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BENEDET'rO CROCE

L'IDEA LIBERALE
CONTRO LE CONFUSIONI
E GL'IBRIDISMI

SCRITTI V A.RÌ

BARI
GTUS. LATERZA & FIGLI
TIPOGIIAFI-EDITORI-LIDB.,U

1944
L'IDEA LIBERALE
CONTRO LE CONFUSIONI E GL'IBRIDISMI
BENEDETTO CROCE

L'IDEA LIBERALE
00N1'RO LE CONFUSIONI

E GL'IBRIDISMI

BCIUTTI VARI

BARI
GIUS. LATERZA & F IGLI
TJPOGilAI!"I-EDITORI-LIBR.11

1944
PROPRIIil'I'À LI<:TTHIRARIA

DICBMBRI! UCUKLIII • 17:t


AVVERTENZA

Questi scritti, i cui primi q�attro circolarono per


\
l'Italia dattilografati nei mes innanzi la caduta del

fascismo, e gli ultimi tre furo o stampati nelle set­
timane che precessero l'armis zio, battono e ribat­

tono sul chiodo: che la libertà d v'essere, in un paese
civile, il fondamento morale d tutti i programmi
economici, e perciò non può allearsi in modo prelimi­
nare ed assoluto con nessuno di essi in particolare.
E poichè io vedevo venir fuori fin d'allora programmi
che erano concepiti quasi programmi elettorali, pe1·
guadagnarsi o trascinare con sè aderenti, o le idolatrate
«masse», e perciò non troppo osservanti nè della logica
delle idee nè della attenibilità delle promesse,- il che
forse sarà espediente necessario o inevitabile nel mo­
mento di quella sorta di battaglie ·o di zuffe, - mi
detti pensiero di una confusione e deviazione intel­
lettuale e politica che, nel periodo in cui eravamo e
ancora siamo, di preparazione ed educazione, sareb­
bero state perniciose e rovinose. La mia polemica, del
6 AVVERTENZA

resto, aveva per prossimo segno :t ovani amici coi


quali consentivo e collaboravo, e co sento e collaboro
ancor oggi, in quasi tutti i punti ell'azione pratica,
ma ai quali non potevo e non pf)SSO in nessun modo
indulgere in ciò che stimo appartenere non a me, ma
ai diritti della verità; e q esta �altresì la ragione che
&
mi muove a raccogliere ora / lti mie inedite o sparse
pagine nel presente fa �icoletto.
Novembre 1943.
B.C.
I

MoVIMENTO LffiERALE E PARTITI POLITIOI.

Uno dei segni più gravi dell'odierno smarrimento


spirituale è certamente la confusa o :fiacca coscienza di
quel che sia veramente la libertà. Non già che questo
nome non risuoni nei programmi polìtici e nelle con­
giunte esortazioni i ma esso non è veramente inteso,
compreso e sentito, perchè la libertà è messa tra le
parecchie altre cose desiderabili e anche stimate in­
dispensabili, o, peggio ancora, viene subordinata alle
altre cose, come effetto che seguirà a certi altri fatti.
Senonchè la libertà non è u n a c o s a , ma il principio
supremo della vita morale e veramente umana, e non è
conseguenza di altre cose, ma la p r e m e ss a di tutte le
altre. Ecco : la gente si agita a ideare o a ricostituire
partiti : «partito liberale », «partito radicale», « par­
tito socialistico», «partito comunistico», «partito
cattolico», e via i e si affanna poi, senza riuscirvi, a
promuovere l'accordo, se non di tutti essi, almeno
-
di due o più di questi partiti per �'azione comune,
procacciando di transigere su alcuni punti dei rispet-
� l, MOVIMENTO LIBERALE E PARTITI POLITICI

tivi programmi. Ma questo è semplicemente assurdo :


quei partiti sono aspetti reali della vita sociale e poli­
tica, sono forze sociali e politiche, tra loro diverse e
opposte e concorrenti, e perciò debbono di necessità
discordare e battagliare tra loro, e gli accordi effet­
tivi sono solo le vittorie che, a volta a volta, in un
modo o in un altro, in maggiore o minore misura,
mercè delle rassegnate concessioni e delle deliberate
e approvate leggi, le particolari richieste degli uni
riportano sulle particolari richieste degli altri. Lotta
perpetua, che è la vita stessa degli uomini. Ora, questa
lotta, come disse una volta uno scrittore politico in­
glese, si può condurre in due modi: o col r o m p e r e le
teste degli altri uomini o col contarle: cioè, o con la
selvaggia reciproca e ricorrente distruzione o con la
gara della libertà e con gli istituti a lei propri che la
governano. Cosicchè la libertà non è un partito, ma
è la p r e m e s s a della vita sana e morale di tutti i
partiti, e sol essa genera beneficamente i diversi e op­
posti partiti. Non ci si inganni sul nome di «partito
liberale ». Questo altro non è che la richiesta e il man­
tenimento, che si è detto, della libertà per tuttr; e in
tal caso non è un partito, e dovrebbe paradossalmente
definirsi u n p a r t i t o s e nz a p a r t i t o; ovvero, come
accade quando l'ordinamento della libertà è in vigore,
è bensì un partit<;>, ma un partito tra gli altri partiti,
senza alcuna prerogativa verso gli altri, con le sue
particolari richieste che debbono designarsi generi­
camente come economiche, e con le sue particolari
I. MOVIMENTO LIBERALE E PARTI'l'I POI,ITICI 9

angustie, che il conflitto con gli altri partiti allargherà


via via nel fatto. Perciò la richiesta preliminare della
libertà per tutti sta di sopra ai singoli partiti, a quello
liberale nel senso particolare ora sc�iarito, e agli
altri, radicale, socialistico, comunistico, cattolico (e, se
così piace, si aggiunga pure nazionalistico, razzistico,
.
anarchico); e, rivolgendosi ad essi, pronunzia la pa­
rola che si dice dal padrino o dal direttore di uno
scontro ai duellanti: - A voi! - E questo suo ufficio
non dovrebbe rimpicciolirsi prendendo il nome di par­
tito, ma rivendicare a sè quello ben più largo di «pre­
partito », indirizzato a «fondare la libertà di tutti i
partiti». Si ode obiettare che tal modo di intendere la
libertà andava bene nel 1848, quando nel nome della
libertà si combatteva e si moriva, ma che esso non
corrisponde più allo spirito dei tempi nostri, in cui
quel nome ha perso il suo fascino, appare generico e
.
vuoto, e nessuno per esso rischierebbe la vita. Ma co­
testa non è un 'obiezione che abbia alcuna validità ed
è nient'altro che la confessione di un' inferiorità, la
designazione per l'appunto del male dei tempi nostri
che bisogna risanare, che tutti gli uom!ni di buona vo­
lontà hanno il dovere di adoprarsi a risanare. Com­
portandosi altrimenti, si entrerà in una brutta sequ�la
di cattive esperienze, dalla quale non si uscirà dalla
nostra, nè forse dalle generazioni prossime a noi se­
guenti, ma pure, alla fine, di tra le ammucchiate ro­
vine, si dovrà uscirne col ripigliare l'unica via della
libertà, l'eterna linea direttiva intorno a cui nelle sue
10 I. MOVIMENTO LIBERALE E PARTITI POLITICI

oscillazioni, ·ossia nei suoi travagli, gravita sempre


la storia deli 'uomo, inintelligibile senza di essa, la
storia che si chiama storia della civiltà, trionfatrice
sulla barbarie. Solo in questa unità superiore, solo in
questa concezione disimpegnata da tutti i particolari
interessi e d i s i n t e r e s s a t a p e r c h è a l t a m e n t e i n ­
t e r e s s a t a a g a r a n t i r l i t u t t i , i diversi partiti,-o
almeno quelli di essi composti da gente non ignara, -
potranno trovare un accordo, nel quale nessuno sacri­
ficherà nessuna delle sue richieste e dei suoi ideali, ma
tutti attingeranno, in quella premessa, la possibilità di
ben propugnarli.

10 febbraio 1943.
II

NOTA SUI PARTITI E LA LIBERTÀ.

Non c' è nessuna ragione perchè tutti i partiti,


anche i più diversi ed opposti tra loro, non possano
serbare e difendere in comune la libertà politica e le
istituzioni che la garantiscono. Certe conseguenze
illiberali, delle quali sono tacciati i partiti democra­
tici estremi e quelli democratico-socialistici, come per
esempio di favorire, attraverso masse e demag-ogie, le
dittature, non sono da essi volute, non sono nel loro
programma, ma sono solamente pericoli a cui si tro­
vano esposti e a cui non sempre sfug-gono, come del
resto non sempre e del tutto vi sfuggono i liberali
moderati, troppo timorosi dei disordini e delle anar­
chie. Ma la coscienza del bene inestimabile della li­
bertà, la lunga tradizione, l'avvedimento rende pos­
sibile di resistere a questi pericoli e di superarli, come
ne è prova la storia dell' Inghilterra. (È da ricordare,
a questo proposito, una pagina di Enrico Heine, nella
quale descrive il sollevarsi unanime, a cui egli assistè
in Londra, di tutti gli uomini di)lommercio e di affari,
12 II. NO'rA SUI PARTITI E LA LIBERTÀ

affatto dimentichi delle sorti del loro denaro e pronti


ad affrontare una rovinosa rivoluzione, quando il
re Guglielmo IV, nelle vicende del Reform-bill, mancò
di parola al Grey e parve ledere la libertà inglese ; e ci
fa balzare viva agli occhi la figura di quel deputato,
a lui odioso fin nell'aspetto fisico, che interveniva nella
Camera dei Comuni a ogni minima questione di
danaro, il quale allora, innanzi ali 'atto del re, « si
levò (dice lo Heine) alto ed eroico come un dio della
libertà e disse parole così potenti e così sublimi come
le campane di San Paolo!».) E non solo democratici
e socialisti, ma gli stessi comunisti, non sono necessa­
riamente illiberali, come vorrebbe l'utopia che essi
vagheggiano, e come sono diventati nel fatto sotto l'ef­
ficacia materialistica del marxismo, che neppure esso
era tale nella logica dei suoi concetti puramente eco­
nomici, ma così fu conformato o pervertito dall'atteg­
giamento personale di Carlo Marx, nel quale ogni co­
noscitore della sua vita e dei suoi scritti avverte quel
che in lui prepoteva di abito politico prussiano e di
sistematismo pedantesco da dottore universitario te­
desco, e che contrastava con le sue asserzioni di demo­
cratica libertà. Prima del Marx, in Francia ed in
Inghilterra il comunismo non era solitamente e spic­
catamente illiberale. Basterà dunque che i comunisti
si concentrino a difendere le loro proposte di rinno­
vamento economico della società e si valgano a questi
fini dei mezzi che le istituzioni liberali largamente
offrono a loro, disfacendosi delle tendenze alla ditta-
II. NOTA SUI PARTITI E LA LIBERTA 13

tura e al governo dall'alto. Un solo partito è, a parlare


schietto, nel principio suo stesso, illiberale, e bisogna
rendersi chiaro conto di ciò perchè bisogna sempre
rendersi conto della realtà e attenersi alla verità, che
niuno ha nè il diritto nè la possibilità di mutare; e
questo partito è il cattolico, o clericale che si voglia
chiamare per . meglio circoscriverlo. La chiesa, impo­
nendo un particolare suo sistema di credenze, e di
volta in volta dettando quelle azioni pratiche e poli­
tiche che, secondo i tempi e i luoghi, lo sostengono
�ffettualmente, nega con ciò il principio della libertà.
r.« cattolici liberali», quali li 0onobbe il Risorgimento
i� liano e quali ancora ne conosciamo nel presente in
!bilia, sinceri amatori della libertà nonostante il loro
osseq aio per la chiesa, e compagni ai liberali nell'opera


loro, .furono condannati dal papa nel Sillabo, e dalla
Chiesa soltanto per prudenza politica tollerati in con­
sidera · one del loro prestigio personale d' intelligenza
e cult� [\ e di elevato carattere morale: basti richia­
mare, ii 'uesto rispetto, la figura di Alessandro Man­
zoni, rap p resentante di tutti gli altri cattolici liberali
italiani, aù alcuni dei quali l'autorità ecclesiastica
rifiutò i1l � unto di morte l'assoluzione religiosa. l�
dunque w �sibile una radicale conversione liberale dei

comunist ure rimanendo liberi e rispettati assertori

pertinaci li\un'economica radicale riforma ; ma non è
possibile gicamente dei cattolici in quanto clericali,
che aspett ' w gli ordini politici dal Vaticano, ordini
che, secondp le contingenze e secondo le convenienze,
14 II. NOTA SUI PARTITI E LA LIBERTÀ

ai fini della Chiesa possono essere del pari liberali e


illiberali, e, se ora pare che siano della prima qualità,
negli anni trascorsi sono stati della seconda, e nessuno
dimenticherà mai il predecessore del presente ponte­
fice, che inneggiò all'« uomo della Provvidenza, privo
di pregiudizi liberali », e ripetutamente si vantò di
averlo appoggiato, mobilitando all'uopo le forze della
Chiesa. È perciò molto delicato il comportamento da
tenere verso il partito cattolico, perchè, da una parte,
1) 'bisogna guardarsi dal vilipendere e dallo schernire
le credenze religiose, anche quando si deve cultural­
mente discuterle e criticarle; e insieme formalmente
garantire sempre ad esse, come alle altre fedi e cfe­
denze tutte, la massima libertà di affermazione f1 di
propaganda ; 2) comprendere le condizioni d'animo dei
cattolici liberali e fidare a pieno nella loro orwstà e
nella loro lealtà di gentiluomini e accettarli conpagni
ed amici; 3) non rifiutare, quando non nuoce/adope­
ij
rarle, le eventuali coincidenze degli interes � liberali
con le contingenze della politica ecclesiaf.tica; ma
4) non smarrire mai la visione della realtà f elle cose,
la quale è che la Chiesa, quando rivendica; la libertà,
la rivendica non per il valore universaleJ assoluto

tt
della libertà, ma per'i suoi particolari e opri inte­
ressi, ed è sempre disposta a negarla o a irsi a chi
la nega quando non giova ai suoi intere s· e per tal
riguardo è un alleato non abbastanza · o. La sua
rivendicazione della libertà è precaria, anche più
interessata e antidealistica di quella dei eudatari o
II. NOTA SUI PARTITI F. LA LIBERTÀ 15

baroni, che un tempo rivendicavano le loro «libertà »,


come le chiamavano, contro i Comuni o contro i re.
E quel che rende particolarmente grave questa situa­
zione, e che fa sentire più forte il dovere di fronteg­
giarla con gli avvedimenti anzidetti, è che non si può
nè aspettare nè pretendere che la Chiesa, da sua parte.
cangi il suo modo di considerare e trattare la libertà
come cosa, secondo i casi, a lei utile o nociva, perchè
quel modo è intrinseco alla natura del suo istituto e,
se mai lo cangiasse, essa si dissolverebbe come chiesa,
se non cristiana, cattolica. E poichè l' idea liberale
non si può da parte sua lasciar dissolvere, non le
rimane altro mezzo che di cingersi di fortezza e usare
pazienza e non intermettere mai la vigi lanza e la
difesa contro questo pericolo, fino a quando, almeno,
il corso spontaneo della storia del mondo non renderà
vano il pericolo e superflua la vigilanza e la difesa.

14 aprile 1943.
III

NOTE A UN PROGRAMMA POLITICO 1•

Va soggetto a gravi obiezioni:


l) P o l i t i c a m e n t e . Perchè, annunziando . un
programma liberale, ne impone invece uno socialistico,
di quel socialismo che con le sue contradizioni e le sue
inconcludenze fu non ultima cagione della crisi acca­
duta in Italia. Ciò ·non è leale ; e ora vi è sommo
bisogno di lealtà e sincerità e verità. È da prevedere

1 Nota al n. 2 d�l giornale cl:mdestino Italia libera, organo


di quel che si è variamente chiamato • Partito d'azione •, « Lib�ral
socialismo •, • Sociale democratico •, e non so se in altro .modo.
Ma l'origine di questo partito è nel programma che col titolo
Giustizia e libe rtà compilò in Parigi, insieme con alcuni suoi
amici, il sempre rimpianto Carlo Rosselli, programma che io, che
allora mi recavo di frequente a Parigi, vidi nascere come in
gara coi comunisti italiani di Parigi per superarli o P"reggiarli
nel campo economico e acquistare cosi le • masse •. Anc"r oggi
c'è, nel partito di azione, chi si ricorda di ciò, e si considera
prosecutore d<ll Rosselli. Del resto, l'idea del programma, Giu­
stizia e libertà era nata dalla lettura dei libri del De Man, che
poi è finito esortatore ai lavoratori del Bel!!"io ad arcettare il do­
minio tedesco perché questo procurl'rà loro le migliori condizioni
di benessere: tanto è imprudente non intendere nel suo ufficio
fondamentale l'idea della libertà.
III. NOTE A UN PROGRAMMA POLITICO 17

che un programma di questa sorta finirà col suscitare


scontento c ribellione, e indebolirà l'azione per la
libertà.
Per di più, questo socialismo è venato di comu­
nismo, giacchè vuole, come dichiara, la s im u lta­
n e i t à di una rivoluzione sociale e di una proclama­
zione di libertà. Ora, non ci vuol molto a intendere che
ciò non potrebbe accadere se non con la forza, con la
dittatura, con la milizia rossa,.ecc., cioè con un rinno­
vato «fascismo ».
Parlare poi, come ora si fa, di liberali conserva­
tori e di liberali progressisti è ripigliare un vieux jeu
dei radicali e massoni di un tempo, ed è per giunta
puerile, perchè i liberali non possono dividersi in
destra e sinistra, in conservatori e progressisti, in
moderati e arrischiati, ecc., se prima di tutto non
convengono tra loro per stabilire e rispettare e fare
rispettare la libertà.
2) L o g i c a m e nte: perchè quelle idee debbono
essere state messe insieme da qualche professore di
filos�fia che non è sottile in logica e ragiona sincreti­
camente, come molti professori sogliono.
Chiamare «postulati» la libertà e la giustizia è uno
sproposito da fare rabbrividire chi ricordi che cosa
sono i postulati euclidei in geometria e quelli kantiani
nella ragion pratica.
Dire che questi postulati sono due, ma debbono
farne uno, suscita la domanda: - Se sono due, come
possono fare uno Y
18 III. NOTE A UN PROGRAMMA POLITICO

Dire che la libertà deve essere in funzione di una


riforma economica, è ripiombare nel materialismo sto­
rico e dare ragione al comunismo marxistico che fa
dipendere la morale e la politica dali'economia e vili­
pende la libertà come un prodotto della « borghesia »
e del « capitalismo ». Bel liberalismo!
Eccetera.
3) L e t t e r a r i a m e nte: perchè il programma è
scritto assai male, in modo non italiano e qua e là in
gergo fascistico («squisitamente politico», «inequivo-­
cabilmente », �cc.). Gli italiani hanno bisogno e bra­
mano ora che si cominci a riparlare ad essi in lingua
,
italiana, e in modo conforme alla seC"Olare cultura e
civiltà italiana. Ciò fa parte dell'educazione nazio­
nale, senza la quale nessuna buona politica prospera.

È necessario provvedere al rimedio; altrimenti vi


saranno dappertutto rifiuti e distacchi, e un movi­
mento che era stato salutato da speranze sarà seguito
da sfiducia, che è proprio un sentimento che ora non
bisogna provocare.
Ma il rimedio dev'essere coraggioso, e non può
consistere in nuove « precisazioni » (second-o la parola
adoperata, la quale è appunto del gergo deplorato);
per questa via si accrescerebbe il disorientamento, il
confusionismo e il dissidio.
Bisogna mettere una certa pausa e poi tornare
da capo, tenendo in conto la logica, la quale, se
trascurata o trattata senza cerimonia, si vendica la-
III. NOTE A UN PROGRAMMA POLITICO 19

sciando sorgere situazioni di fatto senza di essa ine­


stricabili.
E il punto fondamentale è sempre quello: che
bisogna distinguere il problema morale e politico da
quello economico e tecnico, e trattare in modo distinto
i due problemi, guardandosi dal cucinarli in un indi­
geribile cibreo.
In necessariis �mitas: e necessaria è la libertà.
Necessaria a tutti i partiti, che siano partiti, e cioè
riconoscano il diritto ali'esistenza degli altri partiti
diversi ed opposti. P a r t i t o significa p a r t e in un
tutto, e partito u nic o è contradizione in termini.·
In dubiis libertas. E dubbie, e cioè controverse, e
più o meno varie secondo le condizioni di fatto, sono
le questioni tecniche ed economiche, e, in ogni caso,
tali che presuppongono la libertà di agitarle e di pro­
pugnarne le conclusioni che ciascuno da sua parte
crede buone, e perciò presuppongono una condir-ione
sociale ed economica ben definita nelle forze in giuoco
c nelle possibilità ed impossibilità delle cose: del che

ora, in piena ·guerra, e tra le continue distruzioni di


ricchezza siamo ben lontani. E se per avventura la
quistione economica, che si prepara come la prima
da dover affrontare, per modo da ritardare tutte le
altre, sarà di impedire o di alleviare peste e carestia?
di far sì che gli uomini abbiano dove abitare e di che
mangiare 7 Disputare ora delle altre non è un vendere
la pelle dell'orso prima che l 'orso sia tra le nostre
mani1·
20 III. NOTE A UN PROGRAMMA POLITICO

Della libertà si può ed è doveroso parlare in modo


a p o d i t t i c o ; delle quistioni economiche, ora, si può
parlare solo in modo i p o t e ti c o .
È affatto naturale che ciascuno abbia intorno aù
esse le proprie opinioni e porti in esse le proprie
tendenze ; e non si pretende tappare la bocca a chi
vuol parlarne. Ma bisogna parlarne e discuterne come
di semplici scambi di idee, che acquisteranno a lor
tempo consistenza c forza di partiti. E perciò debbono
ora passare in secondo piano, delinearsi distanziate,
e lasciare, per ora, il primo piano unicamente alla
quistione della libertà.

9 maggio 1943
IV

'
U NA PAROLA DESUETA: L AMOR DI PATRIA 1•

Risuona oggi, alta su tutto, la parola l i b e r t à ;


ma non un'altra che un tempo andava a questa stret­
tamente congiunta: la patria, l'amore della patria,
l'amore, per noi italiani, deli' Italia.
Perchè7
Perchè quell'amore della patria fu non tanto per­
vertito quanto piuttosto soppiantato dal cosiddetto
nazionalismo, che accusava i suoi avversarì, non già di
essere « antipatriottici », ma, come diceva, « antina­
zionali»; e tuttavia una certa confusione rimase tra i
due diversi concetti e i due diversi sentimenti, cosicchè
la ripugnanza sempre crescente contro il nazionalismo
si è tirata dietro una sorta di esitazione e di ritrosia
a parlare di «patria » e di « amor di patria::..

t Mi fu chiesto dai redattori dell'Italia libera, ma poi, per in­


cidenti a me mal noti, non fu mai pubblicato, come non furono
mai pubblicati articoli (che a me furono inviati per conoscenza
e che io senza all'una riserva o ritocco approYai) diretti a taci­
tamente corregg·ere le deplorate • precisazioni •.
22 IV. UNA PAROLA DESUETA: L'AMOR DI PATRIA

Ma se ne deve riparlare, e l'amor della patria deve


tornare in onore appunto contro 'il cinico e stolido
nazionalismo, perchè esso non è affine al nazionalismo,
ma è il suo contrario.
Si potrebbe dire che corre tra amor di patria e
nazionalismo la stessa differenza che c' è tra la gen­
tilezza dell'amore umano per un 'umana creatura e la
bestiale libidine o la morbosa lussuria o l 'eg·oistico
capriccio.
L'amore di patria è un concetto morale. Nel seg'Do
della patria i nostri più nobili ideali e i nostri più
austeri doveri prendono una f.orma particolare e più
a noi vicina, una forma che rappresenta l 'umanità.
tutta e attraverso alla quale si lavora effettualmentc
per l 'umanità tutta.
Perciò, se i nazionalismi aprono le fauci a divo­
rarsi l 'un l 'altro, le patrie collaborano tra loro, e per­
fino le guerre tra esse, quando non si riesce ad evi­
tarle, sono non di distruzione reciproca, ma di comune
trasformazione e di comune elevamento.
}!j poichè la patria è un' idea morale, essa ha in ciò
il suo intimo legame con l' idea della libertà.
E noi ora soffriamo non solo della perduta nostra
dignità di cittadini e di uomini per la perduta libertà,
ma delle onte e dei danni che hanno colpito e colpi­
scono l ' Italia, che un tempo stava al sommo dei nostri
pensieri, oggetto di cure, di sollecitudine, di trepida­
zione, di amore e di dolore, di speranze e di orgoglio,
e alla quale consacravamo il meglio di noi stessi, of-
IV. UNA PAROLA DESUETA: L 'AMOR DI PATRIA 23

frendo a lei il nostro lavoro, procurando di farla


sempre più bella e più degna di ammirazione e di
reverenza i e ora è brutalmente maltrattata e messa
allo sbaraglio da giocatori dissennati che, dando di
piglio nel suo avere e nel suo sangue, tentano la for­
tuna del loro triste g·iuoco di rapine e di prepotenze.
Forse il pensiero della patria, l'amore della pa­
tria, la carità di patria, tornando vivo e puro nei
cuori, remlerà più agevole la necessaria concordia
nella discordia tra i partiti politici che ora si vengono
vagamente delineando e che in avvenire si determine­
ranno in modo più concreto e si combatteranno a viso
scoperto e lealmente i perchè tutti essi, come terranno
sacra la libertà, loro comune fondamento, così avranno
dinanzi ag·li occhi l ' Italia, loro comune affetto, e nel
bene dell ' Italia troveranno di volta in volta il limite
oltre il quale non deve spingersi la loro discordia e
nel toccare il quale sentiranno sempre risorgere la
loro fondamentale concordia.
Così ci hanno insegnato i nostri padri nel Risor­
g·imento, e questa passione e quest'amore della patria
è stato cantato dali'ultimo grande poeta d'Italia,
Giosue Carducci.

8 giugno 1943.
v

ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ.

Non vi sono se non due sole posizioni politiche


contrastanti, la liberale e l'autoritaria, comunque poi
si determinino le forze in cui si ripone l'autorità (asso­
lutismo, teocrazia, comunismo, quello, almeno, marxi­
stico e illiberale, ecc.). La differenza tra le due non è
già che l'una escluda del tutto la libertà e l'altra l'au­
torità, che sarebbe assurdo ; ma unicamente in ciò che
neli'una l'accento è posto sull'un principio e nell'altra
sull'altro, che nell'una si considera principio supe­
riore l'uno, e nell'altra l'altro. N� nell'una nè nel­
l'altra c' è la possibilità di annullare nel fatto uno
di quei due momenti, autorità e libertà, entrambi ne­
cessari alla vita umana, ma solo di intenderli, e perciò
trattarli, diversamente. Il liberalismo è stato detto
idealistico e l 'autoritarismo materialistico, e, accet­
tando questo modo di dire, si ritrova che neppure le
corrispondenti concezioni filosofiche negano l'una
l' idea e lo spirito e l'altra la materia, e che la loro
differenza sta unicamente nella interpretazione dei
V. ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ 25

due momenti del reale, argomentandosi il materia­


lismo di dedurre lo spirito, l ' idea, il pensiero, la mo­
ralità dalla materia, e l ' idealismo, per contrario, ar­
gomentandosi di dedurre dallo spirito la cosiddetta
materia, come uno degli strumenti che esso si foggia
o una delle sue interne antinomie.
Se ciò è vero, tutti quelli che si chiamano partiti
intermedi tra l 'una e l'altra posizione, come il con­
servatore, il democratico, il radicale, il socialistico­
liberale o il liberal-socialistico e simili, hanno bensì
giustificazione storica come formule e motti di certi
particolari e contingenti bisogni e dei modi che si
propongono di soddisfarli, ma non possono affermare
un loro proprio contenuto ideale. Idealmente, i loro
componenti tendono ora all 'una ora ali 'altra delle
due posizioni fondamentali, e pencolano e oscillano
tra le due, e si attaccano infine ora ali 'una ora al­
l 'altra. Un equilibrio o un miscuglio dei due principi
non è concepibile, ma solo la sottomissione dell 'uno
o dell 'altro.

Chi ha filosoficamente il convincimento che l ' idea­


lismo o spiritualismo sia vero e il materialismo falso,
e pqliticamente che il liberalismo sia nel vero e l 'auto­
ritarismo nel falso, e fonda il suo convincimento nella
logica dimostrazione che il primo, così in filosofia
come in politica, accoglie e risolve in sè e giustifica,
qual suo momento subordinato, il suo avversario, !ad­
dove il secondo è impotente a spiegare con la materia
il pensiero e la spiritualità e a subordinare la libertà
26 V. ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ

e la moralità alla forza elementare e inferiore della


brutalità o della vitalità e dei suoi materiali o econo­
mici bisogni, e che, insomma, tra le due posizioni
delineate, non si dia ulteriore sintesi, perchè la prima
di esse è già la concreta sintesi dell'astratta libertà
e dell'astratta autorità, - deve per altro stare sem­
pre vigile a ben g-arantire questa verità in un punto
delicatissimo, che è il seguente.
Se la libertà o moralità è l' istanza suprema, il
principio supremo, essa sola può e deve regolare i bi­
sogni meramente vitali, quelli che prendono il nome
che si è detto di bisogni economici o materiali, e
l 'opera sua si spende di continuo in questo travaglio.
Ma in tal continuo calarsi nei bisogni economici per
regolarli, nel continuo contatto con essi, sorge di
continuo il pericolo di confondere il regolatore col
regolato, di adeguare· c identificare la libertà con la
materia che essa plasma, o di farla condizionata e
dipendente da questa materi�. Contro eli ciò vale
l 'ammonimento che la libertà è un metodo, un'eterna
via docendi et agendi, e non una cosa particolare,
un metodo di soluzione dei problemi economici, e non
già uno o altro dei problemi particolari risoluti o
da risol vere; e il suo vigore, la sua perpetua crea­
tività è in questa sua qualità di metodo, come il vi­
gore e la creatività del pensiero è nella virtù infinita
rlel pensiero e non in uno o in altro dei finiti problemi
di pensiero che esso ha- risoluti o che si accinge a
risolvere.
V. ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ 27
----------·-- ----·------ --- ·

Bisogna rendere questa distinzione di saldo e si­


curo possesso logico negli intelletti che ragionano
di politica (e assai ci sarà ai nostri giorni, in questo
campo, du ragionare per operare e nell'operare) ; e
farlÌl penetrare per le vie conducenti, e pella forma
del buon senso, nei più che non sono, o . sono poco,
teoricamente disposti e allenati. In qualche popolo,
e segnatamente nell' inglese, questo è accaduto, come
è noto da taluni costumi e a'Qiti che si osservano con
curiosità c meraviglia da uomini di altri popoli; e
non è raro di udire colà da qualche fervido neo-con­
vertito propugnatore del comunismo (per esempio, dal
Middleton Murry, che anni sono era uno di questi)
la riserva : « beninteso, salva sempre la libertà per
tutti della parola, de!l'associazione, delle elezioni e
del parlamento! ». Forse questa generale e popolare
fede liberale che l'Inghilterra ha acquistata lenta­
mente nei secoli della sua storia medievale e mo­
derna, d�llu magna charta ·o dal Parlamento mo­
dello del 1265 alle lotte religiose del seicento e poi
alla formazione dei suoi nuovi. partiti divenuti tutti
concordemente liberali, - fede che non esclude. mai
per altro, in modo assoluto, il pericolo di un oscura­
mento e di una decadenza, - altri paesi potranno
acquistarla, con pari saldezza e durevole:lza per ef­
fetto di una terribile e dolorosa e vergognosa espe­
rienza di quel che accade a un popolo altamente ci­
vile e in pieno progresso economico, sociale e morale,
che la libertà fecondava, quando si è lasciato insi-
28 V. ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ
. ---------------- ----- -------

diare, stordire, avvolgere e sopraffare e ha abbando­


nato il governo di sè stesso nelle mani di un concla­
mato superuomo e della banda che gli si forma at­
torno per servirlo e più ancora per servirsene. Un
popolo che può segnare nei suoi annali una pagina
di questa sorta, ha in essa, se non la dimentica e la sa
ben leggere, una forza di redenzione e di salute più
efficace che non in quelle che gli ricordano sue effettive
ma passate grandezze.
Mi rammento che dodici anni fa, o giù di lì, in
Parigi, discorrendo e discutendo in casa del nobile
� sventurato Carlo Rosselli d' indirizzi e programmi
politici, uno dei presenti, - un personaggio assai
noto e, per il suo entusiasmo, il suo disinteresse e le
molte persecuzioni sofferte, assai stimabile, - mi ob­
biettò : - Ma, caro amico, se al popolo insieme con la
libertà non si dà qualche altra cosa che l'accompagni,
il popolo non ne vorrà sapere ; - e nel dir ciò, nel­
l 'accennare alla « qualche altra cosa », faceva un gesto
delle mani come se in un pezzo di pane inserisse una
fetta di formagg{o o di prosciutto. E io gli risposi, ri­
dendo : - Non fate questo gesto! La libertà non è
un pane a cui si debba aggiungere un companatico.
La libertà è un principio religioso, che rende forti i
cuori e illumina le menti, e redime le genti e le fa
capaci di difendere i loro legittimi interessi.
Certo, le plebi si sono lasciate spesso guadagnare
da regimi assoluti e da tiranni mercè di talune agevo­
lezze del vivere materiale e dal non sentirsi da essi
V. ANCORA SULLA TEORIA DELLA LIBERTÀ 29
-------� ----- -------

disturbate, ma anzi carezzate e adulate, nella loro


ignoranza ; ma con questo hanno sempre ribadito il
loro servaggio e la loro miseria. I liberali debbono,
certamente, provvedere anche alle sussistenze, il che
è ben naturale ; ma non possono introdurre e sostenere
la libertà con quel mezzo, sibbene solo con l'altro che
si chiama l'educazione: con ogni forma di educazione,
da quella dell'alfabeto a quella del discutere e deli­
berare nelle assemblee, come in effetto fecero i libe­
rali italiani nell860. Non si dimentichi che Garibaldi,
in quell'anno, abolì in Napoli perfino la fonte setti­
manale delle speranze e dei sogni della povera gente,
il giuoco del lotto : laddove un regime, che dopo poco
più di sessant'anni gli successe in Italia, ebbe tra le
prime sue sollecitudini, _:_ prima ancora di quella di
una sua corrotta e corruttrice Accademia d'Italia, -
la creazione di un Montecarlo italiano, di una bisca
ufficiale in una piccola e deliziosa città italiana:
- tanto per segnare, qui in Ultimo, con simboli !}datti
il divario conclusivo tra due posizioni politiche e due
moti storici.

A#$osto 1943.
VI

CHE COSA È IL LIBERALISMO.

PREMESSA PER LA RICOS


. TITUZIONE

DI UN PARTITO LIBERALE ITALIANO i,

L' idea liberale vuole la libertà per tutti e perciò


vuole che sorgano i diversi partiti, senza dei quali
la vita politica non sarebbe, perchè mancherebbe per
l 'appunto di vitalità.
Questo riconoscimento che essa fa di tutti i par­
titi, dà origine alla volgare accusa che il liberalismo

i Dettai queste poche pagine di propaganda nel dar mano con


alcuni amici in varie parti d'Italia alla ricostruzione pura e sem­
plice di un partito liberale, quale esisteva in Italia nel 1925 (e in
esso ebbi compagno nelle estreme lotte Fmncesco Ruffini, sempre
vivo nei nostri cuori), e che fu sciolto dal fascismo. Il t
nos ro
proposito era ed è di riportarlo alle pme fonti della tradizione
cavouriana, preservandolo da ogni compromissione, sia couserva­
trice sia rivoluzionaria, e -tenendolo apertu a tutti i nuovi biMog·ni
e provvedimenti, da attuarsi �:�empre ope l'bertatis (Camillo Cavour
non fu un •liberale conservatore •, ma, se mai, un • liborale radi­
cale • ). Scevro altresl esso deve mantenersi di ogni compromis­
sione circa la forma istituzionale (monarchia costituzionale o re­
pubblica) da rimandarsi al futuro o anche a una futura costituente.
VI. CHE COSA È IL LIBERALISMO

sia, come dicono, agnostico, ossia indifferente c vuoto.


Ma l'accusa proviene da coloro che, più o meno con­
sapevolmente, non sanno pensare la lotta civile se non
come imposizione della propria particolare volontà
agli altri e soppressione degli avversari. Il vero libe­
rale vuole combattere gli· avversari ma ìwn soppri­
merli, perchè, se questo facesse, spezzerebbe la sua
stessa molla interiore. Cavour diceva che non mai
egli si sentiva così vigoroso e sicuro come quando la
Camera era aperta ed egli esposto agli attacchi degli
oppositori.
Non già che il liberalismo rinunzi ali' idea della
forza, che è la fondatrice e la garante degli Stati.
Ma questa forza essa mantiene e adopera a proteg­
gere le così dette istituzioni liberali (libertà di pa­
rola e di stampa e di associazione, legge eguale per
tutti, rappresentanze politiche ed elezioni, e le alt.re
tutte) ; e non già contro la libertà degli altri compo­
nenti della società, come negli aborriti e spreg·evoli
regimi assolutistici e totalitari.
Quando si ha di fronte, come sventuratamente è
accaduto per oltre venti anni in Italia, uno di questi
regimi, non già di vera e nobile forza, ma di violenza
istigata dal tremore e dalla viltà, l' idea liberale, che
lo combatte con tutti i mezzi che può procurarsi (dalle
proteste del pensiero e della scienza e della lettera­
tura alla passiva impartecipazione, alle associazioni
segrete, alla stampa clandestina, alle procurate ribel­
lioni), questa idea non può chiamarsi un partito, ap-
32 VI. CHE COSA È IL LIBERALISMO

punto perchè vuole aprire la via al formarsi dei par­


titi, condizione preliminare di ogni vita politica e
civile.
Ma, caduto che sia il regime tirannico, quella idea
potrà e dovrà ben trasfondersi in un partito che stia
tra gli altri partiti, lottando con essi da uomo ad
uomo, stringendo con essi varie alleanze ; in im par­
tito· che prenderà il nome di Partito liberale.
Come ogni partito, il partito liberale avrà, come
si dice, un programma economico, non già come un
suo elemento accessorio, ma come la sua materia
stessa, perchè la vita tutta s' intesse di bisogni eco­
nomici che chiedono soddisfazione, e la libertà non è
una forma vuota, ma una forma piena, che per l 'ap­
punto domina e foggia questa materia.
1\Ia poichè, come partito tra i partiti, esso avrà il
suo carattere distintivo, questo consisterà nel suo
nome stesso di liberale, di fronte agli altri che pren­
dono volentieri nomi di carattere economico o di.J>ar­
ticolari tendenze, come a dire partito agrario, indu­
striale, socialistico, comunistico, cattolico, massonico
e via dicendo, e che spesso si fregiano anche del
nome di liberale, ma modificandolo con un aggettivo.
Il partito liberale, per l 'ufficio che gli spetta di com­
piere nella vita politica, rifiuta ogni aggettivo.
Che cosa vuol çlire ciò 7 Ogni legge, ogni provve­
dimento che si adotta ha sempre carattere economico,
e n partito liberale, nella sua vita attiva, in condi­
zioni di libertà, non farà altro in concreto che pro-
Vl. CHE COSA E IL LIBERALISMO 33

porre o appoggiare particolari leggi e provvedimenti,


e perciò particolari soluzioni economiche. Ma non può
fare anticipatamente un così detto programma econo­
mico, che ben gli altri potranno fare e propugnare,
non intendendo esso, come si è detto, nè di togliere
nè di scemare menomamente la libera iniziativa e
l'opera di nessuno di quelli, che tutti considera, pur
dissentendo con loro e nel caso opponendosi, com­
pagni nella lotta politica e aiuto e stimolo all'opera
sua propria. No n può fare quel programma antici­
pato, perchè stima che, con la migliore volontà del
mondo, un programma organico e completo (e, se un
programma è inorganico e incompleto, non è più pro­
gramma) sia fuori delle possibilità di ogni mente
umana ; giacchè nessuno potrà mai predeterminare
(e particolarmente negli imprevedibili rivolgimenti
·
del mondo odierno in guerra) l 'ordine in cui do­
vranno succedersi le varie risoluzioni, leggi e prov­
vedimenti, perchè quest'ordine sarà dettato dalle cir­
costanze, dal corso degli eventi che è sempre pieno
di sorprese ed offre sempre particolari difficoltà, osta­
çoli e necessità. Esso lascia che della « simultaneità»,
come l' hanno chiamata, di una totale riforma sociale
parlino gli inesperti e gli irriflessivi, e, insieme con
essi, gli spiriti demagogici che usano fare promesse
per attirare seguaci, salvo poi a non poterle mantenere
o a provocare rovine e, con le rovine, le peggiori
reazioni. Per fare un esempio concreto (e solo in via
di esempio), quando in uno dei più fragorosi pro-
3-1 VI. CHE COSA È IL LIBERALISMO

grammi della unione di Giustizia e Libertà, fondata


dagli esuli a Parigi, era messa la lotta ad oltranza
contro la Chiesa cattolica, e la restituzione imposta
al Papato dei «miliardi» avuti dalla Conciliazione,
e altre simili cose, l'obiezione che sorse, e da parte
di qualcuno tutt'altro che clericale, il quale pro­
testò contro quel program.nia, era questa sempli­
cissima : che si dimenticava un piccolo particolare,
cioè che il popolo italiano nella sua grande maggio­
ranza è cattolico e non si può calpestare questo suo
sentimento, e bisogna che anche i razionalisti più
radicali lo tengano in conto e si regolino in conse­
guenza.
Per questa ragione il futuro partito liberale,
quando potrà costituirsi, comportandosi in modo
conforme alla sua natura e al suo ufficio, non re­
spingerà a priori nessuna concepibile riforma eco­
nomica, ma chiederà che ciascuna venga discussa in
condizioni di libertà, e che ciascuna sia adottata
quando tecnicamente sia eseguibile nei tempi, luoghi
e circostanze date, cioè non porti per contraccolpo
un regresso, ma conduca sempre a quello che è il suo
fine supremo : l'elevamento della convivenza sociale,
il perpetuo accrescimento dell'attività e libertà
umana.
Questo programma non è già di un così detto par­
tito moderato, che tenga fermo superstiziosamente
a taluni caposaldi economici, perchè esso non esclude

nessuna delle più ardite riforme e a tutte dà il suo


VI. CHE COSA È IL LIBERALISMO
l
i
--- ---- --- ---
35

concor�o se offrono la garenzia anzidetta di essere


realm te opera di progresso civile.
N pure si può chiamare programma di «destra»,
com taluni o per ignoranza storica o per odio dema­
gogo' o l' hanno chiamato, giacchè la destra conserva­
tri(' o reazionaria, nel Risorgimento italiano, mancò
afi tto, essendo stati eliminati nel corso di questo,
imieme con gli stranieri dominatori in terra italiana,
i �orbonici, i vecchi sabaudi, i granducali, i papalini,
e tutti gli altri reazionarì o pavidi conservatori, che
avrebbero potuto costituire una destra nel parla­
mento, ma che invece dispettosamente volsero le
spalle alla vita pubblica dei loro concittadini. Quella
che allora fu denominata la Destra era nient'altro
che la creazione del genio liberale di Camillo di Ca­
vour, il quale attuò il connubio con la sinistra, e creò
un serio e forte partito, profondamente rivoluzionario
e riformatore. Tanto fu rivoluzionario e riformatore
che quando nel 1876 quel partito cedette le redini del
g-overno a un'opposizione che si chiamò di sinistra,
o di sinistra giovane, fu notato generalmente C'b.e

questa Sinistra si moveva nelle vie stesse della De­


stra, ed era meno radicale della Destra che in sedici
anni di governo dopo l'unità aveva creato tu�to il
nuovo assetto dello stato e della società italia�a, ed
era entrata in Roma e aveva regolato la questi ne del
1
Papato con la legge delle guarentigie.
Ed è affermazione non vera che l'avvento l fa­
scismo fu dovuto ali'opera della Destra, pere , per
36 VI. CHE COSA È IL LJBERALISMO \
l
contrario, il male fu che gli ultimi genuini rap�resen­
tanti della Destra (Giovanni Giolitti era un llievo
di Quintino Sella) non trovarono nel paese il so tegno
adeguato e furono sopraffatti. Troppo onore s· fa al
fascismo dandogli con quel nome quell 'allean : al
fascismo che fu un movimento in prevalenza di a en­
turieri politici e di dissennati nazionalisti, alimen àto
di teorie non italiane e privo del lume che irraggia7a
la vecchia Destra, il lume della cultura; per moco
che ogni spirito violento, o simulante la violenza, ,�
altrettanto ignorante e incapace, ascese facilmen�e
alle gerarchie.
Tutto ciò bisogna dire e rammentare, perchè l' Ita­
lia, per salvarsi dalla rovina in cui l' ha gettata il ca­
duto regime, ha bisogno di verità, di quella verità
che sola genera la forza morale e politica, che sola le
dà direzione sicura, saldezza e perduranza.

2 agosto 1943.
VII

NoTA sui PROORAMMI 1•

.
Il partito liberale non fa programmi particolari e
:fissi di provvedimenti politici ed economici, perchè,
da sua parte, non conosce e non accetta altri provve­
dimenti se non quelli che si maturano nei liberi dibat.:
titi, e sono consacrati dai v-oti di maggioranza; n è
'
p uò a n t i c i p a r e c iò che d ev ' e s s e r e u n r i s ul­
ta t o. Se altrimenti facesse, assumerebbe l' impos­
sibile ufficio di servire due padroni, ossia di combi­
nare due metodi, di cui l 'uno nega l'altro.
Ma è ben troppo chiaro che questo non vuoi dire
che gli uomini liberali non operino come tutti gli
altri nelle cose politiche ed economiche, e non ab­
biano la facoltà come gli altri tutti di manifestare
singolarmente o in gruppi, tendenze e propensioni

i Nota premessa a una serie di quadernctti, pubblicati a cura


della sezione napoletana del partUo liberale, che si propongono di
dar notizia, posto saldo il fondamento liberale, di vari orientamenti
possibili circa i più urgenti problemi economici, finanziari, costi­
tuzionali, amministrativi, culturali e via diceudo.
38 VII. NOTA SUI PROGRAMMI

verso'particolari provvedimenti economici e politici, e


di sbozzare quelli che si sogliono chiamare programmi.
Senonchè questa facoltà esercitano premettendo
una duplice avvertenza: l) che essi non ignorano
nè dimenticano che i programmi hanno sempre al­
cunchè di vago, di astratto e di provvisorio, perchè
il vero programma è soltanto quello che si fa e si
attua in circostanze date, quando si viene alle strette
dell'effettiva lotta politica, e si giunge per tal via
a una soluzione; e sanno che chi altrimenti dice e
largisce promesse, inganna o s' inganna; 2) che come
in questa lotta essi portano l' impegno d'onore di
rispettare sempre in sè e negli altri il metodo della
libertà, opponendosi a ogni tentativo di imposizione
e di sopraffazione, così parimenti nelle delineazioni
dei programmi sottintendono costantemente questa
dichiarazione.
Verremo esponendo dunque in una serie di opu­
scoli alcuni programmi, o piuttosto alcuni scambì
.
d'idee, formulati da uomini liberali, e che fanno co­
noscere ciò che essi, nelle questioni politiche ed eco­
nomiche, prevedono, sperano, temono, deprecano o
vagheggiano. Pur nei limiti anzidetti, questa è pre­
parazione dell'avvenire, quando ciascuno prenderà
il suo posto, secondo la sua esperienza e competenza,
e secondo la sua coscienza, passando dali'astratto al

concreto.

22 agosto 1943.
VIII

LA LffiERTÀ INNANZI TUTTO E SOPRATTUTTO 1•

Sorrento, 4 agosto 1943 ·

· Caro Bergamini,

Il rapidissimo mutamento per la caduta del ven­


tennale regime, che si vantava così saldo e così sicuro,
induce non pochi a ripetere i consueti banali aforismi
sulla levità dei popoli, e il non meno banale deplorare
le diserzioni dalle sventolate bandiere e gl' istantanei
trapassi dali 'un partito ali'altro opposto.
Ebbene, no ; questa voita c' è, e si se nte che c' è, di
là da questi fatti volgari, qualche cosa di più serio
e degno e confortante. C' è l'anima dell' Italia, che
compiè il risorgimento nazionale con la virtù della
libertà, che dalla libertà fu governata e con essa pro­
gredì e prosperò fino a partecipare con gli altri po­
poli di Europa ali 'opera della civiltà neli'Africa,
fino a raggiungere i suoi confini naturali in una
grande e vittoriosa guerra. Quest'anima prorompe
ora, non spenta, non spezzata, non cangiata nel suo in-

l Dal Giornale d'Italia di Roma, lO agosto 1943.


40 VIII. LA LIIJKRTÀ INNANZI TU'l'!rO 1!: �OPRA'rTUT'l'O

timo dal re-gime, che nell'esterno la premeva, la stor­


diva con le fragorose parole, l'abbagliava con le vi­
stose parate, la falsificava nell'apparenza coi fre­
quenti suoi comandati <( raduni », come li chiamava.
Così, dopo Termidoro, in Francia si tornò in folla
alle antiche chiese e rifiorirono in gioia i vecchi co­
stumi e le vecchie canzoni.
Quando, nel periodo di anni ora chiuso, mi si do­
mandava : - Che cosa credete che l' Italia vorrà,
anzitutto, alla caduta del presente r�gime 7 - io, che
sono impaziente del giuoco delle previsioni, davo una
risposta che non era una previsione ma ti.na osser­
vazione, per così dire, fisiolog·ica. - Non mi par dub­
bio che chiederà e vorrà quell'alimento necessario,
quel cibo elementare, di cui più a lungo è stata priva
e che più a lungo ha bramato: la libertà.- E quando
mi si domandava se c'era rischio che l'unità d'Italia
uscisse indebolita delle vicende accadute, rispon­
devo: - Per contrario, sarà diventata più stretta,
perchè l ' Italia, dalle Alpi al capo Passaro, avrà avuto
non, come al tempo del Risorgimento, una varia
qualità e gradazione di oppressori o di avversari,
austriaci e borbonici e granducali e papalini e separa­
tisti e municipalisti, provocanti vari e misti senti­
menti, ma un unico oppressore e un unico nemico,
da tutti parimente odiato, e contro cui tutti si sa­
ranno ribellati, nascendo a nuova vita.
Nondimeno, mio caro Bergamini, poichè chi ama
teme e avverte o sospetta pericoli e contro di essi
VIII. LA LIBERTÀ INNANZI TUTTO E SOPRATTUTTO 41

si mette in guardia, io non so togliermi dalla mente


un' immagine : quella della Spagna dopo la caduta
del regime dittatoriale di Primo de Ri�era, e del­
l'esultanza e del sentimento di fiducia e di fratellanza
che infiammò allora tutto quel popolo. Bastava leggere
quei suoi giornali e libri, o incontrarsi con qualche
spagnuolo, per avere innanzi questo spettacolo di giu­
bilo e di gaudio. Ricordo ancora il volto raggiante
di un illustre letterato mio amico, che vidi a Berlino
dove da insegnante in quella università era stato in­
nalzato ad ambasciatore. - È la prima volta - mi
diceva soddisfatto - che il popolo spagnuolo si
stringe attorno ai suoi uomini di pensiero e di cul­
tura. - Io stesso ebbi cortesi inviti di recarmi colà
per tenervi conferenze (il che non feci per la mia
inettezza a partecipare a cerimoniali e ad oratoriz­
zare). Carlo Sforza, che aveva raccolto quegli inviti,
mi scriveva : - Vieni in !spagna, e rivedrai l' Italia
del 1848 1 -Ma a che cosa tutte queste speranze e
questa balda fiducia misero poi capo, è purtroppo
noto; e il nostro cuore ancora sanguina al pensiero
di quelle lotte orrende e di quella ricaduta sotto un
più duro regime che non fosse la dittatura di un
Primo de Rivera.
Ora io so bene che l' Italia non è la Spagna, cioè
(perchè non si dia a questa mia parola un senso, lon­
tanissimo dal mio animo, di poca stima verso quel
popolo) che la storia d' Italia non è stata la storia
della Spagna, ma è stata assai più di questa ricca di
42 VIII. LA LIBERTA INNANZI TUTTO E SOPRATTUTTO

esperienze democratiche e di spiriti laici, e con una


g-rande tradizione di pensiero indipendente e umani­
stico, e una letteratura, e perfino una classica poesia,
di elevato tono civile. Ma questo, se tempera il pes­
simismo delle immag-inazioni, non deve farci dimen­
ticare il pericolo nel quale la Spag-na cadde e si som­
merse, e nel quale noi anche possiamo incorrere. La
Spag-na, tendendo a libertà, volle allora abbracciare
tutt' insieme problemi di diversa natura, dalla lotta
contro il clero alla questione agraria ; e su ciò il suo
popolo si divise in g-uerra civile e le sue terre furono
bagnate da :fiumi di sangue fraterno. Non già che
essa non dovesse trattare e risolvere quelli ed altri
problemi ; ma volle ciò fare prima che la libertà fosse
stata assisa veramente nei cervelli e nei cuori del
suo popolo, assodata, garantita, diventata la piatta­
forma comune, e da tutti alla pari rispettata nelle
particolari contese.
Ora io, per l'ufficio che mi è toccato di esercitare
di scrittore politico, non mi sono stancato d' insi­
stere, negli ultimi anni, su questo punto : che la rico­
:struzione e l'assicuramento della libertà precede ed è
fondamentale, e non bisogna mescolare e confondere
i suoi problemi con gli altri di carattere variamente
particolare, nè illudersi che si possa, con gli alletta­
menti di particolari riforme e di vantaggi economici,
attirare a quella, giacchè, con procedimenti siffatti
(che sono da dire « simoniaci » in quanto contaminano
il sacro col profano), si otterrebbe, in tal caso, non la
VIII. LA LIBERTA INNANZI TUTTO E SOPRATTUTTO 43
--------------- ---- - - ----- - -- -- ----- - · - - --- - - -- ---

libertà ma la vana sua_ apparenza, la rettorica demo­


cratica, o piuttosto demagogica, rumorosa e vacua,
energica a parole e debole nel fatto, e tale da crollare
al primo urto. Perciò volli tenere nettamente distinto
il problema morale (o etico�politico, come lo definii in
termini dottrinali) dai problemi economici, non già
per indifferenza o tepidezza verso questi problemi, ma
anzi per la chiara visione che essi possono essere ve­
ramente proposti e risoluti solo quando si osservi la
sopradetta distinzione. Confusio mater erroris, e,
purtroppo, non di errori soltanto teorici. Come po­
trebbe il liberalismo essere tenuto indifferente ai pro­
blemi economici, se esso sa che l'economia è la ma­
teria che dovrà foggiare, e se, col dar libero campo
a tutti i partiti, col proteggerli tutti, dà a tutti il
modo di :Q ropugnare e far valere le loro richieste, con­
cretando in tal guisa la politica nell'economia T Ma
questo modo non deve incidere sulla consistenza stessa
della libertà.
È chiaro ? A me par chiaro, e perchè non vi siano
intorno a ciò equivoci, mi piace rammentare che già
da una quindicina d'anni svincolai, nei miei lavori
:filosofici, il liberalismo (politico) dal liberismo (econo­
mico), nè più nè meno da come lo svincolai dal prote­
zionismo, dal comunismo e da qualsiasi altra ten­
denza. Comunismo e liberismo e le altre tendenze
hanno del pari diritto di lottare e riportare vittorie
l'una sull'altra e di venire tra loro, come usano, a
transazioni e ad accordi ; ma nessuna d'esse deve
44 VIII. LA LIBERTÀ INNANZI TUTTO E SOPRATTU"I:TO

chiedere il S'occorso della violenza (o, come si dice


eufemisticamente, della provvisoria dittatura o del­
l'autorità), e perdere così t:rer la vita la causa stessa
della vita cioè la libertà.
Uniamo, dunque, tutti, di tutti i partiti, formati
o in formazione, le nostre forze per dar forza al
comune nostro fondamento : la libertà ; e stiamo vi­
gili contro le deviazioni che possono essere prodotte
dai nostri particolari affetti, i quali, per troppo desi­
derio di attuarsi prontamente, finirebbero col distrug­
gere, insieme con essa, sè medesimi. La libertà deve
essere negli animi una religione, col sublime delle
religioni, col loro rigore e i loro scrupoli ; e se questa
religione, per effetto deli 'oppressione sofferta, met­
terà in Italia più larghe e più profonde radici che non
avesse in passato, anche quell 'oppressione non sarà
stata invano.
Mi 'abbia con cordiali saluti.
Suo aff.mo
BENEDETTO CROCE 1•

l Avvertimenti come questi, e i cong·iunti dibattiti, si ripre­


senteranno fruttuosi e necessari nella nuova vita italiana; ma mi
preme dichiarare che ad essi gioverebbe ora dare temporanea
tregua, volgendo in piena concordia. tutte le forze della mente e
della. volontà all'unico fine di liberare la nostra terra dall'inva­
sore tedesco, dalla • tedesca rabbia •, che ancora una volta si è
riversata ed infuria di qua dalle Alpi, ed è tanto più orrenda in
quanto somiglia a. quella. che Giambattista Vico definiva. la • bar­
barie della riflessione •.
INDICE

AVVERTENZA . p. 5

l. Movimento liberale e partiti politici 7


II. Nota sui partiti e la libertà. . 11
III. Note a un programma politico . 16
lV. Una parola desueta : l'amor di patria 21
Ancora sulla teoria della libertà. 24
'� . Che cosa è il liberalismo. Premessa per la rico-
stituzione d i un partito liberale italiano 30
""'{�. Nota sui " programmi » 37
tit La libertà. innanzi tutto e soprattutto 39
OPERE DI BENEDETTO CROCE

FILOSOFIA DELLO SPIRITO. XIII. Una famiglia di patrioti ed


altri saggi storici e critici,
I. Estetica, s• ediz.
II. Logica come scienza del con­ 2• ediz.
cetto puro, 6" ediz. XIV. Ariosto, Shakespeare e Co1··
neille, a• ediz.
III. Filosofia della pratica. Eco­
XV-XVI. Storia della storiografia
nomica ed etica, 5• ediz.
italiana, a• ediz., 2 voli.
IV. Teoria e storia d·ella storie­
XVII. La poesia di Dante, 5• ed.
grafia, 5" ediz.
XVIII. Poesi4 e non poesi4,
SAGGI FILOSOFICI.
a• ediz-.
XIX. Storia del regno di Napoli,
I. Problemi di estetica, 4" ediz.
3" cdiz.
I I . La filosofia di Giambattista
XX-XXI Uomini e cose della vec­
Vico, 4" ediz.
chia Ù alia, 2• ediz., 2 voli.
III. Saqgio sullo Hegel, 4" ediz.
XXII. Storia d ' Italia dal 1871 al
IV. Materialismo stm·ico ed Eco-
19 15, s• ediz.
nomia marxistica, 1• ediz.
XXII I . Storia del! 'età barocca in
V. Nuovi saggi di Estetica, a• ed. Italia, 2" ediz.
VI. Etica e Politica, 2• ediz.
XXIV. Nuovi saggi sulla lettera·
V I I . Ultimi saqgi, 2• ediz.
tura italiana del Seicento.
VIII. La Poesia, a• ediz. Conversazioni criti­
XXV-XXVI.
lX. La Storia come pensiero e che. Serie III e IV, 2 voli.
come azione, 4" ediz.
XXVII . Storia d ' Europa nel se­
X. Il carattere della filosofia mo­ colo decimonono, 6" ediz.
derna, ristampa.
XXVII I . Poesia popolare e poesia
d 'arte.
SCRITTI DI STORIA LETTERARIA E
XXIX. Varietà di storia lettera­
POLITICA.
ria e civile. Serie I .
I. Saggi sulla letteratura italiano XXX. Vite di avventure, di fede
del Seicento, a• ediz. e di passione.
II. La rivoluzione napoletana del XXXI. La letterat. della nuova Ita­
1799, 5" ediz. lia. Saggi critici. Vol. V, 2• ed.
Ili. IV. V. e VI. La letteratura XXXII. Conversazioni critiche. Se·
della nuova Italia. Saggi cri­ rie V.
tici, 4• ediz., 4 voll. XXXI II. La letterat. della nuova
VII. I teatri di Napoli dal Ri­ Italia. Saggi critici. Vol. VI.
nascimento alla fine del secolo 2• ediz.
deci·mottavo, a• ediz. XXXIV. Poesia antica e moder'IUI.
VIIl. La Spagna nella trita ital. 2• ediz.
durante la Rinascenza, a• ediz.
IX-X. Conversazioni critiche. Se· SCRITTI VARII.
rie I e II, a• ediz., 2 voll.
XI. Storie e leggende napoletane, I. Primi saggi, 2• ediz.
a• ediz. II. Cultura e vita morale, 2• ediz.
XII. Goethe, 4" ediz. III. Pagine sulla guerra, a• ediz.