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Camillo Neri

con la collaborazione di
Giovanna Alvoni, Roberto Batisti, Maurizio Olivieri

Μέθοδος
Corso di lingua e cultura greca
Grammatica
Il nuOvO sIvIeRI-vIvIAn
Il GRecO A cOlpO d’OcchIO
TesTO GuIdA
cOMpeTenze

Saggio pdf del volume cartaceo.


Il libro in digitale in adozione
conterrà verifiche interattive

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IL corso

Grammatica
Trattazione seria e rigorosa, con Note di grammatica storica e comparata
Lessico per temi radicali
Elenco alfabetico dei temi radicali greci più significativi e più produttivi nell’ambito
delle lingue moderne
Lezioni
Inserti grammaticali e batterie di esercizi e versioni finalizzati all’acquisizione
di competenze linguistiche e di traduzione
Apparati
Cappelli introduttivi ai brani e note esplicative, volti a contestualizzare i passi
e a favorire la comprensione globale del testo greco, anche senza l’ausilio sistematico
del vocabolario
Testo Guida
Testo integrale d’autore (nella fattispecie, Luciano e Lisia), parcellizzato nel corso dei
volumi e provvisto di una traduzione progressivamente meno completa
ma più operativa
Approfondimenti Mito/Storia
Riflessioni mitologiche, storiche, narrative a corredo dei brani
Ἑνὶ λόγῳ/In una parola
Attenzione al lessico greco e alla sua permanenza nella lingua italiana
Παράλληλα/Comparazioni
Paralleli tra italiano, latino e greco, atti a favorire la conoscenza profonda dei rispettivi
costrutti morfosintattici
Ἑλληνικὴ παιδεία/Cultura greca
Viaggio nella Grecia antica alla scoperta di grandi temi di civiltà
Ἔκφρασις/Descrizione letteraria di un’immagine
Riflessione letteraria e iconica, con attività mirate
Ἑλλάδος περιήγησις/In viaggio nel mondo greco
Rubrica geografica finalizzata alla corretta collocazione delle principali città di lingua
e cultura greca
Per verificare le competenze
Attività individuali e di gruppo mirate al ripasso e alla verifica, con uno sguardo
ai giorni nostri

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Camillo Neri
con la collaborazione di
Giovanna Alvoni, Roberto Batisti, Maurizio Olivieri

Μέθοδος
Corso di lingua e cultura greca
Grammatica

Saggio pdf del volume cartaceo. Il libro in digitale in adozione conterrà verifiche interattive Loescher Editore - Vietata la vendita e la diffusione

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Copyright Loescher editore 2018 La Loescher Editore Divisione
di Zanichelli editore S.p.a.
Proprietà letteraria riservata opera con sistema
ISBN: 978-88-577-9039-8 qualità certificato KIWA-CERMET
n. 11469-A secondo la norma
UNI EN ISO 9001:2008
Prima edizione gennaio 2018
Ristampa 5 4 3 2 1 0 2018 2019 2020 2021
Coordinamento editoriale Lucia Della Monica
Editing Laura Ventura
Redazione Lucia Floridi, Francesco Valerio
Progetto grafico VisualGrafika - Torino
Ricerca iconografica Serena Bettini
Cartografia Bernardo Mannucci
Impaginazione VisualGrafika - Torino
Fotolito La Nuova Lito - Firenze
Copertina Davide Cucini, Emanuela Mazzucchetti; LeftLoft - Milano/New York
Stampa e legatura Vincenzo Bona S.p.A - Strada Settimo, 370/30 - 10156 Torino
Si ringrazia VisualGrafika per Il greco a colpo d’occhio (progetto grafico e impaginazione) e Teresa Garuglieri per la rilettura critica del volume.
Per la realizzazione dell’opera la Casa editrice si è avvalsa dei seguenti consulenti: Paola Aloi, Elsa Bedini, Silvia Cristina Benzi, Paolo Bruni, Barbara Camardella, Franca
Cavazzuti, Domenico Curcio, Chiara Ferrarese, Gianluca Fiorani, Anna Foschi, Giovanni Leone, Deborah Limentani, Paola Lucarno, Francesca Papaleo, Chiara Quaglia,
Doretta Rubini, Donatella Salvini, Carola Striccoli, Monica Visintin.

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Le eventuali future variazioni e gli aggiornamenti riguardanti la materia saranno pubblicati sulla piattaforma online della Casa editrice D’Anna.
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di ciascun volume dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5, della legge 22 aprile 1941 n. 633.
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In alcune immagini di questo volume potrebbero essere visibili i nomi di prodotti commerciali e dei relativi marchi delle case produttrici. La presenza di tali illustrazioni
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Referenze fotografiche:
Adam Eastland Art + Architecture/Alamy Stock Photo: p. 9; © Photography by Jeremy Villasis/Getty Images: p. 13; Dea Picture Library su licenza Fratelli Alinari: p. 17;
De Agostini/Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Archivi Alinari, Firenze: p. 18.
Doriforo, copia dall’originale di Policleto, 450 a.C. circa; Napoli, Museo Archeologico Nazionale. 2003, Photo Scala, Florence – su concessione del Ministero dei beni e
delle attività culturali e del turismo: p. 33; Guerriero B, Bronzo di Riace, metà del V secolo a.C.; Reggio Calabria, Museo Nazionale. Archivi Alinari, Firenze: p. 42; Rilievo
di cavaliere, I secolo a.C.; New York, Metropolitan Museum of Art. www.metmuseum.org: p. 44; Lekythos attica con donne al telaio, Pittore di Amasi, 550-530 a.C.
circa.; New York, Metropolitan Museum of Art. www.metmuseum.org: p. 58; Rilievo con tre Muse da Mantinea, Scuola di Prassitele, IV secolo a.C. Photo By DEA/G.
NIMATALLAH/De Agostini/Getty Images: p. 71; Kore n. 674 da Atene, 500 a.C. circa; Atene, Museo dell’Acropoli. Marie Mauzy/Scala, Firenze: p. 76; Patroclo e Menelao,
copia di un originale del IV secolo a.C., 1579. Firenze, Loggia dei Lanzi: p. 91; Demostene, copia romana di un originale del II secolo d.C. Commons Wikimedia: p. 93;
Gufo, coppa a figure rosse. www.ancient.edu: p. 96; Il Moscoforo, 570 a.C. circa; Atene, Museo dell’Acropoli. DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze: p. 111; Interno di
kylix con Elena e Priamo; Tarquinia, Museo Archeologico Nazionale Tarquiniese. Foto Scala, Firenze – su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e
del turismo: p. 113; Statuetta di Alessandro a cavallo; Napoli, Museo Archeologico Nazionale. Foto Scala, Firenze – su concessione del Ministero dei beni e delle attività
culturali e del turismo: p. 118; Guerriero caduto dal basamento est del Tempio di Aphaia a Egina (Grecia), 500-480 a.C. circa; Monaco, Staatliche Antikensammlungen
und Glyptothek. Digital Image 2007 (c) Hip/Scala, Florence: p. 143; Lastra con sei giovani che si esercitano in attività atletiche dalla necropoli ateniese del Ceramico,
510 a.C. circa; Atene, Museo Nazionale Archeologico. (c) Photograph by Erich Lessing: p. 149; Bassorilievo con trireme militare ateniese, 400 a.C.; Atene, Museo
dell’Acropoli. White Images/Scala, Firenze: p. 155; Atena separa Alcioneo da Gea, fregio dell’Altare di Pergamo, Firomaco e collaboratori, 164-156 a.C.; Berlino, Staatliche
Museen. Digital Image 2009 (c) BPK, Berlin/Photo Scala, Florence: p. 171; Cavalcata degli efebi, particolare del fregio ovest del Partenone, Fidia e allievi, 447- 438
a.C.; Londra, British Museum. DeAgostini Picture Library, concesso in licenza ad Alinari: p. 175; Battaglia fra Greci e Persiani, particolare del Sarcofago di Alessandro da
Sidone, 310 a.C. circa; Istanbul, Istanbul Arkeoloji Muzerleri. DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze: p. 176; Busto di Solone, copia romana da un originale greco
del V secolo a.C.; Firenze, Galleria degli Uffizi. Copyright Photo Scala, Florence – su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo: p. 188;
Interno di una kylix con il dio Eros: p. 205; Dioniso sdraiato, dal basamento est del Partenone, 447–433 a.C. circa; Londra, British Museum. Commons Wikimedia: p.
208; Kylix con scena di simposio. Archivio D’Anna: p. 211; Fregio del Partenone con processione di portatori d’acqua, Fidia, 445-438 a.C.; Atene, Museo Archeologico
Nazionale. Commons Wikimedia: p. 222; Caccia al leone di Alessandro Magno ed Efestione, 320 a.C. circa; Pella, Museo Archeologico. Archivio D’Anna: p. 226; Stele
raffigurante opliti e un carro trainato da cavalli, 490 a.C. circa; Atene, Museo Archeologico Nazionale. © DeAgostini Picture Library/Scala, Firenze: p. 237; Donne lapite,
dal basamento ovest del Tempio di Zeus a Olimpia. QEDimages/Alamy Stock Photo: p. 244; Bronzetto di Eros dormiente, III-II secolo a.C.; New York, Metropolitan
Museum of Art. www.metmuseum.org: p. 248; Lekythos attica con scena di gineceo. Archivio D’Anna: p. 254; Coppa raffigurante un lanciatore di giavellotto; Fiesole,
Museo Archeologico. ® 1998, Foto Scala, Firenze: p. 261; Cippo funerario raffigurante un corsa di atleti dalla Sicilia, VI secolo a.C; Palermo, Museo Archeologico della
Fondazione Mormino. Dea Picture Library su licenza Fratelli Alinari: p. 281; Interno di kylix attica con giovane dedito alla pesca, da Atene, Pittore Ambrosios, 510-500
a.C. circa; Boston, Museum of Fine Arts. (c) Museum of Fine Arts, Boston. All rights reserved/Scala, Firenze: p. 334.

G. D’Anna Casa editrice - via Baldanzese, 39 - 50041 Calenzano (FI)


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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΤΗ
ΜΕΓῖΣ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶΤΟΔ
Una questione di… Μέθοδος ΠΕΡῚἘΣΠΟ

“Per me è greco…”, suona l’espressione sconsolata, ormai proverbiale, di chi non ci capisce nulla,
risuonata certamente più volte anche in qualche liceo-ginnasio, dove il greco antico, come osservava
Giorgio Pasquali già nel 1930, «non s’impara, si finge d’impararlo. Quei pochi che hanno buona voglia,
e l’imparano per davvero, studiano poi per lo più lettere e divengono alla loro volta professori di greco,
tanto più valorosi quanti più sforzi hanno dovuto fare per impadronirsi di questa linguaccia; e così il
circolo è chiuso. Gli altri, superata la maturità, si affrettano a dimenticare persino l’alfabeto (o almeno
le maiuscole)». Nessuna meraviglia se l’attività scolastica di un professore di greco, nella divertita
opinione dei più, ha ormai i pittoreschi connotati di una stramberia e quella dei discenti
le fattezze di una complicata sfida da cui uscire al più presto, niente meno che con la follia.
Eppure “c’è del metodo in questa follia”, come diceva il tenace Polonio nell’Amleto shakespeariano.
E trovare un metodo – una strada che ci permetta di leggere in lingua originale, con il gusto di capire
e capendo di gustare, alcuni dei testi fondanti del pensiero e della cultura occidentali – è una sfida
intellettuale di cui non è ancora stato trovato l’eguale.
Il modo migliore per imparare una qualsivoglia lingua – lo sanno bene quelli che insegnano le lingue
vive, e il greco a suo modo lo è ininterrottamente da trentotto secoli, una durata che non teme confronti
– è imparare il lessico, nel caso specifico accessibile solo mediante i testi greci.
Conoscere le parole, naturalmente, non basta per capire davvero. Occorre conquistarsi, poco per volta,
anche i meccanismi delle loro combinazioni, le regole del gioco della lingua, cioè la grammatica.
Il volume di Teoria offre una trattazione il più possibile completa, che si sforza di spiegare le
“eccezioni” ricollocando i fenomeni sul loro sfondo storico, che fornisce costantemente indici di
frequenza delle varie forme (specie dei verbi) e che tenta di focalizzare gli aspetti dove la sensibilità
linguistica dei Greci pare più lontana dalla nostra. I volumi di Esercizi sono il cuore e il motore di tutto
il corso e risequenziano la teoria in un ordine “didattico”, con l’anticipazione di alcune trattazioni
importanti. Accanto agli esercizi graduati, vengono proposti due testi integrali, La storia vera di Luciano
per il volume 1 e Per l’uccisione di Eratostene di Lisia per il volume 2, da leggere in modo graduale e sempre
più autonomo, con il riconoscimento e l’interpretazione delle parti di teoria svolte sino a quel momento.
Esercizi e Teoria, poi, sono corredati da alcune rubriche ricorrenti, che illustrano i fatti essenziali di storia
della lingua, richiamati là dove servono, i rapporti tra greco e latino, e soprattutto il lascito del greco al
lessico intellettuale e quotidiano (le radici greche del “nostro bagaglio di concetti” e del “nostro greco
quotidiano”), con continui rimandi a un ricco lessico per radici che compare in versione essenziale alla
fine della Teoria e in forma integrale online.
Tutto ciò nasce da una convinzione che gli autori – C. Neri per la Teoria, G. Alvoni, R. Batisti e M.
Olivieri per gli Esercizi – hanno condiviso sin da principio. Il greco non è sentito abbastanza come
“lingua”, come qualcosa che s’impara per gradi e con un approccio basato anche sulla memoria del
senso delle parole e del lessico, e sull’esperienza dei costrutti, non solo sulla conoscenza delle regole
e delle forme morfologiche (“Prof., so le declinazioni, ma non so tradurre!”).
Che cosa si cerca di fare? Anche se non si può trattare il greco come le lingue vive e parlate, bisogna
farlo vivere almeno in quel contesto armonico e coerente che è, nel nostro caso, un testo, un autore,
un’epoca; e occorre non ritardare troppo, per esigenze “del sistema grammaticale”, alcune parti
importanti. Ci si propone, in sostanza, un andamento “circolare” degli argomenti, con anticipazioni,
approfondimenti e riprese.
Il sistema grammaticale e il suo metalinguaggio sono risultati cognitivi importanti che possono essere
compiutamente procurati dallo studio delle lingue classiche, e sono garantiti da una grammatica rigorosa
e “tradizionale” nell’impianto, dove tutte le cose sono “al loro posto”. E alla fine dovremo anche riconoscere
che l’obiettivo primario è l’accessus ad auctores, o almeno ai testi, e che gli obiettivi principali restano pur
sempre la «comprensione dei testi greci e latini» e «leggere, comprendere e tradurre» (dalle Indicazioni
Nazionali). Una comprensione possibile, morso dopo morso, con… Μέθοδος.
C. N.

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ὭΣΠΕΡ
ΚΑῚ ΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ ΤῊΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΣῶΜΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ ΟΥ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ
ΟΥΔῈ ΤῶΝἘΣΤῖΝ,ΜΟΝΟΝ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΦΡΟΝΤῖΣ
ἈΛΛᾺ ΚΑῚ ΤΗΣ ΚΑΤᾺ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣΕῶΣ ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
–ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΜΕΡΟΣ
ΓΟΥΝ ΤΗΣ

Indice
ΤῸ ΜΕΓῖΣΤΟΝ
ὙΠΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ ΑΥΤ ῊΝ
Ο ὝΤῶΤΟῪΣ
ΠΕΡῚ ΔῊ ΚΑῚ ΤΟῖΣ –
ΛΟΓΟΥΣ
ΣΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ΓΟΥΜΑῖ ΜΕΤᾺ
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
ῊΝ ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
ΠΟΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΝΑΓΝῶΣῖΝ INTRODUZIONE
ΕΝῖΕΝΑῖ
ΤῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ΑῚ ΠΡῸΣ ΤῸΝ BREVE STORIA DELLA LINGUA GRECA
ἜΠΕῖΤΑ ΚΑΜΑΤΟΝ
ΚΜΑῖΟΤΕΡΑΝ 01 IL GRECO: UNA LINGUA INDOEUROPEA 1
.............................................................................................................
ΑΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΕΝΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ἊΝ
ΜΜΕΛῊΣ 02 LA STORIA MILLENARIA DELLA LINGUA GRECA 5
............................................................................................

ΝΑΠΑΥΣῖΣ
ΥΤΟῖΣ, ΕἸ ΤΟῖΣ L’età micenea (XV-XII secolo a.C.) ................................................................................................................. 6
ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ
ΝΑΓΝῶΣΜΑΤῶΝΤῶΝ
ΜῖΛΟῖΕΝ  La lingua dei Micenei ..........................................................................................................

L’età dialettale: arcaica (VIII-VI secolo a.C.) e classica (V-IV secolo a.C.) ............................................ 7
 Dal sillabario fenicio all’alfabeto madre .......................................................................

 Articolazione dialettale e lingue letterarie greche ................................................ 12


L’età ellenistica: propriamente detta (323-146 a.C.), romana (146-31 a.C.)
e imperiale (31 a.C.-394 d.C.) .......................................................................................................................... 13
Da Costantinopoli ai colonnelli (1453-1976) ............................................................................................... 15
03 QUALE GRECO? . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16

04 IL MATERIALE SCRITTORIO ANTICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17

PARTE 1 Fonetica
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
01 Alfabeto e segni grafici ΣῶΜΑΤῶΝ 20 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
01.1 ALFABETO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
01.2 PRONUNCIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
01.3 SEGNI PER LE SEMIVOCALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
01.4 SEGNI DIACRITICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25
01.5 SEGNI DI INTERPUNZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
02 Il sistema fonetico ΣῶΜΑΤῶΝ 28 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
02.1 ELEMENTI INTRODUTTIVI DI FONETICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
02.2 VOCALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
02.3 DITTONGHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
02.4 CONSONANTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
02.5 SUONI INIZIALI E FINALI DI PAROLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
02.6 SILLABE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
03 Accento ΣῶΜΑΤῶΝ 34 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
03.1 NATURA DELL’ACCENTO IN GRECO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
03.2 DENOMINAZIONE DELLE PAROLE IN BASE ALLA COLLOCAZIONE DELL’ACCENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
03.3 LE LEGGI DELL’ACCENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
03.4 PAROLE ATONE: ENCLITICHE E PROCLITICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ΣῶΜΑΤῶΝ 38 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
04.1 ESITO DELLE VOCALI INDOEUROPEE IN GRECO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
04.2 CONTRAZIONE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
04.3 CRASI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
04.4 ELISIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44

IV
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ὭΣΠΕΡΚΑῚ ΤΟῖΣ ἈΘΛΤ
ΠΕΡῚ
ΣῶΜΑΤῶΝ ἘΠῖΜ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕ
ΤΗΣ
ΟΥΔῈ ΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ ΓΥΜ Μ
INDICE ἈΛΛᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῚ ΤΗ
ΚΑῖΡῸΝ ΓῖΝΟΜ
ἈΝΕΣΕῶΣ –Μ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΤΗΣ
ΜΕΓῖΣΤΟΝἈΣΚΑ
ὙΠΟΛΑΜΒΑΝΟ
Ο ὝΤῶ ΔῊ ΚΑ
04.5 AFERESI ................................................................................................................................................................ 45 ΠΕΡῚ ΤΟῪΣ
ἘΣΠΟΥΔΑΚΛΟ
04.6 CONSONANTI MOBILI ......................................................................................................................................... 45
04.7 MUTAMENTI INTERNI DELLE VOCALI ............................................................................................................ 46
04.8 PASSAGGIO DI ᾱ IN η NEL DIALETTO IONICO-ATTICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46

04.9 VARIAZIONI DELLA QUANTITÀ VOCALICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46

04.10 APOFONIA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49

04.11 SOPPRESSIONE E AGGIUNTA DI VOCALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
05 Fenomeni fonetici riguardanti le consonanti ΣῶΜΑΤῶΝ 54 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
05.1 CADUTA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54
05.2 EPENTESI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
05.3 METATESI CONSONANTICA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
05.4 ASSIMILAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
05.5 DISSIMILAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56
05.6 ASSIBILAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
05.7 INCONTRI CONSONANTICI: ESITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
06 Sonanti e loro esiti ΣῶΜΑΤῶΝ 64 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
06.1 SONANTI VOCALICHE (LIQUIDE E NASALI) E LORO ESITO ......................................................................... 64
06.2 SONANTI SEMIVOCALICHE E LORO ESITO ..................................................................................................... 64

PARTE 2 Morfologia
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
07 Elementi introduttivi di morfologia ΣῶΜΑΤῶΝ 68 ΤῊ
ἘΠῖ72ΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
07.1 STRUTTURA DELLA PAROLA: TEMA E DESINENZA .................................................................................... 68
07.2 STRUTTURA DEL TEMA: RADICE, AFFISSI E TERMINAZIONI ................................................................... 69
07.3 DECLINAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
08 Articolo ΣῶΜΑΤῶΝ 74 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
09 Prima declinazione ΣῶΜΑΤῶΝ 75 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
09.1 GENERALITÀ ........................................................................................................................................................ 75
09.2 SOSTANTIVI FEMMINILI .................................................................................................................................... 76
Temi in alfa puro lungo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76

Temi in alfa puro breve . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77

Temi in alfa impuro lungo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78

Temi in alfa impuro breve . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 78

09.3 SOSTANTIVI MASCHILI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 80

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
10 Seconda declinazione ΣῶΜΑΤῶΝ 81 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
10.1 GENERALITÀ ........................................................................................................................................................ 81
10.2 SOSTANTIVI MASCHILI E FEMMINILI .............................................................................................................. 82
10.3 SOSTANTIVI NEUTRI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
11 Aggettivi della prima classe ΣῶΜΑΤῶΝ 84 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
11.1 DECLINAZIONE DEGLI AGGETTIVI DELLA PRIMA CLASSE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
V
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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ
ΟΥ
ΜΟΝΟΝ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΟΝΤῖΣ
ῚΟΜΕΝΗΣἘΣΤῖΝ,
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ἈΛΛᾺ
INDICE
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ ΤῸ ῊΝ ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
ΓῖΣΤΟΝ ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ 12 Sostantivi contratti ΣῶΜΑΤῶΝ 86 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 12.1 SOSTANTIVI CONTRATTI DELLA PRIMA DECLINAZIONE .......................................................................... 86
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ 12.2 SOSTANTIVI CONTRATTI DELLA SECONDA DECLINAZIONE ..................................................................... 87
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
13 Aggettivi contratti ΣῶΜΑΤῶΝ 88 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
13.1 DECLINAZIONE DEGLI AGGETTIVI CONTRATTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 89
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
14 Declinazione attica ΣῶΜΑΤῶΝ 91 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
14.1 DECLINAZIONE ATTICA DEI SOSTANTIVI ...................................................................................................... 91
14.2 DECLINAZIONE ATTICA DEGLI AGGETTIVI ................................................................................................... 92
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
15 Terza declinazione ΣῶΜΑΤῶΝ 93 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
15.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
15.2 DESINENZE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
15.3 ACCENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96
15.4 TEMI IN LABIALE (π, β, φ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
15.5 TEMI IN VELARE (κ, γ, χ). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
15.6 TEMI IN DENTALE ( τ, δ, θ). . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98
15.7 TEMI IN DENTALE -ντ- . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99
15.8 TEMI IN LIQUIDA ( λ, ρ) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 100
15.9 TEMI IN NASALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 103
15.10 TEMI IN SIBILANTE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
15.11 TEMI IN VOCALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 107
15.12 TEMI IN DITTONGO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
15.13 SOSTANTIVI “IRREGOLARI” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
16 Aggettivi della seconda classe ΣῶΜΑΤῶΝ 114 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
16.1 AGGETTIVI A TRE TERMINAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115
16.2 AGGETTIVI A DUE TERMINAZIONI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 120
16.3 AGGETTIVI A UNA SOLA TERMINAZIONE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 122
16.4 AGGETTIVI “IRREGOLARI” . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 123
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
17 Comparativi e superlativi ΣῶΜΑΤῶΝ 125 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
17.1 SUFFISSI PER LA FORMAZIONE DEL COMPARATIVO E DEL SUPERLATIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 125
17.2 PRIMA FORMA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 126
17.3 SECONDA FORMA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 128
17.4 COMPARATIVI E SUPERLATIVI IRREGOLARI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 130
17.5 COMPARATIVI E SUPERLATIVI DIFETTIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 131
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
18 Avverbi ΣῶΜΑΤῶΝ 132 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
18.1 FORMAZIONE ...................................................................................................................................................... 132
18.2 COMPARATIVO E SUPERLATIVO DEGLI AVVERBI ...................................................................................... 133
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
19 Pronomi ΣῶΜΑΤῶΝ 134 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
19.1 PRONOMI PERSONALI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 134
19.2 PRONOMI-AGGETTIVI POSSESSIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 138
19.3 PRONOMI RIFLESSIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139
19.4 PRONOMI-AGGETTIVI DIMOSTRATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 140
19.5 PRONOMI-AGGETTIVI INTERROGATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 144
19.6 PRONOMI-AGGETTIVI INDEFINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 145
19.7 PRONOMI RECIPROCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 147

VI
Saggio pdf del volume cartaceo. Il libro in digitale in adozione conterrà verifiche interattive Loescher Editore - Vietata la vendita e la diffusione

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ὭΣΠΕΡΚΑῚ ΤΟῖΣ ἈΘΛΤ
ΠΕΡῚ
ΣῶΜΑΤῶΝ ἘΠῖΜ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕ
ΤΗΣ
ΟΥΔῈ ΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ ΓΥΜ Μ
INDICE ἈΛΛᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῚ ΤΗ
ΚΑῖΡῸΝ ΓῖΝΟΜ
ἈΝΕΣΕῶΣ –Μ
19.8 PRONOMI RELATIVI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 147 ΓΟΥΝ
ΤῸ ΤΗΣ
ΜΕΓῖΣΤΟΝἈΣΚΑ
19.9 PRONOMI RELATIVI INDEFINITI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 148 ὙΠΟΛΑΜΒΑΝΟ
Ο ὝΤῶ ΔῊ ΚΑ
19.10 CORRELAZIONI TRA PRONOMI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 149
ΠΕΡῚ ΤΟῪΣ
ἘΣΠΟΥΔΑΚΛΟ
19.11 CORRELAZIONI TRA AVVERBI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 150
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
20 Numerali ΣῶΜΑΤῶΝ 152 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
20.1 DECLINAZIONE DEI CARDINALI DA UNO A QUATTRO ............................................................................... 156
20.2 AGGETTIVI E SOSTANTIVI DERIVATI DAI CARDINALI .............................................................................. 156
 La matematica greca ...........................................................................................................

 Il calendario attico ...............................................................................................................

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
21 Verbo ΣῶΜΑΤῶΝ 157 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
21.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 157
21.2 DIATESI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 158
21.3 MODO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 161
21.4 TEMPO E ASPETTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 163
21.5 PERSONA E NUMERO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 164
21.6 STRUTTURA DEL VERBO: RADICE, TEMA VERBALE, TEMA TEMPORALE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 165
21.7 CONIUGAZIONI. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 167
21.8 DESINENZE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 167
21.9 ACCENTO NELLA CONIUGAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 170

ΚΑῚ ΠΕΡῚ ὭΣΠΕΡ ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ


22 Presente della coniugazione tematica dei verbi in -ω ΣῶΜΑΤῶΝ 171 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
22.1 VERBI SENZA SUFFISSO -j- NEL TEMA DEL PRESENTE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 172
22.2 VERBI CON SUFFISSO -j- NEL TEMA DEL PRESENTE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 174
22.3 VERBI POLITEMATICI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175
22.4 PRESENTE DEI VERBI IN -ω . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175
22.5 PRESENTE DEI VERBI CONTRATTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 180

ΚΑῚ ΠΕΡῚ ὭΣΠΕΡ ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ


23 Presente della coniugazione atematica dei verbi in -μιΣῶΜΑΤῶΝ 186 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
23.1 PRIMA CLASSE: VERBI CON RADDOPPIAMENTO ...................................................................................... 186
23.2 PRIMA CLASSE: VERBI SENZA RADDOPPIAMENTO .................................................................................. 192
23.3 SECONDA CLASSE: PRESENTE AMPLIATO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 197

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
24 Imperfetto ΣῶΜΑΤῶΝ 200 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
24.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 200
24.2 L’AUMENTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 200
24.3 CONIUGAZIONE DELL’IMPERFETTO DEI VERBI IN -ω . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 204
24.4 CONIUGAZIONE DELL’IMPERFETTO DEI VERBI CONTRATTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 204
24.5 CONIUGAZIONE DELL’IMPERFETTO DEI VERBI IN -μι . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 205
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
25 Futuro ΣῶΜΑΤῶΝ 210 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
25.1 FUTURO SIGMATICO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 212
25.2 FUTURO CONTRATTO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 214
25.3 FUTURO ATTICO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 215
25.4 FUTURO DORICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 216
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
26 Aoristo ΣῶΜΑΤῶΝ 217 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
26.1 AORISTO SUFFISSALE SIGMATICO ................................................................................................................ 218
26.2 AORISTO RADICALE TEMATICO .................................................................................................................... 223
26.3 AORISTO RADICALE ATEMATICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 227

VII
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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ
ΟΥ
ΜΟΝΟΝ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΟΝΤῖΣ
ῚΟΜΕΝΗΣἘΣΤῖΝ,
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ἈΛΛᾺ
INDICE
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ 27 Diatesi passiva dell’aoristo e del futuro ΣῶΜΑΤῶΝ 235 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ΟῖΣὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ 27.1 AORISTO PASSIVO ............................................................................................................................................ 235
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ 27.2 FUTURO PASSIVO .............................................................................................................................................. 241
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
28 Perfetto e piuccheperfetto ΣῶΜΑΤῶΝ 243 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
28.1 RADDOPPIAMENTO DEL PERFETTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 243
28.2 TIPI DI PERFETTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 245
28.3 PERFETTO SUFFISSALE CAPPATICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 247
28.4 PIUCCHEPERFETTO SUFFISSALE CAPPATICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 250
28.5 PERFETTO NON CAPPATICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 250
28.6 VERBI CON PERFETTO CAPPATICO E NON . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 252
28.7 PIUCCHEPERFETTO NON CAPPATICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 252
28.8 PERFETTO E PIUCCHEPERFETTO APOFONICO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 253
28.9 PERFETTO E PIUCCHEPERFETTO MEDIO-PASSIVO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 257
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
29 Futuro perfetto ΣῶΜΑΤῶΝ 261 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
29.1 FUTURO PERFETTO ATTIVO .......................................................................................................................... 262
29.2 FUTURO PERFETTO MEDIO-PASSIVO .......................................................................................................... 262
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
30 Aggettivi verbali ΣῶΜΑΤῶΝ 264 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ

PARTE 3 Sintassi
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
31 Elementi introduttivi di sintassi ΣῶΜΑΤῶΝ 266 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
32 Concordanza ΣῶΜΑΤῶΝ 268 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
32.1 CONCORDANZA SOGGETTO-VERBO ............................................................................................................ 268
32.2 CONCORDANZA SOGGETTO-AGGETTIVO ................................................................................................... 269
32.3 CONCORDANZA SOSTANTIVO-APPOSIZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 269

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
33 Articolo ΣῶΜΑΤῶΝ 270 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
33.1 USO DELL’ARTICOLO ........................................................................................................................................ 270
33.2 FUNZIONE SOSTANTIVANTE DELL’ARTICOLO ............................................................................................ 271
33.3 RESIDUI DELL’ANTICA FUNZIONE PRONOMINALE DELL’ARTICOLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 272

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
34 Posizione attributiva e predicativa ΣῶΜΑΤῶΝ 272 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
35 Comparativo e superlativo ΣῶΜΑΤῶΝ 275 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
35.1 COMPARATIVO .................................................................................................................................................. 275
35.2 SUPERLATIVO ................................................................................................................................................... 276
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
36 Pronomi ΣῶΜΑΤῶΝ 277 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
37 Valore dei casi ΣῶΜΑΤῶΝ 279 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
37.1 NOMINATIVO. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 280

VIII
Saggio pdf del volume cartaceo. Il libro in digitale in adozione conterrà verifiche interattive Loescher Editore - Vietata la vendita e la diffusione

D9039_PH1_00I_00X_Indice_3a bozza.indd 8 15/12/17 18:03


ὭΣΠΕΡΚΑῚ ΤΟῖΣ ἈΘΛΤ
ΠΕΡῚ
ΣῶΜΑΤῶΝ ἘΠῖΜ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕ
ΤΗΣ
ΟΥΔῈ ΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ ΓΥΜ Μ
INDICE ἈΛΛᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῚ ΤΗ
ΚΑῖΡῸΝ ΓῖΝΟΜ
ἈΝΕΣΕῶΣ –Μ
37.2 VOCATIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 281 ΓΟΥΝ
ΤῸ ΤΗΣ
ΜΕΓῖΣΤΟΝἈΣΚΑ
37.3 ACCUSATIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 281 ὙΠΟΛΑΜΒΑΝΟ
Ο ὝΤῶ ΔῊ ΚΑ
37.4 GENITIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 283
ΠΕΡῚ ΤΟῪΣ
ἘΣΠΟΥΔΑΚΛΟ
37.5 DATIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 285
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
38 Preposizioni ΣῶΜΑΤῶΝ 287 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
39 Complementi ΣῶΜΑΤῶΝ 296 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
40 Congiunzioni coordinanti ΣῶΜΑΤῶΝ 300 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
40.1 PARTICELLE μέν e δέ ...................................................................................................................................... 300
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
41 Negazioni ΣῶΜΑΤῶΝ 301 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
42 Modi finiti nelle proposizioni indipendenti ΣῶΜΑΤῶΝ 303 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
42.1 PROPOSIZIONI INDIPENDENTI ENUNCIATIVE ............................................................................................ 303
42.2 PROPOSIZIONI INDIPENDENTI VOLITIVE .................................................................................................... 304
42.3 PROPOSIZIONI INTERROGATIVE DIRETTE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 305

ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
43 Modi indefiniti del verbo: participio ΣῶΜΑΤῶΝ 306 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
43.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 306
43.2 PARTICIPIO AGGETTIVALE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 308
43.3 PARTICIPIO SOSTANTIVATO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 308
43.4 PARTICIPIO PREDICATIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 308
43.5 PARTICIPIO AVVERBIALE-APPOSITIVO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 312
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
44 Modi indefiniti del verbo: infinito ΣῶΜΑΤῶΝ 315 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
44.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 315
44.2 INFINITO SOSTANTIVATO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 315
44.3 INFINITO NELLE PROPOSIZIONI INDIPENDENTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 316
44.4 INFINITO NELLE PROPOSIZIONI DIPENDENTI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 317
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
45 Modi indefiniti del verbo: aggettivi verbali ΣῶΜΑΤῶΝ 317 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
46 Proposizioni dipendenti o subordinate ΣῶΜΑΤῶΝ 318 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
46.1 MODI NELLE PROPOSIZIONI SUBORDINATE ............................................................................................... 318
46.2 TIPOLOGIE DELLE PROPOSIZIONI SUBORDINATE ..................................................................................... 319
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
47 Proposizioni subordinate completive ΣῶΜΑΤῶΝ 320 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
47.1 GENERALITÀ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 320
47.2 SOGGETTIVE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 320
47.3 OGGETTIVE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 321
47.4 OGGETTIVE RETTE DA PARTICOLARI CATEGORIE DI VERBI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 322
47.5 INTERROGATIVE INDIRETTE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 323
ὭΣΠΕΡ ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΚΑῚ ΠΕΡῚ
48 Proposizioni subordinate aggettive (relative proprie) ΣῶΜΑΤῶΝ 324 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
49 Proposizioni subordinate avverbiali o circostanziali ΣῶΜΑΤῶΝΠΕΡῚ326 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
49.1 CAUSALI .............................................................................................................................................................. 326
49.2 FINALI .................................................................................................................................................................. 327

IX
Saggio pdf del volume cartaceo. Il libro in digitale in adozione conterrà verifiche interattive Loescher Editore - Vietata la vendita e la diffusione

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝ
ΟΥ
ΜΟΝΟΝ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΟΝΤῖΣ
ῚΟΜΕΝΗΣἘΣΤῖΝ,
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ἈΛΛᾺ
INDICE
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ 49.3 CONSECUTIVE .................................................................................................................................................... 327
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ 49.4 TEMPORALI ........................................................................................................................................................ 328
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ 49.5 IPOTETICHE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 330

ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ 49.6 CONCESSIVE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 332


49.7 COMPARATIVE. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 332
49.8 MODALI E STRUMENTALI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 333
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
50 Discorso indiretto ΣῶΜΑΤῶΝ 334 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
51 Riepilogo degli usi di ἄν ΣῶΜΑΤῶΝ 336 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
52 Riepilogo degli usi di ὡς ΣῶΜΑΤῶΝ 337 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ

PARTE 4 Lessico
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
53 La formazione delle parole ΣῶΜΑΤῶΝ 340 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
54 La derivazione ΣῶΜΑΤῶΝ 340 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
54.1 PREFISSI .............................................................................................................................................................. 341
54.2 SUFFISSI .............................................................................................................................................................. 342
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
55 La composizione ΣῶΜΑΤῶΝ 346 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
55.1 STRUTTURA DEI COMPOSTI .......................................................................................................................... 346
55.2 SIGNIFICATO DEI COMPOSTI .......................................................................................................................... 349
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
56 Lessico per temi radicali ΣῶΜΑΤῶΝ 350 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
56.1 CHE COS’È E COME È ORGANIZZATO IL LESSICO PER TEMI RADICALI ................................................... 350
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
57 Particelle ΣῶΜΑΤῶΝ 415 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
ὭΣΠΕΡΚΑῚ
ΤΟῖΣ ἈΘΛΗ
ΠΕΡῚ
58 Repertorio alfabetico dei più importanti verbi greci ΣῶΜΑΤῶΝ 420 ΤῊ
ἘΠῖΜΕ
ἈΣΧΟΛΟΥΜΕΝΟ
ΤΗΣ ΕΥΕΞῖΑΣ Μ
NOZIONI DI METRICA

INDICE DELLE COSE NOTEVOLI .................................................................................................................... 468

X
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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
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INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Breve storia della lingua greca
01 IL GRECO: UNA LINGUA INDOEUROPEA
Espansione, coesione e differenze della lingua indoeuropea
Il greco è una lingua indoeuropea, come la quasi totalità delle lingue che si parlavano e
tuttora si parlano in Europa e in parte del continente asiatico. Che cosa significa lingua
indoeuropea? La risposta a questa domanda è piuttosto complessa. Una lingua, infatti, è
un’entità viva in continuo movimento: nasce, cresce, si trasforma, si espande, qualche volta
muore, come un organismo vivente, come un fiume, come una città; nessuna lingua esiste
a prescindere dagli uomini in carne e ossa che la parlano, anche se nessuna lingua può
identificarsi con nessuno di loro, risultando piuttosto dalle consuetudini e dalle regole
(scritte e non scritte) che sono alla base del loro modo di comunicare. Quando pure una
comunità si sforzi di conservare la propria lingua in tutte le sue componenti (pronuncia,
grammatica, lessico), continuando cioè a parlare allo stesso modo, con la stessa pronuncia,
le stesse parole, gli stessi giri di frase, ogni generazione e ogni gruppo sociale introducono
(anche inconsapevolmente) delle variazioni, e in tal modo la lingua “si muove”, si modifica.
Quando poi una lingua è il veicolo di una cultura in espansione, diventa una lingua comune,
tende a diffondere quel tipo di cultura e di civiltà al di là dei propri confini, e finisce per
essere parlata su un territorio molto vasto, da diversi gruppi e strati sociali (un po’ come oggi
l’inglese), e quindi per frammentarsi in altrettante varietà dialettali. Allorché poi quei gruppi
perdono la coesione che li legava quando usavano lo stesso strumento di comunicazione, le
differenze linguistiche tra loro aumentano esponenzialmente, e nel giro di un tempo
relativamente breve la lingua antica è stata sostituita da una serie di lingue nuove, i cui
parlanti non hanno più nemmeno coscienza di parlare di fatto la stessa lingua (un francese
dovrà imparare l’italiano, e viceversa, nell’ora di lingue straniere).

Corrispondenze delle lingue indoeuropee


Come quasi tutte le lingue europee (italiche, germaniche, celtiche, baltiche, slave,
balcaniche; fanno eccezione iberico e basco, etrusco, ungherese, estone e finlandese, turco)
e molte lingue asiatiche (l’antico indiano o sanscrito, le lingue iraniche, il tocario del
Turkestan cinese, l’armeno, l’ittito), il greco è dunque l’esito della trasformazione di una
lingua cui si è convenuto di dare il nome di indoeuropeo. Una lingua che non è mai stata
scritta, per cui non esiste alcun documento testimoniale, e che viene ricostruita attraverso
il confronto tra le lingue che l’hanno, per così dire, “continuata”. Tale continuità si esprime
attraverso concordanze sistematiche tra le parlate nuove e quella antica e corrispondenze
regolari tra le peculiarità delle singole parlate nuove derivate da una più antica: il
cambiamento – proprio perché non è prodotto dall’iniziativa di un singolo, ma piuttosto
dall’intera comunità dei parlanti – non avviene a caso, bensì secondo regole (codificate o
meno che esse siano). Proprio tale regolarità ha reso possibile una comparazione scientifica,
che altrimenti sarebbe del tutto arbitraria.
Le lingue parlate nel passato sul suolo europeo mostrano precise corrispondenze,
sistematiche e regolari, a tutti i livelli di analisi linguistica (fonetico, morfologico, sintattico,
lessicale). Corrispondenze come quella tra il greco μήτηρ (méter), il latino mater, l’antico
germanico o gotico (la più antica lingua germanica documentata) madar non si spiegano se
non come esiti di trasformazioni avvenute a partire da una lingua comune originaria. Alla
fine del ’700 si scoprì che non erano solo le lingue parlate in Europa a presentare somiglianze

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
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ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
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ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ e analogie. La conquista dell’India da parte dell’Impero Britannico portò infatti alla
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ conoscenza dell’antico indiano o sanscrito, una lingua antica di quel territorio, ancora nota
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
a dotti e sacerdoti, che mostrava molti caratteri comuni con le strutture grammaticali e i
ΓΟΥΜΑῖ lessici delle antiche lingue europee. Le affinità tra latino, greco, gotico e sanscrito indussero a
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ far avanzare per la prima volta l’ipotesi che tutte queste lingue antiche scaturissero «da una
fonte comune che forse non esiste nemmeno più», come disse il giurista inglese Sir William
Jones nel 1786. Nacque così la teoria di una lingua madre alla base di tutte le lingue affini
diffuse in parte dell’Asia e nella maggior parte dell’Europa. Questa lingua originaria –
dapprima denominata indogermanico da studiosi di area tedesca – è detta indoeuropeo,
termine che deriva dalla fusione dei nomi delle due regioni estreme dell’area in cui essa si
diffuse (l’India a est, l’Europa a ovest).

Popoli indoeuropei
Dove, quando e da chi fu usata questa lingua originaria? Ancora oggi tra gli studiosi il
dibattito in proposito è piuttosto vivace. L’unico modo per rispondere in maniera fondata
a questa domanda è reperire nelle lingue indoeuropee parole etimologicamente collegate
(come «madre», sopra citata) designanti entità geograficamente e/o cronologicamente
connotate, come per esempio il nome della «betulla», un albero che vive nei climi freddi
e umidi del Nord.
latino
sanscrito iranico slavo russo lituano svedese tedesco (forse)
bhūrjaḥ bärz brěza berëza béržas björk birke fraxinus

Anche il nome del «rame» fa pensare a una relativa unità dei popoli indoeuropei all’inizio
dell’Età del Ferro (III millennio a.C.).
sanscrito iranico gotico alto-tedesco antico islandese latino
áyaḥ ayō ais ēr eir aes

L’opinione più diffusa oggi è che l’indoeuropeo fosse parlato, a partire dal V millennio a.C.,
da popoli nomadi stanziati nella regione euroasiatica a nord del Mar Nero, tra i rilievi del
Tibet e l’odierna Polonia (una localizzazione non molto precisa, come si vede). Sempre
secondo questa teoria, alla fine del III millennio a.C. i popoli indoeuropei cominciarono a
spostarsi, migrando in fasi successive verso sud (attuali India, Iran, Turchia) e verso ovest
(Europa e bacino del Mediterraneo) e stanziandosi in regioni già abitate da popolazioni
indigene. Da questo contatto plurisecolare si sarebbero originate civiltà e lingue (come quella
greca e quella latina) tra loro differenti, ma accomunate da una medesima origine e dal
medesimo ceppo linguistico.

La grammatica comparata
Così come sappiamo molto poco dei popoli indoeuropei, anche la nostra conoscenza della
loro lingua è piuttosto scarsa. Di essa infatti non esiste alcuna testimonianza scritta.
Tuttavia le concordanze riscontrabili tra il sanscrito, il greco, il latino e tutte le altre lingue
che hanno avuto origine dall’indoeuropeo hanno avviato un complesso di ricerche, noto
come grammatica comparata delle lingue indoeuropee, che ha permesso di definire i
caratteri essenziali di questa lingua, vale a dire le forme di partenza dalle quali, mediante
complessi processi di mutamento, derivarono le forme proprie di ciascuna lingua di origine
indoeuropea.

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Per avere un’idea di come procede la ricostruzione su base comparativa di una parola ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
indoeuropea, torniamo all’esempio di partenza, la parola con il significato di «madre».
indoeuropeo sanscrito greco latino gotico
*mater matar μήτηρ mater modar

A partire dalle forme più antiche di cui abbiamo attestazione, come quelle del sanscrito, del
greco, del latino e del gotico, gli studiosi sono arrivati a ricostruire la forma indoeuropea
*mater, che scriviamo con un asterisco per indicare appunto che è una forma ricostruita
dagli studiosi, non storicamente attestata. Da questa forma originaria, mediante
modificazioni regolate da leggi fonetiche proprie di ciascuna lingua, sono derivate le forme
del greco, del latino, del gotico e del sanscrito. Da queste poi, mediante ulteriori mutamenti
fonetici, sono derivate le parole esistenti nelle lingue moderne: dal latino mater, per esempio,
vengono l’italiano «madre», lo spagnolo «madre», il francese «mère» ecc.

La concordanza in innovazione
Naturalmente, per stabilire le parentele tra più lingue derivate da un’unica lingua originaria,
le uniche concordanze davvero significative sono quelle “in innovazione”: se tutte le lingue
avessero conservato inalterato il patrimonio lessicale originario avrebbero tutte le stesse
parole e le stesse forme, e quindi non sarebbero in definitiva neppure lingue diverse, ma
la prosecuzione di quell’unica lingua originaria. È invece grazie agli scarti, cioè alle
innovazioni rispetto alle forme originarie, che accomunano alcune lingue rispetto alle
altre, che è stato possibile ricostruire una sorta di albero genealogico della famiglia
indoeuropea: rispetto alla radice indoeuropea che definisce il concetto di «madre»
(*meӘ2ter), per non fare che un solo esempio, il sanscrito (o antico indiano) e l’avestico
(o antico persiano) si caratterizzano per averne ricavato forme con il vocalismo di timbro /a/
anche per la seconda sillaba, rispettivamente matar e madar, e questa innovazione è un
indizio di parentela tra sanscrito e avestico, sì che si è potuto ricostruire nella famiglia
indoeuropea un sottogruppo indoiranico.

I rami della famiglia indoeuropea


Tutte le lingue che, sulla base di caratteri comuni, sono state riconosciute come discendenti
della proto-lingua indoeuropea fanno parte della famiglia linguistica indoeuropea.
Vi appartengono la maggior parte delle lingue antiche e moderne che si sono diffuse in gran
parte dell’Europa, dell’Iran, dell’India e in alcune regioni dell’Anatolia e dell’Asia centrale,
fino al confine tra India e Cina. I principali rami della famiglia indoeuropea, presentati
secondo l’ordine cronologico della loro prima attestazione – cioè dei primi testi scritti
attestati in quella lingua – sono:
◆ anatolico, comprendente diverse lingue parlate nell’antichità in Anatolia (l’odierna
Turchia asiatica), tra cui l’ittita (1700-1200 a.C.) e il luvio, strettamente imparentati tra loro
◆ indoiranico, costituito da due grandi gruppi, quello indoario, rappresentato nella sua fase
antica dal sanscrito (attestato dal XV secolo a.C.) e continuato nelle lingue indoarie
moderne (tra cui l’hindi) parlate sul territorio indiano, e l’iranico, rappresentato nella sua
fase antica dall’avestico e dall’antico persiano e continuato nel persiano moderno (farsi)
◆ greco, attestato dal XIV secolo a.C. e continuato nel greco moderno o neogreco
◆ italico, attestato nel primo millennio e comprendente il latino e vari dialetti italici parlati
nella penisola (tra cui l’osco-umbro); dal latino hanno poi avuto origine le lingue romanze
o neolatine (portoghese, spagnolo, catalano, francese, provenzale, sardo, italiano, ladino,
rumeno)

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
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ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ ◆ celtico, anch’esso attestato nel primo millennio, quando era diffuso in una vasta area
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ dell’Europa; oggi questo ramo è rappresentato da irlandese, gallese (e gaelico), scozzese
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
e bretone (e cornovagliese)
ΓΟΥΜΑῖ ◆ germanico, la cui prima attestazione è il gotico del IV secolo d.C.; oggi questo ramo è
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ rappresentato da tedesco, inglese, olandese (e fiammingo), danese, norvegese, svedese e
islandese
◆ armeno, attestato a partire dal V secolo d.C. (armeno classico), e continuato nell’armeno
moderno
◆ tocario, costituito da due lingue letterarie molto simili (tocario A o agneo e tocario B o
cuceo) ormai estinte attestate tra il VI e l’VIII secolo d.C. nel Turkestan cinese
◆ balto-slavo, comprendente lo slavo (la cui prima attestazione è rappresentata dall’antico
slavo del IX secolo d.C.) e il baltico (la cui prima attestazione è costituita dall’antico
prussiano del XIV-XVII secolo d.C.); le lingue slave moderne sono russo, bielorusso,
ucraino, polacco, ceco, slovacco, sloveno, serbo-croato, bulgaro, macedone; le lingue
baltiche moderne sono il lituano e il lettone
◆ balcanico-illirico, comprendente alcune lingue antiche di frammentaria attestazione
il cui discendente moderno è forse l’albanese, attestato a partire dal XV secolo d.C. e
continuato nella lingua che tuttora si parla in Albania.
A riprova dell’origine comune – rappresentata non da una lingua-madre effettivamente
attestata da documenti scritti, ma da un’astrazione linguistica, detta “proto-indoeuropeo”,
ceppo comune, i cui tratti sono stati ricostruiti attraverso la comparazione fra le varie lingue
storiche – si può portare l’esempio del numero “dieci”: infatti, il confronto fra il greco δέκα,
il latino decem, il sanscrito daça, il germanico *tehun (da cui l’inglese ten e il tedesco zehn) fa
risalire a una radice comune indoeuropea *dekm.
Tra le lingue europee, non fanno parte della famiglia indoeuropea, come si vede, l’iberico e il
basco, certamente imparentate tra loro e da sempre insediate nei luoghi in cui ancora oggi
sono parlate, l’etrusco (secondo alcuni autoctono, secondo altri importato dall’Asia Minore),
l’ungherese, l’estone e il finlandese, imparentati tra loro e portati in Europa da invasioni
successive di popoli delle steppe, e infine il turco, anch’esso di importazione recente.

Mare Popolazioni uraliche


del Nord
Balto
Germanico
Slavo Balto-
slavo INDOEUROPEO
Celtico

Italico Balcano-
illirico Tocario
Mar Nero Mar
Armeno Caspio
Albanese
Anatolico Indoiranico
Greco

Mar Mediterraneo Iranico


Popolazioni semitiche
Indiano
La diffusione delle lingue indoeuropee

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ΣῶΜΑΤῶΝ
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ΟΥΔῈ ΤῶΝ
INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Il greco nella famiglia indoeuropea Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
All’interno di questa numerosa famiglia, il greco antico appare però curiosamente isolato.
Poca rilevanza hanno le concordanze in innovazione con il latino e con l’osco-umbro (che
fanno gruppo, invece, con celtico e germanico), mentre più importanti paiono alcune
concordanze con lingue orientali come il sanscrito e l’armeno, dalle quali lo distingue
nettamente, però, il diverso trattamento delle gutturali originarie indoeuropee (conservate
in greco, assibilate o palatalizzate – cioè ridotte a suoni /s/ o /sh/ in sanscrito e in armeno).
Sin dall’inizio della sua storia (cioè sin dai primi documenti scritti), inoltre, il greco appare
frammentato in una cospicua serie di varietà dialettali. Queste due condizioni, la mancanza
di lingue gemelle nella famiglia indoeuropea e la frammentazione dialettale, fanno pensare
– pur con tutta la cautela che richiede una ricostruzione per mera via linguistica, senza
alcuna documentazione di tutte le fasi di passaggio – che il greco sia stato molto presto una
lingua di conquista, il veicolo di una cultura forte e in espansione: e quando una lingua
tende a estendersi oltre i propri confini originari, come strumento di una civiltà che si
diffonde, finisce per “imperializzarsi”, fagocitando e cancellando le lingue vicine e
frazionandosi poi in varietà locali e dialetti. Ai suoi albori, la storia del greco deve essere
stata una storia di conquiste.

02 LA STORIA MILLENARIA DELLA LINGUA GRECA


Periodizzazione della lingua greca
Il greco è una delle lingue più longeve del mondo occidentale: attraverso circa 3500 anni
di progressive trasformazioni, il neogreco parlato oggi da circa 11 milioni di persone nella
penisola e nelle isole della Repubblica greca discende infatti direttamente e senza soluzione
di continuità da quella lingua attestata per la prima volta in un periodo compreso tra il XV
e il XII secolo a.C. Ogni storia deve infatti avere un inizio e una fine: nel caso di una lingua,
l’inizio è sempre costituito dai più antichi documenti scritti (in questo caso la
documentazione micenea in Lineare B, anche se – come si è detto – la comparazione
linguistica permette di fare qualche passo anche nella “preistoria”), mentre il termine
inferiore è suggerito da considerazioni pratiche, e in questo caso potrebbe addirittura
coincidere con le condizioni dell’attuale lingua parlata in Grecia. Nel corso della sua storia
millenaria il greco ha subìto una continua evoluzione, all’interno della quale si possono
riconoscere tre fasi fondamentali.
1) il periodo antico: dai primi documenti al 394 d.C. (e cioè a Teodosio, Onorio, Arcadio e alla
divisione dell’Impero Romano)
2) il periodo bizantino: dal 394 al 29 maggio 1453 (la conquista di Costantinopoli da parte
delle truppe di Maometto II)
3) il periodo moderno: dal 1453 a oggi.
Nel periodo antico, che solo costituisce l’oggetto del greco illustrato in questo libro, si
possono individuare altre tre sottofasi:
◆ l’età micenea, dal XV al XII secolo a.C.
◆ l’età dialettale (arcaica e classica), dall’VIII secolo al 13 giugno 323 a.C. (morte di
Alessandro Magno)
◆ l’età ellenistica (romana e imperiale), dal 323 a.C. al 394 d.C.
All’interno di quest’ultima sottofase, si possono poi individuare tre ulteriori segmenti:
– l’età ellenistica propriamente detta (323-146 a.C., anno della battaglia di Corinto, che,
con la vittoria delle truppe della Repubblica romana sull’esercito della Lega Achea,
trasformò la Grecia in una provincia romana)

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ – l’età romana (146-31 a.C., anno della battaglia di Azio e quindi della conquista da parte di
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ Roma dell’ultimo regno ellenistico, quello d’Egitto)
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
– l’età imperiale (31 a.C.-394 d.C., anche se vi è chi sposta il termine inferiore al 529 d.C.,
ΓΟΥΜΑῖ anno della chiusura della scuola neoplatonica di Atene per opera di Giustiniano).
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ Poiché le trasformazioni di una lingua non sono mai processi bruschi e improvvisi, ma al
contrario lenti e continui, questa periodizzazione è da considerarsi puramente
convenzionale, benché basata su avvenimenti politici e culturali di straordinaria
importanza, che hanno senza dubbio influito in modo rilevante anche sul piano linguistico.

Il periodo antico
L’età micenea (XV-XII secolo a.C.)
La prima testimonianza di una lingua greca è costituita dal miceneo, attestato da migliaia di
tavolette di terracotta ritrovate dapprima a Creta da Arthur Evans (1851-1941) e John Myres
(1869-1954) a partire dal marzo del 1900, e poi in alcune zone del Peloponneso e del
continente greco (Olimpia, Pilo, Tirinto, Micene, Tebe), soprattutto da Carl Blegen a Pilo nel
1939 e da Alan J.B. Wace a Micene nel 1952, e in epoca più recente in particolare a Tebe, nella
Cadmea, e nella zona occidentale di Creta (la Chania). Questi reperti, risalenti a un periodo
compreso tra il XV e il XII secolo, riportano iscrizioni documentarie (per lo più elenchi di
archivio) in una scrittura detta Lineare B. Tale scrittura sillabica – ovvero in cui ogni segno
rappresenta una sillaba aperta,
cioè una pura vocale o una
combinazione consonante +
vocale – è stata decifrata (dopo
molti e illustri tentativi vani)
solo alla metà del secolo scorso
dall’architetto britannico
Michael Ventris (1922-1956), in
collaborazione con il filologo e
linguista inglese John
Chadwick (1920-1998) e con
l’apporto degli archeologi
americani Alice Kober (1906-
1950) ed Emmett Bennett
▲ Tavoletta con iscrizione in Lineare B, dagli archivi del Palazzo (1918-2011). Ventris riuscì a capire
di Nestore a Pilo, ca. XIII secolo a.C.; Chora, Museo Archeologico. (con sua sorpresa) e a mostrare
(vincendo lentamente ma
progressivamente le resistenze della comunità scientifica) che quei documenti, «malgrado
tutto» (come scrisse nel 1952), erano scritti in greco. Egli cominciò in primo luogo cercando
di individuare il contesto delle tavolette, che talvolta poteva essere intuito, almeno a grandi
linee, dalla presenza di ideogrammi (il grano, l’olio, i carri, gli elmi ecc.), simboli e segni
numerali accanto alle sequenze sillabiche. E applicò poi il cosiddetto metodo “combinatorio”,
volto a individuare la funzione grammaticale e sintattica di un segno prima ancora di
proporne una fonetizzazione: per esempio, egli si rese conto che determinati sillabogrammi
contenevano desinenze di plurale, perché si ripetevano sempre uguali alla fine di sequenze
accompagnate da numerali indicanti quantità superiori all’unità. Gli sforzi di Ventris e di
tutti coloro che, con spirito collaborativo, parteciparono a questo “grande gioco” della
decifrazione mettevano a frutto anche il sapere crittografico sviluppatosi durante la Seconda
guerra mondiale per decifrare i messaggi in codice dei nemici. E alla fine riuscirono.

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
L’età dialettale: arcaica (VIII-VI secolo a.C.) e classica (V-IV secolo a.C.) ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
In seguito alla distruzione dei centri micenei, avvenuta nel XII secolo, scomparve anche la
scrittura, che fece la sua ricomparsa in Grecia prima nella cosiddetta “cultura di Lefkandi”
(dall’insediamento su promontorio e dalle necropoli del X-IX secolo a.C. ritrovati in questo
centro dell’Eubea), con pochissime testimonianze scritte (nomi propri come Escrione, Samio
ecc.), e poi al termine del cosiddetto Medioevo ellenico, nell’VIII secolo a.C. Tuttavia, quando
questo avvenne, non si trattava più di una scrittura sillabica, bensì di una scrittura
alfabetica (in cui cioè ogni segno rappresenta un suono o fonema) di derivazione fenicia.
In particolare, traeva probabilmente origine da un sillabario semitico nord-occidentale, in
cui ogni segno sillabico rappresentava la consonante + una qualsivoglia vocale (per es. ‫כ‬
poteva valere indifferentemente per ka, ke, ki, ko o ku)1.

Nel corso della loro storia millenaria, gli uomini hanno sperimentato sinora solo tre sistemi
fondamentali di scrittura, cioè di traduzione “suono a segno” sul piano visuale-stabile di un
messaggio verbale di tipo acustico-momentaneo:
1) il sistema ideografico o logografico: prevede un segno per ogni parola, e dunque un
numero potenzialmente illimitato di segni, ciò che lo rende di difficile uso e
apprendimento
2) il sistema sillabico (che conta di norma da 50 a 100 segni circa, anche se alcuni sillabari
semitici come quello suddetto, in cui un unico segno vale per consonante + qualsivoglia
vocale, possono ridursi a 20-30 segni)
3) il sistema alfabetico (che conta una ventina di segni, con evidenti facilitazioni d’uso e di
memorizzazione), la cui “invenzione” viene per l’appunto attribuita ai Greci.

Nel sillabario semitico i segni usati per alcune consonanti potevano essere utilizzati – in
sequenze difficili o in presenza di nomi propri dalla pronuncia ambigua – anche per indicare
il timbro vocalico della consonante che precedeva. Questi segni furono estesi tra X e IX
secolo a.C. in Grecia per indicare le pure vocali (Α, Υ, Ι, Ε, Ο); via via questa prassi venne
seguita anche per indicare le altre lettere (vedi Approfondimento).

Il primo risultato, il cosiddetto alfabeto madre (VIII secolo a.C.), fu il seguente: Α Β Γ Δ Ε Ϝ Ζ


Η Θ Ι Κ Λ Μ Ν Ο Π Ϙ Ρ Σ Τ Υ.
In realtà, nelle diverse regioni del mondo greco diversi dovettero essere gli adattamenti del
sillabario semitico a un alfabeto, come mostrano le differenti forme che la stessa lettera
venne ad assumere in differenti luoghi: un «beta», per esempio, figurava come in Attica,
a Tera, a Melo, a Corinto, nelle Cicladi ecc.

1 La derivazione fenicia della scrittura alfabetica è resa pressoché certa da una serie di elementi:
1) i nomi dei segni (’aleph > «alpha», beth > beta, ghimel > gamma, dalet > delta ecc.)
2) la forma dei segni (fatta salva la direzione della scrittura, che passò progressivamente dall’andamento
sinistrorso a quello destrorso, per cui anche le lettere vennero “girate”: per es. ‫ ב‬beth > B, «beta»)
3) il valore fonetico (beth e «beta» esprimono entrambi /b/, e così via)
4) le testimonianze, come quella di Erodoto (V 58s.) che chiama le lettere (grammata) “fenicie” o “Cadmee”
(da Cadmo, il mitico fondatore di Tebe, che veniva per l’appunto dalla Fenicia).

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Le varianti introdotte rispetto all’alfabeto madre riguardarono:
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ a) la soppressione di alcuni segni (per valori fonetici) divenuti superflui
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
b) il riuso di vecchi segni con nuovi valori
ΓΟΥΜΑῖ c) l’introduzione di nuovi segni per valori fonetici originariamente sprovvisti di equivalente
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ grafico unitario.

alfabeto madre alfabeto definitivo


Α Α
Β Β
Γ Γ
Δ Δ
Ε Ε
cadde in disuso, soprattutto nei dialetti greci dell’area orientale, dove non è attestato
Ϝ
epigraficamente, mentre lo è nelle parlate occidentali.
Ζ Ζ
usato per indicare /e/ lungo aperto in opposizione
Η usato come segno di aspirazione Η
a Ε = /e/ breve e a ΕΙ = /e/ lungo chiuso
Θ Θ
Ι Ι
Κ Κ
Λ Λ
Μ Μ
Ν Ν
usato il digramma ΚΣ Ξ
Ο Ο
Π Π
usato davanti a /o/, /u/ per K (usato davanti a /a/, /e/, /i/) → cadde in disuso, solo per indicare il
Ϙ
numerale 90
Ρ Ρ
Σ Σ
Τ Τ
Υ Υ
usato il digramma ΠΗ Φ creato, in parallelo con Θ che già indicava /th/
usato per /kh/; anche se l’area greca occidentale
(Tessaglia e area continentale, Peloponneso, Italia
usato il digramma ΚΗ Χ
Meridionale e Sicilia) adottò Χ per /ks/ (la x degli
alfabeti latini)
usato il digramma ΠΣ Ψ per /ps/
usato per indicare /o/ lungo aperto, in opposizione
Ω
a Ο = /ο/ breve e a ΟΥ = /o/ lungo chiuso

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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Le prime attestazioni significative di questa scrittura alfabetica sono rappresentate dal Vaso ὙΠΟΛΑΜΟ ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
del Dipilo (CEG 432, 740-725 a.C.) e dalla Coppa di Nestore (CEG 454, 735-720 a.C.). Il primo è
una brocca ritrovata in una tomba della necropoli del Dipilo (la “doppia porta” che
immetteva nel quartiere dei vasai), ad Atene, che reca la seguente iscrizione.

Vaso del Dipilo in alfabeto ionico


hὸς νῦν ὀρχεστõν πάντōν ἀταλοτατα παίζει, ὃς νῦν ὀρχηστῶν πάντων ἀταλώτατα παίζῃ,
τõ τόδε… τοῦ τόδε…
Colui che, in mezzo a tutti i danzatori, con più eleganza gioca di quegli questo…

Da completare forse con «questo vaso sia il premio», a conferma del carattere dedicatorio
e simposiale dell’iscrizione. La seconda fu rinvenuta nel 1955 in una necropoli dell’antica
Pithecussa (l’odierna Ischia), importata probabilmente da Rodi, e reca inciso su un lato (con
scrittura che va da destra verso sinistra, secondo la consuetudine fenicia) un epigramma di
tre versi (un trimetro giambico e due esametri dattilici), scritto in un alfabeto greco
particolare, detto euboico dal nome della regione – l’Eubea – in cui era diffuso.
Lo trascriviamo qui sotto.

Coppa di Nestore in alfabeto ionico


Νέστορός ε[μ]ι εὔποτ[ον] ποτεριον Νέστορός ε[ἰμ]ι εὔποτ[ον] ποτήριον
hὸς δ᾿ ἂν τõδε πίεσι ποτερί[ō] αὐτίκα κενον ὃς δ᾿ ἂν τοῦδε πίησι ποτερί[ου] αὐτίκα κεῖνον
hίμερος hαιρεσει καλλιστε[φά]νō Ἀφροδίτες ἵμερος αἱρήσει καλλιστε[φά]νου Ἀφροδίτης
La coppa del buon bere son di Nestore:
chi voglia bere da codesta coppa, subito un desiderio
lo prenderà di Afrodite, che ha la bella corona.

Questo epigramma, risalente grossomodo all’epoca dei poemi omerici, rappresenta anche il
primo frammento di poesia conservato nella sua stesura originale, anche se sono l’Iliade e
l’Odissea a costituire i primi documenti pienamente letterari della lingua greca.
Tuttavia, è difficile stabilire con certezza la fisionomia propria della lingua omerica,
soprattutto a causa della nostra scarsa conoscenza della formazione e trasmissione dei due
poemi, che risulta estremamente composita a livello diacronico e sincronico. A livello
diacronico si verificarono via via adattamenti linguistici nella dizione perché l’esecuzione e
la trasmissione inizialmente orali di canti e poi
recitazioni da parte di aedi e poi rapsodi
vaganti, di fronte a pubblici diversi,
comportarono una pronuncia dapprima
“achea-micenea” (se si pensa alle corti pre-
doriche del Peloponneso), poi eolica (la Beozia, la
Tessaglia, Lesbo, le città dell’Asia Minore eolica), poi
ionica (l’Eubea, le Cicladi, l’Asia Minore ionica) e
infine persino attica (quando l’Atene di Pisistrato e dei
suoi figli prese a ospitare recitazioni omeriche alle grandi
feste Panatenee di Atene). A livello sincronico la lingua del
racconto epico doveva marcare uno “stacco” rispetto a ▲ La coppa di Nestore
proveniente da una necropoli
qualsiasi forma di parlato, e non essere quindi identificata di Pitecusa, 735-720 a.C.
con alcuna parlata in uso. Ogni prodotto culturale greco, L’iscrizione, su tre linee, si
trova sul lato sinistro, sotto
almeno sino all’età ellenistica, richiedeva una rigorosa all’ansa. Lacco Ameno, Museo
formalizzazione e stilizzazione (non è mai pittoresco o Archeologico di Pitecusa.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ mimetico e non mira alla riproduzione della realtà tout court): è infatti certo che la lingua
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ omerica non fu mai effettivamente parlata da nessuna popolazione greca e che si tratta di
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
un codice letterario decisamente artificiale.
ΓΟΥΜΑῖ
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ Nell’illustrare la fisionomia della lingua omerica e il suo carattere composito (acheo, eolico,
ionico, attico), abbiamo implicitamente già introdotto la nozione di dialetto (διάλεκτος, in
origine «conversazione»). In modo un po’ paradossale, ma non poi tanto lontano dalla verità,
si potrebbe dire che in età arcaica e classica il greco – inteso come lingua – non esiste, perché
esistono solo le sue (molte) varietà dialettali. Ogni regione, ogni città, quasi ogni documento
scritto in tutta la parte iniziale della storia alfabetica del greco presenta per così dire un suo
tipo di greco, una propria varietà linguistica; e le varietà linguistiche appaiono anche assai
lontane le une dalle altre. Fin dalle prime testimonianze scritte, il greco si presenta infatti
differenziato in numerosi dialetti che, pur avendo una struttura di base sostanzialmente
uguale, mostrano comunque una serie di caratteristiche peculiari. Questa varietà dialettale
rispecchia l’assetto geografico-politico della Greca antica: essa non era uno stato unitario,
ma un insieme di regioni, facenti capo a città-stato che avevano tra loro molti legami
economici, politici e culturali, ma che conservavano comunque una propria indipendenza e
identità. Questo particolarismo accentuò la differenziazione dialettale da cui la lingua greca
fu caratterizzata probabilmente fin dalla sua prima comparsa nelle diverse regioni. Occorre
inoltre precisare che il territorio della Grecia antica non corrispondeva del tutto a quello
della Grecia odierna: nell’antichità non facevano propriamente parte della Grecia né l’Epiro,
né la Macedonia (sebbene fossero abitate da popolazioni di stirpe greca e i sovrani macedoni
si autorappresentassero come Greci), mentre era greca la maggior parte delle zone costiere
dell’Asia Minore.
È un fatto curioso, per non dire unico, questa esistenza comprovata e documentata di varietà
dialettali di una lingua che, di fatto, non esiste ancora. Eppure, come ha dimostrato in modo

I gruppi dialettali dell’antica Grecia


TRACICO
ILLIRICO MACEDONE Propontide
Calcidica

Lemno
Epiro Larissa
Corcira Dodona
Tessaglia
Ambracia Lesbo Pergamo
Asia Minore
Eolide
Sciro
Leucade Delfi Eubea
Locride Beozia Calcide Smirne LIDIO
Focide Tebe Chio
Cefalonia
Acaia Megara Attica Ionia
Corinto Atene
Mar Egeo Efeso
Elide Andros
Mar Ionio Zante Argolide Samo
Olimpia Arcadia
Argo Epidauro Mileto

Messenia Sparta Cicladi CARIO


Nasso
Pilo Laconia
Coo
Melo
Gruppo occidentale: Tera Rodi
Dorico Acheo
Greco nord-occidentale Mare di Creta
Gruppo centrale:
Arcado-cipriota-
Eolico panfilio
Gruppo orientale: Creta Cipro
Attico Ionico

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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
mirabile una grande linguista del greco antico, Anna Morpurgo Davies2, chiunque parlasse ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
un dialetto (laconico, megarese, arcadico, cipriota, beotico, attico, tessalico, lesbico, ionico
d’Asia, panfilio e così via) aveva nel contempo coscienza di appartenere al popolo greco, alla
sua storia, alla sua cultura, rappresentata dovunque dallo stesso alfabeto (tranne che a Cipro,
che usò un proprio sillabario sino alle soglie dell’età ellenistica), dagli stessi dèi, dalle stesse
feste e dagli stessi giochi panellenici3, dagli stessi racconti tradizionali (i miti), dalla stessa
letteratura: Olimpia, Delfi, Nemea, l’Istmo di Corinto, l’Atene delle feste Panatenee sono i
luoghi e gli appuntamenti fissi dove Greci di ogni provenienza (dalla Magna Grecia all’Asia
Minore, dall’Africa settentrionale alla Tracia) si sfidavano nella corsa e nel canto,
sacrificavano a Zeus, Apollo e Poseidone, stringevano accordi politici e alleanze militari.
La frammentazione dialettale della lingua greca fu probabilmente successiva all’arrivo degli
invasori Elleni indoeuropei in Grecia, e certamente favorita dalla conformazione geografica
del territorio greco, diviso in isole, fiordi, strette valli tra catene montuose, penisole ecc. (ma
con il mare a fungere sempre da elemento di collegamento, perché i Greci si insediarono
sempre sulle coste e non penetrarono mai nell’entroterra). È anche possibile che già nel seno
dell’indoeuropeo il greco fosse articolato in alcune varietà dialettali (come è tipico delle
lingue comuni, che tendono a estendersi oltre i propri confini originari). Certamente agli
albori della sua storia alfabetica (la lingua cancelleresca delle tavolette micenee non
consente di trarre deduzioni al riguardo per l’età precedente) il greco è diviso in
numerosissime varietà locali (si parla di dialetti “epicorici”, cioè tipici di una χώρα,
«regione»), tutte però culturalmente collegate tra loro. L’insieme di queste varietà, sin
dall’VIII secolo a.C., si lascia organizzare in quattro gruppi dialettali fondamentali, che
corrispondono ad altrettante regioni (anche se geograficamente non del tutto unitarie)
caratterizzate da un’unità culturale di fondo:
◆ il gruppo ionico-attico, costituito dallo ionico, parlato sulla costa occidentale dell’Asia
Minore (ionico orientale o d’Asia), nelle Cicladi e in molte isole dell’Egeo (ionico cicladico),
nell’Eubea (ionico occidentale o euboico), e dall’attico (la variante di ionico più
importante), parlato in tutta l’Attica (la regione di Atene)
◆ il gruppo eolico, parlato nell’Eolide d’Asia, nell’isola di Lesbo (eolico d’Asia o lesbio), in
Tessaglia (tessalico, diviso in due sottoparlate, quella della Tessaliotide e quella della
Pelasgiotide) e in Beozia (beotico)
◆ il gruppo occidentale, di cui fanno parte i dialetti dorici propriamente detti (laconico,
messenico, megarese, argolico, corinzio, dialetti di Tera, Melo e Cirene, rodiese, cretese,
dorico di Sicilia) e i dialetti nord-occidentali (parlati in Acarnania, Etolia, Acaia, Ftiotide,
Focide, Locride, Elide), un gruppo caratterizzato da scarsa coesione interna e da molte
differenziazioni
◆ il gruppo arcado-cipriota-panfilio, parlato in Arcadia, nell’isola di Cipro e in Panfilia
(la parte più meridionale dell’Asia Minore), il quale conserva alcuni caratteri propri del
miceneo, tanto da far pensare a un rapporto di filiazione (più o meno diretto)4.

2 The Greek notion of dialect, «Verbum» X/1-3 [1987] 7-25.


3 I «Panelleni» sono attestati sin da Iliade II, 530 e poi da Archiloco, fr. 102 W.2.
4 Tuttora da definire – per mancanza di documentazione (non se ne ha che qualche singola parola nei lessici greci
dell’età tardo-antica) – resta la posizione del macedone, che alcuni accosterebbero al gruppo occidentale
(soprattutto alla luce di alcune iscrizioni post-classiche più recentemente rinvenute), ma che potrebbe
addirittura costituire una parlata indoeuropea vicina al greco, ma distinta da esso. Certo è che la classe dirigente
della Macedonia, sin dalla fine del VI secolo a.C. (almeno da Alessandro I di Macedonia) si sentì e si rappresentò
sempre come greca, e perciò la lingua ufficiale di quella regione, trasmessa dalle iscrizioni, è sempre
immancabilmente il greco, non il macedone.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Le differenze ravvisabili a livello fonetico e morfologico non compromisero mai
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ la reciproca comprensione tra i diversi dialetti. I Greci infatti, pur utilizzando
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
parlate differenti, ebbero sempre la coscienza di appartenere a un’unica etnia, il cui
ΓΟΥΜΑῖ segno distintivo più evidente era costituito proprio dalla lingua (ciò è testimoniato,
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ del resto, dal termine stesso βάρβαρος, barbaros, con cui i Greci designavano chi
greco non era: letteralmente esso indicava «colui che balbetta», «colui che fa “bar
bar”», che cioè non parla bene il greco), e sapevano fare – almeno ai livelli alti
dell’aristocrazia dominante, che sola ci ha lasciato le sue tracce – le equazioni
necessarie per passare da un termine ionico, a un termine attico, a un termine
eolico e a un termine dorico (per es., lo «straniero»/l’«ospite», ξεῖνος ion. = ξένος att.
= ξέννος eol. = ξῆνος dor.).

Fu proprio l’attico, per i suoi eccezionali prodotti letterari, a imporsi come il


dialetto più rappresentativo dell’intera grecità, fino a costituire – insieme allo
ionico di coloro che la portarono con le falangi di Alessandro sino alla fine del
mondo – la base della koine, la lingua comune dell’età ellenistica e romana, che
annullò progressivamente, almeno al livello della lingua cólta, le varietà dialettali.

APPROFONDIMENTO

Articolazione dialettale Simonide e Bacchilide, e persino i cori delle


e lingue letterarie greche tragedie attiche del V secolo. Una maggiore
L’articolazione dialettale della lingua greca varietà dialettale, e forse una più spiccata
in tutta la prima fase della sua storia ha vicinanza alla lingua cólta effettivamente
notevoli ricadute anche sulla formazione parlata nelle diverse regioni, pur nella
delle lingue letterarie greche, nessuna delle consueta veste formalizzata e letterarizzata,
quali coincide direttamente con un dialetto ebbe invece la lingua della melica
o con una parlata, ma che hanno tutte monodica, che è l’eolico nei carmi lesbî di
rapporti privilegiati con uno o più di essi. Si Saffo e di Alceo di Mitilene, lo ionico in quelli
è già visto come la lingua epica risulti da di Anacreonte della ionica Teo, il beotico in
una miscela (che ha giustificazioni sia quelli della tanagrese Corinna. Così la prosa,
sincroniche, sia diacroniche) di almeno tre nata in Ionia, mantenne a lungo lo ionico
dialetti, l’acheo, l’eolico e lo ionico (con come sua lingua d’elezione (Erodoto, nato
qualche elemento di atticizzazione). Di nella dorica Alicarnasso, in Asia Minore,
stampo nettamente ionico è la lingua scriveva in ionico, e così Ippocrate, della
dell’elegia e del giambo, due generi dorica Cos), anche se nel corso del V secolo
eminentemente recitativi (anche se il predominio culturale di Atene e l’influsso
potevano essere eseguiti con della retorica ne favorirono una progressiva
accompagnamento musicale, e possono e sempre più netta atticizzazione. Questo
essere esistite elegie cantate) che ebbero in anche grazie al fatto che la retorica modificò
Ionia la loro culla: perciò la lingua ionica la prosa narrativa, espositiva, filosofica e
delle elegie di Callino di Efeso non è diversa didascalica degli Ioni facendone uno
da quelle delle elegie dello spartano Tirteo o strumento di lotta politica nelle assemblee
dell’ateniese Solone. Una forte impronta cittadine e nei tribunali. E inoltre,
dorica ebbe sempre invece la lirica corale inconfondibilmente attica è la lingua almeno
che, pur professata inizialmente da maestri delle parti dialogiche della tragedia (nei
provenienti da Oriente (Terpandro era di trimetri giambici importati dalla Ionia) e
Lesbo, Alcmane forse di Sardi), ebbe nella della commedia, che aveva ascendenze
Sparta pre-licurgica del VII secolo la propria occidentali, soprattutto nella commedia
terra d’elezione: una forte coloritura dorica siciliana, il cui principale rappresentante, il
continua a caratterizzare, infatti, i canti siracusano Epicarmo, si era espresso nella
corali del beotico Pindaro, degli ionici lingua della sua città.

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ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
L’età ellenistica: propriamente detta (323-146 a.C.), romana (146-31 a.C.) ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
e imperiale (31 a.C.-394 d.C.)
Già alla fine del VI secolo a.C., gli Ioni
avevano diffuso in Asia Minore e nelle isole
antistanti la costa una lingua comune,
uniformemente rappresentata nelle
iscrizioni ioniche più antiche5. La principale
condizione storica per l’affermarsi di una
lingua comune, almeno in tutto il dominio
greco orientale, fu la guerra e la necessità dei
Greci di unirsi contro i Persiani. Questa
lingua fu inizialmente lo ionico, poi l’attico,
che con lo ionico era strettamente
imparentato. La diffusione per tutta la grecità
orientale di una cultura di tipo ateniese che
aveva nell’attico il suo veicolo linguistico fu ▲ Il Partenone dell’Acropoli di Atene, il tempio dedicato
favorita dalla sempre più cospicua presenza di alla dea Atena Parthenos, protettrice della città.
colonie ateniesi nell’Egeo orientale e, per
converso, dalla necessità degli alleati di recarsi spesso ad Atene, per le feste religiose e civili,
per gli spettacoli teatrali, per i tribunali, per il mercato dell’agora, per le varie pratiche.
La fine della guerra del Peloponneso e dell’egemonia ateniese, con la vittoria spartana a
Egospotami (405 a.C.), se pur mutò l’assetto politico, non scalfì minimamente il quadro
culturale, pertanto Atene continuò a restare il centro delle vita spirituale greca sino (e oltre)
all’egemonia dei Macedoni. Con la conquista della Grecia da parte di Filippo II il Macedone
(battaglia di Cheronea, 338 a.C.), le póleis greche persero però la loro indipendenza e si
trovarono per la prima volta unificate sotto un unico regno. Tra il 333 e il 323 a.C., Alessandro,
subentrato al padre Filippo, estese ulteriormente i confini del dominio macedone, riuscendo
a conquistare il vastissimo regno di Persia: sotto di lui l’impero arrivò a comprendere un
territorio che dalla Macedonia giungeva fino all’India. La Grecia venne così a trovarsi in una
condizione del tutto nuova: dopo secoli di frammentazione politica, era unita per la prima
volta sotto un potere centralizzato e i Greci si trovarono a dover convivere con popolazioni
molto diverse per lingua e cultura. Ma Alessandro era profondamente imbevuto di grecità:
come i suoi predecessori a partire da Alessandro I (fine VI secolo a.C.), il padre Filippo,
riconoscendo la superiorità della cultura greca, aveva voluto infatti che gli fosse impartita
un’educazione solidamente orientata verso la conoscenza della civiltà e della letteratura
ellenica e per questo aveva scelto come educatore del figlio niente meno che il filosofo
Aristotele. Proprio per questa sua formazione saldamente greca, Alessandro sognava un
impero capace di raccogliere l’eredità di quel mondo, quindi volle innanzitutto che la lingua
della burocrazia e della cultura fosse proprio il greco. E il greco della cultura era il greco di
Atene. Egli tuttavia morì troppo presto per veder realizzato il suo sogno, il 13 giugno 323 a.C.,
data poi convenzionalmente scelta come inizio del periodo ellenistico.
Dopo la morte di Alessandro, nessuno dei suoi generali riuscì a imporsi come suo unico
successore: anzi, tra loro si scatenarono violenti conflitti militari che portarono allo
smembramento dell’impero in quattro regni (Egitto, Siria, Macedonia e quello più piccolo
di Pergamo), retti da quattro diverse dinastie. Il progetto di impero universale voluto da

5 Ciò accadde malgrado Erodoto (I, 142) racconti che nella Dodecapoli ionica si parlavano quattro dialetti
nettamente distinti.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
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ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Alessandro, dunque, non gli sopravvisse; si realizzò invece quello di unificazione linguistica
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ su base greca. I quattro regni ellenistici, infatti, furono organizzati secondo una struttura
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
fortemente piramidale, il cui vertice era costituito da un’élite di etnia e cultura greca.
ΓΟΥΜΑῖ Un’organizzazione di questo tipo favorì il prevalere, come lingua comune della burocrazia
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ e della cultura, di un greco basato prevalentemente sull’attico e chiamato κοινὴ διάλεκτος
(koine dialektos), «lingua comune», o semplicemente koine. Anche se la base di questa lingua
fu l’attico – ma un attico depurato degli aspetti più provinciali e localistici – notevoli furono
anche gli influssi dello ionico parlato nell’Asia Minore, perché Ioni erano per lo più i Greci
che lo diffusero, e l’apporto lessicale dato dalle lingue dei popoli che via via la adottarono.
Nella koine si espresse gran parte della prosa del periodo ellenistico: in questa lingua, già
preparata, nel V-IV secolo, dalle opere di un autore come Senofonte, scrissero, per esempio,
i filosofi Aristotele, Epicuro, Crisippo e gli storici Polibio e Diodoro Siculo.
La koine rimase in uso per tutta l’età ellenistica, sino al 146 a.C. quando con la battaglia di
Corinto la Grecia divenne una provincia romana, per tutta l’età romana, sino alla battaglia
di Azio del 31 a.C., e in seguito per tutta l’età imperiale (dal 31 a.C al 394 d.C., anno della
divisione dell’Impero Romano da parte di Teodosio, anche se c’è chi fissa il termine basso al
529 d.C., anno della chiusura della scuola neoplatonica di Atene a opera di Giustiniano). Essa
costituì la “lingua franca” della parte orientale dell’Impero Romano, nonché la seconda
lingua più parlata (dopo il latino) nei territori dell’Impero.
Il repertorio delle fonti relative alla koine è vastissimo: essa si estende infatti su un arco
temporale e spaziale molto ampio e riflette l’eterogeneità delle varietà linguistiche che vi
erano comprese. Si potrebbe definire la koine come «un sistema di tendenze» (A. Meillet), in cui
convergevano la lingua letteraria e quella burocratica dei regni ellenistici (da Aristotele in
poi), la lingua-modello che veniva insegnata nelle scuole e che costituì la lingua-madre del
greco medioevale e moderno (con la sua nuova differenziazione in parlate non corrispondenti
in nulla agli antichi dialetti, e caratterizzate da una sostanziale unità di fondo), ma anche la
lingua parlata dalle popolazioni che abitavano le vaste terre in cui si era diffuso l’ellenismo: di
quest’ultima varietà si hanno numerosissime testimonianze grazie ai papiri conservati dalle
sabbie dell’Egitto; per tale via, infatti, sono pervenuti – e in quantità molto maggiore rispetto
a resti di opere letterarie – anche documenti d’archivio, lettere, carte di diverso tipo d’uso
pubblico e privato che offrono una varietà linguistica con registri che spesso sconfinano nella
lingua parlata. Significativo per la nostra conoscenza delle diverse varietà interne alla koine è
anche il Nuovo Testamento, caratterizzato da un registro linguistico più popolare perché
funzionale al raggiungimento del più ampio pubblico possibile.
Attraverso l’analisi di queste fonti si è potuto dimostrare che molte delle caratteristiche del
greco medievale e moderno sono già ampiamente delineate e rintracciabili nella koine. Per
esempio, già nel I-II secolo d.C doveva essersi completato quel mutamento nella pronuncia
delle vocali e dei dittonghi che – già attestato in alcune parlate antiche – fu caratteristico
poi del greco bizantino ed è tuttora tipico del neogreco. Il fenomeno, noto come itacismo,
consiste nel pronunciare come /i/ non solo la vocale ι, ma anche η e υ e i dittonghi ει, οι e υι
(Fonetica §01.2).
Contro la koine, considerata una lingua greca ormai imbarbarita, nacque a partire dal I secolo
d.C. una reazione purista promossa da scrittori che intendevano ripristinare l’integrità e
l’armonica perfezione dell’attico. Questo movimento è noto appunto come atticismo. Gli
atticisti diedero vita a una lingua quasi totalmente letteraria, distante da quella parlata, e
perpetuata per tutto il periodo romano e poi durante l’Impero Bizantino. Dall’opposizione tra
una lingua scritta, pura e cristallizzata, ma ormai di fatto morta, e una lingua parlata e
soggetta alla naturale evoluzione propria di tutte le lingue, ebbe origine un lungo processo
di divaricazione che portò a un’effettiva situazione di diglossia (lingua letteraria vs lingua
popolare).

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ΤΗΣ ΕΥ
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INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
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ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Il periodo bizantino (394-1453 d.C.) Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), il greco continuò a essere lo
strumento di comunicazione e di cultura dell’Impero Romano d’Oriente, chiamato anche
Impero Bizantino dal nome della sua vivace e fiorente capitale, Bisanzio (rifondata come
Costantinopoli nel 330 dall’imperatore Costantino). Dal punto di vista linguistico, la
caratteristica principale di quest’epoca è l’accentuarsi del divario tra la lingua parlata, viva
e in continua evoluzione, e la lingua letteraria, rimasta legata ai modelli classici e per
questo immobile e fortemente arcaizzante. Nel greco bizantino si generalizzarono i
mutamenti fonetici già in atto nella koine ellenistico-romana (la quale restò, in sostanza,
la lingua usata dalla Chiesa ortodossa per le omelie e la pratica liturgica), ma si accentuò
l’opera di semplificazione grammaticale già iniziata nei secoli precedenti. Per esempio,
a livello fonetico si completò la perdita di distinzione tra vocali lunghe e brevi; a livello
morfologico continuò il processo di graduale semplificazione nella coniugazione verbale, con
la definitiva perdita di alcuni tempi (come perfetto, piuccheperfetto e futuro) e di alcuni
modi (l’ottativo), la semplificazione di alcune categorie nominali e verbali (la scomparsa del
duale); a livello sintattico ci fu una chiara tendenza a preferire strutture paratattiche a quelle
ipotattiche, mentre le preposizioni si fissarono nell’uso con un solo caso; a livello lessicale,
infine, si registrò la graduale scomparsa di alcuni termini provenienti dal greco antico e
l’inserimento di nuovi vocaboli derivati da altre lingue, come il latino o l’arabo. Questo greco
parlato, distinto dalla lingua letteraria dei più grandi scrittori bizantini, si indica, a
somiglianza di quanto si fa con le lingue romanze, anche come greco volgare.

Il periodo moderno (1453-oggi)


Da Costantinopoli ai colonnelli (1453-1976)
Nel 1453 Costantinopoli fu conquistata dalle truppe di Maometto II e divenne capitale
dell’Impero Ottomano. Ma anche durante il lungo dominio turco, che tentò di islamizzare
la cultura greca, la lingua greca continuò a vivere: mentre la Chiesa ortodossa divenne la
depositaria della lingua arcaizzante di tradizione scritta, la lingua parlata sopravvisse, sia
pure in modo sotterraneo, e trovò espressione nella poesia e nella letteratura popolare, spesso
con notevoli differenze dialettali, soprattutto tra le regioni del nord e del continente greco e
quelle del sud e delle isole.
Nelle terre rimaste libere dal giogo turco, invece, come le isole ionie, entrate nell’orbita della
cultura di Venezia, si produsse una letteratura in greco ricca degli influssi della civiltà
rinascimentale italiana. E viceversa: la feconda diaspora di intellettuali greci e di manoscritti
letterari greci nell’Italia (e nell’Europa) di età umanistico-rinascimentale, soprattutto in
alcuni centri privilegiati come Venezia, Firenze, Milano e Napoli, propiziò quell’ormai
indubitabile saldatura tra la cultura bizantina e l’umanesimo italiano ed europeo, che segnò
profondamente la cultura occidentale.
In Grecia, sotto la dominazione turca, il greco adottò comunque numerosi termini
provenienti dalle altre lingue dell’Impero Ottomano, soprattutto dal turco, ma registrò molti
prestiti anche dall’italiano. La lingua antica poté riemergere solo quando, all’inizio del 1800,
i Greci si liberarono del giogo turco con la proclamazione d’indipendenza del rinato Stato di
Grecia (1830). Riconquistata la sovranità nazionale dopo quattro secoli di dominazione turca,
e impegnata a ricostruire un’identità nazionale, la Grecia si trovò ad affrontare la questione
linguistica: secoli e secoli di bilinguismo avevano infatti portato a due lingue molto diverse
tra loro. Da un lato c’era la dimotiki (δημοτική), la “lingua popolare”, dall’altro la katharevousa
(καθαρεύουσα), la “lingua purista”, che era anche quella conservata dalla Chiesa ortodossa.
Ai patrioti greci dell’Ottocento la dimotiki parve inadatta all’uso ufficiale del nuovo stato;
la preferenza andò perciò alla katharevousa, perché garantiva la continuità storica con il

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ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
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ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
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ΤΗΣ
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ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ prestigioso passato classico. La katharevousa, dunque, è stata per tutto l’Ottocento e per buona
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ parte del Novecento la lingua ufficiale dello stato greco, la lingua di atti, burocrazia,
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
amministrazione, religione e scuola. Ma la lingua parlata dai Greci era invece quella viva e in
ΓΟΥΜΑῖ continua evoluzione della dimotiki. Anche i grandi scrittori e poeti greci della fine
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ dell’Ottocento e del Novecento non poterono fare a meno di servirsi della “lingua del popolo”
come l’unica vera espressione del loro pensiero. Era così fatto ordinario, in Grecia, che un
oggetto avesse due nomi: uno ufficiale e uno usato comunemente dalla gente.
Questa situazione si protrasse per più di un secolo, fino alla caduta del regime conservatore
dei colonnelli. La questione della lingua, più volte trattata anche in Parlamento, trovò
finalmente la sua conclusione nel 1976, quando una legge dichiarò la dimotiki lingua ufficiale
dell’istruzione e dell’amministrazione, confinando alla liturgia ortodossa l’ambito della
katharevousa.

Il neogreco oggi
Il neogreco è parlato oggi come prima lingua da circa 13 milioni di persone. Oltre ai cittadini
propriamente greci, esso costituisce anche la lingua-madre di alcune comunità situate fuori
dai confini dell’attuale Repubblica Greca (per esempio a Cipro e in Italia, per limitarsi agli
stati in cui il neogreco gode di un riconoscimento ufficiale).
A Cipro, dove perdura il conflitto tra le comunità greche e quelle turche, neogreco e turco
sono le due lingue ufficiali. Il primo è parlato soprattutto nel sud dell’isola, il secondo nel
nord. In realtà, tale divisione risale all’intervento militare turco del 1974, in seguito al quale
i greco-ciprioti del nord vennero espulsi e obbligati a trasferirsi nel sud. Storicamente,
comunque, il greco nella sua variante cipriota era parlato da circa l’82% della popolazione
ed era ampiamente distribuito nell’intera isola. La restante parte della popolazione è di
madrelingua turca.
Esistono delle minoranze ellenofone anche nell’Italia meridionale. La minoranza
linguistica greca d’Italia (con un numero complessivo di parlanti stimato intorno a poche
migliaia di unità) è composta dalle due isole linguistiche della Bovesìa in Calabria e della
Grecìa Salentina in Puglia (ne esisteva certamente una anche in Sicilia, che però si è estinta).
La versione del greco usata in Calabria si chiama grecanico e quella usata in Puglia griko.
L’origine di queste comunità è stata a lungo oggetto di controversie: alcuni studiosi hanno
sostenuto l’ipotesi di una continuità diretta dalle antiche colonie greche presenti già
dall’VIII-VII secolo a.C., che costituivano la Magna Grecia storica; altri invece hanno
avversato questa teoria in favore di un’origine più recente, legata all’immigrazione di
popolazioni ellenofone durante il Medioevo, adducendo come prova la somiglianza di questi
dialetti con il greco moderno piuttosto che con il greco antico. Più recentemente è stato
ipotizzato che l’immigrazione medievale abbia rinforzato comunità ellenofone più antiche
già presenti su quel territorio (il web mette a disposizione diversi documenti di cultura
grecanica e grika, tra cui poesie, canzoni, ricette ecc.).

03 QUALE GRECO?
Nel momento in cui si affronta lo studio della lingua greca è necessario specificare di quale
delle tante varietà di greco sopra elencate ci si occuperà. Certamente l’oggetto dello studio
sarà il greco antico. Tuttavia, come abbiamo visto, il greco antico non fu una lingua unitaria
nello spazio e nel tempo: una lingua unitaria in quella fase non esistette mai, perché non
esistette mai uno stato greco unito. Questa grammatica descrive l’attico dei testi letterari del
V-IV secolo a.C.; ci concentreremo quindi sullo studio di una specifica varietà di greco antico,
caratterizzata in modo preciso non solo sull’asse diatopico, cioè geografico (dialetto attico) e
diacronico (V-IV secolo a.C.), ma anche su quello diamesico, cioè relativo al mezzo

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INTRODUZIONE ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
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ἈΝΕΣ Γ
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comunicativo (lingua scritta), e diafasico, cioè relativo al registro linguistico (la lingua alta ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
dell’uso letterario). Di questo occorre avere costante consapevolezza nell’affrontare lo studio
della grammatica greca. Non mancheranno tuttavia riferimenti agli altri dialetti e continui
rinvii alle fasi più antiche della lingua, fino all’indoeuropeo.
Nell’analizzare i testi letterari greci, capiterà di trovarsi talvolta di fronte a una lingua un
po’ diversa da quella studiata, ma proprio una conoscenza solida e accurata di una precisa
varietà di greco permetterà di riconoscere, cogliere e infine imparare le differenze tra i
diversi dialetti che costituiscono uno dei fattori di ricchezza e fascino del greco antico.

04 IL MATERIALE SCRITTORIO ANTICO


Varietà dei materiali
Dal momento che il mondo classico non conosceva la carta, i Greci e i Romani usarono, per
scrivere, materiali diversi a seconda delle necessità. Per gli scritti di carattere pubblico, che
dovevano durare nel tempo, venivano usati legno, marmo, pietra, bronzo, lamine di
piombo o di altri metalli. Tali iscrizioni, infatti, dovevano essere collocate in luoghi
accessibili e visibili a tutti (è il caso, per esempio, delle leggi di Solone, incise su tavole di
legno girevoli, poste sotto il portico dell’agora di Atene). Per gli scritti di carattere privato si
utilizzarono materiali meno ingombranti e costosi, ma anche meno durevoli, come tavolette
di argilla (cotta o semplicemente lasciata poi seccare al sole), scorze e foglie di albero
conciate, pelli di animali, tessuti diversi. In ambiente ateniese si usarono anche frammenti
di vasellame di terracotta (ὄστρακα, ostraka), sulla cui superficie convessa furono trascritti
a inchiostro o graffiti testi non molto ampi di carattere privato e documentario (messaggi,
appunti, ricevute), ma anche letterari, come il frammento di Saffo (fr. 2 Voigt), la
pubblicazione del cui testo su un ὄστρακον (ostrakon) del III secolo a.C., forse per un esercizio
di scuola, è del 1937. Molto usate erano anche tavolette di legno spalmate di cera, per
esempio per contratti, documenti anagrafici ecc. Soprattutto dopo la conquista dell’Egitto da
parte di Alessandro il Macedone, si diffuse in Grecia l’uso del papiro, già peraltro conosciuto
nei secoli precedenti.

Il papiro
L’impiego del papiro come materiale scrittorio era noto in Egitto fin dalla più remota
antichità. Di questa pianta si usavano i filamenti interni, disposti in un primo strato nel
senso della lunghezza, sui quali si disponeva un secondo strato, trasversale al primo, che
aderiva grazie alla linfa collosa della
pianta. Il “foglio” (κόλλημα, kollema)
ottenuto veniva compresso e fatto
asciugare al sole, ottenendo così il
prodotto detto in greco χάρτης (chartes). I
singoli κολλήματα (kollemata) o χάρται
(chartai), levigati con cura, venivano poi
incollati tra loro (il margine di
sovrapposizione, dov’era l’incollatura, si
chiamava κόλλησις, kollesis) sino a ottenere
strisce di diverse dimensioni (τόμοι, tomoi,
da τέμνω, temno, «taglio»), mediamente
intorno a 3,5 mt. di lunghezza, che per
l’uso venivano poi arrotolate intorno a un ▲ I Persiani di Timoteo di Mileto, papiro Berol. 9875
bastoncino di legno duro (ὀμφαλός, del IV secolo a.C.

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ΤῶΝ
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ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
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ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
ΚΑῖΡῸΝINTRODUZIONE
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
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ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ omphalos), da cui la denominazione di “rotoli”. Veniva generalmente utilizzata per la scrittura
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ solo la parte levigata del papiro, quella il cui andamento delle fibre era parallelo al senso
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
della scrittura, detta in latino recto; talvolta si usava anche la parte posteriore, detta verso.
ΓΟΥΜΑῖ Si era soliti scrivere su colonne di scrittura (σελίδες, selides), in cui le singole righe erano
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ parallele al lato lungo del rotolo: il testo era scritto senza divisione tra le parole (scriptio
continua) e – sino all’età alessandrina – quasi nessun segno di interpunzione o segno critico.
Il testo era definito βιβλίον (biblion) o βίβλος (biblos). Il titolo era scritto su un cartellino
fissato all’ultimo foglio del rotolo, il σίλλαβος (sillabos). Per scrivere si adoperava il κάλαμος
(kalamos), fatto con una canna appuntita, e l’inchiostro, consistente in una mistura di
nerofumo, pece e acqua; per cancellare veniva utilizzata una spugna inumidita. Dal I secolo
a.C. si iniziò a tagliare il papiro in fascicoli o quinterni, rilegati come i nostri libri, ciò che
permetteva di utilizzare entrambe le facciate della pagina, con grande risparmio di materiale
scrittorio.

La pergamena
Nel II secolo a.C. le lotte tra i Tolomei e gli Attalidi causarono il divieto di esportazione del
papiro. Per rimediarvi, la città di Pergamo diede impulso alla fabbricazione di un prodotto
ricavato da pelli di agnello e di pecora conciate con particolare procedimento e chiamato
“pergamena”. Poiché la preparazione era lunga e costosa, si preferì utilizzare la pergamena in
fogli piegati e tagliati in due o in quattro, cuciti insieme come i nostri libri. Come copertina
si usava una tavoletta di legno, detta caudex, da cui il nome di “codice” dato a questo tipo di
manoscritto. Dato l’alto costo del materiale, si ricorreva spesso all’accorgimento di raschiare
le pagine di un codice per usarlo nuovamente: si ha in tal modo il “palinsesto” (da πάλιν,
palin, «di nuovo» + ψάω, psao,
«raschiare»), in cui la più antica
scriptio inferior (qualche volta ancora
leggibile, tramite i moderni sistemi
digitali di scansione ottica) è
sovrastata dalla più recente scriptio
superior. L’uso del codex prevalse
soprattutto per la trasmissione dei
testi dei cristiani, a partire dal IV
secolo d.C.

▶ Frammento di pergamena con l’Iliade di


Omero in maiuscola antica, tratto dalla Ilias
Picta, codice F 205 inf., folio 55 v. della
Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Avvertenze sui segni diacritici usati nel corso della trattazione


L’esigenza di risalire a forme preistoriche (non documentate dai testi letterari ed epigrafici) si presenta
costantemente nello studio del greco. Molti fenomeni propri dei dialetti greci d’età storica sono spiegabili
solo come esiti di una forma più antica (che può essere una forma antica di greco, ma anche una forma
indoeuropea).
Per indicare una radice indoeuropea utilizzeremo nel corso della trattazione l’abbreviazione i.e.
L’asterisco (*), premesso a una parola, indica che essa non è attestata, ma ricostruita, cioè postulata
dall’indagine scientifica. Le forme ricostruite non vengono solitamente accentate, salvo nei casi in cui
la presenza dell’accento nella forma ricostruita chiarisce meglio l’esito nella forma attestata.
Nell’analisi dei passaggi e delle trasformazioni avvenute nelle varie fasi storiche della lingua useremo
il segno >, che significa “diventa”, per indicare l’esito di un fenomeno o di un processo, e il segno <, che
significa “deriva da”, per indicarne l’origine.

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PARTE 1

Fonetica

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ
Ὶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω σεμνὰ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςνΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ὑμετέροις ἤθ
01 Alfabeto e segni grafici
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
ΟΥΜΑῖ
νταῦτα
προγόνων
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
πράξαντας
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
λιστ’ ἐπαινεῖτε
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ΜΕΛῊΣ ἊΝ 01.1 ALFABETO
ΠΑΥΣῖΣ
ΟῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ L’alfabeto greco si compone di 24 lettere: 7 indicano vocali (α, ε, η, ι, ο, υ, ω) e le altre 17
indicano consonanti.
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ Nella tabella seguente viene presentata la serie di lettere (minuscole e maiuscole)
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ dell’alfabeto greco, con il loro nome, la trascrizione in alfabeto latino e le indicazioni di base
per la pronuncia. È qui indicata la pronuncia convenzionale scolastica adottata
generalmente in Italia (più avanti, nel §01.2, si affronterà la questione delle diverse pronunce
del greco). Dove non altrimenti specificato, si indica la lettera dell’alfabeto italiano che ha la
stessa pronuncia della lettera greca in esame (così per esempio α – alfa – si pronuncerà come
si pronuncia la lettera <a> in italiano1). Nei casi in cui la lettera greca non abbia analogo in
italiano, si fa ricorso ad altre lingue moderne, specificate caso per caso.
Le indicazioni sulla pronuncia qui presentate sono propedeutiche alla lettura del greco e
funzionali a prendere immediata familiarità con l’alfabeto; indicazioni più precise e più
estese saranno fornite nei paragrafi seguenti.

Lettera Nome Trascrizione Pronuncia convenzionale


α Α alfa a a
β Β beta b b
γ Γ gamma g g (sempre dura, come in «gatto»)
δ Δ delta d d
ε Ε epsilon ĕ e
ζ Ζ zeta z z (come in «zero»)
η Η eta ē e
θ Θ theta th th inglese (come in think o at home)
ι Ι iota i i
κ Κ kappa k c (sempre dura, come in «cane»)
λ Λ lambda l l
μ Μ mi m m
ν Ν ni n n
ξ Ξ xi (csi) x x
ο Ο omicron ŏ o
π Π pi p p
ρ Ρ rho r, rh r
σ, ς Σ sigma s s (sempre sorda, come in «sole»)
τ Τ tau t t
υ Υ ypsilon y u francese (come in sucre)
φ Φ phi ph ph inglese (come in uphold),
convenzionalmente f
χ Χ chi ch ch tedesco (come in doch)
ψ Ψ psi ps ps
ω Ω omega ō o

1 Utilizziamo qui le parentesi uncinate per riferirci alle lettere dell’alfabeto (o grafemi); le barre oblique si
riferiscono invece al fonema, cioè al suono a cui le lettere corrispondono.

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ΣῶΜΑΤῶΝ
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ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
01 Alfabeto e segni grafici ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
OSSERVAZIONI ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ Il sigma nella forma minuscola presenta ◆ In greco le lettere dell’alfabeto sono tutte
due grafie: il segno σ si usa all’inizio o di genere neutro, mentre in italiano esse
all’interno di parola, mentre il segno ς si sono maschili, dal momento che manca
usa in fine di parola (σάκος, «scudo»). Una nella nostra lingua il genere neutro.
variante grafica risalente all’età post- Tuttavia, per riferirsi a una lettera
classica, e ancora impiegata in alcune dell’alfabeto greco, viene talora utilizzato
edizioni moderne, è il cosiddetto sigma anche il femminile: in questi casi si sta
lunato (c, C), usato in qualsiasi posizione. sottintendendo la parola «lettera».

Origine dell’alfabeto greco


Come si è detto nell’Introduzione (→ pp. 1 ss., cui si rimanda per un maggiore dettaglio) i
Greci derivarono il loro alfabeto da un alfabeto semitico, probabilmente quello fenicio; da
qui verrebbe la definizione di φοινικήια γράμματα, «lettere fenicie», data da Erodoto (V, 58)
alle lettere dell’alfabeto greco. Naturalmente nel passaggio dai Fenici ai Greci, avvenuto
probabilmente in un periodo compreso fra l’XI e l’VIII secolo a.C., i φοινικήια γράμματα
vennero notevolmente modificati. Per esempio, l’alfabeto fenicio era privo di vocali; per
indicarle, quindi, i Greci usarono i segni consonantici fenici che non trovavano un suono
corrispondente nella loro lingua2. Fu così, per esempio, che la consonante fenicia aleph (‫ ﬡ‬con
il valore di aspirazione lene: ’) divenne la vocale greca «alfa». Inventarono poi nuovi segni
(quali χ, ψ e ω) per indicare i suoni propri della loro lingua privi di un corrispondente in
fenicio. Le varie popolazioni greche adattarono l’alfabeto fenicio alle loro esigenze, sicché in
una prima fase coesistettero diversi alfabeti locali. Fu l’alfabeto ionico che finì con il
prevalere sugli altri; esso fu codificato e stabilizzato ad Atene nel 403/402 a.C., sotto
l’arcontato di Euclide, con il decreto di Archino. Introdotto ufficialmente in tutta l’Attica, si
diffuse progressivamente nelle altre città greche.

Scrittura
I Greci introdussero anche un’altra innovazione che riguardava il verso della scrittura: i
Fenici, infatti, scrivevano da destra verso sinistra, come accade ancora oggi in arabo e in
ebraico. I Greci, dopo una prima fase di scrittura sinistrorsa, adottarono l’uso di alternare una
riga da destra e una da sinistra: questo tipo di scrittura fu detta bustrofedica (da
βουστροφηδόν, cioè «a somiglianza dei buoi che arano un campo»); infine cominciarono a
scrivere da sinistra verso destra, uso che lasciarono in eredità all’intera civiltà occidentale.
La scrittura da sinistra a destra prevalse in Attica dalla fine del VI secolo a.C.
Originariamente i Greci scrivevano usando solo le lettere maiuscole e la scrittura era
continua (scriptio continua), cioè senza spazi tra una parola e l’altra, senza segni di
interpunzione (§01.5) e senza l’indicazione di spiriti e accenti (chiamati segni diacritici,
§01.4). Le iscrizioni e i papiri pervenuti testimoniano che questa consuetudine scrittoria fu
attiva fino alla fine dell’età classica. Soltanto nel periodo ellenistico (III-I secolo a.C.) si
introdusse l’uso di separare le parole e di utilizzare alcuni segni d’interpunzione e i segni
diacritici, innovazioni che rendevano più facile e più precisa la lettura dei testi. Questo
lavoro filologico giunse a compimento in età bizantina, nel IX secolo d.C., quando si operò la
trascrizione dei testi classici sopravvissuti. In questo periodo venne introdotto l’uso delle
lettere minuscole.

2 Come abbiamo detto nell’Introduzione, le lettere fenicie assumevano valore di matres lectionis, abbandonando la
loro funzione consonantica, per indicare i timbri vocalici con cui doveva essere pronunciata una sequenza
consonantica difficile (per esempio un nome proprio, come nel caso della sequenza consonantica Pthp, che
poteva essere scritta Pwtwhjp’ per chiarirne la pronuncia /Putuhipa/).

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 01.2 PRONUNCIA
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
La ricostruzione della pronuncia
ΓΟΥΜΑῖ È difficile stabilire come i Greci pronunciassero la loro lingua, dal momento che, ovviamente,
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ gli unici documenti che ci sono pervenuti sono documenti scritti. Tuttavia abbiamo fonti e
metodi per ricostruire la pronuncia, o meglio le pronunce del greco:
1) le testimonianze dei contemporanei (non di grande aiuto perché fondate su impressioni
acustiche soggettive e non su precise analisi fonetiche)
2) le trascrizioni in altre lingue (per es., il fatto che i Romani abbiano trascritto la parola
φιλοσοφία con philosophia e non con filosofia, come pure avrebbero potuto fare, dimostra
che almeno al tempo delle prime trascrizioni φ era pronunciato /ph/ e non /f/)
3) le oscillazioni ortografiche (per es., il fatto che il nome greco dell’oro fosse scritto ora
χρυσός ora χρουσός mostra che υ veniva pronunciato ora come /ü/ e ora, più raramente,
come /u/)
4) gli errori ortografici (per es. tavolette d’argilla, contenenti esercitazioni di scolari,
presentano errori sistematici di lettere ι scritte al posto di η, e di η scritte al posto di ι;
oppure scritture come ὑπαίρ per ὑπέρ o ἔστευσα per ἔστεψα mostrano che nella pronuncia
αι equivaleva a /e/ e ευσ a /eps/, mentre una grafia come ἄρισστος denuncia la pronuncia
“forte” di σ davanti a τ)
5) esiti recenti (per es. la pronuncia /seri/ per θέρει, «d’estate», o /Tinos/ per indicare l’isola di
Τῆνος, documentano il passaggio di θ a una spirante/sibilante, cioè in definitiva a un
suono /s/ e di η a /i/).

Quella usata a scuola è una pronuncia convenzionale, che si impose fin dal periodo
rinascimentale (a opera di alcuni dotti come Aldo Manuzio e Giano Lascaris) e fu fissata
dall’umanista olandese Erasmo da Rotterdam (1466-1536) nel suo dialogo De recta Latini
Graecique sermonis pronuntiatione (1528). Questa pronuncia, detta erasmiana, non assomiglia
certo a quella dei Bizantini, né a quella dei Greci moderni. Il sistema fonetico del greco ha
infatti subito una profonda trasformazione nel passaggio dalla fase antica della lingua a
quella bizantina (ha subito invece trasformazioni lievi dalla fase bizantina a quella moderna,
cosicché la pronuncia bizantina è sostanzialmente uguale a quella del greco moderno). Il
mutamento fu certamente graduale, come tutti i mutamenti linguistici, e non omogeneo nel
tempo e nello spazio.
Probabilmente le trasformazioni variarono di luogo in luogo ed ebbero cronologie differenti:
la pronuncia /s/ di θ, per esempio, è già presente nella Sparta dell’età arcaica. Analogamente
non sappiamo quando i Greci cominciarono a pronunciare la lettera η come una /i/, che è
una delle principali innovazioni nel sistema fonetico del greco bizantino e moderno
(fenomeno chiamato itacismo). Tuttavia le sopra citate tavolette d’argilla degli scolari, con i
sistematici scambi di η per ι e viceversa, sono databili intorno al V secolo a.C., ed è pertanto
probabile che già allora, nella lingua parlata di ogni giorno, o magari solo nella lingua di
registro “basso”, ι e η si pronunciassero allo stesso modo.

La pronuncia bizantina del greco fu introdotta nell’Europa occidentale dagli intellettuali


bizantini scampati al saccheggio di Costantinopoli da parte dei Turchi (1453). I dotti
bizantini, fuggiti in Europa, insegnarono il greco imprimendo alla lettura dei classici le loro
convenzioni fonetiche. La loro pronuncia del greco fu difesa e fatta propria dal filologo
tedesco Johannes Reuchlin (1455-1522), che sostenne l’opportunità di leggere il greco antico
come quello bizantino. Questa pronuncia viene detta, oltre che reuchliniana, anche
itacistica, dal modo in cui viene pronunciato il nome della lettera η /ita/. A questa tendenza

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01 Alfabeto e segni grafici ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
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ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
“modernistica” cercò di opporsi Erasmo da Rotterdam, il quale riteneva necessario invece ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
reintegrare la pronuncia del greco classico (la pronuncia erasmiana è anche detta
etacistica, sempre dal modo in cui si pronuncia la lettera η /eta/).

Tra le due pronunce, quella erasmiana riproduce probabilmente in modo più fedele il
sistema fonetico dei Greci antichi, o almeno quello dell’attico del V-IV secolo a.C. Una delle
prove più persuasive a favore della pronuncia erasmiana per il greco antico è data da un
verso (fr. 45 Kassel-Austin) del commediografo ateniese Cratino (V secolo a.C.): ὁ δ᾿ ἠλίθιος
ὥσπερ πρόβατον βῆ βῆ λέγων βαδίζει, «lo sciocco cammina facendo bèe bèe come una
pecora». Questo verso, pronunciato secondo la pronuncia erasmiana, riproduce esattamente
il verso della pecora; invece, pronunciato secondo quella reuchliniana, il belato diventa un
improbabile /vi vi/ (nel greco bizantino, infatti, la <β> si pronuncia /v/).

Per consuetudine, nella prassi scolastica (in Italia e nella maggior parte d’Europa) si
preferisce usare la pronuncia erasmiana. Segnaliamo qui le principali caratteristiche di
questa pronuncia, adattata secondo la prassi scolastica più diffusa, e poi riportiamo anche le
principali caratteristiche della pronuncia del greco bizantino e moderno.

Pronuncia convenzionale scolastica e pronuncia erasmiana


Le lettere greche si pronunciano, secondo la pronuncia convenzionale scolastica, come si è
indicato nel prospetto iniziale (§01.1). È però bene prestare attenzione ad alcune particolarità
segnalate qui sotto (per alcune nozioni di fonetica si vedano §§02.2, 02.3, 02.4).

Consonanti:
◆ γ ha sempre suono velare. Ciò significa che si pronuncia sempre (anche quando è seguita
da λ e ν: γλύφω, «indico»; γιγνώσκω, «conosco») come la lettera <g> nella parola italiana
«gatto» e non come nella parola «gelato»
◆ γ ha suono nasale-velare (come la lettera <n> di «piango» o «panca» in italiano) quando
precede κ, γ, χ, ξ (ἄγγελος /ànghelos/, «messaggero»)
◆ κ ha sempre suono velare. Si pronuncia sempre come la lettera <c> nell’italiano «cane» e
mai come in «cena»
◆ ζ ha sempre il suono affricato sonoro della lettera <z> italiana nella parola «zero» e mai il
suono affricato sordo dell’italiano «stazione». In realtà, la lettera indicava un suono per
così dire “misto”, che poteva corrispondere a seconda dei casi e dei dialetti ora a /sd/, ora a
/dj/, ora a /gj/
◆ θ, φ, χ si dovrebbero pronunciare, secondo la pronuncia erasmiana, rispettivamente come
una τ, una π e una κ seguite da aspirazione. Questa pronuncia trova corrispondenza nella
trascrizione latina di parole greche che contengono queste consonanti: θ, φ e χ passano
rispettivamente a <th> (Θεμιστοκλῆς, «Temistocle», lat. Themistocles), <ph> (φιλόσοφος,
«filosofo», lat. philosophus) e <ch> (χορός, «coro», lat. chorus). Poiché però sono suoni difficili
da pronunciare per noi italiani, di solito nella prassi scolastica si ricorre a delle
approssimazioni: si assimila la pronuncia di θ alla pronuncia del <th> inglese sordo di
think (è comunque accettabile anche la pronuncia di θ come /t/, non come /z/); si
pronuncia la φ come una semplice <f> italiana (con suono spirante anziché labiale-
aspirato), e χ come il gruppo <ch> del tedesco doch o come la <c> pronunciata aspirata del
toscano «poco»
◆ σ/ς è sempre sordo come nell’italiano «sole» (e non sonoro come in «asino»), anche in
posizione intervocalica.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
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ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
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ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
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ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
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ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Vocali:
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ ◆ secondo la pronuncia erasmiana la ε e la ο dovrebbero essere pronunciate come vocali
chiuse (come la <e> di «bére» o «bottéga» e la <o> di «mólto» o «bócca») e brevi. Invece la η e
ΓΟΥΜΑῖ la ω dovrebbero essere pronunciate come vocali aperte (come la <e> di «èrba» o «bène» e la
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ <o> di «òtto» o «còsa») e lunghe. In italiano però non esiste il tratto distintivo della quantità
vocalica, perciò ci riesce molto difficile distinguere, nella pronuncia, una vocale breve da
una lunga. Inoltre, in molte varietà regionali di italiano non si è neppure abituati a rilevare
la differenza di timbro tra vocali chiuse e aperte. Nella prassi, dunque, le due coppie di
vocali (ε/η, ο/ω) vengono pronunciate senza particolari differenze, anche se spesso, nell’uso,
η si pronuncia come /e/ aperta più lunga di ε e ω come /o/ aperta più lunga di ο
◆ la υ si pronuncia come nel francese sucre o nel tedesco Bücher. Tale pronuncia si conserva
anche nel dittongo υι (υἱός, «figlio)», mentre nei dittonghi αυ, ευ, ηυ, ωυ la υ si pronuncia
come la <u> italiana; infine, il dittongo ου si pronuncia come la <u> italiana.

Pronuncia reuchliniana
Le caratteristiche principali che distinguono la pronuncia reuchliniana (sostanzialmente
uguale a quella del neogreco) da quella erasmiana sono:
◆ η, υ, ει, οι, υι si leggono /i/
◆ αι si legge /e/
◆ αυ, ευ si leggono /av/ ed /ev/ davanti a vocale o a consonante sonora (per es. /avlí/ per
αὐλή), /af/ ed /ef/ davanti a consonante sorda (per es. /aftós/ per αὐτός)
◆ β si legge /v/ (e infatti in greco moderno per il suono /b/ si usa il digramma μπ)
◆ δ si legge come nell’inglese there (per il suono /d/ si usa il digramma ντ)
◆ γ si legge come una /i/ semivocalica davanti alle vocali anteriori come /e/, /i/, e come una
spirante velare sonora davanti alle altre vocali e alle consonanti (per il suono /g/ si usa il
digramma γκ)
◆ κ ha il suono di occlusiva velare sorda davanti a consonante o a suono vocalico /a/, /o/, /u/,
ma si è palatalizzato (/č/, come in «cena») davanti ai suoni vocalici /e/, /i/
◆ le consonanti doppie (ββ, δδ, κκ ecc.) si pronunciano come semplici (mentre in greco
antico, per convenzione, si pronunciano rafforzate esattamente come in italiano).

01.3 SEGNI PER LE SEMIVOCALI


Oltre alle 24 lettere già incontrate, negli antichi alfabeti greci figuravano anche altri segni,
poi scomparsi nell’alfabeto ionico-attico. Particolarmente importanti, specie per
l’interpretazione di certi fenomeni che si incontreranno nello studio grammaticale, sono il
waw (ϝ) e lo jod (j):
◆ il digamma (ϝ), o waw (nome semitico), deriva il suo nome dal fatto che sembra formato
graficamente dalla sovrapposizione di due gamma maiuscoli (Γ). La pronuncia originaria
sembra essere stata quella di una /u/ semivocalica (come nell’italiano «uomo» o
nell’inglese work). In età storica, questo suono e la lettera corrispondente erano conservati
in diversi dialetti locali (dorici ed eolici), ma erano scomparsi precocemente (prima dei
primi documenti scritti) in ionico-attico
◆ lo jod (j) rappresentava la /i/ semivocalica (come nelle parole italiane «iena», «ieri»).
A differenza di waw, lo jod scomparve in una fase molto antica della lingua, ragion per cui
non esisteva nell’alfabeto greco una lettera apposita per questo suono: nelle ricostruzioni,
è reso per convenzione con <j> dell’alfabeto latino.

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01 Alfabeto e segni grafici ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
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ΤῸ ΜΕΓ Τ
Altri segni erano conservati nell’attico d’età classica solo per l’indicazione dei numerali: ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ il coppa (ϙ) era originariamente utilizzato per rendere il suono velare /k/ davanti a /u/ e
/o/. L’uso del coppa venne poi abbandonato a favore del kappa, e il segno fu impiegato
soltanto per indicare il numero 90
◆ il sampi (ϡ), che probabilmente derivava dalla lettera fenicia san e doveva indicare un
suono di tipo sibilante (in alcuni alfabeti sostituiva il doppio sigma), fu usato per indicare il
numero 900. Il nome alluderebbe alla somiglianza formale con π (da ὣς ἂν πῖ, «come un pi»)
◆ lo stigma (ϛ), deformazione del digamma, e impiegato più tardi per rendere il gruppo
consonantico /st/, fu usato per indicare il numero 6.

01.4 SEGNI DIACRITICI


I segni diacritici (διακριτικός, «atto a distinguere, distintivo») sono segni grafici che rendono
più chiara la pronuncia di una lettera o di una parola. Essi sono: lo spirito, l’accento,
l’apostrofo, la coronide e la dieresi.

Spirito
Ogni parola greca che inizia per vocale o per dittongo porta lo spirito (dal latino spiritus, che
ha il suo corrispondente semantico nel greco πνεῦμα, «fiato, respiro»); esso indica la presenza
o l’assenza di aspirazione. Si distinguono:
◆ lo spirito dolce (᾽), che segna l’assenza di aspirazione (ἀμφορεύς, «anfora», lat. amphora)
◆ lo spirito aspro (῾), che indica aspirazione e trova corrispondenza nell’<h> iniziale del
latino ( Ὅμηρος, «Omero», lat. Homerus). Pertanto la trascrizione in alfabeto latino di parole
greche che iniziano per spirito aspro richiede la <h> iniziale (ἵππος, «cavallo», trascr.
híppos).

Lo spirito aspro è sempre presente sulla vocale iniziale υ (ὕμνος, «inno», lat. hymnus); lo
spirito aspro è presente anche sulla consonante ρ a inizio di parola (ῥήτωρ, «oratore», lat.
rhetor: in tal caso, infatti, la trascrizione in lettere latine è rh).

Lo spirito aspro è sempre il segno della caduta di σ o di j, e talora di ϝ (anche in questi casi, il
confronto con il latino e con le altre lingue i.e. può essere un indizio dell’avvenuta caduta di
uno di questi elementi: per esempio a ἕρπω, «striscio», corrisponde il lat. serpo, che
documenta la presenza di una <s> iniziale; a ἕσπερος, «sera», corrisponde il lat. vesper, che
attesta la presenza di ϝ).

È bene notare che la differenza di spirito costituisce un elemento sufficiente per distinguere
due parole diverse: per esempio ὄρος, «monte», vs ὅρος, «confine». Nella nostra pronuncia
l’aspirazione non si fa sentire, perciò una stessa vocale si pronuncerà nel medesimo modo
sia che abbia lo spirito aspro sia che abbia quello dolce.

Posizione dello spirito


Lo spirito, dolce o aspro, si trova sempre sopra la vocale (quello aspro anche su ρ) iniziale di
parola, se minuscola (ὁ, «il»; ἡ, «la»).
Se la vocale o il ρ sono maiuscoli, lo spirito e l’eventuale accento si pongono in alto a sinistra
(Ἀρέτη, «Arete»; Ῥώμη, «Roma»).

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PARTE 1 Fonetica
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ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
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ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Accento
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ In base a quanto è dato ricavare dalle descrizioni dei grammatici antichi, i Greci avevano una
percezione diversa dell’accento rispetto a noi. In italiano l’accento è intensivo, cioè la sillaba
ΓΟΥΜΑῖ tonica (accentata) acquista prominenza a causa di un potenziamento (cioè un aumento
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ d’intensità) della voce. In greco invece l’accento è melodico o musicale, è connesso cioè non
all’intensità, ma all’altezza della voce: per i Greci, cioè, l’accento consisteva in un
innalzamento (o abbassamento) della voce.
Tutte le parole greche, tranne le enclitiche e le proclitiche (§03.4), portano sulla sillaba tonica
il segno grafico dell’accento, che può essere:
◆ acuto (΄), che indica innalzamento della voce e si pone su vocali brevi, lunghe (§02.2) o
dittonghi (§02.3); nei dittonghi l’accento si segna sul secondo elemento, ma si pronuncia
sul primo

φιλοσοφία, «filosofia»
ἐλεύθερος, «libero»
◆ grave (`), che indica mancato innalzamento della voce; negli antichi papiri, l’accento
grave è infatti utilizzato per indicare che la sillaba su cui insiste non deve essere
accentata: si pone su vocali brevi, lunghe e su dittonghi solamente in sillaba finale di
parola, quando la parola non sia seguita da segno d’interpunzione (§01.5) o da parola
enclitica (§03.4); secondo la legge della baritonesi (§03.3), infatti, le parole che hanno
l’accento acuto sull’ultima sillaba mutano l’acuto in grave, a condizione che non siano
seguite da segno d’interpunzione o da enclitica

καλὸς καὶ ἀγαθός, «bello e buono»


◆ circonflesso (˜), che indica prima innalzamento e poi abbassamento della voce. Poiché
richiede un certo tempo, per poter essere bene articolato, cade solo su vocali lunghe e su
dittonghi.

σῶμα, «corpo»
ἑταῖρος, «compagno»

È chiaro che le distinzioni che abbiamo tracciato tra l’accento intensivo e quello melodico,
benché fondamentali sul piano teorico, non possono essere applicate nella pratica della
nostra pronuncia del greco, perché, a causa della nostra consuetudine a percepire l’accento
come un fenomeno puramente intensivo, non siamo abituati a modulare l’altezza della voce
e a considerarla come un tratto distintivo. Pertanto, essendo incapaci di riprodurre l’accento
melodico greco, leggiamo le parole greche conferendogli il nostro accento intensivo; anche
in greco moderno, d’altronde, l’accento è passato a una pronuncia intensiva.

Posizione di spiriti e accenti combinati


Se l’accento cade sulla vocale minuscola iniziale, esso si colloca:
◆ a destra dello spirito, se l’accento è acuto o grave (ἥλιος, «sole»)
◆ sopra lo spirito, se l’accento è circonflesso (ἧπαρ, «fegato»).

Se l’accento cade sulla vocale maiuscola iniziale, esso si colloca:


◆ in alto a sinistra, dopo lo spirito, se l’accento è acuto o grave ( Ἥλιος, «sole»)
◆ in alto a sinistra, sopra lo spirito, se l’accento è circonflesso ( Ἧπαρ, «fegato»).

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
01 Alfabeto e segni grafici ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Nelle parole che iniziano con un dittongo, la posizione di spirito e accento cambia a seconda ὙΠΟΛΑΜ Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
che il dittongo sia proprio o improprio (§02.3): con dittongo proprio (cioè a primo elemento
breve) lo spirito e l’accento si pongono graficamente sul secondo elemento, sia con iniziale
minuscola che maiuscola (αἴρω, «sollevo»; Εὔφημος, «Eufemo»); con dittongo improprio
(cioè a primo elemento lungo), se maiuscolo, lo spirito e l’accento si pongono in alto a
sinistra del primo elemento (Ἅιδης, «Ade») e lo iota del secondo elemento viene ascritto, cioè
scritto accanto; se minuscolo, essi si pongono sopra il primo elemento, mentre lo ι viene
sottoscritto (ᾄδω, «canto»).

Apostrofo
L’apostrofo (᾿) è usato, come in italiano, per indicare l’elisione (§04.5) di una vocale finale di
parola (ἐπ᾿ αὐτῷ < ἐπὶ αὐτῷ, «su di lui») o anche l’aferesi (§04.6) di vocale iniziale (ποῦ ᾿στι; <
ποῦ ἐστι;, «dov’è?»).

Coronide
La coronide (᾽), del tutto simile a uno spirito dolce (κορωνίς, «linea curva»), ma facilmente
individuabile perché si trova su vocali all’interno della parola (τἆλλα), è il segno della crasi
(§04.4) avvenuta tra la vocale finale di una parola e quella iniziale della parola successiva
(τἆλλα < τὰ ἄλλα, «le altre cose»).

Dieresi
La dieresi (¨) indica che due vocali consecutive (che di norma costituiscono un dittongo)
non formano dittongo e quindi appartengono a due sillabe diverse. Il segno della dieresi si
pone sulla vocale dolce del nesso, che è sempre la seconda (ἀϋτέω, «gridare»). In principio di
parola la separazione di due vocali è indicata, di solito, dal fatto che lo spirito è segnato sulla
prima di esse e l’accento sulla seconda (ἀίδιος, «perpetuo»); in tal caso il segno della dieresi
risulta superfluo.

01.5 SEGNI DI INTERPUNZIONE


I segni di interpunzione, che fecero anch’essi la loro comparsa in epoca ellenistica ad opera
dei grammatici alessandrini, sono in greco i seguenti:
◆ la virgola (,), che corrisponde alla virgola italiana
◆ il punto fermo (.), che corrisponde al punto fermo italiano
◆ il punto in alto (·), che corrisponde al punto e virgola o ai due punti italiani
◆ il punto e virgola (;), che corrisponde al punto interrogativo italiano.

Non esiste un segno corrispondente al punto esclamativo italiano.

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ
Ὶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω σεμνὰ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςνΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ὑμετέροις ἤθ
02 Il sistema fonetico
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
ΟΥΜΑῖ
νταῦτα
προγόνων
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
πράξαντας
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
λιστ’ ἐπαινεῖτε
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ΜΕΛῊΣ ἊΝ 02.1 ELEMENTI INTRODUTTIVI DI FONETICA
ΠΑΥΣῖΣ
ΟῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ Le lettere dell’alfabeto (o grafemi) sono un sistema di segni scritti che servono a
rappresentare graficamente i fonemi di una lingua (così si chiamano i suoni che ogni lingua
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ utilizza e distingue). La disciplina che studia i suoni di una lingua (come sono prodotti
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ dall’apparato fonatorio umano e quali sono le loro proprietà) si chiama fonetica (da φωνή,
«suono»).

La prima fondamentale opposizione tra i fonemi di una lingua è quella tra vocali e
consonanti. Che cosa rende vocali e consonanti suoni così diversi?
I suoni del linguaggio vengono normalmente prodotti mediante l’espirazione, quindi con un
flusso d’aria regressivo (cioè in uscita). Le vocali si producono quando il flusso d’aria non
incontra nel suo passaggio nessun ostacolo, nessuna ostruzione. Le consonanti, invece, sono
suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo (parziale o totale) al passaggio
dell’aria in qualche punto del suo percorso fra la glottide e le labbra. Tale ostacolo si può
verificare in punti diversi (labbra, denti, velo del palato ecc.) e in modi diversi
(avvicinamento totale o parziale di due organi, spostamento di un organo ecc.).

02.2 VOCALI
Il greco ha 7 lettere che indicano fonemi vocalici: α, ε, η, ι, ο, υ. Come vedremo, a ognuna di
queste lettere corrisponde un fonema diverso.

Le vocali greche si possono classificare in base ai seguenti parametri: quantità e timbro.


La quantità è la durata di emissione di una vocale; in base a questo parametro, una vocale
può essere breve, lunga o ancipite (dal latino anceps, «a due teste»: significa che può essere sia
breve che lunga).

vocali brevi ε, ο
vocali lunghe η, ω
vocali ancipiti α, ι, υ

Il timbro, invece, è determinato dalla conformazione che assume la cavità orale a seconda
della posizione della lingua sull’asse orizzontale e verticale: nell’articolazione delle vocali,
infatti, la lingua può essere più o meno avanzata (verso le labbra) e più o meno innalzata
(verso il palato). In base alla posizione della lingua sull’asse orizzontale, le vocali sono dette
anteriori o palatali (se vengono articolate con la lingua in posizione avanzata, verso il palato
duro), posteriori o velari (se vengono articolate con la lingua in posizione arretrata, verso il
velo del palato) o, infine, centrali.

vocali anteriori ι, ε, η
vocali posteriori υ, ο, ω
vocali centrali α

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
02 Il sistema fonetico ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Infine, in base alla posizione della lingua sull’asse verticale, le vocali possono essere alte, ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
medio-alte, medio-basse e basse. Questo parametro determina anche la maggiore o minore
apertura della bocca nel momento in cui pronunciamo le varie vocali: più le vocali sono
basse, più la bocca è aperta. Le due vocali alte vengono anche dette dolci, mentre tutte le altre
vengono dette aspre.
vocali alte ι, υ → dolci
vocali medio-alte ε, ο
vocali medio-basse η, ω → aspre
vocali basse α
Ecco un prospetto riassuntivo di tutte le vocali.
asse orizzontale
(posizione della lingua) anteriori centrale posteriori

alte ι υ dolci
asse verticale medio-alte ε ο
(apertura medio-basse η ω
della bocca) aspre
bassa (massima
α
apertura della bocca)

Le vocali anteriori ε ed η e, allo stesso modo, le vocali posteriori ο e ω, differiscono non solo per
la quantità vocalica (breve vs lunga), ma anche per la conformazione del cavo orale necessaria
alla loro articolazione (medio-alta, cioè più chiusa, vs medio-bassa, cioè più aperta).
La ε rappresenta una vocale anteriore, chiusa (come la /e/ di «bottéga») e breve, mentre la η
rappresenta una vocale anteriore, aperta (come la /e/ di «èrba») e lunga. Analogamente, la o
rappresenta una vocale posteriore, chiusa (come la /o/ di «bócca») e breve, mentre la ω
rappresenta una vocale posteriore, aperta (come la /o/ di «òtto») e lunga.

02.3 DITTONGHI
Il dittongo (δίφθογγος συλλαβή, «sillaba dal doppio suono») è l’unione di due vocali che si
pronunciano con una sola emissione di fiato e che, quindi, costituiscono una sola sillaba
(come nell’italiano «zaino» o «flauto»).
In greco i dittonghi sono formati dalla successione di una vocale aspra (α, ε, η, ο, ω) e di una
vocale dolce (ι, υ), mai viceversa. Costituisce dittongo anche la successione delle due vocali
dolci υ + ι > υι.
I dittonghi si distinguono in propri e impropri. Sono propri quando il primo elemento è breve.
aspra dolce dittongo proprio esempio
ᾰ ι αι βαίνω vado
ᾰ υ αυ παύω termino
ε ι ει σπείρω semino
ε υ ευ βασιλεύς re
ο ι οι οἶκος casa
ο υ ου δοῦλος servo
ῠ ι υι μυῖα mosca

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Sono impropri quando il primo elemento è una vocale lunga; in essi ι non viene
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ pronunciato, né quando si trova sottoscritto (ᾳ, ῃ, ῳ), come usarono scrivere i Bizantini dal
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
XII secolo d.C., né quando viene ascritto (Ἅιδης, «Ade»), come avviene se il primo elemento
ΓΟΥΜΑῖ del dittongo è un’iniziale maiuscola di parola.
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
aspra dolce dittongo proprio esempio
ᾱ ι ᾳ, ᾼ χώρᾳ alla terra
Ἅιδης Ade
η ι ῃ, ῌ ᾖρον, Ἦιρον sollevavo
ω ι ῳ, ῼ ᾠδή, Ὠιδή canto

Rari nel dialetto attico sono i dittonghi ᾱυ, ηυ e ωυ.

I dittonghi, propri e impropri, sono da considerare lunghi ai fini della determinazione della
quantità della sillaba (§02.6), ad eccezione di -οι e -αι in alcune desinenze verbali e nominali.

Iato
Come abbiamo detto, solo la successione di una vocale aspra e di una vocale dolce forma un
dittongo. La successione vocale dolce + vocale aspra e la successione di due vocali aspre non
costituiscono un dittongo e, pertanto, tali vocali appartengono in questi casi a due sillabe
separate. Due vocali adiacenti che non costituiscono dittongo generano iato (dal lat. hiatus,
«apertura, spaccatura», come nelle parole italiane «ma-estra, Mari-a, pa-ura»). Il dialetto
attico cerca per quanto possibile di evitare lo iato: esso era infatti percepito come un
fenomeno cacofonico, cioè sgradevole all’udito. Esamineremo più avanti i vari espedienti
fonetici utilizzati per evitare lo iato (§§04.3-04.7).

Quando due vocali che di norma formerebbero dittongo costituiscono due sillabe separate, si
ricorre, come sappiamo, al segno della dieresi (§01.4).

02.4 CONSONANTI
Consonanti semplici e doppie
Il greco ha 17 lettere che indicano fonemi (o gruppi di fonemi) consonantici. Una prima
classificazione ci permette di dividere le 17 lettere in:
◆ 14 lettere indicanti consonanti semplici (ogni lettera rappresenta un solo fonema
consonantico): β, γ, δ, θ, κ, λ, μ, ν, π, ρ, σ, τ, φ, χ
◆ 3 lettere indicanti consonanti doppie (ogni lettera rappresenta l’unione di due fonemi
consonantici distinti).

Esse sono: ψ < π, β, φ + σ


ξ < κ, γ, χ + σ
ζ < σ+δ/δ+j/γ+j

Classificazione delle consonanti semplici


Le 14 consonanti semplici del greco si classificano, innanzitutto, in base al modo di
articolazione e al luogo di articolazione.

In base al modo di articolazione, esse si suddividono in mute o continue.

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
02 Il sistema fonetico ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Come abbiamo visto, le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
ostacolo al passaggio dell’aria:
◆ se l’ostacolo è completo, cioè se per il contatto di due organi si crea un’occlusione
momentanea ma totale al passaggio dell’aria, avremo le consonanti mute (dette anche
occlusive o momentanee: π, β, φ, κ, γ, χ, τ, δ, θ)
◆ se invece l’ostacolo consiste in un restringimento della cavità in cui passa l’aria, senza
però che si crei un’occlusione completa, allora avremo le continue (λ, μ, ν, ρ, σ).

Le consonanti si possono classificare anche in base al luogo di articolazione, cioè al punto in


cui vengono articolate; in questo caso si suddividono in labiali, velari e dentali:
◆ sono labiali se prodotte dalle labbra o tra le labbra (π, β, φ, μ)
◆ sono velari se prodotte dalla lingua contro o vicino al velo del palato, cioè la parte del
palato più interna e più vicina alla gola (κ, γ, χ, a cui va aggiunto il fonema nasale-velare
che corrisponde alla lettera γ quando è seguita da un’altra consonante occlusiva velare)
◆ sono dentali se prodotte dalla lingua contro o vicino ai denti o agli alveoli (τ, δ, θ, ν, λ, ρ, σ).

Le mute e le continue si suddividono poi, a loro volta, in altri sottogruppi.

Le consonanti mute si distinguono ulteriormente, in base al grado di sonorità, in sorde,


sonore e aspirate:
◆ sono sorde le consonanti nella cui pronuncia non entrano in gioco le corde vocali (π, κ, τ)
◆ sono sonore le consonanti nella cui pronuncia entrano in vibrazione le corde vocali (β, γ, δ)
◆ le mute sorde, seguite da un’aspirazione, diventano aspirate (φ, χ, θ). Il greco antico non
ha mute sonore aspirate.

Nel modo di articolazione delle consonanti continue entrano in gioco anche altri fattori,
quali i movimenti della lingua o la partecipazione della cavità nasale; per questo esse si
suddividono ulteriormente in nasali, liquide e sibilanti:
◆ sono dette nasali le consonanti in cui avviene passaggio dell’aria anche attraverso la
cavità nasale (μ e ν, a cui va aggiunta la γ nasale)
◆ sono dette liquide le consonanti laterali (quando l’aria passa solo ai due lati della lingua:
λ) e le consonanti vibranti (quando la lingua vibra: ρ)
◆ sono dette sibilanti le consonanti in cui l’emissione dell’aria si verifica attraverso un
passaggio stretto tra i denti (σ).

Ecco un prospetto riassuntivo di tutte le consonanti.

semplici doppie
modo di mute continue
articolazione
sorde sonore aspirate nasali liquide sibilanti
labiali π β φ μ ψ
punto di γ
articolazione velari κ γ χ ξ
nasale
dentali τ δ θ ν λ, ρ σ ζ

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 02.5 SUONI INIZIALI E FINALI DI PAROLA
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ Come in italiano non sarebbe possibile che una parola iniziasse o finisse con il nesso
consonantico <rc>, per esempio, anche in greco non tutti i suoni sono ammessi in posizione
ΓΟΥΜΑῖ iniziale o finale di parola.
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
A inizio di parola sono ammessi:
◆ tutte le vocali (ἔχω, «ho»)
◆ tutte le consonanti seguite da vocale (λόγος, «discorso»)
◆ i nessi muta + liquida (πράσσω, «faccio»)
◆ i nessi muta + nasale (πνέω, «soffio»)
◆ i nessi muta labiale + dentale (φθείρω, «distruggo»)
◆ i nessi muta velare + dentale (κτάομαι, «mi procuro»)
◆ i nessi sibilante + muta (στέλλω, «mando»)
◆ i nessi sibilante + μ (σμύρνα, «mirra»)
◆ il nesso μν- (μνᾶ, «mina»)
◆ il nesso (composto da tre consonanti) sibilante + muta + liquida (στρέφω, «volgo»).

A fine di parola sono ammessi:


◆ le vocali e i dittonghi
◆ le consonanti ν (in fine di parola μ > ν), ρ e ς (la cosiddetta “legge di Nereo”, il cui nome
greco, Νηρεύς, contiene appunto le tre consonanti suddette)
◆ le consonanti doppie ξ e ψ, che sono segno grafico di velare + sigma (κ, γ, χ + σ = ξ) e di
labiale + sigma (π, β, φ + σ = ψ).
Tutte le altre consonanti cadono

*ἐφεροντ > ἔφερον, «portavano»

Le proclitiche (§03.4) ἐκ, οὐκ, οὐχ rappresentano un’eccezione solo apparente: esse, infatti,
proprio perché proclitiche, vengono considerate non a sé stanti, ma come parte integrante
della parola seguente alla quale si appoggiano per l’accento.

02.6 SILLABE
La sillaba (da συλλαμβάνω, «prendo insieme») è la minima unità fonetica che può essere
pronunciata con una sola emissione di fiato. Essa può essere formata solo da un elemento
vocalico oppure da un elemento vocalico e da una o più consonanti. L’elemento vocalico è
quindi l’elemento fondamentale della sillaba.
La sillaba è aperta se finisce in vocale, chiusa se finisce in consonante (in συλ-λαμ-βά-νω,
per esempio, le prime due sillabe sono chiuse mentre le ultime due sono aperte).

Divisione in sillabe
La divisione delle sillabe in greco non si allontana sostanzialmente dalle norme che regolano
tale materia in italiano.

ἔ-χω, «ho»

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
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ΟΥΔῈ ΤῶΝ
02 Il sistema fonetico ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
È bene notare che le parole composte per lo più si dividono tenendo distinte le parti ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
componenti.

φιλ-άρ-γυ-ρος, «avaro» (composta da φίλος, «amico», + ἄργυρος, «denaro»)


ἐκ-τί-θη-μι, «espongo» (composta da ἐκ, «da», + τίθημι, «pongo»)

Quantità
La quantità di una sillaba dipende innanzitutto dalla quantità della vocale in essa contenuta,
ma anche dal suono o dai suoni che seguono immediatamente la vocale. È dunque
importante distinguere fra la quantità della vocale e quella della sillaba.

La quantità della sillaba può essere:


◆ breve (o leggera): contiene una vocale breve seguita da altra vocale o da una sola
consonante (non doppia); si tratta quindi sempre di una sillaba aperta

νέ-ος, «giovane»
ἐ-νό-μῐ-σᾰ, «pensai»
◆ lunga (o pesante): contiene una vocale lunga per
natura (ᾱ, ῑ, ῡ, η, ω) o un dittongo
(tranne -οι e -αι in funzione di desinenze verbali
e nominali, con alcune eccezioni); oppure
contiene una vocale breve seguita da più
consonanti o da una consonante doppia (ψ, ξ, ζ).
In questi casi si parla, impropriamente, di vocale
lunga per posizione: in realtà, la vocale resta
breve, ma la sillaba risulta pesante in quanto
chiusa dalla consonante

χώ-ρᾱ, «regione»
αῑ-ρέ-ω, «prendo»

ᾱγ-γελ-λω, «annuncio»
δο-ξα (δόκ-σα), «fama»

◆ ancipite: contiene una vocale breve seguita da


muta + liquida o nasale (λ, μ, ν, ρ). In questi casi,
la sillaba può essere scandita come leggera o
come pesante a seconda che il gruppo
consonantico venga pronunciato all’inizio della
sillaba seguente, oppure diviso fra le due sillabe

πᾰ-τρός / πᾱτ-ρός, «del padre»


ἄ-τε-κνος / ἄ-τεκ-νος, «senza figli»

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ
Ὶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω σεμνὰ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςνΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ὑμετέροις ἤθ
03 Accento
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
ΟΥΜΑῖ
νταῦτα
προγόνων
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
πράξαντας
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
λιστ’ ἐπαινεῖτε
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ΜΕΛῊΣ ἊΝ 03.1 NATURA DELL’ACCENTO IN GRECO
ΠΑΥΣῖΣ
ΟῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ Come già visto nel §01.4, l’accento greco è di natura diversa dall’accento italiano: in greco
l’accento era melodico o musicale, era connesso cioè non a una variazione dell’intensità, ma
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ a una variazione dell’altezza della voce. Quando si pronuncia la sillaba accentata, le corde
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ vocali vibrano con maggior frequenza, provocando un innalzamento (o abbassamento) della
voce e, di conseguenza, una modificazione della curva melodica. Per focalizzare la differenza,
è sufficiente pensare all’esclamazione «cucù!», che ha un accento melodico sulla prima
sillaba e un accento intensivo sulla seconda.

03.2 DENOMINAZIONE DELLE PAROLE IN BASE


ALLA COLLOCAZIONE DELL’ACCENTO
In rapporto alla posizione dell’accento acuto o circonflesso sulle varie sillabe, le parole
greche vengono denominate con termini specifici, come risulta dal seguente prospetto.

sillaba accentata denominazione esempio


accento ultima penultima terzultima
acuto (o grave) x ossitona ψυχή anima
acuto x parossitona δόξα fama
acuto x proparossitona ἄνθρωπος uomo
circonflesso x perispomena φιλῶ amo
circonflesso x properispomena σῶμᾰ corpo

RICORDA CHE…
!
Nelle proparossitone e properispomene l’ultima sillaba è breve.
Le parole che non hanno accento sull’ultima sillaba sono dette genericamente baritone.

03.3 LE LEGGI DELL’ACCENTO


La posizione e la natura dell’accento greco sono regolate da 5 leggi fondamentali.

Legge di limitazione o del trisillabismo


L’accento di una parola non può risalire oltre la terzultima sillaba se è acuto, oltre la
penultima se è circonflesso.
Anche in latino le norme che regolano l’accento tonico delle parole sono strettamente legate
alla quantità delle sillabe, ma la sillaba che regola la posizione dell’accento è la penultima;
anche in latino vige la legge del trisillabismo. In italiano invece, soprattutto per l’azione dei
pronomi enclitici che si “attaccano” alla parola precedente, si hanno parole bisdrucciole, cioè
con accento sulla quartultima sillaba (per es. scrìvimelo) o trisdrucciole con accento sulla
quintultima sillaba (per es. òrdinaglielo).

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
03 Accento ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
La sillaba che regola la posizione dell’accento è l’ultima (sillaba “critica”, da κρίσις, ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
«giudizio», «valutazione»):
◆ se l’ultima sillaba è breve, l’accento acuto può cadere sull’ultima, sulla penultima o sulla
terzultima sillaba, mentre l’accento circonflesso può cadere solo sulla penultima sillaba
◆ se l’ultima sillaba è lunga, l’accento acuto non può risalire oltre la penultima, mentre
quello circonflesso può cadere solo sull’ultima.

Tale legge si chiarisce nella seguente tabella.


quantità accento acuto accento circonflesso
della sillaba
finale ossitona parossitona proparossitona perispomena properispomena

breve καλός bello δόξα fama ἄνθρωπŏς uomo – σῶμᾰ corpo


σοφῶς
lunga ψυχή anima λύω sciolgo – –
saggiamente

Legge del trocheo finale (o σωτῆρα)


Se l’ultima sillaba di una parola è breve e la penultima è !
lunga e accentata, l’accento che cade sulla penultima è RICORDA CHE…
sempre circonflesso. Ὥστε, οὔτε, ἥδε
costituiscono eccezioni solo
Tale legge è nota in grammatica col nome di legge del apparenti, trattandosi di
trocheo finale perché la successione lunga-breve (ˉ ˘) nelle parole composte con
due sillabe finali di parola costituisce un trocheo. Essa è enclitica (§03.4).
nota anche col nome di legge σωτῆρα, poiché si applica, tra
l’altro, all’accusativo singolare del sostantivo σωτήρ, «salvatore».

Legge della baritonesi


Una parola ossitona (cioè con accento acuto sull’ultima RICORDA CHE…
!
sillaba) muta l’accento acuto finale in grave quando è Solo il pronome
seguita da un’altra parola tonica, cioè accentata; l’accento interrogativo τίς, τί
rimane invece acuto se la parola è seguita da segno di mantiene sempre l’accento
acuto, anche se è seguito da
interpunzione o da parola atona, cioè non accentata (§03.4). parola tonica.
Legge del dattilo finale (o legge di Wheeler)
Una parola originariamente ossitona (cioè con accento acuto sull’ultima sillaba) che abbia
finale in dattilo (ˉ ˘ ˘) diventa parossitona (cioè con accento acuto sulla penultima sillaba).
La legge prende il nome dal suo scopritore, il linguista americano Benjamin Ide Wheeler
(1854-1927): es. *πατρασί > πατράσι, «ai padri»; *ἐρρωμενός > ἐρρωμένος, «rinvigorito».

Legge di Vendryes (o legge ἔγωγε)


Una parola originariamente properispomena (cioè con accento circonflesso sulla
penultima) che abbia la terzultima sillaba breve diventa in attico proparossitona (cioè con
accento acuto sulla terzultima). Poiché tale legge si applica anche al pronome ἔγωγε, «io»
(rafforzato), essa prende il nome, oltre che dal suo scopritore (il linguista francese Joseph
Vendryes, 1875-1960), anche da tale parola. Il fenomeno interessa solo l’attico e riguarda
soprattutto le parole terminanti in -αιος, -ειος, -οιος: es. γελοῖος > attico γέλοιος, «ridicolo».

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 03.4 PAROLE ATONE: ENCLITICHE E PROCLITICHE
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ Anche in greco, come in latino e in italiano, esistono delle parole (monosillabiche o al
massimo bisillabiche) che non hanno un accento proprio e si appoggiano, per la pronuncia,
ΓΟΥΜΑῖ alla parola precedente o seguente: le prime furono dette, fin dai grammatici greci, enclitiche
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
(da ἐγκλίνω, «mi appoggio»), le seconde proclitiche (da προκλίνω, «mi piego in avanti»).
Cfr. anche il latino senatus populusque e ad bellum, e l’italiano órdina-glie-lo, fábbrica-te-lo.

Enclitiche
Le enclitiche, dunque, si appoggiano alla parola che precede. Esse sono molto comuni
anche in italiano: per esempio, sono enclitiche tutte le particelle pronominali che si
appoggiano al verbo che precede (e che mantiene, nella pronuncia, il suo accento:
«pórtamelo, díglielo» ecc.). A differenza dell’italiano, però, in greco le enclitiche di norma
non si fondono graficamente con la parola tonica cui si appoggiano.

Le enclitiche più comuni sono:


◆ molte forme dei pronomi personali (§19.1): μου, μοι, με; σου, σοι, σε; οὑ, οἱ, ἑ; σφιν, σφισι,
σφας
◆ tutte le forme flessive del pronome indefinito τις, τι (§19.6)
◆ gli avverbi indefiniti (§19.11) come ποι, «verso qualche luogo»; πως, «in qualche modo»;
ποτε, «una volta»; που, «in qualche luogo» ecc. Tali avverbi si differenziano dagli
interrogativi corrispondenti solo per l’accento (ποῖ, πῶς, πότε ecc.)
◆ le particelle γε, «almeno»; τε, «e» (lat. -que); νυν, «dunque» (da non confondere con νῦν,
«ora»); τοι, «veramente»; πω, «ancora»; ῥα, «dunque»
◆ il presente indicativo di εἰμί, «sono», e φημί, «dico», tranne alla seconda persona singolare
εἶ e φῄς (§23.2); tuttavia anche le altre persone di εἰμί sono accentate quando il verbo
significa «esistere»
◆ le particelle -περ, -δε, -θε, unite alla parola a cui si appoggiano (ὅσπερ, ὅδε, εἴθε).

Accento nel gruppo di enclisi


Il seguente prospetto chiarisce il comportamento delle enclitiche e le conseguenze della loro
presenza sulla parola alla quale si appoggiano per la pronuncia.
parola che precede enclitica esempi
monosillaba ἀνήρ τις un uomo
ossitona
bisillaba καλόν ἐστι è bello
monosillaba γραῦς τις una vecchia
perispomena
bisillaba ἀνδρῶν τινων di alcuni uomini
monosillaba κρήνη τις una fontana
parossitona
bisillaba ἀνθρώπου τινός di un uomo
monosillaba σῶμά τι un corpo
properispomena
bisillaba δῶρόν ἐστι è un dono
monosillaba ἄνθρωπός τις un uomo
proparossitona
bisillaba βάρβαρός ἐστι è straniero

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
03 Accento ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Enclitiche con accento proprio OSSERVAZIONI
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Ci sono tuttavia dei casi nei quali anche le enclitiche si
presentano con un accento proprio: ◆ Un’ossitona seguita da
un’enclitica (sia
◆ in principio di frase, dove cioè l’enclitica non può monosillaba che bisillaba)
appoggiarsi a una parola precedente (φαμὲν τοίνυν, non muta l’accento acuto
«diciamo dunque») in grave (§03.3); l’enclitica
rimane senza accento.
◆ quando si vuol dare particolare risalto all’enclitica ◆ Un’enclitica (sia
(ταῦτα σοὶ λέγω, «è a te che dico queste cose») monosillaba che bisillaba)
che si appoggia a una
◆ quando la parola alla quale dovrebbe appoggiarsi perispomena rimane senza
l’enclitica è elisa nella sillaba accentata (ἀλλ᾿ εἰμί < accento.
ἀλλά + εἰμί, «ma io sono») ◆ Dopo una parossitona
un’enclitica bisillaba
◆ se più enclitiche si trovano una di seguito all’altra; aggiunge l’accento di
in questo caso esse si accentano con l’accento acuto, enclisi, mentre un’enclitica
meno l’ultima che resta atona (εἴ τίς μοί φησι, «se monosillaba non lo
qualcuno mi dice»). aggiunge.
◆ Una proparossitona e una
properispomena seguita da
L’enclitica ἐστι un’enclitica (sia
L’enclitica ἐστι, terza persona singolare del presente monosillaba che bisillaba)
indicativo di εἰμί, «sono», si presenta accentata, con presenta un secondo
accento sull’ultima sillaba (ἐστί), quando ha valore di accento di enclisi
sull’ultima sillaba, in
«esserci», «esistere». conformità con la legge del
Si presenta accentata, con accento ritratto sulla prima trisillabismo (§03.3).
sillaba (ἔστι), nei seguenti casi:
◆ al principio della proposizione e nelle formule ἔστιν ὅστις, «taluno», ed ἔστιν ὅτε, «talvolta»
◆ quando la voce ἔστι equivale, per significato, a ἔξεστι, «è possibile, è lecito»
◆ dopo ὡς, οὐκ, μή, εἰ, καί
◆ dopo parola elisa (ἀλλ᾿ ἔστι, «ma è»; τοῦτ᾿ ἔστι, «cioè»).

Proclitiche
Le proclitiche sono monosillabi atoni che si appoggiano per la pronuncia alla parola che
segue.

Le più comuni sono:


◆ le forme dell’articolo ὁ, ἡ, οἱ, αἱ
◆ le preposizioni ἐν, «in»; εἰς, «verso»; ἐξ, ἐκ, «da»; ὡς, «verso»
◆ le congiunzioni εἰ, «se»; ὡς, «come»
◆ la negazione οὐ (con le varianti οὐκ davanti a parola che inizia per vocale con spirito dolce
e οὐχ davanti a parola che inizia per vocale con spirito aspro).

Proclitiche con accento proprio


Anche le proclitiche in alcuni casi prendono l’accento: quando sono seguite da una enclitica
(εἴ τις, «se qualcuno») che non sia ἐστί (in questo caso prende l’accento l’enclitica: οὐκ ἔστι,
«non è»); quando la negazione οὐ si trova in fine di frase (φῂς ἢ οὔ;, «lo dici o no?»).

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω σεμνὰ
ῚΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
04 Fenomeni fonetici
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε
νταῦτα καὶ τῶ τοὺς
προγόνων
ΟΥΜΑῖ
λιστ’ πράξαντας
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
ἐπαινεῖτε
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ἊΝ
riguardanti le vocali
ΜΕΛῊΣ
ΠΑΥΣῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΟῖΣ ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ 04.1 ESITO DELLE VOCALI INDOEUROPEE IN GRECO
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ L’indoeuropeo possedeva un sistema vocalico composto da cinque vocali brevi (ă, ĕ, ĭ, ŏ, ŭ) e
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ cinque vocali lunghe (ā, ē, ī, ō, ū). Esiti vocalici poteva avere anche una laringale indoeuropea,
di timbro indistinto, cui si dà il nome di shwa e che si indica con il segno ə. Come abbiamo
visto nel §02.2, in greco le vocali i.e. sono state tutte conservate, mentre lo shwa ha avuto tre
esiti principali: ə1 > /e/, ə2 > /a/, ə3 > /o/. L’indoeuropeo possedeva inoltre una duplice serie di
dittonghi: sei dittonghi con il primo elemento breve (ăi, ĕi, ŏi; ău, ĕu, ŏu) e sei dittonghi con
il primo elemento lungo (āi, ēi, ōi; āu, ēu, ōu). Il greco ha conservato tutti i dittonghi a primo
elemento breve (i dittonghi propri: αι, ει, οι; αυ, ευ, ου) mentre ha ridotto i dittonghi a primo
elemento lungo (i dittonghi impropri: ᾳ, Αι, ῃ, Ηι, ῳ, Ωι; ηυ e i rarissimi ᾱυ e ωυ). Questo
sistema vocalico ha subíto, nel corso dell’evoluzione della lingua, varie modificazioni.
In greco, e specialmente nel dialetto attico, solo nel caso della dittongazione (§02.3) gli incontri
di vocali non danno luogo ad alcuna modifica sostanziale delle vocali stesse. Negli altri casi il
greco, e in particolare l’attico, ha la tendenza a evitare lo iato, cioè l’incontro tra vocali che
non costituiscono dittongo. Per evitare lo iato si ha dunque: la contrazione, se le vocali che si
incontrano appartengono alla stessa parola; la crasi, l’elisione, l’aferesi o la comparsa di una
consonante mobile, se le vocali che si incontrano appartengono a parole diverse.

04.2 CONTRAZIONE
La contrazione è quel fenomeno fonetico in seguito al quale due vocali aspre (α, ε, η, ο, ω) o
una vocale aspra e un dittongo si fondono in una vocale lunga o in un dittongo.

Contrazione di due vocali aspre


a) Incontro tra due vocali aspre di timbro uguale: quando due vocali aspre di timbro uguale
si incontrano (anteriore con anteriore, centrale con centrale, posteriore con posteriore)
il risultato della contrazione sarà la vocale lunga corrispondente.
L’incontro di due ε (vocale chiusa breve) e di due ο (vocale chiusa breve) non danno
tuttavia η e ω, ma: ε + ε > ει; ο + ο > ου. Gli esiti ει e ου sono solo apparentemente anomali,
perché in realtà non sono dittonghi, ma forme grafiche per indicare rispettivamente /e/
chiusa lunga e /o/ chiusa lunga (§02.2), mentre η e ω sono vocali lunghe aperte.
contrazione esempio
α+α > ᾱ μνάα > μνᾶ mina
ε+ε > ει ποιέετε > ποιεῖτε fate
ε+η > η φιλέητε > φιλῆτε che amiate
η+ε > η χρήεσθαι > χρῆσθαι usare
η+η > η ζήητε > ζῆτε che viviate
ο+ο > ου νόος > νοῦς mente
ο+ω > ω δηλόω > δηλῶ mostro
ω+ο > ω ῥιγώομεν > ῥιγῶμεν abbiamo freddo
ω+ω > ω λαγώῳ > λαγῷ alla lepre

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
b) Incontro tra due vocali di timbro diverso: quando una vocale aspra anteriore (ε, η) o ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
centrale (α) incontra una vocale aspra posteriore (ο, ω), esse si contraggono nella lunga
posteriore, indipendentemente dal fatto che sia il primo o il secondo elemento della
contrazione. Se le vocali che si incontrano sono chiuse (ε e ο), la lunga che ne risulta è ου,
forma grafica – come s’è visto – indicante /o/ chiusa lunga. In tutti gli altri casi l’esito della
contrazione è ω (lunga aperta).
contrazione esempio
α+ο > ω τιμάομεν > τιμῶμεν onoriamo
α+ω > ω τιμάωμεν > τιμῶμεν che onoriamo
ε+ο > ου φιλέομεν > φιλοῦμεν amiamo
ε+ω > ω φιλέωμεν > φιλῶμεν che amiamo
η+ο > ω ζήομεν > ζῶμεν viviamo
η+ω > ω λυθήω > λυθῶ che io sia sciolto
ο+α > ω αἰδόα > αἰδῶ pudore
ο+ε > ου δηλόετε > δηλοῦτε mostrate
ο+η > ω δηλόητε > δηλῶτε che mostriate
ω+α > ω ἥρωα > ἥρω eroe
ω+ε > ω ῥιγώετε > ῥιγῶτε avete freddo
ω+η > ω γνώητε > γνῶτε che sappiate

Quando una vocale aspra centrale (α) incontra una vocale aspra anteriore (ε, η), esse si
contraggono nella lunga della vocale che precede. Si tratta di un fenomeno di assimilazione
progressiva, perché è la vocale che precede a provocare l’adeguamento al suo timbro della
vocale che segue.

contrazione esempio
α+ε > ᾱ ἄεθλον > ἆθλον premio
α+η > ᾱ τιμάητε > τιμᾶτε che onoriate
ε+α > η γένεα > γένη stirpi
ero (forma
η+α > η ἦα > ἦ
antica)

RICORDA CHE…
!
La contrazione di ε + α si allontana dalla regola precedente quando le vocali che si
contraggono sono precedute da ε, ι, υ (vuoi per l’azione dell’analogia, nel caso della
desinenza in -α dei neutri plurali, vuoi per una tendenza alla dissimilazione del timbro
vocalico, al fine di evitare la contiguità di suoni troppo simili: ἐνδεέα > *ἐνδεῆ > ἐνδεᾶ).
In questo caso:
ε+α > ᾱ ἐνδεέα > ἐνδεᾶ manchevole
ὑγιέα > ὑγιᾶ sano
εὐφυέα > εὐφυᾶ ben formato

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Contrazione di vocale aspra e dittongo
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ a) L’incontro di una vocale aspra con un dittongo il cui primo elemento sia di timbro uguale
a quella vocale produce come conseguenza che la vocale scompare.
ΓΟΥΜΑῖ
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ contrazione esempio
α + αι > αι μνάαι > μναῖ mine
α+ᾳ > ᾳ μνάᾳ > μνᾷ alla mina
ε + ει > ει ποιέει > ποιεῖ fa
ε+ῃ > ῃ φιλέῃ > φιλῇ che egli ami
ο + οι > οι εὔνοοι > εὔνοι benevoli
ο + ου > ου δηλόουσα > δηλοῦσα colei che mostra
ο+ῳ > ῳ νόῳ > νῷ alla mente

b) Nell’incontro di una vocale aspra con un dittongo il cui primo elemento ha timbro diverso
da quella vocale, la vocale si contrae con la prima vocale del dittongo secondo le regole
già indicate nei due punti precedenti, mentre il secondo elemento del dittongo se è υ
scompare (tanto più quando ου non è vero dittongo ma segno grafico per /o/ lunga chiusa),
se è ι si sottoscrive.
contrazione esempio
α + ει > ᾳ τιμάεις > τιμᾷς tu onori
α + ει• > ᾱ τιμάειν > τιμᾶν onorare
α+ῃ > ᾳ τιμάῃς > τιμᾷς che tu onori
α + οι > ῳ τιμάοιτε > τιμῷτε se onoraste
α + ου > ω τιμάουσι > τιμῶσι onorano
ε + αι > ῃ/ει λύεαι > λύῃ/λύει sei sciolto
ε+ᾳ > ῃ Ἑρμέᾳ > Ἑρμῇ a Ermes
ε + οι > οι φιλέοιτε > φιλοῖτε se amaste
ε + ου > ου ἀργυρέου > ἀργυροῦ argenteo
η + αι > ῃ λείπηαι > λείπῃ che tu sia lasciato
η + οι > ῳ ζήοιτε > ζῷτε se viveste
η + ου > ω ζήουσι > ζῶσι vivono
ο + ει > οι δηλόεις > δηλοῖς tu mostri
ο + ει• > ου δηλόειν > δηλοῦν mostrare
ο+ῃ > οι μισθόῃς > μισθοῖς che tu assoldi
ω + ει > ῳ ῥιγώει > ῥιγῷ ha freddo
ω + ει• > ω ῥιγώειν > ῥιγῶν sentire freddo
ω+ῃ > ῳ ῥιγώῃ > ῥιγῷ che egli senta freddo

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
OSSERVAZIONI ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ Si allontana dalla regola generale ◆ Quando ει non sia vero dittongo, ma solo
precedentemente esposta il l’indicazione grafica di /e/ chiuso lungo
comportamento davanti al dittongo οι (nella tabella abbiamo segnalato con un
della vocale ε, che cade. pallino i casi), l’esito della contrazione non
◆ I gruppi ο + ει, ο + ῃ danno come esito οι; terrà conto della presenza di ι: gli esiti
tali incontri avvengono secondo la norma saranno quindi gli stessi della contrazione
generale per la quale la vocale posteriore della vocale in questione con ε.
prevale sulla vocale anteriore.

Riepilogo sulla contrazione


Nella tabella che segue sono indicati tutti i casi di contrazione che si possono verificare (tra
due vocali aspre e tra vocale aspra e dittongo). La colonna verticale riporta il primo elemento
del gruppo contraente, la riga orizzontale riporta il secondo elemento. L’esito della
contrazione è dato dal punto d’intersezione tra riga e colonna corrispondenti ai due elementi
da contrarre. Da notare che sotto il dittongo ει sono indicate due colonne: la prima si
riferisce al dittongo ει vero e proprio, la seconda (indicata con un pallino) al “falso” dittongo
ει, con il quale si indica la /e/ lunga chiusa.

α ᾳ αι ε ει ευ η ῃ ο οι ου ω ῳ
α ᾱ ᾱͅ αι ᾱ̄ ᾱͅ ᾱ(υ) ᾱ ᾱͅ ω ῳ ω ω –
ε η ῃ ῃ/ει ει ει ευ η ῃ ου οι ου ω –
η η – ῃ η – – η – ω ῳ ω ω –
ο ω – – ου οι ου ω οι ου οι ου ω ῳ
ω ω – – ω ῳ ω(υ) ω ῳ ω – – ω –

La contrazione non si verifica in parole di esiguo corpo fonemico (come nei bisillabi θεός,
«dio», e νέος, «giovane») e nelle parole che originariamente presentavano un ϝ, nelle quali,
quando ϝ cadde, la contrazione era evidentemente un fenomeno non più operante (*ἡδεϝος >
ἡδέος senza che si verifichi contrazione tra ε e ο). Questo fatto consente di collocare la
contrazione in un’epoca precedente al fenomeno di caduta di ϝ intervocalico.

La contrazione non avviene neppure nei casi in cui il primo elemento coinvolto è un ἀ-
privativo: ἄοσμος, «inodore». Se avvenisse la contrazione, infatti, il prefisso non sarebbe più
riconoscibile e verrebbe meno, perciò, la trasparenza morfologica e semantica della parola.

Accento nella contrazione


Per quanto riguarda il comportamento dell’accento nella contrazione, esso:
◆ sarà circonflesso se era accentato il primo dei due elementi contrattisi (φιλέω > φιλῶ,
«amo»)
◆ sarà acuto se, dei due elementi che si sono contratti, era accentato il secondo (τιμαόμεθα >
τιμώμεθα, «siamo onorati»); tuttavia nel dialetto attico, se la sillaba lunga esito della
contrazione è la penultima della parola e l’ultima è breve, in conformità con la legge del
trocheo finale (§03.3) l’accento sarà circonflesso (ἑσταότος > ἑστῶτος, «di colui che colloca»)
◆ non ci sarà affatto se nessuno dei due elementi contrattisi era accentato (φίλεε > φίλει,
«ama!»).

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 04.3 CRASI
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ La crasi (κρᾶσις, «fusione») è un tipo particolare di contrazione che si verifica non nel corpo
di una parola, ma tra due parole diverse, delle quali la prima finisce per vocale o dittongo e
ΓΟΥΜΑῖ la seconda comincia per vocale o dittongo.
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
τὰ ἄλλα > τἆλλα, «le altre cose»

Il segno distintivo della crasi è la coronide (§01.4), simile allo spirito dolce: essa si pone sulla
vocale o sul secondo elemento del dittongo risultato della contrazione. Se però il primo
elemento della crasi presenta lo spirito aspro, la notazione dello spirito aspro prevale su
quella della coronide.

ὁ ἄνθρωπος > ἅνθρωπος, «l’uomo» (l’α iniziale ha assunto lo spirito aspro dell’articolo)

La crasi non avviene tra tutte le parole, ma solo tra


quelle che costituiscono dei gruppi compatti di
significato. Avviene, per esempio, con le forme che
finiscono per vocale dell’articolo e del pronome
relativo, con il pronome personale ἐγώ, «io», con le
congiunzioni καί, «e», ed εἰ, «se», con l’interiezione
ὦ, «o» ecc. Anche con queste parole, comunque, la
crasi non è fenomeno generalizzato in tutte le fasi
storiche del greco, né in tutti gli autori (è, ad
esempio, normale trovare la grafia ὁ ἄνθρωπος in
luogo di ἅνθρωπος, anche se probabilmente la
pronuncia era questa).
Quando, per effetto della crasi, una muta viene a
trovarsi davanti a spirito aspro, essa si cambia
nell’aspirata corrispondente (π, β > φ; κ, γ > χ; τ,
δ > θ), mentre lo spirito aspro viene sostituito
dalla coronide.

τὰ ὅπλα > θὦπλα, «le armi»

Quando la prima parola finisce con ι, questo


scompare.

καὶ ἐν > κἀν, «e in»

Se invece ι è il secondo elemento del dittongo iniziale


della seconda parola, esso si sottoscrive.

ἐγὼ οἶδα > ἐγᾦδα, «io so»

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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Ecco dunque alcuni dei casi più frequenti di crasi, dai quali appare, tra l’altro, che non ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
sempre sono rispettate le leggi già date sulla contrazione.
prima parola seconda parola risultato della crasi
καὶ ἄν / ἐάν κἄν e qualora
ἐν κἀν e in
εἶτα κᾆτα e poi
εἰ κεἰ e se
ἡ χἠ e la
οὐ κοὐ e non
ὁ χὠ e il/lo
οἱ χᾠ e i/gli
τὰ ἔργα τἆργα le opere
τὸ ὄνομα τοὔνομα il nome
ἱμάτιον θοἰμάτιον il mantello
ὁ αὐτός αὑτός lo stesso
ἐγὼ οἶμαι ἐγῷμαι io credo
χρὴ εἶναι χρῆναι essere necessario
ἦν χρῆν era necessario
ἔσται χρῆσται sarà necessario

Accento nella crasi


Quando si verifica una crasi, l’accento si comporta nei !
modi seguenti: RICORDA CHE…
In χρῆναι < χρὴ εἶναι, la
◆ l’accento della prima parola scompare e si conserva contrazione non tiene
invariato quello della seconda (τοῦ οὐρανοῦ > τοὐρανοῦ, conto della ι di εἶναι (che
«del cielo»); qualora la seconda parola sia atona (per es. non compare sottoscritta a
η) perché ει non è dittongo
proclitica), anche la risultante sarà atona (καὶ ἐν > κἀν, originario bensì l’esito di un
«e in») allungamento di compenso
◆ se, per effetto della crasi, la penultima accentata (*ἐσ-ναι > εἶναι).
diventa lunga e l’ultima sillaba è breve, talora vale la
legge del trocheo finale (§03.3) e l’accento diventa perciò
circonflesso.

τὰ ἄλλα > τἆλλα e τἄλλα, «le altre cose»


Ma: οἱ ἄνδρες > ἅνδρες, «gli uomini»

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 04.4 ELISIONE
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ L’elisione (cfr. lat. tardo elisio e greco ἔκθλιψις, lett. «soppressione») è un espediente per
eliminare lo iato che viene a crearsi tra una vocale breve diversa da υ (ᾰ, ε, ο, ῐ) finale di
ΓΟΥΜΑῖ parola e la vocale o dittongo con cui inizia la parola successiva. La vocale breve finale si elide
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
e il fenomeno si contrassegna con l’apostrofo (᾿), esattamente come avviene in italiano con
gli articoli e le preposizioni articolate (per es. la amica > l’amica; nello orto > nell’orto).
Di solito in greco il fenomeno avviene con alcuni avverbi, con le congiunzioni, con le
preposizioni e con alcune forme flesse del pronome indefinito τις, τι, «qualcuno, qualcosa»
(τιν’ per τινί o τινά).

ἔτι ἄλλο > ἔτ᾿ ἄλλο, «ancora altro»


ὅτε ἦρχε > ὅτ᾿ ἦρχε, «quando comandava»
ὑπὸ ἄλλων > ὑπ᾿ ἄλλων, «da altri»

A proposito dell’elisione sarà bene ricordare che:


◆ se la parola elisa finisce con una consonante muta sorda (κ, π, τ), tale muta si aspira
davanti a spirito aspro della parola seguente

κατὰ ἡμέραν > καθ᾿ ἡμέραν, «durante il giorno»

Tale aspirazione è duplice se le consonanti finali sono due.

νύκτα ὅλην > νύχθ᾿ ὅλην, «per tutta la notte»


◆ assai rara è l’elisione nel dittongo; se ne trovano esempi con dittonghi finali di forma
verbale media (§21.2)

βούλομαι ἐγώ > βούλομ᾿ ἐγώ, «io voglio»


◆ l’elisione non ha mai luogo:
– con α e ο finali di monosillabi
– con la vocale υ
– con la vocale ι finale delle preposizioni περί, «intorno», ἄχρι e μέχρι, «fino a», della
congiunzione ὅτι, «che», del pronome interrogativo τί, «che cosa?», e del dativo plurale
in -σι della terza declinazione (§15.2)
◆ nelle parole composte con preposizione ha luogo una specie di elisione interna, con
la preposizione che perde la vocale finale (tranne περί e ἀμφί), senza però che si segni
l’apostrofo (in realtà si tratta di composti dalla forma originaria, monosillabica, della
preposizione: κάτ, ἀπ ecc.).

κατά + ἔχω > κατέχω, «mi impadronisco»


ἀπό + ἄγω > ἀπάγω, «porto via»
ἀπό + ἵστημι > ἀφίστημι, «allontano»

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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Accento nell’elisione Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Se la vocale elisa non era accentata, non ci sono variazioni nell’accentazione.
Se invece la vocale elisa era accentata, l’accento si ritrae sulla sillaba precedente.

καλὰ ἔπραττον > κάλ᾿ ἔπραττον, «facevano belle cose»

Se però la parola sottoposta a elisione è una preposizione (come ἀμφί, ἀνά, ἀπό, διά, ἐπί, κατά,
ὑπό, παρά), una congiunzione (come ἀλλά, οὐδέ, μηδέ) o una delle due forme enclitiche τινα,
«qualcuno», e ποτε, «una volta», essa rimane senza accento.

ἀλλὰ ἐγώ > ἀλλ᾿ ἐγώ, «ma io»

04.5 AFERESI
Detta anche elisione inversa e contrassegnata anch’essa dall’apostrofo (᾿), consiste
nell’asportazione (ἀφαίρεσις) della vocale breve ᾰ o ε iniziale della seconda parola quando la
precedente finisce per vocale lunga o dittongo.

μὴ ἐγώ > μὴ ᾿γώ, «non io»


ποῦ ἐστι; > ποῦ ᾿στι;, «dov’è?»

Anche l’aferesi, come la crasi, non è un fenomeno generalizzato; è più diffuso in testi di età
classica (V-IV secolo a.C.) e soprattutto in generi letterari più sensibili all’imitazione
dell’effettiva pronuncia.

Accento nell’aferesi
Per quanto riguarda il comportamento dell’accento nell’aferesi si ricordi che:
◆ se la vocale caduta era accentata, l’accento si sposta sulla vocale seguente

πλεῖστοι ἔθανον > πλεῖστοι ᾿θάνον, «moltissimi morirono»


◆ se la vocale caduta era accentata e la parola che precede è ossitona, quest’ultima non muta
l’accento acuto in grave.

ὅτε δὴ ἔγνων > ὅτε δή ᾿γνων, «quando poi conobbi»

04.6 CONSONANTI MOBILI


Un altro espediente per evitare lo iato tra due parole contigue consiste nell’aggiungere una
consonante alla vocale finale della prima parola, come accade anche in italiano con la
cosiddetta -d eufonica, che si aggiunge alla preposizione «a» e alla congiunzione «e» nei casi in
cui la parola che segue inizi con la stessa vocale (per es. a agosto > ad agosto; e Elena > ed Elena).
La consonante mobile più usata in greco è il -ν finale di parola, detto -ν efelcistico
(ἐφελκυστικόν, «aggiunto») o eufonico. Tale -ν si può trovare solo dopo le vocali ι e (più
raramente) ε finali di parola, in particolare nei seguenti casi:
◆ in parole terminanti in -σι(ν), -ψι(ν) e -ξι(ν)
◆ nella voce verbale ἐστί(ν), «è», probabilmente per analogia con la terza plurale εἰσί(ν)

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ ◆ in certi avverbi che finiscono in -σι(ν) come παντάπασι(ν), «assolutamente», e πέρυσι(ν),
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ «l’anno scorso»
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
◆ in forme verbali terminanti in -ε(ν) alla terza singolare
ΓΟΥΜΑῖ ◆ nel suffisso -θε(ν) che indica moto da luogo
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
◆ nei locativi che finiscono in -σι(ν) (Ἀθήνησι(ν), «ad Atene»).

Possono inoltre essere considerate consonanti mobili anche:


◆ il ς dell’avverbio οὕτω, «così», nella forma οὕτως, forse analogica degli altri avverbi in -ως
◆ il ς delle preposizioni ἄχρι e μέχρι, «fino a», nelle forme ἄχρις e μέχρις usate per lo più
davanti a vocale
◆ forse il κ e il χ dell’avverbio οὐ, «non», nelle forme οὐκ (davanti a vocale con spirito dolce)
e οὐχ (davanti a vocale con spirito aspro).

04.7 MUTAMENTI INTERNI DELLE VOCALI


Le vocali, oltre a essere soggette a mutamenti a causa del loro incontro nel corpo della parola
o tra due parole contigue, sono passibili anche di altri fenomeni, come abbreviamenti o
allungamenti, scambi di posto con consonanti contigue, scomparsa, mutamenti di
gradazione per quanto riguarda il loro timbro e la loro quantità.

04.8 PASSAGGIO DI ᾱ IN η NEL DIALETTO IONICO-ATTICO


Nel dialetto ionico-attico si è verificato il passaggio di ᾱ in η; in tutti gli altri dialetti, invece,
ᾱ rimane immutato. Il fenomeno, che riguarda una fase anteriore a quella storicamente
attestata e in cui i due dialetti erano ancora “uniti”, riflette uno spostamento di timbro del
suono /ā/ verso un suono /æ/, che entrambe le parlate, poi, rappresenteranno con η (/ē/).

σελάνα (dorico) vs σελήνη (ionico-attico), «luna»


μάτηρ (altri dialetti) vs μήτηρ (ionico-attico), «madre»

In ionico il passaggio di ᾱ in η riguarda tutti gli ᾱ senza distinzioni; in attico invece l’ᾱ puro
(cioè preceduto da ε, ι, ρ) fa sì che il suono /æ/ risultante da /ā/ torni al timbro originale,
rappresentato da ᾱ, mentre l’ᾱ impuro (cioè in tutti i casi in cui non è preceduto da ε, ι, ρ)
completa la sua chiusura in η.

χώρη (ionico) vs χώρα (attico), «regione»


δίκη (ionico e attico), «giustizia»

04.9 VARIAZIONI DELLA QUANTITÀ VOCALICA


Allungamento di compenso
Talora una vocale breve nel corpo della parola è soggetta a un allungamento detto di
compenso, in quanto l’allungamento della vocale compensa la caduta di una consonante o,
a volte, di un gruppo di consonanti, la cui presenza è ricostruibile su basi etimologiche.
Il greco infatti, a differenza di altre lingue i.e. (come, per esempio, le lingue germaniche),

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04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
tende a ridurre notevolmente i gruppi consonantici all’interno di parola. Questa tendenza ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
a far scomparire una o più consonanti è constatabile anche nel passaggio dal latino
all’italiano: lat. sanctum > it. «santo». In italiano però non esiste il fenomeno
dell’allungamento di compenso, né potrebbe esistere, dal momento che manca il tratto
distintivo della quantità vocalica.

OSSERVAZIONI
◆ Gli esiti ε > ει e ο > ου non sono veri dittonghi, ◆ Il trattamento degli allungamenti di
ma indicano i suoni /e/ e /ο/ lunghi. compenso è tra i fenomeni fonetici in cui i
◆ Nel dialetto ionico-attico ᾰ si allunga in η vari dialetti greci maggiormente si
anziché in ᾱ quando è impuro; l’esito in ᾱ differenziano: in autori di lingua non attica
si trova quando la caduta delle consonanti si incontrano dunque esiti in parte diversi
è avvenuta in fase più recente. da quelli descritti.

Tali allungamenti avvengono secondo il seguente schema.


allungamento esempio
ᾰ → ᾱ *γίγᾰντς > γίγᾱς gigante
ᾰ → η *ἔφᾰνσα > ἔφηνα mostrai
ε → ει *σπένδσω > σπείσω verserò
ο → ου *ὀδόντς > ὀδούς dente
ῐ → ῑ *ἔκλῐνσα > ἔκλῑνα piegai
ῠ → ῡ *ἔπλῠνσα > ἔπλῡνα lavai

L’allungamento di compenso si verifica nei seguenti casi:


◆ caduta di σ preceduto o seguito da consonante liquida (λ, ρ) o nasale (μ, ν), quindi nei
gruppi consonantici λσ, ρσ, μσ, νσ; σλ, σρ, σμ, σν

*ἔστελσα > ἔστειλα, «inviai»


*ἔφᾰνσα > ἔφᾱνα (dorico) > ἔφηνα (attico), «mostrai»
*σελᾰσνα > σελᾱνα (dorico) > σελήνη (attico), «luna»
*ἔνεμσα > ἔνειμα, «distribuii»
◆ caduta di σ seguito da ϝ (σϝ)

*νᾰσϝός > νᾱός, «tempio»


◆ nei gruppi consonantici nasale + muta dentale (ντ, νδ, νθ) davanti a σ o a j, cadde prima la
muta dentale, lasciando una sequenza -νσ- che poi perse la nasale, a differenza di quanto
accaduto con i gruppi -νσ- più antichi, dove era caduta la sibilante. In questo sviluppo, che
è più recente del precedente, ᾰ si allunga sempre in ᾱ in ionico-attico

*ὀδόντς > *ὀδόνς > ὀδούς, «dente»


*σπένδσω > *σπένσω > σπείσω, «verserò»
*πᾰντjα > *πᾰνσα > πᾶσα, «tutta»
◆ caduta di ν nel nesso consonantico λν

*βολνά > βουλά (dorico) > βουλή (attico), «consiglio»

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ΕΡ ΤΟῖΣ
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ΤῶΝ
ΕΡ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ ◆ caduta di j nei gruppi νj, ρj preceduti da ε, ι, υ
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ *σπέρjω > σπείρω, «semino»
*κτένjω > κτείνω, «uccido»
ΓΟΥΜΑῖ *κρῐνjω > κρῑνω, «giudico»
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ

RICORDA CHE…
!
◆ Nel dialetto ionico l’allungamento di compenso avviene anche nel caso di caduta di ϝ nei
gruppi νϝ, λϝ, ρϝ (forse anche σϝ e δϝ), mentre l’attico mantiene invariata la vocale.

*ξένϝος > ξένος (attico) / ξεῖνος (ionico), «straniero»

Abbreviamento
Talvolta una vocale originariamente lunga è soggetta ad abbreviamento; questo fenomeno
ha luogo nei seguenti casi:
◆ spesso quando è seguita da altra vocale (di solito una vocale posteriore, come ο, ω). Si tratta
del cosiddetto abbreviamento in iato

βασιλήων > βασιλέων, «dei re»


*νηϝῶν > νηῶν (ionico) > νεῶν (attico), «delle navi»
◆ sempre nei casi previsti dalla legge di Osthoff, e cioè:
– quando la vocale lunga è seguita da liquida (λ, ρ) o nasale (μ, ν) più altra consonante

*γνωντες > γνόντες, «coloro che conoscono»

– quando la vocale lunga è seguita da ι o υ (e costituisce dunque il primo elemento di un


dittongo improprio) più consonante.

*λυθηιμεν > λυθεῖμεν, «qualora siamo sciolti»


*Ζηυς > Ζεύς, «Zeus»
*βασιληϝς > *βασιληυς > βασιλεύς, «re»

Questo particolare fenomeno fu individuato dal linguista tedesco Hermann Osthoff (1847-
1909) e per questo porta il suo nome.
Alcuni casi si sottraggono alla legge di Osthoff; essi si spiegano:
– per l’azione dell’analogia, cioè per l’influenza esercitata da una forma linguistica su
un’altra (per esempio la terza persona plurale del presente congiuntivo medio-passivo è
λύωνται anziché *λύονται, per analogia con le precedenti persone e per evitare confusione
con l’identico λύονται del presente indicativo)
– per contrazione; l’abbreviamento dovuto alla legge di Osthoff è infatti un fenomeno che
è avvenuto e si è esaurito certamente in una fase anteriore rispetto alla contrazione (per
esempio il participio presente nominativo maschile plurale di νικάω è νικάοντες > νικῶντες
per contrazione; se la legge di Osthoff fosse stata ancora efficace, sulla forma contratta
avrebbe agito il fenomeno dell’abbreviamento e avremmo avuto *νικόντες).

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ΣῶΜΑΤῶΝ
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04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Metatesi quantitativa Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
A volte tra due vocali contigue avviene uno scambio di quantità, diretta conseguenza
dell’abbreviamento in iato. Tale scambio, detto metatesi quantitativa (μετάθεσις,
«trasposizione, mutazione»), avviene nei seguenti gruppi vocalici: ηᾰ > εᾱ (βασιλῆα > βασιλέα,
«re»); ηο > εω (νηός > νεώς, «nave»).

04.10 APOFONIA
L’apofonia (detta anche alternanza vocalica o gradazione vocalica) è uno dei fenomeni più
importanti e rilevanti del greco ed è proprio di tutte le antiche lingue indoeuropee. Anche in
italiano diciamo:
Marco è un buono studente perché studia bene.
Oggi faccio il liceo, e da piccolo feci la scuola materna.
Io esco, se anche voi uscite.
Devo fare i compiti, mentre voi dovete lavorare.

Questo perché l’italiano, soprattutto nella coniugazione verbale, ha ereditato dal latino (che
oppone facio/feci; bene/bonus ecc.) quell’apofonia che il latino ha a sua volta ereditato
dall’indoeuropeo e che si ritrova anche nelle lingue germaniche, come l’inglese e il tedesco,
dove l’apofonia delle radici verbali è molto importante per differenziare il presente dal
passato o dal participio passato in tutti i verbi cosiddetti irregolari, cioè quelli di formazione
più antica (ingl. begin/began/begun oppure drink/drank/drunk; ted. beginnen/begann/begonnen
oppure trinken/trank/getrunken).

La radice semantica
Per comprendere il motivo per cui in indoeuropeo avveniva tale alternanza vocalica è
necessario introdurre il concetto di radice semantica (da σημαντικός, «significativo, che
porta significato»). Per l’indoeuropeo originario, infatti, sono state ricostruite delle radici
semantiche, cioè degli elementi minimi, che non sono propriamente né nomi, né verbi, né
altre parti del discorso, ma che contengono e trasmettono un significato di base, un’idea
portante (§07.2).
Si consideri l’esempio dell’idea di «generazione»: l’elemento minimo, custode e portatore
dell’idea di base del «generare», è rappresentato dall’ossatura consonantica, ovvero un
elemento fisso, la radice, che accomuna tutte le parole che da essa derivano. I linguisti
hanno infatti constatato che «la sola parte stabile che costituisce un elemento morfologico
indoeuropeo è la parte consonantica» (Meillet). A partire da questo elemento fisso è possibile
trarre di volta in volta nomi («genitore, generazione, genere»), verbi («generare»), aggettivi
(«generato, congenito»), avverbi («generazionalmente») ecc.
Oltre all’ossatura consonantica, fissa, della radice semantica, ovvero il nucleo irriducibile che
porta il significato generale comune a un’intera famiglia di parole, esiste anche un elemento
vocalico, che però è variabile, e che serve primariamente a classificare (come nomi, verbi,
aggettivi ecc.) e a distinguere (come aspetti/tempi diversi di un verbo o funzioni diverse di
un nome) le parole che ne vengono tratte.

La variazione apofonica
In greco il fenomeno dell’apofonia, ereditato dall’indoeuropeo, è ancora assai evidente ed è
di fondamentale importanza per comprendere molti fenomeni morfologici nella flessione
nominale e verbale, e i meccanismi di formazione delle parole a partire da una stessa radice.
L’apofonia è dunque una variazione vocalica che avviene all’interno di un elemento
morfologico (radice, suffisso o desinenza).

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ La variazione apofonica non è quindi una semplice oscillazione fonetica (come quella tra
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ le due forme οὕτω e οὕτως, «così», che sono in tutto e per tutto equivalenti), ma è una
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
variazione di rilevanza morfo-lessicale, nel senso che determina rilevanti differenze sul
ΓΟΥΜΑῖ piano morfologico (per es. distingue due forme all’interno della flessione di una stessa
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ parola) o lessicale (per es. permette di generare parole diverse a partire da una stessa radice).

Cerchiamo di chiarire la rilevanza morfologica della variazione vocalica in greco attraverso


l’esempio relativo all’idea del «generare». L’ossatura consonantica γν- trasmette il nucleo
semantico generale dell’«essere in movimento, nascere, divenire, generare», comune a tutte
le parole della stessa famiglia:
γίγνομαι, «nasco, sono, divento»
ἐγενόμην, «nacqui»
γέγονα, «sono nato»
γένος, «nascita, origine, discendenza, famiglia»
γόνος, «prole, figlio»
γνήσιος, «figlio legittimo»
γένεσις, «generazione»
γενέτωρ, «genitore»
γενεῆθεν, «dalla nascita»

Il nucleo semantico dell’ossatura consonantica rimane fisso, mentre la variazione degli


elementi vocalici e/o/-/ e anche ē (γεν-/γον-/γν- e anche γνη-) serve per formare parole
diverse, a partire dalla stessa radice, cioè verbi (γίγνομαι, ἐγενόμην, γέγονα), nomi (γένος,
γόνος, γένεσις, γενέτωρ), aggettivi (γνήσιος), avverbi (γενεῆθεν).

Apofonia “qualitativa”
Come si è visto sopra, l’apofonia prevede un’alternanza tra una vocale di timbro /e/, una
vocale di timbro /o/ e una vocale assente (il cosiddetto grado 0): per es., la radice semantica
indoeuropea dell’idea del «partorire», *tek-/*tok-/*tk- presenta un’alternanza tra e/o/-.
Sfruttando la rilevanza morfologica dell’alternanza vocalica, il greco ha tratto un aoristo
ἔ-τεκ-ον, «partorii», un perfetto τέ-τοκ-α, «ho partorito», un presente τί-κτ-ω (da *τί-τκ-ω),
«partorisco».
L’alternanza può verificarsi anche nel primo elemento di dittongo: la variazione della vocale
radicale λειπ-/λοιπ-/λιπ- (dove il primo elemento del dittongo è ora /e/, ora /o/, ora assente,
nel cosiddetto grado 0, in questo caso rappresentato solo dal secondo elemento del dittongo)
contribuisce a distinguere un presente λείπω, «lascio», un perfetto λέλοιπα, «ho lasciato» e
un aoristo ἔλιπον, «lasciai».
Nell’uno come nell’altro tipo, l’apofonia viene definita “qualitativa”, perché a variare è la
qualità, cioè il timbro, della vocale radicale (per es. λέγω, «dico» / λόγος, «parola, discorso»,
λείπω, «lascio», ἔλιπον, «lasciai», λέλοιπα, «ho lasciato»).
Le diverse forme che un elemento morfologico assume in seguito all’alternanza vocalica
vengono chiamate gradi apofonici. L’insieme dei gradi nei quali può apparire una forma
soggetta ad apofonia si chiama serie apofonica. Quando la serie è completa si hanno tre
gradi, ma talvolta la serie è ridotta a due gradi soltanto.

1) Si ha quindi alternanza tra un grado di timbro /e/, uno di timbro /o/ e un grado zero:
◆ grado normale con vocale ε (es. ἐ-γεν-ό-μην)
◆ grado normale con vocale ο (es. γέ-γον-α)
◆ grado zero (o ridotto), cioè la forma senza vocale (es. γί-γν-ομαι).

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04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
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ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
2) Se le vocali ε e ο sono seguite dalle semivocali ι e υ, l’apofonia si realizza tra le vocali che ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
sono primo elemento di dittongo, e pertanto il grado zero sarà rappresentato dalle
semivocali ι e υ e quindi la gradazione sarà ει/οι/ι (es. λείπ-ω/λέ-λοιπ-α/ἔ-λιπ-ο-ν) ed ευ/υ
(es. φεύγ-ω/ἔ-φυγ-ον).

3) Se invece le vocali sono seguite o precedute da una sonante liquida (r̥, l ̥) o nasale (m̥,n̥)
(§06.1), al grado zero la sonante si vocalizza in ᾰ secondo gli esiti indicati di seguito.

Sonanti nasali: m̥ > ᾰ, ᾰμ n̥ >ᾰ, ᾰν


Sonanti liquide: l ̥> ᾰλ, λᾰ r̥ > ᾰρ, ρᾰ

Nello schema che segue riportiamo alcuni esempi di apofonia qualitativa.


grado normale grado normale grado zero
vocalismo ε vocalismo ο zero
πατέρα εὐ-πάτορα πατρί
padre nobile al padre
ει οι ι
λείπω λέλοιπα ἔλιπον
lascio ho lasciato lasciai
ευ – υ
φεύγω – ἔφυγον
fuggo – fuggii
ε ο l ̥> αλ
στέλλω στόλος ἔσταλμαι
mando spedizione sono stato mandato
ε ο r̥ > ρα
τρέπω τέτροφα ἔτραπον
volgo ho volto volsi
ε ο m̥ > αμ
τέμνω ἄτομος ἔταμον
taglio indivisibile tagliai
ε ο n̥ > α
πένθος πέπονθα παθεῖν
dolore ho sofferto soffrire (inf. aoristo)

RICORDA CHE…
!
Come abbiamo già detto, la serie apofonica «zelo»: al grado normale con vocalismo in ε
può non essere completa; per esempio, nel si ha σπεύδω, «sono sollecito», e al grado
caso della radice φευγ-/φυγ- manca il grado normale con vocalismo in ο σπουδή,
normale con vocalismo in ο. Un altro caso di «sollecitudine». Anche in questo caso la
serie apofonica ευ/ου/υ è dato dalla radice serie apofonica è incompleta, ma a mancare
σπευδ-/σπουδ-, legata all’idea di «fretta» e è il grado zero.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Apofonia “quantitativa”
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ Come si è visto, l’apofonia si può realizzare con la variazione della vocale radicale semplice
oppure della vocale che costituisce il primo elemento di dittongo.
ΓΟΥΜΑῖ In altri casi ancora il secondo elemento di dittongo può essere uno shwa e allora l’alternanza
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ sarà tra vocale + shwa (per es. <aә2> da cui per contrazione <ā>) e shwa semplice (grado 0:
< ә2> da cui <ă>), e cioè in greco tra una vocale lunga (per es. ᾱ, η o ω, ma anche ῑ o ῡ) e una
vocale breve dello stesso timbro (per es. ᾰ, ε o ο, ma anche ῐ o ῠ), al punto che l’apofonia, un
po’ impropriamente, viene definita “quantitativa”. Ecco alcuni esempi:
φημί (< φαμί), «dico» / φᾰμέν, «diciamo»
τίθημι, «pongo» / τίθεμεν, «poniamo»
δίδωμι, «do» / δίδομεν, «diamo»
τῐω, «onoro» / τῑσω, «onorerò»
λῠω, «sciolgo» / λῡσω, «scioglierò»
L’apofonia “quantitativa” consiste dunque nella variazione della quantità di una vocale che
mantiene lo stesso timbro: sia nella forma lunga, risultante dalla contrazione di quella
vocale con shwa (tranne quando un ᾱ – nel dialetto ionico-attico – passa a η), sia nella forma
breve, risultante dalla vocalizzazione del solo shwa.

L’allungamento della vocale avviene secondo lo schema seguente.


grado normale grado allungato
ᾰ puro ᾱ
ᾰ impuro η
ε η
ο ω
ῐ ῑ
ῠ ῡ

Apofonia con radici bisillabiche


Un tipo di apofonia contemporaneamente “qualitativa” (del tipo ε/ο/-) e “quantitativa” (del
tipo ᾱ/ᾰ) è quella osservabile nelle cosiddette radici bisillabiche, cioè quelle radici che (pur
presentandosi in forme per lo più monosillabiche) possono avere la vocale (V):
◆ tra le due consonanti (C) radicali: schema CVCә
◆ dopo le due consonanti radicali e prima dello shwa (ә) che conclude la radice: schema CCVә
◆ assente del tutto: schema CCә

Non si danno casi di presenza della vocale sia tra le due consonanti, sia dopo di esse.

Nel primo caso, cioè quando la vocale figura tra le due consonanti radicali, si verificano
questi esiti:
◆ la vocale sarà breve
◆ il solo shwa tende a:
– scomparire senza lasciare traccia, se seguito da vocale
– vocalizzarsi in una vocale breve, se seguito da consonante.

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04 Fenomeni fonetici riguardanti le vocali ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
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Nel secondo caso, quando cioè la vocale si troverà dopo le due consonanti radicali, ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
contraendosi con lo shwa, sarà sempre lunga.

Nel terzo caso, le due consonanti sono a contatto e lo shwa si comporta come nel primo caso.

Se la prima parte della radice è al grado normale (con la vocale tra le due consonanti), la
seconda sarà al grado zero (con il solo shwa).
Se la seconda parte della radice è al grado normale (con la vocale lunga risultante da
contrazione tra vocale + shwa), la prima sarà al grado zero.
Mentre è ammesso il grado zero sia nella prima che nella seconda parte (vocale assente del
tutto), non è ovviamente possibile la successione di due gradi normali (perché come si è
detto la vocale non può essere presente sia tra le consonanti, sia dopo di esse).

Se si prende ad esempio la radice di γίγνομαι sopra menzionata, si avranno i seguenti esiti:


◆ davanti a consonante
– ĕ/zero: γενέτωρ, «genitore» (il primo ε è la vocale tra le due consonanti, il secondo è lo
shwa vocalizzato davanti a consonante)
– zero/ē: γνήσιος, «figlio legittimo»; κασίγνητος, «fratello»
– zero/ō: γνωτός, «consanguineo», «fratello»
◆ davanti a vocale
– ĕ/zero: γένος, «nascita», «origine», «discendenza», «famiglia»; ἐγενόμην, «nacqui»,
«diventai»
– ŏ/zero: γόνος, «prole», «figlio»; γέγονα, «sono nato».

04.11 SOPPRESSIONE E AGGIUNTA DI VOCALI


Sincope e apocope
La sincope (συγκοπή, «taglio») e l’apocope (ἀποκοπή, «taglio») non si differenziano dai
corrispondenti fenomeni fonetici della lingua italiana.
Anche in greco la sincope, molto rara in prosa, si ha quando scompare una vocale (di solito
atona e breve) all’interno di parola.

οἴομαι > οἶμαι, «penso» oppure ἔσεται > ἔσται, «sarà»

Nell’apocope, invece, ha luogo un troncamento della finale di una parola. In senso proprio,
sono apocopi δῶ per δῶμα, «casa» e κρῖ per κριθή, «orzo» – dove a essere “tagliata” è un’intera
sillaba, lunga o breve che sia – frequenti nei poemi omerici e menzionati come esempi di
apocope da Aristotele nella Poetica. Ma descrittivamente, nella prassi scolastica, si
considerano apocopi anche πάρ per παρά, κάτ per κατά, ἄν per ἀνά – dove a essere “tagliata”
è la vocale breve finale di parola – per quanto in questi casi le forme bisillabiche siano forse
più recenti di quelle monosillabiche, e quindi non si avrebbe propriamente alcun “taglio”
(ma semmai l’aggiunta di una vocale breve).

παρά > πάρ, «da, presso, verso»

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ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
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ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΟΥ ΟΥΔῈ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
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ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
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ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
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ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Protesi e anaptissi
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ Fenomeno in un certo senso contrario ai due precedenti è la protesi (da προτίθημι, «pongo
davanti»): essa ha luogo quando, per facilitare la pronuncia della consonante iniziale, si
ΓΟΥΜΑῖ inserisce all’inizio di parole che cominciano per λ, ρ, μ, ν e ϝ una vocale non etimologica, che
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ non ha cioè riscontro nella comparazione con le altre lingue i.e. (generalmente ᾰ, ε, ο, ma
non sono esclusi altri timbri). Gli esempi che seguono, corredati dalle parole corrispondenti
latine, chiarificano questo fenomeno.

ἐρυθρός, «rosso»; lat. ruber


ἐλεύθερος, «libero»; lat. liber
ἀμέλγω, «mungo»; lat. mulgeo
ἀνεψιός, «parente, cugino, nipote»; lat. nepos
ὀρύσσω, «scavo»; lat. runco

Facilita la pronuncia anche l’anaptissi, che è lo sviluppo di una vocale d’appoggio all’interno
di una parola.

ἕβδομος < *ἑβδμος, «settimo»

ντα τὸν αἰῶνα


διατετέλεκε καὶ
ταῦθ’
καὶ οὕτω σεμνὰ
προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
05 Fenomeni fonetici
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
νταῦτα
προγόνων
λιστ’πράξαντας
ἐπαινεῖτε

riguardanti le consonanti
Anche le consonanti, come già si è visto per le vocali, sono soggette in determinate
circostanze a mutamenti fonetici; ciò avviene generalmente per necessità di pronuncia,
soprattutto quando vengono a trovarsi a contatto tra loro.
I più importanti mutamenti fonetici riguardanti le consonanti sono: la caduta di una
determinata consonante, l’aggiunta di una consonante (epentesi), la metatesi
consonantica, l’assimilazione, la dissimilazione e l’assibilazione.

05.1 CADUTA
Nell’incontro di due o più consonanti avviene spesso che una o più consonanti cadano senza
lasciare traccia o provocando l’allungamento di compenso (§04.10) della vocale precedente.
Ecco i possibili casi di caduta di consonante:
◆ una muta dentale cade davanti a σ e a κ senza lasciare traccia

*ἐλπιδς > ἐλπίς, «speranza»


◆ σ in posizione interconsonantica cade senza lasciare traccia

*γεγραφσθαι > γεγράφθαι, «essere stato scritto» (infinito perfetto medio-passivo)

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05 Fenomeni fonetici riguardanti le consonanti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
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ἈΝΕΣ Γ
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se però la consonante che precede il σ è una muta dentale, è questa consonante a cadere, ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶΤΟΔ

ΠΕΡῚἘΣΠΟ
mentre il σ rimane

*πεπειθσθαι > πεπεῖσθαι, «essere stato convinto» (infinito perfetto medio-passivo)


◆ il gruppo σσ si semplifica normalmente in σ, a meno che non rappresenti l’esito di gruppi
con j (§06.2)

ἔσσομαι (forma omerica) > ἔσομαι, «sarò»


Ma: τάσσω < *ταγjω, «ordino»
◆ nei gruppi formati da liquida o nasale + σ o viceversa, e nel gruppo σϝ (nel dialetto ionico),
il σ cade provocando l’allungamento di compenso della vocale precedente

*ἐσμι > εἰμί, «io sono»


◆ i gruppi formati da nasale + dentale davanti a σ e a j perdono prima la dentale e poi la
nasale, provocando l’allungamento di compenso della vocale precedente.

*λεοντσι > λέουσι, «ai leoni»

Altri fenomeni fonetici che provocano la scomparsa di materiale fonemico sono:


◆ la riduzione di gruppi consonantici

*διδακσκω > διδάσκω, «insegno»


◆ la caduta di consonanti mute in fine di parola (perché non ammesse in fine di parola, §02.5)

tema σωματ- > σῶμα, «corpo»


◆ la semplificazione di sillabe o aplologia, cioè la caduta di una sillaba quando si succedono
sillabe foneticamente uguali o simili.

τραγῳδοδιδάσκαλος > τραγῳδιδάσκαλος, «tragediografo»

05.2 EPENTESI
L’epentesi (ἐπένθεσις, «inserzione») ha lo scopo di facilitare la pronuncia di due consonanti
contigue e consiste nell’inserzione di β tra μ e una liquida o di δ tra ν e una liquida.

*μεμ-λωκα > μέμ-β-λωκα, «sono andato»


*ἀν-ρος > ἀν-δ-ρός, «dell’uomo»

05.3 METATESI CONSONANTICA


La metatesi (μετάθεσις, «trasposizione, mutazione») è uno scambio che si verifica tra due
consonanti contigue per motivi eufonici, cioè per agevolarne la pronuncia e rendere più
armonioso il suono complessivo.

*τιτκω > τίκτω, «genero»


*σπεκjομαι > *σκεπjομαι > σκέπτομαι, «osservo»

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 05.4 ASSIMILAZIONE
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ L’assimilazione è il fenomeno per il quale una consonante, incontrandosi con un’altra
consonante (per esempio in seguito all’aggiunta di suffissi o desinenze), si modifica
ΓΟΥΜΑῖ diventando uguale (assimilazione totale) o simile (assimilazione parziale) all’altra. Una
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
consonante diventa simile all’altra se ne assume uno dei tratti articolatori, per esempio il
luogo di articolazione (labiale, velare, dentale) o il grado di sonorità (sonora, sorda, aspirata).

L’assimilazione può essere progressiva (quando la seconda consonante diventa uguale o


simile alla prima) o regressiva (quando la prima consonante diventa uguale o simile alla
seconda). In greco si hanno prevalentemente assimilazioni regressive.

λ + ν > λλ: *ὀλ-νυμι > ὄλλυμι, «distruggo» (ass. progressiva)


π + μ > μμ: *τετραπ-μαι > τέτραμμαι, «sono stato rivolto» (ass. regressiva)

Negli incontri di consonanti analizzati nel §05.7 molti degli esiti sono, come si vedrà, frutto
di assimilazione.

05.5 DISSIMILAZIONE
La dissimilazione è il fenomeno inverso all’assimilazione, perché determina una
diversificazione del suono di una consonante rispetto a un’altra consonante vicina. Anche
in questo caso essa può essere progressiva (quando a diversificarsi è la seconda consonante)
o regressiva (quando a diversificarsi è la prima consonante). La dissimilazione regressiva è
quella più frequente.

*ἐπειθ-θην > ἐπείσθην, «fui persuaso»

In greco, oltre alla dissimilazione di muta dentale + dentale (§05.7), il fenomeno trova
un’applicazione particolare nella cosiddetta legge di Grassmann, trattata qui di seguito.

Dissimilazione delle aspirate (o legge di Grassmann)


Quando in una parola si trovano in due sillabe consecutive due consonanti aspirate (φ, χ, θ)
o una consonante aspirata e una vocale aspirata (connotata da spirito aspro), generalmente
il primo dei due suoni aspirati perde l’aspirazione, dissimilandosi. In tal modo l’eventuale
spirito aspro della vocale diventa dolce e le consonanti φ, χ, θ passano alle sorde
corrispondenti π, κ, τ. Si tratta, quindi, di una dissimilazione regressiva. Questa legge
(che opera in maniera simile anche nell’antico indiano) prende il nome dal suo scopritore,
il linguista e matematico tedesco Hermann G. Grassmann (1809-1877).

tema θρεφ-, «nutrire» → presente τρέφω


(non θρέφω: la prima aspirata θ passa a τ)
→ futuro θρέψω
(la seconda consonante, esito dell’incontro di φ + σ, non
è più aspirata; pertanto la prima aspirata può rimanere)

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
05 Fenomeni fonetici riguardanti le consonanti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Il fenomeno è chiarito ulteriormente dal seguente schema. ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
tema aspirazione conservata dissimilazione dell’aspirata
θριχ- θρίξ capello τριχός del capello
θαφ- θάπτω seppellisco ἐτάφην fui sepolto
ἑχ- ἕξω avrò ἔχω ho

Nel nominativo θρίξ il -χ- del tema si è fuso con il -ς desinenziale, dando luogo a -ξ: pertanto
l’aspirazione iniziale in θ- può rimanere. Nel genitivo τριχός, invece, il θ- del tema si
dissimila in τ- per la presenza di -χ- nella sillaba seguente.

Nel verbo θάπτω il θ- può rimanere perché il -φ- del tema, con il suffisso -j- del presente,
evolve in -πτ-, dove l’aspirata non è più rappresentata. Nell’aoristo passivo ἐτάφην, invece,
il θ- del tema si dissimila in τ- per la presenza di -φ- nella sillaba seguente.

Nel futuro ἕξω l’ε- mantiene lo spirito aspro perché il -χ- del tema si è fuso con il suffisso del
futuro -σ-, dando luogo a -ξ-: pertanto l’aspirazione iniziale può rimanere. Nel presente ἔχω
lo spirito aspro di ε- si dissimila in dolce per la presenza di -χ- nella sillaba seguente.

OSSERVAZIONI
◆ Anche la legge di Grassmann ha alcune eccezioni: in certi casi la dissimilazione, specie
nella flessione dei verbi, porterebbe a forme troppo lontane dalla radice e quindi
difficilmente riconoscibili; per questo la dissimilazione non ha luogo.

ἐφάνθην (aoristo passivo di φαίνω, «mostro») è più facilmente ricollegabile al tema


φαν- rispetto alla forma con dissimilazione *ἐπάνθην
◆ La dissimilazione non ha luogo se la prima aspirazione è costituita dallo spirito aspro di υ
iniziale di parola.

ὑφαίνω, «tesso»
◆ Non si ha dissimilazione quando la seconda aspirata è preceduta da una consonante
qualsiasi, anche aspirata, la quale in certo qual modo venga a interrompere la continuità
delle due aspirazioni.

ἐθρέφθην anziché ἐτρέφθην (aoristo passivo di τρέφω, «nutro», tema θρεφ-)


◆ In alcuni casi la dissimilazione è progressiva anziché regressiva, cioè è la seconda aspirata
a perdere l’aspirazione e non la prima.

*λυθηθι (forma primitiva di imperativo aoristo passivo seconda singolare di λύω,


«sciolgo») non diventa *λυτηθι bensì λύθητι, probabilmente perché resti riconoscibile
il suffisso -θη- tipico dell’aoristo passivo.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 05.6 ASSIBILAZIONE
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ L’assibilazione è il fenomeno fonetico che interessa le consonanti mute dentali che si
trasformano nella consonante spirante sibilante σ.
ΓΟΥΜΑῖ L’assibilazione si verifica in tre casi:
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
◆ dentale + dentale > σ + dentale (§05.7)

*ἰδ-τε > ἴστε, «sapete»


◆ dentale + μ > σμ (§05.7) RICORDA CHE…
!
*ἰδ-μεν > ἴσμεν, «sappiamo» Il fenomaeno (τι > σι) non
ha luogo:
◆ all’inizio di parola
◆ τ + ι > σι
In quest’ultimo caso il mutamento non è provocato τίω, «onoro»
dall’incontro tra due consonanti, ma dall’incontro tra una
consonante (τ) e una vocale (ι). Tale fenomeno è assai ◆ dopo un σ
frequente e facilmente individuabile mediante un ἐστί, «è»
confronto con le corrispondenti parole latine.
◆ in poche altre parole quali
*δοτ-ις > δόσις, «donazione»; lat. dos, dotis ἔτι, «ancóra»; αἰτία,
*ἐϝικοντ-ι > εἴκοσι, «venti»; lat. viginti «causa» ecc.

05.7 INCONTRI CONSONANTICI: ESITI


Vediamo ora, caso per caso, i fenomeni che si
verificano quando due consonanti si incontrano
nella stessa parola.

Comportamento delle mute


◆ velare/labiale + dentale

Una labiale o una velare, davanti a una dentale


che abbia grado di sonorità diverso, assumono il
grado di sonorità della dentale (assimilazione
parziale regressiva).

*πεπραγ-ται > πέπρακται, «è stato fatto»

Nell’esempio, la velare γ (sonora), ultima


consonante del tema di πράσσω, «faccio» (πραγ-),
venuta a trovarsi davanti a τ (sorda), iniziale della
desinenza della terza singolare del perfetto
medio-passivo, passa a κ (sorda), cioè alla velare
che ha lo stesso grado di sonorità di τ.

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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
05 Fenomeni fonetici riguardanti le consonanti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Pertanto, avremo: ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
γ + τ > κτ *πεπραγ-ται > πέπρακται è stato fatto
χ + τ > κτ *ἀνεχ-τος > ἀνεκτός sopportabile

κ + δ > γδ *ὀκ-δοος > ὄγδοος ottavo

κ + θ > χθ *ἐτεκ-θην > ἐτέχθην fui generato


γ + θ > χθ *ἐπραγ-θην > ἐπράχθην fui fatto

β + τ > πτ *βεβλαβ-ται > βέβλαπται è stato danneggiato


φ + τ > πτ *γραφ-τος > γραπτός scritto

π + δ > βδ *ἑπ-δομος > ἕβδομος settimo


φ + δ > βδ *κρυφ-δην > κρύβδην di nascosto

π + θ > φθ *ἐλειπ-θην > ἐλείφθην fui lasciato


β + θ > φθ *ἐλήβ-θην > ἐλήφθην fui preso

RICORDA CHE…
!
Nelle parole composte la preposizione ἐκ resta sempre inalterata davanti a dentale.

ἔκδοσις, «consegna»

◆ dentale + dentale > σ + dentale

Un caso di assibilazione (oltre che di dissimilazione regressiva) è offerto dalla dentale


davanti a un’altra dentale, giacché la prima di esse diventa σ. Questi gli esiti:

ττ, δτ, θτ > στ *ἰδ-τε > ἴστε sapete


τθ, δθ, θθ > σθ *ἐπειθ-θην > ἐπείσθην fui persuaso

◆ muta + σ

velare + σ > ξ
labiale + σ > ψ
dentale + σ se semplice > cade
se preceduta da ν > cade con compenso insieme con il ν

Ecco esemplificati casi abbastanza frequenti della


RICORDA CHE…
!
flessione nominale e verbale.
Eccezionalmente ν non cade
*κολακ-ς > κόλαξ, «adulatore» insieme con la dentale nelle
parole: ἕλμινς (tema
*φλεβ-ς > φλέψ, «vena» ἑλμινθ-), «verme»; Τίρυνς
*σωματ-σι > σώμασι, «ai corpi» (tema Τιρυνθ-), «Tirinto»;
*σπενδ-σω > σπείσω, «farò libagioni» πείρινς (tema πειρινθ-),
«cesta di vimini».

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
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PARTE 1 Fonetica
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ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ ◆ muta + μ
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
velare + μ > γμ
ΓΟΥΜΑῖ labiale + μ > μμ (assimilazione totale)
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ dentale + μ > σμ

Il comportamento delle mute davanti alla nasale μ è chiarito dal seguente schema.

muta risultato esempi


κ
γ +μ γμ *δεδιωκ-μαι > δεδίωγμαι sono stato inseguito
χ
π
β +μ μμ *τετραπ-μαι > τέτραμμαι sono stato rivolto
φ
τ
δ +μ σμ *κεκομιδ-μαι > κεκόμισμαι sono stato portato
θ

OSSERVAZIONI
Nella forma verbale κέκμηκα, «sono stanco», il gruppo κμ resta tuttavia inalterato.
Circa il comportamento delle mute davanti alla nasale ν, basti dire che le labiali talvolta
restano inalterate, talvolta passano a μν, assimilandosi parzialmente.

πνεῦμα, «soffio»
*σεβ-νος > σεμνός, «venerabile»

◆ muta + j

Gli esiti degli incontri delle consonanti mute con la semivocale j sono assai complessi e il
comportamento diverso dei gruppi τ, θ + j e γ + j non trova una sicura giustificazione. Lo
schema seguente raggruppa tuttavia i risultati di tali incontri.
muta risultato esempi
κ, χ + j σσ *φυλακ-jω > φυλάσσω custodisco
velari σσ *ταγ-jω > τάσσω ordino
γ+j
ζ *ἁρπαγ-jω > ἁρπάζω rapisco
labiali π, β, φ + j πτ *κλεπ-jω > κλέπτω rubo
τ, θ + j σσ *ἐρετ-jω > ἐρέσσω remo
dentali σ *μεδ-jος > μέσος mezzo
δ+j
ζ *ἐλπιδ-jω > ἐλπίζω spero

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ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Comportamento delle spiranti liquide e nasali Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ nasale + muta

ν + κ, γ, χ > γ davanti a velare (κ, γ, χ)


RICORDA CHE…
!
ν + π, β, φ > μ davanti a labiale (π, β, φ)
Nel preverbio συν-, «con», il
μ+τ > ν davanti a τ ν cade davanti a ζ.
*συν-γραφω > συγγράφω, «scrivo» *συν-ζωννυμι >
*ἐν-πιπτω > ἐμπίπτω, «cado in» συζώννυμι, «cingo»
*βρομ-τη > βροντή, «tuono»

◆ nasale + nasale/liquida
nasale
nasale + > assimilazione regressiva
liquida
Tale incontro dà luogo a un’assimilazione regressiva,
RICORDA CHE…
!
nella quale la consonante che precede (la nasale)
Il ν del preverbio ἐν- non si
diventa simile a quella che segue (nasale o liquida). assimila davanti a ῥ.
*ἐν-μενω > ἐμμένω, «rimango» ἐνρίπτω,
*συν-λεγω > συλλέγω, «raccolgo» «scaglio dentro»
*συν-ῥαπτω > συρράπτω, «cucio insieme»

◆ liquida λ + nasale ν
λ + ν > λλ (assimilazione progressiva)

*ὀλ-νυμι > ὄλλυμι, «distruggo»

◆ nasale + σ
a. caduta della nasale con o senza compenso
nasale + σ b. assimilazione regressiva (νσ > σσ)
c. caduta di σ con compenso
a) Si ha la caduta di ν:
– con allungamento di compenso nella terza declinazione e nella terza persona plurale
dei verbi

*ἰχθυν-ς > ἰχθῦς, «pesci»


*φεροντι > *φερον-σι > φέρουσι, «portano»

– senza allungamento di compenso nei composti con σύν + parola che inizi con σ +
consonante.

*συν-στελλω > συστέλλω, «restringo»

b) Si ha l’assimilazione regressiva νσ > σσ nei composti con σύν + parola che inizi con σ +
vocale.

*συν-σειω > συσσείω, «scuoto insieme»

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
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ΟΥ ΟΥΔῈ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
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ΜΟΝΟΝ
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ΤΗΣ
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ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ c) Si ha la caduta del σ con compenso nell’aoristo primo.
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ RICORDA CHE…
!
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ *ἐμεν-σα > ἔμεινα, «rimasi» Il ν del preverbio ἐν- non si
*ἐνεμ-σα > ἔνειμα, «distribuii» assimila davanti a σ.
ΓΟΥΜΑῖ
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ ἐνσείω, «scaglio»
◆ liquida + σ
a. la liquida resta inalterata
b. assimilazione progressiva di ρ (ρσ > ρρ)
liquida + σ
c. caduta di σ con compenso
d. caduta di σ
a) La liquida resta inalterata in qualche sostantivo e nel dativo plurale dei temi in ρ.

ἄλ-σος, «bosco»
θηρ-σί, «alle fiere»

b) Si ha, in attico, assimilazione ρσ > ρρ.

θαρ-σέω > θαρρέω, «ho coraggio»

c) Si ha caduta di sigma con compenso negli aoristi suffissali sigmatici e in qualche


sostantivo.

*ἐστελ-σα > ἔστειλα, «mandai»


*ἐσπερ-σα > ἔσπειρα, «seminai»
*ὀρσά > οὐρά, «coda»

d) Quando i gruppi λσ, ρσ sono seguiti da altra consonante, σ cade senza alcuna traccia.

*ἐσταλ-σθε > ἔσταλθε, «siete stati mandati»


*ἐφθαρ-σθε > ἔφθαρθε, «siete stati distrutti»

◆ liquida/nasale + j
λ +j > λλ (assimilazione progressiva)
a. metatesi e vocalizzazione di j > ι dopo α e ο
ρ, ν +j
b. caduta di j con compenso dopo ε, ι, υ
Quando λ precede j, quest’ultimo si assimila.

*βαλ-jω > βάλλω, «getto»

Se invece j è preceduto da ρ o da ν si potranno avere due diversi esiti.


a) Metatesi e vocalizzazione di j > ι quando la sillaba precedente finisce con α oppure ο.

*βαν-jω > βαίνω, «vado»

b) Caduta di j con compenso quando la sillaba precedente finisce con ε, ι, υ.

*σπερ-jω > σπείρω, «semino»


*κριν-jω > κρῑνω, «giudico»

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ὙΠΟΛΑΜ
Comportamento della spirante sibilante (σ) Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Particolarmente importante, perché ricorre di frequente nella flessione nominale e verbale,
è il comportamento della sibilante σ a seconda della posizione occupata nella parola e a
seconda delle consonanti davanti alle quali viene a trovarsi. Tale comportamento è
brevemente riassunto nel quadro seguente.
posizione comportamento del σ esempi
iniziale di parola a. scompare lasciando *σαλς > ἅλς sale; mare
davanti a vocale traccia nello spirito aspro
b. talvolta (per la legge *σεχω > ἔχω ho
di Grassmann) lo spirito
aspro non c’è
intervocalico a. cade senza lasciare traccia *γενεσος > γένεος del genere
b. resiste nella declinazione πόλεσι alle città
c. resiste nell’aoristo ἔλυσα sciolsi
sigmatico
e nel futuro sigmatico λύσω scioglierò
d. resiste nel piuccheperfetto ἐλέλυσο eri stato sciolto
passivo e, talora, in altre τίθεσαι sei posto
voci verbali
interconsonantico scompare (per riduzione *γεγραφσθαι > γεγράφθαι essere stato
di gruppo consonantico) scritto
-σρ-, -σλ- a. all’inizio di parola *σρευμα > ῥεῦμα corrente
scompare, lasciando *σλαβειν > λαβεῖν prendere
aspirazione a ρ
b. -σρ- nell’interno di parola *ἐσρεον > ἔρρεον scorrevo
si assimila (σρ > ρρ) in
parole composte o dopo
aumento
-σλ-, -σμ-, -σν- nell’interno di parola *σε-σληφα > εἴληφα ho preso
scompare con allungamento *ἐσμι > εἰμι sono
di compenso *ἐσναι > εἶναι essere
-σμ-, -σν- in età più recente si assimila
*ἀσμορος > ἄμμορος esente
alla consonante seguente: σμ
ϝεσνυμι > ἕννυμι vesto
> μμ; σν > νν
-σσ- a. si semplifica in σ, che *ἐσσι > ἐσι > εἶ sei
talora cade, talora resiste *γένεσσι > γένεσι alle stirpi
b. resiste se deriva da velare + *φυλακjω > φυλάσσω custodisco
j oppure da dentale + j *ἐρετjω > ἐρέσσω remo
σj- cade *ἐσjην > εἴην che io fossi
σϝ- a. all’inizio di parola l’intero *σϝ ηδυς > ἡδύς dolce
gruppo scompare, lasciando
traccia nello spirito aspro
b. all’interno scompare *ϝ ισϝος > ἴσος (ion. ἶσος) uguale
(allungando per compenso la
vocale precedente nel
dialetto ionico)
-λσ-, -μσ-, -νσ-, nella formazione degli *ἐστελσα > ἔστειλα preparai
-ρσ- aoristi asigmatici dei temi in *ἐνεμσα > ἔνειμα distribuii
λ, μ, ν, ρ il σ cade con *ἐμενσα > ἔμεινα rimasi
compenso della vocale *ἐκερσα > ἔκειρα rasai
precedente

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω σεμνὰ
ῚΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
06 Sonanti e loro esiti
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε
νταῦτα καὶ τῶ τοὺς
προγόνων
ΟΥΜΑῖ
λιστ’ πράξαντας
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
ἐπαινεῖτε
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ. In indoeuropeo esistevano dei fonemi che erano intermedi tra vocali e consonanti, detti
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ΜΕΛῊΣ ἊΝ sonanti. Caratteristica delle sonanti i.e. era quella di poter svolgere, a seconda della loro
ΠΑΥΣῖΣ
ΟῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ durata e del contesto sillabico in cui erano inserite, sia la funzione di consonante, sia quella
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ di vocale, sia quella di secondi elementi di dittongo.
ῖΛΟῖΕΝ, Ἃ ΜῊ Si distinguevano in: sonanti vocaliche (l, r, m, n) e sonanti semivocaliche (i,u).
ΝΟΝ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ

06.1 SONANTI VOCALICHE (LIQUIDE E NASALI) E LORO ESITO


Le sonanti l , r (liquide) e m , n (nasali) sono fonemi la cui articolazione consiste in una
consonante liquida o nasale accompagnata da un suono vocalico brevissimo di timbro
indistinto. Per farsi un’idea di quale doveva essere la natura di questi suoni, si pensi al nome
sloveno di Trieste, Trst: in questa parola slovena la liquida <r>, trovandosi in posizione
interconsonantica, assolve la funzione di sonante vocalica. Caratteristica fondamentale delle
sonanti è la capacità di costituire apice sillabico, cioè di “costruire” intorno a sé una sillaba
(proprio come gli elementi vocalici).
Le sonanti, nel passaggio dall’indoeuropeo al greco, hanno dato vita al suono vocalico ᾰ,
secondo gli esiti indicati di seguito.
Sonanti nasali: m > α, αμ n > α, αν
Sonanti liquide: l > αλ, λα r > αρ, ρα

Le sonanti nasali danno come esito ᾰ davanti a consonante e in fine di parola; danno invece
ᾰμ e ᾰν davanti a vocale.
L’esito delle sonanti liquide non è invece determinato dal contesto fonetico.
Ecco alcuni esempi di passaggio delle sonanti dall’indoeuropeo al greco.

i.e. *dekm > gr. δέκα, «dieci»


i.e. *n -gnoto > gr. ἄ-γνωστος, «non conosciuto»
i.e. *ml > gr. μαλ-ακός, «molle»
i.e. *krd > gr. καρδ-ία (κραδ-ίη), «cuore»

Il ruolo delle sonanti vocaliche è molto importante nella riduzione apofonica al grado zero
delle radici in cui è presente una liquida o una nasale (§04.11).

06.2 SONANTI SEMIVOCALICHE E LORO ESITO


Le sonanti semivocaliche jod (i) e waw (u) sono rappresentate nel greco più antico dai segni
j (jod) e ϝ (digamma), come abbiamo visto nel §01.3. Lo jod scomparve dal sistema fonetico
del greco in una fase molto antica (tra la fine del II e l’inizio del I millennio a.C.), anteriore ai
primi documenti scritti che ci sono pervenuti, dal momento che negli alfabeti storici non ci
sono segni per indicarla. La scomparsa del waw, invece, è di molto posteriore: il segno del
digamma è attestato nei documenti in dorico (che è un dialetto più conservativo dell’attico)
e questo ci fa pensare che il suono sia scomparso in epoca abbastanza tarda (in un periodo
compreso tra il IX e il IV secolo a.C.). Nell’area linguistica dorica il waw scomparve
probabilmente solo con l’affermarsi della koine (IV secolo a.C.).

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
06 Sonanti e loro esiti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Jod e waw dovevano avere un suono semivocalico, simile rispettivamente a quello della /i/ ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
semivocalica di «ieri» e a quello della /u/ semivocalica di «uomo». Per il parlante italiano i
suoni semivocalici di «ieri» e «uomo» non sono fonologicamente distintivi rispetto a quelli
vocalici corrispondenti (la /i/ di «vino» e la /u/ di «mulo»). Tuttavia le semivocali sono
pronunciate in maniera diversa dalle vocali: sono articolate con una maggiore chiusura della
cavità orale e hanno una durata inferiore.

Esito di jod
La scomparsa di jod ha provocato vari e complessi mutamenti fonetici; essi sono diversi a
seconda della posizione di j nella parola:
◆ all’inizio di parola talvolta si indebolisce lasciando spirito aspro, talvolta si rafforza in ζ-

*jηπαρ > ἧπαρ, «fegato»; lat. iecur, «fegato»


*jυμη > ζύμη, «lievito»; lat. ius, «brodo»

◆ in posizione intervocalica scompare senza lasciare traccia

*τρεjες > *τρεες > τρεῖς, «tre»; lat. trēs (da *treyes), «tre»

◆ in posizione postconsonantica gli esiti sono vari a seconda del tipo di consonante e, a
volte, della posizione (iniziale o interna) nella parola del gruppo consonante + j. Abbiamo
già mostrato quali sono gli esiti dell’incontro delle varie consonanti con jod nel §05.7.
Riportiamo qui tuttavia un prospetto riepilogativo.

Muta + j
muta risultato esempi
velari κ, χ + j σσ *φυλακ-jω > φυλάσσω custodisco
γ+j σσ *ταγ-jω > τάσσω ordino
ζ *ἁρπαγ-jω > ἁρπάζω rapisco
labiali π, β, φ + j πτ *κλεπ-jω > κλέπτω rubo
dentali τ, θ + j σσ *ἐρετ-jω > ἐρέσσω remo
δ+j σ *μεδ-jος > μέσος mezzo
ζ *ἐλπιδ-jω > ἐλπίζω spero

Spirante + j
spirante risultato esempi
λ+j λλ *ἀγγελ-jω > ἀγγέλλω annuncio
ν, ρ + j a. metatesi e
vocalizzazione di j > ι *βαν-jω > βαίνω vado
dopo α e ο

b. caduta di j con
*σπερ-jω > σπείρω semino
compenso dopo ε, ι, υ

σ+j caduta di j *ἐσ-jην > εἴην che io fossi

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 1 Fonetica
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Esito di waw
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ Gli effetti fonetici che la caduta di waw ha provocato sono i seguenti:
◆ all’inizio di parola talvolta cade lasciando spirito aspro, talvolta cade senza lasciare traccia
ΓΟΥΜΑῖ
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ *ϝεσπερος > ἕσπερος, «sera»; lat. vesper
*ϝιδειν > ἰδεῖν, «vedere»; lat. videre

◆ in posizione intervocalica cade senza lasciare traccia

*πλεϝω > πλέω, «navigo»

◆ in gruppi consonantici ha diversi esiti.


– Nel gruppo ϝρ scompare se all’inizio di parola, si assimila (ϝρ > ρρ) se nell’interno della
parola, in parole composte o dopo aumento.

*ϝριπτω > ῥίπτω, «scaglio»


*ἐϝριπτον > ἔρριπτον, «scagliavo»

– Nel gruppo ϝj si ha prima metatesi, quindi (dopo α, ε, ο) vocalizzazione di j > ι e, infine,


caduta del ϝ venuto a trovarsi in posizione intervocalica.

*γλυκεϝjα > *γλυκεjϝα > *γλυκειϝα > γλυκεῖα, «dolce»

– Seguito da consonante o in fine di parola passa a υ (vocalizzazione con formazione di


dittongo) oppure, meno di frequente, scompare.

*πλεϝσομαι > πλεύσομαι, «navigherò» *ναϝ > ναῦ, «o nave»


– Dopo una sonante cade senza lasciare traccia in attico, mentre allunga per compenso la
vocale precedente in ionico.

*ξενϝος > ξένος (att.) ma ξεῖνος (ion.), «straniero», «ospite»


*μονϝος > μόνος (att.) ma μοῦνος (ion.), «solo»

κατὰ καιρὸν
ἀνέσεωςγινομένης
– μέρος
NOTE DI GRAMMATICA STORICA E COMPARATA γοῦν
τὸ τῆς ἀσκήσεως
μέγιστον αὐτὴν–
ὑπολαμβάνουσιν
οὕτω δὴ καὶ τοῖς
Esiti delle labiovelari indoeuropee Verso la labiale evolvono περὶ
inveceτοὺς λόγους
talvolta la
Le labiovelari (i.e. *kw/*g w/*g wh) sono sonora e l’aspirata davanti al suono /i/.
consonanti occlusive perlopiù scomparse.
In greco la labiovelare passa a velare *gwiwos > βίος, «vita» lat. vivus, «vivo»
davanti e dietro a /u/ e talora a /o/. *nghwis > ὄφις, lat. anguis, «serpente»

*wlkwo-> λύκος, lat. lupus, ingl. wolf, «lupo» La labiovelare passa a labiale davanti a /a/,
*gwun-> γυνή, «donna», ingl. queen, «regina» /o/ e consonante.
*lngwh > ἐ-λαχ-ύς, «piccolo», lat. levis, «leggero»,
ingl. light, «leggero», *sekw- > ἕπομαι, lat. sequor, «seguo»
*iekwr̥ > ἧπαρ, lat. iecur, «fegato»
La labiovelare passa a dentale davanti
a /i/ ed /e/. *gwem-/*gwm > βάμ-j-ω > βαίνω, «vado», lat.
venio, «vengo, vado»
*kwis > τίς, lat. quis, «chi»
*kwetur̥ > att. τέτταρες / τέσσαρες, ion. τέσσερες, Notevole il caso di θείνω, «batto», che forma
dor. τέτορες, ma lesb. πέσυρες, beot. πέτταρες, il presente da *g wen- > θέν-j-ω > θείνω, e il
«quattro» perfetto πέφαται da *g wn > πέ-φα-ται.

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PARTE 2

Morfologia

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΕῶΣ
ΣΓῖΣΤΟΝ– ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ ῊΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
Ὶ ΤΟῪΣ ΤΟῖ
ΤΟῖΣ
ΛΟΓΟΥΣ
ΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ΟΥΜΑῖ
ΣΗΚΕῖΝ
ΝΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΠΟΛΛῊΝ
ΓΝῶΣῖΝ
ΜΕΤᾺ
ΤῶΝ
ἈΝῖΕΝ
ἈΝῖΕΝΑῖ
07 Elementi introduttivi
ῊΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣΔῖΑΝΟῖΑΝ
ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ἊΝ
di morfologia
ΜΕΛῊΣ
ΠΑΥΣῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΟῖΣ ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ 07.1 STRUTTURA DELLA PAROLA: TEMA E DESINENZA
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ L’ambito di azione della morfologia («studio delle forme», dal greco μορφή, «forma») è la
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ
forma, o più precisamente la struttura della parola.
Il greco, come tutte le lingue indoeuropee (compreso quindi l’italiano), è una lingua flessiva.
Ciò significa che quasi tutte le parole (eccetto quelle invariabili, come le congiunzioni)
presentano una struttura interna abbastanza complessa e sono costituite tendenzialmente
da un tema e da elementi terminali (desinenze o terminazioni) ai quali è affidato il compito
di esprimere le diverse informazioni grammaticali. Proprio a questo scopo questi elementi si
flettono, cioè variano. Da qui nasce il concetto di flessione.
Per chiarire questo concetto esaminiamo qualche esempio in italiano, in cui la flessione si
attua combinando diverse desinenze e dando quindi diverse valenze morfologiche alle parti
variabili del discorso.
Prendiamo un esempio di flessione nominale, a partire dal tema nominale «gatt-»: le
desinenze dei nomi trasmettono informazioni morfologiche, in particolare relative alle
categorie di genere e numero, pertanto la diversa desinenza cambia il valore morfologico
del nome.

Tema Desinenza Valore morfologico del sostantivo


+ -o genere maschile e numero singolare

gatt- + -i genere maschile e numero plurale


+ -a genere femminile e numero singolare
+ -e genere femminile e numero plurale

Prendiamo ora in considerazione il tema verbale «parl-»: la coniugazione del verbo


comprende numerose forme diverse («parl-a, parl-i, parl-are, parl-ò» ecc). Le desinenze
verbali in italiano trasmettono informazioni relative alle categorie di persona, numero,
tempo e modo. Lo stesso meccanismo agisce anche sulle parole greche appartenenti alle
parti variabili del discorso.

Sono variabili le parole che si flettono, cioè subiscono regolari modificazioni nella loro parte
terminale; come in italiano, in greco sono variabili gli articoli, i sostantivi, gli aggettivi, i
pronomi e i verbi. Il processo morfologico che agisce sulle parole variabili per ottenerne le
diverse forme si chiama flessione. Essa è comprensiva della declinazione (cioè la flessione
degli articoli, dei sostantivi, degli aggettivi e dei pronomi) e della coniugazione (cioè la
flessione dei verbi).

Sono invece invariabili le parole che non mutano mai la loro forma, non subiscono cioè
alcuna flessione. In greco sono invariabili le preposizioni, le congiunzioni, gli avverbi e
le interiezioni.

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ὭΣΠΕΡ ὭΣΠΕΡ
ΤΟῖΣ
ΚΑῚ ΤΟ
ΠΕΡ
ΚΑῚἈΘΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟΥΜἘΠῖ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΤΗΣ
ΕΥΕΞῖΑ
ΟΥΔῈΟΥΔῈ
ΤῶΝ ΕΥ
ΤῶΝ
ΓΥΜ Γ
07 Elementi introduttivi di morfologia
ἈΛΛᾺ ΦΡΟΝΤ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῚΦΡΤ
Κ
ΚΑῖΡῸΝ ΓῖΝΟ
ἈΝΕΣΕῶΣ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΤΗΣ
ΜΕΓῖΣΤΟΝἈΣΚΑ
In una parola variabile distinguiamo innanzitutto: ὙΠΟΛΑΜΒΑΝΟ
Ο ὝΤῶ ΔῊ ΚΛ
ΠΕΡῚ ΤΟῪΣ
ἘΣΠΟΥΔΑ
◆ il tema, cioè la parte che rimane fissa nel corso della flessione
◆ la desinenza, cioè la parte che subisce delle modifiche nel corso della flessione.

φίλος, «amico» φιλο- -ς


tema desinenza nominativo sing.
φλέβες, «vene» φλεβ- -ες
tema desinenza nominativo plur.

I temi che terminano con una vocale (φιλο-) si dicono temi in vocale, i temi che terminano
con una consonante (φλεβ-) si dicono temi in consonante.

Talvolta la desinenza può mancare, come nel nominativo singolare πῦρ, «fuoco» (πῦρ è infatti
il puro tema). In questo caso si dice che la desinenza è zero (desinenza ø). L’assenza di una
desinenza è un elemento distintivo tanto quanto una desinenza vera e propria (ne veicola
quindi le stesse informazioni grammaticali).

07.2 STRUTTURA DEL TEMA: RADICE, AFFISSI E TERMINAZIONI


Abbiamo visto che il tema è la parte della parola che non cambia nel corso della flessione.
Il tema, tuttavia, non è un’unità minima, ma è anch’esso scomponibile in elementi più
piccoli, la cui individuazione è di fondamentale importanza per cogliere l’autentico
significato di una parola. All’interno del tema possiamo distinguere: la radice e gli
(eventuali) affissi.

La radice è l’elemento irriducibile (cioè non ulteriormente scomponibile) portatore


del significato generale e fondamentale comune a un’intera famiglia di parole.
La radice in greco è monosillabica o bisillabica (§04.11). Per esempio, la radice φιλ-
è la radice legata all’idea di affetto e amore. Da essa si formano: il verbo φιλέω, «amo»;
l’aggettivo φίλος, «caro»; i sostantivi φίλος, «amico», φιλία, «amicizia», φιλότης, «affetto»,
φίλημα, «bacio» ecc.
Il processo morfologico che dà luogo a diverse parole a partire da una medesima radice si
chiama derivazione. Tutte la parole che derivano dalla stessa radice appartengono a una
famiglia di parole.

Gli affissi sono elementi che vengono aggiunti alla radice e ne rendono più specifico il
significato. In particolare, si chiamano prefissi gli affissi che precedono la radice, suffissi
quelli che la seguono. Per esempio, dalla radice φιλ-, mediante l’aggiunta del suffisso -ία, che
dà origine a nomi astratti, deriva il sostantivo φιλία, «amicizia». Se a φιλία aggiungiamo il
prefisso dal valore privativo ἀ- otteniamo il sostantivo ἀφιλία, «mancanza di amicizia».

Talvolta (ma è un fenomeno raro rispetto a prefissazione e suffissazione) gli affissi possono
anche essere inseriti all’interno della radice: in questo caso si chiamano infissi. Per esempio,
dalla radice λαβ-, «prendere», si forma il tema verbale del presente λαμβαν-, che si può così
scomporre: λα-μ-β-αν-. All’interno della radice λαβ- si è inserito l’infisso -μ-, mentre -αν- è un
suffisso; entrambi gli affissi (infisso e suffisso) hanno la funzione di caratterizzare il tema
del presente rispetto agli altri temi verbali, per esempio, il tema dell’aoristo, (ἐ)λαβ-.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ Un tipo particolare di suffisso è il suffisso vocalico che precede immediatamente la
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ desinenza e che prende il nome di vocale tematica. Per esempio il tema φιλο- di φίλος,
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
«amico», è formato dalla radice φιλ- con l’aggiunta della vocale tematica -ο-, che
ΓΟΥΜΑῖ contraddistingue i sostantivi della seconda declinazione.
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
φίλος amico
tema desinenza
radice vocale tematica
φιλ- -ο- -ς

Spesso la parte finale del tema (in particolare, ma non esclusivamente, la vocale tematica) si
fonde con la desinenza, producendo esiti in cui non è semplice individuare le componenti
originarie. In questo caso si parla di terminazione o uscita, che è l’esito della fusione della
desinenza con la parte finale del tema. Prendiamo, per esempio, il genitivo singolare del
sostantivo φίλος, «amico»: φίλου, «dell’amico».

*φίλ-ο-σjο > *φίλ-ο-jο > *φίλ-ο-ο > φίλ-ου

La desinenza originaria del genitivo *-σjο ha subìto modificazioni fonetiche che hanno
portato prima alla caduta di σ, poi alla caduta di j. A questo punto la forma risultante *φίλ-ο-ο
si è contratta in φίλ-ου. Diremo che ου è la terminazione, in quanto in essa si fondono la
vocale tematica -ο- e la desinenza originaria del genitivo singolare *-σjο.

07.3 DECLINAZIONE
La declinazione è la flessione dell’articolo, del sostantivo, dell’aggettivo e del pronome.
Essa ci trasmette informazioni riguardanti tre categorie grammaticali, numero, genere e
caso, per le quali il greco si è servito di opposizioni ternarie.

Numero
Il greco presenta tre numeri: singolare, plurale e duale. RICORDA CHE…
!
Alcune lingue infatti, oltre al singolare e al plurale, Nella trattazione, qualora
distinguono gli insiemi concreti di due (duale), tre (triale), non sia indicato
quattro (quartale) o pochi (paucale) elementi. Il duale diversamente, declinazioni
e coniugazioni saranno
designa due elementi che per lo più costituiscono una sempre presentate nel
coppia fissa e naturale, come occhi, mani ecc. seguente ordine: singolare,
In greco, il singolare e il plurale hanno l’uso già noto plurale, duale.
dall’italiano; il duale serve a designare una coppia di due
cose o persone (τὼ χεῖρε, «le mani»; τὼ ἀδελφώ, «i due fratelli»). Il duale presenta, nella
declinazione, solo due forme: una per i casi retti (nominativo, accusativo, vocativo), l’altra per
i casi obliqui (genitivo e dativo); in greco quindi, come in sanscrito, l’uso del duale è di ordine
formale, cioè il greco per esprimere tre nozioni di numerabilità dispone di tre diverse
terminazioni (es. nominativo maschile: singolare -ος, plurale -οι, duale -ω). L’uso del duale
non è costante in greco; esso tende, infatti, a essere sostituito dal plurale.

Genere
Il greco possiede tre generi: maschile, femminile e neutro. Originariamente il genere
grammaticale doveva essere legato al genere naturale del referente: almeno inizialmente,
quindi, il maschile era il genere degli esseri animati di sesso maschile, il femminile il genere
degli esseri animati di sesso femminile e il neutro il genere degli esseri inanimati.

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
07 Elementi introduttivi di morfologia ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Secondo tendenze di grammaticalizzazione dell’espressività indoeuropea, che sono uno dei ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
tratti più marcatamente intellettuali della lingua greca, questa distinzione su base naturale si
andò affievolendo e ogni genere – che in origine occupava precisi campi semantici (per
esempio, sono femminili non soltanto i nomi di esseri viventi di sesso femminile, ma anche i
nomi di piante che portano frutto, di strade, di isole, di paesi) – offrì modelli di flessione utili
alla formazione nominale secondo paradigmi regolari (e perciò prevedibili) senza che la
distinzione di genere avesse più una reale rilevanza: non vi è un particolare motivo per cui
λόγος, «discorso, ragione», è maschile e φιλία, «amicizia» è femminile o perché coesistono
βίοτος e βιοτή, «vita», στέφανος e στεφάνη, «corona», mentre è forse più comprensibile perché
i nomina agentis (cioè i nomi di chi fa qualche cosa) in -τηρ/-τωρ/-της siano per lo più maschili
(per esempio ῥήτωρ, «colui che parla») o femminili (come μήτηρ, «madre»), perché i nomina
actionis (i nomi di azione) siano sempre femminili (per esempio ῥῆσις, l’«orazione», il
«discorso»: l’azione “si muove”, è “animata” e “produce” qualcosa), e perché i nomina rei actae
(i nomi della cosa fatta) siano sempre neutri (per esempio ῥῆμα, la «cosa detta», il «verbo» come
entità ecc.).

In greco esistono quindi molti sostantivi che designano un referente inanimato e sono
di genere maschile o femminile, ma, viceversa, sono pochissimi i sostantivi neutri che
designano esseri animati (per lo più diminutivi, come παιδίον, «ragazzetto/a», senza riguardo
per il genere). Per approfondire le opposizioni tra i generi in greco, vedi le Note di grammatica
storica e comparata a p. 73.
Nell’ambito evolutivo delle lingue indoeuropee, il sistema tripartito dei generi (maschile/
femminile/neutro) ha progressivamente lasciato il posto a un sistema bipartito (maschile/
femminile) che nelle lingue romanze, a eccezione del rumeno,
ha portato alla scomparsa del genere neutro, che persiste
invece attivamente ancor oggi nel tedesco e nelle lingue slave.

Caso
In greco, come in latino, la categoria del caso si riferisce
alla funzione sintattica (soggetto, complemento oggetto,
complemento di specificazione ecc.) che una parola
svolge all’interno di un enunciato. Anche qui – oltre a
due casi molto particolari, quello del nome-soggetto,
il nominativo, e quello del nome-invocato, il vocativo
– il greco possiede tre casi a forte valenza
grammaticale, il genitivo, il dativo e l’accusativo.
Nel complesso, le funzioni svolte dai casi nella frase
sono le seguenti.

◆ Il nominativo è il caso del soggetto, del nome del


predicato e del complemento predicativo del
soggetto.

αἱ Μοῦσαι θεαί εἰσιν, «le Muse sono dee»

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣ ◆ Il genitivo è il caso del complemento del nome (di specificazione), ma anche del tutto di
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ cui si prende una parte (partitivo) e del luogo da cui ci si stacca (ablativo).
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
τὸ ἱερὸν τῆς θεᾶς, «il tempio della dea»
ΓΟΥΜΑῖ τῶν μετάλλων ὁ χρυσός, «tra i metalli, l’oro…»
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
Δαρείου καὶ Παρυσάτιδος γίγνονται παῖδες δύο, «da Dario e Parisatide nascono
due figli»

◆ Il dativo è il caso del complemento di termine, ma anche di colui con cui si è (comitativo)
o di ciò con cui si fa qualche cosa (strumentale).

δῶρα φέρομεν τῇ θεᾷ, «portiamo doni alla dea»


ταῖς ἑξήκοντα ναυσὶ παρέμεινε, «attese con le sessanta navi»
ὁρῶμεν τοῖς ὀφθαλμοῖς, «vediamo con gli occhi»

◆ L’accusativo è il caso del complemento oggetto e del complemento predicativo dell’oggetto,


ma anche del luogo verso cui ci si dirige, e dell’estensione nel tempo e nello spazio.

σέβομεν τὴν θεάν, «veneriamo la dea»


Ἀγησίλαος ἀφίκετο εἰς τὴν Φρυγίαν, «Agesilao giunse in Frigia»
ἐβασίλευσε τρία ἔτη, «regnò (per) tre anni»
◆ Il vocativo esprime la persona o la cosa a cui si rivolge il discorso diretto (non è preciso
parlare di “complemento di vocazione”, dato che il vocativo non ha legami sintattici col
resto della frase).

ὦ θεά, τοὺς κακοὺς ἀνθρώπους κόλαζε, «o dea, punisci gli uomini malvagi»

Attributi e apposizioni seguono lo stesso caso del sostantivo a cui si riferiscono.


Nominativo, accusativo e vocativo sono detti casi retti, mentre genitivo e dativo sono detti
casi obliqui.

La differenza fondamentale della declinazione greca rispetto a quella italiana è quindi che la
desinenza, oltre a veicolare le categorie morfologiche di genere e numero, esprime anche la
funzione sintattica che la parola assume all’interno della frase. Lo stesso avviene in latino.
L’italiano, che ha perduto la nozione di caso, esprime invece la funzione sintattica delle parole
all’interno della frase mediante l’ordine delle parole nell’enunciato e mediante le preposizioni:
nella nostra lingua, pertanto, soggetto e oggetto sono riconoscibili solo in base alla posizione
che occupano nella frase.

οἱ Ἀθηναῖοι διώκουσι τοὺς πολεμίους, «gli Ateniesi inseguono i nemici»


οἱ πολέμιοι διώκουσι τοὺς Ἀθηναίους, «i nemici inseguono gli Ateniesi»

Il greco ha conservato cinque (oltre al nominativo e al vocativo, il genitivo, il dativo e


l’accusativo) degli otto casi originari dell’indoeuropeo (oltre ai cinque conservati in greco,
c’erano anche ablativo, locativo e strumentale). Le funzioni che erano svolte in indoeuropeo
da ablativo, locativo e strumentale sono state perciò assorbite in greco dai casi superstiti,
soprattutto dal genitivo e dal dativo (il fenomeno si chiama sincretismo dei casi, cioè
mescolanza di funzioni nell’ambito di uno stesso caso: da συγκεράννυμι, «mescolo»).

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
07 Elementi introduttivi di morfologia ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
κατὰ καιρὸν
ἀνέσεως γινομένης
– μέρος ὙΠΟΛΑΜ
γοῦν τῆς ἀσκήσεως Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
NOTE DI GRAMMATICA STORICA E COMPARATA τὸ μέγιστον αὐτὴν
ὑπολαμβάνουσιν – ἘΣΠΟ
οὕτω δὴ καὶ τοῖς
L’indoeuropeo originario aveva dunque otto Più lieve doveva essere laπερὶ τοὺς λόγους
distinzione tra
casi: oltre a nominativo, genitivo, dativo, maschile e femminile, tanto è vero che
accusativo e vocativo, anche ablativo (ciò da alcuni aggettivi (quelli a due uscite)
cui ci si stacca e/o allontana), locativo (il presentano un’unica terminazione per
luogo in cui si è), strumentale (ciò con cui si maschile e femminile e un’altra per il neutro.
fa qualcosa). In tutte le lingue i.e. questo La forte opposizione tra maschile-femminile
complesso sistema di casi, che affidava alla da un lato e neutro dall’altro è evidente
terminazione di una parola l’individuazione anche nella declinazione: mentre maschile e
della sua funzione sintattica nella frase, è femminile presentano due forme diverse per
stato da un lato chiarito con l’abbinamento nominativo e accusativo, nel neutro questi
ai casi di preposizioni semanticamente casi coincidono sempre. Ciò non avviene
connotate (“da”, “verso”, “con”, “per”, “su”, solo in greco: in tutte le lingue i.e. che
“sotto” ecc.) e dall’altro semplificato: il latino possiedono il genere neutro (il tedesco, per
lo ha ridotto a sei casi (inglobando le esempio), questo è caratterizzato dal fatto
funzioni dello strumentale e del locativo di non presentare distinzione tra nominativo
nell’ablativo), il greco a cinque, il tedesco e accusativo. Il motivo di questo fenomeno
a quattro (nominativo, genitivo, dativo, è di ordine semantico: la distinzione tra
accusativo), il greco moderno a tre soggetto e oggetto è fondamentale quando
(nominativo, genitivo, accusativo), anche gli agenti sono animati e possono pertanto
grazie all’uso sempre più massiccio delle sia compiere sia subire un’azione; ma la
preposizioni. Ma vi sono alcune lingue, distinzione perde di senso quando si tratta
soprattutto di area caucasica (come il lak, di entità inanimate. Per questa ragione per
il tabassarano ecc.), che possiedono il neutro, genere grammaticale che indicava
addirittura una cinquantina di casi. originariamente referenti inanimati, la
Quanto ai generi, originariamente la distinzione tra soggetto e oggetto era
distinzione fondamentale doveva essere normalmente evidente dalla semantica della
quella tra generi animati, cioè maschile e frase e non aveva bisogno di essere rilevata
femminile, e genere inanimato, cioè neutro. da specifiche desinenze oppositive.

Le declinazioni dei sostantivi


Per quanto riguarda i sostantivi, in greco si distinguono tre declinazioni:
◆ la prima declinazione, comprendente i temi in -α (-α- è la vocale tematica che si trova
tra la radice e la desinenza)
◆ la seconda declinazione, comprendente i temi in -ο (-ο- è la vocale tematica)
◆ la terza declinazione, comprendente temi in consonante, in vocale dolce (-ι, -υ)
e in dittongo.
Le prime due declinazioni sono dette tematiche (anche se la prima presenta in realtà molti
tratti atematici) perché presentano una vocale tematica tra la radice e la desinenza; la terza
declinazione invece è detta atematica perché non presenta nessuna vocale tematica (la
desinenza si aggiunge direttamente alla radice).

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ
Ὶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω ΤΟῖ
σεμνὰ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςνΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ὑμετέροις ἤθ
08 Articolo
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε
νταῦτα καὶ τῶ τοὺς
προγόνων
ΟΥΜΑῖ
λιστ’πράξαντας
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
ἐπαινεῖτε
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ. La lingua greca, a differenza di quella latina, possiede l’articolo determinativo, ὁ, ἡ, τό, per i
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ΜΕΛῊΣ ἊΝ
ΠΑΥΣῖΣ ΑΥΤΟῖΣ, tre generi: maschile, femminile e neutro. Esso ha lo stesso valore dell’articolo determinativo
ΟῖΣ ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ italiano.
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ Di seguito se ne riporta lo schema della declinazione.
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ
ὁ, ἡ, τό il/lo, la OSSERVAZIONI
maschile femminile neutro ◆ Il nominativo maschile e femminile è
n. ὁ ἡ τό proclitico sia al singolare che al plurale.
◆ I casi retti sono sempre ossitoni, i casi
g. τοῦ τῆς τοῦ obliqui perispomeni.
◆ Il vocativo manca (e sarà così anche per
d. τῷ τῇ τῷ tutti i pronomi). I nomi al vocativo,
anziché dall’articolo, possono essere
a. τόν τήν τό preceduti dall’interiezione ὦ (ὦ φίλοι,
«o amici»), per lo più quando si tratta di
n. οἱ αἱ τά invocazioni da pari a pari.
◆ Nei casi del duale femminile è più
g. τῶν τῶν τῶν frequente la forma comune al maschile
e al neutro (τώ, τοῖν) che quella propria
d. τοῖς ταῖς τοῖς del femminile (τά, ταῖν).
a. τούς τάς τά ◆ In greco l’articolo indeterminativo non
esiste: l’idea di indeterminatezza è data
n.a. τώ τώ (τά) τώ dal semplice sostantivo (per es.
στρατιώτης, «un soldato») o dal pronome-
g.d. τοῖν τοῖν (ταῖν) τοῖν aggettivo indefinito enclitico τις, τι (§19.6).
ὶ προ
ὑμε
κατὰ καιρὸν γινομένης
ἀνέσεως – μέρος
NOTE DI GRAMMATICA STORICA E COMPARATA γοῦν τῆς ἀσκήσεως
τὸ μέγιστον αὐτὴν–
ὑπολαμβάνουσιν
οὕτωτοὺς
δὴ καὶ τοῖς
Le forme dell’articolo determinativo greco • nome proprio περὶ λόγους
derivano da quelle del pronome dimostrativo ὁ Σωκράτης, «[questo] Socrate» > un’entità
i.e. *sο, *sā, *tod, «quello, quella, quello». singola che si può soltanto ri-conoscere una
L’indoeuropeo non possedeva infatti gli volta che la si sia conosciuta
articoli e anche in greco quello che ha poi • nome comune
assunto la funzione di articolo determinativo ὁ κύων, «il cane» > un’entità che contiene
era in origine un pronome dimostrativo. Si già un principio di classificazione, «tutto ciò
evince chiaramente dalla lingua omerica: che risponde alla nozione di cane», e dunque
di conoscenza
Τὸν δ᾿ ἠμείβετ᾿ ἔπειτα ποδάρκης δῖος Ἀχιλλεύς.
E a quello rispose allora il divino Achille piè • nome astratto
veloce. ὁ λόγος, «il discorso», «la ragione» >
un’entità che rappresenta l’evoluzione logica
Quindi, tra Omero e i testi posteriori è di un antico nome mitico, per es. Φόβος, «il
avvenuta in greco un’evoluzione di questo Terrore» (una sorta di personificazione di
antico pronome dimostrativo: la funzione un’emozione), o di una metafora, per es.
deittica (cioè che indica qualcosa, da νοῦς, «la mente», quindi «il modo di
δείκνυμι, «indico») propria del pronome pensare», con una sorta di
dimostrativo passò a specificare l’oggetto antropomorfizzazione (la mente, cioè una
designato da un sostantivo, come mostrano parte del corpo umano) di ciò che è
i seguenti esempi: incorporeo (il pensiero, il modo di pensare). ▶
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ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
09 Prima declinazione ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
Grazie alla sua natura di dimostrativo e alla lo spirito aspro è l’esito della caduta della ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
sua capacità di sostantivizzare qualunque sibilante iniziale e al femminile si verifica ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
cosa, l’articolo – con un’innovazione di nello ionico-attico anche il passaggio di ᾱ in
grande portata per tutto il pensiero η. Al nominativo e accusativo neutro, i.e.
occidentale ben illustrata da una celebre *tod > τό, con caduta della dentale finale
lezione di B. Snell – innesca un formidabile (§02.5). La desinenza -d, che in greco
processo di astrazione, consentendo di scompare, è la desinenza propria dei casi
portare qualsiasi entità su un piano per così retti del neutro nei pronomi indoeuropei
dire universale e di fissare tale universale in (essa si conserva in latino: illu-d, quo-d).
forma determinata, facendone un oggetto In tutti gli altri casi l’i.e. utilizzava come base
del pensiero3 . per la declinazione il tema *to- del neutro,
Una simile evoluzione portò dal pronome come avviene anche nella declinazione
dimostrativo latino ille, illa, illud alla creazione dell’articolo greco: infatti anche il
dell’articolo determinativo nelle lingue nominativo plurale maschile e femminile
romanze (it. «il/lo, la»). erano in origine τοί e ταί (che si trovano
Le forme dell’articolo greco continuano ancora nei poemi omerici e nei dialetti
dunque quelle dell’i.e. Al nominativo maschile eolico e dorico), passati poi a οἱ e αἱ per
e femminile, i.e. *so > ὁ e *sā > ᾱ > ἡ: analogia con il nominativo singolare.

3 L’articolo, in effetti, determina l’immateriale (per facendone un nome proprio, comune e astratto a
es. ὁ κύων, «questa nozione di cane»), lo pone come un tempo: «il concetto assume dunque tratti che
universale («il cane» = «tutto ciò che rientra in sono caratteristici dei tre gruppi di sostantivi: del
questa nozione di cane»), e determina nome proprio, del nome comune e dell’astratto:
singolarmente l’universale («il cane» = «ciò che è l’elemento logico sorge appunto da questa fusione
cane», dove un predicato diviene un oggetto del dei tre motivi, ed è perciò che riesce così difficile
pensiero, potenziale protagonista di nuove frasi: coglierlo nella sua particolarità» (B. Snell, La
per es. «ciò che è cane» > «il cane» «abbaia», dove formazione dei concetti scientifici, in La cultura greca
si vede come la frase «ciò che è cane» sia divenuta e le origini del pensiero europeo, trad. it. Torino 1963,
soggetto di una nuova frase, «il cane abbaia»), p. 320).

ὶ προσήκοντα
ὑμετέροις ἤθ
νλαμβάνετεἶνα
ὑμεῖς

09 Prima declinazione
εογόνων
καὶ τῶ τοὺς
τα πράξαντας
ιστ’ ἐπαινεῖτε
τως· τίς γὰρ
κ ἂν ἀγάσαιτοτῶν

09.1 GENERALITÀ
Alla prima declinazione appartengono esclusivamente sostantivi femminili
(la maggioranza) e maschili.
Come si è già detto, la prima declinazione è (parzialmente) tematica: le desinenze vengono
aggiunte alla radice mediante la vocale tematica -α-, per cui i sostantivi della prima
declinazione presentano tutti tema in -α. La frequente fusione della vocale tematica con le
desinenze rende queste ultime difficili da individuare e distinguere, quindi gli elementi
distintivi sono le terminazioni. Per il prospetto delle desinenze e delle trasformazioni che
subiscono a contatto con la vocale tematica, vedi Note di grammatica storica e comparata a p. 79.
All’interno dei sostantivi della prima declinazione si possono distinguere diversi gruppi,
a seconda che α sia:
◆ breve o lungo
◆ “puro” (cioè preceduto da ε, ι, ρ) o “impuro” (in tutti gli altri casi).
Le terminazioni del nominativo sono -ᾱ, -ᾰ ed -η per i sostantivi femminili, -ᾱς ed -ης per i
maschili, come è chiarito nel seguente specchio riassuntivo.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Genere Temi Terminazioni del nominativo Esempi
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
puro -ᾱ ἡ χώρᾱ la regione
in ᾱ
ΓΟΥΜΑῖ impuro -η ἡ δίκη la giustizia
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ femminili
puro -ᾰ ἡ μάχαιρᾰ il coltello
in ᾰ
impuro -ᾰ ἡ γλῶσσᾰ la lingua

puro -ᾱς ὁ νεανίᾱς il giovane


maschili in ᾱ
impuro -ης ὁ κριτής il giudice

09.2 SOSTANTIVI FEMMINILI


Sostantivi femminili in α puro
I sostantivi femminili in α puro mantengono la vocale α per tutta la declinazione. Se l’α è lungo,
si mantiene tale per tutta la declinazione; se l’α è breve, si allunga nei casi obliqui del singolare.

OSSERVAZIONI
◆ Un’eccezione solo apparente è costituita ◆ Nel caso di κόρρη, «tempia», η è giustificato
dai sostantivi κόρη, «fanciulla», e δέρη, dalla presenza di un σ (ancora attestato in
«collo», in cui η è giustificato dalla presenza ionico) antecedente all’ᾱ finale, che rendeva
di un ϝ, antecedente all’ᾱ finale, che tale ᾱ impuro. Successivamente σ è passato
rendeva tale ᾱ impuro. a ρ per assimilazione progressiva.
*κορϝη → κόρη κόρση → κόρρη

Temi in alfa puro lungo


ἡ χώρα la regione ἡ θεά la dea
tema χωρᾱ- tema θεᾱ- terminazione
n. χώρα θεά -ᾱ
g. χώρας θεᾶς -ᾱς
d. χώρᾳ θεᾷ -ᾳ
a. χώραν θεάν -ᾱν
v. χώρα θεά -ᾱ
n. χῶραι θεαί -αῐ
g. χωρῶν θεῶν -ων
d. χώραις θεαῖς -αῑς
a. χώρας θεάς -ᾱς
v. χῶραι θεαί -αῐ
n.a.v. χώρα θεά -ᾱ
g.d. χώραιν θεαῖν -αῑν

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
09 Prima declinazione ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
OSSERVAZIONI ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ La quantità della terminazione -αι del ◆ Per il resto, la posizione e la natura
nominativo plurale è considerata breve ai dell’accento rispettano le leggi
fini dell’accentazione (ma lunga a livello dell’accento (§03.3). Quindi, l’accento nella
prosodico). Poiché la terminazione è breve, flessione tende di norma a mantenersi
i sostantivi che hanno la penultima sillaba sulla sillaba in cui si presenta al
lunga accentata (χώρα, μοῖρα) sono nominativo singolare, ferme restando le
sempre properispomeni al nominativo e al limitazioni determinate dalle leggi
vocativo plurale (χῶραι, μοῖραι) per la dell’accento. Per capirne l’applicazione è
legge del trocheo finale o legge σωτῆρα sempre necessario tenere presente la
(§03.3). lunghezza delle terminazioni. In
particolare, poiché le terminazioni di tutti
◆ Il genitivo plurale è sempre perispomeno. i casi obliqui, dell’accusativo plurale e dei
Unica eccezione ἀφύη, «acciuga», casi retti del duale sono sempre lunghe, in
che al genitivo plurale fa ἀφύων questi casi le parole proparossitone e
(probabilmente per distinguerlo da quello properispomene al nominativo singolare
dell’aggettivo ἀφυής, -ές). (θάλασσα, μοῖρα) diventano parossitone
◆ Se l’accento cade sulla terminazione, è (θαλάσσας, μοίρας), a eccezione del
sempre acuto nei casi retti, circonflesso genitivo plurale che, come abbiamo già
nei casi obliqui. detto, è sempre perispomeno.

Temi in alfa puro breve


ἡ βασίλεια la regina ἡ μοῖρα il destino
tema βασιλειᾰ- tema μοιρᾰ- terminazione
n. βασίλεια μοῖρα -ᾰ
g. βασιλείας μοίρας -ᾱς
d. βασιλείᾳ μοίρᾳ -ᾳ
a. βασίλειαν μοῖραν -ᾰν
v. βασίλεια μοῖρα -ᾰ
n. βασίλειαι μοῖραι -αῐ
g. βασιλειῶν μοιρῶν -ων
d. βασιλείαις μοίραις -αῑς
a. βασιλείας μοίρας -ᾱς
v. βασίλειαι μοῖραι -αῐ
n.a.v. βασιλεία μοίρα -ᾱ
g.d. βασιλείαιν μοίραιν -αῑν

Sostantivi femminili in α impuro


Nei sostantivi femminili in α impuro lungo, in attico l’-ᾱ passa a η e tale si mantiene per
tutta la flessione del singolare, mentre al plurale e al duale la vocale tematica rimane -ᾱ. Nei
sostantivi in α impuro breve, -ᾰ passa a η solo nei casi obliqui del singolare.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ
Temi in alfa impuro lungo
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ἡ δίκη la giustizia ἡ τιμή l’onore
ΓΟΥΜΑῖ tema δῐκᾱ- tema τιμᾱ- terminazione
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
n. δίκη τιμή -η
g. δίκης τιμῆς -ης
d. δίκῃ τιμῇ -ῃ
a. δίκην τιμήν -ην
v. δίκη τιμή -η
n. δίκαι τιμαί -αῐ
g. δικῶν τιμῶν -ων
d. δίκαις τιμαῖς -αῑς
a. δίκας τιμάς -ᾱς
v. δίκαι τιμαί -αῐ
n.a.v. δίκα τιμά -ᾱ
g.d. δίκαιν τιμαῖν -αῑν

Temi in alfa impuro breve


ἡ γλῶσσα la lingua ἡ θάλασσα il mare
tema γλωσσᾰ- tema θαλασσᾰ- terminazione
n. γλῶσσα θάλασσα -ᾰ
g. γλώσσης θαλάσσης -ης
d. γλώσσῃ θαλάσσῃ -ῃ
a. γλῶσσαν θάλασσαν -ᾰν
v. γλῶσσα θάλασσα -ᾰ
n. γλῶσσαι θάλασσαι -αῐ
g. γλωσσῶν θαλασσῶν -ων
d. γλώσσαις θαλάσσαις -αῑς
a. γλώσσας θαλάσσας -ᾱς
v. γλῶσσαι θάλασσαι -αῐ
n.a.v. γλώσσα θαλάσσα -ᾱ
g.d. γλώσσαιν θαλάσσαιν -αῑν

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
09 Prima declinazione ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
κατὰ καιρὸν γινομένης
ἀνέσεως – μέρος ὙΠΟΛΑΜ
γοῦν τῆς ἀσκήσεως Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
NOTE DI GRAMMATICA STORICA E COMPARATA τὸ μέγιστον αὐτὴν–
ὑπολαμβάνουσιν ἘΣΠΟ
οὕτω δὴ καὶ τοῖς
περὶ τοὺς λόγους
Come vedremo dall’analisi delle singole parola passa a ν: §02.5), anch’essa tratta dal
forme, le terminazioni della prima sistema pronominale (cfr. lat. *ista-som >
declinazione greca presentano notevoli istarum, con il rotacismo della sibilante
affinità con quelle della prima declinazione intervocalica). Per esempio, da χώρα si aveva
latina. *χωράσων, poi *χωράων per la caduta del σ
intervocalico e infine χωρῶν per contrazione.
Singolare Poiché, come si può osservare nella forma
Nominativo e vocativo: l’ᾱ del nominativo *χωράων dell’esempio, l’accento non poteva
singolare è la vocale tematica, non una che cadere sempre sulla α (per la legge del
desinenza. Quindi la desinenza del trisillabismo, in base alla quale l’accento non
nominativo e vocativo singolare è ø (zero). può andare oltre la penultima sillaba quando
Lo stesso avviene anche nei nomi della l’ultima sillaba è lunga: §03.3) e poiché l’esito
prima declinazione in latino. L’ᾰ, invece, è della contrazione di due vocali di cui la prima
sempre residuo del suffisso femminilizzante accentata è una vocale tonica con accento
indoeuropeo *-yə > che in greco produce *jᾰ, circonflesso (§04.3), il genitivo plurale è
con conseguente scomparsa (metatesi e sempre perispomeno.
vocalizzazione in -ι-, ovvero dileguo con Anche il latino utilizza la desinenza
allungamento di compenso) di -j- (per es. pronominale i.e. *-sōm > lat. *-sōm > -rum
μάχαιρα < μαχαρ-jᾰ, σφῦρα < σφυρ-jᾰ): (per rotacizzazione di s intervocalico e
probabilmente analogiche di queste sono oscuramento di o in u).
forme come δόξᾰ e δίψᾰ. Dativo: la terminazione del dativo plurale in
Genitivo: la terminazione del genitivo -ᾱς è greco era -ᾱις (abbreviatasi in -ᾰις per la
antica ed è conservata anche in latino in
legge di Osthoff: §04.10) ed è analogica a
alcune forme arcaiche (pater familias).
quella della seconda declinazione (-οις,
La desinenza i.e. era *-es che, contraendosi
anch’essa derivata, per abbreviamento, da
con la vocale tematica α, dà -ᾱς (-ης se α è
-ωις); entrambe erano desinenze di
impuro). La contrazione spiega perché la
strumentale, come pure *-bhis/-bhus, che si
terminazione del genitivo singolare ha
sempre vocale lunga. ritrova in latino nelle forme arcaiche di
Dativo: la desinenza i.e. era *-ei che, dativo e ablativo plurale di alcune parole
contraendosi con la α del tema, ha dato -ᾱι, della prima declinazione (deabus, filiabus), e
passato ad -ᾳ (-ῃ se α è impuro). Anche nel nel greco ha prodotto la desinenza -φι,
latino arcaico troviamo l’antica desinenza -ai ancora usata nel miceneo (nella forma -pi),
che è poi passata a -ae (Fortunai > Fortunae; nella poesia epica, e poi come epicismo nella
Minervai > Minervae). poesia successiva.
Accusativo: la terminazione -αν I dialetti ionici ed eolici hanno invece i
dell’accusativo singolare deriva dalla vocale cosiddetti dativi lunghi in -ᾱσι, -ησι (e, per
tematica α più l’antica desinenza *m (cfr. lat. analogia, -αισι, sul modello di -οισι, della
Romam): am > αμ > αν (perché μ finale di seconda declinazione), che riflettono antiche
parola passa a ν: §02.5). Per -ᾰν, vedi le desinenze indoeuropee di locativo.
considerazioni svolte per il nominativo. Accusativo: la desinenza i.e. è *-ns che,
aggiunta alla vocale tematica, dava in greco
Plurale la terminazione -ανς. Dalla terminazione
Nominativo e vocativo: la terminazione -αι -ανς, per caduta di ν e allungamento di
del nominativo e del vocativo plurale non è compenso, si ha -ᾱς. Lo stesso è avvenuto
originaria (in i.e. la desinenza era *-es che, in latino: *rosans > rosās.
contraendosi con la vocale tematica α,
avrebbe dovuto dare *-ᾱς). Probabilmente la Duale
terminazione -αι si è formata per analogia Nominativo, accusativo e vocativo: la
con quella -οι che vedremo essere propria terminazione -ᾱ è propria solo dell’attico;
della seconda declinazione. Entrambe sono gli altri dialetti continuano l’antica desinenza
desinenze tratte da quelle del sistema i.e. *-ō dei casi retti del duale maschile e
pronominale (τοί, ταί, οἱ, αἱ). femminile.
Genitivo: la desinenza i.e. era *-ōm; il greco Genitivo e dativo: la terminazione -αιν è
invece utilizza la desinenza pronominale i.e. analogica alla terminazione -οιν propria dei
*-sōm > -σωμ > -σων (perché μ finale di sostantivi della seconda declinazione.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ 09.3 SOSTANTIVI MASCHILI
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ I sostantivi maschili della prima declinazione hanno tutti tema in ᾱ: se puro, permane in
tutta la declinazione eccetto al genitivo singolare (-ου); se impuro, diventa η in tutta la
ΓΟΥΜΑῖ declinazione del singolare.
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ
I sostantivi maschili della prima declinazione sono caratterizzati dalle medesime
terminazioni dei femminili in ᾱ puro o impuro (a seconda dei casi), a eccezione delle
seguenti terminazioni:
◆ il nominativo singolare dei nomi maschili esce in -ας (se l’ᾱ è puro) o in -ης (se l’ᾱ è
impuro); la desinenza -ς può essere considerata analogica al nominativo dei maschili
ὶ προ
ὑμε
della seconda declinazione (molto più numerosi dei maschili della prima declinazione)
◆ la terminazione -ου del genitivo singolare è modellata sulla terminazione -ου dei maschili
della seconda declinazione. I nomi propri in -ας hanno anche un genitivo in -ᾱ di origine
dorica

Λεωνίδας, «Leonida» → genitivo Λεωνίδᾱ4


◆ il vocativo singolare è uguale al puro tema, cioè -ᾱ per i sostantivi che al nominativo
singolare escono in -ας, -η per quelli che al nominativo singolare escono in -ης. Alcuni tipi
di sostantivi in -ης hanno tuttavia il vocativo in -ᾰ, in particolare i nomi comuni in -της
(στρατιώτης, «soldato» → vocativo στρατιῶτᾰ), i nomi di popolo (Πέρσης, «Persiano» →
vocativo Πέρσᾰ) e i nomi composti con -μέτρης, -πώλης, -τρίβης (βιβλιοπώλης, «libraio» →
vocativo βιβλιοπῶλᾰ).

ὁ νεανίας il ragazzo ὁ στρατιώτης il soldato ὁ Ἀτρείδης l’Atride


tema νεανίᾱ- tema στρατιώτᾱ- tema Ἀτρείδᾱ-
(alfa lungo puro) (alfa lungo impuro) (alfa lungo impuro)
n. νεανίᾱς στρατιώτης Ἀτρείδης
g. νεανίου στρατιώτου Ἀτρείδου
d. νεανίᾳ στρατιώτῃ Ἀτρείδῃ
a. νεανίαν στρατιώτην Ἀτρείδην
v. νεανίᾱ στρατιῶτᾰ Ἀτρείδη
n. νεανίαῐ στρατιῶταῐ Ἀτρεῖδαῐ
g. νεανιῶν στρατιωτῶν Ἀτρειδῶν
d. νεανίαις στρατιώταις Ἀτρείδαις
a. νεανίᾱς στρατιώτᾱς Ἀτρείδᾱς
v. νεανίαῐ στρατιῶταῐ Ἀτρεῖδαῐ
n.a.v. νεανίᾱ στρατιώτᾱ Ἀτρείδᾱ
g.d. νεανίαιν στρατιώταιν Ἀτρείδαιν

4 La desinenza originaria – pure analogica sulla seconda declinazione – era -ᾱο (dove -ᾱ- è vocale tematica e -ο
desinenza), conservata per esempio in eolico e nell’epos omerico (per es. Ἀτρεΐδᾱο), mentre in ionico si ha
-ᾱο > -ηο (per etacismo) e quindi -ηο > -εω (per abbreviamento in iato e metatesi quantitativa: per es.
Πηληιάδεω), e il dorico, come si è visto, contrae le vocali in iato (-ᾱο > -ᾱ, per es. Λεωνίδᾱ).

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
10 Seconda declinazione ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶ
OSSERVAZIONI ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
◆ Il vocativo singolare del sostantivo «usuraio» > genitivo plur. χρήστων (da
δεσπότης, «signore», ritrae l’accento: non confondersi con χρηστῶν genitivo
δέσποτᾰ. plur. dell’aggettivo χρηστός, «onesto»)
◆ Hanno eccezionalmente il genitivo e ἐτησίαι, «venti etesii» > genitivo
plurale parossitono anziché plur. ἐτησίων.
perispomeno i sostantivi χρήστης,

ὶ προσήκοντα
ὑμετέροις ἤθ
νλαμβάνετεἶνα
ὑμεῖς

10 Seconda declinazione
εογόνων
καὶ τῶ τοὺς
τα πράξαντας
ιστ’ ἐπαινεῖτε
τως· τίς γὰρ
κ ἂν ἀγάσαιτοτῶν

10.1 GENERALITÀ
Alla seconda declinazione appartengono sostantivi maschili, femminili (pochi) e neutri.
La seconda declinazione è interamente tematica: le desinenze vengono aggiunte alla radice
mediante la vocale tematica -ο-, per cui i sostantivi della seconda declinazione presentano
tutti tema in -o. La frequente fusione della vocale tematica con le desinenze rende queste
ultime difficili da individuarsi e distinguersi, quindi anche nella seconda declinazione gli
elementi distintivi sono le terminazioni. Per il prospetto delle desinenze e delle
trasformazioni che subiscono a contatto con la vocale tematica, vedi Note di grammatica
storica e comparata a p. 83.
I sostantivi maschili e femminili presentano le stesse terminazioni, mentre i neutri si
differenziano nei tre casi retti (nominativo, accusativo e vocativo), dove presentano per tutti
e tre i casi la stessa terminazione: -ον per il singolare e -ᾰ per il plurale.
Ecco il prospetto completo delle terminazioni della seconda declinazione.

Terminazioni della seconda declinazione


maschile e femminile neutro
n. -ος -ον
g. -ου -ου
d. -ῳ -ῳ
a. -ον -ον
v. -ε -ον
n. -οῐ -ᾰ
g. -ων -ων
d. -οις -οις
a. -ους -ᾰ
v. -οῐ -ᾰ
n.a.v. -ω -ω
g.d. -οιν -οιν

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
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ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
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ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
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ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
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ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ OSSERVAZIONI
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ ◆ La quantità della terminazione -οι del flessione (τοῦ νόμου)
nominativo plurale è considerata breve ai – i sostantivi properispomeni al
ΓΟΥΜΑῖ fini dell’accentazione, ma lunga a livello nominativo (ὁ δῆμος, «il popolo»)
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ prosodico (metricamente). diventano parossitoni quando l’ultima
◆ Per tutti i sostantivi della seconda sillaba è lunga (τοῦ δήμου).
declinazione, indipendentemente dal Gli unici sostantivi in cui la posizione
genere, la posizione e la natura dell’accento non è spiegabile con la
dell’accento rispettano le regole generali semplice applicazione delle leggi generali
già esemplificate per la prima declinazione. dell’accento sono quelli ossitoni al
Quindi, l’accento nella flessione tende di nominativo (ἡ ὁδός, «la strada»):
norma a mantenersi sulla sillaba in cui si diventano perispomeni nei casi obliqui
presenta al nominativo singolare, ferme (τῆς ὁδοῦ), ma non negli altri casi in cui
restando le limitazioni determinate dalle pure l’ultima sillaba è lunga (τὰς ὁδούς).
leggi dell’accento. Per capirne Si tratta peraltro di esiti del tutto
l’applicazione, è sempre necessario tenere regolari: nel primo caso si ha infatti
presente la lunghezza delle terminazioni. *ὁδ-ό-σιο > ὁδοῖο > *ὁδόο > ὁδοῦ, con
In particolare: accento circonflesso perché a essere
– i sostantivi che al nominativo singolare accentato era il primo elemento della
sono proparossitoni (ὁ ἄνθρωπος, contrazione; nel secondo, invece, si ha
«l’uomo») diventano parossitoni quando *ὁδ-ό-νς > ὁδούς, con semplice
l’ultima sillaba è lunga (τοῦ ἀνθρώπου) allungamento di compenso della vocale
precedente la nasale dileguatasi davanti
– i parossitoni al nominativo (ὁ νόμος, «la alla sibilante.
legge») si mantengono tali in tutta la

10.2 SOSTANTIVI MASCHILI E FEMMINILI


Come abbiamo già detto, la declinazione dei sostantivi maschili è uguale a quella dei
femminili (pochi: circa 400). Pertanto, il genere del sostantivo è reso manifesto soltanto
dall’articolo o da qualche attributo che vi si riferisca.
A titolo di esempio, riportiamo la declinazione del sostantivo maschile ἄνθρωπος, «uomo,
essere umano», e quella del sostantivo femminile νῆσος, «isola».

ὁ ἄνθρωπος l’uomo ἡ νῆσος l’isola


OSSERVAZIONI
tema ἀνθρωπο- tema νησο- ◆ Il sostantivo ἀδελφός,
maschile femminile «fratello», ritrae l’accento
al vocativo: ἄδελφε.
n. ἄνθρωπος νῆσος ◆ Il sostantivo θεός, «dio»,
g. ἀνθρώπου νήσου non presenta vocativo,
perché era considerato tabù
d. ἀνθρώπῳ νήσῳ rivolgersi a una divinità con
un atto di richiamo diretto;
a. ἄνθρωπον νῆσον perciò si era soliti usare il
nominativo θεός. La forma
v. ἄνθρωπε νῆσε θεέ appare già nel IV sec.
n. ἄνθρωποι νῆσοι a.C., ma poi con frequenza
solo nella tarda koiné e nel
g. ἀνθρώπων νήσων greco neotestamentario.
◆ Alcuni sostantivi possono
d. ἀνθρώποις νήσοις essere sia maschili che
a. ἀνθρώπους νήσους femminili; in tal caso il
genere grammaticale
v. ἄνθρωποι νῆσοι distingue il genere naturale
del referente (ὁ/ἡ θεός, «il
n.a.v. ἀνθρώπω νήσω dio/la dea»; ὁ/ἡ ἄρκτος,
«l’orso/l’orsa» ecc).
g.d. ἀνθρώποιν νήσοιν

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ΣῶΜΑΤῶΝ
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ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
10 Seconda declinazione ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
10.3 SOSTANTIVI NEUTRI Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
Come abbiamo già detto, il neutro presenta la stessa terminazione nei casi retti:
-ον per il singolare, -α per il plurale.

τὸ δῶρον il dono
OSSERVAZIONI
tema δωρο- ◆ Alcuni sostantivi della seconda declinazione sono
n. δῶρον eterogenei rispetto al genere, per cui sono maschili
al singolare, ma al plurale possono presentare
g. δώρου anche una forma neutra, o viceversa:
– ὁ σῖτος, «il pane, il cibo»; plur. τὰ σῖτα, «i viveri»
d. δώρῳ
– ὁ δεσμός, «il legame, la catena»; plur. οἱ δεσμοί,
a. δῶρον «i legami» e τὰ δεσμά, «le catene»
– ὁ σταθμός, «la tappa»; plur. οἱ σταθμοί e τὰ
v. δῶρον σταθμά, entrambi «le tappe»
– τὸ στάδιον, «lo stadio»; plur. τὰ στάδια e οἱ στάδιοι,
n. δῶρᾰ entrambi «gli stadi»
g. δώρων – ὁ κύκλος, «il cerchio»; plur. οἱ κύκλοι, «i cerchi»
e τὰ κύκλα, «le ruote».
d. δώροις Del resto anche in latino il sostantivo locus, «luogo»,
presenta due forme di plurale: loci, «passi di un libro»,
a. δῶρα e loca, «luoghi». Anche in italiano esistono sostantivi
v. δῶρᾰ eterogenei, basti pensare a «il labbro» (plurali: «i
labbri/le labbra»), oppure a «il braccio» (plurali: «i
n.a.v. δώρω bracci/le braccia»). In italiano è rimasta traccia infatti
della valenza di singolare collettivo che aveva in
g.d. δώροιν latino, così come in greco, il neutro plurale (da qui la
desinenza -a): al singolare «frutto» (maschile)
corrisponde il collettivo (femminile) «frutta» se si
indica l’insieme dei singoli «frutti»; allo stesso modo
il collettivo «legna» indica l’insieme di tanti «legni».

κατὰ καιρὸν
ἀνέσεως γινομένης
– μέρος
NOTE DI GRAMMATICA STORICA E COMPARATA γοῦν
τὸ τῆς ἀσκήσεως
μέγιστον αὐτὴν–
ὑπολαμβάνουσιν
οὕτωτοὺς
δὴ καὶ τοῖς
Come vedremo dall’analisi dettagliata delle περὶ λόγους
Dativo: la terminazione -ῳ deriva da ωι, che
singole forme, la seconda declinazione è continua quella i.e. *ōi, così come il latino
quella che più efficacemente si può arcaico populōi Romanōi (che, con successiva
accostare alla corrispondente seconda caduta della i finale, diventa populō Romanō).
declinazione latina. Accusativo: la desinenza i.e. è *-m, che in
greco in finale di parola passa a -ν come
Singolare nella prima declinazione. Alla stessa
Nominativo: si forma dall’aggiunta al tema desinenza rimanda anche l’accusativo latino
della desinenza -ς per il maschile e il lupum (< *lup-o-m, con chiusura della vocale
femminile, -ν per il neutro. Le rispettive o in u).
terminazioni -ος e -ον continuano il tipo i.e.
*os e *om e corrispondono a quelle del latino Vocativo: il vocativo, al maschile e
*serv-o-s > servus, *iug-o-m > iugum. femminile, è rappresentato dal puro tema
senza desinenza; la terminazione -ε è infatti
Genitivo: la terminazione -ου del genitivo l’esito dell’apofonia qualitativa di grado
singolare deriva dall’antica forma *-ο-σjο medio della vocale tematica -o-. Lo stesso
che, per successiva caduta della sibilante fenomeno apofonico avviene in latino:
intervocalica e di jod, ha dato vita a -οο e nominativo lupus, vocativo lupe.
quindi, per contrazione, a -ου (*δήμ-ο-σjο >
*δήμ-ο-jο > *δήμ-ο-ο > *δήμου). In Omero si Residui del caso locativo i.e. (scomparso
trova ancora la forma di genitivo in -οιο in greco e in latino), caratterizzato dalla
(λύκοιο, da λύκος, «lupo»). In latino arcaico è desinenza -ι, si trovano in οἴκοι, «in casa»
attestata la terminazione -osio, poi sostituita (lat. dom-i); πέδοι, «al suolo» (lat. hum-i);
da -ī, di diversa origine. Ἰσθμοῖ, «sull’Istmo». ▶
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ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ Dativo: la terminazione del dativo plur. -οις
ΟῖΣ Plurale
ΡῚ ΤΟῪΣ
ΓΟΥΣ Nominativo e vocativo: la terminazione -οι deriva dall’antica terminazione i.e. del caso
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ del nominativo e vocativo plur. maschile e strumentale *-ōis, che in greco ha dato vita a
femminile subisce l’influsso dell’antica uscita *-ωις, poi abbreviatosi in -οις per la legge di
ΓΟΥΜΑῖ pronominale in -οι; così anche il latino lupī. Osthoff (§04.10). La stessa desinenza si
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ La terminazione i.e. era invece *-os/*-es. ritrova anche nel dativo/ablativo plurale del
I casi retti del neutro plurale presentano una latino -īs: *castr-ois > castris.
desinenza -ᾰ (comune anche al latino: donă) Accusativo: l’esito in -ους dell’accusativo
che risale alla desinenza i.e. *-ә (shwa), plur. deriva dall’originaria terminazione *-ons
indicante un femminile singolare collettivo con caduta della sonante e allungamento di
(per cui il significato originario, per esempio, compenso di o in ου. Lo stesso fenomeno si
di δῶρα era «l’insieme dei doni»). Questo è verificato in latino: lup-ons > lupōs.
spiega la concordanza in greco del neutro
plurale con il verbo al singolare. Duale
Genitivo: la terminazione del genitivo plur. Nominativo, accusativo e vocativo: i casi
-ων non ha riscontro nel latino classico retti del duale presentano in tutti i generi
(-ōrum). Tuttavia -ων continua la desinenza -ω, che continua la terminazione i.e. *-ō, di
i.e. *-ōm, che si ritrova nei genitivi di alcune cui si ha traccia anche nella terminazione
parole latine della seconda declinazione: finale delle parole latine ambo, «entrambi»
deūm (= deorum), liberūm (= liberorum), virūm (gr. ἄμφω), duo, «due» (gr. δύω/δύο), octo,
(= virorum), fabrum (= fabrorum) ecc. «otto» (gr. ὀκτώ).
La terminazione -orum del latino classico si Genitivo e dativo: per quanto riguarda
è formata probabilmente per analogia con il invece i casi obliqui del duale, la
genitivo plur. di origine pronominale della terminazione -οιν è di origine assai incerta
prima declinazione (-arum). e non trova riscontro nelle altre lingue i.e.

ντα τὸν αἰῶνα


διατετέλεκε καὶ
ταῦθ’
καὶ οὕτω σεμνὰ
προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
11 Aggettivi della prima classe
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
νταῦτα
προγόνων
λιστ’πράξαντας
ἐπαινεῖτε

Anche in greco, come in latino, appartengono alla prima classe quegli aggettivi che si declinano
al femminile conformemente ai sostantivi femminili (in ᾱ puro o in ᾱ impuro) della prima
declinazione, al maschile e al neutro conformemente ai sostantivi della seconda declinazione.

δίκαιος, δικαία, δίκαιον, «giusto» (lat. iustus, iusta, iustum)

Come si può vedere dall’esempio, la prima uscita è quella del maschile, la seconda del
femminile, la terza del neutro.
Accanto a questi aggettivi a tre terminazioni, appartengono alla prima classe anche
aggettivi a due terminazioni, i quali presentano la stessa uscita in -ος per il maschile
e il femminile, mentre al neutro escono in -ον.
Osserva i seguenti specchi riassuntivi.

Aggettivi a 3 terminazioni Aggettivi a 2 terminazioni


δίκαιος m. e f. -ος ἄδηλος
m. -ος
ἀγαθός
-ᾱ δικαία n. -ον ἄδηλον
f.
-η ἀγαθή
δίκαιον
n. -ον
ἀγαθόν
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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
11 Aggettivi della prima classe ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
11.1 DECLINAZIONE DEGLI AGGETTIVI DELLA PRIMA CLASSE Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
δίκαιος, δικαία, δίκαιον giusto ἄδηλος, ἄδηλον nascosto
tema δικαιο-, δικαιᾱ- tema ἀδηλο-
. . . ./. .
n. δίκαιος δικαίᾱ δίκαιον ἄδηλος ἄδηλον
g. δικαίου δικαίας δικαίου ἀδήλου ἀδήλου
d. δικαίῳ δικαίᾳ δικαίῳ ἀδήλῳ ἀδήλῳ
a. δίκαιον δικαίᾱν δίκαιον ἄδηλον ἄδηλον
v. δίκαιε δικαίᾱ δίκαιον ἄδηλε ἄδηλον
n. δίκαιοι δίκαιαι δίκαια ἄδηλοι ἄδηλα
g. δικαίων δικαίων δικαίων ἀδήλων ἀδήλων
d. δικαίοις δικαίαις δικαίοις ἀδήλοις ἀδήλοις
a. δικαίους δικαίας δίκαια ἀδήλους ἄδηλα
v. δίκαιοι δίκαιαι δίκαια ἄδηλοι ἄδηλα
n.a.v. δικαίω δικαίᾱ δικαίω ἀδήλω ἀδήλω
g.d. δικαίοιν δικαίαιν δικαίοιν ἀδήλοιν ἀδήλοιν

OSSERVAZIONI
◆ Gli aggettivi femminili si declinano come i sostantivi della prima declinazione, in
particolare:
– seguono il modello di declinazione del sostantivo femminile χώρα (ᾱ puro) se l’aggettivo
ha ᾱ puro

δικαία, «giusta»

– seguono il modello di declinazione del sostantivo femminile δίκη (ᾱ impuro) se


l’aggettivo ha ᾱ impuro. Come nella declinazione del sostantivo δίκη, l’η si conserva in
tutto il singolare.

καλή, «bella»
◆ Poiché le uscite del nominativo singolare femminile (ᾱ e η) sono sempre lunghe, gli
aggettivi che al nominativo singolare maschile sono proparossitoni (δίκαιος, «giusto»)
o properispomeni (ἀρχαῖος, «antico») sono sempre parossitoni al nominativo singolare
femminile (δικαία e ἀρχαία).
◆ Il nominativo, il genitivo e il vocativo femminile plurale, pur seguendo la declinazione
dei sostantivi della prima declinazione, adeguano il loro accento al maschile.

nominativo/vocativo plurale maschile δίκαιοι, «giusti»; femminile δίκαιαι (anziché


δικαῖαι)
genitivo plurale maschile δικαίων, «dei giusti»; femminile δικαίων (anziché δικαιῶν).

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Ὥσπερ
καὶ ΕΡ τοῖς
Ὶ περὶΤΟῖΣ
ΠΕΡῚ τὴνἀθλητικοῖς
ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῊΝτῶν
ΤῶΝ
σωμάτων
ΑΤῶΝ ἐπιμέλειαν
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ολουμένοις
ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ οὐ τῆς
ΟΥ ΤΗΣ
εὐεξίας
ΞῖΑΣμόνον
ΜΟΝΟΝ
νασίων
ΝῖΝ, οὐδὲ
ΟΥΔῈ
φροντίς
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ τῶν
ἐστιν,
ΦΡΟΝΤῖΣ
ὰᾺκαὶ τῆς ΚΑῚ
ἈΛΛᾺ
ΚΑῖΡῸΝ κατὰΤΗΣ
ΓῖΝΟΜΕΝΗΣ
ΣΣΕῶΣ – ΜΕΡΟΣ
ἈΣΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸΓΟΥΝ
ΑΥΤ ῊΝ
ντα τὸν αἰῶνα
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
διατετέλεκε καὶΤΟῖΣ
ταῦθ’ὝΤῶ ΤΟῪΣ ΚΑῚ
ΔῊ
οὕτω ΤΟῖ
σεμνὰ
ῚΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
ΛΟΓΟΥΣ
καὶ προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
12 Sostantivi contratti
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε
νταῦτα καὶ τῶ τοὺς
προγόνων
ΟΥΜΑῖ
λιστ’ πράξαντας
ΣΗΚΕῖΝ ΜΕΤᾺ
ἐπαινεῖτε
Ν ΠΟΛΛῊΝ ΤῶΝ
ΥΔΑῖΟΤΕΡῶΝ
ΓΝῶΣῖΝ ἈΝῖΕΝΑῖ
ῊΝ ΔῖΑΝΟῖΑΝ
ῚΕῖΤΑ
ΠΡῸΣ ΤῸΝ
ΚΑΜΑΤΟΝ
ΑῖΟΤΕΡΑΝ Alla prima e seconda declinazione appartengono anche pochi sostantivi che presentano una
ΡΑΣΚΕΥΑΖΕῖΝ.
ΟῖΤΟ Δ’ Ἡ
ἊΝ vocale aspra (α ed ε per la prima declinazione; ο ed ε per la seconda) prima della vocale
ΜΕΛῊΣ
ΠΑΥΣῖΣ ΑΥΤΟῖΣ,
ΟῖΣ ΤΟῖΟΥΤΟῖΣ tematica; pertanto nel corso della declinazione essi contraggono questa vocale aspra con le
terminazioni dei vari casi, secondo le regole della contrazione già enunciate (§04.3).
ΝΓΝῶΣΜΑΤῶΝ
ῖΛΟῖΕΝ,
ΝΟΝ Ἃ ΜῊ
ΕῖΟΥἘΚ
ΤΕΤΟΥ
12.1 SOSTANTIVI CONTRATTI DELLA PRIMA DECLINAZIONE
Sostantivi femminili
ἡ μνᾶ la mina ἡ συκῆ il fico
tema μναα- tema συκεα-
n. μνάα μνᾶ συκέα συκῆ
g. μνάας μνᾶς συκέας συκῆς
d. μνάᾳ μνᾷ συκέᾳ συκῇ
a. μνάαν μνᾶν συκέαν συκῆν
v. μνάα μνᾶ συκέα συκῆ
n. μνάαι μναῖ συκέαι συκαῖ
g. μνάων μνῶν συκέων συκῶν
d. μνάαις μναῖς συκέαις συκαῖς
a. μνάας μνᾶς συκέας συκᾶς
v. μνάαι μναῖ συκέαι συκαῖ
n.a.v. μνάα μνᾶ συκέα συκᾶ
g.d. μνάαιν μναῖν συκέαιν συκαῖν

OSSERVAZIONI
◆ L’incontro di α con le terminazioni della dando luogo a:
prima declinazione dà luogo ai seguenti ε + αι > αι
esiti, secondo quanto previsto dalle regole ε + αις > αις
della contrazione (§04.3): ε + ας > ας
α+α > ᾱ ε+α > ᾱ
α+ᾳ > ᾳ ε + αιν > αιν
α + αι > αι Questa deroga alle normali regole della
α+ω > ω contrazione è probabilmente motivata
◆ L’incontro di ε con le terminazioni della dall’analogia con le rispettive forme dei
prima declinazione al singolare dà luogo ai sostantivi non contratti, la cui vocale
seguenti esiti, secondo quanto previsto caratterizzante del plurale e del duale è α.
dalle regole della contrazione (§04.3): Invece la contrazione ε + ω > ω del genitivo
ε+α > η singolare è regolare.
ε+ᾳ > ῃ ◆ Per quanto riguarda l’accento, esso è
Nel plurale e nel duale invece, contro la sempre circonflesso in quanto era acuto
legge della contrazione, α prevale su ε, sul primo elemento della contrazione.

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
12 Sostantivi contratti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
ὙΠΟΛΑΜ
Sostantivi maschili Ο ὝΤῶ
ΠΕΡῚ ΤΟΔ
ἘΣΠΟ
ὁ Ἑρμῆς Ermes OSSERVAZIONI
tema Ἑρμεα- ◆ Per gli esiti delle contrazioni al singolare e al
n. Ἑρμέας Ἑρμῆς plurale, valgono le stesse osservazioni già fatte
per i sostantivi contratti femminili con vocale
g. Ἑρμέου Ἑρμοῦ aspra ε (ἡ συκῆ). L’unico caso differente è il
genitivo singolare, in cui ε + ου dà come esito ου,
d. Ἑρμέᾳ Ἑρμῇ come previsto dalle norme della contrazione.
◆ Ricorda che al plurale il nome di Ermes indica le
a. Ἑρμέαν Ἑρμῆν «Erme», dei pilastrini sormontati da una testa del
dio, collocati lungo le strade e ai crocicchi.
v. Ἑρμέα Ἑρμῆ
n. Ἑρμέαι Ἑρμαῖ
g. Ἑρμέων Ἑρμῶν
d. Ἑρμέαις Ἑρμαῖς
a. Ἑρμέας Ἑρμᾶς
v. Ἑρμέαι Ἑρμαῖ
n.a.v. Ἑρμέα Ἑρμᾶ
g.d. Ἑρμέαιν Ἑρμαῖν

12.2 SOSTANTIVI CONTRATTI DELLA SECONDA DECLINAZIONE


Sostantivi maschili e femminili
ὁ νοῦς la mente
OSSERVAZIONI
tema νοο- ◆ L’incontro di -ο- con le terminazioni della seconda
declinazione dà luogo ai seguenti esiti, secondo
n. νόος νοῦς quanto previsto dalle regole della contrazione
g. νόου νοῦ (§04.3):
ο+ο > ου
d. νόῳ νῷ ο + ου > ου
ο+ῳ > ῳ
a. νόον νοῦν ο+ε > ου
ο + οι > οι
v. νόε νοῦ ο+ω > ω
◆ Irregolare è l’accento nei casi retti del duale,
n. νόοι νοῖ ossitoni anziché perispomeni.
g. νόων νῶν ◆ I contratti composti sono parossitoni: περίπλοος
> περίπλους, «circumnavigazione».
d. νόοις νοῖς
a. νόους νοῦς
v. νόοι νοῖ
n.a.v. νόω νώ
g.d. νόοιν νοῖν

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Sostantivi neutri
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ
τὸ ὀστοῦν l’osso OSSERVAZIONI
ΓΟΥΜΑῖ tema ὀστεο-
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ ◆ L’incontro di -ε- con le terminazioni della seconda
n. ὀστέον ὀστοῦν declinazione dà luogo ai seguenti esiti, secondo
quanto previsto dalle regole della contrazione
g. ὀστέου ὀστοῦ (§04.3):
ε+ο > ου
d. ὀστέῳ ὀστῷ ε + ου > ου
ε+ῳ > ῳ
a. ὀστέον ὀστοῦν ε+ω > ω
ε + οι > οι
v. ὀστέον ὀστοῦν ◆ Gli esiti dei casi retti del neutro plurale (ε + α > ᾱ)
n. ὀστέα ὀστᾶ non rispettano, invece, le regole generali della
contrazione (ε + α dovrebbe dare η) per analogia
g. ὀστέων ὀστῶν con la terminazione -α caratteristica dei casi retti
di tutti i neutri plurali (della seconda e della terza
d. ὀστέοις ὀστοῖς declinazione).
◆ Irregolare è l’accento nei casi retti del duale,
a. ὀστέα ὀστᾶ ossitoni anziché perispomeni.
v. ὀστέα ὀστᾶ ◆ Il sostantivo κάνεον, «canestro», accenta
irregolarmente κανοῦν anziché *κάνουν.
n.a.v. ὀστέω ὀστώ
g.d. ὀστέοιν ὀστοῖν

ντα τὸν αἰῶνα


διατετέλεκε καὶ
ταῦθ’
καὶ οὕτω σεμνὰ
προσήκοντα
οῖςν ὑμετέροις ἤθ
13 Aggettivi contratti
ὑμεῖς
ὑπολαμβάνετεἶνα
τε καὶ τῶ τοὺς
νταῦτα
προγόνων
λιστ’πράξαντας
ἐπαινεῖτε

Alla prima classe appartengono anche alcuni aggettivi uscenti al nominativo maschile in
-εος e in -οος, i quali contraggono nel corso della declinazione, seguendo generalmente le
stesse regole già viste per i sostantivi o scostandosene solo in qualche caso. Anche gli
aggettivi contratti possono essere a tre o a due terminazioni.

Sono generalmente contratti:


◆ gli aggettivi a tre terminazioni in -εος, -εᾱ, -εον indicanti materia o colore

ἀργύρεος, att. ἀργυροῦς, «argenteo»; πορφύρεος, att. πορφυροῦς, «purpureo»

Il femminile singolare di questi aggettivi esce:


– in -ᾱ, se le vocali che si contraggono sono precedute da ε, ι, ρ (ἀργυρέα > ἀργυρᾶ,
«argentea»)
– in -η, negli altri casi (χρυσέα > χρυσῆ, «aurea»).
◆ gli aggettivi a tre terminazioni in -οος, -οη, -οον composti con il suffisso moltiplicativo
-πλόος

ἁπλόος → ἁπλοῦς, «semplice»; διπλόος → διπλοῦς, «doppio»

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ὭΣΠΕΡΚΑῚΤΟΠ
ΣῶΜΑΤῶΝ
ἈΣΧΟΛΟ Ἐ
ΤΗΣ ΕΥ
ΟΥΔῈ ΤῶΝ
13 Aggettivi contratti ἈΛΛᾺ ΦΡΚ Γ
ΚΑῖΡῸΝ
ἈΝΕΣ Γ
ΓΟΥΝ
ΤῸ ΜΕΓ Τ
gli aggettivi a due terminazioni in -οος, -οον composti dei sostantivi νοῦς, «mente»; ῥοῦς, ὙΠΟΛΑΜ
Ο ὝΤῶΤΟΔ

ΠΕΡῚἘΣΠΟ
«corrente»; πλοῦς, «navigazione»; πνοή, «soffio».

εὔνοος → εὔνους, «benevolo»; ἄπλοος → ἄπλους, «non navigabile»

OSSERVAZIONI
◆ Gli aggettivi in -ῷος, -ῴα, -ῷον non contraggono.

μητρῷος, «materno»; πατρῷος, «patrio, paterno»


◆ L’aggettivo ἀθρόος, -όᾱ, -όον, «compatto», non contrae al femminile; al maschile e al
neutro, quando contrae, presenta l’accento ritratto: ἄθρους, ἄθρουν.

13.1 DECLINAZIONE DEGLI AGGETTIVI CONTRATTI


Aggettivi a tre terminazioni in -εος, -εᾱ, -εον
ἀργυρέος, ἀργυρέα, ἀργυρέον > ἀργυροῦς, ἀργυρᾶ, ἀργυροῦν argenteo
temi ἀργυρεο-, ἀργυρεᾱ-, ἀργυρεο-
. . .
n. ἀργυροῦς ἀργυρᾶ ἀργυροῦν
g. ἀργυροῦ ἀργυρᾶς ἀργυροῦ
d. ἀργυρῷ ἀργυρᾷ ἀργυρῷ
a. ἀργυροῦν ἀργυρᾶν ἀργυροῦν
v. ἀργυροῦς ἀργυρᾶ ἀργυροῦν
n. ἀργυροῖ ἀργυραῖ ἀργυρᾶ
g. ἀργυρῶν ἀργυρῶν ἀργυρῶν
d. ἀργυροῖς ἀργυραῖς ἀργυροῖς
a. ἀργυροῦς ἀργυρᾶς ἀργυρᾶ
v. ἀργυροῖ ἀργυραῖ ἀργυρᾶ
n.a.v. ἀργυρώ ἀργυρᾶ ἀργυρώ
g.d. ἀργυροῖν ἀργυραῖν ἀργυροῖν

OSSERVAZIONI
◆ L’accento è sempre perispomeno, anche contro le leggi dell’accento, a eccezione dei casi
retti del duale maschile e neutro (ossitoni).
◆ Come nei sostantivi contratti della prima declinazione, nelle forme del plurale e del duale
femminile, contro la legge della contrazione, α prevale su ε, dando luogo a:
ε + αι > αι ε + αις > αις ε + ας > ας ε+α > ᾱ ε + αιν > αιν
◆ Come nei sostantivi neutri contratti della seconda declinazione, nei casi retti del neutro
plurale la contrazione ε + α > α (anziché η) è irregolare e dovuta ad analogia con gli altri
neutri della seconda declinazione.
◆ Il vocativo è poco usato ed è uguale al nominativo anche al maschile singolare.

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ΕΡ ΤΟῖΣ
Ὶ ΠΕΡῚ ΤῊΝἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ΤῶΝ
ΕΡ
ΠΕΡῚΤΟῖΣ
ΑΤῶΝ ἈΘΛΗΤῖΚΟῖΣ
ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
Ὶ ΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΤῊΝ ΤῶΝΟΥ
ΑΤῶΝ ἘΠῖΜΕΛΕῖΑΝ
ΣΟΛΟΥΜΕΝΟῖΣ
ΕΥΕΞῖΑΣ ΜΟΝΟΝ
ΟΥ ΟΥΔῈ
ῈΕΥΕΞῖΑΣ
ΤῶΝἘΣΤῖΝ,
ΣΟΝΤῖΣ ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ΜΟΝΟΝ
ἈΛΛᾺ
ΓΥΜΝΑΣῖῶΝ
ῚΟΜΕΝΗΣ
ΤΗΣ ΚΑΤᾺ ΦΡΟΝΤῖΣ
PARTE 2 Morfologia
ΚΑῖΡῸΝ
ΕΡΟΣ ΓΟΥΝἈΝΕΣΕῶΣ
ΤΗΣ
ΚΗΣΕῶΣ
ΓῖΣΤΟΝ ΤῸ ῊΝ
ΑΥΤ
ΟΛΑΜΒΑΝΟΥΣῖΝ ὶ προ
ὑμε
ὝΤῶ ΔῊ ΚΑῚ νλαμβ
ὑμ
ΟῖΣΡῚ ΤΟῪΣ Aggettivi a tre terminazioni in -οος, -οη, -οον εογό
κα
ΓΟΥΣ
ΠΟΥΔΑΚΟΣῖΝ τα π
ιστ’
ἁπλόος, ἁπλόη, ἁπλόον > OSSERVAZIONI τως
ἁπλοῦς, ἁπλῆ, ἁπλοῦν semplice
κ ἂν ἀ
ΓΟΥΜΑῖ ◆ L’accento è sempre
ΠΡΟΣΗΚΕῖΝ temi ἁπλοο-, ἁπλοᾱ-, ἁπλοο- perispomeno, anche contro le
. . . leggi dell’accento, a eccezione
dei casi retti del duale maschile
n. ἁπλοῦς ἁπλῆ ἁπλοῦν e neutro (ossitoni).
◆ Nella declinazione del femminile
g. ἁπλοῦ ἁπλῆς ἁπλοῦ singolare si osserva la
contrazione irregolare ο + η > η.
d. ἁπλῷ ἁπλῇ ἁπλῷ
◆ Nella declinazione del femminile
a. ἁπλοῦν ἁπλῆν ἁπλοῦν plurale e duale risultano tutte
irregolari le seguenti
v. ἁπλοῦς ἁπλῆ ἁπλοῦν contrazioni:
ο + αι > αι ο + ας > ας
n. ἁπλοῖ ἁπλαῖ ἁπλᾶ ο + αις > αις ο+α > ᾱ
◆ Nei casi retti del neutro plurale
g. ἁπλῶν ἁπλῶν ἁπλῶν la contrazione ο + α > ᾱ è
d. ἁπλοῖς ἁπλαῖς ἁπλοῖς irregolare ed è dovuta forse ad
analogia con gli altri neutri della
a. ἁπλοῦς