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L'IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA

AVVERATA

NEL CATTOLICISMO
Proprietà letteraria dell' Editore
con diritto di traduzione.
L'IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA

AVVERATA

NEL CATTOLICISMO

PER

della compagnia di Gesù

PREFETTO DEGLI STODII NEL COLLEGIO ROMANO

GENOVA
DARIO GIUSEPPE ROSSI, EDITORE

I862.
Milano, lip. già Boniolti diretta da V. Garelli
Transito alla Galleria.
INTRODUZIONE

I/obbietto precipuo di nostra predilezione nel


breve tempo del nostro pellegrinaggio sulla terra
dev'essere la Chiesa di Gesù Cristo. Ella è stata,
com'è tuttora e lo sarà eternamente l'obbietto
della infinita carità dell'Uomo-Dio, il quale a que
sto fine dal seno stesso del Padre discese nel seno
della Vergine di Nazzaret per formarsela, per ar
ricchirla, per adornarla, e farne lo strumento per
la salvezza degli uomini. Comunicò a lei tutto sè
stesso; la regge, la guida, la difende finchè la co
roni di gloria per tutti i secoli. Quindi ogni cuor
fedele dovrebbe battere del più sviscerato amore
per lei, struggersi del più tenero affetto verso di
lei, operare, affaticarsi, sacrificarsi qualor fia d'uopo,
per lei. Egli è questo un tributo che ogni figliuolo
amante debbe alla madre sua dalla quale ricevette
^Perromi, L'id. Cristiana, ecc. Yol. III. 4 '
6 INTRODUZIONE
la più nobile e più preziosa vita, qual è quella
dell' anima, e vien da essa avviato e colla parola
e coi sacramenti al conseguimento della beatitudine
celeste, meta ultima de' suoi sospiri, riposo imper
turbabile de' suoi desiderii, porto tranquillo di sua
navigazione, appagamento compiuto de'suoi aneliti.
Colma P anima mia di questi sentimenti, e tocca
di gratitudine per l' immenso benefizio, che la di
vina bontà mi ha compartito coll' annoverarmi tra
i figli di questa Chiesa, arsi di un santo desiderio
di farla conoscere a chi non Y apprezza come pur
dovrebbe, e molto più a chi la disconosce, e inde-'
gnamente l'osteggia; e però a tal fine intrapresi
il presente lavoro.
Mio intendimento pertanto qui non è il dare una
trattazione teologica della Chiesa, ciò che ho fatto
nelle mie prelazioni. Solo divisai di mettere in
aperto i pregi, le bellezze, le prerogative, le doti
di questa istituzione della incarnata sapienza , e
ciò a due fini: l'uno perchè per un de' lati viem
meglio si apprenda dai fedeli la stima in che si deve
tenere questa comune madre, la Chiesa; per l'al
tro affinchè dai lineamenti che se ne daranno,
possa dai medesimi con ogni sicurezza distinguersi
dalle innumerevoli sette sorte in ogni tempo, e
specialmente in questa ultima età, che la detur
parono per forma da più non ravvisarsi per dessa,
onde appropriarsene e il nome e la cosa.
A tutti son noti gl'incredibili conati che di questi
di da una schiera di libertini e d'increduli si met
tono in opera per falsare la genuina nozione della
Chiesa con darne una idea abbietta , e di niun
valore. Intendono costoro con siffatti artifizii sparsi
nel volgo a far scemare quell' ossequio, che de
IRTf.ODUZIONE 7
vesi alla medesima, quella docilità, quella ubbi
dienza che all' augusta istituzione dell' Uomo-Dio
devesi da ogni ben nato figliuolo, per poi aggi
rarli a loro posta ove vogliono coi loro perversi
dettati. Nè mancano di quelli che coll' apparato di
formule posticcie attinte dallo stesso sacro lin
guaggio ti convertono la Chiesa di Dio in un turpe
panteismo per così ingannare i men cauti. In quanto
poi si attiene agli eterodossi di ogni generazione,
hanno questi talmente sformata l' idea di Chiesa
da non potersi più riconoscere. Ognuna delle sette
le dà una forma sua propria onde farla accon
ciare ai privati suoi pensamenti e così giustificare
le sue aberrazioni, o meglio, eresie.
Laonde per oppormi agli uni e agli altri e per
dare una giusta idea della Chiesa di G. C. tolsi
a svolgere il fecondo principio ricevuto da tutta
la sacra antichità fondato nelle divine Scritture del
non essere la Chiesa che una copia ed anzi una
immagine sempre vivente la quale volle lasciare
di sè il Figliuolo di Dio sulla terra. Ma questo
ancor saria poco, posciachè intese ben anco, come
si dimostrerà fin dai primi capi di quest'opera,
G. C. continuare e perennare nella sua Chiesa sè
stesso come un prolungamento della sua stessa
incarnazione, e presenza visibile permanente sulla
terra fino alla consumazione de' secoli.
Chiamai questo principio fecondo , imperocchè
non solo esso ci dà l' idea la più schietta e al
tempo stesso la più sublime della Chiesa, ma di
più dagli uffizi!, dai titoli, dalle prerogative del
l' Uomo-Dio verremo in cognizione degli uffizii,
dei titoli e delle prerogative della Chiesa mede
sima. Di fatto, se il divin Redentore nella istitu
8 ìntooduzionr
zione della sua Chiesa ebbe in mira di lasciar una
viva copia di sè; se in un vero senso intese la
prolungazione in essa della divina sua incarnazione,
e così continuar per essa ed in essa la visibile sua
presenza fra noi, si fa manifesto, che dovesse in
lei far risplendere quanto di grande e di divino
rifulse nella stessa persona sua. Si fa manifesto
inoltre, che Egli dovesse comunicare alla mede
sima in quanto ella n'era capevole i titoli, le doti ,
gli uffizi e le prerogative sue proprie. Il perchè,
di quella guisa che un terso cristallo ci dà l'im
magine perfetta del prototipo che in lui si ri
flette, cosi la Chiesa ci porge in sè del continuo
la viva e perfetta impronta di quello che volle in
lei e per lei essere rappresentato, ed anzi in lei
e per lei vive ed opera senza interrompimento.
Dal che ne consèguita, che noi non avremo che
a perseguire, se non tutti, chè ciò troppo a lungo
ci porterebbe, i principali titoli ed uffizii del Sal
vatore per quindi farne il riscontro coi titoli e
cogli uffizi e colle prerogative della Chiesa per
quindi dedurne la più compiuta rassomiglianza di
lei col divino esemplare. Or come non è possi
bile che il carattere del Salvatore vénga giammai
a prendersi in iscambio di qualsivoglia altro , e
tanto meno di quegli impostori che agognarono
di sostituirsi in vece sua, così non sarà possibile
per chi attesamente contempli la vera Chiesa di
G. C. che la confonda colle stolte e informi pa
rodie dei protestanti , che pretesero di dare il
nome di Chiesa ai loro ceti, e cosi sostituirli alla
stessa.
Se non che rispetto a questi ceti medesimi vo
luti surrogare alla Chiesa di Dio abbiam destinato
INTRODUZIONE 9
un'apposita trattazione nella quale ci siam pro
posto di dimostrare, come per essi venga piena
mente a cancellarsi e distruggersi l' idea della
Chiesa di G. C. Potrà questa formare l'antitesi del
presente volume, e farne la continuazione; e tale
è stato di fatto il mio divisamento in questo se
condo lavoro. Poichè sebbene siasi per indiretto
con il presente argomento provata la falsità di
ogni altra comumone che si usurpa il nome di
Chiesa, pur voleasi una pruova diretta e piena
che cel mettesse in tutta la sua luce. E ciò è ap
punto quello che ci siamo accinti ad eseguire con
questo secondo lavoro per compiere il nostro di
segno.
Abbiamo poi intitolata la presente opera: L'i
dea della Chiesa cristiana avverata nel catlolicismo,
o nella Chiesa cattolica, perche nostro scopo è far
conoscere, che nella sola Chiesa cattolica trovinsi
verificate tutte e singole le condizioni necessarie
a costituire la vera Chiesa di G. C. istituita e fon
data su 1' apostolo Pietro, ondecchè facile riesce il
conchiudere essere la Chiesa cattolica l'unica vera
Chiesa di G. C. Conterrà essa l'astratto, dirò cosi,
ed il concreto, la teoria e la pratica, l'ideale e il
reale. L'ideale cel somministreranno le sacre Scrit
ture non meno che le testimonianze patristiche o
tradizionali , il reale o l' applicazione ce la darà
il fatto stesso di questa unica Chiesa.
Ci converrà però prima di venire ai particolari
premettere qual base e fondamento del tutto la
fondazione di una Chiesa fatta da G. C, dappoi
chè non mancarono tra quei che tolsero a regola
di loro credenza tutta e la sola Bibbia, di coloro
che affermassero non aver mai il divin Redentore
to INTRODUZIONI!
fondata Chiesa alcuna. Ci era per ciò necessario e
indispensabile cominciare di qua per costruire tutto
l' edilìzio.
E questo basti per render ragione dello scopo
della presente opera e del metodo che abbiam
preso a seguire nello svolgerla, e nel mandarla a
fine. Or più non rimane che I' esortare quei che
pigliano interesse per la Chiesa di Dio, a percor
rerla con quello spirito figliale che si addice a
cosa di tanto rilievo. Imperocchè trattasi in esso
di nientemeno, che di ciò che deve formar l'ob-
bietto il più importante di ognuno che cerchi co
noscere qual sia l' arca destinata a condurre gli
uomini a salvamento in mezzo ai tanti scogli, ai
tanti pericoli, alle tante tempeste fra le quali ci
convien vivere.
Se questo dovette esser mai sempre il primo
studio del Cristiano, il quale professa nel Simbolo
apostolico di credere la santa Chiesa cattolica, lo
è in ispecial modo nella età che corre, come quella
in cui par proprio che il Signore abbia permesso
alle porte d' inferno di assalirla con tutte le forze,
anzi con tutto il furore di cui è capace l'inferno
onde distruggerla ed atterrarla, qualor fosse possi
bile. Ma no ; giammai questo gli verrà fatto di
conseguire ; chè le promesse di Dio non ponno
giammai venir meno, e chi sarà fedele verso que
sta Chiesa, che ora e geme e piange e grida tra
le ambasce nelle quali la costringono a vivere
tanti ingrati figliuoli; che ora milita e combatte
contro tanti suoi nemici visibili ed invisibili, con
essa nella beata immortalità sarà a parte de' suoi
trionfi e della sua gloria eterna.
CAPO I.

Gesù Cristo ha fondata una Chiesa.

Niun mai creduto avria, che fosse sorto in capo


ad alcun eretico di porre in dubbio non che ne
gare che G. C. avesse fondata una Chiesa dopo
le cosi aperte e formali testimonianze che ce ne
porgono le divine Scritture non solo del nuovo, ma
eziandio dell'antico Testamento. E pur non mancò
tra quelli i quali professano di tenere a loro guida
la Bibbia e la sola Bibbia, chi negasse aperto che
il divin Redentore abbia fondata una Chiesa. Non
son molti anni dacchè Beniamino Constant rifor
mato di Francia, cioè calvinista, affermò di aver
bensì il divin Salvatore istituita la cristianità, o il
cristianesimo , ma non già fondata una Chiesa (1).
Molti, come a suo luogo discorreremo, da settarii
hanno equivalentemente sostenuto lo stesso para-

(1) Secondo Benjamin Constant nell'op. De la réligion


considérée dans sa source, ses formes et ses développements.
G. Cristo non ba istituita veruna forma determinata, Chiesa
speciale, niun esterno sacerdozio, ma soli ministri indipen
12 L' IDIA CRISTIANA DELLA CHIUSA
dosso, ma niuno, che io mi sappia, giammai giunse
a negar formalmente una così fatta istituzione, se
si eccettuino alcuni increduli.
Pria pertanto di esporre l'idea cristiana di que
sta Chiesa ragion vuole che si getti il fondamento
di tutta la trattazione col dimostrare l'aver di
fatto il divin Redentore fondata una Chiesa, altra
mente edificheremmo all' aria senza base e senza
sostegno ed appoggio.
Ora io accennai che non solo nel nuovo Patto
si hanno testimonianze e prove di questa istitu
zione, ma che inoltre non ne mancano tampoco
nel Testamento antico, almeno in quanto si riscon-

dentl l'uno dall'altro per annunziar la sua dottrina, che spelta


piuttosto al cuore, anziché alla niente. Imperocché la reli
gione essenzialmente secondo lui non consiste che nell'affetto
e nel sentimento che è immutabile, tuttoché possa ricevere
(orme accidentali.
Col Constant conviene il Bretscheider , il quale nell' op.
cui intitolò Enrico ed Antonio, ossia deiproseliti della Chiesa
Romana e della Chiesa Evangelica distingue la Chiesa dal
Cristianesimo, ed afferma, che Cristo fondò bensì il Cristia
nesimo, ma non già la forma cattolica, o greca od evangelica
del cristianesimo.
Il Guizot dopo di aver esso pure nel suo Cours d'histoire
moderne, civilisation en France, tom. I, 3.me lecon , p. 97
seg., stabilito essersi da principio presentata la Società Cri
stiana come una pura associazione di credenze e di sentimenti
comuni liberi, conchiude: En un mot, à cettè époque (cioè
nel sec. V.) le christianisme n'ètait pas seulement une réli-
gion, c'itati une Eglise.
Lo stesso afferma il Matter nella sua Hist. de l'Église, tom. I,
pag. 61 e 175.
i
AVVERATA KEL CATT0LICISM0. 15
trano in esso vani tipi della futura Chiesa che vi
avrebbe fondata l'aspettato Messia. E di vero se
condo la interpretazione de' Padri, e la comune
esposizione degl' interpreti cristiani tanto cattolici
che protestanti, ben molte di queste figure tipiche
precedettero ad adombrare la futura Chiesa del
Salvatore. Noi ne percorreremo solo le principali.
Tipo pertanto di questa Chiesa è stato il terreno
paradiso in cui furono collocati i nostri primi pro
genitori secondo la intelligenza di s. Agostino , il
quale esponendo quanto è scritto nel Genesi, II, 8,
scrive: — Possono queste cose intendersi nella
Chiesa per modo che le prendiamo quali profetici
indizi prenunzianti le cose future, il paradiso signi
fica la Chiesa stessa, i quattro fiumi del paradiso
esprimono i quattro Evangelisti ; gli alberi frutti
feri i Santi, i frutti loro, le loro opere ; l' albero
della vita il Santo de' Santi, cioè G. C; l' albero
della scienza del bene e del male, il libero arbi
trio (I) — Come pure, secondo lo stesso santo dot
tore, tipo della Chiesa futura è stata l'Arca di
Noè : — Senza dubbio, scrive egli, (l'arca noe
tica) è una figura della città di Dio pellegrinante
in questo secolo, cioè della Chiesa, la quale si
salva per mezzo del legno da cui pendette il Me-

(1) Possunt haec in Ecclesia intelligi, ut ea melius accipia^


mus tamquam prophetica indicia procedenza faturorum .
Paradisum scilicet ipsam Ecclesiam; quatuor paradisi fiumi '.
mina, quatuor Evangelia ; Ugna fructifera, sanctos ; fructua
eorum, opera eorum; lignum vite, Sanctum Sanctorum, uti
que Christum; lignum scienti» boni et mali, proprium vo-
luntatis arbitrium. De civ., lib. XIII, c. 71.
r
14 l' idea cristiana della chiesa
diatore di Dio e degli uomini,. l'Uomo Cristo
Gesù (ì). — Consentono in ravvisare questo tipo
della Chiesa cristiana eziandio gli altri Padri come
s. Cipriano, s. Gregorio, s. Gerolamo ed altri (2).
Tipo è stato della Chiesa il Tabernacolo eretto da
Mosè, come si ha da Isaia (3), da Ezechiele (4),
da Amos (5) e dagli scrittori del nuovo Testa
mento (6), e ne convengono gli scrittori eccle
siastici.
La stessa città di Gerosolima vien dai profeti
presentata qual tipo non meno della Chiesa trion
fante in cielo, quanto della Chiesa militante in terra
da fondarsi dal promesso Redentore. Lasciando
quanto si attiene alla Chiesa trionfante, che non
è di questo luogo, accenneremo solo quello che ci
vien dai Profeti prenunziato di questa Chiesa no
stra sotto l' emblema di Gerusalemme. Ecco come
Isaia, dopo di aver premesso nel capo precedente
l' annunzio del nuovo popolo, e della Chiesa dei
credenti, si esprime nel capo LX: — Sorgi, ricevi
la luce, o Gerusalemme ; perocchè la tua luce è
venuta, e la gloria del Signore è spuntata sopra di

(1) Procul dubio (Arca Noe) figura est peregrinantis in


hoc saeculo Civitalis Dei, hoc est, Ecclesia, qua fit salva per
lignum, in quo pependit Mediator Dei et hominum, homo
Cnrislus Jesus. Ibid., lib. XV, c. 26.
(2) S. Cypr. Epist. LXXIII, p. 133, et alibi S. Greg.
Hom. XVI in Ezech. S. Hier. Ep. ad Damas , libr. adv.
Iovin.
(3) Is. XXXIII, 21. Item, LIV, 1, seg.
(4) Ezech. XXVII, 28.
(5) Amos IX. Coli. Act. Apos. XV.
(6) Lue. XVI, 9. Hebr. VilI, IX, 11. Apoc. XXI, 5. etc.
AVVERATA NEL CATT0UCISMO. 15
te. Imperocchè ecco che in tenebre sarà involta la
terra, e in oscurità le nazioni: ma sopra di te na
scerà il Signore, e la gloria di lui si vedrà in te.
E alla tua luce cammineranno le genti , e i regi
allo splendore, che nasce per te. Alza all' intorno
il tuo sguardo e mira : tutti costoro si son raunati
per venire a te : da lungi verranno i tuoi figliuoli
e da ogni lato a te nasceranno delle figlie. Tu
vedrai allora la tua moltiplicazione, e stupirà e sarà
dilatato il cuor tuo, quando verso di te si rivolgerà
la moltitudine di là del tuo mare , quando pos
senti popoli verranno a te... Imperocchè me le
isole aspettano, e le navi del mare fin da princi
pio, affinchè i figliuoli tuoi da rimoti paesi io con
duca; e il loro oro e il loro argento al nome del
Signore Dio tuo, e al Santo d' Israele. Ed i fi
gliuoli degli stranieri edificheranno le tue mura, e
i re loro a te serviranno : imperocchè sdegnato ti
afflissi, e riconciliato usai teco misericordia. E le
tue porte saran sempre aperte, non si chiuderanno
lungo il di, nè lungo la notte, affinchè a te sia
condotta la moltitudine delle genti, e sien menati
i tuoi re. Imperocchè la nazione ed il regno, che
non servirà a te, perirà, e quelle genti saran de
vastate e desolate.... Non avrai più sole, che ti dia
la luce pel giorno, nè ti rischiarerà splendore di
luna: ma sempiterna luce tua sarà il Signore e
tua gloria il tuo Dio. Il sole tuo non tramonterà,
nè scema sarà mai la luna : perchè sempiterna luce
tua sarà il Signore, e saran riniti i dì del tuo pianto.
Popolo tuo saran tutti i giusti, germi piantati da
me, opera della mia mano , ond' io sono glorifi
cato. Il minimo produrrà mille, e il pargoletto una
fioritissima nazione. Io il Signore a suo tempo
10 l' idea cristiana della chiesa
farò tal cosa subitamente (1). — Certo non po
teva sotto più magnifici emblemi, e con più vivi
colori rappresentarsi la nuova Gerusalemme , la
Chiesa di Gesù Cristo, la sua santità, la protezione
del Signore, la sua ampiezza, la sua floridezza, la
sua perpetuità. Mi converrebbe trascrivere intieri
capi dello stesso profeta coi quali ei si piace di esor
nare questo sublime tipo ; lo stesso fa Zaccaria in
tutto il capo Vili della sua profezia ; lo stesso già
avea fatto Davidde in parecchi de' suoi Salmi, ma
specialmente nel salmo CXLVIII: — Loda,o Geru
salemme, il Signore — che per comune sentimento
degl' interpreti è tutto di questo argomento. L'apo
stolo Paolo in più luoghi, ma più espressamente
nella sua epistola ai Galati, c. IV, 26, riconosce
questo tipo di Gerusalemme nella Chiesa di Dio.
Lungo di troppo sarebbe voler percorrere per
singolo ognuno di questi tipi, ed esporli in ogni
loro parte, come si è dottamente praticato dai santi
padri, e dai sacri interpreti ; locchè sarebbe per
fermo un bel lavoro, e degno di un cattolico espo
sitore. Imperocchè e il tutto ed ogni proprietà
della Chiesa cristiana vedrebbonsi da molti secoli
innanzi posti in bella vista, e ad una così fatta con
siderazione non potrebbe a meno ogni cuor fedele
dallo riempiersi d'ineffabile consolazione, nel veder
come Dio abbia così per minuto descritto in va
rie forme quanto dovea nella pienezza de' tempi
istituire e fondare l'Unigenito del Padre fatto uo
mo, cioè la Chiesa capolavoro di divina sapienza.
Non essendo però questo del nostro scopo, mi

(1) Is. LX, i.segg.


AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 17
basta di aver dati questi cenni a solo fine di far
conoscere , come eziandio nell' antico Testamento
sotto più e più forme ci sia stata predetta e prefi
gurata la fondazione della Chiesa nella nuova alleanza.
Che se questi molteplici tipi e predizioni ci
fanno certi della esistenza e fondazione di una
Chiesa per parte del promesso ed aspettato Messia,
le formali testimonianze che ce ne somministrano
le sacre carte del Testamento nuovo di questo fatto
son tali, che coprir dovrebbero di rossore ed onta
chiunque sol si avventasse a porlo in dubbio. Per
seguire un cert'ordine, e non recare i testi alla
rinfusa comincierò da quelli che ci somministrano
i sacri Evangelii per poi passare agli scritti degli
Apostoli.
E per cominciare dal notissimo testo, che leg-
gesi in s. Matteo al capo XVI, che di più chiaro
e formale delle parole colle quali il divin Reden
tore promise di edificar su Pietro la Chiesa sua e
di costituirlo capo supremo della medesima? Non
appena il santo Apostolo fece per divina rivelazione
la celebre confessione della divinità di G. C, che
questi in premio di essa proferì queste parole :
Beato sei tu, Simone Bar-Jona: perchè non la carne
e il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che
è ne'cieli. E io dico a te, che tu sei Pietro, e so
pra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le
porte dell'inferno non avran forza contro di lei. E
a te darò le chiavi del regno de' cieli ; e qualunque
cosa avrai legata sopra la terra, sarà legata anche
ne'cieli ; e qualunque cosa avrai sciolta sopra la
terra, sarà sciolta anche ne' cieli (1). Lascio i

(i) Matth., XVI, 17, segg.


18 l' idea cristiana della chiesa
commentarli sii questo passo, che ha formato mai
sempre, e formerà per tutti i tempi avvenire come
la condanna, cosi la disperazione di tutti gli eretici,
di tutti gli scismatici, che Pietro nella persona dei
suoi successori non riconosce per suoi, perchè
verranno più opportuni nel decorso dell'opera, qui
mi basta il solo testo, dirò così materiale. Impe
rocchè, e chi potria negare l'aver Cristo fondato
una Chiesa senza porsi in aperta contraddizione
con esso lui, il quale dice espressamente, che egli
edificherà la sua Chiesa?
Fa inoltre menzione della Chiesa lo stesso Cristo
presso il medesimo evangelista al capo XVIII, ove
parlando dei ricalcitranti alla rimostranza di due
o tre testimonii disse : — Che se non farà caso di
essi, fallo sapere alla Chiesa. E se non ascolta
nemmen la Chiesa, abbilo come per gentile e per
pubblicano (1). — Qualunque, pel momento, si
ammetta la intelligenza di questa voce Chiesa, cioè
o pel ceto intiero de'fedeli, o pei prelati di questo
ceto che hanno il potere di legare e di sciogliere,
come si ha dalle parole seguenti, non è men vero,
che qui trattasi della Chiesa di G. C. dalla quale
chiunque è separato viene escluso dalla eredità ce
leste, rattificando Dio la sentenza legittimamente
proferita da questa Chiesa contro gli ostinati delin
quenti.
Questa stessa Chiesa poi vien da Cristo deno
minata con parecchie altre formole, e ce la pre
senta sotto diversi emblemi e figure colle quali
ne adombra o l'autorità o le varie proprietà, o le

(!) Maith., XVIII, 17.


AVVERATA NEL CATTOLICISMO. i9
fasi, come in appresso rileveremo. Ora la chiama
regno de'cieli (1), ora regno smo(2), orala chiama
ovile e gregge suo (3), ora l'assomiglia al grano
di senapa, ora al fermento o lievito (4), ora la
dice città posta sul monte (5), e così vadasi di
scorrendo, come ognuno può agevolmente ravvisare
nel percorrere gli Evangeli).
È stata poi affidata l'intiera Chiesa dal Salvatore
dopo il glorioso suo risorgimento a Pietro con
quelle parole che leggonsi in s. Giovanni al capo XXI
ripetute per ben tre volte : Se mi ami pasci i miei
agnelli, pasci le mie pecorelle. Venne poi solenne
mente inaugurata nel giorno della Pentecoste, al*
lorchè lo Spirito Santo visibilmente sotto figura di
lingue di fuoco scese sul cenacolo, ove gli apostoli
e i discepoli si erano riuniti secondo il comando
che ne avevano da Cristo stesso ricevuto (6).
Da questo punto in poi noi troviamo farsi men
zione della Chiesa ovunque stabilita ed organata
tanto negli Atti degli apostoli, quanto nelle epi
stole e negli altri scritti degli apostoli medesimi,
non che delle sue prerogative e proprietà. In fatti
negli Atti apostolici nulla di più frequente che que
sto nome di Chiesa ora attribuito ai ceti partico
lari de'fedeli spettanti a qualche città, o provincia,
ora alla collezione intiera di questi ceti particolari

(1) Matth. XIII, 24. Marc. IV, 30. Lue. XIII, 18, 20, etc.
(2) Matth. XVI, 28. Lue. XXII, 30. Jo. XVIII, 36. etc.
(3) Jo. X, 16. Lue. XII, 32. Jo. XXI, IT.
(4) Matth. XIII, 31, 33.
'5) Matth. VI, 14, etc.
(6) Lue. XXIV, 49 - Coli. Ad. II. 1, segg.
20 l'idea cristiana dblla chiesa
come quelli che formavano sotto il regime di sin
golari pastori o vescovi un sol tutto colla Chiesa
universale, e tale la costituivano sotto l'autorità
del principe degli apostoli s. Pietro. Cosi si parla
della Chiesa di Gerusalemme in più luoghi (1), di
quella che era in Antiochia (2) , della Chiesa di
Cesarea (3), della Chiesa di Efeso (4). Che poi
queste Chiese parziali, o diocesi, che vogliam dire,
concorressero a costituire una sola Chiesa univer
sale, oltrechè si fa manifesto dal modo col quale
di esse si fa menzione, dicendosi della Chiesa che è
in Gerusalemme, della Chiesa che è in Antiochia e al
trove, significandosi con ciò, che soltanto si parla
di quella porzione di Chiesa che occupava un de
terminato luogo, ossia in quanto designavansi i cri
stiani che abitavano in questa o in quella speciale
località, si fa in oltre palese dal modo che di esse
altrove come di una sola sotto il regime supremo
di un solo se ne tien discorso. Imperocchè tro
viamo in questi Atti medesimi, che Pietro come
capo supremo visitava tutte le cristianità o Chiese
particolari, cresciute già per la evangelica predi
cazione in tutta la Palestina. Imperocchè cosi leg
gasi in questi Atti : — Cosi la Chiesa per tutta la
Giudea e Galilea e Samaria avendo pace, si edi
ficava, e camminava nel timor del Signore, ed era
ricolma della consolazione dello Spirito Santo. Or

(1) Act. V, li, VIII, 1, IX, 30. XI, 22, 26, etc.
(2) XIII, e altrove ivi.
(3) XVIII, 22.
(4) XX, 17, e ciò anche per lasciare le sette Chiese delle
quali si (a menzione nei due primi capi dell'Apocalisse.
AVVERATA NIL CATT0LICISMO. 2l
avvenne, che Pietro visitandole tutte, giunse ai
santi che abitavano in Lidda (1). — Ed ecco come
le Chiese parziali concorrevano a formare una sola
Chiesa. Quindi ivi stesso leggiamo, che avendo
l'apostolo s. Paolo fatti venire a sè in Mileto da
Efeso e luoghi circonvicini i vescovi ai quali erano
state affidate le nascenti Chiese disse loro: — Ba
date a voi stessi e a tutto il gregge, di cui lo
Spirito Santo vi ha costituiti vescovi per pascere
la Chiesa di Dio, acquistata da lui col proprio
sangue (2). — Colle quali parole apertamente la
riunione delle singole Chiese vien detta Chiesa di
Dio, Chiesa che il figliuolo di Dio si acquistò col
prezzo del proprio sangue.
Lo stesso vedesi costantemente nelle epistole di
s. Paolo, il quale sebbene indirizzassele or alla
Chiesa di Roma, ora a quella di Corinto, e così
dicasi di ogni altro ceto di fedeli, pure ne parla
come di una sola Chiesa di Gesù Cristo. E per
lasciare ogni altro luogo, mi basterà l'accennare
quanto scrive ai Calati ed agli Efesii. Nella prima
di queste epistole egli confessa di aver persegui
tata la Chiesa di Dio (3): sebbene non avesse per
seguitato che la Chiesa di Gerusalemme e dei
dintorni ; nell'altra poi insiste su questa unità della
Chiesa mentre scrive che — Cristo amò la Chiesa,
e diede per lei sè stesso, affine di santificarla mon
dandola colla lavanda di acqua mediante la parola

(t) Act. IX, 31, seg.


(1) Ivi, XX, 28.
(3) 1, 13.
22 l' idea cristiana della chiesa
di vita (1); — come pure allorchè parlando del
connubio di Adamo e di Eva, lo dà qual tipo della
unione di G. C. colla sua Chiesa (2). Ma di que
sto altrove : trattanto niun uomo di senno rivo-
cherà in dubbio, come nella Scrittura parlisi di
una Chiesa dal divin Salvatore istituita, che.a poco
a poco si diffonde, si spande, si dilata per tutto
l'universo retta da proprii pastori, e destinata a
recar la salute al mondo tutto.
Nè d'altro modo parlano della Chiesa gli uomini
apostolici, quelli cioè che successero immediata-
mente agli apostoli stessi e coi quali eziandio con
vissero. Serva d'esempio s. Clemente Romano, il
quale così intitola la sua prima lettera a quei di
Corinto: — La Chiesa di Dio, che pellegrina in Roma
alla Chiesa di Dio, che. pellegrina in Corinto (3); '—
colle quali parole significa una essere e la stessa
Chiesa di Dio, o sia che questa si trovasse in Roma,
o sia che si trovasse in Corinto; ed al num. V
chiama gli apostoli Pietro e Paolo fedeli e giustis
sime colonne della Chiesa, che han sofferta perse
cuzione fino alla morte (4). Di qual altra Chiesa
eran colonne quei santi apostoli, se non di quella
di Gesù Cristo ?

(1) Ephes. V, 25, 26.


(2) Ib. 52.
(3) Ecclesia Dei quae incolit Romam , Ecclesia Dei qua
incolit Corinthum. — Cap. I. ed. Colei. Patr. Apost. dove è
a vedersi la nota sulla voce del pellegrinare ivi apposta ,
tom. I.
(4) Ibid. cap. V. — Propter aemulationem et invidiam ,
qua Ecclesia erant fideles et justissima columna, ad mor
tella usque acerbam persecutionein passi sunt.
AVVERATA NEL CATTOUCISMO. «3
Nel modo stesso scrisse s. Ignazio M. alla Chiesa
meritamente beata che è in Efeso nell'Asia, alla Chiesa
che è io Magnesia presso Meandra; alla Chiesa santa
tra i Trattesi di Asia, alla Chiesa diletta ed illa
minata per la volontà di colui, che vuol tutte le
cose che sono secondo la carità di G. C. Dio no
stro, la quale presiede nel luogo della romana
regione, degna di Dio, decentissima, meritamente
beala, lodatissima, degnamente ordinata, castissima
e presidente in carità, avente la legge di Cristo,
portante il nome del Padre (1); cosi dicasi delle
altre lettere indirizzate alle altre Chiese particolari.
Queste Chiese però non erano che rami del gran-
d'albero che è la Chiesa cattolica, come lo stesso
santo lo dice nella epistola agli Smirnesi scrivendo:
ivi esservi la Chiesa cattolica dove trovisi G. C. (2).
Lunga cosa sarebbe il voler riferire quanto in
torno alla Chiesa medesima ne scrisse- Erma, il
quale non solo fin dal libro primo del suo pastore,
vis. II, afferma che Dio trasse dal nulla le cose
tntte e le moltiplicò per la santa Chiesa sua, ma di
più alla visione VI la descrive come una vergine
adornata che esce dal suo talamo tutta candida
con i calzari a piedi suoi, tenente sul capo una
mitra, coperta di nitidi capelli, e nel lib. Ili in
tutta la similitudine IX con bella allegoria descrive
la costruzione di questa Chiesa medesima sotto
l'emblema di una eccelsa torre formata di candide

(1) Veilansi presso il cit. Cotelerio Patrum Apostolieor. ,


tom. Ha
(2) Ubi fuerit Christus Jesus, ibi cattolica est Ecclesia,
cap. Vili, ibid.
24 l' idea CRISTIANA della CHIESA
pietre tra sè talmente commesse fino ad apparire
come una sola pietra, la cui porta unica è G. C.
nella quale niun può entrare, qualor non porti il
nome di lui, e non sia animato dal suo spirito (1).
Vi fa menzione dei vescovi i quali sono i presi
denti della Chiesa, che assieme congiunti non for
mano che un solo corpo ; e prosiegue sino alla
fine del libro a descriverne i pregi e le proprietà.
Come pure parla della Chiesa s. Barnaba, o chi
è l'autore di quella lettera che va sotto il nome
di lui, certamente antichissima, e dei tempi aposto
lici, come tutti i critici ne convengono. Or egli
asserisce che la lana in mezzo alle spine è figura
di G. C. proposta alla Chiesa (2).
Egesippo scrittore del secondo secolo e pros
simo agli apostoli, e che di più avea famigliar-
mente conversato con quelli che avean veduti gli
apostoli stessi, scrisse pel primo una storia della
Chiesa, cominciandola dalla morte del divin Salva
tore, e la continuò fino a' tempi suoi. Di questa
storia, che perì, ce ne ha conservati parecchi fram
menti- Eusebio. Egli fin dall'anno 157 dell'era vol
gare venne a Roma e vi morì l'an. 181. Mostrava
egli la continuazione della tradizione, e faceva ve
dere, che il deposito delle verità insegnate dal Si
gnor nostro G. C. erasi conservato preziosamente
fino alla età sua. La testimonianza di lui è di tanto
maggior peso in quanto che egli aveva visitate

(1) Lib. III. SimO. IX, cap. 13, 27.


(2) Cap. VI, pag. 24. Coteler., tono. 7.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 25
tutte le principali Chiese dell' Oriente e dell' Occi
dente (4).
Questa Chiesa poi vien chiamata cattolica e sparsa
per tutto il mondo negli Atti del martirio di s. Po
licarpo, monumento coevo al s. martire, scritto
dalla Chiesa di Smirne (2). Dall' antichissimo au
tore delle lettere clementine vien detta la Chiesa
la sposa di G. C. (3); e nelle costituzioni delle
apostoliche, la Chiesa cattolica, vi si dice, è una
piantagione di Dio, e la vigna da lui eletta (4).
S. Giustino nel dialogo con Trifone la chiama
figlia di Dio, sposa e consorte di G. C. (5). S. Ireneo
la dice sinagoga di Dio che il figlio per sè mede
simo raccolse ed adunò (6) ; un ricco e dovizioso
depositario nel quale gli apostoli vi recarono ogni
verità, affinchè chiunque il voglia possa attingere
l'acqua della vita (7) ; la madre nostra per le cui
mammelle ci nutriamo alla vita (8) ; la lucerna a
sette lucignoli portante il lume di Cristo, che dovunque

(1) Intorno ad Egesippo è a vedersi Eusebio H. Ec. lib. IV,


e 8 e c. 22. S. Girol.,De Script. Eccles., cap. 22. Halloix,
Illustrium Eccles. Orient. Scriptor., Duaci, 1632, Iom. II, in
ejus vita. Ceiller., Hist. générale des auteurs sacrés, \om. II,
eh. XI.
(2) Cap. VIII e capo XIX, presso il Ruinart, Ada Mar-
lyr. Sincera.
(3) Epist. I ad Jacob., c. VII.
(4) Nel proemio cit. I, p. 199, ed. Colei.
(5) Pag. 160, edit. Maran.
(6) Lib. III, cap. VI, n. 1.
(7) Ibid. cap. IV.
(8) Cap. XL.
26 l' idea cristiana della chiesa
predica la verità (1). Clemente Aless. la chiama
non solo cattolica, come la più antica, ma inoltre la
congregazione de'santi (2). Tertulliano la denomina
la cura di Cristo (3). S. Cipriano : — Una è ,
scrive, la Chiesa da Cristo istituita sparsa in molte
membra per tutto il mondo (4). — Lattanzio la
dice il vero tempio di Dio, che non già nelle pareti,
ma bensì nel cuore e nella fede degli uomini che cre
dono in esso, e chiamansi fedeli, è costruito (5) ; ed
altrove: — La fonte della verità, il domicilio della
fede, il tempio di Dio nel quale se alcuno non en
trerà, ovvero da esso ne uscisse fuori è alieno dalla
speranza della vita e della eterna salute (6). —
S. Ambrogio la chiama madre de'vkenli, edificala
da Dio sulla somma pietra angolare Cristo Gesù in
cui tutta la struttura compaginata cresce in tempio di

(1) Lib. V, c. XX, n. i.


(2) Strom., lib. VII, pag. 715, ed. Sylburgii, dove di più
dichiara alla pag. 765, che : Ecclesia eminentia, sicut prin
cipimi) constructionis est ed unitale omnia alia superans, et
nihil babens sibi simile vel aequale.
(3) De Corona, cap. XII.
(4) Epist. LII, pag. 75, ed. Maur.
(5) Divin. Instit., lib. IV, c. 13, n. 26. Ecclesia, quse
est veruni templum Dei, quod non in parietibus est, sed in
corde ac fide hominum, qui credunt in eum , ac vocantur
fidcles.
(6) Ib. cap. XXX, n. il. Ecco V intiero testo: Sola igi-
tur catholica Ecclesia est quae verum cultum retinet. Hic
est fons veritatis, hoc est domicilium fldei, hoc templum
Dei: quod si quis non intraverit, vel a quo si quis exiverit,
a spe vita ac salutis teternae alienus est.
I
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 27
Dio (1). S. Agostino infine, per lasciar molti altri,
la denomina parimenti la casa e il tempio di Dio,
la città di Dio, la ciltà posta sul monte che è sparsa
per tutto il mondo e però dicesi cattolica (2).
A tutta questa non mai interrotta catena di do
cumenti degli apostoli fino al santo d'Ippona tratta
da Padri e dagli scrittori dell'antichità, si aggiunga
la professione di fede detta simbolo, che parimente
trae la sua origine dagli apostoli. Il simbolo, come
ognun sa, è quel compendio o ristretto dei prin
cipali articoli della fede dagli apostoli predicata, il
quale serviva di norma in tutte le Chiese per la
istruzione de' catecumeni. La tradizione più co
mune è che il simbolo sia stato composto dagli
apostoli slessi primadi disperdersi in tutto il mondo
a disseminarvi la dottrina evangelica per avere una
formula uniforme (3). Ma dato ancora, come il
pretendono alcuni critici, che il simbolo non sia
che una compendiosa raccolta della dottrina dagli
apostoli predicata, e data per tessera comune a

(1) Lib. II, in Lue. VI, 86. Mater ergo vivenlium Ec


clesia est, quam aedificavit Deus in ipso summo angulari
lapide Christo Jesu in quo omnis structura compaginata cre-
scit in templum Dei, tom. I, voi. i3, 10, ed. Maur.
(2) Epist. LII, al. CLXX. Ipsa est catodica: inde xaSo-
*'xt) graece appellatur, quod per tolum orbem terrarum dif-
funditur. Hanc ignorare nulli licet. — E cosi altrove spes
sissimo.
(3) Vfd. Nat. Aless. nella Dissertaz. De Symbolo, Madri-
sio, Diss. De Symbolo fidei. Lazzeri , De antiquis formulis
Mei, le quali trovansi raccolte nel voi. VI di Mique : Cur-
ius completus Theol.
28 l'idea CRISTIANA della chiesa
tutte le Chiese pei diversi usi ai quali era indiriz
zato (4), niun negherà, che fin dal primo secolo
del cristianesimo, come derivante dagli apostoli già
fosse in uso con qualche accidentale varietà in tutto
l'Oriente e in tutto l'Occidente (2).
Imperocchè di esso fa menzione s. Ireneo, che
riferisce questo simbolo come trasmesso dagli apo
stoli alla Chiesa, la quale per tutto il mondo con
somma cura e gelosamente conservò, e del quale
recita i principali articoli al suo scopo (3). Come
pure Tertulliano in più luoghi (4), e del pari il
ripete dall'apostolica tradizione, e suol chiamarlo
regala fidei. Il medesimo attesta Lucifero di Ca
gliari (S), non che s. Ambrogio (6), Ruffino
Aquilejese (7), il Concilio efesino (8) , per omet-

(1) Vedi Usserio, De Rom. Eccles. Symbolo nell' append.


Ad Amai. Massuet nella noia 0 al cap. IIIV del lib. Ili di
S. Ireneo.
(2) Il Petavio, lib. liI, de]Trinit., cap. I, n. 5, pensa fche
jtl Simbolo apostolico già alludesse S. Paolo allorché nella I,
ad Corinth. VIII, 5, scrisse : — Nobis tamen unus est Pater...
et unus Dominus Jesus Christus, come a formula già in
uso per l'instruzione de' catecumeni.
(3) Lib. I, cap. X. Le parole di S. Ireneo sono : Ec
clesia... ab Apostolis accepìt eam fldem quae... etc.
(4) De Prascrip., c. XIII, Lib. De Veland. Virg, cap. I
e contra Prax, cap. II.
(5) Lib. II, ad Constantium imper.
(6) Epist. ad Siticium Papiam.
(7) In Prcef. Exposit. Symb.
(8) In Relat. ad Theod. imp.
AVVERATA NEL CATOLICISMO. 59
tere presso che innumerevoli altri autori, che di
unanime consenso ciò affermano (1).
Ora in tutti i simboli riferiti per intiero dal
l' Usserio (2) e poscia dal Bingham (3) e più co
piosamente dal Walchio (4), oltre a parecchi al
tri, costantemente trovasi l' articolo della fede nella
Chiesa, nella santa Chiesa, nella Chiesa cattolica.
Ho detto nei simboli riferiti per intiero, poichè una
gran parte di quegli antichi i quali riportano il
simbolo detto apostolico, non cel diedero tutto, ma
insistettero di preferenza in quegli articoli nei
quali si professava la fede contro alcuni peculiari
errori degli eretici di quei tempi, come osservò il
Bingham (5), lasciando il rimanente come quello in
torno a cui non si era mossa veruna controversia.
Nel resto nel simbolo antichissimo della Chiesa
romana come si era da questa conservato senza
aggiunta di alcuna sorta, come ce lo attesta tra
gli altri s. Ambrogio (6) vi si trova l' articolo :
Sancta ecclesia (7), e da questo simbolo per ec
cellenza denominato apostolico, son derivati i sim
boli delle altre Chiese matrici, come il sim-

(1) Come Origene, Cipriano, Le Costituz. Apostol., lib. VII,


ed altri presso il Bingham, IX, cap. IV.
(2) Dicetr. de Rom. Eccl. Symb.Apost. Vet. ad calcem, An
na!. V, et n. I, pag. 5, seg.
(3) Origine* et Anliq., Lib. X, cap. IV.
(4) Biblioth. Symbolica velus, Lemgovia, 1770.
(5) Loc. cit. § IX et § X, XIV e altrove.
(6) Ep. ad Sirie, cit., non che Rustino nel Comment. in
Symbol.
(7) Ecco per intiero questo Simbolo come cel dà l' Usse
rio tratto da due antichissimi manoscritti della Biblioteca
Perronb, L'id, Cristiana, ecc. Voi. III, 2
30 L'iDIA CRISTIANA DELLA CHIESA
bolo alessandrino ed il Gerosolimitano, come ce
lo lasciò per intiero s, Cirillo nelle due Cate
chesi (1). Quello di Antiochia come vien riferito
da Cassiano per opporlo a Nestorio onde convin
cerlo di avere abbandonata colle sue novità l'antica
fede, non è intiero, ma si ferma agli articoli che
facevano al suo proposito. Lo stesso è a dire del
simbolo della Chiesa di Cesarea come vien reci
tato da Eusebio presso Cassiano (2) , e così in
tutti gli altri i quali sono stati a noi trasmessi per
intiero.
Aggiunge forza a questa serie continuata di for
inole di fede l' uso che di esse facevasi in tutte le
Chiese del mondo. Imperocchè, come poc' anzi si
è insinuato, questo brevissimo compendio della fede
cristiana serviva di norma universale per la istru
zione de' catecumeni, ai quali per conseguente si
insegnava espressamente l' articolo della Chiesa da
G. C. istituita. Ogni catecumeno era tenuto ad
impararlo a mente, ed una delle prove per am
mettere al battesimo un adulto era la recita del

Cottoniana, greco e latino: — Credo in Deum patrem om-


nipotentem: et in Christum Jesum fllium ejus unicum, Do-
minum nostrum ; qui natus est de Spiritu Sancto et Maria
Virgine, qui sub Pontio Pilato crucifixus est, et sepultus,
tertia die resurrexit a mortuis, ascendit in coelos, sedei ad
dextram Patris, unde venturus est judicare vivos et mortuos.
Et in Spiritu Sancto, Sanata Ecclesia, remissione peccato-
rum, carnis resurrectione. —
(1) Dalle quali è stato raccolto e riferito colle parole
del Santo dal Toulléc nell'appendice alla Catechesi V, e leg-
gesi nella pag. 84.
(2) De Incarnai, lib. VI,
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 31
simbolo (1), la qual prova dicesi scrutinio. Era al
tresì in uso la recita del simbolo nella sacra li
turgia, come si ha nella liturgia antichissima detta
di s. Giacomo , non che nella romana , ed altre
delle principali Chiese (2); recitavasi inoltre dai
vescovi nell' atto della loro consecrazione, ma spe
cialmente dal Pontefice romano (3). Serviva di
tessera affin di provare con esso che erano i ve
scovi in comunione colla Chiesa romana (4); di
più era la recita del simbolo una condizione indi
spensabile a tutti gli eretici i quali volevano dalle
diverse sette ritornare alla comunione della Chiesa
cattolica (5), e in questa occasione è che si pro
poneva il simbolo colla professione esplicita degli
articoli contraddittorii agli errori delle particolari
sette per es. : dei Gnostici, degli Ariani, Macedo-
niani e altrettali.
Da questo consenso di tutte le Chiese dell'orbe
cristiano in riconoscere il simbolo come apostolico,
dall' uso universalissimo e non mai interrotto in
tutte le età nel professare questa, come la chiama
rono gli antichi, regola di verità (6), ovvero regola
di fede (7), in tante solenni occasioni, ne conse-

(1) Ved. Lazzeri, De antiqnis formulis fidei earumque


usti. n. 3.
(2) Ibid. Bingham l. c. Muratori, Liturgia Bomana Vetus,
tom. I, p. 539, Venet., 1748.
(3) Ved. Lazzeri, loc. cit,
(4) Ibid. n. S.
(5) Ibid. n. 8.
(6) Ibid. d. 8.
(7) Ibid,
32 l'idea cristiana della chiesa
guita ad evidenza che dai tempi apostolici si è sem
pre creduto, tenuto e professato aver G. C. fon
data una Chiesa, cioè quell'unica vera Chiesa la
quale senza interruzione veruna giunse fino a noi.
Dal che ben si vede con quanta verità Beniamino
Constant abbia affermato non avere il divino Re
dentore fondata una Chiesa, ossia alcuna forma di
Chiesa, ma bensì la cristianità. E pure della pre
tesa cristianità in opposizione alla Chiesa niuna
menzione se ne fa in verun libro del nuovo Testa
mento, non se ne dà tampoco un cenno. Solo si
riferisce negli Atti degli apostoli che pel numero
sempre crescente dei fedeli, cioè dei figli della
Chiesa, questi vennero denominati Cristiani (1).,
mentre prima si chiamarono Nazzareni dagli
esterni, e Santi dagli scrittori ispirati. Nulla dico
de' Padri, i quali non mai ravvisarono distinzione
alcuna tra Chiesa o cristianità , ma se erano cat
tolici li chiamavano cristiani, i seguaci di G. C,
e i figli della Chiesa, o se non eran tali, non con
altro titolo fuor di quello di eretici , o scismatici
solevano distinguerli. Imperocchè ai maggiori no
stri era ignota la distinzione di cristiani e di cat
tolici, non essendo altro il cristianesimo, che la
Chiesa considerata nel suo concreto. Ma questo
è sempre il fatale scoglio in cui rompono quei
che scrivono la storia, come dicesi a priori, cioè
independentemente dai documenti sui quali la vera
storia si fonda.
Un altro scrittore della medesima setta, cioè

(i) Act. XI, 26.


AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 35
calvinistica, il Guizot, giusta i suoi principii di tal
forma si esprime intorno alla Chiesa: (1) — Nei
primi tempi, precisamente nei primi tempi, la
Società cristiana si presenta come una pura asso
ciazione di credenze e di sentimenti comuni; i
primi cristiani si riunirono per godere assieme
delle medesime emozioni, delle medesime convin
zioni religiose. Non vi si trova verun sistema di
dottrina fisso, verun assieme di regole, di disciplina,
verun corpo di magistrati.... Alla fine del quarto
secolo ovvero al cominciamento del quinto, il Cri
stianesimo (all'incontro) non era più semplice
mente una credenza individuale, già era una insti-
tuzione ; erasi costituita; aveva un governo, un
corpo di clero , una gerarchia determinata.... In
una parola a quest'epoca, il Cristianesimo non era
solamente una religione, era una Chiesa (2) — .

(1) Ecco le parole originali di questo scrittore: — Dans


les premiere tenips, toutà-fait, dans les premiere temps, la
société chrétienne, se présente comme une pure association
de croyances et de sentiments communes; les premiere chré-
tiens se réunissent pour jouir ensemble des mémes émotions,
des mèmes convictions religiuses. Ou n'y trouve ancun sy-
stèrne de doctrine arrètés, aucun ensemble de règles, de disci
pline, aucun corps de magistrats.... A la fin du IV et au
commencementdu V siècle, le christianisme au contraire n'est
plus simplement une croyance individuelle, c'était une in-
stitution : il était constituó, il avait son gouvernement, un
corps de clergé, une hiérarchie dóterminóe... en un mot, à
cette epoque, le Christianisme n'était pas une religion, c'était
uneéglise. —
(8) Court i' histoire moderne, Civilisation en Europe, 8.°»
lecons, pag. 52, 49, 50. Convien dire che questa sia una
34 l'idra cristiana della chiesa
Ed il Matter parimenti scrive: — Gesù Cristo fondò
un' opera immensa, ma non potè o non volle com
pierla. Egli non potè esporre tutio il suo sistema,
nè riunire in associazione o Chiesa i suoi parti
giani sparsi in più provincie, in lutti i ranghi della
società.... Ben si vedono le diverse comunità orga
nizzarsi a poco a poco, ma ninna teoria presiedè
a questo organamento. Si è talvolta espresso il de
siderio che G. C. avesse tracciato egli stesso la
costituzione della Chiesa, come ha tracciato il suo
domma e la sua morale. Ma G. C. che non ha
dato se non gli dementi di un sistema di dogma, e
di un sistema di morale senza voler dare, questo si
stema, ha molto meno voluto inoltre legare ai suoi
discepoli una teoria di governo (1). —

idea fissa nel Guizot, giacchò nell'ultima sua opera: L'È-


glise et la société chréHenne en 186l, Paris 1861 , pagina
8 e 9, insiste su questo punlo, scrivendo : — Q.iand Dieu
a créa l'homme pensant et libre, il ne lui a pas livré la
décision de ce qui serait ou ne serait pas la vériié , mais
il a fait de la variété des convinclions la condilion des hom-
mes sur la terre, comme de la liberlé leur droit. — Dun
que quando G. C. ha parlato potrà l'uomo attenersi alle sue
convinzioni opposte alla parola di Dio ? La, religione cri
stiana sarà un caos di convinzioni soggettive?
(1) Jésus Christ fonda une oeuvre immense, mais il ne put,
ou ne voulut point l'achever, il ne put ni exposer tout son
système, ni réunir en association ou Eglise, ses partisans
épars en plusieurs provinces, dans tous les rangs de la so
ciété... On voit bien les diverses communautés s'organiser
peu à peu, mais aucune tbéorie ne prèside à cette organi-
sation. On a exprimó quelque fois le désir que Jésus-Christ
eut trace" lui-mème la constitution de l'Égliae comme il a
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 55
Da questi tratti si pare come egli pure non
veda alcuna istituzione della Chiesa fatta dal Sal
vatore dal quale unicamente deve ripetersi la isti
tuzione imperfetta od elementare di donimi e di
morale, ossia di una qualsiasi credenza, ed una li
bera e spontanea associazione dei credenti mede
simi non soggetti a regole ed a governo di alcuna
sorte, in una parola, un cristianesimo libero ed in
dividuale. Ora, io chiedo, non è questo un fingersi
una storia a priori , non solo senza verun docu
mento che la fiancheggi, ma espressamente contro
tutti i documenti, che ci attestano appunto l'opposto?
Dunque l' idea di Chiesa non sarebbe per costoro
insorta se non verso la fine del quarto secolo o sul
principio del quinto? E pure troviamo ad aperte
note, che il divin Salvatore proprio volle edificare
una Chiesa, e la volle edificare sul suo apostolo
Pietro. L'idea di Chiesa non cominciò a formarsi
e ad apparire sul dechino del quarto secolo o sui
primordii del quinto, e ciò non di meno troviamo,
che gli apostoli ci parlano continuamente di Chiesa,
e di Chiesa di G. C. qual egli si acquistò a prezzo
del suo medesimo sangue (4), e gli scrittori apo
stolici cioè del primo secolo, e i loro immediati
successori, cioè del secolo secondo, non d' altro

tracó son dogme et sa morale. Mais Jésus-Christ , qui n'a


donné que les éléments d'un système de dogme et d'un sy
stem» de morale, sans touloir donner ce système a bien moins
encore voulu léjuer à ces disciples une théorie de gouver-
nement. — Matter, Hisloire de l'Église, tom. I, pag. 62 ,
e pag. 126.
(1) Act. XX, 28.
36 l' idea cristiana della chiesa
precipuamente ci trattengono che di questa Chiesa
medesima. Il simbolo degli apostoli che doveva
servir di tessera e norma nel privato e pubblico
insegnamento, in tutti gli atti solenni, nella sacra '*
liturgia, nel discernimento dei cristiani dagli ere
tici dopo gli articoli che riguardano le tre divine
persone e l' incarnazione del Verbo mette in primo
luogo quale articolo a credersi la Chiesa, e questa
Chiesa santa e cattolica, perchè — Si estende dai
primi cardini fino agli ultimi confini della terra (1),
come per maggior chiarezza leggesi nel simbolo
della Chiesa alessandrina, qual si suppone esser
quello che da Ario si offrì all' imperator Costan
tino per professarvi la sua fede (2). Potrebbesi
con maggior audacia proferire un tal paradosso ?
E pure lo si dà con una sicurezza, che non mai
P eguale.
Di più colla stessa imperturbabilità si afferma
che la primitiva associazione fu libera e spontanea
e non soggetta a regola veruna, e ciò non ostante
la contraria deposizione dei documenti biblici , e
dei monumenti cristiani del primo e del secondo
secolo. Cristo disse aperto che a Pietro si com
metteva la greggia sua a governare e pascere, os
sia la sua Chiesa (3). Disse inoltre che chiunque
avesse ricusato di ubbidire alla Chiesa dovea es-

(1) Et in unam catholicam Ecclesiam Ùei, quae a primis


cardinibus ad ullimos usque terrarum fines porrigitur. —
Apud Socrat. H. Ec. l. I, c. 26.
(2) Ved. Bingham, 1. e, p. 98. E presso l' Usserio nel
luogo cit.
(3) Jo. XXI, 15, 17.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 37
ser considerato siccome un gentile ed un pubbli
cano (1). Lo stesso apostolo Pietro dà la norma
ai vescovi come dovessero comportarsi nel governo
delle particolari greggie alla cura loro affidate (2) ,
s. Paolo fa la medesima esortazione ai vescovi
della provincia efesina avvertendoli a starsi in guar
dia contro coloro che avessero disseminato novità
intorno alla fede, e che a guisa di lupi avrebbero
dissipata la greggia (3). Di più amendue gli apo
stoli nelle lettere loro fulminano contro gli ere
tici perchè dalla fede si dipartivano dagli apostoli
insegnata e in quella vece disseminavano le loro
dottrine corrompitrici ; lo stesso fanno gii apostoli
s.j Giovanni e s. Giuda, e li dichiarano fuori della
lor comunione e della Chiesa. Come adunque la
fede era individuale o libera, e la cristianità una
libera e spontanea associazione senza legge, senza
organamento ? Egli è questo un paradosso condan
nalo da tutti i documenti biblici ed istorici , è una
affermazione tutto a ritroso della vera storia. È una
invenzione gratuita e maliziosa per prepararsi la
via ad encomiare la propria setta , la quale è ve*
ramente, come a suo luogo proveremo, un'associa
zione alla quale per nmna guisa si compete il
nome di Chiesa (4).

(1) Matto. XVIII, 17.


(2) 1. Petr. V, 2. Pascite qui in vobis est gregem Detj,
providentes non coatte sed spontanee secundum Deum... nc
que ut dominantes in cleris, sed forma facti gregis in animo.
(3) Act. XX, 28, 31.
(4) Fa veramente maraviglia , che un uomo grave qual
è il Guizot abbia potuto affermare nell'op. cit, L'Eglise et la
r
38 ' l' idea cristiana della chiesa
Non si è mai mostrato desiderio di avere ciò che
si possiede , cioè che G. C. avesse tracciato egli
stesso la costituzione della Chiesa, come ha trac
ciato il suo domoia e la sua morale. No , non si
è mai espresso un desiderio siffatto, poichè tutta
la cristianità, la quale altro non è come si disse,
che la Chiesa, si è trovata fondata, iustituita, edifi
cata dallo stesso divin Salvatore, che la ordinò
piena e perfetta con tutte le essenziali sue pro
prietà e prerogative e doti quali egli stesso, sì egli
propriamente, volle ad essa compartire nella per
sona de' suoi apostoli, e principalmente di Pietro
sul quale egli la edificò, affinchè tutta intiera la
reggesse nel domma, nella morale, nella disciplina.
Da Pietro cominciò, poichè esso fu l' istrumento
del quale il Redentore si servì per ammettere nel
suo grembo i Giudei e i Gentili convertiti a Cristo
per mezzo della predicazione. Da questo momento

société chrétienne alla pag. 8: — Je suis protestane, de con-


vinction comme d'origine... l'experience de la vie et Velude
de l'histoire m'ont affermi dans l'Eglise où je suis né. —
Che possa essersi fatta tal convinzione dietro la sua origine
da famiglia protestante, che tanto ha d'influsso sull'animo
giovanile, e si rafforza coll'età, colla educazione, coll'ascen-
dente della setta, ben si capisce; ma che abbia potuto for
marsi tal convinzione per lo studio della storia, ciò non può
essere, perchè la storia religiosa del cristianesimo non è
che una solenne e continuata condanna delia così detta ri
forma sotto ogni rispetto la si consideri. Tanto più poi qua
lora la storia del protestantesimo si rannodi con quella di
tutte le anteriori sette che l'han preceduto. Convien dire che
l'origine del signor Guizot abbia esercitata una grande in
fluenza sul modo da lui tenuto nello studio della storia.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 39
la società cristiana, ossia la Chiesa sotto il governo
generale di questo apostolo, e sotto lo speciale de
gli altri apostoli e de' vescovi da essi istituiti si
trovò costituita con l'autorità e leggi necessarie,
e continuò quindi senza interrompimento con sem
pre maggiore accrescimento fino a noi. La Chiesa
di oggi giorno è precisamente la stessa, che co
minciò in Pietro, negli apostoli, e con Pietro e con
gli apostoli e con i fedeli a mano a mano da essi
aggregati mediante il santo Battesimo.
Di più; non solo 6. C. ha dato gli elementi di
un sistema di dogma e di morale, ma ha propria
mente dato, non già un sistema in senso dell' au
tore di cui parliamo, ma bensì tutto e l' intiero
corpo di sua celeste dottrina sì per rispetto al
dogma, che per rispetto alla morale, ed ha di più
ingiunto a' suoi apostoli che andassero per tutto il
mondo ad insegnare e predicare quanto egli avea
loro insegnato , con l'ingiunzione , che chiunque
non avesse voluto lor prestar fede sarebbe irremis
sibilmente condannato. Queste eose leggonsi aper
tamente nel codice evangelico, e formarono la
norma di quanto si è poi veramente fatto in tutti
i tempi. Volle questa sua Chiesa la depositaria fe
dele , e custode gelosa di ogni parte dell' insegna
mento suo divino, e questo insegnamento s'incarnò
in questa Chiesa, nè può perire qualor non pe
risca la Chiesa medesima ; ciò che esser non po
trà mai, perchè da lui fondata perchè durasse sin
che durerebbe il mondo.
Essendo pertanto falso quanto si dice dal Guizot
e dal Matter non aver voluto G. C. dare un si
stema, com' eglino si esprimono, dommatico e mo
rale, così, e dirò ancor, molto più è falso che egli
40 l'idea cristiana della chiesa
non abbia voluto dare una teoria di governo, che
anzi egli ha dato un governo compatto, beo co
stituito e perfetto nella gerarchia de' vescovi, dei
preti e de' diaconi sotto il governo di un capo visi
bile da cui tutti dovessero dipendere. Diede alla sua
Chiesa il poter di istituir leggi di disciplina obbli
ganti in conscienza, come salvaguardia della fede e
de' costumi. Cosi infatti veggiamo aver praticato gli
apostoli del Nazzareno, allorchè prescrissero in con
cilio che i gentili convertiti dovessero astenersi
dall' uso delle carni immolate agli idoli, e dal san
gue e dal soffocato. Leggi che da s. Paolo chia-
maronsi dommi (1) per la loro stabilità e forza di
obbligare. L' istesso apostolo più cose di disci
plina stabili presso i Corinti (2). Ma di queste
cose appena qui accennate, si terrà discorso dap
poi nel seguito di quest' opera. Qui bastino que
sti cenni per dimostrare la falsità delle teoriche
dei settarii allorchè si accingono a statuire quanto
loro attalenta, e che vorrebbero che cosi fosse onde
giustificare i loro errori, e col non tener conto
dei fatti sui quali poggia la cattolica verità.
Ma quel che più condanna il procedere degli
avversarii è quella specie di sicurezza e gravità che
si arrogano quali sapienti che dall'alto dominano
sul sottoposto piano, lo squadrano e quindi scio
rinano le loro sentenze come assiomi ed oracoli
incontrastabili, senz'avvedersi che in cosi fare si
mostrano da men che fanciulli. Frattanto la turba
indotta ed inesperta della gioventù quali oracoli

(i) Act. XVI, 4.


(») I. Cor. VII e IL
AVVERATA NIL CATT0LICISMO. . 41
riceve le costoro dottrine, e s'imbeve il loro animo
di mille pregiudizii dai quali difficil cosa riesce il
ritrarneli, e son poi quelli che riescono al sommo
nocivi non meno alla religione che al ben sociale.
Chi infatti potria dubitare sentendo un autor grave
qual è il Guizot sentenziare con tuono assoluto,
che la società cristiana ne'primi tempi si presenta
come una pura associazione di credenze — che
solo nel finir del quarto o sul cominciar del quinto
secolo cominciò ad essere una Chiesa in udire,
come afferma il Matter, — che G. C. nè potè ne
volle esporre tutto il suo sistema, — che non ha
voluto legare ai suoi discepoli una teoria di go
verno — e simili ; chi dico, ciò sentendo a pro
nunciare con tuono magistrale, avria potuto dubi
tare della verità di tali oracoli 1 E pure è certo
dai documenti e dai fatti, esser questi altrettante
falsità smentite ad ogni piè sospinto dalla Bibbia e
dalla storia. Ebbene, questo e non altro è il fare
tenuto sistematicamente dai nemici e impugnatori
del cristianesimo e della cattolica Chiesa. Infelici
quei che s'imbattono in cotesti scrittori, e più in
felici quei che si lascian cogliere a questi lacci I
Stabiliscasi adunque l'aver G. C. fondata una
Chiesa, e che questa verità di fatto è di una evi
denza storica superiore a qualunque eccezione, per
chè piena, costante,, assoluta. Verità pertanto certa
e, da non potere essere scossa per qualsivoglia
conato in contracio.
CAPO II.

La Chiesa da 6. C. fondata altro non é che no pro


lungamento della sua esistenza visibile sopra la
terra.

La istituzion della Chiesa è il capolavoro della


incarnata sapienza, il fine precipuo di sua divina
missione, e quella in cui G. C. compendiò sè stesso.
Non si può pensare a questa divina istituzione
senza esser compresi dalla più alta ammirazione nel
considerare i profondi disegni che ebbe l'uomo-Dio
in fondarla. Ella è questa una istituzione al tutto
nuova riguardata nel suo assieme (1). Perchè se

(1) Quando la istituzione della Cbiesa [qui si dice nuova


riguardata nel suo insieme, deve intendersi rispetto alla spe
ciale istituzione di G. C. nel suo nuovo modo di essere ;
poiché in quanto alla sostanza e nella sua generalità la
Chiesa cominciò fin dal principio del mondo, continuò nella
legge mosaica, e fu perfezionata in G. C. con avere da lui
il suo compimento. In questo senso Bousset nel suo ammi
rabile discorso intorno alla storia universale dal principio
del mondo ne ripete la origine.
44 l'idra cristiana della chiesa
beo si rifletta rispetto agli altri doni che. sono
stati dalla larga e munifica mano gratuitamente lar
giti da Dio agli uomini, distinti da questa istitu
zione, noi ravvisiamo che questi già trovavansi
nella legge antica; tali sono il dono della fede, il
dono della grazia, il dono de'miracoli e della pro
fezia. Imperocchè la fede già trovasi ne'primi pro
genitori, ne'patriarchi, e in tutti i giusti dell'antico
Patto, era questa fede nel futuro promesso Messia
che quelli giustificavansi, ed anzi di questa fede vi
vevano (1), era l'unica condizione per la quale
essi potevano piacere a Dio (2). La grazia sebbene
ora in maggiore abbondanza e copia concedasi a
quei che vivono sotto il Vangelo, pure davasi ezian
dio nella sua giusta misura a quei che vivevano
tanto sotto la legge di natura quanto a quelli che
vissero nella legge scritta. Del dono di miracoli e
profezia non è a dubitarsi da chi percorra le pa
gine del Testamento antico. Anzi era questo dono
più abbondante forse negli antichi tempi, perchè
dovevano gli Ebrei essere con questi tutelati con
tro lo scandalo continuo e le insidie del paganesimo
dal quale erano circondati, le profezie poi per av
vivare di mano in mano la fede e l'aspettazione
del promesso liberatore. Laddove della Chiesa non
n'aveano che un adombramento, uno schizzo nella
teocratica istituzione del loro governo e della si
nagoga.
Nel resto questa teocratica forma, e questa sina
goga era ben lontana dalla istituzione della Chiesa

(1) Habac. II, 4. Hab. X, 39.


(2) Uab. XI, 6.
AVYfiBATA «KL CATT0LICISM0. 45
fondata da 6. C. e ciò per più capi. E primamente
perchè quella non era esclusivamente necessaria
per aver la fede, la grazia e la salute. Imperocchè
la fede, la grazia e la salute poteva aversi fuori della
sinagoga, come di fatto non pochi l'ebbero fra i
gentili estranei alla medesima. L'esempio di Giob
e de'suoi amici n'è una pruova incontrastabile. Lo
stesso è a dire degli altri antichi patriarchi i quali
vissero anteriormente alla legge scritta e alla isti
tuzione della sinagoga. Di più perchè la sinagoga
era locale, temporaria, e come una preparazione
della Chiesa avvenire destituita delle proprietà e
prerogative, che alla Chiesa di 6. C. si addicono
esclusivamente. Dio avea scelto nella posterità di
Abramo un popolo in cui e per cui si perpetuasse
la fede nell'unico creatore e sovrano dell'universo
e nel promesso liberatore fino all'adempimento di
questa promessa, e che però egli resse con una
special provvidenza straordinaria e sovrannaturale
a tal fine, ma senza punto derogare a quanto egli
avea conceduto e concedeva di fede, di grazia e di
salute ai gentili sparsi per tutto l'universo. Laonde
questi ancorchè avessero conoscenza della sina
goga non eran tenuti affin di operar la loro eterna
salute l'aggregarsi alla medesima, come una neces
saria condizione. In terzo luogo la sinagoga era
fissa al suolo di Palestina, ed era determinato il
luogo come centro di culto il tabernacolo al quale
poscia si sostituì il tempio, fuori del quale non
potevano offerirsi i solenui sacrifizii.
Quindi ben potea dirsi in senso largo e in qual
che significato Chiesa giudaica, se cosi si vuole,
una figura, un tipo della vera Chiesa, ma non mai
nella stretta e rigorosa significazione di questo nome,
46 l'idea cristiana della chiesa
giacchè questa per la prima volta è stata da Cristo
istituita e fondata. Di qui è che mai nell'antico Te
stamento troviamo esser con questo nome e in
questa significazione denominata Chiesa Y antica
sinagoga. 1l nome non men che la cosa con esso
significata tutta è esclusivamente nuova, e propria
della istituzione del Salvator del mondo. Egli solo
per primo la istituì e Chiesa sua denominolla (1).
Ne poteva essere altrimenti, dapoichè egli con
questa istituzione ammirabile qual frutto del sangue
e della morte sua volle perpetuar sè stesso, e pro
lungare indefinitamente la sua esistenza visibile e
terrena pel corso di tutti i secoli. Volle compen
diare in essa le sue prerogative medesime e i van
taggi, che colla sua incarnazione divina avea recati
al mondo. E perchè non abbia a dirsi esser que
sta una idea soggettiva nostra, gratuita, e senza fon-»
damento, ragion vuole che la fortifichiamo con
pruove di ogni fatta, sino a non lasciar traccia di
dubbio intorno alla sua verità obbiettiva.
Prima pruova di questo vero siano le parole
colle quali il divin Redentore promise di essere
eon i suoi apostoli nell'esercizio di loro missione
del predicare e battezzare dicendo: Ecco che io
sono con voi ogni giorno fino alla consumazione de'
secoli ; con esse non solo promise loro assistenza,
ma eziandio una permanenza perpetua, sono con voi,
colle quali significò che sebbene egli si sottraesse
alla lor vista colla sua dipartita dalla terra colla

(1) Ved. Bellarm.De Ecclesia militante, cap. I, n. 5, ove


osserva che non mai la Chiesa di G. C. fu chiamata sina
goga come fu denominata la giudaica.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 4?
gloriosa ascensione sua al cielo, .pure continuava
invisibilmente a rimanersene con esso loro in ogni
tempo in un modo al tutto nuovo col convivere in
mezzo ad essi. Questa continuazione di vita colla
sua Chiesa sulla terra è quello appunto che io chiamo
prolungamento di sua esistenza visibile perchè si
manifesta nella esistenza di questa Chiesa mede
sima, come il sole seguita a manifestarsi agli occhi
dei mortali dopo il suo tramonto sull'orizzonte coi
suoi raggi e coi suoi crepuscoli.
Seconda pruova è la denominazione di corpo,
cioè mistico, che si dà alla Chiesa di G. C. nelle
sacre Scritture. Or nulla di più frequente di una
cosi fatta espressione. L'Apostolo così la chiama in
più luoghi ; nella prima ai Corinti dice espressa
mente ai fedeli: < Voi siete il corpo di Cristo, e
membri (uniti) a membra (1) », e nella seconda
epistola ai medesimi esortando i ministri della
Chiesa a patire e soffrire per amor di G. C. scrive:
i portando noi sempre per ogni dove la morti
ficazione di Gesù Cristo nel corpo nostro affinchè
la vita ancor di Gesù si manifesti ne'corpi nostri.
Imperocchè continuamente noi, che viviamo, siam
messi a morte per amor di Gesù ; affinchè la vita
di Gesù si manifesti nella carne nostra mor
tale (2) », colle quali parole questo grande apo
stolo aperto significa costituir noi una cosa stessa
con G. C. come partecipi della sua morte e della
sua vita, ossia della gloriosa sua risurrezione per
chè siamo animati dal suo spirito che si governa
48 l'idra cristiana della chissa
e regge come il suo proprio corpo, come apparisce
da tutto il contesto.
Tutto questo però vien meglio e più espressa
mente dichiarato dallo stesso apostolo nella epi
stola agli Efesii ai quali dando ragione del conto
in che tien Cristo la Chiesa sua la pone in ciò
« perchè siam membra del corpo di lui, della
carne di lui e delle ossa di lui (4) », cioè perchè
tutti noi fedeli, quanti siamo, siam membri del
mistico corpo di G. C, siamo della carne di lui
e delle ossa di lui, perchè siam di quella stessa
natura, che egli assunse per noi, e che anima e
governa mai sempre col suo medesimo spirito e le
dà vita.
Terza pruova è il dirsi cosi soventemente nelle
sacre Scritture G. C. capo della sua Chiesa; or
questo pure troviamo nelle epistole di s. Paolo. Nella
lettera agli Efesii scrive che Dio « costituì Lui, cioè
- G. C, capo sopra tutta la Chiesa, la quale è il corpo
di lui, ed il complemento di lui, il quale tutto in tutti
si compie (2) »; e in quella stessa forma che il corpo
umano in quanto è fatto per l'anima umana è quasi
un complemento dell'anima stessa, così la Chiesa
fatta per Cristo è il complemento di Cristo, il
quale fa un tutto compiuto e perfetto nella unione
con tutti i suoi membri. Questa stessa locuzione
vien ripetuta verso la fine della stessa lettera di
cendo : t Conciossiachè l'uomo è capo della donna :
come Cristo è capo della Chiesa; ed egli è salvatore

(1) Ephes. V, 50.


(2) Bphes. f, 22, 23.
AVTEBATA NEL CATT0LICtSM0. 49
del corpo suo (1) », e altrove « Egli, scrive, è
U capo del corpo della Chiesa (2) ».
Quarta pruova è il chiamarsi G. C. sposo della
Chiesa qual egli si guadagnò a prezzo di sangue;
or di questa qualità di sposo della Chiesa ragiona
lo stesso apostolo, il quale da essa ricava l'istru
zione morale dei doveri scambievoli dei coniugi
scrivendo agli Efesii: « Uomini amatele vostre
mogli, come anche Cristo amò la Chiesa, e diede
per lei sè stesso, affine di santificarla mondandola
colla lavanda di acqua mediante la parola di vita,
per farsi comparir davanti la Chiesa vestita di glo
ria senza macchia e senza grinza od altra tal cosa,
ma che sia santa ed immacolata.... Per questo
l'uomo abbandonerà il padre e la madre sua, e
starà unito alla sua moglie: e i due saranno una
carne. Questo sacramento è grande, io però parlo
riguardo a Cristo ed alla Chiesa (3) », e nel
l'Apocalisse l'angelo dice a s. Giovanni: « Io ti
mostrerò la sposa, moglie dell'Agnello (4) », cioè
la Chiesa ; e cosi altrove. Or non vi è unione più
stretta ed indissolubile di quella che passa tra i
coniugati, i quali non costituiscono che una sola
persona morale.
Quinta pruova è quel dirsi, che Gesù soffre e
pate nei suoi fedeli, come nelle membra del corpo
suo. A questo riferisconsi le parole dette da Cri
sto a Saulo allorchè infuriava contro la Chiesa sua :

(1) Ephes. Y, 23.


(2) Coloss. I, 18.
(3) Ephes. V, 25, segg.
(4) Apoc. XXI, 9.
50 l'idea cristiana della chiesa
f Saulo, Saulo perchè mi perseguiti? ancorchè Saulo
propriamente non perseguitasse che i soli seguaci
di G. C. ossia la Chiesa sua. In questo senso scri
veva l'apostolo ai Colossesi » : Do nella carne mia
compimento a quello che rimane di patimenti di
Cristo, a pro del corpo di lui, che è la Chie
sa (1) », non che la passione di Cristo abbia bi
sogno di supplemento, o che alcuna cosa debbano
ad essa aggiugnere i patimenti de'Santi, ma con
siderando Gesù Cristo e la Chiesa come una sola
persona, della quale il capo è Cristo, e i giusti
sono le membra, e sapendo ancora, come è voler
di Dio, che a imitazione del loro capo debban pa
tire e portar la loro croce anche i membri per
arrivare alla gloria, i patimenti che soffrono gli
stessi membri, figura l'apostolo come sofferti dal
medesimo Cristo per l'intima connessione di amore
e di carità, che regna tra questo e quegli ; onde
con enfasi grande dice, che quello che egli soffre
nella sua carne, è per compiere per la sua parte
la misura di quei patimenti che Cristo soffrirà
nei suoi membri sino alla fine del mondo (2).
Tralascio altre pruove che potrebbonsi recare
a confermar questo vero, le quali tutte concor
rono mirabilmente in porgerci questa sublime
idea della Chiesa la quale non è che una specie
di continuazione della divina incarnazione, con
questa differenza, che nell'assumere il Divin Verbo
l'umana natura se la congiunse in unità di per
sona e fisicamente, si unì alla Chiesa moralmente

(1) Coloss. I, 24.


(2) Vid. Estia, Piconio, Martini a questo luogo.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. Si
e per grazia. E in questa unione morale di grazia
e di carità seguita egli a vivere nella Chiesa e
colla Chiesa finchè durerà il tempo, per poscia
continuar questa vita medesima nella celeste ma
gione per la intiera eternità.
I dottori e padri della Chiesa sono unanimi sotto
questo rispetto riconoscendo una intima unione
di 6. C. colla Chiesa sua sempre permanente;
unione per cui la Chiesa vive ed opera nella san
tificazione nel mondo. Quindi essi si piacciono in
chiamar Cristo capo della Chiesa, ma capo che
dirige, ma capo che governa, che sostiene, che di
fende il corpo suo, capo che in esso influisce coi
suoi lumi celesti, colle sue divine spirazioni, colle
sue consolazioni interiori, capo che riconosce come
fatto a sè ciò che vien fatto ai membri suoi o sia
di gloria e di esaltazione, o sia" di persecuzione e
d'ignominia, perchè una sol cosa è col corpo suo ;
cosi s. Ireneo il quale scrive, che come il Verbo-
uomo ricapitolando, ossia raccogliendo in sè stesso
le cose tutte, di quella guisa che il verbo di Dio
è il principe delle cose sopracelesti, spirituali ed
invisibili; così è giusto che nelle visibili eziandio e
corporali abbia il principato, assumendo il primato
in sè stesso, e ponendo sè capo della Chiesa, tragga
le cose tutte a sè stesso a tempo suo (1). Cosi
s. Cipriano (2), cosi s. Basilio (3), così s. Gio.

(1) Llb. HI, Cont. hares. Cap. XVI, n. 6, ed. Mass.


(2) Lib. De op. et Unit. Eccles. p. 344
(3) Tom. I, p. 168, e tom. IH, pag. 372
52 L' IDEA CRISTIANA. DELLA CHIESA
Crisostomo, che inoltre chiama la Chiesa la pie
nezza di Cristo (4),-così s. Girolamo (2).
Ma piaccionsi più particolarmente i medesimi
Padri chiamar Cristo sposo della Chiesa, e la
Chiesa sposa di G. C. per quell'intimo ed indisso
lubile congiungimento o nodo che assieme li stringe,
non che per la comunicazione di beni che da que
sto divino sposo alla Chiesa ne deriva. È famigliare
ad essi questa appellazione biblica, come può ve
dersi in Tertulliano (3) , in s. Cirillo Gerosoli
mitano (4), in s. Gio. Crisostomo (5), ed altri.
Alludono apertamente al capo V dell' epistola
dell'Apostolo agli Efesii e come tra gli altri fa
Tertulliano, il quale da questo luogo trae uno strin
gente argomento per convincere Marcione di gra
vissimo errore nel condannare le nozze, poichè es
sendo queste dette dall'apostolo un gran sacra
mento in Cristo e nella Chiesa, con questo insegna
come un cosi fatto congiungimento dell'uomo e
della donna è sacramento grande in quanto che
significa e figura una gran cosa, cioè l'unione di
Cristo colla Chiesa; l'apostolo esorta i coniugi al
l'amore scambievole, o a tale amore, per cui una
cosa sola di due si facciano, per forma che sieno
una sola carne, una sola anima. Dice poi essere
una dilezione siffatta figura e sacramento, ossia tipo,
immagine e specchio dell'amore di Cristo verso

(1) Tom. II, p. 19.


(2) Tom. II, p. 699.
(3) Lib. V, Gont. Mare. c. 18, p. 484, ed. Rigol.
(4) P. 298, ed. Touttée.
(8) P. 393. - Tom. V, p. 30 e 178.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. »3
la Chiesa, la quale deve aderire e agglutinarsi
collo sposo suo, che diventino di due una sola
cosa, e amendue non sien che uno, e però che
la Chiesa non d'altro spirito viva e si regga se non
di Cristo, affinchè in essa viva Cristo, ed essa in
Cristo (i). Quindi è famigliare agli stessi Padri
l'affermare essersi formata la Chiesa dal lato di
G. C. morto in croce, come Eva dal lato di Adamo
dormiente, come a lungo tra gli altri espone il
Crisostomo (2).
Il sacerdozio che esercita mai sempre G. C.
per mezzo de' suoi ministri- nella Chiesa nella
confezione e amministrazione e valore da' sacra
menti nojn su di altro poggiasi, che in questa in
tima congiunzione di Cristo colla Chiesa sua, del
l'informarla che egli fa di sua continuata presenza.
Dottrina della Chiesa universale svolta maraviglio
samente e difesa da s. Agostino contro i Donatisti,
secondo la quale il valor de' sacramenti non di
pende punto sia dalla fede sia dalla disposizione
del ministro. Imperocchè i sacramenti non sono
degli uomini, ma di Cristo, ed egli è che per mezzo
de' ministri suoi battezza, assolve e compartisce
la grazia propria di ciascun sacramento, che opera
per virtù propria, ossia per quella virtù inerente
per G. C. ai sacramenti della nuova legge. Per
questo principio inconcusso è divenuto celebre il
detto di s. Agostino : Battezzi Pietro, questi, cioè
Cristo, è quei che battezza, battezzi Paolo questi
è che battezza, battezzi Giuda, questi è che bat-

(1) Loc. cit. col commento di Regalzio.


(2) Loc. cit. pag. 315, tom. III.
Pbrronb, Ifid. Cristiana, ecc. Voi. III. 5
84 h' UWk .CRISTIANA DBLLA CHIESA
tezza (1). G. C. è quegli che meritò questa virtù
dei suoi sacramenti, e che comunica ogni qual
volta che colla dovuta forma, materia ed intenzione
per mezzo de' suoi ministri si danno e si ammi
nistrano. Ciò che chiaramente si manifesta nel sa
cramento della Eucaristia, mentre i sacerdoti in
nome stesso di Gesù Cristo pronunziano le parole
consecratorie.
Dal che si fa chiaro altro non essere la Chiesa
che il corpo mistico del Salvatore, la sposa sua,
il suo sacerdozio, la manifestazione della invisibile
sua presenza, la quale si estrinseca per mezzo
della Chiesa, che forma un sol tutto con esso lui.
È G. C. alla Chiesa quello che è il Verbo all' u-
manità sacrosanta, salva la dovuta proporzione già
pei* noi notata. Ora il Verbo d'invisibile che egli
è in sè stesso per mezzo dell' assunta umanità si
fe' visibile al mondo, operò visibilmente le sue ma
raviglie nel mondo, insegnò la sua celeste e divina
dottrina in un modo sensibile al mondo, cosi
questo Verbo fatt' uomo sottrattosi dall' aspetto .
del mondo con risalire in cielo seguita a rendersi
visibile per mezzo della sua Chiesa, opera nella
sua Chiesa i prodigi di sua bontà, e si rende ma
nifesto al mondo sensibilmente per la sua Chiesa.
Quindi ben può analogicamente chiamarsi la Chiesa
la perenne manifestazione del Divin Verbo incar
nato, la continuazione di questa sua ammirabile
incarnazione. -
E posciachè il divin Verbo coll' assumere a sè
ipostaticamente l'umana natura la fece sua e ser-

(I) Traci. VI, in Jo. n. 7.


AVVERATA DEL CATT0LICISMO. US
vissene per operare i prodigi di sua carità e bontà
in pro degli uomini, principalmente in ammaestrarli,
in porger loro gli esempii di ogni eccelsa virtù,
sicchè questi avessero in lui un modello perfetto
cui imitare col calcare le vestigia da lui segnate
nel suo passaggio sulla terra, ma sopra tutto col
dare il prezzo del riscatto nella redenzione dell' u-
man. genere, cosi a proporzione egli seguita a fare
nella sua Chiesa e per mezzo di essa. Chiesa. Con
tinua G. C, in essa e per essa a far la manife
stazione e di questi esempii di virtù e di ammae
stramenti, e di redenzione coll' applicazione pe
renne dei meriti del riscatto fino alla fine de' secoli.
Tanto che gli uomini hanno mai sempre nella
Chiesa e per la Chiesa presente a sè quest'uomo-
Dio, che porge esempio di sè, che instruisce, che
santifica, come fosse ognor vivente, e tra lor
conversasse.
Nè qui si restringe il tutto, ma proseguendo
l'idea della continuata incarnazione di quest'uomo-
Dio nella sua Chiesa, ne rampollano quai preziosi
corollarii non pochi pregi di questa sua istituzione
che la innalzano incomparabilmente agli occhi
della fede che la contemplano. Imperocchè è fuor
di ogni dubbio, che per l'ipostatico congiungimento
del Verbo colla umana natura comunicò alla me
desima, in quanto n'era capace, e salva la perfetta
distinzione delle due nature, quelle proprietà che
spettano alla natura divina. Tal è la dottrina dei
Padri, i quali all'unissono in ciò convengono che
per la sostanziale intima unione delle due nature
in Cristo, la natura divina invase e penetrò tal
mente la natura umana, che questa oltrepassò la
misura e i termini suoi, comechè tutta deificata, ed
56 L' IDIA CRISTIANA DELLA CHIESA
innalzata al di sopra di sua condizione. Tra gli altri
in celebrare questo ineffabile innalzamento si di
stinse s. Gregorio Nisseno, il quale dalla unio
ne, e com'egli parla, dal mescolamento o lemperazione
delle due nature pronunziò, che la parte inferiore
più non rimanga nei proprii termini e proprietà,
ma sia tratta alle doti della superiore, specialmente
ove corravi una certa infinita differenza di forze e
di maestà ; e però che Cristo-uomo per la unione
della divinità sia stato imbevuto d' immortalità, di
luce, d'incorruttibilità, regno e dominazione (1).
Anzi lo stesso santo Dottore professa poco di poi,
in ciò consistere tutto l'arcano della divina incarna
zione, che per la connessione della natura incorrutti
bile e divina colla corruttibile ed umana non per
durassero amendue in un certo senso ad essere al
tutto come prima; non già che la superiore venisse
a cadere nella inferiore, ma sibbene che la inferiore

(i) Orat. IV, cont. Eunom : — Ut enim in altissimo fac-


tus, superexaltatus est; sic etiam alia omnia factus est
in immortali immortalis, in luce lux, in incorruptibili in-
corruptibilis ; in invisibili invisibilis ; in Christo, Christus ;
in Domino Dominus. Nam eum pars altera in corporalibus
temperationibus multis modis exuberat, quae minor est trans-
formari solet in eam partem, quae prevalet, id etiam in my- '
stico sermone piane, per vocem Petri docemur, quod humi-
litas ejus qui ex inflrmitate cruciflxus est , ipsa autem in-
firmitas carnem declarat: hoc per temperationem cum
infinito, et interminato non mansit in propriis mensuris et
proprietatibus, sed dextera Dei sublime elatum est, atque
servi loro factus est dominus, et pro subdito Christus rex,
proque humili altissimus, et pro homine Deus. — Ed. Pa
ris,! 6l5, p. 156.
AVVERATa NEL CATT0LICISMO. 87
venisse imbevuta della maestà, incorruttibilità e di
vinità della superiore ; ciò che spiega lo stesso santo
con dire essere la divinità incommutabile ed effica
cissima, mentre l'umanità è inferma ossia debole e
mutabile, e però ne seguita venir questa da quella
come assorta dalla sua maestà che prevale e so-
praeccede infinitamente l'assunta natura, come po
scia a lungo espone. E così tengono del pari
gli altri Padri (1).
Di qui è agevole il farsi una qualche idea della
sopraccellenza, della santità, delle incomprensibili
prerogative che per la incarnazione del divin Verbo
provennero nella assunta umanità, e qual concetto
dobbiam farci di questo Uomo-Dio. La comunione
degli idiomi o proprietà, l'immeazione, se cosi è _
lecito di esprimersi, della divina natura nella umana,
le operazioni teandriche , e quanto può conce
pirsi di grande, di sublime di cui è capace una na
tura finita, invasa, investita, penetrata da un Dio, e
fatta propria di Dio. Possiamo ciò illustrare col-
l'esempio di un limpidissimo disco di cristallo il
quale sia investito dai raggi solari, diviene questo,
salva la condizione sua di cristallo, per. tal forma
in ogni sua parte illuminato da queil' immenso
torrente di luce che dal sole dimana, che appena
distinguesi dallo stesso sole per la chiarezza; ov
vero, per servirmi di una similitudine famigliare
agli antichi Padri, qualora un ferro vien dal fuoco
penetrato ed invaso diventa rovente, attalchè ap
pena lo distingueresti dal medesimo fuoco.
Or ecco quanto da queste premesse ne conseguiti

(1) Ve.d. Thomas, De Verbi Dei Incarnat., lib. IV, c. 16.


88 l' idea cristiana DELLA CHIESA
pel nostro argomento. Se la Chiesa è quasi un
prolungamento della esistenza terrena del Verbo
fatt'uomo tra noi, se è come una continuazione
della incarnazione medesima nella Chiesa stessa,
ne rampolla necessariamente , che debbano colla
dovuta proporzione comunicarsi alla Chiesa di G.
C. quéi pregi, quelle proprietà , quelle doti di
sovrannaturale eccellenza che ne provennero alla
sacrosanta umanità di G. C. dall'intimo congiun
gimento che fece il divin Verbo nell' assumerla a
sè in unità di persona. Anzi ne segue, che avendo
servito -questa umanità stessa di vivo ed animato
strumento al divin Verbo che l'assunse ad uso
suo nell'opera della redenzione, il Verbo stesso
deve considerarsi come il principale agente, che
in essa e con essa operava, la dominava e la reg
geva, così deve considerarsi l' uomo Dio come l'a
gente principale nella Chiesa sua e colla sua Chiesa
che quale istromento adopera in produrre le ma
raviglie sue nella santificazione delle anime, nel
reggerla e nel governarla in tutti gli atti suoi.
Di più, in quella guisa che gli atti direttamente,
come a principio che opera, alla persona si attri
buiscono, sebbene come in radice provengono dalla
natura, gli atti di G. C. in retto si predicano del
Verbo, giusta la dottrina di s. Cirillo alessandrino
nella sua lotta contro Nestorio, con dire che il
Verbo nacque dalla B. Vergine, pati, morì croci
fisso, risorse nella carne (1), così quanto si fa nella

(I) Ved. in lib. De recto. in Dominum Nostrum Jesum


Christum fide. Opp. ed. Paris, 1638, tom. V, par. II, et
paf. I, Dial. VilI, ad Hermiam, De incarnatione Unigeniti.
AVVERATA NEL CATT0LlCISMO. 59
Chiesa deve ascriversi in retto a G. G. il quale
in lei e con lei agisce, pate, trionfa, santifica.
Laonde o si riguardi la Chiesa da Cristo isti
tuita in sè, o si riguardi nelle sue prerogative,
nelle sue doti, ne' suoi titoli, o si riguardi infine
nelle sue operazioni, e nei suoi atti si ha a con
siderare come lo stesso Signor G. C. in sè, nelle
sue prerogative, doti e titoli, e nelle sue opera
zioni, come quegli che in essa e per essa e con
essa forma un sol tutto e una persona morale.
A lui come a dominante e reggente principale in
retto debbe attribuirsi quanto essa è e quanto
da essa si fa. ,
Tale e non altra è la genuina idea cristiana
della Chiesa di G. C. e dalla quale come da sua
vera sorgente dobbiamo dedurre la dottrina, che
ci siam proposti di svolgere a mano a mano nel
nostro lavoro. Qualunque altra idea a questa si
volesse sostituire sarebbe sempre difettosa, man
chevole ed imperfetta. Infatti colla idea cristiana
della Chiesa che abbiam qui solo abbozzata ne de
riva nauralmente e logicamente la sua santità, la
sua indefettibilità, la sua infallibilità, perpetuità ed
ogni altra proprietà e dote sua ; si rende ragione
di sua condotta , e di ogni sua operazione nel
reggimento de' fedeli.
Per questo motivo l'illustre Moehler nella sua
Simbolica di qui prese le mosse in trattar della

Ha specialmente negli anateniatismi contro Nestorio nel


toni. VI. È questa la formula della quale egli felicemente
si servi in combattere l'empia dottrinadi Nestorio. Formula
consecrata eziandio dalla Chiesa nella sua liturgia.
60 l' IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
Chiesa ; Gesù Cristo, scrive egli , per continuar
l'opera sua ha stabilita una società umana, seu-
. sibilo, che si può ascoltare , vedere e toccare ;
ben più, l'incarnazione del Verbo esigeva che la
Chiesa fosse visibile e cadesse sotto i sensi. La
Chiesa è adunque G. C. che si rinnovella inces
santemente riapparendo continuamente sotto una
forma umana. È l'incarnazione permanente del fi
gliuolo di Dio (1).
Prima però di svolgere per singolo ne'seguenti
capi quanto contiensi in questa idea madre, e qui
al nostro scopo appena accennato, a maggiore lu
cidezza dell'argomento debbo osservare che il no
me di Chiesa si piglia in doppio senso. Nel senso
comunemente adoperato per Chiesa s'intende tutta
la collezione de' fedeli che professano la stessa
fede, partecipano agli stessi sacramenti, e sotto
stanno ai legittimi pastori, e principalmente al
vicario di G. C. il romano Pontefice capo visibile
della stessa Chiesa. In senso più ristretto si ado
pera a significare esclusivamente il ceto de'pastori,
che costituiscono la gerarchia, o il sacro principato.
Ora delle proprietà comunicate alla Chiesa, delle
prerogative e doti, talune sono comuni a tutto il
ceto de' cristiani che costituiscono la Chiesa nel
suo più ampio significato; talune poi sono esclusi
vamente proprie del ceto ecclesiastico, ossia della
Chiesa tolta nel suo più ristretto senso. Quindi
secondo la diversa materia di che si tratta sarà

(1) Symbol, chap. V , § XXXVI, 2.™ èdit. Trad. La-


chat, Paris, 1852, toro. II, pag. i , segg. — Defense de la
Symbolique, tom. III, 1853, cap. IV, pag. 386, segg.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 61
facile il dfscernere e sceverare quanto alla Chiesa
dal divin Salvatore in essa dimani sotto F uno
o l'altro dei due indicati sensi. Quanto, a cagion
d' esempio, si attiene agli atti di autorità, d'inse
gnamento, di amministrazione di sacramenti è di
per sè manifesto doversi riferire alla Chiesa nel più
stretto significato di questa voce ; quello per con
tro che spetta alla fede, agli effetti e frutti dei
sacramenti , e simili alla Chiesa compete tolta nel
suo più ampio significato.
Noi non pertanto dietro questa dichiarazione,
ci serviremo promiscuamente dell'uno e dell'altro
senso, qualor non crediamo spediente il distin
guerlo appositamente , a scanzo di qualsivoglia
equivocazione. Nel resto parleremo generalmente
delia Chiesa, quale è stata da G. C. istituita coi
due ordini complessivamente, e colla quale egli in
tese perpetuare sè stesso, e far di sè fina continua
manifestazione sulla terra sino al terminar de'se-
coli. In tal guisa ci formeremo meglio queil' alto
concetto, che si addice a questa maravigliosa isti
tuzione, vero capo lavoro della infinita sapienza e
bontà di Dio, il quale si è degnato di ammetterci
a far parte di questa Chiesa medesima, e però
meglio apprenderemo qual debba essere la grati
tudine, che gli dobbiam professare.

5*.
capo in.

6. G. rioni nella sna Chiesa il divino o l' ornano coma


Dio -Domo.

Se la Chiesa di G., C. istituita dovea nei disegni


di lai in sè racchiudere nel modo che si è esposto,
come in compendio la incarnazione del Divin Verbo,
rappresentarla, ed anzi continuare e prolungare la
maravigliosa unione delle due distinte nature in
unità di persona, si fa di per sè manifesto, che
anch' essa dovea in riunire il divino e l'umano
a somiglianza di quella.
Se non che la Chiesa secondo una doppia ve
duta può considerarsi o come la rappresentante e
manifestazione eterna, come si è detto, della divina
incarnazione del Verbo, ovvero come un prolun
gamento e continuazione della medesima. Nel-
l' uno e nell' altro rispetto la si consideri , deve
riunire in sè i due elementi divino ed umano. Im
perocchè non potrebbe dirsi esterna manifestazione
del Dio incarnato qualora mancasse alla Chiesa
T uno e P altro elemento, molto meno 'potrebbe
aversi in conto di continuazione e prolungamento
64 l'idea cristiana della chiesa
della incarnazione divina se fosse destituita o del
divino o dell' umano. Ciò che ognuno vede di per
sè stesso, essendo la caratteristica, ed anzi consi
stendo l' essenza della incarnazione nella personale
e sostanziale unione delle due distinte nature. Ri*
mane ora a vedere come e sotto l' uno e l' altro
rispetto la Chiesa debba in $è realmente riunire e
di fatto riunisca tanto l' umano che il divino, tanto
la natura umana quanto la natura divina. Ciò che
è agevole a dimostrarsi.
Non potrebbe ella offerire sè come modellata
su quel prototipo od esemplare nè far manifesta
la vera e reale incarnazione del divin Verbo qua-
lor fòsse destituita dell'uno o dell' altro elemento.
Mancando dell' elemento divino la Chiesa non fa
rebbe mostra che della umana natura, e con ciò
distruggerebbesi la realtà della incarnazione, e lo
stesso mistero andrebbe in dileguo; mancando del
l' elemento umano ne rampollerebbe lo stesso con
seguente. Quindi è necessario, di assoluta neces
sità che a far tale dimostrazione si rinvengano in
lei i due elementi.
Per molto maggior ragione richieggonsi nella
Chiesa di G. C. il divino e l' umano qualor si con
sideri come prolungamento e continuazione della
incarnazione del figliuol di Dio, Gesù Cristo; ora,
com' è, ad un tempo Dio ed uomo; non potè
però come non può esser Dio-Uomo senza l'una
o l' altra natura. Ora, sebbene solo analogicamente
la Chiesa sia e dicasi una continuazione della in
carnazione, pure perchè possa anche in questo
senso affermarsi di lei che sia un prolungamento
della divina incarnazione richiedesi e la natura
umana, e sotto nn qualche rispetto eziandio la na
ÀWERATA NEL CATT0LICISMO. 65
tara divina, altramente tale per fermo non potria
appellarsi.
Ciò premesso , proseguendo nel nostro argo
mento, giustamente può dimandarsi in che consi
sta nella Chiesa l' elemento divino, e in che con
sista l' elemento umano allorchè la si considera
come manifestazione dell' incarnato Verbo ; può
chiedersi in che consista la natura umana e la na
tura divina nella Chiesa in quanto la si considera
qual protraimento e continuazione permanente
della incarnazione medesima. Rispondo non avervi
difficoltà veruna neh" uno e neU' altro significato
in ciò che concerne l' elemento o la natura umana
costando la Chiesa di uomini ; laonde non ha luogo
la difficoltà che in esporre in che consista l'ele
mento o la natura divina nella Chiesa perchè possa
con verità dirsi o manifestazione, o prolungamento
della divina incarnazione.
A così fatta inchiesta pertanto dico consistere
l' una e l' altra in più cose, o se cosi si voglia, in
più capi pei quali siam fatti certi che la divina
natura nella Chiesa di G. C. si trova permanente,
si comunica alla medesima, la investe e tutta la
innonda e la penetra. Ciò che avviene primamente
in generale per l'ordine sovrannaturale al quale
pei meriti del Salvatore ; essa è stata da lui innal
zata e sublimata nella stessa sua istituzione . qual
corpo suo a sè connesso g congiunto come suo
capo ; come sposa sua colla quale è strettamente
unita; come tabernacolo, come tempio, come casa
eh' egli scelse ad abitazione sua. Quest'ordine per
ciò stesso che dicesi sovrannaturale non solo non
era dovuto alla natura nostra, nè secondo la esi
genza sua, ma è stata al tutto gratuitamente a lei
66 l' idea cristiana della chiesa
conceduto colla ordinazione alla visione beatifica
nell' altra vita e colla collazione dei mezzi neces
sari nella vita presente per conseguirla. Ordine per
ciò che l'arricchisce e l'adorna di grazia santificante
e degli aiuti attuali affin di operar santamente e per
così poter asseguire il fine supremo a lei propo
sto. Consiste poi secondamente più in particolare
nel consorzio della divina natura di cui ella è fatta
partecipe mediante la grazia la quale la congiunge
con Dio e la rende santa al cospetto di lui ed
abita in lei, qualor volontariamente non se ne fac
cia getto per parte degl'individui, in perpetuo ; ho
detto per parte degl' individui , ossia in particolare
degl'individui, tolti ognun dasè non si perda, perchè
in quanto a tutta la collezione degl' individui che
compongon la Chiesa, non è mai che si perda o
si smarrisca. Consiste in terzo luogo in quella più
speciale comunicazione che mantiene Iddio con
quelli che salgono a più alta santità , con quelle
anime elette colle quali Dio tratta più di una volta
alla dimestica, e direi quasi, con famigliarità, le
quali Dio si piace di ammettere a parte de' suoi
segreti, delle quali Dio si serve come d' instrumenti
i più acconci ad operare le più stupende maravi
glie e sopratutto la conversione degl'infedeli, degli
eretici e dei peccatori.
Cosi dichiarato come in iscorcio in che consista
quell'elemento o natura divina la quale unita al
l' umano elemento o natura umana, è necessario
che trovinsi nella Chiesa di G. C. perchè sia o la
rappresentante o il prolungamento della divina in
carnazione, ragion vuole che spieghiamo alquanto
più paratamente la cosa in sè e nei suoi princi
pali effetti.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 67
Per elemento qui intendesi una parte dei com
ponenti una cosa. Allorchè due o più diverse so
stanze concorrono a formarne una terza, ognuna
di queste sostanze rispetto al composto che dalla
loro combinazione ne emerge chiamasi elemento.
Così a cagiou di esempio V ossigene e l' idrogene
si chiamano elementi rispetto all'acqua; l'ossigene
e il nitrogeno rispetto all'aria; il cloro e il sodio
rispetto al sai comune , e così del resto. Ap
plicando questa teoria al nostro soggetto , seb
bene la persona del divin Verbo in sè stessa sia
semplicissima, non ostante in quanto essa dà la
sussistenza alle due nature divina ed umana, il sup
posto in cui convengono si dirà composto, di cui
gli elementi son le nature stesse che vi concorrono
a formarlo tale. Per natura poi qui s'intende l'es
senza, la sostanza di una cosa, e però la natura
divina nella incarnazione è la divina essenza in
quanto sussiste nella persona del figlio. Adunque
la Chiesa in quanto rappresenta in sè medesima
la incarnazione del divin Verbo deve avere in sè i
due elementi divino ed umano, senza cui non po-
tria rappresentarla e addimostrarla con la sua esi
stenza, molto meno poi varrebbe a continuare e
protrarre la divina incarnazione qualora essa fosse
priva dell' una o dell' altra natura, come ognun
vede.
Ma avrà poi ella in sè medesima, e riunirà la
Chiesa l'una e l'altra natura? Della natura umana
non può muoversi quistione; intorno alla natura
divina, qualor si ammettesse la sentenza da non
pochi gravissimi autori ricevuta, che la stesso Spi
rito Santo sostanzialmente ( ) abita neh" ani
ma del giusto, non già con unione ipostatica, ciò
68 L' IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
che sarebbe grave errore, ma colla sua personale
presenza per carità e per amore, questo punto sa
rebbe già per sè stesso provato (1). Ma dato ancora
che questo non si volesse ammettere colla maggior
parte de' teologi, i quali vogliono che solo il suo
dono da lui distinto abiti nel cuor del giusto me
diante la grazia santificante, non può negarsi, tal
essere questo dono che in qualche vero senso possa
e debba dirsi lo Spirito Santo abitante in noi. Tal
è la idea- che ce ne somministra la santa Scrittura,
e che ce ne somministrano i Padri ; le espres
sioni da essi usate dicono qualche cosa di più che
una semplice qualità. Noi le riferiremo quali .si
leggono nelle sacre Carte , e si trovano presso i
Padri, perchè appieno acconcie al nostro scopo.
Per cominciare dalle sacre Scritture, parlando il
divin Salvatore nell' ultima cena co' suoi discepoli,
disse loro: — E io pregherò il Padre, e vi darà
un altro avvocato , affinchè resti con voi eterna
mente lo Spirito di verità, cui il mondo non può
ricevere, perchè non lo vede, nè lo conosce, voi
però lo conoscerete: perchè abiterà con voi e sarà
in voi (2) — Il Paracleto poi, lo Spirito Santo,
che il Padre manderà nel nome mio, egli insegnerà
a voi ogni cosa, e vi ricorderà tutto quello che ho
detto a voi (3) — . Colle quali parole egli allude
a ciò che aveva detto altrove : — Sta scritto nei
profeti, saranno tutti ammaestrati da Dio (4) —.

(1) Ved. Petavio, De Trinitate, lib. VIII, cap. IV e segg.


Thomassino, De Incarnatione, lib. VI, cap. XI, segg.
(2) Jo. XIV, 16, 17.
(3) Jo. ibid. 26.
(4) Jo. VI, 45.
AYYEMATA NEL CATT0LICISM0. 69
Di più, disse io altra occasione : — A chi crede
in me, scaturiranno, come dice la Scrittura, dal
seno di lui fiumi di acqua viva: Or questo, sog
giunge l'evangelista', egli lo diceva riguardo allo
Spirito, che erano per ricevere quelli che crede
vano in lui : imperocchè non era ancora stato date
lo Spirito, perchè non era ancora stato glorificato
Gesù (1) — . Le quali parole dai più de' Padri,
come si dirà, vengono intese dalla sostanza dello
Spirito Santo.
Lo stesso rilevasi da' più luoghi dell' Apostolo,
come ]dall' epistola ai Romani allorchè scrive: — La
carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per
mezzo dello Spirito Santo, U quale è stato a noi
dato (2) —, colle quali parole egli distingue il
dono creato dalla carità, che dice diffusa dallo Spi
rito Santo che è dato a noi. Di più, lo stesso Apo
stolo afferma spesse volte che lo Spirito Santo abita
in noi, e precisamente nella stessa epistola con dire:
— Se pure lo Spirito di Dio abita in voi (3) —
Che se lo Spirito di Lui, che risuscitò Cristo
abita in voi (4) — . E nella lettera prima ai Co- .
rinti : — Non sapete voi, scrive, che siete tempio
di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?(5) — '
E di nuovo : — Non sapete voi, che le vostre mem
bra son tempio dello Spirito Santo, il quale è in
voi, ed il quale è a voi stato dato da Dio, e che

(1) Jo. VII, 38, 39.


(2) Rom. V, 5.
(3) Rom. VIII, 9.
(4) Ib. V, li.
(5) I. Cor. IlI, 16.
70 L' IDKA CRISTIANA DELLA CHIESA
non siete di voi stessi1/ (1) — La stessa cosa
significa allorchè afferma essere stato dato a noi lo
Spirito Santo, qual pegno e caparra, come quando
ai Corinti scrive: — Il quale (Dio) ci ha eziandio
sigillati, ed ha dato nei nostri cuori la caparra
dello Spirito (2) — E Dio, il quale eziandio ci ha
dato il pegno dello Spirito (3) — Ed agli Efesii
— In cui anche voi, udita la parola di verità (il
Vangelo della vostra salute) al quale avendo an
che creduto, avete ricevuta l'impronta dello Spirilo
di promissione Santo, il quale è caparra della no
stra eredità (4) — Per tralasciar altre simili te
stimonianze colle quali la stessa cosa s'inculca (5).
Su questi ultimi testi nei quali l' apostolo as
serisce essersi stato dato da Dio lo Spirito qual
pegno e qual caparra, come ha il greco originale
(ap/*puv) fu osservato che la forza di tal voce im
porta che la caparra sia una parte della intiera
somma, il pegno poi significa qualche cosa diversa,
la quale si restituisce, sborsato che si è il prezzo, .
ne si ritiene. Quindi s. Gerolamo conchiude: —
Se tanta è la caparra, quanto sarà il possedimen
to? (6)— e s. Giovanni Crisostomo: — In quel mo
do, scrive, che se tra alcune genti avvenga che si fac
cia guerra, si sogliono dare ostaggi, cosi Dio diede

(1) IL Ibid. VI, 19.


(2) II. Cor. I, 22.
(5) Ib. V, 5.
(4) Ephes. I, 13, 14.
(5) Gal. IV, 6. Tit. IIi, 6, 1. Thess. IV, 8, etc.
(6) Com. in Ep. ad Epb. cap. I, v. 14. — Si autem
arrabo tantus, quanta erit ipsa possessio? —
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 71
il Figlinolo suo qual pegno di pace e tregua, e lo
Spirito Santo che da lui procede (i) — Dal che
si pare che secondo la mente di questi Padri Dio
diede a noi lo Spirito Santo come pegno e caparra
al modo stesso che ci diede il figliuolo suo; ora non
già diede questo suo Figlio qual dono solo distinto
dalla sua persona, ma ci diede lui propriamente,
così ci ha dato lo Spirito Santo nella sua sostanza
e persona, e non già solo qual dono creato da lui
diverso. Nel qual senso scrisse s. Agostino : —
Quale è la cosa, se tale ne è il pegno? Se non che
non già pegno deve dirsi, ma bensì caparra. Impe
rocchè allorchè si dà un pegno, restituita la cosa,
il pegno si toglie ; ma la caparra si dà di quella
stessa cosa che si promette di dare, affinchè si
compia la cosa, quando si restituisce, e non
si muti (2). — Colle quali parole espone quanto
lasciò scritto l' Apostolo nella prima ai Tessalo-
nicesi: — Diede (Dio) il suo Santo Spirito in
noi (3) —, e s. Giovanni : — E dallo Spirito ,
che egli a noi diede, sappiamo, che egli sta in
noi (4) — .

(1) In cap. I,'ad Ephes. — Perinde ac si gentibus bel-


lum esset adversus gentes, dant obsides, ita Deus dedit Fi-
lium suum pignus pacis et fcederum et Spiritual Sanctum
qui est ex ipso.
(2) Serm. CLVl, al. XIII, De Verb. Apost. n. 16. — Qualis
res est si pignus tale est ? Nec pignus, sed arra dicenda est.
Pignus enim quando ponitur, cum fuerit res ipsa reddito
pignus aufertur. Arra autem de ipsa re datur, qua; danda
promittitur, ut res quando redditor , impleatur quod datum
est, non mutatur.
(3) I. Thes. IV, 8.
(4) I. Jo. IlI, 24.
72 l' idea cristiana della chiesa
Queste autorità poi della sacra Scrittura già di
per sè di tanta forza ricevono maggior peso in
torno al vero lor senso, cioè che pei meriti del di-
vin Redentore ci sta conferito lo Spirito Santo nella
propria sua sostanza, dalle testimonianze de'Padri.
Tra questi merita il primo luogo s. Gregorio Na-
zianzeno, il quale dopo di aver detto che lo Spi
rito Santo ha in diversi tempi dimostrata la sua
virtù e forza, come ne' patriarchi, ne' profeti, e in
fine negli apostoli, distingue un triplice grado di co
municazione (1). Iq tre modi, dice, è stato dato
loro, secondo che portava la loro capacità , ed in

(1) Iisque (discipulis) trifariam, prout ipsorum captus


ferebat, tribusque temporibus, nempe antequam Christus per
passionem gloriflcatus esset, postquam per resurrectionem
gloriflcatus fuit, ac denique post ejus ad coelos ascensionem,
sive restitutionem, sive quocumque alio nomine res ea sii
appellanda. Hoc autem perspicue ostendit , tum prima i Ha
morborum spirituumque depulsio, quae scilicet non absque
Spiritus numine fiecat ; tum illa post confectum salutis no
stra negotium insufflatio, quae divinioris proculdubio inspi-
rationis specimen habebat; tum postremo prsesens haec ignea-
rum linguarum divisio, quam etiam solemni festo celebra
mi. Verum primo quidem obscure, secundo expressius,
nunc vero perfectius, utpote qui non jam operatione sola
praesens sit, ut prius, sed essentiali, ut sic loquar, modo ad-
sit, simulque versetur. Nam cum Filiuscorpoream nobiscum
consuetudinem habuisset, Spiritum quoque corporeo modo
cerni conveniebat, et cum Christus ad sese reversus esset,
eum ad nos descendere, et quidem ita, ut et tamquam Do-
minus veniret , et tamquam Deo et tamquam Deo nequa-
quam oppositus, milteretur. — Orat. XLIV, pag. 712, seg.
ed. Paris, 1630.
AVVERATA NEL OATT0LICISMO. 73
tre tempi, cioè innanzi che Cristo per la passione
fosse glorificato ; dopo che è stato glorificato colla
risurrezione; dopo la sua ascensione al cielo, o
restituzione che si voglia dire. Ciò egli aperta
mente dimostrò sia con quella prima espulsione di
morbi e di spiriti , la qual non facevasi senza lo
Spirito ; sia con quel soffiamento, dacchè fu com
piuto il negozio della salute nostra, che senza dub
bio aveva pcuova di più divina inspirazione, sja per
ultimo coll'attuale largizione d'ignote lingue, qual
celebriamo eziandio con solenne festa. Se non che
da prima oscuramente, poscia più espressamente,
ora poi più perfettamente, come chi non sia già pre
sente colla sola operazione, come per lo innanzi, ma
che trovisi presente con modo, dirò cosi , sostan
ziale, ed insieme conversi. Imperocchè era conve
niente, che avendo avuto il Figliuolo una consue
tudine corporea con esso noi, lo Spirito altresì con
versasse cOn noi in modo corporeo , e si vedesse
egli in modo corporeo , ed essendo Cristo ritor
nato a sè, quegli a noi discendesse, ma per forma
che venisse qual Signore, e non si mandasse quasi
in opposizione a Dio, cioè che dovesse dimostrarsi
qual Dio che egli è e non da lui distinto o divi
so (1). Dal che veniamo a conoscere come se
condo s. Gregorio Nazianzeno, lo Spirito Santo
dopo la salita di G. C. al cielo per opposizione al
modo con cui prima solo pei doni suoi agli uo
mini si comunicava, dopo ciò fece sostanzialmente
nella propria persona sua. Verificandosi così quanto
avea promesso il divin Salvatore allorchè parlando

(1) Che tal 'è in questo luogo la forza della voce aivrtttov.
74 l' idea cristiana della chiesa
di questa stessa missione dello Spirito Santo, disse:
— Se mi amate osservate i miei comandamenti.
E io pregherò il Padre, e vi darà un altro avvo
cato, affinchè resti con voi eternamente. Lo Spirito
di verità, cui il mondo non può ricevere, perchè
non lo vede, nè lo conosce, voi però lo conosce
rete: perchè abiterà con voi e sarà in voi (1) —
le quali parole par che significhino qualche cosa di
più di una semplice virtù, dono, o grazia conce
duta agli apostoli, i quali già prima avevano, ma
indicano un nuovo modo di comunicazione diffe
rente da qualsivoglia altro che era preceduto.
Nè meno esplicito è in questa parte s. Cirillo
Alessandrino. Confutando egli l'errore di quegli
eretici i quali insegnavano che lo Spinto Santo ri
ceve dal Padre la virtù di santificare e trasfonderla
nelle creature, così si esprime (2).

(1) Jo. XIV, 16, 17.


(2) Sed quid opus est istis ambagibus et versutis com
mentis ? Ipsarn enim illam sancliflcantem vim atque virtutem,
quae ex Patre naturaliter procedit, et imperfectis perfectio-
nem tribuit, dicimus esse Spiritual Sanctum. Sup rvacaneum
enim est, ut apparet, per medium aliquod sancì ificari crea-
turam, quum Dei benignitas non dedignetur ad minutissimas
etiam res pervenire, easque per Spiritum Sanctum sanclifl-
care : si quidem ipsius sunt omnes creatura.
Quaenam igitur hac gratia est ? Non alia certe quam Sancii
Spiritus in cordibus noslris facta infusiojuxta Pauli senten-
tiam.... Quomodo igitur erit vera in nobis gratia, se sub-
ministrata nobis est per creaturarn sanciiflcatio ?
Spiritus itaque Sanctus per seipsum in nobis operatur ,
vere sauciificaus atque uóiens nos sibi ipsi et per conjun-
AVVERATA NEL CATTOLÌCISMO. 75
Ma che bisogno vi è di cdteste ambagi, e sub
doli commenti ? Imperocchè la virtù stessa di san
tificare, che naturalmente vien dal Padre, e per
feziona le cose imperfette, diciamo essere lo Spi
rito Santo. Pare superfluo il santificarsi le creature
per qualche mezzo. Dappoichè Dio stesso per mi-
, sericordia sua perviene, fino alle più piccole cose,
e santifica pel proprio spirito. Dappoichè tutte le
cose sono opere sue. « Raffrontando poscia
Mose con G. C. e la legge colla grazia e verità,
cosi prosieguo: t Qual è adunque cotesta grazia?
Assolutamente ella è la diffusione dello Spirito
fatta nei nostri cuori, come parla l'apostolo ». E
questo Spirito Santo poi sostiene essere Dio, af
finchè i la santificazione nostra non si abbia ad
attribuire alla creatura ». Laonde, c lo Spirito
Santo per sè stesso, dice, opera in noi santificando
veramente congiungendoci a sè, mentre seco ci
unisce col renderci partecipi della natura di
vina ».
Dal qual discorso si fa chiaro negarsi da s. Ci
rillo che noi siam santificati per qualche cosa di
creato, ma sostiene in quella vece che ciò si fa
dallo Spirilo Santo stesso, ossia per la comunica
zione di sua sostanza, e non per la sola grazia sua
soltanto ad efficienza.
Se non che non contentansi già i Padri di affer
mare che lo Spirito Santo in propria persona e so-

etionem ac copulàm nostri secum natura divina participes


facit. —
Thesaur. Assert. (XXXIV , pag. 352. Ed. Paris , 1648,
loni. Y. opp.
76 l'idea cristiana della chièsa
stanza venga ad abitar nel giusto, ma inoltre ciò
assumono come una pruova, principio o mezzo
termine per dimostrare contro gli eretici che egli
è Dio. Diamone a saggio un qualche brano tratto
dai loro scritti. « Dicono alcuni, ripiglia lo stesso
s. Cirillo, avere domestico ed abitante in sè stesso
il naturale e vero Dio, non se avrà ricevuto uno
spirito alieno, e sostanzialmente da lui disgiunto,
ma bensì se abbia quello, che è da lui ed in lui, e
suo proprio, ed abbia con lui una uguale pro
prietà (1) ». Con le quali parole intende il Santo
di provare che allorquando dicesi che lo Spirito
Santo viene in noi, ed abita in noi, ciò lo fa per sè
stesso e non già per verun dono da sè diverso, al
trimenti non potrebbe il giusto dire di avere come
domestico e dimorante in sè lo stesso Dio, come
parlano le Scritture. Ciò che non potria dirsi qua
lora per lo Spirito Santo abitante ne'giusti, s'in
tendesse sol della grazia, della efficienza, di una
qualità creata diversa dal Creatore. Quindi dal
chiamarsi i giusti tempi di Dio, casa di Dio, ta
bernacoli di Dio, ne conchiudono i padri che lo

(1) Incoiarli enim et hospitem naturalem ac verum Deum


habemus, non alienum ac distinctum substantialiter ab ipso
Spiritual accipientes, sed eum qui ex ipso, et in ipso, et pro-
prius est ejus, et aequali cum ipso dominatone praeditus ,
Dominusque nuncupatus, ac fllii loco assumptas ob identita-
tem naturalem..., Misit autem nobis de ccelo Paracletum ,
per quem et in quo nobiscum est, et in nobis habitat, non
alienum nobis infundens, sed substantiae suae et Patris pro-
prium Spiritum. —
De Sancta Trinit. Dial. VII, pag. 641, seg.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 77
Spirito Santo è veramente Dio perchè egli stesso
viene ad abitare nel giusto e non altra cosa di-
Versa da sè. < Egli è adunque e sempre rimane
lo spirito che è della bocca, come parla s. Am
brogio. Ma par che discenda allorchè il riceviamo
affinchè abiti in noi, onde non siamo dalla grazia
di lui alieni.... Così adunque viene lo Spirito, come
viene il Padre; perchè ove vi è il Padre, ivi an
cora vi è il Figlio, e dove è il Figlio ivi è lo Spirito
Santo. Non deve pertanto pensarsi che venga se
paratamente lo Spirito Santo. Forse che il Padre
vien corporalmente? Cosi adunque viene lo Spirito,
nel quale allorchè viene ewi eziandio la piena
presenza del Padre e del Figlio — Dall'abi
tazione pertanto, che fa lo Spirito Santo in noi ne
raccoglie la consustanzialità sua col Padre e col Fi
glio, non che l'unità numerica della natura delle tre
divine persone, il quale argomento non varrebbe se
solo un dono distinto da sè e grazia creata in noi
venisse.
S. Fulgenzio volendo provare contro gli Ariani
esser vana la loro eccezione o cavillo per impu
gnare la consustanzialità del Verbo contro l'argo
mento tratto dai cattolici dalle parole di s. Gio-

(1) Est ergo et manet scmper, qui oris est Spiritus: sed
descendere videtur, cura illum recipimus, ut habitet in no
te , ne nos simus a gratia ejus alieni.... Sic igitur venit
Spiritus, quemadmodum venit Pater; quia ubi Pater est
ibi est et Filius: et ubi Filius est, ibi est Spiritus Sanctus.
Non ergo discrete venire aestimandus est Spiritus Sanctus...
Numquid corporaliter Pater venit? Sic ergo et Spiritus ve
nit, in quo cum venit, et Patris et Filii piena pifesjntiaest
— Lib. I, De Spir. S., cap. XI, n. 121, 123.
Pbrrone, UH. Crittiam, ecc. Voi. III. 4
78 l'idea cristiana della chiesa
vanni, e il Verbo era presso Dio, servesi di quanto
disse G. C. dello Spirito Santo, che' verrebbe ad
abitare in noi. Ecco com'egli discorre, citate le
parole del divin Salvatore: Perchè abiterà presso di
voi, e sarà in voi: — Ecco presso cui abita, "in
essivi è lo Spirito Santo. Dicasi adunque qual
possa esservi diversità in quello, che abita presso
loro, ed è in loro? Imperocchè nel medesimo luogo
si pone l'ima e l'altra preposizione, ed allo Spirito
Santo si assegna la possibilità dell'una e dell'al
tra cosa, che abita presso quelli nei quali sii. Ora
abita forse lo Spirito Santo presso i fedeli, per
modo che esses possa negli stessi fedeli ? — Il
Verbo Dio poi così è presso Dio, che non possa
essére in Dio% (1) — Dalla presenza adunque so
stanziale dello Spirito Santo nell'uomo giusto ne
inferisce s. Fulgenzio la presenza sostanziale, o
meglio, la sostanziai comunicazione del Figlio col
Padre, ciò che non avria potuto fare se avesse cre
duto che non già lo Spirito Santo in persona pro
pria, ma qualche cosa da lui diversa abitasse
ne'giusti. Gli Ariani non' mai negarono una esterna
comunicazione mediata del Padre col Figlio , anzi
questa sola ammettevano nell'empio loro principio,

(1j Ecce apud quos manet, in eis est Spirilus Sanctus.


Dicatur ergo, quae hic potest esse diversitas in eo quod
apud eos manet, et in eis est? Etenim in uno loco utraque
propositio ponitur, et Spiritui Sancto utriusque rei possibi-
litas adsignatur, ut apud quos manet, in eis sit. Ita ne vero
Spiritus Sanctus sic apud fide les manet ut in ipsis fidelibu s
esse possit. Verbum autem Deus sic apud Deum est, ut in
Deo fsse non possit ? — Lib. Ili, ad Monimum, cap. V. Ed.
Maur., 1684, pag. 47.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 79
che il Verbo fosse una creatura. Teneva egli adun
que per certo, che lo Spirito Santo stesso sostan
zialmente abiti ne'giusti, poichè se avesse creduto
altramente, il suo argomento sarebbe stato di niun
valore allo scopo suo.
Cosi daV dirsi nelle sacre lettere che lo Spirito
Santo abita nei giusti come in suo tempio ne in
feriscono i Padri che lo Spirito Santo è uguale al
Padre ed al Figlio e Dio com'essi perchè ad essi
sostanzialmente congiunto. — Se per quell'abita
zione dello Spirito Santo in noi, scrive s. Epifanio,
siam chiamati tempio di Dio, chi oserà ripudiare
l0 Spirito, e rigettarlo dalla sostanza di Dio, di
cendo espressamente l'Apostolo esser noi tempio
di Dio per lo Spirito Santo che abita nei de
gni?^) — Dove non significa s. Epifanio una
qualunque abitazione dello Spirito Santo nel
l'uomo, ma quella per cui dimora nei santi e nei
giusti, i quali soli diconsi tempii di lui.
Quindi egregiamente s. Atanasio conchiude: —
1l perchè, come chi vede il Figlio, vede il Padre;
cosi chi ha lo Spirito Santo ha il Figlio, e chi ha
esso è tempio di Dio, scrivendo Paolo : — Non
sapete che siete tempio di Dio, e lo spirito di Dio
abita in voi? Giovanni poi dice: In questo conosciamo,
che abitiamo in Dio ed egli in noi, poichè dello spirito
suo diede a noi. Che se è manifesto, che il Figlio

(1) Cum teniplum Dei ob illam Sancti Spiritus habita-


tionem vocemur, quis Spiritum repudiare audeat , et a Dei
substantia rejicere : cum diserte hoc Apostolus asserat: Tem-
plum nos esse Deo, propter Spiritum illum Sanctum, qui in
dignis habitat? — Haeres. LXXIV, n. 13.
80 l'idea cristiana DELLA CHIESA
il quale è nel Padre ed in cui è anche il Padre,
non è creatura, di assoluta necessità è che nè pur
lo Spirito Santo è creatura. Imperciocchè in esso
è il Figlio, ed egli nel Figlio. E però chi riceve lo
Spirito Santo è chianiato tempio di Dio (4). —
Nel qual luogo s. Atanasio intende dimostrare l'u
nità sostanziale dello Spirito Santo col Padre e col
Figlio da ciò, che ove è Io Spirito Santo vi sono
eziandio il Padre e il Figlio essendo l'una persona
nell'altra, quindi abitando lo Spirito Santo in noi
vi abitano eziandio il Padre e il Figlio , e perciò
siam chiamati tempio di Dio . per questa ragione
appunto, perchè lo Spirito Santo abita in noi. Ora
come dedurne quella verità da quest'abitazione, se
questa non fosse personale e sostanziale, ma me
taforica pei soli doni e carismi che lo Spirito Santo
a noi comunica?
Questo basti all'intento nostro, cioè a dimostrare
che l'elemento divino trovasi realmente nella Chiesa
di 6. C. congiunto con l'umano sia a manifesta
zione, sia a protraimento della incarnazione divina.

(1) Sicut enim qui videt Filium videt Patrem ; sic qui
habet Spiritano Sanctum, oabet et Filium, et si babet illum,
Templum est Dei, ut Paulus seribit : Nescitis quia templum
Dei estis, et Spiritus Dei habitat in vobis ? Joannes autem
ait : In hoc cognoscimus, quoniam in Deo manemus , et ipse
in nobis : quoniam de Spiritu suo dedit nobis. Quod si Fi
lium, quia in Patre est, et Pater in ipso , conflteamur non
esse creaturam; prorsus necesse est, nec Spiritum Sanctum
esse creaturam : in ipso namque Filius est, et ipso in Filio.
Qua propter qui Spiritum accipit , Templum Dei est. —
Athun. tom. II, Ep. IIi ad. Serap. n. 3.
AVVERATA NEL CATTOLTCISMO. 81
Chi bramasse avere in maggior copia le testimo
nianze degli antichi non ha che a leggere le opere
di quei che appositamente han di questo argo
mento tenuto trattato (1). Nel resto è da avver
tire che quando questi autori -alla presenza so
stanziale e personale dello Spirito Santo attribui
scono la santità, la giustizia, l'adozione in figliuoli
di Dio nei giusti del nuovo patto dopo la glorifica
zione di G. G. tanto nella passione, che nella ri
surrezione e salita al cielo non intendono i.o ciò
affermare ad esclusione delle altre due persone,
essendo dottrina cattolica, che tutte le operazioni
di Dio ad extra, come parlan le scuole, sono co
muni alla individua trinità; 2.° nè tampoco inten
dono affermare che lo Spinto Santo non si comu
nicasse eziandio agli uomini giusti dell'antico Te
stamento, essendo del pari cattolico insegnamento,
che que'giusti ancora furono colmi di santità e di
giustizia e veri figliuoli adottivi di Dio, sebbene in
diversa condizione dei giusti del Testamento nuovo;
3.° non intendono inoltre di escludere dai giusti e
santi in un colla presenza dello Spirito Santo la
carità, e virtù dallo Spirito Santo distinte, essendo
manifesto che l'abito di carità informa l'anima dei
giusti in diversi gradi, ed è effettrice di varie ope
razioni, informa la fede e gli altri abiti che tro-
vansi ne'ginsti in un colla carità diffusa nei loro
cuori.
No, nulla di' questo intendono essi significare, ma
solo dietro la scorta de'padri e del cattolico inse-

(1) Cf. Petav. loc. cit. De Trin. , lib. VilI, cap. IV,
VII. Thomass. De Incarnai., lib. VI, cap. XI, XV.
82 ' - l'idea cristiana della chiesa
gnamento, che in modo speciale e come dicesi per
appropriazione si attribuisce l'efficienza quasi for
male della santità allo Spirito Santo, perchè man
dato dal Padre e dal Figliuolo, dai quali procede
come dono agli uomini, ed è proprio di questa
divina persona l'ingenerare la carità e la santità
essendo egli stesso amore, carità e santità sostan
ziale, e in quanto distinguesi dal Padre e dal Figlio.
Vogliono, eziandio, significare che ai giusti del
nuovo Testamento dopo la salita di G C. in cielo
sia stato comunicato in più particolar maniera lo
Spirito Santo di quella che fosse conceduto prima
non solo ai santi dell'antica alleanza, ma inoltre ai
medesimi apostoli, colla sua sostanziale presenza,
poichè in diverso modo loro promesso dal Salva
tore. Vogliono che con lo Spirito Santo e per lo
Spirito Santo sì dia ai giusti la grazia abituale e la
carità da quello distinte, come nesso, dirò così, e
vincolo di unione e di congiunzione. Insegnano fi
nalmente doversi distinguere questa special co
municazione o presenza dalla generale che è co-
mane alle tre divine persone le quali sono in tutte
le cose, e però cogli uomini tutti per essenza, per
presenza, per potenza.
Spiegata cosi là cosa, par che possa questa sen
tenza o dottrina de'padri e dottori conciliarsi fa
cilmente colla dottrina di quei teologi, i quali non
ammettono cotal sostanziale e personal presenza nel
modo esposto dello Spirito Santo per cui siano i
giusti formalmente giustificati. Posciachè la comune
de'teologi i quali insegnano esservi nel giusto la
grazia come qualità per modo di abito permanente
in esso qual cagion formale e immediata della
santità e giustizia, dicono aj tempo stesso che lo
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 85
Spirito Santo abiti ne'giusti coi suoi doni. Dal che
ognun conosce che quanto alla sostanza tutti com
binano, e sol differiscono intorno al modo di spie
gare come abiti lo Spirito Santo ne'giusti, e se si
santifichi immediatamente per sè medesimo in
quanto per la sua proprietà personale si distingue
dal Padre e dal Figlio, ovvero mediatamente, cioè
pei doni di grazia e di carità che egli per modo
di abito infonde. Tutti si accordano, che nell'una
e nell'altra sentenza lo Spirito Santo abita nella
Chiesa, e che i suoi doni ne costituiscono l' a-
nima (1).
In ogni ipotesi pertanto abbiamo che l'elemento
divino trovasi permanente nel corpo della Chiesa,
e che qual'anima tutta la informa e la santifica.
Vi ha inoltre questo elemento divino nella spe
ciale presenza di G. C. nell'umano e coll'umano,
cioè , nel corpo della Chiesa, mentre è con lei per
petuamente per assisterla, guidarla e reggerla. Egli
ha detto ai suoi apostoli di esser sempre con esso
loro negli esercizii del ministero che avea ai me
desimi commesso d'insegnare, e di amministrar
sacramenti. — Ecco, disse egli prima della sua di
partenza visibile da questa terra, che io sono con
esso voi ogni giorno fino alla consumazione de'
secoli. —

(1) Ved. Bellarm., De Grat. ellibero arbit., lib. I, cap. IlI,


n. 4, 5, cap. IV e cap. V, n. 3, dove nello sciogliere una
difficoltà tolta da s. Agostino , o meglio dall'autore dell'Hi-
pognostico, lib. 3, scrive: — Respondeo s. Augustinum loqui
de gratia simul creata et increata, id est, de Deo , qui per
dona sua creata sedet in nobis, et variis modis nos ducit,
regit, moderator, et gubernat , non sicut assessor jumentum.
84 l'idea cristiana della chiesa
Vi risiede non solo come in suo corpo, in suo
tempio, in suo tabernacolo, ma vi sta come fonte
perenne e copiosissimo, le cui acque zampillano e
sgorgano per inaffiarla e fecondarla di ogni virtù
celeste, giacchè sono acque che dal cielo scendono
e fino al cielo risaliscono, avendo egli detto presso
s. Giovanni : — L'acqua che io gli darò, diventerà
in esso fontana di acqua, che zampillerà fino alla
vita eterna (.1),— e in altro luogo già da noi di
sopra riferito ripete la cosa stessa.
E per tralasciare altre ragioni che provano que
sta verità, mi starò contento di un ultimo argo
mento che ci convince fino alla evidenza, come
nella Chiesa vi abbia questo divino elemento in esso
lei permanente. Tal è la reale corporal presenza di
G. C. nella santissima Eucaristia, con essa non
solamente del continuo nutre ed alimenta le anime
nostre a eterna vita, ma di più risiede ne' nostri
templi d'onde largisce e diffonde in abbondanza ai
suoi adoratori le più copiose grazie, ed ogni fatta
benedizioni, conforti e favori.
Per ciò poi che spetta a quella più intima co
municazione di Dio coi suoi santi, e colle anime
più pure e più elette che vivono se.mpre mai nella
sua Chiesa, basta percorrere le vite di questi santi
per convincerci, come Dio tratti con esso loro, dirò
così, alla domestica e famigliarmente. Non solo
troviamo nei costoro fasti che Dio si piaccia di
versare a torrenti le consolazioni che innondano il
cuore con ogni ineffabile delizia sino a trasportarli

(i) io. IV, 14.


AVVERATA NEL CATT0LIC1SHÓ. M
fuori di sè in dolcissime estasi e rapimenti, ma di
più opera per essi le più stupende maraviglie, ri
schiara le loro menti, accende i loro cuori, li fa
depositarii de'suoi segreti, comunica loro una for
tezza a tutta jsruova, e li rende superiori a tutto
il creato. Che se permette a quando a quando che
sieno per lor maggiore avanzamento e profitto
nella virtù, sottoposti a persecuzioni, travagli, e
desolazioni di spirito, al tempo stesso che li tien
saldi comunica loro un'alta pace, e una cotal dolce
amarezza, che li compensa di gran lunga di ogni
lor pena. Qualor s'interrogassero ad uno ad imo
se volessero cangiar quelle tribolazioni loro, quei
lor patimenti, quella soave amarezza, che colgono
a pie della croce, una di queHe lagrime che la-
sciansi cadere all'aspetto del loro amor crocifisso
con tutte le delizie, e tutti i godimenti che lor può
dare il mondo, senza esitazione alcuna all'unisono
risponderebbero che no. Le finzioni de'romanzieri
non mai giunsero colle loro fole ad esporre la vee
menza dell'amor profano, che non si trovi le mille
miglia al di sotto della realtà dell'amor santo che
queste anime elette provano pel loro Dio. È un
affetto tutto soggettivo e ineffabile anche per chi
lo pruova.
Testimonianza ella è questa non equivoca della
intima comunicazione di Dio o come noi il deno
minammo dell' elemento divino coll'elemento umano
nella Chiesa di G. C. E allorchè parlo de' santi
parlo di quelli che per tali soff dichiarati dalla
Chiesa stessa, i cui atti furono da lei approvati ,
sebbene sianvi infiniti altri conosciuti da Dio solo.
Ma io mi restringo ai primi, per togliere agli av
versarii ogni appiglio. Ora queste anime elette,
V
86 l'idea cristiana della chiesa, ecc.
questi santi non mancarono mai, nè giammai man
cheranno nella Chiesa. Basta rapidamente percor
rere gli annali della Chiesa medesima per esserne
convinti. Ma di queste cose tratteremo più in par
ticolare a suo luogo, qui basterà al nostro fine solo
l' averle accennate.
Conchiudasi adunque dal fin qui detto aver vo
luto il divin Redentore colla istituzione della sua
Chiesa dare una viva rappresentanza della incar
nazione sua, ed un protraimelo indefinito della
medesima col congiungere in essa nella più stretta
unione dopo l' ipostatica, dell'elemento divino col'
l' elemento umano.
CAPO IV.

6. C. volle che la sua Chiesa fosse ad un tempo vi


sibile ed invisibile come nomo.

Questa comunicazione non è che un corollario


di quanto venne per noi fin qui discorso e dimo-.
strato. Perchè se l' unione del divino e dell' u-
maoo nella Chiesa venne da G. C. diretta alla ma
nifestazione ed al prolungamento della incarnazione,
ne conseguita che debba quella pure avere il suo
lato visibile ed il lato invisibile , come l' ebbe su
. questa terra il divin Verbo incarnato. Visibile fu
in esso l'assunta umanità, invisibile l'assumente
divinità del Verbo. Di qui la distinzione ricono
sciuta in ogni tempo* dell' anima e del corpo della
Chiesa ; la parte interiore e la parte esterior di
essa Chiesa. L' interiore in quello che ha di di»
vino, l' esteriore in quello che ha di umano. L' in
teriore è quello per- cui ha vita, moto, vigore
l'esteriore, qualor quella mancasse, questa non
saria più che un freddo cadavere inerte; come pa
rimenti qualor mancasse l' esteriore, l' interior solo
non varrebbe a far mostra di sè e ad appalesarsi
in modo sensibile, come apparve la incarnazione del
Verbo , come l' anima a far conoscere sensibil-
88 l'idea cristiana DELLA CHIESA
mente la sua virtù e le sue operazioni senza il
corpo.
Ma quale sarà poi la coordinazione di queste
due parti della Chiesa? È ella la parte invisibile
che nasce dalla visibile, ovvero la parte visibile
che sorge dalla invisibile, qual n' è l' ordine gene
tico, qual è la prima. ad ingenerarsi? Par questa a
primo aspetto una quistione sottile e di niun mo
mento, e pure ella è della somma importanza, e
dallo scioglimento della quale dipende la direzione
al tutto opposta degli eretici, cioè dei protestanti e,
dei cattolici intorno alla dottrina della Chiesa. Gli
eretici distinguono due Chiese, Y una che appel
lano de' chiamati, Y altra cui dicono degli elettn La
prima si compone indistintamente di tutti gli uo
mini che professano la dottrina di G. C, sian buoni
sian cattivi; l'altra si costituisce de' soli giusti.
Chiaman la prima visibile, la seconda invisibile, e
tengono che la visibile nasca dall' invisibile, e però
pria si formi l'invisibile dalla quale tragga l'ori
gine sua la visibile, e che per conseguente G. C,
abbia fondata la sua Chiesa invisibile dalla quale
poi si è formata la visibile, e quella sola essere la
vera Chiesa. I cattolici per Converso non hanno
mai riconosciuto questa doppia Chiesa, ed han
sempre creduto che non vi ha che una solai Chiesa
instituita da G. C. e questa visibile dalla quale
poi si forma e rampolla la parte sua invisibile.
Noi scioglieremo il problema colla idea fonda
mentale fin qui svolta della manifestazione e del pro
lungamento nella istituzione della Chiesa della divina
incarnazione, e dal modo da G. C. tenuto nel fon
darla, e per ultimo dalla natura medesima della cosa.
Allorchè piacque al Divin Verbo far manifesta
AVVBKATA HKl CATTOLICISMO. 83
zione di sè sulla terra prese una forma sensibile
unendosi ooila nostra umana natura; apparve tra
gli uomini nella forma di servo e con essa e per
essa die principio alia sua missione, predicò agli
uomini- le eterne verità, e si rese visibile con ogni
fatta prodigi coi: quali fece certi gli uomini di sua
divinità. latente, e della sua consostanzialità col Pa
dre dal quale era stato mandato. — Abbiam ve
duto, scrive l' evangelista s. Giovanni , la sua glo
ria, gloria come nell' Unigenito del Padre, pieno di
grazia e di verità (1). — Si circondò in questa
umana forma di discepoli, i quali furono spetta
tori de' suoi miracoli, e ammiratori di sua celeste
dottrina. In essi e per essi die cóminciainento alla
maravigliosa sua istituzione della Chiesa colla quale
volle perpetuare fino agli ultimi giorni la terrestre
sua esistenza sulla terra; e di più continua di
età' in; età la esterna sua manifestazione. Questa
Chiesa nascente dopo la salita di G. C in cielo
venne solennemente inaugurata dalla visibile ed
esterna discesa dello Spirito Santo sotto ilsimboodi
lingue di fuoco. Tal è stata l'origine, tale la forma
zione, tali furono i primordii della Chiesa , cioè
visibili e sensibili come sensibile e visibile fu la
comparita del Verbo fatto Uomo sulla terra.
Dal che si fa chiaro che G. C. ha fondato una
Chiesa visibile colle parole di vita, e colla opera
zione di sue maraviglie; e i progressi di questa
Chiesa corrisposero ai suoi inizii. Gli apostoli eb-
ber missione dal divin Salvatore di predicare le
verità che da lui apprese avevano e di aggregare al
loro ceto mediante l' acqua lustrale quanti docili

(t). J& I, li,


90 L'IDEA CRISTIANA DKLLA CHIESA
si fossero arresi alla predicazione loro. Di fatto
dal prodigio del Cenacolo e dalla predicazione di
Pietro compunti alcune migliaia di spettatori ven
nero ammessi a far parte di quel medesimo celo,
ossia della Chiesa col santo lavacro. Muniti del
sovrumano potere di operar prodigi questi stessi
apostoli pria nella Giudea e poscia per tutte le
direzioni dell'universo convinti che ebbero i loro
uditori della divina missione della quale erano stati
incaricati, ed ottenuta fede , si ammisero a far
parte della Chiesa col sacramento medesimo,
d'iniziazione e di espiazione. L'operasi continuò
di età in età dai loro successori, con gli stessi
mezzi e con lo stèsso successo da quel comincia-
mento fino a nostri dì, e così continuerà al modo
medesimo fino al termine dell' umano pellegri
naggio su questa terra di esilio.
Tal è l'ordine genetico e storico dalla istituzion
della Chiesa di G. C. Chiunque si accingesse a
porlo in dubbio egli dovrebbe rovesciare tutta
quant'è la storia non dirò solo ecclesiastica e pro
fana, ma quel che è più la divina, giacchè 1' ori
gine storica della Chiesa ha un fondamento bi
blico. Ma questa Chiesa nella sua origine e ne' suoi
progressi è visibile, dunque forza è che visibile
sia la Chiesa dal Redentore fondata.
Questa visibile origine iniziata dal divin Salva
tore conversante tra gli uomini per prolungare la
sua visibile manifestazione in tutti i secoli avve
nire corrisponde a capello coll'insegnamento del
l'Apostolo colà ove dice : — La fede è dall'udito
e l'udito poi per la parola di Cristo, ma dico io :
forse che non hanno sentito? Anzi per tutta laterrasi
è sparso il suono di essi, e le loro parole fino alle
AVVKRATA NEL CATTOLICISMO. 91
estremità della terra (1): — La necessità poi della
predicazione per la fede già l'avea egli dedotta
poco innanzi dalla natura medesima della cosa, con
. quelle parole, che inchiudono una rigorosa e strin
gente argomentazione : — Chiunque invocherà il
Signore sarà salvo. Ma come invocheranno, in cui
non hanno creduto ? E come crederanno in uno,
di cui non hanno inteso parlare ? Come poi udran
no parlare senza che predichi ? Come poi predi
cheranno se non sono mandati? Come sta scritto:
Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano
novella della pace, che evangelizzano novella di fe
licità ? (2) — In tutta questa ben connessa indù-
. zione nella quale un anello entra nell'altro si as
sume come principio che per ingenerare la fede
sia necessaria la missione e la predicazione, e però
p.er mezzo del ministerio esterno e visibile si for
mino i fedeli de' quali si compone la Chiesa.
Tutto adunque ci fa conoscere essere stata da
Cristo . fondata la Chiesa visibile; ella è un corpo
in cui tutto si rannoda l'origine, la preparazione e
dilatamento, i mezzj di questa propagazione e con
tinuazione. Questo corpo però è vivente, non aven
do per fermo G. C. inteso d'istituire un corpo
morto e senza vita. Ma che ingenererà questa vita,
e come si comunicherà ? senza dubbio per l'anima
che lo informa. Ed ecco come oltre il lato visibile
ha eziandio il lato invisibile. L'anima non cade
per sè sotto i sensi, ma solo pei suoi effetti e per

(1) Rom. X, 17, 18.


(2) Ib. 13, 16-
'ìì l'idea cristiana della chiesa
le operazioni sue per mezzo del corpo. Quest'ani
ma poi si costituisce da prima per la fede princi
pio di vita, fondamento é radice di ogni giustifica
zione, fede che di obbiettiva si fa subbiettiva in
chi mediante la grazia la riceve ; ma la fede stessa
affinchè dii vita, conviene che essa pure sia infor
mata alla sua volta dalla carità, altrimenti nè vive
la fede, nè può produrre frutti di vita. Di tal guisa
animata la fede eccita e muove chi n'è il soggetto
alle più sublimi virtù e ad atti di santità, la quale
può crescere ognor più ed innalzarsi fino all'eroi
smo, e giungere all'apice di cui possa essere capace
l'elemento umano , che fedelmente corrisponda
alle interiori inspirazioni della grazia.
Ed ecco come dalla Chiesa visibile sorga e na
turalmente spunti come da causa sua l'effetto qual
fatto spontaneo ed ultroneo, da quella prima radice
il lato invisibile di questa Chiasa visibile da,G. G.
instituita.
Una pertanto è la Chiesa , la quale è ad un
tempo visibile ed invisibile sotto diverso rispetto,
visibile in quanto al corpo e all'invoglia che la ri
copre e per cui si rende accessibile ai sensi, invi
sibile in quanto all'anima che lo informa e gli dà
vita, moto ed azione. Da queste due parti, come da
due elementi si forma il composto uno ed indivi
duo, che è la Chiesa sempre vivente del Salvatore.
Dal che ognun vede doversi rigettare come alogica
ed erronea la doppia Chiesa della eterodosia dei
chiamati (vocatorum) e degli eletti (electorum), sco
nosciuta affatto dagli antichi e maggiori nostri, e
quindi della Chiesa visibile ed invisibile affin di
sottrarsi alla sempre lor molesta quistione de'cat-
tolici : 0 v'era la Chiesa pria di Lutero ? Non es
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 93
sendovi alla costui comparita altra Chiesa fuori
della cattolica, sola Chiesa di G. C. Egli adunque
col separarsi da lei, anzi col ribellarlesi , si separò
e si ribellò alla Chiesa per lui fondata. Colto a
questa strettoia fu allora che per la prima volta
s'intese parlare della Chiesa invisibile distinta dalla _
visibile (1):
Nà ciò solo, ma pretese per soprassello quel
l'innovatore, che la Chiesa visibile nascesse dalla
invisibile, per modo che secondo il costui siste
ma adottato poscia da'suoi seguaci, per prima l'in
fedele dalla lettura della Bibbia conoscesse il Cristo
e le verità da lui insegnate, e quindi ammaestrato
dallo Spirito Santo interiormente, prorompesse in
atto di fede, e così divenuto cristiano e fedele si
unisse come per impulso agli altri fedeli nel modo
stesso divenuti .tali, a professar questa fede me-
sima stringendosi come a tanti centri ai loro mini
stri per formarsi un ceto o una Chiesa.
Che un Bauer razionalista di Tubinga adottasse
un cosi fatto cumulo di assurdità , facilmente si
comprende, ma che sei. divorasse buonamente
eziandio un Guizot non certo privo di sagacità e
di buon senso, è quello che più sorprende. E pure
dagli squarci da lui di sopra riferiti veggiamo come
vi s'incappasse pienamente.
Denominai il sistema di Lutero un cumulo di as-

(1) Ved. i FF. de Walenburch. Tractatus speciales de con-


troversis Fidei, tom. II, tract. HI. De Ecclesia. Controv. I.
An Ecclesia sit semper visibilis , et Ubi Ecclesia Christi
fuerit ante Lutherum.
94 L' IDEA. CRISTIAN A DELLA CHIESA
surdilà, perchè suppone che l'infedele legga la
Bibbia come libro sacro e contenente la rivelazione,
e ciò senza saper nulla di questa Bibbia, che sia,
di quai libri composta, se inspirata, se fedele in
sua versione, se incorrotta ; ciò che senza un'auto
rità che ne lo accerti, è. impossibile che egli co-
* nosca. Suppone che leggendo la Bibbia sia da tanto
a poterne apprendere il vero senso con cui ri
trarne le verità in essa insegnate, e ciò senza ve-
run apparato di ermeneutica, di esegesi, di critica,
ma sol per l'interior lume che ne dà lo Spirito
Santo, il che è parimenti impossibile ad ammet
tersi, se non altro, almeno per la discrepanza so
stanziale di dottrine che vige tra quelli che diconsi
illustrali dallo Spirito Santo. Suppone che quanti
lessero e leggono la Bibbia come per istinto si ag
gruppino ad un "centro per formarvi ceto o Chiesa,
cioè ad un ministero, che è ancor da nascere e da
formarsi, e pur si sa per esperienza che si fanno
tanti ceti da cotestoro quanti sono gl'individui che
leggono la, Bibbia con l'intento di formarsi da sè
la propria credenza. Suppone che la Chiesa pri
mitiva siasi costituita per tal possesso per forma
che di credenti suggettivi sian divenuti come per
incanto a riunirsi fra di sè e formar ceto , ciò
che è, come poco fa già si disse, al tutto contrario
alia storia evangelica ed apostolica. Assurdi son
questi di tal fatta, che non vi vuol meno che l'ac-
ciecamento di un settario per ammetterli, e di
vorarseli.
Ma quel che merita speciale attenzione si è,
che il novatore tenne una via pienamente opposta
al sistema da sè escogitato per formare la Chiesa
sua, se' -tal può dirsi quello sciame di ribelli, che
AVVERATA NEL CATTOLICtSMO.
si trasse seco, per opposizione alla Chiesa di G.
C. -Egli incominciò addirittura dal predicare, dal
domattizzare, dal raunar proseliti ed impor loro
la propria autorità, in una parola a formare una
Chiesa esterna e visibile, per poi passare alla invi
sibile, ma di guisa che per forza dovessero tro
var nella Bibbia quei tutti e quei soli articoli che a
lui piacque trovarvi; guai se lo Spirito Santo
avesse loro inspirati altri donami diversi dai suoi!
Chè ben sei sanno gli Anabattisti, i Sacramentarii,
gli Osiandristi, e i cento altri, che lui vivente, al
sistema suo teoretico si attennero per allontanarsi
da lui.
Ciò che non ha guari con molto spirito rilevò
una persona che dal protestantesimo fe^ ritorno alla
Chiesa cattolica : — Lutero, scrive ella, e con lui
tutto lo sciame dei riformatori, richiamava per ogni
individuo il diritto di estrarre dalla Bibbia la re
ligione rivelata coll' aiuto dello Spirito Santo. Ac
cecato dall'orgoglio e dalla passione, egli-non com
prese, che non faceva che mettere le chimere del
l'uomo in luogo della rivelazione divina. EgliToleva
anzitutto distendere la- sua rivolta il più lontano
che fosse possibile, e sapeva che sarebbe mirabil
mente assecondato in quest'empia impresa del di
ritto che attribuiva ad ogni uomo d'appellarsi defini
tivamente al . suo giudizio privato in materia di
fede. La data sentenza non era nientemeno che
che l'oracolo dello Spirito Santo, perchè lo Spirito
Santo dava ad ogni lettera della Bibbia l' intelli
genza della parola divina. Ora chi non resterebbe
rapito dal sapersi inspirato dallo Spirito Santo ?
Noi ci porremmo allora non al di sotto di Dio,
ma allo stesso livello di lui — E voi diverrete si
96 l'idea cristiana della chiesa
mili a Dio, disse il serpente ad Eva. Ma Lutero
ribn aveva preveduto che se questi illuminati usur
pavano il diritto d'insorgere contro la Chiesa, po
teva ben lor venir talento di sollevarsi contro la
sua stessa dottrina. Il suo sdegno contro i Sacra-
mentarii e gli Anabattisti, contro di Gaspare Sek-
wenkedfeld e tutti gli altri fanatici, non è meno
ridicolo che affliggente, poichè essi non facevano
che seguire l'esempio che egli aveya lor dato. Ciò
che rispettava in sè stesso come un'inspirazione
divina, lo trovava presso gli altri temerario e col
pevole. Io non mi maraviglio punto di questa dif
ferente valutazione dello stesso atto da parte di
un solo medesimo uomo; cadiamo tutti in simili
contraddizioni. Ma ciò che mi sorprende si è che
l'orgoglio possa acciecare e restringere lo spirito a
tal punto da pretendere di fondare una nuova
Chiesa, prendendo per base una contraddizione
cosi evidente (1).
,Lutero adunque, e quanti han battuta là via da
lui tracciata di far sortire la Chiesa visibile dalla
invisibile hanno smossa la Chiesa dalla rocca su
cui era fondata dal divin Salvatore per farla pog
giare sulla mobile arena delle umane specolazioni,
edieiam meglio, delle illusioni, dei sogni e chimere
dello spirito privato. Se la Chiesa dovea formarsi
e costituirsi dalla interiore ispirazione soggettiva
di ciascun individuo ; se dovea essere l'effetto di
un istinto segreto che portava i fedeli a stringersi

(1) Hehn-Hahn, Storia e motivi della conversione dal pro


testantismo al cattolicismo, trad. dal tedesco. Venezia, 1858,
pag. 22, seg.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 97
con un pastore come ad un centro, per poi dalla
collezione di questi centri formare un corpo comune,
universale, visibile, la Chiesa esterna, in una pa
rola, qual dev'essere, allora qual bisogno - v' era
che il divin Verbo vestisse una forma esteriore
sensibile e visibile colla sua incarnazione? Qual bi
sogno vi era che egli fatt'uomo ammaestrasse gli
uomini, e con ogni fatta argomenti provasse la sua
divina autorità. la sua divina missione e questa
comunicasse ai suoi discepoli, con dir loro : — Co
me ij Padre ha mandato me, cosi io mando voi....
Andate e insegnate a tutte le genti tutte quelle
cose che io ho a voi comandate ; ed ecco che io
son con voi in tutti i giorni fino alla fine de' se
coli! (1) — Imperocchè bastava quella interna luce
e inspirazione che Dio dà alla mente e al cuore di
ciascheduno ; ed ecco come per il sistema de' no
vatori vien tolta di mezzo la necessità della divina
incarnazione, non che la continuazione di lei per
tutti i secoli nella Chiesa sua.
Ma di più la stessa Bibbia dovrebbe in tal sistema
mettersi in disparte, non essendovi più veruna
necessità della medesima. In fatti forse che non ba
sta questa interiore operazione individuale dello
Spirito Santo ad ammaestrare le anime nella pura
verità senza costringerla a dipendere da una let
tera morta, da un libro muto, che non può ren
dere testimonianza di sè, che non può guarentire
le interpretazioni divergenti, e proferir sentenza
tra la vera e falsa interpretazione, sul genuino loro
senso ? Meglio era di assai nella costoro ipotesi che

(1) Jo. XX, 21. — Mat;h. XXVIII, 19, 20.


98 l'idea cristiana DELLA CHIESA
non esistesse verun djyin codice scritto , anzi che
il gettare un pomo di discordie irreconciliabili, pro
fonde tra que' settarii pretendenti di aver per sè
soli esclusivamente la vera interpretazione, ed il
genuino senso de' libri sacri. Chi ha lo spirito vi
vificante in sè, lo spirito che li rende altrettanti
profeti, a condizione soltanto che rigettino l'auto
rità della Chiesa visibile, per quanto sieno assurde,
immorali e abbominevoli le interpretazioni loro.
Meglio era d'assai il non dare agli uomini questo
libro, che il darlo loro di guisa che dalla interiore
loro testimonianza ne dipenda il valore, la verità
della divina ispirazione, e il senso degli oracoli in
esso contenuti.
Facciam ora un passo di più, e diciamo che con
così fatto sistema non solo si. rende inutile la di
vina incarnazione, si rende inutile non che nociva
la sacra Bibbia, ma che di più diviene inutile quella
medesima Chiesa visibile, che dalla invisibile trae
la origine sua. La cosa parla da sè, poichè non ha
più luogo la Chiesa visibile quando la Chiesa invi
sibile delle anime si è già costituita colla interiore
, ispirazione dello Spirito Santo, nè più si ricerca
centro esterno quando ogni anima è centro a sè
stessa, addottrinata nelle verità necessarie a credersi
per la salute dal maestro infallibile di ogni verità,
non vi è più d'uopo di alcun pastore che le dir
riga, che le ammaestri, che le tenga unite, come
quelle che son guidate e dirette dallo stesso in
terno maestro; non occorre cercare veruna este«
riore dimostrazione di sè, perchè un impulso co
mune, tutte certe infallibilmente di essere informate
dallo spirito medesimo, unisconsi e si confondono
assieme.
AVVBRATA NEL CArPOLIlISMO. 99
Tali sono le conseguenze logiche di questo as
sordo sistema nato da una divergenza a prima vi
sta quasi impercettibile, qual è quella che corre tra
la dottrina, cattolica la quale insegna che dalla
Chiesa visibile nasce la invisibile, ed il sistema dei
protestanti i quali contendono la Chiesa visibile
nascere dalla invisibile. Divergenza però che forma
un perfetto antagonismo , e mette un abisso di
separazione tra l'una e l'altra dottrina.
Ritornando pertanto al nostro proposito, come
il divin Verbo ha voluto degnarsi di pigliar forma
visibile, ed in essa e per essa raunare ed istituire
la Chiesa sua per continuare e protrarre la sua in
carnazione fino alla fine de'tempi sulla terra, diede
a'suoi apostoli quella missione medesima, e comu
nicò loro quell'autorità che egli aveva ricevuta dal
Padre, affinchè essi nella stessa maniera la trasmet
tine ai le,gittimi loro successori. Essi colla pre
dicazione e col battesimo aggregarono a sè nuovi
fedeli i quali credettero alla divina missione loro
mediante i prodigi che videro da loro operarsi.
Così stabilita e propagata la Chiesa visibile, gli
apostoli col rito della imposizion delle mani crea
rono vescovi, preti e diaconi, affinchè fossero i
successori tanto nell' autorità della divina missione,
quanto nell'esercizio del ministero, coll' ordine di
fare essi medesimi in avvenire altrettanto per cosi
perennare Tona e l'altra, onde in tal guisa rino
vellandosi di età in età, di generazione in genera
zione col succedersi gli uni agli altri i, sacri mini
stri perpetua rendessero la Chiesa visibile sulla
terra.
Per mezzo dei sacramenti e della predicazione,
della grazia e della parola in questo modo si è
100 l'idea cristiana della chiesa
poi del pari formata I' anima della Chiesa , ossia
la parte invisibile della medesima, mediante la fede
ed ogni altra virtù sovrannaturale, e le opere sante,
cioè fatte nella giustizia e nella santità. Qui pure
verificandosi quanto scrisse l' Apostolo : — Non è
prima lo spirituale, ma sì I' animale e poi lo spi
rituale (1) —, cioè non prima l' invisibile e poi il
visibile, ma pria la parte visibile e poi la invisibile,
che per quella si forma e si perfeziona penetrando
l' elemento divino nelP umano col renderlo fecondo
in ogni santità, o come parla lo stesso Apostolo :
— Onde frutti portiamo per Iddio (2) —, ed ab
bondiamo in ogni opera buona.
Continuando in tal modo la Chiesa visibile colla
sua gerarchia nel triplice suo ordine senza inter
ruzione veruna dalla fonte da cui scaturì ed ebbe
origine, che è il Dio-Uomo, che in essa s' incarnò,
che in essa continuò e continua a far mostra di sè,
è quel fiume che dal terren paradiso si sparte
per le quattro parti del mondo per inaffiarlo mai
sempre e fecondarlo. È la sorgente di vita per tutte
le età, e per tutti i luoghi. Colla stessa autorità
sempre ammaestra le genti delle quali è la nutrice
e tutrice nata , partorisce sempre nuovi figli a
G. C. suo sposo, li alimenta nella stessa guisa por
gendo loro il nutrimento che lor conserva la vita
o lor la ripara tanto coll' insegnamento che coi
sacramenti cui non cessa giammai di loro ammini
strare. Il suo apostolato è perpetuo ed universale
che comprende tutto il tempo e tutto lo spazio. La

(1) I. Cor. XV, 46.


(2) Rom. VII, 4.
AVVERATA NBL 0ATT0LICISMO. 101
sola sua materiale esistenza, dirò cosi, porta con
sè la prova di sua divina origine e tutti i titoli di
sua grandezza, delle sue prerogative, delle sue doti
imprescrittibili. Questa sola esistenza sua è la so
lenne condanna di quanti ardiscono nella lor tra
cotanza ed orgoglio smisurato di ergersi ostili con
tro di lei per contrastarle i suoi titoli e il suo pos
sesso. Già son giudicati e condannati questi stolti
giganti, riottosi superbi prima ancor che si profe
risca contro di loro la formale sentenza. — Chi
non crede, disse G. C, già è giudicato (!) —, cioè
come commenta questo detto del Salvatore s. Ago
stino, non ancora apparve il giudizio, ed il giudizio
già è fatto, ossia già data la sentenza di condanna,
tutto che non sia stata ancor loro intimata , ed
eseguita.
La Chiesa adunque nella sua parte visibile come
manifestazione perpetua della incarnazione del Ver
bo fatt' Uomo, e come continuazione incessante
della medesima, si rivela nella dottrina, nel culto
e nella gerarchia ; nella dottrina col suo aposto
lato, nel culto colla sua liturgia e coi sacramenti,
nella gerarchia col ministero de' suoi pastori, col-
l' autorità, colle sue leggi disciplinari e col reggi
mento di tutti i fedeli. Tutti i fedeli si rannodano
intorno ai loro legittimi pastori, che rappresentano
il divin Maestro, ed il supremo medico delle anime ;
raccolgono dalle loro labbra le lezioni della sa
pienza eterna, e ricevono dalla loro mano la sen
tenza del perdono, l'acqua della rigenerazione, la
cresima di salute, il pane vivo disceso dal cielo.

(1) Jo. IlI, 18.


Pirone. V id. Cristiana, ecc. Voi. III. 6
102 l'idea cristiana della chiesa
Conserva questo corpo di pastori rispetto ai fe
deli per Tesso accolti nell'ovile di G. C. tutti gl'i
nalienabili suoi diritti, i suoi privilegi ricevuti dalla
bocca del Salvatore immediatamente. Di qui quella
piena fiducia, quel sincero amore, quel vero tra
sporto che tutti i sinceri cristiani portano a que
sta lor madre, la quale veglia mai sempre con
tutta la tenerezza e sollecitudine sul loro vero
bene, e li formenla nel suo seno.
Or questa madre -è piena di vigore e di vita ;
ma di qual vita? della vita soprannaturale, della
vita dell'anima, la quale sebbene in sè invisibile, si pa
lesa al di fuori in mille modi. Si palesa coi suoi atti,
che del continuo emette ; si palesa colla professione
della fede interiore, la quale opera per mezzo della
carità, si palesa colle opere di beneficenza; si palesa
colla pietà, si palesa perfino in non pochi col più
sublime eroismo della santità, che si piglierebbe
piuttosto per un ideale, qualora nella realtà non se
ne vedessero i fatti.
Due pertanto sono i legami coi quali sono
stretti ed avvinti i fedeli sia coi loro pastori, sia
fra di sè. Coi pastori per la loro adesione, di
pendenza, sommissione ed ubbidienza; fra di sè
colla partecipazione ai medesimi mezzi di salute
e principalmente dei sacramenti, della preghiera,
del pubblico culto. Sono stretti ed avvinti tutti as
sieme pastori e gregge col legame interiore della
fede medesima, della carità e di tutte le grazie.
Santificati come sono con tanti aiuti spirituali, fe
condati con tante grazie, recano come l'albero
piantato in un fertile terreno lungo la corrente
delle acque i frutti i più santi, e si uniscono inti
mamente nel seno della lor madre divina. Gittando
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 105
quest'albero vieppiù profonde le sue radici nel cuore
Io rende eziandio più rigoglioso e abbondante di
preziosi frutti. Cosi viene stabilita la relazione e il
commercio delle anime fra di loro, perchè tutte vi
vono della stessa vita soprannaturale, informate
dal medesimo spirito.
Dal che si raccoglie come la Chiesa sia ad un
tempo visibile ed invisibile, visibile nel corpo, in
visibile nell'anima, visibile per un de' lati sotto un
rispetto invisibile , per l' altro sotto un altro
rispetto. Così l'uomo fisico vivente ha il suo lato
visibile in quanto al corpo, ed ha il suo lato invisi
bile in quanto all'anima. Come pure il divin Verbo
incarnato ha il lato suo invisibile rispetto alla di
vinità ed il suo lato visibile rispetto alla uma
nità.
Niuna maraviglia pertanto se i cattolici defini
scono la Chiesa pel lato che rannoda esteriormente
le sue membra qual società che professa la stessa
fede, che partecipa ai medesimi sacramenti , ed
ubbidisce ai suoi pastori. Ma come la spoglia cor
porea non costituisce tutto l'uomo, essendo indi
spensabilmente necessario perchè sii tale che sia
informata dall'anima , così pure è indispensabile
che la parte esteriore della Chiesa, cioè il corpo,
sia informata dall'anima, e la Chiesa interiore sus
siste pei doni interni di grazia, per la santità dei
suoi membri. Non basta adunque per essere vi*
vente nel seno di lei il professare colla bocca le
sue credenze, di assistere col corpo al suo culto
e di onorare esteriormente i suoi pastori ; ma gli
è necessario di più di aver la fede viva, la pietà
sincera e la sommissione figliale, convien praticare
la giustizia, la beneficenza, la carità, in una pa
l04 l' idea CRISTIANA DELLA CHIESA
rola le virtù tutte che distinguono i veri figli di
Dio, e sien scevri di mortai colpa. Quindi il falso
cristiano può ben appartenere al corpo della Chiesa,
ma non appartiene all'anima della società divina ,
n'è un membro sotto questo rispetto separato dal
suo invisibil capo, un ramo o ceppo morto, il sugo
che feconda la vigna del Signore, la vita che reca
la sanità nell'ovile di Cristo, non perviene fin ad
esso, nè è capace a dar frutti di vita (1).
' Allorchè i cattolici adunque definiscono la Chie
sa di G. C. dal lato esteriore e in quanto è visi
bile, non solo non escludono, come il pretendono
gli eterodossi il lato interno ed invisibile, ma anzi
lo inchiudono di necessità come quella che dalla
visi bile rampolla e dimana come da una condizione,
principio e sorgente. Così vuole l'ordine logico,
l'ordine genetico e l'ordine storico e cronologico.
Non vi potendo essere secondo l' instituzione di
Cristo e il disegno di lui del perpetuar sè stesso
la Chiesa invisibile senza la visibile, ovvero par
lando con maggiore accuratezza il lato invisibile
senza il visibile, come nell'uomo vivente l'anima
senza il corpo.
Che se è così, quando Lutero insorse ad oppu
gnar la Chiesa cattolica, per sostituirvi sè stesso e
la sua fazione, oppugnò la Chiesa visibile ed invi
sibile di G. C. Oppugnò l'opera della divina incar
nata sapienza, distrusse quanto era in sè la incar
nazione e* nella sua continuazione e nella dimostra
zione sua, si fe' ribelle e colpevole del maggior
dei delitti di cui possa rendersi colpevole un mor

ti) Ved. Moebiler, Symb., tom. lii, p. 431, segg.


AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 108
tale. Eresse altare contro altare, vi offerse an in
censo profano, oppose al tempio del vero Dio il de-
labro di Baal, e quanti dopo lui entrarono ed en
trano in tal delubro trovansi in aperta opposizione
al santuario immortale dato a ricovero di salute
all'umana famiglia .dall'uomo-Dio per eternar sè
medesimo visibilmente tra gli uomini.
Che se vago fosse taluno d'intendere come e da
chi nel sistema luterano potesse costituirsi quella
sognata Chiesa invisibile, avrebbe non poco di che
maravigliarsi. Imperocchè nel costui dommatismo
il figlio di Adamo privo di ogni facoltà per le cose
divine, non può nè conoscere la verità nè volere
il bene, lo spirito creatore gli dà la fede instru
mentale, egli è vero, per condurlo alla grazia; ma
egli rimane dopo la sua giustificazione corrotto,
cancrenato, colpito di morte nella sua parte spi
rituale ; niun buon pensiero, niuna pia affezione
giammai vi si sveglia nell' anima sua ; in vece di
fare opere pie, grate* agli occhi del Signore, egli
pecca mortalmente in tutte le sue azioni. II prote
stante rigenerato adunque si unisce alla società dei
figli di Dio per la fede morta da prima , poscia
per l'incredulità, per l'empietà, la bestemmia, l'in
giustizia, il furto, l'adulterio, l'omicidio, il delitto e
tutte le scelleratezze. Chè tale è formalmente la
dottrina dommatica di Lutero e consorti, senza
nulla potersene detrarre senza rovesciare da capo a
fondo tutta l'opera della riforma (I).
Dopo tutto questo, non è egli un rendersi ridi
colo, ed un voler pigliarsi gabbo de' semplici quel

(1) Ved. Moebler, op. et l. e, p. 434.


106 l' idea cristiana della chiesa
pretendere che fanno gl'innovatori, che la Chiesa
invisibile siasi per opera di Lutero sceverata dalla
Chiesa visibile corrotta nel cattolicismo? Con qual
fronte il razionalista Baver ha osato scrivere : —
I protestanti veggono nella Chiesa un ovile invisi
bile, l'alleanza delle anime sante.riunite nello spirito
di Dio; i cattolici vi ravvisano per contrario un ovile
visibile, il corpo de' cristiani riunito sotto la con
dotta dei pastori legittimi. Or se la Chiesa è una
alleanza interiore, la società delle anime sante, si
fa chiaro che ella è cinta di legami spirituali, e che
l'uomo vi si attacca pei buoni pensieri della mente
e per le pie affezioni del cuore: così i discepoli
della riforma esigono nei loro membri tutte le virtù
religiose e morali. Ma se voi insegnate che la Chiesa
è un greggia visibile, un ovile esteriore, una sem
plice associazione corporale, da quel punto niuna
santa relazione tra le anime, verun nodo spiri-#
tuale vi avrà che le unisca per le virtù divine, ed
ecco il perchè gli addetti del papismo dicono, che
per appartenere alla società cristiana convien pro
fessare la sua dottrina, partecipare al suo culto,
e venerare i suoi pastori, ma che non è necessario
di aver la vera fede, la pietà sincera, e la sommis
sione figliale. Questa dottrina, per istrana che sia
non sorprenderà veruno : poichè se i cattolici in
segnassero che la Chiesa concatena i fedeli per la
virtù, la collocherebbero nei cuori ; e posciachè
essi sostengono per un'altra parte che ella si pro
duce alla luce del giorno, ne ammetterebbero tut-
t' assieme la visibilità e la inviolabilità (1) ?

(1) Baur, p. 340, presso Moehl., I, e, p. 438.


AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 107
Quanto a quest'ultima osservazione del Baver
diciamo essere appunto quello che affermano i
cattolici, cioè che la Chiesa è ad un tempo visibile
ed invisibile, ma sotto diverso rispetto in quanto
all'anima e in quanto al corpo, come di sopra si è
esposto.
Ella è poi singolare quell'alleanza delle anime
formata dal medesimo spirito tra i protestanti, se
condo la cui dottrina queste anime son prive di
libertà, peccano necessariamente , son dominate
dalla concupiscenza, portate dallo stesso spirito di
Dio a tante contrarietà di dottrine in materia di
fede quanti sono i membri del protestantesimo ,
che non si reggono per autorità ; animate dallo
stesso spirito fino a rigettare ogni ispirazione della
Bibbia, fino a rigettare ogni valore de'sacramenti ,
fino a rigettare tutte le verità soprannaturali, fino
a rigettare l'intiera rivelazione, come vedesi nel
protestantesimo in concreto, il quale racchiude e
insacca in sè tutte le sette od eresie presenti, pas
sate e future possibili, la cui essenza tutta e sola
consiste nella piena negazione. Sì, torno a ripetere,
ella è questa un' alleanza di anime veramente sin
golare, è una unione di Santi di nuovo conio che
rovesciano ogni morale, e he' quali come vi ha li
bertà di Credere, così vi ha piena libertà di ope
rare, senza che niuno giammai abbia il diritto di
chieder lor conto nè intorno alla fede, nè intorno
alla morale, perchè soggettive, e se loro si crede,
all'impulso ed animazione dello Spirito Santo 1 Tali
sono i buoni pensieri della mente, e le pie affezioni
del cuore, che legano fra di sè i protestanti , tali
le virtù religiose e morali, che esigono i discepoli
della riforma nei loro membri. No, sia pur detto con
108 V IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA.'ECC.
pace loro, essi non hanno alleanza nè visibile né
invisibile, tranne quella fattizia che in questi ultimi
tempi venne facendo collo sterminio dell'unica vera
Chiesa di G. C.
Che poi non per la sola esterior parte,, o mate
riale, che vogliasi dire , ma eziandio per la inte
riore, cioè per I' esercizio di tutte le virtù si co
stituisca la visibilità e la invisibilità della Chiesa
de' Cattolici è manifesto da quanto abbiam fin' ora
discorso. — Essi statuiscono appunto la visibilità
della Chiesa qual mezzo indispensabile per otte
nere la parte invisibile, qual parie naturale di quella ;
l'affermare il contrario è una mera calunnia per
chè pienamente a ritroso del pubblico cattolico in
segnamento.
CAPO V.

Volle 6. C. che la Chiesa sua fosse una come per


sona divina.

Questa unità della Chiesa non solo va intesa di


unità numerica attalchè una sola abbia a dirsi la
Chiesa da G. C. istituita, ciò che non. può richia
marsi in questione da veruno, ma di più una spe
cifica per la natura di sua costituzione. E ciò per
l' unità di sua persona della quale la Chiesa dovea
essere in terra la manifestazione, e il prolunga
mento; seguendo l'analogia della Chiesa e della
incarnazione del divin Verbo, come nella incarna
zione reale vi sono due distinte nature sussistenti
in una sola persona, cosi nella Chiesa vi sono i
due elementi divino ed umano , la parte visibile
e la parte invisibile, le quali però non constitui-
scono che .una sola Chiesa qual persona morale
in cui quelle sussistono. Sono questi elementi che
^costituiscono la Chiesa una , individua, indissolu
bile, com' è l' uomo-Dio, il Verbo umanato.
Giustamente e a buon diritto ora si chiederà
in che consista questa unità somma, individua, in
110 l'idea cristiana della chiesa
dissolubile della Chiesa istituita sul modello del
l' unità di persona dell' uomo-Dio. Rispondo in due
cose, cioè nella sua propria costituzione , e nella
sua relazione con G. C. ; svolgerò colla maggior
lucidità che mi sia possibile l' una e l' altra perchè
steno alla portata e intelligenza di tutti, e poscia
ne raccoglierò le conseguenze che ne derivano.
E quanto alla costituzione, volle il divin Reden
tore, che la Chiesa sua avesse a capo il sommo
pontificato per modo che del capo e del corpo non
si formasse che una sola persona vivente. Volle che
tutte le membra sottostessero al capo , da lui di
pendessero, fossero per lui dirette, messe in azione
di quella stessa guisa che nel corpo fisico il capo
è quello che sovrasta, tiene a sè soggette, dirige
e dà il movimento a tutte le membra. È sì fatta
mente stretto , intimo e necessario il nesso che
congiunge il capo alle membra, che per niun ar
gomento salva la vita, possano giammai divellersi
e scompaginarsi. Si finga per un istante che una
mano, un piede, o qualsivoglia altra parte della
umana compage si svelga o recida, da quel punto
più non fa parte del corpo , nè per conseguente
ha direzione e moto dal capo, non ha più vita,
perchè separata dal capo del quale la vita e le
altre vitali funzioni dipendono. È onninamente in
dispensabile che le membra tutte, e ciascuna di esse
formino un tutto col capo per vivere e per agire.
Or tal è la somma unità che a questo suo corpo
mistico piacque al Signore di dare, perchè non co
stituisce che una sola persona individua.
Volle di più che il sommo pontificato fosse il
centro ed il cuore della sua Chiesa ; centro a cui
tutti i punti della circonferenza si riferissero, e
AVVERATA NEL C \TT0LICISM04 Hi
tutti i raggi da quello si dipartissero, ed in lui
convergessero, cuore, qual principio di vita pel
sangue che per esso in tutte le membra si diffonde
con circolazione continua. Qui pure ognun vede dover
essere somma l'adesione e la comunicazione di cia
scun membro, di ogni particella del corpo umano
a questo cèntro qualor voglia aver vita e calore ;
interrotta per qualsiasi cagione questa comunica
zione vivificante convien di. necessità che languisca
e muoia la parte che in così fatto interrompimento
si trova.
Volle infine che il sommo pontificato fosse alla
sua Chiesa ciò che è in un materiale edifizio il
fondamento. Niun v' ha chi ignori l' intiera fabbrica
poggiare sul fondamento, che debba tutta reggerla
e mantenerla eretta com' è. Si tolga il fondamento
e la mole di per sè cade, si sfascia e rovina. Ella
è questa una idea biblica, è la idea che di sua
bocca ci diè G. C. allorchè disse a Pietro cui volle
investito del sommo pontificato : — Tu sei Pietro,
e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. — Or
questa idea medesima ci fa intendere dover esser
somma l' unità della Chiesa medesima, perchè ove
cessasse questa ,unità, la Chiesa verrebbe meno, e
più non vi avrebbe che un rovesciamento, una piena
dissoluzione.
Or come noi trattiam qui della Chiesa in quanto
ella è visibile, è facile da queste premesse l' infe
rirne , che non vi è altro mezzo nella economia
presente, cioè dietro la istituzione del Salvatore ,
per. costituire, mantenere e propagare nel tempo
e nello spazio V unità somma della Chiesa, che il
sommo pontificato. Tolgasi questo capo , questo
centro, questo fondamento non è più possibile pen
Hi l'idea cristiana DELLA CHIRSA
sare a cosi fatta unità. Un corpo acefalo non po
trà giammai costituire una persona vivente; una
periferia senza centro è un assurdo, un non senso,
ripugna ; un edifizio senza fondamento è parimente
una utopia, una contraddizione.
Ella è inoltre al tutto necessaria questa somma
unità costituita dal capo e dalle membra, dal cen
tro e dalla circonferenza, dal fondamento e dall' e-
difizio, ossia del sommo pontificato col rimanente
della Chiesa per l' unità d' insegnamento, per l' u-
nità di azione, per l' unità di regime. Imperocchè
tolta questa unità, non può più aversi per primo
I' unità d' insegnamento. Si sa che ciascun uomo
abbandonato a sè stesso ha il suo modo proprio
di pensare, nè solo ogni individuo, ma i diversi
ceti in quanto son divisi gli uni dagli altri si tro
vano in divergènza di opinioni ; è moralmente im
possibile che combinino tutti nello stesso modo
di' pensare. L'esempio delle scuole filosofiche nelle
verità di ordine naturale, le sette degli eterodossi
nelle verità di ordine sovrannaturale ne sono una
pruova irrefragabile e di sperienza.
Quel che si è detto della unità d' insegnamento
deve dirsi per parità di ragione della unità di
azione. Qualor questa non muova da un solo im
perante, da un solo centro non può aversi un sol
movente, ma in quella vece tanti se ne avranno
quanti sono .quei che agognano all' autorità, si for
meranno tanti partiti quanti sono quei che danno
la spinta secondo il fine cui ognuno si propone. Di
necessità debbon sorgere collisioni secondo che i
partiti sono avversi gli uni agli altri. Questo poi
tanto più si verifica quando l' ambizione, il desi
derio di vincere, o qualsivoglia altra passione di
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 113
tante che annidano nel cuore umano piglia il so
pravvento. Se in un campo più generali indipen
denti dirigono lo stesso esercito ; se in una nave
varii sieno i capitani senza che I* uno sottostia ad
. un altro ; se in una azienda qualunque più intra
prendenti di propria autorità dirigan la somma delle
cose è evidente che non si potrà giammai sperare,
non che ottenere un risultato di comune azione.
Vien anzi questa distrutta dal cozzo degli uni co
gli altri. Lo stesso dicasi della unità di regime quando
questo non istia nelle mani di un solo, sia questi
fisico o morale. Dissi morde, posciachè qui non è
ancor a cercare qual sia la forma di governo vo
luta da 6. C. nella Chiesa sua, e però all' intento
nostro basti l' aver rilevato richiedersi unità per
chè il reggimento sia uno, che d' altra guisa questo
non potrebbe aversi uno , ove più capi indepen-
denti abbiano la somma delle cose.
E qui cadono in acconcio le similitudini delle
quali fe' uso il gran martire s. Cipriano a svolgere
questo vero e porlo sott' occhio in tutta la sda
forza. Tali sono quelle dei molti raggi che dallo
stesso lume dimanano, dei molti rami provenienti
dalla stessa ceppaia dell'albero, dei molti rivoli
che scaturiscono dalla medesima fonte (1). Non
altro lume poi, non altra ceppaia, non altra fonte
riconobbe il Santo a costituir questa somma unità,
che il supremo pontificato da Cristo conferito a
Pietro, come nel seguente capo diremo. Frattanto
resti qui fermo aver voluto il Salvatore che la
Chiesa sua una fosse pel suo organamento, ed aver

(1) De Unit. Eecles., pag. 195.


Hi l'idea cristiana della chiesa
tolto qual mezzo per costituire la volata unità il ver
tice del-pontificato. E ciò per la parte esteriore e
visibile della Chiesa, cioè in quanto al corpo. Or
come dalla parte visibile, secondo che si è dimostrato,
sorge e dipende la invisibile che n' è l' anima e
costituisce l'alleanza delle anime giuste nella- Chiesa
una, di qui è che con tanto di ardore e d'impegno
studiaronsi gli eterodossi di eludere la propria con
danna per essersi da quella separati col sostenere
non aver Cristo fondata Chiesa visibile. Negata
questa, come . non vi ha più modo di convincerli
del non appartenere all'i nica vera Chiesa, quindi
- è che cercarono un riparo nella Chiesa invisibile,
che spunta da sè come per incanto dal moto spon
taneo del cuore diretto e mosso dallo Spirito Santo,
per poscia unirsi nella Chiesa visibile dalla invi
sibile distinta. .Vano riparo, che non li salva nella
ribellione (oro, perchè concetto subbiettivo contra
rio alla istituzione di Cristo , cui tolsero ad oppu
gnare e distruggere coll' unico disegno di occultare
il -loro delitto, anzi il massimo de' delitti.
Nè solo dispose il divin Redentore che il sommo
pontificato posto a capo della gerarchia e di tutta
la Chiesa sua fosse il nesso di unione di essa
Chiesa in quanto è visibile, come lo è la persona
del Verbo rispetto alle due nature nella incarna
zione, ma volle di più che tutte le prerogative e le
doti della medesima dal sommo pontificato dipen
dessero. Per ciò»stesso che egli intese di lasciar
nella sua Chiesa la manifestazione e il prolunga
mento della incarnazione , in cui la persona del
Verbo, nesso di congiunzione delle due nature nel-
l' unico supposto, Cristo, tutti i pregi, le doti, le
prerogative di lui pigliassero l' origine dalla per
AVVERATA NEL CATT0LTCI3M0. H8
sona, volle altresì che dal supremo pontificato de
rivassero e dipendessero i pregi, le prerogative, le
doti della Chiesa. Dal pontificato ne deriva infatti la
somma unità della Chiesa, perchè in esso e per esso
sicongiungono in intima comunicazione tutti i mem
bri della medesima per la stessa fede, per lo stesso
culto, per la stessa sommissione. Dal pontificato
origina la cattolicità di essa Chiesa una in tutto
I' universo, l'apostolocità che dal primo subbietlo
di questo pontificato medesimo, cioè da Pietro il
primo ad esserne stato investito, si propaga in tutte
le età; la santità la quale s' ingenera dalla Chiesa
visibile che la produce coi sacramenti e cogli al
tri mezzi di salute, e si manifesta al di fuori colle
buone opere e coi carismi de' quali essa abbonda. Lo
stesso dicasi della infallibilità, delle indefettibilità ,
dell' antorità, e simili, le quali doti in tanto com
petono alla Chiesa in quanto è una, ed una non
è se non pel sommo pontificato che n'è il capo,
il centro, il cuore.
Non solo però la Chiesa è sommamente una per
la sua costituzione od organamento esteriore, ma
tale è inoltre come abbiam testè accennato per la
interna relazione sua con G. C. suo capo invisi
bile. Tutta la gloria della figlia del re è interiore,
già disse il Salmista (1) parlando della Chiesa figlia
ad un tempo e sposa di G. C. Piglia per la rigenera
zione ottenuta da lui nel santo battesimo ; sposa
per l' unione ammirabile che Crist| ha contratto
con essa, ondechè Cristo ama la Chiesa sua con
tenerissimo amore come figlia, e con ardentissima

(1) Ps. XLIV, 13,


lié L'IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
carità come sposa (1). Di qua le relazioni interriti
tra Cristo e la Chiesa le quali concorrono in ma-
raviglioso modo a formare e stringere Y intima
unione, ed anzi l' unità dell' uno coll' altra. Nel
tipo di questa unione od unità, che è la divina in
carnazione ravvisiamo quali sieno le relazioni tra
Cristo e la Chiesa. Nella incarnazione non solo la
divina persona assunse e fece sua propria I' uma
nità con nesso sostanziale, ma la natura divina che
in realtà non distinguesi dalla persona , tutta in
vase, penetrò, e per così dire,, divinizzò quest' as
sunta natura per forma che le furono comunicate
virtù e doti tali che vincono ogni nostro pensiero.
Sii pure stretta la comunicazione dell' anima del
giusto con Dio mediante la grazia abituale o san
tificante; sii pure intimo il congiungimento, che per
la medesima, vien per questa grazia ad ottenere con
Dio sommo bene; sii quanto si voglia grande la
famigliarità ed amicizia che corre tra l' anima del
giusto e Dio ; sii oltre ogni dire folgorante la luce
che per così fatta intimità ne proviene da Dio al
l' anima felicemente da lui posseduta, tutto questo
però è un nulla al raffronto di quanto alla sacro
santa umanità di G. C. dimanò dalla persona del
Verbo in questa natura assunta.
E per darne un qualche saggio dietro la scorta
de' Padri, per affarsi ciò al nostro proposito, dalla
ipostatica unione si comunicò all' assunta natura
quella medesinfc proprietà che dalla unità di na-

(1) Ved. il Martini su questo versetto nelle Annotazioni


che vi appose, e che dietro la scorta de'sacri interpreti ciò
espone con molta chiarezza.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. li 7
tura risulta nelle tre distinte divine persone, seb
bene con qualche temperamento e misura richiesta
dalla condizione della natura umana. Dicesi tal pro
prietà dai Padri greci pericorèsi e dai latini t'm-
meazione o commeazione ovvero ancora circuminces-
sione. Ora in virtù di questa pericorèsi o commea
zione per l' unità di natura delle divine persone
avviene che l'-una persona tutta trovisi neh" altra,
l' una nell' altra risieda, e quasi direi l' una pie
namente compenetri nell' altra. Nella incarnazione
per l' unità di persona sono così strettamente con
nesse fra sè le due nature divina ed umana, che
vi ha eziandio in esse la sua pericorèsi o immea-
zione. Vi corre però questa differenza nella Tri
nità e nella incarnazione, che tra le divine persone
la comunicazione o immeazione è mutua cioè per
parte di ciascuna persona nell' altra, per lo scam
bievole progresso, laddove nella incarnazione solo
vi ha per parte della natura divina la quale pene
tra e tutta invade la sacrosanta umanità, senza che
questa possa penetrare la divina natura , laonde
la permeazione o circumincessione non è scam
bievole (1).
Da così ammirabile commercio ne rampollano
preziosi corollarii per questa umanità stessa, e sono
1.° che la divina natura domina e vince l'assunta
natura, quale tira a se a guisa di appendice, o di
accidente, come piacque parlare all'Angelo delle
scuole; 2.' che salva la naturale proprietà l'as
sunta sostanza, ossia la natura umana, è stata tutta
deificata, per aversela la divinità in qualche modo

(1) Ved. Petav., De Incarnai, lib. IV, c. i4, n. 6.


118 l' idea cristiana delll chiesa
tutta in sè trasformata, innestata, ed intimamente a
sè unita, e resa, quanto era possibile, assomiglian-
tissima; 3.° da questo intimo nesso personale, ne
proviene inoltre quella comunione degli idiomi,
come parlan le scuole, ossia delle proprietà, per
cui si predica di Dio ciò che è dell'uomo in G. C.
e quello che è dell'uomo si annunzia di Dio. Da
questa pericoresi o immeazione delle due nature
in Cristo si comunica, si spande, si trasfonde una
divina virtù nelle operazioni e negli atti di lui per
la quale le operazioni di Cristo son dette teandri
che cioè divino-umane, £ non già umane sempli
cemente. Quanto noi abbiam qui solo accennato
allo scopo che ci siam prefissi si può vedere svolto
ampiamente e corredato delle opportune autorità
patristiche da quei valenti che di proposito han
trattato di questo nobilissimo argomento (1). Trat
tante ognun di per. sè conosce qual sublime con
cetto abbiasi a formare di questo augusto mistero
da non potersi adeguatamente colle parole aggua
gliare.
Ebbene, alla sua volta Cristo Dio-Uomo per l'in
timo nesso che vi corre tra il capo ed il corpo
mistico che è la Chiesa, per lo strettissimo con
giungimento che vi corre tra lo sposo e la sposa,
comunicò a questa, in quanto n'era capevole, dif
fuse e spandette queste proprietà medesime, e
quelle prerogative che per la ipostatica unione
derivarono all'assunta umana sostanza, il che fu
ben avvertito da s. Gio. Damasceno allorchè scrisse:
—. Imperocchè, dacchè il Dio Verbo si è fatto

(i) Ved. Petav., l. c. — Thomassino.


AVVERATA NEL CATT0LICÌSM0.
carne, divenne al tutto simile a noi, tranne il pec
cato ; e senza confusione con quello che era nostro,
si è mescolato; e senza mutamento deificò la carne,
per il mutuo transito senza" conversione della di
vinità e della carne scambievolmente tra di sè, e
da quel punto in verità siamo stati santificati (1). —
Cioè ci' ha santificati mediante la estensione a noi
fatta di quelle prerogative che alla sua umana na
tura provennero dalla ipostatica unione col Verbo,
e però dalla pericoresi o circumincessione che da
essa ne risultò tra l'una e l'altra sostanza.
Adunque da tal principio ne conseguita la par
tecipazione a cui fu ammessa la Chiesa della natura
divina della quale parla il principe degli apostoli,
che in tal modo venne deificata (2). E posciachè per
si fatta partecipazione ne risulta tale uno scam
bievole commercio e vicissitudine tra Cristo e la
Chiesa per cui tutto Cristo è in lei, ed essa tutta
in Cristo, ben può e deve dirsi che di Cristo e
della Chiesa si è fatta una sola cosa, salva la pro
prietà dell'uno e delk'altra. E come di Cristo Dio-
Uomo può dirsi per la esposta pericoresi o cir
cumincessione che Cristo è tutto Dio, ed è tutto

(i) Orat. I, De Imaginat. n. XXI, ed. Lequiere. Opp. tona. I,


pag. 317. — Nam ex quo Deus Verbum factus est caro,
assimilatus nobis per omnia, excepto peccato, et citra con-
lusiooem natura nostra commistus est , propter mutuam
utriusque, divinitatis scilicet, humanitatisque , circuminces-
sionem, assumptam carnem sine conversione Deum effecit ,
jam tum reipsa in sanctos evasimus. —
(3) II Pet. I, 4, leggesi : — Ut per haec efficiaminidivinae
consortes natura. —
120 l' idea cristiana della chiesa
uomo (4). Così può affermarsi che la Chiesa è
tutto Cristo, e Cristo tutta la Chiesa; che . tutto
Cristo risiede nella Chiesa, e che tutta la Chiesa
risiede in Cristo.
Più : di quel modo, che la divinità del Verbo
congiuntasi con sostanziale ed ipostatica unione
colla natura umana la vince, la domina, la tira a sè,
e se ne serve come cosa sua propria a proprio
uso per compiere i disegni propostisi per tale
unione, cosi Cristo per la cognazione contratta colla
sua Chiesa parimente la vince, la domina, a sè
l'attrae, e se ne serve come d'instrumento vivo e
vivificante suo proprio per mandare ad effetto
quanto intende di operare a benefizio del mondo.
Inoltre, poichè il Verbo-Dio in qualche modo, cioè
salva la naturale proprietà della umana sostanza,
tutta in sè trasformo, innestò, e in sè converse
l'assunta natura come l'aere dal fuoco compreso
ed in fiamma trasmutato si fa tutto fuoco, così Cri
sto in sè per simil modo trasmuta, investe, ed ih
sè converte, salva la natura «ua, la Chiesa cou
renderla tutta divina, ed a sè somigliantissima, in
quanto il pate la sua condizione.
Come pure per la stessa intima unione del divino

(1) Ved. Pet., I. IV, De Incarnat., c. XIV, n. 9, dove dopo


di aver riferite le parole di s. Leone nel Serm. HI De Pas
sione Christi, colle quali il s. Pontefice afferma totem ma-
jestatem in humilitate , et Mara in majestate humilitatem
inesse in Christo, soggiunge : — Qusb est iripix^fi1"*. 10(33
in sese naturas immiscens et inserens. Cui simile istud est
frequentatomi a graecis, Ghristum totum esse Demi, ét tatum
hominem. —
AVVERATA NEL CATT0UCISM0. ~ Hi
e dell'umano fino a costituirne una sola persona
morale, si annunzia di Cristo ciò che è della Chiesa
e della Chiesa ciò che è di Cristo. Infatti su questo
fondamento dicesi che chi ascolta la Chiesa o di
spregia la Chiesa, ascolta o dispregia Cristo me
desimo ; che Gesù Cristo è perseguitato e patisce
ne'suoi santi, che è glorificato nella Chiesa sua, e.
viceversa si dice che ella è gloriosa e immortale,
perchè partecipe della gloria a lei da Cristo co
municata e della sua immortalità, della quale ha
già in sè un germe sicuro nella speranza e nella
carità che per Cristo possiede.
Finalmente le sue operazioni per così fatta unione
acquistano una virtù tutta sua sovrumana, i suoi
atti cotanto vengono sublimati, che in qualche senso
ponno dirsi teandrici in quanto che da Cristo che è
uno con esso lei ricevono un influsso tutto spe
ciale, che gl'innalza oltre alla comune condizione,
ed hanno del divino. Cristo parla per la sua Chiesa,
definisce per la sua Chiesa, regge i fedeli per la
sua Chiesa, perchè appunto la Chiesa fatta una
cosa con Cristo, una persona morale con Cristo in
nome ed in virtù di lui tutto opera alla saluta delle
anime, per l'aumento sempre maggiore e crescente
della giustizia e della santità.
Tutti questi pregi, queste prerogative delle quali
è fregiata e rifulge la Chiesa sono una sequela
delle relazioni di Cristo con esso lei, relazioni in
time provenienti dal nesso che li stringe come capo
al corpo, come sposo alla sposa. Il capo e il corpo
costituiscono una sola cosa, una sola persona, e dal
capo appunto come parte precipua della persona
provengono al corpo il vigore, la sanità, la vita.
B corpo agisce ed opera in quanto è diretto dal
l22 l'idea cristiana della chiesa
capo, ed ha da esso l'impulso e la forza. Se questo
si verifica nella persona fisica, si verifica altresì in
un corpo mistico di ordine sovrannaturale, qual è
appunto la Chiesa rispetto a Cristo dal quale riceve
come da suo capo, il moto, l'azione ed ogni sua
eccellenza.
, Laonde o si eonsideri la Chiesa in quanto è
visibile, ossia nella sua parte esteriore e sensibile,
o la si consideri in quanto è invisibile, ossia nella
sua parte interiore, si fa manifesto che una ed in
dividua è stata da Cristo instituita. È una come
Cristo del quale è la viva e perpetua rappresen
tanza, e la manifestazione e continuazione. Quindi
chiunque si attentasse a scinderla in molte, ovvero
in più parti la distruggerebbe, più non porterebbe
consè il.tipo su cui venne modellata, e farebbe come
chi. dividesse Cristo in due o in più persone, at
tentato insano che farebbe di un tratto scomparire
l'augusto mistero della divina incarnazione, siccome
si è rimproverato all' empio Nestorio. Ma quanto
più reo si renderebbe chi all'unica Chiesa ne oppo
nesse una o più rivali, contrarie, ossia in opposi
zione a quell'una, che fu da Cristo istituita? Chi
si accingesse a farle guerra, a distruggerla per so
stituirvi una meschina parodia, una stolida e scon
cia imitazione, un'ombra, un simulacro di Chiesa?
Questi avrebbe a dirsi anticristo, come quegli che
all'unico vero Cristo opponesse Cristi falsi, fittizii a
fine di escludere quell'uno vero. Ebbene del primo
delitto si fan colpevoli gli scismatici, che l'incon-
sutile veste di lui, la Chiesa, squarciano in lembi
per quanto è in essi; si rendono rei dell'altro ec
cesso i facitori e architetti di nuove sette , e quei
che colpevolmente loro aderiscono. Delitti amendue
AVVERATA NEL CATT0LICISM0 12."
orrendi che traggon seco la maledizione di Dio e
la riprovazione eterna dello stesso Cristo la cui
opera, anzi capo-lavoro non dirò solo guastano e
difformano, ma sovvertono, ma distruggono, e vol
tano a danno di Cristo manifestato e continuato
nella sua Chiesa ed anzi Cristo medesimo secondo
che essi sei fingono o sei costruiscono a loro
piacimento per surrogarlo, e pigliare il luogo suo.
Nè qui si arrestano i danni che per cosi fatta
tracotanza vengon recati all'opera della incarnata
sapienza, ma si stendono ed ai facitori di scisme
ed agli autori di sette e loro fautori. Posciachè uno
solo essendo il mistico corpo dell'unico Cristo, che
è Cristo, nel quale egli del continuo influisce co
municando , o come si è detto, estendendo ,
secondo che n'è capevole, gli effetti maravigliost
e sorprendenti che dal divin Verbo all'assunta
umana sostanza promanano, l'intimità, la peri-
coresi o circumincessione, e però il commercio
vicendevole, la comunione delle proprietà, la dei
ficazione della umana natura, e delle sue operazioni
teandriche, privano d'un tratto questi audaci faci
tori di scisme e di sette sè stessi e i loro aderenti
di un tanto bene. Recidono lo stame di una tale
influenza e comunicazione, perchè fuori di quell'u
nico corpo che Cristo informa. Non dico già, che
gli scismatici e gli eretici, formali eziandio, come
si appellano, cioè tali per malizia, abbiano ad es
ser privi di ogni influenza di Cristo, no, che que
sto saria erfore da sommi gerarchi proscritto nei
discepoli di Giansenio (i); ogni cattolico sa che il

(1) Ved. Prop. Alex., VilI, n. 8. — Pagani , judaei, ha-


retici, aliique hujus generis nullum omnino accipiunt a
124 l' idea cristiana della chiesa
Salvatore non priva mai gli uomini finchè son
viatori della grazia, ancorchè infedeli ed idolatri,
volendo sinceramente la salvezza di tutti. Ma parlo
della privazione di quella speciale comunicazione
e influenza che è sol propria della Chiesa che come
mistico corpo riceve dal suo capo, e come sposa
dal suo sposo che è Cristo. Poichè come riflette
s. Agostino, chi è membro divelto dal corpo di
Cristo, non può essere animato dal capo, che solo
nel corpo a cui è congiunto, dà vita, e comunica
l'umore vitale (1) , nel modo stesso che la vita
non influisce nel tralcio da lei reciso, che è la si
militudine di cui servissi il divin Redentore (2).
Ora secondo la premessa dottrina, la Chiesa in
quanto è invisibile si forma e s'ingenera dall'ele
mento visibile, nè può darsi il lato invisibile senza
il visibile da cui producesi, avendo voluto il Signor
nostro fondare una Chiesa visibile dalla quale poi
colla predicazione, coi sacramenti e grazie annesse

Jesu Christo influxum, adeoque hinc recte inferes , in illis


esse voluntatem nudami et inermem , sine omni gratia suf
ficienti.
(1) Son note le parole di s. Agostino nel Tratt. XXVI ,
in Jo. n. 13. — Fiant corpus Christi , si volunt vivere
de spiritu Christi Vis ergo et tu vivere de Spiritu
Christi? in corpore esto Christi. Numquid enim corpus
nieum vivit de spiritu tuo ? Meum viyit de4 spiritu meo,
et tuum de tuo. Non potest vivere corpus Christi nisi
de Spiritu Christi. Inde est quod exponens nobis Apostolus
Paulus hunc panem, unus panis , inquit , unum corpus su-
mus.... Qui vult vivere.habet ubi vivat, habet unde vivat. —
(2) Jo. XV, 4.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 125
- si producesse la sautità interiore che n'è il lato
invisibile e l'anima. Questa Chiesa visibile poi la
volle una e tale la costituì per mezzo del sommo
pontificato qual capo, qual centro, qual cuore, che
servisse di nesso di tutta intiera la cristianità, di
tutte le Chiese particolari sparse su l'intiera su
perficie della terra, come il movente supremo per
dar l'impulso di azione e di moto; come la suprema
autorità che astringesse tutti alla sommessione e
debita ubbidienza; in una parola perchè si costi
tuisse di tutta la Chiesa universale una sola per
sona, come nella incarnazione per la persona del
Verbo si formasse un solo Cristo. Chiunque per
tanto non appartiene a quest'unica persona o ma
terialmente o formalmente non può far parte e
costituire la Chiesa invisibile, o per parlare con
più accurata formola, il lato invisibile di essa
Chiesa; e quindi esser partecipe di quella intima
comunicazione che dalle interne relazioni con Cri
sto procede.
Non senza grave ragione dissi : Chiunque non
appartiene alla persona della Chiesa materialmente
o formalmente, perchè sebbene i peccatori destituiti
per grave colpa di carità, rigorosamente parlando
non appartengano all'anima della Chiesa perchè
morti alla grazia, epperò sieno membri morti, o
meglio, mortificati, e rami disseccati, con tutto ciò
in un senso più ampio fan parte della medesima,
e quindi spettano sotto qualche vero rispetto alla
Chiesa in quanto eziandio è invisibile. Essi vi ap
partengono per la fede vera che ritengono, per la
speranza, e per altre virtù : sono in vìa di salute
pei sacramenti ai quali ponno partecipare, e ripa
rare per tal mezzo la loro perdita, son retti dai
Peronb. V id. Cristiana, ecc. Vpl. III. 6
126 L' IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
legittimi pastori, e per conseguente sotto varii ri
spetti spettano, come si è detto eziandio alla Chiesa
invisibile. Sono come il bulbo della pianta al quale
bastano poche stille di fecondante umore 'perchè
ripigli e gitti fuori i suoi germogli e rifiorisca. P.er
l'opposto i catecumeni i quali tuttora non fan parte
della Chiesa visibile perchè non rigenerati colle
onde battesimali, pure se acceso il cuore abbiano
di carità, senz'alcun dubbio appartengono in istretto
senso alla Chiesa invisibile, perchè spettano all'a
nima di lei. Quindi e l'una e l'altra di queste due
classi appartiene alla persona della Chiesa, con
questa differenza, che i peccatori vi appartengono
materialmente, laove i catecumeni in istato di gra
zia vi appartengono formalmente.
Nè vi sia chi dall' aver noi affermato che i ca
tecumeni informati di carità appartengono formal
mente alla Chiesa in quanto è invisibile , ment; e
non fan tuttora parte della medesima in quanto
essa è visibile ci appunti di contraddizione, per aver
noi parimenti detto non poter appartenere alla
Chiesa invisibile senza la Chiesa visibile. Imperoc
ché la contraddizione non è che apparente. Infatti
chi formò, chi ingenerò questi catecumeni se non
la Chiesa visibile per la predicazione, e l' insegna
mento delle divine verità? Questi ^non mai sareb
bero tali, cioè nè credenti nè amanti senza l' uf
fizio della Chiesa visibile. Ed ecco come appieno
si verifichi, e per un de' lati che ponno i catecu
meni far parte della Chiesa invisibile formalmente,
e per l' altro, che non può esservi Chiesa invisibile
senza la visibile.
Una adunque è la Chiesa da Cristo istituita, una
per la singolarità, non essendovene altra vera da
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. tir
quest' una in fuora, e chi dicesse altramente da
rebbe un' aperta mentita a G. C. stesso, che .di
chiarò fondare su Pietro la Chiesa sua; una per
I' organamento o costituzione sua destinata a rap
presentare sulla terra, e manifestare l' incarnazione
sua ed a perennarla ne' suoi due elementi in unità
di persona.
CAPO VI.

6. C. velie la Chiesa sua eminentemente monarchica,


cerne re.

L' Uomo-Dio fu, com'è, vero re e re supremo


del cielo e della terra qual- naturale figlio di Dio
per la divina incarnazione. La sua monarchia sola
è rigorosamente universalé ed eterna. Le sacre
Scritture in cento luoghi ve lo denominano, e gli
attribuiscono un regno su tutto I- universo non mai
perituro per tutti i secoli. Lo fanno arbitro supremo
dei re della terra e delle monarchie tutte delle
quali egli dispone con pieno potere a bene e gloria
del regno suo, che è la Chiesa. -
Diamo anche di questo vero una qualche pruova.
Lasciando il vaticinio- di Giacobe nel quale si pro
mette il Messia denominato Scilo- che secondo più
ebraizzanti, e la versione greca alessandrina signi
fica quello a cui è riservato il régno (1) e per cui

(1> Gen., XLIV, vers. 70.


130 l' idea cristiana della chiesa
dagli ebrei medesimi vien chiamato il Re Messia (1);
re viene spesse volte chiamato nei Salmi; per esem
pio nel Salmo 1l dove in persona di Cristo si
dice : — Ma io da lui sono stato costituito re so
pra Sionne — cosi in tutto il Salmo XLIV, nel
Salmo LXXI e altrove. Come pure Geremia di
lui predisse: — Io susciterò a Davidde un Germe
giusto, e regnerà come re e sarà sapiente (2) —
così Zaccaria : — Ecco che viene a te il tuo re
giusto e salvatore (3) — Non altrimenti nel nuovo
Testamento troviamo, essere stato decorato il, di-
vin Redentore di questo titolo, ed ora venne chia
mato Re de' Giudei (4) — ora Re d'Israele (5) —
Cristo stesso confessò a Pilato che era re (6) —
Si attribuisce eziandio questo titolo là ove parlando
del giudizio estremo afferma che — Allora il Re
dirà a quei che saranpo alla sua destra (7). —
Nè solo il titolo, ma il potere che a tal regia
dignità si addice, il regno, l'ampiezza e la per
petuità di questo regno le Scritture a Cristo at
tribuiscono. Dopo le riferite parole del Salmo II
si prosiegue: — Chiedimi, e io ti darò in tuo
retaggio le genti, e in tuo dominio gli ultimi con
fini del mondo (8) — Daniele poi così di questo

(l) Gf. Petav., lib. XII, De Incarnai., c. iti.


(2) Jerem. XXIII, 13.
(3) Z;ich. IX, 9.
(4) Lue. XXII (, a.
(5) Marc. XV, 32. Matto. — XXVII, 42.
(6) Jo. XVIII, 87.
(7) Matth. XXV, 34.
(8) V, 8.
AVVERATA NBL CATTnUCISMO. 151
regno prenunzia: — Ma nel tempo di quei reami
farà sorgere il Dio del Cielo un regno , che non
sarà disciolto in eterno : e il regno di lui non pas
serà ad altra nazione... ed esso sarà immobile in
eterno (4) — E poco appresso soggiunge: — Io
stava osservando nella visione notturna , ed ecco
colle nubi del Cielo venire come figliuolo dell'uomo,
ed izò fino all'antico de' giorni: e lo pre
sentarono al cospetto di lui. Ed ei gli diede po
testà, onore e regno : e tutti i popoli, tribù e lin
gue a lui serviranno : la potestà di lui è potestà
eterna, che non gli sarà tolta, e il regno di lui è
incorruttibile (2) — Conforme a questi vaticinii
l'angelo annunziator della Vergine, disse che il
regno del nascituro figliuolo non avrà fine giam
mai (3). Cristo finalmente dopo il glorioso suo ri
sorgimento disse ai suoi apostoli : — A me è
stata data ogni potestà in cielo ed in terra (4).
— Quindi nella divina Apocalisse vien detto —
Principe dei re della terra (5) — sulla cui vèste,
e sul cui fianco sta scritto — Re de' regi e si
gnore di quei che imperano (6). —
Egli è adunque fuor di ogni contestazione, che
Cristo sia vero re, e re supremo su* tutto l' uni
verso in perpetuo. Noi qui non ci faremo a ri
cercare intorno alla natura di questo regno , cioè

(1) Dan. V, 44.


(2) Dan. VII, 15, 14.
(3) Lue. I, 33.
(4) Mattb. tilt.
(3) Apoc. I, 5.
(6) Ib. XIX, 16.
152 l' idea cristiana della chiesa
se non solo sia spirituale ma eziandio temporale.
Questione che poco rilieva al nostro intento e in
torno alla quale si sono occupati sommi teologi (1) ;
come pure dell' altra questione uoi ci occuperemo,
se questa dignità di re a lui competa come Dio,
ovvero in quanto è uomo; noi la abbiamo tolta
di mezzo con dire essere egli re supremo come
Dio-Uomo, e però in ragione di sua persona uma-
nata, come Dio-Uomo. Niun negherà che sotto
questo rispetto abbia egli siccome re supremo
ed eterno ogni potere in qualunque ordine di *
cose.
Tuttavia suo regnò in peculiàr modo è la Chiesa
qual egli regge e governa qual supremo monarca,
provede, difende, e al quale fa convergere come
a lui piace gli umani eventi. Quivi egli è il solo
re, indipendente, assoluto. Volendo egli pertanto
perpetuare sè stesso nella sua Chiesa, qual mani-
festamento e compimento assieme di sua incarna
zione, quindi è che egli la volle costituire sotto
la forma monarchica in cui un solo fosse dotato
del poter supremo, e dal quale tutti senza ecce
zione dipendessero, ed al quale tutti ubbidissero in
tutto che si 'attiene al bene delle anime pel quale
l' ha istituita. Volle che quest' uno reggesse e go
vernasse questa sua Chiesa visibile, o regno che
vogliam chiamarlo, come suo vicario e rappresen
tante. A questo fine lo munì di amplissimi poteri,
di quella eccelsissima autorità che a sostenere le
veci dell' Uomo-Dio si richieggono.

(1) Ved. Greg. De Valent., Comment Theolog. toni. IV,


disp. I, q. 22, punct, 6. Petav., De Incarnai., lib. XII, c. lì.
e AVVEKATA NEL CATTOLICISMO. 133
Nel sottrarsi G. C. colla sua corporale presenza
da questo suo regno, o Chiesa visibile la provide
per conseguente nella persona di questo suo vica
rio di un capo visibile per prolungare in tal guisa
la presenza sua visibile nel mondo fino agli ul
timi giorni. Or tale scelta cadde sopra s. Pietro,
e su tutti i legittimi successori suoi finchè durerà
questo suo regno sopra la terra. Per ciò a Pietro
e nella persona di lui a tutta la futura serie di
quei che gli dovrebbero succedere, conferi la su
premazia su tutta la Chiesa con quelle solenni pa
role : — Beato sei tu Simone figlio di Giona :
perchè non la carne e il sangue te lo ha rivelato,
ma il Padre mio, che è ne' cieli. E io dico a te,
che tu sei' Pietro, e sopra questa pietra edificherò
la mia Chiesa, e le porte dell' inferno non avran
forza contro di lei. E a te io darò le «chiavi del
regno de' cieli : e qualunque cosa avrai legato so
pra la terra, sarà legata anche nei cieli : e qualun
que cosa avrai sciolta sopra la terra, sarà sciolta
anche ne' cieli (4). — Ora è ad osservarsi, come
Cristo spieghi il mistero ascoso nel nome di Pie
tro, significando come si notò da s. Cirillo e dagli N
altri Padri tutti, che sopra di lui, come sopra fer
missima e saldissima pietra avrebbe innalzata la
sua Chiesa. Inoltre per il simbolo delle chiavi
aperto espose e dichiarò la suprema autorità
e potestà di governare, com' era ricevuto presso
tutte le nazioni dell' antichità, e ne abbiamo un
documento- presso Isaia, il quale volendo signifi
care il supremo potere che Dio avrebbe conferito

(1) Matth. XVI, 17, 19.


134 l'idea cristiana della chiesa
ad Eliacim coll' innalzarlo al sommo pontificato
si servi di questo simbolo delle chiavi poste sui
di lui omeri quale insegna di sua investitura, come
allora era costume, con dire : — E porrò sull' o-
mero di lui la chiave della casa di David, e aprirà,
nè altri potrà chiudere, e chiuderà, nè altra potrà,
aprire (1) — Queste ultime parole disvelano ii
valore del simbolo, che è la potestà suprema ed
assoluta di esso pontefice. Ond'è che di Cristo
pontefice della nuova legge, si dice nell'Apocalisse
che egli — ha la chiave di David, e apre e nes
suno chiude, chiude e nessuno apre (2). —
Siccome poi Cristo al nome e alla dignità di
re congiunse in sè la sollecitudine e la denomina
zione di pastore, come egli stesso in più luoghi
si appella dicendo : io sono il buon pastore, che do'
la mia vita.per le mie pecorelle, così al suo vicario
in cui egli continuar voleva a governare e pascere
il suo gregge, commise sotto l emblema o tipo di
pastore l' uffizio e l' autorità di governare la Chiesa
sua. Imperocchè dopo di averlo richiesto per ben
tre volte, se egli lo amasse, a ciascuna risposta
affermativa gli disse : pasci i miei agnelli, pasci le
mie pecorelle (3) , ossia pasci e governa con su
prema potestà tutto il mio gregge, cioè tutta la
Chiesa mia ; non già solo questa o quella parte,
ma la Chiesa universale, la quale si costituisce da
tutti i greggi particolari o parziali coi loro rispet
tivi pastori. L' autorità pertanto di Pietro e però

(1) Is. XXII, 22.


(2) Apoc. IlI, 7.
(3) Jo. XXI, 16, 17.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 135
de' suoi successori si stende non solo sopra i fe
deli, ma eziandio sui pastori loro perchè a Pietro
subordinati, o tolti ad uno ad uno, ovvero tutti
assieme, tanto dispersi quanto riuniti , poichè in
qualsivoglia modo son sempre quel grande e intiero
ovile- commesso con suprema potestà a Pietro, per
chè il regga e governi.
Potrei avvalorar questo vero colle testimonianze
e coi fatti di tutta l' antichità ecclesiastica, dappoi
ché i Padri tutti all' unisono convengono in affer
mare che a Pietro venne commesso il governo di
tutta la Chiesa di G. C. Dotti ed eruditi autori han
fatto tesoro a dovizia di queste testimonianze (i).
Non essendo nostro scopo di dare in questa trat
tazione un' opera di Teologia, ci contenteremo a
saggio di recarne l' una o l' altra. S. Cipriano —
Pietro, scrive, al quale il Signore commise il pa
scere e difendere le sue pecorelle, sopra cui pose
e fondò la Chiesa (2) — e così altrove più volte
lo stesso ripete e inculca. È notissimo il testo di
s. Ireneo anterióre a Cipriano col quale dimo
strala necessità, che correa tutti indistintamente di
essere in comunione e sommissione al successore
di Pietro, che vogliono appartenere alla Chiesa di
G. C. (3). S. Gio. Crisostomo esponendo questo

(1) Bellarm., De Rom. Pont. — Ballerin., De vi et rat.


Primatus, ete.
(2) Petrus cui oves suas Dominus pascendas tuendasque
commendat, super quem posuit et fundavit Ecclesiam. —
Lib. De habit. Virgin., pag. 176, ed. Maur. .
(3) Ad hanc ecclesiam propter potentiorem principalità-
(em , necesse est omnem convenire ecclesiam, hoc est, eos
136 l'idea- cristiana della cttim
tratto di Vangelo che abbiam tra le mani, dà la
ragione perchè il Salvatore , tralasciati gli altri
apostoli che erano seco lui, indirizzasse al solo Pietro
questo discorso del pascere il suo gregge, ed è
perchè Pietro era l' esimio tra gli apostoli , la bocca
de' discepoli , e capo di quel ceto; volle inoltre
commettere ad esso la prefettura dei fratelli, cioè
dagli apostoli ; e ad una difficoltà che si propone.:
perchè dunque Giacomo prese il trono , ossia la
sede di Gerosolima ? Risponde : — che Pietro è
stato costituito da Cristo non già dottore di que
sta sede, ma di tutto il mondo (i) — Dice poi
essere stato Pietro costituito dottore di tutto il
mondo alludendo alla parola pascere che qui ha
forza d' insegnare, e à' insegnare con autorità.
Rispetto poi ai fatti, son questi luminosissimi,
poichè se si studia con attenzione la storia eccle
siastica, si conoscerà agevolmente come il ponti
ficato romano, qual cattedra di Pietro perma
nente, ne sia come l' anima e il centro dal quale
il tutto dimane e ad esso si converge. Non vi ha
evento alquanto importante e rimarchevole che non
si leghi con quella sede. Da essa tutto dipende o
in un modo o nell' altro. La fondazione delle sedi

qui sunt undique fideles. — Cont. Haeres, lib. III, cap. III,
u. 2. Sul qual testo vedasi il Massuet., diss. III, De- frenai
doctrina., art. IV, n. 32.
(t) Quid si quis dixerit : cur ergo Jacobus Jerosolymo-
rum turonum accepit? Respondebo: Petrum non throni hujus,
sed tolius orbfs doctorem a Christo statutum fuisse.. —
Hom. LXXXVIIIj n. 1.
AVVERATA NEL (UtTOLICtSMO. 137
principali, le convocazioni dei concilii, la loro pre
sidenza e confermazione, e quindi l' autorità: La
condanna delle eresie e degli errori, le appellazioni
da tutte le Chiese sparse nell' universo ; l' aposto
lato presso tutte le nazioni infedeli, e altrettali
avvenimenti. Cominciando da s. Clemente romano
che esercita il suo primato sulla Chiesa di Corinto,
vivente tuttora s. Giovanni evangelista, fino a' no
stri di, una sempre è la catena dei fatti che si le
gano, e si inannellano gli uni dopo gli altri con
questa cattedra principale, come la denominavano
i santi Ireneo e Cipriano. Veggiamo come negli
stessi concilii ecumenici ad una voce i vescovi escià-
mano: Pietro ha parlato per la bocca di Leone, per
quella di Agatone, e cosi degli altri. Tanto è vero
che questa somma autorità di Pietro è stata mai
sempre considerata come vivente nella persona dei
suoi successori , altramente dar ragione non si
potria di questa continuata azione di supremo po
tere nei vescovi di Roma,
Come poi ottimamente si associno nella per
sona del divin Salvatore e in quella del suo vicario
la dignità di re e Y autorità ed uffizio di pastore
si ha non meno dalla Scrittura della quale è. ori
ginalmente questo concetto dell' uso promiscuo
dalle voci di re e di pastore a significare l' auto
rità suprema nel reggimento de' popoli, ma ancora
dell' antichità profana. Nella Bibbia è frequente
questo scambio, o meglio, accoppiamento di titolo
e di autorità di re e di pastore. Essendo venute
le israelitiche tribù di comune consenso a sottomet
tersi allo scettro di David in Hebron , dissero al
medesimo : — Il Signore ha detto a te : Tu sarai
pastore del popolo mio d' Israele , e tu sarai con
138 L' IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
dottiero d' Israele (1) — E allorchè si sollevarono
le dieci tribù contro Roboamo si servirono di que
ste espressioni : — Torna alle tue tende, o Israele,
e tu o David pasci (ossia governa) la tua casa (2)
— Nelle quali parole è aperto l' uso scambievole
del pascere e del governare, del pastore e del re.
E di Cristo predisse Dio pel profeta Ezechiele: —
E susciterò ad esse l' unico pastore che le governi,
Davidde mio servo : egli le pascerà, ed io sarò il
loro pastore. Ed io il Signore sarò loro Dio e il
mio servo Davidde sarà principe in mezzo di
esse (3) — Lo stesso divin Redentore è deno
minato il principe de' pastori (4) — Tralascio per
brevità di ben molti altri luoghi della Scrittura
nella quale torna spesso in campo la medesima
idea.
Per simil modo troviamo nell'antichità profana,
specialmente presso i Greci, che comune era ai
monarchi la denominazione di re e di pastori.
Quindi fu osservato da Filone,, che in Omero
quelli stessi si chiamano re de'popoli e pastori de'
popoli (5). Clemente Alessandrino poi nei suoi

(1) IL Reg. V, 2. - 1. Parai. XI, 2.


(2) 2. Parai. X, 16.
(3) Ezech, XXXIV, 23, 24.
(4) I. Pet. V, 4.
(5) Lib. Quod omnis probus sit liber., p. 869. — Certe
Homerus reges solet vocare pastores populi — e di nuovo
lib. De Joseph., pag. 526. — Et hoc esl.opinor, cur poelse
reges vocant pastores populi. Nam qui sutnmus [est in arte
pecuaria, facile bonus rex evadet, pulcherrimo gregi homi-
num praepositus. —
AVVERATA NEL CATT0LIClSMO. 139
Stromati scrive: — essere la scienza pastorizia
una cotal previa esercitazione de! regno, qualor
abbia alcuno ad essere preposto al mansuetissimo
gregge degli uomini, come è una preparazione
dell'arte bellica I' esercizio del cacciare (1) —
perchè secondo l'avviso degli antichi saggi, quegli
che è valente nell'arte pastorizia può addivenire
un ottimo re (2).
Ripigliamo ora il filo del nostro discorso all'in
tento propostoci. Cristo è re, monarca supremo, e
supremo pastore il quale non ha competente di
alcuna sorta, ma regge, governa con piena indipen»
denza il regno da sè costituito che è la Chiesa
sua, pasce con suprema potestà qual sommo pastore
l'intiero suo gregge. Ora per essere egli salito al
cielo, non perciò ha tralasciato, o tralascia di go
vernare il regno suo, come non ha tralasciato di
pascere tutta la sua greggia. Se non che in quanto
spetta alla direzione e andamento delle cose, e
indirizzo degli umani eventi, all'interno lavoro nel
l'anime e nei cuori de'suoi sudditi e figli coi doni
della sua grazia, delle sue ispirazioni, il fa da sè
invisibilmente, essendo questo un lavoro arcano tra
Dio e l'anima di ciascuno. Ma per quel che con
cerne l'amministrazione e il reggimento della vi
sibile sua Chiesa o del visibile suo regno il fa per
mezzo del suo vicario, che ha lasciato qual sommo

(1) I. Strom., p. 343. — Ei enim , qui mansuetissimo


hominum gregi est praefuturus , est praexercitatio ovium
pascendarum scientia: sicut iis, qui sunt natura bellicosi,
venatura. —
(2) Ivi, pag. 3S1.
(41 l'idra cmstiana della chiesa
pontefice, qual monarca supremo e qual supremo
pastore investito del suo potere medesimo per
adempiere quanto era necessario, utile ed espe
diente al buon andamento e governo di questo suo
regno, o di questa sua Chiesa. Or questi, come
abbiam veduto, altro non è che il principe degli
apostoli s. Pietro e chi ad esso per divina sua di
sposizione a mano a mano succede, cioè il vescovo
di Roma, il pontefice romano.
S. Pietro adunque è il legittimò successore di
lui, fa le veci, sostiene la persona di G. C. supremo
re, supremo pontefice, supremo pastore. Nè qui
ancora sta il tutto, giusta la idea fondamentale
della istituzione della Chiesa, la quale è un allun
gamento e manifestazione della divina incarnazione,
e però della visibile presenza di lei sopra la terra,
è a conchiuderne che Cristo stesso per mezzo del
suo visibile vicario regge, amministra e governala
Chiesa sua, la regge e governa con autorità su
prema, universale, indipendente, personale.
Da questo principio inconcusso è necessario in
ferirne primo : Che è in verità eminentemente mo
narchica la Chiesa di G. C. perchè un solo'n'è il
monarca sovrano che è G. C. stesso e per lui ed
in lui visibilmente è tale il suo vicario il romano
pontefice. Secondo, che questo potere monarchico
è tutto personale, nè comune o esteso a qualsi
voglia altro quasi partecipe della medesima auto
rità. Terzo, che niuno o preso da se, o collettiva
mente potrà giammai pretendere al diritto di con
trabilanciare l'autorità del supremo pontificato, e
chiamare a giuridica disamina gli atti di lui, molto
meno derogarvi menomamente. Quarto, che tutta
la giurisdizione che compete a vescovi da questa
AVVERATA NRL CATTOLICISMO. 141
autorità suprema immediatamente come da sua
fonte dimana ne'suoi varii gradi. Quinto, che la
Chiesa tutta in quanto la si considera come dal
sommo pontefice distinta è ad esso soggetta e su
bordinata, e per conseguente molto più qualunque
parte di lei sia ieratica sia laicale. Sesto per ul
timo, che tutte le doti e prerogative delle quali è
la Chiesa fregiata le ha, le possiede e ne fruisce
mediante il sommo pontificato, ossia per l'adesione
strettissima o intimo nesso colla sede apostolica,
o colla persona del romano pontefice.
Cadono pel medesimo principio quai paradossi
escogitati dalla ostilità verso di questo seggio pon
tificio non solo i ritrovati degli eretici per annul
lare questa suprema autorità costituita dall'Uomo-
Dio, ma inoltre gli errori e le opinioni più o meno
tendenti ad attenuare, ad alterare la natura e il
concetto di questa autorità medesima. Tal è quello
di Richerio e suoi' aderenti i quali vollero che
l'autorità suprema della Chiesa come in suo sog
getto risiedesse nel popolo fedele, o al più nel
ceto episcopale dal quale poi pervenga al romano
pontefice. Tale è ancora quell' opinamento de'
Giansenisti e de'Febbroniani i quali pretesero, che
il pontefice non fosse che un capo ministeriale ossia
islrumento del quale la Chiesa si serva per gli
atti di autorità. Non altrimenti debba dirsi di co
loro i quali non dubitarono di affermare non es
sere la costituzione della Chiesa puramente mo
narchica, ma temperata di aristocrazia, tanto che
il pontefice debba nelle sue determinazióni dipen- '
dere dal consenso de'vescovi, perchè sian valevoli
ed abbian forza di stringerete legar le coscienze
a un dipresso come si fa nei governi rappresen-
{42 l' idea'cristiana della chiesa
tativi o costituzionali. Tale è il sentir di quelli che
vorrebbero che il pontefice fosse soggetto ai con
cini ecumenici,- perchè il concilio superiore è al
Papa. No, nulla di questo può per termi conto
ammettersi come quello, che di un tratto diffor-
merebbe, e poco men che al niente ridurrebbe
. una cosi augusta instituzione , questa viva imma
gine dell'Uomo-Dio, che qual monarca sempre vi
vente nel suo vicario vi esercita la suprema au
torità nel proprio regno. È questo un voler- to
gliere la corona dal sommo divino imperante,
spogliarlo del suo diadema e della sua porpora
per metterla sul proprio capo, e vestir sé stessi
delle supreme divise. Orribile sacrilegio cui invano
si adoprano di ammantare sotto il pretesto di vane
sottigliezze, di contorte interpretazioni bibliche, e
di equivoche testimonianze di alcuni Padri, o di
alcuni fatti isolati.
Vogliono cotestoro che il testo ehe trovasi in
s. Matteo e da noi poc'anzi riferito, si abbia ad
intendere o di tutti gli apostoli in comune, perchè
Pietro in comun nome parlò nel confessare la di
vinità di G. C, ovvero che per Pietro si abbia da
intendere lo stesso Cristo, pietra angolar della
Chiesa, o infine che Cristo sulla fede .e non già
sulla persona di Pietro abbia innalzata la Chiesa
sua.
Vani commenti, che si dileguano alla sola lettura
del testo qual giace. Come? Il Signore apertamente
affermò essere Pietro beato, perchè a lui, e a lui
' solo revelavil Ubi, avea il divin Padre rivelata quella
verità, e si avrà a dire, che la rivelasse a tutti
indistintamente per inferirne che Pietro avea qual
mero organo degli altri discepoli professata la di
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 143
vinità del Cristo, e però che Cristo su tutti indi
stintamente avesse posto l'edificio della sua Chiesa
con pari autorità? Questi è un andare a ritroso
della evangelica narrazione.
Così per Pietro o pietra si avrà proprio ad in
tendere lo stesso Cristo contro tutte le regole er
meneutiche, ed eziandio della struttura del di
scorso che noi pate. Ma se per pietra s'intenda
Cristo, a chi egli avrebbe conferite le chiavi del
regno de' cieli, ossia della sua Chiesa? Asè stes
so? E pure il Signore (fisse aperto Tibidabo claves,
e notisi come Cristo promise queste chiavi a Pie
tro qual sequela della edificazione di sua Chiesa
su di esso Pietro, ciò che espresse per la parti
cella congiuntiva et affine dì connettere questa in
segna della suprema potestà colla costruzione del
suo edifizio su Pietro.
Infine pel costoro divisamento, Cristo avrìa edi
ficata la sua Chiesa sulla fede di sua divinità. Ma
su qual fede, astratta, ovvero in concreto, cioè in
quanto è stata da Pietro confessata?
Penso che niuna persona di s*enno vorrà con
tendere, che Cristo volesse edificare la sua Chiesa
visibile sopra un fondamento invisibile, qual sarebbe
la fede astratta della sua divinità , ciò che non
consente la metafora dell' edificare ; adunque su Pie
tro in quanto professò quest'altissima verità della
divina natura in G. C. e la naturale sua figliazione,
è stata edificata la Chiesa dal Salvatore; quegli pro
prio al quale consegnò le chiavi del regno de'Cieli,
che per fermo non è la fede astratta.
Nè vale che qualche Padre abbia senza detri
mento del senso letterale insinuata od anche adot
tata l'una o l'altra delle accennate esposizioni. Per
144 L' IDEA CRÌSTIANA DELLA CHIESA
esempio s. Agostino , il quale per Pietro intese
Cristo ; ovvero s. Girolamo, che affermò aver Pie
tro parlato in nome degli apostoli, o infine parec
chi Padri nel quarto secolo peculiarmente hanno
tenuto che su la fede della divinità abbia Cristo
fondata la sua Chiesa.
Imperocchè s. Agostino ed altri con lui per
Pietra intesero Cristo per dinotare d'onde trasse
la sua fermezza e solidità la pietra secondaria che
è Pietro su cui il Salvatore aveva innalzata la sua
Chiesa, la quale per ciò che fondata su Pietro mu
nito della saldezza di Cristo stesso, non mai sa
rebbe crollata. Anzi questa medesima esposizione
conferma a maraviglia quanto noi abbiam detto del
vivere continuamente Cristo nella persona di
Pietro per cui regge , e governa qual sommo
monarca e pontefice la Chiesa sua. Tutta la
forza di Pietro e de' suoi successori è in Cristo e
per Cristo.
Così, ches. Pietro abbia parlato in nome dei suoi
colleghi come con altri vuol s. Girolamo non offre
difficoltà veruna, purchè con ciò s'intenda salva la
verità della rivelazione ad esso lui fatta dal Padre,
alla quale diedero la lor piena adesione gli apostoli
tutti interrogati da Cristo, e non già qual organo
o intèrprete del sentimento degli apostoli.
Che poi parecchi Padri del quarto secolo ab
biano affermato che la Chiesa sia stata fondata sulla
fede, o sulla confessione della divinità del Salva
tore, ha questo da intendersi, in quanto che per
questa fede da Pietro professata Cristo sopra di
lui edificò la sua Chiesa. Ciò stava a cuore in
quei Padri i quali nella controversia ariana accu
savano quegli eretici come quelli che negando ,la
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 148
divinità di Cristo toglievano e scalzavano il fonda
mento sul quale Cristo aveva edificata la Chiesa. Nel
resto che non cadesse giammai in capo od a questi
qualch'altro de' Padri i quali oltre la intelligenza na
turale del testo evangelico diedero qualche altra
interpretazione secondaria, il negare, o anche sol
menomamente recar detrimento al primato di Pie
tro e de' suoi successori lo si fa manifesto dai loro
principii altamente professati. S. Girolamo a ca-
gion d'esempio scrive : — So che su quella cattedra
(cioè di Pietro) è stata edificata la Chiesa (1) —
e altrove : — Perciò, scrive, tra'dodici uno si elegge,
affinchè costituito un capo si tolga ogni occasione
'di scisma (2) — Così s. Agostino nelle disputa-
zioni ch'egli ebbe coi Donatisti e coi Pelagiani co
stantemente si riferisce alla cattedra di Pietro qual
centro dell' unità cattolica, e parlando di questa
sede di Pietro, dice : — Essa è la pietra q uale non
vincono le superbe porte d'inferno (,3) — Nelle
quali parole è tolta ogni ambiguità circa la mente
di s. Agostino sulla vocd pietra, se per essa s'in
tenda Cristo o s. Pietro nel testo evangelico. Ella
è poi cosa di fatto, che quanti esposero la voce
pietra della fede, o della confessione di fede fatta
dal santo apostolo Pietro, quasi su di essa Cristo

(1) Super illam petram aediflcatam Eeclesiam scio. —


Ep. £V. ad Damas-, ed. Vallart, n. 87.
(2) Propterea iater duodecim unus eligitur , ut capite
constituto , schismatis tollatur occasio. — Lib. !, in Jo-
vin., n. 26.
(3) Ipsa ( Petri sedes ) est petra, quam non vincunt su
però» interorum porta —. In Psalm. contra partem Donati.
146 l'idra cristiana della chiesa
avesse fondata la Chiesa sua, tutti ad uno, niuno
eccettuato^ aderirono alla persona di Pietro, ed
ai successori suoi come quegli su cui è stata edi
ficata la Chiesa, ed alla sede romana - qual fonda
mento permanente della Chiesa, qual capo di essa,
e qual centro di unità. E intanto diedero que
sta interpretazione non già ad escludere la per
sona di Pietro, ma sibbene per dimostrare la ne
cessità, che a tutti corre di professare la fede me
desima con Pietro e colla cattedra di Pietro qualor
vogliano appartenere alla Chiesa di G. C. (1).
I fatti pertanto più luminosi di tutta l'antichità
cristiana costituiscono il commentario genuino delle-
parole di Cristo, e sventano tutti i cavilli che si si eno
giammai formati o possano formarsi su l'una o su
l'altra parola affine di snervare in qualche modo
la forza, che hanno in dimostrare la somma auto
rità di- s. Pietro e de' successori suoi nella Chiesa
di Dio. Fatti che provano nel loro complesso ad
evidenza, che la Chiesa tutta ha sempre mai ve
duto nella sede apostolica di Roma, perchè sede
di Pietro, la pietra immobile su cui G. C, ha edi
ficata la sua Chiesa ; ha sempre riconosciuta la sua
dipendenza da Pietro che continua a vivere nei
suoi legittimi successori ; ha sempre ricorso alla
fede di Pietro ognor vigente su questa sede; ha
tolte a sinonime le voci di Chiesa romana e di .
Chiesa cattolica; ha sempre mai tenuta e professata
come necessaria la comunione con questa sede per
far parte dell'unica vera Chiesa di G. C; ha inoltre
riconosciuto che tutte le doti, e proprietà delle

(1) Yed. Petr. Ballerin., D$ ci et ratione, 1, cap. XII, 5 1.


AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 147
quali essa fruisce ed è in possesso, le gode e le
possiede mediante l' unione con questa cattedra
medesima (i).
Se adunque la forma monarchica di qualsiasi
governo o società consiste nell'unità del sommo
imperante, e questo indipendente ed assoluto, col-
l'aver Cristo conferito la somma dell'autorità e del
potere nella sua Chiesa al solo Pietro, e in esso
a tutti i suoi Successori, ne conseguita essere la
forma governativa della Chiesa eminentemente mo
narchica. Ciò poi si conferma a maraviglia qualora
noi risaliamo alla idea fondamentale dell'avere il
Dio Verbo incarnato voluto che la Chiesa da sè
instituita fosse la continuazione e prolungazione
della visibile sua apparita sopra la terra, ed una
continua manifestazione della sua incarnazione. Egli
seguita a far la visibile manifestazione di sè per
mezzo della Chiesa, che è il suo corpo mistico, qual
egli anima e regge. Ma egli è re e monarca su
premo ; chi de' cristiani metterà questo vero in que
stione? Se egli pertanto seguita a vivere e regnare
misticamente in questo suo regno, vi vive e regna
in re, e in monarca supremo, solo e indipendente.
Se non che egli nella propria persona si è reso a
noi invisibile dopo la sua salita al cielo, ne viene

(t) Ved. gli autori cit. ed inoltre il Muzzarelli, Del buon


uso della logica , opuscolo III. Primato ed infallibilità del
Papa ; Roskovany, De Primatu Rom. Pontificii, Augustae.Vin-
del. 1834, par. I , § 17, segg. ; e il nostro Tra». De Locis
Theol., sect. posterior De Rom. Pontif., cap. I. De Petri pri
mate, ove trovansi copiose testimonianze tratte dai Padri €
dall' antichità cristiana.
148 l' idea cristiana della chiesa
questa sua qualità di re e di pastore protratta in -
terra e rappresentata, o sia fatta visibile se non
per Pietro e per chi a lui in questo protrai
melo e rappresentanza o manifestazione succede.
Adunque forza è conchiuderne, che Pietro e chi
gli succede, che regge, governa e pasce la Chiesa
in luogo di lui, e ne fa continuamente le veci sia
il solo monarca e pastore supremo dotato della
stessa autorità e potere quale all'uopo si ricerca.
E affinchè non paia al tutto nuovo questo no
stro modo di vedere, ci piace consolidarlo coll'au
torità del Magno Leone. Questo santo e dotto pon
tefice comincia a stabilire, che l'apostolo Pietro
seguita a tener le redini del governo della Chiesa
a sè commesso vivendo negli eredi di sua dignità.
In seguito afferma, che ha con Cristo comune la
denominazione, perchè con esso e per esso opera;
finalmente che quanto si fa da' successori suoi tutto
è opera e merito del medesimo, perchè continua
a vivere in essi. Ecco le sue parole: — Mantiensi
adunque ferma la disposizione della verità, ed il
beato Pietro perseverando nella ricevuta saldezza
della pietra, non abbandonò il commessogli governo
della Chiesa. Imperocchè per tal modo a preferenza
degli altri tutti è stato ordinato, che mentre di
cesi Pietra, mentre vien chiamato fondamento,
mentre è sostituito portinaro del regno de' cieli ,
mentre si prepone arbitro delle cose da sciogliersi
e da legarsi con sentenza de'suoi giudizii ratificata
ne'cieli, quale società ad esso toccasse con Cri
sto, l'apprendemmo per gli stessi misteri di sue
denominazioni: il quale ora più pienamente e con
maggior forza adempie quanto a lui fu commesso,
, ed eseguisce tutte le parti degli uffizi! e delle cure
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 149
in esso e con esso per cui è stato glorificato. Se
pertanto da noi alcunchè rettamente si fa e retta
mente si statuisce, se alcuna cosa per le quotidiane
preghiere dalla divina misericordia si ottiene, al
l'opera ed al merito si deve ascrivere di colui nella
cui sede vive il suo potere, e soprasta l'autorità (1).
E altrove ragionando della saldezza di Pietro scrive :
— Volle che questi assunto in consorzio d'indivi
dua unità fosse nominato ciò che era egli mede
simo dicendo : Tu sei Pietro e su questa pietra io
porrò Vedifizio della Chiesa mia: affinchè l'edifizio
del tempio eterno, per maraviglioso dono della
grazia di Dio, consistesse nella solidità di Pietro;
corroborando con tal fermezza la Chiesa sua per
modo che nè assaltar la potesse l'umana temerità,
nè prevalessero contro lei le porte d'inferno. Non

(1) Serm. III, De Natali ipsis III , cap. 3, edit. Bal-


lerin.
— Manet ergo dispositio veritatis et beatus Petrus in ac-
cepta fortitudine petrae perseverans, suscepta Ecclesia gu-
bernacula non reliquil. Sic enim prae ceteris est ordinatus ,
ut dum Petra dicitur, dum fundamentum pronuntiatur, dum
regni Caelorum janitor constituitur, dum ligandorum sol-
vendorumque arbiter, mansura etiam in caelis judiciorum
suorum deflnitione, praeflcitur, qualis ipsi cum Cbristo esset
societas, per ipsa appellationum ejus mysteria nosceremus.
Qui nunc plenius et potentius ea, qua sibi commissa sunt,
peragit, et omnes partes officiorum atque curarum in ipso
et cum ipso, per quem est gloriScatus , exequitur. Si quid
itaque a nobis recte agitur, recteque decernitur, si quid a
misericordia Dei quotidianis supplicationibus obtinetur; illius
est operum atque meritorum, cujus in sede sua vivit potè-
stas, et excellit auctoritas. —
Pbronb. V id. Cristiana, ecc. Voi. III. 7
150 l'idea cristiana della chiesa, ecc.
di meno questa sacrosanta fermezza di cotesta
pietra, stabilita, come abbiam detto da Dio che
l'edificò, con troppo empia presunzione agogna di
violare chiunque tenta di diminuirne il potere col
secondare le proprie passioni, e col non seguire
quanto ricevette dai maggiori (1). —
Ed ecco come Cristo per Pietro vivente ognora
ne' successori suoi qual pietra, qual fondamento,
qual capo della Chiesa governa e regge questa sua
Chiesa, nella quale egli perciò prolunga la sua esi
stenza fa pruova di sua virtù, e dà di sè stesso una
perpetua e non mai interrotta manifestazione. E che
per conseguente volle che la Chiesa sua nella forma
del governo fosse eminentemente monarchica, per
chè egli stesso seguita nel suo-vicario qual sommo
re, monarca e pastore a reggerla, pascerla e go
vernarla.

(1) Episl. X, Ad episc. per provine. Viennens. Const. e. i.


— Hunc enim in consortium individua unitatis assumptuni,
id quodipse eral, voluit nominari, dicendo: Tu es Petrus et
super hanc petram cedificabo Ecclesiammeam: ut aeterni tem
pli aedificatio, mirabili munere gratta? Dei, in Petri soliditate
consisterei ; hac Eeclesiam suam firmitate corroborans ut il-
lam nec humana temeritas possat appetere, nec porta? contra
illam inferi praevulerent. Veruni hanc petrae istius sacratis-
simam Qrmitatem, Deo ut diximus, aeJiflcante constructam
nimis inopia vult prasumptione violare quisquis ejus pote-
statem tentat infrangere, favendo cupiditatibus suis, et id
quod accepit a veteribus, non sequendo. —
CAPO VII.

G. C. ha Tolnto che la na Chiesa fosse perpetia come


Domo-Dio.

È un assioma in Teologia, che quello che una volta


il Verbo assunse non mai più lo dimise. Questo non
solo si ha da intendere della incarnazione reale del
divin Verbo, ma ancora della incarnazione mistica,
cioè della congiunzione di Cristo colla Chiesa sia
qual suo corpo mistico, sia quale sua sposa colla
quale si unì intimamente fino a formare una cosa
sola con esso lui secondo che richiede la natura
del connubio. Svolgiamo l'uno e l'altro concetto
partitamente e avvaloriamolo colle opportune ra
gioni e autorità.
Che la Chiesa costituisca il corpo mistico del-
l'Uomo-Dio già l'abbiam visto ove trattavamo dei
due elementi dei quali Cristo ha voluto che si com
ponesse la sua Chiesa analogamente alla unione
delle due nature nella incarnazione. E però come
l'elemento umano nella incarnazione è l'umana na
tura, cosi l'elemento umano nella Chiesa è la parte
visibile della medesima, che si compone di tutti
132 l'idea cristiana della chiesa
i fidali , che professano la stessa fede, che parte
cipano agli stessi sacramenti, e json retti dal mede
simo capo visibile, che è il romano pontefice. Que
sta Chiesa è stata unita, ed anzi assunta da Cristo
in unità di persona, in quanto che di lui e di questo
suo corpo mistico non si ha che una sola persona
morale, di quella guisa, che una sola nella incar
nazione è la persona che ha, tiene e regge le due
nature. Ondechè ne discende, che inseparabile esser
debba l'unione della Chiesa con Cristo, altramente
cesserebbe dal costituire una sola morale persona
con esso lui, ed egli cesserebbe dalla continuità di
questa secondaria incarnazione la quale come con
tinuazione, prolongamento e manifestazione della
primaria e reale dev'esser perpetua niente meno del
suo tipo e della sua origine. La Chiesa adunque,
avuto riguardo alla sua natura deve di necessità
esser perpetua, senza che mai abbia ad aver fine.
Ma deve inoltre esser tale in ragione della sua de
stinazione e degli uffizii che ella ha a compiere nel
corso de'secoli. Ella è stata dal suo divino istitu
tore destinata ad ammaestrare nella vera dottrina
tutte le generazioni finchè queste seguitano a
succedersi sopra la superficie della terra, ed a far
testimonianza autentica di tutte le verità da lei
apprese dalle labbra del Salvatore. Or questo am
maestramento e questa testimonianza debbono es
sere incessanti finchè vi saranno uomini da instruire
circa la vera fede ed ai quali ella deve rendere
testimonianza delle verità ricevute, vale a dire per
sempre. Per questo ella è sempre visibile come
condizione senza la quale essa non potrebbe adem
piere la doppia missione a sè commessa d'ammae
strare il genere umano e di rendere testimonianza
alla verità.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. iS5
Di più ella è destinata a santificare il mondo,
rigenerarlo a Cristo, nutrirlo col pan di vita, for
tificarlo nelle sue debolezze, ripararlo nelle sue
cadute, restituirlo alla vita quante volte per la colpa
incautamente, o nel furore di sue passioni l'ha
perduta, eccitarlo se sonnachioso, riscaldarlo se
tiepido o freddo, guarirlo se infermo. A questo
fine vennero a lei consegnati i sacramenti quali
strumenti e veicoli di grazia affinchè con essi ope
rasse le maraviglie del mondo interiore, viva man
tenesse l'alleanza delle anime sante con Dio, for
masse in una parola ogni di ad ogni ora G. G.
vivente nel cuore de'fedeli. Ella è questa una gior
naliera incarnazione di G. C. con ciascun fedele
che si compie col ministero della Chiesa, ossia
della gerarchia munita per ciò dei poteri necessarii
e degli aiuti che ad un così sublime scopo si ri
chieggono.
Tutto questo noi troviamo aver fondamento'
nelle divine Scritture, e nella tradizione de'Padri.
Al salmo LXXXVIII nella persona di Davidde
qual tipo di Cristo e del suo regno, in tal
forma se ne parla : dice Dio : — Una volta per
sempre giurai per la mia santità: Non mancherò di
parola a Davidde: il seme di lui durerà eterna
mente. E il trono di lui sarà in eterno dinanzi a
me, come il sole, e come la luna piena, e come
il testimone fedele nel cielo. — Dal qual figurato
parlare intendiamo come il trono o regno di Cri
sto sarà non solamente eterno , ma splendido e
luminoso a par del sole, e come la luna nel suo
cólmo, e come l'iride posta da Dio in cielo quasi
segno e testimone fedele dell'alleanza fatta da Dio
cogli uomini. Abbiam visto che pel vaticinio di
154 l'idea cristiana della chiesa
Daniele il regno del figliuolo dell'uomo, ossia di
G. C. non sarebbe mai passato ad altre mani, che
sarebbe incorruttibile, che avrebbe durato per tutti
i secoli avvenire. Come pure per le parole del
l'angelo annunziatore, che il regno del nascituro
Salvatore del mondo non mai avrebbe avuto fine.
Ora il regno di G. G. ognun sa altro non essere
che la Chiesa sua; e di fatto nella celebre para
bola del seme nel campo al quale venne soprag
giunta per la malignità di un nemico la zizzania,
della quale si piacque il Salvatore di darne egli
stesso la esposizione all'istanza fattagliene dai suoi
discepoli, rafferma quanto abbiam detto di questo
regno de'cieli, o regno di Dio in terra, che è la
Chiesa dell'Uomo-Dio. Da questa esposizione ap
prendiamo, essere raffigurati nel buon seme i fi
gliuoli del regno, ossia i buoni, e nella zizzania i
tristi detti figliuoli del maligno, che il nemico so-
minatore dei tristi è il diavolo, la raccolta è la
fine del mondo, i mietitori sono gli angeli. Con
chiude poi: — Siccome adunque si raccoglie la
zizzania, e si abbrucia; così succederà alla fine del
secolo. Il' figliuolo dell'uomo manderà i suoi an
geli: e torranno via dal suo regno tutti gli scan
dali e tutti coloro che es.rcitano la iniquità (1). —
Da cosi fatta esposizione è manifesto e che per
regno de'cieli vien significata la Chiesa, e che que
sta Chiesa deve perseverare sino alla fine del se
colo, ossia del mondo, e però che essa è sulla terra
perpetua.
Nè diversamente esser poteva stante la solenne

(1) Matth. XIII, 40, 41.


AVVERATA NBL CATT0LICISMO. 153
ripetuta promessa del Salvatore, che le porte d'in
ferno non mai avrebbero prevaluto contra la Chiesa
da sè sulla pietra fondata, e con la quale egli sa-
rebbesi trovato fino alla fine de'secoli. Sulle quali
parole il Crisostomo con la ben nota sua facondia
cosi la discorre (1); Cristo disse: — Su questa
pietra edificherò la mia Chiesa, e le porle dell'inferno
non la vinceranno. Esamina come, ti aggrada che
significhi una tal parola, e perspicua ne vedrai la
verità. Posciachè non solo è questo ammirabile,
che l'abbia edificata per tutto il mondo, ma perchè

(I) Nel libro Contra Judceos et gentiles quod Christus sii


Deus. n. 12, seg. — Christus pradixit: Super hancpetram cedi-
ficabo ecclesiam meam, et porta: inferi non prcevalebunt ud-
versus eam: Examina hoc dictum ut libtt, et veritatem ejus
refulgentem videbis. Non enim illud solum mirabile, quod
eam in universo orbe aedi ficaveri t, sed quod invictam feceril
et tot agitatam bellis invictam. Illud enim: Portai inferi non
prcevalebunt adversus eam, pericula sunt, quae in infernum
deducunt. Vidistin' praedictionis veritatem ! vidisliri' eventus
robur? .. Etsi enim breve dictum sii illud : cedificabo Eccle-
tiam meam, ne simpliciter pratereas ; sed in mente revolve,
et cogita quantum sit totum orbem tam brevi tempore Ec-
clesiis replevisse tantas convertisse gentes... Verum is qui
dixerat Fiat ccelum et opus exhibuit.... Sic etnuncubi dixit
adificabo Ecclesiam meam, id nullo negotio factum est: at-
que lyrannis adversus eam bellum excitantibus , mìlitibus
arma moventibus... Numera quot tyranni ab ilio tempore
adversus illam instruxerunt aciem, quot gravissimas perse-
culiones excitarunt: quo in statu fides fuerit toto ilio, quod
prsteriii tempore; quando recens piantata erat, quando te-
neriores erant hominum mentes, gentiles eranl imperatores...
Altamen omnes hujusmodi insidiai atque incursus , facilius
156 l'idea cristiana della chiesa
la fece invincibile, non ostante le tante guerre che
le si movono contro.... Nè perchè in pochi accenti
dicesi : edificherò la Chiesa le hai a trascorrere leg
germente; piuttosto considera, e pondera teco
stesso, che cosa sia l'essersi in sì breve tempo la
terra tutta sotto il sole riempiuta di tante Chiese e
convertite tante nazioni : — e fatto il censo di tali
Chiese prosiegue: — imperocchè a quel modo
stesso che egli disse: si faccia il cielo, e mostrò
l'opera, così questa parola : edificherò la Chiesa,
ha operata tutte queste cose.... Annovera quanti

quam arane» tela dissipati sunt , citius quam fumus soluti


sunt, velocius quam pulvis transierunt. Nam cum insidiis
suis majorem martyrum chorum effecerint, immortalesque
illos Ecclesia thesauros reliquerint , columnas atque turres ;
i Ili non viventes modo, sed etiam mortui, posteris magnae
utilitatis materia facti sunt. Videsne vim praediclionis : Et
porta inferi non prcevalebunt adversus eam ? Ab bis et de
futuris crede; nullum fore qui obsistat. Si enim cum ex pau-
cis constaret, cum nova res esse videretur cum nuper pian
tata doctrina esset, cum tot bella instarent, tot undique com
mista proolia nibil potuerunt, neque praevaluerunt ; quanto
magis nunc cum universam terram occupat, omnemque lo-
cum, montes, saltus, colles ; etenim et maria et gentes sub
sole positas omnes apprehendit ; cum impietas apud paucos
jam oblineat; atque arie, tempia, idola omnia sublata fue-
rint, festa item, initiationes, fumus, nidor et profanae con-
ciones. Quomodo igitur talis tantaque res, tot oblatis impe-
dimentis tam conspicuum finem habuerit, et exitum veritati fi-
dem facienlem ; nisi divina quasdam et invida virtus esset ejus,
qui haec praedixit et perfetti? Nemo sane his contradixerit,
nisi admodum insaniat, ac mente captus sit. — Edit. Maur.,
lom. 1, pag. 574 segg.
AVVERATA NEL CATT0LICtSMO. (HI
tiranni da quel tempo in poi schierarono contro
lei eserciti in battaglia? quante gravissime perse
cuzioni mossero, di qual modo in tutta quella prima
età, allorchè la fede era tuttor novizia, e di fresco
piantata, ed erano tuttora tenere le menti di tutti,
ed imperavano i pagani ? Con tutto ciò quegli ag
guati, e quelle congiure tutte con più facilità che
non le tele di ragno vennero lacerate. E quelle
tutte cose colle quali ci affrontavano, e colle quali
c'insidiavano più presto del fumo furono dissipate,
e svanirono più leggermente che la polvere. Ci
procurarono un gran numero di martiri, e ci la
sciarono quegli immortali tesori della Chiesa, quelle
colonne e torri, e quei che non solo mentre vi
vevano, ma eziandio dopo lor morte divennero
materia ai posteri di sommo vantaggio. Vedesti la
forza della predizione: e le porle d'inferno non mai
prevarranno contro di lei? Da. queste cose tien per
indubitato, che in futuro niuno farà ostacolo. Im
perocchè se costando di tenui principii per modo
che paresse esser l'opera di una nuova setta, e da
aversi in conto di una nuova dottrina, e tante
guerre e tanti combattimenti per ogni dove si ec
citavano, non prevalsero, nè l'impedirono ; tanto
meno dappoichè ella ha abbracciato l' intiero
universo, ed ogni luogo, e monti, e colli, e terra,
e mare, e le nazioni tutte che sono sotto il cielo.
Ben poco è quanto è rimasto di empietà, tolti via
specialmente i templi, gli altari, gl'idoli, non che
tutte le feste, i sacrificii, il fumo, il vapore e le
profane conventicole. Come adunque un tale e si
grande affare contrariato da tanti ostacoli potrebbe
aver fine, dappoichè ha tante pruove del chiaro
esito della verità, se non vi avesse una cotal divida
7*
158 l'idei cristiana della chiesa
ed invitta virtù, di chi ha predetto e mandato ad
effetto queste cose?Niuno per fermo a questo con
tradirà, tranne chi sia privo di senno e al tutto
stupido, e privo del senso di natura — Cosi il
Crisostomo.
Nè meno esplicito è s. Agostino il quale in
troduce la Chiesa a cosi parlare: — Fino a quando
sarò in questo secolo? Palesamelo per riguardo
di quelli i quali dicono: Fu, ma più non è; per
quelli i quali dicono: sonosi già adempiute le Scrit
ture, credettero tutte le nazioni; ma apostatò e
peri la Chiesa da tutte le nazioni... Or egli me l'an
nunciò, nè la voce di lui fu vana: Chi me l'an
nunziò, se non la stessa via? Come l'annunziò ? Ecco
che io sono con voi sino alla consumazione del secolo (1).
Chiudiamo questa serie di testimonianze con
quanto scrive s. Bernardo: — Così è, dice egli, ed
allora, ed in seguito non vien meno il genere cri
stiano, nè la fede dalla terra, nè la carità dalla
Chiesa. Irruppero fiumi, ingagliardirono venti, ur
tarono in essa e non cadde, perchè era fondata
sulla pietra, e la pietra è Cristo. Adunque nè per
la verbosità de'filosofi, nè per le cavillazoni degli
eretici, nè per le spade dei persecutori, non potè

(i) Enar. II, in Ps. CI, n. 8. — Quamdiu ero in isto


saeculo, annuntia mini, propter illos qui dicunt, Fuit, eljani
non est: propter illos qui dicunt, Impletae sunt Scripturae,
crediderunt omnes gentes, sed apostatavit et periit Ecclesia
de omnibus gentibus... et annunciavit, nec vacavit ista vox,
Quis annuntiavit mihi , nisi ipsa via ? Quomodo nunlia-
vit? Ecce ego vobiscum sum, usque in consummationem sce-
culi? —
AVVERATA NEL CATT0MCISM0. 189
ella nè potrà giammai essere separata dalla carità
di Dio (4) -.
Questa perseveranza di tanti secoli del regno di
Cristo, ossia della Chiesa, non ostante le si forti
scosse, gl'impeti cotanto gagliardi, gli urti cosi vio
lenti coi quali venne assalita formò in ogni tempo
le maraviglie non meno de'suoi amici, che de'suoi
nemici. Tre schiere furon mai sempre in atto in
assaltarla: gl'infedeli, gli eretici, i falsi cattolici.
Mise ognuna di queste schiere in opera quanto di
violenza più potè, quanto avea di malignità e di
astuzia affine di espugnarla, ed ella da tutti abban
donata resistè a tutti i cozzi più furibondi. Ognor
più gagliarda usci dalla tenzone, più florida, più
avvenente. Tanto che potè ripetere con giuliva fronte
le tante volte ciò che il Salmista in nome di lei
già avea ne'suoi cantici prenunziato : — Spesse
volte mi hanno combattuto dalla mia giovinezza,
ma non ebber forze bastanti contro di me. Sulle
mie spalle han fatto crudo lavoro i peccatori : han
coltivata lungamente la loro iniquità. Il giusto Si
gnore ha troncate le teste de'peccatori : Sieno con
fusi, e in fuga volti tutti coloro che odiano Sionne.

(1) Serm. LXXIX in Cant. su quelle parole: Tenui eum


nec dimittam. — Ita est, ex tunc et deinceps non deficit
genus Christianum, nec fides de Terra, nec caritas de Ec
clesia. Venerunt flumina, flaverunt venti, et impegerunt in
eam, et non cecidit, eo quod fundata esset supra petram.
Petra autem est Cbristus. Itaque nec verbositate philosopho-
rum ; nec cavillationibus haereticorum ; nec gladiis persecu-
torum potuit ista, aut poterit aliquando separari a cantate
Dei... — Ed. Maur., voi. I, pag. 1547.
160 l'idea cristiana della'cBiesa
Sien come l'erba dei tetti, la quale prima di esser
colta si secca, della quale non potè empiere il pu
gno il mietitore, nè il seno di colui che raccoglie
i manipoli (1). —
A tutti è noto, come la Chiesa del Salvatore è
nata nel sangue ; che gli ebrei e i pagani fecero a
gara per soffocarla fin nella sua culla; è noto come
nel sangue proprio nuotasse per ben tre secoli
consecutivi con tutto l'orrido apparato degli stro-
menti tormentatori. E ben che ne avvenne? Tutti,
tutti questi furibondi nemici perirono inesorabil
mente e la Chiesa si assise sulle loro rovine, e
prosegui l'incominciato cammino a traverso de'secoli.
Se non che d'altra sorta battaglie ben ebbe a
tollerare questa Chiesa dalla rabbia e dal furore
degli eretici, i quali non mai si diedero posa in
perseguitarla, in lacerarla, in metterla in mille
brani. Alla numerosissima setta molteplice de'Gno-
stici, obbrobrio eterno del nome cristiano ne'primi
tre secoli della Chiesa, successe la perfidia ariana
nelle sue varie diramazioni, la quale assisa sul
treno de' Cesari degenerati, ed armata delle loro
spade invase l'Oriente e l'Occidente menando
strage de'veri fedeli, multando chi le resisteva di
esilio, di confische, di carceri. Ebbe questa ad
eredi di sua malvagità i Nes-toriani e gli Euti-
chiani, e poscia i Monoteliti i quali pure ebbero
a loro sostegno imperatori e principi potentissimi,
e poteron saziarsi del sangue cattolico a loro pia
cimento. Vennero questi assorti dall'iconoclastismo,
che per più secoli dominò nell'impero bizzantino,

(1) Ps. CXXVIII.


AVVERATA NEL CAfTOLtCJSMO. 101
finchè cedette la palma allo scisma t-oziano, che
divelse dalla Chiesa le più belle provincia del ca
dente impero finchè curvò la fronte altiera sotto
il giogo mussulmano, dal quale i suoi orgogliosi
patriarchi ricevettero l'investitura di lor dignità
e si resero servili adulatori del poter che gli op
presse (1). Lo stesso avvenne nella parte occi
dentale dell'impero nel quale le scisme e le eresie
si succedettero senza posa, cominciando dai Do
natisti e dai Novaziani, e scendendo giù ai Pele-
giani sino alle ignobili fazioni della età mediana, le
quali non furono che un confuso accozzamento di
gnosticismo, manicheismo e libertinismo. Tutte
queste sette si provarono ognuna da sè, e più di
una volta congiunte assieme al gran lavoro di de
molizione del regno di Cristo, ma che ne avvenne?
Altre sparirono al tutto dalla superficie della terra,
delle altre ne rimasero miseri avanzi immersi
nella ignoranza, senza vita, senza azione, giacciono
come cadaveri galvanizzati a quando a quando
dall'odio contro la Chiesa. E la Chiesa? La Chiesa
siede sulle rovine di quelle scisme e di quelle sette
eretiche e maestosa s'innoltra nella serie de'secoli
piena di vigore e di vita come il giorno in cui co
minciò la sua marcia vittoriosa.
Per quanto non di meno sieno state poderose
le falangi che combatterono ne'passati tempi que
sta sposa del divino Agnello, per quanto impetuose

(1) Ved. G. Pitzipios, L'Église Orientale, iroisième partie :


L'Apostasie du clerge de Constantinople, eh. I, e seguenti nei
quali descrive l'ignominioso stato e degradazione de' patriar
chi Poziani sotto ogni rispetto.
162 l'idea CRISTIANA della CHIESA
le procelle che insorsero per vincerla, pur può
dirsi con ogni verità, che furono quasi un nulla
qualor si raffrontino con quelle che al secolo XVI,
e nei seguenti fino a noi si eccitarono al medesimo,
fine. Prese il protestantesimo una tutt'altra strate
gica, e le armi delle quali fe'pruova sono di altra
tempera. Quelli si limitavano a questo o a quel
l'altro articolo della fede cattolica coll'impugnare
qualche verità in particolare, ma il protestantesimo
le attaccò tutte di un colpo col negare il principio
di autorità sostituendovi lo spirito privato qual
giudice supremo di qualsivoglia articolo di credenza.
Da questo punto tutto l'insegnamento cattolico
fu scosso e le verità singole qualunque esse fossero
furono o poste in problema, o negate. Quelle, am
messa la Chiesa quale istituzione del divino autore
del cristianesimo, si ribellarono alla medesima, il
protestantesimo tolse di un tratto la Chiesa ridu
cendola ad una società invisibile delle anime ; la
Chiesa non essendo visibile, non era più la gerar
chia del pontefice e de'vescovi quella, che doveva
governare, reggere e pascere il popoio fedele, ma
l'unione de'veri fedeli sola costituiva il sacerdozio
al quale, come illuminato dallo Spirito Santo, tutte
dovevano riferirsi le questioni di fede, se pure la
fede poteva aver luogo in cosi fatto sistema. La
Bibbia interpretata dal privato senso di ciascuno
divenne pei protestanti il palladio al quale fecero
ricorso per tutelare qualsivoglia stravaganza, che
sorgesse in mente di qualunque cervello balzano.
La tenzone pertanto mutò di aspetto, la pugna
versò sulla esistenza o sulla non esistenza di tutto
il dommatismo rivelato, sulla dipendenza o indi
pendenza dell'uomo da Dio intorno alle verità da
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 163
Dio manifestate, in una parola si ridusse a sapere
a chi si dovesse la vittoria, al razionalismo puro,
ovvero al supernaturalismo.
Ridotta a questi ultimi termini la lotta tra la
Chiesa ed il protestantesimo, ognun vede essersi
trattato di una questione di vita o di morte. Si ag
giunga a tutto questo, che quanto può allettare e
solleticare le umane cupidigie tutto trovasi dal lato
del protestantesimo. Franchigia da ogni dipendenza
e soggezione, orgoglio lusingato dall'essere ognuno
costituito suo proprio giudice e nella dottrina e nella
coscienza; immunità dal peccare e dal rimordi-
mento della coscienza sia perchè non è più l'uomo
astretto dai comandamenti di Dio e della Chiesa,
sia perchè l'uomo in tal sistema non è dotato della
libertà, ma astretto da ferrea necessità nelle sue
determinazioni, sia ancora per l'egida che lo di
fende da ogni pena per la fede con cui apprende
e fa suoi i meriti del Cristo. Aborrimento da qual
sivoglia mortificazione de' sensi, o pena ad incon
trarsi , od umiliazione a sofferirsi colla macera
zione della carne, coi digiuni, astinenze, o confes
sione delle proprie colpe. Chè tutto questo venne
insegnato dai capi riformatori.
Nè ancor basta; ma vi ha di più l'inutilità dei
voti, l'abolizione del celibato, la resistenza alle au
torità civili ed ecclesiastiche allorchè queste si op
pongono in qualche guisa alla piena libertà di co
scienza intesa nel modo che si è esposto.
Un cosi fatto sistema dovea naturalmente colle
gare a sè quanti libertini vi avevano e vi hanno
al mondo mal sofferenti di giogo. Dovea trarre a
sè quanti increduli vi erano, o vi hanno sparsi nel
l'universo, nemici della rivelazione e della fede;
id4 l'idea cristiana della chiesa
dovea fondere in una le sette tutte, tanto pubbli
che come segrete, che ostili alla religione positiva,
e all'ordine pubblico macchinano novità e cambia
menti religiosi e sociali, quanti aspirano ad arric
chirsi colle altrui spoglie.
Si, tutto questo contenevasi e contiensi nel sistema
protestantico. Il tempo diede il più compiuto svol
gimento al medesimo, e noi dopo tre secoli il veg-
giamo cogli occhi nostri. Infatti se pel principio
della sostituzione dello spirito privato o della ra
gione individuale all'autorità nel formarsi gli arti
coli di fede dovean far crollare quante vi avevano
dommatiche verità, il tempo fece conoscere che
cosi appunto avvenne; poichè se agl'inizii del pro
testantesimo molte di queste verità si tennero salde,
per esempio intorno al mistero della Triade au
gusta, della incarnazione, della redenzione, del
peccato di origine e simili, perchè avean la ra
dice nel cattolicismo dal quale il protestantesimo
primitivo si diparti; a poco a poco applicandosi il
principio pel socinianismo, il quale in fondo non
è che il protestantesimo logico, alle singole verità
rivelate, e fino allor credute per il principio op
posto di autorità, caddero l'una dopo l'altra, e si
dileguarono pienamente dal simbolo.
Se per la sostituzione del principio razionale a
quello di autorità dovea per irrepugnabile illazione
seguirne la suporiorità della ragione al sopranna
turale, il tempo compiè eziandio questo svolgi
mento. Posciachè a quel soprannaturalismo stretto,
e direi violento, col quale il protestantesimo si
presentò nella sua comparita nel mondo, il prin
cipio della libertà di esame produsse a grado a
grado i suoi frutti naturali. Da prima si applicò
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 165
alla interpretazione esegetica dei libri' Santi, e
quanto vi si trovava superiore alla intelligenza
umana sia nelle verità specolative, sia nei fatti sto
rici, venne esposto di guisa, che le verità di ordine
superiore, quali sono i misteri furono messe al
livello della ragione, e i fatti richiamati a miti
storici o poetici. Si applicò in seguito il principio
agli stessi libri scritturali e col coltello anatomico
si cominciò a separarsene or Cuna or l'altra parte
finchè si giunse ai libri intieri e si rigettarono gli
uni dopo gli altri fino che ve ne restarono. Si applicò
alla ispirazione, e questa ancora fu tolta di mezzo,
nè più si vide in questa raccolta, che una serie
di scritti monumentali dell'antichità. Così il razio
nalismo pigliò il posto del soprannaturalismo, pe
netrò per entro le viscere del protestantesimo e
le corrose al vivo fino alla piena distruzione. Com
pagni poi inseparabili del razionalismo vi si aggiun
sero i così detti naturalisti, deisti, increduli di ogni
generazione.
Come pure la sostituzione del principio d'indi
pendenza religiosa all'autorità legittima dovea de
generare nel principio d'indipendenza politica e so
ciale, e questo applicato all'ordine civile dovea
sconvolgerlo appieno. E cosi di fatto il tempo pa
rimenti l'applicò, e di qui ebbero la loro origine il
socialismo e il comunismo qual corollario racchiuso
nel suo teorema, cioè nella essenza del protestan
tesimo. Vi si rappiccarono tutte le sette segrete
le quali di comune accordo tendono allo sconvol
gimento di ambi gli ordini assieme religioso e po
litico.
Ecco adunque come siasi avverato, che il pro
testantesimo si mise in campo contro la Chiesa con
166 l'idea cristiana della chiesa
nuova strategica e con armi di ben diversa tem
pera da quella con cui le sette precedenti l'avevano
attaccata fino allora ne' lor combattimenti parziali.
Parrebbe secondo gli umani calcoli, che la Chiesa
non avrebbe potuto far fronte ad una piena cosi
strabocchevole che con tutto l'impeto l'invase. Tanto
più ciò era a presumersi io quanto -che al prote
stantesimo non mancarono le civili potestà a so
stegno, e queste gagliardissime; la segreta simpa
tia di non pochi fra i principi medesimi cattolici,
gelosi del poter della Chiesa cui ora occultamente
ed ora palesamente non mai cessarono dall'osteg-
giare. Vi si aggiunsero quali alleati fedeli al pro
testantesimo in questi ultimi tre secoli affin d'abbat
tere la Chiesa medesima quanti dichiararonsi filosofi,
ossia increduli ammantati del pallio e del nome
di filosofi; vi si unirono quai succursali podero
sissimi quanti vi sono al modo settarii segreti, i quali
si astrinsero, e si astringono coi più abbominevoli
giuramenti a distruggerla, o almeno a paralizzarne
l'azione, a spogliarla de' suoi più fedeli atleti, e ad
incoraggiare in tutti i modi che lor son dati, e pro
pagare il protestantesimo, in favoreggiarlo appunto
perchè nemico della Chiesa. Tutto, sì, lutto cospirò
da oltre a tre secoli alla intiera rovina della me
desima, le si dichiarò, e le si fe' una guerra di
esterminio. L'esito del conflitto, considerato alla
umana, non poteva essere incerto.
Ma che può l'uomo contro Dio? l'opera di lui
è immortale, e però deve sopravvivere a tutti i co
nati, a tutte le congiure, a tutte le schiere de' ne
mici suoi. Ella deve fare il suo corso maestoso e
tranquillo a traverso di tutti i secoli e di tutto lo
spazio. Le porte d'inferno non prevarranno contro
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 167
di lei. Queste parole incise non già sul bronzo o
sul marmo, ma sibbene nei decreti eterni di Dio
manderanno mai sempre a vuoto gli stolti disegni
dei mortali. Questa seconda incarnazione del Verbo
non è men ferma e meno tenace della prima, è
indissolubile, e deve compiersi a dispetto di ogni
mal volere degli empii i quali son destinati a pe
rire. Il Cristo vive nella sua Chiesa, e prosiegue
l'opera dell'amor suo, della sua redenzione; niuno
potrà arrestarla giammai.
Il fatto n'è un testimone irrecusabile. Il prote
stantesimo si discioglie di giorno in giorno più.
Va cedendo il suo terreno alle continue e non
mai interrotte conquiste della Chiesa, l' opinione
lo abbandona perchè troppo palesi sono le sue
aberrazioni, troppo note le sue divisioni , le sue
titubanze, i frutti d' incredulità che produce, alla
vista dei quali le anime oneste s' inorridiscono e
lo abbandonano. I suoi proseliti lo discreditano
perchè feccia di malvagità, di anime venali e turpi,
le quali pongono ogni lor fine o nell' interesse o
nella voluttà. Il razionalismo ne rode le viscere,
e il panteismo le divora. Inciampa ad ogni passo
mal fermo, perchè l' arena mobile su cui cammina
cede sotto il suo piè per non aver consistenza. È
uno spettacolo, non saprei ben dire, se più degno
di riso o di compassione il vedere come gli scrit
tori più recenti fra i protestanti, eziandio di primo
ordine si contradicano a vicenda intorno alla na
tura e le tendenze del protestantesimo, intorno alla
natura e l'origine delle loro Chiese, come a suo
luogo discuteremo. Si appigliano ad ogni tavola
per sottrarsi dal comune naufragio, poi la mutano,
poi l'abbandonano, e finiscono con perdersi in,
168 l' idea cristiana della chiesa
vaghe teorie, si gittano nell' indeterminato senza
trovar via di uscire dall' imbarazzo in che si tro
vano.
Da questo complesso di cose, chi è che non
vegga essere il protestantesimo di sua natura de
stinato a perire, che ha tutti i germi della disso
luzione e della morte nel proprio seno e che per
conseguenza dovrà come tutte le altre eresie, che
lo han preceduto arricchire le pagine della storia
ecclesiastica pel trionfo che sovra di lui ne riportò
la Chiesa? Si dibatta pure a sua posta, moltipli
chi i proseliti, si munisca di alleati, la sentenza è
data, ha la risposta di morte con sè, dovrà perire.
È contro a Cristo ; e però dovrà perire. È un di
quelli che vengono dall' apostolo s. Giovanni chia
mati discioglitori di Cristo, perchè vorrebbe man
dare a vuoto la incarnazione di Cristo nella sua
Chiesa, quindi è destinato a perire.
La Chiesa è la incarnazione di Cristo sulla terra,
è la continuazione, è il prolungamento della incar
nazione del Verbo, è la visibile rappresentanza della
unione del Verbo colla umana natura, dunque
dev' essere di necessità perpetua. E questa perpe
tuità medesima richiede il sacro connubio del Verbo
colla umanità, il quale eziandio come la incarna
zione si protrae nel connubio mistico di Cristo
colla Chiesa; che è l' altro concetto per cui ab
biamo stabilita la perpetuità della medesima. I Pa
dri tutti han sempre ravvisato nella formazione di
Eva dalla costa di Adamo dormiente che a lui da
Dio fu data in isposa, un tipo di quel che avvenne
nella morte di Cristo in croce, il cui lato fu dalla
lancia trafitto e dal quale usci la Chiesa sua sposa.
Tipo che dall'Apostolo fu rilevato nel mistero delia
AVVERATA NEL CATT0UCISMO. 169
incarnazione del Verbo allorchè chiamò grande il
sacramento del conjugio, perchè in esso venne raf
figurata la congiunzione del Verbo colla umanità;
e però di Cristo colla Chiesa. Conjugio che è stato
celebrato nel Cantico de' Cantici, come del pari al
l' unisono i Padri l' han ravvisato.
Or questo sposalizio non doveva andar privo
delle due proprietà del conjugio cristiano , che
sono l' unità e la perpetua indissolubilità. Rispetto
alla unità vien dichiarato che una sola è la colomba,
la perfetta, la eletta della sua genitrice: per questa
sola son riservate gli amplessi, le delizie, gli amori.
Questa sola ei riconosce per sua ed è da lui co
ronata. Questo è quel che Dio molto tempo innanzi
pronunziò pel profeta Osea colà ov' egli disse : —
Meco ti sposerò in eterno, e meco ti sposerò me
diante la giustizia e il giudizio, e mediante la mi
sericordia e la benignità; e meco ti sposerò con
fede, e mi conoscerai per Signore (1). — E in
verità G. C. non fondò che una sola Chiesa qual
chiamò sua. Quindi troviamo nell'Apocalisse che
la Chiesa vien detta sposa di G. C. con quelle pa
role : — Vieni e ti farò vedere la sposa, consorte
dell' Agnello (2). —
Che poi questo divino connubio abbia ad es
sere indissolubile, la cosa parla da sè. Imperocchè
se il divin Redentore nella sua legge abolì il li
bello del ripudio con rendere indissolubile il ma
trimonio de' suoi fedeli, tanto più questa indissolu
bilità la volle per sè, essendo il suo conjugio colla

(1) Ose. li, 19, 20.


(2) Apoc. XXI, 9
170 l'idea cristiana della chiesa
Chiesa tipo e figura del matrimonio cristiano, come
abbiam testè veduto dichiararsi dall'Apostolo. Di
più, dalle riferite parole del profeta abbiamo, che
egli dice espresso : Ti sposerò in eterno. — Il che
in altri termini significò lo stesso divin Salvatore
dicendo ai suoi apostoli : — Ecco che io sono con
voi in tutti i giorni sino alla fine de' tempi. —
Da questo connubio uno ed indissolubile di
Cristo colla Chiesa ne rampollano due conseguenze
di gran rilievo, e sono, che adunque se la sposa
di G. C. è una , tutte quelle congreghe , che si
usurparono o si usurpano tuttavia il nome di
Chiesa, non sono nè ponno esser tali, ma quel!' una
che Cristo su Pietro edificò, e che per successione
non mai interrotta fino a noi pervenne ; sono adun
que null' altro che congreghe fornicarie, traditrici
della fede dovuta all' unico sposo , che è G. C.
Sono congreghe rivali e non già spose, sono aliene,
anzi nemiche a Cristo, qual egli disconosce e ri
getta con abbominazione da se, colle quali egli nulla
ha che fare. Che se inoltre questo connubio di
Cristo colla Chiesa è indissolubile, non si è mai
dato, nè può darsi il caso giammai, che egli l'abban
doni per sostituirne un'altra in vece di lei. Adun
que queste così dette Chiese eretiche o scismati
che non potranno mai lusingarsi di essere sotten
trate a quell'una Chiesa fondata da Cristo e da
lui tolta ad isposa per sempre. Resteranno neces
sariamente a lui estranee e da lui disconosciute,
tenute lontane perchè nemiche nate dell'unica e
perpetua sposa sua la qual egli ama del più tenero
affetto.
Per qualsivoglia Iato pertanto si consideri la
Chiesa, è voler di Dio suo istitutore, che sia per
AVVERATA NEL CATTÓLICISMO. 17I
petua sulla terra non meno che in cielo ove pas
serà a regnare dopo le lotte e i combattimenti so
stenuti nel tempo delle pruove. Cristo seguiterà a
far dimostrazione di sè come Verbo incarnato, e
come sposo che deve convivere colla sposa sua
finchè questa è alle prese coi suoi nemici per av
valorarla e per^difenderla.
capo vnic

Ha volnto G C. che la sua Chiesa sia indefettibile


come immortale.

Allorchè diciamo aver voluto il divin Salvatore,


che la Chiesa sua fosse indefettibile, ciò intendiamo
in tutta la estensione del significato di questa voce.
Cioè la volle indefettibile sotto ogni rispetto per
modo che dovesse conservarsi e perseverare nello
stato in cui la instituì sin che durasse il suo pas
saggio sopra la terra. In virtù di questa preroga
tiva non mai avrebbe dovuto la Chiesa soffrir
cangiamento alcuno essenziale nè nella sua costi
tuzione una, santa, cattolica ed apostolica; nè nella
sua visibilità; nè nella sua dottrina o infallibilità;
nè in quanto alla sua gerarchia; nè in quanto alla
sua autorità; in una parola in qualsivoglia sua
qualità per cui da ogni altra istituzione si di
stingue.
Volle che questa specie d'immutabilità servisse
in ogni tempo d'impronta e suggello per cui non
mai venisse questa sua Chiesa a confondersi con
qualsivoglia umana istituzione. Imperocchè, se ben
Pbrronb, Vii. Cristiana, ecc. Voi. III. 8
174 l' idea cristiana DELLA CHIESA
si osserva quanto è puramente umano è soggetto
a continui mutamenti; ciò che veggiamo acca
dere in noi , e intorno a noi. Noi stessi indivi
dualmente andiam soggetti a continue variazioni
sia nel nostro fisico sia nel nostro morale. Il fisico
vien deteriorando, appena giunto al suo pieno svi
luppo e perfezione, come una curva rientrante
accostandosi vieppiù alla prima, debolezza e infer
mità del nostro frale; le stesse facoltà mentali co
gli anni vanno nel loro uso scemando di vigore e
di brio. Per ciò poi che concerne il morale è noto
dalla sperienza, che l'uomo si muta continuamente
passando dall'uno all'altro volere, or crescendo or
diminuendo nello studio della virtù, o nell'appi-
gliarsi al vizio. Quanto si è detto dell'individuo
può e deve dirsi di qualsiasi collezione o Stato. I
popoli, gli Stati, i governi, le monarchie, se ben
si osservi, sono in un continuo transito. Mutansi
nelle loro formazioni ora riunendosi più assieme,
or dividendosi; mutansi nelle forme governative
costituendosi ora in repubblica, ora in monarchia
assoluta, ora in temperata, or finalmente scioglien
dosi per dar luogo ad altro passaggio. Mutansi nelle
loro legislazioni e nei loro codici or abolendo le
antiche leggi or facendone delle nuove, or ritor
nando alle già dimesse, e così via via. Quindi la
proclamazione del gran principio, che nulla vi ha
di stabile sotto il sole, e quel che or chiamasi
progresso o regresso n' è una pruova irrefraga
bile.
Or bene, da questo perpetuo transito o muta
menti continui volle il divin Salvatore affatto esente
la Chiesa sua, e quale la institui da principio, tale
la volle al terminar del suo compito su questa terra.
AVVKRATA NEL CATTolICISMO. 178
Com'egli è oggi, fu ieri e sarà in perpetuo (1).
Cosi a somiglianza sua formò la sua Chiesa, qual
volle partecipe di sua immutabilità; ciò che pos
siamo conoscere tanto nel diritto quanto nel fatto,
ossia come dicesi a priori ed a posteriori.
La Chiesa costituisce, come abbiam veduto, il
corpo mistico di G. C. Egli è il suo capo, che non
solo regge, ma influisce nel suo corpo ; per essa
egli continua la sua incarnazione, la protrae, e dà
una non mai interrotta dimostrazione di sè fra gli
uomini. Ma la incarnazione del Verbo coll' assu
mere che egli fe' in unità di persona la umanità
sua è stata tale che comunicò a questa umanità
medesima, in quanto n'era suscettibile, salve le
sue essenziali proprietà, la sua divinità, che tutta
la penetrò, e come parlano i Padri, la fece divina,
perchè sussistente nella sua persona dalla quale
la natura è inseparabile, e però tutta le si comu
nicò. Da una cotal comunicazione intima, sostan
ziale fu cotanto elevata questa umanità che niun
intendimento umano od angelico potrà giammai
comprenderla. Quindi divini addivennero i suoi
pensieri, divini gli atti di suo volere, divine le sue
operazioni, le quali teandriche furono appellate
pel principio dal quale dimanavano e per la con
giunzione colla natura divina del Verbo in cui
amendue le nature sussistevano e dal quale eran
dirette ed imperate. Non potevano pertanto non
essar tutte degne del figliuolo di Dio umanato. Or
chi potria mai comprendere la sublimità di tai pen-

(1) Hasbr. XIII, 8: Jesus Christus heri et hodie : ipseet in


incula.
176 l'idea cristiana della chiesa
sieri, la santità di tai voleri, la carità, i moti tutti
di quel cuor divino? Noi non possiamo formarcene
una idea, perchè troppo superiore alla nostra por
tata. Ci resta solo a venerarli, ad ammirarli e ad
adorarli.
Che se questa umanità medesima, non ostante
questa sua deificazione, volle esser soggetta ad af
fezioni di timore, di tedio, di tristezza fino ad
agonizzarne; se fu soggetta a patimenti, a strazii,
a morte dura e violenta; tutto questo fu per
amorevole dispensazione, fu per volontario assog
gettamento a queste debolezze ; fu perchè cosi era
richiesto al riscatto dell'uman genere, al qual fine
era destinata quest'assunzione medesima della uma
nità all'unione ipostatica. Nel resto per sè sarebbe
stata al tutto esente ed immune da coteste debo
lezze. Chè tale è sempre stata la dottrina de'Padri,
e la cosa parla da sè (1).
Tale adunque e null'altra dovea essere la con-
dizion della Chiesa qual continuazione e prolun
gamento della divina incarnazione. Ella, come più
volte si è inculcato, perchè principio fondamen
tale della idea cristiana della Chiesa cui abbiam
preso a svolgere, dovea quale incarnazione per
manente rappresentare in sè questa indefettibilità
perpetua, e però sempre la stessa sua medesi
mezza nel sussistere, nell'insegnare, nell'operare ;
non mai dovea venir meno o mutarsi talchè gli uo
mini non l'avessero più potuta ravvisare quale
uscì la prima volta dal cuor ferito del suo divino

(1) Ved. Petav., De Incarnai, lib. X, cap.'IV, c. V, dove


tutto quest' argomento è trattato con molta accuratezza con
forme alla dottrina de' Padri. . ..' VX
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 177
autore. Ella è mai sempre . quale ognor fu e sara
egualmente una ed individua, santa ed universale,
ognor cospicua ed infallibile, perchè tutto ciò ri-
chiedevasi e richiedesi ad offerire in sè medesima
un tipo perfetto dell'Uomo-Dio.
Il fatto poi, ossia il reale, corrisponde piena
mente all'ideale. Non appena si presentò ella nel
cenacolo al cospetto del mondo ricolma dei doni
dello Spirito Santo visibilmente disceso su lei
colle simboliche lingue di fuoco per dinotare l'ar
dore di carità ond'era compresa, e la forza invin
cibile di sua parola, che cominciò le copiose sue
conquiste per non arrestar più mai i suoi passi
vittoriosi. Da quel punto non venne mai meno la
sua carità e il suo zelo, nè mai cessarono i suoi
trionfi. Ingrandì, coverse la terra dell'ombra sua;
anzi qual astro luminoso dovunque fece penetrare
i raggi della sua luce. Il suo culto sempre mae
stoso, la sua dottrina e il suo insegnamento non
variò mai. Quanto insegna nel secolo XIX, è quello
stesso che insegnò nel primo passo ch'ella die del
suo corso e sarà il medesimo al termine di sua
carriera. Non mai venne eclissata la sua luce, ne
mai lasciò di fecondare la terra colla sua benefi
cenza. 11 mondo ebbe in lei una sorgente inesau
ribile di beni in ciascuna età, fu ella che più di una
volta il salvò da una imminente rovina, o che ca
dutovi lo rialzò, e lo rimise sulla via dell'ordine.
Mille catastrofi sociali e politiche si avvicendarono
con mutamenti di regni e di principati, con mille
varietà di forme politiche e governamentali, d'in-
stituzioni e di stirpi ; la Chiesa immobile e ferma
mirò sempre eguale a sè medesima questi muta
menti intorno a sè, e dopo strepitosi sconvolgi
178 l'idea cristiana della chiesa
menti tutto richiamò all'ordine morale e religioso,
sedate le passioni tumultuose, restituì la calma e la
tranquillità primiera.
Ben vorrebbono i nemici della Chiesa smentire
questo vero coll'accagionarla di mutazione, di al
terazione nella sua forma, di varietà di dottrina, di
oscuramento fino a più non potersi in alcune epo
che ravvisare per dessa, sino a rendersi invisibile
e tutta concentrata in pochi individui (1). Non
venne però mai lor fatto di provare sì strano as
sunto.
Quanto alla forma la Chiesa dai suoi inizii pro-

(1) Fra gli altri in questi ultimi tempi si son segnalati


il Malan e il De-Gasparin , i quali per rimuovere dalla pro
pria setta calvinistica l'obbrobriosa taccia di perpetua e
successiva mutazione di sua dottrina, han preso il partito
di accusare la Chiesa romana ossia la Chiesa cattolica di
variazioni nel suo insegnamento. Il Malan nell'op. Pourrai-
je entrer jamais dans l'Église romaine? nella quale con un
affastellamento indigesto, su dJ ogni punto si sforza di mo
strare il suo assunto; ma il pover uomo non vi è riuscito,
attribuendo quasi di continuo i pretesi cangiamenti alla
Chiesa quelli che sono gli errori degli eretici. L'altro nel*
I' opera : Les écoles du doute et Fècole de la foi, con un
giro di mano pretenderebbe persuadere, che la sua setta è
proprio la scuola della fede, e la Chiesa cattolica la scuola
del dubbio. Basta solo questo asserto paradossale per farlo
giudicare. Più altri si sono provati a dimostrare lo stesso
assunto, e tra gli altri l'Edgar nell'op. Les variations du
Papisme, qual volle contrapporre all'immortale op. di Bos-
suet intorno alle varazioni del protestantesimo, ma non vi
riusci, e infatti tosto cadde obbliata e negletta perfino dai
suoi.
AVVERATA NEL CATTOL'CISM0. 179
gredi ognora nella sua triplice gerarchia di vescovi,
di preti, di ministri aventi a capo, superiore e
centro il sommo pontefice, il suo governo si man
tenne incessantemente monarchico, supremo e in
dipendente. Non mai si potrà statuire un' epoca
nella quale diversa sia stata questa forma e questo
regime. Si percorrano pur tutti i secoli di sua
esistenza, e non si troverà in questa parte muta
mento veruno. Se vi è qualche varietà, questa uni
camente ha per obbietto l'esercizio di tale auto
rità a tenore delle diverse circostanze ; dappoichè
essa non opera a guisa di macchina, ma con sa
pienza, con discrezione e moderazione adattandosi
all'indole dei tempi, dei luoghi e delle persone.
Ella agisce tutto a bene de'suoi figliuoli, e sa per
conseguente adattare i mezzi ai fini, ed ora con
più, ora con meno vigore e forza secondo che lo
stato delle cose lo esige. Quando la Chiesa co
nobbe esservi bisogno di un qualche atto di po
deroso rigore a salvamento de'suoi fedeli non lo
risparmiò; allorchè per l'opposto vide che la lon
ganimità, la pazienza, e diciamo ancora la dissi
mulazione su qualche disordine passaggiero sarebbe
stata più acconcia ad ottener lo scopo, di essa fece
uso. L'ordinario corso però di sua autorità è stato
sempre, com'è ancor di presente inclinato piutto
sto alla benignità, pèrche animata dallo spirito di
Dio, che è tutta bontà e tutta clemenza. Non venne
giammai ad atti straordinarii di rigore se non a ciò
forzata dalla malvagità de'tempi. Trascorso questo
periodo ella si rimette tosto nello stato suo nor
male di sofferenza e di tolleranza. Nel resto l'au
torità e il regime della Chiesa in sè è stato mai
sempre lo stesso nella compatta sua unità e indi
pendenza senza varietà alcuna di sorta,
180 l'idea cristiana della chiesa
Quanto si è detto intorno alla forma della Chiesa
deve dirsi eziandio della sua dottrina e del suo
insegnamento. Non solo non si può appuntare la
Chiesa di una qualche diversità di dottrina, ma
non si può tampoco concepire come questa potesse
aver luogo. Imperocchè, prescindendo ancora della
sua infallibilità della quale più avanti si ragionerà,
essendosi questa dottrina fatta a lei soggettiva, ed
avendola incarnata nei suoi simboli, nella vita pra
tica, nel suo insegnamento pubblico e privato, nelle
sue preghiere, nei suoi riti, nella sua liturgia, non
può -supporsi che ella possa subir mutazione, senza
che ella stessa si fosse essenzialmente mutata in
tutto il mondo. Or questo ripugna in sè, ripugna
al buon senso, ripugna alla storia. Ripugna in sè,
non potendosi dare una cospirazione universale,
trattandosi di volontà libere le quali non mai con
vengono in una deliberazione di questa fatta, cioè
di tanto rilievo , qual sarebbe quella di cangiar
tutto in un tratto di dottrina, e di dottrina fino a
quel punto creduta emanata da Dio. Ripugna al
buon senso, il quale non mai sarà che ammetta
che gli animi di tutti i fedeli, di tutti i pastori, di
tutti i vescovi e prelati possano rendersi malvagi
tanto da voler abbandonare l'avita dottrina, senza
che alcuno reclami, e foggiarsene una nuova diversa
da quella, che fino a quel punto si era tenuta come
divina. Ripugna in fine alla storia la quale ci fa
conoscere ciò non aver giammai avuto luogo sia
con pruove negative, sia con pruove positive. Le
pruove negative ce le somministra in quanto non ci
dà documento alcuno dal quale risulti aver questo
cangiamento avuto luogo ; pruova evidente che non
vi fu, altrimenti come mai essa avrebbe taciuto in
AWfiRATA NEL CATTOLICTSMO. iH
cosà cotanto essenziale, e contro la comune cre
denza circa la immutabilità della dottrina ? Qualor
la più lieve mutazione anche in un punto il meno
rilevante si fosse introdotta si sarebbe messo a
rumore e a tumulto gran parte di mondo ; e pure
nulla di tutto questo ci dà tampoco un cenno la
storia. Cel fa conoscere con pruova positiva dap
poichè ella con ogni accuratezza c'instruisce di
quanto avvenne a coloro, i quali hanno in ogni
tempo tentato di apportar qualche alterazione e
mutamento nella dottrina della Chiesa. Ci ha regi
strati con somma diligenza i nomi degl'innovatori,
l'oggetto di loro innovazioni , il motivo per cui si
sono indotti ad innovare, il grido dell' universale
contro i costoro conati, le fasi dei loro errori, la
condanna, le sette che ne son nate. Adunque è im
possibile che abbia potuto giammai aver luogo per
parte della Chiesa cangiamento veruno nella dot
trina sua.
Il fatto viene a confermare* quanto abbiam fin
qui stabilito, poichè sebbene gli avversarii della
Chiesa l'abbiano più volte accusata di aver su di
versi articoli mutata credenza, pure non è mai
stata loro possibile l'assegnare il tempo, l'autore,
l'accettazione di cosi fatte mutazioni (1). Non solo

(1) Questa è sempre stata la pietra d'inciampo contro


cui han sempre urtato gli accusatori della Chiesa cattolica,
la quale hanno tradotta qual prevaricatrice per la novità
di sue dottrine. Provocati ad assegnare con ogni precisione
l'autore, l'epoca, l'accettazione di queste pretese novità, am
mutolirono, o s'imbarazzarono e confusero per forma , che
dovettero lasciare il campo.
r
Aèì i l'idea cristiana della chiesa
la teologia, ma la critica ancora ha mandato a vuoto
queste accuse. Sempre si sono trovati documenti
anteriori all'epoca da essi assegnata alla introdu
zione della nuova dottrina. Essi hanno costante
mente confuso l'ulteriore svolgimento della dottrina
vigente nella Chiesa colla introduzione di una dot
trina novella. Pigliamone un esempio in un dei
punti più favoriti degli avversarii, qual è l'invoca
zione, il culto de'santi, delle loro reliquie, delie
loro immagini. Dicono essi: tutta questa dottrina non
vigeva nella Chiesa primitiva, dunque la Chiesa
ne'secoli posteriori ha mutato insegnamento. I cat
tolici cominciarono dal chiedere che s'intendesse per
Chiesa primitiva con qualche precisione; poi dai do
cumenti che si hanno negli Atti sinceri de'martiri
del secondo e terzo secolo han loro dimostrato e
fatto toccar con mano, che si sono invocati i santi,
che si celebravano le feste dei santi, che si avevano
in somma venerazione le reliquie de'santi. Han loro
dimostrato con i menumenti irrecusabili delle ca
tacombe non solo l'uso, ma eziandio la venera
zione delle immagini sacre; hanno di più dimo
strato che nelle stesse sacre Scritture sia del vec
chio sia del nuovo Testamento trovansi non solo
i germi ma la teorica e la pratica di tai punti di
dottrina, e però che la Chiesa col corso de'secoli
non ha che ritenuto, svolto, ampliato colle forme
esteriori quanto ha creduto, tenuto, professato fin
dal suo nascimento (1). Quanto si è detto di questi

(1) Ved. il Trat. De eulta Ss. nelle nostre Prelezioni Teo


logiche dove fino alla evidenza è provato quanto qui si af
ferma.
AVVERATA. NEL CATTOLICtSMO. 185
articoli deve dirsi di ogni altro, per modo che la
polemica ha convinto gli avversarii delle medesi
mezze di dottrina nella età presente e nelle età pas
sate.
J protestanti ebbero il vezzo di negare, e to
gliere dal simbolo cattolico quante verità loro non
gareggiavano, poscia accusarono la Chiesa di aver
mutato il simbolo precisamente nelle verità o domati
da essi negati e cancellati. Fu questo un ottimo
spediente per liberar sè dalla taccia di novatori, e
per reclamare in quella vece il nome e la gloria di
riformatori. Buon però per la causa cattolica, che
essendosi divisi i protestanti in tante sette diverse,
le une come ostili alle altre hanno ammesse la più
parte di quelle verità, che si negavano dalle altre,
e per tal modo han giustificata la Chiesa intorno
alle verità da lei professate in ogni tempo (l).Qua-
lor si tenesse la via da'protestanti segnata di aver
in conto di novità quante furono le verità da loro
negate, ora dovremmo rigettare qual novità tutto
il soprannaturale, perchè ora alla unanimità vien
dai razionalisti negato. Dunque senza fondamento
alcuno si è pretesa la mutazione della dottrina nella
Chiesa. *
Lo stesso è a dire del preteso oscuramento od
esilità della Chiesa fino a ridursi ad individui.

(1) Non riuscirebbe un lavoro molto difficile per chi vo


lesse dalle diverse sette protestanti raccogliere quanto ognuna
di esse in particolare ammetta di vero nella religione cat
tolica intorno a ciascun articolo negato da altre sette come
novità. Vi potrebbe costruire tutto il simbolo cattolico fino
alle più minute particolarità su di ogni punto.
f&4 t'iOBA CRISTIANA DBLLA CHIESA
Come ? Quella Chiesa che ,aiiche nel tempo delle
più atroci persecuzioni de'pagani, ed al soffoca
mento, dirò così, delle molteplici sette del gnosti
cismo sotto il quale all'età medesima gemeva, ognor
si distinse sotto la denominazione di cattolica e
prevalente, avrà dovuto cessare dall' essere e dal
mostrarsi tale nell'epoca o degli Ariani , o degl' I-
conoclasti, o dei Manichei del medio -evo? Pruova
in contraria ne fanno quanti a quelle età volevano
ridursi dallo sviamento dell'errore e dalle false
sette alla verità ed alla vera Chiesa. Crederem noi
che avessero molta difficoltà in rintracciarla? Niuna
affatto, perchè l'avevano sempre qual faro lumi
noso davanti a sè. Bastava loro affisare lo sguardo
in quanti comunicavano con Roma, per ravvisarvi
la cattolica Chiesa visibile sempre ed accessibile a
tutti. Or questi costituivano sempre il maggior nu
mero non ostanti le defezioni degl'ignavi e dei per
versi. I popoli erano estranei ai litigi teologici di
vescovi ariani, quali da tutti si conoscevano quai
prevaricatori, vittime dell'adulazione, dell'ambizione,
de'proprii commodi che s'incurvavano vilmente e
disonoratamente al volere di un despota coronato
che loro imponeva la sua credenza e la regola di
condotta (1). Mentre questi timidi cani muti si la

ti) Di questo ne abbiamo documenti irrefragabili nella


storia dell' arianesimo. S. Atanasio nell' Hist. Arian. § 32,
che invano Costanzo pensavasi che rovesciando gli uomini,
cioè i vescovi, avrebbe rovesciata la verità. I vescovi stessi
ariani non insegnavano le loro empietà che sotto il velo ,
perchè temevano i cattolici allevati nell'antica fede. Questi
mentre dispregiavano i vescovi intrusi avevano e professa-
AVVERATA NEL CATTOLlCISHO 188
sciavano padroneggiare dai loro tiranni, eroi for
tissimi si adergevano da tutte parti a resistere loro
in faccia a costo delle proprie vite, dell' esilio e
dello spogliamene di ogni cosa. Il popolo fedele
ammirava la costoro fortezza e stavasi affeziona-
tissimo a questi fidi pastori (1). E in fatti non appena
rallentava o finiva la persecuzione ecco l'immensa
folla applaudire nel più vivo entusiasmo ai loro
campioni; si riempievano le Chiese cattoliche, alto
proclamavasi la già oppressa verità, e si trovava
che bene scarso era il numero dei traditori della
cattolica fede (2).

vano una venerazione somma verso i vescovi perseguitati ,


che avevano in conto di martiri. In fatti appena cessò la
violenza tirannica, che tutti professaronsi cattolici. Ved. Mo-
ehler, Athanase le Grand et l'Église de son temps, liv. V,
pag. 62 segg., ed. Paris, 1840. Lo stesso Gibbon nella
Storia della decadenza dell'impero romano , scrive, che: —
La persecuzione di Atanasio, e di tanti rispettabili vescovi,
che soffrivano per la verità di loro opinioni (è un incredulo
che scrive), o almeno per la integrità di loro coscienza era
un giusto motivo di disgusto e d' indignazione per tutti i
cristiani che non erano ciecamente addetti alla fazione
ariana. — «
(1) Tali furono s. Ilario di Poitiers, s. Eusebio di Ver
celli, Liberio, Lucifero di Cagliari, oltre a s. Atanasio , il
quale attesta l'affezione e l' attaccamento della sua greggia
verso la sua persona , non ostante il suo esilio e perse
cuzioni.
(2) Pruova di ciò ne sia il trionfo col quale questi im
mortali eroi furono ricevuti dal popolo che loro in gran
folla accorreva dopo le sofferte battaglie. Allora fu che, co
me scrive s. Girolamo, Hilariam de exilio et prcelio rever-
186 L*IDEA cristiana della chiesa
Di questa visibilità della Chiesa mantenentesi in
mezzo ai conflitti ed al numero de' prevaricatori
possiam toglierne un esempio di ciò che avvenne
ed avviene tuttora almeno in parte nella Inghil
terra, nella Russia e nella Germania. Senza dubbio
per lungo tratto di tempo fiere ed atroci furono
le persecuzioni in questi regni contro la Chiesa
cattolica, e in gran parte tuttora durano; pres
sochè innumerevoli sono gli aderenti a quella
che chiamasi religion dello Stato. Con tutto
ciò chi vi ha che non distingua la Chiesa cattolica,
e qualora il voglia non possa raccorsi nel seno di
lei? Ebbene, sempre tale è stata in ogni età la
condizion della Chiesa, ognor cospicua, ognor di
scernibile per le sue note, per le sue incommuni -
cabili proprietà.
Non dissimulerò che in certi tempi si trovò
ella sopraffatta da scuotimenti, da procelle e da
turbini orribili, ma tutto questo passava intorno a
lei ; ella si conservò nella sua immutabilità non
ostanti le ombre che intorno a lei si condensavano.
Si dirà forse che il sole soffra in sè detrimento se
le nubi gli si frappongono d'innanzi? Tanto più al
lorchè queste presto si dileguano, come ognora
avvenne alla Chiesa, la quale dopo un periodo di
più o men lunga durata riacquistò la sua calma, e
riebbe la sua serenità. Fu a tutti noto che in que
sti passaggieri periodi la Chiesa soffriva violenze,
e quanto questa era più forte, tanto più si conosceva

tentem Galliarum ecclesia complectitur. — Ad reditum Eu-


sebii lugubres vestes Italia mutavit. — Triurnphatorem suum
Athanasium jEgyptus excepit. — Dial. adv. Lucif., n. 19,
AWERATA NEL CATTOLICISMO. 187
che era per lei un periodo anormale, più se ne
parlava, più si pregava, più si sperava vicina la
restituzion della pace. Forse non vi fu ne'tempi
andati vicenda per la Chiesa, che non siasi rin
novata ne'tempi nostri, e forse ancora sotto alcuni
rispetti peggiore. Chi si ricorda della cospirazione
quasi universale nella Germania del febbronianismo,
della invasione del giansenismo in Francia, in una
gran parte d'Italia, della Spagna e del Portogallo,
della congiura del filosofismo, e delle sette segrete
in gran parte di Europa, e della rivoluzione di
Francia nell'ultimo scorcio del secolo passato; certo
non può a meno dal sentirsi chiuso il cuore alla
vista della sofferenza della Chiesa. Ma che perciò?
Si avrà a dire che la Chiesa sia mancata, o abbia
cessato dall'essere suo? Niun certo il dirà.
Ebbene così dobbiam giudicare dello stato della
Chiesa ne'tempi più calamitosi per cui ella passò.
Allorchè si tratta di cose da lunga pezza avvenute
noi sogliam fare come i dipintori, i quali in una
angusta tela raccogliendo quanto si attiene a qual
che grande avvenimento fanno scomparire il tempo
e lo spazio, e così raggruppano assieme sotto un
sol punto di veduta quello che tolto a parte a parte
è nella realtà ben diverso dal modo in cui viene
rappresentato. Simile in questo al suo divin fon
datore la Chiesa soggiacque esteriormente ai colpi,
alle percosse, alle persecuzioni de'suoi nemici ;
fu talvolta coperta di una porpora schernitrice, le
venne posta tra le mani una vii canna, e quindi in
sultata qual reina da burla. Ma che? Cessò ella
forse per tali insulti e per tali scherni dall'essere
l'augusta figlia del cielo, l'inviata dal Cristo, scemò
forse in alcuna parte la somma autorità di lei, la
188 L* IDEA CRISTIANA DEtLA~CHtBSA
sua missione, il suo potere? Chi oserebbe mai dirlo?
Anzi non apparve mai così degna di Dio, e degna
di ogni venerazione presso gli uomini che in cosi
fatto stato di apparente umiliazione. Si accrebbe per
l'opposito in quella vece la sollecitudine di tutti i
veri fedeli per lei, si moltiplicarono le loro suppliche
e preghiere a Dio, perchè la facesse trionfare dei
suoi avversarii, come di fatto sempre avvenne, ed
ella usci costantemente da quelle pruove più bella,
più forte, più gloriosa di prima.
Ed ecco come in tal guisa la Chiesa non mai
andò in sè soggetta ad eclissi, a mutamenti fino ad
essere diversa da quella che prima era, tanto meuo
fino al divenire invisibile, come vaneggiano gli av
versarti. Rimansesi sempre la stessa, sempre grande,
sempre cospicua, nè mai soffri defettibilità di sorte
alcuna. Come il suo divin prototipo, tale è ella
oggi qual fu ieri, e qual sarà in perpetuo.
Che se dote della vera Chiesa è l'essere indefet
tibile, ne conseguita tal non poter essere qual si
voglia ceto cristiano il quale vada soggetto a mu
tamenti, ove peculiarmente questi sieno sostanziali,
nè solo estrinseci, ma intrinseci. Ora è cosa di evi
denza istorica, che quante mai furono al mondo
sette, che cristiane denominaronsi, tutte furono
sottoposte ad un continuo transito. Tutte qual più
qual meno mutarono o forma, o dottrina, o stato.
Par proprio che il Signore a bella posta le abbia
voluto colpire di questo marchio perchè ognuno
che il volesse, potesse ravvisarle, quali sono in ve
rità, opera dell'uomo, contraffazioni e rivali sgra
ziate dell'unica sposa del divino agnello.
Non è a parlare delle sette antiche, le quali co-
mechè pria rigogliose e numerosissime per ade
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 189
reati, dopo innumerevoli modificazioni, per cui pas
sarono sotto ogni rispetto di dottrina, di forma, di
stato, alia perfine si dileguarono in modo da non
lasciar più traccia o vestigio di sè. Così avvenne
al gnosticismo, all'arianesimo, al manicheismo e si
mili comunioni. Che se in qualche angolo della terra
si mantennero le sette di Nestorio e di Eutiche,
vi si mantennero con tale una vita, che ponno dirsi
più morte che viventi, tanta è la ignoranza, l'iner
zia in che vivono, sopraffatte da tante superstizioni,
e tali cangiamenti in materia dottrinale da più non
conoscersi da quelle che prima erano (1). Quello
che si è detto delle antiche deve dirsi del pari
delle ignominiose sette del medio evo. Ebbero que
ste eziandio l'età loro rigogliosa, il periodo del
loro apogeo, alzarono fama di sè, ma non andò
guari, che posando quel primo entusiasmo, comin
ciarono a languire come un fiore che si appassisce,
langue e infin marcisce, le une dopo le altre dopo
le consuete variazioni, scomparvero esse pure alla
perfine dalla superficie della terra, e non si trova
più traccia di loro fuorchè nella storia per docu
mento di posteri (2). I Valdesi tra le gole delle
loro montagne rintanati ed impietriti si conserva-

(1) Ved. Bergier, Dictionnaire Theol. — Bernino, Storia di


tutte le eresie, ecc.
(2) Basta scorrere coli' occhio il catalogo degli eresiarchi
e delle eresie che ci han lasciati s. Iren..o', s. Epifanio,
Teodoreto, s. Agostino tra gli antichi, e di quel che ci han
lasciato gli scrittori del medio evo intorno alle eresie ed
agli eretici del loro tempo , per convincerci di questo
vero.
190 l'idea cristiana della chiesa
rono come i ghiacci eterni tra i quali si sono ap
piattati ignoti per lunga pezza al mondo finchè que
sto misero sciame d'ignobili eretici venne dalla
gloriosa riforma risvegliato dal suo lungo sonno
coll'essere incorporato cogli Ugonotti (1 ). Ed ecco
una trasformazione sustanziale in questa setta col
mutare e forma e dottrina per poter far parte della
setta nascente. Ciò che deve dirsi vera defetti-
bilità.
Ma che dovrà dirsi del protestantesimo ? Non
occorre parlare della variazione nelle sue dottrine,
di questa abbiamo pei passati tempi un monumento
indestruttibile nella grand'opera del Bossuet. Da
questo insigne uomo fino a' giorni nostri quella va
riazione medesima prosegui il suo cammino per
modo, che il dommatismo primitivo di Lutero, di
Calvino, di Zwinglio è al tutto mutato. Ma che
dico mutato? dovrei anzi dire, che si è al tutto di
leguato fino a non aver più formola di fede po
sitiva, fino all'abolizione di ogni simbolo, fino alla
perdita della stessa nozione di fede (2). Non vi
ha più una Chiesa o comunione che combini con
un'altra, ogni pastore tiene e professa un cristia
nesimo a parte. Si è dichiarato nelle ultime loro

(1) Ved. Charvaz, Le Guide dn catechumène Vandois ,


Lion. 1849, non che l'altra opera dello stesso Au. De l'ori
gine dei Vandois , riprodotta in Torino in lingua italiana
l'an. 1838.
(2) Di questo ne abbiamo già somministrate prove nel-
l' op. Del proselitismo protestante , ed altre ne recheremo
nell'opera seguente. Qui basta aver ciò accennato come di
cosa ora notissima.
ATTIRATA NBL CATTOUCISHO. 191
congreghe, o numerose riunioni de' ministri qua
lificate col menzognero nome di concilii, e di conci
tò ancora ecumenici, che niuna formola positiva era
obbligatoria per tutte le Chiese. Che la confessione
di Ausbourg si adottava soltanto a questo fine, che
si avesse come una bandiera esteriore comune, cioè
per riguardo al popolo ; che però del resto ognuno
era in piena libertà di tenerne quanto a ciascuno
più ne attalentasse. E in verità cosi avvenne; chè
più non s'intendono fra di loro. Chi volesse pi
gliarsi il divertimento di raffrontare le diverse pro
dazioni che in tanta copia si fanno circolare - nel
pubblico, tosto vi ravviserebbe tanta varietà di pen
sare e di credere che non mai la eguale (1).
Questa varietà, anzi diciam meglio, queste dis
sezioni in materia di credenza fa sì che di ben
molti, ed anche la maggior parte de' protestanti va
dano a seppellirsi nel razionalismo, ossia nella in
credulità col far getto di ogni religione positiva e
rivelata. Increduli e razionalisti come or sono nella
massima parte i protestanti, come ponno con tanto
furore adoperarsi in dilatare e diffondere per ogni
verso questa lor pianta funesta*? Qual fine possono
giammai proporsi in tanto impegno, qual non mai
videsi ne' tre secoli passati di sua esistenza? Ah
non altro se non quello della piena e totale di
struzione del cristianesimo (2). Qui essi tendono,

(1) Anche di questo ne abbiamo recate le prove nell' im


pera cit.
(8) Per tal motivo giustamente vien chiamato il prote
stantesimo il ponte per far passaggio alla incredulità, il vei
colo dell' ateismo.
192 l'idea chistiana'della chiesa
qui essi mirano con tutti i mezzi che stanno in
loro potere. La sostituzione del vuoto alla re
ligione recata dal cielo dall'Uomo-Dio, il ritorno
del genere umano allo stato di paganesimo, per
questa divina religione distrutto. Con questa distru
zione si dà il colpo nel medesimo tempo a tutte
le istituzioni di benefienza, a tutti i miglioramenti,
che alla legislazione, alla istituzione civile e sociale,
alla morale di tutti gli ordini si son dalla influenza
cristiana recati in tanti secoli alla umana so
cietà (1).
Or dopo queste spaventevoli fasi che subì in cosi
breve spazio di tempo, come potrà dirsi indefetti
bile il protestantesimo? No giammai; ma è una
moventesi arena, che nel deserto a tenore di venti
che furiosamente l'innalzano, la spingono, la disperT
dono in ogni direzione. Il suo destino per conse
guenza non può essere diverso da quello di tutte
le altre sette che l'han precedute. È questa defet
tibili al protestantesimo inerente, una pruova di
più, che non è la vera chiesa da Cristo istituita,
perchè questa è immutabile e indefettibile. È una
pruova di più, che ti protestantesimo non è se non
se un rivale della vera Chiesa e destinato a morire,
La sua sentenza di morte la reca con sè e nel pro-

(i) E infatti il primo pensiero dei protestizzanti ossia


degl' increduli tanto in Italia, che in Francia e nel Belgio
è quello di distruggere tutti cotesti istituti di pubblica be
neficenza, ed ingoiarsi essi stessi le entrate sotto il prelesto
di meglio amministrarli. Frattanto in poco d'ora tutto è
dissipato, e viene ogni classe d'infelici privata de'suoisus-
sidii. La cosa é notoria.
AVVERATA NEL CATTOLIOSMO. 193
prio seno. Si agiti finchè vuole, chiami pure in
suo soccorso quanti sono dichiarati nemici, non
dirò sol della Chiesa cattolica, ma del nome cri
stiano, che non perciò potrà sfuggire alla sua sen
tenza di morte. Il soffio divino lo dispergerà per
chè non regge che sul nulla, non regge che sulle
passioni nemiche di Dio, le quali in ogni tempo
son quelle che ingenerarono le sette tutte, nè può
resistere alla distruzione e alla morte che ad ogni
ora lo minaccia; nè solo lo minaccia, ma si sta la
vorando nel proprio seno, come nell'uomo fisico,
la morte non è che il termine di quella dissoluzione
che a poco a poco va guadagnando in ogni istante
sulla vita che vien meno.
Se adunque la indefettibilità in tutta la sua esten
sione è tale, che per essa la Chiesa debba mai sem
pre mantenersi uguale a sè stessa dalla sua culla
fino al termine di sua carriera; se in virtù della
medesima la Chiesa costituita dal Divin Salvatore
su Pietro deve conservarsi sempre una, santa, cat
tolica ed apostolica ; se per essa deve essere ognora
infallibile nel suo insegnamento, invariabile , ognora
esercente l'autorità medesima ; se ognora dev'es
sere visibile e cospicua a tutta la terra, come non
vi ha altra istituzione che la Chiesa cattolica ro
mana che immutabilmente siasi conservata tale;
forza è conchiuderne che dessa è quale appunto
che il Salvatore volle perpetua, e come tale è la
sola che in sè racchiuda il tipo del suo immortale
istitutore.
CAPO IX.

Tolle G. C. che la sua Chiesa fosse infallibile come


maestro.

L'infallibilità è un atributo divino; Dio solo per


natura il possiede, perchè egli stesso è verità. Può
non di meno anche dalla creatura possedersi per
partecipazione, per privilegio che Dio può conce
dere a cui piace. Ora che Dio abbia un cosi fatto
dono comunicato alla sua Chiesa non solo si ha
per fede, ma eziandio per ragioni le quali persua
dono, che così debba essere ; e chiunque ingenua
mente proceda se ne convincerà senza difficoltà ve
runa.
Prima però di recar le prove di questo vero
convien che in pochi tratti diamo una nozione di
questa infallibilità medesima, ed esponiamo il suo
obbietto, e gli uffizii pe' quali questa prerogativa
o dote viene alla Chiesa conceduta. L'infallibilità
pertanto è quel privilegio in virtù del quale chi lo
possiede è esente da ogni falsità in materia dot
trinale attalchè nè possa esser soggetto ad errore
nè insegnare l'errore. L'oggetto poi della medesima
è ogni verità rivelata e quanto è con questa verità
196 l'idea cristiana della chiesa
intimamente connesso, o richiesto perchè nè possa
errare passivamente, nè possa errare attivamente
nel proporre a credere quanto ad essa nessaria-
mente si riferisce o da quella dipende. Gli uffizii
finalmente di chi è dotato di un tal privilegio sono
l'insegnare questa verità medesima rivelata e quanto
ad essa si attiene; custodire e tutelare il deposito
della divina rivelazione; darne il vero senso o ge
nuina interpretazione ; decidere le controversie che
insorgono o possono insorgere intorno al vero senso
della medesima. Esigerebbero queste nozioni un
lungo esplicamento, quale però ometto perchè non
è di questo luogo, nè del nostro scopo. Perciò la
sciandolo alla sagacità del leggitore, noi c'innoltre-
remo nel proposto argomento.
Essere stata la Chiesa da Dio dotata del dono
d'infallibilità in tutta la estensione in cui si è espo
sto abbiam detto aversi per fede. Ciò si prova
non già per espressa definizione che n'abbia data
la Chiesa (1), poichè ciò sarebbe aggirarsi in un

(1) Taluni pensano essere di assoluta necessità perchè una


verità debba aversi di fede, che ne sia data una espressa
definizione. Ora questo principio tolto nella sua generalità
non è vero. Pruova ne sieno varii articoli che tengonsi da
tutti i cattolici di fede, sebbene non vi sia espressa defini
zione, contro i Sociniani per es. che G. G. sia stato vero
sacerdote prima della sua risurrezione e salita al cielo , e
che ne abbia adempiuti gli uffizii; che lo stesso divin Sal
vatore abbia colla sua morte offerto a Dio un vero sacri
fizio ; che abbia data una completa soddisfazione al suo di
vin Padre pei nostri peccati, e cosi dicasi di parecchi altri
articoli, che non potrebbero negarsi senza la taccia di eretici
formali.
AVVERATA NIL CATT0LICISMO. 197
circolo provando l'infallibilità per la infallibilità. Non
avrebbe veruna forza una così fatta definizione qua-
lor non si supponesse prima infallibile chi la desse.
Lo stesso dicasi, se la Chiesa desse una tale defi
nizione appoggiata ai divini oracoli che si hanno
nella Scrittura, perchè ove non si supponesse in
fallibile circa la interpretazione di questi oracoli
biblici, la interpretazione potrebbe esser falsa. Dun
que si dimostra sapersi per fede che la infallibità
compete alla Chiesa per la testimonianza che ne
dà la Chiesa stessa, pel fatto della sua esistenza,
e per l'uso medesimo che ne fece senza interru
zione veruna.
Per ben ciò intendere. convien che pigliamo le
mosse da più alto principio. Or tal è la missione
che G. C. diede a questa Chiesa sua di predicare
ovunque ed insegnare a tutte le genti le verità
che egli era venuto a recare- dal cielo ed avea a
lei comunicate a questo fine. Da questo punto ella
si presentò agli uomini tutti come dotata d'infalli
bilità per quei motivi medesimi, di credibilità coi
quali ella provava la divina sua missione. Per la
stessa ragione per la quale si doveva credere alla
infallibilità di G. C. insegnante sulla terra dopo di
aver con ogni fatta argomenti, e precipuamente con
i tanti suoi miracoli la sua missione divina, si do
veva prestar fede come ad autorità infallibile a
quanto s'insegnava dalla Chiesa in nome di G. C.
Ella provava con i miracoli all'uopo operati essere
stata mandata da Dio ad insegnare quanto propo
neva a credere, e con ciò stesso provava sè essere
infallibile nel proporre a credere quelle verità; altri
menti chi l'ascoltava non avrebbe potuto fare un atto
di fede divina. Imperocchè se solo avessero potuto
Pirrone. L'Id. Cristiana, ecc. Voi. III. 9
198 l'idea cristiana della CHIESA
sospettare che o non fosse tutta verità quanto lor
si diceva, o che questi messi da Dio loro inviati
avessero potuto in alcuna cosa ingannarsi, o non
aver essi colto nei vero segno circa l'interpreta
zione del divino insegnamento, è manifesto che non
avrebbero potuto nè dovuto fare un atto fermo di
fede intorno al proposto insegnamento. Era adun
que indispensabile e al tutto necessario pei primi
credenti il tener per fede la infallibilità della Chiesa
nella sua predicazione, altrimenti non avrebbero
potuto fare un atto di fede su verun articolo di
quanto lor s'insegnava.
Dissi : tener per fede la infallibilità della Chiesa,
perchè se non avessero tenuto per fede questa in
fallibilità non avrebbero potuto tener per fede ogni
altro articolo loro proposto a credere, non potendo
l'effetto esser maggiore della sua cagione. Un'au
torità fallibile mai non potrebbe far accettare per
infallibile e per fede quello circa cui ella medesima
potrebbe ingannarsi, e trarre in inganno quelli ai
quali essa lo propone. Ognun per sè conosce quanto
alogico sarebbe l'affermare il contrario.
Creduta una volta per fede divina l'infallibilità
della Chiesa, non si potè non credere che tale ella
sia per ogni tempo. Non solo perchè non vi ha
ragione di pensare perchè Dio ritraesse da lei que
sto privilegio, ma perchè è inerente alla sua mis
sione. Or questa missione è perpetua, dunque per
petuo dovette e deve essere questo privilegio in
dispensabile alla medesima. Come la Chiesa ha co
minciato ad ammaestrare le genti ne' suoi primordii,
così dovette seguitare nei suoi progressi, e deve
proseguire di età in età finchè vi saranno nazioni
ad ammaestrare. Anzi crebbe il bisogno dacchè nel
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 199
proprio seno sono insorti di quelli che si avvisa
rono di trarre in senso diverso dal vero le verità
rivelate, tentarono di alterare, ed anzi difformarela
vera credenza, di sostituire il senso proprio a quello
che è inteso da Dio, e però qualor fosse mancata
l'infallibilità alla Chiesa sariasi perduta la fede, nè
vi sarebbe più stato* modo di arrestare quegli au
daci novatori che avrebbero fatto scempio della
divina rivelazione.
Ed'eccoci alla seconda pruova del nostro assunto,
cioè all'uso non mai interrotto che di tale infallibi
lità ha fatto la Chiesa. È noto dalla storia ed anzi
dalla Bibbia stessa, che vivendo tuttora gli apostoli
già erano insorti uomini perversi i quali negavano
or l'una or l'altra verità, la divinità del Verbo, la
vera umanità di G. C, la risurrezione della carne,
la necessità delle opere buone alla salute, la libertà
del sensualismo; altri torcevano in /mal senso al-
cuni detti o scritti degli apostoli stessi coll'abusarsi
della sacra Scrittura a loro propria perdizione. Che
fecero allora gli apostoli, che fece la Chiesa di poi?
Fermi e quelli e questa nella propria infallibilità
condannarono quegl'innovatori, e definirono anche
con apposite formole le verità da quelli o negate,
o messe in dubbio o alterate con quel visum est
Spirititi Sancto et nobis. Gli eretici che ricusarono
di sottomettersi a tali decisioni furono cacciati dal
l'ovile di Cristo, e tutti i fedeli fecero atto di fede
in quelle verità che vennero a mano a mano dalla
Chiesa definite e proposte a credersi dai tempi
apostolici fino a noi.
Or qui ripiglio il mio argomento, e dico che
la Chiesa non avrebbe potuto proporre a credere
di fede infallibile e divina le verità da lei definite,
SOO l'idea cristiana della chiesa
nè i fedeli avrebbero potuto accettarle con que
st'atto di fede qualora non fosse stata creduta per
fede l'infallibilità della Chiesa, perchè altrimenti da
un'autorità fallibile .si avrebbe avuta una verità
infallibile, ciò che ripugna, perchè l'effetto sarebbe
stato e sarebbe tuttora maggiore della sua ca
gione.
Dunque non già per definizione datane dalla
Chiesa; non già per l'interpretazione datane dalla
medesima degli oracoli divini ne'quali manifesta
mente parlasi di questo eccelso privilegio alla Chiesa
promesso e conceduto, è di fede essere ella infalli
bile (1), ma sibbene si è sempre creduta come di
fede questa infallibilità in virtù della missione di
vina alla quale è inerente e pel non mai interrotto
uso, che essa ne fece nella lunga serie de'secoli.
Si è sempre tenuta la infallibilità della Chiesa,
come un principio che si suppone e non si prova,
come avviene nei principii delle scienze, che non

(i) I testi biblici coi quali provasi l'infallibilità conce


duta da Cristo alla sua Chiesa son notissimi , per esempio
Matth. XVI, 18 — Et portae inferi non praevalebunt adver-
sus eam. — Cosi Matth. XXVIII, 20. — Ecce ego vobiscum
sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi. —
Come pure Jo. XIV, 16 — Et ego rogabo Patrem, et alium
Paraclitum dabit vobis, ut maneat vobiscum usque in aeler-
niim, Spiritum veritatis — e v. 36. — Paraclitus autem
Spiritus Sanctus, quem miltet Pater in nomine meo , ille
vos docebit omnia, et suggeret vobis omnia , quaecumque
dixero vobis. — e I, Tim. liI, 15. — Ut scias quomodo
oporteat te in domo Dei conversari, quae est Ecclesia Dei
vivi, columna et firmamentum veritatis. — Ed altri simili.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 801
si provano, e servono a provare tutto il resto che
ne dipende. Con ciò si rendono ridicoli quelli che
ci obbiettano il circolo vizioso col provar che noi
facciamo, com'essi dicono, lainfallibilità dèlla Chiesa
per le Scritture, e le Scritture per la Chiesa.
Da questa pruova della infallibilità della Chiesa
sempre tenuta e professata qual articolo di fede fin
dai primordii del Cristianesimo perchè inerente
alla missione stessa che ella ebbe da G. C. d'inse
gnare la sua celeste dottrina a tutti gli uomini e
. in ogni età se ne deduce per legittima conseguenza,
che niun altro ceto diviso dalla Chiesa cattolica non
potè mai, ne mai potrà vantare infallibilità come
quelli che sono scorporati da quell'unica Chiesa,
che ebbe l'immediata missione da Cristo alla quale
è la infallibilità perpetuamente annessa. E di fatto
niuna di queste comunioni l'ha mai pretesa, nèla
pretende. Ed è questo stesso un argomento irre
pugnabile che niuna di esse è la vera Chiesa di
G. C. e quindi che tutte son fuori della vera via
della salute. Prive esse di questa preziosa dote
vanno necessariamente ondeggianti intorno alla vera
dottrina senza aver modo di accertarsi della verità ;
si aggirano nel dedalo . del labirinto di errore in er
rore senza trovar via di uscirne, in una perpetua
mobilità d'insegnamento, e col dividersi in tante
frazioni, che omai riesce impossibile di tutte anno
verarle. E pur tutte prendono a base la Bibbia, la
quale intesa nel senso di ciascuno anzichè servir
. loro di guida serve di pretesto di sempre ulteriori
aberrazioni; non che stringerli ed unirli fra sè non
fa che cagionare nuove e nuove divisioni, come il
fatto del protestantesimo da tre secoli in poi ne
somministra una pruova palpabile ed evidente. Ora
302 l'idea cristiana della chiesa
la dissoluzione è la foriera della morte, se pur non
è la stessa morte in persona.
Venendo alle ragioni, che ci persuadono essere
stata da Cristo dotata la Chiesa d'infallibilità, la
prima ce la somministra l'idea fondamentale della
istituzione medesima di essa Chiesa. Abbiam nei
capi precedenti dimostrato altro non esserla Chiesa
che una continuazione della divina incarnazione ed
una esterna manifestazione della medesima per cui
Cristo Dio-Uomo s'incarna misticamente in ciascun
fedele mediante la fede e la grazia, continua per
essi a vivere soprala terra, ed a far loro da maestro
col dar loro lezioni di. verità e di vita eterna non
solo interiormente coi suoi lumi e colle sue inspira
zioni, ma autorevolmente mediante il magistero della
sua Chiesa, ossia dell'ordine gerarchico che lasciò
in luogo suo ad ammaestrare il mondo. Egli per
esso seguita ad instruire gli uomini perchè possano
con sicurezza conoscere le verità già da lui inse
gnate pel conseguimento della salute, scopo pre
cipuo di sua missione. Egli a questo fine comandò
sotto le più terribili comminazioni di prestar fede
a questi suoi messi: Predicate ad ogni creatura....
Chi non crederà sarà condannato. Queste parole,
come ognun vede, non si racchiudono nel solo pe
riodo della prima predicazione evangelica, ossia del
primo annunzio della buona novella, ma si esten
dono a tutto il corso dell'insegnamento evangelico
per tutti i secoli. Imperocchè se così non fosse ne
seguirebbe questo assurdo, che quei che non sono
tuttora ammessi nell'ovile di Cristo sotto pena di
eterna rovina sian tenuti ad ascoltare con docilità
quanto vien loro insegnato, sebbene chi glielo in
segna possa indurli in errore, e ricevuti nel grembo
AVVERATA NEL CATT0LICI8M0. 203
della Chiesa acquisterebbero di più il diritto di
credere a proprio capriccio *on ribellarsi ai proprii
maestri, e coll'assumere anzi il compito di instruire
secondo che a lor ne paresse, i proprii apostoli e
istitutori.
Che -se perpetuo e non mai interrotto è l'ob
bligo de'fedeli di ricevere l'ammaestramento nelle
cose di fede dagl'inviati del cielo, come da quelli
nei quali e pei quali lo stesso Dio redentore se
guita ad insegnare, nè discende per necessaria il
lazione dover questi esser muniti di un magistero
infallibile, altrimenti sarebbono i fedeli obbligati a
credere ad ogni errore che nella ipotesi degli av
versarti potessero questi ingannati e traviati mae
stri insegnar loro. Cristo stesso che per loro mezzo
li ammaestra gl'indurrebbe nella falsità e in errore
invincibile, perchè tenuti a credere a quanto da
essi loro s'insegna. Or come questa è una ipotesi
empia ed assurda, è necessario conchiuderne, che
adunque questo corpo insegnante sia al tutto fatto
immune da ogni pericolo di errare.
Di più, Cristo coll'affidare l'insegnamento per
petuo alla sua Chiesa, l'ha con ciò costituita depo
sitaria fedele di sua rivelazione e del vero senso
della medesima. Ma quest'uffizio reclama con sè il
dono della infallibilità. E di vero volontà fu di Cri
sto che questa sua rivelazione intatta ed intiera
si conservasse in ogni tempo a benefizio della
umana famiglia. Tale però non avria potuto con
servarsi qualora la Chiesa depositaria fosse soggetta
ad errore, perchè come questa divina rivelazione
contiensi tutta nella Scrittura e nella tradizione,
avrebbe potuto e tuttor potrebbe pigliare abbaglio
sia intorno ai libri sacri e al genuino loro senso,
204 l' idea cristiana della chiesa
sia intorno alle verità per la tradizione trasmesse;
e di fatto di tali enormissimi abbagli vien accusata
la Chiesa dagli avversarii suoi. Inoltre poiché la
verità rivelata dipende dal senso da Dio inteso nel
dare questa rivelazione medesima, una interpreta
zione erronea o falsa conduce di sua natura ad
.errori gravissimi in cosa cotanto dilicata ; ebbene
qualora la Chiesa non fosse infallibile in conser
vare il senso da Dio inteso, ecco che essa non
solo, ma quanti la seguissero (e per comando di
Cristo tutti i fedeli debbono seguirla) sarebbero
indotti a tale aberramento, ciò che è alieno dalla
divina volontà e veracità. Adunque anche per que
sto rispetto è indispensabile e necessario nel pre
sente ordine di providenza, che la Chiesa sia do
tata d'infallibilità. Che in diverso caso vi si tro
verebbe nella Chiesa la mostruosità del protestan
tesimo il quale fece scempio e de' sacri libri,
e dei retto e sincero senso della Scrittura non
meno che della tradizione quale pienamente im
pugna.
Si "aggiunga la costituzione medesima della Chiesa
la quale con sapienza veramente divina è stata da
Cristo cosi ordinata, che in esso vi dominasse una
cosi compatta unità, che ciascun membro di essa
sia coll'altro connesso, e tutti assieme col rispet
tivo pastore immediato, e di tutti i pastori col
capo supremo, tanto che formassero una sola co
munità, una gran famiglia, un sol corpo per pro
fessarvi la medesima fede. Niun di questa immensa
moltitudine può discordare dal comune concento,
nè in un solo articolo dissentire da quanto univer
salmente si crede; uno e identico è il simbolo
dommatico per tutti. Ma come potriasi avere, eoo*
AVVERATA NEL GATTOLICISMO. 208
servare e mantenere un così fatto accordo, qualora
fosse dato a ciascuno il poter dommatizzare a sua
posta, senza che altri potesse contradirlo, perchè
tutti fruiscono dello stesso diritto, ed ognuno è
soggetto ad errore? In un attimo senza la sogge
zione ad un'autorità infallibile si sfascierebbe que«
st'ammirabile compage; una divergenza piena e
totale subentrerebbe alla unità; molto meno po
trebbe durare a lungo. Se pertanto nella Chiesa
cattolica da tutti sempre all'unisono per oltre a
diciotto secoli si è costantemente professata la fede
medesima, convien dire di forza aver sempre in essa
prevaluta la persuasione di questo dono a lei fatto
da Dio d'infallibilità nel suo insegnamento. Per
suasione altamente radicata nel cuor de'fedeli per
la quale si affidarono con fiducia piena e senza
riserva a quanto loro in cose di fede venisse dalla
Chiesa insegnato. Persuasione inoltre del pari al
tamente radicata nel ceto de'pastori per la quale
esso con ogni sicurezza ha mai sempre proposte, e
propone a credersi in nome di Dio quelle verità
che furono da lui apprese dalla bocca stessa della
incarnata sapienza. In tal guisa l'unità di sua co
stituzione conservossi nella Chiesa da principio In
fino a noi ; senza la infallibilità di magistero l'unità
di fede non è tampoco possibile a concepirsi ; con
essa tutto si spiega, senza di essa' diventa la me
desima un problema insolubile; sarebbe un am
mettere un effetto difficilissimo anzi impossibile di
sua natura ad aversi senza cagione, ciò che ripu
gna. Si voglia adunque o no, egli è di assoluta ne
cessità l'ammettere l'infallibilità d'insegnamento per
avere e conservare l'unità di fede, e per con
seguente l'unità di costituzione della Chiesa.
r
206 l'idea cristiana della chiesa
Pur non di meno fin qui si è discorso nella sup
posizione che non v'insorga controversia o contesa
o di fede, o d'interpretazione, ma solo per aver
unità di fede e di comunione nel professarla e con
servarla. Or che sarebbe, se ad ogni piè sospinto
insorgessero litigi, contese e controversie intorno
a cose di fede, o intorno alla interpretazione dete
sti biblici? tanto più se queste dissensioni nasces
sero non già solo tra individui, ma tra intieri ceti ?
Egli è evidente, che senza un tribunale infallibile
non mai si potrebbe venire ad' un termine, ad una
soluzione da non ammetter replica. Or se vi han
materie che si prestino a tali litigi, senza alcun
dubbio son quelle di religione a cagione della loro
oscurità, della loro importanza, e dell'indole della
umana mente. Tutta quanto è lunga la storia ec
clesiastica ci rende testimonianza come in ogni età,
così in ogni luogo, per parte di ogni fatta uomini si
sono- eccitate controversie gravissime su presso che
ogni punto di dottrina. In occasione di tali dispute
troviamo spesso, come eserciti divisi su d'un campo
vastissimo di battaglia combattenti tra di sè per
l'una o per l'altra sentenza. Vi si trova in esse
impegnata non dirò solo la verità, ma il più delle
volte impegnate si trovano le passioni stesse più
veementi, e l'amor proprio vi è interessato dei
movitori di novità. Qui pertanto non vi è modo di
uscirne, qualor non si ammetta un'autorità infalli
bile che v' intervenga, che frappongasi tra le parti
dissenzienti, e proferisca sentenza finale, inappel
labile, sicura. Senza di questo noi ci troveremmo
tuttora in lite pendente su d'ogni articolo dottri
nale controverso o negato dal principio del Cri
stianesimo fin qui, e vi starebbero i posteri nostri
fino al terminar del mondo.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 207
Or qual fatta religione saria mai quella in cai
tatto sarebbe problematico senza alcun modo di
torci da dubbii gravissimi che concernono la cre
denza, e tiai quali dipendono i nostri destini? Sa
rebbe mai questa una istituzione degna di Dio?
Ah no per fermo. La rivelazione sarebbe come il
libro della natura gettato alla disputazione degli
uomini. Si risolverebbe la Chiesa in una scuola
filosofica nella quale ognuno adotterebbe il suo
placito, in cui gli scolari si volgerebbero contro
l'insegnamento dei maestri, i quali pure a sua
volta disputerebbero fra di sè; sarebbe la Chiesa
un campo libero di opinioni e di opinanti senza
speranza alcuna di poter giammai convenire in un
sol punto di dottrina. La rivelazione anzi che es
serci di giovamento ci sarebbe riuscita di nocu
mento incalcolabile, perchè principio di divisioni
e suddivisioni, di odii scambievoli, di guerre di
sterminio e nulla più. Allora, che vantaggio avrebbe
avuto il cristianesimo sul paganesimo? Come si
sarebbe distinta l'opera di Dio dall'opera dell'uomo ?
Ebbene se noi dessimo ascolto alla teorica del pro
testantesimo dovremmo dire tale essere stata isti
tuita la religione di G. C. ossia la Chiesa senza il
privilegio della infallibilità. Cosa assurda ed empia
a pensarsi, ripugnante alla sapienza e alla bontà di
questo Dio salvatore.
Appena si crederebbe esser potuto cadere in
mente d'uomo un cosi fatto sistema, se non aves
simo sotto degli occhi nostri questo miserabile
spettacolo, che ci porge di sè il protestantesimo.
Tre secoli di sperienza han loro fatto toccar con
mano la realtà di quanto abbiamo affermato. Non
mai coerente con seco stesso, fluttuante mai sem
208 l'idea cristiana della chiesa
pre in un' interminabile successione di ognor
nuove dottrine, diviso" all'infinito per questo prin
cipio medesimo, smarrita ogni fede , incorso in
ogni stravaganza di opinamenti, palpa nelle tenebre,
e par si ostini più che mai in chiamar beata la
libertà di esame, beata la indipendenza della ra
gione dall'autorità della Chiesa, beata la facoltà
di poter sostituire la propria opinione all'insegna
mento della medesima. Anzi nè pur di ciò con
tento ardisce d'insultare alla unità della Chiesa in
materia di fede, al suo compatto insegnamento come
d'immobile e contrario al progresso della umana
ragione. Che altro è ciò mai se non una sostitu
zione della ragione alla fede, della filosofia alla re
ligione? (1)

(1) Fra i molti testi che" a questo proposito potrei allegare


dal Guizot e da altri protestanti, porrò a saggio quanto
scrive il Matter nella sua Histoire de l'Église, tom. I, p. 160
seg. — Le catholicisme s'appuie sur l'Église et la tradition;
il ne peut entendre l'Ecriture en ce qui regarde la foi et
les mœurs, que suivant le sens des Pères ; l'Église catholi
que professe de ne s'en départir jamais, et elle ne reçoit
aucun dogme qui ne soit conforme à la tradition de tous
les siècles précédents. Il est donc avéré qu'elle se considère
comme close et consommée.... à ses yeux, toutes les grandes
verités sont trouvées, tous les travaux de l'homme ne sau
raient être que des commentaires plus ou moins heureux
d'un texte une fois éiîrit et toujours vrai. Comment donc
innover au sein de cette Église ? Gomment le pouvoir sans
être hérétique ?
Ainsi donc, le catholicisme a failli parce qu'il a cru a
l'immobililé: il a voulu se fabriquer une théologie immobile,
et il s'est irrité contre ceux, qui chercaient dans des tex-
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. S09
E posciachè abbiam toccato lo specioso pretesto
col quale il protestantesimo suole illudere sè stesso
e trar nella rete i meno avveduti, cioè che per. la
dottrina della infallibilità si arresta il progresso
della ragione, ci è necessario lo sventare cotesta
accusa, ed anzi volgerla contro gli accusatori. E
innanzi tutto noi poniamo questa prima questione:
in materia di fede, rispetto al suo obbietto come
rivelato da Dio può darsi un tal progresso? È im
possibile, convien riceverlo come Dio lo dà; è im
mutabile come è immutabile la verità, come è im
mutabile Dio che lo rivela. Noi possiamo bensì
crescere nella cognizione ed acquistar notizia più
perfetta di questo obbietto, ma l'obbietto è di per
sè stesso immutabile e incapace di progresso. Vo
ler pretendere un progresso in questa parte sa
rebbe un volere noi aggiungere qualche cosa a
quanto ci venne, da Dio manifestato : una tale ag
giunta più non sarebbe la verità da Dio rivelata,
ma un ritrovato di nostra ragione, e però non più
obbietto divino. Dunque sotto questo rispetto non
è a pensare a progresso.
Poniamo ora questa quistione, può conciliarsi il
progresso della ragione colla infallibità della chiesa?
Noi la risolveremo col fatto. Certo è che nella
Chiesa cattolica si è sempre creduta, e creduta di
fede la infallibilità di essa Chiesa, pur non di meno

tes spirituellement écrits un esprit progressi!, un sens nou-


veau; il a vouln frapper d'immutabililé la science Im
motine. —
E cosi tutti gli altri più o meno sullo stesso tuono, spe
cialmente tra gli increduli alleati dei protestanti.
S10 l'idea cristiana della chiesa
non vi è scuola al mondo che offra tanti uomini
di prim'ordine quanti se ne contano nel cattolici-
smo, e per lasciare gli antichi come gli Origeni, i
Clementi, i Basilii, i Gregorii, gli Agostini, e altri
tali, nella età di mezzo gli Alberti Magni, i Tom-
masi di Acquino, i Ruggeri Baconi, oltre ad altri
profondissimi scolastici, nelle età seguenti i Suarez,
i Bellarmini, i Petavii, i Bossuet, i Fenelon, i Ger-
dil con l'immenso stuolo che loro tien dietro, cer
tamente son tali al cui confronto scompaiono con
tutto il loro orgoglio quanti ne annovera quai lu
minari il protestantesimo in materie religiose.
Pruova evidente ben conciliarsi il progresso della
ragione col domma della infallibilità della Chiesa.
Poniamo infine questa terza quistione : Non sono
forse i razionalisti medesimi quei che proclamano
la fede nemica del progresso della ragione? Certo
diesi; essi allargano la cerchia di quest'accusa e
la estendono a tutto il sovrannaturale. Secondo il
Lerminière, il Sue, il Quinet, il Laurent, il Michelet,
il Jules Simon, con tutto lo sciame degl'increduli i
quali si sdegnano, s'irritano contro la religione po
sitiva e rivelata perchè inceppa il progresso della
ragione, racchiude nel cerchio di Popilio la ragione
senza poterne uscire, fa oltraggio alla medesima
coll'imporgli le sue verità, i suoi dommi, attaiche
ella diventi inerte e stazionaria (1). Egli è bensì

(i) Ved. Ghassay, Le Christe et V Evangil Allemagne-


France. Non che nell'op. Conclusion dei démonstrations Évan-
géliques, de l'ab. Migne, liv. II, Le rationalisme, liv. IlI,
Le Socialisme. ., ....
Rispetto poi a Giulio Simon ved. Le livre de la réligion
AVVERATA NEL CATTOLICI»)). SU
vero, che di preferenza essi s'inaspriscono in pecu-
liar modo contro la religione cattolica perchè in
sommo grado oscurante, od oscurantista, com'essi
parlano, e perchè ben conoscono in lei sola tro
varsi il vero cristianesimo cui essi aborrono ; con
luttociò la loro accusa versa contro la fede in ge-
uerale e contro tutto l'ordine soprannaturale- e rive
lato. Quindi non meno ai cattolici quanto ai prote
stanti detti ortodossi incombe l'obbligo di rispon
dere a tali imputazioni date alia cristiana religione.
Ma qual risposta daranno mai ai razionalisti quei che
somministrano loro le armi per combattere il cri
stianesimo? Imperocchè se ben si osservi, non vi
ha difficoltà mossa dai protestanti contro la infal
libilità della Chiesa, che i razionalisti non volgano
eontro la rivelazione medesima. Nè forse mal non
mi appongo in dire, che questa è la cagione
per cui tanti de' protestanti ogni di ingrossano colla
loro deserzione dal cristianesimo le file de' miscre
denti razionalisti. E questi son quei che con tanto
furore, e con tanti mezzi iniqui s'impegnano a di
latare il protestantesimo, cioè ad accrescere con
ogni conato il numero degli apostati ossia degli
increduli, amandoli piuttosto tali, che cristiani e
cattolici.
Data cosi la soluzione a queste tre questioni,
noi ripigliamo il nostro cammino, e diciamo essere
una medesima cosa il negare la infallibilità alla

naturelle , de M. Jules Simon par H. L. G. Maret, Paris ,


1857. Ved. eziandio J. Lupus, Le Traditionalisme et le Ra-
tionalisme, Liège, 1858, tom. IlI, eh. VI. Cinquième ordrt
des fatti. Le$ philosophes modernes.
116 l'idea cristiana della chiesa
Chiesa quanto non solo il difformare la più bell'o
pera della incarnata sapienza, ma ezianzio il distrug
gere dalle ime radici la certezza obbiettiva della
fede, e far della ragione fallibile dell'uomo l'ar
bitro ed il giudice delle verità rivelate, ed un in
trodurre lo scetticismo nel cristianesimo. Or poichè
ad alcuni potrebbe parere troppo esagerata una co
tale affermazione, giudichiamo pregio dell'opera il
provarla a parte a parte.
E per primo, che il negare la infallibilità alla
Chiesa sia un difformare la più bell'opera da Cri
sto istituita, si ha da ciò, che tolta questa infalli
bilità, si toglie d'un tratto la unità di credenza, come
tolto il cemento alle pietre, queste si disperdono
per ogni direzione e si sfascia l'edificio, si scio
glie il mazzo, rotto il legame che tieff le verghe
unite e compatte. Infatti se la Chiesa fosse soggetta
ad errore in cose di fede, ognuno è in diritto di
credere quello che gli par vero, che tanto è l'er
rare individualmente, quanto l'errare condottovi da
una guida fallace. Ed ecco come la Chiesa perde^
rebbe l'unità di credenza e sarebbe ridotta a tale
una confusione, che mai la simile; non potrebbe
indurre i fedeli a credere quanto essa crede, poi
chè in questo caso la Chiesa stessa non avrebbe
una credenza Ossa e comune, e poi soggetta com'ella
sarebbe ad errare non potrebbe costringere i fedeli
a credere quant'ella insegna, essendo ella stessa
soggetta ad errare e ad insegnare l'errore. Or non
sarebbe questo una piena difformazione di questa
Chiesa con tanta sapienza da G. C. instituita? (1)

(1) Ecco con quanta sfrontatezza ed aria di trionfo parli


il Gènio prof- all'università di Strasburgo di letteratura fran-
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 313
Che poi nella ipotesi in cui siamo, venisse a
distruggersi fin dalla radice ogni certezza obbiet
tiva della fede, la cosa parla da sè, poichè ad aver
certezza dell'obbietto si richieggono due condizioni,
qualora manchi o l'una o l'altra, questa certezza
non può più aversi. La prima di queste condizioni
è che la verità di cui si tratta sia stata veramente
da Dio rivelata, la seconda è che a noi costi di una
tal rivelazione. Imperocchè non basta perchè noi
possiamo o dobbiam credere di fede, che la verità
sia stata rivelata da Dio, poichè se noi siamo incerti
di questa rivelazione e del senso legittimo della
fatta rivelazione, non mai ci correrebbe l'obbligo
di credere quanto Dio ha rivelato. Sarebbe la cosa
rivelata vera in sè, ma noi sarebbe rispetto a noi
che siamo il soggetto della fede. Se taluno riponesse
un qualche oggetto in alcun luogo, a cagion di esem
pio, un tesoro, qualor non avessi la luce necessa
ria per vederlo, o gl'istrumenti necessari per trar-
nelo fuori, per me è lo stesso come se quel tesoro
non esistesse, non potrei appropriarmelo nè farne
uso. Laonde è necessaria l'altra condizione, cioè una
testimonianza irrefragabile ed autorevole, che mi ac
certi essere stata una verità da Dio rivelata ed in que-

cese, le cui parole son riferite dal Globe, giornale prote


stante : — Les évéques et les prédicateurs sont niis à la be-
sogne. Ils ont coupé ces còtes fàcheuses (les còtes du chri-
stianisme); ils ont abaissé les cimes de la réligion et raboté
les mystères. On peut aller maintenant au ciel en litière,
en chaiso à porteur; on ira bienlòt en chemin de far: c'est
charmant. Il faudrait avoir le coeur bien dur pour ne pas
se préter à étre sauvé. —
214 l' idea cristiana dellaJJchiesa
sto preciso senso e non nell'altro. Or questa testimo
nianza non può farla che la sola Chiesa la quale è
stata costituita depositaria non solo della fatta rivela
zione, ma ancora del senso della medesima, perchè
l'haricevuto immediatamente dello stesso Dio, rive
lante. Per tale testimonianza l'oggetto rivelato si ap
plica in particolare a ciascun credente, il quale cosi
è certo e sicuro di non errare allorchè emette
l'atto di fede intorno a quella verità rivelata. Dal
che si raccoglie manifestamente, che non basta che
la rivelazione divina sia contenuta nella Bibbia ed
anche nella tradizione, ma è di più necessario ed
indispensabile, che la Chiesa colla sua autorevole
testimonianza renda certo il credente che tale è
stato ed è il senso nel quale Dio intese manifestare
qual si voglia verità- in particolare. Altrimenti tutti
gli eretici potrebbero- aver ragione nel professare
i loro errori, e diciam pur francamente le loro
stravaganza protestando ognun di loro di aver tro
vato nella Scrittura quant'essi tengono per fede in
opposizione all'insegnamento della Chiesa. Quindi
se la Chiesa non fosse dotata d'infallibilità in ren
dere quest'autorevole testimonianza sull'oggetto da
credersi, ma in ciò fare errasse o potesse errare,
e per conseguente indurre in errore, chi non vede
che tutto diverrebbe incerto, e non si potria più
aver certezza di fede? Ed ecco quanto sia vero
ciò che in secondo luogo abbiamo affermato, che
tolta la infallibilità della Chiesa, fin dall'ime radici
si distruggerebbe la certezza obbiettiva della fede,
ossia la possibilità della fede medesima. La Chiesa
nella ipotesi degli avversarii avrebbe fin dal suo
nascere portata in fronte l'impronta ignominiosa del
protestantesimo, il marchio abbominevole che rende
AVVERATA NEL CATT0LICÌSM0. 215
lo stesso protestantesimo obbietto di degradazione
e di risa a chiunque l'osserva diviso nelle innume
revoli sue sette, nella continua sua fluttuazione,
nella incertezza assoluta del suo credere.
Dissi per ultimo, che posta la fallibilità della
Chiesa, la ragione fallibile individuale sarebbe l'ar
bitra ed il giudice delle verità rivelate. Il fatto dei
protestanti prova la verità di questa deduzione. Non
per altro motivo essi eressero in principio la li
bertà di esame se non perchè avean pria rigettata
la infallibilità della Chiesa che li aveva condannati
ed anatematizzati. Lutero pretese che per la sola
Scrittura intesa nel senso privato di ciascuno si
potesse e dovesse determinare l'oggetto di fede a
credersi, e per conseguente ogouno per la privata sua
interpretazione della Bibbia fosse giudice supremo e
indipendente delle cose da credersi. Da questo ger
me fecondissimo pulullarono come per incanto nel
campo protestantico capi di fazioni religiose ri
vali fra di sè, dovette scindersi in mille frazioni il
protestantesimo, e si continuò fino a questi giorni,
e tuttor continuano i facitori di religiose sette sul
suolo britannico sopra tutto, e. sul suolo ameri
cano. Si giunse al punto che uno non intende più
l'altro, ed il razionalismo ossia l'incredulità porta
l'ultima sconfitta a quella Babele fabbricata con
tanto orgoglio dal concorso di tutti gli eresiarchi.
Nulla di più umiliante di un cosi fatto spettacolo
che si offre agli occhi di un mondo intiero, spet
tacolo innegabile che: non solo si ha per la storia,
ma che noi, noi stessi veggiamo e tocchiam con
mano nella Germania, nella Francia, nell'Inghilterra,
nell'America, cioè presso quelle nazioni che si pre
giano di loro civilizzazione e coltura, ma colpite
da Dio di acciecamento in supremo grado.
316 l' idra cristiana della chiesa
Qual maraviglia dopo ciò se veggiamo l'incredulità
dominar baldanzosa con immenso danno della so
cietà fino a farla indietreggiare allo stato di pa
ganesimo? Qual maraviglia se un miasma letale
ammorba l'atmosfera religiosa e morale a segno,
che la fede più omai non ha vigore, e tutta lan
guisce per forma, che più non risveglia quei senti
menti generosi e nobili dai quali eran mossi i no
stri maggiori ad imprese gigantesche e di pubblica
edificazione? Qual maraviglia se la indifferenza in
materia di religione invase così gran parte di cri
stiani fino a non curarsi di conoscere la verità, ed a
vivere praticamente come se non avessero un'a
nima immortale, e più non esistesse Dio al quale
debbono quanto prima rendere rigoroso conto di
ogni lor operato? Ora tutto questo il dobbiamo
riconoscere come da prima fonte emanato dal prin
cipio costitutivo del protestantesimo, dalla libertà
di esame ; principio che indirettamente influì ezian
dio sugli animi de' cattolici.
Ma rivolgiamo omai da così umiliante spettacolo
gli occhi nostri e facciam ritorno all'unica àncora
di salute, al principio conservatore e generator della
fede, qual è la infallibilità della Chiesa, senza il
quale nè può la fede oggettiva divenir subbiettiva,
nè può conservarsi una, nè propagarsi. A questa
suprema prerogativa noi andiam debitori di tutto
il bene che ha la Chiesa operato nel mondo, di
que' prodigi che in ogni tempo ha operati la san
tità in ogni genere. Fu per essa, che la Chiesa
qual maestra universale di tutti i popoli si con
ciliò la venerazione illimitata, che qual luce pene
trò a traverso de' secoli e dello spazio e si tra
sfuse in tutte le menti ; fu per essa che il deposito
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 217
divino della rivelazione si conservò intatto in mezzo
alle tante vicende dell'umana sapienza. È per essa
che si tiene apprestato il rimedio pei mali da' quali
è cotanto travagliata la società, allorchè gli uomini
finalmente dalla sperienza ammaestrati rinsaviranno,
e deposto l'orgoglio dal quale furon sedotti, ricor
reranno umiliati a ricercar da questa madre così
mal retribuita e disconosciuta gli .oracoli di quella
celeste sapienza la quale già salvò il mondo pagano,
e di nuovo salverà le nazioni traviate da maestri
stolti e presuntuosi fino a ricacciarle tra quelle te
nebre dalle quali a gran fatica furono emerse.
Allorchè il Verbo si fece carne il mondo trovavasi
nelle più fitte tenebre della idolatria e della immo
ralità. Secondo il pensare di non pochi de' Pa
dri, nei disegni di Dio dovea appunto operarsi que
sto prodigio di misericordia nel tempo della mag
gior corruzione, perchè il mondo conoscesse fino a
quale abisso fosse egli disceso, fidato alla sola sua
ragione ed alle sole sue forze (1). Il Verbo incar
nato penetrò tra- queste tenebre, e le diradò colla
sua celeste dottrina e coi suoi divini esempi finchè
a lui piacque di onorare il mondo colla sua cor
porale e visibile presenza. La sua divina missione
però non compiuta nel breve periodo nel quale la
sua mortale carriera venne racchiusa, continuò per
tanto l'opera cominciata dell'ammaestramento del
l'universo col prolungamento della incarnazione nel
mistico suo corpo, qual è la Chiesa, la quale infor
mata dal -suo spirito mai non cessò dal farla da
maestra infallibile presso tutti i popoli. Ma che? uo-

(1) Ved. Petav., De Incarnai., lib. II.cap.XVII.


218 l'idea cristiana della chiesa, ecc.
mini ingrati e superbi disdegnarono come troppo
per sè umiliante questo divin magistero. Vollero
farsi guida a sè ed agli altri pei lumi della pro
pria loro ragione. Scossero il giogo della Chiesa
e di Cristo che per lei gl'illuminava. Ebbene, que
sti audaci presuntuosi tanto sè che i loro addetti
precipitarono nel caos. Cristo però che sempre
vive nella sua- Chiesa non abbandona l'opera di mi
sericordia e di salute, li ricondurrà come per mano
all'assoggettamento perfetto, ed il mondo pentito ri
tornerà a vita novella.
CAPO X.

Comunicò 6. C. alla Chiesa l'autorità come legislatore.

Ad ogni società ben organata, qualunque possa


essere la forma del governo, è indispensabile l'au
torità. Senza autorità è impossibile il reggere una
comunità, ove specialmente questa sia numerosa e
dispersa in più luoghi, altrimenti degenererebbe in
anarchia e in confusione. Tanto più adunque deve
essere di competente autorità fornita la suprema
fra tutte le società, la più nobile ed universale, che
comprende sotto, di sè quanti sono gl'imperi, i re
gni, le repubbliche, i popoli del mondo intiero,
qua! è la Chiesa apostolico-romana. Egli è per
tanto a cercarsi di quest'autorità l'origine, la na
tura e l'estensione ; ciò che faremo a parte a parte
per dare un'idea per quanto si possa approssi
mativa della sublimità della medesima.
Circa l'origine dell'autorità ecclesiastica non si
può muovere questione o dubbio ch'ella provenga
immediatamente da Dio, ossia dal divino suo istitu
tore G. C. Egli solo fondò la Chiesa, e però egli
solo poteva comunicarle l'autorità necessariamente
220 l' idea cristiana della chiesa
voluta, o richiesta per tale istituzione. E chi "altri
mai glie l'avrebbe potuto compartire, mentre la
Chiesa è superiore ad ogni istituzione umana ?
Adunque G. C. solo poteva fornirla della neces
saria autorità. E in fatti leggiamo nel divin codice,
che egli disse ai suoi discepoli : Ecco che io mando
voi (4), e altrove : — Come il mio padre ha man
dato me, cosi io mando voi (2). — E altrove : —
Chi ascolta voi, ascolta me, e chi disprezza voi
disprezz? me (3) ; e altrove : — È stato dato a me
ogni potere in cielo ed in terra, andate adun
que (4); e altrove: — Chi non ascolterà la Chiesa
tienlo in conto di infedele e di pubblicano (5).
Da essa è che gli apostoli come ricevuta da Cri
sto riconobbero in sè quest'autorità sul gregge
del divin Salvatore. L'apostolo s. Paolo in più
luoghi delle sue lettere ne fa menzione. Valga ad
esempio quanto scrive ai Corinti : — Imperocchè
quand'anche mi gloriassi un poco più della potestà
nostra, la quale il Signore ci ha dato per vostra
edificazione e non per distruzione, non ne arros
sirei (6). — Nel qual tratto sebbene l'apostolo
con somma riservatezza e modestia parli del suo
potere, pure apertamente afferma essergli stato
dato da Cristo pel bene della Chiesa. E poco ]à\
poi soggiunge: — Per questo tali cose scrive in

(1) Matth. X, 10.


(2) Jo. XX, 21.
(3) Lue. X, 16.
(4) Matth. XXVIII, 18, 19.
(5) Matth. XVIII, 17.
(6) II, Cor. X, 8.
AWBRATA NEL CATTOLICISMO. 221
assente, affinchè presente non abbia io da agire
più duramente secondo la potestà datami dal Si
gnore per edificazione, non per distruzione (1). —
In conformità a questo potere conceduto da Cri
pto in bene della Chiesa, gli stessi apostoli venivano
istruendo i vescovi da sè instituiti circa il modo
col quale dovevano servirsene. Ecco come s. Paolo
scriva a Timoteo : - — Contro di un prete non
ammettere accusa se non con due o tre testimoni.
Quelli che peccano, riprendili alla presenza di
tatti: affinchè ne prendano timore anche tutti gli
altri (2), — come pure il principe degli apostoli
s. Pietro si stende in peculiar maniera in ammae
strare f vescovi circa il modo con cui debbano go
vernare i loro sudditi servendosi dell'autorità loro
da Cristo conceduta, là ove scrive: — I sacerdoti
adunque che sono fra di voi, gli scongiuro io con
sacerdote e testimone de' patimenti di Cristo: e
chiamato a parte di quella gloria, che sarà un
giorno manifestata. Pascete il gregge di Dio, che
da voi dipende, governandolo non forzatamente, ma-
di buona voglia secondo Dio : non per amore di vii
guadagno, ma con animo volenteroso. Nè come per
dominare sopra il clero, ma fatti sinceramente
esempio del gregge : e quando apparirà il principe
de'pastori, riceverete corona immarcescibile di
gloria (3). — Finalmente per non essere sover
chiamente lungo, avendo l'apostolo s. Paolo chia
mati a sè in Mileto i vescovi di Efeso e delle sue

(1) Ib. XIII, 10.


(J) I, Tim. VI, 19, 20.
(5) I, Petr. V, 1, 4.
Pkronb, L'id. Cristiana, ecc. Voi. III. 10
222 L'iDKA CBIStlANA DELLA CHIESA
vicinanze fece loro questa esortazione: — Badate
a voi stessi e a tutto il gregge, di cui lo Spirito
Santo vi ha costituiti vescovi per reggere la Chiesa
di Dio acquistata da lui col proprio sangue (1). —
Or come pascere, reggere, ossia governare la Chiesa *
senz'autorità ? Ebbene, appunto quest'autorità loro
l'ha data Dio.
Da questi tratti medesimi ben si conosce che la
Chiesa in quest'uffizio di autorità a lei da Dio
conceduta, non è se non se la viva e visibile rap
presentante dello stesso Cristo, il quale per mezzo
di lei seguita a governare la sua eredità ch'egli si
acquistò col proprio sangue. Anche in quest'auto
rità dobbiam ravvisare il prolungamento dèlla sua
incarnazione. Sì, egli continua a far la manifesta
zione di sè ne'suoi ministri per il potere a tal fine
loro comunicato. E però egli è la sorgente unica
dell'autorità che nella Chiesa si esercita.
Dal che ora è facile il conoscere di qual natura
sia questa autorità medesima. Ella è per sè un'au
torità tutta divina, è un'autorità diretta al bene
spirituale delle anime, per cominciare; promuovere
e perfezionare la santità, e ciò per tutti i mezzi
che ad ottener questo fine cotanto sublime son ne-
cessarii od utili. Dunque ella dev'essere suprema
ed indipendente, perchè non vi è umano potere che
gliela possa togliere o scemare, nè impedire legit
timamente. Potranno bensì le potestà del secolo
fare alla Chiesa violenza contro ogni diritto, ma non
già rapirgliela, perchè inalienabile. Può la sola
Chiesa in alcuna cosa cedere in ciò che spelta al-

(i) Act. XX, 28.


AVVEHATA NKL CATT0LIUISMO. 223
l'esercizio od uso di tale autorità, ma nè pur. essa
può sotto verun rispetto alcunchè cedere di questo
suo potere a lei conferito dalla incarnata sapienza;
poichè intatto in tutta la estensione del suo essere
debbe guardarlo, altrimenti si renderebbe infedele
a Dio che gliel'affidò, ciò che non può essere. Di
qui la lotta eterna fra il sacerdozio e l'imperio,
tra la potestà ecclesiastica e la politica, la quale
par vorrebbe per sè usurpare un'autorità che non
è sua, e per un sopruso di brutal forza tentò bene
spesso, ed or più che mai tenta di appropriarsi il
poter della Chiesa imprescrittibile; ma sempre in
darno, nè mai avverrà che possa impunemente
rendersi colpevole di cosi sacrilega usurpazione. La
Chiesa annovera nei suoi fasti que'forti, che in ogni
occasione si opposero eziandio a costo di loro li
bertà, de'beni loro, del loro sangue e della lor vita
ai profani conati di coloro che attentarono in qual
sivoglia modo ai diritti suoi (1).
Può non di meno, come già si accennò, la Chiesa
nell'esercizio od uso di questa sua autorità acco
modarsi alla esigenza dei tempi, dei luoghi e delle
persone; quando specialmente l'utilità pubblica, la
tranquillità e la pace par che reclamino una qual
che deferenza per parte della Chiesa medesima
verso lo Stato politico. In questi casi si viene a
convenzioni e concordati tra i due poteri, e là
Chiesa spontaneamente rimette quanto, giudica op-

\i) Son celebri nei fasti della Chiosai nomi di s. Gio. Cri
sostomo, di s. Tommaso di Cantorbery, di tanti santi Ponte
fici romani o cacciati in esilio, o carcerati od uccisi per si
nobile causa. Basti qui rammentare l'invitto s. Gregorio VII.
924 l' idea cristiana della chiesa
portuno in questo suo esercizio ad ottenere il suo
fine principale, qual è la salvezza delle anime; come
sapientemente ella ha fatto in diverse riprese. Dissi :
Spontaneamente, poiché il volerla condurre a forza
a far cessioni, sarebbe un farle violenza, un atten
tare alla sua suprema autorità, un recarle ingiuria
intollerabile collo spogliarla della natia sua li
bertà (1).
Nè solo è di natura sua l'autorità della Chiesa
suprema ed indipendente, ma è ancora legislatrice.
E in verità la Chiesa costituisce una società per
fetta con diversi gradi sia nella gerarchia, sia nel
l'ordine laicale. Or bene, ogni società debb'essere
retta da leggi, che ordinino le diverse parti fra di
sè e con ii- tutto. Una società senza leggi è una uto
pia, non può nemmen concepirsi (2). Che se sono
necessarie e indispensabili le leggi in una società,
ella è pur di necessità assoluta l'autorità legisla
trice dalla quale ogni legge deve dimanare. Queste
leggi devono' essere in armonia colla natura della
società medesima dalla quale si emanano e per cui
si emanano. Quindi essendo la Chiesa di sua na-

(1) Ved. La Dissert. pubblicata in Parigi nel 1850. Della


natura e carattere essenziale dei concordati. Ved. pure il
Roskowani nella gran raccolta in quattro volumi di docu
menti, o monumenti cattolici per la indipendenza dell'auto
rità ecclesiastica dal potere civile, nel 1817, segg., i quali
si stendono dai primi secoli della Chiesa fino ai giorni
nostri.
(2) Ved. Bossuet nel!' op. Politique tirée des propres pa
role* de l'Ecriture sainte , art. IV , des lois, prop. I, VilI,
opp. ed. di Versailles, 1816, tom. XXXVI.
. AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 226
tura spirituale* ne consegue che le sue leggi deb
bano essere spirituali, cioè che abbiano per og
getto o diretto o indiretto il bene delle anime. E
però sono indirizzate o a tutelare il domma, o a
tutelare il costume, ossia la morale ; inoltre hanno
per oggetto il culto; e le persone sacre con quanto
ad esse si riferisce. Tutto ciò vien compreso colla
voce generica di disciplina, o di leggi disciplinari.
Per conseguenza queste leggi formano come la salva
guardia della fede, della morale e del culto (1).
Dal che è agevole il conchiuderne, che tali leggi
non possano emanare che dalla sola autorità ec
clesiastica, la quale essendo stata da Cristo insti-
tuita depositaria e tutrice della. fede, della morale
e del culto, per ciò stesso diede alla medesima l'au
torità legislatrice a tal fine richiesta. E infatti tro
viamo che gli apostoli fecero uso di cotale auto
rità, Nel concilio gerosolimitano non si contenta
rono di definire non essere necessaria pei gentili
convertiti alla fede la osservanza delle leggi mosai-
che rituali e giudiziali; non solo definirono essere
contro la sana morale la fornicazione, ed il parteci
pare delle vittime consecrate agl'idoli, ma di più
statuirono un punto di pura disciplina nel vietare

(1) Ved. Gerdil, Saggio d'instruzione teologica — De locis


Theologicis — Connessione de' tre primi luoghi Teologici,
Scrittura, tradizione e Chiesa, Opp. ed. Rom., tom. X, come
pure nell' altr' opera ; Esame de' motivi della opposizione
fatta da Mgr. vescovo di Noli alta, pubblicazione della Bolla
Auctorem fidei, par. II, art. XVI, tom. XIV. Ved. anche il
Zaccaria nell' Antifebronis e nell' Antifebronius vindicatus ;
e più particolarmente nell'opuscolo: Comandi chi può, ulh
226 l'idea cristiana della chiesa
l'uso del sangue e del soffocato (1). Articolo della
cui pratica troviamo ancora un qualche vestigio nella
Chiesa nel duodecimo secolo (2). Così l'Apostolo
più cose di disciplina statui sia intorno al matrimo
nio, sia intorno al celibato (3), sia intorno alle qua
lità richieste nei vescovi e nei diaconi (4). Sia in
torno al modo di celebrar la sacra eucaristia, in
torno a più altri oggetti (5) , come facilmente si
può riscontrare nelle sue epistole.
L'uso di quest'autorità passò dagli apostoli ne'
loro successori, i quali più cose stabilirono di di
sciplina (6), o- ognun da sè nelle rispettive loro
sedi, ovvero nei sinodi che in quei primi tempi si
celebravano assai. di frequente. Imperocchè erasta-

bidisca chi deve, dove svolgesi a lungo questa materia. Può


anche vedersi il nostro Tratt. De Loris Theolog, part. l.De
Eccles., cap. IV, art. III. De auctoritate Ecclesia.
- (1) Act. XV, 39.
(2) Come si ha dalle opere di Raterio vescovo di Verona,
che fiori nel X secolo. Yed. le opere sue, ed. de' fratelli Bal
lerini. Verona, 1765.
(3) I, Cor. VII.
(4) I, Timoth. III, et Ep. ad Titum I.
(5) I, Cor. XI.
(6) Di questo ne abbiamo un documento irrecusabile nei
canoni delti volgarmente Apostolici intorno ai quali ò a ve
dersi il Pearsonio, non che il Beveregio autori protestanti,
é il Coleterio, i quali provano essere stati questi nella mas
sima parte raccolti dai regolamenti già posti in uso nei pri
mi tre secoli. Lo stesso si ha nelle cosi dette Costituzioni
Apostoliche e clementine distribuite in otto libri; oltre ai
canoni de' concilii celebrati ne' primi tre secoli della Chiesa.
Ved. Bianchi, Dell'esterior politia della Chiesa, lib. I, c. III.
AVVERATA 'NEL CATT0LICISMO. 227
bilito che altneno ogni anno si radunassero dal me
tropolitano i vescovi suffraganei perchè nel conci
lio si pigliasse cognizione sicura dello stato delle
rispettive Chiese e della intiera provincia, e così
riparassero i danni che avesse potuto soffrirne la
disciplina (1). A questo fine si statuivano canoni,
ossia leggi colle quali si provedeva a quanto occor
reva pel bene del clero e del popolo fedele. Può
vedersi quanti concilii nei primi tre secoli siansi ce
lebrati nella Chiesa e quante savissime leggi siansi
fatte presso i collettori di concilii. Lo stesso e a
dire delle decretali de' romani Pontefici raccolte
dal Coustant nella sua collezione delle lettere de'
romani Pontefici.
Da questi non perituri documenti abbiamo col
fatto l'esercizio continuato senza interruzione da
gli apostoli fino al quarto secolo dell'autorità legi
slatrice della Chiesa. Tutto questo, come ognun
vede, prima assai che gl'imperatori abbracciassero
il Cristianesimo. Or su questo fatto pubblico, uni
versale, costante, ecco le riflessioni che da sè si
presentano a qualsivoglia mente spregiudicata.
Regola non dubbia di quanto possa fare la
Chiesa di propria autorità, e indipendentemente
dal potere civile è quello che essa ha fatto nei

(t) Nel can. 19, del conc. Calcedon. si leggono questa


parole : — Secundum regulas Patrum bis in anno convenire
episcopos, ubi singulti, quae emerserint , corrigantur. — Lo
slesso era già stato statuito nel can. 5 del cono, di Nicea,
nel càn. 20 del cono. Antiocheno l' an. 341. Ved. Decret.
di Graziano alla dist. 18. S. Leone, Ep. XVI, c. 7, inculca
questa regola prò custodia concordissima unitati*.

i
228 l' idea cristiana della chiesa
primi tre secoli di sua esistenza, allorchè gemeva
sotto la spada della persecuzione, e le potestà del
secolo estranee a lei professavano il paganesimo.
Ognun vede come in tale condizione di cose la
Chiesa niuna autorità ritraeva da cotesti principi
o magistrati infedeli, e però quanto faceva era per
autorità al tutto propria, cioè per autorità avutane
dal suo divino istitutore. Ora noi dai fasti della
Chiesa troviamo che nulla o pressochè nulla nei
secoli posteriori, cioè dopo la conversione dei
principi al Cristianesimo , ella statuì, che non
avesse già sancito in quei primi secoli. Ella rego
lava il suo culto secondo il suo beneplacito, ella
regolava le nozze de'suoi figliuoli senza riguardo
alcuno alla legislazione civile vigente, ed anzi in
alcuni casi contro le djsposizioni della romana giu
risprudenza- (1), ella aveva un foro a sè non solo
interiore, ma esterno eziandio in cui si instituivano
processi, si dibatteva la causa, si citavano testi-

fi) Di, questo vero abbiam recati più documenti nell'op.


De matrimonio christiano, tom. II, lib. II, Sect. I, cap. I
et II. Tra gli altri uno ce ne somministra assai ragguarde
vole l'antico autore dei Philosophumena (pubblicato ultima
mente in Londra dal Bunsen), il quale riprende acremente
il papa Callisto per aver contro le leggi imperiali data la
lacollà ad una ingenua di accoppiarsi in. matrimonio con
un servo. Intorno al qual fatto è da consultarsi quanto ha
scritto il Cruix nell'op. Etudes sur de nouveaux documents
historiques emprimtés à l'ouvrage récetnment découvert des
Philosophumena. Paris, 1853, deuxième part. eh. V. Réfuta-
tion des accusations portées cantre saint Calliste. Ma special
mente il Doellinger nella ediz. di Regesbourg nel 1853,
par, III, n. VI, pag. 158 segg.
AVVERATA NEL CATT0LICiSM0. H9
monii e sì pronunziava e facevasi eseguir la sen
tenza ; ella si costituiva il suo clero e ne regolava
la disciplina; ella insegnava e predicava; i suoi
ministri e dottori ossia i vescovi e i preti man-
davan fuori le loro Scritture. In una parola la Chiesa
mostrossi fin da principio qual nacque autonoma
in sommo grado (1).
Che se la Chiesa nacque e si conservò autonoma
per più secoli, avrà a dirsi ch'ella perdesse questa
sua autonomia dacchè gl'imperatori furono quai
figliuoli ossequiosi ammessi nel suo seno? Chi mai
ciò potrebbe affermare? La sola ipotesi ripugna.
Adunque quella supremazia che ella ebbe da prin
cipio, la stessa sempre mantenne e manterrà sino
alla fine de'secoli. Non vi ha che la sola violenza
la quale possa impedirne l'esercizio. Fu da taluni
temerariamente tacciata la Chiesa di usurpazione
per essersi appropriata i diritti inerenti alla corona
nel costituire, a cagion di esempio, impedimenti
matrimoniali, nelle dispensazioni e simili. Con raf
finata malizia poi dicesi essersi ciò da lei fatto
prevalendosi delle tenebre d'ignoranza che nella
mezza età coprivano la terra (2). Ma è precisa
mente l'opposto che deve dirsi, dappoichè la Chiesa

(1) Ved. il Bianchi nell'op. cit., lib. II, cap. IV. Dellt
leggi ecclesiastiche e delle prime raccolte de" canoni.
(2) A questa] classe di eterodossi , o di scrittori di sola
denominazione cattolici , spettano i Febbroniani , i quali
hanno in ciò copiato l'aspostata M. A. de Dominis, il Lau-
nojo, e simil feccia. Ved. Zaccaria nell'Antifebronio , ed il
Roskowany, De matrimonio 'in Ecclesia catholica, Augusta
Vindelic. 1837, tom. I. Historia luterana, § 5 et segg.
10'
230 l'idea cristiana dell* chiesa
già era in pien possesso di sua autorità, e l'avea
messa in pratica molto tempo innanzi, che il po
ter secolare venisse al Cristianesimo. Se adunque
i principi hanno affacciate pretese sulle cose spi
rituali sotto il futile pretesto che sono esteriori e
però soggette al loro dominio, queste debbono
dirsi a ragione vere usurpazioni sui diritti della
Chiesa.
Vero è, che vi sono alcune materie di misto
foro il cui. oggetto può spettare all'uno o all'altra
autorità ecclesiastica o politica. In questi casi può
sotto il diverso rispetto che hanno esse attingersi
tanto dall'una quanto dall'altra, potendo i mede
simi individui adempiere alle parti di cristiani, ed
a quelle di cittadini. In caso poi d'incompatibilità
pratica o di conflitto, il miglior mezzo a mantener
la pace fra i due poteri è quello d'intendersela fra
di sè, e convenire di comune accordo. Quando vi
ha buona fede tutte le difficoltà ponno appianarsi,
qualor questa manchi, si dà luogo ad eterne que
rele.
A compiere quanto spetta alla natura de) po
tere legislativo della Chiesa conferitole dal Figliuolo
di Dio, è che esso è universale, cioè che si stende
a tutti i suoi sudditi dovunque si trovino. La ra
gione n'è di ciò intrinseca; imperocchè a tanti si
estende a quanti essa ha diritto di comandare; ora
questo diritto ella l'ha su tutti e su ciascuno dei
figli suoi dovunque sieno. In fatti alla Chiesa fu
da Dio conferito questo diritto pel bene spirituale
di tutti, e però a tutti deve necessariamente sten
dersi il poter di dar sue leggi. La Chiesa cattolica
è stesa per tutto l'universo, ovunque identica, una,
indivisibile, dunque in qualsivoglia parte può ella
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. SS1
esercitare non solo la sua autorità, ma può inoltre
obbligare e strignere nella coscienza alla osser
vanza delle sue leggi in qualunque punto, e in qua
lunque condizione politica trovinsi i suoi fi
gliuoli (1).
Chi avria mai detto che una verità cotanto lim
pida e chiara potesse oscurarsi fino al punto di
chiamarsi la Chiesa ovvero il sommo pontefice
capo di lei una autorità straniera? E pure questo
è il linguaggio che sentiamo a ripeterci pressochè
ogni giorno all'orecchio. Che tengano tal foggia
di parlare gli eretici protestanti, sebbene a marcio
torto, poichè tuttochè ribelli non poterono nè po
tranno mai sottrarsi' all'autorità della Chiesa, sa
rebbe pur da comportarsi; ma che il tengano au
tori cattolici, questo è che passa tutti i segni. Non
di meno questo è il modo di scrivere e di parlare
che s'incontra in tanti falsi politici, in tanti osteg-
giatori della lor madre, in tanti increduli coperti
col mantello filosofico. Talvolta poi ci dicono la
medesima cosa con altri vocabili equivalenti nè
meno significativi, chiamando il poter della Chiesa
oltramontano, e quanto riguarda la Chiesa romana
oltramontanismo.... Come se la Chiesa fosse stata
da G. C. ristretta al di là dei monti. E pure si
trasmettono cotesti uomini un tal frasario senza
tampoco riflettere quanto alogico ed assurdo esso
sia, per non dir empio. Ma tant'è, quando la fede

(t) Ved. il Mauclero, op. cit., De Monarchia divina , ec-


Utiastica et seculari Christiana, par. II, lib. II, HI et IV,
nei quali l'autore tratta di proposito e svolge con ogni fatta
documenti questo rilevantissimo argomento.
$32 l'idea CRISTIANA DELLA CHIESA
è illanguidita, quando le passioni esercitano il loro
impero, e danno il moto, si divorano con incredi
bile facilità i mostri più orribili, senza quasi av
vedersene.
Quanto poi sia la estensione dell'autorità della
Chiesa può conoscersi dal suo oggetto. Già di so
pra si è accennato in generale, riferirsi questo a
tutto che conferisce alla eterna salvezza. Dio ha
costituito la sua Chiesa come mezzo ordinario ed
esteriore alla santificazione delle anime, come mae
stra e come guida sicura per tutti ; a raggiugnere
un sì sublime scopo, e per questo stesso l'ha do
tata dell'autorità necessaria, come mezzo al fine.
Considerata sotto questo rispetto generico l'auto
rità della Chiesa, appena vi si troverà chi la con
tradica, non cosi però allorchè si discende ai par
ticolari. Qui è dove s'incontra la maggiore oppo
sizione, e si ricalcitra a tutto potere. Proviamoci
pertanto a vincere una cotal resistenza coll'esporre
in qualche ,ordine quanto siam per dire in questo
difficile argomento seguendo il filo logico delle
idee.
E primo diciamo che oggetto di quest'autorità
è tutto l'uomo, cioè anima e corpo in quanto è
strumento all'anima per adempiere a quegli uffizii
e doveri ai quali ò tenuto come cristiano e figlio
della Chiesa. La Chiesa è una società esterna e vi
sibile, e non già solo, come taluni si danno a
credere, interna ed invisibile, per la ragione che
essa è spirituale. Sì è spirituale rispetto al fine al
quale tende, ma non già rispetto ai mezzi pei quali
questo fine si deve ottenere. Composto com'è
l'uomo di spirito e di carne, di anima e di corpo,
come dagli oggetti esterni nell'ordine naturale fa
AVVERATA NEL CATTOLIClSMO. OS
d'uopo, che l'anima riceva le impressioni per mezzo
de'sensi, così nell'ordine eziandio sovrannaturale è
necessario -che da esterni mezzi riceva gli aiuti
indispensabili alla sua santificazione. Imperocchè
l'ordine soprannaturale sopraviene alla natura del
l'uomo, non la distrugge nè l'altera di guisa alcuna.
La natura è sempre il fondo sul quale si edifica
l'ordine sovrannaturale ; di qui l'analogia e stretto
nesso che vi corre tra l'uno e l'altro.
Ci convinceremo viemaggiormente di questo vero,
se volgiamo l'attenzion nostra alla economia voluta
da Cristo nella santificazione nostra, ossia nell'ini
ziarci enei perfezionarci nell'ordine soprannaturale.
Volle egli che per Vudito avessimo la fede, istituì
i sacramenti quai riti simbolici per comunicarci la
grazia, la rigenerazione l'abbiamo per il santo la
vacro, alimentiamo l'anima colle carni immacolate
del divino agnello ma distribuiteci sotto le specie
sacramentali, ricoveriamo la grazia perduta pel
peccato mediante l'assoluzione del sacerdote, e cosi
vadasi discorrendo degli altri sacramenti. Laonde
è fuor di ogni dubbio, che la Chiesa ha per og
getto di sua autorità , come si disse , tutto
l'uomo (4).
Posto questo primo principio, rampolla da sè che
adunque la Chiesa è in diritto di comandare e pre
scrivere a suoi fedeli atti ed opere esteriori, come
sono digiuni, elemosine, opere pie di carità e
simili ; quanto appartiene al regolamento- del culto

(i) Ved. S. Tommaso, 3 pari., q. 60, ar. 4, e q. 65,


art. 1.
134 l'idba cristiana della chiesa
esteriore, feste* processioni, liturgia e cosi di seguito.
Lo stesso dicasi di tutto che appartiene alla circo
scrizione delle diocesi, della ampliaziQne loro o
restringimento, della unione o divisione, della
istituzione delle medesime per parte del romano
pontefice, capo supremo della Chiesa. Come pure
della convocazione, celebrazione, e approvazione
dei concilii tanto particolari quanto generali. E
cosi dicasi di tanti altri oggetti i quali di natura
loro soggiacciono all'autorità esclusivamente della
Chiesa perchè diretti al bene spirituale delle anime.
La disciplina esteriore è la salvaguardia non meno
della fede, che dei costumi, e però dev'essere dalla
Chiesa costituita ed ordinata secondo che le cir
costanze, e lo stato attuale della- medesima il ri
chiede (1).
Che se, come sopra si è dimostrato , la natura
dell'autorità della Chiesa vuole che essa sia indi
pendente ed universale per tutta la Cristianità, ne
segue che possa in ogni luogo , ove trovinsi fe
deli, moderare o statuire la Chiesa sue leggi, o de-
creti non meno dommatici, che disciplinari senza
impedimento di alcuna sorta. E cosi di fatto sem
pre ella si è governata finchè in questi ultimi

(1) Vedi il Gentil nel Trattato del Matrimonio. — Nella


difesa della Bolla Auctorem fidei; il Muzzarelli Dissertatio-
nes selecteB. Romae, 1807. diss. IV. An summus Pontifex
habeat auctoritatem destituendi episcopum invititi» et reluc-
tantem a propria sede ob Ecclesia necessitatem, aut magnarti
utilitatem.
Veggansi ancora Opuscola ad Hierarchicam Ecclesia con-
stitutionem spectantia. Parme, 1789, voi. un. in fol.
AVVKBATA NEL CATT0LICISMO. 235
tempi dai falsi politici sotto pretesto di ragion di
Stato e d' indipendenza politica e civile si è esco
gitato il sistema del regio placito, o dell' exequa-
tur regio alla pubblicazione dei Brevi o delle co
stituzioni pontificie (1). Questo sistema inspi
rato dal protestantesimo fu al tutto ignoto alle età
passate, come quello che mette in ceppi ed in ca
tene il potere dato da Dio alla sua Chiesa. Anzi
assoggetta la Chiesa medesima ad un obbrobrioso
servaggio, e ciò si fa da' figli verso la madre, da
quelli i quali per divina istituzione debbono essere
guidati da questa madre medesima al porto di
salute , e che loro deve aprire le porte del cielo,
e metterli in possesso della eterna eredità. Allor
chè cominciò un così fatto sistema ad introdursi,
non si fece dai principi cattolici se non timida
mente, troppo alto gridando la coscienza contro la
flagrante ingiustizia del medesimo, ed eccitò nei
popoli un sentimento di fremito e di orrore. Ma,
come suole avvenire, a poco a poco la coscienza
si fe' più ardita e dalla replicazione degli atti di
minuì l'orrore per esso eccitato, si andò innanzi di
piè fermo, ed ora è divenuto come stato normale.
Si accrebbe vieppiù la gelosia della politica con
tro la Chiesa, e fini in non pochi in uno stato
pressochè di ostilità permanente. Ma Dio mostrò
col fatto quanto disapprovasse una cosi sleale con
dotta mentre permise che quella diffidenza che i
principi mostravano verso la Chiesa si rivolgesse
contro di loro, e che essi dai sudditi o ribellanti

(1) Ved. la Diss. Del Regio Placet del P. Tarquini delia


C.a di G., Roma 1853.
536 L'idea cristiana della chiesa
o frementi ricevessero a loro volta ceppi e catene
nella loro amministrazione politica , e nella loro
autorità legislativa col sistema del governo, rappre
sentativo. Nè qui si stettero sempre le cose, men
tre veggiamo i principi stessi o costretti a fuggire
e discendère dai loro troni , od anche attentati
nella lor vita. L'augusto loro carattere di rappre
sentanti della divinità è presso che svanito, se non
anche al tutto dileguato nella mente de' popoli, i
quali cosi vendicarono i diritti conculcati della
Chiesa.
Lo s'tesso potrei dire di quella usurpazione dei
beni ecclesiastici, che si va praticando con tanta fa
cilità in pressochè tutte le nazioni cattoliche. Usur
pazione per fermo al tutto sacrilega perchè è un
flagrante attentato della proprietà condotta ad arte
in modo da costringere la Sede apostolica colle
minacele a sanzionarla per bene della pace, quando
essa è condotta al suo termine (1). Or qui an-

(1) Questo è ciò che di questi tempi si è praticato, e si


pratica tuttora in parecchi Stati cattolici. Si fa valere a que
sto fine il principio or proclamato pressoché universalmente
del fatto consumato. Per tal principio si fa strage de' beni
ecclesiastici e poscia se ne cerca la sanzione, e cosi si spo
glia a poco a poco la Chiesa e il clero di ogni suo posse
dimento.
Scrisse tra gli altri un'opera compiuta su questo argo
mento il card. Orsi intitolata Del diritto libero della Chiesa
di acquistare e possedere beni temporali, in cinque voi. in 8.°,
fin dal 1769.
Come pure il Bianchi nell' op. cit. Della potestà e della
politica delia Chiesa, nel tomo IV, lib. II, capo Y. Come
pure nel tomo III, lib. 1, capo YI.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 237
cora la legge del talione sovrasta alle nazioni me
desime ree di così aperti e sacrileghi furti dai co
munisti e dai socialisti, che ora assediano la società
e la minacciano di spogliamento. Il costoro domma
favorito. volto omai in assioma è che la proprietà
è un furto (1). Fin qui la forza fisica $ riuscita
a tener lontano questo tremendo flagello, ma po
trà a lungo , la forza fisica resistere alla forza mo
rale sempre crescente? Io non saprei sciogliere
il problema, ne rimetto pertanto lo scioglimento
alla sperienza del passato, e allo svolgimento della ,
teorica neil' avvenire. Certo è , che non si può
gettare uno sguardo sull' avvenire della società.
" senza sentirsi raccapricciare alla vista degli orrori
che se ne apprendono.
Per ultimo, potrà essere questa autorità della

(1) Diamone un saggio nelle parole di Proudhon: — La


propriété c'est le voi. Il ne se dit pas en mille ans deux
mots comme celui-là. Se n'ai d'autre bien sur la terre que
celte définition de la propriété , mais je la tiens plus pró-
eieuse qua les millibns de Rothschild, et j'ose dire qu'elle
sera l'événement le plus considérable du gouvernement de
Louis-Philippe.... Du reste, n'ayez minte de votre salut....
Ne voyez-vous pas qu'il en est de la reUgion comme des
gouvernements, dont le plus parfait serait la négation de
tous? — Système des contradìctions économiques , ou philo-
sophie de la misere. Presso V Ami de la relig. 12juill. 1848,
pag. 114.
Ora è provato che il Proudhon non ha tampoco il merito
dell'invenzione nella sua definizione della proprietà la quala
devesi a Boisset. Ved. Nicolas Del protestantismo e di tutte
le eresie. Trad. dal frane, ediz. di Milano, 18S7, tom. I,
pag. 179 in nota.
858 l'idea cristiana della chiesa
Chiesa eziandio coattiva? La risposta data al pre
sente quesito dall'antichità è stata affermativa; e
ne avea ben ragione di così rispondere. Imperoc
chè troviamo nelle sacre Scritture che i ricalci
tranti alla legittima autorità sono stati puniti non
solo con. pene spirituali, quali sono le censure ec
clesiastiche e specialmente colle scomunicazioni ,
ma di più non rare volteeziandio con pene cor
porali afflittive. Anania e Saffira colpiti dal prin
cipe degli Apostoli per la loro frodolente menzo
gna, il mago Elima punito di cecità dall' apostolo
Paolo; il Corintio incestuoso assoggettato dal me-
. desimo ai colpi di Satana (1); Filete ed Imeneo
nello stesso modo trattati dall' apostolo medesimo
ne sono una pruova non equivoca. L'antichità an
cor più rimota ci somministra argomenti non meno
concludenti dell' esercizio della forza coattiva pra
ticata ne' primi tempi della Chiesa. Ce li sommi
nistra questi argomenti e queste pruove Tertul
liano, il quale fiori sul declino del secondo secolo
e sul principio del secolo terzo; ce li dà s. Ci
priano; ce li confermano parecchi concilii cele
brati in questi tempi medesimi (2). E tutto ciò

(t) Vedasi intorno alla natura di questa pena S. Gio.


Crisostomo nell'Hom. XV, in I, ad Cor. n. 2. .
(2) Vedi il Bianchi op. cit. lib. I, cap. V, § VI. Sopra
quali occorrenze giudicasse la Chiesa ne' primi tempi , e te
a lei appartenesse vera giurisdizione e potestà costringitita.
Nel qual paragrafo reca pruove irrepugnabili di quest'au
torità esercitata dalla Chiesa, alle quali mi rimetto.
È celebre il fatto di Paolo Samosateno riferito da Eusebio,
lib. VII, cap. XXX, ediz. Vales, il quale condannato dai
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. J39
non ostante che la Chiesa sotto la persecuzione
si. trovasse in condizione da non poter dispiegare
tutta la forza sua. Troviamo nel quarto e nel
quinto secolo tribunali instituiti per discutere le
cause ecclesiastiche con formali processi , difese e
sentenze, che avevano per oggetto eziandio pone
corporali ed afflittive, come risulta da s. Ottato,
da s. Agostino e da altri documenti di quella età,
e così poi tradizionalmente si è praticato fino a
noi (1).
Nè poteva essere diversamente ; poichè non es
sendo la Chiesa una unione di puri spiriti, ma di uo
mini» i quali hanno obbligazioni esteriori da adem
piere, qualor questi manchino a questo loro do
vere vengono con ciò stesso soggetti a discussioni ,
processi e punizioni. Nè vaJe il dire, che a ciò
bastano le pene spirituali , poichè non mancano
mai, ed in non picciol numero ancora di quei che
punto non curansi di tali pene, se ne ridono anzi,
se ne beffano, e perfin si gloriano di esserne col
piti, giacchè il costoro fondo è l' incredulità e l'em
pietà. Frattanto essi colla loro condotta recano
scandalo alla società cristiana, ne perturbano l'or
dine. In tal caso, non metafisico per certo, che
si avrà a fare ? Lasciarli imperversare a loro po
sta? Deferirli al tribunale civile? Il primo partito
è sommamente dannoso; l'altro, qualor non di
sturbisi il civile consorzio, è inutile, perchè dichia-

sinodo Antiocheno e deposto, non volea lasciar la Chiesa ,


si rieorse dai vescovi all'imperaior Aureliano, il quale colla
forza ne lo discacciò.
(I) Ved. ivi, tom. IV, lib. II, cap. IV.
240 l'idea cristiana della chiesa
rasi incompetente, e n'ha ben ragione, trattandosi
talvolta di errori dottrinali dei quali esso non è
capace di. giudicare, e poi non si cura di materie
puramente ecclesiastiche, le disdegna. Per altra
parte ogni società è in diritto di tutelare il suo
ben essere. Dunque non vi ha altro mezzo a re
primere cotesti audaci. perturbatori che la inflizione
di pene afflittive corporali. Queste poi debbono
essere adattate ali! indole del tribunale che le in
fligge. Per ciò che spetta agli ufficiali ed esecutori
sarà cura della medesima* autorità il procacciarseli.
Dovevam toccar questo punto, sebbene in sè
odioso, per opporci a coloro i quali negano alla
Chiesa un siffatto potere, restringendolo alle sole
pene spirituali, come se la Chiesa non fosse una
società esterna e visibile, e però fornita per la
propria conservazione di tutti que' mezzi che ad
ottener questo fine sono indispensabili. Mentre co
storo sono così larghi nel concedere all'autorità
politica e civile tanta parte nello spirituale, sono
poi così gelosi dal non voler attribuire alla potestà
ecclesiastica quella parte di corporale,che le com
pete in sua ragione di essere (1).

(i) E qui si riferisce la Prop. IV, della pseudo sinodo


pistojese condannata nella dommatica costituzione Auctorem
fidei concepita in questi termini : — Propositio afflrmans ,
abusum fore auctoritatis Ecclesia! , transferendo illam ultra
limites doctrina oc morum, et eam extendendo, ad res exte-
riores, et per vim exigendo id quod pendet a persuasione et
corde; tum etiam, multo minus ad eam pertinere exigere per
vim exteriorem subjectionem suis decretis. Quatenus indeter-
minatis illis verbis extendendo ad res exterioris notetvelut
AVVERATA NEL CATTOLICISMO.
Ma per far rilevar viemaggiormente la ingiu
stizia dei detrattori di quest' autorità coercitiva
della Chiesa aggiungeremo due riflessioni , l' una
tratta dalla così detta Chiesa anglicana, l' altra
dalla condotta de' prìncipi protestanti o scismatici.
Nella Chiesa anglicana nella quale non ostante
lo scisma fatto da Enrico Vili tanto si è conser
vato della disciplina esteriore che prima vigeva al
lorchè era cattolica, si mantennero questi tribu
nali ecclesiastici. I vescovi di quella Chiesa con
servarono il gius canonico, ed a tenore del mede
simo essi discutono le cause ecclesiastiche , esa
minano testimoni, proferiscono le loro sentenze o
d'innocenza o di colpabilità. Quando poi queste
sono pronunziate contro i colpevoli giudicati de
gni di pena afflittiva la fanno eseguire con ogni
rigore. Niuno si alzò, che io mi sappia, a con
dannar tal sistema; niuno contraddisse ad una
siffatta autorità, nè la mise in dubbio. Ma qui trat-

abusum auctoritatis Ecclesia, usum ejus potestatis acceptae


a Deo, qua usi sunt et ipsimet apostoli, in disciplina este
riore conslituenda et sancienda ; Hoeretica.
Qua parte insinuat, Ecclesiam non habere auctoritatem
subjeclionis suis decretis. exigendae aliter quam per media
qua pendent a persuasione ; quatenus intendat Ecclesiam
non habere collatam sibi a Deo potestatem non solum diri-
gendi per Consilia et suasiones, sed etiam jubendi per leges , -
oc devios contumacesque exterìore judicio oc salubribus pcenis
coereendi atque cogendi ; ex BenedjXIV, in Brevi Ad assiduas,
anni 1755. Primatibus, Archiepiscopi? et Episcopis Regni
Poloniae inducens in systerna alias damnatum ut hcere-
ticum. —
242 l'idea cristiana della chissa
tasi di Chiesa anglicana, mentre la sola Chiesa
cattolica è quella che vuoisi impugnare.
Nei principi poi evangelici o protestanti ciò me
glio ancor si appalesa. Essi han congiunta nella
loro persona V una e l' altra autorità cioè la sa
cra e la politica, quindi è che giudicano uon meno
delle cause politiche che delle cause ecclesiasti
che, e allorchè lor si presenta un violatore della
lor setta, convinto di reità, non si contentano di
punirlo con sole censure o pene spirituali, ma
sibbene il puniscono con pene afflittive e corpo
rali secondo il grado del delitto, e perchè ciò ?
Parrebbe che, trattandosi di un misfatto soltanto
religioso dovrebbero esser contenti di pene spiri
tuali, e pure è l'opposto appunto quel eh' essi
fanno. La Svezia per la sua intolleranza divenuta
proverbiale in tutto il mondo è quella che in mag
gior copia offre cotesti esempi. Le "sei povere
donne spogliate del loro avere e cacciate ultima
mente in bando, il pittore Nilson, e tant' altri ne
sono una pruova irrefragabile (1). Il knouth e la
Siberia egualmente addimostrano qual sia in que
sta parte la regola seguita dallo kzar delle Rus
sie (2).

(1) Vedasi fra tanti altri nell' Univert l'art, dei 18 sett.
1888, nel quale si riferisce per esteso tutto l' interrogatorio
fattp dal Tribunale a queste povere donne, la saviezza delle
costoro risposte, e la loro condanna di confiseazione e di
esilio. Lo stesso avviene in Norvegia e in Danimarca.
(5) Ved. l'op. L'Èglise catholique en Pologne, Paris, 1860,
nella quale vi ha dovizia di documenti uffiziali intorno
alle sevizie usate contro i cattolici anche in questi ultimi
tempi. Ved specialmente il capo X, § XI, La tolérance du
fchisme.
AVVERATA NEL CXTT0TICISMO. MS
Or come ciò se i delitti religiosi con sole pene
spirituali debbono essere colpiti? Ah la ragione
è perchè ben conoscono, che tutori com' essi si
professano della lor Chiesa, o comunione, cherper
certi animi protervi ed ostinati, e tanto più se in
creduli, sarebbono inefficaci tutte le pene spiri
tuali, e che a rattenerli non vi vuol meno di quello
che assoggetta il corpo all'afflizione ed al dolore.
Perchè adunque colla sola vera Chiesa si vorrà
tenere una teorica al tutto diversa? Perchè spiriti
leggieri eziandio tra cattolici vorrebbono che alla
Chiesa niun' altra autorità competesse fuor di quel
la della persuasione, o al più quella che circoscri-
vesi alle sole pene spirituali? Ah convien pur dirlo!
che in non pochi vi ha un traviamento d' idee
sovvertitrici, che se prevalessero, condurrebbero non
meno la Chiesa che la società alla confusione ed al
caos primordiale.
Resti pertanto fermo, che avendo il divio Re
dentore instituita la Chiesa sua qual società per
fetta e visibile V ha della necessaria autorità mu
nita e di autorità per natura sua autonoma, indi
pendente, universale, di autorità che ha per og
getto quanto si riferisce al bene delle anime pel
qual fine l' ha fondata; autorità che si stende non
meno alle cose di fede e di morale, ma eziandio
al culto, alla disciplina, autorità legislatrice col po
ter di far legge e di farla eseguire sanzionandola
non solo con pene meramente spirituali, ma inol
tre qualor fia d'uopo, con pene afflittive e cor
porali.
Pigliando ora le cose dal loro principio, non po
teva essere diversamente. Imperocché alla perfine
G. C. stesso, il divin Verbo incarnato è quegli che
344 l'idea cristiana della chiesa
governa la Chiesa sua per mezzo de' suoi agenti,
cioè dei ministri del suo potere, dei depositari!
della sua autorità. Per essi- egli sempre vive nella
sua mistica incarnazione, che si rinnovella di giorno
in giorno, si protrae di età in età, si fa visibile
su questa terra eziandio dopo la sua corporale
dipartenza per il suo regno celeste. Or chi mai
negherà essere somma, indipendente, universale
l'autorità di Cristo; chi ad esso contrasterà il po
tere legislativo il quale comprenda quanto si affa
alla salute delle anime? (i) Ebbene tale è l'idea
cristiana dell' autorità della Chiesa. Questa fa si
che chiunque non abbia fatto getto della fede,
con ispirito di docilità riceva i comandi che la
Chiesa impone, perchè vede in essolei il rappre
sentante dell' uomo-Dio ; questo fa si che ogni fe
dele riconosca in ogni prelato , secondo il grado,
che egli ottiene nella gerarchia quel rispetto, quella
dipendenza, quella venerazione che si deve a chi
è stato dallo stesso Dio scelto a continuare sulla

(1) E qui si riferisca il can. XXI , dèlia sess. VI, del


conc. di Trento : — Si quis dixerit, Christum Jesum a Deo
hominibus datum fuisse, ut redemptorem , cui fidant , non
etiam ut legislatore™ , cui obediant , Analh. sit. — Vedi
quanto intorno a questo argomento scrisse contro gli eretici
luterani il p. Gregorio de Valentia, De Incarnat., queest. XXII,
punct. VII, De Christo legislatore e punct. IX, De Christo
judice, come pure nel tomo lI, disp, VI, quaest. VI, De Le-
gibus, punct. III, et IV, e quaest. Vili. De lege divina nova
distinta in quattro punti..
Non che il Petavio, De incarnat., lib. XII, cap. XVI, De
judiciaria potestate Christi.
. ATTIRATA NEL CATT0LICISMO. ' 84S
terra l'autorità sua, queil' autorità che egli esercitò
nel breve corso di sua vita mortale in propria per
sona, e che ora seguita ad esercitare nella per
sona de' suoi ministri.

Perrone, L'id. Cristiana, ecc. Voi. III. li


CAPO XI.

6. C. costituì la Chiesa qnal messo ordinario di sa


late per tatti gli nomini come salvatore.

Che Dio abbia creato l'uomo per salvarlo, e che


con volontà sincera e dal canto suo efficace, voglia
la salvezza di tutti gli uomini è dottrina cattolica,
e niuno che sia sinceramente cattolico insegnerà
giammai il contrario. Ora Dio ne'tesori di sua sa
pienza ha mille modi ad ottenere questo fine. Po
trebbe salvarli con una operazione sua interiore
comunicandosi nel fondo dell'anima di ciascuno
individuo dando luce al suo intelletto ed impulsi
al suo cuore perchè il conosca, l'ami, lo serva, si
ritragga dal male e si avanzi nel bene sino al ter
mine di sua carriera. Potrebbe rivelarsi a cia
scuno come già fece cogli antichi patriarchi e pro
feti. Potrebbe servirsi di mezzi esteriori straordi-
narii con mandar loro un qualche messaggiero ce
leste, o qualche uomo apostolico, e così vadasi
discorrendo. Non volle però provedere alla comune
salute con veruno de'mentovati mezzi. E sebbene
nell'antica. legge per una speciale economia siser
248 l'idea cristiana della chiesa
visse dell' uno o dell'altro di tai mezzi sia col co
municarsi coi patriarchi ai quali appariva, sia col-
l'inviare al suo popolo a quando a quando de'pro-
feti i quali lo istruissero, lo ammonissero, lo diri
gessero ; quello però non era che uno stato di
transito, di preparazione, ristretto alla sola discen
denza di Abramo, d'Isacco e di Giacobbe, e non
già stabile, permanente ed universale.
Quest'ultimo stato era riservato al Dio fatto
uomo, che lo iniziò e costituì colla sua Chiesa.
Colla morte degli apostoli ebbe fine la divina rive
lazione qual regola rimota di fede. Dalla predica
zione de'medesimi apostoli e de'loro legittimi
successori ebbe principio un nuovo ordine di cose.
Imperocchè da questo tempio volle Dio che il mezzo
ordinario a tutti comune per operar la propria ,
salvezza fosse la Chiesa sua unicamente, per forma
che ninno scientemente potesse lusingarsi di po
ter procurar la salute e aprirsi l'adito al cielo
fuori di lei. Volle Dio che per essa venissero- gli
uomini rigenerati, e messi a parte di tutti i beni
de'quali l'avea a dovizia fornita e fatta depositaria,
volle che da lei sola ricevessero la sana dottrina,
e venissero forniti di quanto era .necessario ad ot
tenere il loro fine supremo.
La missione a- lei conferita senza limiti di spazio
odi tempo; i motivi di credibilità del Cristiane
simo che con lei s'identifica , altro non essendo
la Chiesa, che il Cristianesimo in concreto , le
doti delle quali l'ha voluto fregiare di perpetuità,
d'infallibilità, d'indefettibilità; le proprietà essen
ziali dalle quali poi rampollano le note che la di
stinguono per vera Chiesa di G. C. con cui volle
che fosse segnalata, e così si togliesse ogni spe
AWER ATA NBt/CATT0LICISM0. 249
ranza di poterla giammai contraffare per modo che
si potesse confondere coll'opera dell'uomo; l'au
torità alla medesima comunicata , l' obbligo a
tutti rigorosamente imposto di ascoltarla, e di la
sciarsi da essa reggere e guidare colla minaccia
della riprovazione e condanna a chi osasse di resi
sterle e contraddirla; i sacramenti a lei affidati quali
stromenti di grazia ; la promessa di sua assistenza
in tutto il tempo di suo pellegrinaggio sulla terra,
sono altrettanti pruove irrefragabili di questo suo
disegno di misericordia del mezzo ordinario da lui
costituito nella Chiesa per la salvezza di tutti gli
uomini.
Infatti tolto questo fine, a che servito avrebbe
un cosi magnifico apparato di cose? Se ognuno in
dipendentemente dalla Chiesa da lui fondata, ed
anzi a dispetto e in uggia di lei avesse potuto, o
potesse salvarsi, non solo non era necessario che
egli l'avesse fornita di tanti doni e di tanti aiuti,
ma sarebbe stata al tutto inutile la istituzione della
medesima. Sarebbe ciò stato contrario alla sua di
vina sapienza, mentre avrebbe a ciascuno, non
ostante la sua istituzione, lasciato in arbitrio o di
entrare nella Chiesa o di starsene fuori, di farne
parte con docilità, o separarsi da lei, e a lei ribel
larsi impunemente, cioè senza per ciò scapitarne
in ordine alla salvezza eterna. Dunque per nonca-
* dere in tali assurdi convien pur confessare, che nelle
mire di Dio nel fondare la Chiesa si volesse isti
tuire un mezzo ordinario per la salvazione delle
anime (1).

(1) Allorché gli Anabattisti pretendendo di essere interior


mente illuminati dallo Spirito Santo insorgevano contro i
250 l'idea cristiana della chiesa
Ho insistito su questa formula di mezzo ordinario
per la salvezza degli uomini affla di così prevenire le
difficoltà che si muovono dai razionalisti od incre
duli, dell'esigersi in tal modo dagli uomini ciò che
a tanti di essi è impossibile. Laonde non diciamo
già noi, che colla istituzione della Chiesa, e del
l'obbligo che Dio ha imposto agli uomini tutti di
entrar nel suo seno, abbia egli assolutamente chiuso
l'adito della salute a chiunque per qualsiasi cagione
ne rimanesse fuori. No, no per certo ; Dio nella
sua bontà ha costituito, che soli i colpevoli, e col
pevoli per loro propria malizia stannosi fuor della
Chiesa, venissero esclusi dall'eterna salvezza. Quindi
di necessità è a dirsi, che per quelli i quali senza
lor colpa trovansi fuori della vera Chiesa abbia Dio
preparato un qualche mezzo di salute straordinario;
giacchè egli è il salvatore di tutti, e tutti vuole in
quanto a sè, che si salvino. Niuno Dio ha creato
perchè si danni ; questa orribile bestemia era ri-

Luterani, e negavano esser necessario il magistero della


Chiesa, questi furon costretti, non ostante la flagrante con
traddizione coi propri i principii, a rifugiarsi all'autorità della
Chiesa prima da essi negata. Infatti cercarono allora di di
mostrare, che il divin Maestro ha fondato un apostolato per
petuo; che lo Spirito S. ha stabilito un ministero per go
vernar la Chiesa; che i discepoli del Signore hanno isti
tuito dei vescovi per conservar pura la dottrina della salute;
che infine per essere i pastori uomini, non perciò essi non
eran meno investiti di un'autorità divina. Cosi riferisce Giu
sto Menius nell'op. Rèputation de la dottrine des Anabapt.
pag. 310, 313, e nell'altra De l'esprit des Anabapt. pag. 364.
Presso il Moehler La Symbol. tom. II, § LVIII.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. ISl
servata agli eretici a capo de'quali è Calvino col
suo domma della riprovazione assoluta. La Chiesa
ha sempre mai condannata una cosi fatta dot
trina (1).
Affinchè poi meglio si conosca il modo che Dio
tiene per condurre sulla via di salute quei che
senza lor colpa trovansi fuori della Chiesa, ci è
d'uopo determinare quali sieno quei che trovansi
in questo stato. Or diciamo in generale, che que
sti sono tutti coloro, che sono in ignoranza in
vincibile. Questi distinguonsi in infedeli ed in -
eretici o scismatici. Gl'infedeli che diconsi nega
tivi son quelli ai quali non è mai pervenuta la
buona novella, cioè la cognizione del Vangelo. Gli
eretici o scismatici che chiamansi di buona fede
son coloro che.nati in una qualche setta non mai
conobbero la vera Chiesa, e credonsi invincibil
mente appartenere alla Chiesa di G. C. Diciam
qualche cosa degli uni e degli altri distintamente.
Gl'infedeli negativi trovansi nella stessa condi
zione in cui erano gl'infedeli prima della venuta
del Salvatore, e però convien discorrere di questi
al modo stesso col quale si discorre di quegli
antichi i quali vivevano nella legge così detta di
natura. Egli è certo, che questi non furono mai da
Dio abbandonati, ma in ogni tempo vennero da
esso aiutati e soccorsi colla sua grazia, perchè po
tessero moralmente adempiere la legge naturale.
Questa grazia, sebbene gratuita, e conceduta loro
in vista dei meriti del Salvatore, e però in sè stessa

(1) Di questa affermazione più innanzi recheremo le prove.


Qui basta l'averla accennata.
252 l' idea cristiana della chiesa
sovrannaturale, pure perchè quei che la ricevevano
non erano tuttora per difetto della fede riordinati
nello stato sovrannaturale dal quale eran caduti, di
qui è che tal grazia o tal soccorso rimanevasi nel
l'ordine puramente naturale. Era una grazia me
dicinale per conforto della natura al bene operare,
e le opere buone fatte dagl'infedeli con tal soc
corso non erano salutari, molto meno meritorie nè
de congruo nè de condigno, come parlano le scuole,
conducenti a salute, ma puramente naturali (1).
Ciò non di meno è ricevutissimo presso i teologi
con a lor capo l'Angelico, che osservando i gentili
con sì fatto aiuto la legge naturale si disponevano
negativamente a ricevere il dono della fede o me
diante la predicazione di qualche inviato da Dio
providenzialmente, o mediante qualche straordina
ria interna illustrazione dell'intelletto, e impulso
della volontà a conoscere quanto era necessario al
salvamento. E ciò secondo il noto adagio, avuto in
conto di assioma, che a quello il quale fa quanto è

(1) Questa grazia suol chiamarsi dai teologi gratta per


Christum, o semplicemente gratta Dei, per distinguerla dalla
grazia propriamente detta o rigorosamente soprannaturale,
appellata dai medesimi gnttia Christi. Che poi per questo
soccorso sovrannaturale dato per confortar la debolezza della
natura per l'osservanza della legge naturale non abbia verun
merito nè de congruo nè de condigno , si ha dal Concilio di
Trento nella sess. VI, cap. I, II e III, unitamente ai canoni
che corrispondono alla dottrina esposta nel Decreto, cioè
nei canoni i, 2 e 5. La qual dottrina viene poi dai teologi
più ampiamente esposta e difesa contro i semipelagiani.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO . 2#3
da sè, Dio non niega la grazia sua (1). Laonde la
grazia in rigoroso senso, ossia nel proprio suo si
gnificato di sovrannaturale, non comincia se non
con la notizia della fede (2).
È facile ora l'applicazione di questa teorica agli
infedeli negativi dopo la venuta del Salvatore. Fin
chè essi non hanno avuta veruna notizia del Van
gelo, trovansi nella condizione stessa nella quale

(1) Son note le parole dell'Angelico nella quast. XIV, De


verit., art. XI, n. 1. — Hoc ad divinam provvidentiam per-
tinet, ut cuilibet provideat de necessariis ad salutem, dum-
modo e parte ejus non impediatur. Si enim aliquis taliter
(in sylvis) enutritus ductum naturalis rationis sequeretur in
appetitu boni et fuga mali, certissime est tenendum , quod
ei Deus vel per internare inspirationem revelaret ea , quae
sunt ad credendum necessaria, vel aliquem fldei pradicato-
rem ad eum dirigeret, sicut misit Petrum adCornelium. —
Ripete quasi colle stesse parole il medesimo nella Somma
Cont. Geni. lib. HI, cap. 159.
Per ciò che spetta al senso del ricevuto assioma nelle
scuolti Facienti quod in se est, Deus non denegat gratiam ,
può vedersi il Suarez nel tratt. De divina gratia, p. II,
lib. IV, cap. XV, ove questo esimio teologo ne tratta am
piamente, come pure il Lessio nell' op. De gratia efficaci ,
cap. X, e nell'append. al capo X. Ved. il nostro Tratt. De
gratia,, p. I, cap. IH, nella risp. alle difficoltà, n. 239, seg.
con note.
(2) Ho detto: con la notizia della fede, perchè non si
confonda colla dottrina condannata nei giansenisti da Cle
mente XI, nella Gostituz. Unigenitus nella quale son pro-
scitte la prop. 26, 27, 29, di Quesnello , cioè : — Nulla
dantur gratia? nisi per fldem — Fides est prima gratia et
fons omnium aliarumj — Extra Ecclesiam nulla , mceditur
gratia. —
?54 l'idea cristiana della chiesa
trovavansi gl'infedeli negativi prima di questa ve
nuta. Imperocchè G. C. non è venuto a rendere
peggiore la costoro condizione senza lor colpa, e
però se quelli potevano salvarsi nel modo or ora
esposto, il possono eziandio questi, osservando col
divino soccorso la legge di natura, non abbando
nando giammai Dio chi sinceramente lo serve. An
che a questi Dio per sua bontà provede straordi
nariamente perchè possano salvarsi.
E ciò per gl'infedeli negativi; rispetto poi agli
eretici di buona fede, come chiamansi quelli che
senza loro colpa trovansi a far parte di qualche
setta dalla sola vera Chiesa divisa per la ignoranza
invincibile che ne hanno, è ricevuto presso la co
mune de'teologi che questi rinvengonsi nella vera
via della salute. In virtù del battesimo son veri
figli della Chiesa, e fino a tanto che formalmente
non professano l'errore, cioè con cognizione di
causa, alla Chiesa di diritto appartengono e di fatto
sono cattolici. L'appartenere materialmente ad una
qualsivoglia setta eretica non impedisce che quanto
all'anima faccian parte della Chiesa medesima.
Niun viene da Dio condannato senza propria colpa
agli eterni supplizii. Troppo questo è alieno dalla
sua bontà. Potrei avvalorar questo vero colla dot
trina de'Padri, e precipuamente di s. Agostino, il
quale più di una volta insegna ed inculca questa
dottrina; ed anzi coll'insegnamento della Chiesa
stessa nelle censure da lei date in ogni tempo alle
proposizioni di Bajo, ed a quelli che ne professarono
le dottrine (1). Ma oltrechè queste testimonianze

(1) I proposizioni di Bajo condannate, che a questo ar


gomento si riferiscono sono la 68 — Infidelitas pure nega
AVViEATA NEL CATTOLICISMO. 255
sono notissime, e la ragione stessa così apertamente
il dimostra, sarebbe un andare a ritroso dello-stesso
buon senso il pensare o tener diversamente.
Ed ecco il genuino senso dell'articolo di nostra
fede: fuor della Chiesa non vi è salute; articolo co
tanto aborrito dagli eretici tutti e contro del quale
di comune consenso insorgono non solo gli eretici,
ma quanti vi sono increduli. Ma se la Chiesa cat
tolica che lo professa non è la vera Chiesa, come
essi pretendono; se di più ella non è infallibile,
perchè tanto agitarsi, perchè tanto commuoversi?
Non tornerebbe meglio il disprezzarlo e farsene
beffe come fanno i cattolici allorchè taluni prote
stanti hanno ciò preteso intorno alle rispettive lor
sette ? Ma tant'è, la coscienza grida ben più alto
che le posticcie loro teorie. Essi con ciò non vo
lendolo rendono col loro furore una testimonianza
luminosa e della verità della Chiesa cattolica, e
della falsità delle lor sette. Nel resto il senso di
questo articolo è che niuno il quale colpevolmente
viva e muoia fuor della unica vera Chiesa è irre
missibilmente perduto. Nel che per chiunque non

tiva in his in quibus Christus non est praedicatus, peccatum


est. — La 67 — Homo peccat damnabiliter etiam in eo ,
quod necessario facit. — Le quali sibbene sieno rigorosa
mente della infedeltà negativa, pure per parità di ragione
s'intendono ancora degli eretici o scismatici materiali. Ma
di più questa dottrina è espressamente insegnata da s. Ago
stino, Ep. 45. ediz. Maur., al. 162, e nel tratt. 45, in Joan.
ed altrove. Vedasi quanto su questo argomento ho scritto
nel tratt. De vera relig., part. II, prop. XI, con le apposite
note.
556 l'idea cristiana della chissA
abbia affatto smarrito ogni scintilla di fede, e dirò
ancora di sana ragione può trovar cosa a ripren
dere; poichè può ridursi a quest'altra forinola:
Chiunque muoia in istato di grave colpa si danna.
Il solo ateo potria negare una cosi fatta proposi
zione.
Rimane piuttosto a cercare praticamente quali
sieno questi eretici di buona fede i quali trovinsi
in ignoranza invincibile circa la falsità della setta
nella quale sono nati e nella quale furono educati.
Disquisizione più assai difficile di quello che ap
paia a prima vista. Egli è ben vero, che può ri
spondersi in generale, che questi son noti al solo
Dio, il quale è il conoscitore profondo delle vie
del cuore umano, ai cui sguardi nulla sfugge, e
per cui non vi sono piegature che ci nascondano.
Noi non possiamo avere che conghietture più o
meno probabili per inferirne in chi possa, e in
chi non possa ammettersi l'ignoranza invincibile,
che valga a salvar chi vi si trova. Per un dei lati
parrebbe, che questa potesse ammettersi nella
massima parte della età fanciullesca, di più, nella
massima parte degli adulti rozzi e senza istruzione ;
che non si dia, o almeno se non raramente, nelle
persone di qualche coltura. Per l'altro lato par
difficile che possa concedersi una ignoranza tale in
quelli che han sempre davanti agli occhi loro il
faro luminoso della Chiesa cattolica con tanti ca
ratteri di verità, di unità, d'immutabilità, di san
tità senza che giammai gettino uno sguardo sopra
di esso, e confrontando le divisioni senza numero
delle sette, la loro perpetua instabilità, la loro
origine, i loro autori, le dottrine da questi inse
gnate, i mezzi de'quali han fatto uso, e di cui tanti
AVVERATA NEL CATTOMCISM0. Ì57
ancora fanno uso per mantenerle e propagarle, e
così vadasi discorrendo di tanti e tanti altri ter
mini di confronto, che lungo sarebbe tutti anno
verarli, eppure a tutti ovvii e facilissimi a farsi,
e che non mai sorga un dubbio sulle verità del
l'una, e sulla falsità delle altre. Qualor poi trat
tisi di quella classe di persone, le quali sono
addette a letture di controversie religiose, nello
scorgere la dottrina cattolica così chiaramente
determinata e fissa, i sodi fondamenti sui quali
riposa, l'appagamento che in essa si trova e dalla
parte della mente, e dalla parie del cuore e del
sentimento, mentre per l'opposto vedesi tanta am
biguità di parole e di forinole, tante palpabili con
traddizioni in chi difende il protestantesimo fino a
non trovarsi forse due soli che appieno tra sè
convengano in tutto, nel sentire quel vuoto che
lasciano tali libri in chi li esamina a fondo, molto
più difficile è il trovarsi in questa classe a cui suf
fraghi una ignoranza incolpevole (4).

(1) Par che ciò stesso intravedesse il protestante Dott. Leo,


il quale nel giornale che egli redige in Halla intitolato il
Wolksblatt ossia Foglio del popolo, del mese di maggio del
1861, ha queste rimarchevoli parole, che in nostra lingua
qui trascrivo : — Certamente , nulla è più importante a
giorni nostri per un teologo quanto il rendersi conto chia
ramente di ciò che noi (protestanti) abbiam di comune coi
cattolici, e di ciò che ci separa da e3si. Perciò è d'uopo dal
canto nostro, che noi studiamo a fondo il cattolicismo. Ma
sotto questo rispetto vi hanno sgraziatamente ben molte la
cune a riempirsi. Se nella Università ci s'insegna la Sim
bolica, e per gli esami uno si contenta di riprodurre servii-
238 l'idea cristiana della chissa
Io mi asterrò dal nulla pronunciare temeraria
mente sia circa la innocenza, sia circa la reità di
quanti appartengono o all'una o all'altra delle no
verate classi, ma mi terrò pago di alcune rifles
sioni, e son quest'esse : V'ha di quelli i quali senza
distinzione veruna pronunziano essere tutti o
pressochè tutti fuor di via di salute quanti tro-
vansi fuor della vera Chiesa; or questo è un ec
cesso di rigidezza da non sofferirsi per le ragioni
sopra addotte. Vi ha poi di quelli, che quasi in
distintamente assolvono quasi tutti, ammettendoli
in buona fede, e questo è l'eccesso contrario, e
da rigettarsi come non conforme a verità, poichè
renderebbe quasi inutile l'articolo o massima della
niuna salute fuori della Chiesa. Anzi da questo

mente soltanto le opinioni di un qualche professore, che non


ha forse giammai studiato il cattolicismo a fondo, opinioni
delle quali uno si riempie meccanicamente la memoria. Que
sta cognizione cosi acquistata si nutre in seguito degli scritti
polemici dei riformatori così insufficienti pel nostro tempo,
e così si vien fortificato nei sentimenti che cotesti scritti
inspirano, dall'esame personale dell' esterior della vita cat
tolica, che a noi protestanti non apparisce, che pel suo lato
spiacevole, e nei suoi abusi, mentre che il santuario pro
priamente detto ci resta chiuso. Ne risulta quindi nelle no
stre teste una immagine del cattolicismo, che non è che la
caricatura, e che non corrisponde punto alla verità della
sua essenza; noi siamo inclinati a conservar questa prima
immagine infedele, che lusinga i pregiudizii, che ci han
nutriti fin dalla nostra infanzia. Chi vi è fra noi che siasi
giammai dato pensiero di studiare i decreti del Concilio di
Trento, il catechismo romano, di prendere in mano qualche
buona esposizione del domma cattolico , una sola buona
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. , 259
modo di pensare e di parlare si va togliendo a
questa terribile massima ogni vigore, sicchè più
non iscuota quei che dovrebbe, e agevola la via
alla indifferenza religiosa.
Convien pertanto contenerla fra giusti limiti.
Molti pensano di essere in buona fede perchè stu
pidi non si pigliati pena alcuna per investigare la
verità. Dormono tranquilli nell'errore della propria
setta per un falso dettame o che non veggono ab
bastanza chiara la differenza che vi corre tra la
Chiesi cattolica e le Chiese protestanti, e che in
quella vece veggono molte cose che li urtano nella
cattolicità che non son conformi, com'essi dicono,
alla Bibbia la quale le condanna. Quindi senza
darsi altra briga dell'esaminare a fondo le cose, se
siano realmente quali lor si rappresentano, amanti

opera di cattolica teologia? Chi si è occupato menomamente


a studiar la liturgia cattolica, il Breviario o il Messale ro
mano? Oh I come noi siamo ignoranti di tutto ciò che con
tengono i libri nei quali il popolo cattolico che abita le no
stre parrocchie attinge la sua edificazione e la sua istruzione
per es. il catechismo, i libri del canto religioso , i libri di
preghiera ? Cari fratelli, non siate cosi avari del vostro tempo,
delle nostre pene per adempiere questo dovere; poiché egli
è un dovere per noi, nella nostra qualità di custodi della
comune, che ci è affidata. Il tempo attuale lo rende anche
più imperioso. Oltre la utilità pratica che ne risulterà per
l'adempimento del nostro ministero , la cosa è in sè stessa
piena di allettamento per tutti quelli, cui stanno a cuore gli
interessi spirituali in generale. —
Ah certo se i protestanti seguissero questi consigli, ben
molti di essi s'illuminerebbero intorno alia vera religione, e
all' unica vera Chiesa.
260 l'idea cristiana della, chiesa
di una falsa pace e de'proprii comodi non cercaù
altro. Or direbbesi mai che questi trovatisi nello
stato d'ignoranza invincibile, che li scusi davanti
a Dio? Niuno, che io mi pensi, sei persuaderà.
Altri si lusingano di essere sulla buona via per
chè, com'essi dicono, non hanno verun dubbio
sulla bontà della lor Chiesa in cui son nati ed al
levati. Ma e non sanno che la lor Chiesa è novizia, è
nata dalla ribellione contro la Chiesa cattolica, che la
condanna siccome eretica e ribelle? Non l' hanno
questa Chiesa madre continuamente davanti agli
occhi loro? Come dunque non si pigliano cura di
veder chi ha la ragione e chi il torto? Qualor si
trattasse di un qualche grave, affar temporale dal
quale dipendessero il guadagno o lo scapito di
ingenti somme vivrebbero in tale inerzia? Lascio
ad altri il deciderlo; per me penso che cosi non
sia, e però non trovinsi in ignoranza invincibile e
scusabile davanti a Dio.
Che diremo di quelli i quali non hanno altra
cognizione della Chiesa cattolica fuor del caso in
cui trattasi d'inseguirla, di perseguitarla, di dimo
strare l'odio istintivo che han concepito fin dai primi
albori di loro ragione? Che schiamazzano contro
lei per le vie, per le piazze colle grida incondite di
abbasso il papismo? Avran dunque questi miserabili
tanto di discernimento per distinguerla da tutte le
sette, e farne il solo oggetto de'loro clamori, e
non avranno poi abbastanza, qualor seriamente
pensassero all'eterna loro salvezza, quanto basti per
ravvisarla come la sola che è in opposizione a
tutte le sette unite assieme contro di lei? Hanno
essi mai seriamente pensato a questo affare di
tanto rilievo ? Hanno mai pregato perchè Dio con
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 561
ceda lor lume a conoscere la verità? E si dirà che
tutti costoro sieno incolpevoli nella loro ignoranza?
Ognun sei veda di per sè.
Quello però che più rilieva, quei medesimi i
quali versano in buona fede nell'errore e sono- in
colpevoli nella loro ignoranza circa la vera Chiesa,
avran da dirsi con tanta sicurezza posti sulla vera
via della salute? Considerata la cosa nel suo con
creto io son di avviso che no, e che anzi se ne
trovano assai lontani, sì perchè di ben molti nati
tra le sette non hanno ricevuto il vero battesimo,
non dirò solo tra le sette che lo rigettano, ma tra
quelle ancora che lo ritennero. Tanto in alcune di
esse si è cangiato di credenza da quello che ave
vano nella loro origine, che ora considerano il bat
tesimo non più come il sacramento di rigenerazione,
ma solo come un rito, o un nudo simbolo senza
efficacia (1), e di qui ne avviene che o lo trascu-

(1) È notissimo il fatto di Gorham, il quale comechè (le


gasse l'efficacia del battesimo, pure per sentenza emanata
pria dal consiglio privato della regina d'Inghilterra, e poscia
dalla Corte dello Scacchiere, essendo dichiarato libero il pen
sare come più ad ognuno attalentasse intorno alla efficacia
del battesimo, il vescovo di Exeler, Philippots, con immenso
suo scorno dovette riconoscerlo, ed anzi investirlo della par
rocchia di Bamfsford-Speke, alla quale era stato nominato
dalla regina. In questa circostanza si conobbe che oltre a
parecchi vescovi anglicani, da 13,000 sacerdoti , o meglio
ministri di quella Chiesa stettero per la sentenza del Gorham.
Ora come potrebbero questi tali curarsi dell'amministrare
il battesimo o ad amministrarlo almeno come si conviene?
Certo attesta il Newman come circa la metà degli Anglicani
rimane senza battesimo.
262 l'idea cristiana dilla'chirsa
rino affatto o lo amministrino con tale una negli
genza, che o per difetto di materia o per difetto
di forma, o pel modo con cui lo conferiscono è
nullo ed invalido. Quindi è ricevuto ed invalso nella
Chiesa cattolica l'uso di battezzare sotto condizione
quei che dal protestantesimo fanno a lei ritorno.
Or tutti questi, quantunque di buona fede sono
esclusi dalla eterna salute. 1.° perchè ben molti e
molti tra la classe de'rozzi vi hanno, che trovansi
in una ignoranza la più crassa intorno ai misteri
principali della fede necessarii a sapersi di neces
sità di mezzo ; che ignorano perfino chi sia G. C,
se v'abbia un solo Dio, o se vi siano più dei, veri
bruti in figura umana, che altro non conoscono
che i bisogni fisici (1), 2.° perchè una gran parte

(1) Di quanto qui affermasi somministra pruove e docu


menti irrefragabili il Margotti nella sua opera : Roma e Lon
dra nel capo VI. Da essa risulta come in Inghilterra una
moltitudine di fanciulli non han presso a poco alcun princi
pio di morale e di religione; che non san nemmeno una
parola di preghiera ; che molti del popolo sebbene abbiano
una vaga idea dell'immortalità dell'anima, come anche delle
pene e ricompense d'un' altra vita, pure non hanno verun
barlume intorno agli atti coi quali si meritano le une e le
altre, che migliaia di persone non hanno alcuna nozione nè
di vizio nè di virtù; che ben molte vi sono le quali non
sanno neppure il significato della parola Cristianesimo, che
vi ha una moltitudine di uomini veramente pagani , incre
duli, e cosi vadasi discorrendo. Or tutto ciò provasi per con
fessione de' medesimi anglicani, per atti pubblici e legali rife
riti nei medesimi pubblici parlamenti.
Nè meno orribile è il quadro che dello stato del cristia
nesimo tra i protestanti di Germania ci lasciò il D.Edmondo
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 263
di costoro sono contaminati di gravi ed enormi'
colpe, e pur non sanno in che debba consistere il
vero dolore o contrizione per far ritorno alla gra
zia di Dio, non ne hanno una idea (1) ; al più
sentono e provano il rimorso naturale che accom
pagna mai sempre il misfatto, ma che nulla giova
a ricoverare la perduta innocenza. Come ognun
vede tutti questi e altri simili, tuttochè di buona
fede e d'ignoranza invincibile colpiti, non trovansi
perciò al coperto davanti a Dio sicchè non abbiano
ad incorrere l'eterna dannazione.
E ciò sia detto per coloro i quali si mostrano
cosi teneri e larghi per la salute de' protestanti,
sicchè appena trovinsi per miracolo chi tra loro
non si salvi, laddove poi come trattisi de'cattolici,
questi medesimi moltiplicano ed esagerano per
tal forma le difficoltà che s'incontrano per giugnere

Joerg ne' due volumi testè pubblicati in Friburgo di Bri-


sgovia in lingua tedesca, 1858, intitolato II Protestantesimo
contemporaneo in Allemagna. In esso l'A. coi documenti
alla mano dimostra come vada di mano in mano decadendo
il cristianesimo teoretico e pratico in quelle infelici regioni.
Dà le cifre comparative della [diminuzione nelle principali
città dei comunicanti, dei battesimi , delle sepulture eccle
siastiche, dei ministri ecclesiastici. Ved. Annales de Genève,
mars 1861. Lo stesso lavoro si potrebbe fare rispetto agli
Stati Uniti americani.
Or si dirà che questi, dato ancora che sieno di buona
fede, sieno in istato di salvazione?
. (1) La ragione è, perchè vengono fin da fanciulli am
maestrati nella falsa dottrina della fiducia o sicurezza, che
per ottener la remissione de' peccati bisogna avere pei soli
meriti del Redentore senza verun pentimento.
264 l' idea cristiana della chiesa
,a salute, che appena è che qualcuno vi pervenga.
Simili son questi all'imbuto, che mentre per un
de' lati allargano cotanto pei protestanti la facilità
del salvarsi, la stringono poi oltre modo pei catto
lici. L'opposto è da tenersi ; poichè sebbene sia
vero, che non vi manchino anche tra cattolici uo
mini perversi e viziosi, ciò non di meno è assai
migliore incomparabilmente la condizione loro, di
quella de'protestanti. A buon conto essi trovansi
nella vera Chiesa, hanno la vera fede, son forniti
di ben molti mezzi pel loro ravvedimento. Il sa
cramento di penitenza è ognora per essi apparec
chiato, e ricevuto colle dovute disposizioni ponno
rimediare con esso ai loro disordini. La speranza
loro sorride, perchè in chi ha fede non solo vera
ma viva non si smarrisce mai, nè vien meno. Mo
tivi tutti i quali danno un gran fondamento di fi
ducia nella misericordia di Dio, oltre alle preghiere
della Chiesa che si fanno a questo fine come da
pia madre tutta sollecita per la salvezza dei suoi
figliuoli (1). Or in questa condizione non trovansi

(1) A ciò riferisconsi le belle parole di s. Ambrogio, il


quale lib. V, in Evang. Lue. n. 92, cosi scrive al nostro
proposito : — Et si grave peccatum est quod paenitentiae su»
lacrymis ipse lavare non possi s, fleat pro te mater Ecclesia,
qua? pro singulis tamquam pro unicis flliis vidua materia-
tervenit ; compatitur enim quodam spiritali dolore natura?,
cum suos liberos lethalibus vitiis ad mortem cernit urgeri.
Viscera sumus de visceribus ejus, sunt enim et spirituali
viscera... Nos ergo viscera sumus Ecclesia?, quoniam mem
bra sumus corpori» ejus, de carne ejus, et de ossibus ejus.
Doleat igitur pia mater, adsistat et turba: sed etiam multa
I

AVVERATA NKL CATTOLICISMO. 265


gli eretici eziandio di buona fede, come abbiamo
fatto conoscere. Di qui è che non ignobili autori
pensano che sia maggiore il numero di quelli che
nella Chiesa si salvino, di quelli che si dannino;
si parla dei peccatori ordinarli ; perchè quanto agli
increduli ed ai scellerati di professione e di mas
sima, tanto più se membri di sette segrete infer
nali, essi si trovano in peggior condizione di tutti
per loro malizia.
Ma per far ritorno da questa intramessa troppo
necessaria al nostro scopo, che è dei mezzi straor-
dinarii che tiene Dio nella salvezza degl' infedeli
negativi e degli eretici di buona fede, e che vivono
a tenore de'divini comandamenti, è fuor di dubbio,
che Dio non li abbandona giammai. Al difetto di
mezzi esterni sopperisce egli stesso coi mezzi in
terni, e sempre si verifica, che niuno si perde se
non per propria colpa (1).
Nel resto fuori di questi casi eccezionali è vo
lere fermo di Dio che la Chiesa sia il mezzo or
dinario di salute per gli uomini tutti. E in ciò
ammirabile si mostra la sua sapienza e la sua bontà.
Imperocchè a chi ben lo considera, vi trova motivi
veramente degni di Dio , e degni della sua infinita

compatiatur bona parenti. Jam resurges a funere, jam libe-


raberis a sepulcro. —
(1) Quindi nell'Ecclesiastico XV, II, segg., leggiamo:
— Ne dixeris : per Deum abest : quae enim odit ne feceris.
Non dicas : ilio me implanavit : non enim necessari! sunt
ei homines impii. — E l'apostolo s. Pietro afferma che Dio
— patienter agit propter vos, nolens aliquos perire sed om-
nes ad paenitentiam reverti. — II, Pet. III, 8.
266 L' IDEA CRIST1ANA DELLA CHIISA
sapienza. Di questi altri riguardano Dio, altri riguar
dano l'uomo. Noi verremo sponendoli patitamente.
Dio volle con la istituzione della Chiesa sommi
nistrare all'uomo un complesso di mezzi sicuri
pe.'quali, volendolo potesse ottenere il suo ultimo
fine. Per ciò dispose che ella fosse la depositaria
infallibile de'suoi oracoli; chea tutti secondo lor
capacità somministrasse il pascolo di verità alle
lor anime, che nutrisse i loro cuori, che servisse
loro di consolazione e di conforto, e di guida si
cura al cielo. Che questo complesso di mezzi fosse
sempre alla portata di tutti e ognor pronto in ogni
lor necessità, accompagnandoli in ogni passo del
loro breve pellegrinaggio sulla terra dalla nascita
fino alla tomba. Che ognuno il potesse trovare,
quando il volesse, il potesse consultare, e ottenerne
aiuto e presidio.
Di più, come l uomo era caduto dallo stato so
prannaturale al quale Dio per sua bontà l'avea
gratuitamente innalzato, e però dalla sua felicità
per mancanza di fede e di ubbidienza, determinò
che non per altra via potesse ricoverare la smar
rita felicità che per mezzo della fede e della ubbi
dienza, quindi l'assoggettò alla Chiesa per mezzo
della quale ricevesse la vera fede e a lei fosse su
bordinato e soggetto come a sè medesimo. Cosi
fiaccò il suo orgoglio ed umilionne la ribelle vo
lontà. Il dovere in tutto dipendere dalla Chiesa è
quello che più ne esercita l'umiltà, virtù cotanto
necessaria all'uomo, che il figliuol di Dio venne a
darcene lezione e coi fatti e colle parole (1).

(1) Di qui5 meglio si conosce quanto il protestantesimo


trovisi in perfetta opposizione con la istituzione di 6. C.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. J67
Per quei motivi poi che riguardano l'uomo tiene
il primo luogo quello della scambievole comunica
zione fra di sè, venendo con questa soggezione ad
una madre comune a costituire una sola famiglia.
Se cotanto pregiasi il principio di patria e di na
zionalità perchè unisce gli uomini di -un paese e
di una nazione fra di sè, e con ciò si rendono forti '
perchè appunto costituiscono una unità, quanto
più è a pregiarsi quella istituzione, che di molti
popoli e di molte nazioni, anzi di tutti i popoli e
delle nazioni tutte del mondo ne forma una sola
famiglia? Una famiglia che si steude dall'uno al
l'altro estremo dell'orbe universo tra sè per la
stessa credenza, per la stessa liturgia, quanto spetta
alla sostanza, per gli stessi sacramenti, pei mede
simi mezzi in ordine al medesimo fine? Una fami
glia che confonde assieme gl'interessi spirituali di
tutti, che rende a guisa de'membri di un medesimo
corpo, solleciti gli uni del ben essere degli altri ;
nè solo negl'intesessi spirituali, ma eziandio negl'in
teressi materiali de'corpi e delle sostanze mediami
i soccorsi scambievoli di elemosine, di largizioni, di
servizio negli ospedali, di assistenza nelle pubbli
che calamità, ne'comuni flagelli di guerre, fami,
tremuoti, pestilenze, e così vadasi discorrendo pel
vastissimo campo e delle umane miserie, e delle
inesauribili beneficenze.

imperocché il protestantesimo tutto fondasi sull'orgoglio,


sulla indipendenza, sulla piena libertà, e libera scelta di cia
scuno in materia di religione, mentre 6. G. colla fondazione
della sua Chiesa e coll'obbligo a tutti imposto di assogget
tarsi a lei intese di rintuzzare quest'orgoglio medesimo colla
pratica della umiltà e della sommissione.
268 l'idea cristiana della chiesa
De' quali tutti beni sarian privi gli uomini qua
lora fossero stati lasciati a sè stessi o col seguire
unicamente i dettami della propria ragione, ovvero
senza dipendenza alcuna. Se sciolti da ogni legame
ognuno avesse in propria balia la scelta della sua
fede, de'sacramenti e di ogni altro mezzo di salute.
Più non vi sarebbe in questa ipotesi comunica
zione scambievole, ma ognuno prenderebbe la sua
linea di direzione come meglio ne sarebbe paruto
a ciascuno; sarebbero divisi e segregati gli uni da
gli altri in materia religiosa. Il protestantesimo
n'è di ciò una pruova convincente ; perchè ruppe
il vincolo di unione e di subordinazione alla Chiesa
madre, ne provennero divisioni senza fine, fino al-
l'induidivismo compiuto. E quanto è per parte dei
protestanti, tolta l'unità di famiglia unitamente ai
beni che ne conseguitavano, essi han richiamato gli
uomini per questo rispetto alle divisioni del paga
nesimo già tolte dal Vangelo per cui tutti greci e
barbari si fusero in un sol corpo, e in un solo
spirito nella Chiesa cattolica, la quale non conosce
distinzione di nazionalità o di popoli in quanto
costituisono un solo ovile retto da un "sol pa
store.
Per l-uno e per l'altro di questi motivi volle il
divin Salvatore che la Chiesa sua fosse mezzo or
dinario per la salvezza degli uomini, ne è libero
all'uomo il cercar fuor della unica Chiesa da sè a
questo fine fondata altro mezzo per salvarsi, o
provedere in altro modo a sè medesimo. E qui si
riferiscono i tipi da Dio lasciati nell'antico patto
della necessità assoluta di pertenere a questa
Chiesa chiunque volesse seriamente salvar l'anima
propria. Tale secondo l'apostolo s. Pietro fu l'arca
AVVERATA NKL CATTOUCÌSMO. 269
noetica faor della quale lutti perirono (1), tal fu
la immolazione dell'agnello pasquale fuori del ta
bernacolo o del tempio, che si avea in conto di
sacrilega profanazione (2), e nel nuovo Testa
mento questo stesso adombrarono anzi significa
rono le parabole proposte dal Salvatore simboleg-
gianli la Chiesa, come quella dell'aia dalla quale
si raccolse il frumento da collocarsi nel granaio del
padrone evangelico ; quella delle vergini savie, che
sole furono ammesse al convitto nuziale; quella
del banchetto nuziale dal quale gli esclusi vennero
condannati al freddo ed allo stridor de'denti ;
quella dell'ovile riconosciuto dal pastore, e così va
dasi discorrendo per varie altre le quali in diverso
modo ci dicono la stessa verità.
Potrei qui far dovizia de' testi de' santi Padri
i quali all' unisono inculcano l'assoluta necessità di
appartenere all' unica Chiesa da G. C. instituita per
operarvi la eterna salute per mezzo della medesima,
ma lo stimo inutile, giacchè la ragione stessa ce
lo insegna apertamente. Qualor fosse in arbitrio di
di ciascheduno il salvarsi per quella via che più

(1) l, Pet. III, 29.


(2) A questo allude s. Girolamo allorchè diresse a s. Da-
maso le celebratissime parole : — Ego nullum primum ,
nisi Christum sequens , Beatitudini tuae, id est, cathedra
Petri communione consocior. Super illam petram aBdificatam
Ecclesiam scio. Quicumque extra hanc domum agnumcome-
derit, prophanus est. Si quis in Noe Arca non fuerit, peri-
bit regnante diluvio.... Quicumque tecum non colligit, spar-
git : hoc est, qui Christi non est, antichristi est. — Ep. XVI
ad Dam. ed. Vallare- n. 2.
Psrroni, UH. Cristiana, ecc. Voi. III. 12
270 l'idea chistiana della chiesa
attalenti sarebbe stato inutile il costituire la Chiesa
qual mezzo ordinario di salute; sarebbe stato inu
tile il fornirla di tante doti, di tanti pregi, di tante
prerogative se ognuno potesse farsi guida a sè me
desimo colla lettura della Bibbia, o colla comuni
cazione immediata collo Spirito Santo. Non sa
rebbe ciò un farsi beffe di Dio? Come? Dio sta
tui la Chiesa sua perchè fosse mezzo sicuro a tutti
di salute mediante la docilità e sommessione alla
medesima, e taluni vorrebbero trascurato e negletto
questo mezzo, anzi in opposizione di questo mezzo
vorrebbero salvarsi da sè col preferir sè a dispetto
di Dio che noi vuole, noi consente, lo riprova?
Son questi come quegl' Israeliti protervi che a di
spetto di Dio, contro il divieto avutone da Mosè
vollero andare al conquisto della terra promessa.
Or che ne avvenne? Che sconfitti pagarono il fio
della lóro presunzione e tracotanza. Che altro è
questo che un accusar Dio come sé non avesse o
potuto o saputo provedere abbastanza alla salvezza
degli uomini, e che essi con molto miglior mezzo
hanno trovato , qual è quella della lettura della
Bibbia interpretata secondo la intelligenza di cia
scuno? E sebbene lor si sia dimostrata in cento
modi la fallacia di un tal processo; sebbene la spe-
rienza di tre secoli lor l'abbia fatto toccar con
mano senz'aver che opporre, pure non solo si osti
nano in volerlo preferire, anzi è appunto dopo le
tante pruove convincenti, dopo la vergognosa pal
pabile esperienza sotto ogni rispetto, egli è' ora ap
punto che dispensano a milioni le Bibbie per in
durre quanti possano ad un cosi rovinoso sistema.
Se periscono, a chi se ne deve ascrivere la colpa?
Se non vi fosse altro che questo a rimproverare al
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 271
protestantesimo, questo solo basterebbe alla sua
riprovazione e condanna eterna. E perchè ciò? per
una stolta vaghezza di libertà e d'indipendenza.
Non è pertanto maraviglia se abbiah dato fondo a
guisa del prodigo evangelico alle sostanze ricevute
dal Padre loro celeste, senza fede, sonza Scrittura,
senza pietà ridottisi con un velo di cristianesimo, a
virtù morali e filosofiche che nulla contribuiscono
alla eterna vita, come le virtù de' pagani, se pur ne
hanno.
Tanto più colpevole poi ed intollerabile riesce
una siffatta insubordinazione e indipendenza , in
quanto essa non già solo alla Chiesa, ma a Cristo
stesso si professa. Imperocchè se la Chiesa altro
non è, che la mistica incarnazione del figliuolo di
Dio, che in essa e per essa manifesta e protrae
la sua esistenza sulla terra chiaro è, che questo
mezzo di salute, non è infine altro che lo stesso
G. C. che nella sua Chiesa coopera e lavora alla
salvezza di ciascun fedele, fino a condurlo al ter
mine loro proposto. Egli che si chiama ed è il sal
vatore di tutti e specialmente de' fedeli (1) ; laonde
il voltar disdegnosi le spalle alla Chiesa, il ripu
diarla per sostituire ad essa sè medesimi è un dar
delle spalle a Dio ed un ripudiar Cristo Salvatore
per sostuire sè a lui medesimo.
Ma lasciamo quest'infelici al loro destino, la
sciamo che si avvolgano ogoor più nelle lor tene
bre, e cho trionfino in una pazza allegrezza per

(1) Qui est salvator omnium hominum, maxime flde-


lium. — I, Tim. IV, 10.
272 l'idea cristiana dblla chissa, scc.
avere scosso il giogo di questo Dio Salvatore (4) ;
noi dopo di aver rese le dovute grazie a Dio per
l' immenso benefizio, che si è degnato compartirci
nel tenerci uniti alla Chiesa e però a lui stesso por
giamo umili suppliche pei nostri fratelli dispersi,
affinchè il signore nell' abbondanza di sue miseri
cordie voglia volgere sovra essi gli occhi suoi col
richiamarli a sè e cosi ricondurli sull'unica vera via
della salute.

(1) Sono incredibili le dimostrazioni di esultanza e di


tripudio veramente in ogni senso profano che in ogni loca
lità si danno dai protestanti nell'anniversario, chiamato da
essi giubileo, per l'introduzione del protestantesimo, ossia
del ripudio della vera religione professata dai loro padri. E
pure dovrebbero spargere lagrime inconsolabili per tale av
venimento. Ma bassi pure a verificare il detto del Savio;
— Latantur cum male fecerint, et exultant in rebus pessimis.
— Prov. II, 14.
CAPO XII.

6. C. affidò alla Chiesa i sacramenti come Redentore.

Nel dire che G. C. ha affidati i sacramenti alla


Chiesa sua, non intendiamo con ciò, che sola la
Chiesa abbia ed amministrare validamente i sacra
menti. Nò per fermo, essendo domma di nostra
credenza, che gli eretici eziandio e gli scismatici,
qualor servino nella loro interezza i riti da Cristo
istituiti con la intenzione di far quanto egli intese,
conferiscono validamente questi segni pratici ed ef
ficaci di salute. Solo il sacramento della penitenza
potrebbe fare eccezione, ma ciò non già pel prin
cipio che sieno nulli ed invalidi i sacramenti am
ministrati senza la fede, o per mancanza di pro
bità nel ministro di essi, ma unicamente perchè
questo sacramento richiede in chi lo amministra la
giurisdizione, dovendo proferir la sentenza sopra
i sudditi a lui dalla Chieda commessi. Ora la Chiesa
non suol concedere una tale giurisdizione ai suoi
ribelli e però non potrebbero questi validamente
assolvere i loro addetti. Dissi, non suole, perchè non
mancano in questa parte delle eccezioni, e tali si
S74 l' idea cristiana della chiesa
hanuo comunemente rispetto alle antichissime sette
orientali, che fin dal quinto o sesto secolo si se
pararono dalla Chiesa cattolica, non che i greci
scismatici detti foziani. Posciachè a questi, come
riflette Benedetto XIV, la santa sede non mai tolse
quella giurisdizione, che prima della loro eresia e
del loro scisma avevano, e con ciò almeno tacita
mente loro la confermò, e però se non lecitamente,
almeno validamente amministrano eziandio questo
sacramento (1). Ciò che non può dirsi rispetto agli

(1) Benedetto XIV, De Synod. Dime, lib. VII, cap. IX ,


parlando della confermazione conferita dai sacerdoti greci
immediatamente dopo il battesimo sia ai fanciulli sia agli
adulti, pei quali richiedesi la delegazione, come quelli che
non sono ministri ordinarli di questo sacramento. Ora egli
al n. 3, cosi scrive: — Chrismatio data a sacerdotibus grae-
cis, non est a Sede apostolica expresse improbata , ea pro
valida est habenda, ob tacitum privilegium a Sede aposto
lica illis concessilo), cujus quidem privilegii praesumptionem
inducit ipsamet conniventia et tolerantia rom. Pontiflcum , .
qui praedictum Graecorum morem scientes , non contradixe-
runt, nec unquam illum damnarunt. — Quindi per analo
gia lo stesso deve dirsi rispetto al sacramento di peni
tenza.
L'Arcudio poi De concordia Eccles. Occident. et Orientalis
Ecclesia, lib. IV, cap. V, tratta espressamente De jurisdù
tione grcecorum sacerdotum. An ipsi vere possint absolvere;
et patnitentes vere absolvanlur, e conchiude affermativamente
per la ragione sopra addotta, ove specialmente trovinsi in
buona fede, almeno l'uno dei due. Ma meglio è veder tutto
questo capo nei diversi casi che si propone.
Ved. ancora Goario nel suo Euchologio nella noia 3, in
ordinem divince et sac. Missa s. Jo. Chrysostomi, pag. 109.
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 178
altri eretici e scismatici. Tanto più che questi ri
gettano dal novero de' sacramenti la penitenza.
Tolto pertanto quest'unico sacramento, gli altri
tutti possono in quanto al loro valore amministrarsi
eziandio dagli eretici o scismatici, non già perchè
G. C. gli abbia a lor, conceduti, poichè essi ancor
non esistevano, e poi erano incapaci di riceverli. Fu
questo pertanto una loro usurpazione , un furto
fatto alla Chiesa alla quale il Signore gli avea dati
per la salute degli uomini e de' fedeli in ispecie.
Nulla questi sacramenti perdettero di suo valore
per esser caduti in mano ili tali usurpatori, perchè
la loro virtù ed efficacia è intima, o come dicesi, al
intrinseco pei meriti del Salvatore, il quale ha vo
luto che questi segni avessero forza di produr la
grazia indipendentemente da quelli che li ammini
strassero (1).
Non ostante però questo domma di nostra fede,
vi corre una differenza somma tra i sacramenti am
ministrati nella Chiesa da quelli che vengono con
feriti dalle diverse sette. Infatti sebbene, come si è
detto, per sè questi sacramenti sieno validi, sono
però conferiti illecitamente, qualora la buona fede
non iscusi tanto chi li amministra quando chi li ri
ceve. Il sacramento si riceve, è vero, ma l' effetto
del sacramento, cioè la grazia non si riceve, per
chè vi si oppone l' ostacolo, anzi vi si commette e

Tratta eziandio a lungo di quesl' argomento il Renaudot


nel tomo V, De la perpetuità de la foi, liv. Ili et IV.
(1) È stato questo domma egregiamente difeso ed. illu
strato da s. Agostino nelle sue controversie contro i Dona
tisti ed i Rebattizzaoti.
276 l'idra cristiana della chissA
in riceverli e in amministrarli un sacrilegio. Ora
abbiam veduto quanto sia difficile in pratica il tro
varsi presso i settari questa buona fede, e questa
ignoranza invincibile che sola scusa. Epperò man
cando questa, è fuor di ogni dubbio, che invece di
santificare coloro che in siffatta disposizione rice
vono i sacramenti, servono anzi questi ad accre
scere il loro reato, e rende peggiore d' assai la
costoro condizione. All'opposto questi sacramenti
medesimi sono ed amministrati e ricevuti non solo
validamente, ma eziandio lecitamente, e qualor non
manchino le richieste disposizioni in chi li riceve,
sono una sorgente inesausta di grazia. A chi ben
li riceve con fede viva, con ferma speranza e con
ardente carità (ì), con divozione e pietà sincera
diventano- veri veicoli che portano all' anima tesori
di beni. Questi così ben disposti traggono dal co
stato del Salvatore quelle acque salutari per le
quali sono dissetati, purificati, sanati (2). Si uni
scono viemaggiormente con il loro Dio, e fecondati
producono abbondanti frutti di opere sante, oltre
alle indicibili consolazioni che gustano nel loro
cuore.

(1) Quanto qui dicesi dell' ardente carità, deve intendersi


rispetto ai Sacramenti, che diconsi de' vivi , che danno la
seconda grazia, ossia l' aumento della grazia santificante ;
imperocchè rispetto ai sacramenti detti de' morti, e che con
feriscono la prima grazia, come il battesimo e la penitenza,
basta a riceverli con frutto l'attrizione, o contrizione imper
fetta per la giustificazione in un col sacramento.
(2) Ved. il Segueri nella bellissima meditazione su quelle
parole : Haurietis aquas in gaudio de fontibus salvatoris, ai
21 di maggio.
AVVERATA NEL CATT0UCISM0. 277
Si volga uno sguardo a tante anime pie che usano
a queste fonti di salute, e si vedrà se vi sieno persone
più spiritualii più pronte al bene, più soggette alle
leggi, alle legittime autorità tanto ecclesiastiche
che politiche o civili. Da queste fonti abbondantis
sime raccolgono esse quella forza, che le rende in
vincibili alle passioni colle quali esse hanno a lot
tare continuamente per la corruzione della natura
che insorge contro la legge della lor mente. Da
queste fonti riconoscono queir alta rassegnazione
alle per loro sempre amabili disposizioni di Dio
nelle cose avverse, che loro accadono nella giornata.
Da queste fonti salutari hanno esse quella pazienza
contro le persecuzioni, gl'insulti, le calunnie, le de
risioni, le beffe dei loro nemici, ai quali condonano
di buon cuore le ricevute ingiurie ed ingiustizie,
ed anzi amano nel Signore , e contraccambiano ,
quando il possono, con altrettanti benefizii. Final
mente, per racchiudere molto assieme da queste
fonti perenni ricevono quella tranquillità e quella
calma, che le rende superiori a tutte le agitazioni
del secolo, e che loro apparisce anche nel volto
colla ridente serenità del sembiante, quella dol
cezza di paradiso che è un saggio di-quella immor
tale vita beata alla quale aspirano; santificano tutti
i momenti del loro transito per l' esilio in cui
si trovano, e si dispongono ad un'invidiabile
morie.
Questi prodigi non si trovano che nella sola
Chiesa cattolica per la retta amministrazione e de
gno ricevimento ' de' sacramenti a lei lasciati a
questo fine dal divin Salvatore. So bene che que
ste anime che con tali disposizioni si accentino a'
sacramenti, e che per conseguente ne ricavino un
ir
'278 l'idea cristiana della chiesa
sì ubertoso frutto son poche ; ma son poche, potrei
dire relativamente ai tanti, che o non vi si acco
stano, ovvero si accostano senza la dovuta pre
parazione, o sol materialmente, e talvolta ancora
con ipocrisia e finzione onde ingannare per fini
mondani i loro simili, ma la dio mercè, tolte as
solutamente sono molte nel cattolicismo ; non vi ha
città non terriciuola, non borgata, la quale non ab
bia proporzionatamente un buon numero di tali
anime le quali sinceramente e con ubertoso frutto
vi si accostino, e non è difficile a chi il voglia il
ravvisarle. Non intendo con ciò di dire, che pei
sacramenti diventino gli uomini impeccabili, o che
sia argomento del non aver ben ricevuto i sacra
menti la ricaduta in disordini; chi così pensasse
o dicesse darebbe ad addivedere, che non cono
sce la umana fralezza e fiacchezza, e la instabilità
della volontà dell'uomo. Affermo bensì, che di molti
e molti si trovano nella cattolica Chiesa i quali
con le dovute disposizioni, e con frutto proporzio
nato riportano gli effetti di questa divina istitu
zione.
Frattanto da questi brevi cenni ognuno può scor
gere con quanto di verità i protestanti dall'inse
gnamento cattolico della virtù che hanno i sacra
menti di produrre la grazia ex opere operato , ne
inferiscono, che noi escludiamo da chi deve rice
verli ogni pio moto, ogni previa disposizione per
trarne fruito e che basti il non opporvi ostacolo
o impedimento. Inferiscono che secondo la dottrina
degli scolastici i sacramenti sono come i vasi che
contengono in sè i tesori , e che materirlmente
contengono la grazia che comunicano, e che questa
non già da Dio si largisce nell' amministrazione di
AVVEBATA NEL CATT0LICISMO. 279
essi sacramenti (1). Che cosi i primi novatori del
sestodecimo secolo sfigurassero la dottrina cattolica,
e la calunniassero per dar luogo alla riforma, ben
si capisce. Chè questa è sempre slata la tattica
degli eretici i quali alterarono l' insegnamento cat
tolico per renderlo odioso, e così aprirsi la via alla
seduzione de' popoli. Ma che dopo tante dispu-
tazioni, dopo tante opere pubblicate dai teologi e
controversisti nelle quali si è dato tanto schiari
mento e luce a questo argomento, nel secolo XIX.
La università di Tulinga, ed il razionalista Baver un
de' campioni della medesima, abbiano avuto il co
raggio di rinfacciare ai cattolici tali assurdità su
pera ogni fede. E pur tant' è, a marcio dispetto del
Tridentino che solennemente insegnò il contrario,
a dispetto di tutti gli autori cattolici , l' indurita
fronte di alcuni protestanti osa ascriverci come no
stre dottrine al tutto da noi riprovate ed anate
matizzate (2).

(1) Questa calunnia degli antichi protestanti è stata in


poche parole sventata da Leibnizio nel suo Sistema Teolo
gico : — Interim, cosi egli, ut gralia Sacramenti suscipiatur
animam suscipientis bene constitutam esse necesse est; ne
ob ex ponatur ; et ita aliquod opus operantis (hoc est status
suscipientis) est requisitimi operis operati. — Ed. D. Petri
Pauli Lacroix Lut. Paris, 1845, pag. 91.
(t) Cosi di fatto il Baver razionalista e professor di Tu-
binga nella sua pretesa confutazione della Simbolica del
Moehler presenta la dottrina cattolica intorno a quest'arti
colo: — D'après les scholastiques, l'bomme peut rester im
mobile, prive de toute action, sans aucun sentìment pieux;
car la cérómonie sainte opére seule l'oeuvre de la justiflca-
tion.... Et les théologiens posterieurs au concile de Trente,
280 l'idea CRISTIANA DitXA chiesa
Non altro adunpue gli scolastici e con essi il
concilio di Torento, e tutti i teologi che tennero
lor dietro intesero significar con tal formula, se
non che i sacramenti da Cristo istituiti producono
la grazia per virtù propria a differenza dei sacra
menti dell'antica legge i quali non conferivano la
grazia ma solo la significavano quai tipi e simboli
dei sacramenti che si sarebbero istituiti nella legge
nuova, che per sè non giustificavano, ma solo ser
vivano ad eccitare la fede nel futuro liberatore in
grazia della quale Dio conferiva la giustificazione;
ed erano perciò segni vuoti, o come chiama l'A
postolo le cerimonie legali rudimenti deboli e po
veri (1), perchè considerate nella propria loro es
senza, e separatamente dalla fede in Cristo, non
conferivano la grazia, nè la santità, nè avevano la
virtù di giustificare. Laddove i sacramenti di G. C.
contengono la grazia che simboleggiano coi riti mate
riali e visibili in quanto Dio ha annessa la grazia
sua a questi simboli medesimi producendo per virtù
divina al di dentro ciò che figurano al di faori (2).
Tanto è da lungi che gli scolastici insegnassero

les catholiques du jour n'enseignent pas une autre dottrine,


ils croient le saerement efficace par son unique vertu , et
les dispositions du fidèle complètement inuliles. — Presso
il Moehler Défmse de la Symbolique, pag. 287, seg., ed. Pa
ris, 1855. Cosi gli eretici sfigurano la dottrina cattolica per
poterla combattere.
(1) Infirma et egena elemento, Gal. IV, 7.
(2) Per il che di comune consenso gli scolastici con tutti
i teologi definiscono i sacramenti della nuova legge: Signa
efficacia graticB.
AVVERAtA NEL CATTOLICISM0. 881
con questa formula quello che loro si attribuisce
dai protestanti, cioè che i sacramenti materialmente,
ossia in quanto sono aqua, liquore, ecc. suoni ar
ticolati di voce racchiudano la grazia e la producono
come una boccia che contiene e versa il vino di
cui è piena per virtù propria, che anzi l' hanno ri
provato siccome erroneo (1). Intanto attribuiscono
la virtù ai sacramenti di produr la grazia in quanto
sono instrumenti per tal fine instituiti da Dio colla
relazione del segno alla cosa segnata, e ciò perchè
si applicano i meriti del divin Redentore, ed è in
dipendente la virtù loro dai meriti e dalla fede di
chi li amministra.

(1) Ecco come si esprime S. Tomaso. Ili, par. q. 62, ari. 3:


— Gratia non dicitur in sacramento sicut in objecto, neque
sicut in vase, pront vas est locus quidam, sed protit vas di
citur instrumentum alicujus operis faciendi , secundum quod
dicitur Ezech. IV. Unusquisque vas interfectionis habet in
manti sua. —
E Scoto in IV, Sent. d. 1, q. 4. e d. 1, q. 5, p. 2, scrive,
— In sacramentis nequit esse virtus aliqua supernaturalis :
hoc est, qualitas aliqua reaiis et absoluta a Deo cau
sata inhaerens ipsis sacramentis. Hauc antem virtutem, si-
gnificandi scilicet certe et efflcienter, concedimus ipsis sacra
mentis juxta institutionem Christi. Hase enim ex sacris lit
toria constat, et haec virtus nihil aliud est, quam conformitas
signi ad signatum, boc est, veritas et certitudo ipsius sacra
menti, quae est de cssentia ipsius sacramenti, aul saltem ac-
cidens concomitans ipsum sacramentum ut in pluribus, id
est semper, nisi indispositio suscipientis impediat, quia Deus,
qui fecit te sine te, non justificabit te sine le, assertore Au
gustine —
Cosi Durando da S. Porziano in lib. IV, Seal. d. 1, q. 4.
282 l'idea cristiana della chiesa
Il concilio di Trento poi col consecrare questa
formula dell'opere operate altro non intese che con
dannar l'errore de'protestanti, e conservar tutta
la dignità a questi segni pratici della nostra san
tificazione. I Novatori insegnavano che non già i
sacramenti, ma bensì la sola fede tuttochè morta,
cioè scompagnata dalle altre virtù e disposizioni,
era quella che produceva nei cristiani la giustifica
zione e la santità; insegnavano per conseguente
che non già i sacramenti, ma l'uomo che li riceve
è quegli che conferisce loro la virtù; l'uomo eoa
quella sua fede è quegli che dà la virtù al battesimo
di rigenerare, che dà alla cena ossia alla Eucari
stia la virtù di rimettere i peccati, la forza di san
tificare, e cosi del resto. ll Concilio per l'opposto
insegna che sono i sacramenti quei che rigenerano,
che rimettono i peccati, che comunicano la giu
stizia e la santità in chi degnamente li riceve, per
chè G. C. gli ha istituiti quai canali che dalle sue
ferite aperte per noi sul Calvario recassero come
da tante ricche fontane quel suo divin sangue, o
meglio, la virtù di esso nell'anime nostre e così le
purificassero, le vivificassero, le fecondassero di
frutti di vita eterna.
Ma che? l'uomo sarà solo passivo in ricevere
quest'acqua salutare dalle fonti del Salvatore? Non

— Virtus dicitur esse in aqua per verbum, quia vere ere-


dimus quod virtus .Patris, Filii et Spiritus S. invocata per
verbum, sanctificat baplizatum in aqua, nec oportet ibi po-
nere aliquam virtutem inhaerentem (aquae). — Comp. q, &-
— Dalur gratia non quidem per virtutem aliquam txistea-
tem in ipsis, sed a Deo immediate per ordinationem et pac-
tionem divinami. — Ecco la dottrina degli Scolastici. ;
AVVERATA NEL CATTOLICISMO.
avrà esso pure la sua attività? senza dubbio, egli
deve accostarsi alle medesime, deve preparare il
suo cuore, dilatarlo con le virtù cristiane non solo
di viva fede, ma di speranza ferma, ma di ardente
carità ed amore, coi sentimenti della più profonda
umiltà, di santi desiderii, con fermi e saldi pro
positi di mutar vita , di avanzarsi nella pratica
delle opere sante e virtuose, e cosi attingere a
larghi sorsi a quelle sorgenti, dissetarsi e mettersi
in iscambievole comunicazione con Dio. Ecco ciò
che la Chiesa ha sempre insegnato intorno alla
virtù e all'efficacia dei sacramenti, e intorno alle
necessarie disposizioni per parte di chi li voglia
con frutto ricevere, tanto prima quanto dopo il
Concilio di Trento. Basta il percorrere le opere
de'Padri, e le opere di quegli Scolastici che lo pre
cedettero, cotanto calunniati dai protestanti senza
conoscerle, per convincerci della perpetuità dello
stesso insegnamento.
No, non mai hanno insegnato gli Scolastici, il
Concilio tridentino e i teologi posteriori ciò che
loro appongono con una sicurezza e imperturbabi
lità che mai l'eguale i professori di Tubinga anche
di questi giorni: cioè che — l'uomo può restare
immobile, privato di ogni azione, senz'alcun sen
timento pio, attesochè la ceremonia santa opera
sola l'opera della giustificazione.... E i teologi po
steriori al Concilio di Trento, i cattolici odierni
non insegnano un'altra dottrina; essi credono il
sacramento efficace per la sua unica virtù, e le di
sposizioni del fedele compiutamente inutili (i) —

(1) Abbiam poc' anzi riferite le parole stesse del Baver


in nota.
284 l'idea cristiana della chiesa
E pur questo non è che un saggio della buona fede
con la quale i protestanti travisano l'insegnamento
cattolico. E questi si diranno errare per ignoranza
invincibile e però trovarsi sulla via della salute?
Ma quello che più sorprenderà, sarà l'osservare
da chi si apponga cotale insegnamento alla Chiesa
cattolica. Si appone da quelli stessi che nella loro
dommatica tengono che l'uomo è una macchina,
che è privo d'intelligenza e di libertà, che più
l'uomo si agita per innalzarsi verso il cielo, più
si sprofonda nell'abisso ; che la contrizione rende
l'uomo ipocrita, la soddisfazione prevaricatore, e
le buone opere più colpevole; che tutti i suoi
moti collo smuovere, per così dire, il fango di cui
è impastato, costituiscono altrettanti peccati; che
la sua divozione dispiace al supremo giudice, e la
sua pietà eccita, anzi provoca lo sdegno del cielo.
Che sola la fede rende l'uomo accetto a Dio e cosi
atto lo rende senz'altra disposizione a trar tutto il
frutto desiderabile dai sacramenti; tanto che po
trebbe senza danno alcuno aggiungere peccati a
peccati, delitti a delitti fino a bestemmiar Dio
quando verrà a pigliar possesso del suo cuore (1).

(t) Tutta quest' abbominevole dottrina viene a lungo espo


sta coi testi verbalmente estratti dalle opere di Lutero dal
Doellinger nell'óp. La riforme, tom III, pag. 9, 134.
Or sebbene noi ne abbiamo già in diverse opere recate
parecchie testimonianze in pruova di qutsta dottrina del
Novatore, come trattasi di un argomento per esso inesauri
bile, ne aggiungiamo qui alcuni a maggior conferma di
quanto abbiamo affermalo.
Lutero adunque Comment. in Galat. Fràncof. 1343, fol. 1l8,
AVVERATA NIL CATTOLICI9M0. 186
Nè ancora paghi dell'avere il protestantesimo
ridotta al nulla la efficacia e virtù de'sacramenji
da Cristo lasciati alla sua Chiesa ne ha fatto scem
pio rispetto al loro numero. Si sa, che nella dot-

scrive : — Habemus semper regressioni ad istum articulum,


quod peccata nostra técta sint, quodque Deus ea non velit
nobis imputare, non quod peccatum non adsit, imo pecca
mo) adest vere, et pii illud sentiunt , sed absconditum est
et non imputatur nobis a Deo propter Christum, quem quia
fide apprehendimus oportet omnia peccata non esse pec
cata. —
Nel 1538 predicava : — Il pentimento non è un merito ,
ma è il peccato stesso, e il governo del peccato. — Allor
ché il peccato prende vita, invece di rimanere un peccato
che dorme, allorché si fa sentire coll'assalire il cuore e col
far fremere la coscienza, ciò non deve esser chiamato un'o
pera meritoria; ma è, come dice s. Paolo , il vero peccato
vivente, nella sua vera funzione facendo palpitare il cuore.
Or chi vorrà dire che il peccato meriti la grazia? — Presso
Doellinger a p. 74, 75.
E altrove : — Qui anxie laborant operibus faciunt sibi
negotium, segre enim revocari ad gratiam possunt. Animus
autem et conscientia, dum parat opera , nihil aliud facit,
quam ut se ad diffìdenliam Dei exerceat , et quo magis la-
borat, eo urmiorem habitum gignit ad diffidendum Deo, et
fldendum propriis operibus. Hoc numquam facit scortum ali-
quod. Quia enim in aperlis flagitiis vivit , habet animum
semper de peccatis saucium. Neque ulla merita aut bona,
opera habet, quibus niti possit. Facilius autem servaturquum
sanctus aliquis, sicut Christus quoque dicit, quia ille operi
bus suis impeditur ut ad gratiam adspiret. — Op. Lat. Je
na IH, f. 353, b.
E questo basti a saggio ; chi più ne vuole, non ha che a
percorrere l'op. cil. del Doellinger nel luogo indicato.
286 l' idea cristiana della chiesa
trina cattolica questi visibili simboli instrumenti di
grazia accompagnano l'uomo dalla nascita fino alla
morte, che quei che non sono iterabili, come il
battesimo, la confermazione e l'ordine, i quali co
stituiscono l'uomo in uno stato fisso, non solo
santificano un tale stato, ma di più danno un di
ritto a chi gli ha ricevuti, agli aiuti attuali per
compiere i doveri del medesimo, quando l'oppor
tunità il richieda, e però dicesi grazia sacramen
tale; ciò che pure in qualche senso opera ne'coniu-
gati il sacramento del matrimonio. Che inoltre ser
vono di farmaco alle nostre mortali fèrite allorchè
si ebbe la rea sventura di cadere in qualche grave
colpa, com'è del sacramento di penitenza che ci
rialza dallo stato di morte e ci ridona la vita ; o
servono di alimento all'anima, la sostentano, e la
rendono forte nei. combattimenti che tutto giorno
deve sostenere, com'è la divinissima Eucaristia. Che
infine nell'ultimo contrasto o estrema lotta coll'in-
ferno portano la calma nell'anima in quel terribile
passaggio che deve fare dal tempo alla eternità,
coll'astergere le ultime reliquie o male disposizioni
in lei lasciate dalle colpe passate, coli' infondere
vigore sovrumano, e rassegnazione nelle pene del
l'agonia, com'è il sacramento dell'estrema unzione.
Or bene, qualor se ne tolgano due soli, cioè il bat
tesimo e la cena gli altri tutti vennero da questi
Novatori rigettati, e così, quanto fu in loro, man
darono a vuoto i disegni della misericordia di Dio
verso i fedeli suoi.
Ho detto: toltine due, ma ho detto troppo;
dappoichè questi stessi vennero o tolti o mutilati
per forma, che non conservano al più che il solo
nome nella moderna riforma. Chi non sa, che
AVVERATA NEL CATOLICISMO. 287
presso i Quacqueri, gli Swe'ndemborgiani ed altre
sette protestanti è stato al tutto sbandito il batte
simo? Chi non sa che nella cosi detta Chiesa an
glicana per decreto supremo è stato dichiarato
esser libero il tenere che si 1 operi o non s'operi
pel battesimo la rigenerazione dell'uomo? Chi non
sa, come altrove già dissi, che in seguito di tal
sistema vi ha una si gran non curanza del santo
lavacro che o si omette appieno, qual cosa indiffe
rente o rito di niun valore, o si amministra per
modo che non vi si compie il sacramento (1). Che
dirò della cena, ossia della Eucaristia? Fin dai
primi capi riformatoci venne questo augustissimo
sacramento talmente guasto da più non ricono
scersi qual fu da Cristo istituito. Lutero lo ridusse
ad una impanazione, Calvino e Zwinglio ad una
mera figura, ad un ombra della real presenza, fin
chè dalle sette posteriori fu, proclamato qual rito
soltanto mnemonico, ossia rammemorativo di quanto
Cristo tollerò per gli uomini (2).

(1) Nel concilio provinciale di Colonia celebrato nell'aprile


e maggio del 1860, a cagione del modo con cui o si trascura
o si amministra il battesimo dai protestanti, si è stabilito ,
che si dovesse sotto condizione dare il battesimo a quegli
adulti, i quali rientrano nella Chiesa cattolica. Ella è que
sta una pruova non equivoca di quanto affermammo, poiché
ai padri di quel concilio è ben noto ciò che si pratica dai
protestanti di que' paesi.
(2) Gli Anabattisti e i Mennoniti, come riferisce il Gbe-
rardi, Loca Theologic:, colle note del Cotta, tom.X, loc. XXII,
pag. 164, vogliono che l'Eucaristia sia stata unicamente
istituita per rammentare la morte di G. C. I Sociniani e gli
Arminiani pretendono non altro essere l'Eucaristia che un
288 L' (DIA CRISTIANA DELLA CH'ISSA
Tale è l'esito de' sacramenti nella gloriosa ri
forma, la quale si privò di que'fiumi di grazia, che
dai medesimi ne scaturiscono. Ne è maraviglia, che
i protestanti abbiano defraudati i fedeli di queste
fonti di vita e gli abbiano spogliati del ricco patri
monio lor lasciato in retaggio dalla divina bontà,
quando gli stessi capi riputaronsi indegni del ca
rattere augusto dell'ordine sacro, dello stato sacer
dotale, riducendo tutta l'autorità loro a quella che
piaccia al popolo loro conferire o delegare mediante
la elezione medesima colla quale si scelgono nel
l'ordine politico i magistrati, e che dura soltanto
finchè piaccia al popolo medesimo di loro conser
varla (1). Quindi quel perpetuo ondeggiare di

rito mnemonico comandato da Cristo, aderiscono al placito


di Zuinglio con questa sola differenza, che essi riferiscono il
prenome touto hoc adoperato nella formula della istituzione
alla frazione del pane ed alla effusione del vino. Così nel
Catech. Rac, c. 3, Confess. Remonstr., cap. 23. I Quacqueri
rigettano affatto ogni uso della cena. Imperocché, come scri
ve il Barclay neìì'Apolog. Teolog. vere Christiana, Thes. 13,
§ 6, seg.
— Figura aliquando in Ecclesia apostolica imbeciltium
causa celebrata, sed veluti umbra, ubi substantiam assecuti
sumus, cessans et hodie chrislianis minime incumbens. —
Tale altresì è la dottrina degli Swendenborgiani. Ed ecco
come anche questo sacramento presso i moderni eretici al
tutto svani.
(1), Tutte le sette convengono nel protestantesimo in ri
gettare il sacerdozio e l'ordine gerarchico, diverso però è
in ciascuna setta il modo della elezione de' ministri, e l'at
tribuzione ed autorità che loro si concede. Per lo più è de
voluto questo affare ai principi considerati quai vescovi o
AVVERATA NBL CATT0LICISMO. 289
grado in grado, quell'alternativa perpetua tra il
ministero sacro ed il laicale, tra Io stipendiato
mercenario e il destituito, come avviene ogni qual
volta che una comunità non trovasi contenta del
servizio del ministro loro; ovvero quando piaccia
al principe rappresentante del popolo, o pure al
consistono d'interdirlo dalle sue funzioni, come
non rare volte accade.
Che sè nell'anglicanismo si è conservata la ge
rarchia, oltrachè nella collazione degli ordini per
esso non si conferisce grazia alcuna, perchè espunta
è la ordinazione dal novero de'sacramenti, è in
certo, e più che incerto il valore di questi ordini
stessi. È antica la controversia agitata tra i cattolici
e gli anglicani circa la validità delle ordinazioni
anglicane. I cattolici le hanno gagliardamente im
pugnate tanto per la parte del fatto, quanto per la
parte del diritto. Per la parte del fatto, perchè fu
interrotta la successione de'vescovi legittimamente
ordinati sotto il regno della reina Elisabetta, ricu
sandosi i vescovi cattolici superstiti d'impor le mani

Pontefici supremi, i quali si prevalgono per la esecuzione


dei concistorii, e collegii «oclesiastici come ordini rappre
sentativi del popolo. A questi appartiene il deporre, mutare,
trasferire i ministri. Vedi Boehmeri, Principia juris canonici,
§ 41. Ben. Carpzovii, Jurisprudentia Ecclesiastica, lib. II,
tit. 15, definitio Ì47
Ultimamente, cioè nel 1859, venne interdetto in Ginevra
il ministro Bort perché volle ostinarsi in seguire la inspi
razione sopramatarale della tavola parlante contro il divieto
del consisterlo. Ved. Annales cathol. de Genève. Juin, 1859,
pag. 155, per tacer di altre deposizioni.
290 l'idea cristiana della chiesa
sui nuovi candidati, e Parker dal quale ebbe ori
gine la nuova gerarchia non era stato validamente
consecrato da Barlow. Per la parte del diritto, per
chè si è dagli Anglicani sostanzialmente viziata la
forma della consacrazione episcopale. Gli Anglicani
con non minor zelo ed impegno presero la difesa
delle ordinazioni loro; la contesa, non ostante
l'equivoca scoperta degli atti lambetani, si è pro
lungato fino a questi giorni per gli sfritti del
Kenrick, del Lingard, del Wiseman, ed altri. Per
me, la questione è finita per la pratica della Chiesa
romana la quale fin da principio ha mai sempre
tenute per invalide, e tiene tuttora di niun valore
le ordinazioni anglicane. E però allorchè un qual
che ministro di quella così detta Chiesa fa ritorno
alla Chiesa cattolica o li tiene nella comunione
laica allorché non vogliono abbracciare lo stato
ecclesiastico, ovvero conferisce loro gli ordini tutti
cominciando dalla prima tonsura, se per questa via
intendono di camminare (1). E ciò in qualunque
grado della lor gerarchia si trovino di diaconi, di
preti o di vescovi allorquando fan professione del

(1) Di questa pratica della Chiesa romana ne abbiamo


esempli mcentissimi del già vescovo della Carolina negli
Stati Uniti il quale dopo la sua conversione non volendo
rimanere nello stato ecclesiastico, forse a cagione della sua
moglie, che allor rimase nella setta anglicana o episco
paliana, e poscia diventò essa pure ferventissima cattolica,
fu ammesso alla comunione laica. All'opposto l'arcidiacono
Manning, il quale volle abbracciare lo stato ecclesiastico,
passò per tutti gli ordini fino al sacerdozio. E questi tra i
mille esempi che si potrebbero recare. .
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 291
cattolicismo. Nè già si danno loro gli ordini sotto
condizione, come si suol fare rispetto al battesimo
allorchè vi ha un qualche dubbio intorno al mede
simo, ma si conferiscono assolutamente, come se
niuno mai ne avessero ricevuti. Noi ne abbiamo
continui esempii in Roma.
Or tanto più è ad ammirarsi questa pratica della
Chiesa romana, in quanto ella senza eccezione
ammette per valide e vere le ordinazioni ricevute
in qualsivoglia altra Chiesa la quale abbia ritenuto
il sacramento dell' ordine (1). Cosi ha per validi
gli ordini delle Chiese orientali, nestoriane, euti-
chiane, iacolite, armene, e di quant'altre ve ne sono.
Come pure quelle de'Greci scismatici, de'Russi,
senza che non mai abbia mosso su queste dubbio
veruno, ma quando vengono alla unità tutti egual-.
mente li riconosce insigniti de' loro ordini ri
spettivi. Perchè adunque questa unica eccezione
per le ordinazioni anglicane? Perchè appunto o

(1) Essendosi da taluni zelanti voluto mettere in dubbio


il valore delle ordinazioni dei Nestoriani, anche per difetto
di successione, il rev. Giuseppe Guriel Perso-Caldeo pubblicò
in Roma nel 1860, un esatto catalogo de' patriarchi Caldei
da s. Tommaso apostolo e s. Addeo sino a Giuseppe VI,
denominato Audu creato patriarca e confermato da Pio IX,
gli 11 sett. 1848. Riferisce questo autore, che avendo questo
sommo Pontefice nell' udienza dei 18 agosto 1860, inteso,
come qualcuno, metteva sospetti intorno alla validità delle
ordinazioni orientali. — Cumsanctissimus hanc audivissetrela-
tionem, perterruit de hujus loquacitatis novitate. — Vedi
Chronotaxis patriarcharum Chaldteorum, Roma, 1860. Typis
S. Congregationis de propaganda Ode.
292 L'IDEA CRISTINA DELLA CHIESA
per l'uno o per l'altro de'summentovati capi, od
eziandio per amendue assieme le ha per nulle.
Dal che ne conseguita che tranne il battesimo
indipendente dal ministero sacerdotale in quanto si
attiene al valore, ed il matrimonio del quale i mi- -
nistri sono gli stessi contraenti, tutti gli altri sa
cramenti amministrati nella Chiesa anglicana sono
parimenti nulli. E però non ponno essere sacra
mentali le assoluzioni compartite dagli anglicani
anche in articolo di morte ; invano i puseisti fanno
tanto scalpore per udire le confessioni de'fedeli,
poichè le loro assoluzioni sono al tutto vuote di ef
fetto, non che la loro consecrazione della Eucari
stia, come la cosa parla da sè.
Resta pertanto che la sola Chiesa cattolica in
mezzo alle pressochè innumerevoli sette pullulate
dal decimosesto secolo in poi, abbia conservato in
tatto e custodito con ogni diligenza il prezioso
deposito a lei affidato de'sacramenti dal suo celeste
sposo. È ciò un tratto di misericordia dell'uomo-
Dio, il quale nella sua Chiesa continuar volle l'uffi
zio di Redentore. Svolgiamo questo pensiero per
noi di non lieve conforto, e che non poco influisce
a darci una giusta idea di questa Chiesa.
Sebbene l'Unigenito del Padre ci abbia data una
pruova d'infinita carità nel soggettarsi alla morte,
e dell'immolarsi per noi sulla croce, pure saria
stato per noi di poco profitto qualora il tutto fosse
terminato con quell'atto sublime di sua immolazione.
Perchè perenne fosse il frutto di esso a pro delle
anime nostre, conveniva che dalle vette del Calva
rio, da quell'albero di vita su d'esso locato dima-
nassero e sgorgassero in larga piena le acque di
salute ad innondare la terra, e di guisa che non
AVYKBATA MCL CATT0LICISMO. J95
mai si arrestassero, venissero meno o s'inaridissero
a traverso di tutte le generazioni. E questo appunto
è quel che fece l'amante degli uomini per eccel
lenza in sua qualità di Redentore. Egli dispose che
il frutto del suo prezioso sangue venisse a span
dersi per tutto lo spazio e per tutto il tempo, e
perchè ognuno che il volesse ne potesse cogliere
a dovizia; volle che i sacramenti da sè istituiti ser
vissero come di canali, di fistole, di conduttori i
quali apportassero e distribuissero in abbondanza
a ciascuno quanto si addice a lor salute e santifi
cazione. Ha voluto che pei suoi sacramenti si ap
plicasse a ciascuno in particolare il frutto de'suoi
meriti e della sua passione secondo la maggiore
o minore disposizione di fede, di pietà, di divo
zione, di fervore, di contrizione e di amore di cia
scuno. Tal è il motivo per cui i sacramenti diconsi
di lor natura efficaci, perchè contengono in sè la
virtù di comunicare in chi degnamente li riceve i
meriti da Cristo colla morte sua per gli uomini
acquistati.
Poteva però avvenire che questi stromenti col
tempo o per la non curanza degli uomini, o per la
loro malizia soffrissero detrimento per modo che
non fossero più atti a produrre l'effetto, perchè
alterati e guasti , ed ancora per essere stati messi
a parte quali invenzioni degli uomini ; ciò che real
mente avvenne nelle sette eretiche e scismatiche;
G. C. sarebbe stato frustrato nei disegni di sua mi
sericordia, qualor provveduto non avesse alla loro
interezza e sicurtà col consegnarli alla Chiesa sua.
Fedele infatti questa, quali rieevetteli da principio
dalle mani sue tali mantenneli e conservoili pel
corso di tutti i secoli. Non permise giammai che
Pbrronk, Vid. Cristiana, ecc. Voi. III. 13
294 l'idea cristiana della chiesa
mano profana sui medesimi si stendesse sicchè
avessero o a scemare di forza o a perire (1).
In tal guisa il frutto della divina redenzione non
venne meno giammai. La Chiesa con questi pode
rosi strumenti rigenerò a Cristo innumerevoli po
poli ; con questi ravvivò innumerevoli peccatori ;
con questi rassodò innumerevoli vacillanti ; nutrì
innumerevoli anime del pane de' forti; conservò la
sua gerarchia, e trasmise alla patria del cielo in
numerevoli de' suoi fedeli. Come pel passato, cosi
per tutto il tempo avvenire proseguirà a dispetto
delle porte d' inferno, e di tutti gli avversari suoi
ad operare, e cosi a render copiosa e perenne l'o
pera della redenzione.
Nè questo solo, ma con questi segni simbolici e
visibili la Chiesa unisce e congiunge fra sè le sue
membra per formare un sol corpo ben compatto.
Imperocchè, come già avverti il santo d'Ippona,

(1) Di ciò fanno ampia fede i libri liturgici tutti , tanto


della Chiesa orientale, quanto della Chiesa occidentale, nei
quali scorgesi una piena conformità quanto alla sostanza dei
sacramenti, che eccita ammirazione. E questo pel corso di
tutti i secoli. Alcuni di questi spettano al secolo quarto e
quinto in amendue le Chiese, posciachè essi furono compilati
sulla tradizione e pratica delia primitiva Chiesa, si ha il
fondamento ilei motivo per cui furono ascritti agli apostoli
stessi. Quindi son celebri le liturgie di s Pietro, di s. Gia
como, di s. Marco, ecc. Lo stesso è a dire degli Euchológi,
dei Rituali e simili documenti della più alta antichità ora
raccolti ed illustrati dall'Assemani, dal Renaudozio, dal Ma-
billon, dal Muratori e da altri dotti, e specialmente dal card,
beato Tomatasi.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 595
in ogni religione è necessario che vi sieno de' riti
comuni per mezzo de' quali gli uomini si colleghino
strettamente fra sè assieme in professarla (i). Or
poichè la Chiesa è cattolica ossia universale, quindi
è che ella co' suoi sacramenti identici in tutto il
mondo, stringe e racchiude fra di sè i fedeli suoi
dell'uno e dell'altro emisfero come un sol uomo.
Nè già ella cosi gli unisce coi soli legami esterni,
ma sopratutto anzi gli unisce coi vincoli interni
della grazia e dello spirito, coi vincoli della carità
e dell' amore; coi sentimenti della pietà e della di
vozione quali per loro intrinseca virtù sogliono in
fallibilmente inspirare e produrre nei cuori di chi
degnamente li riceve questi segni di salute.
Ma quel che più rilieva è il render presente
senza interrompimento agli occhi della fede il di-
vin Verbo incarnato, il quale nella persona de' suoi
ministri è sempre in atto del dispensare i tesori
di sua bontà a tutti i cristiani che il vogliono. E
in vero il fedele vede nel sacerdote G. C. che rige
nera per mezzo del Battesimo, che proscioglie dalla
colpa e concede il perdono al pentito delinquente,
che pasce colle sue carni, e abbevera col suo san
gue il famelico e l' assetato amante, che lo consola
e conforta nelle terribili lotte dell' agonia, ed in-

(1) la nullum nomea religionis, seti verum, seu falsum,


coagulari homioes possunt, nisi aliquo signaculorum vel
sacramentorum visibilium consortio colligentur: quorum sa-
cramentorura vis iaenarrabiliter valet plurimum, et ideo
contempta sacrilegos facit. Inopie quippe contemnitur , sine
qua non potest perflci piectus. — Cont. Faustum, lib. XIX ,
cap. XI.
296 l'idea cristiana della chiesa
fonde nel cuor del trepido moribondo una santa
giocondità, un pegno sicuro della immortalità beata
nell' uscire che fa da quella valle di pianto e di
miserie (4).
Tali sono le maraviglie che ogni giorno si ope
rano nella Chiesa cattolica per mezzo de' sacra
menti; maraviglie che nel loro ideale rapiscono
la mente di chi ben le consideri , e nella loro
realtà servono di un conforto indicibile in chi come
si deve ne partecipa. Maraviglie sconosciute all'oc
chio carnale del mondo, e affatto dissipate e di
strutte nel seno dell' eresia e del protestantesimo-
in esso tutto è confusione e dissipamento a tal
segno, che se n' è smarrita perfino V idea. I sa
cramenti nel sistema protestantico han perduto
ogni valore in sè di santificazione, nè servon tam
poco a collegare i suoi addetti fra di sè , perchè
disconosciuti nella massima lor parte ; e in quei
due che se ne ritennero, tale si ingenerò uno
scetticismo intorno alla loro efficacia che son ri
dotti presso che alla nullità. E ciò anche nella parte
principale che costituisce il corpo del cosi detto
protestantesimo ortodosso; che per rispetto alla
maggior parte delle piccole sette ben più oltre la

(1) Cosi tra gli altri scrive s. Gio. Crisostomo trattando


della Eucaristia, Hom. 4 in Matth. n. 3. — Quando igitur
sacerdote») tibi praebenlem (sacrameli tum) vides , ne putes
Saoerdotem hoc facere ; sed Christi manum esse quae exten-
ditur. Sicut enim cum sacerdos baptizat, non ipse baptizat,
sed Deus, qui caput tuum invisibili virtute tenet. — E
quanto si dice di questi , deve dirsi di tutti gli altri sacra
menti.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 197
cosa progredì. Presso queste andò in disuso la
stessa amministrazione .de'sacramenti del battesimo
e della cena, e sotto il pretesto dello spiritualiz
zare T uomo lo si staccò da Dio, ed allo spirito vi
sottentrò la carne. Cosa inevitabile ad avvenire.
Cosi Dio punì l' orgoglio di chi volle rendersi in
dipendente.
CAPO XIII.

Volle G. C. che la sua Chiesa fosse ministra del per


dono come Riparatore.

Sebbene qua e colà abbiam già toccato alcun


che intorno al potere conferito dal Salvatore alla
Chiesa di rimettere i peccati, per l' importanza però
della cosa convien trattarne a parte. Servirà que
sto stesso a vieppiù raffermare il nostro disegno,
che è di provare, come G. C. sempre viva nella
Chiesa sua, e vi faccia continua manifestazione di
sè. Or se vi ha cosa, che sopra ogni altro confe
risca a questo scopo certamente è quello della re
missione de' peccati. Tranne la promessa di Dio
del perdono, l' uomo sarebbe stato mai sempre
incerto se il pentimento e qualsivoglia opera espia
toria fosse stata capace di placare la divina mae
stà offesa (1). Dio non è tenuto a rimettere le of
fese a sè fatte, poichè niuna legge a ciò il co

ti) Ed ecco in tal guisa stabilita la necessità della divina


soprannaturale rivelazione peli' uomo colpevole. Poichè Dio
SOO l'idra cristiana della chiesa
stringe, e poichè la pena è in istretto nesso cau
sale colla colpa, Dio può punirla inesorabilmente
in chiunque si è reso colpevole e reo di un qual
che misfatto. Nè tampoco l' uomo può costringere
Dio col suo pentimento ad accordargliene il per
dono. Imperocchè per intenso, per veemente possa
essere un così fatto pentimento, non mai può giun
gere a ragguagliare la gravità della colpa che pro
vocò lo sdegno di Dio, cioè di una lesa infinita
maestà. Non vi ha proporzione alcuna tra l' uomo
e Dio. Laonde, considerata la cosa in sè stessa,
sarebbe stato impossibile il ritorno dell' uomo in
grazia di Dio. Dio solo poteva e può per un atto
spontaneo di sua bontà promettere e concedere
sotto le condizioni che a lui fosse piaciuto d' im
porre una tal venia.
Cosi avvenne di fatto. Dio nella immensa sua
bontà e misericordia promise di perdonare all'uom
ravveduto e pentito i peccati commessi. Ma ciò

non è tenuto ad accordare il perdono dopo la caduta , ne


conseguita che per quanto l'uomo si agitasse, non mai avreb
be potuto avere sicurezza che Dio pel suo pentimento si
sarebbe placato con lui. La speranza era come sbandita dalla
terra, le umane conghietture non bastavano a torlo da que
sto stato crudele d'incertezza. Vi volle nientemeno che una
formale promessa di Dio stesso perchè fosse liberato da tale
perplessità, e si riavvivasse la speranza del conseguire il per
dono pei meriti del promesso mediatore e liberatore. Questa
sola osservazione basta per farci conoscere l'immenso bene
" Azio che Dio ci ha fatto coll'assicurarci che accetta le nostre
lagrime e i gemiti sinceri di un cuor contrito ed umiliato.
Vedi Nicolas, Études sur le christianUme, Bruxelles, 1846,
seconde partie, eh. Vili,
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 501
egli volle non in qualsivoglia modo, non come
fosse piaciuto all'uomo colpevole. Egli da prima
statuì che non ogni pentimento fosse a ciò vale
vole, e non ammise che il pentimento che fosse •
proveniente da fede, ossia volle che questo penti
mento soprannaturale fosse eccitato da motivi per
fede conosciuti; volle concederlo solo in vista. dei
meriti del divin Redentore G. C. perchè lui costituì
sola vittima di propiziazione, mediante il sacrifizio,
che di sè offerì per la espiazione dei peccati di
tutto il mondo, e col quale soddisfece alla offesa
divina giustizia; e ciò in ogni tempo; ossia in qua
lunque stato si fosse trovato I' uomo.
Infatti non d' altra guisa ottennero questo per
dono i nostri primi progenitori e loro discendenti
che vissero nello stato della legge di natura, cosi
chiamato per opposizione allo stato di coloro ai
quali fu data solennemente la legge scritta per
Mosè.
Non appena trasgredirono que' primi Padri il
comando loro dato da Dio, e decaddero dallo stato
d' innocenza e di originale giustizia, e con esso
loro ne decadde l' intiera nostra natura, che Dio
promise loro un Salvatore, e nel chiuder loro l'en
trata del terrestre paradiso schiuse le porte del pa
radiso celeste. Per questa fede e speranza animati
tanto essi, che i loro posteri pentitisi delle proprie
trasgressioni ne ottennero da Dio la condonazione.
E affinchè questa fede si mantenesse e alimentasse
si offrirono sacrifizii espiatorii i quali adombras
sero il gran sacrifizio di universale espiazione dal
promesso Liberatore. Di quest' uso e di questo
fine se ne vedono le traccie presso tutte le antiche
nazioni non solo per gli adulti, ma eziandio per
i5*
302 l' idea cristiana della chiesa
i neonati (1). Pruova non equivoca della memo
ria conservatasi della trasmigrazione della colpa ori
ginale in tutti i discendenti di Adamo.
Come poi questa memoria tradizionale veniva
collo scorrere de' secoli e colla dispersione de' po
poli sulla superficie della terra affievolendosi ed
alterandosi, per divina disposizione si raffermò e
rinfrancò sotto la legge mosaica. Questa nella sua
parte cerimoniale comprendeva gran numero di

(i) Vedi De Maistre, Éclaireissement sur les sacrifices, dove


l'illustre autore con grande erudizione dimostra essere stata
ricevuta presso tutte le nazioni, come per tradizione univer
sale la sentenza dei sacrifizii espiatori!, che presagivano il
gran sacrifizio da offerirsi per la espiazione dei peccati di
tutto il mondo dalla Vittima divina sul Calvario. Dal che
conchiude: — Il n'y a rien, qui demeure d'une manière
plus digne de Dieu ce que le genro humain a toujours con
fesse, mème avant qu'on le lui eùt appris , sa dègradation
radicale, la reversibilitè des mèrites de l'innocence payant
pour le coupable et le salut par le sang. —
Anche il can. Lupus nella nota 48 della pag. 265 del
primo voi. Le Traditionalisme et le Rationalisme, Liège,
1858, recò su quest'argomento documenti preziosi.
Sono celebri presso gli antichi i sacrifizii detti Taurobolii,
Criobolii ed Egebolii , non che i Sacrifizii umani dei quali
scrisse a lungo il Mosemio nelle Dissert. ad Hist. Ecclesia-
sticam pertinentium, voi. I, pag. 379, Altonae, 1767. E più
altri presso il Fabrinio nella Bibliographia antiquaria,^. U,
i 3, segg.
Quest'uso fu trovato eziandio nel Messico e in altre re
gioni dell' America Meridionale. Vedi il Clavigero, Sftria
antica del Messico, Cesena, 1780, tom. II, lib. VI, pag. 45,
segg.
AVVBRATA NEL CATTOLICJSMO. 30$
sacrifizi! pei peccati tanto pel generale rispetto a
tutta la moltitudine, quanto pei particolari per le
diverse specie di peccati che si commettessero.
Questi sacrifizi! espiatorii erano da Dio diretti ad
eccitare la fede in chi li offeriva, onde per mezzo
di essa venissero ad ottenerne la remissione. Tutti
ad un modo rappresentavano il sacrifizio cruento
che per la espiazione de' peccati dovea un di offe
rirsi dall' aspettato Salvatore. Cosi si continuò fino
alla pienezza de' tempi , cioè fino all' apparita, di
questo grande Inviato, che dovea riconciliare il
cielo colla terra. Ed ecco come non mai si rimise
al pentito verun peccato se non in virtù della fede,
ossia di un pentimento sovrannaturale per motivi
per fede conosciuti.
Che poi a questo fine di espiare i peccati de
gli uomini sia disceso fra noi, il Figlio di Dio tutto
ce lo manifesta. Cel manifesta il nome stesso di
Gesù, che altro non significa se non Salvatore dal
Padre stesso a lui imposto (1). Cel manifesta la
spiegazione, che di tal nome diede l' Angelo an
nunziato™ (2). Cel manifesta il santo Precursore
che indicando a' suoi discepoli il nato Messia, Ecco,
diceva, l'Agnello che toglie il peccalo del mondo, cioè
la vittima per eccellenza raffigurata negli agnelli
che s'immolavano per la espiazion de' peccati (3).

(1) Lue. I, 31.


(2) Mattò. I, 21.
(5) Jo. 1, 20. Tutti gli interpreti non meno cattolici che
protestanti, compresivi gli stessi razionalisti, come Rosen-
muller e Kuinòel, si accordano nel riconoscere in queste
parole del santo precursore, che 6. G. venne chiamato l'a
304 l'idka cristiana dilla CHIESA
Ma sopratutto ce lo manifestò egli medesimo in più
riprese, ma specialmente nella istituzione del sa
cramento augusto della Eucaristia neh" ultima cena
che egli fece co' suoi discepoli. Poichè preso colle
sue santissime mani il pane per convertirlo-e tras
mutarlo nel suo medesimo corpo, disse a' suoi di
scepoli : Prendete e mangiate, imperocché questo è il
mio corpo che è dato per voi (4), ossia che è desti
nato alla immolazione per voi, come non solo si ri
cava dalla voce greca dell' originale, ma molto più
da quanto egli stesso disse parlando di questo me
desimo sacramento in s. Giovanni : II pane che io
darò, ella è la mia carne per la salute del mondo (2).
Come pure ciò stesso apparisce dalla parole da lui
pronunziate nella consecrazione del calice : Bevete di
questo tutti. Imperocchè questo è il sangue mio del
nuovo Testamento, il quale sarà sparso per molli per
la remissione de' peccali (3). Confermando con ciò
quanto era stato di sè predetto in Isaia: Tutti noi
siamo stati come pecore erranti, ciascheduno per la

gnello di Dio per eccellenza, come quegli che era stato pre
figuralo riell' agnello pasquale, e nelle altre vittime a Dio
offerte per la espiazione de' peccati , con questa differenza
però che quelle immolazioni non avean per sè veruna forza
da tanto, mentre il divin Salvatore è stata la sola e vera
vittima che portò sopra di sè ed espiò col suo sacrifizio i
peccati di tutto l'uman genere. Ed a questo , cioè come a
vittima destinata a questo gran fine, alluse s. Giovanni Bat
tista.
(1) Lue. XXII, 19.
(2) Jo. VI, 52.
(3) Matth. XXVI, 27, 28.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 505
strada sua deviò ; e il Signore pose addosso a lui le
iniquità di tutti noi. E stato offerto, perchè egli ha vo
luto, e non ha aperta la sua bocca : come pecorella
sarà condotto ad essere ucciso, e come un agnello mulo
si sia dinanzi a colui che lo tosa, così egli non aprirà
la sua bocca. Dopo la oppressione della condanna egli
fu innalzato.... Or egli dalla terra de' viventi è slato
reciso: per la scelleraggine del popolo mio V ho per
cosso.... E il Signore volle consumarlo ne' patimenti :
se egli darà l' anima sua ostia per lo peccato, vedrà
una discendenza di lunga durata, e la volontà del Si
gnore per mezzo di lui sarà adempiuta (1).
Ed ecco come Cristo qual causa meritoria del
perdono de' peccati di tutti gli uomini è stato mai
sempre il centro al quale tutti dovettero far capo
che vollero ottenerla ; senza la fede e la speranza
in lui niuno giammai pervenne a conseguirlo. E
questo è quanto espresse Y apostolo s. Pietro ne!
discorso che tenne a Cornelio centurione ed alla
sua famiglia radunatasi ad udirlo, dicendo: — Di
lui, cioè di G. C, testificano tutti i profeti che la
remissione de' peccati riceve pel nome di lui chiun
que in lui crede (2). — Ciò ha a intendersi di
fede più o meno esplicita secondo la diversità dei
tempi. Frattanto si verifica che per essere giustifi
cato davanti a Dio non basta un pentimento natu
rale, ma è stato sempre, com' è , necessario un
pentimento soprannaturale cioè concepito per mo
tivo di fede, ed eccitato dalla grazia.
Che se questa, è stata in ogni tempo una con

ti) Is. LUI, 6, io.


(S) Act. X, 45.
306 l'idea cristiana della chiesa
dizione al tutto necessaria ad ottener perdono da
Dio dei propri falli , piacque ora al Mediator di
questo perdono, al Pontefice sommo della nuova
Alleanza, il Signor nostro G. G. che s' immolò
sulla croce per ottenercelo, di assoggettarlo ad un'
altra condizione e cosi rendercelo più utile , .più
facile, più sicuro e più universale. Questa condi
zione, è la sincera e piena manifestazione delle
proprie colpe al sacerdote di Dio posto dallo stesso
divin Redentore in sua vece per ministro del per
dono.
La istituzione di questo sacramento di penitenza
coll'obbligo di confessare al sacerdote i peccati
commessi dopo il battesimo è in più luoghi delle
sacre Scritture riferita. In s. Matteo il Salvatore
dà a s. Pietro la pienezza di questo potere con
quelle parole: — Qualunque cosa tu legherai so
pra la terra, sarà legato parimenti in cielo, e qua
lunque cosa tu scioglierai sopra la terra sarà ugual
mente sciolto in cielo (1) — le quali parole ri
petè a tutti gli apostoli assieme dicendo loro : —
Tutte quelle cose che voi legherete sulla terra, sa
ranno altresì legate in cielo; e tutte quelle cose
che voi scioglierete sulla terra saranno pure sciolte
in cielo (2). — Ma più chiaramente ancora presso
s. Giovanni allorchè disse ai suoi discepoli già
risorto: — Ricevete lo Spirito Santo: Saran ri
messi i peccati a chi li rimetterete : e saran ri
tenuti a chi li riterrete (3). —

(1) MattU. XVI, 19.


(2) Ib. XVIII, 18.
(3) Jo. XX, 23.
AVVERATA NEL CATTOLlCISMO. 307
E così infatti semprs intese la Chiesa queste pa
role esercitando questo potere a lei conferito, e
allorchè taluni pretesero di limitarglielo come i
Montanisti e i Novaziani, la Chiesa stessa li con
dannò quali eretici e novatori che disturbar la
,volevano dal suo possesso (1).
Ho detto che coll'assoggettare che fece il divin
Salvatore il perdono de'peccati a questa condizione,
lo rese più utile, più facile, più sicuro e più univer
sale. Questo ha bisogno di svolgimento e di prova,
mentre a prima vista potrebbe sembrare il con
trario, essendochè l'obbligo del dover manifestare
ad un altr'uomo le proprie colpe anche le più se
grete e ignominiose aggrava di tanto il perdonò,
che prima si poteva ottenere mediante il solo pen
timento. Di fatto questo è quel che ritrae una così
gran parte di cristiani dall' accostarsi al tribunale di
penitenza (2). Questo è ciò che lo rende quasi

(1) Ved. PAlbaspineo, Observalionum Ecclesiaslicarum,


lib. II, observatio V, et segg. Tra le opere di s. Ottato, ed.
di EH. Dupin Antwers, 1707, tom. HI. — Crisi. Lupo, Dis-
sert. de peccati ac satisfact. indulgentia. Op., ed. Ven. 1725,
tom. VI, p. 262. — Morino, Commentar. Historic. de disciplina
et administrat. de sacr. Pcenitentice, lib. lii et IV. — Petavio, '
in Diatriba de Pcenitentia et reconciliatione veteris Ecclesia
maribus tecepta, nelle note all'op. di Sinesio. ed. Paris, 1633,
pag. 60, segg. — Nat. Alex., Hist. Eccl., dissert. XXII, in
sec. III et IV, adv. Novatianos.
(2) Cominciando da Lutero, Calvino e consorti fino ai
nostri tempi , cioè fino, all'apostata De Sanctis tutti gli
eretici si accordano su questo articolo. Agli eretici si uni
scono gl'increduli, e da questi esci quella piena di libelli
che c'innonda per attaccare la necessità della confessione.
Ma tutto indarno. .
308 l'idea cristiana della chiesa
insopportabile, per cui venne chiamato tormento
delle coscienze. Pur non di meno, se ben la si
consideri, la cosà non è così, conviene a ben in
tenderla, come già insinuai, svolgerla per cono
scerne lo spirito e gli effetti.
E prima a ben intendere questa dottrina con--
vien essere ben penetrato di fede e di contrizione,
altrimenti ella potrà sembrare enimmatica. Con-
vien essere bea penetrato di fede viva la quale
faccia veramente apprendere la gravezza del pec
cato quale offesa di una maestà infinita, la quale
potrebbe senza ledere verun attributo a lei essen
ziale di bontà, di clemenza e di misericordia negare
il perdono, e condannare senza remissione ai sup-
plizii eterni chi anche una sol volta se n'è reso
colpevole; che se o promette o concede un tal per
dono ciò ella fa per un atto al tutto spontaneo e
gratuito, e che per conseguenza potrebbe assog
gettare il reo a qualsivoglia più dura pena nella
presente vita affin di ottenerlo. Questa stessa
fede dovrebbe rammentare al peccatore a qual or
ribile supplizio dovesse assoggettarsi il Figlio di
Dio fatt'uomo affin di meritare il cancellamento
dei peccati, e che questa soddisfazione per le
umane colpe comprende una sostituzione del giu
sto per eccellenza al peccatore meritevole di ogni
pena temporale ed eterna, che venne dal divin
Padre accettata eziandio per un tratto d' ineffa
bile bontà la soddisfazione che pel peccatore offer-
sesi di dargli quest'unigenito divin figliuolo; e però
era in diritto di sottoporre il colpevole alle con
dizioni le più difficili (1). Dopo ciò chi troverà

(1) In falli è dottrina ricevuta da tutti i teologi colà ove


AVVERATA NKL (UTT0LICISM0. 30S
troppo dara la condiziooe di manifestare ad un
uomo che tien le veci di Dio i proprii misfatti,
perchè gli vengano perdonati ?
Convien di più essere penetrato da un sincero
pentimento, da una contrizione vera del mal fatto
per intendere il nulla, o poco men di nulla que-
st'obbligo al peccatore imposto di rivelare al sa
cerdote le proprie colpe. Perchè infine la confes
sione, propriamente parlando non è che il comple
mento, l'ultima forma, dirò così, della contrizione.
Chi detesta veramente le sue mancanze, le dichiara
alla gran luce del giorno; vi ha una relazione ne
cessaria tra l'odio, e la confession del peccato.
Infatti i sentimenti profondi, le intime affezioni,
tutto ciò che tócca l'uomo ben addentro nel suo
essere vuol prodursi, e manifestarsi al di fuori.
Quando il peccatore ha il cuore spezzato dal pen
timento, disvela come per uno spontaneo impulso
le iniquità di sua coscienza (1). Non mai un amico

parlano della soddisfazione, che il divin Padre poteva ricu


sare l'oblazione che di sè fece il divin Salvatore, eche.non
l'accettò per la espiazione deJ nostri peccati se non se sotto
le condizioni che a lui piacque apporvi, e che 6. C. nel
suo vangelo ci manifestò in più riprese, e ci esposero nelle
loro lettere gli Apostoli. Vedi Tonnely, De Incarnai., quaest.
IV, De satisfact. et merito Christi, art. II.
(1) Con gran ragione il conte De Maistre scrisse a que
sto proposito : — Il n'y a pas de dogme, qui n'ail ces racines
dans les dernières profondeurs de la nature humaine , qui
ne soit appuyé sur quelque sentiment inné comme notre
propre existence.... C'est ce qui se fait voir surtout dans le
dogme de la confession et de la pénitence. Sur ce point, comme
sur tous les autres, le christiamsme a róveló l'homme à l'hom
»

SiO l'idea CRISTIANA della CHIESA


che prova il rimorso atroce per aver fatto un torto
grave non meritato ad altro amico trova difficoltà
di confessare all'amico il suo torto ; anzi non prova
pace, nè crede sincera la sua riconciliazione coll'a-
mico finchè non abbia riconosciuto e palesato al
medesimo il fallo commesso in tradirlo. Così non
credesi un vero penitente soddisfatto finchè non
abbia, non dirò a Dio solo nell'interno dell'animo
confessato il suo peccato, ma di più esteriormente
con chi ne fa visibilmente le veci, e colle sue labbra
non abbia fatta l'accusa del suo reato. Egli è que
sto un sentimento naturale in chi è veramente pe
netrato da alto dolore (1).

me. Il s'est emparé de ses ioclination.... et sur ces bases


naturelles il a établi sa Ihéorie surnaturelle de la pénitence
et de la confession sacramentelle. — Soirées, tom. II, p. 257.
— Du Pape, tom. II, p. 439 et 44S.
(1) Secondo la felice espressione del Bossuet allorché parla
di un cuore qui se penche vers un autre cceur pour y verser
un secret. Vedi il Nicolas nell'op. cit., Etudes philosoph. sur
le christianisme, tom. II, eh. XVI. De la confess., ove al
§ 1, riferisce un grazioso aneddoto di una dama la quale
disse al card, de Cheverus che quello che più le ripugnava
dal farsi cattolica era il precetto della confessione : — Non,
madame, le rispose il pio cardinale, vous n'avez pas pour la
confession autant de répugnance que vous croyez; vous en
sentez au contraire le besoin et le prix ; car voilà longtemps
que vous-vous confessez à moi sans le savoir. La confession
n'est pas autre chose que la confldence des peines de con-
science, que vous voulez bien m'exposer pour recevoir mes
avis. — All'opposto un'altra dama protestante sospirava di
cendo: Oh quanto pagherei per potermi confessare! Tanto
son diverse le disposizioni del cuore umano I
AVVSRATA NEL CATTOLICISMO. 511
Ciò premesso or mi è agevole il provare i sin
goli punti qui sopra toccati per dimostrare come
questa condizione apposta dal divin Redentore del
confessarsi renda da prima il perdono più utile.
Una tale utilità rampolla per più capi, de'quali uno
è il maggior ritegno che prova il peccatore, sa
pendo di essere obbligato. a dover manifestare le
sue cadute, ciò che ha una forza ben grande per
impedire il ritorno ai medesimi falli, ed ognuno fa
cilmente lo sperimenta in sè stesso; egli è questo
un freno potentissimo, e maggiore di quello, che
ordinariamente si crede. Inoltre è l'opportunità dei
rimedii, che da un pio e dotto confessore come da
medico esperto vengono suggeriti per la guarigione
del male morale nel quale ritrovasi il colpevole.
Sono le esortazioni, che vengono adattate dal sa
cerdote allo stato attuale del penitente sia per ri-
trarlo dal vizio, sia per farlo avanzare nella
virtù (4). É il vantaggio che proviene dalla in
giunzione delle penitenze salutari per le quali chi
se n'andava lontano da Dio si assuefa di nuovo
alla preghiera, alla meditazione delle verità eterne,
all'usare alle chiese per ascoltarvi la parola di Dio,
alle elemosine, all'esercizio delle opere di miseri
cordia verso del prossimo, alla mortificazione della

(i) È incredibile quanto giovi ad un penitente l'imbat


tersi in un dotto e pio confessore per l' avanzamento nella
virtù e nella santità. Ben molti debbono riconoscere l'eroi
smo della santità dalla buona direzione di un confessore.
Gli esempii di s. Giovanni di Dio, di s. Francesca di Chan
tal, di s. Teresa e d'innumerevoli altri, ne sono una prova
luminosissima.
312 l'idra cristiana della chissa
sua carne, e specialmente de'proprii sensi (1). Nè
solo è piti utile al pentito, ma eziandio rispetto
al prossimo e a tutta la società col venire il pe
nitente astretto a riparare le ingiurie ch'egli ha fatto
coi suoi deviamenti a suoi simili o nella fama o
negli averi ; a rifare i danni recati alla società coi
suoi scandali e mali diportamenti (2). Cose tutte

(1) Ved. il Manzoni nella Morale cattolica , cap. VIIi.


Sulla dottrina della penitenza, § 3. Spirito ed effetti delle
forme imposte alla penitenza^ nel quale luogo l'egregio au
tore tratta maestrevolmente di questo argomento con rifles
sioni che nulla lasciano a desiderare.
(2) Tutto questo è stato ben molte volte da valenti au
tori cattolici esposto; ma io qui mi contenterò di riferire le
parole di un giovane protestante di Ginevra, J. E. Naville,
il quale nelle sue Tesi pubblicate pel suo dottorato nel 1839,
cosi si esprime: — Qui n'a tourné des regards d'envie sur
le tribunal de la pénitence? Qui n'a souhaité dans l'amer-
tume du remord, dans l'incerlitude du pardon divin, enten-
dre une bouche qui pùt lui dire avec la puissance de Christ :
Yas en paix, tes péchés te sont pardonnés.... Heureux qui
ne sentii jamais des impressions semblables.... Pour moi, si
je ne sais si je suis seul de mon avis , mais si je croyais
trouver cette puissance surnaturelle que l'Eglise s'attribue :
cette puissance, source précieux et intarissable de reconci-
liations, de restitutions, de repenlirs efficaces, de ce que Dieu
aime le plus après l'innocence, debout à coté du berceau de
l'homme qu'elle bénit, debout encore à cóli de son Ut de
mort, et lui disant au milieu des exhortations les plus pa-
thètiques et des plus tendres adieux : Partez. — Presso il
Baudry : La religion du coeur, Lyon, 1840, sec. partie, eh. 1,
art. II, § 2. Questo stesso Naville nel 1861 , è succeduto
nella cattedra della facoltà teologica in Ginevra a Diodati uno
dei discendenti del famoso Diodati traduttore della Bibbia.
AWIBATA NBL CATT0LICISMO. 31 S
che senza l'obbligo della confessione non mai, o
assai difficilmente si otterrebbero.
Una co£ì fatta utilità niun v'ha che non la cono
sca ; ma quello a cui taluno stenterà forse ad ag
giunger fede è che di tal guisa il perdono riesca
più facile, siccome abbiam detto in secondo luogo.
Imperocchè chi si persuaderà dover riuscire più
facile il perdono con una prescrizione si dura qual
è quella del dover palesare non solo tutte le man
canze nelle quali si è incorso , ma fin' anco i più
reconditi pensieri, gli affetti sregolati del cuore,
le circostanze che accompagnano l'azione pecca
minosa e per le quali si cangiano le specie di pec
cati? Chi non sa che nell'antico Patto bastava alla
giustificazione dell'empio una sincera contrizione,
ed una confessione fatta a Dio in segreto, o al più
un'accusa generale colla quale uno si chiamava reo
davanti al sacerdote? Or tutto ciò non basta, ma
si richiede inoltre un'accusa formale di tutti i suoi
misfatti. Dunque aggravata avrà a dirsi, e non già
alleviata o agevolata la condizione del perdono, e
ciò in una religione di carità qual è quella di
G. C.
E pure debbe dirsi ed è in verità stata resa di
gran lunga più facile la via del perdono con que
st'ammirabile istituzione. Bastava, è vero, nell'an
tica legge la sola contrizione alla giustificazione
dell'empio. Ma qual contrizione? Quella sola che
dicesi perfetta, animata da carità, ossia dall'amor
di Dio sommo bene (l). Ora crederassi assai fa

ti) Vien ciò espresso dal Catechismo Romano, par. II.


cap. V, De Ponti. Sacrarti., n. 37, colle seguenti * parole :
314 l'uba cristiana della chissa
cile una tal disposizione, specialmente in un po
polo carnale qual era l'israelitico, che secondo la
natura di sua legge era mosso al bene operare da
promesse di godimenti temporali, e rimosso .dal
male dalla temenza di temporali castighi? Quanti,
crediam noi che si rinvenissero in un popolo co
tanto grossolano di quelli i quali fattisi superiori
alle temporali promesse o alle temporali minaccie
si adergessero fino a concepire un intenso dolore
delle proprie colpe mossi da un puro amor di Dio?
Che se anche al presente, cioè in una legge di ca
rità e di amore son tanto pochi quei che detestino
le loro colpe con contrizione perfetta di carità,
crederem noi che molti allora se ne rinvenissero?
E pure questa era la condizione assolutamente
necessaria pel perdono (1).
Che se poi usciamo dalla piccola cerchia del
popolo di Dio per gettarci tra la moltitudine delle
nazioni, presso le quali, come suppongo, si è con
servata una qualche traccia di fede (chè delle al-

— Ut enim hoc concedami» contrizione peccata deieri ,


quis ignorat illam adeo vehementem, acrem, incensam esse
oportere, ut doloris acerbitas cum scelerum magnitudine
aquari, conferrique possit ? At quoniam pauci aimodum ad
huoc gradum pervenirent, flebat etiam , ut a paucissimit
hac via peccatorum venia speranda esset, quare necesse fuit,
ut ciementissimus Dominus faciliori ratione communi ho-
minum saluti consuleret quod quidem admirabili Consilio
effecit, cum claves regni caelestis Ecclesia concessit. —
(1) Ved. Greg. De Valentia, Commentarior. Theologie.,
tom. IV. De Sacrarti. Pomit., Quaest. VII, Punct. III. An
contritio sit necessaria ad salutem.
AVVERATA NEL CATTOLICI3M0 3iS
tre non è tampoco a parlarne), sarà stato mag
giore il numero di coloro che si dolessero de'loro
delitti compresi da perfetta contrizione animata da
puro amor di Dio? Io mi penso che tutti conver
ranno meco nell'affermare che dovessero essere
ben pochi assai.
Ebbene quello che allora era difficilissimo ed
assai raro, si è reso mediante la confessione molto
più agevole e comune. Dappoichè il penitente fe-
,dele che si accosta al tribunale di penitenza tocco
dal dolore concepito per motivi o di speranza di
premii, o di timor di castighi, che dicesi di attri
zione per mezzo del sacramento ottiene la sua
giustificazione. Imperocchè la grazia sacramentale
informa quella disposizione e la rende perfetta
d'imperfetta che prima era ed incapace a produrre
un si nobile effetto. Ma per fruire di sì gran be
nefizio piacque al divin Redentore di sottoporre il
peccatore all' umile accusa delle sue reità (1). In
tal modo più migliaia di colpevoli ogni giorno
nella Chiesa di Dio ricoverano la grazia perduta.
Chi negherà ora che per così fatta istituzione non
si sia reso assai più facile il perdono, di quello che
prima fosse? Se non che, dirà taluno; non pote-
vasi ottenere il medesimo benefizio senza la distinta
accusa de'peccati pel sacramento di penitenza?
Senz'alcun dubbio, qualor Dio avesse voluto di-

fi) Ved. il Valenza nel luogo cit. e il Bellarmino, De


Sacrarti. Pcenit., lib. II, cap. XIII e XIV. Quindi è ricevuto
come un' assioma nelle scuole cattoliche, che per mezzo del
sacramento il penitente de attrito fit contritur.
S16 l'idea cristiana della chiesa
sporre altrimenti, ma, come dissi, piacque a Dio
di annettere questa condizione alla remissione
dei peccati, e ciò a nostro molto maggior van
taggio.
Ne basta ancora, ma ho inoltre affermato che
così il perdono si è per noi fatto più sicuro; e
perchè? Per più ragioni. La prima è per la mag
gior facilità, come si è esposto, di avere la dispo
sizione sufficiente pel sacramento di quella che si
richiedesse senza di esso. La seconda è per parte
del pentito-, il quale può di leggieri illudere sè
stesso stimandosi contrito quando realmente non
l'è. L'amor proprio facilmente illude ed inganna in ciò
che a noi si appartiene, quindi il monito dello
Spirito Santo ne innìtavis prudenti® tuw. Laddove
il sacerdote che fa le veci di Dio nell'amministra
zione di questo sacramento, esente com'è, di ogni
particolare affezione, è in istato di meglio assicu
rare il penitente intorno alla sufficienza di sua di
sposizione. Tanto più che in tal giudizio egli viene
ad impegnare la propria coscienza. Quindi allorchè
egli dice in nome del Salvatore vade in pace, remit-
tuntur Ubi peccata tua reca pure un gran conforto ad
una travagliata coscienza, e riempie di calma e di
tranquillità un cuore agitato pel rimorso. Ne è a
dire, che una tal sicurezza non è infallibile ; certo
che no; ma non può negarsi, che qualora il peni
tente proceda con sincerità riceva una sicurezza
morale, la quale basta per la quiete dell' anima.
Sicurezza piena non si avrà che nell'altra vita, ma
io stesso difetto di una tal pienezza contribuisce
al bene del penitente rattenendolo nella umiltà e
diffidenza di sè stesso ; gli serve di stimolo
per vieppiù rassodarsi nella nuova via che ha
AVVERATA Kit CATT0LICISMO. #17
preso a percorrere nel rinnovamento della sua
vita (1).
Pruova poi non equivoca del conforto che ap
porta all'anima la sentenza del ministro del perdono
è quella fiducia della quale gode chi n'è il sub-
bietto; è quella consolazione che a guisa di bal
samo gl'innonda il cuore ; sono bene spesso quelle
lagrime che sgorgano da'suoi occhi; è quella feli
cità di cui vedesi a parte, ed una cotale esultanza
tranquilla di spirito, che l'anima ben può godere,
ma non potrebbe o saprebbe esprimere con parole,
e con la quale ella non iscambierebbe tutti i pia
ceri, i tripudii .vani del mondo. Ben sovente i
confessori sono spettatori di un si dolce spettacolo,
ed hanno non poche volte motivo e argomento di
ammirare e lodare la divina misericordia, che sola
può operare cotai prodigi. Ella sola può produr

(I) Ved. Nicolas, op. cit., pag. 236, segg. Ved. eziandio
Murray, The divine institution and obligation of confettimi,
Dublin, 1848. Questo dotto professore di Maynooth scrisse
questa lettera al D. Pusey sulla divina instituzione ed ob
bligazione della confessione, nella quale dopo di aver pro
vato il dogma dalla Scrittura e dai Padri e specialmente
dall'insegnamento della Chiesa osserva come il confessionale
lungi dall' insegnar la malizia, come pretendono gli angli
cani, è ti più gran preservativo affinchè i fanciulli conser
vino l'innocenza o almeno sorgan presto dal peccato se per
loro sventura vi caddero. Che a ciò non basta, come vo
leva il Pusey, la educazione de' parenti, poiché questi troppo
spesso credono che i loro figliuoli sian angeli , quando nel
sono, e che la miglior direzione spirituale che i parenti pos-
son dare ai figliuoli è appunto il condurli al tribunale di
penitenza e al santo altare.
Pirrone. U Id. Cristiana, ecc. Voi. III. 14
318 l'idba cristiana della chiesa
tai cangiamenti per forma, che quegli il quale poco
stante trovavasi in un cupo sentimento di tri
stezza, e poco men che sopraffatto dalla dispera
zione, or tutto di un tratto , volto il rimorso in
isperanza, sentesi come fuori di sè per la interna
gioia che tutto l'innonda (1),
È ben altro questo, che il confessarsi, come di
cono i protestanti davanti a Dio. Certo, che in tal
confessione generale, com'essi sogliono farla, non
provano gran difficoltà, nè erubescenza; ma al
tempo stesso non provano verun conforto, niuna
soda consolazione ; non hanno chi gli assicuri in
nome dello stesso Dio e con l' autorità di lui del
l' ottenuto perdono con quelle sacramentali parole:

(1) I confessori sono spesso testimoni di queste affezioni


ed effusioni del cuore, che mediante la confessione ha ricu
perata la dolcezza della calma e della gioia che traspari
sce sul volto dell'uomo riconciliato con Dio. Le lagrime che
scendono involontariamente dalle sue gote ne fanno un'am
pia testimonianza. Lo diresti godere anticipatamente della
felicità del paradiso. Vedi le belle pagine del già abb. Ger-
bet, ora degnissimo vescovo di Perpignano, nell'ammirabile
dialogo che ha per titolo : La confession comme institution
civilisatrice, nel quale tra le altre cose scrive : — Socrate
votre maitre (de Platon), Socrate, dissertant en face de la
mori pour prouver qu'elle n'est pas un mal, éiait-il aussi
grand, diles-moi, était-il aussi grand que ce philosophe
chrétien, qui résumait toule sa sagesse en ce dernier trait
de lumière: Je ne croyais pas qu'il fui si doux de mourirf
Si vous aviez à faire le portrait de ceux deux lèles , pour
laquelle reservierez-vous l'expression la plus inspirée? l'uà
pardonnait à la mort, l'autre l'embrassa. — Questo filosofo
cristiano è l'esimio Suarez.
Avverata nel cattolicismo. 519
10 ti assolvo. Ora l'uomo, sensibile com'è, e di
pendente dai sensi, ha bisogno di questi ammini-
coli esteriori per rassicurarsi in cosa di tanto ri
lievo ; ha bisogno di chi lo infreni, di chi lo am
monisca, di chi lo stimoli alla pratica della virtù
e della pietà, di chi lo rialzi caduto, di chi lo con
forti nell'abbattimento dell'animo. Cose tutte di
cui coll' abolizione della confessione si sono pri
vati cotesti infelici. Laonde bene a ragione al
Goethe, poeta protestante nel viaggiare in Italia,
interrogato da un Italiano se era vero che i pro
testanti si confessassero ad un albero, e negandolo
con dire: che essi si confessavano a Dio, ben a ra
gione, dico, a costui rispose l' Italiano : Ella è a
un dipresso la medesima cosa (1). E infatti quando
uno si confessa a Dio, riceve egli più consigli di
quello, che se si confessasse ad un albero ?
Dissi per ultimo essere addivenuto il perdono
con la istituzione della confessione più universale.
Nei tempi antichi si restringeva a pochi individui,
cioè in quanto al popolo ebreo, a quelli che ave
vano la contrizione perfetta, che era rara assai (2),

(1) Presso il Moehler, Dèfense de la Symbolique, tom. III,


Paris, 1853, pag. 316.
(2) Non mancò chi pretendesse che anche presso gli
ebrei vi fosse un qualche uso di confessione ; e certo leggesi
nel Levitico aver Dio costituiti varii sacrifìzii per le diverse
mancanze o peccati, che dovevansi confessare al sacerdote.
1I Morino nell* appendice all'opera De disciplina in admini-
strattone sacrai*- pmnit. , reca per disteso un penitenziale
degli ebrei intitolato Initium sapientice nel quale parlasi della
confessione giudaica, dell' uso e necessità della medesima.
L'ab. Gerbet, allorché era tuttora professore nell'Università
320 l'idea cristiana della chissa
rispetto agli altri popoli era questa più rara an
cora, pochissimi essendo quei che conservarono la
vera fede neh" universale naufragio in che si tro
vava il genere umano. Ora è comune a tutti che
il vogliono, attesa la maggior facilità, come più in
nanzi si è dimostrato, di aver la contrizione im
perfetta unitamente al sacramento. È universale
inoltre perchè si stende a tutti i peccati per enormi
che sieno, essendo illimitata la facoltà da Cristo
concessa per rimetterli. È universale perchè si pro
paga in tutti i secoli ; e al tempo stesso non ven
gono da questo perdono esclusi quei che senza lor
colpa non ponno neanche materialmente adem
piere a questa prescrizione, supplendovi in tal caso
il solo desiderio.
Non già adunque per aggravarci, ma anzi a

cattolica pubblicò un articolo intorno alla confessione degli


ebrei. Come pure l'ab. Vincenzi professore di lingua ebraica
pubblicò un dotto lavoro in Roma nel 1850, La confessione
vocale dei peccati praticata dalla sinagoga antica, ecc. Tut
tavia il cav. Drach ex Rabbino in un op. Observations sur
un article de M. l'abb. Gerbet relatif à la confession des he-
breux, Rome, 1856, rigetta questa opinione, e rilieva gli sbagli
presi dal Morino, e conchiude che presso gli ebrei non vi
era la confessione dei singoli peccati, ma che non avevano
che una forinola generale che consisteva in confessarsi col
pevoli battendosi il petto, che in due sole occasioni mani
festavano i loro peccati, cioè quando trattavasi di peccati
pubblici per riparare lo scandalo; ed allorché si era fatto un
qualche torlo al prossimo, affinchè il pubblico l' aiutasse a
placarlo. Checché sia di ciò, certo che non trattavasi di con
fessione sacramentale, né di confessione per sé di alcun
valore.
AVVERATA NEL CATTOLÌCISMO. 321
sommo nostro vantaggio dispose il Salvatore che
noi ad ottener la remissione delle colpe nostre do
vessimo manifestarle ai suoi ministri. Obbligo che
procede da amore, e che non potrebbe- praticarsi
se non se in una legge di carità e di amore quale
è appunto quella, che egli venne a stabilir nella sua
Chiesa. Tal è la ragione per cui non venne que
sta confessione stabilita nella legge antica, la quale
era legge di timore, che agiva più sui sensi che
sul cuore. Sono figliuoli pentiti che ritornano al
padre, ed al padre è che confessano i loro torti,
è dal padre che si accolgono e ricevono il ba
cio della riconciliazione. Chi è che ricusa di con
fessarsi se non se l'orgoglioso, che sdegna di umi
liarsi fino a manifestare le piaghe occulte del pro
prio cuore ? Se non quei che non sentono la gra
vezza del proprio male ne son penetrati dal sen
timento del loro misfatto? Se non quel che ha
omai perduta la fede, nè apprende l'enormità della
colpa, e l' acerbità del meritato castigo ? Se non
chi è duro a guisa del macigno, che non solo non
vuol cangiamento di vita, ma in quella vece viep
più si piace nella sua rea condotta, vi si conferma,
vi esulta, e pone in esso ancor la sua gloria? So
non se, in una parola, i profondamente empii che
giungono fino al disprezzo e di Dio e del peccato?
Tali sono quei che rifuggono con orrore da
questo mezzo di perdono. Per l'opposito i veri fe
deli, tuttochè fiacchi e soggetti alle umane infer
mità e miserie, non solo non lo sdegnano, ma anzi
vengono di buon grado a purificarsi in questa
Siloe, in questa piscina di salute, e ricercarvi con
premura il rimedio ai loro mali. Che se provano
per parte della natura una qualche difficoltà e re
522 LrlDRA CRISTIANA DELLA CRTISA
nitenza, ricorrono alla preghiera, e avvalorati dalla
grazia la vincono. Nè mancarono per fino tra i
protestanti di quelli che non solo encomiarono la
pratica della confessione, ma vi si mostrarono ad
essa cotanto propensi fino a tentare di rimetterne
l' uso presso de' suoi non solo ne' tempi andati .
ma nella età presente , considerandola qual più
efficace mezzo per istornarli dai disordini, e man
tenervi i sentimenti di fede e di pietà (4).

(1) Ecco alcuni esempii di questi tentativi di rimettere


Fuso della confessione presso i protestanti. Quei di Norim
berga inviarono un' ambasciata a Carlo V, per pregarlo di
ristabilirla appo loro per un editto. (Soto, in It. dist. 18, q.
t, art. 2). Quei di Strasbourg avrebbero pure voluto rimet
terla in uso (Leltres du P. Scheffmacher, lett. 4.me §3). Essa
è stata conservata in Isvezia, perchè è uno degli articoli sui
quali si era convenuto nella Confessione di Ausbourg. (Bos-
suet, Hist. des Variat., liv. 3, u. 46). Mosheim ci attesta
che ai suoi tempi era tuttora praticata in Prussia, e biasima
un ministro di Berlino, che nel 1697, si avvisò di predicar
contro quest'uso (Hist. Ecc., saec. XVII, sect. 2, secund.
pari. c. 1, § 55.) Alcuni increduli d'Inghilterra hanno ac
cusato il clero anglicano di desiderarne il ristabilimento, e
di procurarlo. (État présent de l'Èglise romain. Epitre au
Pape, pag. 30, 37). Ved. Bergier, Dict. art. confession.
Ma per venire ad esempii più recenti , è notorio come i
Puseisti in Inghilterra rimettessero in uso la confessione.
Tra questi il reverendo Poole predicò il 4 luglio 1858 in
torno la confessione nella chiesa di s. Giovanni in Harlow.
Ciò che ha irritato al sommo il Baring, sir Tboraton e l'accu
sarono al vescovo di Rochester. Ved. Univ. 16, 17 aoùt
1858. Lo stesso avvenne a Newmarket, ciò che mise in
commozione i vescovi di Ely e di Londra, non che 1' arci-
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 323
Qualor poi si rifletta, che l'autore non solo ma
il dispensator del perdono eziandio è lo stesso
divin Redentore, il quale per mezzo de'suoi mi
nistri assolve, infonde la grazia, colma di consola
zione i penitenti contriti, tanto più è ad apprez
zarsi un così gran disegno di misericordia. Eb
bene cosi è di fatti ; egli è a lui che noi confes
siamo le nostre colpe, apriamo le nostre piaghe,
sfoghiamo il nostro cuore. Egli è a lui che invisi
bile in sè, si rende visibile ne'suoi sacerdoti per
la mistica sua incarnazione qual egli protrae e pro
lunga per tutti i secoli nella sua Chiesa. Egli ci
ascolta, egli ci prescioglie, egli ci consola, egli ci
conforta, egli c' instraisce. Di qui ebbe l' origine
quella formola ricevuta presso gli antichi padri ,
che volendo significare la secreta confessione fatta
al sacerdote, dicevano doversi confessare a Dio (1).

vescovo di Cantorbery. Ved. ibid. 30 agosto. Lo stesso per


ciò che avvenne nella parrocchia di Boyn-Hill, ecc. Ved.
ibid. 22 agosto 1858, e cosi di seguito.
La questione è tuttora viva tra gli Anglicani e i Puseisti
nel 1861. Come pure nel 1860 nella Germania non manca
rono di quei protestanti, che tentassero di rimettere l'uso
della confessione, e specialmente nella Baviera.
(I) Tertulliano nel lib. De Pcenit., cap. XVIII, parla
della Esomologesi colla quale : — Deliclum Domino confile-
tnur, non quidem ut ignaro, sedquatenus satisfactio confes
sione disponitur, confessione poenitentia nascitur, pcenitentia
Deus mitigatur. — E s. Ambrogio, lib. II, De Pceriit., c. I,
scrive: — Non erubescemus con/iteri Domino peccata no
stra. — S. Gio. Crisostomo, Hom. 31, in ep. ad Haebr. —
Ante Deum, dice, confitere peccata tua — per tralasciar
ben molte altre simili testimonianze. Ora è certo, cho per
324 l'idra cristiana della chiesa
Formola della quale si sono abusati i novatori ,
quasi che con essa si volesse escludere il mini
stero del sacerdote, mentre che fu anzi adoperata
a significare il sacerdote medesimo in quanto ei
fa le veci di Dio.
Or questa mistica incarnazione il figliuolo di
Dio non l'ha fatta che nella sola Chiesa sua, che
è il suo mistico corpo ; in essa, e per essa sol
tanto si rese visibile, dacchè egli c'involò la sua
personale visibile presenza colla sua salita al cielo.
Quindi la sola Chiesa di G. C. cioè la sola Chiesa
cattolica è la vera ministra del perdono. Fuori di
essa non vi ha tal potere, qualora questa Chiesa
non estenda o espressamente o per connivenza ,
come sopra si è detto, ai sacerdoti che fan parte
delle sette scismatiche ed eretiche la giurisdizione
necessaria per l'amministrazione di questo sacra
mento istituito a forma di giudizio, e per cui si
assegnano i sudditi sui quali ha a pronunziarsi la
sentenza del proscioglimento. Ciò ch'ella non fece

questa frase del confessarsi a Dio intendono i santi Padri


per mezzo del sacerdote, come si ha dai contesti , e dalla
erubescenza, ritrosia e pena che provano taluni peccatori
nel manifestare le proprie colpe, e contro la qual ritrosìa
in questi medesimi luoghi i Padri insorgono ; ciò che non
potrebbe aver luogo, qualora si trattasse della confessione
da farsi a Dio solo. Oltre di che abbiam di questa locuzione
la spiegazione espressa in Anastasio Sinaita, il quale nel-
l'op. De sacra Sinaxi, n. 5, presso il Combefisio nell' Auc-
tario Grac. p. 890, scrive: — Confitere Christo per sacer-
dntem peccata tua. — Ved. Nat. Aless. Dissert. XIV * in
sec. XIII et XIV. De sacramentali confessione contro il
Palleo.
AVVERAtA NEL CATT0LICISMO. S2S
se non se in riguardo delle antiche sette orientali
e dello scisma greco.
Di qua s' intende quanto infelice sia la condi
zione degli eretici che per loro malizia privarono
tanti popoli del copioso fonte della redenzione sotto
questo rispetto. Son questi ritornati alla condi
zione di que' che vissero o nella legge di natura,
o nella legge scritta, che cioè non possono conse
guire la giustificazione perduta per le lor colpe,
se non per mezzo della contrizione perfetta, sup
ponendo che troviusi nella ignoranza invincibile, e
però di buona fede, nelle sette delle qual/- fan par.
te (i). Di niun valore pertanto è l' assoluzione
che i Puseisti anglicani impartiscono ai loro pe
nitenti. Essi per verità han sostenuta una no
bile lotta per ristabilire nella lor Chiesa l' uso
omai al tutto smarrito della confessione, sebbene
ritenuta teoricamente nel libro cosi detto delle co
muni preghiere. Ostinato riuscì il conflitto, ma
non si smarrirono perciò di animo, e con corag
gio sventarono le calunniose accuse che contro un
uso così fatto del confessarsi lanciate avevano i
loro avversarli. Questi trovarono scandaloso il rive
lare le turpitudini che si commettono nell'atto che
soffrono le pubbliche infami pratiche delle prostitute
in tutta Inghilterra e specialmente in Londra (2).

(1) Questa è la ragione per cui lo Scheffmacher nell'op.


Lettres d'un docteur allemand de l'Université de Strasbourg
à un gentilhomme protestant, tom. I, lett. IV, tra gli altri
ostacoli che si frappongono alla salvezza de' protestanti an
novera il difetto del sacramento della confessione.
(2) Quanto sia delicata la coscienza di quei. che in ln-
ghilteria gridano allo scandolo della confessione apparisce.
14*
826 l'idea cristiana della chiesa
Ma bene sventarono i Puseisti coteste accuse col far
l'apologia della confessione che si pratica dai cat
tolici con esporre gl'innegabili vantaggi che fra essi
dalla confessione provengono (1). Ciò che pure
han fatto non pochi altri protestanti di questi
giorni nel prendere le difese di un uso cotanto sa
lutare (2).

dal sapersi come nella sola Londra si contano da 200,000


pubbliche prostitute; che questa prostituzione assorbisce da
200 milioni all'anno, e che circa 400,000 individui vivon
di essa e per essa. Ved. Top. Les Anglais, Londres et l'An-
gleterre, Paris, Ì860, come pure il Kervigan, L'Angleterre
felle qu'il est, Paris, 1860, tom. II, eh. II.
(1) Ved. Clifton Tracts a few words oh the confessional,
London, 1854, nel quale trovansi preziose riflessioni.
(2) Lutero slesso nei Collcquii mensali, p. 160, diceva:
— Io non vorrei abbandonare la confessione per tutte le
cose del mondo ; imperocché io so quanto io n'abbia rica
vato di vantaggio; io amerei piuttosto sopportare la tiran
nia romana che l'essere obbligato a sopprimerla. Insegniamo
al popolo che si confessi, non già ad un uomo, ma a Dio
stesso, insegniamogli a ricevere l'assoluzione di colui che ha
ogni potere in cielo e in terra. —
Nella Confessione Elvetica, cap. XIV, leggesi: — Se voi
siete oppressi dal peso del peccato , se il nemico della vo
stra salute vi dà dei fieri assalti, confessatevi al ministro
della Chiesa; andate a cercare nel suo seno consigli, forza
e consolazioni. —
Il gran Leibnizio nel suo Sistema teologico toglie la di
fesa della confessione con queste parole: — Ammirabile
consiglio, che dà la prudenza e la forza, santo tribunale,
che riempie il peccatore di un timor salutare, e lo distoglie
dal male, divina istituzione, che è la sorgente di tutte le
buone opere, • la madre di tutte le virtù. —
AWERATA NKL CATT0LICISM0. 527
Se non che questi tutti tolgono la cosa all'u
mana, come suol dirsi, e secondo i principii natu
rali, mentre devesi salire alla sorgente , cioè alla
istituzione divina. Imperocchè tutta la sua virtù
la confessione ritrae dalla grazia che l'accompa
gna non solo coll' atto sacramentale, ma inoltre
coll'ispirare al pentito le disposizioni, che più uber
toso rendono il frutto, ossia l' effetto del Sacra
mento, col dargli forza a vincere sè stesso , col
renderlo docile ai suggerimenti del sacerdote, col-
l'assistere al sacerdote medesimo affinchè le sue
esortazioni sieno efficaci e penetrino nel cuor del
penitente. Di più egli è qui ove più si manifesta la
infinita sapienza del figliuolo di Dio incarnato. Ella è
che impose l'obbligo della confessione, epperò que
sta non può che essere al sommo utile e santa, e

Il D. Plank membro del consistorio di Gottinga dice: —


Il santo tribunale istruisce l'ignorante, dissipa le tenebre,
sbandisce il dubbio, consola l'afflizione, fortifica la debolezza
corregge il vizio e rimette il peccato. —
Sarebbe facile il moltiplicar queste testimonianze. Winer,
Sheldon, Blamford, Montagne, Rousseau, tutti questi corifei
del protestantesimo o della filosofia esaltano del pari l' uti
lità della confessione.
Dopo la morte di Lutero , i suoi successori nell' opera
evangelica, veggendo il delitto allagare per ogni parte co
me un torrente furioso, pregarono i principi protestanti di
ristabilire la confessione. I principi e i popoli scossero la
testa pronunziando le parole di papismo e di libertà cristiana.
Ciò nondimeno s'incontrano spesso in Germania de' Lute
rani, che esprimono all'articolo della morte il desiderio di
confessarsi. Ved. il trad. del Moehler nella nota allap. 311
del voi. III.
%lé l'idea cristiana della carasA, ECC.
quindi vengono a rompersi a questo scoglio tutti i
pretesi inconvenienti, che alla medesima obbiettano
i suoi avversarii. Saria ingiurioso a Dio il sol su-
spicarlo, e blasfemo il proferirlo. Se vi ha un qual
che inconveniente nella pratica della confessione,
questo debbe unicamente ripetersi dall'abuso del
l'elemento umano che s'immischia coll' elemento
divino, ma non mai se ne può incolpare la isti
tuzione in sè stessa. Pazzo riputerebbesi quegli
che al pane o al vino ascrivesse l'intemperanza, e
tanto più chi riguardasse Dio autore di questo vi
zio, sol perchè egli ce li diede a nostro sostenta
mento.
Nel resto non si potrà giammai abbastanza ce
lebrare una cotanto ammirabile e sublime istitu
zione per la quale nella Chiesa universa , in tutti
gli angoli della terra ci si rende visibile quel Re
dentore pietoso che scorse già la Palestina riem
piendola de' suoi benefizii. Quel mediatore divino
che rimetteva i peccati al paralitico, alla Madda
lena e all'adultera con una ineffabile bontà , che
manda tuttodì i lebbrosi al sacerdote, e chiama
dalla tomba colla sua potente voce gli estinti Laz
zari quattriduani, non senza aver pria versato la
grime di compassione sulla omai disciolta salma,
a vita novella, qual riparatore de' nostri mali.
CAPO XIV.

Continuazione del medesimo soggetto.

Nè qui si rista il ministero della riconciliazione e


del perdono. La Chiesa qual ministra e continua-
trice dell'opera di misericordia incominciata dal-
l'Uomo-Dio dopo di aver col Sacramento di peni
tenza prosciolto il peccatore ravveduto e pentito
quanto alla colpa e alla pena eterna, che n' è la
sequela, le rimane il complemento e perfezione
colla parziale o totale remissione della pena tem
porale, che per ordinario rimane al peccatore a
scontarsi dopo che si è riconciliato con Dio. Ciò
ch'ella fa colla largizione delle indulgenze. Vero è
che a questo nome d'indulgenza tutta si commove
la così detta riforma e con esso lei di conserto la
incredulità. Chi ne fa argomento di derisione, chi
di atroce assalto, chi ne esagera gli abusi, e tutti
convengono in trattare l'indulgenza qual fomento
di ogni vizio e scelleraggine, qual sepolcro di ogni
slancio virtuoso, qual rilasciamento di disciplina ,
e infine qual ritrovato fecondo in fomentare l'am
bizione e la cupidigia.
Ed è appunto per questo, che io tolsi a svol
S30 l'idea CRISTIANA della CHIESA
gere questo argomento, bersaglio comune contro
cui avventano i loro colpi quanti son nemici della
cattolica Chiesa, affin di farne rilevare ed apprez
zare il bello armonico, che in sè racchiude la dot
trina e l'uso delle indulgenze nella Chiesa di G. C.
dimostrando com' ella concorra e al perfeziona
mento del perdono, alla emulazione delle più su
blimi virtù, ed alla più esatta osservanza della di
sciplina, non che alla più perfetta pratica profes
sione della religione cristiana.
Ma prima di accingermi all'assunto, io chieggo
quei che con brutale furore si adergono impu
gnatori e censori delle indulgenze, ne conoscono
poi la natura? Ne sanno l'origine? Son loro note
le condizioni ? è loro palese il fondo dal qual .ri-
traggonsi ? Preliminari son questi al tutto neces-
sarii a sapersi, altrimenti si giudica senza cogni
zione di causa, e si ragiona su di una cosa ignota,
e si procede a modo degli stolti i quali senten
ziano francamente su ciò che non sanno. Or da
questi preliminari o preamboli appunto convien
prender le mosse, qualor si voglia col diritto or
dine logico procedere, e dai quali dipende lo scio
glimento del problema intorno alla bontà e bel
lezza della dottrina e pratica delle indulgenze come
si hanno nella Chiesa cattolica, ovvero intorno alla
reità della medesima.
Qual è pertanto la dottrina delle indulgenze giu
sta il cattolico insegnamento? Ella consiste nella
condonazione o di una parte, o di tutta la pena
temporale che rimane a scontarsi al penitente già
prosciolto per la sacramentale assoluzione da reato
di colpa e pena eterna. Laonde per la indulgenza
non si rimettono o condonano i peccati tolti in ri
AVVERATA NEL CATTOLlClSMO 531
goroso senso di colpa, ma solo la pena tempo
rale che non è stata rimessa in virtù del sacra
mento per difetto di disposizione, ossia di contri
zione perfetta, la quale di natura sua, non esclusa
però la confessione o in atto o in desiderio, non
solo cancella e toglie la colpa e la pena eterna,
ma eziandio tutta la pena temporale. Qui, come
ognuno vede, si assume qual domma altrove pro
vato colla Scrittura e colla tradizione, la dottrina
del non perdonare Iddio sempre colla colpa e pena
eterna ogni pena temporale al peccato dovuta.
Inoltre dalla esposizione data della natura delle in
dulgenze si apprende, che non si danno indulgenze
se non se a quelli, che hanno già la loro anima
libera dal peccato. Infine si conosce, che una sif
fatta condonazione si dà fuori del sacramento di
penitenza.
L'origine poi in quanto al suo principio deve ri
petersi dall'amplissima e illimitata facoltà concessa
da Cristo alla sua Chiesa dello sciogliere o del le
gare qualsivoglia cosa, come si ha presso s. Mat
teo nelle parole indirizzate dal Salvatore a s. Pie
tro, e poscia in quelle indirizzate presso il mede
simo a tutti gli apostoli riuniti assieme, e per
conseguente ai legittimi successori tanto di Pietro
quanto degli apostoli. Or chi dice: qualunque cosa
tu scioglierai, tutte le cose che voi scioglierete, non
n'esclude veruna, e trattandosi di colpa e di pena,
si fa manifesto che si largisce il pieno potere alla
Chiesa di togliere o rilasciare compiutamente l'una
e l'altra in qualunque genere o specie. Che se
poi si riguarda l'origine della indulgenza rispetto
alla pratica, o all'uso, se n'ha un vestigio non dub
bio nell'apostolo s. Paolo, il quale e in nome di
332 l'idea cristiana della chiesa
Cristo legò, ossia sottopose a gravissima penitenza
l'incestuoso di Corinto, e in nome ossia autorità
di Cristo in men di un anno, avuto riguardo alla
veemenza del suo dolore e pentimento, e alla in
terposizione de'fedeli di quella Chiesa nel pro
sciolse (1). La Chiesa poi ne fe'uso senza inter
ruzione da'suoi primordii infino a noi. I monumenti
della storia ecclesiastica, gli scritti de'padri, gli atti
de'concilii stessi ecumenici, gli atti de'martiri non
ce ne lasciano dubitare. Tanto che questa liberalità
eccitò il mal umore nei rigidi Montanisti, precur
sori sotto questo rispetto de'Giansenisti de'tempi
nostri. Tertulliano vomitò ne'suoi scritti il veleno
di cui avea colmo il petto contro la Chiesa sia per
riguardo alla remission della colpa, sia per rispetto
alla condonazion della pena. E come gli eretici
della età nostra non si stette pago di riprendere
gli abusi veri od appresi nell'esercizio di questa
facoltà, ma attaccò il potere stesso (2). Per con
trario s. Cipriano, riconosciuto, come cattolico, il
potere da Cristo alla Chiesa concesso di dar le
indulgenze, si restrinse a correggere gli abusi, che
per parte di taluni prelati, e più particolarmente di
alcuni faziosi si erano introdotti (3).

(1) I, Cor. V, S, Coli. — II. Cor. II, 6, segg.


(2) Come può vedersi da quanto scrive nel libro De Pu-
dicitia, al cap. XXII, nel quale egli si scaglia con furore
contro le indulgenze. Prova evidente che fin dal secondo
secolo l' uso e la pratica delle indulgenze vigeva nella
Chiesa.
(3) A questo si riferisce quanto il santo martire scrive nel
libro De Lapsis, alla pag. 193, della ed. Maur., doveespres-
AVVERATA NEL CATT0LIf.lSMO. 333
Posta in salvo la sostanza della cosa poco poi ri-
lieva il modo con cui nelle diverse età e fasi della
Chiesa le indulgenze si dispensarono, e le forme
che si adoperarono nel concederle. È a tutti noto
che fin dalla metà del terzo secolo affin di man
tenere in vigore la disciplina, e ritrarre i fedeli
dalle frequenti prevaricazioni, la Chiesa sempre
condotta da celeste sapienza costituì alcune regole
o canoni coi quali si fissava una tal misura di pe
nitenza, e se ne stabiliva più o men lunga la du
rata per quei che fossero caduti in certi eccessi,
cioè o nell'adulterio, o nell'omicidio, o nella ido
latria (1). A questi con progresso di tempo se ne
aggiunsero altri per altri delitti, tanto che se ne
formò un corpo, che si denominò de'canoni peni
tenziali (2). Si distinsero quattro stadii di penitenza

samente afferma che Dio: — Poenitenti, operanti, roganti


posse clemenler ignoscere, posse in acceptum referre quid-
quid pro talibus et petierint martyres, et fecerint sacerdo-
tes. — Come pure nelle epistole lI, 57, 67, 68, nelle quali
riprende la troppa facilità de' scismatici novaziani della fa
zione di Felicissimo, nel tempo stesso, che attesta l' unani
me consenso della Chiesa in combattere i Montanisti. Veg-
gasi la dotta prefazione degli editori Maurini, § IX , X et XI.
(1) Ved. Christ. Lupo nella cit. Dissert., De peccatorum
ac satisfactionum indulgentia, cap. I et II.
(2) Uno de' più antichi documenti di questi canoni si ha
nelle lettere 188 e 190 di s. Basilio ad Amfllochio della
ed. del Garnerio, dette Canoniche.
Parecchi poi di questi libri penitenziali furono pubblicati
dal Morino nell'op. De Pcenit. come appendice sotto il titolo:
Codicum manwcriptorum Pamitentialium. Descriptio et enar
rati.
534 L'iDKA CRISTIANA DELLA CHIESA
da percorrersi da quei che si erari maculati di al
cuno o di più degli annoverati eccessi con deter
minato spazio di tempo per passare dall'uno all'al
tro. Finchè il fervor de'fedeli mantennesi saldo,
la Chiesa stette ferma in mantenere il vigore di
tali statuti, e solo si piegava in raccorciar tal
tempo, ed a rimettere più o meno della rigidezza
delle opere penali, allorchè ravvisava in taluni pe
nitenti segni straordinarii di pentimento e di dolore
per le commesse colpe, ovvero allorchè vi s' inter
ponevano i martiri coi loro libelli e colle loro sup
pliche e preghiere.
Crescendo poscia il numero dei delinquenti, giac
chè gli adoratori del ladro Mercurio, della Venere
impudica, di Giove adultero non sempre coll' abban
dono de'loro errori deponevano le male consuetu
dini contratte nella pagana superstizione , anche
dopo la conversione loro cadevano in gravi tra
sgressioni in onta del nome cristiano, la Chiesa
venne costretta a rimettere alquanto del suo rigore
in esigere le statuite penitenze. Ciò che avvenne
più particolarmente nel quarto e quinto secolo della
Chiesa per testimonianza di s. Agostino il quale af
ferma, che se si fossero dovute osservar rigorosa
mente le pene canoniche, si avrebbero dovuto sot
toporre alla penitenza pubblica quasi tutti i fedeli (1).
Tanto più crebbe la piena degli eccessi nel medio
evo, allorchè le orde barbariche invasero l'Europa,
e se l'assoggettarono. Riusci assai difficile ai prelati
della Chiesa il piegare questi barbari alla osser-

(1) Presso il Moehler, Défenst de la Symbvlique, tom. liI,


pag. 330.
AWBRATA NKL CATTOLICISMO. 338
vanza esatta della religione cattolica da essi pro
fessata, e quindi il torrente del male cotanto pre
valse, che convenne alla Chiesa sempre prudente
nel suo operare, rilasciare alquanto del suo rigore.
Commutò adunque ella i lunghi anni della dura
penitenza in altre opere più facili; in alcuni digiuni,
in elemosine, in contribuzioni alia edificazione di
chiese e monasteri, in edificar pubbliche vie o
ponti, e sopra tutto a quel tempo in intrapren
dere, o contribuire alle spedizioni militari per la
liberazione di Terra Santa. Finchè col moltiplicarsi
di queste redenzioni la penitenza canonica andò
in disuso, pria nella Chiesa orientale e poscia nella
occidentale. E qui deve aggiungersi per ultimo, che
nè gli stessi canoni furono universali in tutta la
Chiesa, nè invariabile e costante ovunque la me
desima disciplina.
Prima di procedere oltre conviene osservar due
cose di somma importanza; la prima è che le pe
nitenze pubbliche e canoniche s'imponevano dalla
Chiesa per doppio fine ; l'uno è per soddisfare a
Dio colle pene temporali dovute ai commessi pec
cati, l'altro è per soddisfare alla Chiesa pel recato
scandolo. Di amendue questi fini fa aperta testi
monianza tra gli altri s. Cipriano in più luoghi (1).

(i) Ep. 77. — Non quasi a nobis remissionem peccato-


rum consequantur, sed ut per nos ad intelligentiam delicto-
rum suorum convertantur, et Domino plenius salisfacere co-
gantur... concedite Deo prestare quae sua sunt, etc. —
E nella ep. 26. — Oportet eos qui delieti sui memores sa-
tisfacere Deo debent. — E poco dopo : — Quae illi agitan-
tes, et quamvis libello a martyribus accepto , ut tamen a
336 l'idea cristiana della chiesa
La seconda è che prevalendo la pratica delle re -
denzioni, le quali poi passarono tra le condizioni
volute per l'acquisto delle indulgenze, continuò la
formola del concedersi le indulgenze a norma della
rilassazione delle penitenze canoniche, cioè per
tanti anni, per tante quarantene , ecc. Sebbene
quelle penitenze come canoniche sieno andate in
desuetudine. Dico come canoniche, perchè le peni
tenze pubbliche a riparazione dello scandalo sono
tuttora in vigore, come si ha dal Concilio di Trento,
sebben dipenda dalla prudenza de'singoli prelati
del quando e del modo di farne uso (1).
Ma ritornando alle interrogazioni da noi fatte
agli avversarii delle indulgenze, dicevamo : Son loro
note le condizioni sotto le quali si concedono
le indulgenze? Di queste altre sono interne,
e di assoluta necessità, altre sono, dirò così, miste,

Domino satisfactio sua admitti possit , orantes scripserunt


mihi se delictum suum agnoscere, et poenitentiam veram
agere, nec ad pacem temere aut importune properare, sed
expectare praasentiam nostrani, dicentes pacem quoque ip-
sam, si eam nobis praesentibus [acceperint, dulciorem sibi
futuram. — Ed altrove.
Dai quali tratti e molti altri simili che si potrebbero ad
durre si raccoglie quanto sia andato errato il Bingham, Ori-
gin. Ecc., lib. XVIII, cap. IV, § 8 e segg., allorché affermò,
che da principio trattavasi solamente di rimettere la pena
canonica o temporale, e non le pene dell'altra vita. Ora ai
tempi di s. Cipriano le pene canoniche rigorosamente intese,
non si erano tampoco introdotte. Ma ebbero origine dopo la
persecuzione di Decio all'occasione delle accuse dei Novaziani
contro la Chiesa.
(1) Sess. XXIV, De Beform., cap. VIIi.
AVTRRATA NEL CATT0LICISMO. 357
e per lo più sono imposte, altre sono esterne e
varie secondo il volere di chi le dispensa.
Le interne e di assoluta necessità sono la mon
dezza del cuore, l'immunità da qualsivoglia colpa
per cui si concede l'indulgenza, una sincera con
trizione dei falli commessi. Son queste di tale ne
cessità, che niuna cosa può sopperire al loro di
fetto, e niuno può dispensare da esse. Non mai si
rimette la pena pria che non sia rimessa la colpa.
Chi sta sotto l'impero del peccato non può par
tecipare al benefizio dell'andare esente dalla me
ritata pena. Chi è vincolato dal debito della pena
eterna indarno può lusingarsi dell'essere sciolto dal
debito della pena temporale. Niuno che non sia
vivo può assimilare in sè gli alimenti che lo nu
triscano. Non vi ha chi da questa condizione possa
esimersi se vuol lucrar qualsivoglia indulgenza, per
minima ch'ella sia. Non mai si è accordata, nè
mai si accorderà indulgenza senza questa interna
disposizione che è di assoluta necessità (1). -
Le miste, cioè interno-esterne, sono i sacramenti
specialmente della confessione e della comunione.

(I) E qui cadono in acconcio le riflessioni del conte de


Maistre allorchè nelle Soiréet de S. Pétersbourg, scriveva
tom. II, ent. deuxièm. : — Et quelle belle loi encore, que
celle qui a mis deux conditions indispensables à toute in-
dulgence, ou rédemption seconiaire, mérite surabondant d'un
coté, bonnes oeuvres prescrites et puretè de conscience de
l'autre. Sans l'oeuvre méritoire, sans l'état de grdee, point
de remission par les mèrites de l' innocence. Quelle noble
èmulation pour la vertu 1 Quel avertissement, et quel encou-
ragement pour le coupable I —
338 l'idea cristiana della chiesa
Queste non sono al tatto indispensabili, poichè po-
tria darsi che taluno già si trovasse colla coscienza
pura, almeno di gravi colpe; e in questo caso,
qualor non s'ingiunga espressamente da chi concede
le indulgenze, qual condizione la confessione, può
farne acquisto senza di essa. Lo stesso dicasi della
comunione, qualor non si prescriva. La pratica però
ricevuta è che queste condizioni si esigano, pre
cipuamente quella della confessione secondo la
formola ricevuta : contritis et confessis. Con ciò si
dà un eccitamento e stimolo alla frequenza salutare
de'sacramenti. Quello che si è detto de'sacramenti
può e deve dirsi di altre opere di pietà, comé sono
la preghiera, le meditazioni, il ritiro e simili.
Le esterne, non iscompagnate però dallo spi
ritò di pietà che le deve informare, sono tutte
quelle buone opere che giovano o alla santificazione
propria, o alla edificazione altri i, o all'utilità spi
rituale o corporale del prossimo col sollevarlo
dalle necessità nelle quali si trova, o pel ben pub
blico della Chiesa o delle società. Queste come
ognun vede sono innumerevoli, come per. es. l'as
sistere ai divini uffizi i, alle istruzioni e prediche,
visitare gl'infermi, visitare i carcerati, contribuire
qualche elemosina per la propagazion della fede,
pregar per la pace pubblica, e cosi vadasi discor
rendo. Sogliono i romani pontefici affin di allettare
i fedeli a queste opere pie nelle occorrenti circo
stanze apporre or l'una or l'altra, or più assieme
di esse qual condizione per l'acquisto delle indul
genze, ma sempre supponendo la prima condizione
qual base di tutte le altre, cioè lo stato di
grazia.
Per ciò infine che concerne il fondo dal quale
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 339
queste indulgenze si ritraggono, esso è il cosi detto
tesoro della Chiesa. A ben intendere che significhi
questa voce di tesoro nel presente argomento, è a
premettersi, che in tutte le opere sante debbon
distinguersi tre proprietà, cioè di merito, d'impe
trazione e di soddisfazione. Il merito tolto nel ri
goroso suo senso è incomunicabile, personale e
proprio solo dell'operante, quindi niuno può pen
tirsi per un altro, esser santo per un altro, con
fessarsi per un altro. L'impetrazione può aversi
per sè e per altri, specialmente trattandosi di giu
sti, perchè fondata sull'amicizia di quello presso
cui s'intercede. La soddisfazione parimenti può
darsi e per le proprie colpe, e per le colpe altrui,
ossia si può soddisfare per le pene temporali do
vute tanto alle colpe proprie, quanto per le dovute
alle colpe da altri commesse.
Allorchè adunque dicesi che le indulgenze trag-
gonsi dal tesoro della Chiesa, si viene a significare
quel fondo sociale della famiglia cristiana nella
quale per la unione di carità con cui sono stretta
mente collegate le membra di essa famiglia, le opere
sante di ciascun giusto, in quanto sono satisfatto
ne ed eccedono i debiti che per la propria infer
mità hanno essi contratti colla divina giustizia, sono
accumulate. Imperocchè la vita e la santità di
questo corpo morale si conserva e si fortifica per -
le buone opere de'suoi membri. Allorchè pertanto
un fedele si avanza di virtù in virtù, di perfezione
in perfezione nella via diritta, non solamente le
sue virtù lo avvicinano di più in più a Dio, come
meritorie, ma vi spande come una virtù salu
tare su tutto l'ovile di Gesù Cristo. Come pure
allorchè il giusto prende la croce sulle sue
540 l'idra cristiana della CHIESA
spalle, abbraccia le sofferenze, e sceglie il dolore
per sua porzione, prepara come un balsamo salu
tare che ha la virtù di guarir le piaghe de' suoi
fratelli, e diminuisce la somma dei mali, che il
peccato apporta al mondo. E ciò in quanto queste
opere del giusto sono impetratorie e satisfat
tone.
Ora il Santo de'Santi, quegli che nulla avea a
sofferire per sè medesimo, perchè santità per es
senza, traversò questa valle di lagrime in mezzo
ai più crudeli patimenti, e sparse su d'un infame
patibolo fino all'ultima goccia il sangue suo, e con
ciò presentò alla suprema giustizia una soddisfa
zione d'infinito prezzo, più che sufficiente pei pec
cati del mondo. E i suoi fedeli seguaci han cam
minato sulle sue traccie nella via regia della croce.
Dal martirio degli apostoli sino a giorni nostri,
noi reggiamo i santi tatti satollati di obbrobrii,
abbeverati di oltraggi, esposti a tutte le persecu
zioni, calpestati come il fango delle strade, gittati
come polvere ad ogni vento, eroi di pazienza, di
giustizia, di carità, e di tutte le più sublimi virtù,
non ebbero altra porzione qui basso, che le pri
vazioni della miseria, le angosce della malattia, le
torture del dolore, per modo che essi han sofferto
ben al di là delle pene che aveano incorse per le
loro lievi mancanze.
Ebbene, il giusto rimuneratore si è protestato
di non lasciare neanche un sol bicchier d'acqua
dato in nome suo, e la religione fa fruttificare al
centuplo la buona semenza che ella riceve nel
suo seno ; lo fatiche dell'operaio cristiano, le pene
della pia madre di famiglia, i sudori del zelante
pastore, l'immolazione della vergine pura, i sacrifizi!
AWIBATA NEL CATTOUCISMO. 341
della suora di carità, le lagrime delle anime peni-
testi, e il sangue de'martiri formano la grande
espiazione della umanità. Se a questi si aggiun
gano i travagli, le lagrime, i patimenti della gran
Donna per eccellenza, della Madre di Dio, della
Vergine sempre immacolata, la quale nulla avea
in sè da espiare, e pure la vita di lei non fu che
un lungo e doloroso martirio, si avrà un vero cu
mulo inesauribile di opere espiatorie colle quali la
mano pietosa della comun madre la Chiesa può
cicatrizzare le ferite che tuttora rimangono al
peccator pentito dopo la ricevuta remissione della
colpa e della eterna pena. Tale è il tesoro, tale è
il fondo comune e sociale della famiglia cristiana
dal quale la Chiesa trae fuora quanto basti alla
condonazione di quel resto di pena, che rimarrebbe
al prosciolto penitente ad espiare o nella presente
o nella vita avvenire pria di essere ammesso al
consorzio de'beati nella celeste gloria.
Sopraintendente poi e dispensatrice di cosi fatto
tesoro venne da Cristo salvator nostro costituita
la sua sposa, la Chiesa, alla quale egli conferì le
chiavi del regno de'cieli, perchè con esse togliesse
ogni ostacolo, che all'ingresso del medesimo po
tesse far ritardo, o impedimento. Ella investita di
una illimitata autorità, come da principio si disse,
nel concedere le indulgenze assolve ad un tempo
stesso dal reato delle pene temporali il contrito
peccatore già prosciolto dalla colpa, e porge a Dio
la soluzione di queste pene a lui dovute, tolta dal
fondo a lei commesso delle soddisfazioni di Cristo,
della B. Vergine, e di tutti i giusti.
Tale è stata mai sempre, tal è, e tal sarà la in
temerata dottrina e pratica della cattolica Chiesa
Pbrron6. Vid. Cristiana, ecc. Voi. III. 15
342 l'idea cristiana della chiesa
intorno alle indulgenze. Dottrina che riposa sull'au
torità da Cristo data alla sua Chiesa, sul domma
della comunione de'Santi, sulla intima unione di
carità di tutta la società cristiana. Dottrina quan-
t'altra mai la più consolante, che consacra la re
versibilità delle pene, l'ammirabile scambio dei
meriti, il santo commercio della santità e della vita
spirituale de'fedeli; per cui l'innocente apportale
sue ricchezze nel fondo sociale della comunità cri
stiana, ed il colpevole vi attinge il prezzo del ri
scatto de'falli suoi.
Dottrina in vero ammirabile della quale se gl'in
creduli ed i settarii, come acconciamente osserva
il Moehler, avessero riscontrata una cosa di simile
in un mito pagano, nel gnosticismo, o in Apollonio
Tianeo, non avrebbero potuto trovar termini ab
bastanza pomposi per esprimere la loro ammira
zione; ma posciachè questa dottrina sì dolce e sì
commovente, cosi profonda, e così sublime si trova
nel simbolo cattolico, essi non hanno più che il
sarcasmo e l'ironia sulle loro labbra (1).
Così esposto l'insegnamento cattolico intorno
alle indulgenze nella natia e genuina sua purezza
getta gli avversarii della Chiesa all'umile e degra
dante condizione di non poterla impugnare se non
con l'alterazione e la calunnia. Partito disperato,
che quanto più invilisce l'incredulo e il settario,
tanto più di gloria ne viene ad acquistare la così
aggredita dottrina. Noi andremo esponendo i loro
principali attacchi per avere occasione di meglio

(1) Symbol, toni. IIi, pag. 348.


ATTIRATA NIL CATTOLICISMO. 343
far rileTare il bello e la utilità della cattolica dot
trina.
Lasciando i vecchi riformatori, che impugnarono
le indulgenze senza conoscerle (1), ecco come la
discorra un recente protestante razionalista, il Ba
yer professore di Tubinga nella sua risposta alla
celebre Simbolica del Moehler : — I cattolici hanno
un mezzo sicuro e facile di ottenere il perdono
de'loro peccati, lor basta guadagnare una indul
genza. Ora, per meritare un sì gran favore, per
applicarsi la virtù di questa sorta di talismano, che
debbon far essi? Abbandonare il male, ritornare
al bene, mutar di condotta, darsi a Dio , conver
tirsi ? No ; ma compiere un' opera buona, eserci
tare un atto di beneficenza, osservare una pratica
esteriore di divozione; spesso ancora lor basta
una lemosina, un pio dono, una contribuzione pe
cuniaria. Che il cattolico adunque osservi tale o tal
ceremonia, reciti una preghiera, visiti una Chiesa,
segna una processione, porti una coroncina, una
medaglia, un pezzo di stoffa, ed è perdonato ; an
che meglio, che egli continui ad offender Dio per
tutta la sua vita, ma che non dimentichi di dar
piamente una moneta prima di render l'anima, ed
è sicuro di ottenere la etorna felicità (2). —

(1) Infatti Lutero confessò , che allorquando col suo fa


moso discorso attaccò in Wittemberga nel 1517 le indulgenze,
non conosceva abbastanza ciò che si chiama indulgenza. Di
questa confessione ne abbiamo la testimonianza espressa,
per certo non sospetta, del Michelet nella sua Mémoire de
iMther, tom. I. Ved. Audin. Hist. de la vie de Luther, cin-
qo.* édit. Paris, 1815, tom. I, eh. VII, pag. 136.
(J) Cosi il Baùr nell'opera che pubblicò per eccitamento
344 l'idea cristiana della chiesa
Tali sono le triviali menzogne che ai loro se
guaci vendono tuttodì cotesti uomini onesti intorno
alle indulgenze cattoliche. Or bene, egli è appunto
il contrario quello che i cattolici insegnano, e pra
ticano. Noi abbiam veduto che la prima e indi
spensabile condizione che richiedesi al consegui
mento delle indulgenze è la contrizione, la con
versione, lo stato di grazia senza il quale mai non
è che veruno possa lusingarsi di ottenerla. Ciò
conoscono cosi bene i fedeli, che allorquando vo
gliono conseguire una qualche indulgenza pria cor
rono al tribunale di penitenza per deporvi con
cuor contrito i loro mancamenti, e poscia si acco
stano al santo altare per parteciparvi il pane di
vita. In seguito di ciò essi si accingono ad adoni

de' governi protestanti e qual organo della facoltà prote


stante di Tubinga contro la Simbolica del Moehler col ti
tolo : Réponse à la Symbolique de Moehler: publié par le
doeteur Ba&r, professeur à l' Université de Tubingue. Alla
qual opera contrappose il Moehler la sua Défense de la
Symbolique, e costituisce il terzo volume della Simbolica,
ora tradotto dal Lachat, deux." édit., Paris 1857.
Se non che i protestanti veggendosi vittoriosamente com
battuti dal valoroso autore , si sono appigliati secondo il
loro vezzo ad un modo più efficace di confutazione , che è
quello della persecuzione. Laonde dovette il Moehler abban
donare la cattedra di Tubinga, e ritirarsi in Monaco di Ba
viera dove poco dopo in fresca età vi mori col rammarico
di tutti i buoni.
Il brano pertanto da noi riferito trovasi alla pag. 558 del-
l'op. cit. del Baùr presso il Moehler pag. 556, seg., e qui
professiamo con gratitudine di esserci serviti in questo capo
principalmente della dotta opera del Moehler.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 345
piere le altre prescritte accessorie condizioni. Dun
que tutto il tratto da noi recato del dottor pro
testante non è che un tessuto di bugie e di falsità,
è un'alterazione, come dicemmo, della dottrina
cattolica. Le pratiche poi esteriori o miste dal
l'avversario annoverate non sono che le condizioni
secondarie, le quali adempiute con ispirito di pietà
e di divozione, come si suppone, fomentano lo
spirito interno e sempre più uniscono il cuore a
Dio. Servono colla loro facilità di allettamento ai
peccatori per trarsi dalla via del peccato alla con
versione e alla penitenza, mediante l'uso de'sacra-
menti.
Ne è men virulento e menzognero quanto i
professori Tubingesi soggiungono intorno al prin
cipio di versibilità delle soddisfazioni e comunica
zioni delle buone opere su cui poggia la dottrina
delle indulgenze. — Se vi è cosa che colpisca di
evidenza, dicon essi, ella è quella, che un fedele
non può divenir giusto , virtuoso per un altro ;
placare la collera divina, guadagnare il cielo per
un altro. Pur tuttavia i cattolici, prima che ne
fossero rischiarati dalla riforma, non si facevano
veruno scrupolo d' imprestare al colpevole le buone
opere dell' innocente , essi dicevano che il giusto
compie la legge per l'iniquo; ed ecco il fonda
mento sul quale essi edificarono la dottrina delle
indulgenze (1).
Tale per fermo non è la dottrina da noi qui
sopra esposta, nè tale mai fu la dottrina de'catto-
lici in qualsivoglia tempo. Essi c' impongono un in-

(i) Ved. Baùr, p. 341.


546 l'idea- cristiana dilla chissa
segnamento al tutto contrario di quello che noi
professiamo. Imperocchè abbiam noi anzi detto che
il merito, la giustizia, la santità sono personali in
comunicabili, come è incomunicabile la dottrina,
e di quella guisa che uno non può esser dotto,
sapiente, erudito per un altro, cosi non può esser
giusto, santo, meritevole per un altro. Chi dicesse
il contrario direbbe un assurdo, come chi dicesse
che un cieco vede per un altro, un affamato e un
sitibondo si sfama e si abbevera per un altro, men-
tr' egli muore di fame , e languisce per la sete.
Adunque le sole soddisfazioni possono ad altri co
municarsi, come uno può pagare i debiti altrui.
Su questo principio tutto poggia il domma della
soddisfazione che il Mediatore divino diede in sè
pei peccati di tutto il mondo (1).
Che poi non mai siasi nella Chiesa insegnato
un si madornale errore , fede ne fanno aperta i
principali scolastici che fiorirono proprio fra le
tenebre più folte del Medio Evo. Ecco le parole
di s. Bonaventura alla questione che si propone :
Se uno possa soddisfare per un altro : — È a dirsi,
scrive egli, che la pena soddisfattoria ha in sè
doppia ragione o virtù: imperocchè tal pena è
massimamente per due cose, e per medicina con
tro le sequele del peccato, e per prezzo di solu

ti) Ben a ragione scrisse il conte de Maistre , nel I. c


— Nos frères sèparés nous ont conteste ce principe (de U
rèversabilitè), comme si la rédemption qu' ils adorent avec
nous, était autre chose, qu'une grande indulgence accordée
au genre humain par lès méritet infiniti de Vinnoeence vo-
lontairement immolèe pourluil
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 3Ì7
zione del reato del peccato. Qualora pertanto par
liamo di questa pena in quanto è purgativa o me
dicinale, non guarendosi la malattia per una medicina
tolta da altri, ma sol dall'infermo, (laonde non si
estingue in me la concupiscenza, se tu digiuni in
vece mia); sotto questo rispetto la pena soddisfa-
toria nè può nè deve essere commutata in un' altra
persona... Non si può uno contrire o confessarsi per
un altro (1). — Aggiungiamo al dottore Serafico
l' Angelo delle scuole, s. Tommaso, il quale pari
mente scrive : — La pena soddisfattoria è ordinata
a due cose, cioè alla soluzione del debito, ed alla
medicina affla di evitare il peccato. In quanto adun
que è a medicina pel peccato seguente, la soddi
sfazione di uno non giova all' altro : perchè pel di
giuno di uno non domasi la carne di un altro , nè
per gli atti di uno un altro opera bene (2). — fra

ti) Bona», in IV Sent. dist. XX, p. II, q. 1. — An unus


pro alio possit satisfaceref Dicendum quod poena satisfacto-
ria habet in se duplicem rationem sive \irtutem. Poena enim
talis propter duo est maxime , et propter medicamentum
contra sequelas peccati ; et in pretium ad solvendum rea-
tum peccati. Si ergo loquamur de ista peana, secundum quod
est purgatoria sive medicinalis : cum morbus non recipiat
medicinam ex poena aliena, sed propria (unde non extingui-
tur concupiscientia in me, si tu jejunas pro me) quantum
ad nane rationem poena satisfactoria nec potest, nec debet
commutari io aliam personam.... Non potest conteri , nec
confiteri unus pro alio ; immo oportet quod ipse, qui peccat,
conteratur et confiteatur. —
(2) I, Tb. Suppl. p. liI, q. 13, ar. 2. — Poena satisfac
cia est ad duo ordinata : scilicet ad solutionem debiti, et
348 L'ima cristiana della chiesa
lascio altre simili testimonianze delle quali riboc
cano gli scritti degli scolastici, i quali all' unisono
si accordano in così fatta dottrina. Or chieggo :
può darsi più formale opposizione tra quanto i pro
testanti appongono ai cattolici, e quello che i cat
tolici insegnano, ed han sempre insegnato? Vi vuol
gran coraggio in proferir cotali menzogne, che pos
sono smentirsi ad ogni pie sospinto.
Veggiamo ora come essi trattino il tesoro dal
quale la Chiesa trae quanto occorre a concedere
le indulgenze : — Un cattolico, dicono essi, fa egli
una preghiera, una elemosina, un pellegrinaggio ?
tosto la Chiesa romana si affretta ad imposses
sarsi di questa buona opera ed a riporta nel suo
tesoro, non già per consecrarla a suo privato uso,
ma per farle produrre grand' interessi. Infatti al
lorchè ella vi trova il suo vantaggio, la tenera ma
dre dei cattolici apre la sua cassa forte e mette
la buona opera in circolazione , attribuendole la
virtù di giustificare tutti i cristiani su tutta la terra.
Ora non è egli questo far delle buone opere una
specie di moneta corrente ? Non è egli un tras
portare la virtù del giusto al peccatore come per
un biglietto di cambii (1)?
Schizza, come ognun vede, in questo tratto tutta
l' amarezza del sarcasmo e della ironia di un set
tario furioso ; e quel che è più vi spicca la mala

ad medicinam pro peccato vitando. In quantum ergo est ad


medicinam sequentis peccati, sic satisfactio unius non pro-
dest alteri : quia ex jejunio unius caro alterius non domatur,
nee ex actibus unius alius bene agere consuetit. —
(1) Baùr, p. 371.
AVVERATA NEL CATTOLIClsMO. 549
fede e l' ignoranza coll'affiggere alla Chiesa catto
lica una dottrina che ella non mai ha insegnata. No,
giammai intese la Chiesa di trasferire la virtù del
giusto al peccatore col dar le indulgenze, poichè le
virtù sono incomunicabili e personali, come perso
nali sono i peccati del delinquente. Solo intese
ella ed intende per l' autorità a lei da Cristo con
ferita di rimettere o condonare ai già penitenti,
contriti ed assoluti in quanto alla colpa e alla pena
eterna per mezzo del Sacramento, il residuo, se
ve n' ha, della pena temporale dovuta ai già ri
messi peccati, e ciò o in tutto o in parte secondo
la disposizione dei fedeli penitenti". Cicatrizza le fe
rite già saldate. Frattanto per dare un qualche
compenso alla divina giustizia pel reato contratto
da' peccatori, fondata sul domma della comunione
de' Santi, oltre alle soddisfazioni di G. C. offre a
Dio le opere soddisfattorie della B. Vergine, dei
martiri, dei giusti tutti con far così una specie di
equazione tra i debiti e la penuria degli uni e Y ab
bondanza degli altri, come parla Y Apostolo (1).
Tanto più che queste opere de' giusti soprabbon
danti, in quanto sono soddisfattorie spettano di ra
gione alla Chiesa qual corpo morale e sociale, e
però ai prelati di essa, e precipuamente al capo

(1) H, Cor. VIII, 14. — In praesenti tempore vestra abun-


dantia illorum inopiam suppleat, ut et illorum abundantia
vestra? inopia? sit supplementum, ut fiat cequalitas. —
Ciò stesso venne felicemente espresso da s. Bonaventura
nel luogo cit. dicendo : — Oebitam dispositionem voco, quod
in uno sit sufficientia, et in alio sit indigentia, et in utroque
sit cbaritas, quae facit bona communia. —
350 L'iOti CRISTIANA DELLA CHIRSA
di tutta la Chiesa spetta il dispensarli in vantaggio
del medesimo corpo.
Tolgasi la metafora della voce tesoro, della quale
però se ne trova l' uso nello stesso significato
presso antichissimi Padri (1) , ed eziandio nelle
sacre Scritture (2) , e si riduca la dottrina ai
suoi più rigorosi termini, e tosto quali scipitezze
svaniscono e il frutto dell' interesse , e la circola
zione, e le chiavi della cassa forte, e la moneta cor
rente, e la lettera di cambio. E si scorgerà come
l' insegnamento e la pratica cattolica circa le in
dulgenze ha le più salde radici in principii ine
luttabili e saldi, attalchè non si possano smuovere
senza sconvolgerle, tutte le idee di equità colle
quali si regge un corpo sociale nel quale il mal
essere di alcune membra vien compensato col ben
essere delle altre.
Quello però in cui d' accordo esultano i nemici

(1) Serva di esempio s. Ireneo, il quale nel lib. IlI,


Contr. Hares., c. IV, n. i, afferma che gli apostoli nella
Chiesa quasi in depositorium dives pienissime in eam con-
tulerint omnia quce sunt veritatis : ut omnis quicumque velit,
sumat ex ea potum vita. —
Più esplicito è s. Gio. Crisostomo , il quale nella Hom.
sui santi mart. Giuventino e Massimino in tal forma si
esprime: — Ejusmodi est thesaurus Ecclesioe, novas et ve-
teres habet margaritas, sed una omnium est pulchritudo.
Eorum (Martyrum) fios neque marcescit, neque defluit tem
pore. Nescit vetustalis rubiginem splendoris istius natura.
— Opp. ed. Maur., tom. II, p. 578.
(2) Deut. XXXII, 34. Leggasi : — Nonne baec condita
sunt apud me, et signata in thesuuris meisf —
ÀVVSHATA NEL CATTOLICISMO. 551
della Chiesa tanto eretici che increduli è nel campo
degli abusi che v' ebbero nella dispensa delle in
dulgenze. E come se gli abusi di tre o quattro
secoli fà tuttor vigessero in tutta la estensione e
crudezza sua, non ostante la savia riforma che ne
prescrisse il Concilio di Trento e appieno ese
guita (i), ne parlano come ne farebbono i primi
innovatori del secolo XVI. — Chi potrebbe dire,
esclamano essi, tutti gli abusi che si son fatti delle
indulgenze? Abusi di ogni sorta, d'ogni specie ,
di ogni genere; abusi cagionati dall'avidità de' pre
lati, dalla superstizione del popolo, dalla ignoranza
e dalle cattive passioni di tutti ; abusi colpevoli,
ributtanti , distruttivi di ogni religione. Abusi che
non ebbero luogo che nella sola religione catto
lica (2).
Diasi per un istante esser vero quanto da co
testi uomini si dice ; che ne seguirebbe da tutto
ciò in rigor di logica? Che debbansi correggere
gli abusi e ritenere la cosa per sè buona ed utile.
Cosi praticò di fatto la Chiesa cattolica. Sarebbe
un agir da forsennato il dar fuoco a un sontuoso
edifizio per ciò solo che i famigli in vece di mon-

(i) Sess. XXV, Decretum de indulgentiis : — Abusus vero,


qui in bis irrepserunt, quorum occasione insigne hoc indul-
gentiarum nomen ab haereticis blasphematur, emendatos et
correctos cupiens, presenti decreto generaliter statuit pra-
vos quaestus omnes pro his consequendis, unde plurima in
christiano populo abusuum causa fluxit , omnino abolen-
dos esse ut ita sanctarum indulgentiarum munus pie,
sancle et incorrupte omnibus fldelibus dispensetur. —
(t) Baùr, pag. 269.
352 l' idea, cristiana della céìéìa
darlo dalle sozzure , l' hanno anzi imbrattato di
più. Si netti e si mondi, e l' edilìzio diverrà uti
lissimo al ben pubblico e al ben privato, servirà di
ricovero al viandante e al pellegrino.
Nel resto di che non abusò l'uomo e di che non
abusa? Abusa di tutto ciò che è buono, e più ne
abusa quanto è migliore. Si abusa degli alimenti,
si abusa delle leggi, si abusa della religione , si
abusa di Dio. E che però? Dovranno adunque ri
gettarsi gli alimenti , le leggi . la religione e
Dio ?
La Chiesa è stata la prima a deplorar cotali
abusi, sebbene nè tanti in numero, nè cosi univer
sali come gli esagerano gli avversarii : ella in que
sta parte è pura e senza macchia, poichè predi
cando essa la mortificazione, la penitenza , distac
cando il cuore dalle affezioni alle cose terrene,
non che da ogni sordido guadagno, non mai ap
provò nè gli ambiziosi, nè gl' ipocriti, nè i profa
natori indegni delle indulgenze. E affinchè avvalo
riamo quanto abbiam detto con un'autorità irre
cusabile, recheremo le parole stesse del Concilio di
Trento, che in breve racchiude quanto vi si rife
risse: — Come il potere di accordar le indul
genze, dice egli, è stato dato da G. C. alla sua
Chiesa , e di cui ella ha usato fin dalla sua ori
gine ; il santo Concilio dichiara e decide che
quest' uso debb' essere conservato come utile al
popolo cristiano , e come confermato dai prece
denti Conoilii, e dice anatema a tutti quelli i
quali pretendono che le indulgenze sono inutili,
o che la Chiesa non ha il potere di accordarle.
Vuol egli nondimeno, che vi si osservi della mo
derazione , conforme all' uso stabilito in ogni
Avverata nel cattolicismo. 385
tempo nella Chiesa, affinchè una troppo grande fa
cilità in accordarle non infievolisca la disciplina
ecclesiastica. Quanto agli abusi che vi sono pene
trati, e che han dato luogo agli eretici di declamare
contro le iudulgenze, il santo Concilio nel disegno
di correggerli, ordina pel presente decreto di al
lontanarne ogni specie di sordido guadagno ; e in
carica i vescovi di notare tutti gli abusi che tro
veranno nelle loro diocesi, di farne la relazione
al concilio provinciale, ed in seguito al sommo pon
tefice^). — Non si potrebbero adoperare espres
sioni più savie e più moderate, neh" atto stesso
che si riconoscono gli abusi di soppiatto intro
dottisi , ed ai quali si porge il più efficace ri
medio.
Rispetto poi a quanto si aggiunge, che così fatti
abusi non ebber luogo che nella sola Chiesa cat
tolica, rispondo che gli avversarli con ciò senza punto
avvedersene, fanno il maggiore elogio a questa
Chiesa. Imperocchè con questo stesso confessano
che la Chiesa cattolica in sè racchiude più di bene,
che qualunque società religiosa da lei divisa. Non
vi sarebbe abuso qualor non vi fosse cosa buona
da abusarsene , e come già di sopra accennossi.
L'abuso tanto è più facile quanto è migliore la
cosa che n' è il soggetto. La cancrena si appiglia
nella viva carne, e tanto si dilata quanto la carne
sana le serve di pascolo. Ove tutto è putredine,
la cancrena non può aver luogo. Convien dunque
dire che nella Chiesa vi sia fecondità d' uomini
giusti e santi, fecondità di opere buone, di mor-

(1) Sess. XXV, loc. cit.


l'ima cristiana dilla chissa
tificazioni e penitenze, di sacrifizii d' ogni specie,
di annegazioni , di carità , e di ogni altra virtù
delle quali i peccatori cercano di far dovizia per
sè stessi non solo per le debite vie, cioè col pur
gar pria l' anima dai peccati, e porre le condizioni
interne assolutamente a ciò richieste per parteci
pare delle opere satisfattorie de' Santi, ma eziandio
per vie indebite. Dico per vie indebite quali sa
rebbero le sole condizioni esterne, di una confes
sione senza dolore e senza proposito, di una le-
mosina, di una visita materiale alle chiese, e così
di altri simili atti senza spirito e senza anima.
Peggio poi se con intenzione di camminar più libe
ramente in una vita licenziosa colla vista di acqui
stare indulgenza senza volontà di scontare i pro-
prii debiti colla divina giustizia. Uomini carnali, i
quali mentre si attaccano al mondo visibile , e ai
godimenti della terra vorrian pure partecipare delle
ricchezze ridondanti della innocenza, della peni
tenza, della santità di coloro i quali camminano
per il sentiero arduo della croce verso il mondo
spirituale invisibile. Questi sono abusi contro lo
spirito della Chiesa, è verissimo (1), ma se non

(1) E però a ragione scriveva Bossuet : Instructions né-


cesiaires pour le jubilé, art. I. — Mais il faut bien garder
de s'imaginer que l'intention'de l'Eglise soit de nous dé-
charger par l'indulgence de l'obligation desatisfaire àDieu;
au contraire l'esprit de l'Eglise est de n' accorder l' indul-
gence qu'à ceux qui se mettent en devoir de satisfaire de
leur coté à la justice divine, autant, que l'inflrmité bumaine
le permet : et l'indulgence ne laisse pas de nous ètre fort
nécessaire en cet état, puisqu'ayant comme nous avoDS, tant
AVVERATA NELjCATTOLIClSMO. 355
vi fosse un così dovizioso tesoro di santità e però
di sovrabbondanti soddisfazioni, niun penserebbe
ad appropriarselo, tuttochè immeritevole di par
teciparvi. Tal è la fonte degli abusi in questa parte
nella Chiesa, la sua stessa ricchezza. Solo della
nullità niun può abusarsi ; chè nel niente non vi può
essere abuso.
Nelle sette protestanti per questa ragione stessa
non può esservi abuso sotto un tal rispetto. Im
perocchè come vi potrebbe essere abuso in quelle
sette dalle quali negasi la libertà dell' arbitrio, e
però fin dalla ima radice estirpasi ogni ragion di
merito o di demerito ? In quelle sette dalle quali
si niegano le soddisfazioni e perfin la loro pos
sibilità? In quelle sette dalle quali si niega l'ob
bligazione e la possibilità della osservanza dei
divini comandamenti? In quelle sette dalle quali
si proclama la inutilità delle buone opere e nelle
quali si professa che il più scellerato degli uo
mini è puro e santo , mediante la fede, al par
della Vergine e di Cristo ? Or tale appunto e non
altra è la dottrina che esse hanno appresa dai glo
riosi lor padri della riforma. — Premunitevi, diceva
Lutero, contro la virtù con molto maggior atten
zione, che contro il vizio..., peccate , ma peccate

sujet de croire, que nous sommes bien éloignés d'avoir sa*


tisfait selon nos obligations, nous serions trop ennemis de
nous mémes, si nous n'avions recours aux. gràces et à l'in-
dulgence de l'Eglise. — E cosi gli altri tutti che di questo
argomento trattano. Ved. il nostro Tratt. De indulgentiis ,
nelle note.
3SS t* IDKA CRISTIANA DELLA CHIESA
fortemente ; commettete, se si può, centomila omi
cidi e centomila adulterii per giorno (4). —
Egli è ben chiaro, che ove prevalgono così edi
ficanti insegnamenti non vi può essere verun abuso
delle indulgenze, potendosi senza di esse peccare
alla scapestrata e coprirsi di ogni malvagità. Non
occorre cercar mantello dalle altrui sante opere
per coprire la propria nudità. Il nome stesso d'in
dulgenza per chi professa si fatte dottrine diventa
un nome barbaro e di niun significato, non aven
dosi idea nè di opere buone, nò di meriti, nè di
soddisfazioni.
Non è però terminato il nostro còmpito , rima
nendoci a dimostrare come l'insegnamento che da
gli avversarii si mette calunniosamente a carico della
Chiesa cattolica, è un insegnamento proprio loro
esclusivamente. Abbiam visto che essi accusano la
Chiesa cattolica perchè insegna poter l'uno esser
virtuoso e santo per la virtù e santità altrui, e però
scarica il peccatore dell'obbligo della osservanza
de' divini comandamenti, come già adempiuti dai

(i) Cf. presso il Dòllinger, La Riforme, tom. III, p. 126,


segg., e presso il Moehler, tom. IlI, pag. 360. Ma giova il
riferire le parole stesse di Lutero le quali hanno anche
maggior forza : — Esto peccator, scrive egli, et pecca for-
titer: sed fortius fide et gaude in Christo , qui Victor est
peccati, mortis, et mundi — Peccandum est, quamdiu hic
sumus — sufficit quod agnovimus per divitias Dei agnum,
qui tollit peccata mundi : ab hoc non avellet nos peccatum,
etiamsi millies, millies uno die fornicemur aut occidamus.
— Lett. ined. di Lutero, da Gio. Aurifabro, Jen. 1656, tom. I,
pag. 345.
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 587
giusti. Ór chi direbbe, che questa è precisamente
la dottrina di Lutero dalla Chiesa condannata?
Ebbene tant' è, nè più nè meno. Ella è cosa no
tissima che questo riformatore insegnò, che il di-
vin Salvatore ha sospeso i precetti osservandoli
egli stesso (1), che ha praticata la virtù per i
suoi discepoli, mostrandosi giusto, benefico, cari
tatevole affrancò il cristiano da ogni obbligazione
morale colla sua vita santa, e colla sua morte espia
toria (2). Che se la Chiesa ha anatematizzata una
tal dottrina sovvertitrice di ogni morale , come
avrebbe potuto insegnare che la virtù dell' uomo
dabbene dispensa il cattivo dal camminar per la
retta via? No, no, tolgansi pure i protestanti ciò
che è loro, e non vogliano esserne cosi liberali
dal dispensarlo alla Chiesa di G. C.
Sbrigatici così dalle false e calunniose imputa
zioni degli a 7ersarii intorno all'articolo delle in
dulgenze , ripigliamo il nostro cammino col dimo
strare vieppiù chiaramente quanto sia stata e sia
tuttora utile la dottrina e la pratica delle indul
genze nella cattolica Chiesa. E per tralasciare
quanto si attiene ai primi secoli del cristianesimo,
allorchè con essa si animavano i cristiani al marti
rio col comunicar loro la prerogativa del poter of
frire i loro libelli ai prelati affinchè in riguardo del
l' atrocità delle pene da essi sofferte per la fede,
condonassero o in tutto o in parte le pene meritate

(1) Ved. Dòllinger, op. et loc. cit. , pag. 33, 36, e Ni


colas, Del protestantismo e di tutte le eresie, lib. I, cip. IV,
ed. Mil. 1887, pag. 280.
(S) Cf. presso Dòllinger, loc. cit.
388 l'idea cristiana della chissa
per le cadute dei sacrificanti, questi si toglievano
dal baratro della disperazione e risorgevano (1)
per tralasciar, dico, questi vantaggi non piccoli dei
primi tempi, non meno utile riusci questa pratica
ne' tempi posteriori. Allorchè per la invasione dei
barbari sulle più belle Provincie dell' impero ro
mano, il denso velo della ignoranza copri le colte
nostre contrade, e per conseguente il vizio a tor
renti le innondò. Per conservar lo spirito di fede,
di pietà, di religione in questi tempi infelici nei
quali andava eziandio in disuso la penitenza cano
nica, la Chiesa fe' uso del suo potere nel conce
dere le indulgenze, e con questo salvò in certo
modo dal comune naufragio la pratica delle cri
stiane virtù. Divenne quest'uso fecondissimo nelle
mani della Chiesa delle più sublimi imprese. Con
esso spinse per cosi dire l'occidente rovesciandolo
sull'oriente per la liberazione della Terra Santa
dalle mani de' Saraceni. Con esso debellò in gran
parte i corrompitori della fede e de'buoni costumi
di tante sozze eresie che a que' tempi pullulavano
a danno non meno della Chiesa, che della società.
Con esso copri la terra di opere di pubblica be
neficenza colla erezione di magnifici tempii , di
suntuosi spedali , di monasteri, asili della pietà e

(1) Del che fanno ampia fede le lettere di s. Cipriano,


specialmente Ep. XII, nella quale leggonsi le seguenti pa
role : — Occurrendum puto fratribus nostris, ut qui libello»
a martyribus acceperunt, et prerogativa eorum apud Deuffl
juvari possunt. — Come pure nelle Ep. XIII , XIV , etc.
Yed. la prefazione degli editori Maurini delle op. di s. Ci
priano, S XI.
AVVERATA NBL CATT0UClSHO. 3S9
della scienza, di ponti, di strade necessarie al'
pubblico commercio , e così vadasi discorrendo (4).
Nè cessò questa prodigiosa fecondità ai tempi
nostri. Con questa largizione delle sacre indul
genze i romani pontefici allettano tuttora i fedeli
alla frequenza de' santissimi sacramenti, all' assi
stenza delle sacre missioni , al sovvenimento dei
poveri e degl'infermi, alla preghiera specialmente
io occasione di pubbliche calamità. La propagazione
della fede, la instituzione della santa infanzia, e
tant' altre pie istituzioni delle quali abbonda la
Chiesa se sono sostentate coli' obolo della vedova
e del povero debbesi in gran parte a quest' uso
delle indulgenze. Egli è quest'uso, che in un vero
senso tiene in moto perpetuo la vita cristiana. E
questa è la sola ragion vera dell'aspra guerra che
alle indulgenze muovono i protestanti e gl'incre
duli de'nostri giorni.
Frattanto ecco come G. G. sempre vivente nella
Chiesa sua fa dal Calvario sgorgare perennemente
sulla sua sposa, e per essa su tutti i suoi figliuoli
la larga vena del sangue suo espiatorio per rimar
ginare le ultime vestigia delle cicatrici lasciate dalle
rimesse colpe. Fa sì che non solo sieno le buone
opere meritevoli per l'individuo, ma che procurino
altresì e promovano il vantaggio della società ori

ti) Delle varie opere di pietà , e di utilità pubblica che


per le concessioni delle indulgenze si ottenevano nei secoli
di mezzo dai fedeli, parlano a lungo l' Amort , Eitt. indul-
gent. a temporibus apostolici* ad nostra tempora. Disi, pralim.
ed il P. Teodoro dallo Spirito Santo nel Tract. dogmatic.
morali de indvlgentiis, Rome 174S, p. I. Diss. pralim.
360 L* IDEA CUiSTtAKA DELLA CHIESA, ECC.
stiana; ogni santa azione, ogni parola salutare,
ogni pio pensiero diviene un seme benefico depo
sto in una terra fertile. Dal giorno in cui la gra
zia e la santità sono discese sulla terra, l'anima
vivente di carità non ha fatta una preghiera che
non porti tuttora frutti di benedizione: da santo Ste
fano fino all' ultimo de' nostri martiri tra gl'infe
deli, il giusto non ha versato una goccia di san
gue, la quale non continui a fecondare la sposa di
G. C. Ma vi ha di più ; le opere sante e pie pro
pagano solo il cristianesimo a traverso le età ,
e se i benefizii della redenzione son pervenuti fino
a noi ella è altresì l'opera del più umile e del mi
nimo de' fedeli che ha camminato sulle orme del
Salvatore, ed a lui ha conformata la sua azione.
Se gli apostoli ed i suoi successori avessero chiuse
le orecchie alla voce del divin Maestro, che ne
sarebbe addivenuto del Vangelo? E il sangue del
Calvario non si sarebbe inaridito presso la sorgente
nell'arido deserto del peccato, qualor non avesse
trovato nelle anime dei cristiani quasi altrettanti
canali viventi per condurla a traverso dei secoli
fino alle più remote generazioni ? Così non vi ha
un sol atto di virtù, non un'opera di religione,
non jun movimento di carità, che non formi uu
anello nella catena, che ci unisce al Redentore, cosi
la vita che anima e informa la Chiesa ha il suo
centro nel cuor de'santi come nel cuor del Reden
tore (4).

Il) Ved. Moehler, Symb., tom. 3, pag. 357, seg.


CAPO XV.

6. C. Tolle che la Chiesa sua fette santa • santiflca-


trice come fonte di santità.

Il fine principale che si propose il figliuolo di


Dio nella sua venuta al mondo è stalo quello di
santificare questo mondo stesso riformandolo in
tieramente e renderlo degno di Dio santità per
essenza. A questo fine ordinò la sua celeste dot
trina, i suoi ammirabili esempii, la sua croce, la
sua morte, ciò ch'egli ottenne nella sua Chiesa cui
volle santa non solo in sè, ma eziandio santifica-
trice continua delle anime a lei commesse per
tutta la serie delle future generazioni.
Cosi cel dichiara espressamente l'Apostolo allor
chè scrisse agli Efesi, che — Cristo amò la Chie
sa , e diede per lei sè stesso, affine di santificarla
mondandola colla lavanda di acqua mediante la pa
rola di vita. Per farsi comparire la Chiesa vestita di
gloria senza macchia e senza grinza od altra tal cosa,
362 l'idea cristiana della chiesa
ma che sia santa ed immacolata (i). — Imperoc
chè, soggiunge nella sua epistola a Tito, Apparve,
la grazia di Dio Salvator nostro a tutti gli uomini,
insegnando a noi, che rinnegata l'empietà e i desiderii
del secolo, con temperanza, con giustizia, e con pietà
viviamo in questo secolo; in aspettazione di quella
beata speranza, e di quella apparizione della gloria
del grande Iddio e Salvator nostro Gesù Cristo, il
quale diede sè stesso per noi affin di riscattarci da
ogni iniquità, e per purificarsi un popolo accettevole,
zelatore delle buone opere (2). — E quindi rivol
gendo il principe degli apostoli ai primitivi fedeli
il discorso, diceva loro: — Voi stirpe eletta, sacer
dozio regale, gente santa, popolo di acquisto : affinchè
esaltiate la virtù di lui, che dalle tenebre vi chiamò
all'ammirabile sua luce.... Carissimi, io vi scongiuro,
che come forestieri e pellegrini vi guardiate dai desi
derii carnali , che militano contro dell' anima (3).
Per tralasciare altre simili testimonianze le quali
tutte cospirano a farci intendere questo supremo
fine che il divin Salvatore nella presente vita si
propose nella sua comparita sulla terra d'instituire
una Chiesa santa e santificatrice.
Ma e in che consiste questa santità della Chie
sa? Qual è la sua azione o cooperazione nella san
tificazione delle sue membra, ossia dei suoi figliuo
li? Fino a qual grado li conduce di santità? Tali
sono le quistioni alle quali ci siam proposti di ri
spondere nel presente capitolo, dalia soluzione

(1) EpBes. V, 2», 27.


(2) Tit. II, 11, 14.
(5) I. Petr. 2, 9, il.
AVVERATA NEL CATTOLICISMO. 36S
delle quali sarà facile il concepire la più alta idea
del sublime disegno che l' incarnata sapienza si
propose in questa sua istituzione cotanto defor
mata dall'insegnamento protestante; fino a più non
riconoscersi per quella che uscì dalle mani, anzi
dal cuore di lei.
Per formarsi un adeguato concetto della santità
della Chiesa, convien che ripigliamo la cosa dal
suo principio fondamentale da noi costituito a base
di quest'opera. Noi abbiamo stabilito che la Chiesa,
altro non è se non se una continuazione e pro-
longamento visibile della incarnazione del Verbo, e
che però egli per lei seguita a vivere fra noi, e
a compiere per mezzo di lei quello che ha co
minciato nel corso di sua vita mortale. Il Verbo
incarnato n'è il capo e la Chiesa s'è il suo corpo
mistico animato, mosso, diretto dal suo spirito,
che ne forma l' anima e il principio di vita e di
. ogni sua azione. Quindi ella non può insegnare se
non quello eh' egli ha insegnato; non può volere
se non quello ch'egli ha voluto e vuole mai sem
pre; serve a lui d'istrumento a compiere i dise
gni di sua misericordia in pro degli infelici figli
di Adamo prevaricatore.
Or chi non sa, che tutti i discendenti di quella
stirpe infetta nascono figli di morte, scaduti dallo
stato soprannaturale al quale dalla divina bontà
erano stati nel loro primo progenitore innalzati ;
che vengono al mondo immersi nelle più fitte te
nebre della ignoranza in ciò che si attiene al con
seguimento dell' ultimo loro fine , che dietro a
quell'innalzamento, non è nientemeno che la vi
sione stessa intuitiva di Dio; che recano con sè
un intestino disordine per cui la parte inferiore
304 L' IDIA CRISTIANA DBLLA CHIESA
e sensibile è ìd lotta quasi perpetua contro la su
periore della ragione. Adunque Cristo venne ad
opporre la vita alla morte ; la luce alle tenebre ;
a ristabilire la superiorità della ragione alle fune
ste tendenze della ribelle concupiscenza; a rom
pere le dure catene dell'obbrobrioso servaggio in
cui tenevali avvinti il demonio primo autore della
prevaricazione ; a restituir loro la grazia perduta,
fino a renderli figliuoli adottivi di Dio, suoi coe
redi nel cielo, e renderli partecipi e consorti della
divina natura, e capaci di dar frutti di vita eterna.
Che tale sia stata la grand'opera di riabilita
zione compiuta dal figliuolo di Dio fatt'uomo nella
sua mortale carriera non ce ne lascian dubbio gli
oracoli divini, dei quali qua ci piace di darne un
saggio.
E da prima rispetto alla vita che egli venne ad
opporre alla morte lo attesta egli medesimo allor
chè disse: Io sono venuto, perchè abbiano vita, e
sieno nell' abbondanza (i) ; e altrove : Io som il
pane di vita.... e il pane ch'io vi darò, ella è la carne
mia per la vita del mondo (2) ; spesse volte egli
s' intitola semplicemente vita, e perchè la vita è
quella per cui noi operiamo, consistendo la vita
nell'attività, quindi egli dichiara in più di un
luogo, che egli è per lui che noi viviamo ed ope
riamo: lo sono la vite, voi i tralci: chi si tiene in me,
e in chi io mi tengo, questi porta gran frutti , perchè
senza di me non potete far nulla (3). E l'Apostolo

(i) Jo. X, 10.


(S) Ibid. 6, 48, SI
(3) Ib. XV, 5.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 565
quasi esponendo la forza di queste parole sog
giunge : Noi non siamo capaci di formare da noi me
desimi, come da noi verun pensiero, ma la nostra
idoneità è da Dio (1). Imperocché Dio è che opera
in voi e il volere e il fare secondo la buona volontà (2).
Che poi sia egli inoltre venuto a recar la sua
luce per opporla alle tenebre della ignoranza non
men chiara testimonianza ne fanno le sacre carte.
Cosi infatti del divin Verbo scrive l'evangelista
s. Giovanni. In lui era la vita, e la vita era la luce
degli uomini, e la luce splende tra le tenebre.... Que
gli era la luce vera, che illumina ogni uomo, che viene
in questo mondo (3). Questo stesso Verbo incar
nato affermò di sè: Io sono la luce del mondo: Chi
mi segue, non camminerà al buio, ma avrà luce di
vita (4). E di nuovo : lo son venuto luce al mondo,
affinchè chi crede in me, non resti nelle tenebre (5).
Di qui è, che l'Apostolo ai convertili infedeli scri
veva : Una volta eravate tenebre , ma adesso luce nel
Signore. Camminate da figliuoli della luce. Or il
frutto della luce consiste in ogni specie di bontà, nella
giustizia e nella verità (6).
Per ciò che spetta alla virtù della grazia affin
di rendere la superiorità della ragione sulla con
cupiscenza ribelle che la dominava tirannicamente
cel manifesta l'Apostolo. Imperocchè dopo di aver

(1) IL Cor. III, 5.


(2) Philipp. II, 13.
(5) Jo. I, 4, 9.
(4) Ib. VIII, 12.
(8) Ib. 12, 46.
(6) Ephes. V, 8, 9.
Pirronc. L'Idi. Cristiana, ecc. Voi. III. 16
366 L* IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
egli coi più vivi eolori dipinta la terribile lotta della
carne contro lo spirito, esclama: Me infelice! Oh
chi mi libera da questo corpo di morte? E tosto ri
sponde: La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor
nostro (1). Quindi prosiegue: Imperocchè la legge
dello spirito di vita in Cristo Gesù mi fea liberato
dalla legge del peccato e della morte. Imperocchè
quello, che far non poteva la legge, perchè era inferma
per ragion della carne: Dio avendo mandato il suo
figliuolo in carne simile a quella del peccato, col pec
cato abolì nella carne il peccato. Affinchè la giustizia
della legge si adempisse in noi, che non camminiamo
secondo la carne, ma secondo lo spirito (2). Ciò che
corrisponde a quanto già aveva detto il divin Sal
vatore agli ebrei con quelle parole registrate in
s. Giovanni : La verità vi farà liberi.... Chiunque fa
il peccato, è servo del peccalo.. . per la qual cosa, se il
figliuolo vi libererà, sarete veramente liberi (3), cioè
dalla tirannia del demonio, e dal dominio duris
simo de'vizii e delle passioni, come spiegano i sacri
interpreti.
Con questo stesso ci liberò il Salvatore della
schiavitù del demonio sotto il cui servaggio cadde
tutta la progenie di Adamo pel peccato al quale
fu egli da esso indotto. Di questo ce ne fe' certi lo
stesso Redentore allorchè vicino alla sua passione
disse : Adesso si fa il giudizio di questo mondo; adesso
il principe di questo mordo sarà cacciato fuora (4),

(1) Rodo. VII, 24, 25.


(2) Jo. VilI, 2, 4.
(5) Ib. VilI, 32, 54, 36.
(4) Ib. XII, 51.
Avverata nel cattolicismo. 567
cioè dal suo dominio. Questo secondo l'apostolo
s. Giovanni è stato uno de'principali fini della in
carnazione : A questo fine, scrive egli, è apparito il
figliuolo di Dio per distruggere le opere del diavolo (i),
e come ciò avvenisse l'espone l'apostolo Paolo con
quella magnifica ipoteposi : scancellato il disfavorer
mie a noi chirografo del decreto che era contro di
noi, ed et lo tolse di mezzo affiggendolo alla croce, e
spogliati i principati e le potestà, gli menò gloriosa
mente in pubblica mostra, avendo di lor trionfato in
sè stesso (2).
La restituzione della grazia perduta pel peccato
ci vien dallo stesso apostolo chiaramente esposta
colà ove instituisce l'antitesi tra Adamo e G. C.
e tra gli effetti cagionati dall'uno e gli effetti ca
gionati dall'altro come da due capi l'uno di morte,
l'altro di vita. Ma non quale il delitto, scrive, tale il
dono; conciossiachè se pel delitto di uno molti peri
rono : mollo piò la grazia e la liberalità di Dio è
stata ridondante in molti in grazia di un uomo (cioè)
di Gesù Cristo. E non è tale il dono, quale la pre
varicazione per uno che peccò : imperocché il giudi
zio da un delitto alla condannazione : la grazia poi
da molti delitti alla giustificazione. Ciò che di poi va
dichiarando per tutto il rimanente del capo (3),
e che io per brevità tralascio.
L'adozione che di noi Dio fece in suoi figliuoli
ed eredi della sua gloria e coeredi di Gesù Cristo
è l'effetto di questa grazia medesima. Dio, scrive

(1) Jo. III, 8.


(2) Coloss. II, 14, 15.
(5) Rom. V, 15, segg.
368 l'idea cristiana della chiesa
l'Apostolo, che è ricco in misericordia, per la ecces
siva sua carila con cui ci amò, essendo noi morti per
li peccati, ci convivificò in Cristo [per la grazia del
quale siete stati salvati), e con lui ci risuscitò, e ci
fece sedere ne'cieli in Cristo Gesù; affin di mostrare
ai secoli susseguenti le abbondanti ricchezze della sua
grazia per mezzo della benignità sua sopra di noi per
Cristo Gesù (ì). — E poco innanzi già avea
detto: Benedetto sia Dio, Padre di nostro Signor
Gesù Cristo, che ci ha colmati in G. C. di ogni
sorta di benedizione spirituale pel cielo, siccome in lui
ci elesse prima della fondazione del mondo, affinchè
fossimo santi ed immacolati nel cospetto di lui per ca
rità; il quale ci predestinò all'adozione de'figliuoli per
G. C. a gloria sua, secondo il beneplacito della sua
volontà (2). Affin di ricevere una tale adozione
convien nascere da Dio, non già secondo la na
tura di Dio la quale è incommunicabile, nè secondo
la natura dell'uomo, che ci fa figliuoli dell'uomo,
e che essendo viziata ci fa figli d'ira, ma secondo
la volontà e la grazia di Dio. // Verbo, scrive s.
Giovanni, ha dato il potere di divenir figliuoli di Dio
a lutti quelli, che non son nati dal sangue, nè dalla
volontà della carne, nè della volontà dell'uomo, ma son
nati da Dio (3). Questa nascita adunque sopran
naturale noi la dobbiamo ai meriti del divin Re
dentore, alle condizioni che gli è piaciuto di met
tere a questo benefizio; sia che Egli obblighi l'uomo
a portar perpetuamente sulla sua carne il sigillo

(1) Ephes. li, 4, 7.


(2) Ibid. I, 1, 5.
(3) Jo. I, li, 15.
AYVBRATA NEL CATT0LICISM0. 369
di sua alleanza, sia che gli comandi di ricevere per
mezzo di un segno esteriore e passeggiero il segno
interiore ed indelebile dell'adozione. Come lo spi
rito di Dio è il principio della vita soprannatu
rale, tutti quelli, che son mossi dallo spirito di Dio,
sono figliuoli 'di Dio (1). Voi avete ricevuto lo spi
rito di adozione de'figliuoli, prosiegue l'Apostolo,
mercè di cui gridiamo : Abba (padre).... E se siam
figliuoli, siamo anche eredi di Dio, e coeredi di Cri
sto, se però patiamo con lui per essere con lui glo
rificati (2).
Questa figliolanza soprannaturale di Dio è come
il principio, il germe, anzi l'umore vivificante di
tutte le opere sante che vengono a produrre quai
frutti da quest'albero di salute provenienti: Onde
frutti portiamo per Iddio (3), ovvero come dicesi
altrove : Onde camminiate in maniera degna di Dio,
piacendo (a lui) in tutte le cose, producendo frutti di
ogni buona opera , e crescendo nella scienza di
Dio (4). Innestati cosi in G. C. vivono i giusti
della vita medesima di G. G. La nostra vita è
nascosta con G. C. in Dio (5) , non siam più noi
che viviamo, ma G. C. che vive in noi (6) , è lo
Spirito Santo che abita in noi (7) , che grida , e
chiede per noi con gemiti inenarrabili (8). Siamo

(1) Rom. VIIi, 14.


(2) Ib. 15, segg.
(8) Rom. VII, 4.
(4) Coloss. I, 10.
(5) Ib. liI, 3.
(6) II, Cor. V, 15.
(7) Rom. VIII, li.
(8) Ibid. 26.
370 l' IDE*, cristiana della chiesa
in una parola trasmutati dal puro nostro essere
naturale in una vita al tutto nuova sopra quanto si
potrebbe dall'uomo pensare, non avendo egli per
sè di tal vita tampoco l'idea e il concetto.
Di qui tutti i lumi attuali, che rischiarano la
nostra intelligenza, tutti gl'interni movimenti, che
eccitano la nostra volontà; quella forza vivifica
trice divina, che opera con esso noi ; gli stessi sa
cramenti, i quali sono quai sette sorgenti di vita,
che rappresentano così bene in sè colla loro si
gnificazione simbolica la realtà della elevazione di
nostra natura ad un ordine di esistenza tutta di
vina nel tempo e nella eternità ; la istituzion della
Chiesa; voce sempre infallibile per la quale la ve
rità parla al mondo ! Faro ognor luminoso ai raggi
scintillanti del quale le nazioni hanno riaccesa la
fiaccola degl'insegnamenti primitivi già quasi estinta,
e di loro ragione spirante: cattedra vegliante che
conserva la santità delle dottrine morali, e la pu
rità del culto divino, doppio fondamento della fa
miglia, della società e della umana fratellanza. Sono
gli esempii e le lezioni, che il divin riparatore ci
ha date nel corso di sua vita mortale e per le quali
egli eccita tutte le età, tutte le condizioni ad una
santità di vita, ad un eroismo di virtù di cui l'an
tico civilimento non ne ha sospettato nè pur da
lungi la possibilità, e che non di meno i secoli
cristiani producono con una fecondità sempre
nuova (1).
Ora non dirò io già, che il Signore non con
ceda la grazia sua fuori della Chiesa, e che gl'in-

(i) Ved. Lupus, op. cit., tom. I, eh. VI.


AVVERATA NEL CATT0LIC1SM0. 871
fedeli e gli eretici non abbiano verun influsso dal
Salvatore, dottrina esecrabile già condannata dalla
Chiesa cattolica; no, anzi è certissimo che Dio
rende partecipi de'suoi lunii, delle sue inspirazioni
tanto gli eretici quanto gl'infedeli, ed in tal copia
da renderli inescusabili se ad essi resistono, chiu
dendo gli occhi della mento, e le vie del cuore.
Ma a qual fine è Dio così largo nel concedere le
sue grazie eziandio a quelli che non lo conoscono,
o che volontariamente vivono nell'errore? Ah certo
non per altro, se non perchè escano dalle lor te
nebre, e dai disordini pratici e morali che ne
sono la conseguenza, e vengano essi pure all'al
leanza de'figliuoli di Dio, vengano a far parte di
quella sovrannaturale famiglia, che è l'unica vera
Chiesa, ed in essa e per essa innalzino essi ancora
l'edifizio sublime della santità.
Dissi : in essa e per essa vengano ad operare la
propria santità, poichè la Chiesa sola è quell'Eden
felicissimo nel quale il Signore fa pompa, dirò
cosi, delle ricchezze della sua grazia e de'suoi doni,
in essa sola si trova quella sorgente abbondante,
che inaffia e feconda questo terreno paradiso per
chè abbondi di ogni più eletto frutto; in esso
sorge quell'albero di vita, che dona la immortalità
a chi degnamente si ciba de'preziosi suoi frutti; in
essa sola vi si trova quella piena di delizie, e di
conforti che sostengono la vita del nostro breve
pellegrinaggio. In essa sola vi è la vera figliuolanza
di Dio, quella pace interiore che dà la buona co
scienza, il riparo e rimedio alle nostre infermità,
ed alla morte stessa, qualora per somma nostra
sventura venissimo ad incorrerla.
Sebbene il lavoro della grazia sia tutt'opera di
Hi l'idea cristiana della chiesa
Dio, il quale ci previene, coopera con esso noi;
eccita nei nostri cuori e vi produce in modi inef
fabili e impercettibili quelle disposizioni che sono
indispensabilmente richieste alla nostra giustifica
zione, pure egli per operar questi prodigi della sua
carità in noi è della Chiesa e del suo ministero
che nelle ordinarie vie di sua providenza si serve.
Per mezzo della Chiesa e del suo perenne e uni
versale apostolato egli fa pervenire al nostro udito
le verità della fede nell'atto che egli interiormente
le fa penetrare fino al cuore. Per essa ammette
i docili alla sua chiamata pel sacramento di rige
nerazione alla sua figliolanza con tutti i diritti alla
medesima annessi, li rende puri e immacolati tra
sferendoli dallo stato di morte allo stato di vita,
dallo stato di peccato allo stato di grazia, li fa di
non popolo popolo di Dio. Da questo punto in che
la Chiesa li accoglie nel proprio seno, e li am
mette nel suo ovile, più non gli abbandona in tutta
la vita. Li accompagna passo passo facendoli cam
minare su per l'erta via della virtù la quale non
ha termine, e della più alta e sublime perfezione
secondo lo stato e la condizione di ognuno. Non
vi ha per lei differenza veruna di condizione, di
sesso, di età, ha documenti adattati al bisogno e
alto stato di ciascuno. Sieno questi celibi o coniu
gati, sieno nobili o ignobili, cingan diadema o lu
ridi vivano in una capanna, per lei è tutt'uno. Ha
viscere di compassione pei peccatori e gl'invita
alla penitenza, è tutto amore per gl'innocenti e li
stimola alla perseveranza e ad ulteriori progressi.
Niuno si sottrae alle sue più tenere cure ed alla
più alta sollecitudine sua.
Di questa maravigliosa fecondità ha data pruova
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 373
la Chiesa in ogni tempo nel produrre uomini santi.
Qualor si percorrano i suoi annali si scorgerà come
la sua agiologia formi una delle più distinte sue
parti. Si annoverano, non dirò a centinaia, ma a
migliaia ed a milioni i santi che nella Chiesa fio
rirono, e risplendettero di fulgidissima luce in ogni
virtù ((). E pure è certo che i registrati ne' suoi
fasti costituiscono la menoma parte di quei santi
solo a Dio noti che in ogni angolo della terra
sconosciuti agli occhi mortali salirono al più alto
grado di santità. Dio nell'ammirabile sua previ
denza ha disposto che a quando a quando sor
gessero nella Chiesa sua uomini dotati di singoiar
santità, affinchè quai luminari servissero ad altri di

(1) Niun vi ha che ignori V immensa e gigantesca rac


colta dei Bollandisti delle vite dei Santi compresa in cin
quantadue volumi in foglio, fino ai 13 del mese di ottobre,
ne sono una prova irrefragabile. Ora a quei volumi degli
antichi Bollandisti debbono aggiungersi i sette volumi dei
Bollandisti nuovi per compiere il mese d'ottobre. Eppure di
quali supplementi ancora abbisognano? Questi stessi conti
nuatori prima d'intraprendere la nuova impresa han pre
messo colle stampe un copiosissimo catalogo di Santi che
tuttor mancano, nell'opuscolo: De Bollandiani operis pro-
secutione, nel quale figurano più migliaia di nomi, e molti
tuttora non sono registrati.
Merita di esser letto intorno a questo lavoro 1' erudito
scritto di Mgr. F. F. Saverio de Ram rettor magnifico della
Università cattolica di Lovanio. Les nouveavx BoHandistes,
Rapport fait à la commissìon royale d'Histoire, Bruxelles,
1860. In questa relazione trovansi non poche preziose no
tizie intorno alla detta collezione, che interessano gli ama
tori di questi studii.
16'
374 l'idea cristiana della chiesa
guida e di esempio nel difficile arringo, e questi
son quelli che la Chiesa secondando in ciò i dise
gni della divina provvidenza ha collocati sui suoi
altari affinchè a tutti servissero di esempio e di
presidio. Nel resto chi potrebbe annoverare quei
tanti, ed anzi innumerevoli di quelli che attesero
ed attendono in segreto a far dovizia di una san
tità non volgare colla più intima comunicazione con
Dio, colla più perfetta rassegnazione ai voleri e di
sposizioni di lui, con una eroica pazienza, con
una carità indefessa, con ricopiare in sè più che
possono al vivo la rassomiglianza col loro crocifisso
Signore?
Nè si creda già che questa santità sia facil cosa
ad ottenersi. Può ben darsi che per alcun tratto di
tempo più o men breve, ovvero, se ancor cosi si
voglia, per tempo notevole taluno tengasi fermo
sulla breccia e combatta virilmente resistendo agli
assalti feroci di ogni sorta di nemici interni ed
esterni che si provano a vincerlo e a superarlo. Ma
infine per la umana condizione e fralezza non è di
tutti il cosi continuare e perseverare fino alla com
piuta vittoria. Ah che è pur difficile quell'annega-
zione continua che ci prescrive il Vangelo contro
ogni menomo sregolato moto che in noi insorga :
quella continua e perfetta vigilanza sui proprii
sensi, e sulle sregolate tendenze del cuore; quel
continuo rintuzzamento delle suggestioni dell'amor
proprio che cerca sedurci ; quella pazienza continua
invitta tra le ingiurie, le ingiustizie flagranti e
aperte, derisioni e insulti di malvagi senza punto
commoversi e risentirsi. Quella fortezza nelle per
secuzioni che contro ogni ragione lor muovono i
mondani i quali hanno i giusti in conto del fango
AVVBHATA NEL CATTOLICISMO. 37S
che si calpesta per via, quella carità piena, sincera,
efficace, universale, che tutti acchiuda gli uomini
nel proprio seno, non ostanti i tradimenti, le in
gratitudini e la malevoglienza di tanti. Ognuno ne
può far l'esperienza in sè medesimo, e si convin
cerà agevolmente quanto tutto ciò sia difficile ad
ottenersi, e molto più durarla per lungo tempo,
anzi per tutta la vita. Per chi ben vi rifletta gli si
deve ingrandire, ed anzi giganteggiare il concetto
de'santi, come tali della Chiesa riconosciuti e pro
clamati 1
Or bene la Chiesa cattolica è stata mai sempre
feconda di tali eroi, che tanto superano la comune
de'giusti, quanto un altissimo monte sovrasta alle
circostanti pianure. Sono pressochè nnumerevoli
quelli de'quali se n'è fatta la biografiia, e ne ri
mane ognor viva la rimembranza. Pruova non dub
bia dello spirito che informa la Chiesa, e l'anima e
in altrui infonde, e della virtù santificatrice della
quale da Dio è privilegiata. Non vi è società reli
giosa nè antica, nè moderna, la quale possa, non
dirò già offerire un tale spettacolo, ma che nè anco
gli si possa avvicinare. Del politeismo non è a
farne parola: in quanto alle sette cristiane antiche
o moderne, niuna, ve n'ha che possa presentare
nè anche un solo che stia al paragone dell' infimo
de'santi dalla Chiesa formati, e niuno infatti esse
medesime ne presentano ; disperate del poter pro
durre veri frutti di santità si contentano di motteg
giare i santi del cattolicismo , e riprenderne U
venerazione e il culto quale aureola colla quale la
Chiesa li, circonda. Li motteggiano senza pure
conoscerli, e senza far tampoco la pruova in sè
dell'imitarli. Miserabile appiglio col quale palesano
576 l'idea uristIana della chiesa
queste sette per l'un de'tali la loro impotenza net
far de' santi, per l'altro mostrano la stessa antipa
tia o avversione alla santità.
E qui di passaggio osservo che par proprio che
cotesto sette guastino, infettino e ammorbino la
stessa atmosfera morale ov'esse dominano e si
gnoreggiano; infezione e ammorbamento che in
fluisce almeno indirettamente sugli stessi cattolici,
che abitano in mezzo a loro. Infatti fu osservato,
che in quegli stessi paesi i quali già per lo in
nanzi davano anche in copia santi alla Chiesa,
dacchè vennero in poter degli eretici o scismatici
cessarono al tutto di produrre questi eletti frutti
di santità. Tanto che, qualor forse se ne eccettuino
quei che caddero vittime della intolleranza e delle
persecuzioni degli acattolici o per esiglio o per
carcere o per morte violenta (che non son pochi),
niuno più mai venne presentato alla congregazione
de'riti, perchè in essa si trattasse la causa di lor
beatificazione o canonizzazione. Niuno dalla Ger
mania protestante, niuno dalla Olanda (1), dalla
Svezia, Norvegia o Danimarca, niuno dalla In-

(l)*Che se fa eccezione sotto questo rispetto l'Olanda


per aver dato il natale al ven. Pietro Canisio del quale si
tratta la causa di beatificazione nella sac. Congregazione dei
Riti, egli è perchè fiorì sul principio della cosi detta rifor
ma. Gli eretici calvinisti non avevano ancora invasi i Paesi
Bassi, e di più visse quasi sempre fuor di patria. Nacque
egli in Nimega agli 8 di maggio del 1521. Da prima ap
partenne al clero di Colonia, ed entrò nella Compagnia di
Gesù in età di 25 anni. Ved. la sua biografia che ne fece
il p, Fogliatti.
AVVERATA NEL CATTOLlCISMO. 377
ghilterra, o dagli Stati-Uniti. Mentrechè da tutte le
Provincie o regni ne'quali domina il cattolicismo
si presentano alla santa Sede istanze per le cause
de'Ioro santi, nella stessa America meridionale
non mancarono negli ultimi tre secoli di quelli, i
quali vennero onorati degli altari. Tanto è vero,
che l'eresia dissecca e inaridisce questa preziosa
pianta della santità dovunque ella vi ha gittata la
sua venefica infezione.
Non è per questo però, che la cattolica Chiesa
non formi eziandio in coteste regioni delle anime
sante in ogni genere, giacchè il suo spirito e la sua
fecondità non vengon mai meno. Non dubito punto
che di ben molti e molte attendano di gran pro
posito alla santità, e che nel loro commercio con
Dio non progrediscano ogni giorno di virtù in
virtù, non solo nel segreto del loro cuore, ma an
cora colla manifestazione d'illustri esempii e di
opere sante. Sarebbe non solo falso e temerario
il negarlo, ma ingiusto e ingiurioso a Dio ed alla
Chiesa; ed anzi che il numero di queste anime
elette sia ben grande mei persuade lo stato stesso
in cui esse sono costrette a vivere. Egli è impos
sibile che conversando in mezzo ad eretici e sotto
la loro dominazione non abbiano del continuo a
sofferire vessazioni, angustie, persecuzioni occulte
almeno ed indirette, ingiustizie palpabili sotto ogni
rispetto, derisioni, motteggi per cagione della loro
religione e della loro pietà per parte o de'governi,
o almeno di persone fanatiche e perverse, che non
mancano mai; mei persuade la necessità in cui si
trovano tante buone persone di far continui sacri-
ficii più o meno dolorosi per la condizione in cui
si trovano. Son molle, dice la Scrittura, le tribola
S78 l'idèa cristiana dilla (Ansi
sioni dei giusti (1); che se ciò avviene anche tra
cattolici, quanto più tra protestanti? Or queste
tribolazioni sono come il fuoco col quale Dio pa
rifica questi suoi giusti, e li rende ogni di più
degni di sè; ne accoglie i gemiti e le lagrime, li
fortifica e li consola. Adunque quanto dissi po
c'anzi intorno ai Santi ne'paesi degli eretici, si ha
da intendere di quella santità esimia e straordi
naria colla quale Dio non cessa mai dall'illustrare
la Chiesa sua.
Tra le calunnie colle quali gli eretici , e con
essi gli uomini perversi si provano ad oscurare la
santità e dileggiarla non tiene l'infimo luogo quella
della inoperosità ed inettezza nel promovere il
ben sociale. Segregati come sono quei che fan
professione di santità dal comune consorzio si
rendono inoperosi, niuna sollecitudine si prendono
dell' universale ed anzi quasi temendo contami
narsi nella conversazione di profani, si racchiudono
solitarii quali lumache nella propria chiocciola, si
fan l'obbietto del comun dispregio ed avversione.
Pria però di respingere una cosi fatta accusa mi
fa d'uopo di appurarne bene il senso col distin
guere ciò che in esso può , esservi di vero e di
ciò che è apertamente falso. Se gli avversarli per
incapacità e inettezza, per separazione dall'umano
consorzio intendono significare, che quelli i quali
fan professione di santità non sono agitatori tor
bidi ed inquieti, non sono intraprendenti in sol
levare politici partiti, e simili cose, essi han tutta
la ragione, perchè essenzialmente pacifici, e poco

(1) Psal. XXXIII, SO.


AVVERATA KEL CATT0LICISHO. 379
curanti di tali rivolgimeDti se. ne tengono ben da
lungi. Lasciano queste cure ai cittadini del mon
do, a quelli che non conoscono altra patria che
la terra; in quanto a sè, segregati, come la signi
ficazione stessa della voce santi il denota, dal mon
do, ne subiscono bene i cangiamenti continui, ma
non li provocano. Come nè anche s' immergono
talmente negli affari commerciali, fino ad affogarsi
in essi, quasi che il lucro sempre maggiore fosse
il loro ultimo fiDe come par che lo intendano i
mondani. In questo senso adunque egli è verissi
mo, che i santi son meno atti, anzi diciam pure,
incapaci ed inetti nell'intraprendere, e nel prose
guire cotesti obbietti.
Che se per incapacità ed inettezza vogliasi in
tendere una vita neghittosa, scioperata, non cu
rante del pubblico bene è un'accusa al tutto falsa
e calunniosa. Forse non vi ha maggiore attività
quanto nel santo. Pruova luminosa e ineluttabile
di questo asserto ne sono le tante istituzioni dai
santi escogitate , e con una energia e costanza
senza pari tra mille ostacoli, che lor si attraversa
rono, mandate a buon termine. A quest' attività si
deve ascrivere la fondazione di tanti orfanotrofii,
di tanti ospedali, di tanti ospizii ne' quali la mi
seria, la infermità, la vecchiaia, i tanti innocenti
frutti di colpevoli amori vi trovano ricovero, sussi
stenza, assistenza, direzione, e di ogni fatta con
torti. A quest' attività stessa de' santi è la società
debitrice di tanti collegi, di tante scuole, di tanti
asili e santuarii, dirò così, delle scienze, nei quali
si coltiva non meno la mente che il cuore di
tanti giovani, i quali crescono al bene dell'univer
sale. A quest'attività medesima va riconoscente il
380 l'idea cristiana della chiesa
civile consorzio di tante associazioni d' uomini e
di donne, che si consacrano alla utilità pubblica
sotto ogni rispetto e di lettere, e di scienze, e di
carità, e di incivilimento di barbare nazioni e di
selvaggi, e di liberazione di schiavi. Ognun sa,
che l'uomo isolato è sempre debole, e che l'asso
ciazione è l' anima e la molla più possente delle
grandi imprese, perchè l'individuo è forte del suo
e della fortezza di tutti gli altri assieme , come
una bragiera in cui ogni carbone arde del suo
fuoco, e di quello di tutti gli altri e però tutti
assieme mandano una vampa, che niun di essi
isolatamente potria produrre giammai. Ora son
celebri i nomi degli autori di cosi benefiche re
ligiose associazioni, dei Benedetti, dei Domenici,
dei Franceschi, degl'Ignazii di Lojola, dei Giovanni
di Dio, dei Vincenzi da Paula, e di tanti e tanti al
tri cotanto benemeriti della società. Ecco la ope
rosità dei santi, si raffronti ora coll' attività dei
mondani e dei perversi, e poi si giudichi da qual
parte pieghi la bilancia. I mondani spiegano in
gran parte l'attività loro in distruggere, mentre
quella de'santi è tutta e sempre intesa in edificare.
Vero è che non tutti gl'istituti monastici e reli
giosi professano quella, che suol chiamarsi vita at
tiva, mentre non pochi attendono alla vita con
templativa, cioè alla orazione, alla meditazione,
al coro e simili ; ma nè pur questi ponno o deb
bono dirsi oziosi, come sogliono chiamarli i mon
dani nulla intendendosi nelle cose di spirito. In
fatti allorchè questi fioriscono nella osservanza
della lor regola servono alla edificazione, e ad in
citamento alla pietà: insegnano alla comune dei
cristiani il distaccamento dalle terrene cose, si
AVVERATA NEL CATTOLICJSM0. 581
adoperano in esercizio di carità, parecchi colti
vano eziandio le scienze, altri coltivano il terreno ;
tutti poi colle loro preghiere placano il cielo e
fanno discendere sul popolo le benedizioni di Dio.
Laonde niun ordine è inoperoso, ma hanno una
sfera diversa di attività adattata all' indole natu
rale di ciascuno. Lo stesso Leibnizio tuttochè pro
testante loda ed ammira questi santi instituti, come
fecondi di frutti pregievolissimi (4).

(!) Ved. Syst. Teol. Credo pregio dell' opera il trascrivere


l'intiero paragrafo del Leibnizio col quale si conferma quanto
ho affermato : — Fateor, scrive egli, mini semper religio-
sos ordines piasque confraternitates, ac societates , aliaque
hujusmodi laudabilia instituta mire probata fuisse. Sunt
enim quasi ctelestis quaedam militia in terris, si modo, re-
molis depravatiouibus et abusibus, secundum instituta fun-
datorum regantur, et a summo Pontiflce, in usum univer-
sitatis Ecclesia temperentur. Quid enim praeclarius esse po-
test quam luceni veritatis per maria, et ignes et gladiosad
remotas gentes ferre, solamque animarum salutem nego-
tiari, interdicere sibi variis illecebris, atque ipsa jucunditate
colloquii convinctusque, ut contemplationi abstonsarum ve-
ritatum ac divina meditationi vacetur, dedicare sese educa-
tioni juventutis ad spem doctrinse ac virtulis ; miseris, de-
speratis, perditis, caplivis, damnatis, aegrotis, in squalore,
in vinculis, in remotis terris auxillium ferre atque adesse ,
ac ne pestis quidem meta ab effusae caritatis officio deter-
reri ; quicumque haec ignorant aut spernunt, hi nihil nisi
plebejum et vulgare de virtute sapiunt, et hominum obbli-
gationem erga Deum solemnium qualicumque obitione et
frigida illa consuetudine vivendi , quae vulgo sine zelo sine
spiritu in animis regnat, inepte metiuntur.... Consilium au-
tem est eligere vita genus ab impedimentis terreni» magis
382 l'idra cristiana otlla chiesa
Conchiudasi adunque , che non è che la sola
malivoglienza la quale possa detrarre alla santità
alla quale sono per principio e per massima av
versi i malvagi, come quelli che non la vogliono
per sè e l'osteggiano negli altri. Troppo ella è
contraria alle cupidigie le quali tiranneggiano il
cuore di cotesti detrattori. Non sarà mai, che essi
si conciliino con essa. L'antagonismo loro comin
ciò fin dai primordii del mondo in Caino e in
Abele, e prosegui costantemente fino a noi, nè
avrà il suo termine se non col finire de' secoli.
Frattanto la Chiesa di G. C, la Chiesa catto
lica, unica sempre in santità e santificatrice delle
anime, prosieguo imperterrita e tranquilla il suo
cammino formando mai sempre uomini santi, spec
chi di ogni virtù soprannaturale. Pruova è questa
luminosissima dell' essere essa sola la vera sposa
del Redentore, che venne al mondo per rinno
varlo e santificarlo. Oggetto, come abbiam veduto,
immediato della missione che le assegnò G. C. il
quale continua a vivere nella Chiesa sua col fecon
darla, ed operare in essa e per essa quanto aveva
già di per sè stesso cominciato nel breve tratto
di sua mortale carriera. Nè solo vive nella Chiesa
ed opera per mezzo della Chiesa la santità nei
suoi fedeli, ma vive in ciascun santo, e nell'inti-

solutum, de quo Dominus Magdalenae gratulabatur. — Ed.


La-Croix, pag. 36, seg.
Ivi stesso confessa il gran filosofo, ciò non trovarsi che
nella sola cattolica Chiesa. — In qua sola videmus excel-
lentium virtutum asceticaeque vita? eminentia exempla pas
sim edi atque curari. —
AVVERATA NRt CATTOLICISMO. 383
mo recesso dell'anima e del cuore vi lavora imper
cettibilmente, e vi perfeziona la santità la più su
blime, gl' innalza fino all'eroismo. Loro comunica
in abbondanza le sue illustrazioni, le sue ispira
zioni, li riempie di soavità e di dolcezza ineffa
bile. Comunica ai medesimi tutto sè stesso, sicchè
possano ancor essi dire con ogni verità: Vivo non
già io, ma vive Gesù Cristo in me (1) , la vostra
vita è nascosta con Gesù Cristo in Dio (2), sono
soprafatto dall'abbondanza di gaudio in ogni mia tri-
bulazione (3). Dà loro non dirò già solo una fon
data speranza della eterna eredità, ma una fidu
cia vivissima, e un saggio anticipato di quella glo
ria, la quale è come il compimento del consorzio
della divina natura di cui parla il principe degli
apostoli.

(1) Galat. II, 20.


(1) Coloss. III, 5.
(3) II. Corinth. VII, 4.
CAPO XVI.

G. C. folle dotata la Chiesa sia di doni sovraaaati-


rali come UumaUrgo.

Per doni sovrannaturali qui intendiamo i cari


smi, cioè le grazie dette gratis date le quali non
servono tanto di ornamento e di utilità a chi n'è
fornito, che di edificazione e giovamento- alla co
mune de' fedeli (1). Questi doni son molti, l'Apo
stolo ne annovera parecchi, e nominatamente il
linguaggio della sapienza, il linguaggio della scienza,
la fede, il dono delle guarigioni, l'operazione de'pro-

(1) S. Tommaso 1, 2, q. III, art. I, cosi scrive : — Du


plex est grafia. Una quidem per quam ipse homo Dea con-
jungitur, qua vocatur gratta gratum faciens. Alia vero per
quam unus homo cooperatur alteri ad hoc, quod ad Deum
reducatur. Hujusmodi autem donum vocatur gratta gratis
data, quia supra facultatem natura, et supra meritum per
sona homini conceditur. Sed quia non datur ad hoc, ut homo
ipse per eam justificetur, sed potira, ut ad justificationem
alterius cooperetur; ideo non vocatur grattini faciens.
386 l'idea cristiana DELLA CHIESA
digit, la sanità, la discrezione degli spiriti, ogni ge
nerazione di lingue, l'interpretazione delle favelle (1).
Quindi poco dopo prosiegue: — Alcuni ha Dio
costituiti nella Chiesa in primo luogo apostoli, in
secondo luogo profeti, terzo dottori, di poi le po •
testa, poscia i doni delle guarigioni, i sovvenimenti,
i governi, le lingue di ogni genere e le interpreta
zioni delle favelle (2). — À questi sono annessi
altri doni non men preziosi, e si annoverano ezian
dio tra le grazie gratis date, cioè le estasi, i ratti,
le visioni, e le rivelazioni delle quali spesse volte
si fa menzione nelle vite de' santi, non che nelle
sacre carte.
Qui da prima assumiamo per certo, che talune
di queste grazie non si concedano principalmente
in ordine alla santificazione propria di chi le riceve,
essendo manifesto dalle divine Scritture, che tal
volta si danno sa Dio eziandio a peccatori, a dif
ferenza -della grazia assai più nobile, qual'è la gra
zia santificante ordinata alla santificazione dell'in
dividuo, che n'è fornito (3). E però la santità può
stare con e senza di esse. Non di meno nel
l'ordinaria condotta della divina provvidenza non
si sogliono concedere cotali doni se non se a quelli
che si distinguono per eminente santità. Ed anzi
alcuni de' mentovati carismi, come le vere estasi,
i ratti, le visioni non si concedono, che ai giusti
più segnalati. In quanto agli altri che possono es
ser comuni ai giusti ed ai peccatori , raro è che

(1) I. Cor. XII, 8, 10.


(2) Ib. V. 28.
(3) Yed. s. Tb.., loc. ciu, art. &
AVVBRATA NEL CATTOLICISMO. 387
ai peccatori si concedano , e solo per casi ecce
zionali, e non mai sogliono essere costanti e abi
tuali. Per il che se avvenga, che d'altronde con
sti esser taluni forniti in grado superiore al comu
ne, o come dicesi, in grado eroico di virtù cri
stiane tanto teologali che cardinali e morali loro
annesse, e che sieno insigniti di qualcuno di tali
carismi, può con ogni sicurezza affermarsi, che
essi sono altrettante luminose testimonianze , che
Dio dà della santità di chi li possiede. Ciò che
vale tanto in vita, quanto dopo morte. Questa è
la ragione per cui la santa Sede nelle cause di
beatificazione, o canonizzazione tiene in gran conto
queste grazie nei servi di Dio che n' andaron
fregiati, e costituiscono un forte amminicolo che
conferma la eroicità delle virtù delle quali s' in-
stituisce l'esame (i). E questo, come si suppone,
allorchè in vita i servi di Dio furono dotati di co-
teste grazie gratis date. Imperocchè rispetto ai mi
racoli da Dio operati alla intercessione de' suoi
servi dopo la morte, questi non solo servono di
amminicolo, ma di vera prova, che essi diparti-
ronsi dalla presente vita colla finale perseveranza,

(1) Per ciò Benedetto XIV, nella immortale sua opera,


De Beatif. et Canoniz. Sanctorum, lib. III, cap. XLII, n. 7.
appositamente scrive : — Dicendum est gratiarum, quae gra
tis dantur habendam esse rationem in judicio beatiflcatio-
nis et canonizationis, si in eo praeter illas constet de virtu-
tibos in gradii heroico, et de innocentia vita servi Dei. Co
mitati» quippe virtutum patefacit, eas non fuisse tantum
collatas in utilitatem aliorium , sed in testimonium etiam
sanctitatis praedisti servi Dei, qui illis prsditus est. —
388 l'idea cristiana della chiesa
e che attualmente sono stati ammessi alla parteci
pazione della gloria (1).
Queste cose premesse, ognun vede, che se nella
Chiesa di G. C. vi han sempre di co'oro, che o
in vita o dopo morte furono da Dio arricchiti di
questi doni sovrannaturali è manifesto, che si ha
una continuata doppia testimonianza data dallo
stesso Signore e della santità sempre in lei fio
rente, e dell'esser ella cosa tutta sua, e però l'u
nica sua Chiesa.
I protestanti, come pure tutti gli altri eretici
antichi e moderni i quali si riconoscono al tutto
privi di questi doni, cioè di questi segni di vita
divina, affin di celare questa lor morte, si appi
gliano a tutte le turpi vessazioni e industrie. Una
di queste è il motteggiare e discreditare cotali doni,
e mostrano di pigliare in pietà la credulità e la
superstizione de' cattolici nel prestar fede a tali
fole (2). Un'altra è d'inferirne anzi, che la Chiesa

(1) Ved. Ibid. n. 11 e 12.


(2) La stessa possibilità dei miracoli è rigettata nel fa
moso libro Essay and Rewiews, pubblicato in Oxford l'an
no 1860, da sette anglicani , sei dei quali ministri della
Chiesa anglicana. Yed. Dublin Rewiew, feb. 1861. Questi che
fanno aperta professione di razionalismo il più sfacciato ne
gano gli stessi miracoli biblici, non che i miracoli detti ec
clesiastici, essi si negano ora generalmente dagli Anglicani,
eccetto i Puseisti.
Middleton ed altri Anglicani non han ribrezzo di accusar
di menzogna e di finzione i santi che hanno spacciato dei
miracoli, come avvenuti a loro tempo, tra i quali annove
rano s. Atanasio, s. Epifanio, s. Basilio, s. Gregorio Nis
AVV8RATA NBL CATTOLICISMO. 389
cattolica è la sede dell'Anticristo, poichè per pre
dizione del Salvatore, allorchè questo comparirà
farà prodigi di ogni maniera come pur predissero
s. Paolo e s. Giovanni (1). Una terza infine alquanto
più modesta è l' affermare che essi fanno, che
questi doni straordinarii promessi dal Salvatore
non riguardavano che lo stato della primitiva Chiesa
che abbisognava di questi doni soprannaturali quai
motivi di credibilità per promulgare il Vangelo e
ottener fede per la loro divina missione. Termina
rono per ciò colla morte degli apostoli , dopo i

seno, s. Ambrogio, s. Girolamo, s. Agostino, s. Gio. Criso


stomo, i quali, come scrive il Middleton, Introductory di-
scourse, pag. 76, han raccontati miracoli, che a giudizio
di tutti i dotti e candidi protestanti sono manifestamente fin
zioni e al tutto incredibili. — Wihe in the judgement of ali
the learned and candid protestanti , are manifesty fiction»,
and utterly incredible.
Qualor si pesino cotesti dotti e candidi protestanti in con
fronto de'Padri che essi accusano di fingitori ai miracoli ,
sono come paglie in confronto dei cedri del Libano. Ma tan-
t'è, il piglio orgoglioso degli eretici non conosce limiti.
(1) Un recente autore inglese citato dal Newman (An
Essay on the mirar.les, etc. p. 78), asserisce, che i miracoli
della Chiesa romana, se sono veramente avvenuti , debban
riguardarsi come opera di Satana, come fatti per lo più in
conferma del culto de' santi, e di altre superstizioni roma
nistiche, e che quindi si deduce che una religione sostenuta
da tali miracoli è di satanica origine (is of satanit origin) ;
e si appoggia, II, Thess. II, 9, ed Apoc. XII, 13. Lo stesso
autore per altro niega altrove la verità de' miracoli nella
Chiesa romana, appunto per questa ragione a priori, per
chè altrimenti proverebbero la verità del culto de' santi, e
Pirrone, L'id. Cristiana, ecc. Voi. III. 17
590 l'idea CRISTIANA DELLA CHIESA
quali non è più a pensare a tali straordinari!
doni (i).
Cosi essi, ma tutto indarno, non facendo que
ste addotte ragiooi che rendere più palese la di
sperazione loro e di aver nei proprii ceti cosi no
bile pruova di santità, riè così luminose testimo
nianze dell'essere a Dio gradite le loro congreghe
cui piacionsi chiamar Chiese. Imperocchè a non
parlare delle derisioni e dei motteggiamenti coi

di altre dottrine romanistiche, e con ciò sarebber fatali al


protestantesimo. Ondechè conchiudono che debban tenersi co
me un ammasso di finzioni e di bugie. Cosi questi pronun
ziano unicamente appoggiati sui loro pregiudizii dottrinali,
senza ombra di prove. Cosa assai agevole a farsi.
(1) Parecchi famosi scrittori anglicani son di tal numero
restringendo i miracoli ecclesiastici o alla sola età aposto
lica, o al più ai primi due o tre secoli. Cosi Middleton,
Douglas, Warburton, Dodwell, Paley, fctc. Il eh. Newman
anche prima di rendersi cattolico nel 1843, pubblicò in Ox
ford un saggio (Essay on the miracles, etc.) in difesa dei
miracoli ecclesiastici de' primi secoli. Già cattolico tornò a
combattere i pregiudizii dei protestanti, massime Anglicani,
su questo punto nella VII lettura sullo stato presente dei
cattolici in Inghilterra.
Avanti il Newman già aveva scritto sullo stesso argomento
lo Spedaglieri nella sua opera contro Gibbon, part. I, sez. ITI,
c. 4. Come pure il Muzzarelli nella sua Dissertazione sul
numero e qualità de'miracoli, ove ne dimostra la continua
zione non mai interrotta nella Chiesa.
Io stesso a più riprese ho toccata questa materia , come
nel Tratt. De vera religione, part. I, cap. III, art. 1.; nel
Tratt. De Eccles., par. I, cap. II, art. IH, — cap. IlI, art. IlI,
nel quale ho confutato l'anglicano Guglielmo Palmer, e in
fine nell'ultima op. dell' Apostolato Cattolico.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 391
quali i protestanti unitamente agl'increduli si bef
fano de' doni sovrumani, dei vaticinii, dei mira
coli che nella cattolica Chiesa accompagnano la
santità; perchè i motteggi e le derisioni non for-
man pruova della esistenza o non esistenza di doni
dei quali parliamo, ma solo o d'ignoranza, o d'in
credulità di chi senza tampoco esaminar la verità
0 falsità di ciò che si dispregia o si deride, per
tal modo si conduce ; ommessa, dico, questa ecce
zione, se tale può dirsi uno scherzo beffardo, l'al
tra eccezione è degna degli eretici, nè poteva ve
nire in mente che ad eretici, quasi che Dio con
questi sovrannaturali carismi volesse proprio pro-
vare, che la Chiesa sua fosse la sede dell'Anti
cristo, e ciò per diciotto ed ormai dicianove se
coli continuati , come tantosto vedremo. Che se
1 doni straordinarii sono una dimostrazione della
sede dell'Anticristo, adunque sarà segno che non
vi ha Anticristo veruno dovunque questi non vi
sono, non tra gl' infedeli, non tra gli ebrei, non
tra le sette o pubbliche o segrete, non tra veruna
sorta di eretici ed increduli. Quanto è migliore la
costoro sorte che non è quella della Chiesa catto
lica! Se i doni prodigiosi accompagnano per or
dinaria via di provvidenza la santità la più esimia, la
promuovono, la testificano; adunque l'Anticristo
lascerebbe ai suoi ogni fatta doni segnalatissimi
per promuovere e testificare l'esistenza della san
tità della quale egli è per condizione nemico di
chiarato, perchè nemico di Dio. Inoltre se queste
grazie gratis date sono una pruova che l'Anticri
sto [è nella Chiesa cattolica, adunque confessano
questi eretici, che nella cattolica Chiesa è reale e
permanente il potere di operar miracoli, e prodigi
592 l' idra cristiana della chissa
di ogni sorta, ciò che prima essi deridevano, e
pigliavano a compassione i cattolici perchè a chi
mere dessero fede, ed alle superstizioni. Ecco come
sieoo costoro consenzienti a sè stessi.
Ma quello che sovra ogni altra cosa rende pal
pabile la costoro contraddizione è l' ultima ecce
zione, che essi oppongono alla continuazione nella
Chiesa di questi doni soprannaturali. Questi a loro
dire non furono che di breve durata , cioè sino
alla morte degli Apostoli , e alla vita degli Apo
stoli debbon restringersi le promesse che G. C.
fece dell' operar che questi avrebber fatto ogni
sorta di prodigi. E di questa limitazione la ragione
ne assegnano, perchè que'doni eran necessarii alla
promulgazion del Vangelo per così renderlo evi
dentemente credibile. Si conceda per un istante,
che la cosa sia coni' essi pretendono ; frattanto
G. C. 'per lor confessione ha fatte le promesse alla
sua Chiesa nascente del potere operar prodigi, di
predir le cose future, e simili. Adunque è per virtù
divina che si hanno questi doni, e non già per
virtù dell'Anticristo. Di più, questo straordinario
potere era necessario agli Apostoli per la promul
gazione del Vangelo ossia di renderlo evidente
mente credibile. Servono adunque questi doni so
prannaturali di testimonianza divina perchè gli uo
mini conoscono aver Dio parlato, ed a provare che
divina è la religione la quale ha per sè una tale
testimonianza. Se adunque ha la Chiesa ricevuto
da Dio questi doni, è evidente che ella è Chiesa
di Dio ; segno è che questi doni prodigiosi non
sono dell' Anticristo, altrimenti gli apostoli avreb-
bono operati tanti miracoli per istabilire il regno
dell' Anticristo. Si può fingere un' empietà ed as
surdità maggiore di questa?
AVVERATA NEL CATTOLICISM0. S9S
Nel resto è egli poi vero quanto con tanta si
curezza affermano gli avversarii, che le promesse
fatte da Cristo a' suoi discepoli dell' operar prodi
giose opere sieno limitate alla morte de' medesimi ?
Come il provano? Forse dalla Bibbia loro unico
fonte di fede ? Non può essere, poichè la Bibbia
in nessun luogo dà pure un sol cenno di una tale
limitazione. Della tradizione almeno storica e mo
numentale che essi non ricusano ? Ma questa de
posita costantemente contro di loro. Lo ricavano
forse dal senso della primitiva Chiesa a cui essi
fingevano non ha guari d'appellarsi? No per fermo,
poichè anzi la Chiesa non dubitò giammai, che tali
promesse non la riguardassero, e si credette fer
mamente di esser in possesso di questi doni. Egli
è adunque un falso postulato quello de'protestanti
allorchè assumono come per indubitato, che le pro
messe del Salvatore terminassero colla morte degli
apostoli ; altrimenti se ne potria conchiudere, che
la istituzione del battesimo e della cena fosse pa
rimenti limitata alla vita de' medesimi apostoli.
Infatti il Salvatore presso s. Marco parla indeflni-
tamente del potere che concedeva ai credituri nel
suo Vangelo, e però non solo agli apostoli, ma
eziandio ai fedeli dicendo : — E questi sono i mi
racoli , che accompagneranno coloro che avran
creduto : nel nome mio scacceranno i demonii ,
parleranno lingue nuove : maneggeranno i serpenti,
e se avran bevuto qualche cosa di mortifero, non
farà loro male : imporranno le mani ai malati , e
guariranno (1). — Come pure altrove, senza che
non mai accenni a limiti di tempo o di luogo.

(1) Marc. XVI, 17, 18.


S94 l' idea cristiana della chiesa
Quello però che mette nella maggiore evidenza
la falsità del postulato protestante e la ragione me
desima addotta da essi per affermare, che sian li
mitate le divine promesse. Imperocchè essi dicono
essere stati necessarii ne' primordii della Chiesa
questi doni straordinarii per la propagazione evan
gelica la quale per essi diveniva evidentemente
credibile. Or bene, io ripiglio , questo stesso mo
tivo milita per tutti i secoli avvenire, dovendo esser
perpetuo l' apostolato nella Chiesa, perchè succes
siva la conversione delle nazioni infedeli, e perchè
sempre i fedeli stessi abbisognano di essere vie-
maggiormente confermati nella lor fede, al che tanto
contribuiscono questi doni straordinarii.
Che se interroghiamo tutte le età, tutte all' u-
nisono rispondono, che non mai cessò l' affluenza
de' carismi nella Chiesa cattolica dal tempo degli
apostoli fino a noi. S. Ignazio martire nel primo
secolo accenna a questi doni allorchè nella sua
lettera ai Romani parla de' martiri esposti alle 6ere
negli anfiteatri, le quali non osarono nuocere di
guisa alcuna 'ai medesimi (i): e ne parla come
di cosa ordinaria. S. Ireneo nel II secolo attesta,
che i doni straordinarii erano a' suoi di tuttora co
muni nella Chiesa (2); nel terzo secolo Tertul
liano mentre attesta i miracoli che si operavano
nella Chiesa e ridevasi degli eretici, i quali sebbene
si ascrivessero questa virtù, non potevano giungere
ad averla (3). Poco di poi s. Cipriano riferisce

(1) Ep. ad Rom., cap. V, ed. Coteler.


(2) Cont. hcerei., Uh. II, cap. XXXII, n. 4. ed. Mass.
(5) De Praescrip. hceres, cap. XXX. Item. Cont. Marc., lib,
III, cap. 3.
AVVERATI NBL CATT0LICI3MO. &9S
di ben molti miracoli, che tuttodì areali luogo nella
Chiesa di Dio a confusione degl' infedeli e degli
eretici (1). Nel quarto secolo è celebre s. Gre
gorio di Neocesarea de' cui prodigi scrivono a
lungo i santi Padri, ed in peculiar modo s. Gre
gorio Nisseno (2). Nello stesso secolo s. Ambrogio
parecchi ne riferisce operati de' suoi giorni e dei
quali egli è stato testimonio oculare (3) ; nel se
colo V basta leggere tanto i Dialoghi, quanto la vita
di s. Martino vescovo di Tours, che può chiamarsi l'a
postolo delle Gallie, quali scrisse Sulpizio Severo (4).
Come pure quanti ne riferisca s. Agostino special
mente nella celebre opera della Città di Dio (5).
E cosi di mano in mano gli scrittori ecclesiastici
che a quelli tennero dietro. Niun qui dirà che ci
siam serviti delle leggende de' monaci, o di scrittori
di niun nome, sforniti di critica affin di provare
la continuazione indeficiente nella Chiesa di Dio
dei doni miracolosi e straordinarii. Che se fino al
sesto secolo, come risulta da certissimi documenti
storici continuò la serie di questi doni nella Chiesa,
non vi ha ragione da negare che nelle età poste
riori non perseverasse. Lasciando altri autori di

(1) Epist. I, ad Donatum, pag. 5, ed. Maur.


(2) Ved. De vita beali Gregorii miraculorum opifici*. Op.,
ed. Paris, 1615, tom. II, p. 966.
(5) Ved. Epistol. class. 1, ep. XXII , ed. Maur., nella
quale racconta quanto avvenne nelle invenzioni de'corpi dei
ss. mart. Gervasio e Protasio.
(4) De vita s. Martini archip. Tuvenent. , et in dialog.
De miraculis B. Martini.
(5) Lib. XXII, De civit. Dei, cap. IX.
596 l' idea cristiana della chiesa
mezzo, s. Bernardo nella vita che scrisse di s. Ma
lachia riferisce di ben molti miracoli operati per
intercessione del santo vescovo, perchè gli ricuse
remo fede solo perchè fiorì nel secolo XI? e cosi
dicasi degli altri quando loro non mancò nè scienza,
nè probità, nè critica? Ma appunto circa que
sti tempi la Chiesa romana , ha a sè devoluta
esclusivamente la cognizione e Y esame e il giudi
zio delle cause de' Santi affin di prevenire qualsi
voglia difetto o inconveniente sia nella discussione
delle virtù, sia nella indagine severa de' miracoli.
Da questo tempo appunto, obbietto precipuo del
dispregio degl'increduli e degli eretici si instituì
una cosi severa disaminazione intorno ai doni so
prannaturali dei quali ornati predicavansi i servi
di Dio, che nulla v' ha ad aggiungere vuoi alle re
gole di critica, vuoi ai dettami di prudenza. Dacchè
specialmente venne istituita la Congregazione dei
Riti ogni cosa con sorprendente accuratezza vi è
fissata coi suoi principii e canoni inflessibili , di
guisa che se il tutto non sia ad essi pienamente
conforme, la causa si arresta, nè vi ha più modo
di vincere l' ostacolo che vi si attraversa. S' insti-
tuiscono esattissimi processi tanto ordinarii quanto
apostolici in seguito alla fama di santità che vi è
precorsa; questi processi sono sottoposti alla più
sottile critica, prima che vengano approvati dalla
Sede apostolica. Esaurita la regolarità de' pro
cessi, si costruisce il sommario autorevole munito
di tutte le deposizioni de' testimonii giurati tanto
intorno alle virtù in grado eroico, quanto de' mi
racoli. Dal sommario estrae un avvocato a ciò co
stituito ed approvato la relazione, e su questa come
pur dal sommario il promoter della fede che tien
AVVERATA NIL CATTOLICISMO. til
le parti del più rigido fiscale trae le sue animad-
versioni e difficoltà che o realmente ed apparente
mente si oppongono al felice esito della causa. A
queste animadversioni cori* apposita scrittura ri
sponde un avvocato scelto dai postulatori, la quale
pubblicata colla stampa si distribuisce ai membri
della Congregazione ed ai consultori della mede
sima, affinchè ogni cosa ben ponderata, dieno cia
scuno lor voto dell' essersi o no soddisfatto pie
namente alle obbiezioni e difficoltà proposte dal
promotor della fede o rigido fiscale.
Prima di pronunziare definitivamente per ben
tre volte si radunala sacra Congregazione, la prima
che dicesi antepreparatoria, ha luogo presso un car
dinale che dicesi Ponente coll' intervento del pro
motore e sotto-promotore della fede, del segreta
rio e dei consultori. Ognun vi legge il suo voto
e vi appone con ogni esattezza quanto può favorire
od ostare alla causa. Di tutto si tiene esatto regi
stro. Se vi si scopre una difficoltà, che dicesi osto-
tiva, la causa si arresta, e non procede oltre fin
chè questa non sia pienamente tolta e dileguata.
Qualor nulla osti , si tiene una seconda Congre
gazione , che chiamasi preparatoria , la quale si
compone di tutti i sovranominati, e di più di tutti
i cardinali membri e componenti la stessa congre
gazione. In essa di nuovo si leggono i voti di cia
scun consultore intorno alle nuove animadversioni
del promotor della fede e alle risposte dell' avvo
cato sul resto delle difficoltà, che non fossero state
pria appieno dileguate , e sui rilievi appostivi dai
consultori. Mai non è che si approvino miracoli
di guarigioni, senza prima che da valenti medici e
Chirurgi non siano state esaminate intorno la natura
17 *
§98 l'idea cristiana. della chièsa
dei due estremi della malattia , e delia sanazione
perfetta ed istantanea sicchè non possa attribuirsi
a virtù naturale, e ciò con apposito previo giura
mento di fedeltà e di segretezza. E qui di nuovo
ogni cosa vien registrata, e si tien conto di quanto
è stato risposto, dell'essersi o no soddisfatto a quanto
ancor pareva che si opponesse.
Finalmente si riunisce l'intiera congregazione,
cioè tanto dei cardinali, quanto dei consultori da
vanti al sommo pontefice , e perciò chiamasi ge
nerale. In essa tanto i consultori, quanto i cardinali
separatamente leggon lor voto davanti al santo Pa
dre; si registrano i voti favorevoli o contrarii, e
si lascia la decisione finale alla sapienza del pon
tefice, il quale se non dopo matura considerazione
e preghiere a questo fine a Dio indirizzate, al fine
pronunzia sul costare o no rispettivamente o sul-
l' eroismo delle virtù dal servo di Dio praticate, o
sui miracoli da Dio operati ad intercessione del
medesimo. Nè ciò basta ancora ; ma prima di pro
nunziare sentenza definitiva se debba o no decre
tarsi l' onore degli altari al servo di Dio del quale
con tanto rigore si sono esaminate le virtù ed i
miracoli si tiene ancora una Congregazione generale
davanti al pontefice nella quale e consultori e car
dinali danno ij loro suffragio del potersi con tutta
sicurezza procedere all' atto solenne.
Non riferisco i particolari di ognuna di queste
congregazioni, chè troppo a lungo mi condurrebbe,
e per l' altro lato ponno vedersi nella opera immor
tale della beatificazione o canonizzazione dei servi
di Dio in più volumi distribuita di Benedetto XIV.
Qui pervenuto io chieggo a qualsivoglia più difficile
censore e rigido critico, se vi ha in qualsivoglia
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. $99
impero, regno o repubblica tribunale criminale o
civile nel quale le cause vengano discusse con tanta
circospezione , prudenza , maturità e severità con
cui si discutono le cause de' Santi nella Chiesa
romana. Nulla certo vi ha che pur vi si avvicini ;
con tuttociò i credulissimi increduli filosofi o razio
nalisti che sieno, i protestanti, i saggi del mondo
con arrogante sopraciglio a tal segno dispregiano i
miracoli dall' apostolica Sede approvati, che peggio
non farebbero delle favolette più triviali, senza tam
poco degnarsi di gettare uno sguardo alle pruove
sulle quali poggiano. Parlano della 'impossibilità
de' miracoli a priori, come di cosa già giudicata.
Che dire di tali uomini ? Ah null' altro, se non che
sono stolti ed insensati (1).

(i) È incredibile l' audacia e al tempo stesso la legge


rezza colle quali i dotti e candidi protestanti tacciano di
frode, di aperta menzogna tutti gli antichi Padri , ed eccle
siastici scrittori nel fingere i miracoli, fino all'apparire, co
m'essa dicono, della Riforma. Non ponno leggersi senza sto
maco le costoro avventate affermazioni, imitanti con ciò gli
antichi eretici, e specialmente gli Ariani , che tenevano lo
stesso linguaggio, siccome riferisce s. Ambrogio, de' tempi
suoi nel luogo cit. di cui mi piace qui riferire le stesse pa
role alla costoro confusione: — Si martyribus invident,
ostendunt alterius fuisse fidei martyres, quam ipsi credunt.
Neque enim aliter eorum operibus inviderent, nisi fidem in
his fuisse eam, quam isti non habent, judicarent. Fidem
illam majorum traditione firmatam, quam daemones ipsi ne
gare non possunt ; sed Ariani negant. —
E infatti questi eretici intanto negano i miracoli operati
nella Chiesa cattolica, perchè, com'essi confessano, sono questi
400 l'idea cristiana della CHIESA
Ma poichè non de' soli miracoli, si tien qui di
scorso, trattandosi in generale dei doni sopranna
turali, ragion vuole, che accenniamo almeno degli al
tri carismi coi quali vien da Dio nella sua Chiesa
adornata la santità (1). Pel dono del linguaggio
della sapienza e della scienza veggiamo che all' e-
sempio di s. Pietro e di s. Stefano ben molti santi
Della Chiesa furon dotati da Dio di tanta efficacia
e virtù nel parlare che confondevano i loro avver-
sarii, convertivano idolatri ed eretici ostinatissimi,
richiamavano alla pratica della virtù peccatori più
perversi. E ciò non solo ne' tempi andati , come
può vedersi negli Atti sinceri de' martiri, ma ezian
dio a tempi nostri, come si ha dagli Atti di s. Luigi
Bertrando, di s. Francesco Saverio , e negli anni
a noi più vicini di s. Francesco di Geronimo, del
b. Leonardo da Porto Maurizio, di s. Alfonso
de' Liguori, e d' innumerevoli altri ne' quali si ma
nifesta quella forza che dà lo spirito , e non già
l' umana industria e sapienza per produrre quei
frutti nelle anime che hanno del sorprendente. Nè
uomini soli, ma semplici femminelle, che discorre
vano con tale una sapienza delle cose di Dio e con
tale un possesso da farne maravigliare i più pro
fondi teologi. Servano a cagion di esempio s. Ca
terina da Genova nel suo ammirabile trattato del

strettamente congiunti alla dottrina per la cui conferma*


iione furono operati; dal che ne conseguita, che se essi am
mettessero tali miracoli dovrebbero di necessità parimenti
ammettere la verità della dottrina da cui abborrono. Cosi il
Middleton, Introductory discourse, pag. 51.
(1) Ved. Bened. XVI, op. cit. lib. III, cap. 4J, segg.
AVV8RATA KEL CATTOLICISM0. 40(
Purgatorio, s. Teresa, s. Caterina da Siena che
nelle loro opere, monumenti parlanti dello spirito
di Dio che li guidava, tanta è l' accuratezza con
cui trattano di materie sublimissime , tanta l' un
zione, che ben danno a conoscere non dalla umana
industria o sapere aver esse tratte le dottrine loro.
Al solo leggerne alcuni periodi uno si avvede e^ser
l' opera di un santo e da non potersi imitare o
contraffare.
Lo stesso è a dire dei doni della fede, delle
profezie, delle guarigioni, della operazione dei
prodigi, che più o meno rifulsero nei santi tutti.
La fede in quanto è dono gratuito o carisma è
quella per cui chi n'è investito ha tal fiducia, anzi
fermezza del poter colla divina virtù operare qual
sivoglia opera stupenda e prodigiosa quando la
maggior gloria di Dio, o l'utilità del prossimo il
richieggano, che niuna cosa gli riesce impossibile.
E ciò secondo che scrive l'Apostolo: Se io avessi
tutta la fede fino a trasferire i monti (1), ed il
divin Salvatore afferma, che tutte le cose sono pos
sibili a chi crede (2). Anzi come per divino istinto
già conoscono la certezza del prodigio che sono
per operare nell'atto che stan per farlo. Or di que
sti taumaturghi nei bisogni straordinarii della
Chiesa Dio non lascia mai di suscitarne alcuni se
condo le mire della sua divina sapienza. S. Antonio
da Padova, s. Vincenzo Ferreri, s. Francesco Sa
verio, s. Filippo Neri, e tant' altri ne sono una
pruova di fatto irrecusabile. Or come d'ordinario

.(i) I, Cor. Xill, 2.


(3) Marc. IX, JO.
Ì02 L'idea CRISTIANA DELLA CHIESA.
queste operazioni straordinarie per la fede pro
dotte versare sogliono intorno alle guarigioni, ed
altri siffatti prodigi, per ciò si uniscono questi doni,
sebbene gli uni dagli altri distinti.
La profezia comprende sotto di sè parecchi al
tri doni. Imperocchè non solo ha per oggetto la
conoscenza e la predizione delle cose avvenire, ma
altresì alle cose passate delle quali non è rimasta
memoria, o segno alcuno, ed inoltre le cose pre
senti distanti di luogo ed occulte, e le interne af
fezioni del cuore; per modo che quegli il quale è
fregiato di questo dono divinamente conosce quelle
cose che sono al dì sopra de'sensi ed alla natu
rale cognizione degli uomini, e le può manife
stare (ì). Or tra le cose che superano la naturai
cognizione degli uomini si distinguono precipua
mente la prescienza e la predizione degli eventi
liberi, cioè che dipendono dalla libera elezione de
gli uomini, e gli occulti loro pensieri ; poichè gli
uni e gli altri non son noti che a Dio solo. Se
pertanto avvenga, che taluno conosca, e predica
con ogni precisione di tempo, di luogo, di per
sona, cose future dipendenti dalla libera elezione
altrui, e talvolta ancora contro ogni aspettazione e
apparenza prima assai che questa abbia luogo, e si
verifichi la predizione in ogni sua parte ; se legga
negli altrui cuori quanto vi si asconde, ne di
scerna i movimenti più occulti e tenuti celati con
ogni sollecitudine, e gli palesa, qual dubbio che
egli sia illustrato da Dio? Egli è questo un cosi
manifesto segno della operazione divina, che non

(i) Ved. Bened. XIV, op. e luog. cit. c. XLV.


AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 40$
può soggiacere a qualsivoglia tergiversazione, o
cavilli, ove specialmente sia ripetuto, e quasi per
abito rinnovato. Se a questo si aggiunga, che que
gli che n'è investito spicchi per santità non ordi
naria, niun v'ha che possa resistere allo splendor
di un tal dono da Dio proveniente e da lui confe
rito sia a testimonianza della santità, sia alla edifi
cazione ed utilità, della Chiesa. Ho detto in chi
rifulge di non ordinaria santità; poichè secondo che
da principio già fu avvertito, come gli altri doni so
prannaturali gratuiti, cosi questo, può assoluta
mente conferirsi tanto ai buoni, quanto ai malvagi,
di che non ce ne lasciano dubitare le divine Scrit
ture (1); ma noi parliamo di questo dono in
quanto accompagna la santità, e di ciò che avviene
per via ordinaria; e che inoltre conferisce alla
edificazione de'fedeli ed alla utilità della Chiesa,
promovendo in tal guisa la maggior gloria di Dio.
Ora cominciando da'tempi apostolici fino a noi
non mai cessò nella Chiesa cattolica un così fatto

(i) Ved. presso Bened. XIV. loc c. e con ciò si escludono tutte
le vantate cognizioni delle cose occulte per opera del ma
gnetismo animi 9. Quali queste esser possano, poiché or
qui non vegliai, entrare in questa discussione, nulla ban
che fare con il a <o di cui parliamo. Vedasi il dotto lavoro
dei novi Bollati disi, e particolarmente del P. Gius. Vander-
moere inscritto nel 1 immentario Pravio alla vita di s. Te
resa dal § XCI al § /CXVI. E per ciò che più d'appresso
tocca il presente argon, ito, il § XCIV. Scrisse anche una
copiosa opera intorno al a ignetismo animale il P. Caroli dei
Minori Conventuali in due voi., Bologna, 1858. Ved. par. III.
Critica Teologica.
404 l'idra cristiana della chiesa
dono di profezia Tralasciando quanto leggesi negli
Atti apostolici, s. Giustino M. nella sua disputa che
ebbe col giudeo Trifone, attesta che questa grazia
era comune a- suoi tempi tra' fedeli (1), in se
guito la troviamo in presso che tutte le vite dei
santi dell'antichità cìe'quali ben molti ne annovera
Benedetto XIV (2), non che nelle relazioni sto
riche e nei processi costruiti per la canonizzazione
de' santi a tempi da noi non molto remoti ; come
tra le altre son celebri le predizioni di santa Ilde
garda (3) , di s. Francesco Saverio, di s. Pietro
d'Alcantara, di s. Teresa, di s. Margarita di Cor
tona (4). di s. Rosa di Lima, di s. Maria Madda
lena de'Pazzi, e di tanti altri, de'quali lungo troppo
riuscirebbe a volerne solo tessere il catalogo.
Laonde ella è cosa attestatissima, che non mai,
sebbene in diverso grado, abbia cessato questo
nobilissimo dono nella Chiesa di Dio, sia nel pre
vedere e prenunziare le cose future libere, sia nel
conoscere gli occulti arcani de'cuori.

(1) In Dial. cum Tryph., n. 39, ed. Maran. p. 136.


(2) L. c. XLVII.
(3) Ved. Ralisbone, Histoire de saint Bernard, Paris 1843,
tom. II, cinquième pari, eh. XLIV et XLV Concile de Tré-
ves. Examen des rèvelations de sainte Hild jarde. — Histoire
de celle prophetesse. — S"s relalions ave. s. Bernard Coup
d'ceil sur ses écrits.
(4) Ved. Leggenda della vita e dei miracoli di s. Marghe
rita da Cortona, scritta in lingua latin . dal di lei confessore fr.
Giunta Brivegnati, dell'or- dei Min. j.trad. italiana con annota
zioni di fr. Ludovico da Pelego fiello stesso ordine. Roma,
1858.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 408
A questo dono della scrutazione de'cuori è affine
quello del discernimento degli spiriti, pel quale chi
n'è dotato, con ogni sicurezza distingue chi è
mosso da buono o da cattivo spirito nella sua
condotta. Non vogliate credere a qualsivoglia spirito,
scriveva l'apostolo s. Giovanni, ma provate se sia o
no da Dio (i). Alcuni s'infingono di esser quel che
non sono e sotto l'apparenza di agnello s'asconde
un lupo divoratore ; altri ingannano sè stessi e
pensano talora eziandio di buona fede di esser
mossi nel loro operare dallo spirito di Dio, mentre
in verità sono illusi dal loro amor proprio, e se
dotti da spirito malvagio. Affine pertanto di ben
scernere gli uni dagli altri Dio concesse a' santi
eminenti questo prezioso dono pel quale e si assi
curano i timidi che son sulla buona via, e si disin
gannano gli altri che noi sono, e si toglie a pa
recchi la maschera colla quale cercano di trarre
altri in inganno. E infatti nell'agiologia troviamo di
ben molti servi di Dio, che in ogni tempo sono
stati di grande utilità alla Chiesa (2).
Alle grazie gratis date si riferiscono altresì le

(1) h Jo. IV, 1.


(2) Non pochi hanno scritto intorno a questo dono dal
discernimento degli spiriti tanto fra gli antichi quanto tra i
moderni. Lasciando i ss. Padri, tra i quali s. Gio. Crisostomo,
Hom. XXIX, in I, ep. ad Cariath. Gio. Gersone ha un opu
scolo, De Probat. Spiritum, opp. tom. I, col. 42. Il card. di
Laurea in 3 Kb. SenL, tom. IV, disp. X, ar. 10. Il cardin.
Bona, De Discret. Spirituum. Lo Scaramelli nel suo Direttorio
ascetico, e nel Direttorio mistico, oltre a più altri. Discute
poi questo punto egregiamente Bened. XIV, nell'op. c. I. c.
cap. XLVIH.
406 l'idea cristiana della chiesa
estasi, i ratti, le visioni o rivelazioni sovrannaturali.
Tutti sanno, che tanto le estasi quanto i ratti,
come pur le visioni possono essere o naturali o
demoniache o divine. Quei che trattano della Teo
logia mistica assegnano con ogni accuratezza i se
gni e caratteri pei quali ben si distinguono le une
dalle altre. Non possiamo o dobbiamo tener loro
dietro, perchè sarebbe fuor del nostro proposito.
Diciam solo, che allorquando questi effetti so
prannaturali e provenienti da Dio si rinvengono
uniti alla santità, giovano mirabilmente ed a quelli
ne'quali si trovano, ed a tutta la comunità de'fe-
deli. Giovano al soggetto che li riceve rendendolo
più umile, più attento sopra sè stesso, stringendolo
più a Dio, e facendolo non dirò sol camminare,
ma, se così è dato di parlare, volare nell'arduo
sentiero di ogni santità, allontanandolo vieppiù da
ogni affetto alle terrene cose. Vivono come fuori
di sè nella contemplazione delle cose celesti, e nel
l'attrattiva soavissima del divino amore quasi già
fossero cittadini del cielo. Gli uomini terreni e
carnali nulla di ciò intendono, perchè condotti per
la via de'sensi o della fredda ragione non ponno
tampoco innalzarsi ad una regione, che costituisce
un mondo a sè, tanto superiore al mondo mate
riale quanto lo spirito è superiore alla materia,
quanto il cielo dalla terra, quanto il Creatore dalla
creatura. E pure il mondo di cui parliamo non è
un mondo ideale, ma reale nel quale i santi vivono,
e respirano di quest'aura tutto divina, che li ra
pisce, e non bastando l'angustia del loro cuore a
sopportarne tutto il peso o gemono come colombe
dietro il loro sposo, o si smarriscono in amorosi
deliquii, o vengon tratti dalla veemenza della forza.
AVVERATA NEL CATTOLICISHO. 407
che agisce sopra di loro fuori de'sensi, innalzati
sopra la terra, come se la natura de'loro corpi più
non facesse sentire la gravità che le è propria.
Giovano inoltre a quanti sono spettatori di queste
maraviglie, e li fortifica nella loro pietà, e danno
gloria a Dio che le opera. Allorchè per esempio
si vede un santo sacerdote nell'atto dell'offrire il
divin sacrifizio davanti a tutta la moltitudine elevarsi
di terra, come possono non sentirsi commossi e non
prorompere in un certo fremito che tutto gl'invade?
Ebbene, questo è appunto quello che avvenne ad nn
Francesco Saverio, ad un Filippo Neri, ed a tanti
altri santi sacerdoti nell'atto di celebrare in pub
blica chiesa davanti ad una moltitudine di po
polo (1). Lo stesso dicasi di s. Giuseppe da
Copertino i cui voli davanti al popolo, a cardinali
e tutta la corte pontificia non che davanti allo
stesso pontefice sono divulgatissimi (2). Lo stesso
di parecchie sante, come si sa di s. Maria Madda
lena de'Pazzi (3) e di più altre nelle loro Comu
nioni.
A queste estasi maraviglie o intellettuali o
affettive, a questi stupendi ratti per ordinario vanno
unite visioni e rivelazioni come si ha dagli Atti dei
santi. E qui non voglio intralasciare una profonda
osservazione del Balmes, il quale trattando delle

(1) Ciò vien attestato nelle stesse lezioni del Breviario


romano.
(2) Ved. Acta Sanct. Bolland: ad diem XVIII sept., cap.
III, per intiero, ma specialmente al n. 35.
(3) Ved. ibid. ad diem XXV , maji, Vitae, Pari secunda
Continens singultirei quosdam favores dilectis fatnuloe suce con-
cessos. Dal cap. I al XVI.
408 l'idea cristiana della chiesa
visioni e comunicazioni con Dio, fa un raffronto
degli opposti effetti, che queste producono nei
protestanti i quali pretesero o pretendono di aver
cosiffatte visioni o rivelazioni, e che producono
nei santi della Chiesa cattolica. Imperocchè i pro
testanti che nel secolo XVI e in poi o si credet
tero o finsero di essere inspirati dal cielo commi
sero in Germania, in Olanda e in Inghilterra ogni
sorta di enormità e delitti (1). Laddove i santi
cattolici ai quali si attribuiscono visioni o ispira
zioni celesti cospirano all'unisono in produrre ef
fetti opposti, cioè di pietà, di devozione, di amore
verso Dio e verso tutta l'umana famiglia. Ecco le

(1) Ved la nota il , dell' A. al capo VII, nella quale egli


tratta della superstizione e fanatismo de' protestanti, di Lu
tero col diavolo, di Zvinglio col fantasma, dei prognostici di
Melantone, delle pretese rivelazioni di Mattia Harlem , del
Sarto di Leida re di Sion, di Hermanno, di Nicolò, di Ha-
cket, e di altri visionarii e fanatici. Dopo di che sensata
mente conchiude : — Questi miserabili spettacoli, e cento e
cento altri che potremmo ricordare sono evidenti prove del
fanatismo terribile nutrito ed avvivato dal sistema protestante.
Venner, Fox, William-Sympson, J. Naylow, il conte Tinzen-
dorf, Wesley, il barone de Swendemborg, e altri simili uo
mini bastano per ricordare un globo di sette si matte, una
serie di tali stravaganze e delitti che porgerebbero argomento
di enormi volumi ne' quali si presenterebbero i quadri più
ridicoli e più neri, le più grandi miserie e traviamenti dello
spirito umano. — Che avrebbe detto se avesse conosciute le
visioni di Giuseppe Smith e degli altri Mormoni?
Ved. anche il Milner, Fin de la controverse religieuse, 1."
part., lettre VI.
AVVERATA NEL CATT0MCIS110. 409
parole diluì: — Nulla di più evidente della diver
sità, che per tale riguardo è tra protestami e cat
tolici. D'ambi i lati v'han persone, che si preten
dono favorite di visioni celestiali ; ma per le vi
sioni i protestanti divengono orgogliosi, turbolenti,
frenetici, mentre i cattolici si fanno più umili,
e più procedono in ispirito di pace e di amore.
Nello stesso XVI secolo, mentre il fanatismo de'
protestanti metteva a soqquadro l'Europa, innon
dandola di sangue, era in Ispagna una donna, che
per giudizio de'protestanti e degl'increduli deve
essere di quelle che più patirono gli acciacchi della
illusione e del fanatismo ; ma il preteso fanatismo
di questa donna fece spargere forse una stilla di
sangue, una lagrima? e le visioni di lei erano
forse comandamenti del cielo per sterminare uo
mini, come sgraziatamente accadeva tra i prote
stanti? —
E qui dopo di aver in mezzo recati due bel
lissimi squarci dalle opere di questa donna, cioè di
s. Teresa, cosi conchiude il grand' uomo: — Sup
poniamo adesso co'protestanti, che tutte queste vi
sioni, non siano che mere illusioni ; è certo però
che non traviano le idee, non guastano i costumi,
non perturbano l'ordine pubblico, e quando pure
non avessero servito che ad ispirare sì belle pa
gine, non avremmo certo a dolerci della illusione.
Ed ecco la prova di quello, che più sopra affermai
degli effetti salutari del principio cattolico nelle
anime, non permettendo che acciechino d'orgoglio,
o corrano per vie perigliose, ma stringendole in
un cerchio dal quale non possono far danno a per
sona, se quei celesti favori non sieno veramente
che illusioni, e perdendo nulla di loro forza, ed
410 li' IDEA CRISTIANA DELLA CHIISA
energia per condurre al bene, se veramente l'ispi
razione sia positiva e reale (1). —
E tutto ciò prudentissimamente parlandosi in
generale e con protestanti ed increduli ; nel resto
allorchè trattasi de'santi che diconsi avere avute
visioni e rivelazioni, la Chiesa procede con rigor
sommo prima di riconoscerle come tali, nè vi ha
pericolo, che ella ne approvi la verità e realtà
finche non abbia esauriti tutti que'mezzi che sono
in mano sua per accertarsene. Tali sono quelle
di s. Ildegarda discusse in un concilio numeroso
di vescovi (2) , quelle di s. Brigida parimenti, non
che quelle di s. Teresa, e di altri santi o sante
negli Atti della loro canonizzazione.
Si aggiunga a queste il dono della bilocazione
o replicazione de'corpi, per forma che il medesimo
santo si trovò più di una volta nel medesimo
tempo in luoghi assai distanti parlare ed operare,
e ciò con più testimoni giurati si è provato, che at
testarono di averlo veduto, di aver parlato e trat
tato con esso lui con istupore sorprendente degli
uni e degli altri, come si ha dagli atti autentici
de'loro processi, di s. Antonio da Padova, di s.
Francesco Saverio, di s. Francesco di Geronimo,
di s. Alfonso de'Liguori, per lasciare altre mara
viglie da Dio operate per mezzo de'santi suoi.
Ora della effusione di questi doni soprannaturali

(1) II Protestantismo comparato al cattolicismo , versione


dell'ab. Gregorio Alvarez-Perez. Parma, 1846, t. I, cap. VIII,
not. 12.
(I) Ved. Ratisb., Storia di s. Bernardo, 1. c.
AVVERATA NBL CATT0LICISH0. 41 i
non vi ha che la sola Chiesa cattolica, che ne sia
fregiata.
Niun' altra almeno nel suo complesso vi pre
tende , ed anzi nella impossibilita dell' averli ,
come già si notò da principio, ne fanno argomento
di lor derisioni e di loro beffe, senza che giammai
si sieno dato pensiere di esaminarne la lor verità.
Pruova non dubbia e che le promesse del Salvatore
concernano la Chiesa sua, e che non sono ristrette
a limite alcuno o di tempo o di luogo. Sono inol
tre pruova non dubbia, che egli sempre vive nella
sua Chiesa, e seguita ad operare in essa le ma
raviglie che operava nella sua vita mortale, e ciò
per alimentare ne'suoi fedeli la fede, la speranza
e l'amore. Poichè sebben sia vero, che la fede
nostra poggia sul fondamento inconcusso degli apo
stoli e de'profeti, non può per l'altro lato negarsi,
che questi doni soprannaturali conferiscano non
poco a tener viva questa fede medesima, ad ani
mare la nostra speranza e ad accendere la nostra
carità. Ognuno ne può far l'esperienza in sè stesso.
Corrono alcuni tempi di tal tentazione, che chi
non è troppo forte e robusto vacilli, e si lasci
quasi smuovere dalle medesime, ma richiamandosi
al pensiero le opere maravigliose de'santi in ogni
età della Chiesa si conferma e si rassoda nella
sua pietà.
Aggiunge infine, che trattandosi specialmente dei
miracoli da Dio operati all'intercessione de' santi
già regnanti in cielo, ed i quali soli servono per la
loro canonizzazione, aiutano non poco a tener viva
l'aspettazione della beata immortalità. Tutto co
spira a mantenere il commercio della terra col cie
lo, ad aspirare a quella vita, che è la sola vera e
412 L' IDEA CTISTTAlfA DILLA CHIRSA
durevole, a distaccare il cuore dalle cose manche
voli e caduche del nostro misero esilio, e ad af
fezionare il cuore ai beni non mai perituri, scopo
e fine precipuo della Chiesa militante del Naz
zareno.
capo xvn.

Volle G. C. nella sua Chiesa continuate il suo sacri


ficio come sacerdote*

Il centro di ogni religione fu mai sempre con


siderato il sacrifizio. Tutte le na/.ioni dell'antichità
barbare e colte in ciò, convennero. Esse o per
istinto di natura, o per un resto di tradizione lor
pervenuta, e conservatasi dei primi progenitori del-
l'uman genere compresero, che questo era V atto
più solenne per protestare all'autor della natura
la propria dipendenza e servitù, e per rendersi
propizia la divinità colla espiazione delle colpe, e
per ottenere sempre nuovi benefizii e favori. Tutta
la storia sacra e profana ; tutti i templi e le are
disseminati sulla intiera superficie della terra;
tutti i monumenti che ci rimangono di scultura,
d'incisione, di pittura della più remota antichità
cospirano in attestarci la comune credenza (1).

(1) Ved. Alb. Fabricii, Bibliographia antiquaria, cip. XI.


De Sacrificiis Judceorum Christian, et Ethnicor.
Ma specialmente B. J. Schmitt nell' op. Rédemption du
Pebroni. L'Jd. Cristiana, ecc. Voi. III. 18
414 l'ima cristiana belli ansi
Ho detto che in ciò tutti contennero i mortali
o per istinto di naturo, o per un resto di tradizione
conservatasi nei posteri de' primi progenitori ; al
che potrebbe aggiungersi, per l'uno e per l'altra
assieme. Imperocchè non può negarsi per un dei
lati, che la natura stessa inchini I' uomo a ren
dere con solenne culto un omaggio di riconoscenza
alla divinità, ed a placarla per le tante immorali
azioni colle quali si rende del continuo colpevole;
per T altro lato non si può comprendere come
senza una tradizione primitiva tutti si accordas
sero in riconoscere la virtù espiatrice ne' sacrili-
zii cruenti colla immolazione degli animali, e più
di una volta di vittime umane, ed a preferenza
d' innocenti fanciulli e di vergini pure , afflo di
esprimere quel sentimento dal quale eran com
presi , che la innocenza dovesse espiare i delitti
del colpevole. Or come render ragione di una co-
sifatta persuasione universale e costante di tanti
secoli senza la tradizione del promesso liberatore,
il quale dovea colla immolazione di sè medesimo
qual vittima innocente placare la divina giustizia
e renderla propizia a tutta l'umana famigliai Con
questa tutto si spiega, altrimenti una tal persua
sione e una tal pratica diventa enimmatica e senza
probabile soluzione (4).
E infatti troviamo come nell' antica legge Dio

genre humain annoncée par les traditions et le» eroyances


religieuses, trad. dell' allem. par M. B. A. Henrion , un voi.
in 8.', Paris.
(i) Ved. il cit. Tra», dello Schmitt, Introduetion — Révéla-
Hon primitive, § 1, segg.
AWIRATA WEL ftATTOMCKll*. 41K
stesso prescrisse la immolazione cruenta delle vit
time espiatorie qual tipo del sagrifizio che di sè
stesso offrirebbe un dì quei ch'egli area destinato
tutto assieme sacerdote e vittima per la redenzione
del genere umano (1). Come il sacrifizio di que
sto Dio-Uomo, cosi il sacerdozio di lui venne
raffigurato non solo nel sacerdozio aaronico, ma
eziandio, e molto più particolarmente nel sacerdo
zio di Melchisedech come a lungo espone l'Apostolo
nella sua lettera ammirabile agli Ebrei allegando
la parola del Salmo , come dette di Cristo : Tu
sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchise
dech (2). La perpetuità o eternità di questo sa
cerdozio suppone necessariamente la perpetuità o
l'eternità (tolta questa voce nell'uso biblico per
significare una lunga durata , o fino alla fine dei
secoli) del sacrifizio per l'intima e necessaria rela
zione tra il sacrifizio e il sacerdozio. Ora è certo
che il sacrifizio da G. C. offerto di sè sulle vette
del Golgota tra gli spasimi e i dolori della croce
col versare fin l'ultima goccia il sangue della re
denzione si compiè in poco d'ora.
Non potè nè può dirsi un così fatto sacrificio
nè eterno nè perpetuo se non se impropriamente,
cioè ne' suoi effetti ; nel qual senso vien detto il
Salvatore nell'Apocalissi l'Agnello che è stato ucciso
dal cominciamento del mondo (3) ; in quanto che il
frutto della sua passione e redenzione cominciò a

(1) Ved. Ranolder, Hernuneutica biblica generali*, pari. II,


c. VilI, segg.
(J) Haebr. V, 6.
(3) Apoc. XIII, 8.
41fl L* IDEA CRISTIANA DELLA CHISSA
prodursi per la salvezza di tatti i giusti che vissero
dal principio del mondo in fino a Cristo (1); e
cosi dopo la immolazione di questa divina vittima
seguitò, e seguiterà a prodursi sino alla consu
mazione de' secoli (2). Ma questo non è nè può
dirsi sacrifizio reale, qual dev'essere il sacrifizio
proprio di un real sacerdozio, e sacerdozio eterno
qual è quello del divin Redentore.
Sacerdote, com' egli è eterno secondo l'ordine
di Melchisedech sempre vivente nella Chiesa sua
vi continua a compiere in essa l'atto. che rende a
Dio la più gran gloria, qual è quello d'immolare
sè stesso qual vittima la più preziosa per dare
al Padre e in suo nome, ed in nome di tutto il
suo corpo mistico l'onore che gli è dovuto , qual
è quello della espiazione dei peccati di tutto il
mondo; qual è quello della più perfetta ed abbon
dante soddisfazione, che giammai avesse potuto
esigere la sua lesa divina giustizia per le ricevute
offese.

(1) Ved. in Cornei, a Lapide nel comment. sul cit.


luogo dell'Apocalisse varii altri sensi dal medesimo testo.
(2) Quindi egregiamente s. Paolino Nolano nella Epist.
XXXVIII, ed. Murat. Veron. 1736, Ad Aprum n. 3, scrisse
a questo proposito : — Ab initio saeculorum Cbristus in om
nibus suis patitur. Ipse est enim initium et finis, qui in
lege velatur, in Evangelio revelatur, mirabilis semperetpa-
tiens et triumphans in sanctis suis Dominus; in Abel occi-
sus a fratre, in Noe derisus a Alio, in Abraham peregrina-
tus, in Isaac oblatus, in Jacob famulatus, in Joseph vendi-
tus, in Moyse expositus et fugatus, in prophetis lapidatus
et sectus, in Apostolis terra marique jactatus, et multis ac
variis beatorum martyrum crucibus frequenter occisus. —
ATTIRATI NEL CATTOLICISMO. 417
Il sacrifizio, come ognun sa, vien costituito nel
suo essere da due parti essenziali, cioè dalla ob-
blazione e dalla immolazione della vittima. Ora la im
molazione della vittima divina non potè compiersi
che una sola volta, ciò che si fe' colta morte di croce,
e per la quale si diè il prezzo della redenzione, si
cancellarono, quanto fu "per essa, i peccati di tutti
gli uomini, si meritarono per tutti le grazie ne
cessarie alla salvazione di tutto il genere umano (I).
L' obblazione però può ripetersi indefinitamente
perchè con essa si fa l'applicazione a ciascuno in
particolare dello sborsato prezzo , e del merito
acquistato colla violenta immolazione della vittima
di amore. Questa obblazione la fe' G. G. in croce,
e continua a farla in cielo qual pontefice eterno (2),
e in terra per tutti i secoli. In cielo lo fa di per
sè offerendo all' eterno divin Padre del continuo
la sofferta morte e mostrando le riportate cica
trici, e interpellando ner noi (3); in terra egli

(1) Haebr. IX, 25, 28.


(2) Tale è la frase di cui si servirono parecchi degli an
tichi padri come tosto diremo.
(3) Haebr. VII, 23. Ved. Petav. De Incarnai. , lib. XII ,
cap. VilI, 3, S, segg., dove espone in che consista secondo
ia intelligenza de' Padri questa interpellazione di 6. C. glo
rioso in Cielo.
Nel resto, togliendo la voce sacrifizio in un generalissimo
senso, non mancarono tra' Padri, i quali chiamarono G. C.
in quanto Verbo generato dal Padre, pontefice eterno, come
quegli che per la sua eterna generazione nella propria tes
sera personale rendeva al Padre un infinito onore -col rap
presentare in sè la possibilità di tutte le cose, delle quali il
Padre è la fonte ed il principio. Così l'autore delle Costiti!
418 l'idsa cristiana dilla chiesa
stesso la fa sui nostri altari pel ministero de' sa
cerdoti da sè istituiti a questo fine.
In fatti la sera innanzi alla dolorosa sua pas
sione il Redentore celebrò coi suoi amati discepoli
l'ultima cena, e fu in essa che egli volle dare agli
uomini il pegno più grande dell'ardentissima sua
carità verso di essi colla istituzione della santis
sima Eucaristia. Imperocchè togliendo egli nelle sue
sante e venerabili mani del pane lo benedisse, lo
infranse, lo distribuì ai suoi apostoli con dir loro :
prendete e mangiate, chè questo è il mio corpo il quale
è dato per voi; come nello stesso modo riempiuto il
calice di vino lo benedisse, lo porse agli stessi apo
stoli loro dicendo : bevete tutti di questo calice, poiché
questo è il calice del mio sangue, che per voi e per
molti si spande e si spanderà per la remissione dei
peccati. Ed immediatamente ordinò ai suoi apostoli,
che dovessero in avvenire praticar la stessa cosa

rioni Apostoliche, lib. VIIi. c. 46. — Primus igitur ac na


tura summus sacerdos, etc. S. Ambrogio , De fuga sceculi,
cap. liI, n. 16. — Hoc est verbum Dei, in quo est magnum
sacerdotium, etc. — S. Cirillo Gerosol., Catech. IV, n. 4. —
Sed aternum a Patre in Sacerdotium, etc. n. 14. — Qui nc
que in tempore sacerdos esse coepit, etc. Ved. il Toultée, Dis-
sert. IlI, n. 23, il quale dopo di aver riferite più testimo
nianze degli antichi in questo senso conchiude: — Memini
me apud interpretes hujus ac nostrae aetatis maxime appro-
batos et e catholicorum numero eamdem de aeterno ante
incarnationem Filii sacerdotio doctrinam legere: Ad vers.
Ps. Juravit Dominus, etc. et ad ep. ad. Haebr. c. 7, qui sen-
tentiam nane optime cura divina ejus majesttU conciliari
scnserunt, — Yed. Calmct in VII, Hebr.
AVVERATA NEL SATTOLICISM0. 4i£
che egli avea fatta dicendo: Fate questo in memoria
di me (i).
Su questo evangelico racconto sono ad osservarsi
ben molte cose di gran rilievo; e prima che il Sal
vatore colle parole di questa sua istituzione con
verti e trasmutò in virtù di sua divina onnipotenza
il pane nel suo santissimo corpo, ed il vino nel suo
preziosissimo sangue secondo non solo l'ovvio sen
so, ma inoltre secondo la intelligenza della Chiesa
in tutti i secoli (2). Su questa è fondata la dom-
matica dottrina della vera, reale e sostanziale pre
senza di G. C. nell' augustissimo Sacramento, e
della transustanziazione. Che per conseguente non
trattasi qui già di un mero e nudo rito vinemonico,
come aman chiamarlo i razionalisti, ossia ramme-
morativo, ma bensì di un segno che contiene in sè
la cosa significata, cioè il corpo e il sangue stesso
del divin Redentore, quel corpo che è stato immo
lato per noi sulla croce, quello stesso sangue che
fu versato per la salute del mondo.
La seconda cosa da osservarsi è che il Signor
nostro in questa sua ammirabile instituzione intesa
non solo di darci a mangiare il suo corpo, ed a bere
il suo sangue, ma di più e principalmente intese
di offerire questo stesso corpo, e questo stesso
sangue in vero sacrifizio per noi, come si rileva
dalle parole annesse alla consecrazione, che si è
dato, o che si dà per voi ; Ghe si sparge o spargerà
per voi, le quali son parole sacriflciali, e di più si

(1) Matth. XXVI, 26, Coli. Mere. XIV, 22. Lue. XXII,
19, 20. L Cor. XI, 2i, 25.
(2) Val Perpet. de la fri, tom. IL, liv. ni et IV,
430 L'IDIA CRISTIANA DELLA CHIESA
manifesta dall'Apostolo il quale fa menzione e di
mensa e di altare conferite colla mensa e coll' al
tare de'gentili, che su di esse offerivano veri sa-
crifizii (1). Ma ciò principalmente si dimostra
dalla natura medesima della istituzione ; imperoc
chè tutti convengono che il Redentore ha voluto
con essa lasciare alla sua Chiesa una viva rappre
sentazione della sua morte cruenta, che dopo po
che ore sulla croce avrebbe per noi sofferta. Per
questo egli separatamente si lasciò sotto i distinti
simboli del pane e del vino per significare la se
parazione del corpo e del sangue suo (2). Ora

(1) I Corinth. X, 20, 21. Hebr. XIII, 10.


(2) Lo stesso razionalista Wegscheider , Instit. Theol.
§ 179, non potè non riconoscere nella istituzione eucaristi
ca una relazione col sacrifìcio. Diamole sue parole: — l.Pa-
nis in frusta fractus et vinum e vase ampliore in calicem
effusum signa seu figura sunt corporis Christi necati, et san-
guinis ejus effusi, ideoque symbola mortis , quam subiit
in commodum cultorum suonino (u«.'p ipùv, uWp iroxxuv)
— 2. Vinum effusum simili symbolum referens sacrificii
alicujus foederalis, vel potius sanguinis victimarum, quo
fcedera sanciri solebant, et quo ipsum religionis mosaica?
institutum sub foederis nomine sancitum est. (Exod. 24, 8,
Haebr. 9, 19, 23).... 5. Prarterea symbolis in Eucharestia
exhibitis mors Christi tamquam insigne quoddam sacrificium
piaculare proponitur, in locum omnium ante usitatorum ex-
piationis rituum suffeclum, quo doctrina Christi solemniter
sancita, nova quadam hominibus ad veniam peccatorum ob-
tinendam via aperta est. —
Se non che non ammettendo costui la real presenza della
vittima, del sagrifizio non rimane che un'ombra, e un puro
rito.
AVVtóAfA NEL CATTOLICISHO. ili
in questo precisamente consiste tutta la ragione
del sacrifizio relativo, qual è quella che si offre
nel rito eucaristico. Si ha in esso la presenza reale
della vittima immolata sulla croce , e con essa la
rappresentazione della morte cruenta per noi sof
ferta, e in conseguenza è in istretta e necessaria
relazione con essa e da quella dipendente. E infatti
senza questa intima e necessaria relazione e di
pendenza dalla immolazioQ della croce, che fu sa
crifizio assoluto , la celebrazione della Eucaristia
non avrebbe ragione di sacrifizio, poichè in essa
manca la immolazione reale necessaria a costituire
un vero sacrifizio assoluto. La stessa immolazione
mistica suppone la immolazione reale. Laonde si
ha in questo rito quanto richiedesi ad un sacrifizio
relativo cioè la presenza della vittima immolata, la
separazione dei simboli che rappresentano questa
immolazione reale qual segno e protestazione di
riconoscere Dio autor della vita e della morte (1).

(1) Di qui è che il Petav. De Incarti., lib.XII, cap. XIV, dopo


di aver ne' due capi precedenti recata una lunga serie di
Padri, conchiude, § XV : — Hic vides sacriflcium nostrum
nihil aliud esse, quam mentionem, sive commemorationem
oblati in cruce sacrifica : quemadmodum olTerendi ejusdem
commemoralio fuit oblatio ipsa, quam Christus in caena cum
apostolis pridie suae passionis usurpavit, et in futurum tem-
pus instituit. Hanc enim et oblationem , et sacrificium Cy-
priàhus appellat. Cui nostrum simile est, et utrumque figu
rarci habet unici illiuset cruenti, cum vera etr«iH, ut'vocant,
hostios prasenlia, non adumbrata tantum et figurata. —
Ved. Vasquez, Disp. 223, cap. 7, « Veronio, Regala Fidei,
§ 11. De sacrificio Uissa.
W
MÌ L' IDIA CRISTIANA DELLA CHIESA
La terza osservazione è che sebbene questo sa
crifizio offrasi sui nostri altari pel ministero dei
sacerdoti, il principale agente è la stessa persona
adorabile del Redentore. Egli stesso è il vero sa
cerdote ed offerente, egli la vittima che viene of
ferta. Il sacerdote terreno non fa che prestare l'o
pera sua al sacerdote celeste. Egli consacra in no
me di lui, si serve delle stesse parole sue, e men
tre questo è un argomento dell'altissima sua dignità,
è al tempo stesso una testimonianza solenne del
suo abbassamento e del suo nulla per sè medesi
mo. Dall'essere pertanto la persona medesima del
Salvatore la vittima e il sacrificatore sui nostri al
tari, come lo è stato sulla croce, ne conseguita la
identità o medesimezza del sacrifizio nostro con
quello della croce.
La quarta osservazione consiste nella perpetuità
del nostro sacrifizio e nella sua universalità; quindi
quella facoltà o precetto che G. C. diede ai suoi
apostoli di far quello che egli fece : Fate questo in
memoria di me, è illimitata e perpetua nei loro le
gittimi successori, e deve continuare fino alla fine
de' tempi. Ciò che espressamente dichiara l'Apo
stolo allorchè parlando di quei che partecipavano
di questa vittima disse : — Ogni volta che mange
rete questo pane, e berrete questo calice , annun
ziente la morte del Signore per fino a tanto che
egli venga (1). — Cosi viene a verificarsi in tutto
il suo rigore il celebre vaticinio di Malachia : —
Da levante a ponente grande è il mio nome trar le
genti, e in ogni luogo si sacrifica, e si offerisce al

(1) I Cor. XI, Ì6.


AVVERATA NEL CATTOLICISM0. 425
nome mio oblazione monda, perchè grande è il
nome mio tra le genti, dice il Signore degli eser
citi (1). — E di fatto così lo intese la intiera
cristianità in ogni tempo; tanto che di qui presero
i Padri e gli apologisti argomento per dimostrare
la verità della religione cattolica tanto contro gli
ebrei quanto contro i gentili, perchè in essa si
trova verificato alla lettera l'adempimento di que
sto celebre vaticinio (2). Gli stessi protestanti
più rinomati per sapere han confessato ingenua
mente, che non meno della dottrina era ricevuta
fin da tempi apostolici la pratica universale in
tutta la Chiesa orientale ed occidentale del sacri
fizio (3). E come negarlo , se ad ogni piè so
spinto negli scrittori del primo, secondo e terzo
secolo , per tacere de' susseguenti , t' incontri in
questa verità, e in questa pratica? Come negarlo,

, *

(1) Malach. I, li.


(2/ Tra gli altri s. Giustino M. nel dialogo con Trifone,
n. 41. S. Girolamo, Teodoreto nei loro commentarti su que
sto luogo ; s. Cirillo Aless. nel lib. II, De adorat. in spir.
et ver., pag. 57, ed. Paris, 1638, per tacerdi più altri. Ved.
Sanchez nel comm. in questo luogo.
(3) Il Grabio , tuttochè calvinista nella nota al cap. XVII
e XVIII, al XXXII e XXXIV del lib. IV di s. Ireneo ri
conosce che i Padri tutti apostolici, come i Padri che suc
cessero a s. Ireneo convennero in ammettere nella eucari
stica azione un vero e proprio sacrifizio, ed arreca non po
chi protestanti autori che han fatto la medesima confessione.
Ved. Ed. Oxon, Opp. s. Iren. 1702, pag. 324, segg. Ved.
Massuet in Diss. Praevia III, De Iramei doctrina , art. VII,
num. 96.
424 l' idea cristiana della chiesa
se in tutti i documenti dell' antichità ecclesiastica
troviamo farsi menzione di sacerdoti, di altare, di
sacrifizio offerto nella Chiesa di Dio non meno
a pro' de' viventi, che dei già defunti, e si danno
le regole del modo e del tempo dell' offerirlo? (4)
Come negarlo, se tutte le liturgie latine, greche, si
riache, coptiche, arabiche all'unisono si accordano
in descriverci i riti, le orazioni, l'azione medesi
ma del sacrifizio ? Ella è questa sola una pienezza
di pruove tale, che non ammette eccezione veruna;
dappoichè trattasi di liturgie antichissime, tanto
che vengono attribuite ai medesimi apostoli, qual
è la gerosolimitana inscritta sotto il nome di
s. Jacopo, qual è quella di Alessandria attribuita
a s. Marco, quale quella di Roma sotto il nome di
s. Pietro ; e dato ancora, che essi non abbiano
messo per iscritto tutto l'ordine nelle medesime
prescritto, nulla impedisce che da quelli quanto
alla sostanza abbiano avuto la prima origine da
principio assai semplice, e quindi nel corso degli
anni amplificate ed ordinate e da posteriori mani
consegnate ne' libri (2). E questo può ben an-

(1) Così s. Ireneo, lib. IV, capp. citt. Tertulliano, De


Monogamia, cap. 12. De Prcescrip., cap. 41, e prima di essi
u. Clemente rom. nella prim. lett. ai Corint. elee. 42.
S. Ignazio M. nell'epist. ai Magnesiani, c. 8. Papia presso
Eusebio, lib. IlI, c. 2. Quanto ai posteriori s. Cipriano ed
altri non occorre farne menzione , essendo la cosa mani
festa.
(2) Ved. Uenaudozio , Lilurgiarum Orientalium collectio ,
tom. I, Diss. De Lilurgiarum Orientalium origine. Gius.
Luigi Assennili, Codex liturgicus Ecclesim universa, tom. I.
AtVERVfrA NEL ÒATT0LlClSMO. UH
che essere la ragione per la quale sono intitolate
o di s. Cirillo, o di s. Gio. Crisostomo, o di san
Damaso, ecc. Trattasi di documenti che godono
della universalità in tutte le Chiese del mondo, le
quali tutte pienamente combinano nelle parti es
senziali del sacrifizio ; uniformità che non può
spiegarsi se non per la comune origine delle me
desime (1).
Stabilitasi cosi con prove irrepugnabili la verità
e continuità del sagrifizio de' nostri altari ne con
seguita, che esso è un prolungamento del sagrifizio
della Croce, il quale attraverso de' secoli viene fino
a noi. Verità consolante per cui noi Siam fatti certi,
che mediante la quotidiana mistica immolazione di
questa vittima divina lo stesso divin Redentore pro
duce incessantemente a favor nostro quegli effetti,
che già produsse sub" ara della Croce colla sua
immolazione reale. Ora benchè sii vero che in
quanto al prèzzo del riscatto, sia esso stato pie
namente ed abbondantemente sborsato sulla Croce,
sebbene sia anche vero che il merito sia annesso
ai patimenti di questa vittima di amore, gli effetti
però dei medesimi non si esauriscono, nè vengon
meno giammai. Queil' acqua fecondatrice che trae

Pietro Le Brun, Explicalion de la Messe suivant les anciens


auteurs et les monumens de toutes les Eglises du monde
chrétien., toni. [. Ved. Préface 4. Ant. Muratori , Liturgia
Romana vetus, tom. I, Diss. I, cap. 1. De origine sac. Li
turgia.
(1) Come confessò lo stesso Grozio nella Annotata ad
consultat. Cassandri operum Theologia,ei. Amstelodami, 1679,
tom. IlI, pag. 625.
416 L'ISIA CRISTIANA DELLA CHteSA
la sorgente sua dalle cinque fonti del Salvatore e
allaga la Chiesa per ogni verso, ogni dì su d' ogni
altare sgorga perenne, e le anime de' fedeli che il
vogliono vi possono attingere in abbondanza. Chiun
que il voglia può accostarvi le sitibonde labbra, e
dissetarvisi a suo piacimento con immenso gaudio
e giubilo del proprio cuore. Se non che mentre
quest' acqua salutare smorza la sete, l' accende al
tempo stesso soavemente, e vi si attinge sempre con
nuovo piacere.
Di più, quest' acqua che sgorga dalle fonti del
Salvatore che muore sul Golgota, per mezzo della
continuazione dello stesso sagrifizio che si rinnova
sui nostri altari ha la virtù di fecondare le anime
che ad esse ricorrono. Chiunque il voglia può in
copia attrarre a sè quest' acqua e così essere fe
condato di ogni virtù la più pura e la più vigorosa,
e può quindi produrre ogni sorta di frutti di opere
sante. E infatti se il mondo è stato santificato per
virtù di quel sagrifizio che sulla Croce si offerse
dall'Uomo-Dio, tanto che in breve cangiò di aspetto,
e dove prima non era fecondo che di bronchi, di
spine, di erbe malefiche, si mutò poscia in un giar
dino e terren paradiso ricco di bionda messe di
virtù cristiane, il medesimo effetto debbe prodursi
dalla medesima causa nell' anima di ciascun fedele
che si accosti coil' assistenza al santo altare su cui
si rinnova il sagrifizio della stessa vittima divina.
Ogni anima può arricchirsi, può essere fecondata, qua
lora il voglia.
Quest'acqua maravigliosa a somiglianza dell'acqua
naturale non solo disseta, non solo feconda, ma
inoltre lava togliendo le brutture delle quali tro
vasi insozzata. Sian pure le macchie contratte lu
AVVERATA NEL CATTOLlCISMÓ. 427
ride e sozze quanto lo si vuole, siano innumerevoli,
ella è certa cosa, che quegli che il voglia può da
quelle fonti abbondanti e perenni e a tutti aperte,
e sgorgano con la stessa pienezza per mezzo del
sagrifizio dei nostri altari averne tai copia da attuf-
farvisi, immergervisi, e lavarsi per forma, che niuna
traccia più conservi delle contratte sozzure. Nè ciò
basta ancora, ma può in virtù di quest' acqua far
acquisto di una venustà e bellezza incomparabil
mente più apprezzabile di quella che avesse pria
che si lordasse (1). Si può rendere Dio propizio,
non ostanti le più enormi colpe, e ottener amare
lagrime e dolor sincero con cui, mediante il sacra
mento di penitenza, tutte le sian rimesse.
Niun pensi però, che io qui abbia inteso di aver
voluto dare un colorito più appariscente che reale
della virtù del nostro sagrifizio eucaristico. No, che
tale non è stato il mio pensiero, ma anzi mi son
tenuto aldi sotto del vero; e infatti essendo come
si disse il sagrifizio dell' altare come un prolunga
mento del sagrifizio della croce , chi negherà al
sagrifizio cruente del Golgata una infinita virtù di
merito, di espiazione, di propiziazione? Ebbene la
virtù stessa deve trovarsi nel sagrifizio nostro che
è identico con quello per ragione del sacerdote e
della vittima immolata. Se non che per quello si ha
in generale il merito, la espiazione e la propizia
zione, e per questo vi si applicano a ciascuno in

(1) Ved. la bellissima meditazione che il P. Segneri


stese sulle parole d'Isaia: Haurientis acquas in gaudio de
fontibus Salvatoris, la quale trovasi ai XXI di maggio,
Dilla Manna dell'anima.
* 428 l'idea cristiana della chiesa
particolare que' beni, que' frutti che con quello si
sono acquistati. Non basta che vi abbia su d' una
pubblica piazza a tutti esposta una copiosa e zam
pillante fontana perchè uno vi rattemperi e refri
geri l' ardor della sete ; perchè vi abbia quanto
occorre a fecondare un terreno ; perchè infine si
lavi dalle contratte sozzure. No, non basta, ma di
più è necessario che ognuno particolarmente per
mezzo di un tubo o canale, di un vaso o secchia,
col necessario apparecchio d' irrigazione faccia do
vizia per sè di queil' acqua, che al suo scopo gli
abbisogna (1).
Ho costantemente affermato che chiunque il vo
glia può asseguire ogni bene dal sagrifizio dell' al
tare ; nè ciò a caso il dissi, poichè avuto riguardo
alla moltitudine de' fedeli pochi son quei che ne
traggono que' vantaggi, che di ragione potrebbero
ripromettersi sotto ogni rispetto. La ragione è per
chè o non vi assistono, o vi assistono solo mate
rialmente senza recarvi le disposizioni interne del
l' animo a ciò assolutamente richieste. Chè non
mai le istituzioni per sante ed efficaci che in sè
sieno, operano senza la previa disposizione del sog
getto che intende profittarne. Di qui è che il Tri
dentino dopo di avere insegnato, che il sagrifizio
dell' altare è veramente propiziatorio, soggiunge :
— Per esso farsi che se con vero cuore, e fede

(1) Tal è la similitudine della quale felicemente si servi


il pio e dotto card. Hosio nella Confessi*), cathol. fidei in
synodo petrocorensi MDLI. Vienna? August. 1560, cap. IlI,
fol. 91, e che noi abbiamo per esteso riferita nel Tratt. De
Euchar., p. II, cap. 1, prop. IlI, n. 397.
AVVERATA NEL CATT0LICISM0. 429
retta, con timore e riverenza, contriti e penitenti
ci accostiamo a Dio conseguiamo misericordia, e
troviamo grazia, in opportuno aiuto; atteso che per
la oblazione di lui, placato il Signore concedendo la
grazia ed il dono di penitenza condona delitti e
peccati eziandio enormi (1). — Tale è la dottrina
in ogni tempo insegnata dalla Chiesa, che si trova
in tutti i catechismi, che si riscontra presso tutti
i teologi. E pur chi il crederebbe? dopo tanta luce,
aucor de' nostri giorni non cessano i protestanti
dal pervertire l'insegnamento cattolico con imporci
una dottrina universalmente rigettata come falsa ed
ingiuriosa.
Ecco come ne parlino i dottori di Tubinga nel
secolo XIX. — Secondo i cattolici il sacramento
agisce per sè medesimo e per sua unica virtù, tanto
che non vi fa bisogno di alcun sentimento pio
per accostatisi... Dietro s. Tommaso, Bellarmino
e tutti i teologi cattolici la Messa non cangia mai
di natura ; che si celebri con pompa o senza ap
parato, che vi si assista o no, ella è sempre un
vero sagrifizio: dunque ella produce i medesimi
effetti in tutte le circostanze; ella colma di grazie
tanto il peccatore quanto il giusto, l' empio che la
dispregia egualmente che il cristiano che vi assi
ste con divozione (2). — Dal che si conosce come
i protestanti son veramente stereotipi e che gittata
dai primi una difficoltà, quantunque ella sia stata
eon ogni evidenza disciolta e distrutta fino a non

(1) Sess. XXII, cap. 2.


(2) Baur, pag. 270, presso il Moehler, tom. 3, pag. 376,
segg.
450 l'idea cristiana della cbiésa
più ammettere qualsivoglia tervigersazione, pur tut
tavia dopo due o tre secoli la si riproduce come
nuova con una franchezza che ti sorprende); e come
in questa, cosi in tante altre materie avviene già
messe fuori dalla discussione. Di più, dal tratto che
abbiam recato si ha un saggio della logica dei me
desimi. Infatti ragionerebbero cosi, qualor si di
cesse loro : Il sagrifizio della Croce non cangia mai
di natura; o vi si prenda parte o no; che si veneri
o lo si dispregi, egli è sempre un vero sagrifizio :
dunque egli procura gli stessi vantaggi a tutti gli
uomini indistintamente; egli salva tanto il peccatore
quanto il giusto. L' empio che co' piedi calpesta il
sangue adorabile, come il cristiano che se ne ap
propria i meriti ? 1/ augusto mistero dei nostri
altari è sempre e necessariamente l' immolazione
del figlio di Dio; ma egli non opera se non secondo
le pie disposizioni del fedele ; non può purificare
l' anima che si avvolge nel lezzo, nè ricondurre al
bene il cuore che si ostina nel male.
Nel resto il sagrifizio nostro è un benefizio pub
blico, è un olocausto perpetuo di carità che si of
fre a vantaggio di tutta la Chiesa; con esso si rende
a Dio un onore non mai interrotto , si ottengono
copiose benedizioni sulla comunità de' fedeli; si nu
trisce la pietà e la divozione pubblica; si mantiene
sempre viva ed animata la maestà del culto. Il sa
grifizio eucaristico costituisce la vita di questo
culto. E in verità tutto il culto ad esso come a
centro si riferisce, anzi in esso gravita. I nostri
tempii sono per esso veri asili della divinità, si tien
vivo il commercio del cielo colla terra. Chiama
intorno a sè i veri adoratori, i quali per esso han
sempre davanti agli occhi loro come presente la.
AVVtRATA NEL CATTOLICISMO. 4SI
cruenta immolazione dell'Uomo-Dio, che con essa
cancellò i peccati del mondo intiero ; veggono co
gli occhi della fede quel ferale spettacolo nel quale
per effetto di una immensa carità tra le agonie e
le angosce di ogni maniera rese l' ultimo sospiro
col rimettere il suo spirito nelle mani del Padre.
Anzi con questa fede rimirano del continuo l'eterno
pontefice delle anime nostre, che in persona scende
sui nostri altari per rinnovare l' oblazione che
di sè già fece sulla croce morendo qual vittima,
e mettendola sotto gli occhi nostri sensibile e visi
bile nei sacri simboli. Vi si compie un complesso
di maraviglie per le quali il fedele sincero vien come
attonito a contemplare, e vien come rapito fuor di
sè stesso, e sente a un certo modo la presenza del
suo Dio, che discende dal Cielo per riempiere di
gloria incomparabilmente più grande il tempio cri
stiano di quello che si desse ad addivedere nel mo
saico tabernacolo o nel tempio salomonico sotto
il simbolo di folta nebbia.
Tolgasi questo sacrifizio, ed al medesimo istante
tutto il culto diviene freddo, senz'anima, senza
vita. Un vuoto lascia il cuore senz'aspirazioni,
senza trasporti, senza battito, e tutto è languore e
gelo mortale che ti opprime. Ciò che ben com
prese satana , il quale nemico di Dio, e osteggia-
tore della sua gloria, si accinse a spogliare la Chiesa
di questo complesso immenso di beni, di doni, di
virtù, di grazie ; ma indarno, chè la Chiesa vera
di Dio è colonna incrollabile di verità ; quindi ad
ottenere il suo intento si rivolse al capo riforma
tore del secolo XVI e coi sofismi e col terrore lo
indusse ad abolire nella sua nuova setta, ed in
tutte le altre che da quelle sariaa nate U dottrina e
432 L'IDIA' CRISTIANA DILLA CHIESA
la pratica dell'eucaristico sacrifizio. La divina prov
videnza dispose che ad obbrobrio sempiterno del
protestantesimo e di tutte le sue ramificazioni, che
lo stesso Lutero ci desse conto in un apposito libro
dell'assalto, della disputazione e della vittoria che
riportò il diavolo sopra di lui e per cui si deter
minò di abolirlo e sterminarlo (1). Da quel mo
mento, il primo passo dei ribelli apostati era sem
pre di distruggere gli altari delle chiese cattoliche,
uccidere o dare il bando ai cattolici sacerdoti, to
gliere ogni memoria che al sacrifizio si riferisse.
Uscivano dalle loro congreghe quai masnadieri
agitati da furie, ed agitati dallo spirito delle tene
bre armati di asme, di picche, di martelli per la
demolizione (2).
E come pur questo fosse poco, tale uno spirito
invase i discendenti di quegli apostati, che non dico
odio, ma orrore concepissero di questo augusto
mistero, fino a considerarlo quale abbominazione
e contrario al sacrifizio della croce e ad esso in-

(1) Lib. De Missa privata et unctione sacerdot. Opp.


t. VII, p. 263. Trovasi presso VAudin, Hist.de la vie de Lu
ther, cinq. edit. Paris, 1845, tom. deux. , eh. IX, per di
steso tutto il colloquio di quest' eresiarca col diavolo, col
testo latino nell'appendice. Io non mi estendo su questo ar
gomento troppo ben trattato sotto ogni rispetto dal medesimo
autore.
(2) Di questo furioso vandalismo n'è piena tutta la storia
della Riforma, la quale appena prevalse in qualche paese,
cominciò subito dal demolire gli altari, le croci, le imma
gini. Vi ha in questo uniformità in tutta la storia dello sta
bilimento del protestantesimo di qualsivoglia setta.
AVVERATA NBL CATTOLICISMO. 455
giurioso. Si contano oltre a trecento le sette del
protestantesimo, ossia le riforme della riforma, e
sebbene ostili in materia di dottrina fra di sè, e
perciò stesso divise e suddivise indefinitamente,
pure in quanto a questo articolo tutte sono pie
namente di accordo, e tutte l'hanno in esecrazione
e abbominio. Ah che ben si scorge come il mede
simo spirito tutte le anima, le informa e le guida.
Quel che era necessario a seguirne, non solo il
culto presso le sette protestanti ha perduto ogni
maestà, ma è divenuto agghiacciato, e al tutto
morto (1). Quei che erano , o almen si mostra
vano cotanto teneri per l'onor del sacrifizio della
croce giunsero a poco meno che a dimenticarsene,
ed una delle più numerose lor sette, qual è quella
de'Sociniani negò espressamente che la morte di
Cristo in croce avesse la ragion di sacrifizio. Non
parlo de'razionalisti de'quali sono più o meno

(1) Con gran ragione il Nicolas dopo di aver riferite le


parole del protestante Vinet: — Je ne .compronds rien au
Dieu vague et insaississable du poéte Lamartine : il n'a pas
des pieds que je puisse baigner de mes larmes, de genoux
que je puisse embrasser, des yeux où je puisse lire ma
gràce, une bouche qui puisse la prononcer ; il nJest pas un
homme, et j'ai besoin d'un Dieu-homme — Soggiunge: —
Le protestantismo, cependant, à voir ses temples, on ne di-
rait pas que c'est celui qu'il y adore, ni mème qu'il en
adore aucun. Ce sont des èdifices confortables, où on est
bien à son aise, mais qui du reste, sont parfajtement vides
de tout ce qui peut rappeler à l'homme sa dependance et
nourrir sa piétó. C'est la maison de l' bomme, et non la
maison de Dieu. — Etudet philosoph., tom. II, eh. XVIII.
434 h* IDEI CRISTIANA MLLA CHIÙA
infette quante sono le sette protestanti, che negano
recisamente ogni valore per la soddisfazione e per
la forza espiatoria de'peccati alla morte del Salva
tore. In tutti poi vi ha un vero orrore al solo se
gno della croce e alla immagine del crocifisso, che
pure loro ricorderebbe l'opera della redenzione.
Così Dio in essi pani la slealtà loro, la loro in
gratitudine e nera disconoscenza al maggior por
tento della sua carità e del suo amore per
l'uomo (1).
Ma rivolgiamo il guardo da sì ignominioso spet
tacolo che di sè offre il protestantesimo senza ve-
run sacrifizio propriamente detto, cioè vero e reale
cui niun'altra cosa mai non potria sopperire. Con
questa sua nuova dottrina il protestantesimo si è
posto al di sotto della condizione delle antiche
sette di eretici. Imperocchè quantunque le sette
ariane, macedoniane, nestoriane, monofisitiche
od eutichiane gravemente errassero circa altri
articoli della cristiana dottrina , pure circa I' ar
ticolo del sacrifizio e della real presenza nella Eu-

. (I) Ecco le tenebre colle quali Dio copri questi infelici.


Essi da prima rigettarono il culto della Vergine e dei santi
per non far torto all'unico mediatore G. C. e per riservare
a lui solo tutto l'onore. Poscia negarono a G. C. la divi
nità, e Io ridussero alla condizione di pura creatura , cioè
all'ordine dei santi. Abolirono il sacrifizio eucaristico per
non far torto all' unico sacrifizio della croce, e terminarono
col negare cbe la morte di G. C. in croce fosse un vero sa
crifizio, e negarono a questa morte ogni valore e merito
di espiazione e di soddisfazione. Cosi Dio umilia i su
perbi.
AVVERATA. NEL CATT0LICISM0. 4SK
caristia mantennero e conservarono l'antica cre
denza della Chiesa cattolica. Quindi in tutte quelle
antiche sette si è conservato come l'ordinazione
sacerdotale, così l' oblazione del sacrifizio , qual
preaiosa eredità de' loro maggiori, e conservarono
per conseguente l'antica lor liturgia, qual sino al
dì d'oggi si mantiene e si pratica.
Poco però ancor dissi, chè il protestantesimo
coll'abolizione del sacrifizio si pose per condizione
al di sotto delle antiche eretiche sette, mentre dir
dovea che si mise in inferior grado, sotto questo ri
spetto, allo stesso paganesimo. È noto che niuna
delle antiche religioni si trovò mai senza sacer-,
doti e senza sacrifizii. II sacrifizio presso gli anti
chi popoli fu mai sempre considerato come l'a
nima della religione ; era il sacrifizio come il ri
chiamo pubblico e il vincolo con cui i cittadini si
collegavano intorno all'altare. Non mai si celebrava
solennità alcuna senza che il sacrifizio vi tenesse
il primo luogo. Non solo nelle pubbliche feste na
zionali o cittadine s'immolavan le vittime, ma ezian
dio nelle pubbliche calamità, come fede ne fanno
tutti gli storici e poeti, e monumenti delle passate
età, o ciò si facesse per istinto di natura, per ono
rare e placare la divinità, o si facesse per un re
sto, come sopra si notò, di primordiale tradizio
ne, il fatto è universale e costante (1).

(1) Ved. lo Schmitt nell'op. cit. La Bédemption annoncée


par les saarifices, nella cui introduzione passa in rassegna
questa universalità intorno a sacrifizii manifestata nella
storia, nella poesia, nella filosofia ecc., poscia passa al fatto
e cominciando dalla Cina trascorre per tutte le nazioni orien-
456 l'idra cristiana della chissa
Ben è vero, che questi erano sacrifizii impuri
perchè offerti a false divinità , ma non perGiò è
men vero che il sacrifizio fu riguardato come il
segno del culto supremo di latria, e come l'atto
più solenne della religione. Si saria creduta, im
perfetta e di niun conto e valore quella religione
che ne fosse priva, ed una specie di professione di
ateismo (1). Or bene egli è appunto nel cristia
nesimo dopo quindici secoli, che i protestanti spo
gliarono la religione de' loro maggiori di una così
sacra, veneranda e solenne instituzione , che dal
divin Redentore ebbe l'origine per tener mai sem
pre viva nella sua Chiesa la memoria, e la real
rappresentanza di sua passione, e che per una se
rie non mai interrotta si serbò fino all'epoca fu
nesta della grande apostasia de' popoli. Amaron
meglio anzichè seguir la cattolica Chiesa di par
tecipare alla condizione de' riprovati ebrei ai quali
era stato vaticinato, che ben lungo tempo sarebbe
trascorso senza sacerdoti e senza sacrifizii e privi
di ogni lustro per cui cotanto s'innalzavano sopra
le altre nazioni tutte della terra (2).

tali, occidentali, civili e barbare, e dimostra come presso


tutte fosse ricevuto l'uso del sacrifizio come il centro della
religione e l'anima.
(1) j Ved. Malou, La fausseté du protestantisme , eh. II,
art. VII. Le protestantisme est faux parte qu'il n'a plus de
sacri/ice, l'ade essentiel et le plus sublime de la vraie re-
ligion.
(2) II. Paralip. XV, 5. — Transibunt multi dies in
Israel absque Deo vero, et absque sacerdote doctore et absque
lege. — E più esplicitamente ancora, Osea, III, 4. — Dies
kxvmkik Kit CATTOLICISMO. 457
Ecco pertanto come il protestantesimo si privò
con ciò solo di uno de' più brillanti caratteri dei
quali rifulger deve la vera Chiesa di G. C. Cosi
egli in quanto a sè rese falsa la profezia con cui
venne prenunziata la sostituzione di un nuovo sa
crifizio universale e perpetuo alla moltitudine dei
sacrifizii levitici. Sostituzione che doveva far cono
scere a tutte le genti il culto dell'unico vero Dio,
come ne' tempi dell'antica alleanza tale il facevano
conoscere i sacrifizii che si offerivano con tanta
pompa e solennità nel Tempio di Gerosolima.
*Quanto è in sè il protestantesimo privò la reli
gione cristiana di questa prova della sua verità,
e con ciò stesso si appalesa non solo non far esso
parte della unica vera Chiesa del Salvatore, ma
che inoltre la vera Chiesa di G. C. non può es
sere nelle loro congreghe (1).
La vera Chiesa nella idea cristiana di tutte le
età è quella in cui il divin Redentore qual sommo
sacrificatore e pontefice della nuova alleanza rin
nova ogni di e in ogni luogo quello stesso sacrifi
zio di sè medesimo che già offerì sulle vette del
Golgota. In cui rinnova e rende incessante sulla
terra quella oblazione che fa di sè in cielo, ov' e-
gli qual pontefice eterno penetrò non già col san
gue de' pingui fori o capretti, come il pontefice
aronico, ma col proprio sangue come nel santo

multos sedebuot fili! Israel sine rege, et sine principe, et


sine sacrificio, et sine altari , et sine ephod et sine the-
raphim.
(1) Ved. Bible de Vence, cinq. edit., Paris, 1832, t. XVII.
Priface sur Malachie, pag. 496, segg.
Perrons, L'id. Christiana, eoe. Voi. III. 19
438 L'IDIA. CRISTIANA DILLI CHIISA
de' santi per offerir del continuo sè stesso (4).
In cui appresta delle sue carni per noi immolate e
del suo sangue per noi versato un lauto banchetto,
e così fa i suoi fedeli partecipi del suo sacrifizio,
come già nell'antica legge nella quale gli offerenti
partecipavano della vittima dal sacerdote offerta ed
immolata (2). Per questo continuo sacrifizio vivo
si mantiene il commercio del cielo colla terra, e
la non mai interrotta comunicazione degli uomini
con Dio, e di Dio cogli uomini. Le virtù teologali
di fede, di speranza e di amore si tengono in un
incessante esercizio, anzi si animano, si fortificano,
si perfezionano di più in più in un col corredo

(1) Hasbr. IX, 11, 12.


(2) Ved. Pélisson , Traiti de l'Eucaristie , Paris, 1694 ,
dove alla pag. 182 scrive appositamente : — Il n'est pas
douteux parmi nous, que toutes les fausses religions ne so
ient venues de la véritable, et les sacrifices du paganisme,
des sacrifices ordonnés aux premiers hommes, dont Abel et
Cain nous font voir l'exemple ; sacrifices qui n'étaient que
la figure et que l'ombre d'un grand sacrifice , où Dieu se
devait lui-même immoler pour nous. Par toute la terre, on
mangeait la chair des victimes: dans toutes les nations le
sacrifice qui finissait par là était regardé comme un festin
solemnel de l'homme avec Dieu ; d'où vient que l'on trouve
si souvent dans les anciens poètes païens , le festin de Ju
piter; les viandes de Neptune, pour signifier les victimes
dont on mangeait après les avoir immolées à ces fausses
divinités; et s'il y avait parmi les Juifs des holocaustes,
c'est-à-dire des sacrifices où la victime était entièrement
brûlée en l'honneur de Dieu, on les accompagnait de l' of
frande d'un gâteau, a fin qu'en ces sacrifices même il y eût
à manger pour l'homme. —
ATTIRATA NBL CATTOLltiSlfO. 459
(Ielle virtù morali, e però colla pratica della san
tità. Si stringono i fedeli fra di sè come quelli che
si assidono alla stessa mensa e partecipano tutti
egualmente della stessa vittima.
A ragione adunque abbiam chiamato il sacrifizio
eucaristico il centro della cristiana religione, il ce
mento che congiunge strettamente i fedeli col som
mo sacrificatore e pontefice, la vita del culto, il ca
rattere più cospicuo della vera Chiesa di G. G.
I

CAPO XVIII.

Volle G* C. sempre rimanere nella sna Chiesa me


diante il Ss. Sacramento dell'Eucaristia come sposo.

L'amore tende alla unione, e quanto l'amore è


più forte, tanto più intima è l'unione alla quale
aspira. Dio che per impulso,' dirò cosi, instintivo
di amore ha creato l'uomo per comunicare ad esso
la sua bontà, anzi sè stesso, fin dalla sua origine
comunicò al medesimo in eccelso grado i doni della
sua grazia coll'innalzarlo gratuitamente al di sopra
della esigenza di sua natura; gli comunicò la ori
ginale giustizia, l'essere sovrannaturale, lo rese
capace del possedimento di sè stesso nella vision
beatifica destinatagli a suo fine supremo. Frattanto
egl' inondavagli il cuore colle ineffabili delizie dell'a
more e del gaudio, egli apparivagli sotto simboliche
forme, e trattenevasi in familiari collocuzioni con
lui. Viva immagine della eterna beatitudine celeste
in cui tutto il beato è in Dio e Dio è il tutto nel
beato (1).

(i) Cosi descrive s. Agostino nel lib. XIV, Decivit. Dei,


c. 26, la felicità dei nostri primi progenitori : —. Vivebat
442 L'IDIA CRISTIANA DELLA CHIESA
Ma ohimè questo felice stato ben presto si perdè.
La colpa mise in certo modo un muro di separa
zione tra Dio e l'uomo, il quale spogliato dei doni
dei quali Dio fu cotanto liberale con esso lui, e
cominciò una serie ben diversa di affetti e di mi
seria. Il vuoto si fe'sentire nel cuore dell'uomo che
ebbe perduto il suo Dio, cercò un compenso nelle
cose sensibili, ma queste invece di estinguere non
facevano che irritar la sua sete. Dio però non l'ab
bandonò al tutto, anzi colla promessa del ripara
tore gli fe'concepir la speranza di ricoverare un
di la perduta felicità col ricongiungersi deliziosa
mente col suo Dio. Riparato nella sua colpa il
primo uomo coll'esercizio delle virtù soprannatu
rali, si die' a riavvicinarsi sempre più a Dio. La
posterità di lui parve rammentarsi della felicità
primitiva qual ebbe nella sua origine, e quindi
pare che sentisse in sè il bisogno, e nutrisse in sè
la speranza di riacquistare il bene perduto.
Troviamo infatti questa tendenza di congiungersi
colla divinità nei riti e negli usi di presso che

homo in paradiso sicut volebat, quamdiu hoc volebat quod


Deus jusserat : Vivebat fruens Deo, ex quo bono erat bonus : vi-
vebat sine ul!a egestate, ita semper vivere habens in potestate.
Cibus aderat, ne esuriret, potus, nesitiret; lignum vita, ne il-
lum senecta dissolverei Nihil corruptionis in corpore vel ex
corpore; ullas molestias ullis ejus sensibus ingerebat. Nullus in-
trinsecus morbus, nullus ictus metuebatur extrinsecus, stim
ma in carne sanitas, in anima tota tranquillitas... Nihil omni-
no triste, nihil erat inaniter laetum : gaudium verum perpe-
tuebatur ex Deo, in quem flagrabat cantate de corde puro
tt conscimtia bona et fide non ficta. —
AVVERATA NBL CATT0LICISM0. US
tutte le nazioni, non ostante le deviazioni dalla
retta nozione di Dio. Per la tradizione più o men
conservata della venuta del promesso Redentore
alimentarono la speranza del ritorno a quel con
giungimento intimo con Dio centro della vera feli
cità. Che altro infatti significa la consecrazione dei
simulacri affin di farvi abitare corporalmente la
divinità? Quella propensione quasi universale alla
teurgia? Questa disposizione a riconoscere nei per
sonaggi straordinarii qualche Dio nascosto sotto il
velo delle forme umane? Questo istinto si agitava
in ogni senso nell'universo, e il culto tutto intiero,
eziandio nelle superstizioni che vi erano aggiunte,
era in qualche modo lo slancio profetico del ge
nere umano, che cercava in ogni parte la presenza
personale della divinità (1). Di qua quelle finzioni
dell'intervento degli dei negli eventi umani; quella
comunicazione della divinità cogli uomini straordi
narii, le metamorfosi e simili ritrovati e persua
sioni. Che altro significa quella partecipazione delle
vittime offerte nei sacrifizi i, se non se un conato
per mettersi in commercio colla divinità? quelle
invocazioni cosi calorose e frequenti per la pre

ti) Ved. Gerbet, Considerai, sur le dogme générateur de la


piété chrétienne, Paris, 1829, eh. 2.
Parve che ciò intravedesse Cicerone allorché nel lib. I,
De Legibus, scriveva : — Est prima hominis cum Deo so-
cietas; est igitur hominis cum Deo similitudo, ex quo vere
agnatio nobis cum caelestibus, vel genus, vel stirpe appel
lar! potest. Ex quo efficitur illud, ut is agnoscat Deum, qui
unde ortus sit, quasi recordetur ac noscat. —
444 L' IDIA CRISTIANA DELLA CHIBSA
senza del Nume che s'incontrano ne' poeti? quelle
aspirazioni de'mortali verso le divinità loro ? Tutto
ci fa conoscere quanto dominasse nell'uomo tutto
chè degradato dall'alto suo stato il sentimento,
e diciamo ancora, il presentimento della ristora
zione del genere umano nella unione con Dio.
Presentimento vago, se si vuole, ma pur reale che
faceva presagire quanto sarebbe di fatto avvenuto.
Or ecco che il tempo dell'adempimento delle
divine promesse è giunto. Gli oracoli de' profeti,
che predissero la venuta del giusto, del riparatore
del mondo ai primi progenitori nostri prima ancor
della intima del loro castigo rivelata, ebbero il loro
effetto. Quel salvatore in cui dovevano essere be
nedette tutte le nazioni della terra rèplicatamente a
patriarchi promesso, e che essi videro da lungi e
godettero nella aspettazione di lui; quel Messia
sotto tante figure ed emblemi raffigurato nell'antico
patto ; quell'aspettato da tutte le genti comparve al
fin tra di noi. Il Verbo eterno è fatto uomo ; il
divino e l'umano, la natura divina e la natura
umana in istrettissimo e indissolubil nodo si con
giunsero in unità di persona. Fu questi il vero
Emmanuele cioè Dio con noi, che compiè i voti di
tutta intiera l'umana famiglia (1).
Tale è stata la ineffabile unione di Dio colla
umanità nella persona adorabile di G. C. e per cui
noi siamo stati in certa guisa mediante queil' as
sunta umanità, fatti consanguinei ed affini con Dio
stesso, perchè quella umanità è a noi comune, come

(1) Ved. Hartinet, L'Emmanuel ou le remède de (ohi no*


maux. Paris, 1849, deux. considération.
ATTIRATA NBL CATT0LICISM0. 441
lo dichiara l'Apostolo (4 ), e tanto più poi quando
pel sacramento di rigenerazione siam divenuti suoi
fratelli, snoi membri, ossa delle sue ossa, e carne
della sua carne (2) e partecipi della sua santifi
cante grazia.
Se non che per grande, per segnalato fosse que
sto favore, per istretta che fosse questa unione, pur
tuttavia qualche cosa mancava perchè potesse ap
pagare la brama, dirò cosi, instintiva per cui l'uomo
anelava alla pienezza di questo congiungimento fino ,
a farsi in eerta guisa una sola cosa col suo Dio.
Questa divina incarnazione conveniva che si sten
desse a ciascuno individuo già incorporato con
Cristo (3). Non solo l'uomo, ma Dio stesso, come
per istinto di carità, voleva più intima unione coi
suoi giusti. Ebbene, questo desiderio il compiè
l'uomo-Dio mediante l'ammirabile istituzione della
santissima Eucaristia la quale a giusto titolo venne
dai Padri considerata qual prolungamento della

(1) Haebr. II, 14. — Quia ergo pueri communicaverunt


carni et sanguini, et ipse similiter participavit eisdem. —
(2) Ephes. V, 30. — Quia membra sumus corporis ejus,
de carne ejus, et de ossibus ejus- —
(3) Ved. Petav.,De Incorna*., lib. II, cap.VIII, §7,segg.
dove reca una serie de' Padri greci e latini , i quali tutti
concordano in affermare la strettissima congiunzione che
per mezzo dell'assunta natura il divin Verbo venne a pro
curare con tutto il genere umano ; e per questo appunto
tolse una natura specificamente universale. Tra gli altri s.
Atanasio, orat. III, pag. 240, scrisse: — Cum Verbo nos
•tiam copulatos fuisse. —
ir
446 l'ima cristiana della chissa
divina incarnazione, e qual compimento rispetto a
noi di così augusto mistero (1).
Infatti per l'augusto sacramento eucaristico Gesù
Cristo si fa veramente, realmente e sostanzial
mente presente, sebben velato sotto le specie
simboliche del pane e del vino sui nostri altari.
Con esso si comunica al nostro corpo, alla nostra
anima, al nostro cuore sostanzialmente. E poscia-
chè egli è vivente, e principio anzi di vita- spiri
tuale, o per meglio dire, conserva la vita dello
spirito, l'aumenta, l'accresce. Lo prepara alla eter
nità beata della quale è un pegno e una caparra
sicura. Nè solo alimenta e accresce la vita dello
spirito, ma eziandio stende i suoi effetti al corpo
medesimo, alla parte nostra terrena, mentre, come
già osservò s. Ireneo, getta questo divin sacra
mento in noi il seme, il germe dell? risurrezione
gloriosa', e in questo senso anche alla carne nostra
comunica la immortalità (2). E però a giusta ra-

(t) Quindi il Petav., De Incarnat., lib. XII, c.XVII, § 3,


conchiude : — Quod equidem spiritalis corporis caput, non
tantum morale, ut vocant, cujusmodi a plerisque constiiui-
tur; sed eatenus etiam physicum appellari putem posse, quod
physica efficienza (sic enim nominant) gratiam producit, ut
in Euchanstiae sacramento; in quo Christi caro in Verbo
subsistens sanctitatem, et gratiam in iis, qui rite, digneque
participant efflcit. —
(2) Cosi infatti il Santo stringe i Gnostici i quali nega
vano la futura risurrezione de' corpi coli' argomento tratto
dalla Eucaristia. — Quomodo autem rursus dicunt carnem
in corruptionem devenire et non percipere vitam, qu» cor-
pore Domini et sanguine alitur? Ergo aut senttntiam mu
lta t, aut abstineant offerendo qu» praedicta sunt. Nostra
AVVIRATA MIL CATT0LICISHO. 447
gione il divin Redentore appella sè stesso in que
sto sacramento pane vivo, pane di vita, pane che
dà la vita al mondo ; di esso pronunzia: Chi man
gia me vivrà in eterno ; chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue sta in me ed io in lui; chi man
gia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita
eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno ; siccome
mandò me quel Padre che vive, ed io per il Padre
vivo: così chi mangerà me, viverà anch'egli per me;

autem constans est sententia Eucharistix , et Eucharistia


rursus confirmat sententiam nostram. Offerimus enim ei quae
sunt ejus, congruenter communicationem et unionem (Verbi
divini cum corpore et sanguine Domini) praedicantes, et
confitentes resurrectionem carnis et spiritus. Quemadmodum
enim qui est a terra panis , percipiens invocationem Dei
(seu verbaconsecrationis), jam non communis panis est.sedEu-
charistiam, ex duabus rebus consistens terrena et coelesti; sic et
corpora nostra percipientia Eucharistiam jam non sunt corrup-
tibilia, spem resurrectionis habnntia. Lib. IV, c. XVIII, n. 5.
Quindi questo stesso dichiara con due belle similitudini tratte
dalia vite e dal grano, dicendo: — Quemadmodum lignum vitis
depositum in terram, suo fructificat tempore, et granum tritici
decidens in terram et dissolutum, multiplexque surgit per spi-
ritum Dei, qui continet omnia, qua deinde per sapientiam
Dei in usum hominis veniunt, et percipientia verbum Dei
Eucharistia flant, quod est corpus et sanguis Christi: sic et
nostra corpora ex ea nutrita, et reposita in terram et re-
soluta in ea, resurgeot in suo tempore, Verbo Dei resurrec-
tionem eis donante, in gloriano Dei Patris. — (lib. V, c. II,
n. 5. Ved. Massuet, Diss. IlI, De doetr. t. frenai, cap. VII,
n. 76, segg.
Anche s. Cirillo Alessandrino scrive per l'Eucaristia sedarsi
in noi la concupiscenza, lib, IV, in Joan. c. 17.
448 l'idea cristiana della chiesa
questo è quel pane che è disceso dal cielo. Non (sarà)
come de' Padri vostri, i quali mangiarono la manna
e morirono. Chi mangia di questo pane viveva eter
namente (1).
Laonde ben a ragione il mistero dell'altare vien
detto una incarnazione estesa e prolungata, poichè
non già in una umanità sola qual è quella con cui
il Verbo si udì ipostaticamente, ma si congiunge
con ciascuno di noi personalmente cioè colla stessa
sua persona incarnata. Vi si unisce per modo, che
veniamo a formar, dirò così, con esso lui una sola
cosa, la cosa stessa fino a poter dire, che egli vive
in noi e noi in esso (2). A simboleggiar questa
così stretta unione ci dà sè stesso sotto la forma
di alimento e di cibo corporeo, il quale passando
in nutrizione viene assimilato colla carne e col
sangue nostro ; ma dappoichè egli nel suo essere
non può mutarsi in noi, don nuova maraviglia
trasmuta noi in sè. Questa beata trasformazione
consiste in farci parte delle virtù, dell'umiltà, del
l'ubbidienza, della pazienza nelle tribolazioni e nelle
avversità della vita, ma sopra tutto nella carità.
Questa carità ha doppio oggetto, il primo e no
bilissimo è l'amor di Dio, ossia Dio per sè ama
bile e per le sue altissime perfezioni ed attributi.
Amore che a sè rapisce il cuore dell'amante, e

(1) Jo. VI, 50, 59.


(2) Così s. Cirillo Alessandrino nel I. c. come pure s. Ci
rillo Gerosolimit. catech. IY, Mystagog. s. Gio. Crisostomo,
Homm. LXXXIII, in Matti)., quindi il chiamar che essi
fanno i cristiani che partecipano di questo sacramento theo-
fori concorporei, concorporales, etc.
ATTIRATA NEL CATTOLICAHO. 449
con tanta maggior veemenza quanto questo oggetto
amato si comunica al cuor dell'amante, lo riempie
di sè, lo innonda colle più dolci e soavi attrattive
nelle quali dona al medesimo un saggio di quella
carità e di quell'amore che non verrà mai meno
nella patria dell'amore eterno, quando Dio sarà
tutto in tutti e tutti in Dio con una insuperabile
necessità (1). Di qui quei momenti di sovranna
turali delizie, che costituiscono una specie di pa
radiso in questo esilio ; di qui quei voli, quei ratti,
quelle maravigliose estasi nelle persone più sante
e più fervorose delle quali abbiamo più innanzi
tenuto discorso (2). Momenti cosi preziosi son
questi nei quali lo sposo divino si congiunge col-
l'anima avventurata, e le fa provare tale e tanta
soavità che è veramente ineffabile, perchè cosa al
tutto subbiettiva e di sentimento, da non potersi
colle parole esprimere. Momenti nei quali tutto il
creato sparisce, per così dire davanti a sè, come se
non esistesse altro al mondo, che Dio e l'anima,
l'anima e Dio. Momenti che danno una così alta
idea di Dio, della sua somma amabilità, e per
l'altro lato una così bassa idea di sè in chi vi si
trova, e del proprio nulla, fino a smarrirsi ai pro-
prii occhi. Momenti nei quali la volontà si rafferma

(1) I Cor. XV, 78.


(2) Basta avere una qualche famigliarità colla lettura
delle vite dei Santi per convincersene; tra le altre rammen
terò solo la vita di s. Filippo Neri , quella di s. Caterina
da Genova, di s. Maria Maddalena de' PazzH di s. Teresa ,
di s. Francesco Borgia. Veggansi presso i Bollandisti nei
loro giorni.
450 l'idea cristiana dilla- chiesa
talmente nella risoluzione di servire a Dio solo
senza mescolanza di qualsiasi terreno affetto, e di
amor di sè stesso, che sfida tutti gli uomini e tutti
i demonii a provarsi con tutte le loro lusinghe,
con tutti i loro terrori, con tutti i loro tormenti a
separarla dal suo Dio. Momenti avventurati nei
quali possono adoperarsi le parole dell'Apostolo :
— Chi ci dividerà adunque dalla carità di Cristo1?
Forse la tribolazione? Forse l'angustia? Forse la
fame? Forse la nudità? Forse il risico? Forse la
persecuzione? Forse la spada? (conforme sta
scritto: per te noi siamo ogni dimessi a morte,
siam riputati come pecore da macello). Ma di tutte
queste cose siam più che vincitori per colui che
ci ha amati. Imperocchè io son sicuro, che nè la
morte, nè la vita, nè gli angeli, nè i principati, nè
le virtudi, nè ciò che ci sovrasta, nè quel che ha
da essere, nè la fortezza, nè l'altezza, nè la pro
fondità, nè alcun' altra cosa creata potrà dividerci
dalla carità di Dio, la quale è in Cristo Gesù Si
gnor nostro (1). —
Dal che si fa manifesto che non trattasi già solo
di carità o di amore affettivo, ma eziandio di ca
rità e di amore effettivo e appreziativo , quale
hanno sperimentato in sè tanti gloriosi martiri,
tante vittime delle -più fiere persecuzioni dei pa
gani (2), e degli eretici, e de' falsi politici, patendo

(1) Rom. c. VilI, v. 35, 39.


(2) Quindi era ricevuto presso gli antichi cristiani il re
car seco dopo l'assistenza ai sacri misteri la santa Eucari
stia per cibarsene e così fortificarsi al martirio allorchè ve-
nivan sorpresi dai persecutori. Del qual uso tra gli altri fan
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 151
non solo con pazienza e rassegnazione, ma ancora
con gaudio ed esultanza di spirito.... Lo dimo
strano tutto- di col fatto tanti sinceri cristiani i quali
refocillati di questo pane do'forti lottano coraggio
samente contro il genio del male, il quale non mai
lascia dall'insultare alla virtù, dal pungere in ogni
maniera chiunque attende di proposito alla santità,
dal perseguitarli, dal calunniarli, dall'avversarli in
tutti i modi (4). Questi trovano un conforto, ed
anzi un compenso largo ed abbondante nell'acco-
starsi alla sacra mensa. Da essa ritraggono la loro
costanza tanti fedeli nelle fatiche intraprese alla
maggior gloria di Dio ; tanti sacerdoti nelle difficili
loro missioni, e ministeri per la conversione delle
anime ; tante verginelle che si consacrano ai più
abbietti servizii intorno agl'infermi, e più di una
volta cadono vittima del loro zelo e della lor ca
rità (2).
Rispetto poi all'altro obbietto della carità che

menzione Tertulliano, s. Cipriano, s. Zenone, non che gli


atti aV martiri presso il Ruinart. Ved. Pelliccia , De Polit.
EccUs., lib. II, c. 10, segg., e il card. Bona, Rerum Liturg.,
lib. I, cum adnot. Bob. Sala.
(1) È questo un fare antico proprio sempre de' malvagi,
cbe non ponno tampoco soffrir la vista dei giusti; quindi
leggiamo nei salmi : — Observabit peccator justum et stri-
debit super eum dentibus suis (Ps. XXXVI, 12) — Conside
rai peccator justum, et qucerit mortificare eum (Ibid. v. 32).
Ciò è quel che proviam noi tuttogiorno.
(2) Le buone religiose della Carità, che cadevano infer
me coll'assistere ai tocchi dal Cholera morbus, e vi mori
vano, confessavano essere la santa comunione l'unico loro
conforto, che le sosteneva nel gran cimento.
402 l'idea cristiana della chissa
vien costituito dai nostri simili, cioè dal prossimo
colla qual voce si comprendono gli uomini tutti di
qualsivoglia nazione o religione. Questo, amore ge
mello dell'amor di Dio perchè nati ad un parto
stesso, tanto cresce e si aumenta quanto cresce e
si rafforza l'amor verso Dio (1). Ora come ab-
biam veduto, l'amor verso Dio per l'uso de' santi
misteri, del pane eucaristico si appiglia e si ac
cende qual arido legno gettato in una immensa
fornace, e però a proporzione lo stesso addiviene
dell'amor verso il prossimo. Gli stessi simboli eu
caristici, come già osservò s. Agostino significano
e rappresentano la stretta ed intima unione, che
deve congiungere gli uomini tra di loro. Infatti,
egli dice, come il pane si fa coll'unione di molti
grani macinati e raccolti in una massa medesima;
come il vino viene espresso da molti acini, che
pesti insieme e fermentati riescono a formar il
prezioso liquore, così di molti cuori se ne forma un
solo, posciachè si fondono nella fornace della ca
rità in un sol cuore, e in un'anima sola (2).
In questa fornace di amore non solo si depon
gono gli odii, le inimicizie, che tolte già si suppon
gono prima di accostarsi al santo altare, ma perfin
quei resti di amarezze, di rancori, di disgusti, anti
patie concepute per torti ricevuti od appresi, si

(1) Qui spettano quegli oracoli biblici : — Diliges Do-


minum Deum tuum.... et proximum tuum sicut te ipsum.
— Qui diliget in Deo manet et Deus in eo — Hoc manda-
tum habemus a Deo, ut qui diligit Deum, diligat et fratrem
suum. — E più altri simili.
(2) Tractat. XXVI, in Joan.
AVVERATA NEL CATTOLICI!]»). 453
distrugge ogni ruggine di rancore che tuttora de
turpasse il cuor del fedele, e dà forza ad adem
piere con maggior fedeltà e perfezione il difficile
precetto della carità modellandola sull' amore del
Dio incarnato per gli uomini.
Chiamai questo precetto difficile, poichè sebbene
a primo aspetto paia agevole e facile, pur se si
riguarda la cosa nel suo concreto si vedrà tosto
quanto per la nostra fragilità sia arduo e di dif
ficile riuscimento. A convincersi di ciò basta che
ognuno entri nel santuario di sua coscienza, e co
noscerà tosto da quai sentimenti a quando a quando
ei sii dominato, o almeno affetto o di alienazione
di animo, o di sospetti, o di giudizii sinistri par
ticolarmente quando conosce che una qualche per
sona gli ha recato qualche nocumento o colle pa
role, o coi fatti, conoscerà le quante volte ha da
rimproverarsi di alcun trascorso nel parlarne, e
cosi scambievolmente nel consorzio continuo della
vita umana come le piccole invidie e gelosie an- %
che in persone che professano perfezione non di
rado agitino il cuore loro. Di qui è che il Redentore
ben consapevole delle disposizioni dell'uman cuore
intorno alla sua legge di carità le tante volte rac
comanda l'esercizio di si preziosa virtù, e la in
culca, ed esorta con tanto calore i suoi seguaci a
mantenerla nella sua perfezione, tanto che sul fi
nir della sua mortai carriera nella sublime sua
orazione che fece al Padre, come riepilogando
quanto sino allora aveva ai suoi amati discepoli
inculcato, giunse a pregarlo con quelle ammirabili
parole : — La gloria, che tu desti a me, l'ho io
data ad essi, affinchè sieno una sola cosa, come
una sola cosa siam noi. Io in essi, e tu in me: af-
454 t' IDEA CRISTIANA DILLA CHIESA
finchè stano consumati nell'unità : e affinchè cono
sca il mondo, che tu mi hai mandato, e hai amato
loro come hai amato me(4). — Non è possibile dir
cosa più bella per invogliare alla carità a cosi alto
grado.
Dietro a questo divin magistero gli apostoli fanno
per cosi dire a gara in raccomandar questa tes
sera della professione cristiana, ma specialmente
l'apostolo Paolo che giunse a pronunziare, che
tutti gli altri pregi, tutti gli altri doni, tutte le al
tre virtù delle quali possa trovarsi un cristiano fre
giato a nulla servono, quando manchi ad esso la
carità : — Quand'io, scrive, parlassi le lingue degli
uomini e degli angeli, se non ho la carità, sono
come un bronzo suonarne, o come un cembalo
squillante. E quando avessi la profezia, e intendessi
tutti i mister» e tutto lo scibile ; e quando avessi
tutta la fede talmente che trasportassi le monta
gne, se non ho la carità, sono un niente. E quando
distribuissi in nudrimento de' poveri tutte le mie
facoltà, e quando sagrificassi il mio corpo ad esser
bruciato, se non ho la carità, nulla mi giova (2). —
Ora il veicolo che porta questa sì rilevante virtù
nel cuor de' fedeli, il cemento più saldo ed il più
tenace glutine che li serra assieme, li unisce, e li
tiene più fortemente congiunti è senz'alcun dubbio
l'uso di questo augustissimo sacramento, che men
tre più li congiunge con Dio, più altresì li con
giunge fra di sè, fino ad immedesimarsi e con Dio
carità sostanziale, e coi prossimi partecipanti in

(t) Jo. XVII, 22, 23.


(2) I Cor. XIII, t, 5.
ATTIRATA NEL CATT0LICISHO. 455
sublimissimo grado a questa immensa carità. Ben
può dirsi, che questo sacrosanto mistero costitui
sce il cuore del cristianesimo, ed è l' argomento
irrepugnabile dell'amor di G. C. per la Chiesa sua.
Seguita egli a perpetuarsi in essa, a compiere nel
suo mistico corpo, e a perfezionare la sua incar
nazione in favore della medesima. Continua a ver
sare con la dovuta proporzione in ciascuna uma
nità individuale quei tesori inesausti di dovizie,
di virtù e di grazia che già apportò alla stessa
sua sacrosanta umanità alla quale ipostaticamente
si congiunse.
Ma qui non ristette l' amore di questo sposo
divino colla sua sposa la Chiesa. Volle di più con
versare continuamente con essa lei, farsi la sua re
gia in mezzo a lei, anzi prendere la sua stanza e
la sua dimora nel seno di lei. — Chè proprio
egli è degli amanti il godere della presenza dell'og
getto amato, lo starsene assieme, trattenirsi assie
me alla domestica, e dirò così, con famigliarità.
Or questo è appunto quello che egli fece con que
st'ammirabile istituzione del Sacramento in istato
permanente, come parlano le scuole. Egli cosi
trovò il modo di starsene nei santi tabernacoli an
che dopo l'azione del sacrifizio, e della partecipa
zione de' fedeli al medesimo, mediante la sacra
mentai comunione. Egli qui ora fa da re assiso
nel suo trono per ricevervi gli omaggi di adora
zione e di culto supremo che gli si compete come
a signor sovrano del cielo e della terra. Ora la
fa da medico qual nostro Redentore per guarirci
dalle nostre ferite, e dai. mali per nostra fragilità
contratti. Or la fa da consigliere che ispira all'a
nima de' suoi devoti quanto più si confà al loro
456 L* IDIA CRISTIANA DILLA CHIESA
bene. Or la fa da amico che conversa con intima
comunicazione co'suoi amici e li rende partecipi
de' snoi beni. Or la fa a guisa di sorgente perenne
di limpidissime acque, che sgorgano con impeto
ad inaffiare e a fecondare l'arida terra de' nostri
cuori, sempre intento a beneficarci e ad ascoltare
i nostri voti, le nostre preghiere.
Qui il cuore afflitto viene a sfogare le interne
pene per trovarvi conforto e consolazione, allorchè
specialmente si trova abbandonato, derelitto dalla
umana durezza e indifferenza, e non poche volte
perseguitato da quelli stessi in cui riposta aveva
la sua fiducia. Qui la vedova nel silenzio e nella
solitudine trova nel suo sacramentato Signore ove
deporre le lagrime, che dai suoi occhi cadono
per le angustie nelle quali un prepotente la
mette perchè priva di ogni umano sussidio. Qui
un mesto genitore , o una madre infelice per la
cattiva riuscita de' proprii figliuoli da pessimi com
pagni sedotti e guasti cercano dall'arbitro de' cuori
grazia perchè si ravvedano, e tornino sciolti dai
lacci ai pii ammonimenti ai quali poc' anzi si mo-
stravan già così docili ed arrendevoli. Qui il pec-
cator pentito recasi a depositare il carico delle
proprie colpe e a chiedere l'aiuto necessario per
uscire infine libero dalla schiavitù sotto cui tro
vasi oppresso. Non vi ha classe di persone, che
quivi sconfidi di trovar porto dopo una tempestosa
navigazione ; asilo dalle incursioni nemiche ; riposo
dopo lunghi e affannosi combattimenti, tranquillità
e pace dopo gli assalti furiosi de' loro nemici ,
sostegno nelle proprie debolezze (1).

(1) Qui riferisconsi le belle parole del Savio , le quali


ATTIRATA NEL CATT0LICISM0. 487
Le chiese cattoliche sono l' asilo comune , e
l'adito n'è sempre a tatti aperto, affinchè ogni di
dell'anno, e in ogni ora del giorno chiunque il vo
glia possa venire a piegar le ginocchia davanti al
suo amato Signore. A chi rifletta alle difficoltà
che incontransi ogni giorno non dirò solo ad essere
ammessi all'udienza de' sovrani della terra, favore
che da una innumerevole classe di persone invano
si potrebbe sperare, ma solo a far pervenire una
supplica, un memoriale tra le mani di un monarca
mortale, potrà apprezzare la grazia del poter con
tanta facilità presentarsi al re de' re per ottener
quant'egli brami. La fede rende certo il cattolico,
che quand'egli trovasi a piè di un tabernacolo tro
vasi in presenza del suo creatore e redentore, che
colà trattiensi a bella posta per accoglierlo per
sonalmente e per ascoltar le sue suppliche e per
esaudirle quando sieno conducenti al suo ben es
sere e alla salvezza dell'anima. Nel solo porre il
piè all'ingresso del santuario il cattolico par che
senta la maestà santa del luogo in cui abita il
Dio vivente, e sentesi compreso da vivi sentimenti
di rispetto , di venerazione ; quivi si raccoglie, si
concentra e si compunge davanti alla maestà di
vina. Quella lampada che arde mai sempre di viva
luce simbolo della fede viva e dell' accesa carità
del fedele che va a prostrarsi davanti al suo salva
tore e Dio; quel silenzio che circonda l'arca santa

molto meglio convengonsi alla sostanziale incarnata Sapienza.


— Non enim habet amaritudinem conversatio illius nec tos-
dium convictus illius, sed Iaetitiam et gaudium — Sap.
vnI, te.
4S8 l'du cristiana dilla canti
del Nuoto Testamento, tutto eccita alla devozione
la più profonda, all' annientamento di sè stesso,
all'invito della pregiera.
Da questo sacro asilo par che il pietoso Reden
tore rivolga a tutti quelle consolanti parole : — Ve
nite da me tutti voi, che siete affaticati e aggravati,
e io vi ristorerò (i). E tutti infatti vi possono ac
correre per ricevervi conforto, e sollievo ; qui non
vi ha più distinzione che separa e mette in sì gran
distanza nel mondo il padron dallo schiavo, il po
tente dal debole, il nobile dall' ignobile, il ricco
dal povero. Ognuno vi s'inginocchia con egual di
ritto, ognuno presenta la sua propria necessità si
curo di riportarne il favorevole rescritto. Qui ha
luogo l'uguaglianza delle condizioni, la fratellanza
universale, la comunione de' beni, cose tutte che
fuori di questo sacro recinto sarebbero stravaganze
ed utopie. Anzi qui il povero e l'abbietto è prefe
rito al grande della terra, e una povera donnic
ciola nella semplicità della sua fede ottiene ben
più che non un orgoglioso sapiente ; poichè tutto
si dispensa secondo la disposizione del cuore. Que
gli che fuori dell'ambito del tempio è oggetto di
dispregio e talvolta di orrore a chi si pregia del
suo fasto é sen va col capo altiero, varcata la so
glia del santuario si trova eguale al superbo suo
dispregiatore in quel momento mendico esso pure
davanti al gran padre di famiglia, e mentre questi
sen parte vuoto, quegli ricco di doni e di celesti
tesori nell'anima, gli resta di gran lunga superiore.

(1) Mann. XI,! 28.


AWBBATA K1L CATTOLICISMO. 469
Il Verbo eterno fatto carne abita in mezzo a noi
sempre pieno di verità e di grazia. E come già la
folla degli infermi si stringeva attorno a lui affine
di essere guarita per la virtù che da esso lui usciva,
e quanti avevano la sorte di toccarlo tanti riporta
vano la guarigione da qualsivoglia infermità (1),
così di presente ancora l' afflitta umanità esausta
dalle tante e così svariate infermità dell'anima si
accosta al sacro ciborio con umil fede per ottenere
dal contatto vivificante della teandrica essenza, la
desiata sanità, e la tranquillità e la pace.
Ogni fedele che entri in una Chiesa può dire
con molto maggior ragione, ciò che già un giorno
dopo la mistica visione come fuori di sè per la
maraviglia e sacro terrore disse il pellegrino Gia
cobbe : Quanto terribile è questo luogo ! Non è qui
altra cosa, se non la casa di Dio, e la porta del
cielo (2).
Tutto parla alla sua intelligenza, tutto parla al
suo cuore. Pare che da quel sacro tabernacolo la
reale presenza della divinità nella persona del
Cristo sacramentato si faccia sentire in ispeciale
maniera.
Oh qual differenza vi corre nel por piede in un
tempio protestante I In esso si fa all'opposto sen
tire il vuoto il più assoluto, l'assenza del Dio vi
vente, il difetto di anima e di vita. Chiuso tutti i
giorni della settimana non può l'affaticato giorna
liere lavorante penetrar nella casa di Dio per ivi
davanti al suo Signore refocillare il suo spirito dopo

(1) Lue. VI, 19.


fl) Geo. XXVIII, 17.
460 l'idia cristiana della chissa
il lavoro e i sudori della giornata. Nel solo di del
Signore, come dai protestanti chiamasi la domenica,
può in determinate ore entrar nel limitare del suo
tempio.... Ivi compiuto il cosi detto servizio, che
tutto consiste in un discorso pronunziato da una
bigoncia dal ministro in abito nero, in un canto
stridente e noioso che concilia il sonno, e la di
stribuzione della cena per chi vuol parteciparvi, si
richiude da chi n'è incaricato (e suol essere la mo
glie del ministro) il tempio o per meglio dire la
sala del convegno, per non riaprirsi che la dome
nica vegnente. Dissi meglio chiamarsi sala di con
vegno, che sacro tempio il luogo dai protestanti
scelto pel culto, poichè tale è in verità in tutto il
rigore del termine. Le pareti nude, una nuda ta
vola senza alcun segno di religione, ecco il tutto.
Nulla* vi trovi che t' innalzi il cuore a Dio, nulla
che parli ai sensi, nulla che ti muova alla pietà e
alla devozione. Tutto è freddo, anzi mero ghiaccio.
È una casa di Dio senza Dio, è un ospizio senza
padrone, è una macchina senza motore. Lo squal
lore, la grettezza sola vi campeggiano, e ciò sotto
il pretesto di adorar Dio in ispirito e verità, men
tre il Salvatore per la istituzione dell'augusto sa
cramento scelse un cenacolo ornato ed addobbato,
come notano gli evangelisti (1). Ah che i costoro
tempii sono veri tipi, e i più eloquenti simboli
della freddezza dei loro cuori (2).

(1) Marc. XIV, 15. Lue. XXII, 12.


(2) ] Accortasi infine di questo vuoto una frazione del pro
testantesimo tedesco, la quale ha tolto a calcar le vie del
puseismo d'Inghilterra, ha già adottati non pochi usi e pra-
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 461
Tolta la reale presenza sostanziale dell' uomo
Dio dalla chiesa, vi è tolta la vita e il cuore ; tutto
è morte. Per l'opposto nelle chiese cattoliche tutto
vive, la maestà dell'architettura, gli altari, gli
addobbi, gli ornamenti degli altari, le vesti sacer
dotali, i lumi che splendono intorno ai sacri cibo-
rii sono tante voci che parlano ai sensi, alla imma
ginazione, alla intelligenza ed alla volontà; la fede
in Dio realmente e sostanzialmente presente nella

tiche del cattolieismo. Imperocché ha dalla Chiesa cattolica


adottata la sua liturgia, i suoi uffizii.de' morti , Fuso del
crocifisso, non che quello delle sacre immagini, le genufles
sioni, i conventi, e più altri. Vi ha però aggiunte le sue
stravaganze, dacché pretende ora pertin di canonizzare i
Santi. Sebben possa ciò parere un sogno, pure è realtà. Lo
stabilimento di diaconesse di Kaiservert in Prussia vien dal
pubbicare un Calendario cristiano, che a lato dei santi cat
tolici contiene una colonna corrispondente Usanti luterani.
Vi si trova nella colonna di novembre al 1 giorno, la festa
di Ognissanti, il 6 Gustavo-Adolfo, martire (cioè che ha
fatto di ben molti martiri) ; il 10 Martino Lutero , dottor
della Chiesa, segnato in rosso, come festa di prima classe
con ottava. Il 15 Gio. Keplero (perseguitato dai Luterani
per la stessa ragione del Galileo) ; H 24 Gio. Kr.ox (carne
fice della Scozia) A lato della B. Vergine Maria e degli Apo
stoli figurano Zwinglio, Calvino, Seckendorf (capo dell' an-
tinomianismo), Filippo di Assia (noto pel suo pubblico scan
dalo di bigamia concessogli da Lutero e consorti) detto il
magnanimo forse per le sue ubbriachezze. Basta questo sag
gio per conoscere qual sia l' idea che della santità si for
mano i protestanti eziandio ortodossi e pietisti. Ved. l'ITro-
vers, 5 sept. 1859. Or tutti questi eroi furono i demolitori
degli altari e dei tabernacoli, e introdussero quel nudo culto
di cui parliamo, e che or si vorrebbe riparare.
Pbrronb, Vii. Cristiana, ecc. Voi. III. 20
462 l'idea cristiana della chiesa
santa umanità, la quale come vittima immolata per
la redenzione del genere umano quivi risiede, si
nutrisce e si pasce maravigliosamente. Tutto an
nunzia che questa è la casa di orazione, dove Dio
non solo vi tiene del continuo i suoi occhi aperti,
le sue orecchie intente alle preghiere de'suoi fe
deli, il suo cuore per amarli, ma la propria sua
persona per accoglierli e tenerli a sè intimamente
uniti. E mentre questo è una pruova dell'immenso
amore del Dio fatto uomo, e altresì il maggior con
forto, che nelle sue pene possa un cristiano desi
derare per sopportare la lunghezza del suo doloroso
pellegrinaggio della vita.
Imperocchè ben a ragione diceva il divoto autore
della Imitazione : — Due cose io mi sento oltre
modo necessarie in questa miserabile vita, senza le
quali io la mi proverei intollerabile. Ritenuto nel
carcere di questo corpo, di due cose confessomi
aver bisogno : ciò sono, il cibo e la luce. Tu hai
pertanto a me infermo dato la sacra tua carne in
refezion di mente e di corpo : e la tua parola hai
posto come lucerna a'miei passi. Senza ambedue
queste cose, io non potrei già viver mai bene: con-
ciossiachè la parola di Dio è luce all'anima mia; e
il tuo sacramento, pane di vita. Queste potrebbono
anche appellarsi due mense, quinci e quindi nel
tesoro della santa Chiesa locafe: l'una è il sacro
altare, dove messo è il pane santo, cioè il prezioso
corpo di Cristo : l'altro la legge divina, la qual con
tiene la santa dottrina, ammaestra altrui nella fede
verace, e scorge sicuramente fin dentro dalle cor
tine, dov'è il Sancta Sanctorum (i).

(1) Lib. IV, c. XI.


AWKRATA NEL CATT0LICI9MO. 465
Nel resto quel che più colma di maraviglia non è
già solo il conforto, la consolazione dell'uomo, e il
suo desiderio che di tal forma viene appagato, ma
l'appagamento, se così lice l'esprimersi, del desi
derio dello stesso Dio, il quale già ci appalesò, che
le sue delizie sono lo stare coi figliuoli degli uo
mini (4)', e per avere appunto piene queste delizie
sue, per isfogare l'infinita sua carità trovò questo
modo di starsene personalmente sempre con esso
noi in questi santi tabernacoli. Cosi eziandio si ve
rifica la promessa fatta dal Salvatore ai suoi amati
discepoli prima della visibile sua dipartita da loro:
Ecco che io son con voi ogni giorno fino alla fine dei
secoli (2). Io non vi lascierò orfani , verrò a
voi (3).
Ah certo se vi ha pruova evidente dell'amore di
questo Dio umanato verso di noi, ella è per fermo
la istituzione di questo augusto mistero, in cui alla
lettera ci mostrò la verità del tenero tratto con cui
il diletto discepolo dichiarò, che — Come era
giunto il tempo per lui di passare da questo mondo
al Padre, avendo egli amati i suoi, che erano nel
mondo, gli amò sino alla fine (4), cioè come spie
gano i sacri interpreti per sempre, in sempiterno, con
voler loro dare una dimostrazione dell'amor suo
permanente nella istituzione della santissima Euca
ristia; ovvero, com'altri espongono, sino atta fine,
cioè con amor sommo, con perfezione di amore

(1) Prov. VilI, 31.


(2) Matth. XXVIII, JO.
(3) Jo. XIV, 18.
(4) Jo. XIII, I,
464 l' idea cristiana della chiesa, ecc.
veemente, con porre il colmo e l'apice all'amore
che loro avea sempre portato (1). Ciò che a ma
raviglia dall'Aquinate si dichiara ove parlando della
istituzione di questo ineffabile sacramento di amore,
scrive: Laonde affinchè più profondamente la im
mensità di questa carità si figgesse nei cuori de'fe-
deli, nell'ultima cena, celebrata la Pasqua coi di
scepoli, quand'era per passare da questo mondo al
Padre, instituì questo sacramento, qual memoriale
perenne di sua passione, compimento delle antiche
figure, il massimo tra i miracoli da lui operati, e
qual singolare conforto per gli attristati della sua
assenza (2). — .
Questo è un farla veramente da sposo amante
verso la diletta sua sposa la Chiesa, qual non gli
sofferse il cuore di lasciar senza la sua compagnia
nel tempo di suo doloroso pellegrinaggio sulla
terra. Egli è questo un argomento il più parlante
dell'essere la Chiesa cattolica l'unica vera sposa del
divino Agnello, poichè sola con tanta sollecitudine,
con tanto impegno non solo ha tutelata e difesa
contro tutti gli aggressori la dottrina della vera,
reale e sostanziale presenza del corpo e del san
gue del suo diletto sposo G. C. ma in esso vi ha
sempre trovato ogni sua delizia, ed ogni suo con
forto.

(1) V. Corn. a Lap. su questo testo.


(2) Opusc. LVII.
CAPO XIX.

Dispose G. C. che la sua Chiesa fosse oggetto perpe


tuo di persecuzioni come vittima.

Se la Chiesa non è che una continuazione ed


un prolungamento della divina incarnazione; se
non è che la vita del Salvatore, che segue a ma
nifestarsi sopra la terra nel suo corpo mistico,
ognun vede non poter essere altro questa mani
festazione, che quella della vita mortale dello stesso
divin Redentore nel suo passaggio sulla terra. Or
bene, a tutti è noto che l'aspettato dalle genti, che
il promesso inviato, che il desiderato dai patriar
chi, il preconizzato dai profeti nella sua comparita
nel mondo venne rigettato dal suo medesimo po
polo , perchè non corrispose alle vedute carnali
di esso, ai desiderii terreni dei quali era domi
nato, nè ciò solo, ma ai tutto contrario a quelle
tendenze grossolane del suo cuore corrotto. Scrive
di lui s. Giovanni nel principio del suo Vangelo,
ch'egli venne nella sua propria casa (cioè nella
Chiesa giudaica, nella casa d' Israele, chiamata
tante volte nelle Scritture eredità di Dio, possessione
. 466 L* IDEA CRISTIANA DELLA CHIESA
di Dio, popolo di Dio) e i suoi noi ricevettero (1).
E di fatto fin dalle sue prime mosse e dal comin-
ciamento della sua pubblica predicazione si misero
a perseguitarlo, a calunniarlo, a straziarlo io ogni
maniera fioche compierono il loro mal volere col
condannarlo al più infame de' supplizii, e coll'insul-
tarlo moribondo con una ferocia tutta infernale e
satanica. E si che egli altro non fe' passando, che
conferire a questo popolo farisaico ogni sorta di
benefizii, lo instrui, lo ammaestrò, liberò i suoi
oppressi, sanò i suoi infermi, richiamò dalla tomba
perfino alcuni de' suoi estinti (2). Ma la sua dot
trina non si confaceva punto alle loro sregolate
passioni, le condannava in quella vece e le ripro
vava. Tanto bastò, perchè non ostante i benefizii
di ogni maniera che loro compartiva, l* odiassero,
il rigettassero, e perseguitassero fino ad averlo
morto. Nè qui si arrestò l'odio loro, ma continua
rono a perseguitarlo fino al di là della tomba.
Non altramente dovea esser la sorte di lui nel
suo corpo mistico, nel prolungamento della sua vita
nella successione de' secoli. Imperocchè la Chiesa
si presentò al mondo nel periodo di sua maggior
corruzione, allorchè il politeismo e l'idolatria, sor
gente feconda di tutti i vizii, nel colmo trovavasi
di ogni sfrenata licenza (3) ; col presentar ch'ella

(1) Jo. I, il.


(2) Act. X, 38. Tutto questo espresse s. Pietro in quelle
brevi parole : — Qui pertransiit bene'feciendo et sanando
omnes. —
(3) Ved. Petav. De Incarnai., lib. II, cap. XVII, n. 3. —
Bossuet, Discours sur l'hist. universelle, seconde panie, eh.
XVI et XVII.
AVVERATA NEL CATT0LICISMO. 467
fece ai filosofi o sapienti del paganesimo verità
che umiliavano la loro ragione, ai principi quanto
opponevasi alla loro ambizione ed oppressione, al
popolo quanto direttamente proscriveva lo sfogo
brutale del senso, forza era che tutti di comune
consenso insorgessero contro di lei per muoverle
contro una guerra intensa, atroce, non mai inter
rotta, animata da odio satanico affin di ottenerne
l'annientamento e la distruzione totale (1).
Ben può formularsi la persecuzione contro la
Chiesa dai suoi inizii fino ai nostri di, la reazione
delle passioni contro la dottrina che le condanna.
Tolgansi infatti le passioni, non vi ha più ragione
del combattere la Chiesa. Qualor essa, per impos
sibile, le secondasse, le accarezzasse, le fomentasse
sotto ogni rispetto, niuno più vi sarebbe, che le
movesse guerra. È incredibile il furore al quale
spingono talvolta Y uomo l' amor della licenza, e
lo sfogo delle indomite cupidigie. Non avrebbero
difficoltà gli uomini di assoggettarsi piuttosto alla
più oppressiva tirannide di un usurpatore , che li
spogliasse e della libertà e degli averi , ma che
aprisse loro il varco alle passioni brutali anzichè
ad un principe legittimo che le governasse da pa
dre col colmarli di beni, ma che mettesse freno
alle sbrigliate voglie de' lor disordinati appetiti (2).

(1) Come venne predetto da ben molti secoli innanzi da


Davidde nel salmo II, Quare fretnuerunt gentes, nel quale
si dipinge a maraviglia coi più vivi colori una tal disposi
zione, o meglio opposizione di ogni ceto di persone contro
Cristo e contro la sua Chiesa.
(2) Ved. l'opera insigne del P. Taparelli, Bum critico
468 l'idba cristiana della chissa
Qualor non si trattasse di cosa troppo odiosa
potrei avvalorar questo vero con pruove irrepu
gnabili tolte da ogni epoca della storia. Per ora
mi starò contento di recare a pruova il solo pro
testantesimo. Per chiunque consideri per poco que
sta setta eretica vi scorge di un tratto nel suo
lato teoretico assurdità così palpabili, che convien
proprio farsi velo agli occhi per non vederle, il
libero esame della ragione di ciascuno de' libri
santi con una ragione estinta pel peccato di ori
gine, la libera scelta della religione senza libero
arbitrio, ossia scegliere senza libertà e volontà; li
bera pel libero esame, ma guai a chi non si con
forma al simbolismo tracciato dai proclamatori
della libertà di esame. Indipendenza piena da ogni
umana autorità in materia di fede e di religione
e però del pontefice e della Chiesa romana ed al
tempo stesso si costituiscono e dichìaransi capi
della Chiesa ed arbitri ed esecutori senz' appello
nelle cose di fede e di disciplina i principi tem
porali e territoriali colla terribile divisa cujus est
regio ejus est religio, e i quali colle multe, colle
carceri, colle mannaie costringono quanti han sud
diti a professar la religione che essi professano. La
scio un numero, dirò cosi innumerevole di altre
assurdità di dottrina e contraddizioni pratiche, che
ad ogni piè sospinto s'incontrano nel protestantesimo
non negate da essi medesimi, ma perchè il prote
stantesimo apre il varco alla sfrenata licenza dei
mali costumi, perchè toglie o