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Cultura Quel che sta in mezzo

In cerca
dei
mediatori
perduti
Trascende le frontiere.
Affronta il limite. Ricompone
le divisioni senza violenza.
Uno scrittore rilegge il mito
di Orfeo. E trova in lui la
figura che manca al presente
di GIORGIO FONTANA
illustrazioni di Pierluigi Longo

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Cultura Quel che sta in mezzo

I
miti antichi parlano spesso di dere in questo mito un triste racconto
d’amore, con un avvertimento: non
desiderare l’indesiderabile; e comun-
morte, ma non conoscono morte que obbedisci alle parole di un dio. E
tuttavia credo che la parte più interes-
alcuna. Rileggerli alla luce della sante, quella che parla a noi con strin-
gente attualità, giaccia altrove.
società contemporanea è un Innanzitutto, l’Orfeo originario ha un
valore essenzialmente religioso: è ap-
esercizio a volte rischioso, se punto la figura centrale del culto orfico.
Nella versione aurorale del mito, Euri-
dimentichiamo il contesto in cui sono pide e il gesto del voltarsi - il respicere
- nemmeno compaiono. Ed è importan-
te notare che l’orfismo è una gemmazio-
nati: eppure è anche un segno di vitalità. ne del culto di Dioniso cui appartengo-
no le stesse Menadi: perché come Dio-
Antigone, Narciso, Telemaco e Ulisse affrontò negli inferi per riaverla: Caron- niso, Orfeo vive di contraddizioni; e
continuano a dirci molto di chi siamo, di te e Cerbero si piegarono al suo incanto, come Dioniso muore dilaniato.
come ci orientiamo nel mondo. Il nostro e così la terribile Persefone. Gli dèi pro- Nel primo volume de “La sapienza
destino è ancora in parte il loro. Ma c’è un misero che Euridice sarebbe tornata in greca”, Giorgio Colli ricorda che l’orgia-
mito che ho sempre trovato fra tutti il più vita, guidata da Orfeo stesso per un tra- smo dionisiaco non è soltanto impulso
magnetico e affascinante, e che forse oggi gitto sotterraneo - a patto che egli non si vitale senza controllo: a esso subentra
ci parla meglio degli altri: quello di Orfeo. voltasse mai a guardarla. Sul punto di «una rottura contemplativa, artistica,
La storia è nota, benché come di con- uscire alla luce, il poeta non riuscì a resi- visionaria». Subentra insomma una “li-
sueto ne conserviamo varianti diverse. stere e guardò la sposa scomparire negli berazione conoscitiva” tramite il posse-
Secondo la trama più diffusa, Orfeo era abissi, stavolta per sempre. Sconvolto, dimento, la mania che è visione, inizia-
un cantore tracio dalla voce così dolce da vagò in solitudine e venne sbranato dalle zione, appunto conoscenza. Nel punto
ammansire le fiere e costringere alberi e Menadi: fedele all’amata, aveva rinun- più alto di delirio ecco però giungere la
pietre a danzare. Quando la sposa Euri- ciato a unirsi a loro nei culti bacchici. figura distaccata del poeta: «la ripercus-
dice morì per il morso di un serpente, Una lettura sbrigativa si limita a ve- sione che nel Dioniso orfico si manife-

Risucchiati dall’immediatezza
di ROBERTO ESPOSITO
La società dell’immediatezza. Una sorta di ossimoro che mette vale a dire i partiti, i sindacati, più in generale le istituzioni.
insieme due termini logicamente contrapposti. Dal momento che Cosa è successo, in Italia e non solo? Come è potuto accadere
la società stessa – intesa come “società civile” - è sempre stata che il collante della società sia in pochi decenni evaporato,
considerata la necessaria mediazione tra individui e Stato. defenestrato essenzialmente dalla Rete? Ma anche dalle scelte
Eppure si tratta di un paradosso vivente, che descrive la realtà autolesioniste della classe politica. La personalizzazione
delle nostre democrazie malate. Un paradosso che ne contiene dei partiti, con la rottamazione dei gruppi dirigenti e delle élite
un altro ancora più stridente. E cioè che a decretare la fine della intellettuali, è stato il primo passo. Cui è seguito a ruota una
mediazione politica, sociale, intellettuale, sono stati proprio i rottura ancora più netta, segnata dal discredito dei tecnici, dalla
nuovi media - quelli elettronici, che stanno di fatto sostituendo derisione della competenza, dall’emarginazione dei poteri terzi –
i corpi intermedi che tenevano insieme la società, rendendola tutto a beneficio del popolo sovrano e di coloro che se
appunto tale. Siamo di fronte a quella che Giuseppe De Rita e ne dichiarano i rappresentanti diretti. Diretti, cioè appunto
Aldo Bonomi hanno ben definito «l’eclissi della società di mezzo» senza mediazioni, se possibile anche fuori dai canali della
(“Dialogo sull’Italia. L’eclissi della società di mezzo”, Feltrinelli). rappresentanza. Al punto che è sembrato necessario nominare
Ma anche degli stessi ceti medi “riflessivi”, considerati a lungo un ministro della “democrazia diretta”, senza accorgersi della
l’architrave della società, e oggi in apparente via di estinzione. contraddizione in termini che il suo stesso nome costituisce.
Così come gli organismi delegati alla intermediazione sociale, Visto che democrazia significa rappresentanza e la

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sterà in miti angosciosi e in una prassi
ascetica di vita, diverge nella manifesta- Quel dio ci parla ancora.
zione, distanziandosi da quella che qui,
nel culto orgiastico del dio, si rivela come
violenza, nella furia omicida delle bac-
E ribadisce il valore delle
canti contro ogni maschio aggressore».
Dunque Orfeo è «la figura mitica in-
ventata dai Greci per dare un volto alla
prove, nonostante i fallimenti
grande contraddizione, al paradosso teso alla purificazione del corpo in vista l’amore esiste ed è assai esigente. Un
della polarità e dell’unità tra i due dèi». di un’esistenza ulteriore nell’aldilà. Una correttivo e una consolazione, per questi
Con il passare del tempo l’orfismo celebre laminetta di Turi recita: «Ralle- tempi di passioni tristi, e materia assai
decadde; ma il suo fondatore assunse un grati, tu che hai patito la passione: que- appetibile per i narratori di ogni epoca.
elemento sentimentale che gli mancava, sto prima non l’avevi ancora patito. Da In effetti nei secoli Orfeo assunse via
ed Euridice divenne un personaggio uomo sei nato dio: agnello cadesti nel via nuovi ruoli: il simbolo del dominio
cruciale del mito. L’autore più noto della latte». Ma nella lettura consacrata da umano sulla natura, in certe versioni un
rielaborazione è senza dubbio Virgilio, Virgilio Orfeo emerge sconfitto dal re- trionfatore delle forze demoniache si-
che nelle Georgiche creò il prototipo gno di Ade, senza conoscenza da tra- mile a Cristo, o più comunemente una
della perdita amorosa descrivendo lo smettere ad altri, perdutamente solo: la figura dell’amor perduto e della solitu-
strazio del poeta in pochi, mesti versi: discesa agli inferi è ormai un destino di dine artistica. Fu riletto, riscritto, raffi-
«Che fare, dove andare, dopo aver perso condanna amorosa. gurato e cantato innumerevoli volte e in
due volte / la sposa? Con quale pianto Non che il racconto sia privo di fasci- modi diversi da artisti come Poliziano,
commuovere gli inferi, / con quale voce no, ovviamente. Orfeo affronta l’inferno Monteverdi, Mantegna, Bellini, Tinto-
gli dèi? Lei già fredda passava lo Stige / e i suoi guardiani pur di riavere la donna retto, Rubens, Monet, Canova, Gluck,
sulla barca». amata; e soprattutto, è un uomo che Liszt, Rilke, Marcel Camus, Cocteau,
E così i giochi sono fatti. Per la versio- crede. Crede nel potere salvifico del suo Pavese, Savinio, Bufalino e tanti altri.
ne originale il viaggio nel regno di Ade canto e nella saldezza dei suoi sentimen- Con il Novecento, Orfeo assume pre-
simboleggiava probabilmente la forza ti, anche se alla fine si scoprirà più debo- vedibilmente sfumature esistenzialisti-
magica di Orfeo e la sua capacità di le del previsto. Possiamo cogliervi una che. Nelle versioni di Cocteau e Pavese,
piegare con il canto persino gli dèi sot- lezione: ci sono sentimenti irriducibili; il respicere diventa un atto volonta-
terranei: del resto l’orfismo era un culto non è vero che ogni corpo è sostituibile; rio di autodistruzione: «Io cercavo

rappresentanza è il meccanismo istituzionale che lega elettori risucchiata e dissolta nel vortice del presente. Che non sembra
ed eletti. A che serve la mediazione, ci si è detti, se la rete può aver più bisogno di imparare qualcosa dal passato per
mettere ciascuno a diretto contatto con l’altro e tutti possono trasmetterlo al futuro. Del resto immediatezza significa anche
esprimere la propria approvazione o disapprovazione questo - istantaneità, come quando si adopera l’avverbio
schiacciando un pulsante? E poi ci sono i referendum, magari “immediatamente”. Senza perdere tempo, “in tempo reale”,
anche di tipo propositivo, liberi dal fardello del quorum. Alla fine adesso. Ciò che conta non è la durata, ma la velocità. Perciò le
possono bastare qualche migliaia di “mi piace” per restituire la istituzioni possono essere picconate, a partire dalla scuola, dalle
volontà del popolo sulle questioni che lo riguardano. Cos’altro altre agenzie formative, dalle organizzazioni non governative.
potrebbero aggiungere gli esperti, i tecnici, gli intellettuali a Ma nel mirino c’è lo stesso ordinamento giuridico dello Stato
quanto dice Google? E non si è detto che uno vale uno? A garantito dalla Costituzione, come ciò che è destinato a
nessuno dei profeti della democrazia diretta viene in mente sopravvivere a coloro che di volta in volta se ne riconoscono
che la stessa rete è a sua volta governata dai suoi gestori, che parte. Le istituzioni non si oppongono al mutamento sociale.
i flussi di opinione sono soggetti a un montaggio volto a produrre Ma servono a incanalarlo entro forme stabili e continue, senza
risultati tutt’altro che neutrali. Come accade nel mercato. le quali una società rischierebbe di sfaldarsi. Esse costituiscono
Anch’esso ritenuto libero e neutrale. Un luogo aperto in cui i grandi collettori, le strutture di fondo, all’interno dei quali una
gli individui contrattano tra loro senza vincoli politici e comunità si rinnova senza gettare al macero le esperienze delle
condizionamenti sociali, in base alla pura logica degli interessi. generazioni precedenti. Anche la società “liquida” di Bauman
E allora via le agenzie formative, i giornali, gli insegnanti, i e quella “narcisista” di Lasch hanno bisogno, per sopravvivere,
sacerdoti che per qualche secolo - dall’origine della modernità - di mediatori capaci di filtrarne le domande sociali, orientandole
sono stati i mediatori della conoscenza nel succedersi storico agli interessi generali. Perché, non facciamoci illusioni: la società
delle generazioni. Il problema è che nella società dell’immediatezza rischia sempre di scivolare in quella governata
dell’immediatezza la stessa idea di storia sembra eclissata, dalla legge del più forte. Q

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Cultura Quel che sta in mezzo
ben altro laggiù che il suo amore», gue. È questa la prima volta che il suo IETZSCHE AVEVA in

N
dice il poeta alla Bacca che lo inter- canto non sortisce alcun effetto». gran considerazione i
roga, secondo i Dialoghi con Leucò. Un monito severo, che oggi restituisce capelli. Non i suoi (co-
«Cercavo un passato che Euridice non il sapore un po’ sgradevole del fatalismo: munque ben pettinati,
sa». Lei incalza: «Il dolore ti ha stravolto, forse è più importante riconoscere il va- col ciuffo a onda) ma di
Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? lore radicale della prova nonostante il suo tutta l’umanità. Ai ca-
Euridice era quasi rinata». E lui: «Per poi fallimento. In un saggio sul Citaredo pelli riconosceva infatti
morire un’altra volta, Bacca. Per portar- degli Argonauti contenuto ne “La favola un ruolo fondamentale, quello di connet-
si nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare di Orfeo”, Alessandro Iannucci ha osser- terci gentilmente con l’universo. Non era
con me giorno e notte. Tu non sai cos’è vato con acume che «la sfida all’Ade, ed è ancora, mi preme dirlo, ammattito.
il nulla». Ecco l’Orfeo moderno: real- questa la sfida o la ragione stessa della I capelli - avvertiva - stanno tra la testa
mente inconsolabile, non in senso psico- comunicazione poetica, è anche una sfi- e il mondo, sono sostanza sottile che se-
logico bensì filosofico: la sua dura luci- da all’oblio, il lethe in cui sono confinate para e protegge i pensieri, li immerge
dità, la sua certezza che la vita è nulla, lo le anime dei morti, e che il poeta, maestro nell’aria del tempo.
priva di qualunque conforto. di verità, è in grado di vincere attraverso Quell’inconsueta frivolezza del padre
E tuttavia lo ripeto: l’Orfeo che ci par- il canto, memoria del passato e garanzia del superuomo mi è tornata in mente im-
la meglio non è l’amante disperato ma il della sua veridicità nel presente». provvisamente perché Nietzsche in realtà
fabbro della parola e la figura del limite: In alcune versioni della storia, Orfeo parlava di soglia. Di quello spazio minimo
il poeta che abbatte i confini tra natura sopravvive nel mondo munito della sola e insieme massimo, altalenante e fragile,
e cultura, vita e morte, noto e ignoto. testa e prosegue tenacemente nel suo minato e pronto a esplodere, ma salutare
Cosa c’è di più attuale di una figura mi- canto: simile al dio celtico Brân che, de- e necessario, sacro e fisiologico, che c’è fra
tica che assume la necessità di trascen- capitato, continuò a intrecciare melodie me e te, fra noi e loro, fra il cielo e la terra.
dere le frontiere, di mediare e ricondur- per decenni. Quale splendida immagine. Se ogni epoca ha una parola-emblema
re il diverso al noto? Quale immagine Ci ricorda ancora una volta il potere che la esprime, con simbolico e estremo
giunge a noi con maggiore urgenza, in della lingua ben formata e della cono- raddensamento, quella parola oggi a me
tempi di polarizzazioni assolute? scenza, l’apertura a ciò che appare sco- pare “soglia”. In italiano c’è un minuscolo
Il grande studioso di orfismo Alberto nosciuto o feroce: e ci ricorda ahimè lemma, un suono rapido e vispo fra vere
Bernabé Pajares ha insistito molto sul quanto fragile sia tutto questo, di fronte parole, un cuscinetto che ammortizza gli
tema. Nelle “Argonautiche” di Apollonio alla furia di chi rinuncia alla ragione. urti, o li allontana nel tempo: Fra. In in-
Rodio, il poeta funge da tramite tra gli Forse la testa di Orfeo è ancora da glese si dice Between, la Abramovic gli ha
oscuri messaggi divini e il mondo degli qualche parte; forse ancora canta e anche dedicato un film, in quanto “spazio
uomini; sconfigge le terribili Sirene («e interpreta; occorre ritrovarla e ascol- fra arte e vita”.
la cetra / ebbe la meglio sulla voce delle tarla prima che una nuova barbarie ci Il Fra è una soglia fondamentale, non
fanciulle»); dà la cadenza ai rematori con seppellisca. Q solo di libertà ma di respiro. È lo spazio
il canto, lenendone le fatiche; ricompone imposto sulla spiaggia tra il cemento e il
i litigi dei suoi compagni con un poema. mare, quello necessario agli alberi per
Attraverso la parola e la voce - senza uso crescere (e resistere al vento e non preci-
alcuno di violenza - Orfeo appiana le pitare, come succede nelle nostre città a
difficoltà suggerendo un nuovo modo di ogni tempesta), per sentire se stessi. Fra la
agire collettivo. mia libertà e la tua, il mio corpo e il tuo. Il
Ma le cose sono ancora una volta più Fra è istintivo, nasce e scorre coi corpi,
complesse. Le vicende di Orfeo sono dunque è un territorio vivo e mutante,
attraversate da forze dialettiche: c’è soggetto a norme, vincoli e consuetudini
il trionfo del linguaggio ma anche sociali, sempre diversi nella storia e nelle
il suo scacco conclusivo; le belve civiltà.
ammaliate e la perdita di Euridice; Fra estranei in Italia ci si parla a poco più
la vittoria sulle Sirene e la fine di un metro di distanza, gli arabi stanno
cruenta per mano delle Baccanti: gomito a gomito, gli inglesi vogliono alme-
«In questo suo travalicare i confi- no due metri in mezzo. Da pochissimo,
ni», scrive Charles Segal in Orfeo. grazie al Me-too, si sta finalmente e fati-
Il mito del poeta, «Orfeo oscilla cosamente definendo la soglia ambigua e
inoltre nelle opposte direzioni dell’a- pericolante tra gesto affettuoso e molestia
pollineo e del dionisiaco. E la sua mor- sessuale.
te simboleggia la fine della “capacità Ma il Fra è anche una riva, un avampo-
dell’arte di persuadere, di umanizzare e sto, è il deserto dei Tartari. È un terreno
di blandire le più oscure pulsioni dell’uo- labile, elastico, umoroso, soggetto ai suoi
mo accecato dall’odio e assetato di san- confini instabili. È la striscia di Gaza e la

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