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Norberto Bobbio

Eguaglianza e libertà

Lo,( 3b2:f26-

Einaudi
Indice

p. IX Prefazione

Eguaglianza e Libertà

Eguaglianza

3 r. Eguaglianza e libertà
6 2. Eguaglianza e giustizia
s 3. Le situazioni di giustizia
ro + I criteri di giustizia
13 5. La regola di giustizia
16 6. L'eguaglianza di tutti
19 7. L'eguaglianza di fronte alla legge
22 s. L'eguaglianza giuridica
24 9- L'eguaglianza delle opportunità
26 ro. L'eguaglianza di fatto
30 rr. L'egualitarismo
33 r2. L'egualitarismo e il suo fondamento
36 13- Egualitarismo e liberalismo
39 14. L'ideale dell'eguaglianza
© 1995 Giulio Einaudi editore s. p. a., Torino
ISBN 88-06·13922-3 Bibliografia
x INDICE

Prefazione
Libertà

p. 45 1. Libertà negativa
48 2. Libertà positiva
50 3. Libertà di agire e libertà di volere
52 4. Determinismo e indeterminismo
54 5· Libertà dell'individuo e libertà della collettività
I due valori della libertà e dell'eguaglianza si ri­
56 6. «Libertà da» e «libertà di»
chiamano l'uno con l'altro nel pensiero politico e
6o 7· Libertà degli antichi e libertà dei moderni nella storia. Sono radicati entrambi nella considera­
6-, 8. Liberalismo e democrazia zione dell'uomo come « persona ». Appartengono
65 9· Quale sia la «vera» libertà entrambi alla determinazione del concetto di perso­
68 w. Due ideali di società libera na umana, come essere che si distingue o pretende di
71 r1. La storia come storia della libertà distinguersi da tutti gli altri esseri viventi. « Libertà »
indica uno stato, « eguaglianza » un rapporto. L'uo­
74 r2. La storia della libertà
mo come « persona », o, per essere considerato come
77 r3. Linee di tendenza di questa storia persona, deve essere, in quanto individuo nella sua
so r4. Dalla libertà dallo Stato alla libertà nella società singolarità, libero, in quanto essere sociale, deve es­
83 r5. Totalitarismo e tecnocrazia sere con gli altri individui in un rapporto di egua­
88 r6. Le forme attuali della non-libertà glianza.
93 r7. I problemi attuali della libertà « Liberté et Egalité ». La « Fraternité » appartiene
a un altro linguaggio, piu religioso che politico.
95 r8. Considerazione conclusiva
« Eguaglianza » viene spesso sostituito con « Giusti­
zia » nel binomio « Giustizia e Libertà». Ma in que­
97 Bibliografia sto binomio « Giustizia » precede « Libertà ». Solo
per ragioni di migliore assonanza? La precedenza
dell'una o dell'altra parola dipende anche dal conte­
sto storico. Le vittime di un potere oppressivo chie­
dono prima di tutto di essere liberi. Rispetto a un po­
tere arbitrario invocano giustizia. Di fronte a un po­
tere dispotico, che sia insieme oppressivo e arbitra­
rio, la richiesta di libertà non può andar disgiunta da
quella di giustizia.
XII PREFAZIONE PREFAZIONE XIII

Affermare la libertà e l'eguaglianza come valori glianza che esiste tra loro. Caratteristica della forma
vuoi dire che sono rispettivamente uno stato dell'in­ democratica di governo è il suffragio universale, cioè
dividuo e un rapporto tra gl'individui, generalmente l'estensione a tutti i cittadini, o, per lo meno, alla
desiderabili . Gli uomini desiderano essere liberi stragrande maggioranza (l'universo giuridico è l'uni­
piuttosto che schiavi . Desiderano essere trattati giu­ verso del press'a poco e del per lo piu) del diritto di
stamente piuttosto che ingiustamente. Tant o piu che voto . Il suffragio universale è un'applicazione del
nelle società storiche gl'individui non sono mai tutti principio di eguaglianza, in quanto rende eguali ri­
liberi né tutti eguali fra loro. La società di liberi ed spetto ai diritti politici, che sono i diritti eminenti in
eguali è uno stato ideale o ipotetico, soltanto imma­ uno stato democratico, gli uomini e le donne, i ricchi
ginato. Immaginato ora all'inizio ora alla fine della e i poveri, i colti e gl'incolti. Nello stesso tempo è an­
storia, secondoché del corso storico dell'umanità si che un'applicazione del principio di libertà, intesa la
abbia una visione regressiva o progressiva. È una so­ libertà, in senso forte, come il diritto di partecipare
cietà ove ogni uomo è libero in quanto non ubbidi­ al potere politico, cioè come autonomia. I cittadini
sce che a se stesso, e, per il fatto che questa libertà di uno stato democratico diventano, attraverso il
suffragio universale, piu liberi e piu eguali. Dove il
spetta a ognuno, tutti sono eguali per lo meno nel­
diritto di voto è ristretto, gli esclusi sono insieme me­
l' essere liberi. Diversamente, una società storica può
no eguali e meno liberi.
essere costituita da uomini liberi ma non eguali nelle
Che libertà ed eguaglianza siano mete general­
rispettive sfere di libertà, cosi come da eguali nel non mente e congiuntamente desiderabili, non vuoi dire
essere liberi, o, piu brevemente, diseguali nella liber­ che gli individui non desiderino anche mete diame­
tà o eguali nella schiavitu. tralmente opposte. Gli uomini desiderano essere li­
Libertà ed eguaglianza sono i valori che stanno a beri piuttosto che schiavi, ma desiderano anche co­
fondamento della democrazia. Fra le tante definizio­ mandare piuttosto che ubbidire. L'uomo ama l'e­
ni che si possono dare di democrazia, una definizio­ guaglianza, ma ama anche la gerarchia, se si trova a
ne che tenga conto non solo delle regole del gioco, essere sui gradini piu alti. Ma fra i valori della libertà
ma anche dei principi ispiratori, è quella secondo cui e dell'eguaglianza e quelli del potere e della gerar­
la democrazia è, non tanto una società di liberi e di chia c'è una differenza.
eguali, perché, come ho detto, questa è solo un idea­ I primi, pur essendo irrealistici piu dei secondi,
le-limite, ma è una società regolata in modo che non sono contradditori. Non è contraddittorio im­
gl'individui che la compongono sono piu liberi ed maginare una società di liberi ed eguali, anche se di
eguali che in qualsiasi altra forma di convivenza . La fatto, cioè nella pratica attuazione, non può mai ac­
maggiore o minore democraticità di un regime si mi­ cadere che tutti siano egualmente liberi e liberamen­
sura proprio dalla maggiore o minore libertà di cui te eguali. È contraddittorio, invece, immaginare una
godono i cittadini e dalla maggiore o minore egua- società in cui tutti siano potenti o gerarchicamente
xv
XIV PREFAZIONE PREFAZIONE

superiori. Una società che s'ispira all'ideale dell'au­ in cui i cittadini non siano né liberi né eguali, anche
torità è necessariamente divisa tra potenti e non po­ se una società di liberi ed eguali non ha né tempo né
tenti. Una società ispirata al principio della gerar­ luogo.
NORBERTO BOBBIO
chia è necessariamente divisa tra superiori e inferio­
Agosto 1995.
ri. In una situazione originaria in cui tutti ignorano
quale sarà la propria posizione nella società futura, e
quindi non sanno se saranno dalla parte di coloro
che comandano o di coloro che sono obbligati a ob­ Ringrazio il Direttore dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, prof.
bedire, e se si troveranno in alto o in basso nella scala Vincenzo Cappelletti, per avermi consentito di pubblicare presso l'edi­
t<ne Giulio Einaudi due voci dell'Enciclopedia del Novecento, uscite ri­
sociale, l'unico ideale che può loro sorridere è quello spettivamente nei volumi II (1977) e III (!?78), pp. 355-64 e 994-1?05.
di essere il piu possibile liberi rispetto a chi detiene il Le ripubblico cosf come sono state scntte, con qualche correziOne
potere ed il piu possibile eguali fra di loro. Possono formale soltanto. Ho però aggiornato e arricchito le due bibliografie in
appendice.
desiderare una società fondata sull'autorità e sulla Scritte per un'enciclopedia, il cui scopo dichiarato è «presentare J!
.
gerarchia soltanto alla condizione non prevedibile di nostro tempo al giudizio della coscienza contemporanea», queste due
essere dalla parte dei potenti e non degli impotenti, voci non hanno soltanto un carattere nazionale e descrittivo, non con­
tengono soltanto definizioni, tipologie, classificazioni, ma si propongo­
dei superiori e non degli inferiori. no anche d'illustrare il significato morale e politico dei due ideali della
Nonostante la loro desiderabilità generale, libertà Libertà e della Eguaglianza nel tempo presente. Costante punto di rife­
rimento nell'analisi dei due concetti sono i classici della politica, dai
ed eguaglianza non sono valori assoluti. Non c'è quali sono tratte le citazioni esemplari.
principio astratto che non ammetta eccezioni
nell'applicazione. La differenza tra regola ed ecce­
zione sta nel fatto che l'eccezione deve essere giusti­
ficata. Là dove la libertà è la regola, deve essere giu­
stificata la sua limitazione. Dove la regola è l'egua­
glianza, deve essere giustificato il trattamento diver­
so. Ma il punto di partenza può anche essere oppo­
sto, come nella scuola o in una caserma, dove la re­
gola è la disciplina e l'eccezione la libertà. Che cosa
sia piu normale, la libertà o la disciplina, l' eguaglian­
za o la gerarchia, non lo si può decidere una volta per
sempre. Libertà ed eguaglianza sono piu normali
che disciplina e gerarchia soltanto in senso normati­
vo, nell'universo del dover essere. Non mi risulta che
tra i vari vagheggiamenti di città ideali, ve ne sia uno
Un lessico civile

Perché un «lessico» e un «lessico civile»?


Un lessico è qualcosa di piu della sequenza amorfa di un
vocabolario. È una combinazione di espressioni e di significati
che si legano l'uno all'altro e generano un effetto d'insieme.
Un lessico è fatto di testi in un contesto. Tuttavia, è qualcosa
di meno di una lingua, con le sue regole e i suoi principì impe­
rativi da cui non si può sgarrare. Il contesto non è dominato
dall'autorità ma è lasciato alla libertà.

I testi legati insieme nel nostro lessico nascono in un momen­


to in cui il loro contesto non è già bell'e dato. È divenuto un
problema o, meglio, un compito. Nel terreno del dibattito pub­
blico attuale si sono aperte crepe profonde, che rendono difficile
la comunicazione e la comprensione. Chi si riteneva affine, si ri­
trova estraneo. Vecchie tematiche scompaiono d'un tratto e ca­
tegorie acquisite appaiono improvvisamente inutilizzabili; teo­
rie e credenze collettive che si pensavano radiate si ripresentano
con una forza completamente nuova; giudizi che si credevano
inconfutabili vengono rovesciati ed è da prevedersi l'apparizione
di parole-chiave, parole d'ordine, concetti e categoriefinora non
pensati o impensabili. È il «nuovo che avanza» e che, partendo
dalla politica e dall'economia, ha invaso ormai anche il campo
della cultura, creando per ora una babele delle lingue con l'ap­
parenza di un accentuato pluralismo, ma ponendo probabil­
mente le basi per una prossima ricomposizione conformistica
nella quale la cultura sia chiamata ad essere soltanto un'ancella.
VI PREMESSA

La ricostruzione di un proprio contesto è ciò per cui le forze


della cultura devono oggi lavorare. Qui si tratta per loro di di­
fendere e dimostrare la loro autonomia e indipendenza tanto
dagli interessi politici quanto da quelli economici, sia gli uni
che gli altri interessati, congiuntamente o separatamente, alla
determinazione di un contesto ideologico conforme alle loro
aspettative.

Il nostro lessico si denomina poi «civile», perché vuole porsi


problemi dal punto di vista della società civile. Ciò non per ali­
mentare insostenibili contrapposizioni, ma per cercare di equi­
librare il baricentro dell'elaborazione culturale che da tempo
è venuto spostandosi - attraverso gli strumenti di comunicazio­
ne di massa, il loro anomalo assetto e la riduzione dei prodotti
della cultura a merce in mezzo alle altre merci - dalla parte dei
poteri politici ed economici piu forti. Ciò che sta avvenendo
può essere conforme a una visione demagogica della vita collet­
tiva nella quale alla società, mossa dall'esterno e dall'alto ma
incapace di pensare e volere da sé, sia attribuita una funzione
soltanto reattiva. Ma non è certo conforme a una visione de­
mocratica, che presuppone al contrario una società attiva, do­
tata di propri strumenti di elaborazione culturale e capace cosi
di svolgere una funzione direttiva o, almeno, correttiva sulla
politica e sull'economia.

Questi sono gli intenti. Che cosa poi effettivamente sia un


progetto editoriale è sempre un'affermazione possibile solo ex
post factum. E poi, qualora anche si riesca ad agire conforme­
mente ai desideri, si tratterà soltanto di una goccia nell'oceano.
Si. Ma che cosa d'altro ci è dato di fare? Del resto, l'oceano
non è /atto di gocce?
GUSTAVO ZAGREBELSKY
Eguaglianza

L Eguaglianza e libertà.

L'eguaglianza, come valore supremo di una con­


vivenza ordinata, felice e civile, e quindi, da un lato
come aspirazione perenne degli uomini viventi in so­
cietà e dall'altro come tema costante delle ideologie
e delle teorie politiche, viene accoppiata spesso con
la libertà. Come 'libertà' 'eguaglianza' ha prevalen­
temente nel linguaggio politico un significato emoti­
vo positivo, cioè designa qualche cosa che si deside­
ra, anche se non mancano ideologie e dottrine auto­
ritarie che pregiano p ili l'autorità che la libertà, e
ideologie e dottrine inegualitarie che pregiano piu la
diseguaglianza che l'eguaglianza. Ma, per quel che
riguarda il loro significato descrittivo, mentre rispet­
to al termine 'libertà' la difficoltà di stabilirlo sta so­
prattutto nella sua ambiguità, avendo nel linguaggio
politico almeno due significati diversi, la difficoltà di
stabilire il significato descrittivo di 'eguaglianza' sta
soprattutto nella sua indeterminatezza, cosicché il
dire che due enti sono eguali senz' altra determina­
zione non significa nel linguaggio politico nulla, se
non si specifica di quali enti si tratti e rispetto a che
cosa siano eguali, cioè se non si sia in grado di ri­
spondere alle due domande: a) 'eguaglianza tra
chi?', e b) 'eguaglianza in che cosa?'
Piu precisamente, mentre la libertà è una qualità o
proprietà della persona (non importa se fisica o mo-
5
4 EGUAGLIANZA

rale) , e quindi i suoi diversi significati dipendono dal in quanto questi enti si trovino in un determinato ti­
fatto che questa qualità o proprietà può essere riferi­ po di rapporto tra loro. Prova ne sia che, mentre la li­
ta a diversi aspetti della persona, prevalentemente bertà è in genere un valore per l'uomo in quanto in­
alla volontà o all'azione, l'eguaglianza è puramente e dividuo, donde le teorie politiche fautrici della liber­
. tà, cioè liberali o libertarie, sono dottrine individua­
semplicemente un tipo di relazione formale, che può
essere riempita dei p ili diversi contenuti. Tanto è ve­ listiche, tendenti a vedere nella società piuttosto un
r� che mentre 'X è libero' è una proposizione dotata aggregato d'individui che non una totalità, l'egua­
d1 senso, 'X è eguale' è una proposizione senza sen­ glianza è un valore per l'uomo in quanto ente generi­
so, e anzi rinvia, per acquistare un senso, alla rispo­ co, cioè in quanto è un ente appartenente a una de­
sta alla domanda 'eguale a chi?' Donde l'effetto irre­ terminata classe, che è appunto l'umanità, donde le
sistibilmente comico e, nell'intenzione dell'autore teorie politiche propugnatrici di eguaglianza, o
satirico, del celebre motto orwelliano: «Tutti son� egualitarie, tendono a vedere nella società una totali­
eguali ma alcuni sono piu eguali degli altri », mentre tà di cui occorre considerare quale tipo di rapporti
sarebbe perfettamente legittimo dire che in una so­ esista o debba essere istituito tra le diverse parti del
cie�à tutti sono �iberi ma alcuni sono piu liberi, per­ tutto . A differenza del concetto e del valore della li­
c� e vorr�bbe d1re semplicemente che tutti godono bertà, il concetto e il valore dell'eguaglianza presup­
d! c�rte h�ertà e un gruppo piu ristretto di privile­ pongono per la loro applicazione la presenza di una
giati gode moltre di alcune libertà particolari. D'al­ pluralità di enti di cui si tratta di stabilire quale rap­
tra parte, mentre è senza senso la proposizione 'X è porto esista tra loro: mentre si può dire, al limite, che
eguale', è una proposizione sensata, anzi usatissima, possa esistere una società in cui uno solo è libero (il
ancorché estremamente generica 'tutti gli uomini so­ despota) , non avrebbe senso asserire che esiste una
no eguali', proprio perché in tale contesto l'attributo società in cui uno solo è eguale. L'unico nesso social­
�ell' egu�glianza si riferisce non a una qualità del- mente e politicamente rilevante tra libertà ed egua­
glianza si riscontra là dove la libertà viene considera­
l uomo m quanto tale, com'è o può essere in certi
c�ntesti la libertà, ma a un certo tipo di rapporto tra ta come ciò in cui gli uomini, o meglio i membri di un
.
g�1 �?tl che fanr:o parte de�a categoria astratta 'uma­ determinato gruppo sociale, sono o debbono essere
nlta . Il che puo anche spiegare perché la libertà in eguali, donde la caratteristica dei membri di questo
qu�nto val<;>re, cioè in quanto bene o fine da perse­ gruppo di essere 'egualmente liberi' o 'eguali nella li­
. . bertà': nessuna miglior riprova del fatto che la liber­
gm:e, �l� d1 sohto considerata un bene o un fine per
un md�v1duo o per un ente collettivo (gruppo, clas­ tà è la qualità di un ente, l'eguaglianza un modo di
se, naziOne, Stato), concepito come un super-indivi­ stabilire un determinato tipo di rapporto tra gli enti
duo, mentre l'eguaglianza è considerata come un be­ di una totalità, anche se poi l'unica caratteristica co­
ne o un fine per i singoli componenti di una totalità mune di questi enti sia il fatto di essere liberi.
6 EGUAGLIANZA E GIUSTIZIA 7
è egualitaria ma anche perché è conforme a una leg­
2. Eguaglianza e giustizia. ge superiore. Non è difficile del resto ricondurre
uno dei due significati all'altro: il punto di riferimen­
Mentre 'libertà' e 'eguaglianza' sono termini con­ to comune a entrambi è quello di ordine o di equili­
cettualmente e assiologicamente molto diversi, an­ brio o di armonia o di concordia delle parti di un tut­
che se spesso ideologicamente congiunti, il concetto to. Sin dalle piu antiche rappresentazioni della giu­
e anche il valore dell'eguaglianza mal si distinguono stizia, questa è sempre stata raffigurata come la virtu
dal concetto e dal valore della giustizia nella maggior o il principio che presiede all'ordinamento in un tut­
parte delle sue accezioni, tanto che l'espressione 'li­ to armonico o equilibrato tanto delle società umane
bertà e giustizia' viene usata spesso come equivalen­ quanto del cosmo (l'ordine del cosmo, del resto, è
te all'espressione 'libertà ed eguaglianza'. concepito, nella visione sociomorfica dell'universo,
Dei due significati classici di giustizia risalenti ad come una proiezione dell'ordine sociale). Ora, affin­
Aristotele, l'uno è quello che identifica 'giustizia' ché regni l'armonia nell'universo o nella civitas è ne­
con 'legalità', onde si dice giusta l'azione compiuta cessario: a) che ognuna delle parti abbia assegnato il
in conformità delle leggi (non importa se siano leggi proprio posto secondo ciò che le spetta, il che è l' ap­
positive o naturali), giusto l'uomo che osserva abi­ plicazione del principio suum cuique tribuere, massi­
tualmente le leggi, e giuste le stesse leggi (per esem­ ma espressione della giustizia come eguaglianza; b)
pio, le leggi umane) in quanto corrispondano a leggi che, una volta che a ogni parte è stato assegnato il
superiori, come le leggi naturali o divine; l'altro è proprio posto, l'equilibrio raggiunto sia mantenuto
quello che identifica 'giustizia' per l'appunto con da norme universalmente rispettate. Cosi l'instaura­
'eguaglianza', onde si dice giusta un'azione, giusto zione di una certa eguaglianza tra le parti e il rispetto
un uomo, giusta una legge che istituisce o rispetta, della legalità sono le due condizioni per l'istituzione
una volta che è istituito, un rapporto di eguaglianza. e la conservazione dell'ordine o dell'armonia del tut­
L'opinione comune che ritiene di poter distinguere i to che è, per chi si metta dal punto di vista della tota­
due significati di giustizia riferendo il primo preva­ lità, e non delle parti, il sommo bene. Queste due
lentemente ad azione e il secondo prevalentemente a condizioni sono entrambe necessarie per attuare la
legge, onde un'azione è giusta in quanto è conforme giustizia, ma soltanto insieme sono anche sufficienti.
a una legge e una legge è giusta in quanto è conforme ID, una totalità ordinata l'ingiustizia può essere intro­
al principio di eguaglianza, non è esatta: tanto nel dotta sia dall'alterazione dei rapporti di eguaglianza
linguaggio comune quanto in quello tecnico, si suole sia dall'inosservanza delle leggi: l'alterazione dell'e­
dire, senza che quest'uso susciti la minima confusio­ guag1ìanza'èuna sfida alla legalità costituita, cosi co­
ne, che un uomo è giusto non solo perché è osservan­ me l'inosservanza delle leggi stabilite è una rottura
te della legge ma anche perché è equanime, come, del principio di eguaglianza cui la legge si è ispirata.
d'altra parte, che una legge è giusta non solo perché A ogni modo l'eguaglianza consiste soltanto in un
8 EGUAGLIANZA LE SITUAZIONI DI GIUSTIZIA 9
rapporto: ciò che dà a questo rapporto un valore, ne per se stesso né giusto né ingiusto che due palle di bi­
fa un fine umanamente desiderabile, è l'essere giu­ liardo siano perfettamente eguali tra loro. La sfera di
sto. In altre parole, un rapporto di eguaglianza è un applicazione della giustizia, owero dell'eguaglianza
fine desiderabile nella misura in cui è considerato socialmente e politicamente rilevante, è quella dei
giusto, ove con 'giusto' s'intenda che tale rapporto rapporti sociali, o degli individui o gruppi tra loro, o
ha in qualche modo a che vedere con un ordine da degli individui col gruppo (e viceversa) , secondo la
istituire o da restituire (una volta turbato), cioè con distinzione tradizionale risalente ad Aristotele tra
un ideale di armonia delle parti di un tutto, perché, giustizia commutativa (che ha luogo nei rapporti tra
tra l'altro, solo un tutto ordinato si ritiene abbia la le parti) e giustizia distributiva (che ha luogo nei rap­
possibilità di durare. porti tra il tutto e le parti, o viceversa) . Piu specifica­
Si può ripetere in conclusione che la libertà è il va­ mente, le situazioni in cui è rilevante che vi sia o non
lore supremo dell'individuo rispetto al tutto, mentre vi sia eguaglianza sono soprattutto due: a) quella in
la giustizia è il bene supremo del tutto in quanto cui ci si trova di fronte a un'azione di dare (o fare) , di
composto di parti. In altre parole, la libertà è il bene cui si debba stabilire la corrispondenza antecede�te­
individuale per eccellenza e la giustizia è il bene so­ mente con un avere o susseguentemente con un nce­
ciale per eccellenza (in questo senso virtu sociale, co­ vere, onde la sequenza avere-dare-ricevere-avere; b)
me diceva Aristotele) . Volendo coniugare i due valo­ quella in cui ci si trova di fronte al problema di asse­
ri supremi del vivere civile, l'espressione pili corretta gnare vantaggi o svantaggi, benefici o oneri, in ter­
è 'libertà e giustizia' anziché 'libertà ed eguaglianza', mini giuridici diritti o doveri, a una pluralità di indi­
dal momento che l'eguaglianza non è di per se stessa vidui appartenenti a una determinata categoria. Nel
un valore ma è tale soltanto in quanto sia una condi­ primo caso la situazione è caratterizzata da un rap­
zione necessaria, se pur non sufficiente, di quell' ar­ porto bilaterale e reciproco; nel secondo caso, da un
monia del tutto, di quell'ordine delle parti, di quel­ rapporto multilaterale e unidirezionale. Nel primo
l' equilibrio interno di un sistema, che merita il nome caso il problema dell'eguaglianza si presenta come
di «giusto ». problema di 'equivalenza' di cose (ciò che si dà deve
essere equivalente a ciò che si ha, ciò che si riceve a
ciò che si ha) ; nel secondo, come problema di 'equi­
3 · Le situazioni di giustizia. parazione' di persone (si tratta per esempio di equi­
parare nel rapporto tra coniugi la moglie al marito o
nel rapporto di lavoro gli operai agli impiegati) .
Che due cose siano eguali tra loro non è né giusto Ognuno vede la differenza tra l'eguaglianza che vie­
né ingiusto, cioè non ha di per se stesso né social­ ne invocata quando si richiede che vi sia corrispon­
mente né politicamente alcun valore. Mentre la giu­ denza tra la merce e il prezzo e l'eguaglianza che vie­
stizia è un ideale, l'eguaglianza è un fatto. Non è di ne invocata quando si chiede che i diritti (e i doveri)
IO EGUAGLIANZA I CRITERI DI GIUSTIZIA II

della moglie corrispondano a quelli del marito, op­ torno a ciò che rende desiderabile che due cose o
pure che lo stato giuridico degli operai sia equipara­ due persone siano eguali. A questo punto il proble­
to a quello degli impiegati. Le due situazioni del re­ ma dell'eguaglianza rinvia al problema dei cosiddet­
sto corrispondono ai due tipi fondamentali di rap­ ti criteri di giustizia, cioè a quei criteri che permetto­
porti che è dato riscontrare in ogni sistema sociale, i no di stabilire situazione per situazione in che cosa
rapporti di scambio e i rapporti di convivenza. Vo­ due cose o due persone debbano essere eguali affin­
lendo dare un nome alle due situazioni di giustizia si ché l'eguaglianza tra di loro possa essere considerata
può parlare nel primo caso di giustizia retributiva, giusta. Due cose o due p�rsone J?Ossono essere �gua­
nel secondo di giustizia attributiva. li o eguagliate sotto molti aspetti: la loro eguaglianza
Mentre non è possibile, specificare ulteriormente o il loro eguagliamento ha a che fare con la giustizia
i casi tipici di giustizia attributiva, tante e tanto im­ solo quando corrisponde a un determinato criterio
prevedibili sono le situazioni in cui si richiede un (che viene chiamato criterio di giustizia) , in base al
eguagliamento nei rapporti tra individui, i casi piu ti­ quale si stabilisce quale degli aspetti debba essere
pici di giustizia retributiva, cioè di eguaglianza tra considerato rilevante al fine di distinguere un' egua­
ciò che si dà (o si fa) e ciò che si riceve, sono i quattro glianza desiderabile da un'eguaglianza non deside­
seguenti: rapporto tra merce e prezzo, rapporto tra rabile. Che il malum passionis sia eguale al malum ac­
mercede e lavoro, rapporto tra danno e indennizzo, tionis non è di per se stesso né giusto né ingiusto: di­
rapporto tra delitto e castigo. Di questi quattro casi i venta giusto se si elegge a criterio di giustizia penale
primi due sono di retribuzione di un bene con un be­ il criterio dell'egual sofferenza, cioè se si accetta il
ne, gli altri due, di un male con un male. Anche in principio che delitto e castigo debbano essere egua�i
questi casi il linguaggio comune riconosce il nesso nella sofferenza (rispettivamente procurata e subi­
tra i due concetti di giustizia e di eguaglianza, par­ ta) . Se si adotta un altro criterio, per esempio quello
lando rispettivamente di 'giusto prezzo' , di 'giusto che ispira la legge del taglione, secondo cui il castigo
salario', di 'giusto indennizzo', di 'giusta pena' . deve eguagliare il delitto non nella sofferenza, ma
piu rozzamente e materialmente nel tipo di mutila­
zione, l' eguagliamento del castigo al delitto avviene
4· I criteri di giustizia. in modo diverso. Ancora piu evidente è il caso del
rapporto di eguaglianza tra lavoro e mercede: . vi so­
Una volta delimitata la sfera di applicazione della no tanti modi di considerare la mercede corrispon­
giustizia come eguaglianza, non si è detto ancora dente al lavoro, e quindi di ritener rispettato il rap­
nulla su ciò che distingue un'eguaglianza giusta da porto di eguaglianza tra l'una e l'altro, quanti sono i
una ingiusta, che è poi la differenza essenziale in un criteri di retribuzione che vengono di volta in volta
discorso politico tra l'eguaglianza desiderabile e adottati. Che il salario debba corrispondere alla ne­
quella che non è tale. Non si è detto ancora nulla in- cessità della riproduzione della forza-lavoro, è un
12 EGUAGLIANZA LA REGOLA DI GIUSTIZIA

contemperati l'uno con l'altro : si I? et? si a�la �


criterio retributivo che viene perfettamente soddi­ arietà di
or­
sfatto quando sia rispettata l'eguaglianza fra l' am­ criteri con cui vengono selezionati d1 soht� 1 conc
e s1 1e cola -
·

montare di ciò che riceve l'operaio in cambio del suo , renti a concorsi di pubblico imp iego , ov. ? � �el
l cnte 10
lavoro e ciò che egli deve spendere per il suo sosten­ no, si sovrappongono e �i confo�do�o, � ;
tamento. Cambiando criterio, quel che era giusto col merito con que llo del biso gno , 11 c �lter ;o � eli anzl �­
uno 1�
primo criterio diventa ingiusto col secondo . nità con quello del rango . . La .massm� a a c1asc
suo' non enuncia alcun cnteno, ma h compren
Non vi è teoria della giustizia che non analizzi e de d1
discuta alcuni dei piu comuni criteri di giustizia, che volta in volt a, e tollera, tutti.
di solito vengono presentati come specificazioni del­
la massima generalissima e vuota: 'a ciascuno il suo'.
Per fare qualche esempio: 'a ciascuno secondo il me­ 5 · La regola di giustizia .
rito', 'secondo la capacità', 'secondo il talento', 'se­
condo lo sforzo', 'secondo il lavoro', 'secondo il ri­ Al di là delle due forme di giustizia retributiva e
sultato', 'secondo il bisogno', 'secondo il rango', e attributiva esaminate nei capitoli precedenti, l'e­
via enumerando. Nessuno di questi criteri ha valore guaglianza ' ha a che fare con la giu.stizia anche in u�
assoluto, né è perfettamente obiettivo, anche se vi altro senso, cioè rispetto alla cosiddetta 'regola d1
siano situazioni in cui venga applicato prevalente­ giustizia'. Per 'regola di giustizia' s' �ntend� � a regola
mente l'uno piuttosto dell'altro: nella società fami­ secondo cui si debbono trattare gh eguah m modo
liare il criterio prevalente è quello del bisogno (e cu­ eguale e i diseguali in modo diseguale. Superfluo
riosamente anche nella società comunistica secondo sottolineare quale sia l'importanza che ass�me una
.
Marx), nella scuola (quando abbia finalità essenzial­ regola siffatta nei riguardi della determmaz10ne del­
.
mente selettive) il criterio del merito; in una società la giustizia, concepita come il val? re ch� pres1�de al­
per azioni quello delle quote di proprietà; nella so­ la conservazione dell'ordine sociale. C1o, che . mv�� e
.
cietà leonina quello della forza (la comunità interna­ conviene sottolineare è che alla regola d1 gms.tlzia
zionale è in gran parte una società leonina) , eccetera . non si riduce sino ad esaurirsi, come in genere nten­
Anche se la scelta di questo o quel criterio è in parte gono i giuristi, il problema � ell� �i� stizia come valo­
.
determinata dalla situazione obiettiva, dipende re sociale. La regola della gmsuz la mf�ttl presuppo­
.
spesso, e talora in ultima istanza, sebbene non sem­ ne che siano già risolti i problemi che n�ntr��o nella
.
pre consapevolmente, dalle diverse concezioni gene­ sfera della giustizia retributiva e della gmst1� 1a aw;r�
rali dell'ordine sociale, come dimostrano a sufficien­ butiva, presuppone cioè che siano già stati scelti l
za dispute ideologiche del tipo: se sia piu giusta la criteri per stabilire quando due cose debbono essere
società in cui a ciascuno sia dato secondo il merito o considerate equivalenti e quando due persone deb­
quella in cui a ciascuno sia dato secondo il bisogno . bono essere considerate equiparabili. Solo dopo eh�
Nelle situazioni concrete i vari criteri sono spesso questi criteri siano stati scelti, interviene la regola d1
EGUAGLIANZA LA REGOLA DI GIUSTIZIA 15

giustizia a stabilire che vengano trattati nello stesso mente in ogni ordinamento giuridico ove le norme
modo coloro che si trovano nella stessa categoria. Se invecchiano e diventano ingiuste, che una norma in­
non fosse stabilito in anticipo come debba essere giusta venga applicata giustamente, e non è certo
trattata questa o quella categoria, non avrebbe senso l'applicazione ingiusta che vi pone rimedio ma se
alcuno affermare che gli appartenenti alla categoria mai soltanto la disapplicazione.
debbono essere trattati in modo eguale. Chi confon­ Pur avendo un valore subordinato al valore in­
d.e il problema o meglio i vari problemi della giusti-' staurato dalla giustizia retributiva e attributiva, an­
Zia come eguaglianza con la regola di giustizia non che la giustizia formale ha di per se stessa, cioè indi­
sembra rendersi conto che il primo compito di colui pendentemente dal valore di giustizia della norma, e
che intende fare opera di giustizia è di stabilire come pur nel caso di norma ingiusta, un valore sociale, che
un determinato individuo debba essere trattato per è quello di garantire l'ordine vecchio sino a che non
essere trattato giustamente. Soltanto dopo che si è sarà sostituito dal nuovo. Ha anche la funzione di
stabilito il trattamento sorge l'esigenza di provvede­ rendere meno urtante l'ingiustizia in quanto condi­
re a che l'egual trattamento venga riservato a coloro visa ('mal comune mezzo gaudio'). Si può ancora os­
che si trovano nella stessa situazione. La regola di servare che lo strumento piu idoneo a far rispettare
giustizia insomma riguarda il modo con cui il princi­ la regola di giustizia è l'emanazione, da parte di colui
pio di giustizia dev'essere applicato: è stata chiamata che detiene in una determinata società il potere legi­
infatti correttamente la giustizia nell'applicazione. slativo, di norme generali e astratte che stabiliscano
S'intende dire, nell'applicazione del principio di come debba essere trattata un'intera categoria di
giustizia accolto ovvero, poiché questo o quel princi­ soggetti. Qualora vi siano norme siffatte, e la mag­
pio di giustizia costituiscono generalmente il conte­ gior parte delle leggi formali sono tali, il rispetto del­
nuto di leggi, nell'applicazione della legge. Da que­ la regola di giustizia, cioè della giustizia formale, si
sto punto di vista il rapporto tra la giustizia retributi­ risolve puramente e semplicemente nell'applicazio­
va e attributiva da un lato, e la regola di giustizia dal­ ne scrupolosa e imparziale della legge: applicando
l'altro, può essere precisato in questo modo: la pri­ infatti una legge scrupolosamente e imparzialmente
ma è costitutiva o ricostitutiva dell'eguaglianza so­ a tutti i soggetti che rientrano nella categoria dalla
ciale; la seconda tende a mantenerla nei modi e nelle legge regolata e secondo il trattamento previsto, si
forme in cui è stata stabilita. Poiché la regola di giu­ osserva anche la regola della giustizia che vuole siano
stizia non dice quale sia il trattamento migliore ma si trattati in modo eguale gli eguali. Da questo punto di
limita a richiedere l'applicazione eguale di un deter­ vista l'applicazione della regola di giustizia coincide
minato trattamento qualunque esso sia, viene chia­ col rispetto della legalità, anche se non bisogna con­
mata anche giustizia formale, in quanto prescinde fondere l'attuazione della regola di giustizia attra­
completamente da qualsiasi considerazione del con­ verso il rispetto della legalità, da un lato, con la giu­
tenuto. Si può dare il caso, e si dà infatti frequente- stizia come legalità, cui abbiamo accennato nel par.
r6 EGUAGLIANZA DI TUTTI I7

2, e, dall'altro, col principio di legalità, il quale è po­ scere con nuovo vigore durante la Riforma, assume­
sto a difesa non dell'eguaglianza, ma della certezza re dignità filosofica in Rousseau e nei socialisti utopi­
del diritto. La regola di giustizia richiede per la sua sti, ed essere espressa in forma di vera e propria re­
applicazione la virtu dell'imparzialità nei riguardi gola giuridica nelle dichiarazioni dei diritti, dalla fi­
dei destinatari della legge, il principio di legalità ne del Settecento a oggi. Ma di solito non si pone
piuttosto quella della lealtà nei riguardi del legisla­ mente al fatto che ciò che attribuisce una carica emo­
tore. tiva positiva all'enunciazione, che in quanto propo­
sizione descrittiva o è troppo generica o addirittura
falsa, non è la proclamata eguaglianza ma l'estensio­
6. L'eguaglianza di tutti. ne dell'eguaglianza a 'tutti'. Non può sfuggire infatti
il significato polemico e rivoluzionario di questo
Contrariamente a quello che si potrebbe desume­ 'tutti', che viene contrapposto a situazioni o ordina­
re da ciò che si è detto sin qui sul rapporto tra giusti­ menti in cui non tutti, anzi pochi o pochissimi, frui­
zia ed eguaglianza, in cui 'giustizia' è sempre appar­ scono di beni e diritti, di cui gli altri sono privi. In al­
so come termine assiologicamente significante ed tre parole, il valore della massima sta non nel fatto
'eguaglianza' come termine assiologicamente neu­ che evochi il fantasma dell'eguaglianza, che ha sem­
trale, oltre che descrittivamente indeterminato, nel pre rotto il sonno dei potenti, ma nel fatto che l'e­
dibattito politico l'eguaglianza costituisce un valore, guaglianza evocata, di qualsivoglia natura essa sia,
anzi uno dei valori fondamentali cui le filosofie e le dovrebbe valere per tutti, dove per 'tutti' non è detto
s'intenda la totalità degli uomini, perché basta s'in­
ideologie politiche di tutti i tempi si sono ispirate.
tenda la totalità degli appartenenti a un determinato
Ma ciò dipende dal fatto che in tutti i contesti in cui
gruppo sociale, in cui sino allora il potere è stato te­
l'eguaglianza viene invocata (e naturalmente anche nuto nelle mani di pochi. Inoltre, poiché, come si è
in quelli in cui viene condannata), l'eguaglianza di detto, una qualsiasi massima di giustizia deve ri­
cui si tratta è sempre un'eguaglianza determinata o spondere a entrambe le domande della 'eguaglianza
secundum quid, che riceve il suo contenuto assiologi­ fra chi' e della 'eguaglianza in che cosa' per avere un
camente rilevante proprio da quel quid che ne speci­ contenuto specifico, va osservato che la massima
fica il significato. dell'eguaglianza di tutti risponderebbe apparente­
Certamente, una delle massime politiche piu cari­ mente solo alla prima domanda quando la s'inter­
che di significato emotivo è quella che proclama l'e­ preti letteralmente.
guaglianza di tutti gli uomini, la cui formulazione In realtà, il significato assiologico della massima
piu corrente è la seguente: 'Tutti gli uomini sono (o dipende anche dalla qualità, sebbene sottintesa, ri­
nascono) eguali' . Questa massima corre e ricorre en­ spetto alla quale si chiede che gli uomini, tutti gli uo­
tro l'ampio arco di tutto il pensiero politico occiden­ mini, siano considerati eguali. In nessuna delle acce­
tale, dagli stoici al cristianesimo primitivo, per rina- zioni storicamente importanti la massima può essere
I8 EGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE

interpretata come richiedente che 'tutti' gli uomini tuisce al contrario un'eguaglianza morale e legittima
siano eguali in 'tutto'. L'idea che la massima esprime a quanto la natura aveva potuto mettere d'inegua­
è che gli uomini siano considerati eguali e trattati da glianza fisica tra gli uomini» (I, 9).
eguali rispetto a quelle qualità che secondo le diver­
se concezioni dell'uomo e della società costituiscono
l'essenza dell'uomo,ovvero la natura umana distinta 7· L'eguaglianza difronte alla legge.
dalla natura degli altri esseri,come il libero uso della
ragione,la capacità giuridica,la libertà di possedere, Delle varie determinazioni storiche della massima
la 'dignità sociale' (come recita l'art. 3 della Costitu­ proclamante l'eguaglianza di tutti gli uomini,l'unica
zione italiana),o, piu brevemente, la 'dignità' (come universalmente accolta, quale che sia il tipo di costi­
recita l'art. I della Dichiarazione universale dei dirit­ tuzione in cui è inserita e quale che sia l'ideologia che
ti dell'uomo) e via discorrendo. In questo senso la vi è sottintesa, è quella che afferma che 'tutti gli uo­
massima non ha un significato univoco ma ha tanti mini sono eguali di fronte alla legge',o,con altra for­
significati quante sono le risposte alla domanda: mulazione, 'la legge è uguale per tutti'. Il principio è
«Tutti eguali, sf, ma in che cosa?» Una volta inter­ antichissimo e non può non essere ricollegato,anche
pretato il suo significato specifico attraverso l'analisi se il collegamento è infrequente,al concetto classico
delle idee morali, sociali e politiche della dottrina dell"isonomia', che è concetto fondamentale, oltre
che l'ha formulata, il suo significato emotivo dipen­ che ideale primario, del pensiero politico greco, co­
de proprio dal valore che ogni dottrina attribuisce a me risulta a meraviglia illustrato da queste parole di
quella qualità rispetto a cui si esige che gli uomini Euripide: «Nulla v'è per una città piu nemico d'un
siano trattati in modo eguale. Anche il campione tiranno,quando non vi sono anzitutto leggi generali,
dell'egualitarismo,].-]. Rousseau,non chiede che af­ e un uomo solo ha il potere, facendo la legge egli
finché sia instaurato il regno dell'eguaglianza tutti gli stesso a se stesso; e non v'è affatto eguaglianza.
uomini siano eguali in tutto: all'inizio del Discorso Quando invece ci sono leggi scritte, il povero e il ric­
sull'origine dell'ineguaglianza tra gli uomini distin­ co hanno eguali diritti» (Supplici, 429-34). Moder­
gue le diseguaglianze naturali da quelle sociali,quel­ namente il principio si trova enunciato nelle Costitu­
le prodotte dalla natura e in quanto tali benefiche,o zioni francesi del I79I,del 1793 e del 1795; poi via via
per lo meno moralmente indifferenti,e quelle sociali nell'art. I della Carta del I8I4, nell'art. 6 della Costi­
prodotte da quel groviglio di rapporti di dominio tuzione belga del I83o, nell'art. 24 dello Statuto al­
economico,spirituale e politico, di cui è intessuta la bertino. Mentre il XIV emendamento della Costitu­
civiltà umana. Ciò cui egli mira è l'eliminazione delle zione degli Stati Uniti (I868) vuole assicurare a ogni
seconde, non delle prime. In uno dei passi decisivi cittadino«l'eguale protezione delle leggi»,il princi­
del Contratto sociale scrive: «Invece di distruggere pio viene ripreso e ripetuto, nel primo dopoguerra,
l'eguaglianza naturale, il patto fondamentale sosti- tanto dall'art. I09, comma I, della Costituzione di
20 EGUAGLIANZA DI FRONTE ALLA LEGGE 2!
Weimar (1919), quanto dall'art. 7, comma r, della biltà, e il Codice napoleonico del r8o4, dove vi sono
Costituzione austriaca (1920); nel secondo dopo­ soltanto cittadini. Nel Preambolo della Costituzione
guerra, per fare esempi tratti da costituzioni ispirate francese del 1791 si legge che i costituenti hanno vo­
a diverse ideologie, tanto dall'art. 71 della Costitu­ luto abolire «irrevocabilmente le istituzioni che feri­
zione bulgara (1947) quanto dall'art. 3 della Costitu­ vano la libertà e l'eguaglianza dei diritti», e tra que­
zione italiana (1948). ste istituzioni sono annoverate tutte quelle che ave­
Nonostante la sua universalità, anche questo prin­ vano caratterizzato il regime feudale. La frase con
cipio è tutt'altro che chiaro e ha dato luogo a diverse cui il Preambolo si chiude, «Non vi sono piu per al­
interpretazioni. Prescindo in questa sede dalla di­ cuna parte della nazione, né per alcun individuo, al­
sputa, che interessa piu propriamente la teoria giuri­ cun privilegio o eccezione al diritto comune di tutti i
dica, circa la destinazione del principio: se cioè esso Francesi», illustra a contrario, meglio di qualsiasi
sia rivolto ai giudici o anche al legislatore. Nel primo commento, il significato del principio dell'egua­
caso non aggiungerebbe nulla alla regola di giustizia glianza di fronte alla legge. Ovunque all'enunciazio­
che prescrive l'imparzialità nel giudizio; nel secondo ne del principio seguano una o piu specificazioni del
caso finisce per cambiare completamente natura, contenuto, il valore polemico risulta evidente. Nel­
perché da principio che prescrive l'eguaglianza 'di l'art. 24 dello Statuto albertino all'enunciazione del
fronte' alla legge si trasformerebbe in un principio principio segue questa precisazione: «Tutti godono
del tutto diverso e ben piu pregnante che prescrive egualmente i diritti civili e politici, e sono ammissibi­
l'eguaglianza 'nella' legge. Il principio ha prima di li alle cariche civili e militari, salvo le eccezioni deter­
tutto un significato storico. Ma, per intenderne il si­ minate dalle Leggi». Nulla di piu storicamente con­
gnificato storico, bisogna ricollegarlo non tanto a dizionato che l'ammissibilità alle cariche civili e mili­
quello che afferma quanto a quello che nega, biso­ tari (perché no, all'istruzione e ai diritti politici?):
gna cioè intenderne il valore polemico. ciò contro cui questa prescrizione reagisce è la di­
Il bersaglio principale dell'affermazione che tutti scriminazione in base alla nascita, che è il criterio su
sono eguali di fronte alla legge è lo Stato di ordini o cui sono fondate le aristocrazie. Altre forme di di­
di ceti, quello Stato in cui i cittadini sono divisi in ca­ scriminazione ne restano fuori.
tegorie giuridiche diverse e distinte, disposte in ordi­ Se si prescinde da questo significato polemico,
ne gerarchico rigido, onde le superiori hanno privi­ espresso o tacito, che occorre di volta in volta rileva­
legi che le inferiori non hanno, e queste hanno al re, il principio dell'eguaglianza di fronte alla legge è
contrario oneri da cui quelle sono esenti: il passaggio anch'esso, come tutte le formule egualitarie, generi­
dallo Stato per ordini allo Stato liberale borghese ri­ co. La communis opinio infatti lo interpreta come
sulta chiaro a chi consideri la differenza tra il Codice prescrivente l'esclusione di ogni discriminazione a�­
prussiano del 1794 che contempla tre ordini in cui è bitraria sia da parte del giudice sia da parte del legi­
divisa la società civile, i contadini, i borghesi e la no- slatore, ove per 'discriminazione arbitraria' s'inten-
22 EGUAGLIANZA GIURIDICA 23
da quella introdotta o non eliminata senza una giu­ spressione 'eguaglianza di diritto' viene usata in con­
stificazione, e, piu brevemente, una discriminazione trapposizione a 'eguaglianza di fatto', e corrisponde
non giustificata (e in questo senso 'ingiusta'). Ma ba­ quasi sempre alla contrapposizione tra eguaglianza
sta addurre ragioni perché una discriminazione pos­ formale ed eguaglianza sostanziale o materiale, su
sa considerarsi giustificata? Qualsiasi ragione o non cui si veda oltre (cfr. sotto, par. ro). L'eguaglianza
piuttosto certe ragioni piuttosto che certe altre? Ma nei diritti (o dei diritti) significa qualcosa di piu che
in base a quali criteri si distinguono le ragioni valide la mera eguaglianza di fronte alla legge come esclu­
da quelle invalide? Esistono criteri oggettivi, criteri sione di ogni discriminazione non giustificata: signi­
cioè che riposino sulla cosiddetta 'natura delle co­ fica l'eguale godimento da parte dei cittadini di alcu­
se'? L'unica risposta che si possa dare a queste do­ ni diritti fondamentali costituzionalmente garantiti,
mande è che vi sono, tra gli individui umani, diffe­ come risulta da alcune celebri formulazioni: «Gli
renze rilevanti e differenze irrilevanti rispetto al loro uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei di­
inserimento in questa o quella categoria. Ma questa ritti» (Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del citta­
distinzione non coincide con la distinzione tra diffe­ dino, 1789), «Tutti gli uomini nascono liberi ed
renze obiettive e non obiettive: tra Bianchi e Neri uguali in dignità e diritti» (Dichiarazione universale
'
tra uomini e donne vi sono certo differenze obietti- dei diritti dell'uomo, 1948). La differenza tra egua­
ve, ma non è detto che siano anche rilevanti. La rile­ glianza di fronte alla legge ed eguaglianza nei diritti è
vanza o l'irrilevanza è stabilita in base a scelte di va­ sottolineata in alcune formulazioni, come quella
lore. In quanto tale, è storicamente condizionata. dell'art. 21 della Costituzione iugoslava in cui si dice
Basta considerare le giustificazioni che sono state che gli uomini sono eguali «dinanzi alla legge e nei
addotte di volta in volta per i successivi allargamenti diritti». Mentre l'eguaglianza di fronte alla legge è
dei diritti politici, per rendersi conto che una diffe­ soltanto una forma specifica e storicamente determi­
renza ritenuta rilevante in un determinato periodo nata di eguaglianza di diritto o dei diritti (per es. nel
storico (per escludere certe categorie di persone dai diritto di tutti di accedere alla giurisdizione comune,
diritti politici) non è piu stata considerata rilevante o alle principali cariche civili e militari, indipenden­
in un periodo successivo. temente dalla nascita), l'eguaglianza nei diritti com­
prende, oltre il diritto di essere considerati eguali di
fronte alla legge, tutti i diritti fondamentali enume­
8. L'eguaglianza giuridica. rati in una costituzione, quali sono i diritti civili e po­
litici, generalmente proclamati (il che non vuoi dire
. Occorre ulteriormente distinguere l'eguaglianza riconosciuti di fatto) in tutte le costituzioni moder­
dt fronte alla legge dall'eguaglianza di diritto, dall'e­ ne. Infine, per eguaglianza giuridica s'intende di so­
guaglianza nei diritti (o dei diritti, secondo le diver­ lito l'eguaglianza in quel particolare attributo che fa
se formulazioni), e dall'eguaglianza giuridica. L'e- di ogni membro di un gruppo sociale, anche dell'in-
EGUAGLIANZA , DELLE OPPORTUNITÀ

fante,un soggetto giuridico,cioè un soggetto dotato . ne tra loro per il raggiungimento di un obiettivo uni­
di capacità giuridica. Mentre l'eguaglianza nei diritti co,cioè di un obiettivo che non può essere raggiunto
ha un ambito pili vasto dell'eguaglianza di fronte alla che da uno dei concorrenti (come il successo in una
legge, l'eguaglianza giuridica ha un ambito pili ri­ gara, la vittoria in un gioco o in un duello, la vincita
stretto: il bersaglio polemico del principio dell'egua­ di un concorso e cosi via). Non vi è nulla di partico­
glianza di fronte alla legge è originariamente,come si larmente progressivo o regressivo nel fatto che i gio­
è detto,la società di ceti,mentre il bersaglio polemi­ catori di scopa o di tarocchi abbiano in partenza lo
co dell'eguaglianza giuridica è la società schiavistica stesso numero di carte o i giocatori di scacchi lo stes­
cioè quella società in cui non tutti i suoi membri so� so numero e lo stesso tipo di pedine, che i duellanti
no persone giuridiche. In una società di ceti tutti siano forniti della stessa arma, i corridori partano
P?s�o1_1o essere soggetti d� diritto, hanno capacità dalla stessa linea, o i partecipanti a un concorso ab­
gmndtca,anche se non tuttl sono eguali di fronte alla biano lo stesso titolo di studio, debbano portare al­
legge (nel senso che ogni ordine è regolato da leggi l'esame gli stessi libri, siano tutti quanti messi nella
_
dtverse), e a maggior ragione non tutti sono eguali condizione di non conoscere il tema che dovranno
nei diritti fondamentali. svolgere.
Ciò che ancora una volta fa di questo principio un
principio innovatore negli Stati socialmente ed eco­
9 · L 'eguaglianza delle opportunità. nomicamente avanzati è il fatto che esso sia stato
enormemente esteso per effetto del prevalere di una
Discorso non molto diverso è da farsi rispetto al­ concezione conflittualistica globale della società,
l'altro principio di eguaglianza che viene considera­ per cui tutta intera la vita sociale viene considerata
to uno dei cardini dello Stato di democrazia sociale un'immensa gara per il conseguimento di beni scar­
cosi come il principio dell'eguaglianza di fronte all� si. Questa estensione è avvenuta almeno in due dire­
legge ha rappresentato uno dei cardini dello Stato li­ zioni: a) nel richiedere che l'eguaglianza dei punti di
berale: il principio dell'eguaglianza delle opportuni­ partenza venga applicata a tutti i membri del gruppo
tà, o delle chances, o dei punti di partenza. Anche sociale senza alcuna distinzione di religione, di raz­
questo principio non è meno generico del preceden­ za,di sesso,di classe,ecc.; b) nel comprendere tra le
te, qualora non ne venga precisato il contenuto con situazioni in cui la regola deve essere applicata situa­
riferimento a situazioni specifiche e storicamente zioni economicamente e socialmente ben altrimenti
d�terminate. Di per se stesso il principio dell'egua­ importanti che non siano quelle dei giochi o dei con­
ghanza delle opportunità astrattamente considerato corsi. Tali sono, per fare qualche esempio, la gara
non è nulla di particolarmente nuovo: esso non è al­ per il possesso dei beni materiali, per il raggiungi­
tro che l'applicazione della regola di giustizia a una mento di mete particolarmente desiderabili da tutti
situazione in cui vi siano piu persone in competizio- gli uomini,per il diritto di esercitare certe professio-
26 EGUAGLIANZA DI FATTO 27
ni. In altre parole, il principio dell'eguaglianza delle
opportunità elevato a principio generale mira a met­
.
· ·• stingue l'esigenza o l'ideale dell'egua�lia�za r�al� o
sostanziale o, come si legge nella Cost1tuz1�ne Italia­
tere tutti i membri di quella determinata società nel­ na, «di fatto ». Che cosa s'intenda gene�Icame�te
la condizione di partecipare alla gara della vita, o per per 'eguaglian_za di �atto' è a?bas�anza c!n�ro: s m-
la conquista di ciò che è vitalmente pili significativo, . tende l'eguaglianza rispetto a� b�m mat�nal�, � egua­
partendo da posizioni eguali. Superfluo aggiungere glianza economica, la quale si v�en� �osi a dist�ngue­
che, quali siano da considerare le posizioni di par­ re dall'eguaglianza formale o gmridi�a, e dali egua­
tenza eguali, quali le condizioni sociali e materiali glianza delle oppo�tunità o sociale. E tutt'alt�o. che
che permettano di considerare i concorrenti eguali, chiaro, invece, anzi e, molto controverso, quali �1ano
varia da società a società. Basta porsi domande di
le forme e i modi specifici con cui questa eguagl�anza
questo genere: è sufficiente il libero accesso a scuole
si ritiene possa essere pretesa e att�ata. �guaglianz�
eguali? Ma quali scuole, di quale grado, sino a quale
anno di età? Poiché alla scuola si accede dalla vita fa­ rispetto ai beni materiali. Ma qual� bem ? E J? erche
.
miliare, non sarà necessario eguagliare anche le con­ no anche i beni spirituali o culturali? Se si defimsc�­
dizioni di famiglia in cui ciascuno si trova a vivere sin no i beni rispetto ai bisogni che essi te�do� o a so?�l ­
'
dalla nascita? Dove ci si ferma? Non è superfluo in­ sfare la domanda intorno alla determinaziOne d1 cio,
vece richiamare l'attenzione sul fatto che proprio al­ che � un bene e di ciò che non lo è rinvi� �Ila d?m.an­
lo scopo di mettere individui diseguali per nascita da intorno alla determinazione di quali sia?o � b1so�
nelle stesse condizioni di partenza, può essere neces­ gni degni di essere soddisf �tti e �e� r�guard1 de� quali
sario favorire i piu disagiati o sfavorire i piu agiati, si considera 'giusto' che gli uomm1 siano eguali. Tut�
cioè introdurre artificialmente, ovvero imperativa­ ti i bisogni o soltanto alcuni? E poiché r:on ��mbra si
mente, discriminazioni altrimenti non esistenti, co­ possa rispondere 'tutti' - e neanche Il pm c�n�e­
me avviene del resto in certe gare sportive in cui ai guente e fanatico egualitario ha mai dato �na s1mlle
concorrenti meno provetti viene assicurato un certo risposta - qual è il criterio in � ase �l qu�l.e si po�sono
vantaggio nei riguardi dei piu provetti. In tal modo distinguere bisogni meritevol.I e � 1so�m Im;n�r�t�vo­
una diseguaglianza diventa strumento di eguaglian­ li di essere soddisfatti? Forse Il criterio dell utilita s? �
za per il semplice motivo che corregge una disegua­ ciale, per cui si distinguono. �isogni so�ial�ente utili
glianza precedente: la nuova eguaglianza è il risulta­ e bisogni socialmente nocivi? O d_ cnterio, ancor�
to del pareggiamento di due diseguaglianza. piu vago, della corrisponden�a alla ,' natu�a', � ��e �I
_
distinguono b1sogm _ naturali da b1so m rtlficiali,
� �
bisogni spontanei da bisogni pr�wocatl d.al produt­
Io. L'eguaglianza di/atto. tori di beni di consumo? Il bisogno d1 asc? l�are
una sinfonia di Beethoven è natura�e o artlf _ ctale,

Dal principio dell'eguaglianza di fronte alla legge spontaneo o provocato? E qu�llo d1 an?ar.e m va;
e da quello dell'eguaglianza delle opportunità si di- canza, o di portare scarpe, o dt leggere tl giornale.
EGUAGLIANZA
29

Da questo punto di vista nulla di piu indeterminato ' impedisce che venga considerata eg.ualitaria. una
della formula 'a ciascuno secondo i suoi bisogni', ' dottrina che difende una formula dt eguaglianza
usata anche da Marx, e poi diventata l'ideale-limite proporzionale. .
E da notare infine che tra gh stessi prmc1p1 dt giU-
. . . A • •

della società comunista, nel noto scritto Critica al


programma di Gotha. stizia comunemente considerati alcuni sono piu
Una volta determinata la natura dei beni rispetto egualitari di altri: un principio è tanto piu egualitari�
ai quali gli uomini dovrebbero essere eguali, il pro­ quanto minori si pres.um.e siano le differe�ze . tr.a �h
blema dell'eguaglianza non è ancora risolto: occorre uomini rispetto al cnterto adottato. Il prmc1p1o a
anche stabilire in quali modi gli uomini entrino e ri­ ciascuno secondo il bisogno' è considerato fra tutti il
mangano in rapporto con questi beni. È necessario il principio piu egualitario (non per nulla vi si ispira la
possesso o è sufficiente l'uso? È sufficiente il godi­ dottrina comunistica), perché si ritiene che gli uomi­
mento o è necessaria la disponibilità? O vi è ancora ni siano piu eguali tra loro (o meno diversi) rispetto
ur� 'altra distinzione da fare, tra un tipo di beni, come ai bisogni che non, per esempio, rispetto alle capaci­
gh strumenti di produzione, di cui dovrebbe essere tà. Dal che segue che il carattere egualitario di una
lecita soltanto la proprietà collettiva, e altri beni, co­ dottrina non sta nella richiesta che tutti siano trattati
me i prodotti, di cui sarebbe lecito anche il possesso in modo eguale rispetto ai beni rilevanti, ma che il
��ividuale ed eventualmente anche la libera dispo­ criterio in base al quale questi beni vengono distri­
sizione? In terzo luogo, non sembra che chi sostiene buiti sia esso stesso massimamente egualitario. Ma vi
una dottrina egualitaria possa sfuggire a una ulterio­ è poi un criterio, se non oggettivo per lo meno comu­
re domanda: dopoché è stato determinato il tipo di nemente condiviso, per distinguere i principì di giu­
beni di cui è rilevante l'eguaglianza affinché una so­ stizia in base al loro maggiore o minore egualitari­
cietà possa essere considerata giusta, dopoché è sta­ smo? Ancora una domanda cui non sembra facile
to stabilito il tipo di rapporto che deve sussistere tra i dare una risposta univoca. Del resto, se la determi­
m�mbri del gruppo e questi beni, affinché l'egua­ nazione di ciò che devesi intendere per eguaglianza
glianza sostanziale sia assicurata, l'eguaglianza invo­ sostanziale non sollevasse tante domande, non sa­
cata sarà assoluta o relativa? O per riprendere la no­ rebbero state proposte lungo tutto il corso storico
ta distinzione aristotelica, aritmetica o geometrica? che ci è noto tante forme diverse di dottrine egualita­
In altre parole, i beni da distribuire saranno distri­ rie, spesso in conflitto tra loro, e, poich� l'egualitari­
buiti secondo la formula 'a ciascuno in parti eguali' smo è l'aspetto piu costante e caratterizzante delle
oppure secondo la formula 'a ciascuno in proporzio­ dottrine comunistiche e socialistiche, non ci trove­
ne di... ', cioè con una formula che permetta una di­ remmo di fronte a tanti diversi comunismi e sociali­
versa distribuzione secondo il diverso grado con cui smi di cui alcuni totalmente, altri parzialmente, al­
ogni individuo possiede il requisito richiesto? Nulla cun.'i assolutamente, altri relativamente, egualitari.
EGUAGLIANZA L'EGUALITARISMO

egualitaria è una dottrina che sostiene l'eguaglianza


II. L'egualitarismo. per il maggior numero di uomini nel maggior nume­
ro di beni. Dal momento che l'eguaglianza assoluta
A ogni modo, quali che siano le differenze specifi­ intesa come l'eguaglianza di tutti in tutto è un ideale­
che, ciò che caratterizza le ideologie egualitarie ri­ limite cui si può tendere con successive approssima­
spetto a tutt� le altre ideologie sociali, che pur am­ zioni, è lecito parlare di dottrine piu egualitarie di al­
�ettono ? esigono questa o quella forma particolare tre. Di egualitarismo parziale o limitato si può parla­
dt eguaglianza, è la richiesta di un'eguaglianza anche re invece a proposito di dottrine che sostengono l'e­
n:ateriale, in quanto distinta dall'eguaglianza dinan­ guaglianza in tutto limitatamente a una categoria di
ZI alla legge e dall'eguaglianza delle opportunità. Co­
persone, come è la dottrina platonica nei riguardi
me sarebbe ambiguo definire il liberalismo la dottri­
della classe dei guerrieri, o come sono alcune regole
na che pregia su tutti i valori il valore della libertà si­
no a che non si definisca quali siano le libertà �he di ordini religiosi. S'intende che l'egualitarismo par­
formano generalmente il contenuto minimo della ziale o limitato è perfettamente compatibile con una
dottrina liberale (e sono le libertà personali e civili), concezione inegualitaria dell'intera società. Le altre
cosf sarebbe generico definire l'egualitarismo la dot­ due possibili risposte, l'eguaglianza di tutti in qual­
tr�na che pregia su tutti i valori il valore dell' egua­ cosa, e l'eguaglianza di alcuni (appartenenti a una
.
g�tanz� , s11:o a che non si precisi di quale eguaglianza determinata categoria) in qualche cosa possono dirsi
richieste egualitarie solo se eliminano una disegua­
�l t�attl, e m quale misura debba venire applicata. Si
e gta, detto che, per ?eterminare il significato specifi­ glianza precedente. Cosf si chiama egualitaria una
. legge che estenda il suffragio alle donne, o un'altra
co dt un rapporto dt eguaglianza, occorre rispondere
almeno a due domande: 'eguaglianza tra chi?' ed che elimini una discriminazione razziale. Ma né la
'eguaglianza in che cosa?' Limitando il criteri� di prima né la seconda risposta sono tipiche di una con­
spec�fi ��zione alla coppia tutto-parte, le risposte cezione egualitaria della società. Isolatamente consi­
possibili sono quattro: a) eguaglianza fra tutti in tut­ derate, non possono dirsi risposte caratteristiche di
to; b) eguaglianza fra tutti in qualche cosa; c) egua­ forme storiche di egualitarismo. La richiesta dell'e­
�lianza fra alcuni in tutto; d) eguaglianza fra alcuni guaglianza giuridica, intesa come eguaglianza di tut­
l� qualche cosa. L'ideale-limite dell'egualitarismo si ti nella capacità giuridica, è certo una richiesta egua­
riconosce nella prima risposta: eguaglianza di tutti litaria rispetto alle società in cui gli uomini si divido­
gli uomini sotto tutti gli aspetti. Ma appunto si tratta no in liberi e in schiavi; ma è l'espressione dell'ideo­
di un ideale-limite praticamente irraggiungibile. Si logia liberale, non ancora di un'ideologia egualitaria.
può tutt'al piu ridefinire l'egualitarismo come la ten­ Ciò che contraddistingue le ideologie egualitarie è
�enza al raggiungimento di questo ideale per succes­ generalmente l'accento posto sull'uomo come essere
sive approssimazioni. Storicamente, una dottrina 'generico', cioè come essere appart a un de-
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EGUAGLIANZA :' L'EGUALITARISMO E IL SUO FONDAMENTO 33
terminato genus, e quindi sulle caratteristiche comu­
ni a tutti gli appartenenti al genus, piuttosto che sui 12. L'egualitarismo e il suo fondamento.
caratteri individuali per cui un uomo si distingue
dall'altro (che è al contrario ciò che contraddistin­ Se è vero che storicamente il punto di partenza
gue le dottrine liberali), non importa poi se l'accento delle dottrine egualitarie è prevalentemente la consi­
cada sulle caratteristiche negative dell'uomo ('gli uo­ derazione della comune natura degli uomini, questo
mini sono tutti peccatori') oppure su quelle positive ,punto di partenza non è logicamente sufficiente a
('l'uomo è un animale naturalmente socievole'). Di giustificare il principio fondamentale dell'egualitari­
questa comune natura degli uomini si è data storica­ smo secondo cui tutti o quasi tutti gli uomini deb­
mente un'interpretazione religiosa - gli uomini sono . bon� essere trattati in modo eguale in tutti o quasi
tra loro fratelli in quanto figli dello stesso Padre - e tutti i beni desiderabili. Pure ammesso che sia fat­
un'interpretazione filosofica, che si fonda general­ tualmente vero che tutti gli uomini sono, almeno co­
mente sull'idea di una eguaglianza sostanziale primi­ me genus, piu eguali che diseguali, se paragonati ad
tiva, o 'naturale', corrotta e pervertita dalle istituzio­ altre specie di esseri viventi, non ne discende, per la
ni sociali che hanno introdotto e perpetuato la dise­ inderivabilità di una proposizione normativa da una
guaglianza tra ricchi e poveri, tra governanti e gover­ proposizione descrittiva, che tutti gli uomini ?e�b�­
nati, tra classe dominante e classe dominata. Spesso no essere trattati in modo eguale. Questo prmc1p1o
nella stessa dottrina egualitaria si ritrovano mescola­ etico fondamentale deriva non già dalla pura e sem­
te e rafforzantisi l'una con l'altra entrambe le inter­ plice constatazione che gli uomini sono d� fatto, a�­
pretazioni: l'appello religioso procede di pari passo
meno come genus, eguali, ma dalla valutaz10ne posl­
con l'argomento filosofico, l'ideale della rigenera­
tiva di questo fatto, cioè dal giudizio di valore: 'l'e­
zione morale con quello della rivoluzione sociale.
Secondoché l'accento venga posto sulle disegua­ guaglianza (la maggior possibile �guaglianza) tra. gli
glianze economiche o su quelle politiche, e quindi il uomini è desiderabile'. Prova ne s1a che una dottnna
fine ultimo dell'eguaglianza venga perseguito attra­ inegualitaria come quella hobbesiana, che considera
verso l'eliminazione della proprietà privata (comu­ come scopo supremo degli uomini viventi in soc�età
nismo) o attraverso l'eliminazione di ogni forma di non la maggior eguaglianza possibile, ma escluslVa­
potere politico (anarchismo), le dottrine egualitarie mente la pace sociale, e fonda quest'ultima pro� rio
si distinguono in socialistiche (o comunistiche) e sulla rinuncia all'eguaglianza naturale e sulla costltu­
anarchiche. Le prime perseguono l'eguaglianza poli­ zione di un ordinamento in cui viene tracciata una
tica attraverso quella economica, le seconde percor­ netta linea di demarcazione tra coloro che hanno il
rono il cammino inverso. dovere di comandare e coloro che hanno solo il dirit­
to di ubbidire, parte dalla constatazione che gli uo­
mini nello stato di natura sono eguali. Ma, a differen­
za dei teorici dell'egualitarismo, Hobbes non dà un
'
34 EGUAGLIANZA L EGUALITARISMO E IL SUO FONDAMENTO 35
giudizio di valore positivo dell'eguaglianza naturale; mini sono di fatto eguali ma debbono essere dise­
anzi considera l'eguaglianza materiale degli uomini guali; per i teorici del socialismo scientifico, gli uo­
quale si riscontra nello stato di natura una delle cau­ mini sono stati di fatto sinora diseguali ma debbono
se del bellum omnium contra omnes, che rende intol­ essere eguali. Non diversamente dalle dottrine egua­
lerabile la permanenza in quello stato e costringe gli litarie, le dottrine inegualitarie presuppongono non
uomini a dar vita alla società civile. La maggior parte già la considerazione della fondamentale e invincibi­
dei teorici dell'egualitarismo e Hobbes partono dal­ le diseguaglianza umana, ma l'apprezzamento posi­
la stessa verità di fatto, ma arrivano a conseguenze tivo di questa o quella forma di diseguaglianza, sia
pratiche opposte, perché valutano quella stessa real­ essa tra individui piu o meno dotati dalla natura in
tà di fatto in modo opposto. Le conseguenze prati­ forza fisica o in intelligenza o in abilità, sia essa tra
che opposte derivano non da una constatazione ma razze o stirpi o nazioni; presuppongono in altre pa­
da una valutazione. role un giudizio di valore opposto a quello delle dot­
A rigore, la constatazione dell'eguaglianza natu­ trine egualitarie, ovvero il giudizio che questa o
rale degli uomini non solo non è sufficiente a fonda­ quella forma di diseguaglianza è giovevole o addirit­
re l'egualitarismo ma non è neppure necessaria. Si tura necessaria al migliore assetto della società o al
può benissimo considerare la massima eguaglianza progresso civile, e pertanto l'ordine sociale deve ri­
come un bene degno di essere perseguito senza pe­ spettare, non abolire le diseguaglianze tra gli uomi­
raltro prendere le mosse dalla constatazione di un'e­ ni, o almeno quelle diseguaglianze che vengono con­
guaglianza naturale o primitiva o originaria degli uo­ siderate socialmente e politicamente utili al progres­
mini. Il marxismo è una dottrina egualitaria, che ha so sociale. Dal momento che le società sinora esistite
ormai abbandonato completamente i presupposti sono di fatto società di diseguali, le dottrine ineguali­
naturalistici delle forme piu ingenue di socialismo: la tarie rappresentano di solito la tendenza a conserva­
proposizione normativa 'l'eguaglianza è un bene de­ re lo stato di cose esistente: sono dottrine conserva­
gno di essere perseguito' non deriva in questo caso trici. Le dottrine egualitarie, al contrario, rappresen­
surrettiziamente dal giudizio di fatto 'gli uomini so­ tano di solito la tendenza a modificare lo stato di fat­
no nati o sono per natura eguali', ma dal giudizio di to: sono dottrine riformatrici. Quando poi l' apprez­
valore 'la diseguaglianza è un male', beninteso, quel­ zamento delle diseguaglianze giunge sino al punto
la diseguaglianza che è dato osservare nella storia da far desiderare e promuovere il ristabilimento di
concreta degli uomini, che è storia di società divise diseguaglianze ormai cancellate, l'inegualitarismo
in classi antagonistiche e quindi profondamente di­ diventa reazionario; l'egualitarismo diventa invece
seguali. Se pure in una forma estremamente sempli­ rivoluzionario, quando prospetta il salto qualitativo
ficata, il procedimento mentale che presiede alla co­ da una società di diseguali, quale è storicamente si­
stituzione di una teoria come questa è perfettamente nora esistita, a una società futura di eguali.
l'opposto di quello hobbesiano: per Hobbes gli uo-
EGUAGLIANZA
EGUALITARISMO E LIBERALISMO 37
1 3 . Egualitarismo e liberalismo. mente compresa anche quella di p�s�edere e d� ac��­
.
mulare senza limiti beni economici a tl�ol� mdivi­
Mentre egualitarismo e inegualitarismo sono to­ duale e la libertà d'intraprendere operaz1om ec�no­
talmente antitetici, egualitarismo e liberalismo sono mich� (la cosiddetta libertà d'iniziativa econ�r�uca),
solo parzialmente antitetici, il che non toglie che sto­ da cui hanno avuto e continuano ad a_vere ongme l.e
. .
ricamente, nella lotta politica, siano considerati ge­ grandi diseguaglianze sociali nelle società c �pltahstl­
neralmente dottrine antagonistiche e alternative. che piu avanzate, e tra le società econom1camente
.
Mentre l'inegualitarismo nega la massima dell'egua­ piu sviluppate e quelle del Terzo Mondo. Le do�tr�­
litarismo, secondo cui 'tutti gli uomini debbono es­ ne egualitarie hanno del resto sempre ac�usato ll h­
.
sere (al limite) eguali in tutto', rispetto alla totalità beralismo di essere fautore e protettore d� �ma socie­
dei soggetti, in quanto afferma che solo 'alcuni' uo­ tà economicamente, e quindi anche pol�tlc�n:ente�
mini sono eguali, o al limite 'nessun' uomo è eguale inegualitaria: per Marx l'eg':lag�ia�za gmr!dica di
. .
tutti i cittadini, senza d1stmz1om . . proda
d1 � rdm1,
all'altro, il liberalismo nega la stessa massima non ri­ . :
spetto alla totalità dei soggetti ma alla totalità (o qua­ mata dalla Rivoluzione francese, non e stata �� realta
che uno strumento di cui la classe b�rghe�e � � e servi­ .
si totalità) dei beni o dei mali riguardo ai quali gli uo­
mini dovrebbero essere eguali, cioè ammette l'egua­ ta allo scopo di liberare e rendere d1spombll� l� for­
glianza di tutti non in tutto (o quasi tutto) ma soltan­ za-lavoro necessaria allo sviluppo del cap1tahsmo
to in qualche cosa, e questo 'qualche cosa' sono di nascente, attraverso l'utile finzion� del contratt� �o­
solito i cosiddetti diritti fondamentali, o naturali,o, lontario tra individui egualmente hber1. . Da�a cntlca
come si dice oggi, umani. Questi diritti altro non so­ delle dottrine egualitarie contro la concezl�me e l�
.
pratica liberale dello Stato sono nate le nch1este de1
no che le varie forme di libertà personale, civile e po­
litica, enumerate via via dalle varie costituzioni degli diritti sociali che hanno trasformato profondamente
Stati nazionali dalla fine del Settecento a oggi, e ti­ il sistema dei rapporti tra l'individuo e lo S�ato � l�
confermate, dopo la seconda guerra mondiale, in stessa organizzazione dello �tato, a?che ne1 reg1m�
documenti internazionali, come la Dichiarazione che pur si considerano contmuator1, senza brusch1
universale dei diritti dell'uomo (1948) e la Conven­ capovolgimenti, dell� t�adizi�:me liberale del secolo
zione europea dei diritti dell'uomo (1950). L'ideale scorso. D'altra parte, 1 hberah hanno s�n:pr� �ccusa­
dello Stato liberale, qual è espresso in modo para­ to gli egualitari di �acri�i�are la hbert
. a md1v1dual�,
. ,
digmatico da Kant,è l'ideale dello Stato in cui tutti i che si nutre della diVerslta delle capaclt.a e de�e atti­
cittadini godano di un'egual libertà, cioè siano tudini all'uniformità e al livellamento lfo!1POS!l dal��
. •
egualmente liberi, o eguali nei diritti di libertà. neces;ità di rendere gli individui conv1_vent1 Il pm
.
Tuttavia il liberalismo è una dottrina solo parzial­ possibile simili: nella trad�zio�e del �ens1e�o l�berale
mente egualitaria: tra le libertà protette è generai- l'egualitarismo diventa smo�1mo d1 app1at�1ment?
delle aspirazioni, di compressione forzata de1 talentl,
38 EGUAGLIANZA
' '
L IDEALE DELL EGUAGLIANZA 39

di eguagliamento improduttivo delle forze motrici


della società. Liberalismo ed egualitarismo affonda­ 14. L'ideale dell'eguaglianza.
no le loro radici in concezioni della società profon­
damente diverse: individualistica, conf1ittualistica e La spinta verso una sempre maggiore eguaglianza
pluralistica quella liberale, totalizzante armonica e è come aveva già osservato o paventato nel secolo
monistica quella egualitaria. Per il liberale il fine s�orso Tocqueville, irresistibile: l'egualitarismo, no­
principale è l'espansione della personalità indivi­ nostante l'avversione e la resistenza accanita che es­
d�ale, astratta�ente. co1_1sidera�a come un valore per so �uscita a ogni svolta della storia, è una delle grandi
se stante; per l eguahtano, lo sviluppo armonico del­ molle dello sviluppo storico. L'eguaglianza intesa
la com�nità. J?�versi sono i modi di concepire la na­ come eguagliamento dei diversi è un ideale perma­
tura e 1 �o�p1�1 .dello Stato: limitato e garantista lo nente e perenne degli uomini viventi in società. Ogni
Stato de1 prtmt; mterventista e dirigista lo Stato dei superamento di questa o quella discriminazion� �ie­
secondi. ' ne interpretato come una tappa del progresso �tvtl�.
Q��sta �ivers�tà non preclude peraltro la propo­ Mai come nella nostra epoca sono state messe m di­
sta dt smte�t teo�tche e solu�ioni pratiche di compro­ scussione le tre fonti principali di diseguaglianza tra
mess<? tra hberta ed eguaglianza, nella misura in cui gli uomini: la razza o piu in generale l'appartenenza
que�tt d.ue va�ori f�:mda�entali (insieme con quello a un gruppo etnico o nazionale, il sesso e la classe so­
dell �rdme) dt ogm conviVenza civile vengano consi­ ciale.
derati non soltanto come antinomici ma, in parte an­ Dopo la tragedia del razzismo hitler�ano � qu.as.i a
che, come complementari. La Costituzione italiana riscatto delle nefandezze da esso compmte, l opmto­
per citar�e una f�a tante, stabilisce all'art. 3, comm� ne pubblica mondiale si è ridestata al richiamo di
2, che < e co ptto della Repubblica rimuovere gli quel grande moto verso l'egua.gli�nz� che è il s�pera­
� . �
ostacoli dt ordme economico e sociale che limitan­ mento dell'odio e della discnmmazrone razztale. Il
do di fatto la libertà e l'eguaglianza dei citt� dini im­ razzismo sta diventando sempre piu per chi lo eser­
pediscono il pieno sviluppo della persona um;na e cita o soltanto lo tollera un marchio d'infamia. Nes­
l'�ffett.iva part��ipazione di tutti i lavoratori all'orga­ sun uditorio studentesco nel mondo potrebbe oggi
mzzaztone polltlca, economica e sociale del paese». ascoltare senza rivoltarsi la lezione sull'uomo negro
Pur tenendo nel debito conto l'immenso divario che (« l'uomo naturale nella sua totale barbarie e sfrena­
sussiste sempre tra simili solenni dichiarazioni e la tezza») che Hegel, il grande Hegel, impartiva dalla
realtà di fatto, è significativo che nello stesso testo li­ sua cattedra di Berlino.
b�rtà ed eguaglianza vengano congiuntamente no­ Come è stato piu volte osservato, la rivoluzione si­
mmate come beni indivisibili e solidali tra loro. lenziosa del nostro tempo, la prima rivoluzione non
cruenta della storia, è quella che conduce ali� l�nta
ma inesorabile attenuazione, sino alla totale ehmma-
' '
EGUAGLIANZA L IDEALE DELL EGUAGLIANZA

zione, della discriminazione tra i sessi: la parificazio­ della povertà e delle sventure», quanto di quella di
ne ?e�e do��e agli t;tomini, J?;ima nella piu piccola Tommaso Campanella, la cui Città del Sole è abitata
societa familiare, poi nella pm grande società civile da«filosofi» che«si risolsero a vivere alla filosofica
attraverso l'eguaglianza in gran parte richiesta e in in commune». Ispira tanto le visioni millenaristiche
parte, se pure in piccola parte, già conquistata nei . delle sette ereticali che lottano per l'avvento del Re­
r�PP?;t.i econo�ici � politici, è uno dei segni piu cer­ gno di Dio, che sarà il regno della fratellanza univer-
ti e pm Incoraggianti della marcia della storia umana .. sale, quanto gli ideali sociali delle rivolte contadine,
verso l' eguagliamento dei diseguali. onde Thomas Mi.inzer, che, secondo Melantone, in­
. D � piu di un secolo l'idea comunista agisce nella .. segnando che tutti i beni avrebbero dovuto essere in
dire�IOne. d�lla lo�ta contro la diseguaglianza delle comune, «aveva reso la folla cosi malvagia che non
classi sociali, considerata come la fonte di tutte le al­ ' aveva piu voglia di lavorare», si ricollega a Gerard
tre diseguaglianze, verso il fine ultimo della società Winstanley che predicava: «Il governo del re è il go­
senz� �lassi, un� società«nella quale il libero svilup­ verno degli scribi e dei farisei, che non si considera­
P? dt c�ascuno sia la condizione per il libero sviluppo no liberi se non sono padroni della terra e dei loro
di tutti». fratelli; ma il governo repubblicano è il governo del­
. Non diversamente dalla libertà, anche l'egua­ la giustizia e della pace che non fa distinzione fra
glianza appare sempre piu come un 't'Éì,oç. Come 't'É­ persone». Costituisce il nerbo del pensiero s� ciale
Àoç e insieme come ritorno all'origine allo stato di dei socialisti utopisti, dal Codice della natura d1 Mo­
natura dei giusnaturalisti, o piu indietr� ancora all'e­ relly alla società della 'grande armonia' di Fourier.
tà dell'oro,. a 9uel re�no di Sa turno, «re cosi giusto Anima e agita e rende temibile il pensiero rivoluzio­
che sotto di lm non vi erano schiavi né proprietà pri­ nario di Babeuf: «Siamo tutti eguali, non è vero?
vata, ma tutte le cose appartenevano a tutti in comu­ Questo principio è incontestato, perché, a meno di
ne indivise, come se tutti gli uomini avessero un solo essere colpiti da follia, non si potrebbe dire seria­
patrimonio». mente che è notte quando è giorno. Ebbene, preten­
Be� piu che la libertà, l'eguaglianza, proprio l'e­ diamo anche di vivere e di morire eguali come siamo
? t;taghanza sostanziale, l'eguaglianza degli egualitari nati: vogliamo l'eguaglianza effettiva o la morte».
e Il tratto comune e caratterizzante delle città ideali Dal pensiero utopico al pensiero rivoluzionario
degli utopisti (cosi come una feroce e inflessibile di­ l'egualitarismo ha percorso un lungo tratto di stra­
seguaglianza è il segno ammonitore e premonitore da: eppure la distanza tra l'aspirazione e la realtà è
delle ut�pie a rovescio del nostro tempo), tanto di sempre stata e continua a essere tanto grande che,
quella dt Thomas More, il quale scrive che «finché guardandosi attorno e indietro, qualsiasi persona as­
essa [la proprietà] perdura, graverà sempre sulla sennata deve non solo seriamente dubitare se mai
parte �i gran .l�n�a maggiore e di gran lunga miglio­ possa essere interamente colmata ma anche doman­
re dell umamta il fardello angoscioso e inevitabile darsi se sia ragionevole il proporsi di colmarla.
43
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:"
.1

.�i: Nonostante quel che è stato detto infinite volte


w:· circa la varietà e la molteplicità dei significati di 'li­
\ bertà', e quindi circa la difficoltà o addirittura la va­
,:;� nità di una sua definizione, i significati rilevanti nel
linguaggio politico, che qui viene preso in particola­
re considerazione (ma non soltanto nel linguaggio
politico, come vedremo tra poco), sono soprattutto
due,e pertanto la determinazione del concetto o dei
concetti di libertà non è, per quanto difficile, vana.
I due significati rilevanti si riferiscono a quelle
· due forme di libertà che si sogliano chiamare, con
sempre maggiore frequenza, 'negativa' e 'positiva'.
Per 'libertà negativa' s'intende, nel linguaggio politi­
co, la situazione in cui un soggetto ha la possibilità di
agire senza essere impedito, o di non agire senza es­
sere costretto,da altri soggetti. Con questa avverten­
za: il fatto che nel linguaggio politico la libertà sia
una relazione tra due soggetti umani non esclude
che il concetto ampio di libertà comprenda anche
una relazione in cui uno d�i due soggetti o tutti e due
non sono soggetti umani. E perfettamente lecito dire
che l'uomo ha conquistato la propria libertà emanci-
' , pandosi non solo dalle restrizioni derivanti dalla
;· :r soggezione dell'uomo all'uomo, ma anche dalla sot­
(J, tomissione alle forze naturali, cosi come si può dire
che un fiume (ente naturale) è libero di seguire il
LIBERTÀ 47
proprio corso quando non ne è impedito da un argi­ non tutti i movimenti e le azioni dei cittadini sono re­
ne o da una diga (che sono opera dell'uomo). golati dalle leggi, né, per la loro varietà, potrebbero
La libertà negativa si suole chiamare anche 'liber­ esserlo, vi saranno necessariamente infinite attività
tà come assenza d'impedimento o di costrizione': se che non risulteranno né comandate né proibite, e
per 'impedire' s'intende il non permettere ad altri di che ciascuno potrà svolgere o non svolgere a suo ar­
fare alcunché, e se per 'costringere' s'intende l'ob­ bitrio. Qui si può dire che ogni cittadino goda di una
bligare altri a fare alcunché, entrambe le dizioni so­ certa libertà, intendendo per libertà quella parte del
no parziali, dal momento che la situazione di libertà diritto naturale che viene rilasciata ai cittadini in
denominata 'libertà negativa' comprende tanto l'as­ quanto non è limitata dalle leggi civili» (De cive,
senza d'impedimento, cioè la possibilità di fare, XIII, 1 5 ) . Non diversamente Locke: « [. ] la libertà
..

quanto l'assenza di costrizione, cioè la possibilità di degli uomini sotto un governo consiste [ . . ] nella li­
.

non fare. Si considera che goda di una situazione di bertà di seguire la mia propria volontà in tutto ciò in
libertà tanto colui che può esprimere le proprie opi­ cui la norma non dà precetti, senza esser soggetto al­
nioni senza incorrere nei rigori della censura, quanto la volontà incostante, incerta, sconosciuta e arbitra­
colui che è esentato dal servizio militare (per es., là
ria di un altro» (Secondo trattato sul governo, IV,
dove l'obiezione di coscienza è legalmente ricono­
22) . La formulazione classica di questa accezione di
sciuta): il primo può agire perché non vi è nessuna
�orma che vieti l'azione che egli ritiene desiderabile, libertà fu data da Montesquieu: «La libertà è il dirit­
Il secondo può non agire perché non vi è nessuna to di fare tutto ciò che le leggi permettono» (De l'e­
norma che imponga l'azione che egli ritiene non de­ sprit des lois, XII, 2).
siderabile. Siccome i limiti alle nostre azioni in socie­ Che nella maggior parte delle definizioni tradizio­
tà sono posti generalmente da norme (siano esse nali della libertà negativa la libertà venga definita pili
consuetudinarie o legislative, siano sociali o giuridi­ in relazione all'assenza d'impedimento che non al­
che o morali), si può anche dire, com'è stato detto l'assenza di costrizione, si spiega con la considera­
per lunga e autorevole tradizione, che la libertà in zione che le libertà storicamente piu importanti, nel
questo senso, cioè la libertà che un uso sempre piu periodo in cui il problema della libertà negativa di­
diffuso e frequente chiama 'libertà negativa', consi­ venta politicamente rilevante, in genere tutte le li­
sta nel fare (o non fare) tutto ciò che le leggi, intese le bertà civili, rappresentano il risultato di una lotta
leggi in senso lato, e non solo in senso tecnico­ contro precedenti impedimenti piuttosto che contro
giuridico, permettono, ovvero non proibiscono (e in precedenti costrizioni. Di qua anche l'uso invalso di
quanto tali permettono di non fare). Quando Bob­ chiamare questa forma di libertà 'libertà come non
bes afferma che la libertas consiste nel silentium le­ impedimento', anziché 'libertà come non costrizio­
gis, mostra di aver ben chiara in mente questa idea di ne', mentre la dizione pili comprensiva sarebbe 'li-
libertà, che illustra in questi termini: « [ . ] poiché
. . . bertà come non impedimento e non costrizione' .
LIBERTÀ POSITIVA 49
ta da Rousseau, per il quale la libertà nello stato civi­
2. Libertà positiva. le consiste nel fatto che quivi l'uomo, in quanto par­
te del tutto sociale, come membro dell"io comune',
Per 'libertà positiva' s'intende nel linguaggio poli­ non ubbidisce ad altri che a se stesso, ovvero è auto­
tico la situazione in cui un soggetto ha la possibilità nomo nel senso preciso della parola, nel senso che dà
di orientare il proprio volere verso uno scopo, di leggi a se stesso e non ubbidisce ad altre leggi che a
prendere delle decisioni, senza essere determinato quelle che si è dato: «L'obbedienza alla legge che ci
dal volere altrui. Questa forma di libertà si chiama siamo prescritti è la libertà» ( Contrat social, I, 8). Ta­
anche 'autodeterminazione' o, ancor piu appropria­ le concetto di libertà fu ripreso, per influsso diretto
tamente, 'autonomia'. 'Negativa' la prima forma di da Rousseau, da Kant, dove peraltro si trova anche il
libertà perché designa soprattutto la mancanza di concetto di libertà negativa. Nel saggio Per la pace
qualche cosa (è stato notato che nel linguaggio co­ perpetua, nel momento stesso in cui Kant esclude
mune 'libero da' è spesso sinonimo di 'senza di', tan­ che la libertà giuridica possa essere definita «come
to che il modo piu comune di spiegare che cosa si­ la facoltà di fare tutto ciò che si vuole pur di non re­
gnifichi che io ho agito liberamente consiste nel dire care ingiustizia ad alcuno» (si tratta della definizio­
che ho agito senza... ); 'positiva' la seconda, perché ne di libertà accolta nelle Dichiarazioni dei diritti:
indica, al contrario, la presenza di qualche cosa, cioè art. 4 della Dichiarazione del 1789, art. 5 della Di­
di un attributo specifico del mio volere, che è appun­ chiarazione del 1793), precisa che«meglio è definire
to la capacità di muoversi verso uno scopo senza es­ la mia libertà esterna (cioè giuridica) come la facoltà
sere mosso. Beninteso, si suole chiamare 'libertà' an­ di non obbedire ad altre leggi esterne, se non a quel­
che questa situazione, che potrebbe essere chiamata le cui io ho potuto dare il mio assenso» (nella nota al
piu appropriatamente 'autonomia', nella misura in primo articolo definitivo). Non altrimenti nella Me­
cui nella definizione si fa riferimento non tanto a ciò tafisica dei costumi, ove la libertà giuridica viene de­
che c'è quanto a ciò che manca, come quando si dice finita come«la facoltà di non obbedire ad altra legge
che autodeterminarsi significa non essere determi­ che non sia quella a cui i cittadini hanno dato il loro
nati da altri, o non dipendere per le proprie decisioni consenso» (II, 46). Il filosofo che ha celebrato la li­
da altri, o determinarsi senza essere a nostra volta bertà come autonomia, disdegnando la libertà nega­
determinati. Conducendo alle estreme conseguenze tiva, è stato Hegel, secondo il quale la libertà p Jlitica
questa osservazione verrebbe fatto di dire che, es­ si realizza soltanto nello Stato, attraverso la manife­
sendo 'libertà' un termine indicante, nella moltepli­ stazione della sua volontà razionale, che è la legge:
cità delle proprie accezioni, mancanza di qualche «Giacché la legge è l'oggettività dello spirito e la vo­
cosa, l'espressione 'libertà positiva' è contraddit­ lontà nella sua verità; e solo la volontà che ubbidisce
toria. alla legge è libera: ubbidisce infatti a se stessa, è pres­
Della libertà positiva la definizione classica fu da- so se stessa, e dunque è libera» (G. W. F . Hegel, Le-
50 LIBERTÀ DI AGIRE E DI VOLERE 51
zionisulla/iloso/ia della storia, vol. i, Firenze 197 2, p. zioni 'libertà negativa' e 'libertà positiva'), provochi
109) . deplorevoli confusioni, e quindi sterili controversie.
Che un'azione sia libera vuoi dire, secondo la defini­
zione di libertà negativa come non impedimento,
3 · Libertà di agire e libertà di volere. che questa azione può essere compiuta senza trovare
ostacoli, come il fiume di Hobbes che segue il suo
Meglio di ogni altra considerazione, ciò che �e�­ corso naturale, perché nessuna diga lo interrompe.
mette di distinguere nettamente le due forme d1 h­ Ma tale azione può dirsi libera indipendentemente
bertà è il riferimento ai due diversi soggetti di cui es­ dal fatto che sia stata voluta, e ancor piu che sia stata
se sono, rispettivamente, il predicat?. La Jiber�� ne: voluta da una volontà libera. Non è affatto contrad­
gativa è una qualifica dell'azione, la h� erta posltlva .e dittorio il dire che io godo della libertà religiosa an­
una qualifica della volontà. Quando d1co che sono 1.1- che se non ho scelto liberamente la religione che li­
bero nel primo senso voglio �ire . che una cert� m1a beramente professo. Cosi come non è affatto ridon­
azione non è ostacolata, e qumd1 posso comp1erla; dante il dire che io sono libero riguardo all'attività
quando dico che sono lib �r� nel se�o�do se?so vo­ religiosa, per il fatto che ho scelto liberamente la reli­
glio dire che il mio volere e hbero, c1oe non e deter­ gione da professare, e sono libero di professarla per­
minato dal volere altrui, o piu in generale da forze ché vivo in uno Stato che riconosce e garantisce la li­
estranee al mio stesso volere. Piu che di libertà nega­ bertà religiosa. Che la volontà sia libera secondo la
tiva e positiva sarebbe forse piu approt: riato parlar� definizione di libertà positiva vuoi dire che questa
di libertà d'agire e di libertà di volere, mtendendos1 volontà si determina da sé, è autonoma. Ma che una
per la prima 'azione non impedita o non . costrett a', volontà sia autonoma non implica affatto che l' azio­
per la seconda 'volontà non eterodeterm �na� a ? a� ­ ne che eventualmente ne derivi sia libera (cioè non
todeterminata' . In un certo senso propno ti nfen­ impedita o non costretta) . Non è affatto contraddit­
mento alla 'assenza di . . . ' in entrambe le definizioni torio dire che io ho scelto liberamente la religione
serve a spiegare, meglio della �ualifi�az�one di · �ega­ che professo ma non sono libero di professarla per­
tivo' e di 'positivo', come mal t�nto Il lmguagg�o co­ ché vivo in uno Stato confessionale. Cosi come non è
mune quanto quello tecnico usmo per le due d1verse . ridondante il dire che io non sono religiosamente li-
accezioni lo stesso termine. bero perché la religione che professo è la religione
Nello stesso tempo la netta distinzione del campo dei padri accettata passivamente, e perché nella si­
. tuazione storica in cui mi trovo non mi è riconosciu­
·

di riferimento delle due libertà serve anche a spiega­


re perché le due nozioni debbano esser� r�go:osa­ . to il diritto di professarla. Che le due libertà siano di-
mente distinte, e perché la loro mancata d1st�nz�o �e, verse tanto da poter essere indipendenti l'una dal­
o meglio la mancanza di un criteri? �etto d1 dlstlt� ­ l' altra non vuoi dire che siano incompatibili e che
zione (come quello che ha dato ongme alle due d1- .
quindi non si possano integrare vicendevolmente.
LIBERTÀ DETERMINISMO E INDETERMINISMO 53
Anzi, come vedremo, nella sfera politica una società ra e nella qualità intrinseca dell'agente. Cosi, ad
o uno Stato liberi sono una società o uno Stato in cui esempio, si dice che l'acqua discende liberamente, o
alla libertà negativa degli individui o dei gruppi si ac­ che ha libertà di scendere per il letto del fiume, per­
compagna la libertà positiva della comunità nel suo ché non c'è impedimento lungo quella direzione, ma
complesso, in cui un certo ampio margine di libertà non di traverso, poiché gli argini sono impedimenti »
negativa degli individui o dei gruppi (le cosiddette li­ ( 0/ liberty and necessity, in English works, vol. IV,
bertà civili) è la condizione necessaria per l'esercizio pp. 2 73 - 74) . Per un indeterminista, invece, la libertà
della libertà positiva dell'insieme (la cosiddetta li­ consiste nella capacità che hanno alcuni soggetti, co-
bertà politica) . , me il soggetto umano nel pieno possesso delle sue fa­
, coltà, se pure entro certi limiti e in date circostanze,
e in sommo grado Dio, di autodeterminarsi: come li­
4 · Determinismo e indeterminismo. bertas a necessitate. Non diversamente dalla libertà
politica di un Rousseau o di un Hegel, la libertà co­
Senza voler entrare nella controversia tradiziona­ me autodeterminazione nel linguaggio filosofico
le tra deterministi e indeterministi, e continuando a qualifica non una volontà assolutamente indetermi­
restare nel campo della libertà sociale, non sembra nata ma una volontà che si determina non in base a
fuori luogo precisare che i due significati di libertà impulsi o a moventi sensibili, ma ai dettami della ra­
sin qui illustrati corrispondono ai due significati di gione, sia essa la ragione divina o quella cosmica.
Della quale quindi si può dire altrettanto bene che
libertà prevalenti nelle discussioni dei filosofi, cioè
non consiste nel non essere sottoposti a nessuna leg­
alla libertà come l'intendono i deterministi e alla li­
ge bensf nell'essere sottoposti alla legge della ragio­
bertà come l'intendono gl'indeterministi. I primi in­ ne.
fatti negano generalmente la libertà del volere ma Allo stesso modo che libertà negativa e libertà po­
non escludono la libertà di agire, se ad essa si attri­ sitiva non si implicano e non si escludono, come ab­
buisce il significato di libertà negativa; i secondi af­ biamo visto, cosf non si implicano né si escludono la
fermano principalmente e con assoluta priorità su libertà dei deterministi e la libertà degli indetermini­
ogni altra forma di libertà la libertà di volere, che sti. Per ammettere la libertà come non impedimento
corrisponde alla cosiddetta libertà positiva e non del corso naturale delle cose non è affatto indispen­
comporta necessariamente la libertà di agire. Quan­ sabile postulare che la volontà sia libera nel senso
do un determinista parla di libertà, ne parla per desi­ che possa autodeterminarsi. Per altro verso, l'inde­
gnare quella situazione in cui il corso naturale degli terminista riconosce che la volontà può essere libe­
eventi non è ostacolato nel suo svolgimento necessa­ ra ma l'azione che ne discende può essere ostacola­
rio, come libertas a coactione, secondo la definizione ta o addirittura impedita (si pensi all'esempio ricor­
di Hobbes : « La libertà è l'assenza di tutti gli impedi­ rente del paralitico che vuole e non può) , tanto è
menti all'azione, che non siano contenuti nella natu- vero che anche il piu intransigente sostenitore della
54 LIBERTÀ DELL'INDIVIDUO E DELLA COLLETTIVITÀ 55
libertà del volere ammette in molti casi l' attenuazio­ dividuo singolo; quando l'oggetto del nostro discor­
ne o addirittura la completa estinzione della respon­ so è la libertà positiva il soggetto storico, cui essa di
sabilità personale. solito viene riferita, è un ente collettivo. Le libertà ci­
Anche se le dispute sulle libertà civili e politiche vili, prototipo delle libertà negative, sono libertà in­
non si sono presentate di solito come il riflesso della dividuali, cioè inerenti all'individuo singolo : storica­
disputa teologica e filosofica tra deterministi e inde­ mente, infatti, sono il prodotto delle lotte per la dife­
terministi, e anzi si sono svolte prescindendone, si sa dell'individuo considerato o come persona mora­
può osservare che, da un lato, le richieste di libertà le, e quindi avente un valore di per se stesso, o come
negativa sono state sostenute in base all'argomento soggetto di rapporti economici, contro l'invadenza
secondo cui bisogna dar libero corso alla natura di enti collettivi come la Chiesa e lo Stato; filosofica­
(umana) , non ostacolare con provvedimenti artifi­ mente, sono una manifestazione di concezioni indi-
ciosi e costrittivi la libera esplicazione delle forze na­ , vidualistiche della società, cioè di teorie per cui la so­
turali (per es. nei rapporti economici) , e hanno fatto cietà è una somma d'individui e non un tutto organi­
consistere il pregio della libertà non nell' affermazio­ co. La libertà come autodeterminazione, invece, è
ne del libero arbitrio, ma nel riconoscimento e nel­ generalmente attribuita, nel discorso politico, a una
l' accettazione della necessità naturale contro le de­ volontà collettiva, sia questa volontà quella del po­
formazioni provocate dalle leggi civili; e che, d'altra polo o della comunità o della nazione o del gruppo
parte, la richiesta della libertà positiva corrisponde etnico o della patria: ciò vuoi dire che per la teoria
all'esigenza, se non al postulato, degli indetermini­ politica il problema storicamente rilevante non è
sti, che la volontà sia posta in grado di autodetermi­ tanto quello dell'autodeterminazione dell'individuo
narsi, se pure con particolare riguardo alla volon­ singolo (che è problema teologico o filosofico o mo­
tà collettiva, alla volontà del tutto, alla cosiddetta rale) quanto quello dell' autodetermin�zione del cor­
volontà generale, piu che alla volontà dei singoli in­ po sociale di cui l'individuo è parte. E significativo
dividui. infatti che per la prima libertà si usi spesso la formu­
la 'libertà dallo Stato', che richiama l'attenzione sul­
la libertà dell'individuo nei riguardi dello Stato, per
5· Libertà dell'individuo e libertà della colletti­ la seconda si usi la formula 'libertà dello Stato', ove il
vità. soggetto della libertà è l'ente collettivo 'Stato'. Le
' teorie che di questa libertà si fanno banditrici, a co­
Nella teoria politica, le due forme di libertà si pos­ minciare da quella paradigmatica di Rousseau, per
sono distinguere anche in base al diverso soggetto finire con quella di Hegel, hanno una concezione
storico che dell'una o dell'altra è portatore. Quando non atomistica ma organica della società, e hanno di
prendiamo in considerazione la libertà negativa, il mira la libertà non dei singoli individui ma del tutto.
soggetto storico cui ci riferiamo è generalmente l'in- Altro modo di esprimere questa differenza è il chia-
'
LIBERTÀ 'nA' E ' nr 57
mare la libertà negativa libertà del borghese, la liber­ gativo della situazione cui si riferisce: la libertà nega­
tà positiva, libertà del cittadino: dove per 'borghese' tiva è, come abbiamo visto, quella situazione in cui
s'intende l'individuo singolo con la sua sfera privata non si è soggetti a limiti, come sono quelli che pro­
di aspirazioni e d'interessi, e per 'cittadino' l'indivi­ vengono da norme restrittive di questa o quella auto­
duo in quanto parte di una totalità ed esso stesso rità sociale, cioè è 'libertà da' questo o quel limite. Vi
promotore delle deliberazioni che da essa derivano. sono autori che distinguono la 'libertà da' dalla 'li-
Non bisogna peraltro confondere una distinzione . bertà di' (dall'inglese /reedom to) , comprendendovi
storicamente rilevante con una distinzione concet­ tutte le situazioni designate con espressioni quali 'li­
tuale. Che storicamente la libertà negativa sia preva­ ,.
bertà d'opinione', 'libertà d'iniziativa economica',
l�ntet?ente un �ttributo dell'individuo, e quella posi­ . . 'libertà di riunirsi, di associarsi, di votare', ecc., e in­
tiva sia un attnbuto prevalente di quella collettiva •·. tendendo cosi mettere in rilievo, accanto al momen­
non vuoi dire affatto che concettualmente le due li � to negativo della situazione di mancanza di limita­
bertà si distinguano in base al diverso soggetto che ne zioni, cui si riferisce il termine 'libertà', anche il mo­
sarebbe il beneficiario . Dal punto di vista concettuale . mento positivo consistente nell'indicazione delle
si può parlare, anche in contesti politicamente rile­ ' , concrete azioni che da questa mancanza di limiti so-
van.ti, di libertà negativa in favore di un soggetto col­ 1, no 'liberate' e quindi rese possibili. Per quanto la di­
lettivo, come accade, per fare un esempio che è sem­ ·. stinzione tra 'libertà da' e 'libertà di' esprima la di-
pre di grande attualità, nel caso di una guerra di 'libe­ stinzione tra aspetto negativo e aspetto positivo di
razione' nazionale ( ove è chiaro che la libertà cui ci si una situazione chiamata 'libertà', non è da confon­
riferisce è la libertà negativa) ; cosi come è appropria­ dere, come spesso avviene, con la distinzione tra li­
to parlare di libertà positiva con riferimento a un in­ bertà negativa e libertà positiva, quale sinora è stata
dividuo singolo, anche se il problema dell' autodeter­ illustrata.
n:ir:azio�� individ��le sia un �roblema morale (e giu­ Abbiamo visto che la differenza tra la libertà co­
ndico) piu che politico . Resta Il fatto che non impedi­ me 'assenza d'impedimento o di costrizione' e la li­
mento o non costrizione, da un lato, e autodetermi­ bertà come 'autodeterminazione' o 'autonomia' sta
nazi��me dall'altro, sono, astrattamente parlando, si­ nel fatto che la prima qualifica l'azione umana, la se­
;
tuazioni che possono essere entrambe riferite tanto conda la volontà. Orbene, tanto la 'libertà da' quan­
all'individuo singolo quanto a un ente collettivo. to la 'libertà di' qualificano l'azione. In quanto tali
non designano due situazioni diverse ma due aspetti
(che possiamo benissimo chiamare negativo e positi­
6. 'Libertà da' e 'libertà di'. vo purché da questa denominazione non nasca
un'ulteriore confusione) della stessa situazione.
È invalso l'uso di chiamare la libertà negativa 'li­ Mentre le due libertà di cui abbiamo sinora parlato
bertà da' (dall'inglese /reedom /rom) , espressione sono storicamente connesse ma non si implicano,
che mette immediatamente in rilievo l'elemento ne- dal momento che un soggetto può essere libero in
59
58 LIBERTÀ
io della
uno dei due sensi di libertà senza essere libero nel­ opinione, di norme restrittive circa l'eserciz
l' altro senso, la 'libertà da' e la 'libertà di' si implica­ professione del giornalist� , ecce tera . In s_osta �za, se
a hbe rta dalla
no nel senso che, essendo due aspetti della stessa si­ libertà di stampa non eqmvale sempre
dal fatto
tuazione, l'uno non può stare senza l'altro o in altre censura (e viceversa), ciò dipende non già
libertà da
parole, in una situazione concreta nessuno può esse­ che la libertà di stampa non implichi la
a), ma unic ame nte dal
re 'libero da' senza essere 'libero di' e viceversa. qualche restrizione (e vicevers
vare dall ' aboli­
Qua?do io dico, per esempio, che sono 'libero di' fatto che la libertà di stampa può deri
altre limi­
espnmere le mie opinioni, dico, e non posso non di­ zione non solo della censura ma anche di
la strada
re, �e�o � tesso tempo che sono 'libero da' una legge tazioni e la libertà dalla censura può aprire
altre li­
eh� lstl�msce la censura preventiva . Cosi come quan­ non soÌo alla libertà di stampa ma anche ad
i altra spie gazi one
do lo dtco che sono 'libero da' qualsiasi norma che li­ bertà. Ma ciò che meglio di ogn
tra libe rtà
miti il mio diritto di voto, dico e non posso non dire serve a non confondere la distinzione
ne e libe r­
nello stesso tempo che sono 'libero di' votare . La come non impedimento e non costrizio
e 'libertà
stessa cosa si può enunciare anche in quest'altro mo­ tà come autodeterminazione, da un lato,
che stor icam ente , di fat­
do: non vi è 'libertà da' che non liberi una o piu 'li­ da' e 'libertà di', dall'altro, è
'libe rtà di' che
bertà di', cosi come non vi è una 'libertà di' che non to non vi può essere richiesta di una
una 'li­
n�n implichi anche una richiesta di �lme ?
n
sia una co�seguenza di una o piu 'libertà da'. Questi en­
end
du� aspett1 della nostra libertà di agire (che conti­ bert à da' e vicevers a, mentre analoga mterdlp
rich ieste di libe rtà neg ativa
nUiamo a tener ben distinta dalla nostra libertà di vo­ za non esiste rispetto alle
esso , si, che que­
lere) sono cosi connessi tra loro che le due espressio­ e di libertà positiva. Abbiamo amm
di pari pa� ­
ni 'libertà da' e 'libertà di' possono essere in qualche ste due libertà procedono storicamente
ben dl­
caso interscambiabili. so ma le richieste dell 'una e dell'altra sono
ppi politi­
?e non sono sempre interscambiabili dipende sti�te e ne son o quasi sem pre portatori gru
una ripr ova dell 'inter­
umcamente dal fatto che la libertà da una sola restri­ ci diversi. Se si vuole ancora
'libe rtà da' e 'li­
zione può liberare piu libertà di fare, e viceversa una scambiabilità delle due espressioni d�
clam ate
sola libertà di fare può essere stata liberata dalla eli­ ber tà di', si pensi alle quattro libertà pro .
l
degh Stat
minazione di piu limitazioni. Esemplificando da un Roosevelt nel messaggio al Congresso
rtà di �ulto!
l �to l'eliminazione delle norme sulla censura �reven­ Uniti il 5 gennaio 194 1 . Esse sono: la libe
terr ore e la hbe:t.a
tlva �pre la st�ada � var�e libertà, come quella di par­ la libertà di parola, la libertà dal
e come h­
dal bisogno. Le prime due sono form ulat
lare m pubblico, di scrivere, di_ stampare, di rappre­
Eppure ap­
bertà di' le ultime due come 'libertà da' .
sentare la realtà con le piu diverse forme espressive· e libe:tà dj
d'altro lato, la libertà di stampa può dipendere dali� parteng�no tutte quante alla classe dell
con la h� ert_a
mancanza o dall'abolizione di norme sulla censura agire, e non hanno niente a che vedere
so nei pn-
preventiva, di norme penali che prevedano reati di come autodeterminazione. L'accento mes
LI ANTICHI E DEI MODERNI 61
6o LIBERTÀ
egli scrive -
mi due casi sull'azione da liberare, negli altri due sul­ città antiche: « Lo scopo degli antichi -
tutti i citta-
l'impedi�e_nto � � eliminare, dipende da ragioni di . era la distribuzione del potere sociale fra
sto essi chia mavano
opportumta pohtrca che è dal punto di vista concet­ : dini di una medesima patria: que godi­
rezz a nei
tuale irrilevante . libertà. Lo scopo dei moderni è la sicu .
gara nzie
menti privati: ed essi chiamano libe�tà le .
nti » (De la
concesse dalle istituzioni a questi godrme
ernes, in
7· Libertà degli antichi e libertà dei moderni. liberté des anciens comparée à celle des mod
t avev a le sue
Oeuvres, vol. VII, p . 253 ) . Constan
' buone ragioni, che qui non è il caso di disc uter e, per
In seguito al celebre saggio di Benjamin Constant
, nettan:en­
sulla .libertà �egli antichi comparata a quella dei mo­ sovrapporre alla distinzione concettuale
egnazione
derm, alla drfferenza tra le due libertà è stata fatta te delineata una distinzione storica : l'ass
della libertà negativa ai moderni e di que lla positiva
corrispondere una distinzione storica secondo cui
la libertà negativa sarebbe la libertà dei moderni e la agli antichi gli serviva, oltreché per chi � � ur:_ con­
ri e
hberta, an­
libertà positiva quella degli antichi. Com'è noto cetto difficile e confuso come quello dr
er� posi:
Constant distingue due forme di libertà: la libertà che per esprimere un giudizio di val�)fe, che
er la hb.erta
del godimento privato di alcuni beni fondamentali tivo per la libertà negativa e negativo .p
pna avversione
per la. sjcurezza della vita e per lo sviluppo della per­ pos itiva, e per mostrare tutta la pro
avevano
sonahta umana, come sono le libertà personali, la li­ per Rousseau e in specie per Mably, che
isce
la seconda e trascurato la prima. Si cap
bertà d'opinione, d'iniziativa economica' di movi­ : esaltato storia, come
mento, di riu�i�:me e s�mili, e la libertà di p artecipare che in una concezione progressiva della
l' epit e o di ' moderno :
al P ?tere pohtrco. Dr queste due libertà, la prima quella cui s'isp irava Constant, �
e, quello dr
cornsponde alla defir:izione corrente di libertà nega­ esprimesse un giudizio di approvazion
.
uva, la seconda cornsponde alla definizione altret­ 'antico' un giudizio di condanna.
cui Con ­
tanto corrente di libertà positiva; ed è chiaro altresi Pur rendendo omaggio alla lucidità con
non siamo
che, mentre la prima è un bene per l'individuo e af­ stan t fissò la distinzione tra le due libertà,
valo re, né il giudi­
fonda le radici in una concezione individualistica tenuti ad accettarne il giudizio di
è ver o che le
della società, la seconda è un bene per il membro di zio storico che questo presuppone . Se
uo con­
una comunità, nel momento in cui questa comunità libertà civili, intese come libertà dell'individ
nte attraver­
il tutto d� �ui �l sing<?lo individuo fa parte, deve pren� tro il potere dispotico, garantite legalme
base d�llo
dere dec1s1om che nguardano la società nel suo com­ so quei meccanismi giuridici che sono alla
o scon oscmte
plesso e nelle sue parti . Stato costituzionale moderno, eran
osci uta la
�iò che Constant aggiunge a queste due determi­ agli antichi, anche se non e�a aff�tto scon ralzs
est natu
nazr�mi della �ibertà è l'assegnazione della prima agli definizione di libertà negativa (lzbertas
si quid vi
Stati moderni e della seconda agli Stati, o meglio alle facultas eius quod cuique facere libet, nisi
E DEMOCRAZIA
LIBERTÀ

aut iure prohibet�r, cosi un passo del Digesto, Fr. 4,


8. Liberalismo e democrazia.
�r., D, I, 5), non e altrettanto vero che la libertà posi­
uva fosse una caratteristica delle società antiche so­
Nella storia della formazione dello Stato costituzio � Nella storia dello Stato moderno le due libertà
inter conn esse , si che do­
nale m.ode�no la richiesta della libertà politica pro­ no strettamente collegate e
a li­
cede dt part passo con la richiesta delle libertà civili ve cade l'un a cade l'altra. Piu precisamente, senz
di opin ione ,
anche se, bisogna riconoscerlo, il conseguiment� bertà civili, come la libertà di stampa e
part e­
delle seconde, o almeno di alcune di esse, prima fra come la libertà di associazione e di riunione, la
re poli tico è un inga nno ;
tutt� la �tbertà
_ religiosa, la libertà di opinione e la li­ cipazione popolare al pote
re le liber tà
ma senza partecipazione popolar e al pote
berta dt stampa, precede i� pieno conseguimento dura re. Men ­
della prtma. _ Nell tdea locktana del governo civile civili hanno ben poche probabilità di
ssari a
non s� pu� staccare il principio della protezione di tre le libertà civili sono una condizione nece
politi­
alcum bem fondamentali, come la libertà la vita e la per l'esercizio della libertà politica, la libertà
e del pote re poli tico, è
pro�rietà, dalla partecipazione del popo'Io alla for­ ca, cioè il controllo popolar
egui men to pri­
maztone. delle le�gi, sebbene il popolo sia costituito una condizione necessaria per il cons
i. Si
_
da �na. rtstret�tsstma classe di proprietari. Nello sta­ ma e per la conservazione poi delle libertà civil
del
_
to dt dtrttto dt Kant, che ha per fine la garanzia della tratt a, com e ogn un ved e, del vecchio problema
ocrazia. Se vi sono
ma�sim� li� ertà .di �iascuno compatibile con la egua­ . rapporto tra liberalismo e dem t, che
le hberta dt tutti glt altri, la libertà politica è ricono­ stati scrittori liberali, come appunto il Constan
tà liber ali da
_
scmta soltant� a coloro che godono dell'indipen­ hanno ritenuto di poter separare le liber
pote sse­
denza economtca e preclusa, oltre che alle donne ai quelle democratiche, e credere che le prim e
secon­
lavoratori dipendenti. La Costituzione francese del ro stare senza un pieno riconoscimento delle
nel mom ento stess o in
179 1 , che garantisce i principali diritti di libertà li­ de, e come Tocqueville che,
posi tivo alla libe r­
m ita il diritto di voto a coloro che pagano un c�rto cui attribuiva un valore altamente
pote r par­
_
trtbuto e ne esclude coloro che si trovano « in uno tà negativa, che definiva come « la gioia di
il solo
stato di domesticità, cioè di lavoro salariato ». Da lare, agire, respirare senza coartazioni, sotto
e », pave ntav a l'avv ento del­
questi esempi appare, contrariamente alla tesi del li­ freno di Dio e della legg
peri colo del livel la­
berale non democratico autore del Cours de politi­ la democrazia in cui vedeva il
tori dem ocra ti­
que constitutionnelle, che, se la libertà negativa è mento, vi sono stati d'altra parte scrit
volo n­
mo�erna, la libertà positiva, intesa come la parteci­ ci, come Rousseau, che, nell'esaltazione della
azio ne
paz!<?ne della maggtor parte dei cittadini al potere tà generale come espressione della partecip
hann o trasc urat o le liber­
pohttco, che st_ realizza gradualmente sino al suffra­ collettiva al corpo politico,
che la volo ntà gene rale
gio .universale maschile e femminile ' invece di essere tà negative sino ad affermare
' limi tata dall 'esi-
antica, e ancora piu moderna . non ha limiti, non è in particolare
LIBERTÀ QUALE SIA LA 'VERA' LIBERTÀ

stenza di diritti precostituiti; o come Mazzini, tanto petizione popolare e il referendum. La verità è che le
fiduciosamente democratico quanto sospettoso libe­ due libertà non sono affatto incompatibili, checché
rale, che rimetteva la soluzione del problema politi­ ne dicessero i rigidi fautori dell'una o dell'altra. Non
co nazionale assai piu all'instaurazione della sovrani­ solo non sono incompatibili ma si rafforzano l'una
tà popolare che alla difesa dei diritti civili (che consi­ con l'altra. Le dittature moderne si sono del resto in-
derava come il prodotto delle teorie politiche indivi­ caricate egregiamente di dimostrarcelo, senza trop- ·

dualistiche e utilitaristiche, da cui egli aborriva) . Di­ pe disquisizioni sulla libertà degli antichi o dei mo­
ceva, infatti, della libertà (intendi della libertà nega­ derni, abolendo tanto l'una che l'altra. Una dittatura
tiva) che « è una negazione, non costruisce nulla; non è una buona dittatura, ma soltanto un regime
distrugge, non fonda ». Lungo tutta la storia politica · piu o meno autoritario, se lascia sopravvivere alcune
dell'Ottocento le due correnti si svolgono spesso l'u­ libertà civili e non distrugge totalmente, ma si limita
na indipendentemente dall'altra, talora scontrando­ ' a indebolire, il sistema rappresentativo. Al contra­
si e avversandosi: il liberale accusa il democratico di rio, la lotta contro un regime dispotico si muove ai
preparare la strada a un nuovo dispotismo, il demo­ tempi nostri sempre su due binari, quello della ri­
cratico accusa il liberale di favorire sotto specie di li­ , conquista delle libertà civili e quello di una nuova e
bertà l'interesse dei beati possidentes e di minare l'u­ piu ampia partecipazione popolare al potere.
nità sociale.
Ma oggi nessuno piu dubita che il puro liberali­
smo e il puro democratismo siano posizioni unilate­ 9· Quale sia la 'vera' libertà.
rali. Almeno sino alla svolta provocata dalla Rivolu­
zione sovietica, l'evoluzione dello Stato rappresenta­ Il non considerare che la libertà come autodeter­
tivo moderno è stata caratterizzata da una lotta inin­ minazione è un attributo della volontà e non dell'a­
terrotta, pur con ascese e ricadute, per l'allargamen­ zione, e in quanto tale si distingue dalla libertà come
to delle libertà civili e della libertà politica. Dalla li­ non impedimento e non costrizione, conduce spesso
bertà di opinione, limitata in un primo tempo alla alla vana ciiscussione su quale delle due sia la vera li­
libertà religiosa, alla libertà di stampa; dalla libertà bertà, ovvero la libertà buona, degna di essere perse­
di riunione alla libertà di associazione sino al ricono­ guita quando non c'è e difesa quando c'è. La lezione
scimento di associazioni specificamente indirizzate di Constant, secondo cui vera o buona libertà è sol­
alla formazione della volontà politica, come sono i tanto la seconda, è stata spesso seguita e ripetuta an­
partiti. Dal suffragio ristretto al suffragio universale che da scrittori recenti col solito argomento che, se
ed eguale, dal rafforzamento del sistema rappresen­ la vera libertà è assenza di costrizione, non si vede
tativo attraverso l'eliminazione, per esempio, della come si possa chiamare libertà una situazione in cui
seconda camera ereditaria o di nomina regia alla vi è costrizione se pure di sé a se stesso, onde la co­
creazione di istituti di democrazia diretta, come la siddetta libertà positiva sarebbe il contrario della li-
66 LIBERTÀ QUALE SIA LA 'VERA' LIBERTÀ 67

bertà, e quindi, se la libertà è un bene, la libertà posi­ nell'individuare il momento in cui si possa dire che
tiva non essendo un bene non sarebbe da promuove­ una volontà si è determinata da se stessa. In filosofia
re. Un'obiezione di questo genere deriva proprio dal ' si ricorre generalmente alla distinzione tra due di­
non tener conto che la libertà positiva qualifica non versi 'Io', uno piu profondo, il vero io, e uno piu su­
l'agire umano ma la volontà, e che ciò che può valere perficiale, o io apparente e fittizio, tra l'io razionale e
per l'agire non è detto che valga anche per la volon­ l'io istintivo, e si considera libera la volontà che ub­
tà. Infatti, ciò che rende non libera un'azione è un bidisce al primo anziché al secondo. Nella teoria po­
impedimento (o una costrizione) , mentre ciò che fa litica si ricorre alla distinzione tra la volontà colletti­
di una volontà una volontà non libera è l'essere gui­ . va, o 'generale' (per usare l'espressione rousseauia-
data o diretta da un soggetto diverso dal soggetto del na) che sarebbe la vera volontà del corpo sociale, e
volere, cioè l'essere eteroguidata o eterodiretta. Nei ·• la v'olontà individuale, cioè dei singoli cittadini indi­
riguardi dell'azione la non libertà si presenta sotto vidualmente presi; e si considera libero il singolo so­
forma di una qualunque 'nomia' , il cui contrario è . lo quando ubbidisce alla prima, cioè alla volontà ge­
. nerale, che egli stesso contribuisce a formare. Ciò
una situazione di 'non-nomia' (in cui consiste ap­
punto la libertà negativa) ; nei riguardi della volontà spiega la lunga serie di definizioni della libertà (posi­
la non libertà si presenta sotto forma di 'eterono­ tiva) come obbedienza alle leggi, in quanto le leggi
mia', il cui contrario è !"autonomia' (in cui consiste sono, o si presume che siano, la piu alta e chiara
appunto la libertà positiva) . Mentre in una situazio­ espressione della volontà collettiva, o addirittura co-
ne di libertà negativa è corretto dire che io posso (nel . me obbedienza alla volontà dello Stato, dove lo Sta­
senso che mi è lecito) compiere una determinata to è innalzato, come accade in tutto il filone del­
l'hegelismo politico, a momento supremo della vita
azione, in una situazione di libertà positiva non solo
organizzata di un popolo. L'obiezione dei fautori
non è corretto ma non avrebbe alcun senso dire che
della libertà negativa, secondo cui la libertà positiva
io posso (nel senso che mi è lecito) volere. Il che ser­
viene definita in termini di obbedienza, e cioè, per
ve a riaffermare quello che si è detto sin qui: affinché chi consideri esclusivamente la libertà negativa, in
si possa dire che un'azione è libera basta il fatto ne­ termini di non libertà, non ritiene di dover tener
gativo di non essere impedita o costretta; affinché si conto della differenza tra obbedienza ad altri e ob­
possa dire che è libera la volontà occorre non già il bedienza a se stessi. Si potrà mettere in dubbio l' op­
fatto negativo di non essere determinata, ma il fatto portunità di chiamare con lo stesso termine 'libertà'
positivo di essere autodeterminata. due situazioni diverse, l'una definita in termini di
Se una difficoltà esiste rispetto alla libertà positi­ non impedimento (o non costrizione) e l'altra in ter­
va, non sta tanto nell'intendere correttamente il si­ mini di obbedienza, che appaiono situazioni con­
gnificato dell'espressione e nel trovare l'esatto crite­ traddittorie, ma non si può disconoscere la validità
rio per distinguerla dalla libertà negativa, quanto della distinzione tra l'obbedienza ad altri e l' obbe-
68 LIBERTÀ IDEALI DI SOCIETÀ LIBERA
dienza a se stessi. Dal momento che di fatto esistono · di società libere e che la loro diversità consiste
situazioni in cui l'individuo è libero di fare o non fare fatto che ciascuna di esse persegue, e conduce al-
alcunché, e altre in cui lo stesso individuo ha l' obbli­ estreme conseguenze, una delle due forme di li­
go di obbedire, la libertà positiva caratterizza quella à e una sola; ed è in sostanza l'idealizzazione di
situazione di obbedienza in cui colui che obbedisce s� cietà in cui una delle due forme di libertà sia
obbedisce a una norma quanto piu possibile confor­ pienamente e universalmente raggiunta. In . al­
me alla sua stessa volontà, in modo che obbeden<.lo a parole, una società libera può essere conc�prta,
quella norma sia come se obbedisse a se stesso. La è stata di fatto concepita anche se gli auton non
vera difficoltà sta se mai nell'individuare storica­ sono consapevoli, in due modi: o come regno del­
mente e nel progettare praticamente una volontà libertà negativa o come regno della libertà positi­
collettiva tale che le decisioni da essa prese siano da
' finalmente o l'una o l'altra, realizzate.
accogliersi come la massima e la migliore espressio­ un esempi� classico della prima forma ideale di
ne della volontà di ogni singolo, in modo che ciascu­ ·. società libera è la comunità giuridica universale di
no « obbedendo a tutti », per dirla con Rousseau, ' Kant: ciò che Kant intende per società libera è una
« non ubbidisca a nessuno e sia libero come prima ». . società in cui sia garantita a ciascuno (individuo o
Si tratta peraltro di una difficoltà politica, non di una ' Stato) la libertà esterna, cioè la libertà di fare tutto
difficoltà concettuale. Che politicamente la libertà ciò che è compatibile con l'eguale libertà di tutti gli
positiva come autodeterminazione collettiva sia un altri una società insomma in cui vi sia il massimo
.
pos ;ibile di libertà negativa, cioè di 'libertà da' (s'in­
·

ideale-limite, non toglie che sia un ideale continua­


mente riproposto, e che sia lecito considerare un re­ tende, precipuamente, degli individui dallo Stato, e �
gime tanto p ili desiderabile quanto p ili vi si awicina. :· nell'ambito internazionale, di ciascuno Stato da tutti
' gli altri) . Nell'ideale kantiano una società è tanto pili
perfetta quanto piu estesa è quella libe�tà che. c?nsi­
ro. Due ideali di società libera. ste nell'assenza d'impedimento e dr costnz10ne .
Non diversamente accade in altri scrittori della tra­
A ulteriore conferma della distinzione ricorrente .: dizione liberale, come John Stuart Mill, secondo cui
in tutta la storia del pensiero politico tra le due for­ ' lo Stato deve intervenire con le sue leggi punitive il
me di libertà sin qui illustrate, si considerino alcune meno possibile e soltanto per impedire !� az�oni �el­
delle principali teorie che pongono come fine ultimo .
l'individuo che rechino danno ad altn_ mdrvrdm, o
della convivenza sociale il fine della libertà, e dise­ come Spencer, che considera come una ca�att;eri�t �­
gnano le linee generali di una ideale 'società libera' . ca delle società industriali, rispetto alle soCieta mrh-
Per quanto il problema non abbia richiamato l'at­ tari l'accrescersi della libertà dell'individuo nei con­
tenzione che merita, un esame di queste teorie rivela fro �ti dello Stato sino al quasi completo deperimen­
che le società ipotizzate corrispondono a due diversi to di questo.
LIBERTÀ LA STORIA COME STORIA DELLA LIBERTÀ

Tutt'altra è la società libera ideale presente nella ca e trova la sua piena attuazione nella riduzione ai
tradizione di pensiero politico che, per distinguerla minimi termini del potere collettivo, impersonato
da quella liberale, possiamo chiamare libertaria, e storicamente dallo Stato; la libertà della tradizione
comprende Rousseau, gran parte del pensiero anar­ ' libertaria è comunitaria e si attua totalmente soltan­
chico (come quello di Proudhon) , il marxismo nel . to nella massima distribuzione del potere sociale in
suo volto utopistico mirante all'estinzione finale del­ modo che tutti vi partecipino in egual misura. La so­
lo Stato, attraverso il salto qualitativo dal regno della cietà ideale dei primi è una comunità di individui li­
necessità al regno della libertà. Uno dei tratti comu­ beri, quella dei secondi una comunità libera di indi­
ni a tutti questi scrittori è certamente il maggior ap­ , vidui associati.
prezzamento della libertà positiva rispetto alla liber­
tà negativa, se non addirittura l'esclusiva considera­
zione della prima a scapito della seconda. La società rr. La storia come storia della libertà.
ideale di Rousseau è quella del contratto sociale ove
ciascuno è libero non già per l'estensione della sfera Quando all'inizio del Contra! social Rousseau
di libertà negativa di cui gode, ma nella misura in cui scrisse le fatidiche parole: « L'uomo è nato libero ma
obbedisce alla legge che egli stesso attraverso la for­ dovunque è in catene », indicò nella liberazione dal­
mazione di una volontà generale si è data. Nella tra­ le catene, nell'ideale della libertà, il "t'ÉÀoç, e quindi il
dizione del pensiero anarchico società ideale è quel­ senso, della storia. Di questo ideale la Rivoluzione
la in cui si attua nella forma piu ampia l' autogover­ francese sarebbe apparsa ai grandi contemporanei la
no, che è appunto la libertà come autodeterminazio­ prima entusiasmante, se pur non sempre piena e giu­
ne a tutti i livelli e in tutte le dimensioni. Si pensi a sta (con tutti i suoi esecrandi orrori), attuazione. Da
Proudhon e al suo principio della realtà e della vita allora, la filosofia della storia, che aveva tratto il pro­
autonoma dell'essere collettivo, eretta contro la co­ prio alimento, nonché il proprio oggetto, dalle teorie
strizione esterna e disumanizzante del potere statale, del progresso, che, nate con l'illuminismo, si pro-
il tema
che è per sua natura sempre eteronomo. Né si di­ . trassero per tutto il sec. XIX, scopri e propagò
mentichi che, interpretando la Comune di Parigi co­ : fondamentale, cui Hegel avrebbe impresso il suo
'.

me la prima manifestazione di una nuova forma di suggello, della storia come storia della libertà. Nelle
Stato che contiene già il germe della dissoluzione concezioni teologiche della storia la vera storia era
dello Stato, Marx parla di autogoverno dei produt­ soltanto la storia della salvezza (individuale) da cui la
tori, ed Engels, prevedendo la fine dello Stato quan­ storia reale degli uomini con le sue lotte, le sue scon­
do sarà cessato per opera della rivoluzione proletaria fitte e i suoi trionfi (effimeri) riceveva il proprio sen­
l'antagonismo di classe, invoca l'avvento di una « li­ so: non già che la salvezza non fosse essa stessa una
bera ed eguale associazione di produttori ». forma di libertà o meglio di liberazione; ma era liber­
La libertà della tradizione liberale è individualisti- tà o liberazione dal peccato, un ritorno alla purezza
LIBERTÀ . LA STORIA COME STORIA DELLA LIBERTÀ 73
originaria, e riguardava pur sempre l'individuo sin­ ·. di valori, la libertà, nelle sue molteplici forme, come
golo, non l'umanità nel suo complesso. Il definire in­ 1 libertà di professare una religione secondo i dettami

vece la storia come storia della libertà voleva dire as­ della propria coscienza, di esprimere liberamente le
segnare un "t'ÉÀoç alla storia umana in quanto tale, proprie opinioni e di propagarle attraverso la stam­
prescindendo da qualsiasi duplicazione di essa in pa, di dissentire dal governo senza correre il rischio
una storia divina, ovvero considerare la stessa storia di essere messi fuori legge e condannati come ribelli,
umana come storia divina; voleva dire che la storia e soprattutto di rompere i vincoli morali e giuridici
era non pili un coacervo di accadimenti senz' ordine che ostacolavano l'iniziativa economica, era apparsa
e senza scopo ma una serie ordinata di eventi orien­ . il maggior bene cui gli uomini potessero aspirare in
tati a un fine . La storia insomma aveva un senso e :. questo mondo. La libertà, anzi le varie libertà, erano
questo senso era la conquista di una sempre piu am­ la condizione stessa dello sviluppo di tutti gli altri va­
pia libertà. Identificato in ciò che si cominciò a chia­ lori. In questa prospettiva la storia apparirà come
mare progresso lo sviluppo della storia verso un fine storia della libertà non solo in quanto ha la libertà
desiderato, la teoria del progresso e la filosofia della come "t'ÉÀoç, ma anche in quanto la libertà, intesa co­
storia come libertà venivano a essere strettamente me la precondizione del massimo sviluppo delle fa­
connesse. Il progresso consisteva in un graduale e coltà superiori dell'individuo e della specie, è il prin­
continuo processo di liberazione, in un avvicina­ cipio motore del progresso (è in questo secondo sen­
mento, ora piu rapido ora piu lento ma inesorabile, so che Croce parlerà della storia come storia della li­
verso il fine piu altamente desiderato dall'uomo su bertà senza peraltro distinguerlo dal primo) . La sto-
questa terra, fine che è appunto la libertà.
' ria ha la libertà come "t'iJ.oç, perché ha la libertà co­
Questo capovolgimento radicale del senso della
storia era nato dalla crisi della coscienza religiosa ap­ me principio motore; la libertà insomma è fine e
prodata attraverso la Riforma all'Illuminismo, quin­ principio, causa finale e causa efficiente. Ancora una
di protrattasi e aggravatasi nell'Ottocento con le volta questa duplicità di sensi della storia come li-
. bertà è possibile perché il concetto di libertà usato
varie filosofie positivistiche e scientistiche; dallo
straordinario sviluppo della scienza e delle applica­ nella prima e nella seconda interpretazione è diver­
zioni tecniche che erano seguite e rendevano possi­ . so. A guardar bene ci si imbatte anche qui nei due
bile al di là di ogni previsione il dominio sulla natura concetti di libertà illustrati nella prima parte: la li­
preconizzato da Bacone; dalla formazione di una . bertà come "t'iì,oç è la libertà negativa, è la libertà
classe avventurosa e intraprendente che la crisi dei : quanto piu ampia possibile, al limite la libertà asso­
tradizionali valori religiosi aveva reso piu spregiudi­ luta delle nostre azioni, mentre la libertà come prin­
catamente volta al proprio utile e cui il progresso cipio motore è la libertà positiva, cioè la possibilità
scientifico e tecnico aveva fornito mezzi via via sem­ di autodeterminazione, che rende possibile al sog­
pre piu potenti di espansione delle proprie ambizio­ getto umano ogni forma di innovazione, sino al limi­
ni e delle proprie capacità. In questo rovesciamento te dell'autodeterminazione assoluta che appartiene
74 LIBERTÀ STORIA DELLA LIBERTÀ 75
soltanto a Dio e che, una volta ammessa, farebbe ta come il soggetto stesso della storia, un'altra volta
della storia l'opera della creazione divina. La storia come il fine, ve n'è una terza, che è anche la meno
insomma è il prodotto della libertà umana, come au­ compromessa con postulati metafisici, residui in fin
todeterminazione, e ha per scopo la libertà umana dei conti equivalenti di concezioni teologiche della
come il massimo di non impedimento e di non co­ storia dure a morire: la storia come un continuo e
strizione. rinnovato tentativo degli individui e dei gruppi (po­
poli, classi, nazioni) di allargare la propria libertà
d'azione (libertà negativa) e di affermare il principio
12. La storia della libertà. dell'autodeterminazione contro il ripetersi, il ripro­
dursi, l'atteggiarsi nelle piu diverse guise, delle forze
Il concetto di libertà come -rÉÀoç della storia esige oppressive, o, com'è stato ancor recentemente chia­
una risposta alla domanda: libertà da che cosa? Ma rito, come una serie di risposte alla sfida sempre ri­
una risposta una volta per sempre non si può dare. tornante della illibertà (cfr. Matteucci, 19 7 2).
La libertà in quanto liberazione da un ostacolo pre­ Questa interpretazione ha il vantaggio di conside­
suppone l'ostacolo. Tante libertà nella storia quanti rare libertà e illibertà unite in un rapporto d'integra­
gli ostacoli di volta in volta rimossi. La storia della li­ zione reciproca. Senza l'una non c'è l'altra, e dove
bertà procede di pari passo con la storia delle priva­ c'è l'una c'è l'altra. Storicamente la illibertà nasce
zioni della libertà: se non ci fosse la seconda non ci continuamente dal seno stesso della libertà almeno
sarebbe neppure la prima. Non vi è stato un regno per due ragioni: 1) tranne in quel regno ideale dove
della libertà totale al principio, come avevano ipotiz­ la mia libertà è perfettamente compatibile con l'e-
1
zato i teorici dello stato di natura (l'uomo nato libero guale libertà di tutti gli altri, nel regno della storia la
di Rousseau), né vi sarà un regno della libertà totale conquista di una libertà concreta da parte di un indi­
alla fine, come preconizzeranno e predicheranno gli viduo o di un gruppo si risolve sempre in una illiber­
utopisti sociali. Non c'è né una libertà perduta per tà di altri: la libertà dalla tortura implica la non­
sempre né una libertà per sempre conquistata : la libertà dei torturatori, cosi come la libertà dallo
storia è un intreccio drammatico di libertà e oppres­ sfruttamento implica la non-libertà degli sfruttatori;
sione, di nuove libertà cui fanno riscontro nuove op­ 2) la conquista della libertà è sempre una condizione
pressioni, di vecchie oppressioni abbattute, di nuo­ necessaria (se non sufficiente) per la conquista della
ve libertà ritrovate, di nuove oppressioni imposte e potenza e la potenza degli uni si afferma e non può
di vecchie libertà perdute. Ogni epoca è contraddi­ non affermarsi a scapito della libertà degli altri. Non
stinta dalle sue forme di oppressione e dalle sue lotte già che basti essere liberi per essere potenti. Ma tutti
per la libertà. Cosi accanto alle due interpretazioni i potenti prima di essere potenti sono stati liberi. La
della formula 'la storia come storia della libertà', di libertà di oggi è la potenza di domani. E la potenza di
cui abbiamo discorso, dove la libertà appare una voi- domani sarà una nuova fonte di illibertà per coloro
76 LIBERTÀ LINEE DI TENDENZA DI QUESTA STORIA 77
che a questa potenza sono soggetti. Attraverso la
consi? erazione � ialettica di libertà e illibertà, questa 1 3 . Linee di tendenza di questa storia.
terza mterpretaztone della storia come storia della li­
bertà �vita i due scogli della libertà come principio e Se è vero che non si può dire una volta per sempre
della hbertà come fine: il principio, owero la molla da che cosa l'uomo voglia (abbia bisogno, esiga di)
della storia, può essere tanto la libertà quanto la illi­ essere libero, si possono indicare schematicamente
bertà, cosf come il fine. Chi ci assicura che la storia · alcune linee di tendenza, considerando la potenza
abbia un 't'ÉÀoç e questo 't'ÉÀoç sia una libertà finale e come l'opposto della libertà, nel senso che la poten­
universale? E se la storia umana finisse, come nella za di uno implica sempre la non-libertà di un altro
fantasia di tanti scrittori cosiddetti apocalittici in un cosf come la libertà di uno implica sempre la non­
sistema di servitu ge?-eraliz zata? Che cosa ne s �ppia­ potenza di un altro. Ogni forma di potenza si può
mo? Accanto all'estgenza della libertà gli uomini configurare come l'instaurazione di uno di stato di
h�nno mostrato in tutti i tempi anche l'indifferenza non-libertà, cosf come ogni instaurazione di uno sta­
dt fronte alla libertà e, perché no?, la paura della li­ to di libertà si può configurare come la soppressione
bertà. Quale di questi atteggiamenti è destinato a di una forma di potenza.
preval�re? Il bisogno, l'indifferenza o la paura ? Si possono distinguere tante forme di liberazione,
Bemnteso, at?-che quest a interpretazione, pur es­ e quindi d'instaurazione di libertà, quante sono le
.
sendo meno rtgtda e anch e piu utile come schem a di forme tipiche che assume di volta in volta nella storia
comprensione storica, è idealizzant e: attribuisce alla la potenza. Intendendo per rapporto di potenza quel
libertà un valore P <;> sitivo e al suo contrario, la poten­ rapporto in cui un soggetto condiziona e in questo
za, �n valo�e n��attvo. Si può benissimo concepire la senso rende non-libero il comportamento dell'altro,
stona e qmndt il d�stino dell'uomo dal punto di vi­ il miglior modo per distinguere le varie forme di po­
.
sta, an�1che_ della hbertà, della potenza, che è il suo tenza è quello di prendere in considerazione i mezzi
rovesc10. Alla fine del secolo che era cominciato con principali con cui viene operato tale condiziona­
la 'religione della libertà', qualcuno scriverà : « Si mento. Questi mezzi sono: a) le idee, gli ideali, le
vuole la libertà finché non si ha ancora la potenza. concezioni del mondo (condizionamento psicologi­
Quando si ha la potenza, si vuole il predominio ; se co) ; b) il possesso della ricchezza (condizionamento
.
non lo �1 consegue (se si è ancora troppo deboli per attraverso l'offerta di una ricompensa per il lavoro
esso) , �1 vuole la giustizia, ossia una potenza pari » prestato) ; c) il possesso della forza (condizionamen­
(Fr. Ntetzsche, Frammenti postumi r887- r888, Mila­ to attraverso la coazione) . Di qua la distinzione fra
no 197 1 , p. r5o) . tre forme tipiche di potenza, che generalmente si
corroborano l'una con l'altra: la potenza ideologica,
la potenza economica e la potenza politica, che cor­
rispondono alle tre strutture di potere che si ri-
LIBERTÀ LINEE DI TENDENZA DI QUESTA STORIA 79
trovano in tutte le società, ovvero il sistema cultura­ ti e diffusi nel mondo. Il secolo che segui fu chiamato
le, il sistema di produzione, il sistema politico. ·. il secolo della libertà. Croce descrivendone l'inizio
Quando con le teorie del progresso apparve per la quando ormai la libertà, quella libertà, era perduta,
prima volta con particolare risalto l'interpretazione ed esaltandosi nel rievocarla, scrisse che « la storia
della storia come storia della libertà, la lotta per la li­ non appariva piu deserta di spiritualità e abbando­
bertà fu concepita in questa triplice direzione: a) co­ nata a forze cieche o sorretta e via via raddrizzata da
me liberazione dalla superstizione religiosa, in gene­ forze estranee, ma si dimostrava opera e attualità
re da ogni forma di dogmatismo delle idee che osta­ dello spirito, e, poiché spirito è libertà, opera della li­
cola l'avanzamento della filosofia rischiaratrice e bertà » (Storia d'Europa nel secolo decimonono, Bari
della scienza liberatrice, e impedisce il libero svilup­ 1932, p. 14) . Il piu grande filosofo dell'età della Re­
po delle opinioni, l'accrescimento del sapere, la rea­ staurazione, che aveva sentito potentemente l'influs­
le conoscenza della posizione che l'uomo ha nel so della Rivoluzione francese, concepf la storia come
mondo; b) come liberazione dai vincoli di una strut­ l'incedere o il procedere della libertà nel mondo:
tura economica che difende privilegi storici ormai « Lo spirito è libero; e il fine dello spirito del mondo
anacronistici, raffrena l'iniziativa del capitalismo na­ nella storia è di appropriarsi effettivamente questa
scente, la libera espansione di nuovi ceti volti alla sua essenza, di raggiungere questa sua prerogativa
produzione di nuovi beni, alla conquista di nuovi [ . . ] . Ogni singolo nuovo spirito di popolo è un gra­
.

mercati, lo sviluppo delle nuove forze produttive; do nella conquista dello spirito del mondo, nell' ac­
c) come liberazione da un sistema politico e legislati­ quisto della sua coscienza e libertà » (Filosofia della
vo concentrato in una ristretta cerchia di dominanti storia cit . , vol. I, p . 59) . E del resto lo stesso Marx sa­
che si trasmettono il potere ereditariamente, incon­ lutò l'avvento della borghesia come uno dei grandi
trollato, arbitrario, dispotico, accentrato, di fronte al momenti liberatori della storia: « Solo la borghesia
quale il singolo individuo non gode di alcuna garan­ ha dimostrato che cosa possa compiere l'attività
zia contro l'abuso di potere. Libertà di pensiero con­ dell'uomo » (Manifesto del partito comunista, cap. I) .
tro la Chiesa e le Chiese; libertà di disposizione dei Due dei maggiori scrittori politici del tempo, Alexis
beni e libertà di commercio contro il sistema feuda­ de Tocqueville e John Stuart Mill, furono scrittori li­
le; libertà civili e libertà politica contro lo Stato asso­ berali nel piu alto senso della parola: difesero la li­
luto; o, se si vuole, lotta contro il dispotismo sotto la bertà individuale contro le varie forme di tirannia, a
triplice forma di dispotismo sacerdotale, feudale e cominciare dalla tirannia della pubblica opinione
principesco. L'Encyclopédie fu l'impresa intellettua­ (nuova forma di potenza ideologica dopo il declino
le in cui queste libertà furono rivendicate e trovaro­ del potere sacerdotale ) , e indicarono l'unico possibi­
no il terreno propizio alla loro fecondazione; la Ri­ le rimedio nell'estensione dell'autogoverno. Carlo
voluzione francese fu l'impresa politica attraverso Cattaneo, il maggiore scrittore politico italiano del­
cui i frutti della filosofia rischiaratrice furono raccol- l'Ottocento, contrapponendo i sistemi aperti ai si-
8o LIBERTÀ DALLO STATO, NELLA SOCIETÀ 8r
sterni chiusi, contraddistinse i primi in base alla libe­ non è mai la libertà definitiva, il secolo della libertà
ra circolazione delle idee, alla libera iniziativa econo­ fu in realtà il secolo della libertà o delle libertà che si
mica, al governo diffuso e proveniente dal basso. .· era conquistata la borghesia contro le classi feudali,
Circola in tutti gli scrittori politici, liberali e non li­ o, piu precisamente, fu il secolo non della libertà ma
berali, la contrapposizione tra l'Europa libera e il re­ del liberalismo, cioè di un certo modo d'intendere e
sto del mondo assopito in un sonno che dura da se­ di attuare la libertà che, nello stesso tempo in cui
coli, tra la civiltà europea in continuo movimento rompeva catene antiche, altre, e ancor pili dure e for­
grazie all'azione benefica della libertà e le civiltà sta­ ti, ne forgiava e ne ribadiva. Il secolo della libertà era
zionarie, retrograde, immobili, dei continenti ex­ destinato a finire, lo si chiuda con la prima guerra
traeuropei. Da Montesquieu sino a Mill sino a Cat­ 1 mondiale o con la Rivoluzione sovietica, in quella
taneo, sino a Marx, la categoria storie� con cui si che fu chiamata l'ère des tyrannies. Si suole ripetere
contraddistingue tutto ciò che non è europeo è il di­ il detto di Ma dame de Stael, secondo cui « la libertà è
spotismo. L'Europa è libera perché è riuscita a trion­ antica e il dispotismo è moderno ». In realtà si do­
fare dell'oppressione religiosa, dell'oppressione vrebbe dire che il dispotismo è antico come la liber­
economica e dell'oppressione politica : è una civiltà tà, e la libertà è moderna come il dispotismo. In altre
s�c<?larizzata contro i regni sacerdotali, di libera ini­ parole, la libertà è antica ma i suoi problemi sono
Zlatlva contro gli imperi burocratici dove l'economia sempre nuovi e si rinnovano continuamente in rispo­
è regolata dall'alto, democratica contro il dominio di sta alle sempre nuove forme di oppressione che ap­
uno ? di p �xhi. Sulla sponda opposta degli ideologi paiono all'orizzonte della storia .
del hberahsmo, Proudhon denuncia le nefandezze L'idea che la libertà, o meglio la liberazione del­
del potere politico e riscopre il contratto sociale at­ l'umanità, fosse, ancorché graduale, inesorabile, fu
traverso il quale gli uomini non danno piu vita al go­ l'effetto, oltre che dell"entusiasmo morale' suscitato
verno ma fondano l'associazione dei liberi produtto­ , dalla Rivoluzione francese, anche del rovesciamento
ri. Socialisti della prima maniera e della seconda del rapporto tradizionale tra società civile e Stato e
guardano all'assenza dello Stato, per la prima volta '
della scoperta della preminenza della società civile
nella storia, all'anarchia, al regno della massima li­ sullo Stato, che seguirono alle prime riflessioni sulla
bertà, come alla meta ultima dell'evoluzione sociale. incipiente società industriale. Tanto nella corrente
apologetica del capitalismo moderno, che va da
Smith a Spencer, quanto nella corrente critica, che
r 4 . Dalla libertà dallo Stato alla libertà nella sc ­ va da Proudhon a Marx, è costante e ferma la con­
cietà. vinzione che lo Stato, sino allora esaltato come il 'ra­
zionale in sé e per sé' , come il dio terreno (da Bob­
Ma siccome ogni libertà è sempre una libertà con­ bes a Hegel) , è soltanto un riflesso della società civi­
creta, una libertà rispetto a una precedente servitu, le, e pertanto una volta liberata la società - libezione
LIBERTÀ TOTALITARISMO E TECNOCRAZIA

che avviene a un livello precedente a quello dello · alle società industriali, il potere politico avrebbe
Stato, al livello appunto delle strutture della società perduto prima o poi gran parte della sua funzione si­
civile -, la potenza dello Stato sia destinata ad affie­ no alla totale scomparsa.
volirsi se non addirittura a estinguersi, anche se poi
tra l'una e l'altra corrente ci sia una profonda diffe­
renza rispetto alla valutazione delle cause e dei tempi 15 . Totalitarismo e tecnocrazia.
di questo affievolimento o di questa estinzione. Oggi
appare sempre piu profetica l'idea di Saint-Simon Oggi sappiamo che mai errore di previsione è sta­
che la vera rivoluzione del tempo non era stata la Ri­ to piu grande. Con la crescita della società capitali­
della sua espansione il
voluzione francese, rivoluzione soltanto politica, ma . stica e dell'ambito mondiale
la rivoluzione industriale, onde soltanto nel pieno , · potere politico - lo Stato-potenza - non solo non è
sviluppo della società industriale (e non nella sosti­ diminuito ma si è enormemente accresciuto, e dove
tuzione di un regime politico a un altro) si può realiz­ lo sviluppo è stato minacciato o ostacolato non ha
zare 'la vera libertà', cioè quella cui si perviene col esitato ad assumere la forma delle piu spietate ditta-
massimo sviluppo delle potenze materiali e intellet­ , ture. Nei paesi poi dove sono avvenute le prime rivo­
tuali dell'uomo, e che consiste nello sviluppare 'sen­ luzioni comuniste, il cosiddetto Stato di transizione,
za catene e con tutta l'estensione possibile' una capa­ , che avrebbe dovuto preparare la strada alla società
cità materiale e teorica utile alla vita collettiva. Su senza Stato, al rovesciamento dello Stato nella sode­
una sponda i !iberisti e liberali, da Cobden a Spen­ . tà civile, si è trasformato in un nuovo Leviatano. Ri­
cer, ritennero che fosse già venuto il momento in cui . spetto al problema dello Stato, considerato sia dalle
l'esplosione delle forze produttive avrebbe reso correnti liberali sia dalle correnti socialistiche (e
sempre meno indispensabile il potere coattivo dello anarchiche) l'ultima fortezza che si sarebbe dovuta
Stato. Sulla sponda opposta Proudhon contrappo­ espugnare per liberare gli uomini dalla schiavitu,
:. tanto gli apologeti che i critici della società civile
neva allo Stato come potenza alienante la società
. (borghese) si erano fatti molte illusioni. Quest'ulti­
economica, al principio dell'autorità impersonato .
. ma fortezza non solo non è stata espugnata ma ha
dallo Stato il principio della libertà realizzabile sol­
esteso in situazioni catastrofiche il proprio dominio.
tanto nella società dei produttori. E già in uno dei

1 È nato nel ventennio tra le due guerre coi regimi fa-


suoi primi scritti (La questione ebraica) Marx aveva scisti e nel periodo staliniano dello Stato sovietico il
affermato che l'emancipazione soltanto politica non ·• nuovo tipo di Stato cui è stato dato il nome non usur­
era ancora l'emancipazione umana, e che l'emanci­ . pato di Stato totalitario. Il totalitarismo è la versione
pazione umana doveva cominciare dalla società civi­ , aggiornata, riveduta, corretta e aggravata, del dispo­
le. Nonostante la loro diversa immagine della società · ' tismo: ciò che lo caratterizza rispetto a tutte le form e
futura, apologeti e critici ebbero in comune l'idea tradizionali di assolutismo politico è il massimo di
che, nel passaggio inevitabile dalle società arcaiche ·... e di unificazione delle tre potenze
LIBERTÀ TOTALITARISMO E TECNOCRAZIA

attraverso cui si esercita il potere dell'uomo sull'uo­ le e Stato da cui è stata contraddistinta la storia dello
mo : il totalitarismo è un dispotismo non soltanto po­ Stato moderno, la società intera si risolve nello Stato,
litico ma anche economico e ideologico. Nella for­ è una società integralmente statalizzata.
mazione dello Stato moderno il potere ideologico, Anche là dove non è avvenuta la trasformazione
che appartenne tradizionalmente alla Chiesa, costi­ della società in un universo totalitario, e le libertà
tu! per secoli un potere separato dal potere politico, tradizionali, le libertà della tradizione liberale e de­
e spesso in lotta con esso: uno degli strumenti di do­ mocratica, sono formalmente garantite, nuovi pro­
minio dell'odierno Stato totalitario è il monopolio blemi di libertà, sia di libertà negativa sia di libertà
dell'ideologia. L'ideologia di Stato, proprio come la positiva, sono sorti e vengono continuam�nte rip t;� ­
religione di Stato, che caratterizza gli Stati confessio­ posti alla riflessione e alla conseguente az1one pohu­
nali reintroduce la distinzione tra ortodossi ed ereti­ ca riformatrice. Via via che nuove richieste di libertà
ci e permette di considerare come deviazione o addi­ vengono soddisfatte, nuove ne sorgono, ponendo
rittura come tradimento ogni divergenza dalla dot­ l'uomo il problema della propria liberazione su livel­
trina ufficiale. Per quanto le classi economicamente li sempre piu profondi. Dopo l'emancipazione ideo­
in ascesa abbiano sempre cercato di dare la scalata al logica seguita all'Illuminismo e all' emanci� azione
potere politico, detenuto dalle classi tradizionali, co­ economica di cui fu protagonista la borghesia nella
m'è avvenuto nella lotta della borghesia mercantile lotta contro la struttura feudale della società, il livel­
contro l'aristocrazia feudale, o della moderna classe lo su cui la dottrina della libertà del secolo scorso, il
imprenditoriale contro la vecchia classe dei proprie­ liberalismo, ripropose il problema della libertà (del­
la libertà dei moderni, appunto, come la invocava
tari della terra, l'identificazione tra classe economi­
Constant) fu principalmente il livello del potere po­
camente dominante e classe politica non è mai stata,
litico. L'antitesi classica del pensiero liberale si raffi­
né nello Stato di ceti, né nella monarchia assoluta, né
gura nelle due forme contrapposte di Stato : lo Stato
nello Stato parlamentare, completa : la versione mo­ assoluto e lo Stato di diritto; per il liberale il proble­
derna del dispotismo tende invece attraverso il pro­ ma della libertà si risolve soprattutto nella formazio­
cesso di statalizzazione dell'economia alla congiun­ ne di un nuovo tipo di Stato, che è lo Stato garantista
zione del potere politico col potere economico. e rappresentativo; i rimedi che egli propone sono es­
Quali che siano i caratteri del totalitarismo messi in senzialmente di carattere costituzionale. Infatti il
rilievo da vari punti di vista, su cui non è il caso di maggior prodotto del suo pensiero e d�lle �ue lo�t �
soffermarsi, è importante sottolineare il fatto che il sono le costituzioni. Non a caso uno de1 testi class1c1
totalitarismo non è soltanto un tipo di sistema politi­ del pensiero liberale è il Cours de politique con�titu­
co, ma è un tipo di sistema sociale, nella sua globali­ tionnelle di Constant. Insomma, una volta raggmnta
tà, o, se si vuole, è un tipo di Stato solo nel senso in l'emancipazione umana nella sfera della creazione
cui, essendo cancellata la distinzione tra società civi- intellettuale e della produzione della ricchezza, sem-
86 LIBERTÀ TOTALITARISMO E TECNOCRAZIA

brava che le minacce alla libertà potessero provenire moderni sono ormai quelle che vertono intorno alla
soltanto dall'unico monopolio di cui la società non risposta 'liberale' o 'libertaria' alla 'sfida tecnologi­
�ra riuscita ancora a fare a meno, che era il monopo­ ca'. Un punto è chiaro: se in una società tecnocratica
h.o della forza. Al contrario, il problema della libertà nasce un problema di libertà, questo non nasce al­
s1 l?one o�gi a un livello piu profondo, che è il livello l'interno del sistema politico strettamente inteso ma
!
d �t .poten. de�la socfetà civile. Non importa che l'in­ dal sistema sociale nel suo complesso . Il livello piu
dtvtduo s1a hbero dallo Stato' se poi non è libero profondo su cui si pone il problema si rivela nel fatto
'nella società'. Non importa che lo Stato sia liberale che le libertà di cui l'uomo è privato nella società tec­
se p �� la �o�ietà s�m.ostante è dispotica. Non importa nocratica non sono le libertà civili o politiche, ma è la
che l md1v1duo s1a hbero politicamente se non è libe­ libertà umana nel senso piu ampio della parola, la li­
tutte le risorse della propria na-
ro �ocialmente. Al di sotto della illibertà come sog­ , bertà di sviluppare
gezione al potere del principe, c'è la illibertà come tura. Ciò che caratterizza la società tecnocratica non
s?ttomissione all'apparato produttivo. E allora per è l'uomo schiavo, l'uomo servo della gleba, l'uomo
gmngere al cu�xe. del problema della libertà bisogna suddito, ma il non-uomo, l'uomo ridotto ad automa,
fare un passo md1etro: dallo Stato alla società civile. a ingranaggio di una grande macchina di cui non co­
Il problema della libertà riguarda non piu soltanto nosce né il funzionamento né il fine. Per la prima
l' ?rgat?izzazione dello Stato ma soprattutto l' orga­ volta si guarda con angoscia allo svilupparsi di un
mzzazlone della produzione e dell'intera società· in­ processo non di asservimento o di proletarizzazione,
; , ma piu in generale di disumanizzazione. Anche la
vest� non il cittadino, cioè l'uomo pubblico, ma l uo­
mo m quanto essere sociale, in quanto uomo . In que­ potenza da cui la società tecnocratica è contrasse­
s�o senso � em� r� che la direzi?ne dello sviluppo sto­ gnata è diversa da tutte le potenze precedenti: non è
neo non s1a pm, dallo Stato dtspotico allo Stato libe­ la potenza che si serve delle idee, né quella che si ser­
rale' , ma 'dallo Stato liberale alla società liberata' . ve del dominio economico, né quella che si serve del­
Come ognuno può facilmente capire, alludo in la forza coattiva. È la potenza scientifica, la potenza
questo contesto ai problemi di libertà che nascono della conoscenza che assicura il dominio piu incon­
nella società tecnocratica, in quella « ormai inevita­ trastato sulla natura e sugli altri uomini, ed è nello
bile amministrazione economica generale della ter­ stesso tempo la potenza p ili impersonale e perciò p ili
ra » (di cui già parlava Nietzsche) . Brevemente, il spersonalizzante, piu universale e perciò piu livella-
problema della libertà nelle società industrialmente , trice, piu razionale e quindi piu razionalizzatrice.
avanzate, il vero problema della libertà dei moderni Nell'universo tecnocratico, considerato come lo sta­
non è piu quello della libertà dallo Stato o nella so � dio limite di una tendenza, cosi come è uno stadio li­
cietà politica, bensi quello della libertà nella società mite della tendenza opposta la società senza Stato o
globale. �e discuss.ioni piu interessanti e anche piu la società anarchica, la mancanza di libertà a livello
drammatiche che s1 svolgono intorno alla libertà dei ideologico si presenta come conformismo di massa,
88 LIBERTÀ NON LIBERTÀ

a livello economico come mercificazione o reifica­ no; ma la loro importanza risiede nel fatto che valgo­
zione di ogni forma di lavoro, anche del lavoro intel­ no e sono continuamente applicati alla critica delle
lettuale, a livello politico come esclusione da ogni società socialistiche. Ciò che hanno in comune ri­
forma di partecipazione attiva alla direzione sociale. spetto alla critica liberale delle società dispotiche è
Ma a differenza delle società sinora esistite questa una tendenza a considerare le situazioni di non­
mancanza sarebbe sentita non piu come una priva­ libertà come un prodotto di strutture oggettive piu
zione ma come l'appagamento di un bisogno, il biso­ che di forze storiche .
gno appunto di non essere liberi: quel che in altri Per quanto la categoria dell'alienazione venga
tempi era la fuga dalla schiavitu si convertirebbe nel usata spesso nel dibattito attuale in un senso generi­
suo contrario, nella 'fuga dalla libertà' . co, nel senso di perdita della propria personalità, di
diventar altro da sé, o nel senso filosofico hegeliano
di non-essere-presso-di-sé, essa ha nel linguaggio
16. Le forme attuali della non-libertà. marxiano, non solo nelle opere giovanili, come pur è
stato sostenuto, ma anche negli scritti della maturità,
Non è possibile indicare neppure per sommi capi un significato tecnico preciso con un riferimento
temi e problemi della non-libertà nella società con­ specifico alla natura del lavoro salariato, cioè del la-
temporanea, tanto ampia, varia, complessa e a volte voro che caratterizza la società capitalistica. Anche
contraddittoria è la discussione intorno ad essa. Ma se Marx non collega questo tema direttamente con
servendoci ancora una volta della tripartizione delle quello della libertà, la proprietà che ha il lavoro sala­
forme di potere, e cercando d'isolare le dottrine che riato di essere 'alienato' è la proprietà per cui « l'atti­
appaiono al centro della discussione in questi anni,
' vità dell'operaio non è la sua propria attività perché
mi pare di poter individuare tre temi fondamentali essa appartiene ad altro: è la perdita di sé », o, pili
(che enumero nell'ordine della loro emergenza stori­ , precisamente, « l'alienazione dell'operaio nel suo
ca) : a livello economico il tema dell'alienazione di prodotto significa non solo che il suo lavoro diventa
derivazione marxiana, a livello politico il tema della un oggetto, qualcosa che esiste all'esterno, ma che
burocratizzazione (o razionalizzazione del potere le­ esso esiste fuori di lui, indipendentemente da lui, a
gittimo nella forma del potere legale) , di derivazione ' lui estraneo, e diventa di fronte a lui una potenza per
weberiana, a livello ideologico il tema della manipo­ sé stante » (Manoscritti economico-fi'loso/ici del I844 ,
lazione dell'opinione attraverso le comunicazioni di Torino 1 968, p. 7 2 ) : una potenza cui è soggiogato,
massa, che ha avuto la sua prima e contestata formu­ che lo sottomette, di cui diventa schiavo . Ancor piu
lazione nella teoria critica della Scuola di Francofor­ precisamente in un'opera della maturità: « La ric-
te. Tutti e tre i temi sono nati in forma di critica al­ chezza da esso [dal lavoratore salariato] creata si
l'interno della società capitalistica, come riflessioni contrappone come ricchezza altrui, la propria forza
sullo sviluppo o sulla natura del capitalismo moder- produttiva come forza produttiva del suo prodotto,
LIBERTÀ NON LIBERTÀ

il suo arricchimento come impoverimento di se stes­ tradizionale (propria delle società precapitalistiche),
so, la sua forza sociale come forza della società su di ove il potere è esercitato in base a tra�izioni cu.i i�
esso » (Storia delle teorie economiche, vol. III, Torino principe non è strettamente vincolato, e 1 rapporti dr
1 954, p. z8o) . Ciò che l'alienazione cosi intesa ha di potere sono rapporti personali,, .non fissati � re�e�ti­
singolare e di pregnante come forma di non-libertà è vamente in modo vincolante . L Impresa caprtahsuca
il fatto che l'operaio si rende per cosi dire schiavo non può svilupparsi se non sulla base del calcolo ra­
con le proprie mani. Poiché l'operaio moderno, a zionale delle utilità, e quindi ha bisogno di una strut­
differenza dello schiavo delle civiltà antiche, è for­ tura di potere che consenta il massimo di prevedibi­
malmente libero, è la sua stessa libertà che si conver­ lità delle azioni e ammetta il minimo spazio all' ar­
te in schiavitu o è il presupposto stesso dell'essere bitrio individuale. Il sistema statale cui dà vita la for­
sostanzialmente non-libero; in secondo luogo, es­ ma di potere legale è il sistema caratterizzato da un
sendo la forza-lavoro per l'operaio tutto quello che grande apparato burocratico, il quale, come una
possiede, l' alienazione che egli fa 'liberamente' del grande rete, racchiude l' attivi� à �ei funzio�ari e ne
prodotto del proprio lavoro, finisce per essere un'a­ impedisce il movimento dehmrtand�ne ng� xo.sa�
lienazione totale, cioè proprio quell'alienazione to­ mente i ruoli e fissandone la gerarchia. Qumdr si
tale che per Rousseau stava a fondamento della estende a poco a poco su tutta la società rendendosi
schiavitu e che perciò egli riteneva illecita, salvo che indispensabile o provvedendo direttamente all'or­
fosse fatta a se stessi: una privazione totale della pro­ ganizzazione di tutte le attività che vi si svolgono, da
pria essenza di uomo. La differenza tra il suddito di quella economica a quella scolastica: in q�anto 'spi­
uno Stato dispotico e l'operaio della forma di produ­ rito rappreso' questa grande macchma (dr nuovo l�
zione capitalistica sta, secondo Marx, nel fatto che il machina machinarum di Hobbes) ha la potenza dr
primo è non-libero politicamente di fronte a un sog­ costringere gli uomini a mettersi al suo. servizio. Il
getto storico ben definito (ma è magari libero econo­ destino delle società moderne carattenzzate dalle
micamente e ideologicamente) , il secondo è magari grandi imprese, non solo delle società capitalisti�he
libero politicamente e ideologicamente ma è non­ ma anche, come Weber prevede, e anzi con maggior
libero nel sistema globale della società, è non-libero celerità, di quelle che si avviano al socialismo, è la
di una non-libertà che può essere riscattata solo con corsa verso la burocratizzazione, e quindi la trasfor­
un rovesciamento del sistema. mazione in 'gusci d'acciaio', in cui saranno sepolte le
Delle tre forme di potere legittimo descritte da illusioni dei liberali del sec. XIX e dei socialisti del
Max Weber quella che corrisponde alla società capi­ sec. xx.
talistica è la forma del potere legale o razionale, la cui Nelle pagine ormai classiche di T�.. W. �d? rn?
legittimità deriva dal fatto che gli atti di potere ven­ sull'industria culturale sono contenuti l temi pnncl­
gono compiuti in base a norme generali prestabilite, pali, sublimati nell'opera marcusiana, e quindi ripe­
a differenza di quel che accade nella forma di potere tuti, amplificati, dogmatizzati nella letteratura sulle
LIBERTÀ PROBLEMI ATTUALI DELLA LIBERTÀ 93
contraddizioni delle società piu avanzate, relativi al­
l'universo repressivo originato dalle comunicazioni 1 7 . I problemi attuali della libertà.
di massa. Attraverso le comunicazioni di massa an­
che l'arte, ciò che dovrebbe essere piu irripetibile e Come la non-libertà nasce continuamente nel se­
piu creativo, diventa un prodotto come tutti gli altri, no stesso della libertà, a egual titolo si può dire che la
riproducibile all'infinito, consumabile, una merce libertà rinasce continuamente nel seno stesso della
che il pubblico compra o è indotto a comprare con la non-libertà. Sembra quasi che a un intensificarsi del­
stessa mancanza di gusto personale con cui compra le nuove forme di dominio corrisponda un acuirsi
una saponetta o un paio di scarpe. Di fronte al pro­ del bisogno di libertà. Nello stesso tempo, quanto
dotto dell'industria culturale l'individuo non deve piu si moltiplicano le insi?ie d_el potere ta�to p�� si
lavorare di propria testa: il prodotto è smerciato già fortificano le difese della hberta. In una rapida visto­
tutto finito e pronto per l'uso. Non deve pensare ma ne d'insieme dei problemi della libertà nella società
divertirsi, non deve essere turbato, scosso, tormen­ contemporanea, mi pare si possano individuare due
tato, ma deve essere distratto, ammansito, pacificato temi principali: da un lato l'emergere di richieste di
con se stesso e con la società. L'effetto è un generale libertà completamente nuove, dall'altro nuove for­
ottundimento, un livellamento dei gusti e delle aspi­ me di difesa delle vecchie .
razioni, una compiuta e incruenta spersonalizzazio­ In tema di libertà negativa il problema nuovo è il
ne, l'eliminazione della silenziosa privatezza in cam­
problema della libertà dal lavoro. Va da sé che un
bio di una spudorata e chiassosa pubblicizzazione:
problema di questo genere non poteva essere posto
« L'industria culturale ha perfidamente realizzato
se non in un'epoca come la nostra di vertiginosi pro­
l'uomo come essere generico. Ognuno è piu solo ciò
per cui può sostituire ogni altro : fungibile; un esem­ gressi tecnici. Tradizionalmente la maggior parte
plare » (M. Horkheimer e Th. Adorno, Dialettica delle richieste di libertà negativa, rivolte com'erano
dell'illuminismo, Torino 1 966, p. 1 57 ) . In questa si­ contro l'oppressione politica e sacerdotale, contro le
tuazione parlare ancora di libertà può apparire una due grandi istituzioni che inglobavano tutta la vita
bestemmia, un modo di nominare il nome di Dio in­ dell'uomo, restarono circoscritte nell'ambito sovra­
vano; una parola troppo solenne per un mondo cosi strutturale. Sul piano strutturale la libertà economi­
dimesso e accontentabile, dove al posto dell'intelli­ ca significò libertà di possedere, d'intraprendere
genza personale c'è la ripetizione, l'imitazione, l'a­ operazioni economicamente redditizie, di accumll:­
dattamento, l'accettazione incondizionata della logi­ lare beni senza limiti, non mai libertà dal lavoro: il
ca del dominio . Il protagonista, se si può ancora ado­ non lavorare poteva se mai essere una conseguenza
perare questa parola d'altri tempi, della società do­ del diritto all'accumulazione indefinita, non un pre­
minata dall'industria culturale è il servo sublimato e supposto; fu sempre considerato un privilegio e non
soddisfatto, proprio il contrario del cittadino di un diritto. Il lavoro fu sempre giustificato come una
Rousseau, che era « costretto ad essere libero ». ineluttabile necessità o addirittura esaltato come un
94 LIBERTÀ CONSIDERAZIONE CONCLUSIVA 95

dovere. Solo oggi comincia ad affacciarsi il proble­ chiama, sin dal Preambolo, lo Statuto delle Nazioni
ma del diritto non piu soltanto al lavoro ridotto al Unite. Con la Dichiarazione universale dei diritti
minimo indispensabile ma al limite all'eliminazione dell'u omo, approvata dall'Assemblea delle Nazioni
del lavoro faticoso, ingrato, alienante, attraverso il Unite il ro dicembre 1 948, è stato fatto il primo ten­
progresso dell'automazione. La nuova immagine tativo di universalizzare, cioè di estendere a tutti i
della società libera che oggi si affaccia alle menti de­ popoli della terra, quei principì di libertà che erano
gli utopisti sociali non è p ili quella della società senza stati afferm ati dalle prime costituzioni liberali entro i
schiavitu politica, ma quella della società senza la limiti di ogni singolo Stato nazionale. Questa, sol­
schiavitu del lavoro. Anche la libertà positiva fu con­ tanto enunciata e solennemente proclamata, univer­
cepita sino a oggi quasi esclusivamente come allarga­ salizzazione dei diritti dell'uomo avrebbe dovuto es­
mento della sfera di autodeterminazione nella sfera sere il naturale presupposto della loro garanzia in­
politica. Una delle novità di questi ultimi anni è che ternazionale. Per quanto il problema non sia stato
le richieste di autodeterminazione vengono fatte va­ praticamente risolto, salvo l'ancor timida e gracile
lere, con un'audacia che sarebbe stata sino a qualche istituzione della Commissione europea dei diritti
.
anno fa Impensabile, in quelle istituzioni che sem­ dell'uomo, la linea di tendenza che esso esprime non
bravano incrollabilmente, necessariamente, fondate può essere sottovalutat a. La garanzia dei diritti del­
sul principio dell'autorità e dell'obbedienza assolu­ l'uomo contro la violazione perpetrata dallo stesso
ta: la chiesa, la scuola, la fabbrica, persino l'esercito. Stato che dovrebbe esserne il protettore è una rispo­
Vengono discusse, criticate, contestate le cosiddette sta a un livello pili alto all'eterna domanda: Quis cu­
istituzioni totali, come i manicomi e le carceri la cui stodie! custodes? Ogni nuovo tentativo di risposta a
funzione eccezionale, come eccezionale è s�mpre questa domanda, ancorché imperfetto e incompleto,
stato giudicato il comportamento anormale o de­ è, nella misura in cui propone nuove forme di con­
viant�, l� avev� s�mp�e tenute al riparo da ogni ri­ trollo del potere, una risposta a una domanda di li­
vendicaziOne dt hberta. Per un'età che per la prima bertà.
volta nella storia è stata testimone dei campi di ster­
minio, la contestazione delle istituzioni totali 2: una r8. Considerazione conclusiva.
sfida che può sembrare persino troppo spavalda o
troppo ingenua, ma è uno di quegli episodi che mo­ Nessuno può pretendere di conos cere il destino
strano piu di ogni altra considerazione la realtà pro­ della libertà nel mondo. Chi si limita a fare l'osserva­
fonda del nesso dialettico tra libertà e non-libertà. tore di ciò che accade è tentato di fare ancora una ri­
In tema delle nuove forme di difesa delle vecchie li­ flessione. Nel secolo scorso, come ho detto alla fine
bertà, occorre segnalare la tendenza manifestatasi della prima parte, fiorirono le piu diverse escogita­
subito dopo la seconda guerra mondiale a una prote­ zioni utopistiche di una società finalmente liberata;
zione internazionale dei diritti dell'uomo, cui si ri- ed era ben radicata la convinzione che il stino del-
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!:! 1fvt-�M.�1J>I. S
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LIBERTÀ

l'umanità fosse la libertà. Poi è accaduto quel che è


accaduto : è accaduto che in fronte ai campi di schia­
vitu e di sterminio sia stato scritto, con una diabolica
contraffazione, « Il lavoro rende liberi ». In questo
secolo non conosco utopie, ideazioni fantastiche
della società futura, che non descrivano universi di
cupo dominio e di desolato conformismo. L'unica
speranza è che anche questa volta gl'incauti profeti
abbiano torto. aa.vv. Freiheit, Stuttgart 1975 (trad. it. Libertà, Venezia 1991).
- La libertà dei contemporanei, Torino 1993.
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Stampato per conto della Casa editrice Einaudi


dalla Fantonigrafica - Elemond Editori Associati
nel mese di ottobre I995
C.L. I 3922

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