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L’acustica degli auditorî: arte, scienza o mito?

I tempi dei teatri greci e romani

CARMINE IANNIELLO

L’acustica degli auditorî: arte, scienza o mito?


I tempi dei teatri greci e romani

1. Introduzione si disponevano gli spettatori per vedere


Questa nota riporta una descrizione l’azione in corso nell’area marcata: tale
sintetica dell’attività dell’ingegno uma- area è il precursore del palcoscenico. In
no al tempo dei Greci e dei Romani volta seguito quest’area marcata è diventata
alla realizzazione di luoghi che coinvol- l’orchestra circolare (orchesis: luogo
gono primariamente sia la comunicazio- per danzare) circondata per circa due
ne visiva sia quella acustica; questo, tra- terzi da distribuzioni circolari di sedili
mite la parola e la musica. (Fig.1) che, in certe realizzazioni, pote-
In generale, l’evoluzione degli edi- vano ospitare anche più di 15000 spet-
fici destinati alla rappresentazione è in- tatori.
trecciata strettamente con l’evoluzione Dal punto di vista acustico non è dif-
delle società, della cultura e dell’archi- ficile accettare l’idea che l’embrione
tettura. Esistono tracce di pensiero che dell’auditorium è l’insieme di un orato-
esprimono opinioni sui requisiti acusti- re e di un gruppo di ascoltatori disposti
ci desiderabili e sulla loro realizzazio- intorno, pressoché alla stessa quota del-
ne formulate in varie epoche storiche, l’oratore. La consistenza del pubblico
talvolta non scevre di ingenuità e stra- può spiegare la necessità di innalzare il
vaganza. Sostanzialmente, la fondazio- livello sia dell’oratore sia degli ascolta-
ne ingegneristica moderna dell’acusti- tori più distanti mantenendo al minimo
ca dei grandi auditorî può essere datata possibile la loro distanza dal centro del-
a poco più di un secolo addietro. l’attenzione. Successivamente fu ag-

2. I teatri greci e romani


I teatri Greci e Romani sono un’ere-
dità culturale dei Paesi mediterranei.
Quelli conservati meglio sono famosi
non solo per la loro identità architetto-
nica ma anche per certe peculiarità del-
la loro acustica. La parola greca che
suona come téatron significa luogo per
vedere piuttosto che per sentire. Di fat-
Fig. 1 – Forma schematica del teatro greco
to, il primo teatro greco deve essere stato
con l’orchestra circolare, con funzione di pal-
poco più di un’area marcata collocata coscenico o di arena, e la distribuzione circo-
ai piedi di un pendio collinare sul quale lare di blocchi di sedili1

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Fig. 2 – Forma schematica dei primi teatri Fig .4 – Pianta dei teatri romani antichi con
greci con la schené costruita l’orchestra semicircolare, la distribuzione
dietro l’orchestra1 semicircolare di sedili ed il logheion1

giunta una piattaforma elevata dietro teatro del periodo tardo ellenistico. Il
l’orchestra destinata nei primi tempi al logheion, sviluppato in profondità ed
montaggio di una tenda o di una barac- altezza, portò anche alla forma di pal-
ca (schené) temporanea, per il cambio coscenico adottata per i primi teatri
dei costumi, il riposo e la ricreazione Romani, come schematizzato nella pian-
degli attori. ta in Fig. 4.
Con il tempo la schené fu trasformata Salva qualche eccezione, il teatro
in una struttura edificata stabile: il Romano non era costruito in una cava
logheion (luogo per parlare). Nel peri- nel fianco di una collina ma in piano
odo ellenistico, a partire dal III secolo fuori dal centro abitato come unità in-
a.C., l’azione fu trasferita dall’orche- dipendente. L’auditorium (cavea) era
stra, via via più in alto, verso il prosche- costituito da una distribuzione semi-cir-
nion, un’area di palcoscenico tra l’or- colare di blocchi di sedili collegata di-
chestra e la schené. La ricostruzione in rettamente alla struttura del palcosceni-
Fig. 3 mostra come poteva apparire un co. L’orchestra fu ridotta ad un semi-
cerchio, o meno, integrato come parte
dell’auditorium. La schené divenne una
piattaforma ampia, ben elevata e confi-
nata da superfici riflettenti, dietro (b-b
nella Fig. 4) ed ai lati (a-a nella Fig. 4).
Queste pareti erano molto articolate e
con decori permanenti in rilievo di ogni
tipo. In esse erano realizzati grandi por-
tali, ad esempio due ai lati e tre nella
Fig. 3 – Ricostruzione della struttura tipica di parete posteriore. Il piano del palcosce-
un teatro greco del periodo tardoellenistico.

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nico elevato che, come oggi è noto, pre- Tenendo conto delle loro numerose
serva la visione e l’integrità del suono varianti queste forme architettoniche,
diretto (il suono diretto subisce seminate circa venticinque secoli fa’,
attenuazioni aggiuntive se si propaga in sono additate, non sempre a ragione, per
radenza alle teste degli ascoltatori), non- la loro perfezione acustica. Architetti
ché la diffusione a banda larga del suo- dell’età moderna si sono ispirati, e si
no rinviato dalla molteplicità delle ispirano ancora, a tali stili.
articolazioni delle superfici dure contri- Non da ora si cerca di dare una ri-
buivano all’acustica di questi luoghi po- sposta all’interrogativo se i costruttori
sitivamente. Come esempio, la Fig. 5 dell’antichità erano depositari di scien-
presenta una ricostruzione del teatro di za traducibile in progettazione inge-
Ostia come era nel 20 a.C.. Anche se gneristica e tecnologia in materia di acu-
differente in molti dettagli, questo tea- stica dei teatri. Sostanzialmente, nessu-
tro (il primo teatro permanente fu co- no scritto importante è pervenuto ai po-
struito a Roma nel 55 a.C.) denota la steri a riguardo salvo il “De Archi-
matrice del teatro ellenistico. Dietro l’or- tectura” in dieci libri dell’enciclopedi-
chestra semicircolare –riservata alle Au- co architetto romano Marco Vitruvio
torità e non più allo spettacolo– si nota Pollione2 (circa 70 a.C. – circa 25 a.C.).
il palcoscenico per l’azione degli attori Egli esponeva i suoi principi sull’archi-
ed in alto un baldacchino a protezione tettura basati sulla proporzione [la re-
del palcoscenico e, forse, con funzione gola aurea: (1 + v5)/2, la stessa propor-
di riflettore acustico. Innovazioni ulte- zione che la natura aveva adottato come
riori furono le logge con le colonne che rapporto tra le parti del corpo umano],
coronavano la cavea e gli ingressi degli la simmetria, l’equilibrio e l’armonia,
spettatori attraverso i “vomitoria” col- requisiti necessari per la bellezza, la
legati a gallerie e passaggi nelle fonda- solidità e la sicurezza di una costruzio-
zioni indipendenti nei teatri Romani ri- ne. A proposito dei teatri, nel libro IV,
spetto a quelle naturali dei teatri Greci. cap.7 (1) riporta: “Nel teatro Greco al-
cune cose sono diverse. In primo luo-
go, nell’orchestra gli angoli di tre qua-
drati toccano la circonferenza mentre
nel teatro Romano abbiamo gli angoli
di quattro triangoli. Nel teatro Greco
la linea del proscenio è tracciata lungo
il lato del quadrato più vicino alla sce-
na dove interseca la circonferenza. Dal-
lo stesso lato è tracciata una linea pa-
Fig. 5 – Ricostruzione del teatro rallela che tocca l’esterno del cerchio
romano di Ostia e qui si marca il fronte della scena. Si
(D’Espouy, Fragments d’Architecture, 1901) traccia poi un’altra linea parallela pas-

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sante per il centro dell’orchestra di fron-


te al proscenio. Ponendo la punta del
compasso nel punto di intersezione con
la circonferenza a destra, con un rag-
gio pari alla distanza del punto di
intersezione a sinistra, si traccia una
circonferenza che intercetta la linea di
proscenio e ne determina l’estensione
dal lato sinistro. Allo stesso modo, po-
nendo la punta del compasso nel punto
di intersezione opposto diametralmente
si determina l’estremo destro del bordo
del proscenio.”.
Probabilmente, le raccomandazioni
sono state dedotte dall’osservazione di
teatri greci come, ad esempio, quello di
Epidauro. La Fig. 6 riporta un confron-
to tra quanto espresso da Vitruvio (alto)
e l’immagine del Teatro Greco di Epi-
Fig. 6 – (alto) Concetti di Vitruvio sul teatro
dauro (Est-Peloponneso, progettato ini- greco. (basso) Il teatro greco di Epidaur.
zialmente da Policleto circa nel 330 a.C.
ed ampliato un secolo dopo) nello stato il centro del cerchio che dividerà la piat-
attuale (basso). taforma (pulpitum) del proscenio dal-
A proposito del teatro Romano nel l’orchestra.(2) Così il palcoscenico sarà
libro V cap. 6 (1) Vitruvio recita: “La reso più ampio di quello dei Greci in
pianta del teatro deve essere organiz- quanto tutti gli attori reciteranno la loro
zata in questo modo: si prende il centro parte sul palcoscenico, mentre l’orche-
dell’estensione di area destinata all’or- stra sarà assegnata ai sedili dei sena-
chestra al livello del suolo. Si traccia tori...”
la circonferenza e si inscrivono in essa La Fig. 7 permette un riscontro di
quattro triangoli equilateri che tocca- quanto riportato sopra con l’immagine
no la circonferenza ad intervalli (pro- del Teatro di Orange (Valle del Roda-
prio come nel caso dei dodici segni ce- no, costruito tra il 25 e il 10 a.C., uno
lesti; gli astronomi effettuano il calco- dei teatri Romani meglio conservato.
lo in base alla divisione musicale delle Oltre le raccomandazioni per la pro-
costellazioni). Di questi triangoli, il lato gettazione architettonica, Vitruvio ripor-
di quello più vicino alla scena deter- ta osservazioni in materia di acustica:
minerà il fronte della scena , nella par- “Si deve avere cura particolare af-
te dove taglia la curva del cerchio. Si finché il sito non sia sordo ma sia un
traccerà una linea parallela attraverso luogo in cui la voce può viaggiare con

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no finale doppio. I consonanti sono


quelli in cui esso è supportato da sotto,
aumenta nel procedere verso l’alto e
raggiunge le orecchie in parole distinte
e di tono chiaro. Pertanto, se il sito è
scelto con cura, con questa precauzio-
ne, l’effetto della voce sarà perfettamen-
te idoneo per gli scopi di un teatro.”.
Queste definizioni e raccomandazio-
ni non sono facili da decifrare. Nondi-
meno, W.C. Sabine3 nella sua pubblica-
zione su “L’acustica dei teatri” ritiene
che queste espressioni di Vitruvio co-
stituiscono “…un’analisi ammirevole
del problema dell’acustica dei teatri.
Fig. 7 – (alto) Concetti di Vitruvio sul teatro Per renderle comprensibili nei termini
Romano. (basso) Il teatro romano di Orange della nomenclatura moderna bisogna
sostituire la parola interferenza a dis-
la massima chiarezza. Ciò può essere sonanza; la parola riverberazione a
conseguito se si sceglie un sito dove non circumsonanza ed eco a risonanza.”. La
esistono elementi che generano eco.”. parola consonanza, nel senso usato da
Vitruvio distingueva i luoghi per la Vitruvio, corrisponde al concetto attua-
loro acustica in luoghi dissonanti (cate- le che la sovrapposizione del suono di-
cuntes), circumsonanti (periecuntes), retto con lo stesso suono un poco ritar-
risonanti (antecuntes) e consonanti (su- dato (riflessione) non produce confusio-
necuntes). ne ma è percepito come un evento uni-
“…Sono dissonanti quei luoghi in co di intensità maggiore di quella del
cui il primo suono emesso, che è porta- solo suono diretto.
to in alto, impatta contro corpi solidi in Vale la pena riferire qui ancora altre
alto e, essendo rinviato indietro, si ar- osservazioni riportate da Vitruvio in me-
resta in quanto blocca sul fondo la sali- rito alla fenomenologia acustica ed ai
ta del suono successivo. I circumsonanti teatri:
sono quelli nei quali la voce si espande “ La voce è un respiro d’aria fluen-
in tutto l’intorno e poi è forzata verso il te, percepibile all’orecchio per contat-
centro dove si dissolve. La sua fine non to. Si muove in un numero infinito di
si ode ma si estingue lì in suoni di si- giri circolari come le innumerevoli
gnificato indistinto. I risonanti sono onde circolari che appaiono quando un
quelli in cui viene in contatto con qual- sasso è lanciato in uno specchio d’ ac-
che sostanza solida e si riavvolge, pro- qua calma e che si espandono senza fine
ducendo così un’eco e rendendo il suo- dal centro se non sono interrotte da con-

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fini ristretti o da un’ostruzione che im- potenza acustica della voce degli attori
pedisce a queste onde di raggiungere nei teatri di dimensioni maggiori. Se-
la loro fine nell’assetto dovuto. Quan- condo Knudsen1 la parola “armonici“
do sono interrotte da ostruzioni, le pri- corrisponderebbe all’accezione della
me onde, fluendo all’indietro, rompono parola moderna risonanze. Citando an-
la formazione di quelle che seguono.”. che Aristosseno di Taranto (364-304
“Allo stesso modo la voce esegue i a.C.), allievo di Aristotele ed autore del
suoi movimenti in cerchi concentrici; più antico “Trattato dell’armonia” per-
ma mentre nel caso dell’acqua i cerchi venuto ai posteri in buono stato, riporta
si muovono orizzontalmente su una su- che queste risonanze erano ottenute di-
perficie piana, la voce non solo si muo- stribuendo con regolarità un grande nu-
ve orizzontalmente ma ascende vertical- mero di vasi di bronzo con la funzione
mente per stadi regolari […] così, se di risonatori acustici in tutto il teatro.
non esistono ostruzioni che interrompo- Nei teatri più grandi erano collocati in
no la prima onda, non si rompono la tre ranghi orizzontali, di 12 risonatori
seconda onda e le successive, ma tutte ciascuno, equispaziati lungo la direzio-
raggiungono gli orecchi degli spetta- ne verticale.
tori,sia quelli più in basso sia quelli più Essi erano accordati con cura per ri-
in alto, senza eco.” spondere a particolari note secondo i
“Pertanto, gli architetti dell’antichi- sistemi musicali. Pertanto, l’energia so-
tà, seguendo i gradini della natura, nora reirradiata in poche decine di
hanno perfezionato le file ascendenti dei millisecondi dopo l’istante di eccitazio-
sedili nei teatri sulla base delle loro ri- ne per via aerea poteva enfa-tizzare
cerche sulla voce ascendente e, tramite componenti spettrali particolari della
la teoria canonica dei matematici e voce e degli strumenti musicali. Un
quella dei musicisti, si sono sforzati a gruppo era accordato per l’enarmonico,
far giungere agli orecchi degli ascolta- un altro per il cromatico ed il terzo per
tori ogni voce emessa sul palcoscenico il sistema diatonico, le tre classi princi-
con maggiore chiarezza e dolcezza. Pro- pali di modi usati nella Grecia antica.
prio come gli strumenti musicali sono Vitruvio diede la descrizione seguente
portati alla perfezione della chiarezza dei tre modi.
del suono delle loro corde mediante la- “Il modo enarmonico corrisponde
stre di bronzo o svasature a corno, così ad una concezione artistica e, pertan-
gli antichi inventarono metodi per au- to, l’esecuzione in tale modo ha una di-
mentare la potenza della voce median- gnità severa speciale e distinzione. Il
te l’applicazione degli armonici.” cromatico con la sua delicata elusività
e con l’affollamento delle sue note, evo-
3. I vasi risonanti (Echeia) ca una forma di piacere più dolce. Nel
Secondo Vitruvio, i Greci dell’anti- diatonico è più facile capire la distanza
chità riconoscevano l’insufficienza della tra le note, perché è naturale.”

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Eschilo) interpretassero più personaggi


diversi. In questo si giovavano di co-
stumi e gesti vistosi per la visione a di-
stanza ed, in particolare, di maschere
con atteggiamenti adatti al ruolo. Si ri-
tiene che almeno alcune di queste ma-
schere, inizialmente in tessuto irrigidi-
to e poi in sughero o in legno, avessero
una funzione di megafono. La zona in-
torno alla bocca era conformata in modo
da amplificare la voce.
Alla luce delle conoscenze attuali si
potrebbe riconoscere un filtro acustico
che meglio adatta l’organo della fona-
zione all’impedenza dell’aria, principal-
mente a causa della strombatura della
parte esterna rispetto alla conformazio-
ne naturale della bocca. La Fig. 9 mo-
stra dei reperti che suggeriscono questa
funzione acustica delle maschere. In
ogni caso non residuano evidenze di
Fig. 8 – (alto) Distribuzione dei vasi risonanti questa funzione acustica delle masche-
per ranghi. (basso) Ipotesi sulla forma e le di-
re. Questa considerazione può essere
mensioni dei risonatori4
supportata dal fatto che non tutte le
La Fig.8 mostra un’ipotesi riportata maschere di cui si ha conoscenza pre-
da Bruel4 sulla distribuzione dei riso- sentano una forma strombata.
natori, sulle frequenze fondamentali a
cui erano presumibilmente accordati e
sulla forma e le dimensioni dei vasi ri-
sonanti. Comunque, permangono molti
dubbi sull’esistenza di questi vasi riso-
nanti e sulla loro efficacia per migliora-
re l’intelligibilità della parola.

4. Le maschere
Gli attori del teatro greco antico do-
vevano essere molto versatili. La bra-
Fig. 9 – Maschere di attori del teatro greco
vura nella recitazione necessaria di fron- antico. E’ evidente l’esagerata
te a migliaia di spettatori imponeva che strombatura della bocca del personaggio in
pochi attori (al più tre al tempo di basso a destra1

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5. Studi moderni sull’acustica dei tea-


tri dell’antichità
Veri e propri studi quantitativi sul-
l’acustica dei teatri antichi non sono stati
riportati nella letteratura fino a quando Fig. 10 – Suono diretto e riflessione dal piano
Canac5 nel 1967 pubblicò delle analisi dell’orchestra in un teatro greco antico
sull’importanza delle riflessioni del pri-
mo ordine dal piano dell’orchestra nei aveva causato una riduzione del grado
teatri Greci antichi. Pose in evidenza di intelligibilità della parola dal valore
che l’angolo â di propagazione della 80% in quiete al valore 40% in presen-
preziosa riflessione a breve ritardo di- za di vento modesto. Cremer7 nel 1975
minuiva con l’elevazione del piano del effettuò misure di propagazione del suo-
palcoscenico. L’attenuazione conse- no nel teatro di Epidauro con una tecni-
guente ne vanificava l’efficacia per il ca ad impulso accurata. Trovò una buo-
rinforzo del suono diretto (Fig. 10). na concordanza dei dati con la legge
Dallo studio delle distribuzioni del pub- quadratica inversa, tipica della propa-
blico osservò che â risultava sempre gazione nello spazio libero. Misure ef-
maggiore di 5°. Concludeva, inoltre, che fettuate nel teatro vuoto in presenza di
per preservare l’integrità di questa ri- vento dal palcoscenico verso le gradi-
flessione erano preferibili palcoscenici nate, con velocità tra 0 e 6 m/s, non
relativamente bassi rispetto all’orche- mostrarono forti deviazioni dalla legge
stra, caratteristica riscontrata in teatri del campo libero. Questo risultato sem-
più antichi, come il teatro di Dioniso ad bra smentire l’ipotesi diffusa che que-
Atene (1-1.2m) quello di Priene e quel- sto tipo di vento, frequente nel teatro di
lo di Epidauro (3-3,6m). Shankland6 nel Epidauro, poteva essere la causa della
1973 misurò il grado di intelligibilità trasmissione eccezionale della parola a
delle parole in diversi teatri Greci, com- spettatori distanti 60-70m dall’attore.
preso quello di Epidauro. Per questo Negli ultimi tempi il mondo della ri-
teatro trovò che l’ascoltatore nella po- cerca in acustica ha rinnovato l’interes-
sizione più distante lungo l’asse di sim- se scientifico per questi luoghi. Di fat-
metria percepiva le parole dell’oratore to, studi recenti ed in corso cercano di
al centro dell’orchestra con un grado di caratterizzare l’acustica dei teatri anti-
intelligibilità del 72%. Probabilmente, chi con parametri oggettivi che descri-
questo valore relativamente elevato era vono la qualità del suono in termini
dovuto al fatto che il teatro era vuoto, moderni, nonché di simulare con il cal-
per cui esisteva un supporto delle rifles- colatore, sia le condizioni acustiche at-
sioni dalle gradinate di pietra, l’ambien- tuali sia quelle ipotizzabili per il passa-
te era tranquillo e non spirava vento. Di to, fino all’auralizzazione, ovvero
fatto, Shankland riporta ancora che in l’esperienza di ascolto verosimile degli
un teatro Romano una brezza moderata eventi acustici nel luogo simulato.

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Sato, Sakai e Prodi8 nel 2002 hanno servato. Questo teatro è situato nel Sud
pubblicato i risultati di misure nei teatri dell’Anatolia in Turchia e presenta tut-
di Delfi (Grecia) e di Taormina (Italia) te le strutture integre. Fu costruito nel
che hanno dimensioni simili. Il primo 155 D.C. e può ospitare 7000 spettato-
manca dell’edificio del palcoscenico ri. Gli Autori riportano che il teatro è
mentre il secondo ne conserva una buo- caratterizzato da una riverberazione re-
na parte. Gli Autori hanno evidenziato lativamente lunga (T30 ˜ 1,7 s, alle fre-
la presenza della riflessione dal piano quenze medie). Il descrittore dell’inten-
dell’orchestra nelle risposte all’impul- sità percepita, G a 1 kHz, assume valori
so dei due teatri. L’effetto della presen- da 10 a circa – 10 dB all’aumentare della
za dell’edificio del palcoscenico si ri- distanza dalla sorgente, con andamento
vela con un tempo di riverberazione vicino a quello del campo libero. Il
medio nelle bande ottave a 0,5-1 kHz descrittore della chiarezza C80 a 1 kHz
di 0,9-1,0 s nel teatro di Taormina e di conserva valori alti da 8 a circa 0 dB
0,5-0,6 s nel teatro di Delfi. La ricchez- allontanandosi oltre i 45 m dalla sorgen-
za di riflessioni dovute all’edificio del te. Gade et al. concludono che i valori
palcoscenico ed alle gradinate è respon- di alcuni parametri misurati erano inat-
sabile anche di valori maggiori di un tesi per un teatro all’aperto e che certe
descrittore della “spazialità” nel teatro discrepanze tra i risultati della loro
di Taormina rispetto a quello nel teatro modellazione numerica e quelli delle
di Delfi. Vassilontonopoulos e Mourjo- misure potranno essere ridotte con un
poulos9 nel 2003 hanno pubblicato uno affinamento della taratura del modello.
studio di simulazione numerica piutto-
sto esteso sull’acustica di tre grandi te- 6. Conclusione
atri, due Greci ed uno Romano: Epi- Quanto rimane dei teatri greco-ro-
dauro, Dodoni e l’Odeion di Patrasso. mani e l’uso per rappresentazioni pub-
Allo stato, i primi due teatri sono privi bliche di quelli meglio conservati e
dell’edificio del palcoscenico. Gli Au- recuperati per spettacoli oggi, evi-
tori, pur tacendo in che modo hanno denziano che i problemi acustici degli
tarato il loro modello, hanno calcolato auditori non erano ignoti alle civiltà del
tempi di riverberazione più bassi di passato. Il livello di ingegneria, ovvero
quelli del teatro di Delfi (0,13-0,20 s) la quantità e la qualità delle conoscenze
ed una certa concordanza con le moda- a priori che hanno potuto indirizzare la
lità di propagazione del suono nello spa- realizzazione di queste opere, può esse-
zio libero. Hanno, altresì, auralizzato per re inferito solo dai reperti e, sostanzial-
l’ascolto in cuffia discorsi e musica mente, dagli scritti di Vitruvio che ha
anecoica per diverse condizioni. Gade documentato per i posteri uno stato del-
et al.10 hanno riportato misure e simula- l’arte dopo un’evoluzione di 3-4 secoli.
zioni al calcolatore per il teatro di È ragionevole, oggi, condividere
Aspendo, il teatro Romano meglio con- l’opinione di Barron che lo sviluppo del-

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l’acustica dei teatri Greci, e dei succes- basato su un lungo processo di “trial-
sivi Romani, è frutto di un empirismo and-error”.

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