketing”, “All’interno del team di ven-


dita”, “Nell’ ambito dello stabilimento”.

– descrivere a grandi linee le responsabilità/attività che sono affidate al ruolo;


– enunciare i requisiti richiesti (esperienze, titoli di studio, conoscenze in-
formatiche, linguistiche, caratteristiche personali);
– indicare la tipologia di proposta contrattuale:

“L’azienda offre un contratto a tempo determinato/indeterminato”,


“L’azienda propone un contratto a progetto/collaborazione/consu-
lenza ed è quindi richiesta la titolarità di Partita Iva”.

– indicare la sede dell’azienda o comunque la sede di lavoro.

49
Trovare lavoro oggi

Ovviamente, se un’azienda ricerca un neo-laureato sarà meno specifica


nella descrizione, ma questi requisiti dovrebbero in linea di massima essere
comunque presenti.

Campanelli d’allarme
Abbiamo appurato che esistono una serie di informazioni che l’annuncio
serio deve fornire per dare garanzia di affidabilità. Purtroppo, però, le ba-
cheche online pullulano di inserzioni che non rispettano questi requisiti
e che perciò devono essere lette in maniera critica. Riportiamo di seguito
alcuni esempi di modalità e terminologie che devono far scattare in voi i
campanelli d’allarme del titolo.

L’annuncio da imbonitore
Cominciamo con un’inserzione che per il tono forzato e la vaghezza delle infor-
mazioni abbiamo paragonato all’annuncio di un imbonitore da fiera di paese.

Lavorare tramite internet e/o offline con il Club Xyz significa operare
al fianco di un’Affidabile Azienda moderna e dinamica, al Servizio di
Consumatori e Aziende di tutto il mondo. Il ClubXyz può vantare uno
storico impeccabile, costruito negli anni su basi di onestà, trasparenza
e assoluta efficienza.

Nessuno può escludere che dietro questo annuncio vi siano buona fede e
serietà, ma non possiamo negare che faccia sorgere molti dubbi. Manca in-
nanzitutto una vera presentazione dell’azienda: cosa fa, che prodotti offre ai
“consumatori di tutto il mondo”? Dove si trova?

Il Club Xyz dal 1991 offre un’opportunità di un’attività seria e redditizia.


Chi è davvero motivato ha la possibilità di iniziare e di provare oggi
stesso la propria attività autonoma senza rischio d'impresa.

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Cercare

Quale sarebbe questa “attività seria e redditizia”? Non viene dato alcun chia-
rimento. Inoltre, per dare l’impressione a chi legge che l’azienda in questione
non nasconda niente ai potenziali dipendenti, segue una lunga descrizione in
formato lista di come si svolge il lavoro, che in realtà non spiega praticamente
nulla su cosa si troverà realmente a fare chi si candida a lavorare con il Club Xyz.
Alla voce “Descrizione attività” in realtà si descrive non l’attività in sé ma le
modalità operative di una fantomatica attività che non si capisce quale sia.
Di fatto questa abbondanza di informazioni può depistare e dare l’impressio-
ne che dietro ci sia qualcosa di strutturato, ma in questi casi è bene tenere
a mente che la credibilità nasce innanzitutto da una buona comunicazione e
dalla trasparenza. Se offro qualcosa di interessante non ho alcun problema
a rendere visibili le informazioni fin dalle prime battute di una selezione che
sono appunto rappresentate dall’annuncio.

DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ
Il Lavoro si svolge attraverso Internet da casa. È flessibile e lo si può svol-
gere, a propria scelta, sia part-time che full-time. Club Xyz ti garantisce:

• Sicurezza e Puntualità nei Pagamenti mensili, con assegno o su c/c


• Una Strategia “scientifica” da seguire per raggiungere i Tuoi Obiettivi
• Tutti gli strumenti necessari per mettere in atto la strategia
• Operatività molto semplice e risultati economici rapidissimi
• Richiede pochissimo tempo
• Alta automatizzazione
• Formazione Online Completa Passo a Passo
• Assistenza personale continuativa dei Tuoi Formatori.

Veniamo adesso a cosa deve saper fare il candidato per proporsi per il lavoro.

CONOSCENZE RICHIESTE
• Un computer e un collegamento a Internet efficiente
• Passione per Internet
• Nessuna esperienza specifica
• Disponibilità di almeno 5/10 ore settimanali.

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Trovare lavoro oggi

In realtà l’annuncio non richiede alcuna conoscenza. Questo fa pensare a


un obiettivo preciso, che è quello di arrivare a un pubblico molto vasto e,
dai grandi numeri, raccogliere adesioni per avviare delle attività che non
sono chiare.

OFFRIAMO
La più efficace, collaudata ed esclusiva strategia operativa, per generare
risultati economici certi e immediati.

Un annuncio affidabile, che offra realmente un’opportunità professionale,


specifica la tipologia di impiego e l’inquadramento (contratto a tempo in-
determinato, contratto a termine, consulenza occasionale, consulenza con
Partita Iva). Insomma, mentre gli annunci sono in genere correttamente selet-
tivi, specificano requisiti richiesti, descrivono ruoli e attività, questo annuncio
sembra dire “venite, accogliamo tutti”. Vi sembra realistico? Attenzione poi a
eventuali richieste di “investimenti iniziali”.

Allettante, ma lacunoso
Vi sono professioni che più di altre attirano i consensi e le speranze, soprat-
tutto dei giovani, perché reputate interessati, soddisfacenti e anche perché
a svolgerle spesso sono persone famose. Il giornalismo è ancora tra queste, e
per le sue modalità di accesso non determinate da uno specifico curriculum
scolastico, per cominciare a intraprendere questa professione è utile riuscire
a farsi pubblicare. Ecco perché un annuncio come quello che segue può
risultare molto allettante.

Ricerchiamo pubblicisti/bloggers per inserimento presso redazione


dei portali web www..............it e www..............it.

Manca in questo caso la presentazione dell’azienda: vengono indicati due


portali di riferimento da cui si può dedurre se non altro la veridicità del
messaggio, tuttavia non c’è alcuno sforzo di presentare l’azienda e la sua
progettualità.

52
Cercare

Si richiede conoscenza del sistema di publishing Wordpress, pre-


disposizione nel trattare argomenti a 360° nell’ambito della moda e
dello spettacolo.
Costituisce titolo preferenziale una breve esperienza presso una te-
stata registrata e/o la gestione e redazione dei contenuti di un blog
personale.
L’inserimento nella struttura sarà immediato.
Le condizioni di contratto verranno discusse in sede di colloquio e
commisurate alle reali capacità del candidato.
Preghiamo i candidati di segnalare nel curriculum link dei lavori svolti
in ambito web.
In mancanza di questi requisiti vi preghiamo di inviare un pezzo
esemplificativo di 1.000/1.200 caratteri.

Anche in questo caso la sensazione è subito quella di un’opportunità poco


strutturata, da prendere in considerazione con la consapevolezza che sarà
necessario capire bene e arrivare preparati a un confronto approfondito,
anche sulle condizioni contrattuali tipiche di quel settore. Quindi informatevi
su come funzionano le collaborazioni nelle redazioni online. Quanto alle
esperienze che costituiscono titolo preferenziale: ma davvero basta avere un
proprio blog per trovare un lavoro da giornalista? Non suona un po’ troppo
bello per essere vero?

Attività in proprio, ma per qualcun altro


A chi non piacerebbe trovare un lavoro da fare per conto proprio, con i ritmi
che preferisce e i cui proventi finiscano per intero sul proprio conto in banca?
Viene specificato il settore ma non la tipologia di servizi. Quindi anche nel
caso che segue siamo in presenza di informazioni vaghe.

Abc Solutions offre un’opportunità di lavoro in uno dei pochi settori che
non conoscono crisi, il settore del benessere e dell’integrazione alimentare.
Sempre più persone sono alla ricerca di un sistema che possa migliorare
la propria forma fisica e mentale! Quindi se sei alla ricerca di un’oppor-
tunità di guadagno sei nel posto giusto.

53
Trovare lavoro oggi

Frasi quali “opportunità di guadagno” sono utilizzate spesso come specchietto


per le allodole. Difficilmente si trovano frasi del genere in un annuncio di
lavoro affidabile.

Offriamo un’attività indipendente, quindi si verrà inquadrati come


Distributori Indipendenti Abc Solutions, e si avranno a disposizione
prodotti all’avanguardia.

Qui viene almeno specificato che si tratta di un’attività indipendente, anche se


non si capisce bene di che tipo. L’annuncio fa pensare a formule di business
quali il multi-level marketing, le famigerate vendite piramidali dalle quali però
vi consigliamo di tenervi alla larga.

Allarme rosso: annuncio ambiguo


Cosa deve saper fare una segretaria? Scrivere al computer in maniera veloce
e precisa, intrattenere contatti telefonici, gestire l’agenda del dirigente per cui
lavora, prenotare viaggi ecc. Questo almeno è ciò che viene in mente pen-
sando a un ruolo del genere. Ma c’è chi cerca tutt’altro.

Responsabile società settore servizi e forniture ricerca assistente


personale con gestione agenda per stage iniziale durata 2 mesi con
successiva assunzione tempo determinato. Si richiede ottima comu-
nicazione, carattere solare e disinvolto, ottima presenza ed elegan-
za, disponibilità a trasferte. Inviare cv e almeno 3 foto primo piano
e figura intera.

Troviamo anche qui la solita forma anonima che glissa anche sulla descri-
zione dei servizi offerti e che quindi non ispira alcuna fiducia. A questo
aggiungiamo che il ruolo di “assistente personale” è ormai obsoleto e oggi
plausibile solo per ben pochi top manager il cui ruolo strategico giustifica
una risorsa totalmente dedicata. In questi casi però, le richieste sarebbero
ben precise in termini di esperienze già consolidate, conoscenze linguistiche
e informatiche, capacità organizzative. Questo annuncio invece non richie-

54
Cercare

de alcun requisito se non la disponibilità a trasferte e una ottima presenza,


che deve essere comprovata da ben tre foto. Che dire? Le trasferte saran-
no senz’altro in territorio italiano, altrimenti non si spiegherebbe come la
fortunata prescelta possa cavarsela con le lingue, dato che non è richiesta
nemmeno la conoscenza dell’inglese.

Contatto diretto
Gli annunci, come abbiamo visto, sono soltanto uno dei canali attraverso
i quali è possibile trovare un lavoro, quindi non serve aspettare l’inserzio-
ne ideale per inviare un curriculum. Una volta trovate le aziende che vi
interessano, che vi sembrano avere maggiori potenzialità, con un certosino
lavoro di scouting e sfruttando tutti i nodi della vostra rete di conoscenze,
è arrivato il momento di far loro sapere che esistete e di mostrare cosa
sapete fare.
Per le realtà più grandi il sistema più semplice per approcciare un’azienda di
interesse consiste nel visitare la pagina “Lavora con noi” del suo sito. Quasi
tutte le aziende di dimensioni almeno medie hanno nella propria homepage

Da fare
Ricapitoliamo le caratteristiche principali che un annuncio deve avere perché pos-
siate considerarlo affidabile e decidere poi se avete le competenze adatte per
candidarvi all’impiego offerto. Verificate che l’annuncio contenga:

• La presentazione dell’azienda Bisogna almeno sapere in che settore opera,


che dimensioni ha, di che cosa si occupa.
• La descrizione della figura professionale ricercata Per quale ruolo ci si
candida? Questo deve risultare chiaro fin dalle prime righe.
• Le caratteristiche richieste al candidato Giovane neolaureato, oppure per-
sona con precedenti esperienze nello stesso settore.
• I requisiti preferenziali Conoscenza di una lingua, di un software partico-
lare, disponibilità a viaggiare, residenza in un particolare Comune, patente B
e così via.
• La proposta fatta al candidato Tipologia di inquadramento proposto (col-
laborazione, assunzione, Partita Iva ecc.), prospettive di crescita, possibilità di
viaggiare.

55
Trovare lavoro oggi

un link a una pagina del genere, che a volte viene anche chiamata “Carriere”.
Qui di solito si trovano le posizioni vacanti alle quali è possibile candidarsi,
oppure l’indirizzo e-mail al quale inviare il proprio cv di autocandidatura.
In molti casi è già predisposto un percorso guidato, che consiste nella
compilazione di un modulo con tutte le informazioni che l’azienda ritiene
di suo interesse (titolo di studio, voto, conoscenze linguistiche, capacità in-
formatiche, precedenti esperienze lavorative) e ovviamente l’autorizzazione
al trattamento dei dati personali.
Questo è un canale che, contrariamente a quello che si può pensare, non è
solo di facciata, ma viene realmente utilizzato dalle aziende come bacino di
curricula di potenziali candidati quando si apre una posizione.
Se l’azienda è piccola o molto piccola, non ha un sito internet, oppure ce l’ha
ma non ha una pagina dedicata alle carriere, si può decidere di mandare il
proprio curriculum via e-mail, se si dispone dell’indirizzo, oppure per posta
all’indirizzo fisico della ditta.
Sempre meglio far precedere l’invio da una telefonata anche per chiedere
all’attenzione di chi mandare la lettera, che altrimenti rischia di perdersi nei
meandri della posta.
Ovviamente in questo caso una buona lettera di accompagnamento che spieghi
perché ci si propone a quell’azienda in particolare è estremamente importante,
così come mirare molto bene il cv, ripulendolo da tutte le cose che pensate
non siano pertinenti al ramo nel quale l’azienda opera. Ce ne occuperemo in
dettaglio nel capitolo 3.

Scegliere un tramite
Centri per l’impiego, agenzie di lavoro interinale, società di selezione del per-
sonale, cacciatori di teste sono tutti mediatori nella ricerca del lavoro. Sono
quei soggetti che hanno come missione quella di avvicinare domanda e offerta
facendo incontrare aziende e candidati.

Centri per l’impiego


Sono uffici pubblici divisi su base territoriale, gestiti solitamente a livello
provinciale. Di fatto hanno preso il posto dei vecchi uffici di collocamento.
Per iscriversi alle loro liste e accedere alla possibilità di essere chiamati
quando emergono opportunità lavorative per le quali si è qualificati, occorre
andare all’ufficio di competenza per la propria area di residenza, portan-
do con sé un documento di identità, il codice fiscale e un curriculum che

56
Cercare

attesti la formazione e le esperienze lavorative svolte. Per sapere dove si


trova il centro per l’impiego più vicino a voi, si può consultare il database
presente nella sezione “Operatori” alla voce “Centri per l’impiego” del sito
www.cliclavoro.gov.it.
Qui compaiono i link ai vari portali di lavoro regionali, dove troverete ulte-
riori collegamenti locali ad agenzie del lavoro, centri per l’impiego, concorsi
e ovviamente gli annunci pertinenti per territorio. Cliccando più in basso,
alla voce “Cerca sportello”, si accede a una pagina nella quale si possono
inserire città e provincia e cercare centri per l’impiego, Informagiovani, uffici
di coordinamento provinciale, sportelli di collocamento mirato e molto altro.

Agenzie per il lavoro


Lo stesso database di Cliclavoro consente di trovaree su base provinciale
anche le agenzie per il lavoro presenti sul territorio. In questo caso si tratta
di realtà private il cui business consiste nel procurare lavoratori, spesso ma

Indirizzi utili
Le agenzie interinali rappresentano sicuramente una risorsa utile. Quelle interna-
zionali hanno sede in moltissime città italiane, ma esistono anche realtà pretta-
mente italiane. Ecco un elenco delle principali:

• Adecco: www.adecco.it
• Gi Group: www.gigroup.it
• In Tempo: www.intempolavoro.it
• Kelly Services: www.kellyservices.it
• Lavorint: www.lavorint.it
• Manpower: www.manpower.it
• Metis: www.openjob.it
• Maw Men At Work: www.maw.it
• Orienta: www.orienta.net
• Quanta: www.quanta.com
• Randstad: www.randstad.it
• Synergie: www.synergie-italia.it
• Tempor: www.tempor.it
• Temporary: www.temporary.it
• Umana: www.umana.it

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Trovare lavoro oggi

non sempre per periodi di tempo limitati. Si tratta del lavoro solitamente
definito come interinale e che può essere richiesto da qualsiasi azienda
in qualunque settore. Per entrare in contatto con queste aziende si può
consegnare a mano oppure caricare sul sito il proprio curriculum e poi
consultare le offerte di lavoro e proporre la propria candidatura.
La garanzia fornita da un’agenzia del lavoro, rispetto a siti e bacheche che
si limitano a pubblicare gli annunci a pagamento, è che l’agenzia fa da
garante dell’affidabilità dell’azienda che c’è dietro.

Società di ricerca del personale


Spesso le aziende, quando sono alla ricerca di un candidato, magari con
caratteristiche particolari, non proprio semplicissime da trovare, deci-
dono di affidarsi a società esterne che svolgano per loro il processo di
selezione. In questi casi si tratta di solito di assunzioni a tempo indeter-
minato e, in genere, di profili con precise competenze, una formazione

Indirizzi utili
Ecco un elenco di alcune società di ricerca e selezione del personale che di-
chiarano di occuparsi di profili medi e medio-alti, ma che svolgono spesso
anche selezioni per profili “junior” di buon livello (ossia di giovani con buone
potenzialità), magari gestendo processi di assessment (ne parleremo in detta-
glio nel capitolo 4).

• Adami & Associati: www.adamiassociati.com


• Arethusa: www.arethusa.it
• Arrow: www.arrowconsulting.eu
• EgoValeo: www.egovaleo.it
• Hays: www.hays.it
• Imq Selezione: www.iqmselezione.it
• Intermedia Selection: www.intermediaselection.com
• Kilpatrick: www.kilpatrick.one
• Management, Consulting & Selection: www.mcs-selection.it
• Mercuri Urval: www.mercuriurval.com
• Sintex: www.sintexselezione.it
• Talent Manager: www.talentmanager.com

58
Cercare

ben definita, capacità specifiche che andranno messe alla prova prima
dell’assunzione.
Si può anche trattare della ricerca di neolaureati da inserire in azienda
con l’intento di farli crescere, quindi, la selezione va svolta seguendo pre-
cisi criteri e cercando specifiche caratteristiche nel candidato. Mandare il
proprio cv a una società di ricerca e selezione del personale è un modo
per avvicinarsi di qualche passo alle grandi aziende che a volte paiono
irraggiungibili.

Gli head hunter


Spesso questa espressione, che letteralmente significa“cacciatori di teste”,
viene usata impropriamente per riferirsi a tutti coloro che operano nel
settore della ricerca e selezione di personale. In realtà il termine, origi-
nariamente, si riferiva solo a quelle società che ricercavano sul mercato
candidati difficili da reperire tramite l’annuncio e che avevano elaborato
un metodo per entrare in contatto diretto con i profili manageriali di
loro interesse.
Se dunque ricoprite o avete ricoperto un ruolo di grande responsabilità
in azienda, se siete o eravate un manager di alto livello, e siete nella ne-
cessità di cercare alternative o trovare un nuovo lavoro, il canale migliore
è proprio questo.

Indirizzi utili
Le società di head hunting, più correttamente definite società di executive search,
non sono molte e sono quasi tutte di stampo internazionale.
Ne citiamo alcune, sottolineando che il target di riferimento è quello dei diri-
genti:

• Egon Zehnder: www.egonzehnder.com


• Eric Salmon & Partners: www.ericsalmon.com
• Heidrick & Struggles: www.heidrick.com
• Korn Ferry International: www.kornferry.com
• Ray & Berndtson: www.rayberndtson.com
• Russell Reynolds: www.russellreynolds.com
• Spencer Stuart: www.spencerstuart.com

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Trovare lavoro oggi

Le app del lavoro mobile


Annunci, offerte, opportunità di solito si selezionano con un criterio prima di
tutto geografico. Se l’impiego dei sogni è a Trento e voi abitate a Catania non
è detto che potrete spostarvi per raggiungerlo. Ed è sulla geolocalizzazione,
ma non solo, che puntano molte applicazioni mobili disponbili sulle varie
piattaforme (iOS e Android). Si tratta di app per smartphone e tablet che
consentono di visualizzare quali posizioni sono aperte letteralmente intorno
a noi e di focalizzare la ricerca grazie all’uso di filtri. Ecco una selezione
delle app più popolari.

• Careerjet L’aggregatore di annunci ha una sua versione mobile, che consente


di fare ricerche per parola chiave, azienda e località. Si possono ricevere
notifiche via mail per le offerte di lavoro interessanti.
• CornerJob App molto popolare tra chi usa dispositivi iOS, per accedere ad
annunci geolocalizzati tramite GPS. Offre numerosi filtri e la possibilità di
chattare con le aziende.
• Indeed Lavoro La ricerca tra gli annunci avviene per parola chiave, azienda,
città e posizione dell’utente. Si può caricare il proprio cv.
• Infojobs Gli annunci che compaiono sul portale sono accessibili e ricercabili
anche sullo smartphone scaricando questa applicazione.
• LinkedIn Job Search Il social network professionale ha una app per smartpho-
ne specifica per gli annunci, diversa quindi da quella generica, dotata di
molti filtri per ricerche mirate.
• Monster La app del sito per la ricerca di lavoro ha mutuato da Tinder la
modalità per candidarsi per una posizione aperta: basta scorrere il dito
sullo schermo vero destra, proprio come nella app di incontri.
• Offerte di lavoro: Jorapido Annunci geolocalizzati, ricercabili per professione
o parola chiave.
• Jobby Cercate un lavoretto per arrotondare? Questa app mette insieme
domanda e offerta e promette di farlo in modo rapido e professionale.
Ovviamente si tratta di rapporti tra privati quindi anche eventuali beghe
vanno risolte faccia a faccia.

Lo stage come chiave di accesso


Il mestiere si impara facendolo. Questo vecchio motto, anche se sembra poter
essere valido solo per lavori manuali o professioni artigiane, in realtà ha più
che un fondo di verità anche per molti altri ambiti. Soprattutto quando si è
molto giovani, magari appena usciti dall’Università, confrontarsi con il mondo

60
Cercare

Da fare
Ci sono alcune cose che è meglio chiarire prima di buttarvi a capofitto nell’esperienza
e mostrarvi disposti a tutto, perché essere stati selezionati per uno stage vi sembra
già, in questi tempi difficili, il raggiungimento di un obiettivo. L’azienda o l’ente che
vi accoglie deve rispettare una serie di requisiti minimi, che ne denotano la serietà.
Ecco le cose da chiedere prima di accettare.

• Qual è la percentuale di assunzioni fatte dall’azienda sul totale degli


stagisti? Questo dice molto sulla serietà dell’azienda e sull’utilizzo corretto
dello stage come strumento per selezionare futuri impiegati.

• Che tipo di formazione è previsto che sia fatta nei mesi dello sta-
ge? Lo stage è prima di tutto un periodo formativo nel corso del quale lo
stagista ha il diritto di imparare una professione, o almeno a conoscerne i
rudimenti.

• Chi sarà incaricato della formazione e cosa posso aspettarmi di impa-


rare? Meglio capire prima se l’azienda ha già pensato chi potrà farvi da tutor
per assegnarvi compiti e insegnarvi a svolgerli.

• A quanto ammonta il rimborso spese che mi sarà corrisposto per la


durata totale dello stage? Lo stage non è una forma di volontariato: non
fidatevi di chi vi propone meno di 500 euro, soprattutto se siete laureati.

del lavoro può essere complicato: mansioni, responsabilità, incarichi più o


meno difficili possono sembrare più gravosi di quanto siano in realtà soltanto
perché li affrontiamo per la prima volta.
Lo stage rappresenta una sorta di allenamento e al contempo anche un
ottimo modo per sbirciare all’interno di un mondo con il quale non siete
mai venuti in contatto e scoprirne i lati positivi e negativi, comprendendo
meglio se si tratta della professione che fa al caso vostro. Durante uno
stage fatto bene si può imparare molto e soprattutto si può fare buona
impressione in azienda.
Dal punto di vista dell’azienda lo stage offre l’opportunità di mettere alla
prova senza impegno dei giovani, coglierne potenzialità e punti deboli e
capire se sono candidati idonei a coprire determinate mansioni. Di recente
i programmi di alternanza scuola-lavoro consentono a ragazzi sempre più
giovani di muovere i primi passi in un’azienda.

61
Trovare lavoro oggi

Quando non c’è da fidarsi


Purtroppo non viviamo in un mondo ideale, perciò lo stage in molti ambiti
ha smesso di rappresentare un periodo di apprendimento e prova, per tra-
sformarsi in lavoro temporaneo gratuito. La Riforma Fornero prevedeva per
la prima volta il riconoscimento allo stagista di “una congrua indennità” da
parte dell’azienda o dell’ente ospitante, il che rappresenta una novità, poiché
prima, a parte l’obbligo di coprire lo stagista con un’assicurazione, il rimborso
spese era lasciato al buon cuore dell’azienda.
Ma come si riconosce uno stage truffaldino? Prendiamo per esempio quelli pro-
posti ad aspiranti addetti alla vendita per un periodo che coincide esattamente
con quello pre-natalizio. La verità è che il negozio o la catena probabilmente
sta cercando personale a basso costo per il periodo di maggior lavoro di tutto
l’anno, ma c’è da scommettere che l’esperienza si rivelerà massacrante e poco
produttiva: passate le feste, l’organico torna quello di sempre e lo stagista
se ne resta a casa. A meno che non vi faccia comodo guadagnare qualcosa
anche con lavori saltuari, non sono certo queste le esperienze arricchenti e
formative che valgono qualche mese scarsamente retribuito del vostro tempo.

Opportunità da cogliere
Pensate allo stage come all’occasione di entrare in contatto con aziende che vi
piacciono, che lavorano in ambiti interessanti e dove potreste mettere a frutto
ciò che avete imparato a scuola o all’Università. Solitamente le grandi aziende e
quelle serie, indipendentemente dalle dimensioni, prevedono sempre un rimborso
spese per lo stagista. In molti di questi casi, se vi è stata reciproca soddisfazio-
ne tra azienda e candidato, allo stage segue un rapporto di lavoro. Ma come
si trovano questi stage utili e produttivi? E quali garanzie si possono avere che,
impegnandosi al massimo, il tirocinio possa davvero consolidarsi in un impiego?
Esistono alcune organizzazioni che mirano proprio a fornire un servizio di
orientamento per i candidati e di selezione delle offerte di stage. Lo scopo
è quello di arrivare a dare qualche garanzia sulla serietà delle proposte, in
modo che lo stage torni davvero a essere ciò che era all’origine: una reale
opportunità e non l’ennesima occasione di sfruttamento.
Il sito www.sportellostage.it è una sorta di banca dati di opportunità di tiro-
cinio per giovani neolaureati gestita da Actl, un’associazione attiva nel campo
dell’orientamento e della formazione. Consente, a chi cerca occasioni, di inserire
il proprio curriculum e di cercare tra le offerte presenti sul sito, e alle aziende
di pubblicare annunci e visionare la banca dati di curricula dei candidati.
Fa qualcosa in più il sito www.repubblicadeglistagisti.it, che oltre a pub-
blicare annunci di stage di grandi aziende, mette a disposizione del lettori
un forum dove scambiarsi consigli ed esperienze, positive e negative. Uno

62
Cercare

scambio prezioso proprio per evitare errori, fregature e soprattutto sfrutta-


mento, che purtroppo sono sempre dietro l’angolo.
Il sito pubblica un e-magazine informativo e ha stretto accordi con alcune aziende
che possono fregiarsi del suo marchio “Ok stage”, che ne garantisce la serietà e
il rispetto di una serie di criteri positivi rispetto ai diritti degli stagisti impiegati.

Lavorare all’estero
In base a elaborazioni dell’ Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su
dati Istat, tra il 2008 e il 2015 sono stati 509mila i cittadini italiani che si sono
cancellati dagli archivi anagrafici dei comuni italiani per trasferirsi all’estero.
In anni di profonda crisi, durante i quali si è assistito alla perdita di quasi 900mila
posti di lavoro, più di mezzo milione di connazionali ha deciso di cercare fortuna
altrove. Nel 2015 al primo posto tra le mete c’era la Germania (20mila trasferiti).
Al secondo posto in forte crescita il Regno Unito (19mila ex residenti in Italia),
ma ancora non c’era stata la Brexit, terza la Francia (12mila).
Ancora qualche anno fa l’idea di fare una prima esperienza all’estero rappre-
sentava una chance di crescita, una scelta coraggiosa di chi voleva dare alla
propria carriera, fin dall’inizio, un’impronta internazionale e di ampio respiro,
fuori dalle mura domestiche. Oggi la ventata di negatività che accompagna
le vicende del paese sta spingendo a un esodo giovanile dettato dal timore
di non trovare lavoro in Italia o, peggio ancora, di non riuscire a trovare nel
nostro paese una possibilità di apprezzamento per l’impegno, per il lavoro
svolto con serietà, per le competenze e il valore.
Se da un lato è innegabile che il sistema abbia meccanismi di fondo che vanno
cambiati e che non giovano a un mercato del lavoro efficiente e basato sul
merito, è anche vero che esiste una marea di buone possibilità in aziende che
sanno come riconoscere il valore e la preparazione. “Scappare” quindi non
sempre rappresenta una soluzione.

Carriere internazionali
Se comunque decidete che un’esperienza all’estero è ciò che fa per voi, l’ap-
proccio alla ricerca non è diverso da quello che abbiamo illustrato rispetto
al mercato interno. Si tratterà di individuare quali sono i canali da sfruttare.
Ecco alcuni suggerimenti.

• Contattate enti ufficiali e associazioni meno ufficiali, blog indipendenti


dedicati a chi desidera trovare lavoro all’estero.

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Trovare lavoro oggi

• Navigate siti di aziende estere interessanti, esplorando le sezioni “Lavora


con noi”. Ormai tutte le aziende hanno un sezione di sito dedicata alla pub-
blicazione dei propri annunci e alla raccolta di candidature, sia in risposta
a specifiche proposte, sia spontanee.

• Inviate il vostro cv a società di selezione italiane specificando ed evi-


denziando fortemente il vostro obiettivo. Tenete presente che le società
di selezione per le ricerche all’estero puntano su motivazioni forti e
inequivocabili. Le mezze misure (una dichiarata disponibilità o uno sbi-

Da fare
Come ci si prepara a una selezione all’estero? Ecco una lista di cose da fare per
utilizzare al meglio le frecce al proprio arco.

• Preparate un cv in buon inglese e uno nella lingua di riferimento del paese


ospitante.

• Rispolverate la lingua inglese e la lingua del paese dove volete andare.


L’inglese resta un passepartout, ma la lingua del paese dove lavorerete bi-
sogna saperla altrettanto bene.

• Approfondite la conoscenza della cultura del paese dove siete diretti.


Occorre essere aperti, flessibili, pronti a imparare e a elaborare nuovi sche-
mi di comportamento.

• Pensate positivo, perché se lo sguardo non si focalizza su aspetti positivi


rischierete di sentirvi soli e di voler tornare a casa.

• Studiate il mercato e le dinamiche economiche del paese di riferimento.


Questo vi consentirà di non essere un pesce fuor d’acqua quando si affron-
teranno temi legati al lavoro e al mercato.

• Reperite informazioni chiare su come funzionano i contratti di lavoro,


indagando anche aspetti di tutela quali la sanità e il sistema pensionistico.

• Tenete duro anche nei momenti difficili, consapevoli che state aggiungen-
do un fiore all’occhiello al vostro curriculum.

64
Cercare

lanciamento verso la possibilità di un’esperienza all’estero) non bastano.


Se saprete comunicarla, la vostra convinzione sarà sicuramente considerata
fattore vincente. Tutte le società di selezione sono in contatto con part-
ner stranieri ai quali possono girare i cv più interessanti. Molte aziende
italiane, inoltre, hanno bisogno di persone che sappiano muoversi in
contesti internazionali e che siano realmente disponibili ad allontanarsi
dal paese anche per lunghi periodi, se non in modo definitivo. Si tratta
perciò di un canale da tenere in considerazione.

• Mettete in programma qualche viaggio esplorativo nei paesi di vostro


interesse: vi consentirà di indagare sui quotidiani locali, di parlare con
le persone, di fare domande, di capire come funziona quel mercato.

• Siate aperti a un’esperienza “introduttiva”. Non pochi giovani sono andati


all’estero per iniziare a capire, per aprire contatti, migliorare la conoscenza
della lingua, ben disponibili a svolgere un’attività non particolarmente qua-
lificante e non in linea con le aspettative da cv, che ha portato però buoni
frutti. Mantenendosi con attività come barman, cassiera, accompagnatore
di cani, hanno avuto modo di scegliere annunci, rispondere, fare colloqui
ed essere assunti da aziende significative e prestigiose.

L’Europa chiama
L’Unione Europea rappresenta una sfida e un’opportunità per i paesi che
ne fanno parte. Questa istituzione, che gode di una reputazione altalenante
a seconda della fase economico/politica in cui ci si trova, ha senz’altro
avuto il merito di avvicinare tra loro i cittadini dei paesi membri. Questo
si riverbera anche sulle possibilità di lavoro.

Libertà di circolare
Il principio di libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione Europea
è sancito dal suo trattato di funzionamento e rappresenta uno dei capisaldi
dell’UE. In base all’art. 45 i cittadini sono liberi di:

• cercare lavoro in un paese dell’Unione diverso da quello di nascita o resi-


denza;
• vivere in un altro paese per motivi di lavoro;
• godere degli stessi diritti di cui godono i cittadini di quel paese per quanto
riguarda le condizioni lavorative, le modalità di accesso e i benefici sociali
e fiscali;

65
Trovare lavoro oggi

• trasferire all’estero alcune coperture previdenziali, sulla base di quanto pre-


visto dal coordinamento dei regimi di sicurezza sociale;
• vedersi riconosciute le proprie qualifiche professionali.

Da dove iniziare
Appurato che come cittadini italiani avete diritto di vedervi riconosciuti gli
studi fatti e di cercare un lavoro oltre i confini nazionali, a parità di trattamen-
to con chi vive nel paese in cui vi recate, il difficile resta iniziare. Per dare
una mano ai giovani che desiderano fare un’esperienza di lavoro all’interno
dell’Unione, come primo passo verso una carriera internazionale, oppure solo
per inserire un’esperienza di valore all’interno del curriculum sperando poi
di rivenderla in patria, è nato il progetto Eures, che ha lo scopo di agevolare
il libero movimento dei lavoratori nei 28 paesi dell’UE, ma allargato anche a
Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Rientra nell’obiettivo di raggiun-
gere un tasso di occupazione pari al 75% della popolazione UE tra i 20 e i
64 anni entro il 2020.
Un portale web e una rete di consulenti sparsi su tutto il territorio aiutano le
persone in cerca di un impiego e i datori di lavoro di tutta Europa a trovarsi.

Indirizzi utili
Per informazioni sul progetto EURES potete visitare il sito: ec.europa.eu/social/
yourfirsteuresjob.
Il referente per l’Italia è la Provincia di Roma: www.portafuturo.it/servizi/
your-first-eures-job/il-tuo-primo-lavoro-eures. L’ufficio è contattabile al se-
guente indirizzo di posta elettronica: yfej@cittametropolitanaroma.gov.it.
Si accede al portale europeo Eures dedicato alla mobilità professionale al
seguente indirizzo: ec.europa.eu/eures. Si può caricare il proprio cv, me-
glio se in inglese, e consultare le offerte presenti nella banca dati. La ricerca
viene fatta per filtri successivi: campo professionale, professione specifica,
ruolo, e può essere riferita a più regioni di uno stesso paese o a più paesi.
Esiste anche una rete di consulenti che dovrebbero affiancare chi cerca lavo-
ro all’estero e fornire assistenza. In Italia ve ne sono diversi e hanno sede in
vari centri per l’impiego sparsi per la penisola. Per mettersi in contatto basta
cliccare sul pulsante “Chatta un consulente EURES”, nella chat che compare
in basso a destra.

66
Cercare

I servizi prestati sono di tre tipi: informazione, consulenza e assunzione/col-


locamento (incontro tra domanda e offerta).
Esiste poi un progetto specifico per i giovani, Il tuo primo lavoro Eures, un
programma di mobilità lavorativa destinato ai paesi UE che assiste i giovani
tra i 18 e i 35 anni cittadini dei paesi dell’UE, dell’Islanda o della Norvegia,
nella ricerca di un’occupazione, tirocinio o apprendistato in un paese dell’UE
diverso dal loro paese di residenza. Il programma aiuta anche i datori di
lavoro, in particolare le piccole e medie imprese, a trovare la forza lavoro per
le loro posizioni vacanti difficili da coprire.

Dove andare?
La scelta della destinazione dipende ovviamente da molti fattori: la distanza,
la presenza di contatti sul posto, la conoscenza della lingua. Dovendo però
basarsi esclusivamente sui dati statistici, attingendo all’analisi sul mercato
del lavoro fatta dalla Commissione Europea (2016) si può meglio definire
la meta ideale.
“Il mercato del lavoro in Europa”, si legge nel rapporto, “ha continuato a
migliorare durante il 2015 e 2016, con i tassi di disoccupazione che si avvici-
nano ai livelli pre-recessione. In Agosto 2016, si è raggiunto il 10,1% nell’area
Euro e l’8,6% nell’UE, rispettivamente circa 2,5 e 2 punti percentuali al di
sotto del picco raggiunto nel 2013 ma ancora circa 3 e 1,5 punti percentuali
sopra i livelli pre-crisi.
Secondo Eurbarometro, tra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più
bassi a dicembre 2017 sono stati registrati nella Repubblica Ceca (2,3%),
a Malta, in Germania (entrambi al 3,6%), nel Regno Unito (4,3% a otto-
bre 2017)e in Olanda (4,4%). I più alti tassi di disoccupazione sono stati
osservati in Grecia (20,7% a ottobre 2017) e in Spagna (16,4%), seguiti al
terzo posto da Cipro (11,1%). Resta a due cifre il tasso di disoccupazione
in Italia, quarta tra i peggiori (10,8%), il che giustifica l’idea di andare a
caccia di lavoro in un paese che possa offrire davvero qualche opportunità
in più rispetto al nostro.

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Pagina bianca
3
Proporsi

Trovato l’annuncio giusto o individuate le aziende interessanti con possibili


posti vacanti, è il momento di farsi avanti, cercando di mettere in luce ciò
che fa di voi un buon candidato e impressionare i selezionatori abbastanza
perché abbiano voglia di vedervi di persona. Lo scopo del curriculum è quello
di procurarvi un colloquio.
In questo capitolo analizzeremo il modo migliore per scriverlo, esaminando
i diversi formati possibili e presentandovi alcuni esempi di cv già compilati
per farvene apprezzare al meglio la resa. Faremo una carrellata di alcuni degli
errori più comuni da evitare, fornendovi esempi concreti di cosa non fare.
Ci occuperemo anche della lettera di motivazione che deve accompagnare
il curriculum e infine ci soffermeremo sui sistemi per curare la propria repu-
tazione, un patrimonio da difendere per poter fare la migliore impressione
possibile sui selezionatori.

Il curriculum vitae
Il primo passo per presentarsi al potenziale futuro datore di lavoro è il curricu-
lum vitae, che racconta chi siete, cosa sapete fare, quali esperienze lavorative
avete maturato, in che ambiti, per quanto tempo, e serve anche a raccontare
Trovare lavoro oggi

qual è stato il vostro percorso formativo. Scriverlo bene aiuta i selezionatori


a trovare subito le informazioni che cercano e vi rende quindi più visibili ai
loro occhi.

Prendere la mira
Il cv è il vostro biglietto da visita. Se è ben fatto, coerente, professionale, può
farvi fare il primo passo all’interno dell’azienda facendovi ottenere un collo-
quio. Se i contenuti sono confusi, mal presentati e se non riuscite a mettere
in risalto ciò che veramente conta, allora sarà solo causa di irritazione per chi
lo riceve e lo legge alla ricerca del candidato giusto per una posizione aperta.
Siccome la qualità dà in genere più frutti della quantità, rassegnatevi all’idea
che la compilazione di ciascun cv vada ponderata: potete partire da un modello
base, ma andrà modificato di volta in volta. Anche in presenza di una lettera
di accompagnamento, che spieghi meglio quali sono le vostre motivazioni e
i vostri obiettivi, il cv non può comunque essere un documento stereotipato.
Il modo in cui intendete usarlo fa la differenza: che lo vogliate utilizzare per
rispondere a un annuncio, per una candidatura spontanea presso un’azienda
che ha suscitato il vostro interesse o che pensiate di affidarlo a un conoscente
che già lavora in un ambito in cui vi piacerebbe entrare, il cv va mirato in
funzione del vostro obiettivo.

Individuare le aree di interesse


La prima fase su cui questa guida ha focalizzato l’attenzione, nel ,
è quella dedicata alla scelta del “lavoro che piace”. Leggendo e riflettendo con
gli esercizi proposti avrete avuto modo di individuare una serie di attività per
le quali ritenete di avere una propensione, una gamma di settori di vostro
interesse, alcuni ruoli dai quali vi sentite attratti. Diventa a questo punto im-
portante costruire dei cv mirati, che siano utili di volta in volta al vostro scopo.
Prendiamo l’esempio del giovane ingegnere elettronico, che ha scelto recente-
mente due settori di interesse: quello dell’ICT (Information & Communication
Technology) e quello della GD (Grande Distribuzione).
L’ICT rappresenta per lui l’ambito professionale prioritario verso il quale nutre
un fortissimo interesse che lo porta a rendersi disponibile anche a ruoli di
tipo tecnico o commerciale. È molto determinato a entrare in contatto con
quel contesto e avviare all’interno di esso la sua carriera.
Nel contesto della grande distribuzione, invece, il suo interesse è meno forte
e indirizzato esclusivamente a ruoli all’interno della Direzione tecnica e della
Direzione Sistemi Informativi. Ovviamente, ha elaborato due diversi cv, e due
modelli di lettera di accompagnamento.

70
Proporsi

Nel caso dell’ICT, ha evidenziato il suo interesse per tutto il comparto in gene-
rale, enfatizzando la sua forte motivazione a entrare in aziende di quel settore,
a prescindere dal ruolo specifico. Nel secondo caso, invece, pone correttamente
l’accento su specifici ruoli, esclusivamente nell’ambito dei Sistemi Informativi.
Questo sforzo di differenziare le informazioni è funzionale al vostro obiettivo:
vi distinguerà dalla marea di cv generici e privi di chiarezza di intenti che le
aziende giornalmente ricevono.
Se infine considerate che a questo approccio mirato corrisponde il fatto che
state veramente “scegliendo il lavoro che vi piace”, guidando fin da subito la
vostra carriera, avrete un’ulteriore ragione per investire un po’ di tempo in
più per focalizzare bene i vostri cv.

Cosa mettere in risalto


Quello che avete da offrire non è la somma delle vostre qualifiche accademi-
che e delle esperienze lavorative, ma la varietà e l’unicità delle competenze
acquisite. Il curriculum è il mezzo ideale per esprimere all’azienda che state
contattando in quali ambiti e ricoprendo quali ruoli avete fatto una differenza,
o come le vostre conoscenze e capacità hanno portato dei benefici a prece-
denti datori di lavoro, quali problemi avete risolto e così via.
Inoltre nella selezione, come vedremo più avanti in questa guida, hanno un
ruolo tutt’altro che secondario anche le vostre competenze non strettamente
lavorative o accademiche. Se siete dei bravi comunicatori, avete spirito di grup-
po, sapete rendere bene anche sotto pressione, comunicarlo all’azienda per la
quale sperate di lavorare può darvi una chance in più di essere chiamati per
un colloquio nel quale magari queste vostre qualità verranno messe alla prova.
Le competenze linguistiche sono tra le caratteristiche maggiormente ricercate
dai selezionatori, quindi vanno messe bene in evidenza, così come eventuali
soggiorni all’estero per studio o per lavoro, anche nel caso si sia trattato di
lavori non pertinenti con quello per il quale vi proponete. Lo spirito di ini-
ziativa e di adattamento, e in generale la voglia di fare che queste esperienze
testimoniano, faranno comunque segnare un punto a vostro favore.

L’occasione per differenziarsi


Selezionatori, specialisti delle risorse umane delle aziende e cacciatori di teste
leggono una quantità esorbitante di curricula: lauree, diplomi, stage, esperienze
lavorative presentate sempre con il massimo risalto servono, sì, ma potrebbero
anche non bastare per una presentazione vincente. Per lasciare davvero il segno,
al di là di tutte le vostre qualifiche, che ovviamente come abbiamo detto biso-
gna trovare il modo di mettere in luce, vale la pena di sottolineare in cosa siete

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Trovare lavoro oggi

Scheda Operativa n. 8
Impostare il curriculum
Per comporre un buon cv è importante compilare le seguenti sezioni, che vi
consigliamo di annotare sul vostro Quaderno Operativo per essere sicuri di
non dimenticare nulla.

• Dati personali Nome e cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di domicilio


o residenza, recapiti telefonici ed eventualmente numero di fax, indirizzo e-
mail, stato civile.

• Esperienze professionali Data di inizio e fine di ogni esperienza di lavoro


svolto, profilo ricoperto, nome dell’azienda e settore di attività, competenze
acquisite e risultati ottenuti.

• Istruzione Laurea: laurea conseguita e anno, nome e sede dell’Università, ar-


gomento e titolo della tesi, votazione conseguita.
Diploma: maturità conseguita e anno di diploma, nome e sede della scuola e
votazione finale.

• Formazione Eventuali master, dottorati, specializzazioni, corsi e seminari.

• Conoscenze linguistiche Livello di conoscenza scritto e parlato, corsi fre-


quentati e attestati conseguiti con voto finale, esami di lingua sostenuti
all’Università, soggiorni all’estero.

• Conoscenze informatiche Sistemi operativi, software applicativi e gra-


do di conoscenza, eventuali corsi frequentati e altre competenze tecno-
logiche.

• Capacità e competenze Relazionali, organizzative e di altro tipo. Pos-


sono essere elencati qui in modo sintetico i vostri soft skill: capacità di
lavorare in gruppo, predisposizione alla comunicazione, doti di problem
solving ecc.

• Ulteriori informazioni Attività extra-curricolari, sport praticati e interes-


si, appartenenza ad associazioni, competenze acquisite grazie a queste
attività.

72
Proporsi

diversi dagli altri. Gli esperti di personal branding, cioè della creazione di uno
stile personale con cui proporsi, sostengono che spesso ciò che ci rende unici
è anche il motivo per il quale veniamo scelti. Particolari abilità, competenze,
anche interessi personali che mostrino uno specifico lato di voi, magari quello
più creativo o intraprendente, possono spingere un selezionatore a estrarre il
vostro cv dal mucchio e tenerlo da parte per approfondire la conoscenza.

Colpire con stile


Frasi semplici, senza subordinate, stile asciutto e rigoroso, linguaggio formale,
senza concessioni al gergo o strizzatine d’occhio al lettore, correttezza estrema,
ovvero nessun errore ortografico o grammaticale, buon uso dei sinonimi per
evitare le ripetizioni: questi sono tutti elementi essenziali per la scrittura di
un documento che deve essere al contempo professionale, conciso e chiaro.
Ricordate che la cosa in assoluto più importante è la chiarezza unita alla ca-
pacità di sintesi. L’essenziale è che ciò che avete da offrire sia comprensibile
a chiunque anche solo dando una scorsa veloce al vostro cv.
Non è certo vietato dare un tocco personale al curriculum, sempre che questo
non lo renda ridicolo o poco credibile. Si può per esempio pensare di ag-
giungere alle sezioni canoniche, anche un trafiletto in cui esprimere in forma
spontanea perché ci si sente adatti al ruolo per il quale ci si sta candidando.
È vero che la lettera di presentazione, che allegherete al curriculum, avrà pro-
prio quella funzione, però una sintesi di due righe in calce al cv può essere
la mossa giusta per colpire il selezionatore.

Corto è meglio
Scegliete un carattere e un corpo leggibili agevolmente, scrivete il cv al com-
puter e stampatelo su facciata singola in fogli A4. Separate i vari paragrafi con
qualche spazio per agevolare la lettura e utilizzate i neretti con parsimonia,
solo per ciò che più vi preme mettere in evidenza.
Superare le due pagine potrebbe essere un errore: il punto è catturare l’attenzio-
ne del selezionatore o dell’azienda nel minor tempo possibile e richiedendogli
il minimo sforzo. Se siete neo-laureati non ha molto senso dilungarsi: meglio
mettere in chiaro le vostre capacità e competenze, citando anche le eventuali
esperienze di stage, tirocinio e permanenze all’estero.
Anche nel caso in cui invece abbiate moltissime esperienza da raccontare, me-
glio comunque valorizzare le più recenti o le più significative per la posizione
che state cercando, piuttosto che cercare di dare un quadro esaustivo delle
attività svolte, risalendo fino al primo impiego saltuario di 15 anni fa. Dovete
essere i primi severi giudici di voi stessi e valutare con obiettività quali delle

73
Trovare lavoro oggi

esperienze e competenze maturate può davvero interessare a chi vi legge.


Ovviamente non è detto che la scelta cada sempre sulle stesse esperienze:
il senso di scrivere cv diversi per rivolgersi alle differenti aziende è proprio
quello di mettere in risalto in ciascuno ciò che vi rende più appetibili per
quella particolare realtà professionale.

Da evitare
• Scrivere cose non vere In sede di colloquio qualunque affermazione sia conte-
nuta nel curriculum potrà venir messa alla prova con richieste di approfondimenti.

• Superare le due-tre pagine di lunghezza Usate la vostra capacità di sintesi e se-


lezionate le esperienze migliori, evitando di correre il rischio di annoiare chi legge.

• Scrivere in corpo inferiore al 10 Dovete fare di tutto per rendere la lettura facile
e scorrevole: costringere il selezionatore a strizzare gli occhi non è un buon inizio.

• Decorare il curriculum Si tratta di un documento formale, non va quindi ab-


bellito o stampato su carta colorata, ma presentato in modo sobrio e pulito.

• Dimenticare la correzione ortografica Richiede pochi minuti ma può evi-


tare pessime figure: fatela sempre a fine stesura.

• Dilungarsi sugli hobby Soprattutto se non sono pertinenti al lavoro cercato,


meglio non dedicare righe preziose a descrivere ciò che fate nel tempo libero.

• Allegare foto diverse dal formato tessera Se non è espressamente richie-


sto, meglio evitare di attirare l’attenzione sul vostro aspetto distraendola da
ciò che sapete fare.

• Allegare diplomi e attestati Anche in questo caso dovrà essere l’annuncio a


specificare la necessità di inviare documenti particolari. Altrimenti meglio evitare.

• Scrivere il cv a mano Un curriculum che non è stato scritto al computer


viene cestinato senza nemmeno essere letto.

• Utilizzare un linguaggio elaborato Ci saranno altre occasioni per mostrare


che sapete “tenere la penna in mano”. Nel cv meglio puntare sulla semplicità.

74
Proporsi

Organizzare i contenuti
Esistono diversi modelli di curriculum tra cui scegliere in base a come si desi-
dera organizzare i contenuti. Le informazioni non possono essere scritte a caso
o con un semplice elenco che mescoli competenze, esperienze professionali,
qualifiche e titoli accademici senza una struttura che aiuti il selezionatore a
trovare ciò che cerca nella lettura.

Formati a confronto
• Il formato per competenze pone al centro ciò che si è tratto dalle esperienze
lavorative svolte, senza dare molta importanza al tipo di azienda per cui si è
lavorato né al periodo in cui il ruolo è stato ricoperto. Se avete fatto le cose
migliori qualche anno fa, oppure se nella vostra storia lavorativa ci sono
buchi che rischiano di diventare vistosi, potreste adottare questo formato e
attirare l’attenzione dei selezionatori su quello che sapete fare, più che sui
periodi meno significativi o di inattività.

• Il formato cronologico consente di organizzare le diverse sezioni del curriculum


in ordine cronologico, preferibilmente inverso: partendo dall’esperienza più
recente, ovvero l’ultimo lavoro svolto, l’ultimo diploma conseguito, si ripercorre
la propria carriera all’indietro. Se la vostra carriera ha seguito un andamento
lineare, è probabile che gli incarichi più importanti li abbiate ricoperti in tempi
più recenti e questo formato vi consente di farli risaltare al meglio.
Per chi utilizza il programma Word, esistono modelli di curricula cronologici e
per competenze già pronti da poter scaricare dal sito di Microsoft e utilizzare
come traccia (office.microsoft.com/it-it/templates, alla sezione Curriculum
e lettere di presentazione). Ne offre qualcuno anche OpenOffice, un pro-
gramma open source gratuito scaricabile dalla rete (www.openoffice.org).
Può valer la pena dare un’occhiata se non per attingere ai modelli almeno
per prendere ispirazione.

• Il formato europeo, che la Commissione Europea ha incoraggiato a intro-


durre per favorire la libera circolazione dei lavoratori all’interno dell’Unione,
ha il principale pregio di rappresentare uno standard internazionale ed è
quindi opportuno utilizzarlo sempre quando si invia un curriculum per un
lavoro all’estero. In questo caso, ovviamente, sarà però anche necessario
che il cv sia redatto nella lingua del paese di destinazione, o almeno in una
lingua internazionale come l’inglese. Nella compilazione e anche nell’uso
della terminologia più corretta in tutte le lingue dell’Unione vi aiuta il sito
Europass (europass.cedefop.europa.eu/it/home), che consente di sca-
ricare istruzioni e modelli in formato Word, Pdf e OpenOffice.

75
Trovare lavoro oggi

Considerate che per un selezionatore che legge molti cv, i formati cronologici (sia
quello generico sia quello europeo) sono i più apprezzati, perché consentono
di cogliere più rapidamente le informazioni rilevanti. Si aggiunga anche che
non è facile mettere a fuoco le proprie competenze in modo chiaro e incisivo
senza la struttura guidata di un cv cronologico e dunque, se proprio dovete
“coprire dei buchi”, tanto vale seguire comunque l’ordine temporale, fornendo
spiegazioni autentiche e concrete rispetto a eventuali inciampi e battute d’ar-
resto: vi toccherebbe comunque farlo in sede di colloquio.

Il formato europeo fa da guida


Tra i vari modelli di cv che vi proponiamo, quello europeo è l’unico vero
formato standardizzato. Questa schematizzazione da un lato ingabbia le infor-
mazioni pretendendo che vengano inserite in una scaletta predefinita e molto
dettagliata, ma dall’altro propone un modello efficace.
Costituisce quindi un’ottima guida per assicurarsi che:

• nella compilazione vengano riportate le informazioni ritenute rilevanti dai


selezionatori;
• l’organizzazione delle informazioni sia fruibile, esaustiva e di sintesi al tempo
stesso, rispondente alle esigenze di chi legge molti cv e deve rapidamente
inquadrare una candidatura.

Il cv è il primo passo di un processo articolato ed è occasione irripetibile


per fare una presentazione di sé organica e completa, ma al tempo stesso
chiara e sintetica. Il modello fornisce una griglia precisa di dati da riportare
che è necessaria e sufficiente per chi deve iniziare a farsi un’idea di chi siete.
L’impostazione suggerita rappresenta uno strumento efficace per evitare di
dimenticare qualcosa, di eccedere nel fornire dati non necessari, di essere
poco chiari nell’esposizione, di inciampare in valutazioni soggettive su cosa
scegliere di dire. Il formato europeo infatti nasce dal lavoro di commissioni
specializzate nelle attività di selezione e quindi tiene conto di aspettative diffuse,
riconosciute di selezionatori non solo italiani ma di tutti i paesi dell’Unione
Europea. Di seguito commentiamo le varie sezioni di un cv per aiutarvi a
inquadrare meglio il senso delle informazioni richieste.

Informazioni personali
Presentare se stessi significa aprire agli altri la propria identità e i canali attra-
verso cui creare un primo contatto. Iniziare con nome e cognome e i propri
riferimenti è la prassi più coerente.

76
Proporsi

Esperienza lavorativa
L’impostazione cronologica è una buona struttura per organizzare le infor-
mazioni in blocchi leggibili e coerenti, distribuiti in funzione della variabile
“tempo” (quanto è durata un’esperienza, a che periodo risale). È sempre meglio
iniziare a raccontare le esperienze più recenti, perché sono quelle più attuali
e perché, in genere, sono il risultato delle varie esperienze vissute.

Istruzione e formazione
Sono informazioni fondamentali per un selezionatore. La griglia europea è
molto rigorosa e dettagliata: chiede anche l’inserimento della voce “materie/
abilità professionali oggetto dello studio”. È una richiesta spesso percepita
come poco chiara, che si riferisce prevalentemente a quegli istituti di forma-
zione tecnico-professionali frequentando i quali si acquisiscono competenze
utili in ambito lavorativo. Il dettaglio riferito alle “materie e abilità” può anche
essere tralasciato. Importanti restano invece tutte le altre informazioni su
date, nome di istituti frequentati, Atenei universitari, qualifiche (specificare
il titolo esatto conseguito, e se si tratta di lauree triennali o magistrali) e
valutazioni finali.

Capacità e competenze personali


Questa parte è un importante valore aggiunto del modello europeo. Consente
infatti di esprimere, in modo guidato e razionalizzato, quelle caratteristiche
utili a profilare se stessi anche su un piano più umano e personale, oltre
che accademico e professionale. Spesso la descrizione di questi tratti viene
tralasciata oppure variamente inserita in voci quali “altre informazioni”, “in-
formazioni caratteriali”, “note”, o semplicemente “altro”. Il modello europeo
invece chiede queste informazioni e aiuta anche a suddividerle in varie aree:
competenze personali, relazionali, organizzative, tecniche e artistiche. Nelle
righe di descrizione, molto utili, il modello offre suggerimenti su come in-
terpretare le diverse competenze in modo da aiutarvi a evitare un approccio
troppo soggettivo.

Lingue
Le competenze linguistiche sono giustamente oggetto di una richiesta di in-
formazioni dettagliate volta a sondare le capacità del candidato nell’uso della
lingua scritta e parlata e nella comprensione. Spesso ci si imbatte in candidati

77
Trovare lavoro oggi

che affermano di conoscere bene una lingua e in effetti la parlano dignito-


samente ma al momento di scriverla hanno serie difficoltà. È legittimo che
si voglia comprendere il più possibile, e fin dal primo passo della selezione,
quale sia l’effettivo grado di conoscenza della lingua. Viviamo infatti in un
contesto dove la dimensione internazionale, multi-lingue è ormai presente
ovunque e una buona conoscenza linguistica rappresenta un ticket di ingresso.

Capacità e competenze relazionali


Oggi più che mai le aziende sono sensibili alle capacità relazionali delle persone.
Si tratta di quelle capacità che le aziende definiscono soft e che si apprendono
meno facilmente di qualsiasi competenza tecnica. Saper dialogare con i colleghi,
i capi, i futuri collaboratori, saperli motivare, saper comunicare in modo credibile
ed efficace, saper creare le alleanze giuste, evitare o gestire le conflittualità sono
competenze fondamentali per chi vuole crescere e avere successo in azienda.

Capacità e competenze organizzative


Ognuna delle voci relative alle competenze (per esempio coordinamento e
amministrazione di persone, progetti, bilanci sul posto di lavoro, in attività di
volontariato, in ambito culturale o sportivo, a casa ecc.) dà a tutti la possibilità
di esprimersi. Chi è alla ricerca di un primo lavoro potrebbe sentirsi in difficol-
tà per non aver potuto acquisire, attraverso lavori precedenti, le competenze
previste dalla griglia. In realtà il modello rassicura, facendo riferimento al fatto
che si possono citare anche esperienze acquisite durante attività di altro tipo.

Capacità e competenze tecniche


Qui occorre specificare quali strumenti tecnici si è in grado di utilizzare. Per
un grafico, per esempio, è facile individuare strumenti e competenze tecniche
(come l’uso di Photoshop o di InDesign), mentre per chi avesse profili più
generalisti il consiglio è di inserire le voci relative ai sistemi operativi e ai
software utilizzati correntemente.

Capacità e competenze artistiche


Se non avete competenze artistiche particolari, non cercate di arrampicarvi
sugli specchi citando magari, pur di scrivere qualcosa, un vostro interesse
particolare. Occorre evitare di confondere gli hobby con le competenze.

78
Proporsi

Essere competenti significa essere appropriati, congruenti rispetto a una


certa azione richiesta e dunque, per esempio, scrivere commenti sul pro-
prio blog non autorizza a sentirsi una persona che “sa scrivere” o che abbia
“competenze di scrittura”.

Ulteriori informazioni
In questa sezione può essere utile inserire riferimenti a persone che vi hanno
visto “all’opera” e che possono testimoniare il vostro impegno nel corso di
esperienze lavorative o in ambito accademico (particolare impegno, suc-
cesso negli studi o in gruppi di lavoro). Non citate mai referenze generiche
di conoscenti o amici che non hanno titoli per testimoniare circa il vostro
operato o sul vostro modo di lavorare.
Inoltre, inserite referenze solo di persone con cui avete concordato di
citarle come referenti nel cv, in modo che, qualora venissero contattate,
siano preparate e disponibili a uno scambio di informazioni. Generalmente,
comunque, i selezionatori ricorrono alle referenze solo in fase inoltrata
di selezione.

Tre modi per presentare il Signor Rossi


Adesso che conoscete la teoria è il momento di passare alla pratica. Dopo
aver analizzato il formato che meglio degli altri vi guida nella compilazione
del cv, vi proponiamo il curriculum del signor Rossi, che può vantare una
buona esperienza nel campo delle assicurazioni. Lo decliniamo nei tre for-
mati descritti nel paragrafo “Formati a confronto” a pagina 75 (per compe-
tenze, cronologico ed europeo), per mostrarvi come le stesse esperienze e
competenze possano produrre un impatto molto differente a seconda della
struttura con cui si sceglie di presentarle.
In seguito passeremo ad analizzare due profili diversi da quello del signor
Rossi: quello di un giovane neolaureato e quello di una persona con una
lunga esperienza nel marketing, e li proporremo entrambi nel formato eu-
ropeo per mostrare come questo tipo di struttura, molto dettagliata, si adatti
perfettamente a livelli di competenza ed esperienza anche molto diversi tra
di loro.
Infine presenteremo uno schema di curriculum, che abbiamo definito
“Eurocrono”, e che secondo noi mette insieme i pregi del formato europeo
con l’immediatezza di quello cronologico. Potreste utilizzarlo come base
per compilare il vostro.

79
Trovare lavoro oggi

Il curriculum in formato europeo


Consente di fornire una descrizione dettagliata di tutti gli aspetti che interessano
maggiormente a chi svolge la selezione. Compilandolo in ogni sua parte si è
sicuri di dare a chi riceve il cv in questo formato il proprio profilo completo.

F o r m at o europeo per
i l c u r r i c u l u m v i ta e

Informazioni personali
Nome Rossi Giovanni
Indirizzo 9, Via Spigliari, Milano, Italia
Telefono 02 555.555
Cell. 333 777.777
E-mail Giorossi777@hotmail.it
Nazionalità Italiana
Data di nascita 25 marzo 1981

Esperienza lavorativa
Date (da – a) 2010 – In corso
Nome e indirizzo Primario broker internazionale, Milano
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Società internazionale attiva nel Brokeraggio
Assicurativo
Tipo di impiego Responsabile Formazione e Sviluppo
Principali mansioni Organizzazione dei training in ingresso per
le nuove risorse, pianificazione delle azioni
di sviluppo formativo, scelta dei
fornitori, erogazione diretta di formazione
in aula, responsabilità di budget

Date (da – a) 2008 – 2010


Nome e indirizzo Insurance FaS Italy SpA
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Broker Assicurativo internazionale
Tipo di Impiego Trainer

80
Proporsi

Principali mansioni Attività di training sia in aula sia in


e responsabilità affiancamento on the job sui prodotti
e sulle tecniche di vendita

Date (da – a) 2004 – 2008
Nome e indirizzo Co……… Assicurazioni SpA
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Primaria Compagnia Italiana di Assicurazioni
Tipo di Impiego Responsabile Vendite di Area
Principali mansioni Dopo un periodo di formazione e di attività
e responsabilità di vendita in prima persona, ho coordinato
25 collaboratori di cui ero responsabile
in termini di formazione e sviluppo, gestione,
motivazione, risultati di vendita e redditività

Istruzione e formazione
Date (da – a) 2000 – 2004
Nome e tipo di istituto Università degli Studi di Milano
di istruzione o formazione Corso di Laurea in Giurisprudenza
Principali materie/abilità Macro-economia, micro-economia, statistica,
professionali oggetto dello studio mercati finanziari, corporate finance, sistemi
informativi, organizzazione aziendale ecc.
Qualifica conseguita Laurea in Giurisprudenza
Livello nella classificazione 98/110
nazionale (se pertinente)

Date (da – a) 1994 – 1999


Nome e tipo di istituto Liceo Classico ………, Milano
o formazione Maturità Classica
Livello nella classificazione 90/100
nazionale (se pertinente)

Capacità e competenze personali


Acquisite nel corso della vita Ho seguito la mia famiglia nella gestione
e della carriera ma non della nostra azienda familiare, imparando
necessariamente riconosciute a comprendere le problematiche organizzative
da certificati e diplomi ufficiali e gli sforzi gestionali di chi ha responsabilità
imprenditoriali, attraverso una costante
presenza in azienda durante gli studi universitari

Madrelingua Italiano

81
Trovare lavoro oggi

Altre lingue
Inglese
Capacità di lettura Buono
Capacità di scrittura Buono
Capacità di espressione orale Ottimo

Capacità e competenze relazionali


Vivere e lavorare con altre Ho acquisito una buona capacità a relazionarmi
persone, in ambiente con persone di cultura diversa durante
multiculturale, occupando posti un’esperienza all’estero. Ho imparato a comunicare
in cui la comunicazione in modo efficace anche con persone che hanno
è importante e in situazioni in cui punti di vista diversi dai miei e a rispettare
è essenziale lavorare in squadra qualsiasi opinione altrui pur mantenendo salde
(per es. cultura e sport) ecc. le mie idee

Capacità e competenze
organizzative
Per esempio coordinamento So organizzare il lavoro di altri e guidare le
e amministrazione di persone, attività di un team verso obiettivi comuni.
progetti, bilanci; sul posto di Ho acquisito questa capacità durante le mie
lavoro, in attività di volontariato attività di coordinamento in azienda
(per es. cultura e sport), a casa ecc.

Capacità e competenze tecniche


Con computer, attrezzature Conosco molto bene il mercato assicurativo:
specifiche, macchinari ecc. prodotti, dinamiche del settore, competitori.
Utilizzo regolarmente i principali tool informatici
legati al sistema operativo Windows e alcuni
moduli specifici di sistemi ERP

Capacità e competenze artistiche


Musica, scrittura, disegno ecc.

Altre capacità e competenze


Competenze non Ho affrontato momenti difficili e sfide stressanti
precedentemente indicate senza perdermi d’animo e facendo conto sulle
mie motivazioni personali e sulle mie energie
mentali e fisiche, riuscendo sempre a raggiungere
i miei obiettivi

82
Proporsi

Patente o patenti Patente B

Ulteriori informazioni In possesso di patente nautica;


sono istruttore di Aikido

Allegati [Se del caso, enumerare gli allegati al CV]

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti

Il curriculum crono-generico
Questo tipo di formato esce dalla gabbia ristretta del curriculum europeo e
presenta una suddivisione per tipologie di informazioni (studi, formazione
professionale, esperienze lavorative ecc.) all’interno delle quali si segue un
ordine cronologico, che va dagli eventi più recenti a quelli più remoti.

DATI PERSONALI
Giovanni Rossi
Nato a Roma
Il 25 marzo 1981
Residente a Milano, Via Spigliari, 9
Coniugato, 2 figli
Telefono: 02 555.555 – Cell. 333 777.777
E-mail: Giorossi777@hotmail.it

STUDI
2004: Laurea in Giurisprudenza, presso l’Università degli Studi di Milano
1999: Maturità Classica, conseguita presso il liceo ………, Milano

FORMAZIONE PROFESSIONALE
2007: Valutazione dei fabbisogni formativi e pianificazione dello sviluppo individuale,
presso ………

83
Trovare lavoro oggi

2005: Corso sulla tematica delle obiezioni e sulle tecniche avanzate di gestione
dell’aula presso Co……… Assicurazioni.
2005: Corso sulle tecniche di vendita e negoziazione, presso ………
2004: Training per formatori interni presso Co……… Assicurazioni: formazione
sui prodotti, tecniche di vendita, tecniche di gestione cliente, tecniche di gestione
aula e formazione formatori

LINGUE STRANIERE
Inglese: Fluente la lingua parlata, buona conoscenza della lingua scritta.

ALTRE INFORMAZIONI
• Sono un appassionato di informatica e, oltre a conoscere i principali strumenti
gestionali e a saper operare su sistemi ERP, ho promosso e costruito una intranet
dedicata alla forza vendita dove avviene un costante dialogo e uno scambio fra
tutte le aree del dipartimento di mia pertinenza.
• Le aree di mia competenze hanno sempre raggiunto o superato gli obiettivi
prefissati.
• Sono in possesso di patente nautica.
• Sono istruttore di Aikido

ESPERIENZE PROFESSIONALI
2010 – in corso: Primario broker internazionale, con sede a Milano, presente in
Italia e in 25 paesi nel mondo.
Responsabile Formazione e Sviluppo Area Commerciale
Nell’ambito della Direzione Commerciale, la mia principale responsabilità è relativa
alla formazione dei ruoli commerciali. Organizzo i training in ingresso per le nuove
risorse, garantendone il corretto svolgimento e il monitoraggio continuo. Pianifico
le azioni di sviluppo formativo per le figure junior ma anche per profili di maggior
seniority, compresi i Manager di Area e i ruoli dirigenziali. Seleziono e scelgo i fornitori
partner, erogo direttamente interventi di formazione in aula, prevalentemente di
tipo tecnico e gestisco il budget di riferimento.
Riporto gerarchicamente al Direttore Operation e Organizzazione

2008 – 2010: Insurance FaS……… Italy SpA………


Broker assicurativo internazionale
Trainer
Attività di training sia in aula sia in affiancamento on the job. Seguivo i gruppi
di neo-inseriti e li affiancavo nella formazione di base, sia sui prodotti sia sulle
tecniche di vendita fino all’inserimento nei rispettivi team, sotto il coordinamento
dei propri responsabili diretti. Riportavo gerarchicamente al Responsabile della
Formazione di Area

84
Proporsi

2004- 2008: Co……… Assicurazioni.


Primaria Compagnia Italiana di Assicurazioni
Responsabile Vendite di Area
Dopo un periodo di formazione e di attività di vendita in prima persona, ho coordinato
25 collaboratori di cui ero responsabile in termini di formazione e sviluppo, gestione,
motivazione, risultati di vendita e redditività

2000-2004: Durante il periodo universitario ho svolto attività di vendita di servizi


finanziari presso diverse SGR.
Ho inoltre operato presso l’azienda paterna come aiuto contabile e supporto alle
vendite

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti

Il curriculum per competenze


I selezionatori non lo amano molto perché rende difficile una lettura veloce e
necessita di più tempo per trovare le informazioni che servono. Inoltre, proprio
perché è spesso utilizzato da chi ha dei “buchi” temporali da mascherare, ovvero
periodi di inattività tra un lavoro e l’altro, può destare perplessità in chi lo legge.

DATI PERSONALI
Giovanni Rossi
Nato a Roma
Il 25 marzo 1981
Residente a Milano
Via Spigliari, 9
Coniugato, 2 figli
Telefono: 02 555.555 – Cell. 333 777.777
E-mail : Giorossi777@hotmail.it

STUDI
2004: Laurea in Giurisprudenza conseguita presso l’Università degli Studi di Milano.
1999: Maturità Classica, conseguita presso il liceo………, Milano

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Trovare lavoro oggi

LINGUE STRANIERE
Inglese: Fluente, sia parlato che scritto

FORMAZIONE PROFESSIONALE
2007: Valutazione dei fabbisogni formativi e pianificazione dello sviluppo individuale,
presso ………
2005: Corso sulla tematica delle Obiezioni e sulle tecniche avanzate di gestione
dell’aula presso Co……… Assicurazioni
2005: Corso sulle tecniche di vendita e negoziazione, presso ………
2004: Training per formatori interni presso Co……… Assicurazioni: formazione
sui prodotti, tecniche di vendita, tecniche di gestione cliente, tecniche di gestione
aula e formazione formatori

CONOSCENZE INFORMATICHE
Utilizzo regolarmente i principali tool informatici legati al sistema operativo Windows
e alcuni moduli specifici di sistemi ERP

PRINCIPALI COMPETENZE ACQUISITE DURANTE LE ESPERIENZE DI LAVORO


Da 9 anni lavoro in ambito assicurativo. Ho operato sia presso compagnie sia
presso broker assicurativi.
Ho lavorato per Co……… Assicurazioni, per Insurance FaS……… e per Broker ………
La mia esperienza si può sintetizzare in due grandi macro aree d’azione:
• consulenziale-commerciale, all’inizio della mia carriera;
• gestionale-formativa, negli ultimi anni

Esperienza in Area consulenziale-commerciale


Dopo l’inserimento iniziale e dopo aver acquisito una solida esperienza sulle
dinamiche del settore e sui competitori, sui prodotti e sulle tecniche di vendita,
ho creato un portafoglio clienti e gestito gruppi di collaboratori, garantendone i
buoni livelli produttivi.
Il target di riferimento era rappresentato da professionisti e da piccole e medie
aziende. Inizialmente operavo sulla provincia di Milano, successivamente sono
diventato responsabile di tutta la regione Lombardia.
Coordinavo 25 persone di cui ero responsabile in termini di formazione e sviluppo,
gestione, motivazione e risultati di vendita e di redditività

Area sviluppo e formazione


Ho svolto attività di training, sia in aula sia in affiancamento on the job.
Sono attualmente responsabile delle attività di sviluppo e formazione presso un
broker internazionale

86
Proporsi

È mia responsabilità organizzare i training in ingresso delle nuove risorse inserite


in azienda e pianificare le azioni di sviluppo formativo.
Definisco le scalette relative ai fabbisogni formativi, scelgo i fornitori partner, erogo
personalmente parte del training e sono responsabile del budget per le attività di
sviluppo di una determinata fascia di personale

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti

Gli altri profili


Vi sono pregi e difetti in tutti e tre i modi di presentare il curriculum del signor
Rossi, ma avrete notato come il formato europeo sia quello che consente di
entrare maggiormente nel dettaglio. Questo modello permette di esplorare anche
tutte quelle capacità e competenze che non sono strettamente collegate alla for-
mazione accademica o alle esperienze di lavoro, ma sono proprie della persona.
La scelta della struttura non dipende però necessariamente dal tipo di curri-
culum (con più o meno esperienza), e per dimostrarvelo vi proponiamo ora
due profili professionali molto diversi tra loro e da quello del signor Rossi:
il curriculum di un neolaureato e quello di una persona con una notevole
esperienza nel settore del marketing. Entrambi trovano nel curriculum in for-
mato europeo lo strumento adatto per declinare le proprie esperienze, abilità
e competenze presentandosi al meglio.
Infine trovate anche la griglia del formato Eurocrono messo a punto da noi,
che, come abbiamo già avuto modo di dire, rappresenta un buon compro-
messo tra la completezza del modello europeo, che alcuni potrebbero trovare
eccessivamente rigido, e la semplicità di quello cronologico. Se lo desiderate,
potete usarlo come base per compilare il vostro cv.

Il neolaureato
Vediamo dunque adesso il profilo di un neolaureato: ovviamente questo can-
didato non ha molte esperienze lavorative, ma può comunque presentare al
meglio le proprie competenze. Vi proponiamo il suo cv nel formato europeo
che, come abbiamo visto, è quello che consente di descrivere in maniera più
precisa tutto ciò che il candidato deve dire di sé, anche quando non può
vantare precedenti professionali di rilievo.

87
Trovare lavoro oggi

F o r m at o europeo per
i l c u r r i c u l u m v i ta e

Informazioni personali
Nome Lorenza Bianchi
Indirizzo Via Dante,15, Verona, Italia
Telefono 045 777.775
Cell. 348 222.222
E-mail lobianchi111@gmail.com
Nazionalità Italiana
Data di nascita 20 aprile 1995

Esperienza lavorativa
Date (da – a) 2016 – In corso
Nome e indirizzo ……… Services Italia
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Società di servizi, settore pubblicitario
Tipo di impiego Assistente presso il reparto Media
Principali mansioni Supporto e assistenza per tutte le attività del
dipartimento: gestione degli appuntamenti
e dell’agenda, acquisto di spazi pubblicitari
e relativi contatti con i principali media,
partecipazione alla stesura dei piani media
(lavoro part-time svolto durante gli studi
universitari)

Date (da – a) 2014– 2015


Nome e indirizzo Art & Design, Verona
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Galleria di arte contemporanea
Tipo di impiego Assistente alla titolare
Principali mansioni Presenza in galleria e relazione con
e responsabilità i clienti, supporto all’organizzazione di eventi,
gestione database e newsletter, creazione
di messaggi promo-pubblicitari
(lavoro part-time)

88
Proporsi

Istruzione e formazione
Date (da – a) 2014 – 2018
Nome e tipo di istituto Università ………, ……… Roma
di istruzione o formazione
Principali materie/abilità Analisi filosofica del linguaggio, epistemologia,
professionali oggetto dello studio evoluzione storica del pensiero filosofico………
Qualifica conseguita Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche
Livello nella classificazione 106/110
nazionale (se pertinente)

Date (da – a) 2009 – 2014


Nome e tipo di istituto Liceo Classico ………, Verona
o formazione Diploma di Maturità Classica
Livello nella classificazione 85/100
nazionale (se pertinente)

Capacità e competenze personali

Acquisite nel corso della vita Approfondita conoscenza della storia dell’arte
e della carriera ma non contemporanea
necessariamente riconosciute
da certificati e diplomi ufficiali

Madrelingua Italiano

Altre lingue
Inglese
Capacità di lettura Eccellente
Capacità di scrittura Buono
Capacità di espressione orale Eccellente

Francese
Capacità di lettura Buono
Capacità di scrittura Buono
Capacità di espressione orale Eccellente

Capacità e competenze relazionali


Vivere e lavorare con altre Buona capacità di comunicare, anche in lingue
persone, in ambiente straniere; buona sensibilità interculturale acquisita

89
Trovare lavoro oggi

multiculturale, occupando posti attraverso vari soggiorni all’estero (Regno Unito,


in cui la comunicazione Francia, Spagna); facilità a integrarsi in contesti
è importante e in situazioni in cui nuovi, orientamento alle relazioni
è essenziale lavorare in squadra
(per es. cultura e sport) ecc.

Capacità e competenze
organizzative
Per esempio coordinamento Organizzazione di eventi e promozione di
e amministrazione di persone, spettacoli teatrali grazie ad attività di volontariato.
progetti, bilanci; sul posto di Organizzazione di eventi destinati all’infanzia
lavoro, in attività di volontariato e alla prima adolescenza
(per es. cultura e sport), a casa ecc.

Capacità e competenze tecniche


Con computer, attrezzature Principali tool di Office e conoscenza di Access
specifiche, macchinari ecc. e Photoshop

Capacità e competenze artistiche


Musica, scrittura, disegno ecc. Scrivo brevi articoli/recensioni su tematiche
legate all’arte contemporanea su blog
e riviste online (link…)

Altre capacità e competenze


Competenze non
precedentemente indicate

Patente o patenti Patente B

Ulteriori informazioni [Inserire ogni altra informazione pertinente, per


esempio persone di riferimento, referenze ecc.]

Allegati [Se del caso, enumerare gli allegati al CV]

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti

90
Proporsi

Un profilo senior
Ecco un candidato che di esperienze ne ha maturate parecchie, e che sta
cercando un nuovo lavoro che gli dia più stimoli o maggiori responsabilità,
oppure magari più possibilità di carriera. Questo lo scopriremo solo nella sua
lettera di motivazione. Il suo cv racconta invece con l’appropriata quantità di
dettagli per quali aziende ha lavorato e in che ruoli.

F o r m at o europeo per
i l c u r r i c u l u m v i ta e

Informazioni personali
Nome Maurizio Verdi
Indirizzo Via Garibaldi 15, 20100, Milano, Italia
Telefono 02 999.999
Cell. 333 444.444
E-mail maverdi@yahoo.it
Nazionalità Italiana
Data di nascita 20 novembre 1974

Esperienza lavorativa
Date (da – a) 2012 – oggi
Nome e indirizzo Riservato
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Primaria azienda multinazionale,
leader in un segmento del Food & Beverage.
Tipo di impiego Marketing Manager
Principali mansioni Coordinamento di tutte le attività di marketing
relative a una divisione dell’azienda e di tutti
i prodotti di riferimento.
Sono attualmente responsabile della strategia
di lancio, comunicazione e posizionamento
dei prodotti sul mercato italiano, in accordo
e contatto costante con l’Head Quarter,
Coordino un gruppo di collaboratori: un brand
manager, tre product manager, un trade

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Trovare lavoro oggi

marketing specialist, un marketing assistant.


Gestisco un budget annuale di xxxx €. Riporto
gerarchicamente al Direttore Marketing Italia

Date (da – a) 2006 – 2011


Nome e indirizzo Alsid……… Italy, Via De Gasperi………Bologna
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Filiale italiana di azienda francese, attiva
nel settore del Personal Care.
Tipo di impiego Brand manager
Principali mansioni Ero responsabile dei piani di marketing,
e responsabilità della comunicazione e del posizionamento,
oltre che di tutte le attività di gestione correlate
al dipartimento marketing. Gestivo un
collaboratore e un budget di xxx €

Date (da – a) 2000 – 2005


Nome e indirizzo Webcomm Future, Via ………, Milano
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Agenzia di comunicazione specializzata
in web communication e nell’e-commerce
Tipo di impiego Titolare, comproprietario, insieme a
due altri soci.
Principali mansioni Ho preso parte attiva nell’avviare la società,
e responsabilità occupandomi di tutti gli aspetti legali e
societari in fase iniziale, dell’elaborazione del
business plan e successivamente riservandomi
tutte le attività di comunicazione, marketing,
visibilità, vendita e relazioni con i clienti

Date (da – a) 1998 – 2000


Nome e indirizzo Marchetti & ……… Spa, Via ………, Milano
del datore di lavoro
Tipo di azienda o settore Azienda italiana, settore dolciario.
Tipo di impiego Inizialmente assistente di Marketing,
successivamente Product Manager con la
responsabilità di tutta la linea “cioccolateria”.
Principali mansioni Ho lavorato molto sulla comunicazione,
e responsabilità su campagne pubblicitarie e su lancio di
nuovi prodotti.
Riportavo al Direttore Commerciale

92
Proporsi

Istruzione e formazione
Date (da – a) 1993 – 1998
Nome e tipo di istituto Università degli Studi, Milano
di istruzione o formazione
Principali materie/abilità Diritto societario, Diritto internazionale ecc.
professionali oggetto dello studio
Qualifica conseguita Laurea in Giurisprudenza.
Livello nella classificazione 104/110
nazionale (se pertinente)

Date (da – a) 1988 – 1993


Nome e tipo di istituto Liceo Scientifico ……… Milano
o formazione Diploma di Maturità scientifica
Livello nella classificazione 56/60
nazionale (se pertinente)

Capacità e competenze personali


Acquisite nel corso della vita Resistenza allo stress, capacità di affrontare
e della carriera ma non con positività anche le situazioni più sfavorevoli
necessariamente riconosciute
da certificati e diplomi ufficiali

Madrelingua Italiano

Altre lingue
Inglese
Capacità di lettura Buono
Capacità di scrittura Buono
Capacità di espressione orale Buono

Capacità e competenze relazionali


Vivere e lavorare con altre Capacità di comunicare in modo efficace,
persone, in ambiente di ascoltare e trovare punti di accordo;
multiculturale, occupando posti atteggiamento di supporto e spirito di squadra.
in cui la comunicazione Capacità di motivare e incoraggiare,
è importante e in situazioni in cui orientando le persone verso i risultati
è essenziale lavorare in squadra
(per es. cultura e sport) ecc.

93
Trovare lavoro oggi

Capacità e competenze
organizzative
Per esempio coordinamento Capacità di coordinare risorse umane, di
e amministrazione di persone, assegnare ruoli e compiti, di lavorare sui
progetti, bilanci; sul posto di sistemi ERP, ottima conoscenza di dinamiche
lavoro, in attività di volontariato e processi e capacità di ottimizzarli. Capacità
(per es. cultura e sport), a casa ecc. di lavorare con i numeri (conti economici,
business plan) e di definire strategie e azioni
per rispondere alle esigenze dei business plan

Capacità e competenze tecniche


Con computer, attrezzature Ottimo utilizzo di pacchetti gestionali, anche
specifiche, macchinari, ecc. su sistemi ERP

Capacità e competenze artistiche


Musica, scrittura, disegno ecc.

Altre capacità e competenze


Competenze non Istruttore di sci, istruttore di nuoto
precedentemente indicate

Patente o patenti Patente B

Ulteriori informazioni [Inserire qui ogni altra informazione pertinente,


per esempio persone di riferimento, referenze
ecc.]

Allegati [Se del caso, enumerare gli allegati al CV]

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali


ivi contenuti

94
Proporsi

Eurocrono: il formato ideale


Veniamo infine al formato da noi elaborato, che vi proponiamo di usare per-
ché rappresenta il giusto mix tra modello europeo e modello cronologico.
Ha tutte le informazioni che servono ma non è ingabbiato e lascia maggiore
libertà nella compilazione.

INFORMAZIONI PERSONALI
Nome e cognome
Data e luogo di nascita
Indirizzo completo (via, numero civico, cap, città, paese)
Telefono (Cell.)
E-mail
Nazionalità

ESPERIENZE PROFESSIONALI
Date (da – a ): iniziare sempre con le esperienze più recenti

Nome e indirizzo del datore di lavoro: se l’esperienza è in corso, nel cv si tende a


omettere questa informazione e a parlarne a voce, durante il colloquio

Tipologia di azienda o settore

Tipo di impiego: ruolo ricoperto

Principali mansioni e responsabilità

Inquadramento contrattuale: per esempio impiegato di primo livello CCNL, oppure


Contratto a progetto, o Contratto a tempo determinato

ISTRUZIONE
Date (da – a): anche in questo caso, iniziare sempre dall’ultimo titolo di studi
conseguito

Nome e tipo di istituto di istruzione o formazione

Qualifica conseguita

Livello nella classificazione nazionale: è la votazione

95
Trovare lavoro oggi

LINGUE STRANIERE
Indicare la lingua

Capacità di lettura: indicare il livello tra eccellente, buono, elementare


Capacità di scrittura: come sopra
Capacità di espressione orale: come sopra

COMPETENZE INFORMATICHE
Programmi utilizzati e conosciuti

CAPACITÀ E COMPETENZE RELAZIONALI


Si riferiscono alla capacità di relazionarsi e lavorare con altre persone, occupando
ruoli per cui è importante comunicare in modo efficace, svolgendo attività in cui è
essenziale saper lavorare in team. Nel caso di mancanza di esperienze lavorative, si
può fare riferimento anche a contesti culturali, di volontariato o sportivi. Occorre
indicare quali sono queste competenze e in che contesto sono state acquisite

CAPACITÀ E COMPETENZE ORGANIZZATIVE


Si tratta di capacità di coordinare progetti o persone, di organizzare attività o
processi. Anche in questo caso è possibile fare riferimento ad attività sia lavorative
sia extralavorative

ALTRE CAPACITÀ E COMPETENZE


Competenze non precedentemente indicate e che si ritiene utile segnalare in
funzione del ruolo per il quale ci si candida

ULTERIORI INFORMAZIONI
È una voce generica in cui è possibile inserire informazioni “varie ed eventuali”
che siano significative ai fini della selezione

Ai sensi del D. Lgs. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti

96
Proporsi

Errori e orrori
Poter contare su un buon cv è indispensabile, ma ci rendiamo conto che non
è semplice elaborare un documento di sintesi completo, adeguato, in cui po-
ter includere tutto ciò che “serve”, nella migliore modalità possibile. Siccome
spesso si impara più dagli errori che dai modelli, per aiutarvi abbiamo deciso
di dedicare una parte di questo capitolo a una serie di scelte stilistiche e di
contenuto che si possono rivelare poco efficaci, quindi poco funzionali agli
obiettivi chiave a cui un cv deve rispondere.
Abbiamo quindi cercato di sistematizzare alcuni suggerimenti finalizzati a dare
un supporto concreto in fase di redazione del proprio cv. Di seguito trovate
alcuni dei più comuni errori sia di forma sia di contenuto: partendo da esempi
concreti, per ogni tipologia abbiamo messo a fuoco alcuni utili suggerimenti.

L’eccessivo
Nel timore che il vostro cv passi inosservato, o semplicemente per l’umano
desiderio di essere il più possibile esaustivi, a volte si esagera, nella quantità
di informazioni fornite o nel formato dei caratteri in cui le presentate. In realtà
in questo caso gli eccessi non giovano.

Curriculum vitae
et studiorum
Paolo Rossi

Ricordate:

• un curriculum che superi le due pagine (la lettera di accompagnamento


va considerata a parte) mette a dura prova il selezionatore più scrupolo-
so. Inutile dire che meno avete fatto meno ha senso dilungarsi, ma anche
l’esperienza più complessa andrebbe comunque sintetizzata in due-tre
pagine al massimo;

97
Trovare lavoro oggi

• elencare tutti gli esami sostenuti all’Università con relativi voti, o descrivere
tutti i progetti seguiti in un determinato periodo della vostra vita lavorativa,
non serve in questa prima fase di sintesi della vostra presentazione. Citate
solo le esperienze davvero significative per quel ruolo;

• utilizzare un’intera pagina solo per l’intestazione, magari scritta a caratteri


cubitali come nell’esempio della pagina 97, non predispone a una lettura
sgombra da pregiudizi circa il vostro ego;

• tenete sempre in mente l’obiettivo: il cv deve portare a un colloquio. È in


quella sede che avrete modo di approfondire, mentre qui dovete fare uno
sforzo di selezionare ciò che è significativo, necessario e sufficiente per
questa prima fase di presentazione;

• evitate però anche l’errore opposto: essere talmente stringati da ridurre il cur-
riculum a un’unica pagina. Il cv di una sola pagina, che sia fitta di contenuti,
e quindi anche faticosamente leggibile, o che sia di grande sintesi, non è mai
l’ideale. Oltre a impoverire a priori la candidatura, difficilmente può contenere
un’esposizione esaustiva di tutti gli elementi che occorre illustrare.

Il disordinato
La cura che poniamo o al contrario dimentichiamo di porre in certi dettagli
può dire molto su chi siamo. Per questo vale la pena rileggere il curriculum
più di una volta dopo averlo scritto, e magari chiedere anche a qualcun altro
di dargli un’occhiata a caccia di errori o incongruenze o anche semplicemente
di effetti grafici fastidiosi.

esperienze all’estero nel periodo 2009-2011:


Baby sitter, New York, tre settimane;
Insegnante per stranieri, Madrid, sei mesi,
animatrice in villaggi turistici, Maiorca , tre mesi;

Le prime due righe sono scritte con un carattere differente da quello utilizzato
nel resto del cv. È una svista non grave ma denota una mancanza di atten-
zione all’ordine. Inoltre è opportuno scegliere una punteggiatura uniforme.
Per esempio in questo elenco di esperienze occorre decidere se utilizzare la
virgola o il punto e virgola.

98
Proporsi

Non è detto che gli errori di stile siano madornali, ma messi insieme contribui-
scono a dare un’idea di sciatteria, di lavoro svolto in fretta e senza ricontrollare:
non proprio un eccellente biglietto da visita per chi si propone per un impiego.
Ecco quindi qualche consiglio:

• siate sempre coerenti con gli stili e le dimensioni dei carattere scelti;
• prestate attenzione all’allineamento o all’incolonnamento del testo;
• rendete omogenei e coerenti all’impostazione gli spazi fra le righe;
• leggete e rileggete più volte per evitare errori di ortografia;
• curate la punteggiatura.

L’estroso
Il desiderio di essere originali e creativi deve fare i conti con l’obiettivo del cv:
se state rispondendo a un annuncio per il ruolo di grafico o disegnatore, potrete
dare maggiore spazio alla creatività, proprio per mettere in evidenza le vostre
competenze artistiche. Altrimenti arricchire il cv con disegni, decorazioni, utiliz-
zando caratteri colorati o altri elementi ornamentali, non è una scelta adeguata.
Il rischio di scivolare nel cattivo gusto, poi, è sempre in agguato.
Meglio tenere uno stile e una forma puliti e chiari:

***
Esperienze all’estero nel periodo 2009-2011***
◊ Baby sitter, New York, tre settimane;
◊ Insegnante per stranieri, Madrid, sei mesi;
◊ Animatrice in villaggi turistici, Maiorca , tre mesi;

• evitate l’uso del colore;


• niente decori, cornicette o altri tipi di fregio, che fanno tanto quaderno delle
elementari;
• niente immagini, a meno che non sia espressamente richiesto dall’annuncio.
Se è raccomandato per il ruolo a cui vi candidate un portfolio di vostre
creazioni, non va comunque inserito nel cv, che rimane un documento in
forma esclusivamente testuale;
• niente mix di font e stili inseriti nel tentativo di colpire chi legge: rischiano
di colpire, sì, ma come un pugno nell’occhio;

99
Trovare lavoro oggi

• evitate anche le foto, ironiche o decorative: se non vi è stata chiesta una foto,
meglio non allegarla.

L’anonimo
A volte per spirito di sobrietà o per eccesso di umiltà potreste essere ten-
tati di confezionare una presentazione scarna, troppo sintetica, che non vi
rende giustizia e non valorizza la vostra storia professionale e accademica.
Assicuratevi, seguendo il modello da noi consigliato, che le varie voci princi-
pali siano comunque coperte.

Giovanni Rossi, Nato a Roma il 25 marzo 1981


Residente a Milano, Via Spigliari, 9. Coniugato, 2 figli
Cel….333/777777
E-mail : Giorossi777@hotmail.it

- Laurea in Giurisprudenza, presso l’Università …, Milano conseguita nel 2004.


- Maturità Classica, conseguita presso il liceo …, Milano conseguita nel 1999.
- 2007: Valutazione dei fabbisogni formativi e pianificazione dello sviluppo individuale, presso …
- 2005 Corso sulla tematica delle Obiezioni e sulle tecniche avanzate di gestione dell’aula presso Co …
Assicurazioni.
- 2005: Corso sulle tecniche di vendita e negoziazione, presso ...
- 2004: training per formatori interni presso Co … Assicurazioni: formazione sui prodotti, tecniche di vendita,
tecniche di gestione cliente, tecniche di gestione aula e formazione formatori.
- Inglese: fluente la lingua parlata, buona conoscenza della lingua scritta.
- Francese: conoscenza di base della lingua parlata.
- Sono un appassionato di informatica e, oltre a conoscere i principali strumenti gestionali e a saper operare
su sistemi ERP, ho promosso e costruito una intranet dedicata alla forza vendita dove avviene un costante
dialogo e uno scambio fra tutte le aree del dipartimento di mia pertinenza.
- Le aree di mia competenza hanno sempre raggiunto o superato gli obiettivi prefissati.
- Sono in possesso di patente nautica.
- Sono istruttore di Aikido.
- 2010 – in corso: primario broker internazionale, con sede a Milano presente in Italia e in 25 paesi nel mondo.
Responsabile Formazione e Sviluppo Area Commerciale. Nell’ambito della Direzione Commerciale, la mia
principale responsabilità è relativa alla formazione dei ruoli commerciali. Organizzo i training in ingresso
per le nuove risorse, garantendone il corretto svolgimento e il monitoraggio continuo. Pianifico le azioni di
sviluppo formativo per le figure “junior” ma anche per profili di maggior seniority, compresi i Manager di
Area e i ruoli dirigenziali. Seleziono e scelgo i fornitori partner, erogo direttamente interventi di formazione
in aula, prevalentemente di tipo tecnico e gestisco il budget di riferimento. Riporto gerarchicamente al
Direttore Operation e Organizzazione.
- 2008 – 2010: Insurance … Italy SpA… Broker assicurativo internazionale. Trainer. Attività di training sia in
aula sia in affiancamento on the job. Seguivo i gruppi di neo-inseriti e li affiancavo nella formazione di base
sia sui prodotti sia sulle tecniche di vendita fino all’inserimento nei rispettivi team, sotto il coordinamento
dei propri responsabili diretti. Riportavo gerarchicamente al Responsabile della Formazione di Area.
- 2004 – 2008: Co…. Assicurazioni. Primaria Compagnia Italiana di Assicurazioni. Responsabile Vendite di
Area. Dopo un periodo di formazione e di attività di vendita in prima persona, ho coordinato 25 collaboratori
di cui ero responsabile in termini di formazione e sviluppo, gestione, motivazione, risultati di vendita e
redditività.
- 2000 – 2004: durante il periodo universitario ho svolto attività di vendita di servizi finanziari presso diverse
SGR. Ho inoltre operato presso l’azienda paterna come aiuto contabile e supporto alle vendite.

Ai sensi del D. Lgs. n. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti.

100
Proporsi

Inoltre, adottate un modello di presentazione che metta in evidenza le infor-


mazioni utili ai fini di un’oggettiva valutazione.
Il curriculum del Signor Rossi, di cui vi abbiamo fornito diversi esempi nelle
pagine 79-87, risulta quasi irriconoscibile nella versione volutamente anonima
in cui ve lo proponiamo nella pagina a fianco.
Per evitare una presentazione così piatta e impersonale:

• lasciate sempre uno spazio bianco tra le voci principali del vostro cv;
• utilizzate il grassetto o un corpo di font adatto a distinguere le voci principali
dalle informazioni che ne seguono (ma non esagerate mai con le dimensioni);
• mettete pure graficamente in evidenza una o due competenze o esperienze,
ma limitatevi a quelle veramente significative.

L’autocelebrativo
Una delle sfide importanti nella messa a punto del curriculum è trovare il giusto
equilibrio tra una modalità che valorizzi il vostro profilo e un approccio modesto,
misurato, che non ecceda nei toni autocelebrativi. Piuttosto che sottolineare i
vostri successi in maniera troppo esplicita, fate in modo che le vostre qualità
emergano dai diversi elementi descritti e dalla buona impostazione generale del cv.
Mettere i riflettori su qualità, competenze, successi, obiettivi raggiunti va
bene, ma se lo si fa in modo adeguato e soprattutto contestualizzato.
Dichiarazioni quali: “nel corso di questi tre anni ho sempre raggiunto i miei
obiettivi” o simili, purché concrete, precise, vanno benissimo se inserite
coerentemente nel contesto. Meno efficace è il “listone” delle buone qualità
riportate tutte insieme come nell’esempio sottostante, slegate dal contesto
di riferimento.

I miei punti di forza:


• sono stato premiato come miglior venditore;
• ho sempre raggiunto e superato gli obiettivi;
• sono apprezzato dai miei collaboratori e stimato dai miei colleghi;
• ho ottime doti relazionali.

Gli elenchi puntati in questo caso non sono consigliati. Affermare con una
frase secca di avere buone doti relazionali non costa nulla e quindi significa
anche poco. Meglio provare ad aggiungere qualcosa che dia sostanza alle
vostre affermazioni, argomentandole. In alternativa, si può utilizzare un’im-

101
Trovare lavoro oggi

postazione simile a quella del formato europeo, dove si trovano gli spazi per
inserire competenze e capacità in una modalità guidata.
Evitate anche affermazioni generiche: “premiato come miglior venditore”. Nel
caso, specificare dove e quando. E poi quali sono gli obiettivi raggiunti e superati,
e in che contesto? Abituatevi a fornire esempi a sostegno di ciò che dichiarate.

Il lirico
Come nell’esempio che segue, il lirico è colui che tenta di descrivere se stesso
e le proprie esperienze con toni affabulatori, ponendo un’enfasi che non è né
richiesta né adeguata in un documento formale come il cv. Questa descrizione
dai toni poetici si focalizza sulle emozioni con un approccio quasi intimistico
piuttosto che su dati di fatto utili a uno screening di curricula.

CHI SONO
Ho appena compiuto 26 anni e in questo periodo ne ho fatte di cose!!! La
mia valigia è sempre stata pronta per molti anni, spinta da una curiosità
senza limiti. Ho vissuto a Madrid e Parigi. Mi sono messa sempre in
gioco, ho studiato, viaggiato, imparato, sbagliato, ho intervistato po-
litici e ho chiacchierato con molti amici, mi sono divertita, annoiata,
appassionata, ho creduto, ho cercato di scegliere quello che mi potesse
piacere, ho chiuso porte e aperto portoni, ho avuto paura, ho avuto
coraggio, ho seguito l’istinto…

Con tutto il rispetto per le esperienze di questa candidata, ciò che scrive
può tagliarla fuori da alcune selezioni, per esempio quelle che prevedono
doti di focalizzazione e organizzazione o capacità di sintesi. Molto dipende
anche dalla forma mentis del selezionatore: qualcuno potrebbe apprezzare
questo tentativo di mettersi in gioco, altri potrebbero intravedere il rischio
di un approccio dispersivo. La sensazione è che vi siano troppe frasi, troppi
stati d’animo e una vaghezza che non aggiunge molto ai dati che si posso-
no evincere dal cv, ma può anzi dare a chi legge la sensazione che serva
a coprire lacune e scarsità di esperienza. Per non rischiare di dare di sé
l’impressione sbagliata è dunque meglio:

• evitare toni troppo lirici, poetici o intimistici nel cv;


• privilegiare le informazioni pratiche, concrete, verificabili e in ultima analisi
più utili alla selezione rispetto a quelle personali;

102
Proporsi

• se ritenete che alcune informazioni su di voi possano contribuire a farvi


scegliere, motivo in più per utilizzare un formato europeo, che dà la pos-
sibilità di descriversi e di fare emergere informazioni e indicazioni “ampie”
in modo strutturato e quindi più facilmente fruibile per il selezionatore;
• conservate l’enfasi e la passione magari per il momento del colloquio,
dove a voce potrete cercare di colpire con le vostre doti affabulatorie e
dare così di voi l’impressione della persona spontanea e, perché no, anche
profonda.

L’inadeguato
Andare fuori tema non è mai una buona idea, tanto meno in un curriculum vitae.
È necessario inserire nel cv solo esperienze lavorative e formative, competenze
e caratteristiche personali che siano realmente pertinenti al lavoro per il quale
ci si propone. Ogni altra informazione rischia di dare di voi un’immagine errata.

Candidatura per posizione da infermiera

NOTE INFORMATIVE
– di bella e posata presenza;
– precisa e puntuale;
– munita di patente B.

La precisione e la puntualità sono requisiti adeguati per svolgere l’attività di


infermiera. Indicare anche “bella presenza” è inadeguato. Non aggiunge nulla
alla validità della candidatura: al contrario, se il selezionatore è serio, ciò che
metterà a fuoco è l’incongruenza di questo requisito con il ruolo.

Candidatura per posizione di perito elettronico

ESPERIENZE
– ha fatto la comparsa in tv;
– ha guidato il muletto;
– ha usato il PLC.

103
Trovare lavoro oggi

Anche in questo caso evidenziare il ruolo di “comparsa in tv” rende vacillante


la vostra candidatura perché l’informazione non è coerente con il profilo per
cui vi candidate. Tenete sempre presente che:

• occorre adeguare le informazioni al ruolo per il quale ci si candida;


• sul piano personale, è bene evidenziare esperienze significative, mentre è
superfluo citare situazioni estemporanee, casuali, che non si sono ripetute
e quindi non hanno potuto darvi modo di consolidare alcunché e renderlo
disponibile come vostra concreta risorsa.

Il vago
La prima impressione che si crea nel selezionatore nasce dal curriculum ed
è fondamentale la chiarezza. Da lì parte tutto il resto del processo. Lasciare
invece la sensazione di un profilo vago, indefinibile, non è mai un buon inizio.
Il dover cercare fra le righe informazioni mancanti o poco chiare più de-
terminare il rischio di esclusione dal processo di selezione.
Se proprio volete utilizzare formati non standardizzati di cv ricordate di:

• citare sempre dati personali e riferimenti, le società e gli enti presso i quali
avete lavorato o con i quali avete collaborato, evitando evidentemente quelli
attuali per riservatezza;
• indicare sempre il periodo relativo alle attività svolte;
• cercare di motivare eventuali periodi di inattività, evitando di essere troppo
vaghi come nella frase sottostante che abbiamo estrapolato da un cv.

Nella mia carriera ho collaborato per alcuni anni per diverse società
di comunicazione.

L’esempio appena riportato contiene una frase molto generica che va evitata se
non è seguita da maggiori dettagli (nomi delle aziende, tipologia di consulenza
svolta). Del resto il rischio di essere percepiti con poca “definizione” è elevato
se non si ha il supporto di una chiara traccia strutturale da seguire, per esempio
se si utilizza un modello di cv per competenze. Per questo abbiamo vivamente
consigliato un taglio cronologico utilizzando almeno in parte le voci (i campi)
suggeriti dal cv europeo. Ogni riferimento generico suona sibillino e spinge chi
legge a domandarsi se le esperienze vantate siano reali e verificabili. Meglio
essere chiari fin da subito, per non generare scetticismo nel selezionatore.

104
Proporsi

Il disorganizzato
È importante organizzare bene le informazioni, in modo coerente e logico,
finalizzato alla migliore fruibilità per chi deve leggere molti cv, ma anche
a dare rapidamente una visione d’insieme. In questo senso occorre tenere
d’occhio sia la forma sia il contenuto e, soprattutto, trovare una buona in-
tegrazione tra questi due aspetti. Quella che segue è una pagina del cv del
nostro signor Rossi. Anche in questo caso la lettura è resa più difficile dalla
forma utilizzata.

Curriculum

Cognome: Rossi
Nome: Giovanni
Data di nascita: 25 marzo 1981
Luogo di nascita: Roma
Residenza: Via Spigliari, 9 – Milano
Nazionalità: italiana
Telefono: 333/777777
E-mail : Giorossi777@hotmail.it
Stato civile: coniugato, 2 figli

Esperienze lavorative Azienda Durata


Responsabile Formazione Primario broker internazionale 2010 – in corso
e Sviluppo Area Commerciale

Nell’ambito della Direzione Commerciale, la mia principale responsabilità è relativa alla formazione
dei ruoli commerciali. Organizzo i training in ingresso per le nuove risorse, garantendone il corretto
svolgimento e il monitoraggio continuo. Pianifico le azioni di sviluppo formativo per le figure “junior” ma
anche per profili di maggior seniority, compresi i Manager di Area e i ruoli dirigenziali. Seleziono e scelgo
i fornitori partner, erogo direttamente interventi di formazione in aula, prevalentemente di tipo tecnico
e gestisco il budget di riferimento. Riporto gerarchicamente al Direttore Operation e Organizzazione.

Trainer Insurance … Italy SpA… 2008 – 2010


Broker assicurativo internazionale

Attività di training sia in aula sia in affiancamento on the job. Seguivo i gruppi di neo-inseriti e li
affiancavo nella formazione di base sia sui prodotti sia sulle tecniche di vendita fino all’inserimento
nei rispettivi team, sotto il coordinamento dei propri responsabili diretti. Riportavo gerarchicamente
al Responsabile della Formazione di Area.

Responsabile Vendite di Area Co… Assicurazioni. Primaria 2004 - 2008


Compagnia Italiana di Assicurazioni

Dopo un periodo di formazione e di attività di vendita in prima persona, ho coordinato 25 collabo-


ratori di cui ero responsabile in termini di formazione e sviluppo, gestione, motivazione, risultati di
vendita e redditività.

Ai sensi del D. Lgs. n. 196/2003 si autorizza il trattamento dei dati personali ivi contenuti.

105
Trovare lavoro oggi

Questa divisione in colonne è arbitraria, non rientra in nessuno standard e non


aiuta il selezionatore. Magari questa impostazione a tabella ha perfettamente
senso per chi la sceglie, ma rischia di confondere coloro che leggeranno il
curriculum e non sono abituati a presentazioni di questo tipo.
Se preferite utilizzare un formato non standard, al di fuori degli schemi, seguite
almeno questi consigli:

• assicuratevi che sia in grado di raccogliere le informazioni in modo or-


ganizzato e coerente;
• fate un macro schema delle informazioni richieste dai modelli standard
europei e poi tenetene traccia, integrando la vostra impostazione grafica
con le vocui necessarie;
• fate sempre leggere il cv ad amici o parenti e chiedete: “Ti è chiaro, trovi
coerenti le descrizioni, le informazioni ti sembrano organizzate in modo
logico?”. Fatevi dare un riscontro da altre persone per assicurarvi di aver
organizzato bene le informazioni e che queste siano facilmente reperibili
e comprensibili.

Evitate a tutti i costi impostazioni farraginose tipo quella della pagina 105,
nella quale la lettura delle informazioni è inutilmente complicata da una con-
fusa suddivisione in colonne che però non è immediata da decifrare. Perché
mettere volutamente in difficoltà il selezionatore?

Da fare
• Dare sempre una struttura al cv Non c’è niente di peggio di un curriculum
indistinto, anonimo, nel quale reperire le informazioni richiede uno sforzo da
parte del selezionatore.
• Curare i dettagli La punteggiatura, la scelta di corpo e stili, l’uso dei neretti,
tutto deve essere coerente e agevolare la lettura.
• Preferire la sobrietà Sia nella forma, evitando disegni, decori, fotografie, cor-
nicette, uso eccessivamente fantasioso dei caratteri, sia nello stile.
• Prediligere la precisione Qualunque affermazione va motivata o suffragata
da esempi, calata nella realtà delle proprie esperienze.
• Fare esercizio di modestia Incensarsi non serve, meglio essere dettagliati nel
descrivere ciò che si sa fare, magari spendendo qualche parola su come avete
acquisito le competenze di cui parlate e sui motivi per cui le vostre abilità han-
no fatto in passato la differenza.

106
Proporsi

La lettera di accompagnamento
Se il curriculum dice tutto di voi, racconta le vostre esperienze e competenze e
riassume le vostre qualifiche e i vostri punti forti, la lettera che lo accompagna
spiega al potenziale datore di lavoro perché proprio voi siete adatti per entrare
a far parte di quella particolare azienda, a occupare quello specifico ruolo.

Perché non può mancare


Un curriculum che arriva sulla scrivania del responsabile delle Risorse Umane
di un’azienda privo di una lettera di accompagnamento porta con sé diversi
messaggi negativi. Il primo è che quel cv fa parte di una risma di curricula
tutti uguali, stampati e spediti a pioggia a dozzine di aziende in un maldestro
tentativo di sparare nel mucchio sperando di beccare prima o poi un bersaglio.
Non è questa l’impressione che volete dare a qualcuno che deve decidere se
assumervi, e investire su di voi, oppure no.
L’assenza della lettera dice anche che non avete trovato niente di interessate,
specifico, pregnante da comunicare all’azienda sul lavoro che potreste svolgere
al suo interno. Questo non vi qualifica come una buona risorsa: la società
alla quale state scrivendo non vi interessa abbastanza per dedicare un quarto
d’ora di tempo a spiegare cosa potreste fare per lei.
Insomma, una candidatura priva di lettera è un’occasione persa per fare una
buona impressione ed essere chiamati per un colloquio.

Come deve essere fatta


La lettera, quindi, è importante, e se redatta con cura e stile può aiutarvi ad
alzare il livello di un curriculum non proprio eccellente. Ma se al contrario è
sciatta e lascia trasparire che è stata scritta controvoglia o velocemente, può
spingere l’azienda che la riceve a scartare anche il curriculum migliore, perché
vi squalifica come candidato.
In una lettera di presentazione non possono mancare luogo e data, i vostri
dati (nome, cognome) e i dati del destinatario (quelli della persona alla qua-
le vi rivolgete). Se si riesce, è sempre meglio indirizzare la lettera in modo
mirato a una persone dell’Ufficio Risorse Umane, se si tratta di un’azienda, o
al responsabile della selezione se si tratta invece di una società di recruiting.
Se state rispondendo a un annuncio, citate il riferimento preciso alla posizione
vacante e magari anche il giornale o il sito dove avete trovato l’offerta. Altrimenti
è bene mettere in evidenza che si tratta di una candidatura spontanea (magari
come oggetto della lettera o della mail), specificando per quale tipo di ruolo
(addetto alle vendite, ingegnere chimico, redattore editoriale ecc.).

107
Trovare lavoro oggi

La lettera non deve superare una pagina di lunghezza, va scritta al computer e


inviata per posta insieme al cv oppure allegata al messaggio di posta elettro-
nica con il quale inviate anche il curriculum. Abbiate sempre cura di inserire
luogo e data e, se la spedite per posta, di firmarla di vostro pugno.
Quanto al contenuto, la lettera è il mezzo con il quale potete attirare l’at-
tenzione del selezionatore sulle competenze che secondo voi vi rendono
particolarmente adatto al ruolo per il quale vi proponete. Inutile perdersi in
lunghi elenchi di attestati ed esperienze; al contrario è importante dare un
messaggio rapido e mirato.
Conviene inserire anche qualche riferimento all’azienda alla quale vi rivol-
gete, al suo mercato di riferimento, al perché scrivete a loro e non ad altri:
la lettera, più ancora del curriculum, è personalizzata e si rivolge esclusiva-
mente a un soggetto specifico, una scelta che va motivata adeguatamente.

Cosa deve comunicare


Per essere credibili in ciò che scrivete e nelle motivazioni che raccontate, oc-
corre che esse siano autentiche, altrimenti non riuscirete a colpire nel segno.
La lettera di accompagnamento al curriculum serve a comunicare tutto l’entu-
siasmo e la serietà con cui vi proponete per essere assunti da quell’azienda.
E se questo entusiasmo - o almeno l’interesse - non è reale, ciò farà della
vostra lettera uno scritto freddo e standardizzato.
Chi vi legge deve avere non solo l’impressione, ma la netta convinzione, che
abbiate analizzato il mercato, che siate alla ricerca di un lavoro stimolante,
che abbiate accortamente valutato per quali aziende e in quali ruoli le vostre
conoscenze e competenze siano più adatte e, infine, che quell’azienda rientra
nel target da voi individuato. Insomma, la lettera di presentazione e motiva-
zione mostra al selezionatore che “avete fatto i compiti”, che avete le idee
chiare e che per voi la ricerca del lavoro non è solo un’operazione meccanica
che ha come unico scopo quello di ottenere uno stipendio, ma il processo,
lungo e meditato, alla fine del quale sperate di trovare un impiego che vi
soddisfi e nel quale sarete disposti a dare il massimo. Potete spiegare a chi
vi legge perché state scrivendo (a lui/lei) a quell’azienda, che cosa vi ha colpito
di quella specifica organizzazione, quali opportunità intravedete per voi, che
lavoro vi piacerebbe fare e illustrate in particolare quali delle tante esperienze
e competenze elencate in dettaglio nel cv allegato ritenete facciano di voi un
candidato adatto a ricoprire quel ruolo.
Se rispondete a un annuncio sarà importante adeguare le vostre motivazioni
al contenuto dell’annuncio e illustrare le ragioni per cui vi vedete bene in
quel ruolo e quali capacità potete mettere a disposizione.
Con la lettera dovete convincere il datore di lavoro che non vedete l’ora di lavorare
per lui e dovete fargli capire che avete le doti necessarie per farlo. Questa è anche

108
Proporsi

la sede adatta per alzare un po’ il tiro e parlare, perché no, anche di aspirazioni:
un po’ di entusiasmo e di idealismo qui non guastano.
Il curriculum servirà ad avvalorare questa tesi presentando la lista completa
delle esperienze, delle qualifiche e delle competenze maturate. Nelle pagine
seguenti trovate due esempi di lettera ai quali potete ispirarvi per scrivere
le vostre.

Lettera di accompagnamento per candidatura


spontanea
Avete selezionato tra tante un’azienda nell’ambito di un settore di vostro inte-
resse. Non sapete se in questo momento vi siano posizioni aperte, ma credete
di avere le qualifiche giuste per potervi proporre, facendo leva sulle vostre

Milano, 20 maggio 2018

Spett.le
Gsb….…. Toys & Co SPA
Via….….
20100 Milano

Alla c. a. della Direzione Risorse Umane (nel caso in cui si inviasse a una
società di selezione non occorre specificare nulla).

Egregio Dottor ….….,


la ringrazio innanzitutto per l’attenzione che mi sta riservando.
Vorrei portare alla Sua attenzione la mia candidatura, illustrandoLe brevemente
le ragioni per cui sono fortemente interessato a far parte della Vostra Azienda.
Lavoro da oltre 15 anni nel settore del Largo Consumo (Food & Beverage,
Toiletries, Dolciario) ricoprendo posizioni di responsabilità in area Marketing.
Ho acquisito una conoscenza approfondita delle dinamiche di quei mercati e
di diverse tipologie di prodotti e sento ora il desiderio di portare queste cono-
scenze in settori differenti, pur restando nell’ambito del mass-market.
Tra i settori per me interessanti e ai quali credo di poter portare il valore
aggiunto della mia esperienza, ho individuato anche quello dei Giochi
elettronici e il settore Toys in generale.
Spero quindi che il mio cv allegato alla presente possa essere di Vostro interesse
e mi auguro di poterLa incontrare per un colloquio di reciproca conoscenza.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo i miei cordiali saluti.

Maurizio Verdi

109
Trovare lavoro oggi

passate esperienze in un certo ruolo e sulla vostra conoscenza del comparto


specifico in cui opera l’azienda alla quale scrivete. Senza dilungarvi troppo,
ecco cosa potreste scrivere.

Lettera di accompagnamento
in risposta a un’inserzione
Se il cv viene mandato per proporre la propria candidatura in seguito a un
annuncio, la prima cosa da fare è citare il riferimento che compare nell’in-
serzione, il mezzo sul quale l’avete trovata e la data in cui è stata pubblicata.

Milano, 20 maggio 2018

Spett.le
Gsb….…. Toys & Co SPA
Via….….
20100 Milano

Alla c. a. della Direzione Risorse Umane (nel caso in cui si inviasse a una società
di selezione non occorre specificare nulla).

Rif. Annuncio R/29, pubblicato il 18 maggio 2018 su lavoro.corriere.it

Egregio Dottore ….….,


La ringrazio innanzitutto per l’attenzione che mi sta riservando.
Rispondo con grande interesse all’annuncio in cui la Vostra azienda offre uno
stage all’interno dell’area retail per lo sviluppo dei Toy-shop.
La mia Laurea in Filosofia, il mio interesse verso le relazioni, le esperienze
vissute a contatto col mondo dell’infanzia e dell’adolescenza hanno fatto
maturare in me la decisione di operare nel settore del giocattolo. Sono
quindi fortemente interessata a entrare a far parte di organizzazioni
che operano in questo settore, a prescindere dalla tipologia di attività.
Pensando al mondo del “Gioco“ in generale, credo di poter mettere a
disposizione il mio interesse verso i temi dell’infanzia e dell’adolescenza
approcciati dal punto di vista ludico, la mia predisposizione per le relazioni,
la mia forma mentis volta alla ricerca di soluzioni nuove, ma concrete e
funzionali. Spero quindi che il mio cv allegato alla presente possa essere
di Vostro interesse e mi auguro di poterLa incontrare per un colloquio di
reciproca conoscenza.
In attesa di un Suo cortese riscontro, Le porgo i miei cordiali saluti.

Lorenza Bianchi

110
Proporsi

Da fare
• Scrivere la lettera Non farlo sarebbe un errore. Se mandate il curriculum via
mail è consentito scrivere il testo della lettera di accompagnamento all’interno
del corpo del messaggio.
• Essere concisi Il tempo a disposizione dei selezionatori è spesso molto poco.
Una pagina al massimo, con una quindicina di righe non troppo fitte, rappre-
senta la lunghezza ideale.
• Parlare in prima persona La semplicità premia, e in questo caso l’uso della
prima persona serve anche a comunicare il proprio coinvolgimento.
• Rileggere prima di spedire L’inferno è nei dettagli, proprio quelli che sfug-
gono quando si fanno le cose rapidamente. Rileggete con calma la lettera a
caccia di possibili errori o refusi.
• Attenersi alla realtà Sulla lettera vanno scritte cose vere che devono avere
una loro coerenza con quanto poi emergerà al colloquio. Va bene l’entusia-
smo, ma mantenendo i piedi per terra.

Quindi è fondamentale “appoggiarsi” all’annuncio per sottoporre all’atten-


zione di chi legge i motivi per i quali siete la persona giusta per il ruolo
vacante.

Curare la reputazione nel web e fuori


È bene e necessario lavorare sul curriculum in quanto presentazione istituzio-
nale, consapevole, accurata e mirata ai propri obiettivi, ma è importante tener
presente che anche il miglior cv può essere inficiato da come ci proponiamo
sia dal vivo, ne parleremo nella capitolo 4 dedicato al colloquio, sia nelle
nostre attività online.
Si parla tanto di personal branding e di web reputation, e non è un caso. Tutti
ormai sappiamo che dal web emergono molte indicazioni sul nostro modo di
essere e sui nostri comportamenti, sulle nostre idee. Una foto, un commento,
un’opinione espressa sul web restano lì per sempre, come marchio indelebile,
nel bene e nel male, una sorta di tatuaggio sulla nostra reputazione. Lavorare
sul cv significa prendersi cura anche di questo. La web reputation è parte
integrante e rilevante del nostro cv “tradizionale”.

111
Trovare lavoro oggi

Gestire la propria immagine online


Un selezionatore interessato alla vostra candidatura, appena letto il vostro cur-
riculum, con buone probabilità darà uno sguardo sul web, quasi a conferma
della buona impressione che avete suscitato in lui o, al contrario, alla ricerca
di quel qualcosa che non lo aveva convinto. Vi sono aziende, ma anche pro-
fessionisti e manager, che pagano esperti del web affinché si prendano cura
della loro immagine sulla rete. Inserire nome e cognome di un potenziale
candidato nella finestra di ricerca di Google è più facile che bere un bicchier
d’acqua. La diffusione dell’uso dei social network ha reso questa ricerca mol-
to fruttuosa negli ultimi anni, perché ha moltiplicato i materiali disponibili,
consentendo a chi si occupa di selezione del personale di farsi un’idea più
precisa della persona con cui ha a che fare.
Un modo per difendersi da questa che può essere vissuta come un’ingerenza
potrebbe essere quello di non farsi trovare. Ma non partecipare in alcun modo
alla conversazione globale potrebbe collocarvi nella categoria degli antiquati,
alla quale probabilmente non volete appartenere. Non abbiate quindi timore a
condividere i vostri interessi e le vostre preferenze sui social network frequen-
tati dai vostri amici. Questi contenuti, se curati e coerenti, potrebbero giocare
a vostro favore per un’assunzione. Per costruirvi un profilo online coerente
e presentabile fate sempre molta attenzione ai contenuti, evitando di condi-
videre foto o pensieri che potrebbero mettervi in cattiva luce se sbirciati da
chi non vi conosce. Per evitare sorprese, meglio controllare di tanto in tanto
quali risultati restituisce Google quando digitate il vostro nome e cognome,
per capire quale idea può farsi di voi un perfetto sconosciuto. Questo è ancor
più importante nell’ipotesi che si tratti di un potenziale datore di lavoro che
vuole fare delle verifiche sul vostro conto. Se temete che possano comparire
contenuti negativi, che non dipendono da voi, ripetete di frequente la ricer-
ca, create un Google Alert con il vostro nome e cognome e predisponete un
invio settimanale verso la vostra casella di posta elettronica di tutte le nuove
pagine web in cui si parla di voi.

Quello che le aziende cercano sui social media


Uno studio condotto nel 2017 da CareerBuilder un sito americano per la ricerca
di lavoro, ha rivelato che il 70% dei datori di lavoro utilizza i social media per
selezionare candidati prima dell’assunzione. Lo studio si è basato su interviste
a 2.300 tra responsabili delle assunzioni e professionisti delle risorse umane
in una varietà di settori e dimensioni aziendali nel settore privato. I risultati
possono ritenersi validi anche da noi.
Lo studio ha rilevato che il 61% dei datori di lavoro controlla i social alla ricerca
di informazioni che supportano le qualifiche del candidato, il 50% vuole assi-

112
Proporsi

curarsi che il candidato abbia un profilo online professionale e il 37% vuole


capire cosa si dice di lui online. Solo il 24% degli intervistati controlla i social
media per cercare ragioni per non assumere qualcuno.
La ricerca mostra che il 44% dei responsabili delle assunzioni ha trovato
contenuti su un social network che lo ha indotto ad assumere il candidato.
In particolare, il 38% ha trovato informazioni che supportano le qualifiche
professionali del candidato, il 37% ha scoperto che il potenziale dipenden-

Da fare
• Esserci Nell’epoca dei social network e della condivisione di opinioni e con-
tenuti, non avere alcuna presenza online rappresenta un autogol ai fini della
ricerca di un lavoro.

• Attenti a cosa condividete Ciò che condividiamo sui social network è di solito
destinato a un’audience più o meno ristretta di amici e conoscenti. Ma questo
non vuol dire che non possa essere visto, letto e valutato anche da altri. Pensate-
ci ogni volta che state per cliccare “Condividi”.

• Selezionare gli “amici” Su Facebok come su LinkedIn è necessario filtrare, es-


sere sicuri di conoscere veramente chi ci contatta. La domanda da porsi è: desi-
dero che il mio nome sia associato a quello di questa persona?

• Mantenere il controllo Dedicate qualche minuto a modificare le impostazioni


sulla privacy dei siti sui quali condividete contenuti personali per essere voi a
decidere chi deve vedere che cosa.

• Presenze collegate Segnalate su Twitter l’indrizzo del vostro profilo LinkedIn


e viceversa, in modo che questi collegamenti si rinforzino a vicenda.

• Aggiornare il cv Un cv online compilato e dimenticato può fare più male che


bene: aggiornatelo con regolarità, ogni volta che la vostra situazione o i vostri
recapiti cambiano.

• Essere su LinkedIn È il principale network dedicato allo sviluppo dei contatti


professionali, utilizzato regolarmente come banca dati di candidati da moltissi-
mi selezionatori.

113
Trovare lavoro oggi

te aveva grandi capacità comunicative e il 36% è rimasto colpito dalla sua


immagine professionale.
Anche se potrebbero non cercare nulla di negativo, più della metà degli
intervistati ha però dichiarato di aver trovato qualcosa sui social che lo ha
portato a rinunciare all’assunzione. I principali tipi di post e comportamenti
che hanno lasciato i datori di lavoro con un’impressione negativa includono
la pubblicazione di foto, video o informazioni inappropriati, informazioni
sull’uso di alcol e droghe, commenti discriminatori, bugie sulle qualifiche,
commenti denigratori sulla propria azienda o sui colleghi, fino a comporta-
menti marcatamente criminali. Ma anche un nickname poco professionale
o le scarse abilità comunicative emerse sono bastati in qualche caso a far
pendere la bilancia dalla parte del no.

Essere consapevoli
La consapevolezza dell’immagine che trasmettete di voi ci riporta al
capitolo 1, alla riflessione sui valori, sulla visione di sé: se cercate una vostra
coerenza di fondo, se la trovate e la coltivate, nel lavoro come nella vita,
la vostra identità non rimarrà sfocata, ma si potrà delineare naturalmente,
in modo congruente nel corso del tempo. Se trovate una vostra visione,
se fate chiarezza su ciò che per voi conta e su quel che volete essere, le
cose che dite su Facebook, le vostre azioni e le scelte rispetto ai social
media risponderanno automaticamente a questa visione di sé che ognuno
ha elaborato.
Quindi, il consiglio è di usare il web con la piena consapevolezza che
qualsiasi cosa mettiate in rete farà parte della vostra reputazione, anche fra
10 anni. Per quanto possiate impostare i vostri account con le dovute atten-
zioni alla privacy, negli interstizi del web tutto può diventare visibile, anche
le informazioni più protette. Infine, val la pena tener conto del fatto che chi
si occupa di selezione ha il compito non facile di inserire in un contesto
organizzativo persone che possano essere bravi professionisti, manager, ma
anche persone serie, affidabili, adeguate sul piano relazionale. Quella parte
della vostra sfera privata che affidate al web rientrerà in una valutazione
verificata attraverso tutti i canali possibili, dato che ciò che siamo nella vita
influenza inevitabilmente il lavoro.
Quando usate il web, dunque, chiedetevi qualcosa del genere: se un sele-
zionatore vedrà questo post (o qualunque altro dettaglio io stia pubblicando
su internet), che riflessioni farà sulla mia possibile candidatura? Ma il vero
consiglio, ancora più a monte, sta nel porsi quest’altra domanda: quello che
sto pubblicando risponde alla “visione” che voglio avere e dare di me, come
persona e come professionista?

114
Proporsi

I fattori vincenti
La coerenza quindi è un tratto distintivo molto forte, complicato da inqua-
drare e da definire (difficilmente un selezionatore si chiede consciamente se
l’immagine di un candidato sia coerente), ma al tempo stesso qualcosa che
in vari modi parla di voi e ha un impatto sul risultato finale di una selezione.
Da un immagine un po’ confusa e incoerente possono nascere i dubbi più
impalpabili di un selezionatore, magari a lui stesso poco chiari, ma sufficienti
a lasciargli la sensazione che qualcosa stoni e non convinca.
La coerenza è dunque un fattore vincente, così come l’autenticità. Inutile vendersi
per ciò che non si è, fareste un danno solo a voi stessi, perché significherebbe
correre il rischio di assumersi ruoli e responsabilità non sostenibili per voi.
Vi sono poi altri fattori altrettanto importanti, che per brevità, proponiamo in
coppia, nella loro duplice sfaccettatura.

1. Apertura e positività
Apertura significa non porre barriere a priori, avere capacità di credere di
potercela fare, sempre. È un atteggiamento mentale che trasmettiamo agli
altri, così come trasmettiamo la negatività o la convinzione di non farcela.
A volte cadiamo vittima di luoghi comuni: “tanto non c’è lavoro”, “tanto non ho
tutti i requisiti, quindi è inutile inviare il cv”, “tanto siamo in 200 partecipanti
alla selezione e figurati se scelgono me”. Questi sono pensieri negativi, non
lasciano apertura alle possibilità.
Focalizzate invece l’attenzione sulle opportunità che avete a disposizione, anche
se sono poche, e percorretele fino in fondo con convinzione, con apertura
verso possibili esiti positivi. Anche nel corso del colloquio, per esempio, è
importante tenere alto il livello della positività. Se durante l’intervista vi rendete
conto che il vostro profilo non è del tutto in linea con il ruolo è sterile dire:

Mi rendo conto che forse ci sono altre candidature più adatte di me.

Cercate di andare oltre questa sensazione di non farcela e di evidenziare qual-


che tratto positivo, per esempio la forte disponibilità a mettersi in gioco con
tutte le proprie risorse, la voglia di apprendere, l’interesse elevato verso quel
lavoro e quell’azienda. Un selezionatore non può non apprezzare un certo
spirito combattivo. Un atteggiamento rinunciatario, al contrario, non paga mai:
se voi per primi non credete in voi stessi, perché dovrebbero farlo gli altri?

115
Trovare lavoro oggi

2. Relazione e comunicazione
Se ci pensate, ogni nostra azione nel contesto sociale è basata sulla relazione.
Una componente strettamente legata alla relazione è la buona capacità di
comunicare. Anche quella che si apre con il selezionatore è una relazione,
pur breve, che va gestita con consapevolezza: se ci proponiamo con un
atteggiamento propositivo, se sappiamo comunicare in modo appropriato,
se condividiamo con lui o lei, con onestà e coerenza, i nostri punti di vista,
forse la relazione, per quanto breve, funzionerà. Se non doveste superare
la selezione perché effettivamente mancano alcuni requisiti, quel recruiter
manterrà comunque di voi un buon ricordo, perché avrà colto alcuni ele-
menti positivi e vi terrà presente per altre opportunità.
Avere buone capacità di relazione è un fattore vincente anche quando entrate
in azienda: fondamentale per ogni organizzazione è saper lavorare insieme
agli altri, avere spirito di squadra e quindi sapersi relazionare con le perso-
ne in modo adeguato ed efficace. La possibilità di diventare il manager di
domani passa attraverso la capacità di comunicare, creare buone relazioni,
ottenere stima e supporto dai colleghi, saper essere parte di un gruppo.

3. Creatività e innovazione
Oggi più che mai, non solo dal lavoro ma dalla vita stessa ci è richiesto di
avere uno sguardo non schematico e non convenzionale rispetto al mondo
che ci circonda, di elaborare soluzioni innovative e approcci alternativi a
quelli già sperimentati.
L’abitudine ci induce spesso a utilizzare schemi e soluzioni già sperimentate,
sempre le stesse, anche se vediamo che non portano a grandi risultati e non
ci conducono a una svolta. In questo caso, proponetevi di accantonarle, in
cerca di risposte e comportamenti alternativi. Confrontatevi con altri, apritevi a
nuovi modelli, pur mantenendo viva l’attenzione verso risposte di esperienze
passate che hanno funzionato. Un antico aforisma dice che “se faccio ciò
che ho sempre fatto, otterrò ciò che ho sempre ottenuto”. Se serve ottenere
qualcosa di diverso, forse è il momento di cambiare schema. In questo caso
può risultare molto utile il confronto con gli altri: certi meccanismi si vedono
assai meglio dall’esterno che dall’interno.

4. Proattività e determinazione
Questo fattore vincente si connette direttamente al precedente. Se ho
compreso cosa desidero fare, se so qual è la mia passione o quanto meno
il mio ambito di interesse prioritario, ho messo le basi per una ricerca

116
Proporsi

coerente. Ma per entrare in contatto con le opportunità di lavoro a questo


punto devo attivare le mie capacità di creare contatti proficui per avere
più occasioni possibili di propormi e parlare con quelli che ho individua-
to come i miei interlocutori strategici. Ciò significa che devo mettere al
bando un atteggiamento passivo quale è, per esempio, inviare i cv e poi
attendere che succeda qualcosa. Abbiamo detto che questo non basta e
che vanno attivati con tenacia, pazienza e determinazione tutti i canali e
le risorse possibili.
Quindi sarò io a chiamare l’azienda a cui ho inviato un cv se non mi ri-
sponde dopo 30 giorni. Sarò io a presentarmi ai selezionatori durante i
Career day, manifestando e motivando loro il mio interesse e chiedendo
un colloquio, anche solo conoscitivo. Essere proattivi significa mettere
in moto quel meccanismo mentale che ci fa credere in noi stessi e nella
nostra capacità di poter generare un impatto sugli eventi della nostra vita,
prendendone il controllo.
Trovare il lavoro che fa per voi non dipenderà né dal caso né dalla fortu-
na, ma esclusivamente dalle vostre qualifiche e dalla risolutezza con cui
perseguirete l’obiettivo. Questa è di per sé una dote di cui potrete fare
buon uso anche una volta conquistato il lavoro.

5. Flessibilità e adattamento
L’errore che si fa spesso, soprattutto in fase di ricerca del primo lavoro,
è quello di irrigidirsi sui propri obiettivi. Abbiamo finora detto che è
fondamentale avere le idee chiare su ciò che si desidera, essere attivi e
determinati nel perseguire il proprio desiderio/obiettivo, essere coerenti
e al tempo stesso realisti. Non sempre però il lavoro che vi piace è dietro
l’angolo. Al contrario, quasi sempre va conquistato, passo dopo passo.
Partire con la laurea sotto il braccio e l’idea di un lavoro preciso in testa
non può diventare lo schema per cui rifiutate tutti i lavori che non sia-
no rispondenti al vostro progetto. Uno degli obiettivi dovrebbe essere
quello di non rimanere mai a lungo con buchi di inoperosità subito
dopo la laurea o anche in fase di ricollocazione, ma individuare una
serie di attività, settori, ruoli che possano avvicinarvi in qualche modo
al lavoro ideale e approcciarvi a essi con apertura mentale. Si impara
sempre molto da qualsiasi lavoro e, nel frattempo, la ricerca continua
verso il lavoro ideale che magari sta nella porta accanto del lavoro che
ci è toccato fare.
Dunque è bene adattarsi senza arrendersi, darsi da fare, imparare, lavora-
re con tutto l’impegno possibile mentre si persegue comunque il proprio
sogno. Sono molte le storie di persone che hanno iniziato credendo di
intraprendere un’attività “provvisoria” e che invece, premiati comunque

117
Trovare lavoro oggi

dall’impegno, dalla serietà e dalla curiosità intellettuale verso ciò che sta-
vano facendo, hanno trovato proprio attraverso quell’attività il trampolino
di lancio per il lavoro ideale.
Quindi è giusto mantenere la barra ferma in direzione dell’ideale, ma
nell’attesa è molto utile darsi comunque da fare senza essere schizzinosi:
l’occasione giusta potrebbe trovarsi proprio nel posto di lavoro che con-
sideriamo “di ripiego”.

6. Umiltà e autostima
Spesso ci troviamo ad accettare lavori che non ci sono congeniali. Siamo stati
abbastanza umili da non rifiutarli e questo è positivo. Bisogna però sempre
restare consapevoli del proprio valore, dei propri punti di forza e cercare di
utilizzarli al meglio in qualsiasi contesto.
Può risultare molto penalizzante una presa di posizione da parte di un can-
didato come nell’esempio che segue.

Guardi, non accetto perché credevo si trattasse di qualcosa di di-


verso e in fondo ho una laurea in ingegneria.

Il selezionatore potrebbe non tenervi in considerazione per altre offerte di


lavoro, perché con molta probabilità penserà che c’è poca umiltà nel vostro
atteggiamento. Provate invece un approccio diverso:

A essere sincero stavo cercando qualcosa di più allineato ai


miei studi, ma mi piace l’azienda, mi interessa il ruolo e credo
di poter crescere ed esprimere le mie capacità anche in questa
posizione.

Sta all’azienda prendere il rischio di assumervi e “gestire” al meglio il vostro


percorso e le vostre potenzialità. Sta a voi tenere sempre presente un obiettivo,
prendere esperienza in cambio del vostro impegno, e al momento opportuno
essere protagonisti delle vostre svolte, cercando altrove o chiedendo all’azienda
di cambiare ruolo.

118
Proporsi

7. Visione e valori
È vero che molti puntini che formano il percorso della nostra vita si uniscono
“dopo”, ma è anche vero che se Steve Jobs non avesse avuto una precisa visione
di sé, più o meno consapevole, oggi non saremmo qui a citare i suoi discorsi ai
laureati di Stanford. I puntini danno forma e senso alle nostre scelte una volta
messi in fila e uniti, ma più le nostre scelte sono consapevoli, più funzionano.
Scegliere in modo consapevole significa aver capito quali sono le cose che
contano e valgono nella propria vita. Significa sapere cosa per noi è possi-
bile sostenere e cosa invece è insostenibile. Jobs non riusciva a sostenere il
corso di studi universitario al quale si era iscritto e ha seguito il suo istinto,
la sua passione. Per fortuna ne aveva una e gli è stato facile.
Allontanarsi troppo da ciò che si vuole, e in definitiva da ciò che si è, con
l’intenzione di andare incontro alle esigenze del mercato può rivelarsi quindi
una scelta perdente. Conoscersi a fondo, avere chiare le proprie preferenze e
fare scelte coerenti con le proprie aspirazioni è invece un buon sistema per
essere poi soddisfatti di ciò che ci si ritrova a fare.

Scheda Operativa n. 9
Mettere a fuoco i valori
Quando non si ha un istinto molto forte verso una certa direzione val la pena
fermarsi e riflettere. Ecco alcune domande utili da porsi. Segnate le risposte sul
vostro Quaderno Operativo.

• Cosa desidero per me dal mio lavoro nei prossimi tre/cinque anni?
• Quali sono i valori che per me contano e che voglio “portare” anche nel mio lavoro?
• Quanto conta il mio lavoro nella mia visione di vita?
• Cosa mi sento di mettere in gioco?
• Su cosa non sono disposto a cedere?
• Su cosa invece sono disposto a fare un compromesso?

Avere chiari alcuni punti di partenza aiuta molto a darsi una direzione. Non si
tratta di ingabbiarsi in un’idea fissa, ma di capire cosa c’è da tenere saldo alla
base e far ruotare intorno a questa base le proprie scelte. Trovare due, tre gran-
di punti fermi rende molto più semplice prendere una direzione giusta.

119
Pagina bianca
Centrare l’obiettivo
4
Un proverbio francese parla chiaro sull’importanza della prima impressione:
“Non avrai mai una seconda occasione di fare un’ottima prima impressione”.
I selezionatori incontrano moltissime persone e cercare di lasciare nelle loro menti
e nelle loro emozioni qualcosa di positivo è una bella sfida. Il primo impatto lo
farà un mix di tre elementi: la vostra puntualità, il vostro atteggiamento, la vostra
immagine. In questo capitolo ci occupiamo di ciò che accade se avete svolto in
maniera convincente tutte le fasi precedenti e, grazie alle idee chiare, espresse
in modo efficace in un buon curriculum, siete riusciti a ottenere un colloquio.

Presentarsi al meglio
Immaginate il vostro ingresso presso la società di selezione del personale o,
ancora meglio, nell’azienda che assume, come una prova generale rispetto
al primo giorno di lavoro. Non arrivate per nessun motivo in ritardo, piut-
tosto una decina di minuti prima. Anche con la persona che vi accoglie alla
reception cercate di fare un sorriso e di mostrare un atteggiamento aperto e
positivo. Aspetterete poi che il selezionatore vi accolga: stringetegli la mano
in modo deciso, guardatelo negli occhi, salutatelo pronunciando il suo nome,
se vi è già stato comunicato, anche per assicurarvi che sia la persona giusta.
Trovare lavoro oggi

L’abbigliamento
Siete in una situazione “formale”, il look casual, da tempo libero, va ab-
bandonato. Trovate invece una misura, un punto di equilibrio fra uno stile
rigidamente formale e uno “adeguatamente” formale. Non è un matrimonio,
non serve il vostro miglior vestito, ma è necessario mostrare consapevolezza
di come ci si propone nel mondo del lavoro. Un abito spezzato e una cra-
vatta pacata nei toni andranno benissimo sempre. Per le donne, funzionano
sempre la discrezione e la misura. Non servono necessariamente giacche
o tailleur scuri, basta anche un abito classico, di toni non sgargianti e di
lunghezze adeguate. Vanno bene anche una gonna o un pantalone con un
bel cardigan, ravvivati da accessori di carattere.
Sempre sono richieste sensibilità e capacità di cogliere i segnali: fin dalla
prima telefonata o e-mail, tenete le antenne dritte, fate attenzione al tono e
alle modalità con cui sarete contattati e con cui vi sarà fissato l’appuntamento.
Potrete iniziare a farvi un’idea dello stile dell’azienda.
Se per esempio vi contatta una segreteria dicendovi: “Buongiorno, abbiamo
ricevuto il suo cv e vorremmo fissare un incontro con il Dottor XY”, meglio
propendere per uno stile formale senza mezze misure.
Se vi telefona il selezionatore direttamente, con un tono e un atteggiamento
amichevole, magari potrete evitare la cravatta o comunque concedervi uno stile
meno rigoroso nel vostro look da primo colloquio. Spesso, per esempio, le aziende
che operano nel campo dell’Information Technology sono abbastanza informali
e quindi se vi presentaste ingessati in un abito rigorosamente blu e una cravatta
classica forse vi sentireste un pesce fuor d’acqua tra le persone vestite in modo
casual che circolano in quelle aziende. Se invece si trattasse di un’azienda italiana
di stampo padronale, un abito blu o grigio sarebbe quasi d’obbligo. In un certo
senso ogni impiegato rappresenta un po’ l’azienda, quindi il vostro abbigliamento
deve dare l’impressione che possiate esserne ambasciatori all’esterno.
Dopo questa ottima prima impressione bisognerà convincere il selezionatore
che non si è sbagliato a fissare con voi il colloquio e quindi concentrarsi a
gestire bene l’intervista.

La preparazione
Ovviamente avrete studiato bene l’azienda, informandovi sul settore, sul nu-
mero di dipendenti e avrete navigato il sito per capirne di più. Magari avete
trovato una sezione dedicata alle carriere, uno spazio “Lavora con noi”, dove
avete raccolto informazioni sullo stile aziendale, su come vengono gestiti i
nuovi ingressi in azienda, su come si svolgono le selezioni. Magari invece si
tratta di un’azienda il cui sito non riporta una sezione specifica sulla selezione
del personale e quindi toccherà a voi, durante l’intervista, cercare di capire.

122
Centrare l’obiettivo

Da fare
• Vestirsi in maniera adeguata La scelta deve andare nella direzione dell’ele-
ganza senza eccessi.
• Arrivare con 10 minuti di anticipo La puntualità è già una prima dote essen-
ziale sul lavoro: mostrarla al primo contatto con l’azienda è un buon biglietto
da visita.
• Documentarsi sull’azienda Dimostra interesse, entusiasmo, ma anche com-
petenza e capacità di approfondimento.
• Essere cordiali Porsi in maniera positiva è un atteggiamento fisico oltre che
mentale: sorridere ed essere cortesi non può certo nuocervi.

Documentatevi non solo sull’azienda ma anche sul settore e sul mercato


di riferimento, per esempio cercando di farvi un’idea chiara di chi sono i
competitori e su come sta andando il comparto in generale. Questo vi ser-
ve per valutare bene la posizione dell’azienda, ma anche per mostrare al
selezionatore che avete una visione d’insieme e che non state arrivando al
colloquio con le idee confuse e la generica ambizione di trovare un lavoro
qualunque.

Conoscere chi si ha di fronte


Chi dovrete convincere al momento del colloquio e come si svolgerà l’in-
tervista? Ogni selezione fa storia a sé, ma avere un’idea di massima di quel
che potete ragionevolmente aspettarvi può contribuire a farvi sentire mag-
giormente a vostro agio in un momento in cui un po’ di nervosismo sarà
comunque inevitabile.

La società di ricerca del personale


Quando siete convocati da una società di ricerca e selezione del personale si
aprono diversi possibili scenari. È possibile che siate stati precedentemente
invitati a compilare un modulo guidato, strutturato per essere automaticamente
inserito in un database della società. In tal caso, quando arrivate al colloquio,
la società ha già il vostro cv compilato nella forma che ritiene più utile.

123
Trovare lavoro oggi

L’alternativa è che abbiate inviato il curriculum via e-mail. In tal caso, è molto
probabile che, arrivando in una società di selezione, vi venga chiesto di com-
pilare un modulo piuttosto dettagliato. L’impressione che avrete sarà quella di
dover ripetere informazioni già scritte nel curriculum e quindi vi chiederete
perché doverle riscrivere in altra forma. Considerate che le società di selezione
devono gestire un’enorme quantità di dati e che hanno bisogno di una qualche
forma di standardizzazione per archiviare le informazioni. Questo modulo di
accoglienza facilita le cose, è quindi importante dimostrarsi collaborativi nel
compilare la scheda.
Fondamentale è essere sinceri nelle risposte, in particolare in quelle che ri-
guardano la retribuzione: ci sono società di selezione che prima di portare il
candidato dal cliente (ovvero dall’azienda che assume) chiedono addirittura la
busta paga, per verificare che lo stipendio dichiarato sia quello realmente per-
cepito. Chi ha mentito sullo stipendio è automaticamente fuori dalla selezione.
Data l’importanza di questo punto, nella scheda di accoglienza potreste quindi
trovare anche una specifica richiesta relativa alla vostra attuale retribuzione e,
a volte, a quella desiderata.
Mentre è importante compilare il dato relativo alla vostra attuale retribuzione,
il consiglio è di essere generici sulla retribuzione desiderata. Pur considerando
che, in genere, chi assume risorse già occupate altrove dovrebbe proporre al
candidato almeno il 5-10% in più dell’attuale stipendio lordo annuo, il consiglio
è di scrivere qualcosa come:

Da valutare in funzione del ruolo/delle responsabilità.

Convincere tutti
In una società di selezione del personale conta molto l’impressione che si fa
su tutti quelli che vi lavorano: anche come salutate chi sta alla reception verrà
notato, perché vi trovate in un ambiente dove sono tutti attenti ad atteggiamenti
e comportamenti dei potenziali candidati. Alla receptionist il selezionatore
potrebbe chiedere di voi: “Che impressione hai avuto del candidato X?”. Perciò
la persona a cui stringete la mano all’arrivo si fa anch’essa una prima idea
di voi. A quel punto sarete accompagnati in una sala riunioni dove sarete da
soli oppure con altri candidati se si tratta di assessment di gruppo (vedremo
in seguito di cosa si tratta).
Quindi arriva il responsabile di quella particolare selezione alla quale voi
partecipate, ed è con questa persona che si apre il dialogo, il confronto sulle

124
Centrare l’obiettivo

vostre esperienze e aspettative, in una parola l’“intervista”. Il selezionatore ha


già letto il vostro curriculum, oppure gli è stato passato dai collaboratori, e
lui vi ha incontrato fidandosi della valutazione dei suoi colleghi, ma ora ha
il compito di verificare di persona che la vostra candidatura sia allineata alle
esigenze del suo cliente, cioè l’azienda che assume.
Il vostro scopo è rafforzare l’interesse che è nato con la vostra candidatura
dalla lettura del curriculum, confermare elementi interessanti e iniziare un
percorso che, oltre a mettervi al centro di un preciso processo di verifica e
valutazione, è anche l’apertura di una relazione tra due persone, con tutto
ciò che essa comporta. Ascolto, comunicazione accurata, attenzione ai se-
gnali deboli, ma anche autenticità, capacità di condividere punti di vista e
mettere a fuoco interessi comuni, collaborazione nell’arrivare a comprendere
se l’azienda di riferimento è quella giusta per voi e se voi siete i candidati
giusti per l’azienda.
Se sarete in grado di costruire una buona relazione con il selezionatore,
di dimostrargli una motivazione reale, di evidenziare i punti di contatto tra
il ruolo che viene proposto e le vostre esperienze o, quanto meno, le vo-
stre aspirazioni profonde, il premio in palio è che vi inserirà nella rosa di
candidati da presentare al cliente e diventerà la persona che vi promuove
presso l’azienda.

In azienda
Se il primo colloquio avviene già direttamente presso la sede dell’azienda
che assume, troverete presumibilmente ad accogliervi una persona dell’uffi-
cio Risorse Umane, che conduce il colloquio e successivamente vi presenta
al direttore delle Risorse Umane. Se la selezione viene fatta per un ruolo di
rilievo è possibile che incontrerete il responsabile delle Risorse Umane già
da subito. In altri casi può essere presente anche il responsabile di funzione,
per esempio un responsabile dell’Ufficio Marketing o dell’Amministrazione e
Finanza, se l’assunzione deve coinvolgere quei reparti dell’azienda. Esistono
una varietà di possibilità che comprendono per esempio l’ipotesi che l’ac-
coglienza e i primi 5-10 minuti di colloquio siano gestiti da uno specialista
delle Risorse Umane che poi cede il posto al responsabile di funzione, che
indagherà maggiormente le competenze specifiche del candidato. In certe
aziende accade il contrario: viene prima coinvolto un responsabile per ve-
rificare aspetti più tecnici e poi si inserisce il lavoro della Direzioni Risorse
Umane per completare il processo di valutazione e selezione.
Ovviamente esistono poi realtà piccole o anche molto piccole nelle quali a
valutarvi sarà il proprietario stesso dell’azienda, che magari è composta da
poche persone. In questi casi saltano molti dei passaggi intermedi e può darsi
che il colloquio sia meno standardizzato.

125
Trovare lavoro oggi

Che il colloquio abbia inizio


Che vi presentiate a una società specializzata nella selezione del personale o
direttamente all’azienda, la sostanza del colloquio non cambia poi di molto,
l’unica vera differenza è che nel secondo caso il processo è più corto, si salta
un passaggio.

Tempi e modi
Nel delicato momento dell’intervista entrano in campo due piani di comuni-
cazione. Da un lato dovete valorizzarvi, dimostrando di essere tecnicamente
validi e di avere le carte in regola, dall’altro dovete tenere conto dell’aspetto
relazionale a cui si accennava prima: entrare in contatto con il selezionatore,
cogliere i segnali deboli (per esempio quanta enfasi pone su certi aspetti e
su quali), dimostrare di essere una persona adeguata a stare in un contesto
in cui si richiedono flessibilità, serietà, cooperazione.
Quanto può durare un’intervista? Per valutare con un certo grado di appro-
fondimento le caratteristiche che possono rendere un candidato idoneo a un
particolare ruolo, è difficile che un selezionatore impieghi meno di mezz’ora.
Questo si può considerare un tempo sufficiente per rendersi conto che, no-
nostante un cv interessante, non ci sono tutti i requisiti ricercati. In presenza
invece dei requisiti “giusti”, il tempo da dedicare a una verifica di motivazioni,
aspettative, valutazione accurata delle capacità richieste e sintonia con l’ambien-
te, e il contesto in cui il candidato andrà a inserirsi, richiederanno attenzione
e tempi più lunghi. Questo vale a maggior ragione per le figure più giovani,
che non hanno ancora le esperienze pregresse che parlano delle loro capacità
e dei risultati a esse legati. Se venite mandati a casa dopo pochi minuti, è pro-
babile che non sarete richiamati, perché probabilmente il selezionatore, che
a sua volta è messo sotto pressione dall’azienda e spesso deve vedere molti
candidati, ha già capito che non siete la persona che sta cercando.
È possibile che il colloquio sia anche più lungo e, anzi, prevedete senz’altro
che occupi almeno un’ora del vostro tempo. Solo per ruoli manageriali o a
fronte di curricula di particolare ampiezza e complessità il colloquio si pro-
trarrà oltre questo limite, a meno che non siano previste prove di assessment,
test o questionari, a cui accenneremo in seguito.

Agganciarsi all’annuncio
Se avete risposto a un annuncio, cercate di individuare quali sono i punti di
contatto tra le vostre capacità, motivazioni, obiettivi e ciò che è contenuto
nell’inserzione, e allenatevi a esporlo. Non sottovalutate l’importanza di que-

126
Centrare l’obiettivo

sto allenamento: un conto è avere le idee chiare su cosa dire, un altro conto
è dirlo in maniera appropriata, in modo che il vostro messaggio passi nel
migliore dei modi.
Cercate di mettervi in sintonia con le richieste e le necessità di chi vi sta di
fronte, dategli l’impressione di avergli letto nel pensiero, aiutatelo nel difficile
compito di trovare il candidato giusto. Se sarete capaci di guidare tutta la co-
municazione nel cercare di soddisfare i bisogni dei selezionatori questo farà
un buon effetto, comunicherà che tra voi si è stabilita un’intesa.
L’intervista che funziona è quella che si svolge tra due persone che, a un certo
punto, capiscono qual è il punto di incontro. Il candidato, oltre a rispondere
alle domande che gli vengono rivolte, in fase di libera esposizione delle sue
esperienze e motivazioni dovrebbe cercare di evidenziare i punti di forza
e le esperienze che, per quella specifica posizione, sono interessanti per il
selezionatore. Lo scopo è arrivare a dire di sé ciò che può risultare davvero
interessante, scremando in partenza le informazioni inutili e mettendo in
rilievo spontaneamente ciò su cui si suppone il selezionatore indagherà. Per
farlo, oltre a basarsi sull’annuncio, occorre ascoltare con molta attenzione il
selezionatore.

Le domande da porsi
Prepararsi rispetto a un annuncio significa mettere a fuoco, in anticipo, quali
sono i più significativi punti di contatto tra i contenuti dell’inserzione e la
vostra esperienza, le vostre motivazioni, le vostre competenze soft (di cui
parliamo diffusamente più avanti). Abbiamo scelto un annuncio concreto, che
pubblichiamo nelle pagine che seguono, per cominciare a capire su cosa ci
si dovrebbe interrogare. L’annuncio parla dell’apertura di “una sede in Italia”.
Questo è un punto importante a cui agganciare diverse considerazioni; l’o-
biettivo non è “vendersi”, ma incontrare reciproci vantaggi, quindi le domande
da porsi sono: “Mi motiva realmente fare questa sorta di start-up? Possiedo
davvero le capacità per riuscire in questa sfida?”. Infatti, un conto è entrare in
una struttura già affermata, consolidata, in cui i processi sono organizzati, altro
è avviare ex novo un ufficio, un’attività, assumendo persone, organizzando il
lavoro, creando dal nulla una realtà di business che abbia un senso sul mercato.
L’annuncio parla anche di lavoro di squadra e raggiungimento di precisi
obiettivi. Abbiamo fatto una riflessione su quante energie occorreranno per
mettere insieme una squadra vincente? Ci è già capitato di farlo in passato?
Forse no, ma potremmo avere altre frecce al nostro arco, quindi cerchiamole
e proviamo a raccontarle, a capire come possiamo esprimerle al meglio, a
domandarci in che modo il selezionatore potrebbe accettare di “chiudere un
occhio” sulla mancata esperienza specifica e apprezzare altre nostre esperienze,
motivazioni, competenze.

127
Trovare lavoro oggi

Nell’annuncio si fa riferimento e relazioni continue con un team interna-


zionale. Sappiamo quanto è importante la totale padronanza dell’inglese
in contesti di questo tipo? Ci sentiamo totalmente a nostro agio parlando
inglese, al punto da sostenere opinioni, gestire riunioni, capire la cultura e
i piani dell’azienda?
Se dopo aver valutato attentamente questi e altri aspetti prioritari non avete
ritenuto di dover rinunciare e se effettivamente questa proposta rappresenta
“il lavoro che vi piace”, vi chiederete: “Come conquisto questa posizione?
Come faccio a essere competitivo rispetto ad altre candidature? Come con-
vinco il selezionatore che sono la persona giusta per questa sfida? Cosa
serve comunicare e come? Quali possono essere le possibili obiezioni a
cui prepararsi?”

Domanda e offerta a confronto


Abbiamo pensato che potesse essere utile incrociare l’annuncio scelto con il
cv del signor Rossi, che abbiamo pubblicato in diversi formati nel capitolo 3
di questa guida. Ogni numero che trovate nell’annuncio rimanda a un com-
mento su come Rossi potrebbe sfruttare esperienze e competenze del proprio
curriculum per rispondere in maniera adeguata.
Il curriculum di Rossi può suscitare l’interesse di chi dovesse gestire le sele-
zioni per la posizione descritta nell’annuncio, anche se non è perfetto. Rossi
ha sempre lavorato nel settore assicurativo, ma da molto tempo ha lasciato
le vendite occupandosi di formazione e sviluppo delle nuove risorse per la
sua azienda. Ha al suo attivo un’esperienza consolidata nel settore, ma ha
perso da tempo l’abitudine a fare i conti con i risultati di business. Quindi il
selezionatore gli darà probabilmente una chance, ma certo la sua candidatura
non è perfettamente aderente al ruolo da ricoprire. Ecco perché il signor Rossi
farebbe bene ad allenarsi a trovare precisi e validi punti di contatto tra la sua
esperienza e i contenuti dell’annuncio, a raccontare le sue motivazioni, a far
chiarezza sulle sue aspirazioni, a superare le obiezioni che il selezionatore
sarà sicuramente pronto a porgli.

1 Il signor Rossi potrebbe evidenziare che negli ultimi 10 anni ha lavorato


presso broker internazionali e che ha avuto modo di relazionarsi con colleghi
stranieri: ha quindi esercitato l’inglese e imparato a capire diverse culture e
differenti approcci al business. Ha anche compreso che è importante saper
cogliere tutte le esigenze delle “case madri”, ma essere poi in grado di adat-
tarle al mercato italiano. Conosce infatti molto bene il contesto assicurativo
italiano e sa bene che ci sono specificità da non sottovalutare. Potrebbe
aggiungere che per lui è stimolante e indispensabile continuare a operare
in un contesto internazionale.

128
Centrare l’obiettivo

2 Aprire
una sede in Italia significa sviluppare business, vendere innanzitutto
e garantire risultati. Il cv di Rossi potrebbe indurre il selezionatore ad ave-
re dei dubbi sulla propensione alle vendite e allo sviluppo del business,
dato che dopo il 2008 Rossi ha scelto di fare il trainer e di occuparsi di
formazione e sviluppo. Per superare o, meglio ancora, anticipare questa

Siamo un Broker di Assicurazioni internazionale 1 , specializzato nel


settore Industriale.
Vantiamo un know-how consolidato in più di 20 anni di presenza nel
settore assicurativo e abbiamo clienti prestigiosi in 8 paesi europei.
Abbiamo in programma di aprire una sede anche in Italia 2 , dove
abbiamo piani di sviluppo ambiziosi, a breve/medio termine.
A tal fine siamo in cerca di una persona esperta nel settore a cui of-
friamo un training specifico sui nostri prodotti e i nostri mercati.

ESPERTO/A SETTORE ASSICURATIVO


Gli obiettivi da raggiungere rappresenteranno una sfida stimolante.

• Gestione e sviluppo di un portafoglio clienti già consolidato 3 .


• Assistenza e consulenza dei nuovi clienti: in ufficio o presso le sedi
dei clienti stessi, occupandosi di tutti i rami, con conseguente ge-
stione dei sinistri 4 .
• Ampliamento della rete di relazioni d’affari 5 .
• Allestimento ex-novo di un ufficio operativo e implementazione di
uno staff di collaboratori, diretti e indiretti.

I requisiti che richiediamo:


• Forte motivazione personale a cogliere le sfide e a gestire una start-
up, capacità d’iniziativa e autonomia, ambizione, desiderio di rag-
giungere il successo insieme a noi 6 .
• Un’esperienza consolidata nel settore, all’altezza della sfida: al-
meno 6/7 anni di esperienza presso Broker e/o Compagnie di
Assicurazione; comprovata capacità nella gestione e nello sviluppo
del Cliente, coordinamento di persone 7 , capacità organizzative,
spirito imprenditoriale, ma anche spirito di squadra per raggiungere
gli obiettivi in continuo dialogo col team internazionale.
• È preferibile una Laurea, in Economia o in Giurisprudenza.
• Conoscenza della Lingua Inglese a un livello fluente, sia parlata che
scritta.
La sede di lavoro sarà Milano.

129
Trovare lavoro oggi

obiezione, il signor Rossi potrebbe inserire una considerazione generale,


dichiarando il suo forte interesse verso una start-up in Italia nel settore
assicurativo e spiegando che questo gli darebbe modo di legare la vec-
chia passione – mai venuta meno – per le vendite e quella di formare le
persone, sviluppandone al massimo le competenze. E potrebbe rafforzare
il suo interesse verso la proposta affermando che la start-up in ambito
assicurativo è proprio la svolta che vorrebbe dare alla sua carriera, legando
vendite, formazione, gestione di persone e di risultati. Insomma questo
nuovo ruolo potrebbe essere l’occasione per mettere a frutto il suo intero
bagaglio di esperienze professionali.

3 Il signor Rossi potrebbe portare l’attenzione sulla sua capacità di sviluppare


clienti, come di acquisirne di nuovi, riferendosi alla sua prima esperienza.
Qui infatti ha avuto modo di dedicarsi alla vendita e allo sviluppo del bu-
siness anche in prima persona, prima di passare al coordinamento di team
di venditori. Potrebbe sottolineare che conosce bene tutte le dinamiche e le
motivazioni necessarie a una buona azione di vendita. Conosce anche molto
bene il target delle aziende private, poiché era quello su cui ha lavorato e
su cui tuttora lavorano le persone che deve formare.

4 Il signor Rossi in effetti non ha mai avuto un’esperienza diretta nella gestio-
ne dei sinistri. Se gli venisse mossa questa obiezione potrebbe rispondere:
“Dopo molti anni nel settore assicurativo, pur non avendo svolto attività
di tipo tecnico, nel settore sinistri, conosco talmente a fondo le problema-
tiche da sentirmi veramente tranquillo anche su questo aspetto. E anche
grazie alle buone relazioni con i colleghi di altri dipartimenti, con i quali
sono sempre stato molto in contatto, ho cercato di acquisire una visione
globale dell’azienda. Proprio in virtù di questa mia apertura e curiosità
verso altri dipartimenti, conosco molti esperti della gestione sinistri: validi
e affidabili professionisti che potrei, eventualmente, includere nella mia
futura squadra”.

5 Rispetto a questo punto, il signor Rossi potrebbe valorizzare il fatto che


le relazioni d’affari sono praticamente nel suo DNA: fin da bambino, vi-
vendo in una famiglia di piccoli imprenditori, ha ben compreso quanto
sia importante la rete di contatti per gli affari. Inoltre, durante il periodo
universitario, ha lavorato presso l’azienda paterna, dando il suo supporto
a sviluppare sinergie e relazioni d’affari.

6 Proprio il clima imprenditoriale vissuto in famiglia lo ha portato, negli


anni, a sviluppare un forte interesse per la creazione di valore da realiz-
zare insieme, con autonomia nelle responsabilità individuali, ma anche
con uno spirito di squadra per cui si possa dire “noi abbiamo fatto” e non

130
Centrare l’obiettivo

“io ho fatto”. Quindi Rossi potrebbe dichiarare di aver molto apprezzato


i riferimenti allo spirito di squadra e all’idea del “successo insieme”, ben
espressi nell’annuncio.

7 Questo punto è l’occasione per il signor Rossi di enfatizzare come un valore


aggiunto quello che potrebbe rappresentare il punto debole del suo cv:
aver fatto il trainer negli ultimi anni. Il valore da far percepire è questo:
coordinare persone presuppone anche saperle “formare e farle crescere”,
perché un corretto sviluppo delle persone agisce positivamente sulla loro
motivazione. Non basta quindi, per tenere un team, coordinare le azioni
di vendita e di gestione e sviluppo cliente. Al centro ci sono le persone e
questo Rossi lo ha capito proprio svolgendo il ruolo di trainer. In tal senso
la sua esperienza lo aiuterebbe molto a costruire e tenere motivato un team,
sia nella fase di start-up che di consolidamento. E questo, integrandosi
con l’esperienza di vendita e coordinamento delle vendite fatta nei primi
anni della sua carriera, lo fa sentire veramente pronto a cogliere la sfida.

L’autocandidatura
Se non avete risposto a un annuncio, ma avete spontaneamente mandato il vostro
curriculum all’azienda o alla società di ricerca del personale e venite chiamati
per il colloquio, possono succedere due cose. Vi hanno chiamato perché si è
aperta un’opportunità oppure perché l’azienda pianifica gli incontri e decide
comunque di conoscere candidati potenziali per possibili future esigenze.
Se ci troviamo nella seconda ipotesi, per la verità meno frequente ma comun-
que possibile, soprattutto per profili alti, si tratterà solo di un colloquio di
reciproca conoscenza, che può durare anche soltanto un quarto d’ora, e sicu-
ramente vi verrà spiegato che non c’è un posto “in palio”, ma solo un’esigenza
da parte dell’azienda di vedere candidati interessanti per eventuali aperture
future. Si sonderanno quindi brevemente esperienze, motivazioni e capacità.
Il selezionatore dirà una frase di chiusura del tipo: “Se si concretizza qualche
opportunità, la contatteremo”.
L’autocandidatura potrebbe però anche portare a un colloquio finalizzato a
un concreto inserimento a fronte di un posto vacante. Chi gestisce la sele-
zione dovrà allora spiegare quale profilo professionale si sta cercando e fin
dal primo contatto telefonico vi dovrebbe essere specificato per quale ruolo
il vostro cv è stato ritenuto interessante.
Vi sono però delle eccezioni. Il neolaureato spesso viene convocato fornendogli
poche informazioni. Del resto avendo meno esperienza è più versatile, avrà
forse due o tre aree di specializzazione e può quindi essere impiegato per
riempire ruoli molto diversi. A volte in questo caso saranno le caratteristiche
personali a fare la differenza.

131
Trovare lavoro oggi

Chi guida le danze


Innanzitutto sforzatevi di non sentirvi la parte debole, sotto giudizio: il seleziona-
tore sta cercando una soluzione, voi un lavoro, la soddisfazione di entrambi sta
nell’incontro tra queste due esigenze. Inoltre, il selezionatore verrà a sua volta
valutato per l’accuratezza con cui svolgerà la selezione, quindi da entrambe le
parti c’è una tensione verso l’obiettivo per una buona conclusione del processo.
Provate a mettervi nei suoi panni: sta verificando, indagando, cercando di capire
perché, molto semplicemente, non vuole sbagliare, sente la responsabilità della
sua scelta e a volte, soprattutto se è giovane e non ha ancora consolidato la sua
professionalità attraverso anni di esperienza, ha timore di sbagliare. Qualsiasi sua
domanda è dettata da questa tensione positiva di capire e non certo dal desiderio
di mettervi, gratuitamente, in difficoltà. Se partite con questa consapevolezza, la-
scerete alle spalle quella sensazione di sentirvi in qualche modo vittima, vedendo
il selezionatore come il carnefice con il proverbiale coltello dalla parte del manico.
Se credete nel vostro valore e se avete fatto un buon lavoro di preparazione, siete
entrambi sullo stesso piano. Quindi ora gestite l’intervista con calma e lucidità.
Seguite il selezionatore, fate in modo che sia lui a guidare l’intervista, as-
secondatelo nei suoi tempi e inseritevi con garbo nel chiedere ciò che vi
interessa. Considerate che a un certo punto del colloquio il selezionatore
lascerà a voi la palla per chiarire eventuali dubbi, quindi non fatevi prendere
dall’ansia di fare subito le vostre domande. Abbiate pazienza, ricordatevi
che vi trovate nella delicata posizione di dover costruire in poco tempo una
relazione di fiducia.
La vostra candidatura andrà avanti se il selezionatore inizierà a percepirvi
come affidabile oltre che come un profilo tecnicamente valido. Quindi non
fatevi confondere dalle domande che avete in mente ma, al contrario, cer-
cate di ascoltare con coinvolgimento e attenzione vera; a quel punto magari
vi verranno in mente altre domande, altrettanto o perfino più importanti e
significative di quelle che avevate preparato.

Uscire con le idee chiare


Tenete conto che uscire confusi da un colloquio, senza aver portato a casa cer-
tezze almeno rispetto al lavoro che vi offrono, alle competenze che vi chiedono,
alle attività che dovrete svolgere, significa che l’intervista non è stata gestita al
meglio o che il selezionatore ha pensato solo alle informazioni di suo interesse
e non a quelle da trasferire a voi. È vostro diritto, invece, capire di cosa si tratta.
È vero che a volte si fanno tante “prime interviste conoscitive”, durante le quali
il selezionatore si fa un’idea generale delle decine di candidati che ha prescelto.
Ma in questo caso dovreste essere avvisati che si tratta di un colloquio rapido,
in cui non vengono ancora rilasciate informazioni sul ruolo.

132
Centrare l’obiettivo

Da fare
• Ascoltate con attenzione e senza pregiudizi È probabile che quello che
volete chiedere vi verrà primo o poi detto senza bisogno di un intervento.

• Cercate di essere esaustivi Se il selezionatore vi chiede “quali sono i suoi


punti di forza?” ditene più di uno.

• Cercate un equilibrio tra completezza e sintesi Se la domanda è “quali


sono attualmente le sue principali responsabilità”, cercate di enumerarle tutte,
ma evitate di scendere nei dettagli descrittivi.

• Cogliete i segnali non verbali Se il selezionatore dà cenni di distrazione o


guarda l’orologio, è possibile che stiate andando un po’ oltre i tempi.

• Aiutatevi con esempi specifici È l’unico modo per rendere credibile ciò che
dite: casi concreti, vantaggi che un certo comportamento o una certa capa-
cità o soluzione hanno portato ai vostri superiori o al datore di lavoro.

Ciò comunque accade di rado, anche perché, se proprio si trattasse di grandi


numeri, verrebbero utilizzati altri processi di selezione, di cui parliamo più
avanti. Rimane valido il principio che avete il diritto di uscire dall’intervista con
un minimo di chiarezza. Non abbiate perciò timore di fare domande, cercate
solo di farle in maniera adeguata, senza interrompere, ma aspettando che ci sia
qualche secondo di pausa nella conversazione per inserire le vostre richieste di
chiarimento. Se sul finire dell’intervista non avete ancora avuto la possibilità di
chiedere ciò che vi interessa, prendetevi il vostro spazio, per esempio dicendo:

Avrei poche domande, ma importanti, per comprendere meglio alcune


cose. Se può dedicarmi ancora qualche minuto…

Soluzioni e diplomazia
Tenete sempre presente che alcune caratteristiche fondamentali per i selezio-
natori sono la capacità di trovare soluzioni ai problemi, lo spirito di squadra, la
capacità di non perdersi davanti a una decisione, l’abilità di risolvere conflitti, la

133
Trovare lavoro oggi

capacità di comunicare in modo efficace. Può accadere che alcuni selezionatori


utilizzino tecniche un po’ dure di intervista o che magari siano loro stessi carat-
terialmente poco simpatici. Succede, è un lavoro come altri e dunque potrete
incontrare anche persone non particolarmente inclini al sorriso o non disponibili
a mettervi a vostro agio. Ciò significa che forse non avrete aiuti nei momenti di
imbarazzo e che verrete regolarmente interrotti se andate oltre i tempi o fuori
tema. Preparatevi anche a questo e quindi, come dovrete fare anche nel futuro
impiego, iniziate a lavorare sulla gestione delle vostre emozioni.
Un’emozione gestita bene vi risparmierà una reazione non adatta, un tono
di voce irrigidito, un atteggiamento di ritorsione emotiva, un’alzata di orgo-
glio che vi danneggerebbe. Siate consapevoli del vostro valore e armatevi
di pazienza; non fatevi scoraggiare. Ciò che più aiuta in questi casi è ragio-
nare in termini di obiettivo. Se qualcosa vi suscita irritazione o negatività
durante l’intervista, prima di reagire ponetevi qualche domanda: “Qual è il
mio scopo? Rispondere a tono? Inorgoglirmi? Mandare all’aria il lavoro che
ho fatto?”. Il vostro obiettivo non è forse andare oltre, fare in modo che
quel colloquio porti a un secondo colloquio e poi a una proposta concreta
e all’avvio di un rapporto di lavoro?
Un caso estremo che vogliamo citare è quella di un candidato che ha abban-
donato l’intervista dicendo al selezionatore:

Non sono certo che lei sia nel posto giusto e nemmeno che questa
azienda selezioni bene le sue persone. Nel dubbio la saluto e le auguro
un buon lavoro con altri candidati.

Forse aveva ragione, ma sicuramente non si è concesso di conseguire il suo


obiettivo. Ha fatto una scelta di fondo, ha fatto prevalere un suo principio o un
suo valore. Questo è ammirevole, ma di fatto non ha superato quella selezione.
Un caso meno eclatante è quello di un candidato che dice al selezionatore:

Potrebbe formulare le domande in modo più chiaro?

Magari poi si rende conto di aver fatto un passo falso e si scusa, ma intanto
il danno è già fatto: chi gli sta davanti si è irrigidito. I selezionatori sono per-
sone normali e, per quanto allenati a leggere le emozioni altrui, non è detto

134
Centrare l’obiettivo

che siano allenati a gestire e governare le proprie, quindi reagiscono. Tenete


conto di questo, siate consapevoli delle complesse dinamiche relazionali che si
possono innescare con il vostro interlocutore. Siate comunque voi stessi, siate
spontanei, ma fate attenzione alla comunicazione, ai toni, alla scelta delle parole.
La selezione è un confronto fra due persone che vogliono ottenere un risultato,
ma è anche una relazione che si apre tra due persone e, come tutti i processi
di questo tipo, deve far leva sulla positività e la pazienza, su un buon livello di
energia, su una comunicazione efficace e sulla capacità di condividere espe-
rienze e informazioni. E, infine, deve far leva su qualcosa che possiamo definire
“passione”, la motivazione profonda per ciò che state cercando di ottenere.

L’importanza dei soft skill


Quante volte avete sentito o sentirete dire a un selezionatore “Mi dispiace, la sua
candidatura è interessante ma abbiamo scelto un candidato con competenze
diverse, più consolidate ecc.”? Abbiamo già dato una definizione di “competenze”
e ricordiamo che si tratta di un insieme di conoscenze tecniche e di capacità,
comportamenti, atteggiamenti mentali. Nel loro insieme, questi fattori sono la
base dei risultati in un determinato ruolo. Verificare le conoscenze tecniche
è in genere meno complesso che verificare le capacità, i comportamenti, gli
atteggiamenti con cui il candidato affronta le situazioni. Un esempio per tutti:

Lei conosce bene Excel? È in grado di fare una tabella Pivot?

La risposta a domande come queste difficilmente è “così così” oppure “dipende”, di


solito i tratta di un sì o di un no, o comunque di capacità quantificabili, e in ogni
caso è piuttosto facile fare una verifica. Qualche minuto davanti a un computer,
un file Excel da costruire e la prova su questa competenza tecnica è fatta e non
lascia ombra di dubbio. Sulle capacità, i comportamenti, gli atteggiamenti mentali
che ci inducono ad agire in un certo modo, le valutazioni non sono così semplici.
Spesso le competenze non tecniche, infatti, vengono definite “competenze soft”
o soft skill e in questa definizione sta tutta la delicatezza della valutazione.
Molte domande del selezionatore sono finalizzate proprio a verificare questa
tipologia di competenze, che sono considerate fondamentali. Si parte dal
presupposto logico che a costruire un file Excel si impara in poche lezioni
specializzate, ma un comportamento non è altrettanto facile da apprendere,
così come un atteggiamento mentale non è facile da modificare o da imparare,
una capacità non semplice da acquisire e consolidare.

135
Trovare lavoro oggi

Questo spiega l’attenzione che il selezionatore pone nel capire cosa c’è oltre
l’aspetto tecnico, oltre l’esperienza specifica, indagando ambiti che sono me-
no professionali e più personali, cercando di inquadrare l’individuo nel suo
insieme. D’altro canto, la dimensione professionale e quella umana sono forse
scindibili? Per un selezionatore è non solo legittimo, ma doveroso, cercare di
farsi una visione d’insieme del candidato che ha di fronte, anche attraverso la
verifica e l’approfondimento dei soft skill. Il lavoro è tutt’altro che semplice,
dal momento che spesso il candidato stesso ha una scarsa consapevolezza di
quali siano le proprie competenze “morbide”.

Scheda Operativa n. 10
Esercitarsi sulle competenze
Vi presentiamo un elenco delle competenze soft che durante un colloquio pos-
sono essere valutate. Scegliete nella lista quelle che ritenete di possedere, tra-
scrivetele sul vostro Quaderno Operativo e accanto a ciascuna prendete nota
di un episodio attraverso il quale potete dimostrare che la vostra affermazione
è almeno verosimile. Poi allenatevi a raccontarla, come se lo faceste davanti a
un selezionatore. Un appunto scritto infatti non basta, bisogna allenare il lin-
guaggio, rendere credibile la comunicazione, riflettere su eventuali obiezioni
o approfondimenti, chiarire a se stessi se c’è un’effettiva coerenza tra ciò che
volete dimostrare e l’episodio che volete raccontare.
La lista che segue non pretende di essere esaustiva, ma vi aiuta a farvi un’idea
di quali caratteristiche prendere in considerazione.

• Orientamento ai risultati
• Visione d’insieme
• Innovatività
• Comunicazione e relazione
• Leadership
• Capacità di problem solving
• Capacità di lavorare in squadra
• Flessibilità
• Apertura al cambiamento
• Resistenza allo stress
• Autonomia
• Iniziativa

136
Centrare l’obiettivo

Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei


Come può fare il selezionatore a capire quali sono i vostri atteggiamenti e
quali comportamenti adottereste per affrontare le situazioni più disparate
che si potranno verificare sul lavoro? Lo strumento più adatto per fare que-
sto tipo di valutazione è l’intervista comportamentale, che mira proprio a
sondare le vostre reazioni di fronte a problemi specifici. Tutti infatti siamo
in grado di dire:

“Sono molto organizzato nel mio lavoro”, “Ho spirito d’iniziativa”, “Ho
buone doti di comunicazione”, “Risolvo facilmente i problemi che mi
si pongono”, “Sono considerato un leader dagli altri”.

Ma una cosa è dire, un’altra cosa è dimostrare o convincere un selezionatore


che realmente si possiede quella caratteristica soft, così chiamata proprio per-
ché anche per i più bravi selezionatori non è facile da valutare.
A parte i questionari o i test che comunque non sono mai predittivi, un sele-
zionatore ha a sua disposizione quindi anche una tecnica di intervista basata
sulla verifica delle capacità attraverso l’analisi dei comportamenti. Perciò, se
affermate che vi sentite sicuri di poter incidere sulle decisioni di un gruppo di
persone perché avete una buona leadership o capacità di influenza, state certi
che il selezionatore ve ne chiederà conto e ragione. Inizierà a farvi domande
alle quali val la pena di prepararsi a rispondere, come per esempio:

“Quale caso concreto potrebbe raccontarmi per descrivermi questa sua


capacità?”, “In quali situazioni è riuscito a influenzare il gruppo e a far
passare una sua idea?”.

Chiudere l’intervista correttamente


A volte si esce dal colloquio restando appesi a un filo di poca chiarezza,
domandandosi: “Adesso che succederà? Chissà quando mi chiamano. Chissà
se mi ricontattano, anche nel caso in cui sia andata male, per farmelo sapere”.
Quando l’intervista sta per concludersi, il selezionatore dà in genere alcuni

137
Trovare lavoro oggi

segnali: riassume i punti principali, vi chiede quali sono le vostre aspettative,


anche retributive, e vi illustra quali saranno i prossimi passi e in che tempi vi
verrà dato un riscontro dell’andamento della selezione.
Innanzitutto cercate di cogliere i segnali di chiusura e comportatevi di
conseguenza. Inoltre, non esitate a chiedere voi stessi, qualora non venisse
chiarita, la modalità con cui verrete messi a conoscenza degli sviluppi della
selezione. Quello che non potete aspettarvi è che vi venga detto quanti altri
candidati sono in lizza per quello stesso posto, e nemmeno dovete chie-
derlo né fare troppe domande sul processo di selezione. Potrete spingervi
al massimo a chiedere se è previsto un ulteriore approfondimento e cioè
se per esempio vi sarà una seconda fase con test, questionari o prove di
assessment di gruppo, o quali sono i tempi previsti per la decisione finale.
Un buon selezionatore, pur mantenendo il riserbo necessario, potrà a que-
sto punto spiegarvi che sta vagliando altre candidature e darvi un’idea dei
tempi entro i quali è probabile che abbiate notizie.
È un diritto del candidato quello di pretendere di ricevere in ogni caso una
risposta, anche se l’esito del colloquio dovesse essere stato negativo. Nel
caso in cui si tratti di una selezione con moltissimi candidati è però tollera-
bile che il selezionatore metta le mani avanti, avvertendo che non riuscirà a
ricontattare tutti e fornendo però anche in questo caso un limite temporale,

Da evitare
• Abbandonarsi a commenti negativi Mai denigrare le esperienze precedenti
o le persone con cui avete lavorato: vi mette in pessima luce.

• Porre l’accento sui propri difetti Non parlate mai dei vostri punti deboli senza
bilanciarli con un aspetto positivo di quello stesso tratto del vostro carattere.

• Far finta di capire Se alcune cose non vi sono chiare sull’organizzazione del
lavoro o il tipo di ruolo che andrete a svolgere, meglio approfondire subito.

• Mentire Dire cose non vere è gravissimo per voi e per il selezionatore. Basare
una selezione su elementi falsi significa mettersi nei guai.

• Parlare per primi di retribuzione Siccome si tratta di un aspetto essenziale,


il selezionatore saprà quando parlarne e sarà quindi lui o lei a darvi l’input; può
darsi anche che a un primo colloquio non se ne parli nemmeno.

138
Centrare l’obiettivo

passato il quale il candidato, se non ha ricevuto una telefonata o un’e-mail,


deve considerare di non essere stato selezionato. Fa parte dell’abc etico di
chi si occupa di selezione del personale dare un riscontro, perciò chiedete

Scheda Operativa n. 11
Prove di intervista
Non esistono interviste standard, però vi sono domande ricorrenti che con alta
probabilità i selezionatori vi porranno. Vale la pena preparasi a rispondere, an-
che per iscritto, magari utilizzando il vostro Quaderno Operativo, per creare una
sorta di promemoria da consultare prima dei colloqui, provando anche ad arti-
colare le risposte ad alta voce. Ecco alcune domande frequenti.

• Come si descriverebbe brevemente?


• Quali sono i suoi punti di forza?
• Mi fa un esempio per farmi capire meglio in cosa consiste questo suo punto di
forza?
• Quali sono i suoi punti di miglioramento (ovvero i punti deboli)?
• Questo suo punto di miglioramento (o di debolezza) che tipo di difficoltà le
crea, generalmente?
• Quali sono gli ostacoli più ricorrenti che si è trovato ad affrontare nel suo la-
voro, o nel suo corso di studi o nella sua esperienza all’estero?
• Cosa la motiva a partecipare a questa selezione?
• Rispetto alla nostra azienda che cosa sa?
• Quali sono gli aspetti di questa posizione per lei interessanti?
• Quali sono le caratteristiche che, a suo avviso, la rendono idoneo/a al ruolo
da noi descritto?
• Per lei cosa è importante nel lavoro?
• Nella sua vita che cosa conta di più?

Chiaramente, se avete svolto con efficacia il lavoro proposto all’inizio di questa


guida (vedi capitolo 1), avrete più facilità a mettere a fuoco le risposte a que-
ste domande. Ancora una volta, vi consigliamo di non sottovalutare la difficoltà
nell’esprimere con completezza e sintesi i vostri punti di vista. Verificate che le
risposte siano esaustive e brevi: non servono sproloqui di cinque minuti, ma ri-
sposte chiare, semplici, vere, di due minuti al massimo.

139
Trovare lavoro oggi

almeno che vi sia dato un termine oltre il quale siete autorizzati a pensare
di non avercela fatta, per poter fare altri colloqui con la mente sgombra.
Una volta che saranno state chiarite queste tempistiche, salutate ringraziando
per l’opportunità e ricordatevi di chiedere un biglietto da visita.
Una volta a casa, dopo un paio di giorni, inviate un’e-mail di cortesia, ringra-
ziando per l’incontro ottenuto e ribadendo il vostro interesse per l’azienda
e per il ruolo.

Dietro le quinte
Cosa è successo nel frattempo dietro le quinte? Se siete stato ritenuto un
candidato valido, il selezionatore avrà sicuramente compilato su di voi un
dossier in cui descrive le vostre esperienze e competenze in una modalità
più completa e standardizzata rispetto al vostro curriculum. Il file contiene
un vostro profilo, che è poi la lettura che il selezionatore ha fatto delle vostre
motivazioni, di aree potenzialmente critiche da monitorare, dei punti di forza
e dei punti deboli. Presenterà questo documento all’azienda o, se il colloquio
si è già svolto in azienda, al responsabile delle assunzioni, per poi ricontattarvi
quando sarà il momento di fissare un secondo incontro. È sulla base di questo
canovaccio che verranno fatte tutte le successive considerazioni su di voi.

Domande critiche
In un mondo ideale il vostro curriculum ha fatto breccia nel cuore del se-
lezionatore, che crede di aver trovato in voi il candidato perfetto per quel
particolare ruolo da riempire. Ogni vostra competenza combacia con ciò di
cui l’azienda ritiene di aver bisogno, tutte le esperienze pregresse sembrano
aver avuto il solo scopo di portarvi su quella sedia, di fronte alla persona che
suggellerà la vostra carriera con un’offerta irrinunciabile.
Tornando con i piedi per terra, è invece piuttosto probabile che alcune cose
non quadrino, che vi siano dettagli del cv che suscitano più di una perples-
sità in chi vi siede di fronte, o che i candidati per quel ruolo siano talmente
tanti che chi fa la selezione debba accelerare i tempi e scelga una tipologia di
intervista piuttosto pesante e rigorosa per le prime scremature. Deve valutare
rapidamente come reagite, che tipo siete, se rispondete alle provocazioni, se
avete i nervi saldi e così via. Bisogna quindi essere preparati all’eventualità
di ricevere domande che definiamo critiche, cioè non gradite, che potreste
giudicare invadenti o eccessivamente indagatorie, che invitano a parlare di fasi
della vostra carriera non proprio brillantissime e che insomma vi costringono

140
Centrare l’obiettivo

a uscire da quel recinto di sicurezza nell’ambito del quale avete cercato di


muovervi per tutta l’intervista e a dare conto di quel che nel vostro profilo
potrebbe non funzionare.
Vi proponiamo di seguito qualche esempio di domande che potrebbero
esservi rivolte. Non pretendiamo di fornirvi un catalogo esaustivo, ma solo
un quadro generale del tipo di risposte che dovete essere preparati a dare.

“Come mai si trova senza occupazione?”


Questa è una domanda che può mandare in crisi. Quando manca il lavoro si cade
spesso nel tranello della negatività, in un atteggiamento mentale che ci fa sentire
la parte debole e ci toglie sicurezza. Attenzione a non cascare in questa trappola.
Se siete senza lavoro un motivo ci sarà, e sarà un motivo valido. Provate quindi
a esercitarvi su questo punto, fate la pace con voi stessi se serve e ricordatevi
che avete comunque un’esperienza al vostro attivo. Focalizzatevi sugli aspetti
positivi e fate capire al selezionatore che non siete sfiduciati, che credete nelle
vostre capacità e che avete uno specifico “valore” da mettere sul suo tavolo.
Esercitatevi a parlare di questo aspetto a casa, prima di affrontare la selezione.
Non dite mai “sono stato licenziato”; introducete eventualmente questo aspetto
con delicatezza, come per esempio:

L’azienda ha dovuto attuare una riduzione di organico e il mio ruolo,


come altri, non era più sostenibile.

Parlate anche, se si rendesse necessario, delle vostre difficoltà a ricollocarvi,


motivandole, dando una ragione plausibile, ma non fate mai la vittima del si-
stema, perché è un atteggiamento poco costruttivo:

Ho dovuto in parte riqualificarmi per poter rientrare in un mercato del


lavoro profondamente mutato.

Le aziende, ricordatelo sempre, hanno bisogno di persone positive, che sanno


affrontare le difficoltà con fiducia in sé, credendo di potercela fare comunque,
nonostante il contesto sfavorevole.

141
Trovare lavoro oggi

Il modo migliore, ancora una volta, è avere buona consapevolezza dei


propri punti di forza, sia in termini caratteriali che di esperienza, e puntare
su di essi.

“È sposato/a? Ha intenzione di diventare


mamma? Ha progetti familiari per il futuro?”
Vi sono una serie di domande di tipo personale che possono infastidire e
diventare critiche, perché, oltre a suscitare una reazione negativa, pongono
anche dei dubbi su quale sia il modo migliore per rispondere e sull’impatto che
la nostra risposta potrebbe produrre sul selezionatore. Una domanda tipica in
questo senso riguarda i figli ed è in genere rivolta alle donne. Il selezionatore
può permettersi di indagare nei vostri piani personali? Secondo noi no: può
fare domande per assicurarsi che siate affidabili e motivati a fare quel tipo di
lavoro, ma i vostri programmi privati restano tali. Cercate di dare comunque
sempre una risposta, magari con una battuta, o dicendo che per il momento
non ci state pensando, una formula che va bene sempre.
Irrigidirsi dicendo “sono cose riservate” è controproducente. La vostra sfida
sarà dare risposte accettabili cercando di salvaguardare la relazione con chi vi
sta di fronte e di non creare un clima negativo durante l’intervista. Può essere
difficile, ma è certamente funzionale all’obiettivo.

“Vedo dal curriculum che ha figli piccoli: come


si è organizzata?”
In fondo può essere una domanda che mira a indagare le capacità organiz-
zative della persona, anche se raramente viene rivolta all’uomo. Date una
bella risposta:

“Molto bene”, “Ho genitori che mi aiutano”, “Ho una tata affidabile”,
“Non ho problemi”.

In tutti i casi in cui vi vengono rivolte domande personali, cercate di essere


collaborativi pur difendendo la vostra privacy: non vi fate estorcere risposte
o spiegazioni che non volete dare, perché siete voi a decidere qual è il vostro
ambito privato. È chiaro però che se reagite con espressioni piccate, rischia
di irrigidirsi quella relazione che avete fatto tanta attenzione a coltivare.

142
Centrare l’obiettivo

Per quanto riguarda la sfera dei figli e della loro gestione evitate l’errore, in
sede di colloquio, di assumere atteggiamenti giustificativi come pure di par-
larne senza che vi sia richiesto. Non serve voler mettere le mani avanti: avere
un figlio è vostro diritto, e conciliare la sua cura con orari e responsabilità
aziendale è la vostra sfida.
Se immaginate che, prima o poi, si verificheranno momenti difficili, e ma-
gari dovrete chiedere qualche permesso, non fatene un dramma e, anche in
questo caso, mai anticipare problemi eventuali con frasi del tipo:

Io però potrei avere problemi e dover uscire prima qualche volta.

Si tratterebbe di una rigidità, ma anche di un’ingenuità da parte vostra, perché


vi imbrigliereste in uno schema nel quale si ipotizza che una cosa (il vostro
impegno con i figli) possa essere di impedimento all’altra (il lavoro). Anche
i permessi saranno un vostro diritto, e comunque ricordate che i problemi
si risolvono uno per volta, man mano che si presentano.

“Come mai c’è questo buco di sei mesi nel suo


curriculum?”
Se avete stilato il vostro cv in modo corretto, avrete già provveduto a motivare
i periodi che non erano coperti da un’attività specifica, spiegando che in quei
mesi magari vi siete dedicati a seguire un corso di aggiornamento, oppure
avete fatto un’esperienza all’estero o avete approfondito la conoscenza di
una lingua. Nel caso non ci abbiate pensato, prima di tutto prendetene nota
in vista del prossimo curriculum da spedire e poi cercate di preparare una
risposta per quando la domanda vi verrà quasi immancabilmente posta in
sede di intervista.
Malattia? Anno sabbatico? Esperienza all’estero? Tenete sempre presente il
valore dell’autenticità di quello che dite, ma cercate anche di tenere conto
della forma mentis orientata al business propria delle aziende. Dovete essere
efficaci, in grado di raggiungere obiettivi, capaci di avere comportamenti or-
ganizzativi utili al contesto e dovete essere affidabili, oltre che tecnicamente
all’altezza. Perciò dite la verità, anche quando non vi farà fare un figurone,
ma ditela bene.
In quei sei mesi o in quell’anno in cui nel cv c’è un “buco” (termine molto
usato nel gergo dei selezionatori), qualcosa dovete aver fatto, fosse anche
solo cercare forsennatamente lavoro. Spiegatelo, raccontate che si è trattato

143
Trovare lavoro oggi

di un processo lungo, che ha richiesto uno sforzo di documentazione e


aggiornamento, date insomma a quel periodo che appare vuoto una valen-
za, un’utilità. E soprattutto fate capire che non siete rimasti con le mani in
mano ad aspettare.

“Ha cambiato molti lavori in poco tempo,


come mai?”
Un curriculum che negli ultimi cinaue anni evidenzia quattro o cinque
lavori diversi racconta qualcosa di voi: avete cambiato più o meno un’a-
zienda all’anno. Forse in un contesto come quello americano, improntato
a una grande mobilità anche geografica, un cv così movimentato potrebbe
anche essere visto di buon occhio, da noi questo è meno vero. Quello che
il selezionatore si domanda è: “Che cosa ha consolidato questo candidato
durante esperienze così brevi? Quali competenze ha fatto in tempo ad
acquisire?”.
Quando si viene assunti in un’azienda, prima di capire che aria tira, quali
sono i processi che governano il lavoro, come funziona il mercato in cui
opera, che valenza ha il prodotto, qual è la cultura di riferimento, occor-
rono almeno sei mesi, spesso di più.
Andandosene dopo soltanto un anno, si rischia di aver maturato davvero
troppo poca esperienza per poterla poi “rivendere”. Preparatevi perciò
a giustificare i cambiamenti, se troppo frequenti. Se sono sempre stati
in crescita e vi hanno portato sempre a un miglioramento, di ruolo o di
retribuzione, è bene sottolinearlo e potrebbe giocare a vostro favore:
vorrebbe dire che siete una persona ambiziosa, che avete cambiato per
andare incontro a opportunità migliori. Tenete comunque sempre pre-
sente che l’azienda deve capire se vale la pena investire su qualcuno che
poi magari si fermerà un solo anno, dopo il quale sarà colto nuovamente
dalla smania di cambiare.
Dietro a questa domanda vi è perciò un doppio timore. Da un lato può es-
serci scarsa fiducia nell’esperienza realmente maturata in così poco tempo
nelle aziende precedenti, dall’altro il dubbio che un investimento fatto su un
candidato troppo irrequieto non ripaghi l’azienda nel tempo.
Infine non dimenticate che, specialmente nel caso delle società specializzate
in ricerca del personale, è interesse del selezionatore trovare candidati che
funzionino e che rimangano in azienda un tempo mediamente ragionevole,
cioè almeno due-tre anni. Anche lui quindi non prenderà rischi con candi-
dati incostanti.
Per chi preferisce essere previdente e non doversi trovare in imbarazzo e
“senza rete” al colloquio, un buon sistema per giustificare i cambiamenti
frequenti e rassicurare i selezionatori consiste nell’enfatizzare già nella

144
Centrare l’obiettivo

lettera di accompagnamento il proprio proposito di trovare un’azienda


dove poter consolidare le competenze acquisite per almeno tre-cinque
anni. Bisogna mostrare di essere desiderosi e capaci di cambiare registro
e di essere consapevole della criticità che i cambiamenti troppo frequenti
possono rappresentare.

Gli altri strumenti della selezione


Il colloquio rimane un elemento essenziale di tutti i processi di sele-
zione, ma spesso è necessario, in relazione alla complessità del profilo
e dei requisiti richiesti, introdurre anche altri strumenti di supporto al
processo selettivo.

L’assessment di gruppo per i giovani


Uno strumento molto utilizzato dalle aziende è l’assessment di gruppo,
che consiste nel mettere alla prova diversi candidati insieme, per testarne
le capacità organizzative, propositive, di risoluzione dei problemi e aspetti
comportamentali non sempre facilmente indagabili attraverso le tecniche
di intervista: la capacità di lavorare in team, la capacità di relazione, lo
spirito d’iniziativa, la flessibilità, l’orientamento al risultato, l’analisi e
la sintesi. L’assessment consente anche ai selezionatori di lavorare su
selezioni di grandi numeri con un buon rapporto tra tempi e risultati.
Le prove servono al selezionatore per rilevare i comportamenti delle persone
nelle dinamiche collettive e quindi, attraverso un’osservazione sistematica da
parte di un assessor (selezionatore esperto di questi processi), raccogliere
elementi per costruire un profilo realistico del candidato. Non è un quiz
in cui c’è la risposta vincente, ma la possibilità di sperimentare se stessi in
alcune dinamiche di gruppo.
Il numero delle persone che partecipano a un assessment può variare. L’ideale
è compreso fra le 6 e le 12 persone. Con meno di 6 persone la dinamica ri-
schia di diventare lenta, con più di 12 possono sorgere problemi di gestione
e osservazione. I candidati vengono riuniti in una sala dove si troveranno a
lavorare insieme su diverse tipologie di prove.
Ve ne forniamo una breve descrizione che vi servirà solo a trarre i principi di
massima per capire questi processi di selezione, a grandi linee. Ricordatevi
sempre che ogni prova può essere rivisitata, modificata, finalizzata dai sele-
zionatori a specifiche richieste relative al profilo ricercato. E tenete a mente
che non stiamo dando delle ricette e delle risposte, ma solo cercando di

145
Trovare lavoro oggi

offrirvi una visione d’insieme anche della prospettiva del selezionatore.


Concentratevi quindi sull’importanza di elaborare un approccio, evitando
di focalizzare l’attenzione sui dettagli.

La prova del “naufragio”


È una prova molto usata. Le istruzioni che vengono date sono più o meno queste:
“Sei su una nave in avaria, una scialuppa può ospitare tutto il gruppo, ma non
può contenere molti oggetti. Solo un oggetto può essere portato, ed è a scelta
fra una lista di possibilità (salvagente, scatola di viveri, scatola di medicine, cu-
cina da campo, coperte ecc)”. Il confronto e la discussione su cosa portare sulla
scialuppa, fino alla decisione finale presa dal gruppo, daranno al selezionatore
la possibilità di osservare la vostra capacità di influenzare e di guidare il gruppo,
la flessibilità, la mediazione, la gestione dei conflitti, l’assertività.

Trovare le informazioni
Le prove di fact finding sono finalizzate a valutare la capacità di ricerca delle
informazioni, lo stile di apprendimento e le modalità soggettive di analisi dei
dati e presa delle decisioni. Si parte da una situazione povera di elementi:
i candidati devono capire quali informazioni mancano e trovarle, attraverso
una modalità di gioco che viene data a priori. I candidati devono aggregare i
dati e ragionare per arrivare a una decisione, motivandola e circostanziandola.
Un esempio efficace può essere quello del lancio di un prodotto sul mercato.
Si assegnano dei ruoli e, simulando processi che avvengono realmente all’in-
terno dell’azienda in situazioni simili, viene chiesto ai candidati di decidere
su quali paesi europei fare il lancio. Un esempio: “Avete a disposizione tre
mesi di tempo per fare un piano di marketing e un certo budget entro il quale
contenere la spesa”. Vi viene chiesto di preparare un piano d’azione in un
dato tempo. Ciò che il selezionatore vuole valutare è la modalità con cui le
persone indagano sugli elementi mancanti e la capacità di aggregare i dati,
oltre al modo in cui vi relazionate e portate avanti le vostre idee. A monte di
questi processi, il selezionatore ha comunque stilato una sua lista di capacità
da analizzare e osservare più di altre, in funzione del profilo che sta cercando.

LGD, ovvero Leadership Group Discussion


Si tratta di affrontare una discussione alla pari con i membri del gruppo, in
assenza di un leader, poiché la prova non prevede assegnazione di ruoli.
I partecipanti si trovano in condizioni paritetiche e lavorano e si confron-

146
Centrare l’obiettivo

tano intorno a un tema aziendale. La prova consente al selezionatore di


osservare comportamenti non facilmente rilevabili in altro modo: modalità
relazionali, interattività, capacità di influenzare, oltre che analisi, sintesi e
visione di insieme.

Business game
Sono prove che, diversamente dalla LGD, assegnano ruoli specifici ai diversi
componenti di un gruppo, mettendo in campo compiti, sfide, progetti ma-
nageriali legati a tematiche di sviluppo o di gestione aziendale. I candidati
lavorano in gruppi e/o sottogruppi, analizzando casi aziendali molto verosimili
e tenendo conto di precisi obiettivi e vincoli.
Si tratta di attività che mettono alla prova la preparazione “tecnico-economica
e gestionale ” in vari ambiti (marketing, finanza, supply chain ecc.) e consen-
tono di valutare:

• come il singolo candidato si approccia all’analisi, al problem solving e come


prende le decisioni;
• la visione strategica, gli stili di apprendimento, la propensione al rischio e
altre variabili cosiddette soft, di tipo comportamentale.

Viene richiesto di analizzare fattori tecnici, statistiche, indici numerici. Ogni


candidato recita un ruolo (Amministratore Delegato, Capo progetto, Direttore
Finanziario ecc.) e cerca di agire verso l’obiettivo dato. A volte si rende
necessario creare alleanze, altre volte giocare ruoli oppositivi, dovendo
quindi gestire dinamiche conflittuali e generare il consenso finale intorno
alla propria decisione.

Questionari sulla motivazione e i valori


Se un collaboratore lascia un’azienda, la causa, generalmente, viene addotta
alla “demotivazione”. Poiché le aziende sostengono dei costi ogni volta che
un collaboratore valido lascia l’organizzazione, alcuni processi di selezio-
ne si propongono di verificare a fondo anche i fattori motivazionali che
caratterizzano un candidato. Vengono quindi utilizzate prove che servono
a mettere a fuoco le priorità che le persone cercano nella propria attività
professionale. La motivazione delle persone è strettamente legata ai valori
di riferimento di ognuno, dove per “valore” intendiamo ciò che veramente
conta per il singolo individuo in quel determinato momento della vita.
Soddisfare pienamente quei valori significa lavorare meglio, essere più motivati
e quindi, dal punto di vista aziendale, essere anche più efficaci e produttivi.

147
Trovare lavoro oggi

Per questo vi sono alcune aziende che, in fase di selezione, pongono una certa
attenzione a questi aspetti, il che dimostra serietà e lungimiranza.
Spesso viene fornita una gamma di valori e vengono invitati i candidati a stilare
una lista con tre valori prioritari, condivisi da tutti. Ecco alcuni esempi: crescita
professionale, altruismo, creatività, autonomia, soldi, prestigio, relazioni sociali,
sicurezza, buon bilancio vita-lavoro, rispetto, cooperazione ecc.
La prova consente al selezionatore di rilevare alcune dimensioni valoriali del
singolo, che sono evidentemente collegate ai fattori di motivazione, e quindi
di stabilità, nel contesto lavorativo.

Competenze “In basket”


È una prova individuale molto usata. All’interno di un tempo fissato, il
candidato riceve una serie di messaggi, memo, e-mail di varia natura sulla
base dei quali deve prendere delle decisioni di tipo manageriale. Assume
quindi il ruolo di un manager e si trova, a seconda della specificità della
prova, a stabilire piani d’azione, priorità, coinvolgere il proprio gruppo e
organizzarne il lavoro.
Questa prova valuta le capacità di analisi e sintesi, la definizione delle priorità, la
pianificazione, la delega, lo stile relazionale, lo spirito di iniziativa, l’attitudine a
prendere decisioni e lo stile decisionale, la visione di insieme e l’innovatività, lo
stile di leadership, la sensibilità economica e commerciale e, a seconda di come
è strutturata e finalizzata, molte altre variabili attitudinali e comportamentali.

Altre prove: test e questionari


Le prove sono tantissime, qui ve ne abbiamo data solo un’idea. Ciò che è im-
portante sapere è che esiste la possibilità che questi strumenti di valutazione
siano utilizzati e che bisogna prepararsi ad affrontarli consapevolmente. In
genere, per correttezza, il candidato viene informato in anticipo che la fase
iniziale della selezione prevede un assessment con altri candidati. Dopo che
una prima scrematura è stata fatta, è probabile che vi sia un colloquio indivi-
duale o anche un momento in cui i candidati saranno chiamati ad affrontare
altre verifiche.
In genere, infatti, anche al di fuori dei processi di gruppo, il solo colloquio di
selezione non è ritenuto sufficiente a individuare il candidato giusto. Quasi
tutte le selezioni prevedono l’utilizzo di più prove, o almeno l’integrazione
con un questionario finalizzato a individuare gli orientamenti comportamen-
tali. L’uso di questi strumenti di indagine è un valido supporto alle tecniche
di intervista che spesso, anche nei casi di selezionatori più esperti, risentono
di criteri di soggettività.

148
Centrare l’obiettivo

È bene sapere che test e questionari non sono mai predittivi al 100%. Il sele-
zionatore ne tiene conto e integra i risultati con quelli dell’intervista, cercando
di avere una visione d’insieme più oggettiva possibile. Per offrire una pano-
ramica di questi strumenti di indagine, ed evitando di entrare in tecnicismi
di poca utilità, possiamo dire che la distinzione principale va fatta tra test e
questionari. Il test è strutturato in modo tale da avere una sola risposta giusta.
Siccome è sperimentato su un campione della popolazione, il risultato viene
comparato a quella media.
Ci si può preparare e prendere dimestichezza con questa tipologia di stru-
menti: test di prova per esercitarsi sono reperibili a pagamento per esempio
sul sito di Giunti (www.giuntios.it), un editore specializzato in questo tipo
di prodotti. Per alcuni test è prevista la presenza di uno psicologo, per altri
va bene un selezionatore.
Le domande hanno lo scopo di valutare diverse tipologie di capacità sulla base
di una struttura standardizzata. Vi sono test che valutano le capacità logico-
matematiche, quelle verbali, quelle socio-relazionali e gli aspetti emotivo-com-
portamentali. Trovarsi ad affrontare un test significa dover rispondere a decine
di domande che prevedono una sola risposta esatta.
Una cosa molto diversa è il questionario di personalità, che non mira a veri-
ficare capacità specifiche, ma valuta invece le caratteristiche emotive e i com-
portamenti. Ogni domanda offre un ventaglio di risposte, e nessuna di esse è
giusta o sbagliata in senso assoluto. Ognuno sceglie la risposta nella quale si
riconosce di più, oppure ordina le risposte secondo una sua personale priorità.
Poiché le prove sono costruite per fare emergere dati verosimili, è bene cercare
di essere totalmente sé stessi. Nei test questo è abbastanza ovvio: le capacità
logico-matematiche, per esempio, non possiamo inventarcele se non sono un
nostro punto di forza. I questionari, invece, dove non esiste la risposta giusta,
spesso generano ansia: si inizia a pensare se quella risposta che si sta per dare
sarà valutata positivamente dal selezionatore, ci si chiede se non sia il caso
di smorzare alcuni aspetti del proprio carattere e così via. L’unica soluzione
è essere se stessi, rispondere con sincerità e non porsi il problema di cercare
di orientare i risultati. Esiste infatti un fattore di verifica definito “distorsione
motivazionale”, che è in pratica programmato all’interno del test come sistema
di controllo per rilevare le risposte distorte, non vere o troppo enfatizzate.
Lo stesso approccio vale per le prove di assessment: se cercate di dimostrare
una flessibilità che in realtà non vi appartiene, se cercate di evidenziare una
leadership che non è autentica, la dinamica vi crollerà addosso. Nessuno può
sostenere ciò che non è: occorre essere realistici e sinceri, perché da quella
selezione dipenderà il fatto che andrete a ricoprire un ruolo. Ambite a trovare
il lavoro che potete sostenere e quindi siate voi stessi, sempre.

149
Pagina bianca
Guardare avanti
5
Ora che avete un lavoro, prendete respiro, godetevi il momento ma siate
pronti a ricaricarvi di energia: se siete alla prima esperienza, questo è solo il
punto d’inizio della vostra carriera, se invece avete cambiato lavoro e siete
appena entrati in una nuova azienda, inizia ora un nuovo pezzo importante
del vostro percorso professionale. Lo abbiamo già accennato nel capitolo 1:
la carriera è un percorso di cui siete gli artefici e vi tocca assumervene una
piena responsabilità fin dai primi passi e in ogni sua fase.

Carriera: un percorso di crescita


Da impiegati o manager, da liberi professionisti o imprenditori, la carriera è un
processo in continua evoluzione, e se lo affrontiamo con consapevolezza e con
lo stesso rigore con cui abbiamo intrapreso la ricerca di un lavoro, raccogliere-
mo i frutti di un impegno responsabile. La carriera che facciamo, la forma che
il nostro percorso professionale prenderà nel tempo dipende, in larghissima
parte, solo da noi. Evitiamo quindi, fin dall’inizio, di assumere atteggiamenti
mentali che spostano al di fuori di noi la responsabilità sui nostri risultati:
prendiamo in mano le redini di ogni aspetto del nostro lavoro e della nostra
crescita professionale e iniziamo il cammino nel modo più costruttivo possibile.
Trovare lavoro oggi

Chi vi valuta?
Il vostro capo ovviamente, o l’ufficio delle Risorse Umane. In teoria è così, ma
la realtà è più complessa. Per prima cosa, quando entrate in una nuova azienda
è chiaro a tutti che siete sotto la lente d’ingrandimento: vi stanno osservando e
qualcuno si assumerà la responsabilità di dire, prima di confermare il rapporto
di lavoro dal punto di vista contrattuale, un’ultima parola sul vostro valore, sulla
vostra adeguatezza rispetto al ruolo che state ricoprendo. Questo, tradotto in
termini contrattuali, vuole dire che qualcuno deciderà se confermarvi in quel
ruolo una volta scaduto il “periodo di prova” previsto dalla quasi totalità dei
contratti di lavoro subordinato. E questo qualcuno sarà con molta probabilità
il vostro capo, che a sua volta cercherà di capire come “siete andati” anche
quando non c’era lui accanto a voi, ma stavate lavorando con altre persone.
Ricordate che durante la prima fase di prova dovrete mettere il massimo del-
le vostre energie per dimostrare disponibilità e competenza, per entrare nel
“gruppo”, per capire come si svolge il lavoro, quali sono le dinamiche tra le
persone e per decidere come comportarvi. È bene sapere fin da subito che
al di là delle procedure tipiche dell’ufficio Risorse Umane e dell’idea che il
vostro superiore si farà sul vostro lavoro, molti dei vostri colleghi daranno un
contributo alla vostra valutazione. Esiste infatti, in ogni impresa, una fitta rete
di “valutatori non ufficiali” che fa partire un tam tam sulle persone: il capo
ufficio del dipartimento accanto, il collega del piano di sotto, quello che siede
alla scrivania accanto alla vostra.

L’importanza delle relazioni


Perciò quello che occorre tenere sempre bene in mente è che non basterà
essere bravi a svolgere il proprio lavoro: c’è una dimensione intangibile ma
importantissima, meno tecnica e molto più relativa ai soft skill (ne abbiamo
parlato nel capitolo 4), che parlerà di voi in azienda. Un collega di un altro
dipartimento a cui avete dato una mano a risolvere un problema, un altro a
cui avete offerto un caffè e a cui avete stretto la mano presentandovi, magari
con un sorriso, si ricorderà di voi al momento opportuno e darà il suo piccolo
contributo al passaparola positivo che parlerà di voi. Ogni relazione buona
che costruirete, ogni sforzo che farete, ogni attenzione alle persone, ogni aiuto
non richiesto che riuscirete a dare saranno pezzi importanti della valutazione
data su di voi, che si comporranno col tempo come un puzzle e costituiranno
la vostra reputazione aziendale.
Certo, non è che il vostro capo, quando vi dovrà valutare, farà il giro di tavolo
di tutta l’azienda per capire come state andando, ma è il processo inverso a
innescarsi: le voci corrono, sia quelle negative sia quelle positive. Una lamen-
tela su di voi, anche da parte di chi nulla c’entra direttamente con il vostro

152
Guardare avanti

lavoro, può essere un segnale che arriva insieme a tanti altri e che può far
nascere dubbi, pensieri negativi o, ancor peggio, giudizi striscianti, trasversali,
del tipo “non mi convince”, oppure “ce la potrebbe fare ma non si impegna”,
“mi sembra che stia troppo sulle sue”.
Le aziende sono perfettamente consapevoli dell’impatto negativo che un in-
serimento mal riuscito può avere sui costi e sull’ambiente di lavoro. Tendono
quindi, sempre di più, a prestare grande attenzione ai processi di selezione e a
prendere in considerazione il parere di diverse persone prima di confermare nel
ruolo una nuova risorsa. Lo fanno in modo più o meno formale o strutturato,
ma cercano comunque di capire se, oltre ai requisiti di base e alle conoscen-
ze tecniche, esistono i presupposti per una buona integrazione nel contesto
aziendale, per un buon lavoro di team e un buon livello di cooperazione.
Se invece siete liberi professionisti e avete deciso di fare la vostra “impresa”,
piccola o grande che sia, chi valuta il vostro lavoro? Il principio non cambia:
a valutarvi sarà un insieme di persone, tra cui i vostri clienti, i fornitori, i di-
pendenti e i collaboratori, i partner e anche in quel caso è un tam tam delle
loro opinioni su di voi a costruire la vostra reputazione.
In pratica è necessario continuare nella nuova azienda, o nel vostro nuovo
ruolo, quel lavoro sulla vostra reputazione che vi abbiamo consigliato di
fare nel capitolo 3 in vista dell’assunzione. Ciò che si dice di voi continua a
contare. Per questo è fondamentale lavorare su un duplice binario: la qualità
delle relazioni e la qualità del lavoro che svolgete.

Verificare le competenze
Dunque, iniziate a fare i primi passi in azienda o nel vostro nuovo ruolo
con una rinnovata consapevolezza, e partite dal presupposto che la carrie-
ra è un percorso in continuo divenire: in ogni punto di questo percorso
avrete qualche capacità da sviluppare, qualche comportamento nuovo da
apprendere, qualche schema mentale da abbandonare per acquisirne uno
più idoneo alla situazione.
Governare la propria carriera significa essere pienamente consapevoli del fatto
che occorre tenere d’occhio le proprie competenze e svilupparle in funzione
di ciò che richiede il proprio lavoro. Se le competenze tecniche prima o poi
si acquisiscono, tramite l’affiancamento (mentoring) con figure più esperte,
frequentando corsi specifici, facendo esperienza diretta con la dovuta supervi-
sione del capo, le competenze soft, cioè tutte quelle capacità, comportamenti
e atteggiamenti utili a “sapersi muovere in azienda”, non sono altrettanto sem-
plici da conseguire. Per farlo dovrete impegnarvi personalmente, perché non
sempre le aziende hanno metodi efficaci per aiutarvi a svilupparle.

153
Trovare lavoro oggi

Con questo intendiamo dire che sarà facile che veniate affiancati a un colle-
ga o un capo che sarà in grado di mostrarvi il modo in cui dovrete svolgere
un’attività specifica, ma non sarà altrettanto facile che un collega o un capo
vi insegnino come evitare o gestire un malinteso, né come fare a tenervi co-
stantemente aggiornato o a convincere un altro dipartimento ad approvare
una vostra idea.
Tenetene conto e cercate di agire di conseguenza elaborando una vostra per-
sonale sensibilità, tenendo insomma le antenne tese per captare dai segnali
degli altri spunti per migliorare i vostri comportamenti, imparare cose che
non sapete, rinsaldare alcune capacità che vi aiuteranno ad affrontare meglio
situazioni e problemi nella vita lavorativa.
Il concetto è che, attraverso i riscontri degli altri, potrete individuare le vostre
aree di crescita professionale. Ma la condizione indispensabile per poterlo fare
è essere disponibili ad ascoltare, ad accogliere critiche e suggerimenti come
occasioni preziose per migliorare, senza sentirvi attaccati sul piano personale.
Proprio grazie a questo confronto, anche se siete in aziende che non adottano
specifici sistemi di valutazione delle competenze, avrete spunti, indicazioni,
linee guida esplicite o implicite che però sta al singolo individuo cogliere
per agire di conseguenza. Ovviamente, se vi troverete in quella tipologia di
aziende che invece utilizzano efficaci sistemi di misurazione delle compe-
tenze, sarà più facile avere chiare le proprie aree di miglioramento. Ma non
sempre è così, perciò, a questo punto, vale la pena focalizzare l’attenzione
sulla capacità di ascolto.

Ascoltare gli altri


Le persone che ci stanno intorno ci danno segnali preziosi che spesso sotto-
valutiamo. Si tratta del riscontro che, giorno per giorno, i nostri capi e i nostri
colleghi ci restituiscono sul nostro lavoro e sui nostri modi di agire. Se il mio
capo mi dice:

Hai fatto un buon lavoro, ma non hai tenuto conto della comunicazione
coi tuoi colleghi e hai creato tensioni nel gruppo.

devo fare molta attenzione a cogliere il significato delle sue parole. Quello
che il mio capo mi sta dicendo è che la mia competenza “tecnica” su un cer-
to lavoro svolto è buona, ma che alcune competenze soft vanno migliorate.
Evitare tensioni nel gruppo ha a che fare con la competenza tanto richiesta

154
Guardare avanti

dalle aziende che è il lavoro di squadra, che nasce da un insieme di capacità:


relazione, comunicazione, ascolto, cooperazione, confronto, condivisione. Ecco
quindi che, se siete attenti ai riscontri, ai commenti, ai consigli, alle osservazioni
critiche che arrivano dagli altri, potrete anche capire quali sono le capacità
e i comportamenti da migliorare. Ancora un esempio: se avete scritto una
bella e-mail, per voi chiara, dettagliata, misurata nei toni, ma che ha generato
un’ondata di telefonate di chiarimento e ha provocato fraintendimenti, è bene
tenerne conto, mettere in discussione la vostra capacità di comunicazione
scritta e lavorarci sopra. Quindi, fate sempre la massima attenzione ai segnali
che il mondo esterno vi restituisce.

Ascoltare se stessi
Un’altra buona pratica è ascoltare se stessi. Se una specifica attività vi mette
in difficoltà o vi fa venire il “mal di pancia”, probabilmente è perché vi serve
rafforzare le vostre competenze per affrontarla meglio.
Se, per esempio, va tutto bene quando dovete parlare al telefono, incontrare
le persone singolarmente, incontrare i clienti, ma nel momento i cui vi trovate
in riunione vi sentite in difficoltà o semplicemente un po’ a disagio, proba-
bilmente occorre porsi qualche domanda: Cosa mi mette a disagio? Cosa mi
fa sentire debole? Che cosa sto provando? Cosa mi potrebbe aiutare a farmi
sentire meglio in questa situazione? A seconda delle vostre risposte potrete
decidere di lavorare meglio sulla vostra comunicazione in gruppo, o sulla
preparazione dei dati in modo da sentirvi più sicuri, oppure, perché no, sulla
vostra timidezza.
Ognuno di noi è la persona che meglio conosce se stesso. Interrogatevi
quindi e cercate di analizzare dove stanno le difficoltà. A volte la soluzione
sta proprio nel fermarsi a riflettere, nel porsi la domanda giusta. Le risposte
verranno da sole.

Competenze chiave per la carriera


A proposito di supporto nella gestione della carriera, noi vorremmo provare
ad aiutarvi offrendovi una panoramica delle competenze soft che risultano
fondamentali nello scenario attuale e lo saranno ancor più in quello futuro.
Cercheremo di metterle a fuoco brevemente nei paragrafi che seguono, spe-
rando di lasciarvi qualche spunto utile perché possiate riflettere e capire quali
sono i vostri punti di forza e quali sono le competenze che vi mancano e su
cui, quindi, è fondamentale lavorare.

155
Trovare lavoro oggi

Costruire buone relazioni


Se avete un buon progetto da portare avanti, ma non avete le alleanze giuste,
non avete cioè, nel tempo, costruito relazioni buone, basate sulla stima profes-
sionale ma anche sulla fiducia, non è detto che il progetto rimarrà irrealizzato,
ma sicuramente farete più fatica a portarlo a termine.
In passato il sistema di relazioni era più legato a dinamiche di potere in
azienda, oggi la realtà è più complessa. Il potere continua a esistere, ma
deve a sua volta tener conto del consenso generale. Un capo poco amato,
rude, autoritario, così come un dipendente che dimostri poca voglia di fare,
o che non dia il meglio di sé, o che si isoli nel suo mondo tecnico, non
avranno lunga vita nelle organizzazioni di oggi e, ancor meno, in quelle
di domani. Quindi, data la validità di un progetto, e date le competenze
tecniche per gestirlo, la rete relazionale è il terreno di gioco su cui si vin-
cono le partite.
Una buona rete relazionale deve poter far conto sulla fiducia che acquisirete,
sulla vostra attenzione alle persone, sull’ascolto e la disponibilità, sul dialogo
e il confronto e, infine, su una buona dose di positività. Inoltre, potreste un
giorno aver bisogno dell’aiuto di qualcuno: su chi potrete contare se non
avrete nel frattempo offerto agli altri una mano, e non vi sarete mostrati
disponibili alla cooperazione? Imparate a gestire bene le relazioni e avrete
fatto una buona parte del vostro successo in azienda.

Imparare costantemente
Oggi si parla di lifelong learning, in pratica un apprendimento continuo,
che dura tutta la vita. In effetti, sappiamo bene quanto sia importante tenersi
aggiornati e, per l’ambito di nostra competenza, non lasciarsi sfuggire nulla
ed essere possibilmente portatori di conoscenza.
Un buon professionista ha le sue aree di eccellenza, magari una nicchia
di competenza su cui è punto di riferimento. Non perdete l’occasione di
essere davvero bravi in qualcosa: non in tutto, perché non sareste credibili,
ma investite tempo sulla competenza che sarà il vostro cavallo di battaglia,
quella cosa per la quale in azienda si saprà che l’esperto siete voi. Su tutto
il resto comunque non perdete pezzi: fate dell’apprendimento continuo
uno stile di vita.
Se l’azienda in cui lavorate propone corsi di formazione o di aggiornamento
(dalle lingue all’informatica, passando per altre competenze più particolari
come parlare in pubblico o altro ancora), non perdete l’occasione di fre-
quentarli. Sono tutte frecce in più al vostro arco, esperienze che avranno una
ricaduta positiva sul vostro lavoro e soprattutto sulla vostra carriera, anche
al di fuori di quello specifico contesto lavorativo.

156
Guardare avanti

Rompere gli schemi


Oggi si parla tanto di innovazione e di creatività, ma spesso non sappiamo
bene che senso dare a queste parole e come mettere in pratica queste ca-
pacità nel lavoro di tutti i giorni.
Esiste una creatività straordinaria, quella degli artisti, di coloro che svolgono
lavori creativi propriamente detti (architetti, copywriter, attori ecc). Esiste
poi una creatività definita “ordinaria”, ed è quella che ci viene chiesto di
attivare, di portare nel nostro lavoro. Si tratta della capacità e del coraggio
di percorrere strade non battute, di trovare soluzioni alternative che funzio-
nino meglio di quelle precedenti. Questo è possibile solo andando oltre gli
schemi, senza per questo disconoscere o togliere valore a ciò che finora è
stato fatto. Coraggio quindi, non abbiate timore di proporre un’idea fuori
dalla solita “scatola”. Le aziende, le professioni in generale, il mondo del
lavoro hanno bisogno di creatività ordinaria oltre che di quella straordinaria.
E ne abbiamo bisogno noi stessi, per non annoiarci a percorrere sempre le
stesse strade.
La capacità di innovazione tra l’altro è una delle caratteristiche maggiormente
ricercate dalle aziende: in fondo è quello il motore di tutto.

Sapere influenzare
In azienda si lavora insieme ad altri, su progetti comuni, portando però ine-
vitabilmente anche idee e punti di vista individuali. Dobbiamo quindi fare i
conti con gelosie, rivalità, simpatie e antipatie, paure e timori, altrui ma an-
che nostri. L’azienda è un luogo dove si ottengono risultati se si è capaci di
portare avanti le esigenze proprie e del proprio dipartimento, di guadagnarsi
i budget (in pratica i soldi) che servono a realizzare i progetti, di convincere
gli altri che le azioni proposte hanno senso e sono un vantaggio per tutti.
Nasce quindi la necessità di poter contare sulla proprie capacità di convince-
re, di influenzare, di portare avanti il proprio punto di vista, in una logica di
vantaggio comune per tutti.

Flessibilità e cambiamento
Vi sono regole e procedure, vincoli a cui attenersi, ma vi sono situazioni in
cui non è utile irrigidirsi ed è bene invece cercare di accettare soluzioni che
richiedono uno sforzo, un atteggiamento mentale aperto. Se il capo si aspetta
un foglio di calcolo compilato, come di consueto, su una sola pagina, e un
collega propone invece di elaborarlo in più fogli di lavoro, non dite di no a
priori. Valutate bene quali sono i vantaggi e che benefici potrebbero nascere

157
Trovare lavoro oggi

Indirizzi utili
Esistono molte strade per migliorare il vostro profilo professionale. Sul web tro-
verete una mole di offerte, che vanno dai master delle grandi business school
(www.sdabocconi.it) a corsi e seminari di enti o di organizzazioni specializza-
te (www.bs.ilsole24ore.com).
Si trovano poi varie offerte di aggiornamento professionale sui siti delle associa-
zioni di categoria, per esempio:

• la fondazione geometri (www.geometrinrete.it/it/fondazione/fondazio-


ne-geometri#laformazione);
• l’associazione informatici professionisti: (www.aipnet.it);
• l’associazione per gli operatori nell’ambito della sicurezza e dell’ambiente
(www.aias-sicurezza.it).

Un’altra interessante opportunità di aggiornamento e formazione, che consente


di coniugare lavoro e studio, è offerta dalla modalità e-learning, la formazione a
distanza attraverso piattaforme online, anche di Università prestigiose:

• www.mip.polimi.it/it/
• www.unito.it/didattica/e-learning/le-piattaforme-e-learning-ateneo
• book.unibo.it/
• www.mosaicoelearning.it

Oltre ai corsi tradizionali, queste Università spesso propongono anche seminari


specifici cui si può partecipare online, chiamati webinar, a cui potrete registrarvi
pagando una quota di iscrizione o registrandovi al sito di riferimento.
Esistono poi alcuni siti specializzati nell’incontro di domanda e offerta che propon-
gono anche offerte formative, come per esempio www.talentmanager.com/
corsi-formazione-master.php.
Chi è davvero a proprio agio con la lingua inglese ha poi davanti a sé una stermi-
nata offerta di corsi online gratuiti di ottimo livello, organizzati da prestigiosi ate-
nei americani e non solo, disponibili su piattaforme come www.coursera.org,
www.edx.org, www.openculture.com/freeonlinecourses. Si va dal mana-
gement all’ambiente, dalla biologia alla letteratura.
Per chi poi volesse scegliere dei percorsi più personalizzati e lavorare in modo spe-
cifico su propri obiettivi individuali, esistono coach e counselor specializzati nella
carriera, professionisti che possono aiutarvi nel mettere a frutto tutto il vostro
potenziale. Sul web basta selezionare le voci Career Coaching, Career Counse-
ling, Career Management e troverete varie possibilità.

158
Guardare avanti

da quella nuova soluzione. Esiste forse una regola che vieta l’utilizzo di più
fogli? E pensate che possa servire continuare a oltranza a fare ciò che si è
sempre fatto accantonando soluzioni potenzialmente migliori?
Se arriva una proposta di cambiamento (un processo, un metodo nuovo)
andrebbe accolta come occasione di miglioramento, perché è cambiando,
accettando nuove sfide che si cresce, ci si sviluppa professionalmente, si mi-
gliora umanamente. E ancora, se vi si chiede di dare una mano su un lavoro
che è al di fuori della vostra area di competenza, siate disponibili. Barricarsi
nel proprio “orticello” non funziona. Stare nello schema del “non è compito
mio” o “gli altri non lo farebbero”, è limitante, per se stessi e per gli altri.

Avere “visione”
Cercate di proiettarvi nel futuro: tra qualche anno sarete in quest’azienda? Se
sì, sarete sempre nel ruolo di oggi? Oppure avete individuato altre possibilità
per voi? Cercate di capire quale volete che sia il vostro futuro. Parlate, fate
domande, indagate sui ruoli, sulle dinamiche interne e poi scegliete il per-
corso interno che vorreste fare e preparatevi a percorrerlo. Nelle prossime
pagine dedicheremo un po’ di spazio ad alcuni suggerimenti utili per mettere
a fuoco questa visione.

Sviluppare una sensibilità multiculturale


Il mondo del business e delle corporation parla inglese ed è multietnico.
Il mondo delle piccole imprese e delle start-up o quello delle libere pro-
fessioni non si sottrae comunque a questa realtà. Vi viene chiesto di capire
culture diverse, di elaborare modi e comportamenti efficaci per interloquire e
lavorare in team multiculturali. L’inglese è d’obbligo, ma non basta. Bisogna
elaborare una sensibilità alla diversità culturale che ci consenta di interpretare
e condividere codici di comportamento che non ci sono familiari.
Se sono un piccolo imprenditore e ho prodotti interessanti per mercati esteri,
dovrò fare i conti con diversi modi di approcciarsi ai rapporti di lavoro, al
modo di pensare di persone (clienti, fornitori, partner) che hanno una cultu-
ra diversa dalla mia. Se mi relaziono con partner o clienti giapponesi dovrò
cercare di informarmi su come devo esprimermi, su come devo interagire e
parlare con loro. Probabilmente scoprirò che non posso comportarmi con un
giapponese nello stesso modo in cui mi relaziono con un americano o con
uno spagnolo. Elaborare quindi una sensibilità alla multiculturalità significa
innanzitutto porsi la domanda: “Conosco almeno la base delle usanze/valori/
abitudini/regole comportamentali da seguire o almeno rispettare quando sono
a cena con un arabo, un cinese, un indiano?”.

159
Trovare lavoro oggi

Da fare
Possedete le competenze appena descritte? In quali atteggiamenti si devono
tradurre perché siano davvero utili al lavoro e alla carriera? Vediamoli insieme.

• Siate aperti al dialogo E se c’è un rapporto difficile tra voi e un collega, iniziate
voi a fare un primo passo di distensione, con atteggiamento positivo e fiducioso.

• Informatevi costantemente Migliorate le competenze che fanno riferimento


al vostro ambito d’azione professionale. Siate sempre un passo avanti.

• Abbiate il coraggio di proporre la vostra idea Anche se è “oltre gli schemi”,


l’importante è che ci crediate veramente e che siate in grado di argomentarla.

• Allenate la vostra capacità di ottenere l’accordo degli altri E ricordatevi


che non potete farlo da un giorno all’altro: il consenso si basa sulla fiducia e la
fiducia si costruisce giorno per giorno.

• Siate sempre pronti alle novità La capacità di accogliere soluzioni, richieste,


proposte nuove è fondamentale: valutate con attenzione, ascoltate, cercate di
capire e poi decidete cosa fare.

• Guardatevi intorno per guardare avanti Lavorate con la curiosità di capire


quale ruolo vi si addice e vi appassiona per il futuro. Chiaritevelo e ponetevelo
come obiettivo.

• Allenate l’inglese per poterlo utilizzare come l’italiano Trovate occasioni


per approfondire lingue, mondi e culture diverse dalla vostra.

Strategie vincenti
Il percorso che si seguirà all’interno dell’azienda dipende da un insieme di
fattori. Su alcuni non avete possibilità di intervento; per quello che invece vi
compete, oltre alla bravura e alla preparazione, servono determinazione, idee
chiare e anche la giusta forma mentis. Se pensate che l’azienda in cui vi trovate
possa essere il luogo dove realizzerete il vostro percorso professionale, allora
imparate ad agire coerentemente a questa vostra aspirazione.

160
Guardare avanti

Rispetto per l’azienda


Prima di tutto quando parlate di ciò che riguarda l’azienda per cui lavorate, im-
parate a pensarvi come a parte di un tutto. Dite “noi” e non “io”, non opponetevi
per partito preso alla visione dell’impresa. Tutti sappiamo che le aziende non
sono missioni, bensì imprese economiche fondate sulla tangibilità del risulta-
to, che si traduce in utile e, in caso di aziende quotate in Borsa, nell’interesse
degli azionisti. Dobbiamo quindi agire di conseguenza, sposare in qualche
modo la cultura aziendale e rispettarla, se vogliamo starci dentro. Questo vuol
dire lavorare cercando sempre di dare soluzioni ai problemi prima ancora di
criticare l’andazzo generale, le decisioni del management o il comportamento
di altri colleghi.
L’azienda vi paga per i vostri risultati e non per soddisfare tutte le vostre
aspettative. Sono poche le aziende illuminate che hanno compreso quanto
siano importanti il benessere psico-fisico delle persone e la motivazione
vera degli impiegati ai fini della produttività. Se non si riesce ad accettare
questa realtà e non ci si sente a proprio agio in questa dimensione orga-
nizzativa che è l’azienda, dove esistono vincoli, paletti, regole, obiettivi,
procedure e gerarchie, conviene orientarsi su altre soluzioni, come per
esempio la libera professione, che consente di evitare, almeno in parte,
di trovarsi incastonati in un sistema che critichiamo, nel quale non ci sen-
tiamo a nostro agio.
Quindi, se volete restare nell’azienda in cui siete, iniziate a fare domande,
a cercare di capire cosa c’è oltre una decisione che vi sembra dura o ves-
satoria, cercate di capire la logica che governa tutto l’insieme, di elaborare
una vostra visione complessiva del sistema in cui vi muovete. Preparatevi
però anche ad accettare il fatto che ognuno ha ruoli precisi e che non tutti
si può essere al corrente delle logiche strategiche che guidano le decisioni.
Certo, se siete entrati in un’azienda, è auspicabile che abbiate avuto la
possibilità di fare, a monte, una vostra analisi e una valutazione rispetto
ai valori, al clima, alla reputazione di cui gode quest’organizzazione. Se
invece ci siete entrati in attesa di altre opportunità e avete preso questo
lavoro per non essere troppo selettivi e darvi intanto da fare, non dimen-
ticate di preparare un vostro piano B ma, nel frattempo, fatevi apprezzare
comunque e date il meglio di voi lì dove siete, cercando di imparare il più
possibile da questa esperienza.
In quest’ultimo caso, il consiglio è di vivere qualsiasi esperienza ricordan-
dovi che potete scegliere tra lamentarvi, essere negativi e pessimisti, sen-
tirvi un semplice ingranaggio in un sistema, oppure cogliere le occasioni
di apprendimento e la positività dell’esperienza che state vivendo, anche
se precariamente.
Ogni singola giornata può essere utile al fine di creare una propria espe-
rienza e una propria “storia” professionale. Quindi, non sottovalutate nulla.

161
Trovare lavoro oggi

Carriere orizzontali e verticali


Se invece vi trovate nell’azienda che vi piace, conviene fare qualche riflessione
e capire se volete “fare carriera”, nel senso di una crescita cosiddetta verticale,
diventando cioè un manager con responsabilità crescenti, o se invece, pur
appassionandovi al vostro lavoro e volendo continuare a farlo, sentite che
un ruolo di ampia responsabilità non è ciò che fa per voi. Tradizionalmente,
fare carriera significa “scalare” ruoli di prestigio che portano alla responsabi-
lità di altre persone, alla guida di gruppi o di dipartimenti. Questa è l’idea di
carriera “verticale”, di crescita cioè, verso i vertici dell’azienda. Ma esiste un
altro modo di guardare alla carriera, una visione più ampia e meno legata a
schemi predefiniti, meno condizionata dal concetto di potere e più in sinto-
nia con l’idea di progressione “orizzontale”, intesa come percorso di crescita
ugualmente interessante, stimolante per noi nei contenuti, pur senza portare
a ruoli manageriali o di prestigio.
Se vogliamo vederla da un’altra prospettiva, “carriera” è in fondo quello spazio
ideale in cui ognuno di noi ha l’occasione di esprimere al meglio le proprie
capacità sentendosi soddisfatto del proprio lavoro. Per esempio, posso essere un
ottimo informatico pur senza avere responsabilità manageriali, posso essere un
ottimo giornalista scrivendo semplicemente pezzi molto buoni e dedicandomi a
essi piuttosto che ad attività di coordinamento di progetti, di persone, di dipar-
timenti. La carriera può essere, in poche parole, il percorso professionale che
ognuno sceglie per sé e desidera fare, a sua misura e in modo sostenibile nel
tempo. Molte carriere sono purtroppo portatrici di stress, perché basate su scelte
che non sono in sintonia col proprio modo di essere e coi propri desideri reali.
Sono spesso percorsi che nascono imitando modelli che, per mille ragioni, sono
passati come esempi di successo. Lasciando da parte i “modelli” di riferimento,
partiamo invece dal presupposto che la carriera è un percorso molto soggettivo,
che riguarda anche il nostro benessere, il “sentirsi bene nel proprio lavoro”, e
che quindi è importante capire cosa veramente ci sentiamo di portare avanti nel
tempo. In questo senso, può aiutare sapere che abbiamo anche la possibilità di
crescere professionalmente non solo diventando grandi capi ma anche cambiando
ruoli e acquisendo un’esperienza in diversi comparti dell’azienda o diventando
super-specialisti. Resta il fatto che, se leghiamo alla carriera l’aspetto economico,
e salvo in casi di particolari competenze specialistiche, assumersi responsabilità
manageriali significa poter contare su retribuzioni più elevate.
In ogni caso, che si nutrano o meno ambizioni manageriali, per saper navigare
in azienda e tenere il timone del proprio percorso professionale, occorre capi-
re innanzitutto che un’organizzazione complessa richiede impegno costante,
buona volontà, consapevolezza dei meccanismi che reggono il sistema e molta
determinazione. Ciò vale per tutti, per chi vuole crescere “verticalmente” e per
chi, meno ambizioso rispetto al ruolo, vuole comunque svolgere il proprio
lavoro con successo e al meglio delle proprie potenzialità.

162
Guardare avanti

Le regole per non sbagliare


Non è sempre facile stare a proprio agio in un’azienda, e lo dimostrano il
livello di insoddisfazione generale, le frequenti lamentele di cui siamo spesso
testimoni e la disaffezione diffusa nelle persone. Qualche indicazione su
come prevenire problemi, cadute motivazionali e, peggio ancora, strategie
penalizzanti, potrebbe servire in fase di nuovo lavoro, avvio o riavvio di
carriera. Abbiamo messo insieme un vademecum per evitare errori grosso-
lani. I primi cinque consigli sono utili per tutti, per i meno ambiziosi e per
i potenziali manager. Gli ultimi cinque saranno preziosi soprattutto per chi
ipotizza una vita professionale futura in azienda e per chi avesse intenzioni
di crescere in ruoli di coordinamento e di responsabilità manageriale.

1. Trovare soluzioni piuttosto che lamentarsi


Iniziamo col dire che uno degli errori peggiori che si possano fare è criticare
gli altri, spettegolare sui compagni di lavoro o lamentarsi del management
con i colleghi. Certo, non sempre le organizzazioni sono grandi modelli di
efficienza ma, in qualunque caso, tra gli errori più gravi c’è proprio la lamen-
tela e la critica agli altri, sia verso i colleghi sia verso i capi.
Ben venga lo spirito critico, se è aperto e costruttivo, ma se criticate perché
“non se ne può più”, per il gusto di farlo e senza la finalità di migliorare le
cose, attenzione: vi farete col tempo una cattiva reputazione, perché finirete
col far prevalere un atteggiamento negativo, entrerete nel circolo vizioso di
chi ha sempre da ridire, e infine, proprio come nella vita, se parlate male
diffusamente, tutti o molti penseranno che prima o poi parlerete male anche
di loro e dunque vi riterranno inaffidabile. Inoltre, a cosa serve lamentarsi?
È molto facile criticare, ma nel momento in cui abbiamo la possibilità di dire
la nostra siamo in grado di suggerire soluzioni alternative? Pensateci quindi
molto bene prima di aprire bocca per una critica senza costrutto. Anzi, non
fatela, se non avete almeno un abbozzo di soluzione da proporre.

2. Osservare gli equilibri


In azienda non sempre tutto è dichiarato. A volte vi sono regole non scritte e
nemmeno dette, che però non si possono ignorare. Occhio quindi agli equi-
libri sottili e alle consuetudini, a quelle tradizioni a volte poco comprensibili
e poco accettabili che però non si possono ignorare.
Vi sono ruoli che paiono di secondo piano e invece si rivelano cruciali nell’am-
bito delle gerarchie aziendali. Può trattarsi della segretaria storica dell’ammi-
nistratore delegato, in grado di accendere semafori verdi o rossi governando

163
Trovare lavoro oggi

gli ingressi all’ufficio del grande capo. Oppure di un manager che ha grande
carisma ed è in grado di influenzare, dietro le quinte, le decisioni che riguar-
dano anche dipartimenti al di fuori del suo.
Chi non sa cogliere i segnali deboli dell’organizzazione e non sa vedere al
di là della qualifica formalmente assegnata a ciascuno, corre il rischio di
schematizzare le cose e non tener conto della complessità e della storia di
un’organizzazione.

3. Andare oltre i pregiudizi


Pregiudizio vuol dire giudicare prima, prima cioè di avere elementi sufficienti
per capire. Spesso gli elementi per capire e giudicare vengono sostituiti dalla
reputazione della persona o del dipartimento in cui lavora. Teniamo conto
che una persona che ha commesso un errore non è detto che debba ripeterlo
per tutta la vita. Il pregiudizio invece ci spinge a pensare che quella persona
continuerà a sbagliare e siamo quindi portati a toglierle istintivamente fiducia,
senza offrirle una nuova possibilità.
A volte sono i colleghi che ci parlano negativamente di altri colleghi. Se un
collega che stimo fa un commento negativo su un’altra persona o sul modo di
lavorare di quel dipartimento, tenderò a farmi influenzare da questo suo giu-
dizio. Ma ognuno di noi ha parametri individuali per valutare le cose. Quindi,
cercate sempre di dare una vera opportunità alle persone, anche quelle più
criticate o messe in discussione: ascoltatele attentamente, con spirito critico
ma anche con disponibilità autentica, solo così combatterete il pregiudizio
che troppo spesso inganna la vostra capacità di valutare e che può finire col
mettervi nei guai o col farvi perdere vere opportunità, professionali e umane.

4. Fare domande
Quante riunioni vengono svolte senza che i punti cruciali siano alla fine chia-
riti? Sapete perché? Per il timore di fare domande, che pure è la tecnica più
antica e più efficace per capire le cose, per confrontarsi, per trovare soluzioni
comuni. È sicuramente il modo migliore per capire le idee degli altri e i loro
punti di vista, evitando l’altro sistema, perdente e tanto usato, di “leggere nel
pensiero”, di interpretare le intenzioni.
Trovare persone che fanno domande, soprattutto giovani che le rivolgono
a capi o colleghi più esperti, non è facile. La domanda è segno di interesse,
di coinvolgimento, di buona intenzione, perché denota voglia di capire.
Purtroppo perfino la scuola, che pure dovrebbe fondarsi su uno schema
interattivo di domande, verifica della comprensione, risposte date, spesso
scoraggia questo approccio.

164
Guardare avanti

Già molti anni fa un maestro della consulenza direzionale amava dire: “Chi
domanda comanda”, un bello stimolo per evitare la trappola della passività.
Fare domande serve a chiarire punti oscuri, e a volte anche a entrare positi-
vamente in contatto con le persone.
Se in riunione un collega presenta il proprio lavoro e alla fine chiede: “Ci sono
domande?”, cercate di essere tra quelli che ne fanno una, ma fatela costruttiva-
mente. Le domande possono essere fatte per chiedere un chiarimento oppure
un approfondimento, e possono essere occasioni di riflessione importanti,
anche per gli altri.

5. Dire sempre la verità


Il consiglio che vi abbiamo dato nel capitolo 4, sulla preparazione al colloquio,
resta valido anche una volta ottenuto il lavoro. Mentire, su piccole o grandi
cose è sempre un boomerang: si sa, ma è meglio sottolinearlo con tre righe
di penna rossa. La lealtà è l’unica pista da percorrere, nei momenti in cui siete
forti e nei momenti in cui siete deboli; quando siete nell’occhio del ciclone e
quando gli altri vorrebbero essere al vostro posto. Inutile poi dire che mentire
innesca una spirale negativa che può portare a conseguenze molto pesanti.

6. Mantenere la fiducia in se stessi


Vi saranno molti momenti in cui perderete la pazienza, poi perderete la
positività, poi rischiate di perdere la fiducia negli altri e infine la fiducia in
voi stessi. Fate in modo di non arrivare a quest’ultimo passaggio.
Se siete in buona fede, se avete agito con coerenza, se non avete mentito,
se state facendo il possibile perché le cose vadano bene, se state lavorando
sulle competenze chiave e state mettendo il massimo dell’energia nel vostro
lavoro, tenete duro. Tenete alta la testa e dedicatevi cinque minuti al giorno
per riconoscere a voi stessi i vostri sforzi, le cose buone che state continuando
a fare, e chiedetevi cos’altro potete fare per migliorare la vostra situazione.
In genere poi, su queste premesse, le cose migliorano.

7. Essere propositivi
Essere passivi significa attendere che succeda qualcosa senza intervenire:
aspettare e stare fermi mentre un lavoro accumula ritardo, attendere senza
intervenire se ci si accorge che qualcuno ha informazioni sbagliate, aspettare
che siano gli altri a intervenire e in ultima analisi anche attendere che la
propria carriera decolli da sola.

165
Trovare lavoro oggi

L’antidoto alla passività è la proattività, cioè la capacità di intervenire, di


creare un impatto sulla realtà, generando un nuovo effetto su un progetto
o su una dinamica di comunicazione e collaborazione che si è inceppata.
Essere proattivi vuol dire essere capaci di portare il proprio contributo
per migliorare qualcosa, anziché attendere passivi, magari lamentandosi
che “così non va”.

8. Fare la differenza
Accontentarsi di un risultato mediocre non è la strada giusta per progredire
in azienda e, del resto, nemmeno fuori dall’azienda. Oggi l’accesso facile
al know-how, all’informazione e ai contenuti rendono indispensabile alzare
l’asticella del contributo individuale che si porta sul lavoro. La differenza
vera la fa l’eccellenza, fare cioè cose sopra gli standard, anche se ovvia-
mente non tutto può essere fatto in modo eccezionale.
L’importante è partire con l’obiettivo di fare ogni cosa bene, impegnandovi
a fondo, sempre. Se infatti capita che i successi passino sotto silenzio è al-
trettanto possibile che i fallimenti, anche piccoli, ricevano un’eco notevole.
E quando vi viene affidato un lavoro che può rendervi un po’ più visibili, non
perdete l’occasione di dare davvero il massimo e farvi notare per un risultato
sopra la media.

9. Muoversi con stile


Sebbene la tendenza generale sia ormai quella di usare un linguaggio infor-
male e diretto, costante dovrebbe essere l’attenzione a non superare la linea
di demarcazione tra un modo di esprimersi colloquiale e uno stile inadeguato
o addirittura volgare. Scegliere le parole, ancor più che il proprio look, è un
pezzo di puzzle importante nella definizione del vostro profilo di professio-
nista. Che vogliate essere un manager di domani o un buon professionista
che svolge con impegno, dignità ed eccellenza il proprio lavoro, abbiate
consapevolezza del vostro stile. Se non ci avete pensato, sceglietene uno in
cui vi sentite a vostro agio e rafforzatelo. Ne guadagnerete in coerenza con
voi stessi, stima e rispetto dagli altri.

10. Valorizzare il proprio lavoro


Far passare inosservato un vostro lavoro, un buon risultato ottenuto, è un
torto che fate a voi stessi. Se avete un bravo capo, ci penserà lui a rendere
visibile il vostro contributo e a farvi un apprezzamento in riunione. Se così

166
Guardare avanti

Da fare
• Approfondire la conoscenza Arrivare a conoscere bene le persone che lavorano
all’interno dell’azienda vi aiuta a lavorare meglio e anche ad avere degli alleati.

• Capire i meccanismi che regolano il lavoro Chi prende le decisioni, quali


sono i ruoli cruciali?

• Fare domande In presenza di dubbi, chiedere supporto, per evitare di sbaglia-


re e anche per imparare più rapidamente.

• Mantenere un approccio positivo Lamentarsi, non serve e, a lungo termine, è


un dannoso boomerang. Meglio proporre invece soluzioni, con spirito costruttivo.

• Specializzarsi Ritagliarsi una nicchia e diventare la persona che in azienda sa


fare meglio una certa cosa è un modo per differenziarsi e progredire.

• Saper mettere in luce il proprio lavoro È ancor più importante quando i


propri capi tendono a non evidenziarlo, perché i propri meriti ricevano il giusto
riconoscimento.

non fosse, trovate voi il modo per farlo notare. Non serve incensarsi o andare
in giro per l’ufficio ad autopromuoversi. Fatelo con garbo, trovando il modo
di menzionare il vostro lavoro o il progetto a cui state lavorando in modo
coerente e contestualizzato.
Spesso in azienda si lavora per progetti o ci viene chiesto di svolgere attività
onerose che magari rientreranno nei meriti di un capo progetto o di un ma-
nager. Vi sono molti coordinatori e manager che riconoscono pubblicamente
il lavoro svolto da ognuno a conclusione di un progetto. Altri invece non
hanno l’abitudine di farlo e tendono a mostrare solo la punta dell’iceberg,
cioè a sottolineare i risultati finali, lasciando intuire quanto sono stati bravi a
coordinare il team.
Se avete un manager o un coordinatore del secondo tipo, un modo efficace
perché in azienda circoli notizia del vostro impegno o del super-lavoro che
state facendo, è il confronto in corso d’opera: durante tutte le fasi del lavoro,
confrontatevi anche con colleghi di altri dipartimenti, parlate in modo traspa-
rente del vostro lavoro. Salvo che non stiate lavorando a progetti riservati, il
confronto potrà solo arricchirvi e difendervi da un mancato riconoscimento,
proprio perché, come abbiamo detto, in azienda le voci circolano. A fine pro-

167
Trovare lavoro oggi

getto il vostro capo avrà omesso di riconoscere il vostro lavoro, ma un certo


numero di colleghi sapranno che voi avete lavorato veramente sodo. E questo,
alla lunga, sarà visibile. A saper svolgere questo ruolo in maniera equilibrata
e senza eccessi, i migliori sponsor di voi stessi all’interno dell’azienda sarete
proprio voi. Abbiate comunque fiducia: molti capi rendono onore all’impegno
e alla buona qualità del lavoro.

Un acceleratore di carriera:
la pianificazione
La prima regola per gestire al meglio la propria carriera, intesa qui come per-
corso migliore per sé, è capire cosa si vuol fare del proprio futuro. Se volete
progredire, dovete arginare il pericolo della passività: no al pilota automatico,
sì a domande da porre a voi stessi. Su cosa? Ovviamente sul vostro futuro.
È molto importante identificare il proprio punto d’arrivo almeno a grandi linee,
senza per questo imbrigliarvi in una visione statica di voi stessi. Ricordate quanto
abbiamo detto nel capitolo 1? Se non avete un obiettivo, non potete definire
un piano d’azione. Se non definite un piano d’azione, siete in balia degli eventi
e non tenete il timone, avvicinandovi così alla meta in modo casuale. Certo,
se siete determinati, ci arriverete comunque, ma in tempi più lunghi, con più
fatica, perdendo magari la chance di un successo pieno. Insomma, identifica-
re un obiettivo significa avere a disposizione un acceleratore, che rende più
incisivi, segna una direzione e consente di sfruttare al massimo le energie.
La carriera, lo abbiamo detto fin dall’inizio, è un percorso che si riprogetta
costantemente. E per fare questo conoscete già sia i principi sia le tecniche
descritti nel capitolo 1: è necessario capire cosa desiderate, poi occorre fissare
l’obiettivo, infine servono tecniche di pianificazione.

Fissare l’obiettivo
Se risponderete alle domande della Scheda Operativa n. 12 a pagina 170 sarete
più vicini a conoscere quale può essere realisticamente il vostro obiettivo di
carriera. La domanda successiva allora è: “Cosa devo fare per raggiungerlo?”
È necessario avere chiaro, per esempio, quali competenze occorre sviluppare,
su chi si può contare, chi può avere un ruolo di “sponsor” o di supporto per il
proprio avanzamento (perché vi conosce bene, vi apprezza, ha lavorato con voi,
è stato un vostro capo). E poi occorre capire come agire rispetto al proprio capo
attuale, quali strategie adottare e che iniziative intraprendere per progredire.

168
Guardare avanti

In sostanza, occorre individuare concrete azioni da svolgere, circoscriverle,


descriverle chiaramente. E infine, letteralmente, scriverle. Si tratta delle vostre
intenzioni e di un impegno con voi stessi. Vale la pena mettere tutto nero
su bianco, anche perché scrivere chiarisce molte cose, aiuta a mettere a
fuoco i propri pensieri e le proprie idee. Trovate qualche indicazione utile
nella Scheda Operativa n. 13 a pagina 172.

Tenere d’occhio l’orizzonte temporale


Che si tratti del primo lavoro o dell’ennesimo cambiamento nella vostra vita
lavorativa, soprattutto nella fase iniziale di un nuovo lavoro occorrono dedi-
zione e pazienza. Ma occorre anche un tempo ragionevole per entrare a far
parte di un’organizzazione, integrarsi, capire una determinata cultura azien-
dale (i valori dell’azienda, lo stile delle persone, i codici di comportamento)
e capire insomma che aria tira veramente e come lavorare al meglio. Serve
tempo per creare una buona rete di relazioni, conoscere bene i prodotti o i
servizi, farsi un’idea chiara dei mercati di riferimento, dei competitori, delle
particolarità del settore.
Forse un anno è un periodo sufficiente per capire ciò che è necessario per
essere del tutto produttivi e sentirsi a proprio agio nella dimensione di un
nuovo lavoro. Ma qual è l’arco temporale “giusto”, quello che è necessario,
ma anche sufficiente, per poter fare un’esperienza completa, consolidata,
utile ad arricchire il proprio bagaglio professionale e buona da poter rica-
pitalizzare in altre aziende, se si decidesse di cambiare lavoro? Non c’è una
risposta precisa a questa domanda, ma c’è una durata minima al di sotto della
quale un’esperienza rimane un po’ incompiuta. Premesso che qui parliamo
di esperienze a tempo indeterminato, qualora voi foste stati assunti e aveste
lasciato l’azienda dopo pochi mesi, il selezionatore sicuramente indagherebbe
a fondo i motivi del cambiamento, proprio perché è buona regola consolidare
un lavoro che si inizia. Tendenzialmente l’arco temporale minimo perché si
compia un’esperienza piena sono due anni. Fino a qualche anno fa, almeno
tre anni erano considerati necessari per considerare piena un’esperienza.
Oggi è tutto talmente veloce che due anni possono essere sufficienti.
Se consideriamo, invece, i percorsi che nascono precari, il selezionatore valuta
sia l’esperienza, a prescindere dalla durata, sia la coerenza nelle vostre scelte,
e se il vostro percorso è in qualche modo pensato e ragionato. Insomma, nei
casi in cui si accetta “ciò che il mercato offre”, più che la durata valgono le
vostre capacità, il modo in cui vi ponete e tutte le “competenze” di cui ab-
biamo parlato. E vale molto l’idea e il progetto che sta dietro la vostra scelta.
Come abbiamo già detto, infatti, io posso fare una serie di lavori precari e
non del tutto in linea con il mio desiderio professionale, ma al tempo stesso
agire, parallelamente, per arrivare al mio obiettivo.

169
Trovare lavoro oggi

Scheda Operativa n. 12
Fissare l’obiettivo
Ecco le domande da porsi per cominciare a pianificare la propria carriera. Se-
gnatele sul vostro Quaderno Operativo e riflettete sulle possibili risposte.

• Cosa desideri ottenere dal tuo lavoro fra 3-5 anni?


• Quali sono le tre cose più importanti che ti aspetti dal tuo lavoro nei prossimi
3-5 anni?
• Fra 3-5 anni, da cosa capirai di avere raggiunto il tuo obiettivo?
• Se ti proietti nel tuo lavoro fra 3-5 anni, cosa potrebbe farti sentire veramente
soddisfatto delle tue scelte e del tuo impegno professionale?
• Se leghi insieme le 4 risposte alle domande precedenti, puoi formulare il tuo
obiettivo, in sole 15–20 parole?

Ecco alcuni esempi di obiettivi:


• trovare un lavoro nel settore del design per esprimere la mia creatività;
• coordinare progetti di natura tecnica nel settore delle energie rinnovabili
o della sicurezza e ambiente;
• inserirmi in un team di vendita nel settore della consulenza informatica/di-
gitale e costruire buone relazioni con clienti e colleghi.

Se siete in azienda, fondamentale è verificare la congruenza tra i vostri obiettivi


e quelli dell’azienda. Se vi state “muovendo bene”, se siete attenti a tutti i se-
gnali, deboli e forti, avrete modo di capire se l’azienda in cui lavorate può avere
spazi di crescita per voi o se invece sono limitati.

• Se guardi verso l’alto, tra te e il vertice aziendale, quali sono i passaggi intermedi?
• Ti sono chiari?
• E tu, dove vuoi arrivare?
• Chi è più avanti di te nella carriera, che tipo di competenze ha sviluppato?
• In che tempi ha fatto gli avanzamenti fino al ruolo attuale?

Posso lavorare tre mesi in un call center, sei mesi come merchandiser nella
grande distribuzione, perché questo è ciò che al momento ho trovato. Ma se
utilizzo queste esperienze come occasioni per capire il mondo delle orga-
nizzazioni, se continuo a mandare cv alle aziende che ho scelto, se mi tengo

170
Guardare avanti

informato e aggiornato sul settore a cui aspiro, il selezionatore capirà che c’è
un progetto nella mia mente e avrà elementi validi che arrivano proprio dalla
mia consapevolezza e dalla mia determinazione.

Non smettere mai di guardarsi intorno


Monitorare costantemente il mercato non significa peccare di slealtà verso la
propria azienda, ma restare in contatto con la realtà che vi circonda senza perdere
la buona abitudine di tenere alta l’attenzione sulle opportunità del momento.
Questo significa, per esempio, continuare a leggere gli annunci di lavoro, per
verificare se il vostro profilo viene cercato dalle organizzazioni, aggiornare i
vostri cv online e quelli che inviate alle società di selezione, se cambiate ruolo
o se assumete una nuova responsabilità; tenersi informati sul proprio mercato
di riferimento, attraverso uno studio della concorrenza e delle aziende vicine al
vostro settore, documentandovi costantemente sui profili che cercano ma anche

Da fare
• Fissare un obiettivo di carriera Dove volete arrivare e quali passi dovete fare
per arrivarci?

• Stabilire una scadenza Deve esistere un tempo termine entro il quale in-
tendete raggiungere l’obiettivo, che altrimenti invece di una meta concreta
assume la dimensione del sogno.

• Pianificate Occorre stabilire quali sono le tappe intermedie per arrivarci, pri-
ma anno per anno, poi in dettaglio mese per mese per il futuro più prossimo.

• Continuare a monitorare gli annunci e il mercato Per non perdere il con-


tatto con la realtà lavorativa al di fuori dell’azienda per cui lavorate.

• Aggiornare il vostro cv online Una buona occasione può sempre capitare,


ma non busserà alla vostra porta se il curriculum che circola in rete non vi
rappresenta più.

• Essere proattivi Non pensate che le cose accadranno per inerzia, perché non
è vero. Abituatevi a pensare di essere il motore della vostra carriera.

171
Trovare lavoro oggi

Scheda Operativa n. 13
Studiare un piano d’azione
Poniamo che il vostro obiettivo di orientamento (cioè quello che vi proponete di
raggiungere nel medio termine) sia “Diventare responsabile del Customer Care
entro 3 anni”. Avete molto lavoro da compiere e avete individuato parecchie
azioni che potreste mettere in pratica, ma non sapete bene da dove iniziare.
Potete usare uno schema come quello indicato nella tabella a fianco.

• La colonna a sinistra contiene il vostro obiettivo di orientamento, quello a


cui è bene guardare come al vostro faro e punto di riferimento costante per
il futuro.
• Scomponete questo obiettivo in obiettivi minori e inseriteli nella colonna
“Obiettivo intermedio”.
• Infine, trovate per ogni obiettivo intermedio delle precise azioni da compiere
per avvicinarvi al vostro punto d’arrivo (abbiamo riportato degli esempi all’in-
terno dello schema, ma ovviamente potete costruire un tabella più ampia, in-
serendo molti più elementi). In fondo, si tratta di adottare un metodo di scom-
posizione che consente semplicemente di vedere in modo più chiaro quali sono
i passi da fare e poter quindi iniziare ad agire senza disperdere energie.
• Fissate poi, per ogni azione da fare, una precisa data di scadenza: una data
realistica, che non sia né troppo ambiziosa né eccessivamente lontana.
Iniziate quindi la vostra pianificazione proprio da questa tabella, facendo le
cose che, secondo il vostro ragionamento e la vostra riflessione, occorre fare
prima delle altre.

È bene non sottovalutare l’importanza di questa attività di pianificazione, per-


ché la vita lavorativa è piuttosto pressante e le urgenze rischiano, ogni giorno e
in ogni momento, di affondare le vostre vere priorità dietro le scadenze, i pro-
blemi correnti, gli imprevisti da risolvere.
Gestire la propria carriera significa invece non perdere mai di vista gli obiettivi,
organizzare il proprio tempo tenendo conto delle cose importanti per voi, anche
se non urgenti. La tentazione naturale è invece quella di dedicarsi all’urgenza e,
cosi facendo, senza quasi accorgersene, ci si ritrova vittime del proprio tempo
mal gestito, mentre priorità e desideri importanti ci sfuggono di mano. In questo
senso, la colonna delle date è veramente preziosa e vi consente di incanalare
nel modo giusto le vostre energie, dandovi tempi precisi per portare a termine
gli impegni presi con voi stessi.

172
Guardare avanti

sulle loro attività e strategie. Questo vi darà un punto di vantaggio quando dovrete
riprendere, per vostra scelta o forzatamente, i contatti con il mercato del lavoro.
Questo tipo di approccio vi risparmierà di ritrovarvi, magari in un momento di
difficoltà, a compilare un cv dopo anni che non ne scrivevate uno, a fare un
colloquio dopo 5-6 anni dall’ultima selezione che avete affrontato, a cercare
su file “arrugginiti” dal tempo le aziende presso le quali potreste trovare un
lavoro in linea con la vostra esperienza.
Tenersi in contatto col mercato vi mantiene pronti al cambiamento qua-
lora decideste di cercare un lavoro diverso o se, malauguratamente, la
vostra azienda dovesse avere vicissitudini negative che si ripercuotono
sul personale. Si tratta insomma di un allenamento che non fa mai male.

Pianificazione degli obiettivi


Obiettivo
Azione Data
Intermedio
Studiare le parti del sistema Luglio
che non conosco bene 2019
Approfondire la
conoscenza dei CRM Fare un corso di
Ottobre
e la connessione aggiornamento sulle nuove
2019
con altri sistemi versioni del sistema
informativi aziendali
…… ……

Obiettivo Leggere un testo specializzato Agosto


di orientamento: nella gestione dei collaboratori 2019
“Diventare
responsabile del Migliorare la capacità Individuare due capacità da
Ottobre
Costumer Care per di gestione dei team sviluppare per poter coordinare
2019
uno specifico reparto e dei collaboratori efficacemente un team
dell’azienda entro
il 2021”. ……

Partecipare alle riunioni


dei dipartimenti Marketing Marzo
e Vendite per raccogliere 2020
Contribuire spunti di miglioramento
maggiormente al Individuare un miglioramento
miglioramento del nelle procedure e confrontarsi ……
servizio al cliente con il capo e i colleghi

 …… ……

Fonte: ©madiGalia

173
Trovare lavoro oggi

Molti manager di successo si sono disabituati, nel tempo, a cercare lavoro e


perfino a scrivere un curriculum. Il risultato è che, nel momento di necessità,
si ritrovano a scrivere cv inadeguati, togliendo valore alla propria esperienza,
e, ancor peggio, si ritrovano ad affrontare un colloquio di selezione con
l’ansia del neofita che si sente in balia delle circostanze.
Anche in questo caso, dunque, vale un principio chiave che è poi il filo rosso
che attraversa tutta questa nostra guida: siate proattivi, non aspettate che le
situazioni vi cadano addosso, cercate sempre di avere una visione del futuro,
datevi delle mete da raggiungere e agite di conseguenza.
Occupatevi della vostra carriera costantemente, oliando ogni giorno i vostri
ingranaggi, che sono poi le vostre competenze, e agite in modo non casuale,
ma sistematico e consapevole.

174
Appendice
La Riforma
del mercato del lavoro

Nel 2012 la Legge Fornero ha dato inizio a una serie di cambiamenti nella
disciplina del lavoro, che continua ancora oggi, all’indomani del Jobs Act,
voluto dal governo Renzi nel 2014, ennesima riforma fatta con l’obiettivo
dichiarato di rilanciare l’occupazione. Il principio guida di entrambe le ri-
forme è stato quello di aumentare la flessibilità, sia in entrata sia in uscita,
per consentire alle aziende di assumere e licenziare più facilmente, fatte
salve alcune tutele per i lavoratori assunti a tempo indeterminato. A 10 anni
dall’inizio della crisi finanziaria che ha travolto il mondo, con un impatto
enorme sul mercato del lavoro europeo in generale e italiano in partico-
lare, le statistiche dicono che forse il peggio è passato ma siamo ancora
lontani dai livelli raggiunti da altri paesi europei. L’obiettivo di Europa 2020,
programma Ue decennale per la crescita e l’occupazione, è di raggiungere
un tasso di occupazione del 75% per la fascia di età compresa tra i 20 e i
64 anni, l’Italia al momento è ferma intorno al 57-58%.
Il Jobs Act deve il suo nome all’acronimo Jumpstart Our Business Startups
Act utilizzato negli Stati Uniti per denominare una legge a favore delle
piccole imprese. La riforma è costituita dalla Legge 78 del 16 maggio 2014,
seguita poi da una serie di Decreti Legislativi varati tra il 2014 e il 2015,
durante il governo Renzi. Vediamo insieme i suoi punti essenziali, per
capire quali diritti ha il lavoratore sia quando viene assunto sia quando
viene lasciato a casa, con un approfondimento sugli ammortizzatori sociali
previsti dalla legge.
Trovare lavoro oggi

Lavoro dipendente
Cominciamo col dire che il Jobs Act non è retroattivo, perciò le sue disposizioni
valgono solo per le assunzioni effettuate a partire dal 7 marzo 2015. Chi in
quella data era già stato assunto, finché resta nella stessa azienda mantiene il
proprio contratto con le caratteristiche precedenti a quest’ultima riforma. Se
però decide di cambiare lavoro, e viene perciò assunto da un’altra azienda,
lo sarà in base ai criteri stabiliti dal Jobs Act. La Legge dice che il contratto
di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di
rapporto di lavoro. Ma non ne esclude diverse altre, che analizziamo di seguito.

Tempo indeterminato a tutele crescenti


Tra gli scopi dichiarati di questa riforma, come d’altronde lo era anche della
precedente, quella che porta il nome della ministra Fornero, c’è quello di
combattere il precariato. Il contratto a tempo indeterminato deve diventare
la forma di assunzione più utilizzata. Per incentivare le aziende ad assumere
dipendenti con questa forma contrattuale, la riforma prevede una flessibilità
molto maggiore in uscita. Questo significa che, in caso di licenziamento per
motivi economici, cioè se l’azienda di trova in difficoltà e decide di ridurre il
personale, non sarà più possibile il reintegro grazie al ricorso al giudice. Tutto
quello che il dipendente ha diritto a ottenere è un indennizzo economico la
cui entità è certa ed è collegata alla sua anzianità di servizio. L’azienda dovrà
corrispondergli due mensilità per ogni anno di servizio, con un minimo di
quattro mensilità e un massimo di 24. Quindi chi avrà lavorato per la stessa
azienda per più di 12 anni e verrà licenziato per motivi economici, non per-
cepirà comunque più di due annualità di stipendio come forma di indennizzo.
Sono queste le tutele crescenti di cui tanto si è parlato al momento del varo
del Jobs Act. In pratica maggiore è il numero di anni nei quali si è lavorato
per l’azienda, più alto sarà l’indennizzo a cui si avrà diritto in caso di licen-
ziamento economico. Per le aziende più piccole, con meno di 15 dipendenti,
il risarcimento è più basso e va da un minimo di due mensilità a un massimo
di sei. In caso di un accordo tra lavoratore e azienda il risarcimento potrà
essere più basso.

L’addio all’Articolo 18
E se il licenziamento avviene per altri motivi? Se si tratta di motivi disciplinari,
legati a una condotta grave da parte del lavoratore, non si ha diritto ad alcun
indennizzo. Se però il licenziamento disciplinare risulta illegittimo, cioè non vi
sono veri motivi che lo giustifichino, allora per il dipendente rimane il diritto al

176
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

reintegro, così come resta anche in caso di licenziamenti discriminatori, basati


cioè su motivi di tipo razziale, politico, sindacale, di genere, di orientamento
sessuale, di età, di handicap ecc.
Se la riforma Fornero circoscriveva molto l’applicazione dell’Articolo 18 dello
Statuto dei lavoratori, quello che prevede il reintegro, appunto, il Jobs Act lo
supera totalmente. Il lavoratore licenziato ha diritto a essere reintegrato nel
suo posto di lavoro solo in caso di licenziamento disciplinare illegittimo o di
licenziamento che si configura come discriminatorio.

Gli sgravi contributivi


Insieme all’entrata in vigore del Jobs Act, sono state varate norme in favore
dell’occupazione che prevedevano che i datori di lavoro pronti ad assumere
dipendenti con contratti a tempo indeterminato fossero esonerati dal paga-
mento dei contributi previdenziali per circa 8.000 euro per i primi 36 mesi
dall’assunzione. Questo incentivo è proseguito anche nel 2016, ma ridotto a
24 mesi per un importo inferiore di più della metà. Nel 2017 il beneficio è
stato mantenuto uguale ma si applica solo all’assunzione di apprendisti e sta-
gisti, mentre nel Sud le agevolazioni hanno continuato a essere riconosciute
per giovani e disoccupati nella misura prevista nel 2015. Chi critica la riforma
sostiene che i dati positivi sul calo della disoccupazione successivi all’entrata
in vigore del Jobs Act sarebbero da attribuire più agli sgravi contributivi che
l’hanno accompagnato che non alla riforma in sé.

Tempo determinato
Il contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti come abbiamo
detto, pur essendo quello preminente non è l’unico previsto dalla riforma.
Esistono ancora anche i contratti a tempo determinato.
Prima del 2012, il datore di lavoro doveva spiegare con una causale la scelta
di un contratto di tipo diverso da quello stabile. Questa necessità era decaduta
con la riforma Fornero per la stipula del primo contratto di lavoro a termine
di durata non superiore a un anno, non prorogabile, oppure negli specifici
casi previsti dai contratti collettivi in cui l’assunzione a termine fosse dovuta
al lancio di un nuovo prodotto o servizio, all’avvio di una nuova attività, alla
sperimentazione di un cambiamento tecnologico, alla proroga di una com-
messa già esistente o a un suo rinnovo. Di fatto questa era una delle novità
più importanti della riforma Fornero nell’ottica di una maggiore flessibilità
in entrata: il primo contratto di lavoro a termine poteva essere stipulato per
qualunque tipo di mansione e non era necessario che fosse giustificato da
motivazioni specifiche.

177
Trovare lavoro oggi

Il Jobs Act mantiene l’acausalità dell’assunzione a tempo determinato che non


può avere durata superiore a 36 mesi ed è prorogabile entro questa durata
massima, con il consenso del lavoratore, fino a cinque volte, a condizione
che la proroga si riferisca alla stessa attività lavorativa che ha provocato l’as-
sunzione a tempo determinato.

Lo sforamento
Se il lavoro prosegue oltre il termine, per 30 giorni in caso di contratto infe-
riore a sei mesi, o per 50 giorni, in caso di contratto superiore a sei mesi, il
datore di lavoro dovrà corrispondere una retribuzione maggiorata per ogni
giorno di sforamento: il 20% in più per i primi 10 giorni e il 40% per ogni
giorno successivo. Oltrepassato questo periodo di sforamento consentito,
il contratto è automaticamente trasformato da tempo determinato a tempo
indeterminato.

Le pause tra i contratti


Sempre la riforma Fornero aveva allungato la durata della pausa obbligatoria
tra un contratto a tempo determinato e l’altro, stipulati tra lo stesso lavoratore
e la stessa azienda, pena la trasformazione del contratto a tempo determinato
in uno a tempo indeterminato. Passavano da 10 a 60 i giorni di pausa minima
per contratti sotto i 6 mesi di durata, e da 20 giorni a 90 per contratti più
lunghi. Proprio questa decisione aveva destato non poche perplessità negli
osservatori. Si suppone che a ispirarla fosse stata la convinzione che molti
contratti a termine erano in realtà contratti di assunzione mascherati, con
cui le aziende approfittavano della breve pausa necessaria tra uno e l’altro
per tenere sempre i dipendenti in una situazione di precarietà, senza mai
assumerli, pur potendo mantenere una certa continuità di lavoro. Aumentare
l’interruzione minima tra uno e l’altro avrebbe dovuto incentivare il datore
di lavoro a trasformare i contratti dei lavoratori di cui aveva bisogno, non
potendosi permettere di restare senza per due mesi o più. Nella realtà, a
seconda del tipo di lavoro di cui si parla, pause così lunghe possono anche
sortire l’effetto contrario: incentivare una maggiore rotazione delle assun-
zioni, togliendo di fatto continuità di lavoro a chi era titolare di un contratto
a tempo determinato.
Con il Jobs Act si torna all’antico e l’intervallo tra il primo e il secondo
contratto a termine tra lavoratore e azienda torna a 10 giorni per i contratti
inferiori a sei mesi di durata e a 20 giorni per i contratti più lunghi. Se queste
sospensioni non vengono rispettate, il contratto viene convertito in tempo
indeterminato.

178
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

Pochi limiti per il datore di lavoro


Per evitare l’impiego indiscriminato di questo tipo di contratti a tutte le risorse
inserite in azienda, e favorire invece la stabilizzazione dei dipendenti, è stato
posto qualche limite al numero di contratti a termine che non può superare il
20% del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato. Su un’azienda
di 120 dipendenti, quindi, solo 20 possono avere un contratto a scadenza.
Per chi viola questo limite è prevista però solo una sanzione amministrativa,
non l’obbligo di trasformare il rapporto da tempo determinato a indetermi-
nato. Il datore di lavoro deve versare il 20% della retribuzione per ogni mese
o periodo superiore a 15 giorni in un cui ha avuto alle proprie dipendenze
un solo lavoratore a termine sopra il limite consentito. Oppure il 50% della
retribuzione nel caso la violazione riguardi due o più dipendenti a termine
oltre il limite. I limiti comunque non si applicano a tutta una serie di categorie
e situazioni, dai lavori stagionali agli spettacoli, dalle sostituzioni di personale
assente all’impiego di lavoratori oltre i 50 anni di età.

Il diritto di precedenza
Con questa liberalizzazione quasi totale dell’uso di contratti a termine, chi
garantisce al lavoratore a tempo determinato che non sarà trattato come una
risorsa “usa e getta” da sostituire a piacimento?
Rimane il vecchio diritto di precedenza, che un lavoratore a termine che abbia
lavorato per l’azienda per almeno sei mesi potrà far valere su contratti a tempo
indeterminato stipulati per le stesse mansioni nei 12 mesi successivi la fine
del suo contratto. Il diritto alla precedenza deve però essere espressamente
richiamato nella lettera di assunzione ed esercitato in forma scritta dal lavora-
tore interessato entro i sei mesi dalla cessazione del rapporto, che diventano
tre per i contratti stagionali. Il diritto si estingue a un anno dalla cessazione
del rapporto di lavoro a tempo determinato.

Contratto di somministrazione
Un tempo lo chiamavamo lavoro interinale, ora si parla di lavoro sommini-
strato, ma il principio in base al quale funziona resta lo stesso. Le figure che
partecipano a questo tipo di contratto sono tre.

• Il lavoratore, impiegato dall’agenzia che si occupa di somministrazione.


• Il somministratore, che assume il lavoratore.
• L’utilizzatore, cioè l’azienda o comunque il datore di lavoro che si rivolge
all’agenzia per trovare il personale necessario.

179
Trovare lavoro oggi

Azienda e agenzia sono legate da un contratto di somministrazione, mentre


lavoratore e agenzia stipulano un contratto di lavoro subordinato che può
essere a tempo determinato o indeterminato. Questi contratti esistevano già, il
Jobs Act li ha per liberalizzati eliminando la necessità per l’azienda di presen-
tare una causale per questo tipo di assunzione. Inoltre mentre prima esisteva
un numero limitato di settori ai quali si potevano applicare questo tipo di
contratti, adesso è possibile prevederli per qualsiasi attività e in ogni settore.
Il lavoro somministrato a tempo determinato non può durare più di 36 mesi
all’interno dei quali sono concesse fino a 5 proroghe. Superato questo limite,
il contratto passa da tempo determinato a indeterminato.
Per quel che riguarda il lavoro somministrato a tempo indeterminato, anche
detto staff leasing, le persone assunte con questo contratto non possono supe-
rare il 20% di coloro che sono impiegati dall’azienda a tempo indeterminato.
Il lavoratore in staff leasing è assunto a tempo indeterminato non dall’azien-
da, ma dall’agenzia di somministrazione che dovrà versargli un’indennità di
disponibilità nei periodi in cui non sta lavorando presso un’azienda.

Contratto a chiamata: il ritorno nel voucher


I tagliandi usati per retribuire il lavoro occasionale, come quello di baby-
sitter, ripetizioni scolastiche, occasionali pulizie di casa, erano stati istituiti
con lo scopo di far emergere il lavoro nero. Il loro impiego è però col tempo
stato liberalizzato ed esteso a molte altre attività. Anche il tetto massimo di
retribuzione annua incassabile da un lavoratore con il sistema dei voucher,
che era stato fissato in 5.000 euro dalla riforma Fornero, è stato poi alzato
a 7.000 con il Jobs Act. Come sempre, fatta la legge trovato l’inganno: negli
anni l’impiego dei buoni è cresciuto a dismisura, distorcendone l’obiettivo
primario. Se nel 2008 in Italia erano stati usati 536mila buoni, questi erano
diventati più di 134 milioni nel 2016 rendendo fondato il sospetto che i
voucher siano stati usati non per sanare delle prestazioni occasionali altri-
menti pagate in nero, bensì per retribuire lavori svolti in modo continuativo,
evitando così delle assunzioni.
I sindacati hanno deciso di indire un referendum per abolirli e, per scongiu-
rare questa ipotesi, a marzo del 2017 sono stati aboliti. A luglio dello stesso
anno però una legge ha dato loro nuova vita, cambiandone in parte le regole.
Il limite massimo delle prestazioni retribuibili con i voucher è tornato a essere
di 5.000 euro l’anno, per un totale che non superi le 280 ore complessive. Ma
lo stesso lavoratore non può essere retribuito dallo stesso datore di lavoro
per più di 2.500 euro l’anno.
Ora sono possibili due tipi di contratti: il libretto di famiglia per i lavori occasionali
svolti per privati (lavori domestici, anche di giardinaggio, baby-sitter e badanti,
lezioni private), e il contratto di prestazione occasionale, quando il lavoro è

180
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

svolto per un’impresa. Lavoratore e datore di lavoro devono obbligatoriamente


essere iscritti alla piattaforma digitale Inps dedicata alle prestazioni di lavoro
occasionale. Per registrarsi serve il pin dell’Inps o, in alternativa, l’identità digi-
tale Spid o la carta nazionale dei servizi. Ogni voucher vale 10 euro, di cui otto
vanno al lavoratore, e due finiscono in contributi previdenziali e assicurativi.
Per evitare usi distorti di questo tipo di contratto, non si può pagare con un
voucher un lavoratore che abbia avuto un rapporto di lavoro subordinato o
di collaborazione coordinata e continuativa con il datore di lavoro meno di
sei mesi prima.

Apprendistato
È un contratto di lavoro caratterizzato da un contenuto formativo: il datore
di lavoro, paga l’apprendista per il lavoro svolto, ma gli fornisce anche la
formazione che gli serve per acquisire competenze professionali necessarie
per svolgere le mansioni per cui è stato assunto. Si tratta di imparare facendo,
insomma e venire retribuiti per il lavoro svolto.

Le tipologie
L’apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale permette di
conseguire una qualifica professionale o un diploma alternando lavoro e
studio. La durata non può essere superiore a tre anni o quattro nel caso di
diploma quadriennale regionale. Possono essere assunti con questa tipologia
di contratto i giovani dai 15 ai 25 anni.
L’apprendistato professionalizzante, che serve a conseguire una qualifica pro-
fessionale, non può durare meno di sei mesi e più di tre anni, che diventano
cinque nel campo dell’artigianato. Possono essere assunti giovani tra i 18 e i
29 anni compiuti.
Infine l’apprendistato di alta formazione e ricerca consente di conseguire
diversi livelli di titoli di studio dal diploma di scuola secondaria superiore
fino al dottorato di ricerca. Può essere utilizzato anche per il praticantato per
l’accesso alle professioni. Gli apprendisti di questa categoria sono giovani tra
i 18 e i 29 anni compiuti.

La retribuzione
Siccome l’apprendista impara mentre lavora, la sua retribuzione è inferiore a
quella degli altri lavoratori che l’azienda impiega per svolgere le stesse mansioni.
Per il datore di lavoro è anche previsto un trattamento contributivo agevolato.

181
Trovare lavoro oggi

Contratti part-time
Il lavoro a tempo parziale è sempre esistito, ma il Jobs Act ne ha in parte
ridefinito le modalità di funzionamento. Un contratto part-time può esse-
re orizzontale, se prevede la riduzione dell’orario giornaliero, verticale se
prevede che si lavori a tempo pieno ma solo alcuni giorni della settimana
o del mese, o misto quando mette insieme le caratteristiche di entrambi i
contratti precedenti.

Prestazioni supplementari e straordinario


Solo il contratto di tipo orizzontale consente di svolgere una prestazione
supplementare rispetto all’orario concordato, a patto di rispettare il numero
di ore massimo previsto dai contratti collettivi.
Mentre lo straordinario è previsto solo per il part-time verticale e misto.
Quanto all’elasticità dell’orario, il Jobs Act prevede che siano i datori di
lavoro a variare l’orario concordato, comunicandolo con due giorni di
anticipo, ma la variazione deve essere inferiore al 25% dell’orario pattuito
in precedenza.

Retribuzione e congedi parentali


Quanto al trattamento economico, quello del lavoratore part-time deve essere
lo stesso del lavoratore a tempo pieno con il medesimo inquadramento, ma
ridotto in proporzione alla riduzione di orario.
È inoltre possibile richiedere il contratto part-time al posto del congedo paren-
tale una sola volta, nel corso dei primi 12 anni di vita del bambino, con una
riduzione massima di orario del 50%. Il part-time così ottenuto avrà la stessa
durata del congedo parentale, cioè 10 mesi complessivi per i due genitori,
con un massimo di sei a testa.

In caso di malattia
I dipendenti pubblici e privati possono chiedere di trasformare il loro
contratto in part-time, se soffrono di patologie oncologiche o di gravi
patologie cronico-degenerative.
A richiesta del lavoratore il rapporto di lavoro può poi tornare a essere a
tempo pieno.
È possibile richiedere il passaggio al part-time anche in presenza di malattie
gravi e invalidità di coniuge, figli o genitori.

182
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

Il lavoro agile
Dopo una gestazione durata parecchi mesi, finalmente a maggio del 2017 è
stata varata la Legge sul Lavoro agile, anche detto smart working. Si tratta
di una forma di lavoro flessibile all’interno di un contratto di lavoro di tipo
subordinato, a termine o a tempo indeterminato. Il lavoro agile non va
confuso né con il lavoro autonomo, anch’esso maggiormente regolato dal
Disegno di Legge 81/2017, né con il telelavoro, che presenta caratteristi-
che assai più rigide di organizzazione del lavoro all’esterno dell’azienda.
La disciplina che lo regola vale sia per i datori di lavoro privati che per
quelli pubblici.
L’accordo tra datore di lavoro e lavoratore deve avere forma scritta e spe-
cificare le modalità di svolgimento della prestazione e quelle di controllo
da parte del datore di lavoro. Deve inoltre indicare i tempi di riposo e le
modalità di disconnessione dagli strumenti tecnologici. Vediamone insieme
le principali caratteristiche.

Più flessibilità
Nello smart working il dove e il quando perdono importanza. Il dipendente
svolge il proprio lavoro in parte in azienda, ma senza una postazione fissa,
e in parte fuori. Diversamente dal telelavoro, una forma di organizzazione
che richiede di fissare il luogo di lavoro esterno all’azienda, con il lavoro
agile il dipendente può lavorare dove vuole, a casa, in un ufficio condi-
viso con altre persone, o da un luogo ancora diverso, più comodo per le
esigenze dell’effettuazione della prestazione lavorativa o semplicemente
più adatto a coniugare le esigenze di vita e professionali del dipendente.
Al datore di lavoro non importa il luogo, quello che conta sono i risultati
del lavoro svolto, una parte del quale continua comunque a dover essere
svolta in azienda.
Anche l’orario perde la sua importanza primaria. Nel lavoro subordinato
classico al dipendente è richiesto di stare in ufficio per un certo numero di
ore in un intervallo ben preciso, le prestazioni del lavoratore agile possono
invece essere organizzate in base a cicli o fasi oppure secondo obiettivi
fissati dal datore di lavoro, in base all’accordo stipulato. Decade di fatto
il vincolo di orario, perché il lavoro viene valutato in base ai risultati da
conseguire entro un certo termine. Il lavoratore non può comunque la-
vorare più di 48 ore settimanali e 11 giornaliere, a meno che lo specifico
contratto collettivo non preveda limiti massimi inferiori. È il cosiddetto
diritto alla disconnessione che serve a evitare che la mancanza di un orario
di lavoro preciso finisca per penalizzare il dipendente, richiedendogli di
essere sempre disponibile.

183
Trovare lavoro oggi

Pari trattamento
Il lavoratore agile ha gli stessi diritti degli altri lavoratori dipendenti: retribu-
zione, malattia, ferie ecc. Il fatto che passi una parte del tempo fuori dall’a-
zienda e che non sia dotato di una postazione fissa anche quando lavora in
sede non fa di lui un dipendente di serie B. È tutelato dagli infortuni anche
per il tragitto dall’abitazione al luogo, diverso dall’azienda, dove svolge la sua
attività lavorativa. E gode degli stessi incentivi fiscali e contributivi degli altri
dipendenti, per i premi legati a incrementi di produttività o efficienza.

Gli ammortizzatori sociali


Anche questi strumenti sono stati modificati dalla riforma del governo Renzi.
Disoccupazione e cassa integrazione sono stati nuovamente modificati dopo
che la riforma Fornero ne aveva già cambiato requisiti e termini.

Per i disoccupati c’è la NASPI


Cosa succede a chi resta senza lavoro? Il Jobs Act ha sostituito le vecchie Aspi e
Mini Aspi con un nuovo ammortizzatore sociale, la Naspi (Nuova assicurazione
sociale per l’impiego). Possono richiedere questa indennità di disoccupazione
tutti i lavoratori dipendenti con contratto a termine o a tempo indeterminato
che perdono il lavoro tranne alcune categorie:

• i lavoratori agricoli;
• i lavoratori a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni (ma ne
hanno diritto quelli a tempo determinato);
• chi ha dato le dimissioni, a meno che non siano state date per giustificato
motivo, come nei casi di mobbing, molestie sessuali, peggioramento delle
mansioni, spostamento ingiustificato da altra sede ecc.

Requisiti e domanda
La riforma ha esteso il diritto all’indennità di disoccupazione, che prima era
limitato a quanti avevano almeno due anni di anzianità assicurativa e almeno
un anno di contributi versati nei due anni prima della disoccupazione. Ora per
accedere al beneficio basta poter vantare almeno 13 settimane di contributi nei

184
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

quattro anni precedenti alla disoccupazione e almeno un mese (30 giorni) di


lavoro effettivo nell’ultimo anno. La richiesta può essere inoltrata solo per via
telematica entro 68 giorni dalla data della cessazione del rapporto di lavoro. Per
farlo occorre munirsi di Pin dell’Inps e poi andare sul sito www.inps.it, nella
sezione Servizi per il cittadino, e cliccare sul link Invio domande di prestazioni
di sostegno al reddito. Chi ha bisogno di aiuto per il disbrigo della procedura
può chiamare il contact center dell’Inps al numero gratuito 803 164 dal lunedì al
venerdì, dalle 8 alle 20 e il sabato dalle 8 alle 14, oppure rivolgersi a un patronato.

Entità e durata
L’ammontare della Naspi dipende da quanto il lavoratore guadagnava prima
di perdere il posto. L’indennità è infatti calcolata in proporzione alla retribu-
zione degli ultimi quattro anni. Il calcolo si fa così. Si prende la retribuzione
complessiva, la si divide per il numero di settimane nelle quali si è lavorato e
si moltiplica il risultato per 4,33. Se la retribuzione mensile media così ottenuta
è pari o inferiore a 1.195 euro, spetta solo al 75%. Se supera quell’importo, al
75% va aggiunto il 25% della differenza tra la retribuzione media e 1.195 euro.
L’importo massimo dell’indennità non può comunque superare i 1.300 euro.
Il periodo per il quale si ha diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione
dipende dal numero di settimane in cui si è lavorato nei quattro anni prece-
denti al licenziamento. Consiste in pratica nella metà del numero di settimane
lavorate, con un tetto massimo di 78 settimane.

La Cig si accorcia
La cassa integrazione guadagni è un ammortizzatore sociale per i lavoratori
assunti con contratto di lavoro subordinato e gli apprendisti, con almeno
3 mesi di anzianità lavorativa. Quando l’Inps accoglie la domanda di Cig di
un’azienda in difficoltà, è lo Stato a farsi carico degli stipendi dei lavoratori
coinvolti, versandone l’80% o anche meno a seconda delle ore non lavorate.
La Cig ha comunque un tetto massimo di 971,17 euro per stipendi fino a
2.102,24 euro e di 1.167,91 euro per retribuzioni più alte. La Cassa integrazione
non può superare i 24 mesi negli ultimi 5 anni, tra ordinaria e straordinaria,
ma può arrivare fino a 30 mesi solo per l’edilizia. Solo per la cassa integra-
zione straordinaria legata a contratti di solidarietà, il limite è stato elevato fino
a 36 mesi. Il Jobs Act quindi accorcia i tempi di durata del beneficio, ma in
compenso allarga a platea di lavoratori interessati perché questo ammortiz-
zatore è esteso alle piccole imprese oltre i cinque dipendenti, mentre prima
riguardava solo le aziende con più di 15 dipendenti: ne hanno quindi diritto
circa un milione e mezzo di lavoratori che prima erano esclusi.

185
Trovare lavoro oggi

Lavoro autonomo
La Legge 81/2017, passata alle cronache come Jobs Act del lavoro autonomo,
ha previsto maggiori tutele per chi non è un dipendente ma lavora per un’a-
zienda privata o un’amministrazione pubblica a cominciare dai pagamenti.

Maggiori tutele
Non si può inserire come termine di pagamento nel contratto un tempo supe-
riore ai 60 giorni e sono considerate abusive e quindi non valide le clausole
che prevedono la facoltà per il committente di modificare le condizioni o di
recedere dal contratto senza congruo preavviso. I titolari di Partita Iva possono
dedurre integralmente, a partire dal periodo d’imposta 2017, le spese per la
partecipazione a convegni, congressi, corsi di aggiornamento professionale,
comprese le spese di viaggio e alloggio, fino a un massimo di 10.000 euro
l’anno.
Diventa poi strutturale la prestazione di disoccupazione mensile per i colla-
boratori coordinati e continuativi, anche a progetto, che hanno perduto invo-
lontariamente l’occupazione, la cosiddetta DIS-COLL. È inoltre riconosciuto
ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti alla gestione separata Inps il diritto a un
trattamento economico per congedo parentale, per un periodo massimo di
sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino.

I centri per l’impiego


I lavoratori autonomi hanno diritto a uno sportello a loro dedicato all’interno
di ogni sede dei centri per l’impiego da istituire anche tramite convenzioni con
gli ordini e le associazioni professionali, per assistere e favorire il rientro nel
mercato del lavoro. Lo sportello dovrebbe raccogliere le domande e le offerte
di lavoro autonomo, fornire informazioni ai professionisti e alle imprese che
ne fanno richiesta, e poi dare sostegno per l’avvio di attività autonome e per
l’accesso a commesse e appalti pubblici.

Ripresa reale o fittizia?


A luglio del 2017 i dati Istat hanno rilevato che il numero di occupati nel
nostro paese ha superato quota 23 milioni, tornando quindi ai livelli del 2008,
anno in cui è cominciata la crisi. Molti rappresentanti della maggioranza di

186
Appendice – La Riforma del mercato del lavoro

governo hanno sottolineato come questo sia considerarsi un trionfo del Jobs
Act, provvedimento legislativo che si è dimostrato in grado di far tornare a
cresce l’occupazione in Italia. C’è chi però, come la Fondazione Di Vittorio,
istituto per la ricerca storica, economica, sociale e sindacale della Cgil, fatti
i conti sostiene che questi numeri sono in realtà illusori, perché l’aumento
degli occupati sarebbe da attribuire soprattutto ai contratti a tempo deter-
minato che hanno raggiunto nel 2017 il numero più alto mai registrato dal
2004, arrivando a toccare 2,8 milioni, con un aumento di quasi un milione
rispetto ad allora.
In pratica rispetto al 2004 la quota di persone assunte a tempo indeterminato
è rimasta invariata, c’è stato un forte calo del lavoro autonomo, pari a 900mila
unità in meno, mentre sono aumentati a dismisura i contratti a termine.
Inoltre, secondo i calcoli della Fondazione Di Vittorio, le ore lavorate
nel secondo trimestre 2017 sarebbero il 5,8% in meno di quelle del 2008
(10,9 contro 11,6 miliardi). Molti posti di lavoro che contano come uno, in
realtà sono costituiti da contratti a termine fino a sei mesi e da contratti part-
time, un milione in più rispetto al 2008, con orario ridotto, il che spiega il
disavanzo di ore lavorate a parità di numero di occupati.

187
Pagina bianca
Indice analitico

A B
Affiancamento, 81, 84, 86, 100, 105, 153 Bilancio delle competenze, 20
Agenzie interinali, 57 Business, 28, 30, 36, 54, 57, 127-130, 143,
Aggiornamento, 143, 144, 156, 158, 173, 186 158, 159, 175
Ammortizzatori sociali, 175, 184 game, 147
Annunci, 17, 25, 34-37, 44-52, 54, 55, plan, 92, 94
57-60, 62, 64, 65, 69, 70, 74, 99, 107,
108, 110, 126, 126- 128, 131, 171 C
App, 46, 60 Candidato, 10, 34-39, 42, 45, 48, 51,
Apprendistato, 67, 181 53, 55, 56, 58, 59, 61, 62, 64, 69, 70,
Articolo 18, 9, 176, 177 77, 87, 91, 99, 102, 107, 108, 112-114,
Aspi, 184 118, 124-128, 131, 132, 134-136,
Assessment, 58, 124, 126, 138, 145, 138-140, 144-149
148, 149 Career Day, 37, 38, 117
Assicurazione sociale per l’impiego, vedi Carriera, 11, 12, 15, 17, 27, 38, 63,
Aspi 66, 70, 71, 75, 81, 86, 89, 91, 93,
Associazioni di categoria, 25, 27, 37, 158 104, 130, 131, 140, 151, 153, 155,
Assunzione, 10, 12, 54, 55, 59, 67, 112, 156, 158, 160, 162, 163, 165, 168,
114, 125, 153, 176-180 170-172, 174
Azienda, 10, 11, 17, 19, 27, 28, 34, 35, Cassa integrazione
37, 39, 42, 46, 48-52, 55, 56, 58-62, guadagni, 185
70-73, 75, 78, 80-82, 85, 87, 88, 91, straordinaria, 185
92, 95, 100, 105, 107-110, 112, 116-118, Centri per l’impiego, 35, 36, 56, 57,
121-126, 128, 130, 131, 134, 139-141, 66, 186
143, 144, 146, 147, 148, 151-153, Cig, vedi Cassa integrazione guadagni
156, 157, 159-163, 166-171, 173, 176, Cigs, vedi Cassa integrazione
178-181, 183-186 straordinaria
Trovare lavoro oggi

Collaborazione, 43, 49, 55, 125, Flessibilità, 9, 10, 22, 26, 117, 126, 136,
166, 181 145, 146, 149, 157, 175-177, 183
Colloquio, 12, 13, 18, 19, 21, 38, 42, 53, Formazione, 8, 11, 24, 31, 35, 47, 51,
65, 69-71, 74, 76, 95, 98, 103, 107, 58, 61, 62, 72, 77, 80, 81, 83-87,
109-111, 115, 117, 121-123, 125, 126, 89, 90, 93-95, 100, 105, 128-130,
131, 132, 134, 136-140, 143, 145, 148, 156, 158, 181
165, 166, 173, 174
Commissione Europea, 47, 67, 75 H-I
Competenze, 8, 10, 11, 19-23, 26, 27, Hobby, 74, 78
29, 33, 39, 44, 42, 44, 55, 58, 63, 71-79, Head hunter, 36, 47, 59
81, 82, 84-87, 89, 90, 93, 94, 96, 99, ICT, 29, 70
101- 104, 106-109, 125, 127, 128, 130, Impresa, 15, 27, 28, 29, 33, 35, 36, 50,
132, 135, 136, 140, 144, 148, 153-156, 152, 153, 161, 181
160, 162, 165, 168-170, 174, 181
Incentivi, 184
Congedi parentali, 182
Indennità, 62, 180, 184, 185
Consulenza, 25, 27, 49, 52, 67, 104, 129,
di disoccupazione, 184, 185
165, 170
Informagiovani, 36, 57
Contratto, 53, 176-186
Inglese, 10, 11, 19, 43, 55, 64, 66, 75,
a progetto, 49, 95
128, 158-160
a tempo determinato, 49, 95, 177-180,
Inps, 181, 185-186
184, 187
a tempo indeterminato, 25, 52, 176-180, Inquadramento, 52, 55, 95, 182
183, 184, 187 Inserzione, 36, 41, 45-48, 50, 55, 110,
Corsi, 31, 48, 72, 119, 143, 153, 156, 126, 127
158, 186 Intervista, 115, 122, 123, 125-127, 132-134,
Counselor, 158 137, 139, 140-143, 145, 148
Crisi, 8, 9, 17, 33, 45, 53, 63, 67, 141, Istruzione, 45, 72, 77, 81, 89,
175, 186 93, 95
Curriculum vitae, 12, 22, 31, 33-35,
37, 38, 39, 42, 45, 46, 53-55, 56, 58-60, J-K
62, 64-66, 69-76, 79, 80, 83, 85, 87, Job meeting, 38-39
90, 91, 94, 95, 97-99, 101-103, 104-111, Jobs act, 9, 175-186
113, 115, 116, 121-126, 128, 129, 131, Know-how, 22, 129, 166
140, 142-144, 170, 171, 173, 174
cronologico, 75, 76, 79, 83, 87, 95, 104 L
europeo, 75-77, 79, 80, 83, 87, 95, Laurea, 8, 10, 11, 42, 72, 81, 83, 85, 89,
102, 103, 104, 175 93, 100, 110, 117, 118, 129
per competenze, 75, 79, 85, 104 Lavoro agile, 183
Cv, vedi Curriculum vitae Leadership,18, 136, 137, 146, 148, 149
Lettera di accompagnamento, 33, 37, 38,
D 56, 70, 97, 107-111, 144
Diploma, 29, 72, 75, 89, 93, 181 Liberi professionisti, 26, 27, 151, 153
Disoccupazione, 7, 67, 177, 184-186 Licenziamento, 176-177, 185
DIS-COLL, 186 disciplinare, 176, 177
discriminatorio, 177
E-F per motivi economici, 176
E-learning, 158 Lingue, 40, 55, 75, 77, 78, 82, 84, 86, 89,
Esperienze, 11, 23, 27, 40, 49, 53, 93, 96, 156, 160
54-57, 62, 69, 71-75, 77-79, 83, 84, LinkedIn, 40, 41, 43, 44, 60, 113
86, 87, 91, 95, 96, 98, 99, 101-110,
116, 125-128, 130, 131, 135, 138, 140, M
144, 156, 169, 171 Manager, 10, 11, 23, 26, 28, 34, 45, 47, 49,
Facebook, 41, 43, 44, 114 54, 55, 58, 59, 84, 91, 92, 100, 105, 112,

190
Indice analitico

114, 116, 148, 151, 158, 162-164, 166, Social network, 36, 40-45, 60, 112, 113
167, 174 Soft skill, 72, 135, 136, 152
Master, 42, 47, 72, 158 Stage, 11, 42, 47, 54, 60-63, 71, 73, 110
Mercato del lavoro, 7, 9, 10, 63, 67, 141, Start-up, 29, 129-131, 160
173, 175-187 Statuto dei Lavoratori, 9, 177
Mobilità, 9, 66, 67, 144
Multinazionale, 34, 48, 91 T
Obiettivo, 10-12, 17, 20, 28-31, 51, 52, Telelavoro, 183
61, 64, 66, 70, 71, 73, 82, 84, 97-102, Temporary Management, 28
111, 117, 118, 121, 126, 127, 129, 132, Test, 21, 22, 126, 137, 138, 148, 149
134, 142, 143, 147, 158, 160, 161, 166, Tirocinio, 62, 67, 73
168-173, 175, 180, 183 Twitter, 43, 44, 113
Orientamento, 10, 18, 20, 31, 37, 62, 90,
136, 145, 172, 173, 177 U
UE, vedi Unione Europea
N-P Unione Europea, 7, 11, 45, 65-67, 175
Naspi, 184-185 Università, 10, 11, 15, 17, 19, 22, 35, 37,
Partita Iva, 26, 49, 52, 55, 186 47, 60, 62, 72, 77, 98, 158
Part-time, 51, 88, 181, 182, 187
Personal branding, 73, 111 V
Pianificazione, 29, 148, 168, 172, 173 Valori, 30, 114, 118, 119, 147, 159,
Professioni, 8, 12, 13, 21-27, 29, 31, 36, 161, 169
43, 52, 60, 157, 159 Voucher, 180, 181
Q W
Qualifiche, 27, 42, 66, 71, 75, 77, 107, Webinar, 158
109, 112-114, 117 Web reputation, 111
Quiz, 145 Workshop, 39
R
Recruiting, 33, 107
Reputazione, 12, 65, 69, 111, 114, 152,
153, 161, 163, 164
Retribuzione, 124, 138, 144, 178-185
Riforma del lavoro, 8-10, 62, 175-187
Risorse Umane, 10, 71, 107, 109, 110,
112, 125, 152

S
Selezione, 19-21, 23, 33, 35, 46, 48,
51, 56, 58-60, 62, 64, 65, 71, 76,
78-80, 96, 102, 104, 107, 109, 110,
112, 114-116, 121-126, 131-135,
138-141, 145, 147-149, 153, 171,
173, 174
Selezionatore, 19 20, 73-77, 97,
102-104, 106, 108, 111, 114, 115, 118,
121-129, 131-138, 140-142, 144146, 148,
149, 169, 171
Smart working, vedi Lavoro agile
Società di ricerca del personale, 34, 36,
58, 123, 131, 144

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